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data 1990

Contesto GBC

Relatore GB Contri

Liv. revisione Pubblicazione

Lemmi Antigonismo Diritto Intellettuale Maritain, Jacques Mistica Suarez, Francisco Tommaso dAquino Villey, Michel

SYNESIS LINTELLETTUALE N.3/4-90, PP.11-19


1990

ANTIGONE, SUAREZ, MARITAIN. UNA QUESTIONE GIACOMO B. CONTRI


Ho presunto di avere le forze per un saggio con il titolo suindicato, per poi verificarle inadeguate. Forze non solo di erudizione e maturazione relativamente a un campo tanto esteso, ma anche forze soggettive: intendo quelle delladeguazione di un soggetto a una comunit intera, alla quale, davvero ne fosse un soggetto, sarebbe adeguato nel suo pensiero. Non ho per creduto inutile presentare succintamente quegli elementi a mia disposizione che mi facevano aspirare a scrivere un simile lavoro. Lintellettuale non come intellettuale: questo un aggettivo, designa una propriet individuale di tutti, anche se discendiamo dalle scimmie, anche con scolarizzazione ridotta, anche nella demenza precoce o senile; quello designa alcuni individui presi come appartenenti a una classe di individui, o forse solo a una supposizione di classe. Questa classe definibile anzitutto negativamente una sua definizione positiva potr risultare dopo la rassegna della sua definizione negativa per duplice negazione: in ci che e in ci che fa (un fare consistente nel parlare e nello scrivere): 1) non uno scienziato, non uno scrittore, un poeta, un artista, uno storico, un giurista, un teologo, di professione; non neppure un filosofo di professione (qui almeno alcuni dissentirebbero); ci non esclude, come di fatto accade, che uno scienziato, uno scrittore ecc., passi, talora dichiaratamente talora di soppiatto, al ruolo di intellettuale in questa sua definizione negativa; 2) non opera a) n per conto di un gruppo (o pi precisamente non dichiara il gruppo cui appartiene o lappartenenza alla quale aspira), b) n come singolo davvero singolo, ossia che sviluppa in prima persona le conseguenze del proprio rapporto con luniverso, in rapporto al quale soltanto un singolo. Opera per conto terzi omettendo il proprio conto: si occulta come soggetto. O, se si manifesta come soggetto, lo fa nellintimismo, solitamente in nome di verit sincerit autenticit personale, con forza debolezza lacrime trattenute o nel virile disincanto, occultando, anzich il soggetto, luniverso con cui questo rapporto. In positivo gli resta ... niente, a eccezione del tutto ricaduto come residuo. Gli resta un tema residuo: questo tema il diritto. Ma non essendo egli, come intellettuale, neppure un professionista della politica, questo diritto non neppure quello della pratica legislativa statuale (ricordiamo che non neanche uno scienziato professionista del diritto). Il tema residuo obbligato, anche quando non lo chiama cos, il diritto 1

naturale, necessariamente nei suoi rapporti con quello statuale (e in tempi recentissimi con quello internazionale, senza tante sottigliezze sulla distinzione fra questo e il diritto delle genti). Ma quale diritto naturale, essendosi egli ricusato come soggetto di esso?; ossia rifiutandosi di parlarne come della norma, cio del rapporto, che egli conosce per essere quella che regola la sua relazione con luniverso (sociale, naturalmente, che altro?). Allora si occupa del diritto naturale in generale, per tutti, astraendo sia da s sia da un gruppo cui appartenga (che, se un gruppo, avr pure un proprio diritto positivo non coincidente almeno immediatamente n con quello naturale n con quello statuale, senza di che non esisterebbe gruppo o associazione). Ma allora opera come mediatore tra il diritto naturale di tutti e il diritto statuale pur sempre e ancora di tutti. Il suo primo errore sar, e si costata che , quello di confondere in un solo significato i due diversi sensi giuridici di quel tutti che ricorre nella designazione delle popolazioni dei due diversi diritti. Ecco il mediatore: si occuper di far passare a un unico senso giuridico i tutti del primo diritto al tutti del secondo, trattando il primo diritto come premessa astratta al secondo. Portinaio di Stato: nel caso letterariamente pi nobile, Caronte di Stato. Possiamo osservare qui una curiosa, a prima vista, coincidenza, di questo Lintellettuale con lo psicologo odierno: cio colui che, definendosi negativamente rispetto a ogni altra professione, opera nella doppiane negazione dellintellettualit della psiche dei soggetti con cui tratta, e della propria intellettualit come identica, in competenza, e quella dei soggetti di cui si vuole competente: allora un mediatore tra organizzazione individuale e organizzazione collettiva, tra organismo e ambiente, laddove lo Stato preso come lambiente degli ambienti, la forma dell ambiente: che ne sia lanima? Uno specialista generico che ha come specialit la generalit. Ecco lunico significato dellespressione Psicologia generale. Suarez (1548-1617) e Maritain (1882-1973) non sono stati anzitutto degli intellettuali (pi chiaramente il primo che non il secondo considerata anche lepoca): essi si definivano anzitutto positivamente nella loro professione, e appartenenza, e come soggetti nel loro rapporto singolare con luniverso. Tuttavia le ragioni di perplessit che ora avanzer, li collocano anche come intellettuali nel significato suesposto (che li distingue dai liberi intellettuali medioevali), e precisamente nella loro versione del diritto naturale. Maritain anzitutto [1] . La prima perplessit mi sorge da una sua asserzione su Antigone, per quanto marginale essa possa apparire, non essendo unaffermazione sistematicamente insistita. Marginale ma entusiastica: Antigone pu essere considerata leroina della legge naturale, poich consapevole del fatto che disobbedendo alla legge umana ed essendo da questa schiacciata, obbedisce a un comandamento migliore, a quelle leggi come essa diceva non scritte e non nate oggi o ieri, ma sempre vive, delle quali nessuno conosce lorigine [2]. Ovviamente la libert di opinione vale per Maritain come per chiunque altro, forse anche un po di pi per lui essendosela egli conquistata sul campo. C tuttavia qualcosa di illegittimo teoricamente parlando in un tale esprimersi, perch legittimamente esigibile dallo studioso che parla come tale, e come matre penser, che egli lo faccia con lesplicita consapevolezza del contesto storico e critico sul quale fa spiccare il salto a una tesi che ha un peso e delle conseguenze. Ora, Maritain non poteva ignorare, non solo che questa figura della tragedia di Sofocle ha fatto discutere la modernit fin quasi dalle sue origini (dal 500), con la produzione drammaturgica di forse cento nuove Antigoni fino ad oggi, oltre a tanta saggistica, non solo che la figura di Antigone sempre stata buona per tutte le bandiere, ma anche che Antigone, con quel diritto naturale che la sua figura rappresenterebbe, pu ben essere presa anche come l eroina della guerra civile e del preteso diritto naturale (metagiuridico, piuttosto) che a questa afferisce (come la guerra civile cui la fratenit rivoluzionario-francese si collega: e non chi non ricordi che proprio il valore fraternit non certo il valore paternit quello che Antigone brandisce come la causa, in senso tanto politico quanto soggettivo, che trover il suo epilogo nellecatombe della Citt). Inoltre. Anteriormente e indipendentemente dal riesame dellarticolazione che Maritain d della legge naturale, articolazione che egli pretende aristotelica e tomistica, due punti in particolare mi sembra possano soltanto suscitare pari perplessit: 1) quello in cui egli deduce il diritto naturale come solo vitale, in altri termini: vero diritto solo quello statuale. Ci sembra porre, e di fatto pone, il diritto naturale come semplice premessa per di pi: astratta a diritto statuale, con la sola eccezione dei casi di qualche singola norma del diritto statuale che non sia conforme con quella premessa, donde un diritto naturale di resistenza o di obiezione di coscienza: ma anche in questo caso, la prima mossa sta al diritto positivo statuale; il diritto naturale vale solo come norma (metagiuridica e politica) di controllo, per di pi tardivo, dello statuale; 2

2) il singolo soggetto attivo quanto alla ricerca, allelaborazione, allattivit del porre il diritto naturale: lo pu conoscere ma non lo pone n lo con-pone; che poi le inclinazioni che mi sembrano un po troppo naturalistiche del soggetto siano parte del processo conoscitivo di un tale diritto, non toglie nulla al carattere astratto e pre-posto o prescritto di esso). Nel diritto naturale il soggetto non opera giuridicamente, non compie atti giuridici, non stabilisce rapporti giuridici, non ha competenza giuridica: loperare giuridico e la sua competenza in esso solo statuale. Tutto ci mi sembra molto antigoneo: 1) il diritto di Antigone solo virtuale e discutibilmente virtuoso, almeno a giudicare dalle conseguenze , la precede astrattamente, cos che proprio lei che sembrerebbe astrarsi momentaneamente dal diritto statuale in ragione di un altro e reale diritto, proprio lei la pi forte sostenitrice dellidea che la sola realt e positivit giuridica quella statuale. C anche una finezza di Sofocle che sottolinea la profonda statualit di Antigone. Nel suo concepire il diritto statuale come unico vero diritto, Antigone, a ben vedere, non trasgredisce alcuna norma dello Stato, neppure simbolicamente se solo ricordiamo che simbolico significa anche qualcosa di materiale. Intatti, sul corpo di Polinice non getta neppure una manciata di terra: il corpo del cadavere riferisce la guardia a Creonte solo lievemente cosparso di un sottile strato di polvere, come cenere ( ). Simbolo di simbolo, tuttal pi. Fanciullaggine patologica, non di fanciulla; allucinazione datto, delirio di un diritto altro con cui affabula di contestare quello statuale: non c materia da tribunale penale n da corte marziale. Ecco lerrore in cui Creonte sprofonda: neppure lui ha le carte istituzionalmente in regola. Nessun tirannicida qualsiasi cosa pensiamo della dottrina della legittimit del tirannicidio , e nemmeno nessun obiettore di coscienza, potrebbe ispirarsi a Antigone. L atto ma appunto, non lo di Antigone ha conseguenze non per la natura, forma, contenuto, materia o che altro, ma per la sua ambiguit: fa letteralmente perdere la testa a tutti, anche a Creonte. In fondo Antigone delegittima il diritto statuale, gli toglie ogni certezza: la norma dello Stato che perde ogni sia pur rozza come quasi sempre chiarezza delle sue fattispecie. Nel finale dellAntigone Creonte comprende il proprio errore, la sua follia indotta, ma troppo tardi. 2) Antigone delegittima se stessa come soggetto, perch la legge cui lascia presumere di attenersi in alternativa e apparente opposizione a quella creonteo-statuale, non la orienta affatto secondo la condotta di vita regolata diversamente (alternativa, dicevamo negli anni di piombo e prima): non c strada nuova, non ci sono passi diversi sia pure solo intermedi, tra la sua pretesa trasgressione e la morte (non solo la sua). Non c nulla nella sua condotta e nella norma che la guida, n del martire n della persona libera. C solo una volont coincidente con la, anzi una possibilit: vuole la morte e la ottiene, se la d proprio mentre Creonte sta correndo a liberarla , con una assai sospetta innocenza, tanto quanto sospetta la sua autocertificazione: non per odio ma per amore. Latto, poi, dellavanzare perplessit sul grande Suarez, anticipando e retrodatando quelle suaccennate di circa quattro secoli ossia allera barocca cui Suarez appartiene di fatto e di... diritto, mi intimidisce ancora un po. Mi limiter a riferire lesame che ne fa Michel Villey, che nella sua storia della formazione del pensiero giuridico moderno [ 3 ], perviene a conclusioni sul Suarez che mi hanno impressionato. Ricordo ancora che lepoca di Suarez quella della nascita dellinteresse europeo moderno per Antigone. Piuttosto brutalmente intendo una brutalit della chiarezza delle conclusioni, non del procedimento critico Villey deduce che il pensiero giuridico suareziano la previsione dellidea di diritto naturale (325), e insieme della dottrina di San Tommaso: tra la dottrina di Suarez e quella che egli assume come modello, la dottrina della Summa Theologiae, ci sono ben pi che semplici differenze: c una radicale opposizione, un capovolgimento del linguaggio di San Tommaso (325). Ma prima che nel pensiero della legge e del diritto, gi nellontologia che Suarez tradisce San Tommaso: scarto profondo tra lontologia di Suarez e quella di San Tommaso [...]. Lessere [...] il fatto puro e crudo di cui i sapienti constatano lesistenza; nel fatto non c pi [...] una differenza ontologica che gli faccia superare se stesso; non c pi nel fatto il valore, ma il valore e il bene sono qualit che si aggiungono allessere (passiones entis); lessere in se stesso diviene statico e assiologicamente neutro. Come si dir in epoche pi vicine a noi, il Sollen, il dover essere, gi separato dal Sein, dallessere, e la ragion pratica gi separata dalla ragion speculativa: ne segue che la giustizia non pi collegata alla legge positiva, n la ragione alla volont. Nellontologia di Suarez, c gi una rinuncia a dedurre il diritto alla conoscenza speculativa della natura; ci sono gi i fondamenti filosofici del positivismo (324-325).

Proseguo a florilegio, senza celare la mia propensione per questa critica disincantata. Ed a questa legge intesa nella maniera pi ristretta, pi positiva, che Suarez vuole ridurre il diritto. Egli non concepisce nessunaltra fonte per larte del diritto; nessunaltra fonte al di fuori di questa, come ad esempio lordine latente nella natura, n al di sopra di questa, come quella ragione che per San Tommaso costituisce la causa finale della legge. Suarez non concepisce pi nella legge una finalit [...] ma solo il suo essere attuale, il precetto effettivamente positivo. La legge la norma cos come essa viene emanata dalla volont legislativa. Insomma, nel diritto non esiste pi nulla al di l del testo. [...] Suarez ha perso quella che era la chiave della dottrina classica del diritto naturale; per lui il diritto ha cessato di essere larte dinamica della soluzione giusta, ma si riduce allubbidienza agli ordini del sovrano. Non pi unarte definita in base alle sue finalit, al suo fine specifico, la ricerca cio della giustizia nei rapporti umani, ma come gi dicevano Lutero e Calvino, essa si qualifica solo per la forma legislativa e il contrassegno della costrizione. Cedendo ancora una volta, nella sostanza, alle dottrine nominalistiche, Suarez riconduce il diritto alle leggi: ius legem significari (330). E ancora: [...] se si vuole misurare labisso che separa questa dottrina dal modello che essa pretende di imitare, non c che da considerare il titolo della grande opera suareziana. Un Vitoria, un De Soto, e anche i gesuiti Molino, Lessius, ci hanno lasciato commenti al De justitia et jure [di San Tommaso, ndr]; Suarez invece inserisce il suo insegnamento sul diritto in un trattato, il De legibus ac legislatore Deo. E un controsenso radicale [...] (330). Dopo questa decisione di ricondurre il diritto alla legge positiva, tutto il resto non che una conseguenza, e in particolare la metamorfosi del diritto naturale in un sistema di leggi razionali. il secondo libro del Trattato di Suarez ha per argomento le leggi naturali. E qui si pone il mutamento decisivo [...]: il diritto naturale trasformato da Suarez in leggi naturali, leggi nel senso suareziano del termine, e cio norme espresse e sufficientemente promulgate, che procedono dalla volont di un legislatore. Di quale legislatore si tratta in questa occasione? Non pu essere che Dio stesso [...]. Il principio di obbligatoriet del diritto naturale, secondo linsegnamento di Suarez, la volont di Dio, alla quale noi dobbiamo ubbidire [...]. Ogni legge , in fondo per Suarez, legge positiva, ivi comprese le leggi naturali (331). [...] siamo ben lontani dal concetto tomista di diritto naturale: San Tommaso deduce il diritto dalla natura esterna, dallosservazione delle comunit politiche e dei gruppi sociali umani. tuttaltra cosa che dedurlo dalla ragione individuale (332). Suarez, in confronto a San Tommaso, ci appare gi incline al razionalismo. Con Suarez il discorso si arricchisce di precetti che potremmo riscontrare insiti nella nostra ragione. E queste nuove pretese del razionalismo modificano completamente il quadro della dottrina del diritto naturale (332). Quanto alle conclusioni giuridiche che per lui [San Tommaso, ndr] non venivano dedotte dai principi razionali ma tratte per la massima parte da una fonte autonoma, dallosservazione empirica della natura esterna queste, secondo il suo insegnamento, vanno considerate non integralmente razionali e di conseguenza non necessarie. Su questo punto latteggiamento di Suarez del tutto diverso: Suarez afferma che noi siamo in grado di dedurre, a partire dai principi insiti nella nostra ragione, regole sufficientemente precise e talmente sostanziali, da poter costituire vere e proprie regole giuridiche (332). Questa, forse, linnovazione pi eclatante: per Suarez le conclusioni dedotte in ambito giuridico dai primi principi razionali partecipano della verit evidente ed universale e conseguentemente dellimmutabilit dei principi primi (332). Per la verit, questa dottrina, secondo cui linsieme delle leggi naturali sarebbe immutabile, poich si tratterebbe di leggi razionali, difficilmente condivisibile: essa ha costituito un problema per ogni epoca, perch contraddetta dall esperienza storica (332). E qui Villey cita lironia di Montaigne, che vive pressappoco allepoca di Suarez. Non mi proibisco per una volta di intervenire con un mio commento, per riconoscere il potere dellastrattezza del diritto naturale nellinterpretazione razionalista. Infatti ai giorni nostri, giorni di un programma culturale e politico di omologazione esponenzialmente crescente, gli argomenti a favore dellastrattezza giuridica razionalistica non sono trascurabili: argomenti psicologici intendo la psicologia ufficiale , economici, politici e anche non dimentichiamolo proprio in questi nostri mesi mondialmente bellicosi militari. Non una frase a effetto losservare che nellesperienza della modernit la ragione stata esportata e importata sulla punta delle baionette. Ancora qualche passo. Sta di fatto comunque che Suarez riconduce la prassi giuridica allimponente edificio sovrastrutturale delle leggi naturali immutabili. Ecco dunque dove conduce questa dottrina del diritto naturale: noi disponiamo di un arsenale [!!!, ndr] [4] di precetti giuridici di origine puramente razionale e suscettibili di essere precisamente formulati; contrariamente alla tradizione di Aristotele e di San Tommaso, le leggi naturali non sono pi da considerare come non scritte (nmoi graphoi) (333).

Suarez insegna lubbidienza puntuale al testo della legge. Suarez uomo dubbidienza e un fervente dellordine, come la maggior parte degli autori della fine del XVI secolo: tutta la sua dottrina risolutamente autoritaristica (335). [ ... ] il consenso originario dato una volta per tutte (335). In Suarez lintera vita del diritto ordinata come una caserma.[...] In questo discorso non entrano quasi i criteri della giustizia e della ragione. Sotto certi profili siamo in una atmosfera gi quasi kelseniana (335). Ci che scompare nel sistema suareziano delle fonti del diritto il ruolo creativo della giurisprudenza e il controllo attraverso il giudice della giustizia della legge. Non c pi nulla che a interferire nella ricerca delle soluzioni giuridiche, n la giustizia n la natura, niente se non la volont positiva del legislatore (336). [...] conseguenza logica di una dottrina del diritto e della legge, che non aveva letto nella legge altro che la sua realt attuale e che voleva ignorarne il senso [...], riducendo il diritto naturale al fantasma delle leggi naturali. Analogamente a quella dei riformatori, anche la dottrina di Suarez conduce al giuspositivismo (336). Il cattolico Villey conclude dopo aver trattato Suarez come contraffattore di San Tommaso e come quinta colonna del protestantesimo in seno al cattolicesimo pi fortemente ortodosso con ci che a torto ci potrebbe apparire come un recupero diplomatico formulato con tradizionale accademica ipocrisia. Leggiamolo: E possibile che Suarez non abbia conservato nulla della dottrina di San Tommaso? Non voglio arrivare a dire tanto; al contrario abbiamo notato come egli si sia sforzato di mantenere ferme alcune tipiche posizioni tomiste: la competenza [il corsivo mio] della ragione umana [idem; come ragione pratica, normativa, senza la colpevole schizofrenia moderna della sua scissione dalla speculativa] nellindividuazione delle norme giuridiche contro la tendenza sterilizzante del protestantesimo a subordinare tutto il diritto alla Scrittura rivelata [commento mio: dopo di che questultima si propone come futile e estinguibile: dallessere prescrittivi al cadere in prescrizione]: questa la barriera costituita dalle leggi naturali contro lo scatenamento dellarbitrariet del legislatore secolare (337). Di San Tommaso, Suarez ha conservato ci che, in unopinione filosofica diffusamente antitomista, poteva ancora essere salvato [...]. Suarez che ha inaugurato quella commistione di San Tommaso con principi antitomistici, commistione incoerente e indigesta, che il prodotto di un eclettismo mediocre [...] (337) La frase che meglio esprime il non diplomatico recupero di Villey nello stesso paragrafo in cui riasserisce duramente che Suarez pende dalla stessa parte di Lutero e Calvino (337), e che egli ha reso al positivismo il pi grande dei servigi: riuscito a introdurre il nemico nella cittadella (338) quella in cui scrive qualcosa cui particolarmente sensibile chi faccia il mio lavoro: era indubbiamente necessario che il pensiero di San Tommaso dAquino venisse adattato alle idee alla moda e tradito nella sua ispirazione profonda, per poter ritornare alla luce [mia sottolineatura] (338). C molto insegnamento in queste parole. Concludo queste note che intendono solo essere uno scarno contributo alla riapertura della questione del diritto naturale a ripartire dallera barocca e moderna: riaprirla radicalmente, sbarazzandoci delle ipocrisie neogiusnaturalistiche di questi ultimi anni con tre appunti: I) Il primo ancora su Antigone. In cui mentre traggo una conclusione implicita a quanto ne scrivevo sopra e in altre sedi: cio che la pretesa di Antigone di ispirarsi a leggi non scritte (grapta nmina) semplicemente falsa propongo anche lidea che la politica del diritto di Antigone in progresso sul giuspositivismo: infatti essa contiene il principio di dissoluzione del diritto dello Stato di diritto, la sua propria autodigestione, autolisi, autodistruzione. Antigone il principio di vanificazione dello stato di diritto dal suo interno, obbligandolo a realizzare la propria debolezza Costituzionale [5]. II) II secondo riguarda l intellettuale in quanto nella sua specializzazione generica si realizza una funzione di esautorazione di ci che naturalmente intellettuale in tutti: ogni soggetto esautorato perch non specialista. La tentazione, se non tendenza, dellintellettuale, quella di farsi, cos, servus servorum civitatis, cio del potere attuale o meglio ancora del nuovo potere che gi si annuncia allorizzonte. Allora, piccolo papa plurimo e collettivo, papa secolarizzato di una comunione tutta secolare, ma non per questo non mistica: il monismo politico e giuridico finisce nel misticismo, e nel nostro secolo il nazionalsocialismo non ormai pi lunico esempio di misticismo secolare. Quello misticizzava anche scienza e tecnica: ma oggi viviamo gi pi che il sapore di un neomisticismo tecnologico, organizzativo, sistemico, che sta conquistando anche la psicologia, e che sarebbe opportuno saper riconoscere. III) Per finire propongo una mia modestissima, neppure defizione di diritto naturale, ma semplicemente esigenza o meglio istanza logica e psicologica, e morale preliminare a ogni concezione del diritto naturale, affinch questa espressione abbia un senso, salvo appunto sbarazzarsene: diritto naturale non pu non significare per lo meno che gli umani non attendono lo Stato per vivere gi secondo diritto. 5

Antigone, addirittura incapace di volere un diritto naturale, trasmette lincapacit al diritto statuale: Creonte, lo Stato, diventa incapace di diritto, e quando se ne accorge troppo tardi: la guerra civile.

NOTE
[1] Jacques Maritain, Nove lezioni sulla legge naturale, Jaca Book, Milano 1984; si veda anche di Maritain: L'Uomo e lo Stato, Vita e Pensiero, Milano 1981. [2] In: Nove lezioni, cit., p. 43; L'Uomo e lo Stato, cit., p. 78. Al senso giuridico, politico, psicologico, dell'Antigone di Sofocle e delle Antigoni nella modernit, ho iniziato a dedicarmi esplicitamente con il mio Corso del 1981-82 svolto nell'ambito della Scuola Freudiana dal titolo: Anni di Antigone. Legami sociali e affetti. Di ci ho ulteriormente parlato e scritto in tempi e luoghi diversi. [3] Michel Villey, La formazione del pensiero giuridico moderno, Jaca Book, Milano 1985, con una mia postfazione (il libro stato pubblicato su mia proposta). I riferimenti da me assunti all'opera del Suarez sono gli stessi dell'autore .

[4] Mi piace sottolineare questo lessico militare perch lo trovo appropriato. Segnalo, en passant, un lapsus di
scrittura occorso in un volume di storia della psicologia (Eliot HEARTS, a cura di, Cento anni di psicologia sperimentale, Il Mulino, Bologna 1990, vol. III, p. 257: Questi risultati [le applicazioni della psicologia sperimentale anzitutto come psicologia ingegneristica, ndr] vennero riuniti per la prima volta in una pubblicazione, che ha costituito una pietra militare [ ... ]. Chiunque sia il responsabile del lapsus, esso un lapsus veridico e corretto (in particolare, nella lunga citazione che segue si tratta dei reciproci contributi della guerra e della psicologia). I due o tre brevi cenni a la Psicologia sparsi in queste pagine, sono stati sviluppati nel Corso intorno alla questione Psicologia (non un corso di psicologia) da me tenuto a Pavia nei mesi di febbraio e marzo 1991 nell'ambito dello Studium Milanese e su invito del Centro culturale Giovanni Bosco, dal titolo: Psicologia. Una questione aperta.

[5] Questa battuta la citazione di quella scritta in: A. Ballabio, G. B. Contri, M. Contri, La questione laica. Ragione
legislatrice freudiana e ordinamenti civili, Collana Sic Sipiel, Milano 1991, p. 65. Essa suona: Il diritto debole proprio nella giuridicit: di debole... Costituzione (ecco perch troviamo giusto difendere la Costituzione, il che stiamo facendo). In tale libro, negli scritti miei e di altri, precisamente di diritto naturale che si tratta.

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