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Conflitto dinteressi

di Giovanni Sartori
Del conflitto di interessi per antonomasia, e cio di Berlusconi, si di-
scute sin dal 1994. Il primo a sollevare il problema in sede legislati-
va fu nel maggio di quellanno il senatore Gianfranco Pasquino con
una proposta di un solo articolo che stabiliva la ineleggibilit in Par-
lamento non solo del rappresentante legale, ma anche di quanti ef-
fettivamente controllavano le imprese operanti in regime di conces-
sione pubblica. Questa proposta era sacrosanta; ma si limitava a ret-
tificare linterpretazione secondo la quale la non-eleggibilit si ap-
plicava soltanto al rappresentante legale
1
. Nel caso di Mediaset
lescluso era dunque Confalonieri, non Berlusconi. La prima propo-
sta organica sullintero problema del conflitto di interessi fu presen-
tata pochi mesi dopo, nellestate del 1994, dal senatore Stefano Pas-
sigli, indipendente di Sinistra. In quel progetto Passigli prevedeva il
ricorso alla formula del blind trust quando applicabile; e altrimenti
la dismissione del bene conflittuale.
Pertanto non esatto che liniziativa della disciplina del conflit-
to di interessi sia stata di Berlusconi. Il progetto dei suoi consulenti
di parte (i cosiddetti tre saggi) una controproposta recepita in
un disegno di legge del governo del 2 novembre 1994. Le date par-
lano da sole. Proponendo il solo blind trust (senza menzione di di-
smissioni) Berlusconi arriva secondo con lintento di parare il colpo.
I due testi (di Passigli riunificato con Pasquino da un lato, e di
Berlusconi dallaltro) vennero esaminati nella commissione Affari
costituzionali del Senato che vot con lievi modificazioni, a maggio-
ranza, il testo Passigli inviandolo allesame dellAula. Il Senato ap-
prov quel progetto prima delle ferie estive del 1995. Restava la Ca-
mera. Ma a fine anno la legislatura venne interrotta e quindi si torn
a zero. Questa fu la migliore occasione per arrivare a una disciplina
seria del problema; una occasione che non ripass pi.
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Prima di procedere nel raccontare la vicenda bene precisare che
tutta la discussione stata viziata, sin dallinizio, da una esiziale am-
biguit. Molti parlano ancora di ineleggibilit; ma il problema di
incompatibilit, non di ineleggibilit. Per il nostro ordinamento un
italiano pu diventare capo del governo, e a tanta maggiore ragione
membro del governo, senza essere prima eletto in Parlamento. Per
ricordare soltanto recenti esempi, sia Ciampi sia Amato non erano
parlamentari quando sono diventati presidenti del Consiglio. Dun-
que, ripeto, il problema di incompatibilit. Per esteso, lincom-
patibilit che determina la non-eleggibilit a cariche di governo (una
precisazione tanto essenziale quanto spesso dimenticata). Che Ber-
lusconi sia o non sia eleggibile in Parlamento irrilevante. Il punto
che lincompatibilit tra i suoi interessi privati e i suoi doveri e po-
teri pubblici vietano che Berlusconi possa diventare capo del gover-
no (e anche, per taluni dicasteri, ministro).
Unaltra precisazione preliminare che la questione non
sullentit del patrimonio di Berlusconi. Beninteso quel patrimonio
entra in questione se viola le regole anti-trust, e cio le regole della
concorrenza di mercato. Io sospetto che sia cos; ma di per s il pun-
to non la grandezza, per quanto grandissima sia, del patrimonio del
Cavaliere; , invece, la sua natura e la sua collocazione strategica. Io
non criminalizzo la ricchezza, n ritengo che la politica debba esse-
re vietata a chi possiede un impero economico. Si deve per vietare
che limpero economico si trasformi in un impero politico che cat-
tura lo Stato. E il fatto che Berlusconi sempre pi massicciamente
condiziona o controlla gli strumenti di comunicazione di massa e di
formazione dellopinione del paese. Il che significa che Berlusconi
in grado di dominare e di manipolare quel consenso politico al qua-
le dovrebbe invece sottostare.
Riprendiamo il filo a ripartire dalla vittoria dellUlivo nel 1996.
Nella XIII legislatura una maggioranza in grado di approvare il pro-
getto Passigli in entrambe le Camere sicuramente esisteva. Sulla que-
stione del conflitto di interessi anche Bertinotti marciava. Aggiungi
che la Lega si era schierata, dopo la sua rottura con il governo Ber-
lusconi, e pi precisamente sin dal 30 gennaio del 1995, per una ri-
gida disciplina del conflitto di interessi che recepiva la logica della
incompatibilit. Il centro-sinistra ripresent subito, nel 1996, la leg-
ge gi approvata dal Senato della XII legislatura. Dopodich nulla.
Tutto fin l. Perch?
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Una prima spiegazione che Prodi non voleva impegnare il suo
governo nelle riforme costituzionali, e che DAlema punt tra la fi-
ne del 1997 e il settembre del 1998 su una soluzione dinsieme, con-
cordata trasversalmente nellambito della Bicamerale. Questa
spiegazione convincente sino al fallimento della Bicamerale, ma
non dopo. Inoltre spiega soltanto e soprattutto un errore tattico. Co-
me ben puntualizzato da Passigli, la tattica pi efficace
sarebbe stata per la maggioranza di centro-sinistra di approvare norme
stringenti [...] in un ramo del Parlamento minacciando poi di rendere de-
finitiva lapprovazione della legge nellaltro ramo a meno di un accordo
in Bicamerale [...] sulla legge elettorale e sulla forma di governo. Se dav-
vero DAlema e la maggioranza si fossero posti in una ottica di scambio,
sarebbe stata certamente questa la via da seguire
2
.
certamente cos. Invece fu seguita, per me inspiegabilmente, la
via tutta diversa, e anzi opposta, di regalare a Berlusconi con un vo-
to unanime della Camera la soluzione del blind trust. Incredibile ma
vero. Nellaprile del 1998 Berlusconi ottenne dalla sinistra lavallo
della sua proposta originaria, e cos un testo che lo lasciava in prati-
ca, immutato e indisturbato padrone di tutto.
Debbo cos tornare alla domanda: perch? La spiegazione di fon-
do che il centro-sinistra incespic in se stesso e nella conflittualit
interna che ne ha caratterizzato tutta lesperienza di governo tra il
1996 e il 2001. Inoltre, e in particolare, la sinistra non ebbe il corag-
gio di forzare la mano sul conflitto di interessi dopo il decesso del-
la Bicamerale per via della sconfitta subita nel 1995 nel referendum
sugli spot televisivi. Passigli scrive cos: Quella sconfitta fu un vero
e proprio trauma che convinse la leadership del centro-sinistra che
lo scontro frontale con Berlusconi, permettendogli di atteggiarsi a
vittima, lo avrebbe reso pi forte
3
. Passigli riferisce esattamente. Il
che non toglie, a mio avviso, che in tutta questa partita la sinistra ha
sbagliato due volte. Infatti, un primo sbaglio (impegnarsi in quel re-
ferendum) non ne rende necessario un secondo. A suo tempo io
sconsigliai il referendum del 1995 osservando che la sinistra non po-
teva combattere contro met della televisione (quella di Berlusconi)
senza disporre con eguale forza e spregiudicatezza durto dellaltra
met, vale a dire della televisione di Stato. Ma perch perdere una
battaglia referendaria doveva o avrebbe dovuto far perdere la batta-
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glia in Parlamento di una maggioranza che l aveva, per almeno due
anni, tutti i numeri per vincerla? Se non facciamo ricorso alla nozio-
ne di stupidit io non saprei davvero come rispondere.
Comunque sia, la situazione dellaprile del 1998 era questa: che
non solo la sinistra aveva compattamente votato la non-soluzione del
blind trust alla Camera, ma che lavrebbe anche lasciata passare al
Senato. Quella follia fu scongiurata soltanto dalla resistenza passiva
del senatore Passigli, che era allora relatore della legge e che la
blocc in commissione, a Palazzo Madama, per circa due anni. Solo
in sul finire della legislatura (la fine del febbraio 2001) la sinistra eb-
be un tardivo risveglio e riusc a varare in Senato una nuova legge sul
conflitto di interessi che possiamo chiamare, dal nome della relatri-
ce, legge Dentamaro. A quel momento era di tutta evidenza che la
legge Dentamaro non poteva passare alla Camera, anche ma non sol-
tanto per ragioni di tempo, e quindi che sarebbe decaduta.
Valeva la pena di impegnarsi in ritardo in una battaglia che tutti
sapevano che sarebbe stata inutile? In linea di principio s. Ma in so-
stanza no. Perch la soluzione Dentamaro continuava a battere la
strada sbagliata del blind trust, stringendone le maglie ma restando,
appunto, infognata nella formula sbagliata
4
. La formula del blind
trust nel caso di Fininvest e Mediaset soltanto una cortina fu-
mogena. La fumigazione si pu aumentare; ma il fumo resta fumo.
E finch la sinistra stata al potere questa elementare verit non lha
capita. Il punto importante perch a tuttoggi chi nega la gravit
del problema posto dal conflitto di interessi di Berlusconi si fa forte
di questo interrogativo: se tanto grave, perch la sinistra non lha
risolto nei cinque anni nei quali ha avuto il potere di risolverlo? Lin-
terrogativo non fa una grinza. Prima di controbatterlo si deve rico-
noscere che la sinistra merita un premio Nobel in insipienza. Dopo-
dich (ma solo dopo quella doverosa ammissione) resta il fatto che
il problema sussiste.
Spieghiamolo. Il blind trust una formula che si applica lo di-
ce la dizione, visto che blind linglese per cieco alle cose acce-
cabili. Infatti, stato concepito per i patrimoni finanziari tipica-
mente costituiti da pacchetti azionari che non sono, beninteso, pac-
chetti di controllo di una impresa ma soltanto investimenti in com-
pra-vendita. Pertanto se io fossi un ricchissimo magnate che diven-
ta presidente degli Stati Uniti, e se il mio patrimonio fosse del tipo
sopra descritto, allora il mio problema (evitare che io favorisca i miei
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interessi privati in atti di ufficio) pu essere risolto, appunto, da un
affidamento cieco. La gestione del mio patrimonio passa a una ter-
za persona di sicura probit e indipendenza che vender e ricom-
prer titoli di borsa a mia insaputa. In tal caso io (qui finto presidente
degli Stati Uniti) non ho modo di sapere quali siano i miei beni, e
quindi non ho modo di favorirli.
Il caso di Berlusconi del tutto diverso. Lui sa di possedere Fi-
ninvest, Mediaset, Publitalia ecc. e quindi sa benissimo quali prov-
vedimenti (o inazioni) favoriscano i suoi interessi. Il fatto che la ge-
stione del suo patrimonio che resta in ogni caso stravisibile pas-
si a un terzo, e quindi la separazione tra propriet e gestione, lascia
questa realt esattamente come . Il che vuol dire che nel caso in que-
stione la soluzione del blind trust soltanto, dicevo, una cortina fu-
mogena che si fa beffa del problema e ridicolizza chi tanto ingenuo
da prenderla sul serio. Pertanto nel caso di Berlusconi (e simili: quel-
lo di Murdoch, se entrasse in politica, sarebbe tal quale) la sola so-
luzione del problema come in ogni altra democrazia la dismis-
sione dei beni inaccecabili.
Sul punto Berlusconi non ha mai preteso di imbrogliare nessuno.
Il blind trust gli stato proposto dai suoi saggi e lui, ovviamente,
ha detto: a me sta bene. Poi gli stato addirittura regalato gratis dal-
la sprovvedutezza dei suoi avversari. Come negarsi a un simile rega-
lo? Intelligentemente Berlusconi non si negato. Ma lui in prima
persona non ha mai sostenuto che il cosiddetto affidamento cieco
fosse davvero cieco. La sua linea di difesa stata unaltra. stata che
sarebbe stato, oltrech ingiusto, illegale e incostituzionale costrin-
gerlo a vendere Mediaset e allegati.
Vediamo. Tutta una serie di esimi giuristi, nonch tutti i maggio-
ri esponenti di Forza Italia e anche del Polo nel suo insieme, hanno
sostenuto le tesi che seguono.
1. Una prima eccezione di incostituzionalit si rif allart. 51 della
Costituzione che afferma sia leguale accesso di tutti i cittadini alle ca-
riche pubbliche (elettorato passivo), sia il diritto di chi viene eletto a
funzioni pubbliche di conservare il posto di lavoro. Questultima ec-
cezione davvero risibile. Un Berlusconi che scambia Mediaset con
un altro bene incassando in itinere, mettiamo, ventimila miliardi di li-
re, pu essere assimilato a un disoccupato di Mediaset illegalmente
privato del suo posto di lavoro? difficile arrampicarsi sugli specchi
pi di cos. Quanto alla prima eccezione di incostituzionalit, sul
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punto lart. 51 dice cos: Tutti i cittadini [...] possono accedere agli
uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, se-
condo i requisiti stabiliti dalla legge. Dunque la Costituzione rinvia,
per i requisiti dellelettorato passivo, alla legge ordinaria (che sa-
rebbe qui la legge sul conflitto di interessi)
5
. Il che rende eo ipso
infondata questa eccezione di incostituzionalit.
2. Una seconda presunta violazione della Costituzione argomen-
ta che toccare il patrimonio di Berlusconi violare il principio della
propriet privata. Il debole di questo argomento che nessuna co-
stituzione democratica sancisce una inviolabilit assoluta della pro-
priet privata. La nostra Costituzione dichiara che Liniziativa eco-
nomica [...] non pu svolgersi in contrasto con la utilit sociale (art.
41), e che La propriet privata riconosciuta e garantita dalla leg-
ge che ne determina [...] i limiti allo scopo di assicurarne la funzio-
ne sociale e di renderla accessibile a tutti (art. 42). Dunque anche a
questo effetto la Costituzione prevede limiti la cui determinazio-
ne affidata alla legge ordinaria. E non c dubbio che il macrosco-
pico conflitto di interessi del Cavaliere investa funzioni sociali (ad-
dirittura la formazione della pubblica opinione) e problemi di ac-
cessibilit (in chiave anti-trust). Pertanto Berlusconi non pu essere
difeso dal principio della propriet privata. Anche questa eccezione
di incostituzionalit manifestamente pretestuosa.
3. Un terzo argomento che obbligare Berlusconi a vendere Me-
diaset e dintorni equivale a un esproprio. Ma no. Intanto la vendita
sul mercato che gli verrebbe imposta non una imposizione sec-
ca. A Berlusconi viene invece imposta una scelta: o Mediaset, o pa-
lazzo Chigi. E in ogni caso quel che la Costituzione vieta lespro-
prio senza indennizzo. Sul punto il gi ricordato art. 42 precisa cos:
La propriet privata pu essere, nei casi previsti dalla legge, e sal-
vo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale. Dun-
que, anche se esproprio fosse (e non lo ), la Costituzione lo con-
sentirebbe. Questa difesa regge ancor meno delle altre.
4. Uscendo dalle argomentazioni pseudo-costituzionali una quar-
ta linea di difesa quella del voto che assolve. Questa poi. Le ele-
zioni eleggono e basta; e la scelta degli elettori dettata da mille mo-
tivi diversi. Dovendoli riassumere in uno, possiamo solo asserire che
una maggioranza ha preferito Berlusconi a Rutelli. Ed sicurissimo
che il motivo prevalente di quella preferenza non era la volont di
assolvere il Cavaliere dal peccato di trovarsi in conflitto di interessi.
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sicurissimo perch sappiamo con certezza che circa un 80 per cen-
to dellelettorato nel suo complesso si interessa poco e capisce po-
chissimo di quel problema. E poi, se per caso viene eletto un assas-
sino, la sua elezione non toglie che resti un assassino.
5. C poi, quinto, largomento che siccome Berlusconi gi ric-
chissimo, lui non ha bisogno di rubare come fanno invece i politici
malestanti. Era largomento che fino alla Rivoluzione francese pote-
va giustificare il governo oligarchico dei nobili. Fa specie vederlo rie-
sumato in democrazia. Comunque, notoriamente un argomento
falso. I poveri rubano per bisogno, e di solito si fermano l. I ricchi
che rubano (esistono anche loro) rubano per megalomania, per os-
sessione di grandezza. Il loro un caso patologico che li rende vi-
sto che la loro cupidigia illimitata molto pi devastanti e nocivi,
socialmente parlando, dei poveracci che cercano solo di sfamarsi. Il
punto non se Berlusconi rubi o no. che largomento del ricco che
non ruba appartiene al mondo delle fiabe. Per venderlo agli adulti ci
voleva la televisione (dellinteressato).
6. Vengo infine allunico argomento di tutta la serie che sta in pie-
di, anche se non ci dovrebbe commuovere pi di tanto. Il discorso di-
venta, qui, che costringere Berlusconi ad alienare i suoi beni tangibi-
li lo espone a un danno economico. Chi obbligato a vendere, vende
male. Talvolta cos; ma non detto. Se Berlusconi avesse venduto
quando io ho cominciato a sostenere che il suo conflitto di interessi
poteva essere risolto soltanto dalla dismissione di Mediaset e collate-
rali, a quel momento avrebbe forse realizzato se guardiamo alle
quotazioni di mercato quasi il doppio di oggi. Non mi spericolo sul-
le cifre. Ripeto solo che non detto che le cessioni obbligate danneg-
gino il venditore. Come stato gi mostrato, in Italia, dalla privatiz-
zazione via OPV, delle partecipazioni statali.
Come osserva Passigli, il meccanismo
non complesso: si fa valutare limpresa da un consorzio di grandi ban-
che italiane e internazionali e quindi lo si immette sul mercato avviando
il meccanismo di offerta pubblica di vendita. Le decisioni sono cos ri-
messe al mercato e non al proprietario, che altrimenti per non vendere
potrebbe fare come Bertoldo alla ricerca del suo albero: rialzare il prez-
zo per non trovare compratori. Chi sostiene il mercato come principio
guida delleconomia moderna deve accettarne le valutazioni anche quan-
do riguardano le sue propriet
6
.
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Largomento di Passigli mi sembra ineccepibile. Invece di diva-
gare come hanno fatto finora, Frattini e il berlusconismo ci dicano
perch non accettano che quel che va bene per lo Stato non vada
egualmente bene per chi in quel momento chiamato a reggerlo
7
.
Fin qui lo stato della questione. Che resta tale anche se le elezio-
ni del 13 maggio 2001 hanno trasferito il potere a Berlusconi. Ma
certo la vittoria elettorale di Berlusconi ne modifica la soluzione (o
non-soluzione). Fino alle ultime elezioni il Cavaliere era stato sulla
difensiva; ora, invece, pu andare e va alloffensiva. Come ha lesta-
mente fatto. Un primo progetto gli stato proposto dal professor
Antonio Baldassarre
8
. Ma Berlusconi ha preferito la trovata escogi-
tata da Letta, Frattini e Urbani, tradotta dal governo nel disegno di
legge Frattini. superfluo dire che il progetto Frattini serve i co-
modi del Cavaliere meglio di ogni altro. Per prima di farne la criti-
ca doveroso rendergli un riconoscimento. Frattini ammette senza
pi fingere, nella relazione introduttiva del suo schema di legge, che
anche il pi rigoroso regime di segregazione e di commissariamen-
to dellimpresa non potrebbe offuscarne la visibilit, dal che cor-
rettamente ricava che occorre abbandonare qualunque impratica-
bile soluzione di accecamento
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, e cio che la soluzione del blind
trust non applicabile perch non pu funzionare. Alla buonora! I
berlusconiani lhanno sempre saputo (lhanno proposta per questo);
ma le sinistre non lhanno capito fino al 2001 (ivi incluso tutto il pe-
riodo del rifacimento Dentamaro). Comunque, a questo punto chi si
lasciato frodare dal blind trust non dovrebbe fiatare pi (anche se
lon. Violante continua assurdamente a riproporlo).
Riconosciuto il merito, tutto il resto demerito. La relazione in-
troduttiva di Frattini un documento di una sordit impressionan-
te. Sopra ho richiamato sei pesanti confutazioni, che non sono di mia
invenzione ma che sono largamente condivise da una maggioranza
di studiosi. Il che non significa che quelle confutazioni siano irrefu-
tabili. Lo diventano, per, se ricevono soltanto la risposta del silen-
zio. E sta di fatto che Frattini non riceve e basta. La sua relazione
introduttiva non tenta nemmeno di controbattere le critiche. Per lui
come se non esistessero. Frattini dichiara che laccesso di un citta-
dino a una carica pubblica non pu essere condizionato dal suo
censo (sfondando, si gi notato, una porta aperta); che ogni cit-
tadino ha il diritto originario quale riflesso individuale della sovra-
nit popolare di accedere alla carica pubblica mantenendo intatto il
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proprio stato patrimoniale (nemmeno riesco a seguire); che il co-
sto di una alienazione coattiva appare iniquo e incompatibile con le
garanzie costituzionali (falso, si visto); e che limposizione di una
vendita costituirebbe ... il quasi totale annientamento del potere ne-
goziale del venditore (il che non vero, sappiamo, per lofferta pub-
blica di vendita). come lottare contro le onde del mare.
Veniamo al progetto. In passato Berlusconi era disposto a con-
sentire una qualche sorvegliabilit del suo patrimonio. Oramai non
pi. Oramai soltanto disposto a consentire un controllo sugli atti
del governo. Cos Frattini si limita a proporre una Autorit ad hoc
incaricata di vigilare sulla eventualit di provvedimenti legislativi vi-
ziati da conflitto di interessi. Luovo di Colombo? No; la beffa del
secolo. Frattini predispone una rete che pu soltanto acchiappare,
volendo, i pesci piccoli, ma che si lascia sfuggire (anche se li volesse
acchiappare) i pesci grandi.
La nuova cosiddetta Autorit di garanzia si configura come un
cane da guardia senza denti, che pu soltanto abbaiare. Infatti lAu-
torit non ha nemmeno poteri sospensivi sui provvedimenti sospet-
ti, e tantomeno pu comminare sanzioni. Se un vizio viene accerta-
to, o comunque sospettato, lAutorit lo pu soltanto segnalare ai
presidenti delle Camere, che a loro volta trasmettono la segnalazio-
ne al Parlamento. Pertanto sarebbe un Parlamento dominato da una
quadrata maggioranza berlusconiana a dover votare, se del caso,
contro Berlusconi. Sognilandia? Ridilandia? Tutte e due. Si potr os-
servare che tra cinque anni le maggioranze potrebbero cambiare. Ma
a impero berlusconiano consolidato non sar facile. E poi si gi vi-
sto nella scorsa legislatura quanto un ostruzionismo a oltranza pu
bloccare tutto.
Una considerazione di contorno che lAutorit frattiniana ha un
raggio ispettivo troppo esteso e quindi troppo diluito. Essendo tenu-
ta a indagare su tutti gli atti del governo e altri ancora lispezione
diventa elefantiaca e irretita nella sua complessit e vastit. Come no-
tavo, se la rete acchiapper mai qualcosa (lo dovr fare per giustifica-
re il proprio diritto di esistere), acchiapper soltanto pesci piccoli.
Passando alle obiezioni specifiche, la prima che lAutorit frat-
tiniana deve aspettare, per aprire gli occhi, che avvenga una azione.
E linazione? Nellesercizio del potere i comportamenti omissivi il
non fare sono spesso pi determinanti e pi frequenti del fare.
In secondo luogo, il potere interessato di Berlusconi oramai lar-
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gamente fondato su rendite di posizione, e preminentemente su Pu-
blitalia. Mettiamo che la Rai-Tv venga privatizzata. Berlusconi con-
dizionerebbe e disseccherebbe le entrate dei suoi nuovi concorrenti
privati senza nemmeno dover fiatare, visto che nessun erogatore di
pubblicit sarebbe tanto imbecille da indispettire chi detiene le chia-
vi del potere (e quindi un potenziale elargitore di favori o punizio-
ni) trasferendo ad altri i soldi che prima dava a Publitalia. Frattini (la
sua legge) che fa? Ovviamente nulla: pu soltanto lasciar fare.
Infine la mia terza obiezione gli atti importanti di governo
sono in genere atti legislativi, atti che assumono la forma di legge. E
le leggi, si sa, sono per definizione regole generali. Non si applicano
a una sola persona (i casi di leggine fotografia esistono, ma sono
sempre camuffati); si applicano a intere categorie o classi di perso-
ne. Pertanto sarei molto obbligato a Frattini o a chi per lui se mi
spiegasse come la sua Autorit potr dimostrare a un Parlamento
maldisposto (finch berlusconiano) che una legge generale assecon-
da soprattutto un interesse particolare. Gli intralci alle rogatorie in-
ternazionali? Per carit, sono giustificati dai principi generali del ga-
rantismo, non certo dallinteresse privato di Berlusconi e Previti. E
cos di volta in volta.
Proprio non ci siamo. E mi auguro che questa volta nessuno si la-
sci abbindolare dalla apertura alla trattativa suggerita da Frattini.
Frattini potr offrire perch no? che i componenti dellAutorit
non siano nominati dai presidenti di due Camere che sono entram-
bi espressione della stessa maggioranza berlusconiana. Potr pro-
porre un altro tipo di autorit. Ma questi sono contorni di un noc-
ciolo indigesto. Temo proprio che la proposta Frattini non sia rime-
diabile nella sua essenza, e quindi che non sia negoziabile. Nego-
ziarla sarebbe cadere nellennesima trappola.
Al momento nel quale scrivo non sappiamo ancora se Berlusconi
preferir forzare i tempi, o prendere tempo. Una terza ipotesi che
potrebbe anche essere costretto a lasciar perdere. Ma in questultimo
caso la partita dipende dal presidente della Repubblica, da Ciampi
10
.
La tesi di rito che la firma del capo dello Stato apposta agli atti
del governo costituisca un atto dovuto. Talvolta cos; ma non
sempre. Nellart. 87 della Costituzione si legge che il Presidente
della Repubblica autorizza la presentazione alle Camere dei disegni
di legge di iniziativa del Governo. E non sta scritto da nessuna par-
te che questa firma sia dovuta. Mentre lart. 74 della Costituzione
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prevede che Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare
una legge, pu con un messaggio motivato alle Camere chiedere una
nuova deliberazione. Se le Camere approvano successivamente la
legge, questa deve essere promulgata. Qui lobbligo della promul-
gazione espressamente previsto. Il che non toglie che il potere del
messaggio pu essere, di per s, un potere bloccante.
Dunque il capo dello Stato dispone, se vuole, di due strumenti di
intervento nelliter legislativo. Primo, e preliminarmente, non auto-
rizzare la presentazione di una legge. Secondo, sospendere la pro-
mulgazione con invio di messaggio.
Il primo strumento semplicissimo e anche, ufficialmente, indo-
lore. Ciampi pu far sapere a Berlusconi per via breve, anche sol-
tanto a voce, che se il disegno di legge Frattini gli arrivasse per lau-
torizzazione, lui la negherebbe. Berlusconi pu cercare di aggirare
lostacolo. Ma se il presidente simpuntasse vincerebbe.
Il secondo strumento, la dilazione con ricorso al messaggio, con-
sentirebbe invece a Berlusconi di far prevalere la sua volont. Sen-
nonch un messaggio del capo dello Stato che illustra per filo e per
segno, urbi et orbi, come mai la soluzione Frattini non risolve ma
soltanto assolve, costituirebbe per Berlusconi un colpo devastante.
Forse un colpo che non gli conviene di rischiare.
Il problema di Berlusconi oramai di legittimit internazionale.
Lopinione pubblica e dei media di tutto il mondo gli tiene gli occhi
spalancatissimi addosso, e sempre pi vede lanomalia di Berlusco-
ni come una anomalia altamente sospetta che viola regole fonda-
mentali della democrazia. In questa cornice chi ha le carte in mano
Ciampi. Le vorr giocare? La decisione soltanto sua. Sino ad og-
gi il presidente ha cercato di coprire, coprendo Berlusconi, lonore
dellItalia. Ma se il Quirinale dispone di un servizio stampa (inter-
nazionale) che funziona, allora deve sapere che giocare la partita di
coprire lonore del paese avallando Berlusconi una partita perden-
te e anzi gi perduta. Non che il presidente possa rivendere alleste-
ro promulgando la Frattini limmagine di un Cavaliere senza pi
macchie, redento e ripulito a nuovo. Pu soltanto, nel tentativo, tra-
scinare anche se stesso nel baratro di una Repubblica pericolante.
Dio non voglia.
Cos dicendo non rivolgo un appello a Ciampi. Ho gi commes-
so questo inutile errore
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e non lo ripeto. La mia, qui, soltanto una
diagnosi corredata da prognosi. In materia il presidente davvero
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sovrano. Il che per lo rende, per ci stesso, altamente responsa-
bile. Non vero che, se anche volesse, nulla potrebbe fare. No;
Ciampi, se vuole, pu. LItalia oramai una democrazia in bilico, in-
sidiata (strutturalmente, e quindi costitutivamente) dalleccesso e
dallabuso di potere. Perch il regime berlusconiano sta violando di
fatto, e addirittura violer al coperto del diritto (con la legge Fratti-
ni), tutti i principi fondamentali dello Stato di diritto: a) che il con-
trollato non pu essere il controllore; b) che gli interessi privati non
possono essere tutelati da atti di ufficio; c) che i media che formano
lopinione pubblica debbono essere adeguatamente pluralistici; d)
che il mercato non deve essere dominato dalla collusione tra politi-
ca e affari; e) che ogni potere deve essere limitato da altri poteri, da
contropoteri. La violazione di tutti questi principi non costituisce
motivo grave, sufficientemente grave, per far scattare il diritto-do-
vere di un capo dello Stato di intervenire e di dissociarsi? Se il pre-
sidente Ciampi decider di no se sceglier la via facile del lasciar
passare e dellavallare deve essere chiaro che anche questa una
decisione: un decidere di non fare del quale porterebbe lintera re-
sponsabilit.
Note
1
Questa interpretazione della Giunta per le elezioni della Camera, manifesta-
mente cavillosa, beffava la legge sulla incompatibilit-ineleggibilit del 1957, e pi
precisamente il DPR 30 maggio 1957, n. 361; un decreto che rinviava a sua volta al
Testo Unico del 5 febbraio 1948, n. 26, art. 8. Anche il nostro codice civile disci-
plina il conflitto di interessi (segnatamente allart. 2373). Ma una normativa priva-
tistica si trasferisce poco e male nellambito del diritto pubblico.
2
S. Passigli, Democrazia e conflitto di interessi: il caso italiano, Ponte alle Gra-
zie, Milano 2001, p. 103.
3
Ivi, p. 104.
4
Per le mie riserve sul progetto Dentamaro vedi Un passo avanti, un passo cor-
to, in Corriere della Sera, 2 marzo 2001; e anche Il Cavaliere ama due donne e le
vuole sposare tutte e due, in LEspresso, 22 febbraio 2001, pp. 64-65.
5
Tipicamente, tutti i berlusconiani che citano questo disposto dellart. 51 omet-
tono di citare che leguaglianza di accesso alle cariche qualificata da un rinvio al-
la legge.
6
Passigli, Democrazia e conflitto di interessi cit., p. 134.
7
Ibid.
8
Progetto incluso nelle mie critiche in Cavaliere provi con Marina, in
LEspresso, 12 luglio 2001, pp. 64-65, dove scrivo che siamo cos costretti a con-
cludere che dal combinato disposto Baldassarre-Frattini-Ferrara non emerge alcun
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rimedio che tenga. Contro il progetto Baldassarre vedi anche Signor Presidente,
sul conflitto di interessi non possibile tacere Lettera Aperta, in Micromega, 3
giugno 2001, pp. 7-12.
9
Cito dal testo Schema di disegno di legge recante norme in materia di risolu-
zione dei conflitti di interessi. Si tratta di un primo testo che verr probabilmente
ritoccato (anche, vorrei sperare, nellitaliano).
10
Questo un punto che ritengo molto importante e sul quale mi sono soffer-
mato di recente pi volte. Vedi, Il presidente super partes, in Corriere della Sera,
2 novembre 2001; Sartori sul Cavaliere: non tratta e attacca il poco coraggio di Ciam-
pi (lettera a Giuliano Ferrara), in Il Foglio, 10 novembre 2001; Conflitto di inte-
ressi: Ciampi deve agire (intervista), in lUnit, 18 novembre 2001, pp. 1 e 12; Il
conflitto non risolto, in Corriere della Sera, 10 dicembre 2001.
11
Vedi Signor Presidente cit.
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