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BERKELEY

LIBRUNIVERSITY OF

CALIFORNIA

'^'

xs^''--

'^v

"*,

LEZIONI

DI

ANALISI MATEMATICA

Professore ordinario del B. Politecnico di Torino

LEZIONI
DI

ANALISI MATEMATICA
Quarta edizione interamente

rifusa.

s
(gi
:

-T. e:,

m.
-

SOCIETl TIPOGRAFIGO-EDITRICE NAZIONALE


lloux e Viarengo
-

Marcello Capra

Angelo Pauizza)

Torino, 1920.

Pt(lNTED IN ITALY

TUTTI
DI

DIRITTI

RIPRODUZIONE, DI TRADUZIONE, D'ADATTAMENTO E d'eSECUZIONE SONO RISERVATI PER TUTTI I PAESI

Copyright 1913, 1915, 1920, by the Societ Tipografico-Editrice Nazionale (S.T.E.N.)

Tnrln

Comm. M.

J.

ontana

Libraiy

(H204)

PREFAZIONE

Ecco

in

questo

libro

riassunte

le

lezioni

che

svolgo

al

Politecnico di Torino. Nel redigerlo sono partito dalla convinzione

che l'insegnamento teorico conserver l'importanza, che merita,


soltanto

quando

lo

si

sfrondi di tutto quanto formale, oppure

d'importanza soltanto teorica.


matematici,

La

tecnica ha bisogno di
es.,

concetti

ma non ha

per niente bisogno, per

della concezione
o funzione,

pi generale degli enti, che possiamo chsundive


della teoria delle funzioni a derivata

punto

non

integrabile.
;

Ridurre perci
gliere
le

le

teorie
piii

esposte alla parte essenziale


facili
;

sce-

dimostrazioni

dimenticare,

per

quanto
;

possibile,

ogni considerazione di indole prevalentemente critica


ai

dare
la

il

massimo sviluppo

procedimenti induttivi, o di intuizione

a priori; ricordare che il libro destinato a giovani, per cui matematica mezzo, e non fine illustrare pertanto le varie teorie con esempi suggeriti anche dalla fisica e dalla meccanica
;
:

ecco lo scopo prefissomi

Il

lettore dir se io

Ho ridotto in questa ultima edizione il ed esercizi, perch essi meritavano uno sviluppo maggiore ad essi il Prof. Vivanti ed io abbiamo dedicato una pubblicazione a parte. L'ordine dei capitoli mi stato suggerito dalle esigenze del Corso di Meccanica, che richiede svolti al pi presto i prin:

Tho raggiunto numero degli esempi


!

cipii

del

calcolo

integrale,

possibilmente

della

teoria

delle

equazioni differenziali.

senza alcun danno per la facile lettura dell'opera si potrebbe mutare ])rofondamente l'ordine dei varii Capitoli: Cos, per es., si potrebbero invertirei Capitoli 12 e 13, oppure i Capitoli 13, 14, oppure i Capitoli 18, 19, e cos via. Nelle successive edizioni il libro stato quasi completamente
rifatto.

Ma

Ho
tutti

continuato l'opera di semplificare


i

le

dimostrazioni in

quasi

Capitoli

del

libro,

di

scegliere

esempi semplici

548^r53

vili

PREFAZIONE

matematiche pure, di illustrare quelle che io chiamo: locuzioni abbreviate, cos comode nelle scienze applicate, che ricorrono al Calcolo. Ho ridotto ancora piii i Capitoli. dedicati alle equazioni algebriche, cercando di fondere, per quanto possibile, le teorie algebriche con le infinitesimali. Nelle ultime due edizioni, oltre a molti cambiamenti particolari, ho rifatto la trattazione della teoria dei determinanti ho portato nell'Appendice il paragrafo sulla decomposizione delle frazioni razionali, perch in questo libro a tale teoria non si ricorre mai, neanche per la
fuori dairam5ito delle
;

ricerca degli integrali indefiniti.

Per quanto

riluttante a introdurre nella scuola idee che

non

siano di primissima

importanza,
e,

mi

sono

occupato

dei

limiti

superiore ed inferiore di una classe di numeri, della teoria generale delle serie di potenze,
ci

che pu costituire una novit


sieno

per un libro elementare, delle funzioni addittive di insieme. Spero


per che
utili
i

metodi seguiti, nuovi per la massima parte,


piii

trovati cos semplici e spontanei da rendere questi nuovi capitoli

a una

facile

lettura dell'opera complessiva e all'esatta

intelligenza dei principii fondamentali del calcolo. In questa 4* edizione sono state intercalate

in

carattere

piccolo molte osservazioni di indole critica; cosicch la differenza


fra gli

argomenti

svolti per

biennii universitari e quelli di


i

lunga tradizione nei nostri primi cui qui ci occupiamo sono soltanto

eguenti

a) minore estensione data alla teoria delle equazioni algebriche (a cui l'esperienza dell'insegnamento mi ha provato preferibile sostituire lunghe esercitazioni di matematica elementare);
b)

quasi nessun sviluppo alla


(che oramai, dopo gli
storico

definizione

di

integrali di

Riemann
un valore

anche per

il

studii del Lebesgue, ha soltanto matematico puro);

e) minore sviluppo alla teoria delle equazioni differenziali, che nei corsi di calcolo assume troppo sovente l'aspetto di un

lungo elenco di

artifici.

Possa pertanto questo volume essere ancora giudicato non


difficile

dai giovani cui destinato; ed essere trovato accettabile


!

anche da un teorico puro

CAPITOLO

I.

NUMERI REALI

1.

Numeri razionali

positivi.

i numeri interi positivi [il cui studio risolve problema di contare] considera i numeri fratti positivi, che insieme ai numeri interi risolvono in qualche caso il problema della misura C). Se noi, per fissare le idee ci riferiamo ai segmenti, e ne scegliamo uno determinato come unit di misura (potremo dire come metro) noi diciamo che

L'aritmetica dopo
il

completamente

un

altro

segmento

uguale ad

di

M,

anche che

N ha
n
ni

per misura

n m

'

anche che

il

rapporto di "^

^ ad

If vale

(*) Nelle scienze pi svariate si presenta il problema della misura delle grandezze di una certa classe G. Affinch tale problema abbia senso, necessario che, date due grandezze a, h distinte o no di 6r, si possa dire sempre quando a b,

oppure a b. E questi simboli &, oppure a dovranno essere definiti in modo che a a; che, se a b, sia b a; che, se a b, h c sa a c, ecc. Date due o pi grandezze distinte o no di G, si deve poter definire la loro somma in guisa che a h-\- a; a-h(b-i-c) h a-hh -f-c. Si potranno cos definire i multipli di una qualsiasi grandezza a; e dovr valere il postulato di Archimede che, se b un'altra qualsiasi grandezza di G, esista un multiplo di a che sia maggiore di h. E dovranno anche esistere tutti i sottomultipli di una grandezza qualsiasi di (r. La somma di pi grandezze di G dovr essere non minore di ogni suo addendo, ecc. ecc. Se una classe G di grandezze gode delle precedenti propriet, per essa si potr porre il problema della misura. Tali, ad esempio, sono la classe delle lunghezze dei segmenti, la classe delle grandezze degli angoli e queste classi sono specialmente semplici, perch l'uguaglianza delle lunghezze di due segmenti, o dell'ampiezza di due angoli si riduce all?i sovrapponibilit di tali segmenti o di tali angoli. Pi complesse sono altre classi di grandezze (aree delle figure piane, volumi o pesi dei

<

>

>

<

>,=,<

+ =

G. FuuiNi, Analisi matematica.

CAPITOLO

di
di

sono indicati interi positivi), se (dove con n, ld somma n segmentini uguali 5, ciascuno dei quali la m*"'"" parte

(cio

if

la

somma

di

segmenti uguali a

B).

la

definizione di uguaglianza di due numeri fratti (si pone


se

nq

= mp)

= m
q

scelta

appunto in modo tale che, se un segmento


la

ha per misura tanto


le

frazione

quanto

l'altra

"^? allora q

due frazioni siano uguali (*). A tutti nota poi quale importanza abbia (specialmente per
calcoli

numerici)

la

trasformazione

di

una frazione
p.

in

un

numero decimale. Quando noi scriviamo,

es.

1=0,2;
noi

^ = 0,02;
di

f=M
altro

intendiamo
:

soltanto

scrivere

in

modo

le

ugua-

glianze

510'

50

~" 100'

~" 10'
*

In altre parole noi abbiamo trasformato


in altre,
il

le frazioni i;r'

^' t" 50 5
sue

cui denominatore

potenze 10^

= 100,

10'

= 1000,

il

numero 10, od una


ecc.

delle

corpi solidi, ecc.). Se noi scegliamo, per fissar le idee, il problema della misura delle lunghezze dei segmenti come problema iniziale, dobbiamo in sostanza definire dei simboli {numeri) e definire le propriet di questi simboli in guisa che a segmenti di ugual lunghezza corrisponda lo stesso numero, che a ogni numero corrisponda un segmento, che a segmento di lunghezza maggiore corrisponda numero maggiore, che a un segmento a somma di due segmenti |5, y corrisponda una misura somma delle misure delle lunghezze di ^ e y, ecc. Il problema analogo per ogni altra classe di grandezze si propone di definire una corrispondenza, dotata di propriet analoghe, tra le grandezze considerate, e i numeri precedentemente definiti. E' noto che tale problema della misura ammette (se risolubile) infinite soluzioni: una delle quali si definisce fissando la grandezza unitaria (unit di misura), cio la grandezza a cui
si

far corrispondere il numero 1. Per certe grandezze orientate (debiti e crediti, altezza sopra
il

sotto

il

livello

mare, ecc.) si pone pure un analogo problema della misura: per la considerazione dei numeri negativi.
del
(*) Si

quale richiede

dice poi che

^ m < q

che ha

-^ q

> ^ m

se

w^ < mi9. In ^^x-

tal caso

il

segmento

per misura minore del segmento, la cui misura vale

f)

NUMERI REALI
Sar per
scrivere ogni

qui opportuno (per analogia con quanto segue)


limitato

numero decimale

come un numero decimale


scrivendo
:

illimitato (con infinite cifre decimali)

= 0,2000000... ^ = 50
;

0,020000...

4"
5

= 1,200000...

ci che,

per note convenzioni, non muta

il

significato delle pre-

cedenti uguaglianze.

Di significato assai pi riposto sono le uguaglianze tra un numero fratto generico, e il corrispondente numero decimale (che periodico, o periodico misto), quali, ad es., le uguaglianze:

= 1,3333 4 o

= 1,0333 30
che possiamo considerare insieme alle analoghe
:

-^

=0,9999

i-=z: 0,2
5

= 0,19999
ci

Per
CUI

es.

la

misura

4 =1,333 4 compreso
o
?

dice

che

il

segmento N,

la

3
a) tra
P)
i i

segmenti aventi per misura 1 o 2

tra

segmenti aventi per misura l,3el, 34-0,1


i

1, 4;

Y) tra

segmenti aventi per misura 1,33


1,33
-+-

0,01

= 1,34,
N
di

ecc.

In altre parole
volta,

il

segmento

misura

contiene una

e non due volte il segmento M, sottraggo Se da il massimo numero di volte possibile (una volta), nel segmento residuo Ni la decima parte di if contenuta tre volte e non quattro volte. Se da JS^i sottraggo il massimo numero di volte possibile (tre volte) la decima parte di M, nel segmento residuo ^2 la centesima parte di if contenuta tre volte e non quattro volte, e cos via.

CAPITOLO

In

altre

parole

la

4 = 1,333.

...

equivale alle

seguenti

disuguaglianze

l<|-<2

M<|-<i,3+^ = M
(1)

<|< 1,33 + ^=.1,34 1,333 <4-< 1.333 + -i- = 1,334, 1000


1,33
'

ecc.

'

'

'

Osservazioni perfettamente analoghe valgono per la

^=
Anzi queste osservazioni
ci

1,0333...,

ecc.

permettono

di

dare un metodo per

P sviluppare in numero decimale un numero fratto generico ^^- Se


, p. es., il

segmento, di cui ^^

la

misura,

si

sottragga da

N N

il

numero massimo possibile n di volte il metro M, Questo massimo numero ^ la parte intera dello sviluppo. Dal segmento residuo ^i si sottragga il massimo numero possibile Ui di volte la decima
parte di

M, Questo

intero Ui sar la prima cifra decimale dello svisi

luppo.

Dal segmento residuo N2

sottragga

il

possibile ^2 di volte la centesima parte di


la

M.

Il

massimo numero numero n^ sar

seconda cifra decimale del cercato sviluppo. E cos via. Analogo, ma leggermente distinto, il significato delle

i-

= 0,2000000
di queste

\ 0,19999
:

La prima

significa che

+ ^\-<0 5
0,2

^-g-<

0,2

4-^

= 0,3
(2)

0,20^y<0,20
0,200

^ = 0,21
= 0,201,
ecc.

-^
5

< 0,200

-i1000

NUMERI REALI

La seconda

significa che

0<-^^0-f-l
5

0,l<-^^0,H--^
'

''

= 0,2
)

049 < 1-0,19


0,199

^=

(3)

0,20

<~ ^ 0,199 4- -i- = 0,200, 5 1000

ecc.

a tutti evidente l'analogia tra

le (1), (2), (3).

Unica

dif-

ferenza la seguente: In ciascuna delle (1) compare due volte il segno <. Nelle (2) il primo dei segni < sostituito da un :^;
nelle (3)
il

secondo dei segni


perch
il

<

sostituito

da ^.

ci

numero

uguale
;

al

numero decimale

limitato 0,2

= 0,20 = 0,200 =
membri
delle (3).

...

il

quale compare, a partire

da una delle (2) o delle (3) in


nei secondi

poi,

nei primi

membri

delle (2),

Un fatto analogo si presenta per ogni numero, che sia uguale a un numero decimale limitato. Cos, p. es.:
0,52
perch, per

= 0,520000

= 0,51999

nota convenzione aritmetica, si considerano come uguali due numeri decimali l'uno formato da certe cifre seguite da infiniti zeri, l'altro formato dalle stesse cifre (tranne l'ultima
cifra

non
tali

nulla,

che viene diminuita di 1) seguite da

infiniti

9.

Per

sviluppi decimali valgono disuguaglianze analoghe alle

(2), (3),

mentre per ogni numero decimale, che non

sia del tipo

ora studiato, valgono disuguaglianze analoghe alle (1). I primi numeri si possono scrivere in due modi distinti sotto forma di

numero decimale; i secondi si possono scrivere in un sol modo come numeri decimali. Diremo che due numeri a, ^ sono uguali fino alla ^i^'* cifra decimale, se la parte intera e le prime n cifre dopo la virgola nello sviluppo decimale di a (o in uno dei due sviluppi di a, se a ammette due sviluppi decimali) sono uguali alla parte intera ed alle prime n cifre dopo la virgola nello sviluppo, o in uno dei due sviluppi del numero ^.

CAPITOLO
Cos,
es.:

1-2

p.

M = M31313
-i-= 0,1111
9

= 0,131131
J-||
p.
es.
:

sono uguali fino alla terza decimale. Si noti che, secondo tale convenzione,
e

|9

= 0,2222
comune,
sono

pure

non avendo

la

prima decimale

entrambi

uguali fino alla prima cifra decimale con

-^
5

= 0,1999

= 0,2000
M

Notiamo che:
lunghezza di un segmento N commensurabile con (cio la cui misura un numero fratto) ha una misura e una che si pu scrivere sotto forma di numero decimale sola, (periodico). E viceversa ogni numero decimale periodico misura della lunghezza di un segmento N commensurabile con M, e dei segmenti ad esso sovrapponibili, ma di nessun altro segmento. Se Ni, N2 S0710 segmenti commensurabili con M, altrettanto avviene del segmento somma Ni -4- N2 il quale, come noto, ha per misura la somma delle misure dei segmenti Ni, N2. Se Ni il pile grande dei due segmentigli, N|s, la misura di Ni maggiore di quella di N2 e viceversa. ( detto per brevit: misura di ^1 anzich misura della lunghezza di Ni),

La

2.

Numeri

irrazionali.

Come
con

ben noto,
es.

le

precedenti considerazioni e

precedenti

risultati sono

stati estesi

anche

(p.

alla diagonale

segmenti del quadrato,


ai

N
il

incommensurabili
cui lato

Anche per

tali

segmenti

si

definita la

misura che

M), un numero

che ancora gode delle propriet test enunciate. Se un tale segmento, si sottragga da N massimo numero < < (p -h 1) M]. [cio p possibile p di volte il metro

M N

Dal segmento residuo Ni si sottragga il massimo numero possibile ni di volte la decima parte di M. Dal segmento residuo ^2 si sottragga il massimo numero n2 di volte la centesima parte
i

cos via.

NUMERI REALI
Il simbolo p, 71x712 n^ successivamente le cifre ni,

ottenuto scrivendo dopo l'intero


712,

n^,
di

si

zionale,

si

assume come misura

chiama numero irraiV. Esso un numero


altrimenti

decimale illimitato non periodico (perch commensurabile con M),

sarebbe

Ogni segmento N determina cos la sua misura; segmenti uguali hanno misure uguali. Viceversa due segmenti aventi misure uguali sono uguali. Infatti, se t^ un intero qualsiasi, i due segmenti contengono lo stesso numero di volte la (10")'*^"''' parte di If (cio il IO"" parti uguali). La difsegmento 6 ottenuto dividendo ferenza B dei due segmenti dati non pu perci superare 6; e ci, qualunque sia n. Ma, se B non zero, io posso prendere n cos grande che 6 < h {^). Ci che contraddirebbe al gi dimostrato. Quindi S 0, e i due segmenti sono uguali.

Mm

Il

postulato della continuit della retta

ci

assicura poi che:

Ogni numero decimale limitato no misura di un segmento N (e soltanto dei segmenti uguali a questo). Vi dunque una corrispondenza biunivoca tra i segmenti di una retta ed i numeri razionali no (quando segmenti uguali si considerino come non distinti). Tutti i numeri fin qui definiti diconsi positivi. Di due numeri (razionali irrazionali) positivi disuguali si dice naturalmente maggiore quello che misura segmento maggiore.

facile trasformare questa definizione. Se, per semplicit, escludiamo i numeri le cui cifre decimali sono da un certo punto

in poi tutte uguali a nove,

sostituendoli con altri,


in

le

cui cifre

decimali sono da un certo punto

poi

tutte

uguali

zero,

troviamo, come ben noto:

U
oppure,

numero p

la

maggiore del numero q se parte intera di p supera la parte

intera

di q

se

2* le parti intere di p, q sono uguali, decimale di p supera V omologa di q oppure,

ma
se

la

prima

cifra

sono legnali fino alle n^'"** cifra decimale, cifra decimale di p supera l'omologa di q. Non insistiamo sulle altre ben note propriet delle disuguaglianze.
i

3^

numeri

p, q,

ma

la (n

-h

i)"'"*

il

il

nostre convenzioni, il numero non che un simbolo per indicare due grandezze di una stessa classe di grandezze (per cui si pu porre problema della misura). Cosicch al numero e all'algebra dei numeri potremmo
le

Secondo

rapporto

di

(*)

ci in virt del postulato di

Archimede.

8
in fondo sostituire

CAPITOLO

2-3

il concetto di un tale rapporto e l'algebra dei rapporti. E come simbolo per indicare un rapporto, p. es., delle lunghezze di due segmenti potremmo addirittura assumere una figura composta con due segmenti uguali ai segmenti dati. Ognuno capisce quanto ci sarebbe incomodo; e lo studio dei rapporti, cos come ha svolto Euclide, indica gi quanta complicazione ne verrebbe alla teoria. Ma non detto che i simboli da noi introdotti sieho gli unici possibili. Che si possano mutare ben evidente. Basta, p. es., pensare che nel nostro sistema (decimale) di numerazione il numero 10 (il numero delle dita delle due mani) ha un posto preponderante. Se noi gli sostituissimo un altro numero ( stato gi proposto il numero 12) come base del sistema di scrittura dei numeri, sarebbe gi cambiato il nostro simbolismo.

irrazionali, per

Il presente modo di esporre la teoria dei numeri Osservazione critica. quanto molto semplice sotto molti riguardi, ha per l'inconveniente che la definizione pare dipenda appunto dal numero 10 scelto a base del nostro sistema di numerazione. Bisognerebbe perci definire l'uguaglianza di due numeri (che avessero anche infinite cifre dopo la virgola) scritti in due differenti sistemi di numerazione: ci che del resto non presenterebbe alcuna difficolt. Se p. es. si ammettesse di ricorrere alla misura dei segmenti, due taU numeri si direbbero uguali, quando sono misura di segmenti uguah. E sarebbe anche molto facile trasformare questa propriet in una propriet equivalente di carattere puramente aritmetico.

3.

Limite superiore e

inferiore.

Operazioni sui numeri


a) Sia

positivi.

G una classe di numeri n positivi. Cerchiamo, se esiste, pi grande di questi numeri, che noi indicheremo con N, dovrebbe essere la pi Evidentemente la parte intera di
il

grande delle parti intere dei numeri i. Distinguiamo due casi: A) Tra le parti intere dei numeri n non ve n' alcuna che sia pi grande di tutte le altre; cio, preso ad arbitrio an intero K, esiste almeno un numero ?^ di G, la cui parte intera uguale o maggiore di K. In tal caso diremo che -h oo frase che soltanto un il limite superiore dei numeri n di (r
;

non vuole introdurre affatto l'infinito come nuovo ente o numero. Si suole anche dire che -f- co maggiore di ogni numero (frase che anch'essa soltanto un modo di dire). In questo caso A la classe G non contiene un numero massimo (maggiore di tutti gli altri). Esempi di questo tipo sono le classi

modo

di

dire e che

di

tutti

gli interi,

o di tutti gli interi pari.

numeri n di ^ ve ne una un intero m, tale che almeno un numero n di G abbia m come parte intera, ma nessun numero di G abbia parte intera maggiore di m. In questo caso sia nii la massima prima cifra decimale di quei numeri di (/, che hanno m come parte intera; sia m^ la massima seconda cifra decimale di quei numeri di (?, che hanno m per parte intera ed mi per

B) Tra le massima; esiste

parti intere dei

cio

NUMERI REALI

m^ la massima terza cifra decimale di quei numeri di G, che hanno m per parte intera ed mi m2 rispettivamente come prima e seconda cifra decimale. E cos via. Noi chiameremo limite superiore dei numeri di G il numero
prima
cifra decimale;
sia
,

L^=m,mim2m2
cessive cifre decimali

che

si

ottiene
,

scrivendo

mi

m^

m^

dopo Evidentemente

m
il

le

suc-

numero

cercato

con questo numero L. Bi) Pu avvenire che la classe G contenga tra i suoi numeri il numei-o L. Ci avviene evidentemente, p. es., se la classe G contiene un numero finito di nutneri n. In tal caso L proprio il massimo numero di G, che noi cercavamo. B2) Pu invece avvenire che il numero L non appartenga alla classe G, Ci avviene, p. es., se (r la classe dei numeri minori di 2 in tal caso L =2, che non appar1,9999 tiene a G. In tal caso di nuovo la classe G non possiede un
coincide,
se esiste,
;

numero massimo (questo, se esistesse, coinciderebbe con L, che viceversa non un numero di G, mentre invece dovrebbe essere un numero di G). Una classe G di numeri possiede in ogni caso un limite superiore L. Se questo appartiene alla classe G, esso anche il massimo numero di G. Se esso non appartiene a G, la classe G non contiene un numero massimo. Se L non -4- 00 allora L il minimo numero, che non sia superato da alcun numero di 6^; se ^ un intero qualsiasi, esiste in G almeno un numero che coincide col limite superiore L fino alla ^^''^ cifra

decimale inclusa H. Perci sono possibili tre soli casi: 1"") Non vi alcun numero maggiore
di

(ossia
2')

=
i
i

di

tutti

numeri
finito

00);
di

Tra Tra

numeri

ve n' uno

massimo (L

ed appartiene a G^);
3"")

ve n' uno

numeri positivi maggiori di ogni numero di minimo (L finito e non appartiene a G).
decimale illimitato

G
dei

Un numero

il

limite

superiore

numeri decimali limitati, che se ne deducono trascurando le cifre decimali da un certo punto in poi. Cos, p. es., 0,3333 il limite superiore dei numeri 0,3; 0,33; 0,333; ecc. Se oe:ni numero m della classe G soddisfa alla m < k, oppure alla m ^ k, oppure alla m > k, oppure alla (dove k un

m^k
L

numero
(*) S

prefissato),
dimostra che

allora
il

il

limite superiore
non varia,
se si

soddisfer rispetil

limite superiore

cambia

come base

del sistema di numerazione, servendosi delle propriet qui enunciate

numero assunto peri.

10

CAPITOLO

tivamente nei primi due casi alla L^k, nel terzo alla k, nel quarto alla L^k. Notiamo in particolare che alla disuper i numeri guaglianza di G corrisponde per il limite superiore L la disuguaglianza attenuata L ^k.

L>

m <k

Se nelle precedenti considerazioni, anzich scegliere la intera, e successivamente le massime cifre decimali, avessimo scelto la minima parte intera, e successivamente le
P)

massima parte

minime cifre decimali, avremmo definito il limite inferiore l di G. Nessun numero di G minore del limite inferiore 1, il quale il pi grande dei numeri che non superano alcun numero di G. Se tra i numeri di G ve ne uno minimo, e soltanto in tale caso, il mimer 1 appartiene a G, e coincide allora con tale numero minimo. Se k un intero arbitrario, vi in G' almeno un numero uguale ad 1 ahneno fino alla k""^* cifra decimale. Se i numeri m di G soddisfano alla m > h,
allora
1

^h

ecc. ecc.
e

Nei casi 2^
anche
il

3 del precedente teorema


classe G'

(che finito)

limite inferiore della

formata dai numeri

il

positivi maggiori di

ogni numero di G. Il numero Jj o massimo dei numeri di G, perch appartiene a G, oppure minimo dei numeri di G', perch appartiene a G'.

il

Y) La somma di due o pi numeri positivi n, m, ... il limite superiore della classe dei numeri {razionali) ottenuta

sommando

conto soltanto di

numeri decimali limitati dedotti da n,m, ... tenendo un numero finito di cifre decimali.

Questa definizione la pi naturale estensione del teorema: di due h pi numeri decimali limitati n, m, ... maggiore del numero ottenuto sommando quei numeri che si deducono da n, m, ..., trascurando le cifre decimali a partire

La somma

da un

certo posto in poi.

mento

ben noto che da questa definizione

si

deduce: Se
la

il seg-

eguale

somma di pi segmenti Ni, N2, ..., alla somma delle misure dei segmenti

le

misura di
...

Sono ben note

Ni, N2, seguenti propriet dell'addizione:

n -h
In modo
(*)

m=m

-^ n

(propriet commutativa) (propriet associativa).


si

n-h{m-^p)=^n-hm-\-p
perfettamente

analogo

definisce

il

prodotto

(*)

Ricordo che, se m,

prodotto misura delle aree lunghezze.


golo,
il

w
si

la

n sono le misure della base ed altezza di un rettanmisura dell'area del rettangolo, quando come unit di di misura delle scelga il quadrato, il cui lato l'unit

NUMERI REALI
di

11
le

due

pi numeri positivi

si

dimostrano poi
:

seguenti

propriet fondamentali della moltiplicazione

nm=^mn nmp =^n{mp) n (m-h p) =n{m -h p)


La
poi

(propriet commutativa) (propriet associativa)

(propriet distributiva).
di

diiferenza [quoziente]

due numeri

n,

m
J
n.

si

definisce

come quel numero n

[quel

numero
il

che

sommato

con in [moltiplicato per m] riproduce

numero

Esistono regole di calcolo numerico per eseguire nel modo pi rapido, ed evitando calcoli inutili, le operazioni elementari dell'aritmetica sui numeri decimali limitati od illimitati, quando sia prefissata l'approssimazione, che si esige dal
risultato finale.

Queste regole possono essere


numerici.
latore.

il

loro studio, di cui qui


di

all'argomento

questo

corso,

per chi abbia da eseguire calcoli possiamo occupare, perch estraneo perci assai raccomandabile per ogni calcoassai utili

non

ci

Restando nell'ambito
lare della diiferenza

n m,

dei

numeri positivi o
soltanto se

nulli,

si

pu par-

n^m.
se

Non
Con
positivo,

si

pu parlare del quoziente


se
a:;

m
1.

m ==
w

0.

a;",

un numero
il

positivo,
di
:r^

ed
Il

>

un
x,
si

intero

si

indica
;

prodotto

pone poi a;^ =0; e, se ^'4-0, dera privo di significato.

fattori uguali

ad

si

simbolo 0^

consi-

Se ?^> 1 un intero positivo, con


tale che
?/"

=x

yx
n>

si

indica
\si

il

(*).

Se x aumenta, aumenta tanto


interi positivi ed
1,

numero y ]/ x quanto
si

VI

la x^'.^^Se

m, n sono

con

x''

intende
si

la l/x"'

Se poi
il

un numero positivo
delle potenze

qualsiasi,

con x^

intende
dei
finito

quando q sia uno x'^, numeri ottenuti da p, tenendo conto soltanto di un numero
limite

superiore

di

cifre

decimali (deiresponente p).

E
allora
:

noto Che, se p, q sono numeri positivi o nulli arbitrari,

(*) Si

della classe

pu dimostrare l'esistenza di ij, definendo y come formata da quei numeri 2, che soddisfano alla s"

il

limite superiore

^ x.


12
CAPITOLO
I

4.

Numeri

reali.

Insieme ai numeri positivi l'algebra considera, come noto, anche i numeri negativi i quali con le seguenti convenzioni, trovano pure applicazione nel problema della misura dei segmenti.
r
\ \

>

a)
tata,

Una
se
si

retta r
fissato

si

dice oriendi

^
retta

verso che

(nella figura e in

quanto segue da

sinistra,

essa un assume come positivo a destra). Un segmento

su

orientato di tale

AB

%\

ritiene

percorso
i

nel

verso

dal

punto

A al AB^ BA
i

punto 5,

e si

ritengono distinti

segmenti (orientati)

cui versi sono opposti.

Misura algebrica di un segmento AB di r il rapporto di tale segmento al segmento unitario, preso col segno -4- o col secondo che il verso del segmento (il verso da ^ a 5) segno

coincide col verso positivo o col verso negativo di

r.

se

noi

indichiamo con uno stesso simbolo un segQiento e la sua misura, ( e per convenzione poniamo in generale a a), avremo

AB BA,AB-\-BA =
La misura
di
I

^.

Cio:
di segno se ne invertiamo

un segmento cambia

gli estremi.

numeri razionali o irrazionali, positivi o negativi, fin qui definiti, hanno ricevuto complessivamente il nome di numeri reali. Se a un numero reale, con a ne indichiamo il valore assoluto; indichiamo cio con |a| lo stesso numero a, se a positivo e il numero a cambiato di segno, se a negativo.
| |

diranno uguali, se hanno lo stesso verso e sono uguali dal punto di vista della geometria elementare: ossia se hanno misure uguali e dello stesso segno. Due numeri si diranno uguali se hanno uguale segno e uguale valore assoluto. I numeri negativi si considerano minori
P)

Due segmenti

orientati

si

di zero e dei numeri positivi. Di due numeri negativi si considera maggiore quello che minore in valore assoluto. Siano dati i segmenti e, d; preso un punto qualsiasi A di r, uguale (e quindi anche ugualmente si consideri il segmento

AB
il

uguale (e quindi anche segmento ugualmente orientato) a d. Il segmento AC (ed ogni segmento ad esso uguale) si dir somma dei segmenti e, d. Questa definizione coincide evidentemente con la solita, quando i segmenti e, d sono entrambi positivi.
orientato) a
e,

e quindi

BC

NUMERI REALI

13

Diremo poi somma di due numeri x, y il numero che misura il segmento somma dei due segmenti che hanno per misura x oppure y.
Si riconosce facilmente che:

V
alla

II segno della
il

dell'addendo,
2 Il

numeri uguale al segno pi grande, valore assoluto della somma di due numeri uguale
di due
cui valore assoluto
o alla differenza dei valori assoluti dei
lo

somma

somma

due addendi,

secondo che questi hanno o non hanno


analitica della

stesso segno.

Queste propriet potrebbero servire alla definizione puramente somma di due numeri. Si estendono facilmente queste definizioni alla somma di piii numeri, e si dimostrano le solite regole del calcolo algebrico.
Se A,B,C, sono tre punti qualsiasi di
r,

per definizione:
0.

AB-hBC=^AC=
Al A. H- A.
donde
:

CA, ossia

AB-h BC-hCA =
r,

Cos se Al, A2, A^, Ai sono punti qualsiasi di


A->

= Al A^
-\-

Ai A; -h

A-,

^4 -h ^4 ^1

AiA.
A2

A2 A^ -h ^3 ^4
se

+ Ai Ai = 0.

Pi Al A2

An sono punti qualsiasi di r, -H 0. An-iAn ^n ^1 questa formola vale anche se i punti A non sono tutti distinti.
in generale,
-+,

Ai A2

A'i -+-

pi numeri reali Y) Si definisce poi il prodotto di due (fattori) quel numero che ha per valore assoluto il prodotto dei
valori
assoluti dei fattori, e
il

segno

-f-

il

segno

secondo

che vi numero pari

dispari di fattori negativi.

Si definiscono poi la sottrazione e la divisione come le operazioni inverse deiraddizione e della moltiplicazione, estendendo

quindi

le

solite regole

del calcolo algebrico.

Un numero a
secondoch a
S)

minore
negativo

maggiore
positivo.
se a, h sono
-f-

di

un

altro

numero

6,

poi evidente che

numeri

reali

qualsiasi

\ah\^\a\ |a|^|a| |a6|^| l\


\a
Se h
.

16| \a\
,

||

h\^\a\
allora

\h\.

a
i^ 0,

\h


14
CAPITOLO
I

e) Se G una classe di numeri negativi m, e se L, l, sono i limiti superiore e inferiore dei numeri m, allora l si dicono rispettivamente il limite inferiore e superiore dei numeri di G, Queste definizioni appariranno spontanee a chi pensi che (secondo le propriet da noi ricordate) di due numeri negativi

Le

si

considera come minore quello che maggiore in valore as-

soluto.

Se

numeri

classe che contiene sia numeri positivi p, negativi n, si dir limite superiore (inferiore) di

una

sia

il

limite superiore (inferiore) dei

numeri
si

positivi

(negativi n) che

appartengono a G,

Anche
tali

in questo caso generale

pu

ripetere

quanto per

limiti si disse al

3.

limite

numeri reali tali che il con il limite superiore di f, noi diciamo che le classi G, F sono contigue, che G idi classe superiore e che X il numero di separazione delle due classi. In tal caso nessun numero di G pu essere inferiore ad alcun numero di f; e, preso un intero positivo k arbitrario, esiste tanto in G che in f almeno un numero che coincide con X ^'""'" decimale. I due numeri cos scelti in (r e in f fino alla
classi
di

Se G, r sono due
di

X inferiore

coincida

diiferiranno al pi

P^ry

Viceversa, se nessun numero della classe

inferiore

ad

un numero della classe f, tivo k esistono un numero


ferenza non supera
contigue, e che
rf}

e di

se per ogni
6^

numero un numero di

intero

posi-

f, la cui dif

2 -r-

, ?

ben evidente che


superiore.
e
le classi

G,

sono

G^

la classe

La

teoria

delle

potenze

delle

radici

rapidamente

riassunta al 3 si estende con qualche modificazione ai numeri negativi. Cos, se a: negativo, ed n intero positivo, la a;"
positiva se n pari, negativa se
se

dispari.
si

Se ne deduce che,

pari

ed

a^

negativo,

il

simbolo l/x
nell'attuale

come sprovvisto
reali.

di

significato

deve considerare campo dei numeri

pure essendo n pari, la a; positiva, il simbolo f/x ha un doppio significato. Perch se y un numero positivo tale che 2/" [/x, anche X, cosicch y y soddisfa alla anase,

loga uguaglianza

yy^=x,

cosicch anche

?/

si

pu con-

NUMERI REALI
siderale
traria,

15
avvertenza con-

come radice
col

^'""*"

della x. Salvo per

simbolo

ha sempre uno e uno solo significato. Se n dispari, Secondo tali convenzioni non si parler mai di uua ptenza x**, quando x negativo, e dei due numeri interi m, n secondo pari. N parleremo mai di una potenza x^ se x
negativo,

yx yx

indicheremo sempre la radice positiva.

il

irrazionale.
x""

Se n un numero negativo, poniamo

=X

zr:^

Vale anche nel caso attuale la formola

in tutti
0)

casi in cui

simboli

a;^,

x^

hanno un

significato.

Se tre numeri a, x^ y sono legati dalla a^ y, noi diremo che a; il logaritmo di y in base a, e scriveremo x Ioga yLa base a si suppone positiva e quasi sempre maggiore di 1 (anzi assai spesso uguale a 10). Si dimostra:

1^
solo,

Ogni numero positivo

che uguale a zero per ^


cresce (se

e che

a>

\)

al

ha un logaritmo e uno uguale ad 1 per y a, crescere di y. I numeri negativi

?/

1,

non hanno logaritmo.


2 Se h
3^

^l,
(Vi ys)

allora Ioga

Loga

Ioga

=
^2

Ioga

2/1

y =^ Ioga
/2

log^ y.

Ioga yi -H Ioga
Ioga

?/2

loga (y?)

=m

lOga

^/l-

16

CAPITOLO

II

CAPITOLO

IL

APPLICAZIONI GEOMETRICHE

5.

Misura (algebrica) degli angoli.

a) E uso universale misurare gli angoli, assumendo ad unit misura il grado: che di solito si definisce come la novantesima parte di un angolo retto (e soltanto da pochissimi come la centesima parte di un angolo retto). La sessantesima parte del grado dicesi minuto primo, la sessantesima parte di un minuto primo dicesi minuto secondo. Se poi vogliamo parlare di misura algebrica degli angoli
di

posti nel piano del foglio col vertice in 0,

dovremo cominciare ad assumere come positivo uno dei versi secondo cui pu rotare un raggio di mantenendosi origine intorno ad
\

nel piano del foglio

e in

generale asil

sumeremo come verso


Fig.
1.

positivo

verso

contrario a quello secondo cui

verebbero
quello che trasporta (nel caso

gli indici di

muoun orologio posto


si
;

nel piano del foglio col quadrante rivolto al lettore


della

questo verso

raggio h attraverso

l'angolo

acuto.

raggio a sul il fig. 1) L'angolo descritto da un

raggio (semiretta) a, che ruota attorno alla propria origine 0, sar considerato come positivo o come negativo secondo che la rotazione avvenuta nel verso scelto come positivo o nel verso
opposto; alla misura (p. es. in gradi) di quest'angolo premetteremo nei due casi rispettivamente il segno -4- o il segno L'angolo ab [oppure (a, 6)] di due raggi a, , aventi l'origine comune 0, sar poi per definizione l'angolo di cui primo raggio a deve rotare intorno ad per sovrapporsi al secondo raggio . Quest'angolo non determinato, ma anzi ha infiniti valori infatti, se un giro positivo di a gradi porta a in 6, un giro

APPLICAZIONI GEOMETRICHE

17

di

a porta ancora a in 6; , poich un giro negativo di 360^ it 360^ {k essendo un qualsiasi intero positivo) porta a in a,
]{;

anche un giro positivo di k 360 -{- a, oppure un giro negativo a ^360 porta a in 6. Quindi, se a la misura di 360"" (algebrica) di (a, 6) in gradi, a -f- /^ 360 sono altrettanti valori

+
;

misura dello stesso angolo, qualunque sia l'intero /^ positivo e viceversa, se a un valore di (a, 6) tutti gli altri 360*^. valori di (a, h) differiscono da a per un multiplo di
della

negativo

Noi considereremo naturalmente questi infiniti valori come equivalenti, ossia considereremo come equivalenti due angoli a e p, quando la loro differenza un multiplo di 360 e scriveremo in tal caso a p. p, e anche talvolta a

Se

nota la posizione

di

un raggio a uscente da 0,

la

altro raggio h uscente da determinata, conosca un valore dell'angolo (a, h). E poi evidente che se a, h sono due raggi aventi la stessa origine e se con (essendo a numero positivo o un giro di a gradi intorno ad negativo qualunque) il raggio a si sovrappone a 6, con un giro uguale ma di segno contrario il raggio h si sovrappone ad a,

posizione di ogni
si

quando

cosicch;
(a, &)

A
(6,

a) ossia ab -^ ba^:^ 0.

la stessa origine 0,

sono tre raggi posti nello stesso piano ed aventi se un giro di a gradi porta a nel raggio b, e un giro di ^ gradi porta b nel raggio e, allora un giro di a -h ^ gradi porter a in e: quindi

Se

a, 6, e

{a, b) -4- (, e)

(a, )

=
+

(e, b)

{a, e)
(e,

(a, b) -+ (, e)

-f- (e,

a)

a)

(6,
,^

a)

(e,

a)

0,

(e, ).

In generale se

ai, ^2, 3,

_i, an sono raggi posti nello

stesso piano ed uscenti


(ai, ^2)

da

si

avr:

(ao,

^3)4-

4- (a_i,

aj

-4- (an,

ai)

0.

intenderemo per raggio A ^) Se A, B sono due punti, sempre il raggio uscente da ^ e contenente B. Siano ora r, r due rette, su ciascuna delle quali fissato il verso positivo, che si incontrino in un punto 0: se i^, R' sono due punti di r, r tali che i segmenti OR, OR' siano positivi, Tangolo (r, r) sar per definizione l'angolo dei raggi OR, OR' Se r, r non s'incontrano, e se OR, O'R! sono due segmenti
positivi di r, r, per angolo (rr) s'intende l'angolo del raggio
col raggio
2

OR

OS

parallelo

ad r

ed avente la stessa orientazione

G. FUBINI, Analisi matematica.

18
di

CAPITOLO

II

(vale a dire tale che

segmenti 0'R\

OS

cadano da una

stessa

banda

della retta 00').

Se r indica una retta, su cui fissato un certo verso come si suole indicare con r la stessa retta, in cui si sia invertito il verso considerato come positivo; sono evidenti allora le seguenti uguaglianze:
positivo,

(r,

r)

-f-

(r,
(r,

ossia

= = 180 r) ^ 180
r)
(r,

r)

-4- (

r,

r).

Similmente
(r,

si

trova:
(r,
:

r)

^ 180 -h

r)

/) ^
r,

(r, r').

Y)

Come

unit di misura degli

angoli per

preferibile un'altra unit di misura,

teoricamente che sar ora definita e che


si

verr sempre adottata in questo libro. Sia a un angolo qualsiasi di vertice C:


circonferenza avente
? la
il

descriva
e

una
sia

centro C,
di

il

raggio

arbitrario,

lunghezza dell'arco
Il

circonferenza sotteso dall'angolo (al

centro) a.

rapporto

uguale alla lunghezza

di

detto arco,

si assuma come unit di misura delle lunghezze il raggio R. (perch archi di cerchi Questo rapporto non varia al variare di concentrici sottesi da uno stesso angolo al centro hanno lunghezze proporzionali al raggio del cerchio su cui giacciono) ed proporzionale all'angolo a. Noi assumeremo questo rapporto come misura dell'angolo a e chiameremo radiante l'angolo che in questo sistema di misura ha per misura 1 il radiante sar quindi Tangolo che sottende un arco di lunghezza uguale al raggio. Se a =11 360^, l'arco di cerchio corrispondente uguale all' intera circonferenza e ha per lunghezza P 2 tc i^ quindi l'angolo di 360, misurato in radianti, ha per misura

quando

2nR
Due
di
le

-^ = ^"dif-

angoli sono equivalenti se le loro misure in gradi

feriscono per

un multiplo di 360. Poich in radianti l'angolo 360 ha per misura 2 n, due angoli saranno equivalenti, se loro misure in radianti differiscono per un multiplo di 2 7^.

Un
radianti

angolo
esso

piatto

ha

in

gradi la misura

=
retto

180; in

ha quindi per misura n; l'angolo

ha per

misura

-,

l'angolo di, 45 ha per misura

-.

<

APPLICAZIONI GEOMETRICHE
Se

19

x^

y sono

le

misure
si

in radianti e in gradi,

di uno stesso angolo rispettivamente avr:

x_

2tc

TC

y
cio vale minuti secondi

""360
206264,8

180
:7c

L'angolo di un radiante vale in gradi 180


;

= 57,2957795,
in

in radianti di

9 la misura un angolo e a'' la sua misura in minuti secondi 206265". sar con grande approssimazione cp a" 1
perci, se
:

5)

Se

:r

la
TU

misura

di
si

un

angolo

acuto

radianti

(quindi

<

a;

<

-^) allora
sen

ha

X
sia
;

x<\>^x.
sar
e

Sia
Sia

AOB
il

l'angolo
rispetto

x
ad

metrica di

OB

OA

OC la retta simCOB = 2x.


di

BAC
(fig.

cerchio di centro

Sar

mento MB=^
:

CAB = 2x; segmento AH^= igx] segCM=^ sena;; segmento CB = 2 sena;. Poich segmento CB < arco CAB sar 2 sen X < 2 ossia sen x < x. D'altra parte: area triangolo OHK^= OA.AH =^tgx; area settore OC AB =^ OA Arco CAB = x.
arco
,

2) arco

AB = arco

raggio

1.

CA^=^x;

a:,

'

Fig. 2.

Poich:

area

triangolo

OHK> duesi
cos

settore

OCAB,

sar

tgx>

X.

Le disuguaglianze

ottenute

dimostrano complela cui


'^

tamente il nostro teorema. Se y l'ampiezza in gradi


-..
.

di

un angolo,
.V

misura in

radianti e x, sar

= 180 y
'^
---_-r

perci sen

< - y <tg y.
180
una
si

6.
a) Sia r
positivo,

il

Coordinate

di

un punto

di

retta.

una retta
-^
"^

orientata,

su cui cio

scelto

come

p. es.,

verso da sinistra a destra.

Fissiamo sopra
j_

la retta

un punto 0,
la

0
zione
di

che chiameremo

l'origine;

posi-

un punto qualsiasi ^ di r determinata quando si conosca la misura del segmento OA in valore assoluto e in segno

CAPITOLO
II

20
(il

quale segno

sar

-f-

oppure

secondo

destra od a sinistra di 0): cos, se p. es. OA quel punto di r, posto a destra dell'origine
il

che

A
^

si

trova a

-}- 3^ il

punto

di

dell'unit di lunghezza; se OA 5, r posto a sinistra di 0, la cui distanza da dell'unit di lunghezza.


triplo

che ne dista quel punto


il

quintuplo

In generale la misura del segmento OA si chiama la coordinata i A e si indica di solito con una delle lettere x, y, z ...
L'origine

l'unico punto della retta r che abbia la coorperfet-

dinata nulla;

poich un punto di r ha una coordinata

tamente individuata, e viceversa ad ogni valore della coordinata corrisponde uno (e un solo) punto di r, vi una corrispondenza biunivoca senza eccezione tra i valori della coordinata ed i
punti di
r.

sono due punti Se A, |3) tivamente Xi Xo sar


,
:

di r, le cui

coordinate sono rispet-

OA^=Xi,

0B=^X2, A0
;

=
>

Xi,

B0^=

X2.

Ma AB
i

=^

OB OA

cui estremi ^,

X2

^
A

quindi la misura del segmento AB, hanno rispettivamente le coordinate a^i,.r2,


,

Xi (in valore assoluto e in

Se X2

segno).
Xi, allora
il

Xi positivo, ossia se X2

segmento
xo
di

AB
Xi
ci

positivo,

ossia

giace a sinistra di
allora

^;

se

invece

negativo, ossia

X2<Xi,

giace a destra

B;

che intuitivo per la definizione stessa di coordinata. I punti sono i punti, le cui coordinate sono comprese del segmento

AB
^

tra Xi ed X2;
a^i

se p.

es.

Xi<^X2,
di

essi

sono

punti

x'

per cui

;^

0:^2

Se Al, A2,'.. An sono punti avr luogo l'identit:


(x2

r di coordinate

a^i, .T2, ..., ^n,

Xi) -f- (x3

X2) -h (x4
(Xi

^^3)

4- (Xn
che equivale alla A1A2

Xn-l) -h
-f-

Xn)

4-

+
-I-

AoA^ -h

-H An -lAn

AnAi

dimostrata nel 4, P (pag. 13). Y) Noi spesso identificheremo un valore della variabile x col punto di coordinata x; cos, p. es., diremo il punto a anzich dire il numero a; viceversa diremo talvolta il numero a per indicare
il

punto A, tale che

il

segmento

OA

abbia per misura a.


i

La

relazione biunivoca, da noi cos determinata tra


i

numeri

dell'aritmetica ed

punti di

una

retta,

permette

di

trasformare

propriet geometriche in teoremi aritmetici e viceversa.

APPLICAZIONI GEOMETRICHE

21

/.

Aree e volumi.

Quando si studia in geometria elementare il problema della misura dell'area o del volume di una figura piana (*) o solida, si sceglie un poligono o un poliedro come unit di misura il quale (secondo l'uso universale) il quadrato o il cubo, il cui lato l'unit di misura delle lunghezze.
;

Nonostante la scrittura in doppia colonna, il rigore richiede Osservazioni. che la trattazione qui svolta per i volumi segua quella svolta nella prima colonna per le aree delle figure piane.

Nelle matematiche
tari

elemen-

definita

poligono (**)
positivo

Varea di ogni che un numero


se-

soddisfacente alle

matematiche elemenil volume di ogni pluricilindro (***) che un numero positivo soddisfacente alle
Nelle
tari definito

guenti propriet:

seguenti propriet:
1"*)

V) Foligoni uguali hanno


aree uguali,
2"")

Fluricilindri

uguali

hanno volumi uguali.


il
2**)

somma
rea di

poligono P dei poligoni Pi, P2, VaSe

Se

il

pluricilindro

somma
il

dei pluricilindri Pi,

somma
,
.

delle aree dei


:

P2,

volume di
Se
il

somma

poligoni Pi P2 Da cui segue 3"*) Se il poligono Pi contenuto in P, Varea di Pi

dei volumi di Pi, P2.


S"*)

Ne segue:

pluricilindro Pi contenuto in P, il volume di

non supera Varea di P. Possiamo noi definire Varea


di figure

piane pi generali dei


il

poligoni? Ecco

problema che vogliamo esaminare. Naturalmente dobbiamo porre una definizione che conservi all'area di
figure

il volume di P. Possiamo noi definire i volumi di solidi pi generali dei pluricilindri? Ecco il problema che vogliamo esaminare. Naturalmente dobbiamo porre una definizione che conservi al volume

Pi 7ion supera

piane
le

pi

generali

dei

delle figure

solide pi generali

poligoni le propriet su accen-

dei pluricilindri le propriet su

nate per

aree dei poligoni

accennate per
ricilindri:

volumi dei pludel

propriet del resto comuni alle

propriet

resto

(*) Qui e nel seguito usiamo la parola figura piana (sarebbe pi preciso dire dominio connesso) (cfr. l'oss. critica in fine del 7). Nei casi pi comuni delle applicazioni si tratta di figure limitate da tratti di
rette, cerchi, ellissi, ecc.

Osservazioni analoghe valgono per i solidi di cui ci occuperemo. (**) Vedremo che sovente potremmo parlare soltanto di plurirettngoli (cio poligoni somma di un numero finito di rettangoli parziali). Ci che rende pi evidente ancora l'analogia tra i due problemi quello della misura delle aree, quello della misura dei volumi. (***) Si potrebbe anche parlare di pii-amidi, di poliedri. Ma per noi basta parlare di pluricilindri (cio di un solido somma di un numero finito di cilindri).
:

22
misure
delle-

CAPITOLO
grandezze
che,
se
di

II

una
i^

comuni

specie qualunque.

alle misure delle grandezze di una specie qualsiasi.

Osserviamo
tiene

Osserviamo che,

se

F una
^
in
e

una figura piana, la quale conun poligono p ed sl sua volta contenuta in un altro

figura solida qualsiasi, la quale

contiene un pluricilindro

ed

a sua volta contenuta


altro

un

possiede P, e se un'area che goda di propriet analoghe alle precedenti, bisosia gner che tale area di

poligono

pluricilindro

P,

se

possiede

un volume che goda


analoghe
alle pre-

di propriet

come un numero non di p, n magdell'area minore


definita

giore dell'area di P.

volume come un numero non minore del volume di p, n maggiore del volume di P.
cedenti, bisogna che tale
di

sia definito

Guidati da questa osservazione noi converremo di parlare


di

Guidati da questa osservazione noi converremo di parlare


di

area di una figura piana


tanto

volume

di

una figura
se

solida

soltanto se esistono

dei

soltanto

esistono

tanto
conte-

poligoni p tutti contenuti in F, contequanto dei poligoni

dei pluricilindri

tutti

nuti in F,
lindri

quanto dei plurici-

nenti

(*).

contenenti P(*).

per

area di

intende-

per volume di

inten-

remo un numero che non sia minore delle aree di un p, n maggiore delle aree di un P.
In altre dovr almeno essere uguale al limite superiore X delle aree dei p e al pili essere uguale al limite inferiore A delle aree
parole
l'area
di

deremo un numero che non sia minore del volume di un p, n maggiore del volume di alcun In altre parole il volume di dovr almeno essere uguale al limite superiore X dei volumi dei p e al pi essere uguale

( evidentemente noi vogliamo che l'area di sia completamente deter(**). Il caso pi minata da
dei

X^A).

Ma

elementare in cui questo avviene (Peano-Jordan) il caso che X r= A, ossia che le aree dei p e quelle dei formino due classi contigue. In questo caso (che l'unico considerato in questo

A dei volumi X:^ A). evidentemente ( Ma noi vogliamo che il volume di sia completamente (**). Il caso determinato da piti elementare in cui questo avviene (Peano-Jordan) il caso che X =: A ossia che i volumi formino dei p e quelli dei
al limite inferiore

dei P.

due classi contigue.

In questo

caso (che l'unico considerato


ad F, ed ogni punto interno ad

(*)

Cio ogni punto interno a

interno

interno a
(=^*)

P. Naturalmente se

prefissata l'unit di misura.

APPLICAZIONI GEOMETRICHE
libro) le precedenti osservazioni

23
le

in

questo

libro)

precedenti

bastano

definire

completa-

osservazioni bastano a definire

come il Varea di A di separazione numero X

mente

completamente come il numero

il
"k

volume di F = A di sepa-

tra la classe delle aree dei p, la classe delle aree dei P.

razione tra la classe dei volumi


dei p, e la classe dei volumi dei P.

Noi parleremo dunque di area di una figura F, soltanto se


esistono poligoni

Noi volume

parleremo
di

dunque

di
sol-

una figura F,

contenuti in

F,

poligoni

contenenti

F;

tanto se esistono pluricilindri p, contenuti in F, e pluricilindri

e se inoltre le classi delle loro

contenenti
tigue.
Il

F;

se

inoltre

le

aree sono contigue.

=A

Il

numero

classi dei loro

di
si

separazione delle due


dir

volumi sono conA di senumero X

classi

Varea di F.

parazione
dir
il

delle

due

classi

si

Questa definizione non


nizione,

che

volume di F. Questa definizione non

che

la naturale estensione della defi-

la naturale estensione della defi-

che nelle matematiche


si

nizione che nelle

elementari
di

d per Varea o
8,

elementari

si

matematiche d per il volume o

un cerchio

Ivi infatti tale

area a viene

definita

come

il

numero che separa


goni

le classi

con-

tigue formate dalle aree dei poli-

tutti interni

poligoni cerchio

P
S

a e dei che comprendono il


iS^,

all'interno (*).

di una sfera S. Ivi infatti tale volume a viene definito come il numero che separa le classi contigue formate dai volumi dei pluricilindri p tutti interni ad S, e dei pluricilindri P che comprendono la sfera S all'interno (**).

ancora che nel caso del cerchio S poligoni p si suppongono P circoscritti. E ci perch i poligoni inscritti in S sono interni ad S, poligoni circoscritti ad S contengono S all'interno. Nel caso generale non si pu pi parlare di poligoni inscritti e circoscritti perch (anche ammessa l'esistenza di tali poligoni) i poligoni p inscritti possono essere non tutti
(*) Si noti

inscritti in S,

poligoni

interni a

;S^,

poligoni

P circoscritti pos-

sono non contenere S tutto all'interno, come dimostrano le seguenti figure 3-4.

Fig.
(**)

3.

Fig.

4.

Veramente nei

trattati elementari ci si limita a considerare

generalmente

dei pluricilindri inscritti o circoscritti (cfr.

Nota precedente).

24

CAPITOLO

II

poi evidente che

poi

evidente che Varea

cos definita

gode delle propriet enunciate sopra a pag. 21 (*). Queste propriet sono del
insite

il volume gode delle propriet enunciate sopra a pag. 21 (*). Queste propriet sono del

cos definito

resto

nel

fatto,

che

le

resto

insite

nel

fatto,

che

le

precedenti

considerazioni

trat-

precedenti

considerazioni tratparticolare
di

tano
di

il

problema della misura


classe

tano
di

il

problema della misura


classe

una
Se

particolare

di

una
Se

grandezze.
invece
fosse

grandezze.

A>

X,

il

invece

fosse

A>

X,

il

numero

si

potrebbe chiamare
il

l'area esterna,

numero a

l'area

interna della figura considerata. Questi due numeri godono, come

di

evidente, di alcune,
tutte
le

ma non
dell'area

propriet

nel senso elementare (sopra definito) della parola.

Noi

lo

prove-

numero A si potrebbe chiamare il numero X il volume esterno, d-ella figura il volume interno considerata. Questi due numeri godono, come evidente, di alcune, ma non di tutte le propriet del volume nel senso elementare (sopra definito) della
parola.

remo nel modo esposto in fine al .


Sia

C un

cilindro avente per

base una figura piana

Fe

per

altezza un segmento di misura ^(**). Chiameremo volume di C

un numero maggiore
dei prismi di

dei volumi

uguale altezza h

aventi per base un poligono

(prismi che sono contenuti in C)


F, p. es., una figura piana somma di due figure i^, Fa senza comuni. Tra i poligoni p interni ad F vi sono quelli (ad uno o pi pezzi), che sono somma di un poligono p^ relativo ad JP,, e di un poligono p.y relativo ad F^. Quindi il limite superiore / delle aree dei poligoni i? vale almeno
(*) Infatti sia
,

punti

interni

la

somma

dei limiti superiori

^,

>.2

Sia P,

un poligono che contiene F^

delle aree dei poligoni 29,,P2 cio >-^',-+->2all'interno, e P, un poligono analogo per F^;

^ contiene i^ all'interno, ed perci P2 sia 7T la parte comune. Il poligono P, un poligono P relativo ad F. La sua area non supera la somma delle aree dei poligoni Pi,P2. Perci, sommando insieme l'area di un poligono Pf con l'area di un poligono P^, si trova un numero, che non inferiore all'area di qualche
relativo alla figura F. Quindi il limite inferiore A delle aree dei polipoligono a^ dei limiti analoghi per Fi, F^. non pu superare la somma a, goni a, , /^ == a^ per ipotesi, sar A / Poich >, Perci A, -f. A^ >, 4- :^2A zz: /, come volevasi provare. A, Ag /, H- /2 (**) noto che, se 71 il piano della figura F, allora C il luogo dei punti non pi di Ji, e che abbiano posti da una stessa banda di -, i quali distino da

+ =

^ ^ ^ =

r:

per proiezione su ^ un punto

di

F,

APPLICAZIONI GEOMETRICHE
e
di

25

minore dei volumi dei prismi uguale altezza h e aventi per

base un poligono

P (prismi

con-

tenenti C). I volumi di tali prismi sono dati dal prodotto


di

h rispettivamente per l'area

della base
le

P. Quindi, con
il

notazioni
di

precedenti,

vo-

lume

i "kh e

C sar non minore non maggiore di Ah. ha un'area, se Se la base A, il volume di C sar cio X

=
A

Xh =2

/^,

cio sar

dato

dal

prodotto delV area della ha se per la misura dell'altezza. Noi considereremo nel seguito soltanto cilindri la cui base ha un'area.

Diremo pluricilindro un
che
si

solido,

numero volume

possa decomporre in un finito di cilindri, e suo


la

somma

dei

volumi

dei cilindri parziali.


Ecco una propriet delle aree, che vale anche per le aree esterna ed interna. Se i punti comuni a due figure piane F, Fg formano un segmento rettilineo r, ed F, F2 giacciono da hande opposte rispetto ad r, l'area esterna (interna)
,

della figura

F Fi -f Fj vale la somma delle aree esterne (interne) delle F, Fg. Per l'area interna si osservi che un poligono p tutto interno ad J^ diviso
,

da r in due poligoni p,,^^ interni, rispettivamente aJP, J^2- E viceversala somma di due tali poligoni ^, p.^ si pu considerare come un poligono p (eventualmente non connesso) interno ad F. Tanto basta per asserire che il limite superiore del,
,

p (area interna di F) vale la somma dei limiti superiori delle aree Pi (cio delle aree interne di F^, F^). Una dimostrazione analoga vale per le aree esterne. Si osservi a tal fine che l'area esterna di F, (per i l,2) si pu definire come il limite inferiore delle aree dei poligoni Pi contenenti Fi all'interno e posti rispetto ad r dalla stessa banda di Fz. Per tali poligoni P, P2 e per i poligoni contenenti all'interno si possono svolgere considerazioni analoghe alle precedenti relative Sip,Pi,P2.
l'area dei
dei Pi
,

=
,

Osservazioni
Il

critiche.

pu precisare nel modo seguente, in cui per brevit ci riferiremo a domimi piani (cfr. la prima nota a pie di pag. 21). Sia C una classe di punti. Sia un punto di questa classe. Noi diremo che esso interno a C, se esiste un cerchio di centro A^ i cui punti appartengono tutti a C; diremo che un punto non appartenente a C esterno a C, se esiste un cerchio di centro B, nessun punto del quale appartiene a C. Diremo che un punto L del piano appartiene al contorno di C, se in ogni cerchio di centro L esistono sia punti che appartengono, sia punti che non appartengono a C.
concetto intuitivo
di

dominio

si

26

CAPITOLO

II

APPLICAZIONI
7

GEOMETRICHE
:

Diremo che una classe


a) f)
y)

di punti del

piano un dominio se

Ogni punto di C o interno a C, o appartiene al contorno Ogni punto che non appartiene a (7 esterno a G. Esiste almeno un punto interno a C.

di jC.

E,
si

Diremo che il dominio -connesso, se, scelti ad arbitrio due suoi punti si pu trovare un numero finito di cerchi v, Vg > tali che
, >
:

interni

a)

Due

cerchi consecutivi

hanno

infiniti

punti comuni (cio

le loro periferie

incontrano in due punti).


^) Il
y)

primo cerchio contiene E, l'ultimo contiene F.

1 punti di ogni cerchio sono tutti interni a C.


;

sieme

I poligoni, i cerchi, ecc. della geom. elementare sono dominii connessi l'indi due cerchi esterni l'uno all'altro un dominio non connesso. Le precesi

denti definizioni

possono porre per ogni dominio connesso.

quei poligoni, i cui punti (esclusi al pi i punti del saranno perimetro) sono tutti punti interni al dominio considerato. I poligoni quei poligoni che contengono ogni punto interno o posto sul contorno del dominio considerato. La differenza di due poligoni P, p un poligono (dominio limitato da segmenti) che contiene tra i suoi punti tutti i punti del contorno del dominio dato. (ci che si esprime Il dominio dato avr un'area, se esister almeno un poligono dicendo che il dominio dato finito) e se le aree dei poligoni P, p formeranno due classi contigue. Ci avviene soltanto quando i poligoni che contengono tutti i I poligoni

p saranno

punti del suo contorno hanno aree,

il

cui limite inferiore nullo.

27

CAPITOLO
I

III.

NUMERI COMPLESSI

8.

Coordinate

di

un punto nel piano.

Assai spesso avviene che si voglia determinare con numeri la posizione di un punto sopra una superficie. Cos, p. es., la posizione di un punto sulla superficie terrestre si- determina

assegnandone la longitudine e la latitudine, che si potranno chiamare le coordinate di M. La posizione di un punto M, posto sul pavimento di una stanza poligonale, si pu determinare assegnandone le distanze da due pareti concorrenti, ecc.
a) Vogliamo vedere come si possa, mediante una coppia di numeri, determinare la posizione di un punto su un piano assegnato.

Molteplici metodi possono servire a tale scopo:

il

pi semplice

quello delle cosidette coordinate cartesiane.

Siano
distinte

XX ed yy due rette
5)

(fig.

{assi coorin

dinati)

concorrenti
{origine),
il

un
cui

punto
sia fissato
p. es.

su

verso positivo,
a:'

quello da

ad

a;

quello da

y ad

y.

Ad uno

dei due assi,


all'asse
di

generalmente xx, si d il nome


delle

asse

ascisse,
il

al-

l'altro

asse y'y

nome

di

asse delle ordinate; e

determinare la posizione dei punti P, Q, intersezioni degli assi con le parallele agli assi stessi

pone che l'angolo w {xy) sia congruo ad un angolo positivo minore di 180^ Per determinare la posizione di un punto del piano, baster

si

sup-

28
tirate

CAPITOLO
da M, ossia dare
le

III

misure dei segmenti OF, OQ in valore si dicono le coordinate di M, si indicano rispettivamente con x, y ed hanno ricevuto il nome di ascissa e di ordinata del punto M. Viceversa ben chiaro che, scelti due numeri qualunque a, b, esiste uno ed un solo punto del piano il quale abbia a per ascissa ed il punto Q e b per ordinata. Infatti si costruiscano il punto sui due assi, in guisa che sia in valor assoluto ed in segno
assoluto e in segno. Queste misure, che

OP z=z a, OQ =:
da P,

il

punto

M d'incontro

delle parallele tirate

rispettivamente alla rette Oy, Ox il punto cercato. I raggi Ox, Oy, Ox\ Oy dividono
il

piano in 4 regioni,
i

che

portano

rispettivamente

nomi

di I, II, III,

IV

Fig. 6.

quadrante (fg. 6).. Un punto del I quadrante ha positive entrambe le coordinate; un punto del II quadrante ha positiva l'ordinata, negativa l'ascissa; un punto del III ha negative entrambe le coordinate un punto del IV ha positiva l'ascissa, negativa l'ordinata.
;

punti

della

retta

xx

hanno

nulla l'ordinata, quelli della

yy hanno nulla

l'ascissa, l'origine

ha nulle entrambe Sono poi vere


Se l'angolo
gli assi si

le le

coordinate.

proposizioni reciproche.
?/)

=z(a?,

retto,

come supporremo quasi sempre,

dicono cartesiani ortogonali. In tal caso i valori assoluti sono uguali alle distanze diJf dai due assi. delle coordinate di

^)

Supposti
e

gli

assi ortogonali,
./

siano

M'

ed

M"

due punti

di coordinate

x\ y ed

",

y".

Siano P',

F"

le proiezioni di

M\ M"

su

XX]

Q\ Q"

le proiezioni di

M\ M"
un
e

evidentemente

l'ipotenusa di
di

su yy. Il segmento triangolo rettangolo, i cui

FQ
x'

cateti sono paralleli agli assi,

sono rispettivamente uguali a


questi cateti perci x'

F'F" ed a Q'Q". La misura


e

y"

y;

per

il

teor.

di

Pitagora dunque:

FQ'^=^(x-xy-^(y'-yy.
In particolare
coordinate
{x, y)

la

distanza

OF
OF^'^

data dalla

dall'origine

al

punto

di

x^

-{- y'^.

in un piano si pu indiviy) La posizione di un punto duare anche mediante uh altro sistema di coordinate il sistema
:

NUMERI COMPLESSI

29

delle coordinate polari.


e

Si scelgano ad arbitrio nel piano un punto un raggio Ox uscente da 0. Si assumano poi come coordinate di un punto P del piano la distanza OP (considerata come positiva), a cui si d il nome di raggio vettore, e l'angolo dei raggi Ox, OP, a cui si d il nome di aito(fg.

.malia

7).

Il

pri-

mo

s'indica
p,

generalla

mente con

seconda

con 6. Le coordinate cartesiane x, y di P, quando si assumano come assi coordinati


la retta

Ox e la retta normale Oy (tale che


xy sia retto) Oy: cosicch si ha:
X
^ =
p cos
il

l'angolo

sono

le

proiezioni di

OP

sopra

Ox

ed

p cos (x p)

=
^)

p cos

(?/

p)

p cos {yx -^ X

^^

^ sen (x p)
0,

p sen

6.

Per
minato.

punto
gli

(origine)

si

ha

mentre

indeter-

Per
di

tutti

altri
tt:

punti
radianti.
si

determinato a meno di multipli

360"^,

ossia di 2

Dalle precedenti formole


p

trae anche

\/x'
si

cos 6

=^

X
P

sen

y =
p

(dove

il

radicale

considera

servono a trovare p e y. Questi metodi si possono perfezionare ed estendere allo spazio; per ufficio della geometria analitica svolgere la teoria delle
coordinate, e dimostrarne
le

come positivo); quando siano date x,

queste

formole

importantissime applicazioni.

Noi,

nel seguito di questo libro,

supporremo noti

al lettore

principi

fondamentali

di

questa scienza.

9.

Definizione di
sui

numero complesso e
numeri complessi.

delle

operazioni

3c)

Nell'aritmetica e nell'algebra elementare


il
i

esteso
positivi

concetto di numero, introducendo dopo

numeri

fratti,

numeri irrazionali,

^man mano numeri interi numeri negativi.


si
i

30

CAPITOLO

III

si

9
era risoluto completamente
(cfr.
i

Con
il

questi successivi ampliamenti


delle

problema della misura


era resa possibile
nullo,

grandezze
di

Gap.

Ve
per

2),

si

ogni
ogni

sottrazione,

ogni

divisione

un

numero non
positivo, ecc.

estrazione

radice

da un numero
delle

Mentre
nonostante

si

cosi

ampliato assai

il

campo

operazioni
eseguibili,
:

eseguibili, sono rimaste alcune operazioni che

non sono
di

l'avvenuto

ampliamento

l'estrazione di radice di indice pari da

determinazione del logaritmo di questo inconveniente si ripara estendendo ancora il concetto di numero. I nuovi numeri che noi introdurremo, sono per completamente inutili per il problema della misura delle grandezze, gi stato completamente risoluto dai numeri gi il quale noti dalle matematiche elementari e che noi abbiamo chiamato

numero un numero negativo, la un numero negativo, ecc. A


del

concetto

numeri

reali.

Noi diremo numero complesso, ed indicheremo con (a, h) una coppia di numeri reali a, b, che si seguano nell'ordine ora scritto. Due numeri complessi (a, b) ed {a, h') si diranno uguali allora h\ soltanto che a =^ a\ 6 numero complesso {a, 0) s'intender come uguale al Il

numero reale a (*). Il numero complesso


e

(0,

h)

si

dir puramente immaginario

s'indicher con

(0,

indicando poi col solo simbolo i il numero l'unit immaginaria. chiameremo che 1), b) si diranno complessi coniugati. ed (a, Due numeri (a, b)
ib,

chiamer il numero complesf^o (a -4- a', b -hb'); questa definizione non contrasta con quella adottata per i numeri reali. Infatti, se [a, b)

Somma

dei

numeri complessi

(a, b),

(a', b')

si

{a,

b')

sono

reali,

senso test definito)


Si potr perci

particolare {a, b)
il

= = a, proprio uguale ad {a b) = + porre =a = +


ossia se 6
&'

0,

la

loro

somma
-4-

(nel

-4-

0), cio ad
a',

a -h a.

(a, b) -{-

(a,

(a

b) ed in

(a, 0)

(0, )

-I- ib.

Perci di solito
ib.

numero complesso

(a, b)

si

indica con a -h

nostra definizione di somma di due numeri complessi si pu quindi anche enunciare nel modo seguente: la somma dei numeri a -+- ib, a -\- ib' uguaglia (a -h a) -+ i (b -+- b').

La

La somma
gati
il

di

due numeri a -h
a.

ib,

ib

immaginari coniu-

numero reale 2

col nuovo (*) Ci equivale a convenire che un numero reale a si possa indicare simbolo (a, o); convenzione ben lecita, perch (a, o) un simbolo affatto nuovo.

NUMERI COMPLESSI
a H- ibn sono

31

In generale, se ai -4- ih, a2-hih2, complessi, noi diremo che


(ai la loro

n numeri

-h a2-h

.... -4-

a) -h

i (&i

-h

62

^-

+ &)

somma.
si

Cos pure

chiamer differenza dei due numeri complessi


quel

numero (a a) -{- i (b b') che, sommato con a -h ib', riproduce il numero a -h ib. E ben evidente da quanto precede che per la somma e la sottrazione di uno piti numeri complessi valgono le ordinarie
a
-4- ib,

-f- ib^

regole del calcolo algebrico.

L Porremo, per definizione, uguale a ossia il qiiadrato di i ed uguale ad ia


il

il
il

prodotto di

per i, prodotto di i per


i

numero

reale a

(*).
-f- ib,

Prodotto di due numeri complessi a


il

+ id si chiamer
le

numero che
Si

si ottiene

facendo la moltiplicazione con

abi-

tuali regole dell'algebra.

avr cos per definizione:


(a
-f- ib) (e

+ id) = ac
i^

-4-

ibc
1,

-f-

ida

+ i%d

ossia,

poich per definizione


(a

ib) (e -4- id)

= = bd)
{ac

-4- i

{bc

+ ad), + =

coincide proprio Se 6 cZ 0, il prodotto cos definito con ac, la nostra definizione non dunque contraddittoria con i i^ la definizione dell'algebra elementare. E, se & 0, e e (se cio e 0, 6^ 1), tale prodotto di i per il numero reale a si riduce appunto ad ia, come richiede anche la convenzione

= = =

preliminare.
Si noti che
il

prodotto di due numeri a


-4- '^

-4- ib,

ib

imma-

ginari coniugati vale a^


(nullo soltanto se

= =

ed perci sempre reale positivo

0).

Prodotto di tre numeri complessi per definizione il prodotto che si ottiene moltiplicando il prodotto dei primi due fattori per il terzo: facilmente si estende la definizione al prodottodi

fattori.

Si dimostra facilmente:

II

prodotto

di

pi

numeri complessi

indipendente

dall'ordine dei fattori.


(*) Che ci sia logicamente lecito ben evidente. Per es. il prodotto di per i una frase nnoTa, che per la prima volta incontriamo. Siamo padroni di darle quel significato che pi ci piace, cos come siamo padroni di introdurre un nuovo vocabolo nella lingua italiana, dandogli un significato a nostro arbitrio.

32

CAPITOLO
2^ Il prodotto di

III

un numero complesso per la somma S numeri complessi uguale alla somma dei prodotti di n per ciascuno degli addendi di S. 3"^ Se a2, a^ sono pi e pi, P2, numeri com1, P
di pi
,
,

plessi,
il

il

prodotto
CC1OL2

ccicc.2

a, ^i ^o

Pn si ottiene moltiplicando
Pn-

prodotto

a,

per

il

prodotto Pipo

Valgono
plessi
le

cio

anche per la moltiplicazione dei numeri com-

regole del calcolo algebrico elementare.

Quoziente dei numeri a -f- ib, e -h id si dir quel numero ib X -f- iy il cui prodotto con e -f- id riproduce il numero a quando x -+- i}" esista e sia determinato. perci definiti dalle equazioni I numeri a; ed ?/ sono

xc

yd^=^ a
h

xd -h yc =^
ossia se

le

quali
(

determinano x ed
),

y soltanto

se

c^ -\-

d^ differente
il

da zero
e

ossia se e e

t^

nulli,

divisore
il

-h id differente
dei

non sono entrambe questa da zero


;

limitazione (che

divisore sia jiifferente da zero)

la

stessa

che si presenta nel

campo

numeri

reali.

di una retta, P) I numeri reali si rappresentano coi punti numeri complessi a -h ih si rappresentano assai spesso coi punti di un piano, ove f sia fissato un sistema di

coordinate x, y cartesiane ortogonali (figura 8): il

punto^, che haper ascissa a e per ordinata b, si assume come immagine del nu l'orimero a -4- ib. Se
gine delle coordinate cartesiane, se indicansi con p

-a

e 6 le

=
b'^

coordinate p
(a?,

= OA
a
P

p) polari di A,

Fig.8.

sar:
0,

a
sen

= =
P

p cos 6,

'

= sen tg0 = a

j/a

cos

=
i

quindi a-{- ib

^=^ p (cos

sen

0).

(*)

Risolvendo,

trova infatti

ac -h hd c' -^ a^
Se
c^

y "

he

ad
h

4- d^ :=

0, ossia se e

---

0, allora

H- d^ dovrebbe essere anche a

= 0.

in tal caso le x,

y sono indeterminate.

NUMERI COMPLESSI

33

si dicono rispettivamente il modulo e VarI numeri p e -\ih. omento i a g e l'argomento Se a -H io 0, allora soltanto anche p nz il modulo di ogni altro numero completamente indeterminato a- ih positivo e l'argomento determinato a meno di multipli di 2 TU. L'argomento di un numero reale vale zero oppure ti, secondo che il numero positivo, o negativo. Il suo modulo coincide col valore assoluto. Pertanto, per ragioni di analogia, se ^ un qualsiasi numero anche complesso, con \z\ se ne indica il modulo. Due numeri immaginari coniugati hanno lo stesso modulo ed hanno argomenti uguali, ma di segno opposto. II prodotto di due numeri complessi

p (cos

-4- i

sen

0),

p'

(cos

0' -4- i

sen

0')

uguaglia
pp' (cos

cos

0'

sen =
pp'
i

sen
cos

0') -4- i

pp' (cos

sen
(0

0'

-h sen
0')
!.

cos

0')

(0 -f- 0') -f- i


:

sen

Se ne deduce facilmente che prodotto di due o pi numeri complessi ha per modulo il prodotto dei moduli e per argomento la somma degli argomenti. Ne segue che Il quoziente di due numeri complessi (di cui il divisore sia differente da zero), ha per modulo il quoziente dei moduli e per argomento la differenza degli argomenti.

Y) Siano ai -h ihi ai -H 62 due numeri complessi, ne siano Aij A2 i punti immagine, sia
,
.

Ai il quarto vertice del parallelogramma di cui Ai, A^


sono vertici opposti e
gine

l'ori-

'

un terzo vertice; dico che Az il punto immagine del numero somma dei numeri ai -f- ihi, a2 -\- ih^
9) (*). Infatti l'ascissa di J.3 uguaglia la proiezione
(fig.
>

di

OA^ sopra Ox,


delle

ossia la
di
,

somma
{*)

proiezioni

pjg 9
la forza rappre-

Se noi consideriamo un numero complesso come definente

immagine del numero al punto sentata dal segmento che congiunge l'origine complesso, si deduce dall'enunciato del testo che l'operazione di somma di due numeri complessi corrisponde a trovare la risultante delle due forze corrispondenti. Come i numeri reali x servono a misurare le forze uscenti da un punto e
3

G. FuBiNi, Analisi matematica.

34

CAPITOLO

III

la

OAi, AiA^. Poich OA2 ed AiA-^ sono segmenti uguali ed ugualmente orientati, la proiezione di AiA-^ uguale a quella di OA2
;

quindi l'ascissa di

^4-5

uguaglia
la

somma
ai
-+-

delle proiezioni di

OAi, OA2 sopra Ox, ossia


di Al,
Il

somma

2 delle ascisse ai, a2

^3 6i -h j. minore od uguale alla somma OAi -h AiA^ (l'uguaglianza avviene solo se il punto ^1 appartiene al segmento O^^). Ma poich AiA-^ OA2 ed i segmenti OAi, OA2, O^-j sono i moduli dei numeri complessi dati e della loro somma, avremo che Il modulo della somma di due (0 in) numeri non supera la somma dei moduli, non inferiore alla differenza dei moduli. Questo teorema la generalizzazione di un teorema gi dato per i numeri reali.
:

A2

in

lato

modo simile si prova che OAs del triangolo OAiA^

l'ordinata di

B)

Se n

un

intero
il

positivo,
i

con

x"^

indicheremo,

se

:r

complesso,
1 se
a;

prodotto di

fattori uguali

ad

cr

anche (ponendo

poi

a;^'

0,
il

ex^ =^ x) modulo
m^**'""'

con .r~"il quoziente (se x'^O).

Se
il

intero,

di

x"'

vale
e

della

X innalzato
di

alla

potenza);

x j"" (cio il modulo V argomento di x"^ vale

])rodotto
Sia

per Vargomento della


nella z e precisamente
^2 4-

x.

F{z) un polinomio

F{z)

= l-{-'b^ z

-I-

?)^

4-

),/

z'"

(le

h numeri

non

tutti nulli).

Sia hh la prima delle h differente da zero. Sar

F{z)
Sia

= l-^h,z'' + {h,z'']z{^-^ + ^-^^z^


la
di

+ 1^.^.-^-1'
z"
.

massima
?>/,,

hhA-l
delle
f,
hi,

'bh

Siano

r, 6

modulo

argomento

siano

l'I hk modulo e argomento


]

Ih
della z. Sar
\

hhz^'^rp''

cos {6 -h

Ji ^i)

-h

sm {6 -\- h )

cosicch hhz'' sar un numero reale negativo, se d ~\-h'^

-^,

cio se

^^

Sar in tale ipotesi


\P{z)\^\l-j-)uz''\-^\huz^^

\F{z)\^\l~r?'\'\-Ar
aventi la direzione dell'asse delle
plessi

(in

un verso

nell'altro),

cos

numeri com-

a definire (e potremmo forse dire, ampliando il e poste nel significato della parola, a misurare) le forze uscenti da un punto pi forze date corrisponda piano xy, in guisa che alla forza risultante di due il numero complesso somma dei numeri complessi corrispondenti alle singole forze componenti. I numeri complessi trovano importantissime applicazioni nello studio delle correnti alternate p. es. alle estensioni delle leggi di Ohm e di KirchhofF.

x-\-iy possono

servire

NUMERI COMPLESSI

35

Supponiamo p
r

cos piccolo che


e''

<1
<1

cosicch 1

r
p''

o^'

positivo

cosicch ip"'-^' minore di 1

:;

Ap < 1

cosicch r

>

p/'

Ar

Da'(l)

si

dedurr
o''

P(2)^l-r
Moltiplicando

-f

Ar ^
alla

^
1

< _
1

r/^'

4-

Ar ^
1
i

^ p <

1.

di z

z un valore tale che |P(;er) <1. a si trova Jc z^O, e mutando ^ in ^ a. un valore k 7^ 0, esiste qualche valore Se un polinomio P (z) ha per z per cui il polinomio assume un valore, che in modulo minore di P(a)i.

Possiamo dunque dare

P {2)

per un numero

irrazionale
j.

Senza parlare delle potenze pi generali (ad esponente fratto, anche complesso) noi parleremo ancora soltanto

IX per n > 1 intero positivo. Con tale simbolo noi indicheremo ogni numero complesso, la cui n'*'"'* potenza sia uguale ad x. Siano p, 9 il modulo e l'argomento della x cosicch x B modulo e argomento -i- ^ sen 9). Siano analogamente r, p (cos
di x""

di jT/^

Per definizione
r (cos -h
I

sen 5)

j"*

=
=

-\- i sen 9) p (cos ^

ossia

r""

(cos

sen n ^)

p (cos 9 9

H-

^"

sen

9).

Cosicch /'
Cio
il

=
r

p,

ed n 5 differisce da
il

per un multiplo di 2

tt.

modulo

di f/x uguaglia

valore (aritmetico)
B
tZi

della

radice n^""* del modulo p della x.

E l'argomento
e

yx

vale

4 n

dove
:

V anomalia della x

un

intero.

Csi avremo

|/^

2kTz\] = ^p|cos(--f- j-^^sen(-+ = i/p jj


9

.,,-(

cos

9)

l-2sen }fc
n)

dove

si

posto

Si

27t7c

2hTz

cos

w k (k

sen

Ora

al variare di

intero) quanti valori pu ricevere

la quantit St

qui definita ?

36

CAPITOLO
Si osservi che, se

III

9
sar

/^ e k sono due numeri ed allora soltanto allora che


:

interi,

Sj.

=i

S;,

2/i^Tu

cos

= cos
solo

2^71:
5

2/^:1:

n
il

n
2
z-

sen

= sen Iki^ n
differiscono

che

accade
7^,

quando

n
7^

o
e

Ji

'ji

per

un

multiplo di 2

/2kn
I

2h7z
n

\
ossia quando
:

n
k

= multiplo
^^.
,

,.

di

^ 2

\
7^ I
'

/^

=: multiplo

di

e per,

dando a k
le

gli

valori 0, 1, 2,
i

2,
,

otterranno radici distinte, mentre

valori n, 7i-\-l,
stesso

n 2 n
e
,

1,

si

1 di/t

riprodurranno
si

stesse

radici nello
i

periodicamente. Del pari, dando a k

valori


1,

ordine,
2,

cos

via
w,

riprodurranno

le

stesse radici in

ordine inverso, e cosi via

periodicamente.

Dunque
reali
e

Un numero

reale

complesso ha n radici

n^^'"'^

fra
esse

complesse, che si ottengono moltiplicando

una
l

di

per ciascuno dei numeri s^, ossia per ciascuna di 1. Infatti supponendo x^=l, cio p n^''"'

=
n

delle radici
e

0,

x"

si

riduce ad

Si.

La

formola che

ci

numeri

s^.,

ossia

le

radici

n^**""

dell'unit,

Si-

cos

2kT: n

2 ^

TU
?

f- i

sen

n
,

w 1. dove basta dare a k gli n valori 0, 1, 2, Questa formola mostra ,che i punti corrispondenti
radici
^'*'''''

alle

dell'unit sono distribuiti sulla circonferenza avente


e

l'origine per centro e per raggio l'unit,


;

dividono la circoni

ferenza in n parti eguali vale a dire tali punti sono di un poligono regolare di n lati inscritto in essa.

vertici

Basta

infatti osservare

che

numeri

Sq

s,,,

1, 2,

hanno
lunque

tutti per di

modulo

l'unit,

e che l'argomento di

^n-i uno qua,

essi differisce

dall'argomento del suo


cio
air?/"'"'''

successivo
parte
di

per
360"^

un angolo uguale a
(2
TU

TX

- radianti,

radianti).

NUMERI COMPLESSI
sono

37

Per esempio,

valori di j/l

ax^ 4- hx-\-

a{x

Xi) (x

NUMERI COMPLESSI
si

39
i

Estraendo
si

Te

radici cubiche,

traggono

valori di

ic,

v e

trova

y
Ciascuna
valore
di

queste radici cubiche ha tre valori; scelto, p.


i

es.,
il

per la prima uno di essi arbitrariamente tra

tre possibili,

da darsi alla seconda radice cubica completamente determinato da ci che il prodotto delle due radici cubiche
(ossia uv) deve uguagliare

p ~

dei

Siano
uguaglia

a, h

due

valori

=4=
,

nostri

radicali,
di

il

cui prodotto
1
,

Se

una radice cubica


,

-h
1

la terza
o

radice cubica di 1
valori
del

sar (come
radicale

si

visto al 9)
:

=
i

^.

tre

primo
le
2

saranno
b,

a, sa, "a

valori corri-

spondenti del secondo saranno


zione avr
distinte.

s^, &,

quindi la nostra equa-

tre radici
3

a-hb, sa 40, allora

s", s^^a

-h^b generalmente

Se
e

Q P - -H -

=
se

posso supporre chiaramente (*)


le

a^=

b,

delle

tre radici
2

almeno

seconde due sono uguali

tra loro.

Siano p, q reali
delle tre radici,

"^

h >
V
3

posso supporre a, b reali


le

una

quindi reale, -f-|^

altre

due immaginarie
3

coniugate. Invece, se

<
che

[per

il

che necessario

che^
|)],

sia

minore

di

e quindi

sia negativo

( j?

= \p

/~2
le

nonostante che 1/ immaginario, come ora proveremo. Posto


:

radici sono tutte e tre reali,

/ Q

IT

h^^ 27

sia

3la nostra

-Jr-

^=
:

r-

{r reale),

formola diventa

= ]/-|+^>+]/- - (*)

rr.

Almeno,

se p,

ci

sono

reali. Il lettore

esamini

il

caso generale.


40
Si

CAPITOLO
scriva

III

10

ciascuno
:

dei

due radicandi sotto forma trigono-

metrica, ponendo
D
:=:

4
:

\-

V'

sen

27'

^^^

pnc

^ = -2p'

oati ie=p
f

si

avr

y
I tre

l/'p

(cos

H-

9J

4- j/p (cos

ff-

sen

0).

valori della

prima radice cubica sono


1
'

]/

cos "^

sen

~" -

3,1/

0+2:1
cos
.

0H-27C
sen

0--4TC
1/P
!

0-+-47I:

cos

sen

I tre valori della seconda radice cubica sono

yplcos1/

3/-(

sen

p
1

:v-i |/p cos


.

+
sen

271:

sen

271)
^ j

3/-j
P

0+4TC
cos

0+471)

Si osservi che ogni valore di

si

ottiene

sommando un
scelti in
le

valore

del

primo
il

radicale

con un valore del secondo,

guisa
:

che

loro prodotto sia reale. Si

avranno dunque
.

tre radici

^1

3/-!)

/
\

/P

[\
)

cos

+
:>,,-

sen

\ ^/ 3/\ cos 3
e
1

~+"

sen

- \
9

3/)

^ == 2

3/]/ p cos,

y-2

=^ 2

0+271.
cos
'

1/ p

2/:>

2 1/P cos + 4n
3.-

dove

^p

= V/ J =1
si

'1/

-^ (perch^

dev'essere negativo).

Queste formole
Infatti, posto z
.

possono dedurre per via elementare.

V
,

2/p
y

= 1/3 2
;

,-

y
'

l'equazione diventa:

j/_^
,--^ ^
-}t'

_4

sys

_P / ^

2p

^1/3
2

ossia

J/'

NUMERI COMPLESSI
(f
3
f)
fi

41
\
1 gj

43

_^
n

deduce

3 /
3 cos

cos

=4

cos^

Mutando
4
che
si

in B -h

2kn
^

(dove ^ un intero),

si

trova

cos^

,0-f- 2kn i

3 cos

e-h

2kn
cos
si

=
ponga
:

riduce alla precedente equazione quando

^-h 2k'K
cos 3

cos

='3l/3g =
2pyp
se Xi, X2,
le
,

3l/3g .-
'^\v\V\p\
sono
le

2P
della

facile riconoscere che,

x-^
:

tre radici

nostra equazione, valgono


x'^

identit

-h ai x^ 4- ao
1

:r

-f-

=
(2:

Xi) (x

0^2)

(x

x^)

(0:1

-f-

Xo

-f- X:)

^2 '=^
a.i

XxX^-^
a^i
a::2

Xo
^3,

X-i

X-^

Xi

forinole che sono

affatto

tive alle equazioni di

analoghe a quelle test ricordate relasecondo grado (Cfr. anche il 14).


di

Equazioni

quarto grado

C^)-

Per risolvere l'equazione


ic*

di

quarto grado
a2 x^ -h a^ X -h 4
il

-h a^

x-* -\-

= 0,
si

si

indichino con c,,C2,


^',

C3, C4 le

quattro radici (Cfr.


;

14), e
^3 =
e, C4

ponga:
e, C3.

e, C2

4-

C3 C4
'/

^2 =

c, C3

C2C4

-h

a ^' 4- (3 5^ -h l'equazione di terzo grado, che ha le radici ^ ^2, ^zI coefficienti di questa equazione non cambiano, come facile verificare, permutando le e ossia sono funzioni simmetriche delle e, che si possono subito calcolare quando sono date le a (Cfr. il seg. 14). Risolvendo tale equazione di terzo grado, si troveranno i valori delle 0. Poich (e, Co) (C3 c^) c^ c^ 4 e e, C2 ^,, delie e, e, e c^ c^ si conoscono somma e prodotto, e quindi si possono calcolare, risolvendo un'equazione di secondo grado, sia e, C2 che c^ c^. Dalle equazioni (Cfr. il 14)
Sia
.^^ -f-

e, C2 (C3

(C3
si

H- C4) 4- C4) -h

C3 C4 (e,
(e,

-h C2) 4- C2)

= a, = a,
;

delle C3, C4) si


i

possono poi generalmente ricavare Cj-hC; e e, 4-C2. Delle c,,C2 (come anche conosceranno cos somma e prodotto e pertanto si possono dedurre

valori di tutte le e.

(*)

Le righe seguenti

si

e seg.; lo studio delle

equazioni di

potranno studiare soltanto dopo letto il 14 a pag. 48 4** grado trova per ben scarse applicazioni.

42

CAPITOLO IV

11

CAPITOLO

IV.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

11.

Calcolo combinatorio.
binomio.

Prodotti di binomii e formola del

a)

Ricordiamo rapidamente una ben nota formola

di calcolo

combinatorio.
Sia
(
7^

il

numero

delle

combinazioni
possibili,

di

n oggetti ad h

ad

il,

gliere

cio il numero dei modi un gruppo di h elementi


1

in
li

cui

possiamo sce-

tra

elementi prefssati.
(7/i_i

Per
di

= h
/^

evidentemente
scelti

n.

Se poi

un gruppo

elementi
di 1)

tra

dati,

noi potremo dedurne

un

gruppo Gh

n n

h elementi, aggiungendo a Gu-i uno dei residui elementi; otteniamo cos da ogni Gk-i proprio gruppi ih Gh. Operando per in tal modo sui vari 1) ogni otteniamo Gh precisamente h volte, perch ogni Gh Gh-i,


{h

contiene h gruppi
fi
'

Gh (Ji

Perci
l

il

numero
/

/ ,

dei

Gh
dei

uguale

al

prodotto di

per

il

numero (7

\
-,)

Gh-i.

Quindi

(n\

/n\

/n\

n (n

1)

(n\

/n\

n {n

l) (n

2)
ecc.

1.2.3

0=

n(n

l)(n

2)
\h.

[n


Qi

1)]

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

43

(n\
7

^
I

,'

Ne

risulta in parti-

co..
Il

(:)
di

= (,.^ )..).

n(n l)(n (n h-hl) della (1) d il numero delle 2) oggetti ad /^ ad /i cio il numero dei modi con cui si possono scegliere ed ordinare h oggetti tra n oggetti dati, quando si considerino come distinti due gruppi, anche se differiscono soltanto per l'ordine in cui si susseguono
numeratore
disposizioni

primo oggetto di una di tali disposizioni si pu scegliere scegliere tra i residui il secondo si potr poi e 2 n scelti i primi due oggetti, il terzo si pu scegliere tra i residui n 1 h-\-l cosi via lo /i"''" ultimo oggetto della disposizione si pu scegliere tra n
i

dati oggetti. Infatti

il

ad arbitrio tra

gli

oggetti dati

oggetti.

Cos

il

denominatore
di

h
|

h (k l)(h 2)
li

(h

h-j-1)
delle
si

il

numero

delle
di

disposizioni

h oggetti ad

ad

h, cio

il

numero

permutazioni

oggetti.

La formola
ad h

precedente dimostra dunque che, come


il

pu dimostrare

diretta-

mente nel modo pi semplice,

ogg'etti

numero IVA

delle

combinazioni di n oggetti

adh

uguale al quoziente ottenuto dividendo il numero delle disposizioni di n ad h ad h per il numero delle permutazioni di h oggetti (**).

P)

Siano X,
:

cii,

ao,

an

numeri qualsiasi.
(^

Consideriamo

il

prodotto

(^ _^ ^^) ^^ _^ ^^)

^ ^^)^

L'algebra elementare insegna che questo prodotto uguale alla somma di tutti i prodotti P ottenuti moltiplicando tra di loro un addendo del binomio x -h a^ un addendo del binomio un addendo del binomio x -\- a. Tra questi proa; 4- 2,
,

dotti
si
il

ne saranno alcuni che non contengono la x (o, come dice, che contengono il solo fattore x^), altri che contengono

P ve
il

fattore

non

il

fattore

r^, altri

che contengono
il

il

fattore
x'^.

x"^

non

fattore x^, ecc., altri che contengono

fattore
il

Per
x^

formare quelli dei


e

prodotti

P,

che

contengono

fattore
in

non

il

fattore x^~^^ (0
-f- ai,

^h
,

binomii x
altri

nh
il

x -h

^2,
si

^n), si dovr scegliere x -f- a^ il primo addendo


il

h dei

x, e negli

binomii
sar

dovr scegliere
il

secondo addendo, per

fare poi
prodotti

prodotto degli n addendi cos

scelti.

Ognuno
,

di questi

n
di

h
(*)

dunque

prodotto

di x^

per un prodotto di
a.

fattori scelti tra le

n quantit
dunque
il

ai, a2,

La somma
x^

questi

prodotti

sar

prodotto

di

per la

elementi, determina

Questa uguaglianza diventa intuitiva per chi consideri che ogni gruppo di h h un gruppo i n h elementi quello formato con gli n elementi residui. E viceversa. Dunque tanti sono i gruppi di h elementi, quanti i gruppi i n h elementi. (**) Infatti, permutando nei h modi possibili gli h oggetti di ogni combina-

zione, si ottengono tutte le disposizioni.

44

CAPITOLO IV

11-12
ad n

somma hn-h
delle

di

tutti

possibili
,

prodotti

li

ad n

n quantit
avr cos
-\:

i, 2,

a^.

Si

{x

+ ai) {x
il

as)

{x -H
-}-

aj
6

= x"-f- ix''"^ -h &o^''~'-41

a; -+-

&n
,

dove
degli
tutti

coefficiente

hu

di

a;''~^'

(^

= 1,2.
Se ai
a2

h) la

somma
^ a^
in
a,

(^)=(w i modi possibili

prodotti, che si ottengono moltiplicando a 1\


le ai, a2,
,

a^.

= =
E
+(!!-

= a =

questi prodotti sono tutti uguali ad a'.

perci

(x4-ar=x^^+(^)ax^-^ + (^)aV-' +

1)^"''^+(^)^

Come
loro, ci

si

cienti del 2

membro
si

riconosce dal teor. di questo 11 a pag. 43, i coeffiequidistanti dagli estremi sono uguali tra di

poteva prevedere a priori, osservando che il l"" e quindi anche il 2^^ membro non mutano scambiando x con a. a^ al posto di a,- troviamo, Se nella formola iniziale poniamo
che

indicando ancora con hh la

somma
ai, a2,

degli (^j
,

|^

^ ^^

prodotti

ad h ad

li

delle

n quantit
(:r

a^

ai)

(:r

a2)
-+-

......

(a:

- a)

=
-+-

x''

h a;"-'

-f-

h x"-' +

(-

1)'^

h a^""' +

(-

D"

12.

-+-

Divisione di due polinomii.

Siano M(x),

Nix) due
U

polinomii della variabile x,

cui gradi

sieno rispettivamente m, n.

Sar

Mix)
(dove
tare

]Sf(x)
a,

= =

x'''

ai oc""^ 4i ic''"^ -+-

-h
-f-

a,;,_i

x 4- a^,
^,

bo x'"

-h

)n-ix 4-

sono costanti).
iltf (a:;)

Dividendo
si

per

N {x)

con

le

regole dell'algebra elemen-

trover un quoziente

{x)

ed un resto
del

R {x),

entrambi

polinomii nella x.
Il

si

grado di R{x) inferiore a quello ha identicamente


:

divisore

(x).

Mix)
(*) Il

=N

Cr)

Q{x)-\-

R [x)

(*).

minare

{x) per definizione quello problema di determinare Q {x) ed due polinomii in guisa che questa uguaglianza sia una identit,

di deter-

che

il

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

45

Se
allora

m^n, Q
Q
si

un polinomio

di

di

identicamente nullo

ed

grado m n; se m<7i, R ^= M, In particolare, se


x,
o,

m =^ n,
come

allora

grado nullo, cio non dipende da

suol dire,

una costante.
es.

Viceversa, se
se

p.

m ^ w,

se

ed

sono

due

poli-

nomii, che soddisfano identicamente alla precedente uguaglianza,

non supera quello di N, allora Q di grado sono precisamente il quodue polinomii Q ed ziente ed il resto che si ottengono dividendo per N. (Tutti questi risultati sono una facile estensione dei teoremi analoghi per i numeri intieri). Se R{x) 0, il polinomio N{x) si dice essere un divisore di M{x). In tale caso, se k una costante qualsiasi non nulla, anche kNix) un divisore di perch si ha:

il

grado
ed

di

71

M{x)
Ogni polinomio
ed un divisore di
ottiene
il

= kN{x) [\q:o]

di

grado zero si riduce ad una costante k M{x), perch dividendo M{x) per k si if
(a:)

quoziente
(le

-r-

ed un resto nullo. I polinomii di


quindi
nell'attuale

k
grado
ufficio

zero

costanti)

hanno

teoria

un

divisori dei

analogo a quello che il numero 1 ha nella teoria dei numeri intieri. Se noi applichiamo gli stessi metodi che si adoprano nella
nello

aritmetica

studio

dei

divisori

dei

numeri

intieri

tro-

viamo

Un
e

polinomio,
e

che sia divisore

comune

dei due polinomii

M (x) N (x) un divisore anche M per N viceversa un polinomio


;

del resto ottenuto

dividendo

che divisore di questo resto,

divide

il

polinomio

(x),

divide anche V altro polinomio

M (x).

grado di B(x) non superi quello del divisore N{x). Quest'ultima convenzione necessaria per rendere univocamente determinato il problema. Si noti che altre sono le convenzioni dell'aritmetica. Nell'aritmetica dei numeri

(come nell'algebra delle frazioni) non si parla del resto (che si suppone nullo). Nell'aritmetica dei numeri interi positivi si rende univocamente determinata la divisione, imponendo al resto di non superare il divisore (cos che non si dice mai p. es. che, dividendo 22 per 7, si ha 2 per quoziente, 8 per resto). Cos che il risulfratti

tato ottenuto nella divisione algebrica di due pohnomii pu contrastare con tale convenzione aritmetica, quando ai coefficienti e alla x si diano particolari valori
interi positivi. Il lettore lo

ottenuti

dividendo
p. es.
a?

ponendo

= 5, a = 4, h = 3.

a?^

-h

(b

a^}

pu riconoscere, osservando che il quoziente per ic a sono rispettivamente x

il

resto

+a

b;

46
Dividiamo

CAPITOLO IV

12-13

M(x) N{x)

per
"
"

il

polinomio Nix), sia

"
''

R (x)
Eiix)

il

resto della div.


"

"

R (x),

ssi

"
"
;

2*

"

R (x)
Ri{x)

" "

Ri{x), sia
-^2(3;), sia

i?2(a;) "

3*

"

"

Rsix)

il

resto

cos continuiamo fino a che si trovi un resto nullo; si dimostra (come si dimostra in aritmetica per i numeri intieri) che l'ultimo resto ottenuto differente da zero (lo stesso polinomio (x) se
il

R (x)
C.

=
i

0)

un divisore comune

M. M,

D.

(*) di questi polinomii,

M{x), N{x) ed anzi perch ogni divisore comune di


di

N
Se Se

divisore anche di quest'ultimo resto e viceversa.

questo
si

massimo comune divisore

di

grado

zero

costante),

due polinomii M,
i

si

dicono primi tra loro.

vogliono cercare

divisori

mx

-f-

n
(

di

primo grado

di

un polinomio
(essendo a
divisore di

P (x),

si

osserva che, se Ix

m=xa
-h n un

=
P(x)
del

m/
tipo

un divisore

di

P (x), anche mx

e viceversa.

La
dei

ricerca dei divisori di primo grado equivale alla ricerca

divisori

a,

di

cui

parleremo

nei

seguenti

paragrafi.

13.

Regola

di

Ruffini.

Vogliamo dividere

il

polinomio
...

P{x) =z
per x

afix""

-h ai:r""^ H-

-f-

an-ix

-h a^

a.

Il

quoziente sar un polinomio

Q(a;)
di

= go^"~'H-gx""' +
il

...

-^-gn-i
di

grado n

resto sar

un polinomio

grado zero, cio

un numero

indipendente da x. Calcoliamo quoziente e resto.

Sar identicamente

P{x)
Cio, confrontando
ao

= {x
i

oL)

Q{x)-^-R.
delle varie potenze della x:

coefficienti

= qo;ai = qic(.qQ;a2 = q2 ^q"'',<^n-i'=qn-i--^qn~2;cin--R ^qn-i'


(*)

Tale massimo comun divisore determinato a meno

di

un

fattore costante.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

47

Le
il

quali

forinole equivalgono alle

seguenti
g,:

che consentono
e del resto

pi semplice e rapido calcolo dei coefficienti

R:

48

CAPITOLO IV

14

14.

il

Relazioni tra coefficienti e radici


di

un'equazione algebrica.
tardi dalla teoria delle funzioni continue

a)
in
di

Dedurremo pi

pi variabili

teorema fondamentale dell'algebra (teorema

Gauss). Ogiii polinomio P (x) ao x"" -f- ai x"" ~ ^ -H ... -H an_i x 4- an di grado n nella x decomponibile in uno e in un solo modo nel prodotto di ao e di n fattori di primo grado cCn dove le a sono numeri distinti o XX 0^1, X 2,

no,

reali o complessi.

P{x)

ao^::"'

ao (x aO

4- aix""^
(x

...

-f...

as)

n-i x -4aj. {x

a,,

=
(1)
si

[Ricordo che, dicendo che

P (x)

di

grado

n,

detto

anche che ao ^ O]. Questa decomposizione in fattori ha la decomposizione di un numero intero


l'algebra dei polinomii, che noi studiamo,

qualche analogia con


in
i

fattori

primi.

Nel-

polinomii di primo
i

hanno cos un ufficio analogo a quello che primi hanno nell'aritmetica dei numeri interi. Gli n numeri a^.a^, ^nC) sono tutte e sole
grado
dell'equazione
se

numeri
radici

(x)

uno dei
cui
il

fattori

= (perch P xa
nullo).
il

le

(x)

pu essere nullo soltanto

Ci che rende intuitivo


in

teor. del

polinomio

P{x)

divisibile
ci

RUFFINI relativo al caso a. per un binomio x

Le formole

del

11 (pag. 44)

dicono allora che:

La somma
La somma
radici a vale

delle radici a vale

ao

dei prodotti ottenuti moltiplicarldo a due


^

a due

le

La somma
(se

dei prodotti
(

ottenuti moltiplicando

ad h ad h

h^n)

le

radici a vale
delle

h ^i>

1)
(

Il prodotto

n radici a vale

1)"

^
ao

Questi teoremi sono la generalizzazione di quelli ricordati nel 10 per le equazioni di secondo e terzo grado.
(*) Ricordo che le
ce

possono anche essere non tutte

distinte.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

49

P) Dal teorema sopra enunciato si deduce anche che, se P (x) un polinomio di (apparente) grado n, e se l'equazione F{x)=^0 ammette pi di n radici, allora F (x) identicamente nullo, e

ogni mimer
coefficienti di

radice della
(x)

(x)

(in

altre parole

tutti

sono nulli).

Se due polinomii
della X,

F {x),

(x)

allora l'equazione

F(x)
ne

sono uguali per


{x)

'tutti

valori
infinite

ammette
il
;

radici

F {x)
di

(perch
{x)

ogni numero

radice).

Quindi

polinomio

(x)

ha nulli tutti i suoi uguale al grado di Q (x)


uguali in
(x)

coefficienti
;

cio il

grado

ed ogni potenza della x


:

{x) e in Q {x) in una parola i poliidenticamente sono uguali. Q Pi precisamente due polinomii Fi (x), Po (x) di grado n 1 sono uguali identicamente, se assumono gli stessi valori in n punti distinti ai,a2, a^. Cio completamente determinato un polinomio (x) di grado n 1, quando sieno dati i valori P(ai), P(a2), ,P(aJ, che esso assume in n punti distinti
coefficienti

ha

nomii

F {x),

ai, ^2,

a^.

Ed

facile

intuire e verificare che

un

tale poli-

nomio

dato dalla

Pix) -Pia)^""

50
Se noi calcoliamo troviamo
:

CAPITOLO IV
i

14
di (2)

quozienti dell'ultimo

membro

con

le

regole del 13

na^x"-'^
0

-i-

{n

1) ,

a;"

-^ -h

-\-2a-zx

+ a-i =

^" ~
^

H- ( 0 ^2

+ i) ^"

~
'^

-i-

K2^ + a,cc2+ 2) ic --'^ H-..;4- (oOCj"-^ 4- a,2-

a^x"-^

^- {a^(^n-V

a^x''-^'\'{affL-^ a.cLn-^-a^x'' -''\-...-^r{a^

dove con
radici
oc.

2^' delle ... + a/ Sh ho indicato la somma a/* Se ne deduce, confrontando primo e terzo membro:

/i''"'*^

potenze delle

0 0 S2
a,,

s,

+
s,

a,

+ ,

H- 2 2
2

=
1) a;i_i =
s,
,

s-i -ha,

_2

+ ...-+--

s,

-l-(w

0.
,

s_i. So, S3, Moltiplicando P(a:) per a;^'(/i 0, 1,2, ), sostituendo nel prodotto una delle a al posto di X (col che tale prodotto si annulla) e sommando tali prodotti si trova:

Le

quali formole permettono di calcolare successivamente le

(posto

m = n-hh = n,n~j-l,n-h2,
ae Sm

+ , s./_i +
(x)

,/-!

Sw_
s/.

-1-1

+ Un

s,.

=
i

(?n

n)

che permette Cosicch


l'

di calcolare
:

successivamente
le

s, s4-i, s-|-2,

Si possono calcolare

equazione
)

appena sono noti

coefficienti sa del-

0.

Si calcoli la

somma
il

a' """

di

una radice

di

una data equazione per


prodotto
s, s^

Sa ^ dei prodotti ottenuti moltiplicando la potenza la potenza i''^'"'" di un'altra radice.


,

Basta osservare che


SaS^

= Sj,^4-2Sa,
di

'-i,

s^

4- s^-j-^

se

a 7^

|S,

che

^.

Cosicch Sa,s^=Sy_ s^

Sa

-f 3

se

ol

:^

s^^x

-k-

(Sx Sa

S.y^).

Le formole
dei coefficienti

Newton permettono cos di esprimere in ogni caso s^ dell'equazione. In modo analogo si deduce all'esame

per mezzo

del prodotto

La somma s^, ^, y dei prodotti ottenuti moltiplicando la x''^""" potenza d'una radice di una equazione per la p'^^""" potenza d'una seconda radice, e la yesima potcnza d'uia terza radice espriiihile razionalmente (*) mediante i
Sa Sq sy che:
coefficienti dell'equazione stessa.

insegnano a calcolare le s^,^, 7, ^, ecc., ecc. sono funzioni simmetriche delle radici di valore quando tali radici si permutino tra di loro in un modo qualsiasi). Ed facile persuadersi che ogni polinomio simmetrico delle radici di un'equazione si ottiene come combinazione lineare delle
si

In modo simile si definiscono e Tanto le Sa che le Sa, 5, Sa, 3, 7, d'una equazione (cio non cambiano

ecc.,

somme

Sa, s,

y^

Sa,

?,

v
i

test calcolate, ed quindi esso


coefficienti

stesso

calcolbile rasia

zionalmente mediante
risolverla).

dell'equazione
le

(senza

che

necessario

Cos, p. es., se

oc,

a,,

otj,

a^

sono

quattro radici di una equazione di quarto

grado, l'espressione:
5
oc,

(2* ^3^

-h
oc.

c^,' Ci,' -+- oc,2 oc,^) oc,2

+5
-f-

0C3

(a,2 a,2

+
(^s,

^^^

oc, 2

(a, -f-

4-

ot;)

+4

0C42

(a,

0C2

-+- 0C3) rr-

^
(*)

^'

+ a,^ x,^ + + a^ + + 4 + -h =5 5 4 So +4 ~^' [so - s,~jj -h 4 ^S2 S3J.


4.
a,^
oc,^)

ct2

K' ^' 4- r ^.' -+- ^' ^z"") +


3^ a,^) -^a.^)

-f 5 a, (a,^ a^^
a,)

4- 4
s,

cl^^ (0C3
2

a.^'

(a^

oc,

-h
, ,

2 -+-

(s, S2

S2

3)

S2

S3

s,

Yale a dire con sole addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni

e divisioni.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

51

Il suo calcolo ridotto a quello di 51,52,83,84,85, che noi sappiamo eseguire per mezzo delle formole di Newton. Ma, naturalmente, speciali artifici potrebbero abbreviarlo di gran lunga.

15.

Radici razionali

di

un'equazione

coefficienti

razionali.

Data un'equazione di grado superiore al quarto, generalmente impossibile ridurne la risoluzione alla estrazione di radici, come avviene per le equazioni di 2**, di 3*", ed anche di 4"" grado.
Svariatissimi metodi sono stati trovati per calcolare con appros-

simazione

tali radici

ma

questi metodi

hanno ben scarsa impor-

tanza' per l'ingegnere. Per noi tale ricerca rientrer nello studio

pi generale della risoluzione approssimata di un'equazione anche

non algebrica

(*).

Cionostante vogliamo aggiungere un'osservazione specialmente semplice. Poniamo che i coefficienti deirequazione
:

f (^)

= ao

5'^

+ a,

^"-1 4-

+ a,- z-\-au =

(1)

fratti). Senza diminuire la generalit siano numeri razionali (cio numeri interi possiamo supporli interi, perch, qualora fra di essi ve ne fossero dei fratti, basterebbe moltiplicare ambo i membri dell'equazione per il minimo multiplo comune

dei denominatori dei coefficienti fratti, per ottenere

un'altra equazione (avente

le

stesse radici della prima) ed a coefficienti tutti interi.

Supposto adunque che

le

a siano numeri

interi, noi

dimostreremo che, se la
interi primi tra di loro)

nostra equazione possiede una radice razionale


allora a

(a,

j?

un

divisore di an, ^

un

divisore di a,.

Infatti in tali

ipotesi

si

ha:

(^;

52
Ma, poich
a,,
oc

CAPITOLO IV
e
|3

15-16

sono primi tra loro, a^' primo con /5, /i con a. Se ne deduce per (5, a divisibile per a. e. d. d. Ponendo i^ 1 in questo teorema si ha CoROLL. Le radici intere della nostra equazione a coefficienti a interi sono tutte divisori del termine noto a.,,. Se a,) 1 dal precedente teorema si trae CoROLL. Se a^ 1, la nostra equazione non pu avere radici fratte, ma soltanto al pia radici intere. Questi teoremi riducono a pochi tentativi la ricerca delle radici intere o fratte di una equazione algebrica. E si potrebbero aggiungere altri teoremi dello stesso tipo, che abbrevierebbero ancora la ricerca.
tosto che
: divisibile

16.

Polinomii a coefficienti reali.


a del polinomio

Supponiamo

che
ao

coefficienti

Uo, ai,
-+-

P{x)

os" -f-

ai x^^'^-h
le radici

an-i x -h an

sieno numeri reali. Cionostante

a possono essere numeri

complessi (come ben noto gi dalla teoria delle equazioni di

secondo grado). Sia ^ H- ^Y una tale radice. Sar

numero complesso coniugato sar pure nullo. i. Tale numero si deduce dal precedente cambiando i in Ma questo cambiamento non muta i coefficienti ao, ai, ..., che sono reali. Dunque questo numero immaginario coniugato, che ancora nullo, vale:
Il

questa

uguaglianza

dell'equazione

P(x)
i

dimostra
0.

che

anche

iy

radice

Tra

fattori lineari

perci entrambi

iy)] il cui (P -h i^)] e [x (P secondo grado (x reale di fattore prodotto il pi{x) ?>f-^^'^ 0;^ 2?>x-\- (P^ -H Y^). E il polinomio P(x) divisibile per
fattori [x
:

a, in cui

decomposto P{x) figurano

ficienti reali.

Il quoziente Pi (x) sar ancora polinomio a coefpossiede qualche E, se la equazione Pi (x) radice immaginaria (che sar pure radice di P(a;) 0), allora di secondo un per polinomio p2x) Pi{x) sar ancora divisibile P2 (^), grado a coefficienti reali. Sar perci Pi (a;) 2^2 e quindi Pix) =^pi{x) p2(x) P2{x), dove P2 (a;) ancora un

questo fattore.

= W

polinomio.

cos via.

Se ne deduce:
(x)

Ogni polinomio P

coefficienti reali

si

pu scomj^orre
coeffi-

nel prodotto di polinomii di

primo

di secondo grado a

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

53
alle radici

denti reali.
reali della

fattori di
(x)

= 0.1

primo grado corrispondono


fattori di secondo

grado corrispondono

Anzi ognuno di questi fattori individua una coppia di radici immaginarie coniugate. Se il polinomio di grado dispari, evidentemente esso non pu essere prodotto di soli fattori di secondo grado. Quindi: Ogni equazione di grado dispari a coefficienti reali possiede almeno ima radice reale. Sar bene enunciare esplicitamente la osservazione iniziale: un'equazione a coefficienti reali che possiede Se P (x) una radice complessa, essa possiede anche la radice immaginaria coniugata. Essa si pu, per quanto abbiamo qui dimostrato, generalizzare cos Se un'equazione P (x) a coefficienti reali possiede r radici complesse uguali a un numero a -4- i p. essa possiede anche r radici uguali al numero complesso coniugato a i p. In tal caso tra i precedenti fattori v ne sono r uguali ad
alle radici complesse.

'

{x

a)^

p^

a)

Se

f{x) =
17.

Sistemi

di

equazioni algebriche.

0,

^ Ce)

=
a,

sono due equazioni


allora

che hanno comune la radice

xa

algebriche,

divisore sia di

f{x) che di g (x) e quindi anche del loro massimo comun divisore; cio a radice dell'equazione ottenuta uguagliando a zero tale M. C. D. E reciprocamente, una radice di questa ultima

equazione radice comune delle f{x) 0. Se tale 0, ^ (x) M. C. D. una costante (diiferente da zero), se cio f(x), g(x) sono primi tra di loro, le equazioni f{x) 0, ^(x) non avranno radici comuni.

P)

Si

pu scrivere
affinch
le

in vari

modi

la condizione

sufficiente

equazioni f{x)

necessaria e

0,

{x)

^=

abbiano
0,

almeno una radice comune.

Se p. es. ai, a2 ..., a, sono le radici della g {x) esprimere che nulla una almeno delle /'(ai), /"(ag),
ossia che
il

basta
f{^m),

...,

loro prodotto

/'K)^(a,)
Il

f(aj

0.

primo membro di questa equazione, essendo un polinomio simmetrico delle radici della g {x) 0, si pu calcolare ( 14, ) senza risolvere questa equazione. Tale polinomio (che si pu calcolare anche in altri modi, p. es., esprimendo che almeno una

54
delle radici di f{x)

CAPITOLO IV

17

soddisfa alla g (x) 0), larsi condizione necessaria e sufficiente affinch zioni abbiano almeno una radice comune, si dice
delle
ai e

il
le

cui

amml-

due equarisultante

il

due equazioni : esso un polinomio formato bi delle due equazioni.

coi coefficienti

Y) Sistemi di due equazioni algebriche intere a due incognite. Uguagliando a zero un polinomio in pii variabili si ha
delle incognite,

un'equazione algebrica a piii incognite, ed i gruppi dei valori che soddisfano l'equazione, sono le soluzioni di essa. Date due equazioni algebriche in due incognite x, y, consideriamo il loro sistema, e cerchiamo le loro soluzioni comuni. Siano
:

f(x,y)
le
;

g(x,y)

=^
di

nella x.

due equazioni la prima Ordinate secondo prendono la forma

di
le

grado n, la seconda potenze decrescenti

grado

di x,

esse

g(x,y)
dove
le

^ ^Ay) x^''-^^Ay)x'--'-^ ^2(y)^"-^-4-

...-+-

e]),,

(y)

9 e le ^ sono polinomii nella y. a, ^ Se una coppia di valori di x ed y, p. es., P, soddisfa entrambe le equazioni, allora, immaginando in esse posto ^ ^= P, si hanno due equazioni nella sola x, che avranno a cosicch per ?/ per radice comune il valore ? sar nullo il risultante R di queste due equazioni in x. Si noti che, per calcolare R, nelle due date equazioni si considera come incognita la sola x cosicch questo loro risultante R sar un
a:;

:z;

polinomio R{y) nella sola y, perch dipender solo dalle ^j (y), coefficienti delle date equazioni.

9^ (?/),

^ P soddisfano le due equazioni, la R (y) ammette ^ come radice. Viceversa ogni valore P di ?/ che annulli R (y), sostituito nelle due equazioni date, le riduce a due equazioni in X aventi almeno una radice a comune, che si calcola
Se X
a,

servendosi dell'algoritmo del

trovano cos tutte le coppie di valori di y ed x soddisfacenti alle due date equazioni. dicesi l'equazione risultante dalla L'equazione Riy) eliminazione di x dalle due date equazioni. In generale, per, per calcolare (y), o per risolvere il dato sistema di equazioni, opportuno ricorrere ad artifici che variano da caso a caso, e
C. D.
Si

M.

che solo la pratica pu suggerire.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

55

B)

Vediamo come

il

problema

di trovare le radici

z= x-h iy

reali o

complesse dell'equazione
f{x)

ao^""

-h aiz^"^ -^

...

-f-

a_i

^ 4- a^

=
,

reali)

coniplessi (x, y, Cj b numeri hj -\- icj reali a coefficienti % si riduca al problema di trovare le radici reali di un'equazione a coefficienti reali. La nostra equazione diventa nelle attuali
ipotesi
:

(60 -4- ico)


-f-

{x -h 2jT + {i

-4- ii)

(x -h
(6n

iyy-' -h

...

4-

(hn-i

+ iCn-i)
al tipo

{x

+ iy)
le

-+-

+ cJ = 0.
il

Sviluppando ed eseguendo tutte


si

operazioni,

primo membro

ridurr in fine

P{x,y)
ove

+ iQ{x,y),
x,

saranno polinomii nelle l'equazione precedente diventer:

Fe

di

coefficienti reali,

onde

P(x,y)-^iQ(x,tj)
e
si

= =
un
yo

scinder nelle due:

P(x,y)
Siamo
in y).
cos ridotti

=
alla

Qix,y)
di

0.

risoluzione
si

sistema
col

equazioni in due incognite, che

potr fare

di due metodo dato

Ogni soluzione reale x=^Xo, y ^=


iyo

di questo

sistema

d una radice Xo -h

dell'equazione proposta, e viceversa.

Esercizi.
1"^

Dati n punti, tre qualunque dei quali non sono mai in

linea retta, quante sono le rette che contengono due di tali punti ?

'

2**

Quante sono

le

estrazioni

possibili

distinte

al

gioco

del lotto?

in

cui

Quante sono le estrazioni possibili al gioco del lotto, ^ (^ < 5) dei numeri estratti sono prefssati a priori? RlS. Dei 5 numeri estratti, k sono prefssati; i restanti k devonsi scegliere tra i residui 90 k numeri. Il nuS""

mero cercato

perci fs^Z^).

Per

A;

2,

3,

si

ottiene

il

56

CAPITOLO IV

17

numero dei casi, in cui possibile vincere un ambo, un terno, una quaterna secca. Tale numero diviso per il numero (eserc. 2"^)
(^5^)

delle possibili estrazioni

l cosietidi probabilit di vittoria.

in quante estrazioni del lotto pu

non maggiori di 90, che k dei numeri estratti, e non pi di k siano tra gli n numeri dati? Poich k dei numeri estratti sono da scegliere tra gli n k tra i residui 90 n, il numero numeri dati e gli altri 5

4^ Dati

<

90 numeri

interi positivi

avvenire

cercato

f^)

f^^Z^).

5^ Dati

interi positivi

non maggiori

di
/^

90, in quante

estrazioni del lotto pu avvenire che almeno


estratti sieno fra gli n numeri dati?

<

5 dei numeri

Si

devono sommare,

se p. es.

>2

5,

il

di cui all'esercizio 4, relativi ai valori

valore delle estrazioni


h,

/i

-h

1,

^.

6 Ris.

Dimostrare che (-)


1^.

= (-;!) + (--{).
tra
le

Si verifichi direttamente.
Si

Ris.

2^

osservi
,

che

f^j

combinazione

degli

elementi ai, ^2,

a ad

ad
lo

vi

ve ne sono

(^^

che non

contengono ai ed (^Z|) che

contengono.

r Dimostrare
(Cfr.

che

(:)-(:Zl) + (^Z?)
a
-4-

-^

.....

+ (^Zl);
poi

eserc.

6").

8' Sviluppare

(x
e

Ris.
alle

Si

ponga

= a -h
e

-t-

bf.
e
si

sviluppi,

sostituendo

singole potenze di

(a

-4-

sviluppo corrispondente di {a -h b), bf, ecc. Si trova che il coefficiente di x^ a^ (p, q, r inlo

^
teri

positivi

di

somma

n)

come

si

pu provare

anche direttamente.
9''

vale 2":
vale

La somma la somma
tali
'

dei dei

coefficienti

dello

sviluppo di {x
sviluppo di

coefficienti

dello

{x

-+-

aT aT

5:ero.

Ris. Infatti

per

a;

=a=
IO''

somme sono

uguali ai valori di {x

aT
dei

Sviluppare

{2x^ay

calcolare

la

somma

coefficienti dello

sviluppo.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE


11*"

57
orizzontali

Dimostrare che

numeri contenuti
1

nelle

del

quadro

1.1
1

2
3

13
14
1

6 4 1 10 10 5

sono

ordinatamente

coefficienti

dello

sviluppo

di

(x -h aY, (x -f- af, {x -4- af, ecc. Si noti che il posto h della riga di posto k si ottiene sommando

(x H- aj, termine di

posto h ed h
12"*

termini di

della riga precedente


il

(l

<h < k).

Calcolare

tizione (in cui

pi volte) di
Ris.
degli

numero [^] delle combinazioni con ripecio uno stesso elemento pu essere ripetuto una n elementi ad /^ ad /i?
tali

Quelle di

combinazioni che non contengono


sono
(se

il

primo

n elementi

dati

m>1)

in

numero

di

[^"^ ]

Quelle che lo contengono sono in numero di [;^!li], quando sia


posto [o]

l-

Dunque

si

ha

R]
[fj
(''

propriet, insieme alle [^]

1,

= [^I^] + U-i]= n bastano a


"^/^

Queste

definire [^]6*^)

Dunque

(^ + ^ [f] tutte queste propriet.


13''

"

^j,

perch

~ ^)

gode (esercizio

di

si deDalla (cos d -\- i sen 0)" cos w -f- ^ sen n ducano, sviluppando il primo membro con la formola del binomio,
i

valori di cos

sen

0.

Ris.
cos

SI

cos"

(2)

cos"-'

sen'

(4)

cos""'
-4-

sen'

sen'

sen n

= sen

(i)cos"-'

(sjcos"-'
anche
;

sen'
altro

(5)cos"-'

....
(

che

possono
sen'
14""

scrivere
1

in

modo ricordando che

=
sen
-+-

cos'

sen'

1=

(l

cos'

0)',

ecc.

In modo simile dalla


-+- i

(cos ai

aO
ao

(C0S2 -f- i sen ^2)

...

(cos an
-f-

-\- i

sen
...

cos [ai

...

aj

-4- i

sen [ai

ao -f-

aj -f- aj

58
si

CAPITOLO IV
possono
dedurre
le

di

17
addizione
pi generali per

formole
-f-

calcolare cos [ai 4- a2

-f-

aj

e sen [i -4- a^

+
i

...

-h aj.

15
cos*"

"Il

lettore

deduca in modo analogo dalla


j

sen*
.
j

a;

=^
cos
a;

[cos
i*

a;

4-

sen x\
[cos

-+-

[cos
i

sen x\

-i-

sen x]

l'".

sen x\

j*

che

cos""

sen*

rr

si

pu esprimere come funzione lineare


x.

di seni

e di coseni di multipli dell'angolo

16 Dimostrare che

per tutti

valori dell'intero n.

\T
+.

Calcolare
i

j/I

Ris.

Il C0S--4-

/
\

^
2

senvia

^\ ^ Quindi
. .

1/

,/~
^

2 /

4 cos4
-f- 2,

"^

''^

sen--

18
]/

Calcolare

per

trigonometrica [/l
n,
i

y i^ yi,

1,

per ogni valore dell'intero positivo

19 Porre sotto forma trigonometrica


2 4- 3
i

numeri

per w

20 Calcolare per via trigonometrica


1, 2, 3, 4, 5, 6.

le

radici

^i**"'"

di

21 Semplificare
2 4- 5
3 4i

le

espressioni
1

4-

J/
3

5i l/
2

4-i

\i
5
1

'

2 41

l/
"^

j/
i

'

5 4- 6
1

"^
i

5
i

4-

4-

67:
1

'

2 4i
'

j/^^^
1

2
i
.

V''^
2 4- 3
i
.

'

4-

i?/)'

4-

2 43 (^

[/^^
4- 3

1/^=^

3^
4?'?/)'

Ii

w/)'

(i^'

z (a;

?*

(:r

2'.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE


22*^

59
Si,

L' equazione
n"*'""*

x''

=
1
;

ha per radici

...,

s,

cio le radici
alle
i
:

dell'unit.

Queste radici soddisfano dunque

^1 ^2 ^3

+ + +
2
....

...

-4-

Sn

=
+

Si 2 -I- , S3 -f1

....

-h _i

=
;

^~ ^n-2
-+- ....

^n

^n

^^=^

Si 0

n-i

2 3 .... n

1 2 ....

= '(
di
4**

1)""^'.

23 Calcolare i coefficienti di un'equazione che ha per radici 0, 1, 1,2. Ris. L'equazione x {x^ ce -h 2) 2 x'^

grado,

0.

24**

Calcolare la

somma
2
:^'

delle prime,

o delle seconde,

delle terze potenze delle radici


:r'

dell'equazione

+
2

a;'

Rls.Dalle^i
si

trae

5i

2,

2=0, .^2 = =
52

5i -+-

= = 532
1

0.

0,

52

-h 4^1

4, 3

16.

25**

Trovare

le radici

razionali i x^

a;2-f- ^~1=0.
7 7
0.
1

Moltiplicando per 2 l'equazione diventa


2
:z;'

a;' -f-

a;

2=

a
Se
-Q-

una radice razionale, mutando, caso mai,

segni

che non muta la nostra radice) possiamo renderne denominatore P positivo. Il numero ^ da scegliersi tra i divisori positivi di ao il numero a, 2, cio vale 1 oppure 2 essendo un divisore positivo negativo di 0^3 2, potr avere uno dei valori 1,2. Le eventuali radici razionali
di a, p (ci
il

=
5

sono dunque da cercarsi tra


che

numeri

1,

2. Si

trova

1,

2,
26**

sono effettive radici.

(cerRisolvere l'equazione z;^ -f- a;^ -h 2 a; -h 2 cando dapprima le sue radici razionali). Una tale equazione (per cui a^ 1) non ha radici fratte si trova che 1 una radice intera. Dividendo il primo membro per x-\-\^ l'equazione si riduce ad x"-^ 2 0, che

determina
27**

le

altre due radici


':f?

^|/2.
2
.t^

L'equazione

-+-

a;

-h 2 =:

ha

come

ra-

dice.

Risolvere l'equazione.

60
Essa avr
per {x
-4- i)

CAPITOLO IV

17

{x

terza radice
28"*

come seconda radice. Il primo membro diviso i) =^ x~ -h 1 d x 4- 2 per quoziente. La


in fattori reali
il

2.

Si

decomponga

polinomio
2

P(x)

= 2
x'

x'

-4-

2 x'

.x' -4-

sapendo che l'equazione F{x)


Si

noti che {x

^
^=

ha

le

radici 1,
'

2,
1, i, 1

^.

i)

(x

-\- i)

x^ -h l x'

[x

{l
:

i)]

[x

-f

(1 -f- i)]

= 2 X 4-

2.

Quindi

p [x) =
29**

(x

1) (x

1) (x' +- 1) (x'

2X
alle

-I- 2).

Come
x^

si

cercano
x' -h

le

radici
0,

comuni
g (x)

due equazioni
4:

f{x)

= 2

2=
il

= x'
e sole
le

Eis. Uguagliando a zero

Massimo

Divisore delle f{x),


radici

g (x) si ha un'equazione, le cui radici sono tutte comuni alle due equazioni. Le due equazioni

x' 2x'4-x
x'

2,

=0
perch

hanno dunque l'unica radice comune Massimo C. Divisore dei primi membri.
30''

2
=

il

Per un' equazione


Si, S2, s^

x^

-4-

ai x^ 4- 2
delle

x H-

^3

sono
terze

date

le

somme
le

delle prime,
i

seconde,

delle

potenze delle radici. Si determinano


ricordare

coefficienti ai, ^2, as.

(Basta
si

formole

di

Newton,

in

cui questi coefficienti

riguardino come incognite).

31" Si calcoli
ai'^a2a3-4-a2*aia.5-f-a3*aia2-f-3 (ai^aa+as^aiH-afaa-l-a/ai-j-ao^ai-hasai^)

dove ai
Si
^4 Si,
1

ao

(X'^

sono
la

le

radici di
54,
1,
1

x'^

4- x
dei

-f

0.

noti
5r,,

che
1,

somma

primi tre

termini

vale

32**

Si risolvano le equazioni

x'

4- 3 x' 4- x^

3X2 = 4- 4 X 4 =
,

x'

a;'

4- x^

=
1

x^

x^

0,

cercandone prima

di tutto

le

radici razionali.

POLINOMII ED EQUAZIONI ALGEBRICHE

61
cubiche,

3T

Trovare

direttamente
;

le

radici quadrate,
le

quarte, quinte, di

:;21=0

1 cio si ;;r'l=0
;

risolvano direttamente

equazioni

;a;'l=0
4;

;^'1=0.
-

Basta osservare che

x^l=^(xl){x+l)
x'

a;'

lix
x'
.

=
x^
(^^

i''

=^ (x

^)'

i)

{x

-4- i)

1)

{x''

-hx-h
-f-

1)

x' -h

l={x

-hl){x^
1) (x

l=(x^^
x'-i-l=^

1) (x^

ix'

4-

1)'^

=
ix'

e che per

x =^

s ha.

{o(f

echeper

a;-l=Osihaa:;'^

x]/2-\-l)(x'-^x 1/2 l) = l)ix'-i-x''-hx''-hx-h ove = + -h x -hi =^ -h x^-i-x^ x-hl) = -h x-h =0;^ \^ |ove^ =
(x'
-f-

(xl)ix-h 2 = + D' (l/2


1)

i){x-{=
^ 1)

x-^
i)

1)

x'

1)

{x

x^

x'^ -\-

x^

x^

2^

Il

a;

-H -

1)

(x

-4-

1) ix'

af^-hxr

:cH

'

Si

confrontino

risultati ottenuti per questa via coi risultati

ottenuti per via trigonometrica.


S"*

Quando avviene che

le

due equazioni

x^-\-px-hq=^0
hanno una radice comune?
35*"

,x^

a?+c

=
0.

Analoga domanda per

le
,

x'^'hpx-hq^=0
:r*

x^ -h

a=^

3 6"* Trovare se esistono radici

comuni
^'

alle

-h

:z;'

^'
le

=
la

+
54

:z;'

+ 3 = 0.
i

37**

Date
loro

somme
si

Si, So, s^

di tre

numeri, dei loro quadelle loro quarte

-drati,

dei

cubi,

trovi

somma

potenze. Si cominci col calcolare l'equazione di

cui

tre

nu-

meri sono radici.


38""

Data un'equazione algebrica a

coefficienti

razionali,

come

se ne

dove a

determinano le eventuali radici del tipo a ]/ 1, un numero razionale ? Si faccia poi tale ricerca per
_4 _, .3 k ^2 x' -h x^ -h 6 x' -h
,

l'equazione

4 X -h 4

0.

39 Costruire un polinomio di terzo grado, che sia uguale ad 1 per a; 1, 2, 3, 4.

62

CAPITOLO V

18

CAPITOLO

V.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO

Nel 17 abbiamo dato un metodo generale per affrontare di due equazioni algebriche il problema di risolvere i sistemi in due incognite: metodo che estendibile anche a casi pi generali. Ma questi studi vanno rapidamente complicandosi, conservando un carattere di grande semplicit soltanto per i sistemi di equazioni di primo grado. Questo caso (che del resto si pu trattare coi metodi pi elementari dell'algebra) ha dato origine a nuovi simboli e algoritmi, il cui studio costituisce la teoria dei determinanti, ed offre rapidi metodi di calcolo in alcune ricerche di geometria e di meccanica razionale. Per quanto si tratti di una teoria di importanza pi formale, che essenziale, noi vogliamo ora esporne i tratti salienti.
18.

Matrici.

a) Si dice matrice ad m righe ed n colonne l'insieme di n numeri o simboli, od espressioni algebriche {elementi) disposte in m righe ed n colonne (*) racchiuse tra due coppie di sbarre verticali. Cosi, ad esempio:

m
k

P
sono rispettivamente una matrice a 3 righe e 4 colonne ed una matrice a 2 righe e 5 colonne. Nella prima matrice gli elementi a, 6, ^, 6^ costituiscono la prima riga, 0, come si suol dire, la riga d'indice 1 gli elementi e, f, g, h
;

costituiscono la seconda riga o la riga d'indice 2, ecc. Gli elementi a, e, l, costituiscono la colonna d'indice

gli

elementi
(*)

b, f,

m
.

costituiscono la colonna d'indice 2,


il

ecc.

inutile definire

significato della frase

in

ima colonna

Gli esempi seguenti basteranno a renderne

simboli disposti in una riga chiaro il senso.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


L'elemento

63
nella

della

prima matrice

l'elemento
costituiscono

posto
la

riga d'indice 3 e nella colonna d'indice 4.

Assai spesso
(gli

gli

simboli
si

che

matrice

elementi della matrice),

indicano con una stessa lettera

dell'alfabeto (p. es., con la lettera a)

che variano da elemento ad elemento


riga,
il

accompagnata da due indici, il primo l'indice della


;

secondo l'indice della colonna


p. es.,

alle

quali

appartiene

l'elemento.
Cos,
se
si

indicano

gli

elementi della prima matrice

con la lettera a, e si vuol seguire la convenzione ora fissata, indicheranno gli elementi della prima riga a, 6, e, d rispettivamente coi simboli aii, a^, ciu, ctu', gli elementi e, f, g, h quattro elementi i rispettivamente coi simboli 21 22 ^23 ^24
si
, ,

della terza riga coi simboli

31?

^32,

33, 34.

In generale una matrice a

righe ed

n colonne

s'indicher:

21

64
y)

CAPITOLO V

18-19

Tra
:

sono specialmente notevoli


cipale

quadrata di ordine 7i della diagonale princio quelli che appartengono a riga e colonna di ugual
gli

elementi di una matrice


gli

n elementi
a

indice.

Per

es.,

nel determinante

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO

65
o di

Un

elemento di un determinante

si

dir di posto

pari
le

posto dispari secondoch pari o dispari la

somma

degli indici

della riga e colonna cui appartiene l'elemento secondo

con-

venzioni del 18, a, pag. 63. E chiaramente Di due elementi consecutivi di


:

una

stessa

linea (riga o colonna)

uno

di posto

Sia dato un determinante elemento; sopprimiamo la riga e la colonna, cui appartiene a: otteniamo un determinante (minore) D' di ordine n 1, di cui per ipotesi conosciamo il valore. La quantit -4- D\ se a di posto pari, la quantit D\ se a di posto dispari, diconsi

pari, V altro di posto dispari. di ordine n e ne sia a un

complemento algebrico di a. Se un elemento di un determinante indicato con una lettera minuscola seguita da uno o pi indici, e se non vi a temere alcuna ambiguit, molto spesso il suo complemento algebrico si
il

indica con la corrispondente maiuscola seguita dagli stessi indici.


Cosi,

per esempio, se

(1)

D=
scrive

ai
hi
Ci

a-z

a-i

62
C2

h,
C;

'
\

SI

Al

Ci

66

CAPITOLO V

19

Ottenuta dalla precedente sopprimendo ^; e p'= 6 il posto di g nella successione a,b,Cje,f,g,h,k ottenuta sopprimendo invece d.

mento che

se si sopprime un elementre invece diminuisce di uno, se si .cancella un elemento che lo precede; perci
Il

posto di
lo

un elemento non varia

segue,

r
r'

^=^

^' ^=^
,

= r l,p'
/
di

se r
se

p
-+- p'

< p, r > p.
di
;

In ogni caso
cosicch,
se

4- p ed r
essi

differiscono
dispari

una unit
cio

uno

pari,

l'altro

Analogamente,
indice
r,

se in

una matrice
nella

si

cancella

una

linea

di

allora le linee parallele che precedono la linea cancellata

(di indice

p<r) conservano
p

nuova matrice

l'indice p;

le

linee parallele, che seguivano la linea cancellata,

che cio avel'indice p

vano un indice
(appunto

> r,

avranno nella nuova matrice


r"*'"""

perch la
le

linea precedente

si

stata

cancellata).

Anche

nel caso delle linee di

una matrice

possono pertanto

applicare

precedenti considerazioni.

Sia dato un determinante


sulla
r'*""""

sia

a un suo elemento posto


dispari

riga e

sulla

s'*'"'*

colonna; esso di posto pari o


pari
o

dispari

secondo

iy+*
Il

= -H

che r 41,

nel secondo

(
J.

1)'+*

=
il

[nel
l].

primo caso

complemento algebrico

cancellando riga e

minore [a ottenuto colonna incrociantisi in a e preceduto dal


di

segno

( If +^

elemento h di D, che appartiene a una riga e una colonna distinte da quelle passanti per a, appartiene anche al minore ^. Se y -^ % pari, cio |x coincide con A, il complesi dir il complemento mento algebrico di b nel minore algebrico di b nel complemento algebrico A di a (nel determi|JL

Un

[a, allora nante iniziale). Se invece r 4- s e dispari, cio A si chiasegno, di cambiato in il complemento algebrico di b ^, mer il complemento algebrico di b nel complemento algebrico

di a. Cio

il

algebrico J. di a vale

complemento algebrico di b nel complemento il complemento di b nel minore |x otte-

nuto sopprimendo riga e colonna incrociantisi in a, cambiato o [cio fi, non di segno secondo che A coincide con |i o con secondo che a ha posto pari o dispari in B, cio secondo che ( l]. 1) +* vale 4- 1 oppure


DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO
Siano
in
S

67

p,

numeri d'ordine della riga

colonna che h ha

siano p\ 5' i numeri d'ordine della riga e colonna che b cancellando la riga /*'*'''* e ha in |x (che si ottenuto da
;

colonna
nore
in
b,

complemento algebrico di in [x vale il miottenuto cancellando da [a la riga e colonna incrociantisi secondo che p' -h B' pari preceduto dal segno -Ho
s'''"^").

Il

dispari,

cio preceduto dal segno di


il

1)'''"^.

Quindi segno del

complemento
(

prodotto

iy+*

di

b
(

in

A, vale
lY''^^',

preceduto
dal

dal
di

cio

segno

non che il minore ottenuto da sopprimendo Ora entrambe le righe ed entrambe le colonne che si incrociano in a ed in b. Cos pure, se / ed s' sono i numeri d'ordine della riga e soppricolonna, cui appartiene a nel minore ottenuto da mendo le righe e colonne che si incrociano in b, il complemento di a nel complemento di b vale

dove
e

ancora
si

il

minore ottenuto sopprimendo in


b.

le

righe

colonne che

incrociavano in a e in Ora per Tosservazione precedente

(
Analogamente

l)^ + r>'

= (_
(
:

if' + F.

(
Moltiplicando,
r

iy + '''=:
ne deduce

1)*'

+^

se
2^\r

+ ? + p' +

r]'

__

-j^y'

+ s'-l-p-f-,]^

Perci

Teor. II. Se a, b sono due elementi di un determinante appartenenti a righe e colonne distinte, il complemento algebrico di a nel complemento algebrico di b uguale al complemento algebrico di b nel complemento algebrico di a.
Def.
dotti

Si

dice valore

di

ottenuti
i

moltiplicando

un determinante la somma dei progli elementi di una linea qualsiasi

per

loro complementi algebrici C).


Applicando questa definizione a un determinante

al valore

di ordine 2, si ritorna sopra definito di un tale determinante. Se invece moltiplichiamo gli elementi di una linea per i loro complementi algebrici cambiati di segno, e poi sommiamo, troviamo il valore del determinante cambiato di segno.
(*)

68
Cos,
p.
es.,

CAPITOLO V

19

nel caso precedente tale valore sarebbe


Ci Ci,

ai
ai

Al 4-

5i -h

oppure a, A2 -H

62

^2 -^

C2 C2,

oppure

Al -\- a2A2 -^ a-^ A^, ecc. Perch tale definizione non sia contraddittoria in termini bisogna per dimostrare che, da qualunque linea si parta, si giunge sempre allo stesso valore (che, p. es., per il determinante (1) aiAi-^ hi Bi -f- Ci Ci ai Ai H- ^2 A2 4- a^ A^
===:

Ci

Ci

-4- C2
il

C2

-f- C3

C3

ecc.

...).

teorema si verifica tosto per i determinanti del ordine noi potremo dimostrarlo col metodo di induzione completa provando che, ammesso il teorema per i determinanti di ordine n 1, e quindi anche per i complementi algebrici (*) degli elementi di un determinante di ordine n, esso si dimostra valido anche per i determinanti di ordine n. E cos noi faremo. Per provare che, partendo da una linea qualunque, si giunge sempre allo stesso risultato, baster provare che, partendo da una riga qualsiasi (p. es. la /""'") si giunge allo stesso risultato, come partendo da una colonna qualsiasi (p. es. la 5'**"*'). E, poich il teorema stato ammesso per i determinanti di ordine >^ 1, noi, per calcolare i complementi di un elemento qualsiasi, potremo calcolarli partendo da una loro linea qualsiasi. Se noi sviluppiamo, come abbiamo detto, il determinante iniziale prima secondo gli elementi della riga r, poi secondo gli elementi della colonna s, troviamo due somme S, S' di n prodotti (di un elemento per il suo complemento) che hanno un addendo comune il prodotto dell'elemento e in cui si incrociano la riga r e la colonna s per il suo complemento C. Baster, provare che i risultati R, R' ottenuti sopprimendo dalle due somme S, S' questo addendo comune, risultano uguali. Ogni addendo di i^ il prodotto di un elemento a della riga r per il suo complemento A] questo complemento si pu, come abbiamo detto, calcolare partendo da una sua linea qualsiasi, p. es. da quella sua colonna, che in aveva il posto s esso uguale perci alla somma dei prodotti ottenuti moltiplicando ogni elemento h di questa sua colonna per il complemento di tale elemento l in A. Quindi si ottiene cos Si moltiplichi ogni elemento a della r^'* riga per ogni elemento b della s^"'^ colonna {distinti
Poich
2""

(*) Ci evidente se si tratta del complemento di un elemento di posto pari (il quale complemento precisamente un determinante di ordine n 1). Se invece si tratta di un elemento di posto dispari, tale complemento un determinante di ordine n 1 cambiato di segno ma tale cambiamento di segno si ha, per definizione,

anche nei complementi algebrici

dei suoi elementi.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


dair elemento e di incrocio) e per nel complemento algebrico L di di
ottenuti.
il

69

complemento algebrico di b
si

sommino
i

risultati cos

R
Per
il

'

si

otterrebbe similmente
il

sommando

prodotti di ogni

per ogni b e per


teor.

complemento II sar dunque E

= R\

di

a nel complemento
e. d. d.

B
un

di b.

minante
a)

Osservazione Da questa dimostrazione segue che si ottiene sommando insieme


:

il

valore di

deter-

il
;

prodotto

di

un suo elemento

e scelto

ad arbitrio per

il

suo complemento

algebrico
^)
i

un
di

altro elemento h posto sulla stessa colonna di e, per

prodotti ottenuti moltiplicando un elemento a posto sulla riga di e per il complemento algebrico
di h (o, ci

a nel complemento
di a).

che

lo stesso,

il

complemento

di

h nel com-

plemento

Un
lele, p.

risultato analogo si ottiene se gli elementi a, h descrivono due linee parales.

due righe, restando per sempre in colonne ralmente non si parla pi di elemento di incrocio.

distinte.

In tale caso natu-

20.

Propriet

di

un determinante.

colonne,

Se noi scambiamo ordinatamente le righe con le determinante D non muta (cio diventa un determinante D' uguale a D).

Teor.

I.

il

ai bi

Ci

(Per

es.

70

CAPITOLO V

20

Il teorema evidente per i determinanti di ordine 2. Ammesso il teorema per determinanti di ordine n 1, dimostriamolo per un determinante di ordine n > 2. Il teorema cos sar completamente provato col metodo di induzione completa. Scambiamo in D, p. es., le righe r'*''"* ed s*''^^ Consideriamo la f'''"' riga con t^r, t^s. Scambiando le righe di posto r ed 5, si scambiano due righe nei complementi algebrici degli

elementi di tale

f''^"'

minanti di ordine n

le per

riga,

che sono (a meno del segno) deteri quali vale per ipotesi il teorema.
f'"'"'

Basta ricordare
riga,

lo

sviluppo di Z) ottenuto partendo dalla


risulti

perch

il

teorema
Se

provato anche per D.

Teor.
ma,
per

III.

un determinante ha due righe parallele uguali,

esso nullo. Infatti, scambiando tali righe,

resta immutato

n = D,
il

il

teorema precedente,
cio Z)
io

esso

cambia

segno.

Dunque

0.
i

Teor. IV. Se

moltiplico

complementi degli elementi di


li, I2, I3

uguale al determinante D' che si deduce dal dato, sostituendo le li, I2, I3 ordinatamente al posto degli elementi della linea considerata.
,

una linea e sommo

di

rispettivamente per delle quantit


cos ottenuto

numero

Cos,

p.

es.,

se 1

D=

ai hi
a2 62

Ci C2

si
I

ha

p. es.

k A2

^2

^2 -H h C2

h k k

T)'

c-\
!

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


posto di
e la

2,

1)2,

C2.

Ma
e

tale

determinante D' avr uguali

la

prima
e. d. d.

seconda riga

perci (teor. Ili) e nullo.

Teor. vi. Se moltiplichiamo gli elementi di una linea del D per un numero K, il determinante resta moltiplicato per K (cio si muta in un determinante D' KD). Infatti i complementi algebrici degli elementi di quella linea
determinante

secondo gli elementi di tale linea si deduce pertanto subito il nostro teorema. Cor. oc) Se due linee parallele di un determinante sono proporzionali, il determinante nullo (perch, moltiplicando gli elementi di una di queste linee per un conveniente fattore, il determinante si muta in un determinante con due linee parallele uguali).
restano
invariati
;

dallo sviluppo di

Teor. VII. Se gli elementi di una linea di un determinante

D
da

sono ordinatamente

\i-\-

mi,

I2 -+-

m2,

I3

+
una

ni;{,

il

deter-

minante

uguale alla
le

somma

dei due determinanti ottenuti

sostituendo agli elementi di tale linea

volta

le

li, I2,

un'altra volta

mi, m2,
ottenuto

Ci risulta subito dallo sviluppo del determinante partendo dalla linea considerata.

Teor. Vili. Se agli elementi ai, aggiungiamo gli elementi a,-, b,, Cj, moltiplicati per un mimer qualsiasi k
hi-\-khj,
al

bi,

d,

di

una
-+-

linea

di

una

linea parallela

(cio scriviamo ai
il

kaj,

determinante resta im), mutato (cio si muta in un determinante D' D). Infatti IJ (teor. VII) somma del determinante che ha come elementi della linea considerata le a, hi, e dell'altro che in tale linea ha gli elementi kaj^khj, Il primo lo stesso determinante!), il secondo ha proporzionali la riga degli elementi j, j, e a la riga degli elementi kaj,kbjj ed perci nullo (Cor. del teor. VI). Donde segue il teorema enunciato.
posto di
a,-, ,

Teor. IX. Un determinante

di ordine n

ha \n

termiii.

Ci evidente per n ==^ 2] ammesso al solito vero per i determinanti d'ordine n 1, si noti che i complementi algebrici degli elementi di 1 termini. Per ottenere si hanno \n

deve moltiplicare ognuno degli n elementi


il

di

una

linea di
1

suo complemento e sommare. Si avranno cos n \n

D D per
h/

termini generalmente distinti.

provato per induzione completa. (Si noti particolari qualcuno di tali termini pu essere nullo, due termini si possono elidere; se un elemento
Il

teorema

cos

che per determinanti

72

CAPITOLO V
di di

20-21

somma somma

pi quantit, qualche termine


parecchi, ecc.).
le

si

pu scomporre nella

Teor. X. Sono poi immediate


a) Se tutti gli elementi di
il

seguenti ^proposizioni :

stessa linea sono nulli, determinante nullo. b) Se tutti gli elementi posti da una stessa banda della diagonale principale sono nulli, il determinante si riduce al termine principale,
e)

una

Un determinante

un determinante uguale ed una colonna, purch


tutti nulli,

di ordiate n

eccettuato
es.

il

pu trasformare in premettendo una riga gli elementi delVuna o delValtra siano primo che sia uguale alVunit.
di ordine n si
-4-

1,

Cos,

p.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO

73

DiM. Il teorema evidente se k 0. In tal caso proprio il prodotto degli elementi della diagonale principale, che un termine del determinante {il termine principale). In ogni altro caso il determinante D' dedotto da con tali h trasposizioni vale ( ly^D (teor. II del 20); ogni termine di D' vale il corrispondente di moltiplicato per ( 1)^. Ora il prodotto da noi considerato il termine principale di D', e perci

un termine

di D'.

Dunque (
di

1)^'

un termine

di

D,

e. d. d.
eie-,

Teor. TV.
menti
scelti

I termini

dalle
le

un determinante D, clie hanno come fattori h prime h righe e colonne, hanno per somma il prodotto
tali

del
a'

minore a formato con


(formato con

righe e colonne per

il

minore complementare

residue righe e colonne).


si

trova un'immediata conseguenza della definiz. di determinante. di ?? elementi, termini , a meno del segno, il prodotto h elementi apparappartenenti a righe e colonne distinte del minore ^, per n tenenti a righe e colonne distinte di a'. Ora il prodotto p dei primi h elementi vale, a meno del segno, un termine T di A; e precisamente t ( l)'-^, se con h trasposizioni si portano gli h eleh elementi menti di p sulla diagonale principale di a. Il prodotto p' degli altri n ( l)^jp', se con vale, a meno del segno, un termine t' di a'; e precisamente t' I trasposizioni si portano tali n h elementi sulla diagonale principale di a'. tutti gli Allora evidentemente, facendo tutte le citate p 1 trasposizioni, n elementi considerati sono portati sulla diagonale principale di B. E perci 2?p' T={\y'-^^P. Poich ( 1)^t( 1)^t', sar T=rr', Cio i termini considerati sono tutti e soli i prodotti di un termine ^ di a per un termine -' di a'.
di questi

Per h 1 DiM. Uno

P=

e. d. d.

Siano scelte h righe qualunque che abbiano


ordine crescente. Trasponiamo la riga r'""" con
quella di posto r,
trasposizioni:

posti

r, jT^,
r^

,r^^

scritti

in

quella di posto

1,

poi

con

2, ecc. ecc.,

poi con la prima riga;

avremo

cos fatto r,

1
resti

la riga di posto r, andata al primo turbato l'ordine in cui si seguono le altre righe.

posto,

senza

che ne

In

modo analogo con


r^^

r^

trasposizioni porteremo la riga


r'f^"""

r'^'

al
h,

secondo
in

posto, ecc., con

trasposizioni porteremo la riga

al

posto

tutto

-h h) trasposizioni avremo portato le nostre h righe ai primi posti senza cambiare n l'ordine in cui si succedono tali righe, n l'ordine in cui si succedono le altre n h. Altrettanto dicasi per h colonne di posti s^, s.^, s^

con

(r,

+ ^2 +

-}- r^)

(l 4- 2

-+-

+- h) 2 (1 -h 2 In tutto con (r, -h rg s,^) -f- r^) -h (s, -h s^ trasposizioni avremo portato sia le righe, che le colonne considerate ai primi h posti .senza che sia mutato n l'ordine in cui si seguono le linee considerate, n l'ordine in cui si seguono le linee residue. Poich ogni trasposizione di linee parallele cambia -\- h) nn numero pari, con le traspoil determinante di segno, e poich 2 (1 -h 2 -+un determinante D' { ly sizioni citate avremo dedotto dal determinante (r, -f- r^ -h .... r^) -+ (s, -+- Sa -+se e s^). E anzi da ogni termine di D' si deduce il corrispondente di D, moltiplicandolo per ( 1)^ Applicando a D' il teor. IV, avremo in conclusione

di un determinante D di ordine n, n righe e h colonne di D, e a' il minore formato con le residue formato con h n h righe e colonne, il prodotto di , di ^' e di ( 1)', dove e uguaglia la somma degli indici delle righe e delle colonne di ^, uguale alla somma di tutti e soli quei termini di a, che contengono come fattori h elementi di ^. II prodotto ( 1)^ A' si chiama complemento di a facile vedere che ( 1)' a il complemento di A'.

Teor. V. Se a

un qualsiasi minore

<

74

CAPITOLO V
Cos, per es., nel determinante

21-22

li

a 14
24 34 44

B=
la

21 33

somma

di tutti

termini del suo sviluppo,

quali contengono per fattori

due

elementi del minore a

^2223

uguaglia
di

1)'

A',

dove e

2-h3-4-2-h4 = ll
righe sono 2 e 4)
le

(perch gli indici delle colonne


dove
A'

a sono 2
a'

e 3 e quelli
le

delle

il

H14
3134

ottenuto da

sopprimendovi

righe e

colonne che

contribuiscono a formare
i

a. Si ha poi che ( 1)'^ a' e ( 1)' a sono rispettivamente complementi algebrici di a e di a'. Se ne deduce che: Scelte h linee parallele di D, la somma dei prodotti ottenuti moltiplicando i minori di ordine h di D, formati con queste h righe, per i minori complementari, uguaglia D. prodotto di n elementi, h dei quali Basta ricordare che ogni termine di appartengono alle h linee considerate, ed anzi ad uno solo dei minori di ordine h formati con queste h linee. Cos, per esempio

ni2i3
22a3
4243

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


Cosicch, supposto per fissar le idee
aiihii-Tai2hY2

75

+ avdbn

^11&21"+-<^12&22+^13<^23
<^21^21

^ll&:a ^21^31 31^31

<^12&32

+ ^13&33
"+"

(1)

AB

<^21&11

agiii

+ ^22^12 + ^23^13 + 32^12 + <^33&13

+ ^^22^22

"+"

<^23&23

^31^21

+ ^32^22

+" ^33^23

+ ^22^32 ^23^33 + <^32&32 + ^33^33

Il determinante del secondo membro la somma dei 27 determinanti che si ottengono conservando in ciascuna colonna uno solo dei tre addendi: il primo, il secondo o il terzo. Se in due colonne conserviamo addendi di egual posto (in entrambe le colonne il primo addendo, o in entrambe il secondo, o in entrambe il terzo), il determinante cos ottenuto avr due colonne proporzionali e quindi (teor. VI, oc, 20, pag. 71) sar nullo. [Cos, p. es., conservando nelle prime due colonne il primo addendo, gli elementi di queste colonne si ottengono.moltiplicando a,,, 21 <^%\ rispettivamente per b,, e per b^,]. Dei 27 determinanti basta per ci tener conto dei soli sei differenti da zero, che si ottengono scegliendo in una colonna il primo addendo, in un'altra il secondo, nella residua il terzo. Consideriamo uno di questi sei

determinanti, p.

es.

12^12

76
Y) Consideriamo

CAPITOLO V
le

Q 22-23

due matrici:
Ciiz

Un
(I2I

(l\2

&11 ^21

&12

&13 ^23

^22 ^23

O22

Se

le

moltiplichiamo per orizzontali, come se fossero deteril

minanti, otteniamo
^11 ^11

determinante

di

secondo ordine
^13
Qj2z

-H

^1: &12

^13 ^13

hd hz

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


minante
1

77

D
2

ar'(a2 ar'e^.
ai
ag (a2

11
ag
ai)

resta scritto nella forma

as (ag

cLi

ai)

^n

(a,

aO

ai)

ar'K ai) .....


arM^s
ai
ai)

ai)

ai)
a,,

a;r'(a-ai) <-'( aO

aj-'(a2
^2

ao(a2

a(a

a^
ai)
ai)
1

ai

a?

(a2

ai)

Ma,
=

ai)

(^2

ai)

(ag

2,

ai)

(a

aj

as
n3

n
a:

Ora, se

71

=
1,

si

trova che

D = aa ai;
calcolo di

servendosi della
di

precedente identit, che riduce

il

un determinante

Vandermonde di ordine n
Se ^

3,

di ordine
si

al

calcolo di

un determinante analogo

trova che:
(a^

Se

n=

Z)

4,

.(a3

D= D

a^
{(x..2

aa)

(a^

(ag ai)

a2)

ai)

(cx.^

(a^

(ag
aj)

(x.^)-

(a^

aj).

a3).

Per n qualsiasi

uguale

al

prodotto delle

-n(n

1)

differenze delle quantit ai, ag,


del

a a due a due, in cui l'indice

minuendo superi
oc)

l'indice del sottraendo.


al

Se noi innalziamo

quadrato

il

determinante

di

Vandermonde troviamo

JD'

=A
Sn-l
Su-f-1

S2U-2

dove con Sh ho indicato la somma delle h"'""^ potenze delle a (per li =1,2, ..., 2w 2). Questo determinante A si chiama il discriminante degli n numeri dati esso nullo soltanto se almeno due di questi numeri sono uguali tra di loro. Se le a sono le radici di una data equazione algebrica, le formole del 14 y, pag. 50, permettono di calcolare tale discriminante senza risolvere l'equazione, perch le su si possono cai;

78

CAPITOLO V

23

colare tosto, appena sono dati i coefficienti dell'equazione. Abbiamo cos un metodo per riconoscere quando due delle radici di una data equazione sono tra loro uguali.
,'5)

Il

tivamente

discriminante pu servire (almeno teoricamente) a calcolare approssimale radici reali di una equazione a coefficienti reali, che abbia radici

tutte distinte.

Se (x) X" H- a, x"-'^ Hesistono molti metodi per trovare

-\-

a,i-

rr

=
B

un numero

positivo

una tale equazione, maggiore del modulo di

ogni sua radice (*) reale complessa. Noi diremo che abbiamo calcolato in prima approssimazione, anche che abbiamo separato le radici reali di tale equazione, se per ogni tale radice a sappiamo assegnare un intervallo dentro al quale sia contenuta la radice a e nessuna altra radice. Impareremo pi avanti come il metodo di Newton-Fourier permetta poi di ,ol,dedurre valori di oc approssimati a piacere. Se ^,,2, sono le radici reali a^) di tale equazione, (x) {x dove Q (x) un (^ ^>) Q i^), ,) (x prodotto di fattori di secondo grado sempre positivi per x reale. Cosicch, se f, ' sono due numeri tali che (:>) e P(-^) abbiano segni opposti, certo nell'intervallo (m, >) esiste un numero dispari di radici a, e quindi almeno una radice a. Se un numero positivo minore dei valori assoluti di tutte le differenze tra le radici reali combinate a due a due, allora, formando una progressione aritmetica indefinita in ambo i sensi, in cui la differenza tra due termini consecutivi sia eguale a codesto numero X, tra due termini consecutivi della progressione potr essere nessuna. E, per quanto si disse, sar facile assicurarsi compresa una sola radice no una radice, se tra due termini consecutivi della progressione sia compresa poich nel primo caso essi, sostituiti all'incognita x, faranno prendere al primo {x) dell'equazione segni opposti, nel secondo caso lo stesso segno (**). membro Evidentemente inutile protrarre la progressione indefinitamente: basta tener conto solo di quei termini della progressione che cadono nell'intervallo compreso e -hB. In ognuno degli intervallini, ai cui estremi (x) ha segni opposti, tra 0. Baster tener conto ditali e in essi soli, cade una e una sola radice di P(x) intervallini e trascurare gli altri perch sia risoluto il nostro problema di separare le radici della nostra equazione. Il nostro problema dunque ridotto alla determinazione del numero A. Si noti a.^ 2 B. a, a,^ -^ ol^ che, se oc,, ed a^ sono due radici qualunque,

Sostituendo nel valore (che sappiamo calcolare) di

A=
in-

(oc,

a.,y

(a,^

- a,Y
(oc,

(oc,

a.f
(in valore asso-

luogo

di tutti

fattori, eccettuato
:

ot^),

il

numero maggiore

luto) \2

si

avr

Al^loc, -aJ2(2J5)2^
(*) Ecco, p. es.,

^;

onde

K"^r|^

loc,

-2

|2J5i

''

un metodo teoricamente semplice. Sia


.
I

A
\

la

massima

delle

a,
i

a^
i

a
I

Sar

P{x)\^\x\"
\x'f'A
\
I

a, ic"-i

-f-l

a,x'^-^\

-i- ...-{-

a,

\^
^]"~}
I

^i-M-

\x !-2-h

-h

x\-\-l\

\x

'"

Xj\

cio

\P{x)\^-^''
sar
I

'

l^'-^-^< + ^.
I

a;
I

Se

dunque

|x|^^ +

l,

allora

x sar 0. Quindi se x radice di P (x) 0, il suo modulo ad J. A-\-l. Per altri metodi, che permet1. Potremo dunque porre rinvio ai trattati di algebra. tono di assegnare un valore pi piccolo del numero (**) ^on porta che semplificazioni il caso che uno dei termini della progressione
\

P (x) >

inferiore

B=

sia esso stesso

una

radice.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


ossia
'(''-1)

79

0L,\^}/ \A\:{2B)
reali

secondo membro minore del modulo della differenza a^, che si possono scegliere ad arbitrio tra le radici Possiamo dunque assumere:
Il
oc,,

tra

le

due

radici

reali dell'equazione.

(:2B)

'

primo
interi

Oss. Supponiamo in particolare che i coefficienti dell'equazione siano interi, ed il a,j uguagli l'unit. Allora il discriminante, essendo un polinomio a coefficienti

formato coi rapporti

,~,
0/0

,
do

che sono numeri


1 (*).

interi,

sar un numero

Ci

intero, e quindi

certamente sar

V
(2^)'

Dunque possiamo anche assumere

ponga ^

1.

Se poi ^0 non fosse uguale ad


gnita.

1,

si

=
+

assumendo y come incoy


a
,

L'equazione
y"
-+-

diventa

Oq

(- I

+ a, ( )

ossia

a, 2/"~

4-

O' a,)y''~'^

4- a-i a''-^ y

^"""-'t
a a]

= 0,

che

un'equazione a coefficienti interi col primo coefficiente uguale all'unit. E siamo ricondotti al caso precedente. Nei trattati di algebra complementare sono dati molti altri metodi per separare e per calcolare approssimativamente le radici di una equazione algebrica.

Esempi
1^
rette,

(**).

Se

ai, Pi, Yi

ed

2, ^2? T2?

sono

coseni direttori di due

rispetto a

una terna

di

assi cartesiani ortogonali, noto


delle

dalla geometria analitica che l'angolo

due rette soddisfa alla


T2.

cos 9

=
1

ai a2

-f-

Pi P2

-H Ti

Quindi
^1

Pi

Ti

cos
1

2 p2 T2

cos

=
1

cos"^

sen^

0.

donde:
sen 9

= ytfl' = l/'(ip2-^a,)V(piT,-p2Tx)^+(Ti2-xr2)^
r
l'^2P2T2

(*)

Non pu

essere

A=r0

nell'attuale ipotesi che le radici della nostra equa-

zione sieno distinte.


se

(**) I seguenti esempi sono importanti specialmente per ne fanno nei corsi di geometria analitica.

le

applicazioni

che

80
2^

CAPITOLO V
Siano
a,-,

di

23
direzione
:

p,-,

a due ortogonali
ai Pi Ti

(^

y^

coseni

di

tre rette

r,,

1, 2, 3).

Sar

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


tutte
le
il

81
che non

altre

altera

valore del determinante)


f

colonne moltiplicate ordinatamente per a,2, 13, per le stesse formolo del teor.
;

i^
cit.,

(il

avremo

-A -^12

--13

-A\i/

in^'

=
U

J.22 -^23

^2// A:;.

^32

-4.33

jOlu 2 -^^3

-Atid

poich la prima colonna tutta costituita di termini Dividendo per a,,(^F 0), otteniamo appunto A'

nulli,

essendo

= 0.

24.

m
n

Sistemi

di

equazioni lineari.

Teorema
Per sistema
si

preliminare.
(0,

di

equazioni di primo grado


incognite
xi, X2,
,

come anche
natusia

dice,

lineari) ad

Xn, s'intende

ralmente un
della

sistema di

equazioni, ciascuna delle quali

forma

ccxi

4- Px2 -^

^X'i -f-

-+- "kxn

=i?,
dati (a,
p,
,

dove
Il

le

a, p, y,

X^p sono numeri costanti


;

dell'equazione p termine noto). problema della risoluzione di queste equazioni consiste dunque nel cercare tutti gli speciali sistemi di yalori da darsi alle Xi^ X2, Xn, in modo che le m equazioni ne restino tutte soddisfatte simultaneamente. Indicando in generale con a^j il coefficiente della incognita Xj nella i''''' equazione e con a,- il termine noto, che sta al secondo
coefficienti
,

membro
delle

di

questa

stessa

equazione,
fra le

chiaro

che

il

sistema
la

m
:
I

equazioni

date

n incognite assumer

forma

seguente

aiiXi
t^21

-f- ai2X-2 -4-

r-.-]

^1

+
'

t^22

3^2

-+"

-H ai^n-lXn~\ -+- ^ln^n 0^1 -^ (l2,n-lXn-l-^ a2nXn^=^^2


~

^ml^l
tali

^m2^2

'

^m,n 1^'n 1

"" (^m,nXn

^m
che
loro.

Due
si

sistemi di equazioni lineari nelle stesse n incognite


se

dicono

equivalenti,

ogni

sistema di

valori delle x,

soddisfa all'uno, soddisfa anche all'altro, e viceversa.

Due

sistemi equivalenti a [l]


:

sono equivalenti tra di

poi noto ed evidente

sistema [l] equivalente ad un altro sistema che si deduce da [l] moltiplicando una delle date equazioni per un

Un

numero 6 G.

differente

da zero

e lasciando invariate le altre equazioni.

FuuiNi, Analii matematica.

82

CAPITOLO V

24

Un
da zero,
plicate
le

sistema [l]

moltiplicando
e

una

equivalente al sistema che se ne deduce delle sue equazioni per un numero differente

le

aggiungendo ad essa

precedenti equazioni moltisi

per un numero arbitrario, mentre


si

lasciano invariate

altre equazioni di [l].

Nell'algebra elementare

insegna

risolvere

un

tale

si-

stema, mostrando che, dato un sistema di pi equazioni in pi incognite, se ne pu generalmente dedurre uno con un minor

eliminando almeno una incognita. Nelle occupiamo in generale della eliminazione anche di pi incognite da un tale sistema di equazioni. Cominciamo dal considerare un sistema di n 1 equazioni in n incognite e, per fissare le idee, supponiamo >^ 3. Ragionamento e risultato valgono per in generale. Siano

numero

di

incognite
ci

righe

seguenti

'

an
^^21

.Ti

-+- ai2

X2 -h ai3
2;}

x-^
X'^^

/o\

/
'

xi -h a^2 Xi -h
xx
-4- a:52
-f-

a-ix

X2

-f- (iz:\X^
0^3

an
le

Xi

a42 X2 -+- ^43

= = = =

a^

a2
a.^

a^

date equazioni.

Consideriamo

il

determinante

an
(3)

ai2
a22

ai-i

cc^

D=
Con Ar indicheremo
(r

aoi ^31

^23 ^33 43

^2 ^3
^4

^32
a^2

au
il

complemento algebrico
1
,

di

a,.

4).

Sar I) Per

=
la

^1

Al 4-

ol^

A2 -H

a3

^3 -H

^4 A^.

Supponiamo Ax

-p 0.

sistema equivalente
tre equazioni,

precedente osservazione il sistema (2) si muta in un se noi, pure lasciando immutate le prime
sostituiamo alla quarta l'equazione che
si

ottiene

moltiplicandola per ^4 ed aggiungendo le prime tre moltiplicate rispettivamente per Ai, A2, A-^. Vale a dire il sistema (2) si tras-

forma

in

un

sistema
e

tre equazioni,

alla

equivalente se ne conserviamo quarta sostituiamo


:

le

prime

(4)

Al (an xi-hai2X2 4-^13X3)


=r= ai

-4-

A2

(a2ia;i-H a22X2-^ 23^3)

-h.43 feiXi 4-^32^2-1- 33:^3) -^ Ai (anXi-^ a42X2-^ ai3X-i)

^i

+ a,

.40 -f-

a;5

^3 -h

a4 ^4.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


Il

83

secondo membro
il

di

questa equazione vale D. Nel primo

membro

coefficiente della Xl

^n^i -{-21^2+

<^3i^3 -f- 41 J.4,

cio la

somma

dei prodotti ottenuti moltiplicando gli elementi

della prima colonna di (3) per i complementi algebrici degli elementi della quarta colonna, ed quindi nullo. Altrettanto dicasi per X2 e per x-^. Dunque alla quarta equazione di [l] noi posil sistema si muta in un sistema siamo costituire la 7)

equivalente.

o, allora ancora vero che l'uguaglianza Se invece A, conseguenza delle equazioni date (4). Ma non in sempre vero che, sostituendo alla quarta delle (2) la tale 7) 0, il sistema sia mutato in un sistema equivalente. Dunque: Se sono date n -f- 1 equazioni lineari in n incognite^ conseguenza di tali equazioni V uguaglianza che si ottiene 'ponendo uguale a zero il determinante D formato coi coefficienti e coi
7)

= caso =

termini

'^noti

(cosicch, se

D 4= 0,

il

dato sistema assurdo,

o,
si-

Ed anzi se il determinante formato coi prime n incognite nelle prime n equazioni diverso da zero, il dato sistema di equazioni si muta in un sistema equivalente, quando si lascino invariate le prime n equadi

come stema

si

suol dire,

incompatibile, cio non

ammette alcun

soluzioni).
delle

coefficienti

zioni,

e si sostituisca all'ultima la

D = o,

25.

dn
Chi

Regola

di

Leibniz-Cramer.
:

Siano date n equazioni in n incognite


ove per semplicit posto n
(

p.

es.

le

seguenti,

3.
x-i

Xi
^'i

-f-

ai2 X2 -4- ai3

(1)

-+- (I22 -4- 32

X2 X2

ao- Xv,

= =
=^

oCi

0^2
CC^

;u

^"i

-+- a^-s X:

che possiamo scrivere,


12 X2

p.

es.,

nella

forma
0(i

-H -h -h

13 x^

22 X2 32 X2

23 Xz
33
^^3

= = =

anXi
^21 Xl a31 Xi

Se noi per un momento consideriamo Xi come noto, questo un sistema di tre equazioni nelle due incognite X2, x^. Per il risultato del 24 ne verr
:

ce,

==: 0.

84
Posto

CAPITOLO V

25

(2)

(III

^12 ^22
^32

^13 ^23 ^33

CI21

^31

otterremo, sviluppando secondo

gli

elementi della prima colonna


ai3

xi =

di
0^2

ai2 ^22

^23
^33

^3

^32

E, se
brico di

A =4=0, e ar, in A
:

se

indichiamo con Ars

il

complemento

alge-

(3)

xi

= -r
1

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


Ora, per
il

85

teoremi fondamentali sui complementi

algebrici,
i

coefficiente di ai in
ag sono
;

questa equazione vale


nulli.

1,

mentre

coeffi-

cienti di a2,

Dunque

tutta

questa espressione

proprio uguale ad a^

e la prima delle (1) soddisfatta dalle (3). pu ripetere per le altre equazioni (1). Esaminando le (3) si vede che il nostro risultato si pu enunciare cos

Altrettanto

si

cognite

di n equazioni di primo grado ad n indeterminante dei coefficienti diverso da zero tutte precisamente ogni incole incognite risultano determinate, E gnita uguale alla frazione che ha per denominatore il determinante dei coefficienti e per numeratore il determinante che si ottiene sostituendo nel determinante dei coefficienti alla colonna dei coefficienti deirincognita stessa la colonna dei termini noti.
col

Dato un sistema

Cos, p.

es.,

il

determinante dei coefficienti del sistema

9^-1-2?/ 4-3^
e
:

3
1

2
7

4
3

= 304.
:

9
Il

sistema dato quindi soddisfatto soltanto dalle


3 2 5
1

2 5 3

22
2 1

0-7 4

04
13
59

1-7
9

12
X

15

107

304

304

\y

304
Un

304

304

304

caso particolare notevole.


di

Siano Risolviamo

oc/,

le

i coseni ^/, v/, equazioni

direzione di tre rette r a due a due ortogonali.

a,
(1)

j?

4-

,3,

y
^

+
-+-

y,

a,

Va

0.

Il

determinante del sistema (pag. 80, esempio

2)

(2)

h
a indica
il

V2

f,

dove

numero

1,

il

numero

1.

86

CAPITOLO V

25-26

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


tale

87

scelta

in

guisa

che l'intero

li

riceva

il

massimo valore

(massimo valore, che chiameremo la caratteristica del dato sistema di equazioni). Dire che h scelto in questo modo (cos da ricevere il massimo valore possibile) come dire che i determinanti di ordine k > h formati coi coefficienti di k incognite in k delle nostre equazioni sono tutti nulli (ammesso che di tali determinanti ce ne siano, cio che h <m, e che h < n), mentre almeno un minore di ordine h (che, come dicemmo, possiamo supporre sia il minore (3) ) differente da zero.
possibile

mh

In

virt

dei

risultati

equazioni (r

del
1,

24
...
,

alla

r'*'"""

delle

residue

/^ -f-

-4- 2,

n) possiamo sostituire la

21 22

Cl^h

^2

[2,/.

OCh-\-l

+ +

...

-+-

a2n ^n]

=
j

ahi

cihi

" cihh
...

^i

yau^uj^x
[r,
/.

X,j^\ -\'5:^/*

...

-f-

aun ^nj

ri ar2

arh ^r

1 -f-

+ r X,^
1/, 1,/i-f 1

Cloe
11 12
21 22
... l/i
. .

^1
^2

11 12 21 22

...

^27i

... 2/i

^2,

ft-f- 1

Xh+^

/i2 (^hh
.

^h
^r
11 12
21 ^22

^M
... 1/,

ft2

. . .

ahh
a,-},

^/i,

/i

4- 1

ari ar2

^rh

ri r2

r,

//-f-i

.* ^2ft ^2//

Xr
/il
;.2 ...
.

0.

/(/i

Aw

ri r2

afh

am
Xh-\-i,
,

In questa equazione
tutti
nulli,

Xk^2, -" ocn sono per quanto abbiamo detto poco sopra circa la carati

coefficienti

di

teristica h.

Quindi questa equazione


11

si

pu scrivere

12
22

.....

i/i

OCi

21

^2h

^2

(4)
^ftl
/i2

nzO {r=^h-hl,
(^hh
rft

/^-f- 2,

m).

^h
^r
66?

ri

r2

Se h
ferente

^ caratteristica del sistema [l] ^eZ 24,


il

da zero

determinante

(3),

noi possiamo alle

^Zi/-

88
equazioni dopo la
dotti

CAPITOLO V
h^^'*^

26-27
le

sostituire

ottengono uguagliando a zero gli

mh

uguaglianze (4) che si determinanti (4) de-

da

queste

h
Uno

(3)

ORLANDO con una riga di coefficienti di una di equazioni, e con una colonna dei corrispondenti

termiii noti.

Distinguiamo ora due casi


1)
di

questi

/?

determinanti orlati differente


;

da zero. In tal caso le (4) sono contraddittorie e quindi il dato sistema [l] non risolubile (non ammette alcun sistema
di risoluzioni).

2^)

determinanti orlati sono


si

tutti

nulli

allora
i

dato
di

sistema [l]
Xhj^i,Xnj^2',

riduce a (2). Scelti arbitrariamente


,

valori

^n,

Cramer
di

valori di
di

dedurranno da (2) con la regola di Leibniz% E otteniamo cos, se li n, o^i, :r'2,


si
,

=
?

un solo sistema
soluzioni,
lori

soluzioni di (l) e, se

h<n,

infiniti

ciascuno dei quali determinato dagli


delle

sistemi

va^n-

dati arbitrariamente a ciascuna

Xhj^i^XhJr^^

27.
Se
cono,
nulli,
le

Sistemi

di

equazioni lineari omogenee.


nostre equazioni [l] del 24

sono nulle,

le

si

di-

come

noto, omogenee. I deteminanti orlati (4) sono

tutti

perch l'ultima colonna tutta formata di elementi nulli. E il nostro sistema dunque sempre risolubile: cosa, del resto, evidente a priori, perch ognuna delle sue equazioni soddisfatta, ponendo uguale a zero ognuna delle x- Se la caratteristica h del sistema proprio uguale al numero n delle incognite, allora, come sappiamo dal 26, il sistema di equazioni [l] ammette un unico sistema di soluzioni quello che si ottiene
:

uguagliando ogni incognita a zero. Quindi Un sistema di m equazioni lineari omogenee in n incognite ammette sempre un sistema di soluzioni, almeno quello formato
:

imponendo

il

valore zero

ad ogni

incognita. Esso ammette ultesi-

riormente altre soluzioni soltanto se la caratteristica h del

stema inferiore al numero n delle incognite, perch in tal caso h incognite a cui si possono dare valori si possono scegliere n arbitrari (restando poi univocamente determinati i valori delle residue h incognite). In particolare un sistema di n equazioni lineari omogenee nn incognite ammette uno e quindi infiniti sistemi di soluzioni non

tutte

nulle soltanto se

il

determinante del sistema

nullo.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


Sia,

89

per esempio
ari
OCi

(1)

-4- ar2

OL'2

-h

+ Urn ^ =
,n)
caratteristica
tutti

{r=l,2,
il

dato sistema

h
i

=:n

di

equazioni, che supponiamo di

Il

determinante
sar
il

D
;

di

ordine
di

n formato con n

loro coefficienti

nullo

noi potremo supporre che sia

differente da zero
^11
(t21

seguente minore
^12
^22
. . .

ordine

^1, n
.

1
1

t^2

dn 1,1

(ln1,2

(ln

l,nl

che il complemento algebrico Ann <ii cinn nel determinante D. Noi sappiamo in tal caso che, scelto ad arbitrio il valore [i di ne risulteranno determinati i valori delle altre x.

Posto A ==

Il

(ricordo

che Ann =^0),

il

valore dato ad

della

sar y^Ann, dove X una quantit arbitraria. Con questo valore x'n, restano fissati i valori di xi, X2, Xn-i, e senza
,

nessun calcolo

si

pu verificare che questi valori sono


A An 1
,

A An 2

A An, n 1

Infatti

se si

(2)
,^e8ima
^y.

A
-
')<

= ^^ni =
(^'

pone

n) (X

cost.
il

arbitraria) nella

n) dclle nostre equazioni,

suo primo

membro

-h arn ^nn), chc zcro se {Uri Ani-^ r2 ^n2 -fr #= n (pag. 70, 20, teor. V), ed pure nullo se r n, perch per r ^=^n esso diventa XZ), che nullo per ipotesi.
diventa

Le

(2)

danno dunque nel caso attuale

la pi generale solu-

zione di (1).

Esempi.
lo

Se

A, A'

A" sono

discriminanti delle equazioni

f{x) = 0;
allora, se a rrp o, A' ==N 0, si

gix)

= 0;f{x)

il

g{x)=0,
delle

ha che

quadrato del risultante


0.

f{x)
2"

= 0,g{x) =
,

1 uniDimostrare direttamente che un polinomio P (x) di grado w vocamente determinato, quando se ne conoscano i valori P(a,), ^(2) r-P(^") che esso assume in n punti distinti a 2, an; e calcolare tale polinomio.

90
Posto

CAPITOLO V

27

P{x)~hoor"-'^+h^x"-'
sar

-h

-f b. -2

ic

+ ?>.-!
>

(1)

= bo 1 P (a^) ho al
P(ai)

-hh^a^
-4-

+
-f

?>

a, -+-?>_

b,,

_2ao

?>..-

(2)

P{an)=-hca'
Le
(2)
,

+?>, a

4-

1),,

_ 2 a^ H-

^"

costituiscono un sistema di n equazioni lineari nelle n incognite {x) ). Il determinante dei coefficienti di tali 1,-2, h, _ 1, (i coefficienti di ,;,_!,; il incognite il determinante di Vandermonde dei numeri a, a^ quale differente da zero, perch tali numeri sono distinti. Il teorema di Leibniz{x) sono univocamente determinati. Cramer ci assicura che le b e quindi anche
q, hi,

Si potrebbe cos dalle (2) dedurre

valori delle b, e sostituire in (1).

Ma

pi

di-

rettamente, considerando hi incognite i)Q,'b^,


,

le (1), (2)
i,

come un sistema

di

w+

equazioni nelle

si

trae
X"

P{x) r'-i
P{a,)a:-'

a"..

=:0

p ();
,

;;

1
I

Sviluppando secondo gli elementi della F(a,b, e) il determinante di Vandermonde

prima colonna ed indicando


delle quantit a, b,
,

con

e,

si

ottiene

0P
4-

(a,)

Y{a,,

3,
,

an, x)

-f-

{a^ Fa,,

a.^,

a., x)

4,

( 1)" P {a,)

F(a,,

a^,

a. _i, x) 4-

1)'' -^'

(a?)

V{a

a^

a,)

donde

P{x)

P{a,){-1)"

V {ai, az,
^^^^"^

a,

?)

\,x

+^^^^^^-^>
Sopprimendo
in

tk;^;;:^::^)-^

(F(a.,a

,a)
al

ratore e al denominatore

ogni frazione del secondo membro i fattori comuni si ritrova la formola del 14 (pag. 49).

nume-

Esercizi.
1^ Calcolare
e

moltiplicare

fra

di

loro

due a due

determinanti
1 1 1

D,

2
3

12 3 4 12 3 D,= 12
1

D,

1111
3
2

10
3

12
4
2

12

3 4

15 16 7 10 1

1111 A== 12 3 4
3 5
7

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


Calcolare

91
di

determinanti reciproci, verificando

il

teorema

pag. 80-81.
Ris.

Lo

studioso far bene a calcolare

precedenti

deter-

minanti anche con lo sviluppo secondo gli elementi di una qualche linea. Pi rapidamente si pu osservare che 0, perch la terza riga somma delle prime due: che D, 1, che perch !>_. si riduce al termine principale 1, perch, scambiando la seconda e la terza riga di D4, se ne deduce un determinante il cui sviluppo ridotto al suo termine
;

A= = = A

principale.
si pu semplificare, p. es., sottraendo seconda e la terza il determinante D-. si semplifica sottraendo dalla prima riga il doppio della seconda.

Il

determinante

D-t

dalla

prima riga

la

Calcolare
l

d
e

D=

Ime
l l l

m m m

n f r n g k
ri

g q

92

CAPITOLO V

27
trova

con opportune addizioni

di righe,

si

= (x aY
3**

10 10 10
1

2a
3 a 4 a
{x

aY

{x

-\- 4: a).

0000a;-h4a
Risolvere
i

sistemi di equazioni seguenti


z
^=^

X -]r y -fX -^ 2tj -^


Ris. Per Cramer; per

a
b

X X

-\-

-\-

^= a

-i-

2y-\- 3

2x-h3y-^4z=^c
il

2x-h3^-f

zb 5^=c

secondo sistema basta applicare la regola di primo si noti che il determinante del sistema a -\- b, nel qual nullo, che esso risolubile soltanto se c z^ tenendo poi conto caso si pu dare un valore arbitrario alla delle sole prime due equazioni.
il

4**

Discutere

seguenti
p,

sistemi di
l,

equazioni per tutti

valori dei coefficienti a, a,

y, p^ q^ r,

m, n:

x-\-y-hz-ht=l
4 X -h y
-\-

Q z -^ a
4:Z -h
z

2x -i-Sy-h
X
-\-

t=
t

-h

2 3

4x-^5y-^6z-hat =

-hy-hz-ht^=0
y
l

X
C(.

-i-

X -h =
z
^(Z

2x-h 3y

-h 4:Z
^

-\-j-

5t
t

=
^=^

-i-

-H

^y py
4-Y

4- y^z

=n

m
aa:;-f-p2/

X
ccx

y
^'y

-+-

3^=1
(a 4- P
)
1^

-^r

^z

=2

+Y=

aX

p X -^ qy -h r
X

ax4-p^-l-Y px-^r qy-hr


l

= = x-hmy H-w =
5

X -{- y -i- z =^1 2 2x-\-3y-\-4:Z

3x-h4y-h6z=3
Qx,-hSy-\-pz:=&
il
t,

2x-^ Sy -4- Az =2 4x4- dy 4-16^=3


7a;4-13^V4-j9^
di

y -h z

=1

=6

Risolvere
z,

seguente

sistema

equazioni

nelle

5 incognite x^ y,

v.

Ix -hay -hb z -h ct-\-dv=^0 Ix -hly 4-a <^4-^4-c^ Ix-hly-^lz -hat -hbv==^0 Ix-^ly -^ Iz -hit -{-av

= = lx-\-ly-\-lz-hlt-hlv =

0.

DETERMINANTI, SISTEMI DI EQUAZIONE DI PRIMO GRADO


determinante
l{l

93

Ris.

Il
du

uguale

sar x^=^y =i= 0, ^^=^t^v=0. Se l{l =}= 4, perch difSe ? 0, la caratteristica di , ferente da zero il minore formato dalle prime 4 righe ed ultime 4 colonne. Si d allora alla x un valore arbitrario e si tien conto delle prime 4 equazioni, che, essendo l 0, risultano omogenee nelle non cosicch determinante nullo, y=.z^=^t^=^v^=^0. y, z,t,v d 3<* Se ^ r= a 0, alle x, y si possono dare valori arbitrari; e il nostro sistema si riduce al sistema:
2**

aY = a
a)*.

dei coefficienti (es.

2"*

a pag. 91)

bz -^ ct-\- dv

bt-h
che
righ
si

e?;

= =
=^0

bv

discute senza difficolt. 4 Se ? a =!= 0, il minore formato dalle prime quattro

e ultime

quattro colonne

d d ce a
e

94

CAPITOLO VI

28

CAPITOLO

VI.

FUNZIONI, LIMITI

28.

Intervalli,

intorn.

L'insieme dei numeri reali compresi tra due numeri dati a, h chiama intervallo finito e si indica con {a, b). Nella corrispondenza tra numeri e punti di una retta r tale intervallo ha per immagine un segmento finito. Dei due estremi a, h il minore si chiama estremo inferiore, o sinistro; il maggiore si chiama estremo a dicesi grandezza superiore o destro. Il valore assoluto \b ampiezza dell'intervallo. Gli estremi a, h si considerano, salvo avvertenza contraria, come appartenenti all'intervallo {a, h). L'insieme dei numeri non minori di un numero a si indica con (a, -!- 00 ) e si dice costituire Vintervallo infinito, che ha a oo come estremo destro o per estremo sinistro o inferiore e
si

superiore (notando al solito che questa frase


soltanto

si

come un modo
si

di

dire e niente pi).

Il

deve considerare punto a si pu

talvolta (purch

avverta esplicitamente) escludere dall'inter00 ). Questo intervallo ha sulla retta r per immagine vallo (a, la semiretta (il raggio) posta a destra del punto a (cio del punto che ha per ascissa a). Osservazioni analoghe per i numeri non maggiori di a, che

formeranno un intervallo intenderemo la classe di

( oo
tutti

a).

co -f- ce ) Per intervallo ( numeri reali, che hanno per


,

immagine
versa, cos

tutti

punti della retta

r.

Assai spesso diremo intervallo in 'luogo di segmento o vicecome diciamo punto invece che numero, o viceversa. Se e un punto deirintervallo (a, h), questo intervallo si
e.

dice intorno di
e ^=^ b

Se

l'estremo destro di (a,

),

cio se p. es.

> a, e quindi il segmento (a, b) cade a sinistra di e, si suol dire che (a, b) un intorno sinistro di e. Se e coincide invece con l'estremo sinistro di (a, b) si suol dire che (a, b)
un intorno destro
Gli
di
e.
), (

intervalli (a, -H oo

oo

si

dicono poi rispettiva.

mente essere un intorno

sinistro o

destro di oo

FUNZIONI, LIMITI

95

29.

si

Funzioni; funzioni

di

funzioni.

a) Assai spesso avviene di dover considerare nei calcoli un simbolo (lettera), a cui nel ragionamento si danno valori distinti:

Un

tale simbolo
in

dir essere
il

una variabile:
lo

simboli,
si

conserviamo
essere

tutto

discorso
stesso
in

stesso

valore,

a cui diranno

una

costante.

Uno

ragionamento essere
variabile (*).

costante,

simbolo potr in un certo un ragionamento successivo


di

Molto spesso avviene pure che


una,
p.

due variabili reali


sia

x, y,

es.

la

?/,

sia

determinata,

appena

dato

il

valore

per esempio: Se non varia la temperatura, il volume^, che occupa un grammo di ossigeno, completamente determinato dal valore x della pressione, a cui sottoposto 2^ La lunghezza y di una data sbarra di ferro completamente determinata dalla temperatura x (se si trascurano le variazioni dovute alla pressione, cui assoggettata la sbarra, se si opera a pressione o tensione costante) 3 Lo spazio y percorso nel vuoto da un grave che cade
della X.
Cos,

senza velocit iniziale in un certo luogo, completamente determinato dal numero x dei secondi impiegati nella caduta 4 L'area y di un poligono regolare inscritto in un dato cerchio perfettamente determinata dal numero r dei lati; 5 Il logaritmo decimale y di un numero positivo x determinato dal valore di x, ecc. Noi diciamo in questi casi che y funzione della x. Non per detto che la x possa ricevere valori arbitrari. Nel l*" esempio x non pu avere che valori positivi (perch non ha
;

senso parlare di un gas sottoposto a una pressione negativa);

esempio x non pu che ricevere valori interi maggiori S"" esempio la x non pu ricevere valori negativi, perch non esistono (nel campo dei numeri reali) i logaritmi decimali dei numeri negativi. L'insieme G dei valori della x, per cui esiste il corrispondente valore della ;y, si dir il campo di esistenza della funzione y.
nel
di
4''

nel

volume v, la pressione p, la temuna serie di esperienze, in cui non si faccia variare la temperatura, si considereranno p ^ v come variabili; e in una successiva serie di esperienze, in cui non facciamo variare v, considereremo t ^ p come variabili.
(*)
p. es.,
il

Se noi studiamo,
t

come variano

peratura

di

una certa massa

di

gas, allora in


96
CAPITOLO VI

29

y si dice funzione della variabile (reale) x per valori di x che appartengono a un certo insieme G (campo di esistenza della y) se ad ogni valore dato alla x
(reale)
i

Def. Una variabile

neirinsieme

corrisponde uno e un solo valore della y C),

Se poi ^ e ^ sono due tali funzioni della x, definite nello stesso insieme G, allora y -\- i z si dir funzione complessa della variabile reale x definita nel campo G. Salvo avvertenza contraria, noi parleremo soltanto di funzioni reali.

hanno spessissimo funzioni definite analiticamente. Cos -^ n (m, n costanti arbitrarie) rappresenta una variabile y che ha un valore determinato, qualunque sia il valore dato allo x [cio il campo di esistenza della y formato da tutto serx. l'intervallo (^00,-1-00)]. Altrettanto avviene della y
P)

Si

p.

es.

=zmx

nell'intervallo (3,
?/

(reale)

= ]/x una funzione 4= -h ]/x 3 j/4 X La x = \/x 3 j/2 x non Invece


La y
-f-

definisce

(reale)

y della x
funzione

00

).

-f-

definisce

una

della

nell'intervallo (3, 4).


-I-I-

la

?/

definisce nessuna

funzione (reale) della x. Infatti, qualunque sia il valore dato x negativo, cos alla X, uno almeno dei binomii x 3, 2

che

non

esiste

(nel

campo

dei

numeri

reali)

la

sua

radice

quadrata.
Ij2

y =.
i

definisce

una funzione
differenti

della

nel

campo formato

da

tutti

valori della

da zero.

Per indicare che y una funzione della x si suole scrivere f(x). Se poi si considera x come un numero dato, lo stesso
il

simbolo indica
termini
si

valore corrispondente della funzione

in
il

altri

fa la convenzione di rappresentare con f(a)


il

valore

che la funzione assume per


bile
:

valore particolare a della varia,

cos

sen

il

valore

che

la

funzione ^en x

assume

per

n x= Y'
L'uguaglianza y^=zf(x) esprime dunque semplicemente che y
(*)

In sostanza dunque

l'idea di

funzione non

che l'idea

di

corrispondensa

tra due classi di numeri x,y (univoca in un senso), ossia coincide con l'idea di classe di coppie di numeri ix,y) tale che per ogni a; di 6r esista una e una sola

coppia che

lo

contenga.

FUNZIONI, LIMITI

97

una funzione di x, ossia che y per ciascun valore x a di :r (almeno compreso in un certo gruppo G) assume un valore determinato che si indicher con f{a). Si pu benissimo adoperare anche un'altra lettera diversa da f, scrivere p. es.

F(x\ ^{x\ ^{x\ W(^), g{x\


parlare di
Si
piti

e l'uso di questi diversi simboli conveniente, quando

si

deve
parti-

funzioni distinte.

suole anche considerare

una

classe

estremamente

colare di funzioni y della x: quelle funzioni cio che conservano uno stesso valore (sono costanti), qualunque sia il valore dato
alla X.

Cos,

p. es.,

il

volume y

di

un prisma
la

di

data base ed

altezza conserva uno stesso valore al variare dell'angolo x, che


gli

spigoli

del

prisma formano con

base

(o,

come

si

dice

anche, indipendente da x).


Y) Talvolta si presentano quantit y, funzioni di una variala quale a sua volta funzione di una terza variabile x.
p. es.,
il

bile z,

Cosi

volume y
z,

di

un kg.

di

una certa sostanza

una

funzione della densit

E
si

temperatura x. spesso avviene, come risulta chiaro da questo esempio, che


la quale funzione della

Cos, p. es.,

?/

possa senz'altro considerare la y come funzione della stessa x. log z una funzione della z] e, se sen rr, ?/

=
i

-s^

log sen

x una funzione

della x.

Ma

si

osservi che, mentre

z definita

per

per ogni valore della x, la y definita soltanto valori positivi di z. E quindi la y, come funzione della x,
solo

definita

generale, se y f{x), 9 ix), potr darsi che la y si possa considerare come funzione /'[^(a:)] della a;. E una tal funzione
-2^

per

gli

angoli x dei

primi

due quadranti. In

esister per quei valori della x, tali che


della ^

il

corrispondente valore

cp (ce)

appartenga

al

campo ove

definita la f{z).

Una

tal funzione /"[cp {x)\ si suol

anche chiamare una funzione di fun-

zione della X. Se fosse,

p. es.,

non esisterebbe
negativo
,

la f\_^(z)\ \/

il

simbolo

le
x^

jA, ^ f{z) perch, essendo


privo

cp (a;)

sempre
di


x^

a?

significato

(nel

campo

dei

numeri

reali).

30.
Si

Rappresentazione grafica delle funzioni.

cio dare
di
X',

voglia rappresentare una data funzione f(:x)] si voglia un mezzo per studiare come varia f{x) al variare
senz'altro

per calcolare

valori

che

assume f{x) per

G. FuBiNi, Analisi matematica.

98

CAPITOLO VI

30

ogni valore dato alla x (nel campo G). Tra


servire a tale scopo, uno,
il

ormai famigliare al

lettore,

i metodi che possono metodo delle tavole numeriche, che ben conosce gli esempi delle

tavole logaritmiche e trigonometriche, tanto utili per

il

calcolo

rapido e sufficientemente approssimato delle funzioni:

= log

x^

= sen

x,

y=^

cos x,

y =^ log sen

x,

ecc.

Naturalmente si possono, almeno teoricamente, costruire numeriche per ogni funzione. La fisica ne porge numerosi esempi. Ricorder, p. es., le tavole che danno la densit y dell'acqua alle varie temperature x, la temperatura y di eboltabelle
lizione dell'acqua alle

varie pressioni x, ecc.


i

Ma

talvolta

si

suole ricorrere a procedimenti grafici,

quali,

sebbene generalmente meno precisi, hanno il vantaggio di permettere di abbracciare con un solo colpo d'occhio l'andamento di una funzione y f{x), e talvolta persino di risolvere con rapidit questioni che analiticamente porterebbero a lunghi svi-

luppi

di

calcolo.

Ci

che
al

specialmente

utile,

se

il

campo
i

dei valori, per cui


di

definita la y,

formato da

tutti

punti
con-

un

intervallo;

caso,

quale soltanto sono dedicate

le

siderazioni seguenti.

Su un foglio di carta si scelgono due come assi cartesiani ortogonali.


Sulla prima lunghezze x
Idi

rette normali Ox,

Oy

= OA

si

portino dei segmenti


arbitrarie,

ma

DA uscenti da 0, aventi appartenenti al campo G, ove


segmenti delle per-

definita.

Si

innalzino dagli estremi

di questi

pendicolari uguali in lunghezza e segno al valore della y corrispondente al valore OA della x. Otteniamo cos vari punti;
e

tanti pi ne otterremo,
il

(nei casi

comuni) tanto pi

vicini,
si

conquanto sar maggiore valori. siderano, e quanto meno distano l'uno dall'altro questi
dei valori della

numero

x che

Se noi immaginiamo eseguite queste operazioni per


lori della X, gli

tutti

va-

estremi delle perpendicolari innalzate si trovano su una curva, che diremo immagine della funzione f{x), e che la Geometria Analitica chiamerebbe la curva che ha per equazione

y=:f(x). Dobbiamo
l''

anzitutto fare

alcune osservazioni:

disegno resta molto facilitato se la carta millimetrata, perch cos pi facilmente si misurano i segmenti paralleli normali ad Ox (purch Ox sia una delle righe tracciate sulla
11

carta). Il Regnault, per

maggiore precisione,

in taluni

suoi studi

ricorse a curve tracciate su tavole di rame.

FUNZIONI, LIMITI

99

segmenti ne traccia soltanto un numero sufficientemente grande, congiungendo poi gli estremi con una linea possibilmente regolare. Questo sufficiente nei casi pi comuni. (La frase linea regolare non ha un preciso significato matematico, ma un ben chiaro significato intuitivo). 3** Talvolta per si usano speciali disposizioni pratiche, che permettono di ottenere senz'altro la nostra curva, o, come si suol anche dire, il nostro diagramma.
i

2"*

impossibile disegnare eifettivamente tutti


di

normali ad Ox,

cui

si

ha bisogno. Generalmente

se

Immaginiamo,
se
stesso, in

p. es.,

che

il

nostro foglio di carta strisci su

modo che
l'unit
es.
l')
;

la retta

Ox

strisci

su s stessa.

La

velo-

cit di tale

strisciamento sia uniforme e tale da far percorrere


di

verso
di

sinistra
(p.

lunghezza
altre

(p.
il

es.

cm.)

nell'unit

punto posto a destra di su Ox, alla distanza di x cm. dal punto 0, sia dopo x minuti primi venuto proprio in 0. Il punto sia mobile sulla retta che la posizione iniziale di Oy, parta dal punto 0, percorra lo spazio f(x) in x minuti secondi (*), e porti una punta scrivente sul foglio di carta. La traccia lasciata da esso sar precisamente la y ^=.f{x). In pratica il foglio di carta avvolto su un cilindro (che un movimento d'orologeria fa rotare di velocit uniforme) e viene poi svolto su un piano la punta scrivente congiunta ad ilf da una m,olla premuta su tale cilindro. Se il punto mobile fosse, p. es., un punto invariabilmente congiunto all'estremit superiore di una colonna termometrica o barometrica, l'appain

tempo

parole,

diverrebbe un registratore automatico della temperatura (termografo), della pressione atmosferecchio


rica (barografo).
4**

inutile avvertire che gei

neralmente a sinistra di

punti

della

retta

Ox

corrispondono a valori
i

negativi della x,

punti della

Oy

posti al di sotto di

a valori negativi della y. Dall'esame della curva y=:f(x) si possono dedurre molte propriet della f{x). Cos, per esempio, se noi ritorniamo al

punto mobile M, e alla figura qui sopra disegnata, noi vediamo tosto da essa che y cresce fino a che x assume un valore
(*)

Lo

spazio Oilf percorso da

M su

Oj/ evidentemente

una funzione

del

tempo X impiegato a percorrerlo.

100

CAPITOLO VI
7

30

X =:oc

poco inferiore a - per poi diminuire. Ci vuol dire

4
punto si allontana da per poi di nuovo avvicinarsi ad 0. Essendo, diremo cosi, pi ripida la curva per xy cc^ che per x < a, ne deduciamo che la velocit con cui ritorna verso maggiore di quella con cui se ne
il

che nei primi a minuti

era allontanato, ecc.

era,
la
le

proponiamo di vedere in quali istanti la distanza uguale a 1, basta cercare i punti della nostra curva, cui distanza da ^ vale 1 si trovano facilmente i punti B, C, cui ascisse la nostra figura dimostra approssimativamente
Se
ci

p.

es.,

uguali

5 ^ 8

21
6

~^8

Quindi
1,

dopo
ecc.

circa

21 8

minuti

la

distanza

If vale

ecc.,

Anche solo queste prime e semplicissime applicazioni basteranno a dare un'idea di alcuni dei vantaggi che presenta il metodo grafico di rappresentare una funzione. E oramai negli studi pi svariati di fisica, di economia, ecc., si ricorre ad esso. Ricorder qui soltanto i cos utili orari grafici delle strade ferrate, che sono appunto costruiti per rappresentare il movisecondo i principii mento su una linea Ox di un treno sopra svolti.

fica

Voglio citare ancora un esempio di rappresentazione gra(*). Sia data dell'anidride carbonica che alla temperatura 0^
il

e alla pressione di un'atmosfera ha

volume 0.9936.

Tenendo

costante la temperatura, la pressione y, misurata in atmosfere, a cui si assoggetta il gas, funzione del volume x occupato
dallo stesso gas.

si

ha precisamente l'equazione

di

Van Der

Waals

(,

+ M087i) (,_ 0,0023) = 1


x,

che permette, per ogni valore della dente valore della y.

di calcolare

il

corrispon-

In questa equazione sono contenute tutte le leggi di dipendenza della y dalla x. Ma queste diventano ben pi intuitive, se ricorriamo alla rappresentazione grafica. Calcolando per mezzo

(*)

Tolgo questo esempio dal

libro di

Nernst

u.

Schnfliess: Emfiihrung

in die

mathem. Behandhmg der Natunvissenschaften.

FUNZIONI, LIMITI

101

di questa

della x^

equazione i valori di y corrispondenti a un dato valore costruiamo facilmente la seguente tabella:

102
3**

CAPITOLO VI

30-31

Rappresentare graficamente la legge di Boyle-Mariotte. (Se a; il volume d'un gas perfetto alla pressione y, costante; si supponga questa costante, p. es., uguale al). xy E dedurne come varia y al variare della x. (La curva imma-

gine un'iperbole equilatera).


4

Rappresentare la curva ?/ x'^. j/l RiSP. Si deve trovare un semicerchio. 5 Si rappresenti graficamente qualche fenomeno fisico, partendo o da una legge fisica o da tavole numeriche. Cos, p. es., si pu rappresentare come varia la intensit luminosa y al variare della distanza x dalla sorgente luminosa cost.), oppure come varia la densit y di un corpo, (y x'^ l'acqua, p. es., col variare della temperatura x, ecc.

=+

31.
ce)

Esempi preliminari

di

limiti.

un pendolo mobile attorno ad un punto 0; e ne sia OV la posizione di equilibrio stabile. Supponiamo che che la resistenza il pendolo si muova in un mezzo cos viscoso, del mezzo impedisca al pendolo OF di lisalire dopo che sia disceso in OV. L'angolo y che OP forma con OFva diminuendo,
Sia
e diminuisce indefinitamente fino a diventare tanto piccolo quanto
si vuole, e, quando diventato minore di un qualsiasi angolo , non cresce pi, ma resta minore di . Ora y una funzione del tempo x impiegato dal pendolo nel suo movimento. Quanto pi X aumenta, tanto pi piccolo y diventa e resta. Cio che esprimeremo dicendo, che y tende a zero, (ha per limite zero, diventa infinitesimo) se x cresce indefinitamente (per a:;= + oo)

OF

e scrivendo lim
P)

?/

0.

ad un punto 0; fissare le idee, Per e ne sia OF supponiamo che gli attriti, la resistenza del mezzo siano tali che, se il pendolo parte da una posizione OF che con OF fa un angolo a, esso, oscillando, giunga dall'altra parte di OV
Sia ancora
oscillante attorno
la posizione di equilibrio stabile.

OP un pendolo

fino alla

posizione

OPi che con

OV

fa angolo

Cosicch,

tenendo conto dei segni, possiamo dire che, se l'angolo y di OF con ha il valore a al principio di una oscillazione, il valore di y varia durante l'oscillazione e, partendo da ce, e passando

OF

oc

per lo zero, giunge fino al valore

Naturalmente

poi

il

FUNZIONI, LIMITI

103

pendolo retrocede fino a che


zero,

il
/

giunge

al valore

1
di

valore di y, ripassando per lo ^ ^ per poi retrocedere ) A ^


.

=
^

a
di

nuovo giungendo

al

valore

cos via.

se si prende il numero delle oscilcompiute dal pendolo abbastanza grande, si rendono piccoli a piacere i valori che pu poi assumere y: ci che esprimeremo scrivendo lim y ^= 0.

resta evidente che,

lazioni

Infatti,

se

un numero positivo piccolo a

piacere,
-,

sia n

cos

grande che 2"

>

Per x

n sar

2""

>

-^~
2

<

s.

'

x> i l'angolo ?/ a fortiori minore di s. due precedenti esempi passa una certa differenza di comportamento. Mentre nel l"" la y varia al crescere della x sempre in un verso, e, senza mai essere nulla, finisce col divenE
quindi per
y) Tra
i

del secondo sempre in un verso il suo valore assoluto prima diminuisce fino ad annullarsi, poi aumenta di nuovo, 4;orna a diminuire, e cos via. I massimi valori che \y\ raggiunge in ogni oscillazione vanno diventando per sempre pi piccoli; cosich anche la y del secondo esempio, come la y del primo^ finisce da un certo momento in poi con
e

tare

restare

piccola

piacere,

la

quantit

esempio tende pure a zero.


:

Ma

essa non varia

l'essere diventata e restare piccola a piacere in valore assoluto.

__^

o) Se un punto si muove di ^^^^ uniforme su una retta OX, psii'tendo da 0, e movendosi p. es.

verso destra, la distanza y cresce sempre, anzi da un certo istante in poi diventa e resta

= OM

maggiore di una qualsiasi lunghezza L assegnata. Se, per es., misuriamo il tempo (in minuti, o in secondi, o ecc.) a partire dairistante iniziale del movimento, e se v la velocit (supposta
si

costante)

del

movimento,

dopo

x>

unit

di

tempo.

ha 0M^=^ y =^ x v> L. Ci che noi esprimeremo scrivendo 00 (quando x cresce indefinitamente), o anche senza lim ^

altro lim

co

Sia ora un punto che oscilli rapidamente intorno al precedente punto mobile M, e supponiamo che l'ampiezza di tali oscillazioni sia costantemente di 1 cm. La distanza y

= ON

104

CAPITOLO VI

31

potr anche in certi intervalli di


si

muove

oscillando in direzione opposta al

tempo diminuire (quando movimento di M).

Ma
X

= ON vanno

ciononostante

i valori minimi che successivamente acquista crescendo sempre, vanno diventando grandi ad

arbitrio,

cosicch ad

un

certo istante

in poi

anche y

= ON

diventa e resta maggiore di una qualsiasi lunghezza assegnata.


Perci noi diciamo ancora che lim y
:=: co
.

s)

Consideriamo la quantit y

=X
i
;

~~~'

essa una funzione


valori
della
x^

della

nel

campo formato da
il

tutti

possibili

eccettuato

valore
a?

x=^3.

Si noti che per

3, 1

mente
che,
e

?/=10; ?/=100; y =^
che la x
il

man mano

si

si ha rispettiva3, 001 1000, ecc. E si riconoscer tosto avvicina a 3, il numero x 3 diventa


;

3,01

resta

piccolissimo,
ci

numero
X

grandissimo
3

(in

valore

assoluto)
Il

che noi indichiamo scrivendo lim y


il

:=: oo

lettore costruisca
si

nostra funzione (che


Si

(la curva immagine) della trova essere un'iperbole equilatera) e


i

diagramma

cerchi di illustrare col disegno


noti che, per assegnare

fatti

qui enunciati.
?/,

il

lim
a;=3

si

sono
il

considerati

valori delle

x prossimi

al

valore 3, e non

valore 3,

per

il

quale anzi la y non neppur definita.

Consideriamo infine un pendolo OF che oscilla senza smorzamento attorno al punto 0. L'angolo y di OF con la posizione OV di equilibrio stabile varier da un certo valore a fino a a, per poi tornare al valore a^ e cos via. In ogni

oscillazione esistono valori di

y vicinissimi ed anzi coincidenti

a, a). Ma y, dopo con ogni numero y scelto nell'intervallo ( essersi avvicinato al valore y, se ne allontana; e la misura di questo avvicinamento, pur raggiungendo ad ogni \y Y oscillazione addirittura il valore zero, continua pure a raga cosicch, pur divengiungere i valori [oc y y e

piccolo a piacere, non resta, da tando minore di un numero nessun istante in poi, minore di un tal numero . Noi diremo perci che lim y non esiste, o che y non tende ad alcun limite, quando il numero delle oscillazioni tende all'infinito.

FUNZIONI, LIMITI

105

32.

Limiti.

Cerchiamo di dare una definizione di limite, che corrisponda alla nozione intuitiva messa in evidenza dagli esempi
del 31.

certo

A) In generale campo G.

sia

y una funzione

della

definita

in

un
h {b

Noi scriviamo lim y:=^'b{a,h

Noi scriviamo lim

y ^=

numeri finiti), mero positivo


cere
(*),

se,

preso un nu-

piccolo a

la differenza

y he
di
s

pia-

numero finito) mero positivo


cere,

se,

preso un nu-

piccolo

la differenza

y he midi
i

a pia

minore in valore assoluto


(
I

^ h\^s),

nore
{\
lori

per tutti

ina-

y
x

in

di
|

valore

assoluto

^
G

per tutti

va-

meri x di G abbastanza vicini ad a, ma differenti da a.

abbastanza grandi

in valore assoluto.

Per precisare
lenti
le
u

tale definizione,

osserviamo che sono equiva-

frasi seguenti:
II

a)

numero x
differenza
piccola

abba.

a')

Il

numero x

abbastanza

stanza vicino al numero a


P)

grande

^')

in valore assoluto.
1
Il

"

La

x
in

numero
ca

abba-

abbastanza
assoluto

valore

stanza piccolo in valore assoluto.


y') Il punto X appartiene ad un certo intorno di oo

un
(o

Y) Il punto X appartiene ad certo intorno del numero a

anche ad un
di

intorno
a).

abba-

stanza piccolo

Se poi vogliamo precisare il significato delle parole " abbastanza", " un certo ", che compaiono nelle frasi precedenti, e che possono avere un significato pi o meno ampio a seconda del problema trattato, possiamo dire
:

B)

La

differenza

x a

non

B')

Il

supera

valore certo numero o ( r


in
|

assoluto
|

un

valore

assoluto

numero x supera un certo

in

nu-

<a) (**).

mero m.
j
II

s) Il punto X appartiene ad o. a -\- a) del un intorno {a numero a.

punto X appartiene ad
)

un
(

certo intorno (m, -h oo


co,

m)

del punto oo
se
io

(*)

La

definizione
e

non cambierebbe
". "

di

significato

dicessi

solamente:

un numero
(**) L'

arbitrario

abbastanza piccolo
.

acquista cos

il

significato preciso di

minore

di

in valore assoluto

106

CAPITOLO VI
le

32
si

Con queste osservazioni enunciare anche cos:


a;

definizioni precedenti

possono

Noi scriviamo lim y =ih (a,h

=a

Noi scriviamo lim y ^=zh


.e

=x

{h

numeri

finiti)

se,

comunque

si

scelga un numero positivo e piecolo a piacere, esiste un numero o

x appartiene a G, se a; a\ < a, i vax lori corrispondenti della y sono tali che la differenza y h non
tale che,
se

4= a, ed

numero finito) se, comunque si scelga un numero positivo piccolo a piacere, esiste un unmero m tale che, se x appartiene
a G, e se
|

a^

> m
|

,
|

valori

corrispondenti della y sono tali che la diiferenza y h non su-

superi in valore assoluto.

peri in valore assoluto.


le
i

'

Ed
Si

infine

si

possono dare
lim

precedenti definizioni nella forma


casi,
finito

seguente, valida in entrambi


dice che

aifatto

completa
6

e precisa
finito),

y=^h

{a

infinito,

se,

preso

ad esiste un

arbitrio

un

numero

positivo

(piccolo
i

a piacere),

punti di questo intorno y di a, tale che in tutti intorno (il punto a escluso), che appartengono al campo G, valori, che differiscono ove la ^ definita, la y assume da h per non pi di , ossia che soddisfano alla

\y

h\^z.
tutti
i

Questa disuguaglianza non varr per

valori

di

?/,

ma soltanto per quelli che corrispondono a punti di y. Si noti che y varia in generale, quando varia. Perch, se y non variasse, tale disuguaglianza varrebbe, qualunque fosse , per
tutti

y corrispondenti ai punti dell'intorno fisso y. essendo corrispondenti differenze \y & ognuna delle Perci arbitrario, sarebbe nulla. Pertanto minore di un numero > questi valori di y sarebbero tutti uguali a l. Cio esisterebbe un intorno y di a, in cui la y avrebbe sempre lo stesso valore h. Notiamo che porre la disuguaglianza
i

valori di

|,

\y-h\^z

(1)

6, l equivale a dire che entrambe le differenze y y sono differenze, algebricamente minori di . Infatti, quella di queste

che positiva, uguale a

?/

&
|

ed

quindi

per

ipotesi

non maggiore

di

quella delle due precedenti differenze,


,

che

negativa, certamente minore di


(*)
c,

perch

positivo.

Eicordo che
il

si dice valore assunto dalla y in un punto, p. valore di y corrispondente al valore e della x.

es.,

nel

punto

FUNZIONI, LIMITI

107
le

Alla precedente disuguaglianza

si

possono sostituire

se-

guenti due:

y
che
si

h^^

b~zj^e

(2)

possono scrivere

bB^y^b-hs.
La
(3)

(3)

e -h . y compreso tra b che la y assume per i citati valori di x formano dunque una classe di numeri, il cui limite inferiore l non inferiore a , e il cui limite superiore L non superiore a & 4- .

dice che

I valori

Osservazione

critica.

Questa ultima osservazione permette di presentare sotto nuova luce la definizione di limite, e di vederne le possibili generalizzazioni. E forse per qualche lettore la seguente trattazione potr apparire pi facile della precedente. Premettiamo una
osservazione.

Siano V,, 72 ^**6 intorni del punto a; e sia Vi una parte di /, (cio i punti appartengano a y.^). Tra i valori clie y assume per i valori di x (distinti da a che appartengano a G) appartenenti a V2 saranno compresi anche i valori assunti da y, quando x (sempre appartenendo (r ed essendo distinto da a) si muove
di
/,

entro 7, (e ci perch, per ipotesi, 7, interno a y^). Quindi evidentemente: I miti L,, 1, superiore e inferiore dei valori assunti da j quando x varia in
(colle solite restrizioni) e i limiti

liv,

analoghi L2, U relativi a y, soddisfano alle Lj^Li^lj^l, (*). Cio, mentre un intorno 7 di a impicciolisce, il limite superiore L dei valori corrispondenti di y non aumenta, il limite inferiore 1 non diminuisce, pure essendo sempre Dunque il limite inferiore v degli L, e il limite superiore degli 1 soddisfano alle a Nel nostro caso (il caso elementare) in cui lim y h, preso un 2 piccolo a

i^L

>

;,.

come abbiamo veduto, un intorno v di a per cui il limite superiore X su, l'inferiore l non minore di h ~s, per cui cio L l non pera 2 . In tale caso dunque la classe degli L contigua alla classe degli l: v cio A /. E questo numero / di separazione delle due classi coincide appunto col limite ) d y per x a. Potremmo dunque anche dire:
piacere, esiste,

non supera b

Si dice che il limite di

j per

x a

esiste, se la classe degli

alla classe degli

1;

come valore lim y


delle

di questo limite s'intende in

tal

contigua caso il

numero

due classi. molto analoga a quella data per le aree e i volumi delle figure piane solide. Si capisce che dalle nostre ricerche elementari resta escluso Aj in cui secondo le attuali definizioni, non esiste il limite di il caso a; y per A e ^ sono nel caso generale i cosidetti massimo e minimo limite di y per x a. Si possono poi distinguere i limiti per x da quelli per x^=a
di

separatone

Questa definizione

A>

= a+

x= =

deve per ammettere che in ogni intorno di a esistano punti x appartenenti a G, ma distinti da a. Vale a dire, se ^ finito
Oss.
1*.

Affinch queste definizioni abbiano senso,

si

(*) Ci

una
il

Se

a,i 2?

dei precedenti,

teorema evidente: sono una parte am (con ^n sono dei numeri, e a a.,, massimo (minimo) dei primi non inferiore (superiore) al masfacile estensione del

m^n)

simo (minimo)

di questi ultimi.

108
si

CAPITOLO VI

32

deve per ogni numero o ammettere l'esistenza di punti a, differenti da a, in cni la. y definita e che soddisfano alla a|<o; se a=c3o^ si deve per ogni numero m ammet\x

tere

l'esistenza

di
(*).

numeri

x,

per cui

la

definita,

tali

che

X
I

>
p.

m,|

Cos,

es.,

non avrebbe senso parlare

del

lini

]/x

2,

perch

sl

definita soltanto nel

campo

della X,

che non sono inferiori


es.,

a 2.
^,

Ed

G formato dai valori evidentemente vicino


ove ^

ad

p.

nell'intorno

(1

x,

H- o)

= non =i]"
"tt

esistono valori di

G.
valori
della
di

Oss. 2^ Se

cui

si

parla nelle precelim


a;=>o

denti definizioni, sono


allora,

scelti^ tutti in

intorni a sinistra del punto a,

anzich scrivere lim

=a

y,

si

scrive

spesso
Si

a;

(se

finito)

oppure
a;

lim

y = -t--x.

(se

infinito).

scrive

lim

op-

= a-|-0

pure lim, se i valori considerati della x sono scelti in intorni =. OD destri del punto a. Le notazioni lim, lim sono per usate
a;

a;

c=a

a;

ce

anche in

tali

casi,

se

non
e

vi possibilit di

un equivoco.
e
a;

Si scrive

anche lim
;rn=a
es.,

lim,
xn=
a-\-

anzich

lim
X
=

lim.

\x
Cos,
p.
i

la

:=i

x -h
x,
il

~ il x
1

= a-4-0
definita

una funzione

per
lim
a;

tutti

valori

della

punto x

^=^ 1

eccettuato.

Ed
1

= 1-0*

==: 0.

Infatti,

se

un numero piccolo a
1

piacere,

per

S-

valori

della

dell'intorno
2

<
|

<
1

del

punto
In

y\z=i\y\:=:^\x -^

X
~"~"
j.

X
mile
si

< .

modo

prova che

(Si ricordi

= l-|-0 che per x


a;
-I

lim

=
1

2.

<

\x

= =
1
j |

o^

x,

r^-"i|~

= le

i. per che

-1 1 x>

i^~

1
3".

_ X
l'I
;,

1^
1
j.

Oss.

essenziale notare

che,

pure esistendo

il

lim

//,

a la y non sia definita, od pu darsi benissimo che per x anche che vi abbia un valore affatto distinto da lim y, perch,
(*)

Questa propriet

si

suole anche enunciare dicendo: Il punto a

punto

limite di

FUNZIONI, LimTI
per la stessa definizione, per calcolare

109
il

lim y

si

devono esaa:

minare
Oss.

valori che y
4''.

assume

in punti distinti dal

punto

=
= =

a.

Se in un intorno di x=^ a la y riceve costantemente uno stesso valore b, evidentemente lim y =^ h.

lim y =^h si legge Il limite di y per x a b per al limite o anche tende a; a, oppure y tende b, b b tende a zero, diventa infinitesima, oppure per a; a la y
Oss.
5'\

La

infinitesima.

Sar un

utile

esercizio

al

lettore

illustrare

le

precedenti

definizioni con gli esempi del

31.
il

Oss.

6^.

Supponiamo che

esista

lim ^

?,

che,

quando

X
e
e

^ a,

si

abbia

y> k
che

oppure
dei

y^k.
di
.

Dovranno

esistere

in particolare

l^y

valori

inferiore a k,

piacere.

sar l^k ma un numero Dovr dunque essere l ^ k. Cos pure, se per x -- a y <kj oppure y ^k,
;

l <^, y tali che \y Poich ogni valore della y non


\

piccolo a

^k.

Come si vede, le disuguaglianze precedenti relative alla y conservano attenuate (mi sia lecita la frase) per un limite di y. Dico attenuate, 'perch se, p. es., y>k, dalla ^ =: lim y posso non gi dedurre' che l > k, ma soltanto che l ^ k. Un fatto analogo ci gi noto (pag. 10) per i limiti superiore ed inferiore.
si

Oss.

7*.

Viceversa,

se, p. es.,

lim y^=^l<^k, esiste per ogni

>
/

arbitrario

un intorno y

y ^

4-

Scelto ^

<k
si

di

tale

che in questo intorno


<^ k.

Z,

sar dunque in tale intorno y

Un

risultato analogo

ottiene se

l>

k.

Dalla disuguaglianza lim ^ quindi una disuguaglianza

[oppure lim y > k] si deduce valori [oppure y>k] per della y: la quale per (si noti) valida non gi per tutti valori della y: ma soltanto per quei valori che la?/ riceve in un CONVENIENTE iutomo dol punto a. Invece dalla y<k [oppure y>k] si ricava soltanto lim [oppure lm?/^A:], se questi limiti esistono e sono finiti. Anche

<^

y<k

y^k

dalia

?/^^ [oppure ?/^Z:]


di

si

ricava la stessa disuguaglianza.

B) Converremo

scrivere lim

?/=^

se lim

x=a
Scelto ad arbitrio

a y
positivo,
di
e,

0.

un numero

posto k

=^

dovr dunque esistere un intorno y

tale che per

tutti

110
punti di
al

CAPITOLO VI
questo intorno
(il

32

punto a escluso) che appartengono


sia
,

campo

ove y

definita,

ossia

\y\'^k, cio

lianze: valga l'una o l'altra delle disuguagl

y^k

oppure ?/^

Possiamo dunque

dire:

la
I

lim y ^=^
x

00

=a

se, scelto

ad arbitrio un numero k positiva

(arbitrariamente grande), esiste

un intorno y

di a,

tale che nei

punti di

y, ove cio

la

definita, e che sono distinti

da

a,

valga

^ k,

valga la :

y^k

oppure

la

k.

Se vale sempre in y la prima di queste ultime due disuguagliante, se cio y positiva in tutto un intorno di a, si dir che il limite di j -h co
Se vale in y la seconda, si dir che lim y

oo

Se in ogni intorno di a la y assume valori tanto positivi non tende n a -f- oo che negativi, essa, pur tendendo a oo co n a a -\- 0, Anche qui potremo distinguere il limite per x

il

limite per

x=a

0.

Dunque
allora
si
e

lim y === b, (essendo anche a


X

=a

oo

oppure b =~oo

allora soltanto che, dato a piacere


oc

pud trovare un intorno


ce

di a tale che

un intorno p di b^ quando x a varia


=-4^

in

assumendo valori per cui y


p.

definita,

corrispondenti

valori di y appartengono a
Il

lettore

p.

es.,

per X

=a

-i-

--H

veda come si modifica questa proposizione, se, oo o se si tratta del limite oppure 00 oppure per x ^= a
,

C) Come abbiamo visto in un esempio precedente, pu bene avvenire che lim y, lim y esistano entrambi, e siano diffeX = a

a;

= a-fO

renti

l'uno dall'altro; n ci pu
si
il

stupire,

perch per

il

primo

limite
e per

considerano

valori di

secondo limite si quelli corrispondenti a valori Vogliamo dimostrare per

y per x posto a sinistra di a; considerano tutt'altri valori della yi


di
il

x posti a destra
seguente:

di a.

Teorema
stinti, p. es.,

di unicit.

per x

= a 4-

La
;

y non pu avere due limiti dicosicch il lim y o non esiste,.


a;

= a-4-0

Oppure ha un unico valore ben determinato.

FUNZIONI, LIMITI

111
a;

Supponiamo,
limiti finiti
li,

p.

es.,

che

la

y abbia per
-"= k.

= a 4-

due

k.

Io dico che h

Sia

un numero piccolo a piacere. Esiste un intorno a a

destra di

destra di

= x=
x
e

u, in cui \y

^^
I

/i

< ~^

ed esiste un intorno P a

(X,

in cui

?/

^i^

^ ^^
al

punto (del
pili

solito

campo
Il

distinto

da

a),

che

appartiene

piccolo

di

questi intorni; esso apparterr ad

entrambi

gli intorni.

valore

?/a,

che y assume in tal punto, soddisfer perci

ad entrambe
I

le

disuguaglianze \y^

^^

^ "o"
per

^^

k\<
di
s,

numeri
di

h,

k avendo da uno stesso numero y^ una distanza


dall altro

minore
!

~
.

disteranno l'uno

meno

ossia

Il

k l<
Ci che

si

pu anche dimostrare osservando che

\li

k\ = y.-^{y. k)\.\h y,\-\-\k y,\=^ = 4- < y y


\{h
I

?/.

/^

?/,

A:

-h.

rr= .

La

differenza

li

k,

ogni numero positivo

s,

essendo in valore assoluto minore di quindi nulla. e. d. d.

Un

utile

esercizio sar quello di completare la dimostrazione

del precedente

teorema per

il

caso che

sia,

p. es.,

/i

= Hin

oo

33.
Se u
(.t),

Funzioni complesse e loro


reali

limiti.

V {x) sono funzioni

della

definite

uno

96) una funzione (complessa) della variabile (reale) x definita nel campo G. Se lini u (x^ =^ m, se lim v (x) w, si suol dire che
stesso insieme G, la
{x) -\(x) ( 29, a, pag.

iv

lim [u (x) -h tv (x)]

= =m

-f- i

n.

(1)

Poich, scelto un

piccolo a piacere, esistono

un intorno

yi,

e un intorno Y2 di a, tale che nei punti di (il escluso) che appartengono a tali intorni, valgano le

punto a

\u(x)

m\^^

\v{x)

n\.^.

(2)

112
in

CAPITOLO VI

33-34

un intorno y interno a Varr anche la


\\u{x) -i-iv
perch
il

Yi e a Y2

varranno entrambe

le

(2).

(x)

\m-h 7i\\^
1

(3)

primo membro
\

di

(3)

non pu superare
V (x)

(x)

m\ +
>

|.

Viceversa,

se,

per ogni
tra
le

0,

esiste

quale valga la
stretta

(3), allora

vera la
di

(1).

analogia

definizioni

un intorno y V^^ il E cos trovata una limite di una funzione

reale

complessa.

evidente che dalla (1) segue

lim l/[u (x) lim


I

f
(x)

-f-

[v (x)

= m^
m

-f- n^,

cio:

il

-h iv {x)\ =^\

-]-

in\

(limite del

modulo

= modulo
si

del limite).
gli

Una

formola analoga non

pu scrivere per

perch l'argomento di determinato. Se per u (x) -\- iv {x) una funzione complessa, il cui a ha per limite r, mentre l'argomento (0, per modulo per x uno degli argomenti) ha per limite 0, allora dire, meglio -}- t sen 0). Il {x) -h iv (x) ha per limite proprio r (cos

un numero complesso non

argomenti univocamente

Se anche una sola delle funzioni u


ossia se \u -h

(x), v (x)

ha per

limite 00

iv

]/ u' 4- v^

ha

per limite l'infinito, ossia se


^^

ha per
-\-

limite zero, diremo che

-l-

^'

t;

ha

00

per limite.

tv

34.

Ricerca del lim p\


x=-oo

Se

p
l''

negativo, oppure

complesso, supporremo senz'altro

intero.

Distinguiamo parecchi casi:


Sia |2)|>
I

1,

xyo.
|

Si osservi che

^^

se

^~
^

lo^io
,

- ossia

se

x appar-

logiolpl
tiene all'intorno
^^^\
(
,

\logio|i)|
lim
j>*

r,
ao

00 ) di

+
^^
| |

qo

Quindi

se

>

a;

-j-

FUNZIONI, LIMITI

^
.

113

r
lim

Sia

li?

<
I

1,

<
)

0. In tal caso

- >!,?/ =

.,

>

o,

7/ =1=

lim

00

3**

Sia

!j?|<l; :r>0;
e

sar,

posto q =^

^=
([
|

g
ossia

>
I

quindi
0.

lim
X =
-\-y.

r/*

=oo

donde
X

lim

o,

-j- j:

lim

p*

4**

Sia

\p\>
2**

l:

<0:

posto g

sar

<

quindi perii
5"

caso lim (/

oo,

donde lim
1

-^.=

lim ^"'^nO.
1

Per
a;).

/>

==

lim

j/

(perch j/

=
i

per ogni

valore di

6"
1
,

Per ^ 1 ed ce intero, j^^ secondo che x pari o dispari

assume
:

valori

-4-

quindi

lim

^* non

esiste.

Altrettanto avviene se

\p\=^l,

j)

un numero com-

plesso.

35.

Primi teoremi sui

limiti.

Enuncieremo
reali.

dimostreremo questi teoremi per

le

funzioni

Tali

teoremi

valgono per, come apparir

evidente, anche

per funzioni complesse.

ben evidente che, se due quantit i^i, si avvicinano indefinitamente a (hanno per limite) due numeri finiti h, U, la loro somma,
?/..

la loro diiferenza,

il

loro prodotto e
?i

il

loro quoziente (se

^2

"^ 0)

si

avvicinano indefinitamente a
caso
si

-4-

U,

k,

-j- (nell'ultimo
si

suppone L

=^-

0).

Questa semplice osservazione

'enuncia

rigorosamente, e in modo pi generale, coi seguenti teoremi:


a) Se ji, jo,
stesso
li, I2,

jn sono
e se, p. es.,

gruppo G,
1 finiti,

...

allora per x

=a

per x

funzioni della x definite in tino esse hanno dei limiti a -4-

-+-

0. la

somma

ji

-f- 3^2 -4-

...

-hjn

ha per
8

limite la

.wmma

li -f- lo -f-

+1,, dei limiti.

G. Fi'BiNi, Analifii matematica.


114
CAPITOLO VI

35

si

Dimostreremo il teorema nel caso n 2 il caso generale tratta, o con metodo analogo, oppure col metodo di induzione
:

completa, osservando che:


(yi -+- ^2

+
1

-4-

yj

{yi
:

-H

y-i

-+-

-\-

Vn-x) -H

Vu'

un numero arbitrario esister un intorno destro aj di a, < ed un intorno cl^ di a, in cui \y2 < tQ. ^1 ?2 a Se un intorno interno tanto ad ai che ad a2, allora in a valgono entrambe le precedenti disuguaglianze donde si deduce
Sia
7]

in cui \yi

"yj,

(^1

+ ^2)

(^1

+
t]

^2)

^b

+
?i
I

^2

^2

<

TQ

+ =2
-y]

Y).

Quindi, dato un

numero

piccolo a

piacere e

positivo,
di a,

se

ne deduce, posto
{y\

= -

che esiste un intorno a


di

in cui

2/2)

{^1

+"

^2)

minore

y]

in

valore

assoluto.
e. d. d.

Oss. Per stabilire la precedente disuguaglianza sono partito


dalla
I

a -h

^
I

a
I

-+1

&
I

del 4,
iZ

B,

pag.
cZeZ

13.

P)

Nelle stesse ipotesi di a)

Zmi^e
2.

'prodotto ji 72
limiti.
si

ms^e

ed uguale al prodotto

Supponiamo, come sopra, n


dato un numero positivo
in
y]

=
\
|

li I2

In

dei

Come sopra

dimostra che,

qualsiasi, esiste
le
|

valgono entrambe quindi in a sar yi <


cui
|

y^

un intorno a
y],
|

?i

?/2

di
|

a,
y].

Z2

/i

-4-

y].

Si

avr

in

tale intorno:

Vi

(2/2

j
I

^2)
Zi
i

^
<
1

+ I2{yi l\^\yi\\y2 l2\-+-\i2\\vi ^H^ +


-f- Y]
:

\y1y2

Yj

^1

=
li\
j

Y)

^2!

Yj

?i

Zs

'yj

|.

Sia ora un
Y]

numero

piccolo a piacere; scelto


.

y]

tale che
,.
.

y]

<

1.
.

4-

r
/i
I

-fI

TTT?
I

esister

un

intorno

di

a, in cui:

/a
I

1,^/1^2 ?i?2M>l!Ui|4-|Z2kYlj<
ossia:
1^1 2/2

^_^|^^^|_^|^^|

iUl|

+ U2|4-l!^
e. d. d.

Zi/2|<s-.

Y) Se lim yi^=li e se k
zero,
esiste

un numero
\yi

finito

diverso

da

un intorno a

di a,

in cui

h
,

e quindi

. .

FUNZIONI, LIMITI

115

yx\>

yi

=i=

0.

In tale intorno a ha dunque significato

il

rapporto -^. Analoga considerazione vale se lx^=


yi

co

Teorema. Se lim x= a
nullo, allora lim .c=.aji

ji

=
.

li,

se

li

un numero
oo

finito

non
0.

= -
11

^e

invece

li

allora lim

=
yi

Se ji
(distinti

differente

da ^ero nei punti di un intorno a

di a

da

a) e se lim ji
a;

0,

allora lim
= o

=
jl

oo

=o

Se

?i

00

lim
yi
sia

e viceversa ( 32,

B, pag. 109). Sup-

poniamo che

II

=F

un numero

finito.

Se

un numero piccolo
|

a piacere, esiste un intorno ^ di

a,

in

cui

^i

?i

<

Se Y un intorno comune a ^ e all'intorno a, di cui parla la precedente osservazione, in tale intorno y sar:

1^1

>

donde

116

CAPITOLO VI
Oss. Esistano ancora per

-^
Vi
il
ni

35
limiti

x =^ a

delle

yi,

y-,.

Se

Km

?/o

00

lim ^1

-;-

00

allora

ha per

limite oo

Se lim

?/2

=p 0, lim

i/i

0, e se

rapporto

^-

ha significato,

allora

lim

^^ i=

oo

Se lim

:^i

00

lim

t/o -i-

oo

allora lim -^^


di

=0.
noi

Se dunque esistono
trovare
il

limiti

y^

di

?/i,

sappiamo

limite del quoziente


le

^
yy

in tutti

casi,

esclusi quelli

tendano a zero, o che entrambe tendano all'infinito. Questi casi particolari saranno da noi studiati pi tardi per altra via. naturalmente inteso [nel caso che il lim ?/i
?/i,
?/j

che entrambe

sia nullo] che

si

y-i possa parlare del rapporto -^-

che cio nei


=t=

ih

punti di un intorno
h)

cl

(il

punto a escluso)
;

sia y^

(*).

Sia y

fi^)^

=?

(^)

sia lim ^

lim

=
,

e.

La

?/

possa considerare come funzione /'[cp {x) ] della x in un e. torno di a, intuitivo che sar anche lim ;/
si

in-

in

cui la z

Se per in ogni intorno del punto a esistono punti x a, assume il valore , bisogna in pi ammettere che

Infatti, preso

un numero

piccolo a piacere, della lim


^;

2/

=
1

e, si

deduce che esiste


z

un numero

'>

tale che per z ^'.^h e

/>

<

7/

^ /> I< ^? si deduce che esiste un numero ^ tale che, se ic ^ - a e se a; ^ se ^; =#= ^. La disuguaglianza Sar quindi anche, per quanto trovammo, y c\ s vale per anche se ^ e per il valore considerato della x, perch per 2/ ipotesi in tal caso y piccolo a piacere, c. Dunque, dato un numero f(b) esiste un numero ^ tale che par a <^ ^ |;?/ x c!<;. Donde, per defie. d. d. nizione di limite, hm y e.
-.
1

<

=
il

=
\

<

e < Dalia lim a < sia


s.
|

^=h

In

modo

simile

si

tratta

caso che e

co

oppure b

co

ecc.

(*) Se fosse l^ ^- 0, questa ultima condizione abbiamo gi osservato.

sempre soddisfatta, come

FUNZIONI, LIMITI

117

36.
a) Sia
intervallo.

Funzioni

continue.

y =z f(x) una funzione reale

della r definita in

un certo

Hanno

speciale importanza tra cos fatte funzioni (*j

si sogliono chiamare continue, perch variano con continuit al variare della x, cosicch se la x varia di pochissimo, anche la y varia di pochissimo. Prima di dare una definizione precisa di tali funzioni, osserviamo che la fisica ci d esempio non soltanto di funzioni continue, ma anche di fun-

quelle funzioni che

non continue (discontinue). p. es., data una certa quantit di ghiaccio alla tempe10^. Noi indicheremo con y la minima quantit di ratura di calore necessaria per elevare la temperatura del ghiaccio da 10 a X gradi. La y sar una quantit definita per tutti i
zioni
Sia,

x,

valori

di

che

corrispondono

temperature
di

sperimental-

cio x (positiva per negativa per x < 10, nulla per ./ 10). Consideriamo la ?/ come funzione della x nell'intervallo ( 10,0). In questo intervallo la ^ continua, perch varia con continuit al variare continuo di x, in quanto che per piccolissimi

mente raggiungibili; sar

x>

10,

una funzione

innalzamenti di temperatura occorrono piccolissime quantit di calore. Anzi, se noi ricorriamo ad una rappresentazione grafica,
la

curva immagine

come insegna
y
in

la

fisica,

prossimamente
(fig.

coincidente con un segmento rettilineo

MG

(**)

10).

Ma

consideriamo

sl

tutto l'intervallo

10, -h 2).
si

Ricordiamo che, se

som-

ministra a poco a poco del calore al ghiaccio per innalzarne


la

temperatura, si osserva che, giunto a 0, il termometro per

_
Fig. 10.

un po' aumento
il

di di

segna temperatura, perch


tutto liquefatto,

tempo non

calore fornito viene assorbito dalla

liquefazione del ghiaccio.


la

Quando questo
a salire

temperatura ricomincia
nostra funzione
?/

man mano. Per

100>^>0

la

Restano cosi escluse dalle seguenti considerazioni le funzioni definite in un 6r di punti, che non sia un intervallo. (**) Avverto che la figura rappresenta soltanto qualitativamente, e non quantitativamente, il fenomeno fisico.
(*)

gruppo

118

CAPITOLO VI

36

rappresentata sensibilmente da un altro segmento Z) TV', che non per il prolungamento d MC.

rappresenta il salto, la discontinuit che ed ha per misura proprio la misura della quantit di calore che la liquefazione del ghiaccio ha assorbito. Come si vede, per far variare di pochissimo la temperatura, si richiede generalmente pochissimo calore ma, se si tratta invece s alla temperatura di passare da una temperatura negativa di positiva di -h , dove e un numero positivo, la quantit di calore necessaria non piccolissima, anche se piccolissimo, ed sempre maggiore della quantit di calore necessaria alla
Il

segmento
a;

ha

la

y per

CD

0,

fusione del ghiaccio.

In altre parole,
dal segmento

il

valore di y per
i

a;

rappresentato

OC, mentre

valori di

destro di 0, per quanto


alla

piccolo,

di un intorno non sono gi assai prossimi

y nei punti

C, ma sono rappresentati da segmenti che diffemisura di riscono da 00 per non meno che CD, cosicch il lim y per (cio quando x tende a zero venendo da destra) -f0. uguale ad OD, e non al valore OC, che y ha nel punto x Perci si dice che la ?/ discontinua nel punto x=^0. Si pone anzi la seguente definizione generale: Sia y f (x) una funzione definita in un intervallo (a, b). f (e) Sia e un punto interno a questo intervallo. Se lim f (x)
:2;

ed anche lim f (x)


2)unto
e.

a;

= c-|-0

f (e)

noi diremo che f (x)

continua nel

Se e coincide con V estremo sinistro (destro) di (a, b) la f (e) funzione f (x) si dir continua in e, se lim f (x)

[se
a;

=
c

lim f(x)

f(c)].

In

tal

caso
[del

infatti

non avrebbe
perch

signi-

ficato

parlare del
a;

=c
f (x)

lim

f (x)

lim
xt=c-|-0
e.

f (x)]

f (x)

non

definita

a sinistra (a destra) di
ce

La
/t

formola lim
e

f (e)

si

pu anche

scrivere

nella

forma lim =
interno

f (e -4- h)

f (e).
es.,

Affinch dunque f{x) sia continua, p. air intervallo {a, b), i due limiti

in

un punto

lim f(x),

lim f{x)

devono esistere entrambi ed essere uguali ad f{c). Nell'es. precedente il lim y esisteva, ma non era uguale al valore di y
per X

= 04In

0.

altri casi di

funzioni discontinue (non

continue).

FUNZIONI, LIMITI

119
o

mancano
e due.

l'uno o l'altro dei

limiti

precedenti,

mancano
punto
e

tutti

una funzione f {x) l'intervallo (a, h) la f {x) si


Se

continua

in

ogni

del-

Una
per
a;

funzione
a,

dice continua nell'intervallo (a, b). complessa u {x) -\-i v {x) si dir continua se n (x), v (x) sono continue per x ^= a.

Dalla definizione stessa e dai teoremi del 35 segue che: La somma ed il prodotto di piit funzioni continue in un punto e [o nell'intervallo (a, b)] sono continui nello stesso punto
P)

(nello stesso intervallo).

Se f

(x),

9
-r-r-

(x) sono continue vn


.

e,

(e) H- 0,

allora

il

rapporto

f(x)

esiste in
e.

un intorno

di questo

punto ed

con-

tinuo per X

Esempi di funzioni continue.

La funzione sen x continua dappertutto. Basta far vedere che lim sen {x -hh) sen x, ossia che

lim [sen (x -h

/^)

sen
sen

x]

0.

Ora sen (x-hh)

sen x\ = 2
I
\

ycos
unita e

y.t

-^r-^\.\h\,

perche

cos

\
Quindi, se
l'intorno
(

+
2i

non pu superare

sen

'

h^ ir 2i
\

Hr
si

'

h)

un numero
s)

positivo piccolo a

sen (x
I

-{-

sen x\ <^.
funzione
a""

del punto

piacere,

in

tutto

0,

ossia

per

\h\ <^,

ha

2^

La

(a

>

0) continua.

3^

La

funzione

\ogax(a>0)
y

continua.

La

funzione

= tang x
a?

continua per x #=

ili

poich quoziente delle funzioni continue sen ^, cos x^ di


la

cui
ti).

seconda

nulla solo per

= -
tu

(a

meno

di multipli di 2

Y) Talvolta avviene che una funzione continua in tutti i punti di un intervallo, eccetto che in uno o pi punti, in cui
la funzione
i

pu anche non essere definita. Tali punti punti singolari della funzione in tale intervallo.

si

diranno

120
Cosi,
p. es., la

CAPITOLO VI
funzione y
./

36

eccetto che nel punto


x*
(

=a

00,

a, dove essa non definita. Il punto punto singolare di questa funzione nell'intervallo H-Qo). In questo caso per esiste il lini y e si ha
il

= X a

continua dappertutto,

lim y

=:

co

''^"'
.

Ogni qualvolta una funzione continua fix) ha il punto x oo noi diremo che x come punto singolare, ed lim f{x)

=a =a

un punto

d'infinito di f{j), o anche che f{x) ivi diventa infinita. meno di esplicita dichiarazione in contrario, noi, quando

parleremo di funzioni continue in un intervallo, escluderemo sempre che posseggano punti singolari in tale intervallo.
S)

Sia y

f{z),
e

^=9 (x) e
si

sia lim
x

=a

cp (,r)

h.

Sia la y con-

tinua per

^=6;
X
-^

funzione della x in un intorno del punto x


lim f[^{x)]
a x

possa considerare la yz=zf[(p{x)] come a. Dico che

= f{bl = f[\m^ix)] =
a

ossia che

il

simbolo

f di

funzione continua

si pii

permutare

col simbolo
lim
?/

di limite. Infatti, poich f{z) continua per z ^=^b, lim f{,z) f{b). E quindi ( 35, 5, pag. 116) anche

lim
X

=a =

:=z

lim
X

/'[cp

=a

{x)]

=
=a

f{b),
se

e.

d. d.

Cos,
finito

p.

es.,

lim. log f{x)


X

= log

[lim
x

f{x)\

il

lim f{j)
a;

=a

positivo, cio brevemente,

ma

incompletamente:

Il limite

del

uguale al logaritmo del limite. Se lim f{x) esiste ed uguale ad un numero


logaritmo
x

b finito

=a

lim
X

/i/*^>

h' (supposto

>

0).
b,

Se lim f{x)
X

=a

=o

si

ha lim sen f{x)


X
="

= sen

ecc.

si
(a,

f (x) sono funzioni continue, e se z y come pu considerare funzione di x in tutto un intervallo


s)
^S'e

=9

(y).

b),

la z in tale intervallo funzione continua della x.

p]SEMPI.
1"*

Si

dimostri che

Ris. Infatti x"

oF continua,
continua.

?/

= =

a;''

(e ==: cost.,

a:',

dove y

x>
{x'')

0) continua.

log^

==

e log x.

Poich

/'(a;)

=^

e Ioga

:r

pure continua, anche x

FUNZIONI, LIMITI

121

Questo teorema, se a; < 0, e e , p. es.. un intero posiancora vero; lo si dimostra osservando che x"" il prodotto di e funzioni tutte uguali a a: e quindi continue.
Oss.

tivo,

2*
della X,

La

funzione y^=::\o^f(x) continua per quei valori

per cui f (x) continua e positiva.

37.
a)

Un

limite fondamentale.

ben evidente che, se due punti .4i, A2 si avvicinano indefinitamenle nello stesso tempo ad uno stesso punto L, un punto A, il quale sia sempre compreso nell'intervallo Ai A.>, dovr pure tendere ad L. Questa osservazione rende intuitivo il Teor. Se y, ji, y_. sono tre fiindoni reali della x definite in tino stesso gruppo G, se per ogni valore di x in G la j compresa tra ji ed y-i {ji^j ^ y.. oppure yi y ^ yo), e se lim ji lim j2j anche lim y lim ji lim y2.

Supponiamo,

p.
si

es.,

lim yi
-=

= lim = A = numero
y.,

finito.

X'=a

piccolo dimostra che, dato un numero a a piacere, esiste un intorno di a, in cui valgono entrambe le J < , \y2 A\ < . Poich y compreso tra yi yi ed yo, sar in a anche \y ^4 < . Ne segue quindi che, dato piccolo a piacere, esiste un intorno a di a, in cui vale
al

Come
\

35

>0

la

\y
Il

<

Perci sar lim y := A,


X'=a

lettore

trover
il

un

utile
x4

dimostrazione per
P)

caso

esercizio,
00

completando questa

Applicheremo ora questo teorema alla dimostrazione della


sen X
lim
==0
:== 1.

Per una retta interpretazione di questa formola si ricordi che l'angolo x deve essere misurato in radianti. Lo studente far bene a rendersi intuitiva detta formola costruendo un

diagramma
Noi
di
ci

della curva y

detta funzione

accontenteremo di scrivere varii valori approssimati ci che baster a rendere sensibile il fatto
:

che,

quanto pi x
1.

si

avvicina a zero, tanto pi y

sen X =

si

avvicina ad

122

CAPITOLO VI

37

Per .

= I-

= 1 = ^^^ = 0,63662...

Per

..

= ^,,= 3-11^ =0,90032...

Per x
'

= ^, y 0,99995... oO
J

Per x
Se

= -^^^, y = 0,99999....
z

con

indichiamo
:

la
e

misura in gradi dell'angolo


sen .-,.,. quindi lim
.2'

di

x
.r

radianti,

sar

= 180

ir
;

sen - lim = n
,.

^jrc^^
180
perch,
se

3,14159...^180
in

'

La misura
nuamente
costante
nelle

radianti
gli

appunto per
in gradi,

ci

fondamentale,
conti-

misurassimo

angoli

dovremmo

corrispondenti formole di calcolo introdurre la


test determinata.
si

--

La
Per

dimostrazione della nostra formola

compie facilmente.
pag.
19).

0<:r<

sen

a:;

<

a;

< tg

a;

(
si

5,

B,

Dividendo per sen x (positivo)

ha

i<-^< os x sen X
'

Poich lim cosir

l,

anche lim x^o COS X


limite
1,
il

1.

Poich la funprecedente

zione

^=1

ha pure

per

teorema

dimostra che

hm
ce

sen X

,.

1 z=z

hm
x

seno;

=o

(*)

Questo numero

la

misura in radianti dell'angolo


grad centesimali,
il

di

surasse

invece l'angolo in

valore

di

un grado. Se si miquesto limite sarebbo

2^ =.0,01570

123

E
cambia
sen:z'

il il
.

limite

segno di
.

non muta, supponendo x negativo perch, se si x, anche sen x cambia di segno, e quindi
;
.

rimane invariato.

X
1

POS

^
.

Es. Trovare lim

Si ha,

posto

a;

x=0
1
'

X
a;

=2

v,

cos

y = sen y ^ sen = --^


2 sen^

X
Per
a;

2y

y,

y
?/

=
^

0, ossia

per y ^=0, lim sen


1.0

sen V
0, lim

Quindi lim

~ ^^i^ =

0.

38.
a) Se

Un
si

altro

limite fondamentale.

un punto

muove sopra una


i

retta sempre

nello

^
l*"

AL
A
finisce

stesso verso, p. es., verso destra,

ben chiaro che possono pre:

sentarsi due soli casi

Il

punto

con

l'allontanarsi indefinitamente

a destra.

Oppure
2"*

Esiste un punto L, che

il

punto

non supera, pure

avvicinandosi ad esso indefinitamente. Cos, p. es., se il punto A ha una velocit costante, si presenter evidentemente il primo
caso.

Se invece
,

nel primo minuto percorre cm. 1, nel secondo

cm.

nel terzo cm.

nel quarto cm.

nello

n^"''^''

minuto cm.

_i

esso dopo

n minuti avr percorso

cm.

11 O-i-i(

H-

4- -+-

-f-

-f-

^ 1= = -5^.)
1

^=2 -^
9**

I-i-

di

di
(

non sar perci mai riuscito ad allontanarsi al punto L, che ha una distanza di cm. 2 dal punto partenza, pure diventando (al crescere di w) la distanza
Il

punto

l di quel

AL

che

-;^:ri )

piccola a piacere.

124

'

CAPITOLO VI

38

Questa osservazione rende intuitivo


ora esporre.

il

teorema che dobbiamo

Si dice che una funzione reale y =^ f{x) crescente, se essa cresce al crescere della x, o pi precisamente, se, indicati

due punti qualsiasi del gruppo G ove definita tali che xi> Xo, si ha /'fe) > /*fe).
con
Xi,
x->

la

(x)

La y si dice decrescente, se invece dalla Xi > X2 segue (come, f{xi)<f(x-^, ossia se la y decresce al crescere della inversamente ad se proporzionale a; avviene es., > 0). p. y La y=zf{x) si dice non crescente, oppure non decrescente, se dalla Ti^a:. segue f{x^)^f{x^^, oppure f{xi)^f{xi). non decrescente in un Se una funzione non crescente, dato gruppo G di punti, si dice che la funzione varia sempre nello stesso verso (senso) nel gruppo G.
a:;

Teor. Se f (x) una funzione definita nel gruppo G, che varia sempre nello stesso verso e se in ogni intorno (p. es. sinistro) del punto X a esistono punti di G distinti da a, esiste il lim f (x). X t= a Supponiamo per fissar le idee che f{x) non sia decrescente a sinistra del punto a, e che si voglia dimostrare l'esistenza del lim f(x). Noi dimostreremo che tale limite precisamente

=a

il

limite superiore
i

assume

valori

L di G

dei valori

che

f (x)

assume,

quando x

pili piccoli (a
:

sinistra) di a.

Distinguiamo due casi

V L

finito.

Sia n un intero cos grande che

sia

minore di un b prefissato. Tra i citati valori di y ne esister almeno uno (p. es. quello f{c) assunto da y nel punto x ^=^ e <a) che uguale ad L fino alla n****^'* decimale (e ci per la stessa definizione di limite superiore). I valori che y assume nei punti di G dell'intervallo (e, a) non possono n superare il limite superiore L, n essere inferiori a f(c) (perch y per ipotesi funzione non decrescente). Dunque tali valori (compresi tra f{c) ed L) dovranno pure
coincidere con

fino alla n'**""' decimale.

In altre parole nei punti x d

dell'intervallo

(e,

a) vale la:

|/-(x)-LM^<3.
Per definizione
di limite

dunque

lim f{x)

= L.

FUNZIONI, LIMITI

125

T L
zione

infinito.

Questo caso, assai

meno importante,
lo

si

potrebbe ricondurre al caso precedente con

studio della fun-

-T f{x)

Per studiarlo direttamente

si

osservi che, se

un numero

arbitrario, esiste
(e,

un punto

a;

=
00

In tutto rintervallo

a) sar dunque

f{c)>k (*). f{x)^f{c)>k, perch


e

< a,

ove

f{x) non decrescente. Pertanto

a;

=o

lim f(x)

= H-

Cos,
in

p.

es.,

l'area del poligono regolare di n lati inscritto

un cerchio limite per n


^)

C
qo

una funzione crescente

di

n,

che ha per

proprio l'area di C.

fondamentale.

Applicheremo questo teorema allo studio di un limite Dalla formola del binomio si trae che, se m
:

un intero positivo, allora

^ m/

_n

^1 m(m 1) 1 1 w 1.2 m' m


\

m(m-l)(w 2)...0w [m l])


\m

1-hl-h-^--tdonde,

m/

\ r

m/
h...-+

m/

m/

osservando che i numeratori degli addendi terzo, quarto, ecc., non superano l'unit, e che i denominatori sono 2.3 > 2.2 2\ \_4> 2', ecc., si trae che 1^ =2, |_3^

per

m>

D'altra parte il ^'"^^ membro della penultima formola


(al diminuire di

i2<k^m-^
cresce
il

1)
al

termine
crescere

del

terzo

della

m/

di pi

numero

stesso dei termini (che

4- 1) cresce con m. / IX"" Quindi (IH cresce al crescere di 1

e perci, per

il

pre-

cedente teorema, tende per

m=

oo

a un limite

e>

e,

poich

per l'ultima delle precedenti formole, (per ogni valore dell'intero


(*)

Questa affermazione conseguenza


Infatti

^+~ +

^ ^
dell'ipotesi

= l-

L = ao. <
1..

126
/ m>l) 2<(1H
colare
si

CAPITOLO VI
\'''

38

<3,

sar pure 2
finito
"'

<e^3

donde in partiIo

trae che e

un numero
1

positivo.

dico

che

/ \ hm l -h- =e, anche


se

m
n
V

non

intero.

Infatti,

se

compreso tra

gli

interi n,

-\- 1,

n -h
il

'

m/

n/

E, poich

limite del

primo

e terzo

membro sono

rispet-

tivamente

+
e

lim ( 1

-f-

lini

1+
lim im (l
-4-

+ \" ) = lim
^

(l -h

)
a

lim

(l

-f-

W
(
1

e.

=
)

e,

ossia sono uguali ad

e,

anche

( 37,

p.

121)

il

lim

IH

w=.oo\

e, m/

Io dico infine che e anche


Infatti,

lim
1),

1 -I-

e.

posto

m=

(^ -h

(-^)=(-."t)""=(.4t)-'="()=(-I)'(-I)
E
lim
perci
:

m = -aA

(1 +

m/

)=
it

lim (I-+-7)

lim
jfc

= -|-^\

A:/
1 \"'

(l + -) = 4.-xA k/

e.

l=e.

c.d.d.

y) Dalla lim
IH,

(1 H
\
III

)=

e,

che vale dunque, sia


si

positivo

00

negativo, razionale

irrazionale,

trae

(*),

supposto

a>

0^

lim

m
,

Ioga
lo

(IH
gjl
X

Ioga

e,

ossia,

posto

= X
1

lim
a;

+ x) _^_ ioga

e.

(*)

Basta ricordare che

log,,

funzione continua nei punti

a;

> 0.

FUNZIONI, LIMITI

127

Se deduce
lim
a;

si

pone log

(1

-h x)

=
x

2;,

quindi

x =^

a"

1,

se

ne

= oa

Ioga

e,

donde lim

=
^
:

log^ a.

()

Ioga 6

Se esponiamo a

si

trova

lij^
a;

prima
lim
=.0

X
di

=
queste
,

lim
x

X
si

=
vede

Dalla
diventi
il

formole
si

quanto
il

semplice
e

appena

assuma

numero

come

senta

base di un sistema di logaritmi. Poich questo limite si precontinuamente nel calcolo, noi adotteremo d'ora in poi

(salvo esplicita dichiarazione in contrario) questo


neperiani, iperbolici, naturali.

numero
si

come

base del sistema di logaritmi. I logaritmi cos ottenuti

diranno

Per uno

studio

geometrico dei limiti precedenti

si

vegga

l'esempio terzo.

Esempi.

(X y=
1

-H

-^

m/

e"".

Ris. Posto

^= X
yn

n,

si

noti che

2 Se
l'interesse al

il

capitale e impiegato al tasso r (rapporto delesso,

capitale),

Ma
dopo

se
il

il

tasso pagato per

dopo un anno, diventa met ad ogni semestre,

e
il

(1

-H

r).

capitale

l"*

semestre diventato

c(l^- ;ese
il

tutta questa
si

somma

viene impiegata allo stesso tasso per


fine dell'anno
n""''""

2 semestre,
.

avr alla

una somma

e ( 1

In generale se

l'interesse,

parte dell'anno viene pagata la n'**"'" parte delche viene anch'essa impiegata allo stesso tasso per la residua parte dell'anno, il capitale e, dopo un anno, diven-

ad ogni

128

CAPITOLO VI

38

tato

eli

-\

-)

(*).

Quando n diventa grandissimo

(per

oo

)^

questa espressione tende a ce\ Si suol dire che un capitale e impiegato ad interesse continuo al tasso r diventa ce" dopo un anno. Cos, p. es., si calcola che e^'^'* Impiegare 1,05127

per un anno un capitale all'interesse continuo del 5 7o equivale a impiegarlo all'interesse del 5,127 7o.

Dunque
un anno un

rappresenta la
capitale 1

somma

ottenuta impiegando per

all'interesse continuo del


sia

100

Vo-

Che,

se ^ piccolo.

prossimo ad
se
il

1,

evidente,

perch,

tasso piccolo, interesse


e'

semplice r e continuo
quasi
si

equivalgono, ecc.

Consideriamo un'iperbole equilatera xy^=^l (fig.l 1 ). Siano .4, B due punti dell'asse
delle

3"

ascisse
h).

di

ascisse

a,

(0
J-i,

<a<

vallo

AB m

Dividiamo l'intern parti coi punti

An^ An-\\n guisa che i segmenti OA. OAi, OA^ OA. OB siano in progressione geometrica. Questi segmenti saranno cos uguali ordinatamente ad a, aq, aq~. aq""-'.
,

g"

dove ^1^^ \/

^^

~~

'

'

^^

ordinate

dei

punti

corrispondenti dell'iperbole

lxy=^l, donde

?/

=
basi

saranno

J_
a

Jl_

Jl___L.
aq""
le

aq
Quindi

aree

dei

rettangoli
e

aventi
le

per

segmenti

AAi, AiA2,...,An-iB
sinistro corrispondente

per altezza

ordinate

dell'estremo

saranno

(^aq

-^

'

(^'

~^V^'
il

'

(^^" ~" ^^"

) aq
per r

(*)

Resta perci intuitivo

teorema dimostrato nel testo


1

clie

(anzi

per ogni

r>0),
(a

il

numero li-\

cresce al crescere di

infatti

un impiega

di capitale tanto pi redditizio,


in

un anno

che quanto maggiore il numero n ugual intervallo l'una dall'altra) si pagano gli interessi maturati.
delle volte

FUNZIONI, LIMITI

129
loro

cio

saranno tutte uguali a {q

(g

1).

La

somma S
a
delle

perci

1).

In

modo

simile

si

prova che
gli

la

somma

aree dei

rettangoli

aventi per base

stessi

segmenti

e {q

per altezza

l'ordinata del corrispondente estremo destro

1)
g.

Si

ha

cos,

posto v

^1
)

donde lim S

= lm
lim.
n

Q
1/
ff

'

=
a

log,

i -

q
Il

donde lim o^
n^-r.

= log,a
e
il

loge

r^.

limite inferiore delle

2h

limite superiore delle o^ coin-

cidono dunque, e sono uguali a log,

CI

Dunque

la e la

figura

racchiusa tra
corrispondente

il

segmento AB,
di

le

ordinate i A,

porzione
vale

iperbole
b
..^.

equilatera

ha

un' area

che

precisamente loge-(').

Se noi rappresentiamo la nostra figura in scala

un

po'

su carta millimetrata divisa in quadratini molto piccoli,

grande si pu

avere un metodo approssimato per calcolare log,


l'area a:
il

cv

misurando

cio contando quanti dei quadratini in nostro foglio millimetrato sono contenuti in a.
4"^

cui

diviso

finito

L,

Sia f{x) una funzione di x, che tende ad un limite oo Come si pu calcolare approssip. es., per a;

mativamente questo limite? E ben evidente che f{x) si pu considerare come un valore approssimato di L, e che l'approssimazione sar generalmente tanto migliore, quanto piii grande si suppone x', o meglio, e piii precisamente, che, prendendo x abbastanza grande, si potr rendere piccolo a piacere l'errore che si commette quando si supponga f(x) L. Ma simile considerazione ha un valore scarso, se per ogni valore della x non si pu dare una misura del grado di ap-

(*) Infatti

rettangoli considerati, le cui aree


la figura

hanno per somma

^^

{^,>)
oc)

formano
(cfr.

un poligono, che contiene

a all'interno

(clie

interno alla figura

7).

G. FuBiNi, Analisi matematica.

130

CAPITOLO VI

38-39

prossimazione raggiunto. Ora questo

possibile in molti

casi.

Per

es., dall'esercizio

si

deduce, posto
lim
il

=
l)

>^,

che la quantit

(1)

\ogek

=X
di

7i{]/k
n,

compresa, per ogni valore

tra

nii/k-l)
Cosicch, se
si

^'(/~^r^y
y'h

pone

log,

k ^=-n

\yk

l), Terrore

commesso

non supera
n

^'"-><-p)|/i:

La
ritmi

(1)

iperbolici.

che loge 2

pu cos servire al calcolo approssimativo dei logaSe ne ricava, per es., posto 2, 7^=1= 16 con un errore superiore non a 0,03 0,70,

Poich per calcolare

la 1/2 equivale a estrarre successivamente quattro radici quadrate, questo metodo di calcolare i logaritmi

neperiani troppo poco rapido.

39.

Alcune applicazioni.

Se a un numero reale, z^=^ x -\- iy un numero com un simbolo, a cui finora non il simbolo a^ a''"*''^ abbiamo attribuito aleuti senso. I matematici si servono per e, ponendo con Eulero di tale simbolo specialmente quando a
plesso,

la

seguente definizione:

questa definizione accettabile? essa opportuna? Essa accettabile perch priva di contraddizioni, e perch,
se
?/

0,

cio

se

z z=:

-\-

iy

reale,

essa non

contraddice

all'ordinario significato di tale simbolo.

Molte poi sono le ragioni, che rendono opportuna tale definizione e che noi stessi incontreremo in questo libro. Qui ne accenneremo due specialmente importanti. 1 Se z-=^x -\- iy, z ^=^x -\- iy[, allora, per la definizione di Eulero, il teorema:

vero

anche

se

z,

sono numeri complessi.

FUNZIONI, LIMITI

131

Infatti

e'^'

=
2o

e-+-' +
'i

':(.

+ .)
?/

,-

+ -'
;

cos (y
e""'

+ y) +
y
-f- i

sen {y 4j^)

?/')

=^

cos

-f- i

sen

^y)

(cos

sen

=:

e^ e^

Sappiamo gi che,

se ^ reale, allora

e'

lm

(l-f- V".
anche

Ebbene
se
<?

in virt della definizione di Eulero, questa stessa formola vale

complesso.

Infatti:

(n-^^-)

= [(l + ^) + i^] =
1

-.(cos

-J

+ JBens),
(*)

dove

.z=S(n--y 4-1^1

ige

= ^
^
j

J^K -.

Sar

+ -"- =
1

r-"'

cos

mO-\-i sen
e

Ora, posto

--

li

III

Ossia, poich

lini
Ili

oo i

= W
-

a^,

si

ha lim
m
=s.'x>

^"'

=
-

e-^

D'altra parte

lim

0,

perch lim

Z^'

lim

^ = o
lim

< -^
r=
^/.
-^

..

lim /=eo

lim m =,=oo
6

mts'O ^ tge
lim
(cos

=
me +

lim
._... re

+ wt

- tgo

w.
-^

E
Perci

quindi

sen

m o) ~cosy-hi sen y.
e^

lim

jlH

= e^(cos?/-hisen//) =

+ e'.
'^

e.

d. d.

Di tale definizione possiamo servirci per estendere anche a numeri negativi o complessi la teoria dei logaritmi neperiani. -H i sen 0) un numero comple3so. Io dir che Sia tv=^ p (cos "= ^ X -h iy ne un logaritmo a base e, se
e""

=
e*

(cos

y -^

sen y)

^=: tv

=^

p (cos

4-

sen

0)

cio

se

n=

cos

y == cos
i

sen y
del

= sen
ce

0.

Dunque

a;

il

logaritmo

aritmetico

Ed

,^

l'argomento

w, o differisce da
di cos

modulo p di iv. per un multiplo


di

(*)

Per

molto grande
e

il

segno
o

e,

cio

il

segno
e

IH

positivo,

anche se x

< 5;

posso supporre

compreso tra

-^

-^

132
2
Z: 71

CAPITOLO VI
di

39

che ben naturale, appunto perch Tanomalia di un numero complesso definita a meno di multipli
2
71 (A'

intero). Ci

di

71.

Nel campo dei numeri complessi ogni numero

w
ha
infiniti

^=^ p (cos 6

sen 6)

logaritmi
log, p -h

id -^

2k'iz

i.

Di questi logaritmi ve ne uno (e uno solo) reale, se t= o, ossia se 6 un esiste un intero k tale che -h 2 ^ cio se si pu supporre multiplo di 2 0, cio se io coincide col suo modulo p, ossia se ^ reale positivo. / soli numeri reali positivi posseggono un logaritmo reale (quello di cui si occupa T algebra elementare). Gli altri logaritmi se ne deducono aggiungendo un multiplo qualsiasi di 2 tc i^
7i:

tt;,

sono complessi.
I

numeri

reali

negativi

m;

=
4- 2

hanno

gli

infiniti

loga-

ritmi (tutti complessi)

log p

-f- i 71

71 Z: i.

1 ha tra i suoi logaritmi il numero i ti. fondamentale della teoria dei logaritmi reali diventa ora: Sommando insieme un logaritmo di ciascuno dei

In particolare

II

teorema

fattori di tin prodotto, si trova


Il

uno

dei logaritmi del prodotto (*).

lettore

ne

deduca

teoremi
(

analoghi
log
0,
(

per
1)^

quozienti,

le

potenze, ecc.
Cos, p. es., dalla

2 log

=
1)
1

pu gi dedurre che, essendo log

==

anche log
sono (2

ma

soltanto che

il

doppio di uno dei logaritmi di


i

dei logaritmi di 1; infatti

logaritmi di

a:

= non = vale uno


log
(

si

1)

0,

>^

-h 1)

i 71, il

cui doppio

un multiplo
^=^

di

2ni^ che
si

un logaritmo

di 1 (**).

Dalla e-'""
cos

cosxztisenx
2

deduce

a;

=
i

sen

=
i

-
2
^

(1)

Posto
noi

x=^

z {z reale)

il

primo membro non ha significato


i z^

porremo per definizione cos


(*) Cos anzi si

sen

uguali

ai

valori

possono trovare
del

tutti

(**) Il logaritmo

numero
di

che sono entrambi logaritmi


ritmi di

1 si trova, p. es.,
1,

logaritmi del prodotto. sommando insieme i' e


il

tt,

non gi facendo

doppio

di

uno

dei loga-

1.


FUNZIONI, LIMITI

133
(1) per

che

si

ottengono dai secondi membri


:

di

x ^=

i ^.

Cio

porremo

cos

^=

e'-{-e-'
sen

Perci cos

^ e

.e'
^

e"
:

sono reali per z reale


il

noi
e

li

chia-

meremo rispettivamente
iperbolico
di
z.
z,

coseno

iperbolico

di

^,

il

seno
(pi

E
sh

le
z).

indicheremo

con

cosh z

senh z

brevemente eh
eh ^
Si

dunque
z
;

e^

-h e~'
2

=
z,

cos

sh ^ =^
,

e'

e~' = seniz
:

a;

iperbole

= posto che = sh variare una punto y descrive nome funzioni mentre invece (donde equazioni x = cerchio x^-^-y^ -=^\ y = sen ^ definiscono (donde nome funzioni = eh x eh y zh sh x sh prova facilmente che eh {x zh = sh x eh it sh eh che eh x) = eh che sh {x =t che sh per co&x, x) = shx. Adottando = sen X per ogni valore trova ancora che x y = y cos sen y sen =^ x eh cos sen y sh
= eh
Si

verifica
?/

tosto
il

ch^ ^

sh" ^

cio

^,

x,

al

di z

il

di

iperboliche),
il

le

cos

z,

il

di

circolari).

y)

y,

y)

?/

2/

a:;,

x,

le

(1)

definiz. di

della
i

-\- i z,

si i

(y

-\- i z)

cos

z
i

cos

che
sen (y -hi z)=^ sen y cos i z -h cos y sen sen y eh z -h i cos y sh z.

iz=^

Anche
le

se x,

y sono numeri complessi continuano a valere

formole

fondamentali della goniometria

y) = sen (x y) =
cos {x
1

cos

X sen x

cos y cos y
z
^

z:;z

sen x
cos

sei)

y
y.

x sen

Posto per z reale th ^

th- ^

= -TT1

sh = eh

(tangente

iperbolica

di

z)

Per ogni z reale si pu perci trovare un angolo 9 del primo quarto quadrante (che sar funzione di z) tale che
:

= ch^
1

cos 9

.1.
;

th ^

= sen

th^
cp
;

= tang = sh
^
cp

,*
-a-.

\ehz)

134
Ricordando

CAPITOLO VI
la definizione di

39-40
si

ch^,

consideri
se

la
:

prima

di

queste forinole come un*equazione in

ne trae

= logtg(f-|)
40.

Propriet fondamentali delle funzioni continue.

possono sembrare intuitivi


necessit di

occuperemo nel seguente paragrafo, e del resto per molto tempo furono ammessi come evidenti. Una critica accurata dimostr per la
a) I teoremi, di cui ci
;

una precisa dimostrazione; chi poco si occupi di appena abbia ben compreso l'enunciato di tali teoremi, non approfondire lo studio delle dimostrazioni; le quali per costituiscono un utile esempio di deduzione
questioni teoriche pu forse,
logica.
Il

primo dei teoremi,

di

cui qui ci occuperemo, risponde alle

seguenti domande:

Tra

valori che

assume un intervallo finito (a, 6), massimo [che non sia minore di alcun valore di f{x) in (a, 6)]? esiste un valore minimo m?

una funzione continua f(x) estremi inclusi, esiste un


altro

valore

domande si deve rispondere affermativamente. Ci deve ancora domandare: Se |x un numero compreso tra m ed if, vi qualche valore della nostra funzione, che sia uguale a |i? E anche a questa domanda si deve rispondere affermativamente. N i teoremi qui accennati si debbono ritenere come intuitivi a priori, I valori di una funzione continua f{x) in (a, h) sono (se la f{x) #= cost.) in numero infinito. Ora, se abbiamo infiniti numeri, pu darsi benissimo, come sappiamo, che nessuno di essi sia un numero pi grande di tutti gli altri, cio che il limite superiore non sia un massimo. Il nostro teorema
queste
si

ammesso,

ci

assicura che questo

non pu avvenire per

valori

assunti

particolare

da una funzione continua; cosicch, p. es., se ne dedurr in che una funzione f{,r) continua in {a, h) (estremi inclusi) limitata; che cio si pu trovare una costante (positiva) H, che f {x) non supera mai in valore assoluto in uguale al pili grande dei tale intervallo. Basta, p. es., porre

due numeri

ilf

|,

|.

La
stificata

risposta affermativa all'ultima

domanda pu

essere giu-

disegnatore di curve e di diagrammi troverebbe forse superfluo il dimostrare che, muovendoci su una
intuitivamente.

Un

FUNZIONI, LIMITI

135

curva continua y f{x)^ la distanza y dall'asse delle x non possa passare da ilf a 7/^ senza ricevere tutti i valori intermedi. Ma, appena si ricordi che esistono curve continue y=^f(x) che in {a, b) fanno infinite oscillazioni, e non sono quindi disegnabili, si vedr quanto sia insufficiente per i nostri studi una intuizione, che assume a punto di partenza i diagrammi e le curve continue disegnabili. Ecco qui gli enunciati dei teoremi in discorso Sia y una funzione continua f (x) nelV intervallo finito
:

(a,

b),

estremi inclusi. {Sia, p.

es.

< b).

Io dico che

V
(a, b)

II

limite

superiore

dei

valori

assunti

da

f (x)

un massimo. Cio esiste nell'intervallo almeno un punto ove la funzione riceve il massimo vanon minore dei valori assunti lore M, ossia un valore negli altri punti dello stesso intervallo. 2 Il limite inferiore m dei valori assunti da f(x) in (a, b) un minimo; cio esiste nell intervallo (a, h) almeno un
nell'intervallo (a, b)

punto, ove f(x) riceve il minimo valore m, ossia in valore m non maggiore di quello assunto negli altri punti dello stesso
intervallo (teoremi di Weierstrass).
3 Se
esiste
'k

un numero intermedio

tra

ed M. (m
il

<X<
f (x)

M),
(*).

almeno un punto di
differenza

La
(a, b).

Mm

(a, b),

in cui f (x)

assume

valore'^
di

si

dice l oscillazione

in

Essa

M=m,

ossia se

generalmente positiva, ed nulla soltanto se il pi grande ed il pii piccolo valore di f(x)


b).

coincidono, ossia se f{x) costante nell'intervallo (a,

Ricordiamo anche il seguente importante teorema di Heine, a cui non ricorreremo mai in questo libro (e che dimostreremo anche con altri e piti semplici metodi in casi particolari).
40 Dato un numero (positivo) ^ piccolo a piacere, si pu dividere l'intervallo (a, b) in un numero finito di intervalli parziali j, in ciascuno dei quali minore di jV oscillazione di f (x) uguale Dimostriamo ora i primi tre dei precedenti teoremi. E per brevit indichiamo, (a, ^) i limiti inse a, ^ sono due punti dell'intervallo (a, h) con l (a, i^), e con

X (a, h) da f (x) nell'intervallo (a, /?). if saranno provati, quando sia dimostrato che, l (oL, (). I nostri teoremi od (non escluso / w, > ilf) scelto comunque un numero J tale che >. Se gi / (a) esiste un punto e soddisfacente alla / (e) >, il teorema /). Sia provato. Sia dunque /"()<> (in modo analogo si studia il caso f(a) >. Sar e il limite superiore dei punti x dell'intervallo {a, h) tali che Z (a, x) b. Preso un numero t arbitrario positivo, esistono (poich / (x) continua) e
feriore e superiore dei valori assunti

m=

m^/^Jf

< ^

> <

(*) Questi teoremi ci dicono che i valori assunti da una funzione y -- f {x) continua in un intervallo finito (a, />) (estremi inclusi) riempiono tutto un segmento finito {m, M), compresi gli estremi.

136
due numeri
(e
/

CAPITOLO VI
5,,

40

e -+.

7.2)

(e)

-h

non negativi tali che i valori assunti da f {x) nell'intervallo s ed quindi anche (e 7,, e -}- ^2) siano compresi tra / (e) anzi cr, soltanto se e ~ 5. 0, ed pure ^j 0, essendo ^^
^^

>

Per

la stessa definizione di e

X (a, e Ora L(a,

7,)<

i (a,
al

4-

^2)

>.

(*)

(e

-h

^2)

uguale

massimo
essere
7,,

dei

due
le
^j)

numeri
precedenti
(a, e

L{a,
si

,)

^,,

-h

7^)

corrispondenti ai due intervalU parziali in cui


cr^).

pu dividere
^2)-

l'intervallo (a, e -+-

L {a, X (a,
/ (e)

E non potendo
sar

e?,) cTj)

e -h

^i ^
/
j.

(a, e -+- ^2),

i (e
-\-

per
e

compreso tra

qualunque

sia
/"(e

= lim
si

Dunque
!f,)

,=0

>.

/" s. e, ed f (e) Cosicch > (e) c^,) > >. /"(e). D'altra parte f (e Quindi Unendo queste disuguaglianze si deduce che / (e) /,

f (e)

=L

disuguaglianze
-\-

Dunque

<

+ =

come

doveva dimostrare.

Dimostrazione del

teorema

osservazioni crtiche.

Supponiamo che il teorema non sa vero che cio l'intervallo (a, h) non sa un numero finito di tali intervalli j. Se a un punto di (a, !>) cosi vicino ad a che in {a, /5) l'oscillazione di f {x) sia minore di s l'intervallo {a, ^) divisibile in un numero finito di intervalli j, perch esso stesso ed ogni sua parte un intervallino j. [Che un tale punto esista conseguenza del fatto che f {x) continua per ic =: a]. Se un punto qualsiasi di (a, b) tale che (a, f) sia divisibile nel modo voluto, altrettanto avverr a fortiori di ogni intervallo (a, f), se a <C l^. E quindi, se y un punto di (a, h) tale che {a, y) non sia divisibile in un numero finito di intervalli j, allora neanche (a, /) sar divisibile in tal modo se I) di (a, h) in due classi ponendo in una 7. Dividiamo i punti y
;

divisbile in

j?

/s

<

[i

^ >

punti ^ tali che (a, f) sia divisibile nel modo voluto, e nell'altra classe i punti y tali che (a, y) non sia cos divisibile. Sia e il punto di divisione di tali due classi (e ?> un intorno (e )). Costruiamo se e 0, c-k- 5) del punto e, in cui la oscillazione \f{x) non superi j; se fosse e b ci limiteremo ad un intorno (e s e). Il punto e sar un punto ^, e perci l'intervallo (a, e ^) divisibile in numero finito di intervallini j aggiungendo a questi l'intervallo (e 0, e -j- 0) '^ e) secondo che p <ih oppure e b vediamo che anche l'intervallo oppure (e b divisibile nel modo voluto. {a,c b oppure l'intervallo (a, e) se e 0) se e un punto y il secondo contrasta con Il primo caso assurdo perch e -h
classe
i

<

"5

<

l'ipotesi iniziale.

Dunque

il

teorema

dimostrato (per assurdo).

Sia la minima lunghezza di uno di questi intervallini parziali j. Se e un punto qualsiasi di (a, h), quella parte del segmento (e ^) che interna ^, e ad (a, b) sar uguale minore della somma di tre intervallini j consecutivi. In (il quale un tale intorno di e dunque l'oscillazione di f (x) sar minore di 3 numero prefissato ad arbitrio). Che per ogni punto e di {a, t) esista un tale numero conseguenza della stessa definizione di continuit; ora abbiamo in pi dimostrato che si pu scegliere un numero s, che convenga a tutti punti e dell'intervallo {a, h). Si poteva sospettare che al variare di e in (a, h) si fosse costretti a far variare i o in modo che avessero lo zero per limite inferiore, e che andasse bene contemporaneamente per tutti i punti e. perci nessun numero Il fatto che si pu scegliere uno stesso per tutti i punti e si chiama anche il teorema della continuit uniforme e si enuncia dicendo che u^a funzione continua in un intervallo finito, estremi inclusi, uniformemente continua.

-:

tal

(*) Questa disuguaglianza vale anche quando /. ^- (> b) 3= iHf caso L{a, e ^2)

'j

0, ossia quando e = b.

In

FUNZIONI, LIMITI
1 teoremi di Weierstrass si estendono alle funzioni enunciato, che mi accontenter di citare.

137
discontinue
col

seguente

Se

f (x)

una funzione
il

almeno un punto

definita nell'intervallo (a, b), estremi inclusi, esiste di questo intervallo tale che in ogni suo intorno la funzione

assuma
che f
(x)

valori^

cui limite superiore coincida

col limite

superiore dei valori

ha in

(a, b).

OssERV. Se f{x) una funzione qualsiasi definita in un intorno del punto a, potremo considerarne il massimo limite e il minimo limite ( 32, osserv. critica a pag. 107) per x a -h e quelli per ic a Tutti questi limiti coincidono con / (a) se f (x) continua in a. Si sono studiate anche le funzioni (semicontinue) per cui / (a) coincide non con tutti, ma soltanto con alcuni dei limiti precedenti e si in particolare studiato per esse un teorema analogo al teorema di Weierstrass.

41.
Si dice che ^

Funzioni

di

pi

variabili.

una funzione

di

variabili Xi, X2
Xi,
X2,

Xn, se
la

per qualche sistema di valori dati alle

x,

ha
di

un valore determinato.
L'insieme di questi sistemi
esistenza della funzione
Si scrive in tal caso
z.

di

valori

si

chiama
Xn);
cp,

il

campo

=f

(xi, x^

in

luogo

della

X, ecc. pu scrivere un'altra lettera F, Cosi, p. es., dalla fisica sappiamo che il volume z di una certa massa di gas perfetto funzione della temperatura Xi e della pressione X2. Il campo G dei valori che possiamo dare alle Xi, Xi formato in questo caso dai valori jpositivi delle Xi, x^ (se adottiamo la scala termometrica assoluta) e non superiori a certi limiti dipendenti dai mezzi sperimentali. Se n =^ 2, si suole indicare la Xi con x, la X2 con y; e in questo caso si adottano le x, y come coordinate cartesiane in ;r, un piano tu. Ogni sistema di valori per le a;i X2'=^ y individua un punto di ti, e viceversa. Il caso pi importante
lettera

si

quello in cui

per cui esiste la tangolare

tu, a cui corrispondono valori delle x, y, riempia tutta un'area connessa di tc (retcircolare, ecc.) (*). Se noi consideriamo x, ?/, z come
i

punti di
z,

coordinate cartesiane ortogonali nello spazio, la ^


in tal caso l'equazione di

/*

{x, y)

una

superficie, che si

pu considerare
simile rappreil

come l'immagine geometrica della funzione f. Nel caso di n > 2 cessa la possibilit di una sentazione geometrica (se non si vuole adottare
iperspaziale).

linguaggio

(*)

Non
(area

insistiamo
di

di

pi

(cfr.

T)

sul

significato

della

parola:

area con-

nessa

un

sol pezzo).

138
Noi, perci;
e

CAPITOLO VI

41
caso

risultati

studiererao specialmente sono per generali.

il

n^=

2: metodi

Intorno di un punto di ascissa a ed ordinata b quadrato lungo dei punti {x, y), per cui a; a\^o^\y dove G una qualsiasi costante positiva.
|

si

dice b\

il

^o,

Le
grafi

definizioni di limite, di funzione continua, date nei


si

paraquasi
ret-

32, 33, 35, 36; e i teoremi relativi parola per parola al caso attuale.

estendono
(area

Basta soltanto parlare

di

area piana

connessa

tangolare, circolare, ellittica, ecc.) invece che di intervallo.

Noteremo
costante,
la

in un'area piana S,

una funzione f (x, y) delle variabili x, y se poniamo x Xo dove Xo una f{x, y) diventa una funzione f{xo, y) della sola
che, se
-s-

allora

variabile y, che esiste per tutti e soli i valori di y, tali che i un fatto punti (xo, y) della retta x -=^ Xo appartengano a S (*)
;

perfettamente analogo

si

presenta se

si

pone y

^=^ y^ {y^

=:
si

cost.).

Ci si suol esprimere dicendo che la f (x, y), se dera la X oppure la y come costante, diventa una
della sola y,
o della sola x.
si

consi-

funzione

Per

le

funzioni continue di due o pi variabili


i

possono

pure estendere

teoremi dell'ultimo 40.

Si pu daci dedurre una dim. del teor. di Gauss gi enunciato al 14, a. Cominciamo z" 4- t z" " -4- ... 4- -i ^ + {z) a dimostrare che ogni equazione algebrica x-\-y, il modulo P(^) una ammette ahneno una radice. Posto z -f- a;^ =r funzione continua di x ed y. Di pi notiamo che

'

iP(^)|-.iMi
a)

f-

+ ^- + ...+ -ff|.
^

Potremo evidentemente scegliere una costante


p

cos

grande che

>
^

cio che
12

il

punto z =^\ sia interno


^/2

al cerchio

di

equazione

^.2 _.

fO
v)

Per
Per
i

U >
I
I

sia

z
!

\"

>

P (1)
-+...

>

sia

1 -+-

-h

>

-|

P (1) P (^) Dunque, se z \^ p, cio se ^ esterno a (7, Per il teor. di Weierstrass esiste dentro, o sulla periferia di C (**) almeno un che non supepunto a, ove P (z) minimo, cio assume un valore P (a,) riore al valore di P {z) in ogni altro punto interno a o posto sulla periferia di C; cosicch in particolare P (a,) non potr superare P (1) e quindi neanche quando z fuori di C. Perci P (a,) il alcuno dei valori assunti da P (^) quando z si muove cominimo di tutti i possibili valori che assume P (z)
\ I j

>

[,

i,

l,

l,

munque

nel piano.
di

Dunque
ivi

un valore

z tale che

P (a,) = P (z)
\

0,
I

perch altrimenti (

9,

pag. 34-35) esisterebbe


I

ha un valore minore

di

P (a,)

Xo non avesse punti comuni con 5, non (*) Naturalmente se la retta x avrebbe senso parlare della funzione /" {xo, y). (**) Perch la regione interna a (7 finita : il teor. cit. non vale per regioni
illimitate.

FUNZIONI, LIMITI
Per
teor. di Ruffini
2^

139
il

il

P^ {0) ove P, (0) un polinomio di grado n 1, il quale a sua volta ammetter almeno una radice oc^. Sar perci P, {z) {z- a.,) P^ {z) e P{z) (z- a.) {z a,) P,{z) dove P,(z) un polinomio di grado n 2 che possieder almeno una radice oCj ecc., ecc. Si trova
divisibile per
a,
,

(essendo

a,

radice di

cosicch

(-^)

- (^

P (z) = 0)

polinomio

P (^)

a,)

cos in conclusione che

P {0) ={0 a,)

{0

a^)
si

...

(0

a).

Questa decomposi-

zione in fattori unica. Se infatti per altra via

trovasse anche

P(z)
allora sarebbe
{0

= {0-^.,){0-i^,)
...

...

(^-,5.).

oc,)

(>

- a^)

(0

a.) = {0

i^.,)

(^

f.2) ...

(^

f^,,).

Dividendo, caso mai, i due membri per i fattori di primo grado comuni ad entrambi, ne dedurremmo un'uguaglianza del medesimo tipo, in cui per nessuna a, il primo delle oc uguale ad una delle i^. Passando allora al limite per ^

membro avrebbe limite differente da zero a del primo membro devono (tutt'al pi ci che assurdo. Dunque fattori del secondo membro; in altro ordine) coincidere ciascuno con uno dei fattori
membro avrebbe
limite nullo,
i

il

secondo

^.

viceversa. Il teorema di

Gauss

cos

completamente provato.

140

CAPITOLO

VII

42

CAPITOLO

VII.

SERIE
42.

Definizioni

e primi teoremi.
Un,

a) Siano date infinite quantit Wi, ih, ih,

deter-

minate dal valore dell'indice supposto intero positivo. Consideriamo la somma Sn delle prime n tra esse; poniamo cio
Sn

Wi

-\-

U2 -^
il

-^^

Un - i-\- Un-

Se esiste ed

finito

lim
Il

Sn,
x
-4- ttn

la serie
si

ui -^

U2'^
il

-^
questo limite
si

dice convergente; e
della serie.
5

valore
scrive:
^^3 -4-

di

chiama

somma

si

1^1 -4-

^2 -h

-+-

Un

Se lim

Sn

esiste,

ma

infinito,

la serie

Hi -h Ho
si

-\-

Uz

-\-

-h Un

-+- ....

dice divergente.

Se

il

lim Sn

non

esiste,

la serie dicesi inde-

terminata.
nullo)
si

Una

serie

non convergente
p.
es.,

dunque un simbolo

privo di significato; e (come,

le

frazioni a denominatore

Se moltiplichiamo

deve escludere dai nostri calcoli (*). i termini di una serie convergente, per
la serie resta

una
sua

stessa costante k,

ancora convergente;

e la

somma
(*)

resta moltiplicata per k.


chiamare valore
'

Si potrebbe

s di

una

serie,

anzich

il

lini
il

s,/,
-'j

qualche altro

limite, p. es.,

il

lim

co

Con questa nuova

definizione alcune serie


calcolo. (Le serie
la
il

non convergenti acquistano significato e si possono introdurre nel convergenti non mutano di valore con la nuova definizione). Con
zione, p. es., la serie indeterminata 1

nuova
-

defini.

1-fl l-f-l 14il

ha

valore

Esiserie

stono molte definizioni di tale tipo: varia con la definizione scelta. Noi

significato della frase: valore di

una

ci

atterremo a quella classica data nel testo.

SERIE

141

Un sono numeri complessi, se, p. es., Un^=^Vn -\- iwn {Vn, Wn reali), dire che la serie delle Wn converge ed ha per somma a -4- ib equivale a dire che la serie delle Vn converge

Se

le

ed ha per somma a per somma b.


Il lettore

che

la

serie delle

Wn

converge

ed

ha

cerchi gli errori della seguente dimostrazione che conduce ad erronei

risultati.

^HH-^^
Donde de
cio

=(^^i+i- )+(i+i+H-

.....);

(-<H-a-iXi-l)-U+ A+ 4 6 2
Poich
o
i

==1

l-f-

= +i +|+ o
"^ deduce

> -r ^ ^ "^
'

'

^^^'J ^^

l+T++
cio -~

>+T + +
a(f -h

+ 1 + -^ +

>

1, ci

che assurdo.

P)

Se

a,

q sono numeri qualsiasi,

la serie

a -h aq

-\r

ag'"

-h

convergente se

primi

1, perch in tal caso la q termini data dalla


| |

<

somma

s,,

dei

_
ed ha per n ^=
co
il

q''

limite

cosicch
o

a -
l

= a -^ aq
q
?i

-\-

aq"

+
perch
la

Una
Se
I

tal serie si dice

una progressione geometrica decrescente.

g
1
_

>
I

(e

a #= 0) la nostra serie diverge,

q""

Sn=^ a

q
0,

ha per

oo

il

limite oo

Sn

= na

Se a

1, la serie divergente, perch la somma g oo il limite infinito. dei primi n termini ha ancora per ^ Se a #= 0, g 1 la serie indeterminata, perch la
-F=

= =

somma

e quindi

uguale a -f- a per n dispari, a zero per n pari, oo Altrettanto non tende ad alcun limite per ?z avviene (come si potrebbe provare) se g e 1, g complesso. Se (X 0, la nostra serie convergente, ed ha somma nulla.
Sn

142
Y) Se la serie S
bi,

CAPITOLO VII

42
e se

bo

b,^

convergente, ai -h a2 -4- a;? -fsono costanti qualsiasi, la serie

(1)

bi -4- &2

-^

4-

{essendo

= intero positivo =
>Sf'
>S'

^,

-h ai-h
finito)

a-i

-h

a->,

-\-

converge ed ha per

somma

-4- 6i

-h

-h

K,.

Se S diverge od
viceversa.

indeterminata, altrettanto avviene di (1)^

Per definizione
equivale alla

di serie la

prima parte

del nostro

teorema

-X

Ma

questa formola
-f-

evidente,

perch,
si

essendo

per

defini-

zione /S'^lim (ai


n
<=

^2 -h

+ aj,
-h
,,,

ha:
a2 -h

lim

(6i -f- 2

-h

-h ai

-f-

aj
-4-

=
La
B)

71=

00

61

H-

2 -I-

h^

-f-

lim (ai

+ ao H>S.

= aJ =

=
immediatamente.
Se
le

61 -f- 60

+
-4- ....,

-4- 6, -I-

seconda parte del


serie Ui

nostro

teorema
Vi
-4-

se

ne

deduce pure
convergono-

+ U2 + Ua
U
e

V2

+ v^

ed hanno per
(Ui

somma
-h

V, anche la serie H- (Ua-I- V3) -h

Vi) -4- (U2 -4- V2)

converge ed ha per
Infatti
:

somma
-h

4- V.
V2)

=
=
71

(ui -h Vi)

{u.> -4-

4-h

=
(t^n -4-

lim [{ui
n =-- X

-4- Vi) -f- {i2 -f- V2) -4-

Vn)]
-+-

=
Vn)

= lim
=1
ce

[(wi

+
1^2

^^2

-4-

Un)

-f- {vi -4- ^2

4-

^JJ
-4-

71= X

lim (Wi -h

-4-

-4-

^)

liai (^1
ri

= Z7+
+ a2 +
a-,

+ ^2 +

= =
0.

ce

F.

s)

Se ^a serie ai

-t-

converge, allora lim a

n= X

Infatti la
l'altra delle
/S'

somma S

della serie

si

pu definire con l'una


lim (ai
-4-4-

= lim(ai =
n

-4- a-2 -4,

4- ^J

n= X

aa

a_i).

Sottraendo membro a membro

si

deduce appunto

= lim
71=
00

an^

La

lim an
71

dunque una condizione necessaria (ma

wo>^

sufficiente)

per la convergenza della nostra serie.


SERIE
;)

143
-(- 1

Se
-+-

le

" = '^ converge. che la somma S2m dei primi 2m termini aumenta facile infatti riconoscere -h l termini diminuisce con m, che le con ni, che la somma S2m-\-i dei primi 2 prime somme sono minori delle seconde, che la classe formata dalle prime contigua alla classe formata dalle seconde, e che il numero di separazione delle due classi la somma delle serie.

~.^2

U3

U4

sono reali
-i-

Ug

e positive,

se

< Uu,

se

lini

0,

la

serie

43.
a)

Serie a termini positivi.


lo

specialmente importante
tutti negativi.
es.,

studio delle serie,

cui tertutti

mini sono reali ed hanno tutti


positivi

lo stesso

segno, sono cio


cui
i

A
tatti tutti

noi baster studiare, p.


positivi,

le

serie

termini

sono

perch
se

le

propriet delle serie,


-4-

cui termini sono

negativi,

ne

dedurranno

immediatamente.
(

infatti che la serie

ki-hh

e la serie

ki) -+-(

evidente
^^2)+....,

cambiando i segni a tutti i termini della precedente, sono contemporaneamente convergenti, divergenti, od indeterminate. Ed anzi, se la prima converge ed ha per somma S, la seconda converge ed ha per somma S. Lo studio dunque delle serie di termini tutti negativi
che
si

ottiene

equivalente allo studio della serie con tutti

termini

positivi.

Se

termini della serie Ui

somma
n

Sn

crescente di

sono tutti positivi, la termini una funzione dei primi n a2-\-fai-i n, e quindi (pag. 124, 38) tende ad un limite per
-+-

a>

ao

Una
?)

serie a termini

positivi

non mai indeterminata.

Se
ai
i

(1)

+ ^2
-h

-f- a-? -4-

(2)

62 -f- 63 -1e se

sono due serie a termini positivi^


(3)

per

tutti

valori di n si

ha

an^hn,
se

allora^
e

la serie (2)
s

converge, anche la

serie
la

(1)

la

somma

di (1)

non pu superare

somma

converge; o di (2).

quindi, se la serie (1) diverge, diverge anche la (2). Infatti, se 5, o,, sono rispettivamente la somma dei primi n

termini della (1) e della (2), allora dalla (3) segue


(4)
Sn

^ On.

Se la (2) converge, allora a

= lim

a finito;
all'infinito,

dalla (4) segue


ossia che la (1)

che in tal caso 5 non pu tendere

144

CAPITOLO

VII

43

non pu divergere. Quindi, per


verge (perch n diverge, n e. lim 5 segue che s

il

teorema precedente, la (1) conindeterminata)- Di pi dalla (4)

00

Y) In particolare se 6 se la (2) una progressione

dove <q <,h > 0, ossia geometrica decrescente (che noi sappiamo gi convergente), si. ha:
bq",

Se

teoremi della serie


ai
-f-

ai -h

a-i

sono positivi,
q

ed

esistono

due numeri positivi

b,

q.

tali che

<

che

allora la nostra serie converge.

E
dove
la

in

modo analogo

si

vede che, se fosse


an

^ &^^
a^
-\-

(/^1,&>0,
a^i

serie

ai-H

-\-

sarebbe divergente.
S)

Supponiamo ora che


i

esista

un numero

^'

<

1,

tale

che

per tutti

valori di n sia

^-^^^'^/:<1
Ci equivale a supporre che
il

(*).

limite superiore dei

rapporti

-' Sia

un numero minore

di

1.

an
(*)

Da

questo segue che

rapporti

" "^

sono minori
1,

di 1.

Non

per vero

viceversa che, se tutti questi rapporti sono minori di

allora

esista necessaria-

mente un

tale

numero
i

Jc

minore
" "^
^

di

1,

non minore

dei
;

nostri
e ci

rapporti

(come

avverrebbe se
avvenire che
Infatti,

rapporti

fossero in

numero

finito)

perch potrebbe
1.

il

limite superiore di tali rapporti fosse proprio

uguale ad

per

esempio,

nella

serie

divergente

w
Tutti questi rapporti sono minori di
1.

'

~ w -h 1

~~

L
si

Ci nonostante, se

A:

un

qualsiasi

numero
Ti

positivo minore di

1,

pu trovare

un intero h cos grande che per

w>
i

sia 1

>

k.

Dunque, pure essendo

tutti

nostri rapporti minori di


dei nostri rapporti

un
il

qualsiasi

numero

A;

<

1, infiniti

1, ci nonostante, preso sono maggiori di k, perch

loro limite superiore proprio uguale

ad

1.

SERIE
Allora sarebbe

145

^^k,
1

^^k
a-,

"^^^k;
rt

donde, moltiplicando

membro a membro:
Cln-\-l

ai

ossia:
I termini

^4-1

rt]

kn.

della nostra serie


di ~^
(1-2

-4- <X3 -f-

a4 4-

sarebbero ordinatamente minori o uguali dei termini della progressione geometrica decrescente
ai -\-

aik -^

ai k'

-i-

Quindi la nostra serie sarebbe convergente. In modo analogo si prova che, se per tutti

valori di

^n+l
a^i

^
il

1,

la

nostra serie divergente.


p. es.,

Per
(5)

primo caso,

invece di ammettere che fosse

'^^^^k<l
a.n
i

per tutti
p. es.,

valori di

n,

basterebbe ammettere che questa disupartire da

guaglianza valesse
per

un certo valore
ao
-f- a-^-\-

di

in

poi,

n'^m. La

serie ai

sarebbe ancora

convergente.
Infatti, la

essendo soddisfatta la (5) per n

^ m,

convergente

serie

e quindi anche ( 42, y,


ai
-f-

pag.
a,n1

142)

la

serie
i

2 -t-

-t-

-T~ a,,, -f- a,,,^

Considerazioni analoghe valgono pel secondo caso.

Concludendo
positivi

si

ha

il

teorema

Se in

una

serie

a termini

ai -h a> -h
""'"^

a->

-f-

il

rapporto
an

di

un termine

al precedente,

da un

certo

punto

in poi (ossia per

n maggiore o uguale ad un certo m), uguale minore di un numero fisso k minore di 1, la serie conio

G. Frmxi, Analisi matematica.

146
vergente

CAPITOLO VII
se detto

43

rapporto

maggiore od uguale adi, la serie


seguente corollario,
tutti

di^ergente.

Se ne deduce facilmente
in pratica
:

il

molto utile

Se
1

negativi)

il

rapporto

minore

di

(o tutti un termine al precedente ha un limite se ha un limite mag(*)j la serie convergente


in

una serie a termini


di

positivi

giore di 1, la^serie divergente.

un numero compreso tra


quando n
nell'intorno

ce

ed

1.

= a<i. Sia/r Poniamo ^=k Esister


Sia lim
n=

"^^
an

ce

a.

per definizione di limite un intero


(m,
-+- oo )

m
di

tale

che per
)j

^m
le

(cio

-h

oc

valgano

a^i

a-fi

e in particolare
il

quindi la
la

-^^(In

<a-}-szr:^<l.
ai 4- 2
-+-

Quindi per
sar
con-

teorema precedente

serie

a^

-4-

vergente.

Se invece lim
n

=X

^ti_ y
a-ti

""

j^

allora

finir

per

diventare

an
1
;

e restare la

maggiore od uguale a
'"^^

e,

pel teorema precedente,

serie sar divergente (**).

Se lim
in generale.

non

esiste,

vale

1,

nulla

si

pu affermare

an

Un
Es.

altro criterio di convergenza sar dato al 63,

5.

La

serie 1 -h

H- -

-f-

~7~^r:r

convergente.

(*) Si

frase

pi

potrebbe dire anche: minore di un numero h minore di 1. Ma questa complicata sarebbe nel caso attuale equivalente a quella pi semplice

del testo.

(**)

La convergenza
in

di

a,

+ a^ -h ^3 +

J^el

caso che lim


n

-^^^
Cln

==

<1

si

00

pu anche
ad a

modo meno completo, ma

pi intuitivo, esporre cos. Se


si

-^^ tende
vuole ad a
:

<
di

1,

esso finisce col diventare e restare tanto vicino quanto

cio, se

ife

un numero compreso
poi,

tra
di
A:

oc

ed
1.

1, il

rapporto -^-=tl,

da un certo va-

lore

in

sar minore

<

quindi la serie converge. Del resto


"'^^
CI
//

(oss. B,

pag. 109) sappiamo gi che dalla lim


W = GC

~cl

<^Jc

deduce che da un

certo valore di

in poi

il

rapporto -!L1 <^ ^.

SERIE
Infatti in questo caso

147

148
convergente

CAPITOLO

VII

43-44

ed essa sar generalmente tanto pi comoda al calcolo numerico, quanto pi piccolo si pu scegliere k in modo
;

da soddisfare

alle precedenti

disuguaglianze.
e

Lo

illustrare questo fatto con esempi numerici,

studioso pu anche ricorrendo

soltanto a progressioni geometriche decrescenti.

44.

Cambiamento neirordine
a termini
ai
-\- a-r -f-

dei termini di

una serie

positivi.
-+-

Se

una

serie,

cui termini appartengono anche alla serie


hi -+-

H-

-^

se i termini di

serie converge,

entrambe le serie sono positivi, se la seconda anche la prima serie converge, ed ha una somma
la

che

non supera
Infatti se

somma

della seconda.
qualsiasi,

un intero
i

potremo trovare un altro


serie

intero

m^n
(ai

tale che nei primi

termini della seconda

siano contenuti tutti

primi n termini della prima.

Sar

+(12+
2""

+ aj ^
:

(bi

+ bj

(1).

n=

Il

00

tesi

membro per m ^= ce e quindi anche per uguaglia la somma S della seconda serie, che per ipoun numero finito quindi il primo membro di (1) non pu
limite del
all'infinito,

tendere

e perci

una somma

finita

S.

converge ed ha la prima serie Passando poi al limite per w=qo, la (1)

dimostra che Se
[l]

S ^^.
ai

do

an

+
tutti positivi
(o

una
e

serie convergente
se
bi

a termini
b2

tutti

nega-

tivi),

[2]

+
[l],

+ h, +

cambiando V ordine dei termini, anche due serie [l] e [2] hanno la stessa somma. Infatti, poich i termini della [2] appartengono tutti alla e se >S, S [l], per il lemma precedente la serie [2] converge S sono le somme di [l] e [2], ^ >S. Ma, poich viceversa anche tutti i termini di [l] sono termini di [2], anche S^^. Quindi
serie dedotta

una

da

la\2\ conveVgente,

e le

necessariamente aS'=S. Questo teorema vale


termini tutti negativi.

naturalmente,

anche se

la

serie
e.

a
d.

d.

SERIE

149

45.

Serie a termini negativi e positivi.


Serie a termini complessi.

Cominciamo dalla considerazione


[l]
Hi 4?^2

di
-+-

una

serie a termini reali

-+-

u^

Sul segno dei termini non facciamo alcuna ipotesi. Siano


quei termini di questa serie che sono positivi,

h, h,
o,
i

Ui, ^2,

...
...

quei termini della nostra serie che sono negativi.

Tra

primi n

termini della [l] ce ne saranno, per


ni -i-pzzi7i.
Ui -hin

es.,

positivi, j; negativi:

sar quindi

-h

...

-h Un

{ai -f- ao

-h

...

-h a,J
le

(*)

(&i

-h

2 -f-

...

-f- bp).

Supponiamo che sieno convergenti


[2] [3]
e
hi

due serie

^1

-4-

ao -h 3
-f- 3 -f-

-1-

4-

h
Un)
2

ne siano

S,

le

somme. Allora
...

lim (ui -h U2 -h

-f-

= lim
+

(ai

-h ag
p)

+
.S

...

-h a^)
s.

s.

Con
I61
I

lim

{hi

-h

-h

Quindi: la [l] convergente ed ha per somma le notazioni precedenti si ha evidentemente


-41
1

^2

-+1 I

'W3
I

-4-

...

-h\

^(n

=
la
|i/3

(ai

-h 2 4-

...

-h a^)

-f-

4donde, come sopra,


[4j

si

(&i

4-02-4-...

M
serie

deduce che

!wi| 4- li/sl 4-

4I

convergente, ed ha per

somma

*S^

4-

5.

Supponiamo ora viceversa che abbia quindi una somma finita T. Siccome ognuna delle quantit

la

[4]

sia

convergente,
di [4],

ed

ai

un termine

per

il

lemma
quantx)

del precedente paragrafo, la


si

analogo

si

[2] convergente. In modo dimostra che la [3] converge, e che quindi, per visto, converge anche la [l].

Dunque:

Una

serie [l] converge,

quando converge

la serie [4] dedotta

dalla [1], sostituendo a ogni termine il suo valore Si avverta che il teorema reciproco non vero.

assoluto.

di termini (*) I risultati seguenti valgono anche se di termini positivi, negativi nella [1] ve n' solo un numero finito, se cio una delle serie [2], [3] si riduce a una somma. Questi risultati valgono anche se la [1] ha dei termini nulli.

150
Cosi,
esiste,

CAPITOLO

VII

45

p.

es.,

se

ne trae che [l] converge se


1.

il

lim
'"^'-^

U n-\-l

ed minore di

assoluti dei suoi termini,

converga la serie [4] formata coi valori si dice assolutamente convergente. Teorema. Una serie [l] assolutamente convergente rimane tale, e non muta di valore, comunque si cambi V ordine dei
serie [l], tale che

Una

suoi termini.
Infatti
il

cambiare l'ordine dei


piii

termini

della
[2],

[l]

equivale

a mutare al

l'ordine dei termini delle

[3].

Ma

come

sappiamo, comunque si muti quest'ordine, le serie [2], [3] a termini positivi restano convergenti, e le loro somme continuano ad essere rispettivamente uguali a S, s. Per le considerazioni
precedenti la [l] rester ancora convergente, e la sua

sar ancora
Si

somma

s.

pu invece dimostrare che in una serie convergente, ma non assolutamente convergente, si pu mutare l'ordine dei termini
in guisa che la

serie diventi o

divergente,
piace.

indeterminata,

abbia quella

somma

che pi

ci

Naturalmente

necessario

cambiar l'ordine di un numero infinito di termini per ottenere una tale variazione. Questi teoremi si estendono subito a una serie a termini
complessi
(1)
-

tVi -{-

W2 -h Ws

-\-

(^n
col

= Un +

iVn)

teorema: Condizione necessaria e sufficiente affinch siano assolutamente convergenti tanto le serie Ui -4- U2 formata con le parti reali dei termini di (1) quanto la serie Vi -+- V2 -+formata coi coefficienti di i nei termini di (1) che sia convergente la serie Wi -f- W2 -h... dei moduli dei termini di{l).

(Ricordo che \iVn\ ^= \/ul -h vi). w -h Vn Se le serie delle Un e delle ?; Infatti Wn convergono, converge anche la serie somma, ed a fortiori converge la serie delle \wn\. Viceversa, se converge quest'ultima
I I

|.

serie,

convergono
tV\
I

le serie delle
I

i
.

Un

quella delle \vn\y

perch

\Un\^

Vn

\^\Wn\

dicono ancora assolutamente convergenti. Anche per una serie iVi-hW2-h a termini complessi vale il teorema
Tali serie
si

che,

se lim

^^^^^;

<

1,

la

serie

assolutamente convergente,

ed ha una

somma

indipendente dall'ordine dei suoi termini.

SERIE

151

Esempi.

La

serie tvi

-4-

W2

dove Wi

X
1,

n-

con1

verge assolutamente per ogni valore (anche complesso) della perch il rapporto

152

CAPITOLO

VII

di

46

46.

Serie

funzioni.

un campo

Siano fiix), fix), fii{x), infinite funzioni determinate in T. Siano Mi, M2, Ms, rispettivamente i limiti superiori dei loro moduli ecc. fo {x) /i (x) f^ {x)
\,
\

j,

|,

Se la serie di questi
[1]

limiti

superiori

ii -h

ilfs -4-

M, -h

converge, allora convergente assolutamente anche la serie

n{x)-\'fAx)-^u{x)-\in

ogni punto del campo

{^').

Una

tale srie /l {x)

-4-

-\f> (:x)

fAx)

-\-

si

dir totalmente

convergente.

Se la costante
delle
!

Ln non
4

inferiore
-f-

ad alcuno
L3
-4-

dei

valori
la

fn (x)

I,

se

la serie Li

L2

-f-

converge,

serie f1

-4- f2 -f- fa

totalmente convergente.
si
\

Infatti

dalle

Ln^\fn
delle
e

(x)

vergenza della

serie

si

deduce L,, ^ Mn- Dalla condeduce quindi la convergenza


conver-

della serie delle

M,

quindi per definizione, la totale

genza

Una

della serie delle fn (x). serie totalmente convergente

vato) anche assolutamente convergente.


generalmente vero.

(come abbiamo gi osserIl teorema reciproco non


che
noi

Supponiamo che
con

esista
^

il

lim

kC%

[2]

'^'^
|

(x),

indicheremo

chiaramente

?,,

|^i;

quindi la serie

k-h

k-i- k -h

converge assolutamente. Sia

la

somma

di

[l],

sia

un

numero

piccolo a piacere. Esister

un intero n
-+-

cosi

grande che

M (Mi -hM,-{cio

Mn)

<

di

(*) Infatti dalle


\

fn

t^
I

Mu
A
I

si

deduce che per ogni valore

x nel campo

la serie
-+I

A 1+
f2

/3

converge,

quindi ( 45) la serie

A
converge assolutamente.

H-

f,

(**) inclusa l'ipotesi che la x varii in T, e quindi anche che in ogni intorno destro di a esistano punti di T, distinti da a.

SERIE

153

Poich
[3]

fn

^ Mn,

\ln\^ ^n, Sar pure

^-fa^)
In

+ A + 2(.r)-4-/; + B(^)+
a,

|<

y,

[4]

+ l-^lnJr^-^^n^^-^
pag..
ili

'^T'
113)
li
.....

D'altra parte poich ( 35,


lim
si

-4(/; -4- /;

+
4- A)

fn)

+ ^ +

-h

U,

potr trovare un intorno di a, in cui


[5]

{f,-\-t\^

(^1 -4- ?2

+U

<-|-.
I

Cosicch, in virt delle [3], [4], [5], in questo intorno,


(/;-4-/'2+.-....+/;4-/;.+i-+-

sar

) (^i+Zo-h
/;,)

(/; -4-

/;.

4-4-

4-

-41

(?i

-f- |/;,4_i

4- /;,+2

+ z-h^._^i-4+u -^u-^^. ^nfi-4-^+2 +


-+I
1

)|^

Dunque, dato un
in

piccolo a piacere,

esiste

un intorno

di

cui vale questa disuguaglianza.

Per
S'e

la

definizione di limite
serie di funzioni

avremo pertanto:

una

{reali o complesse)

convergente in

un intorno del punto a, e se per x termini ammettono un limite (certo finito), il limite

=a

totalmente
^

suoi

per X

uguale alla serie dei limiti. Ne segue tosto che: Se i termini di una serie totalmente convergente sono funzioni continue, la somma della serie una funzione continua.

I precedenti teoremi
di

=a

della serie

valgono anche per le serie uniformemente convergenti, convergenti sono un caso particolare. Si dice che la -+serie f, {x) o converge ed ha per somma f{x), se, prefissato un : f^ (x) piccolo a piacere, per ogni valore di x nell'intervallo considerato esiste un intero i. tale che per w siaj f (x) H- fn {x)] [f^ (x) f^ {x) -fQuesto valore di varia generalmente con x\ ma se (comunque sia stato scelto e) si pu trovare un valore di m, tale che la precedente disuguaglianza valga per tutti i valori della x, la serie si dice uniformemente convergente. In altre parole per una serie convergente il numero generalmente funzione di vC e di i (che, al variare di x, pu anche avere -f- co per limite superiore) per una serie uniformemente (in ugual grado) convergente si deve poter scegliere un m, che sia funzione della sola z.
cui le serie totalmente

>

>m

<

Questi teoremi si estendono senz'altro alle serie, i cui termini sono funzioni di pi variabili; essi, si noti, sono affatto analoghi ai teoremi corrispondenti per le somme di un numero
finito

di funzioni.

154

CAPITOLO

VII

46

SERIE

Osservazione.

Accanto

alle serie

matematici hanno studiato

altri algoritmi

analoghi che hanno grande importanza per il teorico, e ben poca per l'ingegnere. Voglio alludere ai prodotti infiniti, alle frazioni
continue illimitate, ai determinanti
Cos,
p.
es.,

infiniti.
,

dati infiniti numeri Ui, U2, u^,

ecc.

si

dice

converge ed ha il valore p prodotto infinito ih Uo u-^ ^1 1^2 Un dei primi n se il limite per w =00 del prodotto ^ numeri u esiste, finito, ed uguale a^. Lo studio di un tale
che
il

prodotto

si

pu ridurre a quello
i

particolare sar log |^

= log

di
t^i
|

una
-f-

serie,
|

osservando che in
j

log

^^2

+ log

ih

155

CAPITOLO

Vili.

DERIVATE, DIFFERENZIALI
47.
di

che

Velocit ad un istante, velocit


coefficiente
di

di

reazione, intensit

corrente,

dilatazione,

calore
:

specifico.

a)

grave
che
il

la caduta di un senza velocit iniziale. L'esperienza insegna numero y dei metri percorsi in x minuti secondi di libera

Studiamo un fenomeno dei pi semplici


parte

caduta

vale

gx^

4,905

x^ (g

= 9,81).
?/

Da
della X,

tale formola resta analiticamente individuata la funzione

cos

tivo della X.

= 4,905. = 44,145 = =44,145-4-2,992 ..... 3,1 4,905. := 44,145 -4-0,295 3,01 y = 4,905. .... = 4,905. (3,001)'= 44,145-4-0,0294 3,001.
3"
il

da poterne calcolare il valore per ogni valore E si trova che dopo

posi-

gravOa

percorso metri

(3)^

?/

(3,1)'

(3,01)'

?/

Ora ben noto che la velocit media in un intervallo di tempo data ^al quoziente tra la lunghezza del segmento percorso in tale intervallo e il tempo impiegato a percorrerlo.
Siccome nell'intervallo (3"; 3",1)
la
si

sono percorsi m. 2,992,

velocit

media in questo intervallo 2,992

di

tempo (77.

di

minuto

secondo)

vale

= 29,92.

a)
Nell'intervallo (3'; 3 ,01) la velocit

media varr analoga-

mente

295 -~

29,5; la velocit media nell'intervallo (3"; 3,001)

V 100"/
.

sar

0,0294 ^ ^ =

29,4.

VlOO/
Noi potremo continuare ancor pi piccoli: ci che
il

calcolo

per

intervalli

di

tempo
alcun

naturalmente

non

avrebbe

156
significato fisico,

CAPITOLO
sia perch

Vili

47

4,905

un numero solamente apapprezzabili


noi trovedi
ci,

prossimato, sia perch non sono sperimentalmente


frazioni di secondo tanto piccole.

remmo che

la

velocit
il

media

in

Checch sia di un intervallo

tempo che

comincia dopo

terzo secondo, diminuisce con l'ampiezza del-

per intervalli di tempo inferiori p. es. al con millesimo Tessere sensibilmente uguale a 29,4 Ma si suole parlare, tanto in fsica che nel linguaggio comune, della velocit che ha il grave p. es. all'istante 3 (dopo 3"
l'intervallo e finisce,
di secondo,
./;

anche volgarmente il grave dopo 3" aveva la velocit di tanti metri al minuto secondo. ben chiaro il significato che uno sperimentatore darebbe a 3". Supposto, una simile frase velocit del grave alVistante x per fissare le idee, che il millesimo di secondo sia il minimo intervallo di tempo, che egli sappia apprezzare e misurare coi mezzi sperimentali che ha a sua disposizione, egli chiamerebbe la velocit media del grave nell'intervallo (3"; 3", 001) la velodi

libera caduta)

si

suole dire

cit all'istante

.t

3.

Cos un macchinista di un treno, che difficilmente pu

ap-

prezzare intervalli
dire che,
p.
es.,

di

alle

tempo ore 4

inferiori al
egli

minuto secondo, potr aveva raggiunto la velocit di

100 km.
se

all'ora (cio m.

= m.

27,77

al

minuto secondo)

nell'intervallo di

un minuto secondo
diremo
cosi,

tempo trascorso dalle ore 4 alle ore 4 pi ha percorso m. 27,77. Questa definizione velocit alVistante x sperimentale della frase
egli
:

sufficiente in pratica.

Dal punto
difficolt,
p.

di vista della teoria essa

darebbe origine a gravi


intervallo di

es.,

per

il

fatto

che

il

minimo

tempo

apprezzabile varia da caso a caso, pu variare col perfezionarsi

mentre invece noi vogliamo una definimisura zione che, pur trascendendo i bisogni della pratica, sia adottabile in ogni caso. Riprendendo lo studio della caduta di un grave, notiamo che lo spazio ?j percorso in x secondi vale
dei

metodi

di

(a:,

gx^,

mentre

lo

spazio

/y

H- k percorso nei primi x -h h secondi

\3i\e

--g{x-hhf. Lo
1%)

spazio k percorso nell'intervallo di tempo


:

X -h

vale dunque

DERIVATE, DIFFERENZIALI
Cosicch
la

157
tempo

velocit

media

in
1

tale
,

intervallo di

J=ffX+jC,h.
Quanto pi perfetto
sono
gli intervalli

il

metodo
si

di misura,

tanto pi piccoli
-\- i)

di

tempo, che

Ora, quanto pi piccolo


ossia quanto pi piccolo
//,

sanno apprezzare. l'intervallo di tempo {x, x


il

tanto pi piccolo

termine -

gii.

piccolo.

Anzi questo termine sperimentalmente trascurabile se h molto Per questa ragione diciamo che la velocit all'istante x vale gx cio poniamo per definizione tale velocit uguale al
:

km
Cos
p. es. la

k Q (x -^ hf - lim -Y
,.
'-

-o- V7X'""

h^o h

/,==()

qx.

velocit all'istante

x-3 vale

//

= 3.9,81 29,4..:..

(che in perfetto accordo coi valori sopra determinati).

Come si vede, questa velocit gx varia con x, una nuova funzione della x. E da questo risultato deduciamo anzi il ben noto teorema di Galileo che le velocit sono proporzionali al
tempo x
p)
di

libera caduta.

Sia
la

M un

Applichiamo le considerazioni precedenti al caso generale. punto mobile con legge qualsivoglia, p. es. su una

retta orientata

(y

all'istante

= OiUf funzione Quale = x a?


distanza
7j

OX. Dopo un
sia

di x).

certo numero x di minuti secondi uguale a un certo numero f(x) di metri significato avr la frase velocit di
:

Usiamo un procedimento analogo al precedente. Dopo a secondi la distanza OM f{a) a -\- h f{a-i-h). Dunque nell'intervallo (a, a -4- h) di h minuti secondi lo spazio percorso k:=^f{a-{'h) La velocit media in tale f(ci).
;

^^

intervallo di tempo quindi

k __ f(a-hh) "~ h /^

f{a)
=

all'istante a il limite (se un Noi chiameremo velocit di tal limite esiste) del precedente rapporto per h 0. Questo limite varier generalmente al variare dell'istante a considerato. E per indicare che a pu ricevere uno qualsiasi dei valori dati alla X, noi indicheremo a con la stessa lettera x, dicendo cos

158
che
la

CAPITOLO
velocit
all'istante

Vili

47

a;

quella funzione

Fix)

della x,

che definita dalla

F
se

(:x)

= lim
"

'

'

un

tale limite esiste.

Y) frase:
di

Se noi
*'

immaginiamo noto a priori


,

il

significato della

velocit alV istante x


ci

ragionamento, che problemi analoghi.


Se
(x,

possiamo usare un'altra forma servir anzi come modello per altri

la

velocit

F{x)

si

mantenesse costante neirintervallo

-I- h), lo

spazio f(x-i-h)

f{x) percorso

in tale intervallo

tempo sarebbe proprio uguale al prodotto h (x) della velocit F{x) per il tempo h impiegato a percorrerlo. Ma F(x) pu variare (se, come capita in pratica, F{x) funzione continua) nel dato intervallo da un valore minimo m ad un valore massimo M. Lo spazio percorso sar quindi compreso tra km ed JiM, che misurano rispettivamente gli spazi percorsi nel caso che la velocit abbia costantemente il valore minimo m o il valore (*). Quindi f{x -h h) dove \i un 7i /'(a:) massimo valore compreso tra m ed M, ossia il valore i^ (a: 4- X) che 4- X (a noi generalmente ignoto) assume in un certo punto
di

|ji,

a:;

dell'intervallo (x,

-+- /^) (
:

>^
|
|

/^

).

Dalla f{x-^ h)

fix)

hF ix -f- X)

si

trae

n
donde, passando al limite per

a zero per

/^

/^

=
:

0,

ricordando che X tende

0,

si

ha appunto

=o

II

S)

In generale, se y una grandezza variabile col tempo x,

che una funzione y fix) di x, il limite precedente si chiama la velocit di variazione di y. Cos, se ?/ la quantit di una
certa sostanza che
si

formata o
il

si

decomposta

in

una certa

reazione chimica, tale limite ha

nome

di velocit di reazione.

Se

?/

la

quantit
x,

di

elettricit

passata in un

dato circuito

all'istante

tale

limite

ha

il

nome

di intensit di corrente.

(*) Che a velocit maggiore corrisponda spazio percorso maggiore un postulato direttamente suggerito dalla intuizione.

DERIVATE, DIFFERENZIALI

159

ghezza chiama
Se

Se X indica invece la temperatura, ed y , p. es., la lundi una certa sbarra alla temperatura x, tale limite si
il
?/

coefficiente

di dilatazione (della sbarra).


di
1

la

quantit
la

calore necessaria per portare alla


di

temperatura x

massa

un certo corpo, quel


che
si

limite

si

chiama
di

il

calore specifico di quel corpo.


tutte le scienze,
alla

Insomma quasi
misura,

propongono problemi
i

conducono
svariati.

considerazione di quel limite per

problemi

piii

48.

Retta tangente a una curva.

un punto

Come possiamo definire la retta tangente a una curva in A in modo conforme alla nostra intuizione ? Le seguenti figure dimostrano che non si pu definire tale
il

tangente, dicendo che essa la retta che ha

solo

punto

comune con la curva, oppure che essa la retta che ha con la curva a comune il punto A, ma che non attraversa la curva
in

(figure

12-13).

Fig. 12.

Fig. 13.

Noi partiremo dall'osservazione che la retta che congiunge due punti A, molto vicini di una curva si confonde sensibilmente con la retta, che. la nostra intuizione dice tangente alla curva nel punto A. Cosi che un abile disegnatore potrebbe chiamare retta tangente a una curva in un suo punto A la retta (fig. 14), essendo il punto della nostra curva pi vicino al punto A, tale che la retta A possa venire da lui tracciata con l'approssimazione richiesta (se il punto B fosse troppo vicino al punto A, il tracciare con la precisione voluta la retta A gli presenterebbe

AB

difficolt

insormontabili).
accettabile

Una

tale

definizione
Fig. 14.

da un- matematico, il quale prescinde da ogni possibile disegno, e non pu tener conto della maggiore o minore abilit di un disegnatore.

non

per

160
Noi, assumendo

CAPITOLO

Vili

- 48
partenza
:

come punto

di

fatti intuitivi

ora

accennati, porremo la definizione seguente

Tangente una curva nel punto


(se questa posizione esiste) di

la posizione

limite
il

una

secante

AB

congiungente

punto

con

un

altro

punto B della curva, quando il punto B tende ad A (*). Bisogna dimostrare che questa defini-

zione coincide nel caso del cerchio con la


definizione data dalla geometria elementare.

Sia dato un punto

su un cerchio di

centro

0. Preso un altro punto

su tale

cerchio, tiriamo la retta


Fig. 15.

AB

essa sar la

perpendicolare tirata
dell'angolo

da^
(fig.

alla bisettrice

OH

A{0)B

15).
;

allora V anil punto al punto A tende a zero, e la bisettrice d questo angolo tende al raggio OA. La retta AB, che sempre perpendicolare

Facciamo avvicinare

golo

BOA

OH

alla bisettrice

OH,
e
si

si

avviciner alla perpendicolare alla retta


cos che la posizione limite della retta

OA
AB,

nel punto A,

ha

ossia la tangente al cerchio nel punto A, nel senso ora definito,


la perpendicolare al raggio del cerchio che ha l'estremo in quel punto A, e coincide quindi con la retta che in geometria
e

elementare

si

chiama

tangente

al

cerchio nel punto

"

y = f{x).
l'angolo
0)

Sia la curva data dall'equazione


Il

coefficiente

angolare
del-

della retta

AB
x

Ir

tangente

che la direzione positiva


fa

dell'asse delle
di

con

un raggio

essa, p. es.,

col

raggio
delle

AB.
x.

Sia

AC

parallela all'asse

Dal
e

triangolo

16) si ha che questo coefficiente angolare vale in grandezza


(fig.

ABC

segno

GB AC
dove B'
e le

B'B

B'C
OA'
OA' sono

B'B

AA
le

OH
OB'
ed

OB'OA'
rispettivamente
ordinate

A! A,

ascisse dei punti B, A.


(*)

una facile estensione del concetto di limite. Noi diciamo tende a ed tende a una posizione AP, se l'angolo di si avvicina ad A^ vogliamo dire che, se la curva rapzero. Dicendo poi che presentata da una equazione y (x), noi cerchiamo la posizione limite d e di B). per X.2 a-, le ascisse di 07, (essendo a:,
Qui
si

tratta di

che

la retta

AB

AB

AP

B
,

=f

AB

DERIVATE, DIFFERENZIALI

161

B' dei punti A, B. Siano Xo ed Xo-hh le ascisse 0A\ Le corrispondenti ordinate A! A, B' B saranno /"fe), /"(^To /O,

cosicch

il

coefficiente

angolare della nostra retta


fiXo)
Xo

f{Xo

-^h)

(xo

-h h)
si

^ f(Xo -hh) fiXo)


h

come
di

del

resto

poteva trarre direttamente da note formole

Geometria analitica.

E per la definizione precedente avremo che il coefficiente angolare della retta tangente in A esiste ed uguale a
.

fjxo -h h)

fixo)
^

h^o

h
pu

se questo limite esiste. Se noi vogliamo tener conto che Xo

avere un valore qualsiasi dell'intervallo che si considera, possiamo scrivere x al posto di Xo, e dire cosi f (x) nel punto di ascissa x La retta tangente alla curva y

ha per

coefficiente

angolare

il

lim
h

49.
a) Sia f{x)

si

Derivata.

una funzione

reale.
presentato
il

Nei due precedenti

rapporto

f(x -^h)
{x
-\-

h)

f{x) ^ fix ^h) f{x) X h


differenza)

Il denominatore e il numeratore sono il primo la diiferenza di due valori della variabile indipendente x, l'altro la differenza dei due valori corrispondenti della funzione f{x). Perci si suol anche

porre (ricordando la lettera iniziale della parola

X = x, f{x-hh) f(x) = f.
=
(x
-\-

h)

Il

primo sar detto incremento della


Il

x.

l'altro

incremento

della f(x).

rapporto

^f^ fix-^h) f(x)


Ax
11

viene perci anche chiamato rapporto incrementale.

G. FuBiNi, Analisi matematica.

162
In entrambi
i

CAPITOLO

Vili

49
si

problemi precedentemente trattati,


il

trovato

necessario di calcolare

Questo limite, se esiste ed

finito,

derivata della funzione f{x) nel punto x di X, che si suole indicare con (x).

ha ricevuto il nome di esso una funzione


;

f(x), questo limite, se esiste, si indica brej/ senz'altro, o con y^, se si vuol mettere in evidenza la variabile x rispetto alla quale si deriva (*).

Se posto y vemente anche con

Se
a zero
interno
tal

il

punto X che

si

esamina

all'estremo sinistro (destro)

dell'intervallo,

in cui f{x)

definita,
;

sottinteso che h

tende

per valori positivi a tale


la

(negativi)
si

se

invece

il

punto x

intervallo,

dice

che la funzione f(x) ha in


il

punto

derivata f (x)

soltanto se

lim x =

A f x

esiste,

ed

sempre lo stesso, sia che h tenda a zero per valori positivi, sia che h tenda a zero per valori negativi. Di pi, quando diremo che esiste la derivata f' (x), noi supporremo sempre che il nostro limite abbia valore finito (sebbene si parli talvolta anche di derivate infinite). I risultati dei precedenti paragrafi si possono perci anche enunciare cos
:

l**

Se ^ ^= f(x)

lo spazio percorso

da un punto Jf mobile

x unit di tempo, allora la derivata y f (x) all'istante x (dopo che f{x) ci d la velocit del punto sono trascorse x unit di tempo).
su una retta in
di

2**

La
p.

retta tangente alla curva

y
y'

ascissa x ha per coefficiente angolare


Cos,
es.,

la

derivata di y

'=^

a x'

= f{x) =f (a =
ri

nel

punto

di

(x).

cost.)

,.

hm
ft,

=o

a(x--hy^ -^ r
fi

ax^^

2 axh -h ah' = = lim =


,.

{)

=^\m{2 ax
:

-i-

ah)

^=^

2 ax.

la

Quindi Se un punto in x minuti secondi percorre ax^^ metri, sua velocit (misurata in metri secondi) dopo x secondi

() Cio la variabile, alla quale si dato l'incremento arbitrario h, che si fa tendere a zero. L'arbitrariet di /i naturalmente limitata dalla sola condizione che i punti x^x-^i appartengono al campo, in cui la f{x) definita.

DERIVATE, DIFFERENZIALI
2 ax. (Da
ci
si

163

deduce

il

risultato

del penultimo paragrafo

ponendo

ci^=^

-^ g =^ 4,905).
y^=zax^ nel punto
di ascissa x,

La
ha per
,5)

retta tangente alla parabola


coefficiente angolare

2 ax.

Un teorema di importanza specialmente teorica il seguente: Se una funzione f(x) ha in un punto Xq derivata {finita), essa

continua

in tale punto.
Infatti dalla

si

trae

lim

/ (X.

+ h) -f(x,) =
]
,,

lm h

^"=-

+ ^1

f^''")

^
ossia

i =

ii,
A

r(^.+fe)-fw ^o.r(x.)=o
n
/(fl?
-I-

lim
//

=0

h)==f(x^).

e. d. d.

Il

per quanto tutte

teorema reciproco non vero esistono funzioni continue senza derivata, le funzioni, che pu incontrare il tecnico nei suoi studi, sieno
;

derivabili nei punti

non singolari

(*).

7) Chiuderemo questo paragrafo con alcune osservazioni sulla equazione della retta tangente ad una curva. Si tratta di osservazioni evidenti, sebbene talvolta io mi sia accorto della difficolt incontrata da m.olti studenti a scrivere tale equazione in
Il

modo

corretto.
di ascissa

punto
si

f{x^

indica,

valore x^. Il
il

/(iCo). [Con Xo sulla curva y=f{x) ha per ordinata ?/ noto, il valore di f {x) quando alla variabile x si d il coefficiente angolare della tangente corrispondente f {x^ (**).

come

Ora, affinch la retta passante per il punto {Xq 2/) e tin altro punto {x, y) abbia coefficiente angolare f'{x^ condizione necessaria e sufficiente che y 2/0 =z(^x oo^f'iXo). Questa dunque l'equazione della retta tangente alla curva y=if{x) in quello dei suoi punti, che ha per ascissa Xq. Si noti: 1" La y che figura in questa equazione l'ordinata di un punto mobile (x), ordinata di un sulla tangente ed perci completamente distinta dalla
,

y^f

punto mobile sulla data curva. 2o Siccome il punto {Xq 1/0) appartiene per ipotesi alla nostra curva, la y^ precisamente il valore assunto dalla f(x), quando alla variabile x si d il valore j,,. Xq. Cos pure /' (Xq) il valore di f {x) nel punto x Cos, p. es., l'equazione della tangente alla curva y ^- ax^ nel punto di ascissa '2ax^{x-~XQ), ossia (poich y^^^^ax^) 1/ -f- 7/^ 2 arr^ic. ^0 {y yo)
,

(*) facile riconoscere che una funzione pu essere continua in un punto y , senza essere derivabile in tale punto. Basti pensare alle funzioni f{x) tali che la curva y =zf {x) abbia per x a \m punto angolare. Ma sono stati dati esempi di funzioni continue in tutto un intervallo, sprovviste di derivata in ogni punto di tale intervallo.

non

E non gi f {x). Si osservi del resto che la y yo=={x x^) f {x) generalmente l'equazione di una retta, e tanto meno della retta tangente, perch non neanche lineare (di primo grado) nelle x, y.
(**)

164
5)

CAPITOLO
Sia data una curva y
di oo
;

Vili

49

^= f{x)
es.,

definita in

un intorno destro
-Icx) )

sinistro

La
y

poniamo, p. retta tangente nel punto


(x
Xo)

nell'intorno (a,

di

oo

di

ascissa

Xo
-4-

ha

per

equazione
Xo

=
^0
finiti

{xo) ossia

y=^xf fe)

\f(x^

oo le hanno limiti Se per a; f {xo) e f{xo) m, n la retta che ha per equazione y ^= mx-hn si dir asintoto della curva, nel punto di ascissa infinita (e si considerer come la posizione limite della tangente considerata per

Xof{Xo)

fc)

].

Xo=^).
Cos pure, se f{x) definita per cc-Na, e
in
se,

quando

Xo
della

un intorno

di

a,

si

ha

f (xo)

=#=

0,

allora

l'equazione

tangente nel punto di ascissa Xo

si

pu scrivere:

fM _ _
f (Xo)
,

f
Se
lim

{Xo)

f{xo)

00

lim

f fe)

allora la retta che

ha l'equazione

dalla precedente passando al limite

= lim -f^ = deduce [che x a = = chiama anper


oo
,

(*),

si

x^

a]

si

cora un asintoto della nostra curva nel punto di ascissa a. Cos, p. es., la curva xy=^l ha per tangente nel punto
di ascissa Xo la retta

y
Passando

=
Xq

Xo

72

(^

^o)^

al limite per

Xo^=0
le

asintoti di tali
assi coordinati.

curve

sono

rette

x =

per

a:^

oo

si

trova che
ossia
gli

0,

y =^

0,

Esempi.
l*'

Sia

y=^f{x) una
Consideriamo

funzione continua e non

negativa

per

a^x^h.

tra l'asse delle x, la curva y fix), e le perpendicolari all'asse di di ascissa a e dal punto delle ascisse innalzate dal punto

la figura piana (fig. 17) racchiusa

A
il

ascissa variabile

x>

a.

Ad una
(*) Si

tale figura

daremo

nome

di rettangoloide.

potrebbe dare a queste condizioni (non tutte tra loro indipendenti) una
restrittiva.

forma che almeno apparentemente fosse meno

DERIVATE, DIFFERENZIALI

165

166

CAPITOLO

Vili

49

''

..-^^^^^^

167
2^ Sia dato un solido S. Esista e sia
di quella porzione
fisso
Tc,

di

^S

che

t^'

racchiusa
posto alla

tra

un piano parallelo

yz=^f{x) il volume un certo piano distanza x dal prein

cedente, lu'area della sezione s fatta da

t^'

esista,

sia

una

funzione

f{x)

= F{x).

{x)

continua

della

x.

Dimostreremo

che

Oss.

Ammettiamo
i

il

teorema che
tz^

il
ti.,

volume

dello strato di 8,
tc^

che compreso tra due piani


sia

qualsiasi paralleli a

compreso tra
i

prodotti della distanza di


e

per

valori

massimo

minimo

dell'area

in S da un piano parallelo a tCi od a che troveremo pi tardi dimostrato in generale, evidente se, p. es., ^S" una sfera, o un ellissoide avente tt per piano di due assi, una piramide avente la base parallela a ti: e tale che il

questi due piani d'una sezione fatta 7^2Questo teorema,

piede dell'altezza sia interno alla base, ecc.


il

tutti questi solidi

nostro ragionamento quindi applicabile senza

necessit

di

ammettere alcun teorema non dimostrato.


Ris.

Se

f{x-hh)

f(x)
F(x)

7i',

Tz"

sono

due piani

paralleli

dello

strato limitato in

S da

Tosservazione precedente, compreso tra e con indichiamo rispettivamente il massimo

hM

il volume da n" , per ed hm, se con

tt,

n' e

ed

il

minimo

valore di

nell'intervallo (x,

x -h
si

h).

col

metodo tante volte usato

deduce

(x)

= lim
h=^Q
fi

= F

(x).

L'allievo controlli questo risultato nei casi su citati che


sia
e

una F(x).

sfera,

od una piramide, calcolando effettivamente f(x)

Varie

molteplici sono le applicazioni della

definizione

di

derivata di una funzione f{x) e in moltissimi problemi la considerazione di (x) si presenta spontanea. Perci assai impor-

tanti sono
1"

problemi fondamentali del calcolo


la derivata di
le

Trovare

una funzione data.


hanno una derivata assegnata.
del secondo
il

Trovare
si

funzioni, che
il

Del primo

occupa

calcolo differenziale,

calcolo integrale.


168
CAPITOLO
Vili

50

50.
a)

f{x)

Estensione alle funzioni complesse.


^=^

Se y

=::

della variabile reale x,

con y

=f

u (x) -\- iv {x) una funzione complessa chiameremo derivata di a; e indicheremo


il

(x)

ancora
lini
h

/'(^

h)

f{x)
^

h
Ci che avviene allora

quando questo
e allora in tal caso

limite esiste ed finito.

soltanto che esistono e sono finite le

(x), v (x)

ed

f {x)=-u

{x)

-\-

iv (x).

P) In casi estremamente particolari si conviene talvolta di considerare delle variabili coniiplesse come funzioni di un'altra

variabile pure complessa z

tale convenzione

si

che sia uguale a una serie convergente, di cui


sia
il

lo (^^-f-l

pone per una Z )''**"''' termine


(o pi gene-

prodotto di una costante k^ per z^ o per

-^
z

a]"^ dove a una costante). Di ci parleremo ralmente per [^ pi a lungo in altro capitolo. Qui ci baster considerare il caso particolare che i termini di tale serie dopo lo (n-hl)'"'" siano nulli, ossia brevemente che Z sia un polinomio
:

(1)

Z^=^an-^ an-iZ-\-an-iZ~

^-

cioz'^

= P{z)'

Anche
e

nel campo delle variabili complesse chiameremo derivata indicheremo con Z' il limite del rapporto incrementale (se esiste). Per la funzione (1) tale derivata esiste e si calcola^ come
se si trattasse di variabili reali.

Infatti
..

^, = Z

^.

lim
h'=0

Piz-^h)
fi

F(z) = ^
=

(z-i-hy-z^
=

2^ j^i

aj

lim
h

II

Si noti che

si

m
{z
^^

-i-

in.

Il

limite per

deve considerare come un numero complesso 0. n significa il limite per m /i

= =

Si noti che

hy (z + hy z^ 7x,-_3 o, , -,.. 7No_o r z^ =-^ -\ ={z+jiy-^-^z{z+hy "-\-z"{z-^iiy '+...-+-,5'^ {z-hh) z h


1
.
,

/i

E
(tanto

per
se

le

questa espressione ha per limite proprio j,e^~^ a e le ^ sono reali, quanto se sono complesse).

DERIVATE, DIFFERENZIALI
cosicch in ogni caso

169

Salvo avvertenza contraria in quanto segue sivamente a variabili reali.

ci

riferiremo esclu-

51.
a) Sia la

Derivate fondamentali.

cost. (p. es.

j^

3,

oppure

t/

5).

Vale a dire

y non

varii al variare della x.


quindi

Gli incrementi

Ay
0,

della

saranno sempre nulli

Ay costantemente 7-^ AX

e perci

anche y

Ay = lim = = X
Aa;

0.

Ci che del resto geometricamente intuitivo, poich y

cost.

una retta parallela

all'asse delle x.

Le

sue tangenti coincidono quindi con essa, e perci hanno

coefficiente angolare
P)
-r,

nullo.

Si trovi la derivata di
,

^
,

= sen

x.
1

sen (x -h h)

sen

x
;

Il

rapporto
,.

incrementale
,.

perci

= lim =
7i

sen(ic4-/^)

sen:r = lim sena;cos/j-hsen/^cosa:-sena; =


h=.o
,.

h
cos
/z

= sen X lim = = sen X -h


7(

1
f-

cos

sen h hm ,.

II

=
lim-^ =-1,
h^O
fi

0.

1.

cos

x
si

cos x.

sen Jz

Si ricordi che
1

Si]

^37,1^. 122-123,

dimostrato

lim

cos

0.

h^o

h
cos x. Y) Si trovi la derivata di ^ In modo analogo al precedente si trova

= hm
,.

/i=o

= cos cos senxseih hm h h=o h = cos X lim cos h sen x hm sen = sen
cos(x-i-h)
coso;
,.
a::

/^

cosa:;

II

,.

x.

ft

II

h=()


170
S)

CAPITOLO
Si trovi la derivata di

Vili

51
a""

y =i

{a>
!)

0).

Si

ha
a" +
'^

?/

= lim
/ic=o

ri

= lim =
a^
^.
/t

a'ia"'

= a lim h h= h
,,.

a'

= aMog, a

(cfr.

38, pag. 127).


di

In particolare la derivata

y =1
s)

^ oge e
t/

= =

uguale a

e*.

Si trovi la derivata di

Ioga

x{a>

0)

{x>

0).

Si

Q.

'

ha y

=y lim ^

Ioga (X

-\-

h)
;

Ioga X

Posto h

= m
V

ossia posto

m^=^ -h
X
.

se

ne deduce

ioga
/

7/

= lim
,.

Ix-^
,/.

)
^

log

X
- lim =X m
1

lih

ivi =lim m X
in
'XB ce

X
X

log

log

/ (IH

1 \"'
j m/

log,

=ac

In particolare, se a

e,

si

ha che

la

derivata di y

log

y
es.

=-:
X
1,

ci

che del

resto

avevamo gi trovato

(pag.

166,

y) per via geometrica.

X) Derivare

y =^

x''

(n intero positivo).

Ris. Si noti che (^


-+-

hT

=
2/'

x'' -+-

nhx''-' 4-

''^''-'^^
h'

X--' 4-

Si trover
7])

Derivare

= y =

nx""

~\

i/o?.

Si

ha
y m:
,.

hm
^=0

^/x-^-h
/i

^/x

= lim
,.

(x-^i)
;

h\vx-^}i-^yx\

;^,

'

Si trova ?/

7=^

DERIVATE, DIFFERENZIALI
Derivare y ^= tg
x.

171

0)

Ris. Il rapporto incrementale

tg(x

-{-

h)

tgx

sen h

172
Sia
11

CAPITOLO

Vili

52

un infinitesimo, cio una variabile che tenda a zero, supponiamo che non assuma il valore zero (*). Sia poi P un altro infinitesimo che tenda a zero con h,
il

Consideriamo

rapporto

e poi

il

lim

-f

se

la variabile indipendente,

p funzione di h.

h Se invece x fosse la variabile indipendente, e P ed cc fossero funzioni della x infinitesime per x=^ h, alla considerazione di questo limite si sostituerebbe quella del
lim'

-^ f- =: lim

Secondo che questo limite

non esiste; 2 esiste ed una quantit finita e diversa da zero 3^ esiste ed zero;
4^ esiste ed infinito;
noi diremo rispettivamente che:

1^

Vi
2''

V
A""

due infinitesimi P 6 h non sono paragonabili ; ^ ed \i sono infinitesimi dello stesso ordine; ^ un infinitesimo d'ordine superiore ad h;
^

un

infinitesimo d'ordine inferiore

ad

h.

Esempi.
1^
e

li

/i

sen

-sono
h

(per

paragonabili, perch lim

=
B
/^

lim

= sen non
/i

0) infinitesimi
'

non
. .

esiste,

poich,

mentre h tende a zero, sen


da

-y- oscilla

sempre da

-f- 1

le

(*)

-4- 1

Pu

darsi che

li

sia la variabile indipendente,


p. es., per

di un'altra variabile x,

che tenda a zero,


}i

od anche che h sia funzione 'b. In questo secondo caso


,

non potrebbe per


injfinite

essere, p. es.,

= (x h)
si

sen

perch

h assumerebbe

volte

il

valore zero,

punto

'X

mentre x

avvicina a h (cio in ogni intorno del

h).

DERIVATE, DIFFERENZIALI
2^
ordine,

173

3^
/i

= sen h sono per = perch lim - = lim = = = h = lim h ^= 0; lim Se ^=zh^^


/j

/i

infinitesimi dello stesso


1

7t

fi

-7-

cosicch

(per

0) P

un

infinitesimo d'ordine superiore ad h;

4 Se P
inferiore

\/h,

P per

/i

ad

h,

perch lim -jZi

= 4-0/1

= = lim =
7i

-I-

infinitesimo

d'ordine

^
h

lim

y=

00

h^-\-0\/}i
p,

Evidentemente se a
e

un

infinitesimo d'ordine superiore a

P di ordine y,

superiore a y, allora a di

ordine

superiore

perch
lim

a =

a
lim -3- lim
?

=
3

0.

T
*Se esiste

T,
tale che
il

un numero positivo k
e

rapporto jj

abbia

un

limite finito

diverso da zero, allora a infinitesimo dello

stesso ordine di h^. Si suol dire allora che a un infinitesimo di ordine k (rispetto ad h). Per esempio, sen /^ un infinitesimo di l** ordine per Tes. 2; h!' {k>0) un infinitesimo di

ordine k]

cos

/t

un infinitesimo

di

T
,

ordine, perch:

,.

lim
7i

cos/i

7^^

^.

lim

K^

r=o

= 1,.
2
-

2^ o 2 sen K^

^ 2 sen 2
//z^
^

lim
r^To

(I)
h
1
\2

/l

lim 2 7t=0

ri
/l

2 K^fJ

Quest'ultima definizione non


<jedenti.
P)

contraddittoria

con

le

pre-

per
si

le

Considerazioni aifatto simili valgono per quantit che tendono a qo


.

gli infiniti, ossia

Se

a, p

sono quantit che tendono contemporaneamente a

qo
,

dir che:
1

a
oi

non sono paragonabili ;


infiniti

2^

^ sono

dello

stesso

ordine;

174

CAPITOLO

Vili

52

3" a infinito di ordine superiore a P; 4** a infinito di ordine inferiore a ^ secondo che:
oc

1^)

lim -Q- non esiste,

2^)

lim

-Q-

finito

diverso da zero,

3^)

limy
lim

oo,

4')

40.
precedenti

Le

considerazioni

hanno un grande

interesse,

perch in molti problemi lecito trascurare gli infinitesimi di ordine superiore. Eccone qui un primo esempio. Un altro esempio assai piti importante sar dato pi avanti.

Se a, p, Y, S sono funzioni della x infinitesime per x 56 Y, S sono rispettivamente di ordine superiore ad a e


lora per trovare
il

=^
p,

b,

al-

si

possono trascurare questi infinitesimi


ossia

Y?

di ordine

siepe-

riore,

(*)

DERIVATE, DIFFERENZIALI

175

53.
a)

Differenziali.

Poich

f {x)

= lim
.,
,
,

^-^-^,

si

avr,
.

posto
.

f(x-hh) ^
1

nitesimo

f{x) ^-^ /*(a;)=s, per h = La


0.

che lim

,.

0.

Cio

infi-

stata definita per tutti

valori di
for-

h =^
mole)

(perch h figura al
(*).

denominatore delle precedenti


di

Noi

converremo

porre

quando h =^

0.

la rester

cos definita per ogni valore possibile di h. Si

ha

per definizione

Af=f{x-^h)f{x); Ax:=h: Af=f(x^Ax)

f{x).

I)ondeAf= ^^''^^^^~^^''h x=[fix)-^B]Ax=^Axf'{xHsAx.


E, posto Aa;

a,

si

ha
(l)

f:==:f(x)Ax-+-OL
dove a un infinitesimo a bAx
lim 7
di ordine superiore rispetto

ad

h,

perch

lim

=r:

lim

0.

Invece f (x)
ordine di h.

Ax

(se

f (x)=\= 0).

un infinitesimo
Allora
si

dello stesso

potr dire, per l'uguaglianza (1), che l'incremento A/"

ricevuto dalla funzione fix) uguale al prodotto della derivata della funzione f{x) per l'incremento Ax della variabile, pi un
infinitesimo
oc

di ordine

superiore (rispetto ad h^=^Ax).

La prima
si

parte del secondo

membro
si

della (1), cio f\x)


il

Ax,
della

suole indicare col simbolo

df e

chiama

differenziale

funzione f(x); cio il differenziale di una funzione f (x) uguale alla derivata della funzione moltiplicata per Vincremento della
variabile.
Il

differenziale dipende

dunque non

solo dalla x,

ma

anche

dall'incremento

h=^Ax

della variabile

e,

se

fix)

#= 0,

un

infinitesimo dello stesso ordine di h.

nella

La (1), che pu anche scriversi Af^=df-hc(., sdoppia A/" somma dfe d oc: i quali (se f' #= 0), sono rispettivamente

di ordine

uguale poich per Aa;


(*)

e superiore

= sA2; =

a Ax. Essa vale anche per Ao:


0.

0,

Supposto naturalmente in pi che x-^-h appartenga

all'intervallo,

ove

esiste la f (x).

176
P)

CAPITOLO

Vili

53
diffe-

Vediamo che cosa rappresenta geometricamente renziale. Sia data una curva di equazione

il

Siano NM, QS le ordinate dei punti e S della curva che corrispondono ai valori x e x-hh della variabile (fig. 20).
Sia Pil punto d'incontro della
la parallela per

M alFaSse

SQ

con
sia

delle x;

poi

punto d'incontro della SQ con la tangente alla curva nel punto M, ed co sia l'angolo formato da questa tangente con la MP, ossia con Tasse x. L'incremento h
il

che riceve
-^

la

variabile

indipendente

sar

Fig. 20.

^x

= NQ = MP.
;

Abbiamo
uguale

visto che la derivata

al coefficiente

f (x) della funzione f{x) angolare della tangente alla curva, ossia che f
(x)

= tang w

ma

il

differenziale

df=f(x)Ax;
quindi

df=^^x
Ora A a; misura
il

tang w.
triangolo rettangolo

cateto

compreso tra la parallela condotta per all'asse delle x e la tangente alla curva nel punto M. il punto L'incremento Af che riceve la funzione quando alla variabile X si d l'incremento /^, sar dato dalla differenza tra il valore della funzione nel punto x -h /^, valore che nella figura rappresentato dal segmento QS e il valore della funzione nel punto X (valore che nella figura rappresentato dal segmento

quindi df =^ Ax tang sentato dal segmento

= PR. Dunque

MP del

MPE,

il differenziale rapjjre-

PR

NM); dunque A/*= QS


cio

NM QSQPPS\
= Ax = Ax,
;

rincremento A f che riceve la funzione f (x), quando si d alla variabile x V incremento Ax, rappresentato dal segmento PS compreso tra la parallela alVasse delle x condotta per il f(x). di ascissa x e la curva y punto e quindi Se f(x)=^x, la derivata di x 1

df=^dx=^l.
cio il differenziale di

uguale all'incremento di

x.

DERIVATE, DIFFERENZIALI
Si potr COS

177

scrivere in generale:

df^=^

f {x)

dx,
f (x)

cio il differenziale della funzione

vata moltiplicata per dente X.


Se ne deduce
cio la derivata di

il

differenziale

della

uguale alla sua derivariabile indipen-

f
della

(x)

= -7^ dx

una funzione f
funzione

(x)
e

uguale al rapporto
della

tra

il

differenziale
x.

quello

variabile

indipendente

54.

Metodi abbreviati

di

esposizione.
si

In molti trattati (specialmente di scienze applicate)


spesso
Sii

scrive

df f Rigorosamente ci lecito, soltanto se cio ( 53, pag. 176) se la curva coincide con la sua tangente, ossia una retta ed f quindi una funzione lineare di r.
posto di

df=f
Il

sostituire dfsi
alla

Af
x

equivale cos a sostituire nell'intervallo


la

(x,

x-hdx)

curva y=:zf{x)
della
in tale

di

ascissa x, ossia a considerare

la

lineare

mx

+n

sua tangente nel suo punto fix) come una funzione


in
altre

intervallo,

parole a

considerare in un
Il

tale
a,

intervallo f' ix)

come una costante m.


infinitesimo

sostituire

df
il

Af

equivale a trascurare un
siffatti

di

ordine superiore rispetto a dx: e gi abbiamo detto che in

qualche studio
errori.

trascurare

infinitesimi

non conduce ad

Il procedere in questo modo permette di esporre molti ragionamenti in modo specialmente semplice e rapido; cos si pu procedere senza tema d'errori, quando si riguardino tali esposizioni soltanto come procedimenti abbreviati, che hanno significato logico solo quando si pu dar loro quella forma precisa, a cui conducono le nostre definizioni. Il modo pi semplice di chiarire questi metodi abbreviati di locuzione sar quello di trattare con essi alcuni degli esempi svolti

ai 47, 49. Sia ( 47, pag. 158), p. es., ?/ f{x) lo spazio percorso da un punto mobile all'istante x. Se ne determini la

velocit
{x,

F(x)
si

allo

stesso

istante.

Nell'intervallo

infinitesimo

x-{-dx)

^u 'Considerare come costante la velocit

cosicch lo spazio
tervallo
12

f(x-h dx)

f(x)-= df percorso in detto


F (x) dx
della

F (x)
in-

sar uguale al prodotto

velocit

F (x)

G. FuBiNi, Analigi matematica.

178
per
il

CAPITOLO

Vili

54-55

tempo a. impiegato a percorrerlo; cosicch

ossia la velocit

vale la derivata di f(x). chi volesse considerare questo procedimento come un ragioe

F {x)

f^ ^

i.(.),

namento vero commessi


:

proprio,

si

obietterebbe che due sono

gli errori

a)
{x,

quello
;

di

considerare

F {x)

costante

nell'intervallo

X -4- dx)
^)
^

quello di porre f{x-\- dx)

f{xA-dx)
il

f{x)~^f

f^x) =

df,

anzich

ossia di confondere
Il

differenziale

df con l'incremento A/I

ragionamento rigoroso fatto al 47 dimostra che questi due errori si compensano, almeno nel caso che {x) sia fun-

zione continua. Si noti che considerare

F{x) come
7j

costante, o

supporre
la

^fz=df

equivale a scambiare la curva


;

:= f(x) con
:

sua tangente nel punto x cosicch in quanto precede si ci che scambiata due volte la curva con la sua tangente compensati. rende intuitivo il perch i due errori si siano Es. Sia A{x) l'area del rettangoloide racchiuso dalla curva

y
dall'asse delle x.

= f(x)[f{x)-^Ol
ascissa x,

dall'ordinata di ascissa a, dall'ordinata variabile di


e

Si voglia trovare A' (x)

= dx
-{-

Nell'intervallo infinitesimo {x,

x 4- dx)

la f'ix) si

pu

consi-

derare come costante

cosicch Vincremento

dA = A{x

dx)

.4 {x),

che riceve l'area A nel passare dall'ordinata di ascissa x all'ordinata di ascissa x -+- dx, si pu considerare come un rettangolo di base dx ed altezza f{x). quindi

dA

= f{x)
il

dx, A' (x)

dA = = -rax

f{x).

Valgono anche per questo esempio osservazioni analoghe a


quelle fatte per

precedente.

55.
a)

Derivazione

di

una somma.

La

funzione f{x) sia uguale alla


?1 (X)
-+- Cp,

somma
^n (X)

(x)

-h

-f-

delle

n funzioni

cp,,

che supponiamo derivabili.

DERIVATE, DIFFERENZIALI

179

Cerchiamo la derivata della f{x). Supporremo n^==^2. dimostrazione vale per affatto analoga in generale.
Si

La

ha per definizione

ft

Il

h^o\

Donde

La

derivata della

somma

di due o pi

funzioni, che pos-

seggono derivata

(finita),

esiste ed

uguale alla

somma
(cfr.

delle

derivate di queste funzioni.

Questo teorema vale anche per funzioni complesse


P)

50).

Oss.

l^
il

Un

caso

particolare
:

del precedente

teorema

evidentemente

seguente

Le
Si

derivate di y

=^
==

(x) e d

y =^

(f>

(x) -f- cost. sono

uguali

(poich la derivata di

?/

cost. nulla)

(naturalmente, se esistono).

propone al lettore di illustrare geometricamente questo teorem^fe, osservando che dalla curva y f{x) si passa alla y =^ f(x) -h cost. mediante una traslazione. Nel caso che y sia lo spazio percorso da un punto mobile

all'istante x,

quale significato assume quest'osservazione ?

Oss.

2"".

Un

la differenza di

-f

teorema affatto analogo al precedente vale per due funzioni in particolare la derivata di fix)
;

ix).

56.

Derivata del prodotto

di

due o pi funzioni.

Siano ^ (x) e ^ (x) due funzioni derivabili (e quindi continue). Vogliamo trovare la derivata della funzione prodotto
f{x)

Essa sar uguale

al limite
cp

= :p(x)^(x). = per
/i

del rapporto incrementale

f (x

-f-

h)

fjx) ~

(x

-+-

h)

<^

(x -h h)

jx)

(x) ~"

180
Aggiungendo
rapporto diventa

CAPITOLO
e togliendo

Vili

56
(x)

al

numeratore

cp

{x -^ h), tale

<^{x-hh)^{x-\-h)

^{x)^{x-hh) _ -h'^{x)^(x
la

-i-h)

^{x)^(x)

che

si

pu scrivere sotto

forma

primo addendo il prodotto di due fattori. Per l 0, il il primo fattore tende a ^ (x), perch ^ (x) funzione continua cp {x), e quindi secondo il rapporto incrementale della funzione
Il
;

il

suo

limite per

/^

la
il

derivata
limite

^' (x)

(che per ipotesi

esiste

ed

finita).

Dunque
si

del
il

primo

addendo

(a;)

9' (x).
cp

Analogamente
(x) ^' (x).

trova
il

che
sar

limite del

secondo

addendo

Cosicch

limite di tutta

l'espressione,

cio la derivata della funzione fix),

f
da cui
il

(x)

cp'

(x)

^{x)'-\-^

(x) ^' (x)

altre

Teorema. La derivata della funzione f (x) prodotto di due (x) che hanno la derivata finita, esiste funzioni 9 (x) e e si ottiene moltiplicando la funzione '^ (x) per la derivata della funzione cp (x), poi moltiplicando cp (x) per la derivata
cj^

della funzione

(x)

sommando

prodotti cos ottenuti.


cp (a;)

Se uno dei fattori

costante, se p. es.

una costante
si

qualsiasi, allora cp'(x)

=
m

= m. essendo m
m^ {x),
m ^' {x).
cost.)

e la derivata i

riconosce uguale a

m ^' {x).
cj^

Cio

la derivata del prodotto

(r) {ni

Questo teorema vale anche per funzioni complesse.

Osservazione.
Se f{x)^=^^i(x)^2{x)^z{.x), dove
derivabili,
si
cpi,
cp,,
cpg

sono funzioni

ha
{x)

f{x)z=z^
Quindi
:

cp3

{x)

dove

si

posto ^ {x)

9i {x)

cps

{x).

4^'

{x)

{x)

= =

cp'i

{x\

cp,
cp3

{x)

-f-

cpi

{x)

cp'2

{x)

^' {x)

{x) H-

4>

{x) ^'3 {x).

DERIVATE, DIFFERENZIALI
Sostituendo a ^
formole,
f' (x)
si

181
precedenti

(x),
:

^' (x)

valori dedotti dalle

ha
(x)

infine
cp^

=
:

cp'i

(x)

cp3

(x)

H-

cpi

(x)
i

cp'2

(^) Ts (^)

+ Ti (^) 92 fo)

cp'3

(^).

Studiando in modo simile


si

prodotti di n funzioni derivabili,

ha

La derivata del la somma degli n


uno dei
fattori

prodotto di n funzioni derivabili esiste ed


prodotti ottenuti moltiplicando la derivata
gli altri

di

per

fattori.

Questo teorema vale anche per funzioni complesse.

57.

Derivata del quoziente

di

due funzioni.

Ora cerchiamo

la

derivata di ^
differente

supponendo

che

(x)

sia

una funzione
1

da zero avente derivata

finita.

Avremo
1
4^

= lim ^{x-h h) h = lim


,.

(x)

^.==0

/i

l
^TT
-\- il)

^{x -h = = ^{x-^li) ^{x)


,.

^{x)

lim

,.,.,,.,. li^{x)^{x -\-i)


'

h)

4; (.9;) cp

(x

che

il

limite del prodotto di due fattori.


(x) continua, perch la sua derivata esiste (ed finita)

La ^
quindi

(x~\-

li)

tende a ^ {x) per

/i

0, e perci

{x)

^ (x-^ h)
r.
.

tende a [^ {x)f
Il

dunque

il

limite del primo fattore

.-.o

secondo fattore il rapporto incrementale della funzione la derivata ^' (x) (che esiste ^ (x) e il suo limite per A ed finita) quindi

cio per derivare la ' funzione -r^-^ si 4>(x)

divide la derivata della


e

funzione ^ (x) per il quadrato della funzione stessa segno al qtioziente.

si

cambia

182
Ora, per
zioni, se
finita, se
il

CAPITOLO

Vili

57-58

f{x) e

teorema sulla derivazione del prodotto di due fun^ (x) sono due funzioni continue aventi derivata
si

(x) 4- 0, e

pone y

= f(x) rT~\ ^^ fi^)

T~r~:

si

ha

ossia

^~
cio
si

[^ix)Y
.

ha

il

Teorema. La derivata

f (x)
.

del quoziente

di

due funzioni

continue (^ (x) =N 0) che hanno


il

derivata finita

una frazione

quadrato della funzione denominatore e il cui numeratore si ottiene sottraendo dal prodotto 4> (x), della derivata f'(x) del numeratore f(x) per il denominatore ^ (x) il prodotto della derivata ^' (x) del denominatore per il numeratore f(x). Questo teorema vale anche per funzioni complesse.
cui denominatore
il

Esempi.

1
^

La

,.

derivata

di

tg

a;

X = sen cos X

cos^

a;

-4^

sen^

rr
,

cio

COS"^

COS"

X
2

Nello
cos
a:;

stesso
,

modo
1

si

prova

che

la

derivata

di

cotff

= sen X vale
si

sen^

^ x

Questa formola
cotg j;

pu

anche

dimostrare

ricordando

che

= tgx
Tra

usando poi del primo risultato

di questo paragrafo.

58.
a)

le

Regola

di

derivazione delle funzioni inverse.

due variabili a; ed ?/ esista una corrispondenza biunivoca, in guisa cio che ad ogni valore della x in un certo intervallo a corrisponda uno ed un solo valore della y di un certo altro intervallo P, e viceversa. Vale a dire la y si possa considerare come funzione f{x) della x (per x appartenente
all'intervallo a) e viceversa la

si

possa considerare come fun-


DERIVATE, DIFFERENZIALI
zione
{y) della

183
In altre

cp

y (per y appartenente
le
,

all'intervallo

P).

parole in tali intervalli

y = f{x)

=
(a

(p(y)

definiscano una stessa curva. Queste funzioni

runa

dell'altra.

Cos,

p.
,

es.,

si diranno inverse avviene della coppia di funzioni

y
[intervallo

[intervallo

[intervallo

= ^ 4a = ^x y a = y = ^J X a =
Ioga
(0,
nz:
(

=
X

a^

>

a =^
(

oo

)]

[intervallo P

x^==-y^ (n intero positivo dispari)


,

ao

-f- oo )]

[intervallo P

= -h = +
oo
,

qo

)]

qo

co

)]

y'^

(n intero positivo pari)

(0, oo )]
si

[intervallo p

1= (O, -f-

oo )].

(In questi intervalli

debbono trascurare

gli estremi, eccetto

l'estremo

dell'ultimo esempio).

Nell'ultimo
'\/

esempio
di

si

suppone
;

a;

>
si

0,

affinch

il

simbolo
0,

X non

sia

privo

significato

suppone y

= i/x >

perch

altrimenti

un

valore della x corrisponderebbero due

valori distinti per la y.

Supposte continue entrambe le f{x)^ ^iy), e supposto che esista e sia differente da zero, si vuol calcolare 9' {y). f Evidentemente per ipotesi l'incremento ^ x dato alla x individua l'incremento Ay dato alla y e viceversa. Di pi (per la supposta continuit delle f, ^) gli incrementi Aa;, At/ tendono
{x)
]

contemporaneamente a zero
>,
cp
.

(^'').

Ora
7

{y)

= hm Arr r= lim - =
,.

,.

1
T

-r

lim
Aa;

= oA X
0, se

Ly
Poich lim

-~

esiste ed

uguale a

f {x)

-!=

ne deduce

Cio,

nelle

nostre
;

ipotesi,

la

derivata
p.
es.,

cp'

(y)

il

numero
posto

reciproco di
(*)

f' (x)

viceversa.

Cos,

si

verifica,

Le

delle funzioni implicite si

ipotesi si possono ridurre. Cos, p. es., nel Capitolo dedicato alla teoria (x) difvedr che, se yzi=f(x) possiede una derivata

ferente da zero

per

a;

a,

se h

= f{a).

f
.

allora esiste

una funzione x
,..
.

della y,
I,

uguale

3i

a per y

~h

iche ha in tale punto per derivata proprio

eh e e

quindi continua per t/ b e soddisfa alla y=zf{x). Si noti che: Se j funHone continua della x nell'intervallo oc, se essa sempre crescente sempre decrescente, allora la x funzione continua della y nell'intervallo [> corrispondente.

'

184
y ^=
Ioga X,
a}'

CAPITOLO

Vili

58

cC\

che

le

due

derivate
cu'

y\

log,, e

e
1.

Xy

loge

a sono reciproche, perch


Esercizi.

x, ioga e loge

1*"

Si derivi
Si

i/~x.

RlS.
1

ha^=:y',
,

:r;

= n?/"-\
^ ~^
a:''

y\=

-j

=
:

-^-^

(^^^j)
tz

cosicch la derivata di y

= x'

vale

i7x
^'

=
1
7^

(^=#0).

2" Si derivi

y
1

x^
ji

Ris.

?/

ir

j,

dondei/'=:w( ^
X

x =X
ti

3' Si derivi

y
,

Ris.

= -^
ce

donde

?/

=
X

m
a; r^

m
a:;

(Da

tutte queste forinole

si

trae che) la

derivata
.

di

razionale di n vale y =.nx'^~^ Pii avanti estenderemo questa importante formola anche al caso di
z=z x"^

per ogni valore


(Il

irrazionale.
p) Sia y

= sen

lettore esamini
x.

il

caso

x^ 0).

La curva immagine
x = arcsen

arco, che ha il seno soide. Se ne ricava che ?/ (a; uguale ad y). Osserviamo per che, dato il valore y {\y\^l) del seno, l'arco x corrispondente non univocamente determinato, ma ha infiniti valori, come ben noto, e come si pu verificare

la

cosidetta sinu-

dalla figura 21. Questa rende ben evidente che, p.


?/

es.,

al valore

del

seno

corrispondono

infiniti

valori dell'arco x.

La

DERIVATE, DIFFERENZIALI
corrispondenza
derare, p. es.,
i

185
limitiamo a consi-

si

rende biunivoca, se noi

ci

valori della

x compresi

tra

^'

V ^^
;

^^"^

valore possibile y di sen x (cio ad ogni valore y dell'intervallo 1, -h l] corrisponder allora un solo valore di ^ [ e vice-

versa. Sar allora

^^

= (arcsen

,,,111
y)

y\

(sena?)',,

cosa;

i/l sen'a;

Vl^^^

per 1^1=^1.
^/^ dovuta segno dovuta al radicale Vi cui possiamo scegliere l'arco di sinusoide che rende biunivoca la corrispondenza tra x^y. Se adottiamo la convenzione fatta pi sopra, siccome \/\ y^ scritto al

L'ambiguit

di

all'arbitrariet

con

posto cos X, e cos x per


radicale
si
il

\x\<.
il

positivo,

si

dovr dare

al

segno -H
?/

Scambiando

significato delle lettere x, y,

?/'

ha: Se
Y) In

= arcsen x^\y\\<.
simile
si

modo
e

prova che, se

= h y = arccos
.

x-,

e quindi

X
si

cos y,

se

<y

<tz, allora y^

=
nelle

Vi x^
attuali

Ci

che

pu controllare,
a;

osservando

che
e

convenzioni

arccos x H- arcsen

= ==
arccos

cost.

quindi

arccos x

cost

arcsen
X = tg
B)
?/.

:r,

cosicch

x ed arcsen x devono avere


y

deri-

vate uguali e di segno opposto.

Vogliamo derivare

la funzione

= arctg x
t:

inversa della

Anche

qui, se si vuole
le

voca la corrispondenza tra


la variabilit della
?/,

rendere determinata la y e biunix, ?/, si deve limitare in qualche modo

p.

es.,

supponendo

^V ^~^

-^^^

resto le varie possibili determinazioni della

gendo a una di esse un multiplo hanno la stessa derivata. Si ha

di

tc,

cio

y si ottengono aggiununa costante, e perci

poi

^"^

Xy

1 -f- tang'

-^ x^

Vcos^

y)

186

CAPITOLO

Vili

58-59

Osservazione.
Si

pu dimostrare direttamente che (arcsen

x)'

1/1=^='

(arccos x)'^

(arctg

a;)'^.

=
:

Ris. Dimostriamo, p.

es.,

l'ultima formola. Ricordo clie


B
5
?

tg (arctg a

arctg = a ^
P)

ossia

1 ~\~

arctg a

arctg = arctg
p

Se ne deduce:
(arctg x)^

^=
arctg
-\-

= lim = lim = arctg ^ lim 777 dove k = lim h) = k -h x{x h^o ^= ^= Se ne deduce (arctg
,.

arctg (x

-\- il)
II

arctg x

,.

x {x

-\-

h)

ft

/i=o
.

h
/^

--.

-\-

, '

-h

a; (a:

4-

/^)

x)'

+
;

a:""

-h x~

59.
Sia

Derivazione delle funzioni


di

di

funzioni.

y una funzione

una funzione ^

della x.

Sia cio

Vale a
individuato

dire,
il

quando

la

x varia

in
;

un certo

intervallo,

sia

valore della variabile z


il

e questo valore

della z

individui alla sua volta

valore di y ( 29, y. pag. 97). Supponiamo che esistano le derivate y^ =^ (^) e z',, := cp' (a:) della y rispetto alla z, e della z rispetto alla x. Si vuol tro-

vare la derivata y^ della y (considerata come funzione della x)


rispetto alla x.

L'incremento Ax dato alla x individua il corrispondente e questo individua l'incremento incremento A^ ricevuto dalla z
;

\y

della y.

DERIVATE, DIFFERENZIALI

187

Sar (ricordando che lim

A-^

0)
A?/
o

a;

Ay Av A^ = lim ^ =: lim -^ - 1= hm = = oAa; = rWT'(^)==^'.^'..


,.

,.

,.

^a;

Aa;=aA<2'Arr

A^
(*)

-f-

lim
ax

i^z
Aa;

=o

=
funzione

Cio
il

Se y

funzione derivabile della

z,

e la z

derivabile della x, la derivata della z rispetto alla x.

della

rispetto alla

x uguaglia

prodotto della derivata di y rispetto alla z ^er /a derivata

OssERV. Sia 2/ possano considerare

Z'C^),

=
;

cp (a;)

e tanto la
x.

7j

che la z
quindi

si

come funzioni

della

Sar

per

definizione in tale ipotesi

Ma

= y^ dr Quindi y^ =
d7j
2/'^
-a''^;.

(1)

dz-= z^dx
dy

(2)
z'^c

la (1) equivale alla


:

= y\

dx,

che per (2)

si

pu scrivere

dy=^y\dz,
Questa
formola,

(3)
s-

la variabile vera per definizione se dunque anche se z noi la variabile indipendente (ma invece le y, z sono pensate funzioni di i.na

indipendente,

vera

terza variabile x).


Si

noti

che,

per

il

teorema

di

derivazione

delle

funzioni
variabile

inverse,

essa vera anche se la stessa y si assume a indipendente, e si considera z come funzione di y.

In tal caso
alla dz

infatti,

essendo y\-=^-j-^ tale formola


^
y

si

riduce

z'y

dy.

Applicazione.
Siano X ^= X (0, y =^ y
riare della
t

(t) le

coordinate di un punto, che al va-

descrive
;

derivata finita

e si

una curva. Siano x (t), y (t) funzioni con possa in un certo intorno del punto t =^ oc con-

(*)

A^

= 0. Ma

Questa dimostrazione cessa di essere valida, se per valori di A a; -i si osservi che Ay 0. Quindi in ogni caso y'z. A^ -f f A^, dove lim f
y'^
z=z

hm

= - =

lim

-:

hm

t-

=V

.-

-r

188

CAPITOLO

Vili

59-60

Siderale

r) y come funzione

di x.

Sara ^ ^

= -^ =

,,.

^^

'^tttt-

L'equazione della retta tangente sar

ossia

[y
si

y
pu

(a)]

(a)

= x
[a;

(a)]

a;'

(a)
;

questa

equa-

zione
chje

dimostrare

direttamente,

y
il

si

possa

considerare

come
t,

anche senza ammettere funzione della x, e senza


sen
t

usare
p.
es.

linguaggio differenziale.

alla
2

curva x
2

=a

L'allievo applichi tale formola

cos

^=^ b

(che

coincide

con

l'ellisse

-2-^^-2=
oc

1).

(Cfr.

Gap. 19, 117).

60.
Sia
vabile.
?/

dove

Derivata logaritmica.

log

Posto ^

/"(a;),

/"(a;)

fix),

7/

= log

una funzione
^,

dove ^

= f{x).

positiva deri-

Sar

f{x)'

Cio

La
0,

derivata del logaritmo di


si

una furinone
f (x) j^er la

derivabile f (x)

>

come

suol dire,

la derivata
*

logaritmica di f (x) si ottiene


stessa funzione f(x).

dividendo la derivata f'(x) di

Viceversa sia

y
Sar y
ossia
y':c ('i^e

e^

''''\

ossia

(x)

log y.

^ =^

e^

dove z

^=^

(x); e quindi

y^

^v'^

z'^

=^

e^

cp' (a;)

?' (^)-

logaritmo di una funzione derivabile), la derivata della funzione uguale alla derivata del suo logaritmo moltiplicata per la funzione stessa. Quest'ultimo teorema spesso molto utile, perch talvolta pili facile derivare il logaritmo di una funzione che la funzione
il

stessa.

Se ne deduce che la derivata mola vale anche se la costante e

di

Questa fore'"" vale ce'''. complessa (cos che risulta

(*)

La y

Cio si possa considerare t come funzione della x [inversa della x-=^x {t)]. sar funzione di t, funzione della a?, che si considerer come funzione della x.

DERIVATE, DIFFERENZIALI
ancora
Infatti,

189
di

una volta
se

l'

opportunit
e

della

definizione

Eulero).

= a 4-

20

allora

Derivando con

le

regole abituali

si

prova facilmente l'asserto.

Esempi.
1^
Si

derivi

^=.x'',

RlS. log

=n

log x, (log y)'^ ^=^-, y\^=^x''-^=- nx"'~^.


Jb

Jb

Questo risultato fondamentale era stato gi da noi


strato per

dimolettore

esamini

il

n razionale (pag. 184 caso di x ^0.


y

del 58, eserc.

4"*). Il

2' Si derivi Rls. log

[f{x)f.
{x)
;

= n log f donde y^ = ny -rrr = f{x)


y
^

(log y)'^

=n

[log

f {x)]^= n 'j-il

f ix)
,

>^

Ff (a^)!""^

f {x).

Si esamini

caso

di

f{x)^0.

metodo si ponga z^=^f{x). Sar donde y. nz''-'z', n[f(x)y-'f(x). Anche questa formola fondamentale ci era gi nota per il
altro e pi semplice
z'\

Con

= f{x)

caso di

intero positivo (eserc.


Si derivi

2 del

56, pag.

181).

3*^

ha log

y =^

(x)

[f{x)Y^''^

log f(x); e perci

yx

=r

[t (^) log fix)]'.

=r\9 j~ +?'

(x) log

f(x)

j.

Riassunto.
Si possono riassumere cos
i

precedenti risultati:

Teorema.
Se ^ una funzione della
sottrazioni,
x,

che

si

moltiplicazioni,

divisioni,

pu calcolare con somme, innalzamenti a potenza,


e

consultazioni di tavole
tanto

logaritmiche avviene generalmente per y\

trigonometriche,

altret-

190
Il

CAPITOLO
calcolo di
:

Vili

le

60

si

esegue con

regole riassunte dai quadri

seguenti

QUADRO DELLE REGOLE DI DEBITAZIONE.

FUNZIONE
2/

DERIVATA
y'

= ?()t(a!)

~ o'{x).f{x}

y'=zf'(x)'^{x)-\- f{x)Vix)

y
'

=
'^'

''(30)

[?(^)P

(^)y ix) -^ ^ {x)

^'

{x)

= f{x),x=z^{y)
= \oge0',i2)y = eT)
f{x)'^^''^

f'{x)'r'{y)
y'.r

y=zf{0),0='^^x)
(1)

=l = f'{^)?'(x) = y':0'.v
0' ',{2)y'

y
y

(1)2/'

= e-'z'.T=^y2\T
.
(a,-)

y = .(x)^

(-)

[.y (x) log

4- ^ (^)

^^~]

QUADRO DELLE DERIVATE DELLE FUNZIONI ELEMENTAEL

FUNZIONE

191

ALTRE DERIVATE NOTEVOLI


yz=
cosi;

(a

= C08t).
n
y
"1/
1

y'=^0

y= Vx;
a

x"-^

y
-^

X arctg
.

a'

y
*^

r-, x- + a^
=r

y=

Vx]

=
2

Vx
f
(x)

= arcsen =a
1^(0?);

1/'

Va'-.
y'

y=Vf{x)]
.

y'

n'Vfixy-^

= a'/{x)
61.

y-z=z

J/fix);

y'

yf(x)^'^^^

Derivate successive.

a)
Il

Sia V (x) la velocit di un punto mobile


si

M
tal

all'istante x.
se la velocit

movimento

dice

uniformemente accelerato,
e in

riceve incrementi uguali in tempi uguali;

caso

il

rap-

porto-' dove v

Ax

l'incremento ricevuto dalla velocita in un

intervallo di

tempo di ampiezza Air, si dice V accelerazione del movimento. Nel caso generale tale rapporto assume il nome di accelerazione media nell'intervallo (x, x H- x) di tempo considerato. E, per ragioni analoghe a quelle svolte negli esempi di
pag.
si

157

e seg.,

il

suo limite per

Ax

0,

ossia

1/

(x)
si

lim
Aa;

Av

= oAx
x.

dice accelerazione

all'istante x.

L'accelerazione

presenta

cos

come

la derivata

della velocit v (x) rispetto al

tempo

Ora, se
all'istante

y=^f(x)
x,

v (x)

=f

lo

spazio percorso dal nostro punto


(x).

Quindi
di

l'accelerazione
(x).

data

dalla derivata della derivata


P)

f {x)

In

generale
si

la

derivata della derivata

f
e si

di

zione y

^= f {x)

indica con y"

con f" (x)

una funchiama deri-

vata seconda di y =^ f (x). Questa una nuova funzione di x, che a* sua volta pu ammettere una derivata che si chiama derivata terza di ?/ e si indica con y'" con /*'" (x). E cos via. In generale y pu ammettere una derivata n'"'^"'^ dell'ordine n che si indica con y^ con /'^"^ (x). La y^ f (x) si chiama anche prima derivata di y.

Con Con
Il

<f

si

indica
^

il

prodotto di

"

/""

(x)

per

dx'^.

d''y
d""

'^^

{x)
il

dx"".

simbolo
yi"'"'".

y,

test

definito,

riceve

titolo

di

differen-

ziale

192

CAPITOLO

Vili

61 DERIVATE, DIFFERENZIALI
j/"^

Osserviamo che cT y ^^

dx"

il

differenziale di

quando per un momento

si

consideri
d^''

dx come costante

(*). Infatti

in questa ipotesi la derivata di

^-^

y,
y^''^

ossia di
dx"".
si

y''''

^^

dx^

~~ ^

y^

c?x"~\

il

suo differenziale

Con queste convenzioni,

la derivata
*

y^''^

pu scrivere nella

forma^-

dx Y) Abbiamo

detto ( 59, pag. 187) che,

se

y=^f{x),

allora

dy
anche
se

=f

(x) dx,

x non la variabile indipendente. teorema analogo non vale per i differenziali di ordine tutte le volte che si introducono nel superiore al primo calcolo tali differenziali, hsognai prefissare quale la variabile indipendente scelta, e non pi mutarla nel resto del calcolo. Basti ricordare che il differenziale secondo d^ x della variabile indipendente x nullo, perch la derivata seconda della x

Un

rispetto alla

nulla.

Esempio.
Calcolare
le

derivate successive del polinomio:

(x)

= +
ao
ai
\

ai {x

a)

-f- 612

(x

a)-

-+-

-f-

On t^

a)".

Si trova: p' (x)

p''{x)

= + 2 Ct 4- 3 4- 3.2
^2
a)
2a-2
a-, (a;

^3 {x

a)^
-f-

-h

a) 4-

{n

4- na {x
1)

ccT'^ a)"-' a^fx


a)
-f-

p^^(x)=\^ai-h2.3A
3.4....(i4-2)a,+ 2(x

(i

a)'-f-....-h(w

7+l)(n
(n
\n_an.

-H

1)^^+1^

^-h2)....na,(a;

a)"

y^-i)

(x)

= n

an-i H- 2.3.4
^y^^ {x)

1) n,, (x

a).

E
(*)

le

derivate successive, dalla {n


si

+ IT in

poi,

sono nulle.

Cio

considera

stesso valore in ogni punto x, e perci

dx come indipendente dalla ic, ossia come avente uno come avente derivata nulla rispetto alla x.


193

CAPITOLO IX. TEOREMI FONDAMENTALI SULLE DERITATE E LORO PRIME APPLICAZIONI


62.

Propriet fondamentali delle derivate.


nell'intervallo {a,
b).

Sia f (x) una funzione continua un punto interno a tale intervallo.

Sia

a) Depin. Si dice che la funzione f (x) crescente nel

se esiste

un numero positivo k

tale che,

punto e, per ogni numero h

positivo minore di k, valga la:

f(c
[Oss. Altri

h)

<f{c) <f{c-i-h).

impongono soltanto che


f(c

h)^f(c)^f(c-i-hr.
la

Con notazioni analoghe


se:

f{c
[Altri

h>

f (x)

si

dice decrescente nel punto

e,

f(c)

>
h)

f(c-hh),

impongono soltanto f{c

^ f{c) ^ f{c

-h h)^.

Oss. Se nel punto e la funzione riceve il suo massimo o suo minimo valore, ivi la funzione non n crescente n decrescente (quando per si addotti la nostra prima definizione).
il

Lemma. Se V (e) esiste ed positivo, la f (x) crescente punto e. Se V (e) < 0, la funzione decrescente nel punto e. Quindi, se nel punto e la f (x) raggiunge il suo massimo, o il suo minimo valore, e se V (e) esiste ed finita, allora V (e) 0.
nel

Dimostriamo,

p. es.,

la

prima parte.

T..uw,r^ /' (e) Poich


dalla

=
7i

r lim

f{c^h)
'

f{c)

=+o

= .. lim =
/i

f{c

-l-o

h
h)

f{c)
,

(e)

>

numero k

tale che,

segue ( 32, oss. 6, pag. 109) che esiste un per <k, i rapporti

<h

f{c-\-h)

f{c)
^

f{c


h)

h
lii

f{c)

G. Fumxi, Analisi matematica.

194
sono positivi

(*).

CAPITOLO IX
Cio f{c -\-h)
{e

<

62

negativo: cio f
P) Il
gli

f{c) positivo

/"(e


h)
e.

f{()

/^)

<

f(c)

f{c +

h),

d.

d.

tutti

teorema fondamentale del calcolo, di cui, si pu dire, altri sono conseguenza, un teorema intuitivo. Sia y ^=- f{x) una curva (7 dotata di tangente in ogni punto interno alFintervallo (a,
6).

La

sola

ispezione della figura

22

dimostra l'esistenza su C di un punto (nella figura


quello di

ascissa e) inin

terno

all'intervallo,

cui la tangente alla curva

parallela

alla
i

corda

congiungente
della
Fig. 22.

punti

a,

h.

curva di ascissa Queste due rette


x, e

formeranno perci angoli uguali con l'asse delle quindi ugual coefficiente angolare; sar cio:
f{h)

avranno

f{a)
=a
k
-\-

f
k,
i

(e).

Posto

=^ a
il

-\- h,

numeri

k,

hanno

lo

stesso segno, e

valore assoluto di ^ minore di quello di h.

Posto dunque --

0.
^

ossia

=h

Q,

O<0<1:

la

nostra

formola

si

scrive:

f{a-hh)
h
Cio
alla derivata in

fio)

=zf'(a-hQh),

(0<e<l).

un rapporto incrementale per la funzione f (x) un punto intermedio. Al limite (per h diventa poi proprio la derivata nel punto x =^ a.

= 0) esso

uguale

Questo importantissimo teorema si deve considerare intuitivo e in parte a noi gi noto anche per le seguenti ragioni. Noi sappiamo infatti che, se f(x) lo spazio percorso da

un mobile

fia-hh)
all'istante j\

allora

f{a) rappresenta
< <
;

la

tali /^ ^ arbitrario, esiste un h tale che per (*) Prefissato un f rapporti sono compresi (pag. 107) tra / (c) ef' (e) -f cio [se stato scelto ^ r (e)] tra due quantit positive, e quindi sono essi stessi positivi.
'

>

<

TEOREMI FONDAMENTALI SULLE DERIVATE, ECC.


velocit

195
l)

media neirintervallo

(a,

a -h

h),

mentre

f' (a -f-

rap-

presenta la velocit all'istante intermedio a -{- ^h. La formola precedente dice dunque soltanto che la velocit media in un

un qualche ben chiaro: Se, p. es., un treno percorre 300 km. in cinque ore, cio con una velocit media di 60 km. all'ora, potr darsi benissimo che in qualche istante sia fermo, in qualche altro abbia velocit di 80, di il treno 100 km. all'ora; ma esiste certamente almeno un istante del viaggio, in cui la velocit del treno proprio uguale alla velocit media di 60 km. all'ora (almeno se ammettiamo che la velocit varii in modo continuo, cio sia una funzione continua del tempo x. La dimostrazione, che daremo, prova per che il nostro teorema vale anche in casi pi generali). Anzi, se ricordiamo quanto abbiamo detto al 47, troviamo che la penultima formola di esso (pag. 158) coincide proprio con quella che abbiamo ora scritta; appena si pongano a e A: al posto di a; e di X, e si ricordi che uguale alla derivata della f{x). Si pu dire dunque che noi abbiamo enunciato il teorema di cui qui ci occupiamo, ancora prima di definire la derivata di una funzione (almeno nel caso particolare che questa derivata sia continua).
certo intervallo di tempo uguale alla velocit in
istante

intermedio.

ci

Y) Si voglia ora dimostrare il nostro teorema in modo generale rigoroso. cominciamo a supporre f(a) f{h). In questo

caso la nostra proposizione assume la seguente forma precisa (teorema di Eolle).

Se f(x)
(a, b)

una funzione continua

tale

che f (a)

f (b),

e se

definita neirintervallo possiede derivata (finita) in

tutti i

un punto

punti interni a questo intervallo, esiste in esso almeno 0. e, per cui f (e) Nell'enunciato di questo teorema non si ammette n che /*' (x)
'

sia continua,
Si

n che

f (x) esista

agli estremi dell'intervallo {a, b).

ammettere che nei punti interni a questo intervallo la f (x) fosse infinita, purch di segno determinato. Per il teorema di Weierstrass la f{x) assume almeno in un punto A di questo intervallo il valore massimo M, e almeno in un punto B il valore minimo m. Se questi due punti sono enpotrebbe anche

trambi
la

M=^m.

estremi a, h, allora, siccome f(a)^=f{b), sar Essendo uguali i valori massimo e minimo della f{x), f{x) avr in tutto l'intervallo valore costante, e quindi in
agli
e

qualsiasi punto

interno all'intervallo stesso sar

f (e)

0.

Rimane ora a

studiare Taltro caso che la funzione acquisti

196
il

CAPITOLO IX
valore

62

suo
b)\

massimo
tal

o
il

minimo

in

un punto

interno

ad
ivi

(a.

fio)

ma
0.
e

in

caso

lemma precedente dimostra che


(a, b),

Poich

interno ad
c

potremo scrivere
(0

= a-l-e(&
ed
h,
1

a)
(i

<e<i)
ed
6
/^

dove Se

si

compreso tra pone h =^ a -^

sar

numeri a 4-

esclusi).

O-

Generalizzazioni.
Siano f{x), 9
(.x)

due funzioni derivabili nell'intervallo


in altre

(a, h).

sia

9(a)=i=9(6);

parole la

cp

(x)

assuma

valori dif-

ferenti agli estremi dell'intervallo {a, 6).

Costruiamo

la funzione

dove

F{a)

= F{b),
SI

una

costante,
ossia che

che

noi

sceglieremo

in

guisa

che

da cui

trae k

=^
cp

t-
(a)

'9
()

tormola che e lecito scrivere,

perch per ipotesi il denominatore 9 (a) Quindi la funzione

() =# 0.

una funzione derivabile (perch f{x) e ^ ix) sono derivabili) assume valori uguali per a e per x ^=^b. Perci, per il teorema di RoUe, esiste almeno un punto dela:;

l'intervallo (a, b) in cui la derivata

F'

{x)

zero;

questo punto

teorema pu non essere vero se non sono soddisfatte le ipotesi enunha in qualche punto interno ad (a, b) derivata infinita non determinata di segno indeterminata. Il lettore se ne convincer facilmente pensando a una linea y f{x) composta di due segmenti di rette concorrenti in un punto di ascissa e, nel quale la f{x) raggiunga, p. es., il suo massimo valore; oppure pensando a una linea y f{x) composta di due archi di cerchi concorrenti in un punto di ascissa e, nel quale posseggano una stessa tangente perpendicolare all'asse delle x, nel caso che in tale punto la y raggiunga, p. es., il suo massimo valore. Nel primo caso la y' non per .X e determinata, nel secondo la y' non finita. In tali casi, secondo le nostre convenzioni, noi diciamo che y' non esiste. Un'osservazione analoga si presenter nel paragrafo 70, ove studieremo i punti
(*) Il

ciate, cio se la f{x)

di

massimo

di

minimo

di

una funzione f{x).

TEOREMI FONDAMENTALI SULLE DERIVATE, ECC.


sar un punto
e

197

= a -h

(6

a),

(1)

dove
Il

<e< 1.
punto
e

soddisfer quindi alla:

J"(c)
per cui
si

=
avr
:

ossia

r(c)-^{|E{i^'W = 0,

Questa forinola fondamentale costituisce il teorema Se 9 (x) ir, cp' (e) 1, la (2) diventa

di

Cauchy.

a
e

se

h=^ a

-\r h,

diventa

ossia,

essendo per (1)

= a-t-dh:
^^''-^^]-^^''^
(3)
l/

f'ia+^K)^
di
si

Questa formola costituisce appunto il teorema della media Lagrange, da cui siamo partiti, e che nel caso f{a-i-h) f{a) riduce al teorema di Rolle.

63.

Prime applicazioni

del

teorema della media.

a) Si pu dimostrare semplicemente il teorema di Heine (pag. 135) per una funzione f{x) definita in un intervallo {a,h) nel caso che la sua derivata f{x) sia limitata, che cio esista una costante un numero tale che \f'{x)\<C,H. Se f

>

arbitrario, sia a

un

qualsiasi intervallo parziale di ampiezza

non superiore ad
il
oc

^^r

Siano V,, 72 <lii6 punti di ot, ove la f{x) assume il massimo e che f{x) assume in oc. L'oscillazione /"(y,) /'(72) di f{x) in

'minimo dei
vale
e
(7,

valori,

Vj^

f (v),

dove

un punto intermedio tra

v,

y,.

Poich

-/,

v, ^ -rr
I

(y)
e.

< H,
d.

tale oscillazione

non supera

e.

d.

?)

La

formola

^= 0) f (e) = ^j^}~^!?! T' (e) diventa (se ?' (e) (a) (&)

fib)f{a) ^f'{c)
9
(6)

'

if

(a)

9' (e)

198
Se
si

CAPITOLO IX

'

63

non soltanto

suppone senz'altro ?' (x) =4= nei punti interni all'intervallo (a, b), allora nel punto (incognito) e sar f (e) =i= 0, ma sar anche soddisfatta

l'altra ipotesi iniziale (a) =<= ^ (b). Infatti, se fosse e. (a) == (h), esisterebbe, per il teorema di RoUe, almeno un punto x^ interno all'intervallo, ove si avrebbe ^' (a,) 0.

Se f(a)

cp

(a) ^=^ 0, allora, posto

a;,

a?i,

se ne deduce:

[a^i

appartenente all'intervallo
Cio 8e
:

(a, a:)].

per X

le

funzioni contimie e derivabili f (x), a, e nei punti interni alV intervallo


f (x)

cp

(x)

sono nulle
la
cp'

(a, x)

(x)

differente

da

zero,

allora

il

rapporto

uguale al rapporto

delle derivate

Al variare della x
certo

prime in un punto Xi interno all'intervallo (a, x). in un intorno a di a, la Xi percorrer un insieme y di valori dello stesso intorno (cfr. Nota a pag. 200).
il

Se esiste

lim
a;

= aCp

esister anche

il

(a;)'

lim \ e quindi x,-^a^ fe)'


, , ,

per la (1) esister anche


delle f (x),

il

lim ^r\\ cio


esister,
e

il

/miYe

t/e^

rapporto

(x)

^er x

=a

sar uguale al limite


i' (x),
p'

del rapporto delle loro derivate

prime

(x).

Se anche
e se cp"
=!

derivate prime di /", 9 sono nulle nel punto a, quando x =^ a, potremo, applicando di nuovo lo
le

stesso teorema,

scrivere l'uguaglianza

dove X2 un punto intermedio tra a t xi e quindi anche intermedio tra a ^ xCos continuando troviamo infine che, se esistono le derivate
delle
f, cp

fino

a quelle di ordine n

loro n derivate sono nulle per x a (mentre le 9,9", ^(n)^ ^(+1; ^^^^ differenti da zero per x =' a), allora

-f- 1

se

le

f,

le

prime
,

fix)

_ r'-^'Hi)
cp

un punto intermedio tra a eeZ x. dove Se ne deduce una celebre formola dovuta pure a Lagrange conE,

servando
col che

le ipotesi fatte

per f{x) e ponendo


cp

(x)

= (x

a)""^^

le

ipotesi fatte per

(x)

risultano

soddisfatte.

Poich


199
^^'''^^^

(x)

=^ \n
:

-\- si

deduce

il

seguente teorema d'importanza

fondamentale Se f (x) possiede le prime n -f- 1 derivate, e se f (x) insieme alle prime n derivate nulla nel punto a, allora

dove

E,

un punto intermedio
tal

tra
caso

ed x.

Osservazione. Se ne deduce in
^

^(4-l)(n:=

\n-hl
Poich lim

(x

tJ^ a)" -

%=ia

sar, se

f^"+^Ux)

continua nel punto

a,

e se

f(a)

f'

(a)==...1f(^Ka)=rG:

f (x)

Questa formola vale anche nella ipotesi che esista la (n 4- i)^sima derivata di nel punto a e sia determinata e finita (senza che sia necessario ammetterne

la continuit). Infatti si trova,

come sopra,

(x

/ _^, ay-^^
/("'

=
I

w_-f-J. (ic,

a)
-,

(x,
^

'

intermedio tra a ed x). ^

Poich

(a)

0,
(^3C

sar, posto x^

a = h,
f(^Ha-^h)
h
0, si

Da

cui,

ay-^^'~~\n-\-l limite per h = passando


al

f{x)

p-Ha)
il

trae subito

teorema enunciato.

In particolare, poich
ha, per

n
1
1

r positivo, e poich
a,
il

\X

f{x)
-

a)

r^^^

x abbastanza prossimo ad
a, se

segno

del suo limite


-

per x

ne deduce che, per x prossimo ad


f'''^^^ (a),

f{x)
r^^qn
e finita

a, la

ha
e

il

segno di

se f{a)

=f

{a)

= =f
...

se questa derivata
"^

(^0 =

determinata

0.

Posto x^=^ a -h

h,

si

vede che, per h abbastanza piccolo,


i

nelle nostre ipotesi coincidono

segni di
e

di

T^r+l

^i f'^'^^UO,
(a).

cio coincidono

segni di
in

f(a-^h)
in

h'"'^^

f'^^^

Noi abbiamo dato


calcolare
il

questo paragrafo un procedimento per

limite di
i

un quoziente
del

qualche caso, in cui non


altri

sono

applicabili

teoremi

35, pag. 115-116. Ad


seguenti osservazioni.

casi analoghi sono applicabili le


200
CAPITOLO IX

lim
.lc= ^

8 63

OSSERVAZIONI.

V
esiste

Si dimostrato

che

se lim
.'=(7

f(x)

-^

(x)

=r

y (oc)
0, e se esiste
il

lim -rr-;! x='tit {'')

anche

il

lim ^ ^ = ^ [X)

f (x)

ed uguale al precedente
co
.

(*).

Un

teorema analogo vale


dimostrazione comnell'ipotesi

se lim f(x)

= lim
esista,

f (x)

Lasciando
tale
e

ai trattati di calcolo la

pleta

(piuttosto

delicata)
sia

di

teorema,

noi

la

esporremo

che

lim
.'

=a

finito

diverso

da zero. Poich nelle nostre

ipotesi

? {X)

lim

-jr-

:r=. f (or)

= .r^a lim
I

I
'-'

T ? (ir)

= 0,
l'ni

sar lim

'-^^ .v^ ^(X)

lim Y X
r=a.

]'"^(

lim

\W))

'^~\m))
primo
e

iM

JVtt
j

y-i
lim

membro per

= (x) -

rrr4
ottiene

lim

r4

'

Moltiplicando
f '-^ ~
cio se
(x)

ultimo

si

appunto lim

lim -77-^
i

f (x)

2 Questi teoremi valgono

anche per
0, oppui:^

a
ad
00.

ce,

termini della frazione

tendono per x

= ce

entrambi a

Posto

infatti

x ^=

si

ha

, lim

m
'-^
si
'i

, hm

fij)

lim ^ -^{ = ,

mi
.V
'
,

, lim

^(7)(-^) ~~
' '
.

rti)
lim

1 r., rri = , 77-I


un prodotto
il

30 Talvolta con

questi teoremi

si

riesce a calcolare
il

il

limite di
di

che
/ (x),

presenta
{x)
di

nella

forma

O.co,

ossia

limite

del

prodotto

cui

uno tende a
;-

zero, l'altro
^

co

Baster scrivere
a
questi

due fattori prodotto


il

f{x)<f(x)

nella

forma

^y

poi applicare

quozienti

\'r{x))

\fix))

metodo precedente.
4 Si deve talvolta trovare il limite di una potenza, che si presenta nella forma 1^ oppure 0, oppure H-oo, ecc., vale a dire di una potenza, la cui base tende ad 1, e l'esponente ad oc, oppure di cui base ed esponente tendono entrambi a zero, ecc. In tal caso si cerca dapprima col metodo dell'esercizio 3 il limite L del loga,

ritmo

tale potenza. Il limite della potenza sar e^-. deve talvolta cercare il limite di una differenza f(x) co, perch entrambi i termini tendono ad presenta nella forma co
di

una

5"

Si

* (ic),

co.

In

tal

che si caso
,

si

scrive f{x)

^ (x) nella

forma
i

di

un prodotto f(x)

j-~ =

? (x)

'^1

cercando poi

di applicare

metodi precedenti.

(*) Il teor. reciproco

non

generalmente vero. Infatti noi abbiamo dimostrato


x.
di

che ^-7-T

/ (x)
<r'(x)

(x =f ove o{Xi)
)
.

x.
'

ic,

un certo punto intermedio tra a ed ^

Non
a
e

detto

per

che, al variare di x, la
salti

assuma Mti
i

valori di

un intorno

che non ne

qualcuno: cosicch studiando


i

valori di

^ ?{sc)
,

si

studierebbero alcuni,

ma non

tutti

valori che

il

quindi nulla minuti.

si

pu concludere per

rapporto delle loro derivate assume in un intorno del punto a. senza studi pi il limite di tale rapporto

TEOREMI FONDAMENTALI SULLE DERIVATE, ECC.


'/)

201

Interpolazione.

Capita molte volte di dover trovare un numero - (x) approssimato del valore che f{x) assume nei punti x di un intervallo (a,)), quando si conoscano i valori f'(a) ed f{h) che la f(x) assume nei punti a, h. Ci capita in pratica specialmente per il calcolo delle tunzioni logaritmiche e trigonometriche: cos, p. es., se f{x) log X, se dalle tavole logaritmiche sono dati i valori di log 1000 e di log 1001, e s deve scrivere un valore approssimato del logaritmo di 1000,5. La formola, p. es., che si usa, come ben noto, la seguente

(^)

= f (a) -ff-^ [/(?>)-/()]


/"(?>)

(dove, nel caso che


tavolare).

si

ricorra a tavole numeriche, la

f{a)

dicesi la differenza

Quale errore
di

si

commette usando

tale formola, cio scrivendo ^ {x)

al

posto

f{x)?
Si noti

che in virt del teorema della media,


(X)

= f (a) + ^^ [/(&)(^) -+-

/ (a)]

=f

= f (a) -^ix-a) f (e) --^-

if ()

- f (^)] = f ^^)
e h.

(^

- ^) /"
;

io)

dove e un punto intermedio tra a

Cos pure in virt del teorema della media


f" (?)

= f (0?

cosicch f{x)

= f{a) -\-{x a) f{x)=f{l) + {X-l)f'{r)

similmente

dove l un punto intermedio tra a ed ic e quindi anche tra a e ?), ed un altro punto dell'intervallo (a, b). Quindi l'errore commesso scrivendo {x) al posto di f (x) ? (ic) f {x) (vj) . E, se vale \x a\\ f (c) \x 'b\\ f (c) f(x) possiede derivata f{^)\ f' v?) /" Ci,) seconda, tale errore vale \{x a) (e h) (e \(x ?) f" (?,) dove, secondo il teorema della media, ?, intermedio tra ce?, mentre intermedio tra e ed n. Cosicch ?, ed >?, sono punti di (, h). Se dunque /'" (x) in (a, h)
v;

'

/;,

non supera
tale errore

la costante Jf, allora, poich |c

non superer \(x

a)

?!<|?> aje|(c ';)i<I?) a|, (h a) M\, e quindi \(x h) (h a) M


r\
\

neanche

il

pi piccolo di questi due, che certo

non superiore a

^ (h af M.

appHchi questo risultato alle usuali tavole logaritmiche. Oss. Si noti che, sostituendo la y (ic) alla f{x), si sostituito alla f{x) un polinomio di primo grado che in due punti (nei punti x h) assume lo a, x stesso valore di fioc). Si potrebbe generalizzare il metodo, sostituendo, p. es., ad / {x) un polinomio di grado n 1, che in n punti assumesse lo stesso valore che la f{x). Per la determinazione di tale polinomio cfr. i 14 pag. 49, 27 pag. 90.
Il lettore

l)

Criterio di convergenza di Cauchy.

Sia / (a?) una funzione definita nell'intervallo (1, -+- od), che ha la derivata f {x) sempre positiva al crescere di ic la /' {x) diminuisca. Se a, h sono due valori di x,
;

se

<

1),

allora

_
,

uguale

al valore di /" {x) in

un punto

dell'intervallo.

dunque positiva minore di/' (a), maggiore di f (b). In particolare f{h) f(a) positivo, f(b)yf'(a). Cosicch f{x) cresce quando cresce il valore dato ad x, e tende quindi a un limite per p +oo. Di pi, ponendo a m, b )n -j- 1, oppure a m 1, l> w, si trova:
(a,?)); tale frazione

f(m + 1) f(m) < /" (m) < /(m) - f{m m ~ 2,3,4,


,

1).

Scrivendo queste disuguaglianze per

n, e

sommando

si

trova

f{n

-f- 1)

~f(2)

<

/' (2)

4-

/' (3)

'

(w)<

f(n)

-f

(1).

202
Quindi la serie

CAPITOLO IX

8 63

r(i)-i-r(2)-+-r(3)-h
converge o diverge secondo che lim f(x)
dei suoi primi
finito o infinito,

perch

la

somma

termini compresa tra


(2)1

+ 1) + [f (1) - f = oo a un limite finito fin), nn + Ponendo {x) = log x, oppure f(x)


f(n
tende per

fin)

[/' (1)

- /XD],
/

soltanto
---

quando altrettanto avviene per


{x)

l).

log log x, oppure

= log log log x

si

dimostra subito,

p. es.,

che

le

serie

2 log 2

3 log 3

+- "i
'

4 log 4

;:

H-

ecc.

sono divergenti. Nella seconda si cominciato dal termine corrispondente ad x log log x non ha derivata finita. perch per x l la /' {x)

Funzioni a derivata nulla. Ricordiamo il teorema Una funzione costante ha derivata identicamente nulla. Dimostriamo il teorema reciproco, d'importanza fondamens)
:

tale

Una

funzione

f (x), la cui

derivata

identicamente nulla,

costante.

Infatti siano
vallo,

ove la fix) Lagrange, il rapporto

definita.

=^ a -^ h due punti qualsiasi dell'interPer il teorema della media di

nb)-f{a)
b

uguale alla derivata f (x) in un punto intermedio, ed quindi nullo, perch f (x) nulla dappertutto. Il suo numeratore quindi nullo; cio f (a) =^ f (b). La funzione f(x), riprendendo qualsiasi a, b, quindi una lo stesso valore in due punti
costante.
e.

d.

d.

Questo teorema geometricamente intuitivo. Dire ch^ f (x) f(x) sempre nullo asserire chele tangenti alla curva ?/ sono tutte parallele all'asse delle x. Dire che fix) costante equivale ad asserire che la curva y =^ f{x) una retta o un segmento, i cui punti distano ugualmente dall'asse delle x, ossia che tale curva un segmento parallelo all'asse delle x. Il teorema geometricamente significa dunque Se le tangenti della curva y r=: f (x) sono tutte parallele all'asse delle x, tale curva una retta o un segmento paral-

lelo

alVasse delle

x.

Meccanicamente questo teorema pure evidente, che ui punto il quale si muove su una retta (ed ha

ci

dice

all'istante


TEOREMI FONDAMENTALI SULLE DERIVATE, ECC.

203

della rete stessa) X una distanza y f{x) da un punto fisso nulla, sta ed ha la velocit f (x) sempre fermo (perch resta ad una distanza y costante dal punto M). Ci non una os'

servazione banale

essa piuttosto un*osservazione che conferma

l'accordo tra l'idea intuitiva di velocit e la definizione mate-

matica da noi datane. Se due funzioni f{x),<:pix) hanno in ogni punto di un certo intervallo ugual derivata finita, esse differiscono in esso di una
costante.

La

loro differenza

delle derivate che nulla,

ha infatti per derivata la differenza ed quindi 'costante (Cfr. 74, y).


di

64.
Sia a
tale

Radici multiple

un'equazione.
algebrica

una radice dell'equazione


casi pi

algebrica, o non

f(x)^=0. Nei

comuni

esiste

una costante positiva h


a,

che f(x) sia


che,

infinitesimo di

ordine h rispetto ad x
la

ossia

posto 7 [x

f{x)

-j,

a)

=9

{x),

{x)
e

abbia

per

.r

=a

un

limite,

che indicheremo con 9

(a), finito

diverso

da zero.

= dove af W f ha per x = a un per Nelle nostre = per equazione = V equazione


(x)

In tal caso diremo che x^= a k una radice di ordine h per l'equazione f{x) 0. == 1. la radice si dir semplice: se /t > 1 un intero Se /^ positivo, la radice a si dir multipla. >S^e 1, se f(x) e <p (x) sono derivabili anche nel punto X :=: a (*), dalla f{x) =^ (x af cp (x) si deduce deprivando che

h>

{x

la

a) 9' (x) -h (x limite finito e diverso da zero. Quindi la f (x), una radice di ordine h > 1 ipotesi ordine h f (x) radice di 1 per
'

9 (x*)

=h9
=

(x)

i'

(x)

0.

Viceversa, se a
di ordine

radice della f (x)

0, ed

anche radice

>

per

la

f' (x),

sar:
f'{x,)
{xr

^ f{x)-f{a) ^ h {x af {x af
fjx)

af-^

(dove Xi un punto intermedio tra a ed x). a del terzo membro Per ipotesi esiste il limite per 0:1 (finito e diverso da zero). Altrettanto avverr del primo; cio

f{x)

avr a come radice di ordine


o [x) vale

h.
e vale lim j-^ razionale,

(*)

La

per definizione

r-^-^^

-?

per

a?

4=

a,

r^^

nel

punto x^=a. L'ipotesi del testo

soddisfatta se p.

es.

f {x)

oppure

una

serie di potenze.

204
In particolare:

CAPITOLO IX

64

Condizione necessaria e sufficiente aff))cM a sia radice f (x) di ordine maggiore di 1 che a sia radice della f (x) 0, e sia radice (di ordine positivo) della f' (x) 0. Questo teorema ha particolare importanza nel caso dei poliaj, uno nomi {x). Se P(x) =:: 0 (a; ai) {x (x 2)
della

= =

dei

numeri
,

ai, a^^ ...., a,,, p. es. i,

sar radice della P(:z?)

di

ordine h, soltanto se /i un intero. positivo, e se tra i numeii a ve ne sono li uguali ad aj. Il fattore corrispondente ai, a2,
cLi compare h X 1 volte in P' {x), h 2 volte in P" (x), una volta in P^^~^Hx), nessuna volta in P^^^(x). facile dedurne:

Condizione necessaria e sufficiente affinch ai sia radice di p{x)=^0 che /i sia un che sia radice delle intero, e ai P(x):=^o, p'(x)=^o, p<''-i)(^)zzzo e non sia radice della P^^'^ix) o. Questo ultimo teorema vale anche se ai un numero comordine h per un'equazione algebrica

plesso ed anche se

coefficienti

di

P{x) sono
e
;

complessi.

Se ne deduce anche:
Il
i

massimo comun divisore di P (x)

P'(x) contiene tutti e soli


e

fattori multipli del polinomio


1 volte

(x)

precisamente contiene

un

fattore multiplo di ordine h. Se

(x) il quoziente

di

(x)

per

tale

massimo comun

divisore, V equazione
le

ha per radici semplici


Si pu, del resto, dedurre

tutte e sole

radici di

(x)

(x)

0.

da quanto precede un metodo pi completo per

approfondire l'esame di una equazione algebrica dotata di radici multiple. per semplicit, lo esporremo in un caso particolare. Consideriamo un'equazione dotata di radici multiple, p. es., la
:

noi,

Il

massimo comune

divisore {z) tra la f{z) e la sua

prima derivata

/' {z) :

. {z)

=={z-c)
.^i^)

(z

- d) (z - ef {z - f)\
o'

Del pari

il

massimo comune

divisore tra ^(z) e

(z) :

= (^0-e){z-f)\
= {^-f);
:

Cos

il

massimo comune
C. D. tra 2 (^) ^

divisore tra ,(^) e f\{z) :

?2{^)
infine
il

M.

'i

(^)

Ci posto,
^

si

formino

quozienti:

(^)^/M=:,(^_flf) (^_5) (^_c) (^_d) (^_e)(^-/);

^^{^-^'7^.-^ir.-c){z-d){z-e) {z-n-

^^'^^^->3(.)

TEOREMI FONDAMENTALI SULLE DERIVATE, ECC.


Indi
si for

205

206

CAPITOLO IX

64-65 TEOREMI FONDAMENTALI, ECC.


Esercizi.

Riconoscere coi metodi precedenti se e quando seguenti equazioni ha una radice doppia, o tripla, o ecc.
1
x'^ -i- tti

avviene

che una

delle

x^ -h a^

p p= \ogx p =
cosic
e^

x^-hp

x^

+ qx-hr =

X -h a^

dove

le ai, p, q, r sono costanti. 2 Risolvere le seguenti equazioni, tutte dotate di radici multiple.

x'

-j-

'x'

+ 5 x'^-i-lx^-^- 1 x^-h 0X^-^3 x-\-i (radici : doppie


i

tripla)

a-*

2 3 icM- 4 + 4 =
ic'
ic

(radici 2 e

doppie).

65.

Derivazione per serie.

Teor. Se
(1)

la

serie
Ui (x)
-\-

U2 (x) -h

convergente nell'intervallo a

^ x ^ b,
u\

se esiste

la derivata di

ogni suo termine, se la serie delle derivate


(2)
ii\ {x) -4-

U2

(x) -h

(x) -h

totalmente convergente in (a, b), allora (2) rappresenta proprio la derivata di (1). Cio la derivata di (1) si pu ottenere derivando termine a termine.

Sia
la

Ln

il

limite superiore dei valori di


-f-

serie

Li -h L2

L3

-4-

Per ipotesi Un {x) convergente. Consideriamo i


.
|
\

valori assoluti dei rapporti incrementali


(3)

^^.

quando x
(3)
.

-\-

h variano

nell'intervallo {a,

b).

Per

della media, la quantit (3) vale

\un{x -h Bh) \^
-\-

teorema Ln- Quindi


il

non pu superare Ln.


,.

E
(x)

quindi la serie
U2 (x

Uiix -h h)

(4)

Ui
-\-

__H

h)

U2 {x)

+
^

Uz {x

h)

u^ {x)

totalmente convergente.

Il

suo

limite

per

/i

dunque

uguale alla serie ottenuta passando al limite termine a termine. Perci il limite di (4) per /i vale
(2)
111 (x)

-h U2 (x)

-f-

U^

(x) -h
1

...
U{x -^h)
,
.

^ Ora, se u {x) e la
T^ Dunque
1

/^^^ somma
/c.^
>

di (1), la (4)

^w-.^

/..^

vale

u(x)
.

la

sene (2)

-1

1-

il

lim
h

uix-^-h) ~
ri

Uix)

cio vale

,.

(x).

=o

207

CAPITOLO

X.

SERIE DI POTENZE

66.

Ci

Cerchio

di

convergenza.
del tipo

Diciamo
(1)
(Co

serie di potente

una

serie
-+-

-h fiiX -^

x^ -h (h x^

-H

ctn x""

H-

dove

le

Non escludiamo
polinomi.

an sono costanti, che

x
le

si

considera variabile.

a,

x possano anche essere numeri


naturale generalizzazione dei

complessi. Tali serie sono la

pili

a #= 0, e se P un numero Teor. Se (1) converge per x positivo minore di |a|, allora la serie (1) converge totalmente
nel

campo

definito dalla

Se (1) non converge per x A, essa non pu convergere per nessun valore di x, di modulo superiore ad A.

Dm.

Se (1) converge per


lim
I

a::

ttn a*'

= =
I

a, allora

(42,

pag. 142)

0.

Si
le
I

potr trovare un numero positivo k maggiore di tutte a" (*). Ora per a; n P si ha
I
1

a,, a;"
I

=
1,

<'n

" ^n

<U

a'
OC

Poich
I

p <
il

termini di (1) hanno nel

campo

a;

1^ ^

dei valori,

cui limite superiore


S

non pu superare rispettivaquali costanti

mente

k,

le

non sono che

(*) Infatti, preso un numero f ad arbitrio, si trover un m tale che per m sia ttn ac' . Sar soddisfatta la condizione del testo, se si assume come numero li un numero maggiore della pi grande tra le seguenti quantit

>

<

>
I

ao

a,
1

a
I

>

o.ra

a'"
\

e.

208

CAPITOLO X

66

termini di una progressione geometrica convergente. Quindi dimostrata la prima parte del teorema. E la seconda parte se ne deduce immediatamente. Se infatti (1) convergesse per un valore in modulo pi grande di A, allora (1) sarebbe assolutamente convergente per x^=^A

(secondo
l'ipotesi.

quanto

abbiamo

ora

dimostrato).

Ci

che

contro

Sia
solo per

R
il

il

limite superiore dei moduli di quei valori di

cui la serie (1)

converge. Sar R =

x per

valore x

soltanto se (1) converge


se

0.

Sar

JS=qo

esistono valori della

modulo grande a piacere, per cui la (1) converge. Supponiamo jK =f- 0, qo Sia k un qualsiasi numero positivo minore di R. Esister un valore Xq di x tale che k < \xo\ che \xo\ < R, e che per sia convergente. Per il nostro teorema la serie ;r a;o la (1)
di
.

=
.

k. sar totalmente convergente nel campo definito dalla \x\ In modo analogo si prova che per un valore Xi della x

tale

che \xi\>

la serie
il

Osserviamo che

non converge. luogo dei punti x per


(1)
:

cui

\x\i^k

un

cerchio che ha per centro Torigine e per raggio k.

Riassumendo, concludiamo

Per ogni serie (1) esiste un numero positivo E. tale che, se X varia dentro un qualsiasi cerchio, che ha per centro l'origine e per raggio un numero k minore di R, ivi la, serie
totalmente convergente
il

Invece la (1) non pu convergere per i valori di x tali che punto immagine sia esterno al cerchio che ha per centro
e

V origine

raggio R.

si

dir

Questo cerchio (che ha per centro l'origine e per raggio R) il cerchio di convergenza di (1). Nei punti interni la (1) converge, nei punti esterni non

converge.

Naturalmente, se i^ 0, non si pu parlare di cerchi interni al cerchio di convergenza (clie ridotto al solo centro). non si pu parlare di punti esterni al cerchio E, se i? 00 di convergenza. Salvo questa limitazione, il precedente teorema

vero in ogni caso.

Nilla si

pu

dire in generale per

il

comportamento di

(1)

sdla periferia del cerchio di convergenza.

Poich

2 ^n

x""

converge

quindi ha uno e un solo valore


al cerchio di

per ogni numero x reale o complesso, interno

con-

SERIE DI POTENZE
vergenza, noi potremo dire e diremo che,
dentro tale

209
cerchio,
(*).

tale serie funzione della variabile x reale o

complessa
estensione

Poich

le

nostre serie sono la pi naturale

dei

polinomi, la precedente definizione la pi naturale generaliz-

zazione delle definizioni date al 50, pag.

168.
potenze.

67.

Derivate

di

una serie

di

Consideriamo la serie
(2)

ai-+-2

a2X-h

a,^

x'

-f- ..... -\-

n anx''~^

-\.,

che

deduce derivando (1) termine a termine. Io dico che anche interna al cerchio di convergenza della (1). Infatti sia y il massimo valore della in tale regione. Sia a un numero per cui a > y ed a < i?. a;
si

la (2) converge totalmente in ogni regione tutta

La (1) converger per rr == a. Esister quindi, come dicemmo, una costante k tale che k ^ a a" per tutti i valori di yi. Quindi, quando x si muove in guisa tale che x ;^ y
|

nanX

210

CAPITOLO X

si

67-68
dimostrato,

Dunque, poich, per quanto


non

termini di (2)

superano nelle nostre ipotesi {\x\^y) i corrispondenti di (3), la (2) converger totalmente. In virti del teorema dato al 65 di derivazione per serie se ne deduce quindi (almeno se le cii e la a: sono reali) che La derivata di una serie (1) di potenze nei punti interni al cerchio di convergenza uguale alla, serie ottenuta derivando (1) termine a termine, E questo teorema vale anche se i coefficienti della serie sono complessi e se consideriamo valori complessi della x (corrispondenti a punti interni al cerchio di convergenza) (cfr. 50, P,
:

pag.

168).
di

Infatti un rapporto incrementale X ed a sono numeri complessi


:

un termine

a.,

x" della (1) vale, anche se

an

-= ^" ^^'^Z"^" X {X -n
fi)

(^

+ '*)""'

il suo modulo non supera in |, dei due moduli \x\ ed \x-i-h\. Poich, anche per a ed x complessi, la nanX'"-'^ la derivata di anX'' (50), si trova che il modulo del rapporto incrementale, anche in questo caso generale, non pu superare il massimo modulo della derivata prima. Possiamo dunque per le nostre serie di potente ripetere nel caso pi generale le considerazioni svolte al 65 per le funzioni reali di varia-

Il

+ hy-^x + ...+ (^ 4- h) a^"-2 + a; se X nessun caso pertanto {na^X''-'^


-+-

(^

j.

maggiore

bile

reale.

Applicando
continuando,
Tutte
le
si

il

teorema or ora citato alla serie prova facilmente


:

(2),

cos

derivate della funzione definita


il

da una
;

serie
e

(1)

di potenze esistono entro

cerchio di convergenza

si otten-

gono semplicemente derivando termine a termine,

68.

Formole

di

Mac-Laurin e
il

di

Taylor.

Se dunque poniamo entro

cerchio di convergenza

f
sar

(x)

ao

-I- fti a: -f- a-2

x'

-4-

{x) ^=^ ai -^ 2 a^
(x)
(:r)

X
.

-\-

f
f"

= [2 = 3
I

^2 ^3

4- 3
-+-

2 a,
3
.

;r

Ha;

2 a4

-h

f<^>{x)

n
I

-f-

(n H- 1)

n {n

1)

2 a_^

.t

-h

SERIE DI POTENZE

211

Ponendo
fiO)

a;

0.

ne deduciamo
a,;
/-<")

ao;

f'(0)

f\0)
(0)

\2_a2',
;

= l^a,
;

r{0)

\d^a,',

ecc.

ossia
ao

/*(0);

ai

_r(o). _r(o). = -pj ^2=-?^


;

. ;

_rno).
a,,

Quindi

+ (^K- +
Cio
:

Se f(x)

una funzione

definita

da una

serie

di potenze

della X, tale serie di potenze la serie (4).


di Mac-Laurin. partenza del calcolo infinitesimale per le funzioni di variabile complessa. (Cfr. il teorema citato in nota al 66, pag. 209). Una prima conseguenza molto importante che, se una funzione f{x) sviluppabile in serie di potenze, questa serie certo il secondo membro di (4); cio due serie differenti di potenze della x non possono avere la stessa somma fix). Uno studio aifatto analogo si pu compiere per le funzioni fix) oc (a cost.), definite da una serie di potenze della variabile x cio da una serie

Questo celebre teorema Esso costituisce, tra l'altro,

si

chiama teorema
punto
di

il

(5)

fix) z=zao-h aiix

(x.)

-\- a.,

ix

a)- -+-

Si troverebbe anche qui un cerchio di convergenza, il quale a, anzich il punto x 0. per ha per centro il punto x S troverebbe pure che la (5) derivabile termine a termine, cosicch la (5) coincide con

(6)

fiOL)-^f^ix-OL) + f^(x~Oif-^.,.+^^
1
i

^
t

deduce dalla

nome di serie di Taylor. Del resto la (6) si a al posto della x. ponendo x Come caso estremamente particolare delle serie di potenze noi abbiamo i polinomi P ix) di grado n. Ad essi dunque
(6)

La

ha

il

(4),

applicabile
serie (6)
:

il

nostro

risultato:

essi

sono,

cio,

sviluppabili in
i

anzi in tal serie saranno naturalmente nulli

coeffi-

212
\

CAPITOLO X

7i.

68-69
71.

cienti dei termini di

grado superiore ad
Pei*

Ci che

si

pu

veri-

ficare, osservando che un polinomio di grado n ha nulle

tutt'e le

derivate di ordine
di grado

superiore ad

n vale dunque (posto


-f-

P = P)
a)

ogni polinomio
la
:

P^ (x)

(7)

PAx)=P (a)

^^ (^

+ ^^ (x-ccf-i(xy\

{x

n
Il

lettore verifichi direttamente


i

luppando

singoli termini del secondo

che (7) una identit, svimembro con la formola

del binomio.

69.

Sviluppabilit di

una funzione

in

serie di potenze.
al

Ci proponiamo

ora

precedente risultato, Se i (x) una funzione reale prefissata della variabile reale a, come si pu riconoscere X, data in un intorno del punto a: se essa sviluppabile in serie (di Taylor) di potenze della a? variabile x Se tale sviluppo lecito, allora in un intrno di a dovrebbe,
:

un problema intimamente connesso cio il problema seguente

come sappiamo, valere


/(x)

/()

^
+
tra

la:

/' (a)

+ ^i^^" r () + + ^-^ f"


)|]=0.
resto,

che equivale (per definizione di serie) alla

Hm

[fix)

/()

si

(a)

(oc)

(x

a)
^,,
^

La

quantit

[ ]

chiama

si

indica con i?

(8)

dunque

(x)

= f{x) - P (x)

dove P (x)

= f{<x) +
(a).

f () +

....

4- ^ZIil"

/(")

SERIE DI POTENZE

213

Condizione necessaria e sufficiente affinch f(x) sia sviluppabile in un certo intervallo in serie di potenze che la f (x)

possegga ivi tutte le derivate 00 sia nullo (*). n

che

il

limite

del resto

Rn per

formole notevoli, che permettono di scrivere i? forma pi semplice. La pi importante per il teorico la formola di Cauchy. La pi semplice, che basta per noi, dovuta a Lagrange. Di essa ora ci occuperemo, facendo la sola ipotesi che f{x) in un intorno di a possegga le prime n -\- 1 derivate.

Esistono

sotto

Se noi confrontiamo la (7) valida per ogni polinomio P (j) polinomio Pn (x) definito in (8), troviamo che per questo polinomio valgono le
col
:

P(a)=.Y(a); P\ia)=f\^):P\{<x).--f"(a);
cosicch
:

. .

P<"> (a)

=:.

/-<")

(a)

P(a)

= 0;

R\A^)

= 0;

R\{a)

= 0;
si

P^ W

d'altra parte la {n

-+- ly'"'^"'

derivata di Pn(x) dappertutto nulla,

perch Pn (x) di grado n.

quindi

ha

pag.
(8

Applicando alla Rnix) 199, troviamo cos:

il

teorema

di

Lagrange

del

63,

bi)

R
5

ix)

= ^^ n J -h
=

---

R^: + > (D

"^
n -hi

r+

'

(5),

dove
(8

un punto intermedio tra a ed x. Notiamo le seguenti due forme, che si possono dare ^^^), ponendo, a 0, oppure x ^=^ ce -+ h:

alle (8),

f{x)

= f(0)-h^f\0)-h~f\0)-h.,,-h^f''\0)^'^
/-(a

-hh)^

f{a)

-4-

hf

(a) -4-

-^

f (a) +

..

+
Formole

r^ \n

f-' (a) 4-

^^ + r^'^
1

(a -^ e h),

tutte che valgono,


le

purch

telV intervallo considerato

esistano e siano finite

prime n

-4- 1

derivate di f(x).

(*^ Il teorema di Cauchy, citato in nota al 66, ci dice che queste condizioni sarebbero certamente soddisfatte in un certo cerchio, se f(x) /osse funzione della variabile complessa x con derivata prima finita e continua
! !

214
Ponendo n ^=1,
[f{oi-i-h)-rf{oi)

CAPITOLO X

69

2, 3,

si

trova

+ hfi<x + Qh) = f{oi) +


1^
/"()

hf'ia)

+ ~f{cc + ()h)

= /() + '() +

+ r^

/'"(

+ e/) =

frmola coincide col teorema della media di Lagrange. Si avverta che i numeri 0, che compaiono nel 2"*, nel 3**, membro, sono generalmente distinti Tuno dall'altro nel 4 ed 1). (pure essendo tutti compresi tra (a) /"(a) Se f{(x) 0, tale formola si riduce f^^

La prima

al citato

teorema

di

Lagrange

del

63.

Esempi.
1
)

Per ottenere
a;

al

posto di
f(h)

forma, sotto cui Cauchy scrisse ed X al posto di a. Otterremo


la
:

il

resto JR,

poniamo

in (8)

= f{^)
B.

r (^)
-+-

^-^li^ r

(^)

'^^^' f""

w
].

n..

donde

= fQ>) - [f{x) ^-^ r (x) -h


-K

+ ^-^
ha:

ff")

(X)

Consideriamo

come funzione B>^{x)

della x. Si

R,

(b)

= 0,

R.

(x)

= Rn {X) R,, (b) = (x-h) R'u (y),


(b, x).

dove y (per il teorema della media) un punto interno all'intervallo poich (come dimostra un facile calcolo)

Quindi,

si

ha:

{X)

= -(x-h) ^^^

<

^>

(yy

Questa formola dovuta a Cauchy. Se poniamo


(0

< < 1)
e

= x-^h,9 quindi y=x + 6h


+ r^ P"^ (X) H- Rn
-+- e
,

si

otterr

nX + h)=f (X)
ove

-+-

yr

(X)

+ j^ f" (X) +
~
^^"-

h"-^' ^^

fi"

+^) (X

h)

dove naturalmente figura un di Lagrange.

affatto distinto

da quello che compare nella formola


{ (x) sia svilup-

Teorema

2 JL (di Bernstein).

Condizione necessaria affinch

R che f (x) sia in tale interx pabile in serie di Taylor nell'intervallo vallo differenza di due funzioni &, (x) e ^^00^ ^^^ *^* *^^*^ ^^^^ negative insieme
a
tutte le loro derivate.

^ <

Infatti,

se f(x)

= ^anX",

si

pu indicare con

, (ic)

[con

-^2(^)1

rispetti-

SERIE DI POTENZE
vamente
la
;

215

somma
^1

di quei

termini della nostra serie, che hanno coefficiente positivo

[negativo]

oppure porre
{^)

-S

x'%

V2 (^)

=S

^'"'

Teorema
sufficiente.

2" JB (di Bernstein).

La

precedente condizione necessaria anche


in

Sia infatti

i-

(x)

una funzione positiva

Se

< <
/i

i?, nell'intervallo

h^x ^R
s.()

^ < J? con tutte


ic

le

sue derivate.

si

avr

C.W

{x)^

(/O

(psrch o("+i)

^ q),
>()
(/*,)

donde, integrando
c;(-i) {x)

^ ?(-i)

(ic)

-("

- 1>

(/i)

^ h)
(a;

il.

Cio, posto 7-

e,

dove

compreso tra

ed

1,

sar

Posto

|.

(9,

X)

= X"

(1

^~.

^ n1

d>

f^''^

{6

X)

si

ha (Cauchy) che (per un


il

valore, generalmente ignoto, di e) la *(''^ic) rappreil

senta

resto della serie di Taylor relativa alla funzione v (x). Ora, per

nostro

risultato,

>h,,(^x)^x''^"(x)^^
e tende per

= co

in serie di Taylor).

a zero (ci che basta ad assicurare la sviluppabilit di ^ (x) Essendo o^ (x), 2 (^) sviluppabili in serie di Taylor, altrettanto

avverr

di

f{x)-=

?, (a?)

^2 (a?).

Anzi il resto della corrispondente serie di Taylor, scritto nella forma di Cauchy, sar uguale alla differenza tra le '^,i{OyX) corrispondenti a 'r, (x) ed a ^r^i^)Tale resto di Cauchy sar dunque minore di

^n -^ (1 1

) [?," (r)

+ ?,"
si

(r)]

(se

x^r< R),
di

e perci,

prendendo

n abbastanza

grande,

pu rendere minore
'^'
-2

un numero

piccolo a piacere. Basta prendere


di

^
1
;

n
^

jy

secondo

membro

si

cio l'espressione del resto di Cauchy questa disuguaglianza non dipende da pu rendere, scegliendo n abbastanza grande, minore di un numero f prefissato ed 1. compresi tra (piccolo a piacere) co<cmporaweawew*c per tutti i valori di

Teorema 3" (di Pringsheim). L'espressione trovata del resto di Cauchy converge pertanto uniformemeiite a zero, quando x varia in un qualsiasi intervallo X r, dove r E, e B varia arbitrariamente nell'intervallo (0, 1). Un risultato analogo non vale per il resto di Lagrange; il quale perci presenta nelle applicazioni il difetto che talvolta non si pu affermare esser nullo il suo limite, perch non si conosce il valore esatto di 9. L'ignorare tale valore non ha invece importanza per il resto di Cauchy.

^ ^

<

216
3"

CAPITOLO X
Dimostrare che:

(-

69

f [X)
ove
:

/-(O)

-h

xf {x) -

.....

-h

ly-^

^ n
I

fin)

(^)

4.

ji^^

E scrivere J? sotto Ris. Si ponga f{(i) 4* Dimostrare che

f{x
:

una forma analoga a


x).

quella di Cauchy.

/U-^a.;~n^j
ove
:

+ ^rw-f
\n^_\
ossia
Ji
'

(1^^).

1^

^^

-1-

xf+^
/^,
'
'

V
1-hx

1-hx)

Ris. Si

ponga

X
.-,

1-j-x

=x+

(li

4 Applicheremo quanto abbiamo detto allo sviluppo in serie qualche funzione. Vediamo, p. es., di sviluppare in serie di Taylor la funzione sen x.

Occorre anzitutto cercare


e

le

calcolarne

il

valore per

a;

successive derivate Af{x)=^sen


0.

Si

ha

f
f"

{x) ^=^

{x)
{x)

f"

f" ix)
Essendo
f^^ {x)

= =

=^

sen

cos X, per cui


X,

(0)

per cui f" (0) cos X, per cui /*'" (0) sen X, per cui f"" (0)

= = = =
;

riproducono periodicamente a quattro a quattro, ed in particolare si riproduranno a quattro a quattro valori che le successive derivate assumono per a; e che noi abbiamo precedentemente calcolati. Per la formola di Macrivate di /'(x)
si
i

= f{x) = sena;

sar

f''^

{x)

=f

{x)

cosicch

le

de-

Laurin, supposto n
sen x

= 2 m,
->

cio
1 r^r-

n
^

pari,

abbiamo

=x
Rn

H
o[f^

1 + n^

x''

a;'

... -4-

- ~z 1 r 2m

x'^'"'

+ Bn (x)

dove

(x)

^2..

+i
H-

2
L
-f-

cos (dx) soddisfa

certamente

alla

\En\^
di

x"'^-^'

\T2 m

poich
alla

cos (0

x)\^l. Per passare

dalla

formola

Mac-Laurin tende a zero quando n

= 2 m tende

serie,

baster dimostrare che Bn ci evidente airinfinito


;

217
151) che

SERIE DI POTENZE

perch gi abbiamo visto (esempio 1* di pag.


lim

=
I

0.

Si

ha dunque
sen X

-^ rz = v^ 5 3
:^
a:

x"

x!

:^
-4-

Tir
7

r
9

In modo analogo

si

dimostra che
x^

^ ^
Taylor
e"

x'

Il

resto

della

serie

di

per

la

funzione

e*

vale

e^"",

ove

e^"

compreso tra

ed

e'*'

(perch

compreso

tra

ed 1, e di due potenze di e maggiore quella con esponente maggiore). Quindi e^* non supera il piii grande dei due

numeri

ed

" (*)

(che
oD

non varia con


.

n).

D'altra parte

-,

tende a zero per


Taylor, perch
il

n=
resto
,

n
I

R^
X

Quindi sviluppabile in serie di tende a zero per n^=:^^ Si trova


, :

X"

X?

Quest'ultima serie

un numero y
5 Si
2/^")

si

dice
sia

esponenziale, e serve a calcolare

e"',

di cui

dato

il

logaritmo neperiano x.

sviluppi in serie di Taylor

^
1)

= +
(1 (1 -f-

.t)"'.

Poich

= m (m
A
^

1)

...

(m

n
^

-f-

xT~'\

sar
^ y =i\

-\-

mx

m{m ^
del

1)

^x^ H
sia

m{m
^

Se

1) (m T-^

2)

-x^

-f-

quando

il

limite

resto
y^"^

nullo.

m
ed

intero positivo,
serie
il

allora, per ogni valore della x,

un polinomio, perch
nullo gi per
t^

= m-+-l.

la precedente

si

riduce a

per

> m,

resto stesso

Si ritorna in tal caso alla nota for-

(*)

Se

a?

>

0,

e* pi grande di 1

invece, se

a;

< 0,

e*

<

1.

218

CAPITOLO X

69

non intero positivo^ si mola del binomio di Newton. Se dimostra che il resto tende a zero, e che il precedente sviluppo 1 in serie legittimo se < 1 (e non se rr > 1 il caso a;
|

a:;

non

ci

interessa)

(*).

Tale serie dicesi binomiale.


Questo risultato
pag. 151, sappiamo suo valore. Sar
:

si

che
w

pu provare direttamente nel seguente modo. Dal 45, ic la serie precedente converge per 1. Sia f {x) il
1
!

<

f'{x)=^m\
Cosicch
/^

^r

-.

I-i

X -h

(m
^^

1)
:

(m 2)

j^

x^ 4-

(per

11^-,, \x\< 1).


14dx
1 '

si

trova facilmente che


^

(1

+ x) f
.

X.

(x)

= mf
1

(x), ossia.

^ f i^) -'^-^ f{x)


l
"^
1

Quindi log
stante.

'

log

0)

= log
|

ossia + ^ ^^
.

a?'

^ log dx

^"fi
I

d log
^

'"
i^
1

'

^^

,,

ha derivata

nulla, cio co-

Dunque

'

costante, ossia (poich


e,

uguale ad

1 per

= 0)
Per

vale

1.

tivo in tutto

Dunque f(x) non il campo x


\

mai nullo;

poich positivo per x


definito.

= 0,
|

<il, ove f(x)

Dunque

f {x)

=f
1,

sar posi(x).

\x\<l

anche

(1 -+- x)"^

> 0.
in

Quindi

f(x)

= {l +

^/^ly,
x)'".

cio
e.

(1 -- xy>
d. d.

6*

Per sviluppare
^'

serie

= log
(1
-+-

(1

-h x)

si

noti che

(1 -f-

yin,

^ (_

x)~\ y"
j^n+l

=
[

^_X
:

(1 4-

x)~% ecc., Xr'\

Lo
(1)

sviluppo in serie sar


log

(l+^)

= X-y 4-y-|^ +
a:*
|

purch il resto tenda a zero. Senza studiare il resto possiamo provare direttamente la (1) per < 1. [Nel caso \x\'> l si precedente non converge dimostrare la serie pu similmente che il caso di ;r 1 non ci interessa]. Se a; < 1, il valore assoi

(*)

Questo sviluppo in serie pu essere talvolta


0.

utile

per calcolo di
tra

se

JV

>

Detto

h un intero positivo
4- x, dove
sar

tale

che -^. sia compreso '/

N
y

V N,
e
2,

si

ponga

N ^=1

ic

<
la

1.

Sar

N= W
Il

(1

4-

oc)',

dove

posto

Si

pu allora applicare
piccolo.

formola precedente.

calcolo special-

mente rapido, se \x\

E' forse inutile avvertire che sempre sottinteso di dare alla x valori tali che esista un valore reale di {l-\-xy" (ci che avviene se ic 1) e che tra i valori, di cui (1 4-^)"' pu essere suscettibile, si scglie quello reale e positivo.
l

<

SERIE DI POTENZE
rapporto

219
(1),
oo

luto

del

di

un termine
V

al

precedente nella serie

X
Cloe

(.r)

1
I I

n
si

tende per n
/

ad |a;|<l. Cosicch

la serie del secondo

membro
x''

di
:

(1)

con-

verge. Se 9 (x) ne la somma,


cp'

trova derivando
a;''

= X -h
1

x^

-H

il

secondo membro una progressione geometrica decrescente,


cui rapporto
[log (1
-\-

il

x,

la

cui
cp

somma
{x)

vale dunque
a:)

si

= -r dX
nulla,
nulla.

x)\.

Dunque

log (1 H-

ha derivata

ed

quindi
{x)

Dunque 9

costante.

Ma
-\-

per x

tale differenza

log {\

x) sempre nulla. E,

come

doveva provare, 9 {x) Questa serie serve


1

'==

log (1

-\- x).

al calcolo diretto dei logaritmi dei

numeri

4-

a;,

ove

\x\<\,

ossia dei numeri minori di 2.


A:,

Ora, preso un
^,

qualsiasi

numero
di
2.

positivo

almeno uno dei due numeri

n,

minore

quindi

per

mezzo
^, log

della serie precedente

si

pu calcolare uno dei numeri log


perch
questi
se

quindi anche l'altro,


di segno contrario, anche Taltro. Ma si
il

due

numeri sono uguali


di essi

cosicch,

uno

noto,

noto

possono trovare serie assai pi comode per Posto in (1) x al posto di x^ si trae:

calcolo numerico.

log(l-x)
la quale,

= -a;-^--|-^:

{k|<l);

sottratta dalla (1), d

^^^f^|=^^^(l-^^)-l^^(l-^)^2|x + |' + ^4....|(|a;|<l).


Posto
1

X=

z,

ossia

=
z
-\-

sar \x\<.\ per ^

>

0,

cosicch per ogni

numero positivo

si

avr

(2)log.=
Cos,
p.

2|~~+-(^^)+-(^-:^)+ = pone trova


es.,

|.

se

si

2,

si

p
220
Se,

CAPITOLO X
tenendo conto,
p. es., dei

soli

69
primi 8 termini, poniamo:

commettiamo Terrore

(in

difetto)

21

/1\'

/1\'

3(17X9/ 17 \9/ "^19 \9/ 19X9/

11 11 - + -. + + 219' 3.9'17 9
2
\

19

1 -f-i

+ 49'

....

i \

^-

=
1

3.9'17(

3.17.9'

975725676

=0,000000001
'

Un
minore
di

tale errore
lo si
si

gi

renderebbe, se aumentassimo
5.

dunque estremamente piccolo e ancor il numero dei termini


;

cui
Si

tien conto.
Si trova
-4-

calcoli log

log 5

= log 4

log

= 2 log 2

-f-

log

Essendo noto log

2,

baster calcolare

^4 = .liH(i)Vi(i)V

4(9

ancor pi
il

lettore

calcolati

comoda della precedente al calcolo numerico, come pu verificare con metodo simile. I logaritmi fin qui sono in base e. Per trovare i logaritmi decimali si

ricordi che log .

=M

log. .,

ove

M= ^^ =
precedenti
dice

log, 2

l log. 5

in si trova facilmente, uguale a 0,434294481

virt dei
e
si

calcoli numerici,

modulo

dei logaritmi de-

cimali.
Si

ha
Il

cosilog.o.-2ifj^-^-^-(^-:^) 4.(^-^)4calcolo
artifci:

delle
p.
es.,

altri

tavole logaritmiche viene poi facilitato da dall'osservazione che logio 10" >2, che il

logaritmo di un prodotto
fattori,

uguale alla
log n
-f-

somma
w
-f-

dei logaritmi dei

che log (n -h 1)

1
;

log
si

cosicch,
,

*^

log w,
il

si

calcola tosto log (n 4- 1)

quando

conosca log

11

noto H- 1
. '

quale ultimo logaritmo viene espresso da (2) sotto forma di serie rapidamente convergente, specialmente se ti un numero

SERIE DI POTENZE

221

non troppo
ufficio

piccolo,

cos

noto

ed la cosidetta differenza tavolare, il cui a chi abbia consultato tavole di logaritmi

(pag.

201, 63,
7^ In

Y).

modo

affatto analogo

si

prova che per

U|<i,--<y<-.
vale la:

arctg x = x ~
|

-i-

-^
la

-j -^
serie
al

Basta osservare che per


converge ed ha
:,

<

secondo membro

^ -h ^^

per derivata, e che per x


tale serie si

essa

si

annulla come arctg a;.


per
il

Da

deducono formole notevoli


1
1

calcolo di

tt;.

71

Cosi

osservando

che -,6

= artg ^
V
3

che

-7=<
1/3

1, si

trova,

ponendo x =^

l/3

Un metodo
Siaoc

ancor pi comodo per

il

calcolo numerico di
.

-x

il

seguente.
/

l'angolo, la cui tangente -_-

Sar
5

j.

2tg

<.

2tg2

Essendo tg 4

oc

>

1,

sar 4 a

> -^

Esister un angolo positivo

^^

tale che

|2=r4a-^-

tgi5

= tg^4a-^^
1

tg4a tg-^
4- tg 4
oc

tg -j

Sar allora:

2:22

CAPITOLO X

69

"*"

serie di potenze
2 1 = ^, jc-- ^^

donde, ponendo nella nostra serie successivamente x

si

trova

UO
'

3 1000

5 100.000

239

3 V239y
di
di
tt -^

^39/

la quale

esercizio,

formola ha servito al calcolo il lettore ne deduca il valore

fino alla

704'^'^'"'*

cifra decimale.

Come

con due

cifre decimali esatte.

8**

Analogamente
(arcsen

si

osservi che:

xY

= Vi
1
.

- ;

(1

x')

x^

che per

a;

<

si

pu sviluppare

in

serie binomiae

(1

(-i)(-i->) _ xT i=i-j( x')-^^W^ - {- x'y


H-

x""

=z

1 -f-

x^ 1.3. 1.3.5, + -o-nx" -h 2M 3

^o 2'

Si trova per

a;
|

<

1 1

con metodo analogo al precedente che


.

arcsen x

a:

-h-

:r'

1.3.
o
,

Sa;'

2.3

- -f- ^^

2'

2'

~~\ 7


TrT~; 2' 4

1.3.5.7x'
7r+---9

223

CAPITOLO

XI.

MASSIMI, MINIMI, FLESSI


Osservazione. Lo studente, che segua contemporaneamente
razionale, potr dopo questo Capitolo studiare
i

il corso di meccanica paragrafi dedicati alle rette

tangenti, ai cerchi osculatori, ecc.

di

una sghemba.

70.
a)

Massimi e minimi

(relativi).

Una prima

applicazione della teoria delle derivate quella

massimi o minimi di una funzione. opportuno per precisare un po' il significato della frase: punto di massimo o di minimo, con le seguenti definizioni. Diremo che (cfr. le definizioni del 62, pag. 193) Una funzione f (x) ha nel punto a, interno alV intervallo
della ricerca dei

Per un

tale studio

ove definita la funzione, un massimo relativo, se esiste un k, a -f-k) la funzione numero k tale che in tutto V intervallo (a assume valori non maggiori di f(a), ossia se la differenza

f (a -4- h)

negativa o nulla per h k. Analogamente si dice che nel punto a la funzione ha un minimo
f (a)

|
|

relativo,

se esiste

un numero k

tale che nell'intervallo (a

k,

-f-

k) la funzione

assume valori non minori

la differenza f (a -H h)

di f (a), ossia se
|

f (a)

positiva o nulla per

^ k.

punto a, se esiste un funzione numero k > tale che la funzione assume in (a, a -4- k) valori maggiori che in a ed in (a k, a) valori minori che in a. ossia se f (a -4- h) f (a) ha il segno di h per h i^ k. La funzione f (x) si dice decrescente nel punto a, se esiste un numero k > tale che la funzione assume in (a, a -f- k) valori minori che in ^ ed in (a k, a) valori maggiori che in a, ossia se f(a-hh) f(a) ha segato opposto al segno di h per h < k. Talvolta si dice senz'altro che un punto di massimo o di minimo relativo un punto di massimo o di minimo (*).
f (x) si dice

La

crescente nel

punto

interessante osservare che esistono funzioni continue f{x),

le

quali

in

un

x-~a

non hanno n un massimo, n un minimo


chiamano un punto
di

relativo,

pure non essendo

(*) Taluni

positiva;

punto

minimo

se

di a punto fia-i-h)

di

massimo
f(a)

soltanto

sef{a-hh)
(cfr.

~ f{a)
62,

negativa

l'oss. al

pag. 193).

224
in tale

CAPITOLO XI
;

70

assumono tanto
/ (x)

punto n crescenti n decrescenti e ci, perch in ogni intorno di a esse valori maggiori, che valori minori di f (a). Tale , p. es., la funzione
a?

che nulla per

=a

ed uguale ad {x

a)

sen

per x

^ a.

Tali funzioni non

hanno quasi importanza

nelle scienze applicate.

Da queste definizioni segue che una funzione f{x) pu in un dato intervallo avere parecchi massimi o minimi (relativi).
Cosi,
p. es.,

la funzione rappresentata dalla


di

curva della nostra

figura 23
di

in

e punti massimo relativo in A, B, C, D, Essa crescente, p. es., minimo relativo in A\ B\ C\ e decrescente, p. es., in K.

ha punti

Fig. 23.

E utile anche osservare che pu succedere che il valore di una funzione in un punto, cui corrisponde un massimo relativo, sia uguale od anche minore del valore, che la funzione ha in un altro
punto, in cui la funzione possiede un minimo relativo. Cos, p. es., nel caso della figura, il valore della funzione nel punto E, che un

punto di massimo, minore del valore della funzione nel punto A che un punto di minimo. Ne ci deve stupire, perch l'essere un punto yl (a; a) un punto di massimo o di minimo relativo per f{x) dipende soltanto dai valori che f{x) ha in un intorno

(a
del

Z:,

a 4-

k)

punto a, e non dai valori che f{x) ha nei punti lontani dal punto A (*). Molte volte si presenta il problema di cercare in quali punti A una data funzione f{x) riceve il suo pi grande, o il suo pili piccolo valore. E che tali punti A esistano viene spesso
(*)

colli

Cos una catena di monti pu avere parecchie cime (massimi) e parecchi (minimi) e possono esistere delle cime pi basse di qualche colle.
;
.

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

225

dallo stesso problema che si studia, o dal fatto che esamina una funzione f{x) continua in un ntery alio finito: cosicch in tal caso il teorema di Weierstrass ci assicura dell'esistenza di tali punti A. Notiamo che Un punto A, dove f(x) riceve il suo massimo, o il suo minimo valore, o un punto di massimo o di minimo (relativo) secondo le precedenti definizioni, oppure cade agli estremi del-

dedotto
si

l'intervallo I ove f (x) definito (perch le precedenti definizioni


si

riferiscono soltanto ai punti interni

airintervallo,

ove f{x)

definita).

Cosicch tali punti


punti
di

A
o

che
estremi

sono

dell' intervallo

massimo I. Anzi

sono da ricercarsi tra i punti minimo relativo oppure sono nei casi pi elementari lecito
,

trascurare gli estremi di I. Da ci risalta quanta importanza abbia, anche per la ricerca di
tali

punti A, cio dei punti di massimo o minimo assoluto, la ricerca punti di massimo o minimo relativo, di cui ora ci occupiamo. Dalla figura 25 appare intuitivo che in un punto di masdi minimo relativo la tangente alla curva y=zf(x) simo parallela all'asse delle x, ossia pii precisamente che in un tale punto f (x) (ammesso che f (x) esista e sia finita) nulla. Non per vera la proposizione reciproca. In un punto x=^ a (fig. 24) tale tangente pu essere parallela all'asse delle x, senza che il punto x^= a sia un punto n di massimo, n di minimo. ^) Sia a un punto interno airintervallo, ove
dei

f(x) definita. Esista e


sia finito /"'(a).

Sappiamo
la

gi (62, pag. 193)che:


1"

Sef'{?i)>0
h

dif[erenza f (a -f- h) f (a)

ha per
piccolo,

abbastanza
segno
a.

il

di

h,

^
Fig. 24.

<ib

cosicch f (x) crescente

nel

punto
2*"

^S'e

f'

(a)

< 0,

la differenza f (a

-+-

h)

h,

f (a)

ha, per h

abbastanza piccolo, segno opposto a quello di

cosicch f (x)

decrescente nel
'

punto

a.

Quindi, se f (a) 4= 0, la funzione in a non ha n un massimo n un minimo.


15

G. FuBiM, Analisi matematica.

226
Se

CAPITOLO XI
quindi per x
f' (a)

70

minimo,

=a
(Il

la
teor.

funzione
e

0.

reciproco,

ha un massimo o un come gi vedemmo, come proveremo pi


non

avanti,

Oss. Gi

sempre vero). qui si vede


in-

come
tesi

sia essenziale l'ipoil

che

punto a sia

terno, e

non

agli estremi

dell'intervallo,
definita.

ove f{x)

Per
di

es.,
il

nel caso della

figura 25,
nistro,

valor minimo

o
Fig. 25,

r
=
;

f(x) all'estremo siove f (a;) 4= 0, perch la tangente non vi


parallela all'asse delle x.

Questi teoremi sono dimostrati senza ricorrere all'ipotesi che f {x) sia continua per iP a e sono generalizzabili al caso che f {x) sia infinita per ic a, purch di segno determinato. Si osservi ancora che il precedente risultato si pu

enunciare cos:

a (interno all'intervallo ove f(x) definita) che sia un In un ptmto x punto di massimo o di minimo per la f(x), o la f (x) non possiede derivata determinata e finita, oppure f (x) =- 0.
.

pu illustrare il primo di questi due casi ricorrendo, p. es., ad una formata di due segmenti concorrenti in un punto, ove la y ha il massimo valore, oppure ad una curva y f{x) formata di due archi di cerchio che si toccano in un punto, ove la tangente comune normale all'asse delle x.
Il lettore

curva y

= f{x)

(Cfr. l'ultima

Nota al 62, pag. 196). Con metodi analoghi si dimostra

Se h l'estremo sinistro dell'intervallo ove definita, o dove si studia b e minore la f(x), allora, se 1" (b)>0, il valore f(b) assunto da f(x) per x

dei valori assunti in

punto x
Il

un intorno (naturalmente
'

b.

E,

se, f

(b)

<0,

il

destro) abbastanza piccolo del valore f (b) maggiore dei valori assunti in un

tale intorno.

Viceversa, se h

l'estremo destro dell'intervallo ove f (x) definita.

simile si pu trattare in modo caso che in un tale estremo sia f'(b) a quello che noi useremo nelle seguenti pagine. Al lettore lasciato un simile studio, che ha pure una qualche importanza.

Esaurito il caso f (a) =\= 0, studiamo ci che (supposto naturalmente che a sia interno (a) avviene se supponiamo dapprima all'intervallo, ove f{x) definita). E che f" (a) =4= 0. La seconda delle formole di Taylor-Lagrange (cfr. la (9) di pag. 214) ci dice che sar:
2"*

caso.

fia-hh)-fia)

1
2

f"(a-hU).

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

227

Se f" {x) continua per x a, potremo trovare un intervallo a k, a -h k tale che in ogni punto di questo intervallo la (x) abbia lo stesso segno che /"" (a). Se \h\<k, allora, poich O<0<1, il punto a-hdh apparterr all'intervallo k, a-+- k) ed (a (a -H /^) avr il segno di f" (a). Quindi

f{a-\-h)
positivo,
>S^e

f{a)
il

avr

il

segno di

f
:

(a),

ossia, poich

segno di /*" (a). Perci f" (x) continua per x


-1-

minore di un certo numero k, segno positivo, e quindi f (x) ha in a un minimo. Se invece f (a) := 0, f"(a)<0, la f(x) ha nel punto x a un massimo. Rimane da esaminare il caso f (a) 0. Per magf" {a) giore generalit supponiamo
la differenza f (a

h)

a,

se f (a)
'
\

0,

f " (a)

>

0,

f (a) ha,

per

'

=
^^

f (a)
E
che
sia

=r
Z*^"^

{a)

=
k,

r^"-'' {a)

=
(x)
di

(a)

^ 0.
lo

(x) continua per

nell'intorno

(a

segno che ha nel

a-h k) la f^""^ punto a. La formola

a.

Esister un numero k tale

conserva

stesso

Lagrange

dice che:

fia -h h)
Se

f{a) = ~
se
/i

f""^

{a 4- 0/i).

<
(a

/,"

\h\<k (ossia < 1, anche il


a-^k):

abbastanza piccolo) allora, essendo

punto

-{-

Bh

appartiene

all'

intervallo

k,

E
di

quindi,

e quindi f""^ (a-^dh) ha per la formola citata, f{a-hh)


ossia,

il

segno di f"^ (a). f{a) ha il segno


di

1
n
h""

f"^ (a),

poich \n_> 0,

ha

il

segno
il

f^""^

(a),

Ora n
se

sempre positiva se w
h'^
/"^"^

pari,

ed ha

segno

di h,

se

dispari.

segno di f""^ (a), se w pari e, segno di h se /"^"^ (a) > 0, ed ha segno contrario a quello di h se f""^ (a) < 0. Se ne deduce tosto il seguente teorema che comprende i precedenti come casi
Quindi
(a)

dispari,

esso

ha ha

il

il

particolari.

Se la derivata n""* di f (x)

per X

continua

e differente

da zero
:

a,

mentre

le

precedenti derivate vi sono nulle, allora

Se n pari, Za f (a -f- h) abbastanza piccolo ; e quindi


se
f^ (a)

f (a)

f (x)
f^"^

ha il segno di f^^ (a) per h ha per x a un minimo

>

0,

un massimo

se

(a)

<

0.

228

CAPITOLO XI

70

Se dispari, e f"^ (a) > 0, ?a f (a -f- h) segno di h, per h abbastanza piccolo ; e quindi f (x)
nel punto x

f (a)

ha

il

crescente

a.
e

n dispari punto a (*).


Se
tiva,

f '"^ (a)

< 0,

la

f (x)

decrescente

nel

L'ipotesi della continuit di / (''' {x) per a: a si potrebbe rendere 1. come abbiamo gi visto nel primo caso di w

meno

restrit-

scritto
le

Infatti se f <) {a) determinato e finito, allora (cfr. oss. a 63 /S pag. 199 ove w-f 1 al posto diw), poich la funzione f{x) f{a) ha nel punto a nulle

prime

derivate, f (6f
n^^"'"'

Della derivata
nel punto a.

segno di k'f^'''>{a). basta dunque supporre che essa determinata


-+- Z^)

(c^)

ha

il

finita

Si
all'asse

pu

dire

che

la

curva y^=^f(x)
dall'equazione

la retta parallela

delle

definita

y=^f{a), che con

a, si attracurva precedente ha comune il punto di ascissa a; versano in un punto ove f{x) crescente o decrescente, mentre senza attraversarsi in un punto, ove f(x) ha un si toccano massimo o un minimo.
I risultati precedenti
si

la

possono provare anche cos


-f-

Se

/' (a)
-{-

=^

ed

"

(^)

ammette un

limite superiore finito, la / (a

7^ / (a) =^ h f (a)

-^ h^ f" (a -{-eh)

abbastanza piccolo il segno di h f (a), perch h^ f" {a -\- oh) infinitesimo d'ordine superiore e che quindi in a la f{x) credecrescente secondo che f {a) positivo o negativo. Se /''(a) scente 0, se
f (a)
|

prova che f{a-hh)

ha per

f" (a)

4=
/
'"

0, e se

/" " (x)


1

ha

limite superiore finito, \a.f{a-\-h)

f{a) = -^ f" (a) -h


di

h^

-h -^

(a

6/i)

prova che per

abbastanza piccolo

il

segno

f{a-\-h)

f (a)

quello di

-^ f" (a)

[perch

j^

f"'{a-hQh)

infinitesimo d'ordine superiore] ecc.

Esempi.

di

Trovare il massimo e il minimo della somma x due numeri, di cui dato il prodotto xy^=l.
!<>

-{-

Ris. Si ha

^=^

per cui
1

X
Perch
tale funzione

ammetta un massimo
0,

un minimo,
f(x)

la

(*) Cosi, p. es., se

scente in x

Se
un'
il

f (a) = f" {a) = = a se /""'(a)>0, decrescente f {a) = f"{a) = f"'{a) = 0,f^^^(a)


se / (*> (a)

f" (a) #=
se
-j= 0, la

0, la

funzione

cre-

/"'"()<
;

0.

funzione ha nel punto


e cos via.

x
ci

=a
dice

minimo

> 0,

nostro teorema, se nel

un massimo se p^ () < punto x = a sono nulle tutte

Nulla
/"

le

derivate della

(x).

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

229
derivata prima di

sua

prima derivata

deve

essere

nulla.
:

La

-\-

^
x"

deve dunque essere

X
da cui
ossia
:

0,

x'
a;

1,

= oppure x=
1
,

1.

La

derivata seconda della funzione x

X
;

Per

x^=l

questa derivata uguale a 2

perci, essendo la

prima derivata

diversa da zero d'ordine (2) pari e positiva, la funzione data ammette un minimo che 2. Per x^=^ per a; 1 1 la

seconda derivata della funzione X

diventa

X
dunque
la

prima derivata diversa da zero per

a;

2 =

essendo

1 di
a;

pari e negativa, la funzione data ammette nel punto

un massimo che

ordine
1

2.

L'allievo illustri col disegno.

ha dunque un solo massimo che 2 (per a; 1) e un solo minimo che 2 (pera;=l). Questo risultato pu sembrare a prima vista paradossale, perch il massimo minore del minimo. Ci si spiega notando che la fun-

La somma

=
X

a;

+^

zione

XH

non

continua in tutto l'intervallo da


il

lai,

essen-

dovi in questo intervallo


in cui
la

funzione non

punto 0, neanche
-f-

dej&nita.
si

La

funzione data x

X
:

sdoppia per cos dire in due altre l'una definita per x<0, che ha il

massimo
per
a;

in

rr

l'altra definita
a;

>

0, che ha minimo per

1.

Un

punto

A
di

raggio di luce va da un al punto attraverso una

retta r complanare con

AB

(fig.

26).

Prima

giungere ad r ha la velocit V poi acquista la velocit w. Fig. 26. Cercare il punto C ove il raggio incontra la retta r, in guisa che il tempo y impiegato a percorrere complessivamente i segmenti AC, CB sia minimo.
;

230
Ris.
luto),

CAPITOLO XI
Dette

70-71

su

r,

ad r (in valore assodetta l la distanza delle due proiezioni A', B* dei punti A, B con x la distanza A' C, si avr
i,

la distanza

da ^,

AC
y

\/h' 4- X x\
,

BC=
X
V

V'H

xf-hk'
xY
w
-h

= AC V
1

BC _\/h'
tv

t
:

Affinch y sia minimo, dev'essere

y'^

0,

ossia

1
-

l- X
V(i
J_
tjo

Vh'

x'

^0

xy
rifra-

A'C

BC^

ossia

AC
i,

BC

Indicati con

zione) di

AC^

CB
sen
V
%

(cfr. fig. 26) gli angoli (di incidenza e con la normale r, se ne deduce

sen Y
tv

ossia

= sen r
sen
t

V
tu

che

la nota legge della rifrazione della luce.

Lo

studente verifichi che

il

punto

cosi determinato rende

y effettivamente minimo.
71.
Sia

Concavit, convessit,

flessi.

y
;

=
e

f(jx)

definita in

un

intervallo,

punto a

possegga la fix)

finite

a cui interno il e continue tutte le derivate

Fig. 27.

di

cui

avremo bisogno
e determinate).

(fig.

27

28).

(Basterebbe

suppoiie

finite

MASSIMI, MINIMI,

FLESSI

231

della curva, aventi per ascissa a tangente in A. Sia C il punto di tale e -\h per ascissa. L'ordinata di A sar retta tangente, che ha a quella di sar fia-h li), perch i punti A^ giacciono f\a) sulla curva y f{x).

Consideriamo
li,

punti A,

ed a -H

la

retta

AC

Fig. 28.

Se

7]

l'ordinata di C,

il

coefficiente angolare della retta


di di

^ Ce

ordinata di
ascissa di

(7

ordinata C ascissa
A
E
h
alla
si
-n

A ^

v]

f{ci)
li il

Ma AC
angolare

tangente in

perci

(a).

y^=f{x)', ha quindi
ria).

suo coefficiente

fia)
f]

Donde, risolvendo rispetto ad v], si ha che l'ordinata vale f{a) -i- hf (a). Quindi la differenza

= f(a -h hf = (a-h0/^)
11)

(ordinata di
[f{a)
-+-

B)

(a)]

/^f

/if (a)

(ordinata C) = = [f{a -^h) f{a)\ hf = = /"'(a-^e/^) r(a)


di

(a)

/^|

|,

(1)

O<0<1,
come
si

riconosce

tosto

in

virt

del

teorema della media

di

Lagrange. Distinguiamo ora parecchi casi


1

La

{x)

sia in

a;

=a

crescente. In tal caso

f{a-h^h)

{a)

232

CAPITOLO XI

71
di
:

ha (per h sufficientemente piccolo) il segno segno di /^. E la (1) perci positiva. Quindi

9/^,

ossia

il

Se {' (x) crescente per x a, la curva y f (x) in un intorno abbastanza piccolo di x a rimane al disopra della sua tangente nel punto x a ci che si enuncia dicendo che volge la concavit verso Vallo.

= =
;

2 In

modo

simile

si

prova che

Se

f' (x)

decrescente per x

intorno abbastanza piccolo di x

sua tangente nel punto x


3"^

=a

= =a
a,

la

curva y ^=
al
si

f (x)

in

un

rimane

disotto

della

ci

che

enuncia dicendo che

essa volge la concavit verso

il

basso.

per x a un massimo o un minimo, ha per h sufficientemente piccolo un segno non varia cambiando il segno di h. Quindi la (1) ha un segno che cambia, mutando il segno di h. Se f' (x) ha per x =^ 2i un massimo o un minimo, la curva f (x) attraversa la sua tangente nel punto x a ci che y si. enuncia dicendo che il punto x sl un punto di flesso f (x). (Cfr., p. es., la fg. 13, a pag. 159). per la curva y

Se

f' (a-\- Bh) costante, che

f\x) ha
(a)

a l'angolo w che l'asse delle x Ne segue che in un punto di flesso x forma con la tangente alla curva y f{x) ha un valore massimo o minimo. Se dunque andiamo da un punto posto a sinistra ad un punto posto a destra del flesso, l'angolo w, nei casi pi comuni, o diminuisce per poi aumentare, oppure aumenta per poi diminuire. In una parola, quando si cammina, attraversando il flesso, l'angolo w da crescente diventa decrascente, o viceversa. In una parola cambia il

verso in cui gira la direzione della retta tangente. verso l'alto [basso] Ricordo che negli enunciati precedenti la frase scritta invece della: verso la direzione positiva [negativa] dell'asse delle yy>.
:

Se,

p.

es.,

f' (a)

>

0,

allora

f {x)
o

crescente per

Se

/*"

(a)
=1=

<

0, allora f' (x)

decrescente per x ^=^a; se

f"

(a)

0, allora

f (x)

ha un massimo
si

un minimo
in

= f = per x =
x
(a)
:

a.

0,
a.

Dal precedente teorema


Se f" (a)
verso
il

deduce quindi
f (x) volge

particolare

>

0,
;

la curva
se f" (a)

m x == a

vit verso Vallo

<
a.

essa volge in x

basso; infine, se f " (a)

un

flesso nel

punto x
pu

=
e

=a
0,

la conca-

la;

concavit

0,

f'"

(a)

=1=

la

curva ha
flesso

Oss. Ricordiamo che, mentre in


f " (a)
3=1

un punto x

0,

darsi

benissimo che f " (a)

= a di = sen^a
0,

che

a sia

un punto
in

di flesso

vammo, pu

un punto x

= a essere

ci perch,

come gi

osser-

nulla la derivata di

f (x),

senza che in tale punto (x) abbia un massimo o un minimo. In un punto della curva di ordinata ^ > 0, anzich dire che

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

233

la concavit (o la convessit)

dire che in tale punto la curva


sit) verso

sono volte verso il basso, si suol volge la concavit o convessi

Tasse delle x.
l'alto.

La

stessa locuzione

usa in un punto
(o

di ordinata negativa per dire

che la concavit
:

convessit)

sono volte verso

punto

(di ordinata

differente

Dunque da

Tina curva volge in


zero)
la

un suo
(conves-

concavit

sit) verso Vasse delle ^ se j ed y" hanno ivi segno contrario (ugual segno), ossia se y y" negativo (positivo).

ESEMPJO.
Si studii l'andamento della curva
:

y
Ris. Posto

=
y,

x^

-{-

ax^

-\-

bx

-\- e.

Y=
Y

X^= X
si

-^ ~^^^^^ ^^^ equivale, quando

si

considerino X,

come nuove coordinate, a fare una traslazione


avr

parallela all'asse delle x),

r=(x-|)V.(x-A)V,(.,-|).,.
ossia

Y=^ X^ -^pX-h q,
dipendenti
si

minarsi,
di

soltanto

dove^, q sono costanti facili a deterdalle a, b, e. I massimi e minimi

ottengono risolvendo la
-4-i?

r = 3 X'

=
non
il

donde
vi

X= ]/_ Z_
n massimi n

Se ^ sempre

>

sono
valore

minimi
in

la

crescente

(perch

F'

>

dappertutto).
di

p ^0,
ottiene

sostituendo

trovato
0,

Y"

Se invece 6 X, si

61/ -. Sep=^

questa derivata nulla, e poich

6 =4= 0, il punto trovato non un punto n di massimo, Y"' n di minimo. Rimane dunque il solo caso di ^ < 0. In tal caso

Y'yO per X= +1/


Y" <
per

Questo punto

un punto

di

minimo.

X= 1/ del

Questo punto

un punto
funzione
si

di

massimo.
(che per
veri-

X=

sinistra
00

tende a

punto

di

massimo

la

oo) crescente (come

riconosce

234
ficando

CAPITOLO XI

71-72

Y'

>

0)

poi

decresce fino al punto di minimo, per

poi crescere di

nuovo tendendo a -hoo


i

per
certo

X= +00.
un
flesso,

Per trovare
r'" = 6
-^ 0.
la

flessi

si

deve risolvere la
il

F"=6X=0.
perch

Se ne deduce

X=0,
si

quale

Con
i

X =^
0,

X a
0,
, e.

ritorna all'antica variabile x.

L'allievo illustri col disegno l'andamento della curva in tutti


casi

{p>

p =^
veda

p <0) anche
quanti

per qualche valore numerico


nei
varii

particolare delle a,
Il

lettore

in

punti

casi

la nostra

curva incontra l'asse delle X: punti, che saranno le radici reali (*). E confronti coi risultati dell'equazione X^ -H j;X -H g del 10, esaminando a quali disuguaglianze le p, q soddisfano

nei varii casi.

Applicazione.
Sia y^=f{x) lo spazio percorso da un punto If mobile su una retta r all'istante x. Come si pu, dall'esame della curva y =1 f{x) (che viene spesso tracciata automaticamente in casi pratici, come ad esempio nel varo di una nave) determinare il raggiunge il massimo in quali istanti la velocit di minimo valore ? Bis. Basta determinare quei valori di x, a cui corrisponde un flesso della nostra curva.

72.
Se

AB

Metodo

di

Newton-Fourier.

a)

Lemma.
non

finita,

mai nulla

considerato,

allora

f (x) e se i" (x) arco di curva y conserva lo stsso segno nelVarco interno al triangolo tutto Varco
e

un

AB

(*)

Se

il

valore

massimo (per

X = 1/- -|j della


di

negativo, la nostra

curva incontra in un solo punto (a destra del punto


l'asse delle x.

minimo

X = -hV

^-|

Un
la nostra

risultato simile si

ha

se

il

valore

minimo

della

positivo. In tali casi

equazione ha una sola radice reale. negativo, quello massimo positivo, Se il valore minimo di radici reah poste rispettivamente negli intervalli

vi

sono tre

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

235
dalle tangenti in

rettilineo
e

ABD

formato dalla corda

AB

in

(fig.

29).

Questo teorema geometricamente intuitivo, perch nelle attuali ipotesi Tarco y f{x) volge la sua concavit sempre da una stessa parte. Essa si dimostra rigorosamente cos.

In due punti distinti dell'arco le tangenti all'arco non possono essere parallele, perch i valori corrispondenti di (x) sarebbero uguali e, per il teorema di Eolie, in un punto intermedio sarebbe f" contro

AB
f

l'ipotesi.

L'arco AB non ha con la corda AB comune (oltre ai punti A, B) alcun altro punto C; perch altrimenti per il teorema della media esisterebbe nell'arco JL C un punto jFJ, e nell'arco CB un punto F, in cui
tangenti all'arco sarebbero parallele ad Fig. 29. ^ quindi parallele tra di loro. Cos pure l'arco non pu avere, oltre al punto A, comune alcun altro punto C con la tangente in A\ altrimenti nell'arconte vi sarebbe un punto intermedio E, ove la tangente all'arco sarebbe parallela alla tangente in A. E altrettanto dicasi per la tangente in B. Quindi il nostro arco, o tutto interno al triangolo ADB, oppure, pure essendo interno all'angolo A{B)B, posto rispetto ad AB, dall'altra parte di Z>. Quest'ultimo caso pe^ da escludersi, perch il nostro alarco deve essere interno alla striscia limitata dalle normali tirate dai punti A, e in interna a tale l'asse delle oc e perci l'intersezione Z) delle due tangenti in
le

AB

AB

striscia e

cade rispetto alla corda

AB dalla stessa banda


finita

dell'arco

AB.

e. d. d.

P)

Sia f{x)

una funzione

continua nell'intervallo da

noi considerato con derivate prime e seconde finite e continue.


I punti x^=-a che la curva =z y f{x) ha comuni con l'asse delle X sono impunti a per cui 0, 0, come si suol f(a)

dire,

sono

le radici dell'equa-

zione f{x) Se per


lori

= x=

(*) (fig. 30).


b,

e.

x=^

la funzione

f(x) assume vadi segno opposto, essa


(teor.
3*",

assumer

nell'intervallo
Fig. 30.

(, e)

pag. 135) ogni va-

lore intermedio e quindi anche

Se cio f (b)
esiste

e f (e)

almeno

una

il valore zero. sono di segno opposto, nell'intervallo (b, e) radice a delV equazione f (x) 0. Questo

(*) Qui si parla delle radici della equazione f (x) e della curva di equazione y == f (x). Il lettore inesperto noti che non si parla della linea di equazione che si scompone in rette x cost. f (x)

236
teorema
che
i

CAPITOLO XI

72

geometricamente intuitivo dall'ipotesi scende infatti punti della curva y =^ f(x) di ascissa b, o di ascissa e sono da banda opposta dell'asse delle x. La curva y =^ f{x) quindi deve incontrare almeno in un punto dell'intervallo (6, e) l'asse delle x.
1"^ che nell'intervallo (&, e) la f" {x) conY) Supponiamo un segno invariabile, che quindi la curva y=^f{x) volga la concavit sempre da una stessa parte in tale intervallo 2"* che f(b) ed flc) siano di segno opposto 3*" che nell'inter:

servi

vallo
I

(b, e)

esista
6, e

una
si

sola radice

a dell'equazione

/'(a;)

0.

numeri
(l'uno

possono

mati
il

per

difetto,

considerare come valori approssil'altro per eccesso) dalla radice a.

Vogliamo trovarne
precedente
golo

dei valori pi approssimati.


la

lemma

curva y

= f(x)

Ricordiamo che per

tutta interna al trian-

ascissa

formato dalle tangenti DB, CD nei punti B, C di e dalla corda BC, II punto a cercato dunque compreso tra i punti ove l'asse 4delle X incontra la corda 5(7 e la spezzata Tali punti 6i, Ci sono due valori pi approssimati che 6, e al valore cercato a. Ripetendo per tali punti quanto si detto per i punti b, e, troveremo due valori 62, C2 ancor pi approssimati. E si pu dimostrare che, cosi continuando, si pu ottenere il valore di a con qualsiasi approssimazione prefissata.
b, e,

BCD

BD

DC

5)

Il

nostro
in

procedimento
analitiche.
;

geometrico

si

pu facilmente
della corda

tradurre

formole

L'equazione
della

X
con
""

-^r- =
b

BC

l'ascissa

sua
t/

intersezione
0,

^ bf{c)
Le
X

l'asse

delle

si

ottiene

ponendo

cosicch

cf{b)

f{c)-nb)
tangenti in

hanno per equazione

f'{b)'

ed incontrano l'asse delle x rispettivamente nei punti

_;._/(^ ''-^
Quale
di

_ ^-'

fic)

f(0'
dell'asse delle

questi punti l'intersezione


-f;

x con

Evidentemente quello che appartiene all'intervallo (6, e) e se entrambi appartengono a tale intervallo, quello che pi vicino al punto gi determinato ove la retta BC
la spezzata

BD

DC?

incontra l'asse delle x.

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

237

Se non si vogliono calcolare entrambi questi punti, si pu limitarci a considerare l'intersezione con l'asse della x della tangente in quello dei punti B, C, in cui la curva volge la convessit all'asse delle x, ossia in cui f"(x) ed f{x) hanno Io stesso segno. Con un tal procedimento per spesso si ottiene un'approssimazione minore di quella ottenuta col nostro metodo.

..h T punti fic) I fic)

~7T

TTI^^ f{b)
cf{b)

....

^.

^^^11^ ^^1 punti 6

f{b)
^777^, e f (b)'

Vtt'
f{c)

(e)

che noi scegliamo secondo i principii sopra esposti, costituiscono i due valori pi approssimati della radice a cercata.

Per
sola

es.

noi sappiamo che l'equazione


nell'intervallo

af^

=2

ha una,

una

radice

20

x^ di f(x)

=x^

(1,

2),

in

cui

la

derivata seconda

Poich (posto

2 ha segno costante.
1,

2)

bf{c)

cfib)

1_

f{c)-f{b)

31'

e
1

di

questi ultimi due punti

il
,

punto

4-

il

pi vicino
e
1

a^
'

-h

1
-

r
,

la radice di x^

=^ 2

compresa tra

1 -I-

H-

31 31 Riapplicando a questi due numeri il nostro procedimento, si ha un'approssimazione maggiore e, cosi continuando, si pu dimostrare che si ottiene una approssimazione grande a piacere.
;

5
1

73.
relative alla risoluzione

Alcune osservazioni

approssimata delle equazioni algebriche.

II metodo di Newton-Fourier serve naturalmente a calcolare con UQ'approssimazione grande a piacere le radici reali di un'equa-

zione algebrica a coefficienti reali. Delle radici complesse, o delle equazioni a coefficienti complessi qui non ci occupiamo, perch ab-

biamo gi visto
Sia dunque

( 17, ^, pag.

55) essere

il

loro studio riducibile

alla ricerca delle radici reali di un'equazione a coefficienti reali.

f{x)

a^

a;"

+ ai

a;"""^ -f-

...

-4-

(1)

un'equazione algebrica a coefficienti reali. La ricerca delle sue radici reali equivale alla ricerca delle intersezioni della curva
reale

definita dall'equazione

y
con Tasse delle x
{*).

= f(x)

(2)

Si

pu senz'altro supporre che la (1) non

(*) Noto che il metodo di Newton-Fourier sarebbe applicabile al problema pi generale di calcolare le intersezioni di due curve qualsiasi.

238

CAPITOLO XI

73

MASSIMI, MINIMI, FLESSI

abbia radici multiple (a questo caso ci possiamo ridurre coi metodi del 64) cosicch (2) non sar in alcun punto tangente all'asse delle x. Possiamo anche supporre che le f{x) 0,
;

f" {x)
queste

non abbiano
equivale

radici

comuni perch la ricerca di a risolvere l'equazione ottenuta uguaradici


;

gliando a zero
e,

il massimo comun divisore 9 {x) delle f{x), f" {x}] ammesso anche che 9 {x) non sia una costante, che cio tale equazione 9 (a;) possegga radici (caso che si presenter

soltanto per equazioni di tipo molto particolare), ne verr che

alcune delle radici della /'(a;) si ottengono risolvendo la equazione pi semplice (perch di grado inferiore) 9 {x) 0. Le altre radici poi saranno le radici dell'altra pi semplice equazione che si ottiene uguagliando a zero il polinomio quo-

ziente della divisione di f{x) per

cp

non abbiano Supposto dunque che f{x) 0, f" {x) radici comuni, ogni radice della /"(ce) apparterr a un intorno dove f" {x) conserva sempre lo stesso segno, cio dove la (2) volge la convessit, la concavit da una stessa parte. E ad un tale intorno sar dunque applicabile il metodo di Newton-Fourier. La pi grave difficolt consiste dunque di determinare due valori approssimati (uno per eccesso, uno per difetto) per ogni radice. Al 23, p, pag. 78, abbiamo esposto un metodo sem-

{x).

plice in teoria (ma che in pratica richiede calcoli troppo lunghi) per una simile determinazione. Altri svariatissimi metodi furono inventati a tale scopo. Ma al tecnico basteranno le seguenti

due osservazioni
tici

1 Valori approssimati di ogni radice sono nei

casi pra-

suggeriti dallo stesso problema che


2''

Valori
la
le

effettivamente
delle
X.

Anzi

deve risolvere. approssimati si possono dedurre disegnando (2) e trovandone le intersezioni con l'asse teorie fin qui svolte agevolano di molto tale
si

disegno e possono dare indicazioni preziose (cfr. l'esempio della curva Z' 4- pX-\- q studiato all'esempio 10 del 71). Del resto esistono strumenti che possono disegnare tali curve. L'integrafo di Abdank-Abakanowicz (cfr. l'ultimo Capitolo) permette,

F=
di

per
(che
alle

es.,

passare dal disegno della linea y


retta

= f^
(x)
;

(x)

a^

|_^

una

parallela all'asse

delle

x)

successivamente

y = f--^>

curve

(x)

= f-'^

(x)

=f

= fix).

nota a pag. 51, 15, per indicazioni bibliografiche relative al problema qui esaminato).
(Cfr. la

239

CAPITOLO

XII.

INTEGRALI
(Il lettore,

a cui non importa affrettare la conoscenza del calcolo integrale, potr

far precedere la lettura del Gap. 13 a quella del presente Capitolo).

74.
a)

Primi teoremi.
:

Proponiamoci
f (x) ?

le

seguenti domande fondamentali


(x) la

VE ogni funzione continua F


funzione
2

derivata di un'altra

Tale funzione f sua derivata f (x) valga sua indeterminazione ?

(x)

(x) ?

determinata dall'ipotesi che la E, se non tale, quale la

L'intuizione permette di prevedere le risposte che

si

dovranno

(da determinarsi) f{x) come il da un punto mobile su una retta r ad una origine fssa ha all'istante x. Se noi ammettiamo lecita questa supposizione, le nostre domande si riducono ( 47) semplicemente a queste Pu una qualsiasi funzione continua F{x) essere pensata come misura della velocit che un punto valore che la distanza

dare a tali domande. Consideriamo la funzione

OM
:

M mobile
cit

su una retta r possiede all'istante


la distanza

F(x),

OM=^f{x)

di

Data

tale velo-

dall'origine

resta

essa completamente determinata ? oppure quale indeterminazione

possiede ?

A noi appare come intuitivo che alla prima domanda si debba rispondere aifermativamente e appare pure evidente che, per dare la posizione i su r all'istante x, non basti dare la velocit F{x), ma si debba anche assegnare la posizione di If in un istante almeno, p. es., per x=^a. E, se anche una tale posizione nota, sembra intuitivo che ne resti individuata ad ogni altro istante. la posizione di Cos di un treno che si muova su una linea nota r noi sappiamo assegnare la posizione ad ogni istante, se conosciamo per ogni istante la velocit del treno M, e conosciamo o l'ora e il punto di partenza, o anche, se si vuole, la posizione del treno su r ad un'ora prefissata x =^ a.

240

CAPITOLO XII

74

Se invece non conosciamo per nessun istante la posizione (non sappiamo donde e a che ora partito il treno M), di allora, pur conoscendone la velocit F{x) ad ogni istante x, all'istante x. Ma possiamo non possiamo dire dove si trovi tra ciononostante sapere quale spazio abbia percorso il punto in altre parole tale spazio perfettadue dati istanti a, b mente determinato, quando nota ad ogni istante x la velocit del punto M, Se -Mi, M2 sono due punti mobili sulla stessa retta r, e se essi posseggono ugual velocit F(:x) all'istante x, la distanza Mi Mi non varia col tempo ( costante) cosicch le distanze

f^ [x)

= Oifi,

fo

(x)

= OM2 hanno una


:

differenza costante, ossia

differiscono solo per

una costante additiva.

Analiticamente ci significa

Teorema
l""

di

esistenza.

Esiste

almeno una funzione f(x) che possiede una

derivata continua
2""

F(x)
(x),
il

prefissata.
f (x),

Data F
per x

per determinare completamente


valore di f (x) per

si

deve dare in piti


X,

p.

es.,
3**

un qualche

valore della

a.
(x),

pure non essendo f (x) completamente univocamente determinata la differenza b a, x f (b) dei valori che i (x) assume in due punti x f (a) (x) arbitrariamente nell'intervallo, F definita, ove prefissati 4** Se fi (x), 2 (x) sono due funzioni che hanno la stessa
determinata,

Data F

per

derivata
Cosicch,

(x),

la

differenza
tutte
le

fi

(x)

{2

(x)

una

costante.

funzioni che hanno per derivata F (x), basta trovarne una sola f (x) e aggiungere poi ad essa una costante arbitraria la f (x) -h cost. sar la pili generale

per trovare

funzione che ha
P)

(x)
il

per derivata.
primo
di

Dimostriamo

questi teoremi. Se

F {x) ^ 0,

pagina 165 (ove si scriva al posto di f) (oppure se tale area non determinata, la sua area esterna od interna) proprio (pag. 165) una funzione f{x), la cui derivata vale F{x). Se poi F{x) assume anche valori negativi, consideriamola in un intervallo finito. Sia k W suo valore minimo. Allora ^ {x)^= {x) -\- k non mai negativa, e, per quanto si dimostrato, perci la derivata di una qualche funzione cp {x). Anche precisamente la derivata di {x) quindi una derivata
l'area
del

rettangoloide considerato a

f{x) =

cp

{x)

kx.

INTEGRALI
y) Per dimostrare le
2*,
3^,

241
ri-

4^ precedenti proposizioni,

cordiamo

teorema Una funzione costante ha derivata sempre nulla rema reciproco ( 63, pag. 202)
il
:
:

il

teo-

Una
costante.

funzione,

la cui derivata identicamente fiulla,

una

Ne deduciamo come
Se
fi

al

1.

cit.

( 63,

s)

sono due funzioni aventi la stessa derivata (determinata e finita) F(x), la loro differenza una costante. ha per derivata Infatti la differenza f (x) /^2 (^)
(x),
2

(x)

f\{x)
Essa, per

f2x) = F{x) F{x) =


=

0.

il teorema citato pi sopra, dunque costante. Geometricamente questo teor. si enuncia cos: Se le tangenti alla curva y f2 (x) in punti di uguali ascissa fi (x), y sono parallele, le due curve si deducono Vuna dall'altra con una traslazione parallela alVasse delle y. Si ha dunque

/;

(x)
a;

Ponendo

= =

f2

(x)

-^k{k
a?

a,

e quindi

cost)
6
si

(teor.

4').

ha

4- k A {a) f, {a) f,(h)^f{b)^k.


Sottraendo, se ne deduce
f, (a)
:

A =f
(6)

(a)

f, (6).

funzione F(x), completamente individuata due punti a, b assume una funzione fix), che abbia F{x) per derivata (teor. 3^). Una funzione f{x) che abbia F(x) per derivata, sar data (teor. 4) della formola
cio
la

Data

la differenza dei valori che in

f(x)

= f^{x)-h
H- C, ossia
(x)

C,

dove

=a

sia

una costante indeterminata. Se noi vogliamo che per


f{x)

= A,
^=
f(x)

sar
fi

A = f(a)
e

(a)

quindi

=f

= fia)
J.

(a) 4- A,

funzione f(x) perci completamente determinata (teor. 2**). Sono cosi completamente dimostrate tutte le proposizioni enunciate pi sopra.
5) Una conseguenza molto importante abbiamo dimostrato.
IC

La

si

trae da

quanto

G. FUBINI, Anali matematica.

242
Se

CAPITOLO

XII

74

il rettangoloide, di cui ci siamo gi primo teorema del presente paragrafo. Le sue aree esterna ed interna, avendo entrambe la stessa derivata F(x), differiscono per una costante. Ma questa costante nulla, perch tutte e due queste aree sono nulle per x^=^ a. Cosicch la loro differenza nulla per rr a ed, essendo costante, nulla per ogni valore della x. Quelle due

F {x) ^ 0, consideriamo
il

serviti per dimostrare

aree sono perci uguali.

Se dunque
tangoloide

?/

= i^(x)^o
tra

racchiuso

l'asse

una funzione continua, delle x^ la curva e


:

il

ret-

le

due

ordinate ha uguali Tarea esterna ed interna, cio possiede un'area nel senso pi elementare della parola area (cfr. 7). s) Una funzione f(x), che abbia per derivata si in(x)

dica con

Fdx^

si

chiama integrale indefinito della F(x).

Questo nome dovuto a ci che un tale integrale non completamente definito, ma definito soltanto a meno di una
costante
additiva.
Cos,

poich cos

a:;

la derivata di sen x,

noi scriveremo.
j

cos

xdx

renza

f{b) 'f(a)
6),

= sen x -h C (C = costante
si

arbitraria).
(a;)

La

diffe-

dice integrale definito di i^

nell'inter-

vallo (a,

perch non varia qualunque costante


si

si

aggiunga
si

ad f{x),

indica con
i

F{x)dx.

numeri a
(il

e 6

dicono

rispettivamente
il

limiti di integrazione

limite

inferiore,

ed

superiore).

Un

tale integrale
b.

completamente definito dalla funzione F,


perci
dal

e dai limiti a,

Il

suo valore non dipende

nome

dato dalla variabile di integrazione. Cosi, p. es.


COS
I

La

differenza

Cosicch, se

sar
^a

= zdz = sen sen indica anche con f(b) f(a) = f(x), f Fix)dx F(x)dx = f{b) f{a) = [f(x)]l
xdx
I

cos

a.

si

[f{x)]a.

E poi
(1)

evidente che
{

F (x) dx = f jP (x) dx.


Cfx) dx

(2)

4f F(x) dx

f F(x) dx;\ F (x) dx =

0.

INTEGRALI

243

Le

(1),

(2) equivalgono infatti alle identit

f(h)

f{a)= [f{a)] f{h)]


f{a)-f{a)^0.
teor.

[f{h)-f[a)]-^[f{c)-f{l>)]=f{c)-f{a)
Inoltre per
il

della
f (a)

media
(b

= I F (x) d X f (b)
dove e

=
|

a)

(e)

=
(b
:

a)

(e),

un punto intermedio
il

tra a e b.
(x)
|

Quindi
:

Se
(3)

massimo di
(x)
I

F
I

sar
b
I

dx

^M

.
I

Se, p. es.,
la

F{x)

indica la velocit di
di

un mobile

all'istante x,

seconda e la terza

queste

uguaglianze
spazio

(se

<h < e),

dicono che la
vallo {a, e)
lecito
e

somma
che
lo

degli spazi

percorsi nell' intervallo (a, h)

e neirintervallo (b, e)
;

uguale

allo

percorso nelFinteristante (se pure


delle precedenti

spazio percorso in
nullo.

un

dire

una

tale frase)

La prima

uguaglianze ci dice che lo spazio percorso nell'intervallo (&, a) deve riguardare come uguale in valore assoluto e di segno opposto a quello percorso nell'intervallo (a, 6) cosicch la precedente osservazione assume un significato generale. evidente che L'area del rettangoloide limitato dalla curva zzz: F (x) a, x b 0, dalV asse delle x e dalle ordinate x y
si
; :

r^

vale

(x) dx,

se a

<

b.

Se

gli

assi

fossero

obliqui e formassero

un angolo

to,

il

prodotto

di

questo

integrale per
;

sen

varrebbe Varea della

figura analoga

^ y ^ F (x)
per
(a

a
-

^ x :^ b.

Questo teorema coin-

cide col precedente

=z-
I

Se nell'integrale definito

F{x)dx=^

F(z)dz

conside-

riamo l'estremo superiore b come variabile, e per poniamo x, otteniamo

fissar le idee,

\'

F{x)dx^ f F(2)dz

che uguale ad f{x) f(a) e quindi differisce da f(x) soltanto per una costante additiva. Esso pure un integrale indefinito

della

Fix).

244
Quindi anche

CAPITOLO

XII

Ja

74

^a

{A

= costante
F {x).
per x

arbitraria)

un integrale

indefinito di

tegrale indefinito che

=a

Esso anzi proprio quelV inassume il valore A.

E
per X

lo

f(x)dx

quell'integrale indefinito che si annulla

a.
:

Quindi

Da un

integrale indefinito f{x)


i^ (x)
*'

=
si

i^ (x) 6^x

si

ottiene l'in-

tegrale definito
a

^x eseguendo
I

la differenza fih)

f(a),
integrali
ar-

Dall'integrale definito
indefiniti,

F(x)dx

deducono

gli

ponendo

^=

x,

ed aggiungendo

una

costante

bitraria.

Vi

il

uno

un

solo integrale indefinito che per

a;

=a

as-

suma

valore

precisamente

lo

f(x)=^ CF{x)dx-\-A.

La

seguente tabella,

dedotta

dal

quadro

di

pag.

190, d

gli integrali indefiniti

fondamentali.

Integrali fondamentali.
/

senx dx=^

cos x -H
C

C
;

cos

a:;

dx

= sen

a;

4-

C
h

JVl x'
\
,

= arcsen x -h

.- -^

J\/a'
o

^ . 1-hx^
,

arctga:^+C;J/ X

.^

-\-

a^

= arcsen = arctg a a
x'
.

C
(*)

J X
(*)

= logh-haKC r^ = logU|H-C; r-^ J x-\-a


Se
ic

>

0, esiste

log x

e dalla (log x)'

1 =

si

trae

C-\-\o^x

^1

~ jr^^ X

Se

ic

<

0, esiste

log

(-

if )

e dalia [^log

a?)

si

trae

C -+- log ( x)

= / dx

INTEGRALI

245

(x /<

-h

aT dx =

4-

e {yn

intero positivo =p

1)

(*)

(m
y\)

intero positivo).
ossia
(x)
e

Se f(x)=^

cp (a:;) 6?;r,

Z''

cp

(x),
/i:

e
cp

Z;

una

costante, [kf(x)Y

^/^ (x)

=^9 =
cp2
j

(x)

quindi

(x)

dx

=: k f{x)

=k

(x) tZx (a

meno

della solita costante additiva

arbitraria).

Se fi (x)

=
f

cpi

(x) dx,

fi

{x)

(x) ^x, allora [fi {x)


;

-f- /^

(a;)]'=

= fi =

{x)

-\-

fe)

fi (x) -f- /2

{x)

= =

cpi

(x)
[cpi

+ 92 (x) (x) +

quindi
e?x

cpi

c?:^-

+J

T2 ^a;

cp, (ce)]

-h cost.
:

Si

hanno

cos le formole (se

cp, cpi

cp.,

sono continue)

k^{x) dx^=^k

^{x) dx -h
j

C (k
i

cost.),
cZx -f- C,

[?i (^)

+ T2 (^)]

(?a;

=:

cpi (a;)

dx -^

cp. (a;)

che sono di uso assai frequente.

(*) ^

Cos

^
^,

m-\-l

quell'integrale

indefinito

che

si

an-

nulla

m -h 1 = ^,
2

Se noi ne cerchiamo il limite (p. es. ponendo secondo la derivando num. e den. rispetto 2, e quindi ponendo ^ -a)^" log (1 -f a), che per a) regola del 63, ^) si trova {x 4- ay log (a: (1
per

x=l.

per m 4-1

+ +

=
si

diventa log (x

+ )- log +
(1 di

a), cio

/^ dx precisamente quell'integrale /

che

annulla per x -!.

(**)

Dalla

quarta riga

questo

quadro

si

trae

il

valore

r__dx__

{x^

4,

a^)*^

l,2, 3, se ne 1. Ponendo nell'ultima riga successivamente deduce successivamente il valore del nostro integrale per ogni valore intero positivo della m. Questa formola si dimostra osservando che:

quando

m=

w=

\{x' 4-

a^r)

V_ 2ma^ ~ {x^ + a'r +

1
'

(^'

'

0'^'

246

CAPITOLO

XII

75

75.
Ci
si

Regole generali
di

di

integrazione.

potrebbe proporre

trovare per Tintegrazione metodi

analoghi a quelli svolti nei 55-60 per la derivazione. Ma per l'integrazione non esistono metodi cosi perfetti, come quelli dati per calcolare le derivate. Si pu dimostrare che al teorema di pag. 189 si pu opporre il seguente:

Esistono delle funzioni F(x) calcolabili con un numero finito


di operazioni elementari
(*),

il

cui integrale
(ci

non

calcolabile
p. es.,

con un numero finito di tali operazioni


riore al secondo
I pochi

che avviene,

per la radice quadrata di un polinomio generico di grado supe-

che pure una funzione tanto semplice). metodi che esporremo e che servono nei casi pili semplici non sono in fondo che l'enunciato, con altre parole, di teoremi a noi gi noti.
;

a)

Abbiamo gi

detto

al

74,

v],

pag. 245,

che

se

noi

conosciamo
j

f{x) dx e \^{x) dx,

noi possiamo subito calcolare

J[A^)

-+-

(^)]

d^

^^kfix)

= kjf{x)-hC

=J/'(^)

^^ -^
(^

f*^

(^)

dx-hC

cost.).
definiti.

Forraole affatto analoghe valgono per gli integrali


Si

ha

cio:

[f{x)
a

-f-

ix)]

dx=

f(x)

dx-h h>
*/

(oo)

dx

kf{x)
a

dx-=k

l f(x) *J a

dx.

Cos,

per esempio
cosa;)

(senx

--1-

dx

sena;

dx -h

cosa;

dx=^

t^a;

cosa;

~{-

sena;

+C
2.

/ (sena;-hcosa;)c?a;

=/

sena;

dx -h

cosa;

-h

(*) Cio

somme,

sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni, innalzamento a potenza,

consultazioni di tavole logaritmiche o trigonometriche.

INTEGRALI

247

P)

Teorema di integrazione per

donde y^

= F{x),

Sia

=G

(z) (*)

variabile z con derivata

vazione di funzione

di

G' (z) funzione sar:


{x) G'{z)

F{x) dx y una funzione di una nuova continua. Per la regola di derisostituzione. Sia
j

y\

= y. x\ = F
^F{x) dx

= F[a
{z)]

{z)]
:

G'

{z)

donde, per la stessa definizione d'integrale

= y =^F[G

G'

{z) dz.

zione per sostituzione;

Questa forinola costituisce il cosidetto teorema d'integradal primo si passa al terzo membro, sostituendo alla x ed alla dx i loro valori G (z), G' (z) dz.
Questa
regola

dimostra che
COS

il

simbolo dx,

che figura in
lo
si

J f{x)
'

dx,

scelto

opportunamente, che nel calcolo


(**).

pu trattare come un differenziale Da quanto precede si scorge che cos l'integrazione del
renziale

diff'e-

F (x) dx

ridotta a quella del differenziale

F[G{z)]G'{z)dz,
l'integrale del quale, presa convenientemente la funzione

x^=Giz)

potr talvolta riuscire pi agevolmente calcolabile che quello del


differenziale

F(x)dx.
Naturalmente non possono
in ogni caso quale sia la
stabilirsi regole per riconoscere
il

sostituzione da farsi, ed

successo
si

dipender anche dalla maggiore o minore pratica che calcoli di tal genere.
Talvolta invece pi comodo calcolare l'integrale
[

ha in
dx,

F(x)

anzich

lo

F{G)

G'

{z) dz.

E
se,

in

questo

caso la nostra dimo-

strazione serve a ridurre al primo questo secondo integrale.

Osserviamo ancora che ciamo


il

p.

es.,

col nostro

metodo ridu-

calcolo di
I

F(x) dx

al calcolo di

\F{G)

G' {z) dz, allora

noi otteniamo l'integrale espresso come funzione non pi di x,

ma

della variabile ausiliaria

z.

nell'intervallo ove definito

la z varia in un certo intervallo, la x varii nostro integrale. (**) Noi lo avevamo introdotto soltanto come un modo per indicare un integrale. Cos, p. es., avremo potuto introdurre altro modo di scrittura, p. es. scrivere (*)

sottinteso

che,

mentre
il

f{x) anzich
I

f{x) dx. Gi di qui vediamo


15).

come

sia felice

il

simbolismo adottato

(cfr.

anche

il

Gap.

248

CAPITOLO

XII

75

Perch la sostituzione riesca utile, e cio si possa avere y espresso come funzione della x, occorrer che Tequazione

xG{z)
sia risolubile rispetto a ^ in

modo univoco,

cio che se ne possa

dedurre
2

= H{x),
definito
\

ove

H
In

funzione
tal

di x.
l'

caso

integrale

F {x)
i

dx

uguale

F[G{z)\

{z) d;^,

dove a
a;

^ sono
ce

valori

assunti

dalla

z rispettivamente per
Cos, p. es.,
l

a,

{x

-4-

dr\dx^ posto

x'^-\-

a^=z
-\-\
0.

% quindi

dx
1

=
1

dz,

diventa

z'"'

dz che

come sappiamo

m
1

+ C o log

-^

-4-

oppure -f- 1 H= secondo che z=^ x (ponendo nota la formola


^
{

m -f^

Quindi ritroviamo

-\- a).

(a;4-ar +

Cix

-^aT dx=
se

m -flog \x-^ logia;

-f-Csm-f-l=i=0
se

a\-^ C
dx
,

=
=:
1
X

1.

Cos,

a-hO,

posto

a;

a^,

= adz,
,

si

ha:
,^
(7.

r dx
/

-^

"

=
,

adz
7\

/ -2-7-2

==

2irctg

^ z-hC

^=

arctg ^
^

^ = arcsen / dx = /r adz = /r dz = arcsen<^-4- (7 Va'x' J\/a\lz) JVlz'


Cos, posto ^

=
=
cp'

x
CI

cp (a:),

dz

(x), dx,

si

trova

r?^ ^x =r= J
^
{x)

log

4-

c= log 19(^)1+0,

formolo tutte, che noi gi conoscevamo. Ben presto troveremo nuove importanti applicazioni di questo

metodo.
Y)

Il teorema di inteTeorema di integrazione per parti. grazione per parti non altro che una differente enunciazione

della regola di derivazione del prodotto di

due funzioni.

INTEGRALI

249

Supponiamo che u
alle loro

e v

siano due funzioni continue insieme

derivate prime. Poich


(iiv)'

=^ uv

tiv\

per definizione di integrale otteniamo:

uv =^

{uv

-4-

uv)

dx.
alla

Ed

essendo l'integrale di una

somma uguale
uv dx.
I

somma

degli integrali,

uv =:

uv dx

-h

Donde ricaviamo
I

li

vdx =^ uv

uv dx.
i

Posto V ^=^, u ^=^, sar u

c^

dx.

si

ha

il

Teorema.
integrale u, e
la funzione ^'

Se ^

uguale al

^ pure continua, allora V integrale del prodotto ^^ prodotto del secondo fattore ^ per l'integrale u del

una funzione continua che ha per ima funzione continua che ha per derivata

dell'integrale del prodotto che si ottiene moltiplicando V integrale trovato u del primo fattore per la derivata ^'
del secondo fattore.

primo diminuito

Esempi
1**

Trovare

log X dx.
Si

pu scrivere
1

log

xdx=
te

1.

log

X dx

e,

ponendo
cp

cj;

= donde = log
1,
a;,

=^ =:

1.

dx =^
?

dx =^

x,

'

si

ottiene:
1

log
2**

a; cZa;

a;

log
si

a:

x dx = x
/

(log

1)

-f-

Cos pure

trova:

f{a)-f{0)=ri. f\x)dx=[(x-a)fix)J~

C (x - a) f'\x) dx^-

250

CAPITOLO

XII

75-76
col resto

Si ritrova cos la forinola di Taylor,


di integrale (cfr.

sotto
si

a,

la (9) del

69

a pag. 214,

dove

forma ponga

0).

3**

Trovare:
:

j\Yctg x dx.

Possiamo scrivere
I

arctg
posto

xdx ^=

arctg

x dx

9=:
t^

1,
\^

U=^X,
x,
\

nz arctg

-h x^

Quindi
1
I

arctg X dx

= X arctg x
-

dx

= X arctg x
= X arctg X
76.
1**

/
-4-

dx

r- log (1

x~) -+- C.

Integrazione delle frazioni razionali.

Ci occupiamo naturalmente soltanto delle frazioni reali

(quozienti di polinomi a coefficienti reali).

Diremo semplice ogni

frazione del tipo

cio ogni quoziente di


a; -4-

una costante

per un polinomio di primo grado

a,

ed ogni frazione del tipo

Mx-h
X
cio
-{-

N
-h q

px
di

ogni

quoziente di un polinomio

per un trinomio x^ -h
2

px

-h g

primo grado secondo grado, purch


-+-

Mx

^
0,

di

p ~4

q<0
-h.

ossia q

p ^ > 4

cio purch l'equazione x^

px

-h q ^=
,

abbia radici complesse.

Teor.
a) di

^ Ugm

F{x)
1 \X)
(x)

frazione

e
(il

somma
quoziente
il

P (x)

un polinomio Q

ottenuto

dividendo
di

per

T (x)

esso nullo soltanto se


t

grado

P (x)

inferiore al

grado

di

T {x)

INTEGRALI

251

P) di frazioni semplici^ ciascuna delle quali ha per denominatore uno dei fattori di primo o di secondo grado, in cui, secondo il teorema del 16, pag. 52-53, si pu decomporre il denominatore T (x)
;

Y) della derivata di

una

frazione

V{x)

il

cui
(x)
e

denominatore
T' (x),
ossia

(x)
il

il

massimo comun
che
si

divisore

di
(x)

polinomio

deduce da

precedentemente

diminuendo di un'unit V esponente di ognuno dei suoi fattori citati, mentre V (x) un polinomio di grado inferiore al grado di (x). Cosicch, se T (x) privo di fattori multipli, W(x) una costante (polinomio di grado zero), V{x)

quindi nullo

questa frazione

nulla.

(x).

Oss. Notiamo che in y) abbiamo dato due modi per calcolare Secondo il caso, sar pi utile l'uno o Taltro procedimento.
Cosi, p. es.,
se
(a;^-4-

T(x)=^k(x-hai) {x-haof
dal teorema precedente

^x

+ g)M ^ g < oV
P(x)
frazione
^^^
si

risulta che ogni

pu

decomporre nella somma:


a) del polinomio
P)

(x)

ottenuto dividendo

F (x)
^
j

per T{x);

di

tre frazioni

semplici

Al
,

Ao
,

-\-

ai

-f-

(x

+N ^ Mx -^ px -^

q)

Y) e infine di

una derivata
-^ho^x^ -\-hx^ -^h^x^
a^) \x^
-\-'

\h-^hix
{x
-\-

dx\_

px

-\-

qf

1
ci

E
riremo

noi,

anzich

dimostrare
pii

il

teorema in generale,

rifesi

per

semplicit a questo

esempio.

La

dimostrazione

estende per al caso cazione di notazioni.

generale soltanto con qualche compli-

Dm.
grado
di

Siano

{x),

R (x)

quoziente e resto ottenuti dividendo

P(x) per T{x). Tale

resto (x) sar di grado inferiore T{x), che nel caso attuale vale 9. Potremo porre

al

P(X)

.w^_^i^(^)

.l^

252
dove

CAPITOLO XII

76

R (x)
.

al

massimo di

ottavo grado. Baster provare che


;

si pu decomporre nella somma di addendi P) e y) ossia ^ ^ (x) che si possono trovare delle costanti Ai, Ao, -M, N, o, ^i, h, h, &4
.

R{x)

cosicch sia

R{x) T{x)

Al
x-\-ai

A2
x-\-a2

Mx + N
x^-hxp-hq

dx L {x~a^^{x^+px-^qf

J*

Il metodo migliore guirsi anche

per calcolare Vidtimo termine (da


numerici)

se-

negli

esercizi

quello di derivare ap-

plicando la regola di derivazione di un prodotto, considerando p. es. nel caso attuale la frazione da derivare come il prodotto di 60-+- hix-\-h2X^ -^ ...-\-)^x^ per {x 4- 2)" ^ e per {x- -^px-\-q)''
Si trova allora che la nostra

uguaglianza diventa

R{x) T{x)

Al

Ao
x-{-a2
''

Mx-hN
x" -\-px
(6o
-+-

bi-^2b2X-^.^.-h4hx''
(x

x-^ai

+ a^

{0? -\-px-^

qf
^^j^

)^^llX-^)2X^^^,..^-)^x

6ia;4-...+ l^x'') (2:r4-;j)

{x

-f-

a^f

{x^

+px + qf
rC

(x

+ ^2)

(x^

-^px + qf

Moltiplicando per
tutti
i
:

T{x) =
svaniscono

(rr

-h aO {x-\e

a^ {x^-^px+qf,
precedente

denominatori

l'uguaglianza

diventa

R{x)-=^ Al
rC

{x -H a^y-

{o(?

-hpx H- qf -h A2{x -h
-f-

ai)

(x-ha.d (x^-^px-^qf

+ {Mx -h N){x-\- ai) {x


-\-(x-\- ai) {x -h 2) {x^

aaf

{x" '\-

px

-f-

qf

-^px
4

-4-

2
dove
il

(h-^hx-h ...'-hx^)ix-i-ai)
(o

q)

(h

+ 2 h.x
{x^

-+-...

+ 4 hx^)
-+- ^2),

-^-px-hq)

-H

a;

-I-

...

&4 x')

(2

-i-p) (x

+ ai) (x

secondo

membro

ancora al massimo di ottavo grado,

perch ogni suo termine stato ottenuto moltiplicando


(di

T (x)
-

grado nove) per una frazione il cui numeratore di grado inferiore al denominatore. Se noi sviluppiamo il secondo membro, otterremo un'espressione del tipo
Co
:

-^ CiX -h CoX' -h

-h CiX'

-\-

C^X^j

INTEGRALI

253

dove evidentemente le d sono polinomii omogenei di primo grado nelle 9 costanti da determinarsi -4i, ^2, ^, ^", &o, &i... &4. Se

k
la

i^

( jj)

To

4-

ri

a;

4-

...

-I- rs x^,

nostra uguaglianza diventa


Co

^0
(

(3)
C8

r8

Le
lineari

(3)
nelle

sono
si

eifettivaraente

un sistema
,&4;

di
le

nove equazioni
quali
di

nove incognite Ai, A2,


possono risolvere con
Cramer non fosse
tali

come ora

proveremo,

la regola

Cramer.
il

determinante in tal caso per il teorema del 27 alle equazioni omogenee che si deducono dalle precedenti (3) sostituendo lo zero al posto delle r, si potrebbe soddisfare con valori non tutti nulli delle incognite. Se le r sono nulle, anche It{x) sarebbe nullo. Quindi, poich le (3) sono equivalenti alle (2) e {2)in,, si potrebbe soddisfare identicamente alla (2) supponendo (a?) identicamente nullo, e le J.,, A^^h^ nno tutte nulle. Dimostreremo che ci assurdo. Infatti, se cos fosse, da (2) si dedurrebbe in tali ipotesi
Infatti, se la regola di

applicabile alle (3),

dei coeficienti delle

nove incognite in

equazioni sarebbe nullo.

d r -\-h,x' bo4dx\_{x-haj)(x^-f-px-h
Se passiamo
Il

__
ii?

Ay

A,
x-\-a2

Mx -+x^-\~px
-\-

qfj~'

+ a,
E

q'

al limite

per x

a^,\ primo membro tende

altrettanto dovr accadere del secondo

secondo membro diventa per x a.^ infinito del primo (e non del secondo) altrettanto dovr avvenire del primo membro. E quindi b^-f-j-h^ x^ divisibile per x -H a^. Ma in tal caso il primo membro finito per x j. Altrettanto deve avvenire del secondo membro. E quindi ^,:=:0. Il secondo membro infinito del primo (e non del terzo) ordine nei punti (complessi) che annullano x^ -hpx-\-q. Come sopra se ne dedurr che ho -h h^ x^ divisibile per {x^ -^ px -}- q}^ e quindi che illf=^::_0. D'altra parte il polinomio ho-\-hiX-h h^x^ di quarto grado pu essere divisibile per {x -h a^) e per {x^ -{ px -^ qy\ soltanto se divisibile per il loro prodotto, che un polinomio di quinto grado cio soltanto se tutte le h sono nulle. dunque impossibile che (x) 0, se qualcuna delle nostre incognite ?>4 differente da zero. Ai,A^,
ordine
(*)
;

membro.

quindi A^

a un limite finito
0.

Il

che

gli

e si vede in pi addendi cercati sono determinati in modo univoco2 Noi dunque sapremo integrare ogni frazione, se sap;

nostro teorema risulta cosi dimostrato

piamo integrare
oc)

ogni polinomio

(x)

^=

ko -h ki

-\- k^i

x"

-\-

-h k,x'

; ^

(*)

Quando naturalmente

si

assuma

come

infinito principale.

254
p)

CAPITOLO XII

76

ogni frazione semplice del tipo

A
X
P')
-i-

ogni frazione semplice del tipo

Mx
X'
.

-^

N
-h q

-\-

px
.

(-,<o)
d

Vx

y) ogni espressione

-r- T777-T

dx W(x)
(P),

Ora

gli

integrali di (a),

(y)

sono rispettivamente

ko

X -h

Ici

-
2

-i-

lu

-
o
a;
I

4-

- + k, s 1
-t-fI

-+-

cost.

A log

4- a
-f-

cost.

-=r7-r
\x)

cost.

Baster saper calcolare l'integrale

di

p'),

cio

Mx-^
-\-

x^

px

N ^ + q dx

cio

y q ^
/

reale

Ora:

Mx
Cosicch
:

-f-

N=--{2x

+2?) 4-

(-^ i^"^)

M\

Jx^-hpx
Ora
:

-h q

'ilJ

X" '^px-\- q

2 /

^ x^+px-^ q

;r

4-

2?

x^ 4-

^it;

4- q

dx =
,

log

(x'

4- VX 4-

g).

E, poich
a;'

sar

+^ + g =
i9a:

( X-

4-

) ^ 2/

-^ k\

(^a;

1
,

x' -^

px

-\-

V^ 2/ ^(-f) = / P (-1) +
"'

._,

-7-

1.^2
.

artg

72

^^

A:'

INTEGRALI

255

Dunque

J ^2^^^^^ ^^

= ^log(a^--i-i?a:-hj))-h-y==artg

-^

cost.

/-f
problema
es.,

i/^-f

2/ nostro

completamente risoluto.

Cos,

p.

per integrare
x^
-i-

2x^ -t 5x^ -{-x -hi

x'(x'-hlf
si

ponga

x'-h2cc^ -hx^-i-x-hl

_A

xHx'-hlf

Mx-hN d / bo-^hx -h b2X- \ "~^"^"^^T dx\ x{x'-+-l) /'

dove manca al secondo membro ogni polinomio, perch nel primo membro il grado del numeratore inferiore a quello del denominatore. Si trova
:

A=
E

l,

M=0, N=l,
log ^

62

=
-r^

1,

bi

0,

60

1.

quindi l'integrale cercato vale:

I '

4- artg ^ X H

x-'
xix^ -h

1)

-4- cost.

77.
a)

z,

Integrazione

di

alcune funzioni trascendenti o irrazionali.

Sia f una funzione razionale (quoziente di polinomi) nella variabile e". Si voglia calcolarne l'integrale 1 /'(e'") dx. Posto
e*

=:

zdx =^ dz
noi

questo

integrale

si

riduce
della

all'

integrale

dz (che

sappiamo

calcolare)

funzione razio-

z
P)

Sia

F una
cos

funzione razionale delle funzioni goniometriche

sen X, cos x. tg x, cotg x, ecc. della x.

Le formole

ig

x=^
cos

>

cotg X

X
,

ecc.

ci

permettono

di

trasformarla in una funcos x.

sen-T

zione razionale f delle sole variabili sen x,

Per calcolare

256
l'integrale
a;

CAPITOLO XII

77
tale funzione,

f (sen
,

x,

cos x)

dx

di

una

si

ponga

= tg 2

cosicch
^ dx -

ciz

1 -\- z-

sen X
Il

=
1

2 z
5
;

cos

a:

-\- z^
:

z = z
1 \ -)r

nostro integrale diventer


2 z

1
1

z^\
1

dz H^'

^\l-^z''

+//

e si ridurr cosi all'integrale,

che sappiamo eseguire, della fun1

zione razionale

.(
Oss.
cos^ X, tg

2z

lz\
pili

-h

z-

Se
:r,

la
il

/*

una funzione razionale


diventa
sen*^

delle sole

calcolo
?
,

rapido ponendo z
^
,

= tg

sen^o?,
x,

quindi

aa;

=
1 -\- z
\

x
:

=
-\-

cos

\ '\- z"

==- ^ 1 -f- ^"


;

Y) Si voglia calcolare
(1)

f \x, ]/ax^

'\-

hx

e) dx
di
a::

(a, b, e

=
e

cost.)
e

dove f
Y^)

una funzione razionale


Supposto a

yax^ -h bx
:

-{- e,

quindi

irrazionale nella x. Distingueremo varii casi

>

0,

porremo a
6rr

k'^,

= va,
z),

(2)

Vax^ 4:

4-

c= k {x +

dove ^ una nuova variabile. Quadrando e risolvendo rispetto alla X, si trova


(3) e quindi
(3)i
e,
:

a;

- = 2 a^
&

(a

=
72

7r

c^o;

=2
^

a:

/
TT \b


-h 2
.

a-2f

2 ac

dz,

2 az)

per (2)

,.
(3)2

V ax^

i^

-\-

bx

-\- e

^=^k (x -^

z)

=.

Va

az^ -\-bz b

2 az
bz

In virt delle (3) e della regola tuzione, rintegrale (1) diventa

di integrazione

per sosti-

M?=

2az'

V a

- 2az
az^ -h bz
b

c\ {az^

77
(b

r^ 2 azf

-\r e)

dz]


INTEGRALI
cio diventa l'integrale di

257
della
z^

una funzione razionale

che

noi sappiamo calcolare.


Y^)
di

Si calcoli ora (1) nell'ipotesi


a;

ao^ 4-

-h

0, (posto

ax" -\-lx-\-

c^=^a(x

a)

(a;

= =
a
P)

<

0.

Se
:

a, p

sono

le radici

^^)

Iz^

{x

a) (x

P).

Questo polinomio dovendo essere positivo, affinch (1) abbia significato reale, dovr essere:
(4)

{x
le a, p

a)

(x

^)<

0,

cosicch

non potranno essere complesse coniugate, n uguali

Le a e P saranno quindi reali e distinte. Dalla (4) a e a; deduce che x P sono di segno contrario, e quindi a e P che x x hanno lo stesso segno, ossia che si pu porre
e reali (*).
si

-^

f^^x"'^'
dove z
un'altra variabile reale.
-4-

Risolvendo rispetto ad x
^Zo;

si

ha

zdz =a + = 2 donde ^, + z) = V a{x = Vax^-h hx-h = \/a{x - = - = 1^ Lr^ X


B ^^

(p

a)

(1

a) (^

P)

(x.){^

x)

(P

^)'

''^^

(P

^)

'^^

cosicch l'integrale (1) diventa


P

,n

^^^-^^f^T^'^^p-^^rb)

\
(1

^dZ
-H

^y

che un integrale di una funzione razionale delle z, e che noi quindi sappiamo calcolare (**). B) Il caso a (per m 2) un caso particolare dell'in-

tegrale
/
(a;,

vhx

-H

e)

dx

(m
posto

= intero
f

positivo)

(6

=!-

0).

Questo

integrale,

V^ hx -^ e

=^

z'^'

z,

dx=-z'^-^dz,
Se a = a = a)2 + b2^0.
(*)
(aj

diventa l'integrale^
j

t"^, ^U'"-'
a)
-\-

dz

-{- ih,

[ia ih

con 6

0, o

5 ='f 0, allora {x

{x~^)

(**) In 7') e 7^)

l'in determinazione

del

segno per

Vax^ -hhx

e corrisponde

all'indeterminazione del segno per k.


17

G. PuBiNT, AnalUi matematica.

258
di

CAPITOLO XII
della

z\
/"

77
integrale

una funzione razionale piamo calcolare.


Oss.
Il
e,

che

quindi

sap-

caso di

una funzione
{p, g, r,

razionale nella x^ \/bx -h


interi positivi)
si

e,

vhx
i>r
(1,

+
r,

vhx -f- e,

riduce subito
di

al precedente,

assumendo per
Tintegrale

m
^

il

minimo comune multiplo

s)

Calcoliamo

(a,6,

e, 6?

(x,

\/ax-hb,
z^

Vcx
h
,

-\-

d) dx
-h,

cost.) (a-i-0) di

V ex -h

d.

Posto z

= \/ax
/

-f-

una funzione razionale /"di x,


e

quindi x = a

vax
2

dx ^=

- zdz,

'^ , . ^ Aquesto integrale diventa

2f./-2r'
|

a
-

6
,

z,

l/c - r
1/

ida-c))\

-^

fa

zdz, /

che l'integrale di una funzione razionale divedi


cio

|/~'^^+(^

un integrale

del

tipo

che

noi

abbiamo gi

imparato

calcolare in y).
Si voglia calcolare l'integrale l x'" (ax" -h hy dx ?) Integrali binomi!. *^ ove a, h sono costanti ed m, n, p numeri razionali. A) Se -p intero^ si ponga x z% indicando con s il minimo comune multiplo dei denominatori di m, n, che per ipotesi sono numeri fratti (cfr. ), e ci si riduce al solito caso dell'integrale di una funzione razionale. T (con r, s interi), posto J5) Se p una frazione

.=(..+!,)
il

s.=('V):<-=4(V)"
:

'

'dt

nostro integrale diventa


s
1

r*

"'

-^

^, +
Il

r+^-+-^
*j

(t-h)-^
noi

dt,

na
che l'integrale
intero.

di

una funzione

razionale, e

sappiamo calcolare, se
il

Possiamo trovare un

altro caso, in cui

possiamo calcolare

nostro integrale.

Basti osservare che, posto x

=~

esso diventa

che,

ijy

{a -f
in

hyy

dy con

/*

= (m -f 2 + wp)
calcolare
se
'

per

quanto

dicemmo

B) sappiamo

intero cio se

n
calcolo
p,

e intero, cio se '

-\-p ^ e intero.

In conclusione sappiamo calcolare il precedente integrale, riducendolo al di una funzione razionale, quando intero uno dei tre numeri

oppure

m + l oppure^ m-hl Y~'

p.

un

Oltre al quadro del 74, C. pag. 244, noi ne daremo qui altro che riassume i pi importanti risultati ottenuti fin qui.

INTEGRALI

259
pag. 244 e 190).

QUADRO
j

DEI

METODI
i

DI
-+j

INTEGRAZIONE
vdx -h

(cfr.

(u -hv) f{x)

dx ^^

udx

cost. (integrazione per

somma)

dx

f[x {z)\ X

{z)

dz

+ cost. (integrazione per sostituzione)


-+-

uvdx
I

=
lev

{vdx

cost. (integrazione per parti).

variabile,

Se f indica nei singoli casi una funzione o delle variabili da cui dipende
Si

razionale

della

calcola

scomponendo
/
/ (x)

(x)

nella
di fra-

^x

somma
di

zioni semplici,

un polinomio, e di una
derivata.
Si

calcola

introducendo

~. = tg X

Si

pu

anche porre

/(sen X, cos x) dx

come

nuova variabile di
integrazione

= tg

ic,

se in /"entrano solo

tgx
di

e potenze

ad esponente pari

sen X, cos x.

f'(x,

"yax

+ h) dx;

Si

calcola

introducendo

a, b

cost.; a^^-O,
intero positivo)

(m

come nuova variabile di


integrazione
Si

r=

Vax -h h

(*).

calcola,

i^ax^

-j-hx-hc^ i/a{x
se se

-\-

z)

assumendo
f{x, v^ax^ -h hx-^c)
I

a
di

dx

a>
a
0,

variabile

a,h,c

cost.

integrazione

quella

defi-

ed

oc,

,3

nita dalla
Si riduce al
|

sono

le radici di

ax^-\-'bx^-

c=0,

/ (oc,
,

yax
,

caso h,i^cx-\-d)dx dente


,
,
I

preceassu-

a,6,o,d

^ = cost.;a,c=r-0

mendo a va^^
;.

= i/ax

-+-

l^-^^^^
i

tegrazione
Si

calcola

/(e')

dx

assumendo a variabile'di
integrazione

Integrali binomii

cfr.

pag. 258.

(*)

Se capitano parecchi radicali z

'i^ax

-\-

b,

Vax

-H

h,

ecc.

si

porr z

= "l/ax -h &,

dove

il

minimo comune multiplo

degli indici

//, v,

ecc.

260

CAPITOLO

XII

78

78.

Integrali

singolari.

a) Finora ci siamo limitati ad integrali di funzioni continue

neirintervallo considerato. Vogliamo ora definire gli integrali di

una funzione f{x) che neirintervallo dappertutto continua, eccettuato un


singolari.
Ci,

(a, 6)

che

si

considera
di

numero

finito

punti

per

es.,

avviene
1

se

volessimo
per

studiare
ic

l'espressione

r^
/
Q

J VX
che,

7=dx, poich j=

singolare

0.

Osserveremo

VX
un numero positivo piccolo a piacere, -7=

se s

con-

Vx
tinua nell'intervallo
1; cosicch

ha un significato

perfet-

tamente determinato
si

r'
lo /

7= dx,

che, calcolato coi soliti metodi,

Je
riconosce uguale a (2

21/s).
2-\/^).
2.

VX

Calcoliamo ora

il

^dx=^\m{2 f=o VX

Tale limite esiste ed uguale a noi porremo per definizione

/-=. dx = lim / -7= dx = oj yx VX

2.

Pi
e la

in

generale,

b,

se nello /
.y a

f{x)dx

per esempio,

a<b

f{x)

singolare

in

a,

ma
il

continua

nell'intervallo

'a-f-,
(e

dove

un numero

positivo

piccolo

a piacere

<

a),

allora noi cercheremo

lim

^0 J a

f{x) dx. Se questo


-f-

limite esiste ed finito,

porremo per definizione


lim
I

f{x)dx=^
non
\
),

f(x)dx.

Se invece
avviene
di lim
f=o

tal limite

esiste

non

finito (come, p. es.,

r^

^ a-[-a X

a/

dx

tale integrale sar per noi

un simbolo

privo di significato.

INTEGRALI

261

procederebbe, se f{x) fosse singolare in h. Se f{x) diventa singolare in un punto e (*) interno ad (a, 6). allora se esistono, secondo le definizioni ora poste, gli integrali
si /"(a;) e^o:
j

Analogamente

f{x) dx,

si

pone per definizione

r f(x)

dx

= C f{x) dx +
finiti
il
a5

f f{x) dx.

P)

Pu

esistere
p.

essendo finita:

una funzione f{x) che singolare in e, pure es. una funzione discontinua nel punto e. 11

caso pi notevole che siano

=c

lim

f(x) ed

il

lim
x==c-j-0

f(x),

ma

che

tali

limiti sieno

differenti
IT

l'uno
""" C

dall'altro.
r-

Ci, p. es.,

avviene per la funzione sen x

-+-

-r~

\x

In tal caso la nostra

c\

definizione si pu esporre in forma piii semplice. Se, p. es., a < 6, consideriamo in (a, e) una funzione fi (x) che, per x =^.^ e sia uguale ad f{x) e nel punto e sia uguale al lim f{x) ed in (e, 6)

una funzione
e

(;r)

che

nel

punto

sia

uguale

al
aj

lim

= c -j-O

f(x),

nei punti

=h e sia uguale ad f(x).

Sar:
(x) dx.

f{x)dx=\

fi

(x)

dx -h
a

f2

Per l'esempio ora


\senx-i--

citato sar se

<c <b
1

r\dx =

i~'l

+ senx)dx-{-

(~hl-hsenx)dx:
e se esiste ed

Y) Se f-(x) definita nell'intervallo (a, H- oo


finito
il

lim

f{x)dx, noi porremo per definizione:

f{x)dx=^\\m
se

f{x)dx.
i^er

Analogamente,
definizione

f{x) definita

x^a,

porremo per

f(x) dx
00

=
k

lim
v:

/
\J k

f(x) dx^

di

(*) Si pu porre una definizione analoga nel caso che vi sia un numero finito punti singolari.

262
se
il

CAPITOLO
limite del secondo

XII

78

membro

esiste ed finito. Infine porremo,

se f(x) definita per ogni valore della x,

fix)dx^=
<X
ft

lim
OD
-I-

/
%/
Ti.

f{x)dx,

i =.

X
finito.

se

il

limite del
p.
es.,

2"*

membro

esiste

ed

Cos,

essendo

lim
k^-\->

^dx= lim J x t-x


/
1

r*

ri T =1,
|_

:c

Ji

/
1

-j dx ^=
x x dx

l.

Cos,

poich lim
fc

cos

lim (sen k)
;

non

esiste,

non

co

^0

= OD
cos

ha alcun

significato l'espressione

x dx

(*).

Agli integrali di questo paragrafo si possono in molti casi estendere le regole di integrazione per somma, per sostituzione,
per parti.
Cos

^ dx

esiste,

se

esiste ed finito

il

lim

t-

-r-^

dx

(ove ^

abbia
log f L
1.
;

il

segno dh

a) cio
1

il

lim
==0

^^
1

L
1.

^ T 7 nj 1 ^
i
;;
I

'

se

n 4=1,

oppure

il

lim
=0

a log
I

se

per w

<
l

Questo limite

infinito per

w^
i.

1, finito
1

Sia f{x)

escluso

esista
7

una funzione continua nell'intervallo (a, )\ un intorno (a, e) di a [e compreso fra a e h],
T-

punto a al pm tale che in esso


il

I '

fix) ^ ^
'

< ^^

{x

^ af

con

A:, '

costanti, ed

<

1.

Definiamo due funzioni

? (a?) e

i(a;)

ponendo o{x)
^{x) =

= f{x)

__^(ic)^

^{x) nei punti ove


^

=Q

nei punti ove

f(ic)>0; ponendo
I

^(a;)

=
1

tinue positive

nulle (escluso al

f(x)^0. Le pi il punto x
dx variano

^(a;), t(a;)

saranno funzioni cona\ non superiori ad f(x)

Ora
il

sia

/
di

f (x)

dx che /

^ (x)

nello stesso verso

quando

(che ha

segno

a)

tende a zero, e perci tendono per

ad un

limite.

Poich

p. es.

f{x)dx=

f{x)dx-\I

f (x)

dx, e ? (x) nell'intervallo (4- h e) non

(*) Si lascia al lettore di

completare
oo,

le

precedenti definizioni, per


fosse

il

neirintervallo

(a, -f- oo)

(-

a) o

<x, oo) vi

un numero

finito di

caso che punti

singolari per f{x).

INTEGRALI

263

supera

/ (ic)

^ -^ (^-)"
-:^^^
-,

Ise

s
i

<

],

lo /

^{x)dx non supera


e

in valore

-/.+ ay
.

assoluto

l'integrale di

_ =

che tende per

-:

a un

limite

finito.

Perci

/v

(a:) )

dx tende per

a un limite /iwifo, finito, che sar

il

valore di / /

^ (^)

^^

altrettanto dicasi di /

^ (x) dx. Poich f{x)

e (a?)

4-

(x), lo integrale /

f{x) dx

esister dunque, se in

un intorno

di a vale la

f(x)

^ ^^ _ ^y
se,

(/^,

costanti

< 1)
non maggiore

ossia,

come

si

suol dire, se f (x) e

per x

a=

infinito di ordine

di n

<1.
In modo analogo
si

prova che
i

per x abbastanza grande, la funzione con(A;,

tinua f{x) soddisfa alla

/(ic)l

^^ ^ X

cost.;

n>

1),

ossia se f(x)per x

qo

diventa infinitesima di ordine

non minore

di

n> 1,

allora esiste Io

r fij)x.

Osservazione.
Certe frazioni razionali
plice e diretto.
jTuiiiauiu, p.
si

possono integrare in modo

sem-

e:

264

CAPITOLO

XII

79

79.

Integrazione per serie.

a) Nel paragrafo precedente abbiamo dato, partendo da alcune formole di calcolo differenziale, metodi che in qualche caso particolare servono a calcolare gli integrali di una fun-

zione continua.
grali,

Ma

poich ogni funzione continua possiede inte-

sorge spontanea la domanda:


gli

Come

si

calcolano, almeno
al

approssimativamente,
calcolo dei quali

integrali di

una funzione continua,

non bastino i metodi esposti nei precedenti paragrafi? L'importanza di questa domanda si rileva tosto, appena j^i ricordi che anche l'integrazione di una funzione razionale richiede la risoluzione di un'equazione algebrica: che
noi

sappiamo costituire un calcolo spesso ben lungo, anche se si vuole soltanto una piccola approssimazione. Di pi si noti che
quando, per
es.,

diciamo che

perci che sappiamo integrare

=
c^x
,

log

.t

4-

Ce asseriamo
al fatto

ci

dovuto soltanto

che nelle tavole logaritmiche abbiamo un

mezzo per

calcolare
Si

con sufficiente approssimazione

valori di

/> -^
/

dx.

tratta

dunque di trovare un mezzo per calcolare approssimativamente un dato integrale o, se si vuole, di costruire per ogni dato integrale delle tavole numeriche, che compiano per esso l'ufficio
che
le

tavole logaritmiche hanno per l'integrale /


i

J X

dx.

parleremo anche in altri capitoli. Per ora parleremo soltanto del metodo che ricorre agli sviluppi in serie. Il teorema su cui si basa tale proVarii sono

metodi a

tal fine, e di essi noi

cedimento,
P)

il

seguente:
(a,

Se nell'intervallo finito

b)

la serie di funzioni con-

tinue

f{x)

Ui {x)

-\-

u. ix)

-4- 1^3

{x) -H

= 2 Un
Zo
J

(1)

totalmente convergente, allora (per a

^ x ^ b)
,
a;

(x)

dx

esiste ed

uguale proprio alla serie degli integrali


{x)

Jx Ui

dx

,^x
u-i

{x)

dx -^

u-s

(x)

dx H-

(2)

INTEGRALI

265

Divideremo

la

dimostrazione in 3 parti:
Infatti,

V
di

La
i,

serie (2) converge.

se

Mn

il

\unix) converge. Dalla

la nostra ipotesi equivale a questa che la serie


|

massimo S ilf

Un (x)

^ Mn

segue ( 74, pag. 243) che

'I

Unix)

dx\^Mn\x
ottenuta

a\;

dunque
la

la

serie

(2)

viene della
2^

\x serie convergente

S Mn

converge
j,

assolutamente,

perch
\

cos

moltiplicando per

a\

av-

S Mnun
integrale indefinito di f(x).
Infatti

La

serie (2)

la serie (1),

mente convergente,
di (2);

ottenuta derivando (2) termine a termine, totale pertanto ( 65, pag. 206) la derivata

cio (2)

un integrale
proprio
dx,
|

indefinito di f{x),
f (x)

La

(2) vale

dx. Essendo

F{x)

=jf{x)
x

ffix)
in (2),
i

dx

= F(x) Fia).
si

Ora, ponendo

=a
si

termini di (2)

annullano.

Pertanto

F{a)=:0;

e quindi f

f(x)dx

= F(x).

ed.

d.

(*)

Si deduce tosto la seguente osservazione

notevolissima.

Se

una funzione f(x) non

sa integrare coi metodi da noi svolti,

ma
bili,

se si sa sviluppare
i

f(x) in

una

serie

totalmente

conver-

gente,

cui termini
si

hanno integrali

noti

facilmente calcola-

re
allora

pu avere un valore approssimato di

Ja

f(x)dx,
della

calcolando la

somma

degli integrali dei

primi

n termini

serie considerata, se

abbastanza grande. Nei casi

pi co-

muni basta lo sviluppo in serie di Taylor. E si noti che a pag. 218 e seg. proprio con questo metodo abbiamo trovato le serie cos comode per calcolare numericamente le funzioni
log (1

+ X)

^l

^^dx;

artg

.:

=f^

^^_
'

-2*,

arcsena;

dx

=/ Vlx"
e ci, perch le (*) Non vale un teorema analogo per integrali indefiniti costanti arbitrarie che figurano nell'integrale indefinito di ogni termine di (1) po;

trebbero esser scelte in

modo che

la serie

r
sia divergente.

fu, {x) dx

C_>~|

-f

u^ {x) dx

C.l -h

....

266

CAPITOLO XII

79

Esempio.
Voglio calcolare
oscilla attorno
il

tempo

T impiegato
OQ
una
verticale

da un pendolo

nel passare dalla posizione

simmetrica

OP che OF alla posizione di OF rispetto alla

retta Oilf con

OV, Detto l'angolo di OV^ questo an-

golo durante Toscillazione varier

da un minimo
la forza

a ad un massimo

a=F(0)e(fig.31).PostoOP=Z
viva del pendolo, quando
trova in Oi,
esso
si

data da

-mr-5,
2
e

dv

se

la

massa vale m,

Questa forza t indica il tempo. viva uguale al lavoro


Fisr. 31,

mgl

(cos

cos a)

eseguito dal pendolo nel passare dal

piano orizzontale a cui appartiene


appartiene

M = costante
{g
.

al

piano

orizzontale

cui

di gravit).

Quindi

m r
,0

tZ0^

--f2~'^9

(cos0

cos a)/,
\ 7

donde

a t

e quindi

T=l/
^9

dB
j/cos0-cos

Posto sen

a = sen sen 2
2

cp,

si

ottiene

^\/lK'
.

ser ^

dove

si

posto

= sen --

E
(1

quindi

\h\<
cp)

|/l

/l'sercp
^i^ 2^12

h^ sen-

-^^

h'

sen'cp+

h'sen'^-i-

^^
2^13

h' sen'

INTEGRALI
donde

267

T=|/:

^ ^ "^ 2

^^'
'

^^^'

"^

^^

,4
/i'

"

4 sen>

c?

^ 9

-4-

^^

1.3. 5

T'
/

6 sen'^d^-,

Se a cosi piccolo
termine,
si

da poter tener conto del

solo

primo

trova la formola classica

T=n\/ .
r
9

Nel caso generale invece :

r=,|/I|.*J,*-.(i^p...(Vtl)''.--..-|
di

Qual p. es. l'errore commesso se oc non supera l'angolo 10 gradi, quando si tenga conto del solo primo termine?

268

CAPITOLO

XIII

80

CAPITOLO

XIII.

CALCOLO DIFFEREiNZIALE PER LE FUNZIONI DI PI YARIABILI

80.

Continuit.

Derivate parziali.

a) Al 41, pag. 137, abbiamo gi visto che alle funzioni di pi variabili si pu estendere sia la definiz. di limite, che quella di continuit, ecc. Vogliamo qui aggiungere un'osservazione, che per maggior chiarezza esporremo pT una funzione di due sole variabili f{x,y). Sia essa definita in un intorno j del punto ic a, e siano x a-\-M, y ~l)-\-kt{]i,Jc cost.) le equazioni parametriche di una retta generica r uscente da tale punto. La f diventer funzione del solo parametro t, se ci limitiamo a considerare i punti di r interni ad j, e i valori ivi assunti da f. Questa funzione di t sar continua per t ^= (qualunque siano h, 7c, cio qualunque sia la r considerata uscente dal punto [a,!)]) se la f(x, y) continua nel punto (a, b). Il teorema reciproco non vero, cio: Se f(a-i-ht, b-f- kt) funzione continua per t. 0, qualung^ue siano h, k, la f(x, y) pu non essere continua nel punto (a, b). Infatti da tale ipotesi segue che, scelto un f arbitrario, su ogni retta r uscente da (a, h) esiste un intorno B, tale che per i punti (x, y) di questo intorno vale la \f{x,y) f{a,'b)\<,. Ma al variare di r, pu variare la lunghezza di questi intorni se anzi questa lunghezza ha limite inferiore nullo, tutti questi intorni (uno su ogni retta uscente dal punto [a, b]) non riempiono alcun intorno j del punto (a, h) nel piano cio non esiste alcun numero o tale che ogni punto soddisfacente alle \x a\ <C^, \y ^\ <^^ appartenga ad almeno uno di questi intorni B.

y=h

>

>

Sia f{x,y,z,
z, ....,
t..

t)

una funzione

di

pi

variabili

x, y,

Se diamo alla y, z, ...., t valori determinati 6, e, ....,6?, la f si ridurr una funzione della sola x. Se tale funzione derivabile (rispetto alla x) nel punto x=^a^ noi chiameremo tale derivata la derivata parziale di /"rispetto alla x nel punto x=^a, y b, d) e la indicheremo con f^ (a, b, t =^ d

con
solo in

Se poi questa derivata esiste non


il

un punto, ma
,

in tutto

campo

ottenuto, p.

es.,

facendo
pili

variare x, y,

in certi intervalli, questa derivata sar una


,

funzione delle x, y,

in tali intervalli

si

indicher

semplicemente con

f'^

o con

^^

E, se

si

vuol ricordare, come


si

talvolta opportuno,

che per calcolare tale derivata

comin-

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


eiato col dare alle y^z^
^

269
indi-

valori determinati,
:

si

suol

care tale derivata col simbolo


if ^y^z^
,<

= co8f.

Iv:) \VX/ y^z,

,t

= C08t.

ancora da ricordare che nei casi piti comuni si pu calcolare f^ in un dato punto, derivando la f rispetto alla x e t come costanti, e, soltanto dopo aver considerando y, z,
,

eseguito la derivazione, sostituire

alle

x, y,

z,

le

coordi-

nate del punto che


alla y,

si

considera.
le

Altrettanto dicasi per


,

derivate parziali

della

rispetto

od alla t. o alla z, possono a loro volta essere funQueste derivate f'^c, f'y zioni derivabili e possedere derivate parziali. E noi con
.'

-IL f

-IL
le

f -li.
/"',;

indicheremo rispettivamente

derivate di

rispetto x, y,

z,

ecc.

indichiamo Queste

le

nuove

derivate di fy rispetto x, y, ecc. derivate si diranno derivate


f.

parziali

(del

secondo ordine) della

Le

derivate di queste, se esistono,


e cos via.
(5) fxyxzy

si

diranno derivate pares.


:

ziali del terz' ordine

Cos,

p.

n
'x 'y "x

^z ^y
si

sar quella
rispetto
alla

derivata del 5 ordine, che


x, la

ottiene

derivando f

derivata

f^;

cos

ottenuta

rispetto alla y,

la derivata f'^y cos ottenuta rispetto alla x, la f'xyx cos calcolata rispetto a ^, e infine la f'xyxz cos ottenuta rispetto alla y.

Cos, p.

es.,

se

f tr,
le

y, z)

=^

x^ -^

y'^

-\-

z^^

-^ xy

-\-

2 yz

-^r

^ zx,

per ottenere f^
y,

alla x).

si deve derivare rispetto alla x considerando come costanti (espressioni aventi derivata nulla rispetto Si ha cos che ?/'\ /, yz hanno derivata nulla, xy ha
;

per derivata y, ecc.

cosicch

eX

270
Analogamente

CAPITOLO
si

XIII

80

troverebbe

3 f
j-^

/"v

= 2y+x+

2z,

Ciascuna
delle X, y, z,

di

queste tre derivate a sua volta una funzione


si

che

alla^. Si

hanno

cos

pu derivare rispetto alla x, o alla y, o 3. 3 9 derivate del secondo ordine della

Cosi,
alla z,

p.
si

es.,

derivando y~

^==

VX

fx

rispetto

alla

x,

o alla

z/,

ottengono

le

tre derivate che indichiamo rispettiva-

mente con

)x'~' '''''x:)y~' ''''x'z~'


e

XZ

che,

nel nostro caso,


si

In modo simile

sono ordinatamente uguali a 2, 1, 3 trovano le altre 6 derivate del 2"" ordine

^y-x^' '""'^y'"' '''lylz~'

yz
^

^y
Dalle
derivate

_
di

/."

^y

/>"

^
si
]

f"

derivate
di

second'ordine
e
di

giunge

facilmente alle

terz'ordine

ordine superiore

mediante nuove

derivazioni rispetto alle variabili x,y, z

tutte queste derivate

sono nell'esempio precedente uguali a zero.


P)

Non

tutte le derivate successive definite in a) sono per

distinte,

almeno finch restiamo nel caso pi

comune ed imle

portante di funzioni aventi finite e continue tutte

derivate

che consideriamo e finch consideriamo soltanto punti interni alla regione, ove sono soddisfatte queste condizioni. Noi dimostreremo infatti che per tali funzioni Tordine in cui pi derivazioni si

eseguono non ha alcuna influenza sul risultato finale che p. es., se f funzione delle x, y, z, valgono nelle nostre ipotesi le uguaglianze
: :

x,x,y,z

x,y,z,x

x,z,y,x

y,x,z,x

cv/iy.

perch tutte queste derivate sono state ottenute derivando due volte rispetto alla x, una volta rispetto ad y, una volta rispetto

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


a
z.

271

In altre parole,
prodotto.

le

operazioni di derivazione parziale godono


cos

della propriet commutativa^

come ne godono

fattori

di

un

prodotto, basta dimostrarla per

E, come, per dimostrare questa propriet per i fattori di un i prodotti di due soli fattori, cos a noi baster provare che un punto {*) finite e iSe la funzione f (x y) possiede in
:

continue sia

le

prima

rispetto

f x, f V che ad x e poi
"yx ;

la derivata f

ottenuta derivando

rispetto

punto anche

la f

ed

ad y, essa possiede in tale in tal punto f"xy =^ f "yxil

La
Si

f"y3,

definita

come

lim -ri fyi^-^^yl/)

h=o n

f'yi^^y)
J*

[_

deve dimostrare che questo limite esiste ed


tj)

il

Poich fyil

= lim f^^^y-^^'^ f^i^y)

uguale a f'^
lij^ite

da esa-

minare
\
\

lini

lim

fi^-^^^y-^^^^-fi^-^Ky)

fix,y-hk)-f{x,y)
lij^
j

cio
1
i

il

limite di

fix

-\-h, y-\- k)

f(x +
z^

h, y)

f{x,y-^
^

k)

f{x, y)
(1)

k
quando
Posto 9
si

passi al limite prima per

(a;)

0,

poi per

h ^=

0.
'

^^,la

(1) diventa

cio per irteorema della

media ^^xix -^^h), dove

<9<

1,

ossia

la (1)

diventa dunque ^^
4>'

(h

(y

_|_ y^)
rC

ci)
*

{^y\

'
,

cio
^ h,

per

il

teorema
dove

della

media ancora <

{y
1.

-\-

o'

k) ossia f'^y {x
si

-\-

y -^

^' h),

0'

<

La fxy

nel punto che

fcy {x-\-^h, y -\- ^'k) per /i modo si faccia il passaggio


noi cercavamo, cio
il

considera continua
0,

il

limite di

perci (in qualunque

f'xy {x, y). Il limite che valore di f'y^, esiste dunque ed uguale
al

limite)

f'xy,

come volevamo provare.


Suppongo
tale

(*)

per

le stesse ipotesi del

punto interno alla regione ove f{x,y) definita ed ove, nostro teorema, esistono le /'^r, f'y, f'xy.

272

CAPITOLO
Notiamo un semplice

XIII

80-81
del

corollario, che

una generalizzazione
__ f(x,y

teorema della

media.

Il

rapporto
1
li
l

B;

f{x^h,y-^h)-f{x^h,y)
Jc

+ Tc)-f{x,y) ~ _
)

ha per prima di passare


-

_ ~ f{x + h,y + 1c)-~f(x-hh,y) fix,tj-h1c)'+-t{x,y) hk h=k per limite la derivata mista nel punto y)
(x,

esso stesso,
cos)

al limite, vale la derivata mista in

un punto (diciamo
^

intermedio x
il

-|-

h,

-|-

^'

k.

[Precisamente come

^-^^

'^^ ha per h
*'

{x-\-o h), se (x) nell'interf' (x) e prima di passare al limite vale X 4- /<) determinato e finito]. Nel caso attuale si suppone che la derivata mista sia anche continua.
limite
-'

vallo {x,

81.

Teorema

della

media per funzioni

di

due o pi

variabili.

(a,

Se 9 (x) una funzione derivabile della x nell' intervallo -f- /^) il teorema della media si enuncia con la formola
:

cp

(a -H

/^)

(a)

/i

^' {a

4-

0/^),

dove

< <

1.

Troveremo una formola analoga per le funzioni di pi variabili. Sia f{x, y) una funzione di due variabili x q y definita in un campo R e derivabile in tutto R sia rispetto alla x che rispetto alla y. Sia A un
punto di

X Qy:

R di coordinate Q B (fig. 32) un


campo
di

altro punto del

coordinate x-\-h,7j-\-k.

Per passare dal punto ^


al

punto

B si

pu, p.

es.,

seguire una spezzata, di


cui

un segmento

pa-

rallelo all'asse delle


i

l'altro segmento parallelo all'asse delle y.

Se
e

questi due segmenti sono


-^

interni al

il

campo

i?,

p-

32

il

loro punto

punto
la

C
si

comune, avr per


di

ascissa

l'ascissa

di

5
i

per

ordinata

Allora la differenza
(*)

f(x-^h,y-^rk)
CT
si

f{x,y)

ordinata

(*).

pu porre,

Supponiamo dunque
si

nel

precedente 80 non
h,
Jc

che
al

supponevano

interni al campo che esaminiamo ; segmentile, fatta analoga ipotesi, perch superflua, in quanto tendere a zero, ed il punto (x,y) si supponeva interno

campo R.

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


aggiungendo uguale a
[f{x
e togliendo
il

273

valore della funzione nel

punto C,

-h,y-^k) fix

+ h, y)] + [fix +

/^,

y)

fix, y)]

che la somma di due diiferenze. Se considero x ed h come costanti, la f(x-+- h, y) considerare funzione della sola y, ponendo f{x-[- /^, ?/)

=9

si

pu
(y).

Sar allora
cosicch
:

f{x'th,y-^k)
fix
che
per
--

= ^{y-i-k),
y)

h,y -h

k)

fix
della

-4- h,

=^
(per

iy
le

-hk)

iij),

il

teorema

media

funzioni

di

una

sola variabile) uguale a

k^'yiy-{-^k)
cio,

(0<G<1);

essendo
^'yiy -^

U)

^ fyix -^ h,y -^ U\
h, y)]
:

sar

[fix

-^h,y-hk)
si

fix -h
a

= kfy ix -hh,y
-4-

-\-Q k).

Analogamente
[fix -\-% y)

dimostrerebbe

- fix, y)] = hf, ix


membro

0'/^ y)

(0

< G' <

1).

Sommando membro
si

queste due ultime uguaglianze

ottiene

fix -\-}i,y-^k)

fix, y)

= hf, +
ix
^ k).

^'h, y) -h

H- kfy ix -\-h,y -^
Quest'ultima formola estende

il teorema della media sl funEssa ci dice che la differenza dei valori della funzione f (x, y) in due punti (x-{- h, y-4- k) e (x, y) uguale alla somma del prodotto di h per la derivata parziale della funzione data, rispetto alla x, calcolata in un punto intermedio del segmento (x, y), (x 4- h, y) e del prodotto di k per la derivata parziale rispetto a y della funzione data, calcolata in un punto intermedio del segmento (x h, y), (x -I- h, y -h k).

zioni di due variabili.

Qui
finite).

si

suppone soltanto che


delle

le

f^, f'y esistano (e siano quindi

Scambiando gli assi mola della media.


Altre formole
si

x,

si

ottiene

una nuova

for-

potrebbero ottenere variando la linea

che

congiunge
18

il

punto

al

punto B.

G. Tubini, Analisi matematica.

274
Pi avanti, p. giungendo A con
alle fa:,
Il

CAPITOLO
es.,

XIII

81-82

col

daremo un'altra formola ottenuta consegmento rettilineo AB, imponendo per

fy 1^ Ulteriore condizione di essere funzioni continue. teorema della media si pu estendere in generale alle funzioni di n variabili con metodi e ragionamenti affatto analoghi a quelli da noi adoperati nel caso di funzioni di due variabili. z, t) una funzione di n variabili, si trova la Se f(x, y, formola generale
:

f{x -^

h,

y -^ k ^= hf'^
-f-

-[-

l,

t -\-

m)

f{x, y

z,

t)=

(x -^ (jh,

z, t)

4-

kfy

{x-i-

h,y -h

^'k,

z,t)-^
t) -+-

-4-

Ifz (x -+ h,y-\- k

z 4- 0"
,

l,

-h

mft

{x

-{-

h,y

-\-

k,

-\-

l,

-h

6'"

w).

82.

Differenziali.

Supponiamo che f^
sar
:

fy siano

tutte e due continue. Allora

lim
lim If^

fa,

{x

-h^h,y)=^

/" {x,

y)

{x-h ^h,y)

{x, y)]

=
a,

0.

Ponendo

f, (x 4si

h, y) h, y)

f,
= f^
si

{x, y)

==

ha

f, {x
le

{x, y) -4- a.
:

(1)

Con

stesse considerazioni

trova che

fy {x-\'Ky-^^'k)

= fy

(x, y)

P,

(2)

dove a e p sono delle quantit che tendono a zero con h e k. Dalla formola che esprime il teorema della media, ricordando la (1) e la (2), si deduce
'-

f{x

^h,y^k)- f{x, y) = h [f. (x, y)-hcc]-h


(x, y)

4- k [f

4-

?>]

= [hf, =

(x,

y) 4-

kfy

ix, y)]

+
(3)

4- [a/^4- ^k].

Questa formola dice che la differenza f{x-\-h,y-hk) f(x, y), incremento che la funzione f subisce nel passare dal (x 4- h, y 4- k) la somma (x, y) al punto ^ punto A la prima di due quantit hf^ 4- kfy che nota, la seconda

oLh-^^k

che una quantit incognita, infinitesima di

ordine

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


superiore rispetto a

275
ten-

quantit kf^^ H- kf'y sar detta differenziale della funzione e sar indicata brevemente col
/z

dono a zero per


simbolo df.

yh^ -h
0,

/r,

perch

a, p,

come sappiamo,

0.

La prima

Possiamo dunque

scrivere,

quando l'incremento

f{x 4- h,7/-^k)
della funzione si indichi con

f(oc,y)

Af
=^
x,

Af=df-hioLh-h?>k).
Osserviamo
che, se f(x, y)
f'^,

^=
h.

1, f'y

e quindi

dx
Analogamente
Il
il

= h .1 -h k .0 =
dy vale

diiferenziale

k.

differenziale della funzione generale f{x, y) sar

dunque

df=^ fa dx -h fy dy =^ ~- dx
Ne
le

-\-

Y~

^y-

risulta confermato che

dx

e c-^

oy

non sono (almeno secondo

definizioni qui poste) (*) quozienti di differenziali,

ma

veri e

proprii simboli.

In modo analogo

f{x,y,

^,

13.

pone per una funzione di pili variabili quale possegga derivate prime continue:
si
-4-

df=^ f^ dx -h fy dy

-4-

f\ dz 4- ft

dt.

evidente l'analogia
di

di

questi ragionamenti

di

queste
fun-

definizioni con le corrispondenti proposizioni

relative

alle

zioni una ammettere in

sola variabile. Nel caso "attuale


piii

si

dovuto soltanto
f.

la

continuit delle derivate prime della

83.

Derivate delle funzioni

di

funzioni.

(Funzioni composte).
a) Sia z

sieno funzioni di
intervallo y?

una funzione f{x, y) di due variabili x, y, le quali una variabile t. Quando t varia in un certo il punto {x, y) varii nel campo ove definita la z,
t

cosicch la z sia funzione della

nell'intervallo y.
y't
i

Siano fx, f'y finite e continue, Xt e riceve un incremento A^, siano ^x, A?/
(*) Si

finite.

Quando

la

corrispondenti incre/

potrebbero definire dei differenziali parziali

e) .r

/ 'r c^^

f',/dij.

e interpretare allora e
i

y-

y^ come

quozienti,

cui numeratori

fossero xf^vf,

denominatori dx, dy.

Ma

ci porterebbe soltanto complicazioni.

276

CAPITOLO

XIII

83

menti delle x,y\ e sia A ^ il corrispondente incremento della Sar per il teorema della media
:

2,

A = +A + A f{x, = = ^xfAx-\-^^x,y)-\-^yfy{x-^ y-h^' Hy)


^
^(.r
X,
.?/

^)

y)

ix,

(o<e<i)
Donde

(o<0'<i).

Az
lim

=
lim

lim

f, (x 4-

A^
:r, ?/)

lim

-h

-f-

fy {x-\- l^x.y-^^' ^y)


e ^'t

lim

-^

=
che

Poich per ipotesi x\


\m

esistono e sono finite, lim Arr ^=^

^y^0.
e
/^',/

Ricordando che f^
z't

sono

finite e continue,

se

ne deduce

= lim A^ _
A-^
,',

esiste,

ed dato dalla

z'.

x\

z\,

y\

dx 2zdy -^ - ^ -Yytt'
1)

(1)

Sciasi considera

come variabile indipendente

( 53, pag. 177), :

= di dx = x\ d dy y\ dt
dz
z'i

Cosicch per (1) dz ^= dente 82.


(cfr.

z'tdt

=^

uZ
:r-

dx

-{-

^^

dy ^ ^^

uZ

come

al prece-

Riconosciamo dunque anche in questo caso pi generale 59, pag. 187) che il differenziale primo di ima funzione dato sempre dalla stessa formola, qualunque sia la variabile

indipendente.

E
latini,

si

osservi che, se

si

scrivessero le derivate parziali coi d

tale formola

assumerebbe l'aspetto

dz
dt

dz dx
^=z
1

dz dy
~ dy dt
di

(a)

dx
^

dt

che
1

taluno
,

dz

assurdo

dt

potrebbe

essere

tentato

semplificare,

ottenendo
\

dz
t"
"+"

dz
"T"

Le

notazioni

...

usate

in

(a)

possono

dt

dt

perci portare a gravi errori di calcolo.

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


Si
di X,

277

ha pure similmente, ricordando che y, entrambe funzioni della t, che


:

z\,

Zy sono funzioni

dt

"

Tx'"''^
dz\,

^y^'~~' ^^^'~^'

^^y^^

se le derivate seconde di z sono finite e continue.

In tale ipotesi
d'z

si

deduce, derivando (1), che


9
^"'^

3^^

df
^

/^^V-4\dt/ ix^ydi/ "x^

dxdy
dt
3 z d^y
l}y

d~z /

dy\-

'ix ly dt lix'iv

dy~ dy

K't /

^z ''x

'x

df

df
n
si

(2)

P)

Analogamente,
t

se

f funzione
se la
/*

delle

variabili xi,

x->,

x^,

tutte funzioni della

funzione della

in

t, pu considerare come e un certo campo, sar con ipotesi analoghe:

stessa

df
dt

^ ?^
"xi

_^

^
=

^f dxn
^Xn dt
\

dt

3x2 dt

Y) Sia ora f una funzione, p. es., di tre variabili x, y, z a;, la /" diventa funzione e siano y, z funzioni della x. Posto ^ ^ di 5, y, z, tutte e tre funzioni della x. Si ha quindi (poich S

e quindi

= 1)

dx

3^ dx
Si noti

"y

dx

"z

dx

"Hx

(^y

3^

anche qui quale differenza passa tra ^^


si

3?

^^^
:

ottenere la prima,

deriva considerando y e z come costanti per ottenere la seconda, si deriva considerando y e z come funsen x, z =^ cos x, z, y x -^ y zioni di X, Per esempio, se

f=

= ^ dx
5)
:

"7^

dx

1 -h cos

a;

sen

x.

Supponiamo f funzione

delle

due variabili

x,

definite

dalle

X =^ a

-\- ht,

y =^

b -{- kt

{a, h,

/^,

costanti).

278

CAPITOLO

xm

83

Si trovino le derivate di /"rispetto alla variabile indipendente

t.

Siha:

df^'fdx
dt
'x dt

K^=]^^l
'y

j,L]

dt

)x

^y
j,

dt\^x/
e

i(K\ =, 1 (^^^ ^ + 1 /l ^=. 7,^+ ^x\)'x/dt


'y

y-f
:

\'x/ dt

"x^

)x)y

analoga per

|(^^);
d
dt

dY^
df
\

/df\ \dt)

/ 3/-\

d_

/}f\

dt Klix)

dt X'y/

x'

xoyf
ox"

oxy
y"

y'/

xy

Una

regola

mnemonica per

ricordare queste formolo di porre

sviluppando poi con


frazioni

le

regole dell'algebra elementare, proprio

come

se -y-

-r
le

fossero

vere
(*),

proprie

aventi

per

numeratore
alla
fine

per denominatore
i

quantit x^ cy
-r-^
/',

con l'avvertenza che

del

calcolo

simlDoli -r

ox

/,

f,

ecc.,

non

si

debbono pi considerare come prodotti


,

(ci

che non
ecc.

avrebbe senso),

ma come

uguali rispettivamente alle derivate -y^


si

- yy,

con

le

medesime convenzioni

trova

Esempio.
Sia
cosicch

f{x,

y)^x\
;

a;

=T
:

(0,

=^
dx

(0,

/^= 9
dt

(0"^^'^

si

trova

d{^(iY'''\

di

_d(x^)_
dt

d_y_

~dt~~'

^^''^'dt'^^^^'dt^

= tJx'-'^\t) + x'\OgeX^\t)=Cp(tY^'^\t)\Og^(t)-^^(t)'^^^
come
ci

gi

noto dal 60,

es.

3'',

pag.

189.

(*) In tale calcolo, dx e dy si debbono considerare ciascuno come un unico simbolo di una quantit, e non gi come prodotto di d per x o per y. Cos, p. es., si scriver dx^ e non ^^a;^

CALCOLO DIFFERENZIALE

PEE,

LE FUNZIONI, ECC.

279

84.
a)

Funzioni implicite.

Si abbia l'equazione

f{x,y)
Se
si

0.
?/

(1)
(a;)

pu trovare una funzione

1= 9

della

a;,

che, sosti-

diciamo che essa una funzione della x definita in modo implicito, pi brevemente una funzione implicita della x. Se si riesce a
tuita in (1) al posto della y, le soddisfi identicamente, noi

risolvere la (1) rispetto alla y,


esplicita della x.

si

ottiene cos la

y come funzione
a due diametri
le

Cos, p. es., l'equazione (di

ortogonali scelti

implicita due funzioni

forma esplicita

La
a;

teoria della

1=0 come forma x \^x^\)^ y = 4- ^1 = ^1 che z= funzione y = x


assi) x"
-\-

un cerchio
y^
(

riferito

definisce in

della
1/

quali sotto
0?.

si

scrivono:

a?^

?/

/'

(x)

soddisfa alla
(

cp

(^)

0,

cio la teoria

della

(f

(y)

un

58, pag. 183) della caso particolare dello studio attuale.


si

funzione

inversa

La
nerali.

definizione test posta


Cos,
se, p. es., esiste

pu estendere a casi pi ge?/

una funzione

= 9 fe,

x^,

Xn)

che sostituita al posto della y nella


f(xi, X2

,Xn,y)
di

=
,Xn, ^];

[/*= funzione
vi soddisfi identicamente,

Xi^x>

noi diciamo che la

y
(p

=^

una
,

fun-

zione definita in
^

modo
,

implicito dalla precedente equazione.

Se,
cj;

p.

es.,

esistono
Xn) che,

due funzioni

y =.

{xi, X2

Xn)

(xi^ X2,

sostituite nelle
0,

ffe,
vi

X2,

Xn, y, z)

F{xi,

X2,

......

Xn, y, z)
le

==

0,

sono funXn definite in modo implicito dal precedente sistema di equazioni. E si potrebbero in modo simile studiare sistemi formati da pi che due equazioni.
y, z

soddisfano identicamente, noi diciamo che


,

zioni delle Xi,^;^,

^) Sia

data l'equazione
:

(1)

Supponiamo
1"

L'equazione soddisfatta ponendo, x

ic,

ed ?/ e possiede derivate prime finite continue.


\

2'

Per

Xf^

.^ h

2/0

^^

= yQ {x^, y^ = cost.).
(a:,

(h.'k costanti) la /

y) esiste

La

T ( X w

-!-^y^-^

ha un valore h

differente

da zero nel punto x

= XQ,y =

y^'

280
E
punto
ci

CAPITOLO
proponiamo dapprima
il

XIII

84

problema:

Esiste

Xo, la

come

si

della x in un intorno abbastanza piccolo del quale abbia il valore Jq quando x=Xo e soddisfi all'equazione (1) ? pu calcolare tale funzione in modo esplicito, risolvendo cos la (1) ?

una funzione continua

Noi risponderemo a tali domande con un metodo di approssimazione successiva (detto anche di falsa posizione). E trattiamo questo problema appunto per dare un esempio concreto di tale metodo, che nei casi pratici costituisce il pi usato ed il pi potente strumento per risolvere equazioni complicate o per problemi di analoga natura.
Sia

-^

Poniamo

/ {x,

= a, -~ =b nel punto y) ~[a{x x^) -\-b{y Y


(o^, 2/)

{Xq, y^).

r:^-

per ipotesi.

y,)]

= f {x, y).
0.
-\-

Eicordando che

fiXQ,y^)=0, troviamo che:

Per X

= Xo, y=:y^
si

=
:

0,

=-.0,

^=

La

nostra equazione
trae:

diventa

a (x

Xo) -{-b {y y^)


-j-

f {x, y)

0,

donde

(poich (?>H=0)

yo = Y (x

X,))

^{x, y) che scriveremo

(2)

2/=2/0+C(^ a;o)-hf
Dalle nostre ipotesi segue:

(X,?/)

(
^P

y
]>

:=ZC,-

^:=^A'

r
2"

Per Per

a;

iCj, 7/

I/a

sono nulle la

e le

sue derivate prime.


esiste,

Xf^\

^h,\y y^l .^h

la

possiede

derivate

prime

finite e continue.

x^. Un primo valore approssimato della Noi sappiamo che y=^yo per x funzione y cercata ci dato dall'ipotesi che sia y yo anche quando x -i= Xq. Questo valore y yo sarebbe proprio la funzione cercata, soltanto se, sostituendo i/a cio se, sostituendo i/c al posto di y al posto di y in (2), la (2) risultasse verificata nel secondo membro di (2), si ottenesse come risultato proprio ^/o- Ci non avverr certamente in generale. E il risultato, che indicheremo con y,, ottenuto sostituendo 2/o al posto di y nel secondo membro di (2), sar considerato come un secondo valore approssimato della funzione cercata y. E y^ sar proprio il valore della funzione cercata y soltanto se, sostituendo i/i al posto di y nella (2), la (2) risulta soddisfatta, ossia se, sostituendo 2/1 al posto di y nel secondo membro di* (2) si ottiene come risultato proprio ^/i- Ma questo non avverr generalmente; e noi assumeremo come terzo valore approssimato della funzione y che si cerca precisamente il risultato y^, che si ottiene sostituendo 2/1 al posto di y nel secondo membro di (2). Cosi continuando, troviamo i successivi 'approssimati ;

2/0

Vi
2/2

2/0-+-C
=yo-^c

=^

2/0

(x-x)

+ 'P{x,yo)
{n intero positivo).
effetti-

,^.

(x-Xo)-i-'Hoo,y
{X

/
\

yn-\^yQ-\-c yn =y(,-hc

(x

Xt)-h^{X,ya-2) Xq)-^'^ (x, yu-i)

Ora vamente

ci

domandiamo: Quando n

abbastanza grande, rappresenta

la y cos definita il valore approssimato di una soluzione dell'equaX(, ? In altre parole ci chiezione (1) almeno in un certo intorno del punto x questo x^, il lim y ? diamo : Esiste, almeno in un intorno del punto x

limite

una funzione y

della x che soddisfi alle imposte condizioni e in parti-

colare risolva la (1)?

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.

281

parte

Noi risponderemo afifermativamente a queste domande: ci che basta per la teorica di simile studio. Nei casi pratici bisogner di pi, se si vogliono evitare troppo lunghi calcoli numerici, che yn y sia gi piccolo, quando n non molto grande, ossia che le y tendano abbastanza rapidamente al loro limite y. E cominciano anzitutto ad osservare che, affinch sia lecito scrivere le (3), bisogna che ^(ic, i/,) '^{oc,y-^, siano espressioni non prive di 'H^2/)> significato, ossia che i punti {x,y^) {x,y^), ,{x,y), appartengano al campo
|

ove definita la f , che sia cio

\x

Xo\^h,\y^~yf,\^k,\y.^ yQ\^Jc,
=

\y,

Osserviamo, che essendo 'Hic, 2/) per ic Cq, 2/ 0 '^'v (ic, 2/) ^o "oi potremo, per la supposta continuit di queste funzioni, scegliere due numeri /, //, /i x,^ di kii^k cosi piccoli che per \x ^ il massimo 2/ 2/o fy(x,y) sia minore di 1, e impicciolire poi il numero /^, in guisa che il mas-

y^\^ k. =

^ H

simo Jf di
I

2/,

2/o

=
di
,

e
I

(x

Xf,) -\-

d>

{x, 2/)

soddisfi

alla

M ^

^r

/^'i-

Sar

cio,
l

riassumendo:
(per

\x-Xo\^\^h;\y-y,\^k,^k),
i

massimo

^'y (a:,

y)\
j^

H,

massimo
quindi

di
\

y^

yQ\= M

H^

^ki

fortiori

M ^k^

Indicheremo con 5 il campo definito dalle x Xf,\ ^li^,\y yQ\ ^k^. Dimostreremo che, s%\ x (a?, 2/), Xn\ ^hx tutti i punti {x.y^), {x, y^, appartengono a . Intanto dalle (4) segue \y^ cosicch il punto yo\ appartiene certo a ^ dimostriamo che altrettanto avviene del punto (flj, 2/,) Usando il metodo di induzione completa, baster dimostrare che {x, y) (ic, yn). appartiene a , supponendo gi dimostrato che i precedenti punti {x,ym) per 1 appartengono a o. In tal caso dalle (3) segue
\

^M^ky\

l^m^n
l

ym

ym- =
I
|

\^ (X,

yu-i)

il

4-

{x,

ym-z

r
1.

(2

^ m ^ w)
ym-i)
(4),

che per
per un

valore assoluto del prodotto di {ym-\ valore intermedio ^\h'y{x,y). Questo valore intermedio, per le
il

teorema della media


y,u

supera H, cosicch Ed essendo 2/i


|

yi--y%\^S\y.^
()

y, ^ H'M,
I I

y,,,

-i

2/o

^ -^
-

^H\ ym-\ ym-2


se

non

ne deduce successivamente
ed in generale
{1

y.^

?/,

^ HM,

\lfm

ym-l\:^H"'-^M
(2/1

^m^

fi).

Ora:
(6)

yn ==
:

2/0

4-

2/0)

(2/2

2/1)

-+-

(/'^

2/

- 1)

donde
(1)
\

ynyo\^M+ HM + H' M-^.^-h H"-' M= M{i-i- H-^


cui segue tosto che anche (x,y,>)

...

+ H--'') =

Da

ed finito y
della serie
(8)

= lim
n
2/0

2/,

apparfene a ^. Per dimostrare che esiste baster per la (6) provare che esiste ed finita la somma y

ao

(2/1

- yo)

-+- (2/2

2/1)

-+-

iy

- 2/-i) +

Ci che evidente, perch questa serie totalmente convergente per h^, poich da (5) segue che i valori assoluti dei suoi termini sono Xq\ X (a partire dal secondo) ordinatamente minori dei termini della serie
\

M+MH-JrMm +
che una progressione geometrica decrescente
costanti.
(si

ricordi che

if

< 1)

a termini

282
Anzi, poich
2/
?/

CAPITOLO
la

XIII

84

somma'

di (8),

ne segue che

2/0

1< ^i'+ ^H+ MH' -4-

= ^^jj ^ k

cosicch anche il punto (x, y) appartiene a ^. E, poich la (8) ha termini che per X Xq\ ^h^ sono funzioni continue, anche la y, che ne la somma, una Xg h,. funzione continua della x per x Eicordando che funzione continua di ic, y, si ha poi, passando al limite cD nell'ultima delle (3) per n
\

i'

lim y
'

--

yo-h

{x

x^) 4-

'I

{x, lim

?//

-i), ossia

-=

y<+ c(x

Xo) 4- ! f{x,y) =
=

(x,

j),

ossia
e.

0, si

d.

d.

Alle domande da noi poste in principio del capoverso /3 t/^ per x rispondere affermativamente. bene evidente che y deduce subito infatti (ricordando che -i (Xq, y) 0) i/i 2/o 2/2 lim y per X Xq. Quindi anche y Xq (*). y^ per x

= = Vo^

deve dunque Xq. Dalle (3) si


>

2/

"

?Jo

Ora dimostreremo che in un intorno abbastanza piccolo


altra

di x

continua y della x, che per x Xo si riduca ad Vo, la quale soddisfi alla f(x, y) =0. Se infatti vi fosse un'altra tale funzione, e noi la indicassimo con z, sarebbe
funzione
^ z

=
'l

x^ non esiste

2/0 -f2/v

e (iC
'1

XJ -H
z)

(x, z)

(ic,

'i

ix.

yi-\)

che uguale a z yH-\ moltiplicato per un valore intermedio di -f ,/. Ora in un intorno abbastanza piccolo x=^X(., la yn-\ e la -e diiferiscono da ?/ per meno di A:, e un tale valore intermedio non supera quindi JET; cosicch Sar pure z z ^ y u -\ yn-i \^ \ z yn-2\, ecc. ; e yA -^ Poich lim H''-'^ z se ne deduce z 0, se ne deduce, yn yi
\

H
\

W-^ =

passando

al limite

per

n=cc,

che lim (z

yn) ~ 0,

ossia che z=:^y

e. d. d.

(**)

Vogliamo provare

l'esistenza di

J^

per x

x^^,

calcolare tale

derivata.

f(^o,yo)~^- E sia ^y l'incremento che mento A ic. Sar f{Xg -\- ^ x, y^ -\~ y) =z

riceve la y, quando la x riceve e quindi anche, sottraendo,

l'incre-

f(Xn-+-^x,yo-i-^y)

f{Xo,yo) =

0,

(*) Se si volesse soltanto dimostrare l'esistenza della funzione y della x, senza insegnare a calcolarla, si potrebbe procedere cos. Essendo /"',/ ^^ per x x,, y yo^ la curva Y-f{XQ, X) tracciata nel piano (X, Y), che incontra l'asse delle nel punto 1/0, attraversa in tale punto tale asse, cosicch / (Cq, /o 4- ^) k) sono di segno contrario, se k abbastanza piccolo. Quindi, se x 6 f(^(i,y< abbastanza prossimo ad a?,,, anche f(x,yo-\-k) e f(x,yQ k) sono di segno opposto ed esiste perci un punto y compreso tra 2/0 ^ e 2/o ^ tale che 0. Esiste perci un tale valore di y per ogni valore di x abbastanza f{x,y) prossimo ad x^^.

X=

(**) Si

potrebbe dimostrare questa asserzione anche cos. Se f{x, y)


/'
,,

f{x,z) = 0,

per

il

teorema della media

[y z]^=

0,

dove con

',/

indico un valore inter-

medio f'y. SQy=4=z se ne deduce che questo valore intermedio f'j, nullo. Ci che assurdo, perch per x abbastanza prossimo a ic, \e y e z sono prossime ad 2/0, e (poich f\j (iCo. 2/0) -^ 0, ed f'y continua) la f'y differente da zero in tutto un intorno del punto (a?,2/(i).

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


ossia, per
il

283

teorema della media


^y
f'>, (^'o -f-

^ ^, Vo

-\-

o^i/)-h^xf ^ (Xo -4(*).

0-

A X, y,) =:

(0<0<1), (0<^/<l)
Poich y

funzione continua della x, lim yz=zO. Dividendola precedente

formola per a rr / ^ (x^ A 1/ 0, si trova

+a

;r,

y/,,

j),

passando

al limite

per a

./

^ 0, ossia Ax ~

lim

f'.Ax,-^e' x,yo)

^y

_^
.t

Poich

il

limite del

primo addendo

esste ed finito ( us^uale a

S yiXo,y^y

"'

il

cui denominatore per ipotesi differente da zero), sar


lini lini

^y _,,'
"^

^.v^Q^x
formola
di
7/

// .i

# _ - _. dx
altra
via,

f'-^i'Xo^yo)
7-7
;;

?/

(^0,

2/o)

che

ora

ritroveremo

per

ammettendo

a priori

l'esistenza

e di

Oss. Tutti questi risultati potrebbero essere falsi, se f'y(X(f,yn) v/^)* Xq)'^ -j~ (y Cos, p. es. si osservi che l'equazione f {x

= =

0.

sendo soddisfatta per x

Xq,

0,

2/0

^^^ ammette soluzioni


per y

reali per

a?

0-0=4=0.

pure es-

E
f

si

noti che
y'^

appunto y^ =^ 2 (y
soddisfatta per

= y =L x,y = X
si

~ X-

y^) -^ x=y

y^^.

Cos pure l'equazione

0',

verifica che /

Infine

si

continue e nulle per x per 2/ 0. 2 ?/ noti che l'ultima formola si scrive


',,

~0

ed esistono due (non una) funzioni che ad essa soddisfano. E di nuovo


di solito

^^^

y-^dxci

i',{x,y)

perch essa
di

il

valore di ^- non nel solo punto x^, y^,


alla

ma

in tutti

punti

(a',

y)

un suo intorno, che soddisfano

f(x,y) =

0.

ammettiamo V esistenza e la derivabilit della (x) delle x che soddisfa alla f{x, y) funzione 0, possiamo in altro modo pili semplice determinare la derivata y^. si ottiene una funzione in f{x, y), Ponendo ^ 9 della sola nulla x (cio nulla per identicamente f\x,^{x)]
Y) Se

^ = 9

noi

= W

ogni valore della x). [Si noti che invece la f(x, y) non identicamente nulla per tutti i valori delle x, y. Altrimenti sarebbe, contro l'ipotesi fatta,

non

solo

f^ f=

0,

ma anche fy

O].

(*) Da questa formola si potrebbe dedurre in altro modo che la ?/ funzione o. Infatti, essendo continua della x, p. es. nel punto {x^, y^) ossia che lim a i/

Aa;"0
':v

continuo e quindi inferiore in valore assoluto ad una costante

finita,

A^ =

lim A

xi\ {Xq

4-

6'

ic, I/o)

0.
-\-

Dalla formola precedente segue che anche lim a yf'yix^


Ajr=0

a x,yQ-i-d

^y)

0.

Poich

il

limite del secondo fattore differente da zero, sar lim

Ai o

y ^^

o.

e. d. d.

284

CAPITOLO

XIII

84
la derivata

Quindi sar pure identicamente nulla

prima della

Sar cio per

il

teorema del 83, a


)

df[x,^(x)]

dx

^ nf(x, ^ m^.y) _^ ^x jy^^^J.T,?;) L


'

Se ne deduce y^

f = ' (supposto
/

fy =p

0).

y
:

Questa formola non che la (9) scritta pi sopra essa f =i= 0) permette di esprimere y'^ per mezzo delle x, y, senza che vi sia bisogno di dare y proprio sotto forma di fun(se

zione esplicita della x.

Analogamente
83,
a,

la y'^

si
si

calcolerebbe

dalla

(cfr.

la (2)

del

pag.

277, ove

ponga x=^t)
-^ f yyy--\-fyy
e

^2

= f <c^-^2f ,yy
f sono

=0

se le derivate seconde di

finite

continue.
si

verificare che in tal caso y" esiste, e che quindi


la formola precedente).
3)

( facile pu scrivere

Sia,

p.

es.,

da trovare l'equazione della tangente nel

X
punto (xo,yo) della
zione sar
:

ellisse

o iperbole

V - 7^
o

=
0,

1.

Questa equa-

a^

iy

2/0)

iyx\
{x

xo)

'=

dove con {y^\ indico


della curva

il

valore di

y'^

nel punto {xo, yo). Si voglia

calcolare tale valore della derivata senza risolvere


;

l'equazione

dalla (9)

si

ottiene tosto

L^^ ^^

3?/

Va

/Jo

yoa-

Cosicch l'equazione della tangente

(y yo)

(x xo) = 0, + -^ a
2/0

ossia

ab ab
perch
il

punto

{xq, yo)

appartiene alla nostra curva.

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


In generale l'equazione della tangente alla curva f{x, nel suo punto fe, 2/0) nelle nostre ipotesi
:

285
?/)

=0

iy

yo)

iyxo (x


xo)

0,

ossia per la (9)

dove con
a;

{^) \dx/o
2/0.

'

\oy/o

indico

valori delle

dx

^ y
?

nel punto

iTo,

^ ==

Cos,

es.,

per la conica

C
2

di
av.\

equazione

ctn x^ -\- 2 avi

xy

-4- a^n

y'

-4-

-\-

2 a^^ y

sh

=
t/o)

l'equazione della tangente nel punto fe, y^) vale


(aii^^o -i- 12^0 -+- 13) {x

x^) 4- (21 3^0-4- ^22^0

-4-

a-j-j) (?/

=
+

0.

Ricordando che fe,


(aii Xo

^o)

appartiene a 0,

che perci
"+- ^2:0 ,Vo

-H

a.i

?/o

H-

^in)

Xq -h (21 Xo 4- 22 ^0

-f- (31

Xo

t^32 ?/0

33)

=
22

0,

si

trova che l'equazione di tale retta tangente pu assumere la

forma classica
(11 Xo

+ ai2 ^0 H4-

^i:0

(21

iCo

4^33)

/(,

4-

^23)

y 4-

(31 Xo

4-

32 ^0

=^

0.

primo membro evidentemente una funzione simmetrica nelle (x, y) ed (xo, t/o), cio non muta scambiando {x, y) con (xo, ^0). questa l'osservazione pi semplice, da cui possa dedursi il
Il

principio delle polari reciproche.

85.

Generalizzazioni,

a) Si abbia ora l'equazione

f{x,y,z)

0.

(1)

Supponiamo che

esista

una funzione continua z^=^^(:x,y)

che soddisfi identicamente alla (1), ossia che, sostituita in (1), dia origine a una funzione nulla per tutti i valori delle x, ?/, che noi consideriamo.

286

CAPITOLO

XIII

85

(e

Dal 84, P, segue facilmente che esiste una tale funzione che noi la sappiamo anzi dare sotto forma di serie) se la (1)
soddisfatta per

x=ixq, y
e se in
finite

i/o,

^^=

^0

(ooq,

Po, Zq

cost.)
di

un intorno
continue, e
^

di

tale

punto

le

derivate prime

f sono

differente

da zero.
definita

La

=
;

cp

{x, y)
ci

una funzione
di

da

(1) in

modo

implicito

e noi

proponiamo

calcolarne le derivate, senza


).

scriverla sotto forma esplicita (senza risolvere la (1)

Per trovare
la

la derivata parziale

^ex
si

y come una costante, per cui la z una funzione della sola x, e la /*=
le

considerare ^ potr considerare come

bisogna

come un'equazione
precedenti
si

tra
tro-

sole variabili x,

z.

Applicando
:;r~

risultati
*

ver quindi senz'altro

=^

Analogamente Zy
P)

= f V

"^r

fz

Si

abbiano ora due equazioni in tre variabili

f{x,y,z)

0,

F{x,y,z)=^0.
Supponiamo che
che
le
f,

F abbiano

derivate prime finite e continue,

equazioni siano soddisfatte per

X
e

=
!

Xo,

y =^yo, z=^
sia

Zq,

che nel punto

{xo, yo, Zq)

F\

F\

0.

degli elementi di questo determinante sar difin fe, ^/o, -^o), dalla /"= ferente da zero. Se, p. es., fy ^^ potr ottenere, risolvendo, y^=^^ (x, z), dove la ^ una fun-

Almeno uno

zione derivabile che diventa uguale Sostituendo nella i^ =- o si trova


:

yo per

=
:

a;,,,

zq.

F[x,^{x,zlz]

0.
2^

(2)

La

derivata del primo

membro

rispetto a

X^4,'^.-+-iy^;

= -ir;/i-f.i.^'
fy

'"f.

F'

ECC.

287

che differente da zero per x


dalla (2)
della
si

a:o,

^o.

Se ne ricaver che

potr dedurre, risolvendo,


Zq

x derivabile ed uguale a

per

come funzione
Xq.

^ ix)

Sostituendo questo valore in ^ (x, z) se ne deduce il valore di y come funzione derivabile 9 (x) della x^ che per x x^^ s

riduce ad y.

Esistono cio due funzioni j

=^

(x),

Xo, diventano Zq. uguali ad e rispettivamente jo Ci che si poteva del resto dimostrare, estendendo ai sistemi di equazioni il metodo con cui abbiamo studiato il caso di una equazione sola. E vale anche il teorema di unicit, che cio in

soddisfacenti alle equazioni date e che, per x

=^ =

(x) derivabili,

un intorno
alle

di

a;

=
i

r^o

non esistono
Il

altre funzioni
di

soddisfacenti
effettua nel
al

propriet

enunciate.
loro

calcolo

9 a;,
f,

^'^

si

modo

pi rapido osservando che,


valori

se nelle
{x),

sostituiamo

posto di ^ ed ^

(x) in

funzione

della x,

otteniamo due funzioni f{x,^,^) e F{x,^,^) della sola x identicamente nulle, le cui derivate {totali) rispetto alla x saranno quindi anch'esse nulle. Quindi, deiivando

f{x,y,z)
rispetto alla x,

F{x,y,z)

della

quando vi si considerino y ^ z come funzioni X ed applicando quindi il teorema del 84, P, si ottiene:

ox

= =

0,

0.

Queste due uguaglianze si possono considerare come due equazioni di primo grado nelle y^^, z^, che saranno risolubili con la regola di Kramer, se, come abbiamo appunto supposto,

_^
"y

K
"z

^F
dy
ci

'F
"z

determineranno in
Y) Si abbia ora
il

tal

caso

le

derivate cercate.

sistema delle due equazioni

f (x, y, z, t) F{x,y,z,t)

= =

0,

0.

288

CAPITOLO

XIII

85

E
bili

supponiamo senz'altro che esistano due funzioni deriyacp

{x,

y),t^=^^

(x, y)

che

soddisfino

tali

equazioni.

Vogliamo determinarne le derivate. Se noi sostituiamo nelle due equazioni precedenti al posto delle z, t rispettivamente le funzioni z :=^ ^ {x^y),t-=-^ {x, y) si ottengono due funzioni i X ^ i y 1 f{x, y, cp, <&) e F{x, y, 9, ^) identicamente nulle. Le loro derivate parziali tanto rapporto a x quanto rapporto a y saranno quindi nulle. Se allora deriviamo la f{x, y, z^ t) rapporto a x considerandola come funzione delle x, z, t, tutte e tre funzioni della x, questa derivata, che, per non creare equivoci,

dovremo indicare

col

simbolo

(*)

Ux\ y ==
per

cost.,

teorema composte)
il
:

di

derivazione delle funzioni di funzioni (funzioni

\m
Ma

=m.:

+m/.
=
1)
:

*m(.

questa derivata, per quanto abbiamo osservato, nulla.

Sar quindi (poich x^

|_

JCCjy,

z, t

= cost.

l_OZ_\

x,XJ,t=.liOt.

\_Oljx,y,Z-='COt.
si

Ragionando
logamente
:

sulla funzione

F(x,y,z,t)

otterrebbe

ana-

|_da; Jy,

2, t

= cost.

[,

OZ J x,y,t^

Gost,

\_

01 J

x,y,z=-cost.

Quest'ultima

equazione

con la

precedente

costituisce
z'^

un
t'x,

sistema di due equazioni

lineari

nelle

due incognite

che sono appunto (essendosi considerato y costante) rispettiva(x, y). mente le derivate parziali rispetto a a; di 9 (a:, t/) e

(*)

Questa derivata
si

una derivata

parziale, perch

si

considera

costante

ma non
Con

pu indicare con

^.
\axfy,z,
<

tal simbolo si indica (-J-\

= co8t.

si

indica cio la derivata che


le z,t.

si

ottiene considerando costante

non

solo la y,

ma

anche

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


Il

289
e

sistema

risolubile

con
se

la
:

regola di

Kramer

quindi

ammetter una sola soluzione

t^^ Jx,y,t = coBt.

L^i

Jx,y,z^

"
[_

-1
cast.

2 Jx, y^t^

\_^^Jx,y,z='

Ragionamenti e risultati analoghi valgono per /y, t'y. Questo esempio di derivazione interessante, perch abbiamo avuto
occasione di osservare quale complicazione di notazioni s'abbia

quando, per non creare equivoci che potrebbero condurre a gravi errori, si vuole un simbolo di derivazione parziale che dica esplicitamente tutto e non possa prestarsi a varie interpretazioni. L'allievo far un'utile esercitazione, cercando di calcolare
le

derivate seconde.

B) Siano f{x, y) e {x, y) due funzioni continue con le loro prime derivate in un campo C, nel quale esista una curva T luogo dei punti per cui

Fix,y)
Voglio
trovare

=k

(^

=
^

cost.).

(3)
affinch
il

qualche

condizione
di

necessaria

valore assunto dalla fin un punto


A).

f
in

sia

rispetto agli altri valori assunti dalla

massimo o minimo T (in un intorno di

Pi brevemente cerco i massimi ed i minimi di f(x, y), quando le x, y sono legate dalla (3). Lungo f si pu considerare la y come una funzione della x soddisfacente alla
y'x

= -^

(se

F'y

={=

0)

e la

/*

si

potr perci anche consi-

derare come una funzione della sola x. In uno dei punti A cercati dovr dunque esser nulla la derivata totale della f rispetto alla x

df dx

290

CAPITOLO

XIII

85-86

giunge se F'x =^ 0. Se dunque in f non mai contemporaneamente F'^ 0, F'y 0, allora per trovare i cercati punti A si cercano i punti ove sono nulle le si procede cio come derivate prime di /*-!- Xi<^ rispetto 2^ x^y se si cercassero i massimi e i minimi di f-h'^F. Le tre equazioni
identico risultato
si

Ad

=o (f-hiFyy = o
(f^XFyx
F{x,y)

=k.

sono tre equazioni nelle tre incognite (la costante X, e le due coordinate di A), che servono a determinarci quei punti A di C, tra i quali soltanto si dovranno poi cercare i nostri punti di

massimo

minimo.

Questo metodo del moltiplicatore indeterminato X suscettibile di molte e svariate generalizzazioni e applicazioni.
86.
per

le

Formola

di

Taylor-Lagrange

funzioni di due variabili.


di

di

Ricordiamo le formole una sola variabile


cp

Taylor-Lagrange per

le

funzioni

(a -h h)

==

cp

(a) -4-

/^ cp

(a

-f- e /^)

=9

(a) -\-

cp'

(a)

-|-

dove < < 1, e pu variare dal secondo al terzo membro. Vogliamo estendere queste formole al caso di una funzione f{x, y) di due variabili. Consideriamo a tale oggetto la fia -4- ht, b -hkt): la quale, se a e b, h e k s considerano come costanti, una funzione cp (t) della sola t. Potremo quindi scrivere
^(t)

= f{a -\-ht,b-^kt),
^=0
T (1)
<p

(1)

Posto successivamente
cp

^=1,
/'(^

si

trae
k).

(0)

=
cp

/-(a, b)

-^lhb-\-

(ir

Applicheremo
quale, posto C^) a
cp

alla

(t)

la

precedente formola

di

Taylor, la

0,
cp'

/^=1,
(0)

diventa:
(0)
-f- ^'

(1)

(0)

-I-

=9
i

(0) 4-

Yr

(e).

(2)

(*)

'b-\-]ct siano,

necessario supporre per


(a, h) al

a tal fine che

O^t^l,

tutti interni al

sue derivate. Tali punti non sono che

ht e a punti di coordinate x campo ove sono definite la /e le punti del segmento rettilineo congiuni

= +

gente

il

punto

punto (a -f-h,!)

-\- J:).

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.

291

Vogliamo ora trasformare queste formole in altre, in cui compaiano esclusivamente la f{x, y) e le sue derivate. A tal fine si osservi che le successive derivate della 9 {t) si calcolano a -{- ht, coi metodi del 83, 5, pag. 278, dove posto x =z -^ poi che porre t^=^ equivale Ricordando il a kt. h y ^=^) equivale a scrivere e che il porre ^ porre x-=- a^ y -\-'k^ al posto di x^y^ si ottiene da (2) in virt a-1- /^0 e

delle

(1),

(1)"^^

= f(a, +
h)

[h

f\

(a, h)

+k

/'

(a, h)]

+
MJ^XU

2
(0

^^

xy

oy

< <

1)

varia generalmente dal secondo al terzo membro.


di queste

uguaglianze un'altra forma del teorema mentre la formola del 81 ottenuta passando dal punto {x, y) al punto {x -\- li, y -\- k) mediante una spezzata coi lati paralleli agli assi (e senza supporre la continuit delle f'g, fy), questa ottenuta eseguendo tale passaggio con un segmento rettilineo (e supponendo f^,, fy continue). Utile esercizio sar di generalizzare in modo analogo le precedenti formole sia a funzioni di pi che due variabili, sia alla formola e alla serie di Taylor, quando non ci si fermi gi
della media.

La prima

Ma

ai termini contenenti derivate

seconde.

87.
a)

Massimi e minimi

delle funzioni di

due

pi variabili.

Lemma. Un trinomio omogeneo

di 2^ grado in due va-

riabili h, k,

mai contemporaneamente nulle

ah'-h2bhk4-ck'

a,

sempre differente da zero


0,

ed ha

costantemente
e,

ci

che

lo

stesso,

quello di

se a e

al

il

segno di
0.

b^

>

Pu
se
il

invece assumere valori di segno arhitrario se b.c h^ <^0; ed infine, trinomio non identicamente nullo, esso ha costantemente il segno di a,

di

e,

ma

pu annullarsi, quando a

Infatti

sea = c = 0eb=T=0

b"^

allora

= <
0.
b'^

trinomio,
h,

2)hk pu
opportuno.

farsi

assumere un segno qualunque, scegliendo per

valori di

che vale segno

292

CAPITOLO

XITI

87

Se invece p. es. a =4^ 0, allora, se a, p sono le radici di a ^^ -+- 2 b ^^ -f e 0, nostro trinomio vale identicamente a{h a k) (h Se ac h"^ t^ k). 0, allora a e quindi il trinomio vale il prodotto di a per un quadrato perfetto, ha quindi (3 oc k, nel qual caso il trinomio si annulla. Se ac il segno di a, a meno che Ti h^<^ 0, /s), allora {h cl k) {h e quindi a, ^ sono numeri reali distinti (p. es. a [i k)
il

<

positivo se
a.

-v;

minore

di

oc

maggiore

di

f>,

ed negativo
di

= se y compreso
e

tra

(5.

Il

trinomio pu dunque assumere un valore

segno arbitrario.
"

Infine se a e
differenti

&"

>
dello

[e

perci a

>

^
/;

quindi a e
a,

da zero

stesso

segno]

-le

radici

della

a/-h26-e-f-c
con V =#
0.

Ora

il

t v complessi coniugati [x 4- e // uguale nostro trinomio a /^^ 4- 2 ft /^

sono numeri

identicamente
(/^

al

prodotto di a per
^)
(/i

a
=

y^)

=: (A

A:-)

H-

v-

y^-,

che sempre positivo (e che potrebbe essere nullo soltanto se X Z; Jc =z]i ossia, essendo v =;= 0^ soltanto se ^ 0, /^ valori che abbiamo escluso). Quindi il nostro trinomio ha
^

il

segno di

a.

Ci che

si

pu verificare osservando anche che


-h (a

ah^-^ 2hlik-\-ce=^\{ah-{-h kf
P)

b')

le'

una funzione f{x, y) di due variabili ha in un punto A, interno al campo ove f{x, y) definita, un massimo od un minimo (relativo) se esiste un intorno di A^ nei punti del quale la funzione assume rispettivamente valori tutti non maggiori, o tutti non minori che nel punto A (cfr. la
Si suol dire che
defin. analoga di pag. 223). Se fe, y^) sono le coordinate di A, dovr cio esistere un numero positivo ?, tale che per \h\< l, ^ < ^ sia rispettivamente
I
I

fixo-h
f{xo
-\-

h,

^0 hy yo-\- k) fixo, yo) ^0


7/o

-+-

k)

f{xo,

yo)

(se

(se

^ A

un massimo),
un minimo).

In tal caso la funzione f{xo, y) che si ottiene ponendo x^=^xq ha un massimo od un minimo per y:=^yQ, e quindi, se possiede derivata prima fy finita e determinata, questa derivata nulla ( 70, pag. 226) nel punto A. Risultato analogo si

prova per

f'y.

Condizioni necessarie (ma non sufficienti) affinch f (x, y) ahhia nel i^unto A interno al campo ove la i ha derivate prime determinate e finite, abbia un massimo o un minimo che ivi
queste derivate i\ ed
f'y

siano nulle.

CALCOLO DIFFERENZIALE PER LE FUNZIONI, ECC.


Le condizioni necessarie
si

293

possono meglio studiare cos: Su ogni retta

x=^
uscente dal punto
ipotesi

Xf,-\-mt

ijq -{-

(m,

cost.)

{Xq,ij) cio dal punto A, la funzione f{x,y) ha nelle nostre 0. un massimo o un minimo per ^ [Viceversa non si pu dire che, se A punto di massimo odi minimo su ogni retta uscente da A, esso sia un punto di massimo o minimo, come si vede con metodo analogo a quello svolto al 80, a, pag. 268]. 0. Se dunque /' Cio f{xQ-tnt, yQ-hnt) ha un massimo o minimo per < e per valori qualsiasi ha derivate prime e seconde finite e continue, sar per t (non nulli contemporaneamente) di m, n

cVf ^^2

^'^^

"^^ (^0^ Vo)

-h2mn

f",y {x

ij^)

+ n^

f "yy (x^^, 2/0)

^0 ^0
0,

(se si tratta di
(se si tratta di

punto punto

di

massimo)
minimo).

di

Ora, affinch

-1^

qualunque siano m,n, non contemporaneamente nulle


0.

dovr essere

f'x{X(^,yo)

f'y(XQ,yo) =

Affinch

-r.-^

abbia segno costante, qua-

lunque siano m,n, dovr essere f"jxf"yy f'"^xy^.O nel punto iXo,y). Queste sono dunque altre condizioni necessarie, affinch la / {x, y) abbia nel punto {Xq, y^) un massimo minimo, almeno se le derivate prime e seconde di / sono continue.

Noi proveremo che:

Condizioni sufficienti sono


I

le

'J

XX J

yj

xy

x^

y-

xxj

xy^

e
e

continue (nel punto


condiz.

Xo, yo).

(Si

noti

necessaria,

mentre

f'xxf'yy

f'xxf'yy f%>0

che

f'%
/

yy

1111116

condizione

sufficiente).

E, se tali condizioni sufficienti sono soddisfatte, il punto (xo, jo) punto di massimo se f "xx, f "yy ^^^^ ^^^^ punto considerato negative; esso un punto di minimo, se f "xx, f "yy ^^^^^ positive. (Dalla f'^cx f'yy segue che f'^^, f'yy hanno f'iy > lo stesso segno). Infatti, supposto che in sia {xq, yo) la formola di Taylor-Lagrange d 0, fx f'y

= =
f{xo
il

^=

(1)

-^h,yo-hk)

h,

f{xo,yo)

le

-^\

Jr

f\, -^-2hk f\y

le'

f'yy

ove
in

soprassegno indica che


o^o

un punto

-4-

Ora, essendo
11
I I

tali

derivate seconde sono calcolate con < 6 < 1. .Vo derivate seconde continue, baster scegliere

-h

9>^

,\J<:

f'xx f'yy
tivo.
Il

abbastanza piccolo perch


f'iy abbia
il

f'^^ abbia

segno di f',x f'yy


al

il

segno

di f'^x e

f'iy, cio sia posi-

trinomio

posto

membro

di (1),

e quindi

anche

294
il

CAPITOLO

Xm
di

87 CALCOLO DIFFERENZIALE,
(1),

ECC,

primo membro

avraijno

pertanto

(cfr.

il

lemma)

il

segno di f"^^, cio di f"^^^ e. d, d. Se f^ f'iy < 0, il punto consify:=0, ma f"^^ f'yy derato non di massimo^ ne di minimo Nulla si pu aifermare senza studii pi minuti per un punto,

in cui
Il

f^

= fy=

f'xx f'yy

f'ly^=0.
sufficienti

che

(1) si

teorema relativo alle condizioni pu scrivere nella forma

dimostra anche osservando

f{x^ 4- h, yo

+ h) f{Xo, y,)= \f ",^


Ji
.

{x^, y,) h^

+ 2 T Vv

+ f'yv ^'
sen
6,
il

4j

ove

, y,

tendono a zero per


diventa la
-i-

O.
Jc

Posto h

= pcosd,
sen= e

k^=

secondo

membro
(2)

somma
}

di

P^

cos* 6 f".rx
f^
p^ f

-+-

2 sen 6 cos
y

f%y
a

fyy \+
\

-f
Il coefficiente di

cos^

(9

4- 2

sen

cos

+^
il
/^
j

sen'' 6

nel

primo
di

addendo ha
I

segno
,

valore

assoluto

maggiore

zero.

Il coefficiente di p^ nel
!

ha

invece infinitesimo (per Ti =:A; 0). Dunque per il segno del primo addendo, cio ha il segno

A;

il suo minimo secondo membro abbastanza piccoli la (2)

di

f'xx e

di f'^x.

295

CAPITOLO

XIV.

PRIMA ESTENSIONE DEL CALCOLO INTEGRALE ALLE FUNZIONI DI PI TARIARILI

88.

Considerazioni preliminari.

Sia f{xy y) una funzione continua nei punti di un campo, che, per fissar le idee, supponiamo essere un rettangolo coi

lati paralleli agli assi

coordinati.

Tale rettangolo

contenga

all'interno

il

segmento (parallelo
:

all'asse delle y) che definito

dalle formolo

y zr^k ^=
I

cost.

^ ^ p.
a;

(a, p

=
di
;

cost.).

valori

(lungo cui y

che

f{x^ y)

assume nei punti


x.

tale
e

segmento

cost.)

dipendono dalla sola x

costituiscono

appunto una funzione della sola

Io dico che Vintegrale


(1)

^f(x,y)dx
di
tale

funzione

una funzione continua

della

y (per quei

valori i
Il

y =^ k corrispondenti a punti

interni ad R).

lettore noti l'analogia tra la definizione degli integrali (1)


;

e quella delle derivate parziali della f{x, y) come per calcolare f^ si considera la y come una costante, cos (1) si calcola appunto, considerando la y come costante, cio la di f{x, y)

f{x, y) come funzione della sola Si tratta di provare che lim


7i

B = 0,

(*).

ove posto
(2)

B^[\
Il

f(x,y-h)dxCf{x,y)dx].
avanti

lettore trover pi

Qui

ci

accontentiamo

di

una dimostrazione completa. provare tale formola nell'ipotesi che

(*)

In altre parole, se F{x, y)

una funzione

delle

x,y

tale che

F\v

f\

sar

f(x,y)dx

= F{^,y)"F(cL,y).

296
fy
sia in
I

CAPITOLO XIV

88-89

posto,

si

sempre minore di una costante H. Questo supha per il teorema della media
:

f{x,y-r-h)dx

Quindi, per

/^

= hfy {x,y-i-d ^\h CHdx\=^\H{? = come dovevasi provare. lim B =^


f{x,y)dx
(x.)h\
.

h)

dx

0,

Se noi conserviamo
si

l'ipotesi

che

punti del segmento y

cost. lungo
di y,

il

quale
si

fa l'integrazione appartengano al

campo ove f{x,y)

finita e

continua,

poa,

trebbe dimostrare che lo


*
,5,

f(x,y)dx
a
'

una funzione continua

anche se

anzich costanti, sono funzioni continue di y. Per dimostrare tali teoremi nella sola ipotesi della continuit della f (x, y), basta, esteso il teor. della continuit uniforme alle funzioni di due variabili, ricordare che \f{Xyy-\-li) f(x,y)\ si pu rendere minore di s per tutti i punti {x, y),

prendendo h abbastanza piccolo.

89.

Derivazione sotto
p

il

segno d'integrale.
e

Supponiamo che a e tanto la f(x, y) quanto

siano costanti,
f y (x, y).

che siano continue


in
tal

la

Noi

diciamo che
]

f (x, y)

dx rispetto ad y vale

f y (x,

y)

che cio la derivata del nostro integrale uguale all'integrale della derivata e si ottiene per ci derivando la funzione che

compare

sotto

il

segno

di integrale.
f',,

Oss. Per la dim. completa basta ricordare che, essendo anche uniformemente continua.

continua, essa

Qui consideriamo il solo caso che f"yy siderato sempre minore di una costante H. Noi dobbiamo calcolare:
|

sia nel

campo con-

f(x,y-hh)dx j f(x,y)dx
'

(Jyfe^)^a;)=lim-^^
''

^=
^

lim
h

=Q J^
di

nx,y-^h) fix,y) r^^^^^^^^^^^^dx.


fi

Per

la

formola
h)

Taylor

fix,y-h

f{x, y)

Il

fy

{x,

2/)

-+-

Y fyy

(^,

^0

(o<e<i).

297
Quindi

f{x,y)dxj

(^,

^lim

[J

fy(^,y)-^ -^fw^^^V^^^^) \dx'\


f

=
Poich
f'yy

fy

y)

dx

+ lim -^
(x,

fyy {x,y-^^ h) dx.

\<H

quindi

Cf'yy

y-^^h)dx\<\H Cdx

il

(?

a)

|,

sar:
\

lim

r^
/

...

f\jy(x,y-^^h)dx

0.

la nostra

formola diventa appunto:

f{x, ( J

y)

dx )

= J/'i/ fe
siano
finite.

y)

dx

K =
P
oc

cost.).

Ge^jesalizzazionb.
Si

pu estendere
cL'y

la

formola precedente

al

caso che

jS

siano funzioni della y,

purch

e f,j esistano e

Premetteremo alcune osservazioni.


Si voglia derivare rispetto al limite superiore

l'integrale

(^)

dz

{cf.

cost.).

Ricordando che un integrale definito


di

indipendente dal

nome

della variabile

integrazione avremo

['''''\Af:'^''^]r ?(^);
cio la derivata rispetto al limite superiore di
variabile uguale alla funzione che sotto
della variabile di integrazione
si
il

un integrale
segno
di

di

una funzione

di

una

integrale, dove al

posto

scriva

il

limite superiore.

Analogamente, dovendosi calcolare

la

a;

potremo serivere

cio la derivata rispetto al limite inferiore di

un

intjgrale di

una funzione
cambiata
di

di

una

variabile uguale alla funzione che sotto

il

segno

di integrale

segno,

dove al posto della variabile di integrazione si scriva il limite inferiore. Ci varremo di questi risultati per eseguire il calcolo della

/(ic,//)cZa;j

298

CAPITOLO XIV

y)

89-90

Nello

/ (,

dx
e
t

abbiamo supposto oc e ^^ dipendenti da y indicheremo questo fatto sostituendo z (supposte funzioni di y) ai limiti di integrazione. Otterremo lo
;

f(x,y)dx

che indicheremo con F. Il nostro integrale allora che funzione delle y,z,t, tutte funzioni di y, sar funzione composta di y. Avremo dunque ( 84, ex)

dF^^dF\
^

/a^\
\C>

^.

_^

dy

\clyf JiL'tsi.

2)

y^l

cost.

/dF\ \i)

^.

y, ,

Jc.st.
si

Se per le z,t fossero funzioni anche della x, questa formola pi correttamente nel modo seguente
:

scriverebbe

(^^\
\0 yf
a.

=
cost.

(f) \0 yf

,.
X,
:, t

+ {^\ \0 Z
cost.

f x,y,t

,V4=

cost.

m
\ C^ /
z,

f,
z. y. z

cost.

Ora per trovare l^-i

si

\dyf

devono considerare
si

come

costanti, ossia

.v,:,/^

cosi.

come indipendenti

dalla y.

Questa derivata

calcola dunque col metodo svolto

pi sopra. Si ha cio

Cos sappiamo che, essendo z


e che,

dF
il

limite inferiore dell'integrale,

y-

= f(z,y);
dalle pre-

essendo

il

limite superiore,

-^ = /"(<, 2/).

r)F

Essendo ^Qy'y\,

cedenti formole dedurremo infine, posto di nuovo ^

a,
^

|5,

[/(rr,2/)t?a;

f'y^x,y)dx

+ fi^,y)fy

f{c*.,y)oi.'y.

qui ammesso, p. es., che le i\f'y,f"yi sieno finite e continue. ^'y 0, ossia Questa formola si riduce a quella trovata pi sopra, se a' ci che era prevedibile a priori. se le a, ^ sono indipendenti dalla y

Anche

90.
a)
Il

Differenziali

esatti

in

due

variabili.

problema fondamentale del calcolo integrale per le funzioni di una sola variabile consiste nel determinare una funzione, di cui data la derivata F{x), 0, ci che lo stesso,
il

differenziale
Il

F (x) dx.

problema analogo per le funzioni di due variabili consiste nel determinare una funzione f{x^ y) di due variabili x, y, di cui sono date le due derivate parziali del primo ordine, ossia di trovare una funzione f(x,y) soddisfacente alle:

^=Mix,y),
dx

^~
Oy

= N(x,y),

(1)

PRIMA ESTENSIONE DEL CALCOLO INTEGRALE, ECC.


0,

299
df
(2)

ci che uguale a

lo

stesso,

una funzione

il

cui differenziale

Mdx-hNdy,

sono funzioni prefissate. Abbiamo visto che il prodove M, blema citato per le funzioni di una sola variabile sempre risolubile

se

F{x)

continua, p.

es.,

nell'intervallo

Xo^x^b;

che la f determinata a pu, p. es., porre

meno

di

una costante additiva

k. Si

f(x)

= [ F{x)dx

-f-

k,

dove ^ il valore (scelto ad arbitrio) di f(x) per x ^=^ Xo. Nel caso delle funzioni di due variabili noi proveremo invece che non sempre esiste una funzione f{x, y) soddisfacente alle (1) siano continue insieme alle loro (anche supposto che le M, derivate), ossia che non sempre (2) il differenziale di una funzione f{x,y), o, come si suol dire pi brevemente, che non sempre (2) un differenziale esatto. Se infatti le derivate prime delle M, Nsono continue, dalle (1) si deduce, derivando la prima rispetto ad ?/ e la seconda rispetto ad X, che

"ix 'y

'y

Dy

'x

3x

il

Essendo, per ipotesi, i secondi membri funzioni continue, per teorema ( 80, pag. 271) dell'invertibilit dell'ordine delle
;

derivazioni, essi sono uguali

cio

dy

ox
iecessaria affinch
il

La
renziale

(3) e

dunque una condizione


[sia
il
JSf,

si-

stema delle (1) sia risolubile, ossia affinch (2) sia un


esatto
differenziale
di

diffe-

una funzione fix,

y)],

(naturalmente se M,

M'y, N'^ sono continue).


tale con-

Dimostreremo viceversa che in casi generalissimi

dizione anche sufficiente. Se la (3) soddisfatta, anche nel caso attuale di funzioni fix,y) di due variabili, la f{x,y)

determinata a meno
della
P)

di

una costante additiva k

fix,y)

in

un punto

p. es.,

il

valore

iXo,yo)

prefissato.
:

Comincieremo da un caso particolare

il

caso cio che


il

le

variabili sieno separate.

Con questa

frase

si

indica

caso che

300
nella (2) la

CAPITOLO XIV

90

sia funzione della

sola x, la

funzione

della

sola

in tal caso la (3)

evidentemente soddisfatta, perch

3?/

'x

Supponiamo M{x) continua per


tinua per

Xq^x^I^

ed

N{y). con-

y^'^y ^^.
:

Sar evidentemente

fix.y)

Cmx)

dx -^

fV(^)

dy

+ k.
della

Il

primo addendo

M(x)dx

una funzione

sola

X,

x vale M{x) e la cui derivata rispetto addendo similmente una funzione della sola y, la cui derivata rispetto ad x nulla, la cui derivata rispetto ad y Niy). Il terzo addendo k una costante effettiva, le cui derivate sono entrambe nulle. Esso il valore della
la

cui derivata rispetto ad


?/

ad

nulla.

Il

secondo

f(x, y) nel punto di ascissa x^ e di ordinata

y^.

nel punto
e

y) Passiamo ora al caso generale. Vogliamo calcolare f{x, y) (a;, y^ supponendo che ilf, JV" ed 'M^y i^\ siano finite

compresa tra Xo ed x, e la cui ordinata compresa tra jo ed y. Ci naturalmente limita il campo ove facciamo variare il punto {x,y) cio il campo R, ove dimostriamo il nostro teorema. Supporremo, p. es., senz'altro E

continue nei punti la cui ascissa

essere

un rettangolo

coi lati paralleli agli assi, e


i

dentro di esso

supporremo cadere entrambi Poich fy N, sar

punti

(xo, yo)

ed

{x, y).

f^CN{x,y)dy-\-^,
dove nell'eseguire l'integrazione la x
e la
si

(4)

considera come costante,


a
cui

sola
si

9 X (com'

(la

costante additiva) potr quindi essere funzione della


evidente, perch 9 deve essere la funzione
cio la f{x, y^) ). poi determinare la 9 9(0;) in guisa che la deri,yo,

riduce la f per y

Dovremo
cio

vata rispetto ad x della f{x,y) definita da (4) valga

M;

che

Mix,

y)=\
L

{
*^y

Nix, y)dy

+ ^ ix) =
Ax

9' (x) -4-

^2/0

f N'^

ix, y)

dy

PRIMA ESTENSIONE DEL CALCOLO INTEGRALE, ECC.


ossia che

301

cp'

(x)

= M{x,
y)
finito

fV; Gt,

y) dy.

(5)

Il

secondo membro
si

continuo. Sar dunque neces-

sario e sufficiente che esso sia funzione della sola x\ in tal caso,

con una integrazione


che la derivata

ricaver

il

valore di

cp

{x).

La
di

condizione

necessaria e sufficiente per la risolubilit

M'y

N'^
?/)

del

nostro

problema

del secondo

membro
tiovata

(5) rispetto

ad y anche

sia nulla

cio la condizione,

gi

necessaria,

sufficiente.

In tal caso la (5) d

^{x)\

Mix,

f N'^
:

(x,

y)dy

dx

-{'^p

(xo)

dove 9 (x'o) il valore di cp {x) per x Xo, cio il valore di /'pera^^a^o, ed y z= y^^ cio il valore f{xo,yo) prefissato ad arbitrio. E la (4) d pertanto

f{x,y)=\ N{x,y)dy-^\
yo

\M(x,y)
attuali

N'^{x,tj)\dx-^f{x^,y^).
il

^ Xo[

^ VO

Ricordando

che

nelle

ipotesi

secondo
y,

addendo,

come gi abbiamo osservato, per calcolarlo, supporvi y


piti

?/o.

indipendente dalla

possiamo

Cosicch tale formola diventa

semplicemente

f{x,y)=
la quale

Mix,yo)dx
0

-1-

N
^ yo

(x, y)

dy -^

f{xo,-yo)

(6)

'

dimostra il nostro teorema che nelle nostre ipotesi esiste una funzione f, il cui differenziale Mdx 4- Ndy, e ci insegna a calcolare tale funzione f yiel campo R sopra definito.
La (6) si pu ottenere direttamente nel seguente modo, se provata la esistenza della f; basta osservare che:
f(x,
II)

si

ammette gi

f{Xo, Vo) = [f(^, y) f{^,


/y

Vo)]

[fix, Vo)

f(^o, Po)

r*X
dij
-\I

=
che coincide appunto

N'{x,y)

M{x,y^)dx,

coYi (6).

Indichiamo con A, C, punti {xq, yo), (x, yo) ed (x, y). La somma dei primi due addendi del secondo membro di (6) si chiamer l'integrale di Mdx -t- Ndy esteso alla spezzata ACB,

302
od anche la
e

CAPITOLO XIV

90-91

somma

dell'integrale di

Mdx
:

-h

Ndy

esteso ad

AC,
defi-

dell'integrale analogo esteso a


il.

CB. Naturalmente bisogna


frasi

nire

significato di queste

nuove

integrale di

Mdx

-\-

Ndy
di

esteso

ad

AC

od

CB. Noi
es.,

intendiamo

con

integrale

ad AC l'integrale delV espressione p. che si deduce da Mdx -H Ndy ponendo al pfosto della y e della dy cost. di AC, i valori che si deducono dalla equazione y z= yo cio y I/o, dy 0, ed estendendo l'integrazione dall'ascissa Xo

Mdx -f- Ndy

esteso,

=
il

di

ad

A all'ascissa x di C. Cio l'integrale AC vale primo addendo del secondo


il

di

Mdx

H-

Ndy
;

esteso

membro

di (6)

mentre

invece

secondo

addendo

si

trova,

con

definizione analoga,

uguale all'integrale di Mdx -\- Ndy esteso a CB. La (6) si pu dunque interpretare cos
:

La

differenza tra

il

valore
vale

nel

punto

(x, y)

ed

il

valore

della f nel

punto
al

(xo, yo)

V integrale di df esteso ad una

spezzata di due lati paralleli agli assi coordinati congiungente


il

punto

(xo, yo)

punto

Questo teorema
cp

(x, y) (se f\-c, fy sono continue). la generalizzazione della forinola

{x)

cp (:ro)

pX

^9
'^

=
*

^x

i
.To

(^)

Xo

valida per
continua).

le

funzioni

cp

(x)

di

una

sola variabile (a derivata

91.

Integrali

curvilinei

{*).

I precedenti risultati appaiono incompleti. Infatti

Perch dare tanta importanza alla spezzata ACB unente i punti A, B piuttosto che a un'altra curva congiungente i punti stessi ? Gi, scambiando nelle precedenti considerazioni

le

X, y,

giungeremmo a teoremi analoghi,

in

cui

alla

ACB

sostituita un'altra spezzata


lelo

ADB,
di (6)

il

cui

primo lato

AD

paral-

all'asse delle y,
2""

il

secondo lato

DB
ha un

all'asse delle x.
significato,
il

Il

secondo membro

non

soddisfatta la

M'y

= N'^. Quale
a.

anche se
tali

ne

senso in

casi

pi generali ?
II

modo

migliore di dare un'esauriente risposta a tali

domande
di

di

porre la seguente definizione. Sia

AB

un arco f

curva

pensato descritto nel verso


zioni

3.

e rappresentato dalle equa-

= x(t)

=y

(t)

per X

^^^

[1,

(1)
studier

(*) Il lettore pu rinviare la lettura di questo al momento in cui la teoria generale delle funzioni additive e degli integrali multipli.

PRIMA ESTENSIONE DEL CALCOLO INTEGRALE, ECC.

303

di f, dove \ \i sono i valori della t corrispondenti ai punti A, e dove x (t), y {t) sono finite e continue nell'intervallo (X, fi), e le X {t), y (t) sono continue od hanno un numero finito di punti
di

discontinuit ( 78, pag. 261). Noi chiameremo integrale di Mdx

-+-

Ndy

esteso a tale arco

di

curva

lo

f; M[x{t\y(t)]x\t)--N[x{t\y(t)]
il

y\t)

dt,

(2)

deduce da Mdx -\- Ndy, sostituendovi alle X, y, dx, dy i valori che si deducono da (1). E cos generalizzata nel modo pi semplice la definizione sopra data di integrali estesi a segmenti. appena necessario avvertire che, essendo dx, dy indipencui integrando
si

denti dalla scelta della variabile indipendente,

cambia se cambiamo il parametro t e ci in virt del teorema di integrazione per punti di r tuzione (cfr. anche il penultimo capitolo del libro). Tale
;
'

valore di (2) non scelto per individuare i


il

sosti-

inte-

grale dipende dunque soltanto dal differenziale Mdx -l- Ndy e dall'arco f dato a priori (e cambia di segno, invertendo il verso in cui r si immagina percorso, cio scambiando i punti A, B). Ci poniamo ora la seguente domanda fondamentale Che valore ha il nostro integrale, se esiste una funzione (x, y) dx -H N (x, y) dy ? (x, f y), il cui differenziale df /* funzione di x, y, entrambe Evidentemente lungo f la funzioni della t, e perci la f una funzione di t, la cui deri:

vata vale

M
perch dalle
si

[x

it),

(t)] x' (t)

-hN[x

(t),

(t)] y' (t),

(*)

f= fix. y);

(t),

= y(t)
Wf

304
ed perci
uguale

CAPITOLO XIV
alla

91
dei

differenza

valori

che la f

(x,

y)

assume negli (stremi B,

delVarco V di curva considerato.


tale ipotesi

Vale a dire tale integrale ha in dipende soltanto dagli estremi A, B

un

valore che
e

del

nostro arco,

non

varia quindi, se cambiamo l'arco (1) che congiunge i punti A, B, e gli sostituiamo p. es., come al 90, la spezzata ACB. Viceversa si pu dimostrare (cfr. anche il penultimo cap. del libro)
:

Se questo delVarco AB,


proprio
il

integrale 'non

dipende dalla particolare scelta

ma

soltanto dai suoi estremi A, B, esso definisce

valore che nel punto


e il
il

assume

la funzione f (x, y)

che nulla nel punto A,

cui differenziale vale

Mdx

-\-

Ndy.

A, e considerato il punto Infatti tenuto fsso come variabile, tale integrale sar una funzione f delle coore che f'y^=N. dinate {x, y) di B. Vogliamo provare che f'^=^ M. Sia B' il punto {x 4- h, y). Sar Proviamo p. es. che f'^

punto

B
:

f^

(^, y)

= ^
7i=o

n^ + h,y)n

fix, y)

^
(3)

= lim =
Ti

\\Mdx + Ndy) {Mdx ^ '-y^


f
ri

-)-

Ndy)

Poich

tali

integrali

non dipendono dalla scelta


lungo cui dy

delle

linee

AB, AB\ potremo

supporre che la linea

AB

dal segmento
(3) diventer

BB\

AB'
0.

risulti dalla linea

La

f'x {x, y)

= lim =
/i

^^
a
il

{Mdx -^ Ndy)

lim
h

=^

^
il
^

.4.7,

M{x,
X

ij)

dx,

Ricordando che per

teorema della media


(0

M{x,

a;

y)

dx

= h M{x -h m,
avremo
:

y),

< <

1)

e che

continua,

f^
Cosicch

= lim M{x -^

e/^ y)

= M(x,

y).

d. d.

il problema di riconoscere quando esiste una funzione che abbia un dato differenziale Mdx -h Ndy, e quello f{x, y) di calcolare tale funzione, si riducono al problema di riconoscere quando l'integrale curvilineo di Mdx -+- Ndy dipende

PRIMA ESTENSIONE DEL CALCOLO INTEGRALE, ECC.

305

soltanto dagli estremi della curva, a cui estesa l'integrazione


ci avviene in ogni

Nel capitolo citato dimostreremo che ad un solo contorno (p. es. un campo circolare, o ellittico, e p. es. non una corona circolare), in cui M, N, M\j, N'., sieno finite e continue, e M'y N'^cEester cos dimostrata non solo per i campi R del 90, ma anche per questi campi pi generali che nelle nostre ipoMdx Ndy. tesi esiste ima funzione f (x, y) tale che df Nel capitolo citato troveremo anche gli stretti rapporti che passano tra le attuali proposizioni e le definizioni di potenziale
e

non dalla curva

scelta.

campo

e di lavoro di

una

forza.

92.
Il

Differenziali

in

tre variabili.

problema analogo per funzioni di tre variabili x, y, z quello di determinare una funzione f{x, y, 2), di cui sono prein fissate le tre derivate prime M=^fa,, N=^fy, P^=^fz,
altre parole prefissato
il

diiferenziale

df= Mdx -+- Ndy + Pdz, (M, N, P funzioni di x, y, z).


se supponiamo Questo problema non sempre risolubile infatti che le derivate parziali del primo ordine delle M, N, esistano, siano finite e continue, esisteranno e saranno finite e
;

continue

le

ay
'xiy

_ IM
"y "x
'

2f_ __ 'M
^x^z
^z

'y'x

'iy'z

"z

'z'x

lix

'

'z'y

'iy

Donde, per
vazioni,
si

il

teorema
che
0,

sull'invertibilit dell'ordine delle deri-

trova

condizioni

necessarie
si

affinch

il

nostro

problema

sia risolubile,

come
-h

suol dire, aftinch

Mdx
sia

Ndy

-h Pdz
:

un

differenziale esatto,

sono

le

'M_lm ^M_'JP^
??/
20

'N^_'P
'z
()?/

'x

'

!iz

'x
,

G. FuKiNi, Amdisi matematica.

306

CAPITOLO XIV

92-93
si

dimostra che queste condizioni sono sufficienti almeno per il caso che il campo di variabilit sia un parallelopipedo con gli spigoli paralleli per le M, N, agli assi coordinati, ed anche in casi assai pi generali.

Come

nel problema precedente

93.

Cenno

di

un problema analogo

ai

precedenti.

Un
z (x,

problema analogo

quello di determinare

una funzione
y)

y) che soddisfi alla ^ ^

=: P(x,

oxoy
;

y),

dove

P {x,

una

funzione data a priori finita e continua in un rettangolo, avente


i

lati

paralleli

agli assi coordinati

e siano a, b, p. es., le

coor-

dinate di quel vertice, che ha la minima


ordinata.

ascissa e la

minima

La

nostra equazione

si

pu scrivere

donde

^y
dove Y
siasi

P{x, y) dx
alla x,

...

f^
i

una costante rispetto

ed quindi una
ci

qual-

funzione della y {continua, perch in questi stadi piamo solamente di funzioni continue).

occu-

Sar perci
^

= f'\fp{x,y)clx^dy-^^{y)-^f{x)
;

(1)

dove 9 {y) l'integrale di y cio, essendo y una funzione arbi9 {y) una funzione arbitraria della y (a derivata continua). Nella (1) compare anche f{x), funzione arbitraria di x,
traria,

integrato rispetto a y, e quindi l'integrale resta a meno d'una costante (rispetto ad y) che pu essere una funzione aifatto qualunque di x, ma che supporremo derivabile, volendo che esista z\.

perch

si

determinato

Se nella

(1)

poniamo ora

l'ipotesi

che

P {x, y)

sia costantemente zero, e quindi

P(x,ij)dx
troviamo che la funzione pi generale ^ (x, y), che ha la derivata mista di secondo ordine uguale a zero, somma di due funzioni, l'una di a; e l'altra di y affatto
arbitrarie

(ma

derivabili), e cio:

= 9{y)-\-f(^\

(2)

'

PRIMA ESTENSIONE DEL CALCOLO INTEGRALE, ECC.


Si pu verificare facilmente il nostro risultato derivando prima rispetto a ic e poi rispetto a y. Si avrebbe
:

307
(y)

la

'r

-h f (x)

,.,

derivando quindi

la

f'{x) rispetto & y

ottiene lo zero.
;

Facciamo un cambiamento
da cui

di variabili y,

poniamo

cio
;

u - X +
U-\-V

=xy
II

V
v,

La z funzione di ic e ^ pu dunque considerarsi come funzione i u ^ di a loro volta funzioni di x e y. Derivando allora la z rispetto alla x tenendo y costante, e applicando teorema di derivazione di funzione di funzione, si ottiene
dz dx
ossia, essendo u\-

il

dz

dz
dv

du
1,

'

=4-1

e v'.^

=+

dz _ ^i_d^ dx ~ du v'
Derivando rispetto
alla y, si trova

xy
Poich
u'y

- \dy}

"* '

"^

dndv

""

V "^ \v^
d^z

""

''^
'^v'"'

1, v',j^=

1, si

trova

d^z

dxy
Cosicch la
(2),

~ du^
,

d'^z

dv*'

'

ove

si

ponga z

=
^r

d tutte

le

funzioni

che soddisfano alla:

risultato importante, perch riceve applicazioni in molte questioni di fisica.

Oss.
si

Scambiando

gli assi delle

e delle

si

trova che la (1)

pu scrivere nella forma


^ {x, y)

=J
y)

F(x, y) dy\dx-]rf{x)-{-^
:

(tj).

se

ne potrebbe dedurre che

in

[fjp(^,

<v] dx

= [X'^^^' H
'^^

^y-

Questa formola sar ritrovata


altro capitolo.

in

forma assai pi generale

308

CAPITOLO XV

94

CAPITOLO XV.
OLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE DI INTERVALLO

94.
a) Sia

Funzioni additive d'intervallo e loro derivate.

(x)

una funzione prefissata

della

in

un intervallo
cp

Siano

a, h

due punti
stesso,

di J; la differenza (incremento)

(h)

I.

cp(a)
o,

un numero determinato, quando siano


cp

dati

punti

a, h,

ci che lo

l'intervallo (a, 6). Prefissata

dunque

la fun-

zione

(x),

noi potremo dire che tale differenza, che indicheremo

con S{a,h) una funzione dell'intervallo (a, ) (*). Essa gode di una propriet molto notevole cio che, se Tintervallo (a, e)
;

somma
dei

degli intervalli (a, b) e

(6, e),
cp

tivo a tutto l'intervallo, cio

valori

S (a,

6)

z=

cp

(6)

(e)
cp

uguale alla (a) e S{b,c) ^ (e)


cp

allora

il

valore

(a, e) rela-

(a),

somma
cp

(b),

che essa assume nei due intervalli parziali (a, b) e (6, e). Noi enuncieremo questa propriet dicendo che S (a, b) funzione additiva dell'intervallo (a, b). Viceversa sia ^S' (a, b) una funzione dell'intervallo (a, b) sia essa cio un numero, che ha un valore determinato, appena sia dato l'intervallo (a, b) di L Essa goda della propriet additiva: sia cio identicamente 8 {a, b) -4- 8(b^ e) 8 {a, e). Ne seguir supponendo c^=^b, che 8 (b, b) 0, cio che una funzione additiva d'intervallo si an;

nulla, se Vintervallo nullo.

osservando che

8 {a,

a)

quindi, ponendo poi e


:

a,

0,

ne seguir

S{a,b)
Sia
siasi

= 8{b,a).
;

C una

costante arbitraria
sia

sia e

(di /),

X un punto
C-\-

variabile in

un punto fisso qual7. Si ponga


:

8 (e,

x)

cp

{x\
:

(*)

di

a?,

se

Diciamo cos per analogia col linguaggio abituale 2/ determinato, appena sia nota la x.

Si dice che

funzione

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

309
a)

Poich l'intervallo
(a, h),

(e, b)

somma
{e,

degli intervalli

(e,

ed

sar

S (e,
ossia
:

h)

=S
b)

a)

-\-

S (a,
cp

b)

S
con

(a, b)

= Sic, ^(c, =
a)
(a, b)
'i

(6)

cp

(a).

Ogni funzione S
V incremento
variabile x.

(b)

additiva di intervallo
cp

(a, b)
cp

coincide
della

(a)

di

una

funzione

(x)

Data S (a,
nazione
costante
di C.

b),

la

cp

(x)

dovuta
nello

all'arbitrariet

ha chiaramente soltanto l'indetermicon cui si pu scegliere la


cp

Infatti due funzioni

(x),

(x) che

abbiano uguali
valore

incrementi

stesso

intervallo,

soddisfano per ogni

alla

^(x)
cp

(x)

cp

= ^(x) ^ ^{x)^^ia) ^
(a)

(a),

ossia
(a).

Esse hanno cio una differenza costante. In molti problemi si presenta pi spontaneo

lo

studio di

una funzione S additiva d'intervallo piuttosto che lo studio di una funzione cp, di cui la S rappresenti gli incrementi. Cos un punto si muove su una retta e la sua velocit p. es., se

F{x) nota in funzione del tempo, si presenta pi spontanea domanda Che spazio S (a, b) ha percorso il punto dalle ore a alle ore b ? piuttosto che l'altra domanda A che distanza 9 (x)
la
: :

punto all'ora x dairorigine ? Infatti questa seconda domanda presuppone la scelta di un elemento sovente estraneo alla questione V origine. Di funzioni additive di intervallo possiamo dare numerosi
si

trova

il

esempi.

Data una sbarra materiale posta sull'asse delle x, il peso sua parte che ha per estremi i punti di ascissa a, b una funzione additiva di tale parte di sbarra, cio dell'intervallo (a, il). E ci perch il peso di un tratto {a, e) di sbarra
di quella

somma

evidentemente la somma dei propriet che vale, qualunque sia la posizione dei punti a, , e, se si conviene di considerare come uguali, e di segno opposto i pesi dei tratti (a, 6)
dei tratti (a, b) e (, e)

pesi dei tratti parziali (, b) e (, e)

(6, a).

Se un punto materiale si muove in un dato campo di forze percorrendo un segmento (a, b) dell'asse delle x, il lavoro compiuto una funzione additiva di (a, b).

310
P)

CAPITOLO XV
Consideriamo ora
di

94

il

caso particolare (che basta ai nostri


con-

studii elementari)

tinua. Il

una funzione ^ (x) a derivata F{x) teorema della media dice che :

SJMO^,(b)-cp(a)^^^^^^
D

(1)

ove e
(a, b).

un punto opportunamente
a, h

scelto

interno alV intervallo


a^

Se dunque
lim
e
:

a,

ed,

essendo

tendono ad uno stesso punto {x) continua, anche lim

sar anche
{(x.)

F (e) =^ F
a^

Cio

Se V intervallo
limite di

(a, b)

tende

ad un unico punto

allora

il

S
b
vale

(a, b)

F
Se

(x).

Perci

(x)

lim
a, b

=X

funzione continua, noi

la

chia-

meremo derivata
tervallo (a, b).
e

non

della funzione additiva S (a, b) rispetto alVinTale derivata funzione della sola variabile x, pi funzione di un intervallo. Evidentemente poi

S (a,
Cio

6)

=9

()

cp

{a)

= fF
(a, b)

{x) dx.

una funzione additiva S

con

derivata
(x)

(x)

(continua) coincide con Vintegrale definito f


derivata.

dx di

tale

si

Il teorema della media, che abbiamo scritto nella forma pu anche scrivere cos
:

(1),

S{a,))=^{h
:

a)F{c).

Se ne deduce Siano ed m il massimo ed il minimo valre nelVintervallo (a, b) della derivata (continua) F (x)/ della funzione S (a, b) additiva d'intervallo; allora S (a, b) compreso tra i prodotti di (b a) per o per m. Viceversa, se il valore della funzione additiva S (a, b) compreso tra (b a) a) m, dove M, m sono il mase (b simo e il minimo della funzione continua F (x), allora F (x) la derivata di S (a, b).

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

311

Infatti \ b

in tal caso

compreso tra

a
e

ed

cio

vale F{c), ove


Perci, se

un conveniente punto
x,

dell'intervallo (a, h).

a,b tendono ad

allora^-

tende
additiva

ad F{x),

95.

Illustrazioni varie.
la funzione

Abbiamo riconosciuto che


ha
la derivata continua
si

S (a,

b),

che

F (x),
in

coincide con

F (x) dx.

Questo

teorema

pu illustrare

molti modi:

a) Se p. es.

F{x)^0,

l'area

S (a,
y
^=^

b)

del rettangoloide defie dalle rette


a:

nito dall'asse delle x, dalla curva

F {x)

a,

x^=b

evidentemente funzione additiva


se l'area
si

dell' intervallo

(a, b)

negativa se a > ). Tale rettangoloide contenuto nel rettangolo che ha per base l'intervallo (a, b) dell'asse delle x e per altezza il massimo
considera
e

(almeno

positiva se a

<b

valore
di

di

F {x)

in tale

intervallo,
il

contiene
^

il

rettangolo
di

ugual base, avente per altezza Perci S (a, b) compreso tra {b

M
a)

minimo valore
{b

F{x).
ed ha

a) m,

quindi

F {x)

per derivata. Esso vale pertanto

F (x) dx.

Questo

ragionamento , in altre parole, la ripetizione svolte, da noi altrove (pag. 165).

di considerazioni*

su p) Se F(x) indica la velocit che un punto mobile una retta r ha all'istante x, ^ '^ {x) indica lo spazio percorso da N, anche la distanza ON, che ha all'istante x da un'ori-

gine fissa 0,
e che

si

riconosce immediatamente che ^ {x)

^==^

\F {x)
a

dx

quindi ^ (b)

(a)

(spazio percorso dall'istante

all'i-

stante b) la funzione additiva, che ha

F{x) per

derivata, e perci
esteso all'inter-

vale precisamente
vallo (a,
6).

l'integrale

definito di

F (x)

Basta osservare che lo spazio percorso cp (6) 9 (a) gode delle due seguenti propriet: 1) Se a un intervallo di tempo, somma di due intervallini ocj, ag, lo spazio percorso in a uguale alla somma degli spazi
percorsi in a^ e in ag;
cio lo

spazio percorso funzione addi(a) percorso


gli spazi,

tiva degli intervalli di tempo.


2)
di

Lo

spazio

cp

(&)

cp

da

nell'intervallo

tempo (a,b)

compreso tra

che sarebbero percorsi

312
da
iV^,

CAPITOLO XV

95

velocit
vallo,

quando esso fosse in tale intervallo dotato sempre della minima m o massima M, che raggiunge in tale interossia compreso tra (6 a) m e ( a) M.

y) Se F{x) indica il valore della forza agente su un punto ]Sf mobile su una retta r, quando JV dista x dall'origine, e se ix)

diretto secondo r,

dal punto

a;

=a

il

lavoro corrispondente al passaggio

al

punto x
).

di

l'integrale definito di

F (x)
a..,
il

esteso all'intervallo (a,

Infatti esso gode delle due seguenti

propriet

1) Se

un intervallo a
intervalli

somma
cc^,

di

due intervallini

oc^,

lavoro corrispondente all'intervallo a

somma
tale

dei lavori corri

spondenti
additiva

agli

cci,

cio

lavoro

funzione

degli intervalli a.

2) Tale lavoro

compreso tra

valori {b

a)

m e (b a)M

corrispondenti al caso

che la forza

F (x)

nell'intervallo (a. b)

conservasse costantemente il valore minimo raggiunge in tale intervallo.


5)

massimo M, che
si

Indichiamo con

p,

coordinate

polari;
i

voglia

lare l'area

A della {0^a<b^2Ti) e
sono
il

figura

racchiusa tra
p

una curva

raggi

calco-

a,

=
A

?>

i^(0).
Si

evidente che

funzione additiva dell'intervallo

(a, b).

osservi che, se

M,

massimo e il minimo di -F(0) nell'intervallo (a, &), la nostra figura comprende all'interno il settore circolare che ha e 6, e per raggio m, che limitato dalle semirette
che
quindi

ha per area

t:

m^

2
71

z^

(6

a)

m^ E

la

nostra figura compresa nel settore limitato dalle stesse semirette^

che ha

per raggio

M, ed ha

quindi

per area


(&

ci)

M\

L'area cercata dunque compresa tra

m^ A

- M~ A 0^
A
in

quando

si

indichi con

=
& se ne

l'incremento ricevuto da

nell'intervallo (a, 6).

deduce facilmente che l'area

discorso ha per derivata

P^ ossia che essa data dalla:

Il

lettore dimostri direttamente che --

dA

= -[F(d)Y.
1

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.


Si

313

modo

pu dedurne poi, p. es,, che se un punto N si muove in un piano in il raggio ON descriva un'area A proporzionale al tempo t impiegato, allora la forza agente su N diretta verso 0, (Teorema importante, p. es., per dedurre dalle le^gi di Keplero la legge di gravitazione universale di Newton).
:

che

Infatti in tal caso % -^j dt

fi

,,'

dA
9

=k(k = cost.),
,
.,
,
.

ossia -,
d^i

dAde
-,-7

dt

= h,
,
'

ossia

^do == 2 dt
\
/s^

A'.

Poich

p'

'X^

H-

?/^

== arctg
d}

questa equazione diventa

^^

__ o

^ti~'^di~^^''
donde, derivando
d-j

d-x

d^x

dhj

che prova
della forza

il

nostro teorema, perch (come insegna agente su JV sono proporzionali alle

la

Meccanica)

le

componenti

d'X

~y_

96.
a)

Alcune

somme

fondamentali,

funzione S
tinua

Abbiamo dunque riconosciuto l'identit del concetto di (a, b) additiva avente per derivata la funzione con(x)
e

di

(x) dx.

Cosicch se, p. es., F{x)^0, ed a<b, la S(a,b) si pu pensare identica all'area del rettangoloide limitato dall'arco di

curva
gli

y=zF{x) per dalle rette che ne proiettano estremi sull'asse delle x, e dallo stesso asse delle x. Ci serviremo tosto di questo fatto per illustrare geometriDiviso l'intervallo
(a, b) in

a^x^b,

camente alcune considerazioni.

intervallini parziali Si,

%,

...

B,

allora

il

valore
dei

^S"

{a, b)

della nostra

funzione additiva vale la


intervallini 5^:

somma

dei valori di

8
,

corrispondenti ai nostri

ciascuno

quali

per

il

teorema della
il

media,
il

tra '^iMi e B^W/, se Mi, mi sono


in
li,

massimo

compreso minimo i F(x)


B^.

e vale ^F
:

ove Fi un conveniente valore della F{x) in

Perci

La S

(a, b)

=
*J

F{x)dx
a

compresa tra S Mi

8,

= Mi^i-^
conveF{x) dx

-\-M2l2-^

-hM.rK^

untili. Esistono dunque dei


tali

menti numeri

Fi compresi tra m^ ed Mi

che

= SP.8...

314
Perci
:

CAPITOLO XV

96
il

La

(a, b)

compresa tra

limite inferiore delle

2 MB,

il

limite superiore delle

m B.

Fig; 33.

P)

Sar bene illustrare questo procedimento per


ricorrendo
all'

le

funzioni

F {x)^0
come area

interpretazione

citata

di

F (x) dx

della figura piana (rettangoloide)

delle X, la

compresa tra curva y

=F

l'asse
(re),

e le parallele all'asse delle y,

hanno per ascissa rispettivamente a oppure h. Nella fg. 33 sono disei

cui punti

gnati per l'intervallino par-

minimo mi massimo Mi di F(x).


ziale
^i
il

il

Nella successiva

fig.

34

(in cui per chiarezza si di-

segnata una curva y

= F(x)

di pi semplice andamento) reso ben evidente che un


Fig. 34.

prodotto B, mi l'area di un rettangolo avente per base B,;

tutto

interno

alla

nostra

figura
B^

(i

rettangoli
di

APA\A',

un poligono misura l'area AiPiA'2A\, ecc.); cosicch 2 xche tutto contenuto nel nostro rettangoloide ed ha perci un'area non maggiore di quella del nostro rettangoloide.
m^

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

315

Invece
tiene
il

numeri Mi^i,
ecc.,

M^2,
la cui

ecc.

QAiA\A\ QA2A'2A\,

somma

sono l'area dei rettangoli un poligono, che con-

nostro rettangoloide, e la cui area perci non minore


stesso.

dell'area del rettangolo

Riesce cos resa intuitiva la nostra affermazione. Del resto tutti gli altri esempi del paragrafo precedente
potrebbero servire altrettanto bene ad illustrare la nostra
affer-

mazione.
Y) Ricordiamo la precedente formola
:

F (x) dx = S Fi

S^.

La lunghezza \ di un intervallo parziale non che l'incremento dx subito dalla x nel passare da un estremo all'altro. Se noi scriviamo dx al posto di 5,-, e sostituiamo al S greco un S maiuscolo latino, che la scrittura corrente pu aver deformato nel segno
j
,

intendiamo

il

perch della notazione usata

per indicare gli integrali

definiti.

96
per
a)
il

bis.

Il

metodo

dei rettangoli

calcolo approssimato degli integrali definiti.


che, diviso l'intervallo (a, h)

in

Abbiamo riconosciuto al 96 un numero finito di intervallini

parziali

B,-,

si

ha:

i
ove Fi uno dei valori assunti da {x) in conveniente. Cosicch, se noi, data F{x), e simo
scegliere
tali

S^-,

scelto
i

in

modo
sapes-

scelti

B^-,

valori Fi,

il

calcolo

dell'integrale
di

sarebbe
poich

ridotto a operazioni elementari

(somma

prodotti).
tali

Ma

invece in generale non

sappiamo scegliere
SJ^^S^, come

Fi, sostituiamo
as-

ad Fi uno qualsiasi Fi dei valori che

F (x)
valore

sumendo
nostro

poi

la

somma

assume in B^, approssimato

del

un procedimento molto usato; la teoria, d'accordo con l'intuizione, lo giustifica, come vedremo in P), provando che l'approssimazione raggiunta si potr render
integrale.

questo

grande a piacere,
si

cio

che

la

differenza

F{x)dx

^F-h^

tutti

pu rendere piccola a piacere in valore assoluto, prendendo i Sf abbastanza piccoli (e ci indipendentemente dal modo
si

con cui

scelto

il

valore Fi di

F{x)

in

5,).

316
Ci,

CAPITOLO XV

dQbis

che con una facile estensione del concetto di limite

si

scrive

F(x)dx

*^a

S = lim =
'

F^hi. L'errore

commesso sostituendo Fi
B,;

0^

ad Fi viene cio eliminato passando al limite per 0. metodo di calcolo approssimato Tale si pu chiamare metodo
dei rettangoli.
Infatti
il

calcolo del nostro integrale equivale a quello del-

l'area del rettangoloide definito dalla curva

y
in

= F{x),
;

per

base
di

il

segmento
resta

(a, b).

Diviso

(a, b)

che ha segmentini B^, il


all'area di

rettangoloide

diviso in rettangoloidi parziali


il

uno

questi noi sostituiamo


B^

prodotto

^i

Fi, cio Tarea di

un
F,-,

rettangolo che ha ancora

per base, e che ha per altezza

(x) ha in B^. essendo Fi uno qualsiasi dei valori che valore di F{x) ad uno es. il Per Fi possiamo assumere p. degli estremi di B^, oppure il massimo valore Mi od il minimo

valore

di

F (x)
gli

in

5^-,

oppure un numero qualsiasi compreso

tra i/i ed m,.

esterna di un rettangoloide uguale all'interna,

provato che l'area si pu dimoSMB ugnale al limite strare intanto che il limite inferiore di superiore ^i S mS; e che quindi entrambi sono uguali al numero
P)

Con.

stessi

metodi con

cui

si

(a, b)

=
'a

(x) dx,

che compreso tra

le

due somme

citate,

Resta cos jjrovato che questo integrale si pu perci definire come il numero che separa le classi contigue descritte rispettivamente dalle 2MBj SmS. intuitivo poi (come il lettore pu riconoscere pensando
all'area di

un

rettangoloide, e ricordando la trattazione elemensi

tare per l'area del cerchio) e

pu facilmente provare

(*)

che

(*) Ci si pu dedurre dal teorema di Heine ( 40 e 63, pagina 197), perch, in virt di questo teorema, si possono scegliere i cos piccoli che tutte le

corrispondenti
I

oscillazioni
e ,

Mi mi

risultino

minori

di

iM Si imit <
S

s
si

Allora sar

CI

come volevasi provare.


:

Allo stesso risultato


vallini
e

giunge direttamente cos


',

Dato un sistema

di inter-

un

altro sistema di intervallini


le

ottenuto dal precedente intercalando

nuovi punti di divisione,

somme
il

corrispondenti soddisfano alle


) di

iM'^iM''
in

Imo ^^m'', E

ci,

perch

massimo f(il minimo

F{x)

un

non

inferiore ad alcuno dei

massimi

M'

(non supera alcuno dei minimi m') che


considerato,
le

Fix)

ha

negli intervallini \ in cui stato suddiviso l'intervallo vale la somma delle lunghezze di questi '. la lunghezza
-^

mentre

Sia

>0

un numero piccolo a piacere;

consideriamo, p.

es.,

^m. Esi-

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

317

si

pu rendere piccola a piacere (minore


la differenza

piacere)
vallini
scelta

SMS SmS,

di

un

>

piccolo a

considerando degli inter-

abbastanza piccoli [che tale differenza (con conveniente S) si possa rendere piccola, segue dal precedente precisa osservazione che i S saranno scelti la presente teorema; convenientemente, se saranno scelti abbastanza piccoli].^ fortiori, uno qualunque dei valori assunti da F{x) se indichiamo con
dei

ster

un sistema
in
e,

di intervallini parziali Oj/j^,

,^n tali che, se

il

minimo

di

F{x)

sia

F{oc) f?a'^i>9

F{x)dx

-
Sm
(o delle
S/^^j).

ci

perch

F{x)dx

proprio

il

limite superiore delle


di intervalli ,

Consideriamo un altro qualsiasi sistema


pi piccolo del

ciascuno dei quali sia

minimo

tra gli intervalli


'

e sia pi piccolo

anche

di^^-^^-^y,

sei?

quel sistema di intervallini che si ottiene il massimo di |/'(a;)iin (a, fe). Sia dividendo (a, b) in parti sia coi punti estremi dei 6, sia coi punti estremi dei ^. Poich i ^' sono ottenuti sia dai o che dai ^, intercalando nuovi punti di divisione,

sar

w'

'

/*

w'

'

^ 5,

mentre
',

F(x)dx^^ m' .Jfo


|

'.

Ora

nel passare dai


',

divisi in (due) parti (perch


e gli intervallini

che

si

sono stati per l'ipotesi fatta) ottengono dividendo in due parti al pi n intervalh

agli intervallini

al pi

degli intervalli

un

non pu contenere

tutto

un

'

hanno complessivamente una lunghezza che non pu superare n


non supera ^-^^j.
perare ^
Il

(perch ogni
^m'S'

contributo

che essi danno nella

somma

non pu su-

wJT =-^-75-

2nH

^ 2

Poich
^ m'
'

gli altri intervalli

sono contemporaneamente intervalli


cosicch 2

0',

la

somma

superer

^m S
c'

al pi di

m :^im
sar
:

0'

Poich

2 to'

ly.o

F{x)dx ^,
Cosicch, se
i

to 5

F {x) dx

t.

gi gi

noto che

F(x)dx'^^m.
precisato), la

sono

scelti

abbastanza piccoli (nel

modo sopra

^mS

differisce

da

F{x) dx per meno

di

h.

In modo analogo

si

prova che, se
di
j.

sono abbastanza

piccoli,

differisce

da

F{x)dx

per

meno

Quindi, preso un numero


tale

2^0
sono

piccolo a piacere,
^,

possiamo

[iM

Imo]

scegliere
sia

un numero
di 2=.

che,

se

tutti

minori di

allora

minore

e. d. d.

318
in
B,

CAPITOLO XV
cosicch

96 bis

m^F^M,

allora,
e

poich

i^(a;)^a: e

Si^S sono

entrambi compresi tra

Sm5

2ilf8,

avremo che:
i

Dato un numero
piccoli che
,

piccolo a piacere, posso scegliere


r''

5 cos

|Si^S

F{x)dx\<^.
definizione
di

Cosicch con facile estensione della possiamo enunciare il seguente teorema


:

limite,

Lo
di

(x)

dx non
dalle

solo

il

numero che separa

le

classi

'a

contigue

S^ SMS, ma anche il limite tendono a zero, se un qualsiasi numero compreso tra A ed m (od eventualmente uguale anche ad ilf od a m). ,& F{x)dx-\\ml^Fh Se noi confrontiamo quest'ultimo teorema

descritte

S m

SFS

quando

tutti i B

col

teorema dato in

(a),

pag.

315, cio

Fix)dx=^ HFZ^

ve-

diamo che tanto


tra

che

ed

M.

Ma

mentre

rappresentano una quantit compresa una quantit arbitrariamente

scelta tra

tra ni ed

M, la M. Cosicch

me

i^
nella

un numero convenientemente

scelto

-'

Fix) dx

= lim (F,hi =
0^

-4-

F.h-,

-f-

4- Fnhn)

il passaggio tendono a zero) corregge V errore valori intermedi F^ in modo arbitrario Y) Un caso particolare della nostra modo seguente
si

potrebbe quasi dire che

al limite (quando tutti commesso scegliendo i


tra m^ ed Mj.

formola

si

ottiene

nel

Si

divida l'intervallo (a, b) in


ai,
;

estremi

a, a^, a^,

aritmetica

tutti

formino una progressione n + i uguali tra di loro saranno questi intervallini


,

intervallini parziali
^

S,,

cui

ed avranno

come lunghezza comune.


il

Se come Fr scegliamo
destro a 4- r

valore di

F {x),

p. es.,
S,.,

nell'estremo
:

del corrispondente intervallo

otterremo che

(I)

Cf{x)
-'a

dx

= lim =
n

^^^^ Fia-^ ^l^\


n
\

-+-

a.

/
-\-

-hjP(a-+-2

j-hi^(a+3

)-+-

-\-Fia

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

319

Similmente,
ak, ak^,
,

supposto
,

>

a,

posto

A:

ak'^~^
co

ah""

trica e dividono l'intervallo

formano una progressione geome(a, b) in intervallini che tendono

-n
=1/

punti a

a zero per n =^

ossia per

1.

Si ritrova (ricordando

che ^ ^=

/
S

(II)

r f{x) clx

=: lim a

(A:

1)

f{a) 4- kf{ak)

-4-

4-Z;Y(a/r)-f-

+
il

k""' fiak""-')
applicata

j.

Questa quando

si

in

fondo la

formola

a pag.
,

calcolata un'area,

cui valore

128, es. 3^, come ora sap-

piamo, l'integrale definito di

tra

b.

Esempio.
1**

Si

calcoli

xdx
b

col

metodo precedente della

(I).

Si trova
'^

xax^=^
^= r lim
== ^

lim
n

a >
Yl
\
:

a -h r

a
n
,.

3c

^\ na
^

n{n-+-l)ba
/

= lim
i=oo

{a{b
)=

.,

"

a) H-

+ |(l +i)(6-af| = a(6-a)


97.

+i(6

di

a'

Generalizzazioni del concetto


L'integrale di Riemann.

integrale.

Negli ultimi venti anni si generalizzata la definizione di integrale. Noi non possiamo dare neanche un'idea di questi studi recenti e teoricamente importantissimi. Vogliamo soltanto dare un brevissimo cenno della definizione di integrali di Riemann, che pi generale di quella da noi posta e che, dopo aver occupato un posto perspicuo nell'analisi, ha ora, pi che altro, un valore storico. Sia una funzione definita in un campo I. Non supporremo i^ continua, ma la supporremo soltanto limitata (supporremo cio finito non soltanto ogni valore di F, ma anche finito il limite superiore dei valori assoluti di F). Diviso I in un numero finito r di pezzi ,, o^, ... v, non potremo pi dire che in uno di questi la ha un massimo o un minimo, ma soltanto che essa in ogni 5. (per s 1, 2, ..., r) ha un limite superiore L. e un limite inferiore l finiti. Indicando con , anche la misura di ^, costruiamo le somme

iv

(1)

(2)

320
Si

CAPITOLO XV

97-98

Se

le classi descritte

pu dimostrare, che, se, p. es., 0, ogni somma (1) supera ogni somma (2). da queste due somme sono contigue, il numero di separazione
il

>

delle

due classi riceve


I.

nome

di

integrale secondo

iemann

della

esteso

al

campo

98.
per
a)
il

Il

metodo

dei trapezi
definiti.

calcolo
le

approssimato degli integrali

Tra

tante forinole

integrali definiti, ricorderemo

approssimate per il calcolo degli ancora la seguente, specialmente

semplice.

Supponiamo

di voler calcolare

f{x)dx{Q,o\a<h).

Supponiamo dapprima f(x)^0.

2n^t

'2n*/

/
Fig. 35.

Rappresentiamo questo integrale con l'area del rettangoloide compreso tra l'asse delle x^ la curva y^=if(x) e le ordinate

Supponiamo che
verso l'asse delle

la

a;;

nella

curva y ^=^f(x) presenti la concavit fig. 35 indicato con

(*)

(*)

Supponiamo

cos che esistano le tangenti alla curva, che esse siano esterne
si

al rettangoloide di cui

calcola l'area

in

una parola che

sia f" {x)

<

0.

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

321

il

rettangoloide, di cui vogliamo calcolare l'area. Dividiamo la

indichiamo i punti base del rettangoloide in 2 n parti uguali di divisione con i a, a-2, a^, ao_|.i e conduciamo per tali punti le ordinate yi, 1/2, y^, Se traccio i ,Vjn-fi. segmenti

Al A2, A2

A's,

A2n

A2n-{-l,

la cui somma Ottengo tanti trapezi Ai A2 ai ai, -A_. J.3 a_> <x.. ci d un poligono tutto interno al rettangoloide Ai ^2n+i 1 2n+i quindi la somma delle aree di detti trapezi ci dar un valore
,
;

approssimato per difetto dell'area del rettangoloide


valore approssimato per difetto di
| ^^

quindi un

f{x) dx.
,

Ora, se con
il

indico

il

segmento ah =^

aia-^n4-\

sar

J5 - 2n

valore di ognuna^ delle 2

parti uguali in cui esso stato


dei trapezi ottenuti
?/i,
;

diviso, ossia l'altezza di

ognuno

le

basi di
,^2n-fi,

questi essendo poi rispettivamente le ordinate

^2,

sar

area Ai
a'

A^, ai

a->

= 2Bn
jB
-;;

yi-\-

^
v-o
?/:{

2
?/o

area A2 ^3 - 3

A'

= 2n Htt^ 2
-

area A2n ^2^4-1 ^2n <^2n+i

B y.n ~ 2n

-f-

~ ^2n +
2

l
*

E
somma

l'area totale del poligono interno al rettangoloide sar la


delle aree precedenti

J^ 2n\

yi -^ Vi

y-i

+ y^ _^
2
le

y^m

+ ^2+i
2

Osservando che tutte


:

ordinate y compaiono ciascuna due


?/24-i,

volte nella formula precedente tranne yi e scrivere

potremo anche
/.x

7z

yi -^ ytn^i _^ -^y^-^y^-^
,
,

2
difetto
di
l

^-j
f{x).

(1)

come un valore approssimato per

dell'area della nostra figura

Cerchiamo analogamente un valore approssimato per eccesso cerchiamo cio un poligono che 21 G. FuBiNi, Analisi matematica.
;

322
comprenda
i

CAPITOLO XV
all'interno

98
data.

tutta

la

figura

tale scopo

per

punti
(a2, ^2),
(t^4,

y,

fen, yi^

tracciamo
soltanto

le
le

tangenti

alla

prime

due).

curva (nella figura sono disegnate Consideriamo poi il trapezio limitato


{a^, ^2)

dalla tangente nel punto


e dall'asse delle x.

dalle ordinate di ascissa


il

a^ a^

Consideriamo

trapezio limitato dalla tan-

gente nel punto


l'asse delle

y^, dalle ordinate di ascissa a^ e a-, e dale cos via fino all'ultimo trapezio limitato dalla
(^4,

tangente nel punto


jn-fi

{aon,

y-in),

dalle

ordinate di
di tutti

ascissa a-2n-\,
questi trapezi
all'interno
il

dall'asse

delle

x.

La somma
che
la

costituisce

appunto un poligono
:

comprende
delle
?/2

nostro rettangoloide.

Cerchiamone l'area
i

essa

somma

aree di tutti
la

trapezi citati. Nel primo di essi l'ordinata


basi condotta dal punto di

parallela

ed uguale perci alla semisomma delle basi. Poich l'altezza ai a^


alle

mezzo

dell'altezza

ai ch,

vale 2-

= 2nn
7^

7?

l'area di detto trapezio sar

n
7?

y^. In ^'

modo

simile le aree degli altri trapezi valgono ordinatamente

^7^4,-^6,
n
n
e l'area

^-ym\
n

totale del nostro poligono varr

B
n
(y2

^4 -4-

?/G

y2n),

(2)

che quindi un valore approssimato per eccesso di

f{x)dx.

Al crescere
le

di

w, cresce

generalmente l'approssimazione che

la formole (1), (2) danno per il valore di questo integrale 00 (Cfr. questo differenza tra (1) e (2) tende anzi a zero per n

98, C, pag.
P)

324).

curva y f(x) volgesse la convessit verso l'asse quindi la tangente in ogni suo punto penetrasse nel rettangoloide, il ragionamento si invertirebbe, in quanto che il
Se
la

delle X,

poligono avente per

lati

il

segmento aia2n-fi dell'asse

delle x, le
,

ordinate yi, y2n-\-i degli estremi a, 6 e le corde Ai A2, ^2 ^3, che nel primo caso era contenuto nel rettangoloide, contiene e il suo valore (1) rapora invece il rettangoloide all'interno
;

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

323
nostro

presenta quindi un valore approssimato


integrale.

in

eccesso

del

Laddove
fti

invece

il

poligono
degli

avente per

lati

il

segmento

a2n-\-i,

le

ordinate

estremi, ai, on+i,

e le tangenti

nei punti

tutto interno al nostro rettangoloide, e la sua area (2) rappresenta un valore approssimato in difetto del nostro integrale.

2n*f

y) Se la f{x) fosse negativa nell'intervallo che si considera, possono ripetere le considerazioni precedenti con poche modificazioni, purch si considerino negative le aree dei poligoni considerati. In altre parole, il nostro integrale negativo e per il suo valore assoluto si possono ripetere le precedenti consi
;

siderazioni.
5)

Se l'intervallo, a cui esteso

f{x) dx, fosse un intervallo,


e in parte del

in parte del quale la f(x) positiva,

quale la
la

f{x)

volge la concavit all'asse delle x, mentre nell'altra parte volge la convessit, allora supporremo (come avviene sempre
nei casi comuni) che l'intervallo
finito
di
si

= f(x)

negativa,

anche se in una parte

deirintervallo

possa dividere in un numero

intervalli

parziali,
e la

un segno costante, una stessa parte,

cio

in ciascuno dei quali la fix) ha y=:if{x) volge la concavit sempre da p. es., anche f" {x) ha segno costante

324

CAPITOLO XV

98
consii

(potendo esser nulla agli estremi delFintervallo parziale


derato). Si applicano a ciascuno di questi
intervalli

parziali

metodi precedenti.
cos

ottenuti,

La somma dei valori approssimati in difetto la somma dei valori approssimati per eccesso
e

costituiranno un valore approssimato in difetto, approssimato per eccesso del nostro integrale.
e)
Il

un valore

metodo precedente
c^i,

in 2

parti

dr, d?

ma

soltanto
^2,
a-^,

tali
,

che
a2n
i

di

pu generalizzare, dividendo (a, 6) 6?2n-i, -in non tutte uguali tra di loro,
si

d^,

d's

di,

ancora

punti di divisione,

si

^2. Detti djn-i possono ripetere le


si

precedenti considerazioni, purch alle (1), (2)

sostituiscano

le:

,^

^.V^. ^ rj^.^ ^
-i-i.^-.
2 {di
y.>

,^

^^. ^ ^,^ ^
^^^^^^y^-);
C?2n-1 ^2n).

f-'^^-' +
-f-

(D(2)
1>i

d;

ji

-f-

Queste formole, pi incomode al calcolo numerico delle (1), danno per approssimazioni migliori, quando si abbia cura di disegnare molti intervallini parziali in corrispondenza ai tratti, ove la nostra curva si allontana rapidamente dalla sua tangente.
(2),

Q
per

Si
si
i

pu usare anche una sola di queste formole, quando sappia apprezzare l'errore commesso. Indicati ancora
punti
e di

con a
^^

y2izi

= f(a^ y\ = f = fiali =
d2i)

divisione
(a,),

(cosicch

aii.\^=-

c^^i

d^^,

posto

sar per la formola di Taylor-Lagrange


y-2i

d2i
.

y2i

-+-

^'2.-

hi\ dove
il

le

sono valori intermedii di y"


luto

Poich d2i^==d>i-i,
e (2)bis
finito
d2n)'
'

valore asso-

della

differenza

tra

(l)i,is

(a cui tale errore


il

non

pu essere superiore) non supera (supposto


riore

limite supep.
es.,
i

IT

di

\y" \)
uguali
,

-^ H{d^ 42
tra
loro,

di' -f-

.....

+
IR

Se,

sono

tutti
TT-Di

quindi

-
2
00

tale errore

non

supera

8 n

che tende a zero joer n

n
(cfr.

questo 98, a,

pag. 322).
Y])

Le

(1),

(2)
oltre

si

le (l)bi8, (2)bis,

alle

prestano bene ad un calcolo meccanico pi semplici (1), (2) si prestano anche


;

a un calcolo grafico.

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

325

Si

somme
munita
foglio

giunge a un procedimento meccanico, osservando che le 4- y.^n, che com+ y.n e y. + ?/4 + y% + y. -+- ^a +
(1), (2) si

paiono nelle
di

calcolano facilmente cos


sia

Una

rotella

R
sul

un contagiri

fatta

rotare

senza

strisciare

del disegno in guisa che il punto di contatto descriva successivamente uno o pi segmenti (p. es., i/o, y-^, y-in)dei giri compiuti da (che si legge sul contagiri) Il numero

sar

uguale ad una certa


;

costante
il

k (dipendente dalla data


ed
^^

rotella

k =^ -

se r

raggio

di i^

1 se

moltiplicata per la

cosicch questa

somma delle lunghezze dei segmenti descritti somma (p. es. nel caso citato la y-2 -hy^ -\- ...-4-;/2n)
;

varr

-r- JV^;

si

otterr con

una semplice lettura


di

di

k
opportuna graduazione pu permettere
addirittura
il

N (anzi una

leggere sullo strumento

numero

-j-

N).

il

calcolo dei valori approssimati

del nostro integrale


Si

si compie allora con la massima rapidit. giunge a un metodo grafico, osservando che il prodotto e dei numeri a, b (che siano misura di certi segmenti, che indicheremo pure con a, h) la misura di quel segmento e tale che e l a^=^h \ \, dove con 1 indico anche il segmento scelto come unit di misura. La teoria dei triangoli simili insegna subito a disegnare' il segmento e Ora, p. es., la (2)bis somma di pi termini, ciascuno dei quali prodotto delle misure di due segmenti, e per cui quindi applicabile il metodo precedente (*).

(*) Riferendoci alla fig. 3G di questo 98, j?, pag. 323, si indicheranno con P punto dell'asse delle x, che ha per ascissa le proiezioni di 1, con B^,^ B^, i segmenti A^,A^, sull'asse delle y, con c^,, d.^, d^, a, a.,, a., 3, 3^4, E si supponga soltanto di sono differenti d.^, ^3= ^4, ecc. (anche se e?,, d^, tra loro). Indichiamo con a\ il punto ove la parallela tirata da a, a PB^ incontra con 3 A^ con a's il punto ove la parallela tirata da a\ a PJ?4 incontra cir, A^, a'u + i il punto ove la parallela tirata da a'zn- alla PB>n incontra aon+ A2,!-\- Dico che il segmento ^^-f 1 a'2u-i-i vale la somma (2)bis. Infatti, posto ', ,, si tirino da a'2,-1 una parallela all'asse delle x, da a't^i la parallela all'asse delle y (nella figura i~2). Queste rette insieme alla ,n). a'2/-i '2/4-1 formano un triangolo simile al triangolo POJ52/ (per i=:l,2, E se ne deduce che la differenza tra le ordinate di '2^-1-] e a'^i- sta a d2i-i + da t/2c sta a Come OB2i 1, ossia che tale differenza vale 2y2id2c-, che un
il

=
i

P0 =
ao,i--[

termine

di (2)ihs. di tutte

La somma
{a2H

queste differenze, cio


a'2n-)
^'5

a'-2H-^

-+-

(2,^-1 a'2.^-1

a2-3 a'>n-:)
. 'l)
la

-+-

-f (5
cio a2H-\-\
a'2>i-\-
(il

'3)

(^:J ^^'3

lettore ricordi che a^

a\ =.0) vale dunque

somma

(2)bis,

come dovevasi provare.

326

CAPITOLO XV

98-99

o) Esistono altri metodi di calcolo approssimato di tipo analogo uno di essi consiste nel sostituire alla funzione y f{x) la funzione y ^=:p(x), oye p{x) un polinomio di grado m 1, che in m punti dell'intervallo (a, b) assume lo stesso valore che fix), (per il calcolo di tale polinomio cfr. 27, pag. 90 e un intero abbastanza grande. pag. 48) e dove Oppure si pu dividere Fintervallo totale (a, h) in r intervallini parziali li, U, applicare a ciascuno di questi ?,, intervallini il nostro metodo, sostituendo in li alla f{x) un conveniente polinomio pi{x) di grado nii 1, che in m punti di li coincida con f(x), e infine calcolare l'integrale di pi{x) esteso ad l, e sommare gli integrali cos trovati. Il metodo dei rettangoli coincide con questo, quando si supponga m 1 2. Il metodo dei trapezi si ottiene supponendo mi
:

Il metodo dei trapezi inscritti, da noi svolto pi sopra, coincide con questo, 2n,mi quando suppongo r polinomio (di primo grado) p/ {x) sia 2, e ogni supposto uguale ad f{x) agli estremi del corrispondente intervallino. Il metodo dei trapezi circoscritti si deduce dall'attuale, supponendo r w, m/ 2, e facendo tendere al punto di mezzo di h 2 dn =- 2 die _ i due punti di li, ove si suppone f{x)pi{x). In entrambi i casi le linee y p, (x) sono rette (corde o tangenti). Se invece m,3, le if=p,{x) sono parabole. Supposti, p. es., gli Z^ tutti uguali

x>

posto r
di

= n,

supposto f{x)-pt{x) agli estremi a2i-\, 2/4.1


l,

di

h ed

al

punto
tegrale
o

mezzo
pc{x)

azi di

posto
limiti

di
1

tra
1

y,= f{as), contributo portato da li (cio l'in--i, a^i-^i) si calcola facilmente uguale a
il

(2/2/-

y^i-k-

-f- 4V2?].

La somma

di questi contributi

per

1, 2,
si

un

nuovo valore approssimato del nostro integrale. Anche questo metodo riare nei modi pi molteplici.
Il

pu va-

lettore applichi quanto precede a qualche esempio

nume-

rico.

Per

altri

metodi meccanici

cfr. gli

ultimi di questo libro.

99.
a)

Metodi e locuzioni abbreviate.

Di locuzioni non precise, ma comode, e che si possono intendere soltanto come modi abbreviati di enunciare considerazioni precise ma pi lunghe, abbiamo gi discorso altrove ( 54, pag. 177). Tali modi di esposizione si applicano pure
nel calcolo integrale.

Per
nel

teoremi dei paragrafi 96 e 96^^*


:

si

pu

definire

F{x) dx

modo seguente

Si divida l'intervallo (a, h) in pi intervallini parziali

B^

(la

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.


cui misura

327

si prenderebbe negativa se a > ) e la cui ampiezza faremo poi tendere a zero (*). In uno di questi intervallini la (x) avr generalmente infiniti valori. Moltiplichiamo .5^ per uno di questi valori Fi scelto ad arbitrio.

Il

lim

5,

Fi integrale cercato.
le

Ecco invece come confronto


pi sopra.

locuzioni a cui

si

accennato

Dividiamo l'intervallo {a, b) in infiniti intervallini parziali (la cui misura si prender positiva, se, come , supponiamo, > a). In ciascuno di questi intervallini infinitesimi la F{x) si potr considerare come costante. La somma ^^F degli infiniti prodotti ottenuti moltiplicando l'ampiezza di uno di
infinitesimi

questi intervalli per


di

il

corrispondente valore di i^ l'integrale

Fix) da a a b. Per dedurne che,

se si considera b

come

variabile, la derivata

questo integrale rispetto alla b proprio uguale a F(b), si procede nel seguente modo, che noi considereremo al solito
di

soltanto

come una esposizione abbreviata. Si dia alla b un incremento infinitesimo db, che, per fissar le idee, supporremo positivo (come supponiamo positiva la differenza b. a). L'intervallo

(a,

b-h

db)

{a, b)

-h

(6,

b -f- db) e d db
-f;

e uguale alla

somma

degli intervallini

B^-

perci l'inte-

grale relativo ad esso uguale a

8,-

Fi

F (b) db

[poich in

{b,b-{-db) la (x) si pu pensare conservi il


valore costante
dal
e

F {b)\
e

L'incremento ricevuto
nostro
integrale
db,
la

cos

F (b)

sua derivata quindi e. d. d. F{b). Per dimostrare poi,


p. es.,

che l'area del

rettangoloide
(fig.

ABB'A'
defi-

/!'/-'

aJ.

J5'At^^^

37) uguale al
integrale

Fig. 37.

solito

nito, si osservi

che la divisione di

AB'

(a, b) in infiniti

inter-

vallini infinitesimi B definisce la divisione del nostro rettangoloide


(^0 Con ci s'intende che il pi lungo degli intervallini parziali abbia una misura, che facciamo tendere a zero, variando il sistema di divisioni.

328

CAPITOLO XV

99

in infiniti rettangoloidi parziali infinitesimi. In ciascuno di essi

pu considerare come costante cosicch il lato opposto x si pu considerare come un segmento parallelo aiTasse delle X. L'area di tale rettangoloide parziale perci S, Fi e il rettangoloide totale ha quindi per area ^^F, c. d. d.
la

si

all'asse delle

P)

Ma

osserviamo un po' pi precisamente


frase

le

locuzioni sopra

esposte.

La

Dividiamo

(a, b)

in infiniti intervallini infini:

tesimi traduce proprio la stessa idea che noi enunciamo dicendo

Dividiamo
ossia che

{a, h)

in intervallini

^i,

che facciamo tendere a zero

rendiamo infinitesimi (facendone contemporaneamente

crescere

il

numero

all'infinito).

Pi istruttivo

invece

l'esame

della

precedenti definizioni e dimostrazioni. Vi

si

seconda parte delle dice: In ciascuno


intervalli
^i

degli

infini(x)
si

tesimi

la

pu

considerante come co-

stante.

Da un
si

punto

di

vista empirico questa as-

serzione
stificare

potrebbe giu(fig.

cos
i

38).

Se,

p. es.,

segmentini

^'/ j^/

-^7

^i sono i pi piccoli segmenti che noi riusciamo a disegnare, e se noi al pezzo CD della curva yz=iF(x), che si pr-

^'

'

mentini
delle

^i

= C'D\ sostituiamo

ietta in
il

uno

di tali seg-

segmento

CP

parallelo all'asse

tirato

da G, e che rappresentato da un'equazione

y r=
seguito, se vogliamo,

COSt.,

dal segmentino

PD,

la

spezzata cos otte-

nuta coincide quasi con la nostra curva, in quanto che il nostro occhio pu forse appena distinguere la curva dalla spezzata.

Ma
stante,

d'altra parte,
si
il

quando
il

si

considera in

5^

la

y come

co-

sostituisce,

rettangolo, che ha per base^t e per lato


al
il

opposto

segmento CP,

rettangoloide

parziale

che ha per

base

Si',

e si trascura cos

triangoletto curvilineo

DPC. Vediamo

pu prevedere in modo diretto che il trascurare tali triangolini non conduce ad errori. Supponiamo per semplicit che la F{x) abbia nell'intervallo (a, 6) un minimo m =1- 0. Il trian evidentemente interno al rettangolo, che ha per golino

come

si

DPC

GLI INTEGRALI DEFINITI E LE FUNZIONI ADDITIVE, ECC.

329

base
il

CP

e per altezza la differenza


di

minimo

{Mi

F {x)
Il

Mij^i.

Mi mi tra il massimo e ha quindi un'area ai inferiore a rettangolo che ha per base B^ e per lato opin B^;

ed

posto

CP

ha un'area Ai non

inferiore a

m S^.

Il

rapporto

Ai

dell'area di uno dei nostri triangolini al corrispondente rettan-

golo non supera quindi

M^^

TYl'

Ora, scegliendo i \ abbastanza piccoli, noi sappiamo ( 40, pag. 135, e 63, pag. 197) che si possono rendere tutte le Mi mi e perci anche tutti questi rapporti minori di un nu-

mero

prefissato

ad

arbitrio.

Dunque non

solo le a^ sono infini-

tesimi di ordine superiore rispetto alle Ai,

ma

an^i

si

possono

rendere

rapporti ^contemporaneamente minori di un nu-

mero

prefissato

ad

arbitrio.

facile

dimostrare in tale ipotesi che


lim [S A-

S U,
piccoli

-f-

aO]

=
Ai

0.

Infatti,

scelti

B^

cos

che

sar

anche

ai

^Ai
quindi, supposto,
tati, inferiori cio

come nel caso nostro, che le 2 A,- siano numeri limiad una costante finita, lim [S (^^-f- a^) S ^ J =
cui

come dovevasi dimostrare. trovato cos un nuovo caso


lecito

( 52, pag. 172), in trascurare gli infinitesimi di ordine superiore.

330

CAPITOLO XVI

8 100

CAPITOLO

XVI.

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI

100.
a) Se

Funzioni additive e loro derivate.

una figura piana (*), o un souna funzione additiva dei pezzi t (**) di I, se i^er ogni pezzo i di I esiste uno e un solo valore di S; e se in jnii, quando x somma di due punti i\ x\ S (T) zm S (t') S (x ').

un

intervallo, o

lido,

noi diremo che

S {'z)

un^ sbarra, o una lamina piana, o un solido di un pezzo t di 7 funzione additiva di t. Cos, se I una lamina, o un corpo elettrizzato, la componente, p. es., sull'asse delle x, dell'attrazione che un pezzo x di I esercita su un punto elettrizzato una funzione addiCos,
se

pesante,

il

peso

tiva di

T.

Dall'esame della figura composta di due soli punti materiali, il seguente teorema: Se 1 una lamina un corpo ^esayite, il peso m di un suo pezzo i moltiplicato per una coordinata, p. es. V ascissa x, del centro di gravit di x una funzione additiva X (t) della t. Cosicch V ascissa x del entrambe centro di gravit appare come quoziente delle X, m
la

Meccanica induce

funzioni additive di

x.

Pi avanti vedremo che la ricerca della lunghezza di una curva e dell'area di una superficie sghemba si riducono al calcolo di speciali funzioni additive. Bastino questi esempi ad
illustrare l'importanza di tali funzioni
!

potrebbero anche considerare degli I che fossero un pezzo di una linea, un arco I di cerchio, o un poligono sferico I. (**) Ci limiteremo a considerare quei pezzi z di 7, che posseggono una misura (p.es., lunghezza, area, volume). Per il significato delle parole: figura piana, suo contorno, ecc., cfr. l'osservazione a pag. 25. Noi ci limiteremo sempre a figure piane solide, il cui contorno formato da un numero finito di linee b superficie, rappresentabili con equazioni, i cui membri sono finiti e continui con le loro derivate.
(*) Si
di

una

superficie qualsiasi, p. es.,

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI

331

tanza. Sia z^=^


Sia
lida

seguente esempio ha per noi una specialissima imporF{x, y) l'equazione di un pezzo ^ superficie; sul piano xy. sia i^^O; sia I la proiezione di
3)
Il

F(x,y)

continua.

Chiamiamo cilindroide

la figura

so-

da K, da I (base del cilindroide) e dal cilindro sul contorno di L proiettante il contorno di Ogni pezzo t di 7 sar base di un cilindroide parziale: luogo di quei punti del cilindroide iniziale, che si proiettano sul piano x y in punti di t. Il volume S (t) di tale cilindroide parziale (o, se tal volume non fosse definito, il volume interno oppure il volume esterno di tale cilindroide) una funzione additiva di x. Infatti se T somma dei due pezzi Xi, T2, allora il cilindroide parziale di base x somma di cilindroidi aventi per base Xi, oppure X2. (Per i volumi interni od esterni cfr. quanto si disse
limitata

per l'area esterna od interna di un rettangoloide a pag. 25).


Y) Se
se X
la
X,

iS(x)

una funzione additiva


(*)
(p. es.,

dei

pezzi x di

J,

misura
allora

lunghezza, area, volume, ecc.) del


che
il

pezzo
limite

pu

darsi

rapporto

tenda

ad un

quando tutti i punti di x si avvicinano a un Se tale limite esiste per tutti i 'punti A di J, esso una funzione F delle coordinate del punto A. (Cio esso non pi, come S (x), una funzione del campo x, ma soltanto una funzione delle una, due o tre coordinate del punto A). Se questa continua, noi la chiameremo derivata di S (rispetto funzione x) a e scriveremo S'r F. Se, p. es., I una figura pesante, e la densit nel punto A. se S (x) il peso del pezzo x, allora
finito,

punto

di 7.

Se aS'(x) il volume del precedente cilindroide pardimostra (analogamente a quanto si fatto a pag. 311 per i rettangoloidi) che la sua derivata in un punto A vale precisamente il valore in questo punto di z F{x,y).
Es.
I.

ziale,

si

Es.

II.

Cos sia
x,

I una lamina
x di

miamo come misura


volume
di

o un corpo pesante; assux non gi l'area o il suo pezzo un

precisamente il peso x di x (**). Sia X(x) quella funzione additiva di x, che uguale al prodotto del peso x di x per l'ascissa Xg del suo centro di gravit. La X(x) xxv

ma

(*)

Indicheremo quasi sempre con

la stessa lettera
il

(**)
(p. es.,
il

Anche comunemente

molteplice

sura

di T

volume, il peso, il prezzo di esso). ogni funzione additiva e positiva di

un campo, e la sua misura. misura di un corpo In generale si pu assumere com mi-

modo
t.

di definire la

332

CAPITOLO XVI

100-101

una funzione additiva


presa
di

di
e
il

t.

Notiamo che

^ :=

x,,

com-

tra

il

massimo
di
x.

minimo valore che ha


i

l'ascissa

un punto
punto

Quindi, se tutti

punti di t tendono ad

x uno
r

stesso
del

A
Sia

X(i)
di t,
a;

il

lim

vale precisamente l'ascissa

punto A. Cio
Es. III.

la

derivata della 'nostra funzione X(t).


verticale
di

I una parete piana

una vasca

piena di acqua (un bacino di carenaggio, p. es.). La pressione che tale acqua esercita su un pezzo t di / quella funzione additiva di i, la cui derivata in un punto A i I vale la
distanza da

al pelo libero

dell'acqua stessa.

I una curva del piano xy: supponiamo che I siano in corrispondenza biunivoca con la loro proiezione sull'asse delle x. Assumiamo come misura t di un pezzo T di I la lunghezza della sua proiezione sull'asse delle x. Se M{x,7/) una funzione continua delle x, y in tutta una
Es. IV. Sia
di
i

punti

regione
a

contenente I all'interno,

allora lo

M(x,
di

y)

dx

esteso
nei

un pezzo t di J punti di I ha M{x,


Oss.
la

quella

funzione

additiva

i,

che

y) per derivata.

misura t
due

perfettamente lecito definire nel modo qui enunciato di un pezzo i di I, perch vengono rispettate le

propriet essenziali di una misura (che un pezzo t di i


di

somma

pezzi
ecc.).

i' ,

di i\ t",

misura la somma delle misure (Cfr. la precedente nota a pie di pagina).


t"

ha

per

101.

Estensione dei principali teoremi


calcolo differenziale.

del

oc)

Per queste derivate

si

possono estendere molti teoremi


piii
si

Bisognerebbe, per restare nel campo limitare un po' il tipo di campi t, per i quali
di calcolo.

generale,

costruiscono
di

S d
i

rapporti

che compaiono

nella

definizione

derivata.

Questa generalit per inutile a noi che supponiamo la derivata F continua. Noi estenderemo il teorema della media. Se S (t) possiede derivata F continua in ogni punto di I S (t) compreso tra (inclusi i punti del contorno di 7), allora

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI


limite superiore

333

il

Vinferiore I dei valori della derivata

nei punti di x

(*).

Se, p. es., Sij.)

il

peso del pezzo


ci

t,

allora
T

la densit

media
delle

di t

tale

teorema
il

dice (precisamente
di

sbarre) che la densit


il

media

un pezzo
n

come nel caso non pu supeinferiore


al

rare

massimo

(o

limite

superiore),

essere

minimo

(o limite inferiore)

della densit nei varii punti del pezzo

considerato.
Dimostriamo,
' in

p. es.,

che non pu essere


e -\
,

due campi parziali

r,

sarebbe

f^ = Z S(') = S
'
1

-+-

con

> 0.
;

Diviso infatti

(-,)

+ S (t',)

cosicch

'

'l

Poich

_,

iion

pu superare
(' S ^''
)
,

la pi

grande

delle

^-^

V-'-

'

una

di

queste frazioni, p. es. la

sar non minore d


^^^^

L-ht. In

^j

esister,

come

si

dimostra in modo analogo, un campo


facile dare

-^2

che

-^ =iL-h-.

cos via.

una legge di divisione dei successivi campi -, t,, t^, ecc., in campi parziali cos che esista uno e un solo punto A interno a tutti i campi r, t,, r^, ecc. S(r ) La derivata di S{-) in A, cio lim ^ non potr dunque essere inferiore ad i -h ^
'
:

ci che assurdo, perch

il

limite superiore dei valori di tale derivata in tutto

t.

^)

Possiamo
la

anche

estendere
il

la

nozione
,

di

differenziale.
i

S ('z)
Se i^
derivata di S,
0,

lim

quando
'z

tutti

punti di x
il

tendono a un punto A,

come diremo, per

F{A)

della

F nel

punto A. Cosicch lim

= A, vale valore f"^ FU)] =


0.

Potremo dunque scrivere:

dove

tende a zero per z

= A,

ossia
-f-x.

S(z)=F(A)'z

(*) Si potrebbe
di
T,

provare che

proprio

uguale

al valore di

F in un punto A

corrispondente a uno strato (pezzo limitato da due rette piani paralleli) di I tendesse a zero col tendere a zero dello spessore dello strato. Ma queste considerazioni hanno importanza soltanto per quegli studii pi generali, a cui abbiamo accennato, che riguardano funzioni non continue.
se
il

valore di

334
Il
si

CAPITOLO XVI

101
il

primo addendo ^(^)ts dir

differenziale della S,

indicher con dS. Noi porremo perci per definizione

dS=F{A)i.
Tj se cio ^S' coincide addirittura con la misura Se >S' la sua derivata sar sempre uguale ad 1. Cosicch il suo renziale sar dato dalla
:

di

t,

diffe-

(Zt

T.

la precedente equazione

diventa
,

dS
Anche
in

= FU) di

ossia

FU) = ^'

questo caso la derivata si

pu considerare come
alle derivate delle funi

un

quoziente di differenziali.
Y)

appena necessario avvertire che


si

zioni

additive

possono generalizzare

teoremi relativi alla


(*).

derivazione di una somma, di una differenza

Noi

ci limite-

remo qui a dare un cenno della generalizzazione del teorema di derivazione di una funzione di funzione. Siano I ed due campi, i cui punti sono in corrispondenza

biunivoca

con t indichiamo sia


i

pezzi di

J,

che la loro misura

pezzi di con k sia che la loro misura. Sia 8(1) una ftmzione additiva dei pezzi t di I; poich ad ogni pezzo k d

corrisponde un pezzo t di

un

valore

di

S(i).

ad ogni pezzo di k di Tf corrisponde Cio S si potr considerare anche come


7,

funzione additiva dei pezzi k di H. La misura t di quel pezzo t di

Z,

che corrisponde ad
di
k.

un

pezzo k

di

anch'essa una funzione additiva


derivata
le

Suppor-

remo che

esista la sua

Che relazione passa tra


come funzione dei
t

derivate

S
d

dS
'

della

S,

pensata

dei

k
,

?
:

Come
dk

per
^

le
.

funzioni di una sola variabile, si dimostra che


.

db -:=--.
(f T dk

do di

(come

SI

pu scrivere
i

in altro
calcoli

ix

1 \ modo) b k^=^

cif

^'
k

o^.
di^

ci'

ossia che anche nel caso attuale

coi

differenziali

dS, ecc.
di

si

effettuano con le stesse


e
si

regole usate pei differenziali

una

variabile,

possono ripetere considerazioni analoghe

a quelle del 59, pag.

187.
quoziente di due funzioni additive

(*) appena da avvertire che prodotto pu non essere una funzione additiva.

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI


S)

335

formola. I campi

Diamo un'applicazione specialmente importante dell'ultima sieno addirittura sovrapposti I e e noi

perch conveniamo di definire in modo diiferente la misura di un loro pezzo, secondo che questo pezzo considerato come parte di t di /, o come parte k

conveniamo

di considerarli distinti,

H. Se, p. es., 1=^11 un corpo o una lamina pesante, come misura t di un suo pezzo potremo assumere la sua misura geometrica (area o volume), come misura k il suo peso. Se, p. es., X(k) quella funzione additiva di un suo pezzo ^,
di

che uguale al prodotto del peso k del pezzo considerato per l'ascissa x del suo centro di gravit, la derivata X'j, in un punto A
vale precisamente l'ascissa x di tale punto (pag. 332). D'altra

parte la derivata - in

dk

al

uguale

alla

densit

in questo

punto. Quindi, se noi consideriamo

X come funzione

di t, si

ha:

k\
Quindi
di
:

= p;
x

X\

= k\X\ = px,
un
^lezzo x
r
,

L'ascissa

del centro di gravit di

vale

il

quoziente di

X (t) -

cio di

due funzioni additive


e

la cui derivata vale rispettivamente

px
.

(se p la densit).

Esempio.
Sia

I una massa attraente con la legge di Newton. dovuto a un suo pezzo i in un punto esterno funzione additiva di t, la cui derivata in un punto A
ziale
p

Il

poten-

quella

^\

1 vale

-,

se p la densit,

r la distanza

AM.

102.

Generalizzazione dei teoremi fondamentali


del

calcolo integrale.

Sia / un campo ad una o pili dimensioni. Sia una funzione continua delle coordinate di un suo punto. Con considerazioni analoghe a quelle dei 96 e 96^^^* (in cui si sostituisca alla considerazione dell'area di un rettangoloide quella del volume di un
cilindroide,

oppure quella del peso di un corpo o di una lamina pesante o un altro esempio di tipo analogo) si dimostra che
:

I. Esiste una e una sola funzione additiva S (x) dei pezzi T di /, che ha per derivata la data funzione continua F.

336
IL
pezzo x
il

CAPITOLO XVI
II valore

102

(x)

eli

tale

fundone corrispondente a un
nel

di

si

pu

definire

seguente
,

modo.

Scomposto

t^, detti Mr ed nir campi parziali Ti, 1^2, Xg, valor massimo e il valor minimo della F nel campo t,. il un qualsiasi numero compreso tra m^ ed Mr, il e detto Fi (x) numero S

campo

T in

a)

il

due somme
-4-102X2-+-

SMt = MiXi
nirXr,
(Xj.
;

numero che separa


-+-

le

classi contigue generate dalle


-f-

M2T2-+-

M^t,

Smx

iriiTi-H
x^

la

misura

del

campo ^^ama^e

nelle

convenzioni addottate)
P)
il limite di

-H F^.x^, quando tende a zero la massima corda di ciascun pezzo x^.


F^x^
;

= FiXi 4S
F^x,.,

FsXo 4-

y)
Si

proprio uguale a
scelto

se

Fr

un numero oppor-

tunamente
pu
integrale di
III.

tra

tcl^

ed

M^..

anche nel caso

attuale

estendere la definizione di

Riemann per

funzioni limitate.

Se

allora S

(x)

il

una regione del piano xy ed volume del cilindroide di base

F
x,

(x, y)

^ 0,

luogo dei

:^ z ^ F, e la cui proiezione sul piano punti (x, y, z) per cui x. xy appartiene a Questa funzione additiva S {x) si chiama l'integrale di esteso al campo x il suo valore relativo al campo / al campo x
;

si

indica con

Fdi

con

Fdi, estendendo cosi la definizione

e la notazione usate per gli integrali definiti.

Se
della
X,

il

campo /
se si

a due

sole

dimensioni
di

si

suole usare la

lettera a oppure la s (iniziale della parola superficie) al posto

assume come misura

un campo

la

sua area.

Osservazione.

Per calcolare un integrale si pu sempre ridurci al caso, che come misura di questo si addotti la misura geometrica (lunghezza, area superficie). Se k fosse la misura adottata, e x
la

misura

geometrica,
i^

si

osservi

che v

Fdk^=^ \^d'^

se

posto

cio uguale al prodotto di

F per-p
la

e. d. d.

Se k fosse

il

peso, questo fattore


di

sarebbe

densit.

Cominceremo dal caso

campi x a due dimensioni.

funzioni additive generali e integrali multipli

337

Esempio.
Cos, come abbiamo gi osservato a pag. 335, se I una lamina o un corpo pesante, t l'area o il volume di un suo pezzo, p ne la densit in un punto, allora Tascissa del suo

centro di gravit vale

j
103.
Se

pdz

Calcolo

di

un Integrale superficiale.
in

(x, y)

una funzione continua


si

una

regione o del
:

piano xy, come


ne pu ridurre
ficare poi
i

calcola
calcolo

lo

F(x, y)da?

o meglio

Contese

il

a quello di integrali

definiti ?

Per

vederlo comincieremo ad usare metodi poco rigorosi salvo a veririsultati

ottenuti nel

modo pi

preciso.

Se noi dividiamo l'area a in pezzetti con rette parallele agli


assi delle

x
a.

delle y,
il

l'area a verr scomposta in

rettangoli,
del

e in altri pezzetti,

cui contorno contiene dei pezzi


(cfr.

con-

99, pag. 328) che questi ultimi pezzetti siano trascurabili (che diano cio un contributo

torno di

Se noi supponiamo

infinitesimo), baster che consideriamo

rettangolini tutti interni

y, se A:r e y sono rispettivamente le distanze di due delle rette da noi tirate parallelamente all'asse

a,

la cui

area

Ax

delle X,

all'asse delle y.
es.

Considerando

dapprima

rettangoli

posti p.
poi
le

in

una

stessa striscia parallela all'asse delle x, e


la

varie
:

strisele,

smma ^F^

dell'ultimo paragrafo

diventa

^FAxAy = J,Ay

2-^A^,

dove la Si^A.f relativa ai rettangoli di una stessa striscia, mentre l'altro simbolo S di somma si riferisce alle varie strisele. cost. nel Possiamo scegliere gli estremi di una retta (*) y

contorno di y, e poi

valori i^(**) intermedii in guisa tale che

ci che cost. sul contorno di y (*) Suppongo gli estremi di una retta y un errore perch avendo trascurato i pezzetti posti sul contorno di v, potrebbe
:

Un'osservazione analoga y. pu ripetere pi sotto. Noi ammettiamo provvisoriamente che l'errore commesso tenda a zero e sia quindi trascurabile. (**) Suppongo che sia il valore assunto da F{x,y) su uno dei lati del
darsi che gli estremi da considerare fossero interni a
si

nostro rettangolo paralleli all'asse delle x.


22

G. FuBiNi, Analisi matematica.

338

CAPITOLO XVI

cp

103

2i^Aa;=
dato alla y
tinua,

F dx.
cio

L'integrale cos ottenuto dipende dal valore

una funzione
(?/)

{y)

della y.

Se essa consi

allora lim
:

S9

?/

cp

{y) dy, cosicch

avr

fnal-

mente

f F{x,y)d<3^\\m^FLx^y=
come
si

f[

[f

{x, y)

dx] dy,

suol scrivere

Jf{x, y)do

= Jdy j F{x,

y)

dx

= jj

F(x, y) dx dy.

Nel cambiamento di variabili coordinate non si pu per (come nel caso di funzioni di una sola variabile) applicare ai simboli dx, dy la regola per il calcolo dei differenziali (cfr. ross. 1^ del seg. 108 a pag. 352). Prima di dimostrare con rigore questa formola, dobbiamo intendere con precisione il suo significato. Quando noi abbiamo scritto

f Fix,y)dx~\m ^FAx,
noi tenendo

costante

la y,

cio

parallela all'asse delle

(cfr.

muovendoci su una retta AB fig. 39) abbiamo trovato (a meno


del fattore A?/)
la

somma

dei

contributi
lini

portati

dai

rettangoe la retta

contenuti nella striscia com-

presa tra la retta


dinata

AB

parallela consecutiva, su cui l'or-

ha il valore y -f- A?/. Perci la nostra integrazione


considera la

eseguita rispetto alla


si

x (quando y come costante)


che,
(fig.

in

un

intervallo

al limite,

coincide con
sicch
Fig. 39.
i

AB
si

39). Co-

limiti inferiore

riore, tra cui

e supedeve calcolare

l'integrale
J

F(x,

y) dx,

sono

le
il

ascisse di

di

B, Che
alla

se

invece

avessimo dato alla y


fig.

valore corrispondente

retta A' B' (cfr.

39),

il

simbolo

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI

33 9

F {x, y)
Il

dx significherebbe

la

somma

degli integrali

(eseguiti

considerando y come costante) estesi ai due intervalli A'C\


che la retta A!B' possiede interni all'area
valore di
j

DB'

a.

F {x^ y) dx dipende perci

dal valore dato alla y;

cio una funzione cp(?/) della y. E la nostra formola ci dice che noi dobbiamo integrare questa funzione rapporto ad y. Tra quali limiti si deve fare questa seconda integrazione ? Poich
si

deve tener conto


e

di

tutto

il

campo
se

o,

essa

dovr quindi
sono
i

essere eseguita nell'intervallo (n, N),

n ed
il

valori

minimo

massimo

della
le

in a.

Se noi per fissare

idee supponiamo che

contorno

di

a sia

incontrato in due punti al pi da una parallela a uno degli assi coordinati, le ascisse dei punti

incontra
della y,

il

E
il

incontra
della X.

A, dei punti ove una retta y contorno di a saranno due funzioni a (^) e le ordinate dei punti C, Z), ove una retta x contorno di o, saranno due funzioni y (x) e
n,

= =

cost.

P {y)
cost.
5

(x)

Se dunque diciamo

N
dy

Z,

L
a,

valori

rispettivamente della y e della x in

minimi troveremo
:

massimi

^
(1)
\

/,JV

FdG=
i

,,,5

(y)

F{x,y)dx

(*).

E, scambiando

due

assi, coordinati,

troveremo

Fdo=
Come
si

dx

F{x,y)dy.
queste

vede,

confrontando

formole lecito camsi

cambino convenientemente i limiti dei corrispondenti integrali. evidente che i limiti non dovrebbero essere cambiati nel caso che a fosse un
biare l'ordine delle integrazioni, purch

rettangolo
lettore

coi

lati

paralleli

agli

assi

coordinati (**),
la

come

il

pu facilmente verificare facendo

figura.

(*) Si ricordi (
r*5 (y)
I

88) che se

F{x,

y),

oc

{y), ^ (y)

sono funzioni continue, anche


alla y.

F(Xf y) dx
(y)

funzione continna della

i/

e si

pu quindi integrare rispetto

-'

formola

(**) Si applichi questo risultato all'ultima formola del 93, pag. 307. In questa i limiti d'integrazione sono uguali nei due membri, perch siamo nel caso
di

particolarissimo

agli assi coordinati, di cui l'origine e

un integrale doppio esteso a quel rettangolo coi lati il punto {x^y) sono vertici opposti.

paralleli

340

CAPITOLO XVI

104

104.

Interpretazione geometrica.

Supposto F^O, consideriamo il cilindroide limitato da quel pezzo della superficie z ^=^ di cui a la proiezione (x, y), sul piano xy, dal cilindro che ne proietta il contorno e da a (base del cilindroide). Le formole precedenti hanno una notevole interpretazione geometrica. Consideriamo, p. es., la (1). Io dico

che

F{x,

y)

dx misera Varea della sezione fatta nel nostro


cilindroide con
Infatti,

un piano ^
retta y

se

la

cost.

cost.

del

piano xy interseca il contorno di a in due soli punti A, B, questa sezione evidentemente un rettangoloide limitato
1**

(fig.

40)

Dalla retta r

= AB
in cui
il

paral-

1"

lela

alFasse delle

x
il

piano

secante interseca
droide

piano xy, su

cui giace la base del nostro cilin:

^
Fi?. 40.
ficie laterale

2 Dalle due rette

p,

p'

ortogoil

nali alla precedente, in cui

piano

secante interseca
del nostro cilindroide
:

il

cilindro, super-

rette che sono evidentemente


delle
z.

generatrici di questo cilindro, e parallele all'asse


S'*

Dalla

superficie z

= F{x,

curva
y).

in

cui

il

nostro

paiano interseca la

Se noi assumiamo nel piano secante la retta r come asse delle X, e la retta in cui esso interseca il piano yz come asse {x, y), dove alla y delle z, la curva C avr per equazione z al nostro piano corrispondente si attribuisca il valore costante

=F

secante

e l'area

del

nostro

rettangoloide

sezione sar perci


considerato.

appunto] F{x,y)dx, che coincide con

l'integrale

cost. del piano xy intersi trova se una retta y contorno di o in pi di due punti, e quindi la sezione del cost. la somma di due o pi nostro cilindroide col piano y

altrettanto
il

seca

rettangoloidi.

La

formola

(1)

del

103

ci

d dunque

il

seguente teo-

FUxNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI

341

per

rema, che avevamo gi dimostrato in casi particolari, usando del linguaggio del calcolo differenziale (o calcolo delle
derivate) (pag. 167)
:

Teor. V. Il volume del nostro cilindroide si ottiene integrando rapporto alla y Varca della sezione fattavi con un piano y cost.

questo teorema

si

pu estendere a

solidi

qualunque

(de-

componibili in cilindroidi).

un

retta come asse delle y, il volume di tale solido uguale all'integrale rispetto alla y dell'area della

Teor.

2^.

Scelta

una

sezione fatta con

un piano y
1^ si

cost.

Il precedente teor. pu considerare come l'enunciato geometrico del teorema contenuto nella (1) del 103, anche quando (x, y) non sia sempre positivo, purch si considerino

come

negativi

volumi

delle

porzioni di un solido poste al

disotto del piano

un piano

y =

xy

e le

aree delle corrispondenti sezioni

con

cost.

105.

Dimostrazione rigorosa dei


(*),

risultati precedenti.

Per dimostrare

p.

es.,

che

^ Fd(s
basta provare che
il

= ^ dx ^ F(x,y) dy,
additiva
^
j

secondo membro una funzione

di a la cui derivata vale F.

Notiamo che

l'integrale

esteso all'intervallo

o alla

F{x,y)dy del secondo membro somma X degli intervalli che su una


x

sono determinati da E, se a somma di due campi parziali a^, e, e indichiamo con e X.. gli intervalli determinati sulla r da Oj e
retta r (luogo dei punti aventi l'ascissa
a.

cost.)

da

0.2

sar X

X^ -i- X2 e

quindi
{x, y)

(1)

Cf (x, y)dy= f F

dy -^

f F (x, y) dy.

delle

l'altra da avvertire che pu darsi benissimo che Tuna Xj, Xo si annulli, cio che r non abbia intervalli interni
vedr, alcune ipotesi

(*)

Nel corso

di

questa

dimostrazione

faremo, com.e

si

campo ', e suj suo contorno, che sono del resto pochissimo restrittive in pratica. Appunto perci alcune di esse sono enunciate soltanto a pie di pagina. Questo
sul

teorema vale del resto

in casi

estremamente pi generali

di quelli qui considerati.

342
a
Oj

CAPITOLO XVI
od a
Oo.

105

membro

di

(1)

In tal caso l'integrale corrispondente del secondo si deve naturalmente considerare come nullo.
:

Se ne deduce facilmente che

fdx JCfx,
a)

y)

dy

= Jf dx JlF(x,
(n)

y)

dy -^ / dx ^

JfO2)

F {x, y)

dy,

ossia che

il

valore di

(2)

fdxfF{x,y)dy

corrispondente ad un'area o somma delle aree parziali Oi, 0.2 uguale alla somma dei valori di (2) corrispondenti alle aree Oi, Q.2. Quindi (2) funzione additiva di a. ed m sono il massimo ed il minimo Si noti ora che, se

della

F{x, y) nel campo compreso tra

a,

il

valore di (2) per

il

campo

j dx j

Mdy ^=

dx

dy,

dx

mdy =^ m

dx

dy.

Dimostriamo ora che


Il valore di

fdx fdy
esteso

(3)

a un campo vale Varea di a. Cominciamo col supporre che o sia incontrato


ogni parallela all'asse delle y.
(^1,
2/1

in

due punti

al pili di

Lo

dy deve essere

esteso

all'intervallo

^2)
y-2)

X =:

cost.,

cio (se

<

da a su una retta deve essere uguale a y^ y\ (*).


determinato

Cosicch

(4)

dx

dy

=J
y, ed

ly.y

y^)

dx

=J

y^

dx J

yi dx.

(*) Si

ammette che

i/^

siano funzioni continue della x.

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI

343

344
di

CAPITOLO XVI
o pi variabili.

>S

105

una
Sia

Tale profonda analogia


e

si

pu rilevare
dei

per altra via anche dalle considerazioni seguenti.

I una
di
/.

figura piana

sia

una funzione additiva


t,

pezzi

Consideriamo quei
agli assi

pezzi

che sono rettangoli

coi lati

paralleli

coordinati, di cui
(a, )
si

un vertice

punto fsso di I di coordinate punto mobile x, y. Per tali t


di 8,

il

vertice

opposto

un un

ha, detta
y)

F(x,

y) la derivata

che

>S(t)=

dx

F (x,
F
cp.

dy

una funzione ^{x^y)

delle X, y.
la

la derivata

della funzione

S (t)
che

coincide con
il

derivata mista ^

cp

^t" esi

L'osserv.
al

chiude

(jy

VX

80
le

(pag.

272),

corrisponde

perci

teorema della media per

funzioni additive.

Questo risultato notando, che posto

si

estende subito ai campi a tre dimensioni

Xoc dxjry dy

rz

ym
F{x,y,z)dz,
Esempi.
"

si

\^

^^^^^
X
^
u

F{x,
-f-

y, z).

I.

Si calcoli

il

volume

V dell'ellissoide
a'^

H-

i-r,

Z
c~

0^

1.

Calcoliamo
z

il

volume

V del
si

semiellissoide posto nella regione

>

0.

Tale semiellissoide

pu considerare come un cilindroide


x"
?/"

xy avente per base a sul piano ^


'

l'ellisse -, -i- r^

r=

deter-

a-

o~

minato dalla superfcie

^=-+y

cV
di
/

:>

70-

I valori tra cui varia la

un punto
X''

di a

su una retta
/

cost.

sono chiaramente
:

1/

'

-^

^"

Quindi

71:6(1

-)

dx=^

'K

ohe

FUNZIONI ADDITIVE GENERALI E INTEGRALI MULTIPLI


In modo simile

345

si

ha

346

CAPITOLO XVI

106 FUNZIONI ADDITIVE,


al

ECC.

dove rintegrale doppio deve essere esteso


zione genera S).

Vedemmo

101-102) che

campo o rX do

(la cui rota-

l'ascissa Xg

del centro di gravit di o considerato


il

come lamina omogenea,

quale centro descrive nella rotazione attorno all'asse delle z un


la cui periferia vale

cerchio,
(teor.
di

2nxg

27^

/x -^ do

V =^

Dunque

Guidino)

volume V generato dalla rotazione di un campo piano o attorno a un asse complanare che non V attraversa vale il prodotto delVarea di o per la lunghezza della circonferenza descritta dal
Il

suo centro di gravit.

Esempi.
1**

Sia,

p.

es.,
z.

dato un cerchio

nel piano xz,

non

inter-

secante l'asse delle

Rotando attorno a quest'asse, esso genera un toro di rivoluzione, di cui si pu facilmente col precedente teorema calcolare il volume V, Se r il raggio del cerchio C, d
distanza del suo centro dall'asse delle
z,

la

si

trova

V=2TVr-d,
perch
il

centro

di

gravit

di

un'area

circolare coincide col

suo centro.
2**

Un
Tzr"

semicerchio avente
per
;

il

raggio r ha

area

^/2'^r',

diametro sull'asse delle z e genera rotando una sfera di


gravit
del

volume

la

distanza X dal centro di

semi-

cerchio dall'asse delle z dunque data dall'equazione

-Tzr'=z
3
3"
ellisse,

72

71 f-.

tt:

cio

4:

--Stz

Lo studioso generalizzi questa formola ad una semiricordando la formola a noi nota del volume di un ellissoide

di rotazione.

347

CAPITOLO

XVII.

CAMBIAMENTO DI TARIABILl NELLE FORxMOLE

DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

INTEGRALE

107.

Esempi

di

cambiamento

di

variabili

in

formole

di

calcolo differenziale.

diamo alcuni esempi del come sia facile risolvere problemi di questo tipo. E supporremo senz'altro soddisfatte tutte le condizioni, che ci permetteranno di applicare i teoremi che invocheremo (p. es., derivate finite, oppure finite e continue, denominatori differenti da zero).
Noi, piuttosto di dare
teoria generale,
I.

una

Siano
t

x^=-x

(t),

nello stesso intervallo. Dalla

y ^= y (t) due funzioni di t definite prima di esse si possa dedurre t


seconda,

come funzione
si

(x) della x. Cosicch, sostituendo nella

possa pensare y come funzione della x. Si calcolino yx,y"xy supponendo note

a;'t, ^/'t?

^'<j ^"j

:
.

dy __ dx

y't

dt __'[t
^

x't

dt

x't

questa forraola

ziali)

si potrebbe giungere (senza usare i diiferenricordando che per la regola di derivazione delle funzioni

inverse

t'^,

= Xt
dy^
dx

,-

e che y^,

= y\
\

t'x-

E
n

d^
dt
___ dt^

dt^

d^

^\

y tXt

ytx
x:
)

dx
dy"x

Xt dt \ Xt /

__ dy"^ dx

JL

{ ^'^^'t ytx'\ \
x't

dx dt
t)

Xt d \
tvy tXt

xtvy tXt

ytx ^x
X?

X tyt)
-

ecc.

348

CAPITOLO XVII

107

II. Con le notazioni precedenti, ben evidente che non possono viceversa calcolare le x't^ y\^ x'\^ y"t^ quando soltanto si conoscano le y'^^ y'\^ perch tale questione indeterminata. Il problema resta determinato se aggiungiamo qualche
si
,

condizione per la variabile

guisa che

x't

+
,

y'\

t^

se,

p.

es.,

supponiamo

scelto in

(*).

Sar

dx
^t^=^-T.
(tv

y yt^^~v;, donde
,

(per la

x^t

-f-

?/'^

1,

ossia

Clv

Vdx^'

-f-

dx-

=
/

dt)

si

trae

dx

l/-(l)"
y'^

^^

CAMBIAMENTO DI VARIABILI NELLE FORMOLE, ECC.


si

349

350
X =^
sia p cos
Q,

CAPITOLO XVII

107-108

p sen 0].

Nel primo caso l'equazione della curva

y=^f{x);

nel secondo u

= ^{v).

Si calcolino

v/v, u''v, ecc.,

conoscendo le y^^:, y"x, ecc. Naturalmente devono essere note formole che permettono di passare dall'uno all'altro sistema
coordinate
:

le
di

u =^u

(x,

y) e v

^=v

{x, y).

Sar

3w
dti

3it
'

'u

2u dy
3?/

Jx
3?;
'x

2y

^x
iv
"x

dx

dv

3v^
2y
1

T^vdy

^y dx
,

du \
dv ;

_
-^
ox

du\ __ dv dx 'v dx dx
l

p^'t
,

-u/^

1 *J

3?;

^^

^y

I valori di

^r^ dy

si

ricavano facilmente dalla precedente

equazione, ecc.

Come esempio
tra le derivate

particolare studiamo le relazioni che passano

delle

^ ==

/'C^), P

=^ 9

(6),

supposto che queste

equazioni rappresentino la stessa curva in coordinate cartesiane


e

polari.

ff{\ ^^^
^^^

y^

sen CQ^

e czp -f- p cos e


Q cip

(^

__ tg

e ^' (e)

p sen Q d

d~~

^' (6)

4- p

. '

P tg 9

cos e T' (e)

p sen

hp

^ ^^

30

[cos

9"

-4-

9' (0)

9'' -4- p'

p sen 0]'

108.

Cambiamento
negli integrali

della variabile d'integrazione


definiti
in

multipli.

Integrali superficiali

coordinate polari.

Per quanto riguarda gli integrali definiti nulla v' da aggiungere alla regola di integrazione per sostituzione gi esposta al 75, P, pag. 247. Si tratta di estendere questa regola agli integrali multipli.

CAMBIAMENTO DI VARIABILI NELLE FORMOLE, ECC.


Con metodo
dimostra Se
tinua,
I,

351

(cfr.

in

analogo a quello dell'ora citato 75, si 101, y, pag. 334): in corrispondenza biunivoca condue campi sono modo che le funzioni additive dei pezzi x di I si
affatto
il

possano considerare come funzioni additive dei pezzi k di H, se una funzione continua dei punti di J, e quindi anche dei punti di H, allora :

/,^'"=/,(^l')Ma
Sia
l'origine

o
;

l'importanza di questo teorema

si

potr vedere soltanto

dalle applicazioni.

/ un campo
(*)

finito

del

sia

esterna

al

piano x y per fissar le idee, contorno od ai contorni di i si


;

possono determinare allora le coordinate polari p e di un punto siano funzioni continue delle x, y e generico di J, cos che p e X, viceversa. Poniamo p F, considerando le X, Y come coordinate cartesiane di un punto posto in un altro piano P. Ad ogni punto di I corrisponder allora uno e un solo punto di questo piano P. E i punti di P, che corrispondono a punti d P. di /, riempiranno tutta una regione Xsen Y). Xcos Y, y (Notiamo che a; p cos p sen Una funzione {x, y) continua delle x, y diverr una funzione continua (X cos F, sen Y) delle X, Y. Se T e ^ sono due pezzi corrispondenti di I e di H, la

derivata

dT -
(IrC

si

trova,

come ora vedremo, uguale ad

X=

p.

Cosicch la (1) diventa: f F{x,

y)dz=

f i^(Xcos F,

Xsen F) Xdk.
si

Per
f

risultati dei

103-105 questa formola

pu scrivere:

dx [ F{x,y)dy

= ^ dX^ P(Xcos Y,XsenY)XdY =

={
anche
(2)
:

dY{ F(XcosY,XsenY)XdX
y)dy^
(^
j

dx

Fix,

dp

[
0,

P(p

cos

0,
6?

p sen 0) p
p.

cZ

=J
(*)

i^(p cos

p sen 0) p

L'origine un punto eccezionale per

il

sistema delle coordinate polari.

352
Prima

CAPITOLO XVII

108

di dimostrare
:

che

di -

p,

vogliamo

fare

alcune

osservazioni

Oss. r. Si noti che non si passa dal primo al secondo o terzo membro di questa formola sostituendo a dx ^= d {p cos 0) ed a dy ^= d{p sen 0) i loro valori cos c^ p p sen 0t^0epcos06Z0-+-

-+-sen0<ip; come potrebbe sembrare a un lettore inesperto. In il d^ che compare sotto il segno di integrazione, e non i dx, dy si possono trasformare come diiferenziali veri
questo caso
e

proprii

(*).
il

Oss. ir. Si possono calcolare

secondo e terzo membro della

nostra

formola, senza

analogo
l""

quello

neanche pensare al campo H, in modo seguito nei 103-105 per calcolare il


j

membro. Per
di

es.,

d%

una l'origine). Su
consideri
calcoli
I

linea

Fpdp
(che

si

pu calcolare

cosi:

Si

cost.

una

retta

uscente

dal;

essa

la

diventa funzione della sola p

si

Fpdp
si

esteso al segmento, o ai segmenti che la nostra


tale linea.
il

figura
di

/ determina su

Tale integrale una funzione


e e
il

che

integrer tra

(Si noti che le linee

magine

in

H
R

minimo
cost.

massimo valore di in /. cost. hanno per im-

le

rette

F=:cost. ed
1=

X = cost.

parallele agli

assi coordinati).

Vogliamo ora dimostrare che


pezzo k
di

-ry-

X=

p.

Consideriamo un
Y, e due

limitato da due parallele all'asse delle

corri e Y, Siano X, -h -h A spondenti valori' delle X, Y. Tale pezzo un rettangolo, la cui area A F.

parallele all'asse X.

AY

7^:

XA

L'immagine
golo
T

limitato

-I- A X, e Tasse delle x rispettivamente gli angoli F, quindi formanti tra loro l'angolo A F. La corona circolare limitata dai citati due cerchi ha per area

X, con

questo pezzo sul piano xy un quadranda due cerchi col centro nell'origine e raggi inoltre da due rette uscenti dall'origine formanti
di

F-HAFe

71
i

(X
"c

-4-

A X)'

X' = ^

X A X 4-

(A X)']
:

l'area t di

sar dunque data dalla proporzione


X
:

71

[2

XA X

-4-

(A X)']

= A F: 2
=

7r

si

(*) Si noti infatti che, se la prima integrazione si esegue, p. es., rispetto alla rr, deve considerare la y come costante perci, nel passare alle />, 5, si dovrebbe a dx 0. d (r^ senO) sostituire il suo valore ottenuto nell'ipotesi che dy
;

CAMBIAMENTO DI VARIABILI NELLE FORMOL". ECC.


cosicch

353

[xATH-y (AX^Ia r=XAXA


Dunque

Y-h

yCAXr A

Y.

|=X+]-AX=p+|Ap,
Per A
di

tale rapporto

ha pure per

limite

p.

Si potrebbe dire che x vale

XA A^A

F, a

meno

di

infinitesimi

ordine superiore.

Bisognerebbe completare questa dimostrazione, considerando campi k di forma qualsiasi; noi ce ne dispensiamo ricordando solo al lettore che gli stessi metodi, con cui nel 105 abbiamo dimostrato l'esattezza di una formola analoga in coordinate cartesiane ortogonali, potrebbero provare la formola attuale in
coordinate polari
(cfr.

pi avanti in questo stesso

).

Osservazione.
Si
il

potrebbero

anche applicare

metodi del 103, in cui

campo era

diviso in pezzi con rette parallele agii assi, cio

cost., oppure y cost. Si dovrebbe con linee di equazione x cost. linee p campo in pezzetti con invece dividere il ora

cost.

(cerchi col centro

nell'origine e rette uscenti dal-

l'origine).

Prescindendo dai pezzi sul contorno, gii altri sono quadrangoli la cui area vale, come vedemmo pi sopra,
p dp

-h

si

dp' d^.

Se

la

funzione

da integrare,

il

suo
di

integrale

trova coi metodi del 103 uguale al limite

di

per 6Zp

tZ0

O.

(Indico

con
Il

un punto
tendere

di

ogni pezzetto).

in un valore assunto da primo addendo si prova ( 105)

ad// FpdpdQ;

il

secondo
di
\

addendo tende a zero:

il

perch, se
di

il

massimo

F\, ed

massimo valore

dp, allora
.
I

2 Fdp'd^\ <Hb2 dpd^=Hs 2

^P

^0-

2;!

G. FfBlxi, Analisi matematica.

354
Ora
che
zero.

CAPITOLO XVII

tosto

108
valori
;

^dp
p

tende

alla

differenza dei

assume nel campo considerato


tende
a
zero,

massimo e minimo, S tZ9 non supera 2 n.

Poich

segue

che

^Fdfd^
e.

tende a
d.

d.

'

prossimo paragrafo saranno dimostrati in futuro capitolo con metodi meno diretti, ma di una estrema semplicit.
del
risultato del 104 interpretando geometricamente caso F'^O)-. Il volume di un cilindroide, o di un solido decomponibile in un numero finito di cilindroidi si ottiene integrando rispetto a P l'area della sezione eseguita con un cilindro circolare retto di asse invariahile e di raggio variahile p. Sar un esercizio utilissimo il riconoscere come si possa ottenere facilmente una dimostrazione completa del nostro risultato con l'applicazione dello stesso metodo usato al 105 in caso analogo. Infatti, seguendo questa via, si riconosce tosto essere sufficiente provare che
Si
il

D'altra parte sia questo risultato, sia quello

pu anche generalizzare
seguente modo (per

la (2) ne)

il

l'area di

data, p. es.,
il

da

de

esteso al

campo
dx
|

u.

Ora a pag. 342, per


siamo
partiti dalla

dimostrare

teorema analogo che tale area vale


di

dy,

formola che d l'area

0,

= a, x =
(o).

'b

un rettangoloide, cio di una figura limitata dalle da una linea y =^ f {x).

linee

Per il caso attuale baster similmente per l'area della figura limitata dal punto p
curva
p

=F

applicare la formola data al 95 , a, e h e da una 0, dalle linee 6

Forinole analoghe si dimostrano per gli integrali tripli. Ricordiamo particolarmente i seguenti sistemi notevoli di coordinate
nello spazio.

V
cartesiane

Coordinate
ortogonali

cilindriche
dalle

p, 6,

z
;

legate

alle

coordinate
;

p cos

y =^

p sen

z^=^
p,

z.

Un

tale sistema equivale

ad addottare coordinate polari

nel

piano xy^ conservando la terza coordinata z. Tali coordinate si cost. l'equazione di un cilindro chiamano cilindriche perch p circolare retto con generatrici parallele all'asse delle z. Si trova

=
j

jjr

F {x, y, z) dx dy dz=^
2 Coordinate polari

jj

F (p cos
9

0,

p sen

0, z)

p dp dd dz.

p, 0,

(nello

spazio)

legate

alle

coordinate cartesiane ortogonali dalle

X
Il

p sen

cos

y =^
'\/x'^

p sen
z^

sen

cp
;

z ^=^ p cos

0.

dall'origine.

raggio vettore p L'angolo

-h y^ -h
la
il

la distanza del

colatitudine

punto (complemento della

latitudine,

quando

si

assuma

piano xy-d^ piano equatoriale).

CAMBIAMENTO DI VARIABILI NELLE FORMOLE, ECC.


L'angolo
cp

355

la

longitudine

(contata a partire dal piano


:

xz

come meridiano

iniziale).
III

Si trova
z)

F{x,y,

dx dy dz
p*

=
d0 dp d^,

=
j ]

i^ (p sen

cos 9, p sen

sen ^,

cos 0) p^ sen

come

si prova osservando che il volume racchiuso tra due sfere di -+- 6^0, e tra raggio p e p -h 6Zp, tra due coni di colatitudine e cZ0 dp d^ due semipiani di longitudine cp e 9 -f- ^9 vale p^ sen

a meno di infinitesimi d'ordine superiore.

108

bis.

Integrali superficiali

in

coordinate generali.

I risultati di questo paragrafo saranno dimostrati pi avanti in modo semplice bench indiretto. Noi qui faremo invece delle ipotesi analoghe a quelle fatte ai 103 e seg., che del resto sarebbe facile giustificare in modo diretto.. I risultati a cui giungeremo, si debbono riguardare come l'estensione del metodo di integrazione in coordinate polari a coordinate qualsiasi. Useremo, p. es., i metodi intuitivi del 103. due variabili: X=^X{x, y), Sia 1 un'area del piano xy] e siano X, {x, y), funzioni delle x, y in I. Viceversa le x, y si possano considerare come funzioni x {X, T) ed y (X, Y) delle X, Y, cos che un punto di I si possa determinare tanto dando i corrispondenti valori delle x, y, quanto quelli delle X, Y. cost., cost., indicando con dX, dYgl increDividiamo T con linee la per passare da una tale linea alla successiva menti che subisce la sostituiamo poi a quelli dei quadrangoli curvilinei tutti interni a I limitati da due

Y= T

X=
e

Y=

linee consecutive

X = cost.,
I sar

T"

= cost.

il

quadrangolo
a I,

rettilineo

che ha gli

stessi vertici. L'area


a) quadrangoli

cos divisa in

rettilinei tutti interni

ed in
j3)

poligoni

P curvilinei, parte
:

del

contorno dei quali appartiene

al

contorno

di I.

Noi ammetteremo

1 Il contributo portato alle nostre somme da questi ultimi poligoni tende a zero, quando i dX, tendono contemporaneamente a zero. 2 Per calcolare i limiti che incontreremo (quando i dX, d Ytendono contemporaneamente a zero) si possono far tendere a zero prima i dX, poi i dYo viceversa. Uno dei quadrangoli rettilinei Q ha i vertici posti sulle intersezioni di una linea X:= cost. e X-\-dX=cost con due linee Y^cost. e Y-\-dY~ cosi. I suoi vertici A, B, C, D, saranno perci i punti

dY

A = [xiX,Y),y(X,Y)]; B=[x{X-^ dX, Y), y{X-\-

dX, Y)]

C=\x{X,Y-^dY\ y {X,Y-hdY)]; Dz=[x{X-hdX, Y+dY), y {X -i- dX, Y +


x(X,Yy
J.

dY)].

E la sua area sar la somma delle aree dei triangoli ABC, (*). L'area del lo vale (per nota formola di Gl-eometria analitica) il valore assoluto di
2

BGD

356

GAP. XVII

108

bis

CAIVIBUMENTO DI VARIABILI, ECC.


e

Supposto che le x, y abbiano derivate prime ricordando la formola di Taylor

seconde

finite

continue

(*),

x[X-hdX, Y) = x(X, Y)-hx',{X,


ed analoghe,
si

Y)dX+ ~
il

x",,{X-^-fJdX,

Y)dX' (0

1).

trova che tale area vale

valore assoluto di

l_\

x\.{X,Y)
X',

(X, Y)
(se

x'y(X,Y) II'. {X, Y)


con

dXdY-i-^ dX dY
una costante positiva maggiore

dove
alla

oc

una quantit che


i

K indichiamo

in valore assoluto di tutti


'
.

valori delle derivate prime e seconde delle x, y) soddisfa

Altrettanto trovasi per


rettilineo

\0L\<KHdX-\-dY-tdXdY). triangolo BCD. Cosicch


il

l'area del

(|uadrangolo

AB CD

vale

il

valore assoluto di

( d
dove con
,

{x, y)

\d (X, Y)
d {X,l)
d (x, v) .,V-^4>- indico
il

tAdXdY,
del cosidetto
ali

valore in

Jacohiano

dx

dX
dx_

dX
li

dY
e

Y.
alla
(1)

con

(^

indico

una quantit soddisfacente


i

r^

1< IO

{dX-^dY+dX dY).

Moltiplicando tale area per un valore F, che la funzione F(x, y) tale quadrangolo, e sommando tutti i prodotti cos ottenuti, si trova

assume

in

HF
che
il

d {x, y) d (X, Y)

dXdY+I,

F dXdY.
si

In virt della (1) e con metodi analoghi a quelli dell'osserv. del 108 secondo addendo tende a zero, e che (cfr. 103):
7/ integrale
I

trova

Fd-

uguale a

dX = =j
Se

-j
^,

d (x, y) dY. d (X, Y)

,s

Y=

0,

cos

o,

y z=

sen

allora

d (x, y) d (X, Y)

si

ritorna alla formola del precedente 108.

Oss. Se noi consideriamo


altro piano

X,

luogo dei punti corrispondenti ai punti di J, se t e h indicano al solito le aree di due pezzi corrispondenti di J e di H, allora il valore assoluto del precedente Jacohiano vale natural-

P,

indichiamo con

come coordinate cartesiane ortogonali


la regione di

in

un

P, che

mente

la derivata

-^

Dimostrando direttamente questa proposizione,

si

avrebbe

un'altra dimostrazione dei risultati di questo .

(*)

Queste condizioni

si

potrebbero rendere

meno

restrittive.

357

CAPITOLO

XVIII.

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

109.
Il

Considerazioni e definizioni fondamentali.

mentale

si propone il seguente problema fondaConosciuta la derivata di una funzione, come si pu calcolare questa ftinzione ? Ora possiamo proporci il seguente problema pi generale Sia y una funzione di una o pi variabili indipendenti consi-

calcolo integrale
:

deriamone le derivate di primo, secondo ennesimo ordine, e supponiamo che sia nota soltanto qualche relazione fra la y,
le

variabili indipendenti e queste sue derivate. Ci

domandiamo:

In

quanto pu una

tale relazione servire per ^determinare


?

la funzione incognita

Una

relazione
e
il

differenziale^

enunciato,

si

di questo genere si chiama una equazione problema che vi si riferisce, e che noi abbiamo chiama: il problema delV integrazione delle equa-

zioni differenziali.

Cominciamo
avvenire che
e
le

porre

una

distinzione
si

variabili indipendenti

fondamentale. riducano ad una

Pu
sola

quindi che la relazione data sia


all'unica
variabile.

una relazione
,

fra la funzione,

la variabile e le

derivate di ordine 1, 2,

n della funzione
le

rispetto

Oppure pu darsi che


;

variabili

indipendenti

siano

pi

d'una

in

tal

caso

le

derivate, che

figurano nella nostra equazione, saranno deiivate parziali.

Nel primo caso l'equazione differenziale


ordinarie, nel secondo
quello della derivata
di
si

si

dir

a derivate

dir a derivate parziali.


si

Nell'uno e nell'altro caso

chiamer ordine n dell'equazione


sola relazione tra le variabili,

pi alto ordine che in essa comparisce.

Pu
la

darsi che invece di


le
;

una

funzione e

sue derivate ne siano date pi, da considerarsi


allora

come simultanee

zioni differenziali.

ha ci che si chiama sistema di equaPu anche darsi che si abbiano sistemi di


si

equazioni differenziali con pi funzioni incognite.


r

358

CAPITOLO XVIII

109

L'analisi offre continui esempi di problemi, la cui risoluzione

dipende da equazioni differenziali. Del resto ben noto che anche meccanica, ecc. offrono innumerevoli esempi di tali problemi, perch un gran numero di leggi fsiche si enunciano precisamente mediante equazioni differenziali. La legge di grala fisica, la

vitazione universale, p. es., ci d un legame tra le distanze dei centri dei corpi celesti e le rispettive accelerazioni, cio le deri-

vate seconde
Q-i
i

rispetto

al

tempo
di

delle coordinate di tali centri.


ai

problemi che abbiamo risolto


integrazioni
particolari

90, 92, 93 sono


o

altrettante

equazioni

sistemi

di

equazioni differenziali.
p. es., il problema di ricercare una funzione z d x e y che la sua derivata rispetto a a; sia ilf {x, y), e la sua derivata rispetto a y sia Nix, y), consiste nelFintegrazione del sistema di due equazioni differenziali del primo ordine a derivate parziali

Cos

tale

^f^

= M{x,y), = N{x,y). Yy
^ y, per cui la derivata rispetto a a; e pi rispetto a y sia

La

ricrca

delle

funzioni z i

parziale mista fatta prima

uguale a

P (x, y),

differenziale del

non altro che l'integrazione deirequazione secondo ordine a derivate parziali:

La

ricerca

delle

funzioni

che hanno per derivata f{x)

si

riduce all'integrazione dell'equazione differenziale ordinaria

del

primo ordine

%=m.

la

(1)

semplice

chiaro che la (1) l'equazione differenziale di tipo pi su di essa ci siamo lungamente trattenuti, formando
:

sua risoluzione l'oggetto precipuo del calcolo integrale. Ma pure ben manifesto che, se per l'integrazione della (1) ci trovavamo assai spesso nel caso di non saperla eseguire che per approssimazione, per l'integrazione di equazioni differenziali pi complesse avverr generalmente altrettanto. Noi ci limiteremo
esclusivamente allo studio di particolari
tipi

di equazioni.

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

359

Lo
solo

studio generale delle equazioni differenziali costituisce da


estesi delle

uno dei rami pi

matematiche,

e riceve continue
le

applicazioni alle scienze fisiche, e in genere a tutte

scienze

che hanno per oggetto enti suscettibili di misura.

110.

Equazioni differenziali, la cui integrazione

ridotta a quella di un differenziale esatto.

le

a) Sia f una funzione delle due variabili x, y trovare tutte funzioni y della x che soddisfano a un'equazione del tipo
;

/"(a;, ?/)

cost.
?/

(1)
definite implicitamente

equivale
dalla (1).

trovare

tutte

le

funzioni

chiaro che per tutte e sole


(1)
si
il

le

funzioni definite implicita-

mente dalla
in luogo di
risulta,
si

ha

che, sostituendo nel

primo membro della (1)

suo valore e derivando la funzione di x che ne ottiene lo zero. In altre parole la (*)

K^f^f^A^O
dx
vale per
tutte
e

^x
le

dx
y
definite

(2)

sole

funzioni

implicitamente
del
e

dalla (1).

La
ordine
:

(2)

un'equazione

differenziale

ordinaria

primo
sole

tutte le funzioni

y che

la risolvono

sono tutte

quelle che soddisfano alla (1).


Si abbia ora l'equazione differenziale del tipo:

M{x,y)-^N{x,y)^^0,
la quale,

(3)

moltiplicata per dx,

si

pu scrivere
y)

M{x,
Se
il

y)

dx -h Nix,

dy

0.

(4)
esatto,
se

primo membro di (4)

un

differenziale

esiste cio

una f(x,

y) tale che

^=M{x,y)',

y^

= N{x,y\
tutte
le

(*) Si suppongono qui, e nei seguenti , finite e continue e loro derivate, che si presentano nel calcolo.

funzioni,

360

CAPITOLO XVIII

110

per le considerazioni precedenti tutte e sole le funzioni y della x che risolvono la (3) o la (4) sono le funzioni rappresentate implicitamente dall'equazione

fix,y) dove

C,

una costante

affatto arbitraria (*).

Esempio.
Si

voglia,

ad

esempio,
:

risolvere

l'equazione

differenziale

ordinaria del primo ordine

_2y
si

-^ j?

-^(2x

-\-

y-)

y
le

=0;

(5)

vogliano

cio

trovare tutte e sole


,

funzioni y della x, che

la soddisfano. soddis

Poich y ^=^-j-

la (5)

si

pu scrivere moltiplicata

per dx

i2y
Il

--

x^)

dx
un

-+-

(2

-f-

?/)

dy

0.

primo membro

differenziale esatto,

poich

^^(2,+..^)==

r).

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

361

Ma:
/

362

CAPITOLO XVIII

110

Le

funzioni y che soddisfano l'equazione differenziale sono date


:

implicitamente dall'equazione
cos
a:

-h

e ^ 2
?/

dove C costante arbitraria. Risolvendo l'ultima equazione rispetto a


?/

si

ha

= 1/2 C 2
il

cos

ic.

Talvolta,
ridurlo tale.
Cos,

pur

non essendo

differenziale esatto a variabili separate,

primo membro della (4) un si pu con facili artifci


risolvere

ad esempio,
:

si

abbia da

l'equazione diffe-

renziale

V xy dx
ossia
:

-\t\

xy dy^^^
dy

VX Vy

dx

-I-

VX vy

0.
si

Dividendo ambo

membri dell'equazione peri/ ?/i/x(*)

ha:

VX
ferenziale

\^dx+^dy = 0.
Vy
al

(6)

Colla divisione operata abbiamo ricondotto l'equazione

dif-

proposta

tipo

precedentemente esaminato,

onde,

integrando la (6), si ha che le funzioni y che la risolvono date implicitamente dall'equazione


:

sono

J VX

fXy^dx^

-^

=C f^dy vy
5

(0=cost.)

ossia dalla

da cui

= (fc-A,70
(*) Questa divisione lecita (se x generico) supposto 2/=t=0. Bisogner poi (come avviene appunto nel caso nostro) una esaminare a parte se la /

soluzione della nostra equazione.

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

363

Le funzioni y rappresentate dalla forinola precedente insieme con la soluzione y=^0 sono tutte e sole le funzioni che risolvono Tequazione differenziale che ci eravamo proposti di studiare. In generale si pu dire che, se si ha un'equazione differenziale del tipo:

XYdx-hE,ridy0,

(7)

dove X, ^, Y, f] sono funzioni le prime di a; e le seconde di y, si pu facilmente rendere il primo membro della (7) un differenziale esatto a variabili separate, dividendo ambo i membri
della (7) per ^ F.
'

Esempio.
Consideriamo la
superiore
sia
;

pila

di

sia
la

la

distanza

un ponte ne sia di un punto della


;

So
pila

la sezione

da

So,
So.

S(x)

sezione della pila posta alla distanza

x da
h)

richiede talvolta nella tecnica che l'incremento


della sezione sia proporzionale al

S(x -^

S{x)

Si

volume

j:
di

S (x) dx

quella parte di pila, che racchiusa tra le sezioni poste alle


(*).

distanze x, x -^ h da So

Sar perci
,

s{x-hh)
h

s(x)
=

hj.

r*;t.' S (x)

dx

dove k una costante dipendente dal tipo di costruzione adottato. Passando al limite per /^ si trova
:

S'(x)=^kS{x),
cio
:

dS _
7^

A^

dx

donde

log

S=:
0,

kX
:

-+-

cost.

Poich

S ^=^

So per

sar

log

= k X -h

log So

S=Soe'\
(*)

al carico
Strila

ci, perch generalmente l'area di una tale sezione si fa proporzionale complessivo (del ponte e della stessa pila), che gravita su tale sezione. So gravita, p. es., soltanto parte del ponte.

364

CAPITOLO

xvm

110

Y) Altro tipo di equazione differenziale ordinaria del primo ordine, che si pu ridurre al tipo precedente, quello in cui
la

Mix,y)

e la

N{x,y) che
grado

figurano nella (4) siano


n.
di x,

funzioni

omogenee

dello stesso

Ricordo che una funzione

y
di

si

dice funzione

omogenea

di

grado w se uguale
Cosi,
:

al prodotto

x""'

per una funzione di--

grado

2,

ad esempio x 4- y- -^ xy perch uguale a

h.

una funzione omogenea

di

-' ('

- (i) - f )
di

funzione omogenea

grado

la

poich

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
Sostituendo in (9),
cp

365

si

ottiene
{z)

(^)

dx H- ^

{xdz

-I-

2dx)

0,
si

donde, raccogliendo a fattori comuni dx e dz,


[?
che,

ha

W 4le
a;

.s'^'

{z)]

dx

-f-

x^
:

(^)

dz^=^0

separando

variabili,

diventa

('2')

H- ^

H' (5^)

che a variabili separate, e noi sappiamo quindi integrare. Sia, p. es., data l'equazione
:

-ri.
(

Xy
a;"

x~
X'
-\r

4-

Posto

^j

essa diventa

-^ z-\

dx 4-

\-\- z

r,

(xdz +- zdx)

ossia

dx

dz

X
Integrando
si

14-^"
|

0.

ottiene log

^
e

-i-

arctg

z=^C{C^= cost.). Donde

-s-

= -^ = tg [C
S)

log
i

I]

quindi y
la

a;

tg

[C

log

|].

Noi abbiamo visto che


'

Mdx

-\-

Ndtj

=
il

(12)

risolubile

mediante quadrature,

se

primo membro un
variabili

diffe-

renziale esatto, e in particolare se


(o si possono

le

sono

separate
esatto,

Se
ci
si

il

con qualche artijfcio separare). primo membro di (12) non un differenziale


se
possibile

pu chiedere
.T,

trovare una funzione


dice

delle

y,

che,

moltiplicata per esso, lo renda

esatto.
di

Una

tale

funzione

si

essere

un un moltiplicatore
trosi

p (r, y) differenziale

Mdx -f- Ndy. chiaro che,


un tale

se in qualche

modo
la

si

pu giungere a

vare

moltiplicatore,

allora

risoluzione, o,

come

suol direj l'integrazione della (12) ricondotta a calcolare degli


integrali indefiniti,
cio ridotta alle quadrature.

366

CAPITOLO XVIII

110

Affinch p sia un moltiplicatore, ossia affinch p sia un differenziale esatto, deve essere
:

Mdx -+- p Ndy

;r- (pilf)

dy
'

=^ dx

(piV'),

ossia:

V dy

dx /

dy

dx
;

un'equazione alle derivate parziali per la p e il problema di risolvere le equazioni a derivate parziali assai piii complicato del problema di risolvere le equazioni a derivate ordinarie.

Il

Questa

metodo

di

cercare

un moltiplicatore
p

riesce perci utile

solo in casi particolari.

Esista, p. es.,
in tal caso

un moltiplicatore Dp

funzione della sola x.

Essendo

^=
1

0,

la

nostra

equazione diventa

d\og\p\
dx
E, affinch
si

3p__
"x

/'M

:)N\
'x

Nx'y

possa risolvere quest'equazione con una fun-

zione p della sola x, anche il secondo deve essere funzione della sola x.

membro ^(-^
^

Y~

Se cos avviene,
2
esiste

il

problema

dunque ridotto
^r ) oy /

alle quadrature.
y.

Cos pure, se t-

M\dx
p

-^^

funzione della sola


?/
;

un moltiplicatore

funzione della sola

il

problema

ancora ridotto alle quadrature.


Cos, per esempio, sia data l'equazione {x -h y)

dx

-)r

dy

0.

^x

-h y =^ M,

N=l,-z^

/'M
l-^

DNX^

costante,

non

dipende da y; esiste un moltiplicatore


definito dalla

funzione della sola x

^i^ = dx
e*

l.

Si

pu dunque porre p'=^e''; l'equazione diventa:


e'^ix -i- y)

dx -^

e^

dy=si

0.
-+- cp (x),

= ^e^ = trova ^ y che funzione dove ^ {x)\ = 4= Le y sono dunque nostra equazione soddisfano =-(x -^ y y date x
Posto
cp

== ^ ex

(x -h
di

2/),

e*,

x,

tale
a;

\y
e*

" -f-

^^=^ " (x

-4-

?/),

ossia

cp'

{x)

a:;

e*, (f

(x)

e*

cost.

funzioni

che

alla

differenziale

quelle

dalla

e^ -\-

e""

e^

\) e^ ^=^ cost.

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

367

Esempio.

La
noi,

quantit di calore

Q
o
il

variare o la pressione
p. es.,

data ad una massa di gas ne fa volume v, o entrambe le p, v. Se

teniamo
ove
la

'v

costante, varier la pressione


di

il

rap-

porto

dQ

la quantit

calore

necessaria per far


;

Clv

aumentare

calore specifico a

temperatura t di dt, una costante e volume costante. Sar dunque dQ

il

cosidetto
cdt
;

l'in-

cremento dt

di

temperatura dato da

^ dp

cosicch infine

dQ-=Cy^dp.
Cosi pure, se con
costante,

indichiamo

il

calore specifico a pressione

sar

dQ=Cpdv dv
l'incremento di calore che
si

deve dare, affinch

il

volume

del

gas (tenuto a pressione costante) aumenti di dv.


Cosicch complessivamente

dQ

e ^--

dp -^

C^

dv

dv

la quantit di calore necessaria per aumentare p, v rispettivamente di dp^ dv. Ora noi ci chiediamo Pu Q essere una funzione di ^, i; ossia pu una massa di gas, ritornando alle stesse condizioni
: :

(di

temperatura

e di pressione) possedere in

ogni caso la stessa


pili

quantit di calore ? Ci che


plice dell'antica ipotesi

sembra

la

conseguenza
del calore.

sem-

dell'indistruttibilit

Se cos fosse, l'espressione sopra trovata per diiferenziale esatto. Si avrebbe cio
:

dQ

sarebbe un

^ r

^t\
'p/

/^3n
'vf

y~t

_
R

^v\
ci

^p\
perch

^p^v
e
t

che

non

C
^^

e,

= ~ pv,
,

dove

una

costante.

Se

c^

dp -h

Y~

^^^

esatto

noi

possiamo

cerp.

care di renderlo esatto moltiplicandolo per un moltiplicatore

368
Dovr

CAPITOLO XVIII

110

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
Cos, p. es.,
si

369

trovino

le

soluzioni di

.^+2/f
Le
log

=0.
-"

soluzioni

della

dx

-^

ossia

della

y
-

= X

sono

quelle

tali

che
tutte

= log X

-\- cost.,

ossia tali che

cost.

Le funzioni f cercate sono

e sole le funzioni di

come

facile verificare.

L' equazione di Eulero x -y

2/

y-

= ^/
I

(^

cost.).

Posto
Perci

= log

/'
I
I

w log

a?
I I

tale equazione diventa

- 4-7/ -^
funzione
del

=0.
rap-

* {x, y)

log

\f{x,y)\n\Qg\x^=^

log

f (x v) ^ ^
'
'

porto tal

X
.

Altrettanto avverr di

i^=

fi^.ll)

x"

Perci f {x, y)

a;

F (- j

In

caso si dice che / funzione omogenea di grado n, perch, moltiplicando x ed y per una stessa costante h, la f (x, y) resta moltiplicata per h". Pi in
generale
le

soluzioni f{x^, x^,

x,) dell'equazione ^i Xi -J-

nf sono

tutte
del

sole

le

funzioni

(or

-,
ci
bili i,

or

omogenee ^ \
,

di

grado
se

delle

x,

cio

le

funzioni

tipo
varia-

^1
ic,
;

^il
;

'l

Infatti

consideriamo

f come funzioni

delle

=r

donde
dove
sole
'!:>

=X X^ t^^lIA =
?j

?3

=:

.....

iCj

=X Xy
log

la

nostra equazione diventa

f =n ^
C?|
?
I

1^

log

?,

-h

i'

/
;

i^

.,

[4-

=. log

(e

quindi anche f) sono costanti rispetto alla

?,,

e cio

sono funzioni delle


^^- d-

?2>

Hy

111.
a)

Tipi

particolari di equazioni differenziali.


(*)

Sia data l'equazione lineare


(**)

del

primo

ordine

omo(1)

genea

y^F{x)ij,

dove P{x) una funzione continua della x. Dividendo per y (supposto per un momento diverso da zero) se ne deduce
V ^-

(C'

=
(*)

perci log
I

=P ^ =
I

(x), ossia

dx

-z-\og\y\=^P (x).
C\
e quindi
|

ci

P {x)dx -h

?/

=
?/,

e^+/^(*>'^*

cost.

arbitraria).
e derivata y'. termini di grado zero nelle {x) nell'equazione che trattiamo in
di
[-i.

Lineare perch

primo grado nella y

(**)

Omogenea perch mancano

y'.

Vi

in-

vece un tale termine


24

G. FuBiNi, Anali matematica.

370
Notando
costante
quello di y,
che,

CAPITOLO XVIII
essendo

111
arbitraria, e^

una costante
e,

una

arbitraria positivUy
se ne trae
=^)^*

passando

dal valore di \y\ a

y
dove

= Ce-^p
si

ossia

e-Z^^*)*^*

C*,

y =

il segno di y. E questa d proprio una soluzione di (1). Per quanto abbiamo detto essa d anzi tutte le soluzioni di (1), perch per C d la soluzione (finora esclusa)

una costante arbitraria che ha


verifica facilmente,

formola, come

0.

P)

Sia data l'equazione lineare del primo ordine

y =^ P{x) y -h

(x)

(2) (P,

funzioni continue della x).

La

2/

^e/^(a5)rf

quando con
possibile

^ si

soddisfa alla (2), ove si supponga Q{x) 0, indichi una costante (questo , a). Cerchiamo se

determinare la z come funzione non costante della x in guisa che la ^ ^e/^<*^^=^ soddisfi all'equazione pi generale (2) (ci che in sostanza equivale ad assumere come fun-

zione incognita al posto della


arbitrarie,

la ^

e/e-/p(a')^^).

Questo metodo, detto metodo della variazione delle costanti

ha spesso applicazioni nell'analisi, e sar applicato anche da noi in altri problemi. Sostituendo in (2) ^e-^^^)^' al
posto di

y otteniamo:

ossia

/ e/p

()

^^

Q
si

(x)

cio
:

^'= Q{x)e-f^

(=)

***.

Integrando

ha

cos

2=:
j

Q
y

(x) e-fp^''^^''

dx

-+-

(C=cost.

arbitraria)

e quindi

e/p(^)dx
]

( Q(x) 6-><^)^* dx -h
si

C\.
riduce

questa formola Oss. 1*. Per Q{x)=^ trovata in (a) per risolvere (1).
Oss. 2*.
di

quella

naturalmente inutile scrivere


arbitraria)
nella
:

Pix) dx-hk

sl

posto

P (x) dx (k = cost.
^/p(x)dx-{-k

nostra formola.

Con

questo cambiamento esso diventa infatti

\( Q{x) e->(^)^
j

e-^ dx -h

C\=^
\

e/p(a:)dx

J Q (x) e-><^>^*

dx

-f-

Ce"

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

371

che differisce dalla precedente in modo non essenziale solo nel fatto che la costante arbitraria vi indicata non con C, ma con Ce^.
Y) Il tipo pili generale di un'equazione alle narie del secondo ordine
derivate
ordi-

dove f funzione delle

x,

?/,

y, y"

Supponiamo che

in tale equazione

non

figuri la y, che cio

l'equazione sia del tipo


/"C^,

y\ y")

0.

Ponendo

y=^,
essa
si

trasforma nell'equazione

che un'equazione differenziale del primo ordine. Se noi la sappiamo risolvere, conosceremo la z (con una costante arbitraria)
e

ne dedurremo:

zdx 4-

cost.

con una seconda costante arbitraria.


altro tipo di equazione differenziale del second'ordine, pu ridurre al primo, si ha quando nell'equazione data non compare la variabile indipendente x cio quando si abbia un'equazione del tipo:
S)

Un

che

si

fiy\y\y)

^'

Se questa equazione ha una soluzione y non costante (*), prendiamo questa y come variabile indipendente e chiamiamola ^.

La

derivata y =: ^ dx

si

indichi con

z.

Allora sar

dy'

dx
(*)

dy __ dy dy __ dx d'i dx d'i
di,

dz
di

Le

soluzioni

y=^h

{k

cost.) si

trovano immediatamente.

Come

si

vede

subito, sostituendo nell'equazione proposta, esse sono le soluzioni eventuali dell'equa-

zione (non differenziale) f (0, 0, h) 0, Se poi y non costante, e quindi non identicamente y' 0, in un qualche intorno, per la teoria delle funzioni implicite, si potr considerare x come funzione di t/, e quindi anche y' (che funzione della x) come funzione della y.

372
e

CAPITOLO XVIII
equazione diventer
dz

111

la nostra

K^'^'0=^'
che del primo ordine perch vi compare solo la derivata prima
della funzione incognita- -^.

Dedottane

la z

=^

dv

~ come
(7,

funzione

iy)

della ?

dx
si

y,

con una costante arbitraria


:he
dt/

dovr poi

/;9iy)
come una nuova costante

X =z

cost.

arbitraria.

Sia data, per esempio, l'equazione

y-^y''
Se y
porre

0.
si

cost.,

?/

questo solo caso eccettuato,


si

potr

y=^^,y=^z:
:

cosicch l'equazione data

ridurr alla

^d^
e

-\-

z dz

=^0

integrando

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
costanti arbitrarie. In quest'ultima forinola inclusa

373
anche
si

soluzione

?/

la

0, che avevamo finora escluso

ci

che

rico-

nosce, ponendo

(7=0.
Esempi.

V
rivabile].
y'

Integrare l'equazione y
i

xy' -h

cp

(y)

[cp

funzione de-

Ris. Derivando entrambi

membri

si

ottiene:
-+- '/ {y')]

y'

-^ xy"

-4-

(y) y" ossia y" [x

cp' oppure a; Sar dunque y" := (y). mx -f- n (m, n costanti) e, sostituendo Nel primo caso y mx -4- cp (m), ossia nella data equazione, si trova mx -h n n=^ (m) e quindi

=
=
^

0.

'-p

z=L

mx

-f-

cp

(w)
si

(w

cost.
y'

arbitraria).
f;

(a)

Se invece a; equazione si trova

= ^ = T
:

cp' (?/'),

ponga

ricordando la data

(0; ^
i

=
2"" si

T (0

+ T (0.

L'eliminazione della

tra

queste

nuova soluzione

della

nostra equazione, se

due equazioni dar una da esse si deduce

z=L

=: ^ X
U/

t;

perch allora la
se

riduce proprio all'equazione


-- 0)

data.

infatti

ne deduce

(se
''

cp" (t)

dy^ ^'(t)-t^
dx
Se non
la soluzione

{t)-i-^'{t)

T"(0
t,

^
definiscono
t

eliminiamo la
in
le

le

precedenti

formole

forma parametrica; basta

infatti far variare

per dedurne

coppie di valori compatibili delle x, y. Queste due equazioni si possono considerare come

le

equa-

zioni parametriche di

al la

una curva f. La retta tangente a f in quel punto di f, che corrisponde valore m della t, ha per equazione (a). Cio la curva f curva, le cui tangenti hanno per equazione (a), cio la
(a).

curva inviluppo delle rette


Si noti che,

equazione dedurre y' come funzione delle x, y, la y sarebbe una funzione implicita delle X, y, a cui proprio lungo f non sono applicabili i teoremi del 84, perch lungo f nullo cp' (y) -+- x, che appunto la derivata parziale del primo membro della nostra equazione rispetto ad /. Perci f si dice la soluzione singolare.
se
si

volesse dalla data

374

CAPITOLO XVIII
2 Integrare Tequazione

111
-\- cp {y') (cp,

y ^:^x^ {y)
:

^ funzioni

derivabili).

Ris. Derivando

si

ottiene

Posto

y'

t,

se

ne deduce

dt

^^ti^it)

t^{ty

il caso ^ (t) t, che abbiamo gi trattato all'esempio 1"*. Questa equazione, in cui si considera t come variabile indipendente ed X come funzione incognita, un'equazione differenziale lineare del primo ordine che gi sappiamo risolvere.

escluso

si

trova

M
y
cosi espressi x,
si

(t)

dt

-f-

cost.

L'equazione differenziale d poi

= x^{t)-^^
y
in

(0.

Restano

funzione di un

parametro

e con un'eliminazione

potrebbe (volendo) dedurne la y espressa

du
in funzione di x.
3**

Si

verifichi che effettivamente

-^

dx
dx -^ (hx -h ky
II,

^.

Integrare

{ax

-^-

ly

-\- e)

-+- l)

dy =^

{a, b, e,

k,

=
-f-

cost.).

Ris. Posto

x^=E,'i-m, y^=fi-^n

(m,

costanti),

V equa-

zione diventa
(aE,

-h

bf] -\-

\i)

d^ -h (hi
e,

^Y) -h X) ^Y]

=
l.

ove

|x

= am
0.

-4-

6n -h
si

"k

= hm -h hn -h
scegliere
le

Se che X

ak bh = =
ji

==

0,

possono

m, n in modo

L'equazione diventa:
(ai HY])

d^

-i-

(H

+ ^'n) dri = 0,

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
che omogenea di primo grado
fi

37 5
separano
v],

e quindi le variabili si

tosto

assumendo t ^^

come nuova variabile


0.

al posto di

ecc.

Sia invece ak
zione
si

bh=^

Sea=^h=^h=^k =

l'equa-

immediatamente. Se cos non , almeno una delle due espressioni ax -\- by -\- e o hx -^ ky -{- d, p. es. la prima, non identicamente costante. Postala uguale a t, la nostra equarisolve

zione diventa:

tdx

-+-

ipt -^ q)
della

dy=^0
x
o della

(p,

Q.

^=

cost.).

Posto
dalle

al

posto

ax -h

bi/ -\- e

^=

t,

la nostra

y i valori che si traggono equazione diventa del tipo:

(a^ -h P)

dx

(yt --h)dt

= =
(dividendo

oppure

((xt

H- P)

6^?/

-h (yt -+'h)dt

(a, P, T, ^

cost.)
le

che

si

integra

subito,

separando

variabili

per

(xt -+-

p).

Altri Esempi.

V
y^-^

Integrare

le
y''

equazioni

= P{x)y'-^Q(x);
+
Q
{xl (Si ponga z

=F
-h

ix)

y'""-''

f/^"-^>).

2^ Integrare
bile

il

sistema di equazioni (ove s

la

varia-

indipendente)
x'^
t/'^

=
/

x'^l

-h

2/'1

=-k'

(k

cost.).

Si potr porre per la


e,

prima equazione x
si

= cos

^, y'

= sen
-4-

sostituendo nella seconda,


:=::^

trova
A:5

^'2

j^- ^

doudc
:

=
J
cos

^,

"H

/^ (/

=
j

cost. arbitraria).

se

ne trae

( ^s Hil

ds,y=^

sen

( ks

h) ds,
0.

dove poi da distinguere

caso ^

=o

da quello ^

=4=

3 Risolvere l'equazione

v" ^-^

i=

A:

(^

cost.).


376
Si

CAPITOLO XVIII
pu seguire
si

111-112

il

metodo dato

in questo ,
y'^^

^,

ponendo

y'

z.

Pi brevemente
^

procede ponendo
.

=^ tg
:

z,

donde y"

2~'

1 -4-

v"

cos 2

= ^ir=k
tg ^

cos z

L'equazione diventa
(sen
z)'

cos-^^
;

=^ k; sen

= kx H

/i (/i

cost.).

donde:

y
che
si

edy=^ r , J]/l \/likx-^hy


--\r fi li
j ,
,

kx

{kx \^^

-f- /^)

Zi;

(/i::r-h/^)'^

integra tosto, assumendo


di integrazione.

{kx 4si

h)^ (se
le

=1=

0)

come

nuova variabile

trova che

curve y^=^y {x)

cercate sono rette (per k


4^,

=
si

0), o cerchi di

raggio

- (per
k
{x) y'".

=!=

0).

Risolvere l'equazione y =^
e

P{x) y -h Q

Si divida per y'"

assuma
al

^^_^

come nuova fun,


p.

zione incognita.

Saremo

ridotti

caso studiato in questo

112.
a)

Teorema

di

Cauchy e integrazione per

serie.

Vogliamo ora fermarci un


il

momento a

studiare

pi

da

vicino

significato delle costanti arbitrarie che figurano

nella

soluzione di un'equazione differenziale.

Se consideriamo,

p. es.,

l'equazione differenziale pi semplice:

del primo ordine, la funzione

z=z

f{x) dx

-\-

cost.

che la soddisfa, contiene una costante arbitraria ed noto che, se fissiamo il valore h che questa funzione y deve avere per un
;

certo valore a della variabile, allora la costante, e in conseguenza


la y,

restano completamente determinate. Si ha appunto:

y= J
che
le

f{x) dx
a

In altre parole: nella risoluzione di questa equazione compare una costante arbitraria ed esiste una ed una sola funzione
soddisfi e che per

x ^= a assume

il

valore

b.

"

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
altri
tipi

377

Negli

di equazioni

del

primo ordine da noi consi-

derati, l'integrale generale contiene pure

una costante arbitraria;


secondo
punti,
ordine),
le

in quelle del secondo ordine l'integrale generale ne contiene due.

Date

le
i

equazioni

differenziali

(del
di
di

che

movimenti in un sistema sono univocamente determinate quando


definiscono
la

traiettorie

ogni punto siano date

posizione e la velocit iniziale (cio sieno dati per un certo


i

istante

valori

delle

coordinate

di

ogni

punto

delle

loro

derivate prime). Questo teorema ben famigliare a chi


studiati anche

abbia

i soli primi elementi della Meccanica Razionale. Queste osservazioni sono caso particolare di un celebre teorema di Cauchy, che si potrebbe dimostrare col metodo delle approssimazioni successive, gi da noi usato al 84, P, pag. 279, e in qualche caso col metodo degli sviluppi in serie di potenze,

come accenneremo pi avanti.


Se

data Vequazione differenziale


y""

(X, y, y',

y*-''),
,

dove 9 {in qualche campo) una funzione continua e finita insieme y^~^^: alle sue derivate del primo ordine rispetto alle x, y, y\
,

1 Esistono infinite funzioni


2^ Esiste (in

y che

le

soddisfano,

un intorno abbastanza piccolo di x a) una ed una sola funzione y che le soddisfa e tale che per x a essa e le successive derivate y'? y", ....;, y^"~^^ assumono rispettivamente valori prefssati ho, bi, b2 bn_i (*), dove le a e

>

b sono arbitrarie intorno del punto


le

sottoposte

aW unica
,

condizione che in

un

x
la

a,

y==bo,

y'

bi,

y^"-^^ z=:
e

bn_i

le

sue derivate prime sono finite


se la
cp

continue.

sottinteso che,

non soddisfacesse a questa ultima

condizione, l'affermazione di questo teorema potrebbe benissimo


essere falsa (**).

(*) Cio per

=a

(**) Cos, p. es., per

y 'bo, ?/=:b il" un punto A {a,h)

1.2,

?/(-^)=:&,_i).

delia curva

dell'es.

1 del

111,

pag. 373, escono due curve (la F, e la retta tangente a F in ^) che soddisfano all'equaz. studiata in tale esempio. Ci esistono due funzioni- y {x) soddisfacenti a tale equazione, le quali per x=^a assumono il valore b. Dunque nell'intorno di x-=a, j b non si pu risolvere tale equazione rispetto ad y', deduceudone y' come funzione continua con derivate continue

delle X, y.

Abbiamo

verificato infatti che in

tale

punto non

si

pu applicare

il

teorema

delle funzioni implicite.

378
Si noti che,

CAPITOLO XVIII

112

nell'enunciato di questo teorema, F equazione si

suppone risoluta rispetto alla derivata di ordine massimo. Questo teorema consta di due parti: una che afferma l'esistenza, l'altra che afferma la unicit di tale funzione y.
P)

Vediamo ora pertanto un metodo abbastanza generale

di

integrazione delle equazioni differenziali, che pu riuscire

utilis-

simo quando non siano applicabili altri metodi. Si abbia l'equazione differenziale:
y<->

= ^(x,y,y\y'\
finite
di

;/"-^>)
,

(1)

dove
y'

il

secondo membro possegga


e sia sviluppabile in

e continue tutte le de-

rivate,

K
y

serie

potenze di x
e

a,

h,

,2/'"-"-6-..
il

Consideriamo allora
pabile l'integrale ignoto
la

punto a; a y neirintorno

del

supponiamo sviluppunto a mediante

serie di Taylor:

= y,-^(x

a)

y\ H-

-4-

i^^
n
%

y^^>

-4-

(2)

a. dove 2/o, y\t ecc. sono i valori di y^ y', ecc. nel punto x deridifferenziale facile, Intanto della nostra equazione (1) in funvando successivamente, calcolare y^''\ y^'^'^^\ y(^+'^)

zione di

x,y^y

y^""'^^-

derivando rispetto alla x la zioni del tipo seguente:


Infatti,
y'''^''

(1),

si

ottengono equa-

y'^^''

= ^Ax,y,y\ = ^Ax.y,y\

^"0 ,^^ + ^0
,

()
(P)

Ora, se poniamo in <^i al posto di y^""^ il valore dato dalla (1), y^'^^^^ i valori dati rispettivamente dalla epa al posto di ^/^"^ e (1) ^""^^^ e ?/^""*"^^ e dalla (a), nella successiva ^^ al posto di y^''\ i valori dati dalle (1), (a), (P) e cos di seguito, otteniamo appunto
in

espresse solo mediante y, y\ y\ per x^=^Xq i valori o, 6i,


si

y^'^'^K

Dati quindi ad arbitrio


delle
y,

^-i
a;

potranno calcolare

valori che per

= a assumono
ce

y\

y^''~^\
,

y"^,

y~^\
sotto

2/'"+^
Sostituendoli allora nella (2)
si

ha una funzione y data

forma

di

una

serie ordinata secondo le potenze di


le

a,

e nella

quale compaiono

costanti arbitrarie

6o, ^i,

&-i-


EQUAZIONI DIFFERENZIALI

379

in

Ora questa serie convergente (come ha provato Cauchy) un certo intervallo comprendente il punto a; a, si pu

derivare per serie, e rappresenta precisamente quella soluzione y y^''~^^ per x^= a assumano i valori della (1) tale che y,y\
,

^n-iSe la 9 non fosse sviluppabile in serie di potenze, come abbiamo ammesso, si potrebbero ancora in casi generalissimi
&o, ^i,
,

prescritti

dimostrare
delle

teoremi di esistenza e di unicit,

successive

approssimazioni,

di

cui

p. es. col metodo abbiamo gi trovato

una importante applicazione nella teoria


Esercizi.

delle funzioni implicite.

1^ Integrare per serie l'equazione y'

Ris.
in

Si

ha

y'

generale
1

(ce
-h

?/^"^

= =
-f-

?/,

y"

= =
y'

y.
00

Posto

che
\
)

y" y = trova y ^=k per


y,

=^

y.

y'"

y'

ecc.

a;

0,

si

7^

=/f:e^ come gi sapevamo.

2^ Integrare per serie l'equazione y"

y = 0.

113.

Primi

tipi di

equazioni lineari
costanti.
io

alle derivate
Oss.
Il lettore,

ordinarie a coefficienti
il

a cui non interessi

caso generale, potr omettere

studio

dei seguenti tre paragrafi, sostituendo loro questo unico 113.

Paragrafo che invece

potr essere omesso da chi studii senz'altro il caso generale. mandabile la lettura dell'esempio 4* al 117. 1 Sia data l'equazione del primo ordine

in ogni caso racco-

y'-i-py=0
Le sue
soluzioni sono date dalla

(p

= cost).
arbitraria).

(1)

y =z Ce-P"^
Si noti

{C
il

= cost.
=
y

(2) e

che nell'esponente

px

coefficiente della

p,
=

che

la

radice dell'equazione caratteristica

c-{-p
ottenuta da (1) ponendo al posto di incognita. 2" Sia data l'equazione
y'

(3)

e di

la c^

=
q

e, e la c

1,

essendo e la

y" -i-py' -\-qy


Se
a,
(5

=o

{p,

ost.).

(4)

sono

le

radici dell'equazione caratteristica

c^-i-pc-hq
ottenuta, scrivendo
1,

O
y"
(e

(5)

c,c^ al posto di y,

y',

essendo l'incognita), sar

?=-|- l/F W-T-i-

380
La
(4) si

CAPITOLO XVIII
pu scrivere:

113

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

381

114.

tf'^

Primi teoremi sulle equazioni differenziali lineari


(alle derivate ordinarie).

Si dicono equazioni lineari le equazioni del tipo

+ p, ix) y" -'^

-hp2

(x)

y^""

-'>

-^Pn{x)y f{x),
,

.....+
(1)
,

(perch di primo grado nelle y, y\ ^"0, dove con pi, p2, Pn, /'indichiamo funzioni arbitrarie delle x. Se f{x) =^ 0, l'equasi dice omogenea, perch in tal caso manca il termine f (x) grado zero nella y e derivate. Noi abbiamo al 111, P, studiato la (1) nel caso 1, cio nel caso di un'equazione del primo ordine. Supponiamo che yi, y^ siano due integrali della (1) non omogenea. Sar

zione

di

n=

^r^-+-i>i2//"~'"+

yr

-^P.y^-''
da
(2),
si

-4-

= f{x) -^Pny. = f{x)


^iOny.
tosto

(2) (3)

Sottraendo (3)

verilica

che

=
?/2
{)

yi

soddisfa all'equazione
z^''^

4- Pi /' -

'^

-4-

-\-pn^iz\-\-p^z

(4)

si deduce da (1) ponendovi f {x)^=^0. Se dunque una particolare soluzione di (1), ogni altra soluzione di (1) del tipo y -4- z, dove z una soluzione di (4). E viceversa, se y soddisfa ad (1) e ^ a (4), anche y -\- z soddisfa ad (1). Dunque per cercare tutte e sole le soluzioni della (1) non omo.genea, basta conoscerne una sola soluzione : tutte le altre si ottengono sommando con essa tutte le soluzioni della (4) omogenea, Lagrange ha dimostrato, come vedremo meglio in seguito, che, se si sa risolvere la (4) omogenea, sempre possibile trovare una soluzione della (1) non omogenea: e quindi, per quanto precede, che si sa risolvere pure la (1) sapendo integrare la (4). Vediamo quindi di studiare l'equazione omogenea:

omogenea, che

yn)

^_^^y-l)

-f-^^^y

(5)

Se Zi una funzione che la risolve, facile vedere che pure ki Zu dove ki una costante affatto arbitraria, una soluzione
dell'equazione; e infatti:
ki
Zi'""'

=
poich
la Zi
il

-h Pi ki

Zi'''

''

-h p^

k,

{zr

-4-i>i;?/"-^^+

= -^PnZi) =
ki Zi

0.

secondo fattore compreso tra parentesi zero (essendo


dell'equazione).

una soluzione

382
Si

CAPITOLO XVIII

114-115

ha ancora

che, se ^i e ^2 sono due soluzioni dell'equazione,


Zj^-\- Zi.

l'equazione sar pure soddisfatta da

infatti:

(^1 -\- ^2)^"^ -4-i?i (^1 -4-

z.T~^^ -^

-4-i?n (^1

^2)

^/">

+ ^,^'^>+i?l^/"-^>
i

+^^^.; 1)+

_^^^^^_^^^^^^

poich

due

termini

fra

parentesi

deirultima

somma
,

sono

entrambi nulli, essendo Zi e ^2 soluzioni dell'equazione. Da quanto precede possiamo concludere che, se ^1, k^^ ^n sono costanti tutt'affatto arbitrarie, e z^ sono soluzioni ^2, dell'equazione, sar pure:
s-i,
,

yz=k^zx
una soluzione
arbitrarie,

(x) -4- k^ ^2 {x)

-F

-f-

/5: ^,,

(x)

(6)

di (4).

Poich la (6) contiene proprio n costanti

sorge spontanea la

domanda

se,

al variare
0,

delle

k,

la (6) rappresenti ogni integrale della (5),

sia V integrale generale di (5). equazione lineare in n quantit k. Data La (6) una sola la y^ essa si pu risolvere, se 1, in infiniti modi. Si domanda pertanto: Se anche y una funzione che soddisfa a (5), vi tra queste infinite soluzioni una soluzione, per cui tutte le k siano costanti? Premettiamo alcune considerazioni di indole
se la (6) con le
cost.

in

altre

parole,

n>

generale.

115.
,

Un lemma.
quali

z^ n -\- 1 funzioni della x, per le Siano y, Zi, Z2^ ammettiamo soltanto che posseggano le prime n derivate. Noi vogliamo determinare altre n funzioni ki, ko, della X tali che valga la
:

kn

(1)
e

=
:

ki Zi 4-

h Zo
z'.

-f-

-f-

kn Zn

valgano pure
y'

le

y"
(2)

= =

ki

z'i

-h k.
-+-

-4-

-+-

ki

Z\

h ^"2

+
(1), se le
Te

+KA
-r

kn

z'n

y-=^l^/''-'>+^,^2<"-"+
OsB. Le (2) sarebbero conseguenza di per in generale non sar.

+^ "-"
fossero
costanti,

cosa che

Le nelle n

(1),

(2)

formano

un sistema

di

n equazioni
ci

lineari

incognite k.

La

regola di Leibnitz-Cramer

assicura

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
della loro risolubilit in

383
solo,

un modo

e in

uno

se

il

determi-

nante dei

coefficienti delle incognite


^2

k
^

W=

/l

384

CAPITOLO XVIII

115-116
seguente: Se T equazione :

Un

caso particolare notevole

il

z(n)_l-p^z(n-i)

p^z(a-2) _^

-4-p,_iz' -|-p,z
,

0,

n funzioni Zi, Z2, Zn a Wronskiano allora per ogni funzione y derivabile n volte si possono trovare delle funzioni k di x cJie. soddisfano alle
soddisfatta
dalle

diverso

da

zero,

(1), (2).
(4),
y(")

Le

c/^e

derivate k' soddisferanno alle (3), (3)bi3 e alla >2e//a nost'a ipotesi diventa semplicemente
loro

^_ p^y(n-l) 4-.,p,y<-^>

= k\ Z/^ -

+
^^

^^

-f- k',

Z2^^

+ p_ + +

y' -+-

p
^>

|.

k'n

Z^"

i^^^'^^-

^e le k' soddisfano alle (3), (3)bis, la y soddisfa naturalmente anche alle (2) e (4).

definita

da

(1)

116.
sulle equazioni

Nuovi teoremi

lineari alle derivate ordinarie.

Applichiamo
114.

il

Le

Zi,

z-i,

lemma precedente alla domanda posta al Zn siano n soluzioni a Wronskiano difte,

rente da zero della equazione omogenea

Anche y
(Dms
per
^^"^

soddisfi a tale equazione

sia

cio

+i>i

y^"'^

-^p^'-'y' H- Pn y
(1) del precedente

= o:
lemma: sar

Si scriva la
le

y nella forma
del

(3),

(3)bi9

lemma
k'. z.

stesso
-+-\-

k\zi
lr

4-

z\

+
del

k'.

/,

(2)
(

k\z,^"-'^-^k',z,'''-'' -^
la
(4)bis

^k\,Zn'''-'' =
-4- k'

-h

Jc'n z,,

=^

z\

mentre
di
(l)bis

lemma diventa

nel

nostro caso in

virt

(3)

/^\.aV"-'^ 4- k',z^}"-''

-4-

-4-

//,e'-^>

0.

Le (2), (3) formano un sistema di n equazioni lineari omogenee nelle k\ in cui il determinante dei coefficienti delle incognite il Wronskiano delle z che per ipotesi diiferente da
zero.

Dunque

27)

le

k'

sono nulle, cio

le

costanti.

Pos-

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
siamo
chiude

385
alla

dunque rispondere aifermativamente il 114 affermando che:


Zi, Z2

domanda che
omole

Se sono note n soluzioni

Zn della equazione
zero,

genea (1) od
H- k2
Z2

(l)bi8,

^ Wronskiano differente da
le

tutte

altre soluzioni

y
-f-

sono

loro

combinazioni

lineari

ki

Zi -+-

-h

kn Zn a coefficienti k costanti.
pi.
(l)bis,

Ma i nostri risultati permettono di affermare di poniamo che y soddisfi non all'equazione omogenea all'equazione non omogenea.
(4)

Supnia

y-^ -hp.y'^'-''

-4-

-hpn-iy' -^p^y=f{x),

ferme restando le altre ipotesi sulle 2. In tal caso, come sopra, si potranno ancora scrivere le (2), mentre la (4)ins del lemma
diventa:
(3)ms k'.z,'''-'^
-4-

7/2^2^"-'^ -^

+ k\,z^'^-'^ = f{x).

Le (2) e le (3)biB formano un sistema di n equazioni di primo grado nelle k\ che si possono risolvere con la regola di Leibnitz-Cramer, perch il determinante dei coefficienti delle incognite il Wronskiano delle z, differente da zero. Si possono cos determinare le k' e quindi con n integrazioni (una per ognuna delle k') dedurne i valori delle k. Ognuna delle k porta
perci l'indeterminazione di

una costante additiva


k',.

cio, se
si

un integrale
kr

indefinito della
hr
-+- Cr

test determinata,

ha

{Cr

= costautc
(Ci Zi -+-

arbitraria).

Cosicch sar

y :=^kxZi
ihi Zy
Il

-^-f-

/i-o

Z-z

-4- .....

4- kn Zn
C-.

=
Z-,

-h h2

Z2

-h

hn Zn) "H

4"

"f" Cy Zy).

lineare delle

secondo addendo del terzo membro una combinazione z, a cofficienti costanti e, da scegliersi in modo qualsiasi, cio una soluzione qualsiasi della equazione omogenea (1) od (l)bi8. E ci naturale perch al 114 abbiamo gi visto che da una soluzione di (4) si passa alla soluzione
pi generale, aggiungendo ad
della equazione

essa

la

soluzione

pi

generale

omogenea corrispondente. Quindi:

Se le Zi- sono le n soluzioni a Wronskiano differente da zero dell'equazione omogenea (1) od (l)bi8, la soluzione pi generale y dell'equazione (4) non omogenea si ottiene ponendo y ki Zi -f-

4- ko
25

Z2 -\r

4- kn

Zn,

ove

le

k siano

integrali di quelle fun-

G. FuBiNi, Analisi matematica.

386

CAPITOLO xviii

116-117
le

zioni k\ che si ottengono risolvendo

equazioni (2)
si

(3)bi6,

algebriche lineari nelle

k'.

Si noti, che, se f(x)=^0, la (3)bis (2) e le (3)bis dicono ^' 0; cio ^

riduce

alla

(3);

le

cost.,

come avevamo

gi osservato.

metodo qui svolto di integrare la (trovare le soluzioni della) chiama metodo della variazione delle costanti arbitrarie, (4) in quanto che alle k, costanti arbitrarie nella formola che
Il
si

risolve (1),

si

sostituiscono convenienti funzioni di


(4).

nella for-

mola che risolve

117.

Equazioni
(dove
e

lineari

omogenee a

coefficienti costanti.

a) Supposte ora le pt costanti,


e**

cerchiamo se una funzione


:

cost.)

pu soddisfare alla
-+-

y'''

^Piy'"-'' -^P2y'^-''

-\-p,y
:

o.

(i)

Si

osservi che dalla y


y'

ce''';

= y" = r
si

ce"""

si

deduce
^"^
;

e^";

e" e'\

Sostituendo in (1)
e^^(c" -4-^1
e,

trova che deve essere:


-4-

e"-' -f-jt?2c"-'

-hpn-ic -4-^J
dovr
essere

o^

poich

e"""

non pu essere
affinch

fattore; dunque,

y=

zero,
e'*

nullo

l'altro

rappresenti una soluzione partisufficiente

colare dell'equazione, necessario e


delle

che

sia

una

radici dell'equazione algebrica (detta


:

equazione

carat-

teristica)
e"

4-j9iC"-' -+-i?oc"-'

-4-

-hpn-ic-^pn
diiferenziale,
le

=
=

0,

(2)

la quale si
di

forma dall'equazione
Si noti che al posto
la
c^

ponendo

in luogo

e delle
e.

sue derivate successive

incognite

posto

di^

di

potenze successive delle ed al e, posto c^


le

1.

Se dunque noi risolviamo la (2) e supponiamo che


radici siano tutte reali e disuguali,

sue

le

funzioni:
e'^"",

e^^^

e'n^

rappresentano altrettante soluzioni particolari distinte dell'equazione diiferenziale.

EQUAZIONI DIFFERENZIALI

387

E perci, se dimostriamo che il loro Wronskiano, cio il determinante formato con queste soluzioni e le loro derivate sino a quelle di ordine yi 1, diverso da zero, potremo affermare, giusta la teoria sviluppata di sopra, che l'integrale generale

della (1) :

=
jCja;

k,

6^'

Jcn e'-""

(Jki

cost.).

Ora

il

determinante di cui
:
yH^
C-X

si

parla effettivamente diverso

da zero, perch esso

e^n

Ci

e'''

Co e

Ci"-' c''^C2"~'

e''^

:-''-''
"^"^,
,

che (raccogliendo a fattor comune

le

e''*'^

che compaiono

nelle singole colonne) si dimostra uguale a:


1
Ci ci

C2

Cn
2

Cn

Ci

U"

di cui il primo fattore un esponenziale, e il secondo fattore, che il cosi detto determinante di Vandermonde o di Cauchy, uguale (23, pag. 76) al prodotto- delle differenze delle e combinate a due a due fra loro in tutti i modi possibili; quindi esso non pu essere zero, a meno che due delle e non siano fra loro uguali, ci che noi abbiamo escluso supponendo le radici

della (2) tutte distinte.

Eserczio.
Sia per esempio l'equazione:

y"

^y' + 2y =
3c

0.

Le
sono

radici dell'equazione caratteristica

numeri

1,

2.

388

CAPITOLO XVIII

2x

117

Due

integrali particolari sono perci:


X
e,

e,

l'integrale generale dell'equazione :

ae'
dove
a,

-}-

be'"

sono costanti arbitrarie.


,

supponiamo

Immaginiamo ora che le n radici Ci, Co, c (che ancora reali) non siano tutte distinte. In tal caso, col metodo precedente si ottengono n integrali particolari, che non sono distinti ed hanno quindi un Wronskiano nullo. Non si trova
P)

perci pi l'integrale generale per la via precedentemente seguita.

Ora si pu mostrare che, se Ci perde un integrale particolare perch ma se ne acquista un altro, e cio:

Co,

allora vero

che

si

e'''"'

diventa uguale a

e"'*,

= ^e^.^
2ci
e^^"

(*)
si
e^^'
e''''

Infatti dalla precedente


y'
y^^

uguaglianza
e'^' -4-

deduce

y'"

= = =

xci

+ xcl
-h xci

3c'j e^'"

e^"

E, sostituendo nell'equazione diiferenziale data,


{xc\
e''""

si

trova:

-h

-\-:pn-2c\

xe''""

-^Pn-i

Ci xe''"" -4- jpn xe''"") -+-

=
La
membro

a;e'''(cr

+
-I-

-^pn-^ci 4-jp_i

Ci

+^n)

+ e'^'^ncr-'

4- 2i?,,_2Ci -l-i?_i)

0.
Ci

quale relazione effettivamente verificata se


e

doppia, perch allora per

=
e,

radice
il

Ci

si

annulla non solo

dell'equazione caratteristica,

ma

anche ( 64)

la

primo sua

prima derivata rispetto alla


Ci"

cosicch ciascuna delle

-^ 'Pn-lCi -^ Pn, +i?lCi''~^ -4nci''-' 4l)i;icr"' 44-i?_i

(w

nulla.
(*) Si noti che, se c^ =i=

c evidentemente
. i

alle

soluzioni

e'''*,

e^^^*

possiamo
di
Cj,

sostituire ituire la e^i* e la


c^ C^

La seconda, pensata come funzione


e,.

e, Ci
c.^

tende precisamente ad

ic

e ^i*

per

EQUAZIONI DIFFERENZIALI
Cos, in generale,
tipla d'ordine
k,
pCias
c,.r

389
se
Ci

si

pu dimostrare che,
2

radice

mul-

CiX

-1

c,x

sono tutti integrali particolari dell'equazione. Riassumendo: ogni radice d'ordine k d luogo a k integrali particolari, che, insieme con gli altri integrali derivanti dalle
altre radici,
sia multiple,

sia semplici, costituiscono

integrali

particolari dell'equazione.

nuti

Di pi hanno
si

si
il

potrebbe far vedere

che
soli

gli

integrali
le

cos

otte-

Wronskiano non

nullo:

con
gli

loro

combinazion
dell'equa-

lineari

ottengono quindi tutti e

integrali

zione

(*).

Y) Dobbiamo finalmente considerare il caso che dell'equazione caratteristica non siano tutte reali.

le

radici

y=

Se

ci

limitassimo a considerare funzioni

reali,

la soluzione

e""*,

dove

^^ a

-\-

ib

una radice complessa

dell'equa-

zione caratteristica, non avrebbe per noi alcun significato.

Ma se teniamo conto anche di funzioni complesse, potremo dimostrare che 6^"+''^^* ancora un integrale (complesso) della nostra equazione. Infatti tutti i nostri ragionamenti hanno usato soltanto delle regole del calcolo algebrico, delle regole di derivazione di una somma, di un prodotto, e dell'esponenziale
e"""

(e

cost.),

che continuano a valere

anche nel campo


Cosicch,

55-60 e particolarmente pag. 188) delle funzioni complesse della x.


(cfr.

lanche

nel

caso

di

radici

complesse

dell'equa,

zione caratteristica (2) vale il teorema: Se Ci, C2, c sono le radici tutte distinte di (2), la pi generale funzione (complessa) che soddisfi alla (1) ki
le
e*''''

-4-

k2

e'''^

-4-

kn

e^'i''

dove

k sono costanti arbitrarie (complesse). Se invece vi sono radici multiple^ e, per es., Ci radice di ordine r, si debbono
asscmere

integrali particolari corrispondenti

e^'^xe^'^...x^-'e'''^
(*) Riferiamoci all'ultima

nota a pie di pagina, in cui


e''*, 6*^^*
si

sono
e,

supposte due
Cj) sostituite

sole radici uguali


le e
''i^,

e,

=
.

c.^.

Alle soluzioni

sono (se

=^

Il

Wronskiano

delle

nuove soluzioni uguale


delle soluzioni iniziali.

al

quoziente

Cj

e,

ottenuto dividendo per e,


il

e,

il

Wronskiano
per
il

Questo valeva
;

prodotto

di

e^^i

+ "2 + +
per
e,

t;>a;

esso perci, diviso

Ct,

prodotto delle differenze a due a due Ci ha un quoziente, che per C2 c, tende a un limite

diverso da zero. Questo limite

il

Wronskiano

delle e

*^i*,

e*^'^,

ecc.

ed.

d.

Dimostrazione analoga vale nel caso generale.

390

CAPITOLO XVIII

117
tutti
gli

Per questa via abbiamo trovato


supposto naturalmente che
se (2)
le

integrali,

anche

complessi, di (1). Vogliamo trovare quelli di essi che sono reali,

ha una
vi

pi sieno costanti reali. In tal caso, radice complessa semplice a -\r ih, essa ha anche la

radice complessa coniugata a


g(a+i?>)^

ih; cosicch insieme alFintegrale sar anche l'integrale ^"'^^''. Si debbono ora sce-

gliere le costanti ^i

^j

-f- i

mi,

k^

= +
2

^2

(/,

m = cost.
ossia

r^ali) in guisa che ^1 e^""^"'^* -h ^2

muti mutando
costanti
?,

in

e^""*''^''

sia reale,

non
le

i.

Si

debbono in altre parole scegliere

m
ih

in guisa che
-+(li

= mO

im,)

6^'^

+ ''^=" H-

(^2

+' m.)
ik

'-''^''

e^"-'''^" -f-

im.) e^^^''^\

ginarie coniugate, ossia che


'-''^' k^ ^-^''^-.-^ k,

Ci avviene allora e allora soltanto che ki e ^2 sono immam^; nel qual caso Zi k, mi

Posto 2
hi e"* cos

Zi

/^i,

=2 2 mi =
sen hx
si

e"" (Zi
/^2,

= cos hx m, sen

hx).

questo integrale diventa


costanti reali arbitrarie).

a; -+- /i2 e'""

{hi, h2,

In modo analogo
di