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58 Basi bibliche

s, mentre tra i farisei e la sua condanna non viene stabilito alcun nes-
so causale). Da essi Ges fu considerato- anche a motivo del suo in-
sul.e_oQQJo( 'cfr. Mc 11) 8; 12,12; 14,1s.) - un pericolo per 1.2!:::
l ame cultuale faticosamente e per il loro proprio
diretta della loro contro di lui, (religiosa-
e) motivata, dovrebbe essere stato un gesto sim-
bohco.da 1':1 compiUto nel tempio- c eponeva in discussioneil cul-
to esp1atono come _possibilit_& salyezza (cfr. Mc 11,15-18 par; Gv
2,13 -17) - collegato con una sua affermazione p_rofetica sulla distru-
zio_ne del t<:mpio (Mc 13,2; 14,56-61a; 15,29). Questa era una rovo-
Essa poteva essere interpretata c.Qm_e una falsa profezia e co-
me una tutte cose punibil con la pena di morte mediante
(Lv 24,15s.; Nm 15,30s.; Dt 13,1-9). Le parole sul tempio
d1 Mc fanno parte del nucleo del racconto della passione,
messianica divenuta solo in una successiva espo-
SIZIOne me e proprio della condanna di Ges: neppure dal
/punto d1 vista le pretese messianiche erano infatti un compor-
l
tam.ento degno d1 morte, mentre lo erano le bestemmie contro il
tem_ljo e contro la Torah.
%1.21 poich una accusa ben difficilmente avrebbe ottenuto
qualche effetto presso il procuratore romano, le autorit ebraiche do-
vrebbero averlo presentato a Pilato accusandolo find;ll'inTzio di esse-
re u?o Egli appariva pericolo-
so a1 d1gmtan come del po olo, per cui sa-
rebbe dovuto nsultare sospetto come sobi atore ai romani, che dete-
nevano il vero potere politico e il contro o In
una situazione di ripetute sollevazioni provocate da rivoltosi zeloti
(cfr. Mc 15,7!) e in specie durante la festa di Pasqua, in cui dominava
spesso un di grande tensione escatologica, con conseguenti
preoccupaziOni per gli occupanti romani, c'era motivo per costoro di
temere che la sua comparsa a Gerusalemme desse il via a una solleva-
zione (cfr. Mc 14,1s.?). Ma con i sobillatori e i rivoltosi essi procede-
vano in modo sbrigativo.
2.2.4@) della ':'orte, disponibilit a morire
e znterpretazzone della morte da parte di Ges
Di fronte al netto rifiuto oppostogli dalle autorit di Gerusalemme
Ges pens alla possibilit di morire di morte violenta (cfr. Le 13,34
Storia terrena e morte di Ges di Nazaret 59
par; 11,49 par; Mc 12,6-8). Tale possibilit dovrebbe essere diventata
per lui un esito certo e inevitabile negli ultimi giorni (cfr. il nucleo del-
le predizioni della passione) o al massimo nel corso dell'ultima cena.
Cos anche lo sguardo gettato sul futuro escatologico durante la cena
di addio (Mc 14,25 par) - incontestabilmente autentico- testimonia
come egli si aspettasse di morte illlenta e come fos-
se prQUt9 ad_affrQ!ltarla.
Mc 14,25 par mostra inoltre come egli abbia collegato il suo mes-
saggio della venuta salvifica di Dio con la propria morte imminente,
che (quale morte del rappresentante autorizzato di tale avvento di
Dio) sembrava portare a compimento il suo messaggio. Nell ' attesa
della morte egli ribad la validit del proprio messaggio ed espresse la
certezza che la sua fine non avrebbe bloccato l'avvento del regno di
e che avrebbe di nuovo celebrato in esso il banchetto salvifico.
(
Egli colleg anche il suo de:_tino di martire a cui andava incontro
con la proprza mzsszone e lo accetto attzvamente (e non solo passivamen-
te) con il medesimo atteggiamento di servizio alla venuta di Dio, che fi-
no ad allora aveva contraddistinto il suo modo di agire. Per ultimo ha
intel]?retato la sua morte soteriologicamente un morire
per in di altr' .
e r un certo periodo la-ricerca storico-critica fu quasi concorde nel
ritenere che il motivo del dono di s per i molti, contenuto nelle pa-
role pronunciate sul pane e sul vino dei testi dell'ultima cena, fosse un 1,
elemento ostpas uale ivi inserito. Alcuni lavori recenti (di H. Schi.ir-
M. Hengel e hanno per riaperto la discussione. Qgi '2
1
quasi nessuno contesta p1 la possibilit che Ges, in virt dell' atteg-
giamento fondamentale della sua esistenza per gli altri, abbia Rotuto
dare un senso salvifico alla Rropria_morte__imminente. Dimostrarlo
per un'impresa difficile. Solo dopo la Pasqua incontriamo con sicu-
rezza e in modo incontestabile una concezione esplicitamente soterio-
logica della sua morte. Le due varianti della tradizione dell'ultima ce-
na (l Cor 11,24-25 par Le e Mc 14,22-24 par Mt) contengono ambe-
due elementi antichi e recenti (la relazione marciana , tutto somma-
to, pi recente) e sono gi - compreso il versetto sul riscatto di Mc
10,45b- cos fortemente influenzate dalla riflessione postpasquale che
pi p,2ssibile stabilire la formulazione w.:.ecisa delle [2arole J.2 ro-
nunciate Ges nell'ultima cena.
il caso dei suoi gestj inabituali - ed alla cornice
usuale qel rito della cena ebraica (accento posto sul gesto di porgere
l'unico pane edi porgere proprio calice a tutti). Nel contesto del suo