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1

LI.H C9373p

PRESENTED TO

THE LIBRARY
BY

PROFESSOR MILTON
OF THE

A.

BUCHANAN

DEPARTMENT OF ITALIAX AND SPANISH


1906-1946

V.

1.

BENEDETTO CROCE

PREDICATORI ITALIANI
DEL SEICENTO
E IL

GUSTO SPAGNUOLO

/^vN

491367
3.5.43

NAPOLI
Stab. Tip. Figuro
ieU'Istituto

Veraldi

Casanova

1899

JKe^ei) sions
Romaniscijc.

sexnmTJar
f,

TA L A E S PA N A
1 -

EX
M.
A.

- 1. 1

BR

BLXHANAN

predicatori italiani del Seicento

il

gusto spagnuolo

predicatori italiani del


e
il

Seicento

gusto spagnuolo

Il

secolo
di

XVII

ci

offre

un gran numero
le

di trattati, di prontuari,

di selve

concetti predicabili:

prediche di quel

tempo sono

in

gran parte tessuti

svolgimenti di
?

concetti predicabili.

Che

cosa era

un

concetto predicabile

Ignoro se
il

il

nome

viva ancora nel gergo dei

predicatori e quale sia

suo significato presente.

Ma

qui importa

spiegare che cosa esso significasse nel secolo

XVII;

e ricorreremo

perci ad alcuni esempi.

Supponiamo che un
gere qualcuna
I.

predicatore del Seicento avesse dovuto svol-

di

queste quattro proposizioni, ossia temi di prediche:


il

Iddio fece nascere


;

Salvatore quando l'umana malizia era per-

venuta all'estremo

2."

Nessuna
del

offesa pi grave della parola


afflizioni ; 4. Il
.

contumeliosa

; 3.* I

piaceri

mondo sono

pensiero della morte motivo efficacissimo per indurre a penitenza

Egli

avrebbe potuto dimostrar

la

prima proposizione per via


a

speculativa,

deducendo

parlo

sempre

mo'

d'
il

esempio

dal

fatto della caduta la necessit della coincidenza tra

punto massimo

della corruttela del genere

umano

e la

venuta

di

Cristo redentore;

ovvero avrebbe potuto


le
tristi

fare ricorso a

prove storiche, descrivendo


nascita
di

condizioni del

mondo

antico alla vigilia della


la

Ges. Avrebbe potuto dimostrar


di

seconda con ottimi argomenti


l'onore,

filosofia

morale,

giacch

il

maggior bene dell'uomo

4
e le parole
le

BENEDETTO CROCE
che offendono
1'

onore fanno maggior danno che non


il

offese nel

corpo o nei beni. La mobilit delle passioni,


al

facile

trapasso dalla volutt alla noia ed

dolore, gli avrebbero fornito


la

osservazioni psicologiche per fondar


le

terza

tesi.

il

lume, onde
della
la

nostre azioni

si

colorano, o scolorano all'evocata


il

immagine

morte, sarebbe stato


rit

punto da approfondire per mostrare

ve-

della quarta.

Ma,
catore,

se avesse adoperato questi o simili procedimenti, quel predi-

non avrebbe
.\

fatto
i

secondo
non
ci

le

idee del

tempo

concetti

predicabili.
gli
t'

formare
tali),

quali

volevano ragioni sode (o che

sembrassero

del genere delle precedenti


trattatisti

ma

occorreva tut,

altro.

Uno

dei

principali

sincroni dell'argomento

su

questo punto, esplicito:


letterale dell'

Egli

chiaro scrive che

ne un testo

Evangelo, n una nuda istoria del Vecchio Testamento,


di

la

semplice autorit

un sacro

scrittore,

n una soda e dottri-

nale ragion teologica, n un articolo di San

Tomaso, sogliono comudal

nemente passar sotto


.Molto

il

nome

di

tai

concetti favoriti

popolo.

meno una

tlosotica sottilit,

n una piana ed evidente ragion


meraviglioso, n una profana
si

morale, n un esempio quantunque


erudizione quantunque curiosissima,

chiamer

concetto prcdicalne

appresso

il

popolo.
il

Per ottenere
parte
stica,
le

concetto predicabile,

si

doveva dunque
la

lasciar
la

da

speculazione teologica e metafsica,

dialettica,

scola-

l'esame della storia, l'esperienza ed osservazione delle cose


e, per dirla in breve, in

umane;

cambio

di

tutto
il

ci, escogiure

semplicemente un paragone. Ripigliando dunque


enunciato,
e
il

primo tema da noi

predicatore

si

metteva

a riflettere sulle circostante di esso;

notava, per esempio, che

Ges nacque

nel punto di mezzanotte

del solstizio invernale,

quando, l'ombra

notturna essendo giunta

all'ultima lunghezza,
gersi a noi ed,

il

Sole dal tropico pi remoto comincia a rivolil

allungando
Peccato,
il il

giorno, raccorcia
il

la

notte

Ora

l'

Ombra
Ed

notturna

il

Sole

Messia,

la

Luce

la

Grafia.

ecco impiantato

concetto predicabile, che dava luogo

alla

seguente

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO

domanda:

Perch Dio fece nascere


?

il

suo caro Unigenito nel pi


difficolt,

crudo inverno

Lo svolgimento
coli'

consisteva nel chiarire la


la

di cui l'oratore

cominciava

amplificare

gravit.

Fingeva perci

un dialoghetto delle

altre tre Stagioni,

che

si

lamentavano col Signore


la

della preferenza data all'Inverno.


si

A me diceva

Primavera

in

dee tale

gloria,

acciocch

il

profetato Fiore di Jesse germogli


gielo e le nevi, spunta ogni fiore,
hicins tratisiit,
flores

quando, da
per poter

Zefiri soavi

fugato

il

dire con verit:

Jam

apparmrnnt

terra nostra.
il

Anzi
i

me

tocca

diceva

l'Estate

acciocch

donator

di

tutti

beni compaia quando

non

pi

fiori

ed erbe,

ma

ricchi tesori di aurate messi sparge

la terra,

per potersi avverare:


a

Adhiic modiciim,

et veniet teinpus inessionis.

Anzi
il

me

soggiun-

geva infine l'Autunno

acciocch se nasce

Messia per fare un

mondo nuovo e nuove creature, nasca nella


cui

fruttifera stagione istessa in

l'uomo primo

il

mondo

fu creato,

perch possa dir con ragione:

Ecce, ec;o creo coelos iiovos et lerrnin

novam.

Una

digressione astro-

nomica acuiva ancora


render eguali
le
i

la

diijicolt,

mostrando come Dio, che poteva


li

giorni e le notti, pur

volle far disuguali secondo


della difficolt era,
alla

stagioni: profondo mistero!

La soluzione

che

Dio, nell'opera della creazione, ebbe sempre l'occhio


redenzione: onde
per
far
la

futura

stabilita

disuguaglianza dei giorni e delle notti

nascere

il

Salvatore in quel punto della notte invernale, che

fosse in simbolico

accordo con

la

condizione morale del mondo.

L'autorit di San Gregt)rio Nisseno veniva chiamata a confermar


l'interpetrazione.

Con
liose .

lo stesso

procedimento

si

formava

il

concetto preicahie del

secondo tema:
Il

Nessuna
di

offesa pi grave delle parole


era, per

contumedi

termine

comparazione

esempio,

il

miracolo
il

Ges, che rese la favella al mutolo. Difficolt:

Perch mai
le

Signore

cui costava cosi poco far le grazie, nello snodar la lingua


fece sforzi sopra l'ordinario, applicandovi

al

mutolo

non solo

proprie mani,

ma ungendo

quell'organo con
in quel

la

propria saliva?
a ci

Soluzione:

Perch Ges pensava

punto

che avrebbe egli medesimo

O
sofferto
tatori
;

BENEDETTO CROCE
delle

contumelie lanciategli dalle lingue dei suoi tormen1'

volle cosi mostrar quanto riputasse grave


1'

offesa della

contumelia. Seguiva
gellare
il

autorit di San Cipriano a

ferrare e sug-

concetto, rendendolo venerabile .

Al terzo tema:
concetto predicabile

piaceri del

mondo sono

afflizioni serviva di

la

parola tamiiin, che in ebraico significa ugual-

mente

volutt e dolore. Pel quarto sulla

meditazione della morte

il

concetto predicabile era costituito dal miracolo di Ges, che, vo-

lendo illuminare un cieco,

gli

mise del fango sugli occhi. Perch


seicentista

mai

si

domandava

predicatore

Ges

per

guarire

l'occhio del cieco lo copri di una poltiglia, che avrebbe accecato

un occhio pi sano

di quello dell'Aquila? .

E non

bastava forse la
superfluit,

sola saliva, che in Christo

non era escrementiva


difficolti
si

ma

balsamo salutifero?.
che
il

Ma
la

la

scioglieva col considerare,


il

cieco era figura del peccatore ostinato; a ridurre

quale non
et

c' altro rimedio se non

polvere e

il

fango

Piiv!;

es

in piil-

verem

reverteris

ricordo della Morte.


il

Da
una

ci

si

vede che

concetto

/^rt-rf/crt/u'/g

consisteva nell' inculcare

verit,
fatto

mostrando come essa


in

fosse contenuta snnbolicamente in

un

una parola della Sacra Scrittura, od anche in un .avveun fenomeno della natura. Perci
il

nimento

della stori.a, e in
eli'

trattatista

da noi citato,
a que'

il

conte

Emmanuele Tesauro,
Aristotelico
('),

autore del libro


lo defluiva enfa-

tempi celebre del Cannocchiale


n

ticamente:

un' ar^iitia leggiermente accennata


e

dall'Ingegno

Divino,

leggiadramente svelata dall' ingegno biiniano,


di alcun sacro scrittore .

ri fermata
si

con l'Autorit
al

Perch Dio
:

se

vuol dare ascolto


il

Tesauro

era

il

primo
Poeta

dei seicentisti
et

Ancora

grande Iddio gode

talhora di tare

il

l'arguto favellatore, motteggiando agli

(i)

// Cannocchiale Aristolelko o sia Idea dell' arguta


tiilta /'

ci

iiigeniosa
co'

lilociUiotte

che serve a

Arte oratoria, lapidaria

et

simbolica.

Esaminato

principi

del delfino Aristotele del Conte et Cavaliere Gr.nn Croce D.


Palritiii Toriiifse,

l^MANUELE Tesauro
,

Quinta impressione
il

In Ti.iino,

MDCI-XX
\>os\.o

Per Bartolomeo
i

Zanatta. Vcd.cap. Ili, e

Trattato de' concetti predicabili

tra

capp.

IX

X.

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


et agli angeli

7
gli

huomini

con vari motti

et

simboli figurati
di

altissimi

suoi concetti.

E quando l'ingegno umano


si

un

abile
il

predicatore

svela l'arguzia, l'applauso

divide

dice

sempre

Tesauro

al

a Iddio dell' averla trovata e al Predicatore dell' haverla

come

pelle-

grina merce mostrata

al

mondo

tempestivamente appropriata

suo proposito

.
a

Ma,
si

qui,

anche

noi

si

para una

ditjicidtii.

Dalla definizione citata

dovrebbe concludere che quella argn^ia divina fosse considerata


qualcosa
di

come
ed
il

reale, di

veramente divino

e che quei predicatori


dell'

loro pubblico
la

fossero

gente che in ogni parte


il

universo
visione
!

udiva

viva parola, vedeva


,

gesto divino.

Una perpetua

ed illusione

che sarebbe stata una condizione altamente poetica


di spirito, proprie di
ci

Dal supporre simili condizioni

tempi primitivi

ed ingenui, nel raffinato Seicento,


noi sappiamo
di

distoglie

non

solo tutto ci che

quel secolo,
i

ma

lo stesso

nostro Autore, che di-

stingue a pi riprese

concetti predicalnli dalle sode ragioni, la rettorica


,

persuasione dalla scolastica

vuole

che

di

concetti predicabili
i

si

debbano soltanto

confettare le prediche.

Che, se

predicatori ed

il

loro

pubblico avessero preso sul serio quei ravvicinamenti, quah ragioni

sarebbero state pi sode


sarebbe stato Dio
!

di

essi ? Ipse dixit

ma

ipse,
il

in quel caso,

Onde dobbiamo
Ingegno Divino
il

concludere che
:

Tesauro, nel

chiamarli nella prima parte della sua definizione


mente accennata
dell'

argu^^ia legger-

faceva egli stesso un'arguzia.


:

Nei concetti

predicabili

tema

era

confettato
si

ossia voltato e rivol-

tato con paragoni ed arzigogoli, senza che

facesse

un passo

sulla

primitiva enunciazione, senza che l'oratore percorresse un qualsiasi

svolgimento dimostrativo, senza che


dixit divino.

si

richiamasse neanche

all'

Ipse

Come

questo

modo

di

predicazione poteva contentare


? ?

g' intelletti gli

e rapirli di gioia ed

ammirazione

Come

poteva muovere

animi

a sentimenti e propositi religiosi


col
del

Alla prima

domanda

si

risponde

rimandare

alle notizie
l'

che

si

hanno del traviamento


e
il

intellettuale
1'

Seicento, per cui

ingegnoso

meravighoso, o

arguto se-

8
condo
la

BENEDETTO CROCE
parola
del

tempo, venivano considerati non pi come


fini a

mezzo

e risultato,

ma come

s stessi. Divina parto dall'in-

gegno, l'Argutezza, gran Madre


rissimo

d'

ogni ingegnoso Concetto, chiadelle

lume

dell'Oratoria e poetica Elocuzione, spirito vitale

morte pagine , piacevolissimo condimento


ultimo
sforzo

dell' intelletto
,

della Civil conversazione,


della

vestigio

Divinit nell'

animo

umano. Non

fiume

si

dolce di facondia che senza questa dolcezza


ci
si

insulso e dispiacevole

non
non

rassembri
trapianti,

non
etc.

si

vago

fior di

Parnaso

che dagli horti

di

lei

etc. .

Sono

enfatiche

parole dello stesso Tesauro, all'inizio del sdo trattato ().


alla

Quanto
con
gli

seconda domanda, sarebbe, certo, grave errore l'arguire dall'in-

sipidezza di quelle prediche alla tiepidezza della fede negli oratori


e negli astanti.

La

storia

smentirebbe

tale

supposizione

esempi

dell'

ardore apostolico di molti dei primi, e delle frequeni

tissime conversioni operate tra

secondi.
di quelle

La psicologia ammonisce,
prediche dall'effetto che
le

che non bisogna misurar l'effetto fanno ora su noi che


le

leggiamo,
la

senz'aver

abitudini mentali

ed estetiche,
allora.

le

preoccupazioni e
ci

preparazione degli uomini di


altre specie di sollecitazioni,
le

Per

gli
:

animi nostri

vogliono

di

solletichi

per quelli del Seicento bastavano

argu:(ie,

della

foggia che abbiamo esposto.

quelle arguzie facevano spesso sgor-

gare torrenti di lagrime sincere.


Alla

moda non

si

sottrae la parola di Dio. Ai tempi nostri

udiamo

talora dal pulpito le dissertazioni sulla questione sociale, o sui inali


del liberalismo
:

qualche anno

fa,

Napoli, un predicatore

si

senti

eccitato da

una conferenza,

fatta

da

un mio carissimo amico nel


quella seminvenzione di

Circolo

Filologico, a discuter
il

anch' egli

alcuni etnologi, eh'


si

cosiddetto matriarcato! Nel secolo passato


di

agitavano dal pulpito problemi


:

economia,
il

di

finanza, di

ammiqua-

nistrazione, di popolazione

noto

detto di Luigi

XVI,

pel

resimale innanzi a

lui

predicato nel 1781 dal poi famoso abbate e

(I)

Del Tesauro discorrer in un mio lavoro su Baltasar Graeian


concettismo.

e i

tratta-

tisti italiani del

1
I

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


Maury: Se l'Abbate Maury
ci ci

cardinale

avesse parlato un po' anche

di religione,

avrebbe parlato
Italia,
,

di tutto!

d)

Di simili prediche se
che allude a un

ne facevano in

come
in
i

ci

ricorda

il

Bettinelli,

Padre Lucchesi

il

quale

Venezia filosofava
Puffendorff,
si
i

in

un
alla

de' primi

pergami

coi

Montesquieu,

Barbeirac

mano, con

un

furor di concorso che

non

pu credere da
XVII, nel quale

chi noi vide u) _


la

Tanto pi
gamente

ci accadeva nel secolo

devozione lars'

diffusa faceva delle prediche

uno spettacolo
predicatore,

cui tutti

inte-

ressavano.

Le Accademie lodavano
:

il

pubblicando

rac-

colte di versi e prose

la

societ elegante cercava nella


le rivalit

Quaresima
degli ordini
fatti

un

sostituto

ai

divertimenti del Carnevale:


i

religiosi

creavano
le

partiti entusiastici
di

nel pubblico.
;

Di questi

sono piene
sare
tore,

cronache

quei tempi

e,

del resto, chi


la

pu ripenPredica-

al

Seicento senza

rivedere in fantasia

figura del

nerovestito

come un

gesuita, o biancovestito
,

come un domein

nicano

o col rozzo saio cappuccino


a

gesticolante

una chiesa

barocca, innanzi
a

un uditorio dai
di

fastosi

abbigliamenti? Appartiene
si

quel piccolo

numero

ligure dominanti e caratteristiche, in cui


la

riassume e concentra per

nostra fantasia un'intera epoca storica (3).

Era impossibile che una predicazione cosi mondana non fosse sensibilissima alla

moda

intellettuale ed estetica.

(i) (2)

Sainte-Beuve, Causeries du Lundi, IV, 268.


Saggio

suW

eloquenza, in

Opere edite ed

inedite,

2' cdiz., Venezia,

1801,

Tomo
(3)

X"XIII, pp. 296-7.

Molte notizie

sui

predicatori di Napoli pel ventennio 1660-1680 nei C/o?-nella Bibl.

a' del
II, 9,

FuiDORO
III,

(ms.

Naz., segn. X. B. 13-19):


127. In quest'ultimo

vedi

I,

57-8,280,

126,
si

VII, 107, 115,

luogo, sotto la data deldi

l'aprile

1680,

racconta di un Padre Giuseppe, domenicano,


la

Venezia, che
al

aveva predicato
di

quaresima a Napoli; e nel partirsene per mare, giunto

capo

Posilipo, la
alla

barca

non volle procedere


si

oltre

ed essendosi
i

egli

ed

marinai
e

affidati
sfilare

volont del Signore,

vide

la

barca

soavemente sfuggire innanzi


il

finalmente indietro

riportando a Napoli

Padre
a

che se ne torn al
ai

convento di S. Caterina a Fornello, dove era visitato


distribuiva balsami ed unguenti di mirabile
efficacia.

gara da devoti

quali

IO
I

BENENETTO CROCE
trattatisti classificavano

sottilmente le varie forme di concetti presette,

dicabili. Il

Tesauro ne distingueva
costruivano.
equivoco, di
il

secondo
di

le

specie di metafore
di

con cui
buzione,
si:(ione.

si

Ve

n'

erano perci

propor^une,
laconismo,
e

attri-

di

ipotiposi, d' iperbole, di

di

oppoil

Per esempio,

concetto predicabile sulle gioie terrene e


della parola ebraica tannini,
di

dolore, formato per

mezzo

cui

si

parlato di sopra, era di equivoco; quello sul cieco nato, d' ipotiposi;

quello sulle offese della lingua, di attribuiione.


gradite era quella di opposizione, o di antitesi.
I

Una

delle

forme

pii!i

predicatori di second' ordine trovavano concetti in abbondanza,


ai

ricorrendo

numerosi repertori
I predicatori di

che

di

continuo

si

stampavano e

ristampavano.

grado pi elevatosi facevano un dovere


i

d'inventarne sempre di nuovi, arzigogolando sulla Scrittura e

Santi

Padri e studiando
le

la

Catena Aurea e

la

Selva delle Allegorie.


di

E sovente

prediche non

si

limitavano all'esposizione

un

sol concetto,

ma

ne offrivano una
tutti

serie,

una corona, un fuoco

di fila,

che

s'

aggiravano
la
:

intorno ad un unico tema. Qual fortuna poi quando

natura

gli

avvenimenti porgevano

essi

l'

occasione del paragone

come
hanno

a Napoli, in una delle frequenti minacce del Vesuvio, nella quare-

sima del 1680,

in cui

scrive
le

un cronista

predicatori
il

avuto motivo salutifero per

anime, con ricordare che

Vesuvio
(')

predica con suoi muggiti per tenerci svegliati ad operar bene!

II.

vecchia questione tra

gli

storici

della letteratura italiana, se

il

nostro secentismo fosse prodotto o no dallo spagnolismo. .Ma ormai

appare chiaro che

la

questione non va messa propriamente cosi, ed

assai pi complessa. Si tratta, da

un

lato, di

esaminare quali con-

io Ved.

le

mie Ricerche Jspano-italiane, sene


in ispecie
:

l, in

Atti

i/ell'Acc.
<

Pontan., voi.

XXVIII. Vedi
alla

Influenza sullo stile,

Osservationi intorno

questione del Secentiimo

>.

IPREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


dizioni di
e
fatto

I I

disponessero
al

vari paesi

d'Europa nei

secoli

XVI
intel-

XVII

all'ammirazione e

culto di certe determinate

forme

lettuali

ed estetiche, che noi giudichiamo ora viziose: forme, che


poi,

ebbero

secondo
si

vari paesi, diffusione, durata

ed

effetti

vari.

Dall'altro lato,

tratta

d'indagare dove e tra quali circostanze prima


le

nacquero

le

singole forme, e quali furono

vicende

di

ciascuna

Non

c' ragione di supporre ch'esse sorgessero tutte presso un sol


il

popolo, ed unico fosse

focolare d'infezione; e che

non potessero

nascere alcune in un paese ed altre in un altro, od anche in pi


paesi in
sistenti.

modo

indipendente, e per genesi spontanea da germi preedi

Molte indagini
gli

particolari
in

ecco

il

programma che debdi

bono imporsi ora


E,

storici
il

questo

campo

studio.
di

volendo portare

mio piccolo contributo all'esecuzione


altra volta cercai di

questo programma,

come

metter in chiaro

l'in-

fluenza spagnuola in una certa fraseologia cortigiana del pieno cin-

quecento

('),

cos ora posso affermare che

il

primo

impulso

alla

formazione
dalla

dei concetti predicabili, descritti di sopra,

venne anch'esso

Spagna.
storia dell'oratoria sacra in Italia
f;i

Una buona
mancano
si

ancora difetto, e

perfino storie di essa pei singoli periodi. Pel secolo

XV

scritto

sparsamente su Bernardino da Siena, su Roberto da Lecce,

sul Savonarola (^l; pel secolo

XVI,

il

meglio ch'io conosca un


del Concilio di Trento

capitolo del Dejob nel suo saggio


sulle lettere e sulle arti il).

suW Infltienia
alla

L'indirizzo

predicazione nel secolo

XVI

fu dato specialmente dal piacentino Cornelio

Musso (15

1 1

1574),

( I )

Pei due primi ved.

Bacct, Le prediche volgari di


di
si.

S.
I,

Bernardino
Siena
,

in
,

Siena
pp.

nel i42y lin

Confcr, della commiss, senese

patria,

1895

77"'39)i F.
etetana,
(2)

TORRACA, Fra Roberto da


1884, pp.
injltcence

Lecce,

in

Studi di storia letteraria na-

Livorno, Vigo,

165-203.
Concile de

Ch.

Dejob, De
les

l'

du

Trente snr

la

littrature et les
il

beaux-arts chez
pitolo II,
(3)

peupes catkoliques, Paris, E. Thorin,

1884. Vedi

bel ca-

Effort polir lformer l'eloqiiencc de la chaire, pp.


nes.
cit.,

109-144.

FuiDORO, Giornali,

VII, 115.

12
detto
e
il

BENEDETTO CROCE
Bitoitto

perch fu per un trentennio vescovo


il

di

questa

citt,

dal

suo scolaro e perfezionatore


il

milanese Francesco Panigarola


Italia

(1548-1594),
lasci

divino Panigarola, che predic in


trattati

fuori e

anche importanti

dottrinali sulla sacra eloquenza. Bi-

sogna menzionare, accanto


ed
altri (').

a questi

due,

il

Seripando,

il

Fiamma,
con-

L'eloquenza del Musso era grave, nutrita


scritturali
Il

di cose,

testa di

testi

interpetrati

pianamente
il

di
vi

argomentaaggiunse
la

zioni filosofiche.

Panigarola

dice

Tesauro

perizia nelle rettoriche, la grazia e la leggiadria da cavaliere (

aveva
l'avve-

avuto, da giovane,

bollenti spiriti di

Padre Cristoforo
,

),

nenza

la

facilit
le

la

naturai facondia

la

dolcezza della lingua,

formando

sue prediche non

men

faticose,

ma

pi eulte, pi or-

dinate e soavi.

Ancora
i

ai

principi del Seicento, questo

predicare aveva

suoi rappresentanti nel Casteltcardo e

modo di nel Mon-

tolmo.
In questa predicazione, in complesso severa e scevra di giuochi
rettorici <2)

sopravvennero

elemento

rivoluzionario

concetti

predicabili.
Il

E sopravvennero, come dicevamo,


attestato dallo stesso

dalla Spagna.

fatto ci
in

Tesauro, che abbiamo scelto a


.\lcuni

guida

questa poco nota parte della nostra letteratura.

Ingegni spagnuoli

egli scrive

naturalmente arguti

(3'

e nelle sco-

lastiche dottrine perspicacissimi, trovarono, non gran tempo, questa

novella maniera d'insegnar dilettando e

dilettare insegnando, per

mezzo
dicabili,

di

questi argomenti ingeniosi, detti vulgarmente concetti preriflessioni

che con mirabili e nuove e metaforiche


i

sopra

la

Scrittura Sacra e

Santi Padri, abbassando le dottrine


le

difficili

alla

capacit degl'idioti, ed innalzando

basse e pi.ane

alla

sfera dei

(1)

Ved. TlRABOSCHl

Storia

della

leti,

ital.,

voi.

VII, L. Ili,

lap.

VI,

7-M(2) Il

Dejob mette per


e, pp. 129-131).
fama
di

in rilievo

qualche tcndcnia aWe fioriture

ni

Ciniga-

rola

(o.

(3) Sulla
il

arguzia degli spaginaoli,


.

e.

fr.

Ricerche fsf>imo-itaimir,

cit.,

L' ingcgDo degli Spagnuoli

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


,

X3
i

Dotti

guisa della
i

Manna
nobili e

e piacciono e
i

pascono ugualmente

piccoli e

grandi,

plebei.

Si potrebbe
si

domandare come mai

questi

giacchetti intellettuali

formassero in Ispagna, che pure aveva avuto nella seconda met


la

del Cinquecento

calda

e vigorosa predicazione di Fray Luis de

Leon
buona
fiorito

e di

Luis de Granada.

Ma

anche per

la

Spagna manca una

storia della sacra eloquenza.


di

Potrebbe darsi, che questo

modo

argomentare predicando fosse

stato preparato e suscitato

in Lspagna dalla letteratura poetica d'imitazione italiana; e in tal caso


la

pianta

che fu trasportata poi

in Italia,

sarebbe da considerarsi

come

un innesto
al

italiano sul tronco spagnuolo, che tornava in certo


di

modo

suo paese

origine. L'influenza della poesia cortigiana stata


il

asserita

per ci che riguarda


il

pi famoso oratore sacro spagnuolo

della

nuova scuola,

P.

Hortensio Paravicino (1580- 1633), che

per circa un ventennio fu predicatore di corte dei re Filippo III e


Filippo IV.
in
Italia,
ai

Ma

a noi basti

qui di colpire al passaggio, dalla Spagna

principi del Seicento, la

nuova forma

di

predicazione,

senza

risalir

per ora

alla
,

sua preistoria.

Anche

in

questo fatto
lo

come
il

in

generale in

tutti

gli

altri

che

riguardano

spagnolismo e

seicentismo italiano, Napoli

ebbe
il

una parte importante e dominante.

Le novelle merci

scrive

Tesauro

per cagion

dell'

Hispano commercio per


a

terra e mare, di
Italia,

col primieramente sbarcarono

Napoli; onde in
Concetti

che non

ancor

le

conoscea, fur chiamate

Napoletani: e

tosto trole offi-

varon spaccio apresso a molti, che copiosamente ne fornirono


cine delle lor prediche.

N
narra

la

via di Napoli
si

fu

la

sola. Gi,\ nel secolo

XVI
da

predicator,

spagnuoli

facevano sentire in varie parti d'Italia:


valentissimo,

il

Panigarola
sentito a

l'aneddoto di uno di questi,

lui

Roma, che predicando

italianamente a suo parere, e volendo esporre

quella voce calceamentiini in volgare, perch in ispagnuolo di genere

maschio

il

:(apato,

egli nel

suo italiano diceva


la canta,

lo al

scarpo; e perch
paralitico

femminile in quel linguaggio

egli

faceva

14
comand:ire dal Signore che dovesse levare
puritadi di lingua
tina
(') .
,

BENEDETTO CKOCK
la

sua

letta

di

queste

seicento
il

ne formava

il

buon padre ogni mated


ascetici
italiane.

Si

aggiunga
si

vivo commercio

di libri teologici

spagnuoli, di cui
I

hanno moltissime traduzioni ed edizioni


o spagnuoli, trovarono
il

concetti napoletani,

lieta

accoglienza. Al
di

che contribuirono parecchie cause. Si sentiva


di

bisogno

un modo

predicazione

meno

difficile

ed astruso

di

quello classico del Cin-

quecento. La severit del quale produceva


delle prediche buffonesche
scurrili.
,

come reazione

1"

abuso

con rappresentazioni mimiche e motti


offriva

Ora

il

modo spagnuolo

un compromesso, che semgl'intelletti,

brava decoroso. Se anche non istruiva


ficazione,

giovava all'edicol

ch'era

il

fine

da raggiungere;

poich ripetiamo

Tesauro
lastica;

molto

differente la Rettorica persuasione dalla


il

Sco-

questa, essendo specolativa, inferisce

vero da vere ed in-

trinseche ragioni;

ma

quella essendo pratica e morale, servirassi di

figurate ed ingeniose ed estrinseche ragioni, etiandio cavillose ed

apparenti, fondate in metafore, in apologi, in curiose erudizioni, e


trarr frutto dai fiori .
e
il

La parola

di

Dio ora

cibo ora bevanda;

Tesauro riponeva concetti

predicabili nella seconda categoria,

tra le bibite!

D'altra parte,

predicatori, che con Io stile antico pi

sudavano
, col

predicando che se havesser corso per poste un giorno intero

nuovo faticavano
ne potevano
far

assai

meno. Con una nuove


!

sola predica del Bitonto se


eh' era tra
i

ben

dieci delle

Il

Montolmo,
anch' egli
proposito,

buoni

seguaci della scuola del Bitonto,

mut
tal

stile; e

discorrendo
ch'egli

un giorno, appunto colTesauro, su


havea grandi obbligationi
a'

gli disse:
i

Predicatori Napoletani,

quali gli

haveano

insegnato a predicare con maggior

diletto del Popolo, senza sudare!

La Spagna, come introdusse

il

genere, cosi continu ad esser

la

(i) Il Predicatore

di

FRANCESCO Panigaroi.a

minore osserv.inte
;.

vescovo

d'Asti...

Venezia, 1609, nelle Questione sulla Fai'ella, p.

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


di libri di

l5

grande tornitrice
Il

asimtjs, disciirsos, concef^tos predicabesi').

fabricarli di proprio
il

Marte hoggidi non


tanti

troppo necessario

scrive

Tesauro

essendone pieni

volumi spagnuoli,
di

ciie

sopra qualunque tema predicabile, bastn ricorrere agl'Indici


libri

quei

per trovarne

infiniti:

ma

nudi

secchi,

da vestirsi ed impindi

guarsi con ingegno Italiano.

L'Antonio d l'elenco

una qua-

rantina di trattati spagnuoli dell'arte del predicare, e di altrettante


raccolte di esemp e concetti; fra le quali ricorder
couceptuiiin
il

Proinptuariiiii
le

(1604)

di

Rafael Sarmiento,

Ccmceptos predicables e
la

Miscelaneas predicables (161 1-2) di Melchiorre Fuster,

Silva Coin-

parationiim (161 1) del Gonzales de Critana, V Apparatiis concionatorum

(16 14)
entre

di

Francisco Labata
di

Cmccptos extravagantes
i

qiie se

ofreceii

ano (16 19)

Tomas Ramon,
(1663)

Conceptjs preiicabiles politicos


di

y nwrales
I

diferentes asiintos

Francisco de

Hontiveros.
Il

predicatori italiani formati a tale scuola sono legione.


gli

Tira-

boschi ricorda, tra

altri,

il

domenicano

fra

Niccol

Riccardi,

genovese

di

patria,

che fu allevato in Ispagna ed era grandemente


III,

stimato da re Filippo
fra di
si

e predic

anche

Roma;

il

cappuccino

Girolamo da Narni, predicatore

del Palazzo Apostolico ai


(^.

tempi

Urbano VIII;

il

gesuita

P. Luigi Giuglris;

Del Riccardi

racconta che, per mostrarsi ingegnoso, solesse cominciar col prodi

nunziare proposizioni che avevano alcunch

eretico; e poi veniva

riducendo
fra

al

senso cattolico

le ai

sue espressioni

(3). Il

Tesauro nomina
il

quelli

che predicavano

suoi tempi in Torino

Zachia,

il

C.a-

(i)

Ya

est.iba

el

mundo

.Ttestado
,

de Ubros de
,

cotKiptos

predicables, asl en

Portugus come en Castellano


Frances
nuina y
Hist. de
(2)
,

en

It.-iliano

en

Latin v aun

haba algunos en
la

que tenian desterrada de


literal

los

pulpitos la elocuencia verdadera y

ge,

explicacion

aplicacion

de

l.x

Sagrada

Escritura .

(P.

ISL.\

fray Gerundio).

Ved. Quaresimale del padre Luigi

Giuglaris

della

Compagnia

di

Ges,

in

Milano, appresso Lodovico Monza,


(3)

MDCLXIX.
ITI,

Cfr.

TiRABOSCHi,

voi

VIK, L.

Cap. V, ^ 9-12.

l6
rafa(i),
il

BENEDETTO CROCE
Lepore,
fioriti

giardini di

Argutezze e
il

di

Concetti

Celebri pei loro eccessi metaforici furono anche


il

P.

Caminata

P.

Emanuele Orchi da
dei critici

Como

(-).

Le voci

non mancavano. Lo

stesso

Tesauro

con quest'ultimo imprestito, prenderemo commiato

dal quale, esclamava che


metafore
si

finalmente

il

troppo

troppo , e notava che


, e

le

vogliono adoprare per confetti non per vivande che

biasimava coloro
tai

tessono tutta
Il

la

predica quasi un'incannata di ciambelle di


1'

concetti infilzate .
col

gesuita Padre Casalicchio, nel suo libro


predicatori che,

Ulile^

Dolce

(3)

descrive satiricamente quei

dovendo
formare

discorrere

a.\\'

uikoTio deh brevit della vita,


di

in luogo

di

un discorso pieno
cosi breve
la vita

sodezza ed
la

in

luogo

di

persuadere ch'essendo
in esercizi di
,

nostra, tutta
,

dobbiamo spendere
si

virt e di

perfezione

eglino

che

stimano

li

gran dicitori

si

pongono

di a

proposito a
dire

farci la

descrizione del

flore.

sapete

come
noi
?

incomincia

quel fiimoso

predicatore?:

Signori,

se
fiore

parliamo della nostra fanciullezza, che altro

ella

che un
si

e
al

come no, mentre che

il

fiore, etc.
il

La

fanciullezza

paragona
e

Narciso, e con ragione, mentre


descrizione del Narciso.

Narciso, signori...;

qui la
la

Che se
Iride, chi

poi, signori, la
sia

giovent nostra

vogliamo paragonare

all'

che

si

ci

voglia con ragione


e qui
fa

opporre? Mentre, se noi sapete,


descrizione dell'Arco Celeste....

egH l'Arco Celeste;

la

. .\nclie la

Chiesa non risparmiava

(i)

Il

napoletano

Tommaso

Carafa, domeoicano, del quale

si

ha un

liliro di

Dtetc,

scrizton vagkissmt:.

Ghirlanda di varie descrizioni cavate


1636.

delle site prediche^

Napoli, per Gio.


(2)

Dom. Montanaro,
il

Sull'Orchi, ved.

Setiembbini,

Lez. di letteratura,
la

II,

376:

Nella

prima predica comincia dal pavone e ve ne descrive

coda, poi parla del

pomo,
di

indi del giuoco del pallone, delle erbette del prato, della scienza di

Tolomeo,

Ticho Brahe
somiglia
al

del Fracastoro

salta

ad Ercole, ad Alessandro,

al

Bucefalo che
la

pergamo.
>.

dopo

tutta questa roba vi di

un avvertimeato per

sa-

lute dell'
(3)

anima

Pubblicato nella seconda meti del Seicento,


I,

ma

io

ne ho a

mano un'

edi-

zione di Venezia, 1741. Cfr. Cent.

Decade

I,

Arg. VI.

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


suoi avvertimenti, specie nella seconda
nel

met

del secolo
li

un cro-

nista nota
tutti.

1680: Quest'anno
,

in
il

Napoli

Predicatori sono

Evangelici e Morali

conforme

precetto del

Sommo Pondel secolo. Il

tefice

vivente

(').

La mala abitudine and cessando


Segneri, che
fu
tra
i

in

Italia sul

finir

riformatori

della

sacra eloquenza, nelle sue


e allo stile fio-

prime prediche aveva anch'


rito.
altri

egli inclinato ai concetti


resti

Se ne liber poi, bench


vizi del

ancora intinto

di parecchi degli

tempo.
III.

concetti predicabili

sono un secentismo
e semplice,
,

del contenuto

se anche fossero
di

svolti in

forma piana
vi:(^io

non per questo cesserebbero


quelli cui
si

rap-

presentare un
centismo.

intellettuale

di

dato

il

nome

di se-

Ma

non erano
la

il

solo

vi:(io

del contenuto (ve

n'erano

altri,

come

ad esempio

pompa

dell'erudizione); e l'accoppiamento dei vizi


estetici

del contenuto con quelli propriamente


se

ossia

della

forma,
fre-

non logicamente necessario,


si

era

di

fatto

frequentissimo;

quenza che
intellettuali

spiega per

la

comune

radice psicologica di quei vizi

ed estetici: l'amore dell'ingegnosit.

Che

predic3tori

del seicento fossero,

anche per

la

forma, in alto grado viziosi, non

occorre dirlo. Basti qui ricordare che parecchi degli esempi tradizionali
Il

di

metafore strampalate sono dati da aneddoti


critica
il

di predicatori.

Padre Casalicchio ne

parlar culto e

il

parlar dotto, l'abuso

delle metafore, le parole stravaganti

e ricercate, le
il

continue circon-

locuzioni (onde
Apelle san

si

chiamava

Scettro penitente

re David, Evangelista
la

Luca, Y Aquila Africana sant'Agostino,

Porpora di

Bettelenime san Girolamo), e simili.

Mi pare

poi opportuno richiamar nel

r attenzione sul significato che aveva assunto,

linguaggio del

tempo,

la

parola esagerare (0, pi di frequente, esaggerare, con due g).

(I)

FuiooRo,

Giornali,

nis.

rit.,

VII,

115.

l8

BENEDETTO CROCE
si

Qui

pu

esaggerare,

y>

dice

una didascalia
al

del Tesauro, nell'esi

sposizione della trama di una predica,


lare

punto in cui
in

deve par-

dell'agonia di Cristo

(').

I predicatori

quest'anno esagerano
contro
il

con esempi e con vive ragioni


contro
la

di Scrittura

lusso,

mancata

giustizia,

etc: sono frasi che ricorrono con


(2).

fre-

quenza nelle cronache del tempo


finito

Esagerare

insomma, aveva

per significare
e

parlar con for^a


seicentistici

Contenuto
solo
al
al

forma

erano entrambi ben

accetti,

non

pubblico dotto delle accademie ed elegante delle corti,

ma

popolo, alle turbe: quei predicatori concettisti e metaforeggianti

furono largamente popolari.


Il

contrasto che

si

pone

di solito tra

la

raffinatezza

morbosa

delle

classi colte e la semplicit


Il

del

popolo, soffre parecchie restrizioni.

fatto

che

paragoni bizzarri colpiscono l'attenzione dell'ignoartificiosi


,

rante,

gli

svolgimenti

soddisfano

la

sua intelligenza,

giuochi

di

parole la seducono

la

materializzazione delle idee nelle

continuate ed esagerate metafore d a quelle una corpulenza ed una


tangibilit che
si

scambiano non

di

rado con l'evidenza. Di


e
i

tale

fenomeno sono prova luminosa


che ebbero fortuna anche
sugli nelle tradizioni e
in

gli aiUos

drammi

sacri

spagnuoli,

Italia, e

di

cui

vivono

parecclii

rima-

costumanze popolari.
ha nei
predicatori burleschi del Seicento,

Ed

un' altra prova


tra
i

si

che non sono

meno

lussureggianti di concetti e di
certo

m etafore.

La predicazione burlesca non


colo

un

fatto
ai

particolare del se-

XVII
XVII

ha

origini assai antiche, e

Dante

suoi tempi la boll

con una delle sue


colo

ferrate terzine {Farad.,

XXIX,

115-7); nel se-

prese per anch' essa un color di moda.


la figura

Tutti ricordano

del
di

Cappuccino, che Federico Schiller


,

introduco nel suo

Campo

Walknstein

in

mezzo

ai

soldati

che

giocano, rissano, bevono, donneggiano e bestemmiano. Qual fiume


(1)

Vedi

il

Trattato di concetti fredicabiU, dove

si

discorse della Seconda specit

dei concetti, etc.


(2)

FUIDORO, Giornali, ms.

cit.,

I,

j8o e passim.

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


paragoni, di metafore e di equivoci verbali
i

I9

di

non

gli
11

esce di bocca!

Egli inveisce contro

soldati

che

si

curano pi

in

den Knig ah
pi den
dello

den Krieg (pi del boccale che della guerra), che

amano
,

Oxen ah den Oxenstirn (pi


statista svedese,

il

bue, che V Oxeiistierna

nome

che in tedesco significava fronte di bue), e descrive

lo

stato miserevole de'la

Germania

e del

Romano Impero

....

t/as

rmtsche Reich

das

Gott

erbariti

Solite jetjt heissen rmisch

Arm;

Der Rheinstrom

ist

worden zu einem Peinstrom,

Die KlSster sind ausgenommene Nester,


Die Bisthmer sind verwandelt
Die
Abtet'en
in

IViistthuiiur,

und

die Stifter

Sind nun Ranbteien und Diebeslfter

Und

alle

die gesegneten deutschen


in

Lnder

Sind verkehrt worden

Elender

N
e,

gli

basta; e

non risparmia

suoi detti mordaci


il

al

Wallenstein

minacciato dai soldati che sentono offeso


al

loro capo, ritirandosi

innanzi

tumulto, avventa

gli

ultimi strali della sua eloquenza:

So
So

ein hochniiithiger ein Siinden valer

Nebucadnezar,

und muftger Ketzer,


WallensUn
;

Lasst sch nennt'n den

Ja

freilich

ist

et

uns alien ein Stein

Des Anslosses und Aergernisses,

Und

so lang der Kaiser diesen Friedeland

Lasst walten, so wird nicht Fried in Land!

noto, che lo Schiller

s'ispir

per questo Cappuccino ad

un

personaggio storico, celebre predicatore, scrittore ascetico popolare,


satirico possente della
di

seconda met del secolo XVII: ad


,

Abramo

Santa Clara (1644- 1709)

agostiniano scalzo e predicatore di


di

corte a
cosi
:

Vienna

(').

Tra

le

opere
le

costui ve ne ha
assetate

una, intitolata

Cantina ben fornita

in cui

anime

possono ristorarsi con

BENEDETTO CROCE
bemdi:(ione.
(2).

una divina

Mi pare evidente

l'

influsso

spagnuolo e

ita-

liano sul suo stile

Ci che per
certo

la

Germania

fu

Abramo

di

Santa Clara furono in

modo

per

la

Francia della prima met del secolo

XVII

l'altro

agostiniano Pre Andr(i637),

che merit un'allusione


seconda met,
il

del Boileau

ncWArt potique

e per l'Italia, nella

domenicano
leggenda

Padre Fontanarosa. SuU' uno

e suU' altro sorta


(il

una

ricca

popolare, non priva di aneddoti lubrici

Fontanarosa ha dato luogo


si

finanche ad una novella del Casti!);


tratta

ma

pu

esser sicuri

che
i

si

appunto

di

una leggenda
si

essendo

facile verificare

che

medesi

simi aneddoti che

raccontano

in Italia pel
(3).

Padre Fontanarosa,

raccontano in Francia pel Pre Andr


stro,

Il

Fontanarosa era nodi

meridionale:

si

chiamava Michele Avisati,

Fontanarosa

paesello della provincia di Avellino

come
d'Italia

dice
(4).

un

e predicatore famosissimo contemporaneo cavalc primi

tutti

pulpiti

Cavalc anche quelH di Napoli, avendo tra l'altre volte

predicato

la

quaresima del 1664 nella chiesa


posta proprio dove ora
S.
il

di

Santo Spirito di

Palazzo (

ch'era
a

Gainbrinns

'),

e nel
di

novembre 1670

Domenico Maggiore per


SCHEREK

la beatificazione

(1) Si

cfr.

ci che scrive di lui lo

Gesch. der deutsehen Litteralur

Berlino,

1885, pp.
il

338-9. Si pu vedere nella Deutsche

Litteralur^eschichU del
1'.

KoENiG
Clara,
Coesa.
(j) Si

suo ritratto, con l'iscrizione: Admodutn reverendus

Abraham a
et

S.

/''.

F. eremitarum discal. S. P. Augusiini

Definitor

Prov.

Coneion.

cfr.

A. Farinelli

Spanien loid die spanische Litteratur im Lichte der


Berlino,
il

deutscheti Kritik
(3)

und

Poesie,

1892, pp 56-7.

Ved. pel Pre Andr


Bossuet,
a'*

libro di P.

Jacquinet, Des prdicateurs du

XVII

siicle Oliarti

edii.,

Paris, 1885, pp.

300- 311;

e per la leggenda del

FoDtanaroi^a,
(4)
I1

R. Giovagnoli, Leggende romane, Roma, Ferino, 1887,


C//o<-<:A.-(r fr/VtcA*,

pp. 90-144.

V.

Car AVELLI,

Firenze, Loescher,

1889, Pp. I43-'57


di S.

Caravelli parla a p. 152 di un busto esistente nel


il

Museo
,

Martino e

ri-

traente

Fontanarosa

ina
:

un errore, ora ricorretto

giacche quel busto ritrae


tiobiliss., voi.

invece
p.

il

Padre

Rocco

cfr.

De la

Ville,

in

Aapoli

VI

(1897),

87.

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO

Alberto

Magno

(0.

Trovo anche die

nel gennaio del


la

1666 quindici

banditi assaltarono e saccheggiarono


in

casa di alcuni suoi parenti


vi ac-

Fontanarosa, e

il

padre,
si

ch'era forte ed animoso ,


ai

corse con altre persone,

oppose

banditi
lui

gli

furono

sparate

contro
sero

sei

archibugiate che
dei suoi
(2).

non colsero

per miracolo,

ma

ucci-

uno

Ed

eccolo, per

una volta almeno,

in contatto

con banditi, com' spesso presentato negli aneddoti popolari.

Tra

codici della nostra Biblioteca Nazionale vi


(3)

anche un Qua-

dragesimale del P. M.ro Fontanarosa,


stile

eh'

dei

curiosi modelli di

secentistico.

Comprendo

trentacinque prediche, che cominciano


:

ciascuna con un lungo e bizzarro paragone


tra
i

la

prima, col paragone


e

re

Magi che recano

al

bambino oro, incenso

mirra, ed
;

il

predicatore che viene a Napoli con presente

e tributo di cenere

altre,
,

con paragoni

tra

una nave
l'

la

Vergine: pomposa nave

spalil

mata
di

e bella,

a solcare
1'

infinitanza del

mare
la
la

delle grazie,

nave

cui

arsenale fu
le

utero di Anna, fabbro


;

Divina Provvidenza,
Chiesa, scacchiera
et

sarti

virt, etc.

tra

una scacchiera e

ove impera un Re Monarcha, Cristo, rex regnin


nantiiim, schierato esercito di rocchi, alfieri

domimi s domisono
li

e cavalli
la

diversi

gradi et ordini della Chiesa

tra

il

suo cane e

Carit, del qual

cane descrive opre mirabili, giacch

qualhora officioso servo mi

siegue, e se per caso vien ferito, egli, fatto chirurgo amante, col
tasto della lingua palpa
e lambisce
la

piaga

col

balsamo

della

(i)

Giornali del Fuidoro, ms.

cit.,
:

II,
e

9,

III,

126.
fatto

(2)

Id., II, 166. Il diarista soggiunge


si

Di questo
anche
li

uno dell'Auditori della

Provincia pigli l'informatione e


stro
(//

pigli

denari del suo accesso dal

Mae,

P. Maestro Fontanarosa)^ eh' accudisce


tieni
titolati

al

Vicer
il

non

trova giustizia
il

perch ogni bandito


e
li

per protettori, ed
la
il

Vicer stima
al

Baronaggio

nobili

con troppo clemenza,


;

quale anche offende

Governo

delle perfette

Republiche
tiva
(3)

per lo che

si

sdegna

pubblico quando

la

giustizia

non

distribu

communemente

a tutti . 59, di ce.


dal

Ms. segn. Vili. AA.

235, proveniente dal Convento di S. Do-

menico Maggiore. Fu

gi indicato

compianto Caravellt,

1.

e.

22
saliva r

BENEDETTO CROCE
unge
e la risana .

darne un saggio un

po' pi lungo

recher quasi per intero l'introduzione della Pred. XIII, sul testo:

Ego vado

et

qnaeretis

me

et

in peccato

vestro

morieniitii

Ambisce
sca,

talvolta l'ingegnoso
il

Ragno

di traaguggiarsi

l'immonda e puzzolente Motrahe dal ventre


li

n potendo impennarsi
bava, tesse con

tergo a gioiigere a chi per l'aria vola

la viscosa

la

brancuta conocchia

1'

artificiose fila, intorce

stami, e

spande
si

la tela

opnre
si

la rete

in aria; hor s'avanza, hor s'arretra, hor s'inalza, hor

sbassa, hor
lato,

profonda nella terra,

hor

si

libra nel cielo,


fa

hor

se distorce in

un
l'

bora

si

conduce
nell'

in

un altro, bora

si

Astrologo con

l'osservare Del-

Oriente,

hora

Occidente, bora diventa Matematico tirando circonferenze e


a misuiai
la le
fila

punti, hor

Geometra ch'usctnde
et
la

in
la

terra;

mentre spande
la

l'or-

dita
la

tela,

impriggiona nella sua rete


succhia,
la

mosca,

punge,

ferisce,

1'

uccide,

sbrana,

divora.

Ma, ob che Ragno abominevole


la

venenoso

l'Empio, che, dal ventre della colpa vomitando


intesse
le
fila,

puzzolente bava della malitia,


le

intorce le funi, funes peccatorutn circumplexi sunt me, spande


,

reti dell' iniquit

cadet in retiaculo eius peccato/-

hor

l'alza nel

cielo della su-

perbia, hor

si

profonda nel centro della sensualit, gira a torno, va a caccia delle


impii ambulanl\

mosche della

vanit, in circuitu

ma

in

fine

ivi se

ne

muore, dis-

seccalo dal vento, ove depredando cerca conservarsi in vita, tabescere fecisti sicut
af'otieam cius: ego vado et quaeretis
il

me

et

in peccato vestro moritmini. Ugo,


et

reco ecco
i

Signor ofTeso, vado, ecco l'abbandonamento, quaeretis

non

invcnietts,

capogiri del

Ragno,
da
lui.

et in
. .

peccato vestro moriemini, ecco la morte nella

medesima

rete intessuta

Sbalordito egli

.stesso dei

suoi paragoni,
tropi
1

non

sa astenersi dall' esclamar


!

di volta in volta:

Oh, che

oh, che figure


!

oh, che misteri

profondi

oh

che sacramenti nascosti

ovvero

Oh, che

figure

oh, che tropi! oh, che metafore! oh, che enigmi! oh, che paradossi
!

oh, che traslati

Son anche degne


,

di

nota

le

espressioni con
fioritissiinamia

le quali si
udieii:(a,

rivolge alla sua udienza


e

chiamandola ora

ora uobiissiino

fioritissimo litlerario di

Minerva, ora nobi!

lissima ecco (eco) di virinosi,


A.

ora fioritissimo incontro d' Heroi


si

lui

come

al

Pre Andre
s.

attribuisce
al

di

aver

paragonato

dottori della chiesa latina,


s.

Agostino

re di cuori per la sua Carit,


siile

Girolamo

al re di

picche a cagion del

suo

mordace,

s.

.\mbrogio

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


per
la

23
al

al re di fiori

sua fiorita eloquenza, e


prosaica.

s.

Gregorio

re di
;

quadri

per

la

sua

semplicit

La cosa non

sar vera

ma

il

Fontanarosa,

come

si

vede

dai saggi

delle sue prediche autentiche,

ne era ben capace.

IV.

Contro

il

cattivo gusto nelle prediche reagi


le

prima

la

Francia, che

aveva avuto anch'essa


sue
poiites
i

sue raccolte di

conccptiois thologigues e e
i

venute d'Italia (",

ma

ch'ebbe presto! Bossuet,


l'

Bourda-

loue,

Massillon. Segui un po' pi tardi

Italia,

che nella seconda met

del secolo

XVII ebbe

il

Segneri, e nella prima met del seguente,


tardi
di

Girolamo Tornielli. Ma, pi

tutte, la

Spagna, dove

il

male

era inveterato; e per curarlo, occorsero rimedi estremi.


gli

Non

bastando

ammonimenti

gravi dei precettisti,


gesuita, al
del

sembr necessario,

sulla

met
Isla,

del secolo
di

XVIII, ad un
all'

Padre Jos Francisco de


Il

dar di piglio
il

arme

ridicolo.

P.
il

Isla

ricord

che con

queir arme

gran Cervantes aveva hberato


e,

suo paese dal morbo

dei libri di cavalleria;

imitando

il

Cervantes, scrisse un romanzo

satirico sui predicatori spagnuoli, col titolo: Historia dei

famoso pre-

dicador Fray Gerundio de Campa:(as, alias Zotes.


Il

libro fece gran


(2
).

rumore: ne nacquero
fu pubblicato

scandali, polemiche, proi-

bizioni

Il

primo volume ne

aUa

line di febbraio

1758

(1)

Jadis de nos auteurs les pointes igDores

Furent de

l'

Italie

en nos vers attires.

La

prose

la re^ut

aussi bien

que

les

vers

L' avocai au palais en hrissa son


Et
le docteiir

style,

en chaire en sema

l'

Evangile

BoiLEAU, Art

potigue, eh.

I.

(2)

Vedi Coleccion
qte

de

varios escritos

critcos,

polemicos

satiricos en

prosa

en verso^

se dieron la esiantpa a eorreron nianuscritos con motivo de la

24
il

BENEDETTO CROCE
la

secondo, dopo molte traversie, sembra che fosse stampato per


circa
il

prima volta

1770. Voglio

dire

qui, giacch se ne porge

l'occasione, ch'esso dest grande entusiasmo nel

marchese Bernardo
al

Tanucci;

il

quale, scrivendo da Napoli

il

4 aprile 1758

Principe
del-

di Jaci, lo

paragonava

al

Don

Onijote, dicendo che l'impresa


i

l'autore era pi ardita, perch se

cavalieri

erranti potevano esser

messi in ridicolo senza timore

dell'

Inquisizione,

non

era

il

rnedeal

simo
di

coi predicatori

e,

sulla fine dello stesso


la

mese, scriveva

Duca

Montalegre, informandolo che


diletto, e

Regina

di

Napoli lo leggeva con


spagnuoli fosse uscito

molto

meravigliandosi

che dai

frati

un

libro cos grazioso contro

predicatori ().

Non
difetti

qui
Isla,

il

luogo

di

fermarsi sul valore letterario del libro del


scritte,

Padre de
di

che ha pagine deliziosamente


di

ma

anche gravi

composizione,

proporzione, di sobriet, ed ben giudi

cato dal

Menendez y Pelayo
storico, esso ci

algo mazorral y frailuno

('-).

Come

documento

presenta una copiosa e bizzarra raccolta


si

dei deliri dei predicatori secentisti, la cui razza


in Ispagna,
le

propagava ancora
in

nel secolo

XVIII. Vi

si

trovano

descritti

caricatura

scuole di grammatica, di rettorica, di filosofia, in cui quei predisi

catori

formavano
;

gli usi letterari

come

le

dedicatorie e
le

titoli

allegorici dei libri

le

formule per

le

prediche secondo

varie occa-

sioni (per la settimana santa, per funerali, per elezione di vescovo, etc.)
l'arte di

fornirsi
il

delle
di

citazioni latine da intarsiarne

le

prediche

non che

modo

cavar

dal

tema

las

circumstancias (che sono


di stile,
le cir-

le circustanie

del nostro Tesauro); e gli espedienti

Historia de

Fray Gerundio, pubbl.


Espan., T. XV),
P.
le

nelle

Obras escogidos

del

Padre de
nn

Isi.a

(Bibl. de Autor.

pp. 257-402. Son dolente di non aver potuto

vedere
sUcie,
( I )

il

libro

di

Gaudead, Les prichcurs burUsques


P.
Isla,

ot Espagne

XVIU

Elude sur

Paris,

1891

Questi estratti della Corrispondenza del Tanucci


di

che

si

conserva negli ar-

chivi

Simancas e

di

Alcal de Henarcs

sono
Tomo

pubblicati da D.
I,

Manuel Danpp. 414-17.

VILA y CALLAJ30, Heinodo de Carlos IH,


(2) Nella Historia

1892,

I,

308, 363.
I,

de las idias esllicas en Espana,

Tomo

III, voi.

PREDICATORI ITALIANI DEL SEICENTO


destar
,

25
Il

conlocuzioni, le furberie per


tore del

l'attenzione.
il

Padre Predica-

convento
ed

Fray
,

Blas

che

giovane Gerundio ha per


teoria
di
:

modello

oracolo

professa la

seguente

Il

fine

che

deve prefggersi ogni oratore, cristiano o no,


torio
dotti
,

piacere all'udidella

dar gusto a tutti ed

entrare

nelle
,

grazie

gente

ai

con

r abbondanza
la

della dottrina

con

la

moltitudine delle
;

citazioni,

con
le

variet e

con

la sceltezza dell'

erudizione
;

ai

pru-

denti,

con

arguzie, coi giuochi e con gli equivoci


al

ai raffinati,

con

io stile

pomposo, elevato ed altisonante;


coi
fatterelli,

volgo, con

la

popolarit,
detti

coi proverbi,

incastrati
la

con opportunit e
la

con

grazia;
la

e,

in

fine, a

tutti
.

con
i

presenza, con

disinvoltura, con

voce e coi gesti


1'

Tutti

mezzi erano per ci buoni. Cos Fray

Blas, per attirar

attenzione dell' uditorio, predicando un giorno sul


,

mistero della
e

Trinit
;

cominci

Nef;o che Dio sia tino in essenza


ascoltatori
egli
li

trino in persona

e si

ferm un poco. Gli

cominciarono

a guardarsi, scandalizzati

od

incerti, e
il

quando

vide presi all'amo,


il

prosegui
il

Cos dice l'Ebionista,

Marcionista, l'Ariano,

Manicheo,

Socciniano ;
.

ma

io

prover

il

loro errore con la Scrittura, coi Concili e coi

Pa^ri
di

Qualche cosa

di simile

doveva

fare

come abbiamo detto


Non

sopra

quel
:

fra

Niccol Riccardi, celebre predicatore italiano del


il

secolo

XVII,

di cui ci parla

Tiraboschi.
!

Un'altra volta Fray Blas


ridendo l'uditorio:

cominci
e'

Alla salute vostra, signori

e,

da ridere

egli prosegui

e
s'

alla salute vostra,

mia

e di tutti,
:

discese dal cielo

Ges Cristo
et

incarn nelle

viscere di Maria
ccelis

Propter

tios

homines
.

propter nostram

salutem descendit de

et

incarnatus est

Il

discepolo, Fray Gerundio,

non

solo

degno del

maestro,

ma

lo supera.
il

curioso notare che


in

P. de Isla, quando, cacciato

con gU

altri

gesuiti, ripar
liani

Italia (i),

essendosi quivi accese tra

letterati ita-

e spagnuoli le note polemiche sulla provenienza

del

cattivo

(l)

Prese stanza

in

Bologna, dove mori

il

1781

26
gusto dalla Spagna in
Italia, si

BENEDETTO CROCE
schier tra
i

difensori della purezza

del gusto spagnuolo e della sua innocenza nel secentismo italiano ().

Eppure nessuno pi efficacemente

di

lui

aveva messo in mostra

le

storture e le bruttezze seicentistiche di un importante

ramo

della

letteratura spagnuola, la quale ebbe, per questo rispetto, sulla nostra,

apertissima influenza.

Benedetto Croce.

(i)

Vedi

la

prefaz. di P.

F.

Monlau,

alla

cit.

ediz.

delle

Obras eicogtdas

p.

XIU.

Cj-C^

University of Toronto

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LOWE-MARTIN

CO. umited