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il Ducato

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Mensile - 29 novembre 2013 - Anno 23 - Numero 8 Ducato on line: ifg.uniurb.it

Periodico dellIstituto per la formazione al giornalismo di Urbino

IL PAPA E IL VESCOVO

Monsignor Tani: Ci sta educando a sorridere


a pagina 2

IL PAPA E LA CITT

Urbinati senza dubbi: Proprio un uomo rock


a pagina 3

IL PAPA IN CONVENTO

Effetto Francesco
LEDITORIALE

Le Clarisse innamorate di Bergoglio


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IL PAPA E I MEDIA

Cos affascina giornalisti e intellettuali


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hanno definita la rivoluzione gentile del Papa venuto da lontano. Ma meglio non lasciarsi ingannare dal sorriso e dai modi affabili. Nei palazzi vaticani hanno cominciato a capire di che pasta fatto Papa Francesco. Un carattere forte e deciso, un uomo abituato a comandare e a decidere. Ci che chiede vuole che sia fatto subito e bene. Ascolta tutti, ma fa di testa propria. Dopo una messa nella chiesetta di SantAnna, in Vaticano, i cerimonieri gli hanno suggerito di non salutare tutti i presenti: lui andato in strada con i paramenti sacri ad abbracciare i fedeli. I liturgisti gli hanno suggerito di pronunciare lomelia dallo scranno riservato al Pontefice: lui non si scomposto, si alzato ed andato a predicare dal pulpito. un Papa profondamente diverso dal teologo e filosofo Ratzinger. Semmai ricorda Giovanni XXIII. Papa Francesco ha 76 anni,

di origini italiane, i suoi primi studi sono stati da perito chimico, a Buenos Aires usava la metropolitana, ha snobbato gli appartamenti papali, cucina da solo, va a letto alle 21.30 e si alza alle 4.30 del mattino, ama il tango che ballava con la fidanzata prima della vocazione. Ha fantasia e uno spiccato senso dellironia. Ricorre spesso a colorite espressioni di un dialetto ispanico usato dai portolotti di Buenos Aires. Rivolgendosi ai giovani ha chiesto di non balconear che, nel linguaggio degli scaricatori di porto, significa non stare a guardare alla finestra. Poi si raccomandato di fare ruido, cio di fare casino. Messaggi che hanno spopolato sul web, rilanciando linteresse allessere cristiani,

La rivoluzione dalla fine del mondo

cosa non affatto scontata in tempi segnati dalla secolarizzazione e dallindifferenza. Papa Bergoglio ha una vasta cultura, ma parla come un maestro elementare che vuole tradurre concetti difficili. Ad esempio, ai preti che si chiudono nella propria dimensione parrocchiale ha chiesto di non perdere troppo tempo a mettere i bigodini alle pecore. In un plenaria con i vescovi romani, a San Giovanni in Laterano, ha detto che bisogna andare incontro alle coppie di fatto e ai divorziati risposati. Di fronte a qualche cardinale sbigottito da una simile apertura ha aggiunto candidamente: Non siamo mica nel Medio Evo eh? Siamo nel 2013. In una messa mattutina a Santa Marta ha invitato i presenti al buonu-

more. Unaltra volta si lamentato per le facce di certi cristiani da peperoncino acido. andato gi pesante anche con le suore e i frati: li ha chiamati zitelloni. La chiave di lettura, forse, pi semplice di quanto certe analisi vorrebbero far credere. Tornando dal Brasile, ha detto ai giornalisti: Dobbiamo essere normali. normale che un Papa salga in aereo con una borsa con lagenda, il breviario, un libro e il rasoio (anche i Papi si fanno la barba!). normale anche che alzi il telefono per chiamare chi gli ha chiesto una parola di conforto. normale che in una societ ci siano i gay e che abbiano dei diritti. normale che le persone si sposino, divorzino e si risposino. normale che la donna abbia parit di ruoli e funzioni. Papa Francesco ha avviato questa conversione alla normalit delluomo e della donna che pensano, vivono, agiscono, sbagliano, cadono e si rialzano.

il Ducato

Colloquio con il vescovo di Urbino

Monsignor Tani e il Papa Ci educa al sorriso i fedeli sono entusiasti


MARISA LABANCA
ono molto felice e pieno di a s p e t t a t i v e aveva detto al Ducato monsignor Giovanni Tani, otto mesi fa, allindomani dellelezione di Jorge Mario Bergoglio. Oggi la sua gioia ancora pi evidente. Mi piace moltissimo papa Francesco dice il vescovo con un sorriso sulle labbra ci sta educando ad andare allessenziale, a essere molto vicini alle persone, ad avere sempre il sorriso, ad affrontare con determinazione anche le tematiche pi delicate con la consapevolezza che le soluzioni non saranno immediate. Ci sta educando ad avere pazienza, a saper attendere le novit non in maniera spasmodica, ma nel rispetto del tempo che occorre per farle maturare. Monsignor Tani, da due anni vescovo della diocesi di Urbino-Urbania-SantAngelo in Vado, ha maturato la sua fede prima di tutto in famiglia. Secondo di quattro figli, ha una sorella monaca carmelitana a Tolentino. Dopo lingresso in seminario sono arrivati gli studi teologici. Il mio percorso, per, non stato privo di momenti difficili, racconta il vescovo di dubbi e di asperit che ho superato anche grazie allo studio di Santa Teresa dAvila. Leggendo i suoi libri ho capito che la fede non un fatto intellettuale e concettuale, ma un percorso di vita. Monsignor Tani lei ha gi incontrato papa Franc e s c o, c o s h a provato? Ho visto il Santo Padre due volte. La prima, in occasione del pellegrinaggio organizzato il 17 aprile scorso per ludienza privata in Vaticano insieme ai fedeli delle diocesi di Fano e di Pesaro. In tutto partirono dieci pullman con oltre trecento persone. Quando gli ho stretto la mano per presentarmi mi ha detto, come fa sempre, di pregare per lui. La seconda volta, lho visto un mese dopo per la Visita ad Limina, un incontro periodico che tutti i vescovi fanno con il Papa per presentare le relazioni sulle rispettive diocesi. Ci ha fatto sedere in cerchio accanto a lui, stata una chiacchierata quasi informale sui problemi delle nostre

Su gay e divorziati Bisogna accogliere le persone per quello che sono

parrocchie e ci ha dato molti consigli. Poi ci ha parlato dei suoi progetti e delle questioni delicate che ha intenzione di affrontare. Larcivescovo di Milano Angelo Scola ha detto che grazie alleffetto Francesco le confessioni sono raddoppiate. successo anche a Urbino? S anche i parroci della mia diocesi mi hanno detto che sono aumentate le persone che si avvicinano alla confessione, ma gi la visita a Roma ha dimostrato il grande entusiasmo e la grande attesa che i fedeli hanno costruito intorno a papa Francesco. Merito forse anche della strategia comunicativa di Bergoglio? Il papa sta seguendo tutti i percorsi e gli itinerari possibili per far avvicinare la gente alla Chiesa. E la Chiesa dal punto di vista della comunicazione sempre stata puntuale, anzi forse ha anticipato alcune iniziative. Il Papa poi sa trovare il modo adeguato per arrivare al cuore dei fedeli, basti pensare alla domenica della misericordina: il rosario, la medicina che pu aiutare tutti. Quali sono secondo lei le differenze principali tra Bergoglio e il suo predecessore, Joseph Ratzinger? Ogni Papa porta il papato con le sue caratteristiche personali. Benedetto XVI ci aveva abituato al gusto della parola profonda, al pensiero elaborato, al dialogo con le religioni. Purtroppo in questo non stato seguito molto dalle grandi masse, ma chi lo ha ascoltato lo ha anche apprezzato. Papa Francesco si affida di pi ai gesti, alle parole suggestive piene di immagini, parole subito percepibili dalla gente, si lascia guidare dalla semplicit e dallimmediatezza. Ad esempio la frase non lasciatevi rubare la speranza uno slogan immediato che abbiamo ripreso anche noi in occasione della visita in Vaticano. Inoltre, le sue spiegazioni del Vangelo sono semplificate, le omelie ridotte a tre parole. Ricordo quando disse che ad una famiglia per vivere nellamore bastano tre parole: permesso, scusa e grazie. Lei li ha conosciuti entrambi, cosa hanno di diverso? Sono entrambi molto cordiali, solo che la cordialit di papa Francesco pi manifestata, pi espressa. Dei due ho cono-

Monsignor Tani durante la Visita ad Limina a Roma con papa Bergoglio

sciuto meglio Benedetto XVI perch quando ero rettore a Roma ci siamo incontrati almeno sei o sette volte, lho accompagnato negli spostamenti nei vari seminari e siamo stati pi volte a tavola insieme. Posso assicurare che molto pi piacevole sedere accanto a Benedetto XVI che accanto ad altri personaggi importanti. In questi primi otto mesi di pontificato, papa Francesco ha detto che sogna una Chiesa che sia come un ospedale da campo, capace di curare i cuori. Il messaggio stato accolto? Lo stile di papa Francesco cos forte che si comunica facilmente ai preti e ai vescovi. Io percepisco in loro un cambiamento, ma ovviamente non in tutti e non allo stesso modo. Secondo il Papa la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di andare incontro anche a chi finora non lha mai frequentata o se n allontanato perch si sentito giudicato. Il riferimento anche alle persone omosessuali e ai divorziati-risposati. Lei cosa ne pensa? Con la frase che il Santo Padre ha pronunciato di ritorno da Rio de Janeiro: Se una persona omosessuale di buona volont ed in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla, intendeva dire che ogni persona deve essere accolta come tale, senza fare categorie o esprimere giudizi che non lasciano spazio alla fiducia e alla speranza. Una cosa fare un discorso teorico sullomosessualit, altra

cosa incontrare la persona concreta. Da parte mia non esprimo nessuna preclusione, certamente cos come c una morale riguardo le persone eterosessuali, c una morale anche per le persone omosessuali. Su questo punto la Chiesa non ha mai cambiato la sua dottrina. E per quanto riguarda i divorziati? Non penso a cambiamenti epocali come la comunione ai divorziati. Ragionando in modo astratto, non sarei daccordo che i divorziati risposati possano fare la comunione perch solo conoscendo concretamente le persone si pu distinguere tra quelli che vivono questa condizione con superficialit e quelli che invece vivono situazioni sofferte. Mi piacerebbe che il Papa pensasse ad una facilitazione nel riconoscimento dellannullamento del matrimonio,almeno per le relazioni pi complicate. Bergoglio ha detto che necessario ripensare il ruolo della donna nella Chiesa. Qual il suo parere? Io credo che ci siano delle sensibilit femminili che potrebbero dare un grande contributo alla Chiesa. Nella mia esperienza di parroco ci sono state alcu-

Le riforme Siamo tutti in attesa di grandi novit organizzative e di dottrina

ne intuizioni, alcuni percorsi e suggerimenti che mi sono stati trasmessi proprio dalle donne. Grazie alla loro sensibilit ho visto le cose in un altro modo e in unaltra prospettiva. Bergoglio ha detto che la pastorale missionaria deve essere essenziale. Lei come prepara le sue omelie e cosa cerca di trasmettere? Io preparo le omelie guardando, pregando e riflettendo sul Vangelo. Cerco di non fare quadri espositivi dottr inali, mi concentro su alcuni aspetti del Vangelo, alcune parole, alcuni atteggiamenti di Ges e faccio delle riflessioni su questo. Credo che la semplicit sia il modo migliore per arrivare al cuore dei fedeli. Quali sono secondo lei gli appuntamenti che attendono Papa Francesco? Non so, siamo molto in attesa. Io personalmente aspetto riforme organizzative della Chiesa, sulla collegialit sia a livello centrale sia a livello delle varie conferenze episcopali. Certamente anche una riforma di alcuni aspetti della dottrina per approfondire il discorso sulla liturgia e per far avvicinare le persone alla comprensione della parola di Dio.

IL PAPA E IL VESCOVO
Parla la citt

Questo papa rock un gran go


LUCIA LAMANTEA
un figo, un grande. Ecco cosa pensano in tanti di Francesco, il Papa che da otto mesi il nuovo vescovo di Roma. Secondo gli urbinati papa Bergoglio sopratutto rivoluzionario, umile e carismatico. un pontefice rock e non convenzionale che riesce a portare un messaggio positivo anche a chi come Alice, studentessa di lettere moderne non credente: Se prima non mi interessavo molto di Chiesa, vedendo Francesco al lavoro mi sono sentita pi vicino a lui e al suo pensiero. Pochi lo criticano o sono indifferenti, qualcuno si lamenta: Per i poveri non fa niente nessuno, ma il giudizio di base resta positivo ed entusiasta. Sta mostrando il lato umano della Chiesa, anche ci che prima era ritenuto un tab con lui smette di esserlo e questo lo avvicina ai giovani il parere di Angela, al secondo anno di lingue. Un ottimo comunicatore, riesce a entrare con grande facilit negli animi delle persone, non si pu rimanere insensibili, un personaggio di grande carisma, buone visioni e di grande umanit racconta Claudio Boni tra una schedina e laltra della sua tabaccheria. Gli vogliamo tutti bene per questa sua semplicit e per la sua partecipazione sofferente alle tragedie del mondo dice Rosalba Luni. Vittoria Gamba, che ha un negozio di abbigliamento in Corso Garibaldi, una delle sue fan pi entusiaste: papa Francesco il massimo, la degna coronazione del cammino che era partito con Wojtyla, gi il suo nome lemblema della rivoluzione che vuole portare nella Chiesa. E un Papa relativista suggerisce uno studente di filosofia. Mi piace il suo sistema di pensiero, come vede il mondo e la societ, poi un italo argentino come me sorride Paola Belpassi. C stato un bel cambiamento dallultimo Papa, Francesco pi in sintonia con le persone, secondo Mirco Piccini. il Papa che ci voleva, molto umano, dimostra umilt e nessun distacco da quelli che soffrono. Ha un carisma che coinvolge,

Bergoglio sa ascoltare e con lui in Vaticano le persone si sentono accettate

UNA BANCA DI TROPPO

CHI SONO IO PER GIUDICARE?

Atei: Operazione di immagine


Tanti proclami, ma servono i fatti per un vero cambiamento. Questo il pensiero di molti atei sul nuovo papa. LUnione degli atei e agnostici razionalisti non ha un suo nucleo a Urbino, ma solo qualche simpatizzante. Secondo Giorgio Gioacchini, coordinatore del circolo Uaar di Ancona, sui diritti degli omosessuali, aborto, testamento biologico ed eutanasia la Chiesa ha fatto poche aperture. Nelle Marche, per esempio, c un problema di reperibilit di medici obiettori. Una donna di Jesi ha aspettato giorni perch un medico obiettore da fuori regione le praticasselinterruzione di gravidanza. Anche il Collettivo per lAutogestione, associazione di studenti dellUniversit di Urbino, considera lelezione di Bergoglio unoperazione di immagine. Non basta che Papa Francesco dichiari gli attivi della Banca vaticana spiegano bisognerebbe semmai chiedersi perch la Chiesa cattolica ha una sua banca. (m.m.)

Gap: Soltanto belle parole


Le frasi di papa Francesco sugli omosessuali sono solo unoperazione di marketing. A dirlo Valentina Berrugi, 25 anni studentessa di lingue aziendali a Urbino, una delle fondatrici del Gap, lassociazione studentesca Gay and Proud. La frase di Bergoglio, che ha dichiarato di non poter giudicare nessuno tanto meno un omosessuale, per lei Non sono unapertura, ma un tentativo di redimere chi si era gi pentito della propria natura. Di concreto c poco e non denirei tutto questo una svolta o un cambiamento, solo tante belle parole. Il gruppo universitario, che riunisce studenti Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), nato a Urbino a settembre di due anni fa, unassociazione contro le discriminazioni di genere. E laico e aperto al dialogo: Non vogliamo creare conitto - continua Valentina - ma le cose ancora non stanno cambiando e la gente lo deve sapere, per ora si tratta solo di unoperazione pubblicitaria. (l.l.)

racconta Maria Teresa Romanetti. Un Papa eccezionale, un Papa che mi commuove dice Vittorio Marcucci, mostrando le foto di quando anche lui ha indossato gli abiti religiosi interpretando proprio un cardinale nella rievocazione storica della citt. Secondo Piergiorgio Grassi, direttore dellIstituto Superiore di Scienze Religiose dellUniversit di Urbino, papa Bergoglio amato molto perch le persone si sentono ascoltate, accettate, e perch il pontefice si rivolge loro con un linguaggio diretto, semplice e profondo allo stesso tempo, un linguaggio che ricorda da vicino quello del Vangelo, fatto di p a r a b o l e , immagini e metafore. papa Francesco si pone nella direzione del Concilio Vaticano II, confermando la ricerca del dialogo con le altre religioni e con i non credenti. Non viene negata la dottrina della Chiesa - puntualizza il professor Grassi - ma viene posto laccento sullimportanza del Vangelo e della sua annunciazione. Gli interventi che sono in atto, come la riforma della Curia, dello Ior, la ricerca di maggiore spazio per le donne, hanno lo scopo di rendere pi snella e agile tutta la realt della Chiesa. Le novit arriveranno per gradi ma la strada sembra essere delineata molto bene. Le tematiche che da tempo erano rimaste sullo sfondo o in sospeso oggi si stanno affrontando. Credo che lumanit di papa Francesco spiega Grassi - sia dovuta in parte anche allesperienza pastorale molto forte nei barrios argentini di Buenos Aires, che hanno dato allallora cardinal Bergoglio la consapevolezza che il mondo abbia bisogno di una proposta evangelica pi semplice e diretta, ma allo stesso tempo anche pi profonda e irradiante. sicuramente in atto un cambiamento, bisogner vedere fino a che punto si riuscir ad incidere in profondit, avendo ben chiaro che la Chiesa fatta di persone che hanno i loro limiti, le loro difficolt e che devono convertirsi insieme, nel senso di muoversi insieme, verso un obiettivo comune.

il Ducato

Parla Ahmed El Rhaidouni, lImam di Fermignano, guida di 300 islamici

Non posso giudicare il Papa


La moschea ricavata da una vecchia palestra di via Donizetti, comprata nel 2011 con una sottoscrizione
TOMMASO CHERICI
Fermignano sono le otto di sera. La palazzina di cemento che sorge tra via Donizetti e via Metauro si svuota. Ledicola ha gi tirato gi la saracinesca. Il bar di fianco mette dentro i tavolini e le sedie. Il supermercato resta aperto solo qualche minuto in pi per i ritardatari che ancora devono fare la spesa. Ma al secondo piano della palazzina a questora che si accende una luce, e un gruppo di persone si riunisce per pregare. E l che da due anni Ahmed El Rhaidouni, limam di Fermignano, raccoglie i fedeli di Allah. E l che da due anni sorge la moschea dove tante famiglie islamiche si ritrovano per la preghiera della sera. Sono quasi 300 gli islamici che vivono tra Fermignano e Urbino. E in quelle stanze che prima erano una palestra fanno rivivere la propria cultura e la propria fede. Abbiamo raccolto fondi per quasi quattro anni spiega Ahmed ognuno ha donato quel che poteva. Poi finalmente a dicembre del 2011 abbiamo potuto comprare il locale di via Donizetti. E un locale un po spoglio ma c quanto basta per dare vita a un luogo di preghiera. Fuori dalla porta una lunga fila di scarpe: sui variopinti tappeti della moschea si cammina scalzi. Allinterno la sedia dove si siede limam, versetti del corano appesi alle pareti e una tenda che divide uomini e donne. C anche uno spogliatoio perch, prima di iniziare la preghiera, ogni buon musulmano deve lavarsi. Tra questi uomini e tra queste donne si parla poco di Bergoglio. Laria di novit che Papa Francesco ha portato nella chiesa cattolica sembra essere passata inosservata nella comunit islamica. E ancora presto per giudicare questo papa continua Ahmed tutti sono bravi a parlare ma poi quello che conta sono le azioni. Nella sua mente ancora viva limmagine di Giovanni Paolo II: Wojtyla si comportato benissimo. Ha viaggiato, incontrato chi soffriva. Un papa dovrebbe sempre pensare agli altri. Ahmed nato in Marocco 43 anni fa. Erano gli anni settanta, e anche per il Marocco erano anni di piombo. Tentativi di golpe militari e repressioni violente infuocavano il regno di Hassan II. Quando aveva poco pi di venti anni Ahmed decise di venire in Italia, a Urbino. Qui non cera un imam e Ahmed decise di prendersi questa responsabilit. E un ruolo molto simile a quello del prete ma dice Ahmed accennando un sorriso io posso avere una famiglia. Ahmed un esempio del dialogo interreligioso: Parlo spesso con il parroco e con i Testimoni di Geova. Io stesso ho letto molte cose sul cristianesimo, sullebraismo e sul buddhismo. E adesso sono pi tranquillo e pi convinto della mia scelta spirituale. Siamo tutti fratelli, qualcuno ha preso la strada giusta, altri no. Anche a Fermignano, c stato qualcuno che ha cambiato strada. Qualche anno fa ho conosciuto un italiano che ha deciso di convertirsi allIslam. Prima non sapeva nulla di questa religione, poi ha letto il corano e ha scelto di convertirsi. Bisogna documentarsi, conoscere i testi e Ahmed, nei suoi ritagli di tempo, raduna nella moschea i pi piccoli e gli insegna a leggere il corano. Spesso la gente non conosce bene la nostra religione conclude Ahmed a volte chi si dice musulmano non mette in pratica gli insegnamenti della nostra fede ma lIslam parla soprattutto di pace.

Francesco spirituale
I buddisti (pochi) promuovono le sue aperture
STEFANO CIARDI
nche se molti possono pensare che il buddismo in Italia sia una religione solo allappannaggio di qualche personaggio famoso come Sabina Guzzanti e Roberto Baggio, la comunit buddista italiana molto ampia e ha un grande centro proprio a Pesaro. I praticanti di questo centro che accoglie anche alcuni urbinati hanno deciso di fare proprio lappello di Papa Francesco per il digiuno del 7 dicembre a favore della Pace tra i popoli. difcile non essere daccordo con questo papa ha detto Giorgio, il responsabile del centro di Pesaro esprime una spiritualit semplice ma potente, carica di gesti simbolici capaci di arrivare a tutti, sia agli atei che ai credenti di altre religioni. Il Buddismo nasce nel VI secolo a.C. da lontano, in India, sotto la predicazione dellasceta Siddhartha, che assunse poi il nome di Budda, il risvegliato. Dopo una giovinezza spesa nel lusso sotto la tutela del padre si allontan dalla societ per dedicarsi ad una vita di meditazione

solitaria, che interruppe dopo unilluminazione avvenuta sotto un albero di co. Da l comincio la sua predicazione e apr la sua prima scuola, che accoglieva anche le donne. Il Sangha Loka di Pesaro (il luogo dellincontro), nato 15 anni fa con orientamento tibetano, molto aperto al dialogo interreligioso e al rispetto delle altre confessioni. Dal 2005 la comunit di Pesaro ha scelto di aderire alla costituzione di Sangha Rime Italia, rifacendosi alla comunit spirituale sviluppata in Francia sotto limpulso del grande maestro tibetano Kalu Rinpoce e di uno dei suoi principali eredi spirituali, Lama Denys Tendrup. Papa Francesco, grazie al suo modo informale di porsi, apparso subito come un modo migliorare ancora di pi la cooperazione tra le due religioni. Come ha ricordato ancora Giorgio, anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si erano aperti verso il buddismo, ma il nuovo pontece ha una marcia in pi: grazie alla sua grande carica rivoluzionaria, Francesco in grado di mostrare laspetto pi spirituale e umano della chiesa, capace di creare un contatto profondo con tutti.

IL PAPA E IL DIALOGO
Lopinione dellebraicista Cova

a Buenos Aires che parte il dialogo con Bergoglio


SILVIA COLANGELI

M
Qui non riposano gli ebrei
Il cimitero chiuso. Troppi vandali e squilibrati
lle pendici del Monte degli Ebrei, nelle campagne di Urbino, c un cancello di ferro alla base di una collinetta che nasconde un cimitero poco vistoso. Un grosso lucchetto di metallo blocca linferriata su cui campeggia una stella a sei punte: il simbolo, come un guardiano, divide questa parte di mondo da quel nido protetto. Oltre quella stella di Davide rivolta verso Gerusalemme le lapidi sono sparse alla rinfusa e il muschio si ormai impadronito della pietra. Questo luogo in funzione, ma il cancello rimane chiuso al pubblico perch troppe volte i vandali hanno sfregiato le tombe. Ma le visite sono autorizzate ai parenti che vogliono mantenere un colloquio ideale con i defunti. Il cimitero ebraico di Urbino visibile oggi stato edificato nel 1874 nella localit di Gadana, poco lontano da quello trecentesco, abbandonato perch costruito su un terreno troppo friabile. Il numero dei sepolti molto pi alto di quello delle lapidi a causa delleditto contro gli ebrei emanato da Pio VI nel 1775, periodo in cui Urbino era soggetta allo Stato Pontificio: secondo questo editto, in linea con lantisemitismo della Chiesa del tempo, era vietato scrivere sulle lapidi il nome del defunto, in modo che di esso si perdesse ogni traccia. Solo le tombe dei rabbini e dei sapienti erano esentate da questo decreto. Leditto fu emanato negli stessi anni della

Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo e del Cittadino, redatta dallassemblea nazionale costituente di Francia. Mentre nel testo francese cera scritto che lignoranza, loblio o il disprezzo dei diritti delluomo fossero le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, in quello del papa Pio VI si condannavano gli ebrei che facevano cortei funebri ad essere torturati con cera bollente e ad altre punizioni corporali. Il cimitero ebraico di Urbino molto ristretto e le lapidi sono attaccate luna allaltra; una caratteristica tipica dei cimiteri riservati agli ebrei di tutta Europa, costretti a seppellire i propri morti allinterno degli angusti spazi del ghetto. Il cimitero ebraico di Praga ne un famoso esempio: in alcuni punti le lapidi si sovrappongono per nove strati di sepoltura. Quasi nessuno degli ebrei della zona deportati durante la seconda guerra mondiale stato sepolto in questo cimitero, perch in pochi sono riusciti a tornare vivi; la maggior parte sono rimasti inghiottiti dai lager nazisti quasi 70 anni fa. Su una delle lapidi rimasta la piccola immagine di una bambina dai capelli scuri e ricci, contro le regole dei cimiteri ebraici, che vietano lesposizione di foto sulle tombe. lunica fotografia, ma senza nome e con una memoria nascosta. (s.c)

LOSTIA PROFANATA

La predella del XV secolo eseguita da Paolo Uccello uno dei pezzi pi famosi della Galleria Nazionale delle Marche. Pur narrando un tema tipico dellantigiudaismo medievale, esponendolo davanti alla comunit, Federico da Montefeltro intendeva rassicurare gli interlocutori israeliti che i rapporti sarebbero rimasti cordiali per chi avesse rispettato la legge. ll Duca, contemporaneamente, intendeva mostrare fedelt allo Stato Ponticio, ben pi rigido nei confronti degli ebrei.

os e r a luom o p i umile che ci fosse sulla terra. Lo ha detto e scritto Bergoglio in tempi non sospetti, quando viveva ancora in Argentina e operava come vicario nella diocesi di Buenos Aires, mantenendosi in costante contatto con Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico latinoamericano. A suggerirci la lettura del saggio che nato da questo dialogo e a parlarci di come lultimo pontece stia impostando il dialogo coi seguaci dellAntico Testamento Gian Domenico Cova, esperto di cultura e religione ebraica e docente dellIstituto Superiore di Scienze religiose di Urbino: Se possibile segnalare un aspetto che distingua lattitudine di papa Bergoglio da quella dei suoi predecessori, occorre rifarsi al suo precedente servizio di vescovo in Argentina. Ratzinger e Wojtyla sono stati vescovi per pochi anni, mentre il papa, durante il ventennio del vicariato, aveva gi fatto propria la missione di mettersi in relazione con la comunit ebraica che viveva accanto alla sua chiesa di Buenos Aires. Sin dal discorso dinsediamento Francesco ha sottolineato la continuit tra il servizio petrino e lepiscopato romano. Forse dal suo ponticato ci si pu attendere un esercizio esemplare del dialogo ebraico-cristiano, in particolare attraverso la chiesa locale chiarisce Cova sono azioni coerenti non solo col suo passato, ma con quanto hanno fatto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Dal Concilio Vaticano II in poi il dialogo fra cattolici ed ebrei ha seguito una linea costante di approfondimento, smentita solo da alcune smagliature che le due parti hanno sempre dichiarato superate. Lo stesso riferimento ai fratelli maggiori riprende un detto ormai famoso di Giovanni Paolo II. Il professore fa poi un salto indietro di 600 anni, spostandosi a un altro periodo in cui il dialogo e la convivenza fra cattolici ed ebrei fece enormi passi avanti: Non solo qui, ma anche in altre parti dItalia, le comunit ebraiche prosperavano nello spirito di tolleranza tipico del Rinascimento. Il Ducato di Urbino, anche sotto questaspetto, era considerato un modello. Federico da Montefeltro, che govern dal 1444 al 1482, invit gli ebrei a trasferirsi nelle sue terre, permettendogli di praticare liberamente le attivit commerciali e artigianali. Sul nire del XV secolo gli israeliti costituivano un terzo della popolazione della citt. Alcuni di loro sedevano

anche a corte come consiglieri per le questioni nanziarie. Ce lo indicano cognomi di provenienza come DUrbino, Urbini, Cagli, Pergola. Anche Orece e Sarto ricordano loro antichi mestieri. Da kasher, che in ebraico signica conforme e con cui si indica il cibo tradizionale, viene il detto locale en (non ) tant cascirro usato nei riguardi di una persona poco raccomandabile. Ma un dipinto che ancora una volta aiuta a capire la complessit dei rapporti fra la comunit ebraica e quella cattolica. LOstia profanata di Paolo Uccello parte della Pala del Corpus Domini, opera eseguita insieme a Giusto da Gand nel 1467-1468. Il pittore ha rappresentato uno dei racconti pi famosi dellantigiudaismo medievale, ispirato alle vicende di un ebreo parigino, in sei scene divise da rocchi lignei a torciglione dipinti. Il colore dominante il rosso. Nella prima scena ci si trova in un banco di prestito ebraico. Il contesto non cristiano evidente grazie a tre dettagli: lo scorpione sul camino (simbolo dellantigiudaismo), la testa di moro e la stella. Sta avvenendo una vendita sacrilega di unostia consacrata da parte di una donna che riceve in cambio una borsa di denaro. Nella seconda scena, intitolata la cattura dellebreo, si vede linterno della casa dove si sta cuocendo lostia in un pentolino sul camino. Questa, essendo corpo di Cristo, fa uscire sangue, che invade il pavimento e arriva n oltre la soglia dellabitazione, dove un gruppo di persone richiamato allattenzione e tenta di entrare nella casa sfondando la porta. Nella quarta scena, sullo sfondo di un lontano paesaggio campestre, sta per avvenire limpiccagione della donna che aveva ceduto lostia, con la presenza di un angelo che sembra suggerire una possibilit di redenzione. Nella quinta scena, alla presenza di soldati, lebreo, la moglie e i loro due glioletti sono giustiziati sul rogo. Nellultima gli angeli e i demoni si contendono lanima della donna sacrilega, allombra di un altare sotto un abside molto simile a quello della riconsacrazione. Il periodo di prosperit per gli ebrei termin con lannessione del Montefeltro ai territori della Chiesa (1631), a cui segu il progetto del ghetto, istituito ufcialmente due anni dopo tra Porta Valbona e Via Stretta, dove fu costruita la sinagoga, che si trova al numero 43. Entrando dallingresso principale possibile notare sulla parte sinistra una lapide, dove sono incisi antichi caratteri ebraici. C scritto: I Duchi di Urbino diedero generosa ospitalit nelle loro terre agli ebrei altrove perseguitati.

il Ducato

Dietro le grate del convento delle Clarisse di Mercatello sul Metauro

Francesco un dono di Dio


Le religiose sono trenta. Le vocazioni per le sorelle francescane di Santa Chiara sono stabili
FRANCESCO CREAZZO
suore ad essere madri e non zitelle, ci ha dato la conferma che essere suore, anche di clausura, qualcosa che si fa per gli altri. Francesco anche un Papa che riempie le chiese: Si creato un grande affetto attorno a questo Papa - spiega suor Lavinia, la madre superiora - i sacerdoti mi confermano che molta pi gente va a confessarsi da quando Francesco stato eletto, molta pi gente si riavvicinata alla grande madre Chiesa, anche molti giovani. Quegli stessi giovani che sono al centro dei pensieri del Papa e al centro delle preghiere delle Clarisse di Mercatello: secondo suor Marilena il problema dei giovani che molti non hanno uno scopo nella vita, non credono ai propri sogni, non riescono a pensare se stessi in relazione a un progetto, sia un progetto divino che li ha messi al mondo, sia a un proprio progetto personale. Pi pratica, invece, suor Lavinia:Il problema principale la mancanza di lavoro che li prova della dignit e li fa soffrire, come del resto ha detto anche il Papa durante un Angelus di qualche mese fa. E la pi grande tragedia per i ragazzi, in questo momento.

apa Ratzinger ha zappato a fondo, ha tirato su la melma e se ne sentita la puzza. Non sono le parole di un opinionista televisivo ma quelle, pronunciate dietro le inferriate del convento delle Clarisse Cappuccine di Mercatello sul Metauro, di Raffaella, una giovane monaca che vive con altre trenta sorelle a poche decine di chilometri da Urbino. Allentrata del piccolo monastero si viene accolti da una suora alla ruota, il piccolo marchingegno che serve a far passare oggetti dallinterno allesterno e viceversa. la suora a dare al visitatore la chiave per entrare nel parlatorio, una stanzetta arredata in modo essenziale. Una delle quattro pareti occupata quasi interamente da una grata in ferro battuto. Dietro di essa le suore parlano come se quella grata, simbolo di una vita monastica, non esistesse.Il gesto di umilt e rinuncia di Benedetto XVI ha spianato la strada a Francesco: io credo che lo Spirito Santo abbia creato una catena che ci ha portato a questo Papa. Un Papa dallo spirito francescano proprio come loro, le clarisse, monache cappuccine il cui ordine stato fondato proprio dalla compagna spirituale di San Francesco dAssisi, Santa Chiara. Francesco - dice suor Marilena, poco pi di 30 anni e voce potente - ci d speranza in una Chiesa nuovamente umile, semplice e povera, pi vicina alla struttura evangelica, quella voluta da Ges. Non osavo sperare in un regalo cos grande da parte di Dio. Dietro le grate del convento gli occhi delle suore di Mercatello si illuminano nel parlare di papa Bergoglio: Ha fatto di San Pietro una casa per i fedeli che vi si accampano - spiega suor Samuela - per noi religiosi di questo vecchio continente una cosa nuova e sconvolgente: dice basta agli orpelli e alle regalit e cammina con la gente. Noi leggiamo ogni giorno con interesse la predica di Santa Marta (il convento dove ha scelto di abitare papa Francesco, ndr) perch ci da un concreto nutrimento per la nostra vita spirituale, ne parliamo con gioia persino nelle nostre ore libere, a ricreazione. Con la sua coerenza richiama allordine anche noi. La vita delle Clarisse, che aderiscono alla regula monastica del fraticello di Assisi, scandita dalla preghiera: sveglia alle 6,30, poi le lodi, la messa e lesposizione eucaristica, a mezzogiorno lOra Media e poi a pranzo in refettorio, dove una sorella legge i giornali, e cos avanti per tutta la giornata no alla Compieta serale e al silenzio no alluna di notte, ora in cui si recita il Mattutino. in questo tipo di attivit che, probabilmente, sentono di pi lintervento del nuovo pontece: La frase che mi ha colpito di pi nora - racconta ancora suor Raffaella - quella con cui ha invitato noi

Due suore Clarisse. La clausura non ha mai impedito accoglienza e cordialit

Vita e storia di un francescano doc, il beato Brancorsini

Sante, luomo che dom i lupi


D
a Urbino a Mombaroccio la strada non lunga, appena 45 minuti di macchina. Ma quando ancora lautomobile era solo un miraggio bisognava farsela a piedi. Cos fece un ragazzo poco pi che ventenne che nel 1329 decise di partire con un sacco in spalla dalla sua casa di Montefabbri per rifugiarsi nel convento che di l a poco avrebbe preso il suo nome. Quel giovane si chiamava Giansante Brancorsini, meglio conosciuto come Beato Sante, il francescano amico degli animali. Da allora molte cose sono cambiate, lasfalto ha preso il posto dello sterrato, le macchine quello dei carretti ma gli aceri i castagni e le roverelle che incorniciano il santuario sono sempre gli stessi. Saliti i tornanti, sulla destra della piazzetta, svetta una statua che racconta il miracolo pi curioso del Beato, una storia diventata una delle pi raccontate ai bambini del paese: dopo una lunga giornata di pellegrinaggio, Sante e il suo fedele somarello stavano facendo ritorno verso il convento quando allimprovviso, nel bosco, un lupo affamato attacc lanimale e lo uccise. A quel punto il frate addolorato, cominci a parlare con il lupo: Tu hai fatto un danno a tutta la comunit. Ora devi riparare. Ti caricher delle bisacce e mi accompagnerai in convento. Le sue dure parole fecero il miracolo e linferocita fiera si trasform in un docile agnellino, che da quella volta fu sempre a servizio di Sante. Il convento rappresenta per gli abitanti di Mombaroccio un vero punto di riferimento, infatti sembra che siano stati gli abitanti del castello a chiedere a San Francesco dAssisi di inviare alcuni suoi frati per fondare un cenobio sul colle Scotaneo. La prima chiesa oratoria venne costruita nel 1223 da un gruppo di frati francescani. Da allora diventata un centro di raccolta per la comunit del paese e non solo. Oggi il santuario conta dalle 50 alle 60 mila presenze lanno, fedeli e curiosi arrivano da tutta Italia e molto spesso anche dalla Germania, dalla Francia o dal Lussemburgo. Ci sono pellegrini che durante le giornate primaverili ci vengono a piedi, altri in pullman ma il periodo dellanno pi popolato sicuramente il mese delle celebrazioni agostane. La prima domenica dagosto dedicata a tutti i bambini, il giorno in cui i genitori si caricano sulle spalle i loro figli e riempiono il piazzale davanti la chiesa per ricevere la benedizione. La cerimonia pi suggestiva invece quella che vede protagonisti i migliori amici del Beato. Cani, gatti, lupi, serpenti, conigli, cavalli. Tutti gli animali sono ben (m.g) accetti

HORROR NELLA CAPPELLLA

Mummie Show
Se il Priore Vincenzo Piccini fosse nato 150 anni pi tardi, probabilmente sarebbe stato un regista horror. stato lui ad avere la macabra idea, nel 1833, di decorare la Cappella Cola di Urbania (oggi conosciuta come Chiesa dei morti) con i corpi estratti dai sepolcri pi vicini. Si tratta di mummie naturali: una speciale muffa contenuta nel sottosuolo aveva prosciugato i corpi salvandoli dalla decomposizione. Alcuni dei cadaveri mummicati sono vestiti con i paramenti della Confraternita della Buona Morte, fondata proprio a Urbania nel 1567. Tra i compiti della confraternita, cerano il trasporto gratuito e la sepoltura dei morti, specie degli indigenti, lassistenza dei moribondi e la registrazione dei defunti in uno speciale libro. Le mummie di Urbania accolgono oggi il visitatore ognuna con la propria storia: dalla giovane donna morta di parto allo sventurato che, si racconta, fu sepolto vivo in stato di morte apparente. (f.c.)

IL PAPA IN CONVENTO

Da sinistra, in senso orario, la Chiesa sotterranea, la biblioteca con libri antichi e il monastero visto dallalto

Nel monastero di Fonte Avellana il bed and breakfast dello spirito

Cos metto in forma lanima


In compagnia di frati anziani e giovani vocazioni: sette giorni di ora et labora per famiglie coppie e single
MONICA GENERALI VALERIA STRAMBI
poche curve da Se r ra Sa n t Ab bondio, alle pendici del Monte Catria e immerso nel bosco, c un luogo in cui possibile fermarsi per poche ore o per una settimana. Non un albergo, ma il monastero camaldolese di Fonte Avellana, fondato alla fine del X secolo da un gruppo di eremiti. Oggi ci vivono 8 monaci e 4 novizi, ma in alcuni momenti dellanno le porte si aprono a chiunque voglia trascorrere un periodo di riflessione lontano dal mondo. Sono disponibili fino a 70 posti letto divisi in camere per ospitare famiglie, gruppi, coppie o singoli che in quei giorni vivono come se fossero monaci. Dei nostri visitatori lottanta per cento proviene da altre regioni racconta il Priore Gianni Giacomelli vengono dallUmbria, dalla Toscana ma anche dallestero. Quando arrivano qui si fondono con la comunit, a ciascuno viene affidato un compito, proprio come insegnano le nostre regole. Tutti vivono seguendo la filosofia dellora et labora. La giornata comincia con la sveglia allalba e viene scandita da tre momenti di preghiera collettiva: le lodi delle 7.30, le ore di ascolto delle 12 e il vespro con leucarestia delle 18.30. Il sabato invece il giorno del silenzio liturgico, pensato cio per la preghiera personale. Ogni monaco si ritira nella propria cella per riflettere continua il Priore siamo lunico monastero in Italia ad monaco camaldolese veste in jeans e maglione, soltanto quando viene celebrata la messa porta la cocolla, unampia mantella chiusa con il cappuccio. Da qualche anno la comunit si arricchita. Oltre ai monaci anziani che sfiorano i 90 anni, ci sono anche alcuni trentenni che stanno intraprendendo il cammino del noviziato. La vita dei camaldolesi richiede un impegno di fede e sacrificio molto forte dice Graziano Ilari per questo, a differenza di quanto avviene negli altri ordini, i monaci tendono ad accogliere novizi non troppo giovani. E difficile pretendere che un diciottenne viva qui tutto il giorno. In Italia ci sono altri quattro monasteri di ordine camaldolese. Il pi importante e il pi antico, insieme a quello di Fonte Avellana, quello di Camandoli in provincia di Arezzo. Appartengono invece al tardo medioevo il monastero di San Gregorio al Celio a Roma e gli eremi di Monte Giove a Fano e di San Giorgio a Bardolino in provincia di Verona. Anche allestero esistono comunit di camaldolesi, da Boston a San Francisco, dal Brasile allIndia fino alla pi recente nata in Tanzania solo quattro anni fa. I diversi monasteri dialogano tra loro attraverso incontri che avvengono periodicamente. Ogni sei anni a Camaldoli c il capitolo generale, un appuntamento in cui vengono date le linee guida per tutte le diverse comunit. Il prossimo sar nel 2017. I cinque monasteri italiani per si riuniscono pi spesso, ogni anno per la formazione permanente e ogni 3 per dar modo a priori e maestri di discutere landamento della vita monastica.

ASTRAZIONI

Occhio alle vetrate


Le vetrate di Fonte Avellana vengono da molto lontano, dal Belgio. L artista che le ha dipinte si chiama Joost Caen e da anni realizza opere in vetro per chiese e monasteri sparsi in tutto il mondo. Da qualche anno anche i visitatori del monastero camaldolese possono ammirare le nuove nestre, grazie alla famiglia di Paul Cloet che, dopo la sua morte, ha deciso di donarle ai monaci. Sono molto ampie e luminose con decorazioni laterali, perlopi forme geometriche, astratte e gure uenti che con laiuto dei raggi del sole creano giochi di colore. Tonalit delicate che scaldano le imponenti stanze. Il contrasto si nota soprattutto nellantico scriptorium, costruito e pensato come una meridiana. Nei solstizi la luce attraversa il vetro posandosi su un punto preciso della scalinata e scandendo cos i ritmi di vita.

avere un intero giorno dedicato al silenzio. Il visitatore non si limita solo a pregare, ma pu dare il suo contributo aiutando in alcuni dei lavori quotidiani come, ad esempio, la cura dellorto e dei giardini. Oltre alle attivit esterne i monaci gestiscono anche un bar e una farmacia dove vengono venduti prodotti naturali. I camaldolesi di Fonte Avellana cercano di diventare una comunit autosufficiente vivendo di ci che producono. Per il momento la cucina ancora affidata a dipendenti laici che ogni giorno preparano un pasto caldo. Il momento del pranzo un rituale che da centinaia di anni si tramanda sempre allo stesso modo: tutti siedono attorno al lungo tavolo in legno del refettorio e davanti a un buon piatto fumante condividono le esperienze della comunit. Molto tempo viene dedicato allo studio e alla scrittu-

ra nelle due biblioteche che raccolgono fino a 30 mila volumi tra libri e riviste. Dove una volta cera lantica foresteria che ospitava i pellegrini, ora si trova la biblioteca intitolata a Dante Alighieri con pi di 7 mila opere che vanno dalla fine del 1700 ai nostri giorni. Al piano di sopra, nella zona di clausura - spiega Graziano Ilari, collaboratore del monastero da pi di 10 anni si trova il resto del patrimonio librario. Questa sezione dedicata ai volumi antichi e uno dei pi preziosi la Bibbia Poliglotta tradotta anche in latino e aramaico. Uno degli elementi che colpisce subito chi arriva a Fonte Avellana che i monaci non indossano labito. Nella regola di San Benedetto cera scritto che il religioso doveva vestire come la gente comune, allepoca infatti tutti portavano la tunica. Oggi invece un

il Ducato

Protetto il dolce che ricorda il supplizio della Santa

La ruota di Caterina che piaciuta allUnesco


Le monache agostiniane ne producono 300 pezzi lanno. E vanno a ruba
GIUSEPPINA AVOLA
un rito che si ripete identico ogni anno: qualche giorno prima del 25 novembre i forni delle cucine del monastero delle agostiniane di Santa Caterina in via Saffi cominciano a fumare. Le suore impastano uova, farina, noci e liquore. Seguono una ricetta del 700, sempre la stessa, grazie alla quale nasce il dolce che ricorda la ruota di un calesse. Proprio con la ruota di un calesse, infatti, doveva essere uccisa Caterina dAlessandria. Ma narra la leggenda i raggi si spezzarono, colpendo i carnefici. Limperatore Massenzio ordin cos la decapitazione della futura santa. Le agostiniane preparano ogni anno almeno trecento torte a forma di ruota, poi le impacchettano e le vendono agli urbinati per imbandire le tavole delle loro famiglie. Per conferire alla torta la forma sferica di una ruota chiodata, sono state create teglie ad hoc per le agostiniane di Urbino. La festa in onore di Santa Caterina, patrona delle suore agostiniane, stata ripristinata nel 1998. Una festa voluta per creare un momento di condivisione con il territorio. SantAgostino, il fondatore del nostro ordine spiega suor Lucia voleva che i nostri monasteri fossero specchio delle citt. Il fatto di essere cos vicini alluniversit ci sembrato un segno e per questo abbiamo portato avanti un progetto di integrazione con i giovani. E poi bisogna ricordare che Santa Caterina oltre a essere la nostra patrona, anche protettrice degli studenti, trait dunion di due mondi molto diversi ma che convivono luno accanto allaltro in questa citt. La festa continua la suora - solo un richiamo: le monache fanno la ruota e tutti accorrono per assaggiarla. La sua fama tale che il dolce si guadagnato persino la protezione dellUnesco. Nel 2009 continua la suora in occasione di un incontro ad Assisi in cui partecipavano tutti i siti italiani patrimonio dellUnesco, il sindaco ci ha chiesto di portare con s, come prodotto tipico del territorio urbinate, le ruote di Santa Caterina. cos che la nostra torta stata consacrata dolce dellintera comunit. Anche questanno le ruote sono state vendute allinterno di un mercatino di autofinanziamento messo in piedi dalle agostiniane e al quale hanno collaborato anche le famiglie delle suore venute da pi parti di Italia. Mercatino ideato per raccogliere fondi da utilizzare nella realizzazione del progetto Un monastero nella citt. Con questo progetto afferma suor Lucia miriamo ad essere punto di riferimento per i giovani. Spesso avvertiamo in loro un senso di vuoto. Per questo vogliamo aiutarli a scoprire un senso, non solo legato alla spiritualit e alla preghiera ma anche legato alla cultura. Sugli scaffali, insieme alle ruote, conserve, marmellate, pasta fresca e oggetti di artigianato tra cui icone e presepi intagliati dalle stesse suore nel legno dulivo. Ma la ruota solo uno degli elementi di una festa che oltre a ridestare lattenzione per il suo folclore, ha un forte connotato spirituale e culturale. Durante la messa in onore della santa patrona gli studenti ricevono ogni anno, insieme al foglio con il testo della preghiera dello studente, una lampada di cera, forgiata dalle monache. Santa Caterina era venerata nel Medioevo racconta suor Lucia - perch avrebbe zittito e confutato con la sapienza della croce le teorie di cinquanta filosofi pagani che limperatore le aveva sguinzagliato contro. Non a caso la patrona di diverse universit tra le quali quella di Pavia e la Sorbona di Parigi. Per ledizione di questanno le suore hanno preparato circa trecento lampade, facendo colare cera calda in piccoli contenitori di vetro. Lo scorso anno era veramente suggestivo vedere sfilare queste fiammelle gi per la strada racconta suor Lucia che si stagliavano sul bianco della neve. Doniamo queste lampade ai giovani conclude la suora - affinch possano richiedere protezione per i propri esami accendendole e pregando la santa. Certo per, se non studiano, c ben poco da fare: il meccanismo non funziona.

La festa del 25 novembre un modo per rendere il convento parte attiva della citt

Sopra, la ruota di Santa Caterina, dolce preparato dalle suore in occasione della festa del 25 novembre Sotto, alcuni prodotti venduti allinterno del mercatino allestito dalle agostiniane

IL PAPA IN CONVENTO
Accanto, il cortile interno dellex monastero di Montebello, a Isola del Piano

Il caso dellex-eremo di Montebello

Mangia, prega, ama: purch bio


STEFANO RIZZUTI

MONASTERO PER MONASTERO


Eremo di Fonte Avellana Monastero camaldolese in cui vivono 8 monaci e 4 novizi. In alcuni periodi dellanno offre lattivit di foresteria per esperienze spirituali di singoli e gruppi. Beato Sante Convento francescano di Monbaroccio. Nel mese di agosto i frati offrono la loro benedizione a malati, bambini e animali. Fondazione Girolomoni Ex monastero, a 5 km da Isola del Piano, in cui possibile soggiornare e usufruire della vicina locanda che offre prodotti biologici. Pieve San Cassiano Struttura della diocesi di Urbino messa a disposizione dei cittadini per eventi di vario tipo, dai matrimoni ai ritiri spirituali delle associazioni cattoliche. Monastero delle Clarisse Ospita una trentina di suore di clausura, appartenenti allordine francescano, a Mercatello sul Metauro. Eremo del silenzio Eremo per un tipo di meditazione denita Zazen, considerata come indipendente rispetto alle religioni tradizionali. Santa Caterina Monastero nel centro di Urbino dedicato alla santa protettrice degli studenti universitari. Ospita, eccezionalmente, studentesse bisognose di un alloggio. Santa Felicita Pensionato universitario in via del Fiancale, nel quale risiedono circa 50 studentesse di Urbino. Maria Immacolata Pensionato universitario predisposto allospitalit di circa 40 studentesse universitarie nel centro di Urbino, in via Mazzini. San Francesco Convento in piazza delle Erbe, a Urbino, che offre unaula studio per gli universitari e ospita, in via eccezionale, alcuni studenti bisognosi.

rimi anni Settanta: Tullia, ventenne appena sposata, decide di assecondare il sogno del suo giovane marito, Gino Girolomoni: vanno a vivere nel monastero abbandonato, sopra Isola del Piano, che Gino tanto amava da bambino, un luogo dove vedeva fondersi spiritualit e natura. I primi tempi non sono facili: siamo nei boschi a pochi chilometri dal paese, non ci sono luce e gas e i due riescono a ristrutturare solo una camera. Tutto il resto del monastero comprato da altri privati malandato e spoglio di ogni arredo. Ma viene utilizzato dalla giovane coppia come luogo di incontro e preghiera con i loro amici, cos come avviene anche oggi. Per sostenersi economicamente, Gino e Tullia iniziano a produrre formaggi e a coltivare la terra. Piano piano la giovane coppia ristruttura anche il resto delledificio. Lex monastero si apre ai forestieri, ai quali la famiglia Girolomoni offre ospitalit gratuitamente. Negli anni nasce lidea di rendere questo posto una locanda e un centro di produzione per alimenti biologici, uno tra i primi in Italia. Senza mai abbandonare, per, laspetto spirituale. Cos si consolida il doppio binario seguito dalla famiglia Girolomoni: natura e religione fuse in un unico luogo. La casa di Gino e Tullia diventa anche un posto di ritiro spirituale. Oggi, come allora, molti gruppi di preghiera si riuniscono per alcuni giorni, ritirandosi in meditazione tra i monti e il bosco sopra Isola del Piano. La cooperativa della famiglia ha subito un buon successo. Nasce un pastificio e il monastero si trasforma progressivamente in una residenza per turisti incuriositi dallo stile di vita della famiglia Girolomoni. Si arriva a quello che oggi il monastero di Montebello: una locanda che offre ospitalit e, allo stesso tempo, rappresenta un piccolo e riparato angolo di spiritualit. Circa due anni fa nasce anche, allinterno delle mura, una piccola chiesa dove ogni mercoled viene recitato il rosario e il primo venerd di ogni mese si celebra la messa. La struttura aziendale seppure la famiglia non vuole sentir parlare di una vera e propria azienda si evoluta nel tempo. Ci sono una coope-

La famiglia Girolomoni gestisce una locanda che luogo di turismo e preghiera

rativa e una Fondazione, che prendono il nome della famiglia, Girolomoni. Gli edifici dellazienda sono ora tre: il monastero, una locanda per la ristorazione che si trova a circa 500 metri dal bosco e una vera e propria fabbrica nella quale si producono tutti gli alimenti biologici: dalla pasta allolio, dal caff ai legumi. proprio la presidente della Fondazione, Maria Girolomoni, figlia di Gino e Tullia, appena venticinquenne, a raccontare la storia dellazienda di famiglia e a spiegare come il marchio biologico Alce Nero, noto non solo nelle Marche, sia stato abbandonato dopo unesperienza mal riuscita di collaborazione con unazienda bolognese. Maria non si esime ugualmente dal raccontare come nato questo marchio: Il nome glielha dato mio padre dopo aver letto, su consiglio di un editore fiorentino, un libro intitolato Alce Nero parla, in cui si pu riassumere il suo amore per la natura. Maria sembra emozionata quando racconta la storia del padre scomparso circa un anno fa - e il funzionamento del monastero: Quelle che una volta erano le celle dei frati ora sono stanze attrezzate per gli ospiti e per chi si avvicina a Montebello con curiosit, soprattutto spirituale. Tante sono le curiosit legate alla locanda: Qualche anno fa abbiamo ospitato Vinicio Capossela continua ancora Maria doveva stare qui solo una notte, ma si fermato per pi di una settimana, e in quei giorni ha scritto una delle sue canzoni pi famose, Ovunque proteggi, ispirato da un posto cos affascinante, un monastero arroccato su una collina, intriso di spiritualit, immerso nel verde e che affaccia sul lontano mare Adriatico. Maria guida, solitamente, gli ospiti della locanda nella visita del monastero, quasi completamente ristrutturato dopo oltre quarantanni di lavoro. Oltre alle stanze per gli ospiti alcune delle quali allestite come veri e propri appartamenti con tanto di cucine esistono due sale riunione per ospitare gli eventi e i congressi. Ma anche una sorta di museo agricolo, nel quale sono conservati tutti gli strumenti agricoli tradizionali. Cos la vita dellex monastero di Montebello - propriet di privati da fine Ottocento - va avanti tra convegni, preghiere e routine familiare.

il Ducato

Roberto Olivieri, dalla politica alle losoe orientali, una vita di spiritualit

Silenzio, medita leremita


Incontri, pratiche zazen e passeggiate contemplative: una volta a settimana la sua casa diventa eremo
ANTONELLA FERRARA MARIO MARCIS
loro monastero spiega Roberto- non abbiamo alcuna difcolt ad alternare le pratiche di meditazione Zazen con la recita dei vespri o delle lodi. Di papa Francesco lo hanno colpito le scarpe, nere e semplici, e il suo sguardo, perch la genuinit di un uomo si riconosce da come cammina e da come guarda gli altri. un uomo vitale, secondo Roberto, che difcilmente riesce ad accettare le rigide norme che un papa dovrebbe seguire. Francesco sta portando nel mondo cattolico una straordinaria ventata di ascolto e lo sta facendo non con la teologia, ma con la testimonianza pratica. Quando leremita Roberto parla del nuovo pontece i suoi occhi tradiscono un sentimento di vicinanza verso i suoi costumi semplici. Nelleremo del silenzio infatti non manca niente ma non c nulla di superuo. C lorto biologico dove coltiva nocchi, cavoli e il poco- confessa- che si pu coltivare. C una stufa a legna. Quello che manca lo compra al supermercato, come tutti, magari stando attento a come nasce ogni prodotto, ma senza rigide regole. Non mangia carne perch non riesce ad accettare che per la sua sopravvivenza sia necessario uccidere un altro essere vivente. I soldi in casa sono pochi, ma assicura pi che sufcienti. Roberto Olivieri un eremita dei nostri tempi. Usa Facebook e internet per diffondere il suo pensiero. Per lui un modo per mettersi in relazione con gli altri, perch il sentire laltro non solo sico, ma anche spirituale. Nella home page del suo sito campeggia una frase che racchiude il suo pensiero: Lessenziale. Il limite come insegnante, la vita come il processo che conduce da ego ad amore.

l silenzio domina leremo di Roberto Olivieri, un uomo di sessantanni con la barba lunga e lo sguardo profondo, che da pi di venti ha deciso di vivere in modo diverso. Per lui leremo immerso nelle colline attorno a San Costanzo anche una casa in cui vive con la moglie Katia, la glia di ventotto anni e una cagnolina bianca. C un crocisso, una statuetta del Buddha e un quadro di Vishnu: la sua casa racconta di una spiritualit originale, lontana da ogni classicazione. Una volta a settimana il casolare di pietra grezza circondato dal verde dei boschi, diventa eremo. I luoghi della sua quotidianit si trasformano in luoghi di meditazione per chi fa parte del Sentiero contemplativo, il gruppo fondato da Roberto e dalla moglie alla ne degli anni 80 dopo aver messo da parte la politica, dallesperienza anarchica a quella breve e deludente nel partito Comunista. Ho sempre saputo di voler vivere in modo diverso. Poi un giorno con mia moglie abbiamo deciso di iniziare questo percorso alternativo. Abbiamo messo da parte i soldi lentamente e abbiamo deciso di comprare questa casa. Io ho smesso di lavorare e mia moglie ha continuato a fare la maestra. Viviamo della sua pensione e delle offerte delle persone che partecipano ai nostri gruppi di meditazione. Alleremo del silenzio si va per colmare un dolore interiore, per dare una risposta alla ricerca di senso o semplicemente per imparare a conoscere se stessi. Come nella tradizione delle losoe orientali ci si siede a gambe incrociate di fronte a un muro, schiena inarcata e occhi aperti, ma la postura sica anche una postura interiore. Bisogna far scorrere tutti i pensieri e le sensazioni che attraversano la mente per poi farle andar via. Si diventa come una porta aperta, il usso di pensieri ci attraversa come la corrente, senza fermarsi. Cos si pu sintetizzare la disciplina dello Zazen, unica pratica ripresa da Roberto da una religione tradizionale, quella buddista. Il mio ingresso nel mondo della spiritualit racconta leremita passato per loriente, ma ammetto di essere stato sempre affascinato dalla gura di Cristo. Mia moglie Katia, invece, ha una formazione cattolica tradizionale. La lunga barba bianca e la mantella nera potrebbero tradire lappartenenza a un monachesimo daltri tempi. Ma la spiritualit di Roberto fuori dai dogmi religiosi. Come ama sottolineare noi percorriamo una strada inesplorata. Le inuenze del Cristianesimo e del Buddismo coesistono in noi come cellule dalle quali scaturisce qualcosa di nuovo. Su questi presupposti si basano gli incontri tra il gruppo del Sentiero e i monaci di Fonte Avellana. Quando veniamo ospitati nel

Roberto Olivieri, 61 anni, vive nel suo eremo da pi di 20 anni con la moglie e la glia

Africa Mission, 40 anni di aiuti dallItalia allUganda

Quel pozzo chiamato Urbino


I
n Uganda c un pozzo che ha il nome della citt di Urbino: a pochi metri dalla leva che pompa lacqua afssa una targa che ricorda il dono fatto dalla citt agli abitanti di alcuni villaggi africani. Nel 2007- ricorda don Sandro De Angeli, parroco a Urbino - la nostra comunit ha donato un bene indispensabile alle popolazioni ugandesi: gli abbiamo regalato lacqua. Don Sandro il padre spirituale di Africa Mission, movimento che, da pi di quarantanni, promuove lo sviluppo in alcune delle aree pi povere dellUganda. I progetti, realizzati dal movimento e nanziati dalle Ong, coprono diversi ambiti di intervento, dalla protezione delle donne alla realizzazione di pozzi. Negli anni Africa Mission ha intensicato in tanti modi il lavoro in Uganda ma mai con atteggiamenti da colonizzatori. Noi - precisa don Sandro- siamo in Africa per aiutare la popolazione ad acquisire delle competenze. Africa Mission ha portato in Uganda medici, ingegneri e altri professionisti per coordinare le attivit della popolazione locale, per insegnare. Oltre agli aiuti materiali, il movimento di don Sandro ha lavorato tanto per favorire gli scambi culturali tra Italia e Uganda.

Don Sandro:Sognamo che un giorno in Africa non ci sia bisogno di noi

Nel 2008 i bambini delle scuole di Urbino hanno mandato disegni di cibo e tradizioni italiane ai bambini ugandesi. Dalle scuole dellUganda le illustrazioni dei pozzi di Moroto e Kampala sono arrivate sui banchi dei bambini italiani. Qualche anno dopo alcuni insegnanti ugandesi sono stati ospitati dalle scuole materne e primarie di Fermignano e Gadana. In quei tre mesi hanno raccontato ai bambini come vivono i loro coetanei nei villaggi dellUganda e quali difcolt affrontano ogni giorno. Ogni anno i volontari organizzano mercatini di artigianato africano. Con la vendita di presepi, statuette e vasi si nanziano i progetti in Uganda. LAfrica un mosaico di volti, voci, storie che vivono nei ricordi di chi c stato. Scegliere di andarci non facile ma chi parte torna diverso racconta il parroco- Io stesso ho imparato a stupirmi e ad apprezzare le piccole cose. Dallacqua calda al mattino alla automobile . Bianchi e neri in Uganda collaborano, discutono, lavorano insieme. Il mio sogno che un giorno in quei posti possano esserci solo i neri - conclude il parroco- il nostro obbiettivo che la popolazione locale possa non avere pi bisogno di noi e crescere in autonomia. (a.f & m.m.)

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IL PAPA E I SUOI BOYS


Parla padre Luca

il deserto nella chiesa universitaria Qui non viene mai nessuno

L
I ragazzi della Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Urbino

La Federazione universitaria cattolica urbinate ha 50 iscritti

Il ritorno dei collaterali


I fucini studiano Francesco. Una storia legata al Partito Popolare e allantifascismo
FRANCESCO MORRONE

el panorama delle organizzazioni giovanili presenti a Urbino, la Fuci sembra di gran lunga la pi vivace. Certamente quella pi seguita. Lo si intuisce subito, camminando per Urbino e scoprendo che ogni angolo della citt tappezzato dai volantini delle loro iniziative. Ma lo si capisce ancor meglio quando si incontrano i ragazzi che ne fanno parte. facile essere catturati dal loro entusiasmo. Quando Andrea e Federica, i due nuovi presidenti della Fuci urbinate, raccontano come funziona la federazione si ha lidea di avere di fronte persone adulte pi che ragazzi. In realt non esistono gerarchie - si affrettano a precisare - perch il nostro un lavoro di squadra e dove non arriva il singolo arriva il gruppo. E con 50 tesserati circa il gruppo urbinate il pi numeroso dItalia. Sono ragazzi che vengono da strade e storie diverse, accomunati dalla voglia di stare insieme e dal desiderio di proseguire il proprio cammino spirituale verso una fede adulta. Fin dalla sua nascita, agli inizi del 900, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana ha aiutato gli studenti universitari nella formazione alla politica e alla responsabilit civile. Sempre attenta ai problemi sociali e alla realt del mondo universitario, la Fuci ha offerto durante le due guerre mondiali unalternativa al fascismo utilizzando limpegno culturale come strumento di protesta. Oltre a Giovanni Battista Montini, che prima di diventare Papa Paolo VI fu assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, gran parte della classe dirigente della

Paolo VI stato assistente ecclesiastico nazionale Dalle loro le sono usciti personaggi del calibro di Aldo Moro, Vittorio Bachelet e Romano Prodi
avanti i progetti. Per spiegare perch un gruppo di giovani, invece di andare a divertirsi scelga di riunirsi in una comunit per discutere, pregare, confrontarsi e riettere, padre Andrea racconta quello che sta accadendo nella pieve di S. Cassiano. In questa chiesa a qualche chilometro da Urbino, proprio in questi giorni, la Fuci sta vivendo uno degli appuntamenti annuali pi attesi dai ragazzi, la settimana della convivenza. Una volta allanno si trasferiscono tutti in questa pieve, lontani dalla confusione e dalle distrazioni, per condividere la quotidianit e sperimentare la gioia di stare in gruppo. Si mangia, si dorme e si prega a stretto contatto. La mattina la sveglia suona per tutti alla stessa ora e, dopo la preghiera, ognuno libero di tornare ai propri doveri in attesa che arrivi la sera e ci si riunisca nuovamente per stare in compagnia. Dentro queste mura si respira un clima di accoglienza e amicizia e anche questo, in n dei conti, un segno dei tempi: la voglia dei giovani di reagire al momento difcile che sta vivendo lumanit, il bisogno di trovare una strada, quando di strade per i ragazzi se ne aprono ben poche, e quasi tutte sono dirette verso un futuro troppo incerto. Il veicolo che spinge questi ragazzi a percorrere questa strada lentusiasmo. Il loro motore la fede.

Giovanbattista Montini, Paolo VI (1963-1978)


Democrazia Cristiana si form in questo ambiente. Aldo Moro, Giulio Andreotti e Vittorio Bachelet, sono solo alcune delle grandi gure che aderirono al cammino della Fuci. Dei ragazzi che compongono la federazione, probabilmente, non tutti conoscono la storia di questi personaggi. Ma tutti dimostrano di avere un eccezionale spirito diniziativa e ciascuno si mette al servizio del gruppo partecipando alle varie Equipes di lavoro. Dalla contabilit allufcio stampa, dallanimazione allorganizzazione degli eventi, ogni componente ha un compito ben preciso in questa squadra. C chi si occupa della gestione dellaula studio e chi, invece, organizza i seminari. Lobiettivo comune, per, resta quello di organizzare il cammino della federazione attraverso gli appuntamenti del gioved: la Santa Messa, gli incontri e il cineforum. Proprio il cineforum pare abbia riscosso, in maniera del tutto inattesa, un successo non indifferente. Mercoled scorso, al cinema Ducale, alla proiezione del lm Il glio dellaltra hanno partecipato oltre 350 persone. stata unimpresa farli entrare tutti dice entusiasta Federica ma siamo soddisfatti di aver offerto un servizio del genere. Come tutte le grandi organizzazioni, anche la Fuci possiede il proprio statuto. composta da unassemblea, un consiglio, una presidenza e da norme da rispettare. La presenza degli assistenti ecclesiastici nominati dal vescovo garantisce a questi ragazzi una gura di riferimento. Nel gruppo di Urbino ci sono don Daniele Brivio e padre Andrea Cannuccia, le guide spirituali che aiutano i ragazzi a portare

a piazza che ospita Palazzo Ducale, dove ogni giorno centinaia di studenti si danno appuntamento per iniziare le loro serate, anche il luogo dove sorge la chiesa di San Domenico. In cima alla scalinata campeggiano due grandi cartelli con scritto Parrocchia universitaria. Sullo sfondo unimmagine della Vergine con il bambin Ges e, accanto, tutti gli appuntamenti di preghiera della settimana, insieme ai numeri di telefono di padre Luca e padre Samuele. Varcato il portone della chiesa, si notano cinque le di sedie di plastica sistemate davanti allaltare e destinate agli studenti che ogni sera alle 19.15 sono invitati a partecipare alla messa. A metter piede in parrocchia per sono una manciata di fedelissimi, sei o sette ragazzi, dieci nei giorni pi fortunati. La domenica diverso racconta padre Luca arriviamo ad avere almeno una ventina di giovani. Venti studenti a messa in una citt che ne conta pi di sedicimila: un dato preoccupante ammette padre Luca questi numeri sono indice di come le nuove generazioni vivono la fede. Padre Luca Gabrielli un sacerdote di 36 anni, originario di San Benedetto del Tronto e a Urbino da mille giorni. Da quando c lui le attivit sono aumentate, ma i numeri stentano ancora a crescere. Lorario della messa pensato a misura di studente, per non intralciare le lezioni. Il luned il giorno delladorazione eucaristica, mentre il marted, dalle 16 alle 19, tocca alle confessioni. Alle 21 la catechesi: Affrontiamo tematiche lette alla luce della parola di Dio spiega padre Luca come la posizione della chiesa nei confronti dellomosessualit. Il marted i ragazzi si trattengono anche a cena al centro pastorale universitario e ogni tanto vengono proiettati dei lm. Francesca Fava allultimo anno della magistrale in lettere antiche e non si mai persa una serata in chiesa: Il bello ma anche il difcile di questa esperienza che ogni volta dobbiamo ricominciare da zero, gli studenti si avvicendano negli anni e il gruppo si rinnova costantemente. Padre Luca e i suoi collaboratori stanno cercando di cambiare le cose, a cominciare dal modo di rivolgersi ai giovani. Non basta un cartello per invitare i ragazzi in chiesa sostiene padre Luca bisogna andare a prenderli per dar loro modo di conoscerci. Ogni mercoled il parroco insieme a una suora va a bussare alle porte dei collegi per incontrare i ragazzi e parlargli delle loro attivit. A ne ottobre, e per il secondo anno consecutivo, si svolta la Festa delle matricole, pensata per dare il benvenuto in chiesa ai nuovi studenti. Padre Luca non si fa mancare neppure un prolo Facebook ed convinto che parlare con i giovani signichi anche usare il loro linguaggio. (v.s)

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il Ducato

Aumentano le presenze e le confessioni nelle parrocchie del Montefeltro

ritornato il buon pastore


Ma la chiesa bassa prudente: Su gay e divorziati ancora aspettiamo vere indicazioni dotttrinarie
FRANCESCO MORRONE
Dio. Usa un linguaggio semplice e diretto, che scalda il cuore, ma non ha introdotto novit, la dottrina del Vangelo non pu essere cambiata. Dello stesso avviso monsignor Feduzi: ci sono cose che non potranno mai essere tollerate, come il sacerdozio alle donne e gli atti omosessuali, perch la Bibbia stessa a vietarlo. Ma non escludo che un giorno i divorziati possano ricevere leucarestia. Di certo gli appelli di Francesco per una chiesa che ritorni alla parola semplice del Vangelo e che ricordi lumilt ai propri fedeli non cambieranno i principi cattolici, ma lattenzione verso temi scomodi e problematiche evitate con cura dai vecchi ponteci il segno dei tempi che cambiano. arrivato a mostrare dolore e vergogna per i peccati di alcuni membri della Chiesa e questo, insieme alle sue innovazioni ideologiche, ha fatto storcere il naso a molti tradizionalisti. Le aperture del Papa sono un bene dice monsignor Sandro De Angeli della Santissima Annunziata ma attenti a non esagerare. Su temi come lomosessualit e i divorziati Francesco ha dimostrato accoglienza, non approvazione. Sulla stessa onda si schiera padre Gabrielli: Noi parroci sentiamo che con il nuovo Papa si sono aperti nuovi orizzonti per la Chiesa. Orizzonti che n qui non erano stati considerati. Sicuramente su divorziati risposati e conviventi ora siamo pi motivati, ma in attesa di novit canoniche per loro resta limpossibilit di ricevere i sacramenti. Sullaborto, ad esempio, Don Fassa ricorda che la chiesa non cambia posizione, ma le donne vanno capite e aiutate. Sullaborto, ma anche sui gay, lo Ior, gli immigrati, i divorziati e il dialogo con le altre religioni il tema resta aperto. Papa Francesco non d una parola denitiva, ma ogni giorno indica ai suoi fedeli una direzione da seguire, un percorso possibile in attesa che il Sinodo Straordinario del prossimo ottobre possa raccogliere al meglio le sde del mondo attuale.

hiese di nuovo piene, confessioni in aumento, i divorziati, le coppie di fatto e i conviventi che vogliono i sacramenti perch Papa Francesco per loro chiede accoglienza e misericordia. Leffetto Bergoglio sembra aver travolto i parroci delle diocesi, dal centro alle periferie pi lontane. Ma siamo sicuri che anche a Urbino la vita parrocchiale sia cambiata dopo il suo arrivo? La sua elezione ha portato nuovo entusiasmo e ducia per la Chiesa, ma forse eravamo impreparati confessa don Andreas Fassa, parroco del duomo di Urbino a dare risposte a famiglie ferite o a conviventi senza nuove norme. Naturalmente anche a Urbino i parroci hanno beneciato del nuovo clima pastorale introdotto da Francesco, e anche loro, che ogni giorno hanno il compito di guidare i fedeli di questa piccola comunit, tentano di rendere il messaggio evangelico pi semplice e pi accessibile, adeguandolo ai tempi che cambiano. Il nuovo Pontece parla con un linguaggio semplice e umile, arriva al cuore delle persone, parla di povert e di amore per gli ultimi dice monsignor Ezio Feduzi della parrocchia Cristo Re in Trasanni e questo lo rende diverso dal suo predecessore. Ma in realt piccole come la nostra difcile notare cambiamenti radicali, non mi pare ci sia stato una crescita di presenze nella nostra parrocchia. Francesco fa breccia soprattutto su coloro che si erano allontanati dalla vita cristiana afferma padre Luca Gabrielli della Parrocchia Universitaria - ma qui non sono aumentate le confessioni o lafuenza alle messe. Bergoglio sta dando un volto nuovo alla Chiesa, il volto della misericordia e del perdono di

Don Andreas: La sua elezione ha portato nuovo entusiasmo

Don Ezio: Parla con linguaggio semplice e umile

Monsignor Feduzi: Francesco fa breccia su chi era lontano dalla vita cristiana

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IL PAPA E I SUOI BOYS

I ragazzi del clan sognano un incontro storico

Gli scout di Urbino 1 vogliono Francesco al raduno nazionale


DIANA OREFICE

i certo non sar un incontro formale. Ne sono convinti gli scout del gruppo Urbino 1, quando fantasticano sul momento in cui vedranno papa Francesco in mezzo a loro. La prossima estate, infatti, 32.000 scout da tutta Italia, tra cui una ventina della citt ducale, si riuniranno in Toscana per la Route nazionale, un raduno associativo che non avviene da 28 anni. Alledizione scorsa, nel 1986, papa Giovanni Paolo II aveva partecipato. Nulla fa pensare che papa Francesco non venga a trovarci, conda Donatella, capo gruppo di Urbino 1, mentre nella sede in via delle Mura raccoglie le quote discrizione dei ragazzi che parteciperanno alla Route. Finora questo nuovo papa ha mostrato molta spontaneit nei rapporti con i giovani e sa calarsi nel loro linguaggio. Spero che venga e da lui non mi aspetto un discorso convenzionale. Cinzia e Cecilia, di 18 anni, vengono a portare la loro quota. Io sar nel gruppo stampa dellevento, spiega Cinzia, quindi spero di poter vedere Francesco anche da vicino. Per questi ragazzi, e per tutta lassociazione scout, non si tratta di un papa qualsiasi: Parla di povert, semplicit, protagonismo, racconta Donatella, quindi ricalca i principi educativi dellAgesci. LAssociazione guide e scouts cattolici italiani nata nel 1974 dallunione dellAsci, maschile, e dellAgi, femminile, ed la pi vasta organizzazione cattolica giovanile in Italia. Nel territorio ducale, per, i gruppi sono pochi: Cinzia racconta che alcuni ragazzi, per partecipare alle riunioni a Urbino, vengono anche da Fossombrone, perch lunico altro gruppo della zona a SantAngelo in Vado. LUrbino 1 nato nel 1984 e questanno, tra adulti e bambini, ha oltre un centinaio di iscritti. Nella branca dei pi piccoli, dagli 8 agli 11 anni, ci sono 26 lupetti, maschi e femmine. Per loro il metodo scout prevede tanto gioco e divertimento, specialmente allaria aperta, nellambiente fantastico del Libro della giungla di

A Santa Marta vive uno scout honoris causa: si chiama Jorge Maria

Rudyard Kipling. Gli educatori, davanti ai bambini, non si chiamano mai con il loro vero nome: il capo branca il lupo Akela, il parroco lorso Baloo, poi ci sono Bagheera, Chil, Kaa e tutti gli altri personaggi del racconto. La branca successiva quella degli esploratori e delle guide, dai 12 ai 16 anni: a Urbino sono 35. A questa et il clima quello dellavventura, con tante uscite in montagna, fuochi da accendere e tende da montare. A 12 anni, inoltre, si pronuncia davanti ai capi la promessa scout: Con laiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio: per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese, per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare la legge scout. La terza branca quella del clan, in cui rientrano i novizi, i rover e le scolte, tutti adolescenti tra i 17 e i 21 anni. Punti cardine di questo gruppo, che a Urbino conta 25 ragazzi, sono i valori della comunit, del volontariato, del camminare insieme e della fede. Sono loro, i pi grandi, che parteciperanno alla Route del 2014 e che si emozionano a pensare alla presenza di papa Francesco tra migliaia di camice azzurre. Oltre ai bambini e ai ragazzi, lUrbino 1 conta una ventina di educatori dai 20 ai 50 anni che, nei ritagli di tempo tra il lavoro, lo studio e la famiglia, indossano ogni settimana il fazzolettone per trasmettere ad altri fratelli, attraverso il gioco, quei valori dello scoutismo che Bergoglio sembra incarnare. Il nuovo papa di grande esempio per noi, afferma Donatella, e lassociazione si ispira molto agli uomini di fede che hanno un grande carisma nel relazionarsi ai giovani. Di certo ladolescenza un periodo difcile, anche nel campo della ricerca di Dio, ma secondo Cinzia il nuovo papa sembra aver fatto breccia anche nei suoi compagni che sono meno credenti. Certo, c chi pi attratto e chi meno, ma comunque papa Francesco ha fatto riavvicinare i giovani alla Chiesa. Anche chi tra di noi non si poneva il problema della fede, ora spinto a farlo, mentre chi gi se lo poneva, adesso ancora pi convinto.

In alto a sinistra due scout del clan di Urbino 1 A anco, le apostole Tiziana e Janel con un gruppo di studentesse

Un giorno fra le apostole della vita interiore

Studentesse? No, suore


S
ono quindici giovani donne, vestono in jeans e maglione e si aggirano per le mense universitarie di Urbino. Non sono studentesse, ma suore. Si chiamano Apostole della vita interiore e la loro missione evangelizzare i ragazzi che non frequentano la chiesa, parlandogli di Dio o semplicemente ascoltandoli. Si sentono molto in sintonia con il nuovo Papa e apprezzano il suo modo di avvicinarsi alle persone. Quando Bergoglio era ancora arcivescovo di Buenos Aires - racconta Tiziana Mazzei, una delle apostole - rilasci unintervista in cui affrontava il tema dellevangelizzazione. Sembrano parole dette da noi. La losoa delle apostole proprio quella di aprirsi agli altri, uscendo da una Chiesa che parla a se stessa e andando incontro ai giovani. Cerchiamo di mescolarci ai ragazzi frequentando gli stessi ambienti spiega Tiziana ci sediamo accanto a chi a tavola da solo oppure andiamo a bussare alle stanze dei collegi, ma evitiamo di fermare chi va di fretta. Ogni suora ha la sua tecnica, non hanno regole sse. Ad esempio, lapostola Janel Olberding racconta che la conversazione deve essere spontanea, altrimenti c il rischio di ottenere leffetto contrario. Mi siedo accanto a un ragazzo e inizio a parlargli di un argomento qualsiasi dice Janel gli chiedo com andata la giornata o cosa studia. Se vedo che non scocciato gli faccio vedere un volantino sulle nostre attivit e gli domando che rapporto ha con Dio e con la Chiesa. Il loro metodo non proprio ortodosso funziona. Tiziana ancora in contatto con molti ragazzi conosciuti a Urbino: Da una parola pu nascere una vera amicizia. Mi capitato di mangiare a mensa insieme a una ragazza, ora lei sta facendo la formazione da novizia nella nostra comunit, che ha base a Roma. Le apostole infatti da dodici anni e almeno per una settimana al mese viaggiano dalla capitale a Urbino proprio per incontrare i ragazzi. Della comunit, fondata nel 90 dal sacerdote Salvatore Scorza insieme alla statunitense Susan Pieper, fanno parte quindici ragazze con i voti e sei novizie. Negli ultimi anni si sono aggiunti cinque sacerdoti e tre novizi, oltre allaiuto di un centinaio di collaboratori laici. Per superare la distanza Roma-Urbino le apostole si servono di Skype, che usano per chiacchierare con i ragazzi senza limiti di tempo. Un altro mezzo a cui non rinunciano Facebook. Ciascuna di loro ha un prolo personale sul social network che utilizzano sia per ritrovare persone gi incontrate, sia per studiare gli interessi dei giovani. Far parte di Facebook signica entrare nel loro mondo spiega Janel oggi pi semplice scriversi l piuttosto che tramite e-mail. La risposta dei giovani per, non sempre positiva. Capita di tutto scherza Tiziana - ricordo che diversi anni fa avevamo conosciuto una ragazza svedese, ci chiamava sempre, ci chiedeva di uscire, di prendere il t insieme, no a che un giorno ha cominciato a evitarci. Allora abbiamo capito che allinizio le servivamo perch non conosceva nessuno. Trovate altre amicizie ci ha letteralmente sbolognate. Anche esperienze come queste non vengono ritenute un fallimento dalle apostole. A distanza di anni quella ragazza ci ha telefonato dicendoci quanto eravamo state importanti per lei conclude Tiziana non sai mai limpatto che pu avere una parola o una dimostrazione di vicinanza, anche e soprattutto per quelle persone che giurano di non averne bisogno. (v.s.)

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il Ducato

Religiosit e roghi nel Montefeltro del 1500

Laura la bella strega fu bruciata in piazza per dimenticare la fame


LORENZA F. PELLEGRINI

ra il 10 agosto 1587. A novantanni dallultimo processo per stregoneria si riaprivano le porte del tribunale arcivescovile di Urbino. Donna Laura, guaritrice di Farneta, veniva formalmente accusata di essere unancella di Satana. La sua storia, dopo quasi cinque secoli, ancora viva. Lha portata a noi una filastrocca che viene ancora insegnata ai bambini: Staccia stacciola: chel bordlac en volg g a scola! Staccia minaccia: la strega i d la caccia! Staccia mineta: la strega di Farneta. La canzoncina nasconde un fatto realmente accaduto e ricostruito pochi anni fa dallo studioso Giovanni Murano nel suo libro La stregoneria nel Ducato di Urbino alla fine del Cinquecento. Limputata, scritto nelle carte del processo custodite nella biblioteca della citt ducale, viene da Cagli e si trasferita insieme alla sua famiglia a Santa Croce di Farneta (Acqua-

lagna). temuta quanto linferno, ma i suoi servigi sono molto richiesti quando malattie e paura varcano luscio delle case della comunit contadina dove vive. Qui tutte le donne che hanno li figliuolini piccoli si sforzano di essergli amiche perch i suoi miscugli di herba dellinvidia, avena, falasco et molte altre herbe officinali sono indispensabili. I suoi rimedi sono lunica cura accessibile nelle campagne, dove non arriva la medicina ufficiale. Se i bambini si ammalano sfamandosi con la terra in mancanza di farina, le madri in preda alla disperazione chiedono aiuto a Laura. E lei, per scacciare il male, imbocca i loro figli con del terriccio trafugato dai sepolcri. Non la Santa Inquisizione a giudicare Laura, ma il vicario apostolico Paolo Pagani. Un uomo di Dio che ritiene attendibili queste mezze verit e pettegolezzi. Rivelazioni, ad esempio, come quelle di donna Giulia, una dei 26 testimoni, che ha sentito dire che la guaritrice fa uso di strani unguenti. E questa per il giudice una prova inconfutabile

della colpevolezza di Laura. Perch le streghe, si sa, songevano e subito andavano a fare qualche malefitio. Si servono di questi balsami ricavati dal grasso dei bambini, raccontano i trattati sulla stregoneria, per trasformarsi in animali e volare cos di notte al sabba per incontrarsi con gli altri seguaci del demonio, scatenarsi in orge e saziarsi con la carne dei neonati. Pagani, vicario e rappresentante della Santa Sede, in missione per conto di Sisto V, animato dal fervore di chi cresciuto allombra del Concilio di Trento. Sa che la caccia al miscredente unoccasione da non lasciarsi sfuggire. Il suo obiettivo seminare inquietudine per raccogliere consenso. Garantire la pace in terra attraverso il controllo della giustizia: unarma politica da brandire nella lotta per il potere, conteso tra principe e papa, tra i magistrati laici del duca di Urbino, Francesco Maria II della Rovere, e la Santa Inquisizione che stenta a varcare le mura del Ducato. Il vicario, per meglio destreggiarsi nella battaglia contro linfezione della superstizione,

Il sabba delle streghe (1510) di Hans Baldung Grien


segue alla lettera i dettami del Malleus Maleficarum, manuale per inquisitori scritto nel 1487 e diventato molto popolare alla fine del Cinquecento. Nel Malleus Pagani trova materiale a sufficienza per formulare teoremi con cui inchiodare la strega delle erbe magiche. Cos a Laura viene anche data la colpa dellondata di gelo fuori stagione che ha colpito Farneta, gi flagellata da raccolti andati male e dalla moria di uomini e bestiame. Denudata, legata a una corda e torturata mentre urla la sua innocenza. Questa lultima immagine della strega di Farneta che ci restituisce il verbale del processo. Non difficile ipotizzare che Laura venga bruciata viva tra le fiamme del rogo. Morta lei, morto il principe senza eredi, Francesco Maria II della Rovere, nel 1631 Urbino passa sotto il governo di Roma. E poco dopo, per la prima volta la Santa Inquisizione arriva nelle terre dellex Ducato.

Lurbinate Albani tra storia e leggenda

Clemente XI papa per caso


FEDERICO CAPEZZA
18 anni era un giovane letterato costretto alla carriera ecclesiastica. A 51 venne eletto Papa da uno dei Conclavi pi turbolenti della storia. E forse non se la sentiva di salire sul soglio di Pietro, al punto di mettersi a letto ngendosi malato. Lurbinate Giovanni Francesco Albani divent Clemente XI non solo controvoglia ma anche per caso. Nato nel 1649 in una nobile famiglia di origine albanese che si era gi distinta in campo politico (il nonno Orazio aveva favorito il passaggio di Urbino allo Stato della Chiesa), Albani viene mandato a Roma, dove diventa protetto dai Barberini. Diventa ospite sso del salotto della regina Cristina di Svezia, il ritrovo pi intellettuale del

XVII secolo, e riscopre antichi testi latini e greci dati ormai per distrutti: un letterato pronto a spiccare il volo, che deve per lasciar stare la penna e dedicarsi alla carriera ecclesiastica per volere del padre Carlo. Nel 1670, dopo la laurea in diritto a Urbino, diventa canonico. A 28 anni ricopre la carica di amministratore della diocesi di Rieti; poi approda in Vaticano diventando, in poco tempo, vicario della Basilica di San Pietro e, inne, cardinale. Gli studi urbinati gli permettono di farsi notare: il suo predecessore Innocenzo XII non si fa scrupoli a svegliarlo a notte fonda per chiedere consigli di carattere politico e lo incarica di riformare la struttura dello stato ponticio. Al momento della morte del Papa, Albani solo uno dei tanti nomi in lizza per la successione. Il Conclave iniziato il

9 ottobre 1700, si trascina per pi di un mese senza che il collegio riesca a mettersi daccordo su un nome: a sparigliare le carte e mettere fretta ai cardinali la morte del re di Spagna. Carlo II dAsburgo, morto il primo novembre 1700, lascia un impero immenso ma neanche un erede.Il monarca, su parere di Innocenzo XII (a sua volta consigliato da Albani) aveva deciso da tempo di afdare la corona al duca Filippo dAngi, nipote del re di Francia,.Ma le altre dinastie si sentono defraudate e si prola cos la guerra di successione per il trono spagnolo. Tutti guardano a Roma per capire da che parte si schierer la Santa Sede. La scelta dei porporati ricade proprio su Albani, ritenuto abile diplomatico e temporeggiatore: principi della Chiesa devo-

no per faticare non poco per convincere il designato ad accettare la nomina. Gli urbinati, invece, ne sono entusiasti e, narra la leggenda, piantano un platano per festeggiare levento. Il platano, tuttora visibile in un cortile di Via Valerio, solo il primo di una lunga serie di segni di Clemente XI ancora rintracciabili tra le mura di Urbino. Il pi famoso lobelisco di piazza Rinascimento, trafugato da un tempio dedicato a Iside. Un altro esempio la colonna di San Crescentino davanti a Palazzo Odasi, unara sacricale di epoca romana che sostiene una colonna paleocristina e la statua del protettore di Urbino. Albani, infatti, arriva addirittura a spogliare Roma di alcuni capolavori per trasportarli nella citt natale, nanzia i lavori di abbellimento del

Duomo e del Palazzo Ducale, chiama i migliori artisti per arricchire il palazzo di famiglia, oggi propriet dellateneo. stato senza dubbio un mecenate spiega la professoressa Silvia Cuppini dellUniversit Carlo Bo da ci che ha lasciato si deduce la sua sensibilit artistica. Non era un belluomo, ma era un grande organizzatore. Il suo papato continua la professoressadur ventuno anni, un periodo molto lungo per lepoca. Il grande amore che Albani provava verso la sua citt ha segnato un secondo momento di felicit economica dopo lera dei Montefeltro. Clemente XI ha arricchito Urbino lasciando segni artistici e urbanistici di forte sensibilit contemporanea. Ci sarebbe per unultima eredit nascosta nelle viscere della citt ducale: un leggendario bottino di opere darte al centro di una caccia che dura da anni. C chi dice che si trovi nei sotterranei del Duomo, ma la sua esistenza tuttaltro che provata.

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IL PAPA TEMPORALE

Immobili storici, fabbricati moderni, terreni: la Chiesa urbinate non povera

Il grande potere della Curia


Un milione di euro lanno, gli aftti pagati dallUniversit. Poi ci sono i terreni locati da Cia e Coldiretti
Lex sede della banca di Via Veneto, propriet della Diocesi Listituto di credito stato al centro del dibattito pubblico perch indicato come possibile sede di un fast food, a pochi passi dal Duomo e da Palazzo Ducale

LAURA MORELLI

ino a qualche anno fa 14 fogli A4 non bastavano a contenere lelenco di tutte le propriet della Curia a Urbino. Oggi riuscire a stimare tutta leredit patrimoniale ecclesiastica accumulatasi a partire dal XV secolo unimpresa non facile, ma affermare che la Chiesa possieda mezza citt non forse troppo lontano dalla realt. Al Comune risulta che su 18.432 unit immobiliari (appartamenti, abitazioni, fabbricati, magazzini ecc.) circa 313, l1,70%, sono intestate a Enti religiosi. Pochi, viene da pensare, ma molto buoni se si guardano i profitti. Dei 313 totali, 68 sono luoghi di culto, gli altri figurano quasi tutti al catasto come appartamenti, case, magazzini. Secondo lAgenzia del Territorio il 25% di queste unit, pi di 80 fabbricati, sono intestati allIstituto diocesano per il Sostentamento del Clero di Urbino Urbania SantAngelo in Vado, lente ecclesiastico che pu gestire, sulla carta, tutto quel patrimonio della Chiesa che genera reddito. Molti degli edifici sono in affitto a privati, banche, studenti, negozianti ma soprattutto allUniversit. Alcuni esempi sono la chiesa sconsacrata di San Paolo, di fronte alla facolt di Economia, affittata a un restauratore, il palazzo del Cinema Nuova Luce, di propriet della Curia e gestito da privati e ledificio in via Veneto, prima sede di una banca. Il grosso si trova di fronte al Palazzo Ducale do-

L1,7 per cento di tutte le propriet immobiliari in mano ai religiosi

ve molti dei palazzoni sono della Chiesa e dati in affitto allAteneo. In via Piazza del Rinascimento ci sono laboratori e aule dellIstituto di Scienze Chimiche, il Palazzo Petrangolini sede dellIstituto di Lingue, in Piazza Gherardi un edificio ospita la facolt di Scienze Politiche e in via Santa Chiara 27 si trovano i laboratori del Dipartimento di Scienze Biomolecolari. Costo degli affitti: oltre un milione di euro, almeno fino al 2010 e oggi la situazione non dovrebbe essere cambiata. La curia possiede inoltre quasi 200 terreni per un totale di oltre 3500 ettari, la maggior parte data in affitto agli agricoltori di Cia e Coldiretti producendo ulteriore reddito che per diminuito negli ultimi anni. Nel 2010 Giovanni Palazzi, presidente dellIstituto diocesano per il Sostentamento del Clero, raccontava al Ducato che la rendita annuale dai soli terreni era di 300.000 euro per affitti di un massimo di 250 euro a ettaro nelle zone pi redditizie. Prima della crisi il prezzo era ben superiore, circa 650 euro a ettaro. Pi di questo per non possibile sapere: il criterio della trasparenza, tanto ricercato nelle amministrazioni pubbliche, non ancora stato evocato negli stanzoni della Diocesi di Urbino: Palazzi tiene la bocca chiusa e non ha voglia di rilasciare dichiarazioni. Oltre gli sterili numeri, interessante sarebbe anche soffermarsi su chi gestisce concretamente le risorse. lUfficio Tecnico Amministrativo della Diocesi, il quale ha come Responsabile tecnico, nominato nel 2001 dallex vescovo Marinelli, lingegnere Alessandro Cioppi, ex presidente del Rotary di Urbino. Tra le principali attivit svolte dallin-

gegnere ci sono vari restauri di chiese e oratori e il progetto per lallestimento e lampliamento degli spazi del Museo Diocesano Albani. I lavori li ha effettuati la Piquadro societ di ingegneria s.r.l. della quale Cioppi Vice Presidente del Consiglio di amministrazione dal febbraio 2012 e socio al 20%. Unaltra questione che porterebbe a tanti punti interrogativi, senza poi entrare nel merito delle rendite catastali e delle varie tasse sugli immobili che meriterebbero giornate di lavoro a parte.

In alto, la sede di Scienze Biomolecolari Al centro, lex chiesa di San Paolo, adesso usata dallAteneo come laboratorio di restauro In basso: la sede di Scienze Chimiche, anchessa di propriet della Diocesi

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il Ducato

IL PAPA E LA COMUNICAZIONE

Linvasione di nuovi e vecchi media: su Twitter oltre 9 milioni di followers

Social network Francesco


Frasi familiari, discese tra la folla, stretta di mano, la Misericordina: la svolta comunicativa di Bergoglio
VIRGINIA DELLA SALA

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Universit di Urbino "Carlo Bo". Consiglieri: per l'Universit: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: NICOLA DI FRANCESCO, STEFANO FABRIZI, SIMONETTA MARFOGLIA; per la Regione Marche: JACOPO FRATTINI, PIETRO TABANELLI; per la Fnsi: GIOVANNI ROSSI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 http://ifg.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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IPSE DIXIT

na conversazione con i fedeli di tutto il mondo scandita a ritmo di lessico familiare e quotidiano. Bergoglio il Papa dai gesti virali e dalla comunicazione diretta, dal fratelli e sorelle, buonasera alla Misericordina che fa bene al cuore. Papa Francesco si presenta cos come il pi grande comunicatore dellultimo secolo, quasi giocando la partita del confronto con Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. I tempi sono diversi ma soprattutto sono i mezzi a essere cambiati: dove prima cerano solo radio e tv, oggi ci sono social network di ogni tipo e, come sostenuto dal cyber teologo padre Antonio Spadaro in un intervista, Bergoglio non usa i social network ma un social network perch crea eventi comunicativi e dinamici. Un migliore comunicatore. Lapertura comunicativa della chiesa, e il suo cambiamento, sono iniziate con laccount Twitter di papa Ratzinger e Bergoglio, in un certo senso, solo un degno successore, spiega Giovanni Boccia Artieri, professore di Sociologia dei Nuovi Media alluniversit di Urbino. Si tratterebbe quindi di una storia vecchia, che non porta necessariamente a una pianificazione di marketing a tavolino: evidente continua Boccia Artieri che se non cambia il mezzo, la persona a influenzare il tipo di comunicazione. Francesco si fa portavoce della Chiesa in modo scherzoso e provocatorio insieme. uno stile di grande impatto perch pi ricettivo della sensibilit dei fedeli. Ha mostrato maggiore apertura ed per questo che amato dalle persone e soprattutto dai media. La Papadipendenza. Si profila il secondo aspetto della questione: quanto il Papa sembri amare i mezzi di comunicazione (nel primo Angelus ha detto grazie ai media la piazza ha le dimensioni del mondo), tanto i media sembrano essere innamorati del papa: una figura che crea dipendenza spiega ancora Boccia Artieri e il suo uso della comunicazione sapiente, come ad esempio nel caso della risposta a Scalfari: a lettera aperta, ha risposto pubblicamente inserendosi nel piano dei media con forza, ricorrendo a quella che ormai una sudditanza mediatica. Giornali e tv sono ricettivi per tutto quanto riguarda e fa Bergoglio, un Papa che produce appeal nel pubblico, di estrema attualit e crea dipendenza e amplificazione: fornisce tanto materiale per farlo ma altrettanto per creare ragionevoli dubbi nella veridicit del suo personaggio. Anche con Giovanni Paolo II si era vissuta questa de-istituzionalizzazione dei rapporti aggiunge il professore - e lo stesso valso per il cosiddetto effetto Obama. Ora bisogna vedere quanto durer il fattore Francesco, quanto delle sue parole si trasformer in azioni.

Rischio di esagerare. Tanta attenzione mediatica, per, lascia spazio a fraintendimenti o quanto meno a visioni distorte di quelle che sono le vere intenzioni del pontefice: Si rischia di iper interpretare le parole di Bergoglio nella spasmodica ricerca di un cambiamento allinterno della Chiesa: i segnali positivi, ogni parola nuova viene vista in un ottica di esagerazione e la cornice interpretativa condizionata. Bisognerebbe fare una distinzione tra le parole e il contenuto, capire se si tratta di una questione di costume o politica, distinguere tra un editoriale di Gramellini sul Papa e un articolo di un vaticanista. In questo modo, la tanto decantata apertura del Papa al mondo omosessuale, quella dei titoloni e della istantanea diffusione in rete, a unanalisi pi attenta si trasforma nel semplice affrontare il discorso con uninedita naturalezza per le sale del Vaticano: Se una persona omosessuale di buona volont ed in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla, disse Francesco implicando quindi una via di pentimento e costrizione non immediatamente percepita da diversi media. Non ho parlato molto di queste cose aveva aggiunto Bergoglio - e questo mi stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non necessario parlarne in continuazione. Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. La mappatura sociale. Chiama in causa direttamente i fedeli, non solo con lettere e telefonate, ma con il questionario di 38 domande sui temi pi problematici della pastorale familiare, chiedendo di esprimersi, oltre che su pastorale ed evangelizzazione, su contraccezione, coppie di fatto, etero e gay e comunione ai divorziati risposati. Tutto in preparazione del Sinodo del 2014 e tutto consultabile dal sito del Vaticano grazie a unimprovvisa inversione di marcia (inizialmente la diffusione sarebbe dovuta passare solo attraverso le chiese locali, con il compito di diffonderlo in modo capillare). Il social boom. Intanto, i numeri dei media Vaticani parlano chiaro: pi di nove milioni e trecentomila follower per laccount Twitter di papa Francesco; almeno sessanta milioni di persone raggiunte su smartphone e tablet e pi di dieci milioni i navigatori che nelle varie lingue visitano ogni mese le pagine del portale news del Vaticano attraverso Facebook: La Chiesa conclude il professore Boccia Artieri- sempre stata dove stanno le persone ed ora ha capito che se le persone stanno in rete, l che deve agire. E Francesco il migliore per arrivarci: con le sue parole e i suoi gesti, che diventano virali nel senso virtuale del termine e che si diffondono con grande facilit, il miglior testimonial di un brand antico che non cambiato nella sua tradizione ma che sopravvive grazie a un nuovo volto comunicativo.

La vignetta che Sergio Staino ha deciso di dedicare al Ducato per questo numero su papa Francesco

Con le sue parole e i suoi gesti papa Bergoglio il miglior testimonial di un brand antico che sopravvive grazie a un nuovo volto comunicativo

- Buona domenica e buon pranzo - Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco dAssisi - Non abbiate paura della tenerezza - Vorrei adesso a tutti voi consigliare una medicina. Qualcuno pensa, il Papa adesso fa il farmacista? Ma una medicina speciale Si tratta di una medicina spirituale chiamata Misericordina Non dimenticate di prenderla perch fa bene al cuore, allanima e a tutta la vita - Non fatevi rubare la speranza - C chi dice: Ma padre, io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa. Ma con laltra mano, ruba: allo Stato, ai poveri. un ingiusto. Questa la doppia vita. E questo merita, lo dice Ges non lo dico io, che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.