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Il ritorno della soggettivit

Trasformazioni dellindividuo nella cultura filosofica


Ciclo di lezioni 2008/09


AUGUSTO ILLUMINATI
Universit di Urbino

Individui sociali
*

Lintelletto comune da Averro a Marx

7 novembre 2008



Credere che il pensiero sia una propriet personale, e in genere che lIo sia cos importante,
abbastanza recente nella storia della filosofia. Fa il paio con lidea altrettanto bizzarra che
lIo sia dotato di ineffabili qualia e risieda in un luogo specializzato, un central meaner
(significante centrale), come giustamente polemizza Daniel C. Dennett
1
che invece ritiene
che lapparato della razionalit, a differenza del cogito cartesiano, sia insieme vertice e parte
dellapparato di regolazione biologica, propriet emergente di un congiunto di sistemi parziali
secondo una logica di rete. Torniamo al primo punto. Nella tradizione antica si imputa certo il
pensiero a una persona, come nelle due parallele metafore aristoteliche della visione e della
digestione per spiegare il processo di sensazione e intellezione: nel primo caso un agente (la
luce), i colori in potenza e lorgano in potenza, nel secondo un attore soggettivo assorbente,
una materia adatta da ingerire per il nutrimento, una trasformazione, grazie al calore esterno e
interno, che lo rende assimilabile per lapparato digerente (De anima, II 4-5; III 4); un
processo che passa per un soggetto e un oggetto e si conclude con una qualche forma di
identificazione, che significa crescita fisica, sensoriale o intellettuale, uscita in atto della

*

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1
Cfr. D.C. Dennett, Kinds of Minds , Basic Book, New York 1996; trad. it. La mente e le menti, Sansoni, Milano
1997, pp. 84-92 e 98-100.
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facolt interessata. Lappercezione o autocoscienza un sottoprodotto della conoscenza della
realt esterna, il benessere di una riuscita digestione. Aristotele loda inoltre (Metafisica, I 1,
980a26-27) il senso della vista perch ci fa acquisire conoscenza presentandoci con
immediatezza una molteplicit di differenze. Ultima e decisiva metafora il paragone del
potere astrattivo intellettuale con la versatilit della mano. Dice esattamente Aristotele (De
anima III 8; 432 a1-3): di conseguenza lanima come la mano, giacch la mano lo
strumento degli strumenti, lintelletto la forma delle forme e il senso la forma dei sensibili.
La mano, oltre a essere percettrice di differenze, lo strumento con cui usiamo gli altri
strumenti, cos come il senso maneggia i sensibili e lintelletto gli intelligibili. Il paragone con
la mano, ripreso dai commentatori Alessandro e Averro, indica allora equivocamente tanto la
contiguit del fisico e del mentale, quanto il loro essere un super-strumento grazie alla
versatile indeterminazione: la mano della scimmia che, attivata dal monolito kubrickiano,
impugna il bastone. Perfino Platone idealizza la verit in ipostasi senza dotarsi
necessariamente di una coscienza solipsistica; piuttosto il neoplatonismo a introdurre una
dialettica esplicita di degradazione e salvezza, emanazione e risalita, in cui interiorit e
derelizione vanno a braccetto. Solo con una robusta iniezione di creazionismo (la processione
del molteplice dallUno evidentemente non bastava) possibile fare del mondo e della storia
lallegoria del sacro e cos inaugurare una diversa tradizione in cui anche lIo pu recitare la
sua parte. Il Logos, che ancora in Eraclito era il momento diurno comune dellintelletto
umano contrapposto al privato del sogno, nel Vangelo platonizzante di Giovanni diventa un
principio trascendente di individuazione e redenzione, laddove anteriormente era semplice
capacit astrattiva e risultato di unindividuazione materiale conseguita grazie
allelaborazione dei dati immaginativi personali in episteme corretta. Ovviamente congiunto e
identificato alla legalit della Natura.
Il principio razionale attivante (il nous poietiks, il monolito di cui sopra) esterno
alluomo, separato, incorruttibile, impassibile, dunque unico e variamente combinato con
lanimo umano individuale in quanto connesso a una materia corporea: deve esistere, secondo
lo schema ilemorfico, come principio formale per attivare la potenzialit di pensiero
dellintelletto, come il fuoco accende il materiale combustibile. Esso pu essere, soprattutto in
ambito neoplatonico, anche oggetto di una conoscenza estatica, fusionale, in evidente
concorrenza con lesperienza dei mistici nelle contemporanee religioni rivelate, che ormai si
stanno affermando con pretese di primazia ed esclusivit. Il tema diverr importante proprio
quando si sviluppano, dapprima nel mondo arabo poi in quello cristiano, operazioni di
assimilazione fra tradizioni diverse, quella che viene chiamata la traduzione (in senso non
meramente filologico, ma fecondamente sincretico) Greek into Arabic e poi Arabic into Latin:
la scuola di Baghdad nel IX secolo, lofficina di traduzioni di Toledo nel XII con la sua
appendice siciliano-fridericiana, infine la ricezione nella Scolastica dellAristotele traslato e
commentato da Averro nel XIII secolo.
La dottrina standard dellIntelligenza Agente (unica e trascendente) fu definita nel X
secolo da al-Frb, il secondo maestro per gli Arabi dopo Aristotele, che getta le basi di
tutto un complesso programma di sistemazione della filosofia nei suoi rapporti con la
religione monoteistica. Nel quadro di un processo di armonizzazione fra Platone e Aristotele
inteso a legittimare la filosofia come corpo unitario di fronte alle svalutazioni confessionali,
al-Frb fissa un duplice livello di lettura in cui salvaguarda la superiore coerenza del
pensiero dimostrativo rispetto alla Legge civile-religiosa riservata alle masse. Si pu
pervenire alla salvezza seguendo ognuna delle tre religioni del Libro, ma ancor meglio e
indipendentemente da esse seguendo la via di Platone-Aristotele. Un programma di
dissimulato illuminismo, che sar ripreso con accenti diversi da Maimonide e Averro nei
secoli successivi (come ha ben mostrato Leo Strauss). LIntelligenza Agente agisce sulla
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facolt razionale, estraendo la verit oggettiva dalle immagini individuali ottenute dai sensi,
ma anche direttamente sullimmaginazione, producendo la conoscenza profetica,
fondamentale, insieme a razionalit e doti fisiche, per stabilire linfluenza di un capo
carismatico su masse facilmente infiammabili. Limitandoci alle prestazioni razionali,
lIntelligenza Agente sovrintende alla corretta conoscenza e, a un certo grado di
perfezionamento, si lascia attingere direttamente dal singolo intelletto del saggio,
garantendogli in vita la completa felicit mentale, cui seguir nellaldil la fusione in ununica
anima collettiva immortale e immemore. Lintelletto umano sale infatti la scala delle essenze
perdendo sempre pi in individualit e guadagnando in spiritualit, sino a sfiorare
lautointellezione del Primo Principio.
Il tema, passando attraverso lelaborazione di Avicenna (ibn Sn) e Avempace (ibn Bjja)
riceve una formulazione originale in Averro (ibn Rushd) che, con un percorso tortuoso e
disomogeneo fra i suoi vari scritti in argomento, perviene infine a introdurre una nozione
radicalmente innovativa, destinata poi a grande fortuna in ambito cristiano-latino: la nozione
di intelletto potenziale unico per tutti gli uomini. Averro prosegue il programma
illuministico farabiano con maggiori cautele, istituzionalizzando la legittimit della via
filosofica per i saggi in parallelo a quella religiosa per le masse, negando invece validit alla
speculazione teologica e ai mutakallimn che pretendono di emarginare i falsifa, come
avveniva ai suoi tempi nellal-Andalus almohade. Averro ripristina il corretto dettato
aristotelico cercando di arginare le infiltrazioni neoplatoniche e gli eccessi di concordismo;
mantiene il ruolo dellIntelligenza Agente e lobiettivo della congiunzione (copulatio,
continuatio) con essa come arduo compito e premio del saggio, a testimonianza che in ogni
generazione ci sar almeno un filosofo (o concessione eccezionale per lepoca e la religione
di appartenenza una filosofa!) che realizzer questa prestazione impersonale a nome di tutto
il genere umano; stabilisce infine e questo il tratto appunto pi innovativo lunicit,
eternit e immaterialit dellintelletto possibile o materiale (il termine arabo hayln ricalca
foneticamente il greco huliks). Non un gioco di parole: immateriale sta nel senso di
incorporeo, non numerato da specificazione nella materia (dunque separato, impersonale,
unico individuo nella sua specie, come c una sola anima per cielo), materiale nel senso che
fa da quasi-materia o sostrato o potenza a quella forma o atto che lIntelligenza Agente. La
congiunzione fra i due livelli o due facce della stessa medaglia possibile proprio perch si
tratta di entit entrambe separate e perfette: Lintelletto facendo gli intelligibili si dice attivo,
ricevendoli invece passivo. In se stesso ununica e medesima realt, secondo il commento
medio averroista al De anima. LIntelligenza Agente funge cos da forma e causa finale per le
prestazioni dellintelletto possibile unico. La congiunzione sta al vertice e insieme legittima,
come virtualit occasionalmente attingibile, le ordinarie operazioni conoscitive individuali:
ovviamente il suo compiersi in una specie di cortocircuito fra due entit impersonali brucia
ogni molteplicit e immerge il fruitore privilegiato, ancora in vita, in unanticipazione della
fusione post mortem con il divino, qualcosa di analogo allimmemore estasi mistica o al
letargo paradisiaco dellaverroista semi-pentito Dante.
Il testo in cui Averro dispiega tutte le virtualit dellassunzione strategica dellintelletto
materiale unico il Commentarium magnum in Aristotelis De anima libros, conservato
soltanto nella versione latina di Michele Scoto (CMDA, che riprendiamo nella classica
edizione F.S. Crawford, Cambridge, 1953). Non stupisce affatto che Averro, al pari della
maggioranza dei falsifa, neghi limmortalit individuale dellanima e ammetta al massimo la
sopravvivenza selettiva e immemore in seno allIntelligenza Agente. La svolta sta nel rilievo
transindividuale conferito allintelletto materiale, che viene sottratto alla corruttibilit
attraverso loggettivazione di scienza e immortalit in un corpo collettivo sovraindividuale ma
non trascendente. Nel Commentarium Averro sostiene risolutamente contro Avempace la
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natura infinita dellintelletto materiale come dellIntelligenza Agente, passivo il primo, attiva
la seconda. In III/36 (Crawford, pp. 495-496) dichiara: intellectus existens in nobis habet duas
actiones [...] quarum una est de genere passionis (et est intelligere), et alia de genere actionis
(et est extrahere formas et denudare eas a materiis, quod nihil est aliud nisi facere eas
intellectas in actu postquam erant in potentia). Nel commento 17 a Metafisica lambda
lintelletto astratto quasi forma in intellectu materiali e il composto che ne risulta creat
intellecta uno modo et recepit ea alio modo, agit in quanto forma e recipit in quanto intelletto
materiale. Viene cos introdotto lo schema del doppio soggetto dellintellezione (CMDA, III/5,
pp. 387 ss.): le forme fantastiche sono il soggetto produttivo delle intelligibili, mentre
lintelletto materiale, ben distinto dalla facolt immaginativa, il soggetto che le riceve, una
volta astratte dallIntelligenza Agente. Le forme intelligibili sono individuali riguardo al
soggetto produttivo (i fantasmi immaginativi), universali riguardo al soggetto ricevente:
lintelletto materiale, che ha le stesse caratteristiche di unicit e separatezza dellAgente, di
cui il mero risvolto ricettivo.
La separatezza e unicit per tutti gli uomini dellintelletto materiale qua comune sostanza
mentale e patrimonio culturale della specie non significa che latto dellintendere non sia
individuale, poich gli intelligibili non sono eterni e appresi per platonica reminiscenza, ma
generati nel tempo e specificati per mediazione dei fantasmi immaginativi. Il nodo che si vuol
sciogliere quello della certezza, non la costituzione del soggetto in base a unesperienza
interiore irrefutabile. Di conseguenza il rischio sar piuttosto quello della spersonalizzazione
psicologica che non della frantumazione in linguaggi privati. Il monopsichismo (come lo
chiamer polemicamente Leibniz) privilegia laspetto intenzionale delloggettivit dei
contenuti della conoscenza nei confronti della struttura soggettiva della conoscenza, secondo
un approccio affine alla cultura greca e musulmana pi attenta allunit della ragione, ma
piuttosto ostico allindividualismo cristiano, per cui loggettivit autorevolmente garantita
da un Dio-persona amoroso e provvidenziale. Lascesa al trascendente attraverso la
congiunzione in vita del saggio con lIntelligenza Agente diventa allora il complemento
necessario di questo congegno noetico e il punto di contrasto decisivo con le religioni rivelate.
il trionfo della specie umana eterna, che non rester mai priva dei principi universali e dei
concetti comuni a tutti. A quel punto culminante luomo sar simile a Dio, conclude
trionfalmente il commento III/36 (Commentarium, p. 501) poich ormai in qualche modo
tutte le cose e tutte le cose in qualche modo conosce, dato che gli enti non sono altro che la
sua scienza, n la causa degli enti altro che la sua scienza. Et quam mirabilis est iste ordo, et
quam extraneus est iste modus essendi! La felicit mentale conquistata dal saggio in ista
vita et non in alia, come recitava una delle proposizioni condannate a Parigi nel 1277.
Tommaso se la prender tanto con questa beatitudine autosufficiente quanto con le
conseguenze devastanti dellunicit dellintelletto in merito al peccato e al reato i due
strumenti principali dellindividuazione giuridica e confessionale
2
.
Se deve esserci in ogni tempo almeno un filosofo/a capace di continuatio, ci implica che
quanto pi grande sar la comunit degli uomini che si riuniscono per questo, tanto pi presto
arriver tale perfezione. Il primo fra i Latini a raccogliere tale istanza anti-elitaria sar Dante,
che nella sua fase averroista-sigieriana estende lunit dellintelletto oltre ogni limitazione
sapienziale e noetica. Leggiamo i passi del De monarchia I 3-4:


2
Per tutta la falsafa araba limmortalit dellanima andava intesa in senso impersonale; lesplicita riduzione
unitaria dellintelletto possibile rendeva ancor pi evidente e scandalosa (in ambito cristiano) tale conseguenza.
Si noti tuttavia che detto rifiuto non ha carattere materialistico (epicureo-lucreziano) bens paradossalmente
spiritualistico. La personalit eterna dellanima implicherebbe il permanere del troppo-umano della memoria e
dellimmaginazione.
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Poich la potenza del pensiero umano non pu essere integralmente e simultaneamente attualizzata da un
solo uomo o da una sola comunit particolare, necessario che vi sia nel genere umano una moltitudine
attraverso la quale la potenza sia tutta attuata, come necessario che vi sia una moltitudine di cose
generabili affinch tutta la potenza della materia prima stia sempre sotto latto e non vi sia una potenza
separata dallatto, come afferma Averro nel suo commento al De anima [...]. La potenza intellettuale di
cui parlo non si indirizza solo alle forme universali e alle specie ma in una certa misura anche a quelle
particolari: per questo suole dirsi che lintelletto speculativo diventa per estensione pratico, il cui fine
agire e fare: trattare cio prudentemente gli affari civili e fare con arte le cose meccaniche [...]. Il compito
del genere umano, preso nella sua totalit, quello di attuare incessantemente tutta la potenza
dellintelletto possibile, in primo luogo in vista della contemplazione e, conseguentemente, in vista
dellagire.

La multitudo, dunque, e il termine va da s non cessa di essere suggestivo, la
depositaria dellintelletto possibile unico (ovvero di un patrimonio storico-culturale unitario) e
lo articola, grazie alla pace garantita dallImpero, in processi di conoscenza, pratiche politiche
ed esercizio delle arti industriali. Non a caso il militante delle lotte comunali ritrova qui la
dimensione della polis aristotelica e la traduce nei nuovi termini post-pagani di humana
civilitas come la tradizione farabiano-averroista aveva fatto in termini di mandato califfale.
Laccento cade tutto sullintelletto possibile, mentre quello agente tacitamente sparisce, che
gi per Tommaso di Wilton diventa unipotesi ingombrante e superflua.

Facciamo un bel salto e arriviamo ai secoli XVI-XVII, in cui laverroismo agonizza nella
sua veste dogmatica e nel rivestimento cosmologico aristotelico, mentre filtra in contesti
formalmente eterogenei, come il panteismo bruniano e il precoce quanto radicale illuminismo
spinoziano. Lalternativa metafisica Descartes, che pure proviene dalla lezione galileiana,
ma tiene ferma la coppia formata dal Dio garante e dalla coscienza. Lalternativa politica
lassolutismo delle Chiese e dei regimi monarchici. La comunit dellintelletto si oppone al
monopolio ecclesiale e statuale della Ragione integrata al Potere, alla delega della veritas
allauctoritas interpretativa del sovrano laico o religioso (il calvinismo e langlicanesimo non
sono meglio del cattolicesimo papista): libera interpretazione della Bibbia dei mechanical
preachers inglesi, esclar di Margherita Porete, luce interiore dei mistici renani e dei
Quaccheri, ricerca indipendente nella conoscenza di secondo genere opposta agli inevitabili
inganni dellimmaginazione in Spinoza, Gloria terrena (non pi il lumen gloriae
graziosamente concesso da Dio ai beati dopo la morte, come in Tommaso) come rivoluzione
sociale e riappropriazione dei commons nel digger Winstanley, coronamento della conoscenza
intuitiva di terzo genere in Ethica V di Spinoza.
Afferma Spinoza: Homo cogitat (Ethica II, ax. 2). Tutto qui. Non io penso. Ogni corpo
vivente, modo dellattributo Estensione, produce idee, modi dellattributo Pensiero, che
formano una Mente. Nelluomo tale processo piuttosto sviluppato, senza dar luogo a
privilegi nellambito della Natura e senza derive solipsistiche. Le idee sono adeguate, cio
coerenti, o inadeguate, cio parziali nel singolo, ma nellintelletto infinito divino, che il
modo infinito immediato dellattributo Pensiero, tutte le idee raggiungono pienezza. Dunque
lo scambio dei corpi e delle menti arricchisce lesperienza e accresce la conoscenza
scientifica, preparando nella socializzazione, nellautogoverno della moltitudine sempre pi
razionalizzata, nelluso creativo dellimmaginazione la conoscenza di terzo genere e lamor
Dei intellectualis, unaltra formulazione della mistica razionale parallela alla democrazia
assoluta (imperium omnino absolutum) degli iura communia di cui al Tractatus politicus.
Infine: hic amor seu beatitudo in sacris codicibus Gloria appellatur (Ethica, V 36, scolio).
lintelletto comune perfezionato che ci consente di metterci dal punto di vista del Dio-
Sostanza e in cui si traduce compiutamente limpulso per cui sentimus experimurque nos
aeternos esse (Ethica, V 23, scolio). In parallelo Winstanley dichiara che Gloria non avere
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pi poveri e che la morte non altro che la fusione panteistica nei quattro elementi che sono
nel contempo i commons inespropriabili e di cui si chiede il possesso contro ogni recinzione e
privatizzazione: la terra, lacqua. Illuminismo radicale e rivoluzione radicale sono inseparabili
e insieme furono rigettati nelloscurit dalla tradizione vincente per due secoli.

Un altro salto e arriviamo alla teoria marxiana del general intellect e alla sua concezione di
individui sociali. Nella versione classica dei Grundrisse il general intellect il sapere sociale
generale diventato forza produttiva immediata grazie allincorporazione della scienza nel
capitale, in pratica nelle macchine, e che quindi prende il controllo delle condizioni del
processo vitale stesso della societ; il singolo produttivo soltanto se inserito nel collettivo
subordinato alla macchina e la creazione del valore non dipende pi dal tempo e dalla quantit
di lavoro impiegato bens dalla potenza degli agenti messi in moto, dalla loro powerful
effectiveness, in pratica dallo stato della scienza applicata nella tecnica
3
. Con il pieno
dispiegamento dellastrazione reale il lavoro sans phrase meccanizzato il grande pilone di
sostegno della produzione e della ricchezza e il valore di scambio cessa di essere la misura del
valore duso prefigurando le condizioni per il comunismo. Lindividuo pu allora sviluppare
insieme le capacit atte a produrre e a godere, il talento individuale e la produttivit, usare il
tempo libero per lozio e per attivit superiori ed proprio attraverso questo passaggio che
rientra nel processo di produzione immediato come un soggetto diverso, als dies andere
Subjekt, disciplinato e sperimentale, scientifico-universale e relazionale, regolatore delle forze
naturali. Gli individui si riproducono come singoli, ma singoli sociali (als gesellschaftliche
Einzelne), sia sotto padrone che quando le macchine, continuando a essere agenti della
produzione sociale, diventeranno propriet degli operai associati
4
. Questi passi hanno rivestito
un ruolo assai importante nellelaborazione del primo operaismo italiano e del cosiddetto
secondo operaismo o post-operaismo. Nellultima accezione la tendenza stata quella di
rifiutare lidentificazione del general intellect con il capitale fisso, piuttosto di farla risiedere
in una forza-lavoro onnilaterale, di cui vengono sfruttate le risorse intellettuali, affettive e
comunicative: il corpo, per cos dire, del general intellect diventa allora il precariato,
soprattutto cognitivo, in cui si incarna il flusso semiotico e la relazionalit virtuale si fa
effettiva consistenza moltitudinaria. Beatitudo e multitudo, come in Spinoza. Il lavoratore
intellettuale collettivo (cognitario o manuale in un sistema governato dallalta tecnologia o
che sfrutta le attitudini emozionali, ingegnere o pubblicitario o badante o metalmeccanico),
portatore dellintelletto comune si fa equidistante dallo stereotipo della prestazione
immateriale e dallimbarazzante cristallizzazione della conoscenza nel sistema delle
macchine, una specie di Gestell socialista in cui il lavoro morto finirebbe per rappresentare la
qualit emergente del lavoro vivo.

Una soluzione insolita e interessante proposta da Gilbert Simondon
5
, forse sulla scia di
Merleau-Ponty. Egli vuol conoscere lindividuo attraverso lindividuazione anzich linverso.
Questi risulta allora una fase dellessere che presuppone un fondo e non esiste in totale
isolamento. Lindividuazione psichica non esaurisce di colpo i potenziali di un sistema
sovrasaturo e metastabile, che produce tanto lindividuo quanto la coppia individuo-ambiente,

3
Cfr. K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica, a cura di E. Grillo, La Nuova
Italia, Firenze 1968-1970, v. II, pp. 400 ss.
4
Cfr. op. cit., pp. 409-411 e 575-577.
5
Cfr. G. Simondon, Lindividuation psychique et collective, a cura di F. Laruelle, Aubier, Paris 1989; trad. it.
Lindividuazione psichica e collettiva, DeriveApprodi, Roma 2001.

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lasciando nel primo una quota ineliminabile di realt preindividuale. Lindividuazione non
un fatto istantaneo bens unattivit permanente e il vivente, al contrario di un minerale, non
un prodotto immutabile ma il teatro di vicende che lasciano aperte ulteriori possibilit di
futuri stati. Luomo un animale ancora non stabilizzato (per ripetere Nietzsche), la cui spinta
alloltrepassamento si compie mediante unestensione fuori di s. Pi che lidentit interessa
il dispositivo di identificazione, che si genera da un campo in tensione e precipita in una
configurazione determinata, come una rivoluzione scaturisce da una turbolenta situazione
prerivoluzionaria generando un assetto pi avanzato.
Lo spostamento daccento dalla morfologia allenergetica spiega le modificazioni in
condizioni di metastabilit, cio il cambiamento sociale e insieme levoluzione dal bambino
alluomo fenomeni che implicano entrambi un disadattamento e il passaggio a un altro
stadio. La non coincidenza della coscienza con le sue determinazioni non ripiega su
unontologia della libert alla Sartre, ma produce fenomeni materiali. La transizione implica
una temporanea de-differenziazione, il ritorno a uno stato paragonabile a quello della nascita,
a una potenzialit ancora indeterminata che permette una ridefinizione della personalit.
Lequilibrio dinamico del vivente si regge su una serie di ristrutturazioni successive, senza le
quali non potrebbe conservarsi come stato metastabile e di cui lindividuo concreto traccia,
cio possibilit di riprodurlo riflessivamente integrando e correggendo la condotta passata con
quella attuale e con lanticipazione del futuro. Non si tratta di una situazione meramente
biologica, perch la controtendenza allentropia si compie in una dimensione culturale
transindividuale, che non si aggiunge a individui insulari presupposti (n tanto meno coincide
con i loro requisiti comuni), ma li percorre comunicativamente dallinterno, dal fondo comune
previtale che li precede. Simondon, al contrario di Nietzsche che ne atterrito, non svaluta il
collettivo, anzi vi vede loccasione di unindividuazione rinnovata, di un rilancio differenziale
del gradiente energetico grazie proprio alle figure del tra e del plurale. Il significato non
dellessere ma fra gli esseri, funziona come gli oggetti transizionali di Winnicott, che
garantiscono la distinzione e il legame fra il bambino e la madre. La relazione ha il primato
sulla costituzione dei soggetti. Si davvero singolari solo quando si in molti. Lindividuo, di
per s incompiuto, si ridefinisce infatti in relazione alla moltitudine, attingendo alla falda
preindividuale, sovrabbondante rispetto a quanto gi erogato dai dispositivi di individuazione.
Un passo indietro nella propria potenza fa recuperare elementi finora inutilizzati e uscire a un
atto pi complesso. Lossimoro simondoniano individuazione collettiva corrisponde al
marxiano individuo sociale ed lesatto inverso della parimenti ossimorica
individualizzazione di massa auspicata dal neoliberismo a caccia di consumatori trasgressivi e
addomesticati, tragicamente indebitati come si visto di recente.

Torniamo da ultimo, anche alla luce dei contributi delle neuroscienze, alle tre immagini in
apparenza incoerenti della conoscenza. Lattivit mentale registra e rielabora differenze
ambientali, percepite secondo un tessuto continuo che va dalla mano alle protesi agli oggetti e
viceversa. Tale attivit, a sua volta, una forma pi complessa dei processi di informazione,
scambio e assimilazione che si verificano nel corpo e in cui la digestione rappresenta un
livello intermedio fra i messaggi neuronali e le sintesi proteiniche. Il confronto delle
differenze pone la distanza fra soggetto e oggetto e consente lappercezione (sensibile e
intelligibile) del primo simultaneamente alla percezione del secondo. Conoscersi conoscendo:
immanenza assoluta, nel rigetto di ogni segregazione essenzialistica e nellapertura obbligata
al mondo. Simbolico e manuale si rimandano e incrementano reciprocamente nella misura in
cui si interfacciano con un esterno e lo elaborano scansionandone le differenze. Su questa
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premessa lecito sostenere che si percepisce in me e non che io percepisco
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, che
lintelligibile pensato dallesterno (De intellectu pseudo-alessandrino), che on me pense
pi corretto di je pense (Rimbaud). la base scientifica di una teoria dellintelletto comune.
La stessa intenzionalit autoriflessiva delle menti, strettamente associata al linguaggio che
le rende reciprocamente riconoscibili, il prodotto di un processo evolutivo che parte da
livelli molto pi primitivi, per esempio macromolecolari (come nei sistemi metabolico e
immunitario), cui non richiesta la consapevolezza. Lanima, principio organizzativo vitale,
appunto forma di un corpo che ha la vita in potenza. In tutto il campo della produzione di
emozioni, memoria e di altre abilit si richiede una pluralit di attori interattivi. Lidentit
affare di memoria, anche falsa, mediata necessariamente dal linguaggio, dunque interna a una
comunit linguistica e a un pubblico riconoscimento dei significati e del soggetto collocato
spazialmente e temporalmente. Come non esiste un linguaggio privato, cos non esiste una
memoria privata significativa. La continuit psicologica non scaturisce soltanto da un
confronto dellIo presente con i suoi stadi anteriori, ma passa soprattutto attraverso il
riconoscimento esterno. Perfino il percepirsi e il raccontarsi differisce dal semplice
automonitoraggio (self-scanning) con cui, a ogni riavvio, una sezione del computer verifica lo
stato delle componenti interne. In una mente sociale individualizzata la narrazione
autobiografica costruisce personalit e relazioni, comunicando contenuti ed emozioni
altrimenti inaccessibili a s e agli altri. Il carattere pubblico del chi non concerne solo il
soggetto dellazione nel senso ancora elitario o eroico cos efficacemente ribadito in epoca
fordista da Hannah Arendt, ma la massa degli ordinari soggetti postfordisti. Non solo Pericle
esiste nellagora e nelle pagine di Tucidide, ma qualsiasi lavoratore intermittente deve
battersi per una visibilit che fa biografia, reddito e consistenza vitale. La grande storia, con il
general intellect, si cala nella quotidianit, la permanenza del magnanimo nel ricordo dei
posteri diventa un minimo vitale, il qualsiasi della sopravvivenza per un precario o un
migrante.


6
Cfr. M. Merleau-Ponty, Phnomnologie de la perception, Editions Gallimard, Paris 1945; trad. it.
Fenomenologia della percezione, Il Saggiatore, Milano 1968, p. 292.