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Gianfranco Ravasi Narratologia biblica sole24ore 15sett13 Lector in fabula: appena pubblicato eravamo nel 1979 era stato

to uno dei grandi su ccessi critici di Umberto Eco, alle soglie della sua stagione letteraria attiva e della sua fama planetaria col Nome della Rosa. Fu anche il mio incontro sulla pagina con lui, in preparazione della successiva amicizia patrocinata dalla sua attrazione per il tesoro bibliotecario che avrei poi custodito all'Ambrosiana di Milano. Ebbene, vedo oggi quel testo occhieggiare in molti capitoli di un sugge stivo volume scritto a quattro mani da due importanti esegeti biblici contempora nei: il cattolico Andr Wnin, gesuita docente a Lovanio, e il protestante Daniel Ma rguerat dell'Universit di Losanna. Comune il loro approccio alle Scritture, quell o appunto sollecitato da Eco, ossia l'analisi narrativa che, come noto, alla fig ura capitale dell'Autore associa la cooperazione interpretativa del Lettore. Per usa re la vivace metafora di Eco, il testo un meccanismo pigro (o economico) che vive sul plusvalore di senso introdottovi dal destinatario, il Lettore appunto. In re alt, vero pure il contrario come sottolineano i due esegeti perch anche il Lettore ha bisogno dell'Autore e del suo testo per esistere. Altrettanto significativa la metafora di un'altra grande figura del pensiero del Novecento, Paul Ricoeur ( del quale quest'anno celebriamo il centenario della nascita): Il testo, orfano de l padre, l'autore, diventa il figlio adottivo della comunit dei lettori. L'attenzi one a questo dialogo interattivo tra i due protagonisti di un'opera letteraria a lla base della contemporanea narratologia, subentrata alle prime intuizioni dei formalisti russi alla Vladimir Propp, ai modelli strutturalisti di Greimas, Brem ond, Todorov e Barthes e al progetto strettamente semiotico di Genette. Alla base di questa nuova impostazione narratologica detta del narrative criticism c' un sagg io apparso l'anno prima di quello di Eco, ossia Story and Discourse di Seymour C hatman, tradotto in italiano da Pratiche (Storia e discorso, Milano 1998, II ed. ). Semplificando, potremmo riassumerne il succo tematico cos: la story l'evento n arrato, il contenuto informativo (ad esempio, un incidente d'auto con vittima); il discourse il montaggio narrativo della storia, elaborata nel racconto o nel f ilm da spettatori diversi che imprimono all'evento la loro lettura, spesso tutt' altro che identica. Pensiamo, allora, per stare a un celebre soggetto biblico, a i tre Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca): essi presentano tre narrazioni de lla medesima storia raccontata, quindi tre diverse costruzioni del racconto dell a stessa storia. Ma la cosa non finisce qui perch, a catena, questi tre autori-let tori dell'unico evento provocano e generano i lettori successivi del loro raccon to. L'esempio evangelico proposto fa capire perch i biblisti si siano da qualche te mpo dedicati con interesse all'applicazione del metodo narratologico (il primo s tato il critico letterario "laico" di Berkeley, Robert Alter, col suo bel saggio del 1981 The Art of Biblical Narrative, tradotto in italiano nel 1990 dalla Que riniana di Brescia). Infatti, il 60% del testo biblico costituito da racconti, a lcuni dei quali entrati nell'appannaggio culturale universale. Ebbene, Marguerat e Wnin iniziano il loro percorso proprio dai Vangeli, opere certamente non solo informative (cio asettiche relazioni di una story, dato e non concesso che questa neutralit sia possibile), ma anche performative e, quindi, consapevoli di genera re una reazione interpretativa, un discourse, nel lettore. L'analisi che i due e segeti conducono molto coinvolgente e significativa. Marco col suo Ges che si sottr ae costantemente a una piena identificazione, rivelandosi inafferrabile, lascian do alla fine la sua identit aperta a diverse classificazioni spiazza il suo letto re, paradossalmente esiliandolo da ogni precipitosa confessione cristologica: Io so chi tu sei: il Santo di Dio, infatti, lo dice nientemeno che Satana e Cristo l o esorcizza imponendogli il silenzio! Il lettore costruito dal Vangelo di Marco s crivono i due studiosi un lettore scosso, sopraffatto da un sovrappi di sapere... che l'inimmaginabile novit di un Dio che si d a vedere nell'itinerario mortale de ll'uomo di Nazaret. L'esame prosegue con Matteo e col suo racconto messo in discor si che presuppone un lettore costruito, capace di comprendere, edificato dal raccon

to che lo illumina, cancellando gli spazi di oscurit lasciati invece in Marco. Un l ettore iniziato , invece, quello di Giovanni, a causa del linguaggio simbolico adot tato dall'evangelista, che implica, perci, pi registri da catturare e che vede in agguato anche il malinteso, sferzato dalla cosiddetta ironia giovannea. Infine, ec co il lettore di Luca (e degli Atti degli Apostoli) che viene spinto a diventare interprete della storia narrata: curiosa, ad esempio, la molteplice rilettura o fferta dello stesso evento, come nel caso della conversione di san Paolo, narrat a ben tre volte negli Atti (capitoli 9, 22, 26). , questo, solo un esempio allusivo del l'efficacia dell'approccio narratologico che, per, Marguerat e Wnin propongon o nelle sue complesse articolazioni metodologiche attraverso un'eloquente sequen za sperimentale fatta dello scavo di una decina di testi biblici. Essi permettono di gettare luce su tutte le componenti narrative: dalla trama alla temporalit, da lla ripetizione al punto di vista, dalla regia alla costruzione del racconto, da ll'intertestualit fino alla fiction che si incastona nel racconto dell'evento (si veda la deliziosa parabola narrata dal profeta Natan a Davide in 2 Samuele 12,1 -7). Rimane aperta una questione di indole generale. Che differenza intercorre tra l'approccio narratologico e quello classico storico-critico finora e ancora dom inante nell'esegesi biblica? In sintesi potremmo distinguerli cos: la critica sto rica s'interessa al contenuto e alla forma espressiva del testo biblico; l'anali si narrativa all'effetto che esercita il testo sul lettore, un effetto voluto e guidato dall'autore. Ascoltiamo ancora i nostri due esegeti che rimandano a un e sempio. Davanti al racconto evangelico della passione di Ges ci possiamo domandare : che cosa ci riferisce l'evangelista di quegli avvenimenti? Che cosa storicamen te attestato? Di quali fonti documentarie disponeva l'evangelista e come le ha i nterpretate? Questa l'indagine storico-critica... L'analisi narrativa, invece, f ornisce alcuni strumenti per rispondere a quest'altra domanda: quale effetto des idera ottenere il narratore componendo il racconto in tal modo, con questo venta glio di personaggi, questa distribuzione dei luoghi, questa gestione del tempo, questo svolgimento della trama?. Per analogia, si ha qui una distinzione simile a q uella che intercorre tra scienza e teologia: la prima si interessa del che cosa e del come; la seconda del perch e dell'effetto e del senso finale. A margine seg naliamo una curiosit. Oltre ai vari manuali di analisi narrativa biblica, si cost ituita una rete francofona informativa, il Rseau de Recherche en Narratologie et Bible (Rrenab) che ha il suo sito internet http://www2.unil.ch/rrenab/. RIPRODUZIO NE RISERVATA Daniel Marguerat e Andr Wnin, Sapori del racconto biblico, Dehoniane, B ologna, pagg. 268, 26,00 Sull'analisi narrativa biblica si vedano anche: D. Margue rat e Y. Bourquin, Per leggere i racconti biblici, Borla, Roma 2011 (II ed.) e J. -L. Ska, I nostri padri ci hanno raccontato, Dehoniane, Bologna 2012 P.I. 00777910159 - Copyright Il Sole 24 Ore - Tutti i diritti riservati Stampa l'articolo Chiudi Narratologia biblica Gianfranco Ravasi Lector in fabula: appena pubblicato eravamo nel 1979 era stato uno dei grandi su ccessi critici di Umberto Eco, alle soglie della sua stagione letteraria attiva e della sua fama planetaria col Nome della Rosa. Fu anche il mio incontro sulla pagina con lui, in preparazione della successiva amicizia patrocinata dalla sua attrazione per il tesoro bibliotecario che avrei poi custodito all'Ambrosiana di Milano. Ebbene, vedo oggi quel testo occhieggiare in molti capitoli di un sugge stivo volume scritto a quattro mani da due importanti esegeti biblici contempora nei: il cattolico Andr Wnin, gesuita docente a Lovanio, e il protestante Daniel Ma rguerat dell'Universit di Losanna. Comune il loro approccio alle Scritture, quell o appunto sollecitato da Eco, ossia l'analisi narrativa che, come noto, alla fig ura capitale dell'Autore associa la cooperazione interpretativa del Lettore. Per usa re la vivace metafora di Eco, il testo un meccanismo pigro (o economico) che vive sul plusvalore di senso introdottovi dal destinatario, il Lettore appunto. In re alt, vero pure il contrario come sottolineano i due esegeti perch anche il Lettore ha bisogno dell'Autore e del suo testo per esistere. Altrettanto significativa

la metafora di un'altra grande figura del pensiero del Novecento, Paul Ricoeur ( del quale quest'anno celebriamo il centenario della nascita): Il testo, orfano de l padre, l'autore, diventa il figlio adottivo della comunit dei lettori. L'attenzi one a questo dialogo interattivo tra i due protagonisti di un'opera letteraria a lla base della contemporanea narratologia, subentrata alle prime intuizioni dei formalisti russi alla Vladimir Propp, ai modelli strutturalisti di Greimas, Brem ond, Todorov e Barthes e al progetto strettamente semiotico di Genette. Alla base di questa nuova impostazione narratologica detta del narrative criticism c' un sagg io apparso l'anno prima di quello di Eco, ossia Story and Discourse di Seymour C hatman, tradotto in italiano da Pratiche (Storia e discorso, Milano 1998, II ed. ). Semplificando, potremmo riassumerne il succo tematico cos: la story l'evento n arrato, il contenuto informativo (ad esempio, un incidente d'auto con vittima); il discourse il montaggio narrativo della storia, elaborata nel racconto o nel f ilm da spettatori diversi che imprimono all'evento la loro lettura, spesso tutt' altro che identica. Pensiamo, allora, per stare a un celebre soggetto biblico, a i tre Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca): essi presentano tre narrazioni de lla medesima storia raccontata, quindi tre diverse costruzioni del racconto dell a stessa storia. Ma la cosa non finisce qui perch, a catena, questi tre autori-let tori dell'unico evento provocano e generano i lettori successivi del loro raccon to. L'esempio evangelico proposto fa capire perch i biblisti si siano da qualche te mpo dedicati con interesse all'applicazione del metodo narratologico (il primo s tato il critico letterario "laico" di Berkeley, Robert Alter, col suo bel saggio del 1981 The Art of Biblical Narrative, tradotto in italiano nel 1990 dalla Que riniana di Brescia). Infatti, il 60% del testo biblico costituito da racconti, a lcuni dei quali entrati nell'appannaggio culturale universale. Ebbene, Marguerat e Wnin iniziano il loro percorso proprio dai Vangeli, opere certamente non solo informative (cio asettiche relazioni di una story, dato e non concesso che questa neutralit sia possibile), ma anche performative e, quindi, consapevoli di genera re una reazione interpretativa, un discourse, nel lettore. L'analisi che i due e segeti conducono molto coinvolgente e significativa. Marco col suo Ges che si sottr ae costantemente a una piena identificazione, rivelandosi inafferrabile, lascian do alla fine la sua identit aperta a diverse classificazioni spiazza il suo letto re, paradossalmente esiliandolo da ogni precipitosa confessione cristologica: Io so chi tu sei: il Santo di Dio, infatti, lo dice nientemeno che Satana e Cristo l o esorcizza imponendogli il silenzio! Il lettore costruito dal Vangelo di Marco s crivono i due studiosi un lettore scosso, sopraffatto da un sovrappi di sapere... che l'inimmaginabile novit di un Dio che si d a vedere nell'itinerario mortale de ll'uomo di Nazaret. L'esame prosegue con Matteo e col suo racconto messo in discor si che presuppone un lettore costruito, capace di comprendere, edificato dal raccon to che lo illumina, cancellando gli spazi di oscurit lasciati invece in Marco. Un l ettore iniziato , invece, quello di Giovanni, a causa del linguaggio simbolico adot tato dall'evangelista, che implica, perci, pi registri da catturare e che vede in agguato anche il malinteso, sferzato dalla cosiddetta ironia giovannea. Infine, ec co il lettore di Luca (e degli Atti degli Apostoli) che viene spinto a diventare interprete della storia narrata: curiosa, ad esempio, la molteplice rilettura o fferta dello stesso evento, come nel caso della conversione di san Paolo, narrat a ben tre volte negli Atti (capitoli 9, 22, 26). , questo, solo un esempio allusivo del l'efficacia dell'approccio narratologico che, per, Marguerat e Wnin propongon o nelle sue complesse articolazioni metodologiche attraverso un'eloquente sequen za sperimentale fatta dello scavo di una decina di testi biblici. Essi permettono di gettare luce su tutte le componenti narrative: dalla trama alla temporalit, da lla ripetizione al punto di vista, dalla regia alla costruzione del racconto, da ll'intertestualit fino alla fiction che si incastona nel racconto dell'evento (si veda la deliziosa parabola narrata dal profeta Natan a Davide in 2 Samuele 12,1 -7). Rimane aperta una questione di indole generale. Che differenza intercorre tra l'approccio narratologico e quello classico storico-critico finora e ancora dom inante nell'esegesi biblica? In sintesi potremmo distinguerli cos: la critica sto rica s'interessa al contenuto e alla forma espressiva del testo biblico; l'anali si narrativa all'effetto che esercita il testo sul lettore, un effetto voluto e guidato dall'autore. Ascoltiamo ancora i nostri due esegeti che rimandano a un e

sempio. Davanti al racconto evangelico della passione di Ges ci possiamo domandare : che cosa ci riferisce l'evangelista di quegli avvenimenti? Che cosa storicamen te attestato? Di quali fonti documentarie disponeva l'evangelista e come le ha i nterpretate? Questa l'indagine storico-critica... L'analisi narrativa, invece, f ornisce alcuni strumenti per rispondere a quest'altra domanda: quale effetto des idera ottenere il narratore componendo il racconto in tal modo, con questo venta glio di personaggi, questa distribuzione dei luoghi, questa gestione del tempo, questo svolgimento della trama?. Per analogia, si ha qui una distinzione simile a q uella che intercorre tra scienza e teologia: la prima si interessa del che cosa e del come; la seconda del perch e dell'effetto e del senso finale. A margine seg naliamo una curiosit. Oltre ai vari manuali di analisi narrativa biblica, si cost ituita una rete francofona informativa, il Rseau de Recherche en Narratologie et Bible (Rrenab) che ha il suo sito internet http://www2.unil.ch/rrenab/. RIPRODUZIO NE RISERVATA Daniel Marguerat e Andr Wnin, Sapori del racconto biblico, Dehoniane, B ologna, pagg. 268, 26,00 Sull'analisi narrativa biblica si vedano anche: D. Margue rat e Y. Bourquin, Per leggere i racconti biblici, Borla, Roma 2011 (II ed.) e J. -L. Ska, I nostri padri ci hanno raccontato, Dehoniane, Bologna 2012 P.I. 00777910159 - Copyright Il Sole 24 Ore - Tutti i diritti riservati