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ANALISI DEGLI EFFETTI DELLURBANIZZAZIONE SUI CORSI DACQUA: IL CASO DEL BACINO LAMBRO SEVESO - OLONA

A. AZZELLINO2, D. BELLINGERI1, S. CANOBBIO3, N. DOTTI1, V. MARCHESI1, M. PARINI4, A. PIANA1, E. ZINI1


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ARPA Lombardia, 2 DICA - Politecnico di Milano, 3 DISAT - Universit di Milano Bicocca, DG AESs Regione Lombardia

ABSTRACT Il bacino dei umi Lambro - Seveso - Olona (LSO) costituisce il sistema tributario del ume Po maggiormente inquinato. Lo stato ecologico del sistema LSO compromesso dallintensa urbanizzazione che ha fortemente modicato lidrologia naturale del territorio intorno alla zona di Milano, la morfologia dei corpi idrici e lo stato di qualit delle acque. Il presente studio ha analizzato lo stato di compromissione dellambiente urbano e gli effetti che si generano sullecosistema uviale attraverso la modellazione della qualit delle acque uviali. Scopo nale stata la valutazione della possibilit di riqualicazione del sistema Lambro, Seveso, Olona, indagando sia la ripartizione per tipologia di fonte dei macroinquinanti, che i limiti di scarico che devono essere applicati per il raggiungimento dello stato di buona qualit previsto dalla Direttiva 2000/60/CE. Parole chiave: carico inquinante, stato ecologico, Qual2k, riqualicazione uviale, buon potenziale ecologico.

1. INTRODUZIONE
Il monitoraggio dello stato di qualit delle acque dei umi Lambro, Seveso e Olona (LSO) effettuato da ARPA Lombardia in attuazione del D.Lgs. 152/06 e del Programma di Tutela e Uso delle Acque (PTUA), evidenzia il perdurare di uno stato ecologico pessimo o scadente per la maggior parte dellestensione dei suddetti corsi dacqua. Il territorio sotteso dai tre sottobacini pari a meno del 10% dellintero territorio regionale, ma su di essi sono presenti il 43% dei domiciliati lombardi totali ed il 40% delle aziende potenzialmente impattanti sulla base della codica ATECO (Fig. 1). Tali territori sono stati individuati da Regione Lombardia, come area prioritaria di intervento ai ni della riduzione dellinquinamento delle acque, della riqualicazione dei sistemi ambientali e paesistici e della riduzione del rischio idraulico. La Direttiva 2000/60/CE e il D.Lgs. 152/06 prevedono che, qualora i monitoraggi indichino limprobabilit del raggiungimento degli obiettivi di qualit, siano indagate le cause, riesaminati e adattati, a seconda delle necessit, i programmi di monitoraggio in essere e stabiliti nuovi programmi di misure supplementari a complemento delle misure di base, nonch eseguiti dei monitoraggi di indagine qualora sia necessario un quadro conoscitivo pi di dettaglio sulle cause che impediscono il raggiungimento degli obiettivi di qualit.

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Figura 1 - a. Densit abitativa; b. Attivit produttive (anno 2011); c. Confronto tra supercie urbanizzata nel 1955 e nel 2007; d. Stato Ecologico

2. ANALISI DELLE PRESSIONI ED EFFETTI SULLA QUALIT FLUVIALE


La stima dei carichi inquinanti realizzata con il modello del territorio. Una parte dello schema concettuale DPSIR (Determinanti-Pressioni-Stato-Impatto-Risposte) rappresentato in gura 2, in cui evidenziata la relazione causale tra determinanti, pressioni e stato qualitativo delle acque e il ruolo dei modelli del territorio e di qualit delle acque. Gli input del modello del territorio sono costituiti dai determinanti dello stato di qualit del sistema, per esempio la popolazione e le attivit produttive. Il modello non conserva una memoria di ci che accaduto in precedenza, i carichi attuali dipendono soltanto dalla popolazione e dalle attivit produttive attuali e non dalle precedenti. In tabella 1 sono riassunti i determinanti e le metodologie applicate/sviluppate per la stima delle corrispondenti tipologie di carico potenziale.
Figura 2 Relazione causale tra determinanti, pressioni e stato qualitativo delle acque e il ruolo dei modelli del territorio e di qualit delle acque.
DETERMINANTI Popolazione Attivit Produttive PRESSIONI Stima dei carichi inquinanti potenziali
Modello di Qualit delle Acque Fluviali STATO Stima della qualit chimico-sica delle acque

Modello del territorio

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Tabella 1 - Tipologie di carico potenziale, metodologia utilizzata per la stima dei carichi e parametri stimati
Carico Potenziale Popolazione domiciliata Civile Popolazione uttuante Metodo di Stima Elaborazione dellAnagrafe dei Cittadini Assistiti dal Servizio Sanitario Regionale della DG Sanit. Metodologia di riferimento: PTUA. Uso come variabile proxy della produzione comunale mensile di RSU archiviata nel sistema ORSO (Osservatorio Sovraregionale Riuti) di ARPA Lombardia. Metodologia di riferimento: PTUA. Parametri Stimati

BOD5, COD, Azoto Totale, Fosforo Totale.

Industriale

AE, BOD5, COD, Azoto Totale, Elaborazione dei dati sistema AIAP (Archivio Integrato Fosforo Totale, delle Attivit Produttive) di ARPA Lombardia. Sostanze prioritarie e Metodologia di riferimento: PTUA. pericolose. Elaborazione dei dati del SIARL (Sistema Informativo Agricolo Regione Lombardia) della DG Agricoltura e della carta di uso del suolo DUSAF2. Metodologia di riferimento: PTUA.

Agricolo

AE, Azoto Totale, Fosforo Totale.

Zootecnico

Elaborazione dei dati dellAnagrafe Zootecnica della DG Sanit. Metodologia di riferimento: PTUA e Direttiva Nitrati.

AE, Azoto Totale, Fosforo Totale.

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Analisi degli effetti della pressione antropica sui corsi dacqua

I carichi valutati nellambito dello studio, attraverso stime o misure dirette dei carichi, i dati morfologici riguardanti le caratteristiche dellalveo, i dati di qualit delle acque e di portata dei umi provenienti dalla rete di monitoraggio ARPA (23 stazioni di controllo) sono stati utilizzati per implementare il modello Qual2K (v. 2.11v8 Chapra et al. 2008), sviluppato dallUS EPA (United States Environmental Protection Agency), per la simulazione della qualit uviale. Il modello ha permesso la ricostruzione della qualit attuale dei corsi dacqua del bacino LSO. Le simulazioni modellistiche riferite al triennio 2009-2011 hanno consentito di ricostruire landamento, in assenza di precipitazioni, dei carichi lungo le aste uviali dei principali macroinquinanti (BOD5, COD, solidi sospesi totali, forme azotate, fosforo totale, Escherichia Coli, solfati, cloruri), di alcuni microinquinanti di origine prevalentemente industriale (rame, zinco, cromo totale, piombo e nichel) e di valutarne la provenienza. Le analisi mostrano che le concentrazioni dei microinquinanti considerati, solo occasionalmente superano gli standard di qualit ambientale (SQA Standard di Qualit Ambientale - D.M. 260/2010) e che la loro origine pu essere, nella maggior parte dei casi, attribuita a grossi impianti di depurazione che intercettano quote signicative di carico industriale; mentre, sono i macroinquinanti a determinare le condizioni critiche in cui versano i corsi dacqua oggetto dello studio. In gura 3 sono mostrati gli andamenti dei parametri N-NO3 e N-NH4 lungo le aste di Lambro, Seveso ed Olona. Entrambi i parametri sono prevalentemente attribuibili a fonti civili di inquinamento: il primo un indicatore del carico proveniente da efuenti trattati in impianti di depurazione, il secondo indice della presenza di scarichi di acque reue non trattate o di trattamenti depurativi non efcienti nella rimozione del carico azotato (es. impianti obsoleti o sottodimensionati).

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Figura 3 - Andamento di azoto ammoniacale (N- NH4) e di azoto nitrico (N-NO3) lungo le aste del bacino LSO (linea blu). In colore rosa sono indicati i dati di controllo provenienti dalle stazioni di monitoraggio ARPA utilizzati per la taratura del modello. Nei graci sono anche indicate le sorgenti che determinano gli aumenti pi signicativi del carico uviale. Dati modellazione relativi agli anni 2009-2011

stato inoltre quanticato il carico gravante su ogni sezione di monitoraggio del bacino LSO, ripartendo il carico per tipologia di fonte: corsi dacqua afuenti, impianti di depurazione delle acque reue urbane (depuratori), scarichi industriali, terminali di fognatura (Fig. 4). Per tutte le aste uviali considerate, il carico proveniente dai depuratori, sia direttamente che indirettamente attraverso gli afuenti, costituisce il contributo inquinante pi rilevante. Gli impianti di trattamento delle acque reue (WWTPs) costituiscono il 91% del carico organico gravante sul sistema uviale e il 99,4% del carico totale di azoto. Alla chiusura del bacino LSO (cio alla conuenza con il ume Po) lapporto complessivo degli scarichi depurati rappresenta circa il 40% dellintero deusso uviale. importante sottolineare come sul sistema LSO, i depuratori siano costituiti da impianti di dimensioni differenti. I piccoli impianti (meno di 2.000 AE) costituiscono circa il 22% del totale, gli impianti di medie dimensioni (tra i 2.000 e i 10.000 AE) il 25% del totale. Il 43% degli impianti sono pi grandi di 10.000 AE, mentre gli impianti superiori ai 600.000 AE sono meno del 10%. Tuttavia questi ultimi, essendo localizzati nella zona urbana di Milano, pur costituendo una pressione signicativa in termini di carico, non inuenzano lo stato di qualit delle acque del ume, che allaltezza di Milano gi fortemente compromesso.

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Figura 4 - Ripartizione dei carichi di azoto nitrico e azoto ammoniacale gravanti sul bacino LSO, nei diversi corpi idrici. Dati modellazione relativi agli anni 2009-2011

2.2

Scenari di riqualicazione per corsi dacqua in bacini fortemente urbanizzati

Gli scenari di simulazione hanno consentito di valutare i limiti di concentrazione che dovrebbero essere attribuiti agli scarichi degli impianti di acque reue urbane per ottenere lo stato di buona qualit chimica denito dallindice LIMeco (Livello di Inquinamento da Macrodescrittori per lo Stato Ecologico). I limiti cos individuati, molto restrittivi sul parametro azoto nitrico, difcilmente sarebbero raggiungibili con trattamenti convenzionali a fanghi attivi, solo un trattamento terziario di osmosi inversa (RO) potrebbe garantire il raggiungimento di quei livelli. Questa soluzione oltre ad avere costi di realizzazione molto elevati, in ragione della non selettivit del trattamento, porterebbe al paradosso di una qualit buona per i parametri chimico-sici in base allindice LIMeco, ma troppo povera di ioni da mettere a rischio losmolarit di molti organismi acquatici e quindi la vitalit stessa dellecosistema uviale. La Direttiva 2000/60/CE (Art. 4), prevede la possibilit, condizionata al rispetto di alcuni requisiti, che siano attribuiti obiettivi ambientali in deroga rispetto allobiettivo generale del buono stato ecologico e chimico. Per quei corpi idrici, per cui sono ssati obiettivi in deroga, deve tuttavia essere assicurato il raggiungimento del miglior stato ecologico e chimico possibile (Buon Potenziale Ecologico) come obiettivo alternativo per lo stato di qualit. Nellambito dello studio, sono state individuate delle soglie chimiche obiettivo (Soglie Obiettivo) che garantiscono il Buon Potenziale Ecologico delle comunit ecologiche uviali. Sono, inoltre, state considerate diverse ipotesi di intervento sui depuratori, valutate attraverso un indice GEP (Good Ecological Potential) ottenuto dallaggregazione delle Soglie Obiettivo precedentemente calcolate. Lindice GEP permette di valutare i chilometri di ume che hanno raggiunto le Soglie Obiettivo. Gli scenari di intervento valutati sono stati i seguenti: 1 SCENARIO Direttiva 271/91 (Dir. 271/91): prevede ladeguamento degli impianti presenti, ai requisiti della Direttiva 271/91/CE (molti dei WWTPs esistenti hanno pi di 20-30 anni di et e ancora non risultano del tutto conformi alla Direttiva 271/91/EC);

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