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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio

ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Editoriale pagg. 1-4

EDITORIALE
Alessandra Cazzola*

Nella sezione dedicata ai protagonisti della progettazione paesistica vengono descritti due personaggi che, pur nella differenza dovuta soprattutto ai periodi storici e agli ambienti in cui hanno vissuto, hanno di fatto segnato la storia della nostra disciplina. Nel saggio di Emanuela Morelli vengono ripercorse la vita e le esperienze di Frederick Law Olmsted (1822 - 1903) che, ai primi del Diciannovesimo secolo, ha operato in una civilt profondamente modificata dalla rivoluzione industriale, nella quale il concetto stesso di natura stato presto separato da quello di civilt urbana. Nelle sue esperienze progettuali Olmsted ha guardato alla Natura non come antagonista della Citt, bens come struttura portante allinterno degli insediamenti. Lattualit dellopera di questo autore sta principalmente nel suo approccio sistemico al concetto di paesaggio e nella sua continua necessit di operare in sinergia con numerose altre discipline, sia nella sua visione di insieme degli spazi verdi in ambito urbano, sia nel caso della conservazione e gestione delle risorse naturali delle aree protette. La figura di Emilio Sereni in Italia viene descritta da Sabrina Tozzini soprattutto come quella di un uomo dalla forte personalit, che per tutta la storia del ventesimo secolo stato fortemente condizionato dallideale di un ordine sociale nuovo: ha cercato di raggiungerlo e con la sua attivit politica e sociale, e con una ricca produzione e ricerca scientifica. Il concetto di rete come tema del paesaggio che ha contraddistinto tutto il secondo numero dei Quaderni della Ri-Vista si chiude in questo terzo volume con il saggio di Emanuela Morelli, che esplicitamente vuol considerare il paesaggio come un organismo vivente. Esso soggetto dinamico e in continua evoluzione ed in virt di questa sua vivacit e del modo con cui si trasforma, muta o si evolve, che si determina la vita stessa del paesaggio e quindi la sua integrit.1 Nel saggio si descrivono le tre categorie principali secondo le quali viene oggi articolato il paesaggio: nella similitudine con lorganismo vivente esse rappresentano le diverse componenti attraverso le quali confluiscono le energie utili a determinarne il funzionamento e lo stato di salute, ossia le reti storico-culturali, le reti ecologico-ambientali e quelle percettivo-visive.

EMANUELA MORELLI, Il paesaggio come sistema di reti, in Quaderni del Dottorato di ricerca in Progettazione paesistica n. 2 vol. 3, settembre-dicembre 2005, pagg. 43-54

Le prime sono le matrici del paesaggio antropico e sono rappresentative di una precisa identit culturale di un luogo, di una comunit, di un periodo storico. Le reti ecologicoambientali si configurano come vere e proprie infrastrutture naturali e ambientali, che sempre pi sono riconosciute e trasportate allinterno di molti strumenti per le politiche territoriali. Le reti percettivo-visive, infine, sono di pi difficile identificazione in quanto si basano essenzialmente su relazioni importanti ma tacite, quelle che si instaurano tra una comunit e il suo paesaggio. Lo stesso concetto di rete si pu ritrovare nellarticolo sul Tevere, scritto da Alessandra Cazzola per la sezione Piani e progetti per il paesaggio. Lautrice illustra alcune esperienze di pianificazione in atto nellarea romana del fiume, che si pongono lobiettivo di ritrovargli un ruolo nelle dinamiche di sviluppo della citt. Le elaborazioni progettuali presentate si contraddistinguono per la tipologia di strumenti utilizzati e per la diversit (e spesso complementariet) tra obiettivi e azioni proposte: vi infatti il caso del Piano Stralcio elaborato dallAutorit di Bacino, che si fonda sugli aspetti idraulici; vi , poi, il Piano di gestione della Riserva del Litorale Romano che ha come obiettivi la tutela degli equilibri ecologici e della biodiversit; vi , infine, lambito di programmazione strategica del Tevere individuato dal Nuovo PRG come elemento strutturante e primario sia della rete ecologica, sia di operazioni di riqualificazione urbana. La ricerca di un nuovo rapporto della citt con il suo elemento fisico-geografico dominante sta alla base del progetto per il Parco de La Ereta ad Alicante, descritto da Giorgio Costa nella sezione Parchi, giardini e verde urbano. Il progetto, vincitore nel 1994 del Concorso Europan III, interessa unarea di circa 70 ettari posta sul limite del centro storico della citt, che ospita al suo interno diversi edifici funzionali alla vita del parco. Laspetto che pi lo caratterizza il mutare per gradi della vegetazione, da un tipo domestico nella zona pi vicina alla citt fino ad arrivare, attraverso una serie di passaggi graduali, ad una vegetazione autoctona nella parte finale pi alta. Per la sezione delle Letture vengono presentate due interessanti riflessioni su autori e testi che hanno segnato il fare progettazione paesistica. Nel primo saggio Michela Saragoni ci porta tra le pagine del volume di Gyorgy Kepes The new landscape in art and science, nel quale lautore porta a compimento una serie di riflessioni maturate negli anni 40-50 del secolo scorso relativamente al rapporto tra uomo e natura. In quel periodo storico luomo si trova in una doppia posizione: da un lato, infatti, lindustrializzazione e lurbanizzazione avviate gi dal XIX secolo hanno sostanzialmente rimodulato i ritmi che, prima, erano scanditi dalla natura come riferimento geografico e culturale; dallaltro lato, per, le scoperte scientifiche hanno aperto nuovi orizzonti, ampliando i limiti di una realt che luomo stesso sente di non padroneggiare e non comprendere ancora in tutte le sue sfaccettature. Con la sua opera Kepes, pittore e fotografo ungherese, va alla ricerca di un linguaggio visivo della contemporaneit, in grado di restituire alluomo i simboli necessari per la comprensione di questo nuovo mondo. Anna Lambertini, nella seconda lettura, illustra Jardins dessins. Grammaire des jardins di Ren Pechre (edito delle Editions Racine nel 1987). Tale opera si presenta come una sorta di compendio di regole di base per il disegno dei giardini, ma in realt qualcosa di molto diverso da un contemporaneo manuale tecnico. Il volume non contiene, infatti, schede sulle diverse essenze, n abachi con i materiali da costruzioni o soluzioni tecniche dettagliate, bens schizzi che accompagnano il lettore tra i segreti del mestiere, che si appoggiano su una tradizione secolare di elaborazione pratica e teorica. Le esperienze trattate da Michele Ercolini e Paola Marzorati per la sezione Seminari di studio costituiscono ulteriore dimostrazione della fiorente e articolata attivit di ricerca che si svolge allinterno del Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica.

Il primo saggio rielabora quanto emerso durante il seminario condotto dalling. Maurizio Bacci, che ha dapprima sinteticamente illustrato gli aspetti base dellingegneria naturalistica (origini, definizioni, finalit), successivamente ha elaborato una riflessione sul concetto di rinaturazione, quindi ha messo a confronto lingegneria naturalistica con alcuni aspetti inerenti al tema paesaggio, con particolare riferimento al rischio cosmesi ambientale, infine ha analizzato - attraverso una lettura dettagliata - alcuni interventi esemplari di ingegneria naturalistica realizzati lungo corsi dacqua nazionali ed internazionali. Paola Marzorati, con il suo contributo, riferisce su due incontri che il Dottorato ha organizzato con la dott.ssa Paola Altobelli sui temi della salvaguardia ambientale e sulla biodiversit, allinterno delle esperienze progettuali condotte dalla Provincia di Bologna con il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Sin dal 1998 questa Provincia infatti impegnata a promuovere la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversit del proprio territorio, puntando a conservare ed incrementare gli spazi naturali e seminaturali esistenti al fine di contrastarne la frammentazione e lisolamento, tanto che le Reti Ecologiche costituiscono oggi una politica strategica del PTCP approvato nel marzo 2004. Questo strumento, su questi temi, si presenta con un duplice ruolo: da un lato, infatti, regola lo sviluppo strutturale dei futuri assetti del territorio provinciale, dallaltro affida alla pianificazione comunale (in sinergia con la pianificazione di settore) il compito di elaborare le reti ecologiche locali. Unaltra testimonianza dellattivit del Dottorato viene dalle sintesi delle tesi di ricerca condotte da Michele Ercolini e Anna Lambertini durante i loro tre anni di studio. La prima tesi ha concentrato lattenzione sul progetto del paesaggio fluviale, inteso qui come investimento culturale, sociale, economico. Si passa dalla mera gestione di matrice idraulicoingegneristica alla salvaguardia di tutto il sistema delle risorse fluviali attraverso un disegno di paesaggio (che lautore definisce paesaggio terzo) in grado di confrontarsi con le spinte della modernizzazione e di gestire i mutamenti e le trasformazioni che, comunque, soprattutto in assenza di interventi, interferiscono con esso. Anna Lambertini affronta il tema del progetto contemporaneo di parco urbano dimostrando come letica del fare parchi implichi una riflessione su principi e valori estetici. In particolare il parco stato interpretato come spazio etico ed estetico. Etico, nel senso proprio delletimo, cio conforme al luogo, ed estetico, in quanto oggetto di valutazioni qualitative e ambito di produzione di esperienza estetica in un ambiente reale animato dalla presenza della natura2. Il volume 3 del Quaderno numero 2 si chiude infine con il saggio di Antonella Valentini che illustra il termine Greenbelt, indagando lidea di limite insita nel progetto stesso di citt sin dallantichit, le sue evoluzioni in epoca moderna, le esperienze che dallInghilterra del XIX secolo sono arrivate sino ai giorni nostri. Lautrice spiega come questa ricerca del limite sia andata aumentando in epoca recente: lopposizione tra citt e campagna stata, infatti, sempre presente nei secoli, ma fino a quando lagricoltura stata alla base delleconomia esisteva una certa complementariet tra i due luoghi, che pure avevano opposti stili di vita. Questa complementariet si spezzata nellOttocento con la nascita delle conurbazioni, dello sviluppo urbano disordinato nella campagna: oggi diventato essenziale dare una risposta al desiderio di limitare la crescita e di definire compiutamente la forma urbana.

ANNA LAMBERTINI, Fare parchi urbani. Etiche ed estetiche del progetto contemporaneo in europa, in Quaderni del Dottorato di ricerca in Progettazione paesistica n. 2 vol. 3, settembre-dicembre 2005, pagg. 143-162

Si conclude con questo numero il secondo anno dellesperienza dei Quaderni e con esso lattivit di coordinazione della redazione tenuta da Laura Ferrari e Emanuela Morelli. A loro vanno i ringraziamenti di tutti gli autori, per aver innanzitutto tenuto a battesimo luscita dei Quaderni e per il costante lavoro di revisione e sprone che ci ha accompagnato in questi primi due anni di vita. A Tessa Matteini e a Lucia Elli che ne prenderanno il posto va contemporaneamente laugurio di un buon lavoro, in una prospettiva di crescita continua della riflessione sui temi del paesaggio che lo strumento dei Quaderni del Dottorato in Progettazione Paesistica rappresenta..

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze; Specialista in Pianificazione Urbanistica, Universit di Roma La Sapienza.

Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Protagonisti pagg. 5-21

FREDERICK LAW OLMSTED: NATURA E PAESAGGI PER UOMINI MIGLIORI


Emanuela Morelli*

Summary Frederick Law Olmsted (1822 - 1903) is undoubtedly one of the most important figures of the contemporary landscape not only for the immense amount of works that he has realised, for the beauty who characterizes to them and the various scale that they deal but, above all, for the innovated aspects that they have. Olmsted indeed had the ability to point up some of main the problematic that will put in crisis the environmental system of the future city areas of XX century, and to singling out the solutions thanks to one system vision of the landscape: it is with Olmsted that the term Landscape gardening evolve in Landscape architecture.

Key-words Landscape architecture, public park, nature.

Abstract Frederick Law Olmsted (1822 1903) indubbiamente una delle figure pi importanti della paesaggistica contemporanea non solo per limmensa quantit di opere che egli ha realizzato, per la bellezza che le caratterizza e per la diversa scala che esse trattano, ma soprattutto per gli aspetti innovativi che esse detengono. Olmsted difatti ha avuto la capacit di evidenziare alcune delle principali problematiche che metteranno in crisi il sistema ambientale delle future aree urbane del XX secolo e di individuarne le soluzioni grazie ad una visione sistemica del paesaggio: difatti con Olmsted che il termine Landscape gardening si evolve in Landscape architecture.

Parole chiave Architettura del paesaggio, parco pubblico, natura,

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze.

VERSO LA FORMAZIONE DEL PAESAGGISTA

Figure 1, 2. 1857 e 1893, ritratti fotografici di Frederick Law Olmsted.

Mi chiedevano se fossi convinto che i gentlemen avrebbero mai messo piede nel parco, o avrebbero consentito alle loro mogli e figlie di visitarlo. [] Cos risponde un numero pi recente dellHerald: Quando qualcuno si lascia andare a disperare dell'avvenire di questo paese, portatelo un sabato a Central Park, e fategli passare qualche ora a guardare la gente, non quelli che arrivano in splendide carrozze, ma quelli che vi giungono a piedi, o per mezzo di quei mezzi di trasporto popolari che sono i tram a cavalli; e vedrete se, quando il sole comincia a calare dietro gli alberi, egli non si leva per tornarsene a casa con il cuore pieno di gioia1. Frederick Law Olmsted indubbiamente una delle figure pi importanti della paesaggistica contemporanea non solo per limmensa quantit di opere che egli ha realizzato, per la bellezza che le caratterizza e per la diversa scala che esse trattano, ma soprattutto per gli aspetti innovativi che esse detengono. Olmsted difatti ha avuto la capacit di evidenziare alcune delle principali problematiche che metteranno in crisi il sistema ambientale delle future aree urbane del XX secolo e di individuarne le soluzioni grazie ad una visione sistemica del paesaggio. Egli riesce a mettere a fuoco, a definire, il ruolo del paesaggista quale figura interdisciplinare capace di dialogare con numerose altre discipline e quindi capace di coordinare unequipe di professionisti diversi. Grazie alla passione con cui esercita la sua professione egli riesce anche a diffondere una vera e propria politica degli spazi aperti in ambito urbano e una politica di conservazione e gestione delle risorse naturali delle aree protette: quindi con Frederick Law Olmsted che il termine Landscape gardening coniato in Inghilterra da Humpry Repton si trasforma in Landscape architecture. Gi ai primi del Diciannovesimo secolo fu evidente in alcuni paesi interessati dalla rivoluzione industriale (lInghilterra e gli Stati Uniti in particolar modo) lesigenza di sintetizzare in ununica disciplina le conoscenze di diverse scienze quali lorticoltura, la
FREDERICK LAW OLMSTED, Il valore sociale e urbanistico dei parchi, tratto da Public Parks and the Enlargement of Towns, 1870 in PAOLO SICA, Antologia urbanistica. Dal Settecento ad oggi, Editori Laterza, Roma-Bari 1985, pagg. 240-242.
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botanica, lingegneria idraulica e civile, e larchitettura. Le nuove trasformazioni antropiche, gli insediamenti industriali e residenziali, le sistemazioni agrarie sempre pi a vasta scala, le infrastrutture sempre pi imponenti, vedevano le popolazioni concentrarsi sempre pi nella citt, in particolare entro quartieri congestionati e degradati in cui le condizioni igieniche erano scarse o nulle e la qualit della vita bassissima. Occorrevano quindi strumenti utili a garantire qualit e vivibilit di questi nuovi insediamenti coerentemente al loro contesto e in rispetto della Natura. Alla Natura in particolar modo negli Stati Uniti fu affidato il ruolo di protagonista, in quanto rappresentativa del concetto di civilizzazione2 3. Per questo motivo quella che in seguito fu definita Landscape architecture non poteva essere praticata singolarmente da un orticoltore o da un architetto o da un ingegnere poich, bench ognuno di loro avesse competenze specifiche nel proprio campo, mancava nelle altre e soprattutto risultava privo di quella visione sistemica indispensabile per operare con il paesaggio. Frederick Law Olmsted nasce ad Hartford (Connetticut) il 26 aprile del 1822. di Olmsted bambino, i biografi ci trasmettono unimmagine contraddittoria fatta di malinconia e curiosit4: a quattro anni la madre Charlotte Law (Hull) muore e in seguito una malattia agli occhi lo obbliga a stare lontano dai libri. Costretto a rivedere i suoi progetti di studio al college trascorre gran parte della sua giovinezza vagabondando nella campagna circostante alla sua dimora. Nei primi decenni della sua vita compie comunque numerose esperienze e viaggi5: apprendista per tre anni presto lo studio di ingegneria civile di Fredrick A. Barton (1837, Andover Massachussets), commesso in un negozio di dry-food a New York (1840), apprendista pescatore sulla nave Ronaldson diretta in Cina (1843), studente presso il corso di Agricoltura Scientifica di Benjamin Silliman alla Yale University (1845), senza per mai conseguirne la laurea, giornalista del New York Daily Times, per il quale compie numerosi viaggi (1852 54) e in seguito del Putnams Monthly Magazine (1856). Tra questi numerosi accadimenti nel 1847 il padre, un ricco commerciante di spezie, gli compra una prima fattoria nel Connetticut e nellanno seguente una seconda a Staten Island, dove Olmsted applica le teorie di Silliman, per quanto riguarda gli aspetti legati allagricoltura, e ci che aveva imparato dallingegnere Barton per lorganizzazione spaziale: riorganizzando la disposizione dei componenti, ad esempio del granaio, dello stagno e della viabilit interna, muta la classica disposizione della fattoria americana cercando di creare un nuovo modello basato su principi funzionali, moderni, ma anche estetici. Sullesempio di questultima realizza le fattorie di altri proprietari terrieri iniziando cos la sua carriera di progettista, ma un nuovo impulso lo porta a viaggiare in Europa e in Gran Bretagna insieme a suo fratello malato di tubercolosi. Il suo diario Walks and talks of an American Farmer in England, iniziato nella primavera del 1950 e pubblicato nel 1852, gi mette in evidenza la

Vedi ALESSANDRA PONTE, Il parco pubblico in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Dal genius loci al genio della civilizzazione, in MONIQUE MOSSER, GEORGES TEYSSOT, Larchitettura dei giardini dOccidente. Dal Rinascimento al Novecento, Electa editrice, Milano 1990, pagg. 369-382; FREDERICK LAW OLMSTED, SILVIA BARRY SUTTON, Civilizing American Cities. A Selection of Frederick Law Olmsted's Writings on City Landscape, The Mit Press, Cambridge, Ma., 1971. 3 La visione romantica e sublime della Natura uno dei concetti fondanti lidentit degli Stati Uniti: la giovane nazione riconoscendosi nella Natura eleva tale immagine a simbolo. I suoi vasti e spettacolari paesaggi diventano motivo di orgoglio nazionale e possono porsi come valida alternativa alle cattedrali, alle ville, ai palazzi e ai giardini dellEuropa: La ricerca del sublime nelle immagini del paesaggio americano divenne in realt una questione di orgoglio nazionale. Lentusiasmo con il quale queste opere furono accolte nelle gallerie darte europee [ci si riferisce ai dipinti della scuola di pittura del Fiume Hudson] va considerato come il primo riconoscimento ufficiale allestero della ricchezza di questa giovane nazione in termini di risorse naturali (CHRISTIAN ZAPATKA, Il Sublime in una regione selvaggia, Quaderni di Lotus, Larchitettura del paesaggio americano, 21, 1995, pag. 13). 4 GIANNI PETTENA, Frederick Law Olmsted e la nascita della landscape architecture, in GIANNI PETTENA (a cura di), Olmsted. Lorigine del parco urbano e del parco naturale contemporaneo, Centro Di, Firenze 1996, pag. 15. 5 I primi viaggi li compie con la famiglia trascorrendo le vacanze in luoghi conosciuti per loro bellezze naturali e panoramiche.

sua attenzione e sensibilit verso gli aspetti paesaggistici e sociali scoprendo che essi sono intimamente legati luno allaltro. In Inghilterra viaggia molto, visita numerose fattorie tra cui Eaton park, le realizzazioni di Humpry Repton, di John Nash, di Paxton e di Lancellot Capability Brown. Ci che per pi lo affascina il carattere rurale del paesaggio inglese e laspetto sociale dei parchi pubblici: quando visita il Birkenhead Park a Liverpool, progettato e realizzato tra il 1839 e il 1844 da Gillispie Graham e da Joseph Paxton, in una nuova zona urbana della citt, rimane impressionato al punto tale da ammettere che : in democratic America there was nothing to be thought of as comparable with this Peoples Garden6. Al ritorno del suo viaggio europeo abbandona il proprio interesse per le fattorie e si dedica alla scrittura pubblicando numerosi articoli dediti agli aspetti sociali: nel 1952 parte come reporter del New York Daily Times per il sud degli Stati Uniti, dove si interessa in particolare delle condizioni di schiavit della popolazione afro-americana7. Nel 1855 diviene socio della casa editrice Dix and Edwards e del suo periodico Putnams Monthly Magazine, per il quale compie un secondo viaggio in Inghilterra, ma al suo ritorno trova la ditta sullorlo della bancarotta, cosa che accade poi nel 1857. Nel solito anno viene nominato soprintendente al nuovo Central Park di New York, in pratica di circa settecentosettanta acri di terra sterile protetti dallurbanizzazione grazie a Egbert Viele, un ingegnere topografico e a William Cullen Bryant, che con il suo Evening Post aveva dichiarato per primo pubblicamente lesigenza di realizzare un grande parco pubblico per la citt8. William Cullen era stato nominato nei primi anni Cinquanta membro della commissione per la realizzazione del Central Park e, insieme a Andrew Jackson Downing, aveva scelto il sito per il parco. Egbert Viele responsabile della allora realizzazione tecnica del parco aveva elaborato un primo progetto a proprio spese approvato nel 1956. Ma i commissari non erano convinti della soluzione progettuale adottata cos decisero di indire un concorso. Olmsted dopo la morte del fratello nel 1857 aveva dedicato gran parte del proprio tempo lavorando per la realizzazione del parco cos, appurato che la sua partecipazione non avrebbe offeso il suo superiore Viele, decide di partecipare al concorso insieme a Calvert Vaux, un architetto che aveva incontrato precedentemente in Inghilterra e che si era trasferito negli Stati Uniti divenendo allievo di Downing9. Nellaprile del 1958 il loro progetto Greensward vince, e allet di trentasei anni Olmsted sembra aver trovato finalmente la sua strada.

DAL PARCO URBANO AL PAESAGGIO La progettazione e la realizzazione del Central Park segna linizio dellera del parco pubblico americano: ad eccezione di qualche commons presente nelle citt coloniali del New England e pochi piccoli altri esempi quale Battery Park a New York, in America a met Ottocento non cera niente che potesse essere paragonato ad un parco. Il termine stesso difatti richiamava un simbolo aristocratico del Vecchio Mondo che contrastava con gli ideali della nuova giovane nazione.
FREDERICK LAW OLMSTED, Walks and Talks of an American Farmer, I, Dix , Edwards and Co., New York 1852, pag. 79, qui citato in CYNTHIA ZAITZEVSKY, Frederick Law Olmsted and the Boston Park System, The Belknap press of Harvard University, Cambridge 1982, pag. 20. 7 FREDERICK LAW OLMSTED, A Journey in the Seaboard Slave States, with Remarks on Their Economy, New York, 1856. 8 Agli inizi del Diciannovesimo secolo la citt di New York aveva circa sessantamila abitanti concentrati per lo pi nella bassa Manhattan. Unonda migratoria, che cominci nel 1830 port la popolazione da circa trecentomila abitanti nel 1840 e a cinquecentomila nel 1850. La citt in poco tempo, che si concentrava sotto la 38 strada, si era composta da caotici quartieri, dove il degrado e linquinamento acustico e atmosferico regnavano. Per questo motivo molti newyorkesi fuggivano dalla citt per cercare un attimo di riposo nei paesaggi pastorali del Greenwood cemetery a Brooklyn. 9 Andrew Jackson Downing mor allet di trentasei anni nel 1852, prima del bando di concorso per il Central Park.
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Olmsted quindi fa molto di pi che disegnare egregiamente un parco, lottare con i politici che minacciano la sua esistenza o la sua integrit, proteggere le nuove piantagioni dagli attacchi vandalici, prevedere unaccurata gestione di questa importante risorsa che continuer anche nel tempo, ancora ai giorni nostri, ad adempiere un ruolo centrale allinterno della citt: he had introduced an idea the idea of using the landscape creatively. By making nature urbane he naturalized the city.10

Figura 3. Mappa del Central Park. A sinistra la parte a sud della citt dove si osservano gli unici elementi formali del parco, il Mall, viale rettilineo, che porta alla Bathesda Terrace, circondati entrambi da pratoni; al centro le grandi riserve dacqua; a destra il nord del parco caratterizzato dallo stile sempre pi pittoresco. Figura 4. Un vasto pratone situato a sud del parco, The Sheep Meadow, accoglie numerosi cittadini in un normale pomeriggio della settimana. Figure 5. Le caratteristiche rocce emergono nel parco quali elementi di sorpresa e di vivacit rispetto allo stile pastorale dei grandi prati. Il Central Park Bench leggermente modificato soprattutto per l'aggiunta di 70 acri fra la 106 e la 110 strada, 'The Greensward' viene concepito essenzialmente come un piano: un rigido rettangolo lungo cinque volte la sua larghezza, con la presenza di due riserve di acqua che dividono il parco in due. Una delle maggiori qualit apprezzate di questo progetto la separazione fra i differenti tipi di traffico che Olmsted aveva gi osservato nel parco inglese di Birkenhead: oltre all'attraversamento del traffico urbano in quattro punti, viene prevista anche una viabilit per carrozze, una per uomini a cavallo, ed una per i pedoni. Questi tre modelli di sentieri e di strade raramente si incrociano, grazie anche all'aiuto di ponti e di archi che li dispongono su diversi livelli di terra: le strade di maggior traffico e di maggior disturbo sono quelle situate pi in basso cos i carri di carbone, dei macellai e dei rifiuti, possono passare all'interno del sito senza disturbare i suoi fruitori. Allo stesso tempo queste strade permettono una continuit con il tessuto urbano, in modo tale che non ci sia una brusca interruzione e venga assicurata una corretta integrazione del parco alla sua citt. Al fine di far sembrare il parco naturale e illimitato, gli alberi sono fittamente piantati sui confini, in maniera da creare un bordo arboreo continuo che copre i palazzi circostanti e da prediligere cos le vedute dallesterno verso linterno che viceversa. Bench la parte sud del parco sia concepita con uno stile pi pastorale rispetto alla parte nord, pi boscosa e rocciosa e quindi pi pittoresca, lungo tutto l'itinerario si aprono larghe vedute su prati e distese di acqua creando costanti variazioni di scenari. I sentieri sono volutamente disegnati curvilinei e tortuosi in modo tale da fare rallentare il passo al fruitore che ne deve godere la veduta. Gli unici elementi formali progettati sono il Mall e la Bathesda Terrace, collocati nella zona sud del parco pi vicina al cuore della citt e concepiti come passeggiata e mostra dell'eleganza della societ borghese.

LEWIS MUMFORD, Frederick Law Olmsted in The Brown Decades. A Study of the Arts in America, 1865-1895. Harcourt Brace and Co., New York, 1931 pag. 69.

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La collaborazione fra Olmsted e Vaux non mai stata definita: certo per che Vaux colm le lacune architettoniche di Olmsted (ad eccezione di pochi ponti rustici nella parte nord del parco tutti gli altri elementi architettonici, compreso il Belvedere, furono progettati da Vaux), mentre il principio fondamentale del parco nei suoi vari aspetti igienici e sociali da attribuirsi ad Olmsted: egli vedeva Central Park non come un aggiunta correttiva ma come nuovo centro della citt stessa: non pi citt contrapposta alla campagna, ma campagna dentro la citt. Nel 1859 Olmsted insieme a Vaux diviene il direttore del Central Park e supervisiona circa quattromila uomini. Lanno seguente sposa la vedova di suo fratello, Mary Perkins e adotta i suoi tre figli ma i problemi e le polemiche legati alla realizzazione del parco lo portano ad ammalarsi e a tornare nuovamente in Europa per riposarsi: visita nuovamente lInghilterra, torna a Birkenhead, ma si reca anche in Francia dove pu ammirare la nuova Parigi di Napoleone III e i parchi di Jean Alphand e Edouard Andr. Guarito e pieno di entusiasmo torna a New York dove riprende i lavori per il Central Park e redige il progetto dellUpper Manhattan a nord della 155 strada, basato su strade curvilinee che si adattano alla morfologia del terreno cos come verr realizzato in seguito linsediamento residenziale di Riverside a Chicago. La Guerra Civile interrompe nuovamente la sua carriera di architetto paesaggista e nel 1861 viene nominato segretario esecutivo dellUnited States Sanitary Commission, precorritrice della Croce Rossa, dirigendo il trasporto ospedaliero e coordinando lattivit di molte persone. Nel 1863 le pressioni politiche e una serie di problematiche ricorrenti, oltre il suo impegno per la Sanitary Commission, forzano Olmsted e il suo collaboratore Vaux a dimettersi dalle corrispettive posizioni assunte nel Central Park. Alla fine del medesimo anno Olmsted decide di assumere lincarico di manager alla Mariposa Mining Company situata nelle colline della Sierra Nevada e di trasferire l la sua famiglia. Durante il suo soggiorno sullest coast prende alcuni incarichi: il progetto di paesaggio per il Mountain View Cemetery a Oakland e un piano preliminare per il College of California, ma il suo contributo pi rilevante riguarda la lotta per la protezione della Yosemite Valley e del Mariposa Big Grove come riserva naturale pubblica: qui forse che si intuisce il tentativo di Olmsted di evidenziare il sublime nella natura americana11. Il rapporto scritto nel 1865 da Olmsted in qualit di uno degli otto commissari della prima Commissione costituita dal governatore della California per istituire larea protetta offre interessanti prime riflessioni riguardo al rapporto uomo a contatto con la wilderness, allutilit della bellezza degli scenari per la percezione umana e alla responsabilit morale che un governo democratico ha nel preservare una regione di una straordinaria bellezza a beneficio dellintera umanit. Olmsted aderisce alla filosofia del nascente Conservation Movement, basato sul pensiero espresso negli scritti di Henry Thoreau12 e di G. P. Marsh13 che ha lobiettivo di conservare le grandi bellezze e risorse naturali del paese per il pubblico godimento da parte di una societ sempre pi urbanizzata. Il report contiene indicazioni riguardo alla gestione e alle modalit di accesso e comportamento che luomo deve avere allinterno del parco. Letto alla commissione al meeting del 9 agosto 1865, il report incontra ostilit e indifferenza e viene prontamente soppresso14.
Vedi CHRISTIAN ZAPATKA, Il Sublime in una regione selvaggia, Quaderni di Lotus, Larchitettura del paesaggio americano, 21, 1995, pagg. 12-25. 12 Lopera del trascendentalista Henry David Thoreau (1817-1862) rappresentata da due testi: A week on the Concord and Merrimack River e Walden, originariamente pubblicati rispettivamente nel 1849 e nel 1854. 13 Il testo Man and nature scritto nel 1864 da George Perkins Marsh (1801-1882) esprime con chiarezza come in Natura niente sia lasciato al caso e come ogni azione delluomo ha una diretta conseguenza nellintero sistema ambientale. Dallideologia espressa da Thoreau e Marsh nascer il Conservation Movement. 14 It is the will of the Nation as embodied in the act of Congress that this scenery shall never be private property, but that like certain defensive points upon our coast it shall be held solely for public purposes. (Frederick Law Olmsted, Yosemite and the Mariposa Grove: A Preliminary Report, 1865, riguardo allintero documento presentato da Olmsted vedi: http://www.yosemite.ca.us/history/olmsted/report.html In seguito Olmsted si interesser, con pi successo, anche della salvaguardia ambientale delle cascate del Niagara.
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Figura 6. Yosemite Valley. Salvaguardato, custodito e amministrato perch tutti ne possano per sempre usufruire liberamente un dovere che attiene alla dignit di uno stato sovrano Frederick Law Olmsted, Yosemite and the Mariposa Grove: A Preliminary Report, 1865, qui citato in GIANNI PETTENA, Frederick Law Olmsted e la nascita della landscape architecture, in GIANNI PETTENA (a cura di), Olmsted. Lorigine del parco urbano e del parco naturale contemporaneo, Centro Di, Firenze 1996, pag. 15.

Visti i problemi finanziari legati al Mariposa Mining e le delusioni riguardo alla sua esperienza californiana, Calvert Vaux cerca di convincere Olmsted a tornare a New York per riprendere il posto di landscape architect al Central Park e progettare insieme un nuovo parco a Brooklyn: il Prospect Park, che grazie alla maggiore esperienza di entrambi i paesaggisti, le migliori condizioni ambientali, ma anche politiche15 si presenta per taluni critici forse lopera pi rappresentativa e meglio riuscita. Prospect Park faceva comunque parte di un progetto ancor pi ambizioso: esso era difatti il centro focale di un sistema di parchi per lintero quartiere di Brooklyn connessi tra di loro grazie a delle parkways, termine coniato da Vaux e da Olmsted durante la presentazione della relazione alla Commissione di Brooklyn Park16. Dellintero sistema, oltre al Prospect Park furono realizzate la Ocean parkway nel 1868 (strada scenica che collega Prospect Park con loceano), la Eastern Parkway. e tre piccoli parchi: The Parade Ground (1867), Fort Green Park (1867) e Tompkins park (1871).

Vaux ed Olmsted ad esempio riescono a convincere la Commissione per il parco a cambiare i confini e ad ampliarli. 16 Vaux ed Olmsted utilizzano per primi questo termine ispirandosi in particolar modo ai grandi viali alberati europei (come i boulevard francesi). Le parkway devono avere la caratteristica di non interrompere il traffico garantendo al tempo stesso, grazie al fatto di essere dotati di un consistente equipaggiamento vegetale, la presenza continua della Natura allinterno del tessuto urbano. Con lesperienza paesaggistica di fine Ottocento e il diffondersi delle automobili, il concetto si sviluppa per indicare una larga striscia di terra dedicata alla ricreazione ed alla circolazione esclusiva dei veicoli a motore. Tra il 1900 e il 1943 la parkway diviene un vero e proprio movimento. Non solo: da viale cittadino per le passeggiate si trasforma in strumento di riqualificazione delle periferie urbane e in seguito in percorsi panoramici dediti alla scoperta e al godimento delle spettacolari bellezze naturali del paesaggio nazionale (per il termine parkway vedi in particolare CHRISTIAN ZAPATKA, I parkways americani. Origini ed evoluzione della strada-parco, in Lotus International, Spazio, tempo, e Architettura, 56, 1988, pagg. 98-128 e EMANUELA MORELLI, Disegnare linee nel paesaggio. Metodologie di progettazione paesistica delle grandi infrastrutture viarie, Firenze University Press, Firenze 2005.

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Figura 7. Immagine del grande patrone centrale di Prospect Park. Il progetto di Prospect Park (1865-1888), le cui spese per la realizzazione furono coperte grazie alla costruzione di un insediamento residenziale al suo contorno e allaumento di rendita fondiaria delle abitazioni prospicienti il parco, basato principalmente su tre elementi: lacqua, il bosco e il prato. La sapiente alternanza di questi permette di evidenziare uno stile pastorale che conferisce al parco un aspetto di naturalit che si contrappone al suo contesto: una porzione di territorio, rimasta intatta, allinterno della citt, [che fece] dimenticare che quelle scenografie naturali erano in realt frutto di artifici, di movimenti di terra, piantagioni e piccoli manufatti (PAOLA VENTURI, Prospect Park, in GIANNI PETTENA (a cura di), op. cit., 1996, pag. 190).

Il successo di questa visione di insieme degli spazi verdi, in cui un immenso parco pubblico permea tutta la citt, colpisce alcune amministrazioni americane fra cui quella di Buffalo che chiama i due progettisti per la realizzazione di un sistema di parchi per la citt17. La fama dei due paesaggisti si diffonde in tutta la nazione e giungono altri numerosi nuovi incarichi: tra questi si citano il piano di Berkeley (1866-67), il South Park di Chicago (1871) e il piano per la comunit di Riverside sempre a Chicago (1868 69). Nel 1872 Olmsted e Vaux sciolgono, per mutua convenienza, la loro associazione, anche se in seguito collaboreranno per il progetto di Morningside a New York nel 1887. Olmsted collabora in alcuni progetti con larchitetto svizzero Jacob Weidersmann, riceve numerosi incarichi importanti come il progetto per la sistemazione del Campidoglio di Washington D.C. (The United States Capitol Ground 18741885) e contemporaneamente accresce la sua fama, grazie anche ai suoi numerosi scritti in cui spiega dettagliatamente le caratteristiche dei suoi progetti cercando di educare e suscitare nella popolazione americana una sensibilit e unattenzione sempre maggiore verso gli aspetti della Natura. Nonostante ci, e che sia considerato anche dai suoi contemporanei uno degli uomini di cultura pi importanti del secolo, Olmsted, a causa delle continue battaglie che deve affrontare per promuovere e proteggere il paesaggio allinterno del tessuto urbano, stanco, si ammala e soffre di continue depressioni.

17 A Buffalo i due progettisti riuscirono a realizzare ci che avevano previsto per New York. Grazie alla struttura urbana della citt non basata sulla rigida maglia a griglia, Olmsted riesce a creare un sistema di parchi e di parkways con funzioni diverse caratterizzati da una sequenza di spazi concepiti sul rapporto campagna/citt.

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Figura 8. Planimetria dellinsediamento urbano di Riverside, Chicago (1868 69). Per Riverside Olmsted e Vaux interpretano il tipico modello insediativo americano residenziale che si esprime con il suburb collocato in genere in prossimit ma al tempo stesso sufficientemente lontano dalla citt: con la nascita del sobborgo si permette alluomo di abbandonare lartificialit della citt per introdursi nel mondo della natura. Il parco quindi per la prima volta diviene modello abitativo: linsediamento indirizzato alle classi dirigenti americane, situato in prossimit alla citt di Chicago e collegato ad essa grazie ad una parkway. Il progetto articolato da grandi lotti disposti lungo sinuosi viali che si adagiano coerentemente alla morfologia del luogo. Centralmente alla disposizione viene collocato un sistema di spazi verdi duso pubblico e un centro commerciale. Anche in questo caso il perimetro contornato da una fitta cortina di alberi. Il disegno, basato su alcuni elementi compositivi come: strade curve, assenza di intersezioni perpendicolari, piantagioni irregolari di alberature e arbusti, alternanza di piccole stanze verdi e grandi spazi paesaggistici, variazione di forme, luci e ombre e colori, concepito secondo una coreografia di viste e di scenari, basati sul movimento, che si aprono e chiudono secondo gli spazi attraversati. In particolare alle alberature affidato il ruolo principale: trees are to be regarded as individuals, and as component parts of groups, which groups are again to be regarded both individually, and in relation one to another as components of landscapes as seen from special points of view (FREDERICK LAW OLMSTED in CHARLES BEVERIDGE, and CAROLYN HOFFMAN, The Papers of Frederick Law Olmsted: Supplementary Series Volume I, Writings on Parks, Parkways, and Park Systems, Johns Hopkins University Press, Baltimore 1997, pag. 55). Il risultato finale, dettato dalla composizione delle alberature, delle strade e delle architetture, conferisce allinsediamento urbano un aspetto domestico che suggerisce lideale di comunit ambito e tipico del periodo, tanto caro sia a Ruskin che a Downing.

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Non solo, le continue pressioni politiche dovute a Central Park fanno si che egli lasci il suo incarico di architetto paesaggista al New York Department of Public Parks nel 1878. Cos parte nuovamente per un viaggio in Europa e al suo ritorno, visto le amarezze newyorkesi, si trasferisce definitivamente nel 1883 nel quartiere di Brookline vicino Boston. Nel 1875 la citt di Boston18 chiede ad Olmsted di individuare unarea dove poter realizzare un grande parco pubblico. Tra il 1878 e il 1881 il paesaggista studia e presenta alla Boston Parks Commission un sistema di parchi per lintera citt chiamato prima Green Ribbon e in seguito Emerald Necklace (collana di smeraldi) per la sua particolare forma e bellezza. Per la prima volta il parco diviene un piano complessivo il quale si sviluppa per sette miglia partendo dal centro della citt (con le preesistenze Common Park e Commonwealth Avenue19) per giungere oltre i suoi margini, con il Franklyn Park. Questo affascinante sistema di spazi verdi, intimamente legato allo sviluppo urbano della citt, concepito a livello regionale, creando una vera e propria continuit territoriale. Gli aspetti estetici, il variare delle scenografie pi formali o pittoresche in ambito urbano, e sempre pi pastorali mano a mano che i parchi si spostano verso la campagna, sono forse le caratteristiche che pi risaltano ad una prima lettura di questo progetto. Ma le esigenze ecologiche-ambientali non sfuggono al paesaggista: Olmsted con lEmerald Necklace evidenzia ci che era gi presente in nuce nelle parkways: ogni parco non deve essere una presenza isolata, un episodio allinterno della citt ma, per svolgere correttamente il suo ruolo di luogo-contenitore di risorse naturali con funzioni ecologiche, ambientali e sociali e anche di trasporto pubblico, deve essere organizzato secondo un vero e proprio sistema continuo che struttura il tessuto urbano stesso. Questo riconoscimento delle potenzialit degli spazi verdi lineari anticipa di un secolo il concetto contemporaneo di greenway. Nella progettazione e realizzazione dellEmerald Necklace troviamo una brillante combinazione di conoscenze che spaziano da quelle ingegneristiche (soprattutto per il drenaggio delle acque del fiume Muddy), a quelle progettuali di ampio respiro e di immaginazione estetica. Laddove poi non possibile per ragioni di spazio creare un parco, viene allargata la carreggiata della strada in modo tale da poterla corredare di sentieri pedonali e filari alberati. Olmsted anticipa anche molte tipologie future di uso dei parchi, con attivit ricreative diverse a seconda dei luoghi (luoghi per passeggiare, per giocare, per andare in barca, per imparare come nellArboretum) includendo cos nel nastro verde, unalternanza continua di spazi grandi e piccoli con usi diversi: We want a ground to which people may easily go when the days work is done, and where they may stroll for an hour, seeing hearing and feeling nothing of the bustle and jar of the streets, where they shall, in effect, find the city put far away from them... We want, especially, the greatest possible contrast with the restraining and confining conditions which compel us to walk circumspectly, watchfully, jealously, which compel us to look closely upon others without sympathy.20 City dwellers need contact with the natural world in order to preserve not only their physical health but also their mental tranquility.21

Nel 1867, la legislatura dello Stato del Massachusetts aveva approvato the Park Act per la citt di Boston. Il Common Park ha origine nella tipica citt coloniale: si tratta di un grande prato verde (il corrispettivo prato delle citt europee) situato al centro della citt in cui si poteva portare al pascolo il bestiame e dove si svolgevano gran parte delle manifestazioni cittadine allaria aperta. La Commonwealth Avenue, un grande viale alberato, invece era stata realizzata nel 1860. 20 Frederick Law Olmsted, Public Parks and the Enlargement of Towns, letto in Cambridge, Massachusetts, 1870, in http://www.cr.nps.gov/nr/twhp/wwwlps/lessons/86bostonparks/86bostonparks.htm. 21 FREDERICK LAW OLMSTED, SILVIA BARRY SUTTON, op. cit., 1971, pag. 223.
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Figura 9. Planimetria dellEmerald Necklace di Boston (1887 1892). In tale piano possono essere riassunte molti dei principi base che hanno caratterizzato il lavoro di Olmsted. Risalendo dal centro della citt, dal Common, il fiume Muddy che dal Jamaica Pond confluisce nel Fens, e uscendo nella campagna, LEmerald Necklace pu essere cos brevemente descritto: La Commonwealth avenue un viale con al centro una grande striscia di verde con filari di alberi, che divide il traffico stradale in due; Back Bay Fens Park ricco di scenari tortuosi che mettono in risalto l'andamento serpeggiante del corso di acqua, il quale ha gli argini ricoperti da una folta vegetazione composta da canneti ed altre piante erbacee di tipo perenne, creando cos una variet di toni e di colori molto delicati (il fiume Fens separa la citt di Boston da Cambridge); Muddy River la naturale sequenza del corso d'acqua che discende dalle morbide colline. Anche qui il fiume circondato da scarpate con giunchi, mentre gruppi di alberi e radure definiscono i confini dello spazio verde; Si prosegue poi per l'Upper Valley of the Muddy River una catena di pittoreschi laghetti che si alternano con prati naturali; Jamaica Pond una naturale distesa di acqua (circa sessanta acri) ombreggiata da una delicata foresta che crea giochi di luce sullo specchio del lago grazie anche alla disposizione del terreno circostante posto su pi livelli; The Arboretum composto per lo pi da colline rocciose e boscose, con grandi alberi (Tsuga canadensis ) e aperture prospettiche che si aprono verso il mare oltre la citt, e sulla campagna; West Roxbury Park (Franklin Park) costituisce completa fuga dalla citt: in aperta campagna si aprono scenari pastorali, composti da gentili valli serpeggianti che si perdono fra i pendii boscosi.

Contemporaneamente ai numerosi incarichi che provengono da tutti gli Stati Uniti, Olmsted avvia nel suo studio di Boston la societ con i figli, John Charles Olmsted and Frederick Law Olmsted Jr.22, e con altri collaboratori. Non solo, forte ancora della sua vocazione pedagogica continua a formare giovani paesaggisti23: egli istitu con gli allievi un rapporto intenso che prevedeva anche un loro coinvolgimento nei progetti che venivano commissionati allo studio e che, a questa esperienza diretta di lavoro quotidiano, univa un processo di apprendimento teorico basato su letture che essi erano poi chiamati a discutere, un metodo simile allAtelier dellEcole des Beaux Arts che in parte aveva visto applicato nel vicino studio darchitettura di Henry Hobson Richardson, per il quale aveva grande amicizia e che lo aveva persuaso a stabilirsi a Brookline24. Tra le ultime opere di Frederick Law Olmsted si trovano la realizzazione della Stanford University in California (Palo Alto 1886) e la sistemazione paesaggistica della Worlds Columbian Exposition (1890 1893).
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I due fratelli Olmsted, che continueranno lattivit dellOlmsted Firm anche dopo la morte del padre, saranno fra i membri fondatori dellAmerican Society of Landscape Architects (1899), e giocheranno un ruolo fondamentale nellistituire il National Park Service (25 agosto del 1916). 23 Tra i quali Horace Cleveland e Charles Eliot. 24 GIANNI PETTENA, Frederick Law Olmsted e la nascita della landscape architecture, in GIANNI PETTENA (a cura di), op. cit., 1996, pag. 36.

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Olmsted durante la sua professione di paesaggista ha progettato anche numerosi college e campus universitari americani25, ma il progetto per la Stanford University a Palo Alto si presenta particolarmente interessante in quanto rompe il tradizionale schema di impianto sullo stile della Harvard e della Yale University, racchiuso entro muri di mattoni ricoperti di edera. Il paesaggista qui cerca di progettare linsediamento universitario in coerenza alle caratteristiche ambientali del luogo: nel progettare una grande universit in California occorre rinunciare agli ideali che ci sono stati propri riguardo a quel che ci appariva gradevole e che siamo indotti a credere fosse corretto nellaspetto esteriore dei college dellest e di quelli inglesi. Se vogliamo cercare degli esempi per edifici e impianti adatti al clima della California, dobbiamo piuttosto rivolgerci a quelli costruiti dai sapienti della Siria, della Grecia, dellItalia o della Spagna26. Olmsted, come lo stesso Daniel Burnham dichiar alla serata inaugurale dellesposizione, anche il principale responsabile della realizzazione della Worlds Columbian Exposition di Chicago. Questa nuova porzione di citt disposta lungo la costa del lago viene progettata e strutturata secondo le caratteristiche naturali del luogo che al tempo stesso ne valorizzano gli aspetti architettonici grazie ad un ponderato equilibrio tra pieni e vuoti. Gli ampi spazi aperti e un sistema integrato di trasporti permette a centinaia di persone27 di muoversi liberamente allinterno dellEsposizione mentre il grande bacino dacqua centrale enfatizza le architetture coloniali dei padiglioni disposti attorno ad esso28. Unisola in mezzo allacqua dovrebbe funzionare da luogo di riposo, lontano dal frastuono della fiera, bench alcune attivit incongrue vengono l collocate contro il parere del paesaggista. Olmsted non progetta solo lesposizione, ma, sempre attento al futuro, si domanda anche quale fine potr fare quel luogo al termine dellesposizione. Quindi il sistema a verde, i filari alberati e gli arbusti della Worlds Columbian Exposition sono studiati e realizzati in modo tale che alla dismissione della fiera l il terreno possa essere prontamente trasformato in un grande parco pubblico sulla riva del lago per la citt di Chicago. Nel 1898 Olmsted si ritira dalla sua professione e dopo una vita intensamente dedicata al paesaggio muore il 28 agosto del 1903 a Waverley (Massachusetts).

25 importante segnalare che proprio nei college realizzati con la collaborazione di Olmsted si sviluppano le prime basi della Landscape architecture in quanto disciplina scientifica. Sar poi agli inizi del Novecento che F. L. Olmsted Junior avvier ad Harvard un programma di pianificazione urbana in cui larchitettura del paesaggio viene associata alla pianificazione e allarchitettura. 26 FREDERICK LAW OLMSTED 1886, citato in GIANNI PETTENA (a cura di), op. cit., 1996, pag. 114. 27 Fino a settencentocinquantamila al giorno. 28 Le architetture di questi padiglioni, che si specchiano sul lago, diverranno in seguito i modelli di riferimento nel movimento della City Beautiful.

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Figura 10. Abitazione e studio di Olmsted, Fairstead, Brookline (Boston). Quando Olmsted si trasferisce a Boston, nella sua dimora Fairsted di Brookline apre il primo studio professionale di architettura del paesaggio capace di progettare alle diverse scale, la Olmsted Landscape Architecture Firm. Considerata una vera e propria post-graduate school, qui iniziano la propria carriera personaggi quali Charles Eliot, Warren Manning e Arthur Shurcliff. Dopo la morte di Olmsted, i suoi figli John Charles Olmsted e Frederick Law Olmsted Jr insieme a Charles Eliot continueranno lattivit professionale dello studio sino al 1949. Oggi Fairsted sede del Frederick Law Olmsted National Historic Site, gestito dal National Park Service (U.S.A.), e del rispettivo archivio della Olmsted Firm. La Master List of Design Projects of the Olmsted Firm 1857 1950 (in cui sono presenti anche i progetti dellinizio dellattivit di landscape architect di Olmsted compresi quelli realizzati con la collaborazione di Calvert Vaux) comprende qualcosa come cinquemilacinquecento progetti tra cui: 650 public parks and ricreation area 900 private estate 270 subdivisions and residenzial communities 245 school the grounds of 60 hospital and asylums 65 libraries and other public buildings 75 commerical and industrial building 40 churches oltre scritti, stampe e fotografie. Lenorme quantit di materiale utile ad approfondire la ricerca sulla paesaggistica americana e contemporanea, attualmente interessata da un progetto di restauro e riorganizzazione.

LIDEA DIETRO IL DISEGNO: LA VISIONE SISTEMICA DEL PAESAGGIO Six Principles of Landscape Design: SCENERY Design of passages of scenery and a liberal use of planting, even in the smallest spaced and in areas with the most active use. SUITABILITY Creation of designs that are in keeping with the natural scenery and topography; respect for, and full utilisation of, the genius of place. SANITATION Provision for adequate drainage and similar engineering considerations; creation of designs to promote both physical and mental health of users. 17

SUBORDINATION Subordination of all details, all features, both of natural and artificial materials, to the overall design, and the effect intended for it achieve. SEPARATION Separation of areas done in different styles so that incongruous mixture of styles will not dilute the intended affect of each; separation of ways in order to insure safety of use and reduce distractions for those using space; separation of uses that conflict with one another. SPACIOUSNESS Creation of designs that make the area seems larger that it is: bays and headlands of plantings, indefinite boundaries.29 Durante la sua professione Olmsted non si interessa esclusivamente di un singolo aspetto della progettazione paesistica, ma la sua visione sensibile, lungimirante e sistemica gli permette di spaziare su tutte le scale, mettendo in rilievo ogni volta le puculiarit, i principi fondamentali e le ragioni per cui tale paesaggio deve essere esistere e deve essere progettato al fine di garantire la sua esistenza anche nel futuro. Egli progetta parchi, sistemi di parchi e parkways per la citt e la sua regione (dove ogni vuoto viene visto in relazione al suo pieno, sapendo che questi si trasformeranno gi nellimmediato futuro), sobborghi residenziali immersi nel verde, spazi pubblici e privati, si interessa della conservazione e della protezione dei grandi parchi nazionali americani, realizza fiere espositive, campus e college organizzati secondo spazi verdi e filari alberati. La Natura, le peculiarit locali diventano la struttura portante di ognuna di essi, articolandoli in spazi dove al loro interno il cittadino pu svolgere qualitativamente la sua vita quotidiana30. Per Olmsted quindi la Natura ha un potere incommensurato in quanto migliorando le condizioni di vita ha la forza di rendere gli uomini migliori. Profondamente influenzato dal pensiero di Andrew Jackson Downing, dallesperienza dei Rural Cemeteries31, e dallideologia Jeffersoniana in cui il progresso sociale della nazione americana misurato in base allavanzamento di ogni classe sociale, dalle letture degli scritti dei suoi contemporanei quali Emerson, Lowell e Ruskin, Olmsted si trova nella sua professione di paesaggista a dover risolvere i problemi legati allo sviluppo industriale, alla crescita delle metropoli sempre pi congestionate, senza dover rinunciare agli aspetti rurali che rendono libero luomo. Non si tratta pi come nei rural cemeteries di contrapporre il modello della campagna alla citt, di creare luoghi eccezionali fuori dal mondo quotidiano delluomo e di ripugnare la citt ma, in coerenza con il pensiero di Jeremy Bentham32, di risanare la struttura urbana, di migliorarla igienicamente: si tratta in breve di non porre la Natura contro la Citt ma di portarla al suo interno in modo tale da rendere lambiente urbano pi salubre e pi vivibile da punto di vista igienico e sociale. Jeremy Bentham, trattando dei Mezzi per prevenire i delitti, nota che ogni innocente divertimento che lintelligenza umana pu inventare utile sotto un doppio aspetto: in primo luogo, per il piacere in se stesso che ne risulta; in secondo luogo per la sua tendenza a indebolire le tendenze pericolose che ogni uomo deriva dalla sua natura. Nessuno che abbia osservato da vicino il comportamento della gente che visita il parco pu dubitare che esso esercita leffetto evidente di equilibrare e di educare la classe pi
Frederick Law Olmsted Six principles of Landscape Design, opuscoletto informativo Frederick Law Olmsted National Historic Site, Fairstead, Brookline, Massachusetts (1994). 30 In ognuno di essi luomo pu abitare, svolgere attivit sportive, passeggiare, contemplare la natura, ricrearsi, imparare (ad esempio arboreti, campus e college), pregare, ammirare, vivere in definitiva ogni attimo della sua vita. 31 I Rural Cemeteries come quelli di Mont Auburn a Cambridge (1831), di Greenwood a Brooklyn (1838), e Albany (New York 1841) sono veri e propri spazi verdi, di impostazione romantica, situati in prossimit delle citt che esprimono ideali religiosi e sociali ben precisi: in particolare la contemplazione della morte che rende tutti gli uomini uguali davanti a Dio. 32 Filosofo ed economista inglese, Jeremy Bentham (Londra 1748-1832) propugnava la filosfia dell'utilitarismo morale che era basata sul principio che doveva essere consentito la massima felicit possibile al maggior numero possibile di individui.
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disgraziata e pi traviata della citt: un effetto favorevole alle buone maniere, allautocontrollo e alla temperanza.33 Olmsted, attento agli aspetti sociali del suo tempo, riconosce nel parco uno strumento di unificazione delle classi: cos come dinanzi a Dio e alla morte gli uomini sono tutti uguali (caratteristica gi precedentemente detta dei rural cemeteries), cos nel parco pubblico, godendo ancora della natura ogni uomo si pu avvicinare al proprio Dio, si pu sentire libero, e poveri e ricchi possono passeggiare e vivere assieme, contemporaneamente, nel medesimo luogo. proprio lesperienza di Birkenhead durante il suo primo viaggio in Inghilterra che gli permette di andare oltre ai suoi precedessori e di stabilire uno dei principi fondamentali su cui si basa il suo lavoro: il parco come intervento pubblico in una grande citt industriale, la natura come non pi valore solo trascendente ma come sviluppo della citt, citt e natura alleate in una prospettiva di riforme istituzionali illuminate34. Ma non solo il parco in s ad essere importante: determinante anche la composizione degli scenari che lo compongono, in quanto permettono, oltre a rendere pi igieniche le condizioni ambientali del suo contesto, attraverso la loro percezione, di influire positivamente sullo stato danimo degli individui. Fondamentali quindi per la formazione del suo pensiero sono anche le letture degli scritti dello psicologo svizzero Johann Georg von Zimmermann e il teologo Horace Bushenell. Nel testo Ueber Die Einsamkeit, Zimmerman conduce uninteressante ricerca sul potente ruolo del paesaggio sullimmaginazione umana e come la natura pu aiutare a guarire alcune malattie mentali, in Bushnell Olmsted invece apprende come gli effetti della vita industriale operano nel subconscio. Lo stile pastorale praticato da Capability Brown forse la caratteristica dominante dei suoi progetti in quanto la rappresentazione armoniosa della natura capace di rispondere pienamente alle sue esigenze compositive al fine di creare un luogo in cui luomo pu rigenerare se stesso e trovare la pace lontano dagli schiamazzi della citt. Landscape move us in a manner more nearly analogous to the action of music than anything else Gradually and silenty the charm overcomes us; we know excactly where or how35. Ma anche gli scritti sul Pittoresco del tardo diciottesimo secolo contribuiscono alla formazione del suo pensiero36 e nei suoi parchi sempre possibile trovare episodi di natura selvaggia in genere derivanti dalle caratteristiche morfologiche (come le rocce di Central Park) e naturali (ad esempio le stesse piante autoctone) del sito. Olmsted quindi nelle sue realizzazioni capace di calibrare attentamente la Natura pastorale di Capability Brown, e i suoi aspetti pi selvaggi invocati di Uvedale Price in modo da una
FREDERICK LAW OLMSTED, Il valore sociale e urbanistico dei parchi, tratto da Public Parks and the Enlargement of Towns, 1870 in PAOLO SICA, op. cit., 1985, pagg. 240-242. 34 GIANNI PETTENA, Frederick Law Olmsted e la nascita della landscape architecture, in GIANNI PETTENA (a cura di), op. cit. 1996, pag. 18. 35 Frederick Law Olmsted, opuscoletto informativo Frederick Law Olmsted National Historic Site, Fairstead, Brookline, Massachusetts (1994). 36 Nelle sue giovani letture si riscontrano ad esempio il testo Three Essay on the picturesque di Sir Uvedale Price (1810) e Remarks on forest scenery, and other woodland views: Relative chiefly to picturesque beauty, illustrated by the scenes of New Forest, in Hampshire di William Gilpin. (1791), testo che si ribellava alle forme geometriche francesi e germaniche in voga nei giardini settecenteschi inglesi. Price in accordo con Edmund Burke che nel 1757 nel suo testo Philosophical enquiry into the origins of our ideas of sublime and the beautiful, aveva definito il bello e il sublime, associ a questultimo le sensazioni di vastit, di solitudine e di oscurit. Gli oggetti, le scene dovevano cio suscitare forti emozioni, paura e sorpresa. Il Bello invece era invece associato alla delicatezza, allarmonia e alla variazioni graduali e alle linee fluenti. Ma a questi termini ne associ un terzo, quello di Pittoresco il quale mostrava variet, irregolarit, contrasto, sorpresa ma anche aspetti irritanti e accidentali. Olmsted come Price not che le categorie del bello e del pittoresco potevano erano subject to the improver; to create the sublime is above our powers (vedi UVEDAL PRICE, Three essay on the picturesque, I, J. Mawman, 1810, London, pag. 102 citato in CYNTHIA ZAITZEVSKY, Frederick Law Olmsted and the Boston Park System, The Belknap press of Harvard Univeristy, Cambridge 1982, pag. 25). Il testo di Price non fu pubblicato prima del 1794 cos il termine Pittoresco fu generalmente utilizzato per descrivere ci che nel landscape gardening del Diciottesimo secolo aveva uno sviluppo irregolare e naturalistico, incluso il bello (o il pastorale) di Capability Brown.. Vedi CYNTHIA ZAITZEVSKY, op. cit., 1982, pag. 24-27, e ROBERT SMITHSON, Frederick Law Olmsted e il paesaggio dialettico, Casabella, 539, 1987, pagg. 44 51.
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parte di creare luoghi contemplativi e silenziosi e dallaltra di indurre sorpresa e vivacit allinsieme. Gli scritti I numerosi scritti di Frederick Law Olmsted sono stati raccolti da Charles E. Beveridge, storico, professore presso lAmerican University Washington, D.C., e membro onorario dellASLA37 che ha dedicato i suoi quarantanni di professione allo studio e alla divulgazione della filosofia e delle opere del paesaggista. CHARLES E. BEVERIDGE, The Papers of Frederick Law Olmsted, Senior Series Editor - Volume IThe Formative Years 1822-1852 - Volume IISlavery and the South 1852-1857 - Volume IIICreating Central Park 1857-1861 - Volume IVDefending the Union, The Civil War and the U.S. Sanitary Commission 1861-1863 - Volume VThe California Frontier 1863-1865 - Volume VIThe Years of Olmsted, Vaux & Company 1865-1874. FREDERICK LAW OLMSTED, Walks and Talks of an American Farmer in England, Reprint of 1852 edition with introduction by Charles C. McLaughlin, LALH/University of Massachusetts Press, Amherst, 2002. Le opere I disegni e lopera completa di Frederick Law Olmsted e della Olmsted Firm stata catalogata nelle principali categorie di intervento da Beveridge e Hoffman: CHARLES E. BEVERIDGE, CAROLYN F. HOFFMAN, The Master List of Design Projects of the Olmsted Firm 1857 1950, Massachusetts Association for Olmsted Parks, Boston Ma 1987. Le categorie di intervento sono (01) Parks, parkways & recreation areas (02) City & regional planning & improvement projects (03) Subdivisions & suburban communities (04) College & school campus (05) Grounds of residential instintutions (06) Grounds of public buildings (07) Private estates & homesteads (08) Monument & statue designs & cemeteries (09) Grounds of commercial & industrial buildings (10) Country clubs, resorts, hotels & clubs (11) Grounds of churches (12) Arboreta & gardens (13) Exhibitions & fairs (14) Miscellanueous project.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI BEVERIDGE CHARLES E., The papers of Frederick Law Olmsted 1822-1903, Volume 1-6, Johns Hopkins university press, Baltimore, London, 1990. BEVERIDGE CHARLES E., ROCHELEAU PAUL, Frederick Law Olmsted. Designing the american landscape, Universe Publishing, New York 1998. MORELLI EMANUELA, Disegnare linee nel paesaggio. Metodologie di progettazione paesistica delle grandi infrastrutture viarie, Firenze University Press, Firenze 2005.

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Nel 2005 ha ricevuto la Olmsted Medal istituita dallASLA.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 numero 3 volume 2 settembre-dicembre 2005 sezione: i protagonisti pag. 22 - 42

EMILIO SERENI DAL LAVORO DELLUOMO: IL PAESAGGIO.


Sabrina Tozzini*

Abstract Emilio Serenis Storia del paesaggio italiano agrarioisa disciplines miliare stone, but the importance of Emilio Sereni does not get exausted in this fundamental contribution, he has been a leading figure for all the history of the twentieth century. His absolute engagement, his strong personality, has carried himself to living as protagonist all the main events of that century:the dream of the zionism, the communist engagement, the resistance to the fascism and the win on it, the challenge of the new democracy.But Sereni remains one disappointed figure: he has had need to believe to a new social order, and in that it has put all himself, the fall of the illusions bring him unavoidablly to withdraw himself in his studies, undertaken from when he was a boy and never definitively sets aside.From his notes scattered, taken in jail or in rare moments of peace, from the jobs interrupted or partially gone lost during the years of the conspiracy, in the sixty born his rich scientific production. Key-words Emilio Sereni, Storia del paesaggio italiano agrario, farming history, landscape, comunism, resistance.

Abstract Storia del paesaggio italiano agrario di Emilio Sereni rappresenta per la disciplina una pietra miliare da cui prescindere impossibile, ma limportanza di Emilio Sereni non si esaurisce in questo suo fondamentale contributo, egli stato una figura di spicco per tutta la storia del ventesimo secolo. Il suo impegno assoluto, la sua personalit forte, lo hanno portato a vivere in primo piano tutti i principali avvenimenti di quel secolo: il sogno del sionismo, limpegno comunista, la resistenza al fascismo e la vittoria su esso, la sfida della nuova democrazia. Sereni resta per una figura delusa: ha avuto bisogno di credere ad un ordine sociale nuovo, ed in ci ha messo tutto se stesso, la caduta delle illusioni lo porta inevitabilmente a ritirarsi nei suoi studi, intrapresi da ragazzo e mai definitivamente accantonati. Dagli appunti sparsi, presi in carcere o in rari momenti di pace, dai lavori interrotti o parzialmente andati perduti durante gli anni della cospirazione nasce negli anni sessanta, la sua ricca produzione scientifica. Parole chiave Emilio Sereni, Storia del paesaggio italiano agrario, storia dellagricoltura, comunismo, resistenza,.

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze

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LA CULTURA E LA FAMIGLIA DORIGINE Inquadrare la figura ed il pensiero di Emilio Sereni significa non solo indagare sui contesti culturali e politici di buona parte del secolo ventesimo, ma anche ricostruire le vicende di una famiglia per niente ordinaria, i cui membri hanno lasciato eredit culturali e scientifiche eccellendo in campi disparati, spesso rappresentando tessere di rilievo nel complesso mosaico della storia europea. Di Emilio Sereni si tramandata a lungo soprattutto una autobiografia di tipo curricolare in cui egli presenta, con diverse autocensure e attraverso tappe che spesso lasciano solo immaginare una formazione pi complessa, esattamente lio pubblico che egli necessitava, con perizia narrativa1, mentre la parte pi privata, ma pur sempre epurata e talvolta reticente, quella descritta da Marina Sereni, al secolo Xenia Silberberg moglie di Emilio, ne I giorni della nostra vita2, in cui le vite di Emilio e Marina si votano alla causa del Partito Comunista, quasi cancellando ogni vissuto precedente, ogni retaggio puramente culturale, ogni ragione che non fosse quella della causa comune. Emilio Sereni sfugge per anche ai tentativi di catalogazione fatti da lui stesso, e nelle sue contraddizioni, nelle aporie dellutopia che si scontra con la realt, degli ideali che si impastano e a volte si perdono nella politica deve essere letta la sua figura.

Figura 1 Storia del paesaggio agrario la conquista araba: miniatura del Theatrum sanitatis.

Discorso di Emilio Sereni per la sua elezione alla Costituente; Scheda per le elezioni nel collegio senatoriale di Salerno; entrambi conservati presso la Fondazione Istituto Gramsci di Roma, archivio Emilio Sereni. 2 Marina Sereni, I giorni della nostra vita, Roma, Edizioni di Cultura Sociale 1956. Lopera ebbe una diffusione incredibile anche a livello internazionale, venne tradotto in molte lingue ed edito addirittura a Cuba e in Giappone.
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Agli inizi del novecento la famiglia Sereni viveva in una Roma colta e privilegiata. Il padre Samuele, medico della real casa ma anche dottore per le classi artigiane e operaie romane, e la madre Alfonsa Pontecorvo, famiglia pisana di alto ceto, offrono ai quattro3 figli Enrico, Lea, Enzo ed Emilio, una educazione vivace e varia, impartita con severit ma anche con il rispetto della libert di scelta. I Sereni erano ebrei di tradizione prima che di religione, osservanti, ma con un forte desiderio di integrazione alla nazione. Colsero presto le ragioni della politica, le problematiche del presente, e si interessarono delle vicende postbelliche, della rivoluzione russa, del fascismo emergente e delle sue violenze. Conducevano inoltre una vita sociale fatta di frequentazioni culturalmente e politicamente impegnate: appartenevano alla cerchia della famiglia Eugenio Colorni4, Tullio Ascarelli, Nello e Carlo Rosselli, Manlio Rossi Doria, Giorgio Amendola e molti altri tra i figli di quella borghesia romana impegnata e progressista che seppe rimanere a lungo estranea al fascismo. Il pi grande dei figli, Enrico5, studioso e docente di fisiologia, durante la prima guerra mondiale combatte come volontario in trincea, esperienza che contribu ad accentuare certi tratti bui del suo carattere, che lo separarono progressivamente dai rapporti fraterni consegnandolo infine ad una morte improvvisa su cui aleggia il sospetto del suicidio.

Figura 2 Storia del paesaggio agrario la piantata padana in una mappa cinquecentesca dei dintorni di Mantova

Il rapporto pi stretto fu quello tra i fratelli Enzo ed Emilio. Il loro impegno, fin da adolescenti, fu quello di una ricerca delle origini, che li port ad avvicinarsi allortodossia religiosa, prima, ed al sionismo, poi. I loro sogni e le loro aspirazioni miravano alla creazione di una comunit nuova, fondata su criteri di fratellanza ed uguaglianza sociale, da fondarsi in Palestina, che il sogno sionista di quegli anni vedeva pacifica, un luogo dove ebrei ed arabi potessero convivere e lavorare insieme per far fiorire e fruttare la terra. da questo sogno che nasce linteresse di Emilio, Mimmo come lo chiamavano i familiari, per lagricoltura. Essa per i fratelli rappresenta non solo simbolicamente un ritorno alle radici,

I Sereni ebbero in realt anche una quinta figlia, secondogenita, Velia, morta per ad appena tre anni, quando ancora Enzo ed Emilio non erano nati. Il lutto segn comunque tutta la famiglia attraverso la severit ed anche la mestezza di una madre che forse non seppe mai superarlo. 4 Cugino, ucciso dai tedeschi a Roma nel 1944. 5 La morte Enrico Sereni (1900-1930) viene registrata dalla questura di Roma in un fascicolo in cui viene inquadrato come antifascista e socialista; nello stesso fascicolo si trovano anche annotazioni su Enzo ed Emilio.
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ma anche uno strumento reale per creare un mondo nuovo. Era il sogno sionista, che in quegli anni pilotava coloni, non solo ebrei, verso Israele. Ma il progetto di trasferirsi insieme in Palestina era destinato a non avverarsi. Enzo si laurea in Filosofia e diventa ben presto una figura chiave del movimento per laly, lemigrazione clandestina verso Israele6, dove, assieme alla moglie Ada Ascarelli, fu tra i fondatori del kibbutz di Givat Brenner7. Enzo parte convinto che Mimmo lavrebbe seguito, non sar cos, amaramente i due fratelli si allontanano a causa, si potrebbe dire, di una forza maggiore: limpegno totalizzante che aveva rapito sempre pi Emilio, il comunismo militante. Le idee socialiste, condivise tra i fratelli, li avevano portati a studiare le dottrine economiche, i problemi sociali e politici, la storia dei partiti antichi e moderni, attraverso una lettura intensiva e vasta. I testi venivano consultati in lingua originale, in quanto entrambi erano poliglotti. I particolare Emilio parlava infinit di lingue antiche e moderne: il tedesco, linglese, il francese, il russo, greco, il latino, lebraico, varie lingue slave e anche alcune particolarmente antiche comprese quelle espresse in scritture cuneiforme, come laccadico, il sumero, littita. Le opere di Marx e di Engels erano il territorio comune alla cerchia di amici, e su queste, sulla loro interpretazione e sulle implicazioni pratiche essi si confrontavano ogni giorno.

Figura 3 Storia del paesaggio agrario. Sistemazione a ciglioni nel Tableau de lagricolture toscane del Sismondi

Ben presto Emilio ebbe chiaro che limpegno intellettuale doveva essere affiancato allimpegno pratico e cominci frequentare il clandestino Partito Comunista, che a Roma faceva proseliti ed aveva una propria strutturazione forte, ancorch continuamente minacciata dagli arresti della polizia politica. Sono questi gli anni in cui si lega a Xenia Silberberg, detta Xeniuska, figlia di Lev Silberberg rivoluzionario socialdemocratico russo di origini ebraiche, arrestato e giustiziato in quel paese dopo i moti del 1905, quando la figlia era ancora bambina. La madre si rifugi allora in Italia a Roma, dove si mantenne dando lezioni di russo, attivit che permise la conoscenza con Emilio. Nel 1927 Emilio Sereni consegue la Laurea in scienze agrarie presso lIstituto superiore agrario di Portici (in seguito Facolt di Agraria dellUniversit di Napoli) con la tesi La colonizzazione agricola ebraica in Palestina8. La tesi non solo un trattato tecnico in cui ad esempio si esplicano le pratiche da utilizzare per fare della coltura irrigua intensiva la base della colonizzazione, ma si danno anche indicazioni che, in ultima analisi sono di tipo politico, come quelle che sconsigliamo ladozione di forme di propriet privata del terreno, che potrebbero secondo Sereni, diminuire una potenzialit fondamentale del popolo ebraico, la sua mobilit, finendo per legare troppo i contadini alla terra. La tesi di Sereni impregnata
ADA SERENI, I clandestini del mare. L'emigrazione ebraica in Terra d'Israele dal 1945 al 1948, Mursia editore, collana GUM Testimonianze, 1994. 7 Ada Ascarelli Sereni, fu responsabile delle relazioni del movimento dell'Aliyah Bet (l'immigrazione clandestina), a capo del settore italiano dall'aprile 1947 al maggio 1948, data della proclamazione dello Stato d'Israele. Fu inoltre fondatrice dell'Associazione Italia-Israele. 8 LUIGI MUSELLA, La scuola di Agricoltura di Portici nellesperienza di Manlio Rossi Doria e di Emilio Sereni in Studi Storici anno XXX, n 3, 1989, pagine 701-715.
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per anche di ottimismo, amaro se guardato con gli occhi di oggi, perch fiduciosa che il lavoro in Israele unir i due popoli, ebraico e palestinese entrambi beneficiati dal nuovo assetto territoriale: quello che gli ebrei fanno in Palestina qualcosa di pi di una semplice opera di colonizzazione: il popolo ebraico tutto febbrile alla ricerca di nuove forme di vita, che possano sostituire le antiche che esso non sente pi vivere in s: si tratta soprattutto, come stato detto di una Neubegruendung des Nationalismus che gli operai ebrei hanno mostrato di saper trovare in Palestina, e non solo per s ed per questo che il Sionismo ha un vivo interesse non soltanto per gli ebrei, ma per quanti nel febbrile ed agitato mondo di oggi sentano, attraverso tutte le lotte la fondamentale solidariet umana9. In quello stesso anno Emilio e Xenia si sposarono e si spostarono a vivere a Napoli, dove lui aveva una borsa di studio per una analisi sulle condizioni dei contadini nel mezzogiorno.

Figura 4 Comunit rurali nell'Italia antica La toponomastica per lindagine territoriale, distribuzione e densit dei toponimi gallici in ialos (radura nel bosco) in Francia.

LIMPEGNO POLITICO E LA RESISTENZA Il lavoro degli anni trascorsi a Portici rappresenter per Emilio una base formativa imprescindibile. Ebbe infatti la possibilit di esaminare un mondo contadino che andava sparendo, leggendolo con gli occhi idealisti di chi vedeva nel lavoro e nel rapporto tra lavoratore e luogo la parte sana della societ, la speranza di rifondare un nuovo ordine sociale su di essa. Il suo lavoro era minuzioso e tanto ben fatto che anche il ministero, evidentemente alloscuro delle idee antifasciste, ne invi copia a tutti i redattori come

EMILIO SERENI, La colonizzazione agricola ebraica in Palestina, tesi di laurea, anno accademico 1926-1927, pagina 5, in Segreteria della Facolt di Agraria dellUniversit degli Studi di Napoli, fascicolo Sereni.
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esempio di lavoro ben fatto10. A Napoli, assieme allamico Manlio Rossi Doria organizz un distaccamento del Partito Comunista, attivit che nel 1930 port entrambi ad essere arresti. I quindici anni di prigione a cui Sereni era stato condannato si ridussero per fortuna a cinque, per gli effetti di una inaspettata amnistia.

Figura 5 Comunit rurali nell'Italia antica Lo spopolamento montano nellarea ligure e alpina.

Gli anni successivi, trascorsi a Parigi, dove ebbe modo di confrontarsi con Marc Bloch, lo videro di nuovo impegnato su pi fronti, come egli stesso ricorda: Uscito dal carcere alla fine del 35, per effetto di amnistia e condono, e sottoposto a vigilanza speciale non riponeva naturalmente per me la possibilit della continuazione di un regolare curriculum scientifico universitario. Chiamato a far parte del centro estero del Partito comunista, ed espatriato
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MARINA SERENI, op. cit.


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clandestinamente, come redattore della rivista teorica del Partito Comunista Lo Stato operaio, e come responsabile del lavoro culturale del partito stesso, continuai come risulta anche dalle pubblicazioni allegate, nello sforzo di fondare la mia lotta per la libert e per il rinnovamento politico e sociale dellItalia in una ricerca scientifica ed in unanalisi scientifica e storica della nostra realt nazionale. in questi anni che venni stendendo una Storia dellagricoltura in Italia dal XVI secolo allet contemporanea, della quale la maggior parte and perduta nel corso delle mie successive vicissitudini cospirative, e della quale, soltanto tre capitoli recuperati in copie dattiloscritte, clandestinamente diffuse in Italia furono pubblicati dopo la liberazione dalleditore Einaudi sotto il titolo Il capitalismo nelle campagne (1860 1900)11. In questo studio Sereni analizza quella che lui stesso definisce l'incompiuta rivoluzione democratico-borghese dal punto di vista dei residui feudali precapitalistici, che permangono a lungo nei rapporti sociali del nostro paese determinando arretratezza e disparit tra Nord e Sud. Ritiene che il Risorgimento non sia riuscito a coinvolgere le masse rurali, ed anzi come alla mancanza di una riforma agraria abbia fatto seguito un sistema di accumulo del capitale da parte della ancora incerta borghesia italiana a discapito delle campagne. In quegli anni, e fino alla fine della seconda guerra mondiale lattivit politica assorb le energie di Sereni in modo pressoch completo, assumendo un ruolo di spicco allinterno del partito e movimento partigiano. Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo coglie mentre si trova a Parigi ed a lui fu affidato lincarico di organizzare lattivit politica fra gli emigrati. Nel settembre del 1941 a Tolosa assieme a Giuseppe Dozza per il Pci, Pietro Nenni e Giuseppe Saragat per il Psi, Silvio Trentin e Fausto Nitti per Giustizia e libert costituisce un comitato dazione finalizzato alla cospirazione antifascista. I suoi studi scientifici non sembrano per risentire pi di tanto della sua attivit rivoluzionaria, ( di questi anni La questione agraria e la rinascita nazionale) ma il lavoro di cospiratore ad assorbire la maggior parte delle sue energie: tra Tolone, Nizza, Parigi e larco alpino occidentale passa dalla propaganda teorica (fonda il giornale La parola del soldato) allazione pratica di sabotaggi e colpi di mano, commissario politico dei Franc tireurs et partisans delle Alpi Marittime.

Figura 6 Comunit rurali nell'Italia antica Un contratto di divisione terriera del 117 a.C., la Sententia Minuciorum nella Tavola di Polcevera

EMILIO SERENI, Pagine autobiografiche di Emilio Sereni in Studi Storici anno 37, 1996 n3. Da un documento dattiloscritto conservato presso lArchivio Fondo Sereni con lintestazione Esame di abilitazione alla libera docenza in: Storia dellagricoltura. Sessione 1959. Curriculum del candidato dott. Sereni Emilio.
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Nel giugno del 1943 viene arrestato e processato dal tribunale straordinario di guerra della IV Armata Italiana che lo condanna a diciotto anni di carcere per associazione sovversiva, emigrazione, istigazione di militari, documenti falsi, destinandolo al carcere di Fossano. Qui, nel settembre del 1943, alla caduta del fascismo, Sereni persuade con un discorso le guardie carcerarie a liberare i detenuti politici, ma solo dopo dodici chilometri viene catturato e ricondotto in carcere, che nel frattempo era passato sotto il controllo delle SS tedesche. Un ulteriore tentativo di evasione gli valse invece il trasferimento nel braccio della morte delle SS alle Nuove di Torino dove rimane rinchiuso per sette mesi. Solo nellagosto 1944 riesce a fuggire e stabilendosi a Milano, dove subito riprende il suo ruolo tra le fila partigiane comunista sia come dirigente dellufficio di agitazione e propaganda sia come rappresentante del partito assieme a Luigi Longo nel Comitato di Liberazione Nazionale. Inoltre membro del comando generale delle brigate Garibaldi; nellaprile 45 tra i dirigenti dellinsurrezione al Nord. assieme a Leo Valliani e Sandro Pertini. Il 25 Aprile del 1945, il giorno della liberazione, decreta la condanna alla fucilazione di Mussolini, sentenza eseguita, pochi giorni pi tardi, dopo le vicende mai realmente chiarite di Dongo.

Figura 7 Comunit rurali nell'Italia antica Statue-stele del Tipo Pontevecchio, testimoniano il momento di passaggio per le comunit liguri da una fase patriarcale a quella patriarcale.

IL DOPOGUERRA: LA PRODUZIONE LETTERARIA Nel 1946 viene eletto allAssemblea Costituente, successivamente entra a far parte degli ultimi due governi di unit nazionale presieduti da De Gasperi, come ministro dellAssistenza postbellica, prima, e come ministro dei Lavori pubblici, dopo, ed infine eletto senatore. Lasciatosi alle spalle limpegno partigiano, Sereni continua a dedicare le proprie energie allimpegno civile, ma anche lo studio ritrova nuovo vigore. La produzione bibliografia di maggior rilievo comincia in questi anni. In questo periodo si dest in me un particolare interesse per i riflessi delle storia agraria italiana nel campo culturale e letterario, e per la documentazione involontaria, chele fonti letterarie e culturali, appunto, forniscono per la storia dellagricoltura stessa.12 Tra le fonti involontarie si deve sottolineare lo studio della cultura contadina, intesa non solo sotto laspetto di cultura materiale ed etnografica, ma anche folkloristica. Raccoglie ed analizza i testi dei canti tradizionali della ruralit e usa come chiave di lettura per le vicende
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Ibidem, pagina 724.


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storiche dellagricoltura: innovazioni tecniche, cambiamenti economici, modificazione di usi e costumi, evoluzioni alimentari. Le opere che riguardano questo tipo di studi possono sembrare fatte per una erudizione fine a se stessa, ma specialmente se considerate alla luce della produzione successiva, esse hanno una chiara finalit di documentazione specifica per la comprensione che si sviluppa in parallelo sia della situazione sociale e politica, sia della storia dellagricoltura italiana. del 1950 Attualit del Giusti: la cultura toscana del '48 e il significato storico della mezzadria, in cui, partendo dalla disamina della situazione della campagna toscana alla met del secolo XIX, individua relazioni politiche e sociali indicative di una situazione, quella toscana, che era rimasta cristallizzata e che, e questo il timore dellautore, ancora oggi costituisce un terreno arido per la crescita delluguaglianza sociale. La lettura di queste dinamiche attraverso la poesia, ironica e apparentemente spensierata, ma in realt impegnata e pungente, della poesia di Giuseppe Giusti, non che la scelta di un punto di vista privilegiato ed originale per ripercorrere in Toscana quelle radici dimpegno sociale che portarono prima alla annessione allo stato unitario e alle aspirazioni democratiche e socialiste poi. Abbiamo accennato come, tagliata fuori la Toscana dalle grandi correnti della civilt e dei traffici, questo sistema si sia cristallizzato, fermando questa parte dellItalia ad un grado di sviluppo che, avanzato nellepoca in cui esso prima si costitu, ha rappresentato nella moderna civilt capitalistica un punto di arresto e sovente un ostacolo allo sviluppo civile. () Ancora oggi nelle campagne toscane , le mani dellumanit sofferente si levano al cielo; unumanit pi profondamente sommossa si divide in lotte civili. Ancora oggi come il Salvagnoli replicava al Capponi, poco giova al contadino daver avuto la precisa met, quando ha la coscienza di meritare di pi, quando il ventre gli grida che quella met non lo sazia . Questa coscienza ormai radicata in vitali esigenza la forza decisiva che rompe slarga i limiti di quel piccolo mondo antico, che fu il mondo di Giuseppe Giusti13

Figura 8 Comunit rurali nell'Italia antica Il paesaggio agrario della valle padana e le tracce della centuriatio romana.

EMILIO SERENI, Attualit del Giusti: la cultura toscana del '48 e il significato storico della mezzadria, in: Il 1848-1849. Conferenze fiorentine di C. Barbagallo, L. Russo, L Pizzetti, A. Levi, R. Bacchelli, A.C. Jemolo, D. Cantimori, E. Sereni, Firenze, Sansoni, 1950. pagine 17- 48; pagina 47 e 48.
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Nel 1955esceComunit rurali nell'Italia antica, che valse ad Emilio la laurea ad honorem allUniversit Humboldt di Berlino, opera che sia nella propria autobiografia, sia nella prefazione dellopera stessa il Sereni ascrive al filone storiografico inaugurato da Marc Bloch nel suo Les caractres originaux de lhistore rurale franaise che studia le problematiche dei sostrati pi antichi. Le Comunit rurali analizza la fase pi antica della storia agraria italiana ed in particolare dellorigine delle citt e del contrasto tra citt e campagne. La risonanza per questopera fu notevole e non solo in Italia, ma anche in paesi esteri come, Germani, Polonia, Francia, Gran Bretagna ed Unione Sovietica. A dispetto del titolo il soggetto principale non una generica penisola italiana, ma si tratta piuttosto di una monografia che studia lambiente ligure antico nelle sue pi dettagliate sfaccettature. A differenza di quanto avverr in Storia del paesaggio agrario, qui Sereni fa largo uso delle note e si appoggia spesso nelle sue analisi a quelle gi compiuti da specialisti ed esperti nei diversi campi. Lopera riesce nel suo intento di compendiare e articolare tra loro studi derivanti da discipline diverse e non sempre comunicanti tra loro, che sul suolo della Liguria Sereni fa dialogare ed aprire nuovi orizzonti di conoscenza. La Liguria antica torna alla luce come da un palinsesto, (che) sotto la pi moderna ed evidente configurazione, sovente affiora nel dettaglio del paesaggio e dei regimi agrari, un sostrato pi antico, che alle diverse figure del quadro ancora imprime una colorazione ed una tonalit caratteristiche14 Tutto questo materiale doveva confluire in unopera intitolata Illustrazioni per una storia del paesaggio e dei sistemi agrari in Italia nel quale la storia del paesaggio agrario in Italia dallet greca ed etrusca ai giorni nostri esposta sotto forma di un commento a documenti iconografici del paesaggio stesso tratti da opere darte, da piante catastali etc.15 Purtroppo lopera fu respinta sia da Einaudi che da Editori Riuniti, uscendo infine a Bari, con Laterza, con un apparato iconografico ridotto e senza note, con il noto titolo di Storia del paesaggio agrario italiano.16 La sua assoluta fedelt alla causa comunista lo fece aderire in toto alle scelte dellUnione Sovietica. Nel 1956 nellepoca delloccupazione dellUngheria, si schier dalla parte dellURSS. Ma emblematico fu anche il caso Lysenko, alle cui dottrine biologiche, in realt sconfessate dalla scienza successiva17, Stalin aveva aderito indicandole come strada da seguire. Anche allinterno del Partito Comunista Italiano si verific unadesione fideistica di massa a cui non si sottrasse Emilio Sereni. Luigi Silvestri e Massimo Aloisi, promettenti biologi e membri del partito, partendo da considerazioni di ordine rigorosamente scientifico, misero in guardia da quello che a loro apparve subito come un evidente errore. Aloisi, cauto ma determinato, demand aduna serie di articoli sulle riviste del PCI la sua disamina di questa ed altre aberrazioni della scienza staliniana, denunciando linquinamento della scienza con preconcetti ideologici, mentre Silvestri, che volle portare la discussione tra i militanti di base, fin espulso dal partito anche per volont di Sereni, mentre gli esiti fallimentari degli esperimenti di Lysenko in Unione Sovietica furono resi noti solo dopo la morte di Stalin. Gli anni sessanta vedono Emilio Sereni, se non ritirasi dalle scene politiche, almeno farsi da parte dalle posizioni di primissimo piano. Dopo anni di scelte politiche spesso difficili ed assolute, talvolta discutibili e poco comprensibili se non calate nel contesto storico che le

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EMILIO SERENI, Comunit rurali nell'Italia anticaRinascita, Roma 1955. Prefazione, pagina XIII. EMILIO SERENI, Pagine autobiografiche di Emilio Sereni, Op. Cit. pagina 725. 16 DIEGO MORENO, OSVALDO RAGGIO, Dalla storia del paesaggio agrario alla storia rurale. Lirrinunciabile eredit scientifica di Emilio Sereni, in Quaderni storici 100 anno XXXIV, n 1, aprile 1999, pagine 89-104 17 Nel 1948 lo scienziato sovietico Trofim Lysenko sostenne che lenovit organiche acquisite dagli animali e dalle piante durante laloro vita erano trasferibili al patrimonio ereditario. La teoria prevedeva, una volta applicata alla coltivazione agricola eall'allevamento zootecnico, notevoli vantaggi, rendendo l'URSS pi ricca e potente. Fu probabilmente quest'allettante prospettiva che entusiasm Stalin, il quale consent che le concezioni di Lysenko diventassero i dettami irrinunciabili della scienza sovietica. GIACOMO SCARPELLI, La biologia italiana del Novecento, saggio on line su Aperture, rivista semestrale di cultura generale e filosofica, http://digilander.libero.it/aperture/.
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vide nascere, amareggiato da dolorose vicende personali come la lunga agonia della moglie Xenia colpita da un tumore, preferisce dedicarsi sempre pi allo studio. Il 20 marzo 1977 muore a Civitavecchia, ed il suo archivio, che conta oltre duemila buste, sessantatremila pezzi e milleottocentoquarantatre voci, diventer il Fondo Emilio Sereniconservato presso la biblioteca dellIstituto Cervi.

Figura 9 Storia del paesaggio agrario La piantata padana in un dipinto di Aldo Borgonzoni

STORIA DEL PAESAGGIO AGRARIO ITALIANO Lopera viene pubblicata per la prima volta 1961. Nonostante le peripezie editoriali ed i tagli strutturali essa si pone subito come un elemento di rottura e di grande innovazione per la disciplina in Italia. Storia del paesaggio agrario italiano fortemente connotata dalla conoscenza della personalit e dellopera di Marc Bloch18. Anche per Sereni il paesaggio agrario da studiarsi in modo interdisciplinare in quanto esso concerne gli aspetti materiali della vita rurale, levoluzione economica, tecnologica e sociale pu essere compreso attraverso studi di tipo linguistico, archeologico, artistico e letterario.
Nato a Lione il 6 luglio 1886, anche Marc Bloch , come Sereni, di origini ebraiche. Insegna storia medioevale all'Universit di Strasburgo e successivamente storia economica alla Sorbona di Parigi. Durante il periodo di governo filonazista viene espulso dalla Sorbona a causa delle sue origini ebraiche. Impegnatosi nella Resistenza, viene arrestato dalla Gestapo e fucilato nel 1944. Nel 1929 fonda, in collaborazione con Lucien Febvre, la famosa rivista Annales d'histoire conomique et sociale che introduce nuove metodologie di indagine storica che mirano alla definizione di una storia globale, fatta cio non solo da strutture politico-militari ma anche geografiche, sociologiche economiche e sociali. Con questa metodologia Bloch appronta negli anni tra le due guerre le sue opere pi famose: I re taumaturghi (1924), La societ feudale (1939-1940) e soprattutto I caratteri originari della storia rurale francese (1930). Il suo ultimo saggio, Apologia della storia o mestiere dello storico, viene pubblicato postumo nel 1949 da Febvre. MARISTELLA STORTI Marc Bloch (1886-1944). Il viaggio verso la conoscenza dei caratteri originali del paesaggio e del mestiere di storico in Quaderni della Rivista, n 1, volume 3- settembre/dicembre 2004.
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Nellincipit del testo, riecheggiando una definizione di paesaggio agrario maturata nella geografia rurale degli anni cinquanta,19 Sereni enuncia sia la sintesi di tutto il suo pensiero scientifico sia la finalit della sua opera: il paesaggio agrario significa quella forma che luomo , nel corso ed ai fini delle sue attivit produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale20. Sereni si colloca dunque in quel filone culturale che in Italia rappresentato dallopera di G. P. Marsh, Man and Nature21, e che tende a spiegare le forme fisiche del paesaggio basandosi sulla contrapposizione, appunto, tra uomo e natura, tra equilibrio ecologico primigenio ed azione modificatrice umana. Tale dicotomia, pur nella sua arbitrariet di voler collocare luomo al di sopra della natura, accettabile e comprensibile ed ha trovato e trova vasto riscontro sia tra i paesaggisti che tra gli ecologisti. Sono per gli avverbi coscientemente e sistematicamente che rischiano di escludere da queste dinamiche tutta una serie di azioni spesso n coscienti n sistematiche che per il paesaggio lo hanno cambiato comunque. Luso di questa specifica non sorprende per nel quadro generale della personalit e della formazione culturale dellautore, il quale nel corso della propria vita ha sempre teso ad evitare posizioni chiaroscurali, preferendo affrontare ogni posizione politica, religiosa, personale o culturale abbracciandola in toto, convinto che ingiustizie, soprusi o errori della storia fossero destinati ad essere cancellati dallazione positiva dellimpegno umano consapevole. Una delle pi significative definizioni dellidea storia che muove il pensiero diEmilio Sereni quella contenuta nella prefazione alledizione italiana dellopera giovanile di Max Weber, Storia Agraria Romana, in cui egli ravvisava unimpostazione di tipo marxista, strutturalista ed attenta soprattutto agli aspetti economici, da lui condivisa22. Per Sereni i successivi studi di storia agraria romana restano invece menomati da una artificiosa separazione tra storia dellagricoltura e storia agraria non che, beninteso, non sia ammissibile e proficua una specializzazione, quale quella che induce gli storici dellagricoltura a concentrare il loro interesse sullo studio delle tecniche e dei sistemi e pi in generale delle forze produttrici agricole; e gli storici agrari a porre laccento invece sui rapporti di produzione agrari. Tutto ci utile senza dubbio e persino necessario, purch non si dimentichi mai che la storia una; e che determinate forze produttive agricole, in particolare, non possono mai operare allinfuori di determinati rapporti di produzione.23 La storia del paesaggio agrario, partendo dal 500 a.C., epoca della colonizzazione greca, segue levoluzione dei territori agricoli italiani fino ai giorni nostri. Concettualmente lopera si presenta come distinta in due parti separate, che hanno sortito risultati differenti. La prima parte, quella specificatamente storica, la pi completa e riuscita delle due. Questa si basa, come gi accennato, su di un apparato informativo costituito da fonti tra le pi disparate ed analizza i sistemi agricoli e impianti territoriali antichi. Si delinea cos, a partire dalle radici pi remote passando attraverso innovazioni tecniche e sociali il quadro complessivo della situazione italiana. Laffresco, pur a grandi linee, dellItalia antica restituisce pluralit di situazioni e peculiarit locali, supportate da una scelta dimmagini che sono al contempo fonte per lo studio e esplicazione dei ragionamenti effettuati. Il territorio che Sereni ci consegna nel suo vasto affresco plurisecolare in realt la storia del suolo agricolo molecolarmente plasmato e modellato dal lavoro contadino, dalle tecniche di coltivazione, dalle forme delle piantagioni, dai modelli di impresa, dalle dimensioni della propriet, dai rapporti di produzione fra le varie figure gravanti sulla terra. Lambito di trasformazioni di cui ci ha dato conto, prima di altri, questo grande studioso in realt solo
Ibidem, pagina 98. EMILIO SERENI, Storia del paesaggio agrario, Laterza, Bari 1961, pagina 29. 21 GEORGE PERKINS MARSH, Man and Nature; or phisical geography as modified by human action 1864 22 DIEGO MORENO, OSVALDO RAGGIO, op. cit. 23 EMILIO SERENI, Premessa a MAX WEBER, Storia Agraria Romana, Il Saggiatore, Milano 1967, pagina XVII
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un geniale capitolo della storia dellagricoltura italiana. una vicenda che germina dalla cultura storiografica annalistica di met novecento e dal contesto originale dellItalia della seconda met di quel secolo. Com noto, in quegli anni lagricoltura e il mondo contadino sono al centro degli interessi della vita nazionale. Le grandi lotte contadine nelle aree latifondistiche del Sud, le vertenze nazionali dei mezzadri, i conflitti bracciantili nelle aziende capitalistiche padane, la riforma agraria del 1950, sono eventi che fanno epoca nella storia del Paese e che lasceranno una impronta politica e culturale profonda, destinata a ispirare le ricerche di pi generazioni di studiosi e a fare della storia agraria italiana un capitolo senza dubbio importante della storiografia europea contemporanea.24 Ma nellavvicinarsi ai giorni nostri, che lopera tende a perdere in freschezza. Nellultimo capitolo, il panorama agrario dellItalia contemporanea, la penna dello storico lascia il posto a quella del politico, e la ricchezza di quantificazioni numeriche, di certezze statistiche, non risulta convincente come le deduzioni e le intuizioni dei capitoli precedenti. Le numerose situazioni locali, il panorama particolareggiato di mille paesaggi si aggregano fino a distillarsi nei tre pi evidenti sistemi riconoscibili nel nostro paese: grandi estensioni latifondistiche nel Mezzogiorno, residui mezzadrili nellItalia Centrale, le grandi affittanze capitalistiche nella pianura padana. Le illustrazioni di questultimo capitolo sono prevalentemente di tipo artistico, con funzione evocativa e non pi interpretativa. Si tratta certamente di una parte aggiunta ad un lavoro gi completato in precedenza, che con il suo salto di scala sembra essere la metafora della vita stessa dellautore: un uomo che ha saputo fare scelte assolute e mai comode, che ha messo il proprio impegno e il proprio ingegno per la ricerca di uno stato sociale pi giusto, che dopo anni di opposizione e di sogni utopici si trova perso davanti una realt fatta di burocrazia e di illusioni che cadono.

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Figura 1 SERENI EMILIO, Storia del paesaggio agrario, Laterza, Bari 1961, pagina 101. Figura 2 ibidem pagina 180. Figura 3 ibidem pagina 320. Figura 4 SERENI EMILIO, Comunit rurali nell'Italia antica, Rinascita, Roma 1955, pagina 367. Figura 5 ibidem pagina 206. Figura 6 ibidem pagina 14. Figura 7 ibidem pagina 223. Figura 8 ibidem pagina 15. Figura 9 SERENI EMILIO, Storia del paesaggio agrario, Laterza, Bari 1961, pagina 453. Testo acquisito dalla redazione della rivista nel mese di settembre 2005. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Temi del paesaggio pagg. 43-54

IL PAESAGGIO COME SISTEMA DI RETI


Emanuela Morelli*

Summary If we consider the landscape as a living organism we can assert that it is permeated from a delicate interlace of various nets in which flow the energies useful to determine its works and its state of health. These linear elements form generally reticular organisations that overlaying one to the others. These specific energies are diversified and have various roles (therefore like in the human body the blood system differ from that nervous one), and flow and insist on the same spatial zone. Key-words Landscape, networks, signs, lines.

Abstract Se consideriamo il paesaggio come un organismo vivente possiamo affermare che esso permeato da un delicato intreccio di reti diverse in cui fluiscono le energie utili a determinare il suo funzionamento e il suo stato di salute. Questi elementi lineari formano generalmente delle organizzazioni reticolari che inevitabilmente vanno a sovrapporsi ad altri sistemi esistenti. Queste specifiche energie sono diversificate tra loro e hanno ruoli diversi (cos come nel corpo umano il sistema sanguigno differisce da quello nervoso), e fluiscono ed insistono soventemente sul medesimo ambito spaziale. Parole chiave Paesaggio, reti, segni, linee.

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze.

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PAESAGGIO COME INTRECCIO DI RETI

Figura 1. Foto aerea del fiume Arno e del centro urbano di Incisa in Val dArno (Fi). Fiumi e corsi dacqua minori, sentieri, strade, autostrade, linee ferroviarie, insediamenti urbani, trame dei campi agricoli, ciglioni e terrazzamenti, lingue di vegetazione, siepi: un insieme complesso e articolato di reti che permea il paesaggio di vita.

Cos come stabilito dal Codice dei beni culturali e del paesaggio1 la fase in cui vengono definiti gli ambiti omogenei di paesaggio si presenta come momento di sintesi del processo analitico e, grazie alla loro natura dinamica e alla loro diversa caratterizzazione, permette di
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Capo III, Pianificazione paesaggistica, Articolo 143:Piano paesaggistico 1. In base alle caratteristiche naturali e storiche ed in relazione al livello di rilevanza e integrit dei valori paesaggistici, il piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli significativamente compromessi o degradati. [3] La sua elaborazione si articola nelle seguenti fasi: a) ricognizione dellintero territorio, attraverso lanalisi delle caratteristiche storiche, naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare; b) analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso lindividuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilit del paesaggio, la comparazione con gli altri atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo; c) individuazione degli ambiti paesaggistici e dei relativi obiettivi di qualit paesaggistica Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 recante il "Codice dei beni culturali e del paesaggio" ai sensi dellarticolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, detto Codice Urbani.

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individuare quei soggetti che si pongono come intermediazione tra i fattori ecologiciambientali e naturalistici, storico-insediativi e architettonici e visuali-percettivi e dellaspetto sensibile2, utili alla diagnosi e alla definizione degli obiettivi di qualit paesaggistica. Uno dei principali scopi della lettura analitico-diagnostica di un paesaggio comprenderne il suo funzionamento. Il paesaggio difatti, qualunque sia la definizione a cui si fa riferimento, ha natura complessa e di sistema, composto da una molteplicit di elementi relazionati tra loro, inteso come significato e significante, ovvero la cosa e allo stesso tempo limmagine della cosa3. Esso soggetto dinamico e in continua evoluzione ed in virt di questa sua vivacit e del modo con cui si trasforma, muta o si evolve, che si determina la vita stessa del paesaggio e quindi la sua integrit4. Gli ambiti omogenei, chiamati anche unit di paesaggio o ambientali, ambiti paesaggistici, eccetera, sono rappresentati da areali che comprendono la porzione di un determinato paesaggio, ma data la natura sempre pi complessa delle opere delluomo, e le varie scale a cui il paesaggio fa riferimento, essi da soli non sono sufficienti a dare una completa lettura delloggetto di studio in quanto occorre comprendere le dinamiche, le connessioni e le interdipendenze reciproche tra le diverse unit e tra queste con lesterno. Se consideriamo quindi il paesaggio come un organismo vivente possiamo affermare che esso permeato da un delicato intreccio di reti diverse in cui fluiscono le energie utili a determinare il suo funzionamento e il suo stato di salute. Questi elementi lineari formano generalmente delle organizzazioni reticolari che inevitabilmente vanno a sovrapporsi ad altri sistemi esistenti. Queste specifiche energie sono diversificate tra loro e hanno ruoli diversi (cos come nel corpo umano il sistema sanguigno differisce da quello nervoso), ma fluiscono ed insistono soventemente sul medesimo ambito spaziale. Appare evidente quindi lutilit della lettura di questi sistemi in quanto ogni rete deve svolgere efficacemente il proprio ruolo senza essere interrotta: la progettazione e la pianificazione devono cio valutare lintero sistema di sistemi in quanto la qualit dellinsieme dei sistemi che permette di garantirne la corretta efficacia. LE PRINCIPALI CATEGORIE DI RETI Il concetto di rete rappresentabile da insieme di linee, ideali o reali, che si incontrano e si incrociano. I sistemi a rete strutturanti il paesaggio possono essere articolati secondo tre categorie principali: le reti storico-culturali, ecologico-ambientali, e percettive-visive. Tuttavia bene tenere presente che in molte situazioni un elemento non esclusivo di una categoria, ma piuttosto tende a svolgere un ruolo maggiormente determinante sotto alcuni di questi aspetti. Anche i confini tra le reti possono essere indefiniti dato che una siepe pu essere letta come una testimonianza storico-culturale, un elemento ecologico, o un valore estetico-percettivo: tra i sistemi a rete quindi esistono punti di contatto e di reciproca influenza. Lesigenza di leggere il paesaggio come un insieme, o come insieme di reti, stata evidenziata con il lavoro di Frederick Law Olmsted che per primo ha compreso limportanza del concepire il verde, portatore di natura, come un insieme di spazi aperti (parchi) tra loro connessi (ad esempio parkways). In questo modo vengono legate assieme pi funzioni quali ad esempio la continuit della natura, la fruizione e movimento delle persone, il godimento e
Cos come definito dalla Carta di Napoli, ottobre 1999, Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio. FRANCO FARINELLI, Larguzia del paesaggio, Casabella, 575-576, 1991, pag. 12. Vedi anche EMANUELA MORELLI, Il Paesaggio, in GIULIO G. RIZZO, Leggere i luoghi, Aracne Editrice, Roma 2004. 4 Un paesaggio pu essere reputato sostanzialmente integro laddove i processi di trasformazione in atto si fondano sulle matrici paesistiche esistenti, sono cio coerenti ai processi di funzionamento che lo costituiscono, ai processi di stratificazione avvenuti precedentemente che hanno rinnovato, potenziato e/o reinterpretato di volta in volta le componenti presenti rendendole attuali. Un paesaggio che sta perdendo la sua integrit indica perci la presenza di processi che alterano la sua struttura profonda: una trasformazione che non comporta evoluzione ma piuttosto un cambiamento radicale, quasi sempre purtroppo distruttivo in quanto non rispettosa di ci che costituisce la matrice fondativa di quel determinato paesaggio, omettendo cos i suoi caratteri identificativi, morfologici, storici, naturali.
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la percezione degli scenari, grazie alla presenza di strade e percorsi oltre un efficace e sostanzioso equipaggiamento vegetale. Il progetto che forse meglio rappresenta questo concetto lEmerald Necklace di Boston, dove un reticolo continuo di spazi verdi struttura e regola lo sviluppo della citt nella sua regione. Il termine rete stato acquisito in seguito per scopi diversi: il modello matematico della rete5 ad esempio uno dei concetti fondamentali che stanno alla base del trasporto6. Lo stesso modello stato per impiegato in altre discipline in particolare nellecologia che da sempre ha fatto uso di modelli matematici7: Network theory has been a major contribution to the ideas of ecosystem science that arose from systems analysis approach. Applying theoretical concepts from electrical circuitry to the network of food webs (and trophic links) takes advantage of the large body of mathematics underlying network design. This theory describes five key features of ecosystems as network: homogenization, amplification, quantitative indirectness, synergy, and utilization efficiency. These concepts incorporate energy flows, inputs, tight linkages, indirect effects, connections, and cost-benefit efficiency. The concepts may be useful in analyzing and understanding road systems relative to ecosystems. Network theory also underlies hierarchical approaches to ecosystems, whereby interactions can be viewed at various levels within a food (trophic) chain or biological system.8 Si pu quindi affermare che il modello di rete dotato di numerosi requisiti che soddisfano molte delle esigenze attinenti alla progettazione paesistica: 1. ha un ruolo di struttura; 2. ha un disegno sistemico; 3. esprime gerarchia tra i soggetti; 4. capace di individuare, quantificare e valutare i flussi tra i soggetti; 5. in esso intrinseco la dinamicit e il movimento. Il concetto di rete, che soventemente ha affascinato gli studiosi delle politiche territoriali viene recentemente ripresentato in modo diffuso allinterno di numerosi strumenti urbanistici come indagini ma anche come veri e propri piani alle varie scale (da quelli a scala regionale a quelli locali) al fine di soddisfare lesigenza di avere informazioni e gestire le dinamiche che hanno a che fare con le leggi della Natura e con gli aspetti relazionati alla percezione e alla fruizione della popolazione del paesaggio, integrando cos i dati dei singoli ambiti paesaggistici. Le reti storico-insediative Le reti storico-culturali sono le matrici del paesaggio antropico e si rafforzano o perdono la loro intensit secondo le modalit con cui avvengono i processi di stratificazione. Esse assolvono alla funzione di organizzazione, connessione, orientamento e sviluppo delle comunit l insediate e sono rappresentative di una precisa identit culturale, sia nello spazio che nel tempo.

Basic Concepts: Direct linkages, Indirect Linkages. Connectivity = attribute of a network; measures the effort (minimum number of links) needed to reach all nodes from all other nodes Accessibility = attribute of a node: measures the effort needed to reach all or certain nodes from a specific node. Path: a set of consecutive links involving different nodes Forward and Backward Linkages, Directed Graphs (flows move in one direction only) "Fundamental Circuits": are circuits (= closed paths) which do not contain other circuits (such "loops" create redundancies in the network) (Analysis of Interdependence Structures: Networks, in http://faculty.washington.edu/krumme/207/networks.html) 6 Vedi EDWARD J. TAAFFE, HOWARD L. GAUTHIER, AND MORTON E. O'KELLY, Geography of Transportation (1973), Prentice Hall, NJ, 1996. 7 Vedi STUART L. PIMM, J. H. LAWTON, J. E. COHEN, Food web patterns and their consequences, Nature, 350, 1991, pagg. 669-674, e RICHARD T.T. FORMAN, M.D CANTWELL, Landscape graphs: ecological modeling with graph theory to detect configurations common to diverse landscapes, Landscape Ecology, 8, 1993, pagg. 239255 8 RICHARD T. T. FORMAN, DANIEL SPERLING, ET AL., Network theory for road ecology. Road Ecology. Science and solutions, Island press, Washington, Covelo, London 2003, pag. 294.

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I beni storico-culturali fino a pochi decenni fa sono stati considerati quasi sempre come oggetti puntuali, testimonianze isolate, per lo pi sottoposte a vincolo dalle leggi ex 1089 e ex 1497 del 1939. La riscoperta in Italia del paesaggio in quanto valore e risorsa, in particolare nella sua ricchezza storico-culturale, ha portato non solo la ricerca ma anche numerosi piani alle varie scale, ad ampliare il punto di vista e a indagare il bene culturale non pi come episodio ma piuttosto come sistema diffuso connesso da percorsi, trame e tessuti. Le reti storico-cultuali in breve rappresentano lorganizzazione spaziale ben precisa di una determinata comunit dove ad una prima lettura dominano i caratteri della viabilit e dellurbanizzazione ma nella quale emergono anche altri caratteri fondamentali come la scansione dei campi delle aree agricole, lequipaggiamento a sostegno della viabilit (siepi, alberature, tabernacoli, eccetera), le opere idraulico-agrarie, le canalizzazioni, le centuriazioni, le modalit con cui sono state organizzate le bonifiche, eccetera La trama dellappoderamento si diversifica ad esempio da regione a regione, o ancora a secondo del periodo storico, e della propriet e della gestione del bene. La lettura a sistema di queste informazioni permette di identificare una precisa comunit e molte delle sue peculiarit sociali. Difatti essa in genere disegna il modo con cui luomo si insedia allinterno di un determinato territorio, e quindi il suo modo di relazionarsi alla natura e al suo modo di vivere. Le reti ecologiche Le reti ecologiche (ecology network), nate nei paesi dellest europeo e sviluppatesi nella disciplina dellecologia del paesaggio, in particolare nei paesi di lingua inglese, sono vere e proprie infrastrutture naturali: Le reti ecologiche che si configurano quali infrastrutture naturali e ambientali aventi lo scopo di connettere e mettere in relazione gli ambiti territoriali con spiccate caratteristiche di naturalit con gli ambienti relitti e dispersi, si estendono a tutto il territorio, superando la contrapposizione tra citt e campagna (o ambiente naturale/ambiente artificiale)9. Proposte dal mondo scientifico attorno agli anni Ottanta del secolo scorso in virt dei fenomeni di frammentazione sempre pi rilevanti allinterno del paesaggio, sono state riconosciute e trasportate allinterno di molti strumenti per le politiche territoriali. Oggi divenute veri e propri piani per la conservazione della biodiversit le reti ecologiche si sono collocate tra i principali obiettivi di numerose regioni, province e comuni. La Direttiva Habitat 92/43/CEE adottata dalla Comunit Europea rappresenta forse la principale normativa a livello internazionale per incentivare una politica a favore della continuit ecologica ed ha come obiettivo la realizzazione della Rete Natura 2000, cio la costituzione di una rete europea composta da aree di alto valore naturalistico al fine di mantenere habitat per le specie in via di estinzione10. Le reti ecologiche sono costituite da elementi vegetali e sono strutturate secondo: a. nodi: cio aree dove concentrata la presenza delle specie minacciate, per lo pi aree protette ma anche ambienti naturali e seminaturali quali boschi, aree umide eccetera; b. aree cuscinetto: cio fasce che proteggono i nodi da attivit di disturbo; c. corridoi: elementi lineari di vegetazione o corsi dacqua che favoriscono lo spostamento delle specie tra i nodi;

MARCO DINETTI, Infrastrutture ecologiche, Il Verde Editoriale, Milano 2000, pag. 15. Tale rete incorpora anche gli indirizzi e le applicazioni della Direttiva Uccelli 79/409/CEE che, a sua volta, si propone la tutela dei siti di importanza per lavifauna. Lintroduzione esplicita del modello di rete ecologica nellambito delle politiche internazionali risale al 1993, quando nel corso della conferenza internazionale Conservig Europes Natural Heritage: Towards a European Ecological Network di Maastricht, venne presentata liniziativa ECONET. Lobiettivo proposto fu quello di mantenere e migliorare la conservazione degli habitat naturali e semi-naturali, partendo dalla frammentazione del territorio. (APAT, Agenzia per la protezione dellambiente e per i servizi tecnici in http://www.apat.gov.it/site/itIT/Temi/Natura_e_Biodiversit%C3%A0/Natura_e_paesaggio/Pianificazione_e_gestione/Reti_ecologiche/).
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d. aree dappoggio (stepping stones): piccole aree che non hanno la possibilit di svolgere la funzione di nodo ma che sono in grado di offrire rifugio o nutrimento temporaneo alle specie minacciate. Le reti ecologiche possono essere chiamate anche reti ambientali. Per taluni il significato appare il medesimo per altri la rete ambientale detiene un ruolo di pi ampio respiro in quanto la rete ecologica sembra mirare principalmente ad evitare il rischio di insularizzazione degli habitat delle specie minacciate, mentre la rete ambientale ha il compito di incentivare le relazioni naturali con il fine di migliorare, grazie alla loro presenza, la qualit ambientale presente a prescindere dal luogo in cui essa viene realizzata, conferendo cos una certa stabilit ecosistemica in particolare allinterno di quei paesaggi antropici fortemente mineralizzati e quindi degradati dal punto di vista ecologico. Le reti delle relazioni percettive e visive. Le reti delle relazioni percettive e visive sono forse quelle di pi difficile identificazione e rappresentazione in quanto sono costituite non tanto da oggetti ma piuttosto da vuoti che innescano rapporti di intervisibilit e di identificazioni tra e con i luoghi. Utili a rafforzare anche la struttura delle precedenti reti, esse stabiliscono principalmente una relazione percettiva tra la comunit e il paesaggio. Ad esempio un viale alberato che da un determinato luogo conduce ad una emergenza (villa, chiesa, eccetera) non solo una strada equipaggiata ma un vuoto racchiuso da elementi vegetali che permette a quella determinata organizzazione spaziale (villa, viale, sistemazione agraria circostante, eccetera) di essere percepita, riconosciuta, identificata in quanto tale e quindi anche fruita. La realizzazione di un oggetto invasivo in questo vuoto, come ad esempio una infrastruttura posta trasversalmente al senso longitudinale del viale ostruendone cos la vista completa dellinsieme, rompe un legame tra luogo e persone distruggendo o alterando memorie e processi di identificazione con esso. Lo stesso processo pu essere riferito anche alla percezione di elementi naturali, quali ad esempio la vista delle cime di rilievi montani, laghi e corsi dacqua, eccetera.. Gli studi sulla visualit11 appaiono gi pi facilmente rappresentabili rispetto a quelli sulla percezione in quanto maggiormente oggettivi: un crinale per tutti un limite visivo cos come una infrastruttura su di un rilevato funge da barriera rispetto a ci che situato dallaltra parte. Lanalisi percettiva necessita invece di unapprofondita ricerca sociologica ed spesso caratterizzata dalla dissonanza tra insider e outsider12. Comunque lo studio relativo alla percezione dello spazio vitale significativo in quanto utile a misurare il grado di qualit dellambiente in cui vive una comunit e il suo attaccamento e riconoscimento al territorio. difatti nei vuoti, negli spazi aperti che tanti pezzetti si trasformano in un tessuto in quanto avvengono quelle relazioni utili allo scambio e alla conoscenza: lo spazio aperto forse pi di tutti il principale responsabile per il conferimento del senso di comunit di un determinato luogo. Per questi motivi lindagine non pu essere esplicata attraverso la singola considerazione dello stato di conservazione di una risorsa, naturale o culturale, ma necessita di una lettura a sistema, o pi semplicemente a rete.

Vedi VALERIO ROMANI, Il paesaggio dellAlto Garda Bresciano. Studio per un piano paesistico, Comunit Montana Alto Garda Bresciano, Grafo Edizioni, 1988. 12 Sono molte le categorie tra insider e outsider, in genere si differenziano tra chi vive quotidianamente il paesaggio e chi ne fruisce per fini turistici (o comunque lo percorre di passaggio). La ricerca ad esempio che indaga tra infrastrutture viarie e paesaggio definisce queste come un rapporto tra sedentario e nomade ovvero tra chi abita in un paesaggio attraversato da una grande infrastruttura e chi invece fruisce dellinfrastruttura esplicitando cos esigenze diverse. Sullargomento vedi: ALAIN ROGER, Paysage et environnement: pour une thorie de la dissociation, CHRISTIAN LEYRIT, BERNARD LASSUS., Autoroute et paysages, ed. du Demi-cercle, Paris 1994, pagg. 15 36, e LUCA DAVICO, Il contributo della sociologia, in CLAUDIA CASSATELLA, ROBERTO GAMBINO, Il territorio: conoscenza e rappresentazione, Celid, Torino 2005, pagg. 81 88.

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Figura 2. Reticolo viario sulla dorsale appenninica, dal versante emiliano lungo la via Emilia fino alla conurbazione toscana Firenze-Prato-Pistoia. Figura 3. la percezione di un fruitore esperto, in movimento lungo una strada a scorrimento veloce: grafico dapproccio dei segni percepiti dalla tangenziale bolognese.

GLI STRUMENTI DI LETTURA DELLE RETI Il modo pi istintivo e diretto di leggere e rappresentare le reti del paesaggio quello di disegnare un insieme di linee o di elementi aventi forme lineari. La linea in quanto segno contiene gi in s la caratteristica del movimento13, propriet indispensabile per poter rappresentare la dinamicit del paesaggio e dei suoi flussi e quindi anche la funzione che le reti devono svolgere, cio quella di connessione e di relazione. I metodi di rappresentazione variano in base al ruolo che la rete svolge: per quelle ecologiche si forniscono elaborati dove sono censiti e rappresentati gli elementi naturali a sistema, mentre per quanto riguarda le reti storico-insediative vengono elaborate cartografie che contengono informazioni riguardo ad esempio alla scansione dei campi e alla viabilit. Ogni elaborato comunque ha il fine di esprimere e definire il disegno e la geometria della rete, la sua maglia, ovvero la sua organizzazione spaziale, cercando di comprenderne il grado di qualit e individuare i punti di frattura, o le barriere che ne interrompono i flussi, in modo poi da poter ritrovare nella fase propositiva un ricollegamento. Le reti ecologiche Negli elaborati inerenti lo studio delle reti ecologiche vengono censiti i principali siti naturali e semi-naturali quali principalmente fasce di bosco, vegetazione arbustiva e corsi dacqua. Il fine quello di individuare delle indicazioni e delle linee guida a sostegno delle politiche territoriali riguardo ai temi della conservazione, della biodiversit e della naturalit diffusa, migliorando cos lefficienza del tessuto in chiave ecologico-paesaggistica. Per progettare comunque una rete ecologica occorrono numerose e complesse informazioni di diversa natura (in particolare anche sulla geometria stessa della rete e alle specie animale a cui la rete stessa si riferisce). In aggiunta agli elementi precedentemente detti (nodi, aree cuscinetto, corridoi e stepping stone) nella fase progettuale ne viene aggiunto un quinto: le aree di restauro ambientale (restoration areas), utili a garantire quella connettivit perduta a causa delle lacune strutturali individuate.
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Ricordiamo difatti che la linea originata da un punto in movimento, vedi WASSILLY KANDINSKY, Punto, linea, superficie, (1926), Adelphi edizioni, Milano, 1990.

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Figura 4. Rete ecologica nazionale della Polonia (1998).

Figura 5. IBA, Emscher Park (Germania). La rete ecologica strutturata secondo il fiume Emscher e i sette corridoi ad esso trasversali.

Lo studio semiologico del paesaggio Generalmente nello studio storico di un paesaggio viene condotta una ricerca storica comprensiva di elaborati cartografici al fine di rappresentare la stratificazione del paesaggio e di individuarne le matrici pi antiche. Si ricercano quindi catasti e cartografie storiche, cabrei o documenti simili riguardanti singole propriet che aiutano a ricostruire le antiche organizzazioni spaziali in modo da comprendere cosa oggi sia rimasto e come queste hanno influito nei processi di trasformazione conseguenti. Lapproccio semiologico unaltra interessante modalit con cui leggere i mutamenti e i processi di stratificazione che avvengono in un determinato paesaggio inglobando in essa la lettura storica e contemporanea, in relazione agli aspetti antropico-culturali ma anche naturali. La semiologia difatti qui si occupa di quegli elementi significativi che recano una 50

determinata e misurabile quantit di informazioni (i segni), e che, sotto un altro profilo, possono dirsi le forme disegnate sul territorio da eventi naturali o antropici14. Luomo ad esempio imprimendo una forma al suo modo di operare sulla natura lascia un proprio segno, in quanto ogni azione antropica ha natura semiologica. Le carte della semiologia (naturale e antropica) sono redatte grazie ad un processo gestaltico che permette di individuare, selezionare e interpretare una quantit di segni necessari a svelare la struttura portante del paesaggio, ovvero a riconoscere quel sistema in cui scorrono i flussi di energie, le forze, che organizza il tessuto. Ecco allora che tipologie diverse di linee15 indicano i crinali e la morfologia, siepi e confini dei boschi, orli terrazzati, reticoli viari, anche quelli minori, cos come i corsi dacqua, la trama dei campi agricoli. Le carte della semiologia, che ci permettono di leggere pi tipologie di rete assieme16 sono quindi molto utili in quanto ci aiutano a comprendere lorganizzazione spaziale di un paesaggio, se vi sono presenti punti di discontinuit, le parti di struttura pi antiche (le matrici o le permanenze), la gerarchia tra i vari componenti, i punti di conflitto tra le varie reti (ad esempio tra la trama dei campi e una grande infrastruttura), eccetera Questi elaborati sono inoltre spesso associati agli studi sulla visualit e sulla percezione in quanto utili a comprendere quali siano le relazioni percettive-visive fondamentali del paesaggio indagato grazie proprio al segno e alla modalit cosa-come e quanto vedo ad esso relazionata17.

Figure 6, 7. Semiologia antropica di Conegliano Veneto. Si leggono la scansione dei campi, il modo con cui sono coltivate le singole particelle, la gerarchia della viabilit, il modo con cui si diffonde lurbanizzazione, eccetera VALERIO ROMANI, Il paesaggio dellAlto Garda bresciano, Grafo Edizioni, Brescia 1988, pag. 88. Linee possono avere segno pi o meno marcato per spessore o anche per tipologia di linea continua o tratteggiata evidenziando cos la loro forza. 16 Una struttura un modello costruito secondo certe operazioni semplificatrici che mi permettono di uniformare fenomeni diversi da un solo punto di vista [] La struttura un modo, che elaboro, per poter nominare in modo omogeneo cose diverse. UMBERTO ECO, La struttura assente. La ricerca semiotica e il metodo strutturale (1968), Bompiani 2002, pagg. 45-48. 17 Vedi VALERIO ROMANI, op. cit., 1988.
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Figura 8. Semiologia antropica di Scandicci (Firenze) redatta per la Variante delle zone agricole.

PAESAGGIO COME INSIEME DI RETI Abbiamo detto che se consideriamo il paesaggio come un organismo vivente conseguentemente i sistemi a rete assumono un ruolo importante allinterno del suo funzionamento poich in ognuno di essi fluiscono quelle energie specifiche e diversificate tra loro atte a dare vita al paesaggio. per utile sottolineare che non solo deve essere garantito il funzionamento di ognuna di esse ma anche le reciproche relazioni in quanto la qualit dellinsieme dei sistemi che permette di assicurarne la corretta efficacia. In questo contesto possono determinarsi due ordini di problemi: Il primo riguarda il fatto che tutte le reti insistono nel medesimo ambito spaziale e che quindi una progettazione che non valuti lintero sistema di sistemi pu portare la prevaricazione di una sulle altre, rompendo cos inevitabilmente flussi vitali per il paesaggio e generando frammentazione e disgregazione. Vi quindi la necessit di creare reti antropiche permeabili agli altri flussi trasversali; Il secondo risiede nel fatto che alcune delle reti antropiche, come quelle relative alle grandi infrastrutture di trasporto, anche se utili a risolvere determinati problemi, sono comunque fonti di inquinamento e di disturbo per le componenti biologiche presenti e quindi influenzano negativamente il funzionamento ecologico complessivo. Prendendo in considerazione che un singolo oggetto pu appartenere contemporaneamente a pi reti, secondo le finalit con cui stato concepito (una striscia di verde pu avere funzioni ecologiche e al tempo stesso ricreative e sociali, una strada pu essere utile alla mobilit ma parallelamente pu instaurare relazioni visive e culturali tra i vari ambiti spaziali), ogni rete deve essere pensata in termini progettuali congiunta, piuttosto che indipendente, alle altre. In questo modo di operare viene garantita da una parte lefficienza di ogni singola rete, e dallaltra dellintero sistema complessivo di reti dando cos stabilit al paesaggio: mentre una rete antropica, ad esempio una singola infrastruttura viaria, assicura una serie di funzioni proprie, il lavoro dellinsieme delle reti naturali pu essere indirizzato anche verso lassorbimento e la depurazione degli effetti negativi generati al suo interno (esempio sostanze inquinanti, disturbo, eccetera causate e propagate dalla stessa strada).

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Figura n. 9. Semiologia naturale di Genova redatta per una valutazione di impatto ambientale di una infrastruttura viaria.

Figura 10. Semiologia naturale di Conegliano Veneto Figura 11. Visualit assoluta di Conegliano Veneto.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ANGRILLI MASSIMO, Reti verdi urbane, Quaderni del Dipartimento di Architettura e Urbanistica di Pescara, 13, Palombi editore, Roma 2002. CASSATELLA CLAUDIA, GAMBINO ROBERTO, Il territorio: conoscenza e rappresentazione, Celid, Torino 2005. DINETTI MARCO, Infrastrutture ecologiche, Il Verde Editoriale, Milano 2000. ECO UMBERTO, La struttura assente. La ricerca semiotica e il metodo strutturale (1968), Bompiani 2002. FORMAN RICHARD T. T., SPERLING DANIEL ET AL., Road Ecology. Science and solutions, Island press, Washington, Covelo, London 2003. KANDINSKY WASSILLY, Punto, linea, superficie, (1926), Adelphi edizioni, Milano, 1990. LEYRIT CHRISTIAN, LASSUS BERNARD, Autoroute et paysages, edition du Demi-cercle, Paris 1994. MORELLI EMANUELA, Disegnare linee nel paesaggio. Metodologie di progettazione paesistica delle grandi infrastrutture viarie, Firenze University Press, Firenze 2005. RIZZO GIULIO G., Leggere i luoghi, Aracne Editrice, Roma 2004. ROMANI VALERIO, Il paesaggio dellAlto Garda bresciano, Grafo Edizioni, Brescia 1988. ROMANO BERNARDINO, Dalla continuit ambientale alle reti ecologiche, Parchi, 27, 1999, in http://www.parks.it/federparchi/rivista/P27/58.html TAAFFE EDWARD J., GAUTHIER HOWARD L., MORTON E. O' KELLY, Geography of Transportation (1973), Prentice Hall, NJ, 1996.

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RIFERIMENTI ICONOGRAFICI Figura 1: Gentilmente concessa Arch. Renzo Fazzini, Comune Incisa in Val dArno. Figure 2, 3: BALDESCHI PAOLO ET AL., Paesaggio e struttura urbana, Renana Assicurazioni, Bologna 1970, qui tratte da CASSATELLA CLAUDIA, GAMBINO ROBERTO, Il territorio: conoscenza e rappresentazione, Celid, Torino 2005. Figura 4: Conseil dEurope, Le Rseau cologique paneuropen, in http://www.coe.int/T/F/Coop%E9ration_culturelle/Environnement/Nature_et_diversit%E9_b iologique/R%E9seaux_%E9cologiques/REP/ Figura 5. Die Internationale Bauausstellungen, Emscher Park 1989-1999, in http://www.iba.nrw.de/iba/daten.htm Figure 6-7, 10-11. MORELLI EMANUELA, Semiologia naturale e seminaturale; Semiologia antropica; Visualit assoluta, in GALAN GIANCARLO ET AL., Frammentazione paesistica: permanenze e interferenze nel territorio di Conegliano, Regione del Veneto, Venezia 2005, pagg. 47-49. Figure 8-9. MORELLI EMANUELA.

Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte. 54

Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Piani e progetti pagg. 55-66

IL TEVERE: UN PONTE TRA PIANIFICAZIONE PAESISTICA E PROGETTAZIONE


URBANA Alessandra Cazzola*

Summary The Tevere and Rome had a relationship from the citys birth to the end of the 800; during the XX century a morphological and functionally distance increases between city and river, and now they are two elements separate. The work describe some recent experiences that have the objective of integrate the river in the citys dynamics of riqualification and transformation. Key-words Rome, Tevere, Open space planning, Natural spaces / Artificial spaces, relationship city-river.

Abstract Il Tevere e Roma hanno formato un binomio indissolubile di reciproca necessit dalle origini della citt sino alla fine dellOttocento; nel corso del XX secolo, invece, una distanza - misurabile in termini morfologici, funzionali e duso - si via via accumulata tra citt e fiume fino a farne due elementi quasi separati. Il saggio descrive alcune esperienze di pianificazione recenti che hanno avuto lobiettivo di coinvolgere nuovamente il fiume nelle dinamiche della citt. Parole chiave Roma, Progettazione degli spazi aperti, Spazi naturali / Spazi artificiali, rapporto citt-fiume.

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze; Specialista in Pianificazione Urbanistica, Universit di Roma La Sapienza.

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Il fiume Tevere nasce sul Monte Fumaiolo (oltre i millequattrocento metri) in Emilia Romagna e scorre attraverso la Toscana, lUmbria e il Lazio per sfociare infine nel mare dopo Roma, tra gli insediamenti di Ostia e Fiumicino. Lungo il corso del fiume il paesaggio varia in relazione al diverso conformarsi del fondovalle rispetto ai sistemi collinari e montuosi attraversati: sono presenti - senza soluzioni di continuit e con una rilevanza di volta in volta diversa - aree montuose, collinari, boschive, vallive, aree urbanizzate. Si rintracciano beni di valore storico-archeologico, talora diffusi talora concentrati. Il quadro delle risorse particolarmente ricco ed articolato: le valli tiberine in Umbria e nel Lazio, le aree naturalistiche lungo la dorsale appenninica, il sistema insediativo urbano di Perugia e quello metropolitano di Roma, oltre alle realt di Sansepolcro, Citt di Castello, Marciano, Todi, Civita Castellana, Monterotondo. La porzione di fiume oggetto del presente contributo quella che si rapporta con larea metropolitana. Il Tevere e Roma formano, infatti, un binomio di particolare interesse, di reciproca necessit dalle origini della citt1 fino alla fine dellOttocento, periodo della formazione della prima area industriale che aveva il suo cuore nel porto di Ripa grande, epicentro di tutte le principali vie di comunicazione. Intorno ad esso sorsero i due insediamenti manifatturieri di Testaccio e Ostiense.

Figura 1. La grande ansa del Tevere con Ponte Milvio e la via Flaminia vista da Monte Mario, in un dipinto del XVII secolo di Jan Frans van Bloemen.

Dallinizio del XX secolo si assistito invece ad una crescita del degrado e ad un progressivo abbandono del suo fiume da parte della citt: ci avvenuto in primo luogo a seguito della costruzione dei muraglioni sabaudi2, che hanno portato citt e fiume su due livelli diversi; in secondo luogo a causa dello spostamento dei centri di interesse sociale ed
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Il fiume stato storicamente coinvolto nel mito della fondazione di Roma: ne la ragion dessere primaria, ma ben presto ne anche divenuto la rappresentazione simbolica per antonomasia. 2 I muraglioni lungo il Tevere furono costruiti a seguito della grande piena del dicembre del 1870, che sommerse buona parte della citt da poco diventata capitale del Regno dItalia.

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economico, che hanno progressivamente messo in secondordine le attivit fluviali fino a farle scomparire definitivamente. Scrive Ludovico Quaroni nel 1969: il fiume Tevere incassato oggi, quasi invisibile, fra due alte muraglie nellinterno della citt. Esso ha giocato un ruolo determinante, forse, per decidere allorigine la posizione e il destino di Roma, ma le inondazioni frequenti e disastrose hanno finito per farlo considerare quasi una calamit3. La distanza che nel corso dellultimo secolo si accumulata tra Roma e il Tevere oggi oggetto di numerosi studi e, soprattutto, di alcune esperienze di pianificazione in atto, che hanno lobiettivo di coinvolgere nuovamente il fiume nelle dinamiche della citt.

IL CONTESTO TERRITORIALE Nonostante lalto grado di antropizzazione del Tevere nel suo tratto metropolitano compreso tra Castel Giubileo e la foce, il fiume a Roma ancora interessato dalla presenza di elementi che ne testimoniano la grande vitalit ecologica e limportanza morfologica nellintero contesto metropolitano.. Da un punto di vista morfologico, infatti, al sistema vallivo in area romana sono connessi i territori dei rilievi collinari della Marcigliana e di Veio, le zone vulcaniche dellAppia Antica e dei Colli Albani, i terrazzi alluvionali della Valle dei Casali, nonch lampio ambito della piana deltizia, con la zona sabbiosa e argillosa del litorale. In particolare, il tratto di fiume a monte della citt corre in una larga valle alluvionale, caratterizzata dalla presenza di formazioni meandriformi che ne modellano il corso e di terrazzi alluvionali che formano veri e propri affacci panoramici sul fiume. La valle delimitata sulla sponda destra dalle morfologie degli apparati vulcanici Sabatini e sulla sponda sinistra da rilievi montuosi pi alti ed aspri. Superata la tratta urbana, poi, il Tevere riprende il suo corso verso il mare lungo la pianura alluvionale delimitata a nord e a sud da strutture argillose e sabbiose, articolandosi in ampi meandri racchiusi in vaste golene. Lampia pianura alluvionale delimitata ai margini da rilievi collinari prevalentemente sabbiosi-ghiaiosi o argillosi che sono oggetto sin dai tempi antichi di unintensa attivit estrattiva di materiali per ledilizia. Nel suo ultimo tratto il fiume scorre nella piana deltizia, caratterizzata storicamente da lagune e paludi e delimitata da terrazze a gradinate poste, la pi recente tra i cinque e i quindici metri sul livello del mare, la precedente tra i venticinque e i trentacinque metri. Le rive del fiume presentano una vegetazione che varia notevolmente a seconda della zona attraversata: se infatti molto ridotta nel tratto pi densamente urbanizzato, presenta caratteristiche e concentrazioni di particolare importanza a monte e a valle della citt. Nei tratti che si potrebbero definire periurbani, ovvero il tratto del fiume che va da Castel Giubileo alla confluenza con il fiume Aniene e il tratto che scorre tra la zona Ostiense e la foce, si riscontra la presenza tanto di specie arboree legate allambiente fluviale e ripariale (ad esempio il salice bianco, il pioppo o lolmo campestre), quanto di specie erbacee legate al grado di antropizzazione e alterazione ambientale, come quelle che crescono solitamente vicino ai ruderi e ai margini delle aree coltivate (ne sono esempi leuforbia, lavena, il sambuco). Nel tratto pi urbano (compreso tra ponte Milvio e il ponte dellIndustria), invece, la potenzialit dellespansione della vegetazione stata sacrificata dal notevole grado di antropizzazione presente ai margini del fiume. Nella zona pi antica, tra ponte Matteotti e ponte Sublicio, il corso dacqua scorre incanalato tra i muraglioni di travertino alti circa dieci metri; la vegetazione presente molto scarsa e sulle rive si trovano sporadiche alberature provenienti, nella maggior parte dei casi, dalle alberature stradali presenti sui lungotevere sovrastanti.
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QUARONI LUDOVICO, Immagine di Roma, Laterza, Bari - Roma 1969, pp. 15-16.

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Figure 2 e 3. I muraglioni nel tratto urbano del Tevere, a sinistra, e le sponde del fiume riconquistate dalla vegetazione a nord di Ponte Milvio, a destra.

Nei due tratti ponte Milvio - ponte Matteotti e ponte Sublicio - ponte dellIndustria la situazione cambia un po rispetto a quella appena descritta, poich la vegetazione presente molto pi ricca. Essa trova infatti in questi ambiti maggiori spazi per espandersi, in quanto lalveo del fiume non incassato tra i muraglioni ed accompagnato da banchine seminaturali fiancheggiate da argini artificiali alti al massimo quattro metri. In secondo luogo, la presenza di aree utilizzate stabilmente (soprattutto per circoli e attivit sportive), la variet delle strutture di difesa idraulica (argini, cordoli, banchine), la diversa conformazione delle golene fluviali e sistematiche operazioni di eliminazione dei principali fattori di degrado antropico hanno determinato una notevole variabilit nella distribuzione quantitativa e qualitativa - della vegetazione. A zone dove pi fitta la presenza di vegetazione sia sulla fascia ripariale immediatamente prospiciente il fiume, sia sulle scarpate retrostanti, si alternano, infatti, zone spoglie o caratterizzate dalla presenza di una vegetazione rada. In entrambi i casi, tuttavia, si ritrovano sia le specie proprie dellambiente fluviale, sia le specie proprie di ambienti antropizzati e/o degradati.

LA PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE IN ATTO Il tema del riavvicinamento della popolazione e dellinsediamento al fiume stato oggetto recentemente di elaborazioni progettuali che si contraddistinguono da un lato per la tipologia di strumenti utilizzati, dallaltro per la diversit (e complementariet in molti casi) tra obiettivi e azioni proposte. In primo luogo ci si trova di fronte ad un strumento di pianificazione settoriale particolare con il Piano stralcio (denominato P.S. 5) dellAutorit di Bacino del Tevere, che si configura come elemento di riferimento per i vari livelli di pianificazione del territorio per ci che riguarda i temi connessi allacqua ed alla sua utilizzazione e salvaguardia, ma che nello stesso tempo identifica il reticolo idrografico come struttura di sostegno per il miglioramento della fruizione dei corridoi fluviali in ambito urbano e per la valorizzazione degli ambiti di pregio ambientale. In secondo luogo vi il caso della pianificazione di tipo paesistico e di salvaguardia ambientale attuata attraverso il Piano di gestione della Riserva del Litorale Romano, che ha come obiettivi la tutela degli equilibri ecologici e della biodiversit, salvaguardando e favorendo la ricostituzione degli habitat naturali e seminaturali e la conservazione del paesaggio nel suo complesso. La Riserva assume contemporaneamente anche la finalit della promozione socio - economica della popolazione, attuata attraverso la riqualificazione del paesaggio agrario e la promozione di attivit economiche compatibili (ne sono un esempio lagriturismo e il turismo culturale, le attivit di turismo naturalistico, di informazione, educazione e divulgazione). Infine ha rilievo la programmazione del Nuovo Piano Regolatore di Roma, attuata attraverso lambito di programmazione strategica del Tevere che mira a ricomporre in un quadro unico 58

di riferimento sia gli aspetti che riguardano il coinvolgimento del fiume in questioni di valenza pi urbana, sia quelli che riguardano il Tevere nella sua unit di corridoio ecologico principale di una rete ramificata in tutta larea comunale e metropolitana. Il Piano stralcio dellAutorit di Bacino del Tevere Il piano stralcio dellarea romana stato redatto dallAutorit di Bacino del Tevere e costituisce di fatto uno strumento attuativo delle indicazioni di massima dettate come linee di indirizzo dalla pianificazione generale impostata dallAutorit stessa con il Piano di Bacino4. Lambito del P.S. 5 definito dallarea metropolitana romana che si estende tra le pendici dei Castelli Romani, la valle tiberina fino alle porte di Roma, le pendici del vulcano del lago di Bracciano e arriva al mare con le foci del fiume a Fiumara Grande e al canale di Fiumicino. Il territorio5 si presenta, quindi, come una zona di grande delicatezza sia dal punto di vista sociale (area metropolitana) sia dal punto di vista idraulico (foci del Tevere), e interessa una situazione urbana particolare quale quella della citt di Roma.

Figura 4. Lambito territoriale interessato dal Piano stralcio PS5.

La pianificazione attuata dal piano stralcio si soffermata in principal modo sui temi legati agli usi del territorio, alle presenze archeologiche ed ambientali, alla presenza delle infrastrutture e di altro tipo di occupazioni del suolo nelle aree golenali, alle condizioni necessarie alla riduzione delle situazioni di rischio idraulico ancora presenti. Tali tematismi sono stati sviluppati su due livelli territoriali specifici:
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Il Piano di Bacino redatto ai sensi della Legge 183/1989 stato adottato dallAutorit di Bacino del Tevere nellottobre del 1999 e ha rappresentato una sorta di piano di cornice entro il quale si collocano i vari piani stralcio. 5 Il territorio interessato dal P.S. 5 ha unestensione di 1.724 kmq, dei quali ben 1.054 rientrano nel Comune di Roma.

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- un ambito vasto, costituito dal bacino idrografico del Tevere compreso tra i complessi vulcanici dei colli Albani e dei Sabatini, la diga e centrale elettrica di Castel Giubileo e la foce; - un ambito pi ristretto che costituisce una sorta di approfondimento del primo e comprende i corridoi fluviali del Tevere e dellAniene. I principali obiettivi perseguiti dal piano per ci che riguarda lambito vasto sono stati: a. la tutela e la riqualificazione del reticolo idrografico principale e secondario - sotto il profilo quantitativo e qualitativo - inteso come struttura portante del sistema ecologico; b. la verifica della sicurezza idraulica connessa con le attuali situazioni ed opere di difesa e la definizione di livelli di rischio compatibili connessi con i diversi scenari di intervento ipotizzati dal piano stesso o da altre situazioni pianificatorie in atto; c. il miglioramento della situazione dellambito della foce attualmente oggetto di fenomeni di depauperamento e degrado ambientale come: erosione della costa, inquinamento e salinizzazione della falda, distruzione dei diversi tipi di formazioni vegetali e tipologie di paesaggio storico che ancora sussistono lungo le sponde del fiume; d. la realizzazione definitiva e la messa a sistema degli interventi relativi alla navigazione, alla portualit e alla percorribilit del fiume, dei suoi argini e delle sue banchine.

Figura 5. Lo schema di Assetto del Corridoio fluviale del Tevere.

Contemporaneamente, il progetto di riqualificazione del Corridoio fluviale del Tevere si posto lobiettivo complessivo di ottenere una continuit dellecosistema del fiume attraverso 60

la quale qualificare effettivamente lasta fluviale come corridoio ambientale. In questo approccio progettuale il fiume diventa lelemento portante del sistema ambientale e idrogeologico del bacino. Parte integrante del progetto sono le aree ancora totalmente o parzialmente libere, che possono assumere molteplici funzioni: di supporto alle azioni di riqualificazione, di compensazione e potenziamento dei fattori ambientali, di recupero o incremento delle prestazioni ecologiche - faunistiche del corridoio fluviale, di facilitazione di deflusso delle piene, di riqualificazione e controllo della qualit delle acque, di delimitazione delle zone urbanizzate e di creazione di spazi per parchi con diverso carattere. Il Piano di gestione della Riserva del Litorale La Riserva Naturale Statale Litorale Romano stata istituita, ai sensi della legge 394/91, con un Decreto del Ministro dellAmbiente del 29 marzo 1996 e occupa una superficie complessiva pari a 15.821 ha (8.152 ettari nel Comune di Roma e 7.669 ettari nel Comune di Fiumicino).

Figura 6. Larea della Riserva del Litorale.

Il nucleo centrale della Riserva costituito dal sistema Tevere e aree della bonifica dal ponte del G.R.A. sul Tevere alla foce del fiume (3.600 ha) e dal sistema ambientale formato dalla Pineta di Castel Fusano e dalle pinete-leccete di Procoio (1.552 ha). A sud si trova lisola del sistema dunale di Capocotta (45 ha), ambientalmente connessa alla Riserva dalla Tenuta Presidenziale di Castel Porziano; a nord del Tevere larea della Piana del Sole (272 ha) 61

compresa tra la ferrovia Roma - Genova e lautostrada per Civitavecchia, ed infine, in contiguit con le aree della Riserva nel Comune di Fiumicino, la grande estensione di Macchiagrande di Galeria (2.684 ha), che rappresenta un terzo dellintera superficie della Riserva nel territorio romano. Per quanto riguarda il Tevere, il piano di gestione della Riserva individua lasta fluviale come importante corridoio di continuit biologico-vegetazionale; frammenti della vegetazione tipica del pioppeto-saliceto si rinvengono, infatti, fin nel centro di Roma e tornano a essere sviluppati nellarea nord della citt, per ricollegarsi poi al tratto extraurbano del fiume.

Figura 7. Elaborato P1. Livelli di tutela e fruizione: in verde la tutela orientata alla fruizione naturalistica, in

giallo la tutela orientata alla salvaguardia del paesaggio agrario e sviluppo delle attivit agricole compatibili, in azzurro la tutela orientata alla promozione economica, sociale e del tempo libero.

In particolare, lambito del fiume sottoposto a tre regimi di tutela diversi. - Una tutela orientata alla fruizione naturalistica per la fascia pi vicina al corso dacqua, nella quale sono previsti interventi di valorizzazione, tutela, ripristino e recupero ambientale e particolari direttive per la manutenzione idraulica, per la realizzazione di opere idrauliche e di consolidamento dei versanti. I criteri che guidano tali direttive sono di mantenere o ripristinare condizioni di naturalit, armonizzando tale necessit con quella di consentire il deflusso delle acque nellalveo fluviale, anche in condizioni di piena, e di garantire la difesa delle aree circostanti. - Una tutela orientata alla salvaguardia del paesaggio agrario e sviluppo delle attivit agricole compatibili che mira, da un lato, alla conservazione del paesaggio agrario, in particolare delle bonifiche, come elemento costitutivo fondamentale e qualificante la Riserva, e, dallaltro lato, al mantenimento degli usi agricoli, laddove dotati di efficienza produttiva, tendendo a migliorare tale attivit con modalit di coltivazione biologica o comunque compatibili con la Riserva. - Una tutela orientata alla promozione economica, sociale e del tempo libero per quelle aree particolarmente antropizzate e degradate - per le quali lo sviluppo di attivit economiche, socio-culturali, del tempo libero, costituisce una occasione di recupero e di 62

valorizzazione - nelle quali sono previsti interventi di miglioramento ambientale e di realizzazione di centri di servizi pubblici; o per quelle aree investite da una consistente pressione antropica, per le quali si propongono attivit ricettive-turistiche e del tempo libero, regolando il carico antropico in modo da risultare sostenibile per le capacit dei sistemi ambientali. Il Nuovo Piano Regolatore Generale Il Nuovo PRG di Roma, adottato nel marzo del 2003 e per il quale si appena conclusa la fase delle controdeduzioni, individua come supporto alle prescrizioni della zonizzazione i cosiddetti ambiti strategici, identificati percorrendo segni eccellenti di rilievo urbano che attraversano luoghi e fasi storiche, [] che sollecitano la riscoperta, il potenziamento, talvolta la re-invenzione di relazioni funzionali, visive, ecologiche []6. Il tracciato sinuoso del Tevere uno di questi segni, che attraversa da nord a sud lintero territorio comunale ed , nonostante tutto, ancora parte integrante e strutturante dellimmagine urbana. Il Piano si pone come obiettivo il recupero di questo ruolo strutturante del fiume, cos come la valorizzazione delle diversit che caratterizzano i vari tratti fluviali. Linvaso fluviale viene inquadrato sia nella sua unit di grande ecosistema, sia negli aspetti pi propriamente urbanistici e viene considerato, al di l delle differenze riscontrabili lungo il suo corso7, come un unico grande parco ambientale nel quale si susseguono aree dalle caratteristiche di naturalit pi o meno accentuata e che si integra - con un propria forte unicit - con la gi cospicua dotazione di parchi urbani e di aree verdi presenti nella citt. Le principali azioni strategiche ipotizzate dal PRG si sono quindi indirizzate verso diversi campi: - la qualit dellambiente, attraverso interventi finalizzati al recupero delle qualit ecologiche perdute o depauperate (operazioni di controllo dellinquinamento e degli squilibri bio-idrologici coniugate alla valorizzazione delle possibilit di continuit ambientale offerte dalle connessioni verdi trasversali verso i rilievi orografici presenti anche dentro il tessuto urbano pi compatto); - la mobilit ecosostenibile, con la riscoperta sia di una nuova accessibilit pedonale e ciclabile lungo le sponde del fiume, sia della navigabilit fluviale, in maniera tale da collegare le risorse storico-archeologico presenti, per sperimentare un contesto che pu realmente svilupparsi secondo tempi pi lenti; - la riqualificazione delle risorse storiche, ovvero di quel patrimonio di episodi archeologici, architettonici ed insediativi che costituiscono uno spaccato significativo della storia di Roma e che oggi necessitano di una valorizzazione in un sistema unitario Infine, il rinnovamento dei rapporti tra fiume e citt nel tratto urbano, nelle indicazioni di Piano, si fonda sulla risoluzione dei molti punti di crisi generati dalla costruzione dei muraglioni. stato proposto un programma di interventi per la rimodellazione dellinvaso che, in definitiva, realizzi un sistema coerente teso a legare - fisicamente, funzionalmente, visivamente e percettivamente - le due differenti quote urbane.

6 GASPARRINI CARLO, La costruzione del piano. Strategie, regole e progetti per la Citt storica, Urbanistica, 116, Roma 2001, pag. 102. 7 Il piano articola il Tevere in tre ambiti distinti: - tratto a nord della citt, dove prevalgono i caratteri naturali e la cui integrit essenziale per la sicurezza di Roma dalle inondazioni; - tratto centrale urbano, caratterizzato oggi da un sostanziale non rapporto tra citt e fiume, dove prevale la necessit di un programma di sistemazioni urbane che stabiliscano nuovi rapporti della citt con il fiume; - tratto sud, nel quale il tema principale quello del riequilibrio tra brani di territorio di eccezionale valore naturalistico e storico e le nuove centralit di rango metropolitane gi esistenti o previste dal PRG stesso.

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Figura 8. Elaborato I.4.1. Ambito di programmazione strategica Tevere: inquadramento generale.

CONCLUSIONI Lambito territoriale che stato oggetto di riflessione e ambito di sperimentazione dei diversi strumenti sin qui illustrati investe - come abbiamo avuto modo di vedere - unarea 64

metropolitana il cui sviluppo edificatorio e produttivo tende a sovrapporsi e a prevalere rispetto alla tutela della millenaria risorsa idrica rappresentata dal Tevere. Da qui lenorme sforzo compiuto dal Piano stralcio,dal Piano di gestione, cos come pure dal PRG stato principalmente volto a riequilibrare il rapporto di forza oggi esistente tra usi plurimi del territorio metropolitano (produttivo, agricolo, urbano, infrastrutturale, turistico, ) e tutela della risorsa idrica, del suo ambiente e del suo contesto paesistico e a recuperare quanto del segno sinuoso del fiume pu ancora accompagnare la vita sociale ed economica della citt. Tutti gli strumenti fin qui analizzati mostrano, infatti, lintenzione prioritaria di riconnettere il fiume ed il tessuto idraulico superficiale alla citt, seguendo in qualche modo la direttrice strategica indicata dallUnione Europea con la Direttiva 2000/608, che suggeriva agli Stati membri di considerare le linee dacqua come veri e propri ponti tra temi e problemi della pianificazione di uno stesso ambito territoriale e tra i diversi soggetti che su questi ambiti in maniera diversa intervengono: - organizzatori, legislatori, decisori, gestori (i ministeri, gli enti regionali, provinciali e comunali con gli assessorati di vario livello, le aziende, i consorzi, gli altri organismi che - in modo diretto o indiretto - determinano le politiche e le modalit di utilizzazione delle acque e del territorio); - elaboratori, ricercatori, operatori (funzionari, tecnici, imprenditori, studiosi, ); - fruitori, dai quali dovrebbero derivare ulteriori indicazioni sulle esigenze da soddisfare, sulle tendenze da limitare o favorire, sui rischi e sulle potenzialit. Lesperienza romana illustrata a mio parere dimostra come, con strumenti e modalit differenti, si stia sviluppando tanto tra gli organizzatori quanto tra gli elaboratori una vera propria cultura dellacqua, attenta ad armonizzare in primo luogo i diversi aspetti della pianificazione dellacqua e del territorio dellacqua, anche se non ancora del tutto avviata una fase di coordinamento per una gestione integrata delle stessa acqua e dello stesso territorio, di valutazione dellincidenza e dellefficacia delle previsioni di tutela e di trasformazione contenute nei diversi strumenti sul comune patrimonio. In correlazione con questa fase - in tempi auspicabilmente brevi - e con unopera quotidiana di comunicazione attiva, si potr attuare positivamente anche il coinvolgimento dellultima categoria di soggetti citati: i cittadini cui in definitiva ogni progetto rivolto.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI AUTORIT DI BACINO DEL FIUME TEVERE, Progetto di piano stralcio per il tratto metropolitano del Tevere da Castel Giubileo alla foce - P.S. 5 - Relazione di sintesi, www.abtevere.it. COMUNE DI ROMA - DIPARTIMENTO X - POLITICHE AMBIENTALI ED AGRICOLE, Piano di gestione della Riserva del Litorale Romano. Relazione generale, Roma 2004. FERRANTI CARLO, PAOLELLA ADRIANO (a cura di), La pianificazione del bacino del fiume Tevere, Gangemi, Roma 2001. FERRANTI CARLO, Il P.S. 5 nella pianificazione di bacino, Tevere, 23-24, Roma 2003, pag. 5-8. GASPARRINI CARLO, La costruzione del piano. Strategie, regole e progetti per la Citt storica, Urbanistica, 116, Roma 2001, pag. 93-108.
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La Direttiva dellUnione Europea n. 60 del 23 ottobre 2000 pone al primo punto dei considerata il principio che lacqua non un prodotto commerciale al pari degli altri beni, bens un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale affrontando nel loro complesso e in modo coordinato le questioni connesse con la regolamentazione e pianificazione delle risorse territoriali.

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QUARONI LUDOVICO, Immagine di Roma, Laterza, Bari - Roma 1969.

RIFERIMENTI ICONOGRAFICI Figure 1, 2, 3: CALZOLARI VITTORIA (a cura di), Storia e natura come sistema. Un progetto per il territorio libero dellarea romana, rgos, Roma 1999, pag. 56-57. Figure 4, 5: AUTORIT DI BACINO DEL FIUME TEVERE, Il piano stralcio per il tratto urbano del Tevere da Castel Giubileo alla foce. P.S. 5, Tevere, 23-24, Roma 2003, pag. 17 e pag. 78. Figure 6 e 7: COMUNE DI ROMA - DIPARTIMENTO X - POLITICHE AMBIENTALI ED AGRICOLE, Piano di gestione della Riserva del Litorale Romano, Roma 2004. Figura 8: COMUNE DI ROMA, Nuovo Piano Regolatore Generale, Roma 2003, www.urbanistica.comune.roma.it.

Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Parchi e giardini pagg. 67-75

IL PARCO DE LA ERETA, ALICANTE


Giorgio Costa*

Summary La Eretas park in Alicante, Valenciana region of Spain, is a good exemple on a new relationship between town and its main physical-geographical element: Mount Benancatil. The parks achievement is based on the winner project of Europan 3 in 1994, by Marc Bigarnet & Frdric Bonnet, two young French landscape architects. Its surface is, more or less, 7 ha with some buildings inside, functional to economic lifes park. During the project phase, a particular attention has been given to research of vegetation more right to specific clime of this geographic Mediterranean region, one of least rainy in Europe. Key-words Urban park, La Ereta, urban landscape, Europan.

Abstract Il Parco de la Ereta ad Alicante una buona manifestazione della ricerca di un nuovo rapporto della citt con il suo elemento fisico-geografico dominante, in questo caso il Monte Benacantil. Progetto vincitore del concorso Europan 3 nellanno 1994, progettisti Marc Bigarnet & Frdric Bonnet, giovani paesaggisti francesi. La sua superficie si estende per 7 ha circa con diversi edifici al suo interno funzionali alla vita del parco. Particolare attenzione stata data in sede progettuale alla ricerca della vegetazione pi adatta al particolare clima di questa regione geografica, una delle meno piovose dEuropa. Parole chiave Parco urbano, La Ereta, Paesaggio urbano, Europan.

* Dottorando di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze. 67

DATI GENERALI Il Parco de La Ereta1 del Monte di Benacantil ad Alicante in Spagna la felice realizzazione 2 del progetto vincitore nel 1994 del Concorso Europan III . Larea interessata dal concorsoprogetto sul limite del centro storico della citt di Alicante verso il Monte Benacantil sulla cui sommit si erge ancora il Castello di Santa Barbara.

Figura 1. Foto zenitale del centro storico della citt di Alicante con il Monte Benacantil. In rosso larea del Parco de La Ereta.

La sua superficie si estende per 70.119 mq con diversi edifici al suo interno funzionali alla vita del parco. La sua esposizione e posizione rispetto alla citt e al porto, hanno reso questarea strategica per la qualit della vita del centro abitato, costituito da un tessuto viario stretto e articolato e ancora fortemente abitato. I lavori per la sua realizzazione sono iniziati nel febbraio 2000 e terminati nel marzo 2003.
La ereta in lingua spagnola una forma diminutiva del termine aia, quindi piccola aia. Il progetto stato realizzato dagli architetti francesi: Marc Bigarnet & Frdric Bonnet; staff francese: Sophie Cambrillat, Batrice Clerget, Fabien Dautruche, Sylvain Le Stum, David Robin, Dariyus Sworowski, Jean-Louis Zelverte; con la collaborazione di Miguel Salvador Landman (architetto), Luis de Diego (architetto tecnico), Maria Dolores Lozano (agronoma); ADC Structure, Paris (David Chambolle) per le strutture in legno; CYPE ingenieros, Alicante per le strutture in c.a.; Aguas Municipalizadas de Alicante per gli impianti idrici; Elpidio Vasquez, (ingegnere), Alicante per gli impianti elettrici. Committente: Generalitat Valenciana, Consellera de Obras Pblicas, Urbanismo y Transportes with Municipality of Alicante. Coordinatore per la Committenza: Gaspar Mayor Pascual, Director of "Patronato Municipal de la Vivienda". Supervisore per il Plan di Rehabilitacin y Arquitectura del Centro Histrico de Alicante (Plan RACHA) Carmen Perez Molpeceres (architetto).
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IL PROGETTO Dal punto di vista paesaggistico il Monte di Benacantil un importante elemento di natura calcarea in stretto rapporto visivo e fisico con la citt di Alicante, sede di un importante porto commerciale e da diporto per lintera costa a sud di Valencia. Il suo sviluppo urbanistico ed economico ruota attorno a questa importante infrastruttura sviluppatasi principalmente nellultimo secolo. Il clima di questa area geografica della Spagna, in cui si registra una percentuale di piogge fra le pi basse di tutto il continente europeo (260 mm per anno), caldo secco, conferendo al paesaggio un aspetto decisamente africano, dominato da garighe e vegetazione alofita. Un contributo a questa immagine dato dal sistema agricolo a carattere sparso e dal sistema di canali per irrigazione che si incontrano allinterno della piana verso i centri di Orihuela e Elche, nota questultima per il suo esteso palmeto da datteri che conferisce allintera zona una forte connotazione moresca.3.

Figura 2. 1.Ingresso San Pedro 2.Locale delle guardie 3.Ingresso del ponte 4.Pozzo di Garrigos 5.Ingresso San Rocco 6.Ingresso le Navi 7.Ingresso San Raffaele 8.Frontiera 9.Pendio di San Juan 10.Strada bassa 11.Piazza dei carrubi 12.Giardino dacqua 13.Pergola 14.Pendio degli ulivi 15.Paseo basso 16.Valle 17.Fontane 18.Ereta 19.Polveriera e resti archeologici 20.Bar e esposizione 21.Magazzino 22.Vivaio 23.Ristorante 24.Ingresso delle mura 25.Giardino dellAngelo 26.Paseo alto 27.Piano dellorizzonte 28.Collina alta 29.Ingresso San Jordi 30.Castello di Santa Barbara.

La proposta progettuale risultata poi vincente coinvolgeva una superficie decisamente inferiore rispetto al progetto realizzato, frutto questultimo di continue verifiche, incontri, mediazione fra le parti interessate. Al progetto del parco urbano stata affidata la soluzione di molti problemi legati allo sviluppo di tutta larea, al recupero delle ripide pendici degradate del monte e la connessione con la citt. Con la partecipazione di circa trenta persone fra politici, associazioni, tecnici locali, abitanti, operatori economici, specialisti botanici e agronomi hanno messo a punto passo dopo passo elaborati che evidenziassero la strategia e la filosofia del progetto, le aree naturali da salvaguardare, le funzioni per
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Per un riscontro sulla particolarit di questi luoghi si veda MARTHE MALLI, Promenade Alicante e Elche, in Le tour du monde, vol. 64, Paris 1892, e ELIO MANZI, Paesaggi mediterranei tra mito e sostenibilit, in Regione mediterranea. Sviluppo e cambiamento, Patron Editore, Bologna 2001.

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collegarlo con la citt, i materiali, lirrigazione e la conservazione dellacqua, la vegetazione, eccetera. Lintera operazione diventa strategica per la rivitalizzazione della citt antica che si riappropria di un elemento geografico dominante, sostanzialmente non modificato dallazione delluomo, sabbioso nel colore e nella texture. Si possono riassumere tre principi generali4 che hanno guidato il progetto nelle sue revisioni: preservare laspetto rude e naturale del monte come icona della citt di Alicante; utilizzare una vegetazione adatta al luogo e materiali che richiamano la natura geologica della roccia; riconquistare questo luogo che domina il mare e il porto, fino ad oggi abbandonato, e collegare con il parco le differenti parti della citt; realizzare delle infrastrutture tecniche, finalizzate allaccumulo dellacqua, attrezzature di supporto, luoghi ludici, giardini, piazze, sentieri, terrazze.

LA STRATEGIA PROGETTUALE DEL PAESAGGIO Per comprendere ancora meglio la strategia progettuale i progettisti spiegano che il collegamento fra la citt e il Monte stato ricercato anche attraverso il mutare per gradi della vegetazione che pi vicino alla citt di tipo domestico come palm trees, lemon e mandarine trees, Myrthus sp., Bougainvillea sp. Mirabilis sp., ed altre; nella parte pi bassa del Monte dove i luoghi sono pi ombreggiati e freschi con la presenza di pergole, fontane e suoli umidi si utilizzato specie come Coryza sp., Acanthus sp., Veronica sp., ed altre; nella parte intermedia carrubo, ulivo, leccio e pino dAleppo; la parte finale pi alta ha una vegetazione autoctona. In questo modo il passaggio anche climatico: da luoghi freschi e ombreggiati verso il basso a secchi e aridi verso lalto.

Figura 3. Da sx a dx: Il piano dellorizzonte; La Ereta; I terrazzamenti con gli ulivi.

Il progetto del parco stato predisposto sotto le indicazioni dei tecnici dellufficio del centro storico (Patronato Municipal de la Vivienda), i quali hanno evidenziato le necessit dellantico quartiere, cos densamente popolato e con forti problemi sociali, di sicurezza e occupazione. Il parco infatti punta alla risoluzione di problematiche classiche che affliggono i centri storici, in questo caso il tema guida stato quello dellaccessibilit e della fruibilit del centro storico, risolto attraverso percorsi pedonali che creano possibilit di collegamento fra loro dei quartieri storici e , inoltre, fra questi e la spiaggia, il porto, gli spazi commerciali e di aggregazione sociale. Se si osserva la planimetria della citt facile notare che i quartieri antichi sono cresciuti attorno al Monte Benacantil, arroccati alle sue pendici e quindi fisicamente chiusi da un lato. Il parco rende possibile questo collegamento fisico orizzontale fra quartieri e in verticale fra questi e il Forte di Santa Barbara. La ricerca di un elemento dunione e collegamento fra la citt e il monte non si limitato solo a questo, ma anche a privilegiare alcuni punti in cui la percezione non solo visiva dei due elementi fosse totale. Una particolare attenzione merita difatti la meseta del horizonte che con la sua semplicit costruttiva e formale, realizzata con solo legno dogato pone il visitatore in una posizione percettiva privilegiata nei confronti delle spettacolo offerto dalla geografia e dalla natura dei luoghi ed allo stesso tempo per lui stesso attore osservato sul palcoscenico.
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Vedi anche il sito-web: www.fredericbonnet.com

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Figura 4. La copertura del Bar e della sala espositiva, sullo sfondo il ristorante; Paseo basso.

Figura 5. Il piano dellorizzonte o meseta del horizonte. La strada bassa. Il Paseo basso.

Il progetto unisce le esigenze estetico percettive del paesaggio con le restrizioni tecniche necessarie per la sua realizzazione. Come espressamente detto dai progettisti, eredita dal diciottesimo secolo quelle concezioni tecnico-scientifiche utilizzate dagli ingegneri dellepoca nella realizzazione di canali, strade, porti che progettavano e costruivano, ovvero inconsciamente ci restituivano un paesaggio nuovo. Cos entrano in gioco i terrazzamenti, lasse visivo centrale alla valle, il defluire delle acque meteoriche che disegna i bacini di raccolta e le cisterne sottostanti, la ereta concepita come una spugna drenante. Questultimo

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spazio il cuore del parco, posto circa sul punto medio dellasse sul quale si attestano quasi tutte le attrezzature di nuova progettazione, non a caso difatti il parco porta il suo nome.

Figura 6. Dettagli della grande pergola e della piazza dei carrubi.

LE ARCHITETTURE ED I MATERIALI Nel parco ci sono cinque nuovi edifici realizzati cercando di raggiungere la massima discrezione integrazione con il sito. Dal basso verso lalto, allingresso il primo che si incontra il locale dei custodi e dopo alcune rampe di scale una grande pergola di cedro rosso anticipata da grandi Ceratonia siliqua; di fronte alla Ereta, incassato nei terrazzamenti della montagna stato realizzato un pub con una sala per esposizioni temporanee, semplice ed efficace per le sue funzioni, esposta a sud e per questo protetta da grandi pannelli a libro schermanti e dai pini ancora troppo giovani; proseguendo verso lalto, quasi a ridosso delle mura preesistenti del Forte, e vicino al secondo ingresso alto del parco si trova un ristorante realizzato completamente in legno per ragioni anche tecniche dovute alla poca resistenza del terreno; lultimo edificio il magazzino dei giardinieri.

Figura 7. Dettagli delle realizzazioni effettuate nel Parco in cui si mettono in evidenza i materiali utilizzati.

Le architetture insieme al dinamismo dei percorsi sono il risultato di una attenta e sensibile progettazione, capace di inserire architetture importanti con azioni minime. Lunica parte che forse crea qualche perplessit al visitatore la grande pergola, probabilmente per la sua eccessiva artificialit accentuata dalle pavimentazioni in pietra levigata e squadrata. Il gioco delle architetture tutto sui materiali: legno, vetro, ferro, pietra, terra, e anche lacqua che con i suoi giochi crea spazi minimi. La vegetazione entra in perfetto accordo con il disegno 72

complessivo del parco e degli elementi di arredo, anche se alcuni di questi sembra non tengano conto del fatto che le attuali piante un giorno saranno alberi. Una nota particolare merita il ristorante che con una semplicit disarmante poggia su setti in cemento armato del medesimo colore della roccia, realizzando spazi stretti e ombreggiati contrapposti allapertura visiva verso la citt. Lidea di sospendere nel vuoto il visitatore separato dallesterno dal solo vetro posto a tutta altezza accentua questa proiezione verso lesterno, al di sopra del parco e della citt, spinto verso il mare.

Figura 8. Il ristorante.

GLI IMPIANTI A RETE Una delle questioni pi importanti affrontate in fase di progettazione preparatoria ed esecutiva stata la questione dellacqua. Inizialmente la proposta prevedeva una eccessiva manutenzione e presenza di personale addetto alla irrigazione della vegetazione e al funzionamento delle fontane. Lidea di accumulare in cisterne lacqua piovana presente sin dalla prima proposta, ma le verifiche successive hanno evidenziato che non era sufficiente e sostenibile per i costi elevati. Si reso necessario progettare e realizzare un sistema di irrigazione a goccia per lintera area regolato da un sistema computerizzato programmato ad hoc. Lilluminazione del parco affidata a sistemi anchessi innovativi e non invasivi, come fibre ottiche e vetri retroilluminati. La vicinanza del parco alla citt e al porto non ha reso necessaria una illuminazione eccessiva nelle ore serali, ma pi un controllo nella qualit della luce.

LA VEGETAZIONE Per riprendere il tema della vegetazione, i tecnici progettisti si sono dovuti misurare con una situazione ambientale per niente facile: suoli instabili, calcarei, poveri e aridi; clima con basse precipitazioni, influenzato dai venti salini del mare; esposizione sud sud-ovest con forte irraggiamento solare. Condizioni quindi avverse a qualsiasi giardino o parco. La scelta si orientata dopo diverse selezioni su circa trecento specie delle quali la maggior parte autoctone o integrate con specifiche regole di integrazione. Uno degli obiettivi principali del progetto stato quello di riportare la visibilit dellalternarsi delle stagioni in unarea dove le regnavano solo le specie estive e la vegetazione urbana sempreverde, introducendo specie caducifolie con fioriture alternate, come la Jacaranda mimosaefolia dei percorsi e le Tipuana dalle fioriture gialle. Le specie da giardino che necessitano di maggiore acqua e manutenzione sono posizionate in aree limitate, come le due Dracena draco delle Isole Canarie del Giardino dellAngelo. 73

Le specie rurali come il carrubo, lulivo e il leccio occupano la parte intermedia del parco. I ripidi pendii sono stabilizzati da dense specie fruticose come Genista, Coronilla, Euphorbia, Rosmarino, Cistus sp., ed erbacee come Centranthus sp., ed altre. In alcuni punti strettamente localizzati della parte alta sono state sperimentate tecniche ibride di seminazione, gi utilizzate nel recupero della vegetazione dei rilievi locali. I percorsi sono ombreggiati dai limoni nella parte bassa, Tipuana tipu nella parte media e alcune cespugliose nella parte alta, come Zizyphus, Phillirea, Daphne, Rhamnus, Osyris.

Figura 9. Fasce vegetali. Planimetria dinverno e in primavera.

Le associazioni vegetali, quindi, sono di pi tipi: a. le associazioni gi presenti sul luogo: Salsola, Ginepro, Osyris, Euforbia, Sedums, Bourrache, Asfodelo, Pino dAleppo, ma anche Fico dIndia, Agave; le specie da giardino che hanno colonizzato il luogo dalla vicina citt: bougainvillies, tabacco, fico; b. le associazioni presenti a qualche chilometro di distanza nel Parco di Santa-Pola, sul bordo del mare, o meglio ancora quelle presenti nelle colline dei dintorni: chnes verts, ajoncs, erica, pistacchio e lentisco, Rhamnus; c. le specie delle montagne della regione, che attraverso una leggera irrigazione si devono acclimatare in zone cos vicino al mare: rosmarino, salvia, timo, tecrium, valeriana; d. le specie coltivate nella regione mediterranea: ulivi, agrumi e carrubi; e. le specie ornamentali urbane che in Spagna sono le palme da datteri, in particolar modo ad Alicante; f. le specie dei giardini freschi e umidi per i terrazzamenti della valle, ombreggiati e irrigati: acanthes, aphyllantes, cyclamens, Crocus sativa (safran), eccetera, associate ad alberi: Jacarandas, Amelancheiers, Jujubiers et Bois-Gentil; g. le specie dei giardini xerofili per le parti rocciose che bordano la valle: Chardons gants, Tulipia saxatilis, Stipa gigantea et tenuifolia; h. le specie attualmente acclimatate nel Mediterraneo originarie dellAmerica del Sud e delle isole dellAtlantico, raggruppate nel parco dentro il giardino rosso detto Il giardino dei Chumberas: Aloe, Agave, Fico dIndia, Ricino, Yucca, Euphorbia delle Canarie; i. infine nellisolato Giardino dellAngelo, che evoca altri luoghi, in contrasto con il suolo calcareo del monte, la ghiaia di basalto nera per le Dracena draco delle isole Canarie.

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Figura 10. Rapporto sensoriale allinterno del parco con il Monte Benacantil e con la geografia del luogo in cui insediata la citt di Alicante.

BIBLIOGRAFIA BIGARNET MARC & BONNET FREDERIC, Parque de la Ereta, in Via-Arquitectura, n.2/2004, Collegio Arquitectes Comunitat Valenciana, Alicante 2004. MALLI MARTHE, Promenade Alicante e Elche, in Le tour du monde, vol. 64, Paris 1892. MANZI ELIO, Paesaggi mediterranei tra mito e sostenibilit, in Regione mediterranea. Sviluppo e cambiamento, Patron Editore, Bologna 2001. RIFERIMENTI ICONOGRAFICI Figura 1. Foto aerea della citt di Alicante gentilmente concessa dal Patronato Municipal de la Vivienda, Ayuntamiento di Alicante, Generalitat Valenciana. Figura 2. Planimetria generale del parco, tratta da BIGARNET MARC & BONNET FREDERIC, Parque de la Ereta, in Via-Arquitectura, n.2/2004, Collegio Arquitectes Comunitat Valenciana, Alicante 2004, pagg.106-113. Figura 3. Foto tratte da BIGARNET MARC & BONNET FREDERIC, Parque de la Ereta, in ViaArquitectura, n.2/2004, Collegio Arquitectes Comunitat Valenciana, Alicante 2004, pagg.106-113. Figura 4. Parco de la Ereta, Alicante 2004, fotografia di Giorgio Costa. Figura 5. Disegni tratti da BIGARNET MARC & BONNET FREDERIC, Parque de la Ereta, in Via-Arquitectura, n.2/2004, Collegio Arquitectes Comunitat Valenciana, Alicante 2004, pagg.106-113. Figura 6. 7. Parco de la Ereta, Alicante 2004, fotografia di Giorgio Costa. Figura 8. Disegni e foto tratti da BIGARNET MARC & BONNET FREDERIC, Parque de la Ereta, in Via-Arquitectura, n.2/2004, Collegio Arquitectes Comunitat Valenciana, Alicante 2004, pagg.106-113. Figura 9. Planimetrie tratte dal sito-web: www.fredericbonnet.com Figura 10. Parco de la Ereta, Alicante 2004, fotografia di Giorgio Costa.

Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Letture pagg. 76-86

THE NEW LANDSCAPE IN ART AND SCIENCE: ALLA RICERCA DI UNA SCALA UMANA PER I PAESAGGI DEL PROGRESSO TECNOLOGICO (PRIMA PARTE)
Gyorgy Kepes, the new landscape in art and science, Paul Theobald & Company, Chicago 1956. Michela Saragoni*

Summary Due to the big industrialization and the technological progress of 1940-1950, the man started to feel a sensation of double disorientation: from one hand industrialization and urbanization denied his age-old relation with nature; from the other hand scientific discoveries are opening him the horizon towards a new reality that he cant understand taking away, once more, references and certainties. Part of the academic and intellectual world of United States reacted against this condition, and one of the first was Gyorgy Kepes. Hungarian painter and photograph, pioneer of visual art, in this book gives us back the atmosphere of the debate of these years, when they are searching for a new visual language that could give back to man the symbols that he needs to understand this new world. Key-words Kepes, pattern, art, science, industrial landscape

Abstract A seguito della forte industrializzazione e del progresso tecnologico che hanno avuto il loro boom negli anni 1940-50, luomo viene a trovarsi doppiamente disorientato: lindustrializzazione e lurbanizzazione lo hanno privato del secolare rapporto con la natura; le scoperte scientifiche, dallaltra parte, gli hanno aperto lorizzonte su una realt che non pu afferrare, privandolo ancora una volta di riferimenti e certezze. A questo disorientamento reagisce parte del mondo intellettuale e accademico statunitense, per primo Gyorgy Kepes: pittore e fotografo ungherese, pioniere della visual art, che in questo ricco testo riporta il clima del dibattito di quegli anni, teso alla ricerca di un linguaggio visivo della contemporaneit in grado di restituire alluomo i simboli necessari per la comprensione di questo nuovo mondo. Parole chiave Kepes, pattern, arte, scienza, paesaggio industriale

* Dottoranda di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze

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Negli anni 40-50 del secolo scorso si sviluppa negli Stati Uniti una forte reazione al boom tecnologico e scientifico che, iniziato nel XIX secolo, prosegue in crescita esponenziale coinvolgendo un numero sempre maggiore di ambiti ed influenzando, quindi, in maniera sempre pi incisiva il quotidiano. Se il dibattito sullalienazione portata dalleccessiva industrializzazione e urbanizzazione e sul problema della separazione tra uomo e natura indotta dal progresso tecnologico era gi vivo alla met del XIX secolo, sorge ora una problematica nuova ed ancor pi disorientante: il progresso scientifico, pi che quello tecnologico, a minare adesso il modus pensandi delluomo comune. Le recenti scoperte scientifiche, in particolare nel campo della fisica (dalla fisica nucleare, alla teoria quantistica, dellelettromagnetismo, etc..), hanno rivelato come la struttura delle cose che luomo era abituato a considerare come reale non sia altro che limmagine di processi e fenomeni non percepibili con i cinque sensi. Di pi: si sviluppa lidea che questa struttura invisibile che la scienza sta indagando e disvelando, sia lessenza ultima e reale delle cose ed invece il mondo visibile cui siamo abituati sia qualcosa di effimero, scarsamente rilevante e spesso ingannevole. Ancora una volta quindi la sfera emozionale e sensoriale diventa secondaria rispetto alla funzione ed alla struttura. Luomo viene cos a trovarsi doppiamente sperso in un mondo che pare non conoscere pi: se lindustrializzazione e lurbanizzazione lo hanno privato del secolare rapporto con la natura, che ne scandiva i ritmi, riti ed i miti e ne costituiva il naturale riferimento sia geografico che culturale; le scoperte scientifiche, dallaltra parte, gli hanno aperto lorizzonte su una realt che non pu afferrare, privandolo ancora una volta di riferimenti e certezze. E a questo disorientamento che reagisce parte del mondo intellettuale e accademico statunitense, sostenendo la necessit di cercare nuovi riferimenti e nuovi simboli che consentano alluomo di riappropriarsi del proprio ambiente. In questo contesto si inserisce lopera di Gyorgy Kepes: pittore e fotografo ungherese, pioniere della visual art, Kepes ha speso la gran parte della sua vita nella ricerca di un linguaggio visivo della contemporaneit, in grado di restituire alluomo i simboli necessari per la comprensione di questo nuovo mondo. Questo infatti per Kepes il ruolo dellarte contemporanea, e in questa ricerca capisce la necessit di interagire con tutte quelle discipline e forme darte che hanno uninfluenza diretta sulla vita quotidiana degli uomini, per prima larchitettura: lo troviamo infatti negli anni 50 professore di Visual Design al MIT, dove realizza il Centre for Advanced Visual Study, una sorta di laboratorio interdisciplinare sul tema presso cui si forma, tra gli altri, anche Kevin Lynch. Gli studi di Lynch sullimmagine urbana e territoriale, molto pi noti in Europa dellopera di Kepes, discendono direttamente dal suo insegnamento e da questo fecondo laboratorio come riconosce lo stesso Lynch nella prefazione al famoso testo The image of the city1: () un nome dovrebbe comparire sulla copertina col mio, se questo non lo rendesse corresponsabile dei difetti del libro. Questo nome quello di Gyorgy Kepes. Lo sviluppo particolare e gli studi pratici sono miei, ma i concetti informatori nacquero attraverso innumerevoli scambi con il prof. Kepes. Se dovessi separare le mie idee dalle sue non saprei come fare. Per me, questi sono stati anni fecondi di associazione.2 The new landscape in Art and science, il testo di cui si da di seguito una sintesi critica, si propone come strumento di questa ricerca ed fortemente esplicativo del modo di Kepes di trattare largomento. Si tratta infatti di un libro articolato e complesso: Kepes costruisce una struttura, un filo conduttore, entro cui organizza contributi di esponenti di molte discipline, dallarchitettura alla pittura, dalla fisica alla poesia, etc, dando cos una visione multidisciplinare ma organica del problema, concentrandosi in particolare sul ruolo che ogni professionalit pu/deve assumere nella creazione di questo nuovo linguaggio. Il testo propone inoltre ricchissime sezioni di citazioni dai testi e dagli autori pi disparati, e molte immagini, delle quali quella di copertina sicuramente il miglior esempio, non direttamente
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LYNCH KEVIN, The image of the city, MIT, Boston 1960 LYNCH KEVIN, limmagine della citt, Marsilio editori, Venezia 2004

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collegate al testo, ma tese soprattutto a mostrare quei pattern di cui nel testo si da una bellissima definizione, dimostrando come quei disegni strutturali degli elementi naturali, non percepibili dallocchio umano, abbiano tanto rilevanza scientifica quanto un aspetto artistico che si presta ad essere uno degli strumenti del nuovo linguaggio.

Figura 1. G. Kepes, the new landscape in art and science, Chicago 1956 , foto di copertina

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LE RAGIONI DI UNA RICERCA J.E. Burchard , educatore, presidente dellAmerican Academy of Art and Science, introduce il testo sostenendo sostanzialmente che la natura sempre in armonia con se stessa, ovvero ogni suo elemento sempre in armonia con tutti gli altri per il solo fatto di essere naturale e che stato luomo ad introdurre disarmonie e ad avere quindi bisogno di usare gli occhi come schermi protettivi. Definisce questa azione delluomo profanazione (desecration) della natura. Burchard descrive la dicotomia, presente nelluomo moderno, tra la necessit e lardente ricerca di bellezze naturali, e limpossibilit di vivere poi in armonia con esse; dicotomia che imputa a una sostanziale grettezza danimo delluomo, che a suo dire privo di sensibilit in questo senso. Luomo moderno sembra essere incapace di vedere lo squallore in mezzo a cui vive e ciononostante sente lesigenza di un ritorno allarmonia con la natura. La necessit espressa da Burchard sembra essere quella di rieducare luomo a vedere, colmare la carenza di sensibilit visuale, anche per capire che le forme della nuova tecnologia non sono per forza in opposizione alle forme della natura: esse devono smettere di spaventarci, come molto tempo fa hanno smesso di spaventarci la visione delle montagne o del mare. Il dramma delluomo del XX sec. di sentirsi perso in un mondo alieno. Luomo aveva imparato a dare un significato alle forme della natura, a farne dei modelli di riferimento, dei simboli: alla realt palpabile corrispondeva cio un responso emozionale condiviso che permetteva di comprendere lintorno del singolo, nelle nostre immagini personali, ma anche lambiente intero, la societ, nelle immagini condivise con gli altri uomini del nostro tempo e della nostra situazione. Erano questi simboli, questo processo di significazione a trasformare il natural environment in human landscape, inteso come una porzione di natura che luomo ha sondato, compreso e trasformato nella propria casa. La scienza moderna ci ha per svelato un nuovo mondo di forme, che non corrisponde pi ai simboli e ai significati del vecchio mondo dellesperienza sensibile: questo cambiamento dei riferimenti disorienta luomo moderno che si sente minacciato da questo nuove forme che non conosce. Alluomo moderno negato il piacere di sperimentare la percezione (significazione) delle forme (formpattern) di questo nuovo mondo finch non avr tracciato il percorso attraverso cui questa poesia della forma possa riempirsi di significati. Secondo Kepes bisogna riconvertire questo nuovo ambiente in un nuovo human landscape, e per fare questo non pu bastare la conoscenza razionale, pur approfondita, che ci offrono le nuove scienze. Il sensibile, lemozionale hanno unimportanza fondamentale nella trasformazione del caos in ordine. Il nuovo mondo ha le sue dimensioni di colore, spazio, forma, textures, ritmi di suoni e movimenti: una gamma di qualit e sensazioni da apprendere e sperimentare. Il grande progresso tecnologico e scientifico ha portato ad un predominio del linguaggio di scienziati ed ingegneri rispetto al linguaggio del creativo, dellartistico: non esiste un linguaggio comune, n simboli comuni. Le immagini e i simboli che possono realmente addomesticare il nuovo aspetto rivelato della natura si svilupperanno solo se useremo appieno tutte le nostre facolt: la mente dello scienziato, il cuore del poeta e locchio del pittore. Se vogliamo comprendere il nuovo paesaggio dobbiamo toccarlo con i nostri sensi e costruire le immagini che lo faranno nostro: per fare questo dobbiamo ricostruire il nostro modo di vedere.

IL RAPPORTO TRA ARTE E SCIENZA Partendo da un passo tratto dal saggiatore di Galileo si fa un breve excursus sulla nascita del pensiero scientifico e sul momento della separazione tra i due tipi di pensiero, che si fa risalire al XVII secolo. Kepes spiega invece come entrambe le visioni siano atti creativi interdipendenti, portando ad esempio il rinascimento in cui arte e scienza erano sentite e praticate come due facce della stessa medaglia. Arte e scienza sono infatti entrambe attivit 79

ordinarie della mente umana, che distillando le nostre esperienze ci inseriscono nellordine relazionale della natura. In particolare d due definizioni: la scienza cerca di discernere le relazioni dellordine naturale attraverso asserzioni verificabili riguardo i processi naturali. I dati vengono esposti in termini di quantit misurabili e lordine trovato viene espresso in strutture concettuali; larte tenta di discernere le relazioni dellordine naturale creando immagini della nostra esperienza del mondo. I dati vengono esposti in termini di forme sensibili ricreate e lordine intuito viene espresso in strutture sensibili che mostrano propriet di armonia, ritmo e proporzione. In ogni caso la creazioni di immagini la base per larte, ma anche per la scienza anticipando i modelli di riferimento per la ricerca. Viene poi fatto un confronto tra la mentalit occidentale, che da priorit assoluta al pensiero scientifico e quella orientale, in cui prevale il pensiero emozionale, artistico: si auspica che la maggiore possibilit e facilit di scambi portata dalle nuove tecnologie porti allo scambio di idee e quindi al raggiungimento di un equilibrio tra queste due mentalit. C inoltre un passaggio che mi pare dia una valida spiegazione dellintraducibile parola pattern: simmetry, balance and rythm sequence express essential characteristics of natural phenomena: the connectedness of nature the order, the logic, the living process. Here art and science can meet on common round. Il pattern sarebbe cio quella struttura geometrica che alla base di ogni forma naturale e che anche processo vitale. Non forma vuota espressione di ritmo vitale (rythmical vitality) :() the patterns seen were not frameworks binding details but patterns of living order. Conclude dicendo che larte pu dare un grande contributo alla scienza in particolare individuando ed evidenziando le corrispondenze strutturali comuni alle diverse discipline scientifiche ma ignorate dalle discipline stesse, che hanno necessit di restringere il campo di ricerca. In realt invece noi dovremmo mettere sempre meno a fuoco i fatti per se stessi e sempre di pi invece la loro interconnessione. E in questo modo che la scienza si approccia allarte. Il ragionamento di Kepes tende a ricollegare arte e scienza, dimostrando come il pensiero scientifico nasca dal pensiero creativo e non sia quindi affatto separato dallarte. Parte dalla creazione della linea come sintesi grafica di quello che si percepisce: la capacit di percepire le linee di confine tra gli oggetti e quindi di trasformarli in strutture bidimensionali che sono sintesi simboliche delloggetto, rende luomo capace di popolare il proprio immaginario con forme e strutture che corrispondono agli oggetti del mondo esterno e che gli permettono di percepire con chiarezza le relazioni tra essi. Questo implica il controllo sul proprio ambiente, ma soprattutto la capacit di comunicare queste immagini di strutture portando allo sviluppo delle idee base della religione, della filosofia e della scienza. Lautore sostiene che senza la delineazione di figure, senza la comunicazione grafica, senza cio quella sintesi simbolica che rappresenta la concettualizzazione degli oggetti e delle relazioni tra essi, la scienza non si sarebbe mai potuta sviluppare. La teorizzazione deriva cio dalla sintesi creativa dellesperienza pratica: cos come losservazione della natura ha portato alla graficizzazione di sintesi simboliche degli oggetti, lavere a che fare direttamente con i materiali ha dato agli uomini i modelli per la loro creativit; la consapevolezza profonda del rapporto tra materia e forma sta alla base del pensiero architettonico. Lautore evidenzia poi alcuni passaggi chiave di questo passaggio dal pensiero creativo a quello scientifico, dalla pratica alla teorizzazione, individuandoli prima di tutto nella creazione del mattone, che portando con se il concetto di modulo alla base dellidea di misurazione e quindi del pensiero matematico. Altri importanti esempi vengono individuati negli studi botanici di Fuchs e in quelli anatomici di Vesalius: limportanza scientifica di entrambi i testi consiste infatti nella precisa, accurata e dettagliata descrizione della realt osservata con locchio insistente dellartista rinascimentale, che a questo tipo di osservazione era allenato e fortemente interessato. Anche la prospettiva del resto nasce dalle necessit di creazione e rappresentazione degli artisti rinascimentali.

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IMMAGINE E SIMBOLO Kepes si chiede, retoricamente, se possa essere un puro caso che i maggiori passi dello sviluppo intellettuale siano derivati dalla creazione di immagini (image-making). Mentre la percezione comune si limita a mettere insieme un certo numero di impressioni sensoriali in una visione strutturata, la pi elevata percezione data dalla visione artistica delle cose riferisce le percezioni sensoriali alla pi alta struttura delle opere darte, data da armonia, equilibrio, sequenza e ritmo. Le immagini simboliche sono la struttura elementare dellesperienza, rappresentano unorganizzazione dinamica della vita rendendoci capaci di interagire con lambiente, dirigendolo e controllandolo. Le immagini formano e danno senso al nostro pensiero e alle nostre sensazioni cos come il materiale genetico forma la nostra struttura fisica. Le immagini che condividiamo codificano la cultura collettiva, le nostre immagini private codificano lunicit del nostro mondo interiore.

IL PAESAGGIO INDUSTRIALE Kepes introduce il tema descrivendo come un secolo e mezzo di industrializzazione abbia trasformato la faccia del nostro ambiente, dandone un quadro decisamente inquietante (the rithm of our human movement and respiration is syncopated with the beats of steel muscles driver by electricity or gasoline), sottolineando come luomo non riesca ancora ad appropriarsi dei benefici che questo progresso pu avere. Per aprire la strada ad una visione nuova ed unisona tra uomo, natura e tecnica c bisogno di una chiave comune tra il nuovo ed il vecchio, un filo conduttore continuo con la tradizione, ma la nostra civilizzazione non ha provveduto a ci. Questo mondo sovradimensionato, cementificato, disordinato e sostanzialmente inumano che continuiamo a riprodurre ci sta profondamente influenzando: questo mondo distorto ha in qualche modo distorto anche noi, privandoci della possibilit di averne una esperienza coerente e creativa (When visual responses are warped, visual creativeness is impaired). Alcuni artisti, gi dallinizio del XX secolo hanno cercato di interpretare e dare una risposta a questo disorientamento, ma si trattato di piccoli contributi, non sufficienti a controbilanciare labbrutimento che, secondo Kepes, ci circonda e ci sovrasta .

Figura 2. Fritz Henle, New York Photograph

Figura 3. Richard Neutra, Residence in Colorado Desert

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E importante che artisti ed architetti ci presentino le nuove ricchezze portate dal progresso tecnologico nei loro aspetti pi positivi, aiutandoci ad orientarci e a capirne il valore, in modo che luomo comune possa arrivare a gustarsi la modernit come unesperienza positiva. I paesaggi tecnologici devono entrare in armonia con la natura, con il ritmo delle stagioni, con le risorse del territorio; devono essere pensati per corrispondere alle necessit biologiche e psicologiche degli uomini. Proprio in virt delle scoperte scientifiche, che ci hanno reso pi profondamente consapevoli di quali siano queste necessit, bisogna cominciare a ricostruire un mondo a misura duomo, ristabilendo lequilibrio tra noi ed il nostro ambiente. Per riuscire in questo ambizioso scopo luomo ha bisogno di nuovi simboli che ricreino lordine: dobbiamo trovare una nuova ricchezza di simboli, una nuova poesia dellimmagine che latente nel nuovo paesaggio. Lintroduzione si conclude con una vasta sezione di citazioni, da Constable a Von Humboldt, Ruskin, Morris, fino a Melville, Eisenstein e SaintExupry, sui temi del rapporto uomo-paesaggio, del bello come necessit, della poesia dellimmagine e del cambiamento della percezione portato dalle macchine moderne come il treno e lautomobile.

UNA PROBLEMATICA INTERDISCIPLINARE: I DIVERSI PUNTI DI VISTA Come si detto, Kepes convinto che il rapporto tra arte e scienza sia qualcosa che influenza e permea il quotidiano e riguarda quindi tutte quelle discipline e forme darte che hanno uninfluenza diretta sulla vita quotidiana degli uomini. Questa interazione disciplinare gi messa in pratica nel laboratori presso il MIT, viene riportata anche nel libro in cui Kepes comprende i contributi di esponenti delle pi diverse discipline, o meglio arti, dando cos una visione caleidoscopica della problematica. Larchitettura: Richard J. Neutra Larchitetto austriaco propone una riflessione su come larchitettura debba porsi nei confronti del paesaggio per rispettarlo, considerando il rapporto con il paesaggio stesso come una delle componenti fondamentali del benessere psicofisico delle persone. Neutra sottolinea come la natura sia unica e continua e come, quindi la parcellizzazione del paesaggio in unit topografiche geometriche non possa portare a risultati felici. Fa poi una critica al mondo dellarchitettura, che stato troppo a lungo segregato nel regno dell utile e dellestetica, in un mondo dove la decorazione semplicemente qualcosa di applicato alla superficie dellessenziale. Ma la scienza, con le sue nuove scoperte ci ha mostrato che il paesaggio naturale non ha una superficie che possa essere in qualche modo separata dalla struttura profonda: il paesaggio unico, vasto, profondo e sempre essenziale. Il pianificatore del territorio e del paesaggio, larchitetto, deve quindi avere una duplice sensibilit e creativit perch deve creare le condizioni che permettano agli esseri umani di stare fianco a fianco tra loro e con la natura. Il paesaggio esterno deve mantenere una affinit organica (organic affinity) con la nostra natura interiore. Il design: walter Gropius In questa rassegna di opinioni sul rapporto tra arte e scienza non poteva certo mancare la parola di Gropius, fondatore di quel Bauhaus che aveva tra i sui scopi fondanti proprio la costruzione di un ponte tra larte e la produzione industriale: il saggio tratta del rapporto tra il design naturale delle forme organiche e il design industriale, e del ruolo dellartista allinterno di questo rapporto. Gropius ci spiega come in natura non esista separazione tra bellezza e funzionalit, in quanto esse sono entrambe entit costitutive della natura stessa, mutualmente interdipendenti. E stato luomo, nella sua eterna curiosit, che le ha separate e si trova adesso nellimbarazzante situazione del bambino che ha rotto il suo gioco per capirne il funzionamento e non sa pi come rimontarlo. E stato quindi soprattutto il grande sviluppo della scienza a scapito dellarte a disequilibrarci, a disorientarci; secondo Gropius 82

quello di cui luomo ha bisogno quindi un ri-orientamento a livello culturale: this is the century of science; the artisti s the forgotten man, almost ridicouled and thought of as a superflouos luxury member of society() Which so-called civilized nation today honestly promotes creative arts as a substantial part of life? Larte deve tornare ad avere un ruolo centrale nella vita, come essenziale controparte della scienza. Fa poi riferimento diretto al ruolo del design nella vita quotidiana, sottolineando come la separazione del creativo dal produttivo abbia modificato il concetto di bellezza in qualcosa di effimero, ridotto al trattamento superficiale. La qualit della vita delluomo moderno migliorer solo quando lindustria riconoscer come valore essenziale lalta qualit che deriva da un design organico, ottenuto da una produzione industrializzata controllata tanto dallo scienziato e dall ingegnere quanto dallartista who is their legittimate brother. Entra quindi nel merito del concetto di standard, qualificandolo come un lungo in cui si fonde il contributo di molte persone con le migliori tecniche. Le macchine da sole non possono per produrre tutto ci, necessario il costante intervento dellazione creativa: ()rationalisation, which many people immagine to be the cardinal principle of present design, is really only its purifying agent. Lo scopo quello diraggiungere un concetto di standard umanizzato, che soddisfi la comunit ma sia in grado di modificarsi in modo da soddisfare anche lindividuo, qualcosa di simile a quello che nel tempo hanno rappresentato larmonico sviluppo di una citt del New England o di un paesino italiano. La chiave del successo consiste nel mettere luomo al centro del design: solo allora sar veramente funzionale. Conclude il saggio con una bella frase che si ritiene di riportare integralmente: Design is becoming again an integral part of our life-a thing dynamic, not static. It lives, it changes, it express the intangibile through the tangible. It brings inert materials to life by relating them to human being. Thus conceived, its creation is an act of love. la poesia:Richard Wilbur Un punto di vista ancora diverso quello espresso dal poeta Richard Wilbur, che tratta del rapporto tra il paesaggio scientifico, quello cio scientificamente spiegato nella sua struttura e nelle sue dinamiche dalle scienze moderne che costituisce la realt razionale delle cose, ed il paesaggio poetico, oggetto dei significati soggettivi ed irrazionali ma non meno reale. Il rapporto non facile tra la poesia ed il paesaggio deriva prima di tutto da una crisi filosofica ma anche da altre cause, quali la progressiva urbanizzazione e meccanizzazione della vita moderna che hanno reciso il senso di dipendenza dalla natura e di partecipazione al ritmo delle stagioni, la grande mobilit che caratterizza la vita contemporanea, che insieme alla mutevolezza dei paesaggi moderni inficia il nostro senso di localit e di appartenenza. Wilbur definisce vitale che i poeti riescano a far propri i simboli del nuovo paesaggio meccanizzato, per renderli accessibili alla sensibilit e non solo al mondo razionale, in quanto una necessit fondamentale della cultura proprio quella di ricucire il proprio rapporto con la natura, considerando ferrovie, autostrade, etc come parte di essa. La metafora poetica stabilisce una sua personalissima verit, che pu solo apparire assurda in un mondo in cui qualche tipo di verit viene considerata assoluta. Se la scienza offrisse davvero lunica verit sulla natura, la natura risulterebbe essere qualcosa di estraneo al nostro campo emozionale, ma cos non . C una grande quantit di dati concreti e dimostrabili, di fatti, che attesta la nostra appartenenza al mondo naturale, ma per tutto il resto il paesaggio resta come sempre misterioso ed aperto alla nostra intuizione. la pittura: Fernand Leger e Jean Helion: I brevi interventi dei due pittori francesi seguono una linea di pensiero molto vicina. Leger sostiene di sentire false le forme di arte e poesia che cerca di rifuggire dai ritmi veloci ed in qualche modo violenti dellera moderna; egli ritiene infatti che larte debba essere un riflesso del suo tempo. Helion prosegue su un ragionamento molto simile ma va oltre, sottolineando come anche larte che cerca di interpretare, e non rifuggire, i tempi moderni abbia un forte limite negli ismi, ossia nella visione parziale che ogni movimento considera: egli ritiene 83

invece che larte pi rivoluzionaria e quindi pi moderna, sia una forma di figurazione che riesca a comprendere linterezza del mondo di un artista, che consideri luomo nella sua piena realt, di cui laspetto visibile solo uno dei termini.

Figura 4.Constantin Brancusi, Sculpture for the Blind

Figura 5. Naum Gabo, Linear Construction in Space #3

La scultura: Naum Gabo Lo scultore costruttivista russo, autore con Pevsner nel 1920 del manifesto del Costruttivismo, si interroga sul rapporto tra arte e scienza ed in particolare sul ruolo dellarte e dellartista nella nuova visione del mondo che il progresso scientifico sta aprendo. Quali sono quindi le conseguenze sullartista moderno dei nuovo orizzonti aperti dagli scienziati ed in che modo il lavoro dellartista pu riflettere limpatto che la scienza sta avendo sul mondo contemporaneo, contribuendo allampliamento di questi orizzonti? Una risposta a questi interrogativi viene proprio dalla scuola Costruttivista, nota per essere il primo movimento artistico che ha dichiarato di accettare lo spirito dellera scientifica come base per la propria percezione del mondo, anche del mondo interiore degli esseri umani. E la prima ideologia a rifiutare lidea che lunico punto di riferimento per la creazione artistica sia la personalit unica dellartista, il suo stato danimo (mood). Il Costruttivismo riconosce che il mondo non si esaurisce in ci che percepiamo con i nostri cinque sensi: la vita e la natura comportano anche una serie di forze ed aspetti invisibili e mai osservati finora, che hanno bisogno di trovare unimmagine comunicabile per entrare a far parte non solo del nostro bagaglio razionale ma anche della sensazione immediata e quotidiana che abbiamo della vita e della natura. E sbagliato considerare quegli aspetti invisibili del mondo che la scienza sta svelando e spiegando come qualcosa di comunicabile solo attraverso la scienza stessa, attraverso le invenzioni scientifiche e la tecnica: il ruolo dellarte proprio quello di far si che la visione scientifica penetri in profondit nella psicologia delluomo comune, diventando parte integrante del suo bagaglio tanto quanto quella primaria concezione del mondo che gli deriva dai cinque sensi. Larte pu fare questo perch usa un linguaggio diverso dalla scienza, che si rivolge non al razionale ma allemotivo, allintuizione. Lartista si pone quindi come tramite, come una sorta di traduttore, tra il pensiero scientifico ed il pensiero comune. Educazione, filosofia e semantica: Charles Morris e Samuel Ichiye Hayakawa Nel 1951 Kepes organizza una mostra alla Hayden gallery dellMIT, intitolata The New Landscape, in cui sono state esposte fotografie scientifiche estrapolate dal loro contesto e presentate sotto forma di fotografie artistiche: la mostra ha cos assunto lo stesso significato di una mostra di pittura, pur trattando soggetti che nellimmaginario comune sono lantitesi dellarte. Questa mostra e questo libro sono forse i due apici della ricerca di Kepes, che deputa allarte, ed alla pittura in particolare, limportante funzione di portare al livello dellimmaginario comune i nuovi paesaggi rivelati dalle nuove scienze. 84

Figura 6. La mostra The new Landscape, Massachusetts Institute of Technology, 1951

A questa mostra, a queste fotografie si riferisce direttamente lintervento di Morris, educatore con interessi specifici in filosofia e semiotica, il cui senso da lui stesso riassunto in un unica, efficace e bellissima frase: The photographs can serve at once the pourpose of science, and of art, and of religion. They can be read for information about the world, or enjoyed as the textures of a structured process, or use for the reorientation of the self in the cosmos. In questa frase Morris reassume tutto il senso degli interventi precedenti oltre che della mostra cui si riferisce. Le nuove forme proposte dalle nuove scienze rappresentano la base per la creazione di un nuovo immaginario visivo, strutture che devono essere trasformate dallartista in simboli riempiti di significato, in modo che questo paesaggio finalmente completo di forma e struttura, che contiene in se stesso le sue spiegazioni, diventi un paesaggio percepibile ed accettabile dalluomo. Educatore, scrittore, esperto di Semantica Generale, Hayakawa ci propone tematiche molto simili. Il ruolo dellarte secondo Hayakawa di ricercare emblemi adeguati a simbolizzare la nostra esperienza, rendendoci cos capaci di affrontarla. Aprendoci la prospettiva su un 85

nuovo mondo, la scienza ci ha posto in una condizione che P.W. Bridgman, citato nel testo, chiama explanatory crisis: ci mancano cio i riferimenti per interpretarlo e per dargli un ordine. Il passaggio pi importante per trovare questi riferimenti , come sostiene anche Gabo, di far diventare queste nuove conoscenze parte integrante del pensiero comune, della coscienza quotidiana delle cose, perch questa e non la conoscenza razionale che ci permette di valutare e di orientarci. La grande difficolt di questo processo di assimilazione sta nel fatto che il mondo della quantistica, della microbiologia, della fisica nucleare consistono di eventi e relazioni mai direttamente esperibili, visualizzabili soltanto attraverso la costruzione di modelli o attraverso speciali fotografie (ad esempio le analisi stroboscopiche). Sono questi i nuovi paesaggi, gli emblemi della nostra nuova conoscenza che arricchiscono e suggestionano tutti noi, artisti o scienziati, nella nostra personale ricerca di addomesticare quello che conosciamo gi ma che non abbiamo ancora imparato a sentire.

La fisica: Bruno Rossi A conferma della ricchezza e completezza del testo, ci viene proposto anche il punto di vista di un fisico, docente del MIT, utile soprattutto a chiarire quale sia il vero ruolo della scoperta scientifica e quale il filo conduttore che la unisce in qualche modo allarte. Ci spiega, Rossi, che la ricerca scientifica nasce dallosservazione dei fenomeni naturali e che i dati raccolti vengono poi analizzati, confrontati, raggruppati ed esaminati da diversi punti di vista finch non formano un quadro che soddisfi il nostro naturale desiderio di ordine ed armonia. Il passo finale consiste nellinterpretazione dei dati sperimentali per trarne una teoria: la scienza quindi in effetti non da spiegazioni, ma si limita a descrivere i fenomeni naturali ordinandoli in strutture (pattern) armoniche e trasparenti. Ci porta come esempio il caso della teoria dellelettromagnetismo: la fisica non pu spiegare tutti i fenomeni attraverso cui si manifesta (dai lampi alle onde radio, etc) ma ha potuto trovare quel singolo e semplice meccanismo che sta dietro a tutti. La ruota del funzionamento di questi meccanismi costituita da entit non percepibili dai nostri sensi, entit molto limitate di numero rispetto alla moltitudine di effetti che provocano, costituite da strutture semplici e simmetriche in contrasto con la complessit e lirregolarit delle loro manifestazioni visibili: questo un esempio di come la fisica abbia creato un nuovo paesaggio, sostituendo alla complessit ed irregolarit del mondo visibile larmonia e la linearit del mondo invisibile. Nella fisica come in altri campi della scienza, lo scopo ultimo di scoprire strutture regolari che i nostri sensi non possono percepire per trovare relazioni tra fenomeni apparentemente separati, per formulare leggi capaci di descrivere sempre pi a fondo i fenomeni naturali. La percezione intuitiva della semplicit insita nei fenomeni naturali tanto essenziale per la creativit scientifica quanto per la creativit artistica, perch scoprire qualche verit scientifica semplicemente rivelare qualche nuovo aspetto dellarmonia della natura.

Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Letture pagg. 87-97

GRAMMAIRE DES JARDINS. SECRETS DE METIER: I SEGRETI DEL MESTIERE DI REN PECHRE Anna Lambertini*

Summary The paper deals with a reading of the work of Ren Pchere.key-figure of European garden art in the 20th century. The Grammaire des Jardins by Ren Pchere, fairly known in Italy, is no doubtly a out-of-ages classic masterpiece of the framework of a universal eituer ancient art: tre art of garden creating. Key-words Ren Pechre, garden art, garden design, design guide lines.

Abstract Il contributo propone un itinerario di lettura di unopera dellarte dei giardini europea del Novecento. La Grammaire des Jardins di Ren Pchere, poco divulgata in Italia, pu essere annoverata a buona ragione tra i classici senza tempo delle teorie di unarte universale quanto antica, quella di creare giardini. Parole chiave Ren Pechre, arte dei giardini, progettazione dei giardini, regole di composizione.

* Dottore di ricerca in Progettazione paesistica, Docente a contratto presso lUniversit degli Studi di Perugia.

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UN MESTIERE VECCHIO COME LUOMO Cominciamo proprio dalla fine. Dal risvolto della quarta di copertina, un ritratto in bianco e nero di un anziano signore accenna tra le rughe intorno alla bocca un sorriso senza enigmi. Il valore di quella espressione impressa nella posa fotografica, lieve quanto mediatrice di fermezza, si coglie pienamente nel momento in cui, sfogliando a ritroso il libro, come ultima frase a chiusura di una breve postfazione si legge La vie est trop belle pour tre mdiocre.

Figura 1. Ritratto di Ren Pechre.

Ren Pechre1 ha settantanove anni quando viene pubblicato Jardins dessins. Grammaire des jardins. Il libro, che come lo stesso autore annuncia, contiene una sorta di compendio di regole di base per il disegno dei giardini, esce sul mercato internazionale per le Editions Racine nel 1987, ed in Europa acquista velocemente la fama di un vero e proprio vademecum per i creatori di giardini. Lopera originale, comprensiva di un ricco apparato iconografico a documentazione dellattivit professionale di una vita vissuta nel segno dellArte dei giardini (sono pi di novecento le opere, pubbliche o private, realizzate nel corso della sua vita dal paesaggista belga!2), viene esaurita nel giro di pochi anni. Per colmare quanto prima il vuoto editoriale, in attesa di portare alle stampe una nuova edizione di pregio, ecco uscire nel 1995 la Grammaire des jardins in veste economica, senza tavole a colori e con un testo leggermente ampliato. Senza il corredo iconografico che aveva impreziosito la prima edizione, la seconda Grammaire des jardins, pensata soprattutto per soddisfare un pubblico meno danaroso fatto di studenti e giovani paesaggisti in formazione, riporta un significativo
Nato a Ixelles, in Belgio, il 12 febbraio 1908, scomparso nel 2003, Ren Pechre stato architetto dei giardini e urbanista. Nella sua preziosa antologia critica di testi sul giardino ed il paesaggio, Jean-Pierre Le Dantec nelle brevi righe di introduzione ad un estratto dalla Grammaire des jardins, definisce Pchre come uno dei rari crateurs che dalla fine della Seconda Guerra mondiale si sono sforzati in Europa a mantenere viva la tradizione storica di unarte dei giardini disegnati, in contrapposizione alle sterili declinazioni dello spazio verde dellurbanistica funzionale. Presidente e fondatore del Comitato internazionale dei giardini e dei siti storici (ICOMOS), professore presso lEcole nationale dArchitecture et des Arts visuels-La Cambre e presso lEcole dArt amricaine de Fontainebleau, stato per molti anni presidente dellEFLA (Federazione internazionale europea degli architetti paesaggisti). Nel corso della sua attivit professionale ha realizzato pi di novecento giardini, tra pubblici e privati, lavorando soprattutto in Belgio, Francia, Svizzera. 2 Per una ampia documentazione sulle opere di Pechre si veda ad esempio il volume Les Jardins de Ren Pechre, curato da Laurent Grisel ed uscito nel 2002 per AAM Editions.
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quanto suadente sottotitolo: segreti del mestiere. In effetti, lidea quella di fornire un distillato di buoni consigli derivato da una lunga, appassionata, pratica professionale. Con uno stile semplice e diretto lautore stesso a fornire dellopera la presentazione pi efficace. Il mio mestiere creare giardini. Pertanto la mia vita professionale stata molto diversificata: sono stato chiamato a dirigere delle opere pubbliche, a partecipare ad esposizioni universali ed internazionali, a studiare urbanistica, a discutere sul problema degli spazi verdi, infine ad interessarmi ai giardini storiciIn effetti, si tratta delle molte sfaccettature di uno stesso mestiere. Il mio proposito qui non quello di costruire le basi di una teoria e di una pratica dellArte dei Giardini, ma piuttosto di svelare qualche << Segreto del mestiere>> meno conosciuto e poco pubblicato fino ad oggiQuesto piccolo volume tenta di rivelare ci che io credo sia lessenziale.3 E per meglio aiutare a comprendere il senso di questa essenzialit, a chiusura questa volta della prefazione, Pechre prende in prestito da altri la seguente esortazione che racchiude una sensibilit Zen: Fate poco, ma bene Fate molto poco, ma molto bene Un niente, ma perfetto 4.

FARE GIARDINI UNATTIVIT POETICA Che si tratti di qualcosa di molto diverso da un contemporaneo manuale tecnico evidente. Nulla a che vedere con un pratico prontuario per la progettazione del verde urbano: qui non ci sono schede tecniche, non si illustrano tabelle sui colori stagionali delle fioriture e le textures delle piante, non si trovano abachi dei materiali da costruzione e di soluzioni di dettaglio. Quanto al tipo di immagini che accompagnano il testo, il racconto iconico dei segreti del mestiere affidato a minuti schizzi dal tratto apparentemente ingenuo o infantile ma estremamente efficace per la pulizia, la semplicit, la chiarezza del messaggio enunciato. Infine, nel corso del testo i richiami ed i rimandi alla trattatistica storica sono continui, e nelle considerazioni sul giardino e sullarte dei giardini risuonano le parole di una tradizione secolare di elaborazione pratica e teorica. Ci premesso, ben lungi dal risultare come unopera pretenziosa, passatista e demod, la Grammaire di Pechre pu essere annoverata a buona ragione tra i classici senza tempo delle teorie di unarte universale quanto antica, quella di creare giardini. Unarte che in s comprende tutte le altre, perch, buona cosa rammentarlo, come sottolinea il maestro belga, il giardino al tempo stesso: Architettura per la sua composizione, Scultura per il modellamento plastico del terreno, Pittura per leffetto dei colori degli alberi, Musica per i ritmi della sua composizione, E per i riflessi cangianti dei suoi fiori, Poesia, Teatro (dcor) e perfino danza.5 Il nucleo centrale del testo, la Grammaire vera e propria, preceduto da una quindicina di pagine dense di citazioni storiche, aneddoti personali, e considerazioni teoriche, scritte con convincente enfasi e che si raccolgono a formare un capitolo dal titolo Filosofia del mestiere.
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RENE PECHERE, Grammaire des Jardins. Secrets de mtier, Editions Racine, Bruxelles 1995, pag. 9. Cfr. REN PECHRE, op.cit., pag. 11. Traduzione nostra. Jai devant les yeux un conseil de Mgr Dupanloup un jeune tudiant un peu trop entreprenant: << Faites peu, mais bien Faites trs peu, mais trs bien Un rien, mais parfait.>>. Je naurai dautre espoir que dhonorer la premire proposition dont jai fait ma devise. 5 Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 19.

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Qui oltre ad essere presentato una specie di manifesto poetico sul giardino, che (guai a dubitarne!) prima di tutto unopera darte, viene anche detto a chiare note che il percorso formativo di un buon paesaggista passa attraverso i gradi di un lungo, appassionato e lento processo di crescita culturale: occorre coltivare lo studio di molte discipline, e tra le tante non possono essere assolutamente trascurate quelle umanistiche. Perch, per riuscire, il paesaggista deve essere un uomo ben coltivato piuttosto che un erudito6. Il doppio significato del termine coltivato (cultiv) rimanda al gioco ciceroniano sulluso del termine cultus che percorre come un leitmotiv gli scritti umanistici, e permette di strutturare la convinzione secondo cui leducazione non che una forma pi elevata della coltivazione delle risorse naturali7. Si tratta quindi di un mestiere difficile, non scientificamente complicato, ma con una infinita gamma di applicazioni8. Conoscenze tecniche e cultura vanno strettamente unite ad una spiccata sensibilit artistica, a capacit intuitive, al senso del Bello: ecco gli ingredienti nella formazione del paesaggista, che deve essere cosciente di svolgere prima di tutto una pratica con finalit estetiche.

Figura 2. Composizione spaziale e principi di buona visione: uno schizzo di studio del giardino di Vaux-LeVicomte.

La maggior parte dei paesaggisti sembra oggi guardare verso altri orizzonti, e, volgendo lo sguardo ben oltre la siepe del giardino, si preoccupa di spazi verdi sociali, di grandi ensembles, di spazi aperti per il tempo libero e lo sport, di lottizzazioni, di progettazione di autostrade, di margini fluviali, di scuole, di cimiteri, e via dicendo. Ma qualunque sia lorientamento della pratica professionale, il ruolo del paesaggista , in primo luogo, quello di occuparsi dellestetica delle piantagioni9.
6 Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 18. Pour russir, on le voit bien, le paysagiste doit tre plus un homme cultiv quun homme rudit. Lautore poi prosegue: La vraie culture est, je crois, la transcendance de la vocation, cest--dire prendre dans son mtier suffisamment de hauter pour jeter des regards autour de soi, tre attentif ce que font les autres et viter, avant tout, de sa cantonner dans sa spcialit technique. 7 TERRY COMITO, Il giardino umanistico, pag. 33, in MONIQUE MOSSER, GEORGE TEYSSOT, Larchitettura dei giardini dOccidente, Electa, Milano 1990, pagg. 33 41. 8 Cfr., non pas scientifiquement compliqu, mais dune tendue sans fin. RENE PECHERE, op. cit., pag. 26. 9 Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 15.

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La memoria lunga di un paesaggista europeo che ha attraversato tutto il Novecento, ci testimonia come le difficolt del mestiere siano state per molto tempo anche accresciute dallo scarso riconoscimento tributato alla disciplina (Arte dei giardini, prima ancora che Architettura del paesaggio), alla figura professionale ed al suo principale oggetto di creazione, il giardino appunto. Le parole dellautore, scritte gi in occasione della prima edizione dellopera, fanno risuonare leco del dibattito culturale sulla presunta scomparsa del giardino come luogo pubblico dai processi di trasformazione delle citt europee a partire dal secondo dopoguerra. Non mi sono mai pentito di aver dato delle spiegazioni sulla figura dellarchitetto dei giardini (n.d.a. il corsivo dellautrice) ogni volta che mi sono trovato davanti un orecchio attento. Anche quando poteva trattarsi di un orecchio ministeriale. Questo faceva anche parte delle mie responsabilit come Consulente per gli Spazi Verdi per i differenti Ministri ai Lavori Pubblici, a cui ero solito ricordare che <<esistono anche dei giardini>>10.

Figura 3. 1958: Ren Pechre sul cantiere dellEsposizione Universale e Internazionale di Bruxelles.

La conoscenza dellArte dei Giardini, come disciplina storica da cui recuperare un repertorio di regole, valori tecniche, viene indicata in ogni caso come base di ogni progetto di paesaggio e di spazio verde". E pericoloso creare una separazione, ponendo da una parte gli specialisti del giardino e dallaltra quelli del paesaggio, perch la conoscenza dellarte dei giardini, della sua storia, della sua tecnica costituisce ci che ho sempre chiamato la grammatica dellarchitetto dei giardini11. Proprio cos, una grammatica, perch come tutte le arti, ed anche come tutte le discipline scientifiche, lArte dei Giardini non ha solo un suo vocabolario, ma un linguaggio e come tale presenta delle regole di base precise, che occorre conoscere bene: solo cos possibile variarle e declinarle allinfinito. Lo studio di una poderosa letteratura storica ci pu aiutare a costruire un patrimonio di buone regole, di principi di progettazione e di disegno di parchi e giardini. Lautore, da paesaggista colto e attento conoscitore della storia dellArte dei Giardini, consiglia di riprendere a leggere i trattati storici. E ne suggerisce alcuni: tra i francesi, la celeberrima opera Settecentesca di Antoine Dezallier dArgentville La Thorie et la Pratique du Jardinage12, anche pi volte richiamata nel corso
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Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 27. Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 16. 12 Vedi ANTOINE DEZALLIER DARGENTVILLE, ALEXANDRE LEBLOND, La Thorie et la Pratique du Jardinage, o lon traite fond des beaux jardins appels communment les jardins de plaisance e de propret, prima edizione
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del testo, e poi, Adolphe Alphand13 e lAndr14 per lOttocento, Jules Vacherot15 ed i Duchne per il Novecento. Tra gli inglesi viene citato Thomas Mawson16. Per sgombrare il campo da inutili equivoci sui contenuti e gli obiettivi della sua opera, Pechre chiarisce che nella Grammaire intende parlare solo di alcune di quelle regole di composizione, utili nel disegno e nella costruzione di un giardino, da lui scoperte direttamente o semplicemente applicate per averle apprese da altri, ma comunque sempre legate a sperimentazioni personali svolte sul campo in tanti anni di scrupolosa e felice pratica professionale. Si tratta solo di un piccolo contributo, si precipita a precisare lautore fin dalle prime pagine, ma di un contributo che offre qualcosa, i piccoli segreti del mestiere appunto, di cui sono sprovvisti la maggior parte dei manuali e dei libri contemporanei sulla progettazione dei giardini. Per Pechre le sue regole sono come i buoni consigli di bottega di un artigiano, sono apparentate con le ricette speciali di cucina tramandate con saputa aura di mistero da madre in figlia, con le regole base di buona educazione. Con una avvertenza: non solo non bisogna esserne schiavi, ma occorre avere la consapevolezza che la conoscenza e lapplicazione delle regole non ha mai fatto di per s un buon artigiano, un buon cuoco, e tanto meno una persona veramente gentile e ben educata. Direi che chi gentile lo perch fa distinto ci che fa nel momento in cui lo fa.() Occorre aver appreso le regole della propria specialit, assicurarsi insomma la propria base di partenza, per poi potersi muovere verso nuovi orizzonti17. Un modo di argomentare che oggi pu apparire venato da un timbro salottiero, a tratti addirittura vagamente reazionario; il concetto chiave espresso, poi, non proprio originale. Ma il tutto presentato con una tale sentita e sincera convinzione, da farcelo accogliere soprattutto come il consiglio appassionato e autentico di un autentico e appassionato gentiluomo dellArte dei Giardini del Novecento.
Parigi 1709, quarta edizione ampliata 1747. Edizione Minkoff in stampa anastatica del 1972. Si tratta del primo trattato che affronta larte dei giardini nel suo complesso, affrontando in forma sistematica gli aspetti di composizione architettonica, gli aspetti agronomici e di coltivazione, quelli tecnico-idraulici (aggiunti nelledizione del 1747 che si compone di quattro volumi). Prodotto del gusto e della cultura settecentesca francese, secondo Le-Dantec (2003) costituisce la sintesi dello spirito classico in materia di arte dei giardini e segna linizio del rococ. Per la precisione e la completezza dei temi trattati il libro venne tradotto in tutta Europa, fino ad essere riconosciuto come una sorta di bibbia del giardino alla francese. E anche il primo trattato a raccomandare luso dello Ha-Ha, il fossato che rese possibile linvenzione del giardino-paesaggio in Inghilterra, come un ben congeniato trucco dellarte dei giardini. 13 Vedi ADOLPHE ALPHAND, Les Promenades de Paris, Pargi, 1867 1873. 14 Vedi DOARD-FRANCOIS ANDR, LArt des jardins. Trait gnral de la composition des parcs et jardins, Paris, 1879. Considerato uno dei pi celebri giardinieri paesaggisti della seconda met del XIX secolo, Andr, di formazione agronomo, lavor in tutta Europa, ma il suo nome soprattutto legato agli interventi di trasformazione nella Parigi di Haussman a cui partecip in maniera incisiva, essendo entrato a far parte dellquipe diretta da Barillet-Deschamps per conto di Alphand. Il suo lavoro venne apprezzato a tal punto da permettergli di succedere a Barillet nella direzione dei lavori, in seguito alla partenza di questultimo. Nel 1890 fu titolare della prima cattedra di paesaggismo, appositamente creata per lui presso lEcole de Orticulture de Versailles. Il suo manuale rappresenta la celebrazione dello stile del giardino paesaggista portato al suo apice in Francia da Barillet-Deschamp: lopera ha costituito per molti decenni lindiscusso riferimento per la formazione di molti giardinieri e paesaggisti francesi. 15 Vedi JULES VACHEROT, Les Parcs et jardins au commencement du XX sicle, Parigi, 1908. Giardiniere capo della Ville de Paris in occasione della Esposizione universale di Parigi del 1900, Vacherot stato uno dei principali promotori del cosiddetto stile misto o dellinvenzione in cui linventiva e la creativit dellartistagiardiniere possono fare ricorso alla composizione in libera associazione di forme geometriche e forme naturali. Progettista dei giardini della Tour Eiffel e del Trocadero, compone un testo che associa i temi del saggio storico, in cui vengono enfatizzate le opere di Le Notre e Barillet-Deschamps, ad un trattato teoricopratico ricco di disegni e tavole di illustrazione di progetti. 16 Di THOMAS MAWSON si veda Art and Kraft of Garden making. Brillante esponente della progettazione paesistica nellInghilterra della fine dellOttocento primi Novecento, Mawson (1861 1933), si pone in continuit con progettisti come Paxton ed Alphand, che nel XIX secolo avevano dato un fondamentale impulso al rinnovamento della tradizione paesaggistica applicandone principi e regole nei programmi di rinnovamento urbano. Mawson teorizza la costruzione del verde come precisa espressione di arte civica ed espone il suo pensiero nel volume Civic art. Studies in town planning parks boulevards and open spaces, uscito nel 1911. Cfr. FRANCO PANZINI, Per i piaceri del popolo, Zanichelli, Bologna 1993, pagg. 273-275. 17 Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 37.

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Dal fondo del libro lo sguardo fermo del volto serenamente rugoso dellautore ne d conferma.

POCO, MA BENE Al cuore del testo, quello contenente i primissimi segreti, si giunge dopo aver superato una piacevole e ricca lettura preparatoria: una sorta di lunga anticamera letteraria allestita con le avvertenze al lettore, la prefazione, il capitolo sulla Filosofia del Mestiere, e infine le due pagine di introduzione alla Grammaire des jardins vera e propria. Le varie sezioni tematiche non vengono scandite da numerazioni per capitoli e paragrafi, secondo la strutturazione sistematica tipica di opere scientifiche o pi in generale a carattere teorico divulgativo. Anche nella composizione, come nello stile poetico ma semplice della scrittura, la Grammaire sceglie il carattere intimo e colloquiale del racconto, piuttosto che quello pi autorevole e freddo del manuale. I segreti del mestiere si raggrumano in tre principali nuclei relativi ad altrettanti temi di progettazione e composizione dei giardini: Le cheminement de luvre jardin, Les corrections optiques ou <<il faut que lil soit satisfait>>, Les lments darchitecture (e cio: I percorsi dellopera giardino, Le correzioni ottiche o <<bisogna che locchio sia soddisfatto>>, Gli elementi di architettura). Si pu dire che per illustrare lessenza della prima buona regola di base relativa al primo tema, quello sul disegno dei percorsi del giardino, Pechre abbia utilizzato tutta la parte iniziale del suo libro, con la costruzione di quel preciso percorso di lettura di cui sopra. Un segreto della composizione dei giardini, come ci insegnano bene i disegni e le realizzazioni dei giardini storici qualunque sia lo stile, il gusto o il modello di riferimento, di fare attenzione a garantire sempre effetti di sorpresa, mettendo in relazione vari punti di attrazione visiva e di interesse, funzionale o estetico, e ritardando il piacere di beneficiarne per accrescere il senso di appagamento una volta che li si raggiunti18. Il disegno dei percorsi costituisce lossatura del progetto, ma soprattutto garantisce la circolazione, il passaggio da una parte allaltra del giardino e quindi lo scambio di relazioni umane al suo interno. Che si tratti di una casa, di un giardino o di un progetto urbano, i rapporti umani vengono per primi e devono esser risolti con chiarezza. Soprattutto per i parchi pubblici: obbligare le persone che passeggiano o camminano a fare dei gran giri con la scusa di inserire aiuole fiorite o a prato unillusione; laiuola che finisce per essere attraversata, calpestata, poi rasa al suolo per fare posto alla logica della circolazione19. Altrove questa legge non scritta della buona circolazione, che porta con la pratica ad alterare tracciati mal progettati o ingenuamente disegnati, stata definita con la secca ed icastica espressione di vendetta del pedone. La parte dedicata al tema delle correzioni ottiche e delle regole della buona visione introduce ad un altro segreto: la buona composizione dei giardini tutta una questione di effetti di illusione spaziale e di messa in atto di trucchi visivi. E la giusta chiave di interpretazione per concepire uno spazio poetico in cui dar sfogo al libero gioco dellimmaginazione. Nellillustrare la scoperta del segreto con luso consueto degli aneddoti personali, Pechre racconta di quando, allinizio della sua carriera, ad un incontro a Parigi con Achille Duchne, dopo aver sottoposto al famoso architetto dei giardini francese la soluzione per un progetto di giardino privato, si sent dire: Cher ami, vous etes sauv, vous avez compris. Tout le mtier est un affaire dapparence et descamotage20. Ci appurato, diventano strumenti del mestiere i tanti efficaci trucchi per effettuare correzioni in piano ed in alzato di figure ed elementi spaziali del giardino, basandosi sulle
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Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 46. Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 43. 20 Caro amico, siete salvo, avete capito. Tutto il nostro mestiere una questione di apparenza ed escamotage!.

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leggi della visione e della prospettiva. Corredati dai semplici schizzi a mano libera, ecco sfilare i suggerimenti su come ottenere una prospettiva gradevole e la giusta profondit di un piano di forma rettangolare (un bacino dacqua o un prato ad esempio), su come tracciare un disegno armonioso di percorsi curvilinei, come risolvere prospettive assiali, come comporre le piantagioni lungo i viali a seconda delleffetto desiderato, e cos via. Ci assicura Pechre che la validit e lefficacia di ogni trucco, di ogni escamotage applicato sono comprovate dalla progressiva migliore riuscita dei suoi progetti ma anche attraverso lo studio dei giardini dei maestri, da Le Ntre, anzi Le Nostre21, ad Andr, a Duchne. Ho molto osservato e molto misurato, dallinizio della mia carriera fino ancora ad oggi. Allorigine era una necessit; adesso diventato un gioco: raccogliere gli esempi a conferma delle regole, spesso trovati nei classici e i cui dati risultano sempre validi per le composizioni moderne. Certe leggi sono valide in eterno22. Ed sempre studiando,osservando, misurando che Pechre mette a punto la sua regola dei 22 gradi di visione di un paesaggio. Ventidue gradi viene indicata come misura di riferimento per calcolare langolo visuale sufficiente allo sguardo umano per raccogliere una buona veduta. Per meglio spiegare il senso ed il valore di questo segreto, vale la pena fornire la libera traduzione del racconto dellautore. Quello che cercavo, era una media, un angolo relativo che fosse di supporto alle mie ricerche, unindicazione approssimativa, convalidata dallesperienza. Mi sono messo alla prova. Procedendo, tornando sui miei passi. Ho finito per adottare una via di mezzo tra i 20 ed i 25, che faceva 22 e per fare pari, mi decisi per 22. Per facilitare la pratica, cercai un modo che mi evitasse di usare strumenti. Il nostro corpo capace di fornirci misure di valutazioni precise. Le Corbusier ha ben spiegato che lombelico si trova ad una altezza media di 93 cm.Ho cercato dunque come poter stimare i 22 con le mani. Alla fine ho adottato la soluzione che segue:

Lestate seguente, con i miei studenti americani, trovandomi a Vaux-le-Vicomte, fui impaziente di fare la prova. Il risultato mi diede la conferma. A braccia tese, constatai che Le Nostre aveva previsto 22 tra i primi grandi platani dellultima salita verde che porta allErcole. Ho annoiato tutti con questa storia, ma ho avuto qualche risultato. Per i marinai, il pugno era una misura di riferimento, mi hanno assicurato. I tedeschi lo chiamavano Fustregel, in fiammingo Vuistregel, e rappresentava un 11,5% (quindi x 2 = 23). Un altro mi ha spiegato che langolo di rotazione per un aereo era di 22 ed un esperto di prospettiva architettonica mi ha assicurato che langolo di 22 era considerato ottimale per il disegno prospettico.

21 Ci tiene a spiegare, Pechre, che Le Nostre firmava il suo cognome con una s. Con il pretesto dellequivoco del pronome possessivo si finito per sostituire la s con un accento circonflesso, e si scritto dallinizio del Novecento soltanto Le Ntre. E poi dichiara: Io mi attengo alla raccomandazione di Ernest de Ganay che ha scritto un libro sul grande giardiniere Andr Le Nostre. Cfr. REN PECHRE, op. cit., pag. 22, nota 1 a pi di pagina. 22 Cfr. REN PECHRE, op. cit., pag. 49.

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Durante un viaggio in India, nel 1984, ho teso le braccia per misurare lampiezza della tomba dAkbar: 22! Il funzionario indiano che mi accompagnava rest sbalordito. Gli spiegai le ragioni di questa misurazione, e lui mi rispose che <<gli architetti islamici conoscevano questo angolo armonioso: 27,5>>. Si sbagliato di numero? Io ho ancora di che divertirmi sfogliando magari le memorie di Jahangir. Nellattesa, conservo i miei 22!23. Lentusiasmo e la testarda caparbia curiosit di Pechre nellindagare e determinare la sua personale regola dei 22 gradi di visione di un paesaggio sono da leggersi nel segno delle lecite fissazioni di un vero maestro dellArte dei Giardini.

Figura 4. Alcuni trucchi di disegno per correggere effetti prospettici poco soddisfacenti.

Se andiamo a leggere ad esempio il trattato di douard Andr, troviamo riportate nel Capitolo VI, dedicato ai Principi generali della composizione dei giardini, le seguenti considerazioni: Le leggi dellottica o della visione hanno applicazione costante nellarte dei giardini, ed necessario esaminare in quali principali circostanze devono essere considerate () Ho ripreso lesperienza di Repton, su cui ho improntato vari momenti di questo capitolo, sullangolo di visione ottenuto con il solo movimento degli occhi, tenendo la testa immobile. Dopo una serie di ragionamenti ed esempi, Andr fissa nei 30 gradi circa langolo formato al di sotto della linea dellorizzonte per percepire un oggetto nella pienezza delle sue proporzioni e di conseguenza per calcolare approssimativamente la distanza di un oggetto da uno spettatore, sapendo che una linea abbassata dalla sommit delloggetto di cui laltezza nota forma con lasse ottico un angolo di 30 gradi24.
23 24

Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 79. Estratto riportato in JEAN-PIERRE LE DANTEC, Jardins et paysage: une antologie, Editions de la Villette, Paris

2003, pag. 312.

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Figura 5. Alcuni schizzi che illustrano i principali accorgimenti da adottare nel disegno degli spazi per attenuare gli effetti deformanti della prospettiva.

La stretta linea di discendenza tra la Grammaire ed i classici dellarte dei giardini viene rimarcata anche nella terza parte, Elementi di architettura dove vengono snocciolati continui richiami alla trattatistica storica e chiaramente alle opere di Le Nostre: Versailles e Vaux-leVicomte, che insieme formano la vera bibbia del giardino classico. Rapporto tra edificio e giardino, inserimento di elementi scultorei e di arredi, dimensionamenti ideali per la realizzazione di scale e percorsi, costruzione di terrasses e patii, studio delle ombre e dellilluminazione: con la consueta vivace semplicit arrivano altri segreti. Ricordarsi che lo spazio aperto mangia gli oggetti, che la vegetazione invece pu mangiare la luce, che lacqua in un giardino privato e di piccole dimensioni deve preferibilmente creare un sereno mormorio, mentre in un parco pubblico apprezzato soprattutto il rumore festoso di una grande fontana a getti dacqua, e cos via. Un messaggio pare sempre leggibile in filigrana: realizzare per credere. Tenendo presente che chi ha la fortuna di fare il mestiere di paesaggista/architetto dei giardini, come lartista, potr svolgere la professione, migliorandosi, fino ad unet molto avanzata. Abbiamo cominciato a parlare del libro partendo dal fondo del volume, pare giusto concluderne la presentazione con la citazione della frase inserita nelle primissime pagine della Grammatica, un giardino di parole che possiamo ormai riconoscere come una delle pi autentiche espressioni della personale (severamente gioiosa) poetica di Pechre: Ami le jardin est temple et message il est rythme et forme dans le frmissent de la vie.

SCHEDA DI PRESENTAZIONE DELLOPERA REN PECHRE, Grammaire des Jardins. Secrets de mtier, Bruxelles 1995. Editore: Editions Racine. Pagine:137. Veste editoriale: Edizione economica, disegni e schizzi dellautore in B/N, una fotografia B/N. Indice Avertissement Avant Propos Philosophie du mtier

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Grammaire des jardins


Introduction Le cheminement de loeuvre jardin Les corrections optiques ou <<Il faut que loeil soit satisfait>> Les elements darchitecture

Postface Index des nomes Index des lieux

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI COMITO TERRY, Il giardino umanistico, in MONIQUE MOSSER, GEORGE TEYSSOT, Larchitettura dei giardini dOccidente, Electa, Milano 1990, pagg. 33 41. DEZALLIER DARGENTVILLE ANTOINE, 1709) La Thorie et la Pratique du Jardinage, o lon traite fond des beaux jardins appels communment les jardins de plaisance e de propret, Actes Sud ENSP, 2003 Parigi. GRISEL LAURENT, Les Jardins de Ren Pechre, AAM Editions, Bruxelles 2002. HILL PENELOPE, Jardins daujourdoui en Europe. Entre art et architecture, Fonds Mercator, Paris 2002. JELLICOE GEOFFREY & SUSAN, The Oxford Companion to Gardens, Oxford University Press, Oxford 1986. LE DANTEC JEAN-PIERRE, Jardins et paysage: une antologie, Editions de la Villette, Paris 2003. PANZINI FRANCO, Per i piaceri del popolo, Zanichelli, Bologna 1993.

RIFERIMENTI ICONOGRAFICI Figure 1, 2, 4, 5: tratte da RENE PECHERE, Grammaire des Jardins. Secrets de mtier.

Bruxelles,1995, pagg. 143, 63, 48, 50.


Figura 3: tratta da LAURENT GRISEL, Les Jardins de Ren Pechre, AAM Editions, Bruxelles 2002, pag. 17.

Tutte le citazioni tradotte dal francese sono a cura dellautrice.


Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Seminari di studio pagg. 98-111

INGEGNERIA
STUDIO

NATURALISTICA E PAESAGGIO: PRINCIPI, METODI, CASI-

Michele Ercolini*

Summary In the initial part of the seminar, conducted by the engineer Maurizio Bacci, have been introduced, synthetically, the aspects base of the naturalistic engineering (origins, definitions, finality, et cetera); the second part, has had instead, as fears central a reflection on the concept of rinaturazione; in the third section, naturalistic engineering has been put then to comparison with some inherent aspects to the theme landscape, with particular reference to the risk environmental cosmetic; the fourth grade and last part, have concerned finally an analysis and a reading detailed of interventions of naturalistic engineering realized along some national and international courses of water. Key-words Naturalistic engineering, river, landscape, rinaturazione, environmental cosmetic, infrastructures, defended hydraulic.

Abstract Nella parte iniziale del seminario, condotto dallingegner Maurizio Bacci, sono stati presentati, sinteticamente, gli aspetti base dellingegneria naturalistica (origini, definizioni, finalit, eccetera); la seconda parte, invece, ha avuto come tema centrale una riflessione sul concetto di rinaturazione; nella terza sezione, lingegneria naturalistica stata poi messa a confronto con alcuni aspetti inerenti al tema paesaggio, con particolare riferimento al rischio cosmesi ambientale; la quarta ed ultima parte, infine, ha riguardato unanalisi e una lettura dettagliata di interventi di ingegneria naturalistica realizzati lungo alcuni corsi dacqua nazionali ed internazionali. Parole chiave Ingegneria naturalistica, fiume, paesaggio, rinaturazione, cosmesi ambientale, infrastrutture, difesa idraulica.

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit degli Studi di Firenze.

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INGEGNERIA NATURALISTICA: INQUADRAMENTO GENERALE1 Origini Lingegneria naturalistica una tecnica molto antica: gi ai tempi dei romani, infatti, le piante, vive o morte, venivano utilizzate per garantire unadeguata protezione alle sponde dei fiumi. In questottica dunque, essa rappresenta il recupero e laffinamento di concetti e tecniche costruttive in uso fin da tempi remoti in tutte le realt rurali e forestali, dove una secolare osservazione della natura aveva suggerito la possibilit di usare come materiali da costruzione gli unici disponibili e praticamente utilizzabili, e cio quelli reperiti direttamente sul posto: legname, piante e pietrame2. Una tecnica molto antica, dicevamo, le cui testimonianze meglio documentate risalgono, in particolare, al Rinascimento, grazie soprattutto alla figura di Leonardo da Vinci che nei suoi numerosi studi si occup, spesso, di interventi che possono oggi essere definiti di ingegneria naturalistica3.

Figura 1. Manuale di ingegneria naturalistica redatto nel 1847.

Le prime dettagliate descrizioni dei fondamenti tecnici, dei particolari costruttivi e delle finalit di molte tipologie di intervento (oggi classificate come naturalistiche e divenute negli anni le basi della disciplina) vengono per redatte solo a partire dalla met dellOttocento. In Italia (dove il termine verr adottato nel 1990 in sostituzione di bioingegneria) i primi manuali sono stati pubblicati dalla casa editrice Hoepli attorno agli anni Trenta del secolo scorso. Lingegneria naturalistica diventata, quindi, una disciplina tecnico-scientifica solo da poco decenni grazie, soprattutto, ai contributi scientifici di Hugo Meinhard Schiechtl e Roland Stern.
1 Il presente documento stato redatto citando e rielaborando stralci dellintervento svolto dalling. Maurizio Bacci ed organizzato dal dott. Michele Ercolini e dalla dott.ssa Emanuela Morelli il 15 dicembre 2003 presso il Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio - Universit degli Studi di Firenze. Ulteriori integrazioni sono state tratte dal documento di presentazione del seminario elaborato dal dott. Michele Ercolini e distribuito a tutti i partecipanti. 2 FRANCESCO SORBETTI GUERRI, PAOLO BATTELLI, ELENA CRESCI, Tipologie e metodologie costruttive idonee a realizzare un adeguato inserimento ambientale, in PAOLO FRANCALACCI, ATTILIA PEANO (a cura di), Parchi, Piani, Progetti. Ricchezza di risorse, integrazione di conoscenze, pluralit di politiche, G. Giappichelli, Torino 2002, pag. 399. 3 Da segnalare, ad esempio, alcuni schizzi riportati nel Codice Leicester che mostrano sbarramenti di un fiume realizzati conficcando alberi nel letto e ricoprendoli poi di terra.

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Figura 2. Locandina del seminario.

Essa studia, basandosi su conoscenze biologiche, le modalit con cui poter utilizzare materiale vivo (semi, piante, parti di piante, porzioni di vegetazione) in associazione con materiali non viventi (pietrame, terra, legname, eccetera) nella progettazione delle infrastrutture da inserire nel paesaggio, inserimento per, bene sottolinearlo, da intendere non come mistificazione ma come dialogo tra opera e paesaggio. Lingegneria naturalistica, pertanto, deve essere intesa non come tecnica al servizio di teorie per lo pi superate o controproducenti (vedi luso distorto che porta alleffetto cosmesi), ma quale strumento utile per riconferire un sufficiente grado di naturalit al sistema ambientale, nonch per ridurre le alterazioni (il pi delle volte inevitabili) prodotte dal processo di trasformazione, del territorio e del paesaggio, conseguente al verificarsi di una specifica esigenza (di difesa idraulica, eccetera). Definizioni4 Nel 1951, il professor Kruedener definiva cos lingegneria naturalistica: Una tecnica costruttiva ingegneristica che si avvale di conoscenze biologiche nelleseguire costruzioni in terra ed idrauliche e nel consolidare versanti e sponde instabili.

Sono impiegati i termini: Ingegneria, in quanto si utilizzano dati tecnici e scientifici a fini costruttivi, di consolidamento ed antierosivi; Naturalistica, in quanto tali funzioni sono legate ad organismi viventi, in prevalenza piante di specie autoctone, con finalit di ricostruzione decosistemi naturaliformi e allaumento della biodiversit.

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Figura 3. Ingegneria naturalistica: sistema degli interventi (nelle costruzioni e nella modellazione del paesaggio).

Per questo scopo tipico limpiego di piante e di parti di piante messe a dimora in modo tale da raggiungere nel corso del loro sviluppo, sia da sole, come materiale da costruzione vivo, sia in unione con materiale da costruzione inerte, un consolidamento duraturo delle opere5. Gi in questa prima definizione ritroviamo alcuni concetti-chiave (una tecnica che si occupa di costruzioni in terra ed idrauliche, con limpiego di piante e di materiale da costruzione inerte, finalizzate ad azioni di consolidamento) che diverranno, negli anni successivi, gli elementi cardine della sua diffusione e del suo successo. Quarantanni pi tardi, nel 1991, Schiechtl parla dellingegneria naturalistica come di una disciplina tecnico-scientifica che studia le modalit di utilizzo, come materiale da costruzione, di piante viventi, di parti di piante o addirittura di intere biocenosi vegetali, spesso in unione con materiali non viventi come pietrame, terra, legname, acciaio6. Finalit Grazie allutilizzo delle tecniche di ingegneria naturalistica, che accelerano i processi naturali in atto, si possono soddisfare un insieme di finalit cos sintetizzabili: - tecnico-funzionali, per esempio antierosive e di consolidamento di una scarpata stradale o di una sponda fluviale; - naturalistiche, in quanto non semplice copertura a verde ma ricostruzione o innesco di ecosistemi paranaturali mediante impiego di specie autoctone; - paesaggistiche, di ricucitura al paesaggio naturale circostante; - economiche, relative al beneficio sociale indotto alla gestione economica delle risorse naturali e al risparmio ottenibile, rispetto alle tecniche tradizionali, sui costi di costruzione e di manutenzione di alcune opere7. Grazie alle soluzioni che impiegano tecniche di ingegneria naturalistica - afferma Maurizio Bacci - in molti casi si possono soddisfare, contemporaneamente, diversi obiettivi normalmente fra loro conflittuali. In particolare: la difesa idraulica, la minimizzazione dellimpatto ambientale, la riqualificazione dellecosistema, il miglioramento della fruizione, il miglioramento del paesaggio. In sostanza queste tecniche aiutano brillantemente a trovare la soluzione migliore nellambito di unanalisi di tipo multicriterio delle alternative di intervento8.

5 HUGO MEINHARD SCHIECHTL, ROLAND STERN, Ingegneria naturalistica. Manuale delle opere in terra, Edizioni Castaldi, Feltre 1992, pag. 5. 6 HUGO MEINHARD SCHIECHTL in FRANCESCO SORBETTI GUERRI, PAOLO BATTELLI, ELENA CRESCI, Tipologie e metodologie costruttive idonee a realizzare un adeguato inserimento ambientale, PAOLO FRANCALACCI, ATTILIA PEANO (a cura di), op. cit., Torino 2002, pagg. 398-399. 7 Tutto ci si verifica quando lintero processo a regime, ovvero funzionante e collaudato e i diversi attori coinvolti, sia pubblici che privati, compiono correttamente le rispettive funzioni. 8 MAURIZIO BACCI, SIMONA BARDI, ANDREA DIGNANI (a cura di), Manuale di metodologie e tecniche a basso impatto in materia di difesa del suolo. Studio di nuove metodologie ambientali in materia di difesa del suolo e miglioramento ambientale. Proposta per lattuazione di interventi pilota-Legge N. 61/98, allegato rivista Attenzione, 10, Roma 2000, pag. 12.

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Figura 4. Ingegneria naturalistica: ambiti di intervento e obiettivi.

Ambiti dapplicazione Limpiego delle tecniche di ingegneria naturalistica esteso su pi fronti: i campi di applicazione, infatti, sono vari e spaziano dai problemi classici di erosione dei versanti, delle frane, delle sistemazioni idrauliche in zona montana, a quelli del reinserimento ambientale delle infrastrutture viarie e idrauliche, delle cave e discariche, delle sponde dei corsi dacqua, dei consolidamenti costieri, a quelli dei semplici interventi di ricostruzione di elementi delle reti ecologiche. Nello specifico, tali tecniche possono essere applicate ai seguenti settori: - tutela del suolo: sistemazione di frane, consolidamento, bonifica e riqualificazione ecologica di versanti naturali soggetti a dissesti idrogeologici; - sistemazioni idrauliche spondali: consolidamento e riqualificazione ecologica di sponde di corsi dacqua, laghi ed invasi; di sponde soggette ad erosione; costruzione di briglie e pennelli; creazione di rampe di risalita per littiofauna; realizzazione di ambienti idonei alla sosta ed alla riproduzione degli animali; - sistemazione di porti, coste, stabilizzazione di dune costiere; consolidamento dei litorali soggetti ad erosione e assestamento delle dune; - progettazione di opere di mitigazione ed esecuzione di sistemazioni temporanee o permanenti di aree di cantiere; - consolidamento e stabilizzazione delle scarpate in ambito stradale e ferroviario; - riqualificazione ecologica di rilevati e trincee delle infrastrutture; - realizzazione di barriere e rilevati vegetali antirumore, fasce di vegetazione tampone: messa in opera di barriere visive e mascheramenti vegetali; messa in opera di barriere antirumore mediante rilevati rinverditi; messa in opera di barriere vegetali per combattere la diffusione di polveri; - ricostruzione di habitat, consolidamento e riqualificazione ecologica di versanti denudati derivanti da azioni di progetti infrastrutturali; - realizzazione di nuove unit ecosistemiche in grado di aumentare la biodiversit locale o territoriale e/o di offrire fruizioni di tipo naturalistico; - realizzazione di nuove strutture ambientali in grado di garantire la permanenza e la mobilit della fauna protetta (ad esempio, scale di risalita per pesci, sovrappassi o sottopassi per fauna, recinzioni); - interventi di riqualificazione di aree destinate a interporti, centrali elettriche, insediamenti industriali; - ripristino di cave e discariche: consolidamento e riqualificazione ecologica dei fronti di cava e delle discariche9.
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Provincia di Terni, Manuale di Ingegneria naturalistica, Terni 2003, pag. 22. Documento disponibile sul sito internet dellAmministrazione Provinciale di Terni http://www.provincia.terni.it/urbanistica/ptcp/Manu_Ing.htm

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Figura 5. Un buon esempio (Svizzera, Cantone Baselland, Localit Oberwil, 1991-1992).

Interventi di ingegneria naturalistica / interventi con tecniche tradizionali Ci che principalmente contraddistingue lintervento di ingegneria naturalistica da quello tradizionale si pu riassumere nei seguenti punti: - lesame delle caratteristiche topoclimatiche e microclimatiche di ogni superficie di intervento; - lanalisi del substrato pedologico con riferimento alle caratteristiche chimiche, fisiche ed idrologiche del suolo in funzione degli additivi e correttivi da impiegare; - lesame delle caratteristiche geomorfologiche e geotecniche; - le verifiche idrauliche, geomeccaniche e geotecniche; - la valutazione delle possibili interferenze reciproche con linfrastruttura; - la base conoscitiva, floristica e fitosociologica con particolare riferimento alle serie dinamiche degli ecosistemi interessati per lefficace sfruttamento delle caratteristiche biotiche di ogni singola specie; - lutilizzo degli inerti tradizionali ma anche di materiali di nuova concezione quali le georeti tridimensionali e i geotessuti sintetici in abbinamento a piante o parti di esse; - laccurata selezione delle specie vegetali da impiegare con particolare riferimento a: miscele di sementi di specie erbacee, specie arbustive ed arboree da vivaio, talee, trapianto di zolle erbose, utilizzo di stoloni o rizomi; - labbinamento della funzione di consolidamento con quella di reinserimento ambientale e naturalistico; - il miglioramento nel tempo delle due funzioni sopra citate a seguito dello sviluppo delle parti aeree e sotterranee delle piante impiegate10. Nello specifico si segnala come, a livello culturale, lingegneria naturalistica abbia riscosso apprezzamenti superiori ad ogni aspettativa segno sia della raggiunta consapevolezza dellentit dellimpatto ambientale dei metodi dellingegneria tradizionale sia della rapida maturazione (se non nelle amministrazioni pubbliche, almeno nella societ) di una nuova sensibilit nei confronti della tutela dellambiente e del paesaggio. Tuttavia, per non cadere in facili illusioni e per evitare di screditare questa promettente disciplina, quanto mai opportuno avere chiaro lambito della sua corretta applicazione e mettere in guardia i professionisti sui rischi, incombenti, derivanti da un suo uso distorto.

INGEGNERIA NATURALISTICA E RINATURAZIONE Rinaturazione La rinaturazione qui intesa come linsieme degli interventi e delle azioni atte a ripristinare le caratteristiche ambientali e la funzionalit ecologica di un ecosistema in relazione alle sue

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Da sito AIPIN Associazione Italiana Per lIngegneria Naturalistica - www.aipin.it.

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condizioni potenziali, determinate dalla sua ubicazione geografica, dal clima, dalle caratteristiche geologiche e geomorfologiche del sito e dalla sua storia naturale pregressa11. Nel campo della pianificazione a scala territoriale il termine rinaturazione compare nellarticolo n. 13 Interventi di rinaturazione delle Norme di attuazione del Piano Stralcio delle Fasce Fluviali (PSFF) dellAutorit di bacino del fiume Po: Nelle fasce A e B - si legge - e in particolare nella porzione non attiva dellalveo inciso sono favoriti gli interventi finalizzati al mantenimento ed ampliamento delle aree di esondazione, anche attraverso lacquisizione di aree da destinare al Demanio, il mancato rinnovo delle concessioni in atto non compatibili con le finalit del Piano, la riattivazione o la ricostruzione di ambienti umidi, il ripristino e lampliamento delle aree a vegetazione spontanea. Dal punto di vista legislativo, lo ritroviamo anche nella Legge Regionale della Toscana n. 14, 8 agosto 1998, comma 1, articolo n. 37 Nuove norme per la disciplina delle coltivazioni di sostanze minerali di cava: Nei corsi dacqua e nel demanio fluviale e lacuale vietata lestrazione di materiali litoidi; tale divieto non si applica alle estrazioni che derivano da interventi di difesa e sistemazione idraulica finalizzati al buon regime delle acque e alla rinaturalizzazione dei corsi dacqua. In termini operativi, lattivit di rinaturazione promuove un approccio pi rispettoso ed attento alla gestione del territorio e del paesaggio in quanto sottolinea e presuppone che, in particolare nella fase progettuale degli interventi, oltre agli aspetti sociali, economici e tecnici devono essere presi in considerazione, sempre e comunque, anche quelli di natura ambientale, ecologica e paesistica. La rinaturazione, inoltre, pu essere estrema, con lobiettivo di ripristinare le condizioni naturali preesistenti di unarea, come pu essere realizzata in funzione di obiettivi intermedi o specifici (esempio ripristino della capacit di laminazione; riduzione della velocit di corrivazione; recupero della capacit autodepurativa; salvaguardia di specie di particolare pregio, eccetera)12. Gli interventi di rinaturazione, infine, sono applicabili in molteplici situazioni: dal recupero di ecosistemi fluviali degradati, al ripristino di ex aree estrattive per realizzare nuovi ecosistemi (ad esempio zone umide, aree lacustri, eccetera), alla creazione di nuovi ecosistemi forestali (ad esempio attorno alle aree urbane), al recupero di tratti fluviali prosciugati, lanche, golene fluviali, meandri, allampliamento o alla nuova creazione di ecosistemi dunali, al recupero di discariche, eccetera. Restoration, Rehabilitation, Reclamation, Ecological recovery Dopo essersi soffermati sul significato di rinaturazione, si ritiene opportuno citare ed analizzare altri importanti concetti13: - Restoration (restauro). Il termine restoration significa riportare allorigine o allo stato originario. Il restauro ecologico (ecological restoration) significa quindi restaurare un ecosistema o parte di esso. Restoration considerata spesso una forma distinta di gestione ambientale, differente dalla salvaguardia, conservazione o gestione stessa. Non c comunque una netta distinzione tra queste forme di intervento: tutte, in sostanza, tendono a compensare gli effetti ecologici dovuti ad alterazioni causate dalle attivit umane.

WWF Italia, Patto per i fiumi. La rinaturazione del fiume Po, WWF, Roma 2002, pag. 11. Documento disponibile sul sito www.wwf.it 12 MAURIZIO BACCI, Significati e principi dellingegneria naturalistica, in LISA SACCHI (a cura di), Linee guida per interventi di ingegneria naturalistica lungo i corsi dacqua, Quaderni del Piano Territoriale, 20, Provincia di Milano, Guerini Associati, Milano 2003, pag. 51. 13 Definizioni tratte e parzialmente rielaborate dal testo Principles of conservation biology (G.K.MEFFE, C.R.CARROLL, 1994), MAURIZIO BACCI, Significati e principi dellingegneria naturalistica, in LISA SACCHI (a cura di), op. cit., Milano 2003, pag. 51.

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Rehabilitation (rivitalizzazione). un termine che pu essere usato per spiegare i tentativi di ripristinare elementi di strutture o funzioni di un sistema ecologico, senza necessariamente cercare di raggiungere completamente il suo restauro (restoration) come specifica condizione prioritaria. Reclamation (bonifica). Questo termine riferito al ripristino di aree fortemente degradate (ad esempio, da attivit minerarie). Attraverso il lavoro di bonifica si possono avere piccole ricadute di rinaturazione in senso pieno; un primo stadio verso il ripristino di un pi naturale ecosistema. Ecological recovery (ripresa ecologica). La ripresa lasciata solo allevoluzione del sistema generalmente nella speranza che si ripristino le caratteristiche desiderate attraverso la successione naturale. Questo approccio di ordine zero alla rinaturazione pu o non pu funzionare. Si tratta comunque, se sussistono le condizioni al contorno, del miglior esempio di recupero.

INGEGNERIA NATURALISTICA, PAESAGGIO E INFRASTRUTTURE: IL RISCHIO COSMESI AMBIENTALE Dopo aver spiegato che cosa si intende per ingegneria naturalistica ed elencato gli obiettivi, i ruoli e gli ambiti dapplicazione si ritiene opportuno segnalare i rischi di un suo uso distorto e di una sua non corretta interpretazione-applicazione. Analizzando, infatti, un discreto numero di progetti recenti sembrerebbe che dal momento in cui si utilizzano elementi vegetali si possa parlare, a priori, di ingegneria naturalistica. Sappiamo bene, invece, che questa illusione pu talvolta essere totale e mascherare (nel vero senso del termine) una triste realt dei risultati e dei fatti. Cerchiamo di capire meglio. Le azioni dingegneria naturalistica si trovano spesso di fronte a due scelte: svolgere quel ruolo di prezioso strumento finalizzato a favorire un approccio innovativo ed integrato nel rapporto paesaggio/esigenze/infrastruttura, oppure limitarsi a mascherare le conseguenze di unerrata politica di pianificazione territoriale e paesistica. Siamo di fronte a quello che pu essere definito il rischio cosmesi ambientale14 a cui molti degli interventi di ingegneria naturalistica, sia quando applicata alle infrastrutture idrauliche fluviali che a quelle stradali, sono potenzialmente soggetti. Un rischio rappresentato da unapplicazione di carattere generico e casuale che limiterebbe tale tecnica ad un ruolo di abbellimento e di mistificazione delle vecchie opere tradizionali. Un altro tipo di rischio riguarda, altres, il tentativo di attribuire a questa disciplina potenzialit superlative alla stregua di una bacchetta magica, pensando di poter rimediare grazie ad essa, in poco tempo e senza tanto impegno, ai gravi errori conseguenti allutilizzo delle tecniche idrauliche tradizionali. Le basi di questa riflessione critica si possono ricondurre, sostanzialmente, a quattro importanti concetti: - La presenza di verde non significa, necessariamente, che si di fronte a un modello di biodiversit. - Se lutilizzo del vegetale una condizione obbligatoria per la costruzione di

opere dingegneria naturalistica, non tutte le opere che impiegano lelemento vegetale (vivo o morto) possono essere definite dingegneria naturalistica.
Non sufficiente sostituire le tradizionali opere idrauliche con le pi rispettose tecniche di ingegneria naturalistica; necessario, invece, che lopportunit di ogni intervento venga sottoposta ad una stringente analisi di verifica della correttezza degli obiettivi e delle inevitabili ripercussioni ambientali. Lingegneria naturalistica pu evitare il rischio di ridursi al mistificante ruolo di cosmesi ambientale solo se compie esplicitamente la scelta di inserirsi in una strategia coerente di buongoverno del territorio e del paesaggio. GIUSEPPE SANSONI, I biologi e lambiente ... oltre il duemila, Atti Seminario di Studi Venezia 22-23 novembre 1996, CISBA, Reggio Emilia 1999, pag. 73. Documento tratto dal sito web del CIRF - Centro italiano per la riqualificazione fluviale, www.cirf.org
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La tendenza a ricorrere alle soluzioni dellingegneria naturalistica solo a cose fatte, ossia quando le tecniche tradizionali hanno gi fallito.

- Il diffondersi di un uso indiscriminato delle tecniche dingegneria naturalistica. Lo scopo di questa riflessione critica consiste, in pratica, nel fornire elementi per poter meglio distinguere quali tipologie di intervento possono rientrare fra quelle di ingegneria naturalistica e quali no. Lanalisi di progetti realizzati in questi ultimi anni, infatti, evidenzia come alcuni interventi, sebbene classificati come ingegneria naturalistica, siano in realt esempi di ingegneria naturalistica rustica, di pseudo ingegneria naturalistica15, ossia azioni ove la pianta s utilizzata ma ridotta a semplice elemento di cosmesi. da ribadire, dunque, un importante concetto: Non possono essere considerate in senso stretto opere di ingegneria naturalistica quegli interventi che hanno il solo scopo di conseguire, attraverso luso di elementi vegetali o minerali, il semplice mascheramento di interventi di altra natura, n tanto meno si pu parlare di ingegneria naturalistica nel caso in cui non si faccia affidamento sulle caratteristiche biotecniche delle piante16. In una recente pubblicazione17, lingegner Maurizio Bacci si sofferma su alcuni interessanti aspetti legati a questa tematica (si veda in proposito la tabella riportata in figura 6). Si rende necessaria - scrive Bacci - una distinzione tra quella che potremmo definire vera piuttosto che falsa ingegneria naturalistica. comunque opportuno premettere che non inequivocabilmente possibile catalogare tutto in questi due termini. La nozione di vero/falso, giusto/sbagliato, s/no, per/contro, buono/cattivo (in realt, una semplice relazione binaria) non pu essere il riflesso di tutto un insieme di tecniche; mancano in effetti molte sottigliezze18. Se si prende, infine, lesempio della Francia, dove stato realizzato un interessante bilancio delle realizzazioni in ingegneria naturalistica su scala nazionale (Agence de leau Rhin-Meuse, Etude Interagences de leau en France - Bilan des ralisations du genie biologique en France, Ministero dellAmbiente), si possono trarre alcune significative considerazioni: - Le persone e gli uffici di ingegneria ambientale che dominano realmente e perfettamente le tecniche dingegneria naturalistica sono ancora poco numerosi; - lanalisi delle esperienze, seppur poche, denota sovente realizzazioni molto approssimative; - spesso non esistono analisi e studi preliminari n tanto meno progetti ben concepiti e documentati: le tecniche dingegneria naturalistica sono applicate in modo dilettantesco, sulla base di schemi presi qua e l nella letteratura; - molti di coloro che concepiscono le sistemazioni non sanno analizzare le conseguenze di quello che hanno realizzato e di quello che non ha funzionato; - la manutenzione dei corsi dacqua, ad esempio, e la loro sistemazione con tecniche dingegneria naturalistica sono stati spesso utilizzati perlopi come propaganda politica, in particolare come elemento di reinserimento urbanistico: questi sono stati spesso i punti di partenza di alcune catastrofi per i corsi dacqua19.

MAURIZIO BACCI, Significati e principi dellingegneria naturalistica, in LISA SACCHI (a cura di), op. cit., Milano 2003, pag. 52. 16 FRANCESCO SORBETTI GUERRI, PAOLO BATTELLI, ELENA CRESCI, Tipologie e metodologie costruttive idonee a realizzare un adeguato inserimento ambientale, in PAOLO FRANCALACCI, ATTILIA PEANO (a cura di), op. cit., Torino 2002, pag. 404. 17 LISA SACCHI (a cura di), Linee guida per interventi di ingegneria naturalistica lungo i corsi dacqua, Quaderni del Piano Territoriale, 20, Provincia di Milano, Guerini Associati, Milano 2003. 18 MAURIZIO BACCI, Significati e principi dellingegneria naturalistica, in LISA SACCHI (a cura di), op. cit., Milano 2003, pag. 52. 19 MAURIZIO BACCI, Significati e principi dellingegneria naturalistica, in LISA SACCHI (a cura di), op. cit., Milano 2003, pagg. 52-53.

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Figura 6. Ingegneria naturalistica vera e falsa (elaborazione Maurizio Bacci).

In ragion di ci, le tecniche di ingegneria naturalistica devono essere inquadrate, inevitabilmente, allinterno di una nuova logica culturale-progettuale, per evitare di ridurre tale disciplina ad un ruolo di sussidio estetizzante20 delle infrastrutture mal progettate. molto difficile, e per di pi sbagliato, pensare di poter sostituire in toto le opere tradizionali (per la difesa idraulica, eccetera) con le pi rispettose tecniche di ingegneria naturalistica. necessario, al contrario, considerare questa tecnica non unalternativa ma appunto unintegrazione, un completamento, indispensabile ed urgente, ai metodi tradizionali. Soltanto in questo modo, infatti, lingegneria naturalistica sar in grado di assumere quel ruolo determinante e strategico non solo per il successo degli interventi di riduzione dellimpatto ambientale ma anche e soprattutto allinterno di una logica di dialogo tra progettazione paesistica e infrastrutture.

INGEGNERIA NATURALISTICA, CORSI DACQUA, ESIGENZE DI DIFESA IDRAULICA Finalit ed obiettivi Secondo Th. Weibel, Presidente dellUnione per lingegneria naturalistica, scopo dellingegneria naturalistica fluviale garantire ai corsi dacqua tutte le funzioni ecologiche riportando i ruscelli ed i fiumi ad uno stato vicino alle condizioni naturali; lingegneria naturalistica vuole creare le premesse affinch la natura possa di nuovo o ancora operare. Per questo si deve favorire lo sviluppo naturale dei pi importanti fattori locali riguardanti piante e animali21.
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HUGO MEINHARD SCHIECHTL, ROLAND STERN, Ingegneria naturalistica. Manuale delle costruzioni idrauliche, Edizioni Arca, Trento 1997, pag. 9.

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Figura 7. Nella tabella sono riportati, a titolo di esempio, i benefici ecologici in termini di biodiversit conseguenti ad una gestione dei corsi dacqua fondata sullapproccio progettuale dellingegneria naturalistica.

Usando i metodi dellingegneria naturalistica nelle costruzioni idrauliche fluviali - afferma Helgard Zeh - si cerca di rispettare per quanto possibile lo scorrere naturale dei corsi dacqua. Una massima variet sostituisce la monotonia, alternanti spazi vitali garantiscono a molti esseri viventi un ambiente dove vivere []. Nel caso delle costruzioni idrauliche - prosegue Helgard Zeh - i metodi di ingegneria naturalistica sostituiscono le tecniche dure; la forza dellacqua non viene pi ostacolata da consolidamenti rigidi e le sue energie si ridistribuiscono mediante la fine resistenza delle piante. Le piante si adattano allo scorrere dellacqua e formano per esempio radici intrecciate sommerse. La vegetazione estesa di sponda diminuisce la velocit dellacqua, limpulso delle onde e la forza erosiva. Lesperienza ci ha insegnato a piantare le piante fino al livello medio dellacqua o fino alla zona che deve esserne priva per almeno tre mesi nel periodo di vegetazione22.

PIERO BINEL, Esperienze italiane, in NINO MARTINO (a cura di), Tutela e gestione degli ambienti fluviali, Serie atti e studi n. 8, WWF Italia 1991, pag. 81. 22 HELGARD ZEH, Le opere di ingegneria biologica per la sistemazione degli argini e la rinaturalizzazione dei corsi dacqua, in Atti Convegno Tutela dei corsi dacqua: seminario e convegno, Consorzio risorse idriche Schema 23, Firenze 1991, pagg. 75-76.

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Figura 8. Un esempio di tecniche di ingegneria naturalistica fluviale (pennelli).

Di fiumi, vegetazione, paesaggio fluviale ed esigenze ci parla, infine, il professor Hugo Meinhard Schiechtl: Le acque correnti e la loro vegetazione di contorno sono elementi irrinunciabili del paesaggio fluviale. Conservare, integrare, ampliare questo quadro e la funzione svolta e crearne localmente anche di nuove, pone sia il progettista che lesecutore di fronte a notevoli esigenze. Quegli obiettivi non possono essere raggiunti con il solo impiego di tipologie costruttive con materiali inerti23. Lettura e analisi di casi-studio Lultima parte del seminario stata dedicata ad unanalisi e ad una lettura dettagliata di casistudio inerenti progetti di ingegneria naturalistica applicati ai contesti fluviali. Tutti i casi-studio illustrati (nazionali ed internazionali) presentavano un unico comune denominatore: lingegneria naturalistica era letta ed interpretata non come strumento per abbattere o sostituire le costruzioni ingegneristiche tradizionali, bens per vitalizzare il paesaggio gi costruito24, ovvero per migliorare il dialogo con il paesaggio di certe infrastrutture (fluviali, stradali, eccetera) ritenute necessarie in una logica di sviluppo sostenibile, mitigando cos il loro impatto sia a livello ambientale che naturalistico.

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Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

111

Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Seminari di studio pagg. 112-123

PIANIFICAZIONE PAESISTICA PROGETTO ALLATTUAZIONE Paola Marzorati*

NELLA

PROVINCIA

DI

BOLOGNA.

DAL

Summary Since 1998 the Province of Bologna has being promoting in its area the biodiversity safeguard and improvement. The goal is either the existing natural and semi natural areas preservation and increase in order to oppose their fragmentation and the promotion of every sort of sinergy and integration with the urban and infrastructural planning, according to the sustainable devlepoment idea. Nowadays the Ecological Network is a strategic layer of the Provincia of Bologna Masterplan, approved in March 2004. The masterplan gives to the Ecological Network a structural function for the future planning and entrusts the municipalities with the task of the Local Ecological Network design. Besides, the Masterplan forecasts either every project or plan affecting the territory ougt to agree with the Ecological Network Plan, by contributing to a concrete biodiversity safeguard. The Province of Bologna supports these innovative policies by giving to municipalities technical, scientific and financial consultancy for the realisation of the Local Ecological network. Key-words Ecological network, provinces masterplan, biodiversity

Abstract Dal 1998 la Provincia di Bologna impegnata a promuovere la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversit del proprio territorio, puntando a conservare ed incrementare gli spazi naturali e seminaturali esistenti per contrastarne la frammentazione e lisolamento, promuovendone la messa in rete e ogni possibile forma di sinergia ed integrazione con le normali attivit produttive e insediative del territorio, in unottica di sostenibilit dello sviluppo. Le Reti Ecologiche costituiscono oggi una politica strategica del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, approvato nel marzo 2004. Il Piano riconosce infatti alle reti ecologiche un ruolo strutturale dei futuri assetti del territorio provinciale e affida alla pianificazione comunale il compito di elaborare le reti ecologiche locali, prevedendo inoltre che ogni intervento o piano settoriale di trasformazione del territorio sia congruente con la pianificazione delle reti ecologiche e contribuisca concretamente alla salvaguardia della biodiversit, dando il proprio apporto alla costruzione della rete. La Provincia sostiene queste politiche innovative offrendo ai comuni il supporto tecnico-scientifico e finanziario necessario per lattuazione della rete ecologica a livello locale. Parole chiave Rete ecologica, piano territoriale di coordinamento provinciale, biodiversit

*Dottoranda di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze.

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INTRODUZIONE

Il XX secolo stato definito da Peter Hall e Ulrich Pfeiffer1 il primo secolo interamente urbano, in quanto, per la prima volta nella sua storia, oltre il 50% della popolazione umana ha vissuto per cento anni di seguito concentrata nelle aree urbane. Nel corso di questo secolo non abbiamo assistito solamente ad una drastica riduzione degli ambienti naturali, ma anche ad una loro degradazione: si pu infatti sostenere che in Europa ogni ambiente naturale stato alterato in maniera pi o meno profonda dalluomo e trasformato, in seguito alla rottura dellequilibrio ecologico, in ambiente semi-naturale. La pianura padana tra le zone italiane maggiormente antropizzate; la meccanizzazione dellagricoltura, a causa di un tipo di gestione ad alta intensit di sfruttamento del suolo, ha portato alla distruzione di ogni elemento di naturalit presente allinterno delle aree agricole e alla perdita di elementi di identit del sistema rurale che producevano paesaggio. In questo contesto risulta quindi inverosimile parlare di conservazione della biodiversit e tutela del paesaggio, qualora la salvaguardia venga ipotizzata sulla base delle tradizionali politiche di conservazione, fondate principalmente sullistituzione di aree protette, di piccole dimensioni e senza connessione tra loro, e sullimposizione di vincoli generici e quindi poco cogenti rispetto al restante territorio rurale. E necessario che il territorio diventi oggetto di efficaci politiche di tutela che ne rafforzino le capacit richieste dalla nuova politica agricola comunitaria (PAC) di riequilibrare le aree cariche di funzioni antropiche e degradate dal punto di vista ecologico. Le istituzioni si stanno muovendo da circa una decina danni in questa direzione, ossia sperimentando lattuazione di strumenti come le reti ecologiche in grado di affrontare la problematica della conservazione della biodiversit, in contesti territoriali densamente urbanizzati, garantendo favorevoli connessioni con le tematiche ambientali e paesistiche: i percorsi ciclo-pedonali per la fruizione del territorio, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, eccetera.

Figure 1 e 2. Locandine dei seminari.


1

PETER HALL, ULIRCH PFEIFFER (a cura di ), Urban 21, DVA, Stoccarda - Monaco 2000.

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La pianificazione provinciale tradizionale, rivisitata alla luce delle nuove disposizioni legislative, che affidano valenza paesistica al piano territoriale, ha prodotto alcune esperienze significative e, tra queste, quella del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Bologna che ha introdotto, accanto ai pi tradizionali contenuti di piano, una verifica del valore dei suoli agricoli e del sistema delle reti irrigue, integrando la rete ecologica con altri importanti temi: la fruizione del territorio mediante percorsi ciclo-pedonali che possono facilmente sovrapporsi a parte dei corridoi ecologici e la conservazione ed il miglioramento del paesaggio2.

PROGETTARE E REALIZZARE LE RETI ECOLOGICHE. LESPERIENZA DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA3 Dal 1997 la Provincia di Bologna, con lintento di contrastare limpoverimento e la perdita del paesaggio e della biodiversit, ha messo a punto un sistema di politiche di riqualificazione nel campo della pianificazione ambientale e paesistica, i cui risultati sono confluiti nellelaborazione del PTCP, approvato nel marzo 2004. Gli studi realizzati sono stati i seguenti: - Piano per la conservazione e il miglioramento degli Spazi Naturali (PSN), 1997-2000, nel quale stato disegnato lassetto della rete ecologica provinciale e si sperimentato, in collaborazione con alcuni Comuni di pianura particolarmente interessati alla riqualificazione ambientale del proprio territorio, lapplicazione della rete a livello locale; - Progetto LIFE Ambiente ECOnet 4, 1999-2002, nel quale stato sperimentato a livello europeo, insieme a Regno Unito e Olanda, un metodo per realizzare le reti ecologiche come modello di sviluppo sostenibile, con approfondimenti sia in campo scientifico che gestionale; - Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale 5, 2002-2004, in cui stata adottata la metodologia delle reti ecologiche nella pianificazione del territorio, sia come strategia provinciale che come compito dato alla pianificazione comunale, scala attuativa fondamentale e decisiva per il miglioramento della biodiversit dellintero territorio; - Lattuazione delle reti ecologiche a livello comunale, 2001-2004 e seguenti6.

Cfr., sito internet http://cst.provincia.bologna.it/ptcp/index.asp sul PTCP di Bologna. Per maggiori informazioni sul concetto di rete ecologica si pu consultare il sito www.ecoreti.it realizzato a cura dellAPAT Piemonte. 3 Il presente documento stato redatto citando e rielaborando ampi stralci dellintervento tenuto dallarch. Paola Altobelli, dirigente del Servizio Pianificazione Paesistica, Assessorato allAmbiente della Provincia di Bologna ed organizzato dalla dott.ssa Paola Marzorati presso lUniversit degli Studi di Firenze, Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica, Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del territorio, Firenze, 9 Dicembre 2004. Ulteriori integrazioni sono state tratte dalle presentazioni in power point messe a disposizione dalla relatrice e da un secondo incontro svoltosi presso la sede della provincia di Bologna il 13 aprile 2005, cui ha partecipato, in qualit di relatore, anche il dott. Giuseppe De Togni. 4 Vedi a questo proposito Un progetto europeo per lo sviluppo della sostenibilit attraverso le reti ecologiche, LIFE Ambiente ECOnet, Regione Emilia-Romagna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, Provincia di Bologna e di Modena e il sito internet www.lifeeconet.com. 5 Vedi a questo proposito Conoscere e realizzare le reti ecologiche, LIFE Ambiente ECOnet, Regione Emilia-Romagna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, Provincia di Bologna e di Modena. 6 Vedi a questo proposito ANDREA MORISI (a cura di), Recupero e gestione ambientale della pianura. La rete ecologica del Persicetano, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, comuni di Calderaia di Reno, Crevalcore, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, SantAgata Bolognese.

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IL PIANO DEGLI PROVINCIALE

SPAZI NATURALI (PSN): IL PRIMO ASSETTO DELLA RETE ECOLOGICA

Il Piano degli Spazi Naturali (PSN) ha affrontato innanzitutto lesigenza di conoscere e censire gli elementi naturali e semi-naturali presenti nel territorio provinciale, individuandone la localizzazione, le dimensioni e le caratteristiche, soffermandosi in particolare sul territorio di pianura nel quale appariva pi urgente affrontare il problema del depauperamento ambientale e della frammentazione degli spazi naturali. Tutte queste informazioni sono state organizzate in un apposito sistema informativo geografico (GIS) che ha consentito di affrontare in modo adeguato la fase progettuale e di giungere cos alla redazione del Piano programmatico per la conservazione e il miglioramento degli Spazi Naturali della Provincia di Bologna, approvato nel 20007. Questo Piano rappresenta uno strumento di indirizzo, guida e coordinamento per lattivit di pianificazione ai vari livelli territoriali, pur nel rispetto delle specifiche competenze degli Enti interessati. Lintento perseguito stato di individuare un disegno di rete ecologica comune e condiviso con Regione e Comuni al fine di promuovere lottimizzazione delle risorse economiche complessivamente disponibili per interventi di riqualificazione naturalistica. Contenuti del Piano Il Piano degli Spazi Naturali, ha innanzitutto individuato gli spazi naturali e semi-naturali esistenti (zone umide, aree boscate, corsi dacqua, siepi e filari, eccetera), riconoscendone la funzione di nodo ecologico (semplice o complesso) o collegamento ecologico, con lobiettivo di verificare la possibilit di assicurare una continuit di tipo fisico tra questi elementi, quale presupposto per tutelare la biodiversit. Dalla lettura dello stato di fatto, si quindi sviluppato il progetto, che consistito nel completare la configurazione a rete degli spazi naturali individuando due strategie dintervento: operazioni di completamento della rete, prevedendo nuovi elementi finalizzati ad un potenziamento in termini quantitativi ed operazioni di miglioramento degli elementi esistenti, prevedendo interventi di potenziamento della rete ecologica in termini qualitativi. In particolare col termine completamento si indica lindividuazione di nuovi ambiti territoriali da assoggettare sostanzialmente ad azioni di rinaturazione8. Tali ambiti si collocano strategicamente in modo da connettere spazi naturali e seminaturali gi esistenti, da infittire la trama degli elementi ambientali funzionali alla rete ecologica ed aumentare la dotazione ecosistemica territoriale (sia in termini di nodi, che in termini di corridoi). Per miglioramento, invece, si intendono azioni di conservazione e gestione degli elementi paesaggistico-ambientali esistenti ed individuati come serbatoi di biodiversit e corridoi ecologici, ai quali si applicano le tecniche e le metodologie proprie della rinaturalizzazione9. Il progetto di rete ecologica stato sviluppato sia a livello provinciale, che comunale. A livello provinciale stato individuato lassetto della rete di area vasta definendone i capisaldi e le connessioni ecologiche principali, promuovendo in tal modo unazione di indirizzo, di supporto e di guida nei confronti delle amministrazioni interessate e stimolando la formazione di strumenti di pianificazione e/o programmazione attenti alla conservazione della biodiversit.

7 Il Piano, denominato sinteticamente Piano degli Spazi Naturali (PSN) stato approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 103 del 31 ottobre 2000. La relazione di sintesi del PSN pu essere consultata in: http://www.provincia.bologna.it/ambiente/retiecologiche/index.htm. 8 Definizione di rinaturazione: creazione di un nuovo ecosistema in siti artificializzati, che mira ad ottenere una situazione morfologica e biologica identica a quella preesistente alla sua alterazione per opera delluomo. 9 Definizione di rinaturalizzazione: aggiunta di caratteristiche di naturalit ad un ecosistema preesistente; si applica per il miglioramento di una situazione non compromessa nel suo insieme o in corso di evoluzione spontanea.

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Figura 3. Il Piano degli Spazi Naturali.

A livello locale (comunale e intercomunale) stata sperimentata a scopo esemplificativo la formazione di un progetto di rete ecologica intercomunale, in collaborazione con cinque comuni dellArea Persicetana, finanziato dalla Provincia, dalla Regione e dai Comuni interessati. Il Progetto si basato sulla conoscenza degli elementi vegetazionali e faunistici (ornitofauna, lepidotteri ropaloceri, odonati, anfibi e rettili) rilevati, nei siti pi significativi dal punto di vista naturalistico, con monitoraggi durati tre anni (1997-1999).

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Figura 4. Un prototipo di rete ecologica locale che riguarda i territori di cinque comuni della pianura bolognese (Calderara di Reno, Crevalcore, Sala bolognese, S. Giovanni in Persiceto, SantAgata bolognese).

Figura 5. Modello dintervento di miglioramento che mostra diverse modalit per attuare, a livello locale, una diversificazione ecologica di un corso dacqua artificiale.

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IL PROGETTO LIFE ECONET: LA SPERIMENTAZIONE DI UNA METODOLOGIA COMUNE A


LIVELLO EUROPEO

La seconda fase stata quella del Progetto Life ECOnet, un progetto finanziato col Programma Life-Ambiente, realizzato dal 1999 al 2003 dalla Contea di Cheshire (Regno Unito), insieme a partners italiani ed olandesi, tra i quali la Regione Emilia-Romagna insieme alle Province di Bologna e Modena e la Provincia olandese del Gelderland, che ha realizzato le reti ecologiche negli anni Novanta. Obiettivo del Progetto stata la sperimentazione di una metodologia comune per la realizzazione delle reti ecologiche a livello europeo e favorire cos la conservazione della biodiversit e la sostenibilit dello sviluppo10. Contenuti del progetto La metodologia comune di realizzazione delle reti ecologiche sperimentata nei diversi contesti degli stati membri aderenti articolata in cinque punti, ciascuno dei quali rappresenta un obiettivo operativo da perseguire in maniera fortemente integrata agli altri quattro: gestire la notevole quantit di dati ambientali necessari alla progettazione della rete attraverso un sistema informativo geografico (GIS); inserire le reti ecologiche negli strumenti di pianificazione ed utilizzare tutti gli strumenti finanziari possibili per la loro implementazione; realizzare le reti ecologiche in sinergia con le trasformazioni insediative ed infrastrutturali, attraverso modalit di gestione del territorio attente anche alla tutela della biodiversit; coinvolgere i differenti portatori dinteresse (agricoltori, autorit e consorzi di gestione dei corsi dacqua, frequentatori nel tempo libero, eccetera); promuovere uninformazione corretta ed efficace rivolta alla sensibilizzazione dellopinione pubblica. Uno dei tre casi studio ha affrontato il tema della realizzazione delle reti ecologiche nel territorio della pianura padana compreso nelle province di Bologna e di Modena. Il Gruppo di lavoro Emilia-Romagna, costituito dalle due Province interessate e dalla Regione, rappresentata dallIBCN (Istituto Beni Culturali Naturali), ha sviluppato i cinque punti della metodologia nelle seguenti modalit: il GIS realizzato nellambito del Piano degli Spazi Naturali, stato arricchito di una banca dati floristica e faunistica che ha riunito in ununica sede e messo a sistema tutte le informazioni scientifiche gi disponibili; il progetto di rete ecologica, gi definito per il territorio bolognese, stato sviluppato e completato anche per la parte modenese, ed entrambi i progetti sono stati sottoposti a duplice verifica: con il modello di analisi eco-paesistica LARCH e con la verifica di coerenza tra il progetto di rete ecologica e le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale; la rete ecologica stata inserita nel PTCP della Provincia di Bologna, nel frattempo in elaborazione, come politica strategica e trasversale a tutte le scelte di piano, capace di attivare sinergie con le altre scelte di trasformazioni del territorio (insediativa, infrastrutturale, produttiva); sono stati coinvolti nel progetto di realizzazione delle reti ecologiche, quali fondamentali stakeholders, le autorit competenti alla pianificazione e alla gestione idraulica: Autorit di Bacino, Servizio Tecnico di Bacino, Consorzi di Bonifica; sono state realizzate pubblicazioni a carattere divulgativo per comunicare il significato di rete ecologica e per illustrare le azioni del Gruppo di lavoro Emilia Romagna nellambito del Progetto ECOnet. Tra le esperienze sopra elencate vale la pena di soffermarsi in particolare su quelle di contenuto pi innovativo ed in particolare sulle due differenti verifiche del progetto di rete ecologica precedentemente elaborato nel PSN e sul coinvolgimento delle autorit idrauliche nel progetto. Il progetto di rete ecologica elaborato con il PSN stato sottoposto a verifica con il modello matematico di analisi ecopaesistiche LARCH, gi sperimentato in Olanda, ed elaborato dal Dipartimento di Ecologia del Paesaggio dellIstituto di ricerca Alterra. Questo modello,
10 Vedi a questo proposito Un progetto europeo per lo sviluppo della sostenibilit attraverso le reti ecologiche, LIFE Ambiente ECOnet, Regione Emilia-Romagna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, Provincia di Bologna e di Modena e il sito internet www.lifeeconet.com.

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partendo dallanalisi di habitat specifici e dalle esigenze ecologiche di alcune specie animali di riferimento, permette di determinare la qualit di una rete ecologica e il grado di coesione di elementi naturali e seminaturali, in diversi scenari di sviluppo, fornendo informazioni sulla relazione tra distribuzione degli habitat e persistenza nel tempo delle popolazioni potenzialmente presenti delle specie individuate come riferimento.

Figura 6. Scenario della rete ecologica locale del Persicetano individuato attraverso le analisi ecopaesistiche LARCH.

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Figura 7. Reti ecologiche e pianificazione: valutazione di compatibilit.

Lanalisi effettuata ha messo in evidenza che gli ecosistemi oggi presenti nel territorio provinciale non riescono a costituire una rete di habitat sufficiente per molte delle specie di riferimento; daltra parte ha per anche rilevato che la realizzazione di nuove aree naturali, come previste dai progetti di rete ecologica provinciale e locale, migliorerebbe sensibilmente la qualit del territorio e del paesaggio e le possibilit di sopravvivenza della biodiversit. Ciononostante, il risultato futuro cos progettato non riuscirebbe a superare completamente le problematiche di sopravvivenza della maggior parte delle specie rappresentative utilizzate nella ricerca, non riuscendo queste a costituire delle vere e proprie popolazioni persistenti11. Lo studio fornisce quindi indicazioni operative specifiche al fine di realizzare reti ecologiche di maggiore qualit, quali: aumentare la qualit degli habitat presenti lungo i corridoi; realizzare aree boscate e zone umide pi estese, sfruttando le opportunit delle zone golenali dei corsi dacqua; in generale, favorire le tecniche di coltivazione che richiedono bassi apporti di nutrienti e pesticidi, come lagricoltura biologica e la messa a riposo dei terreni. La seconda verifica che stata compiuta ha riguardato, come si detto, la coerenza tra il progetto di rete ecologica e le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, nonch la ricerca delle possibili sinergie tra le due forme di pianificazione. Un apposito studio ha messo in evidenza, attraverso la sovrapposizione del disegno di rete provinciale e le individuazioni di uso e trasformazione del territorio del PTCP, le interferenze e gli impatti, nonch le possibili sinergie, al fine di valutare le compatibilit tra i due scenari. Le criticit evidenziate sono state quindi riportate nella cartografia di progetto del PTCP, prevedendone la soluzione alla scala dintervento pi adeguata (provinciale o comunale). La terza tematica di particolare rilievo che si affrontata riguarda la progettazione e sperimentazione degli interventi per la realizzazione della rete ecologica con particolare riferimento ai corridoi fluviali. Data la complessit e la specificit del tema del
Si definiscono tali le popolazioni che hanno possibilit di estinzione, entro cento anni, inferiori al cinque per cento.
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recupero, della tutela e della valorizzazione dei corsi dacqua, sono stati coinvolti direttamente gli Enti idraulici competenti (Autorit di Bacino e Servizi tecnici provinciali, Consorzi di bonifica) con i quali si sono messe a punto alcune soluzioni integrate dintervento, su alcuni tratti della rete dei canali di bonifica, con le seguenti finalit: mantenere la continuit ecologica del corso dacqua, ridurre il rischio idraulico, migliorare la qualit dellacqua (fitodepurazione), creare un reddito alternativo per gli agricoltori (utilizzo del legname delle fasce tampone boscate), diminuire i costi di manutenzione e di sistemazione idraulica delle sponde, arricchire il paesaggio rurale anche a fini fruitivi.

IL PTCP E LE RETI ECOLOGICHE COME STRATEGIA PROVINCIALE E COMUNALE La terza fase rappresentata dallelaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), approvato dal Consiglio Provinciale il 30 marzo 200412, nel quale la rete ecologica divenuta una politica strategica per lo sviluppo e le trasformazioni del territorio13. Il Piano infatti attribuisce alle reti ecologiche un ruolo strutturale dei futuri assetti del territorio provinciale e affida ai sessanta Comuni del proprio territorio il compito di elaborare un progetto di rete ecologica pi definito e particolareggiato, nellambito dello strumento di pianificazione comunale14. Al tempo stesso il PTCP richiede agli altri piani e progetti settoriali elaborati dalla Provincia di essere congruenti con la pianificazione delle reti ecologiche e soprattutto di costituire specifiche opportunit per dare un contributo concreto alla costruzione della rete. Infatti, come il depauperamento degli spazi naturali avvenuto a seguito di processi di trasformazione, cos i futuri interventi sul territorio dovranno tenere conto anche della variabile della biodiversit e dare un contributo concreto a conservarla e ad accrescerla gradualmente, ma sistematicamente ed efficacemente. Nel disegno complessivo della rete ecologica provinciale (tav. 5 del PTCP) svolgono una funzione strutturale i grandi nodi ecologici costituiti dai siti della Rete Natura 2000 (pSIC e ZPS) e dalle Aree Protette (Parchi e Riserve naturali regionali) e i principali corridoi ecologici, costituiti dai corsi dacqua, per i quali il piano prevede anche alcuni progetti di riqualificazione. La scelta strategica forte delle reti ecologiche punta a migliorare la qualit complessiva del territorio perseguendo, contemporaneamente al primario obiettivo del miglioramento della biodiversit presente, anche altri obiettivi, a questo collegati: larricchimento e la riqualificazione del paesaggio, la promozione dellofferta di servizi di tipo ricreativo, sportivo e didattico-culturale rivolta ai cittadini e alla crescente domanda di servizi proveniente dallarea urbana centrale (percorsi ciclo-pedonali, aule allaperto, aziende agri-turistiche, mete di itinerari di valore ambientale e paesaggistico, eccetera), il rafforzamento delle aziende agricole connotate da elevata qualit ambientale, con particolare riferimento a quelle multifunzionali, adatte a supportare tale offerta.

LA DEFINIZIONE DELLA RETE ECOLOGICA A LIVELLO LOCALE In questa strategia un ruolo determinante viene assegnato al Comune che deve dotarsi, nel proprio strumento di pianificazione, di un progetto di rete ecologica a scala locale, che specifichi e attui la previsione fatta a livello provinciale. Per la definizione della rete ecologica di livello locale, il PTCP fornisce delle linee guida15, articolate in due capitoli:
Gli elaborati del PTCP sono consultabili in: http://cst.provincia.bologna.it/ptcp/elaborati.htm. Cfr. art. A-1 della LR Emilia-Romagna 20/2000. 14 Vedi a questo proposito Conoscere e realizzare le reti ecologiche, LIFE Ambiente ECOnet, Regione EmiliaRomagna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, Provincia di Bologna e di Modena. 15 Allegato 2 alla Relazione illustrativa del PTCP - Linee guida per la progettazione e realizzazione delle reti ecologiche.
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- Analisi ecologica e progettazione della rete, in cui si descrive la metodologia da seguire per realizzare il rilievo degli elementi di importanza naturalistica, valutarne il valore ecologico-paesaggistico e predisporre il progetto di rete ecologica; - Elementi della rete: fornisce indicazioni specifiche per la concreta realizzazione degli elementi che costituiscono le reti ecologiche.

Figura 8. La rete ecologica provinciale.

Una volta definito lassetto della rete ecologica locale, fondamentale per la sua concreta attuazione che vengano utilizzate con intelligenza tutte le sinergie possibili con ogni tipo di intervento che interessi il territorio (infrastrutture, insediamenti residenziali o produttivi, opere idrauliche, aree estrattive o di smaltimento rifiuti, eccetera) per contribuire cos al miglioramento o al potenziamento della rete ecologica, secondo il progetto definito dal PSC. In questo modo il Comune, nellattuazione del proprio piano, arricchisce e completa lassetto della rete ecologica, migliorando nel contempo la qualit del paesaggio e lofferta del sistema territoriale pi complessivo. Se il livello provinciale fondamentale per definire la strategia generale da perseguire, il livello comunale quello in cui si realizzano concretamente le reti ecologiche. Attualmente16, nella provincia di Bologna, nove Comuni sono gi dotati di un progetto proprio e undici Comuni lo stanno redigendo. Sono gi dotati di un proprio progetto: il Comune di Bentivoglio, che lo ha inserito nel PRG gi dal 2000, i cinque Comuni del Persicetano (Calderara di Reno, Crevalcore, Sala Bolognese, S. Giovanni in Persiceto, SantAgata Bolognese), il Comune di Castelmaggiore e il Comune di Argelato che lo hanno ultimato di recente. Dispongono inoltre di un progetto di rete ecologica a scala intercomunale i nove Comuni dellarea di nord-est, ed in particolare quelli il cui territorio interessato dalla cosiddetta Area delle Bonifiche, caratterizzata da un particolare pregio naturalistico e paesaggistico legato alle zone umide, la maggior parte delle quali dinteresse comunitario (Comuni di Baricella, Budrio, Malalbergo, Minerbio, Molinella, Bentivoglio, Galliera, San Pietro in Casale). Per altri quattro Comuni di pianura, il lavoro di progettazione stato intrapreso a cura della Provincia nellambito delliniziativa
16

Questa informazione si riferisce alla fine del 2004.

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dei PSC associati nella primavera 2003 ed ora in fase di perfezionamento (Comune di Pieve di Cento, S. Giorgio di Piano, Castello dArgile, Granarolo dellEmilia). Tale politica lungimirante ed innovativa, non supportata ancora appieno sotto gli aspetti legislativi e finanziari, necessita di continuit avendo tempi di realizzazione necessariamente collocati nel medio-lungo termine; perci particolarmente importante che le amministrazioni che si succedono sappiano cogliere limportanza dellimpegno gi compiuto e proseguano alla realizzazione di questo processo di riqualificazione del proprio territorio per garantire unadeguata qualit dellambiente di vita attuale e futuro.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ALTOBELLI PAOLA, Gli spazi naturali del territorio agricolo: un patrimonio da mettere in rete, Portici, Anno IV, 6, 2000. ALTOBELLI PAOLA, Tutela dellambiente e sviluppo: un matrimonio possibile?, Portici, Anno VI, 4, 2002. MORISI ANDREA, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, comuni di Calderaia di Reno, Crevalcore, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, SantAgata Bolognese, Recupero e gestione ambientale della pianura. La rete ecologica del Persicetano, Centro Agricoltura Ambiente, Eds, Crevalcore (BO) 2001. OTTOLINI ENRICO, ROSSI PATRIZIA, Conoscere e realizzare le reti ecologiche, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, Bologna 2002.

MATERIALI CONSULTATI Alterra Studio, Networks for LIFE Development of an ecological network for Persiceto (Emilia-Romagna, Italy), 2003. Provincia di Bologna (2000), Piano programmatico per la conservazione e il miglioramento degli spazi naturali nella Provincia di Bologna (PSN). Provincia di Bologna (2004), Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP). RIFERIMENTI ICONOGRAFICI Figure 1 e 2: elaborazioni di Paola Marzorati. Figure 3, 6, 7 e 8: immagini tratte dal documento in power point presentato in sede di seminario e messo a disposizione dallarch. Paola Altobelli. Figure 4 e 5: MORISI ANDREA e altri, Recupero e gestione ambientale della pianura. La rete ecologica del Persicetano, Centro Agricoltura Ambiente, Crevalcore (BO) 2001.

Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Tesi di dottorato pagg. 124-141

ESIGENZE ALLE OPPORTUNIT: LA DIFESA IDRAULICA FLUVIALE 1 OCCASIONE PER UN PROGETTO DI PAESAGGIO TERZO Michele Ercolini*

DALLE

Summary The purpose of this PhD thesis is trying to consider landscape river planning a cultural, social and economic investment instead of a loss (paesaggio altro), project that should aim to the control of a landscape that changes but, at the same time, keeps, from an ecological and environmental point of view, harmonic forms and sustainable structures and regenerates itself on the basis of human being needs without damage nature. The necessity of floods defence, before infrastructure, becomes an opportunity for planning new landscapes, new cities and new architectures (paesaggio terzo). Key-words River, landscape river, necessity of floods defence, opportunity, infrastructures, paesaggio terzo, paesaggio altro, PhD thesis.

Abstract La tesi di dottorato qui presentata mira ad uno specifico obiettivo: arrivare a considerare il progetto del paesaggio fluviale un investimento culturale, sociale, economico anzich una perdita, puntando ad un controllo di un paesaggio che si trasforma mantenendo forme armoniche e strutture sostenibili sotto il profilo ecologicoambientale e si ridisegna continuamente sulla base delle esigenze delluomo, senza per questo sopraffare la natura. Lesigenza di difesa idraulica fluviale, prima ancora che linfrastruttura, diviene cos una opportunit per un progetto di paesaggio terzo, occasione per trasformare in luoghi i non luoghi. Parole chiave Fiume, paesaggio fluviale, esigenze di difesa idraulica, opportunit, infrastrutture, paesaggio terzo, paesaggio altro, tesi di dottorato.

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit degli Studi di Firenze.

Tesi di Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica - Universit degli Studi di Firenze (XVII ciclo, coordinatore: Prof. Giulio Gino Rizzo) discussa il 28 aprile 2005, tutor Prof. Guido Ferrara (Universit degli Studi di Firenze), co-tutor Prof. Carlo Alberto Garzonio (Universit degli Studi di Firenze). La tesi Dalle esigenze alle opportunit: la difesa idraulica fluviale occasione per un progetto di paesaggio terzo sar pubblicata presso la casa editrice Firenze University Press nella primavera 2006.

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PERCH: APPROCCIO, QUADRO DAZIONE E FINALIT METAPROGETTUALI A partire dagli anni Novanta, a seguito dellaffermazione e della diffusione del concetto di sviluppo sostenibile, sono stati elaborati indirizzi e approntate linee guida per raggiungere e mantenere un valido assetto ecosistemico del territorio e allo stesso tempo conservare, recuperare e potenziare le qualit del paesaggio2. da notare, per, come su questi rilevanti aspetti il campo attinente il rapporto tra fiume, paesaggio fluviale ed esigenze di difesa idraulica rientri, inspiegabilmente, nel lungo elenco di priorit non ancora sufficientemente affrontate nei processi di governo del territorio e del paesaggio del nostro Paese. Tutto ci nonostante lurgenza determinata dal progressivo depauperamento ambientale, territoriale e paesistico caratterizzante i sistemi fluviali. In particolare, non risulta assimilato a dovere un aspetto di natura strategica: riconoscere, cio, come lobiettivo di riportare il paesaggio fluviale a livelli ottimali su base durevole implichi, necessariamente, il superamento di una politica di settore (di matrice esclusivamente idraulica), per dirigerci verso un sistema di qualit capace di utilizzare tutte le risorse esistenti, ivi compresi gli elementi appositamente ricostruiti, e di promuovere la collaborazione tra i diversi attori coinvolti. Muovendo dal concetto che tutto il territorio da considerare paesaggio, le cui qualit vanno comunque salvaguardate e, ove necessario e possibile, recuperate ed incrementate, la ricerca ha perseguito uno specifico obiettivo: la definizione e promozione di un quadro dazione in grado di possedere, anzitutto, i requisiti base per affrontare, con un nuovo e diverso approccio, il sistema delle esigenze (di messa in sicurezza idraulica del territorio) ricorrente nei contesti fluviali. Contesti ove, come accennato, rilevanti patrimoni di risorse (sistema delle risorse) vanno oramai deteriorandosi e peculiari rapporti tra uomo e ambiente vanno interrompendosi (sistema delle alterazioni), a causa del prevalere di una visione infrastrutturalista del territorio, del paesaggio e dei sistemi fluviali in particolare. Questa visione (errata e controproducente da tutti i punti di vista), porta a due preoccupanti conseguenze. La prima consiste nel rischio di relegare il paesaggio fluviale a semplice ruolo di contenitore ove inserire linfrastruttura idraulica ed entro il quale operare processi indifferenziati di trasformazione della sua natura. La seconda riguarda invece il pericolo, oggi sempre pi forte, di ridurre larchitettura del paesaggio a semplice ruolo di sussidio estetizzante delle infrastrutture di regimazione idraulica (e non solo) mal progettate. In entrambi i casi lesito finale, in termini paesaggistici, si concretizza in quello che possiamo definire un paesaggio altro. Il paesaggio altro pu essere letto come il risultato di un modo di porsi che, trascurando culturalmente gli aspetti naturalistici, ecologici, morfologici e paesaggistici, ha come obiettivo la trasformazione dei corsi dacqua in canali attraverso la cementificazione delle sponde, la rettifica dei percorsi, la costruzione di argini con alvei sempre pi geometrici. Il paesaggio altro , pertanto, un paesaggio intubato, cementificato, rettificato, un paesaggio statico il cui progetto il risultato esclusivo di un calcolo matematico, di un processo in cui la cultura del paesaggio (e non solo) non esiste, non contemplata. Il paesaggio altro, insomma, non si progetta in quanto semplice conseguenza di un qualcosaltro. Si rileva, dunque, la necessit di uninversione di tendenza qui intesa come esito di unopzione strategica: passare cio dalla mera gestione di matrice idraulico-ingegneristica (indirizzata prevalentemente verso un paesaggio altro) alla salvaguardia del sistema delle risorse e alla produzione di opportunit, anche attraverso un disegno di paesaggio, qui definito paesaggio terzo, in grado di confrontarsi con le spinte della modernizzazione e di gestire i mutamenti e le trasformazioni che, comunque, soprattutto in assenza di interventi, interferiscono con esso.
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GIULIANA CAMPIONI, Tutela dei paesaggi culturali. Pregiudizi e vantaggi, in LEONE MANFREDI (a cura di), Riscoprire il paesaggio della Valle dei Templi, Atti giornata di studio, Agrigento 1 aprile 2003, Alaimo, Palermo 2003, pag. 59.

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Figura 1. Percorso di ricerca: diagramma di flusso.

Il paesaggio terzo un paesaggio dinamico, voluto, cercato, pensato, in una parola progettato, un obiettivo presente fin dal principio del processo progettuale. Una realt, non a caso, strettamente interconnessa alla disciplina dellArchitettura del paesaggio. proprio lArchitettura del paesaggio infatti - riprendendo le parole del professor Guido Ferrara - che pu proporre lintervento suppletivo al variare delle funzioni, dei modi duso del suolo e dei rapporti sociali: al bel paesaggio che scompare - come nel caso del paesaggio altro - noi possiamo rispondere creando dei nuovi paesaggi - appunto dei paesaggi terzi - ancora belli ma in modo diverso, perch rispondenti maggiormente ai nostri nuovi bisogni, e certamente pi rispondenti di quelli che si creano naturalmente rinunciando del tutto ad operare3 o, ancora peggio, operando a posteriori. Il concetto di paesaggio terzo risulta, altres, strettamente interconnesso al perch della ricerca, ossia il voler indagare sul ruolo che lArchitettura del paesaggio (in quanto disciplina) pu-deve avere allinterno della pianificazione alla scala di bacino. Ruolo inquadrabile su due differenti livelli: - In termini di condizionamento nei confronti dellimpostazione classica - di natura idraulico/ingegneristica - nella progettazione degli interventi di difesa dai corsi dacqua. Un condizionamento da intendere come riequilibrio di un settorialismo monoculturale, condizionamento capace, cio, di indirizzare la pianificazione fluviale verso un approccio olistico. - In termini di opportunit, di occasione per la creazione di un sistema di valori aggiunti, di plusvalori dovuti a condizioni di stato ambientali pi elevate ottenibili dal processo di trasformazione conseguente agli interventi per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idraulico. Non solo prevenzione, quindi, ma indagine sui possibili neo-ecosistemi che possono scaturire dalla natura delle esigenze. In ragion di ci, appare inevitabile riconoscere come la pianificazione dei sistemi fluviali, finalizzata alla messa in sicurezza del territorio dal rischio inondazioni, oltre che degli aspetti tecnico-idraulici debba tener conto delle condizioni di stato ambientali e delle interazioni ed interferenze che latto progettuale mirato produce nei confronti dei modelli dassetto dellarea, preesistenti e futuri.

GUIDO FERRARA, Per una fondazione disciplinare, in Architettura del Paesaggio, Atti del Convegno dellIstituto italo-britannico, Bagni di Lucca aprile 1973, La Nuova Italia, Firenze 1974, pag. 138.

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Figure 2-3-4. Tragici bilanci.

E questo non solo e non tanto per aprire la strada al capitolo specificatamente dedicato alla valutazione dimpatto ambientale o alla valutazione ambientale strategica, quanto per promuovere un approccio integrato entro cui definire criteri guida per la progettazione di un paesaggio terzo, criteri interpretati come riferimento costante, come un a priori rispetto ai processi di trasformazione da programmare e pianificare. Ed proprio in questa nuova prospettiva incentrata sul dialogo tra risorse, esigenze e opportunit, ma soprattutto distinta e distante dallapproccio cosmetico e dalla logica del compromesso, che possono essere individuate le leve su cui agire, vale a dire le condizioni favorevoli, i punti di forza e gli approcci da promuovere per orientare e dirigere il sistema degli interventi nella direzione desiderabile.

DOVE: ACQUE, FIUMI E PAESAGGI FLUVIALI Paesaggio fluviale significa, anzitutto, paesaggio dacqua, acqua che assume le forme pi svariate, acqua come infrastruttura del paesaggio4: dai laghi grandi e piccoli racchiusi in un perimetro netto e regolare alle zone lacustri e di palude in cui non esiste un vero confine fra acqua e terra. Ma in tutti i casi sempre lacqua lelemento predominante della scena paesaggistica, con tutto il fascino che le deriva dal colore e dalla trasparenza5.

MARIAVALERIA MININNI, MARIA RAFFAELLA LAMACCHIA, Paesaggi dellacqua e nuove infrastrutture, in ARTURO LANZANI, FEDELI VALERIA (a cura di), Il progetto di territorio e di paesaggio Cronache e appunti, Atti VII Conferenza Nazionale SIU Trento 13-14 febbraio 2003, Franco Angeli Editore, Milano 2004, pag. 189. 5 GUIDO FERRARA, Larchitettura del paesaggio italiano, Marsilio, Padova 1968, pag. 47.

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Figure 5-6. Paesaggi fluviali: Baie de Somme (Francia) a sinistra, la Via delle Kasbe (Marocco, Valle del fiume Dra, localit Ouarzazate) a destra.

Lacqua infatti - come sottolinea Renzo Franzin - un elemento assolutamente intrinseco a tutti i paesaggi, sia quelli reali che occupano quotidianamente il nostro orizzonte visivo, sia quelli assai pi pervasivi e silenziosi che vivono nella nostra percezione, in quella sfera dei sensi che ha latitudini estese ancorch poco riconosciute, interrogate, considerate6. Il paesaggio fluviale come interazione tra abbondanza dacqua e opera umana invece linterpretazione di Aldo Sestini7 nella descrizione delle peculiarit della bassa campagna milanese: la fittissima rete di fiumi, rogge, colatori insieme ai fontanili - scrive Sestini hanno consentito di creare un paesaggio di campagna sempreverde, scandito dalla maglia regolare dei campi e prati bordati da filari di pioppi entro la quale sono distribuite le grandi cascine a corte. Secondo Vittoria Calzolari il fiume rappresenta, altres, unentit territoriale e paesistica capace di esprimere due realt storiche antitetiche e insieme complementari del rapporto uomo-natura: quella della permanenza e della continuit e quella del rapido cambiamento. Cerchiamo di capire meglio. Da una parte il flusso continuo dellacqua esercita unazione lenta e inesorabile di modellamento delle rocce e dei suoli creando siti diversissimi (dagli speroni di tufo su cui si arroccano i paesi delle terre vulcaniche ai siti di meandro delle terre pianeggianti); alimenta associazioni vegetali e animali che vivono tenacemente lungo le fasce fluviali, dove esiste una continua permeabilit tra terra ed acqua; sollecita da parte delluomo unopera costante per controllare e utilizzare il potere energetico dellacqua - sia essa energia fisica o biologica - attraverso argini, chiuse, molini-fabbriche, derivazioni irrigue, ovvero per utilizzare il fiume come barriera difensiva o nastro trasportatore. Daltra parte il fiume pu essere il protagonista diretto di eventi che trasformano, in poche ore di alluvione, intere regioni o determinano scelte destinate a cambiare per sempre la struttura ambientale e il paesaggio di una citt, come accaduto per la decisione - dopo lo straripamento del Tevere del 29 dicembre 1870 - di costruire i muraglioni che hanno trasformato Roma da citt affacciata sul fiume a citt che volta le spalle al fiume8. Il fiume e il paesaggio visto da esso: a questi due elementi si richiama, invece, la lettura di Pier Francesco Ghetti. In questa interpretazione, il corso dacqua paragonato ad una sorta di lungo viaggio di un organismo che cresce poco a poco, dopo ogni confluenza dellacqua che sgorga da una sorgente, che tracima da una pozza o che scende da un altro rio. Sgroppa verso il basso in un letto prima scomodo e incassato e via via pi ampio, dove la stessa acqua divaga, separandosi e tornando alla luce pi sotto, sempre danzando allo scroscio sui sassi.

RENZO FRANZIN, La percezione delle acque nell'immaginario collettivo contemporaneo. Documento tratto dal sito web del Centro Internazionale Civilt dell'Acqua, http://www.provincia.venezia.it/cica/itcica/home.htm 7 VITTORIA CALZOLARI, Natura, sito, opera: il caso del parco fluviale, Casabella, 575-576, 1991, pag. 57. 8 VITTORIA CALZOLARI, op. cit., 1991, pag. 57.

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Arrivata al piano lacqua si raduna maestosa in alvei pi tranquilli, scivola sui letti di sabbia morbidamente ricurvi, sotto baldacchini costruiti con le fronde degli alberi cresciuti sulle rive. Sembra percepire che il suo destino sta volgendo al termine e cerca di rallentare la corsa, prima di mescolarsi con il mare9. In particolare, prosegue Ghetti, il paesaggio fluviale visto dal fiume appare invertito rispetto ad una iconografia che ci ha abituati ad osservarlo dallalto verso il basso. Il fiume corre infatti nella parte pi bassa del paesaggio e questo motiva gran parte delle sue funzioni. Le acque del fiume sono influenzate dalle caratteristiche del territorio che si trova a monte e influenzano a loro volta le caratteristiche del tratto a valle10. Sul tema del paesaggio fluviale letto come risultante delle sistemazioni idrauliche si muove linterpretazione di Guido Ferrara. La sistemazione delle vie dacqua - scrive Ferrara - una delle attivit pi strenuamente perseguite in Italia nel corso dei secoli []: alcuni tra gli scopi pi importanti che si tende a raggiungere con la regimazione dei fiumi sono di impedire straripamenti e inondazioni da un lato e garantire la costante presenza di acqua utile per le irrigazioni dallaltro. [] Tutti questi lavori di condizionamento dei corsi dacqua hanno profondamente inciso nella determinazione del paesaggio fluviale italiano: landamento dei fiumi stato modificato uninfinit di volte con opere spesso imponenti, sia per rettificare le anse (che sottraggono spazio alle aree produttive), sia per derivarne le acque per mezzo di canali a scopo irriguo o industriale, sia per controllarne in vario modo il tracciato in determinati punti obbligatori11. Nellinterpretazione di Mariavaleria Mininni e Maria Raffaella Lamacchia, infine, il paesaggio fluviale definito come paesaggio matrice, nel senso etimologico di paesaggio generativo di un fenomeno, a cui legata la forma del suo reticolo idrografico, o pattern di drenaggio, ma anche le funzioni che esso svolge come corridoio di distribuzione di materia e flussi. Il sistema fluviale costituisce un corridoio naturale nel paesaggio a cui si attribuisce, oltre al corso dacqua vero e proprio, una banda di territorio ben drenato che subisce le influenze dirette del fiume sia sotto il profilo strutturale che funzionale dando origine a numerose conformazioni, anchesse a corridoio: lasta fluviale, il piano di scorrimento delle acque (letto fluviale), i versanti, le bande di vegetazione naturale interne lungo le sponde e lungo il piano di campagna coinvolto dalla fluttuazione laterale delle acque, le siepi o margini forestali e filari che separano il ciglio dai campi coltivati12.

COME: CRITERI GUIDA PER LA PROGETTAZIONE DI UN PAESAGGIO TERZO Primo criterio guida: Salvaguardia (restituire delle attenzioni) Attualmente, e lo si pu facilmente constatare, i sistemi fluviali risultano per la gran parte scomparsi dalla memoria collettiva e completamente dimenticati persino negli insediamenti posti lungo le sponde. Risulta pertanto indispensabile riappropriarsi della volont del conoscere in profondit il sistema fiume, recuperare, cio, di quellinsieme di conoscenze che, accumulatisi in grande quantit quando i fiumi erano fonte primaria di energia e di materie prime per lattivit umana, sono andate via via disperse negli ultimi trentanni. Questo aspetto di grande importanza per comprendere come negli ultimi decenni la popolazione, o meglio la societ nel suo complesso, non abbia pi sentito il bisogno di salvare il fiume dalle manifestazioni di degrado che inesorabilmente lo hanno contrassegnato (dallinquinamento alla sconsiderata occupazione delle aree golenali).

PIER FRANCESCO GHETTI, Manuale per la difesa dei fiumi, Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1993, pag. 153. PIER FRANCESCO GHETTI, Il ruolo del fiume nel territorio, Atti del Seminario Internazionale, Fiumi in restauro: proposte ed esperienze europee per la riqualificazione, Parma 19-20 Ottobre 2001. 11 GUIDO FERRARA, op. cit., Padova 1968, pag. 40. 12 MARIAVALERIA MININNI, MARIA RAFFAELLA LAMACCHIA, Paesaggi dellacqua e nuove infrastrutture, in ARTURO LANZANI, FEDELI VALERIA (a cura di), op. cit., Milano 2004, pagg. 178-179.
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Bisogna ricordare, infatti, che pi elevato il livello di degrado del sistema fiume maggiore il rifiuto da parte delle popolazioni di identificare il corso dacqua quale componente naturale del paesaggio. Salvaguardia come riappropriarsi della volont del conoscere significa, in sostanza, restituire al fiume la sua funzione di asse portante del territorio e del paesaggio, evitando il pi possibile di canalizzarlo e separarlo dal resto del bacino; riconsiderarlo cio un sistema complesso, un organismo vivente, rispettando i suoi equilibri/squilibri e le sue funzioni. In una parola, dare vita ad una (ri)lettura del corso dacqua come risorsa di risorse, risorse ambientali, ecologiche, paesistiche, come patrimonio della nostra identit storica e culturale. Secondo criterio guida: Equilibrio La frattura. La difesa del fiume e la difesa dal fiume sono azioni che hanno sempre camminato parallelamente. Questo percorso comune, tramandato per secoli, ha rappresentato la base essenziale per la nascita delle pi grandi civilt che, come ci hanno insegnato a scuola, sono nate proprie lungo i maggiori corsi dacqua. Eppure, in questo sistema integrato ed organico di acqua, terra, paesaggio, uomini e memoria, si creata una grande e grave frattura. Una frattura che, con il passare degli anni, ha prodotto una vera e propria separazione tra uomini e corsi dacqua ingenerando pratiche di pianificazione e di progettazione differenziate, riferite a settori funzionali contrapposti13. Il rapporto tra uomo e fiume si cos trasformato in una sorta di conflitto: a esondazioni e piene si allegato il concetto di natura da combattere, di fiume killer, scordandosi completamente dellentit di quel sistema di alterazioni e violenze che luomo ha compiuto nei confronti del corso dacqua, trasformandolo da straordinario sistema di risorse a semplice e monotono canale utile solo per lallontanamento delle acque. Lobiettivo da perseguire. Di fronte al quadro desolante del che cosa stato fatto necessario domandarsi che cosa si pu fare, come si pu agire. Lobiettivo da perseguire deve allora coincidere con la ricerca di un (ritrovato) equilibrio tra due esigenze, ad oggi contrapposte: garantire la necessaria sicurezza di difesa idraulica agli insediamenti e alle opere (la prima) compatibilmente con il mantenimento e/o il ripristino della qualit ambientale, territoriale e paesistica del sistema fluviale (la seconda). (Ri)trovare, in sostanza, un comune terreno di confronto (e non di scontro) tra i diversi attori coinvolti, proponendo soluzioni in grado di mediare le diverse esigenze, senza trascurare le problematicit. Lobiettivo del secondo criterio guida pu essere raggiunto attraverso quattro specifiche azioni-chiave: - Abbandonare la logica della cultura dellemergenza; - Sostenere un approccio olistico, multidisciplinare ed integrato in fase di pianificazione di bacino; - Promuovere un nuovo modo di porsi nei confronti del fenomeno alluvioni; - Favorire lo sviluppo di strategie best practice.

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PAOLO FRANCALACCI, I fiumi e le risorse naturali del territorio, in PAOLO FRANCALACCI, ATTILIA PEANO (a cura di), Parchi, Piani, Progetti - Ricchezza di risorse, integrazione di conoscenze, pluralit di politiche, G. Giappichelli, Torino 2002, pag. 260.

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Figura 7. Abaco: interfaccia tra il sistema dei casi studio14 e la fase del metaprogetto. Labaco elaborato inteso quale interfaccia tra un prima e un dopo, ossia tra il sistema dei casi studio e la fase del metaprogetto. Allinterno di tale abaco, i casi studio selezionati sono inquadrati-classificati in base ad una scala di valori facente riferimento ai tre criteri guida indispensabili per la progettazione di un paesaggio terzo, ovvero: Salvaguardia (per restituire delle attenzioni); Equilibrio, (tra la Cultura della difesa dei corsi dacqua e la Cultura della difesa dai corsi dacqua); Dinamicit, in termini di dinamicit naturale, dinamicit culturale e dinamicit come opportunit per..

Terzo criterio guida: Dinamicit Dinamicit naturale. Il paesaggio fluviale pu essere considerato un esempio in cui emerge ed evidente, pi che in altri casi, uno dei requisiti chiave per la vita di un paesaggio ossia la componente dinamica. Il paesaggio, infatti, e ancor di pi il paesaggio fluviale, muore allorch si inizia a pensarlo e soprattutto a pianificarlo nel nome di uninnaturale staticit (attraverso le canalizzazioni, le arginature sproporzionate, le rettifiche dellalveo, eccetera). In natura la linea retta non esiste15 bisogna sempre ricordarlo e, ancor meno, pu esistere o essere tollerata nei sistemi paesistici fluviali che per loro natura, appunto, necessitano di una continua evoluzione nello spazio e nel tempo.

Il sistema dei casi studio stato elaborato e sviluppato allinterno del Capitolo Quarto della ricerca (Dalle esigenze alle opportunit: il sistema dei casi studio) attraverso lanalisi e la lettura dettagliata dei seguenti progetti: Italia: il progetto sul fiume Zero (Veneto); la Questione Tagliamento (Friuli Venezia Giulia). Olanda: il progetto IRMA sul fiume Reno. Danimarca: il progetto Skjern. Austria: il progetto Drava. Svizzera: lesperienza del fiume Flaz. Inghilterra: le esperienze del fiume Cole e del fiume Skerne. Casi studio al negativo: il Sangro (Abruzzo); il caso della cassa di espansione Lago di porta (fiume Versilia-Toscana). 15 PIER FRANCESCO GHETTI, in occasione del Seminario di studi, Fiume, territorio e paesaggio: lopportunit di un approccio integrato, organizzato dal Dottorato di Ricerca in Progettazione Paesistica - Universit degli Studi di Firenze, Firenze 9 ottobre 2003. Promotori: Michele Ercolini e Laura Ferrari.

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Figura 8. Il paesaggio terzo come risultato di un processo di trasformazione fondato su tre criteri guida: Salvaguardia, Equilibrio e Dinamicit.

Paesaggio mobile, paesaggio transitorio, equilibrio dinamico, sono tutti concetti che richiamano lalto livello di dinamicit naturale del corso dacqua, una dinamicit in grado di ridisegnare e trasformare completamente un paesaggio consolidato da anni. E proprio questa dinamicit, idraulica s ma anche e soprattutto inquadrabile in termini ecologici e paesaggistici, ha reso da sempre il sistema fiume una realt originale, unica e straordinaria16. Il percorso che si cercato di seguire nellelaborazione del terzo criterio guida (suddiviso in tre sotto-criteri), ci ha svelato un fiume senza confini, portatore delle diversit di un bacino, del suolo, delle stagioni, della gente, del paesaggio, della storia, delle tecnologie, delle comunicazioni e dei conflitti. Un equilibrio dinamico che si mescola, da sempre, con le attivit quotidiane delluomo: coltivazioni, abitazioni, costruzioni, opere di mantenimento e dragaggio, transazioni commerciali. Dinamicit culturale. La sostenibilit e lequit nella gestione delle acque sono oggi due sfide della nostra societ per le quali la comunit scientifica deve impegnarsi. Inizia cos la Dichiarazione Europea per una Nuova Cultura dellAcqua17 presentata e sottoscritta, da oltre cento esperti provenienti da vari paesi europei, a Madrid il 18 febbraio 2005. Gli obiettivi principali della Dichiarazione si possono cos sintetizzare: - chiarire e promuovere lo sviluppo della Direttiva Europea Quadro sulle Acque (emanata nel 2000 dallUnione Europea); - definire e dare impulso agli impegni dellUnione Europea a livello mondiale in materia di gestione delle acque in coerenza con lo sviluppo sostenibile. Assumere come obiettivo la sostenibilit richiede, secondo la Dichiarazione, dei profondi cambiamenti nelle nostre scale di valori, nel nostro modo di intendere la natura e nellapproccio alle diverse esigenze. Richiede, insomma, una nuova Cultura dellacqua, cultura in grado sia di promuovere un approccio olistico, sia di riconoscere la dimensione molteplice, ambientale, paesistica, sociale, economica e culturale del sistema delle risorse.

Paesaggio dinamico, paesaggio movimentato: raro che la natura sia perfettamente immobile. Nel cielo passano le nuvole, le foglie tremolano ed oscillano al vento, tronchi e gambi si piegano. Ma soprattutto lacqua che dotata di un inesauribile movimento: essa corre, fluisce, defluisce, serpeggia, ondeggia, sincrespa, cade, salta, precipita. WILLY HELLPACH, Geopsiche. Luomo, il tempo e il clima, il suolo e il paesaggio, Edizioni Paoline, Roma 1960, pag. 322. 17 Dichiarazione Europea per una Nuova Cultura dellAcqua, Madrid 18 febbraio 2005. Maggiori informazioni sono disponibili sui siti web: http://euwater.unizar.es; http://www.gruppo183.org/nuovaculturaacqua.html

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Figura 9. Dalle esigenze alle opportunit: il logo elaborato per la tesi.

Tutto ci porta a mettere in discussione, inevitabilmente, il modello tradizionale di gestione idraulica secondo cui lacqua considerata solo come bene economico, una semplice risorsa produttiva da sfruttare o da cui, come nel caso delle alluvioni, difendersi, a favore di un nuovo approccio che d la priorit agli ecosistemi e alla loro sostenibilit. Le funzioni ecologiche e paesistiche generate dai fiumi, cos come i valori storici, socio-culturali e degli usi, devono essere, quindi, riconosciuti e valorizzati. Adottare il principio della sostenibilit significa accettare una sfida etica e culturale cos come assumere nuovi valori sociali e ambientali che trascendono gli interessi economici in gioco. Questo, in sostanza, lo spirito e la logica della Dichiarazione Europea per una Nuova Cultura dellAcqua, spirito e logica che hanno rappresentato linput per lelaborazione del criterio guida riguardante la dinamicit culturale. Dinamicit come opportunit per. La frase potrebbe concludersi in diversi modi. Tenendo conto, per, delle finalit poste alla base del presente percorso di ricerca e dei due criteri guida precedentemente elaborati, si deciso di completarla nel modo seguente: Dinamicit come opportunit per.restituire una consapevolezza, vale a dire la difesa idraulica del territorio si pu attuare (anche) restituendo spazio ai corsi dacqua. In sostanza, tutto ci vuole essere un contributo utile al fine di mostrare (avvalendosi dello strumento dei casistudio18) i criteri e le procedure chiave per lavvio di uninversione di tendenza; non vuole, quindi, essere esaustivo (come detto le modalit per completare la frase sono diverse) ma piuttosto proporsi come strumento aperto per favorire una riflessione critica, concreta e costruttiva per la definizione di un approccio dinamico e non pi statico alla pianificazione dei sistemi fluviali.

QUALI ESITI, QUALI SCENARI Il paesaggio terzo: premessa Il paesaggio terzo, come visto, il risultato di un processo fondato su tre diversi criteri guida: Salvaguardia, Equilibrio e Dinamicit.

Tra i casi-studio selezionati e analizzati si segnalano: lesperienza americana del fiume Mississippi (vedi ANURADHA MATHUR, DILIP DA CUNHA, Mississippi floods. Designing a shifting landscape, Yale University Press, Yale 2001); lesperienza svizzera dellUFAFP - Ufficio federale dellambiente, delle foreste e del paesaggio e dellUFAEG - Ufficio Federale delle Acque e della Geologia di Berna; il Piano relativo alla difesa idrogeologica del fiume Po attuato attraverso due specifici piani stralcio: il Piano stralcio delle fasce fluviali (approvato con Dpcm del 24 luglio 1998) e il progetto di Piano stralcio per lassetto idrogeologico (adottato in data 11 maggio 1999 e approvato con Dpcm del 24 maggio 2001); lesperienza olandese del progetto sul fiume Reno denominata Room for the river.

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Il paesaggio terzo da ritenersi, anzitutto, un paesaggio sostenibile in quanto il processo progettuale su cui si basa finalizzato a fare in modo che lentit delle variazioni (sistema delle alterazioni), apportate dalle attivit antropiche per rispondere a determinate necessit (sistema delle esigenze), si mantenga entro limiti tali da non danneggiare irrimediabilmente le risorse naturali e culturali (sistema delle risorse). In realt, fare paesaggio terzo significa spingersi oltre lobiettivo della sostenibilit, ossia vedere nel processo di trasformazione anche una opportunit, unoccasione per la progettazione di un nuovo paesaggio. Tutto ci possibile, come detto, solo attraverso linstaurarsi di una nuova Cultura progettuale in grado di contribuire allaffermazione di un nuovo paesaggio (paesaggio terzo) al cui interno si intrecciano, dialogano, coesistono le infrastrutture (sistema delle esigenze), le opportunit per sviluppi tecnologici (progresso), ma anche e soprattutto occasioni per nuove spazialit composite, per nuovi luoghi, per nuove creativit, per valori ambientali e paesaggistici ritrovati. La Matrice degli Scenari Tale matrice (vedi figura 10) finalizzata ad individuare e sviluppare i principali scenari per la progettazione di un paesaggio terzo secondo la triplice lettura approccioobiettivi/azioni-risultati. La matrice degli scenari da considerarsi non come uno strumento la cui applicazione porta automaticamente al risultato finale, ma come griglia sulla quale articolare la fase del metaprogetto. Matrice da intendere quale schema di riferimento semplificato delle connessioni, dei nodi, delle dimensioni cui tener conto nel rapporto esigenze di difesa idraulica/progettazione del paesaggio fluviale, nello sforzo di ridurre lentit delle alterazioni ma anche di comprendere quella serie di opportunit conseguenti al processo di trasformazione (approccio dinamico). Allinterno della medesima matrice , altres, indagato e analizzato il cosiddetto approccio statico alla pianificazione dei sistemi fluviali attraverso la definizione, sempre secondo la triplice lettura approccio-obiettivi/azioni-risultati, dei due scenari principali di paesaggio altro: i paesaggi rettificati e i paesaggi Post Scriptum. Di seguito sono riportate le descrizioni sintetiche dei singoli scenari individuati ed elaborati allinterno del percorso di ricerca ed inerenti il solo paesaggio terzo.

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Figura 10. Matrice degli scenari per la progettazione di un paesaggio terzo.

Progettare un paesaggio terzo: scenari


Scenario uno: Shifting Landscape Approccio (dinamicit come priorit). Dinamicit in termini di recupero della naturalit della vallata fluviale. Dinamicit contrapposta alluniformit e alla staticit conseguente la canalizzazione e la geometrizzazione dei corsi dacqua. Dinamicit nella direzione di un processo naturale continuo modellato-segnato dalla forza delle acque e dalle quantit di sedimenti che si depositano. Dinamicit idromorfologica e paesistica ottenuta, ad esempio, attraverso lopera di rimeandrizzazione (remeandering) differenziando i livelli dacqua presenti nei territori (formazione di acquitrini, aree umide, paludi), modificando la vegetazione, la forma delle arginature, eccetera. Obiettivi e azioni. Ridurre al minimo gli interventi di natura strutturale; riportare il fiume al suo naturale andamento, ad esempio, ad un percorso meandriforme recuperando il tracciato (e dunque il paesaggio fluviale) originario; rimuovere i vecchi argini in modo da consentire al fiume di inondare, in maniera controllata, le aree circostanti; delimitare la zona interessata dal progetto con arginature in grado di proteggere dalle inondazioni le aree esterne allintervento; migliorare le condizioni generali della flora e della fauna; garantire un livello di qualit dellacqua elevato. Risultati. Shifting landscape significa un corso dacqua per buona parte non regimato ma lasciato aperto. Shifting landscape come paesaggio mobile, in continuo movimento, un paesaggio contraddistinto da praterie, acquitrini, laghi, zone umide, canneti, corsi dacqua meandrizzati, eccetera. Shifting landscape, infine, come nuovo spazio di rilevante valore naturalistico ed ecologico per lalto livello di biodiversit raggiunta, un nuovo spazio che permette alla flora e alla fauna di ristabilirsi e di ritrovare un equilibrio naturale.

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Scenario due: Paesaggi dellinondazione Approccio. Lesigenza di difesa idraulica fluviale considerata un tema di natura spaziale strettamente interconnesso alla progettazione del territorio e del paesaggio, in cui lingegneria idraulica gioca s un ruolo determinante ma non dominante ed esclusivo. Linteresse, infatti, non riguarda tanto linfrastruttura in s ma lo spazio che essa definisce. Si deve perci promuovere (richiamandosi alla cultura olandese) un ragionamento sulla qualit spaziale, qualit in termini di progettazione ecologica e, soprattutto, paesistica di questi nuovi spazi, pi che limitarsi-concentrarsi solo ed esclusivamente sulla loro funzione idraulica. Promuovere, dunque, un nuovo approccio in cui lattenzione non va tanto - o meglio non solo - alla forma, alla dimensione, alla posizione, alla mitigazione delle infrastrutture di difesa idraulica, la cui presenza in alcuni casi deve essere data (quasi) per scontata, per naturale (visto gli errori, il pi delle volte irrecuperabili, commessi nel passato), ma allinterpretazione paesaggistica dello spazio che queste opere definiscono. Obiettivi e azioni. Tutte le azioni mirano a: creare nuovi spazi non solo per finalit idrauliche (aree dove far esondare liberamente il fiume) ma come opportunit per una progettazione paesistica di questi luoghi; rafforzare lidentit individuale del paesaggio fluviale; stimolare le funzioni esistenti o nuove; recuperare la coerenza ecologica e paesistica perduta. Risultati (nuovi spazi, nuovi paesaggi). Lo spazio idraulico diventa (anche) spazio paesistico. La progettazione paesistica dello spazio idraulico: la risorsa paesaggio non pi considerata a posteriori ma trasformata in uno dei principi guida nella pianificazione degli interventi alla scala di bacino. Scenario tre: Paesaggi Ecologici Approccio (approccio pluridimensionale). Il corso dacqua inquadrato in chiave ecologica con riferimento alle quattro dimensioni del sistema fiume: da monte a valle, da sponda a sponda, dalla superficie al fondo e nella dimensione temporale. Dimensioni a cui corrispondono altrettante componenti di natura paesaggistica: componente longitudinale, laterale, verticale e infine temporale. Obiettivi e azioni. Lidea di restituire spazio al fiume in termini ecologici, per ristabilire il rapporto con la piana circostante e per garantire la salvaguardia delle proprie peculiarit, rappresenta il filo conduttore di tutte le azioni intraprese: ripristino delle connessioni ecologiche storiche; demolizione delle vecchie infrastrutture idrauliche; recupero o creazione di nuovi biotopi fluviali lungo le sponde; recupero delle superfici ed estensione dellalveo fluviale; rivitalizzazione delle lanche; recupero della vegetazione ripariale; riconnessione del fiume con i bracci laterali abbandonati. Risultati. Recupero del ruolo ecologico del corso dacqua, ovvero il fiume letto ed interpretato come: unico ed insostituibile corridoio ecologico di collegamento tra le zone boschive montane e collinari, i paesaggi rurali ed eventuali aree protette; struttura portante per la creazione di reti ecologiche a scala territoriale; elemento portatore di naturalit, in quanto rappresentante degli unici corridors esistenti capaci di interrompere la continuit delle barriere, consentendo il movimento della fauna selvatica da un ecosistema allaltro e garantendo sia la sopravvivenza di molte specie che il mantenimento della funzionalit degli ecosistemi da essi attraversati; elemento di ricucitura di ecosistemi frammentati e, pi in generale, elemento di ricomposizione territoriale e paesaggistica.

Scenario quattro: Paesaggi Pilota Approccio. Una buona regola per attuare progetti pilota quella di non guardare ai grandi fiumi: sugli affluenti, infatti, che si deve lavorare. Sperimentare un nuovo approccio, olistico e interdisciplinare, concentrando in poche centinaia di metri esperienze progettuali, dalla piccola alla grande scala, promosse e attuate per dare vita a casi pratici da imitare. Obiettivi e azioni. Puntare ad una soluzione efficace dal punto di vista idraulico e allo stesso tempo sostenibile in termini di salvaguardia del sistema delle risorse. Promuovere strategie progettuali che rispettino il punto di vista del fiume e non solo delluomo: lobiettivo principale, infatti, non solo quello di avere un corso dacqua ambientalmente e 136

paesaggisticamente sostenibile, ma anche di minimizzare il rischio idraulico e di utilizzare in modo razionale le risorse dei sistemi fluviali. Incentivare, infine, progetti utili per sperimentare direttamente sul campo alcune tecniche innovative di intervento. Risultati. Incremento della naturale capacit di laminazione del corso dacqua; recupero dei processi naturali di flusso; riscoperta del paesaggio fluviale quale risorsa per lambiente, per le comunit locali, per il tempo libero, eccetera.

INDICE DELLA TESI


PREMESSA DIAGRAMMA DI FLUSSO CAPITOLO PRIMO - Il Sistema delle Risorse 1.1 Introduzione: perch sistema delle risorse 1.2 Il fiume, tra territorio e paesaggio 1.2.1 Territorio 1.2.2 Territorio e paesaggio 1.2.3 Paesaggio 1.2.4 Fiume e paesaggio fluviale 1.3 Le risorse del sistema fiume 1.3.1 Paesaggio fluviale e geomorfologia 1.3.2 Paesaggio fluviale e ecologia 1.3.3 Paesaggio fluviale e vegetazione ripariale 1.3.4 Paesaggio fluviale e dimensione storica 1.4 Sistema fluviale: gli indicatori di qualit 1.4.1 Introduzione 1.4.2 Gli indicatori biologici: Indice Biotico Esteso 1.4.3 Gli indicatori naturalistico-ecologici: Riparian Channel and Environmental Inventory, Wild State Index , Indice di Funzionalit Fluviale 1.4.4 Gli indicatori paesistico-percettivi: Environmental Landscapes Index 1.5 Paesaggio fluviale: scenari di ordinario degrado 1.5.1 Premessa 1.5.2 Schede di sintesi CAPITOLO SECONDO - Il Sistema delle Esigenze 2.1 Introduzione: perch sistema delle esigenze 2.2 Esigenza: la difesa idraulica del territorio 2.2.1 Premessa 2.2.2 Da che cosa ci si difende: gli aspetti idraulici 2.2.3 Da quando ci si difende: gli aspetti storici 2.3 Evoluzione degli aspetti legislativo-normativi in materia di acque, fiumi, opere idrauliche 2.3.1 Premessa 2.3.2 Acque, fiumi, opere idrauliche: levoluzione legislativa dal Regio Decreto del 1904 alla Direttiva acque della Comunit Europea del 2000 2.3.3 Acque, fiumi, opere idrauliche: levoluzione legislativa, approfondimenti 2.4 Governo della risorsa fiume, Governo delle trasformazioni 2.4.1 Premessa 2.4.2 Acqua, fiumi, difesa idraulica: la pianificazione territoriale alla scala di bacino 2.4.3 La pianificazione di bacino in Italia: schede di sintesi delle Autorit di bacino nazionali 2.4.4 La pianificazione di bacino in Europa: le esperienze di Francia, Olanda e Germania 2.5 La pianificazione alla scala di bacino tra esigenze ed opportunit: lesperienza del progetto pilota sul fiume Vara 2.5.1 La chiave di lettura 2.5.2 Inquadramento generale

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2.5.3 Il progetto preliminare 2.5.4 Lo studio di impatto ambientale CAPITOLO TERZO - Il Sistema delle Alterazioni 3.1 Introduzione 3.2 Come ci si difende? 3.2.1 Introduzione 3.2.2 Le casse di espansione 3.2.3 Arginature, rettifiche, risagomature, protezioni di sponda 3.2.4 Infrastrutture trasversali: le briglie 3.3 Infrastrutture e alterazioni: le conseguenze 3.3.1 Introduzione 3.3.2 Infrastrutture di difesa idraulica fluviale: le conseguenze 3.3.3 Le conseguenze: schemi di sintesi 3.4 Infrastrutture, alterazioni e compensazioni: uso promiscuo, modalit di sfruttamento integrato, polifunzionalit 3.4.1 Introduzione 3.4.2 Polifunzionalit e casse di espansione 3.4.3 Polifunzionalit e arginature 3.5 Infrastrutture, alterazioni e mitigazioni : il ruolo dellingegneria naturalistica 3.5.1 Introduzione 3.5.2 Ingegneria naturalistica: inquadramento generale 3.5.3 Ingegneria naturalistica & rinaturazione 3.5.4 Ingegneria naturalistica, paesaggio e 3.5.5 Ingegneria naturalistica, corsi dacqua, esigenze di difesa idraulica CAPITOLO QUARTO - Dalle esigenze alle opportunit: il sistema dei casi studio 4.1 Schede di sintesi dei casi studio analizzati 4.2 Italia Il progetto sul fiume Zero (Veneto) La questione Tagliamento (Friuli Venezia Giulia) 4.3 Olanda Il progetto IRMA sul fiume Reno 4.4 Danimarca Il progetto Skjern 4.5 Austria Il progetto Drava 4.6 Svizzera Lesperienza del fiume Flaz 4.7 Inghilterra Lesperienze del fiume Cole e del fiume Skerne 4.8 Casi studio al negativo: due esempi concreti Premessa Il Sangro: da fiume a autostrada dacqua Il caso della cassa di espansione Lago di porta (fiume Versilia) CAPITOLO QUINTO - Dalle esigenze alle opportunit: la difesa idraulica fluviale occasione per un progetto di paesaggio terzo 5.1 Introduzione 5.2 Abaco: interfaccia tra il sistema dei casi studio e fase del metaprogetto 5.3 Criteri guida per la progettazione di un paesaggio terzo 5.3.1 Salvaguardia: restituire delle attenzioni 5.3.2 Equilibrio: equilibrio tra la Cultura della difesa dei corsi dacqua e la Cultura della difesa dai corsi dacqua 5.3.3 Dinamicit: dinamicit naturale, dinamicit culturale, dinamicit come opportunit per.

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5.4 Riflessioni conclusive 5.4.1 Le ragioni del paesaggio altro 5.4.2 Fare paesaggio, terzo 5.5 Matrice degli scenari per la progettazione di un paesaggio terzo

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Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Tesi i dottorato pagg. 142-161

FARE PARCHI URBANI. ETICHE 1 CONTEMPORANEO IN EUROPA Anna Lambertini*

ED

ESTETICHE

DEL

PROGETTO

Summary The research approaches the topic of contemporary design of urban parks. Trough the lees of a criticalperspective path, oriented both to the history of garden art and parks, and the contemporary issue of landscape design, it is quoted that ethics in park design and implementation includes always a reflection on aesthetics principles and values. The park is interpreted as a Ethic and Aesthetic Space: Ethic, because of its ethimology conform to the place; Aesthetic, as object of qualitative evaluation and frame of aesthetic experiences in a real environment moved by the presence of nature. Key-words Urban park, Ethic and Aesthetic values, park and landscape design, European town and city.

Abstract La ricerca affronta il tema del progetto contemporaneo di parco urbano. Tracciando un percorso critico attraverso la storia dellarte dei giardini e dei parchi e gli orientamenti attuali del landscape design europeo, si intende dimostrare che letica del fare parchi implica sempre e comunque una riflessione su principi e valori estetici. Il parco viene interpretato dunque come spazio etico ed estetico. Etico, nel senso proprio delletimo, cio conforme al luogo, ed estetico, in quanto oggetto di valutazioni qualitative e ambito di produzione di esperienza estetica in un ambiente reale animato dalla presenza della natura. La varietas della produzione attuale viene letta quindi attraverso alcune originali chiavi di lettura: un quadro storico dei modelli etici ed estetici, la individuazione di specie di parchi, la definizione di categorie etiche/estetiche. La parte conclusiva propone un modus operandi che assume la dimensione narrativa come indirizzo progettuale. Parole chiave Parco urbano, etica ed estetica, progetto contemporaneo, arte dei giardini e dei paesaggi, citt europea.

*Dottoressa di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit degli Studi di Firenze, Docente a contratto presso lUniversit degli studi di Perugia.

Tesi di Dottorato di ricerca in Progettazione paesistica, Universit degli Studi di Firenze, (XVII ciclo, coordinatore Prof. Giulio G. Rizzo) discussa nellaprile 2005. Tutor: Prof. Augusto Boggiano (Facolt di Architettura, Firenze), co-tutor: Prof. Massimo Venturi Ferriolo (Politecnico di Milano). La tesi in corso di pubblicazione presso la Firenze University Press.

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TEMA E FILTRO DI LETTURA

Come tema progettuale, il parco urbano ha conquistato negli ultimi decenni una sua nuova centralit. Il panorama di progetti ed esperienze relativo a questa poliedrica tipologia di spazio aperto tanto variegato per approcci culturali, poetiche, metodologie operative, criteri compositivi ed esiti spaziali, quanto unificato per finalit progettuali ed intenti che ne sostanziano l'inserimento nella dimensione urbana e paesaggistica. Risanare, connettere, riqualificare, valorizzare: sono questi gli obiettivi di qualit, imperativi etici, che tornano a scandire la filosofia progettuale delle pi note realizzazioni, riconosciute ed apprezzate per le loro caratteristiche estetiche. Di volta in volta, le azioni di risanare, connettere, riqualificare, valorizzare, esprimibili attraverso l'esercizio di differenti atteggiamenti progettuali, vengono indirizzate per modificare il carattere di brani di natura (offesa, corrotta, manipolata, abbandonata, riconquistata) o di brani di citt (compatta, diffusa, frammentata, confusa) fornendo unarticolata gamma declinazioni dello stesso tema. Nellarco degli ultimi venti anni, il parco pubblico urbano pare quindi essersi evoluto quasi darwinianamente, e, adattandosi ai nuovi bisogni urbani ed alle mutate istanze sociali e culturali, si unito ad altre tipologie spaziali per dare origine a specie ibride, che rendono la tassonomia tradizionale, di matrice funzionalista, del tutto inadeguata. A partire da queste considerazioni, la ricerca affronta una lettura del parco contemporaneo come spazio etico dotato di identit estetica2: un tratto costitutivo irrinunciabile per la vivibilit dei luoghi dell'abitare e del quotidiano. La definizione di spazio etico non fa riferimento solo ad un generico principio di responsabilit morale, ma, richiamando dalla radice etimologica del termine il senso di conforme al luogo, sottolinea la fondamentale importanza di una corrispondenza virtuosa e reale tra spazio progettato e contesto. Il contesto inteso nella pi ampia accezione comprensiva della dimensione fisico spaziale (la citt, il paesaggio urbano), sociale (la collettivit costituita dallinsieme dei fruitori potenziali e reali, con le sue necessit, le sue tradizioni, i suoi riti, le sue aspettative e le sue richieste), temporale (Zeitgeist) e culturale (clima estetico generale, valori etici, paradigmi progettuali). Il presupposto teorico che ha guidato lo sviluppo della ricerca la convinzione che la qualit estetica debba costituire uno degli assi portanti nella redazione e messa in opera di ogni progetto di luogo, qualunque sia la sua destinazione duso ed il tipo di fruizione. In particolare, recuperata nella sua pienezza di significati la corrispondenza ontologica con il giardino, luogo estetico per eccellenza, il parco contemporaneo, spazio pubblico bello e utile, si candida a diventare lambito privilegiato delle relazioni umane3 ed al contempo della coltivazione/cura del rapporto uomo/natura e uomo/ambiente, che sempre un rapporto estetico, e non mai un rapporto solamente estetico4. Il giardino viene adottato in questo senso come categoria mentale e progettuale di riferimento, come eutopia possibile e metafora etica.
Si fa riferimento alle considerazioni sostenute da Paolo D'Angelo, in Estetica della natura. Bellezza naturale, paesaggio, arte ambientale. Editori Laterza, Roma-Bari, 2001. Nel saggio il filosofo propone di leggere il paesaggio come "identit estetica dei luoghi", per legare "il valore del paesaggio alla individualit dei singoli luoghi", offrendoci un'interpretazione che, oltre a svincolarci dalla lettura riduzionista di bel paesaggio inteso in termini di bella veduta o di rispondenza soggettiva emotiva, propone di pensarlo "in senso estetico come infinita pluralit di paesaggi". 3 Spiega, in proposito, ancora Massimo Venturi Ferriolo: "Il giardino un'antica immagine, metafora della <<leggibilit>> del mondo con un senso ampio, uno spazio semantico vasto che assegna a questo luogo l'inventario della vita umana, dove non solo parole e segni, ma anche le cose stesse hanno significati. Tra i pi profondi quello etico: parte dall'ideale rincorso dal moderno, l'integrazione dell'uomo nella natura, nell'unit del cosmo dove troviamo le radici del genius loci connesse al carattere di un popolo, al suo ethos, che Aristotele considerava il modo consueto di agire, ethikos, caratteristico vivere quotidiano legato all'ambiente ideale per la vita dell'uomo. Questo luogo della sua origine non si identifica pi con il cosmo, ma con l'unit delle stirpi. E grande funzione etica gioca l'amicizia, cemento della citt, senza la quale nessuno sceglierebbe di vivere". In MASSIMO VENTURI FERRIOLO, Etiche del paesaggio. Il progetto del mondo umano, Editori riuniti, Roma, 2002, pag.165. 4 ROSARIO ASSUNTO, Il paesaggio e lestetica, Napoli, 1973.
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Considerando il parco urbano come prodotto di unarte contemporanea dei giardini e dei paesaggi, attraverso un percorso critico-propositivo che guarda sia alla storia dellarte dei giardini e dei parchi, sia agli orientamenti attuali, la tesi intende dimostrare che letica del fare parchi implica sempre e comunque una riflessione su principi e valori estetici5: perseguire la bellezza dei luoghi fa parte della responsabilit teorica ed operativa del progettista che li crea, cos come della societ che lo interpella. Parlare di bellezza per il progetto di parco, vuol dire qui affrontare la questione estetica applicata alla creazione di uno spazio di natura in citt prima di tutto come una questione filosofica: ponendosi degli interrogativi sullo scopo di ci che stiamo facendo, per chi, in quale tempo e luogo, su come poterlo realizzare e gestire, quindi su come tradurre delle funzioni in forme estetiche, delle figure ideali in spazi reali. Non si pu pensare ad una cultura del progetto di paesaggio priva di un pensiero estetico, tema filosofico essenziale6.

Figura 1. Schema di impostazione della ricerca.

PIATTAFORMA TEORICA

Lo studio si sviluppa a partire da alcune semplici constatazioni assunte come presupposti fondativi del percorso di ricerca e presentate di seguito come elenco di enunciati. 1. Il giardino (a livello ideale e reale, e con tutto il portato simbolico, poetico, espressivo di cui investito) tornato ad essere, in forma diffusa, tema di definizione estetica dei luoghi della citt contemporanea e si pone come riferimento culturale per la costruzione di spazi aperti e nuovi paesaggi urbani. 2. Il parco urbano un luogo di segno ambivalente: nasce come spazio destinato alla natura in citt ed al contempo come spazio celebrativo dellurbanit. Fin dalle sue origini si specializzato per favorire la convivenza tra ambienti naturali e/o rurali e lambiente urbano. La storia delle sue idee e delle sue forme strettamente intrecciata con quella delle idee e delle forme della citt e, parallelamente, con levoluzione del concetto di bello naturale e bello artificiale nellambito della produzione artistica.
5 Cfr. RENATO RIZZI, Introduzione, in EMANUELE SEVERINO, Tecnica e architettura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003, pag. 24. 6 Cfr. RENATO RIZZI, Ibidem.

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3. Come il giardino, il parco pubblico in origine luogo recintato, ed i limiti ne sottolineano oltre allidentit spaziale, una figurativa. Quando e dove, durante il Novecento, si comincia a diffondere ed applicare asetticamente lidea della citt funzionalista e di verde attrezzato diffuso, il parco pubblico perde assieme ai suoi confini, anche la sua riconoscibilit simbolica, figurale e nominale e si appiattisce sulla generica definizione di verde urbano.

Figura 2. Giardino e parco urbano: schema di interpretazione delle corrispondenze tra le due categorie progettuali.

4. Il parco urbano, luogo di innovazione e sperimentazione dei principi della modernit, riflette il rapporto tra natura, arte, e memoria allinterno della cultura emergente di una determinata societ7. 5. Da sempre esiste un rapporto di contaminazione vantaggiosa tra teorie/pratiche del paesaggio ed espressioni/forme del sistema dell'arte. Nella dimensione contemporanea, limmaginario dei progettisti si arricchito sempre di pi, e anche grazie al vocabolario figurale diffuso dagli interventi e dalle esperienze dei movimenti inscritti nellambito della cosiddetta arte ambientale ed ecologica, oggi si assiste ad una modifica dei clich estetici legati alla definizione di bel paesaggio. 6. Rispetto al rinnovato successo del tema progettuale parco pubblico urbano in ambito europeo, e in riferimento al quadro italiano degli orientamenti culturali, disciplinari e professionali attuali, si presenta lopportunit per considerare gli strumenti e le competenze necessarie alla sua redazione, volgendosi verso la tradizione dellarte dei giardini. Nella cultura paesaggistica anglosassone esiste una differenza tra landscape designer e landscape architect, che rimanda a precisi percorsi formativi con diversa sfumatura specialistica. Per contro, in Italia, oltre a registrare un notevole ritardo culturale nel riconoscimento della figura e del ruolo del paesaggista (spesso ancora ritenuto coincidente o interscambiabile con quello dellarchitetto, dellagronomo, del forestale o dellurbanista), anche diffusa la tendenza a considerare larte dei giardini, rispetto allarchitettura del paesaggio, un po come

Si assume come guida linterpretazione gi fornita da Luigi Latini nella sua tesi di Dottorato in Progettazione paesistica dal titolo Spazi aperti urbani. Percorsi progettuali e metodi di lavoro di tre paesaggisti contemporanei. Per una sintesi si veda: LUIGI LATINI, Spazi aperti urbani. Percorsi progettuali e metodi di lavoro di tre paesaggisti contemporanei, Quaderni della Ri-Vista del Dottorato in Progettazione paesistica, Firenze, Firenze University Press; anno 1, numero 1, gennaio-aprile 2004, pag. 2. http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/

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una sorta di affascinante sorella minore dai gusti passatisti, buona a frequentare, pi che studi ed uffici tecnici, salotti animati da signore vestite di sete e chiffon: una attivit frivola. 7. Appare evidente la crescita di attenzione culturale avvenuta negli ultimi decenni rispetto a temi di etica, estetica ed ecologia, soprattutto allinterno del dibattito sui modi, i processi e i tempi di trasformazione dei sistemi insediativi urbani e metropolitani. Tutti questi elementi, in diversa misura, risultano materia prima di riflessione per la ricerca: ne formano la piattaforma teorica, costituendo il punto di partenza ed al tempo stesso il punto di arrivo di tutto litinerario di lavoro.

OBIETTIVI E METODO DI LAVORO Lobiettivo generale la ricerca di una teoria per una pratica, quella di fare parchi urbani. Fare un parco urbano significa essere in grado di controllare un processo che richiede capacit di anticipazione, definizione, realizzazione e gestione dellimmagine e della realt di un luogo di natura con funzioni ricreative e sociali. Fare un parco urbano vuol dire quindi esercitare una disciplina che richiede specifiche competenze tecniche e pratiche, conoscenze teoriche, senso artistico; significa, anche, saper dar forma ad un sistema di valori che pu funzionare come compendio tra cultura urbana e cultura rurale. Come gi sottolineato sopra, il parco urbano contiene tutte le sfumature di senso e significato proprie del giardino, applicate ad un luogo specializzato della citt: lidea di recuperare pienamente la forza espressiva, filosofica e la complessit multi-disciplinare alla base della teoria e della pratica della tradizionale arte dei giardini e dei paesaggi, per progettare i parchi pubblici contemporanei come metafore della natura e della leggibilit del mondo, come spazi destinati non solo a soddisfare i bisogni e le necessit (fisiche, psicologiche, culturali) degli abitanti delle citt di oggi, ma anche ad essere teatro dei loro sogni. Gli obiettivi puntuali della ricerca sono sostanzialmente di tre tipi e fanno ricorso ad altrettanti stili di analisi: 1. storico analitico: i vari modelli di parco vengono letti come figura di natura in citt e forma di paesaggio urbano, come prodotto di una evoluzione delle idee del rapporto natura, arte, societ. 2. Critico interpretativo:il parco contemporaneo viene indagato come il prodotto di un certo clima culturale e di specifici processi di urbanizzazione. 3. Critico propositivo: il parco, come categoria progettuale, assume il valore di testo etico ed estetico con funzione narrativa. A questi tre livelli di approfondimento critico, tra loro sfalsati ma strettamente comunicanti, corrispondono puntualmente le parti con cui stato articolato lindice della ricerca. Nella prima parte, Memoria, si definisce uno sfondo teorico e storico di riferimento al tema generale. Viene tracciata una linea storica che, ripercorrendo le principali tappe delle trasformazioni delle idee di parco/giardino e delle forme di giardino/parco urbano/spazio pubblico, conduce alla individuazione delle matrici culturali attraverso cui poter interpretare gli orientamenti del progetto contemporaneo. Nella seconda parte, Itinerari (tra etiche ed estetiche), in cui si appunta lattenzione sul parco come prodotto etico - estetico della societ che lo ha creato, la linea di riflessione critica scelta scorre per sottolineare il senso di una interpretazione del progettista di parchi come traduttore di un clima estetico generale, applicato a realt locali. Una ricognizione nel territorio dei parchi europei fornisce un quadro di luoghi, autori, esperienze, principi progettuali e permette di predisporre possibili chiavi di lettura della varietas del contemporaneo. Due citt europee simbolo del cambiamento, Berlino e Barcellona, costituiscono gli scenari entro cui si svolgono due percorsi di esplorazione delle forme del contemporaneo scelti tra i tanti possibili. Una schedatura di parchi stata composta come verifica del metodo di lettura 146

critica approntato e basato sul concetto di specie di parco e sulla individuazione di categorie etiche-estetiche pi ricorrenti. La terza parte, Narrazioni, si propone di fornire un modus operandi al progettista, richiamando le basi teoriche di una tradizione disciplinare che ha radici profondissime: larte dei giardini e dei paesaggi.

ESITI La ricerca, per ognuno dei tre livelli di approfondimento critico, ha permesso di elaborare alcune chiavi di lettura originali, individuate rispetto ad una logica progettuale. Dal livello della Memoria, il percorso condotto dentro la storia del parco urbano, dallOttocento ad oggi, porta ad una interpretazione delle evoluzione delle forme e delle idee per modelli etici/estetici.

Figura 3. Il diagramma visualizza una interpretazione delle evoluzione delle forme e delle idee di parco pubblico urbano dallOttocento ad oggi, articolata rispetto alla individuazione di modelli etici ed estetici.

E qui che si precisa una prima pi ragionata definizione del parco urbano come spazio etico, di reciproche e vantaggiose corrispondenze ed integrazioni tra luoghi, persone, memorie, valori globali e locali, funzioni diverse, e spazio estetico, cio ambito di produzione di 147

esperienza estetica in un ambiente reale animato dalla presenza della natura, e oggetto di valutazione estetica. Un concetto fondativo fissato: il parco varia i suoi connotati al variare del clima estetico dellepoca e delle forme di citt, ma soprattutto al variare della struttura, economica, politica, culturale, della societ che lo crea. Dal livello degli Itinerari, emergono altri strumenti di interpretazione: a. specie di parchi, con un abaco di riferimento proposto ad interpretazione della varietas morfologica delle applicazioni del progetto contemporaneo, in cui si assume il concetto di ibridazione tra tipologie tradizionali come chiave di comprensione del panorama europeo; b. categorie etiche ed estetiche del progetto contemporaneo, individuate valutando le forme dei parchi in relazione alle idee che le hanno plasmate; c. due atlanti, costituiti da una schedatura critica di sedici parchi, scelti tra i tanti realizzati a Berlino e Barcellona negli ultimi ventanni, e visitati direttamente. Nellultimo livello, Narrazioni, viene delineata una filosofia progettuale, basata sulla trilogia lessicale teorizzata dal filosofo francese Paul Ricoeur: prefigurare, configurare, rifigurare. A questa sono affiancati alcuni strumenti culturali per una progettazione in chiave etica/estetica. Facendo uso degli assunti epistemologici dellestetica semiologica e della teoria della Gestalt, si considera il parco come un testo narrativo ed il racconto una forma di progetto. La narrazione di valori etici ed estetici diventa il fine del progetto, a prescindere dal tipo di meccanismo compositivo adottato e dallesito formale che si intende raggiungere. Gli strumenti individuati sono compresi in tre categorie: pattern di fruizione estetica, da intendersi come strumenti guida del primo livello della riflessione progettuale; pattern narrativi, necessari per costruire una struttura narrativa dello spazio. Limiti, cronotopi8, percorsi, sono i tre gruppi di pattern narrativi, intesi come componenti base per la modulazione del racconto-parco. grammatiche del bello, da intendersi come sistemi di regole con cui confrontarsi. La ricerca propone quattro grammatiche base: della natura, della fantasia, della buona visione, dei giardini. Il percorso di ricerca si chiude ad anello, con alcune considerazioni sul fare parchi come attivit etica ed estetica intesa come declinazione di unarte contemporanea dei giardini e dei paesaggi, in cui Arte, Natura, Memoria e Societ, costituiscono sempre le principali forze costantemente in gioco con cui il progettista destinato a confrontarsi. E riflettendo intorno al significato ed al valore di questi quattro elementi che sono state composte le note conclusive del lavoro: di seguito ne viene riproposto uno stralcio.

RIFLESSIONI CONCLUSIVE: UN CODICE PER IL PAESAGGISTA CONTEMPORANEO? In un contributo scritto allinizio degli anni Novanta, il paesaggista olandese Adrian Geuze9 domanda provocatoriamente: ma ha senso parlare di parchi urbani, oggi che, per come si

I cronotopi designano gli ambiti spaziali omogenei, interni al parco, la cui identit considerata nella fusione tra dimensione spaziale e temporale. La denominazione stata presa in prestito da MICHAIL BACHTIN, in Estetica e Romanzo, (1975), Einaudi, Torino, 1997. Il critico russo definisce in questa opera il cronotopo linterconnessione sostanziale dei rapporti temporali e spaziali dei quali la letteratura si impadronita artisticamente. Questo termine usato nelle scienze matematiche ed stato introdotto e fondato sul terreno della relativit (Einstein. A noi non interessa il significato speciale che esso ha nella teoria della relativit e lo trasferiamo nella teoria della letteratura quasi come una metafora (quasi ma non del tutto), a noi interessa che in questo termine sia espressa linscindibilit dello spazio e del tempo (il tempo come quarta dimensione dello spazio), pag. 230. 9 ADRIAN GEUZE, op.cit., 1992, pag. 47. Green ha become a kind of habit. And it ha salso become a clich of its own. () There is absolutely no need for parks anymore, because they have solved all the 19th century problems and a new type of city has been created.

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trasformata la citt, per come sono cambiate la societ e le abitudini di vita della gente comune, non sembra sostenibile riprodurre qualcosa di simile ai grandi parchi Ottocenteschi? Il fervore di esperienze in atto un po in tutta Europa pare affermare che s, ha ancora senso parlare di parchi urbani. Anzi ne ha moltissimo. Solo che cambiato significativamente il modo di concepirli e progettarli, e, rispetto ai primi modelli, cambiata la loro dimensione etica ed estetica. Perch se non siamo pi sorretti dalla unificante ideologia paesistica e figurativa del pittoresco10, se la citt cambia, come idea, nella forma, il parco si adegua, basta guardare quello che succede nel dibattito teorico cos come a quello che accade in molte citt. Il tessuto urbano frammentato? Il parco pu farsi connettivo. E magma informe e senza confini? Il parco pu formarne limiti e struttura. E una maglia malamente bucata? Il parco si candida per donare senso ai suoi vuoti. E cos via. Il parco, messo a sistema e declinato in varie forme, ha insomma conquistato ampia attenzione progettuale e si qualificato come materiale strutturante e figurativo della citt in trasformazione. Rispetto al pensiero estetico sulla natura, fuori dai confini del modello Ottocentesco, che pare continuare comunque a mantenere nellimmaginario collettivo tutto il suo charme, il tema del bel paesaggio stato liberato dallincantesimo del romantico e del pittoresco tradizionale ed il bel parco pubblico dal garbo delle ordinate aiuole fiorite. La natura dei nuovi parchi viene lasciata agire in mutevoli scenari attivi, in cui si affermano, con pari diritti, una estetica a base ecologica, del valore della friche, o la bellezza della natura agroforestale o, ancora, della natura fortemente artefatta e geometrizzata. Quelle del paradiso del XXI secolo sono unetica ed unestetica pluraliste. Nella seconda parte della ricerca si visto come il concetto di pluralismo sia trasversale rispetto ad una lettura delle connotazioni estetiche del progetto contemporaneo (riflessione sulle categorie etiche-estetiche) e ad un vaglio delle morfologie spaziali che caratterizzano i sistemi del verde urbano (individuazione delle specie di parchi). E se non possibile appellarsi ad un unificante ed univoco ideale di bellezza, naturale o artificiale, n ad una unica e predeterminata idea di parco, anche il concetto di stile non appare pi tanto adeguato. La disinvoltura con cui molti progettisti sono in grado di maneggiare e miscelare di volta in volta motivi, temi ed elementi, con una spiccata attitudine alla manipolazione formale e alla scelta di soluzioni aperte, porta alla creazione di figure sempre diverse, ibridi del tempo e della forma. Oltre al comune denominatore dello spazio caotico e alienante della civilt moderna11 valido per molte citt, il panorama europeo rivela la presenza di alcuni leit-motive di carattere transnazionale, che ricorrono, pur con diversa intensit e nella differenza di approcci progettuali tra i vari paesi: attenzione ai valori della tradizione, valenze ecologicoambientali, ricerca di una nuova figurativit della natura di citt, costruzione di identit locali. Il tutto pare convergere verso la riscoperta di un tema universale: il giardino come spazio eletto per la costruzione di un rapporto tra uomo e natura. Come in altre citt europee, una vera e propria rivoluzione estetica dellambiente urbano in corso a Berlino e a Barcellona, dove si sta sperimentando un rovesciamento paradigmatico nel significato e nelluso del giardino12. In una dimensione urbana quotidiana che ci tiene lontani dal contatto con la terra e ci porta ad essere sempre meno consapevoli dei tempi e dei cicli dei processi biologici, il giardino, ambito di coltivazione e di cura della natura, viene utilizzato come una potente metafora etica. Per darle corpo, possiamo costruire i nuovi parchi guardando ad unarte contemporanea dei giardini e dei paesaggi urbani, sapendo di poter disporre di consolidati meccanismi di costruzione dello spazio, di uno sperimentato repertorio figurale da maneggiare con avvedutezza, e dei principi progettuali rispetto a cui si sviluppata una
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Cfr. EUGENIO BATTISTI, Il verde urbano, in GIUSEPPE SACCARO DEL BUFFA, a cura di, Iconologia ed ecologia del giardino e del paesaggio, Leo S. Olschki, Firenze 2004, pag. 348. 11 CHRISTHOPE GIROT, Paesaggio e ossessione, in "Casabella" 711/2003, pagg. 50 - 53 12 CHRISTHOPE GIROT, Ibidem.

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tradizione millenaria. A questi temi sono dedicate le considerazioni raccolte nella terza parte della ricerca. Abbiamo parlato di grammatiche del bello, di un lessico proprio del progetto di paesaggio, di pattern narrativi, come di strumenti di cui il paesaggista pu imparare a disporre, sottolineando che ogni progetto di parco si forma nellintreccio inestricabile tra alcune costanti di progettazione: arte, natura, memoria, societ. Alla domanda proposta ad apertura di questo paragrafo conclusivo, potremmo provare a rispondere che esiste la possibilit di elaborare nuove forme di paesaggio urbano rispetto ad una idea comune, chiara nella sua proposizione: il parco come spazio etico dotato di identit estetica. Dove il termine etico riporta ad un principio di responsabilit culturale e operativa, non di esclusivo appannaggio del progettista, ma riferito a tutta una societ: il richiamo alla radice etimologica di ethos come spazio comprensivo della totalit dellesistenza, della vita attiva di una comunit13, e che apre la strada alla necessaria corrispondenza tra identit culturali locali e forme dei luoghi, tanto invocata nella cultura contemporanea. Uno spazio etico ed estetico non solo frutto di valutazioni geometriche, economiche, utilitaristiche, ma uno spazio della memoria attiva dove si svolgono e percepiscono insieme tempo della storia, tempo sociale, tempo biologico e tempo sensibile delle cose: il tempo della vita. Una prospettiva in cui il parco contemporaneo, destinato ad accogliere momenti di vita reale di una societ sempre pi improntata ad un modello multietnico e multiculturale, diventa lo spazio della citt in cui sperimentare un nuovo progetto estetico carico dellantichissimo significato vitale di kepos14. Un recinto in cui sentirsi accolti, in cui rimpatriare15. Il progettista lavorer alla sua costruzione con lattitudine propria ad un interprete, ad un mediatore linguistico e culturale, attento a depositare sistemi di segni composti da un significato collettivo e universale e da un significante riferito a culture e memorie locali. Sostiene Michel Corajoud, il paesaggio conversazione, dialogo e ascolto di quanto stato gi detto: si prende la parola sapendo di poterla restituire16. Per una cultura del progetto di parco urbano come spazio etico ed estetico Allinizio del XXI secolo fare parchi in molti paesi dEuropa divenuta una pratica diffusa, e si spera possa accadere lo stesso anche in Italia, dove, nonostante il gran parlare, si continua a registrare un nocivo ritardo culturale. Ritardo che trova le sue ragioni anche in una serie di equivoci teorici e di superficiali convinzioni sulla cultura, le finalit, i campi applicativi della progettazione paesaggistica. Citiamone alcuni ragionandoci sopra, cos da definire al contempo una sequenza di proposizioni attorno a cui si ritiene debba svilupparsi una cultura del progetto di parco urbano, che una delle forme dei nuovi paesaggi. Uno. Permane nella cultura di massa, nonostante il grande fervore editoriale e pubblicistico su parchi, giardini e paesaggio, lidea di parco urbano come pezzo di natura naturale genericamente allestito. E unidea ingenua, riduttiva e anacronistica, arretrata anche rispetto alla definizione suggerita ad esempio da Stbben, che, pur dalla distanza della sua visione Ottocentesca, aveva dei parchi urbani una concezione molto pi allavanguardia di tanti nostri contemporanei, se non altro perch definendo quello stesso pezzo di natura anche bello, dava per scontato che fosse oggetto di attenzioni estetiche da parte del progettista, del fruitore, di tutta una societ. Il fatto che nel dibattito (non solo italiano) su verde urbano e natura in citt innescato negli ultimi decenni, le diversit dei punti di vista allinterno dei vari settori disciplinari (ecologi, naturalisti, architetti, paesaggisti, urbanisti), piuttosto che convergere verso un modello culturale condiviso, hanno finito per determinare una gran costellazione di luoghi comuni, fatti di contrapposizioni tra ragioni estetiche e principi ecologici, tra idea di bel parco come replica di un modello Ottocentesco e idea di buon parco come applicazione di una logica solo quantitativa, tra parco come luogo in cui coltivare
Cfr. MASSIMO VENTURI FERRIOLO, Etiche del paesaggio, Editori Riuniti, Roma 2002, pag. 13. MASSIMO VENTURI FERRIOLO, op.cit., Roma 2002, pag. 169. 15 E questo un tema di riflessione ricorrente nellopera di Rosario Assunto. 16 MARIAVALERIA MININNI, Jump into your dream. Ovvero, ri-creare la naturalit, Urbanistica informazioni, N186/2002, pag. 11.
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attivit ricreative basate su un concetto di divertimento preconfezionato e parco come esclusivo spazio di conservazione della natura. Leggere il parco rispetto a categorie oppositive porta a negarne la sua essenza come spazio sottoposto a domande contraddittorie, proprio come succede per la citt. E, come per la citt, voler superare tale contraddittoriet cattiva utopia. Occorre darle forma17. Una forma che va trovata di volta in volta: non uno stereotipo che arriva come un a priori, una formula ricavata da una sommatoria di funzioni e bisogni o attraverso la generica articolazione di un set di parole-chiave. Processo, divenire, genius loci, recupero di memorie, identit locale, espressioni continuamente evocate come ingredienti base di ogni progetto, non dovrebbero essere semplici slogan da sbandierare, ma principi da accogliere anche in una prospettiva di unetica dei risultati. Risultati prefigurabili rispetto ai tempi lunghi dei cicli biologici e naturali come di quelli politico-sociali, non rispetto agli allestimenti a pronto effetto a cui ci siamo cos prontamente abituati. Due. A chi mantiene una accezione riduttiva di parco pubblico come mero pezzo di natura, o per contro, mero pezzo di citt, pare sfuggire una visione chiara di un luogo che, ontologicamente, al contempo spazio urbano di natura e ambito privilegiato per le relazioni sociali e umane, per lincontro tra individui. Saranno gli utenti per lurbanista, i cittadini urbani per il sociologo, gli appartenenti ad una determinata comunit per lantropologo, ma comunque sempre, prima di tutto, persone. Dotate di sensorialit, di una loro identit culturale, di memorie individuali e collettive, di facolt cognitive; con i loro bisogni e le loro necessit funzionali, ma anche con i loro sogni, la loro creativit, la loro capacit di immaginazione. Il parco, per usare una felice espressione di Sven-Ingvar Andersson pu diventare allora, nella societ dello spettacolo e del surplus di mondi digitali, un antidoto per la realt virtuale. Come? Ma semplicemente riportando ad una dimensione quotidiana, reale e democraticamente accessibile a tutti, la semplice bellezza della natura, costruendo uno spazio vitale e vivente entro cui far uso diretto delle nostre facolt cognitive ed esperienziali. Mettendo alla prova i nostri sensi e la nostra sensibilit in un luogo in cui, se vogliamo, possiamo scegliere di starcene soli in mezzo agli altri, partecipando del tempo biologico delle cose naturali, nel modo pi semplice e libero possibile, lasciando andare il nostro pensiero dallinfinitamente piccolo allinfinitamente grande. Tre. Oltre a tutte le considerazioni sulla ambiguit semantica e la povert evocativa della denominazione verde urbano, per cui si rimanda al contributo di autori deccellenza18, merita soffermarsi un momento sulla nociva permanenza di certe superficiali interpretazioni in uso. Vediamone le due pi comuni. Il primo: Verde e/o Parco = (automaticamente) bello. Vista la sua scarsa presenza nelle nostre citt, si finisce per credere che il verde sia sempre bello: comunque e ovunque sia, qualunque forma abbia, qualunque ruolo svolga nel contesto, si d per scontato che porti sempre e comunque un miglioramento alla citt, e che abbia una specie di potere salvifico e taumaturgico su necessari mali come linquinamento e la bruttezza della periferie. Ma non cos. Perch mai tutta questa verdolatria? Forse perch il verde rinvia al vegetale, dunque alla clorofilla, e dunque alla vita? Va bene, ma non un motivo sufficiente per erigere a valore estetico un valore biologico, per fare di un valore ecologico un valore paesistico. Chi ha stabilito che un paesaggio debba essere una sorta di lattuga gigante, una zuppa di verdura, un brodo di natura?19, contesta, ironizzandoci sopra ed esagerando un po, il filosofo francese Alain Roger. Un verde urbano malamente progettato e realizzato, pu essere decisamente pi brutto di un edificio di cemento ben concepito, formalmente e figurativamente. Anche un parco non detto che sia automaticamente sempre bello. Gi negli anni Sessanta nella sua polemica contro letica modernista-funzionalista, Jane Jacobs aveva dimostrato che
MASSIMO CACCIARI, La citt, Pazzini Editore, Rimini, 2004. Contro la asettica definizione funzionalista di verde urbano restano memorabili, in particolare, le pagine di Rosario Assunto, Pietro Porcinai, Eugenio Battisti. 19 ALAIN ROGER, Verdolatria, in Lotus Navigator n5, 2002, pag. 99.
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un parco urbano, di per s, non un elemento positivo nella citt, e che la sua fortuna dipende strettamente dal contesto e dalla sua possibilit di agganciarsi ad un sistema articolato di spazi e usi dentro il tessuto urbano. Ecco, direttamente, cosa pensava al riguardo: i parchi di quartiere e gli spazi aperti aventi funzioni analoghe vengono considerati comunemente come benefici elargiti alle derelitte popolazioni urbane. Bisognerebbe rovesciare questo concetto e considerare piuttosto i parchi urbani come luoghi abbandonati, bisognosi di essere apprezzati e vitalizzanti; il che sarebbe pi realistico, giacch sono gli utenti a decidere se frequentare un parco, determinandone cos il successo, oppure evitarlo, condannandolo allabbandono e allinsuccesso20. Insomma, verde, parco bello a condizione che sia un verde, parco di sistema e che sia un verde, parco pensato anche come valore estetico. Se poter beneficiare dello spettacolo di un paesaggio naturale costituisce di per s, senza dubbio, unesperienza estetica, c da ricordarsi che il parco urbano una forma di paesaggio di citt, quindi multicategoriale e polifunzionale, in cui la presenza di natura naturale non costituisce la sola possibilit per guidare la definizione dellimmagine complessiva. Il secondo. Verde = idea ingenua di natura = clich di progetto di parco. La parola parco, che rimanda ad un tipo di spazio aperto che nello stato libero del verde urbano monarca indiscusso, viene troppo spesso agitata a sproposito come una bacchetta magica. Solo un aneddoto per fare un esempio. Qui nascer un bel parco, dichiar trionfante un agente immobiliare per ingolosire un potenziale cliente, ad acquistare un appartamento nella periferia di una citt spagnola. La casa si affacciava su un gradevole relitto di campagna coltivata, chiusa in mezzo a casermoni multipiano. Dopo qualche anno, il parco fu realizzato, e, passando di l, quel cliente mancato si sorprese felice per non aver ceduto alle lusinghe del venditore: un prato con qualche panchina e pochi pini spelacchiati stava intrappolato dentro un inutile intrico di viali cementati e piazzole sterrate e fangose, al posto di pomodori e zucchine. Insomma, lidea di parco non sempre mantiene la sua promessa di felicit. Molti dei parchi contemporanei, nati per iniziativa di cittadini e/o associazioni ambientaliste (pensiamo ad esempio al berlinese Natur-park Sdglande), si rivelano come gelosi contenitori di una natura ribelle, di una vegetazione nata e propagatasi spontaneamente in luoghi dimenticati dalla urbanizzazione (da quella pianificata freddamente a tavolino come anche da quella sregolata), e che convive con i relitti di vecchie infrastrutture e scarti urbani. Altri parchi ripropongono scampoli di natura coltivata, contengono inserti di orti, di campagna urbanizzata (francesi, tedeschi e olandesi, in particolare, sono maestri nella composizione di questi paesaggi ibridati senza indulgere in facili quanto inutili romanticherie). Altri ancora, e qui vengono in mente alcuni dei parchi barcellonesi di ultima generazione, trovano nellesibizione compiaciuta dellartificio i loro aspetti pi accattivanti. Tutti amati, frequentati e animati dalla presenza assidua di cittadini e visitatori, questi parchi rinviano ad unidea di spazio di natura che non fatta solo di verde e dove lidea di verde niente ha a che vedere con quella suggerita dal clich del parco Ottocentesco o dai giardinetti pubblici dei primi del Novecento. Quattro. Si ritiene che a fare un parco, in fin dei conti, sia capace qualsiasi tecnico con un po di inventiva, di pratica e di buona volont. Architetti, urbanisti, ingegneri, agronomi, eccetera: in Italia differenza non se ne fa. Ma se il parco ha bisogno di forma, il tecnico necessita di formazione, e da che giardino giardino, da che i primi parchi pubblici sono stati aperti, la pratica per costruire questi luoghi si chiamata giardinaggio, arte dei giardini, architettura del paesaggio in italiano, o garden art, landscape architecture, landscape design, park design, nella cultura anglosassone, ad esempio. Cosa si vuol dire con questo? Diverse cose, ma una in particolare: esiste una precisa figura professionale, quella del paesaggista, il cui profilo formativo si colloca in un quadro tecnico culturale fatto di continui e necessari scambi tra discipline diverse (architettura, arte, biologia, ecologia, eccetera). Linterdisciplinariet, che lattitudine migliore alla costruzione di qualsiasi nuova forma di paesaggio quale anche un parco urbano, la peculiarit di questa figura.
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JANE JACOBS, Vita e morte delle grandi citt, Edizioni di Comunit, Torino, 2000. Ed.or. New York, 1961.

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Sostiene il geografo francese Pierre Donadieu che il paesaggista colui che si occupa del processo di produzione di un territorio basato sullanticipazione, in parte vaga, in parte definita, del suo divenire sociale e spaziale21. Anticipare il divenire del progetto di paesaggio non richiede solo un buono sforzo di immaginazione e di invenzione di forme, ma ha a che fare con laver imparato i tempi e le attese dei processi biologici e delle modalit di crescita naturali, messi in relazione ai diversi tipi di fruizione e di uso sociale. Al progettista di parchi richiesta soprattutto labilit ad innescare e capire processi capaci di tenuta, nellimmagine e nel contenuto, attraverso il tempo e nello spazio. Il paesaggista un costruttore di immagini reali che cambiano nel tempo, e dentro cui cambiamo, ciascuno individualmente, e tutti insieme come societ. Ancora quattro punti facili E se, a questo punto, volessimo provare a tracciare una sorta di stringato codice del paesaggista? Giocando con le parole, lasciata da parte ogni ambiziosa pretesa deontologica, proviamo a rifarci alla definizione ontologica di giardino. Possiamo riprendere quella immagine del parco urbano come intreccio virtuoso tra natura, arte, memoria e societ fornita da Luigi Latini e, con alcuni consigli di autori, andare a precisare una sequenza in quattro tappe che assomiglia pi che altro ad un codicillo, un poscritto. Uno. Per progettare con la natura, c da conoscerla, rendersela familiare, farsela amica fuor di metafora. E quindi, uscire dallo studio per porre il piede direttamente sulla zolla. Guardare innanzitutto al terreno, non soltanto nelle sue curve di livello, ma nelle sue forme concrete di sabbia argilla creta ciottoli pietre e rocce, e ai colori di queste cose; e se (si) ha la fortuna di avere a propria disposizione lacqua, in qualche forma, osservare se si muove come si muove, quale forma prende in quel luogo, se sorgente, ruscello, fiume, stagno, lago o laguna, e poi gli alberi, i cespugli, le erbe, e anche tutte le cose, gli animali Perch in realt entrano e escono nel nostro paesaggio, o giardino o parco che sia, altre forme della vita, nel corso del tempo, se pure con maggiore lentezza degli uccelli migratori: le foglie che spuntano, cambiano colore e cadono, i fiori e i frutti, le cui presenze sono certo pi prevedibili e regolari, ma anche quelle, (come gran parte delle entrate in scena degli uccelli, dei rospi, delle cicale, dei grilli) cicliche22. Il progettista di parchi conosce il rito del seminare, piantare, vangare, nutrire23. Conosce e rispetta la grammatica della natura, sa che tra le piante esistono antipatie e simpatie. Riascoltiamo a tal proposito le riflessioni di Pietro Porcinai: Qualera il segreto degli antichi costruttori di giardini? C voluta la scienza moderna per capirlo: quando, poche decine di anni fa, un botanico francese, Braun Blanquet, scopr che le piante stanno meglio in compagnia piuttosto che da sole. Ma questa compagnia non casuale; essa, per converso, sapientemente determinata da rapporti misteriosi: lombra di una pianta serve ad unaltra pianta; le foglie delluna, cadendo, sono preziose alle radici di unaltra ancora. I lecci prosperano allombra dei pini, e ne proteggono ad un tempo, le radici. E via discorrendo. Ma, quel che pi importante, si scoperto che, quando le piante vivono fra di loro in piena armonia associativa (armonia botanica), anche il loro portamento, la loro forma esprimono una perfezione armonica: e tale armonia di rapporti si estende, ovviamente anche al colore. I pi perfetti rapporti coloristici, pertanto, si hanno fra le piante botanicamente in armonia. Avevano gli antichi architetti di giardini compreso ci? Forse. O, per lo meno, lavevano intuito () Succede lo stesso, nella maggioranza dei parchi moderni? Eh, no.24 Due. Per imparare a progettare ad arte abbiamo tutta una tradizione figurativa e di ricerca di forme e esperienze estetiche a cui guardare. La definizione di arte, nella progettazione del
PIERRE DONADIEU, Progettazione paesaggistica, in Lotus Navigator n5, 2002, pag. 96. IPPOLITO PIZZETTI, Attorno al progetto di un parco, in FRANCO GIORGETTA, a cura di, Natura e progetto del parco contemporaneo, Clup Milano 1988, pag. 110. 23 Con riferimento al capitolo VII del libro di RUDOLF BORCHARDT, Il giardiniere appassionato, Adelphi, 1992. 24 PIETRO PORCINAI, Il colore nei giardini e nel paesaggio, Atti 1Convegno Nazionale del Colore, Padova, 10 11 giugno 1957. Pubblicato anche in MARIACHIARA POZZANA, a cura di, I giardini del XX secolo: Pietro Porcinai, Alinea, Firenze 1998, pagg. 205-209.
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parco contemporaneo, condensa lidea di opera come espressione simbolica ed estetica della cultura di una societ con quella di manufatto prodotto dalla creativit umana ed espressione percepibile di relazioni formali. Il riferimento diretto dato dalla tradizione dellarte dei giardini, in cui rito, evocazione, tecnica, saggezza popolare, invenzione si fondono per dare vita ad unopera che : Architettura per la sua composizione, Scultura per il modellamento plastico del terreno, Pittura per leffetto dei colori degli alberi, Musica per i ritmi della sua composizione, E per la natura cangiante dei suoi fiori, Poesia, Teatro (dcor) e perfino danza.25 Parlare di unarte contemporanea dei giardini e dei paesaggi applicata alla costruzione di un parco, non significa pensare al parco giusto come ad un belloggetto artistico, ad un elemento decorativo piazzato per migliorare la qualit estetica della citt. Significa piuttosto pensare al parco come ad una speciale componente urbana, utile e bella. Come il giardino, il parco una macchina semantica in cui la natura trova le sue figure. Nei parchi della citt contemporanea, queste figure possono rivelarsi lungo i binari di una stazione ferroviaria abbandonata, come nello spazio rappresentativo di un edificio pubblico, come nei vuoti delle periferie, come nei relitti di campagna inurbata. Tre. La memoria nel progettista immaginativa, ricreativa, cos ha senso, altrimenti comincia ad assomigliare ad una clinica in cui mettere i ricordi26 tributando stesso destino allo spazio progettato. Per il progettista di parchi urbani, la prima inevitabile immagine mnemonica attiva il giardino, come mnemotopo di una memoria culturale di valore globale di cui si effettua una trascrizione a livello locale. Come si pi volte ripetuto, quella di giardino unidea antica e moderna, presente nella cultura di tante e diverse societ: riferirsi ad unarte contemporanea dei giardini e dei paesaggi urbani non significa richiamare un pensiero decorativo, ornamentale, un po frivolo, bens un pensiero strutturante, radicato nei miti di fondazione di identit culturali e locali tuttora attivi. Sogno e ricordo, desiderio e speranza, parabole e simboli delluomo si presentano come giardini. Luomo continua a creare giardini per realizzare in modo effimero o duraturo la sua inappagata brama di un mondo negato.27 Nel giardino si rimpatria, si ritorna a noi, perch ci si ricollega anche inconsciamente alla memoria di una condizione primigenia. La memoria ricreativa, inoltre, tesse trame di relazioni, visibili ed invisibili, attorno e dentro il luogo, tra esterno ed interno, tra prima e dopo. Il progettista di parchi urbani guarder alla citt, al contesto che avviluppa lo spazio del progetto, e che da questo sar a sua volta avviluppato, e lavora nelle stratificazioni di immagini che la sua storia ha prodotto. La storia entra nel progetto come la poesia nel quotidiano. Tale operazione non maschera lidea di insegnarci qualcosa, ma vuole piuttosto tentare di provocare la nostra immaginazione, di affascinarci mediante degli indizi, dei suggerimenti capaci di renderci curiosi, di porci degli interrogativi, dice Paolo Brgi raccontando del suo progetto per Cardada, in Svizzera28. La memoria diventa un ethos affettivo29: guida la produzione di segni che veicolano unaffezione. A volte sono suggestioni impalpabili, a volte espliciti richiami al ricordo, leggere sottolineature di tracce esistenti o ancora immissione di dati che rievocano relazioni
Cfr. RENE PECHERE, op. cit., pag. 19. Traduzione di Anna Lambertini. Cfr. MASSIMO CACCIARI, La citt, Pazzini Editore, Rimini, 2004, pag. 35. 27 RUDOLF BORCHARDT, Il giardiniere appassionato, Biblioteca Adelphi, Milano 1992, pag. 14. Scritto nel 1938. Ed. orig. 1968. 28 PAOLO BRGI, Memoria e immaginazione: la storia quale sorgente di ispirazione, in GIULIANA BALDAN ZENONI-POLITEO, ANTONELLA PIETROGRANDE, a cura di, Il giardino e la memoria del mondo, Leo S. Olschki, Firenze 2002, pag. 149. 29 Cfr. RAFFAELE MILANI, Eloquenza della natura, in GIULIANA BALDAN ZENONI-POLITEO, ANTONELLA PIETROGRANDE, a cura di, Il giardino e la memoria del mondo, Leo S. Olschki, Firenze 2002, pagg. 117 - 124.
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ed immagini paesaggistiche perdute. La memoria ricreativa eloquente, ma non crea rumore semantico: non grida, sussurra. Quattro. Constatata la difficolt a ricostruire un senso estetico dei nuovi luoghi dell'abitare, la societ del XXI secolo, dispersi in soli cinquantanni i valori di una millenaria cultura rurale senza averne saputi forgiare di fondativi per quella urbana, ripensa ai suoi giardini. Il giardino, luogo in cui fioriscono le relazioni umane e di cura della natura, una potente metafora, ed i nuovi parchi acquisiscono il valore di testi formativi30. Come? Rendendo possibili nuove ritualit urbane, mostrandosi disponibili ad offrire spazi duso flessibili, adatti a rispondere ai bisogni collettivi di tutti gli abitanti metropolitani (ad esempio fornendo unampia superficie a prato per il cricket domenicale dei gruppi di pakistani o per le partite a pallone degli italiani, orti urbani per coltivatori inurbati, spazi di ritrovo accessibili con i motorini per gli adolescenti, aree barbecue per le famiglie, boschetti ombrosi per gli innamorati, e via dicendo). I nuovi parchi per la societ del XXI secolo non devono per forza proporre limmagine di un altrove fantastico, mimando paesaggi esotici o tematizzando levasione dal quotidiano con pagode e laghetti romantici. Internet e i media ci hanno portato da un pezzo laltrove dentro casa visivamente, i biglietti aerei a tariffa stracciata e i viaggi intercontinentali a basso costo ce lo rendono facilmente palpabile. I nuovi parchi potrebbero invece rendere possibili attivit di coltivazione e di produzione di natura (ospitando piccoli lotti per giardini e orti da lasciar coltivare ai cittadini, annettendo inserti di terreni agricoli da lasciare a seminativo o frutteto, con la realizzazione di boschi urbani) o di osservazione, studio e scoperta (con orti didattici, city farm, collezioni botaniche, itinerari tematici). Vengono in mente ancora le considerazioni di Pierre Donadieu, che nel suo La Socit paysagiste,31 sottolinea la portata etica dei parchi, letti come possibili produttori di un modo alternativo di abitare lo spazio nel quotidiano, di trasformare delle risorse economiche, naturali e culturali in patrimonio collettivo. Inoltre, molte esperienze contemporanee rivelano che la limitata disponibilit economica, non costituisce di per s un ostacolo per la costruzione di spazi a forte risonanza simbolica e poetica: quando la societ ha chiari i suoi obiettivi etici, quando il paesaggista conosce bene il suo mestiere, anche un semplice prato, immaginato e strutturato non secondo la logica riduttiva e anestetica dello spazio attrezzato, ma come un grande vuoto teatrale, creato con le giuste seminagioni, quinte arboree ben disegnate e pochi elementi di arredo, pu andare bene, anzi benissimo. Per finire. Arte contemporanea dei giardini e dei paesaggi come speranza progettuale La sfida pi importante per il progettista di parchi e giardini del XXI secolo, impegnato a creare nuovi paesaggi, sembra quella di rendersi consapevole di unetica dei risultati: sviluppando la capacit ad attribuire valore estetico e base etica a tutte le fasi di un processo, in cui la natura ed il parco non sono merci da consumare o belle immagini da fissare, la societ non un gruppo in esterno di utenti consumatori, e lidentit locale non il frutto di un immaginoso recupero di stereotipi identificativi, ma di un percorso dentro le differenze e le contraddizioni, tutto da costruire puntando al confronto e alla partecipazione degli abitanti. Nel parco urbano la natura mescolata allarte e alla memoria, diventa latrice a scala locale di un messaggio di valenza globale: ogni nuova realt estetica ridefinisce la realt etica delluomo. Perch lestetica la madre delletica. Le categorie di buono e cattivo sono, in primo luogo e soprattutto, categorie estetiche che precedono le categorie del bene e del male. Se in etica non tutto permesso, precisamente perch non tutto permesso in estetica, poich il numero di colori dello spettro limitato() Quanto pi ricca lesperienza estetica di un individuo, quanto pi sicuro il
I testi formativi per esempio i miti tribali, i canti eroici, le genealogie rispondono alla domanda: <<Chi siamo?>>. Essi sono finalizzati allautodefinizione e al sinceramento della propria identit. JAN ASSMANN, op.cit., Torino, 1997, pag. 110 31 PIERRE DONADIEU, La Socit paysagiste, Actes Sud, Paris 2002.
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suo gusto, tanto pi netta sar la sua scelta morale e tanto pi libero anche se non necessariamente pi felice sar lui stesso32. Per fare i parchi urbani del XXI secolo, realt etiche ed estetiche, possiamo continuare a guardare a tutto lampio repertorio di principi ed esperienze di un mestiere millenario e, reinterpretandolo, lavorare ad una arte contemporanea dei giardini e dei paesaggi, letta prima di tutto come espressione di una cultura per abitare la terra con la natura.

32

JOSIF BRODSKIJ, Discorso per laccettazione del premio Nobel per la Letteratura, 8 dicembre1987. Traduzione dellautrice dalla versione inglese di Barry Rubin.

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INDICE DELLA TESI

7 9. 17. 27 29. 31. 101. 113. 119. 121. 143. 149. 163 165. 167. 191. 203. 205. 211. 223. 243. 245. 279.

INTRODUZIONE

Tema della ricerca Quando parliamo di etiche ed estetiche del paesaggio PARTE I. MEMORIA
RADICI STORICHE

Il parco urbano: evoluzione di unidea Il parco e la citt. Central Park e la forza del mito Modelli etici/estetici
MATRICI CULTURALI

Regole tra arte e natura Visioni estetiche anticipate: arte ed ecologia Stili e tipi PARTE II. ITINERARI (TRA ETICHE ED ESTETICHE)
FARE PARCHI PER LE SOCIET DEL XXI SECOLO

Valori in gioco e processi di modernizzazione Specie di parchi


LETTURE

La variet del Bello Categorie etiche/estetiche Un orientamento prevalente: pensiero minimale


DUE CITT

Barcellona: conservare il senso dellinnovazione Un atlante dei parchi urbani Berlino: sperimentare la tradizione Un atlante dei parchi urbani PARTE III. NARRAZIONI
TEMI E STRUMENTI

305 307. 309. 313. 327. 349. 371.

Il giardino come metafora etica Una filosofia di progetto Struttura narrativa dello spazio Grammatiche del Bello CONCLUSIONI Un codice per il paesaggista? BIBLIOGRAFIA

385.

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Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


ISSN 1824-3541 Universit degli Studi di Firenze

Dottorato di ricerca in Progettazione Paesistica


http://www.unifi.it/drprogettazionepaesistica/ Firenze University Press anno 2 - numero 2 - volume 3 - settembre-dicembre 2005 sezione: Glossario pagg. 162-176

GREENBELT Antonella Valentini*

Summary Since the first examples, the green belt model appears a reassuring limit to define the urban shape and dimension. At the beginning politic and social goals led to encircle the cities with un-built belt; later, with the industrial revolution, the anguish of loosing the identities of country and town pushed to build ring systems of green spaces, especially after the demolition of urban walls. During the XX century the model becomes richer in significance and functions, with the important Abercrombies Plan and the more recent experiences of German GrnGrtel. Key-words Green belt, cintura verde, cinture verte, grngrtel.

Abstract Fin dalle prime manifestazioni il modello di cintura verde si posto come un limite rassicurante per la definizione della forma e della dimensione urbana. In origine motivazioni di ordine politico e sociale hanno spinto a circondare la citt da fasce inedificate, poi, con la rivoluzione industriale, langoscia della perdita delle reciproche identit della citt e della campagna, ha spinto sempre pi, soprattutto con le demolizioni delle cinte fortificate, alla costruzione di sistemi anulari di spazi verdi. Nel Novecento, con limportante esperienza del piano di Londra condotta da Abercrombie e pi recentemente dei GrnGrtel tedeschi, il modello si arricchisce di significati e declinazioni diverse. Parole chiave Cintura verde, green belt, cinture verte, grngrtel.

* Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze.

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Lidea di limite insita nel progetto stesso di citt, raffigurata infatti in antichit con il simbolo formato da una croce (centro) dentro un cerchio (limite). Questo concetto ha assunto configurazioni e significati diversi in funzione dei tempi e delle culture, trovando la sua pi evidente espressione nei sistemi delle fortificazioni murarie. Talvolta la definizione dei limiti urbani stata proposta attraverso cinture di verde, in aggiunta o in sostituzione dellanello delle mura. Il desiderio, infatti, di fronte allillimitatezza della citt di porre un qualche limite rassicurante, di ridefinire la chiusura del cerchio: se non proprio con delle mura, almeno attraverso cinture di verde 1, ha esercitato sempre una certa attrazione sugli urbanisti. Dai primi archetipi alle pi recenti manifestazioni, sebbene in epoca contemporanea siano state introdotte importanti variazioni, si osserva come le cinture verdi siano storicamente legate al desiderio di limitare la crescita e definire la forma urbana. In origine motivazioni di ordine politico e sociale hanno spinto alla ricerca di soluzioni per ottenere il controllo dellinsediamento e contenerlo entro una certa dimensione; poi, il manifestarsi di una sempre maggiore contrapposizione tra citt e campagna acutizza langoscia di perdere la forma e lidentit della seconda (ma in parte anche della prima) come conseguenza della rivoluzione industriale e sociale. Soprattutto quando le cinte fortificate e quanto simbolicamente esse rappresentano vengono abbattute, si avverte lesigenza di ri-definire la forma e limmagine della citt. Se, infatti, lopposizione tra citt e campagna stata sempre presente nei secoli ma, essendo lagricoltura alla base delleconomia, esisteva una certa complementariet tra i due luoghi e opposti stili di vita, la relazione si spezza nellOttocento con la nascita delle conurbazioni. Inizia a manifestarsi un conflitto, ma anche la sensazione di poter controllare questo binomio per riportarlo ad una situazione armonica: La citt invase la campagna; ma gli invasori [] cedettero allinfluenza dellambiente e divennero gente di campagna; e a loro volta divennero pi numerosi degli abitanti di citt e li influenzarono; e cos la differenza fra citt e campagna diminu sempre di pi2. Nel XIX secolo in Inghilterra la ricerca di un equilibrio nel rapporto tra citt e campagna, portando le amenit della seconda allinterno della prima, un tema particolarmente sentito ben evidente nel passo citato di William Morris - a cui si associa la percezione del senso di finitezza della citt. Le citt devono essere armoniche, cristallizzate in una forma, non coaliscenti; limitate nella dimensione [] adornate ciascuna del suo sacro pomerio, e con corone di giardini pieni dalberi in fiore e di canali dolcemente guidati3.

Figure 1, 2 e 3. Osborn riporta quali archetipi delle cinture verdi le esperienze dei Levi, le cui citt sono cinte pasture lands. Anche le citt di Utopia di Tommaso Moro dispongono di cinture di verde agricolo ciascuna della profondit di dodici miglia. Il diagramma di Loudon per Londra (1829) ne mostra una crescita illimitata a cerchi concentrici alternati da fasce di verde.

EMYRS JONES, Metropoli. Le pi grandi citt del mondo, Donzelli, Roma 1993, pagg. 155-156. WILLIAM MORRIS, News from Nowhere, Boston 1891, pag. 99, cit. in PAOLO SICA, Limmagine della citt da Sparta a Las Vegas, Biblioteca Universale Laterza, Roma-Bari 1991, pag. 173. 3 EDWARD TYAS COOK, ALEXANDER WEDDERBURN, The works of John Ruskin, Library Edition, London 1870, cit. in PAOLO SICA, op. cit., 1991, pag. 191.
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Questi costituiscono i presupposti sui quali tra Ottocento e Novecento in Gran Bretagna, paese in cui le cinture verdi trovano la pi completa definizione e istituzionalizzazione, si sviluppa il pensiero di Howard, Unwin e Abercrombie. Tutti e tre utilizzano lo stesso strumento della cintura verde come risposta a problematiche diverse: il sovraffollamento delle citt vittoriane stimola il lavoro di Howard; le esigenze ricreative dei londinesi preoccupano Unwin; gli orrori dello sviluppo disordinato urbano nella campagna muovono Abercrombie. La cintura verde nasce dunque come risposta a specifici cambiamenti sociali ed economici della realt inglese ed legata alla consapevolezza della sua funzione come sistema estensivo di controllo sulluso del territorio. La prima cintura verde inglese fatta risalire da alcuni autori alla proclamazione della regina Elisabetta I che riduce linsediamento cinquecentesco fuori le porte di Londra4; altri invece la attribuiscono alle indicazioni di Christopher Wren per la ricostruzione della capitale dopo lincendio del 1666 oltre un raggio di dieci miglia; altri ancora la individuano nellintervento di John Nash del 1830 per il collegamento di St. James Park attraverso lapertura di Reagent Street5. Indipendentemente da quale sia il prototipo della green belt londinese, interessante osservare come la pi compiuta teorizzazione sul tema avvenga proprio in una nazione in cui la percezione del limite sempre stata meno rigida che in altri paesi europei: si pensi allo stratagemma dello ha-ha che consente di integrare visivamente il parco di villa con il paesaggio rurale grazie ad una recinzione invisibile. In Inghilterra, per, le cinture verdi sono fondamentalmente uno strumento di pianificazione delluso del suolo e debbono essere lette nel loro ruolo di politiche complementari a quelle insediative, finalizzate principalmente al contenimento dellurbanizzazione attraverso limposizione di un vincolo alledificabilit. Lidea di cintura verde comunque molto antica. Secondo Frederick Osborn6 lorganizzazione di una cintura agricola attorno allinsediamento affonda le radici nelle idee di citt dei politici e filosofi greci, ai quali sono riferibili soprattutto intenti di limitazione demografica, in particolare Platone che nel Crizia descrive Atlantide circondata da cinte di mare e di terra. Il riferimento originario per rintracciato da Osborn nelle esperienze delle citt levitiche di Palestina (XIII sec. a.C.) dove pasture land, unarea agricola inalienabile estesa circa quindici volte quella urbana, circonda la citt al di l delle mura7. Ragioni di sicurezza sono alla base delle estese fasce libere lasciate fuori le fortificazioni in epoca romana e medioevale. Il pomerio, romano ma di origine etrusca infatti una porzione di terreno non costruita e consacrata lungo le mura delle citt, sia sul lato esterno che interno, con funzione difensive e rituali, non tanto di contenimento quanto di controllo; anche il grande spazio privo di costruzioni e vegetazione intorno alle citt medioevali, chiuse allinterno delle proprie mura, ha principalmente obiettivi di protezione. In molte teorie utopiche si trovano riferimenti allidea di cintura verde, soprattutto perch la citt immaginata sempre caratterizzata da un senso di finitezza, sia fisica che demografica. Tra le molte suggestioni merita di essere citata lisola di Utopia di Thomas More8, che possiede cinquantaquattro citt, ciascuna circondata da dodici miglia di territorio destinato allagricoltura, la cui capitale, Amauroto, si trova al centro dellisola ed cinta da alte mura e una profonda fascia agricola. Tra le prime realizzazioni ottocentesche di citt ideali troviamo riferimenti alla creazione di aree libere, agricole, ai margini delle citt nellindustriale filantropo inglese Robert Owen, che elabora un modello di convivenza ideale tra agricoltura e industria creando nel 1799 a New Lanark, in Scozia e nel 1825 a New
Cfr. MARTIN J. ELSON, Green Belts: conflict mediation in the urban fringe, Heinemann, London, 1986, e MARIO DI FIDIO, Architettura del paesaggio, Pirola, Milano 1990. 5 Cfr. TOM TURNER, Greenways: theory and history, conferenza Facolt di Agraria, Universit di Milano, 17 maggio 2001, http://www.users.unimi.it/~agra/ingag/greenways/intervento_turner.htm 6 Cfr. FREDERIC OSBORN, Greenbelts, in ARNOLD WITTICK (editor in chief), Encyclopaedia of Urban Planning, McGraw-Hill Book Company, New York 1974, pag. 484. 7 Cfr. FREDERIC J. OSBORN, Green-Belt Cities, Faber & Faber Limited, London 1946, pagg. 168-169. Lautore si richiama al Libro dei Numeri, quarto libro della Bibbia ebraica 8 TOMMASO MORO, LUtopia, o la migliore forma di repubblica, (1516), trad. ita. Tommaso Fiore, Editori Laterza, Roma 1993, pagg. 56-60.
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Armony, in America, una comunit autosufficiente di dimensioni limitate che lavora collettivamente in campagna e in officina9. Allesterno del suo parallelogramma c il territorio agricolo che, oltre rivestire una funzione economica, funge da contenitore e separatore delle varie comunit: esso assume valore di un background verde, caratteristica che informer anche la proposta della citt giardino di Howard. Alla fine del XIX secolo in Inghilterra, inserendosi in un acceso dibattito in tema di sviluppo urbano, nasce infatti il movimento delle citt giardino come risposta ai problemi sociali e funzionali della citt industriale, in particolare Londra, che ormai alla met dellOttocento ha raggiunto i due milioni di abitanti. Ad Ebenezer Howard10 attribuito luso per la prima volta del termine green belt per indicare una cintura di spazi verdi agricoli intorno alla citt. Lo schema urbanistico di Howard particolarmente influenzato dal disegno di Londra a cerchi concentrici proposto da John Claudius Loudon, in cui fasce di verde si alternano a nuove espansioni. Ogni volta che una cittadina sta per estendersi oltre un diametro di mezzo miglio, riteniamo che si dovrebbe individuare unarea di respirazione da lasciare inedificata, a vantaggio della salute della parte pi povera degli abitanti11. Pur nellutopia di una crescita illimitata fino al mare, della quale egli stesso consapevole dichiarando il valore diagrammatico della proposta, il piano denota una profonda consapevolezza della necessit di una integrazione tra aree urbanizzate e aree verdi da mettere a disposizione dei cittadini. Queste cinture, di forma anulare e di profondit di circa mezzo miglio, anticipano lo schema novecentesco della Green Belt londinese. Alla base del disegno di Loudon vi sono alcuni elementi affatto visionari che derivano da una profonda riflessione sulla citt, sul suo funzionamento, sul rapporto con la campagna, sulla necessit di una pianificazione sostenibile capace di integrare il sistema residenziale, quello del verde e della mobilit. Per primo Loudon ha concepito un sistema del verde per Londra continuo, in cui la presenza di parchi e di altri spazi verdi dedicati alla ricreazione regolata da precisi rapporti con le aree residenziali, anticipando le sperimentazioni sugli standard di Unwin e la visione sistemica che caratterizza il piano di Abercrombie. In particolare risulta significativa la strategia di annessioni dei suoli agricoli di frangia urbana che informer tutta la politica inglese successiva di acquisizione della cintura verde alla propriet pubblica. Il Comune acquista le aree indennizzando i proprietari, fornendo loro un terreno in altro luogo e sospendendo lerogazione dei fondi per la manutenzione degli edifici rurali nel caso vi si oppongano. La cintura verde di Loudon riveste un peculiare interesse in quanto lobiettivo del controllo dellaccrescimento urbano e dunque della separazione delle aree costruite, appare assumere un ruolo subordinato rispetto alla funzione connettiva che la green belt pu assolvere. Lidea di cintura verde di Howard deve essere vista nel contesto della sua citt sociale cellulare: egli prefigura una serie di piccole comunit separate da cinture strette di aperta campagna che formano uno sfondo verde, contenendo servizi come ospedali e aree ricreative e funzionando anche da luogo di produzione agricola. Le singole citt variano da trenta a sessantamila persone, separate da non pi di tre chilometri di aperta campagna. Howard propone una crescita complessiva a densit simili a quelle delle successive new towns, ma sotto forma di piccole unit a densit relativamente alta allinterno di questo background, su terreni che vengono posseduti e gestiti dalle stesse citt.

Cfr. ROBERT OWEN, Report to the County of Lanark (1820) in A New View of Society and other Writings, London 1927. Altre traduzioni pratiche delle citt ideali si trovano nei primi esperimenti di garden cities degli anni Quaranta e Cinquanta dellOttocento basati proprio sulle idee di Owen nelle citt fondate a Christchurch, in Nuova Zelanda e Adelaide nel Sud Australia - questultima richiamata da Howard come fonte di ispirazione - il cui piano del 1837 prevede due parti distinte da un parco e circondate da una cintura di verde. 10 EBENEZER HOWARD, Tomorrow, a peaceful path to real reform, Swan Sonnenschein, London 1898. Il testo stato ristampato nel 1902 con il titolo Garden Cities of to-morrow; negli stessi anni (1899) Howard fonda lAssociazione delle Citt Giardino. 11 JOHN CLAUDIUS LOUDON, Hints for Breathing Places for the Metropolis, and for Country Towns and Villages, on fixed Principles, Gardeners Magazines, vol. V, 1829, pag. 489.

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La prima acquisizione pubblica di una vasta estensione di territorio come cintura verde risale alla fondazione di Letchworth, quando unarea di oltre cinquecento ettari comprata dalla Letchworth Garden City Corporation con lobiettivo di formare un background verde e di promuovere la produzione di prodotti agricoli per la citt. Nonostante che nelle due uniche realizzazioni sul modello howardiano, Letchworth (1909) e Welwyn (1919), la fascia agricola sia stata nella pratica ridotta12 e sebbene dal punto di vista economico si sia rivelata un fallimento, la cintura agricola di Howard quale elemento separatore delle comunit, zona filtro, strumento di controllo dellespansione urbana e garanzia della preservazione del paesaggio rurale, alle origini delle esperienze moderne di cinture verdi. Negli anni Trenta del Novecento Raymond Unwin, consulente del Greater London Regional Plan Committee, avverte la necessit di predisporre attorno alle citt di ampie zone verdi costituite da cinture di parchi, campi gioco, e persino suolo agricolo13. La sua preoccupazione sia estetica, sia igienica: delimitare la forma delle citt, prima garantita dalla presenza delle cinte fortificate e limitare le dimensioni contenendo lespansione delle aree urbanizzate. E necessario infatti fissare un limite preciso allespansione della citt e della campagna, evitando cos quel bordo irregolare di mucchi di rifiuti e di costruzioni abbandonate che attualmente deturpa laccesso a quasi tutte le nostre citt14. La soluzione proposta si fonda sul modello ottocentesco dei boulevard, viali, o cinture verdi, che, in un certo senso, interrompono e definiscono la citt al pari delle vecchie mura15. Un aspetto particolarmente interessante del pensiero di Unwin lipotesi di utilizzare gli spazi aperti ai margini degli agglomerati per rispondere alle esigenze ricreative della popolazione, compensando cos la mancanza interna alle aree urbane. La sua proposta inquadra infatti il concetto di cintura verde in termini di spazio aperto legato alle esigenze di svago e tempo libero.

Figure 4 e 5. Diagramma di Howard per la citt giardino inserita in uno sfondo verde, agricolo, ed articolata attorno ad un central park, 1899. Planimetria di Letchworth, 1909: larea urbana circondata da una profonda green belt costituita con lacquisizione pubblica dei terreni.

Nel sistema del verde londinese immaginato da Unwin gli open space non sono per esclusivamente di propriet pubblica, ma ipotizzata una quota di aree private, pari addirittura a tre quarti del patrimonio complessivo. Egli propone inoltre che il terreno sia

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A Letchworth i tremilaottocento acri sono divisi tra linsediamento e la fascia agricola la cui dimensione circa il doppio dellarea urbana. 13 RAYMOND UNWIN, Townplanning in practice, (1909), trad. ita. Antonietta Mazza, La pratica della progettazione urbana, Il Saggiatore, Milano, 1971, pag. 141. 14 RAYMOND UNWIN, op. cit., 1971, pag. 141. 15 RAYMOND UNWIN, op. cit., 1971, pag. 140.

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acquistato dalle autorit locali per formare una ghirlanda verde continua il Green Girdle attorno alla citt, ampia tre-quattro chilometri. Qualche anno pi tardi, con il Green Belt Act del 1938, tuttora vigente, inizia lacquisizione pubblica della cintura, sebbene ancora ampi spazi non siano collegati tra loro e neppure destinati alle attivit ricreative: dichiarati per green belt land solo uno speciale premesso ministeriale pu consentire ai territori di tornare edificabili. Successivamente, il Town and Country Planning Act del 1947 consente alle autorit locali di incorporare le proposte delle cinture verdi nei loro primi piani di sviluppo e permette di evitare le acquisizioni per mantenere i territori liberi grazie allintroduzione della facolt di rifiutare permessi di costruzione per insediamenti inappropriati, individuando forme di compensazione a carico del Governo per indennizzare i proprietari del mancato sviluppo16. La codificazione di questa politica e la sua estensione a livello nazionale si ha alla met degli anni Cinquanta per rispondere alla necessit urgente di controllare la crescita delle aree urbanizzate, sebbene non si indichi una dimensione minima delle citt che vi debbano ricorrere. Tre sono gli obiettivi principali per il mantenimento di una zona rurale periurbana: controllare la crescita di unarea costruita; impedire a citt vicine di fondersi luna con laltra; preservare i caratteri specifici di una citt. La Circolare del 1955 chiarisce che le cinture verdi rappresentano fondamentalmente uno strumento della pianificazione; tutti e tre i criteri guardano alla citt, senza far menzione a nessuna particolare bellezza dei luoghi, a finalit ricreative, di incentivazione dellagricoltura o altri usi dei territori protetti. La necessit di una cintura verde fortemente determinata dallatteggiamento anti-urbano tipico della cultura anglosassone unito ad un sentimento di fiducia nella capacit della societ di potenziare gli standard ambientali. Le politiche urbanistiche inglesi degli anni Quaranta e Cinquanta hanno origine dallintesa attivit dei filantropi vittoriani nel processo di rinnovamento della pianificazione, ma anche di gruppi come il Council for the Preservation of Rural England (Cpre) o il Town and Country Planning Association (Tcpa), che hanno giocato un ruolo considerevole per laffermarsi del concetto di cintura verde. Il Council for the Preservation of Rural England (Cpre) fornisce una prospettiva diversa e complementare alla proposta di Unwin, opponendosi al modello di cintura verde perseguito dai discepoli di Howard in quanto si ritiene che questo non avrebbe altro che aumentato le pressioni sulla citt. La cintura verde concepita come un tratto di campagna ordinaria di ampiezza variabile, in cui persistono soprattutto attivit agricole e forestali (vi sono anche campi da golf e spazi ricreativi), dove il contadino, qui come altrove nel territorio rurale, il custode del paesaggio. La sua estensione dovrebbe essere concordata con Ministero dellAgricoltura con lobiettivo di conservare un terreno agricolo di buona qualit e ampie zone forestali sia scenicamente attraenti che economicamente produttive. Lidea di cintura verde proposta dal Cpre, quindi, sottolinea la supremazia delluso agricolo allinterno di una struttura privata di custodia che garantisce la qualit delle risorse naturali. I diversi approcci (Howard, Unwin, Cpre) che hanno animato il dibattito della prima met del XX secolo, sono stati in parte riconciliati nel pensiero di Abercrombie, che raggiunge un compromesso accettabile tra i vari operatori proponenti nuove forme per la citt, ma anche tra gli opposti gruppi politici coinvolti. Patrick Abercrombie sostiene uno sviluppo urbano su un green background proponendo una serie di cinture verdi: un cordon sanitaire circonda la citt per una profondit di dieci-sedici chilometri separando la campagna minacciata dalla citt minacciosa (The Green Belt Ring); cinture minori, ampie due o tre chilometri i cui terreni sono principalmente dedicati alle attivit ricreative, sono poste attorno alle citt esistenti e a quelle nuove nella fascia della campagna pi aperta (Outer Country Ring). Se la prima cintura ha finalit igieniche e di contenimento dellurbanizzazione e le seconde
16 La legge istituisce tre importanti elementi: la nazionalizzazione del diritto di propriet e lintroduzione di unindennit da retribuire per il mancato sviluppo; lobbligo per le autorit locali di preparare piani di sviluppo ventennali in cui evidenziare le aree destinate allagricoltura e agli spazi aperti ricreativi; la definizione di regole che determinano quando i proprietari proponenti un certo sviluppo debbano richiedere un permesso.

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ricreativa, una terza cintura verde ha funzione scenica ed messa in pratica, ad esempio, per limitare lo sviluppo ai piedi delle colline. Le tre tipologie formano un sistema di parchi continuo e consequenziale, costituito da quattordici componenti. Il concetto di cintura verde di Abercrombie vicino a quanto proposto dal Cpre, di cui in questo periodo egli era presidente e al Rapporto Scott17, richiamato dallipotesi del cordone sanitario per la protezione delle aree agricole. Nel County of London Plan del 1943 Abercrombie, partendo dalla considerazione dellinadeguatezza della dotazione di open space dimostrata redigendo un vero e proprio censimento degli spazi aperti, riprende e sviluppa le idee contenute nella proposta di Unwin, sia in termini di definizione di standard di verde, sia nella necessit di organizzare un sistema del verde continuo ed integrato che risponda alle esigenze ricreative della popolazione. Ci che esiste nella campagna attorno Londra [infatti] di grande importanza per la Contea, poich la risorsa principale per le attivit ricreative del fine settimana, per passeggiare, andare in bicicletta, fare picnic e per brevi vacanze []. I parchi, sebbene belli, non possono servire al pari della campagna allo scopo di fornire un efficace antidoto alle aree urbanizzate18. Abercrombie introduce ed applica allintera area metropolitana il concetto di park system che agli inizi del secolo era stato proposto, sulla base dellesperienza di Olmsted a Boston, da Patrick Geddes per Dorfermline. Egli ritiene indispensabile, infatti, avere una visione complessiva del verde in cui la campagna e la cintura verde sono parte integrante della citt, affidando il disegno ad un Regional Open Space Plan che mostra come gli spazi aperti della Contea possano unirsi con i cunei verdi esterni, che a loro volta si uniscono alla cintura verde19.

Figure 6 e 7. Il Green Girdle proposto da Unwin negli anni Trenta del Novecento, evidenziato come insieme di aree libere su uno sfondo di territorio potenzialmente edificabile. Schematizzazione delle tre tipologie di cinture verdi proposte dieci anni pi tardi da Abercrombie: Metropolitan Green Belt, Local Green Belt e Scenic Areas.

Nel Greater London Plan del 194520 egli cerca la decentralizzazione e la distribuzione delle attivit, ma presuppone che non vi sia alcuna crescita complessiva della popolazione: la cintura verde parte integrante di una strategia per disperdere oltre seicentomila abitanti dallarea congestionata della Contea di Londra e altri quattrocentoquindicimila provenienti
Documento realizzato in tempo di guerra sullutilizzazione delle aree rurali e promosso dalla diffusione fisica delle aree urbane che in quel tempo rappresentava una grave minaccia per paesaggio agricolo. 18 JOHN H. FORSHAW, PATRICK ABERCROMBIE, County of London Plan, Macmillan, London 1943, pag. 39. 19 Ibidem. 20 Cfr. PATRICK ABERCROMBIE, Greater London Plan 1944, HSMO, London 1945.
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dal resto dellarea. La cintura verde proposta nel Greater London Plan distinta in due parti, unite da un sistema radiale di percorsi: una a carattere ricreativo profonda otto chilometri (Green Belt Ring), laltra a carattere prevalentemente agricolo (Outer Country Ring) dove, a partire dal Town and Country Planning Act vietata ogni ulteriore edificazione. A partire dunque dalla met degli anni Cinquanta molte citt hanno seguito lesempio di Londra e oggi sono quattordici le citt o conurbazioni che in Inghilterra hanno adottato un modello di cintura verde21. La designazione a cintura verde consiste principalmente nellattribuire al territorio periurbano lo status di green belt land, che implica la definizione di norme che regolano ledificazione e luso del suolo. Daltronde, si insiste nelle recenti Planning Policy Guidance Note 2 (PPG2)22, la principale finalit delle cinture verdi lopeness: essere territori aperti, liberi, non costruiti; ed questo carattere che si cerca di salvaguardare. Una delle criticit indotte da tale approccio, evidenziata dal Royal Town Planning Institute, per che paradossalmente i territori limitrofi alla citt hanno maggiori limitazioni di edificabilit rispetto ai territori dellaperta campagna, provocando cos anomalie di tipo ambientale ed economico23. Nelle PPG2 del 1995, accanto agli obiettivi tradizionalmente individuati per la creazione di una cintura verde il contenimento dello sprawl, la limitazione della possibile fusione di centri urbani vicini e il mantenimento dei caratteri storici delle citt - si introducono altre motivazioni quali la salvaguardia dellidentit della campagna, ma soprattutto un concetto, del tutto contemporaneo, rivolto alla riqualificazione urbana e al recupero e riuso delle aree abbandonate24. La designazione di un territorio attorno alla citt come green belt non quindi condizionata dalla bellezza dei luoghi; laffermazione che la qualit di un paesaggio non rilevante ai fini dellinclusione dentro la cintura verde 25 di grande importanza per comprendere il carattere peculiare delle cinture verdi inglesi. Nelle PPG2 per la prima volta si indicano, accanto ai cinque obiettivi sopra esposti, sei finalit a cui destinare gli usi del suolo dei territori inclusi: 1. provvedere alla possibilit daccesso allaperta campagna per gli abitanti della citt; 2. fornire possibilit di sport allaperto e ricreazione in luoghi vicino alle aree urbane; 3. mantenere e valorizzare i paesaggi di pregio vicino ai luoghi abitati; 4. recuperare gli spazi danneggiati e derelitti intorno alle citt; 5. assicurare linteresse per la conservazione della natura; 6. conservare il territorio allagricoltura, silvicoltura ed altri usi appropriati. Questa duplice articolazione tra gli obiettivi per la designazione di una cintura verde e gli obiettivi di uso di tali territori, un aspetto particolarmente significativo che mette in luce come le green belts siano principalmente strumenti di pianificazione volti al contenimento dellurbanizzazione e secondariamente alla tutela del paesaggio e al soddisfacimento delle esigenze ricreative della popolazione. Una volta approvata la delimitazione della cintura verde, questa pu essere alterata solo in circostanze speciali e dopo aver verificato le opportunit di sviluppo allinterno dellarea urbana o fuori i confini stessi della cintura. Nel tracciare i limiti della green belt le Planning Policy, infatti, raccomandano che siano fatte adeguate valutazioni prima di includervi terreni adiacenti alle aree urbanizzate o rimasti interclusi, per evitare che in futuro questi siano sottoposti a pressioni insediative, consentendo cos eventuali futuri ampliamenti. Sebbene sia in atto una fervida discussione circa una possibile revisione delle politiche in merito alle cinture verdi tra il Royal Town Planning Institute, il Town and Country Planning
Da Burton on Trent, a Cambridge, a Manchester, per un totale di oltre un milione e mezzo di ettari di territorio protetto sotto questa forma. 22 Cfr. Department of Environment, Planning Policy Guidance Note 2 (PPG2), Green belts, London revised January 1995, http://www.planning.dltr.gov.uk/ppg/ppg2/index.htm 23 Cfr. Royal Town Planning Institute (Rtpi), Modernizing Green Belt, May 2002 http://www.rtpi.org.uk/editorial/2002/q2/27052002.htlm, pag. 1. 24 Cfr. Department of Environment, op. cit., 1995, pag. 2. 25 Ibidem.
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Association e il London Green Belt Council, oggi difficile considerare le cinture verdi inglesi progetti di paesaggio, come si evince chiaramente dalla mancanza di una qualunque forma disegnata del progetto: le green belt sono rappresentate come perimetri che includono o escludono i territori da sottoporre a tale disciplina. Le cinture verdi inglesi si configurano quindi pi come forme di tutela passiva, cio come il mezzo attraverso cui conservare (o immobilizzare) il paesaggio periurbano, piuttosto che strumenti progettuali in grado di guidarne le trasformazioni, proprio per la loro staticit nellapporre un vincolo, che mal si adatta alla dinamicit propria dei paesaggi di margine urbano. Per renderle adatte a rispondere alle problematiche di tali paesaggi si rende necessario sviluppare elementi di differenziazione sensibili alle reali caratteristiche paesistiche allinterno di un indispensabile progetto, ponendo laccento pi sugli usi che sono considerati appropriati dalla legislazione, che sulle finalit di contenimento dellurbanizzazione alle quali sono inevitabilmente legate. Limportanza delle green belt inglesi risiede invece nel rappresentare una politica nazionale in grado di guidare le attivit di pianificazione delle singole Amministrazioni locali nel creare cinture di verde attorno alle principali aree urbanizzate, sebbene questo sollevi problemi in ordine allingerenza del governo centrale nella localizzazione dei nuovi sviluppi urbani. Se nella prima met del Novecento nel Regno Unito il dibattito ruota intorno al movimento delle citt giardino entro cui si definisce lidea di cintura verde poi sviluppata da Unwin e Abercrombie, in Germania la discussione in tema di citt industriale produce unintesa attivit teorica con lelaborazione di modelli che vedono nelle cinture di verde lo strumento per il controllo dellespansione urbana. Qui, sollecitati dalla rapidit del processo di industrializzazione e da sentimenti di inevitabilit di fronte alla crescita delle citt, si sviluppa una ricca manualistica per opera di alcuni urbanisti che si oppongono ad uno sviluppo continuo e compatto che caratterizza la coeva espansione. In vari schemi si ritrova luso di cinture di verde per finalit ricreative, ma soprattutto contenitive e compaiono anche disegni di cunei di verde, talvolta associati alla cintura, ad indirizzare una crescita radiale della citt. Colonia negli anni Venti del Novecento diventa protagonista di un modello di crescita urbana. Nella proposta di Fritz Schumacher per la citt, il sistema degli spazi verdi struttura portante, funzionale come il sistema arterioso nel corpo umano, dellespansione urbana. Al pensiero di Schumacher si richiama Ernest May che, come direttore dellattivit edilizia municipale, negli stessi anni porta a compimento a Francoforte, coadiuvato da Lebrecht Migge, un sistema di nuovi insediamenti nella valle del fiume Nidda distinti dal nucleo storico mediante una cintura di verde, realizzazione parziale dello schema di piano regolatore nel quale aveva previsto una serie di comunit suburbane indipendenti separate da fasce di verde agricolo. A Berlino invece, dirige lufficio tecnico municipale Martin Wagner che predispone, mettendo in pratica le idee espresse in un testo qualche anno prima26, il Piano per le zone verdi, in cui cunei di spazi aperti pubblici penetrano nel tessuto edificato, circondato da una cintura di parchi ed aree agricole a contenere lo sviluppo urbano. In Francia, invece, la riflessione teorica monopolizzata dal caso esemplare di Parigi. Qui due personaggi, Hnard e Forestier, sono protagonisti indiscussi di inizio secolo con due opere, pubblicate a pochi anni di distanza luna dallaltra, in cui agli spazi verdi attribuito ruolo connettivo e strutturale27. Le soluzioni proposte per la capitale sono differenti: Hnard elabora, con lobiettivo della ricomposizione urbana, un progetto di sostituzione delle mura con un boulevard a redans, punteggiato da spazi aperti, squares, campi sportivi; Forestier si richiama alla tradizione inglese della citt giardino e allesperienza americana del park system di Olmsted per proporre un sistema di parchi a scala regionale per lagglomerazione parigina.
Cfr. MARTIN WAGNER, Das sanitare Grn der Stadt, Berlino 1915. JEAN CLAUDE NICOLAS FORESTIER, Grandes villes et systmes de parcs, Hachette, Paris 1906 e EUGENE HENARD, Etudes sur les transformations de Paris, Libraire Centrale dArchitecture, Paris 1903-1909, ried. con introduzione di Jean Louis Cohen, LEquerre, Paris 1982.
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Le varie ipotesi dunque che appaiono agli inizi del XX secolo per strutturare la crescita della citt sono spesso condizionate da una ideologia antiurbana che caratterizza il movimento per la garden city, ampiamente diffuso in tutta Europa pur con declinazioni differenti. Questo riferimento chiaramente leggibile nelle teorie di Forestier per Parigi o nella proposta di May per Francoforte, il quale era stato allievo in Inghilterra di Unwin. La rivisitazione del modello della citt giardino caratterizza molti altri progetti coevi, come il piano regolatore di Mosca del 1935 o il piano di Eliel Saarinen del 1918 per Helsinki, dove una green belt separa il centro della citt da un sistema di citt giardino costituendo la prima applicazione ad una realt urbana di grandi dimensioni della teoria howardiana. Il modello delle garden cities inglesi ammirato anche oltre Oceano, con la fondazione della Garden City Association of America. Qui le greenbelt towns rappresentano un fenomeno del tutto singolare che si diffonde rapidamente negli anni Trenta, pur esaurendosi in pochi anni. Queste citt - Greendale vicino Milwaukee nel Wisconsin, Greenhills nellOhio nei pressi di Cincinnati e Greenbelt nel Maryland alle porte di Washington - nascono nel quadro del New Deal Program promosso dal Presidente Roosveelt con lintento di combattere la Grande Depressione. La presenza di una cintura verde protettiva costituisce parte integrante delle greenbelt towns, enfatizzata nel loro stesso nome, rappresentando uno degli obiettivi del programma dellagenzia che guida la realizzazione, tesa a creare una comunit protetta da una cintura di verde [] un sistema di economia rurale in accordo con il piano di uso del suolo per le aree rurali che circondano la comunit28. La cintura verde per Clarence Stein il quale, in qualit di presidente del Regional Planning Association29, comincia negli anni Venti a sostenere una nuova modalit di pianificazione rivolta alla realizzazione di new towns - il mezzo attraverso cui assicurare lintegrit della citt e definire nei limiti e nelle dimensioni la crescita della comunit, con finalit ulteriori come garantire spazi per la ricreazione, portare i valori della campagna e della seminaturalit ad una distanza raggiungibile a piedi dalle abitazioni e rendere cos familiare la vita rurale ai cittadini al fine di ottenere quella perfetta integrazione tra citt e campagna propria della citt giardino. Scrivendo di Greendale, Stein paragona la cintura verde della citt alle mura urbane: Greendale difesa dai pericoli esterni come le citt medioevali, ma con una grande differenza: le antiche comunit erano protette da grigie fortificazioni di pietra, Greendale resa sicura da una cintura verde naturale.30 Alla met del Novecento alcune realt metropolitane affrontano il tema della crescita affidando limmagine della citt in trasformazione a progetti di sistemi di spazi verdi di cintura: Londra, come si visto, ma anche Parigi con la cinture verte prevista dallo Schma Directeur della Regione Ile de France o, pi recentemente, le citt di Francoforte e Monaco con i loro GrnGrtel, oppure Barcellona con lAnella Verda. Il segno sostanzialmente lineare dellanello di parchi urbani, tipico delle esperienze ottocentesche di demolizione delle mura urbane e creazione di giardini paesaggistici nastriformi, si trasforma in un sistema spaziale articolato che coinvolge tutto il paesaggio non ancora edificato ai margini della citt.

CLARENCE S. STEIN, Towards New Towns for America, Mit Press, Cambridge (Mass.), 1967, pag. 131. Tra gli obiettivi contenuti nel programma dellassociazione presentato da Stein, quello di sostenere la realizzazione di citt giardino, intese non tanto come modello ma come ideologia. Cfr. FRANCESCO DAL CO, Dai parchi alla regione, in GIORGIO CIUCCI, FRANCESCO DAL CO, MARIO MANIERI-ELIA, MANFREDO TAFURI, La citt americana dalla guerra civile al New Deal, Laterza, Roma 1973, pagg. 283. 30 CLARENCE S. STEIN, 1967, op. cit., pag. 185.
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Figure 8 e 9. Plan Vert Regional (1994) per lagglomerazione parigina: le quattro politiche ambientali relative alla trame verte dagglomration, la ceinture verte rgionale, la couronne rurale e le valles et coules verte. Il GrnGrtel di francoforte in una tavola di inquadramento per il workshop del 1990: il sistema dei parchi pubblici risalta sullinsieme delle aree agricole e dei boschi che caratterizzano il paesaggio periurbano.

Nel panorama europeo lesperienza di Parigi, ma soprattutto quelle tedesche, rappresentano episodi significativi per la scelta di salvaguardare i residui spazi liberi attorno alle aree urbanizzate attraverso un sistema verde di cintura a scala metropolitana, a cui associata una politica di corridoi verdi a scala regionale. Gli esempi di Francoforte e Monaco, infatti, mostrano come ladozione di disegni differenti a quello di cintura, non solamente indotti dalle configurazioni topografiche e urbanistiche, tradisce una diversit di approccio alla pianificazione che vede prioritario stabilire connessioni verdi funzionali sia a motivazioni ecologiche che di fruibilit ricreativa. La cintura verde risulta associata ad altri modelli spaziali che mirano a garantire obiettivi diversi e integrati alla stessa cintura, di cui sono superate cos anche le limitazioni connesse alla geometria dello schema. A Parigi, a partire dagli anni Settanta si tenta di porre rimedio allespansione di una conurbazione che ha raggiunto i nove milioni di abitanti e salvaguardare le residue aree agricole e forestali. Un documento preliminare riguardante il progetto di una cintura verde presentato agli inizi degli anni Ottanta e finalizzato al conseguimento di tre obiettivi principali: impedire lespansione a macchia dolio dellagglomerazione, conservare lattivit agricola periurbana e costituire un sistema di parchi metropolitani. Nel 1994 approvato il Plan Vert Rgional dellarea metropolitana parigina, documento propositivo a supporto delle attivit di pianificazione a scala comunale ed improntato sullintegrazione di politiche ambientali che si appoggiano a modelli spaziali differenti. Si articola in quattro politiche, afferenti a livelli diversi, sia geografici (in funzione della distanza dal centro di Parigi), sia istituzionali (richiedendo lazione congiunta di Regione, Dipartimenti e Comuni) e si traduce in quattro distinte carte: la trame verte dagglomration, dal centro di Parigi fino ad un raggio di dieci chilometri, costituita da una rete capillare di parchi e spazi pubblici; la ceinture verte rgionale, riferita allinsieme dei quattrocentodieci Comuni che si trovano entro un raggio compreso tra i dieci e trenta chilometri da Parigi; la couronne rurale, riguardante il territorio forestale e agricolo che si estende fino ai confini regionali, dove avviata la creazione di parchi regionali e lattivazione di incentivi per le attivit agricole e forestali; le valles et coules verte, corridoi verdi che attraversano trasversalmente la regione sfruttando la presenza di elementi lineari naturali, come le valli fluviali e antropici, come gli assi infrastrutturali. La politica di preservazione degli spazi a corona della citt dalla saturazione edilizia promossa con la ceinture verte rgionale si inserisce in linea con quanto perseguito dallAgence des espace vertes con lacquisizione e il potenziamento delle aree boschive o la conservazione delle aree agricole; per questa seconda finalit, lAgenzia ha adottato un meccanismo di acquisizione di aree agricole strategiche per la continuit della

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cintura verde, cedendole poi in locazione agli agricoltori con contratti favorevoli e a lungo termine. Nel panorama europeo il Frankfurt GrnGrtel un esempio interessante di rivisitazione del modello tradizionale di cintura verde adattandolo a nuove esigenze di carattere strategico e strutturale. In primo luogo si esclude lacquisizione pubblica di tutte le aree di cintura per linsostenibilit di tale operazione sia nella fase progettuale che, soprattutto, gestionale; in secondo luogo si attribuisce alla cintura verde una molteplicit di funzioni, tra cui il controllo della diffusione urbana rappresenta solo una delle motivazioni. La cintura verde di Francoforte riveste un ulteriore valore esemplare configurandosi non come un segno di forma che definisce una corona di spazi attorno alla citt, ma un sistema complesso che si adatta allarticolazione morfologica e tipologica degli spazi di margine urbano prevedendo anche una serie di connessioni verdi sia verso il centro urbano che verso lesterno. Il GrnGrtel si integra ad una serie di Regionale Grnzge (entrambi hanno lo status di paesaggio protetto) che lo uniscono alle aree di interesse regionale, come il Regionalpark RheinMain, entro la cui strategia questo sistema di corridoi inquadrato. Al GrnGrtel di Francoforte attribuito il compito di strutturare nel lungo periodo le trasformazioni urbane: alla funzione tradizionale per il contenimento dellurbanizzazione, si associa la protezione del paesaggio periurbano rurale e seminaturale - anche questa finalit insita nel modello fin dalle prime esperienze progettuali ma si mira alla formazione di una strategia di collegamento, anche ecologico, che coinvolge lintero territorio di cui la citt parte. Non si tratta infatti solo di stabilire connessioni per la mobilit carrabile, ciclabile e pedonale, ma di ottenere un disegno di cintura a scala metropolitana ritagliato sulla reale disposizione degli spazi aperti ai margini della citt, inserito in uno schema generalmente a scala sovracomunale di sistemi verdi lineari di connessione. Anche in unaltra citt tedesca stata condotta unesperienza similare, sebbene a Monaco la cintura verde non abbia raggiunto un valore giuridico e sia rimasta una strategia alla quale per ogni piano attuativo deve uniformarsi; qui si inoltre sviluppato anche a livello comunale lintegrazione tra un disegno di cintura e un sistema di cunei verdi di penetrazione. Il Programma di Sviluppo del Land e il Piano Regionale di Monaco prevedono infatti la creazione di diciannove fasce verdi regionali al fine di garantire la tutela dellambiente, la salvaguardia degli habitat e il miglioramento del clima attraverso corridoi di rigenerazione; la conservazione di agricoltura e silvicoltura; la creazione di luoghi dedicati alla ricreazione accessibili con facilit; la protezione del territorio da unulteriore edificazione. Per evitare che la strategia di lunga durata stabilita a scala regionale sia disattesa, in sede di attuazione dei singoli progetti sono sviluppate una serie di misure tra cui la redazione di piani per le aree sensibili elaborati in accordo tra il Land, la Regione e la citt. I criteri stabiliti a livello regionale sono inseriti nel piano regolatore comunale che integrato dal piano paesistico. A livello comunale accanto al disegno di cintura, il Consiglio Comunale, gi dagli inizi degli anni Novanta, si impegna a creare quattordici corridoi verdi che si inseriscono dentro il tessuto urbano, costituendo una rete per una lunghezza totale di circa settanta chilometri e si integrano e si collegano ai corridoi verdi regionali. Nei corridoi verdi si considera prioritario il mantenimento delle aree boscate e dei campi coltivati; si parla infatti di trenngrn, verde divisorio, cio aree libere che devono essere tutelate per ostacolare il saldarsi delle periferie. Anche nei territori periurbani designati a cintura verde lagricoltura gioca un ruolo determinante; qui, infatti, le aree agricole spesso di tipo intensivo, con evidenti problematiche in termini di percezione e di qualit ecologica, sono riconvertite verso modalit di coltivazione compatibili, introducendo fonti di reddito alternative per gli agricoltori come la produzione e vendita di prodotti di qualit. Lo sfruttamento intensivo delle superfici per le attivit agricole ha inoltre condotto a una semplificazione semiologia ed ecologica del paesaggio che si intende superare attraverso il progetto di ricostruzione di siepi, filari alberati e macchie boscate.

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Figure 10 e 11. Anella verda dellarea metropolitana di Barcellona formata dalla continuit di aree naturali protette. La mappa della Green Belt londinese riportata nel sito web del North Mymms District Green Belt Society, lassociazione che si batte in difesa del suo mantenimento, al fine di individuare le aree che da sottoporre a vincolo di inedificabilit.

Tra le esperienze di fine Novecento da ricordare, infine, lAnella Verda di Barcellona fondato sulla contiguit dei parchi naturali del Montseny, del Montenegre-Corredor, del Garraf, del Montserrat e De Sant Lloren e di una serie di aree protette di dimensioni minori e di ambiti di connessione. Un sistema a scala regionale che coinvolge anche parchi urbani, come il Par de Collserola, una vera e propria isola verde di ottomila ettari gestiti da un Ente Metropolitano che rappresenta i nove Comuni interessati. Stimolante, nellesperienza di Barcellona, lapproccio al tema della creazione di una rete di continuit ambientale attraverso il collegamento di una serie di aree protette nella forma di un anello verde. Se le green belts inglesi difettano di quella ricchezza spaziale che Abercrombie con grande acutezza aveva delineato nel considerarle in associazione con altre categorie quali green wedges e parkways, mancando di fatto di progetto, le esperienze dei GrnGrtel tedeschi, pur mantenendosi a livello di strategia, definiscono un disegno di paesaggio - articolando differenze e annullando disarmonie - mettendo in evidenza come un schema circolare di spazi a corona della citt possa essere arricchito e integrato in modo efficace da sistemi verdi lineari e dimostrando la possibile applicazione in chiave del tutto contemporanea di un modello antico quale quello delle cinture verdi.

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Testo acquisito nel mese di marzo 2006. Copyright dellautore. Ne consentito luso purch sia correttamente citata la fonte.

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