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TRIMESTRALE SUI DIRITTI UMANI DI AMNESTY INTERNATIONAL

N. 4 - OTTOBRE 2013

editoriale

LEGENDA
GUaRda la PHOTOgalleRY
Cara amica, caro amico, mentre scrivevo leditoriale sulle oltre 100.000 vittime del conflitto interno siriano di cui parleremo in questo numero del trimestrale, a poca distanza dalla costa di Lampedusa annegavano centinaia di persone in fuga da altri conflitti. Conflitti, come quello dellEritrea, tra un regime dispotico e il suo popolo che cerca disperatamente di evadere da uno stato-prigione e trova la morte a due passi dalla libert. Mentre il mar Mediterraneo, il cui fondale diventato una fossa comune, inghiottiva famiglie intere, i superstiti di unimbarcazione andata a fuoco per attirare lattenzione dei soccorsi venivano portati sul molo di Lampedusa, lingresso sud dellEuropa. Europa stata forse la parola pi pronunciata nelle ore successive a quella strage. Usata a proposito, per ricordare che lUnione europea, in questi anni, ha promosso politiche e adottato prassi che hanno favorito violazioni dei diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Abusata e invocata come un alibi da parte di chi non ha perso occasione per dire che il problema europeo.

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La realt che Lampedusa tanto Europa, quanto Italia, anche se i suoi abitanti, non a torto, si sentono abbandonati dalluna e dallaltra. E allItalia, alle istituzioni italiane abbiamo rivolto, subito dopo quelle centinaia di morti, alcune domande: dove eravate quando Amnesty International denunciava lintroduzione di leggi che violano i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati? Dove eravate quando chiedevamo che si desse la massima priorit ai soccorsi e allaccoglienza anzich al respingimento? Perch governi di ogni colore politico hanno promosso, approvato e poi rinnovato accordi con le autorit libiche, vecchie o nuove ma in ogni caso inaffidabili, destinati unicamente al contrasto dellimmigrazione? Sono domande legittime, doverose, che meritano risposte puntuali e uninversione di tendenza che garantisca i diritti umani a chi fugge dalla guerra e dalla persecuzione. Altrimenti, la commozione e il cordoglio per la morte di cos tante persone quando la salvezza a portata di mano suoneranno ipocrite e auto assolutorie.

LA BACHECA

In occAsione Dei 50 Anni DALLinDiMenticABiLe DiscoRso I HAVe A DReAM che MARtin LUtheR KinG tenne iL 28 AGosto 1963 A concLUsione Di UnA MARciA sUi DiRitti ciViLi A WAshinGton, Vi ABBiAMo chiesto sULLe nostRe PAGine FAceBook e TwitteR QUALi sono i VostRi soGni
Uomini che prima di dichiarare guerra si ricordino che la guerra fa vittime e fra queste ci sono bambini. #IHaveADream #Syria @licia #IHaveADream Un mondo in cui ognuno possa vivere liberamente con la persona che ama. @Lorenzo_C_K Il rispetto della dignit delluomo, della sua libert, del giusto salario, dellassistenza nel bisogno economico e sanitario. Giovanni S. Il mio sogno lo stesso del reverendo King, lui dal cielo e io da qui stiamo ancora aspettando che veramente il mondo sia fatto di fratelli e sorelle che si amino senza alcun pregiudizio. Emanuela P. #IHaveADream Vedere scomparire uomini che devono uccidere le ex fidanzate e picchiare i gay per sentirsi maschi. @Mauro_Ortelli Vorrei che i pi deboli, indifesi, disabili, malati, anziani, poveri in generale non perdessero mai la loro dignit, vorrei che tutti li guardassimo con grande rispetto, c un grande tesoro nascosto che arricchisce solo chi sta loro vicino. Anna M.

fa twitte faceb

Noi non siamo in grado di mettere ordine in casa nostra ma sogniamo un mondo migliore. Sognare non costa nulla ma King, quando diceva sognare, non intendeva dormire. Sognare,contribuendo fattivamente, sporcandosi le mani, altrimenti rimane un sogno e ti alzi la mattina in un incubo perpetuo. Giovanni M.

#IHaveADream Rendere realt linscindibilit dei diritti umani: indivisibili e interdipendenti. @SigrilGrillo

Usa - 19 luglio Montez Spradley, condannato a morte nel 2008 in Alabama, stato riconosciuto innocente. Canada - 22 luglio La Corte superiore dellOntario ha stabilito che limpresa Hudbay Minerals pu essere chiamata a rispondere di stupri e omicidi commessi in Guatemala da una sua sussidiaria. Argentina - 7 agosto Le Nonne di Plaza de Mayo hanno annunciato il ritrovamento e la restituzione alla sua vera identit di Pablo German Athanasiu Laschan, figlio di due desaparecidos. Oman - 20 agosto Sultan al-Saadi, attivista online, stato rilasciato senza accusa. Era stato arrestato per un account di Twitter dietro il quale, secondo le autorit, egli si celava. Ciad - 19 agosto Jean Laokole, scrittore e operatore umanitario, stato rilasciato dopo aver ricevuto la sospensione della condanna a tre anni di carcere per diffamazione.

Italia - 25 settembre Il senato ha approvato il disegno di legge per la ratifica del Trattato internazionale sul commercio di armi. il 5 paese dopo la Nigeria, che ha ratificato il 13 agosto.

Olanda - 6 settembre La Corte di cassazione ha riconosciuto la responsabilit dello stato olandese per la morte di tre uomini nel corso del genocidio di Srebrenica.

CANADA USA

UNGHERIA AUSTRIA TURKMENISTAN OLANDA IRAQ IRAN ITALIA

Ungheria - 6 agosto Quattro appartenenti a un gruppo di estrema destra sono stati condannati, tre allergastolo e uno a 13 anni, per aver ucciso sei rom.

buone notizie
Austria - 1 agosto entrato in vigore un emendamento al codice civile che consente ladozione da parte di coppie dello stesso sesso.

ARABIA SAUDITA CINA OMAN INDIA CIAD INDONESIA

Iran - 18 settembre stata rilasciata, insieme ad altri 11 attivisti, Nasrin Sotoudeh, avvocatessa condannata nel 2010 per propaganda contro il sistema. Arabia Saudita - 22 agosto stata finalmente approvata una legge che considera la violenza domestica un reato. Indonesia - 5 settembre Tre soldati del comando delle forze speciali sono stati condannati in primo grado a pene dai sei agli 11 anni per lomicidio di quattro detenuti. India - 23 luglio Un tribunale di Bhopal ha convocato la Dow Chemical Company per chiarire perch la societ abbia ignorato gli inviti a comparire in tribunale.

ARGENTINA

Cina - 23 agosto Shi Tao, prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, stato rilasciato con 15 mesi di anticipo sulla scadenza della pena.

Iraq - 22 luglio Jafar al-Masrawi, giornalista dellemittente al-Sumariya, stato prosciolto dallaccusa di partecipazione a manifestazione non autorizzata e rilasciato. 4

Turkmenistan - 31 luglio Geldimurat Nurmuhammedov, ex ministro del Turismo e della cultura, stato rilasciato. Nel 2011 aveva criticato lassenza di democrazia nel paese.

primo piano

CHE NE STATO DELLA PRIMAVERA?


di Alberto Negri

REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

Il risveglio arabo cominciato il 17 dicembre del 2010 con le fiamme che divoravano il corpo del giovane Mohammed Bouazizi, in una remota provincia tunisina, e tre anni dopo i bagliori continuano nella guerra che travolge la Siria. La connessione tra questi due eventi ci appare adesso assai lontana, quasi arbitraria, ma su questa distanza, umana, politica e morale, che si misura un arco di tempo brevee complesso, chiamato in Occidente primavera araba. un fenomeno storico e demografico, che si prodotto per una serie di coincidenze politiche e sociali che hanno portato a cambi di regime ma anche a mettere in discussione lesistenza stessa di diversi stati della regione, prodotto della decolonizzazione.

Se vogliamo, la primavera araba un evento scaturito dal 900, che non affatto il secolo breve descritto da Eric Hobsbawn ma piuttosto lEt delloblio di cui parlava Tony Judd, altro eminente storico anglosassone. Ammoniva Judd, prima di lasciarci: Credo che nei decenni a venire guarderemo alla mezza generazione tra la caduta del comunismo nel 1989-91 e la catastrofica occupazione americana dellIraq, come gli anni che la locusta ha mangiato: un decennio e mezzo di opportunit sprecate e dincompetenza politica. Non ci sarebbe quasi nulla da aggiungere al giudizio dello storico se non mettere in fila eventi chenel loro dipanarsi oraci appaiono quasi scontati. Il cronista ovviamente ne pu cogliere la portata soltanto a posteriori.

Neltracciare un bilancio provvisorio dei cambi di regime tra Tunisia, Egitto, Libia, Siria, i tentativi di restaurazione del vecchio ordine o la ricerca di nuovi equilibri, non si pu trascurare lenorme tensione del mondo arabo tra presente e passato, gi descritta dal libanese Samir Kassir (rimasto vittima nel 2005 di un attentato). Kassir rintracciava le radici dellinfelicit araba non solo nel colonialismo e nella geopolitica ma anche nel fallimento dellilluminismo arabo, quella Nahda che ha prodotto modernizzazione tecnologica ma non politica e culturale; nellarabizzazione delle ideologie di matrice occidentale che hanno creato regimi antioccidentali e autoritari; nel persistere di un tradizionalismo religioso che non fa i conti con la modernit, limitandosi a negarla; nella mancata introiezione della cultura della democrazia; nellassenza di una societ civile capace di far fronte al deperimento dello stato particolaristico. La primavera araba nasce da questa tensione tra la negazione e lassenza. Negazione da imputare a regimi marcescenti, incapaci di afferrare la realt in movimento: il 50 per cento di queste societ ha meno di 20 anni e la met dei giovani sono disoccupati o sotto occupati. Ma le assenze sono state forse ancora pi significative. Lassenza dello stato ha determinato lesplosione della rivolta: eravamo di fronte a stati semifalliti e oggi lo siamo ancora. Leader arabi aggrappati al potere fino allultimo respiro, era il titolo di un articolo che pubblicai su Il Sole 24 Ore il 27 novembre 2010, scrivendo di Mubarak, Ben Al, Bouteflika e Gheddafi: La sponda sud del Mediterraneo rappresentata da una sorta di gerontocrazia che non riflette n la demografia di questi paesi n le spinte al rinnovamento Quello che preoccupa che non hanno

...si sono formati due fronti, uno che comprende Stati Uniti, Israele, Turchia, Arabia Saudita e alleati del Golfo, laltro guidato da Teheran, con Damasco e gli Hezbollah libanesi, il cosiddetto asse della resistenza.
ancora unalternativa davvero credibile o condivisa... lo stesso principio di legittimazione del potere a rendere difficile il ricambio. Ma neppure il principio di legittimazione democratica con le elezioni si rivelato sufficiente a riempire il fallimento descritto da Kassir. Come dimostrano gli eventi egiziani, tra mobilitazione popolare, colpo di stato e sanguinosa repressione, linstabilit tunisina e la frammentazione anarchica della Libia, dove un giovane medico mi ha detto un mese fa: Prima avevamo paura dello stato di Gheddafi, adesso temiamo che lo stato non esista pi. Questa incertezza vertiginosa si spiega con unaltra assenza clamorosa: quella di un progetto politico condiviso - non lo stato quello dei Fratelli musulmani - e di un rinnovamento reale della societ, di un tentativo rivoluzionario o almeno riformista dimutare le relazioni di potere, leconomia, la distribuzione della ricchezza. Purtroppo come scriveva Judd stata sprecata sul finire del 900 una mezza generazione in cui si rimosso il passato, liberandosi del bagaglio politico e ideologico di un secolo e incoraggiando gli altri,in nome della globalizzazione, a fare altrettanto. Con i risultati deprimenti e contraddittori 6

che vediamo oggi. Non solo il mondo arabo ha difficolt a fare qualunque riforma, a tenere in piedi entit statuali fallimentari e societ divise ma lOccidente, e gli Usa in particolare, ripropongono, come nel caso della Siria, modelli dintervento gi visti e usurati. In Siria una rispettabile protesta di popolo, repressa nel sangue, si trasformata in una lotta settaria tra la maggioranza sunnita contro gli alawiti al potere e altre minoranze, come drusi e cristiani. Lo scontro quindi diventato un conflitto regionale tra sunniti e sciiti, tra i paesi arabi del Golfo e lIran che sostiene Assad. Si riprodotto uno schema ben conosciuto. La resa dei conti in Siria legata a uno scontro ancora pi esteso e datato, originato dalla Rivoluzione iraniana del 79, lunica della regione che elimin lo Shah, storico alleato Usa: si sono formati due fronti, uno che comprende Stati Uniti, Israele, Turchia, Arabia Saudita e alleati del Golfo, laltro guidato da Teheran, con Damasco e gli Hezbollah libanesi, il cosiddetto asse della resistenza. LIraq era un tempo una pedina di questo gioco, finanziato dai paesi del Golfo e sostenuto dagli Usa per attaccare lIran di Khomeini nell80, fino a quando Saddam sfugg al controllo delle potenze occidentali e arabe in Medio Oriente. Prepariamoci adesso a vedere nuove e forse ancora pi pericolose manipolazioni. Il 900 non ci abbandona. Alberto Negri, collaboratore dellIspi, inviato speciale de Il Sole 24 Ore, per il quale ha lavorato in Africa, Medio Oriente e Balcani. Ha scritto il turbante e la corona. Iran, trentanni dopo (Marco Tropea Editore, 2009).

primo piano Lorenzo Trombetta

LA SIRIA ABBANDONATA A SE STESSA


Laccordo tra Stati Uniti e Russia sulla questione dellarsenale chimico in possesso del regime dominato dalla famiglia presidenziale degli Assad ha allontanato, almeno per i prossimi mesi, lo spauracchio di un intervento militare occidentale in Siria. Ma non ha interrotto il sanguinoso conflitto in corso da oltre un anno e mezzo, n tantomeno ha convinto gli Assad a cessare la repressione delle zone solidali con la rivolta popolare. In Siria si continua a morire: sotto i colpi di armi convenzionali, per mezzo di armi bianche e persino per fame. Secondo il pi recente bilancio umanitario dellOnu, quasi sette milioni di persone hanno bisogno di un aiuto durgenza; di questi pi di due milioni sono rifugiati fuori dalla Siria e pi di quattro milioni sono allinterno del paese. Nonostante questo scenario, reso ancor pi drammatico da una conta di oltre 100.000 uccisi dal marzo 2011, le potenze regionali e internazionali hanno concentrato le loro discussioni sul tema delle armi chimiche adoperate contro i civili. Per ammissione della Casa Bianca, lo stesso paventato attacco americano non era mirato a far cadere il regime, bens a dare una lezione agli Assad per aver tentato di minacciare con i gas la sicurezza mondiale. Al di l delle maldestre retoriche occidentali, la risoluzione della questione

REUTERS / Goran Tomasevic

siriana non sembra essere in cima alle priorit dei grandi del mondo: tutti si affannano a parlare di soluzione politica, senza per offrire un piano concreto per costringere i belligeranti a cessare il fuoco e a sedersi a un tavolo di trattative serio. Sul terreno, nonostante episodici avanzamenti di quello o quellaltro fronte, si assiste a una situazione di sostanziale stallo. Il regime controlla larea urbana di Damasco e lautostrada che dalla capitale porta a Homs. Da l linfluenza lealista si sposta verso ovest, nella regione costiera, feudo degli Assad e dei clan alleati da decenni al potere. Il variegato fronte dei ribelli sempre pi frammentato e diviso, segnato da una crescente rivalit tra bande di jihadisti e qaedisti (molto spesso stranieri che non hanno nulla a che vedere con la rivolta popolare) e da gruppi di resistenti siriani, per lo pi con tendenze islamistiche, che lottano per far cadere il regime. I curdi, dal canto loro, ben organizzati in milizie di difesa nelle zone nord e nord-orientali, cercano di mantenersi fuori dalla contesa e di ritagliarsi unautonomia de facto. Larea dellest siriano, stretta attorno alle regioni che si affacciano sul fiume Eufrate, dominata da gruppi qaedisti a maggioranza siriana e a maggioranza straniera. In queste zone le forze filo-Assad conservano delle sacche di presenza attorno ad aeroporti militari o caserme. Raqqa, primo capoluogo di regione a esser completamente liberato dalle forze di Assad, vive da luglio una contrapposizione molto accesa tra ribelli locali e forze jihadiste per lo pi straniere, mentre sul terreno gli attivisti del movimento della societ civile faticano a tenere alti i loro principi di non violenza e rispetto per le libert fondamentali.

Ad Aleppo e nella vicina regione nord-occidentale di Idlib, la situazione analoga: la presenza di gruppi fondamentalisti islamici sembra aver oscurato gli ideali rivoluzionari ma sul terreno la dialettica politica presente ed comunque un sintomo di maggior vitalit rispetto allimmobilismo dellera degli Assad. Nella metropoli del nord i lealisti mantengono alcune posizioni chiave nella parte orientale della citt ma in estate i ribelli sono riusciti a tagliare due importanti vie di rifornimento a sud di Aleppo, smentendo ogni velleit del regime di ripetere la controffensiva compiuta nella regione di Homs. La Siria centrale la zona dove forse la violenza a sfondo confessionale (in particolare tra sunniti e alawiti, branca dello sciismo a cui appartengono gli Assad) si traduce maggiormente in scontri e massacri di civili. Homs per met rasa al suolo e la gran parte dei sunniti (assieme ai cristiani, abitanti storici della citt) sono stati costretti ad abbandonare le loro case e le loro terre, in quella che la Storia consacrer come lennesima pulizia confessionale avvenuta in Medio Oriente. Damasco superprotetta dalle milizie del regime ed assediata da un fronte ribelle agguerrito ma incapace di avanzare. Il sud della Siria il fronte ribelle forse pi ordinato. A ridosso del confine giordano e per una striscia che sale verso la capitale, le truppe anti-Assad avanzano gradualmente ma non sono ancora riuscite a conquistare il capoluogo meridionale di Daraa. A est c il sensibile confine con Israele, segnato sulle Alture del Golan dalla linea del cessate il fuoco della guerra dOttobre del 1973-74 con lo Stato ebraico. Le brigate che guidano la resistenza in queste zone hanno tendenze esplicitamente antiamericane e antisraeliane. Un motivo in pi per Israele e i suoi alleati occidentali per non affrettare la caduta del regime a Damasco e dintorni.

Lorenzo Trombetta, arabista e studioso di Siria, cofondatore del sito di approfondimento www.sirialibano.com. Da anni vive e lavora a Beirut dove corrispondente di Ansa e LiMes per il Medio Oriente. autore di due monografie sulla Siria contemporanea, lultima edita nel maggio 2013 con Mondadori Universit e pubblicata col titolo Siria. Dagli ottomani agli Asad. E oltre.

primo piano

EGITTO IN TRANSIZIONE
di Neliana Tersigni

La mattina di domenica 30 giugno nessun egiziano sapeva se quella sarebprimo piano be stata una data cruciale per il paese. Molti se lo auguravano. Il potere in carica lo temeva. Da un anno in Egitto si viveva una situazione di scontento generale. Tranne i fedelissimi dei Fratelli musulmani e dei Salafiti, anche molti di quelli che avevano votato per gli islamisti ora erano convinti che non si era cercata alcuna soluzione alla povert. Dalla parte dei diritti civili poi, in tanti rimproveravano al nuovo potere di essersi impadronito della rivoluzione per imporre regole teocratiche in un paese che aveva finora visto, sia pure sulla carta, la separazione fra religione e stato, di cercare di frenare la libert despressione, di avere varato una costituzione che non riconosceva la libert religiosa e di trascurare i diritti di donne e minori. Quella mattina erano tutti in piazza con le bandiere nazionali: uomini, donne velate e no, bambini, anziani, vestiti con jeans o con le galabiye tradizionali, benestanti dei quartieri alti o gente dei sobborghi poveri.

Una massa di gran lunga superiore a quella che, nel gennaiofebbraio 2011, era scesa in piazza contro Mubarak: le cifre oscillavano fra quelle ufficiali di 17-18 milioni e quelle non ufficiali di 30 milioni di manifestanti. Oggi, a mesi di distanza dalle proteste oceaniche che hanno portato alla caduta del potere islamista, il coprifuoco notturno ancora in vigore e viene fatto osservare con direttive strettissime. Non c dubbio che, nonostante un governo e un presidente ad interim civili, lesercito tiene saldamente in mano, con pugno di ferro, un paese dove si succedono ancora scontri e attentati. La situazione pi pericolosa e infuocata continua aessere quella della penisola del Sinai dove, nellultimo anno, cellule di al-Qaeda e dei jihadisti hanno creato campi di addestramento e dove gli attacchi ai posti di polizia sono pressoch quotidiani. La dirigenza dei Fratelli musulmani agli arresti e un tribunale ha chiesto la messa al bando dellorganizzazione e delle Ong legate a loro. Ricordiamo che il gruppo era bandito ma tollerato sotto il regime Mubarak e che si potuto registrare come organizzazione non governativa solo dopo lascesa al potere di Morsi. A questo punto, la societ civile che ha manifestato e lottato duramente perch lEgitto non diventasse una teocrazia, dovr vegliare perch i suoi diritti non vengano sopraffatti, da una parte dalle dure regole di un esercito sempre pi potente, dallaltra dalla paura di un ritorno dellaffezione della religione. Un fatto che ancora oggi, nonostante la legge marziale in vigore, lopinione pubblica vede con favore misure che riportino nelle strade una sicurezza che era venuta a mancare, che facciano tornare il turismo e che diano alla minoranza cristiana diritto di sopravvivenza come parte integrante del paese. Il senso delle libert civili comunque diventato negli ultimi due anni elemento di forte consapevolezza per tutti gli egiziani, che hanno imparato a non avere pi paura di manifestare le loro opinioni.

Un qUadRO geneRale
Le rivolte e le richieste di riforme negli altri paesi del Medio Oriente e dellAfrica del Nord non sono state seguite, con leccezione di Tunisia e Yemen, da cambiamenti ai vertici dello stato. In Marocco, Algeria, Giordania e nelle monarchie della penisola araba, alla concessione di poche riforme hanno fatto spesso seguito limitazioni alla libert despressione, inasprimento delle leggi vigenti, arresti di manifestanti e attivisti online e processi politici. In Bahrein, da febbraio 2011, sono stati uccisi almeno 80 manifestanti e 13 difensori dei diritti umani, attivisti politici e leader dellopposizione sono stati condannati, anche allergastolo. Secondo lOng Physician for human rights, mai come in Bahrein, negli ultimi 100 anni, sono stati usati cos estensivamente gas lacrimogeni contro la popolazione. La Tunisia scossa da instabilit e violenza, a seguito degli omicidi politici di due figure di primo piano dellopposizione laica e del peso crescente assunto nella sfera pubblica dai gruppi fondamentalisti islamisti. Nello Yemen, laccordo raggiunto a fine 2011 ha garantito al presidente uscente e ai suoi collaboratori piena impunit per le violazioni dei diritti umani commesse nei decenni precedenti. In Libia, lo stato di diritto stenta ad affermarsi a causa della presenza dominante delle milizie armate, che gestiscono ancora i centri di detenzione; circa 8000 presunti collaboratori dellex regime di Gheddafi sono in carcere, ancora in attesa di processo.

Neliana Tersigni nel 1987 entrata in Rai e, come inviata di guerra del Tg3, ha passato circa 10 anni in Medio Oriente. Nel 1998 stata nominata corrispondente da Mosca e poi da Berlino. Dal 2003 al 2010 stata a capo dellufficio di corrispondenza Rai del Cairo. Da novembre 2010 lavora per SkyTg24 come inviata in Egitto e Libia. Collabora con il mensile Lo Straniero. 10

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dal mondo

NUOVE UCCISIONI IN CISGIORDANIA


Il 26 agosto, durante un raid israeliano nel campo profughi palestinese di Qalandia, nella Cisgiordania occupata, sono state uccise tre persone, probabilmente vittime di omicidio illegale. Nel corso del raid, che doveva portare ad alcuni arresti, le forze israeliane hanno usato proiettili veri che, oltre ad aver ucciso tre persone, ne hanno ferite altre 19, tra cui sei bambini. Cinque dei feriti, tra cui tre bambini, hanno riportato ferite nella parte superiore del corpo. Rubin Abd al-Rahman Zayed, 34 anni, impiegato dellAgenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, stato ucciso con un proiettile al petto, sparato da un veicolo militare israeliano che stava uscendo da Qalandia alla fine del raid. In quel momento pare che larea fosse tranquilla e non ci fossero minacce reali. Lesercito israeliano ha affermato che i soldati hanno reagito con le armi da fuoco, ritenendo che le loro vite fossero in pericolo dopo che i palestinesi avevano lanciato pietre e altri oggetti pesanti contro le loro camionette. Prima di questo episodio, nel corso del 2013, le forze israeliane avevano gi ucciso 10 civili palestinesi in Cisgiordania, la maggior parte dei quali durante un raid effettuato a Jenin il 20 agosto.

TERRORE A CAMP ASHRAF PER GLI ESULI IRANIANI


Il 1 settembre, le forze di sicurezza irachene, secondo quanto riferito dai residenti del campo, hanno fatto irruzione a Camp Ashraf e seminato violenza, uccidendo almeno 47 persone, molte delle quali dopo che erano gi state arrestate e ammanettate. Le autorit irachene hanno invece attribuito le morti a scontri avvenuti allinterno del campo. A Camp Ashraf vivono esuli iraniani, per la maggior parte membri e sostenitori dellOrganizzazione dei mojahedeen del popolo iraniano, che erano stati accolti in Iraq da Saddam Hussein negli anni Ottanta. Erano originariamente 3400 ma ne erano rimasti un centinaio, dopo che negli ultimi anni la maggior parte dei residenti era stata trasferita a Camp Liberty, a nordest della capitale Baghdad.

MANIFESTANTI UCCISI IN SUDAN


Dopo lannuncio della cancellazione dei sussidi, il 24 settembre il prezzo del carburante raddoppiato e migliaia di persone sono scese in strada in tutto il paese, dapprima a Wad Madani e poi nella capitale Khartoum, a Omdurman, Port Sudan, Atbara, Gedarif, Nyala, Kosti e Sinnar. A Wad Madani e Omdurman i manifestanti hanno preso dassalto edifici governativi, stazioni di polizia e pompe di benzina. Il 25 settembre, il governo ha chiuso laccesso a Internet per diverse ore e il giorno dopo i direttori dei quotidiani di Khartoum sono stati convocati dalle forze di sicurezza che hanno intimato loro di pubblicare solo le notizie provenienti da fonti ufficiali. Il quotidiano Al Sudani ha contravvenuto allordine ed stato chiuso. In due giorni, le forze di sicurezza hanno ucciso, colpendoli alla testa e al petto, almeno 50 manifestanti, anche se secondo fonti e attivisti locali i morti sarebbero oltre 100. La maggior parte dei manifestanti aveva tra i 19 e i 26 anni. I servizi nazionali di sicurezza e dintelligence hanno arrestato centinaia di persone, la maggior parte delle quali manifestava in modo pacifico. Tra gli arrestati ci sono oppositori politici e attivisti, che ora in carcere rischiano maltrattamenti e torture.
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REUTERS/Giath Taha

Haim Schwartzemberg

dal mondo

SGOMBERO FORZATO A ROMA


ll 12 settembre si verificato lo sgombero forzato di 35 famiglie rom nellinsediamento informale di via Salviati, nella periferia est di Roma. Le operazioni di sgombero sono iniziate alle 7.15 di mattina, condotte da carabinieri, polizia di stato e polizia municipale (circa 70 uomini in tutto). I 120 rom presenti vivevano in via Salviati dallo scorso giugno, dopo essere fuggiti dal villaggio della solidariet di Castel Romano. Lo sgombero era stato predisposto il 5 agosto con lordinanza del sindaco Marino n. 184, che prevedeva il trasferimento immediato di persone e cose dallinsediamento abusivo di nomadi sito in via Salviati e il loro ricollocamento presso il villaggio della solidariet di Castel Romano. A seguito dellordinanza del sindaco, la comunit rom aveva diffuso una lettera aperta, esprimendo la volont di non rimanere a vivere in un ghetto come quello di Castel Romano, un mega-campo monoetnico isolato dal contesto urbano, ad alta concentrazione, un luogo di degrado fisico e relazionale. Nella lettera avevano fatto appello al dialogo per dare vita a nuovi percorsi dinclusione ma pare che alla lettera non ci sia stata alcuna risposta.

Non si fermano le manifestazioni e gli scontri a Istanbul e in altre citt turche, nelle quali la polizia ha nuovamente usato grandi quantit di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. La nuova serie di proteste stata provocata dalluccisione, in circostanze non chiare, di un manifestante, Ahmet Atakan, nella provincia meridionale di Hatay, il 10 settembre. Secondo la polizia, Atakan caduto da un palazzo, mentre testimoni oculari hanno riferito che luomo stato colpito da una cartuccia di gas lacrimogeno. La protesta di Hatay era stata convocata per protestare contro luccisione di un altro manifestante, Abdullah Comert, a sua volta colpito da una cartuccia di gas lacrimogeno il 3 giugno. Intanto, fonti di stampa hanno diffuso le inquietanti notizie secondo cui la polizia turca ha fatto un ordine straordinario di equipaggiamento antisommossa, tra cui 100.000 candelotti di gas lacrimogeno e oltre 100 veicoli blindati. I gas lacrimogeni potrebbero essere spediti da Brasile, Corea del Sud, India e Usa, che avevano gi rifornito la Turchia; in precedenza, altri paesi avevano venduto o avevano manifestato disponibilit a vendere materiali antisommossa alla Turchia, tra questi, Belgio, Cina, Hong Kong, Israele, Regno Unito e Repubblica Ceca.
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REUTERS/Osman Orsal

TURCHIA ANCORA IN PIAZZA E LA POLIZIA SI ARMA

dal mondo

inBreve
ARabIa SaUdITAa Il 29 luglio, lo scrittore e attivista Raif Badawi stato condannato a sette anni di prigione e 600 frustate per aver espresso pacificamente le sue idee e tra le altre cose per aver creato e diretto un forum online, Liberali dellArabia Saudita, dove sono apparsi post anonimi considerati offensivi verso lIslam. SRI Lanka Il 1 agosto, nel villaggio di Weliweriya, le proteste della popolazione per chiedere la chiusura di una fabbrica tessile che inquina i corsi dacqua e laccesso sicuro allacqua potabile sono finite in un bagno di sangue. Lesercito avrebbe sparato sulla folla, uccidendo tre ragazzi che cercavano di rifugiarsi in chiesa e ferendo gravemente 45 persone. ROManIa Il 5 agosto, 15 famiglie rom per un totale di almeno 60 persone hanno subito uno sgombero forzato nella citt di Baia Mare. Queste famiglie, che vivevano nellinsediamento di Craica, uno dei pi grandi della Romania, con numerosi neonati e bambini, si sono ritrovate senza un riparo. ITalIa L8 agosto stato adottato un decreto legge contro la violenza sulle donne, ancora in discussione presso le commissioni della Camera. La decisione ha il merito di riconoscere la gravit della situazione ma non affronta alcuni aspetti cruciali del problema. AngOla Il 24 agosto stato diffuso un video, probabilmente girato nel carcere di Viana, nella capitale Luanda, nel quale per cinque minuti e 39 secondi la polizia picchia i prigionieri con bastoni e cinghie. Gi a febbraio era stato diffuso un video che dimostrava la violenza nelle carceri angolane.

KenYa Il 5 settembre, il parlamento ha approvato una mozione per il ritiro dalla Corte penale internazionale. Il voto arrivato pochi giorni prima dellinizio del processo allAja nei confronti del vicepresidente keniano William Ruto, accusato di crimini contro lumanit in relazione alla violenza postelettorale del 2007-8. ITalIa L8 settembre, dopo cinque mesi di prigionia in Siria, stato finalmente rilasciato il giornalista italiano Domenico Quirico. Con lui stato liberato anche il belga Pierre Piccinin, finito nelle mani dei rapitori insieme allinviato de La Stampa. IndIa Il 13 settembre sono state emesse quattro condanne a morte per uno stupro di gruppo commesso nel dicembre 2012. Gli stupri e altre forme di violenza sessuale sono comuni in tutto il paese. Ad aprile entrata in vigore una nuova legge che punisce numerose forme di violenza contro le donne.

AFgHanISTan Il 16 settembre, Lieutenant Negar, 38 anni, importante donna poliziotto che si era esposta contro la violenza sulle donne e che aveva fatto pressione per la loro protezione, morta in ospedale dopo che due uomini non identificati in motocicletta le hanno sparato. GReCIa Pavlos Fyssas, 34 anni, musicista noto per le sue idee antifasciste, stato accoltellato a morte nelle prime ore del 18 settembre ad Atene, da un 45enne che si dichiarato membro di Alba dorata, partito politico di estrema destra. Nel corso dellinchiesta, il leader del partito stato arrestato insime ad altri militanti e deputati. RUSSIa Il 19 settembre, le forze di sicurezza russe hanno abbordato una nave di Greenpeace e arrestato una trentina di attivisti con laccusa di pirateria. Protestavano contro le prospezioni petrolifere nel mar di Pechora.

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FUGA DI NOTIZIE
di Maurizio Molinari *
Nel primo mandato stato Wikileaks e durante il secondo Edward Snowden: i leaks si sono finora rivelati il pi temibile, determinato e imbarazzante avversario interno per lamministrazione Obama. Leaks significa fuga di notizie, dinformazioni coperte dal top secret ed entrambe le crisi attraversate da Washington hanno allorigine la scelta di un dipendente dellapparato di sicurezza. Nel caso di Wikileaks il soldato Bradley Manning (nella foto), in servizio per lintelligence in Iraq, a fornire a Julian Assange oltre 700mila documenti riservati di Pentagono e Dipartimento di stato, scaricati dal sistema elettronico Intranet; mentre Edward Snowden, contractor civile in servizio alla National Security Agency come analista elettronico, accumula sul suo laptop alcuni dei segreti pi importanti dellintelligence, per poi fuggire allestero e rivelarli. Manning e Snowden descrivono entrambi le proprie scelte come atti di protesta contro un governo federale che tiene alloscuro i cittadini del proprio operato. Manning lo dice con chiarezza, nellaula di Fort Meade dove viene processato, mentre Snowden nella prima intervista da fuggiasco concessa a Hong Kong, va oltre auspicando che i cittadini americani decidano di fare pressioni sul Congresso di Washington per bloccare lonnipotente intrusione dellintelligence nelle vite private dei singoli cittadini. Daniel Ellsberg, che rivel nel 1967 sul New York Times i Pentagon Papers che alzarono il velo sulla guerra in Vietnam, ritiene che in entrambi i casi si tratti di una questione di libert dinformazione e diritti civili. Per Ellsberg, tanto Manning che Snowden sono nel giusto, battendosi per infrangere il muro della segretezza che protegge un governo federale impegnato a spiare i cittadini come a nascondere le proprie politiche. Ma Carl Bernstein, coautore assieme a Bob Woodward degli scoop del Watergate, che obbligarono Richard Nixon alle dimissioni nel 1974, obietta che c una differenza fondamentale fra Ellsberg e Snowden, per via del fatto che Snowden ha deciso di svelare le informazioni in suo possesso dopo essere fuggito allestero.

dal mondo

Snowden va oltre auspicando che i cittadini americani decidano di fare pressioni sul Congresso di Washington per bloccare lonnipotente intrusione dellintelligence nelle vite private dei singoli cittadini.
Us Army

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dal mondo
Se Snowden avesse davvero voluto spingere lAmerica a sollevarsi contro le violazioni della privacy da parte del governo federale - sostiene Bernstein - avrebbe dovuto rimanere in patria e battersi in tribunale, affrontandone i relativi rischi, proprio come fatto da Ellsberg e Manning. A complicare la posizione di Snowden c il fatto di essersi rifugiato prima in Cina e poi in Russia, ovvero due nazioni rivali strategiche degli Stati Uniti, i cui servizi dintelligence restano costantemente impegnati a violare la sicurezza dellAmerica. La divergenza di posizioni fra Ellsberg e Bernstein riassume la delicatezza di un dibattito fra sicurezza collettiva e libert personali che attraversa gli Stati Uniti, dal Congresso ai mezzi di comunicazione. A tentare di trovare una lettura comune Alan Dershowitz, il giurista liberal di Harvard, secondo il quale il problema nasce dalla legge contro le fughe di notizie che risale al 1917 ed sufficientemente lacunosa da consentire al governo dinvocarla a proprio piacimento, con il risultato di perseguire Assange per un reato che non viene contestato a Bob Woodward o Seymour Hersh, sebbene anchessi pubblichino spesso notizie riservate, coperte dal segreto. Da qui la tesi di Dershowitz, secondo cui i casi giudiziari contro i leaks non hanno a che fare con la tutela della sicurezza, quanto con limbarazzo che provocano al governo. Lo spiega cos: Ellsberg svel con i Pentagon Papers una guerra che lamministrazione Nixon allepoca non voleva ammettere, cos come Assange ha alzato il velo sulle differenze fra quanto i diplomatici dicono e fanno. In entrambi i casi lesecutivo si sentito in forte imbarazzo di fronte allopinione pubblica e la reazione stata incriminare i personaggi interessati. A prescindere dai diversi pareri di Ellsberg, Bernstein e Dershowitz, il dato politico che emerge a Washington la necessit per Barack Obama di definire un nuovo approccio alla protezione delle informazioni governative per andare incontro alla necessit di maggiore trasparenza condivisa da gran parte degli americani. Obama ha promesso di rispondere a tale richiesta entro la fine del secondo mandato ed sulla base di quanto far che disegner un nuovo equilibrio fra libert e sicurezza negli Stati Uniti, lasciandolo in eredit al successore.
*Corrispondente de La Stampa da New York

Maurizio Molinari, nato a Roma nel 1964, il corrispondente de La Stampa da New York dal gennaio 2001, in precedenza stato corrispondente da Bruxelles e corrispondente diplomatico. autore di 14 libri su temi internazionali, lultimo Governo Ombra (Rizzoli). lunico giornalista italiano ad aver intervistato gli ultimi due presidenti americani. Vive nellUpper West Side di Manhattan con la moglie Micol e i loro quattro figli. Lo potete seguire su Twitter @Maumol

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dal campo

GUERRA ALLE DONNE AFGANE


di Horia Mosadiq, ricercatrice di Amnesty International in Afghanistan
Il suo corpo trivellato di colpi stato abbandonato alla periferia di Paktika. Lomicidio di Sushmita Banerjee stato terrificante ma non ha sorpreso nessuno. La donna indiana era scappata dalla prigionia dei talebani nel 1995 e aveva cominciato a scrivere un libro sulla sua esperienza. Donne e ragazze sono prese di mira da compagni, parenti e gruppi armati, inclusi i talebani, anche alla luce del sole. Nessuno al governo sembra porci alcuna attenzione. Molte non hanno altra scelta che il silenzio: se denunciano o scappano, probabilmente verranno uccise. Tra le tante donne che ho incontrato in Afghanistan c Noorzia Atmar, ex membro del parlamento. Suo marito le ha tagliato la gola e lha quasi uccisa. riuscita a trovare un riparo sicuro e ha iniziato la procedura per il divorzio. Dopo mesi di negoziati, suo marito ha accettato, a condizione che se fosse stata uccisa lui non sarebbe stato perseguito. Il tribunale ha acconsentito. Se questo pu accadere a una donna con la sua posizione, quale pu essere la situazione per i milioni di donne e ragazze che vivono nelle zone rurali? Sotto i talebani, le donne subiscono abusi perch gli uomini sanno che la faranno franca. Se picchiano, bruciano, uccidono una donna, anche se venissero perseguiti, raramente andrebbero in carcere e in caso solo per pochi mesi. Il messaggio che questa violenza viene tollerata. Nel 2009, lAfghanistan aveva introdotto una legge contro la violenza sulle donne ma non stata di fatto applicata. Le cose cambieranno solo se le autorit investiranno tempo e risorse per educare pubblici ministeri, giudici, polizia e opinione pubblica a considerare gli abusi sulle donne illegali e punibili. Tutti devono capire che ogni donna, n pi n meno di ogni uomo, ha il diritto di studiare, lavorare, esprimere opinioni e vivere la vita che sceglie, libera da violenza e intimidazioni.

Vorrei ringraziare Amnesty International per le sue continue campagne in difesa dei diritti umani e per avermi dato questo premio per la campagna globale per il diritto allistruzione delle ragazze. Malala Yousafzai stata insignita, insieme a Harry Belafonte, del premio Ambasciatore di coscienza 2013 di Amnesty International. Malala, 16 anni, unattivista per luguaglianza nellistruzione. Nel diario scritto nel 2009 per la Bbc, aveva denunciato leditto con cui i talebani pakistani avevano chiuso le scuole femminili e nel 2012 questi le avevano sparato, ferendola gravemente.

UNHCR/J. Tanner

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in Italia
Carlotta Sami Direttrice generale di Amnesty International Italia

Un bIennIO dI CReSCITa
Mentre questa rivista arriva a destinazione, Amnesty International Italia, nelle sue componenti volontarie e professioniste, impegnata nella stesura del piano per il 2014-2015. La parola chiave crescita. Ci chiede di crescere il movimento internazionale, che ha incluso il nostro paese, nonostante innegabili difficolt economiche, tra quelli che hanno una grande riserva in parte inespressa di attenzione e sensibilit verso i diritti umani. Ci chiedono di crescere gli attivisti, che sollecitano unorganizzazione pi efficiente e rapida. Soprattutto, ci chiedono di crescere i titolari dei diritti, le persone in favore delle quali, da 52 anni, Amnesty International lavora per produrre un cambiamento concreto nelle loro vite. Per ottenere quel cambiamento occorre un impegno costante e occorrono fondi. Nel prossimo biennio, lazione globale di Amnesty International si concentrer in particolare su due campagne: una su un tema storico del movimento, la tortura, diffusa in oltre la met dei paesi del mondo; laltra sul diritto a essere ci che si e a prendere decisioni (e a vederle rispettate!) sul proprio corpo, sulla propria identit, sul proprio orientamento sessuale. Non trascureremo il resto. Siamo in grado di non disperdere energie e risorse ma non siamo capaci di perdere di vista cosa accade in ogni parte del mondo. Per questo, le azioni sulle singole persone a rischio di gravi violazioni dei diritti umani proseguiranno senza sosta, cos come la campagna europea contro la discriminazione verso migranti e rifugiati e quella italiana per avere finalmente leggi e prassi in accordo col diritto internazionale. Quando stata rilasciata dal carcere, il 19 settembre, lavvocata iraniana Nasrin Sotoudeh ha immediatamente telefonato alla sede centrale di Londra e chiesto di parlare col ricercatore sullIran: Sono consapevole di tutte le azioni che avete svolto in mio favore e voglio ringraziarvi tutti per ci che avete fatto. Queste parole ci caricano di una grande, enorme responsabilit.

...sono consapevole di tutte le azioni che avete svolto in mio favore e voglio ringraziarvi tutti per ci che avete fatto
Nasrin Sotoudeh

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in Italia Lesperienza di Panta Rei


Conoscendo nuove persone, vivendo nuove esperienze, imparando cose nuove si messi in discussione. Essere in discussione ci scuote dal torpore e dallozio. Pu far male, ma vita piena. Lorenzo (Treno Milano-Bergamo, ore 00.10, 04/08/2013, alla fine di Panta Rei)
Nessuno meglio dei protagonisti, come Lorenzo, pu spiegare cos successo a Panta Rei, a Passignano sul Trasimeno, dal 29 luglio all8 agosto: 70 giovani dai 14 ai 25 anni sono voluti andare aldil del sentito dire per saperne di pi sui diritti umani. Nellamenit del luogo, un centro di cultura ecologica che realizza uno stile di vita alternativo e lungimirante, hanno conosciuto una realt diversa da quella che gli avevano raccontato su temi come la trasparenza delle forze di polizia, migranti, Lgbti, rom. Hanno quindi conosciuto unItalia diversa ma soprattutto, giorno dopo giorno, hanno capito che il futuro dei diritti umani dipende anche da loro perch, come ha detto Elena, unaltra delle partecipanti al campo, prima di questo campo credevo a quelli che mi dicevano ma tanto inutile, tanto non cambia niente, adesso non ci credo pi. E torno a pensare che qualcosa si pu fare davvero perch qualcosa cambi. Ho fiducia. Voglio diventare attivista.

LASCIARE IL SEGNO A LAMPEDUSA


a cura di Roberta Zaccagnini
Per il terzo anno del campo per i diritti umani a Lampedusa, che si tenuto sullisola a luglio, volevamo lasciare un segno che ricordasse a chi sullisola ci vive, per scelta o per necessit, che Amnesty c. In Turchia le proteste non si fermano e non si ferma la violenza nata cos che lidea di coinvolgere della polizia, colpisce in modo eccessivo e indiscriminato passanti, manifestanti, personale sanitario e chi lillustratore Lorenzo giornalisti, Terranera per rimane fermo immobile per ore, in segno di protesta. coadiuvare 70 persone, tra parteciAncora non si conosce il numero esatto dei morti, dei feriti campo e nella epanti degli al arrestati, il lampedusani, bilancio di questo braccio di ferro tra un popolo che chiede dignit e diritti e un potere repressivo che progettazione e nella realizzazione mostra il suo lato peggiore. di tre murales in punti simbolici Amnesty International in Turchia, al fianco di chi rivendica il dellisola. E a luidespressione abbiamo chiesto diritto alla libert e di riunione. anche di raccontarci com andata.
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Cosabbiamo fatto a Lampedusa? A Lampedusa persone normali, venute per vedere con i loro occhi cosa succedeva, si sono messe in gioco. Prendendo i pennelli in mano sono tornate a quando avevano abbandonato quel gesto, allinfanzia. un gesto di rottura. E hanno fatto una cosa bella. Noi non siamo andati per provocare: lemergenza continua ma non deve incombere e l non la percepisci. Noi siamo andati per rendere il posto pi bello e per lasciare un segno. A suo modo una denuncia ma non un manifesto. Visto che per Amnesty International attivista chiunque si attivi in difesa dei diritti umani, i 70 (te compreso) a Lampedusa erano attivisti. Alla luce di questo, che idea ti sei fatto dellattivista? Chi ? uno che dice: A me questi non me la raccontano giusta. qualcuno che per prima cosa vuole capire come stanno davvero le cose. Capire per attivarsi, nel suo piccolo. Uno che esce dal suo guscetto e chiede: Bene! Da dove cominciamo?. Cosa ti sei portato a casa dal campo? Quando sono partito sapevo che avrei portato qualcosa l ma non sapevo che avrei preso altrettanto, se non di pi. A parte conoscere voi, mi si sono aperte varie porte. Ho capito che stavo sbagliando su alcune cose perch possiamo fare molto di pi. Bisogna attivarsi. Dobbiamo essere registi di quello che vogliamo. Non aspettare Amnesty o qualcuno che bussi alla tua porta per proporti il cambiamento. Ce lhai di sottofondo questa spinta al cambiamento ma poi ci si mette sempre di mezzo qualcosa, il tempo, il lavoro, la gestione della vita, ma ce lhai, sotto ce lhai sempre. la prima volta che Amnesty in Italia lascia un segno artistico cos forte per portare avanti la battaglia per i diritti umani. In generale, che ruolo pensi possa avere larte, la creativit nella lotta per i diritti umani? Limmagine la prima cosa che arriva. uno strumento presente a tutti i livelli. Tutti ne veniamo catturati. C chi la usa per raccontare cose futili e chi per raccontare qualcosa di profondo: conta lintento. Che tu sia un fruitore o uno che la produce, limmagine avr un suo futuro. Se pensi ad Amnesty ti viene subito in mente la candela con il filo spinato. C poi un altro livello. Se vuoi coinvolgere qualcuno lo fai partecipare alla realizzazione di qualcosa, soprattutto se un qualcosa di nuovo, dinesplorato. una cosa a cui difficilmente riesci a dire di no. Chi partecipa a una cosa del genere difficilmente se la scorda perch sente di far parte di qualcosa di concreto, di tangibile.
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Approfondimento

Campo giovani in Marocco


La Sezione Marocchina di Amnesty International ha organizzato il 14 campo giovani, con 35 attivisti fra i 18 e i 25 anni provenienti da Medio Oriente, Africa del Nord, Turchia, Olanda, Francia, Belgio e Italia. Unoccasione per analizzare le sfide, gli obiettivi e le difficolt dei giovani in materia di diritti umani. Ce lo racconta Giulia Ross, che ha partecipato!

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Di tutte le entusiasmanti nuove esperienze fatte nel campo, ci che credo sia stato il dono pi grande di questa avventura sono stati i contatti e gli scambi avuti con le persone che ho incontrato. Ragazzi e ragazze che come me ascoltano Tracy Chapman e attendono con impazienza la quarta stagione di Game of Thrones, mi hanno raccontato le loro giornate a Gezi Park, tra i lacrimogeni della polizia e una tenda condivisa, mi hanno descritto come ci si sente a lavorare negli slum di Casablanca o a camminare lungo la chiusura di sicurezza. Ascoltare dai diretti interessati come si svolta, e si protrae tuttora, la scia di rivoluzioni arabe e quanto sia cambiata la loro vita quotidiana mi ha avvicinato incredibilmente a situazioni e momenti che fino ad allora erano semplici notizie, certo straordinarie, ma pur sempre parole su un giornale o immagini in televisione. Le lotte che hanno condotto, come singoli e con Amnesty International, per la difesa dei diritti umani sono anche le nostre battaglie, quelle che portiamo avanti in tante lingue e paesi diversi ogni giorno. Questo il sentimento che pi mi ha cambiato, questo essere insieme, fianco a fianco in una lotta comune, formando ununica fiamma che dirada il buio, uniti in one Amnesty.

in Italia LAGIORNATA MONDIALE PER IL DIRITTO ALLALLOGGIO


Il 7 ottobre si celebrata la Giornata mondiale per il diritto allalloggio. Questanno Amnesty International ha concentrato le sue azioni a favore dei residenti degli slum in Kenya, dove circa due milioni di abitanti vivono con inadeguato o nessun accesso a un alloggio adeguato, acqua, istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza. Eppure pagano le tasse, votano, contribuiscono alleconomia. Alcune comunit hanno incontrato ambasciatori, funzionari governativi, la stampa e tenuto manifestazioni. In Italia, le attiviste e gli attivisti hanno preso parte a una mobilitazione online contro gli sgomberi forzati illegali.

NUOVA COLLEZIONE AUTUNNO INVERNO


Realizzate in collaborazione con la cooperativa AltraQualit, le nuove maglie manica lunga, le felpe e i prodotti neonato sono un modo esclusivo per portare sempre con te la difesa dei diritti umani! Tutti gli articoli di Amnesty International sono produzione del commercio equo e solidale, realizzati in diversi paesi del mondo e contribuiscono a sostenere differenti realt e a difendere i diritti umani! possibile ordinare i prodotti sul sito www.tramedistorie.it.

AGENDA IN 10 PUNTI SUI DIRITTI UMANI


A gennaio, in vista delle elezioni politiche 2013, Amnesty International aveva lanciato la campagna Ricordati che devi rispondere, sottoponendo ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati unAgenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, che spazia dalla richiesta di trasparenza della polizia, ai diritti di donne, persone Lgbti, migranti, detenuti e rom, a una politica estera incentrata sui diritti umani. LAgenda stata sottoscritta, integralmente o quasi, da 117 parlamentari (un ottavo del parlamento) e da tutti i leader delle forze politiche ora nellesecutivo. Abbiamo la responsabilit di assicurare che alle promesse elettorali seguano i fatti. I primi sei mesi di legislatura ci consegnano un bilancio promettente. La campagna ha contribuito a portare i diritti umani al centro dellazione istituzionale. Sulla maggior parte dei punti stato presentato almeno un disegno di legge e su alcuni, come omofobia e tortura, stata avviata la discussione. Non possiamo abbassare la guardia adesso, perch il rischio che questi percorsi abbiano esito in un nulla di fatto in agguato. Esortiamo governo e parlamento a realizzare entro la fine della legislatura le riforme richieste dai difensori dei diritti umani e chiediamo ai parlamentari che ancora non si sono espressi sullagenda oltre 830 di farlo al pi presto. Sappiamo che unItalia diversa possibile. Non ci fermeremo finch non la vedremo realizzata.
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UN MESSAGGIO PER GIOVANISSIMI DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI


:Diritti (che si legge duepuntidiritti) una nuova serie di fascicoli illustrati che Amnesty International Italia ha realizzato per giovani lettori da 8 a 12 anni. Ogni numero, attraverso fumetti, notizie, giochi e proposte di attivit, affronta un tema in particolare (lo sport, la citt, la musica, il cinema), parlando dei diritti umani a esso collegati. I ragazzi possono ricevere a casa i quattro numeri di :Diritti aderendo ad Amnesty Kids con una donazione di 15 euro annui. I giovanissimi difensori dei diritti umani saranno inoltre invitati a partecipare alle Azioni Urgenti Kids: veri e propri appelli, scritti in un linguaggio semplice e coinvolgente, per dare il proprio contributo alla difesa dei diritti umani.

Approfondimento

LA SCUOLA DEI DIRITTI 2013-2014


Se avete da 0 a 100 anni e amate le storie che fanno riflettere e conoscere nuovi mondi, se siete insegnanti o educatori e cercate nuove idee e strumenti per lavorare in classe sui diritti umani o se volete semplicemente mettervi in gioco con noi, anche questanno su www.amnesty.it/educazione trovate il catalogo La scuola dei diritti, con lofferta educativa di Amnesty International per la scuola (e non solo). Vi auguriamo buona lettura e buon inizio di anno scolastico, con la speranza che il nostro lavoro possa esservi di stimolo, supportarvi nelle vostre attivit e farvi riflettere e attivare con Amnesty International.

A CAUSA DI CI CHE SONO


In Europa le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) sono vittime di violenza sia nelle leggi che nella prassi. Lintolleranza e il pregiudizio sfociano spesso in attacchi dodio e obbligano molte persone Lgbti a nascondere il loro orientamento sessuale. Il 18 settembre, Amnesty International ha lanciato il rapporto A causa di ci che sono: omofobia, transfobia e crimini dodio in Europa, in cui si chiede allUnione europea di proteggere le persone Lgbti dalla discriminazione e dalla violenza e si mette in luce le lacune delle legislazioni di molti paesi. Tra questi c lItalia, dove la camera dei deputati sta discutendo un disegno di legge sul contrasto dellomofobia e della transfobia, che potrebbe finalmente comprendere lorientamento sessuale e lidentit di genere nellelenco dei motivi discriminatori associati ai crimini dodio.

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appelli

Denis Bochkarev

Archivio privato

SIRIa: TanTe FaMIglIe aTTendOnO I lORO CaRI


Dallinizio delle proteste scoppiate in Siria nel febbraio 2011, migliaia di presunti oppositori del governo sono stati detenuti arbitrariamente. Alcuni risultano ancora scomparsi e le loro famiglie, che vivono nellangoscia e nella disperazione, non sanno che sorte sia toccata loro e ignorano il luogo in cui si trovino. Altri, sottoposti a sparizione forzata sono stati poi rilasciati dopo aver trascorso mesi in detenzione segreta e hanno raccontato ad Amnesty International delle torture e degli altri maltrattamenti subiti. Aiutaci a supportare le persone vittime di sparizione forzata e le loro famiglie, firma lappello per porre fine a questa pratica!

FedeRazIOne RUSSa: lIbeRaTe ale PUSSY RIOT!


Nel febbraio 2012, le Pussy Riot hanno eseguito per pochi secondi nella cattedrale ortodossa di Mosca una canzone di protesta con cui criticavano le autorit russe. Due di loro,Nadezhda Nadya TolokonnikovaeMaria Masha Alekhina, sono state giudicate colpevoli di vandalismo per motivi di odio religioso e stanno scontando condanne in colonie penali note per essere luoghi brutali. Purtroppo, la loro domanda di rilascio anticipato, per poter accudire i loro figli piccoli, stata respinta. Le due donne sono prigioniere di coscienza e Amnesty International preoccupata per la loro incolumit. Chiedi alle autorit russe che Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova vengano immediatamente liberate!
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BIelORUSSIa: Un alTRO COndannaTO a MORTe


A giugno, Pavel Selyun, un uomo di 23 anni, stato condannato a morte per duplice omicidio nella Bielorussia occidentale. Il suo avvocato ha presentato ricorso contro la sentenza alla Corte di cassazione. La Bielorussia lunico paese in Europa che ancora compie esecuzioni: nel 2012 ha messo a morte tre uomini. Le condanne a morte sono spesso imposte al termine di processi iniqui, che prevedono anche confessioni forzate, sono attuate in completa segretezza e senza dare un adeguato preavviso ai detenuti stessi, alle loro famiglie o ai rappresentanti legali. Scrivi al presidente bielorusso per chiedere la commutazione della condanna a morte per Pavel Selyun e una moratoria sulla pena capitale.

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interviste

Intervista a Selwyn Strachan

SOPRAVVISSUTO AL BRACCIO DELLA MORTE

Selwyn Strachan ha trascorso 1715 giorni nel braccio della morte di Grenada ed stato finalmente rilasciato nel 2009, dopo 26 anni di carcere. In questi anni ha portato avanti la battaglia contro la pena di morte nel suo paese e in tutti i Caraibi.

Perch ti opponi alla pena di morte? A causa della pena di morte possono essere, e sono state, tolte vite innocenti. Sono rimasto nel braccio della morte della prigione di Richmond Hill dal 1986 al 1991, condannato a morte per impiccagione con 11 capi dimputazione per omicidio, insieme ad altre 13 persone, tutti ex ufficiali dellesercito o del governo. Amnesty International ha definito il nostro processo evidentemente e fondamentalmente iniquo. La pena di morte era obbligatoria in quel periodo e le nostre condanne sono rimaste in piedi fino al 12 luglio 1991. Sono rimasto 1715 giorni nel braccio della morte e gli ultimi 31 giorni sono stati i pi angoscianti.

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A 72 ore dalla decisione del 12 luglio, le autorit della prigione preparavano la forca, non lontano dalla mia cella. Immaginate di essere in una cella aspettando di essere impiccato e poter sentire il costante suono metallico del ferro, mentre gli impiegati preparano la forca. Durante gli ultimi giorni, cera arrivata linformazione che la stavano preparando per i primi cinque di noi. Uno di loro venuto a darmi commiato ma io gli ho risposto Non mollare, neanche in questo momento. Ero ancora convinto che ci sarebbe stato qualche intervento che avrebbe fermato la nostra esecuzione. Dopo una grande campagna internazionale, inclusa quella di Amnesty International e altri, dentro e fuori Grenada, siamo stati graziati e condannati allergastolo, sebbene questo tipo di sentenza non fosse prevista dalla legislazione del paese. Quali sono le tue particolari preoccupazioni sulla pena di morte a Grenada? Anche se siamo un paese abolizionista de facto da 35 anni, non abbiamo votato a favore della risoluzione dellOnu per una moratoria sulla pena di morte. Questa

una contraddizione. Non abbiamo pi lobbligatoriet della pena di morte per certi reati. Abbiamo tutti gli elementi per arrivare allabolizione ma non abbiamo la volont politica o non facciamo abbastanza pressione su questo tema. Cosa stai facendo per cambiare la mentalit delle persone riguardo alla pena di morte? Sto facendo grandi sforzi per collaborare coi mezzi di comunicazione. Il sostegno pubblico alla pena di morte ancora forte qui, perch manca laspetto educativo della campagna. Questo un fattore chiave. Ma anche la difficile situazione socio-economica in cui ancora la popolazione caraibica deve vivere gioca un ruolo fondamentale. Comunque penso che la tendenza stia lentamente cambiando. Quale differenza ha fatto per la tua vita e per il tuo attivismo il sostegno di Amnesty International, direttamente a te in passato e nelle attuali campagne per labolizione? Il sostegno di Amnesty International stato eccezionale, considerato che sono stato imprigionato per 26 anni,

di cui quasi cinque nel braccio della morte. Amnesty International non ha mai esitato nella sua campagna per il mio caso. Ha chiesto la libert per me e per i miei compagni nel braccio della morte, da quando siamo stati incarcerati per anni, anche perch i nostri processi non avevano rispettato gli standard internazionali sui diritti umani. Il ruolo di Amnesty International nel salvare la mia vita ha senzaltro dato un grande contributo alla mia attivit odierna contro la pena di morte. Vorresti mandare un messaggio alle persone che sono nel braccio della morte e agli attivisti impegnati per fermare le esecuzioni in tutto il mondo? S, il mio messaggio semplice. Per quelli nel braccio della morte: abbiate fiducia, non perdete la speranza, la Coalizione mondiale contro la pena di morte sta lavorando per le vostre vite. E agli attivisti impegnati per fermare le esecuzioni in tutto il mondo: continuate il vostro lavoro importante e coraggioso. Continuate il grande sacrificio. E cos contribuirete in modo pratico e significativo a portare avanti questo slogan: Fermiamo il crimine, non le vite!.

La Giornata mondiale contro la pena di morte


Sono 58 i paesi che ancora utilizzano la pena di morte e tra questi ci sono tutti i paesi caraibici di lingua inglese: Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Guyana, Grenada, Giamaica, St. Lucia, St. Kitts e Nevis, St. Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago. a questi paesi che Amnesty International si rivolta il 10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte, per chiedere labolizione della pena capitale. La maggior parte continua a emettere condanne a morte; solo Antigua e Barbuda, Dominica e Grenada non hanno emesso condanne negli ultimi anni. Grenada considerata abolizionista de facto (lultima condanna a morte risale al 1978). Per le persone condannate per omicidio nelle Barbados e a Trinidad e Tobago, o per tradimento 27 nelle Barbados, lunica pena continua a essere la condanna a morte. Nonostante nei paesi caraibici viva solo l8,5 per cento della popolazione mondiale, il 27 per cento degli omicidi a livello globale hanno luogo qui. Le condanne a morte vengono comminate per lo pi per omicidio e avvengono per impiccagione. In occasione della Giornata, numerose sono state le iniziative in Italia, organizzate dalle attiviste e dagli attivisti su tutto il territorio per raccogliere firme per la petizione internazionale. Il 30 novembre, inoltre, si svolger la consueta iniziativa Citt per la vita, organizzata dalla Comunit di SantEgidio, a cui gli attivisti di Amnesty prenderanno parte.

interviste

MARTA SUI TUBI


a cura di Beatrice Gnassi
Il 20 luglio vi siete esibiti sul palco di Voci per la libert. Nonostante unestate fitta dimpegni avete trovato il tempo per questo evento musicale che ormai una realt consolidata, sia per gli artisti emergenti che come spazio per parlare di diritti umani. Che impressione avete avuto del festival? Cera una bellissima atmosfera e abbiamo avuto una fantastica accoglienza. Siamo stati molto bene ed stato bello per noi soprattutto perch abbiamo potuto dare un contributo a cause importanti. Siamo stati molto contenti di esserci. Siete uno dei gruppi italiani pi apprezzati, collaborate con alcuni tra i migliori artisti, i vostri concerti fanno sold out. A parte godervi il meritato successo, pensate che la musica possa avere anche un ruolo nel sollevare alcune problematiche o nel risvegliare coscienze? La musica un veicolo importantissimo. Con la musica si possono comunicare cose che in altro modo potrebbero risultare pesanti. La gente tende a non voler pensare ai problemi che ci sono intorno, a quelli degli altri soprattutto. Se glieli presenti in mezzo a tante note pi facile. La musica un veicolo interessante per i temi sociali.
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Intervista a Giovanni Gulino

Noi nelle nostre canzoni a volte parliamo di temi sociali ma siamo pi che altro impegnati a parlare delle crepe dellanimo che abbiamo tutti quanti. Dal vivo per non manchiamo occasione per rimarcare aspetti della societ in cui viviamo che non ci stanno bene, perch siamo convinti che ai fan interessi ascoltare anche il pensiero di chi suona per loro e non solo le note. Nel titolo del vostro ultimo album, Cinque, la luna e le spine, il numero cinque, oltre a essere simbolico in questo momento per voi (cinque come i componenti del gruppo; cinque come gli anni insieme; cinque come gli album pubblicati), anche un riferimento al quinto comandamento: non uccidere. Perch questa scelta? Perch uno dei pochi comandamenti in cui crediamo. Non ci possiamo definire una band di fedeli cristiani ma sicuramente ci riconosciamo nel valore universale di non uccidere nessuno e vivere in pace con gli altri. Un valore arrogato dal Cristianesimo ma che sta comunque alla base della nostra convivenza civile. C un tema tra quelli di cui si occupa Amnesty International che vi sta particolarmente a cuore? Abbiamo massima stima per quello che fate. In ambito internazionale portate avanti un lavoro straordinario ma anche in Italia c tanto da fare e che state facendo. Penso al tema delle carceri. In Italia c una popolazione carceraria che praticamente doppia rispetto a quella che i nostri istituti potrebbero accogliere. Soltanto il tre per cento delle persone che sono in carcere lavora. Hanno fatto uno studio recente secondo il quale il 90 per cento di chi ha lavorato nel periodo di detenzione non recidivo, mentre chi non lavora in grande percentuale ritorna dentro. Il carcere in questo momento

in Italia solo una punizione, non riabilita. Se vogliamo migliorarci come popolo e come nazione dobbiamo riuscire a riabilitare le persone che per tanti motivi hanno preso la via sbagliata. Spero che un giorno vivremo in un posto dove chi sbaglia paga ma impara anche a non sbagliare pi. Che programmi avete per linverno e per il nuovo anno? Stiamo concludendo la tourne estiva ma probabilmente ne faremo anche una invernale. Ci piacerebbe prenderci il tempo necessario per lavorare con calma a nuove canzoni per la prossima uscita discografica, che non sappiamo ancora quando sar. Io ho grandissima voglia di rimettermi a lavorare e a scrivere.

VOCI PER LA LIBERT 2013


Anche questanno Rosolina a Mare stato il palcoscenico di Voci per la libert, il festival per musicisti emergenti organizzato dallomonima associazione in collaborazione con Amnesty International, giunto alla XVI edizione. La fase live dedicata alle giovani band stata chiusa ogni sera da unospite deccezione: venerd 19 il concerto acustico e raffinato di Mario Venuti, sabato 20 quello trascinante ed energetico dei Marta sui tubi e domenica 21 il gran finale con Enzo Avitabile, vincitore del Premio Amnesty insieme a Francesco Guccini. La domenica sono stati anche consegnati il Premio Amnesty Italia Emergenti a Leo Miglioranza per Na Coeomba Bianca, ninna nanna nella quale il dialogo tra una mamma il suo bambino ci parla di mine antipersona; il Premio della Critica ai Syncage per The Call Of The Lords, canzone dedicata al fenomeno dei bambini soldato; il Premio della Giuria popolare ad Andrea Dodicianni per Saint Michel, una sorta di preghiera al santo protettore della polizia, sui casi Cucchi e Aldrovandi. Non sono mancate presentazioni di libri, convegni, film, discussioni, interviste, mostre, chiacchiere, tutto allinsegna dellimmancabile connubio di musica e diritti umani.

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da non perdere

CALENDARIO

LA STORIA DI MALALA
Malala Yousafzai ha solo 11 anni quando decide di alzare la voce e opporsi a chi nel suo paese, il Pakistan, vuole che le donne non abbiano diritti e ne ha solo 15 quando, mentre sta andando a scuola con le sue amiche, i talebani le sparano alla testa per ucciderla. Malala per fortuna sopravvissuta e continua, grazie anche allappoggio dei suoi genitori, nella sua lotta pacifica, con il coraggio delle parole e dellistruzione. Questo libro, destinato ai suoi coetanei, racconta la storia e la vita di questa ragazza, la pi giovane candidata al Premio Nobel per la pace, insignita da Amnesty International del premio Ambasciatore della coscienza 2013. La storia di Malala Viviana Mazza Mondadori, luglio 2013, 14,90

CAMP 14
Le persone fuori da qui chiamano questo posto zona di controllo totale. Noi non sappiamo niente di quello che c fuori. Il film racconta la vita di Shin Dong-Huyk, nato nel 1983 in un campo di rieducazione nordcoreano, uno dei pochi che riuscito a scappare. Ha vissuto tutta la sua infanzia dentro il campo, sottoposto a maltrattamenti, torture e a lavoro forzato. Il film documentario contiene anche le testimonianze di due guardie del Camp 14, che confermano la drammatica situazione senza speranza di questo luogo. Efficace la scelta narrativa di utilizzare lanimazione per raccontare alcuni i passaggi pi duri dei racconti. Il film stato presentato al Milano Film Festival 2013. Camp 14 Marc Wiese Germania, 2012

UN ANNO DI DIRITTI UMANI!


Anche questanno sono disponibili i calendari 2014 di Amnesty International, nei formati da parete e da tavolo, questanno con leccezionale collaborazione del fotografo Steve Mccurry. McCurry una degli sguardi pi rappresentativi e stimati della fotografia contemporanea. Il suo lavoro spazia tra conflitti e tradizioni culturali, dalle pi antiche a quelle contemporanee. Ma c un elemento che contraddistingue tutte le sue fotografie: il valore attribuito allelemento umano. Quel valore trasmesso con forza nelle foto presenti nel calendario di Amnesty International. McCurry stato insignito di alcuni tra i premi pi prestigiosi del settore, tra cui il Robert Capa Gold Medal, il National Press Photographers Award e per ben quattro volte ha ricevuto il primo premio del World Press Photo. inoltre disponibile anche per il 2014 lagenda giornaliera di Amnesty International, realizzata insieme allazienda Intempo.
Per ordinare lagenda e i calendari scrivi a: prodotti@amnesty.it

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CARCERI

DONNE

da non perdere

RAGAZZI

IN BLOOM
In Bloom il primo libro fotografico sulle famiglie arcobaleno. un libro vivace e gioioso, che non tralascia nessuno dei temi importanti di questa realt da scoprire, attraverso le fotografie di Eleonora Calvelli e i testi di Claudio Rossi Marcelli, Giuseppina La Delfa, Tommaso Giartosio, Giovanna Calvenzi. In Bloom racconta la vita di 13 famiglie e la realt dei loro viaggi e del loro impegno per vedere riconosciuti i loro diritti in Italia. Queste storie ci parlano di fecondazione assistita eterologa, ovodonazione e gestazione per altri ma soprattutto ci parlano dellamore con cui si sono formate queste famiglie. Il libro ha avuto il patrocinio di Amnesty International. In bloom Eleonora Calvelli Postcart, settembre 2013, 25,00

E SE NESSUNO MI BECCA?
Attraverso cinque principi etici, chiari e semplici, con tanti esempi concreti di situazioni a casa, a scuola e con gli amici, E se nessuno mi becca? guida ragazze e ragazzi (dagli 11 anni) verso la costruzione di una convivenza pi rispettosa degli altri e verso una maggiore consapevolezza di se stessi e della capacit dincidere sul mondo. Al libro affiancato un kit per insegnanti ed educatori che contiene proposte di attivit per la scuola (ma non solo), per discutere e approfondire i temi del volume, scaricabile gratuitamente dal sito della casa editrice su goo.gl/f0jwb7. E se nessuno mi becca? Bruce Weinstein (illustrazioni Tuono Pettinato) Il castoro, settembre 2013, 13,50 Suggerito dalla libreria itinerante ottimomassimo.eu 31

LA CASA TONDA
Non solo un giallo appassionante ma un vero viaggio nella realt delle riserve dei nativi americani. Joe poco pi che un ragazzo ma vuole scoprire a tutti i costi chi laggressore di sua madre e vendicarsi, anche perch suo padre, il giudice della riserva, non pu intervenire prima che si stabilisca di chi sia la giurisdizione sul caso. Attraverso le indagini di Joe, conosciamo personaggi memorabili e condividiamo il ristretto spazio morale, economico e giuridico dei protagonisti. Un romanzo straordinario che solleva la grave questione della violenza sessuale contro le donne native e dellerosione dei diritti di queste comunit. La casa tonda Louise Erdrich Feltrinelli editore, luglio 2013, 19,00

SOPRAVVIVERE NELLA RUSSIA DI STALIN E DI PUTIN


Le purghe staliniane, la caduta dellUnione Sovietica e lascesa al potere degli oligarchi amici del nuovo padrone del Cremlino fanno da sfondo alla tragica vicenda personale di Vasilij Arkadi e Andrej Vitalevi, nemici allombra di giochi di potere pi grandi di loro, racconta mezzo secolo allinsegna dellarbitrio e dellingiustizia. Il libro, arricchito dai testi di Elena Dundovich, Massimo Bonfanti e Anna Zafesova, ha avuto il patrocinio di Annaviva e Amnesty International, oltre che di Mondo in cammino nel Caucaso del Nord, a cui Massimo Ceresa ha devoluto i diritti dautore. Sopravvivere nella Russia di Stalin e di Putin Massimo Ceresa Infinito Edizioni, settembre 2013, 10,00

RUSSIA

NATIVI

LGBTI

da non perdere

MEDIO ORIENTE

DOVE VANNO LE PRIMAVERE ARABE?


Da dove vengono le primavere arabe? E, soprattutto, dove vanno? Alcune rivolte sono sfociate in guerra civile, altre sembrano sopite, altre ancora tornano a infiammarsi. La verit che la loro storia ancora da scrivere. Lo sforzo degli autori di questo libro, giornalisti, giuristi, storici, filosofi, di fare un bilancio di quanto accaduto fino a oggi, con la consapevolezza della complessit del quadro e senza facili risposte e previsioni per il futuro. Non c una ricetta unica, n un unico scenario per questarea cos complessa ma estremamente vivace. Dove vanno le primavere arabe? a cura di Antonio Cantaro Ediesse, settembre 2013, 12,00

LA FIGLIA
Ana una brillante studentessa di medicina. Ha talento, bellezza e un padre che adora e che la adora ma con uneredit pesante: si chiama Ratko Mladic, il boia dei Balcani, responsabile di alcuni dei peggiori massacri del dopoguerra. La ragazza torna turbata da un viaggio a Mosca, nel quale sembra scoprire chi suo padre per il resto del mondo. Una notte, al suo ritorno, decide il gesto estremo e si spara con la pistola preferita del padre. Lautrice intreccia magistralmente la verit storica con la finzione letteraria, mettendo in luce un dramma umano, tra lamore e la follia del male. La figlia Clara Uson Sellerio, aprile 2013, 16,00

MIKE SAYS GOODBYE


Mike, 10 anni, guarito da una grave malattia, viene dimesso dallospedale ma sua madre introvabile. Mike sa che talvolta lei beve e che, quando accade, lo trascura, ma pensa di poter badare a se stesso. Nonostante i suoi sforzi, il giudice lo assegna a una famiglia affidataria. Con laiuto di Vincent, il compagno di stanza, Mike escogita un piano ma, invece di tornare dalla madre, viene mandato in un istituto da dove scappa. Questa la trama del film vincitore della 10 edizione del premio Amnesty Giffoni Film Festival. Una pellicola dedicata alla forza e alla tenacia dei bambini, allamicizia e al legame indissolubile con la madre. Mike says goodbye Maria Peters Paesi Bassi, 2012

OLTRE TAHRIR
Il 30 giugno 2013, in Egitto, imponenti manifestazioni di piazza contro il governo dei Fratelli musulmani hanno indotto le forze armate a destituire il presidente Mohammed Morsi, eletto solo un anno prima. Questo libro una raccolta di testimonianze di persone di diverse appartenenze, provenienze geografiche e condizioni economiche, su come sia cambiata la loro vita dopo la rivoluzione e sulle loro aspettative per il futuro. Questi racconti, precedenti al 30 giugno, ci danno uno spaccato profetico della societ egiziana, che si stava preparando alla sua seconda rivoluzione. Oltre Tahrir Luciana Borsatti Editori Internazionali Riuniti, luglio 2013, 9,90

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MEDIO ORIENTE

BALCANI

RAGAZZI

Con il patrocinio e la collaborazione del

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Questo numero stato chiuso il 09/10/2013 - Aut. Trib. Roma n. 00296/96 dell11/06/1996. Iscrizione al R.O.C. n. 21913 del 22/02/2012.

Robert Godden

Comitato Direttivo: Antonio Marchesi (Presidente), Pasquale Quitadamo (Tesoriera Nazionale) Paolo Pignocchi, Cecilia Nava, Egidio Grande, Gabriella Ela Rotoli, Sonia Forasiepi, Paolo Pobbiati, Ammar Kharrat.

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