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IL MARE
Ognuno di noi ha visto almeno una volta il mare! Oggi impareremo insieme molte notizie su di esso. Mare Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il mare a Capo Testa, in Sardegna

Barca a vela che solca il mare di fronte alle coste dell'isola di Procida

Mare messicano Il mare una vasta distesa di acqua salata convergente con i continenti e connessa con un oceano. Lo stesso termine alle volte usato per indicare laghi, normalmente salati, che non hanno sbocchi sull'oceano come ad esempio il Mar Caspio, il Mar Morto ed il Mar di Galilea. Il termine mare usato anche come sinonimo di oceano quando esprime un concetto generico, per esempio quando si parla dei mari tropicali o dell' acqua marina riferendosi a quella oceanica in generale.

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Mar Ionio, sulla costa di Catanzaro

Descrizione
Il confine tra acqua e terra denominato costa o litorale o "bacino" Il mare, non essendo solido, presenta vari movimenti delle acque che lo compongono e i principali movimenti sono: le onde (generate dal vento, dai terremoti e maremoti) le maree (dovute all'attrazione di alcuni corpi celesti, principalmente la Luna ed il Sole) le correnti marine (superficiali e sottomarine, causate dalle diverse temperature e salinit dell'acqua). Altri fenomeni marini che determinano dei movimenti delle acque sono gli uragani e le trombe marine. La condizione del mare determinata dalla scala Douglas. Sono suddivisi secondo l'oceano di appartenenza.

Oceano Pacifico
Mar di Bering Mare di Bismarck Golfo dell'Alaska Golfo di California Mare di Okhotsk Mar del Giappone Mar Cinese Orientale Mar Cinese Meridionale Mar Giallo Mare di Sulu Mare di Celebes Mare delle Molucche Mare di Ceram Mar di Bohol Mar delle Filippine Mar di Sibuyan

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Mar di Flores Mar di Banda Mare degli Arafura Mar di Giava Mar di Tasmania Mar dei Coralli Mare delle Salomone

Oceano Atlantico
Baia di Hudson Baia di James Baia di Baffin Golfo di San Lorenzo Mar dei Caraibi Golfo del Messico Mar dei Sargassi Mare del Nord Mar Baltico Golfo di Botnia Mar d'Irlanda Mare Celtico La Manica Mar Mediterraneo Mar Adriatico Mar Ionio Mar Ligure Mar Tirreno Mare di Corsica Mare di Sardegna Canale di Piombino Canale di Corsica Canale di Sardegna Mar di Sicilia Stretto di Sicilia Mare delle Baleari Mare di Alboran Mar Libico Golfo della Sirte Mar Egeo Mar di Levante Mar Nero Mar d'Azov Mar di Marmara

Oceano Indiano
Mar Rosso

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Mar Arabico Golfo Persico Golfo di Oman Golfo di Aden Canale del Mozambico Golfo del Bengala Mare delle Andamane Stretto di Malacca

Mare Glaciale Artico


Mar di Groenlandia Mare di Barents Mar Bianco Mare di Kara Mar di Beaufort Golfo di Amundsen Mar dei Chukchi Mare di Laptev Mare della Siberia Orientale

Mari Antartici
Mare di Weddell Mare di Ross

Mari senza sbocco sull'oceano Lago d'Aral


Mar Caspio Mar Morto Mar di Galilea

Mari extraterrestri
La Luna caratterizzata da varie configurazioni morfologiche chiamate mari. Sono stati chiamati mari perch il colore pi scuro faceva presupporre la presenza di acqua, nonostante si tratti in verit di pianure basaltiche. Sulla Luna presente dell'acqua sotto forma di ghiaccio; l'origine di tale ghiaccio dovrebbe essere dovuta a comete che si sono scontrate con il satellite in posizioni poco o per nulla irradiate dai raggi del Sole. Acqua liquida potrebbe essere presente sulla superficie o nel sottosuolo di molti satelliti, tra cui ricordiamo principalmente Europa, una delle lune di Giove. Si pensa che Europa ospiti al suo interno un vero e proprio oceano sotto la superficie ghiacciata, circondante tutto il satellite. Si pensa che sulla superficie di Titano siano presenti Idrocarburi liquidi, anche se sarebbe pi esatto descriverli come "laghi" al posto di

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"mari".

Studio del mare


Per approfondire, vedi Moto ondoso .

Lo studio del comportamento del mare, e dei suoi fenomeni sempre stato collegato con la navigazione, lasciata spesso alle considerazioni basate sull'esperienza dei marinai. Tuttavia a livello scientifico il suo studio non mai stato troppo sviluppato finch non c' ne stato l'interesse. Una prima grande campagna di ricerca venne fatta per poter prevedere le migliori condizioni per lo sbarco in Normandia della seconda guerra mondiale, altri fondi di ricerca furono stanziati dalle multinazionali nelle campagne di trivellazione delle piattaforme petrolifere dagli anni cinquanta ad oggi. Ancora oggi, gran parte delle ricerche si basano su considerazioni sperimentali e probabilistiche. Il movimento delle onde si definisce come moto ondoso e con le dovute approssimazioni il loro studio stato suddiviso in diversi tipi di onde, che si possono definire regolari[1] o irregolari[2].

Costa
Per approfondire, vedi costa .

La costa o litorale la linea di confine tra la terra e l'acqua di un oceano, golfo, mare o grande lago. Comprende sia la spiaggia sommersa che quella emersa e termina quando cambia l'assetto vegetativo o fisiologico. Le onde marine, il moto ondoso, le maree sviluppano fenomeni di trasporto dei sedimenti, che pu essere longitudinale o trasversale alla linea di riva. Sotto il profilo della pendenza di una spiaggia, essa pu essere divisa in dissipativa, intermedia o riflettente.[3]

Voci correlate
di argomento geografico: atollo, canale naturale, costa, fiume, golfo, isola, lago, oceano, onda marina, promontorio, scarpata continentale, stretto di argomento idrologico: acqua, corrente marina, marea, risacca, uragano Zona archeologica marittima Biologo marino Azione termoregolatrice del mare Moto ondoso Teoria lineare del moto ondoso Onda marina Spiaggia Costa

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Dipartimento della Protezione Civile


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Portale da Geografia Estratto "http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Mare&oldid=62712386" Portale Mare Categorie: Mari Ecosistemi Dopo aver imparato tante cose su come sono fatti i mari pensiamo alla sua tutela. Indicazioni operative del Capo Dipartimento del 12 ottobre 2012 per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici 12 ottobre 2012 Testo integrale Oggetto: Indicazioni operative per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici Il Documento stato inviato ai Presidenti delle Regioni e Province Autonome, ai Capi di gabinetto dei Ministri dellInterno, dellEconomia e delle Finanze, della Difesa, dellAmbiente e della Tutela del territorio e del Mare, delle Politiche agricole alimentari e forestali, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dei Ministri per gli Affari Regionali e per la Coesione Territoriale. stato inviato anche a Anci, Uncem, Upi, Prefetti e Commissari di governo per le Province Autonome. Gli eventi meteoidrologici avversi dellanno scorso hanno confermato lelevato stato di fragilit che caratterizza il territorio nazionale, la cui vulnerabilit si resa manifesta anche a seguito di precipitazioni atmosferiche non particolarmente intense. Infatti, si assiste con sempre maggiore frequenza ad un preoccupante e rapido susseguirsi di frane, inondazioni ed altri fenomeni di natura idrogeologica ed idraulica che causano al Paese una intollerabile perdita di vite umane nonch gravosi oneri economici e sociali. E da rimarcare, inoltre, come i sopra citati fenomeni si siano palesati in ambiti territoriali tra loro molto diversi in quanto a grado di urbanizzazione, densit abitativa, assetto geomorfologico ed orografico, caratteristiche idrografiche, etc. Talora, come si potuto constatare, frane ed inondazioni hanno sconvolto aree non interessate in precedenza da dissesti idrogeologici. In tale contesto ed in relazione allavvio della stagione autunnale ed invernale, si ritiene opportuno rivolgere alle Amministrazioni in indirizzo alcune indicazioni operative finalizzate alla previsione, prevenzione e contrasto dei predetti fenomeni idrogeologici ed idraulici, che tengano conto non solo delle esperienze maturate negli anni precedenti, ma anche delle innovazioni normative e istituzionali scaturite dalla recente riforma del Servizio nazionale della protezione civile, di cui al d.l. 59/2012, convertito,

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con modificazioni, dalla legge 100/2012. Come noto, tale disposizione normativa ha ridefinito e precisato gli ambiti di competenza del Sistema nazionale di protezione civile, nel pi ampio contesto di una politica integrata volta a prevedere, prevenire, mitigare e fronteggiare le conseguenze delle calamit naturali o antropiche, che vede attivamente coinvolti diversi attori istituzionali. E pertanto opportuno che vengano perseguite le pi ampie ed efficaci sinergie tra le diverse istituzioni ed organismi a vario titolo competenti in materia di previsione, prevenzione e contrasto del rischio idrogeologico. In particolare, sulla scorta di quanto previsto dalle normative europee di settore segnatamente la Direttiva europea 2007/60/CE - al fine di ottimizzare le risorse destinate alla riduzione delle condizioni di rischio residuo che interessano insediamenti ed infrastrutture di cruciale importanza pianificare ed attuare lottimale integrazione tra gli interventi strutturali (basati prevalentemente sulla riduzione delle condizioni di pericolosit) e gli interventi non strutturali, imperniati cio sulla riduzione temporanea delle condizioni di esposizione ed ascrivibili anche se non esclusivamente - alle competenze del sistema nazionale di protezione civile, cos come sancito, da ultimo, dalla citata L. 100/2012. Pertanto, ferme restando le rispettive e precise competenze assegnate per legge ai diversi enti ed organismi a vario titolo coinvolti nelle predette finalit, si auspica, nellottica del principio della leale collaborazione, il pi ampio, continuo e proficuo dialogo interistituzionale finalizzato ad individuare, programmare ed attuare, ognuno per quanto di rispettiva pertinenza, gli interventi necessari per la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico. In particolare, per quanto riguarda le attivit di prevenzione non strutturale di protezione civile, quanto mai doveroso che venga portato a compimento il sistema nazionale di allertamento di cui alla Direttiva PCM 27.02.2004 e s.m.i., recepito organicamente a livello di norma primaria dallart. 3-bis della L. 225/1992, cos come novellata dalla citata L. 100/2012. Un ruolo determinante in tale complesso disegno viene svolto dai Centri Funzionali, per i quali si auspica la prosecuzione del percorso istituzionale volto a raggiungere la piena autonomia operativa degli stessi, predisponendo le necessarie e idonee procedure finalizzate al sistema di allertamento regionale di protezione civile, consentendo cos il necessario raccordo tra le attivit di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze. E infatti affidato alla rete nazionale dei Centri Funzionali il compito di raccolta, elaborazione e diffusione agli Enti istituzionalmente competenti di dati, informazioni e conoscenze riguardanti gli scenari di rischio in atto e previsti, ai quali fanno riferimento determinati livelli di criticit. Gli elementi tecnici sopra citati sono necessari ai decisori per la tempestiva valutazione delle misure e degli interventi per la salvaguardia dellintegrit della popolazione e la tutela delle infrastrutture, degli insediamenti produttivi, etc., anche sulla scorta delle pianificazioni di emergenza alluopo predisposte. A tal riguardo, appena il caso di rammentare che, ai sensi della predetta L. 100/2012, entro l11 ottobre 2012, ciascun Comune avrebbe dovuto approvare, con deliberazione consiliare, il piano di emergenza comunale redatto anche secondo i criteri e le modalit riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della Protezione Civile e

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delle Giunte Regionali provvedendo alla verifica e allaggiornamento periodico di questo documento. I piani di emergenza comunali e provinciali costituiscono lo strumento fondamentale a disposizione delle Autorit di protezione civile per individuare le azioni da porre in essere in modo coordinato per fronteggiare sia gli eventi in atto, previsti, che quelli non prevedibili. Per consentire un intervento efficace ed il raccordo delle forze in campo sin dalle prime fasi di una possibile situazione di crisi necessaria lindividuazione del luogo di coordinamento da attivare, se del caso, anche in maniera preventiva. Particolare cura dovr essere rivolta allindividuazione di aree sicure, per le quali non sussistono condizioni di rischio idrogeologico o idraulico, ove poter dare assistenza alla popolazione evacuata (aree di accoglienza della popolazione) e garantire il raduno dei soccorritori e lo stoccaggio temporaneo delle risorse necessarie alla gestione dellemergenza (aree di ammassamento soccorritori e risorse). A tal riguardo opportuno che gli Enti territoriali redigano i rispettivi piani di emergenza non solo sulla scorta di una solida base conoscitiva, costituita dagli studi e dalle indagini disponibili (quali per esempio i Programmi di previsione e prevenzione o i Piani di Assetto Idrogeologico), ma anche facendo riferimento alla loro conoscenza diretta del territorio, inteso nel suo rapido e talora imprevedibile evolversi a seguito di trasformazioni naturali ed antropiche. E pertanto di fondamentale importanza che il piano di emergenza venga costantemente aggiornato, sia in relazione alle accennate trasformazioni del territorio, sia nella conoscenza della disponibilit delle risorse umane e materiali presenti sul territorio e dei relativi tempi e modalit di attivazione in caso di emergenza, come peraltro previsto dalla citata disposizione legislativa. E inoltre sempre pi evidente la necessit di prevedere, nellambito della pianificazione di emergenza, lattivazione di presidi territoriali che hanno compiti di vigilanza ed intervento tecnico, in particolare durante fasi temporalesche intense, svolgendo altres un prezioso ruolo di supporto tecnico al Sindaco per lattuazione di misure a salvaguardia della pubblica e privata incolumit. La funzione dei presidi territoriali si rivela particolarmente strategica nel caso di bacini idrografici di ridotte dimensioni, nei quali a seguito di precipitazioni intense, anche se di breve durata, si possono manifestare fenomeni repentini quali colate rapide di fango, esondazioni, erosioni spondali, etc. Giova rammentare a tal riguardo che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non possibile prevedere con sufficiente anticipo e precisione afflussi meteorici molto concentrati nello spazio e nel tempo; inoltre, come gi accennato, si constatato talvolta il verificarsi di dissesti idrogeologici in aree finora considerate non a rischio. Pertanto, il ruolo dei presidi territoriali nellassicurare lazione di vigilanza e di intervento tecnico in tempo reale assolutamente imprescindibile. Per le attivit di pianificazione di emergenza auspicabile che ogni Regione e Provincia autonoma svolga unazione di impulso, indirizzo e supporto alle attivit dei Sindaci, con il concorso delle Province, delle Prefetture Uffici Territoriali del Governo, delle strutture operative locali e del volontariato. A tal fine, di primaria importanza che standard, linguaggi e procedure di intervento vengano condivisi tra i diversi attori istituzionali coinvolti prevedendo, ove opportuno, listituzione di appositi tavoli tecnici,

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anche a carattere permanente, che procedano con regolarit alla verifica critica dei risultati raggiunti. Inoltre, sar utile che le Prefetture Uffici Territoriali del Governo assumano iniziative di sensibilizzazione e raccordo con le articolazioni territoriali delle strutture operative statali, affinch assicurino la consueta pronta operativit al verificarsi degli eventi. Al fine di massimizzare lefficacia della pianificazione di emergenza, altres di estrema rilevanza che la popolazione venga adeguatamente e preventivamente informata in ordine alle fenomenologie di rischio presenti sul proprio territorio nonch alle norme di comportamento da adottare ed alle misure da intraprendere previste dai piani di emergenza. A tal riguardo, si ricorda che lattivit di informazione alla popolazione rientra nelle dirette responsabilit del Sindaco ai sensi dellart. 12 della L. 265/1999 ed esplicitamente menzionata dallart. 3 della L. 225/1992 modificata dalla L. 100/2012, tra le attivit di prevenzione non strutturale di protezione civile. Nellambito della predetta attivit di informazione alla popolazione, particolare importanza dovr essere assegnata alla indicazione delle aree ove possano manifestarsi fenomeni calamitosi di natura idrogeologica o idraulica anche a mezzo di segnaletica monitoria o dispositivi ottici e/o acustici di segnalazione nonch alla diffusione di buone pratiche di comportamento. A tal fine i Sindaci dovranno censire con accuratezza le aree ove possano manifestarsi criticit e sensibilizzare la popolazione ad evitare lo stazionamento nei pressi di punti a rischio, quali ponti o rive di corsi dacqua in piena, sottopassi stradali, scantinati, coste esposte alle mareggiate, etc. Nondimeno, si ritiene opportuno non solo prevedere un ampio e sistematico coinvolgimento della popolazione, a mezzo di incontri, assemblee pubbliche, conferenze, etc. ma anche verificare lefficacia delle misure di emergenza effettuando periodiche esercitazioni. Nelleventualit di un evento calamitoso di natura idrogeologica o idraulica, lattivit di informazione alla popolazione dovr essere intensificata, prestando particolare attenzione allattivazione ed alla pubblicizzazione di ogni utile supporto alla popolazione: in tale contesto, si ritiene utile lattivazione di numeri di emergenza e di indirizzi di posta elettronica eventualmente diversificati per tematica e/o area geografica - ai quali i cittadini potranno far riferimento per contattare le Autorit locali di protezione civile. E altres di notevole importanza ai fini dellottimale dispiegamento del sistema di protezione civile lattivazione di appositi canali di comunicazione (siti web, contact center, etc.) mediante i quali diramare notizie e/o informazioni utili per la popolazione, ad es. comunicati ufficiali, modulistica, aree interessate dallevento, viabilit alternativa, canali per le donazioni, etc. A tal riguardo, ove la risposta operativa del sistema di protezione civile dovesse concretizzarsi in unattivazione delle diverse componenti e strutture operative e nella gestione di situazioni di emergenza, necessario che la suddetta mobilitazione avvenga in modo tempestivo e coordinato, in attuazione degli indirizzi operativi gi emanati in materia, secondo la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008 recante Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze. A tal fine, si sottolinea lesigenza di provvedere ad una verifica delle procedure di attivazione delle diverse componenti e strutture operative del Sistema nazionale di protezione

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civile, ponendo particolare attenzione alla tempestiva diffusione di notizie e segnalazioni di criticit ed allinterscambio di informazioni e di dati tra i diversi Enti territoriali coinvolti, nonch alla tempestiva comunicazione alla Sala Situazione Italia ed al raccordo con questo Dipartimento in merito ad ogni evento che possa costituire elemento di pericolosit per la popolazione, evidenziando le iniziative poste in essere e le eventuali criticit del sistema di risposta locale. A livello regionale e provinciale si vorr garantire, ove non gi effettuato, lattivazione in H24 delle rispettive Sale Operative di protezione civile fino a cessata esigenza, provvedendo a verificare lallertamento dei Sindaci e ad assicurare un costante flusso informativo, al fine di fornire alle Autorit locali le informazioni disponibili sulla situazione meteoidrologica in atto e prevista. A tale scopo necessario che i Sindaci individuino la struttura in grado di assicurare il corretto e puntuale recepimento della messaggistica del sistema di allertamento nonch di adottare le misure di vigilanza e controllo del territorio e tutela dellincolumit della popolazione. Il Dipartimento della Protezione Civile assicurer ogni dovuta collaborazione ed assistenza, nelle forme ritenute pi opportune ed efficaci, per garantire la compiuta attuazione di quanto contenuto nei presenti indirizzi operativi. Il Capo del Dipartimento Franco Gabrielli

Allegati
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Indicazioni operative per il rischio idrogeologico e idraulico del 12 ottobre 2012

Approfondimento rischi
Rischio meteo-idrogeologico ed idraulico Disposizioni generali Organizzazione Consulenti e collaboratori Personale Bilancio Provvedimenti Bandi di concorso Vantaggi economici Bandi e altre procedure Accordi non onerosi Affitti e locazioni Stati di emergenza Progetti europei

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