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Trasmissione iniziatica e regole dellinvocazione (!ikr) secondo Abd al-Wahh!b al-"ar!

n# di Luca Patrizi

Nella letteratura del Sufismo non sono molto numerose le pagine dedicate alla descrizione della pratica dello !ikr, linvocazione tramite formule e nomi di Dio1. Le pi antiche si possono trovare nellopera di Abd al-Kar!m al-Qu"ayr! (m.1074), nella Wa"iyya li-l-mur#d#n, capitolo conclusivo della Ris$l$2, e soprattutto nel Tart#b al-sul%k3. Successivamente, possiamo trovare alcune descrizioni nei testi kubraw#, dal Faw$i& al-'am$l wa faw$ti& al-'al$l di Na#m al-D!n al-Kubr$ (m.1221)4, al Mir"$d al-ib$d min al-mabda il$-l-ma$d di Na#m-i R$z! (m.1256)5 e, pi tardi, sulla stessa linea, nei testi di Al$ al-Dawla al-Simn$n! (m.1336)6. T uttavia la letteratura tecnica dei manuali del Sufismo si arricchita con il passare del tempo di descrizioni sempre pi dettagliate delle differenti pratiche spirituali. Il primo testo nel quale trova spazio unesposizione teorica e pratica dello !ikr abbastanza completa il Mift$& al-fal$& wa mi"b$& alarw$& di Ibn A%$ All$h al-Iskandar! (m.1309)7: in esso si possono trovare citazioni testuali dal Faw$i& al-'am$l di Na#m al-D!n al-Kubr$, senza indicazione della fonte, constatazione che ha condotto alcuni studiosi, tra i quali, per primo, Fritz Meier, ad affermare che questo testo non pu essere attribuito al maestro egiziano, la cui originalit dottrinale non contemplerebbe lutilizzo di materiale proveniente da una fonte che non fosse la sua8. Lo stesso problema si pone con un testo molto importante nella storia della letteratura tecnica del Sufismo, al-Anw$r al-qudsiyya f#

Sullo !ikr vedi A. Scarabel, Il Sufismo. Storia e dottrina, Carocci, 2007, p. 151-155, e L. Gardet, Dhikr, Encyclopaedia of Islam, Second Edition. 2 Abd al-Kar!m al-Qu"ayr!, Al-ris$la al-qushayriyya f# ilm al-tasawwuf, a cura di Abd al-Hal!m Mahm&d, D$r al-'ayr, Damasco 2003. 3 F. Meier, Qushayr!s Tart!b as-sul&k , in Essays on islamic piety and mysticism, Brill, 1999, pp. 93-133. 4 F. Meier, Die Faw$i& al-'am$l wa-faw$ti& al-'al$l des Na'm ad-d#n al-Kubr$, Wiesbaden 1957; Na#m ad-d!n al-Kubr$, Les closions de la beaut et les parfums de la majest, traduit de larabe et present par Paul Ballanfat, ditions de lclat, 2001. Unaltra descrizione antica di un metodo di invocazione sembrerebbe risalire a Abd al-($liq al-)u#duw$n! (m.1220), che la riporta dal suo maestro Y&suf al-Hamadan! (m.1140), v. F. Meier, Die Faw$i&, p. 203; Na#m ad-d!n al-Kubr$, Les closions de la beaut, p. 69 nota 52. 5 Najm al-Din Razi, The Path of God's Bondsmen: From Origin to Return, translated by H. Algar, Caravan Books, 1982. 6 V. J.J. Elias, The Throne Carrier of God: The Life and Thought of Al$ ad-dawla as-Simn$n#, State University of New Y ork Press, 1995. 7 Ibn A%$ All$h al-Iskandar!, Mift$& al-fal$& wa mi"b$& al-arw$& (The Key to Salvation & the Lamps of Souls), The Islamic T exts Society, 1996; vedi anche Ibn A%$ All$h, Trait sur le nom All$h, Les Deux Ocans, 1981, traduzione e studio di al-Qa"d al-mu'arrad f# marifat al-ism al-mufrad. 8 F. Meier, Die Faw$i&, p. 203. V edi la risposta di Trimingham, che invece attribuisce senza dubbi il testo a Ibn A%$ All$h, J. S. Trimingham, The Sufi Orders of Islam, Oxford University Press, 1971, p. 198, nota 4.
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marifa $d$b al-"%fiyya9 di Abd al-Wahh$b al-*ar$n! (m.1565): limpostazione del capitolo sulle regole dellinvocazione ($d$b al-!ikr) infatti la stessa del Mift$& al-fal$& di Ibn A%$ All$h, e anche in questa sede alcune frasi sono riprese per intero, comprese quelle che provengono in tutta evidenza dalle fonti kubraw#. A questo punto, senza desumere la non-autenticit anche del testo di *ar$n!, impossibile da sostenere, si pu solo concludere attestando lesistenza di una specie di riscrittura dello stesso soggetto, attuata dai due autori successivi, che hanno ripreso i dati che consideravano utili alla loro trattazione, magari a memoria, e li hanno completati con dati ulteriori, senza preoccuparsi di citare la fonte, procedura ampiamente attestata e accettata nellambito della letteratura religiosa islamica. Il testo di *ar$n!, redatto nellultima parte della vita del maestro egiziano, una vera e propria summa sullargomento, una specie di testamento spirituale nel quale egli ha raccolto tutto ci che riteneva essenziale per la conoscenza e la pratica del Sufismo, materiale che si trovava altrimenti sparso nella sua vasta opera10. Per la letteratura tecnica del Sufismo successiva, esso diventer il testo di riferimento, e sar ampiamente citato in numerosi testi di differenti vie spirituali ((uruq, sing. (ar#q o (ar#qa). Nella parte iniziale *ar$n! sviluppa in maniera approfondita alcune questioni di primaria importanza legate allo !ikr e alla sua trasmissione, completando in questo modo il lavoro intrapreso da Ibn A%$ All$h, ma si sofferma anche sulla questione, ad essa strettamente legata, della trasmissione iniziatica e delle sue modalit, argomento che non ha cessato di essere motivo di divergenza attraverso la storia dellIslam tra differenti schieramenti che si richiamano a posizioni favorevoli o contrarie alla pratica del Sufismo11.

Trasmissione dellinvocazione: talq#n al-!ikr La radice L$m, Q$f, N%n comprende i significati di insegnare, istruire, suggerire, infondere, ispirare, instillare, inculcare, ed usata in senso tecnico nel Sufismo per indicare la trasmissione di una formula dinvocazione. *ar$n! afferma che il wird12, la formula trasmessa dal Profeta ai
Abd al-Wahh$b al-*ar$n!, al-Anw$r al-qudsiyya f# marifa $d$b al-"%fiyya (Le luci sante nella conoscenza delle regole dei sufi), 2 vol., Maktaba al-Ilmiyya, 1992. 10 Uno dei manoscritti conservati a D$r al-Kutub al Cairo riporta la data del 1555, 10 anni prima della morte di *ar$n!, e potrebbe dunque essere autografo. M. Chodkiewicz, in Note complementaire sur les rites dinitiation dans le turuq, Ayn al-)ay$t, 5 (1999), p. 46, nota 1, cita al-Anwar al-qudsiyya in quanto testo di riferimento per il talq#n al-!ikr. Sulla figura di *ar$n!, vissuto nel passaggio cruciale tra la dominazione mamelucca e ottomana, v. M. Winter, Society And Religion in Early Ottoman Egypt. Studies in the Writing of Abd Al-Wahh$b AlShar$n#, Transactions Books, 1982, pubblicazione non esaustiva, e penalizzata inoltre da un giudizio alquanto sommario su *ar$n!, che non ne restituisce la reale importanza per la storia del Sufismo. 11 V. F. De Jong, B. Radtke (a cura di), Islamic Mysticism Contested: Thirteen Centuries of Controversies and Polemics, Brill, 1999. 12 La radice della parola wird include, tra gli altri, il significato di dedicarsi in maniera continuativa ad unoccupazione e lettura di una porzione qualsiasi di Corano, ma il suo significato principale arrivare allacqua, discendere il gregge allabbeveratoio, e in questo analogo al significato principale della radice dalla
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compagni collettivamente o individualmente l$ il$ha ill$-ll$h (non c divinit allinfuori di Dio), e la catena di trasmissione proviene da ogni singolo compagno, unendosi successivamente alla collettivit. Riporta in seguito un hadith, un detto attribuito al profeta Muhammad:
Lim$m A+mad [Ibn Hanbal], al-Bazz$r, al-,abar$n! e altri hanno riportato che lInviato di Dio era un giorno assieme ai compagni, quando disse: Ci sono degli estranei fra noi?, intendendo la Gente del Libro13, e gli fu risposto di no. Diede allora lordine di chiudere la porta, e disse: T enete in alto le vostre mani in preghiera14 e dite l$ il$ha ill$-ll$h. Ha detto *add$d Ibn Aws: T enemmo in alto le nostre mani in preghiera per unora, dicendo l$ il$ha illa-ll$h, e poi lInviato di Dio disse: Mio Dio, mi hai inviato con questa formula, mi hai dato lautorit attraverso di essa, e mi hai promesso il Paradiso tramite essa, e certamente T u non vieni meno 15 alle promesse. Poi disse: Siete testimoni che Dio vi ha perdonato .

*ar$n! afferma che i Maestri si basano su questo hadith per la trasmissione collettiva dellinvocazione, mentre per quanto concerne la trasmissione individuale, egli ammette di non averne trovato traccia nei libri canonici di hadith che ha esaminato. Egli aggiunge tuttavia un hadith riportato da Y&suf al-A#am!16, da Al! Ibn Ab! ,$lib:
Domandai: O Inviato di Dio, indicami la via pi breve per giungere a Dio, e la pi semplice per il credente, e la migliore al cospetto di Dio lAltissimo; lInviato di Dio rispose: O Al!, sii assiduo nello !ikr All$h, a bassa voce e ad alta voce. Domand ancora Al!: Lo !ikr All$h una cosa che fanno tutti, Inviato di Dio, ma io vorrei che tu mi indicassi qualcosa di speciale. Allora lInviato di Dio disse: Mio caro Al!, la cosa migliore che stata detta da me e dai profeti che mi hanno preceduto l$ il$ha ill$-ll$h, e se su un piatto della bilancia ci fossero i Sette Cieli e le Sette T erre, e l$ il$ha ill$-ll$h sullaltro, l$ il$ha ill$-ll$h prevarrebbe.. [] Poi Al! domand al Profeta di trasmettergli linvocazione. Chiese: Come devo fare !ikr? e il Profeta rispose: Chiudi gli occhi e ascoltami mentre dico tre volte l$ il$ha ill$-ll$h, poi ripetilo tu per tre volte e io ti star ad ascoltare. Il Profeta disse allora per tre volte l$ il$ha illa-ll$h, con gli occhi chiusi e a voce alta mentre Al! lascoltava, e poi Al! fece lo stesso mentre il Profeta lascoltava.17

*ar$n! conclude affermando che questo lo stesso metodo di insegnamento utilizzato dal profeta Muhammad per istruire Al! sui fondamenti della religione, anche se in questo caso gli insegnamenti sono impartiti soltanto ad alcuni compagni e non a tutti:

quale deriva la parola *ar#a, v. A. De Biberstein Kazimirsky, Dictionnaire arabe-franais, 1860. Nel Sufismo, il wird, plur. awr$d, una recitazione rituale quotidiana di formule da compiersi regolarmente in seguito allentrata nella (ar#qa. 13 Cristiani e Ebrei. 14 Pratica che consiste nellalzare le mani con i palmi rivolti verso lalto, durante le preghiere e le richieste che si rivolgono a Dio (du$), v. rafaa, A. De Biberstein Kazimirsky, Dictionnaire arabe-franais, 1860. 15 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 17. 16 Su Y&suf al-A#am!, v. Vite e detti di santi musulmani, Utet, 1968, p. 244. 17 al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 17-18.

Ha detto Y&suf al-A#am!: Il Profeta ordin di chiudere la porta perch voleva trasmettere linvocazione a un gruppo di Compagni, come stato detto, e ha detto Ci sono estranei fra noi, intendendo Gente del Libro, per attirare lattenzione sul fatto che la via del Sufismo ((ar#q alqawm) fondata sulla discrezione (al-sitr), diversamente dalla legge religiosa, e non si addice ad un iniziato di parlare della verit esoterica a chi non vi crede, per evitare che questi la disapprovi e ne abbia repulsione.18

Nel capitolo successivo egli torna sulla questione del talq#n, introducendo alcune efficaci metafore. Nella prima, il discepolo che si congiunge tramite la trasmissione alla catena iniziatica, viene assimilato ad un anello di una catena di ferro: quando egli si mette in moto, tutto il resto della catena si muove assieme a lui, poich ogni santo tra lui e il Profeta sono come anelli di questa catena, mentre in mancanza di trasmissione iniziatica, egli come un anello isolato19. Nella seconda metafora, che *ar$n! prende in prestito da Al! al-Mar-af!, uno dei suoi maestri, la trasmissione iniziatica tra maestro (*ay+) e discepolo (mur#d) viene paragonata ad un nocciolo che stato piantato nella terra e che si secca nellattesa di essere irrigato dalla pioggia, poich la sua crescita dipende dalla quantit dellirrigazione, non dal modo in cui lha piantato il maestro. Ma se la semina dipende dal maestro, la crescita dipende invece da Dio, e pu accadere che un maestro semini nel discepolo e poi muoia, e lo spuntare del frutto avvenga quando il discepolo nelle mani di un altro maestro, sia per la debolezza dellaspirazione del discepolo, sia perch non si dedicato abbastanza alla pratica dellinvocazione, che, se compiuta costantemente in seguito alla trasmissione iniziatica, simile ad una pioggia ininterrotta sul nocciolo dopo la semina, che ne affretta lo schiudersi (al-fat&)20 e la resa (al-int$').21 Ma *ar$n! mette in guardia il discepolo dal ritenere che per lui sia sufficiente, dopo la trasmissione iniziatica, partecipare con gli altri discepoli alle riunioni in cui si pratica linvocazione (ma'$lis al-!ikr) mattina e sera soltanto, poich sarebbe come far piovere sul seme una goccia dacqua allinizio del giorno e una alla fine, e durante il giorno lasciare il seme in balia del sole e del vento. A questo punto, se lapertura spirituale del discepolo ritarda non a causa dellincapacit del maestro, ma per laspirazione tiepida del discepolo, paragonata da *ar$n! al cotone con il quale si accende lacciarino, che se secco quando vi si avvicina il tizzone, lo spegne22. Se poi dopo la trasmissione iniziatica capita al discepolo di compiere atti riprovevoli o mancanze di adab, il corretto comportamento spirituale, egli diventa simile ad un seme che marcisce prima di germinare, e non pi in grado di dare n foglie n frutti: deve allora rinnovare il proprio ricollegamento con il proprio maestro. *ar$n! conclude affermando che nella sua epoca capita spesso che un discepolo non segua questo saggio consiglio, e in seguito a ci inverta il proprio processo spirituale, ritornando ad essere

al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 18. al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 25. 20 La parola al-fat& pu essere utilizzata per definire lo schiudersi del seme ma anche lapertura spirituale. 21 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 25. 22 al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 25-26.
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maggiormente influenzato dalla materialit, e finendo infine per assomigliare per durezza al legno23.

Linvestitura iniziatica: labisa al-+irqa Risalendo a ritroso le catene di trasmissione del Sufismo, *ar$n! afferma che nonostante alcuni sapienti in materia di detti profetici (hadith) neghino la successiva trasmissione dellinvocazione l$ il$ha illa-ll$h tra Al! e al-.asan al-Ba-r!, per mancanza di dati certi in merito, e alcuni addirittura neghino che si siano mai incontrati in vita, in effetti si incontrarono senza dubbio, e il primo trasmise al secondo linvocazione e lo rivest della +irqa, uno dei metodi di trasmissione iniziatica nel Sufismo24. A sostegno delle sue affermazioni, *ar$n! ricorre ad alcuni hadith che attestano lincontro tra Al! e al-.asan al-Ba-r!, riportati da Ibn .a#ar al-Asqal$n!25 e da /al$l al-D!n al-Suy&%!26, il quale afferma perentoriamente al termine del suo commento: La validit della trasmissione di al-.asan al-Ba-r! da Al! Ibn Ab! ,$lib attestata da me e dallinsieme dei trasmettitori. *ar$n! prosegue affermando che la trasmissione iniziatica e linvestitura della +irqa si realizzavano tra le prime generazioni in maniera non verificabile tramite il metodo utilizzato dagli studiosi di hadith, attraverso la loro fiducia nelle generazioni precedenti, fino al tempo in cui Ibn .a#ar al-Asqal$n! e Suy&%! giunsero a legittimare la trasmissione tra al-.asan al-Ba-r! e Al!, e a affermare la provenienza della trasmissione iniziatica nel Sufismo da essi. Dopo aver esortato il lettore a mostrare indulgenza nei confronti degli studiosi di hadith che negano la trasmissione iniziatica, poich in effetti difficile rintracciare qualche dato a sostegno di questa possibilit nelle raccolte di detti profetici, *ar$n! rimanda ai testi di /al$l al-D!n alSuy&%! per una spiegazione approfondita della validit dellinvestitura della +irqa q$diriyya, rif$#yya e suhrawardiyya, dalle quali derivano buona parte delle catene iniziatiche nel Sufismo27. Per *ar$n! fa eccezione la +irqa trasmessa a Ibn al-Arab!, poich essa non si realizzata tramite una forma di trasmissione che risale al Profeta, ma tramite lincontro diretto tra ,a-ir e lo .ay+ al-Akbar28. *ar$n! riporta al termine del capitolo la propria catena di trasmissione (silsila) risalente al Profeta, affermando tuttavia di essere ricollegato allo stesso tempo ad altre catene pi brevi, come quella che lo lega al suo maestro Al! al-(aww$-, che risale al solo Ibr$h!m al-Matb&l!, il quale aveva ricevuto il proprio ricollegamento direttamente dal Profeta, non tramite
al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 26. La +irqa di solito un mantello, un copricapo o un altro pezzo di vestiario, con il quale viene rivestito laspirante, secondo diverse modalit, v. J.L. Michon, Khir0a, Encyclopaedia of Islam, Second Edition e lintroduzione di C. Addas a Ibn Arab!, Le livre de la filiation spirituelle, Al Quobba Zarqua, 2000. 25 V. F. Rosenthal, Ibn .adjar al-As0al$n!, Encyclopaedia of Islam, Second Edition. 26 V. E.M. Sartain, Jal$l al-D#n al-Suy%(#: biography and background, 2 vol., Cambridge University Press, 1975. 27 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 18; v. /al$l al-D!n al-Suy&%!, al-)$w# li-l-fat$w$, Bayr&t 1975, vol.II, pp. 102-104. 28 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 19; v. E. Geoffroy, Kha1ir, Dizionario del Corano, Mondadori, 2007, pp. 434-438. Sulla +irqa +a-iriyya, vedi Ibn Arab!, Le livre de la filiation spirituelle, Al Quobba Zarqua, 2000, pp.11-27.
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un sogno ma durante un incontro in stato di veglia e udendo la sua voce, nella condizione conosciuta dalla Gente della Via (al-qawm) secondo le scienze spirituali. Dunque *ar$n! afferma che tra lui e il Profeta ci sarebbero due persone soltanto, se anche il suo maestro Al! al-(aww$non si fosse ricollegato direttamente al Profeta prima della fine della sua vita, e quindi alla fine tra lui e il Profeta vi lintervallo di un uomo soltanto. *ar$n! conclude questo capitolo citando un verso insegnatogli da uno dei suoi maestri, Muhammad al-*inn$w!, che esemplifica con una celebre immagine amorosa il ruolo della trasmissione iniziatica: Sono folle damore per Layla finch vivo E quando morr, affider Layla a chi lamer dopo di me29. Nel capitolo successivo *ar$n! si sofferma ancora sulla questione della trasmissione della +irqa, aggiungendo particolari molto interessanti. Egli riporta infatti lopinione di alcuni insigni sapienti di hadith, secondo i quali .asan al-Ba-r! fu investito della +irqa da Al! Ibn Ab! ,$lib, e Uways al-Qaran!30 da Umar Ibn al-(a%%$b e da Al!, mentre entrambi erano stati investiti dal Profeta, che era stato investito da Gabriele (/ibr#l) su ordine divino. *ar$n! aggiunge, infatti, che Ibn al-Arab! era solito investire della +irqa un discepolo e dirgli: Questo giunge tramite la benedizione (al-tabarruk) dei primi credenti (al-salaf), anche se non verificabile. Riporta poi dal capitolo 25 delle al-Futu&$t al-makkiyya altre considerazioni di Ibn al-Arab! a proposito della +irqa:
Non mi era stato riferito che i sufi praticassero linvestitura della +irqa, e della +irqa conoscevo soltanto la "u&ba e ladab....A proposito di ci non c per quanto riguarda linvestitura [della +irqa] un legame diretto con lInviato di Dio, ma io ho visto ,a-ir alla Mecca investire i santi, e in quelloccasione venni a conoscenza di ci: sono stato investito da lui davanti alla Pietra Nera, e da allora ho investito altre persone, e allo stesso modo, in certe circostanze, sono stato investito della +irqa da Ges....Il segreto nellinvestitura che il maestro [la pratica] quando vuole portare alla realizzazione un discepolo, e, nel momento in cui egli si trova in uno stato spirituale particolare, si toglie questo vestito che indossa e ne riveste il discepolo che desidera portare alla realizzazione, e veicola tramite ci questo stato spirituale e completa lo stato del discepolo nel suo carattere mentre [questo stato] divampa [nel discepolo].31.

*ar$n! conclude affermando che questa linvestitura nota tra coloro che sono dotati della conoscenza spirituale (al-$rif#n), ed essa analoga alla veste donore regalata dal re (al-+ala), ribadendo in questo modo il forte legame che intercorre tra lessico politico nellIslam e lessico
al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 19-20. Sui tre maestri citati, v. *ar$n!, Vite e detti di santi musulmani, Utet, 1968. Personaggio appartenente alla prima generazione dellIslam, che non incontr personalmente il profeta Muhammad, ma con il quale tuttavia, secondo alcune tradizioni, instaur un forte legame spirituale, prototipo in seguito della cosiddetta iniziazione uways#, una trasmissione iniziatica e una relazione sottile che possono realizzarsi anche in lontananza, v. J. Baldick, Uways al-2aran!, Encyclopaedia of Islam, Second Edition, e J. Baldick, Imaginary Muslims. The Uwaysi Sufis of Central Asia, London 1993. 31 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 30.
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tecnico nel Sufismo. *ar$n! rivela in seguito che nel momento in cui venne a conoscenza della possibilit di questo tipo di trasmissione, fu rivestito della +irqa dallo *ay+ al-isl$m Zakariy$ alAn-$r!, davanti alla tomba dellim$m al-*$fi!, e tramite questa benedizione le sue sofferenze di ordine spirituale si attenuarono. Riporta in seguito la catena di trasmissione dalla quale egli stesso ha ricevuto la +irqa, e conclude con un hadith, tratto dalla Ris$la dello *ay+ Abd al-Ra+m$n alQ&-!, discepolo di Ab& Abd All$h al-Qura"!32:
lInviato di Dio vide la notte dellIsr$ un cofano lucente; Gabriele laperse, e dentro vi erano delle &irqa, una rossa, una verde e una nera. Chiese [il Profeta]: Gabriele, cosa sono? Rispose [Gabriele]: Sono delle +irqa, sono per llite della tua comunit33.

Dal testo di *ar$n! possiamo dunque dedurre lesistenza due tipi di +irqa: la prima possiede una catena di trasmissione che rimanda alle prime generazioni, e si spinge fino alla trasmissione dellangelo Gabriele, +irqa che *ar$n! afferma essergli stata trasmessa da Zakariy$ al-An-$r!, e una seconda +irqa della quale egli fa un breve cenno, la +irqa +a-iriyya, che trasmessa direttamente da ,$-ir, come nel caso citato di Ibn al-Arab!. Per quanto riguarda la seconda +irqa, egli non accenna ad uneventuale trasmissione, e non afferma di averla ricevuta lui stesso: ma proprio Zakariy$ al-An-$r! indicato in alcuni testi in quanto sospetto trasmettitore di questa particolare trasmissione iniziatica34. Le regole dellinvocazione: $d$b al-!ikr *ar$n! introduce in questo capitolo la questione delle regole dellinvocazione, affermando che gli atti dadorazione sono utili per il discepolo soltanto se ad essi viene associato il giusto comportamento spirituale (adab)35 che vi corrisponde, poich anche se attraverso i soli atti di adorazione egli pu entrare in Paradiso, soltanto tramite ladab pu giungere allintima vicinanza della Presenza Divina. Secondo *ar$n!, tramite la pratica dellinvocazione pu essere rimosso il
Su Ab& Abd All$h al-Qura"!, da alcune fonti considerato discepolo di Ab& Madyan, e sicuramente maestro di alQur%ub! e al-Qas%all$n!, v. *ar$n!, Vite e detti di santi musulmani, p. 200, e D. Gril, La Ris$la de 0af# al-D#n Ab# l-Man"%r Ibn 1$fir, IF AO, 1986, pp. 111-116, 232-233. Il suo discepolo Abd al-Ra+m$n al-Q&-!, citato da *ar$n!, di pi difficile collocazione. 33 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 31. 34 Su Zak$riya al-An-$r! e la +irqa +a-iriyya, nota anche come +irqa akbariyya, v. E. Geoffroy, Le Soufisme en Egypte et en Syrie, Damasco, 2001, p. 464. Zak$riya al-An-$r! sarebbe stato investito della +irqa da Ibn .a#ar al-Asqal$n!, indicazione che ribadisce la compenetrazione che in questa fase della storia del Sufismo sembra prodursi tra il mondo dei sapienti della Legge e del Sufismo. *ar$n! stato discepolo di Zak$riya al-An-$r! per 20 anni, ma racconta di aver ricevuto anche unautorizzazione scritta ad insegnare le scienze giuridiche (i'$za) da parte di /al$l al-D!n al-Suy&%! tramite lintermediazione di suo padre, di averlo incontrato una sola volta allet di 12 anni, un mese prima della morte del sapiente egiziano, e di aver ricevuto da lui linvestitura della +irqa, v. M. Winter, Society And Religion in Early Ottoman Egypt, p. 56. 35 Adab un termine polisemico: i significati che ci interessano qui sono, oltre a regola, anche condotta spirituale appropriata ad una data situazione, e rispetto delle convenienze spirituali. Di solito viene utilizzata al plurale: $d$b.
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velo che separa la creatura da Dio, che in un hadith afferma Io sono compagno di colui che Mi invoca (an$ 'al#s man !akaran#)36: a questo punto la creatura deve conformarsi scrupolosamente alladab che questa situazione privilegiata gli impone, pena lesclusione immediata dalla Presenza Divina. *ar$n! introduce in seguito una considerazione molto interessante: compiere linvocazione non un atto che conduce alla santit (al-wal$ya), ma vero il contrario, poich la santit decretata da Dio, e non pu essere ottenuta dalluomo tramite unazione o uno sforzo personale. Quando Dio ha decretato la santit per una creatura, cos come i re della terra decretano le funzioni dei loro sottoposti, allora gli concede lo !ikr come una specie di ornamento, in modo che renda manifesta la sua santit. Colui al quale viene invece negato la pratica dellinvocazione, destinato con ci ad essere allontanato dalla santit37. *ar$n! propone poi alcune questioni tecniche, citando detti attribuiti a maestri del passato, che sostengono che linvocazione vada praticata preferibilmente di notte, poich questo il momento privilegiato per lapertura spirituale (al-fat&), e poi aggiunge una curiosa metafora: cos come in caso di possessione luomo comincia a dare in escandescenze quando il Diavolo gli si avvicina, allo stesso modo il Diavolo cade in terra in preda a convulsioni quando si avvicina troppo ad un discepolo nel cui cuore lo !ikr saldamente stabilito in seguito ad una pratica incessante38. A questo punto *ar$n! passa ad enumerare le regole dellinvocazione:
I maestri affermano che le regole dellinvocazione sono cento, e poi aggiungono: Queste regole possono essere riassunte in venti, e chi non le mette in pratica si allontana dallapertura spirituale. Cinque prima, dodici durante, e tre dopo. Le prime cinque sono le seguenti: 1- il pentimento sincero: il discepolo si deve pentire rinunciando a tutte le parole, azioni e intenzioni che non lo riguardano, come ha detto 3u-l-N&n al-Mi-r!39: Colui che ostenta il pentimento ma continua a propendere verso le passioni di questo basso mondo un impostore. 2- Chi ha intenzione di praticare linvocazione deve essere in stato di purit rituale maggiore (2usl) e minore (wu-%), i suoi vestiti devono essere profumati e il suo alito fragrante. 3- Deve restare immobile e in silenzio, per giungere alla sincerit ("idq) nellinvocazione purificando il suo cuore per mezzo dellinvocazione del nome supremo di Dio (All$h), grazie alla meditazione silenziosa (al-fikr d%n al-laf3), fino a quando egli sia concentrato esclusivamente su Dio, e la sua lingua si accordi con il cuore nella pronuncia della formula l$ il$ha ill$-ll$h. 4- Quando si accinge allo !ikr, deve attingere allaspirazione (himma) del suo maestro spirituale (*ay+) e deve visualizzare la sua persona di fronte a s, affinch egli sia suo compagno durante il cammino40.
Nel hadith completo, Dio risponde ad una domanda del profeta Mos che gli chiede: O Signore, sei vicino cos che io possa parlare a bassa voce con T e, o sei lontano cos che io debba invocarTi (ad alta voce)? e Dio risponde Io sono compagno di colui che Mi invoca, v. Ism$!l ibn Muhammad al-A#l&n!, Ka*f al-+af$ wa-muz#l al-ilb$s amm$ i*tahara min al-a&$d#4 al$ alsinat al-n$s, Maktaba al-Quds!, Cairo, 1933, pp. 201-202. 37 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 21. 38 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 22. 39 Su 3u-l-N&n al-Mi-r!, celebre santo egiziano vissuto nel 9 secolo, v. *ar$n!, Vite e detti di santi musulmani, pp. 118-120 e Ibn al-Arab!, La vie merveilleuse de Dh%-l-N%n lgyptien, Sindbad, 1988.
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5- Deve considerare che il sostegno spirituale (istimd$d) che gli giunge dal suo maestro in verit il sostegno spirituale dellInviato di Dio, poich il suo maestro il legame che sussiste tra lui e il Profeta41.

In seguito *ar$n! espone le dodici regole ($d$b) che il discepolo deve rispettare durante la pratica dellinvocazione:
1- Deve sedersi in un luogo ritualmente puro, come il luogo in cui compie la posizione seduta durante il primo ta*ahhud42 della preghiera. 2- Deve porre le mani sulle gambe; preferibile che egli si sieda in direzione della qibla43 se invoca da solo, in cerchio se si in gruppo. 3- Deve spargere delle fragranze profumate durante le sedute di !ikr. 4- Deve essere vestito secondo le regole della religione. 5- Deve scegliere una zona buia del suo ritiro (+alwa) o della sua cella sotterranea (sird$b). 6- Deve tenere gli occhi chiusi, perch chi compie linvocazione, quando chiude gli occhi, impedisce a poco a poco l'ingresso delle percezioni provenienti dallesterno, e bloccarle il mezzo per permettere lentrata delle percezioni provenienti dal cuore. 7- Deve visualizzare limmagine del suo maestro per tutta la durata dello !ikr, e questo, secondo linsegnamento dei maestri, perch il discepolo si innalza dal rispetto delle convenienze spirituali (adab) nei confronti del suo maestro verso ladab nei confronti di Dio e la vigilanza di s (mur$qaba) al Suo cospetto44. 8- La sincerit ("idq) nel compiere linvocazione, poich in esso vi una parte nascosta e una manifesta45. 9- Purezza (i+l$") e purificazione delle opere (ta"fiya al-amal) da ogni contaminazione (*awb): attraverso la sincerit e la purezza, il servitore raggiunge il grado (maq$m) della V eridicit ("idd#qiyya)46. 10- Deve scegliere tra le formule di invocazione la frase l$ il$ha ill$-ll$h, poich molto pi efficace delle altre formule secondo la Gente della Via (al-qawm), e fa cessare tutti i desideri e le
Le pratiche alle quali *ar$n! fa riferimento sono attestate soprattutto in ambito naq*band#, conosciute con i nomi di tawa''uh, visualizzazione della persona del maestro, e r$bita, collegamento spirituale a distanza con il maestro, v. M. Chodkiewicz, Quelques aspects des techniques spirituelles dans la Tariqa Naqshbandiyya, in M. Gaborieau, A. Popovic et T. Zarcone (a cura di), Naqshbands, cheminements et situation actuelle d'un ordre mystique musulman, V aria T urcica XVIII, Isis, Istanbul-Paris, pp. 69-82. senza dubbio significativo che *ar$n! menzioni queste pratiche riferendole al Sufismo nel suo complesso, poich ci potrebbe dar adito alla supposizione che esse fossero largamente diffuse in tutti gli ambiti del Sufismo, almeno fino alla sua epoca. 41 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 22. 42 Formula che si recita durante la posizione seduta della preghiera. 43 La direzione di Mecca, verso la quale ci si volge per compiere la preghiera rituale in Islam. 44 V. nota 30. 45 Per *ar$n! linvocazione possiede dunque una realt esteriore materiale e una realt interiore sottile, che mettendo in contatto diretto con Dio, richiede da parte di chi lo pratica unestrema sincerit spirituale, che identit di intenzione ed azione. 46 al-0idd#q, il V eritiero, il soprannome di Ab& Bakr, lamico intimo del Profeta Muhammad, il primo dei suoi quattro successori alla guida del califfato. Anche in aramaico e ebraico il termine 0$diq/Tzadiq sinonimo di uomo giusto e santo, v. A. Rippin, al-4idd!0. Encyclopaedia of Islam, Second Edition. La "idd#qiyya uno dei gradi pi alti della santit nel Sufismo, vedi M. Chodkiewicz, Le Sceau des Saints, Gallimard, 1986, p. 77 (trad. ita. Il Sigillo dei Santi, Morcelliana, 2009).
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passioni; egli deve allo stesso tempo menzionare Dio tramite il solo nome di Maest (laf3 al'al$la)47 senza negazione; ma finch sussiste in lui la visione di un atomo delluniverso, deve menzionarlo con la negazione, ed soggetto a verifica, secondo le regole dei maestri48. 11- Deve aver presente il senso interiore dello !ikr in cuor proprio, secondo i differenti livelli di visione di chi compie linvocazione, a condizione di esporre al proprio maestro ogni stato spirituale del quale fa esperienza, in modo che egli possa insegnargli il modo per giungere alladab che corrisponde ad ogni stato. 12- Deve liberare il cuore da ogni stato spirituale ottenuto tramite linvocazione, per rimanere nella sola Presenza di Dio tramite la formula l$ il$ha ill$-ll$h, poich il V ero, lAltissimo, Geloso, e non ama scorgere nel cuore di colui che fa !ikr qualcosaltro da Lui, tranne nel caso in cui ci avvenga con il Suo permesso, e se non fosse a motivo della grande importanza che il maestro riveste nelleducazione del discepolo, non sarebbe permesso al discepolo di visualizzare il proprio maestro tra gli occhi e neppure nel cuore, poich posto tra le condizioni il fatto di negare tutta la creazione nel cuore, per rafforzare linfluenza della parola l$ il$ha ill$-ll$h attraverso di esso, per veicolare questo senso interiore a tutte le altre parti del corpo, come recita questo verso:

Mi stato dato il Suo amore prima di conoscere lamore, ha trovato un cuore libero e vi si stabilito49

*ar$n! afferma che necessario praticare linvocazione con tutta la forza di cui si dispone, ad alta voce, tremando dalla testa ai piedi, poich linvocazione praticata con moderazione, a bassa voce, temendo di procurarsi unernia alladdome, non di alcuna utilit per il progresso spirituale. Inoltre, per sollecitare lapertura spirituale, il discepolo deve far salire la formula l$ il$ha ill$-ll$h dallombelico fino al cuore fisico (al-qalb al-la&m#), tenendo la testa inclinata a sinistra, con la presenza del cuore spirituale (al-qalb al-manaw#)50. *ar$n! esorta poi a seguire scrupolosamente le regole del ta'w#d nella recitazione della formula l$ il$ha ill$-ll$h:
Colui che pratica lo !ikr deve stare attento alla melodia durante [la recitazione della formula] l$ il$ha ill$-ll$h, poich essa tratta dal Corano51: deve allungare la negazione l$ il pi possibile,
Il nome All$h, detto anche ism al-a3am, da alcuni autori identificato con il Nome Supremo di Dio, v. Ibn A%$ All$h, Trait sur le nom All$h, p. 115, p. 245. 48 Nella formula l$ il$ha ill$-ll$h, il nome All$h preceduto da una negazione, che, in un certo senso, ne rende meno diretta la menzione: secondo le regole del Sufismo, infatti, il maestro deve prestare molta attenzione al fatto che il discepolo possegga la giusta maturazione spirituale affinch la pratica dellinvocazione non si riveli per lui controproducente e dannosa. 49 al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 22-23. 50 *ar$n! sembra riferirsi a tecniche spirituali che concernono gli organi sottili, attestate nellambito del Sufismo soprattutto in ambito kubraw# e naq*band#, e che possiedono evidenti analogie con pratiche dello Y oga, v. C.W. Ernst, Situating Sufism and Y oga. Journal of the Royal Asiatic Society, Series 3, 15:1 (2005), pp. 15-43. 51 La formula l$ il$ha ill$-ll$h, detta tahl#l, si trova solo una volta nel Corano sotto questa forma, in Cor, 37:35, mentre in numerosi versetti si trova sotto la forma l$ il$ha ill$ huwa (Non c divinit allinfuori di Lui). La corretta recitazione del Corano (ta'w#d, dal verbo 'awwada, far bene, compiere alla perfezione) segue delle regole molto precise, rifuggendo il ta(r#b, da (arab, musica: Quando chi recita si occupa del suono della sua voce, violando per questo le regole e i fondamenti del ta'w#d, ci cosa proibita (&ar$m); se invece recita secondo i modi musicali e i
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dare il giusto valore alla i (al-hamza al-maks%ra) che segue, senza allungarla assolutamente, cos come deve dare il giusto valore alla [alif della] l$m seguente52. Deve poi pronunciare la h$ seguente aperta (maft%&a53) senza allungamenti, deve pronunciare la lettera partitiva i (al-hamza min &arf al-isti4n$ maks%ra54) non enfatica (mu+affafa, leggera), anchessa senza allungamenti, e non deve allungare la vocale della l$m al-alif seguente55, poi deve pronunciare la l$m [di All$h] enfatica56 e allungarne la alif, e fermarsi alla lettera h$ senza vocalizzarla (bi-l-suk%n), nel caso in cui egli si arresti, cos come deve evitare di allungare la a con la quale vocalizzata la lettera h$ di il$h. Questa sarebbe unalterazione del Corano, allo stesso modo dellallungamento della h$ vocalizzata u di All$h fino a far nascere da essa una waw.57

Secondo Y&suf al-A#am! queste regole sono valide per chi pratica linvocazione con il controllo di s, mentre a chi in preda a stati spirituali che lo privano del discernimento, non resta che lasciarsi andare alle ispirazioni e ai segreti che da esso derivano, menzionando il nome All$h, ma utilizzando anche altre forme di invocazione come ad esempio huwa, l$, $h, $, $, h, h$58, giungendo talvolta ad un puro suono senza lettere o silente, e facendo seguire allo !ikr limmobilit e il silenzio59. *ar$n! termina affermando che questi sono gli $d$b necessari a chi pratica lo !ikr vocale (bi-llis$n), mentre tutto ci non concerne chi pratica lo !ikr del cuore60, e procede poi nella sua esposizione:
modelli propri a tale arte e la sua esecuzione rispetta accuratamente le regole del ta'w#d, considerata cosa permessa., v. C. Crescenti, La ricerca della perfezione nella recitazione coranica, Leo S. Olschki Editore, 2005, p. 156. Sulla recitazione coranica e i suoi rapporti con la musica vedi anche K. Nelson, The Art of Reciting the Quran, AUC Press, Cairo, 2001, in particolare pp. 77-78. *ar$n! aggiunger pi avanti nel testo: Ha detto s#d# Al! Ibn Maym&n, Maestro di s#d# Muhammad Ibn Arr$q: Il fatto di cantare (il Corano) uninfluenza che proviene dai mistici persiani e bizantini (fuqar$ al-a'am# wa-l-r%m#), mentre quello che richiesto seguire la sunna di Muhammad e dei pii antenati (al-salaf). 52 Che di due tempi. 53 La parola maft%&a, associata ad una lettera pu significare vocalizzata con la a, detta fat&a, ma in questo caso si riferisce alla pronuncia aperta e non enfatica della vocale. 54 La proposizione partitiva ill$ in effetti formata da i + l$, e deriva il suo valore partitivo proprio dalla hamza prefissa, in questo caso vocalizzata i. 55 La vocale finale di ill$ dovrebbe essere pronunciata lunga, ma dal momento che essa seguita dalla alif wa"la della parola successiva, diventa breve nella liason. 56 Soltanto la l$m raddoppiata della parola All$h deve essere enfatizzata nella recitazione, e soltanto quando essa vocalizzata con una -amma (u) o con una fat&a (a), come in questo caso, mentre da pronunciarsi non enfatica quando vocalizzata con una kasra (i). 57 Secondo le regole della lettura coranica, ma anche della lingua araba, alle quali sfugge soltanto la poesia, la vocalizzazione della h$, in questo caso la u, non viene pronunciata poich la parola All$h si trova al termine della frase. 58 In alcuni di questi suoni si pu riconoscere una specie di trascrizione di quel suono ritmato prodotto nella gola caratteristico delle sedute di !ikr, pratica della quale solitamente non viene fatta menzione nei trattati. 59 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 24. 60 Al di l dello !ikr del cuore che rappresenta nel Sufismo lultimo grado dello !ikr totalmente interiorizzato in seguito ad una realizzazione spirituale, lo !ikr del cuore considerato in quanto pratica spirituale specifica stato sviluppato anchesso soprattutto in ambito naq*band#.

Vi sono tre regole dopo linvocazione: 1- [Il discepolo] deve rimanere immobile e in silenzio, in umilt e presenza di cuore, concentrandosi sullispirazione divina (w$rid) che proviene dallinvocazione, e forse gli giunger unispirazione che pervader la sua esistenza (wu'%d), in quellistante, in maniera maggiore di quanto lavrebbe pervasa uno sforzo spirituale di trentanni: forse giunger a lui unispirazione che far di lui un asceta (z$hid), oppure unispirazione a sopportare con pazienza quello che gli giunge dalle creature, o unispirazione che gli conceder il timor di Dio (+awf min All$h), e cos via. Ha detto lim$m al-)az$l!: La prima delle regole che corrispondono a questo momento di silenzio che il servitore deve essere consapevole del fatto che Dio lo osserva, ed egli nelle mani di Dio lAltissimo; il secondo che deve contenere tutte le sensazioni in modo da non muovere neppure un capello, come il gatto durante la caccia al topo; il terzo che deve bloccare tutti i pensieri che gli passano per la mente e aver presente il significato della parola All$h nel cuore. Senza queste regole colui che invoca non trae giovamento dalla pratica della vigilanza su di s (mur$qaba). 2- Deve biasimare la propria anima individuale per un tempo che va da tre a sette respiri o anche pi, fino a che lispirazione divina (w$rid) si sia diffusa in tutti i differenti gradi del suo essere ('am# aw$limihi), e la sua percezione interiore (ba"#ra) venga illuminata; deve poi bloccare le suggestioni [che gli giungono] dalla sua anima e dal demonio, e rimuovere il velo [che lo separa dalle realt spirituali]. 3- Non deve bere acqua fredda subito dopo linvocazione, poich linvocazione genera calore e agitazione, e desiderio nei confronti di Colui che oggetto dello !ikr (al-ma!k%r), e bere dellacqua spegne questo calore. Chi pratica linvocazione presti attenzione a questi tre $d$b, e il risultato non tarder a manifestarsi.61

*ar$n! afferma in seguito che i benefici (faw$id) della pratica dellinvocazione sono innumerevoli, poich chi pratica lo !ikr in presenza di Dio senza intermediari, e nessuno conosce la misura di ci che gli stato donato in quanto a scienza e segreti ogni qualvolta lo pratica: la Presenza Divina non porta verso di s nessuno e poi se ne separa senza avergli concesso uninfluenza spirituale (madad). A chi si lamenta nonostante tutto di non aver tratto alcun beneficio dalla pratica dellinvocazione, *ar$n! risponde che forse egli ha praticato troppo !ikr senza presenza spirituale (&u-%r), e senza un maestro che lo guidi, e prosegue con una citazione dalle Hik$m di Ibn A%$ All$h al-Iskandar!:
Se durante la pratica dello !ikr non percepisci la Presenza di Dio lAltissimo, non smettere di praticarlo, poich il tuo distrarti dallo !ikr peggiore della tua distrazione durante lo !ikr, ed possibile che Egli ti innalzi da uno !ikr noncurante verso uno !ikr concentrato, poi verso uno !ikr in Presenza di Dio, fino ad uno !ikr nel quale ogni cosa assente tranne colui che oggetto dello !ikr (al-ma!k%r), e ci non difficile per Dio62.

Per *ar$n! la Gente della Via (al-qawm) concorde sul fatto che linvocazione la chiave della realt invisibile (mift$& al-2ayb), e attira su di s il bene, lenisce la tristezza per la lontananza da
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al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 24-25. Corano, 19:20.

Dio e annuncia la santit (al-wal$ya), e a motivo della nobilt dellinvocazione, nessun tempo dedicato alla sua pratica da considerarsi sufficiente. Egli aggiunge in seguito:
Linvocazione sollecita lapertura spirituale e riunisce ci che sparso in colui che lo pratica, e quando esso ha la meglio su di lui, mescola al suo spirito (r%&) lamore del nome di Colui che oggetto dello !ikr (al-ma!k%r), a tal punto che quando alcuni di coloro che praticano lo !ikr vengono colpiti in testa da un pietra, il sangue che fuoriesce pu tracciare a terra la parola All$h63.

Secondo *ar$n! pu pervenire allIntimit divina (al-uns) tramite linvocazione soltanto colui che sperimenta lo sconforto della distrazione, poich soltanto chi sprofondato nel sonno non perviene n allIntimit n allafflizione, e non teme bestia feroce o serpente. Egli riporta in seguito uninteressante selezione di hadith che si riferiscono allinvocazione:
[Ha detto il Profeta:] Non vi ho forse indicato la migliore delle opere, la pi retta per i vostri re, quella che pi vi eleva di grado, migliore per voi che versare oro e denaro [in elemosina], migliore per voi di incontrare i vostri nemici e di ingaggiare uno scontro con loro? Risposero: Non la conosciamo! Ed egli [il Profeta] rispose: Il ricordo di Dio (!ikr All$h).64 Ha detto Iddio, che Egli sia esaltato: Io sono vicino allidea che il mio servitore si fa di me, e sono assieme a lui quando mi menziona (!akaran#)., e in unaltra versione: Io sono con il mio servitore quando mi menziona, e sono io a muovere le sue labbra. Mu$5 Ibn /abal ha affermato: Lultima parola che si separata dallInviato di Dio stata, in seguito alla mia domanda Qual lopera che Iddio ama maggiormente?, Che alla tua morte la tua lingua sia umida della menzione di Dio (!ikr All$h). T utte le cose hanno un sostegno, e il sostegno dei cuori il ricordo di Dio (!ikr All$h), e nessun altra cosa pi [utile] del ricordo di Dio per scampare alla punizione divina.. Domandarono: Neanche il combattimento in vista di Dio ('ih$d f# sab#l All$h)?. Rispose [il Profeta]: Neppure combattendo con la spada fino ad essere uccisi. Un gruppo di persone (qawm) in questo basso mondo non invocher Dio dal proprio giaciglio senza che Egli lo faccia entrare nei pi alti livelli [del paradiso]. Tra colui che pratica la menzione di Dio (!ikr All$h) e colui che non la pratica vi la differenza che c tra un vivo e un morto. Un uomo chiese: O inviato di Dio, chi tra coloro che si applicano con sforzo sulla Via di Dio (mu'$hid#n) ricever maggiore ricompensa? Alcuni praticano la menzione di Dio (!ikr All$h), altri la preghiera ("al$), pagano lelemosina rituale (zak$), compiono il Pellegrinaggio (&a'') e
Il riferimento al noto racconto della messa a morte di al-.all$#, che *ar$n! non cita per evitare di incorrere nelle critiche dei sapienti exoterici (ulam$ al-3$hir). V. Al-.all$j, Il Cristo dellIslam. Scritti mistici, a cura di Alberto V entura, Mondadori 2007, introduzione, pp. xiv-xvii. 64 Lo !ikr All$h concerne allo stesso tempo il ricordo nel senso della concentrazione costante e della meditazione su Dio, e la menzione di uno dei suoi nomi o di formule che ne contengano il nome.
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fanno lelemosina ("adaqa) LInviato di All$h rispose: Quelli che praticano la menzione di Dio Ab& Bakr disse allora a Umar: O padre di .af-a, allora coloro che fanno !ikr si prendono tutto il bene per s!. LInviato di Dio allora disse: proprio cos!. La gente del paradiso si addolora soltanto quando unora passa per loro senza che possano praticare la menzione di Dio (!ikr All$h). Chi non pratica il ricordo di Dio (!ikr All$h) rinnega la fede. Ha detto Iddio: O figlio dAdamo, in verit quando ti ricordi di Me (!akartan#) come se mi ringraziassi, e quando ti dimentichi di me come se diventassi miscredente. In verit gli angeli girano in cerca di persone che praticano linvocazione (ahl al-!ikr), e quando trovano persone che invocano il nome di Dio, si chiamano luno con laltro: Diamogli dunque ci di cui han bisogno! E li circondano con le loro ali fino al primo cielo (sam$ al-dunya). Un gruppo di persone non sar riunito per invocare Dio, senza altro fine che la ricerca del suo V olto65, senza che venga annunciato loro dal cielo che essi sono stati perdonati, e che i loro peccati sono stati tramutati in buone azioni. Un gruppo di persone non sar riunito per invocare Dio, ricercando attraverso ci soltanto il suo V olto, senza che venga annunciato loro dal cielo: Quando passate vicino ai giardini del paradiso, entrate in essi Essi chiesero: Ma quali sono i giardini del paradiso, o Inviato di Dio? Egli rispose: I circoli nei quali si pratica linvocazione Ha detto Iddio: Distingui la gente dellunione dalla gente della nobilt Fu chiesto: E chi la gente della nobilt, o inviato di Dio? Rispose: La gente che partecipa alle sedute (ma'$lis) di !ikr nelle moschee, e invoca Dio fino alla follia..66

*ar$n! ricusa con decisione largomento avanzato da alcuni secondo il quale le riunioni di !ikr rappresentano uninnovazione (bida): al contrario esse sono raccomandate dalla religione (musta&abb). Il migliore tra gli atti di adorazione riunirsi e stare seduti praticando linvocazione di Dio, e il riferimento scritturale (dal#l) un hadith riportato da Muslim e Tirmi5!:
Un gruppo di persone non si metter seduto ad invocare Dio senza essere circondato dagli angeli ed essere avvolto dalla Misericordia, e senza che sia discesa su di esso la Sak#na67, e senza che Iddio li menzioni nel novero di coloro che sono presso di lui68.

Simbolo dellEssenza Divina, la ricerca del V olto equivale alla ricerca di Dio. al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 27-28. 67 La Presenza Divina che discende sulla terra, dalla radice S!n, K$f, N&n, risiedere, abitare, analoga alla Shekinah biblica. 68 V ale a dire che li consideri degli awliy$, dei santi prossimi a Dio.
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Alla domanda se sia pi profittevole, per il discepolo, linvocazione individuale o di gruppo, *ar$n! risponde che, secondo la Gente della Via (al-qawm), linvocazione individuale maggiormente utile a coloro che sono in ritiro spirituale (+alwa), cos come linvocazione praticata ad alta voce maggiormente utile a coloro che sono allinizio della via spirituale, mentre linvocazione silenziosa utile a coloro che impongono a se stessi la vita nellambito della societ. Aggiunge poi che lim$m al-)az$l! ha messo in relazione linvocazione delluomo solo rispetto allinvocazione collettiva, con la chiamata alla preghiera (a!$n) delluomo solo rispetto alla chiamata alla preghiera collettiva, poich le voci dei muezzin di gruppo commuovono maggiormente chi ascolta rispetto alla voce di un muezzin solo, e allo stesso modo linvocazione praticata in gruppo ha maggiore influenza nellanimo di chi lascolta rispetto allinvocazione individuale. Come per la chiamata alla preghiera, ognuno ottiene la sua propria ricompensa per latto compiuto, sommata alla ricompensa che gli deriva dallascoltare il suo compagno. *ar$n! afferma che, dal momento che i cuori sono come delle pietre, come detto nel Corano69, per spaccarli necessaria una grande forza, e la forza collettiva maggiore della forza di un solo individuo, e dunque linvocazione collettiva praticata con grande forza maggiormente utile a questo scopo, cos come a riunire ci che sparso nel cuore di colui che la compie70. *ar$n! conclude la sua trattazione sullinvocazione toccando due argomenti controversi: il primo se sia pi profittevole lo !ikr o la recitazione del Corano, dal momento che essa assomma in s il vantaggio di essere allo stesso tempo !ikr e recitazione71, dunque con doppia ricompensa, ed egli risponde affermando che linvocazione migliore per il discepolo che segue la via spirituale, mentre la recitazione del Corano migliore per la persona realizzata (al-k$mil) con una piena comprensione spirituale delle cose divine. T uttavia egli aggiunge che per ci a cui si aspira tramite linvocazione e la recitazione del Corano, non stato fissato un tempo preciso, e c un momento nel quale lo !ikr pi opportuno, e un altro momento in cui la recitazione a rivelarsi pi opportuna72. Il secondo argomento controverso relativo al fatto se sia pi opportuno durante linvocazione far seguire a l$ il$ha ill$-ll$h la seconda parte dellattestazione di fede islamica (*ah$da) Muhammadun ras%lu-ll$h (e Muhammad linviato di Dio): *ar$n! risponde affermando che linvocazione migliore per coloro che percorrono la via spirituale l$ il$ha ill$-ll$h, senza Muhammadun ras%lu-ll$h, finch i loro cuori non raggiungano lunione con Dio. Quando ci accade, linvocazione con la *ah$da completa per loro migliore. La spiegazione che egli propone che Muhammadun ras%lu-ll$h unaffermazione (iqr$r) che sufficiente pronunciare una volta nella vita, mentre lattestazione di unit divina (taw&#d) necessita di essere ripetuta innumerevoli
Ma in seguito i vostri cuori sindurirono e divennero come le pietre, anzi pi duri ancora, ch vi son pietre dalle quali sgorgano i fiumi, ed altre si spaccano e nesce lacqua, ed altre crollano pel terrore di Dio. Ma Iddio non ignaro di ci che voi fate. Cor. 2:74, trad. A. Bausani, BUR, 1988. 70 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 29 71 Tra le varie definizioni del Corano nel Corano stesso possiamo trovare anche !ikr. 72 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 30.
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volte al fine di scostare il velo che copre lanima del credente. Su questa attestazione fondata la missione profetica (ris$la) di Muhammad:
Mi stato ingiunto [da Dio] di combattere gli uomini fino a che non affermino l$ il$ha ill$ll$h, e quando lo affermano essi e i loro beni sono sotto la mia protezione, tranne se infrangono i diritti dellIslam, e in quel caso devono rendere conto a Dio.

e a questo proposito *ar$n! osserva che il Profeta non menziona in questoccasione la formula conclusiva Muhammadun ras%lu-ll$h73. *ar$n! ritorna infine sulla questione se per il credente sia meglio praticare linvocazione con la formula l$ il$ha ill$-ll$h oppure utilizzando il nome divino All$h senza negazione74. Egli risponde con laffermazione, specificamente islamica, secondo la quale la differenza di opinione tra i sapienti un bene in s: una parte degli aderenti al Sufismo stata propensa ad affermare che linvocazione con il nome di Dio fosse migliore per il novizio, mentre la maggior parte di essi, dei trasmettitori di hadith e dei sapienti nella Legge Rivelata hanno affermato che l$ il$ha ill$-ll$h migliore sia per il novizio che per colui che avanzato nella Via. Un altro gruppo ha affermato infine che l$ il$ha ill$-ll$h lo !ikr del novizio, mentre la parola All$h riservata a chi gi avanzato nella Via, e le opinioni in merito sono numerose, allo stesso modo in cui alcune scuole di diritto (ma!$hib) talvolta coesistono elaborazioni giuridiche differenti75.

Conclusione possibile affermare che una delle funzioni innegabili dellopera di *ar$n!, funzione che risulta assai evidente nel testo scelto come riferimento, la sua decisiva contribuzione alla creazione di una continuit tra le pratiche del Sufismo e lIslam, processo in corso gi da parecchi secoli, che raggiunger proprio in questo periodo storico il momento di maggior equilibrio nellambito della societ islamica, sia durante lImpero mamelucco che durante lImpero ottomano76. A rendere possibile il compito di *ar$n! il lavoro compiuto da alcuni studiosi della legge (ulam$) egiziani vissuti nel periodo appena precedente o a lui contemporaneo, come Ibn .a#ar al-Asqal$n!, /al$l al-D!n al-Suy&%!, Zak$riyy$ al-An-$r! e Ibn .a#ar al-Haytam!77, giureconsulti (fuqah$) celebri e universalmente riconosciuti. Alcuni di essi, seppur ricollegati al
al-Anw$r al-qudsiyya I, pp. 29-30. V. sopra, p. 9. 75 al-Anw$r al-qudsiyya I, p. 30. Sulla questione della differenza di opinione giuridica in Islam, secondo lo speciale punto di vista di *ar$n!, vedi S. Pagani, The Meaning of the ikhtil$f al-madh$hib in Abd al-Wahh$b al-Shar$n! al-M#z$n al-Kubr$, Islamic Law and Society 11-2, Brill, 2004. 76 V. M. Winter, Society And Religion in Early Ottoman Egypt. Studies in the Writing of Abd Al-Wahh$b AlShar$n#, Transactions Books, 1982, pp. 13-37. 77 V. Ibn .adjar al-Haytam!, Encyclopaedia of Islam, Second Edition. Egli era contemporaneo di *ar$n!, che non lo cita nelle 5abaq$t al-"u2r$, nonostante fossero entrambi discepoli di Zak$riyy$ al-An-$r!.
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Sufismo, godevano di un posizione religiosa e sociale che non permetteva loro di esporsi troppo, e si erano limitati quindi ad emettere pareri giuridici (fat$w$, sing. fatw$) favorevoli al Sufismo e alle sue pratiche, includendolo tra le scienze della *ar#a, anche se, ad un livello pi informale, come abbiamo visto, alcuni di essi saranno in seguito indicati come sospetti trasmettitori della +irqa +a-iriyya. Essi rivolsero quindi il loro sforzo a favore del Sufismo essenzialmente nei confronti del mondo degli ulam$ e della societ islamica nel suo complesso. *ar$n! invece, discepolo di alcuni dei succitati uomini di scienza, e quindi detentore egli stesso di unestesa conoscenza religiosa e giuridica, ma allo stesso tempo celebre maestro sufi, si trova invece nella posizione per poter intraprendere un tentativo pi esplicito e mirato, rivolgendo i propri sforzi invece essenzialmente allinterno del mondo del Sufismo. A questo scopo, egli si prodiga ad uniformare il vocabolario dei due differenti ambiti, facendo largo uso di termini tecnici del diritto nella trattazione delle tematiche del Sufismo, e mostrando inoltre come, ad esempio nel caso appena esaminato, alcune tra le regole preposte allo !ikr siano finalizzate al corretto compimento dei riti religiosi, come la purezza rituale, la direzione verso Mecca e lintenzione sincera, e facendo grande ricorso agli hadith per far luce su trasmissioni dei primi tempi dellIslam che erano rimaste fino a quel momento in una penombra pi o meno voluta, date per scontate nellambiente interno al Sufismo e negate allesterno. Questopera di consolidamento intrapresa da *ar$n! ci restituir unimmagine del Sufismo che non necessiter di fondamentali modifiche per i secoli a venire, fino ai nostri giorni.