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Sicurezza sismica: la progettazione degli elementi non strutturali


30/05/2012 Dopo un sisma edifici sani, da un punto di vista strutturale, spesso sono resi inutilizzabili dai danni subiti dalle loro componenti non strutturali di Manuel Casalboni, Libero professionista, svolge da dieci anni lattivit di tutor presso la Cattedra di Tecnica delle Costruzioni al corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura dellUniversit La Sapienza di Roma. Martina Marini, Consulente presso lo Studio di Ingegneria Marini a Terni. Giorgio Alessandrelli, Laureando al corso di Ingegneria Edile-Architettura dellUniversit La Sapienza di Roma.

A seguito di un evento sismico, il censimento dei danni e la valutazione dell'agibilit degli edifici senza dubbio unattivit di fondamentale importanza, non solo perch permette la tempestiva gestione dell'emergenza ma anche perch rappresenta una solida base statistica per successivi studi e ricerche. La valutazione dell'agibilit post-sismica ha, infatti, come scopo primario quello di valutare le condizioni degli edifici colpiti, cos da permettere lottimizzazione dei tempi e delle risorse, la programmazione degli interventi o, nei casi meno gravi, limmediato rientro della popolazione negli edifici; ma la mole di dati che scaturisce dal censimento dei danni pu essere ritenuto altrettanto importante, in quanto lo scenario ottenuto costituisce un prezioso strumento per le ricerche sulla vulnerabilit e il rischio sismico degli edifici esistenti. I criteri con cui analizzare i dati ottenuti possono essere relativi ad esempio: ai materiali utilizzati nella costruzione; alla funzione svolta dallelemento danneggiato (strutturale o non strutturale); alla destinazione duso delledificio colpito.

Fig. 1 - Collasso di controsoffitti e impianti di illuminazione in un esercizio commerciale (FEMA 74, 1994) Si ponga ora l'attenzione sul criterio che prende in considerazione le componenti strutturali distintamente da quelle non strutturali in cui queste ultime sono quei sistemi ed elementi, di un edificio, che non svolgono funzioni portanti, ma che sono identicamente sottoposte a sollecitazioni dinamiche dovute al sisma. Tali componenti non strutturali possono essere suddivise, ad un primo approccio, in:

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componenti meccanico-impiantistiche; componenti elettriche ed elettroniche (nota 1); componenti architettoniche. L'importanza della corretta progettazione antisismica delle componenti non strutturali ormai riconosciuta sia dai tecnici che dai ricercatori (nota 2), i quali stimano, infatti, che a seguito di un evento sismico i danni agli elementi non strutturali rappresentino mediamente circa il 40% di quelli globali; non si trascuri il fatto che, se gli elementi non strutturali non vengono adeguatamente progettati, il loro costo di riparazione potrebbe addirittura superare il costo di riparazione di quelli strutturali. La naturale conseguenza della mancata progettazione delle componenti non strutturali si concretizza nel fatto che, a seguito di un sisma, gli edifici che, da un punto di vista strutturale, rimangono sostanzialmente sani, spesso sono resi inutilizzabili dai danni subiti dalle loro componenti non strutturali. Queste criticit si aggravano ulteriormente quando ledificio in questione classificato come infrastruttura strategica e, cio, funzionale alla gestione dellemergenza. In questi casi, sia la vita nominale che la delicata funzione svolta dallinfrastruttura dovrebbero costringere da un lato i progettisti a valutare attentamente le scelte tecnico-economiche da effettuare (nota 3), dallaltro gli addetti alla manutenzione a porre estrema attenzione e cura nel mantenere in perfetta efficienza e funzionalit tutte le componenti delledificio. Facciamo lesempio pratico degli ospedali (nota 4): secondo le informazioni disponibili, nellarea colpita dal sisma di Taiwan risalente al 1999, vi erano complessivamente 4.375 strutture sanitarie, di cui 165 ospedali. In quelloccasione i danni agli ospedali furono classificati nelle tre seguenti categorie: minimo danno strutturale e minimo danno non strutturale; parziale danno strutturale ma gravi danni non strutturali; gravi danni strutturali e non strutturali. Dalle analisi svolte (nota 5) appare dunque che il crollo o danneggiamento degli elementi non strutturali pu provocare danni, intesi sia in termini economici che di vite umane, paragonabili a quelli causati dal crollo o danneggiamento delle strutture primarie. Il problema assume pertanto un duplice aspetto risolutivo: da un lato si dovr evitare la perdita di vite umane e dall'altro si dovranno ridurre al minimo i danni agli elementi non strutturali; la soluzione ottimale dovr necessariamente contemplare un duplice approccio: uno socio-organizzativo, volto ad evitare la presenza di persone nel luogo del possibile collasso, ed uno tecnicoprogettuale volto ad evitare il collasso in caso di evento sismico. Da un primo sguardo alle tecniche risolutive da porre in campo, ci si accorge che appartengono a settori disciplinari sostanzialmente differenti: il primo la prevenzione, cio la riduzione della probabilit attraverso la limitazione della presenza umana nel luogo di rischio; il secondo la protezione, cio la riduzione di magnitudo che l'elemento non strutturale collassi a seguito di un evento sismico.

Fig. 2 - Collasso di scaffalature metalliche durante il sisma di Northridge del 1994, magnitudo 6.7 (FEMA 460, 2005) Le principali fasi per eliminare la presenza umana dal luogo dell'evento catastrofico sono le seguenti: previsione dell'evento sismico;

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diramazione dello stato di allerta; attivazione delle procedure di emergenza. L'attuazione di queste fasi presenta non pochi problemi, in primo luogo la previsione dei terremoti non ancora possibile, anche se si stanno facendo passi da gigante, in secondo luogo una delle maggiori avversit il pochissimo tempo a disposizione per la mobilitazione. Queste difficolt sono invece assenti se consideriamo il secondo tipo di approccio risolutivo: progettazione antisismica degli elementi non strutturali. Lattuazione di questa misura non presenta infatti nessuna difficolt, a meno di quello economica, poich per evitare il collasso di un elemento siamo in possesso sia delle nozioni tecniche necessarie sia del tempo utile a metterle in atto. Di seguito si analizza in maggior dettaglio ciascuna delle quattro misure qui citate, considerate come le migliori tecniche di abbattimento del rischio sismico.

Fig. 3 - Collasso di elementi non strutturali, Ospedale S. Salvatore, L'Aquila, 2009

La previsione dellevento sismico Come ogni cosa ignota, anche il terremoto, con le sue incognite spazio-temporali, incute timore nella popolazione; la domanda che ci si pone : Oggi, nel terzo millennio, ancora dato per scontato che impossibile prevedere levento sismico? bene innanzitutto comprendere che le previsioni di un sisma possono essere classificate secondo una scala temporale legata allintervallo di tempo che intercorre tra la previsione e il fenomeno previsto: previsioni a breve termine (intervallo di ore o giorni); previsioni a medio termine (intervallo di settimane o mesi); previsioni a lungo termine (intervallo di mesi o anni). Le previsioni a breve termine sono per la maggior parte basate sullanalisi di fenomeni temporanei e a scala locale, questi fenomeni vengono identificati infatti come precursori sismici (nota 6), come ad esempio lemissione di gas dal sottosuolo o le variazioni del campo elettromagnetico terrestre (nota 7); in questo caso, le teorie basate sui precursori sismici a breve termine non sono ancora del tutto legittimate e riconosciute dalla comunit scientifica internazionale. Per quanto concerne invece le previsioni a medio termine, la teoria, al momento ritenuta pi attendibile, deriva dagli studi di Vladimir Keilis-Borok (nota 8) (uno dei fondatori dellInternational Institute of Earthquake Prediction Theory and Mathematical Geophysics dellAccademia delle Scienze Russa di Mosca), il quale individu quattro sintomi che avrebbero potuto far presagire lapprossimarsi di un forte terremoto in una certa zona: aumento della frequenza di piccole scosse; tendenza delle scosse a raggrupparsi nel tempo; le scosse si verificano simultaneamente in aree distanti; tendenza allaumento della intensit media delle scosse. Le ricerche sulla teoria di Borok stanno proseguendo anche in Italia e si pu dire dunque che, se da un lato le previsioni a breve termine, al momento, non sono classificabili come attendibili per scopi pratici ma sono comunque oggetto di ricerca scientifica, le previsioni a medio termine sono dotate di un maggior realismo e si spera che in un futuro prossimo possano essere utilizzate ufficialmente nel campo della prevenzione. Le previsioni a lungo termine (per i prossimi 10 o pi anni), infine, sono invece previsioni ufficiali e vengono effettuate con approcci storico-statistici dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV); tali previsioni a lungo termine non sono, dunque, da ritenersi come precise indicazioni spaziotemporali sullavverarsi del sisma ma solamente come una percentuale di probabilit di accadimento legate

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ad un intervallo temporale e ad unarea. In conclusione, attualmente scientificamente nessuno al mondo in grado di fare una previsione seria e attendibile di quando si verifica un terremoto. Fattibile , invece, lidentificazione delle aree a rischio e questo stato gi fatto dalla comunit scientifica. Si riporta in figura, a titolo desempio, la previsione a 10 anni sul territorio italiano. La diramazione dello stato di allerta La questione direttamente collegata alla previsione dei terremoti la gestione dellallerta della popolazione al verificarsi dellevento, daltronde risulta facilmente comprensibile linutilit di previsioni attendibili in assenza di un tempestivo allarme. Negli ultimi anni, grazie alla tecnologia, si stanno affermando sempre pi i sistemi di allerta precoce, questa procedura nota come earthquake early warning, abbreviato con la sigla EEW e tradotto come notifica rapida dellallarme sismico. Attualmente, learly warning sismico diventato uno degli approcci pratici pi promettenti per ridurre i danni (in termini di vite umane) causati da terremoti di grandi dimensioni e si contano, ormai, numerose applicazioni pratiche a scala planetaria. Una di queste il progetto REAKT (Real Time EArthquake RisK ReducTion) di matrice europea che sta investendo nella sperimentazione dellearly warning per migliorarlo e potenziarlo. IES Solutions, project manager di REACT, si occupa da tempo, in cooperazione con gli altri partner del progetto e, in particolar modo, con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, delle problematiche collegate allinteroperabilit delle sale operative dei servizi di emergenza. In questo ambito ha promosso lutilizzo di CAP (Common Alerting Protocol) come formato XML per linterscambio di dati. CAP un formato semplice di scambio dati digitale, per la collezione e la distribuzione di notifiche di sicurezza e avvisi di emergenza, su tutti i tipi di reti e sistemi di emergenza pubblici L'elemento innovativo riguarda il fatto che la gestione di messaggi di allerta conformi al Profilo CAP Vigili del Fuoco" ottimizzata per gli operatori delle Sale Operative dei Vigili del Fuoco ed evita i ritardi tecnici nella successiva gestione degli interventi. Il decreto che definisce il profilo del protocollo CAP dei Vigili del Fuoco stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2011, frutto di anni di collaborazione tra i Vigili del Fuoco e IES Solutions iniziata con il progetto europeo REACT. Lattivazione delle procedure di emergenza La Protezione Civile nel suo sito internet affronta, tra gli altri, il tema della gestione delle emergenze in caso di evento sismico.

Fig. 4 - Probability of Large Earthquakes in Italy (Fonte: http://earthquake.bo.ingv.it/images/ 01_01_2011.png)

Come viene riportato nelle pagine online la base conoscitiva per il dimensionamento delle risorse da mettere in campo costituita dagli scenari di danno, ossia strumenti di previsione del possibile danneggiamento e del conseguente coinvolgimento della popolazione. Ma vediamo ora cosa succede nella pratica: in caso di un terremoto, di magnitudo 5 o superiore, lIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia trasmette al Dipartimento la magnitudo e le coordinate dellevento, permettendo la produzione di un rapporto dettagliato nellarco di 10 minuti. Il documento contiene dati, mappe e informazioni relativi a tutti i comuni compresi in un raggio di 100 km intorno allepicentro e in particolare: descrizione del territorio (aspetti antropici, fisici e amministrativi; caratteristiche degli edifici e delle infrastrutture; reti di monitoraggio sismico); pericolosit (zone sismogenetiche, terremoti storici, zone che hanno riportato gli stessi danni, attenuazione del moto del terreno); vulnerabilit (patrimonio edilizio, scuole, ospedali, rete stradale e ferroviaria);

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esposizione (caratteristiche e distribuzione della popolazione residente in ciascuna sezione censuaria); valutazione preliminare dei danni e delle perdite (abitazioni danneggiate e inagibili, stima dei morti e feriti, stima del danno economico).

Fig. 5 - Linee guida italiane per la riduzione della vulnerabilit sismica degli elementi non strutturali Alla fase di diramazione delle informazioni segue quella attiva, sui luoghi dellevento; oltre a seguire le raccomandazioni notorie (nota 9) della Protezione Civile nei casi in cui necessaria, viene attuata la procedura di emergenza ed evacuazione degli edifici che ha i seguenti scopi: prevenire e limitare pericoli alle persone internamente ed esternamente alledificio; organizzare contromisure tecniche e coordinare gli interventi; intervenire, dove necessario, con un pronto soccorso sanitario; coordinare lintervento di mezzi esterni (VV.F.F. - Enti pubblici); evitare che lattivazione del piano, a causa di un incidente, possa provocare ulteriori emergenze di altro tipo. Progettazione antisismica degli elementi non strutturali Per quanto attiene laspetto della progettazione strutturale antisismica degli elementi non-strutturali, essa disciplinata allinterno del Capitolo 7 del DM Infrastrutture 14 gennaio 2008 (Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni) e relativa Circolare esplicativa 617/2009 ed stata anche oggetto di specifiche linee guida, sia in Italia (nota 10) che in altri Paesi del mondo (nota 11). Allinterno del Par 7.1 viene esplicitamente regolato che per gli elementi non-strutturali e gli impianti richiesto anche il rispetto delle verifiche di sicurezza allo SLO, quali precisate nei paragrafi 7.3.7.2 e 7.3.7.3. Ma subito dopo, al paragrafo 7.2.3, vengono introdotti i Criteri di progettazione di elementi strutturali secondari ed elementi non strutturali dove viene specificato che Con lesclusione dei soli tamponamenti interni di spessore non superiore a 100 mm, gli elementi costruttivi senza funzione strutturale il cui danneggiamento pu provocare danni a persone, devono essere verificati, insieme alle loro connessioni alla struttura, per lazione sismica corrispondente a ciascuno degli stati limite considerati. Proprio al fine di verificare lelemento non strutturale in questione la normativa riporta una forza statica equivalente Fa da applicare al centro di massa dellelemento (nota 12): Fa=(Sa*Wa)/qa dove Wa il peso dellelemento

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Tab. 7.2.I - Valori di qa per elementi non strutturali (DM 14 gennaio 2008) Sa laccelerazione massima, adimensionalizzata rispetto a quella di gravit, che lelemento strutturale subisce durante il sisma e corrisponde allo stato limite in esame Qa il fattore di struttura dellelemento. Nella Tabella 7.2.I, nella quale sono riportati i fattori di struttura degli elementi, possiamo riscontrare un elenco, seppur indicativo, di ci che la normativa italiana considera sicuramente elemento nonstrutturale. Al paragrafo 7.2.4 delle NTC sono invece riportati i Criteri di progettazione degli impianti: Ciascun elemento di un impianto che ecceda il 30% del carico permanente totale del solaio su cui collocato o il 10% del carico permanente totale dellintera struttura non ricade nelle prescrizioni successive e richiede uno specifico studio. Gli elementi strutturali che sostengono e collegano i diversi elementi funzionali costituenti limpianto tra loro e alla struttura principale devono essere progettati seguendo le stesse regole adottate per gli elementi costruttivi senza funzione strutturale []. Leffetto dellazione sismica sullimpianto, in assenza di determinazioni pi precise, pu essere valutata considerando una forza (Fa) applicata al baricentro di ciascuno degli elementi funzionali componenti limpianto, calcolata utilizzando le equazioni (7.2.1) e (7.2.2) (nota 13). Gli eventuali componenti fragili debbono essere progettati per avere resistenza doppia di quella degli eventuali elementi duttili ad essi contigui, ma non superiore a quella richiesta da unanalisi eseguita con fattore di struttura q pari ad 1. Gli impianti non possono essere vincolati alla costruzione contando sulleffetto dellattrito, bens debbono essere collegati ad essa con dispositivi di vincolo rigidi o flessibili; [] Deve essere limitato il rischio di fuoriuscite incontrollate di gas, particolarmente in prossimit di utenze elettriche e materiali infiammabili, anche mediante lutilizzo di dispositivi di interruzione automatica della distribuzione del gas. I tubi per la fornitura del gas, al passaggio dal terreno alla costruzione, debbono essere progettati per sopportare senza rotture i massimi spostamenti relativi costruzione terreno dovuti allazione sismica di progetto. In aggiunta a questi criteri ci sono i dettami del C 7.2.4 Criteri di progettazione degli impianti e del C 8 Costruzioni esistenti della Circolare esplicativa 617/2009: [] si segnala che i corpi illuminanti debbono essere dotati di dispositivi di sostegno tali da impedirne il distacco in caso di terremoto; in particolare, se montati su controsoffitti sospesi, devono essere efficacemente ancorati ai sostegni longitudinali e trasversali del controsoffitto e non direttamente ad esso. Alcune indicazioni aggiuntive relative agli impianti sono riportate nellAppendice C 8I al presente documento, relativa al Capitolo C 8 (Costruzioni esistenti). Questi criteri, come sopra accennato, sono stati ampiamente trattati nelle Linee Guida emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con la Protezione Civile, al cui interno sono, infatti, riportate, sotto forma di schede monografiche, le principali e pi efficaci tecniche da adottare per la riduzione del rischio nei confronti delle sollecitazioni dinamiche. Tratto da Ponte, n. 3-2012 - Strutture Mensile di Progettazione, Gestione e Tecnica per Costruire. Dei Tipografia del Genio Civile, Roma e-mail: redazioneponte@build.it tel. 06. 4416371

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Scopri come sottoscrivere l'abbonamento a Ponte Note 1 Generatori, trasformatori, computer, sistemi di telecomunicazioni ecc.; da sottolineare che con il crescente trend di uffici senza carta, la protezione nei confronti del rischio sismico di computer e hardware necessita di una prioritaria attenzione 2 Ad esempio si vedano le ricerche presentate durante la tredicesima Conferenza Mondiale sullIngegneria Sismica, tenuta a Vancouver in Canada nel 2004. 3 Infatti in fase di programmazione economica vanno considerate anche le possibili spese dovute a riparazioni e ristrutturazioni causate dai danni registrati in caso di sisma. 4 Anche se le stesse considerazioni si possono riproporre per le Caserme dei Vigili del Fuoco, scuole ed edifici strategici in generale. 5 Si consulti http://www.iitk.ac.in/nicee/wcee/article/ 13_1250.pdf 6 I precursori sismici sono delle variazioni delle propriet fisiche (precursori fisici), chimiche (precursori chimici) o di altro tipo che riguardano, tipicamente, l'ambiente dove avverr il sisma. 7 Per chi voglia approfondire largomento http:// www.fesn.org/ 8 http://www.annualreviews.org/doi/pdf/10.1146/ annurev.earth.30.100301.083856 Earthquake prediction: state of art and emerging possibilities. 9 Si consulti a tal proposito il link http://www.protezionecivile. gov.it/jcms/it/cosa_fare_sismico.wp 10 Linee guida per la riduzione della vulnerabilit di elementi non strutturali, arredi e impianti emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con la Protezione Civile, consultabili al sito http://www.reluis.it/doc/pdf/LG_NS_finale_web.pdf 11 Ad esempio gli Stati Uniti FEMA 74-E (2009) Reducing the Risks of Nonstructural Earthquake Damage, A Practical Guide, Fourth Edition, consultabile al sito http://www.fema.gov/plan/prevent/ earthquake/fema74/index.shtm 12 Questa espressione utilizzabile solamente per costruzioni non dotate di isolatori sismici (si veda Circolare 617/2009 C 7.2.3). 13 Rispettivamente: la gi citata equazione 7.2.1 per la forza sismica equivalente Fa e lespressione 7.2.2 per determinare laccelerazione massima attesa Sa.

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