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03 marzo 2012, Il Riformista, Ancora in cerca dellircocervo liberalsocialista, di Pasquale Terracciano

Ancora in cerca dellircocervo liberalsocialista di Pasquale Terracciano


Un convegno sulla parabola del postmoderno e una tavola rotonda di Mondoperaio.

Nella foto: la copertina del mensile "Mondoperaio"

onvergono in questa settimana diversi spunti per parlare di filosofia, e del suo dialogo con il mondo che ci circonda. Due eventi, parzialmente eccentrici tra di loro, ci restituiscono uno spazio entro cui inserire fruttuosamente la dialettica tra temi apparentemente polverosi e lattualit. Mercoled 29 febbraio si svolta la conferenza di Maurizio Ferraris dellUniversit di Torino e Emil Angerhn, dellUniversit di Basilea, in collaborazione con lIstituto Italiano di Studi Filosofici, allinterno di ciclo di otto incontri sullattualit. Nella splendida cornice di Villa Maraini (della famiglia di Fosco e Dacia), introdotti dalla colta gentilezza del direttore dellIstituto Svizzero di Roma Cristoph Riedweg (noto ai cultori della filosofia antica per una bella monografia su Pitagora), i due filosofi hanno illustrato la parabola del postmoderno. Sia detto solo per inciso, ma consigliamo vivamente di tenere docchio i successivi appuntamenti del ciclo Discorsi dattualit (www.istitutosvizzero.it): begli ambienti, ottima organizzazione, intelligenze frizzanti a confronto e non le stanche litane, o peggio le sedute di autocoscienza, in cui a volte ci si imbatte. Ordunque i due filosofi, pugnanti, hanno puntellato di brillanti appigli il sentiero che si dipana tra la realt e linterpretazione, tra ontologia ed ermeneutica. In particolare Ferraris - impegnato negli ultimi mesi in vivaci polemiche sollevate dal suo articolo dello scorso agosto Il ritorno al pensiero forte ha mostrato le aporie di unermeneutica totalizzante che mira a sbriciolare il dato reale, limmediatamente percepibile dinanzi a noi. Ha inoltre ricordato quanto forte, per quanto a molti nascosto, sia il legame tra un certo orientamento della filosofia e il populismo mediatico. Come ci suggerisce il filosofo torinese, nella nostra mente ossessionata, non vi forse una figura che richiama quella categorie di forzosa ironia, onnipresente voluttuosit, disprezzo del dato reale e irritualit decostruzionista che tanto fanno postmoderno? Un Berlusconi la Guattari, per cos dire: il che parzialmente vero, ma mette in guardia pi verso Guattari e Lyotard (come del resto era lo scopo di Ferraris) che verso Berlusconi (o chi per lui). Pi complesso mi pare, infatti, il problema del rapporto tra populismo, pensiero moderno e filosofia postmoderna (con annesse polemiche antiilluministe). Quel germe era infatti gi annidato, e denunciato, nella democrazia dei moderni, come recentemente mostrato da Michele Ciliberto nel libro La democrazia dispotica. Fuggendo per da Arcore e tornando alla filosofia, va rimarcato che per Ferraris non tutte le parti della realt sono costruite dallinterpretazione e dai nostri schemi concettuali: non lo sono, ad esempio, gli oggetti naturali e quelli ideali. Lo sono per altri. E qui veniamo alle noti dolenti e alla nostra seconda segnalazione, perch gli oggetti sociali e politici sono - essi s- delle costruzioni. Spostiamoci dunque a focalizzare un oggetto specifico, come si cercato di fare, venerd 2 marzo, in una tavola rotonda, altrettanto vivace, organizzata per luscita dellultimo bel numero di Mondoperaio, in omaggio al pi significativo dei suoi collaboratori, Luciano Cafagna. Dicevamo dunque degli oggetti sociali, tra cui non ultimi vi sono i movimenti politici e le loro dottrine e con essi certamente il socialismo. E sorgono allora dubbi, nuovamente postmoderni e sisifei: se costruirlo, decostruirlo, ricostruirlo, ciclicamente. Avvolgerlo nellironia, o nel distacco, forse. Incuranti dellimprobo compito un manipolo di speranzosi ha tentato di rispondere a una domanda

primigenia, certo spiacenti a chi cerca risposte immediate. Visto che di socialismi, o di fantasmi di esso, ne abbiamo visti tanti, proviamo dunque nuovamente a chiederci si son detti - quale filosofia si dovr trovare alla sua base, che idea delluomo, del prossimo e della storia. Poich una buona parte della tradizione socialista nasceva da una filosofia indubbiamente forte, quella di Treviri, e non si fatto i conti fino in fondo con la sua crisi e implosione, sarebbe bene dunque lavorare di nuovo dalle parti di Socrate per evitare di costruire sulle sabbie mobili. Ciance, si dir, e fumisticherie. Neanche nuove, come il solito incubo che si racconta da anni allanalista. Eppure qualche chiarezza in pi sulle idee di fondo avrebbe evitato che il tintinnare di sciabole di questi giorni di Sandro Veronesi e Antonio Pascale sulla sinistra, il progresso, la decrescita, The Artist e larticolo 18, che pur poteva essere ben gustoso, risultasse cos sciapo. Non si auspica che emerga il manifesto di una compiuta filosofia della storia, ma almeno la percezione di orizzonti di senso ragionati entro cui inserire e tentar di risolvere le sfide globali nella loro complessit. Non sono certo queste le pagine, e le battute, per offrire qui una risposta, ma utili stimoli vengono dal numero citato, a cui si rimanda. Vi chi vede il socialismo primariamente come istanza etica volta a ridurre le diseguaglianze, e come tale libero dalle contaminazioni sempre in atto nel pensiero; una sorta di sistema aperto per la riformulazione di un umanesimo socialista, che non sia disgiunto da istanze di emancipazione sociale. Alcuni dei filosofi che rispondono alla domanda sul Mondoperaio propongono come una della cifre del socialismo lidea, apparentemente anacronistica, della politica come dovere verso il mondo che abbiamo ricevuto e che verr lasciato alle future generazioni. Un principio di responsabilit da ripensare e di cui si avverte la difficolt, ma che non si sottrae, mi pare, alla consapevolezza di una direzione della storia, senza che questa debba cadere nuovamente nella teleologia. Multa in orbe monstra generata sunt, diceva il balcanico San Girolamo. Molti dei mostri della terra ben noto - nascono proprio dal tentativo di una definizione o di una direzione nuova del socialismo. Esempio classico fu la definizione crociana della fusione tra socialismo e liberalismo come il mitologico e impossibile ircocervo. Eppure quella strada va imboccata e dovrebbe essere il caso di prenderla e di prendersi sul serio, anche nel pronunciare parole grosse e impegnative, per restituire il socialismo al futuro.