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Trama David Locke un reporter 37enne, nato in Inghilterra e cresciuto in America, appr ezzato nei suoi servizi televisivi

i perch dotato di uno straordinario spirito di o sservazione come dichiara il suo produttore Martin Knight. Mentre si trova in un o sperduto e sinistro alberghetto sahariano scopre casualmente il cadavere di un certo Robertson al quale, approfittando di certe somiglianze somatiche, si sost ituisce. Entrato in questo giuoco per fuggire dal passato e dal presente che l'h anno nauseato, seguendo le indicazioni di un libretto d'appunti dello scomparso - che scopre essere un mercante d'armi schierato dalla parte del Fronte Unitario di Liberazione di un nuovo Paese africano- vaga da Monaco a Ginevra a Barcellon a. Sua moglie, decisa a rintracciare Robertson per saperne di pi sulla scomparsa del marito, involontariamente muove attorno al marito il meccanismo della polizi a e della diplomazia collegate. Locke vorrebbe desistere, ma viene stimolato e a iutato da una conosciuta studentessa che lo accompagna da Barcellona ad Almeria. Qui, prima che dalla moglie e dalla polizia, viene raggiunto dai killers del di ttatore africano deciso ad eliminarlo. Critica Inviato nell'Africa settentrionale per un servizio sulla guerriglia, David Locke , giornalista televisivo anglo-americano, assume i documenti e l'identit di un ce rto David Robertson, morto d'infarto in un hotel del Sahara. E come se, fra tutt e le vite, sorteggiasse una vita qualunque, lasciandosi sedurre dall'avventura d i esistere in un altro modo, pur intuendo e poi sapendo che questa seduzione por ta soltanto a uno scacco o alla morte. Cos accadr. Da un soggetto di Mark Peploe c he ha collaborato alla sceneggiatura con David Wollen e il regista, uscito un "f ilm intimista d'avventure", un giallo che si porta addosso un mistero. Questa os satura narrativa non nuova in Antonioni e, come il solito, incongruente e persin o inattendibile si confronta col mestiere di riferire la verit (?) e si esprime c on la tecnica dell'intervista. "... si ha la sensazione che una mano documentari a segua e registri la mano che sta inventando la storia e che si crei una tensio ne fortissima fra queste due mani, che la vera tensione del film" (Furio Colombo ), quasi si tentasse di dare una verit pi grande di quanto ne possa contenere la t rama. Ma il film pu essere letto anche come un'autobiografia e un'autocritica. Al lora acquistano un senso pi profondo la contrapposizione tra gli sfondi desertici del Sahara e le eccentriche architetture di Antoni Gaudi a Barcellona, l'ossess ivo indugio sul bianco come colore di morte, le 2 figure femminili (la moglie ch e, infaticabile e ottusa, cerca le "prove"; la piccola santa senza speranza di M . Schneider), la celebre, virtuosistica sequenza finale di 7 minuti. Fotografia di Luciano Tovoli. In Spagna: El reporter; nei Paesi di lingua inglese: The Pass enger. Il Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli Un fotoreporter, David Locke, si trova per motivi di lavoro nello scalcinato alb erghetto di una sperduta localit sahariana. Locke disperato senza un vero motivo. O meglio i motivi non mancherebbero, Locke non ama pi sua moglie n il suo lavoro, non crede pi a niente e a nessuno; ma il vero motivo, pi profondamente, che non c e la fa pi a stare con se stesso. Nell'albergo c' un commerciante, David Robertson , che somiglia curiosamente a Locke, quasi un sosia. D'improvviso, Robertson, ch e malato di cuore, viene a morire. Allora Locke, nella speranza di riprendere gu sto alla vita cambiando identit, sostituisce i documenti del morto con i propri, mette la roba propria al posto di quella del morto. Il trucco riesce. Il falso L ocke, dopo un facile nulla osta, viene seppellito nel deserto; il falso Robertso n vola verso una nuova vita. Ma cambiare identit non vuol dire cambiare se stessi ; vuol dire cambiare la situazione sociale non quella esistenziale. Locke, mette ndosi al posto di Robertson, si disfatto dei propri motivi di vita, cos insuffici enti e cos illusori; ma non per questo si appropriato di quelli del morto. Locke scopre che Robertson trafficava in armi; ma non scopre, e come potrebbe? il segr eto fulcro di quella vita. Cos, pur nei panni del morto, Locke, pi disperato che m ai, continua a andare alla deriva. Con l'aggravante che Robertson era coinvolto in faccende complicate e pericolose per le quali ci vuole un'energia vitale che

a lui fa completamente difetto. Locke per un poco vive sulla falsariga del morto ; e cerca di inserirsi nel traffico di armi; ma ben presto si accorge che le arm i gli interessano ancor meno delle fotografie. Va a Monaco, si incontra con gli emissari della guerriglia, accetta elogi e denaro; poi va in Spagna a fare il tu rista, si imbatte a Barcellona in una bella ragazza, ci fa l'amore. Ma apprende di essere ricercato cos dalla moglie poco persuasa dalla sua fine come dai killer dell'antiguerriglia che gli stanno alle calcagna per ucciderlo; e allora, si ra ssegna e si reca all'appuntamento con la morte in un qualsiasi sonnacchioso vill aggio spagnolo. Il sua cadavere viene presentato, per il riconoscimento, alle du e donne delle sue due vite: la moglie inglese e l'amante spagnola. La prima comp rende e nega di averlo mai visto; la seconda comprende anche lei e conferma che Robertson. Questa volta Locke davvero morto, definitivamente e completamente. Questa storia di Professione: reporter, ultimo film di Michelangelo Antonioni, a tutta prima fa pensare al Fu Mattia Pascal di Pirandello. Ma Pirandello vuole d imostrare, in maniera sarcastica e paradossale, che l'identit un mero fatto socia le, cio che esistiamo in quanto gli altri riconoscono la nostra esistenza; mentre Antonioni sembra pensare giusto il contrario e cio che esistiamo, sia pure come grumo di dolore, anche e soprattutto fuori della societ. E infatti il discreto si mbolismo del deserto nel quale Locke cerca di sfuggire al deserto della propria vita, indica il vero tema del racconto: il suicidio come unico mezzo per liberar si di un'identit che insopprimibile coscienza esistenziale. Locke si suicida due volte, una prima volta distruggendo la propria identit civile, come il personaggi o pirandelliano; una seconda volta lasciando che i killer distruggano la sua ide ntit fisica. Ma perch Locke si uccide? Probabilmente per il motivo per cui tanti o ggi lo fanno: per l'impossibilit di conferire alla propria esistenza un valore si mbolico, ossia un significato che in qualche modo la trascenda. Il doppio suicid io di Locke a questo punto proietta una luce rivelatrice sul mondo occidentale a l quale egli appartiene, diventa esemplare di una condizione universale. Michelangelo Antonioni, con Professione: reporter ha fatto il suo film pi rigoros o ed essenziale. Fedele al principio che l'arte consiste pi nel togliere che nel mettere, pi nell'assenza che nella presenza, Antonioni non ha mai avuto la mano c os leggera, cos reticente e cos allusiva. L'avventura di Locke data per tocchi di u na discrezione che rasenta l'impercettibile. L'intercambiabilit angosciosa dei lu oghi, delle situazioni e delle persone nel mondo moderno appena accennata; fatti massicci come l'amore e la morte sono sfiorati con qualche immagine fuggitiva e poi si passa ad altro. Fino all'ultima sequenza, forse la pi bella, tipica del m etodo di Antonioni, in cui la morte di Locke trasferita senza residui nel tran t ran quotidiano del borgo spagnolo. A questo punto si potrebbe anche sostenere ch e un simile modo di narrare mal sopporta quel tanto di romanzesco che c' nel trad izionale intreccio proprio della sostituzione delle persone. Di solito Antonioni non raccontava una storia; i suoi film erano pure rappresentazioni di situazion i esistenziali. Non cos Professione: reporter. Ma bisogna riconoscere che mai int reccio fu eluso con tanta accanimento. E infatti il film segna un ritorno di Ant onioni, dopo i pi sociali Blow Up e Zabriskie Point, all'originarla tematica esiste nziale. Jack Nicholson ineccepibile a forza di bravura e di naturalezza; ma il dolore di cui addirittura materiato il suo personaggio non sembra essere sempre presente alla sua attenzione. Maria Schneider, stranamente somigliante ad Eleonora Duse, conferma definitivamente in questo film, con un gioco di fisionomia che ricorda appunto la grande attrice italiana, le sue qualit interpretative e fotogeniche. Alberto Moravia (sta in Moravia al/nel cinema, Ass. Fondo A. Moravia, 1993), L'E spresso (09-03-1975) http://www.municipio.re.it/cinema/catfilm.nsf/PES_PerTitolo/509D94349D0430EDC125 6DE200338598?opendocument