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Le frecce

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Tommaso dAquino

DELLA FEDE
Le Questioni della Somma Teologica
Introduzione Giorgio Maria Carbone Traduzione Tito Sante Centi e Giorgio Maria Carbone

LA VIRT

Titolo originale: Summa Theologiae, Secunda Secundae, quaestiones 1-16.

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S OMMARIO
ABBREVIAZIONI E SIGLE INTRODUZIONE
LA VIRT DELLA FEDE Somma Teologica II-II, qq. 1-16 111 113

PROLOGO
Q. 1 LOGGETTO DELLA FEDE A. 1 Loggetto della fede la prima verit? A. 2 Loggetto della fede qualcosa di composto a modo di enunciato? A. 3 La fede pu contenere delle falsit? A. 4 Le cose che si vedono possono essere oggetto di fede? A. 5 Le verit di fede possono essere oggetto di scienza? A. 6 Le verit di fede debbono essere distinte in un certo numero di articoli? A. 7 Gli articoli di fede sono cresciuti con il passare del tempo? A. 8 Gli articoli di fede sono convenientemente enumerati? A. 9 Gli articoli di fede sono posti nel simbolo in modo conveniente? A. 10 Spetta al sommo pontefice stabilire il simbolo della fede?

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Q. 2 LATTO INTERIORE DELLA FEDE

Q. 3 LATTO ESTERIORE DELLA FEDE

A. 3 Per la salvezza necessario credere qualcosa al di sopra della ragione naturale? A. 4 necessario credere anche le verit che si possono dimostrare con la ragione naturale? A. 5 Luomo tenuto a credere qualcosa in maniera esplicita? A. 6 Tutti sono tenuti ugualmente ad avere una fede esplicita? A. 7 Credere esplicitamente il mistero di Cristo necessario alla salvezza per tutti? A. 8 necessario per la salvezza credere esplicitamente nella Trinit? A. 9 Credere un atto meritorio? A. 10 Le ragioni addotte a favore della fede ne sminuiscono il merito? A. 1 La confessione un atto di fede? A. 2 La confessione della fede necessaria alla salvezza? A. 1 La fede ben definita come sostanza delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono [Eb 11,1]? A. 2 La fede risiede nellintelletto?

A. 1 Credere cogitare con assenso? A. 2 giusto distinguere nellatto di fede il credere a Dio, il credere Dio e il credere in Dio?

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Q. 4 LA VIRT DELLA FEDE

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Q. 5 COLORO CHE POSSIEDONO LA FEDE

A. 3 La carit pu essere la forma della fede? A. 4 La fede informe pu divenire formata, e viceversa? A. 5 La fede una virt? A. 6 La fede unica? A. 7 La fede la prima delle virt? A. 8 La fede pi certa della scienza e delle altre virt intellettuali? A. 1 Gli angeli e gli uomini nella loro prima condizione avevano la fede? A. 2 C la fede nei demoni? A. 3 Un eretico che non crede a un articolo di fede pu avere una fede informe negli altri articoli? A. 4 La fede pu essere pi grande in uno che in un altro?

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Q. 6 LA CAUSA DELLA FEDE

Q. 7 GLI EFFETTI DELLA FEDE

A. 1 Nelluomo la fede infusa da Dio? A. 2 La fede informe un dono di Dio? A. 1 Il timore un effetto della fede? A. 2 La purificazione del cuore un effetto della fede? A. 1 Lintelletto un dono dello Spirito Santo? A. 2 Il dono dellintelletto compatibile con la fede?

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Q. 8 IL DONO DELLINTELLETTO

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Q. 9 IL DONO DELLA SCIENZA

A. 3 Il dono dellintelletto solo speculativo? A. 4 Il dono dellintelletto si trova in tutte le anime in grazia? A. 5 Il dono dellintelletto si trova anche in coloro che sono privi della grazia santificante? A. 6 Il dono dellintelletto distinto dagli altri doni? A. 7 Al dono dellintelletto corrisponde la sesta beatitudine: Beati i puri di cuore perch vedranno Dio [Mt 5,8]? A. 8 Al dono dellintelletto corrisponde come frutto la fede? A. 1 La scienza un dono? A. 2 Il dono della scienza riguarda le realt divine? A. 3 Il dono della scienza una scienza pratica? A. 4 Al dono della scienza corrisponde la terza beatitudine: Beati coloro che piangono, perch saranno consolati [Mt 5,5]? A. A. A. A. A. A. Lincredulit un peccato? Lincredulit risiede nellintelletto? Lincredulit il pi grave dei peccati? Qualsiasi atto di chi non ha la fede peccato? Ci sono pi specie di incredulit? Lincredulit pi grave quella dei gentili o pagani? A. 7 Si deve disputare pubblicamente con gli infedeli? 1 2 3 4 5 6

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Q. 10 LINCREDULIT IN GENERALE

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Q. 11 LERESIA

A. 8 Gli increduli devono essere costretti a credere? A. 9 Si possono avere relazioni sociali con gli increduli? A. 10 Chi non ha la fede pu dominare o comandare sui credenti? A. 11 Si deve tollerare il culto degli infedeli? A. 12 Si devono battezzare i bambini degli Ebrei e degli altri infedeli contro la volont dei genitori? A. 1 Leresia una delle specie di incredulit? A. 2 Leresia ha per oggetto proprio le verit di fede? A. 3 Gli eretici devono essere tollerati? A. 4 La Chiesa deve accogliere sempre chi lascia leresia? A. 1 Lapostasia rientra nellincredulit? A. 2 Chi comanda perde con lapostasia il dominio sui sudditi, per cui questi non sono pi tenuti allobbedienza? A. 1 La bestemmia si contrappone alla confessione della fede? A. 2 La bestemmia sempre un peccato mortale? A. 3 Il peccato di bestemmia il pi grave dei peccati? A. 4 I dannati bestemmiano?

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Q. 12 LAPOSTASIA

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Q. 13 LA BESTEMMIA IN GENERALE

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Q. 14 LA BESTEMMIA CONTRO LO SPIRITO SANTO

Q. 15 LA CECIT DELLA MENTE E LOTTUSIT DEI SENSI 223 A. 1 La cecit della mente un peccato? A. 2 Lottusit dei sensi distinta dalla cecit della mente? A. 3 La cecit della mente e lottusit dei sensi derivano dai peccati della carne? A. 1 Nellantica legge si dovevano dare dei precetti circa il credere? A. 2 Nellantica legge sono stati dati in modo conveniente i precetti relativi alla scienza e allintelletto? 224 226 228

A. 1 Il peccato contro lo Spirito Santo si identifica con il peccato di malizia? A. 2 giusto determinare sei specie nel peccato contro lo Spirito Santo, cio: la disperazione, la presunzione, limpenitenza, lostinazione, limpugnazione della verit conosciuta e linvidia della grazia altrui [Sent. 2,43,1]? A. 3 Il peccato contro lo Spirito Santo irremissibile? A. 4 Uno pu peccare contro lo Spirito Santo prima di commettere altri peccati?

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Q. 16 I PRECETTI RIGUARDANTI LA FEDE, LA SCIENZA 230 E LINTELLETTO

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PROFILO BIOGRAFICO DI TOMMASO DAQUINO

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ABBREVIAZIONI E SIGLE
a.: articolo Ap: Apocalisse di Giovanni At: Atti degli apostoli Col: Lettera ai Colossesi Contra Iul.: Contra Iulianum 1 2 Cor: Lettere ai Corinzi Dan: Daniele De bapt.: De baptismo contra Donatistas De cael. hier.: De caelesti hierarchia De div. nom.: De divinis nominibus De fide orth.: De fide orthodoxa De praed. sanct.: De praedestinatione sanctorum De sacram.: De sacramentis De serm. Dom.: De sermone Domini in monte De Trin.: De Trinitate Dt: Deuteronomio Eb: Lettera agli Ebrei Ef: Lettera agli Efesini Enarr. in Ps.: Enarrationes in Psalmos Ep.: Epistola Es: Esodo Ez: Ezechiele Fil: Lettera ai Filippesi Gal: Lettera ai Galati Gb: Giobbe Gc: Lettera di Giacomo Gen: Genesi Ger: Geremia Gv: Vangelo secondo Giovanni 1 Gv: Prima Lettera di Giovanni I: Somma Teologica, Prima Parte

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I-II: Somma Teologica, Seconda Parte, Prima Sezione II-II: Somma Teologica, Seconda Parte, Seconda Sezione In cat. Arist.: In Categorias Aristotelis In Hebr. hom.: Omelie su Ebrei In Ioh.: In Iohannis Evangelium Tractatus In Mt.: Commento / Omelie su Matteo int.: Glossa interlineare Is: Isaia Lc: Vangelo secondo Luca Lib. LXXXIII q.: De diversis quaestionibus LXXXIII Lv: Levitico Mc: Vangelo secondo Marco Mor.: Moralia in Iob Mt: Vangelo secondo Matteo ob.: obiezione ord.: Glossa ordinaria Os: Osea Pr: Proverbi 1 2 Pt: Lettere di Pietro q.: questione Qo: Qoelet Quaest. Ev.: Quaestionum Evangeliorum Libri 1 2 Re: Primo e Secondo Libro dei Re Rm: Lettera ai Romani s. c.: sed contra, in contrario Sal: Salmi Sap: Sapienza Sent.: Sentenze, di Pietro Lombardo Sir: Siracide 1 Tm: Prima Lettera a Timoteo 1 2 Ts: Lettere ai Tessalonicesi Tt: Lettera a Tito Zac: Zaccaria

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La virt della fede alimenta e pervade tutta la Somma Teologica di san Tommaso dAquino. Nel Prologo iniziale Tommaso dichiara apertamente la sua intenzione: Chi ha lufficio di insegnare la verit della fede non solo deve istruire coloro che hanno una conoscenza gi avanzata, ma deve anche dare i rudimenti a coloro che sono agli inizi. Perci confidando nellaiuto di Dio, tenteremo di esporre la dottrina sacra con la maggiore brevit e chiarezza consentita da tale materia. La dottrina sacra linsegnamento rivelato da Dio, che ha come propri principi gli articoli di fede e che prende in considerazione qualsiasi realt dal punto di vista di Dio o perch Dio stesso oppure perch ordinata a Dio, come principio e fine1. Per accogliere questo insegnamento rivelato Dio stesso proporziona e dispone la nostra intelligenza perfezionandola con la virt della fede. Quindi, come non si d dottrina sacra senza fede, cos tutta la Somma Teologica suppone la fede e la sua elaborazione un esercizio costante e metodico di fede e di ragione.

LA VIRT DELLA FEDE E LA SOMMA TEOLOGICA

Introduzione

LA SOMMA TEOLOGICA

Tommaso inizia a scrivere la Somma Teologica nel 1266 a Roma, quando aveva circa 41 anni, essendo nato
I, q. 1, a. 7 co.

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tra il 1224 e il 12252. Ha gi molta esperienza nellinsegnamento delle verit di fede ed perfettamente cosciente dei limiti e degli inconvenienti che presentano i modi di fare lezione usati allepoca, cio il commento approfondito di un libro biblico, le dispute teologiche e la lettura delle Sentenze di Pietro Lombardo. Proprio per superare questi limiti e per offrire una sintesi organica che metta in luce i rapporti interni tra le diverse verit di fede e la loro coerenza, scrive la Somma. Questa si divide in tre Parti, ognuna delle quali si divide a sua volta in questioni, e ogni questione si divide in articoli. Ogni articolo poi si apre con un interrogativo, ad es. nella Prima Parte, q. 2, a. 3 ci si chiede: Dio esiste?. Quindi, Tommaso raccoglie delle obiezioni che argomentano in modo da rispondere allinterrogativo in un verso preciso, ad es. Se di due contrari uno infinito, laltro completamente distrutto. Ora, il nome Dio significa un bene infinito. Se dunque Dio esistesse non dovrebbe esserci il male. Viceversa nel mondo c il male. Quindi Dio non esiste. Segue poi un argomento che si apre con le parole Sed contra perch va in direzione opposta rispetto alle obiezioni precedenti, e in genere un argomento di autorit, ad es. In Esodo 3,14 Dio stesso dice: Io sono Colui che . Segue, quindi, il corpo dellarticolo che si apre con le parole Respondeo dicendum quod: la risposta magistrale allinterroga2

Rinvio alla biografia pi aggiornata e completa: J.-P. TORRELL, Amico della verit. Vita e opere di Tommaso dAquino, ESD, Bologna 2006.

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tivo posto allinizio. Terminata questa, Tommaso risponde alle obiezioni iniziali. Da questa descrizione sommaria si comprende che lunit minima della Somma Teologica larticolo, il quale una piccola questione disputata: lalternanza di obiezioni e contro-obiezioni, di argomenti pro e contra non un mero esercizio dialettico, ma funzionale ad assicurare la purificazione del linguaggio, lapprofondimento del contenuto e il progresso del pensiero. Inoltre, non dobbiamo pensare che gli interrogativi iniziali siano elaborati a tavolino: sono piuttosto interrogativi reali che in molti casi corrispondono al tenore di questioni disputate concretamente sostenute da Tommaso3. Le sedici questioni sulla virt della fede, che qui presentiamo, sono tratte dalla Seconda Parte, Sezione Seconda (detta abitualmente Secunda Secundae), che fu composta a Parigi a partire dallestate del 1270 e con grande probabilit fu terminata prima del dicembre 12714. La Seconda Parte della Somma Teologica tratta della persona umana che, in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio, signore delle proprie azioni volontarie e mediante le azioni virtuose diventa progressivamente simile a Dio. In particolare la Sezione
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LE QUESTIONI SULLA VIRT DELLA FEDE

Per il tema della virt della fede si vedano le corrispondenze e le differenze tra Questioni disputate De veritate, q. 14, che si compone di 12 articoli, e S. Th. II-II, qq. 1-7. 4 Cf. J.-P. TORRELL, Amico della verit, cit., p. 205.

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Seconda dedicata allo studio delle tre virt teologali e delle quattro virt cardinali. La virt una disposizione stabile che perfeziona una facolt umana in modo da renderla capace di agire bene con facilit e piacere. La virt una guida interiore dellagire umano, perch dispone a compiere il bene. Latto virtuoso non perfetto senza lispirazione e la mozione dello Spirito Santo. Questi sono gli aspetti essenziali di qualsiasi virt. E sulla base di essi san Tommaso costruisce la struttura di tutti i trattati delle virt: innanzitutto si considera la virt in se stessa; poi i doni dello Spirito Santo che consentono di vivere con una modalit divina la virt; poi i vizi che si oppongono ad essa; quindi i precetti della legge riguardanti la virt; e infine la beatitudine evangelica, alla quale la virt ordinata. La fede pu essere trattata sotto almeno tre aspetti. Laspetto psicologico-soggettivo che comporta lassenso, la conversione, la certezza intellettuale. Laspetto oggettivo e formulabile che comporta gli enunciati e i simboli della fede, la dimensione sociale e comunitaria della fede, e la sua trasmissibilit. Infine, laspetto esperienziale o mistico, di ricerca e incontro tra Dio e il credente. La trattazione della Somma Teologica, per il suo genere letterario e per i propositi dellAutore, privilegia senza dubbio i primi due aspetti. In particolare Tommaso analizza scientificamente i vari elementi della virt della fede e li mette in ordine in modo da far emergere quello essenziale, che la verit divina: la fede assenso 16

LA VIRT DELLA FEDE

volontario e intelligente alla verit di Dio. E intorno a questo aspetto essenziale sono organizzati tutti gli altri. La fede innanzitutto una virtus. Gi luso di questo termine latino molto significativo: rinvia a due vocaboli latini: vir (uomo) e vis (forza), e al termine greco aret (virt). A sua volta aret collegato al verbo arsko (provo piacere), allaggettivo arests (piacevole) e al superlativo ristos (migliore o ottimo per valore e nobilt). Tutti questi termini sono accomunati dalla radice-prefisso ari- che significa forza, superiorit, eccellenza morale5. Quindi, la fede una forza che conferisce eccellenza alla persona. In secondo luogo, la virt della fede una realt essenzialmente divina. un habitus, cio una disposizione stabile che abilita una facolt umana (lintelletto) a compiere una determinata operazione (latto di fede). un habitus divino quanto: 1) alla sua origine perch donato da Dio; 2) al suo contenuto perch ci fa conoscere Dio stesso e ci che Dio conosce; 3) al suo fine perch termina in Dio stesso: lintelletto credendo d il suo assenso a Dio e a ci che Dio rivela e tale assenso, per quanto sia mediato dalle parole e dai gesti della rivelazione, termina a Dio in quanto realt conosciuta. Quindi, la fede perfeziona lintelletto rendendolo capace di conoscere ci che Dio stesso conosce, e quindi eleva la facolt conoscitiva umana a livello soprannaturale, divino appunto. Inoltre, la realt conosciuta sem5

Cf. L. ROCCI, Vocabolario greco-italiano, Dante Alighieri e Lapi, Milano-Citt di Castello 195913, p. 257b.

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pre intenzionalmente presente nellintelletto di chi conosce. Quindi, se in ragione della fede conosco Dio, allora Dio intenzionalmente presente in me, nella mia intelligenza. Per questo san Paolo pu scrivere: Il Cristo abiti nei vostri cuori per la fede (Ef 3,17). Inoltre, la virt della fede non una realt puramente intellettuale: certamente abilita lintelletto a pensare il mistero, ma abilita anche la volont a desiderare la visione del mistero6. Inoltre la volont che muove lintelletto a credere (credo perch voglio credere, come si vedr fra poco), e in ultima analisi la fede genera comunione vitale: Se rimane in voi quello che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre (1 Gv 2,24). La fede segna in noi linizio della comunione vitale con Dio, linizio della vita soprannaturale ed eterna7. questo il senso di varie espressioni disseminate nel Vangelo secondo Giovanni come: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (3,16); In verit io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato ha la vita eterna (5,24). In terzo luogo la fede, che per la sua essenza divina, umana quanto alla modalit di esercizio del suo atto. Latto di fede quanto alla sua essenza divino, ma quanto al modo del suo esercizio umano: credo perch voglio credere; nessuno crede se non perch vuole8. La fede mi d la conoscenza certa di Dio e di ci che Dio mi rivela. Lidentit di Dio e ci che Dio mi
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Cf. q. 4, a. 1 co. (pp. 88-90). Cf. q. 5, a. 1 co. (p. 111). 8 Q. 1, a. 6, ob. 3 (p. 39); q. 10; a. 8, ob. 3 (p. 171).

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rileva di s e del creato sono realt s conosciute, ma restano oscure ed enigmatiche. Eppure sono certo che quanto Dio mi rivela vero, aderente alla realt. Questa certezza senza evidenza, questa adesione intellettuale ferma deriva innanzitutto dallautorit di Dio che non pu dire il falso, e poi dalla mia volont, che, mossa dalla grazia di Dio, spinge lintelletto a dare lassenso. E proprio perch interviene la volont latto di fede volontario, libero e meritorio9. Perci da un lato la grazia che causa la fede10, e dallaltro io credo perch voglio credere. Quindi, latto di fede un esempio di sinergia tra Dio e luomo, di comunione operativa tra Dio che rivela e luomo che ascolta. Inoltre, la volont muove lintelletto a dare lassenso senza fare alcuna violenza, anzi asseconda la direzione propria dellintelletto, che ricerca il vero e riposa in esso. Infine, per quanto luomo possa progredire nella fede e nellamore di carit, le verit credute restano sempre oscure, enigmatiche e misteriose, non perch siano assurde e contrarie alla ragione, ma semplicemente perch sono superiori alla capacit della ragione umana. Dio, che la prima verit creduta e in ragione della quale credo tutto il resto, pienezza senza limiti, mentre la mia intelligenza sempre limitata. Loscurit della fede conseguenza della finitezza dellintelligenza umana nella vita presente: ogni creatura tenebra rispetto allimmensit della luce divina11.
Cf. q. 2, a. 9 co. (pp. 77-79). Q. 4, a. 4, ad 3. (p. 97). 11 Q. 5, a. 1, ad 2 (p. 112). Cf. q. 7, a. 2 ad 3 (p. 127).
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Tommaso ripetutamente sottolinea le differenze tra fede teologale, opinione, sospetto, dubbio, scienza, e fede umana12. La fede comporta sempre lassenso fermo dellintelletto, quindi uno stato psicologico di certezza che esclude qualsiasi timore e d gioia e riposo nella verit cos conosciuta. Proprio perch comporta assenso certo e sicuro la fede si distingue dal dubbio, dal sospetto e dallopinione. Infatti, il dubbio consiste nella sospensione del giudizio, lintelletto non si decide in nessun verso. Il sospetto non pi il dubbio perch comporta invece una certa tendenza verso una soluzione piuttosto che unaltra, ma una tendenza ancora troppo flebile per determinare lintelletto a formulare un giudizio. Lopinione, poi, un giudizio che lintelligenza pone non con certezza, ma con il timore di sbagliarsi: chi opina ammette la possibilit che il giudizio contrario possa essere vero. Tuttavia, la fede teologale e lopinione hanno questaspetto in comune. In entrambi i casi lintelletto pone il giudizio, non perch ne abbia levidenza, ma perch mosso dalla volont. Quindi, la fede teologale ha per oggetto realt non evidenti e in ci si distingue dalla scienza. Nel caso della scienza, infatti, lintelletto d lassenso a una verit perch determinato dalloggetto stesso, in quanto questo evidente in modo immediato
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ALCUNE UTILI DISTINZIONI

Cf. q. 2, a. 1 co. (pp. 57-58), a. 9, ad 2 (pp. 78-79); q. 4, a. 1 co. (pp. 88-90), a. 8, ad 3 (p. 108).

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oppure in modo mediato, cio mediante argomentazione13: lintelletto vede la verit del giudizio ed costretto ad assentire senza che ci sia violenza, e cos soddisfa il suo desiderio naturale. La fede teologale una specie allinterno del genere della fede. La fede in senso generico qualsiasi conoscenza certa di una verit non evidente fondata sullautorevolezza di un testimone. La maggior parte delle verit a noi note sono note per fede umana, a partire dalla nostra data di nascita: ci nota non per evidenza, ma per fede, ci fondiamo sullautorevolezza dei nostri genitori. Nel caso della fede umana il motivo per cui credo lautorevolezza del testimone o del latore della notizia. Nel caso della fede teologale il motivo per cui credo Dio che parla e rivela. Nella fede teologale con un unico atto credo a Dio e credo Dio e le verit che mi rivela14: c assoluta e semplice omogeneit tra il motivo per cui credo e ci che credo, sempre Dio. Nel caso della fede umana questa omogeneit manca. Unultima osservazione sulla differenza tra interrogativo e dubbio. Ogni articolo della Somma Teologica si apre con una domanda. E alcuni hanno scritto che questo sarebbe sintomo di un dubbio esistenziale di Tommaso. Ma un conto porre un interrogativo, altro avere un dubbio. Chi si pone una domanda nellatteggiamento intellettuale di cercare una risposta, nella prima fase della ricerca. Chi ha un dubbio ha gi trovato delle risposte, e sta sospendendo il giudizio relativa13 14

Cf. q. 2, a. 9, ad 2 (pp. 78-79). Cf. q. 5, a. 1 co. (pp. 110-111).

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mente ad esse: quindi si trova in una fase successiva rispetto a chi si pone la domanda. Perci, quando Tommaso si chiede: Dio esiste? come accade realmente nella Prima Parte della Somma , non sta dubitando dellesistenza di Dio, non sta sospendendo il giudizio, ma si sta interrogando. Inoltre, pone la domanda perch il suo metodo di procedere e, quindi, il genere letterario dellopera prevedono lalternanza di domande, obiezioni, contro-obiezioni, e risposte. La virt della fede, quindi, da un lato incompatibile con latteggiamento intellettuale del dubbio, dallaltro sollecita molti movimenti. una solida certezza da cui la ragione umana muove per interrogarsi sul senso e sulla coerenza delle verit credute, per indagare sui motivi di credibilit (come i miracoli e le profezie), per mostrare che le verit credute, per quanto non evidenti, non sono impossibili, e per chiedere sempre, come gli apostoli, Signore, accresci in noi la fede (Lc 17,6). Giorgio Maria Carbone O. P.

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La virt della fede


Somma Teologica II-II, qq. 1-16

PROLOGO
Dopo aver trattato in generale delle virt, dei vizi e delle altre cose che appartengono alla morale, necessario studiare ciascuna di esse singolarmente: infatti i discorsi generali in campo morale sono meno utili, dato che le azioni umane sono particolari. In morale per un oggetto pu essere studiato singolarmente in due modi: primo, rispetto alla materia specifica di questa disciplina, cio studiando una data virt o un dato vizio; secondo, rispetto allo stato particolare dei vari uomini, cio studiando la condizione dei sudditi e dei prelati, degli uomini di vita attiva e dei contemplativi e le altre variet del vivere umano. Prima, dunque, studieremo quanto riguarda gli uomini in tutti gli stati, e in secondo luogo vedremo in particolare ci che riguarda certi stati determinati. Si deve per notare, sul primo argomento, che se noi volessimo trattare separatamente delle virt, dei doni, dei vizi e dei precetti, dovremmo ripetere pi volte le stesse cose. Chi infatti vuole trattare in modo adeguato del sesto comandamento: Non commettere adulterio, costretto a indagare sulladulterio, che un peccato la cui conoscenza dipende dalla conoscenza della virt opposta. Avremo quindi un metodo pi conciso e pratico se studieremo insieme nel medesimo trattato la virt e il dono corrispondente, i vizi che le si oppongono e i precetti corrispondenti, affermativi o negativi. E questo metodo giover a definire i vizi nella loro specie. Abbiamo infatti dimostrato sopra che i vizi e i peccati si dividono specificamente secondo la loro materia od oggetto, e non secondo altre differenze, quali ad es. le distinzioni tra peccati di pensiero, di 25

parola e dopera, oppure tra peccati di debolezza, di ignoranza e di malizia. Infatti identica la materia sulla quale la virt opera rettamente e di cui i vizi opposti abusano. Cos dunque, dopo aver ridotto tutta la morale alla considerazione delle virt, tutte le virt vanno ancora ridotte al numero di sette: tre teologali, di cui parleremo subito, e quattro cardinali, di cui tratteremo in seguito. Delle virt intellettuali una la prudenza, che ritroviamo nel numero delle virt cardinali; larte invece esula dalla morale, che si occupa delle azioni da compiere, poich larte la retta norma delle cose producibili, come si disse sopra. Le altre tre virt intellettuali, cio la sapienza, lintelletto e la scienza, convengono anche nel nome con alcuni doni dello Spirito Santo: per cui parleremo di esse trattando dei doni corrispettivi alle varie virt. Tutte le altre virt morali, poi, si riducono in qualche modo alle virt cardinali, come sopra abbiamo dimostrato: quindi nel trattare di una virt cardinale esamineremo anche tutte le altre virt che ad essa in qualsiasi maniera appartengono, e i rispettivi vizi. E cos non sar trascurato alcun elemento della morale.

Dovendo trattare delle virt teologali, troviamo al primo posto la fede, al secondo la speranza [q. 17], al terzo la carit [q. 23]. E a proposito della fede si presentano quattro argomenti: primo, la fede in se stessa; secondo, i doni dello Spirito Santo corrispondenti dellintelletto e della scienza [q. 8]; terzo, i vizi opposti [q. 10]; quarto, i precetti relativi a questa virt [q. 16]. A proposito della fede bisogner considerare: primo, 26

QUESTIONE 1 LOGGETTO DELLA FEDE

il suo oggetto; secondo, il suo atto [q. 2]; terzo, lo stesso abito della fede [q. 4]. A proposito delloggetto tratteremo dieci argomenti: 1. Loggetto della fede la prima verit? 2. Loggetto della fede qualcosa di semplice o di composto, e cio la realt o lenunciato? 3. La fede pu contenere delle falsit? 4. Una cosa vista pu essere oggetto di fede? 5. Pu esserlo una cosa di cui si ha la scienza? 5. Le verit di fede debbono essere distinte in un certo numero di articoli? 7. In tutti i tempi furono oggetto di fede i medesimi articoli? 8. Il numero di questi articoli; 9. Il modo della trasmissione degli articoli del simbolo; 10. A chi spetta stabilire il simbolo della fede?

SEMBRA di no. Infatti: 1. Loggetto della fede ci che ci proposto per essere creduto. Ora, ci proposto in questo modo non solo ci che riguarda Dio, che la prima verit, ma anche quanto riguarda lumanit di Cristo, i sacramenti della Chiesa e la creazione delle cose. Quindi loggetto della fede non soltanto la prima verit. 2. La fede e lincredulit riguardano le stesse cose, essendo contrarie fra loro. Ora, uno pu peccare di incredulit su tutto ci che contenuto nella sacra Scrittura: uno infatti considerato incredulo se nega una qualsiasi affermazione di essa. Perci anche la fede riguarda tutto ci che contenuto nella sacra Scrittura. Ma in questa ci sono molte cose che riguardano gli uomini e altri esseri creati. Quindi loggetto della fede non soltanto la prima verit, ma anche la verit creata. 27

Articolo 1 Loggetto della fede la prima verit?

3. La fede e la carit si corrispondono, come si visto [I-II q. 62 a. 3]. Ora, con la carit noi amiamo non soltanto Dio, ma anche il prossimo. Quindi loggetto della fede non soltanto la prima verit. I N CONTRARIO : Dionigi [ De div. nom . 7,4] dice: La fede riguarda la verit semplice e sempre esistente. Ma questa la prima verit. Quindi loggetto della fede la prima verit. RISPOSTA: loggetto di qualsiasi abito conoscitivo presenta due aspetti: ci che materialmente conosciuto, che costituisce come loggetto materiale; e ci mediante cui si conosce, che la ragione formale delloggetto. Nella geometria, p. es., loggetto materiale costituito dalle conclusioni, mentre la ragione formale della scienza stessa consiste nel medio dimostrativo che permette di conoscere le conclusioni. Cos dunque nella fede, se consideriamo la ragione formale delloggetto, essa non ha altro oggetto che la prima verit, poich la fede di cui parliamo non accetta verit alcuna se non in quanto rivelata da Dio: per cui si basa sulla stessa verit divina come sul medio dimostrativo. Se invece consideriamo materialmente le cose accettate dalla fede, allora il suo oggetto non soltanto Dio, ma molte altre cose. Queste per sono oggetto dellassenso della fede solo perch hanno un certo ordine a Dio: cio solo in quanto da alcuni effetti di Dio luomo aiutato a tendere alla fruizione di Dio. Perci anche da questo aspetto loggetto della fede in qualche modo la prima verit, poich nulla rientra nella fede se non perch in ordine a Dio: come anche la salute loggetto della medicina poich nulla considerato dalla medicina se non in ordine alla salute. 28

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Le verit riguardanti lumanit di Cristo, i sacramenti della Chiesa e una qualsiasi creatura rientrano nella fede in quanto mediante queste realt siamo ordinati a Dio. E anche a queste diamo lassenso per la veracit di Dio. 2. Lo stesso discorso vale per tutte le verit che ci sono insegnate dalla sacra Scrittura. 3. Anche la carit ama il prossimo a motivo di Dio: e cos propriamente il suo oggetto Dio stesso, come vedremo in seguito [q. 25 a. 1].

SEMBRA di no. Infatti: 1. Loggetto della fede la prima verit, come si detto [a. 1]. Ma la prima verit qualcosa di semplice. Quindi loggetto della fede non qualcosa di composto. 2. Lesposizione della fede contenuta nel simbolo. Ora, nel simbolo non troviamo gli enunciati, ma le realt: infatti non vi si dice che Dio onnipotente, ma semplicemente: Io credo in Dio onnipotente. Quindi oggetto della fede non sono gli enunciati, ma le realt. 3. Alla fede deve succedere la visione, poich in 1 Cor 13,12 detto: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia. Ma la visione della patria ha di mira una realt semplice, qual la divina essenza. Cos dunque anche la fede in questa vita. IN CONTRARIO: la fede qualcosa di intermedio tra la scienza e lopinione. Ora, le realt intermedie appartengono allo stesso genere degli estremi. Poich dun29

Articolo 2 Loggetto della fede qualcosa di composto a modo di enunciato?

que la scienza e lopinione hanno per oggetto degli enunciati, la stessa cosa si deve dire della fede. E cos loggetto della fede, avendo di mira degli enunciati, qualcosa di composto. RISPOSTA: le realt conosciute sono in chi le conosce secondo la natura del conoscente. Ora, proprio della natura dellintelletto umano conoscere la verit componendo e dividendo, come si spiegato nella Prima Parte [q. 85 a. 5]. Perci lintelletto umano conosce le realt, che sono in se stesse semplici, secondo una certa composizione: come, al contrario, lintelletto divino conosce in maniera semplice anche le realt che di per s sono composte. Quindi loggetto della fede pu essere considerato sotto due aspetti. Primo, dal lato delle cose credute: e allora loggetto della fede una realt semplice, cio la realt stessa in cui si crede. Secondo, dal lato di chi crede: e allora loggetto della fede qualcosa di composto, come lo sono gli enunciati. Perci le due opinioni formulate dagli antichi erano entrambe in qualche modo vere. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Il primo argomento valido per loggetto della fede considerato dal punto di vista della stessa realt creduta. 2. Nel simbolo si ricordano le realt di fede in quanto ad esse termina latto del credente: come appare dal modo stesso in cui ci si esprime. Ora, latto del credente non termina allenunciato, ma alla realt: infatti formiamo degli enunciati solo per avere la conoscenza delle realt, sia nella scienza che nella fede. 3. La visione della patria avr per oggetto la prima verit come in se stessa, poich in 1 Gv 3,2 detto: Quando si sar manifestato, saremo simili a lui, perch lo 30

vedremo cos come egli . Perci tale visione non avr la forma di un enunciato, ma sar un semplice atto di intelligenza. Ora invece con la fede non conosciamo la prima verit come in se stessa. Perci il paragone non regge.

SEMBRA di s. Infatti: 1. La fede sullo stesso piano della speranza e della carit. Ma la speranza pu contenere delle falsit: poich molti che sperano di avere la vita eterna non la raggiungono. E lo stesso avviene per la carit: infatti molti vengono amati come buoni, e tuttavia non lo sono. Perci anche la fede pu contenere delle falsit. 2. Abramo credeva che Cristo sarebbe nato, come detto in Gv 8,56: Abramo, vostro padre, esult nella speranza di vedere il mio giorno. Ora Dio, dopo i tempi di Abramo, avrebbe potuto non incarnarsi, infatti prese la carne solo per volont propria: e cos sarebbe stato falso ci che Abramo aveva creduto di Cristo. Quindi la fede pu contenere delle falsit. 3. La fede degli antichi credeva che Cristo sarebbe nato, e tale fede dur in molti fino alla predicazione del Vangelo. Ma dopo la nascita di Cristo, prima che questi iniziasse la sua predicazione, era falso ritenere che sarebbe nato. Quindi la fede pu contenere delle falsit. 4. un dogma di fede che il sacramento dellaltare contiene il vero corpo di Cristo. Ora pu capitare, quando non c una consacrazione valida, che l non vi sia il vero corpo di Cristo, ma soltanto il pane. Perci la fede pu contenere delle falsit. 31

Articolo 3 La fede pu contenere delle falsit?

IN CONTRARIO: nessuna virt che perfeziona lintelletto pu avere legami con la falsit che il male dellintelletto, come dice Aristotele [Etica 6,2,6]. Ora, la fede una virt che perfeziona lintelletto, come vedremo pi avanti [q. 4 aa. 2.5]. Quindi non pu contenere delle falsit. RISPOSTA: nessuna cosa pu interessare una potenza, un abito o un atto se non mediante la ragione formale delloggetto rispettivo: un colore, p. es., non pu essere visto che mediante la luce, e una conclusione non pu essere conosciuta se non in forza del termine medio della dimostrazione. Ora, abbiamo gi visto [a. 1] che la ragione formale delloggetto della fede la prima verit. Perci nulla pu essere materia di fede se non in quanto dipende dalla prima verit, con la quale qualsiasi falsit incompatibile; come incompatibile il non ente con lente, e il male col bene. Rimane, quindi, che la fede non pu contenere delle falsit. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Poich il vero il bene dellintelletto e non delle potenze appetitive, perci tutte le virt che perfezionano lintelletto escludono assolutamente il falso: poich essenziale alla virt volgersi unicamente al bene. Invece le virt della parte appetitiva non sono del tutto incompatibili col falso: uno infatti pu agire secondo la giustizia o la temperanza avendo qualche falsa opinione a proposito di ci che sta facendo. E cos, visto che la fede perfeziona lintelletto, mentre la speranza e la carit la parte appetitiva, il confronto non vale sotto laspetto dellobiezione. Tuttavia neppure la speranza contiene delle falsit. Infatti uno spera di possedere la vita eterna non con le proprie capacit (il che sarebbe un atto di presunzione), ma con laiuto della grazia: e se in essa perseverasse conseguirebbe infallibil32

mente la vita eterna. Ugualmente anche alla carit spetta di amare Dio in tutti coloro in cui si trova. Perci alla carit poco importa se Dio di fatto si trovi o no nella persona che viene amata a motivo di lui. 2. Anche dopo Abramo era sempre possibile, assolutamente parlando, che Dio non si incarnasse. In quanto per la cosa ricadeva nella prescienza di Dio diventava in qualche modo necessaria, poich sarebbe avvenuta infallibilmente, come si spiegato nella Prima Parte [q. 14 a. 13]. Ed sotto questo aspetto che materia di fede. Per cui in quanto cade sotto la fede non pu essere falsa. 3. Dopo la nascita di Cristo la fede dei credenti esigeva che si credesse che a un dato momento egli sarebbe nato. Ma quella determinazione di tempo in cui essi si ingannavano non era dovuta alla fede, bens a una congettura umana. Infatti sempre possibile che un credente giudichi falsamente una cosa per una congettura umana. Mentre impossibile che giudichi falsa una cosa partendo dalla fede. 4. La fede del credente non si riferisce a queste o a quelle determinate specie del pane, ma al fatto che quando il pane sensibile consacrato nel debito modo, il vero corpo di Cristo si trova sotto le specie. Per cui, se non debitamente consacrato, non per questo la fede contiene delle falsit.

SEMBRA di s. Infatti: 1. In Gv 20,29 il Signore dice a Tommaso: Poich tu hai visto me, hai creduto. Quindi una stessa cosa pu essere oggetto di visione e di fede. 33

Articolo 4 Le cose che si vedono possono essere oggetto di fede?

2. In 1 Cor 13,12 Paolo dice: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa. E parla della conoscenza della fede. Quindi ci che uno crede pu anche vederlo. 3. La fede una luce dello spirito. Ora, con qualsiasi luce si vede sempre qualcosa. Perci la fede ha per oggetto cose che si vedono. 4. Secondo Agostino [Sermone al popolo 112,6] con il termine vista si pu intendere qualsiasi senso. Ora, la fede ha per oggetto cose che si odono, secondo come detto in Rm 10,17: La fede viene dallascolto. Perci la fede ha per oggetto cose che si vedono. IN CONTRARIO: in Eb 11,1 detto: La fede prova delle cose che non si vedono. RISPOSTA: la fede implica lassenso dellintelletto a ci che si crede. Ora, lintelletto d lassenso a qualcosa in due modi. Primo, perch mosso dalloggetto stesso, il quale pu essere conosciuto o direttamente per se stesso, come avviene per i primi princpi di cui si ha un abito naturale, oppure indirettamente, come avviene per le conclusioni di cui si ha la scienza. Secondo, non perch mosso adeguatamente dal proprio oggetto, ma per una scelta volontaria, che inclina pi verso una parte che verso laltra. E se ci viene fatto col dubbio e col timore che sia vero lopposto, avremo lopinione; se invece fatto con la certezza e senza tale timore, avremo la fede. Ora, noi diciamo che sono viste quelle cose che muovono direttamente i sensi o il nostro intelletto alla loro conoscenza. quindi chiaro che n la fede n lopinione possono essere di cose evidenti per il senso o per lintelletto. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Tommaso vide una cosa e credette unaltra. Vide luomo, e credendo lo 34

confess suo Dio, quando disse: Mio Signore e mio Dio [Gregorio, Omelie sui Vangeli 2,26]. 2. Le verit di fede possono essere considerate da due punti di vista. Primo, in particolare: e cos non possono essere insieme oggetto di visione e di fede, come si dimostrato [nel corpo]. Secondo, in generale, cio sotto laspetto generico di cose da credere. E in questo senso sono viste da chi crede: infatti costui non le crederebbe se non vedesse che sono da credersi, o per levidenza dei segni, o per qualcosaltro di analogo. 3. La luce della fede fa vedere le realt che sono credute. Come infatti grazie agli altri abiti virtuosi luomo vede ci che gli conviene secondo tali abiti, cos grazie allabito della fede la mente umana incline a dare lassenso a quelle realt che collimano con la vera fede, e non alle altre. 4. Ludito ha per oggetto le parole che esprimono le verit della fede, non le cose stesse che formano loggetto della fede. Quindi non detto che tali cose debbano essere viste.

SEMBRA di s. Infatti: 1. Le cose che non si sanno sono ignorate, poich lopposto della scienza lignoranza. Ma le verit di fede non sono ignorate, anzi, la loro ignoranza comporta lincredulit, come detto in 1 Tm 1,13: Agivo per ignoranza nella mia incredulit. Quindi le verit di fede possono essere oggetto di scienza. 2. La scienza viene acquistata per mezzo di ragioni. Ora, i teologi a sostegno delle verit di fede adducono 35

Articolo 5 Le verit di fede possono essere oggetto di scienza?

delle ragioni. Quindi le verit di fede possono essere oggetto di scienza. 3. Le verit provate dimostrativamente sono oggetto di scienza, poich la dimostrazione un sillogismo che produce la scienza. Ma alcune verit di fede, come ad es. che Dio esiste, che Dio uno, e verit simili, sono provate dai filosofi dimostrativamente. Perci le verit di fede possono essere oggetto di scienza. 4. Lopinione pi lontana dalla scienza di quanto lo sia la fede, essendo questultima tra lopinione e la scienza. Eppure, lopinione e la scienza in qualche modo possono avere il medesimo oggetto, come dice Aristotele in Secondi Analitici 1 [33,6]. Quindi anche la fede e la scienza. IN CONTRARIO: Gregorio [Omelie sui Vangeli 2,26] dice: Le cose che si vedono non danno la fede, ma levidenza. Quindi gli oggetti di fede non comportano levidenza, mentre ci di cui si ha scienza la comporta. Quindi in ci che oggetto di scienza non vi posto per la fede. RISPOSTA: qualsiasi scienza dipende da alcuni princpi per s noti, e quindi evidenti. Quindi tutto ci che oggetto di scienza in qualche modo oggetto di visione. Ora non possibile, come si dimostrato [a. 4], che la stessa cosa sia da un medesimo soggetto creduta e vista. Per cui anche impossibile che sia oggetto di scienza e di fede. Tuttavia pu capitare che quanto visto o saputo da uno sia creduto da un altro. Infatti ci che noi crediamo della Trinit speriamo un giorno di vederlo, secondo le parole di 1 Cor 13,12: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia. E questa visione gi goduta dagli angeli. Perci essi vedono ci che noi crediamo. E cos 36

pu capitare che una cosa veduta o saputa da un uomo, anche nella vita presente, sia invece creduta da un altro che non lha raggiunta con la dimostrazione. Per, ci che comunemente proposto alla fede di tutti gli uomini non in genere oggetto di scienza. E sono queste le verit che in senso assoluto sono materia di fede. Perci la fede e la scienza non hanno il medesimo oggetto. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Chi non crede ha lignoranza delle realt della fede: poich non vede e non conosce queste realt in se stesse, e non sa che esse sono da credersi. Invece in questultimo senso chi crede ne ha la conoscenza, non per una specie di dimostrazione, ma poich vede con la luce della fede che esse sono da credersi, come si detto [a. 4 ad 3]. 2. Le ragioni addotte dai santi padri per provare le verit di fede non sono dimostrative, ma persuasive, in quanto mostrano che non impossibile ci che la fede propone. Oppure partono dai princpi di fede, cio dai testi della sacra Scrittura, come spiega Dionigi [De div. nom. 2,2]. E con questi princpi si pu dimostrare una conclusione tra persone credenti allo stesso modo in cui presso tutti si soliti dimostrare qualcosa partendo dai princpi noti per natura. Per cui anche la teologia una scienza, come si spiegato allinizio di questopera [I q. 1 a. 2]. 3. Certe cose dimostrabili vengono enumerate fra le verit da credersi non perch siano per tutti oggetto di fede, ma perch sono pre-richieste alle realt della fede, ed necessario che vengano tenute almeno per fede da parte di coloro che non ne hanno la dimostrazione. 4. Come nota Aristotele nello stesso libro, su un medesimo argomento persone diverse possono avere 37

opinione e scienza, come si detto [nel corpo] per la scienza e la fede. E anche una stessa persona pu avere fede e scienza di una medesima cosa, considerata per sotto aspetti diversi. Infatti pu accadere che di una stessa cosa uno conosca con certezza un aspetto, e per sola supposizione un altro aspetto. Parimenti, a proposito di Dio, uno pu sapere con dimostrazione che Dio uno, e credere che trino. Invece della stessa cosa sotto il medesimo aspetto non possibile che un uomo abbia la scienza e nello stesso tempo lopinione o la fede, sebbene per ragioni diverse. Infatti la scienza di una cosa non compatibile con lopinione, poich la scienza esige che chi conosce veda che loggetto conosciuto non pu essere diversamente, mentre lopinione implica laccettazione di questa possibilit. Se invece si tiene una cosa per fede si deve affermare limpossibilit che essa sia diversamente, data la certezza della fede; tuttavia una stessa cosa non pu essere sotto lo stesso aspetto oggetto di scienza e di fede, poich ci che conosciuto per scienza visto, mentre ci che creduto non visto, come si spiegato [nel corpo].

SEMBRA di no. Infatti: 1. Siamo tenuti a credere a tutte le verit contenute nella sacra Scrittura. Ma queste non si possono ridurre a un numero determinato. Quindi sembra superfluo distinguere gli articoli di fede. 38

Articolo 6 Le verit di fede debbono essere distinte in un certo numero di articoli?

2. Una distinzione materiale, potendo essere fatta allinfinito, va ignorata dalla scienza. Daltra parte la ragione formale delloggetto della fede, cio la prima verit, una e indivisibile, come si detto [a. 1], per cui le verit di fede non possono essere distinte secondo una ragione formale. Quindi la distinzione materiale delle realt di fede in articoli deve essere trascurata. 3. Alcuni affermano che larticolo una indivisibile verit su Dio che ci costringe a credere. Ma credere un atto volontario poich, secondo Agostino [In Ioh. 26], nessuno crede se non perch vuole. Perci sembra che non convenga distinguere in articoli le cose da credere. IN CONTRARIO: Isidoro dice: larticolo una percezione della verit divina che ci orienta verso di essa. Ma la nostra percezione della verit divina avviene secondo una certa suddivisione: infatti le cose che in Dio sono unite, nel nostro intelletto sono molteplici. Quindi le verit della fede devono essere distinte in articoli. RISPOSTA: sembra che il termine articolo sia derivato dal greco. Infatti in greco arthron, reso dal latino articulus, significa una giuntura di alcune parti distinte. Cos nel corpo le particelle fra loro congiunte sono chiamate articolazioni delle membra. Similmente in grammatica presso i greci sono chiamate articoli quelle parti del discorso che sono unite alle altre voci per esprimerne il genere, il numero e il caso. E cos pure in retorica si parla di articolazioni a proposito di certe aggregazioni di parti: infatti Cicerone nella Retorica a Erennio 4,19 dice: Il parlare articolato quando le singole parole sono distinte da sospensioni del discorso, in questa 39

maniera, p. es.: con la prestanza, con la voce, con lo sguardo hai atterrito gli avversari. Perci si dice che anche le verit della fede cristiana sono distinte in articoli in quanto sono divise in parti che hanno un legame reciproco. Ora loggetto della fede una verit non evidente circa le cose di Dio, come si detto [a. 4]. Quindi dove abbiamo qualcosa che per una speciale ragione non evidente, l troviamo un articolo distinto; invece dove pi cose sono conosciute per una medesima ragione, l gli articoli non sono distinti. differente, p. es., la difficolt che si ha nel capire che Dio ha sofferto e quella che si ha nel capire che, essendo morto, risuscitato: perci larticolo della risurrezione distinto da quello della passione. invece identica la difficolt riguardante il fatto che ha sofferto, che morto e che fu sepolto, poich ammessa la prima cosa facile ammettere anche le altre. Quindi tutte queste cose appartengono a un unico articolo. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Ci sono delle verit che sono per se stesse oggetto di fede, e ce ne sono invece di quelle che lo sono non per se stesse, ma in ordine ad altre: come anche nelle scienze ci sono nozioni proposte come intese per se stesse, e nozioni che servono a chiarire le altre. Ora, avendo la fede come oggetto principale quanto speriamo di vedere nella patria poich, secondo quanto detto in Eb 11,1: La fede il fondamento delle cose che si sperano , di per s spettano alla fede le cose che ci indirizzano direttamente alla vita eterna: cio le tre persone divine, lonnipotenza di Dio, il mistero dellincarnazione di Cristo e altre cose simili. E in base a queste si dividono gli articoli della fede. Ma dalla sacra Scrittura sono proposte alla nostra fede anche 40

altre cose, non come principali, bens a manifestazione delle precedenti: p. es. che Abramo ebbe due figli [Gen 16,15; 21,2; Gal 4,22], che un morto risuscit al contatto delle ossa di Eliseo [2 Re 13,21], e altre cose del genere, che sono riferite nella sacra Scrittura per illustrare la grandezza di Dio o lincarnazione di Cristo. E in questo caso non necessario distinguere gli articoli. 2. La ragione formale delloggetto della fede pu essere considerata da due punti di vista. Primo, dal lato della cosa creduta. E allora unica la ragione formale di tutto ci che si crede, cio la prima verit. Secondo, dal lato dei credenti. E allora questa ragione la non evidenza. Ora, da questo lato che sono distinti gli articoli di fede, come si spiegato [nel corpo]. 3. Questa definizione dellarticolo deriva pi dalletimologia latina del termine che dalla vera etimologia greca. Perci non ha gran peso. Si pu tuttavia rispondere che, sebbene non siamo costretti a credere per una necessit di coazione, siamo per costretti a farlo per la necessit del fine [da raggiungere]: poich Chi si accosta a Dio deve credere, e senza la fede impossibile piacere a Dio, come detto in Eb 11,6.

SEMBRA di no. Infatti: 1. In Eb 11,1 detto: La fede il fondamento delle cose che si sperano. Ora, in tutti i tempi le cose da sperare furono sempre le stesse. Quindi furono identiche in tutti i tempi anche le cose da credere. 41

Articolo 7 Gli articoli di fede sono cresciuti con il passare del tempo?

2. Nelle scienze umane si ha uno sviluppo con landare del tempo per la mancanza di conoscenze nei primi cultori di esse, come fa notare Aristotele nella Metafisica 1 [1,1.3]. Ora, la dottrina della fede non stata inventata dagli uomini, ma rivelata da Dio: Infatti un dono di Dio, come detto in Ef 2,8. Poich dunque in Dio non ci pu essere alcun difetto di scienza, sembra che la conoscenza delle verit di fede sia stata perfetta fin da principio, e non sia cresciuta con landare del tempo. 3. Le opere della grazia non procedono meno ordinate di quelle della natura. Ora, la natura inizia sempre dalle cose perfette, come nota Boezio nel De consolatione 3,10. Quindi, sembra anche che lopera della grazia abbia avuto inizio dalle cose perfette, cosicch i primi che trasmisero la fede la conobbero perfettamente. 4. Come a noi la fede giunta attraverso gli apostoli, cos nellAntico Testamento era giunta ai posteri attraverso gli antichi patriarchi, come detto in Dt 32,7: Interroga tuo padre, e te lo far sapere. Ora, gli apostoli furono pienamente istruiti sui misteri cristiani: poich come li possedettero prima nel tempo, cos li possedettero anche pi abbondantemente degli altri, come dice la Glossa [int.] su Rm 8,23: Noi che possediamo le primizie dello Spirito. Perci sembra che la conoscenza delle verit di fede non crebbe nel corso del tempo. IN CONTRARIO: Gregorio [Omelie su Ez 16] dice: Secondo lo svolgersi del tempo crebbe la scienza dei santi patriarchi: e quanto pi questi furono vicini alla venuta del Salvatore, tanto pi perfettamente compresero i misteri della salvezza. RISPOSTA: gli articoli stanno alla dottrina della fede come i princpi per s noti stanno alle scienze acquisite 42

dalla ragione umana. In questi princpi si riscontra un certo ordine, perch alcuni sono impliciti in altri: tutti i princpi, p. es., si riducono a quel primo principio: non si pu nello stesso tempo affermare e negare, come dimostra Aristotele nella Metafisica 3 [6,9]. Ugualmente tutti gli articoli sono impliciti in alcune prime verit di fede, cio tutto si riduce a credere che Dio esiste e che provvede alla salvezza degli uomini, come detto in Eb 11,6: Chi si accosta a Dio deve credere che egli esiste, e che ricompensa coloro che lo cercano. Infatti nellessere divino sono incluse tutte le cose che crediamo esistere eternamente in Dio, e nelle quali consister la nostra beatitudine, mentre nella fede nella provvidenza sono inclusi tutti i mezzi di cui Dio si serve nel tempo per la salvezza degli uomini e che preparano alla beatitudine. E allo stesso modo anche fra gli articoli subordinati alcuni sono impliciti in altri: p. es. la fede nella redenzione umana implica lincarnazione di Cristo, la sua passione e tutte le altre verit connesse. Perci si deve concludere che quanto alla sostanza degli articoli di fede non ci fu alcuno sviluppo nel corso dei tempi: poich i patriarchi successivi credettero tutte le verit che erano contenute, sebbene implicitamente, nella fede dei loro antenati. Quanto invece allesplicitazione il numero degli articoli ebbe un aumento: poich i patriarchi successivi conobbero esplicitamente cose che gli antenati non avevano conosciuto in maniera esplicita. Infatti in Es 6,2-3 Dio dice a Mos: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, e non ho rivelato loro il mio nome di Signore. E Davide dice [Sal 118,100]: Ho pi senno degli anziani. E in Ef 3,5 Paolo: Alle generazioni precedenti non stato manifestato il mistero di Cristo, come invece ora stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti. 43

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Le cose da sperare furono sempre le stesse per tutti. Siccome per gli uomini non giunsero a tali speranze che mediante Cristo, pi furono lontani da Cristo nel tempo e pi furono lontani dal conseguimento di esse. Per cui in Eb 11,13 detto: Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti da lontano. Ora, pi una cosa vista da lontano e meno vista distintamente. Quindi coloro che furono pi prossimi alla venuta di Cristo conobbero loggetto della speranza con maggiore chiarezza. 2. Lo sviluppo del sapere pu dipendere da due motivi. Primo, dal fatto che linsegnante, uno o molti che siano, progredisce nella scienza con landare del tempo. E questo il motivo dello sviluppo nelle scienze umane. Secondo, a causa del discepolo: un maestro infatti che conosce perfettamente una disciplina non la insegna subito tutta al discepolo, poich questi non potrebbe capirla, ma lo fa un po per volta, adattandosi alle sue capacit. Ed per questo motivo che gli uomini progredirono nella conoscenza della fede nel corso dei tempi. Infatti Paolo in Gal 3,24 ss. paragona la condizione dellAntico Testamento allinfanzia. 3. Per la generazione naturale delle cose si richiedono due cause, cio la causa agente e la materia. Ora, secondo lordine della causa agente viene prima per natura ci che pi perfetto, e cos la natura prende inizio dagli esseri pi perfetti: poich gli esseri imperfetti non raggiungono la perfezione se non in forza di quelli perfetti preesistenti. Invece secondo lordine della causa materiale vengono prima le cose pi imperfette, e qui la natura procede dalle cose imperfette a quelle perfette. 44

Ora, nella rivelazione della fede la causa agente Dio, che ha eternamente una scienza perfetta; luomo invece come la materia che riceve linflusso di Dio. E cos presso gli uomini era necessario che la conoscenza della fede procedesse da uno stato imperfetto a quello perfetto. Sebbene dunque tra gli uomini alcuni si siano trovati nella condizione di cause agenti, in quanto maestri della fede, tuttavia la manifestazione dello Spirito fu loro concessa per lutilit comune, come detto in 1 Cor 12,7. Quindi agli antichi patriarchi maggiormente iniziati fu concessa tanta conoscenza della fede quanta al loro tempo doveva essere trasmessa al popolo, o in modo esplicito o in modo figurale. 4. Lultima perfezione della grazia fu portata da Cristo: infatti in Gal 4,4 il suo tempo chiamato la pienezza dei tempi. Perci quelli che furono pi vicini a Cristo, o prima come Giovanni Battista, o dopo come gli apostoli, conobbero maggiormente i misteri della fede. Del resto ci si riscontra anche nella vita umana, dove la perfezione si ha nella giovinezza, e un uomo ha uno stato tanto pi perfetto, sia prima che dopo, quanto pi si avvicina alla giovinezza.

SEMBRA di no. Infatti: 1. Le cose che possono essere conosciute per dimostrazione scientifica non appartengono alla fede in modo da essere per tutti verit da credersi, come si detto sopra [a. 5 ad 3]. Ora, il fatto che Dio unico pu essere conosciuto per dimostrazione, come anche Aristo45

Articolo 8 Gli articoli di fede sono convenientemente enumerati?

tele prova nella Metafisica [11,10,14], e anche molti altri filosofi portarono delle prove al riguardo. Quindi non si deve considerare articolo di fede lesistenza di un unico Dio. 2. La fede come ci obbliga a credere che Dio onnipotente, cos ci obbliga anche a credere che onnisciente e che provvede a tutti gli esseri. E ci furono errori contro luna e contro laltra verit. Perci fra gli articoli di fede si dovevano ricordare anche la sapienza e la provvidenza divina, allo stesso modo dellonnipotenza. 3. unidentica cosa conoscere il Padre e il Figlio, come dice il Signore in Gv 14,9: Chi vede me, vede anche il Padre. Quindi un unico articolo doveva abbracciare il Padre e il Figlio, e per la stessa ragione anche lo Spirito Santo. 4. Il Padre non da meno del Figlio e dello Spirito Santo. Ma per lo Spirito Santo sono enumerati diversi articoli, e cos pure per il Figlio. Quindi devono esserci pi articoli anche per la persona del Padre. 5. Come viene appropriato qualcosa al Padre e allo Spirito Santo, cos bisogna appropriare qualcosa alla persona del Figlio relativamente alla sua divinit. Ora, negli articoli del simbolo qualche opera appropriata al Padre, come lopera della creazione, e ugualmente qualche opera appropriata allo Spirito Santo, come il fatto che ha parlato per mezzo dei profeti. Quindi negli articoli di fede si deve appropriare qualche opera anche al Figlio secondo la sua divinit. 6. Il sacramento dellEucaristia presenta una difficolt particolare superiore a quella di molti altri articoli. Perci esso meritava un articolo a parte. Quindi non sembra che gli articoli siano adeguatamente enumerati. 46

IN CONTRARIO: c lautorit della Chiesa che li enumera cos. RISPOSTA: abbiamo gi detto [a. 6 ad 1] che alla fede appartengono essenzialmente quelle cose della cui visione godremo nella vita eterna, e quelle che ci conducono a tale visione. Ora, due sono le cose che ci sono proposte da vedere: il mistero della divinit, la cui visione ci rende beati, e il mistero dellumanit di Cristo, mediante il quale abbiamo accesso alla gloria dei figli di Dio, come detto in Rm 5,2. Perci in Gv 17,3 detto: Questa la vita eterna: che conoscano te, il Dio vero, e colui che hai mandato, Ges Cristo. Quindi la prima divisione delle verit di fede questa: alcune di esse riguardano la grandezza di Dio e altre il mistero dellumanit di Cristo, che il mistero della piet, come detto in 1 Tm 3,16. Ora, a proposito della grandezza di Dio sono proposte alla nostra fede tre cose. Primo, lunit di Dio, di cui si occupa il primo articolo. Secondo, la trinit delle persone: e abbiamo cos tre articoli, uno per ogni persona. Terzo, le opere proprie della divinit. La prima delle quali riguarda lesistenza della natura: e cos ci proposto larticolo della creazione. La seconda riguarda lesistenza della grazia: e cos ci sono proposte sotto un unico articolo tutte le opere riguardanti la santificazione umana. La terza riguarda lesistenza della gloria: e cos posto un altro articolo che riguarda la risurrezione e la vita eterna. Abbiamo cos sette articoli riguardanti la divinit. Similmente, anche a proposito dellumanit di Cristo sono proposti sette articoli. Il primo riguarda lincarnazione, ossia il concepimento di Cristo; il secondo la sua nascita dalla Vergine; il terzo la sua passione, morte e sepoltura; il quarto la discesa agli 47

inferi; il quinto la risurrezione; il sesto lascensione; il settimo il suo ritorno per il giudizio finale. E cos in tutto sono quattordici articoli. Alcuni per distinguono dodici articoli di fede: sei per la divinit e sei per lumanit di Cristo. Essi infatti riducono a uno solo i tre articoli riguardanti le persone: poich la conoscenza delle tre persone identica. Distinguono invece in due articoli lopera della glorificazione: uno riguardante la risurrezione della carne e laltro la gloria dellanima; e invece riducono a uno solo gli articoli dellincarnazione e della nascita. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Con la fede noi apprendiamo su Dio molte cose che i filosofi non furono in grado di investigare con la ragione naturale: p. es. che egli provvidente e onnipotente, e che lui solo deve essere adorato. Cose tutte contenute nellarticolo riguardante lunit di Dio. 2. Il nome stesso di Dio implica lidea di provvidenza, come si visto nella Prima Parte [q. 13 a. 8]. Inoltre la potenza, negli esseri dotati di intelletto, non opera che seguendo la volont e la conoscenza. Perci lonnipotenza di Dio include in qualche modo la scienza e la provvidenza di tutte le cose: egli infatti non potrebbe compiere nel mondo tutto ci che vuole se non conoscesse le cose e non ne avesse provvidenza. 3. Unica la conoscenza del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo quanto allunit dellessenza, che rientra nel primo articolo. Quanto invece alla distinzione delle persone, che dipende dalle relazioni di origine, troviamo che nella conoscenza del Padre inclusa in qualche modo la conoscenza del Figlio: poich Dio non sarebbe Padre se non avesse un Figlio; e il loro nesso 48

lo Spirito Santo. E da questo lato hanno un giusto motivo quelli che enumerano un unico articolo per le tre persone divine. Siccome per riguardo alle singole persone vanno tenute presenti alcune cose su cui possibile ingannarsi, si possono distinguere tre articoli a proposito di esse. Ario infatti credeva che il Padre fosse onnipotente ed eterno, ma non credeva che il Figlio fosse coeguale e consostanziale al Padre: era quindi necessario un articolo sulla persona del Figlio, per determinare questo punto. E per la stessa ragione fu necessario stabilire contro Macedonio un terzo articolo sulla persona dello Spirito Santo. Parimenti anche il concepimento e la nascita di Cristo, come pure la risurrezione e la vita eterna, sotto un certo aspetto possono essere compresi in un solo articolo, in quanto ordinati a un unico scopo, e sotto un altro aspetto possono venire distinti, in quanto aventi ciascuno difficolt particolari. 4. Al Figlio e allo Spirito Santo spetta di essere inviati per santificare le creature, opera questa nella quale troviamo molte cose da credere. E cos sono pi gli articoli riguardanti le persone del Figlio e dello Spirito Santo che non quelli riguardanti il Padre, il quale non mai inviato, come si detto nella Prima Parte [q. 43 a. 4]. 5. La santificazione delle creature con la grazia e il suo compimento con la gloria avvengono sia mediante il dono della carit che appropriato allo Spirito Santo, sia mediante il dono della sapienza che appropriato al Figlio. Perci queste due opere appartengono per appropriazione sia al Figlio che allo Spirito Santo sotto aspetti diversi. 6. Nel sacramento dellEucaristia si possono considerare due aspetti. Primo, che un sacramento: e que49

sto un aspetto comune a tutti gli altri effetti della grazia santificante. Secondo, che vi contenuto miracolosamente il corpo di Cristo: e allora esso incluso nellonnipotenza come tutti gli altri miracoli, che ad essa appunto sono attribuiti.

SEMBRA di no. Infatti: 1. La sacra Scrittura una regola di fede a cui non lecito aggiungere o togliere qualcosa, infatti in Dt 4,2 detto: Non aggiungerete nulla alla parola che vi dico, n vi toglierete qualcosa. Perci dopo la pubblicazione della sacra Scrittura fu illecito stabilire simboli come regole di fede. 2. Come Paolo dice in Ef 4,5, Una sola la fede. Ma un simbolo una professione di fede. Quindi non conveniente che sia trasmessa una pluralit dei simboli. 3. La professione di fede contenuta nel simbolo riguarda tutti i fedeli. Ora, non tutti i fedeli possono dire di credere in Dio, ma solo quelli che hanno la fede formata [dalla carit]. Quindi non conveniente che il simbolo della fede sia trasmesso con queste parole: Credo in un solo Dio. 4. La discesa agli inferi uno degli articoli di fede, come si visto [a. 8]. Ma nel simbolo dei padri [nicenocostantinopolitano] non se ne parla. Quindi sembra che sia composto in modo inadeguato. 5. Agostino [In Ioh. 29], commentando Gv 14,1: Credete in Dio e credete anche in me, spiega che noi, pur credendo a Pietro o a Paolo, diciamo di non crede50

Articolo 9 Gli articoli di fede sono posti nel simbolo in modo conveniente?

re che in Dio. Ora, essendo la Chiesa cattolica qualcosa di creato, sembra che non sia conveniente dire: Credo nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. 6. Il simbolo trasmesso come regola della fede. Ma una regola di fede deve essere proposta a tutti e in modo pubblico. Perci qualsiasi simbolo dovrebbe essere cantato nella messa, come il simbolo dei padri [niceni]. Quindi non sembra conveniente il modo con cui gli articoli di fede sono posti nel simbolo. IN CONTRARIO: la Chiesa universale non pu sbagliare, perch governata dallo Spirito Santo, che Spirito di verit. Infatti il Signore promise questo ai discepoli in Gv 16,13: Quando verr lo Spirito di verit, egli vi insegner tutta la verit. Ma il simbolo pubblicato dallautorit della Chiesa universale. Quindi in esso non c nulla di sconveniente. RISPOSTA: in Eb 11,6 detto: Chi si accosta a Dio deve credere. Ma uno non pu credere se non gli proposta la verit da credere. Fu quindi necessario raccogliere in un compendio la verit di fede per proporla pi facilmente a tutti, e perch nessuno si allontanasse dalla verit della fede per ignoranza. E dalla raccolta di questo tipo di sentenze di fede deriva il nome di simbolo. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. La verit di fede contenuta nella sacra Scrittura in maniera diffusa, varia e in certi casi oscura: cosicch per estrarre la verit di fede dalla Scrittura si richiede un lungo studio ed esercizio, il che non alla portata di tutti coloro che hanno il dovere di conoscere la verit di fede, poich molti di essi, occupati in altre cose, non possono attendere allo studio. Perci fu necessario raccogliere dai testi della sacra Scrittura un chiaro compendio, da proporre alla 51

fede di tutti. Esso per non unaggiunta alla sacra Scrittura, ma piuttosto ne un estratto. 2. In tutti i simboli insegnata la stessa verit di fede. necessario, per, istruire il popolo pi accuratamente su quella verit di fede a proposito della quale sorgono errori, perch la fede dei semplici non sia pervertita dagli eretici. E fu questa la causa che costrinse a redigere pi simboli. Essi differiscono tra loro solo per il fatto che le cose implicite in uno sono spiegate in un altro con maggiore chiarezza, secondo quanto esigevano le istanze degli eretici. 3. La professione di fede trasmessa nel simbolo a nome di tutta la Chiesa, che unita dalla fede. Ma la fede della Chiesa una fede formata [dalla carit]: infatti tale la fede di coloro che appartengono alla Chiesa per numero e per merito. E cos nel simbolo trasmessa una professione di fede adatta alla fede formata, in modo che anche i fedeli eventualmente privi della fede formata cerchino di raggiungerla. 4. Circa la discesa agli inferi non era sorto alcun errore presso gli eretici, e perci non fu necessario aggiungere una spiegazione in proposito. E cos essa non ricordata nel simbolo dei padri [niceni], ma si suppone quanto fu determinato precedentemente nel simbolo degli apostoli. Infatti un simbolo successivo non abolisce il precedente, ma piuttosto lo spiega, come si detto [ad 2]. 5. Se si dice nella santa Chiesa cattolica, ci va inteso nel senso che la nostra fede si riferisce allo Spirito Santo il quale santifica la Chiesa, cio in questo senso: Credo nello Spirito Santo che santifica la Chiesa. Per, secondo luso pi comune, meglio non mettere 52

la preposizione in, e dire semplicemente: la santa Chiesa cattolica, come dice anche papa Leone [Rufino, Commento al simbolo]. 6. Il simbolo niceno una spiegazione di quello apostolico, e inoltre fu stabilito quando la fede era gi divulgata e la Chiesa era in pace: per questo esso cantato pubblicamente nella messa. Invece il simbolo apostolico, compilato in tempo di persecuzione, quando la fede non era ancora divulgata, recitato in silenzio a Prima e a Compieta, come contro le tenebre degli errori passati e futuri.

SEMBRA di no. Infatti: 1. Una nuova redazione del simbolo necessaria per spiegare gli articoli della fede, come si detto [a. 9 ad 2]. Ma nellAntico Testamento gli articoli di fede erano spiegati progressivamente nel corso del tempo perch la verit di fede era manifestata sempre meglio quanto pi ci si avvicinava alla venuta di Cristo, come detto sopra [a. 7]. Quindi, venuto meno questo motivo con la nuova Legge, non c ragione di spiegare sempre meglio gli articoli della fede. Perci sembra che non competa allautorit del sommo pontefice redigere un nuovo simbolo. 2. Ci che la Chiesa universale proibisce sotto pena di scomunica non rientra nelle facolt di alcun uomo. Ora, una nuova redazione del simbolo proibita sotto pena di scomunica dalla Chiesa universale. Si legge infatti negli atti del concilio di Efeso [2,6] che: Dopo la lettura del simbolo niceno il sacro concilio decret che a 53

Articolo 10 Spetta al sommo pontefice stabilire il simbolo della fede?

nessuno fosse lecito proferire, scrivere o comporre un altro simbolo di fede oltre a quello definito dai santi padri radunati a Nicea con lo Spirito Santo, e si aggiunge la pena della scomunica. E la stessa cosa viene ripetuta negli atti del concilio di Calcedonia [2,5]. Quindi sembra che non spetti allautorit del sommo pontefice redigere un nuovo simbolo. 3. Atanasio non era sommo pontefice, ma patriarca di Alessandria. E tuttavia ha stabilito un simbolo che cantato nella Chiesa. Perci sembra che redigere un simbolo non spetti al sommo pontefice pi di quanto spetti ad altri. IN CONTRARIO: la redazione del simbolo stata fatta in un concilio ecumenico. Ma un tale concilio pu essere convocato solo per autorit del sommo pontefice, come dice il Decreto [Graziano 1,17,4]. Quindi la redazione del simbolo spetta allautorit del sommo pontefice. RISPOSTA: abbiamo gi notato [a. 9 ad 2] che una nuova redazione del simbolo necessaria per evitare gli errori che sorgono. Quindi la redazione di un simbolo spetta allautorit di colui che ha il potere di determinare con sentenza definitiva quelle verit che riguardano la fede, in modo che da tutti siano tenute con fede incrollabile. Ora, questo spetta allautorit del sommo pontefice al quale sono devolute le questioni pi gravi e pi difficili della Chiesa, come dice il Decreto [Graziano 1,17,5]. Per cui anche il Signore in Lc 22,32 disse a Pietro, che aveva costituito sommo pontefice: Io ho pregato per te perch non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli. E la ragione di ci sta nel fatto che tutta la Chiesa deve avere ununica fede, come detto in 1 Cor 1,10: Siate tutti unanimi nel parlare, perch non vi siano divisioni tra voi. Ma ci non pu essere assicurato se, 54

quando sorge una questione di fede, essa non determinata da chi presiede a tutta la Chiesa, in modo che la sua sentenza sia tenuta dalla Chiesa intera con fermo assenso. E cos spetta alla sola autorit del sommo pontefice la promulgazione di un nuovo simbolo; come del resto anche ogni altra cosa che interessa tutta la Chiesa, come convocare un concilio ecumenico e altre cose del genere. SOLUZIONE DELLE DIFFICOLT: 1. Nellinsegnamento di Cristo e degli apostoli la verit di fede sufficientemente spiegata. Per visto che gli uomini perversi travisano per loro propria rovina linsegnamento apostolico e le altre Scritture, come detto in 2 Pt 3,16, allora nel corso del tempo necessaria la spiegazione della fede contro gli errori che sorgono. 2. Le proibizioni e le decisioni di un concilio si estendono alle persone private, che non hanno il compito di determinare le verit di fede. Infatti tali decisioni di un concilio ecumenico non tolgono il potere al concilio ecumenico successivo di fare una nuova redazione del simbolo, la quale non conterr mai una fede diversa, ma la stessa in termini pi chiari. In tutti i concili infatti si osserv questa prassi: che il concilio successivo chiariva quanto aveva determinato il concilio precedente, sotto la spinta di una nuova eresia. Si tratta quindi di un compito del sommo pontefice, alla cui autorit spetta di convocare i concili e confermarne le decisioni. 3. Atanasio ha redatto unesposizione della fede non a modo di simbolo, ma piuttosto a modo di trattato: il che appare evidente anche dal suo modo di esprimersi. Ora il suo trattato, visto che conteneva in breve tutte le verit da credersi, stato accolto dallautorit del sommo pontefice perch sia tenuto come regola di fede. 55

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