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Scardovelli Musica complessit comunicazione L'uso del suono facilita canali di comunicazione, anche nei casi in cui il livello

di espressione del soggetto sia fortemente limitato dalla patologia. Occorre sintonizzarsi con i canali privilegiati della persona. Il problema sta proprio nell'individuazione di questi canali, possibile solo dopo un'adeguato tempo di ascolto osservazione. Si riuscir piano piano a discernere sullo sfondo apparentemente disordinato e caotico del flusso comportamentale alcune figure emergenti, segnali discreti, suscettibili di evolvere ed acquisire un significato relazionale, per giungere cos ad una forma di dialogo sonoro, ossia quella speciale interazione personale sintonizzata sul piano temporale ritmico energetico. Esso si presenta come un fecondo strumento per conoscere e prendere coscienza delle modalit personali interattive del soggetto.. Comunicare significa molte cose: la parola ci ricorda il mettere in comune, condividere, partecipare un pensiero, una sensazione, emozione o semplicemente uno stato. Comunque ci si sforzi non possibile non comunicare. Oggi si tende a considerare la comunicazione non in senso lineare (Io-Tu, Tu-Io) ma cirocolare cio nello stesso momento in cui comunico ricevo un feedback.. Ogni messaggio comunicativo contiene in s sia un aspetto di contenuto ed uno metacomunicativo attinente alla relazione (atteggiamento comportamento etc.) Quest'ultimo molto importante perch colora il contenuto, lo veste, d informazioni sull'informazione. In qualche modo nell'inviare un messaggio si crea nell'altro anche un'esperienza. Due sono i modi con cui comunichiamo: uno digitale, quello della parola, ed uno analogico, non verbale. Il primo ha una sintassi precisa ed efficace ma inefficace a dare significati precisi completi sul piano della relazione, il secondo ha una semantica valida per la relazione ma manca di sintassi. La CNV ambigua, suscettibile di varie interpretazioni. Esiste anche un livello paraverbale che dato dall'apparato vocale, ad esempio il tono, il timbro, l'intensit. Circa il 70 per cento della nostra comunicazione non verbale. Il "come lo dico" prevale dunque sul "cosa dico". Comunicare significa esistere come persone nel mondo e pretende assolutamente una condivisione di alcune generiche forme condivise, un alfabeto di segni e simboli condivisi. La chiusura, la frammentazione di s porta ad una comunicazione disturbata o limitata ed accompagnata da sofferenza. Quando nasciamo siamo gi dotati di un apparato comunicativo molto raffinato che ci permette di entrare in comunicazione con la madre, attraverso soprattutto l'uso dei sensi. Questa comunicazione precedente alla nascita e caratterizza tutta la nostra vita prenatale. Conosce il mondo attraverso i suoni (ritmi, voci, rumori, musica) il movimento, i segnali biochimici del sangue. E comunica a sua volta con il suo movimento, con la danza acquatica, in uno scambio sincronizzato e armonico con la madre. Proprio su queste basi si fonda la musicoterapia, sullo scambio energetico, ritmico, temporale, emozionale. Essa si presta in tutti quei casi in cui vi un disturbo della comunicazione (con conseguente sofferenza relazionale) che comporta una disarmonia nell'aspetto temporale ritmico energetico degli scambi.. Quando due persone comunicano efficacemente esse suonano con i loro corpi, voci e sguardi una sinfonia audio visiva cinetica. Entrano in risonanza reciproca- L'ordine dei loro scambi prevale sul caos delle fluttuazioni. C' rispecchiamento nella postura, nel tono, nel ritmo. C' empatia e ascolto, c' novit negli scambi in quell'equilibrio tra ripetizione e variazione che il fulcro di ogni musica gradevole all'orecchio comune.

Quando una comunicazione diventa relazione felice? Quando c' fluidit, rispondenza, ordine ed emozioni positive. Quando non c' turbolenza, interruzione, antagonismo. Nel dialogo sonoro le parole sono suoni, gesti, scambi tattili, segnali visivi e acustici. L'improvvisazione si basa su questi elementi. Focaliziamo l'attenzione sull'ascolto: Il soggetto ci invia segnali su molti canali, il nostro comune modo di comunicare diretto a interpretare e decodificare questi segnali. La cosa in pi che va fatta in questo caso un particolare affinamento, intercettando anche le pi piccole sfumature, espressioni del viso, cambiamenti del tono, respirazione, pallore o rossore del viso etc. Per fare questo dobbiamo entrare nei panni dell'altro rimanendo noi stessi, che poi lo specifico dell'empatia. Secondo un principio (vecchio) di causalit lineare noi riteniamo che ogni nostra condotta sia il riflesso in processi inconsci che a loro volta hanno origine nel nostro passato.. Una concezione sistemica, e dunque reticolare, complessa supera il principio unidirezionale (lineare) per approdare ad un processo circolare per cui la mente e il corpo non vanno pi visti in modo dicotomico, scisso, ma l'una si riverbera sull'altro e viceversa. Su questa base si pongono le psicoterapie su mediazione corporea, il cui l'approccio verbale arricchito dal lavoro diretto sul corpo. Grazie dunque all'osservazione - ascolto - calibrazione dei segnali dell'altro si arricchisce il quadro della nostra conoscenza e dunque la nostra capacit di entrare in sintonia con l'altro. Un altro concetto base quello di facilitazione Nessuno in grado di aiutare direttamente una persona. E' possibile solo definire intorno a lei un contesto di opportunit. Questo terreno di opportunit costituito dall'ascolto empatico, intendendo con esso un "ricalco" della mappa mentale dell'altro Ascoltare significa assumere il punto di vista dell'altro sia pure temporaneamente e provvisoriamente. Non posso comprendere l'altro se non assumo il punto di vista dell'altro per un momento, per quanto ci possibile. Non facile, per questo occorre un lungo periodo di training personale. La musicoterapia non fa miracoli, ma pu aiutare a sbloccare situazioni incancrenite da anni. Anche un bambino gravemente ritardato ha una sua modalit espressiva, che va esplorata nelle sue qualit gestaltiche, di ridondanze ossia piccole isole di ordine che assumono forma organizzata. Come si fa a facilitare una persona per mezzo del suono? Facciamo un esempio: C' un facilitato, un facilitatore ed un osservatore. In un primo step il facilitato recupera e rivive una propria esperienza emotiva eventualmente problematica. Il facilitatore ha il compito di rispecchiare il facilitato nella postura, nella voce, nella respirazione. L'osservatore controlla il livello del rispecchiamento. Alla fine si verbalizza l'esperienza da parte dei tre. Spesso si verifica una sintonia soprattutto sul piano emotivo. Nel secondo step si utilizza il suono prodotto con strumenti musicali e con la voce. Tutto questo va osservato / eseguito / ascoltato senza giudizio. Al termine si verbalizza l'esperienza e il feedback. Si pu anche fare, come esperienza un gioco opposto, di svalutazione e giudizio con segnali non verbali e si noter che nonostante si tratti di un gioco l'emozione sar comunque negativa. Oltre al dialogo sonoro si pu mettere in atto il "responso sonoro", cio una proposta sonora a cui segue una risposta del facilitatore.

La durata del singolo momento laboratoriale pu variare da pochi secondi ad un minuto circa.