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La metafisica antica I Introduzione

Bibliografia supplementare: J. Barnes, Metaphysics, in J. Barnes (ed.), Cambridge Companion to Aristotle, Cambridge 1995, pp. 66-108. M. Frede, Les origines de la notion de cause, in Revue de mtaphysique et de morale, IV (1989), pp. 483-511 (versione originale, The Original Notion of Cause, in M. Schofield, M. Buryeat, J. Barnes (edd.), Doubt and Dogmatism, Oxford 1989, pp. 217-249. M. Frede, Substance in Aristotle's Metaphysics, in M. Frede, Essays in Ancient Philosophy, Oxford 1987, pp. 72-80. M. Frede, The Unity of General and Special Metaphysics: Aristotle's Conception of Metaphysics, in M. Frede, Essays in Ancient Philosophy, Oxford 1987, pp. 81-95. Il corso, come annunciato, concerne la metafisica antica. Di conseguenza, le questioni che inizier ad affrontare sono tre: (1) nascita (2) contenuto (3) statuto metodologico della disciplina che conosciamo sotto il nome di metafisica. Vedremo, come preannunciato nel descrittivo, che la situazione si annuncia paradossale: in particolare (ma questa questione controversa, su cui gli studiosi hanno preso e prendono posizioni diverse), vedremo che non c' una disciplina unitaria che possiamo chiamare metafisica. (1) Nascita della metafisica: come tutti sanno, si parla di metafisica dal punto di vista storico-filosofico a partire da Aristotele (385 a.C.- 322 a.C.), circa due secoli dopo la nascita della filosofia antica (i primi cosiddetti 'pensatori' si collocano nel VI secolo avanti Cristo). In particolare, per ci che riguarda Aristotele, si parla: a) della metafisica come disciplina; b) della metafisica come titolo di uno dei suoi pi celebri trattati filosofici. Come ho scritto nella presentazione del corso, in entrambi i casi ci si trova di fronte ad una situazione bizzarra: il termine metafisica non aristotelico, e l'opera aristotelica chiamata Metafisica deve il suo titolo all'editore delle opere aristoteliche, che arriva molto dopo Aristotele. Non c' traccia di una disciplina filosofica chiamata metafisica dopo la morte di Aristotele: nel periodo filosofico successivo (periodo ellenistico), infatti, la suddivisione delle discipline filosofiche era: logica, fisica e etica. Troviamo per la prima volta il termine metafisica per indicare la disciplina in un autore che si chiama Nicola di Damasco e che opera nel I secolo a. C., dunque tre secoli dopo Aristotele. Quanto al termine metafisica, esso stato utilizzato come titolo da qualcuno che ha fatto l'edizione delle opere di Aristotele, nel I secolo avanti Cristo.

Parentesi sulle opere di Aristotele: c' un racconto fantasioso (ma preso per buono fino a assai di recente) riportato da due autori antichi (Strabone e Plutarco), secondo cui le opere di Aristotele (quelle cosiddette 'di scuola', cio i trattati costituiti dagli appunti dei corsi che Aristotele teneva al Liceo), sono state portate via da Atene dopo la sua morte, hanno subito varie traversie, e poi sono state nascoste per quasi tre secoli in una cantina. Nel I secolo avanti Cristo sono state portate a Roma, ritrascritte e organizzate (con titoli vari) da uno studioso di fama, tal Andronico di Rodi. Ebbene, questo Andronico di Rodi, tra le altre cose, avrebbe unificati qualcosa come 14 piccoli trattati di Aristotele, di argomenti affini, dando loro il titolo di Metafisica. L'espressione greca ta meta ta physika significa le cose che vengono dopo la fisica. Ma ci che l'editore aveva in mente quando ha dato questo titolo, oggetto di controversia. Due sono le interpretazioni: i) si tratta delle cose che vengono dopo la fisica per importanza e per conoscenza. Gli argomenti metafisici sono pi importanti di quelli della fisica (della natura, parte della filosofia 'esercitata' dai predecessori di Aristotele), ma sono pi difficili dal punto di vista della nostra conoscenza, sono pi difficili per noi: di conseguenza, devono essere affrontati dopo aver affrontato quelli della fisica; ii) cose che vengono dopo la fisica semplicemente nell'ordine di classificazione e di organizzazione delle opere aristoteliche. Si tratterebbe, cio, di una questione puramente editoriale: prima si pubblicano i trattati che vanno sotto il nome di Fisica, poi quelli a cui non si pu dare un vero e proprio titolo, perch sono di argomento meno identificabile rispetto alle cose fisiche (che parlano di natura). Si decide, quindi, di riorganizzarli sotto la dicitura cose che vengono dopo la fisica. Ma, che dire della disciplina che si chiama metafisica? Per affrontare la questione, bisogna ancora una volta riferirsi ad Aristotele, sia in quanto filosofo, sia in quanto storico della filosofia. Come ho detto, Aristotele non parla di metafisica, ma vi una disciplina, chiamata da Aristotele in modo vario e cio saggezza (sophia) filosofia (philosophia) teologia (theologhia) philosophia prima (philosophia prote) che Aristotele descrive e pratica nei trattati che costituiscono la Metafisica. Questa disciplina ha a che fare con molte cose diverse, di cui dar una lista tra breve. Ma la cosa importante da sottolineare che uno dei compiti di Aristotele quello di ritrovare l'esercizio e la pratica di queste 'cose metafisiche' nei predecessori, cio i Presocratici, Socrate e Platone. In altre parole, Aristotele classifica e pratica una serie di soggetti metafisici, facendo nello stesso tempo una storia della filosofia proprio nell'ottica di questi soggetti metafisici (vedremo in che modo nel libro Alpha della Metafisica, che leggeremo e commenteremo in questo modulo). Di conseguenza, se si pu parlare di metafisica antica, lo si pu fare in questo preciso senso: abbiamo una serie di filsofi antichi, da Talete ad Aristotele incluso, che hanno praticato dei soggetti filosofici, che verranno codificati da Aristotele, e che chiamiamo metafisici. Qualcuno di questi soggetti continuer a far parte della metafisica in tutta la storia della filosofia fino ai nostri giorni. Sono questi soggetti, argomenti, che affronteremo nel nostro corso: un insieme di soggetti-argomenti filosofici codificati e trattati da Aristotele, ma inaugurati dai Presocratici, Socrate e Platone. Si tratter quindi di considerare la metafisica con degli occhiali aristotelici.

In questo corso, dopo una panoramica generale, ci soffermeremo e analizzeremo in particolare due soggetti: i) la metafisica come scienza delle cause ii) la metafisica come scienza dell'essere o ontologia. (2) contenuto della metafisica: comincer con la lista dei 'soggetti metafisici' che Aristotele affronta nei quattordici libri della sua Metafisica. In seguito, si cercher di raggruppare questi soggetti in quenttro categorie principali, che nel corso delle lezioni successive, svilupper in relazione alla storia della filosofia antica. Lo scopo mostrare la complessit della metafisica antica, e di vedere se c' la possibilit di unificare questi soggetti metafisici. La considerazione dei soggetti metafisici ci dar anche la possibilit di riflettere un po' sullo statuto metodologico della metafisica (il terzo aspetto che vorrei affrontare per una presentazione generale della metafisica antica). La Metafisica di Aristotele (quattordici libri, segnalati in sequenza da lettere greche in ordine alfabetico): il libro Alpha (che leggeremo) introduttivo: qui Aristotele articola la concezione di una scienza dei principi primi e delle cause delle cose, offrendo una storia di questo soggetto: i predeccessori hanno scoperto, sebbene in modo vago e incerto, le quattro cause (non tutti tutte, ma ognuno una certa causa); il libro alpha piccolo, piazzato come secondo nell'opera1, ma probabilmente concepito dall'editore come un altro possibile inizio del trattato Metafisica (infatti si chiama alpha anche lui; piccolo perch piccolo), per la maggior parte metodologico (che cosa dobbiamo conoscere? La verit. E come?), mentre il libro Beta, il terzo libro, contiene una sequenza di cosiddette aporie, ovverosia di problemi che concernono i fondamenti della disciplina che Aristotele sta fondando (come si struttura questa scienza? Di cosa si occupa? ecc.); il libro Gamma (di cui ci occuperemo nel secondo modulo), sembra entrare nel vivo dell'argomento (infatti, i primi tre libri sono considerati introduttivi); questo libro parla della scienza dell'ente in quanto ente, e presenta una lunga discussione sul principio di non-contraddizione; il quinto libro, libro Delta, molto particolare: si tratta di un lessico filosofico, cio di una lista di termini ambiguiuna quarantinache vengono da Aristotele spiegati nei loro differenti significati (per fare qualche esempio: 'essere', 'uno', 'causa', 'principio', ecc.); il libro sesto, ovverosia Epsilon, ritorna alla scienza dell'ente in quanto ente del libro Gamma; poi abbiamo i libri centrali, Zeta, Eta e Theta (7; 8; 9) che considerano la sostanza, che uno dei concetti-cardine della filosfia aristotelica; il decimo libro, e cio Iota, considera l'unit e l'identit (che sono due propriet dell'ente); Kappa, cio l'undicesimo libro, sicuramente inautentico (forse scritto da un allievo di Aristotele, che prendeva appunti dei suoi corsi), ed un riassunto dei libri Gamma, Delta, Epsilon, nonch di una parte della Fisica di Aristotele;

Non sappiamo chi l'abbia piazzato, ma si trova in quest'ordine gi nel II secolo dopo Cristo, nel commento alla Metafisica di Alessandro di Afrodisia.

il libro Lambda (dodicesimo) ritorna ancora una volta allo studio dell'ente in quanto ente, e dei principi primi: il libro che contiene la teologia di Aristotele, in cui si parla dei famosi motori immobili, che in un certo senso sono gli enti supremi dell'universo. Infine, abbiamo i libri Mu e Nu (tredici e quattordici), che si riferiscono alla filsofia della matematica, in particolare discutendo lo statuto ontologico dei numeri. E' gi sufficiente questa lista per mostrare quanto sia difficile trovare un'unit della Metafisica. In effetti, alla questione che cos' la metafisica?, Aristotele sembra dare dare almeno quattro risposte diverse: A) la metafisica scienza dei principi primi o delle cause delle cose: il libro Alpha, cio il primo libro, che presenta un excursus storico sui Presocratici, Socrate e Platone; B) la metafisica la scienza dell'ente in quanto ente, ci che oggi chiamiamo ontologia: il libro Gamma (IV) che parla di questa scienza, e che la caratterizza come assolutamente generale, poich non si limita a un solo tipo di ente. Anche qui vi la possibilit di riferirsi ai predecessori di Aristotele (anche se in questo caso lui non presenta un excursus storico): all'inizio del libro Gamma, infatti, Aristotele dichiara che vi una scienza dell'ente in quanto ente e dei suoi attributi essenziali; c' una scienza, essa esiste di gi, gi (stata) praticata. Chi l'ha praticata? Possiamo rispondere noi: Parmenide e Platone che, come vedremo, hanno inaugurato e sviluppato l'ontologia. C) la metafisica scienza della sostanza: il libro Zeta (VII) sembra ridurre il soggetto metafisico in modo differente da Epsilon (che lo riduce alla teologia). In Zeta, infatti, Aristotele afferma: la questione che, ora e nel passato, continuamente posta [] : che cos' l'ente? Il che vuol dire: che cos' la sostanza?. E in effetti questa posizione analizzata nei libri centrali della Metafisica, appunto Zeta, Eta e Theta. Anche tale questione trattata, anche se in maniera implicita, dai predecessori: Platone (dottrina delle idee), ma anche i Presocratici (dottrina del sostrato come fondamento del reale). D) La metafisica teologia: il libro Epsilon (VI) sembra ridurre la metafisica alla teologia e agli enti divini (e il libro Lambda, XII, svilupper tale teologia). Non necessario ricordare la fortuna che la teologia ha avuto (e ha ancora) nella storia della filosofia. Anche in questo caso abbiamo dei predecessori: Senofane, Eraclito, Platone. Scienza dei primi principi e delle cause; scienza dellente in quanto ente; teologia; scienza della sostanza: si tratta di quattro descrizioni compatibili della stessa disciplina, oppure di differenti descrizioni di differenti discipline? Sulla possibilit o meno di considerare questi quattro soggetti come facenti parti di un tutto unificato, ritorner nelle prossime lezioni. Dico per subito che gli studiosi si dividono tra coloro che sostengono che vi sia ununit evidente e rigorosa (Reale e Rossitto (testo in programma di esame, p. 203)), e tra coloro che sostengono che vi sia una totale
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disunione (per esempio la tradizione inglese del XX secolo, di cui esponente pi rappresentativo Jonathan Barnes, a cui personalmente mi ispiro molto): ovviamente, nel mezzo ci sono posizioni intermedie (vedi per esempio Donini, testo in programma di esame, pp. 18-22). (3) Statuto metodologico della disciplina metafisica: come si presenta la metafisica antica dal punto di vista del suo metodo? Come procede? Dico subito che anche su questo aspetto, gli studiosi non sono concordi: secondo alcuni, il suo andamento dialettico, secondo altri, scientifico. Andamento dialettico: in questo caso si tratta di unindagine, in cui ci si pongono domande del tipo di cosa si occupa la filosofia?, si occupa delle cause?, si occupa dei principi?, la stessa scienza che si occupa delle cause e dei principi? (vedi il libro Beta della Metafisica, in cui tutte queste questioni vengono poste). Dopodich si presentano i pro e i contro di ogni questione (le cosiddette aporie: contraddizioni o assurdit che derivano dalle risposte alla questione), e poi si trover una soluzione a seconda delleliminazione o meno delle aporie. Per esempio: alla questione la filosofia scienza delle cause?, si pu rispondere s o no. Si presentano le obiezioni alla prima risposta; si presentano le obiezioni alla seconda risposta; si cerca di eliminare le obiezioni (per esempio, mostrando che le contraddizioni sono solo apparenti), e si sceglie la risposta di cui si sono eliminate le obiezioni, e si scarta quella di cui le obiezioni restano valide. Il libro Beta della Metafisica presenta effettivamente una serie di domande sulla natura della filosofia, con i pro e i contro. Alcuni studiosi pensano che Aristotele risponda a tali questioni (sciogliendo i dubbi e scegliendo una soluzione) negli altri libri della Metafisica (in modo tale che in fondo, si possa pensare che il trattato Metafisica possieda una sua unit. Andamento scientifico: secondo questo tipo di approccio, lindagine metafisica si presenta come una scienza che fa dimostrazioni a partire da assiomi. A favore di questa teoria sta il fatto che, sebbene Aristotele chiami quella che noi chiamiamo metafisica, saggezza, filosofia, filosofia prima, teologia, egli pi volte la chiama anche scienza: scienza dei principi primi e delle cause; scienza dellente in quanto ente, scienza del divino. Coloro che sostengono questa teoria, pensano che nel libro Beta, si stabiliscano dialetticamente i principi della filosofia, a partire da cui poi, la filosofia dimostrer. Il problema che Aristotele non dice n che la filosofia dialettica, n che la filosofia scientifica, cio deduttiva (anche se egli dice che la filosofia una scienza). Laltro problema che nella Metafisica non c uno straccio di dimostrazione, salvo nel libro Gamma, a proposito del principio di non contraddizione. Ma vedremo che non si tratta di vere e proprie dimostrazioni. Insomma, lo statuto della metafisica incerto, e oscilla tra una ricerca che ancora in divenire (la scienza ricercatedice Aristotele: una ricerca delle cause, dei principi, di che cos la sostanza), e un tentativo di organizzare un corpus di conoscenze in modo scientifico, partendo cio da principi per arrivare, in modo deduttivo, a delle conclusioni, che vengono cos spiegate dai principi.

A) la metafisica scienza dei principi primi o delle cause delle cose Preambolo: la caratterizzazione della metafisica come scienza delle cause non accidentale, e corrisponde molto bene alla filosofia aristotelica in generale, e non solo alla metafisica. In effetti, lo studio delle cause si trova un po' ovunque in Aristotele: i) nella fisica e nelle opere biologiche. Vedremo che la teoria ufficiale della causalit aristotelica si trova nella sua Fisica; ii) nella logica, in special modo nel testo che si chiama Analitici secondi, in cui Aristotele presenta la sua definizione di conoscenza scientifica (episteme = scienza) come causale. In effetti, Aristotele afferma all'inizio di questo testo (consacrato, appunto, alla conoscenza scientifica) che noi conosciamo una cosa quando conosciamo la causa di questa cosa; iii) e infine nella metafisica. Nel libro Alpha, come abbiamo visto, la sophia definita come scienza delle cause prime. Prima di parlare delle cause prime, conviene parlare delle cause in generale. La causa. Prima di affrontare la questione della metafisica come scienza delle cause prime, bisogna riflettere su che cosa si intende per causa nella filosofia antica, e in Aristotele. In effetti, non si tratta esattamente della causa in senso moderno, in quanto noi siamo abituati a pensare alla causa come a qualche cosa (individuo, o stato di cose) che fa qualche cosa, in senso attivo, cio che produce un effetto. In greco il termine causa aitia o aition. Una formula equivalente, utilizzata da Aristotele (e prima di lui, da Platone) dioti, letteralmente perch, che possiamo sostantivizzare dicendo il perch. Come ho detto, queste due espressioni sono equivalenti: x causa di y se e solo se x fornisce il perch di y. Alla domanda perch y?, si riponde dicendo perch x. La risposta, cio, il perch, fornisce la spiegazione causale di y. Ora, per questa illustrazione della causa si presentano due problemi che manifestano chiaramente una sorta di dcalage tra la nozione di causa, e il perch. 1) il perch pu essere utilizzato per introdurre la spiegazione di qualche cosa: ma causa e spiegazione non si riferiscono alle stesse cose, perch la spiegazione pi ampia. Vediamo due esempi che possono chiarire quello che sto dicendo: i) esempio tratto dalle verit matematiche: 22 minore di 32 perch 2 maggiore di 3. In questo caso, la relazione causa/effetto non sembra adattarsi alle scienze astratte come le matematiche: in compenso, la spiegazione funziona. In effetti, il fatto che due alla seconda un numero pi piccolo di tre alla seconda si spiega con il fatto che due un numero pi piccolo di tre. ii) esempio tratto dall'esperienza quotidiana:
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nevica. Perch? inverno. Qui inverno spiega il fatto che nevica. In questo caso, dare una spiegazione significa citare un contesto in cui questo fenomeno risulta normale. Ma non possiamo dire che l'inverno causa direttamente la neve. 2) altro problema: il perch implica una spiegazione in forma di proposizione. Se io dico y perch x sto dicendo: il fatto che nevica avviene perch inverno. nevica e inverno sono due proposizioni. Se io invece dico x causa di y riempio x e y con due nomi (o due nominalizzazioni): per esempio: la pioggia causa del marciume. Quindi, da un punto di vista linguistico, non c' un'esatta corrispondenaza tra causa e perch. Dal punto di vista delle scienze esatte, non vi una causalit attiva, ma una spiegazione. Ora, Aristotele non considera questo dcalage. Spesso, egli fornisce degli esempi della forma x aitia di y. Vedremo che, di fronte a tali esempi, si dovr quasi sempre ricorrere a frasi della forma y perch x. La teoria delle quattro cause. Si tratta di una celebre teoria, caratteristica di Aristotele (ne parler, come vedremo, anche nel libro alpha della Metafisica): ma forse, sarebbe meglio parlare di teoria delle quattro spiegazioni. Ci sono due problemi nella teoria aristotelica; 1) si tratta di una teoria di quattro tipi di causa, oppure di un'analisi dei significati di un termine (aitia) ambiguo? Nel primo caso, si tratterebbe di un termine ( aitia) che ha un solo significato, ma specie differenti (come animale, che significa la stessa cosa sia quando si parla di un gatto, sia quando si parla di un uccellino, o di un pesce). Nel secondo caso, si tratterebbe di un termine ambiguo (come ad esempio pesca che significa sia il frutto che l'arte di catturare dei pesci: nessun significato comune). Aristotele non lo dice: ma la teoria delle quattro cause , come vedremo, una mescolanza tra le due cose. 2) perch solo quattro cause? Aristotele non lo dice, ma nel libro Alpha della Metafisica considera le ricerche dei suoi predecessori, e trova quattro cause e basta. Questo significa che, prima di lui, per analizzare i fenomeni e la realt sono state necessarie solamente quattro tipi di spiegazione. Il testo ufficiale per la teoria delle quattro cause il terzo capitolo del secondo libro della Fisica. Pi tardi vedremo l'applicazione di questa teoria fisica alla metafisica. L'idea di Aristotele che conosciamo qualche cosa se e solo ne conosciamo la causa prima (aitia prote). Cosa vuol dire causa prima? L'idea che ci troviamo di fronte a una sequenza di questo tipo: A perch B perch C....perch Y, perch Z. Immaginiamo che oltre Z non ci sia null'altro: Z sar allora la causa prima, ovverosia la sommit della catena esplicativa. Z, invece, non verr spiegato da nulla, sar inesplicabile. Gli altri membri sarranno anch'essi cause (cio, membri della spiegazione), ma solo Z sar la causa prima.
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Avremo quindi un sistema di derivazione: Z Y . . . . C B ___________ A La causa: una spiegazione in forma proposizionale. Nel libro Zeta della Metafisica (1041a10), Aristotele dichiara che quando si domanda perch?, si domanda perch una cosa appartiene a un'altra cosa?. Cosa vuol dire? Ebbene, sul piano della realt, questo significa: perch una propriet appartiene a una determinata sostanza? Sul piano logico-linguistico: perch un predicato appartiene a un dato soggetto?2. Quindi, la causalit in Aristotele non altro che una teoria di quattro tipi di spiegazione causale per le propriet delle cose. Chariremo questo concetto fornendo quattro esempi destinati a illustrare i quattro tipi di causa secondo Aristotele. 1) Causa materiale : per illustrare il primo tipo di causa (la causa materiale), prendiamo esempi che lo stesso Aristotele presenta nella Fisica: - il bronzo causa della statua - l'argento causa della coppa. Sappiamo, perch Aristotele che lo dice, che la causa il perch: Perch la statua?. Perch il bronzo. Perch la coppa?. Perch l'argento. Ma questo che senso pu avere? Messa cos, nessuno. Sulla base di quello che Aristotele dice in metaf. Zeta 1041a10, possiamo dire la cosa seguente: il bronzo la causa della statua nel senso che esso spiega perch la statua possiede determinate propriet. Per esempio: la statua bruna perch fatta di bronzo la statua fonde perch fatta di bronzo ecc. Vi sono, cio, molte cose che sono vere della statua a causa del fatto che essa fatta di bronzo. Si noter la trasformazione di il bronzo causa della statua a la statua bruna perch fatta di bronzo. Si tratta di spiegazioni in forma proposizionale. Quindi, per la spiegazione materiale possiamo dare la seguente formula:
Si noti che Aristotele non fa che riprendere il concetto di causa che si trova in Platone: cfr. Fedone, 95b-102a.
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x F perch x fatto di M x = un soggetto; F = un predicato; M = materia. 2) causa formale: vale lo stesso discorso. Vediamo un esempio di Aristotele, che possiamo trarre dal libro Alpha della Metafisica: perch gli uomini sono capaci di praticare la filosofia? perch sono esseri razionali cio, appartiene loro la propriet di essere razionali. x F perch x Y x = un soggetto; F = un predicato; Y = una parte della definizione di x, cio un predicato che rientra nella definizione essenziale di x. Infatti, la causa formale riguarda quei predicati che dipendono dalla definizione della cosa a cui tale predicato si applica. 3) causa efficiente: quella che generalmente considerata pi vicina al nostro concetto moderno di causa, intesa cio come qualcosa di attivo, distinto dall'effetto, e che produce qualche cosa. Contro questa teoria, per, c' un argomento forte, cio che Aristotele non presenta in nessun caso, per questo tipo di causa, una caratterizzazione diversa rispetto alle altre cause. Quindi, anche per questa causa, occorre cercare una spiegazione nei termini di perch x? cio, nei termini di una spiegazione che appunto spieghi l'appartenenza di un predicato a un soggetto (o di una propriet alla sostanza). Per esempio: il figlio ha gli occhi blu perch il padre ha gli occhi blu x F perch y F x = un soggetto; y = un altro soggetto: F = un predicato (che appartiene sia a x che a y). Tuttavia, nel caso della causa efficiente, Aristotele a volte fa intravedere un concetto pi vicino al nostro: quello di un agente, di qualcosa che fa qualcosa. 4) causa finale: invece, il caso della causa (spiegazione) finale differente. Qui non vogliamo trovare la formula che ci servita per caratterizzare le altre, cio, alla domanda che utilizza perch? non vogliamo utilizzare come risposta perch. Lo stesso Aristotele ci d la formula: perch F? affinch Y. Affinch in greco eneka ou, letteralmente l'in vista di cui. Esempio di Aristotele: perch passeggia? al fine di essere sano, cio, al fine di ottenere (o preservare) l'essere sano.

x F al fine di essere Y. x = soggetto; F = passeggiante (per Aristotele passeggia un predicato); Y = un altro predicato (una propriet che si vuole acquisire). Per ritornare al senso del termine aitia, possiamo dire che il termine possiede due significati, perch e in vista di. Il primo si distingue in tre perch: il perch materiale, il perch formale, il perch efficiente. Ritorniamo ora alla concezione aristotelica della metafisica come scienza delle cause prime. Analizzeremo in dettaglio il libro Alpha che si occupa di questa teoria. Qui vogliamo concentrarci su due questioni: (1) perch pensare che la metafisica (la sophia, o la scienza ricercata, come dice Aristotele in Metafisica Alpha) sia ricerca delle quattro cause, nel senso delle quattro cause aristoteliche? (2) perch credere che i predecessori di Aristotele abbiano cominciato una tale ricerca metafisica? Risposta a (1): per Aristotele la teoria secondo cui la sophia, o filosofia, o la scienza ricercata, una ricerca sulle cause prime e principi primi una sorta di opinione universale, condivisa da tutti quanti. Nel libro Alpha afferma che: i) tutti gli uomini hanno per natura la tendenza a conoscere; ii) conoscere una cosa significa conoscere la sua causa prima iii) con il nome di sophia tutti intendono la ricerca delle cause prime. La sophia come conoscenza delle cause prime quindi, una definizione la cui verit garantita dal fatto che tutti l'accettano. A parte il fatto che un errore pensare che se un'opinione condivisa da tutti vera, la concezione della sophia come ricerca delle cause prime il punto di partenza della metafisica d'Aristotele. Le cause prime saranno delle cause basilari, fondanti, a loro volta non causate, e che spiegano tutta la realt. Risposta a (2) perch credere che i predecessori di Aristotele abbiano cominciato una tale ricerca metafisica? Consideriamo prima di tutto i Presocratici. Quello che possiamo prima di tutto dire che il grande risultato dei Presocratici la messa a punto di concetti fondamentali per la riflessione filosofica successiva. (a) i presocratici hanno scoperto la stessa idea di scienza e di filosofia. Essi hanno considerato luniverso e la natura in modo razionale: la natura parsa essere un tutto ordinato e sistematizzato, la cui storia pu essere descritta e, almeno in teoria, spiegata e le cui parti costitutive, sebbene manifestanti una complessit immensa e indifferenziata, potranno essere comprese e sottoposte a teorie sintetiche, semplici. In quanto filosofi, essi hanno realizzato un decisivo progresso: per essi, la storia e lorganizzazione del mondo devono essere spiegate secondo principi interni, naturali. Questi principi interni debbono essere anche sistematici. Mentre per la mitologia tradizionale, Zeus responsabile del tuono, Positone dei terremoti, i fisici considerano tutti i multiformi fenomeni come spiegabili attraverso gli stessi principi, che presiedono a una natura intesa appunto come sistema. Infine, questi principi devono essere economici. La natura si mostra in tutta la sua multiformit: ma i suoi elementi sono poco numerosi. Nel mondo si assiste a una
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miriade di eventi: ma al di l di questa variet, abbiamo un piccolo numero di principi di movimento, un piccolo numero di modalit di trasformazione. (b) i Presocratici hanno anche inventato la met dei concetti-cardine della filosofia: kosmos, physis, arch, logos. Kosmos: il termine viene da kosmeo, verbo greco che significa ordinare (lo usa Omero per parlare dei generali greci che ordinano i loro soldati). Un Kosmos dunque una struttura ordinata. Ma kosmos significa anche decorazione: un kosmos una struttura ornata, decorata. Il termine, dunque, esprime una doppia valenza, estetica e razionale: il mondo nello stesso tempo elegante e spiegabile. Physis: la natura si oppone alla teche, allarte. Le entit naturali non sono fabbricate come gli oggetti artificiali, esse crescono, germogliano (il termine physis deriva dal verbo phyo, che vuol dire crescere). Il concetto di physis, dunque, distingue il naturale dallartificiale, indicando nello stesso tempo il principio di questa distinzione: gli enti naturali crescono autonomamente, hanno in se stessi il principio di sviluppo e di movimento. Ma il contenuto del termine va oltre la distinzione naturale/artificiale. Si pu infatti parlare della physis in generale o della physis in particolare: quando si parla della physis di qualche cosa, si parla anche dellessenza di qualche cosa, delle propriet essenziali di qualche cosa. Quindi, un compito della filosofia naturalista di arrivare al cuore delle cose, per scoprire la loro essenza (natura) e il loro funzionamento. Arch: poich la natura la costituzione interna delle cose, essa si presenta come un principio, arch. Il termine ambiguo, poich significa inizio o governo. Ci si pu per prima cosa chiedere come qualcosa iniziata, e in questo senso i fisici si sono interrogati su come luniverso stesso iniziato. Ma la ricerca dei principi non si limita a una ricerca sullorigine: larch, infatti, non solo un punto di partenza, ma anche ci che influenza e determina lo sviluppo di qualcosa. Quando Talete, il primo physikos, dice che il principio delluniverso lacqua, non vuole solo dire che luniverso al suo inizio era interamente costituito dacqua, ma anche che questa costituzione originale ha fissato lo sviluppo futuro delluniverso, e che, riferendosi al carattere specifico dellacqua, si potranno spiegare tutti i fenomeni naturali. Logos: infine, il termine logos, che riveste molteplici significati. Deriva dal verbo leghein, dire, parlare. Un logos pu quindi essere un discorso, una teoria. Poi, nella misura in cui si parla, si parla di qualcosa: un logos del tuono pu quindi descrivere il tuono, spiegare che cos. Un logos pu quindi significare una descrizione esplicativa. Ora, se si dice qualcosa e se si spiega qualcosa, bisogna in ogni caso esercitare la ragione. Quindi, logos, pu essere applicato alla facolt grazie alla quale parliamo e spieghiamo: la ragione, appunto. Il logos preso nel senso di ragione ci conduce a una terza rubrica: i physikoi presocratici sono stati i primi a utilizzare il ragionamento. Non si sono cio limitati a formulare dogmaticamente unipotesi o una teoria: hanno sempre cercato di sostenere lipotesi o la teoria con dei ragionamenti. Questo si manifesta nel loro linguaggio: le particelle logiche infatti (gar) e dunque (ara) punteggiano coscientemente e scrupolosamente i loro discorsi.

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In tal senso, i Presocratici sono dei veri rivoluzionari: dopo di loro, Platone e Aristotele svilupperanno questi concetti, per dare alla filosofia uno statuto scientifico e simile a quello odierno. Per Socrate e Platone il discorso pi chiaro: essisoprattutto Platonesono gli interlocutori di Aristotele. Aristotele, innanzitutto, era allievo di Platone; e la sua filosofia si preciser prima come platonica, poi come anti-platonica (molte sono nel libro Alpha della Metafisica le pagine dedicate alla critica della dottrina delle idee di Platone). Aristotele storico della filosofia3: detto questo, c' da chiedersi come Aristotele abbia trattato i suoi predecessori: stato obiettivo (cio, ne ha fornito un resoconto storicamente accettabile) oppure speculativo (cio, interpretandoli per far dire loro le cose che voleva lui)? Tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che Aristotele abbia costruito la sua rassegna a priori, ingabbiando i predecessori nello schema delle quattro cause da lui elaborato. Non neanche certo che i pensatori abbiano utilizzato e elaborato il concetto di causa (quello di principio, invece, pare di si'). Comunque, Aristotele consapevole di questo, e a volte fa una distinzione chiara tra quello che un autore ha effettivamente detto, e le ragioni per cui lo ha detto. Vedremo fra poco un esempio. Quello che va detto che Aristotele, a differenza per esempio di cio' che accade nella Fisica, in cui stabilisce la sua teoria delle quattro cause proprio analizzando le opinioni dei predecessori, nel libro Alpha della Metafisica non vuole stabilire questa teoria, ma solo verificarne la bont, accertando che, nel corso delle ricerche dei predecessori, nessuno ha mai intuito una causa diversa dalle quattro: infatti, si pu dire che la causa materiale fu vista dagli Ionici (Talete, Anassimandro e Anassimene) e da Platone (Aristotele si riferisce, cime vedremo, a una dottrina sui principi non presente nei dialoghi platonici, e in particolare alla Diade indefinita), la causa efficiente da Empedocle e Anassagora, la causa formale, anche se in modo confuso, dai Pitagorici e soprattutto dai sostenitori della dottrina delle idee (cio, Platone e i suoi allievi), e quella finalein modo ancora pi confuso, da Empedocle, da Anassagora e dai sostenitori delle idee. Alla domanda sul perch Aristotele ritenga che i predecessori abbiano iniziato una ricerca metafisica sulle quattro cause, dobbiamo rispondere che per Platone la cosa semplice perch egli aveva scoperto il sovra-sensibile (come causa fondamentale, basilare, del mondo sensibile). E per i Presocratici? In effetti, per loro si direbbe piuttosto che hanno fatto delle ricerche fisiche, non metafisiche: dopotutto li chiamavano physikoi, cio, fisici. In definitiva, per Aristotele i Presocratici in fondo sono dei sophoi (cio, hanno praticato la sophia, che per noi la metafisica), e questo per due ragioni: a) essi hanno cercato le cause prime della realt; b) hanno creduto, con la loro ricerca sulle cause, di presentare una ricerca su tutta quanta la realt. Essi, quindi, hanno cercato di fornire le cause fondamentali (prime) e generali (cio, su tutta la realt), nel senso di spiegazioni che valgono per tutta la realt. In questo senso, la metafisica si configura come ricerca delle cause prime, entit di base. Daremo, per concludere, un esempio della teoria delle quattro cause, come stata spiegata nelle pagine successive, in relazione ai predecessori. Si tratta della causa materiale.
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Cfr. P.-L. Donini, Aristotele, Metafisica: introduzione alla lettura, pp. 45-51.

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I materialisti: la maggior parte dei Presocratici, secondo Aristotele (ma anche secondo Platone), ha scoperto la causa materiale, nei termini spiegati in precedenza: x F perch x fatto di M A mo' di esempio, consideriamo il caso di Talete, il primo filosofo menzionato da Aristotele nel libro Alpha della Metafisica. Talete del VI secolo a.C. Tutto quello che sappiamo, deriva da fonti tardive (infatti, Aristotele lo menziona tre secoli dopo il suo floruit). Gli vengono attribuite in tutto due o tre frasi: secondo Aristotele, la teoria filosofica di Talete che tutte le cose sono fatte d'acqua. Ricordiamo che la causa materiale la spiegazione del perch un oggetto ha una determinata propriet. Ora: dicendo che tutte le cose sono fatte d'acqua, Talete voleva spiegare perch l'universo com'. E' come se si dovesse premettere un perch a le cose sono fatte d'acqua: x F perch x fatto d'acqua. Obiezioni: 1) chiaro che non tutte le cose sono fatte d'acqua; 2) anche se fosse cos, in ogni caso lacqua non potrebbe spiegare tutto (intendo dire, tutta la realt: per esempio, le azioni?) Talete sembra dare allacqua dei compiti troppo vasti. Ma perch Talete ha pensato che tutte le cose fossero fatte dacqua? Qui abbiamo la speculazione di Aristotele (che, in quanto storico della filosofia speculativo, cerca le ragioni di ci che ha detto Talete): Talete ha voluto formulare unipotesi (tutto acqua), per spiegare tutto ci che succede nel mondo fisico, e questo a dispetto delle apparenze. Egli evidentemente pensava che lipotesi dellacqua potesse spiegare i fenomeni. E vero che la tesi non funziona: tuttavia, nel libro Alpha della metafisica Aristotele suggerisce una cosa importante e interessante a livello metodologico: Talete ha riflettuto sullorigine degli animali e delle piante, e ha visto che allorigine cera lacqua (il liquido, lumido). Inoltre, ha dovuto constatare che il nutrimento devessere umido, o liquido. Quindi: Talete ha potuto spiegare pi fenomeni, e questo indipendentemente dalle apparenze, con lacqua. Daltra parte, lidea che ogni cosa fatta di molto attraente, come si pu constatare negli altri Presocratici (che individuano o il fuoco (Eraclito), o laria (Anassimene) come principi di tutte le cose). Pi tardi, Empedocle spiegher la storia e la struttura del mondo facendo appello ai quattro elementi (terra, acqua, aria e fuoco) e alla loro mescolanza. Questa teoria sar accettata, anche se con qualche variazione, da Aristotele.

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B) la metafisica la scienza dell'ente in quanto ente Affrontiamo ora la seconda accezione di metafisica: la scienza dell'ente in quanto ente (quella che oggi chiamiamo ontologia). Questa scienza viene descritta nei primi due capitoli del libro Gamma (IV libro, vista la presenza dei due alpha, piccolo e grande) della Metafisica. Analizzeremo in dettaglio l'ontologia antica nel secondo modulo. Qui cercheremo di occuparci di due aspetti: (1) la considerazione delle caratteristiche di questa scienza; (2) la connessione (se c') tra questa scienza e quella dei principi e cause prime. All'inizio del libro Gamma, Aristotele fornisce un argomento volto proprio a mostrare questa connessione. Vedremo se valido e/o convincente. (1) La scienza dell'ente in quanto ente. C' una scienza che studia l'ente in quanto ente e gli attributi che gli appartengono in virt del fatto che esso ente. Questa scienza non si identifica con nessuna delle scienze cosiddette particolari; nessuna delle altre scienze, infatti, indaga in generale lente in quanto ente, ma, dopo averne ritagliato una parte, ne considera laccidente, come per esempio fanno, tra le scienze, le matematiche4. Questo l'inizio del libro Gamma della Metafisica. La prima cosa da osservare che qui Aristotele parla di scienza (cos come aveva parlato di scienza delle cause prime e dei principi). La seconda cosa da osservare che Aristotele dice che questa scienza c' gi: non l'ha inventata lui (invece altrove dir, per esempio, che ha inventato la logica). Ma, a differenza di quello che fa nel libro Alpha (in cui analizza le indagini dei predecessori), qui non menziona nessuno. Noi sappiamo che, prima di lui, l'ontologia (o scienza dell'essere) stata praticata da Parmenide e da Platone. Fatte queste due precisazioni, vediamo che Aristotele caratterizza questa scienza innanzitutto come assolutamente generale o universale: a differenza delle altre scienze, infatti, questa scienza analizza in generale l'ente in quanto ente; le altre scienze, invece, sono parziali perch analizzano solo una parte dell'ente. Varie le questioni da affrontare. a) innanzitutto, che significa indagare l'ente in quanto ente? Cosa significa questa espressione, ente in quanto ente? Questa espressione va divisa in due parti: l'ente in quanto ente. L'ente. si tratta della traduzione di to on: to = articolo neutro; on = participio del verbo einai (essere), l'essente o l'ente. Nonostante il participio sia alla forma singolare, la presenza dell'articolo to segno di universalit. Possiamo intendere quindi l'espressione con tutto ci che esiste oppure le entit esistenti.
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Aristotele, metaph. G 1.1003 a 21-26.

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Secondo Aristotele, l'oggetto della scienza deve esistere perch, in caso contrario, sarebbe impossibile affermare che le proposizioni che parlano di questo oggetto sono vere. In altre parole, l'esistenza degli oggetti la condizione di verit delle proposizioni che riguardano questi oggetti. Ma che cosa si intende per esistenza? Quali cose esistono? L'esistenza. Aristotele afferma che le cose sono dette esistere in molti sensi, cio, che il verbo essere o esistere omonimo (per Aristotele omonimia = nome comune, ma definizione diversa, come per esempio pesca che si riferisce sia al frutto, sia all'arte di catturare i pesci). Nel libro Zeta della Metafisica (1028a10-13) egli osserva che: le cose sono dette esistere in molti modi [] ente significa infatti l'essenza ( to ti esti) e alcunch di determinato (cio un tode ti), e la qualit, e la quantit, e ciascuna delle altre cose predicate in questo modo (kategoroumenon). Aristotele cio, afferma che vi sono tanti sensi di esistere quante sono le categorie. Torner sulla celebre dottrina aristotelica delle categorie fra breve. Se si prende questo testo seriamente, Aristotele sta affermando che nella frase il gatto esiste (qui il verbo si applica a un tode ti e a un ti esti, due modi, come vedremo nelle prossime lezioni, per riferirsi alla sostanza) il verbo esistere ha un significato diverso che nella frase i colori esistono (qui il verbo si applica a una qualit). Si pu dire con verit che i gatti esistono e che i colori esistono: ma i gatti non esistono nella stessa maniera in cui i colori esistono. In tal caso, diviene molto difficile il compito della metafisica come scienza dell'esistente: infatti, gli esistenti esistono in maniera diversa, e se questo vero, non potremo affermare proposizioni vere per tutti gli esistenti, come pretende invece Aristotele nel libro Gamma della Metafisica. Tuttavia, a un certo punto del suo percorso metafisico, Aristotele trova una soluzione che salva una scienza unitaria degli esistenti. Infatti, nel secondo capitolo del libro Gamma, Aristotele diche che esistere si dice in molti sensi, ma tutti in riferimento a una cosa e a partire da una cosa. Quello che intende Aristotele a proposito dell'esistente illustrato da due esempi, quello della salute e quello della medicina. Consideriamo il primo. Prendiamo la parola salute. Un atleta, uno sport, una dieta, una costituzione fisica, possono essere opportunamente chiamati sani. Ma essi sono sani in modo diverso: l'essere sano per Manuela Di Centa non l'essere sano per una dieta, o per una medicina. Tuttavia, i due sensi di essere sano non sono sconnessi, cio Manuela Di Centa e la dieta non sono puri omonimi. In particolare, il modo in cui la dieta sana parassitario (cio, dipendente) dal modo in cui MDC sana: infatti, il modo in cui la dieta sana perch produce, o conserva, la salute in soggetti come MDC. Insomma (1003a34-b2), ogni cosa sana in riferimento alla saluteo perch la preserva, o perch la produce, o perch segno di salute, o perch la riceve, ecc. Manuela Di Centa sana perch in ottima forma fisica una dieta sana perch produce un'ottima forma fisica in MDC una medicina sana perch permette a MDC di ritrovare la sua forma fisica il colorito di MDC sano perch segno della sua ottima forma fisica.

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Si noter che tutte le cose a cui la parola sano si applica, sono sane in riferimento a una sola cosa (a un sostanza, nell'esempio a MDC). Un grande studioso (G.E.L. Owen) ha parlato, per termini come la salute, di focal meaning (cio, di significato focale). Una parola possiede un focal meaning quando usata in molti sensi, uno dei quali primario e gli altri derivati; le descrizioni di quelli derivati debbono contenere la descrizione di quello primario (nell'esempio, contengono tutte un riferimento alla salute di MDC, cio alla sua ottima forma fisica). Quando sano applicato a MDC, usato in senso primario, significa che MDC ha un corpo in eccellente forma fisica. Quando sano applicato alla costituzione di MDC o alla sua dieta, usato in senso derivato: significa che la sua dieta ci che rende il corpo di MDC sano (cio, in perfetta forma fisica), e che la costituzione di MDC segno del suo essere sana (cio, in perfetta forma fisica). Il verbo essere (esistere) si comporta, per Aristotele, esattamente nella stessa maniera. La parola ha un uso primario, e i suoi vari usi derivati contengono, nella loro descrizione, la descrizione del senso dell'uso primario: viene cos fatta salva una scienza unitaria dell'esistente. Gamma 2. 1003b5-16: esistere si dice in molti sensi, ma tutti in riferimento alla sostanza. MDC esistente l'affezione (per esempio, l'essere biondo) esiste perch un'affezione di MDC 55 kili esiste perch il peso di MDC e cos via. Quindi: - in un senso primario esistente la sostanza: le sostanze sono per Aristotele ci che 'sta sotto' o supporta altre entit; - in senso derivato esistenti sono gli accidenti della sostanza, cio le qualit, le azioni, i pesi, ecc.: infatti una qualit esiste solo perch vi sono sostanze qualificate, un peso solo perch esistono sostanze pesanti, ecc. ecc. Gli accidenti sono cose che 'accadono a' o dipendono da altre entit (le sostanze). Ogni entit (= ogni cosa che esiste) o una sostanza o un accidente. Ma il primato esistenziale va alle sostanze, e se non ci fosse una differenza di esistenze, finirebbe che tutte le entit sarebbero sostanze. In Metafisica Z 1, la disciplina metafisica sembra essere implicitamente determinata in riferimento a una questione centrale: Aristotele, infatti, afferma che quando noi chiediamo che cos' l'ente? Chiediamo: che cos' la sostanza? (cfr. metaph. Z 1, 1028b2-4). Cio, quando noi chiediamo che cos' l'ente? chiediamo che cosa esiste?, o meglio quali cose esistono?. In Z 1 Aristotele riduce la questione dell'ente alla questione della sostanza, cio, la questione cosa esiste? alla questione cosa esiste primariamente?. Egli assume che, una volta stabilita la categoria della sostanza, gli accidenti in qualche maniera seguono. A questo punto si pone un drammatico problema? Quali cose esistono? Infinite. E come dominare scientificamente (con una scienza) le infinite cose che esistono? Aristotele risolve il problema fornendo una classificazione e categorizzazione della realt: le cose sono categorizzabili in generi e specie, gerarchicamente organizzate. Per esempio, il gatto esiste; quindi, anche i mammiferi esistono; quindi anche gli animali esistono. I gatti sono una specie di mammiferi, e i mammiferi una specie di animali: di conseguenza, queste tre cose saranno organizzate in una struttura gerarchica. Procedendo verso l'alto di specie in genere pi generale, arriviamo a pochi
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generi supremi, che Aristotele, come sappiamo, chiama categorie, che dovrebbero essere dieci (Aristotele oscilla nei vari testi), ma che comunque sono in numero limitato: sostanza, qualit, quantit, relazione, dove, quando, avere, giacere, fare, subire. Il passo di Z visto sopra (v. p. 15), e cio 1028a10-13, sembra implicare che ci sono tanti sensi di esistere quante sono le categorie (e tante categorie quanti sono i sensi di esistere). La prima cosa da osservare che la prima categoria quella delle sostanze, mentre le altre sono tutte di accidenti. Ora, nella sequenza: il gatto esiste il giallo esiste un chilogrammo esiste la paternit esiste piazza Vecchia esiste ecc. ecc. l'esistenza del gatto diversa dall'esistenza del giallo, che diversa dall'esistenza del chilogrammo, ecc. Di fatto, per, Aristotele sembra parlare solo di due esistenze differenti: quella della sostanza, che primaria; e quella di tutti gli altri accidenti, che secondaria, derivata. Cerchiamo allora di spiegare l'esistenza degli accidenti in termini di esistenza delle sostanze, seguendo quello che dice Aristotele in Metafisica Gamma. Prendiamo un accidente nella categoria di qualit, diciamo il bianco. Secondo Aristotele, il bianco esiste perch esistono sostanze che sono bianche, come Socrate, mia madre, ecc. L'esistenza del bianco quindi derivata, cio dipende dall'esistenza di sostanze bianche (o, pi esattamente, delle superfici bianche). Lo stesso discorso vale per le cose astratte, per esempio la saggezza (la saggezza esiste solo perch vi sono sostanze sagge). Qui c' una differenza notevole tra Aristotele e Platone. Platone riteneva che entit come la Giustizia o la Saggezza possedessero un'esistenza indipendente e eterna, in quanto Idee o Forme. Invece, Aristotele riteneva che entit come queste esistono, ma possiedono un'esistenza parassitaria, cio dipendente dalle sostanze giuste o sagge. E lo stesso vale addirittura per i numeri. Anche qui vi una posizione differente per Platone e per Aristotele. Per Platone, i numeri hanno un'esistenza eterna e indipendente (sono non esattamente delle forme, perch sono molteplici, ma sono intermedie); per Aristotele i numeri esistono solo perch esistono sostanze numerabili. Addirittura, la relazione esiste, cio, un'entit, perch esistono due sostanze che stanno in questa relazione: la paternit esiste perch esiste x che sta in una relazione di paternit con y. In definitiva, nel libro Gamma, Aristotele dichiara che c' una scienza che si occupa degli esistenti. Qui, esistenza, va intesa in senso molto astratto, cio come una propriet che appartiene davvero a ogni entit. Per capire cosa qui si intende, vale la pena di fare un esperimento mentale. Prendiamo Socrate che, constatiamo, un concentrato di propriet. Se eliminiamo tutte quante le propriet, e ci chiediamo cosa resta di Socrate una volta fatta questa operazione, risponderemo: ci che resta un qualcosa che c', un sostrato esistente che permane unitario, indipendentemente da tutte le propriet che riceve. Esso, che la sostanza, c' primariamente, mentre le propriet che ad esso ineriscono, ci sono (e non ci sono) secondariamente.

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Aristotele, quindi, stabilisce come presupposto un'asimmetria tra l'esistenza della sostanza e quella degli accidenti. In quanto ente. In un certo senso, quindi, e Aristotele lo dice all'inizio del libro Gamma della Metafisica, tutte le scienze studiano le cose che esistono, anche se ne studiano solo una parte, potremmo dire, solo una classe e non un'altra. Per esempio: le matematiche studiano gli enti matematici; la zoologia gli enti che possiedono la vita, cio gli animali, e cos via. Quindi, per capire cosa studia la metafisica come scienza dell'ente in quanto ente, dobbiamo soffermarsi sull'espressione in quanto ente. In quanto ente un'espressione che va insieme e modifica studia: la scienza di cui stiamo parlando sudia le caratteristiche che l'oggetto in questione possiede grazie al fatto che esiste. Per chiarire quello che dico, facciamo ancora una volta il paragone con le altre scienze. La matematica studia le cose che esistono in quanto numeri, la geometria in quanto dotati di figure, la zoologia in quanto esseri viventi. In quanto numeri, le cose che esitono hanno determinate caratteristiche; in quanto animali, altre. La metafisica, studia le cose che esistono in quanto esistenti, cio, le propriet che derivano dal fatto che esse esistono. Quindi, secondo Aristotele, studiare l'ente in quanto ente significa analizzare tutte le cose che esistono, limitando l'indagine alle propriet che esse posseggono in quanto cose che esistono. La generalit della metafisica rispetto alle altre scienze proprio questa: le altre scienze, infatti, si occupano o solo di una classe di esistenti (come per esempio la zoologia, che studia solo gli animali), oppure studiano tutti gli esistenti sotto determinate caratteristiche (per esempio, l'aritmetica studia tutti gli enti in quanto numerabili, la geometria studia tutti gli enti in quanto iscritti in cerchi, triangoli, ecc.). Quindi, in pratica, possiamo dire che studiare gli enti in quanto enti significa studiare quelle caratteristiche che appartengono alle entit in virt del fatto che tali entit esistono. Non sono in effetti le entit che precisano la scienza metafisica. Come abbiamo visto, infatti, nel secondo capitolo del libro Gamma, Aristotele spiega che l'ente si dice in molti sensi, ma tutti questi sensi si dicono in riferimento a una cosa. Esistenti, dice Aristotele, sono innanzitutto le sostanze; esistenti, poi, sono gli accidenti (cio, le varie caratteristiche della sostanza), che sono tali secondariamente, cio, esistono solo perch esiste la sostanza. Ogni cosa pu esistere, e ogni cosa che esiste o una sostanza, o un accidente. Ma la metafisica studia le propriet o caratteristiche che ogni cosa che esiste possiede per il fatto che esiste. Ma che significa studiare quelle caratteristiche che appartengono alle entit in virt del fatto che tali entit esistono? Quali sono queste caratteristiche? Per prima cosa, Aristotele sostiene che l'unit una tale caratteristica, sulla base del fatto che ogni cosa che esiste una cosa. Per esempio, una pecora un'unit, poich non posso suddividerla in parti che sono a loro volta pecore. La stessa scienza si occuper anche delle specie dell'unit, ossia di identit, somiglianza e uguaglianza. Ora, se la nostra scienza scienza della nozione di unit, essa tratter anche del suo opposto, e cio della nozione di pluralit, e quindi anche dell'alterit, della differenza e della contrariet. Seguendo poi il discorso di Aristotele sul focal meaning, diremo che queste nozioni si applicheranno primariamente alle sostanze, e in maniera derivata agli accidenti.

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Una linea pu essere differente da un'altra linea; ma essere differente non peculiare alle linee, e le linee non sono differenti in quanto sono linee; esse sono differenti in quanto cose che esistono. Il colore bianco (dei capelli di Socrate) sar simile al colore bianco (dei capelli di Platone): ma essere simile non peculiare al colore, e i due bianchi non sono simili in quanto qualit (colori), ma in quanto esistenti. Aggiungo che, nella maggior parte del libro Gamma, assistiamo a una discussione e difesa del principio di non contraddizione. Perch mai? Perch, ci spiega Aristotele, il principio di non contraddizione valido per qualunque cosa che esiste (metaph. Gamma 3. 1005a19-24). Ora, tale principio un assioma, cio, una verit prima, autoevidente, che non ha bisogno di dimostrazione. Vi sono dei principi comuni a tutte le scienze, come il principio di non-contraddizione, e in generale qualunque principio logico, che sono indifferenti alla particolarit del soggetto cui si applicano. Questo significa che tali assiomi sono validi assolutamente di ogni cosa, e per questo motivo sono studiati dalla metafisica. Consideriamo per esempio il principio di non contraddizione. Esso varr innanzitutto per le sostanze, e in questo caso lo potremmo formulare nel modo seguente: - ogni sostanza tale che non vi nulla che le appartenga e nello stesso tempo non le appartenga es. non possibile che 'animale razionale' appartenga e nello stesso tempo non appartenga a Platone. Nel caso dell'esistenza sostanziale, il PDC applicato alle sostanze dar la seguente formulazione: - ogni sostanza tale che non pu allo stesso tempo esisetere e non esistere. Allo stesso modo, il PDC si applicher anche alle entit derivate. Prendiamo ad esempio un movimento (che un accidente). Potremmo dire (applicando a questo caso il PDC) che - nessun movimento potr essere allo stesso tempo rapido e non rapido. Oppure, dovremmo ricondurre il movimento alle sostanze e dire che - una sostanza che si sta muovendo rapidamente non pu allo stesso tempo muoversi non-rapidamente. Nel caso dell'esistenza sostanziale, il PDC applicato alle propriet dar la seguente formulazione: - ogni propriet tale che non pu allo stesso tempo esisetere e non esistere. La metafisica, in definitiva, studia concetti e verit interamente astratti, che possono essere applicati a qualunque soggetto, a patto che esso esista. Ovviamente, possiamo chiederci perch Aristotele limiti le verit logiche (e le caratteristiche astratte) alle entit esistenti. Forse che il principio di non-contraddizione non vale per Babbo Natale, o per Chirone il centauro? Forse che l'unit o la diversit non si applicano alle chimere? Inoltre, vero che possiedo essenzialmente le propriet logiche (astratte) per il fatto che esisto? Posso davvero dire che il mio gatto un gatto, e non un'intera nidiata di gatti, per il fatto che esso esiste? Ricapitolando: 1- esistere si dice in molti sensi: nel caso di Gamma, esistere significa appartenere a una delle categorie; 2- le entit che appartengono alla categoria della sostanza sono esistenti in senso primario, le entit che appartengono alle altre categorie, siano esse qualit,
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quantit (cio, pesi, misure, numeri), relazioni (essere padre, essere schiavo), dove (es. lAgor), quando (es. ieri), avere (es. possedere la saggezza), trovarsi in una posizione (es. stare seduto), fare (es. unazione: mangiare), subire (es. essere condannato a morte), esistono in modo derivato; 3- esistere quindi si dice in molti sensi, ma tutti in riferimento allesistente in senso primario, cio la sostanza: - Socrate esiste in maniera indipendente - Il bianco esiste perch Socrate bianco - 80 chili esistono perch Socrate pesa 80 chili - LAgor esiste perch Socrate nellagor - Ieri esiste perch Socrate ieri si trovava in prigione - Lo stare seduto esiste perch Socrate sta seduto - Il mangiare esiste perch Socrate sta mangiando - Lessere condannato a morte esiste perch Socrate condannato a morte. 4- Tutti gli esistenti possiedono delle propriet essenziali in quanto esistenti: - Essi sono innanzitutto unitari (es. le parti di una pecora non sono a loro volta pecore), possono essere simili (es. due bianchi), uguali (es. Cicerone e Marco Tullio), identici (esempio 8 = 4+4) - In ragione del fatto che una stessa scienza si occupa dei contrari, le entit possono essere molteplici (es. una nidiata di gatti), dissimili (es. il colore bianco e il colore grigio), diseguali (es. Cicerone e Seneca), diversi (es. 4+4 10). 5- Tutti gli esistenti sottostanno ai principi logici comuni, primo fra tutti il principio di non contraddizione (PDC), che il principio pi generale di tutti. PDC vale innanzitutto per le sostanze e pu essere formulato nel modo seguente: - ogni sostanza tale che non vi nulla che le appartenga e nello stesso tempo non le appartenga; - ogni sostanza tale che non pu allo stesso tempo esisetere e non esistere. Secondariamente, pu essere applicato agli altri esistenti (propriet o predicati) e pu essere formulato alternativamente nel modo seguente - Ogni F (= propriet o predicato) non pu essere allo stesso tempo F e non F (dove F e non F sono due propriet o predicati opposti); - Ogni sostanza che F non pu essere allo stesso tempo F e non F. - ovviamente, anche per i predicati, esiste una formulazione del PDC esistenziale: ogni propriet tale che non pu allo stesso tempo esistere e non esistere. (2) La connessione tra la scienza dei principi primi e delle cause prime (libro Alpha) e la scienza dell'ente in quanto ente (libro Gamma). Alla fine del primo capitolo di Gamma Aristotele, dopo aver detto che esiste una scienza dell'ente in quanto ente, ecc. ecc., presenta un argomento che vuole dimostrare proprio questa connessione: poich stiamo ricercando i principi e le cause pi elevate, chiaro che essi devono appartenere a una certa natura per se. Se dunque, anche coloro che ricercavano gli elementi degli enti ricercavano questi stessi principi, anche necessario che questi

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elementi appartengano all'ente non per accidente, ma in quanto ente; per questo, anche noi dobbiamo ricercare le cause prime dell'ente in quanto ente5. L'argomento va quindi nella maniera seguente: (1) noi stiamo cercando le cause prime e i principi primi di ci che esiste (2) queste prime cause e questi primi principi devono essere cause e principi di una certa natura per se (essenzialmente e non accidentalmente), cio di qualcosa in quanto qualcosa (3) quindi: noi (come i nostri predecessori, che, nel ricercare gli elementi degli enti, ricercavano questi stessi principi e cause) dobbiamo ricercare le cause dell'esistente in quanto esistente. Il riferimento ai predecessori indica chiaramente che qui Aristotele sta pensando alla metafisica come scienza delle cause e principi primi del libro Alpha. Come ho detto precedentemente, i predecessori di fatto sono dei metafisici perch, nel ricercare le cause delle cose fisiche, pensavano di ricercare i principi e le cause prime di tutta quanta la realt. Detto questo, il legame stabilito da Aristotele tra il libro Alpha e il libro Gamma della Metafisica il seguente: i principi e le cause prime sono in diventate in Gamma i principi primi e le cause dellesistente in quanto esistente. Cosa significa? Dire che x causa di y in quanto F significher dire che x spiega perch y F. Nel nostro caso: dire che x causa di y in quanto esistente significher dire che x spiega perch y esiste. Data la dipendenza esistenziale degli accidenti dalla sostanza, fare la scienza della sostanza significher fare la scienza di tutti gli esistenti, cio, spiegare perch gli accidenti esistono; fare la scienza dei principi primi e delle cause prime della sostanza significher spiegare perch le sostanze esistono. Ma: cosa significa indagare le cause e i principi della sostanza? Nel libro Gamma della Metafisica, Aristotele presenta una gerarchia delle sostanze. Dapprima ci sonole sostanze sensibili. L'idea di Aristotele che le sostanze individuali, dotate di un corpo fisico, che hanno cio un'esistenza spaziale, hanno una quantit di propriet (accidenti, possiamo dire), che possono essere estratti e studiati dalle rispettive scienze. Essi sono delle unit, e in quanto tali, numerabili (e le propriet determinate dalla numerabilit sono oggetto della matematica); essi hanno delle forme (rotonde, triangolari, ecc.) e come tali sono studiati dalla geometria, ecc. Infine ci sono le sostanze divine (e, primo tra tutti, il motore immobile) che, come vedremo pi avanti, sono sovrasensibili e oggetto della teologia. Forse Aristotele pensa, anche in questo caso, a una dipendenza esistenziale delle sostanze seconde (qui, quelle sensibili), dalle sostanze sostanze divine (chiamate qui prime). Difficile capire come, dal momento che in Aristotele del tutto assente il concetto di creazione. Quello che certo che, nel libro Epsilon della Metafisica (1026a26-32), Aristotele ricondurr la scienza dell'ente in quanto ente alla teologia, sostenendo che essa universale perch prima.
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Aristotele, metaph. G 1.1003a26-31.

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C) la metafisica la scienza della sostanza La metafisica viene quindi innanzitutto ricondotta alla scienza della sostanza. Aristotele parla assai poco degli accidenti (vedi metafisica Epsilon 2), mentre vi sono tre trattati della Metafisica (i libri Zeta, Eta e Theta) che si occupano della sostanza. Come ho gi, detto, il primo capitolo del libro Zeta (1028b 2-4) si apre con l'affermazione seguente: la domanda che, ora e sempre, costituisce l'eterno oggetto di ricerca e l'eterno problema questa: cos' l'esistente?, ovverosia: cos' la sostanza?. In questa frase ci sono due cose importanti da considerare: i) Aristotele riduce l'analisi dell'esistente all'analisi dell'esistente primario, e abbiamo visto perch; ii) egli afferma che tale questione si pone ora ma si sempre posta, anche nel passato. Questo sembra implicare che uno dei tratti comuni della filosofia, passata e presente, appunto la questione e l'analisi del che cos' la sostanza. Rimandiamo a pi tardi la considerazione dei filosofi pre-aristotelici che si sarebbero occupati della sostanza. Che cos' la sostanza? Rispetto a tale questioni, possiamo distinguere almeno tre problemi pertinenti: (1) domandarsi che cos' la sostanza? significa domandarsi ci che il predicato ..... una sostanza significa. Questa domanda non presenta particolari difficolt, poich le sostanze, per definizione, sono cose 'ontologicamente' primarie, cio, esistono in maniera fondamentale: le Fs (esempio: gli alberi) sono sostanze nella misura in cui la descrizione di ci che per le Fs (gli alberi) esistere non include nessun riferimento a ci che esistere per qualcosa d'altro. Per esempio: - l'albero esiste diverso da - il peso esiste perch l'albero esiste autonomamente, il colore solo in una superficie. E' vero che, per l'albero, si potrebbe obbiettare che la sua esistenza non indipendente, ma che dipende dal sole, dal terreno, dalla pioggia, ecc. Ma tale obiezione non pertinente, in quanto il livello per distinguere tra sostanza e accidenti non quello fisico ma, come abbiamo visto, quello logico-concettuale. Ora, da questo punto di vista, gli accidenti possono esistere solo come accidenti di qualcosa (la sostanza), mentre non possiamo pensare alle sostante come sostanze di qualcosa (non possiamo per esempio pensare a Socrate come Socrate di qualcosa).
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(2) presuppone (1) che cosa significa il predicato '... una sostanza'?, e chiede: che cosa fa s che le Fs (cio, le sostanze) siano ontologicamente prime? Le sostanze, infatti, sono entit di base: ma come qualificare un'entit di base, in cosa consiste la sua primariet? (3) presuppone (2) e si chiede: quali coseche tipo di cosepossiedono queste qualificazioni sostanziali? In questo caso, diviene sensato il discorso sui predecessori di Aristotele: la considerazione della materia dei presocratici, o delle forme platoniche, o ancora degli atomi di Democrito, potrebbe essere fatta sulla base della problematica sulle sostanze o cose primarie dell'universo. In tal caso, le risposte dei predecessori saranno sbagliate, ma daranno inizio e lasceranno il posto all'universo aristotelico. Anche in questo caso (come per la metafisica come scienza delle cause e dei principi), si presenta l'importanza dell'analisi dei predecessori: per Aristotele, infatti, tutti i predecessori hanno pensato l'universo nei termini di entit di base (cio, la cui esistenza non dipende da qualcosa d'altro) che fondano e spiegano (l'esistenza) di fenomeni pi complessi. i primi pensatori hanno preso la materia (e in particolare le materie elementari, come terra, aria, ecc.) come sostanza, cio, come qualcosa di fondamentale, indipendente, e da cui deriva l'esistenza di tutte le altre cose. Ma, come vedremo, Aristotele nega che la materia sia sostanza; Platone, d'altra parte, non ha preso la materia come sostanza, ma ha preso come sostanze (cio, come entit la cui esistenza non dipende da nient'altro) le cose universali, cio le idee o forme: l'idea di uomo, l'idea di bianco, l'idea di uguaglianza, l'idea di coraggio, ecc. Ma, come abbiamo visto, Aristotele nega che le idee platoniche siano esistenzialmente indipendenti; gli universali esistono, ma solo in modo derivato. Le idee platoniche, secondo Aristotele, sono separabili dalle cose solo per astrazione.

(2) La seconda domanda estremamente difficile. Perch non possiamo facilmente determinare quali caratteristiche deve possedere una cosa per qualificarla come sostanza? Aristotele trova difficile la questione in parte perch egli stesso si trova spinto in due direzioni apparentemente opposte: (i) da una parte, gli sembra evidente che le sostanze devono essere delle cose individuali (un tode, cio 'un questo', qualcosa di determinato e unitario), piuttosto che una cosa generale e comune. E' il discorso che abbiamo fatto su Socrate, Platone, queto cane particolare, ecc. Sono le famose sostanze prime di cui parla nelle Categorie. (ii) d'altro canto, gli sembra egualmente evidente che le sostanze debbano essere conoscibili, e in particolare definibili: dev'essere possibile dire che cos' la sostanza e solo le cose comuni e generali sono definibili, cio si pu dire che cosa esse sono (sono le famose sostanze seconde delle Categorie: 'uomo', 'animale', 'astro', sostanze s, ma seconde, perch possono fungere anche da predicati, cio possono essere predicati di una sostanza individuale). Da qui, la tensione: le sostanze sono individuali (Socrate una sostanza, uomo no); ma sono definibili (uomo una sostanza, Socrate no).

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Nel libro Delta della Metafisica (il lessico filosofico di Aristotele), in 1017b23-25, Aristotele afferma che la sostanza si intende secondo due significati: (a) ci che sostrato ultimo (upocheimenon eschaton) che non pi detto di null'altro; e (b) e ci che, essendo un qualcosa di determinato (tode ti) anche separabile (choriston). Sulla sostanza come (a) abbiamo gi un po' discusso, quando abbiamo detto che la sostanza individuale (poniamo Socrate) sostrato delle propriet, che ineriscono a Socrate; Socrate, invece, non inerisce a niente. Consideriamo ora (b) la sostanza come tode ti, un 'questo qualcosa', un qualcosa di determinato. Il greco brutto come l'italiano, ma il punto questo: il dimostrativo 'questo' (tode) dice che le sostanze sono individui (cio, esseri la cui esistenza non dipende da null'altro); il 'qualcosa' (ti) dice che le sostanze devono essere caratterizzabili, definibili. La combinazione del dimostrativo e del predicato unisce in un tutto le due apparenti contraddizioni. Tuttavia, Aristotele aggiunge che 'questo qualcosa' anche separabile. Infatti, il 'questo qualcosa' si potrebbe applicare anche alle sostanze seconde, cio ai termini astratti come 'questo vizio' o 'questa sbornia' che, come sappiamo, esistono secondariamente (solo perch esistono individui viziosi o individui ubriachi). Invece, le sostanze vere sono separabili, cio, come abbiamo visto, indipendenti, dal momento che, la loro esistenza pu essere spiegabile senza invocare l'esistenza di un qualcosa d'altro. Il vizio e la sbornia, invece, non sono separabili: essi esistono perch qualcos'altro sbronzo. (3) quali tipi di cose sono sostanze? La materia. Secondo Aristotele, i pensatori precedenti hanno preso come sostanze i materiali elementari; uno solo (Talete e l'acqua), indefiniti (come Anassagora), o i quattro elementi. Ma Aristotele ha almeno due argomenti contro la teoria secondo cui la materia sostanza: a) La materia non un 'questo', cio, non qualcosa di unitario e determinato (metaph. Theta, 1049a25-30). Un termine come 'bronzo' o 'terra' non sottolinea una cosa individuale. Ma che dire a proposito di una frase del tipo 'questo bronzo' o piuttosto 'questo pezzo di bronzo'? Certamente, questo pezzo di bronzo una sostanza, ma non in quanto sostanza: infatti, esistere per un pezzo di bronzo significa che ci sono delle sostanze (per esempio, delle statuette), alle quali capita di essere fatte di bronzo. b) secondo Aristotele le materie sono essenzialmente 'potenzialit' (dunameis, cfr. metaph. Zeta, 1040b5-8), e le potenzialit sono esistenti in modo derivato. In altre parole, il bronzo, ad esempio, concepito come un insieme di capacit o potenzialit ( potenzialmente una statua, capace di fondersi, ecc. ecc.), come un materiale di qualche cosa, una capacit di divenire qualche cosa. A loro volta, le capacit e potenzialit del bronzo (e di ogni altro materiale composto) derivano (dipendono) dalle potenzialit e capacit dei quattro elementi (terra, acqua, aria e fuoco). E comunque stiano le cose, le capacit sono accidenti piuttosto che sostanze: in effetti, essere una potenza o capacit significa semplicemente per qualche cosa (una sostanza) essere capace di fare qualche cosa.
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Nei testi aristotelici le capacit o potenzialit sono generalmente contrapposte alle 'attualit' (energheiai). Cos, a volte viene detto che la materia potenza, la sostanza atto. Il punto che, nel designare qualcosa come sostanza, non gli si attribuisce nessuna capacit particolare. La distinzione tra dynamis ed energheia (o tra potenza e atto, secondo il gergo scolastico), usualmente quella tra 'essere capace di fare qualcosa' e 'stare attualmente facendo quella cosa'. Io posso parlare francese, cio ho la capacit (la 'potenzialit') di farlo; oppure sto attualmente parlando francese. Quando parlo francese, attualizzo la mia capacit di parlare francese. Il libro Theta contiene una lunga discussione su potenza e atto. Le idee di Platone Secondo Aristotele, Platone non ha scelto come sostanza la materia, ma gli universali. Le sostanze platoniche sono infatti le idee o forme: cio, cose astratte come la Bellezza, la Larghezza, lUmanit, ecc. Una considerevole parte dello sforzo metafisico di Aristotele volto a mostrare che gli universali non sono sostanze. Largomento di base il seguente (metaph. Z 13, 1038b8-12): Di fatto, sembra impossibile alcuna delle cose che si predicano universalmente. Infatti, la sostanza prima di ciascuno individuo ci che proprio a ciascun individuo, e non appartiene ad altri, mentre luniversale comune: infatti, chiamiamo universale ci che, per sua natura, appartiene a una molteplicit di cose. Gli universali sono cose che sono introdotte dai predicati come umano, bello, grande; tali cose (che, come sappiamo, possiamo chiamare uomo, bellezza e grandezza) non sono chiaramente degli universali. Non che gli universali non esistano: ma sappiamo che la loro esistenza derivata, e che luomo esiste in quanto vi sono sostanze che sono uomini. Alla stessa maniera, le forme esistono: non solo, ma esse hanno unimportanza notevole nel paesaggio metafisico di Aristotele. Ed qui che le cose si complicano, perch di fatto Aristotele presenter una stretta connessione tra forma ed essenza, e anche tra forma e specie (anche perch, come sappiamo, eidos in greco significa sia forma che specie). Qui considereremo due punti. 1) Il termine forma viene spesso associato al termine materia. E originariamente, materia e forma sono introdotte in coppia: le sostanze (e qui parliamo di sostanze sensibili), sono in un certo senso entit composte, cio, sono composte di materia e forma. Originalmente, materia e forma sono semplicemente il costituente materiale e la forma esteriore: lesempio aristotelico quello della sfera di bronzo. Nella sua Fisica, Aristotele utilizza la materia e la forma in questo senso, per spiegare il cambiamento. Tuttavia, forma e materia dimenticano presto il loro significato originario, e vengono da Aristotele usati per sottolineare altri aspetti delle cose, che poco hanno a che fare con il significato originario: per esempio, Aristotele dir che il genere a cui un animale appartiene la sua materia, e che la sua forma data dalla sue differenze; oppure, per contrastare corpo e anima, dir che il corpo la materia e lanima la forma. 2) In secondo luogo, vi una controversia sulla questione se lanima ammette forme di individui (vedi su questo Donini, pp. 119-123). In particolare, ci si chiesti e ci si chiede se i criteri per individuare le sostanze implica la materia o la forma. Socrate differisce da Platone per la sua particolare costituzione fisica o per la sua forma? I passi aristotelici in questione non sono molto chiari e coerenti, ma potremmo dire che
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in un senso Socrate e Platone hanno la stessa forma, in un altro no. Essi hanno la stessa forma, perch sono entrambi esseri umani, e lespressione questo uomo designa correttamente sia Socrate che Platone. Ma Socrate pu morire prima di Platone: quindi, questa particolare esemplificazione della forma di uomo muore, mentre laltra (quella di Platone) persiste. Quindi, la forma umana di Socrate e quella di Platone non si identificano. La soluzione di Aristotele: Ma se le sostanze non sono le componenti materiali n gli universali, che cosa sono? Consideriamo per prima cosa il percorso Aristotelico. (i) Nelle Categorie Aristotele introduce la sostanza come soggetto ultimo di predicazione. Potremmo parlare di una specie di test per individuare la sostanza: se un ente non detto di, n inerisce a, allora un soggetto primo (o ultimo) di predicazione. Quindi: le sostanze prime sono gli individui concreti, caratterizzati da un'esistenza indipendente o per se. (ii) nella Metafisica Aristotele parte dal concetto di sostanza elaborato nelle Categorie (soggetto ultimo che sottost a tutto), per sente la necessit di porsi la domanda circa la natura di questi soggetti. I candidati sono: materia; forma; sinolo materia/forma. Abbiamo visto che la materia viene scartata: essa pu essere sostrato, ma indeterminata, mentre per Aristotele la sostanza dev'essere determinata, dev'essere un questo. Di fatto, Aristotele sceglie come candidato la forma sostanziale: infatti, dir che il sinolo materia/forma sostanza solo in modo derivato. Perch? In Metaph. Z, le sostanze paradigmatiche sono le sostanze sensibili, naturali: uomini, cani, cavalli. Per le sostanze naturali, la forma si rivela essere la loro anima. Ora, per anima, Aristotele intende l'organizzazione e la disposizione di un oggetto, che fa si che questo oggetto si comporti in maniera da sopravvivere e funzionare. Nel De anima, infatti, Aristotele distingue tra - anima vegetativa, che presiede alla nutrizione e all'accrescimento - anima sensitiva, che presiede alla percezione - anima razionale, che presiede alle attivit intellettuali. Ogni anima superiore comprende l'inferiore. Ora, l'anima prende il sopravvento come sostanza perch solo essa permane identica nelle trasformazioni dell'uomo. Socrate, nel periodo che va dalla nascita alla morte, cambia tutte le sue propriet, mentre la sua forma (cio la sua anima, come disposizione di parti che fa funzionare ed esistere Socrate) resta quella. Su tale questione si innesta il problema accennato di forme universali/forme individuali. Da una parte, le forme sono individuali: infatti, ci che distingue Socrate da Platone l'anima di Socrate, diversa da quella di Platone. Ricordiamo, inoltre, che per Aristotele, in polemica con Platone, gli universali non sono sostanze. Tuttavia, da un altro punto di vista, l'anima di Socrate identica a quella di Platone: tutti e due sono esseri razionali. Inoltre, nel quadro della trattazione sulla sostanza, Aristotele introduce l'essenza. Che cos lessenza? Lessenza il che cos? o il che cosera essere?: cio, la reale definizione di qualcosa. Pi precisamente, lessenza di qualcosa consiste in quelle caratteristiche fondamentali che definiscono la cosa; da tali caratteristiche dipendono in qualche modo le altre caratteristiche. Per esempio:
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luomo capace di ridere perch luomo animale razionale. La propriet di essere capace di ridere dipende dalla propriet essere razionale. Ora, se noi vogliamo conoscere scientificamente qualcosa, dobbiamo partire da queste caratteristiche definizionali, e quindi comuni. E va detto che uno dei termini usati da Aristotele per designare lessenza proprio ousia, sostanza: metaph. Z 1031a17:18: ogni cosa sembra non essere altro che la sua sostanza, e il che cosera essere? detto essere la sostanza di ciascuna cosa. La conoscibilit dell'essenza/sostanza Perch Aristotele ha bisogno della sostanza nel senso di essenza? Perch Aristotele condivide l'ambizione di Platone di definire e difendere le condizioni di una conoscenza stabile. Questa ambizione porta sia Platone che Aristotele a cercare di definire la natura degli oggetti su cui porta la conoscenza, il che si risolve in un tentativo di definire l'essenza comune a una molteplicit di oggetti. Nei dialoghi socratici sono noti i tentativi di Socrate di andare al di l delle particolari manifestazioni di una caratteristica, per arrivare a definire questa caratteristica (che cos' la virt? Che cos' il giusto? Ce cos' il santo?, ecc.). Platone cerca di dare compimento al programma socratico cercando di ricondurre le differenti manifestazioni sensibili, per esempio del buono, al buono in s. La conoscenza, quindi, deve portare su essenze comuni. Lo stesso programma fatto proprio da Aristotele, con la differenza che egli non postula, come Platone, l'esistenza separata delle essenze comuni (il Bene in s, il Buono in s, ecc). La ragione che conduce Platone a postulare questa esistenza che le essenze, per essere veramente conoscibili, debbono essere sottratte a ogni tipo di cambiamento e movimento. Platone pensa che, se esistessero solo le realt sensibili, che cambiano in continuazione, non ci sarebbe conoscenza. La conseguenza che Platone stacca decisamente le essenze dal sensibile, trasportandole in un altro mondo. Le due esigenze fondamentali che comandano le forme sono: quella di trovare un'unit intellegibile che possa trovarsi a fondamento delle molteplici realt che condividono lo stesso nome (il Bello come fondamento delle cose belle) quella di cercare una realt che sia esente da contraddizione, cio che escluda movimento, cambiamento, degenerazione, corruzione, ecc. Questa ricerca conduce Platone a riconoscere che solo ci che esiste in modo assoluto pu essere conosciuto, dal momento che le cose sensibili posseggono propriet in modo relativo. Per esempio, la forma della Bellezza possiede un'esistenza eterna, che ignora generazione, distruzione, crescita e decrescita. Invece, le cose sensibili secondo Platone sono belle da un certo punto di vista, ma brutte da un altro punto di vista, cos come una quantit sensibile doppia rispetto a un punto di vista (es., il peso di Socrate rispetto a Fedone), ma mezza rispetto a un altro punto di vista (il peso di Socrate rispetto a Platone). Aristotele, invece, malgrado condivida il programma platonico (conoscenza stabile basata sulla definizione di essenze comuni, ecc.) nega che le forme o idee abbiano esistenza separata. Egli pensa che le forme siano separabili solo per astrazione, e che esistano certamente, ma in maniera dipendente e derivata dalle sostanze individuali sensibili. In tali sostanze, la forma non pu esistere senza la materia. Tuttavia, come si
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gi detto, le cose non sono cos semplici, poich Aristotele dir che, dopotutto, la vera sostanza la forma, laddove il sinolo materia/forma solo derivato. Inoltre, come sappiamo, Aristotele introduce anche delle sotanze sovrasensibile, che sono pura forma senza materialit. Tuttavia, la forma aristotelica non sembra pi essere quella platonica (cio, gli universali), ma sembra essere pi complessa e articolata. Da qui i problemi gi discussi sulla forma individuale, ecc.

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(D) la metafisica la scienza della sostanza sostanza prima (cio, si identifica con la teologia) La metafisica intesa come scienza delle sostanze considerer che cosa sono le sostanze (cio, quali caratteristiche hanno) e quali cose sono sostanze (cio, i candidati al ruolo di sostanza), la loro unit, il fatto che sono definibili e che hanno delle essenze, la possibilit di analizzarle in termini di materia e di forma, il senso in cui esse sono attuali e potenziali, pi una serie di altri problemi metafisici, che Aristotele svilupper nel suo dialogo con la metafisica platonica. Tuttavia, una domanda si impone nuovamente: studiare la sostanza si identifica a studiare l'ente in quanto ente? Aristotele crede che i due studi si identificano. Egli infatti dice chiaramente che una sola scienza deve analizzare gli assiomi e le sostanze, e dice anche che questa singola scienza appunto la scienza dell'ente in quanto ente (metaph. Gamma 3, 1005a20). Egli non dice perch, ma presumibilmente si pu pensare che sia il famoso 'focal meaning' a fornire la chiave della soluzione. Siccome gli enti formano una gerarchia basata sulla dipendenza esistenziale, alcuni di loro dipendono da altri, e poich questa dipendenza , appunto, una dipendenza ontologica, allora, ci che vero degli accidenti dipender e deriver da verit riguardanti la sostanza. E, inversamente, il solo modo coerente per studiare gli enti in quanto enti sar selezionare un certo tipo di enti e focalizzarsi su di essi, e chiaramente, selezioneremo le sostanze prime come punto focale delle nostre ricerche. Quindi, studiare gli enti in quento enti significa studiare le sostanze. Questo argomento non soddisfacente. Infatti, nello studiare certi aspetti delle sostanze noi non studiamo gli enti in quanto enti, e neppure le sostanze in quanto enti, ma le sostanze in quanto sostanze. Per esempio, se noi consideriamo le cose in termini di materia e forma, noi non consideriamo queste cose in quanto enti, ma in quanto sostanze, e quindi tale studio non untile ai fini dell'ontologia. Forse lo studio dell'ente in quanto ente deve iniziare con uno studio sulle sostanze: ma in questo caso, esso dovrebbe studiare le sostanaze in quanto enti, non in quanto sostanze. Le cose non migliorano quando ci rivolgiamo alle altre due caratterizzazioni della metafisica come studio delle cause prime e come teologia. In teoria le cose potrebbero funzionare meglio: in effetti, noi abbiamo solo bisogno di supporre che gli dei, oggetto della teologia, si identificano con le prime cause e i primi principi, oggetto della scienza delle cause prime. E Aristotele, in effetti, dice qualcosa di simile: una scienza pu essere la pi divina solo in due sensi: (a) perch essa scienza che dio possiede in grado supremo; (b) perch essa ha come oggetto le cose divine. Ma solo la resente scienza [cio, la scienza dei principi primi] possiede ambedue questi caratteri: infatti, convinzione a tutti comune che dio sia una causa e un principio, e anche che dio, esclusivamente o in grado supremo, possieda questa scienza (metaph. Alpha, 983a6-9). Ovviamente, le cose sono meno semplici di quanto suggerisca il testo, e in ogni caso lungi dall'essere facile connettere la teologia e lo studio delle cause con la scienza della sostanza e quella dell'ente in quanto ente. Che cosa studia esattamente lo studio delle prime cause? Aristotele ci d alcune (poche) indicazioni: possiamo ragionevolmente supporre che questo studio include l'analisi filosofica dei differenti tipi di cause o spiegazioni che
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abbiamo visto (e che troviamo nella Fisica), e anche le implicazioni filosofiche di questi concetti (tra questi, materia e forma, quindi, una connessione con lo studio della sostanza). Inoltre, tale studio dovr spiegare che cosa rende la causa una causa prima. In ogni sequenza causale (di tipi materiale, formale, efficiente o finale) si dovr arrivare, a ritroso, alla causa inesplicabile (si trovano esempi di sequenze causali di questo tipo nel libro alpha elatton, proprio per dimostrare che le sequenze causali non sono infinite, ma hanno una prima causa). Non si tratta delle cause prime in senso cronologico (ricerca a cui Aristotele non interessato), ma di cause prime nel senso di cause che spiegano in ultima istanza le cose, di spiegazioni inspiegabili (nel senso che non hanno bisogno di spiegazione). Tuttavia, la scienza delle cause prime non pu consistere solo in queste analisi (di cui molte, e non a caso, sono oggetto della fisica). Esse devono essere preparatorie, e probabilmente il compito supplementare di questa scienza deve determinare quali sono effettivamente queste cause prime. Ora, Aristotele stesso insiste altrove sul fatto che non vi pu essere una super-scienza di tutte le cause e principi primi, ma che ogni scienza possiede i suoi propri principi primi (Analitici Secondi, I 7, I 32). I principi primi della geometria sono sicuramente di dominio del geometra, quelli della botanica del botanico, e cos via. Come quindi concepire una scienza separata dei principi primi? Questo un primo problema. Che cosa studia la teologia? La teologia costituisce l'oggetto del libro Lambda della Metafisica (capitoli 6-10, poich la prima parte del libro si occupa ancora delle sostanze sensibili), ed anche, indirettamente, oggetto degli ultimi due libri della Fisica. Ovviamente lo studio di dio o degli dei6, e Aristotele ha una concezione molto raffinata degli dei. In metaph. Lambda 1074b10-11, infatti, Aristotele afferma che Zeus, Atena e gli dei del pantheon greco devonoinsomma, gli dei antromomorfidevono essere abbandonati perch elaborazioni mitologiche. Tuttavia, essi sono elaborazioni di un'importante verit, che gli antichi hanno intuito. Qual questa importante verit? Si tratta dell'esistenza di una sostanza soprasensibile, immobile ed eterna, che viene da Aristotele dimostrata nel capitolo 7. Dimostrazione dell'esistenza del (o dei) motore immobile Aristotele sostiene la teoria che tutti i movimenti richiedono un motore. Se a in movimento, c' qualcosa che sta muovendo a. Quindi, con un pocesso di regressione, ci dovr essere un motore immobile: a mosso da b, b mosso da c,...e finalmente y sar mosso da z che immobile. (E' importante sottolineare che il punto non : quando a ha iniziato a muoversi, bens: chi sta ora muovendo a. Ancora una volta, la questione del primo principio di movimento non cronologica.) Quindi, secondo Aristotele, se vi sono entit in eterno movimento (cosa che per lui sono gli astri che si muovono circolarmente), dev'esserci un motore immobile ed eterno (o pi motori immobili eterni, vedi infra, nota 6). Ora, per Aristotele: C' qualcosa che sempre si muove di moto continuo, e questo il moto circolare questo evidente non solo al ragionamento, ma anche all'osservazione; cosicch, il
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Vi un passo del libro Lambda (1071b21), che si trova nel capitolo 6 (dimostrazione dell'esistenza della sostanza sovrasensibile, immobile ed eterna) in cui Aristotele parla di dei al plurale! Non quindi sicuro che Aristotele sia monoteista. Cf. Donini, p. 144. Alcuni autori (per esempio J. Barnes, Metaphysics cit., pp.104-106 parla tranquillamente e sempre di dei, sostanze celesti, ecc.). 30

primo cielo dev'essere eterno. Pertanto, c' anche qualcosa che muove. E poich ci che mosso e muove ha uno stato intermedio, ci dev'essere un motore che li muove senza essere mosso, che eterno e sostanza e atto (metaph. Lambda, 1072a21-26: traduzione di G. Reale leggermente modificata). Questa dunque la dimostrazione: - pi motori immobili (vedi per esempio Barnes, p. 105): alcuni movimenti celesti sono eterni, quindi ci devono essere tanti motori immobili quanti sono i movimenti eterni celesti. Siccomecome dice lo stesso Aristotelele teorie astronomiche indicano che i movimenti celesti sono o 55 o 49, ci saranno allora o 55 o 49 motori immobili eterni (vedi metaph. Lambda, 1074a15-16). - un motore immobile (vedi per esempio Rossitto, pp. 236-236; Donini, che per presenta la questione in tutta la sua complessit; vedi pp. 143-144 e 153-159): il passo di Lambda sopra citato (1072a21-26) parla del primo cielo in eterno movimento, cui corrisponderebbe dunque un motore immobile eterno. Natura del motore immobile Come che sia, il motore immobile sostanza, incorporeo, privo di parti e indivisibile. Esso muove non impartendo il movimento premendo e spingendo. Piuttosto, causa il movimento come l'oggetto di desiderio causa movimento (Lambda 1072a26-32). Come ultimo oggetto del desiderio, dev'essere buono. Esso capace di pensiero, anzi, pensa costantemente: ma ci che esso pensa, difficile da capire (cf. Lambda 9). E in quanto oggetto di desiderio, esso in definitiva responsabile per tutta la bont del mondo. Al di l dei numerosi problemi che la teologia aristotelica comporta (vedi il capitolo 6 del volume di Donini per una presentazione acuta di queste difficolt), legittimo domandarsi che rapporto ha questo tipo di teologia con la metafisica. (1) prima di tutto: come la teologia, cos concepita, si connette con lo studio dei principi primi? Gli dei sono certamente prime (o ultime) causesono le cause ultime del movimento, e in qualche maniera sono anche cause finali (oggetto d'amore). E' vero, dunque, che nello studiare gli dei, studiamo alcuni aspetti causali dell'attivit divina. Ma questo non significa identificare lo studio delle cause prime con la teologia. In effetti, non facile (e forse, non possibile) spiegare ogni cosa (per esempio, perch le viti perdono le loro foglie in autunno, esempio aristotelico) con i movimenti celesti. (2) come connettere la teologia con lo studio delle sostanze e con lo studio dell'ente in quanto ente? In effetti, la teologia sembra piuttosto una sorta di fisica, o di iperfisica, come insomma una scienza parziale: come allora pu essere identificata con la scienza dell'ente in generale? Tale questione ha stimolato molti studiosi, e in molti si sono chiesti se, in definitiva, Aristotele abbia professato una metafisica generale (su tutti gli enti), oppure una metafisica speciale (che si occupa solo degli enti divini). Il libro Epsilon della Metafisica mostra chiaramente che Aristotele sosteneva entrambe le cose. Egli vedeva una difficolt in questo, e ne indica la soluzione: se non esistesse altra sostanza oltre quelle che costituiscono la natura, la fisica sarebbe la scienza prima; se invece esiste una sostanza immobile, la scienza di questa
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sar anteriore e sar la filosofia prima, e in questo modo, ossia in quanto prima, essa sar universale. E ad essa spetter il compito di studiare l'ente in quanto ente, cio che cosa esso sia, e quali attributi gli appartengono in quanto ente (metaph. Epsilon 1026a27-32, trad. Giovanni Reale leggermente modificata). Lo studio delle sostanze immobili la teologia. Le sostanze immobili sono prime, quindi la teologia prima. Poich essa prima, universale e considera ogni cosa. Quindi, essa considera l'ente in quanto ente. La difficolt di questa posizione la seguente. E' vero che i motori immobili sono primi in molti aspetti; ma certamente non sono il focus dell'esistenza delle altre cose in particolare, l'esistenza delle altre sostanze. In che modo il motore immobile, puro atto, sostanza semplice e senza parti, pu spiegare l'esistenza per esempio dei cavalli? (3) infine: che dire della connessione tra lo studio delle cause e lo studio delle sostanze, e tra lo studio delle cause e lo studio dell'ente in quanto ente? Questa una questione gi in parte considerata (vedi supra, p. 22). Come abbiamo detto, forse Aristotele pensa a una dipendenza esistenziale delle sostanze seconde (qui, quelle sensibili), dalle sostanze sostanze divine (chiamate qui prime); le sostanze prime sarebbero causa di esistenza delle sostanze seconde, a loro volta causa di esistenza degli altri enti. Questo significa che, senza le sostanze prime, non ci sarebbero le sostanze seconde. Ma come spiegare questa dipendenza, se Aristotele non pensa a una creazione? Tuttavia, nel libro Lamda, ci sono accenni (anche se la cosa molto controversa) al fatto che i motori immobili siano in qualche modo creatori e conservatori dell'universo. N sembra possibile spiegare il modo di esistere (e di essere) dei cavalli nei termini del modo di esistere (e di essere) delle sostanze divine7.

Per un tentativo, alquanto complicato, di spiegare in questo senso il rapporto tra sostanze prime e sostanze seconde, M. Frede, The Unity of General and Special Metaphysics: Aristotle's Conception of Metaphysics, in M. Frede, Essays in Ancient Philosophy, Oxford 1987, pp. 81-95. 32