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PARLIAMO DI
zione, tra i cui attori principali ci sono quegli stessi organismi che dovrebbero proteggere e tutelare gli interessi di tutti. La visione globale, con schede e approfondimenti su diversi paesi e realt; ma non si immagini un saggio erudito e distaccato: prima di tutto una lettura militante, che non d tregua e incalza con domande, segnala contraddizioni, sottolinea i nessi di causa-effetto, svela bugie e sotterfugi e parla di ci su cui in genere si chiede silenzio. Ed un libro paradossalmente che parte da un punto di vista ottimistico: Non potrebbe esserci momento migliore di questo per trasformare in senso positivo il sistema alimentare globale, Non c mai stato un momento migliore per mettere fine alla fame, Questo scenario di un disastro imminente perfettamente evitabile. Gli autori descrivono una sollevazione di massa, capillare e potente: La trasformazione dei nostri sistemi alimentari avverr quando il desiderio di cambiare diventer irresistibile. [ Altre persone] si uniranno al movimento per la sovranit alimentare e trascineranno con s i loro rappresentanti lungo il cammino popolare per uscire dalla povert e dalla fame. Food rebellions!, appunto.
Eric Holt-Gimnez e Raj Patel con Annie Shattuck Food Rebellions La crisi e la fame di giustizia Traduzione Davide Panzieri Slow Food Editore, Bra, 2010
Questa recensione stata pubblicata su Lindice dei libri del mese, n. 4, aprile 2010, p. 31.

LIBRI Affamati di giustizia


Sara Marconi e Nicola Ferrero

assunto da cui parte Food Rebellions! che i sistemi alimentari mondiali sono malati e che la causa prima di questa malattia deve essere ricercata in decenni di politiche agricole, commerciali e di sviluppo inique e distorte e negli enormi profitti realizzati dal sistema agroalimentare industriale. dunque urgente un cambiamento di rotta, e gli autori indicano qui una direzione da seguire: capire e fare, ovvero analizzare le cause di ci che accade oggi per poi promuovere politiche e azioni concrete che vi rispondano in modo fattivo. Il libro perci unaccuratissima raccolta di dati (corredata tra laltro in appendice di legenda per gli acronimi, glossario e ricca bibliografia annotata), la narrazione puntuale di una storia che gronda violenza e sopraffa-

to, ben strutturato, lucido, obiettivo e di facile comprensione anche per i non addetti ai lavori. Teniamo a mettere subito in chiaro questi aspetti affinch il lettore non consideri un titolo del genere come appartenente a un saggio indigesto (scusate il gioco di parole), a un libro noioso o a un pamphlet per pasdaran del biologico. Le guerre del cibo parla di politica, di economia, di lotte e di sconfitte, quasi sempre, ma anche di proposte per un futuro migliore, non solo per il nostro apparato digerente e per lambiente, ma per la nostra societ tutta. Daltronde, Slow Food sostiene da anni che la gastronomia sia una scienza che ha bisogno di un approccio olistico e che sia del tutto sbagliato relegarla sullo scaffale delle leccornie e del gusto inteso unicamente come questione sensoriale. La produzione, e il consumo, di cibo, oggi, sono punti nevralgici che mettono in contatto economia, ambiente, politica, etica e filosofia. Walden Bello, analista e sociologo filippino, docente universitario e direttore dellassociazione Focus on the Global South, nonch vincitore nel 2003 del Right Livelihood Award (il Premio Nobel Alternativo), conosce benissimo il ruolo centrale del cibo nella societ odierna e costruisce il suo libro attorno a una semplice ma importantissima domanda per mettere in luce le distorsioni che il libero mercato, il modello capitalistico pi

Lbro bellissimo, ben scrit-

e guerre del cibo un li-

becero e miope, la corsa verso le biotecnologie e il disprezzo per lambiente che ci circonda hanno provocato in questi ultimi anni a livello globale. La domanda in questione : come ha fatto loccidente a creare una crisi alimentare globale? Lautore inizia cos un percorso che parte dal tentativo di eliminazione della classe contadina da parte del sistema capitalistico (sintenda qui lagricoltura praticata da contadini vs lagricoltura industriale gestita da macroimprese), analizza come la politica produttiva adottata dai primi dellOttocento nelle colonie abbia pesantemente influenzato i metodi produttivi e commerciali occidentali, ma anche minato alle fondamenta le capacit produttive e distributive del sud del mondo, per arrivare ad analizzare una serie di casi concreti che ben esemplificano i disastri causati dai piani di aggiustamento strutturale, imposti verso la met degli anni Ottanta da Fondo monetario internazionale e Banca mondiale a una serie di stati poveri, fra cui Messico e Filippine. Sono anche analizzate

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le situazioni attuali di Cina e Africa e si d ampio spazio alla questione dei biocarburanti, da molti visti come la causa principale della crisi dei prezzi nel 2008, ma che sono solo il tassello di un quadro decisamente pi complesso. Il libro termina con una serie di esempi positivi e una proposta per una produzione futura di maggiore qualit, pi equa e pi sostenibile.
Walden Bello Le guerre del cibo Come lOccidente ha creato una crisi alimentare globale Traduzione Mauro Gurioli Nuovi Mondi, Modena, 2009

Io, il mio cibo, le mie cose


Elisa Villella

osa sintende per impronta ecologica? Chi non dovesse ancora essersi scontrato con questo concetto, potr dedurne il significato sfogliando le pagine del libro di Fred Pearce, Confessioni di un eco-peccatore. Lautore, giornalista scientifico, inizia il suo viaggio alla ricerca delle origini dei prodotti duso comune, presenti nelle case di tutti i consumatori, con lobiettivo di determinare limpatto sociale ed ecologico delle scelte dacquisto compiute ogni giorno, spesso con leggerezza, dal consumatore medio. Non ci sentiamo responsabili della desertificazione del lago dAral: acquistiamo qualche decina di magliette allanno.

Ma quanti sanno da dove arriva il cotone delle T-shirt usa e getta? Quando ci stufiamo del nostro cellulare, vecchio ormai di ben due anni, ci balena in testa ununica idea: il negozio dietro casa svende telefoni a prezzi impensabili! Bisogna affrettarsi. Ma cosa succede al nostro portatile? Dove va a finire? Da dove proverr il nuovo? Chi lo fabbricher e in che modo? Con quali materiali? Ricavati da dove? Ecco le domande a cui questo libro fornisce risposte concrete. In effetti, di un viaggio che lautore racconta, un vero e proprio viaggio in giro per il mondo: dal birrificio inglese alla miniera doro in Sudafrica, dai campi di fagiolini kenioti alle industrie tessili di Dhaka, dalla Cina allIndia, seguendo lassemblaggio e il riciclaggio di prodotti high-tech. Il quadro che viene a comporsi non per nulla rassicurante, n lascia molto spazio allottimismo. Eppure, Pearce sceglie di terminare il percorso offrendoci possibili soluzioni che, se realizzate, costituirebbero i presupposti per un futuro

meno buio: il genere umano non si estinguer, saremo in grado di nutrire il mondo, di rendere ecocompatibili le nostre citt, di arrestare i cambiamenti climatici, di arginare la crescita demografica. Certo, difficile sentirsi confortati dalla ventata di speranza finale concessa al lettore. Ideali realizzabili o utopiche rassicurazioni che lautore sente di fare anche a se stesso?
Fred Pearce Confessioni di un eco-peccatore Viaggio allorigine delle cose che compriamo Traduzione Patrizia Zaratti Edizioni Ambiente, Milano 2009

Le brevi

fondamentale, cui sottost tutto lo sviluppo dellumanit: la somma della cucina (C) e del bagno (B) costante (100). Il che significa che in tutte le epoche pur con le dovute eccezioni via via che aumenta lo spazio destinato alla prima, diminuisce quello destinato al secondo, e viceversa. Sintomatica, ad esempio, la situazione attuale, con una compressione della dimen-

Canzi una Grande Legge,

+ B = 100. C una legge,

sione privata della cucina coi fuochi che diventano microonde e una amplificazione del bagno, dove pullulano saune, idromassaggi, addirittura palestre A questa situazione del privato, corrisponde una dimensione pubblica antitetica, col fiorire di ristoranti, fast food, self service, pizzerie e gastronomie, mentre sono sempre pi esigue le tracce di bagni pubblici che, perlopi, sopravvivono solo nelle strutture destinate allalimentazione. Questo non che un riassunto semplicistico delle molte prove addotte a comprovare una legge complessa e svilupparne le molteplici implicazioni. Il merito di averla teorizzata spetta a John B. Dancer alias Giovanni Ballarini , professore emerito dellUniversit di Parma e presidente dellAccademia della cucina italiana, uomo di provata cultura e ironia, come dimostrano le pagine di questo prezioso volume, di scrittura leggera e piacevole alla lettura. Un volume prezioso, quasi un oggetto da collezione, come rivelano la bellissima veste grafica, una copertina che parla di cura estetica e gli interni di cui si leggono solo le destre, mentre sulle sinistre lo sguardo si sofferma per ammirare le illustrazioni di Cecilia Mistrali, realizzate con una tecnica poco vista in Italia, ideale commento iconografico delle tesi di Ballarini. V.C.
John B. Dancer La scomparsa della cucina Illustrazioni Cecilia Mistrali Fermo Editore, Parma, 2009

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PARLIAMO DI
si riferiscono infatti a riduco, riciclo, riuso. Quanto vale ciascuno di noi in sacchi di pattume? Qual il nostro contributo alle montagne dimmondizia che si accumulano in discarica? Le statistiche difficilmente parlano di noi, e questo non ci aiuta a essere consapevoli del piccolo ma importante aiuto che potremmo dare. Con questa motivazione, gli autori del blog hanno dato il via a Chilo avrebbe mai pesato? Un vero e proprio esperimento di vita sostenibile, condotto in prima persona, e condiviso in rete. Pur mantenendo costantemente aggiornato il tabellone dei rifiuti prodotti, il blog non si limita a questo: gli autori contribuiscono con frequenti post, relativi ai tre grandi temi identificati, oltre a proporre consigli, eventi e approfondimenti a tema ambientalista. Chilopesa.it presente anche su Twitter e Facebook, quindi facilmente raggiungibile e altamente condivisibile. Che dire, ancora? Buona spazzatura a tutti! E.V.

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FUMETTI Il boccone rivelatore


Nicola Ferrero

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uscito a inizio aprile fumetteria un albo che ha attirato subito la nostra attenzione: si tratta di

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2010 John Layman/Bao Publishing

Chew, degli americani John Laynman e Rob Guillory. La nostra curiosit dovuta ad alcuni fattori: prima di tutto il titolo, Chew, che in inglese vuol dire masticare e che gioca con il cognome del protagonista della storia, Tony Chu. Poi, il fatto che il protagonista in questione sia un detective molto particolare: un cibopatico, cio pu avere sensazioni psichiche da qualunque cosa mangi. Tony mangia una mela? E zac, vede il contadino che spruzza gli antiparassitari prima di raccoglierla. Addenta una bistecca? Subito compaiono nella sua mente immagini della maniera ignobile in cui la mucca ha vissuto ed stata abbattuta. Lunico cibo che non risponde al suo dono sono le barbabietole, di cui consuma quantitativi industriali, perch provate voi ad avere dei flash che vi raccontano come le vostre pietanze sono state prodotte, trattate, ammazzate, affumicate e tutte quelle robe l ogni

volta che ingurgitate qualcosa. Ovviamente, e ci dovreste gi essere arrivati da soli, laspetto meno piacevole delle indagini di Chu arriva quando si deve indagare su delitti che vedono la presenza di cadaveri. Umani, voglio dire Il nostro eroe non potr certo esimersi da un piccolo assaggio, no? In un mondo segnato da una devastante epidemia, il governo degli Usa ha vietato il consumo di pollo, millantando uninfluenza aviaria che, probabilmente, non mai esistita. In questo scenario si muove il nostro detective dellFda (Food and Drug Administration), alle prese con contrabbandieri, un capo decisamente antipatico e il suo dono, che lo porter a sconvolgenti rivelazioni. Chew, da met gennaio, presente nella classifica del New York Times delle 10 graphic novels pi vendute, ha vinto il titolo di miglior serie 2009 per Mtv Splash Page e sta avendo un successo di pubblico inaspettato. In Italia pubblicato da Bao Publishing, in un volume che raccoglie i primi cinque episodi della serie. In totale dovrebbero essere 60, quindi altri tomi sono in arrivo. Chew un fumetto grottesco, a tratti splatter, ma con un solido impianto narrativo, buone idee di base e una bella definizione dei personaggi, primi fra tutti Chu e il suo compare Savoy, una specie di Orson Welles ancora pi imponente. Adesso la smettiamo e lasciamo la parola agli autori, che abbiamo incontrato per la vostra felicit, diletti lettori Cari John e Rob, potete presentarvi ai lettori italiani e

raccontare un po com nato questo fumetto? RG Mi chiamo Rob Guillory e disegno fumetti da diversi anni. Ho lavorato con molte produzioni indipendenti, soprattutto agli inizi della mia carriera, e poi con Tokyopop e la britannica Random House. John ha visto alcuni dei miei lavori e gli sono piaciuti, cos mi ha contattato per disegnare Chew. Il nostro lavoro sintreccia benissimo, perci questa collaborazione stata perfetta fin dalle primissime battute. JL Faccio fumetti da pi di 12 anni e, quando ho cercato di sviluppare nuove idee, mi sono accorto che la gran parte di loro ruotavano attorno a un tema centrale: il cibo. Molte di queste non mi sembravano sufficienti per creare un fumetto seriale. Un poliziotto cannibale mi sembrava uno spunto divertente, ma quante trame diverse avrebbe potuto generare? Avevo altre idee, ad esempio quella di un critico gastronomico che scriveva cos bene di cibo che si sarebbero potute assaggiare le sue recensioni, o di uninfluenza aviaria che avrebbe reso fuorilegge il pollame, e il crimine connesso al consumo sarebbe emerso come durante il proibizionismo in America. Una volta capito che tutte queste idee avevano un denominatore comune, sono stato in grado di unirle in ununica trama e, immediatamente, le possibilit di sviluppare storie diverse sono spuntate ovunque.

Chew stato un grande successo negli Usa. Ve lo aspettavate? Pensate che abbia a che fare con il crescente interesse verso il cibo che si sta manifestando in America, e non solo? RG Io ho sempre pensato che Chew fosse un progetto originale e figo e speravo che gli appassionati lo avrebbero amato, ma non avrei mai immaginato che avrebbe avuto un successo cos improvviso. un sogno che si avvera. Anche io credo che ci sia un interesse crescente verso il cibo e da dove esso provenga: un argomento vitale, dopo tutto. Non sono sicuro che questo abbia favorito il nostro suc-

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cesso, ma di sicuro non ci ha danneggiati. JL No, non me laspettavo, sono ancora sorpreso della risposta che Chew ha ricevuto. La maggior parte del mercato dei fumetti americani si concentra sui supereroi, ma a volte facile sottostimare il mercato. Sembra che ci sia una totale assenza di fumetti che abbiano a che vedere con il cibo, e lo trovo abbastanza insolito, visto lenorme peso che il cibo ha nelle nostre vite, considerando anche altri settori dei media. Quanti libri di cucina escono ogni mese? Quante trasmissioni sono in onda in radio e tv? Per, almeno in America, non riesco a trovare un fumetto completamente cibocentrico. Come mai avete scelto lFda? Credo che non sia cos semplice per la gente che vive fuori dagli Usa: lFda ha connessioni con le grandi industrie alimentari, dovrebbe controllare la qualit del cibo ma troppo spesso il suo lavoro influenzato da quelle aziende che dovrebbe controllare, ha avuto un ruolo primario ai fini dellapprovazione degli Ogm nei primi anni Novanta JL Scegliere lFda stato un po uno scherzo. Nei film americani ci sono un sacco di agenti della Cia e dellFbi, ma lFda invisibile o lavora dietro le quinte, perci lamericano medio sa che esiste, ma non ci pensa molto. LFda unorganizzazione che non riceve molta attenzione, tranne quando c unemergenza sanitaria legata al cibo. Cos ho pensato: Cosa potrebbe succedere se ci fosse una grande emergenza correlata al cibo, tipo linfluenza aviaria o suina? LFda, realisticamente, diventerebbe unorganizzazione pi importante e pi visibile (cos come lUsda il dipartimento statunitense dellAgricoltura che avr anche un ruolo nel nostro libro)?. E qual il vostro rapporto col cibo? Siete consumatori coscienziosi (e coscienti) o il cibo non cos importante? RG Mia moglie mi ha introdotto nella cultura foodie. Lei una grande cuoca e cucina cose molto diverse rispetto ai cibi pieni di grasso con cui sono cresciuto. Speso compriamo alimenti biologici, ma continua a piacermi anche il fast food, a piccole dosi. Sono diventato sicuramente pi consapevole delle cose che ingerisco e degli effetti a breve e lungo termine che possono avere. JL Non mi considero un appassionato di cibo ma un mangiatore entusiasta, mentre mia moglie indubbiamente lo : grazie a lei e ai suoi amici sono stato introdotto a questa cultura, che trovo affascinante. Sono un mangiatore abbastanza sano: no bibite gassate, no junk food, e sono quasi del tutto vegetariano, fatta eccezione per un po di pesce. Comunque, mia moglie arriva da una famiglia numerosa e cucina porzioni enormi e quella la mia rovina, perch per me facile mangiare salubre, mentre lo molto meno allontanare da me un piatto delizioso. Infine, quali sono i vostri programmi per il futuro? Nuovi progetti, altri capitoli di Chew? RG Un sacco di Chew! Vogliamo arrivare a 60 capitoli, per cui disegner a tempo pieno ancora per qualche anno. Poi, ci penseremo. JL Ho un paio di altre idee su cui sto lavorando, ma con calma. Lanno scorso lho passato a progettare un videogioco online che si chiama Champions Online e, per essere onesti, dopo avere scritto pi di 100 ore di gioco e, contemporaneamente, avere lavorato al lancio di Chew, adesso mi voglio concentrare su un solo progetto per volta. Oltre al successo di ristampe di album di artisti del passato, conosciuti e non, e di negozi dedicati a dischi e strumenti del Continente nero (come Tribal Soundz a Manhattan), si assiste a un vero e proprio boom di band newyorchesi il cui repertorio pi o meno influenzato dal sound afro nelle sue molteplici manifestazioni. Ve ne segnaliamo alcune nellapposita playlist, dedicando invece i nostri approfondimenti allo straordinario revival made in Nyc di Fela Kuti e alle ultime uscite di Vampire Weekend e Burkina Electric, rispettivamente il pi noto e forse il pi intrigante di questi gruppi.

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MUSICA Afrobeats a Nyc


Paolo Bogo

New York lAfrica non mai stata cos di moda. Nellarte, ad esempio, come dimostra il successo nel 2009 di tre mostre: quella dellartista anglo-nigeriano Yinka Shonibare al Brooklyn Museum, The Essential Art of African Textiles, Design Without End al Metropolitan e S&M, Shrines and Masquerades in Cosmopolitan Times alla New York University. Nella moda e nel design. Nella fortuna del Malcolm Shabazz Market ad Harlem, un vero tripudio di oggetti e vestiti di artigianato africano. E, ovviamente, nella musica.

Il nigeriano Fela Anikulapo-Kuti (1938-1997) il padre fondatore dellafrobeat, loriginale miscela tra suoni africani, funk, soul e jazz che ha influenzato (e influenza) generazioni di musicisti. Nella sua vita intrecci lattivit artistica, il gusto per

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Fela Kuti/Foto B. Matussiere; Vampire Weekend/Foto S.S. Starbird

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