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Appunti di Teoria della Crescita

Davide Fiaschi
Questa `e decisamente una versione provvisoria
14 aprile 2004
ii
Indice
1 Introduzione 1
2 I dati della crescita 9
3 La teoria classica della crescita 19
4 La teoria keynesiana della crescita 35
5 Il modello di Solow-Swan 51
6 Crescita con generazioni sovrapposte 79
7 Crescita ottima esogena 81
8 Teoria della crescita endogena 105
9 Sviluppi nella teoria della crescita endogena 133
10 Modelli di crescita dal lato della domanda 135
11 Conclusioni 137
12 Bibliograa 139
iii
iv INDICE
Capitolo 1
Introduzione
1.1 Premessa
Il concetto di crescita di un paese ha subito nel corso del tempo profon-
de modicazioni. Fino al Rinascimento la crescita di un paese si misurava
in termini di prodotto complessivo, indipendentemente dal reddito che ogni
abitante possedeva. Questo era essenzialmente dovuto al fatto che il signore
del paese era considerato il padrone sia delle terre che dei contadini che le
coltivavano, cos` che era la crescita della sua ricchezza lunica variabile econo-
mica rilevante per gli economisti del tempo (vedi lintroduzione di Roncaglia
a Smith (1976)). Tuttavia gia da Smith (1976) si fa strada il concetto che la
crescita di un paese si dovesse misurare come il benessere di cui godevano i
suoi abitanti. In questo senso il reddito medio era ritenuto la misura pi` u ap-
propriata, anche perch`e allepoca la maggior parte della popolazione posseda
un reddito appena suciente a soddisfare i propri bisogni primari.
Nel corso del 1800 con lo sviluppo delle economie occidentali si fa strada
nella letteratura economica il concetto di utilit`a come misura della crescita
di un paese e in particolare si comincia a parlare di benessere come indice
pi` u appropriato per misurare lo sviluppo di un paese. Tuttavia, dal punto di
vista operativo questultimo concetto si presta ad interpretazioni ambigue.
In eetti, `e sentimento comune che la crescita del consumo di per s`e possa au-
mentare il benessere, ma che anche altri fattori entrano nella determinazione
di questultimo. Ad esempio un economista italiano, Fu`a (1993), sosteneva
che la crescita di un paese potesse essere misurata in maniera pi` u appropriata
dalla speranza di vita degli abitanti; in sostanza questo indicatore, almeno
quando lorizzonte temporale `e molto lungo, rileva in maniera pi` u signica-
tiva le variazioni nel benessere degli individui. Una vita pi` u lunga `e infatti il
risultato di tutta una serie di fattori che sono collegati strettamente al benes-
1
2 CAPITOLO 1. INTRODUZIONE
sere, come il reddito, ma non solo; possiamo pensare ad altri fattori come la
qualit`a del lavoro che svolge una persona, lambiente in cui vive, unadeguata
alimentazione, etc.. Esiste una branca delleconomia, chiamata teoria della
sviluppo, in cui si sono proposti tutta una serie di indicatori per misurare la
crescita di un paese, come ad esempio la distribuzione del reddito, la povert`a,
la disoccupazione, etc..
Un aspetto che negli anni pi` u recenti ha assunto una rilevanza cruciale
nella misura del benessere `e la qualit`a dellambiente in cui si vive. E pos-
sibile portare esempi di consumi che non aumentano il benessere di per s`e,
ma servono a neutralizzare gli eetti negativi della crescita delleconomia. E
questo il caso delle cosidette spese difensive, che vengono operate per cerca-
re di limitare gli eetti delle azioni di altri individui. In questo caso ad un
aumento dei consumo non segue un aumento del benessere, ma addirittura
una sua diminuzione. Inoltre, la misura della crescita tramite il semplice
prodotto corrente pu`o nascondere una dinamica di sperpero delle risorse, a
cui seguir`a in futuro una minore capacit`a di consumo. Questo suggerisce
che la variabile signicativa per misurare la crescita di un paese dovrebbe
essere la variazione dello stock di ricchezza, in cui questultima deve essere
intensa non in semplici termini monetari, ma come indice delle possibilit`a di
consumo future ( Hicks (1954) propone un concetto molto simile di reddi-
to). Il recente interesse per la cosidetta contabilit`a ambientale da parte di
importanti organismi internazionali (vedi le elaborazioni della World Bank
sul cosidetto PIL verde) e nazionali (ISTAT) testimonia questa esigenza.
1
Nel seguito noi consideremo come indicatore di crescita il solo tasso di cre-
scita del consumo e/o reddito pro-capite. Questa scelta `e dettata soprattuto
dal il nostro obiettivo di fondo, ossia lesposizione della teoria della crescita,
che di norma ignora gli aspetti su descitti. Tuttavia metteremo in evidenza
1
Per cogliere questo punto si consideri uneconomia in cui la capacit`a di produzione
dipende dallo stock di capitale sico, dal lavoro e dalle risorse naturali utilizzate, ossia
Y = F (K, L, R) ;
se le risorse naturali sono date e non rinnovabili e vengono consumate se impiegate nel pro-
cesso produttivo allora ad una maggiore impiego nella produzione corrente corrisponder`a
una diminuzione nello stock disponibile nel futuro, ossia:

E = R.
Questo rende evidente che la massima crescita di breve periodo potrebbe non signicare
massima crescita di lungo periodo.
Un altro aspetto riguarda gli eetti dellambiente sulla godibilit` a del consumo, ossia E
potrebbe inuire sullutilit` a del consumatore, cos` che massima crescita anche di lungo
periodo potrebbe non signicare massima utilit` a.
1.2. TIPOLOGIA DEI MODELLI DI CRESCITA 3
che in alcuni modelli massima crescita pu`o non implicare massimo benessere,
cos` come la presenza di costi ambientali o ineguaglianza nella distribuzione
delle risorse pu`o suggerire di sacricare parte della crescita per un maggior
benessere complessivo.
Una menzione speciale merita la linea di ricerca del premio Nobel Amar-
tya Sen. In Sen (2000) lautore propone di misurare la crescita di un paese in
termini di capacit`a che ogni individuo ha di perseguire le proprie inclinazioni
e di vedere riconosciute le proprie capacit`a. In tale prospettiva il reddito
monetario `e solo un fattore fra altri ugualmenti importanti, come lo stato di
salute degli individui, let`a, etc.. E immediato che la crescita in questo ap-
proccio ben dicilmente pu`o essere riassunta in un solo indice, ma sar`a data
da vari indicatori, anche se `e non possibile formulare un indice che riassuma
sinteticamente tutti questi aspetti.
1.2 Tipologia dei modelli di crescita
Una classicazione tra i modelli di crescita elaborati negli ultimi 50 anni
pu`o essere fatta sulla base di quale lato, fra domanda ed oerta, risulta
prevalente nello spiegare la crescita. In particolare, la maggior parte dei
modelli neoclassici vede nelloerta il lato cruciale del processo di crescita,
mentre i modelli keynesiani individuano nella domanda il fattore cruciale
nella spiegazione di crescita di un paese.
Premesso che negli autori classici il concetto di crescita di lungo periodo `e
molto dibattuto, la distinzione fra modelli dal lato delloerta e della doman-
da non `e sempre facile. In Smith (1976) sia la domanda che loerta giocano
un ruolo cruciale, poich`e `e lestensione del mercato che crea la possibilit`a di
divisione del lavoro, mentre `e il risparmio e laccumulazione di capitale che
concretizzano le possibilit`a di crescita di un paese.
In Ricardo `e il lato delloerta che `e prevalente sulla domanda, poich`e la
crescita `e determinata dallinvestimento dei capitalisti; tuttavia i rendimenti
decrescenti dovuti alla diversa fertilit`a del suolo impediscono una crescita di
lungo periodo poich`e causano una diminuzione del saggio di protto mano a
mano che leconomia cresce.
Malthus, diversamente, individua nella domanda una componente impor-
tante nella crescita di un paese, poich`e pensa che uninsuciente domanda
possa essere la maggiore causa di uninsuciente tasso di investimento.
Marx `e lautore pi` u controverso. La sua previsione della ne del capitali-
smo (almeno per ora) non si `e avverata, anche se le crisi da sovrapproduzione
si sono vericate. Tuttavia ai nostri ni Marx `e importante per la sua idea
del processo capitalistico come lotta tra grandi imprese, in cui il progresso
4 CAPITOLO 1. INTRODUZIONE
tecnico risulta unarma fondamentale. La competizione `e quindi il motore
del processo di innovazione e questultimo `e quello che fa crescere leconomia
(tuttavia, Marx riteneva tuttavia questo processo destinato ad esaurirsi).
Schumpeter riprende questa impostazione e chiarisce ancora di pi` u il ruolo
dellimprenditore, ossia di colui che sfrutta una scoperta al ne di persegui-
re il proprio protto. Linnovazione, la base del progresso tecnologico, `e
lo strumento tramite cui limprenditore rompe il monopolio del precedente
innovatore ed instaura il proprio. Questa distruzione della rendita monopo-
listica precendente e la creazione di una nuova ha suggerito allautore che la
crescita di un paese si realizza tramite un processo di distruzione creatrice.
Alcune moderne teorie della crescita hanno ripreso questa impostazione nella
spiegazione del processo di crescita di un paese.
I modelli keynesiani elaborati negli anni 1940 1950 da Harrod e Domar
rappresentano il tentativo di estendere la teoria di Keynes, essenzialmente
statica, ad un contesto dinamico e quindi di crescita. Linvestimento `e visto
nel suo duplice ruolo di componente della domanda eettiva e come mezzo di
incremento della capacit`a produttiva tramite laumento dello stock di capita-
le. Lindividuazione delle condizioni sotto le quali la crescita possa avvenire
lungo un sentiero di crescita bilanciata `e quindi il primo obiettivo dellanali-
si; successivamente, tenendo in considerazione il ruolo delle aspettative nelle
decisioni di investimento, la domanda che ci si `e posti `e sotto quali condi-
zioni il sistema sia stabile, ossia converga o no verso il sentiero di crescita
bilanciato (di qui i concetti di tasso naturale di crescita, tasso garantito e
tasso eettivo). Il ruolo dello stato `e in questi modelli essenziale, perch`e la
crescita mostra unintrinseca instabilit`a.
A tale impostazione si contrappone limpostazione neoclassica di Solow e
Swan esposta in articoli del 1956. Questi autori, partendo da unimpostazione
keynesiana di breve periodo e assumendo sostituibilit`a fra fattori, giuongono
a conclusioni completamente diverse rispetto al modello di Harrod-Domar,
in particolare per quello che riguarda la stabilit`a della crescita di lungo pe-
riodo. Unimportante estensione della teoria originaria di Solow si ha con
alcuni autori, tra cui Shell e Cass, che endogenizzano il saggio di risparmio
e fornisco una teoria della crescita coerente con le fondamenta microecono-
miche della teoria del risparmio. La conclusione pi` u rilevante (e insoddi-
sfacente) della teoria della crescita neoclassica `e che il tasso di crescita del
prodotto pro-capite di un paese `e determinato dal saggio esogeno di crescita
della produttivit`a. Distribuzione del reddito, aspettative, saggio di rispar-
mio sono considerati ininuenti nella determinazione del tasso di crescita di
uneconomia
La teoria neoclassica ha dominato la letteratura della crescita no alla
met`a degli anni 80. In questi anni alcuni autori propongono diverse teorie
1.3. COSA TROVERETE IN QUESTI APPUNTI 5
per una spiegazione endogena (ossia in termini economici) del tasso di pro-
gresso tecnico. Da questi primi sviluppi emerge una crescente letteratura che
riconsidera i fattori che determinano la crescita di lungo periodo: ritornano a
contare gli aspetti distributivi, il saggio di risparmio e le istituzioni, variabili
che la la letteratura pre teoria neoclassica aveva studiato a fondo. E anche
in particolari circostanze la domanda eettiva ritorna ad avere un ruolo.
1.3 Cosa troverete in questi appunti
Lesposizione si articoler`a nel seguente modo.
Nel capitolo 2 riportiamo alcune osservazioni sulla storia del mondo sia del
lungo periodo, sia degli ultimi due secoli e una descrizioni dei fatti economici
che accompagnano il processo di crescita. Il principale motivo `e mostrare
come gli ultimi due secoli siano stati anni di sviluppo eccezionale sia per
laumento del reddito pro capite che come incremento della speranza di vita.
Non per tutto il mondo, tuttavia, `e stato cos` e questo potr`a fornire utili
suggerimenti per i modelli teorici che studieremo nel seguito. Vengono inoltre
individuati alcuni fattori che si ritengono decisivi nel processo di crescita
dei paesi. Inne, si espongono alcune considerazioni sul cosidetto fenomeno
della convergenza del reddito fra paesi, oggetto recentemente di unampia
letteratura.
Nel Capitolo 3 analizzeremo i contributi dei teorici classici della crescita.
Lo scopo non `e storiograco, ma bens` di mostrare come tali teorie non siano
ancora del tutto superate e anzi in grado di suggerire aspetti del processo di
crescita che solo parzialmente sono stati esplorati nelle pi` u recenti teorie della
crescita. In particolare, lattenzione sulla divisioni in classi delleconomia e
lattenzione alla distribuzione del reddito sono fattori che trovano un nuovo
interesse nella moderna teoria della crescita.
Nel Capitolo 4 esponiamo il modello di crescita keynesiano, al cui centro
c`e la considerazione della doppia eetto degli investimenti, ossia laumento
sia della domanda eettiva che dello stock di capitale e quindi della capacit`a
di produzione di uneconomia. La principale conclusione `e che leconomia `e
intrinsecamente instabile e che lintervento pubblico `e quindi necessario.
Nel Capitolo 5 introduciamo il modello di base della teoria neoclassica
della crescita, il cosidetto modello di Solow-Swan. Elaborato in risposta alla
teoria della crescita keynesiana, il modello fornisce precise implicazioni sul
processo di crescita dei paesi, che sono state oggetto di molteplici analisi em-
piriche. Oltre a dimostrare lintrinseca stabilit`a della crescita delleconomia,
che tende naturalmente a crescere lungom un sentiero di crescita bilanciato,
il modello prevede che (i) la crescita del reddito pro-capite nel lungo perio-
6 CAPITOLO 1. INTRODUZIONE
do `e determinata dal tasso di crescita esogeno del progresso tecnico e (ii) il
reddito pro-capite dei diversi paesi deve convergere, a meno di dierenze nel
saggio di risparmio e/o nel tasso di crescita della popolazione. Questulti-
mo risultato `e alla base del cosidetto concetto di convergenza condizionata.
Discuteremo i punti deboli di tale concetto e proponiamo unestensione del
modello di base che possa spiegare la non convergenza nel reddito pro-capite
dei paesi mostrando la possibile esistenza di cosidette trappole di povert`a.
Nel Capitolo 6 presenteremo un modello a generazioni sovrapposte. Tale
modello ha la peculiarit`a di considerare uneconomia dove gli agenti hanno et`a
e preferenze dierenti e quindi ben si adatta a studiare particolari problemi
connessi alla crescita dove la struttura demograca gioca un ruolo cruciale,
come ad esempio i sistemi pensionistici e leducazione. Inoltre, il capitolo
ci introduce allo studio delle scelte ottime intertemporali, che sono alla base
della moderna teoria della crescita.
Nel Capitolo 7 introduciamo la teoria della crescita ottima esogena, dove
laggettivo ottima `e dovuto alla endogenizzazione del saggio di risparmio,
che nel modello di Solow-Swan era assunto costante. Oltre questo, il modello
riprende la struttura neoclassica tipica e arriva a conclusioni molto simili
riguardo sia la stabilit`a che il tasso di crescita pro-capite del reddito. Negli
anni 80 un ampia letteratura ha avanzato radicali critiche, sia metodologiche
che empiriche a tale modello, da cui prende origini la teoria della crescita
endogena.
Alla base della teoria della crescita endogena esposta nel Capitolo 8 vi `e
la considerazione che il progresso tecnologio pu`o e deve essere spiegato in ter-
mini economici. Nellesposizione dei pi` u importanti contributi partiremo dal
lavoro che ha dato il via a questa letteratura, ossia Romer (1986). Romer
identica nella conoscenza acquisita tramite lattivit`a produttiva (learning
by doing) il fattore cruciale nello spiegare il processo di crescita di un paese.
Propiet`a cruciali per cui la conoscenza possa generare una crescita continua
sono la non rivalit`a e non escludibilit`a, tipiche di un bene pubblico. Lintui-
zione che la presenza di beni pubblici possa giocare un ruolo fondamentale
nel processo di crescita di un paese `e ribadita in Barro (1990), dove la spesa
pubblica produce esternalit`a positive sulla produttivit`a dei fattori privati. Le
problematiche connesse al suo nanziamento ci introducono agli eetti della
politica scale nei modelli di crescita endogena.
Successivamente ci occupiamo di un altro lone di letteratura, il cui con-
tributo di riferimento `e Lucas (1988), in cui la crescita `e generata dallaccu-
mulazione di capitale umano. La qualicazione della forza lavoro in questo
ambito `e vista come unattivit`a intenzionale degli individui e risulta tanto
pi` u facile quanto pi` u `e alto il livello medio di capitale umano delleconomia.
Inne, presentiamo modelli in cui il progresso tecnico `e visto come lin-
1.3. COSA TROVERETE IN QUESTI APPUNTI 7
troduzione di nuovi beni a seguito di un processo innovativo. Romer (1987)
e Aghion e Howitt (1992). In questi modelli linnovazione `e esplicitamente
modellata, con particolare riferimento alla teoria economica dei brevetti. Il
punto cruciale `e che il costo di ogni innovazione `e relazione decrescente con lo
stock di innovazioni precedenti, cos` che linnovazione ha due eetti, il primo
di rendere disponibile un nuovo bene o abbassare il costo di produzione di
uno esistente e laltro di incrementare lo stock di conoscenza e quindi favorire
le innovazioni future.
Nel Capitolo 9 presenteremo tre loni di ricerca recenti della teoria del-
la crescita; il primo fa riferimento alla teoria del capitale umano quando il
mercato del credito `e imperfetto e gli individui hanno dotazioni iniziali etero-
genee, il secondo `e un modello di crescita con costi difensivi, mentre il terzo
endogenizza le scelte di natalit`a degli agenti.
Nel Capitolo 10 esponiamo un modello dove il lato della domanda ri-
sulta determinante nello stabilire le possibilit`a di decollo e di crescita di
uneconomia.
Nelle Considerazioni Finali tiriamo le somme dello stato attuale della
teoria ed indicano alcune possibili linee di ricerca future.
8 CAPITOLO 1. INTRODUZIONE
Capitolo 2
I dati della crescita
Perch`e serve sapere un p`o di storia del mondo nello studio della teoria della
crescita? In generale gli economisti traggono lispirazione dai fatti per formu-
lare le loro teorie (o dovrebbe essere cos`) e noi conosciamo i fatti pi` u antichi
tramite lanalisi degli storici economici, e solo per lultimo secolo e per un
limitato numero di paesi abbiamo dati pi` u quantitativi su cui ragionare. Se
vogliamo avere un panorama adabile e completo della crescita dei paesi del
mondo dobbiamo limitare la nostra attenzione agli ultimi 50 anni. E chiaro
che un orizzonte cos` limitato induce molte limitazioni nelle conclusioni che
possiamo trarre e soprattutto nella verica delle teorie proposte. Il principale
riferimento bibliograco nella nostra discussione sulla storia del mondo sono
i recenti libri di Maddison (2001) e Livi Bacci (2000).
2.1 Osservazioni sul processo di crescita di
lungo periodo dei paesi
Per comodit`a nel seguito riportiamo alcune Tabelle prese da Maddison (2001),
che ci serviranno come punto di riferimento per alcune osservazioni successive.
INSERIRE TABELLE MADDISON
Nel seguito riporteremo alcune osservazioni che dovrebbero essere sempre
tenute presenti per uno studioso che si occupa dei fenomeni di crescita.
1. La crescita degli ultimi due secoli `e un fatto assolutamente eccezionale
misurata sia in termini di reddito pro capite sia in termini di speranza
di vita ( Livi Bacci (2000) e Sen (2000)); le tabelle 1.1, 1.2, 1.3, 1.4,
1.5 in Maddison (2001)) mostrano tale eccezionalit`a. Non si ritiene che
esiste un altro periodo storico, ad esempio durante limpero romano, in
cui tale velocit`a di sviluppo si sia manifestata.
9
10 CAPITOLO 2. I DATI DELLA CRESCITA
2. Lo sviluppo non ha riguardato tutti i paesi in egual misura (vedi Lan-
des (1998) e Sen (2000)). I dati sul livello di reddito pro capite e sulla
speranza di vita dei diversi paesi mostrano che tale divergenza `e diven-
tata particolarmente signicativa dopo il 1800 (vedi Tabelle 1.1, 1.2,
1.3, 1.4, 1.5 in Maddison (2001) e gure ?? DA FARE ED INSERIRE
FIGURE SUL LIVELLO DI VITA MEDIO PER I DIVERSI PAESI
DA PRENDERE DALLA WORLD BANK).
3. Esiste una forte caratterizzazione geograca nello sviluppo (vedi Ta-
belle 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5 in Maddison (2001)). I paesi pi` u vicini
allequatore sembrano crescere di meno, cos` come in genere i paesi
africani.
4. La tecnologia ha giocato un ruolo fondamentale (vedi Landes (1969)
e Landes (1998)). In particolare, la rivoluzione industriale ha fatto
sentire i suoi eetti dalla met`a del 1700. Un modo standard per misu-
rare il progresso tecnico `e il calcolo del residuo di Solow, che rappresenta
la crescita non spiegata del reddito, dopo aver tenuto conto dellaccu-
mulazione del capitale e della crescita della forza lavoro. In un articolo
del 1957 Solow (vedi Solow (1957)) indicava nel progresso tecnico la
maggior fonte di crescita del reddito degli Stati Uniti.
1
Se questo era
vero no alla ne degli anni 60, ci`o non vale per il recente passato sia
per gli Stati Uniti che per lItalia. Nella tabella abbiamo riportato il
calcolo per il residuo di Solow per il periodo 1980-2001 e per altre va-
riabili di interesse, dove si evidenzia che il progresso tecnico ha giocato
un ruolo limitato, mentre `e preponderante laccumulazione di capitale:
Nella Tabella abbiamo riportato anche il tasso di crescita della produt-
1
In pratica, seguendo Solow (1957), se assumiamo la seguente funzione di produzione
a rendimenti di scala costanti ed i fattori produttivi siano solo capitale e lavoro:
Y = AK

L
1
,
dove A misura il progresso tecnico, K `e il capitale e L la forza lavoro abbiamo che:

Y
Y
=

A
A
+

K
K
+ (1 )

L
L
,
da cui:

A
A
=

Y
Y

K
K
(1 )

L
L
.
Empiricamente io posso stimare il tasso di crescita del progresso tecnologico

A
A
poich`e
conosco tutte le grandezze poste a destra delluguaglianza. La stima di si ottiene as-
sumendo la regola marginalistica di remunerazione dei fattori e quindi corrisponde alla
quota del prodotto totale che remunera il fattore capitale.
2.1. CRESCITA DI LUNGO PERIODO 11
Italia: 1980-2001 USA: 1980-1996 Hong Kong:
Tasso di crescita del capitale 2.32 2.41 ...
Tasso di crescita degli occupati 0.51 1.58 ...
Tasso di crescita del PIL 1.86 2.63 ...
Residuo di Solow 0.38 0.8 ...
Tasso di crescita della produttivit`a 1.35 1.05 ...
Tabella 2.1: Fonte: ISTAT e Mankiw (2001), p. 90
tivit`a, ossia il tasso di crescita del PIL per il numero di occupati, che
dovrebbe rappresentare lindice per eccellenza per misurare la crescita
del paese. Vediamo che questo `e pari a 1.35%, leggermente pi` u elevato
del tasso di crescita statunitense.
5. I processi di sviluppo sembrano essere accompagnati da un cambiamen-
to strutturale nella composizione delloutput. In particolare, in una
prima fase si osserva lo sviluppo di un settore manifatturiero a spese
del settore agricolo; successivamente i servizi sono diventati il settore
predominante nelle economie pi` u avanzate sia in termini di valore ag-
giunto che di occupati (vedi Strassman (1956) e Baldwin (1956)). I
dati sul cambiamento strutturale in alcuni paesi mostrano tale aspetto
comune del processo di crescita ( vedi gure ?? DA INSERIRE SULLA
BASE DEI DATI WORLD BANK).
6. Non c`e accordo su quali siano i fattori necessari allo sviluppo, cos`
come sullapplicabilit`a del modello di sviluppo seguito dai paesi ades-
so ricchi sia applicabile agli attuali paesi sottosviluppati (vedi Landes
(1998)). Approccio liberista o statalista? Quali istituzioni favoriscono
la crescita di un paese? E un bene lapertura al commercio internazio-
nale? Gli autori classici al rigurdo, ad eccezione di Malthus, erano tutti
convinti che lapertura al commercio internazionale fosse un bene. La
Teoria dello Sviluppo (Development Economics), tuttavia, ha elabora-
to molti modelli in cui lapertura internazionale pu`o risultare dannosa
per un paese (vedi anche le considerazioni di Maddison (2001) sullef-
fetto di politiche liberiste nella storia DA RIPORTARE IN MANIERA
SUCCINTA).
7. Lo sviluppo non `e un risultato obbligato. Maddison (2001) mostra che
esistono periodo storici molto lunghi dove il reddito e la speranza di
vita sono sostanzialmente rimasti costanti nel tempo (vedi Tabelle 1.1,
1.2, 1.3, 1.4, 1.5 in Maddison (2001)).
12 CAPITOLO 2. I DATI DELLA CRESCITA
8. Laver raggiunto un certo grado di prosperit`a non sembra garantire che
si possa mantenere per sempre tale livello. La storia mostra che esiste
la possibilit`a di un declino anche sostanziale nei livelli di vita e que-
sto declino pu`o risultare duraturo nel tempo. Ad esempio, la caduta
dellimpero Romano ad opera delle invasioni barbariche ha portato ad
un tale decadenza la coltivazione della terra che leconomia europea
dovette attendere secoli per poter ritornare ai livelli di benessere rag-
giunti ai tempi della caduta dellimpero Romano (vedi Smith (1976)).
Un altro esempio, anche se riferito ad un periodo pi` u limitato, `e lAr-
gentina, che ha visto il suo reddito e benessere diminuire drasticamente
negli ultimi decenni. Questo `e vero anche per la Russia e in generale
per le republiche ex sovietiche (vedi Tabelle 1.1, 1.2 e 1.3 in Maddison
(2001)). Quindi nonostante lincremento nel livello delle conoscenze
tecnologiche, lo sviluppo potrebbe essere reversibile.
9. La speranza di vita ed il livello del reddito sembrano essere strettamente
correlati, almeno nel lungo periodo (vedi Tabelle 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5 in
Maddison (2001) e Livi Bacci (2000)). Tuttavia lintervento dello Stato
nel settore sanitario potrebbe rendere tale rapporto non cos` diretto
(vedi Sen (2000)). Esiste un rapporto di causalit`a che va sicuramente
dal livello del reddito alla speranza di vita, tuttavia `e possibile anche
ipotizzare anche il contrario, poich`e ad esempio la teoria del ciclo di
vita ci dice che risparmio e quindi accumulazione, crescono al crescere
10. Le tendenze di breve periodo possono essere molto fuorvianti per stabi-
lire landamento di lungo periodo di un paese. La Russia `e un esempio
di tale caso. La Cina nel lungo periodo fornisce un altro
11. Lordinamento sociale ed economico come inuisce sulla crescita? Smith
(1976) previde che le colonie inglesi in America avrebbero avuto mag-
gior sviluppo delle colonie spagnole in sudamerica grazie alla maggiore
libert`a nel commercio delle prime e alla minore tassazione inglese.
12. La certezza dei diritti di propriet`a sembra un fattore cruciale nello
stimolo alla crescita. I paesi in cui lodinamento giurico `e meno svi-
luppato ed esiste una criminalit`a estesa si riscontra una minor crescita
(vedi Smith (1976)).
13. La divisione della terra `e un fattore cruciale nello sviluppo di un pae-
se. Esiste infatti una forte correlazione fra lestensione del latifondo e
lincapacit`a di un paese a crescere (vedi Smith (1976)). In generale la
2.2. ALCUNI FATTI STILIZZATI 13
disuguaglianza nella distribuzione delle risorse sembra essere un fatto-
re negativo nella crescita di una paese (vedi Figura ?? DA INSERIRE
SULLA BASE DEI DATI DI DANNIS E SQUIRE).
14. Piccole dierenza nei tassi di crescita di lungo periodo possono risul-
tare in grandi diererenze nellarco di pochi decenni. La dinamica del-
la distribuzione del reddito a livello mondiale sembra portare ad una
polarizzazione nei livelli del reddito (vedi Figura ?? DA INSERIRE
DUE FIGURE, UNA CON LA DISTRIBUZIONE AD INIZIO E LAL-
TRA ALLA FINE CON REDDITI RELATIVI). Questo ci introduce
al problema della convergenza fra i redditi dei paesi.
15. Esiste una correlazione fra la presenza dello stato e la crescita di un
paese? Le analisi empiriche sono a questo riguardo non conclusive.
Parlare di presenza dello stato in generale non sembra che porti molto
lontano. Dividendo sia la spesa che le fonti di tassazione in maniera
pi` u analitica pu`o essere pi` u informativo. La tassazione deprime di per
s`e la crescita di un paese perch`e diminuisce gli incentivi ad investire.
Tuttavia vi sono alcuni interventi dello Stato che sembrano fornire un
grosso contributo alla crescita di un paese, come le infrastrutture e
leducazione. Alcune spese statali che possono sembrare improduttive
si rivelano a livello aggregato ecaci nellaumentare il benessere. (vedi
Figura ?? DA INSERIRE PRENDENDO I DATI PENN WORLD
TABLE)
2.2 Alcuni fatti stilizzati sui processi di cre-
scita dei paesi negli ultimi decenni
Esistono dei fatti stilizzati che possono descrivere la dinamica di crescita dei
paesi. Kaldor parlava di alcune propriet`a che caratterizzano i sentieri di cre-
scita dei paesi sviluppati, con espresso riferimento ai paesi occidentali. Altri
autori hanno modicato/aggiunto tali fatti stilizzati, sulla base di analisi em-
piriche sullandamento dei tassi di crescita relativi agli ultimi 40 anni per un
ampio insieme di paesi. Le conclusioni possono essere cos` riassunte:
1. alcuni paesi sembrano muoversi su un sentiero di crescita bilanciato,
dove Y/K `e costante, il saggio di interesse `e costante, mentre i saggi
di salario crescono proporzionalmente al crescere delloutput. Le quote
dei fattori produttivi capitale e lavoro rimangono approssimativamente
costanti. Gli Stati Uniti sono uno di questi paesi. Tuttavia questo non
14 CAPITOLO 2. I DATI DELLA CRESCITA
si `e vericato per tutti i paesi (vedi ad esempio Jones (2003)). Uno
di questi `e lItalia:INSERIRE GRAFICO CON LA QUOTA DELLE
RETRIBUZIONI SUL TOTALE PIL.
2. esistono sostanziali dierenze nella crescita dei paesi, che anche partono
da livello di reddito simili (VEDERE TABELLA CON I DATI MEDI
DI DUE DIVERSI GRUPPI ES. AFRICA E TIGRI)
3. esiste una relazione ad U rovesciata fra livello di sviluppo e disugua-
glianza dei redditi (E VERO? VERIFICARE CON DENNIS-SQUIRE)
4. Durante il processo di crescita si registra un cambiamento nella strut-
tura produttiva, passando da economie agricole, ad economie in cui la
maggior parte del reddito nazionale viene dai servizi. A questo pu`o cor-
rispondere regimi di crescita dierenti. Il seguente graco riporta un
stima non parametrica dei tassi di crescita associati a dierenti livelli
del prodotto-pro capite:INSERIRE FIGURA (maggiori dettagli sono
in Fiaschi and Lavezzi (2003))
5. Lurbanizzazione `e un fenomeno che accompagna la crescita di un paese
(vedi Livi Bacci (2000)). A questo riguardo sia Smith che Platone ve-
devano la formazione delle Citt`a un necessario fenomeno nella crescita
di un paese.
6. Dopo il 1973 il tasso di crescita dei paesi `e quasi dimmezzato (GRA-
FICO CON IL TASSO DI CRESCITA MEDIO DEI PAESI). Mentre
`e pacico cosa abbia innescato tutto ci`o, la crisi energetica e il rialzo
del prezzo delle materie prime, non c`e accordo sul motivo della bassa
crescita quando questi shock sono venuti meno.
7. I paesi pi` u poveri mostrano anche una pi` u alta volatilit`a nei loro tassi
di crescita. INSERIRE GRAFICO (vedi Fiaschi e Lavezzi (2003b)).
2.3 Fattori rilevanti nella crescita dei paesi
La determinazione dei fattori determinanti per la crescita di un paese `e una-
nalisi essenzialmente positiva, ma che ha anche dei chiari risvolti normativi
per tutte le istituzioni internazionali, come World Bank o il Fondo Monetario
Internazionale, la cui missione `e proprio la crescita dei paesi del mondo.
2
2
Tuttavia, la relazione fra questi due aspetti pu`o non essere immediata. Ad esempio
individuare una stretta relazione inversa fra fertilit`a e tasso di crescita comporta anche
unindicazione chiara per i paesi a basso tasso di crescita del reddito e densamente popo-
2.3. FATTORI RILEVANTI NELLA CRESCITA DEI PAESI 15
Nellindividuare i fattori determinanti nella crescita di un paese pu`o essere
utile ricordare cosa scriveva Platone in Protagora a proposito del mito di
Prometeo (vedi Platone (1998), pag. 320): senza il rispetto e la giustizia la
stirpe degli uomini era destinata a perire nel confronto con le ere. Infatti,
nonostante gli uomini avessero ricevuto il dono delle arti, mancando dellarte
della politica, essi non riuscivano a mantenersi uniti per combattere insieme
le insidie della natura. La giustizia permette tutto ci`o.
Hume (1955) riporta alcune acute osservazioni sui fattori istituzionali che
rilevano nella crescita di lungo periodo di un paese che saranno poi successi-
vamente ripresi dal libro libro III di Smith (vedi Smith (1976)). Lattenzione
di questi studiosi era principalmente rivolta al garantire i diritti di propriet`a
in unepoca, il 1700, dove i contadini erano spesso soggetti allarbitrio di
signorotti locali. Smith inoltre dallosservazione degli accadimenti storici po-
ne inoltre laccento su unadeguata struttura di incentivi che possa spingere
i contadini/mezzadri ad intraprendere i miglioramenti fondiari necessari ad
incrementare la produttivit`a dei terreni. Ritorneremo su questi punti nel
prossimo capitolo.
La moderna teoria della crescita ha visto un orire di analisi sui fattori che
risultano essere rilevanti nella crescita di un paese (vedi Barro e Sala-i-Martin
(1999) ). I principali fattori individuati sono i seguenti:
Capitale umano: `e comunemente accettato che il capitale umano `e un
fattore fondamentale nella crescita di un paese. Tuttavia `e pur vero che
i paesi ad alto reddito sono anche quelli in cui listruzione `e un bene di
status.
Saggio di investimento: il saggio di investimento `e correlato positiva-
mente al tasso di crescita. Tuttavia, le recenti teorie della crescita
tendono a farlo diventare un fattore endogeno, ossia determinato da al-
tri fattori, come il ruolo dello Stato, la democrazia, lattivit`a di R&D,
etc.
R&D: lattivit`a di ricerca e sviluppo dovrebbe essere la principale fonte
di progresso tecnico. Le analisi empiriche a questo riguardo forniscono
solo un parziale supporto. In particolare ad uno spettacolare incremen-
to delle spese in R&D degli ultimi decenni non corrisposto un analogo
incremento del tasso di crescita della produttivit`a.
lati ad intervenire per frenare laumento della popolazione. I modi per raggiungere tale
obiettivo per` o possono essere molteplici (da quelli pi` u coercitivi a quelli adati alle scelte
individuali).
16 CAPITOLO 2. I DATI DELLA CRESCITA
Ruolo dello Stato: politiche scali troppo restrittive sembrano esse-
re legate negativamente alla crescita, cos` come un eccessivo consu-
mo dello stato. Rimangono invece forti dubbi sullecacia o meno
dellinvestimento pubblico.
Democrazia: la democrazia sembra un bene per la crescita, ma il le-
game non `e chiaro se non per il fatto che paesi democratici possono
di regola essere paesi dove i diritti di propriet`a e la libert`a di impresa
sono maggiori. Tuttavia le tigri asiatiche e la Cina hanno poche libert`a
politiche ma crescono egualmente ad un tasso molto elevato.
Grado di apertura al commercio internazionale: alcuni paesi, tipica-
mente i pi` u sviluppati sembrano avere avuto i maggiori beneci dallin-
cremento del commercio internazionale. I paesi pi` u poveri invece non
sembra ne abbiano beneciato aatto.
Fertilit` a: il tasso di fertilit`a `e negativamente associato al tasso di cresci-
ta, tuttavia anche qui il legame di causa-eetto non `e chiaro, dato che
un maggior reddito modica anche le scelte di fertilit`a degli individui.
Mercati nanziari : `e lo sviluppo che ha favorito lemergere di merca-
ti nanziari pi` u ecienti o viceversa. Indubbiamente un mercato del
credito ampio favorisce la crescita, garantendo pi` u mezzi nanziari per
linvestimento. Il problema pu`o porsi quando lo sviluppo dei mercati
nanziari cominci a drenare risorse ai settori produttivi.
Fattori sociali e tribali : la relazione fra divisione tribale/sociale della
societ`a e la crescita `e molto forte e vale soprattutto per i paesi sottosvi-
luppati africani e lIndia. I paesi con istituzioni politiche pi` u instabili
(ad esempio dittature, etc.) mostrano una minore crescita
Instabilit` a ed inazione: linstabilit`a nel reddito `e associata ad una mi-
nore crescita, come come paesi che sperimentano alta inazione sem-
brano crescere di meno.
La metodologia di analisi adottata in molti lavori (ad esempio le cosidette
cross-country regression) non `e immune da forti critiche (vedi Durlauf and
Quah (1999)), cos` come lindividuazione della relazione di causa-eetto `e in
molti casi dicile. E a questo punto che la teoria entra in gioco, cercando
di guidare lo studioso nellanalisi.
2.4. IL PROBLEMA DELLA CONVERGENZA 17
2.4 Il problema della convergenza nei tassi di
crescita
Stabiliti a grandi linee i fattori che inuenzano la crescita dei paesi un grande
problema arontato dalla teoria economica `e quello della convergenza nei
livelli di sviluppo fra i paesi. A questo riguardo si distinguono due tipi di
convergenza.
Il primo tipo `e la convergenza assoluta nei livelli di reddito. Questa `e
avvenuta ad esempio per un limitato numero di paesi dopo la seconda guerra
mondiale, tipicamente i paesi occidentali pi` u alcune tigri asiatiche (vedi Bau-
mol (1986)). Rispetto a questo insieme di paesi, i rimanenti non hanno mo-
strato segni di convergenza assoluta, anzi osserviamo un progressivo distacco.
In questo entra in gioco il concetto di convergenza condizionata. Lintuizio-
ne `e che la convergenza fra i livelli di reddito si ha a meno di fattori che
limitano/aumentano le capacit`a di crescita di un paese (vedi Barro e Sala-i-
Martin (1999) ). Il problema `e la denizione di questi fattori, che dovrebbero
avere tipicamente carattere extra-economico. Questultimo punto `e cruciale,
diversamente mi rimarebbe sempre da spiegare dal punto di vista economico
perch`e tali fattori sono diversi da paese a paese. Ad esempio, se io aermo
che esiste convergenza condizionata fra i paesi occidentali e i paesi africani,
dopo aver controllato per il livello di fertilit`a e del tasso di investimento, di
fatto dico qualcosa di banale, dato che entrambi i fattori sappiamo inuenza-
no profondamente il tasso di crescita di un paese e a loro volta dipendono da
altri fattori sociali/economici. Lapproccio portato avanti in Quah (1993),
dove laccento `e sul dinamica della distribuzione del reddito pro-capite, pu`o
fornire utili informazioni sulle dinamiche di covergenza/divergenza dei paesi.
I capitoli che seguono danno conto della spiegazione che la teoria eco-
nomica ha sviluppato per alcuni dei fatti che abbiamo appena riportato;
inoltre, lambizione `e di fornire unadeguata struttura teorica che faccia da
guida a sucessive analisi empiriche. Lavvertenza doverosa `e che alcune delle
domande che ci siamo appena posti non hanno una risposta univoca.
18 CAPITOLO 2. I DATI DELLA CRESCITA
Capitolo 3
La teoria classica della crescita
Lo scopo principale degli autori classici `e la spiegazione delle cause e delle
conseguenze della ricchezza di una nazione. In quanto segue ripercorriamo
a grandi linee le teorie dei tre pi` u importanti autori classici, Adam Smith,
Thomas Robert Malthus e David Ricardo, con una particolare attenzione
a questultimo. Forniremo anche brevi cenni ai contributi di Karl Marx e
Joseph Schumpeter. Mancano a questo elenco, per ragioni di spazio, due
economisti, David Hume e Alfred Marshall e tutta la scuola mercantilista,
per la cui analisi si rimanda a Rostow (1990) e Eltis (2000).
3.1 Uno sguardo dinsieme
Nellarontare gli autori classici bisogna premettere che essi misurano la cre-
scita di un paese tramite il livello del suo reddito assoluto e non del suo
reddito pro-capite. Inoltre la crescita del reddito non `e sempre vista come
un fenomeno positivo per quel che riguarda il benessere dei cittadini. Il be-
nessere di un contadino, a parit`a di reddito di un lavoratore dellindustria,
`e per gli autori classici superiore, proprio per gli inconvenienti che lavorare
in unindustria comporta. Inoltre lo status sociale, oltre il reddito, era te-
nuto in gran conto, cos` che tra avere un maggior incremento di ricchezza
derivante da uninvestimento commerciale ad un pi` u limitato guadagno de-
rivante da una rendita agricola, la preferenza era senzaltro da attribuire a
questultimo.
1
Tuttavia ci`o non impedisce a questi autori unanalisi del profondo cam-
biamento che sta attraversando leconomia nel periodo in cui scrivono (-
1
Vi `e anche da ricordare che in alcuni paesi il possesso di terreno agricolo era una
condizione per poter svolgere politica attiva.
19
20 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
ne del 1700, inizio 1800, quando la Rivoluzione Industriale era in pieno
svolgimento).
Eltis (2000) individua cinque proposizioni fondamentali alla base delle
teorie classiche:
1. Leconomia raggiunge il massimo dellecienza quando tutti i mercati
sono liberi e i diritti di propriet`a sono garantiti;
2. La popolazione si adegua di modo da rendere il livello del salario reale
pari al minimo suciente per sopravvivere (legge Malthusiana della
popolazione);
3. Alcune attivit`a economiche sono capaci di generare un surplus, mentre
altre (tipicamente sono quelle statali) sono improduttive;
4. La crescita di un paese dipende dal surplus totale e dalla quota di
surplus investita (saggio di risparmio) e
5. la competizione eguaglia i prezzi al costo di lungo periodo di produzio-
ne.
E vero che queste cinque proposizioni siano condivise da tutti gli autori
classici?
Smith e Ricardo sicuramente avrebbero sottoscritto la Proposizione 1,
mentre Malthus no. La polemica sulle Corn Laws con Ricardo riguardava
proprio gli eetti dellapertura al commercio internazionale del mercato del
grano, ossia se il libero commercio porta sempre beneci ad uneconomia. An-
che per Marx la competizione porta alla massima ecienza, anche se questa
implica una distribuzione del reddito che `e socialmente inaccettabile.
Riguardo al punto 2 sia Smith, ma soprattutto Ricardo, ammettono che i
salari reali siano anche nel lungo periodo superiori a quelli di sussistenza. E
questo `e presente in parte anche nelle ultime opere di Malthus. Marx accetta
sostanzialmente invece la legge malthusiana della popolazione.
Lindividuazione dei settori che possono generare surplus distingue netta-
mente Smith dai suoi predecessori, che tipicamente individuavano nella sola
agricoltura il settore in grado di produrne (ad esempio si veda Quesnay).
Smith individua anche i settori di commercio e dellindustria come possibili
fonti di surplus e Ricardo segue Smith, evidenziando anzi la forza propulsiva
del settore industriale rispetto al settore agricolo. Al contrario Malthus ri-
tiene lagricoltura ancora il settore preminente nella produzione del surplus,
anche se non esclude che lindustria ed il commercio ne producano. Marx,
invece, ritiene solo lagricoltura e lindustria i settori che possono produrre
3.2. I MERCANTILISTI 21
surplus; questo potrebbe aver causato una generale negligenza del settore
distributivo nei paesi ad economia pianicata.
Le motivazioni del risparmio, e soprattutto i suoi eetti, non sono con-
divisi da tutti gli autori. Mentre per Smith e Ricardo il risparmio produce
sempre accumulazione e crescita, per Malthus, poi ripreso da Keynes, la cre-
scita di un paese potrebbe essere minore se il risparmio `e troppo elevato,
poich`e generando una minor domanda aggregata porta a un diminuzione dei
protti e quindi disincentiva gli investimenti. Anche Marx, invece, vede nel-
laccumulazione del capitale la fonte principale della crescita di uneconomia,
anche se prevede che questo processo conduca inevitabilmente ad una crisi
nel lungo periodo (la legge della caduta tendenziale del saggio di protto).
Daltronde, tutti gli economisti classici prevedono che lequilibrio di lungo
periodo di uneconomia sia caratterizzato da una stabilit` a nel reddito pro-
capite. Nel lungo periodo leconomia arriva ad uno stato stazionario, dove il
livello di benessere dei cittadini `e costante (oggi diremo stagnante).
In ultimo a tutti gli economisti classici era comune lidea che fossero i
protti a generare la crescita di uneconomia. Il progresso tecnico tende ad
aumentare i protti, cos` come i rendimenti decrescenti nel settore agricolo
tendono a diminuirli; nel lungo periodo la crescita si arresta perch`e il saggio
di protto tende a diminuire. Tuttavia, diversi sono i motivi per cui tale feno-
meno dovrebbe accadere, cos` come diversi sono gli scenari che caratterizzano
questo equilibrio di lungo periodo. Ad esempio, per Marx questo stato non
sarebbe un equilibrio, ma una situazione immediatamente precedente alla
rivoluzione delle masse lavoratrici.
3.2 I mercantilisti
Nel corso non trattiamo attualmente la teoria economica della crescita ela-
borata dai mercantilisti, anche se `e proprio a questi che dobbiamo la pri-
ma analisi sistematica e quantitativa del sistema economico. Per chi fosse
interessato si rimanda a Eltis (2000).
3.3 Hume
David Hume ha in vari scritti mostrato una notevole conoscenza dei fenomeni
economici che sottostanno al processo di crescita di un paese. Alcune di
queste idee sono state successivamente elaborate nellopera di Smith (1976).
Per unanalisi pi` u approfondita dei contributi di Hume alla teoria economica
22 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
si pu`o vedere la raccolta dei suoi scritti editi in Hume (1955) e lanalisi che
ne fa Rostow (1990).
3.4 Smith
Nella Ricchezza delle Nazioni (The Wealth of Nations) Smith delinea un
processo di sviluppo in cui la divisione del lavoro e lestensione del mercato
interagiscono per generare una continua crescita delleconomia.
Un primo punto da evidenziare `e che per Smith lo sviluppo ha un limite,
il quale si raggiunge quando tutte le possibili fonti di crescita sono sfruttate.
In questo egli `e profondamente diverso dalle moderne teorie della crescita,
dove anche nel lungo periodo vi `e una crescita continua. Inoltre, ai ni della
crescita di un paese, il settore agricolo `e considerato come il pi` u rilevante,
anche se egli includeva lindustria come una possibile fonte di surplus. E nel
settore agricolo, infatti, che Smith individua gli incrementi di produttivit` a,
essenziali allavvio del processo di sviluppo (vedi Book III in Smith (1976)).
Quali sono gli ingredienti fondamentali della teoria della crescita di Smith:
1. la divisione del lavoro;
2. lestensione del mercato e
3. limportanza delle istituzioni.
Nel seguito analizzeremo in dettaglio questi tre fattori.
3.4.1 Divisione del lavoro
Nella divisione del lavoro Smith comprendeva tutti i processi che tendono
ad adare ad un lavoratore mansioni sempre pi` u speciche. In altre parole,
per Smith il lavoratore, trovandosi sempre pi` u specializzato in una fase del
processo produttivo, incrementava la sua produttivit`a.
Egli attribuisce questi ultimi a vari fattori; ad esempio al minor tempo
che un lavoratore impiega per passare da una mansione allaltra. Tra questi
il pi` u importante `e la creazione di macchine sempre pi` u adatte al compito
che svolge e al saperle meglio utilizzare mano a mano che la produzione
incrementa. Kenneth Arrow, in un famoso articolo del 1962, parla a questo
proposito di learning by doing (vedi Arrow (1962)).
Tuttavia questo processo di divisione del lavoro non pu`o applicarsi a tutti i
settori delleconomia. Lagricoltura si presta meno a tale divisione del lavoro
e quindi pu`o essere di minor aiuto alla crescita di un paese. Allopposto
3.4. SMITH 23
lindustria pu`o beneciare di questa forma di rendimenti crescenti e quindi
per lo sviluppo di un paese diventa fondamentale la crescita di tale settore.
A questo riguardo unadeguata composizione della spesa degli individui
pu`o incentivare lo sviluppo dellindustria e quindi sfruttare la divisione del
lavoro.
3.4.2 Estensione del mercato
Lestensione del mercato `e il limite alla divisione del lavoro. Preso per assunto
che sia lindustria a poter maggiormente godere di tale processo, la domanda
di beni manifatturieri `e essenziale nello stabilire le aspettative di protto e
quindi gli incentivi ad accumulare capitale nella produzione. La posizione di
Smith a favore del libero mercato `e quindi dettata dalla considerazione che
la crescita di un paese `e prodotta dalla divisione del lavoro e questa `e tanto
pi` u possibile quanto `e pi` u esteso il mercato delle imprese.
Smith ritiene che le risorse da destinare allaccumulazione di capitale di-
pendano inversamente dalla quota di lavoratori impiegati in mansioni im-
produttive, tipicamente i lavoratori addetti alla cura del sovrano (quelli che
adesso chiameremo lavoratori statali). Infatti, questultimi, essendo per de-
nizione impiegati in lavori che non producono nulla o non tanto quanto
necessario al loro sostentamento, diminuiscono il surplus globale e quindi
riducono le risorse destinate allaccumulazione. In questa prospettiva un
maggior saggio di risparmio signica una maggior accumulazione di capitale
e quindi una maggiore crescita.
Tuttavia non bisogna dimenticare che per Smith anche la certezza dei
diritti di propriet`a `e fondamentale nello spingere gli individui ad investire.
In tal senso i lavoratori improduttivi che amministrano la giustizia, o i soldati
che difendono lo Stato, non provocano solo una diminuzione del surplus da
destinare allinvestimento, ma incentivano gli agenti ad investire, data la
maggior sicurezza di poter ottenerne i frutti.
3.4.3 Limportanza delle istituzioni
Smith evidenzia limportanza delle istituzioni al momento dellanalisi delle
motivazioni del risparmio. Le istituzione che garantiscono in maggior misura
i diritti di propriet`a forniscono maggiori incentivi al risparmio proprio per
la sicurezza di poter goder dei frutti dei propri sacrici. Allo stesso modo
diritti di propriet`a pi` u sicuri spingono i possessori terrieri a migliorare i propri
possedimenti.
Sempre in questottica il protezionismo accordato ad alcune industrie im-
pedisce al capitale di uire a produzioni pi` u ecienti e quindi rallenta la
24 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
crescita. Da qui la conclusione che il libero mercato `e come una mano invisi-
bile che alloca nel modo pi` u eciente le risorse per laccumulazione. Questa
conclusione `e alla base della moderna teoria del libero mercato. In tale pro-
spettiva si pu`o inquadrare il contributo di Sokolo and Engerman (2000),
che evidenziano come una grande diseguaglianza iniziale, spinga i detentori
delle maggiori ricchezze a modellare le istituzioni a difesa dei loro privilegi.
Questo ha come eetto una diminuzione della crescita complessiva.
Due fra le variabili rilevanti nello sviluppo di uneconomia sono i salari
ed i protti. Che cosa succede ai salari durante lo sviluppo?
Al riguardo Smith sembra sostenere che in uneconomia stazionaria anche
i salari siano stazionari, mentre laccumulazione di capitale porta ad un incre-
mento dei salari. Se cos` fosse allora le economie con maggiore accumulazione
dovrebbero mostrare anche un pi` u alto livello dei salari. Inoltre, per Smith il
salario era sso in termini di beni base, tipicamente beni di sussistenza rica-
vati dalla terra; questo signicava che il salario reale poteva essere soggetto
ad aumenti se i prezzi dei beni manufatti diminuivano. Questo distingue
Smith da altri autori classici, che credevano nella legge ferrea dei salari (iron
law of wage), ossia che i salari siano sempre ssati al livello di sussistenza (o
naturale).
Riguardo ai protti Smith sostiene che se il capitale si accumula i pro-
tti sono destinati a scendere, anche se nuove possibilit`a di investimen-
to possono sempre provocare un rialzo. La variabile chiave `e il rapporto
prodotto/capitale, in cui entra lestensione del mercato.
Inne, la crescita `e destinata a fermarsi nel momento in cui leconomia
ha sfruttato appieno gli incrementi di produttivit`a generati dalla divisione
del lavoro.
3.5 Malthus
3.5.1 Principio di popolazione
Essay on Population (1798) contiene il pi` u famoso contributo di Malthus
alla teoria economia. In esso lautore analizza la tendenza della popolazione
a reagire a variazioni nelloutput, cos` da mantenere il salario invariato e a
generare una stagnazione di lungo periodo.
I capisaldi della teoria sono essenzialmente tre:
1. i rendimenti decrescenti nel settore agricolo, per cui al massimo la
produzione agricola cresce proporzionalmente al numero di lavoratori
impiegati;
3.5. MALTHUS 25
2. la propensione dei lavoratori ad impiegare le risorse eccedenti quel-
le necessarie al loro sostentamento allincremento della propria fami-
glia; inoltre, losservazione che la popolazione cresce secondo una legge
geometrica.
3. il salario dipende negativamente dalla quantit`a di lavoratori impiegati
nellagricoltura, a causa della produttivit`a decrescente delle terre via
via impiegate.
Malthus sosteneva che qualsiasi aumento del salario superiore al livello di
sostentamento porta lindividuo ad incrementare la propria famiglia. Que-
sto avrebbe generato una domanda aggiuntiva al settore agricolo, che stante
i rendimenti crescenti nellagricoltura avrebbero determinato unincremento
della forza lavoro impiegata, una caduta del salario sotto il livello di sussisten-
za, una diminuzione della popolazione, una diminuzione della forza agricola
in agricoltura, un aumento del salario, etc.. Non c`e quindi alcuna speranza
per i lavoratori di aumentare il proprio tenore di vita nel lungo periodo e lo
stato di degrado dei salariati `e destinato a durare per sempre. Potremo sin-
tetizzare la legge che regola il tasso di crescita della popolazione nel seguente
modo:

N
N
=
_
w w

_
, (3.1)
dove

N/N `e il tasso di crescita della popolazione, (.) una funzione crescen-
te, dove (0) = 0, w il salario di mercato e w

`e il salario di sostentamento
(o salario naturale). I due termini che noi usiamo in maniera intercambia-
bile, in eetti, sottendono due concetti diversi (torneremo su questo punto
quando discuteremo il contributo di Ricardo). E immediato che lequilibrio
di lungo periodo prevede un salario pari al salario di sussistenza. Questa `e
la cosiddetta legge ferrea dei salari, la quale aerma che nel lungo periodo il
livello dei salari sar`a pari a quello di sussistenza.
Malthus analizza tutti i fattori che possono prevenire questo stato ed
elenca alcuni rimedi preventivi (abbiamo visto che per Malthus esiste un
meccanismo che riporta la popolazione in equilibrio). Tra questi possiamo
ricordare la possibilit`a che i lavoratori destinino gli incrementi di salario al-
lacquisto di beni manufatti e non ad aumentare la propria prole. Nelle
successive edizione dellEssay (lultima versione `e del 1832), Malthus con-
sidera in maggior dettaglio tale possibilit`a, anche sulla base dellevidenza
empirica inglese dellepoca. I lavoratori inglesi infatti erano i meglio pagati
e destinavano al consumo di beni manufatti una rilevante e crescente quota
del loro reddito.
26 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
Tale via si `e rivelata storicamente quella di maggior impatto e capa-
ce di spezzare, almeno nei paesi attualmente sviluppati, la trappola del
sottosviluppo legata ad uneccessiva fertilit`a della popolazione.
Per inciso notiamo che esiste una letteratura corrente che discute le scelte
familiari ed, in particolare, lavere gli, come un metodo di trasferimento di
potere dacquisto nel tempo quando i mercati dei capitali sono inecienti o
sono assenti (vedi Becker et al. (1990)). Sono evidenti le diverse implica-
zioni di politica economica quando confrontiamo questultima con la teoria
malthusiana della popolazione.
3.5.2 Insucienza di domanda
Un altro importante contributo di Malthus, come ha evidenziato Keynes
cento anni dopo ( Keynes (1954)), `e aver colto limportanza della domanda
nel determinare il livello del reddito di un paese. In sostanza la crescita
di un paese `e guidata per Malthus dallaccumulazione di capitale, ma al
contrario di Smith, nulla assicura che loerta di un prodotto possa essere
sempre assorbita, ossia Malthus non accetta la legge di Say. In particolare
la domanda di beni manufatti, inuenzando le prospettive di protto dei
capitalisti, inuisce sulla crescita di un paese modicando gli incentivi ad
accumulare. Senza addentrarci oltre in questa discussione, rimane aperta la
questione se la domanda eettiva possa essere rilevante anche nel determinare
lo sviluppo di lungo periodo oltre che nel breve (vedi Solow (2001) e Fiaschi
e Signorino (2001)).
3.6 Ricardo
Ricardo `e stato lautore classico che ha fornito il modello pi` u analitico della
crescita economica di un paese. I suoi Principles of Political Economy del
1819 furono un successo immediato ed il suo modo punto di vista sulla crescita
di una paese ha inuenzato per molto tempo gli economisti.
Ricardo considera uneconomia composta da tre classi, i lavoratori, i pro-
prietari terrieri e i capitalisti. Da questi ultimi vengono i ussi principali
di investimento e quindi le possibilit`a di crescita di un paese; il reddito che
auisce ai proprietari terrieri, invece, viene interamente consumato; inne,
il salario `e ssato al livello di sussistenza e quindi dai lavoratori non pu`o
venire nessuna risorse per laccumulazione. In agricoltura vi sono rendimenti
decrescenti dovuti alla diversa fertilit`a della terra.
In questeconomia senza progresso tecnico laumento del prodotto si ha
con unaumento della forza lavoro occupata e delle terre coltivate; questo
3.6. RICARDO 27
porta ad una diminuzione dei protti ed ad unaumento delle rendite a causa
dei rendimenti decrescenti della terra. Mano a mano che leconomia cre-
sce i protti totali continuano a diminuire, mentre la rendita aumenta. Le
risorse destinate allinvestimento sono quindi sempre minori, no al punto
che i protti si annullano (o arrivano ad un livello insuciente a garanti-
re il rendimento minimo richiesto dallimprenditore per sopportare il rischio
dinvestimento).
Di seguito seguiamo Casarosa (1982) nel formulare un semplice modello
ricardiano, che soddis le ipotesi appena presentate.
3.6.1 Il modello ricardiano
Ricardo considera uneconomia in cui esistono tre tipi di agenti: i redditieri
(rentiers), ossia i proprietari terrieri, i capitalisti, ossia chi impiega il proprio
patrimonio nella produzione e organizza lattivit`a produttiva e i lavoratori,
che prestano i propri servizi lavorativi ai capitalisti. I redditieri ricevono
una rendita come remunerazione dellatto della terra, i capitalisti i protti,
mentre i lavoratori il salario.
Indicando con X la produzione complessiva in termini del bene prodotto,
avremo che:
X = W +P +S, (3.2)
dove W `e il monte salario, P il livello aggregato dei protti e S la rendita.
Supponiamo che la produzione avvenga secondo coecienti ssi e che il ca-
pitale sia rappresentato dal salario anticipato che i capitalisti pagano ai lavo-
ratori impiegati nel processo produttivo, ossia esista solo capitale circolante.
Avremo cos` che la produzione sar`a data:
X = F (N) , (3.3)
dove F (0) = 0, F

> 0 e F

< 0. Queste propriet`a della funzione di


produzione derivano dallidea di Ricardo, mutuata da Malthus, che le diverse
terre avessero fertilit`a dierente e che le pi` u fertili fossero impiegate per
prime nel processo produttivo. In particolare, la rendita era determinata
dalla fertilit`a della terra marginale, ossia:
S = F (N) NF

(N) , (3.4)
dove F

(N) `e la fertilit`a della terra marginale (ossia il suo prodotto mar-


ginale), N `e il numero delle terre impiegate. Abbiamo cos` che la rendita
aumenta allaumentare di N e quindi della produzione.
28 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
Come abbiamo gi`a detto il capitale `e interamente capitale circolante, cos`
deve valere che:
W = wN = K, (3.5)
dove w `e il salario di mercato. In altre parole N rappresenta loerta di
lavoro, mentre K la domanda di lavoro espressa in termini monetari. Allora
w si aggiusta per rendere la domanda uguale alloerta. In questo ambito
non pu`o esistere disoccupazione.
Inne, il saggio di protto `e denito come:
r =
P
K
. (3.6)
Dalle (3.2)-(3.6) `e facile ricavare che:
w(1 +r) = F

(N) , (3.7)
che stabilisce in ogni periodo la relazione fra il saggio di salario di mercato, il
tasso di protto e loccupazione. In altri termini la (3.7) stabilisce il legame
fra le variabili distributive
Quello che rimane da specicare sono le equazioni che governano la dina-
mica delleconomia, in particolare la dinamica della popolazione e del capita-
le. Riguardo alla popolazione Ricardo segue la legge ferrea dei salari; quindi
possiamo assumere che:
g
N
=

N
N
=
_
w w

_
, (3.8)
dove ricordiamo che w

`e il salario naturale e (0) = 0 e

(.) > 0. Per il


capitale Ricardo sostiene che si avr`a accumulazione no a quando il saggio
di protto sia superiore ad un saggio di protto minimo, che indichiamo con
r

. Diversamente, gli imprenditori adegueranno il proprio stock di capitale


di modo da rendere il rendimento del capitale pari almeno a quello minimo
(ricordiamo che tutto il capitale `e capitale circolante). Quindi noi assumiamo
che:
g
K
=

K
K
= (r r

) se r > r

; (3.9)
K = NF

(N) / (1 +r

) altrimenti, (3.10)
dove (0) = 0 e

(.) > 0.
Questo completa la descrizione del modello teorico.
3.6. RICARDO 29
3.6.2 Analisi del modello
La prima domanda che ci poniamo `e se esiste un equilibrio e che propriet` a
abbia. Dalle (3.7), (3.8) e (3.9) abbiamo che
_
w
E
, r
E
, N
E
, K
E
_
= (w

, r

, N

, w

) , (3.11)
dove N

risolve w

(1 +r

) = F

(N

), `e unequilibrio poich`e il lavoro, il capi-


tale, il tasso di protto, il saggio di salario sono tali per cui non esistono forze
che tendano a modicarli. Abbiamo individuato il cosiddetto stato staziona-
rio della nostra economia. Il saggio di protto `e tale per cui i capitalisti non
hanno incentivi ad ulteriori investimenti e il salario `e al livello naturale, cos`
che la forza lavoro tende a rimanere costante. Notiamo che la forza lavoro,
dato r

, sar`a tanto maggiore quanto minore `e w

.
Stabilita lesistenza di un equilibrio ci possiamo domandare se leconomia
converge ad esso e, nel caso, che propriet`a ha il sentiero di convergenza.
Per questo analisi `e conveniente ridurre la dinamica del modello nello spazio
(w, N). Calcoliamo allora tramite la (3.5) il tasso di crescita del salario:
2
g
w
=
w
w
= g
K
g
N
,
ossia:
g
w
= (r r

)
_
w w

_
.
Sfruttando la (3.7) otteniamo che:
g
w
=
_
F

(N)
w
1 r

_
w w

_
, (3.12)
che unita alla (3.8) e alle condizioni iniziali sul salario di mercato w
0
(pari a
K
0
/N
0
) e alla popolazione iniziale N
0
completa la descrizione della dinamica
delleconomia.
Osserviamo, inne, che il vincolo sul livello del saggio di protto, ossia
r r

fa si che la parte di piano dove `e denita la dinamica deve essere tale


per cui w F

(N) / (1 +r

) (vedi (3.7)).
Nella Figura 3.1 riportiamo il diagramma di fase del modello:
3
2
Ricordiamo che per calcolare il tasso di crescita di un rapporto y/x si pu`o operare nel
seguente modo
d
y
x
/dt
y/x
=
d log y/x
dt
=
d log y
dt

d log x
dt
=
y
y

x
x
.
3
Per unintroduzione allanalisi dei sistemi dinamici tramite diagramma di fase si veda
Gandolfo (1997).
30 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
6
-
w
N
g
N
= 0
g
w
= 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
N

E
w

I
III

`
II

w = F

(N)/(1 +r

.
.
.
.
.
.
.
N
0
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
w
0
A
C
D
F
G
Figura 3.1: Il modello ricardiano di crescita
Nella Figura 3.1 abbiamo tracciato i luoghi geometrici dove g
w
= 0 (curva
CD), g
N
= 0 (retta parallela alle x) e w = F

(N) / (1 +r

) (curva FG), che


delimita lo spazio delle traiettorie ammissibili.
Abbiamo, inoltre, individuato tre diverse regioni, ognuna caratterizzata
da diverse dinamiche del tasso di crescita della popolazione e dei salari. Nella
regione I i salari sono in aumento e la popolazione in diminuzione, nella
regione II i salari sono sempre in aumento, e anche la popolazione. Inne
nella regione III i salari sono in diminuzione, mentre l popolazione continua
ad aumentare. La dinamica complessiva mostra una convergenza globale
verso il punto E; infatti una volta che una traiettoria entra nella regione III
questa non viene pi` u abbandonata.
Notiamo come sia possibile osservare una dinamica non lineare nella tran-
sizione allo stato stazionario. Ad esempio partendo dal punto A la convergen-
za al punto E richiede di passare da tutte e tre le regioni: osserviamo prima
un aumento dei salari, a cui fa poi seguito una diminuzione (quando si passa
dalla regione II alla regione III), mentre la popolazione prima diminuisce e
poi aumenta (passando dalla regione I alla regione II).
E possibile svolgere unanalisi di stabilit`a locale del punto E per vericare
3.6. RICARDO 31
le conclusioni appena raggiunte gracamente almeno nellintorno del punto
E. La seguente Proposizione riporta i risultati:
4
Proposizione 3.1 Lequilibrio E `e un punto stabile. Condizione suciente
anch`e sia un nodo stabile `e che
F

(N

)N

(N

)

1
2
.
Prova. La prova della Proposizione si ottiene linearizzando il sistema
intorno al punto E e considerando gli autovalori della seguente matrice del
sistema linearizzato:
_

_

(0)F

(N

)
w

(0)
_

(0) F

(N

)
N

(0)
w

0
_
dove

(0) `e la derivata di (.) rispetto a r valutata in r = r

(0) la
derivata di (.) rispetto a w valutata in w = w

. I due autovalori della


matrice risolvono la seguente equazione:

2
+
_

(0) F

(N

)
w

(0)
_

N

(0)

(0) F

(N

)
w

= 0.
Poich`e tutti i coecienti sono positivi entrambe le radici sono negative o
hanno la parte reale negativa. Ci`o signica che il punto E `e stabile. Inoltre
il determinante `e dato da:
=
_

(0) F

(N

)
w

(0)
_
2
+
4N

(0)

(0) F

(N

)
w

,
che sar`a sempre maggiore di zero se
F

(N

)N

(N

)

1
2
(condizione suciente).
In questo caso E sar`a un nodo stabile. Nel caso in cui invece < 0 allora
avremo un fuoco stabile.CVD
Il modello di crescita appena esposto giustica la posizione contraria di
Ricardo sulle Corn Laws, che imponevano dei dazi allimportazione di gra-
no e quindi la sua posizione a favore del libero commercio. Lapertura al
commercio internazionale, diminuendo il prezzo del grano, implica una dimi-
nuzione delle rendite ed un aumento dei protti. Questo sposta le curve FG
e CD verso destra. Cos` nello stato stazionario E aumenta sia il prodotto
che loccupazione.
4
Per introduzione alle propriet` a di un sistema dinamico in due dimensioni si veda
Gandolfo (1997).
32 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
Approfondimento 3.1 Cosa succede al modello di Ricardo se aumenta il
progresso tecnico? (Suggerimento: un aumento della produttivit`a fa traslare
le curve CD e FG).
5
Approfondimento 3.2 Nel modello abbiamo assunto che i salari di mer-
cato si aggiustino istantaneamente alle dierenze fra salario di oerta e di
domanda. Cosa pu` o succedere al sistema se ci` o non `e pi` u vero? Si consideri
ad esempio il caso in cui:
w
w
=
_
K/w N
N
_
,
dove (0) = 0 e

(.) > 0. Il salario quindi risponde alle dierenza fra do-


manda ed oerta, ma non tanto da mandare sempre in equilibrio il mercato
(Suggerimento: ripetere lanalisi sostituendo lequazione (3.12) con lequa-
zione sopra).
Approfondimento 3.3 Ricardo era ben conscio che la denizione di salario
naturale o di sussistenza fosse non immutabile nel tempo (vedi Fiaschi e
Signorino (2004)) e che alti salari di mercato possano spingere gli individui a
rivedere le proprie aspettative di salario, cos` aumentando il salario naturale.
Cosa succederebbe alla dinamica del modello se anche il salario naturale si
modicasse nel seguente modo:
w

=
_
w w

_
,
dove (0) = 0 e

(.) > 0 (Suggerimento: si veda lanalisi svolta in Fiaschi


e Signorino (2004)).
3.7 Marx
Nonostante lenorme mole di studi su Marx e la sua rilevanza nella teoria
economica, noi tratteremo solo di sfuggita il pensiero di Marx. Karl Marx,
che includiamo un p`o forzatamente negli economisti classici, attribuisce al
fattore tecnologico il ruolo centrale nel processo di crescita di un paese. Egli
vede il progresso tecnologico come il risultato di una continua lotta fra le
imprese che utilizzano le innovazioni come strumento di concorrenza. Egli
5
Occorre ricordare che Ricardo non riteneva che il progresso tecnico nel lungo periodo
potesse compensare i rendimenti decrescenti in agricoltura e quindi la stagnazione era la
condizione a cui il sistema tendeva naturalmente. Questo non esclude che si abbia nel
breve, e nel medio, periodo una crescita delleconomia.
3.8. MARSHALL 33
sostiene, tuttavia, che nel lungo periodo in uneconomia di tipo capitalisti-
co, linevitabile formazione di grandi monopoli fa venire meno gli incentivi
per migliorare le tecniche di produzione. Leconomia `e quindi destinata a
sperimentare crisi sempre pi` u profonde, con una continua caduta del saggio
di protto. La sviluppo del sistema di produzione capitalistico `e quindi un
fenomeno momentaneo, destinato a sfociare in una grande crisi.
Tra i suoi importanti contributi, quello che forse pi` u rileva ai nostri -
ni `e lattenzione al progresso tecnico come aspetto centrale nella crescita di
un paese. Come detto tale progresso tecnico non `e visto come un fenomeno
esogeno al campo economico, ma anzi come strumento usato dai grandi ca-
pitalisti per competere fra loro per conquistare la maggior quota di mercato.
La concorrenza era quindi per Marx, pi` u che una rappresentazione statica di
un numero molto elevato di imprese in un mercato molto ampio, una rap-
presentazione dinamica dove poche imprese oligopolistiche competono per la
conquista del mercato. Questo modo di vedere la concorrenza ed la sua rile-
vanza nello spiegare la crescita di un paese `e stato ulteriormente sviluppato
da Joseph Schumpeter.
3.8 Marshall
Marshall ha fornito importanti contributi alla teoria della crescita, che per
motivi di spazio non trattiamo qui. Per chi fosse interessato si rimanda
a Rostow (1990).
3.9 Schumpeter: un tardo-classico?
Schumpeter descrive nel suo libro Teoria dello Sviluppo Economico del 1912
come il progresso tecnologico sia il fulcro della crescita di un paese. Egli
distingue, tuttavia, le scoperte scientiche, non guidate da motivi economici,
dalle innovazioni, ossia le applicazioni di queste scoperte al mondo produttivo
(vedi Schumpeter (1977)). La gura dellimprenditore che cerca, mediante
lattivit` a innovativa, di sconggere i concorrenti `e laspetto cruciale della teo-
ria schumpeteriana della crescita. Limprenditore innovatore gode, nel lasso
di tempo che intercorre tra la propria innovazione e quella successiva, dei pro-
tti derivanti dalla sua posizione monopolistica sul mercato; tuttavia questi
protti rappresentano anche lo stimolo per altri imprenditori ad innovare e a
distruggere quindi il suo potere di monopolio. La crescita `e il risultato della
continua introduzione di innovazioni, da cui lespressione distruzione creatri-
ce per descrivere questo tipo di processo. La formulazione rigorosa di questo
34 CAPITOLO 3. LA TEORIA CLASSICA DELLA CRESCITA
modello si avr`a solo dopo la met`a degli anni 80 allinterno del lone di let-
teratura che prende il nome di teoria della crescita endogena. La distinzione
fra crescita e ciclo diventa quindi impossibile, essendo la crescita niente altro
che la somma di continue onde generate dalle continue innovazioni. Tor-
neremo su questi punti in un prossimo capitolo. Non `e inne da dimenticare
un altro importante contributo di questo autore, Socialismo, Capitalismo e
Democrazia del 1942, che evidenzia limportanza dei fattori istituzionali nel
processo di crescita di un paese.
Capitolo 4
La teoria keynesiana della
crescita
La teoria keynesiana della crescita estende allambiente dinamico le intui-
zioni di Keynes riguardo al ruolo della domanda eettiva. In un contesto
intertemporale gli investimenti rivestono un duplice ruolo: (i) da un lato
questi, tramite il moltiplicatore, incrementano la domanda aggregata del pe-
riodo corrente; e (ii) da un altro lato incrementano il potenziale delleconomia
tramite laccumulazione dello stock di capitale.
In primis esponiamo il modello di Domar, in cui si individuano le condi-
zioni sotto le quali in ogni periodo vi `e lequilibrio fra domanda ed oerta
di beni e la piena occupazione di tutti i fattori produttivi, ossia capitale e
lavoro (vedi Domar (1946)). In questo equilibrio le variabili aggregate, co-
me livello del reddito, consumo, investimenti, etc. crescono tutte allo stesso
tasso, il quale dipende positivamente dal livello della tecnologia e dal saggio
di risparmio. Tuttavia, Domar non provvede nessun meccanismo tramite cui
leconomia possa raggiungere tale equilibrio.
Il modello di Harrod condivide limpostazione del modello di Domar, con
laggiunta di una teoria degli investimenti basata su ipotesi pi` u genuinamente
keynesiane (vedi Harrod (1948)). Gli agenti investono in relazione alle loro
aspettative sullo stato della domanda futura. Lequilibrio dove domanda ed
oerta di beni si eguagliano e i fattori sono pienamente occupati appare come
uno stato altamente instabile; minime perturbazioni che spostino leconomia
dallo stato di equilibrio sono destinate ad amplicarsi nel tempo. In que-
stottica Harrod giustica gli interventi a ni di stabilizzazione che lo Stato
pu`o intraprendere tramite la spesa pubblica.
Lesposizione dei modelli seguir`a da vicino quella presente in Pacini (1997).
35
36 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
4.1 Il modello di Domar
Supponiamo di operare in uneconomia in cui valga la seguente funzione di
produzione `a la Leontief:
Y = Amin (K, L) , (4.1)
dove Y `e loutput, K `e il capitale, L il lavoro e A un parametro di produt-
tivit`a. La scelta di tale funzione di produzione `e dovuta essenzialmente alla
facilit` a con cui si pu` o trattare; infatti, la (4.1) implica che i fattori siano
impiegati in proporzione fra loro ssa e pari ad 1.
Lipotesi di perfetta complementariet`a dei fattori pu`o essere giusticata
in diverse maniere; la pi` u intuitiva, ricordando la teoria della combinazione
ottima dei fattori, `e quella di supporre lesistenza di un numero limitato di
tecniche di produzione e che il passaggio da una tecnica allaltra richieda una
notevole variazione del prezzo relativo dei fattori. Cos`, in un ampio intervallo
dei prezzi, la tecnica produttiva utilizzata sar`a sempre la stessa. Tuttavia,
osserviamo che in una prospettiva di lungo periodo persistenti dierenze fra
la domanda ed oerta di fattori possono ragionevolmente portare a variazioni
sostanziali nei prezzi relativi. Torneremo su questi aspetti pi` u avanti. Vale
la pena di ricordare che Solow nel presentare il suo modello nel 1956, che `e il
modello standard di crescita nella teoria neoclassica, si proponeva proprio di
esplorare le implicazioni di una tecnologia che ammettesse sostituibilit`a nei
fattori.
4.1.1 Economia con nessuna limitazione nelloerta di
lavoro
In primis supponiamo che nelleconomia il fattore L sia sempre in eccesso di
oerta, ossia L > K. La funzione di produzione diventa:
Y = AK, (4.2)
ossia il livello dello stock di capitale `e lunico rilevante nello stabilire il livello
di output.
Assumiamo che il consumo segua le usuali ipotesi keynesiane, ponendo
pari a zero il consumo autonomo per semplicit`a, ossia
C = cY,
dove c `e la propensione al consumo, assunta costante.
4.1. IL MODELLO DI DOMAR 37
In un modello senza stato avremo che il reddito sar`a impiegato nel con-
sumo e nel risparmio, ossia
Y = C +S,
da cui
S = sY, (4.3)
dove s = 1 c.
La domanda aggregata in questa economia sar`a data da:
D = C +I.
Data la consueta condizione di equilibrio Y = D, avremo:
S = I. (4.4)
Fino a qui abbiamo descritto il modello standard keynesiano senza Stato.
La novit`a `e nella considerazione che linvestimento provoca anche una varia-
zione nello stock di capitale e quindi nella capacit`a produttiva delleconomia.
Lo stock di capitale varia in ragione dellinvestimento:

K = I K,
dove `e il tasso di deprezzamento del capitale, ossia assumiamo che una
frazione costante pari a del capitale diventi obsoleta o si usuri nel tempo. I
`e chiamato investimento lordo, mentre I K `e linvestimento netto. Dalla
(4.3) e dalla (4.4) abbiamo che:

K = sAK K
e quindi

K
K
= sA. (4.5)
La (4.5) rappresenta il tasso di crescita lungo il sentiero di crescita bi-
lanciata, ossia quel tasso a cui tutte le variabili macroeconomiche crescono
nellequilibrio di lungo periodo. E infatti immediato dimostrare che

K
K
=

Y
Y
=

I
I
=

C
C
= sA.
Lipotesi che la forza lavoro sia disponibile in quantit`a illimitata appare re-
strittiva, almeno nel lungo periodo. Tuttavia, nel corso della storia si sono
avuti periodi dove ci`o si `e vericato, ad esempio nel passaggio dalla societ`a
rurale a quella agricola al tempo della rivoluzione industriale o nei paesi euro-
pei devastati dalla guerra dopo la seconda guerra mondiale (vedi Lewis (1954)
38 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
e Kindleberger (1976)). Tuttavia, nelle attuali economie occidentali unoer-
ta di lavoro sempre eccedente la domanda non `e la norma e quindi `e neces-
sario estendere lanalisi al caso in cui vi sia uninsuciente accumulazione di
capitale.
1
Prima di procedere possiamo concludere che in uneconomia in cui vi sia
uneccesso continuo di manodopera quello che rileva `e solo la capacit`a di
accumulazione del capitale e quindi il tasso di crescita `e determinato dallef-
cienza nella produzione, misurata dal parametro A, dal saggio di risparmio
s e dal deprezzamento che subisce il capitale. Notiamo come questo legame
positivo tra tasso di crescita del reddito ed investimento sia un fatto empiri-
co ampiamente documentato (vedi Capitolo 2) e ritorner`a nella teoria della
crescita endogena.
4.1.2 Tasso naturale di crescita
Se il capitale accumulato `e inferiore alla forza lavoro disponibile, ossia K < L,
abbiamo che:
Y = AK.
Date le nostre ipotesi sulla funzione di produzione `a la Leontief, sappiamo che
una forza lavoro L maggiore di K determina una disoccupazione di un parte
della forza lavoro, esattamente pari a L K. Questo signica che partendo
da una posizione di piena occupazione, ossia dove K
0
= L
0
, e supponendo
che la popolazione cresca ad un tasso di crescita costante pari a n e maggiore
di sA, il saggio di disoccupazione sar`a crescente nel tempo. Infatti:
u =
L K
L
= 1
K
L
= 1
K
0
e
(sA)t
L
0
e
nt
= 1 e
(nsA+)t
, (4.6)
che tende a 1 come t tende ad innito poich`e n sA + > 0. Ripetiamo
che questa `e solo uneventualit`a teorica, poich`e `e chiaro che mano a mano
che il saggio di disoccupazione cresce vi sar`a una pressione alla variazione dei
prezzi relativi dei fattori e quindi diventa pi` u probabile una diminuzione del
salario ed un cambiamento verso tecniche di produzione pi` u labour intensive.
Al contrario se n < sA, avremo che L < K,da cui Y = AL, allora ci
sar`a un continuo aumento delleccesso di capacit`a produttiva. Anche questa
eventualit`a deve essere vista come una situazione non di equilibrio, perch`e
1
Con prezzi essibili un continuo eccesso di oerta di lavoro porterebbe ad una va-
riazione negativa del salario; questo, a sua volta, dovrebbe spingere gli imprenditori a
modicare le tecniche produttive impiegate a favore di quelle ad alta intensit`a di lavoro,
ossia a modicare il rapporto 1 : 1 considerato nel testo.
4.1. IL MODELLO DI DOMAR 39
preludio ad un cambiamento dei prezzi relativi dei fattori in favore del salario
e quindi di un maggiore impiego di tecniche pi` u capital intensive.
Per avere una crescita di lungo periodo dove la disoccupazione non sia
sempre sempre in aumento, o viceversa dove lo stock di capitale non sia
sempre sottoutilizzato, `e quindi necessario che:
n = As . (4.7)
Il tasso n rappresenta il tasso di crescita naturale delleconomia, perch`e as-
sicura il pieno impiego di tutte le risorse nel lungo periodo, o almeno che
il tasso di occupazione sia costante. Infatti, in tale contesto se L
0
> K
0
`e
possibile osservare un tasso di disoccupazione positivo pari a (vedi la (4.6))
u = 1
K
0
L
0
,
ma tale tale tasso `e costante nel tempo. La stessa considerazione si pu`o fare
per il tasso di utilizzazione dello stock di capitale o della capacit`a produttiva
installata nel caso in cui L
0
< K
0
.
La seguente Proposizione denisce uneconomia che cresce lungo un sen-
tiero di crescita bilanciata:
Proposizione 4.1 Se n = As leconomia cresce lungo un sentiero di
crescita bilanciata dove

K
K
=

Y
Y
=

I
I
=

C
C
= sA = n. Lungo tale sentiero
sia il tasso di disoccupazione u che il tasso di utilizzo della capacit` a produttiva
rimangono costanti nel tempo.
La Proposizione 4.1 ci fornisce la denizione di sentiero di crescita bi-
lanciata, che nella letteratura sulla crescita si identica con il concetto di
equilibrio di lungo periodo di uneconomia in crescita.
Pu`o essere utile osservare che:
Osservazione 4.1 Supponendo di essere su un sentiero di crescita bilanciata
al tempo 0, dove L
0
= K
0
, se sA diventa maggiore di n allora ci sar` a un
continuo eccesso di domanda, mentre se sA diventa minore di n allora vi
sar` a un continuo aumento della disoccupazione.
Prova. Partendo da L
0
= K
0
, quando sA > n abbiamo che Y = AL,
da cui:
D
t
Y
t
= C
t
+I
t
Y
t
= I
t
S
t
= I
t
sY
t
= e
(sA)t
I
0
se
nt
Y
0
=
= e
(sA)t
I
0
e
nt
S
0
=
_
e
sA
e
n
_
I
0
40 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
poich`e per ipotesi al periodo 0 vi era equilibrio, ossia sY
0
= S
0
= I
0
. Allora
D
t
Y
t
> 0 poich`e sA > n. Se invece sA < n allora la domanda sar`a
pari alloerta, infatti Y = AK e quindi
D
t
Y
t
= C
t
+I
t
Y
t
= I
t
S
t
= I
t
sY
t
= e
(sA)t
I
0
se
(sA)t
Y
0
=
= e
(sA)t
I
0
e
(sA)t
S
0
= 0.
Tuttavia poich`e L
0
= K
0
, allora u = 1 e
(nsA+)t
cresce nel tempo poich`e
sA < n. CVD
Lintervento dello Stato pu`o essere risolutivo nel caso non fossimo su un
sentiero di crescita bilanciata. In particolare, nel caso in cui sA > n
avremo un eccesso di investimenti e quindi la politica economica dovrebbe
mirare a ridurre il saggio di investimento delleconomia, ad esempio tramite
una spesa pubblica in decit orientata ai beni di consumo. Nel caso di disoc-
cupazione invece, una mirata politica di investimenti pubblici che incrementi
lo stock di capitale delleconomia pu`o portare alla piena occupazione.
Approfondimento 4.1 A che tasso cresce il reddito pro-capite Y/L se le-
conomia cresce al tasso di crescita garantito? E se n < As?
Approfondimento 4.2 Si supponga che lo stato intervenga nelleconomia
tassando una parte del reddito e nanziando in tale modo la spesa pubblica,
sotto il vincolo di un saldo di bilancio pubblico in pareggio in ogni periodo, con
una tassazione proporzionale sul reddito T = Y . Denire la condizione che
garantisce alleconomia di crescere lungo un sentiero di crescita bilanciata.
Cosa accade se non si imponesse un saldo di bilancio in pareggio, ma costante
rispetto al prodotto (ossia (T G) /Y = 0 ma costante)?
Approfondimento 4.3 Cosa succede al tasso di crescita del prodotto se il
progresso tecnologico fa aumentare la produttivit` a dei fattori, ossia il para-
metro tecnologico A cresce ad un tasso costante pari a g
A
(ossia

A/A =
g
A
)?
4.2 Il modello di Harrod
Il modello di Domar mira essenzialmente a stabilire le condizioni che per-
mettono ad uneconomia di crescere lungo un sentiero di crescita bilanciata.
Il contributo di Harrod cerca di esplorare cosa avviene nelleconomia quando
questa si trovi al di fuori di tale sentiero. Nel fare questo Harrod ripren-
de lidea keynesiana sul ruolo che le aspettative giocano nelle decisioni di
investimento degli agenti rispetto alla redditivit`a degli investimenti.
4.2. IL MODELLO DI HARROD 41
Harrod suppone che le decisioni di investimento degli agenti siano basa-
te sul livello atteso della domanda. In particolare, gli agenti adegueranno lo
stock di capitale in modo da poter soddisfare la domanda che essi si aspettano
di avere nel periodo successivo. Gli investimenti correnti, tuttavia, concorro-
no a determinare anche la domanda eettiva corrente e quindi anche il grado
di utilizzo della capacit`a produttiva installata. Lobiettivo degli imprenditori
`e quello di avere un pieno utilizzo della propria capacit`a produttiva installata,
ma questo obiettivo non assicura che anche la forza lavoro sia completamente
occupata. Inoltre, come vedremo, le aspettative tendono ad autorealizzarsi,
ossia ad aspettative di un calo della domanda fa riscontro uneettiva dimi-
nuzione della stessa. Questo meccanismo determina unintrinseca instabilit`a
nel processo di crescita, che necessita di continui correttivi da parte dello
Stato. Questa rappresenta la principale conclusione del modello di Harrod.
Inne, `e da aggiungere che Harrod riteneva la sua analisi non connata
al caso di una funzione di produzione con coecienti ssi, ma anzi attribuiva
al tasso di interesse, variabile che lui riteneva decisa nel mercato moneta-
rio in accordo con la teoria keynesiana, un importante ruolo nel decidere
la combinazione dei fattori di produzione eettivamente impiegati nelleco-
nomia. Tuttavia, noi tralasceremo questo aspetto per ragioni di spazio e
ci limiteremo ad analizzare il caso di uneconomia con una sola tecnica di
produzione.
4.2.1 Il tasso di crescita garantito
Seguendo Keynes, Harrod sostiene che sono le variazioni della domanda a
guidare le scelte di investimento degli imprenditori. In primis consideriamo
uneconomia in cui il lavoro non costituisce un vincolo alla produzione. Allora
avremo che variazioni attese nella domanda si rietta in variazioni dello stock
di capitale, ossia

D
e
= A

K,
da cui il tasso di crescita del capitale sar`a pari al tasso atteso di crescita della
domanda:

D
e
D
=
A

K
AK
=

K
K
.
Poich`e

K = I K, avremo che:

D
e
D
= g
e
=
I K
K
, (4.8)
dove g
e
`e il tasso atteso di crescita della domanda.
Ricavando quindi il livello di investimento dalla (4.8) avremo che:
42 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
I = (g
e
+ ) K, (4.9)
che rappresenta la funzione di investimento nel modello di Harrod. Notiamo
che a parit`a di stock di capitale, maggiore `e la variazione attesa della doman-
da maggiore `e linvestimento, cos` contribuendo a far avverare laspettativa di
domanda elevata (siamo quindi in un caso di aspettative autorealizzantesi).
Riprendendo le equazioni del modello keynesiano sotto lipotesi che il
lavoro non ponga vincoli:
Y
POT
= AK;
Y =
_
Y
POT
se D Y
POT
;
D D < Y
POT
;
S = sY ;
Y = C +S;
D = C +I;
I = (g
a
+ ) K,
(4.10)
dove Y
POT
indica il reddito potenziale delleconomia dato lo stock di capitale
K. E immediato dimostrare che lequilibrio Y = Y
POT
= D si ha quando:
g
e
= sA, (4.11)
ossia quando il tasso atteso di crescita della domanda `e pari esattamente a
sA.
Harrod denisce sA il tasso di crescita garantito g
g
, ossia
g
g
= sA; (4.12)
questo tasso `e denito garantito poich`e garantisce che leconomia si trovi in
equilibrio e tutte le variabili crescono al tasso g
g
se g
g
= g
e
. La seguente
Proposizione riassume in maniera pi` u precisa quanto appena aermato:
Proposizione 4.2 Se il tasso attesa di crescita della domanda `e pari a quello
garantito, ossia g
e
= g
g
, allora abbiamo che: (i) il mercato dei beni `e in
equilibrio; (ii) lo stock di capitale `e pienamente occupato e (iii) le aspettative
sono corrette. Nellequilibrio il tasso di crescita delle variabili K, C, Y , I `e
pari a g
e
= g
g
.
Cosa succede se ci`o non si verica? Il tasso di crescita eettivo delleco-
nomia potr`a essere diverso sia dal tasso di crescita garantito sia dal tasso di
crescita atteso della domanda. In particolare:
4.2. IL MODELLO DI HARROD 43
Proposizione 4.3 Supponiamo che leconomia si trovi in una condizione
di equilibrio, dove I
0
= S
0
e g
e
= g
g
. Se variazioni nei parametri o nelle
aspettative portano a g
e
< g
g
allora il mercato dei beni `e in equilibrio, ma
esiste un eccesso di capacit` a produttiva; se invece g
e
> g
g
allora esiste un
eccesso di domanda nel mercato dei beni, mentre la capacit` a produttiva `e
pienamente utilizzata.
Prova. Se g
e
< g
g
allora abbiamo che Y < Y
POT
poich`e la domanda non
`e che suciente a coprire la produzione potenziale; infatti, partendo da una
condizione di equilibrio, sappiamo che la domanda sarebbe stata suciente ad
utilizzare tutta la capacit`a produttiva solo se g
e
= g
g
. Inoltre, dalla (4.10)
abbiamo che il mercato dei beni `e in equilibrio, dato che per D < Y
POT
allora Y = D. Di converso se g
a
> g
g
allora D > Y
POT
= AK = Y , infatti
partendo da una condizione di equilibrio, sappiamo che D = Y = Y
POP
solo se g
e
= g
g
. Abbiamo quindi un eccesso di domanda, mentre la capacit`a
produttiva `e pienamente utilizzata.CVD
Lintuizione di questo risultato `e come segue: tenendo presente il funzio-
namento di uneconomia keynesiana, avremo che se il tasso atteso di crescita
della domanda `e inferiore al tasso a cui cresce il risparmio al netto del de-
prezzamento del capitale, allora gli investimenti crescono ad un ritmo troppo
basso rispetto al risparmio e quindi leconomia si trover`a continuamente una
domanda insuciente per permettere di utilizzare tutta la capacit`a produt-
tiva installata. Viceversa, se la domanda attesa e quindi gli investimenti,
risultano crescere eccessivamente rispetto al saggio di crescita del rispar-
mio, sempre al netto del deprezzamento del capitale, allora una parte della
domanda non trover`a soddisfazione.
4.2.2 Formulazione delle aspettative
Il modello appena analizzato presenta un importante grado di libert` a, il modo
come gli operatori formulano le loro aspettative sul tasso di crescita della
domanda. Supponiamo che le aspettative siano formulate nel seguente modo:
g
e
=
_
D AK
AK
_
, (4.13)
ossia che gli investitori reagiscono ad una sottovalutazione nella previsione
del livello della domanda (D > AK) variando in aumento il loro tasso atteso
di crescita della domanda (e viceversa). Di fatto gli investitori modicano le
proprie decisioni di investimento in relazione alla dierenza percentuale tra
la domanda che osservano sul mercato e la produzione potenziale.
E immediato dimostrare che:
44 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
Proposizione 4.4 Se D = AK allora g
e
= 0 e g
e
= g
g
. Leconomia cresce
lungo un sentiero di crescita bilanciata.
Se la capacit`a produttiva installata `e esattamente pari alla domanda al-
lora leconomia cresce al tasso di crescita garantito e le aspettative sono
corrette. Tuttavia leconomia potrebbe subire shock tali da rendere la do-
manda e loerta temporaneamente dierenti. La domanda che si pone `e se
leconomia tende spontaneamente a ritornare al suo livello di equilibrio dopo
tali shock. La risposta `e no, come `e riportato dalla seguente Proposizione:
Proposizione 4.5 Supponiamo di partire da una situazione di equilibrio do-
ve D = AK e g
e
= g
g
. Se leconomia `e colpita da uno shock positivo tale che
D > AK allora avremo permanentemente un eccesso di domanda. Se inve-
ce D < AK, allora avremo i mercati dei beni in equilibrio, ma un perenne
eccesso di capacit` a produttiva
Prova. La prova della Proposizione si ha considerando che D > AK
implica che g
e
> 0, da cui g
e
> g
g
. Ma dalla Proposizione 4.3 sappiamo che
ci`o implica D > AK. Se invece D < AK, allora g
e
< 0, da cui g
e
< g
g
, da
cui per la Proposizione 4.3 abbiamo che D < AK, condizione sotto la quale
abbiamo sottoutilizzazione della capacit`a produttiva.
La Proposizione 4.5 aerma che leconomia non tende naturalmente ad
assorbire gli shock, di qualsiasi natura essi siano, ma anzi persiste in questo
stato di squilibrio per sempre.
La Figura 4.1 riporta due possibili sentieri per uneconomia che cresce
no al periodo t
0
lungo un sentiero di crescita garantito e subisce in t
0
uno
shock che rende g
e
= g
g
.
4.2. IL MODELLO DI HARROD 45
6
-
t t
0
Y
t
g
e
= g
g
g
e
> g
g
g
e
< g
g
.
.
.
.
.
.
.
.
Figura 4.1: Instabilit`a del sentiero di crescita garantito
Poich`e la condizione g
e
= As `e lunica che permette di sperimentare
una crescita bilanciata nel tempo, mentre tutte le altre possibilit`a implicano
esplosione o diminuzione continua del tasso di crescita delleconomia, si parla
di dinamica knife edge, ossia lequilibrio di lungo periodo risulta intrinseca-
mente instabile. Lintervento dello Stato dovrebbe mirare a controbilanciare
possibili shock, evitando che leconomia si allontani sempre di pi` u dal proprio
sentiero di equilibrio.
Unosservazione su questa radicale instabilit`a delleconomia, a prima vista
controfattuale, `e di dovere, specialmente se ci riferiamo allo specico lavoro di
Harrod. Egli riteneva la dinamica che abbiamo appena analizzato come una
buona approssimazione del sentiero che segue uneconomia nelle vicinanze
del sentiero di crescita garantito. Tuttavia, quando il tasso di crescita eet-
tivo delleconomia e le aspettative sulla crescita della domanda sono molto
distanti da tale sentiero, egli sostiene che nella dinamica complessiva entrano
altri fattori che possono modicare sia il modo in cui si formano le aspettati-
ve sulla domanda, sia il livello del tasso garantito di crescita (con particolare
riferimento sia al risparmio che alle tecniche di produzione utilizzate). La
critica che si muovere ad Harrod `e quindi di unanalisi incompleta della di-
namica delleconomia quando lontana dal sentiero di crescita garantito, pi` u
che osservare che nella realt`a non si `e mai osservata un tale tipo di dinami-
ca, se non per situazioni estreme, come ad esempio la Grande Depressione
americana degli anni 30.
Approfondimento 4.4 Si supponga che lo Stato intervenga nelleconomia
46 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
tassando una parte del reddito e nanziando in tale modo la spesa pubblica,
sotto il vincolo di un saldo di bilancio in pareggio in ogni periodo. Come
cambiano le condizioni di equilibrio di lungo periodo? Supponete di abbando-
nare il vincolo di saldo di bilancio in pareggio, come dovrebbe intervenire lo
Stato per controbilanciare eventuali shock?
4.2.3 Lavoro e progresso tecnico Harrod neutrale
Se il lavoro `e il fattore scarso nelleconomia si prolano gli stessi problemi gi`a
discussi per il modello di Domar. In particolare, supponendo che il lavoro
cresca al tasso costante n, ossia

L
L
= n,
abbiamo che, come nel modello di Domar, n `e il massimo tasso di crescita di
lungo periodo che pu`o sperimentare leconomia.
Harrod introduce nellanalisi unulteriore specicazione, supponendo che
la produttivit`a del lavoro possa cambiare nel tempo. In particolare, egli
suppone che se L `e il fattore scarso e la produzione non incontra vincoli dal
lato della domanda, abbiamo che
Y = AL;
in questo contesto avremo che il tasso di crescita del prodotto sar`a pari a:

Y
Y
= g
A
+n,
dove g
A
`e il tasso di crescita, supposto costante ed esogeno, di A, il parametro
che misura la produttivit`a del lavoro.
Harrod quindi assume che il progresso tecnico riguardi strettamente la
produttivit`a del lavoro e non modichi le tecniche di produzione; a queste
caratteristiche deve la sua qualica di neutrale.
Avremo allora che:
g
A
+n (4.14)
rappresenter`a il tasso di crescita naturale delleconomia, che Harrod riteneva
il massimo tasso di crescita realizzabile nel lungo periodo.
La seguente Proposizione denisce uneconomia che cresce lungo un sen-
tiero di crescita bilanciata nel modello di Harrod:
Proposizione 4.6 Se g
A
+n = g
g
= g
a
leconomia cresce lungo un sentiero
di crescita bilanciata, dove

K
K
=

Y
Y
=

I
I
=

C
C
= g
g
. Lungo tale sentiero sia
il tasso di disoccupazione u che il tasso di utilizzo della capacit` a produttiva
rimangono costanti nel tempo.
4.2. IL MODELLO DI HARROD 47
Cosa succede fuori dal sentiero di crescita bilanciata? Nella Figura 4.2
abbiamo riportato la dinamica di uneconomia dove inizialmente g
A
+ n <
g
g
= g
a
.
6
-
t
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
t
0
Y
g
Y
n
Y
Figura 4.2: Tasso naturale, garantito ed eettivo di crescita
Il sentiero in neretto indicato con Y nella gura rappresenta leettivo
livello del reddito della nostra economia. Fino al tempo t
0
loerta di lavoro
(compresa del tasso di crescita della produttivit`a) non costituiva un vincolo
per leconomia. Tuttavia, quando i sentieri del reddito garantito e naturale,
ossia rispettivamente Y
g
e Y
n
, si incontrano al tempo t
0
allora luguaglianza
g
g
= g
a
non pu`o pi` u valere e in particolare avremo che D < AK. Dalla
Proposizione 4.5 sappiamo che questo squilibrio `e destinato a perpetuarsi
nel tempo, innescando un processo di diminuzione della domanda eettiva e
quindi del reddito (con una disoccupazione sempre in aumento).
In eetti, Harrod riteneva la dinamica di lungo periodo nel caso di non
coincidenza fra tasso di crescita naturale e garantito fosse molto pi` u comples-
sa, con la possibilit`a che il tasso di crescita garantito fosse spinto verso quello
naturale, ad esempio tramite una sostituzione nelle tecniche di produzione,
anche se egli rimaneva molto scettico sulla possibilit`a che tale processo di
sostituzione potesse portare al pieno impiego delle risorse, in particolare del
lavoro.
Inoltre, egli riteneva che anche il saggio di risparmio potesse ragionevol-
mente variare in conseguenza dei processi di squilibrio in atto: la scuola
48 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
postkeynesiana svilupper`a proprio questo aspetto, arrivando a formulare una
teoria dellaggiustamento del saggio garantito al saggio naturale (vedi tra gli
spunti di approfondimento)
Approfondimento 4.5 A che tasso crescer`a il prodotto pro-capite se leco-
nomia cresce al tasso di crescita naturale?
Approfondimento 4.6 Si supponga che lo Stato intervenga nelleconomia
tassando una parte del reddito e nanziando in tale modo la spesa pubblica,
sotto il vincolo di pareggio di bilancio in ogni periodo. Come cambia la di-
namica delleconomia? E se non si rispettasse il vincolo di bilancio di breve
periodo?
Approfondimento 4.7 Il saggio di risparmio aggregato per la scuola po-
stkeynesiana `e il risultato del saggio di risparmio dei capitalisti e dei la-
voratori. Allora le discrepanze fra domanda ed oerta di lavoro e dei beni
modicano la distribuzione del reddito e tramite questa il saggio di risparmio
aggregato. Questo potrebbe rendere stabile la dinamica del modello. Fornire
una giusticazione analitica a tale aermazione (per unaiuto vedere Pacini
(1997)).
4.3 Critiche al modello Harrod-Domar
Al modello Harrod-Domar sono state mosse varie critiche, che nel corso del-
lesposizione abbia gi`a discusso. Nel seguito riassumiamo quelle pi` u rilevanti:
1. I modelli keynesiani assumono prezzi ssi. Tuttavia, tale ipotesi `e
dicilmente difendibile nel lungo periodo in presenza di un continuo
disequilibrio nel mercato dei beni e dei fattori.
2. Lesistenza di una sola tecnica di produzione appare altrettanto limi-
tante in unanalisi di lungo periodo.
3. La formazione delle aspettative `e molto meccanica; una teoria pi` u raf-
nata potrebbe permettere di evitare linstabilit`a intrinseca delleco-
nomia, in particolare prevedendo che piccole discrepanze tra domanda
ed oerta possano essere non tenute in considerazione nella formazione
delle aspettative.
Le prime due critiche sono alla base del modello neoclassico di Solow-
Swan, mentre il ruolo delle aspettative nei modelli di crescita, collegato al
ruolo della domanda eettiva si `e di fatto perso. Lo stesso Solow, anche se
4.3. CRITICHE AL MODELLO HARROD-DOMAR 49
propende per una risposta tendenzialmente negativa, ossia vede nei fatto-
ri delloerta le determinanti della crescita di lungo periodo, aerma che la
domanda eettiva potrebbe avere un ruolo nella crescita di un paese in parti-
colari circostanze (vedi Solow (2001)). La pi` u rilevante `e quella di economie
con unabbondante oerta di manodopera. Torneremo su questo punto nel
Capitolo 10.
50 CAPITOLO 4. LA TEORIA KEYNESIANA DELLA CRESCITA
Capitolo 5
Il modello di Solow-Swan
La teoria keynesiana della crescita `e criticabile in molti suoi aspetti. In
particolare, la non esistenza di un meccanismo riequilibratore nel mercato
dei beni e le stringenti assunzioni sulla tecnologia e sulla rigidit`a dei prezzi
nel lungo periodo ponevano seri dubbi sulla generalit`a dei risultati.
Mentre la teoria post-keynesiana della crescita appuntava le sue critiche
sulla rigidit`a dei prezzi dei fattori e del saggio di risparmio, la teoria neo-
classica propone modelli dove la sostituibilit`a tra capitale e lavoro non sia
vincolata, ossia dove diverse tecniche di produzione possono essere scelte al
variare dei prezzi relativi dei fattori. Questi ultimi sono determinate dalle
condizioni di domanda ed oerta nei rispettivi mercati.
Prima di procedere a studiare il modello di crescita neoclassico, analiz-
ziamo le caratteristiche della funzione di produzione neoclassica, che sono
cruciali ai ni del risultati del modello.
5.1 Funzione di produzione neoclassica
In generale nel modello neoclassico vi sono due fattori, capitale, K, e lavoro,
L e un parametro A che misura la produttivit`a del lavoro. In particolare:
Y = F (K, AL) , (5.1)
dove F (.) soddisfa le seguenti assunzioni:
Assunzione 5.1 la produttivit` a marginale dei fattori `e positiva, ossia
F
K
>
0,
F
L
> 0;
Assunzione 5.2 i rendimenti marginali per ogni fattore sono decrescenti,
ossia

2
F
K
2
< 0,

2
F
L
2
< 0;
51
52 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
Assunzione 5.3 i rendimenti di scala sono costanti, ossia Y = F (K, AL).
La variabile AL misura lo stock di lavoro comprensivo della produttivit`a
dello stesso, cos` che viene chiamato stock di lavoro misurato in unit`a e-
cienti. Valgono a questo riguardo le considerazioni fatte per le assunzioni
sottostanti a questo tipo di progresso tecnico svolte nel capitolo precedente
nei rispetti del modello di Harrod. Solow (1999) mostra che solo tale tipo
di progresso tecnico `e compatibile con lesistenza di un sentiero di crescita
bilanciata.
Lassunzione 5.3 inoltre ci permette di esprime le grandezze in termini di
unit`a pro-capite tramite la seguente operazione
Y = ALF
_
K
AL
, 1
_

Y
AL
= F
_
K
AL
, 1
_
ed inne
y = f (k) (5.2)
dove y =
Y
AL
, k =
K
AL
e f (k) = F
_
K
AL
, 1
_
. Notiamo che per le assunzioni 5.2
e 5.3 abbiamo che f

(k) < 0.
Pu`o essere utile esprime anche le produttivit`a marginali dei fattori nei
termini delle nuove variabili pro-capite, ossia
F
K
=
ALf (k)
K
= ALf

(k)
1
AL
= f

(k) , (5.3)
mentre la produttivit`a del lavoro `e pari a:
F
L
=
ALf (k)
L
= A
_
f (k) Lf

(k)
K
AL
2
_
= A[f (k) kf

(k)] . (5.4)
5.1.1 Teorema di esaustione del prodotto
Mentre le Assunzioni 5.1 e 5.2 sono del tutto usuali anche nel mondo classi-
co e l` ampiamente discusse, la 5.3 non `e basata su alcune evidente motivo.
Tuttavia questa `e necessaria perch`e il prodotto venga interamente distribuito
ai fattori di produzione, quando si assume, come avviene nella teoria neo-
classica, che la remunerazione dei fattori segua la regola marginalistica. E
unapplicazione del teorema di esaustione del prodotto, ossia:
Teorema 5.1 Si supponga che i fattori vengano remunerati alla loro produt-
tivit`a marginale, allora per avere una completa distribuzione del prodotto, la
funzione di produzione deve mostrare rendimenti di scala costanti.
5.2. EQUILIBRIO INFRATEMPORALE 53
Prova. Supponiamo che nelleconomia esistano n fattori produttivi e
che la loro remunerazione avvenga al margine, ossia, indicando con z
i
la
remunerazione del fattore i abbiamo che:
z
i
=
F (x
1
, ..., x
n
)
x
i
,
dove x
i
indica il fattori i. Se la somma del prodotto distribuito ai fattori
deve essere pari al prodotto, avremo che:
Y =
n
i=1
F (x
1
, ..., x
n
)
x
i
x
i
.
Ci`o `e vero solo se la funzione di produzione `e a rendimenti costanti di
scala, ossia:
Y = F (x
1
, ..., x
n
) per > 0;
infatti, calcolando la derivata del membro di destra e sinistra rispetto a
otteniamo:
Y =
n
i=1
F (x
1
, ..., x
n
)
x
i
x
i
,
e ponendo = 1 otteniamo:
Y =
n
i=1
F (x
1
, ..., x
n
)
x
i
x
i
.
CVD
Questo risultato ha vincolato per molto tempo la teoria della crescita
a ben determinate forme funzionali e solo dalla met`a degli anni 80 si sono
analizzati casi in cui la produzione mostrasse rendimenti crescenti di scala
(vedi ad esempio Romer (1986)). Vedremo pi` u avanti sotto quali condizioni il
prodotto pu`o essere interamente distribuito ai fattori anche in tale contesto.
5.2 Equilibrio infratemporale
Leconomia `e composta da consumatori-risparmiatori e imprese. I primi of-
frono sia lavoro che capitale e ricevono rispettivamente una remunerazione
pari a w (il saggio di salario) per i servizi del lavoro e pari a r (il tasso di
interesse) per i servizi del capitale. Le imprese organizzano la produzione
assumendo lavoratori e prendendo a prestito dalle imprese il capitale.
Dati i rendimenti di scala costanti della funzione di produzione, la dimen-
sione dei produttori non inuenza le condizioni di massimo per il protto,
1
1
Per chi non ne fosse convinto veda la prossima nota.
54 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
cos` che si pu`o assumere lesistenza di ununica impresa che massimizza il
protto scegliendo la migliore combinazione di capitale e lavoro, dato il livel-
lo del progresso tecnico e considerando come un dato i prezzi di mercato del
capitale r e del lavoro w. Limpresa quindi massimizzer`a il protto, ossia
2
max
k
= AL
_
f (k) rk
w
A
_
.
Dalle condizioni di primo ordine otteniamo la curva di domanda di capi-
tale dellimpresa, ossia

k
= 0 r = f

(k) . (5.5)
La libera entrata nel mercato del bene fa s` che in ogni periodo i protti
dellimpresa siano nulli, da cui si determina il livello del salario:
w = A[f (k) kf

(k)] . (5.6)
Poich`e la remunerazione dei fattori avviene secondo la regola marginalista
(confronta la (5.3) e la (5.4) con rispettivamente, la (5.5) e la (5.6)), data
lassunzione 5.3 di rendimenti di scala costanti, il Teorema 5.1 ci assicura che
il prodotto sia interamente distribuito ai fattori di produzione.
Per quello che riguarda il risparmio Solow segue la teoria keynesiana,
ossia
3
S = sY. (5.7)
Poich`e i prezzi dei fattori sono perfettamente essibili in equilibrio deve
valere che:
D = Y,
2
Per convincersi che la dimensione dellimpresa e il numero delle imprese non conta,
ma solo il rapporto
K
AL
, si consideri il problema di massimo dellimpresa i:

i
= F (K
i
, AL
i
) rK
i
wL
i
,
da cui dalle condizioni di primo ordine abbiamo:
r =
F
K
i
= AL
i
f (k
i
)
k
i
k
i
K
i
= AL
i
f

(k
i
)
_
1
AL
i
_
= f (k
i
) .
Poich`e sappiamo che r deve essere uguale per ogni impresa per la condizione di non
arbitraggio, allora anche k
i
lo sar`a e quindi considerare k medio `e perfettamente
equivalente.
3
Con saggi di risparmio costanti rispetto al reddito la distribuzione personale delle
risorse `e irrilevante nella determinazione dellammontare del risparmio aggregato. Questo
non `e pi` u vero se il saggio di risparmio `e non-lineare, come sar` a il caso del modello di
crescita ottima.
5.3. LA DINAMICA DEL MODELLO 55
che unita alle classiche equazioni di contabilit`a nazionale portano alla condi-
zione di equilibrio
I = S. (5.8)
Dalle (5.7) e (5.8) abbiamo che
I = sY,
da cui
i = sf (k) , (5.9)
dove i =
I
AL
`e linvestimento pro-capite misurato in unit`a ecienti.
5.3 La dinamica del modello
La dinamica del modello richiede di specicare sia lequazione che governa
laccumulazione di capitale, il tasso di crescita della forza lavoro L e il tasso
di crescita del progresso tecnico. In particolare Solow segue le ipotesi del
modello di Harrod ed assume che

K = I K; (5.10)

L
L
= n; (5.11)
e

A
A
= g
A
(5.12)
dove `e il tasso di deprezzamento del capitale.
E immediato dalla (5.10) ottenere che:

K
K
=
I
K
=
i
k
,
cda cui, tenuto conto che

k
k
=

K
K

L
L

A
A
,
possiamo ricavare:

k
k
=
i
k

_
+n +g
A
_
.
Utilizzando la condizione di equilibrio (5.9) abbiamo che

k
k
=
sf (k)
k

_
+n +g
A
_
. (5.13)
56 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
Questa equazione racchiude tutta la dinamica del modello di Solow-Swan.
Essa ci dice come varia il capitale pro-capite misurato in unit`a ecienti in
funzione del capitale e dei parametri del modello.
Osserviamo che vi `e la seguente relazione tra tasso di crescita del prodotto
pro-capite in unit`a ecienti e tasso di crescita del capitale pro-capite in unit` a
ecienti
y
y
=
f

(k)
f (k) /k

k
k
,
cos` che se

k/k > 0 allora cresce anche il reddito pro-capite. Notiamo che
nel caso f fosse strettamente concava (convessa) allora f

(k) ()f (k) /k


e quindi y/y ()

k/k.
4
Inne se volessimo calcolare il tasso di crescita del
reddito pro capite avremo che:

Y/L
Y/L
=
f

(k)
f (k) /k

k
k
+g
A
, (5.14)
per cui nel caso in cui

k/k = 0 il prodotto pro-capite cresce sempre al tasso
g
A
. Di converso, nel caso g
A
= 0 allora il prodotto pro-capite cresce solo se
f

(k) / (f (k) /k)


_

k/k
_
> 0.
5.3.1 Esistenza dellequilibrio e propriet`a
Dallequazione (5.13) abbiamo che il capitale di equilibrio k

deve soddisfare
sf (k

)
k

=
_
+n +g
A
_
.
Le condizioni imposte alla funzione di produzione tuttavia non ci assicurano
che tale equilibrio esista e nel caso esistesse abbia un signicato economico. In
particolare risultano cruciali il comportamento della funzione di produzione
agli estremi, ossia per k = 0 e k +.
Per rendere lanalisi pi` u semplice assumiamo che il capitale sia indispen-
sabile nella produzione, ossia:
Assunzione 5.4 f (0) = 0;
Abbiamo allora che:
Proposizione 5.1 Sotto le assunzioni 5.1-5.4 condizione necessaria e su-
ciente perch`e il modello di Solow-Swan mostri una crescita del capitale pro-
capite in unit` a ecienti nel lungo periodo, ossia

k/k > 0 k > 0, `e che
lim
k
f

(k) >
_
+n +g
A
_
/s.
4
E ben nota la propriet`a che se f

(k) < 0 allora f

(k) < f (k) /k.


5.3. LA DINAMICA DEL MODELLO 57
Prova. Osserviamo innanzitutto che
lim
k
f (k)
k
= lim
k
f

(k)
per la regola di De Hopital. Quindi:
lim
k

k
k
=
sf (k)
k

_
+n +g
A
_
> 0.
Inoltre:
lim
k0
f (k)
k
= lim
k0
f

(k) ,
sempre per la regola di De Hopital, e quindi:
lim
k0
+

k
k
=
sf (k)
k

_
+n +g
A
_
> 0.
Poich`e f

(k) < 0 allora abbiamo che



k/k > 0 k > 0, dato che f (k) /k `e
sempre decrescente in k.
La Proposizione 5.1 aerma che anche in un economia in cui non vi sia
un continuo aumento del progresso tecnico, ossia g
A
= 0, laccumulazione di
capitale pu`o sostenere la crescita di lungo periodo del prodotto pro-capite.
Infatti, considerando la (5.14) nel caso in cui

k/k > 0 k > 0 abbiamo che

Y/L
Y/L
=

k
k
,
ossia il tasso di crescita del prodotto pro-capite `e pari al tasso di crescita
del capitale pro-capite. Questa intuizione `e alla base dei modelli di crescita
endogena.
5
Vediamo tre esempi di funzioni di produzione che possono chiarire il
risultato appena enunciato.
5
Abbiamo infatti che:

Y/L
Y/L
=
f

(k)
f(k)
k

k
k
,
da cui:
lim
k

Y/L
Y/L
=

k
k
poich`e:
lim
k
f

(k)
f(k)
k
= 1.
58 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
Esempio 5.1 Si consideri una funzione di produzione Cobb-Douglas
Y = K

(AL)
1
,
dove < 1 per soddisfare le ipotesi di concavit` a. Da cui
y = k

e quindi
f (k)
k
= k
1
.
Lespressione sulla destra tende a zero come k aumenta e quindi per la Pro-
posizione 5.1 il capitale pro-capite non pu` o aumentare indenitamente nel
lungo periodo.
Esempio 5.2 Si consideri la seguente funzione di produzione CES (constant
elasticity of substitution):
Y =
_
K

+ (1 ) (AL)

_
1/
, (5.15)
dove 1 (questo assicura che la funzione sia sempre concava). Lela-
sticit` a di sostituzione fra i fattori `e misurata da 1/ (1 + ).
6
La funzione
assume le seguenti forme particolari:
7
Y =
_
_
_
K + (1 ) AL se = 1;
K

(AL)
1
se = 0;
min {K, AL} se +
6
Infatti lelasticit`a di sostituzione `e denita da:
=

Y/K
Y/AL
AL/K
AL/K
Y/K
Y/AL
,
da cui si pu` o calcolare che:
=
1
1 +
.
7
La dimostrazione per = 1 `e banale. Nel caso di = 0, abbiamo che:
lim
0
log Y = lim
0
log
_
K

+ (1 ) (AL)

=
= lim
0
K

log K + (1 ) (AL)

log AL
K

+ (1 ) (AL)

=
= log K + (1 ) log AL.
5.3. LA DINAMICA DEL MODELLO 59
Abbiamo quindi che
y =
_
k

+ 1
_
1/
da cui
f (k)
k
=
(k

+ 1 )
1/
k
=
_
+
1
k

_
1/
.
Lespressione sulla destra tende a
1/
come k aumenta se 1 < 0 e
quindi per la Proposizione 5.1 il capitale pro-capite pu` o aumentare indenita-
mente nel lungo periodo se s
1/
> +n+g
A
. Se invece 0 allora le con-
dizioni della Proposizione 5.1 non sono soddisfatte e quindi laccumulazione
del capitale si ferma.
Esempio 5.3 Si consideri la seguente funzione di produzione quasi lineare:
Y = BK +K

(AL)
1
,
dove 1 > (questo assicura che la funzione sia concava). Abbiamo quindi
che:
y = Bk +k

,
da cui
f (k)
k
= B +k
1
.
In questo caso la produttivit` a `e limitata da una soglia inferiore B e quindi se
vale
B > n + +g
A
la condizione della Proposizione 5.1 `e soddisfatta e quindi il capitale pro-
capite misurato in unit` a ecienti pu` o aumentare indenitamente nel lungo
periodo. Nella Figura 5.1 riportiamo la dinamica del modello nel caso di
funzione di produzione quasi-lineare:
Nel caso abbiamo che:
lim

log Y = lim

log
_
K

+ (1 ) (AL)

=
= lim

log K + (1 ) (AL)

log AL
K

+ (1 ) (AL)

=
= lim

log K
1 + (1 ) /(AL/K)

+
log AL
/ (1 ) (K/AL)

+ 1
.
Ora:
lim

log Y =
_
log K se AL > K;
log AL se AL < K.
60 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
6
-
k
n + +g
A
sf(k)/k
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . B
Figura 5.1: Modello di Solow-Swan dove i rendimenti marginali del capitale
hanno un limite inferiore
Nella letteratura generalmente si assume che:
Assunzione 5.5
lim
k0
+
f

(k) = + e
lim
k+
f

(k) = 0.
Le Assunzioni 5.5 sono chiamate condizioni di Inada e stabiliscono il
comportamento della funzione di produzione ai limiti del suo insieme di de-
nizione. Date queste assunzioni, che violano la condizione della Proposizione
5.1 esistono due punti di equilibrio della (5.13), che possiamo individuare
gracamente nella Figura 5.2.
5.3. LA DINAMICA DEL MODELLO 61
6
-
k
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
k

sf(k

)
( +n +g
A
)k

k
`

Figura 5.2: La dinamica del modello di Solow sotto le condizione di Inada


Lispezione della Figura 5.2 mostra che lorigine `e un punto di equilibrio
instabile, mentre k

`e un punto di equilibrio globalmente stabile. Infatti


notiamo che per k (0, k

)

k > 0, mentre per k (k

, +)

k < 0 e quindi
la dinamica `e convergente allequilibrio k

. La Proposizione 5.2 riassume


questi risultati:
Proposizione 5.2 Sotto le assunzioni 5.1-5.5 il modello di Solow-Swan mo-
stra due equilibri k = 0 e k

, dove k

`e implictamente denito da sf (k

2
) /k

2
=
_
+n +g
A
_
. Il primo `e un equilibrio instabile, mentre il secondo `e un
equilibrio globalmente stabile.
Prova. Seguendo Gandolfo (1997) sappiamo che per determinare la sta-
bilit`a locale di un equilibrio quello che rileva `e il valore della derivata delle-
quazione dierenziale nel punto di equilibrio; in particolare questa derivata
deve essere negativa per avere un equilibrio stabile (positiva per un equilibrio
instabile). Dallequazione (5.13) abbiamo che
d

k
dk
= sf

(k)
_
+n +g
A
_
da cui
d

k
dk

k=0
= +> 0;
d

k
dk

k=k

= sf

(k

)
_
+n +g
A
_
= sf

(k

)
sf (k

)
k

= s
_
f

(k

)
f (k

)
k

_
< 0
62 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
per la concavit`a della f.
Pu`o essere interessante osservare che:
Osservazione 5.1 Economie che mostrano un capitale pro-capite in unit`a
ecienti minore di quello di equilibrio mostrano un tasso di crescita del
capitale pro-capite maggiore di g
A
(e viceversa).
Questo risultato `e interessante per studiare le dinamiche di aggiustamento
allequilibrio in risposta a variazioni nei parametri s, n e g
A
. In particolare
questa monotonicit`a del tasso di crescita di un paese, risulta cruciale ai ni
dellanalisi di convergenza (assoluta e condizionata).
5.3.2 Propriet`a dellequilibrio
Lequilibrio economicamente rilevante `e quello per cui il capitale e la produ-
zione sono maggiori di zero. In questo equilibrio le variabili pro-capite misu-
rate in unit`a ecienti sono costanti, mentre le variabili pro-capite crescono
al tasso g
A
. In particolare abbiamo che:
Proposizione 5.3 Nellequilibrio stabile k

denito dalla Proposizione 5.2


leconomia cresce lungo un sentiero di crescita bilanciata dove le variabili
pro-capite Y/L, K/L, C/L e I/L e il salario w

crescono al tasso di crescita


del progresso tecnico g
A
, mentre il saggio di interesse r

`e costante.
Prova. La prova si ottiene considerando che in equilibrio

k/k = 0 e
quindi anche y/y = 0. Abbiamo quindi che

Y /Y n g
A
= 0, da cui

Y/L/Y/L = g
A
. Poich`e C = (1 s) Y e I/L = sY ci`o vale anche per C/L e
I/L. La dinamica del salario e del tasso di interesse `e immediata dalle (5.6)
e (5.5).
Osserviamo che nel sentiero di crescita bilanciata il tasso di crescita di-
pende esclusivamente da un fattore esogeno come il progresso tecnico. Questo
sentiero di crescita corrisponde al sentiero di crescita naturale del modello
di Harrod. La novit`a pi` u rilevante e cruciale `e che leconomia tende spon-
taneamente a muoversi lungo un sentiero di crescita bilanciata e linstabilit`a
delleconomia `e scomparsa. Intuitivamente la possibilit`a di sostituzione dei
fattori permette alleconomia di trovare la giusta tecnica di produzione per
crescere in maniera equilibrata.
Nel successivo paragrafo analizzeremo alcuni esercizi di statica comparata
5.3. LA DINAMICA DEL MODELLO 63
5.3.3 Statica comparata
Gli economisti classici e la teoria keynesiana abbiamo visto riponevano una
grande attenzione al saggio di risparmio. Nel modello di Solow-Swan il saggio
di risparmio ha eetto solo sul livello delloutput (eetto livello), ma non sul
tasso di crescita (eetto crescita), che rimane vincolato dal tasso di crescita
della popolazione e dal progresso tecnico. Nella Figura 5.3 mostriamo gli
eetti di un aumento del saggio di risparmio da s a s

al tempo t
0
, che
comporta un aumento di k

e quindi unincremento momentaneo del tasso di


crescita del reddito pro-capite e del capitale pro-capite rispetto al suo livello
di lungo periodo. Tuttavia, questa `e solo una dinamica transiente e nel lungo
periodo il tasso di crescita di entrambi converge verso g
A
.
6
-
k
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
n + +g
A
sf(k)
s

f(k)
k

E
E

Figura 5.3: Eetti sul livello di equi-


librio del capitale pro-capite misura-
to in unita ecienti di un aumento
del saggio di risparmio
6
-
t
......................................................... .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

Y/L
Y/L

K/L
K/L
t
0
g
A
Figura 5.4: Eetti sul tasso di cre-
scita del prodotto e del capitale pro-
capite di un aumento del saggio di
risparmio
Unincremento del tasso di crescita della popolazione da n a n

ha un
eetto livello negativo e nessun eetto crescita. La Figura 5.5 riporta tale
caso.
64 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
6
-
k
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
k

sf(k

)
.
.
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.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
k

( +n +g
A
)k
( +n

+g
A
)k
Figura 5.5: Aumento del tasso di crescita della popolazione
Tale variazione del tasso di natalit`a avr`a un eetto negativo nel breve
periodo sia sul tasso di crescita del prodotto pro-capite che del capitale pro-
capite. Nel lungo periodo, tuttavia, entrambe le variabili ritornano a crescere
al tasso g
A
.
Non analizziamo il caso di variazioni nel parametro , che sono del tutto
simili a variazioni del parametro n.
Variazioni del tasso di crescita della produttivit`a esogena g
A
, invece,
avranno sia un eetto livello che un eetto crescita.
5.4 Regola aurea di accumulazione
Una domanda che ci si pu`o porre `e se vi sia un qualche ordinamento fra
tutti i possibili equilibri che si possono raggiungere; in particolare, quale
sia lequilibrio preferito da un consumatore che mira ad ottenere il massimo
consumo.
Nellequilibrio di lungo periodo, data la condizione sf (k

) =
_
g
A
+n +
_
k

il consumo `e dato
c

= (1 s) f (k

) c = f (k

)
_
g
A
+n +
_
k

,
da cui abbiamo che il massimo consumo si avr`a per
f

k
_
=
_
g
A
+n +
_
. (5.16)
5.5. SCOMPOSIZIONE FATTORIALE DEL PRODOTTO 65
Il livello di capitale

k indica il capitale che soddisfa la regola aurea. Nulla
assicura che

k sia pari a k

e quindi pu` o essere necessario operare su s in


modo che k

=

k.
6
-
k
g
A
+n +
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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k
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
k

.............
s(g
A
+n + )

Figura 5.6: Regola aurea di accumulazione


Approfondimento 5.1 Introdurre la possibilit` a di poter tassare con una-
liquota proporzionale il consumo e di nanziare con le risorse raccolte gli
investimenti pubblici o il consumo dello stato e mostrare come si possa rag-
giungere in tal modo il capitale indicato dalla regola aurea (5.16).
Approfondimento 5.2 Supponendo che la regola aurea di accumulazione
prescriva un aumento del saggio di risparmio, analizzare le possibili contro-
indicazioni di tale politica nel breve periodo (Suggerimento: laumento del
saggio di risparmio nel breve periodo implica una diminuzione del livello del
consumo).
5.5 Digressione sul modello di Solow: un ana-
lisi di scomposizione fattoriale del pro-
dotto
In un importante contributo del 1957 Solow propone un metodo per calcolare
il contributo che ogni fattore fornisce alla crescita di un paese. In particolare,
egli considera una funzione di produzione Cobb-Douglas:
Y = AK

L
1
,
66 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
da cui:

Y
Y
=

K
K
+ (1 )

L
L
+

A
A
, (5.17)
e quindi:

A
A
=

Y
Y

K
K
(1 )

L
L
.
Poich`e in un mercato concorrenziale i fattori sono pagati alla loro produttivit`a
marginale, allora:
w = (1 ) AK

= (1 )
Y
L
;
r = AK

=
Y
K
,
da cui
= 1
wL
Y
=
rK
Y
, (5.18)
ossia misura la quota di prodotto totale che auisce ai protti.
Le (5.17) e (5.18) permettono una stima di

A/A, conoscendo il valore di
, ricavabile dalla quota di prodotto attribuita ai protti, il tasso di crescita
del capitale e il tasso di crescita degli occupati. Tali stime per lItalia e gli
Stati Uniti sono state riportate nel Capitolo 2. Unanalisi pi` u approfondita
si avrebbe se non limitiamo la nostra attenzione ad una tecnologia Cobb-
Douglas, ma ad una pi` u generale tecnologia CES del tipo riportato nella
(5.15) (vedi Arrow e al. (1961)).
Approfondimento 5.3 Sviluppare lanalisi di scomposizione fattoriale del
prodotto nel caso la funzione di produzione fosse del tipo CES (5.15).
5.6 Il problema della convergenza
Il modello di Solow-Swan ha implicazioni empiriche molto rilevanti e poten-
zialmente sottoponibili a verica. In particolare, il modello suggerisce che a
parit`a di tasso di crescita della popolazione e del saggio di risparmio (con
lovvia considerazione che il tasso di deprezzamento del capitale e il progres-
so tecnico siano uguali per ogni paese), due paesi dovrebbero mostrare un
livello di reddito di lungo periodo uguale (o convergente) e il paese pi` u po-
vero dovrebbe tendere a crescere di pi` u. La Proposizione 5.4 stabilisce pi` u
precisamente quanto appena aermato:
5.6. IL PROBLEMA DELLA CONVERGENZA 67
Proposizione 5.4 Si consideri due paesi, i e j tale che y
j
> y
i
, da cui
k
j
> k
i
con uguale saggio di risparmio, s
i
= s
j
= s, e tasso di crescita della
popolazione n
i
= n
j
= n. Allora il paese pi` u povero i vedr` a cresce il proprio
capitale pro-capite ad un tasso maggiore, ossia

k
i
/k
i
>

k
j
/k
j
se la funzione
di produzione `e concava (come `e nel modello Solow-Swan).
Prova. Dalla (5.13) abbiamo che:

k
i
k
i

k
j
k
j
= s
_
f (k
i
)
k
i

f (k
j
)
k
j
_
> 0,
data la concavit`a della funzione di produzione, che implica un prodotto medio
decrescente.
La Proposizione 5.4 `e stata oggetto di molteplici analisi empiriche, tra
cui ricordiamo Baumol (1986), che trova conferma di convergenza nei livelli
di reddito fra i paesi occidentali, con lesclusione dei paesi sudamericani e
linclusione del Giappone.
Una volta per`o estesa lanalisi ad un pi` u ampio insieme di paesi, in par-
ticolare i paesi africani, non mostrano tale convergenza nei livelli di reddito.
Eettivamente questa evidenza empirica potrebbe essere compatibile con il
modello di Solow-Swan una volta che si tenga esplicitamente delleterogeneit`a
nei parametri che caratterizzano i diversi paesi. In questo ambito si parla di
convergenza condizionata, ossia della possibile convergenza fra i redditi, una
volta che le peculiarit`a di ogni singolo paese sono tenute in considerazione.
Per avere unintuizione di questo si consideri due paesi i e j, il primo pi` u
ricco del secondo, ossia k
i
> k
j
, che sono uguali in tutto, fuorch`e nel saggio
di risparmio e, in particolare, si assuma che s
i
> s
j
.
Dalla Figura 5.7 si evince che il tasso di crescita del capitale `e maggiore
nel paese pi` u ricco (GM > BF) e quindi lipotesi di convergenza assoluta non
`e vericata. Notiamo che nei punti di equilibrio E
j
e E
i
entrambe le economie
crescono allo stesso tasso e le eventuali divergenze nella crescita sono quindi
solo fenomeni transitori destinati a scomparire nel lungo periodo.
8
Sulla base della Figura 5.7 una regressione che tenesse conto anche del
livello del saggio di risparmio permetterebbe di evidenziare che le due eco-
nomie vedono una convergenza nei loro redditi, quando tale convergenza `e
condizionata ai dierenti saggi di risparmio. In pratica, stimando la seguente
funzione:
y
i
y
i
= z
0
+z
1
s
i
+z
2
n
i
+z
3
y
i
(0) , (5.19)
8
Questa propriet`a si verica ben dicilmente nei dati, con particolare riferimento ai
paesi africani, a meno di ammettere che la transizione sia un fenomeno in pieno svolgimento
anche dopo 50 anni (nel qual caso si porrebbero ulteriori problemi sulla nostra capacit` a
di fare induzione dai dati disponibili).
68 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
6
-
k
E
j E
i
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
s
i
f(k
i
)/k
i
s
j
f(k
j
)/k
j
k
i
k
j
n + +g
A
B
F
G
M
Figura 5.7: Convergenza condizionata nel modello di Solow-Swan
dove i indica il paese i, y
i
/y
i
il tasso di crescita medio nel periodo considerato
del paese i e y
i
(0) il reddito pro-capite di inizio periodo, dovremo trovare che
z
1
`e positivo, mentre z
2
e z
3
sono entrambi negativi. In particolare, il segno
di z
3
dovrebbe stabilire la convergenza delle economie (un segno negativo,
infatti, implica che le economie pi` u povere sono anche quelle che rescono
di pi` u, dopo aver tenuto conto del valore diverso dei parametri s e n). In
letteratura lanalisi basata su equazioni del tipo (5.19) sono chiamate cross-
country regression. Un compendio di questo tipo di approccio si pu`o trovare
in Barro e Sala-i-Martin (1999) .
E intuibile che il condizionamento si possa estendere a molte altre va-
riabili. In eetti, seguendo lapproccio della convergenza condizionata, `e
possibile inserire altre variabili esplicative del tasso di crescita di un paese a
destra dellequazione (5.19), cos` da controllare per pi` u fattori che possono
inuire sulle dinamiche di un paese. Tra le variabili pi` u rilevanti ci sono il
livello di capitale umano, la disuguaglianza dei redditi,
Due sono le critiche che possono essere espresse a tale tipo di analisi: (i)
le variabili sulla destra possono essere tra loro non indipendenti, ossia, in
termini tecnici sono collineari fra loro e (ii) le variabili sulla destra non sono
esogene, ma dipendono a loro volta dal tasso di crescita, ossia sono esogene.
In eetti non `e dicile formulare una teoria che faccia dipendere il tasso
di risparmio e della popolazione dal livello di reddito di un paese. In questo
caso la regressione (5.19) sarebbe mal posta, almeno se stimata con i minimi
quadrati ordinari, e quindi i risultati non corretti. Ma, soprattutto, questo
fatto dovrebbe far riettere sul signicato di queste stime, o, per meglio dire,
5.7. IL MODELLO AK 69
sulla signicativit`a dei risultati. La potenziale endogeneit`a delle variabili
regressori fanno si che le eventuali relazioni tra le variabili esplicative ed il
tasso di crescita di un paese possano essere falsate, cos` come la rilevanza di
queste variabili nello spiegare la crescita di un paese.
A questo riguardo si consideri il seguente esempio, tratto da una delle
prime cross-country regression apparse in letteratura. In questa si conside-
ra fra le variabili esplicative il capitale umano, ossia il grado di istruzione
della forza lavoro, diviso a seconda del sesso e il tasso di crescita della po-
polazione. Dallanalisi risulta che esiste convergenza condizionata, e che il
capitale umano maschile ha un relazione signicativa positiva con il tasso
di crescita del reddito pro-capite, mentre linverso vale per il tasso di cre-
scita della popolazione. Sorprendente, per`o, `e il fatto che il capitale umano
femminile abbia, invece, una relazione negativa e signicativa con il tasso di
crescita. La spiegazione sta proprio nella relazione (negativa) di questulti-
mo con il tasso di crescita della popolazione. Per nire, questultimo a sua
volta `e collegato inversamente al livello del reddito pro-capite, cos` che esiste
una forte incertezza rispetto alla signicativit`a complessiva dei risultati rag-
giunti. Solow (1999) riporta questi dubbi ed altre considerazioni negative su
questo tipo di approccio. Per chi fosse interessato a critiche analiticamente
pi` u circonstanziate pu`o far riferimento a Durlauf and Quah (1999).
In conclusione, le conclusioni a cui arriva lapproccio della cross-country
regression devono essere prese cum grano sali, sapendone i limiti impliciti.
Accettato questo, tuttavia, quello che rimane `e una teoria che spiega i diversi
tassi di crescita dei paesi come un processo di convergenza allequilibrio, che
`e diverso in funzione dei parametri del modello. Linsoddisfazione che rima-
ne `e quella che alcune variabili considerate endogene al processo economico
vengono invece impiegate per spiegare il processo stesso. Questultimo aspet-
to ci introduce ad una spiegazione alternativa dei dierenti tassi di crescita
di un paese, lesistenza di equilibri multipli. Prima di procedere oltre per`o
consideriamo sotto quali ipotesi anche nel modello standard di Solow-Swan
non c`e convergenza fra i redditi pro-capite dei vari paesi.
5.7 Il modello AK
Nel modello di Solow-Swan sotto le ipotesi standard sulla tecnologia la cre-
scita `e guidata interamente da fattori esogeni al modello stesso, come il pro-
gresso tecnico e lincremento della forza lavoro; infatti se g
A
= 0 non vi `e
crescita nel prodotto pro-capite, come aerma la Proposizione 5.3. Questo
fatto ha la chiara controindicazione che se, come si osserva nella relat`a, i pae-
si mostrano una crescita di lungo periodo nei livello del reddito pro-capite,
70 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
allora tutti dovrebbero crescere nel lungo periodo allo stesso tasso esogeno
g
A
. Sappiamo, tuttavia, dalla Proposizione 5.1 che il modello pu`o ammet-
tere una crescita nel lungo periodo anche senza progresso tecnico esogeno se
il prodotto medio del capitale (e quindi il prodotto marginale) sono limitati
inferiormente.
I modelli cosiddetti AK, il cui nome deriva dal considerare la pi` u sempli-
ce tecnologia che pu`o soddisfare tale requisito, ossia F = AK, analizzano le
implicazione di tale eventualit`a per la crescita di un paese e per la conver-
genza fra i redditi dei diversi paesi. In particolare, si consideri la seguente
tecnologia:
F = A(L) K,
in cui A(L) rappresenta il rendimento marginale del capitale, costante rispet-
to allo stock di capitale stesso, che incorpora al suo interno anche il livello di
forza lavoro; allora sfruttando la Proposizione 5.1, sotto lipotesi che g
A
= 0,
abbiamo che il reddito pro-capite crescer`a nel lungo periodo se A(L) >
n+
s
.
La crescita di lungo periodo un paese dipende positivamente dal livello
del saggio di risparmio del paese s e negativamente da n. La convergenza nei
livelli dei redditi pro-capite non `e assicurata, poich`e `e immediato vericare
che la dierenza nei tassi di crescita di due paesi i e j `e data da:

k
i
k
i

k
j
k
j
= s [A(L
i
) A(L
j
)] ;
il segno quindi dipende dal rapporto fra L
i
e L
j
. In molti contributi A(L
i
) =
A e quindi i tassi di crescita dei due paesi sono eguali e ci`o signica che
chi `e pi` u ricco rimane il pi` u ricco anche nel lungo periodo e le dierenze in
termini relativi tendono a permanere. Non avremo quindi, anche a parit`a di
parametri, una convergenza assoluta nei livelli di reddito. La novit`a `e che
non dovremo osservare neppure una convergenza condizionata (ma neppure
una divergenza).
Notiamo inne che il tasso di crescita di un paese pu`o dipendere dal livello
della sua forza lavoro: questo `e chiamata in letteratura eetto scala, ossia il
tasso di crescita di un paese pu`o dipendere dalla sua grandezza.
Rimane da registrare lopinione fortemente negativa di Solow (1999) verso
tali modelli, che basano le loro conclusioni, ad avviso dello studioso, su unar-
ticiosa ipotesi (produttivit`a marginale del capitale costante) non suragata
da nessuna evidenza reale (anzi losservazione empirica suggerisce tuttaltro).
5.8. EQUILIBRI MULTIPLI E CONVERGENZA 71
5.8 Equilibri multipli e convergenza
Il modello di Solow-Swan standard ammette due equilibri, ma di cui solo
uno appare economicamente signicativo (vedi Proposizione 5.2). Tuttavia
`e facile estendere il modello per generare pi` u equilibri. Noi esamineremo due
estensioni del modello di Solow-Swan che permettono di generare equilibri
multipli, il primo che fa riferimento alla transizione demograca, il secondo
al cambiamento strutturale.
5.8.1 Transizione demograca
Gi`a lo stesso Solow nel suo articolo del 1956 a pagina 90 aveva proposto lana-
lisi di un caso con equilibri multipli. In particolare egli si era soermato sulla
possibilit`a che il tasso di crescita della popolazione avesse una relazione non
lineare con il reddito pro-capite e quindi con il capitale pro-capite.
9
Seguen-
do questa intuizione supponiamo che il tasso di crescita della popolazione
sia crescente in un primo intervallo del reddito (capitale) e dopo decrescente,
convergente a zero per valori molto alti del livello del reddito, ossia
n = n(k) ,
dove n(0) = 0, n

> 0 per k
_
0,

k
_
e n

< 0 per k >



k, con lim
k
n(k) = 0.
Tale dinamica `e chiamata in letteratura transizione demograca e trova
forti riscontri empirici. Sotto opportune ipotesi sul valore dei parametri, il
modello mostra tre equilibri, di cui due stabili ed uno instabile.
10
La Figura
5.8 rappresenta la dinamica del modello sotto lipotesi g
A
= 0:
9
In particolare, Solow assume che = g
A
= 0 e che:
n = n(k)
con n

< 0 per valori di k minori di



k e maggiori di

k, n

> 0 per valori di k compresi


nellintervallo
_

k,

k
_
e con lim
k
n

= n < 0. Sotto tali ipotesi `e possibile mostrare che


possono esistere tre equilibri, il primo e il terzo instabili, mentre il secondo stabile. La
peculiarit` a `e che per economie con un livello di capitale maggiore di quello corrispondente
al terzo equilibrio leconomia potrebbe sperimentare una crescita del reddito pro capite
nel lungo periodo (anticipando cos` una teoria della crescita endogena). Tuttavia, tale
crescita `e dovuta essenzialmente allassenza di deprezzamento del capitale; inoltre, in
questultimo caso nel lungo periodo il tasso di crescita della popolazione dovrebbe essere
sempre negativo, il che rende tale dinamica poco credibile.
10
Non entreremo qui in dettagli analitici, ma le condizioni sotto le quali si osservano tre
livelli di reddito. Per unanalisi pi` u accurata si veda Manfredi e Fanti (2003).
72 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
6
-
k
.
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.
( +n(k))k
sf(k)
k

1
k

2
k

3
E
1
E
2
E
3

Figura 5.8: Equilibri multipli e transizione demograca
Gli equilibri E
1
e E
3
risultano stabili, mentre E
2
instabile. Ogni paese il
cui capitale pro-capite `e maggiore di k

2
vedr`a convergere il proprio capitale
allequilibrio k

3
, mentre se il capitale pro-capite `e minore di k

2
il paese vedr`a
convergere il proprio capitale pro-capite allequilibrio k

1
. In altre parole le
condizioni iniziali determinano anche il livello di reddito pro-capite di lungo
periodo. Questa dinamica potrebbe spiegare levidenza empirica che vede
la formazione di club di paesi con simili livelli di reddito pro-capite e che
mostrano simili tassi di crescita, con i paesi pi` u ricchi che crescono di pi` u
rispetto a quelli pi` u poveri (anche nel lungo periodo).
5.8.2 Cambiamento strutturale
Il cambiamento strutturale, ovvero il cambiamento nella composizione del-
loutput, `e un fenomeno che tipicamente accompagna la crescita del reddito
pro-capite di un paese. In genere, le economie pi` u arretrate hanno unalta
incidenza del settore agricolo sul totale delloutput, mentre le economie in
in via di sviluppo mostrano unalta incidenza del settore industriale; per -
nire le economie sviluppate hanno nei servizi il settore che pi` u contribuisce
alla produzione aggregata. Il cambiamento strutturale si pu`o riettere in
una funzione di produzione aggregata che mostra, almeno per un suo tratto,
rendimenti di scala crescenti. Questa dinamica ha trovato sostegno in nume-
rosi studi empirici, che in particolare hanno evidenziato come il passaggio da
uneconomia agricola ad una industriale possa essere accompagnata da una
fase di tassi di crescita crescenti ( Rostow (1990)).
5.8. EQUILIBRI MULTIPLI E CONVERGENZA 73
6
-
k
.
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.
E
1
E
2
E
3
k

1
k

2
k

3

(n + +g
A
)k
sf(k)
Figura 5.9: Equilibri multipli e cambiamento strutturale
Consideriamo allora una funzione di produzione:
y = f (k) ,
dove, oltre le Assunzioni 5.5, abbiamo che f

< 0 per
_
0,

k
_
e

k > 0 e f

> 0
per
_

k,

k
_
. Allora sotto opportune ipotesi sul valore dei parametri potremo
avere tre equilibri, di cui due stabili ed uno instabile, come riportiamo nella
Figura 5.9.
Nella Figura 5.9 gli equilibri E
1
e E
3
sono stabili, mentre E
2
`e instabile.
Tutti i paesi che hanno un capitale iniziale inferiore a k

2
vedranno convergere
il proprio capitale al k

1
, mentre coloro che hanno un capitale iniziale maggiore
di k

2
al valore k

3
.
Entrambi i casi forniscono una simile dinamica del reddito pro-capite, del
tipo rappresentata in Figura 5.10, con lovvia considerazione sulla presenza
di due equilibri stabili (y

1
e y

2
) ed uno instabile (y

2
).
11
11
Per le ipotesi su f (k) i tassi di crescita di k e y mostrano segni uguali.
74 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
6
-
y
y/y
y

1
y

2
y

3

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
y
Figura 5.10: Dinamica del reddito con equilibri multipli
Tale dinamica implica la presenza di un intervallo di reddito (ossia [y

2
, y])
dove il tasso di crescita del reddito pro-capite y/y e il livello del reddito pro-
capite y hanno una relazione positiva. Tale fatto rappresenta una condizione
necessaria per cui modelli di crescita possano mostrare equilibri multipli (ve-
di Barro e Sala-i-Martin (1999) , pag. 53). Fiaschi and Lavezzi (2003) trovano
evidenza di tale dinamica nonlineare nei redditi di un insieme di paesi adot-
tando un approccio di analisi proposto in Quah (1993), basato sulla stima di
matrici di transizione.
Notiamo che lesistenza di equilibri multipli non `e in contraddizione con
la presenza di convergenza condizionata, se i paesi mostrano eterogeneit`a nei
parametri (oltre che nel loro livello iniziale di capitale). Cos` laver individua-
to la presenza di convergenza condizionata tramite regressioni cross-country
non esclude la presenza di equilibri multipli.
La presenza di equilibri multipli `e possibile anche in modelli senza pro-
gresso tecnico e che asintoticamente si comportano come un modello AK
(vedi Fiaschi e Lavezzi (2004)).
5.8.3 Matrici di transizione ed equilibri multipli
Prima di procedere oltre con lanalisi di alcune estensioni del modello di So-
low diamo una breve intuizione di che cosa consiste il metodo di analisi ba-
sato sulla stima di matrice di transizione, chiamato anche analisi distribution
dynamics.
...
5.9. ESTENSIONI DEL MODELLO DI SOLOW-SWAN 75
5.9 Estensioni del modello di Solow-Swan
Il modello di Solow permette varie estensioni, che in parte sono gi`a contenute
nellarticolo originale di Solow (1956). Noi in particolare ci interesseremo al
caso di modello con due settori.
5.9.1 Il modello di Solow-Swan con capitale pubblico
Il modello di Solow del 1956 pu`o essere esteso per comprendere anche linter-
vento pubblico. A questo riguardo supponiamo che lo Stato tassi in maniera
proporzionale il reddito ed utilizzi il gettito per nanziare la spesa pubblica,
che incrementa lo stock di beni pubblici disponibili. In particolare, avremo
che:
Y = (K, Q, AL, ) ,
dove Q rappresenta lo stock di beni pubblici disponibile e laliquota di im-
posta sul reddito (chiaramente compresa tra 0 e 1). La forza lavoro `e assunta
crescere al tasso n, mentre il progresso tecnico al tasso g
A
. La produzione `e
fatta dipendere da , il che dovrebbe riettere il fatto che unalta imposizione
scale possa portare a distorsioni nellallocazione delle risorse e, quindi, ad
un minore produzione, ossia Y/ < 0.
Assumiamo inoltre che la produzione sia concava in K, Q e AL e a
rendimenti di scala costanti, cos` che:
y = f (k, q, ) ,
dove y = Y/AL, k = K/AL e q = Q/AL.
Il capitale si accumula secondo la consueta equazione (ricordiamo che il
reddito disponibile `e pari a (1 ) Y ):

K = s (1 ) Y
k
K,
dove
k
`e il tasso di deprezzamento di k. Avremo quindi che:

k = s (1 ) f (k, q, )
_

k
+n +g
A
_
k. (5.20)
In analogia, lo stock del bene pubblico si accumula secondo:

Q = Y
q
Q,
dove
q
`e il tasso di deprezzamento dello stock di bene pubblico. E immediato
ricavare che:
q = f (k, q, )
_

k
+n +g
A
_
q. (5.21)
76 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
Le equazioni (5.20) e (5.21), insieme alle condizioni iniziali k (0) = k
0
e
q (0) = q
0
, descrivono interamente la dinamica del modello.
Rappresentando la dinamica nel piano (k, q) abbiamo il diagramma di
fase riportato nella Figura 5.11.
6
-
E
k
k
E
q
q
E
q = 0

k = 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
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.
.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I
II
III IV
Figura 5.11: Il modello di Solow-Swan con due settori
La dinamica appare convergente allequilibrio E, dove tutte le variabili
in termini pro-capite crescono al tasso esogeno g
A
.
12
La Proposizione 5.5
stabilisce le propriet`a locali dellequilibrio E.
Proposizione 5.5 Lequilibrio E in Figura 5.11 risulta essere un nodo sta-
bile.
Prova. Si consideri la linearizzazione del sistema dinamico formato dalle
equazioni (5.20) e (5.21) valutate in E. In particolare, avremo che la matrice
del sistema linearizzato sar`a data da:
_

_
f
E
q
f
E
/q
E
_
f
E
k
s (1 ) f
E
q
s (1 )
_
f
E
k
f
E
/k
E
_
_
,
dove f
E
q
e f
E
k
sono rispettivamente la produttivit`a marginale del bene pub-
blico e del capitale calcolate in E (f
E
`e ovviamente la funzione di produzione
12
La gura `e il risultato delle seguenti propriet`a: (i) il luogo q = 0 `e concavo e passa per
lorigine; (ii) il luogo

k = 0 `e convesso e passa per lorigine; (iii) nellintorno dellorigine il
luogo q = 0 risulta sopra

k = 0; (iv) per k grande il luogo q = 0 risulta sotto

k = 0. Le
dinamiche nelle quattro regioni sono facilmente calcolabili.
5.9. ESTENSIONI DEL MODELLO DI SOLOW-SWAN 77
intensiva valutata in E). Gli autovalori risolvono la seguente equazione:

_
f
E
q
f
E
/q
E
_
+s (1 )
_
f
E
k
f
E
/k
E
_
+
+s (1 )
__
f
E
k
f
E
/k
E
_ _
f
E
q
f
E
/q
E
_
f
E
q
f
E
k

.
Lespressione che moltiplica `e positiva per la concavit`a di f, cos` come
il termine noto; quindi entrambe le radici sono negative e il sistema risulta
stabile. Per vericare che lequilibrio `e un nodo calcoliamo il determinante,
pari a:
=
_

_
f
E
q
f
E
/q
E
_
s (1 )
_
f
E
k
f
E
/k
E
_
2
+ 4sf
E
q
f
E
k
,
che risulta maggiore di zero e quindi le soluzioni sono reali. CVD
In E leconomia si trova sul sentiero di crescita bilanciata, cos` che le
variabili pro-capite crescono al tasso esogeno g
A
. Il fatto che E sia un nodo
esclude cicli nellintorno dellequilibrio, ma `e possibile osservare dinamiche
di convergenza non monotoniche. Ad esempio, partendo dal settore I, con
un livello di capitale k < k
E
leconomia prima sperimenter`a una diminuzione
del capitale e poi, entrando nella regione II, un successivo aumento.
Approfondimento 5.4 Si analizzino gli eetti di una variazione nellali-
quota di imposta sui valori di equilibrio, con particolare riferimento al
livello pro-capite del consumo, nel caso la funzione di produzione fosse del
tipo Cobb-Douglas.
5.9.2 Il modello di Solow-Swan con educazione
Questo modello `e stato proposto da Mankiw et al. (1992) per studiare gli
eetti dellaccumulazione di capitale umano in un modello di Solow-Swan.
...
Ancora sulla convergenza: lanalisi empirica di Mankiw et al. (1992)
...
78 CAPITOLO 5. IL MODELLO DI SOLOW-SWAN
Capitolo 6
Modelli di crescita a
generazioni sovrapposte
...
79
80 CAPITOLO 6. CRESCITA CON GENERAZIONI SOVRAPPOSTE
Capitolo 7
Teoria della crescita ottima
esogena
7.1 Introduzione
La teoria della crescita ottima esogena ha alla sua base lapproccio meto-
dologico dellequilibrio concorrenziale walrasiano, dove un numero elevato
sia di consumatori che di imprese operano nei rispettivi mercati come price-
taker e lincontro fra domanda e oerta determina i prezzi di equilibrio. Un
punto cruciale rispetto alla teoria della crescita tradizionale, sia keynesiana
che solowiana, `e lattenzione alle fondazioni microeconomiche delle relazio-
ni aggregate. In sostanza lapproccio alle scelte intertemporali di consumo
viene inserito nella teoria dellaccumulazione, cos` da microfondare le rela-
zioni macroeconomiche. Da qui il nome di teoria della crescita ottima, dove
laggettivo ottima indica che gli agenti ottimizzano le loro decisioni inter-
temporali. Il motore della crescita in tale tipo di modelli rimane il progresso
tecnologico esogeno e questo spiega lulteriore aggettivo esogena.
Unimportante premessa riguardo questo approccio riguarda il maggior
rigore formale rispetto al modello di Solow-Swan. Questo si rivela un costo
in termini di verosimiglianza empirica del modello ed `e avvertito in parti-
colare dagli studenti che abbiano frequentato solo corsi di macroeconomia
tradizionali, dove la teoria della crescita `e raramente trattata. Lo sforzo di
astrazione che `e tipico nella costruzione di un modello economico in questo
caso `e particolarmente forte e pu`o legittimamente lasciare il dubbio che la
dierenza tra realt`a e modello sia cos` marcata da rendere le conclusioni non
signicative ai ni della comprensione degli eettivi processi di crescita dei
paesi.
Queste problematiche sono ampiamente dibattute in letteratura; metterle
81
82 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
in evidenza a benecio dello studente avr`a leetto, speriamo, di spingerlo a
studiere i vari modelli proposti con un maggiore spirito critico.
In eetti, il modello che presenteremo dove tutti gli individui sono ugua-
li e i mercati sono perfettamente concorrenziali deve essere preso come un
termine di paragone il pi` u semplicato possibile (e quindi poco plausibile)
di un modello di crescita. Le conclusioni tratte in questo ambito dovrebbe-
ro essere confrontate con i risultati che si ottengono quando alcune ipotesi
vengano meno (uguaglianza nelle dotazioni per tutti gli individui, perfezione
nei mercati, esistenza di un potere di mercato per le imprese, etc). In questa
prospettiva, anche lipotesi sottostante alla letteratura neoclassica, di indivi-
dui massimizzanti pu`o essere indebolita per far posto ad agenti che adottino
regole euristiche di decisione (chiamate anche regole del pollice).
Come vedremo il punto di maggior critica alla teoria della crescita ottima
esogena `e la sua incapacit`a di dar conto di alcuni cruciali aspetti delle eettive
dinamiche di crescita che caratterizzano le economie reali.
Nei prossimi paragra descriveremo un archetipo di economia concorren-
ziale, in cui gli individui ottimizzano la loro utilit`a sulla base delle proprie
risorse iniziali e dei prezzi di mercato, gli imprenditori massimizzano il pro-
tto e il mercato attraverso i prezzi fa si che le scelte di tutti gli agenti
siano mutuamente compatibili. Inoltre studieremo le propriet`a dinamiche
dellequilibrio concorrenziale e se questo sia ottimo anche dal punto di vista
sociale.
Lultimo paragrafo riporta le critiche a questo approccio ed introduce alla
teoria della crescita endogena.
7.2 Un modello di economia concorrenziale
In una economia concorrenziale di tipo walrasiano si suppone che esistano
due tipi di agenti:
1. i consumatori, deniti in relazione alle loro preferenze e dotazioni di
risorse iniziali e
2. i produttori, deniti essenzialmente in base alla funzione di produzione.
Ogni agente tende a massimizzare intertemporalmente la propria funzione
obiettivo. Per i consumatori ci`o signica scegliere un sentiero di consumo che
massimizza una certa funzione di utilit`a, mentre per i produttori scegliere le
quantit`a ottime dei fattori (generalmente capitale e lavoro) da impiegare per
massimizzare i protti.
Ipotesi fondamentali di uneconomia concorrenziale sono:
7.2. UN MODELLO DI ECONOMIA CONCORRENZIALE 83
ogni agente considera i prezzi come un dato;
vi `e libera entrata nel mercato dellunico bene prodotto e
i prezzi garantiscono lequilibrio tra domanda ed oerta in tutti i mer-
cati.
Osserviamo che si assume implicitamente che la remunerazione dei fat-
tori avvenga secondo la regola marginalista, dato che la curva di domanda
dellimpresa `e costruita sullipotesi di massimizzazione del protto e compor-
tamento price-taker. Abbiamo gi`a discusso che questo fatto pone un limite
alla tecnologia disponibile agli imprenditori, ossia che i rendimenti di scala
siano costanti.
1
7.2.1 Consumatori
Nel modello di crescita standard si assume che tutti gli agenti hanno prefe-
renze e dotazioni iniziali uguali, ossia vige lipotesi di agente rappresentativo.
Questa ipotesi semplica lanalisi con lobiettivo di raggiungere risultati ana-
litici espliciti. Nella Sezione 7.5 daremo alcune intuizioni delle condizioni
sotto le quali questa approssimazione potrebbe non modicare i risultati an-
che in presenza di eterogeneit`a nelle dotazioni degli agenti. Grazie a questa
ipotesi `e possibile studiare il comportamento di tale agente rappresentativo
per avere una descrizione completa del comportamento degli agenti di tipo
consumatore.
Il consumatore rappresentativo si suppone abbia unorizzonte di vita in-
nito. Questa ipotesi, che a prima vista potrebbe sembrare molto ardita,
trova la sua ragione nellidea che ogni individuo con un orizzonte di vita ni-
to considera nelle proprie preferenze anche lutilit`a dei sui discendenti, cos`
che in aggregato `e del tutto simile considerare un insieme di individui con un
orizzonte di vita nito o singolo individuo con un orizzonte di vita innito. In
questo contesto agente rappresentativo ha signicato solo riferito al singolo
periodo e pi` u propriamente, soprattutto in presenza di crescita della popo-
1
In Bagliano e Bertola (1998) vi `e unesauriente discussione al riguardo. In eetti
vedremo che il prodotto pu`o essere interamente distribuito sotto lipotesi di remunerazione
marginale, anche con rendimenti di scala crescenti; il punto sta nel considerare questi
ultimi come il risultato di esternalit` a positive nella produzione, mentre a livello di singola
impresa i rendimenti di scala rimangano costanti (che corrisponde allipotesi di esternalit`a
marshalliane). Tuttavia osserviamo che in aggregato i fattori non saranno remunerati al
margine, cos` che la regola distributiva marginalistica non `e pi` u rispettata.
84 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
lazione, `e pi` u corretto parlare di dinastia rappresentativa.
2
In breve avremo
che le preferenze del consumatore sono rappresentate dalla seguente funzione
di utilit`a:
U = U (c (0) , c (1) , ..., c ()) .
Come standard nellapproccio neoclassico lagente (rappresentativo) sce-
glie il proprio sentiero di consumo sulla base della funzione di utilit`a, da-
to il vincolo di bilancio (intertemporale). La prima cosa da fare `e quindi
specicare una forma funzionale per le preferenze.
Funzione di utilit`a della dinastia rappresentativa La funzione di uti-
lit`a misura la felicit`a ricavata dal consumo dalla dinastia rappresentativa.
Una forma molto comune nella letteratura `e la seguente:
U =
_

0
u (c (t)) e
nt
e
t
dt, (7.1)
dove U `e lutilit`a intertemporale (o benessere) dellagente (o dinastia) rappre-
sentativo, c (t) il consumo medio nel periodo t e quindi quello di ogni agente
appartenente alla dinastia al periodo t, u (c (t)) misura lutilit`a instantanea
del consumo nel periodo t per ogni membro della dinastia; n `e il tasso di
crescita della popolazione, cos` che, normalizzato a 1 il numero degli agenti
partecipanti alla dinastia al tempo 0, allora al tempo t avremo e
nt
agenti;
inne `e il tasso di sconto intertemporale.
Alcune osservazioni riguardo alla (7.1).
Per come abbiamo denito n avremo allora che n =

L/L, dove L `e la
popolazione al tempo t, cos` che n rappresenta anche il tasso di crescita della
popolazione.
2
Quanto appena detto pu`o essere formalizzato nel seguente modo. Si consideri unin-
dividuo altruista che vive T anni; dopo di che `e sostituito da un suo discendente che vive
a sua volta T anni. Allora le sue preferenze sono date da:
U
1
=

U (c (1) , ..., c (T) , U
2
) ,
dove
U
2
=

U (c (T + 1) ..., c (2T) , U
3
) .
A sua volta la terza generazione avr`a unutilit`a pari a
U
3
=

U (c (2T + 1) , ..., c (3T) , U
4
)
e cos` no allinnitesima generazione. Sostituendo ricorsivamente U
2
in U
1
, poi U
3
nel
risultato e cos` via, sia arriva a:
U
1
= U (c (1) , ..., c ()) ,
che `e quanto si sostiene nel testo.
7.2. UN MODELLO DI ECONOMIA CONCORRENZIALE 85
Abbiamo assunto implicitamente che U sia additiva e separabile nei suoi
argomenti. Ci`o signica che i singoli consumi degli individui entrano nel-
lutilit` a totale in modo additivo e che, ssato un certo periodo, le utilit`a
istantanee dei diversi agenti possono essere sommate tra loro, cos` come le
utilit`a totali relative a diversi periodi nel tempo (lutilit`a `e quindi assunta
essere di tipo cardinale).
La somma di utilit`a a tempi diversi `e fatta tramite unopportuno tasso
di sconto, > 0, che dovrebbe segnalare limpazienza dei consumatori a
consumare. In eetti questo signica che il consumo delle generazioni future
pesa di meno (ossia `e meno importante) e questo `e stato aspramente criticato
da alcuni autori, soprattutto quando questo modello `e utilizzato a ni di
analisi di benessere (vedi Ramsey (1929)).
Riguardo alla forma della funzione di utilit`a istantanea, si adottano le
usuali assunzioni suggerite dalla teoria microeconomica, ossia:
Assunzione 7.1 u

> 0 (lutilit` a cresce al crescere del consumo);


Assunzione 7.2 u

(lutilit` a marginale `e decrescente).


Aggiungiamo, due ipotesi sul comportamento di u al contorno, che corri-
pondono alle condizioni di Inada per la produzione, ossia:
Assunzione 7.3 lim
c0
u

= e
Assunzione 7.4 lim
c
u

= 0.
Notiamo inne che nella funzione di utilit`a non entra il tempo libero
come bene che procura utilit`a, anche se supponiamo che lagente allochi il
suo tempo nellattivit`a lavorativa. Stiamo quindi implicitamente assumendo
che loerta di lavoro sia rigida, ossia non dipendente dal salario.
Vincolo di bilancio intertemporale Le scelte dellagente sono vincolate
dalle risorse iniziali che possiede e dal reddito che ricava dallimpiegare le
proprie risorse. Dato lambito intertemporale il punto cruciale `e come variano
le risorse della dinastia nel tempo. In particolare avremo che landamento del
patrimonio della dinastia rappresentativa `e descritta dalla seguente equazione
dierenziale:
a = w +ra c na, (7.2)
dove a `e il patrimonio al tempo t dellagente rappresentativo, w il salario
e r il tasso di interesse. Ricordiamo che ogni agente ore inelasticamente
ununit`a di lavoro.
86 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
Il reddito del periodo t `e dato dalla somma del salario w e del rendimento
del patrimonio investito ra; quindi le variazioni del patrimonio derivano dal
risparmio w + ra c, al netto della redistribuzione del patrimonio ai nuovi
nati, rappresentata da na.
Il termine na indica la diluizione del patrimonio pro-capite che subisco-
no i membri di una dinastia per far si che i nuovi nati abbiano una dotazione
pari a quella degli agenti pi` u anziani. In altre parole, se noi immaginiamo
che in ogni periodo muoiano i genitori ed i gli siano un numero maggiore dei
propri genitori in ragione di n, allora la trasmissione in parti uguali del pa-
trimonio della dinastia ai nuovi nati implica una diminuzione del patrimonio
medio pari a na.
Notiamo che in assenza di vincoli potrebbe essere conveniente per un agen-
te indebitarsi indenitamente per nanziare il consumo e quindi aumentare
la propria utilit`a; questa possibilit`a, simile alla ben nota catena di SantAn-
tonio, in letteratura prende il nome di gioco di Ponzi. Per evitare tutto ci`o
si impone il seguente vincolo:
lim
s
ae

_
s
0
[r()n]d
0, (7.3)
che stabilisce che il valore attuale del patrimonio medio della dinastia deve
essere non negativo e quindi intuitivamente esclude possibili posizioni debitori
nel lungo periodo (notiamo che il tasso di sconto considera anche il tasso di
crescita della popolazione).
Per approfondire il signicato di questo vincolo si integri da 0 a T lequa-
zione (7.2) che guida laccumulazione del patrimonio. Dalla (7.2) abbiamo
che:
a a [r n] = w c
e quindi:
e

_
t
0
[r()n]d
{ a a [r n]} = e

_
t
0
[r()n]d
{w c}
e poich`e
d
dt
e

_
t
0
[r()n]d
a = e

_
t
0
[r()n]d
{ a a [r n]} ,
allora integrando in t no a T otteniamo
_
T
0
e

_
t
0
[r()n]d
{ a a [r n]} dt =
_
T
0
e

_
t
0
[r()n]d
{w c} dt
da cui
e

_
t
0
[r()n]d
a

T
0
=
_
T
0
e

_
t
0
[r()n]d
wdt
_
T
0
e

_
t
0
[r()n]d
cdt.
7.2. UN MODELLO DI ECONOMIA CONCORRENZIALE 87
Facendo tendere T ad innito e utilizzando la condizione iniziale a (0) =
a
0
abbiamo che:
_

0
e

_
t
0
[r()n]d
cdt =
_

0
e

_
t
0
[r()n]d
wdt +a
0
lim
T
ae

_
T
0
[r()n]d
,
da cui sfruttando la condizione che impedisce il gioco di Ponzi (7.3) otteniamo
_

0
e

_
t
0
[r()n]d
wdt +a
0

_

0
e

_
t
0
[r()n]d
cdt. (7.4)
La (7.4) aerma che la somma di tutti i consumi scontati deve essere non
maggiore della somma di tutti i salari scontati pi` u il patrimonio iniziale. E
un tipico vincolo di bilancio intertemporale. Quindi, se non valesse la con-
dizione (7.3), il consumo totale (scontato) non avrebbe un limite superiore,
dato che sarebbe possibile per lagente indebitarsi indenitivamente, cos` che
il problema di massimo non avrebbe soluzione (o almeno una soluzione signi-
cativa dal punto di vista economico). La (7.3) quindi vincola lammontare
del consumo totale alla ricchezza dellagente.
Dal punto di vista intuitivo osserviamo che la diseguaglianza stretta nella
(7.3) non varr`a mai perch`e altrimenti la somma totale del consumo sarebbe
inferiore a quanto `e possibile consumare e questo per le ipotesi su u (ossia la
stretta monotonia) signicherebbe non aver ottimizzato le proprie scelte. E
per questo che il vincolo (7.3) vale sempre con luguaglianza e quindi la (7.4)
vale sempre con il vincolo di eguaglianza.
La scelta ottima del consumatore Il problema che aronta il consuma-
tore `e il seguente:
3
max
{c(t)}

t=0
U =
_

0
u (c (t)) e
nt
e
t
dt
s. a
_
_
_
a = w +ra c na
a (0) = a
0
lim
t
a (t) e

_
t
0
[r()n]d
0
(P1)
Costruiamo lHamiltoniana del problema (P1):
4
H = u (c) e
(n)t
+ [w +a (r n) c] ,
3
Poich`e il consumo sar` a sempre positivo, unassunzione implicita nel nostro problema
`e che > n per avere il funzionale da massimizzare nito.
4
Per alcune nozioni di base sulle tecniche di ottimizzazione dinamica vedi lAppendice
7.7.
88 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
dove abbiamo eliminato lindice temporale delle variabili poich`e non ge-
nera confusione e indicato con p la variabile di costato o prezzo ombra
dellinvestimento.
Le condizione necessarie e sucienti sono:
5
H
c
= 0 = u

(c) e
(n)t
; (7.5)

=
H
CV
a


= (r n) ; (7.6)
lim
t
a = 0. (7.7)
Dalla (7.6) ottengo che:

= (r n) . (7.8)
La condizione (7.8) aerma che il tasso di crescita del prezzo ombra dellinve-
stimento a valori correnti `e una funzione negativa del tasso di interesse ed una
positiva del tasso di crescita della forza lavoro. Entrambe le relazioni hanno
unintuizione economica immediata: il maggior rendimento del capitale fa si
che il valore attuale sia minore, mentre una maggior tasso di crescita della
forza lavoro implica un pi` u alto rendimento marginale del capitale e quindi
del suo valore in termini di utilit`a.
Dierenziando la (7.5) ottengo:

= ( n) +
u

(c)
u

(c)
c,
da cui, insieme allequazione precedente, ottengo la cosidetta equazione di
Eulero:
c
c
=
r
(c)
, (7.9)
dove (c) =
u

(c)c
u

(c)
> 0 rappresenta linverso dellelasticit`a intertemporale
di sostituzione del consumo.
6
Dal punto di vista economico minore `e il valore
di (c) pi` u gli individui hanno una preferenza a scambiare consumo futuro
con lattuale.
5
Vedi lAppendice 7.7, Teorema 7.3.
6
Lelasticit`a intertemporale di sostituzione del consumo `e denita infatti come
= lim
t1t2
_
_

c(t1)
c(t2)
u

(c(t1))
u

(c(t2))
d
u

(c(t1))
u

(c(t2))
d
c(t1)
c(t2)
_
_
1
=
u

(c (t
1
))
u

(c (t
1
)) c (t
1
)
.
7.2. UN MODELLO DI ECONOMIA CONCORRENZIALE 89
Lequazione di Eulero (7.9) lega landamento del tasso di crescita del
consumo al tasso di interesse ed al tasso di sconto, a parit`a di elasticit`a
intertemporale di sostituzione del consumo 1/ (c).
Una classe di funzioni di utilit`a instantanea molto usata in letteratura de-
nomitata CES `e caratterizzata da unelasticit`a di sostituzione costante; noi
restringeremo la nostra attenzione solo a queste. Il motivo di restringere la
nostra analisi a tale classe di funzioni di utilit`a, oltre che per comodit`a anali-
tica, risiede nel fatto che solo funzioni di utilit`a CES ammettono equilibri di
crescita equilibrata. Lintuizione `e immediata se si considera lequazione di
Eulero (7.9): in equilibrio il tasso di interesse `e costante, allora per garantire
la costanza del tasso di crescita del consumo dobbiamo avere un costante.
Seguendo per semplicit`a questa soluzione assumiamo che la funzione di
utilit`a instantanea sia della forma:
u (c) =
c
1
1
1
,
allora lequazione di Eulero (7.9) diventa:
c
c
= g
c
=
r

, (7.10)
dove
1

`e lelasticit`a intertemporale di sostituzione del consumo.


Lintuizione del legame positivo fra tasso di crescita del consumo e tasso di
interesse risiede nelleetto di sostituzione del consumo presente con quello
futuro. Un pi` u alto tasso di interesse porta ad un maggiore risparmio e
quindi ad un minore consumo iniziale. Tuttavia questo pi` u basso livello
viene compensato da un maggiore tasso di crescita del consumo nanziato
dal maggior volume di risparmio. Allo stesso modo, pi` u `e alto il tasso di
sconto intertemporale , minore `e il tasso di crescita del consumo, perch`e
gli individui impazienti stabiliscono un livello di consumo iniziale pi` u alto.
Inne, lo stesso ragionamento pu`o essere fatto per , ricordando che 1/ `e
lelasticit`a intertemporale del consumo; maggiore `e questultima, maggiore `e
la propensione degli individui a trasferire consumo nel tempo e quindi ssare
un livello di consumo iniziale pi` u basso per sperimentare un tasso di crescita
dello stesso pi` u alto.
Passiamo adesso alla condizione di trasversalit`a (7.7). Dalla (7.6) abbia-
mo che
(t) = (0) e

_
t
0
(r()n)d
,
dove (0) > 0 perch`e u

(c (0)) > 0. Sostituito nelle condizione di trasversalit`a


porta a
lim
t
a (t) (0) e

_
t
0
(r()n)d
= 0,
90 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
da cui
lim
t
a (t) e

_
t
0
(r()n)d
= 0,
che `e la condizione che abbiamo visto deve valere per evitare che il gioco
di Ponzi sia possibile (ossia la condizione (7.3), riportata nel problema P1);
inoltre osserviamo che la nostra intuizione che la (7.3) debba valere con lu-
guaglianza `e vericata. Cos` la condizione di trasversalit`a (7.7) soddisfa la
(7.3), che possiamo ignorare nel seguito.
Per nire unosservazione pi` u tecnica; osserviamo infatti che per avere
un problema di massimo ben formulato il funzionale del problema P1 deve
essere nito.
7
Dato il tasso di crescita del consumo
c
dalla (7.10) abbiamo
che:
c (t) = c (0) e
_
t
0
g
c
()d
,
da cui deriva che
_

0
c (0)
1
e
(1)
_
t
0
g
c
()d
1
1
e
nt
e
t
dt
e quindi la nitezza dellintegrale `e assicurata dalla seguente condizione, sotto
lipotesi che > n:
lim
t
e
(1)
_
t
0
g
c
()d(n)t
= 0. (7.11)
La condizione (7.11) impone una restrizione sui valori che pu`o assumere
il tasso di crescita del consumo nellequilibrio. Supponendo, come poi sar`a
eettivamente, che g
c
sia costante in equilibrio, allora la condizione (7.11) `e
equivalente a
+g
c
( 1) g
c
n > 0; (7.12)
questo condizione si riveler`a utile nel seguito al momento di dimostrare che
lequilibrio soddisfa le condizioni necessarie e sucienti per lottimo.
7.2.2 Produttori
I produttori prendono a prestito al tasso r il capitale necessario alla pro-
duzione del bene e remunerano con il salario w ogni unit`a di forza lavoro
impiegata nel processo produttivo. Sotto le Assunzioni 5.1-5.5 sulla funzione
di produzione riportate nel Capitolo 5, avremo che le scelte dellimpresa sono
date da:
r = f

(k) , (7.13)
dove rappresenta il tasso di deprezzamento del capitale che abbassa il ren-
dimento del capitale, k = K/AL il capitale pro-capite misurato in unit`a di
7
Questa `e una delle condizioni per poter applicare il Teorema 7.3 delllAppendice 7.7.
7.3. CRESCITA BILANCIATA 91
ecienza e f (k) la funzione di produzione intensiva. Inne il salario `e dato
da:
w = A[f (k) kf

(k)] . (7.14)
7.3 Dinamica dellequilibrio concorrenziale e
crescita bilanciata
Lequilibrio in ogni mercato `e caratterizzato dalleguaglianza tra oerta e
domanda raggiunto tramite un aggiustamento dei prezzi. Nel mercato dei
capitali il lato delloerta `e rappresentato dal patrimonio dei consumatori
mentre la domanda di capitali proviene dalle imprese.
La dinamica dellequilibrio `e determinata dalle seguenti equazioni:
leguaglianza nel mercato dei capitali tra il patrimonio dei consuma-
tori e la domanda di capitale delle imprese determinato da un livello
opportuno del tasso di interesse. Quindi data la condizione di equilibrio
a = kA, (7.15)
dalla (7.2), (7.13) e (7.14) abbiamo lequazione che governa landamento
dello stock di capitale:

k = f (k) c
A

_
g
A
+n +
_
k, (7.16)
dove c
A
=
C
AL
rappresenta il consumo medio per unit`a di ecienza.
Dalla (7.10) e dalla (7.13) abbiamo che il tasso di crescita del consumo
per unit`a di ecienza `e dato da:
c
A
c
A
=
c
c
g
A
=
f

(k) g
A

. (7.17)
Inne la condizione di trasversalit`a diventa (supponendo che A(0) = 1):
lim
t
kp (0) e

_
t
0
(f

(k())g
A
n)d
= 0 (7.18)
Le (7.16), (7.17) e (7.18) stabiliscono la dinamica dellequilibrio concor-
renziale, con k (0) = a
0
.
92 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
7.3.1 Analisi delle caratteristiche del sentiero di cre-
scita bilanciata
Lequilibrio di crescita bilanciata `e caratterizzato da una crescita delle varia-
bili a tasso costante; nel nostro caso abbiamo che le condizioni di equilibrio
sono date da:

k = 0; (7.19)
c
A
= 0, (7.20)
da cui
=

K/L
K/L
=

c
c
=
f

k
_

= g
c
= g
A
, (7.21)
dove rappresenta il tasso di crescita bilanciata delle variabili pro-capite, che
risulta pari a g
A
. La crescita appare quindi sempre determinata dal progresso
tecnico esogeno.
In generale deniamo con

k e c
A
i valori di k e c
A
che soddisfano le con-
dizioni (7.19) e (7.20), da cui abbiamo che implicitamente

k e c
A
soddisfano
le seguenti equazioni:
f
_

k
_

_
g
A
+n +
_

k = c
A
; (7.22)
f

k
_
= + + g
A
. (7.23)
Lanalisi del sistema di equazioni dierenziali (7.16), (7.17) e (7.18), date
le assunzioni sulle preferenze (Assunzioni 7.1-7.4) e sulla funzione di produ-
zione (Assunzioni 5.1-5.5), mostra che lequilibrio di crescita bilanciata `e un
punto di sella e non esistono altri punti di equilibrio, se non lorigine.
In maniera pi` u formale questo risultato pu`o essere mostrato nel seguente
modo. Dato il sistema di equazioni dierenziali:
_

_
c
A
= c
A
_
f

(k)g
A

_
;

k = f (k) c
A

_
g
A
+n +
_
k;
lim
t
kp (0) e

_
t
0
[f

(k())g
A
n]d
= 0, con p (0) > 0;
k (0) = a
0
/A(0) .
(7.24)
procediamo ad unanalisi qualitativa della dinamica tramite il diagramma di
fase. In primis deniamo dove c
A
cresce, decresce o rimane costante nello
spazio (c
A
, k), ossia:
c
A
=
_
_
_
0 k <

k
= 0 per k =

k
0 k >

k
7.3. CRESCITA BILANCIATA 93
dove

k soddisfa f

k
_
= + + g
A
; successivamente deniamo come k si
comporta nello spazio (c
A
, k), ossia

k =
_
_
_
0 c
A
< f (k)
_
g
A
+n +
_
k
= 0 per c
A
= f (k)
_
g
A
+n +
_
k
0 c
A
> f (k)
_
g
A
+n +
_
k
La Figura 7.1 rappresenta nel piano (k, c
A
) la dinamica del modello.
6
-
c
A
= 0

k = 0
k
c
A
E

`
Sentiero di sella
. . . . . . . . . . . . .
c
A

-
-
-
`
`
Figura 7.1: Dinamica del modello di crescita ottima esogena
La dinamica locale di E `e tipica di un punto di sella, dove esiste una
sola traiettoria che porta allunico equilibrio E, ossia alla coppia
_

k, c
A
_
. La
Proposizione 7.1 stabilisce le propriet`a di E.
Proposizione 7.1 Sotto le Assunzioni 7.1-7.4 sulle preferenze e le Assun-
zioni 5.1-5.5 sulla tecnologia il punto E ha una dinamica locale di sella. In
E il consumo pro-capite e il capitale pro-capite crescono al tasso g
A
.
Prova. Il tasso di crescita delle variabili pro-capite `e denito implicita-
mente dalla costanza nel tempo di k e c
A
in E.
Data la nonlinearit`a del sistema `e dicile caratterizzare globalmente le orbite,
quindi ci si limita a studiare la dinamica locale di E tramite unapprossima-
zione lineare.
8
Dato il seguente sistema di equazioni dierenziali:
_

k = g
1
(k, c
A
) ;
c
A
= g
2
(k, c
A
) ,
8
Per unintroduzione a questi problemi si veda il Gandolfo (1997).
94 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
lapprossimazione del primo ordine intorno al punto ( x
1
, x
2
) `e data da:
_

k
c
A
_
=
_
g
1
k
g
1
c
A
g
2
k
g
2
c
A
_

(x
1
,x
2
)=( x
1
, x
2
)
_
k
c
A
_
+
_
g
1
(k, c
A
) +
g
1
k
k +
g
1
c
A
c
A
g
2
(k, c
A
) +
g
2
k
k +
g
2
c
A
c
A
_

(k,c
A
)=(

k, c
A)
o compattamente
_

k
c
A
_
= F
_
k
c
A
_
+B
e landamento nellintorno `e quindi determinato dagli autovalori della matrice
F, che risolvono la seguente equazione
_
g
1
k

__
g
2
c
A

(k,c
A
)=(

k, c
A)

_
g
1
c
A
__
g
2
k
_

(k,c
A
)=(

k, c
A)
= 0.
In particolare per il nostro sistema dinamico abbiamo che:
g
1
k
=
f

(k) g
A

;
g
2
c
A
= f

(k)
_
g
A
+n +
_
;
g
1
c
A
= c
A
f

(k)

;
g
2
k
= 1;
e quindi gli autovalori di F risolvono la seguente equazione:
_
f

k
_
+ g
A


_
_
f

k
_

_
g
A
+n +
_

_
c
A
f

k
_

_
(1) = 0.
Ricordando che f

k
_
= + + g
A
, avremo allora che:

_
f

k
_

_
g
A
+n +
_
+ c
A
f

k
_

= 0.
E immediato vericare che il determinante `e positivo, ossia
_
f

k
_

_
g
A
+n +
_
2

4 c
A
_
f

k)

_
> 0, cos` entrambi gli autovalori sono reali; inoltre, i segni dei
coecienti sono alternati, infatti f

k
_

_
g
A
+n +
_
= +g
A
( 1)n >
0 per la condizione di nitezza dellintegrale (7.12) dato che g
c
= g
A
e
c
A
f

k)

< 0. Abbiamo quindi un autovalore positivo ed una negativo, cos`


che lequilibrio
_

k, c
A
_
`e una sella. CVD
7.3. CRESCITA BILANCIATA 95
Lultimo punto da vericare `e che il sentiero di sella rappresenta il sentiero
ottimo delleconomia; in altre parole, dato k
0
, dobbiamo dimostrare che il
controllo ottimo `e dato da c
A
(0), che appartiene al sentiero di sella. Per
fare questo `e necessario utilizzare la condizione di trasversalit`a ed `e possibile
ragionare in due modi.
Il primo, pi` u intuitivo, fa ricorso essenzialmente allanalisi graca, ripor-
tata nella Figura 7.2.
6
-
c
A
= 0

k = 0
k
c
A
E

`
Sentiero di sella
. . . . . . . . . . . . .
c
A
(0)

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
k
0
. . . . . . . . .
c
A
. . . . . . . . .
. . . . . . . . .
c
A
(0)
c
A
(0)
`
`

Figura 7.2: Sentiero di sella come sentiero ottimo
Perch`e non `e ottimale, dato k
0
, scegliere c
A
(0) o c
A
(0) invece che c
A
(0)?
Dalla Figura 7.2 `e evidente che scegliendo c
A
(0) lorbita arriva in tempo
nito ad incrociare lasse dove k `e pari a zero e di l` prosegue per valori
negativi di k; lungo questorbita la condizione di trasversalit`a non pu`o essere
soddisfatta. Se invece si scegliesse c
A
(0) allora il consumo tenderebbe a
diventare zero, cos` che il tasso di crescita di k e di tenderebbero ad essere
entrambi non negativi; poich`e sia k (0) che (0) sono maggiori di zero allora
lim
t+
k (t) (t) > 0, il che viola la condizione di trasversalit`a.
Il secondo, pi` u rigoroso, `e riportato nella Proposizione 7.2.
Proposizione 7.2 Il sentiero di sella `e il sentiero ottimo delleconomia.
Prova. La strategia di prova consiste nel vericare che la condizione di
trasversalit`a vale nel punto E di equilibrio; poich`e le equazioni (7.24) sono
96 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
sia necessarie che sucienti per lottimo e la soluzione ottima `e unica, allora
il controllo ottimo sar`a rappresentato dallunica orbita che conduce al punto
E, ossia la traiettoria di sella passante per (k (0) , c
A
(0)) (le orbite intatti
non si possono incrociare). In E, dato le equazioni (7.15) e (7.23) abbiamo
che la condizione di trasversalit`a in (7.24) `e data da:
lim
t

kp (0) e
[+g
A
(1)n]t
= 0
poich`e per g
c
= g
A
la condizione (7.12) ci assicura che +g
A
( 1)n > 0.
CVD
Riassumendo la condizione di trasversalit`a impone che il solo sentiero am-
missibile sia quello che converge allequilibrio di crescita bilanciata (tutti gli
altri violano la condizione di trasversalit`a) e questa implica che esiste per un
dato k
0
un solo valore di c
A
(0) ottimo (lunicit`a dellequilibrio `e una propriet`a
molto apprezzata dagli economisti...). Esister`a quindi un periodo transitorio
in cui il tasso di crescita sar`a maggiore o minore del tasso di crescita delle-
conomia nellequilibrio di crescita bilanciata a seconda rispettivamente che
il rapporto capitale/forza lavoro misurata in unit`a ecienti siamo minore o
maggiore di quello che si ha nellequilibrio di crescita bilanciata. In equili-
brio tutte le variabili pro-capite cresceranno allo stesso tasso, pari al tasso di
crescita del progresso tecnico esogeno g
A
.
Approfondimento 7.1 Calcolare per il caso di funzione di produzione Cobb-
Douglas il saggio di risparmio nel sentiero di crescita bilanciata. Dimostrare
che lungo la transizione allequilibrio E il saggio di risparmio pu`o crescere,
decrescere o rimanere costante. (Suggerimento: vedi Barro e Sala-i-Martin
(1999) ).
Approfondimento 7.2 Analizzare il caso in cui la funzione di utilit` a pre-
senta un consumo minimo c, ossia (utilit`a Stone-Geary):
u (c) =
(c c)
1
1
1
.
Approfondimento 7.3 Si analizzi la crescita di uneconomia in cui la pro-
duzione utilizzi anche beni oerti in quantit` a ssa, come la terra, e quindi la
funzione di produzione sia del tipo:
Y = AK

Z
1
.
Approfondimento 7.4 Analizzare il caso in cui la funzione di utilit` a sia
del tipo esponenziale, ossia:
u (c) =
1

exp (c) .
7.4. OTTIMALIT
`
A DELLEQUILIBRIO CONCORRENZIALE 97
Approfondimento 7.5 Si dimostri che

k/k diminuisce monotonicamente
quando il capitale iniziale `e inferiore a quello dellequilibrio. (Suggerimento:
vedi Barro e Sala-i-Martin (1999) ).
Approfondimento 7.6 Analizzare il caso di uneconomia aperta al com-
mercio internazionale, dove il capitale `e remunerato al tasso di interesse co-
stante r e leconomia `e piccola rispetto al resto del mondo (ossia non inuenza
r).
7.4 Ottimalit`a dellequilibrio concorrenziale
Quello che vogliamo dimostrare in questo paragrafo `e lottimalit`a dellequi-
librio concorrenziale. Ottimalit`a in questo ambito signica vericare se lal-
locazione di equilibrio concorrenziale corrisponde allallocazione che sareb-
be preferita da unipotetico pianicatore sociale che miri a massimizzare la
somma delle utilit`a dei consumatori (in altre parole il benessere sociale).
Per semplicit`a imponiamo g
A
= n = = 0. Quindi il pianicatore sociale
risolve il seguente problema:
max
{c}

t=0
U =
_

0
u (c) e
t
dt
s. a
_

k = f (k) c
k (0) =
a
0
A
0
.
LHamiltoniana a valore corrente del problema `e data da:
H = u (c) e
t
+ [f (k) c] ,
da cui le condizioni di primo ordine (sia necessarie che sucienti):
H
c
= 0 = u

(c) e
t
;

=
H
a


= f

(k) ;
lim
t
k = 0.
Come si pu`o vericare facilmente queste condizioni sono equivalenti a
quelle per il modello con scelte decentrate date dalle (7.24) e quindi le-
quilibrio competitivo risulta essere anche un ottimo sociale. Questo `e una
conferma del primo teorema delleconomia del benessere.
98 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
7.5 Eterogeneit`a negli agenti
Nella realt`a gli agenti hanno sia preferenze che dotazioni diverse. In que-
sta sezione ci concentreremo sulla rilevanza delleterogeneit`a nei patrimoni
individuali per le dinamiche aggregate, ossia sotto quali ipotesi lagente rap-
presentativo appare non restrittiva. Lanalisi sar`a molto euristica e non pre-
tende di avere contenuto di generalit`a. per chi fosse interessato a questi temi
si rimanda al Capitolo 11 di Scapparone (1996).
Si consideri uneconomia composta da L agenti con diverse dotazioni di
patrimonio a. In generale, lequazione di Eulero aerma che il consumo
dellagente i-esimo deve obbedire alla seguente equazione:
c
i
c
i
=
r
(c
i
)
,
dove (c
i
) = u

(c
i
) c
i
/u

(c
i
); nel sentiero di crescita bilanciata abbiamo
che:
a
i
a
i
=
c
i
c
i
=
r
(c
i
)
,
da cui, rivavando per a
i
e sostituito nel vincolo intertemporale (7.2) porta a:
a
i
r
(c
i
)
= w +ra
i
c
i
na
i
;
inne, ricanvando per il consumo dellagente i-esimo c
i
:
c
i
= w +a
i
_
r ( (c
i
) 1) + (c
i
) n
(c
i
)
_
. (7.25)
Lequazione (7.25) ci fornisce lintuizione delle condizioni che devono essere
imposte sulle preferenze dei consumatori per rendere le variabili aggregate
(consumo, prezzi dei fattori, dinamica del capitale, etc. ) indipendenti dalla
distribuzione delle risorse. In particolare, se (c
i
) = per ogni livello di c
i
allora abbiamo che:
C = wN +A
_
r ( 1) + n

_
e quindi il livello del consumo aggregato non dipende dalla distribuzione
dei patrimoni individuali. Data questa condizione, aggregando dal vincolo
intertemporale (7.2):

A = wN +rAC nA,
7.6. UNO SGUARDO DINSIEME 99
che mostra che anche landamento del patrimonio aggregato `e indipendente
dalla sua distribuzione. Notiamo tuttavia che tutta la dimostrazione si `e
basata sullipotesi di economia gi`a sul sentiero di crescita bilanciata. Durante
la transizione, anche con preferenze CES la distribuzione del patrimonio
inuenza le dinamiche aggregate.
7.6 Uno sguardo dinsieme
La teoria della crescita ottima esogena pur fornendo preziose intuizioni sul-
le decisioni intertemporali degli agenti, dal punto di vista della spiegazione
del processo di crescita dei paesi non aggiunge molto rispetto a quanto visto
per il modello di crescita di Solow-Swan. Le economie pi` u povere, a parit`a
del tasso di crescita della popolazione, dovrebbero crescere pi` u velocemente,
ossia noi dovremo osservare convergenza condizionata. La crescita nei livelli
pro-capite delle variabili `e sempre spiegata dal progresso tecnico esogeno e
nessun intuizione aggiuntiva viene dal fatto che i consumatori ottimizzino
le loro scelte di consumo-risparmio. La teoria della crescita endogena cer-
cher`a di individuare ulteriori fattori che determinano la crescita di un paese.
Lapproccio usato sar`a quello appena esposto, ossia di agenti che ottimizza-
no intertemporalmente le proprie decisioni. Ed `e questo forse il motivo pi` u
importante per studiare la teoria della crescita ottima esogena.
100 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
Appendice
7.7 Nozioni di ottimizzazione dinamica
In questa appendice forniamo delle nozioni di ottimizzazione dinamica. La
materia `e eettivamente troppo tecnica per poter dare anche dimostrazioni
intuitive, e anche libri specializzati nellargomento si limitano ad esporre i
teoremi pi` u utili (vedi Chiang (1992)). La base comune di questi ultimi `e
il Principio del Massimo dimostrato in Pontryagin et al. (1962), da cui si
sono ricavati teoremi meno generali, ma di una pi` u immediata applicazione
economica. In questottica noi riportiamo due teoremi senza dimostrazione;
il primo, pi` u generale, stabilisce solo condizioni necessarie per il massimo
mentre il secondo, di ambito pi` u limitato, fornisce condizioni sia necessarie
che sucienti.
Prima di continuare lesposizione `e utile fornire qualche nozione termi-
nologica della teoria del controllo ottimo. In termini generali la teoria del
controllo ottimo si occupa della soluzioni di problemi di massimo (o minimo)
dove la funzione (funzionale) da massimizzare (o minimizzare) dipende dal
tempo, da variabili di stato, a cui `e associata una legge di movimento e da
variabili di controllo, che, come indica la parola, possono essere ssate dal
soggetto decisore. La legge di movimento delle variabili di stato `e general-
mente espressa come unequazione dierenziale (se siamo in tempo continuo)
o in unequazione alle dierenze se siamo in tempo discreto.
Un problema tipico ha la forma:
max
{c
1
(t),...,c
Z
(t)}

t=1
F =
_
+
0
(c
1
(t) , ..., c
Z
(t) , s
1
(t) , ..., s
Q
(t) , t) dt
s.a
_
s
q
(t) = (s
1
(t) , ..., s
Q
(t) , c
1
(t) , ..., c
Z
(t)) q = 1, ..., Q;
s
q
(0) = s
q
0
, q = 1, ..., Q,
(Problema 1)
dove [c
1
(t) , ..., c
Z
(t)] `e il vettore dei controlli, [k
1
(t) , ..., k
Q
(t)] il vettore
degli stati e [s
1
(0) , ..., s
Q
(0)] `e il vettore delle condizioni iniziali degli stati.
Associato al problema possiamo denire la funzione Hamiltoniana:
H = (c
1
(t) , ..., c
Z
(t) , s
1
(t) , ..., s
Q
(t) , t) +
+
Q

q=1

q
(t) (s
1
(t) , ..., s
Q
(t) , c
1
(t) , ..., c
Z
(t)) .
Nellottimizzazione statica esiste una funzione simile, chiamata Lagran-
giana; in questo caso
q
(t) prendono il nome di variabile di costato o molti-
plicatore hamiltoniano.
Il seguente teorema stabilisce le condizione necessarie per lottimo:
7.7. NOZIONI DI OTTIMIZZAZIONE DINAMICA 101
Teorema 7.1 Si consideri il Problema 1 e si assuma che il funzionale F sia
nito. Si indichi c

i controlli ottimi e con s

gli stati relativi ai controlli


ottimi. Allora c

`e ottimale se esistono Q funzioni


q
(t) : R
+
R che
soddisfano per ogni t 0:
s

q
(t) =
_
s

1
(t) , ..., s

Q
(t) , c

1
(t) , ..., c

Z
(t)
_
, q = 1, ..., Q; (7.26)

q
(t) =
H
s
q
(t)
, q = 1, ..., Q; (7.27)

q
(t) =
H
s
q
(t)
, q = 1, ..., Q; (7.28)
c

z
= arg max
cz
H, z = 1, ..., Z; (7.29)
lim
t+
s

q
= 0, q = 1, ..., Q. (7.30)
Criterion 7.2
Prova. Vedi Chiang (1992).
La condizione (7.30) `e chiamata condizione di trasversalit`a, poich`e sta-
bilisce che il valore delle variabili di stato e delle variabili di costato deve
soddisfare un certo andamento ad innito.
Se H `e concava nei controlli e (c
1
(t) , ..., c
Z
(t) , s
1
(t) , ..., s
Q
(t) , t) ha
la forma e
t

(c
1
(t) , ..., c
Z
(t) , s
1
(t) , ..., s
Q
(t)),
9
con > 0, allora esiste un
teorema che stabilisce che le condizioni del teorema precedenti sono anche
sucienti se la condizione di trasversalit`a (7.30) `e sostituita dalla seguente
condizione (vedi Chiang (1992))
lim
t+
H = 0.
Notiamo come nel nostro problema non abbiamo posto vincoli sul valore
che le variabili di controllo e di stato possono assumere (ad esempio s
q
(t) 0
t). Questi entrerebbero nella funzione Hamiltoniana allo stesso modo che
nella funzione Lagrangiana, ossia inserendo ulteriori variabili di costato e
inserendo nelle condizioni di massimo anche le condizioni al contorno, tipiche
dei problemi di massimizzazione vincolata (vedi Chiang (1992)).
Inne notiamo che una condizione perch`e il Teorema 7.1 sia applicabile
`e che il funzionale F sia nito. Questo impone un controllo ex-post che la
soluzione ottima rispetti questa condizione e si rivela generalmente in ulteriori
assunzioni sulla forma delle funzioni e .
9
Ossia `e separabile nel tempo.
102 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
Pu`o essere utile a ni pratici riportare un Teorema che stabilisce condi-
zioni necessarie e sucienti per unampia classe di problemi che arontiamo.
Sia dato il seguente problema:
max
{c(t)}

t=1
F =
_
+
0
e
t
(c (t)) dt
s.a
_
s (t) = (s (t)) c(t);
s (0) = s
0
,
(Problema 2)
dove > 0, soddisfa le seguenti assunzioni:
1.

> 0 c;
2.

< 0 c;
3. lim
c0
+

(c) = +;
4. lim
c+

(c) = 0;
5. (0) = 0;
6. lim
c+
(c) = +,
mentre soddifa:
7.

> 0 s;
8. lim
s+
(s)
s
esiste ed `e strettamente non negativo;
9. (0) = 0
10. lim
s+
(s) = +.
In questo ambito il Teorema 7.3 sottostante fornisce condizioni necessarie
e sucienti per la soluzione ottima.
Teorema 7.3 Si consideri il Problema 2, si assuma che le Assunzioni 1 -10
sopra enunciate siano soddisfatte e che il funzionale F sia nito. Si indichi
con c

il controllo ottimo e k

la variabile di stato relativa a controllo ottimo.


Allora c

`e ottimale se e solo se esiste una funzione : R


+
R che soddisfa
per ogni t 0:
s

(t) = (s

(t)) c

(t);

(t) =
H
s (t)
;
c

= arg max
c
H;
lim
t+
s

(t) (t) = 0,
7.7. NOZIONI DI OTTIMIZZAZIONE DINAMICA 103
dove H = e
t
(c (t)) + (t) [ (s (t)) c(t)].
Prova. Vedi Fiaschi e Gozzi (2000).
Notiamo che il Teorema 7.3 riguarda solo problemi in cui il numero dei
controlli `e uno, cos` come il numero degli stati; inoltre osserviamo che le
Assunzioni 1 10 fanno si che la funzione Hamiltoniana sia concava nel
controllo. Rimane sempre da controllare ex-post che il funzionale F sia nito,
il che implicher`a intuitivamente un qualche vincolo sul valore lim
s+
(s)
s
rispetto a , dove il primo intuitivamente guida laccumulazione e quindi le
possibilit`a di consumo, mentre il secondo lo sconto.
104 CAPITOLO 7. CRESCITA OTTIMA ESOGENA
Capitolo 8
Teoria della crescita endogena
8.1 Introduzione
La teoria della crescita endogena si propone di modellizzare in termini eco-
nomici i fattori che determinato la crescita di un paese. Il termine endogeno
deve quindi essere inteso come il tentativo di spiegare la crescita con fattori
endogeni al sistema economico.
Lattenzione `e principalmente rivolta alla tecnologia e quindi alle diver-
se teorie che si propongono di spiegare il livello del progresso tecnico di un
paese. Nel seguito presenteremo le tre principali linee di ricerca, ossia laccu-
mulazione di conoscenza, laccumulazione di capitale umano e linvestimento
in Ricerca e Sviluppo (R&D). La conoscenza `e un bene immateriale e quindi
la sua accumulazione `e regolata da particolari dinamiche; il modello di Ro-
mer (1986) concentra lattenzione su tale fattore. Il modello di Lucas (1988)
analizza laccumulazione di capitale umano, che si pu`o vedere come lincor-
porazione della conoscenza nella forza lavoro. Laccumulazione di capitale
umano dipende in questa impostazione sia dal tempo che dalle risorse che
sono devolute a tale attivit`a dagli individui. Comune a questi due loni `e
la possibile (probabile) esistenza di esternalit`a nelleconomia e quindi di un
possibile ruolo dello Stato nella correzione dellinecienza nellallocazione
delle risorse.
I modelli di R&D si propongono invece di modellare esplicitamente un
settore economico il cui output sono le innovazioni. Una possibile distinzione
fra questi modelli `e basata sul tipo di progresso tecnico che considerano: un
progresso tecnico che incrementi il numero dei beni (intermedi) impiegato
nella produzione (modello di Romer (1990)) o invece un progresso tecnico
che produce nuovi beni capitali pi` u produttivi (modello di Aghion e Howitt
(1992)).
105
106 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
8.2 Il modello AK con saggio di risparmio
endogeno
Prima di passare ad analizzare i modelli di crescita endogena vale la pena
di notare che gi`a nel Capitolo 5 abbiamo incontrato un modello che genera
crescita di lungo periodo nel prodotto pro-capite senza bisogno di progresso
tecnico esogeno, ossia il modello AK. Dallanalisi del Capitolo 7 sappiamo
che il tasso di crescita bilanciata sotto lipotesi g
A
= 0 `e dato da (vedi 7.21):
=
f

k
_

;
nel caso di tecnologia AK abbiamo che f

k
_
= A(L) e quindi:
=
A(L)

. (8.1)
Quindi la crescita delle variabili pro-capite `e positiva se A(L) > + . La-
nalisi della dinamica di convergenza fra i redditi pro-capite dei paesi sar`a
uguale a quella svolta per il caso con saggio di risparmio costante.
Quello che non `e soddisfacente in questo modello `e che non abbiamo una
teoria che ci spieghi come mai la produttivit`a marginale del capitale `e costan-
te, invece che decrescente, semplicemente assumiamo che sia cos`. Quindi il
modello AK `e da considerarsi pi` u dal punto di vista didattico che di eettiva
spiegazione del processo di crescita di un paese, nel senso che illustra una
condizione suciente anch`e un paese sperimenti crescita nel lungo periodo
senza bisogno di un incremento esogeno continuo del progresso tecnico. Ad
esempio, vedremo che il modello di Romer (1986) si pu`o ricondurre come
dinamica ad un modello AK, cos` come il modello di Barro (1990).
8.3 Il modello di Romer (1986)
Lidea di partenza del modello di Romer (1986) `e che il fattore fondamentale
nel processo di crescita sia laccumulazione della conoscenza, bene non rivale
e non escludibile, ossia con propriet`a tipiche di un bene pubblico. Secon-
do lautore tale conoscenza si accumula come sottoprodotto dellattivit`a di
produzione e non come risultato di unesplicita scelta degli agenti.
In sintesi gli aspetti che caratterizzano il modello di Romer (1986) sono:
1. la conoscenza `e il fattore cruciale nello spiegare la crescita di un paese;
2. la conoscenza `e un bene che ha le tipiche propriet`a di un bene pubblico;
8.3. IL MODELLO DI ROMER (1986) 107
3. la conoscenza incrementa la produttivit`a del fattore lavoro e
4. le caratteristiche della conoscenza si possono modellare come unester-
nalit`a nellaccumulazione di capitale, ossia laccumulo di conoscenza `e
derivata dallo stesso processo di produzione (learning by doing).
Nella descrizione della nostra economia partiamo dal consumatore rap-
presentativo.
8.3.1 Consumatori
Il consumatore rappresentativo massimizza lusuale funzione di utili`a sogget-
to al vincolo di bilancio intertemporale, ossia
max
{c}

t=0
U =
_

0
c
1
1
1
dt
s.a
_
a = ar +w c
a = a
0
.
Dalla soluzione di ottimo del consumatore abbiamo lusuale equazione di
Eulero:
c
c
=
r

.
Le novit`a sostanziali tuttavia sono dal lato delle imprese, dove lesterna-
lit` a prodotta dallaccumulazione del capitale delle imprese `e il punto cruciale.
8.3.2 Produzione
Linuenza della conoscenza sul prodotto si esplica, in accordo con quanto
aermato da Arrow (1962), nellincrementare lecienza delle unit`a di lavoro
impiegate nella produzione, ossia potremo scrivere che la produzione a livello
della singola impresa sia data da
Y
i
= AK
a
i
(QL
i
)
1
,
dove Q `e unindice dello stock di conoscenza, mentre lindice i indica lim-
presa i-esima. Lindice dello stock di conoscenza Q entra nella funzione di
produzione dellimpresa i-esima per intero e questo per le caratteristiche di
non rivalit`a e non escludibilit`a.
Lidea che laccumulazione di conoscenza avvenga tramite lattivit`a di
produzione pu`o essere reso semplicemente assumendo che
Q = Q(K) ,
108 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
dove Q

> 0. Infatti, il capitale accumulato `e il risultato dellinvestimento di


ogni periodo, a sua volta funzione della produzione aggregata delleconomia.
La funzione di produzione della singola impresa i in funzione della tecnica
di produzione utilizzata k `e data da:
Y
i
= AK

i
(QL
i
)
1
= L
i
Ak

i
(Q)
1
,
dove k
i
=
K
i
L
i
.
A livello di singola impresa lesternalit`a nellaccumulazione di capitale,
che si trasforma in conoscenza, `e ignorata; quindi la domanda di capitale e la-
voro della singola impresa `e espressa tenendo presente solo K
i
e considerando
Q come un dato. Avremo quindi che:
r
i
= AK
1
i
(QL
i
)
1
= Ak
1
i
Q
1
=
Y
i
K
i
;
w
i
= Ak
a
i
(Q)
1
Ak

i
(Q)
1
= (1 )
Y
i
L
i
.
8.3.3 Equilibrio
In equilibrio ogni impresa deve remunerare i fattori allo stesso prezzo, ossia
r
i
= r e w
i
= w i, cos` che k
i
= k i, dove k rappresenta la combinazione
ottimale dei fattori. Inoltre, nellequilibrio il capitale impiegato dalle imprese
`e pari al patrimonio detenuto dalle famiglie, ossia:
a = k.
Di conseguenza in equilibrio avremo che il tasso di crescita del consumo
sar`a dato da:
c
c
=
Ak
1
Q
1

, (8.2)
mentre il tasso di accumulazione del capitale dellimpresa rappresentativa `e
dato da:

k = Ak

Q
1
c (8.3)
Per completare la descrizione dellequilibrio riportiamo dalla soluzione del
problema del consumatore la condizione di trasversalit`a:
lim
t
k (t) (0) exp
_

_
t
0
Ak
1
Q
1
d
_
, (8.4)
dove (0) rappresenta il valore iniziale del prezzo ombra del patrimonio.
8.3. IL MODELLO DI ROMER (1986) 109
8.3.4 Analisi di stato uniforme
In questa sezione ci chiediamo quali condizioni devono essere soddisfatte per
avere uneconomia che si muove lungo un sentiero di crescita bilanciata. Dalla
(8.2) ricaviamo il tasso di crescita nellequilibrio di crescita bilanciata, ossia:

EC
=
c
c
=

k
k
=
a
a
=
Ak
1
Q
1

. (8.5)
Osserviamo che se la precedente `e vericata dalla (8.3) abbiamo che:

k
k
= A
_
Q
k
_
1

c
k
=
EC
e quindi
_
Q
k
_
1
=
+
c
k
A

Q
k
=
_
+
c
k
A
_ 1
1
Poich`e nellequilibrio di crescita bilanciata c e k crescono allo stesso tasso,
allora per avere una crescita bilanciata Q e k devono cresce allo stesso tasso,
o detto in altro modo:

Q
Q
=

k
k
Stabilito questo, si possono presentare due casi (a meno di una costante
di scala che ignoriamo):
1. Q = K, ossia la conoscenza `e interamente a disposizione di ogni indi-
viduo;
2. Q =
K
L
= k, ossia la conoscenza `e a disposizione di ogni individuo in
termini pro-capite.
In termini economici le due alternative possono essere interpretate in
termini di diusione della conoscenza; nel primo caso la conoscenza `e diusa
a tutta leconomia, nel secondo ha una diusione limitata.
La Proposizione 8.1 stabilisce il tasso di crescita nellequilibrio di crescita
bilanciata nei due casi.
Proposizione 8.1 Nellequilibrio di crescita bilanciata
EC
T
=
AL
1

se
lo stock di conoscenza aggregato `e a disposizione di ogni lavoratore, mentre

EC
PC
=
A

se lo stock di conoscenza aggregato `e a disposizione di ogni


lavoratore in termini pro-capite.
110 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
Prova. Nel caso Q = K la funzione di produzione diventa:
Y
i
= AK

i
(KL
i
)
1
,
da cui in equilibrio:
y = Ak

(K)
1
e quindi la funzionie di produzione risulta AK, ossia:
y = AL
1
k.
Il tasso di crescita lungo il sentiero di crescita bilanciata sar`a quindi dato
dalla (8.2) quando Q = K, ossia:

EC
T
=
AL
1

.
Se consideriamo la seconda possibilit`a, ossia Q = k, sempre sostituendo dalla
(8.2), avremo che:

EC
PC
=
A

.
E immediato vericare che entrambi i tassi di crescita soddisfano la condi-
zione di trasversalit`a (8.4).
Poich`e
EC
T
`e crescente in L, ossia nel numero di imprese-individui del-
leconomia, otteniamo un tasso di crescita con un eetto scala. La ragione
sta nel fatto che lesternalit`a di una singola impresa inuenza la produttivit`a
di tutti i singoli L lavoratori e quindi la scala delleconomia conta. Empiri-
camente si dovrebbe osservare quindi una relazione positiva fra dimensione
delleconomia e tasso di crescita, cosa che non `e vericata. Nel caso inve-
ce di
EC
PC
questo non succede, proprio perch`e lesternalit`a goduta da ogni
lavoratore `e in termini pro capite. Quindi questultimo caso sembra il pi` u
plausibile.
Inne, osserviamo che se Q = K avremo che y = AL
1
k, ossia siamo
nel caso di un modello AK (questo vale anche se Q = k, dove y = Ak). Le
implicazioni di questo modello riguardo la convergenza nei redditi fra paesi
sono dunque quelle del modello AK.
8.3.5 Lottimo sociale
La presenza di esternalit`a positive nella funzione di produzione suggerisce che
lottimo sociale e lequilibrio decentralizzato non corrispondano. Assumiamo
8.3. IL MODELLO DI ROMER (1986) 111
per semplicit`a che n = 0 e limitiamoci al caso Q = Q(k). Il problema del
pianicatore sociale `e dato da:
max
{c}

t=0
U =
_

0
c
1
1
1
e
t
dt
s.a
_

K = AK

(Q(k) L)
1
C
K (0) = K
0
.
Poich`e

K/K =

k/k abbiamo che:

K
K
= AK
1
(Q(k) L)
1

C
K
,
e quindi:

k = Ak

Q(k)
1
c.
Allora:
max
{c}

t=0
U =
_

0
c
1
1
1
e
t
dt (8.6)
s.a
_

k = Ak

Q(k)
1
c.
k (0) = k
0
.
La Proposizione 8.2 stabilisce il tasso di crescita ottimale dal punto di
vista sociale.
Proposizione 8.2 Nel sentiero di crescita bilanciata socialmente ottimo il
tasso di crescita `e pari a
OS
=
A[k
1
Q(k)
1
+(1)k

(k)]

.
Prova. LHamiltoniana del problema (8.6) sar`a data da:
H =
c
1
1
1
+
_
Ak

Q(k)
1
c

;
le condizioni del massimo sono date da:
H
c
= 0 c

e
t
=
c
c
=

=
H
k
= A
_
k
1
Q(k)
1
+ (1 ) k

(k)

da cui:

OS
=
c
c
=
A
_
k
1
Q(k)
1
+ (1 ) k

(k)

.
Non `e dicile dimostrare che
OS
soddisfa la condizione di trasversalit`a del
problema. CVD
E interessante osservare che:
112 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
Osservazione 8.1 Il tasso di crescita ottimo socialmente
OS
`e sempre su-
periore al tasso di crescita dellequilibrio decentralizzato
EC
.
Prova. Dalla (8.5) e dalla Proposizione 8.2 abbiamo che:

OS

EC
=
(1 ) k

Q(k)

(k)

> 0.
Come ci si attendeva il tasso di crescita socialmente ottimo `e superiore
a quello delleconomia decentralizzata in ragione dellesistenza di unester-
nalit`a positiva nellaccumulazione di conoscenza Q(k); infatti, quando tale
esternalit`a non esiste, ossia Q

(k) = 0, allora lottimo sociale e lequilibrio


decentralizzato coincidono.
8.3.6 Politica scale
La presenza di uninecienza nellallocazione decentralizzata pone la que-
stione se lo Stato pu`o intervenire per migliorare lallocazione di mercato
e quali strumenti dovrebbe usare. Nel modello di Romer (1986), quan-
do Q = Q(k) linecienza nasce dalla dierenza fra il rendimento pri-
vato del capitale, pari a k
1
Q(k)
1
e il rendimento sociale dato da
k
1
Q(k)
1
+ (1 ) k

Q(k)

(k). Quindi un sussidio opportuna-


mento ponderato e nanziato in maniera lum-sum (per evitare distorsioni
ulteriori) potrebbe correggere tale distorsione. In particolare:
Proposizione 8.3 Un sussidio =
1

ad ogni unit` a di capitale nan-


ziato in maniera lum-sum, quando Q = k, rende lequilibrio decentralizzato
delleconomia un ottimo paretiano.
Prova. Infatti
Ak
1
Q
1
(1 + ) = (1 ) k

(k) ,
da cui:
=
1

k
A
Q

(k) .
Nel caso in cui Q = k, avremo che:
=
1

.
CVD
Il totale di sussidio da nanziare `e dato da kL, da cui ogni individuo
dovrebbe essere tassato in maniera lump-sum di una somma pari a
_
1

_
k
in ogni periodo.
8.4. SPESA PUBBLICA NELLA TEORIA DELLA CRESCITA 113
Approfondimento 8.1 Si analizzi il caso in cui il sussidio al capitale sia
nanziato tramite unimposta sul consumo .
8.4 Spesa pubblica nella teoria della crescita:
il modello di Barro (1990)
Il modello precedente suggerisce che la presenza di beni con caratteristiche
di non rivalit`a ed escludibilit`a possano essere cruciali ai ni della crescita
di uneconomia. A tal proposito Barro (1990) analizza un modello dove la
spesa pubblica G ha un eetto positivo sulla produttivit`a dei fattori privati.
In particolare consideriamo la seguente tecnologia per limpresa i:
Y
i
= K

i
L
1
i
(G/L) , (8.7)
dove (G/L) misura lesternalit`a positiva che la spesa pubblica, normaliz-
zata alla popolazione, ha sulloutput dellimpresa i e quindi

> 0. La
normalizzazione della spesa pubblica totale rispetto alla popolazione vuole
tenere conto della possibile congestione del bene pubblico.
Nelleconomia decentralizzata le imprese prendono le proprie decisioni
prendendo come una dato (G/L), per cui le curve di domande dei fattori
sono date da:
r
i
= K
1
i
L
1
i
(G/L) = k
1
i
(G/L) ;
w
i
= (1 ) k

i
(G/L) ,
mentre i consumatori massimizzano la propria utilit`a intertemporale, cos`
che dalle condizioni del primo ordine per la massimizzazione dellutilit`a del
consumatore otteniamo lusuale equazione di Eulero:
c
c
=
(1 ) r

,
dove (1 ) r `e il rendimento netto del patrimonio.
8.4.1 Equilibrio
Poich`e in equilibrio le remunerazioni dei fattori dovranno essere uguali per
ogni impresa, allora:
k
i
= k e y
i
= y i,
da cui la (8.7) diventa:
y = k

(g) , (8.8)
114 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
dove g = G/L e y = Y/L rappresentano la spesa pubblica e il reddito
pro-capite.
Assumiamo che la spesa pubblica sia nanziata in pareggio di bilancio
con una tassazione proporzionale sul reddito, ossia:
G = Y,
dove `e laliquota sul reddito. Abbiamo quindi che:
g = y,
che sostituito nella (8.8) porta a:
y = k

(y) .
Per avere un soluzione esplicita del livello del reddito pro-capite, seguendo
Barro (1990), assumiamo che:
1
(y) = (y)
1
; (8.9)
da cui:
y = k
1

(8.10)
Notiamo che la (8.10) suggerisce che stiamo considerando un modello AK.
La Proposizione 8.4 stabilisce il tasso di crescita nellequilibrio.
Proposizione 8.4 Il tasso di crescita lungo il equilibrio di crescita bilanciata
`e pari a =
(1)
1

.
Prova. Le remunerazioni dei fattori in equilibrio sotto lipotesi (8.9)
saranno date da:
r = k
1
(y)
1
=
1

w = (1 ) k

i
(y)
1
= (1 ) k
1

Allora il tasso di crescita del consumo nel sentiero di crescita bilanciata `e


data da:
=
(1 )
1

,
Lasciamo al lettore la dimostrazione che soddisfa le condizioni di trasver-
salit`a. CVD
In questo contesto massimizzare il tasso di crescita equivale a massimiz-
zare il benessere del consumatore rappresentativo, quindi una guida per il
governo `e data dalla Proposizione 8.5.
1
Eettivamente per avere una soluzione esplicita basta considerare una funzione
esponenziale, ma questa forma semplica i calcoli notevolmente.
8.4. SPESA PUBBLICA NELLA TEORIA DELLA CRESCITA 115
Proposizione 8.5 Il tasso di crescita delleconomia `e massimo per

=
1 .
Prova. Poich`e
EC
`e concava in abbiamo che:

EC

= 0
1

= (1 )
_
1

1
,
da cui
= (1 ) (1 )
e quindi:

= 1 .
CVD
Uninterpretazione economica del risultato della Proposizione 8.5 si ha
considerando che il prodotto netto y
N
`e dato da:
y
N
= (1 ) y = (1 ) k
1

,
il quale `e massimizzato per

= 1 .
2
2
In generale abbiamo che:
Y (G()) G()

=
Y
G
G

=
G

_
Y
G
1
_
,
da cui otteniamo una condizione generale per la ssazione dellaliquota ottima:
Y
G
= 1.
116 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
8.5 La teoria del capitale umano
Nella letteratura economica esistono svariati contributi che individuano nel
capitale umano, inteso come insieme di conoscenze possedute dalla forza
lavoro, un fattore fondamentale nella crescita di un paese. Becker (1964)
fornisce una accurata discussione dei fattori economici che possono spiegare
laccumulazione di capitale umano. Il modello di Lucas (1988) rappresenta
una prima completa teoria di come laccumulazione di capitale umano possa
essere inserita in un modello neoclassico di crescita e come questo porti ad
una spiegazione endogena del tasso di crescita delleconomia.
8.5.1 Accumulazione di capitale umano
Laccumulazione di capitale umano pu`o essere il risultato di vari fattori,
tra cui i pi` u importanti sono (i) il tempo dedicato allistruzione, (ii) i soldi
investiti nelleducazione, (iii) le esternalit`a di cui pu`o godere un individuo
quando apprende e (iv) le infrastrutture di cui pu`o godere uno studente
durante il processo di apprendimento.
Seguendo Lucas (1988) consideriamo solo i fattori (i) e (iii), ossia assumia-
mo che il capitale umano medio si accumuli secondo la seguente funzione:
3

h = Buh

h
h, (8.11)
dove B `e un parametro di scala, u `e la frazione di tempo che in media
gli individui impiegano nellaccumulare capitale umano, o, dierentemente,
la quota di popolazione che `e impiegato nel settore che produce capitale
umano rispetto al settore di produzione di beni nali e
h
rappresenta il
deprezzamento del capitale umano.
Pu`o essere interessante osservare che, riscrivendo la (8.11) nel seguente
modo

h = Bh
1
uh
h
h,
abbiamo che hu pu`o essere interpretato come il capitale umano medio im-
piegato nella produzione di nuovo capitale umano e h
1
rappresenta le-
sternalit`a positiva. Allora il tasso di crescita del capitale umano `e dato
3
Una formulazione generale potrebbe essere la seguente:

h = G(h
h
, u, k
h
, e,
h
) ,
dove k
h
`e il capitale sico utilizzato nella produzione di nuovo capitale, e `e la speda per
educazione e
h
`e il tasso di deprezzamento del capitale umano. Questultimo fattore
potrebbe indicare la quota di popolazione che muore e quindi la perdita di capitale umano
che ne consegue.
8.5. LA TEORIA DEL CAPITALE UMANO 117
da:

h
h
= Bh
1
u
h
,
da cui `e immediato che se u `e costante nel sentiero di crescita bilanciata, per
avere un tasso di crescita costante dobbiamo porre = 1. Questo suggerisce
di considerare la (8.11) imponendo = 1, avendo cos` che la produzione
di nuovo capitale umano `e proporzionale allo stock del capitale umano stes-
so. Una implicazione `e che, a parit`a di quota della popolazione impegnata
nellaccumulazione di capitale umano, laccumulazione di capitale umano `e
maggiore in economie in cui la gente `e mediamente pi` u istruita.
8.5.2 Produzione
Lo stock di capitale umano ha eetti positivi anche sulla produzione del bene
nale. Data la consueta tecnologia Cobb-Douglas abbiamo che la produzione
per il bene nale `e data da:
Y
i
= K

i
[(1 u) H
i
]
1
_
H
L
_

, (8.12)
dove K
i
`e lo stock di capitale dellimpresa i-esima, (1 u) H
i
la forza lavoro
impiegata nel settore che produce il bene nale dallimpresa i-esima in ter-
mini di capitale umano. Abbiamo inoltre introdotto un termine (H/L)

, che
segnala la possibilit`a di esternalit`a positive nella produzione di beni nali
(con gli ovvi problemi di non corrispondenza fra lallocazione decentralizzata
e lottimo sociale se > 0).
In equilibrio avremo sempre che la produttivit`a marginale del capitale
sico ed umano devono essere remunerati egualmente da tutte le imprese e
quindi il rapporto fra il capitale umano e capitale sico deve essere uguale,
ossia:
Y
i
K
i
=
Y
i
K
i
= r
k
i;
Y
i
H
i
= (1 )
Y
i
H
i
= w i.
Questo implica che il rapporto H
i
/K
i
= h
i
/k
i
sar`a uguale in ogni impresa
(in altri termini ogni impresa user`a la stessa tecnica di produzione) e che la
scala di produzione non `e rilevante come `e tipico nei modelli con rendimenti
di scala costanti. Esprimendo la produzione in unit`a pro-capite otteniamo
che:
y =
Y
L
=
_
K
L
_

_
(1 u) H
L
_
1
_
H
L
_

= k

(1 u)
1
h
1
h

. (8.13)
118 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
8.5.3 Condizioni di ottimo del consumatore
In questo modello il consumatore rappresentativo deve decidere sia il proprio
consumo sia quanta parte del proprio tempo dedicare allaccumulazione del
capitale umano, ossia risolve il seguente problema:
max
{c,u}

t=0
U =
_

0
c
1
1
1
e
t
dt (8.14)
s. a
_

_
a = wh +ra c;

h = Buh
h
h;
a (0) = a
0
;
h (0) = h
0
.
LHamiltoniana del problema sar`a data da:
H =
c
1
1
1
+ [wh +ra c] + (Buh
h
h) ; (8.15)
Le condizioni di primo ordine necessarie e suciente per lottimo sono:
c

e
t
= ; (8.16)
Bh =
w
u
h; (8.17)

=
H
a
= r; (8.18)
=
H
h
= w Bu +
h
; (8.19)
lim
t
a = 0; (8.20)
lim
t
h = 0. (8.21)
Notiamo che la (8.17) rappresenta una condizione di arbitraggio tra lim-
piegare il tempo nellaccumulazione di capitale umano (il membro di sini-
stra) e limpiegare il tempo nella produzione (il membro di destra), che a sua
volta permette una maggiore accumulazione di patrimonio (ricordiamo che
w/u < 0). Le due alternative sono confrontate tramite i prezzi ombra e
.
8.5. LA TEORIA DEL CAPITALE UMANO 119
8.5.4 Equilibrio
Lequilibrio `e quindi denito dalle (8.16)-(8.21), insieme con le usuali condi-
zioni di equilibrio sul mercato dei fattori:
r =
y
k
+
k
; (8.22)
w = (1 )
y
h
e (8.23)
a = k. (8.24)
La Proposizione 8.6 denisce le propriet`a del sentiero di equilibrio di
crescita bilanciata.
Proposizione 8.6 Nel sentiero di equilibrio di crescita bilanciata = c/c =

k/k = y/y = (1 + ) / (1 )

h/h e

h/h = Bu

h
, dove
u

=
1
1

(1 + )
h
+ (1 ) + (1 )
B(1 )
.
Prova. La dimostrazione `e piuttosto laboriosa. Dalla (8.17) abbiamo
che:

=
B
w/u
,
che sostituito nella (8.19) porta a:

=
B(1 u)
1
+
h
.
Dierenziando la (8.17) ho che:

k
k
+

h
h
+
u
1 u
,
sfruttando la denizione di w. Quindi, sostituendo nella precedente per /
appena trovato e

/ della (8.18) ottengo che:
u
u
=
_

k
k
+

h
h
+r
B(1 u)
1
+
h
_
1 u
u
. (8.25)
Dalle (8.22)-(8.24) abbiamo che laccumulazione del capitale `e governata dalla
seguente equazione:

k
k
=
y
k

c
k

k
, (8.26)
120 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
dove y = k

(1 u)
1
h
1
h

. Da questultima espressione possiamo calco-


lare il tasso di crescita del reddito pro-capite, dato da:
y
y
=

k
k
+ (1 + )

h
h
+ (1 )
u
1 u
. (8.27)
E immediato osservare che se in equilibrio u = 0, allora lungo il sentiero di
crescita bilanciata deve valere che:
=
y
y
=
c
c
=

k
k
=
(1 + )
1

h
h
. (8.28)
Inne dalla precedente e dalle (8.16) e (8.18) abbiamo che:
=
r

=
(1 + )
1
(Bu
h
) . (8.29)
Ponendo u = 0 nella (8.25), e sostituendo per r in funzione di u dalla prece-
dente equazione (8.29) e per

k/k e

h/h dalla (8.28) otteniamo il livello di u
lungo il sentiero di crescita bilanciata, ossia
u

=
1
1

(1 + )
h
+ (1 + ) + (1 )
B(1 )
.
CVD
La Proposizione 8.6 aerma che nel lungo periodo leconomia sperimenta
una crescita che `e positivamente correlata al tempo impiegato nellaccumu-
lazione di capitale umano, che diventa quindi il motore della crescita per la
nostra economia. A bilanciare lincremento del tasso di crescita quando si
dedica pi` u tempo allaccumulazione di capitale umano vi `e una diminuzione
del livello del bene nale disponibile. Nellottimo i beneci e gli svantaggi si
equivalgono.
La Proposizione 8.6 fornisce anche unintuizione su come i vari parametri
inuenzino il tasso di crescita. Non sorprende che e giochino un ruo-
lo negativo nello stabilire il livello di u

, dato che un aumento di entrambi


favorisce un minor tasso di crescita e un maggior consumo oggi. Viceversa
B mostra una relazione positiva con u

, cos` come
h
mostra una relazione
negativa. Un maggior tasso di deprezzamento del capitale umano
h
fa dimi-
nuire la crescita di lungo periodo; questo non solo per leetto diretto di un
maggior deprezzamento del capitale umano, ma anche per le minori risorse
indirizzate allaccumulazione, ossia per il minor u

.
Non studieremo le propriet`a dinamiche dellequilibrio per la notevole
dicolt`a analitiche che questo comporta nel caso > 0, mentre lasciamo
allapprofondimento il caso di = 0.
Inne, notiamo che la presenza di unesternalit`a nella produzione del bene
nale apre le porte allintervento pubblico.
8.6. TEORIA DELLINNOVAZIONE 121
Approfondimento 8.2 Calcolare il livello socialmente ottimo di u e di-
scutere come il Governo potrebbe rimediare allinecienza dellallocazione
risultante dalle scelte decentralizzate tramite un opportuno sussidio allaccu-
mulazione di capitale umano.
Approfondimento 8.3 Analizzare le propriet` a dinamiche locali dellequili-
brio decentralizzato quando = 0. (Suggerimento: ridurre il sistema dina-
mico a tre variabili h/k, c/k e u e studiare le propriet`a di questo sistema
dinamico ridotto).
Approfondimento 8.4 Supponete che laccumulazione di capitale umano
avvenga non per lallocazione di tempo, ma grazie allinvestimento in edu-
cazione e. In particolare, rispetto al modello analizzato nel testo ssate
u = 0 e = 0 e assumete che lequazione che governa laccumulazio-
ne di capitale umano sia data

h = Be
h
h (il nuovo vincolo di bilancio
sar` a a = ar + wh c e). Caratterizzare il sentiero di crescita bilan-
ciata di tale economia ed analizzaterne le propriet` a (Suggerimento-risultato:
= (B
h
) /).
8.6 Teoria dellinnovazione
La teoria dellinnovazione `e stata oggetto dagli anni 70 anni di notevoli contri-
buti. Tuttavia, solo negli anni 90 tale teoria `e stata applicata fruttuosamente
alla spiegazione della crescita dei paesi.
In maniera molto schematica potremo dividere i contributi di questo lone
di letteratura in due. Il primo considera la cosiddetta innovazione orizzon-
tale, ossia un processo innovativo che rende disponibili nuove tecniche di
produzione che si aancano a quelle gi`a esistenti. Tipicamente il processo
innovativo si concretizza nella produzione di nuovi beni intermedi, ad esem-
pio come in Romer (1990). Un altro lone di letteratura si occupa della
cosiddetta innovazione verticale, ossia il caso in cui il processo innovativo
produce nuovi beni che rimpiazzano quelli vecchi. Il precursore di tale tipo
di approccio allo studio dellattivit`a innovativa fu Schumpeter e questo spie-
ga perch`e tale lone `e anche chiamato teoria della crescita schumpeteriana.
Il modello capostipite `e Aghion e Howitt (1992).
Comune ad entrambi gli approcci `e lidea che il progresso tecnologico sia
il frutto di unattivit`a esplicita e deliberata di ricerca, il cui frutto `e sia la
creazione di un brevetto, che porta ad accumulare conoscenza.
Inne `e doveroso citare un lone di letteratura che si `e sviluppato e con-
tinua a svilupparsi in modo alternativo a quello da noi trattato. La crescita
122 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
`e sempre generata dallattivit`a inventiva, ma questultima `e vista come stru-
mento di concorrenza fra le imprese esistenti sul mercato e le regole di de-
cisioni sono ricavate dallesperienza e non da un processo di ottimizzazione;
questo lone di letteratura prende il nome di teoria evolutiva dellinnovazione.
8.6.1 La teoria dellinnovazione: il modello con beni
intermedi di Romer (1990)
Nella nostra esposizione del modello di Romer (1990) seguiremo Barro (1990).
Romer (1990) suppone che nelleconomia esistano tre settori. Il primo
produce il bene nale, utilizza lavoro e beni intermedi e opera in concorrenza
perfetta; il secondo produce beni intermedi, impiegando lavoro, e ogni im-
presa, produttrice di un diverso bene intermedio, opera in monopolio. La
possibilit`a di produrre un bene intermedio `e vincolata allacquisto di un pro-
getto dal settore R&D. Questultimo opera in concorrenza e ha come input
il lavoro e la conoscenza accumulata nel tempo.
La Figura 8.1 rappresenta la struttura delleconomia del modello di Romer
(1990).
8
.
6
.
T
E
O
R
I
A
D
E
L
L

I
N
N
O
V
A
Z
I
O
N
E
1
2
3
Settore R&D
Prod.re bene intermedio 2 Prod.re bene intermedio 1
...
Prod.re bene intermedio N
Consumatori
Y
1
= AL
1a
1
S
N
j=1
X
a
1j
Y
2
= AL
1a
2
S
N
j=1
X
a
2j
Y
L
= AL
1a
L
S
N
j=1
X
a
Lj
...
Y

XN
.

p
C
= 1
,

P
P
=
Progetto 1
.
Progetto 2

Progetto N
.

,

Concorrenza monopolistica
Settore beni intermedi
Settore beni nali
,

p
1
I

p
2
I

p
N
I
Figura 8.1: Struttura delleconomia del modello di Romer (1990)
124 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
Servendoci della Figura 8.1 passiamo a descrivere i dettagli del model-
lo. Partiamo dal settore che produce il bene nale, che opera in regime di
concorrenza.
Settore dei bene nale
Il bene nale `e prodotto in un settore con un numero elevato di imprese.
Ogni impresa ha a disposizione la stessa tecnologia; in particolare, limpresa
i ha la seguente funzione di produzione:
Y
i
= AL
1
i

N
j=1
X

ij
, con < 1, (8.30)
dove A `e un parametro di scala, L
i
`e il lavoro impiegato nellimpresa i, X
ij
`e la quantit`a di bene intermedio j impiegato nellimpresa i. Nelleconomia
abbiamo supposto esistano N beni intermedi. Il prezzo del bene nale p
C
`e
assunto essere pari a 1, ovvero `e il numerario per la nostra economia.
La tecnologia (8.30) `e a rendimenti costanti di scala, ma presenta la pecu-
liarit`a di dipendere positivamente dal numero dei beni intermedi a parit`a di
risorse impiegate nella produzione. Per avere unintuizione di ci`o si consideri
il prodotto marginale del bene intermedio j-esimo:
Y
i
X
ij
= AL
1
i
X
1
ij
.
E evidente che lintroduzione di un nuovo bene intermedio non inuenza la
produttivit`a dei beni intermedi gi`a esistenti, ma semplicemente si aggiunge
a quelli gi`a esistenti a disposizione dellimpresa (`e la cosiddetta innovazione
orizzontale). Nellequilibrio simmetrico ogni bene intermedio ha lo stesso
prezzo e quindi, data la sua produttivit`a marginale, sar`a impiegato nelle
stesse quantit`a, ossia:
X
ij
= X
i
j.
Avremo quindi che la funzione di produzione (8.30) diventa:
Y
i
= AL
1
i
NX

i
= AL
1
i
(NX
i
)

N
1
,
dove la quantit`a NX
i
`e il totale del capitale sico impiegato nellimpresa.
Allora, a parit`a di lavoro e capitale impiegato nellimpresa, il prodotto totale
aumenta allaumentare del numero N dei beni capitali impiegati. Questa
`e la fonte della crescita del modello. Quindi, come sostenuto da Romer,
la funzione di produzione (8.30) riette lidea smithiana che divisione del
lavoro e specializzazione nel processo produttivo guidino la crescita di lungo
periodo.
8.6. TEORIA DELLINNOVAZIONE 125
Data la funzione di produzione (8.30) e il prezzo dei beni intermedi
_
p
1
I
, ..., p
N
I
_
, deniamo il protto dellimpresa i:

i
= AL
1
i

N
j=1
X

ij
wL
i

N
j=1
p
j
I
X
ij
,
da cui dalle condizioni di primo ordine per la massimizzazione del protto
ricaviamo la domanda dellimpresa i per il bene intermedio j, ossia:

i
X
ij
= AL
1
i
X
1
ij
p
j
I
= 0,
da cui:
X

ij
= L
i
_
A
p
j
I
_ 1
1
i.
E immediato ricavare la domanda complessiva per il bene intermedio j
aggregando le singole domande di tutte le imprese, ossia:
X

j
_
p
j
I
_
=
L
i=1
X

ij
= L
_
A
p
j
I
_ 1
1
. (8.31)
Settore dei beni intermedi
Denita la domanda dei beni intermedi, dobbiamo specicare le condizioni
sotto le quali un bene intermedio viene prodotto e quindi ricavare il prezzo
e le quantit`a di equilibrio.
In primis, per la produzione di un bene intermedio `e richiesto un pro-
getto. Questultimo `e fornito dal settore R&D. Inoltre, ogni progetto da un
diritto esclusivo di produzione allimpresa che lo possiede. Escludiamo quindi
la possibilit`a di altre imprese di imitare o utilizzare senza autorizzazione il
progetto per costruire il bene intermedio oggetto del progetto.
Supponendo che tale progetto sia gi`a stato acquistato dallimpresa che
opera nel settore dei beni intermedi, allora limpresa deve sostenere il costo
di produzione vero e proprio. Noi supponiamo che tale costo sia pari a 1 per
ogni unit`a di bene intermedio prodotta, cos` che il valore dellimpresa j al
tempo t sar`a dato da:
V
j
(t) =
_

t
_
p
j
I
1
_
X

j
_
p
j
I
_
exp ( r (v, t) (v t)) dv, (8.32)
dove:
r (v, t) =
_
v
t
r () d
v t
,
126 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
rappresenta il tasso medio di interesse per il periodo compreso fra t e v (quindi
exp ( r (v, t)) il tasso di sconto medio).
Sottostante alla denizione del valore dellimpresa V
j
(t) vi `e lipotesi im-
plicita che in ogni periodo i beni intermedi vengano consumati nella produ-
zione del bene nale e quindi sia necessario una loro continua produzione nel
tempo. In altre parole il tasso di deprezzamento del beni intermedi `e pari a
1.
Limpresa j massimizza V
j
(t) scegliendo il livello del prezzo p
j
I
in ogni
periodo. Dalla condizione di primo ordine abbiamo che:
V
j
(t)
p
j
I
= 0 p
j
I
=
1

t, j. (8.33)
Questo risultato non dovrebbe sorprendere, dato che 1/ rappresenta il mark-
up di monopolio.
La risultante quantit`a prodotta dallimpresa j sar`a data da:
X

j
= LA
1
1

2
1
j (8.34)
che `e uguale per ogni bene intermedio prodotto. Sostituendo la (8.33) e
la (8.34) nella (8.32) avremo il valore di ogni impresa produttrice di beni
intermedi:
V
j
(t) =
_
1

_
A
1
1

2
1
L
_

t
exp ( r (v, t) (v t)) dv.
Settore R&D
Non esiste alcuna alea nei risultati dellinvestimento e il settore R&D pro-
duce un nuovo progetto al costo . Inoltre, esiste libera entrata nel settore e
quindi il prezzo di ogni nuovo progetto deve essere pari al suo costo. Cos`
sar`a anche il prezzo di ogni progetto. Ogni progetto da diritto a chi lo possie-
de di produrre in esclusiva il bene intermedio. Un tale diritto implicitamente
presuppone un sistema che regoli la propriet`a intellettuale, ossia un siste-
ma brevettuale. Un tale sistema `e giusticato dallesigenza degli investitori
nel settore R&D di rientrare nei costi sopportati per arrivare allinvenzione.
La possibilit`a di utilizzare le scoperte altrui senza pagare linnovatore (free-
riding), infatti, permetterebbe una concorrenza che scoraggerebbe qualsiasi
impresa dallintraprendere un investimento R&D.
Tuttavia, ogni innovazione `e basata su innovazioni precedenti, e questo
spiega perch`e la legge sui brevetti, oltre a tutelare la propriet`a dellinnova-
tore, obblighi questultimo a rendere pubblica la sua scoperta per ottenere
la protezione (disclosure). Inoltre, esiste un notevole dibattito in letteratura
8.6. TEORIA DELLINNOVAZIONE 127
sulla durata che questa protezione debba avere. Infatti, non `e da dimenti-
care che il brevetto concede un potere di monopolio nella produzione di un
certo bene a chi lo detiene . Questo implica che il prezzo del bene prodotto
`e superiore a quello socialmente ottimo, mentre la quantit`a prodotta `e infe-
riore. Chi fosse interessato a queste tematiche pu`o trovare maggiori dettagli
in Aghion e Howitt (1999).
Equilibrio
Lequilibrio nel modello si ha quando in tutti i mercati domanda ed oerta si
equivalgono. Per quanto abbiamo gi`a esposto il mercato dei beni intermedi
e dei beni nali `e in equilibrio, mentre il mercato dei progetti `e quello che ci
fornir` a lultima equazione per chiudere il modello. Infatti, il valore dellim-
presa nel settore dei beni intermedi `e positivo e questo in ragione del fatto
che tale valore non include il costo di acquisto del progetto. Tenuto conto
di tale costo, il valore di investire nel settore dei beni intermedi non deve
permettere nessun extraprotto positivo, ossia V (t) > , altrimenti tutte le
risorse sarebbero destinate a tale settore e non ci sarebbe n`e produzione di
beni nali n`e nuovi progetti. Daltronde, se il valore di dellimpresa fosse in-
feriore al costo del progetto, ossia V (t) < , nessuno investirebbe nel settore
dei beni intermedi. Allora in equilibrio deve valere che:
V (t) =
_
1

_
A
1
1

2
1
L
_

t
exp ( r (v, t) (v t)) dv = t. (8.35)
Poich`e la condizione di equilibrio deve valere in ogni periodo t, ne consegue
che il tasso di interesse medio deve essere costante e indipendentemente da
t e quindi il tasso di interesse r deve essere costante nel tempo. Risolvendo
per r nella 8.35 otteniamo il tasso di interesse di equilibrio r

:
4
r

=
_
1

_
A
1
1

2
1
L

. (8.36)
Sentiero di crescita bilanciato
Dal problema del massimo del consumatore otteniamo la consueta equazione
di Eulero:
c
c
=
r

,
4
Risolvendo per r costante abbiamo che:
_

t
exp ( r (v, t) (v t)) dv =
1
r
.
128 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
che `e il nostro candidato ad essere il tasso di crescita lungo il sentiero di
crescita bilanciata, quando r = r

. Per dimostrare tale fatto si consideri


loutput aggregato del bene nale, pari a:
Y = AL
1
N (X

, (8.37)
dove X

`e denito dallequazione (8.34). Dalla (8.37) abbiamo che:

Y
Y
=

N
N
,
e dal vincolo aggregato delle risorse abbiamo che:
Y = C +NX

+
N
N,
dove
N
`e il tasso di crescita del numero di progetti nel periodo t. Quindi
NX

rappresentano le risorse impiegate nella produzione dei beni intermedi,


mentre

N = N le risorse impiegate nella produzione dei nuovi progetti.
Sostituendo per per Y , otteniamo che:
C = AL
1
N (X

NX

N = N
_
AL
1
(X

.
Lespressione dentro la parentesi quadra `e costante e quindi C cresce allo
stesso tasso di N. In sintesi, il tasso di crescita nel sentiero di crescita
bilanciata `e dato da:

EC
=
_
1

_
A
1
1

2
1
L/

C
C
=
c
c
=

Y
Y
=

N
N
. (8.38)
Osserviamo che il tasso di crescita
EC
`e una funzione positiva della
dimensione delleconomia L (leetto scala che abbiamo gi`a incontrato) e
una funzione negativa del costo dellinnovazione .
Ottimalit`a paretiana
La presenza di un monopolio suggerisce che lallocazione dellequilibrio de-
centralizzato non `e eciente. In eetti, questa rappresenta uninecienza di
tipo statica, che fa produrre nellequilibrio meno beni intermedi e quindi me-
no beni nali di quanto sarebbe socialmente ottimale, ma `e dinamicamente
eciente, poich`e i protti di monopolio incentivano la ricerca.
Il problema del pianicatore sociale `e quindi data da:
max
{c}

t=0
_

0
c
1
1
1
exp (t) dt
s.a

N =
AL
1
NX

Lc NX

,
8.6. TEORIA DELLINNOVAZIONE 129
dove il vincolo del problema `e derivata dal vincolo aggregato delle risorse.
LHamiltoniana del problema `e data da:
H =
c
1
1
1
+
_
AL
1
NX

Lc NX

_
da cui le seguenti condizioni di massimo:
H
C
= c

exp (t) L = 0;
H
X
= 0 X
SO
=
1
1
A
1
1
L;
H
N
=
_
AL
1
X

_
.
Da queste condizioni `e possibile ottenere al quantit`a socialmente ottima di
X:
X
SO
=
1
1
A
1
1
L, (8.39)
da cui il tasso socialmente ottimo:

SO
=
_
1

_
A
1
1

1
1
L/

. (8.40)
Dal confronto fra X

e X
SO
e
EC
e
SO
osserviamo che la quantit`a so-
cialmente ottimale dei beni intermedi `e maggiore, ossia X

< X
SO
e anche il
tasso di crescita socialmente ottimale risulta superiore a quello delleconomia
concorrenziale, ossia
EC
<
SO
.
Questi risultati suggeriscono che per correggere linecienza statica non
bisogna intervenire sul settore della R&D, ma sul settore dei beni intermedi.
In particolare, i produttori dei beni nali invece di far pagare un prezzo pari a
1/ dovrebbero pagare un prezzo pari a 1 (`e immediato dalla formula (8.31)
ricavare che X `e pari X
SO
per p
I
= 1). Allora `e ottimale sussidiare lacquisto
dei beni intermedi per un importo pari a 1/ 1 = (1 ) /.
Capitale umano e investimento in R&D
Si supponga che nel modello appena esposto il settore dei beni intermedi
e quello R&D impieghino capitale umano H. Assumiamo che il costo per
produrre un bene intermedio consiste in ununit`a di capitale umano e il costo
per ottenere un nuovo progetto `e pari unit`a di capitale umano.
Questo comporta che il valore dellimpresa che produce il bene intermedio
j `e data da:
V
j
(t) =
_

t
_
p
j
I
w
H
_
X

j
_
p
j
I
_
exp ( r (v, t) (v t)) dv,
130 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
dove w
H
`e il salario per unit`a di capitale.
Dalla massimizzazione di V
j
(t) rispetto a p
j
I
otteniamo:
p
j
I
=
w
H

,
da cui:
V
j
(t) =
_
1

_
A
1
1

2
1
L
_

t
_
w
H
_


1
exp ( r (v, t) (v t)) dv.
(8.41)
Il salario w
H
pu`o essere determinato dal vincolo delle risorse per H. Tale
vincolo `e dato da:
NX + N = N
_
L
_

2
A
w
H
_ 1
1
+
_
= H,
da cui il salario di equilibrio:
w
H
=

2
AL
1
(H/N )
1
. (8.42)
E immediato osservare che w
H
pu`o essere costante se H e N crescono allo
stesso tasso. Per avere quindi un sentiero di crescita uniforme supponiamo
che H e N crescano allo stesso tasso. Una possibile spiegazione potrebbe
essere trovata nel fatto che il capitale umano si accumula come sottoprodotto
dellattivit`a inventiva e di produzione di beni intermedi (leaning by doing).
Date queste premesse dalla (8.41) otteniamo che:
V
j
(t) =
_
1

_
A
1
1

2
1
L
_
w
H
_


1
r
= w
H
,
e sostituendo per il salario di equilibrio dato dalla (8.42) porta a:
r =
_
1

_
(H/N )

.
Inne, dallequazione di Eulero abbiamo che:
=
r

=
_
1

_
(H/N )

,
da cui ricaviamo il tasso di crescita nel sentiero di crescita bilanciata:

EC
=
(1 ) (H/N) /
1 + ( 1)
. (8.43)
8.6. TEORIA DELLINNOVAZIONE 131
Il tasso di crescita `e come nel modello precedente una funzione negati-
va del costo del progetto e del tasso di sconto intertemporale . Tuttavia,
leetto scala `e sostituito dal rapporto fra il capitale umano e il numero di be-
ni intermedi. Questo rapporto non ha una chiara relazione con la dimensione
delleconomia, ma bens` con la sua dotazione di capitale umano (in relazione
al numero dei beni intermedi). Questultimo aspetto `e cruciale, perch`e il
settore dei beni intermedi `e direttamente in concorrenza con il settore R&D
nellallocazione delle risorse e quindi un maggior numero di beni intermedi
signica meno capitale umano disponibile per lattivit`a innovativa.
Approfondimento 8.5 Svolgere lanalisi di benessere per il modello di Ro-
mer (1990) con capitale umano.
Approfondimento 8.6 Analizzare il caso in cui la produzione di un nuovo
progetto dipende positivamente anche dal numero di progetti disponibili, ad
esempio se il costo di un nuovo progetto `e pari a w
H
N.
8.6.2 La teoria dellinnovazione: il modello con incre-
mento della qualit`a di Aghion e Howitt (1992)
...
132 CAPITOLO 8. TEORIA DELLA CRESCITA ENDOGENA
Capitolo 9
Sviluppi nella teoria della
crescita endogena
9.1 Introduzione
...
9.2 Distribuzione del reddito e tasso di cre-
scita: il modello di Galor e Zeira (1993)
...
9.3 Ambiente e crescita: il modello con costi
difensivi
...
9.4 Il modello con popolazione endogena
...
133
134CAPITOLO9. SVILUPPI NELLA TEORIADELLACRESCITA ENDOGENA
Capitolo 10
Modelli di crescita dal lato
della domanda
1) Leitner (????)
2) Matsuyama (2002)
3) Murphy, Shleifer e Vishny (1989)
4) Rostow W.W. (1960)
5) Zweimuller J (2000)
135
136CAPITOLO10. MODELLI DI CRESCITA DAL LATODELLADOMANDA
Capitolo 11
Conclusioni
...
137
138 CAPITOLO 11. CONCLUSIONI
Capitolo 12
Bibliograa
139
140 CAPITOLO 12. BIBLIOGRAFIA
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