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INTRODUZIONE APOCALISSE Composta sullo scorcio del I secolo e divenuta uno dei testi biblici pi affascinanti nella storia

della tradizione e dellarte cristiana, lApocalisse (in greco, Rivelazione) unopera di grande potenza e suggestione, proveniente dallambito delle Chiese giovannee dellAsia Minore, come attestano le lettere indirizzate alle sette comunit di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, presenti nei capitoli 2-3. Anche se il linguaggio e i simboli appartengono al genere apocalittico, una corrente letteraria e teologica molto diffusa nel giudaismo di quellepoca, il libro si autodefinisce profezia (1,3 e 22,7.19), cio interpretazione dellazione di Dio allinterno della storia. Infatti, anzich essere un infausto oracolo sulla fine del mondo, come spesso si creduto, lApocalisse un messaggio concreto di speranza rivolto alle Chiese in crisi interna e colpite dalla persecuzione di Babilonia o della prostituta o della bestia, cio della Roma imperiale, perch ritrovino fermezza nella fede e coraggio nella testimonianza. Il fine ultimo verso cui sta muovendosi la storia non il trionfo del drago, simbolo del male, ma quello dellAgnello, cio Cristo, e alla Babilonia devastatrice subentrer per sempre la Gerusalemme della pace e della vita. Il libro tutto costellato di simboli e di segni, tra i quali dominano i settenari posti al centro della composizione, nei capitoli 6-15: i sette sigilli spezzati, le sette trombe risuonanti, i sette angeli con le sette coppe del giudizio. Colori, animali, sogni, visioni, numeri, segni cosmici, citt sono le componenti di questa interpretazione della storia alla luce della fede e della speranza. Allinizio e alla fine dellopera si hanno le due scene decisive: da un lato, la corte divina con lAgnelloCristo e il libro della storia umana (capitoli 4-5); dallaltro, laffresco del duello definitivo tra Bene e Male, tra la Prostituta imperiale e la Sposa ecclesiale, suggellato dallepifania della Gerusalemme celeste, ove si attende la venuta in pienezza del Cristo salvatore (capitoli 16-22).

PADRI Un canto di riconoscenza a Cristo nel regno che non avr fine

NellApocalisse descritta lesperienza della Chiesa in cammino verso la Gerusalemme celeste, dove non vi sar pi la morte n lutto n lamento n dolore. Con quali parole si pu esprimere come sia grande la gioia di quella beatitudine, dove si partecipa, con tutti gli spiriti beati, alla gloria del creatore, si contempla il volto di Dio, non si angosciati dal timore della morte e ci si allieta di unimmortalit che durer in eterno? Per questo i Padri della Chiesa ricorrono spesso, come lautore dellApocalisse, ai simboli e ai segni. Accade anche nei due brani qui di seguito, di san Cirillo di Gerusalemme (vescovo della citt santa dal 348 al 387), e di santAgostino, vescovo di Ippona (354-430).

veramente impossibile riconoscere Dio con gli occhi della carne dal momento che ci che incorporeo non pu essere percepito dallo sguardo materiale. Daltronde proprio lunigenito Figlio di Dio a confermarcelo dicendo: Nessuno ha mai visto Dio (Giovanni 1,18). [...] Quando il servo di Dio, Gabriele, apparve a Daniele, costui ne rimase subito sconcertato e, a una simile vista, stramazz anchegli a terra. N il profeta os rispondere, fino a quando langelo non trasform il proprio aspetto in quello di un figlio duomo (vedi Daniele 8,17; 10,15-16). Se la vista di Gabriele faceva tremare i profeti, nel caso in cui Dio in persona si fosse mostrato nella sua essenza, non sarebbero forse tutti morti? Non quindi concesso a occhi corporei di contemplare la natura divina; dalle opere divine siamo tuttavia in grado di farci unidea della sua potenza, secondo quanto afferma lo stesso Salomone: Infatti dalla grandiosit e bellezza delle creature dato riconoscere, con le dovute proporzioni, il loro creatore (Sapienza 13,5). Daltronde, egli non afferma che dalle creature si perviene senzaltro ad unadeguata comprensione del loro creatore, ma aggiunge anzi: con le dovute proporzioni. E allora, tanto pi maestoso apparir a ciascuno Dio, quanto pi sublime sar stata la contemplazione delle creature raggiunta dalluomo. Quando, infatti, costui avr elevato la propria anima sulle vette pi alte della contemplazione, egli si former altres intorno a Dio una conoscenza pi profonda. [...] davvero impossibile capire bene che cosa sia Dio. Quando osserviamo le sue opere, per, ci possibile innalzare a lui delle lodi. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimale Come sar grande quella beatitudine, ove non vi sar male alcuno, non rester nascosto nessun bene, ci si dedicher alle lodi di Dio, il quale sar tutto in tutti! Che altro si possa fare, ove cesser la pigrizia e non ci sar nessun bisogno di lavorare, non lo so. [...] Chi si sente idoneo a raffigurarsi, e tanto pi ad esprimere, i gradi che avr la gloria e lonore in proporzione ai meriti? Che abbia dei gradi, non lo si pu dubitare. Uno dei beni pi grandi di quella beata citt sar il vedere che nessun inferiore invidier qualcuno a s superiore, come ora gli angeli non invidiano gli arcangeli. E nessuno desiderer possedere ci che non avr ricevuto, pur unito in vincolo di dolce concordia con quello che lo avr ricevuto, proprio come nel corpo il dito non desidera essere occhio, pur essendo uniti nella struttura del corpo. Ciascuno posseder il suo dono, uno maggiore, laltro minore, e qualunque dono uno abbia, non vorr di pi. [...] In quella santa citt, dunque, vi sar ununica e indefettibilmente libera volont in tutti, sciolta da ogni male, arricchita di ogni bene, sempre piena di godimento per i gaudi eterni, immemore delle colpe, dimentica delle pene; non per questo, tuttavia, dimentica della sua liberazione, tanto da non esser grata al liberatore... Anzi, nulla sar pi giocondo in quella citt del cantico di gloria in riconoscenza a Cristo, per il cui sangue siamo stati liberati. Ivi avr pieno adempimento lesortazione: Soffermatevi a considerare che io sono Dio (Salmo 46,11). Sar questo il vero grande sabato che non avr sera, di cui parl il Signore alla prima creazione dicendo: 2

E Dio ripos il settimo giorno da tutte le opere che aveva fatto; e Dio benedisse il settimo giorno, lo santific, perch in esso Dio aveva riposato da tutte le sue opere che aveva intrapreso a creare (Genesi 2,2-4). Noi stessi saremo il settimo giorno, quando saremo pieni e ricolmi della sua benedizione. Ci intratterremo allora a considerare che lui solo Dio, pur avendo voluto noi stessi esserlo quando ci separammo da lui ascoltando la voce del seduttore: Sarete come di (Genesi 3,5), e ci allontanammo dal Dio vero, mentre invece saremmo stati di partecipando di lui, non abbandonandolo. Che cosa abbiamo fatto senza di lui, se non andar perduti, muovendolo ad ira? Da lui ristorati, da lui resi perfetti, con una grazia maggiore staremo in eterno a contemplare che egli Dio, e di lui noi saremo pieni, quando egli sar tutto in tutti... Lo sapremo perfettamente quando perfettamente ci intratterremo a considerarlo; e vedremo allora perfettamente che egli Dio. Considereremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco che cosa ci sar alla fine, senza fine. Quale altro infatti il nostro fine, se non raggiungere il regno che non avr fine? Agostino, La citt di Dio

Foto: Cristo apocalittico. Affresco, secolo XIII. Anagni, Cattedrale, volta XVIII della cripta. Intorno al Cristo si notano i diversi elementi della visione descritta in Apocalisse 1,9-20. In basso si scorge la figura di Giovanni, che cade come morto davanti alla visione. Sono poi rappresentate le sette Chiese e i sette candelabri che le simboleggiano, e, in alto, gli angeli delle sette Chiese. Da notare come lartista abbia rappresentato non solo le immagini dellApocalisse, ma anche la loro spiegazione.

Foto: Cristo apocalittico. Gli affreschi che decorano completamente la Cripta della Cattedrale di Anagni, grandiosi nella composizione e dai colori magnifici, sono opera di anonimi pittori benedettini e risentono ancora, nello stile e nelliconografia, della tradizione bizantina. Il Cristo corrisponde esattamente alla descrizione del libro dellApocalisse: In mezzo ai candelabri cera uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia doro. I capelli della testa erano candidi... Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto somigliava al sole, quando splende in tutta la sua forza (1,13-14.16). Nella sinistra il Cristo tiene due chiavi: la traduzione letterale del versetto 1,18 infatti dice: possiedo le chiavi della morte e dellinferno.

OASI 1 IL LIBRO DELLAPOCALISSE: UNA FORESTA DI SIMBOLI Uno degli elementi pi singolari del libro dellApocalisse il suo linguaggio e in particolare il suo simbolismo, il quale da un lato di qualche difficolt per il lettore, ma dallaltro fa dellApocalisse uno dei libri pi affascinanti di tutta la letteratura universale. Orientarsi nella foresta dei simboli dellultimo libro biblico vuol dire, dunque, avere accesso sia al suo messaggio sia alle sue bellezze letterarie. Simbolismo animale. Il simbolismo pi sorprendente quello per cui i principali protagonisti della vicenda sono rappresentati nella veste di animali. Il Cristo , per esempio, messo in scena come Agnello e i suoi avversari pi implacabili sono il drago, la bestia che sale dal mare e la bestia che sale dalla terra. LAgnello, come immolato e tuttavia ritto in piedi, il Cristo che non rimasto nel sepolcro ma, avendo vinto la morte, il Risorto e il Vivente. LAgnello richiama alla mente la Pasqua anche per altro verso: perch nella Pasqua dellesodo dallEgitto gli Ebrei furono salvati dal sangue di questo animale, con cui avevano segnato gli stipiti delle proprie case. Quanto alle due bestie, lautore fa capire abbastanza chiaramente che impersonano esseri umani, perch della prima dice che ha come nome un numero duomo e perch definisce la seconda come falso profeta. Ma dietro di esse c molto di pi, perch esse sono complici del drago, che Satana, il serpente antico, e cio il serpente del peccato delle origini. E c di pi, perch quando mette in scena protagonisti nelle vesti di animali lautore intende mettere in scena le forze sia del bene che del male, in quanto esse sono superiori alluomo e, per, sotto il potente controllo di Dio. Simbolismo regale e della citt. La sovranit universale di Dio dichiarata soprattutto attraverso il simbolismo del suo trono regale, che domina la narrazione dal capitolo 4 sino alla fine quando, dopo lincendio di Babilonia che la citt corrotta e corruttrice, scende dal cielo la citt nuova e santa. Verso di essa vengono con i loro doni tutti i popoli, e in essa si erge il trono di Dio, centro dunque non solo della storia, ma anche del mondo futuro e ultimo. Simbolismo di vesti, colori e parti del corpo. NellApocalisse sono evocate sul piano simbolico spesso anche le parti del corpo, sia umano che animale. Gli animali simbolici hanno per esempio 7 teste o 7 corni: i corni parlano di forza straordinaria e le teste di pericolosa concentrazione di potere. La bestia marina poi non solo policefala, ma concentra in s caratteristiche di leopardo, di orso e di leone, e la mostruosit di questi incroci dice quanto sia minacciosa e temibile. Quanto al simbolismo delle parti del corpo umano, gli eletti per esempio recano sulla fronte il nome di Dio e dellAgnello, perch la loro appartenenza e il loro destino di salvezza si impongano a tutti con evidenza, mentre gli adoratori della bestia recano il suo marchio essi pure sulla fronte, ma in alternativa anche sulla mano destra, perch le loro azioni sono inquinate dallidolatria. Alle vesti e ai loro colori, inoltre, lautore affida un significato: i due Testimoni di Apocalisse 11 sono vestiti di sacco e i redenti invece in bianche vesti, mentre la grande prostituta adorna di ori, di pietre preziose e di perle ed abbigliata di rosso scarlatto. Simbolismo dei numeri. Uno dei simbolismi che necessario saper decifrare, se si vuole comprendere lApocalisse, quello dei numeri, i pi importanti dei quali sono il 7, il 12, i loro multipli e la loro met. Il 7 il numero dellazione del Cristo e di Dio: il Cristo invia un messaggio a ognuna delle 7 Chiese dAsia, e apre uno dopo laltro i 7 sigilli che serrano il rotolo contenente il piano divino sulla storia. Agli ordini di Dio, poi, 7 angeli fanno squillare le loro 7 trombe, e altri 7 angeli riversano il contenuto delle loro 7 coppe, e cos scatenano i flagelli dellira di Dio su idolatri e persecutori, nel tentativo di indurli a conversione. Lagire settemplice di Dio e dellAgnello un agire perfetto che da ogni parte assedia le forze del male e le domina. Il numero 12, poi, il numero del popolo di Dio, perch il numero delle 12 4

trib dellIsraele storico, dei 12 apostoli, della donna vestita di sole e adorna di 12 stelle e, infine, della santa Gerusalemme che discende dal cielo, la cui perfezione e armonia detta ripetutamente col numero 12 e con i suoi multipli: 12 porte, 12 fondamenti, 144 cubiti, 12.000 stadi. Anche nel campo avverso figura talvolta il 7, per esempio come numero delle teste del drago e della bestia marina, ma si tratta di una parodia. Se il loro aspetto segnato dal 7, la loro azione contrassegnata dalla met del 7, e cio dal 3 e dai suoi equivalenti: la persecuzione del drago costringe la donna messianica a una permanenza nel deserto di 1.260 giorni (= 3 anni e mezzo) o di tre tempi (= anni) e mezzo, mentre la bestia pu dispiegare la sua attivit blasfema per 42 mesi (= 3 anni e mezzo). Il 7 dei nemici di Dio insomma un 7 mancato e destinato al fallimento. Il numero pi famoso dellApocalisse giovannea comunque il numero della bestia: Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa , infatti, un numero duomo. E il suo numero seicentosessantasei (13,18). Come noto, il seicentosessantasei probabilmente si ottiene sommando il valore numerico delle lettere che compongono il nome delluomo chiamato da Giovanni la bestia. Ma sono troppe le possibilit di calcolo per potere essere sicuri di fare lipotesi giusta, e tuttavia quel numero permette unulteriore considerazione. In greco il seicentosessantasei non laccostamento di tre 6 come nei numeri arabici (666), bens di 600 (exakosioi), di 60 (exekonta) e di 6 (ex). Con ci, il seicentosessantasei contemporaneamente multiplo del 6, e somma di multipli del 6. dunque una cifra tutta giocata sul numero 6, e cio sulla met di 12. E non sul 12! Questo significa che perfino dai numeri i lettori dellApocalisse devono rendersi conto che con quella bestia non possono avere nulla a che fare, perch il suo numero non il numero del popolo di Dio, ma la sua miserabile met. Senza la minima esitazione, chi legge lApocalisse deve dunque optare per lo schieramento opposto: deve mettersi dalla parte dellAgnello e dei suoi 12 apostoli, dalla parte della donna coronata di 12 stelle, e dalla parte dei 144.000 segnati in fronte con il sigillo del Dio vivente, mentre la patria verso cui deve camminare la Gerusalemme nuova, con le sue 12 porte e con i suoi 12 fondamenti. Questo linguaggio del tutto particolare, fatto di simboli e di immagini sorprendenti, non lunico che Giovanni sappia usare nella sua scrittura, perch per esempio la prima e lultima pagina del suo libro sono scritte in un linguaggio pi corrente, e tutto comincia invece con la prima visione. l che Giovanni parla per esempio di 7 candelabri e di 7 stelle che poi lui stesso interpreta dicendo che sono gli angeli delle Chiese e, rispettivamente, le stesse 7 Chiese dAsia. Di l in poi, visione dopo visione, Giovanni accumula simboli e immagini allinfinito. Il linguaggio simbolico dunque legato alle visioni: il meno inadatto a dire la vita e la storia dalla prospettiva di Dio, a dire ci che locchio umano non capace di vedere e che le lingue degli uomini non sono capaci di dire. la lingua della rivelazione, e apocalisse la prima parola di tutto il libro, prima ancora che suo titolo significa appunto rivelazione. Giancarlo Biguzzi

UN CODICE MINIATO DI RARA BELLEZZA LApocalisse conservata nella Trinity College Library di Dublino risale al passaggio tra il XIII e il XIV secolo e presenta il testo latino senza il commento. Tutte le miniature si inseriscono in una cornice dorata polilobata su fondo blu. Eleganti arabescature impreziosiscono il fondo rosato delle raffigurazioni, dove i diversi elementi narrativi si dispongono in ordine simmetrico, anche nei casi pi drammatici, in modo da favorire una visione didascalica a stretto contatto con il testo. Le figure angeliche sbucano con grande eleganza da nubi disegnate in forma quasi astratta e con tenui acquarellature verdi e rosse. La figura umana, come quella angelica, sempre definita con un raffinato segno grafico, lineare e fluido, goticheggiante. Anche gli elementi naturali piante, fiumi, prati si muovono nello spazio illustrato con uguale eleganza, per forme ondulate che si gonfiano e si assottigliano sinuosamente. un libro di rara bellezza, che esprime la raffinata cultura dei monasteri e delle corti sparse lungo la riva della Manica tra 5

Duecento e Trecento: sfogliandolo ci si ritrova allinterno di una delle straordinarie cattedrali o abbazie inglesi, che con analoga, dinamica eleganza portavano a sommi vertici il caratteristico stile perpendicolare. Alessandro Rovetta

Nelle immagini: Le miniature sono tratte da un codice dellinizio del XIV secolo, conservato a Dublino, nella Trinity College Library. In questa pagina raffigurata lapertura dei primi tre sigilli, con la comparsa dei cavalli dal diverso colore e dei loro cavalieri; a sinistra sempre presente Giovanni e in alto appaiono, uno dopo laltro, i quattro viventi, che poi saranno interpretati come simboli degli evangelisti. (Apocalisse 6,1-6). Il primo sigillo (Ed ecco, mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco); il secondo (Allora usc un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava... fu consegnata una grande spada), e il terzo sigillo (Mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano). Lapertura del quarto sigillo (Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro lInferno: Apocalisse 6,8). Probabilmente il codice dublinese era destinato a un ecclesiastico, forse un dignitario dellambiente monastico; era illustrato con settantacinque eleganti miniature, quasi a piena pagina (nel margine inferiore scorrono alcune righe di testo), delle quali se ne sono perse due. Il codice appartiene a una fortunata serie di Apocalissi anglo-normanne, tutte riccamente illustrate al punto che la sequenza miniata sembra prevalere sullo scorrere della scrittura. visione della moltitudine immensa dei salvati (Apocalisse 7,9-17). In basso, a destra, si vede la schiera dei salvati, avvolti in vesti candide, portando palme nelle mani. In alto, al centro, Dio e lAgnello circondati dagli angeli. In basso, a sinistra, sono rappresentati gli anziani, uno dei quali si rivolge a Giovanni (il primo a sinistra) spiegandogli che le persone che gli stanno di fronte sono quelli che vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dellAgnello (Apocalisse 7,14). Viene aperto il settimo sigillo e, dopo mezzora di silenzio, Giovanni vede che ai sette angeli che stanno davanti a Dio sono consegnate sette trombe (Apocalisse 8,1-2). Il suono della prima e della seconda tromba. Ecco come il libro dellApocalisse descrive questi eventi: Appena il primo suon la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi and bruciato e ogni erba verde si secc. Il secondo angelo suon la tromba: come una grande montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare mor e un terzo delle navi and distrutto (8,7-9). La terza tromba: Il terzo angelo suon la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colp un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mut in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque... (Apocalisse 8,10-11). La quarta e la quinta tromba: Il quarto angelo suon la tromba: furono colpiti un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo delle stelle, in modo che un terzo di loro si offusc e il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente (8,12). Il quinto angelo suon la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dellAbisso... Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra (9,1.3; vedi 9,1-12). Il suono della settima tromba. Il settimo angelo suon la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: Il regno del mondo appartiene al nostro Signore e al suo Cristo: egli regner nei secoli dei secoli!. Allora i ventiquattro anziani, seduti sui loro troni al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra 6

e adorarono Dio dicendo: Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perch hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno (Apocalisse 11,15-17).

OASI 2 IL SIMBOLISMO DI BABILONIA, CITT INFEDELE E CORROTTA Alla conclusione della sesta tromba, Giovanni colloca la vicenda dei due Testimoni (Apocalisse 11,3-13) che si svolge, o, per lo meno, si conclude in Gerusalemme. Quando i due Testimoni uccisi vengono fatti rivivere e assunti in cielo, un grande terremoto fa crollare un decimo della citt e causa la morte di settemila persone. Dopo il versamento della settima coppa allegoria della morte di Cristo con cui ha inizio il giudizio di Dio sul mondo (vedi Matteo 27,51 s.) , analogamente, un grande terremoto spacca in tre parti la grande citt e fa crollare le citt delle nazioni (Apocalisse 16,18-19). Data la corrispondenza tra il settenario delle trombe e quello delle coppe, la maggior parte dei commentatori ritiene che il secondo terremoto sia una ripresa del precedente. Quanto alle due citt colpite, mentre nel primo caso gli interpreti, quasi allunanimit, ritengono che si tratti di Gerusalemme, nel secondo caso la grande maggioranza pensa che si tratti della Roma imperiale. Fondamentale, per tale identificazione, il fatto che, nel secondo caso, la citt colpita designata da Giovanni con lespressione la grande citt (ma in Apocalisse 11,8 lespressione era stata applicata a Gerusalemme) e riceve il nome di Babilonia la grande, vale a dire il nome della capitale dellImpero neobabilonese, il cui re Nabucodonosor nel 586 a.C. conquist Gerusalemme. Altri elementi per lidentificazione di Babilonia con Roma vengono individuati nella visione della grande prostituta seduta sopra una bestia scarlatta..., con sette teste e dieci corna (Apocalisse 17,3), che Giovanni espone subito dopo la menzione del grande terremoto. Il collegamento con la citt colpita dal terremoto costituito dal fatto che la prostituta reca in fronte un nome misterioso: Babilonia, la grande, la madre di tutte le prostituzioni (o delle prostitute) e delle abominazioni della terra (17,5). Lautore alluderebbe a Roma quale centro del culto idolatrico e della corruzione morale. Questo dato emergerebbe anche dalla descrizione dellabbigliamento (17,4), che indicherebbe lo sfarzo e il lusso della citt imperiale. Inoltre, Giovanni descrive la prostituta ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Ges (17,6), il che ha fatto pensare alle persecuzioni di Nerone e di Domiziano contro i cristiani. C, infine, un dato che sembra alludere, in maniera inequivocabile, a Roma. Spiegando le sette teste della bestia su cui seduta la prostituta, langelo dice: Le sette teste sono i sette colli (o monti) sui quali seduta la donna; e sono anche sette re (17,9). Si tratterebbe dei sette colli di Roma e di sette imperatori romani. Ma proprio a questo punto che lidentificazione della prostituta-Babilonia con Roma diventa insoddisfacente. Intanto non corretto distinguere, come si fa di solito, i sette colli dai sette re: sono i colli che sono re. Ora, nella scena della seconda tromba Giovanni descrive la cacciata di Satana dal cielo come una grande montagna di fuoco che dal cielo viene scagliata nel mare (8,8). Le sette teste della bestia che non rappresenta solo lImpero romano, ma anche Satana che in esso si incarnato indicano, come gi aveva visto Ippolito di Roma, i sette angeli malvagi preposti al governo dei sette millenni in cui le speculazioni apocalittiche sulla settimana cosmica fissavano la durata del mondo fino allavvento del regno messianico. Il carattere regale di queste sette entit diaboliche, del resto, era stato sottolineato da Giovanni descrivendo il drago che minaccia e perseguita la donna, nella visione del capitolo 12: sulle sette teste del drago ci sono sette diademi (12,3). A questi colli (o monti), malvagi governatori del mondo, Giovanni contrappone il monte grande e alto su cui scende dal cielo, da Dio la Gerusalemme nuova (21,2.10). Dunque, il senso della visione del capitolo 17 dellApocalisse questo: c una realt, designata con il simbolo della donna che, nel deserto, si trova in rapporto confidenziale (seduta) con unaltra realt, una bestia, che insieme la sintesi di Satana e dellImpero romano. Questa visione riprende quella della seconda fuga della donna nel deserto, che Giovanni descrive nel capitolo 12 (12,13-17). Ma l la donna che sicuramente Israele aiutata da Dio a rifugiarsi nel deserto per sottrarsi alla persecuzione del drago-Satana, che non rinunzia tuttavia a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Ges (12,17). 8

Le corrispondenze strutturali tra le due visioni inducono a pensare che la donna nel deserto del capitolo 17 sia la stessa di cui si parla nel capitolo 12, vale a dire Israele o, meglio, dato che si tratta di una donna che una citt (Babilonia), Gerusalemme. Soltanto, il suo rapporto con la realt diabolica (Satana pi Impero romano) non pi di ostilit, bens di confidenza e di comunanza di intenti. Giovanni infatti ne descrive labbigliamento in questi termini: Era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna doro, di pietre preziose e di perle; teneva in mano una coppa doro... (17,4). Si tratta di stoffe e materiali preziosi che costituivano larredo del tempio e il vestito del sommo sacerdote (vedi Esodo 25,4; 26,1.36; 27,16; 28,5 s. 8.12.15). Del resto, oro, pietre preziose e perle, come abbondanza di beni e addirittura come materiale edilizio, facevano parte dellannunzio profetico sulla ricostruzione di Gerusalemme (vedi Isaia 54,11-12; 60,1-2). Non a caso Giovanni richiama tali materiali preziosi nella descrizione della Gerusalemme nuova (vedi Apocalisse 21,18-21), presentata anchessa con il simbolo di una donna, una sposa adorna per il suo sposo (21,2-9). E, allora, perch tali materiali sono indizio di malvagit e di corruzione quando si riferiscono alla prostituta-Gerusalemme? Perch essa, nella persona dei suoi dirigenti religiosi e civili, aveva del culto una concezione meramente esteriore, mirante al lusso e allo sfarzo, per cui il luogo di culto era stato trasformato, secondo il rimprovero di Ges che riprendeva quello di Isaia e di Geremia (Marco 11,15 ss.; Isaia 56,7; Geremia 7,11), in un luogo di loschi traffici. Lingordigia dei beni materiali aveva indotto a intendere in senso materiale, cio come promesse di benessere economico e di dominio politico, gli annunzi profetici relativi al Messia che andavano, invece, intesi in senso spirituale, come riscatto di tutta lumanit e non del solo Israele dalla dominazione diabolica e come restituzione dellamicizia con Dio e, quindi, della vita divina perduta con il peccato originale. questo stravolgimento del senso profondo della parola di Dio (legge) e della testimonianza di Ges (profeti) che Giovanni designa con il termine prostituzione: Gerusalemme diventata prostituta, cio infedele al patto nuziale che la legava a Dio e il cui legame era costituito dallosservanza della parola di Dio e dalla retta interpretazione della promessa messianica. Per questo non poteva comprendere e accettare il messaggio di Ges. Anzi, alleandosi con Satana e con il potere imperiale romano, lo ha messo a morte, attirandosi la condanna di Dio (Apocalisse 17,16). Ma la persecuzione che porta alla morte di Ges, anche se la pi grave di tutte, data la natura divina della vittima (17,14), non che il culmine di una lunga serie di violenze contro i giusti, i profeti e gli innocenti, documentate dai libri storici e dalle denunzie dei profeti. E proprio in questa violenza sanguinaria, oltre che nei cedimenti allidolatria (prostituzione), Geremia (24) ed Ezechiele (9,1 ss.; 22,1 ss.) vedono la causa della collera di Dio che porta alla grande catastrofe del regno di Giuda e di Gerusalemme a opera di Nabucodonosor. Proseguendo questa tradizione, lautore dellApocalisse aggiunge allelenco il nome di Babilonia e simboleggia la persecuzione contro i giusti (quelli che osservano i comandamenti di Dio) e i profeti (quelli che hanno la testimonianza di Ges) nella vicenda dei due Testimoni (Mos ed Elia) uccisi e lasciati insepolti sulla piazza della grande citt, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso (11,8). Essi per sono fatti rivivere da un soffio di vita proveniente da Dio e assunti in cielo (11,11-13). Il senso questo: agli uccisi a causa della testimonianza di Ges e della parola di Dio prima della sua venuta storica viene concessa, dopo la morte, a differenza degli altri uomini, la beatitudine eterna, che consiste nel vivere e regnare con Cristo ed essere sacerdoti di lui e di Dio (20,4-6; vedi 6,9-11). Agli uomini vissuti e morti prima della venuta di Cristo, al momento della sua morte, viene concesso il giudizio in base alle opere di ciascuno, per cui possono ora ricevere il premio o il castigo (20,11-15). A quelli che vengono dopo sono concessi, fin da ora, la vita divina, che vita eterna, il regnare con Cristo e lessere sacerdoti di lui e di Dio (1,5; 5,9 s.). Eugenio Corsini

La nuova Gerusalemme

Nel libro dellApocalisse, Gerusalemme occupa un posto centrale, ma emerge subito, fin dalle prime pagine, una concezione particolare che sorprende: Il vincitore lo porr come colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscir mai pi. Incider su di lui il nome del mio Dio e il nome della citt del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, dal mio Dio, insieme con il mio nome nuovo (3,12). Lautore dellApocalisse che scrive con tutta probabilit alla fine del primo secolo o allinizio del secondo non ignora le vicende storiche di Gerusalemme. Quando allude alla distruzione della citt avvenuta nel 70, lo fa con un linguaggio che tradisce lemozione causata da questa vicenda drammatica: stato dato in bala dei pagani, i quali calpesteranno la citt santa per quarantadue mesi (11,2). Ma la Gerusalemme che egli presenta supera la concretezza della storia e diventa, sulla linea dei profeti anticotestamentari, specialmente su quella dIsaia (vedi 60,1.19), lespressione terminale pi ardita dellazione creativa di Dio. Nella prospettiva di questa realizzazione prende gradatamente rilievo la protagonista della precariet: la figura impressionante di Babilonia, che lautore vede come la sintesi di una convivenza che taglia i ponti con qualunque rapporto con Dio e si chiude nel benessere di un consumismo esasperato, goduto da pochi, favorito da un potere statale assoluto, al punto da pretendere perfino atti di culto per il suo esponente principale, limperatore. impressionante il quadro che lautore ci presenta di questo sistema terrestre, chiuso nella sua immanenza (vedi 18,12-13). Babilonia simbolo del sistema terrestre, viene qualificata come la grande prostituta, profanatrice dellamore. Babilonia finir a sorpresa: croller su se stessa per una specie dimplosione e sar bruciata. Ma non rester il vuoto. A Babilonia, la grande prostituta, viene contrapposta Gerusalemme, la citt prima fidanzata e poi sposa, protagonista dellamore pi grande. Lautore elabora con unaccuratezza appassionata i tratti del quadro simbolico che la esprime. Una prima presentazione di questo quadro (21,1-8) si svolge in tre fasi letterarie consecutive. Nella prima si afferma: Vidi poi un cielo nuovo e una terra nuova. Infatti il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era pi (21,1). Il cielo e la terra cos abbinati indicano globalmente lopera creativa: Dio dichiara solennemente subito dopo: Ecco, io faccio nuove tutte le cose (21,5). Dio imprime, applica la novit di Cristo risorto e cos la creazione raggiunge il suo culmine. Nel contesto di questo mondo rinnovato appare la Gerusalemme nuova: Vidi anche la citt santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (21,2). Gerusalemme rappresenta qui linsieme del popolo di Dio, forgiato da Dio su sua misura capace di amare come Dio che amore (1Giovanni 4,8.16) e legato a Cristo nel rapporto di amore tipico di un fidanzamento. Nel decorso della storia della salvezza, mediante le sue opere giuste (19,8), espressione del suo amore crescente, il popolo-Gerusalemme, la fidanzata, si prepara allincontro nuziale confezionandosi labito da sposa (vedi Apocalisse 19,7). Sar in grado di amare Cristo come Cristo ama lei, con la forma damore alla pari, caratteristica della nuzialit. La seconda presentazione della Gerusalemme nuova (21,9-22,5) sviluppa il rapporto paritetico di nuzialit tra Cristo-Agnello e Gerusalemme, la fidanzata ormai diventata la sposa (vedi anche 21,9). Lautore tocca qui il vertice della sua capacit di simbolizzazione e ci regala un vero capolavoro letterario. Vediamo da vicino i dettagli pi significativi. La Gerusalemme nuova, la fidanzata, la sposa dellAgnello (21,9) gli appare tutta pervasa dalla gloria di Dio che si manifesta in forma di luce. Il suo portatore di luce Cristo che si dona alla sua sposa esercita un fascino irresistibile. Per darne unidea lautore afferma che corrisponde a una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino (21,11). Il riflesso delle pietre preziose colpite dalla luce del sole incanta lautore dellApocalisse: gli evoca unesperienza di contatto diretto, faccia a faccia, con la trascendenza che prima ha riferito in Apocalisse 4,3 a Dio seduto sul trono e ora applica a Cristo. La citt sposa costituisce il culmine della storia della salvezza e ne ricorda le fasi: sulle sue dodici porte sono scritti i nomi delle dodici trib di Israele, aperta in tutte le direzioni, pronta ad accogliere tutti i popoli della terra; sui suoi dodici fondamenti si trovano scritti i nomi dei dodici apostoli dellAgnello (21,14). Non basta. Lautore vuole indicare in maniera pi esplicita che cosa rappresenta la Gerusalemme sposa per Cristo-Agnello e lo fa anzitutto applicando il simbolo della misurazione che, gi dallAntico 10

Testamento, esprime da parte di chi la esegue normalmente un essere trascendente, un angelo, in nome di Dio una verifica, una presa di coscienza ravvicinata della realt misurata. Qui un angelo con una canna doro il metallo che nellApocalisse esprime e simbolizza un contatto diretto e di affinit con Dio misura la citt e il risultato sorprendente. La citt-sposa ha una base quadrangolare che le conferisce una stabilit assoluta perch, come suggerisce un confronto con Efesini 2,20, lo stesso Cristo Ges la pietra angolare. Le dimensioni della citt superano ogni capacit immaginativa umana, sospingendo in un campo che supera ogni concetto: la lunghezza, la larghezza e laltezza sono uguali (21,16) e hanno ciascuna la dimensione di 12.000 stadi, corrispondente a circa 2.400 chilometri. Si decolla verso lassoluto: Cristo ha voluto costruire la sua citt-sposa su misura del suo amore. Lo indica un nuovo parallelo neotestamentario: in Efesini 3,18-19 Paolo prega per i cristiani perch possano comprendere con tutti i santi quale sia lampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondit, e conoscere lamore di Cristo che supera ogni conoscenza. Tutto nella citt esprime la presenza auto-comunicantesi di Cristo e di Dio. La struttura portante della citt costituita dal diaspro (21,18a), che lautore gi prima aveva identificato con Cristo-Agnello; accanto al diaspro si trova, sempre nella struttura portante, delloro puro, simile a terso cristallo (21,18b): il contatto diretto con Dio. Le fondamenta della citt sono adorne di ogni specie di pietre preziose (21,19a): ne vengono indicate dodici. La ripetizione martellante delle pietre preziose, sempre tali, ma ciascuna diversa dallaltra, inculca, fa sentire e quasi toccare con mano le impenetrabili ricchezze di Cristo (Efesini 3, 8), come pure il fascino sempre identico e sempre nuovo di Cristo sposo che si dona alla sua citt. Anche le dodici porte, costituite da dodici perle con la stessa valenza cristologica delle pietre preziose, come pure la piazza fatta di oro puro, come cristallo trasparente (21,21), inculcano di nuovo un contatto immediato e a caldo con Cristo e con Dio. Tutto questo quadro simbolico esercita un risucchio irresistibile. La Gerusalemme nuova per lautore dellApocalisse la realizzazione adeguata del sogno creativo di Dio. una citt nella quale gli uomini, Dio e Cristo-Agnello superata la barriera che adesso separa la trascendenza dallimmanenza potranno convivere insieme, amare ed essere amati con il tocco infinito dellamore di Dio. Tutte le promesse di Dio dellAntico Testamento vi si trovano realizzate al di sopra di ogni immaginazione. A questo punto il lettore non solo sa, ma sente e percepisce dal di dentro che la Gerusalemme nuova davvero la sua citt: vale la pena attraversare il guado della precariet, della sofferenza, della lotta sfibrante contro il male, di superare le lusinghe insidiose delle Babilonie disseminate nellarco della storia per raggiungerla. Consapevole fin dallinizio della lettura-ascolto dellApocalisse che il nome di Gerusalemme si trova scritto sulla sua fronte, avverte adesso con gioia e commozione di portarla nel cuore. Ugo Vanni

LAPOCALISSE DI ALBRECHT DRER Realizzata nel 1498, lApocalisse xilografata di Drer rappresenta uno degli episodi pi alti dellarte grafica rinascimentale. Nella ricca serie che accompagna gli episodi salienti del racconto di san Giovanni, lartista tedesco ha saputo fondere la tradizione medievale nordica, ravvisabile nella particolare interpretazione degli elementi fantastici e nella fedelt ai dettagli simbolici, con la nuova lezione del rinascimento italiano, conosciuto soprattutto a Venezia e trasfuso nella concezione della figura umana e nel particolare sentimento del paesaggio. Alessandro Rovetta

Nelle immagini: 11

La visione del Figlio duomo e dei sette candelabri. Xilografia di Albrecht Drer, 1471-1528. Vienna, Biblioteca Albertina. Limmagine illustra Apocalisse 1,12-16. Labilit tecnica consent a Drer di arrivare a una straordinaria precisione nella resa dei particolari e soprattutto a ottenere effetti chiaroscurali che danno densit e movimento. I cicli apocalittici a stampa avevano conosciuto una grande fortuna nellEuropa fiamminga e tedesca, ma liconografia si era attestata sulle soluzioni pi tradizionali dellautunno del Medioevo. Drer rinnova limmaginario apocalittico senza perdere il rapporto con il testo: le sue figurazioni sono unitarie e credibili, tutte ambientate in scenari naturali che facilitano lattualizzazione del racconto apocalittico. La visione del trono di Dio. LApocalisse con le xilografie di Drer fu pubblicata in due edizioni: nel 1498 in tedesco, nel 1517 in latino. Entrambe comprendono quattordici incisioni. Le illustrazioni di queste pagine sono tratte dalledizione del 1498. Limmagine qui a fianco raffigura il testo di Apocalisse 5,1-11. Giovanni in ginocchio su una nube davanti al trono di Dio, che tiene un libro aperto sul quale appoggiato lAgnello. Dio circondato da sette lampade accese e dalla corte celeste, che comprende i quattro viventi ai piedi del trono e i ventiquattro anziani. In basso rappresentata lisola di Patmos. I quattro cavalieri dellApocalisse. Xilografia di Albrecht Drer che illustra Apocalisse 6,1-8. I cavalieri appaiono quando vengono aperti i primi quattro sigilli e simboleggiano i flagelli che colpiranno la terra. La sesta tromba. La xilografia di Drer si riferisce ad Apocalisse 9,13-19. Un angelo suona la tromba e dai lati dellaltare esce una voce: i quattro angeli bloccati sul fiume Eufrate sono liberati, un esercito su cavalcature mostruose si dirige verso la terra e un terzo dellumanit viene ucciso. Visione della donna vestita di sole e del drago con sette teste e dieci corna (Apocalisse 12,1-5). Lartista raffigura il momento in cui il bambino partorito dalla donna viene portato verso Dio. In alto, a destra, si nota la coda del drago, che trascina verso la terra un terzo delle stelle del cielo. Babilonia, la grande prostituta (Apocalisse 17), raffigurata come una donna seduta su una bestia con sette teste e dieci corna. Un angelo ne annuncia la distruzione (18,1-3); un altro angelo, con una pietra grande come una macina, ne prevede la fine (18,21). A sinistra: gli eserciti del cielo guidati dal Verbo di Dio (19,11-16).

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NOTE (note1) Alfa e Omega (1,8) sono la prima e lultima lettera dellalfabeto greco. In senso simbolico indicano, perci, il principio e la fine di tutto. La tabella qui sopra riporta le 24 lettere usate per scrivere il greco. Vengono indicate le maiuscole e le minuscole: queste ultime, per, furono introdotte a partire dal Medioevo. Nel periodo antico si usavano soltanto le lettere maiuscole; anche i pi importanti manoscritti biblici dei primi secoli sono quindi scritti in maiuscolo. Lalfabeto greco deriva, mediante adattamenti, da quello fenicio (o cananeo), che era stato ripreso anche dagli Ebrei. La tabella offre alcune indicazioni sulla pronuncia usata dagli studiosi; il greco moderno, che utilizza lo stesso alfabeto, ha una pronuncia diversa. Il greco era molto diffuso nellarea del Mediterraneo al tempo di Ges. La lingua in cui sono stati scritti i libri del Nuovo Testamento viene definita greco koin, cio greco comune, popolare, proprio perch parlato in diverse parti del bacino del Mediterraneo e da ampi strati della popolazione. Ha tratti diversi dal greco classico, quello usato, per esempio, da Omero. Il greco parlato dai primi cristiani ha lasciato qualche traccia nella nostra liturgia: usiamo ancora linvocazione Kyrie eleison, Signore, piet. (note2) Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira. Sono le prime delle sette citt destinatarie delle lettere riportate nei capitoli 2-3. Efeso era la citt principale della provincia proconsolare dellAsia. Il suo porto era uno dei pi importanti in Oriente. Negli anni 50-55 d.C. lapostolo Paolo vi predic il vangelo e fond la comunit cristiana. Secondo la tradizione, anche lapostolo Giovanni fiss la propria dimora in questa citt, che ancora oggi ne mantiene il ricordo. Smirne era conosciuta come lincanto dellAsia e lodata come Smyrna fidelis (forse vi allude il testo di 2,10). Pergamo era situata a nord di Smirne e fu importante come capitale del regno ellenistico degli Attalidi. Il riferimento al trono di Satana (versetto 13) va spiegato con i molti templi pagani presenti in questa citt. Tiatira era un piccolo centro, situato tra Pergamo e Sardi (Cartina: Le sette Chiese dellApocalisse). I Nicolaiti (2,6). Secondo i commentatori antichi, i membri di questa setta deriverebbero dal proslito Nicola di Antiochia (Atti 6,5). Ma poco si sa della loro origine e della loro eresia. Di essi si parla solo nel libro dellApocalisse, dove sono accusati di alcune tendenze gnostiche e di favorire il lassismo morale. Balaam e Balak (2,14). Di Balaam, indovino, e di Balak, re di Moab, si parla nei capitoli 22-24 del libro dei Numeri. Confrontando questi capitoli con Numeri 31,16, le antiche tradizioni attribuivano a Balaam il ruolo di istigatore delle infedelt di Israele nel paese di Moab. NellAntico Testamento linfedelt spesso chiamata prostituzione o fornicazione. Anche il libro dellApocalisse fa propria questa terminologia. (note3) Sardi, Filadelfia, Laodicea. Anche queste citt elencate nel capitolo 3 si trovano nellAsia Minore. Sardi era stata la capitale del regno della Lidia, ai tempi del re Creso. In seguito era decaduta dal suo grande splendore, ma poteva contare su un prospero commercio. Filadelfia deve il suo nome al re Attalo II Filadelfo, che la rifond. Distrutta da un terremoto, venne riedificata dallimperatore Tiberio. Il suo nome significa, in greco, amore fraterno. Laodicea (Foto: Resti di un teatro romano) era vicina a Colosse ed entrambe costituivano uno dei primi centri della cristianit. Paolo scrisse alla comunit di Laodicea una lettera, che non ci stata tramandata (Colossesi 4,16). Il libro della vita (3,5). Questa unimmagine frequente nel libro dellApocalisse (vedi 13,8; 17,8; 20,12.15; 21,27). Il nome degli Israeliti registrati nel libro dei viventi (Salmo 69,29) era garanzia di partecipazione ai beni messianici. Lessere cancellati da questo libro era considerato segno di esclusione dai doni promessi da Dio, e dalla comunit di fede. Il Veritiero (3,7). Il termine greco corrispondente, alethins (tradotto anche con verace o vero), va compreso nel significato di fedele (greco, pists), come viene definito JHWH nei testi dellAntico 13

Testamento (vedi Isaia 49,7). Nel libro dellApocalisse, questo attributo come lappellativo Santo viene riferito a Cristo. Lo stesso termine Amen (versetto 14) va inteso nel significato di fedelt e stabilit, ma anche verit come indica la radice ebraica aman , e viene riferito a Cristo (Foto: Ges Cristo. Icona russa, secolo XIX. Bari, Basilica di San Nicola). Il collirio (3,18). La citt di Laodicea centro di cura per gli occhi era famosa per i suoi oculisti e per gli unguenti da essi preparati per risanare la cecit. (note4) I ventiquattro anziani (4,4). Il termine greco presbyteroi designa, nei testi del Nuovo Testamento, coloro che sono a capo di una comunit. NellApocalisse, questi anziani (o vegliardi, secondo altre traduzioni) rappresentano il nuovo popolo di Dio, chiamato a partecipare alla liturgia celeste. Il numero ventiquattro allude probabilmente alle dodici trib dellantico Israele e ai dodici apostoli scelti da Ges. I seggi sono immagine della partecipazione degli anziani al governo del mondo. Le candide vesti e le corone doro esprimono, nel loro simbolismo, la potest regale e la vittoria (Foto: Gli anziani davanti a Dio. Vetrata, secolo XV. Parigi, Sainte-Chapelle). I quattro esseri viventi. La descrizione fatta in Apocalisse 4,6-8 si ispira a Ezechiele 1 e a Isaia 6. I viventi sembrano essere i cherubini della tradizione apocalittica giudaica, che in essi vedeva il grado pi alto degli ordini angelici. In Ezechiele 10,14-24 essi sorreggono il trono di Dio. Gli occhi davanti e di dietro sono simbolo della provvidenza di Dio e della sua onniscienza, ma anche della vigilanza. Il numero quattro immagine del cosmo (con i quattro elementi che lo compongono, i quattro punti cardinali). Gli animali di 4,7 sono stati considerati a partire da Ireneo di Lione (morto martire nel 202 circa) simboli dei quattro evangelisti (Foto: I simboli degli evangelisti. Bassorilievo in marmo, secolo IX. Abbazia di Farfa). (nota5) Il libro a forma di rotolo (5,1). Il termine greco usato biblion, cio il rotolo di papiro, scritto su entrambi i lati, recto e verso. Dal contesto sembra essere il libro che contiene i destini delluomo e del mondo, che solo Dio conosce e pu realizzare. Sciogliere i sigilli, infatti, significa farli accadere. (nota 6) La visione dei quattro cavalieri si ispira al testo di Zaccaria 6,1-8, dove quattro carri sono trainati da cavalli rossi, neri, bianchi e pezzati. Anche in Apocalisse 6,1-8 essi divengono il simbolo dei flagelli che colpiranno tutta la terra e rappresentano dei segni propri del tempo escatologico o della fine del mondo. Il colore bianco simbolo della vittoria. Nel cavaliere che sul cavallo bianco, la tradizione ha visto il popolo dei Parti, con le sue conquiste e le sue vittorie (secolo I d.C.). Il colore rosso fuoco raffigura lira di Dio e il flagello della spada. Il colore nero designa la morte e la carestia. La bilancia in mano a colui che cavalca il cavallo nero ha lo scopo di misurare e razionare il cibo in tempo di fame. Il colore verdastro caratteristico dei cadaveri. Il nome morte da intendere qui come peste, epidemia (Foto: Lapertura dei primi quattro sigilli con la visione dei quattro cavalieri. Affresco di Lattanzio Gambara, 1530-1574. Rodengo-Saiano, Abbazia). Spada, fame, peste e fiere della terra (6,8). Sono i quattro flagelli con i quali viene punita lumanit. Essi si ispirano ai castighi che Dio riserva alla citt di Gerusalemme infedele: Cos dice Dio, mio Signore: la stessa cosa capita quando mander contro Gerusalemme i miei quattro terribili castighi: spada, fame, fiere selvagge e peste, per sterminare in essa uomini e animali (Ezechiele 14,21). Nel discorso escatologico o degli ultimi tempi , i vangeli sinottici elencano anche il flagello del terremoto (vedi Matteo 24,7 e Marco 13,8). Ad esso si allude in Apocalisse 6,12. (nota 7) I centoquarantaquattromila (7,4). Con questa particolare cifra, alla cui base va individuato un preciso simbolismo, si vuole indicare la pienezza del popolo di Dio e dei salvati. Si tratta, infatti, di un numero simbolico, formato dal quadrato di 12 (simbolo delle dodici trib di Israele, ma anche di pienezza: 12x12), moltiplicato per 1.000, che esprime lidea di totalit e di universalit (Foto: La 14

processione degli eletti. Miniatura, secolo XI. Commentario allApocalisse di Beatus de Liebana. Madrid, Biblioteca Nazionale). Le palme nelle mani (7,9). Il simbolismo della palma quello della vittoria. Essa, infatti, veniva portata nei cortei trionfali, dopo il successo nella battaglia (1Maccabei 13,51). Nel contesto ebraico, la palma caratterizzava soprattutto la festa delle Capanne, che si celebrava allepoca del raccolto. Il popolo entrava in processione nei cortili del Tempio di Gerusalemme, agitando le palme e al canto del Salmo 118. Anche lacclamazione del versetto 10 sembra ispirarsi al termine osanna, racchiuso nel Salmo cantato dal popolo. In ebraico, osanna significa, infatti, salva! (Foto: Gli eletti. Miniatura, secolo XIV. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana). (nota8) Assenzio (8,11). Il nome ebraico di questa pianta significa: erba amara, per il suo sapore molto amaro e il suo potere inquinante. Spesso viene messa in rapporto con il veleno, liniquit e il male (Amos 6,12). La grande tribolazione. Nel testo di Apocalisse 7,14 probabilmente si allude alla persecuzione di Domiziano contro i cristiani. Tuttavia, il termine thlipsis (in greco, tribolazione) ha un significato pi ampio. Esso usato nei vangeli per indicare il giudizio finale di Dio ed collegato con i grandi segni che lo precedono (lo sconvolgimento degli astri, le guerre e le rivoluzioni). NellApocalisse la tribolazione designa pure le sofferenze e le lotte che deve sostenere, lungo la storia, la comunit cristiana. Le sette trombe e i sette flagelli. La descrizione del capitolo 8 dellApocalisse riprende, ampliandole, le piaghe dEgitto (vedi Esodo 7,14-11,10). Il silenzio , nella tradizione biblica, segno della presenza di Dio o di un suo intervento decisivo. La tromba invece spesso presente nei testi escatologici, cio riguardanti gli ultimi tempi del mondo e dellumanit: il suo suono ad annunciarli (Gioele 2,1; 1Tessalonicesi 4,16. Foto: La quarta tromba. Affresco di Lattanzio Gambara, 1530-1574. RodengoSaiano, Abbazia). (nota 9) Il pozzo dellAbisso. Il termine Abisso, usato come nome proprio in 9,1, richiama lebraico bor, fossa, e indica il luogo della punizione e del castigo. Nel libro dellApocalisse, esso viene usato per designare il luogo in cui gli angeli ribelli decaduti, il falso profeta, la bestia e Satana scontano una pena provvisoria. La loro punizione definitiva e totale verr localizzata nello stagno di fuoco e zolfo (Apocalisse 20,10. Foto: La quinta tromba e la caduta dellastro nel pozzo dellAbisso. Affresco di Lattanzio Gambara, 1530-1574. Rodengo-Saiano, Abbazia). Langelo dellAbisso (9,11). Questa denominazione compare solo qui e in nessun altro testo biblico; risulta perci assai difficile identificare tale angelo. Il termine ebraico Abaddon (Distruzione) ricorre, invece, altre volte nella Bibbia (in Giobbe 26,6 tradotto con regno della morte). Il greco Apollyon (Sterminatore) richiama lappellativo che viene attribuito allangelo di JHWH, inviato a sterminare i primogeniti degli Egiziani (vedi Esodo 12,23. Foto: Le cavallette guidate dallangelo dellAbisso, Miniatura, secolo X. New York, Pierpont Morgan Library). Il grande fiume Eufrate (9,14). Situato nella Mesopotamia, questo fiume designava anche le regioni da dove partivano gli eserciti per invadere la Palestina. I quattro angeli, infatti, potrebbero alludere ai quattro re orientali che in Genesi 14 combattono contro Abramo (vi somiglianza tra i termini ebraici melakim, i re, e malakim, gli angeli). Allepoca dei fatti dellApocalisse, il fiume Eufrate segnava il confine dellimpero di Roma con il regno dei Parti: probabilmente confluisce qui il terrore che lesercito di questo popolo agguerrito incuteva sui nemici. In un passo dellapocrifo Primo libro di Enoch si legge: In quel giorno gli angeli torneranno e si precipiteranno verso lOriente sui Parti e sui Medi; ...ecciteranno i re in modo che uno spirito di irrequietezza si impossessi di loro. Ed essi saliranno e calpesteranno con i loro piedi la terra degli eletti. 15

(note 11) I quarantadue mesi (11,2). Questa cifra, che corrisponde a tre anni e mezzo, presa dal libro di Daniele (7,25 e 12,7), dove designa la durata della persecuzione del re Antioco Epifane contro gli Ebrei. Per la sua ferocia, in seguito design ogni altra prova della comunit di fede. Anche la durata fu espressa con le cifre del libro di Daniele: quarantadue mesi o tre anni e mezzo o milleduecentosessanta giorni. I due Testimoni. La descrizione di questi misteriosi personaggi, nella prima parte del capitolo 11, si ispira al testo di Zaccaria 4,2-14, che parla di Giosu e di Zorobabele. Il primo era il capo religioso, il secondo il capo politico degli Ebrei ritornati in patria dopo lesilio babilonese. Nel giudaismo si amava identificare con questi personaggi i protagonisti dellra messianica, nei quali convergeva tutta la storia. Infatti, essi sono descritti con le stesse caratteristiche di Mos e di Elia (versetto 6), quali profeti e legislatori. NellApocalisse probabilmente sono figura della Chiesa, la testimone dellantica profezia, divenuta nuova in Cristo, e della risurrezione di Ges (versetti 7-12). Il numero due si spiega perch la testimonianza doveva essere resa da due o tre testimoni (Deuteronomio 19,15. Foto: I due Testimoni. Affresco di Lattanzio Gambara, 1530-1574. RodengoSaiano, Abbazia). Sodoma ed Egitto (11,8). Sono i nomi simbolici attribuiti a Gerusalemme (Foto: Ges, crocifisso a Gerusalemme. Tempera su tavola di Marco Zoppo e Marco Antonio di Ruggero, secolo XV. Bologna, Museo di San Giuseppe). NellAntico Testamento, Sodoma di frequente simbolo della citt permissiva e licenziosa. Ad essa viene paragonato il popolo dIsraele (Deuteronomio 32,32; si veda anche Ezechiele 16,46-55). LEgitto, invece, indica spesso le potenze che si oppongono a Dio e che praticano lidolatria. Inoltre appare sempre come il nemico del popolo di Dio. Per alcuni commentatori questi due nomi simbolici sono da attribuire pi a Roma che a Gerusalemme.

(note12) La donna vestita di sole. Il capitolo 12 va compreso alla luce di alcuni testi dellAntico Testamento: Genesi 3,15 (conosciuto come protovangelo); lEsodo (con la lotta per la liberazione di Israele); Isaia 7,14 (la vergine, madre del Messia); Isaia 66,7-14 (Gerusalemme madre di tutti i popoli); Daniele 7,7 (il drago) e 10,13 (la battaglia dellangelo Michele). Da tutto ci la donna appare come immagine della comunit dei credenti, che lotta per mantenersi fedele a Dio e da lui viene liberata. I Padri della Chiesa vi vedevano limmagine della Vergine Maria, madre del Messia (versetto 5) e la liturgia cattolica li ha seguiti adottando questo testo nelle celebrazioni mariane. Vestita di sole indica splendore e bellezza sovrumana. Dodici stelle allude alle dodici trib dIsraele e ai dodici apostoli, fondamento della Chiesa (Foto: La donna e il drago. Affresco, secolo XII. Parigi, Palais Chaillot). Il serpente antico, il diavolo, Satana, laccusatore (12,9-10). Il termine serpente antico allude a Genesi 3,14. Il diavolo, in greco diabolos, la traduzione del termine Satana, che in ebraico significa accusatore. Parafrasando il nome Satana, lautore presenta altre due caratteristiche negative di questo personaggio: colui che seduce o inganna (in greco, ho plann) e che accusa (ho kategoron). Il drago (12,3-4). Nella mitologia un mostro spaventoso, enorme e dimorante nel mare. NellAntico Testamento presentato come nemico di Dio, con diversi nomi: Raab (Isaia 51,9); Leviatan (Salmo 74,14); Beemot (Giobbe 40,15-24). Spesso identificato con lEgitto, persecutore degli Ebrei, ma vinto da JHWH. Il colore rosso simbolo di guerra e di strage. Le sette teste indicano un potere immenso. Le dieci corna rievocano la bestia descritta in Daniele 7,7 e anchesse esprimono grande potere (Foto: Michele uccide il drago. Formella in bronzo, secolo XII. Verona, Basilica di San Zeno). (note 13) La bestia che sale dal mare (13,1). Le molte immagini presenti nella descrizione di questa bestia 16

si ispirano al capitolo 7 del libro di Daniele. NellApocalisse, tuttavia, una sola la bestia che riassume in s tutte le caratteristiche negative delle quattro bestie descritte da Daniele. Essa sale dal mare, secondo una descrizione che, oltre ad essere presente in Daniele 7,3, si trova anche nellapocrifo Quarto libro di Esdra, dove si legge che unaquila dalle dodici ali viene dal mare. Ha dieci corna e sette teste come il drago, quale segno di forza (le corna) e di immenso potere (sette) ; il loro significato verr spiegato in 17,9-14. I nomi blasfemi alludono ai titoli divini che spesso i regnanti si arrogavano. Nellinsieme sembra che qui tutto si riferisca allimpero romano (Foto: Ladorazione delle due bestie, quella che sale dal mare e quella che sale dalla terra. Miniatura, secolo X. Gerona, Tesoro della Cattedrale). Il testo racchiuso nel versetto 10 risulta di difficile interpretazione perch, rifacendosi a quello di Geremia 15,2, lo riporta con alcune modifiche. Per il profeta Geremia si trattava di minacce rivolte al popolo per le molte infedelt a JHWH. Il testo dellApocalisse, invece, sembra essere piuttosto unesortazione di incoraggiamento a tutti i cristiani che soffrono per la persecuzione, affinch si mantengano fedeli al vangelo, perch la vittoria riportata dallAgnello-Cristo nella Pasqua anche la certezza della loro vittoria. Il numero seicentosessantasei (13,18). Sono molte e diverse le interpretazioni proposte per questa cifra, che appare solo nel libro dellApocalisse. La spiegazione pi comune ricorre allinterpretazione basata sui calcoli della gematria, cio della scienza cabalistica che si interessa dei valori numerici dei nomi. Sotto questa cifra lalfabeto ebraico lascia intendere il nome NRWN QSR (Neron Qesar), cio Nerone Cesare, che perseguit i cristiani. Anche il simbolismo del numero sei significativo: esso indica, infatti, debolezza, instabilit, imperfezione. Tale sar il regno e tale sar il potere dei persecutori (Foto: Testa in marmo dellimperatore Nerone. Roma. Antiquarium sul Palatino).

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(note 14) LAgnello, ritto sul monte Sion (14,1). La presentazione di Ges come Agnello (in greco, to arnion) caratteristica del libro dellApocalisse, dove questo titolo compare 29 volte. Nel suo simbolismo, lagnello indica docilit ed esprime un destino di morte, quale vittima privilegiata per i sacrifici, specialmente per quello pasquale. , perci, una figura appropriata di Cristo e del suo sacrificio cruento sulla croce. NellApocalisse egli appare immolato e sgozzato, per rendere pi efficace la sua morte per la nostra salvezza. , inoltre, descritto come ritto sul monte Sion, poich lo stare eretti segno di vittoria e di gloria (Foto: Lagnello di Dio. Piatto in ottone e bronzo, secolo XVI. Brescia, Museo Diocesano darte sacra). Il monte Sion designa qui il luogo nel quale si raduner la comunit redenta dal sacrificio dellAgnello-Cristo. Anche in un testo apocrifo posteriore allApocalisse si guarda al monte Sion in questa luce escatologica: Io Esdra vidi sul monte Sion una grande moltitudine che non si poteva contare e che lodava il Signore con canti... Io domandai allangelo: Chi sono, mio signore? Egli mi rispose: Questi sono quanti hanno gettato via le vesti mortali e hanno indossato quelle immortali, confessando il nome di Dio (Quarto libro di Esdra, 2,42-45: si vede bene come lautore si ispiri al libro dellApocalisse e alla ricchezza dei suoi simboli). La mietitura e la vendemmia (4,15-19). Sono, gi allinterno dellAntico Testamento, immagini del giudizio di Dio. Gioele 4,13 e Isaia 63,3 descriviono il giudizio anche con il simbolismo della pigiatura delluva (vedi il versetto 20). Il realismo di queste immagini lascia intendere che si tratta del giudizio finale di condanna che Dio riserva agli empi (Foto: Il Figlio duomo con la falce e la mietitura. Vetrata, secolo XV. Parigi, SainteChapelle). Milleseicento stadi (14,20). una cifra enorme: oltre 300 chilometri (o 200 miglia, come hanno alcune versioni)! Il termine greco corrispondente, stadion, negli altri testi (Matteo 14,24; Luca 24,13; Giovanni 6,19; 11,18) stato reso con miglia ed equiparato al suo valore. NellApocalisse se ne conservato invece il nome originario, con il valore antico (vedi anche 21,16).

(note 15) Il mare di cristallo (15,2). Probabile allusione al Mar Rosso, che, secondo il libro dellEsodo, fu il luogo del passaggio trionfale degli Israeliti, usciti dallEgitto. Segno del loro trionfo fu il canto intonato da Mos (vedi Esodo 15). LAgnello presentato come un nuovo Mos, che conduce il nuovo popolo, vincitore sulla bestia, attraverso un nuovo mare, che sono le persecuzioni. I sette flagelli (15,1). Il termine greco plegh, flagello, significa letteralmente un colpo violento, tale da provocare ferite e morte. In questo senso vi un parallelismo tra i flagelli o piaghe dEgitto e questi sette flagelli (Esodo 7,14-11,10). Nel libro dellApocalisse per il termine flagello usato nel senso di castigo universale, che Dio infligge agli empi. Il numero sette esprime pienezza e definitivit. I flagelli sono detti ultimi, poich in essi il castigo di Dio raggiunge il culmine del suo rigore (Foto: Dal drago, dalla bestia e dal falso profeta escono esseri simili a rane. Miniatura, secolo XI. Madrid, Biblioteca Nazionale).

(note16) Langelo delle acque (16,5). Negli scritti giudaici si legge spesso di angeli preposti da Dio agli elementi della natura (acqua, luce, fuoco, pioggia, vento). Nellepoca del giudaismo, poi, langelologia era assai sviluppata, spesso in forma esagerata. Il cristianesimo ne risent, ma si mantenne in una giusta sobriet. Armaghedon (16,16) significa la montagna di Meghiddo, con chiara allusione a questa localit della pianura di Esdrelon, alle falde del monte Carmelo. Poich vi erano state combattute le guerre decisive per la storia del popolo biblico, era divenuta simbolo di dolore e di sofferenza (Foto: Scavi presso Meghiddo).

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La pioggia di talenti (16,21). Il talento pesava circa 35 chilogrammi. La frase ha un valore iperbolico. (note17) Il simbolismo della citt di Babilonia. Nei capitoli 17-18 viene presentato il castigo con cui Dio punir Babilonia, che da intendere come la citt di Roma. Infatti, secondo la terminologia giudeocristiana corrente allepoca dellApocalisse, il nome Babilonia sostituiva quello di Roma (vedi anche 1Pietro 5,13). Il nome dellantica citt orientale qui unito ai termini prostituta, prostituzione, abominazioni, immondezze, usati nella Bibbia quasi sempre per indicare lidolatria e ogni genere di vizi. Con il titolo di prostituta, perci, i profeti erano soliti designare le citt grandi e molto potenti (Tiro, Ninive, Babilonia, ecc.); con la loro potenza e i loro culti idolatrici esse si ergevano contro il vero Dio. Nel Nuovo Testamento e nel giudaismo tutto ci viene applicato a Roma, come incarnazione dei nemici di Dio e del suo popolo. Le grandi acque alludono alla collocazione geografica della Babilonia storica, pi che di Roma. Porpora e scarlatto sono simbolo di lusso e splendore. La coppa doro unimmagine di Babilonia, presente in Geremia 51,7. Ebbra del sangue dei santi e... dei martiri: questa espressione allude alla feroce persecuzione di Nerone. In essa sembra riecheggiare la descrizione dello storico latino Tacito che, negli Annali (XV, 44), scriveva: Una grande moltitudine fu dichiarata rea non tanto del delitto dellincendio, quanto di odio verso il genere umano. I condannati venivano coperti di pelli di fiere, cos da venire dilaniati dai cani, oppure affissi alle croci o destinati ad essere arsi vivi, durante la notte, cos da apparire fiaccole notturne (Foto: Babilonia, la grande prostituta. Affresco di Lattanzio Gambara, 1530-1574. Rodengo-Saiano, Abbazia). Sette colli e sette re (17,9). Chiaro riferimento alla citt di Roma e ai suoi imperatori. Nei versetti 1011 il computo dei regnanti fatto secondo diverse prospettive. Alcuni vedono in Domiziano limperatore vivente (uno c) e si avrebbe qui lindicazione del tempo di composizione dellApocalisse, sotto questo imperatore. Per altri, Domiziano sarebbe il persecutore dei cristiani. Da lui lautore di questo libro si cautelerebbe con il ricorso al linguaggio simbolico. Infine, c chi vede nei sette re, non gli imperatori romani, ma tutti i regni ostili al vero Dio e al suo popolo.

(note 18) I re..., i mercanti..., i comandanti di navi (18,9.11.17). Sono coloro che hanno favorito la potenza di Babilonia e da essa si sono lasciati contaminare. I re indicano il potere statale, che in tutto imita le infedelt e lidolatria di Babilonia. I mercanti sono presentati in chiave negativa, poich sono stati gli strumenti della prosperit di Babilonia e della sua corruzione. Il termine greco corrispondente, emporoi, indica coloro che commerciano allingrosso ed esercitano la propria attivit esportando e importando le merci sulle navi. I comandanti di navi e quanti commerciano per mare sono quelli che traggono sussistenza e benessere dal mare: la caduta di Babilonia segna anche il tramonto delle loro fortune (Foto: Nave oneraria romana. Bassorilievo. Ostia antica, Museo). Morte, lutto, fame, fuoco (18,8). La descrizione della caduta di Babilonia si rif ai testi profetici, che gi ne avevano parlato, come Isaia 21; 47; Geremia 50-51; Ezechiele 26-28. Questi flagelli richiamano gli altri quattro, descritti in Apocalisse 6,8. La morte e il lutto, che da essa ha origine, sono il contrappasso allarrogante sicurezza di Babilonia, resa vedova dallintervento del Signore (Isaia 49,7). La fame come la carestia indica lestremo stato di indigenza a cui verr ridotta la citt, fino alla consumazione totale, espressa nel flagello del fuoco, che tutto distrugge e devasta (Foto: La citt di Babilonia descritta nellApocalisse. Miniatura, secolo XI. Parigi, Biblioteca Nazionale). La lista delle merci, elencate nei versetti 12-13, soprattutto composta di articoli di lusso, che Roma importava dalle varie province dellimpero e dalle regioni pi lontane. Il cinnamomo corrisponde alla cannella; lamomo una pianta aromatica orientale, da cui si ricava un unguento profumato per i capelli; con il termine profumi viene tradotto il greco thymiamata, cio essenze odorose che si bruciano; la mirra indica genericamente i profumi liquidi. 19

(nota 19) Amen! e Alleluia! (19,4). Sono due termini ebraici che ricorrono con molta frequenza nellApocalisse e che la liturgia e la preghiera della Chiesa hanno conservato. Amen ha origine dalla radice ebraica aman, da cui derivano anche i termini fede (emuna) e fedelt (emet). la radice che indica la stabilit, la certezza, ci che rimane sempre uguale a se stesso. Per questo, nel libro dellApocalisse, Cristo viene chiamato Amen (3,14) e Fedele (19,11). Alleluia unacclamazione di gioia e di lode, molto frequente nei salmi. Il suo significato : lodate JHWH (dal verbo ebraico halal, lodare, e dal termine jah, abbreviazione del nome divino JHWH).

Le nozze dellAgnello (19,9). Il linguaggio e il simbolismo nuziali esprimono molto spesso, nella Bibbia, il legame intenso e particolarissimo che caratterizza lamore di Dio verso il suo popolo Israele (Osea 2,16-18; Isaia 54,5-6 e il Cantico dei Cantici). JHWH si presenta come sposo di Israele e Israele come la sua sposa. Nel libro dellApocalisse lo sposo Cristo-Agnello e la sposa la Chiesa, simboleggiata nella Gerusalemme nuova. Anche il banchetto e le vesti sono simboli nuziali: il primo esprime la gioia, la festa e la comunione; le vesti di preziosi tessuti indicano la nuova dignit della sposa. Nel versetto 9 langelo di Apocalisse 17,1 colui che parla a Giovanni. Egli riapparir in 21,9.15 (Foto: Ladorazione dellAgnello. Miniatura, secolo XI. Madrid, Academia de la Historia). Il falso profeta (19,20). Nel libro dellApocalisse, questo personaggio (in greco, pseudoprophetes) identificato con la bestia che sale dalla terra (13,11). La sua attivit perversa in tutto simile a quella deviante dellanticristo: sedurre (o ingannare) i credenti, perch abbandonino la vera fede (vedi 13,14).

(note 20) La chiave dellAbisso. Il testo di Apocalisse 20,1-3 richiama 9,1.11, dove si parla del pozzo dellAbisso e dellangelo dellAbisso. La chiave immagine del potere di Cristo (vedi anche Matteo 16,19). Il testo letterale di Apocalisse 1,18, infatti, dice: Io ho le chiavi della morte e degli inferi. Cristo solo pu disporre dellAbisso inteso come luogo del castigo , aprendolo o chiudendolo. Lidea di un incatenamento delle forze del male si trova anche in Isaia 24,22. I mille anni. In Apocalisse 20,1-8 appare con frequenza questa cifra, alla quale sono state date diverse interpretazioni, lungo la storia. Va certamente scartata quella dei millenaristi o chiliasti (dal greco chilioi, mille), secondo i quali si stabilirebbe sulla terra un presunto regno di Cristo, della durata di mille anni, prima della fine di questo nostro mondo. Pi verosimilmente lautore dellApocalisse intende racchiudere in questi mille anni intesi come cifra simbolica globale la vita della Chiesa, la comunit rinnovata dalla Pasqua di Cristo che avr sempre la vittoria sul peccato e sulle forze del male (Foto: Il corteo dei martiri, testimoni di Cristo. Mosaico, secolo VI. Ravenna, Chiesa di SantApollinare Nuovo). Prima risurrezione e seconda morte (20,5-7). La prima risurrezione la vita nuova ricevuta da Cristo; il vivere e il regnare con lui (versetto 6). La seconda morte la condanna definitiva ed eterna. La prima morte , invece, quella fisica, corporale (Foto: Il giudizio universale. Miniatura, secolo X. New York, Pierpont Morgan Library). Gog e Magog (20,8). Questi due nomi compaiono in Ezechiele 38-39 (vedi anche Genesi 10,2). Essi sono pure citati in alcuni testi che si ispirano allapocalittica giudaica. Lorigine di tali nomi incerta; il loro significato quello di rappresentare tutte le potenze nemiche del popolo di Dio. (note21) Il simbolismo dei numeri delle porte e delle mura di Gerusalemme (21,15-21). Nel descrivere la Gerusalemme nuova, lautore dellApocalisse ne parla come della meta finale, a cui converge idealmente il cammino dellumanit. 20

Il numero dodici (simbolo del nuovo Israele) indica pienezza, totalit. Il centoquarantaquattro il quadrato di dodici ed esprime la perfezione di questa totalit. La forma quadrata della citt si rif alla concezione degli antichi, che vedevano nel quadrato la forma perfetta. Le dodici pietre di fondamento alludono alle dodici pietre incastonate nel pettorale del sommo sacerdote (Esodo 28,17-21). La descrizione si ispira a Ezechiele 40-48 (Foto: La Gerusalemme celeste. Min., secolo XV. Chantilly, Museo Cond). Canna, cubito, stadi (21,15-17). La canna (in greco, kalamos) era lo strumento in uso presso gli antichi per misurare. detta doro, in rapporto allo splendore della Gerusalemme nuova. Il cubito corrisponde a circa mezzo metro. ll termine greco che lo indica (pechys) a volte tradotto con braccio (che equivale a 1,85 metri). I dodicimila stadi sono 2.400 chilometri: una cifra esagerata, di valore simbolico. (note22) Lalbero della vita (22,14). Allusione a Genesi 2,9 e agli inizi della storia della salvezza, che giunge al suo pieno compimento nella Gerusalemme nuova e celeste. Lavare le vesti un simbolo battesimale. Nel versetto 15 presentato lelenco delle cinque specie principali di peccatori. I cani sono gli infedeli (vedi 21,8). Vieni, Signore Ges! (22,20). Questa invocazione sembra richiamare quella aramaica: Maran tha, Signore, vieni!, assai frequente nelle prime comunit cristiane, che cos esprimevano la loro speranza nella venuta definitiva del Signore Ges (vedi 1Corinzi 16,22. Foto: Il ritorno glorioso di Cristo. Miniatura, secolo XI. Londra, British Library).

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COMMENTI

(comm1) Se la prima parola, rivelazione, cio apocalisse secondo il vocabolo greco, rimanda a un genere letterario di successo in quel periodo storico prima e dopo Cristo, la successiva definizione del libro rimanda alla profezia (vedi anche 22,7), cio a uninterpretazione delle vicende storiche alla luce della rivelazione. Profezia nella Bibbia non predizione del futuro, ma lettura del presente con gli occhi di Dio, per scoprirvi il suo disegno. Cos lApocalisse si distacca dagli scritti apocalittici tendenti a dissolvere il presente e a proiettarsi verso un futuro ideale, ma ne usa i simboli e il linguaggio. Ai cristiani affidato il compito di comprendere e vivere la propria storia in attesa non della fine, ma cercando il fine a cui Dio la destina: il senso della beatitudine iniziale (ne seguiranno altre cinque: 14,13; 16,15; 19,9; 20,6; 22,7). Oltre che rivelazione-apocalisse e profezia, il nostro scritto comparato a una lettera che Giovanni indirizza alle sette Chiese dellAsia Minore (capitoli 2-3); questo numero perfetto vuole evocare anche le altre Chiese che leggeranno questo libro nelle assemblee liturgiche. La comunit cristiana, definita come regno e composta di sacerdoti, cio di consacrati a Dio (vedi Esodo 19,6; 1Pietro 2,9), contempla il Cristo trafitto e glorioso (si citano Daniele 7,13 e Zaccaria 12,10), principio e fine della storia. Egli, infatti, la prima (alfa) e lultima lettera (omega) dellalfabeto greco, cio la sintesi di tutta la realt, della vicenda dellessere e dellumanit, il Primo e lUltimo (versetto 17; vedi anche 21,6). Lambientazione dello scritto triplice. Spaziale: siamo nellisola di Patmos, un luogo di pena a 100 chilometri a sud-ovest di Efeso. Temporale: siamo nel giorno del Signore, cio la domenica, memoria liturgica della Pasqua di Cristo. Soprannaturale: lautore rapito in spirito, cio la sua una visione rivelatrice, ricevuta in dono da Dio. Visione che ha al centro Cristo tratteggiato con una simbologia di matrice anticotestamentaria: egli simile a un Figlio duomo (Daniele 7,13), in vesti sacerdotali (labito lungo) e regali (la fascia doro), con i capelli candidi, segno di eternit (Daniele 7,9), con gli occhi fiammeggianti che rimandano allonniscienza, con i piedi di bronzo della stabilit indistruttibile (Daniele 10,6), con la voce potente di Dio (Ezechiele 1,24; 43,2), con la lingua, cio con la sua parola, efficace come una spada e pronta a giudicare il mondo (Isaia 11,4), con il volto aureolato di luce divina. La reazione di Giovanni di adorazione e di impotenza. Ma Cristo lo rianima e, proclamando la sua risurrezione e il potere che da essa gli deriva espresso nel simbolo delle chiavi, come si legge letteralmente nel versetto 18: io ho le chiavi della morte e degli inferi (o dellade) , gli affida la missione per le sette Chiese, raffigurate simbolicamente in stelle e candelabri doro. (comm2) Alle sette Chiese dellAsia Minore, tutte custodite da un angelo, segno della protezione divina, sono ora indirizzate altrettante lettere che seguono uno schema fisso: indirizzo, presentazione di Cristo, denuncia della situazione in cui versa la singola Chiesa, invito allascolto e alla conversione, promessa finale. Nella denuncia si ha un ritratto delle miserie e degli splendori di ciascuna Chiesa; uno specchio dei problemi delle origini cristiane. La prima Chiesa quella di Efeso, citt principale dellAsia proconsolare, ove Paolo aveva fondato una comunit (Atti 19) e Giovanni aveva operato. Il suo problema principale la freddezza nellimpegno damore; ha, quindi, bisogno di una rinascita spirituale per evitare il giudizio divino e ottenere la vita eterna, raffigurata nellalbero del paradiso (Genesi 2,9). Si menziona anche un gruppo negativo, i Nicolaiti, non meglio noto, ma presente anche a Pergamo (2,15) e da alcuni raccordato al Nicola citato in Atti 6,5. Smirne, a 75 chilometri a nord di Efeso, la seconda Chiesa interpellata. In essa si ha una tensione con la comunit giudaica. Si annunziano prove di breve durata (dieci giorni) e si lancia un appello alla fedelt per evitare la seconda morte, cio la condanna eterna (vedi anche 20,6 e 21,8). Terza Chiesa quella di Pergamo, a 100 chilometri a nord di Smirne, celebre per il suo tempio con laltare di Zeus, forse il trono 22

di Satana a cui si accenna. Si evoca un suo martire, Antipa, ma anche la diffusione di dottrine perverse, definite con il termine gi noto di nicolaitismo (2,6) e con il richiamo a Balaam, figura biblica di mago (Numeri 22-24), presentata spesso negativamente nel giudaismo (Numeri 31,16), e nel cristianesimo (2Pietro 2,15; Giuda 11). Si pu ipotizzare che le dottrine erronee in questione spingessero i cristiani a un libertinismo morale, concedendo la partecipazione ai banchetti sacri pagani e alle relative pratiche immorali. Solo con la conversione da queste debolezze la Chiesa di Pergamo otterr la manna nascosta, cibo degli eletti, la pietruzza bianca, segno di riconoscimento dei giusti (per gli ingiusti era di colore nero), e il nome nuovo, cio la dignit perfetta. La quarta Chiesa quella di Tiatira, a 80 chilometri a sud-est di Pergamo. Laspro rimprovero a causa di una donna, propagandista dellidolatria e dellimmoralit. Essa una falsa profetessa ed chiamata con il nome simbolico della regina perversa di Israele, Gezabele (1Re 16,31). A lei riservata una minaccia di giudizio, come a tutti i suoi seguaci nella comunit di Tiatira. Un giudizio severo che non colpir i cristiani fedeli, pronti a evitare le profondit di Satana, forse le dottrine magiche ed esoteriche dei gruppi condannati. Chi rimarr saldo nella fede sar premiato con la partecipazione al potere regale di Cristo, descritto con le parole del Salmo 2,8-9. (comm3) La quinta Chiesa a cui rivolta una lettera quella di Sardi, a 60 chilometri a sud-est di Tiatira. Cristo, la cui divinit affermata attraverso il suo possesso dei sette spiriti e delle sette stelle, segno di una signoria universale sulle Chiese e sul mondo, denuncia la grave crisi in cui versa questa comunit. Il giudizio pu essere improvviso; ma non colpir i giusti che conservano intatta la loro dignit di cristiani, raffigurata dalla veste bianca, immagine della partecipazione alla vita divina eterna. I loro nomi rimarran, cio tra gli eletti che godranno la salvezza piena (Salmo 69,29; Esodo 32,32-33; Isaia 4,3) e saranno presentati al Padre da Cristo stesso, come suoi fedeli testimoni (vedi anche Matteo 10,32). poi Filadelfia, la sesta Chiesa, collocata in questa citt a 60 chilometri a sud-est di Sardi, a essere interpellata. Cristo, definito chiave di Davide, cio colui che ha il potere supremo sulla Gerusalemme celeste (Isaia 22,22), le annunzia lapertura definitiva di una porta, probabile rappresentazione dellapostolato missionario di questa comunit. Infatti, subito dopo, si introducono alcuni Ebrei che si prostrano davanti alla Chiesa, riconoscendone il primato. Si sta descrivendo il giudizio di Dio sulla storia, in particolare sugli abitanti della terra, cio sulle nazioni idolatriche ostili al regno di Cristo (si vedano i capitoli 8-9 e 15). Chi rimarr fedele sar salvato nel giorno del giudizio e sar ammesso al tempio e alla citt celeste, cio alla gloria eterna con Dio; l sar stabile come una colonna, ricever un nome nuovo, quello di Dio e di Cristo, cio avr una realt trasfigurata e una dignit altissima. Si apre, quindi, per i cristiani autentici di Filadelfia un orizzonte di luce e di gioia. Ben diverso il clima che si respira nella settima e ultima lettera, rivolta alla Chiesa di Laodicea, citt a est di Efeso. una comunit in crisi profonda. Il suo grande limite di essere tiepida, cio superficiale e indifferente, capace solo di generare nausea, come si dice con la violenta espressione del vomitare dalla bocca. Chiusa nella sua illusione, non riesce a comprendere lo stato di desolazione interiore in cui versa. Cristo, chiamato lAmen, parola ebraica che esalta la verit della fede e la sua fermezza (2Corinzi 1,18-20), e il Principio della creazione (vedi Giovanni 1,3), si rivolge alla Chiesa dandole tre consigli che attingono alla concretezza della sua situazione. Citt di commerci e di ricchezze, Laodicea dovr trovare il vero oro che salva; centro tessile, dovr vestirsi con vesti bianche, cio con la dignit battesimale e con la novit della vita divina; sede di una scuola di oftalmologia, dovr purificarsi la vista con il collirio spirituale che rende limpida lanima. Stupenda la piccola parabola finale del Cristo che bussa alla porta, in attesa che gli si apra, perch possa assidersi a mensa con noi, nellintimit di un dialogo damore. 23

(comm4) Siamo poi invitati a entrare con Giovanni nella sala del trono celeste. Il senso della scena grandiosa che si apre davanti a noi chiaro: la storia umana, cos tormentata e sconvolta, in realt nelle mani di Dio, arbitro ultimo degli eventi. La visione ha al centro il trono, un simbolo caro allApocalisse: Dio non appare direttamente, invisibile nel suo splendore, raffigurato con il brillare di pietre preziose, con larcobaleno dellalleanza e della pace (No: Genesi 9,13), con lampi e tuoni e con la luce abbagliante degli spiriti celesti. Si descrive, invece, il suo consiglio della corona, ventiquattro anziani che hanno poteri regali (le corone) e partecipano del mistero divino ed eterno (le vesti candide). Il numero pu corrispondere alle dodici trib e ai dodici apostoli, ma anche alle ventiquattro classi sacerdotali di 1Cronache 24. Potrebbero incarnare la Chiesa nella gloria futura. Avanzano, poi, quattro esseri viventi, modellati sulla raffigurazione fatta dal profeta Ezechiele (1,5-21). Sono i quattro angeli incaricati di supervisionare (gli occhi molteplici sono segno di onniscienza e provvidenza) e reggere i punti cardinali. Le loro forme (leone, vitello, uomo, aquila), divenute nella tradizione cristiana simboli dei quattro evangelisti, incarnano alcune loro qualit, come la nobilt, la fortezza, la sapienza, lagilit. Essi intonano il canto dei serafini (vedi Isaia 6,3), celebrazione della santit suprema di Dio, al quale si associa la definizione divina rivelata a Mos davanti al roveto ardente (Esodo 3,14). Al loro coro si unisce quello dei ventiquattro anziani, che un inno liturgico al Dio creatore. (comm5) Nella sala del trono di Dio si compie un atto simbolico. Come in Ezechiele (2,9-10), si introduce un libro sigillato: in esso racchiuso il senso ultimo degli eventi umani. Sette sigilli ne impediscono lapertura e la lettura; perci, nessuno in grado di comprendere il significato della storia e luomo rimane angosciato e smarrito. Ma, ecco avanzare lAgnello, cio Cristo, cantato con i titoli messianici di Leone (Genesi 49,9) e Germoglio (Isaia 11,1; Zaccaria 3,8; 6,12). tipico dellApocalisse raffigurare Cristo come Agnello (29 volte), sulla scia del quarto vangelo (Giovanni 1,29.36). La figura reca alcune indicazioni simboliche del sacrificio redentore di Cristo: ritto in piedi, cio risorto, vivente e glorificato, nonostante la sua immolazione nella passione e morte; dotato di sette corna, segno di onnipotenza, e di sette occhi, espressione della sua onniscienza provvidente e identificati con i sette spiriti, cio con la pienezza dei doni dello Spirito (Isaia 11,1-2). Il consiglio della corona di Dio lo esalta come colui che pu aprire il libro e svelare il senso ultimo della storia. Il canto che si leva ha unandatura liturgica, come accade agli inni che costellano lApocalisse, ed una celebrazione dellopera di salvezza compiuta da Cristo con la sua morte sacrificale e la sua gloria pasquale. (comm6) Per svelare il senso profondo della storia , dunque, necessario aprire i sette sigilli del libro della vita. Nei capitoli 6-7 si descrive questa operazione, che sar seguita dagli squilli delle sette trombe (capitoli 8-11) e dallatto di versare sulla terra il contenuto drammatico di sette coppe simboliche (capitoli 15-16). Lautore privilegia il numero sette, segno di pienezza (in questo caso del giudizio divino), e usa le immagini caratteristiche della letteratura apocalittica, orientate a illustrare lazione di Dio nella storia per condannare il male e, alla fine, far brillare il bene. Allapertura dei primi quattro sigilli si introducono sulla base di simboli desunti dal profeta Zaccaria (1,8-10; 6,1-8) altrettanti cavalli e cavalieri, che incarnano flagelli e sciagure che tormentano la terra. Si discute, per, sul valore del cavallo bianco: per alcuni sarebbe segno della vittoria che schiaccia i popoli, per altri un rimando a Dio o a Cristo, che pur sempre controllano le sventure della storia ( noto che il bianco rappresenta il mondo divino ed eterno). Il cavallo rosso incarna la violenza che genera sangue; quello nero il simbolo della fame, descritta anche attraverso la bilancia e i costi delle derrate alimentari, segno di carestia; quello verdastro incarna la morte, perch tale il colore dei cadaveri. Questi cavalli con i loro cavalieri imperversano solo su un quarto della terra: Dio li controlla nel loro agire tragico ed essi non sfuggono al suo potere. Con il quinto sigillo entrano in scena i martiri cristiani, 24

immolati come lAgnello, cio Cristo; essi implorano giustizia, mentre sono collocati sotto laltare dellolocausto di Cristo, partecipando cos al suo sacrificio. La veste candida che indossano rivela che essi sono gi nella gloria e nelleternit divina. Con lapertura del sesto sigillo si assiste a uno sconvolgimento delluniverso. un apparato di immagini desunte dalla letteratura profetica e gi usate da Ges (Matteo 24) per rappresentare il giudizio di Dio sulle vicende umane, cio quel giorno del Signore, annunziato dai profeti, a partire da Amos, destinato a punire il male e a far risplendere il bene. Questa scenografia impressionante, modellata sui testi profetici (in 6,16 si cita Osea 10,8), non va perci intesa alla lettera, ma come la coreografia della teofania giudiziaria finale, cio dellapparizione divina a suggello della storia. (comm7) I giusti, cio lIsraele di Dio, i fedeli a Cristo, attraversano indenni questa tempesta cosmica e, segnati da Dio come suoi eletti, salgono sulla ribalta come lIsraele perfetto e giunto a pienezza. Domina qui il numero dodici, che evoca le trib del popolo di Dio. Il quadrato del numero dodici (12x12) viene poi moltiplicato per mille, la cifra dellimmensit e della completezza suprema. Un popolo che appartiene a Dio e incarna la perfezione: non ha, quindi, nessun senso intendere alla lettera il numero centoquarantaquattromila. Gli eletti incarnano il popolo di Dio, che non ha pi vincoli etnici e nazionali, come si spiega nella rappresentazione della folla dei martiri cristiani, appartenenti a nazioni, razze, popoli e lingue differenti. Essi indossano vesti bianche, segno di eternit e di partecipazione alla vita divina: infatti questo colore candido raggiunto lavando le vesti nel sangue dellAgnello, cio partecipando alla passione e morte di Cristo. Essi reggono in mano le palme, che evocano la festa gioiosa ebraica delle Capanne, ma sono anche segno del trionfo. La scena , perci, segnata dalla gioia e dai canti di lode. Questi ultimi sono intonati e citati esplicitamente, come spesso accade nellApocalisse, un libro attraversato dal canto e dalla musica. Il destino di gloria dei martiri cristiani tratteggiato sulla base di frasi del profeta Isaia (49,10 e 25,8), che descrivono gli eletti come un gregge guidato dal Signore, che marcia nel deserto senza soffrire caldo, sete e fame ed in vista delloasi della piena felicit. (comm8) Ormai giunto il tempo dellapertura del settimo e ultimo sigillo del libro della vita. Latto avvolto in una pausa breve di silenzio che precede e annunzia lingresso nel mondo del giudice supremo, Dio. Sette angeli stanno ritti davanti a lui, quasi come suoi attendenti, pronti a eseguire ogni suo volere. Si compie, poi, un sacrificio dellincenso, sul modello di quello descritto nellEsodo (30,1-10). Solo che ora esso accompagnato dalle preghiere dei giusti, mentre il suo fuoco diventa strumento del giudizio divino. Si inaugura ora una nuova parte del libro, affidata al simbolo delle sette trombe. Al loro echeggiare si scatenano altrettanti flagelli o calamit: lautore ha in mente le piaghe dEgitto (Esodo 7-11), che egli rielabora liberamente. Queste sventure scagliate sulla terra a ogni squillo di tromba dipingono simbolicamente lira divina contro il male e il giudizio su di esso. Al primo suono della tromba angelica si associa una tempesta di grandine, fuoco e sangue che colpisce solo un terzo della terra: la limitazione indica che Dio ha sempre il controllo anche di queste energie negative. Al secondo squillo si accompagna una valanga di fuoco, che incendia per un terzo il mare. Il terzo squillo di tromba coinvolge una stella che precipita sulla terra inquinando le acque dolci e per questo le viene attribuito il nome di Assenzio, un liquido amaro. Sono i cieli a essere colpiti quando risuona la quarta tromba: sole, luna e astri sono parzialmente oscurati. Frattanto un messaggero celeste, unaquila, annunzia in modo minaccioso il prosieguo del terribile concerto angelico delle sette trombe. Questa scenografia impressionante non da assumere in senso letterale, ma fa parte dellapparato di immagini apocalittiche, noto alla cultura del tempo, che attingeva alle stesse pagine bibliche e ai loro simboli. Il messaggio centrale il giudizio divino sul male che si annida nella storia.

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(comm9) Il quinto squillo di tromba accompagnato da una complessa coreografia di immagini, non sempre di facile decifrazione. Si ha una specie di crescendo: lastro caduto dal cielo probabilmente unallusione agli angeli ribelli, detenuti negli inferi, raffigurati come un pozzo di fuoco. Da questo abisso fuoriesce una torma di cavallette che rimandano a una cavalleria (vedi Gioele 1-2). Esse, per, non hanno il potere di tormentare tutta la natura e lumanit, ma solo coloro che non hanno il sigillo di Dio sulla fronte: sono, quindi, esclusi gli eletti e i giusti. Ma anche sugli altri, i peccatori, i tormenti laceranti sono limitati a un periodo di cinque mesi, espressione di un tempo circoscritto, definito da Dio, nelle cui mani sono sempre le sorti del creato. Si passa poi a una descrizione minuziosa di queste cavallette, che, in realt, sono mostri apocalittici con volti umani, capigliature femminili, denti leonini, ventri corazzati, ali da uccelli, configurazione da cavalli, code da scorpione e aculei. Ogni elemento ha un valore simbolico che intreccia forza, intelligenza, violenza, perversione e cos via. Sono queste immagini mutevoli e sconcertanti che hanno reso celebre lApocalisse nella storia dellarte, ma lhanno anche travisata, rendendola simile a un libro misterioso di sciagure e di mostri. In realt, come si dichiara in 9,11, queste cavallette mostruose sono guidate dallangelo dellAbisso, cio da Satana, chiamato Abaddon in ebraico, Distruzione, e Apollyon in greco, Sterminatore: sono perci un simbolo del male che perturba la storia. Eccoci alla sesta tromba, il cui suono muove unimpressionante cavalleria che era prima trattenuta dai quattro angeli bloccati sul fiume Eufrate, unindicazione delloriente, da dove solitamente provenivano le invasioni (ma alcuni pensano a un riferimento ai Parti, che dettero del filo da torcere ai Romani). Anche in questo caso i cavalli sono mostruosi, emettono fuoco, fumo e zolfo e colpiscono i peccatori, che per si ostinano nellidolatria, tratteggiata con espressioni bibliche (Salmo 135,15-17), e nellimmoralit. A questo quadro movimentato subentra unapparizione angelica stupenda: un messaggero celeste, aureolato di luce, con il libro aperto delle rivelazioni destinate a Giovanni, lancia un grande grido, accompagnato dal rimbombo di sette tuoni, simbolo della voce divina. (comm10) Lautore sacro invitato a tenere nascosta e sigillata la rivelazione ricevuta da questo angelo, che potrebbe essere idealmente Gabriele, langelo delle annunciazioni e delle comunicazioni divine. lui a proclamare con giuramento che il mistero di Dio, rivelato da Cristo agli apostoli, si compir a suo tempo, quando squiller la settima e ultima tromba, cio nel tempo deciso da Dio. Giovanni, come il profeta Ezechiele (3,1-3), invitato a cibarsi di questo libro, cio ad assimilarlo interiormente, scoprendone cos la dolcezza e lamarezza, la speranza di salvezza e il giudizio inesorabile. Giovanni riceve lincarico di misurare il tempio: un gesto simbolico, presente anche nella finale del libro di Ezechiele (capitoli 40-48), per attestare che la Chiesa, tempio di Dio, sotto la diretta protezione divina, essendo area sacra. Tuttavia, latrio del tempio escluso dalla misurazione perch indica lincombere della persecuzione compiuta dai pagani. Essi assediano i fedeli ma non per sempre, bens per quarantadue mesi, un tempo circoscritto, determinato sulla base della durata (3 anni e mezzo, la met del numero perfetto sette) della persecuzione subta dai Maccabei da parte del re siro-ellenistico Antioco IV Epifane (Daniele 7,25; 12,7). Questa durata era divenuta, nella letteratura apocalittica, lemblema di tutte le persecuzioni religiose. Come spesso si osserva nellApocalisse, il male ha tempi e ambiti di manifestazione, ma sempre sotto il controllo divino e in un arco definito e limitato dazione. (comm11) In questo periodo di quarantadue mesi, cio di milleduecentosessanta giorni, la Chiesa continua la sua testimonianza affidata a due personaggi, forse Pietro e Paolo, vittime della persecuzione. Essi sono tratteggiati con i lineamenti di Mos ed Elia, ma anche come i due olivi e le due lampade, cio Giosu e Zorobabele, rispettivamente il sommo sacerdote e il capo politico del rientro degli Ebrei da Babilonia, celebrati dal profeta Zaccaria (4,2-14). La loro storia ricalca anche quella di Cristo: subiscono passione e morte sotto la bestia infernale, cio il re persecutore, nella citt del male, affine a Sodoma o allEgitto oppressore, simbolo di quanti rifiutano Cristo e i suoi fedeli. Alcuni pensano che si tratti di 26

Roma; altri rimandano a Gerusalemme, che ha ucciso i profeti (vedi Matteo 23,37). Ancora una volta la vittoria del male limitata, dura solo tre giorni e mezzo, poi i martiri-testimoni risorgono come Cristo e vengono glorificati presso Dio, attraverso il suo spirito vitale che li riporta nellesistenza piena (Ezechiele 37,5.10). Davanti al loro trionfo la citt perversa sconvolta da un grande terremoto, che unanticipazione del giudizio divino, per ora riservato a un ambito ristretto (un decimo della citt), ma esemplare (settemila persone, segno di pienezza). Dopo questa lunga inserzione si ritorna al simbolo delle sette trombe. La settima tromba accompagnata da alcuni cori possenti intonati nei cieli. Si tratta di inni costruiti attraverso allusioni a passi biblici e destinati a esaltare la signoria universale di Dio e di Cristo sulla storia e sul cosmo. Anche se forte la reazione degli avversari e delle potenze del male, il giudizio divino annienter ogni opposizione e far trionfare il bene e i giusti. Al suono della settima tromba si ha come unepifania di luce: appare il tempio celeste e, al suo interno, ecco profilarsi larca dellalleanza, segno del nuovo patto tra Dio e lumanit giusta e della presenza piena e definitiva del Signore in mezzo agli uomini. (comm12) una delle pagine pi celebri dellApocalisse. La donna incinta e che partorisce un figlio, mentre un drago rosso sangue infuria contro di essa e colui che ha generato, stata identificata in Maria, la madre di Cristo, e la tradizione artistica ha ripetutamente confermato questa interpretazione. Essa, per, solo successiva; secondo la primordiale intenzione dellautore la donna personifica il popolo di Dio, la Chiesa, al cui interno il Messia generato. Il drago incarna, invece, Satana e il male, con particolare rimando alla Roma imperiale che perseguita i cristiani: le sette teste coronate possono alludere a una potenza grandiosa e ai sette colli di Roma, mentre le dieci corna (il corno simbolo di potere) potrebbero essere unevocazione dei primi dieci sovrani di Roma. Sta di fatto che si scatena una lotta clamorosa tra il bene, rappresentato dalla donna e dal figlio che nel versetto 5 indicato come il Messia, citando il Salmo 2,9 ma anche dallarcangelo Michele con lesercito angelico, e il male che specificato nel grande drago, il serpente antico, colui che chiamato diavolo e Satana (diavolo il termine greco e Satana quello ebraico e significa accusatore pi che seduttore). Al drago associato anche un terzo delle stelle del cielo precipitate sulla terra, unallusione probabile agli angeli ribelli (2Pietro 2,4; Giuda 6). Lo scontro si svolge, dunque, nellorizzonte terrestre e storico. Lassalto non colpisce il figlio-Messia che assunto al cielo, cio il Cristo glorificato, che nella risurrezione vince la morte e il male. Si accanisce invano sulla donna che si rifugia nel deserto, come Israele in marcia verso la terra promessa: il deserto il riparo tradizionale dei perseguitati, lambito segreto e sereno ove sono offerte la protezione divina e la manna. In questo rifugio la donna, cio la Chiesa, rimane solo milleduecentosessanta giorni (12,6), cio tre anni e mezzo, la met di sette, un periodo limitato descritto anche nel versetto 14 come un tempo, due tempi e la met di un tempo, tre anni e mezzo appunto. Il drago per scaraventa contro la donna un fiume dacqua, che raffigura le forze oscure e negative ed unimmagine della persecuzione che colpisce anche la discendenza della donna, cio i cristiani, fedeli ai comandamenti di Dio e testimoni di Cristo. Al centro del capitolo incastonato uno dei tanti inni che costellano le pagine dellApocalisse. un canto di vittoria perch Satana, accusatore dei cristiani, sconfitto dalla potenza divina. Proprio linno manifesta lo scopo ultimo della scena: spingere i cristiani perseguitati alla speranza; nonostante lapparente vittoria del male che comunque transitoria, come indicano i tre anni e mezzo simbolici , il bene avr lultima parola. Si noti come il nostro brano sia tutto intessuto di rimandi biblici (Genesi 3,15; Isaia 7,14; Michea 4,9-10; Salmo 2,9; Daniele 7,7; 10,13; Esodo 19,4). 27

(comm 13) Il capitolo 13 dellApocalisse si ispira al capitolo 7 di Daniele, ove era di scena la persecuzione operata dal re Antioco IV Epifane (II secolo a.C.). Anche nella pagina dellApocalisse le immagini usate sono mostruose e vogliono presentare la potenza oscura del male che si esercita nella storia attraverso i regni. Il drago, cio Satana, trasferisce il suo potere a una bestia, che ne la riproduzione fedele (ha lo stesso numero di teste e di corna, segno di gloria e di forza) e che ne continua lopera devastante. Il suo ritratto mostruoso attinge, come si diceva, al profeta Daniele (7,4-6), la ferita gravissima che subisce una delle sue teste, ma che sanata, forse unallusione al superamento di qualche difficolt storica dellimpero romano. , infatti, questultimo il segno nascosto sotto limmagine bestiale, anche se lautore rimanda a tutte le potenze che nella storia biblica (Egitto, Babilonia) hanno schiacciato il popolo di Dio. La bestia ha un corteo immenso di seguaci; essa imperversa con la sua arroganza blasfema, con la sua auto-divinizzazione, con la pretesa di essere adorata, con la prevaricazione e la volont di dominio universale. Eppure, il suo un potere limitato perch dura solo quarantadue mesi, il solito tempo circoscritto dei tre anni e mezzo, incontrato anche a proposito del drago. Solo per questo periodo il male scatener la sua offensiva contro la Chiesa, che subir prigionia e avr dei martiri. Si ha, perci, sempre un filo di speranza. Alla prima bestia se ne associa una seconda, che sar poi delineata come il falso profeta (16,13; 19,20; 20,10). La sua parvenza quella di un agnello, ma parla come il drago: , quindi, una figura ingannevole e menzognera. Riesce persino a compiere prodigi cos da sedurre molti, perch accorrano ad adorare la prima bestia, a cui essa totalmente dedita. , allora, una forza spirituale che si consacra a far trionfare il potere satanico, incarnato nellimpero romano, persecutore dei cristiani. Il pensiero va, perci, ai falsi profeti, pronti a mettersi subito a disposizione del potere, a idolatrarlo e a renderlo credibile anche dal punto di vista religioso. In termini moderni, potremmo dire che lautore dellApocalisse condanna qui la religione al servizio del potere imperiale. I seguaci di questa bestia subdola sono contrassegnati come schiavi da un marchio che reca un numero emblematico, il seicentosessantasei, ove dominante la cifra dellimperfezione e del negativo, cio il sei, essendo il sette il numero della perfezione e quindi del bene. Su questo marchio e sul suo valore che Giovanni afferma rappresentare un numero duomo si spesso esercitata la ricerca degli studiosi. Lopinione prevalente che sia la somma del valore numerico delle singole lettere ebraiche che corrispondono al nome di Nerone Cesare, il primo persecutore dei cristiani, assunto a immagine di tutti i nemici del cristianesimo. (comm14) In contrapposizione alla scena precedente, dominata da Satana, vengono ora presentati i giusti, i centoquarantaquattromila eletti, cifra simbolica di pienezza (vedi 7,1-8). Sono i cristiani, i compagni dellAgnello-Cristo che si erge glorioso e risorto sul monte Sion. Essi sono vergini nel senso biblico e spirituale del termine: lidolatria, infatti, rappresentata come prostituzione nelle Scritture. Sono tratteggiati con le parole dei profeti Sofonia (3,13) e Isaia (53,9) come persone libere dalla menzogna, cio prive di peccati idolatrici, essendo la verit propria dellunico Dio vivente. Sono anche le primizie di Dio, cio le realt pi preziose e consacrate al Signore, come avveniva per le primizie della natura nei sacrifici. Sono senza macchia, come le vittime animali offerte a Dio (vedi Esodo 12,5): rappresentano, quindi, il sacrificio gradito a Dio per eccellenza. I giusti intonano un canto nuovo, cio perfetto, parallelo a quello di Mos (Esodo 15), ma ora questo inno celebra la liberazione piena e definitiva degli eletti dalloppressione del male. A questo coro subentra la voce solista di tre angeli che proclamano un vangelo eterno, cio una buona novella immutabile, che non pu essere smentita dalle vicende storiche. la lieta notizia del crollo di Babilonia, simbolo di tutte le idolatrie, perversioni e oppressioni, del paganesimo che umilia il popolo di Dio (Isaia 28

40-41), e che per lautore soprattutto la Roma imperiale che perseguita la Chiesa. Il giudizio divino sar inesorabile per chi ha adorato la bestia satanica, restandone marchiato come suo schiavo, un giudizio eseguito con il tradizionale apparato punitivo del fuoco e dello zolfo: larea infernale, come avveniva in altre raffigurazioni bibliche e popolari, descritta come uno stagno di fuoco e di zolfo ardente (19,20; 20,10; 21,8). Beati, invece, saranno i giusti che riposeranno nella pace divina, ricevendo la ricompensa per le loro opere buone. Sulla scia di questa beatitudine, il quadro si trasforma illuminandosi. Appare Cristo, simile a un Figlio duomo (Daniele 7,13), nello splendore della sua regalit divina. Egli regge in mano una falce con la quale dovr compiere unopera di mietitura e di vendemmia, coadiuvato dagli angeli. La messe e la vendemmia sono due simboli del giudizio divino alla fine della storia (vedi Matteo 13,36-43). La descrizione del giudizio particolarmente potente. Si procede alla mietitura e poi alla vendemmia nella vigna del mondo, le cui uve sono mature per il giudizio. Il tino in cui viene pigiata questuva posto fuori della citt, cio allesterno dellarea sacra di Gerusalemme, e ci che fuoriesce il sangue delle vittime peccatrici, in quantit volutamente spropositata: un lago largo milleseicento stadi e profondo come laltezza di un cavallo al morso. Con questa immagine truculenta si vuole esaltare la potenza immensa di Cristo vincitore e la grandezza della diffusione del male. (comm 15) Entra in azione nei capitoli 15-16 un altro settenario: le sette coppe doro che preludono al giudizio finale (descritto nei capitoli 17-20). In scena si presentano sette angeli che recano altre sventure, destinate agli empi e prodotte dallira di Dio giudice. In uno sfondo che evoca lesodo di Israele dallEgitto, i giusti intonano il canto di Mos (Esodo 15), cio linno di liberazione del popolo di Dio dalloppressione faraonica, e il canto dellAgnello. Questultimo una glorificazione del trionfo divino su tutte le nazioni ed costituito da un tessuto di citazioni anticotestamentarie (Salmo 111,2; 139,14; Amos 4,13; Deuteronomio 32,4; Salmo 145,17; Geremia 10,7; Salmo 86,9). (comm16) Dal santuario celeste, residenza trascendente di Dio, rappresentata sul modello del tempio gerosolimitano, escono i sette angeli delle sciagure del giudizio divino: ad essi sono consegnate sette coppe con i flagelli per colpire Babilonia peccatrice. I sette flagelli evocano le piaghe dEgitto. Cos il contenuto della prima coppa rimanda a Esodo 9,10-11: una piaga dolorosa e maligna intacca i seguaci della bestia. La seconda coppa trasforma lacqua del mare in sangue, come era accaduto al Nilo in Esodo 7,17-24; simile sorte riservata ai fiumi e alle sorgenti, quando si versa la terza coppa. Il simbolo del sangue interpretato come il castigo subto dai persecutori per aver ucciso i fedeli a Cristo. A met del gesto drammatico delle coppe versate se ne spiega il senso profondo: sono i giudizi veri e giusti del Signore che stanno attuandosi. La quarta coppa semina calore che tutto consuma, incenerendo i malvagi. La quinta coppa colpisce direttamente il regno della bestia, cio Roma imperiale, affondandola nelle tenebre, come in Esodo 10,21-23 per lEgitto. La sesta coppa versata sullEufrate, che viene inaridito: si ha forse unallusione al fatto che, con quel fiume in secca, i Parti e gli Sciti poterono attaccare lesercito romano e dilagare verso occidente. Ma il male riesce a configurarsi come una specie di trinit satanica simboleggiata dal drago, dalla bestia e dal falso profeta, una trinit capace di generare spiriti immondi e demoniaci che raccolgono tutti i nemici di Dio in unimmensa e potente coalizione. Ma il Signore entra segretamente in scena (16,15 un versetto, per, fuori contesto). La grande sfida ha come sede Armaghedon, cio la montagna di Meghiddo, luogo di battaglie nellAntico Testamento: l era morto il re Giosia (2Re 23,29-30), travolto dallesercito egiziano. L si compir la vittoria divina sul male, attraverso la settima e ultima coppa. Tra sconvolgimenti e cataclismi naturali, che incarnano lingresso terribile del Giudice divino nella storia, con una tempesta di chicchi di grandine pesanti un talento (35 chili!), Babilonia costretta a inghiottire il contenuto della settima coppa che il vino dellira ardente di Dio, castigo per le sue nefandezze e violenze. 29

(comm17) Lopera si avvia verso il suo culmine: la narrazione del giudizio divino, che si dilata fino al capitolo 20, e la descrizione della salvezza dei giusti nella Gerusalemme celeste (capitoli 21-22). Agli esordi dellirruzione del giudizio posta unimpressionante figura simbolica, la grande prostituta, incarnazione dellidolatria, spesso presentata nella Bibbia come prostituzione, ma anche rimando a Babilonia e quindi a Roma e alle potenze ostili al cristianesimo. Infatti essa rivestita di porpora ed assisa su una bestia che condensa in s il rifiuto di Dio. Anche la Gerusalemme della speranza sar raffigurata come una donna, ma sar la sposa dellAgnello. Il ritratto della grande prostituta accurato e solenne, ma ha tratti anche di volgarit e di infamia e comprende lebbrezza a causa del sangue dei martiri cristiani, di cui essa sabbevera. Della bestia cavalcata dalla prostituta si racconta la morte, ma anche una sua strana risurrezione: c chi vede in questa notizia un riferimento a Nerone che, secondo una leggenda popolare, sarebbe tornato in vita per continuare la sua opera maligna. Che lautore abbia in mente Roma nella raffigurazione della bestia sembra confermato da una serie di allusioni. Cos, le sette teste sono interpretate come i sette colli e come sette imperatori. I primi cinque sovrani dei sette evocati sarebbero Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone. Ce n, poi, uno in vita, cio Vespasiano, al quale seguir un altro, Tito. C, per, un ottavo re, reincarnazione di Nerone per la sua crudelt: probabilmente Domiziano, limperatore contemporaneo allautore dellApocalisse e artefice di una dura persecuzione anticristiana. Con la libert delle immagini, propria dellapocalittica, si presentano dieci corna (il corno simbolo di forza e potere). Esse rimandano a dieci re vassalli che, alleandosi con la bestia, riescono a ottenere un successo effimero: dureranno, infatti, solo unora, cio un breve arco di tempo. Tutti intendono scatenare una lotta senza tregua contro lAgnello, cio Cristo, anche se lesito di questa battaglia scontato perch Dio trionfer. In quelloccasione anche la prostituta sar umiliata. I re vassalli si rivolteranno contro di lei e lannienteranno, divenendo strumenti inconsapevoli dellazione divina. In conclusione si ribadisce lidentit di questa donna: la grande citt, che regna sui re della terra, un altro probabile riferimento a Roma. Siamo ora di fronte al giudizio vero e proprio di Babilonia, altra denominazione simbolica della grande citt, il cui crollo narrato attraverso gli echi che esso crea, a partire da un angelo che ne proclama la caduta con unepigrafe durissima. Anche se la potenza imperiale ancora ben salda, Giovanni la considera ormai finita, sottoposta al castigo divino. A comporre la descrizione di questa fine contribuiscono molti passi biblici su Babilonia (Isaia 14; 21; 47; Geremia 50-51). (comm18) La descrizione del crollo di Babilonia simile a un grandioso affresco. La fine di questa superpotenza, che aveva dominato il mondo ed era stata lartefice della persecuzione anticristiana, cio limpero romano, tratteggiata davanti agli occhi dei fedeli per far rinascere in loro la fiducia e la speranza. Nonostante lapparente stabilit del suo immenso potere politico ed economico, lautore concepisce Roma come una realt affidata al Signore supremo della storia. Egli in grado, unico tra i re perch a tutti superiore e di tutti arbitro, di spezzare larroganza e la forza del tiranno universale. interessante notare che la rappresentazione della caduta evocata in modo indiretto, attraverso testimonianze di spettatori o di personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda. Inizia una voce che scende dallalto, quasi fuori campo. Essa si rivolge ai cristiani residenti in quella citt (vedi 1Pietro 5,13), invitandoli ad abbandonarla. Su di essa, infatti, piomberanno i flagelli divini morte, lutto e fame e sar incendiata: un segno della giustizia divina che con rigore (sulla base del doppio, si dice nel versetto 6) punisce i delitti. Anche se i tempi non sono quelli delle previsioni umane, il Signore irrompe con il suo inesorabile giudizio. Dicevamo che la descrizione della caduta affidata a testimonianze esterne. Si tratta di tre classi di persone collegate alla Babilonia imperiale e al suo destino: i re della terra, i mercanti e i naviganti. I passi biblici che lautore usa a modello sono Geremia 50-51 ed 30

Ezechiele 26-28. I primi a intervenire con il loro lamento sulla citt grande e potente, spazzata via in un baleno, sono i sovrani che intonano un Guai! rivolto alla metropoli condannata. I mercanti, dei quali si elencano i materiali di ogni genere che commerciavano con Roma, piangono e gemono per la fine dei loro affari. Subentrano poi i naviganti che si erano arricchiti trasportando le merci destinate a Babilonia-Roma. Essi compiono riti di lamento, gettandosi sul capo polvere in segno di lutto e riconoscono che Dio sta rendendo giustizia alle vittime cristiane, ai santi, agli apostoli, ai profeti. Infine, entra in scena un angelo che, con un gesto quasi michelangiolesco, raffigura simbolicamente la caduta della citt. Egli solleva un enorme masso, lo scaraventa in mare e pronunzia lultimo lamento su quella metropoli ridotta al silenzio (le espressioni sono quelle usate dai profeti soprattutto Geremia ed Ezechiele per descrivere il giudizio divino su Gerusalemme e su altre citt). E la ragione di questa fine ribadita con chiarezza: la citt macchiata del sangue dei profeti e dei santi, cio dei martiri cristiani e di tutte le vittime. Anche se qualche studioso, come ci si render conto negli approfondimenti, ha identificato Babilonia con la Gerusalemme terrena ostile ai cristiani, pi comune e coerente linterpretazione tradizionale finora presentata. (comm19) In contrasto con il lamento intonato sulla terra da re, mercanti e naviganti, in cielo si celebra il crollo della citt del male con inni e alleluia. Il coro degli eletti canta un carme di trionfo in onore del Signore che ha piegato la grande prostituta, madre di ogni idolatria, oppressione e perversione. Dalla terra sale il fumo dellincendio della Babilonia imperiale. In cielo, in un contrappunto di cori tra lassemblea dei santi, i ventiquattro anziani e i quattro viventi (vedi capitolo 4), si esulta, ma anche si introduce il tema delle nozze dellAgnello con la Chiesa sua sposa (21,9-10). Esse rappresentano linstaurazione del regno divino e il compimento dellalleanza tra Dio e lumanit. La Chiesa, cio la sposa, abbigliata con una veste di lino luminosa, segno delle opere giuste. Giovanni si prostra davanti allangelo che gli comunica levento delle nozze. Ma subito ammonito di non farlo perch anche gli angeli sono creature al servizio di Dio e dellAgnello (vedi 22,8-9): forse si ha una polemica contro il culto delle potenze celesti (Colossesi 2,18) e laffermazione del primato di Cristo (Ebrei 1-2). Si entra cos in una nuova scena dai contorni grandiosi. Attraverso tre indicazioni di visione (si noti il verbo vidi nei versetti 11.17.19), si presenta una serie di quadri. Nel primo domina un cavaliere su un cavallo bianco (vedi 6,2). Il suo nome Fedele, Veritiero e Verbo di Dio, reca i segni della passione ma anche della gloria regale; la sua parola efficace come una spada, colui che regge le nazioni, come si annunziava nel Salmo messianico 2,9, lartefice del giudizio divino, raffigurato come una vendemmia (Isaia 63,1-3; Apocalisse 14,17-20). Sul mantello e sulla gamba reca inciso il nome supremo della sua dignit, Re dei re e Signore dei signori. ovvio che in questa figura dipinto Cristo, vincitore nella sua gloria, circondato dal corteo degli angeli e dei martiri in bianche vesti, simbolo di eternit. A questo quadro si contrappone una nuova scena dai toni apocalittici. Un angelo convoca gli uccelli rapaci per divorare i cadaveri dei condannati, cio i malvagi sconfitti nellestrema battaglia tra bene e male. Lo scontro solo evocato con laffrontarsi dei due personaggi, da un lato Cristo sul cavallo bianco e dallaltro la bestia con il falso profeta, che, insieme ai re della terra, costituiscono ununica figura, quella del male. Lesito scontato. Alcuni seguaci della bestia, marchiati come schiavi e succubi del suo infame potere, sono gettati nello stagno di fuoco (vedi 14,10), cio nel luogo della pena eterna raffigurato come una specie di Geenna, ove le fiamme consumano i peccatori. Altri sono affidati alla scarnificazione sul campo di battaglia da parte degli uccelli rapaci, convocati dallangelo. Con immagini belliche si vuole celebrare la vittoria definitiva del bene sul male. questa la speranza che deve reggere la Chiesa in mezzo a prove e persecuzioni. 31

(comm20) Con un linguaggio sempre forte continua la descrizione del trionfo di Cristo sul male. Il ricorrere per tre volte del verbo vidi ci induce ancora a seguire un trittico di scene (20,1.4.11). Nella prima avanza un angelo incaricato di incatenare per mille anni il drago, cio Satana. Questo tempo simbolico raffigura il periodo storico della Chiesa militante, quando il male sotto il controllo di Cristo. Su una lettura un po ingenua e letterale di questi mille anni nato il cosiddetto millenarismo, che ipotizzava un regno di Cristo sulla terra per mille anni, prima della fine della storia. La dottrina stata condannata dalla Chiesa. La seconda scena precisa questo periodo storico della Chiesa, vissuto dai martiri e da coloro che hanno partecipato alla prima risurrezione, cio il battesimo, ma non da chi stato colpito dalla seconda morte, cio dalla condanna eterna per il peccato grave. La conclusione del tempo della Chiesa si affaccia sullo scontro finale tra bene e male, che lautore raffigura con le immagini usate da Ezechiele 38-39, ove appaiono Gog e Magog, personaggi simbolici destinati a incarnare le potenze sataniche ostili a Dio. un duello grandioso dallesito scontato: il fuoco divino annienta il male e il diavolo relegato per sempre negli inferi, lo stagno di fuoco e di zolfo (vedi 19,20). Si apre, cos, la terza scena che ha al centro il trono bianco divino. Inizia il giudizio finale che, come nellapertura dellopera (capitolo 4), presenta il libro della vita, in cui raccolta la serie intera delle vicende umane. A essere giudicati sono tutti, i vivi e i morti, questi ultimi provenienti dal mare, segno della stessa morte e della negazione dellorizzonte terrestre e vitale, e dalloltrevita, raffigurato nellAde, gli inferi. Questo ambito, simile allo sheol ebraico ove entravano i defunti, dopo il giudizio, si trasforma nellinferno, riservato ai peccatori e raffigurato come lo stagno di fuoco. Viene quindi rappresentato il destino dei giusti. Semplificando, potremmo dire che ai cristiani in difficolt lApocalisse mostra come meta della storia la condanna del male e la glorificazione del bene, linferno e il paradiso, lo stagno di fuoco e la Gerusalemme celeste. (comm21) Gerusalemme chiamata nuova che, nel linguaggio biblico significa perfetta e definitiva. Al suo centro c il trono di Dio: il Signore, infatti, sar sempre con i giusti, in una comunione piena. In 21,3-4 si ha lunica volta in cui Dio, nellApocalisse, parla direttamente, senza la mediazione di angeli, e lo fa per dichiarare la gioia eterna dei santi. Ormai da questa citt del Dio-conloro la morte e il dolore sono espulsi per sempre, a differenza di tutte le citt terrene, perch i giusti attingeranno allacqua della vita eterna. Questa Gerusalemme nuova e celeste disegnata nella sua mappa ideale, contrassegnata come unit di misura e di immagine dal dodici, il numero della pienezza del popolo di Dio. La mappa simbolica della Gerusalemme nuova modellata, nella misurazione effettuata da un angelo, sul quadrato, che incarna una forma perfetta, e sul numero dodici, la cifra del popolo di Dio, moltiplicato per mille, segno di immensit e quindi di pienezza. Non sono, perci, misure reali, n da intendere in modo diretto la profusione di pietre preziose, elencate secondo antiche tradizioni scientifiche: esse vogliono solo esaltare lo splendore, la ricchezza, il riflesso della gloria divina (si ricordino le pietre sacre del pettorale del sommo sacerdote: Esodo 28,17-21). Infatti, in 21,10, si dichiarava che la citt celeste risplendente della gloria di Dio, a differenza della citt idolatra, la prostituta che ostentava i suoi gioielli, rappresentazione di una gloria propria e terrena (17,4). Una scoperta che stupisce lo stesso Giovanni che nella Gerusalemme nuova non vi sono pi templi: Dio stesso e Cristo, lAgnello, sono il tempio vivente, perch ora non pi necessaria nessuna mediazione: la comunione e lincontro con la divinit sono diretti e immediati. Similmente sole, luna e luci terrene scompaiono per lasciare spazio alla luce della rivelazione divina. Una citazione di Isaia 60 esalta la processione dei santi che affollano la citt. Essa viene poi tratteggiata come il paradiso terrestre (Genesi 2) o come la terra promessa celebrata da Ezechiele (capitolo 47): si ritorna, cos, al progetto primitivo 32

divino, quello della salvezza piena e della gloria di tutto lessere. (comm22) In questa luce si introducono sia lacqua viva sia lalbero della vita, due simboli di eternit di comunione con Dio. Il libro si avvia, cos, al suo epilogo, caratterizzato da una serie di dialoghi. Prima Cristo a intessere un colloquio con Giovanni, con lannunzio della sua venuta gloriosa. Poi un angelo che invita il destinatario di questa rivelazione profetica, cio capace di interpretare il senso profondo della storia, a comunicarla a tutti, anche a chi la rifiuter. Poi torna di nuovo in scena Cristo, presentato nella funzione di colui che suggella definitivamente la storia, ma anche di giudice, che allontana dallorizzonte della citt santa e perfetta ogni forma di male e di idolatria. Il dialogo, poi, sintreccia tra lo Spirito e la sposa, cio la Chiesa. Sono le ultime parole dellApocalisse e dellintera Bibbia, parole di attesa e di speranza fiduciosa. Esse sono ritmate sul verbo venire, che rimanda allirruzione ultima di Cristo nella vicenda umana per portarla a compimento. ci che la Chiesa, pellegrina nella storia, attende con ansia, come suggerisce lintensit struggente dellinvocazione: Vieni, Signore Ges!, traduzione del Maran tha! aramaico (vedi 1Corinzi 16,22). LApocalisse, libro di lotta contro il male che tormenta i giusti e di certezza nel trionfo del bene, ci conduce alla meta ultima di tutto lessere creato, una meta di luce e di gioia, ove si celebrer labbraccio perfetto tra lumanit santa e il suo Dio.

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