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Roberto Nicolai Gorgia e Isocrate: i poteri della parola e la scoperta della letteratura 1.

Parola, persuasione e conoscenza: lautonomia del discorso Lesaltazione dei poteri della parola nellEncomio di Elena di Gorgia viene connessa abitualmente con il suo magistero retorico ed considerata espressione della sua teoria poetica, con speciale riferimento alla poesia drammatica1. Quello che voglio mostrare che il passo dellElena, pur in funzione dellargomentazione che lautore sta portando avanti, organicamente collegato con la teoria epistemologica e linguistica del trattato Sul non essere e con alcune argomentazioni del Palamede e, inoltre, che la riflessione di Gorgia alla base della definizione di ci che specifico della letteratura in Isocrate. Prendiamo le mosse dallElena (8-11 = fr. 82 B 11 D.-K.): eij de; lovgo" oJ peivsa" kai; th;n yuch;n ajpathvsa", oujde; pro;" tou'to calepo;n ajpologhvsasqai kai; th;n aijtivan ajpoluvsasqai w|de. lovgo" dunavsth" mevga" ejstivn, o}" smikrotavtw/ swvmati kai; ajfanestavtw/ qeiovtata e[rga ajpotelei': duvnatai ga;r kai; fovbon pau'sai kai; luvphn ajfelei'n kai; cara;n ejnergavsasqai kai; e[leon ejpauxh'sai. tau'ta de; wJ" ou{tw" e[cei deivxw: 9. dei' de; kai; dovxh/2 dei'xai toi'" ajkouvousi: th;n poivhsin a{pasan kai; nomivzw kai; ojnomavzw lovgon e[conta mevtron: h|" tou;" ajkouvonta" eijsh'lqe kai; frivkh perivfobo" kai; e[leo" poluvdakru" kai; povqo" filopenqhv", ejp ajllotrivwn te pragmavtwn kai; swmavtwn eujtucivai" kai; duspragivai" i[diovn ti pavqhma dia; tw'n lovgwn e[paqen hJ yuchv. fevre dh; pro;" a[llon ajp a[llou metastw' lovgon. 10. aiJ ga;r e[nqeoi dia; lovgwn ejpwidai; ejpagwgoi; hJdonh'", ajpagwgoi; luvph" givnontai: sugginomevnh ga;r th'/ dovxh/ th'" yuch'" hJ duvnami" th'" ejpw/dh'" e[qelxe kai; e[peise kai; metevsthsen aujth;n gohteiva/. gohteiva" de; kai; mageiva" dissai; tevcnai eu{rhntai, ai{ eijsi yuch'" aJmarthvmata kai; dovxh" ajpathvmata. 11. o{soi de; o{sou" peri; o{swn kai; e[peisan kai; peivqousi de; yeudh' lovgon plavsante". eij me;n ga;r pavnte" peri; pavntwn ei\con tw'n te paroicomevnwn mnhvmhn tw'n te parovntwn e[nnoian tw'n te mellovntwn provnoian, oujk a]n oJmoivw" o{moio"3 h\n oJ lovgo", oi|" ta; nu'n ge ou[te mnhsqh'nai to; paroicovmenon ou[te skevyasqai to; paro;n ou[te manteuvsasqai to; mevllon eujpovrw" e[cei: w{ste peri; tw'n pleivstwn oiJ plei'stoi th;n dovxan suvmboulon th'/ yuch'/ parevcontai. hJ de; dovxa sfalera; kai; ajbevbaio" ou\sa sfalerai'" kai; ajbebaivoi" eujtucivai" peribavllei tou;" aujth'/ crwmevnou". Ma se stato il discorso che lha convinta [scil. Elena] e ha ingannato la sua anima, neppure a questo difficile opporre una difesa e confutare laccusa in questo modo. Il discorso un potente signore, che con piccolissimo corpo e del tutto invisibile compie le azioni pi divine: infatti capace di far cessare la paura e di rimuovere il dolore e di indurre gioia e di accrescere la piet. Mostrer che le cose stanno cos; ma bisogna anche mostrarlo agli ascoltatori con lopinione. Tutta la poesia la considero e la definisco discorso accompagnato dal metro; e i suoi ascoltatori li penetra il pauroso raccapriccio e la piet lacrimosa e il
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Vd. Taplin 1978, pp. 167-171 e Nicolai 2003-2005, specialmente pp. 66-77. Concordo con MacDowell 1982, p. 36 sulle difficolt testuali e/o esegetiche poste da questo termine. Vd. anche Donadi 1982, p. 13. Secondo Velardi 1990, p. 153 la frase va collegata a quella immediatamente seguente e si pu intendere: Dimostrer che le cose stanno in questo modo, fornendo una dimostrazione che sia anche adeguata allesperienza del pubblico. 3 Il testo trdito, che stato difeso e interpretato in vario modo, probabilmente corrotto: vd. MacDowell 1982, p. 38.

desiderio doloroso, e per i successi e le digrazie di vicende e di persone estranee lanima soffre una sofferenza sua propria attraverso i discorsi. Ora passo da un discorso a un altro. Gli incantamenti attraverso i discorsi, ispirati dal dio, inducono piacere e allontanano il dolore; intervenendo sullopinione dellanima la potenza dellincantamento la affascina, la convince e la trasporta con la stregoneria. Due arti della stregoneria e della magia sono state inventate, che sono errori della mente e inganni dellopinione. Quanti mai e su quante cose hanno convinto e convincono una quantit di persone costruendo un discorso falso. Infatti se tutti su ogni cosa avessero memoria del passato, comprensione del presente e capacit di predire il futuro, il discorso non sarebbe affatto lo stesso; ma ora come ora non facile n ricordare il passato n esaminare il presente n predire il futuro, sicch sulla maggioranza delle cose i pi forniscono come consigliera della mente lopinione. Ma lopinione incerta e insicura e riveste di successi incerti e insicuri quelli che si servono di lei. In estrema sintesi, largomentazione di Gorgia muove dal potere psicagogico della parola, che in grado di scatenare emozioni violente e anche di ingannare. Due sono gli esempi proposti: la poesia, che si pu facilmente identificare con la tragedia, e gli incantesimi, anchessi definiti in termini di inganno. La persuasione prodotta dalla parola conduce a indagare sui discorsi falsi e di qui sulla conoscenza: poich la conoscenza umana imperfetta, siamo costretti a poggiarci sullopinione. Il tema dei poteri persuasivi della parola, base della retorica, quindi connesso con la problematica epistemologica. Quel che notevole che Gorgia non definisce in termini etici i poteri della parola, che sono descritti ed esaminati, per cos dire, scientificamente. Se cerchiamo di inquadrare la sezione sul potere persuasivo della parola nel contesto dellopera dobbiamo constatare che questa argomentazione allinterno di un discorso deputato a persuadere: si tratta di una metaretorica utilizzata sia a fini probatori sia a fini didattici, secondo un procedimento che sar ampiamente sfruttato da Isocrate. Se ne deve concludere che Gorgia non si propone di ricostruire una verit fattuale sul comportamento di Elena, ma che ci muoviamo allinterno di un discorso, che, per giunta, parla di se stesso4. Lo scetticismo epistemologico dellElena si ritrova nel Sul non essere. Riporto qui i due testimoni pi importanti relativi alla parte finale dellopera, nella quale si discute sulla possibilit di comunicare attraverso la parola le conoscenze acquisite. De Melisso, Xenophane, Gorgia 980a 20- b 21 (fr. 3bis Untersteiner) o} ga;r ei\de, pw'" a[n ti", fhsiv, tou'to ei[poi lovgw/ h] pw'" a]n ejkei'no dh'lon ajkouvsanti givgnoito, mh; ijdovnti w{sper ga;r oujde; hJ o[yi" tou;" fqovggou" gignwvskei, ou{tw" oujde; hJ ajkoh; ta; crwvmata ajkouvei, ajlla; fqovggou": kai; levgei oJ levgwn, ajll ouj crw'ma oujde; pra'gma. o} ou\n ti" mh; ejnnoei', pw'" aujto; par a[llou lovgw/ h] shmeivw/ tini; eJtevrw/ tou' pravgmato" ejnnohvsei, ajll h] eja;n me;n crw'ma, ijdwvn, eja;n de; yovfon, ajkouvsa" ajrch;n ga;r ouj yovfon levgei oJ levgwn
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Vd. Ioli 2010, p. 60: Gorgia, tuttavia, non fa appello alla verit storica dellinnocenza di Elena sulla base di dati di fatto (non sperimentati), bens alla verit della sua innocenza morale sulla base di unesperienza dellanimo umano che il sofista rivendica a s: allora possibile conoscere il vero e anche mostrarlo, cio renderlo evidente, perch, a differenza del PTMO e, in parte, del processo fittizio del Palamedes, ci muoviamo in un ambito puramente retorico, in cui la verit non trova corrispondenza in uno stato reale del mondo, ma creata dal lovgo" stesso che la rivela. Vd. anche p. 61: sul fatto in s, si pu avere, nel caso specifico, solo dovxa, mentre sul biasimo si pu intervenire con latteggiamento di un krithv", cio di un giudice che ne riconosca o meno la giustezza in rapporto alla propria esperienza delle umane pulsioni e sotto la guida del proprio ragionamento. Su una posizione in parte diversa Bona 1974, che conclude (p. 32 s.): Gorgia non oppone opinione a opinione, ma costruisce la sua difesa di Elena secondo una logica razionale. Questo tipo di logos, che non si fonda su opinioni, e non partecipa quindi della loro intrinseca debolezza, un logos del tutto diverso da quelli che Gorgia esamina nel corso dellEncomio: esso si pu ben dire un discorso detto secondo verit, ajlhqeiva/ lecqei".

oujde; crw'ma, ajlla; lovgon: w{st oujde; dianoei'sqai crw'ma e[stin, ajll oJra'n, oujde; yovfon, ajll ajkouvein. eij de; kai; ejndevcetai gignwvskein te kai; a} a]n gignwvskh/ levgein, ajlla; pw'" oJ ajkouvwn to; aujto; ejnnohvsei ouj ga;r oi\ovn te taujto; a{ma ejn pleivosi kai; cwri;" ou\sin ei\nai: duvo ga;r a]n ei[h to; e{n. eij de; kai; ei[h, fhsivn, ejn pleivosi kai; taujtovn, oujde;n kwluvei mh; o{moion faivnesqai aujtoi'", mh; pavnth oJmoivoi" ejkeivnoi" ou\si kai; ejn tw/' aujtw/': eij ga;r ejn tw/' aujtw/' ei[h, ei|" a]n ajll ouj duvo ei\en. faivnetai de; oujd auJto;" auJtw/' o{moia aijsqanovmeno" ejn tw/' aujtw/' crovnw/, ajll e{tera th/' ajkoh/' kai; th/' o[yei, kai; nu'n te kai; pavlai diafovrw". w{ste scolh' a[llw/ g a]n taujto; ai[sqoitov ti". ou{tw" oujk e[stin oujdevn: eij de; kai; ei[h, oujdevn ejsti gnwstovn: eij de; kai; ei[h gnwstovn, oujdei;" a]n aujto; eJtevrw/ dhlwvseien, diav te to; mh; ei\nai ta; pravgmata lovgou", kai; o{ti oujdei;" e{teron eJtevrw/ taujto;n ejnnoei'. a{pante" de; kai; ou|to" eJtevrwn ajrcaiotevrwn eijsi;n ajporivai, w{ste ejn th/' peri; ejkeivnwn skevyei kai; tau'ta ejxetastevon. Infatti sostiene ci che uno ha visto come potrebbe dirlo con un discorso? O come potrebbe risultare evidente a chi lo ha ascoltato ma non lo ha visto? Come infatti la vista non riconosce i suoni, cos neppure ludito ode i colori, ma i suoni; e colui che parla dice, ma non un colore n una cosa. Di ci di cui dunque non si ha concetto, come ci si potrebbe formare un concetto da altri attraverso un discorso o un qualche segno, diverso dalla cosa stessa, se non vedendolo nel caso sia un colore e <ascoltandolo nel caso sia un suono>? In primo luogo, infatti, <chi p>arla non dice un <suono> n un colore, ma un discorso, cosicch non possibile rappresentarsi mentalmente un colore, ma solo vederlo, n rappresentarsi un suono, ma solo udirlo. E anche se fosse possibile, sarebbe <colui> che parla a conoscere e riconoscere, ma in che modo colui che ascolta potrebbe concepire la stessa cosa? Infatti non possibile che la medesima cosa sia contemporaneamente in pi soggetti, separati luno dallaltro, perch in tal caso luno sarebbe due. Ma, dice, anche se fosse in pi soggetti, pur rimanendo la medesima cosa, non apparir certo loro uguale, poich essi non sono in tutto simili tra loro n nella stessa condizione. Se <infatti> fossero nella stessa condizione, <sarebbero uno>, e non due. Tuttavia, evidente che neppure uno stesso individuo in s percepisce le medesime cose nello stesso tempo, ma alcune con ludito, altre con la vista, e in modo diverso ora e in passato, cosicch ben difficilmente uno potrebbe percepire esattamente la stessa cosa di un altro. Cos, dunque, <se> qualcosa conoscibile, nessuno potrebbe mostrarlo ad altri, per il fatto che le cose non sono discorsi, e che nessuno concepisce lo stesso pensiero di un altro. E tutte queste sono aporie anche di altri filosofi pi antichi, cosicch, nellindagare quelli, anche queste bisogna esaminare (trad. R. Ioli). Sext. Emp. Adv. Math. 7. 83-87 (fr. 82 B 3 D.-K.) kai; eij katalambavnoito dev, ajnevxoiston eJtevrwi. eij ga;r ta; o[nta oJratav ejsti kai; ajkousta; kai; koinw'" aijsqhtav, a{per ejkto;" uJpovkeitai, touvtwn te ta; me;n oJrata; oJravsei katalhptav ejsti ta; de; ajkousta; ajkoh'i kai; oujk ejnallavx, pw'" ou\n duvnatai tau'ta eJtevrwi mhnuvesqai 84. w|i ga;r mhnuvomen, e[sti lovgo", lovgo" de; oujk e[sti ta; uJpokeivmena kai; o[nta: oujk a[ra ta; o[nta mhnuvomen toi'" pevla" ajlla; lovgon, o}" e{terov" ejsti tw'n uJpokeimevnwn. kaqavper ou\n to; oJrato;n oujk a]n gevnoito ajkousto;n kai; ajnavpalin, ou{tw" ejpei; uJpovkeitai to; o]n ejktov", oujk a]n gevnoito lovgo" oJ hJmevtero": 85. mh; w]n de; lovgo" oujk a]n dhlwqeivh eJtevrwi. o{ ge mh;n lovgo", fhsivn, ajpo; tw'n e[xwqen prospiptovntwn hJmi'n pragmavtwn sunivstatai, toutevsti tw'n aijsqhtw'n: ejk ga;r th'" tou' culou' ejgkurhvsew" ejggivnetai hJmi'n oJ kata; tauvth" th'" poiovthto" ejkferovmeno" lovgo", kai; ejk th'" tou' crwvmato" uJpoptwvsew" oJ kata; tou' crwvmato". eij de; tou'to, oujc oJ lovgo" tou' ejkto;" parastatikov" ejstin, ajlla; to; ejkto;" tou' lovgou mhnutiko;n givnetai. 86. kai; mh;n oujde; e[nesti levgein o{ti o}n trovpon ta; oJrata;

kai; ajkousta; uJpovkeitai, ou{tw" kai; oJ lovgo", w{ste duvnasqai ejx uJpokeimevnou aujtou' kai; keitai, ou{tw" kai; oJ lovgo", w{ste duvnasqai ejx uJpokeimevnou aujtou' kai; o[nto" ta; uJpokeivmena kai; o[nta mhnuvesqai. eij ga;r kai; uJpovkeitai, fhsivn, oJ lovgo", ajlla; diafevrei tw'n loipw'n uJpokeimevnwn, kai; pleivstwi dienhvnoce ta; oJrata; swvmata tw'n lovgwn: di eJtevrou ga;r ojrgavnou lhptovn ejsti to; oJrato;n kai; di a[llou oJ lovgo". oujk a[ra ejndeivknutai ta; polla; tw'n uJpokeimevnwn oJ lovgo", w{sper oujde; ejkei'na th;n ajllhvlwn diadhloi' fuvsin. 87. toiouvtwn ou\n para; tw'i Gorgivai hjporhmevnwn oi[cetai o{son ejp aujtoi'" to; th'" ajlhqeiva" krithvrion: tou' ga;r mhvte o[nto" mhvte gnwrivzesqai dunamevnou mhvte a[llwi parastaqh'nai pefukovto" oujde;n a]n ei[h krithvrion. Inoltre, anche se venisse appreso, non sarebbe comunicabile ad altri. Se infatti le cose che sono, e che di fatto sussistono fuori di noi, sono visibili e udibili e comunemente percepibili e, tra di esse, quelle visibili sono colte tramite la vista, quelle udibili tramite ludito e non viceversa, come potranno allora essere rivelate ad altri? Infatti, ci tramite cui le riveliamo il discorso, ma esso non coincide con le cose realmente sussistenti; pertanto, noi riveliamo agli altri non le cose che sono, ma un discorso, che diverso dalle cose sussistenti. Come dunque il visibile non potrebbe diventare udibile e viceversa, cos ci che , poich sussiste al di fuori, non potrebbe diventare il nostro discorso, e non essendo discorso non potrebbe essere mostrato ad altri. E precisamente dice Gorgia ci che discorso prende forma dalle cose che ci vengono incontro dallesterno, cio dalle cose percepibili: infatti, dallincontro col sapore sorge in noi il discorso relativo a questa qualit, e dal contatto col colore sorge il discorso relativo al colore e, se cos, non il discorso a significare la realt esterna, ma la realt esterna a rivelare il discorso. Tuttavia, neppure possibile dire che, al modo in cui sussistono le cose visibili e udibili, cos anche il discorso, cosicch le cose realmente sussistenti possano essere rivelate dal discorso in quanto realmente sussistente. Se infatti, dice Gorgia, anche il discorso sussistesse, differirebbe tuttavia dalle restanti cose sussistenti, e in massimo grado differirebbero i corpi visibili dai discorsi, poich attraverso un certo organo sensoriale possibile cogliere il visibile, e attraverso un altro il discorso. Questultimo, pertanto, non mostra le altre cose sussistenti, cos come quelle non manifestano reciprocamente la propria natura. Essendo dunque tali le aporie proposte da Gorgia, viene meno, quanto a esse, il criterio di verit: infatti, di ci che n n pu essere conosciuto n per sua natura pu essere mostrato ad altri, non pu esservi alcun criterio (trad. Ioli). La separazione tra la parola e le cose ha due conseguenze, la prima delle quali molto indagata, la seconda trascurata: da un lato infatti Gorgia nega la possibilit di comunicare attraverso la parola; dallaltro afferma lautonomia della parola rispetto alla realt. Il passo di Sesto Empirico di controversa interpretazione, ma appare evidente che, pur mettendo in dubbio la sussistenza del discorso, Gorgia distingue gli organi deputati alla percezione sensoriale rispetto a quelli relativi alla parola. Nel Palamede (fr. 82 B 11a D.-K.) largomentazione apologetica prende le mosse dalla mancanza di sicura conoscenza da parte dellaccusatore Odisseo e dallopposizione tra ejpisthvmh e dovxa (3): eij me;n ou\n oJ kathvgoro" Odusseu;" h] safw'" ejpistavmeno" prodidovnta me th;n Ellavda toi'" barbavroi" h] doxavzwn g aJmh' ou{tw tau'ta e[cein ejpoiei'to th;n kathgorivan di eu[noian th'" Ellavdo", a[risto" a]n h\n oJ ajnhvr: Orbene se laccusatore Odisseo, o per una chiara conoscenza che io tradisco lEllade ai barbari o per la presunzione che questa sia effettivamente la realt, avesse presentato laccusa per patriottismo di fronte allEllade, sarebbe un uomo perfetto (trad. Untersteiner).

La natura dellaccusa rende arduo il cammino della difesa (4 s.): aijtiva ga;r ajnepivdeikto" e[kplhxin ejmfanh' ejmpoiei', dia; de; th;n e[kplhxin ajporei'n ajnavgkh tw'i lovgwi, a]n mhv ti par aujth'" th'" ajlhqeiva" kai; th'" parouvsh" ajnavgkh" mavqw, didaskavlwn ejpikindunotevrwn h] porimwtevrwn tucwvn. o{ti me;n ou\n ouj safw'" eijdw;" oJ kathvgoro" kathgorei' mou, safw'" oi\da: suvnoida ga;r ejmautw'i safw'" oujde;n toiou'ton pepoihkwv": oujde; oi\d o{pw" a]n eijdeivh ti" o]n to; mh; genovmenon. Infatti unaccusa, senza fondamento di prove, provoca un evidente stordimento e in causa dello stordimento la parola di necessit non trova la sua via, a meno che io non debba apprendere dalla pura verit e dalla presente situazione critica, maestre pi pericolose, che atte a guidare. Che senza averne una una chiara <idea> laccusatore mi accusi chiaramente lo so; infatti ho una chiara consapevolezza di non aver compiuto nulla di cos perverso, n so in qual modo uno potrebbe rappresentarsi come esistente ci che non accaduto (trad. Untersteiner). Laccusa mossa da Odisseo genera e[kplhxi", stordimento, in quanto considera esistente un fatto non avvenuto. Si tratta quindi di un discorso falso che non pu essere confutato perch riguarda appunto un fatto non avvenuto5. Di conseguenza chi si difende si trova senza via duscita: dia; th;n e[kplhxin ajporei'n ajnavgkh tw'/ lovgw/. Ora, la e[kplhxi" come risultato di un discorso falso rientra nel quadro dei poteri della parola delineato nellEncomio di Elena. La discussione sullorigine delle conoscenze dellaccusatore riporta in primo piano la problematica epistemologica (22): tivni pote; pisteuvsa" toiou'to" w]n toiouvtou kathgorei'" a[xion ga;r katamaqei'n, oi|o" w]n oi|a levgei" wJ" ajnavxio" ajnaxivwi. povtera gavr mou kathgorei'" eijdw;" ajkribw'" h] doxavzwn eij me;n ga;r eijdwv", oi\sqa ijdw;n h] metevcwn h[ tou metevconto" puqovmeno". eij me;n ou\n ijdwvn, fravson touvtoi" to;n trovpon, to;n tovpon, to;n crovnon, povte, pou', pw'" ei\de": eij de; metevcwn, e[noco" ei|" tai'" aujtai'" aijtivai": eij dev tou metevconto" ajkouvsa", o{sti" ejstivn, aujto;" ejlqevtw, fanhvtw, marturhsavtw. pistovteron ga;r ou{tw" e[stai to; kathgovrhma marturhqevn. ejpei; nu'n ge oujdevtero" hJmw'n parevcetai mavrtura. Quale mai la circostanza in cui fidando tu, vile come sei, accusi uno cos nobile? Mi fai laccusa in sguito a una conoscenza precisa o a una supposizione? Se in sguito a una conoscenza, tu hai questa conoscenza o per aver visto o per esserne stato complice o per averlo saputo da chi <vi prese parte>. Dunque, se per aver visto, rivela <il modo>, il luogo, il tempo, quando, dove e come vedesti. Se, poi, sei complice, ti trovi implicato nelle medesime accuse. Se, infine, per averlo udito da un complice, costui, chiunque sia, si avanzi, si faccia vedere, testimoni (trad. Untersteiner). Seguendo lesegesi convincente di Ioli6, questo passo sembrerebbe in netto contrasto con la terza tesi del Sul non essere, quella relativa allincomunicabilit della conoscenza. Tuttavia la
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Su questo punto vd. Ioli 2010, p. 63: Alla contrapposizione tra verit e dovxa si affianca quella tra lovgo" vero e falso: il lovgo" falso dellaccusatore quello che dice cose che non sono (Pal. 26, 27, 28, 29, 30), mentre il lovgo" vero quello che mostra i fatti cos come sono accaduti poich pronunciato da chi vi ha personalmente assistito ed in grado di comunicare levidenza tramite dimostrazione ( ajpovdeixi"). 6 Ioli 2010, p. 63 s.: In Pal. 22 leroe distingue tre possibili modalit di conoscenza dellaccaduto: (1) per averlo visto; (2) per avervi partecipato; (3) per sentito dire da parte di un terzo, a sua volta testimone o partecipe. La forma pi alta di sapere quella di chi ha visto personalmente e direttamente i fatti accaduti: ci muoviamo nellambito di una verit

studiosa osserva che nella parte finale del Palamede leroe dichiara di voler mostrare il vero, cio che il fatto addebitato a Palamede non accaduto, e di evitare discorsi ingannevoli che persuadono attraverso le emozioni che suscitano. Sono i paragrafi 33 e s.: oi\kto" me;n ou\n kai; litai; kai; fivlwn paraivthsi" ejn o[clwi me;n ou[sh" th'" krivsew" crhvsima: para; d uJmi'n toi'" prwvtoi" ou\si tw'n Ellhvnwn kai; dokou'sin, ouj fivlwn bohqeivai" oujde; litai'" oujde; oi[ktoi" dei' peivqein uJma'", ajlla; tw'i safestavtwi dikaivwi, didavxanta tajlhqev", oujk ajpathvsantav me dei' diafugei'n th;n aijtivan tauvthn. 34. uJma'" de; crh; mh; toi'" lovgoi" ma'llon h] toi'" e[rgoi" prosevcein to;n nou'n, mhde; ta;" aijtiva" tw'n ejlevgcwn prokrivnein, mhde; to;n ojlivgon crovnon tou' pollou' sofwvteron hJgei'sqai krithvn, mhde; th;n diabolh;n th'" peivra" pistotevran nomivzein. a{panta ga;r toi'" ajgaqoi'" ajndravsi megavlh" eujlabeiva" aJmartavnein, ta; de; ajnhvkesta tw'n ajkestw'n e[ti ma'llon: tau'ta ga;r pronohvsasi me;n dunatav, metanohvsasi de; ajnivata. tw'n de; toiouvtwn ejstivn, o{tan a[ndre" a[ndra peri; qanavtou krivnwsin: o{per ejsti; nu'n par uJmi'n. Certe parole compassionevoli e preghiere di aiuto e intercessione degli amici sono utili, quando il giudizio in potere della folla. Invece, poich sto davanti a voi che siete e venite riconosciuti come i primi fra gli Ellni, non con il soccorso di amici, n con preghiere di aiuto, n con parole di compassione vi devo persuadere, ma con la massima evidenza del giusto, mediante una mia dimostrazione del vero, senza ricorrere allinganno bisogna che io sfugga a questa accusa. Bisogna, dunque, che voi non poniate attenzione ai discorsi pi che ai fatti, n diate maggior valore alle accuse che alle loro confutazioni, n giudichiate il breve tempo come giudice pi saggio del lungo, n consideriate la calunnia pi degna di fede che una conoscenza documentata. Infatti in tutte le decisione per gli uomini onesti dovere di decisamente guardarsi dallerrare, e nelle decisioni irrimediabili ancor di pi che da quelle rimediabili: a queste possibile rimediare, se si previdenti, mentre sono insanabili col solo pentimento. Una di queste decisioni tragiche si ha quando uomini un uomo devono giudicare di una colpa capitale: e questo appunto il caso che sta davanti a voi (trad. Untersteiner)7. La distinzione tra discorsi e fatti, premessa per affermare la superiorit dei secondi sui primi, ha qui uno spessore del tutto diverso rispetto a quanto avviene nelloratoria posteriore, dove diventa un motivo topico. Qui si vuole affermare infatti che la vicenda alla base dellaccusa esiste soltanto nel discorso ed quindi del tutto separata dalla realt. Il discorso ha quindi la capacit di creare una realt che esiste soltanto al suo interno, una realt parallela, nella quale vigono leggi proprie e specifiche del discorso. Inoltre i termini che descrivono quei discorsi che sfruttano il coinvolgimento emotivo (oi\kto", litaiv) rinviano alla sfera dei pavqh, di cui parla lEncomio di Elena, e sono complessivamente descritti in termini di inganno (ajpathvsanta). In questo modo la distinzione tra il discorso che fa leva sulle emozioni e la dimostrazione razionale, che non si serve dellinganno, delimita lo spazio

empirica rispetto alla quale il sapere di chi stato informato e, dunque, ha semplicemente udito la narrazione dei fatti da parte di un testimone, risulta senza dubbio inferiore. La comunicazione di contenuti esperiti e conosciuti, di cui, pur con qualche limite, si ammette la legittimit, sembra porsi in netto contrasto con la terza tesi del PTMO. In realt, nella sezione conclusiva dellorazione (Pal. 33), quando Palamede rinuncia sia alla peroratio sia alla recapitulatio, egli dice di voler mostrare il vero servendosi dellevidenza dei fatti (o, meglio, dellevidenza negativa del non accaduto, per quanto riguarda il contenuto dellaccusa, e dellevidenza positiva della propria condotta morale, per quanto riguarda la vita passata), appellandosi al diritto ma evitando lovgoi ingannevoli che mirano solo alla persuasione attraverso la costruzione di trame oratorie facili e commoventi (cfr. Hel. 11). Inoltre, proprio come nella terza tesi del PTMO, anche in Pal. 35 si apre un divario incolmabile tra fatti e discorsi, e[rga e lovgoi, destinato a sfociare nellincomunicabilit del vero. 7 Sono intervenuto con minime modifiche di virgole.

delloratoria assembleare rispetto a quello rivolto a interlocutori privilegiati e competenti (voi che siete e venite riconosciuti come i primi fra gli Ellni). Pi oltre viene ribadita limpossibilit di trasmettere una conoscenza attraverso i discorsi (35): eij me;n ou\n h\n dia; tw'n lovgwn th;n ajlhvqeian tw'n e[rgwn kaqaravn te genevsqai toi'" ajkouvousi kai; faneravn, eu[poro" a]n ei[h krivsi" h[dh ajpo; tw'n eijrhmevnwn: ejpeidh; de; oujc ou{tw" e[cei, to; me;n sw'ma toujmo;n fulavxate, to;n de; pleivw crovnon ejpimeivnate, meta; de; th'" ajlhqeiva" th;n krivsin poihvsate. Orbene, se per mezzo delle parole fosse possibile che la verit dei fatti risultasse agli ascoltatori pura <e> manifesta, agevole sarebbe il giudizio sul fondamento delle argomentazioni gi svolte. Ma poich la realt non questa, tenete pure sotto custodia la mia persona e aspettate per un pi ampio lasso di tempo, e date il vostro giudizio secondo la verit (trad. Untersteiner). 2. La parola poetica: linganno necessario Se la parola incapace di comunicare il vero, il mondo creato dalla parola si pu considerare come parallelo a quello reale e volto alla persuasione attraverso le emozioni indotte negli ascoltatori. Gorgia, partendo dalle discussioni sofistiche sul rapporto tra linguaggio e realt, delinea in questo modo uno spazio autonomo per la parola, e in particolare per la parola poetica e per la parola persuasiva. Il problema che si pone Gorgia non tanto quello dello statuto di verit della parola (e della poesia), ma piuttosto quello della dinamica che consente alla parola di produrre effetto sullanima. Nel definire la tragedia Gorgia fa rientrare nuovamente in gioco il concetto di ajpavth, linganno procurato attraverso i racconti e le sofferenze: fr. 23 D.-K. (82 b 23 D.-K., ap. Plut. glor. Ath. 348c; cfr. aud. poet. 15d) h[nqhse d hJ tragw/diva kai; diebohvqh, qaumasto;n ajkrovama kai; qevama tw'n tovt ajnqrwvpwn genomevnh kai; parascou'sa toi'" muvqoi" kai; toi'" pavqesin ajpavthn, wJ" Gorgiva" fhsivn, h}n o{ t ajpathvsa" dikaiovtero" tou' mh; ajpathvsanto" kai; oJ ajpathqei;" sofwvtero" tou' mh; ajpathqevnto". oJ me;n ga;r ajpathvsa" dikaiovtero" o{ti tou'q uJposcovmeno" pepoivhken, oJ d ajpathqei;" sofwvtero": eujavlwton ga;r uJf hJdonh'" lovgwn to; mh; ajnaivsqhton. La tragedia fior e fu acclamata, e fu mirabile ascolto e visione per gli uomini di quel tempo e con i racconti e le sofferenze procur un inganno per cui, come dice Gorgia, chi inganna pi giusto di chi non inganna e chi stato ingannato pi competente di chi non stato ingannato. Infatti chi inganna pi giusto perch ha compiuto quel che ha promesso, chi stato ingannato pi competente perch chi non insensibile si fa prendere dal piacere dei discorsi. Nel caso del teatro tragico lascolto accompagnato dalla visione e linganno, che si pu intendere anche in riferimento allillusione scenica, agisce su un duplice livello. Il caso del teatro dunque del tutto particolare, in quanto chiama in causa contemporaneamente la parola e la percezione attraverso la vista, sia pure di una scena recitata e non reale. Limpatto del teatro quindi molto maggiore di quello di un racconto, anche perch simula la situazione conoscitiva privilegiata, quella del testimone oculare di un fatto. Riconoscere il potere che il

teatro ha di guidare le emozioni apre la strada anche alle riflessioni di chi vedeva nel teatro uno strumento pericoloso per la comunit, come far non molto tempo dopo Platone. Il discorso pu dunque operare attraverso linganno e, integrando Elena e Palamede con il fr. 23, possiamo distinguere due tipi di inganno: quello ingiusto delloratore che cerca di persuadere della verit di una calunnia e quello giusto della tragedia che rende pi competenti gli spettatori8. Quale sia il posto che Gorgia riservava ai suoi propri lovgoi problema difficile, in parte non dissimile da quello che pone la posizione di Platone nei confronti dei suoi dialoghi. 3. La scoperta dello specifico letterario Quando inizio i miei corsi di letteratura greca mi soffermo sempre sui problemi posti dal nome stesso della disciplina che insegno. Il greco classico manca di un termine corrispondente al nostro letteratura e, inoltre, il nesso letteratura greca fa difficolt in tutti e due i termini che lo compongono. Accenno appena alletnico greca, che non designa una letteratura nazionale, come quelle moderne, dato che i Greci non hanno mai avuto una nazione, e nemmeno una realt geografica definita nei suoi confini. La letteratura greca comprende tutta la produzione dei parlanti greco, della madrepatria come delle pi lontane colonie. Inoltre comprende opere scritte in dialetti diversi e anche in una lingua artificiale, mistione di ionico ed eolico, come quella dellepos. Il termine letteratura dal canto suo rinvia alle litterae, cio alla scrittura, e sappiamo bene che le prime opere della letteratura greca nacquero in un contesto di oralit primaria e furono trasmesse e presero forme simili a quelle che noi conosciamo in un contesto aurale, ovvero dominato dalla dimensione dellascolto. Fu soltanto piuttosto tardi rispetto allintroduzione della scrittura alfabetica intorno alla met dellVIII secolo che i Greci cominciarono a comporre opere letterarie destinate a circolare per iscritto, magari per essere lette in cerchie ristrette. E in ogni caso, accanto alla lettura silenziosa, i Greci hanno sempre praticato, e forse privilegiato, la lettura ad alta voce, mantenendo viva la pratica dellascolto, fondamentale per cogliere gli aspetti fonici e ritmici di un testo. La frattura decisiva nelle modalit di pubblicazione delle opere letterarie avvenne con lintroduzione della prosa. Le opere in prosa, se si fa eccezione per alcuni generi di oratoria, erano svincolate da precise occasioni di esecuzione e rispondevano a bisogni in parte differenti rispetto a quelli che venivano soddisfatti dalla poesia, in primo luogo allesigenza di comunicare contenuti tecnici. Tra V e IV secolo vari generi di prosa entrarono esplicitamente in competizione con i generi poetici pi importanti, in particolare con epica e tragedia, con lo scopo di sostituire i paradigmi di cui i generi poetici erano portatori. Si trattava di proporre conoscenze pi precise dei fatti politico-militari (Tucidide) oppure modelli di argomentazione efficace e adatta a ogni circostanza (Isocrate) o, infine, di riprodurre il dialogare socratico (Platone). Tutti e tre questi autori usarono strategie proprie dei generi tradizionali per creare nuovi generi letterari che potessero formare i cittadini e in particolare le classi dirigenti. Non sorprende che le prime formulazioni circa la specificit della letteratura emergano in questo periodo e non sorprende nemmeno che vengano da Isocrate, pi portato, in quanto retore, a riflettere sulla propria attivit, anche in funzione dellinsegnamento9. La sezione proemiale del Panegirico particolarmente importante a questo riguardo in quanto, al fine di motivare la scelta di un tema ampiamente trattato, la concordia tra i Greci e la guerra contro i barbari, Isocrate produce una serie di argomentazioni che coinvolgono sia il contenuto sia la forma. In particolare sono le formulazioni relative alleccellenza formale che
8 9

Sullambivalenza di ajpavth vd. Untersteiner 1949, p. 98. Su questo vd. Nicolai 2004.

meritano di essere sottolineate come prime consapevoli definizioni di ci che proprio e specifico della letteratura. Isocr. pan. 3-5 Ouj mh;n ejpi; touvtoi" ajqumhvsa" eiJlovmhn rJa/qumei'n, ajll iJkano;n nomivsa" a\qlon e[sesqaiv moi th;n dovxan th;n ajp aujtou' tou' lovgou genhsomevnhn h{kw sumbouleuvswn periv te tou' polevmou tou' pro;" tou;" barbavrou" kai; th'" oJmonoiva" th'" pro;" hJma'" aujtou;", oujk ajgnow'n o{ti polloi; tw'n prospoihsamevnwn ei\nai sofistw'n ejpi; tou'ton to;n lovgon w{rmhsan, ajll a{ma me;n ejlpivzwn tosou'ton dioivsein w{ste toi'" a[lloi" mhde;n pwvpote dokei'n eijrh'sqai peri; aujtw'n, a{ma de; prokrivna" touvtou" kallivstou" ei\nai tw'n lovgwn, oi{tine" peri; megivstwn tugcavnousin o[nte" kai; touv" te levgonta" mavlist ejpideiknuvousi kai; tou;" ajkouvonta" plei'st wjfelou'sin: w|n ei\" ou|tov" ejstin. Epeit oujd oiJ kairoiv pw parelhluvqasin w{st h[dh mavthn ei\nai to; memnh'sqai peri; touvtwn. Tovte ga;r crh; pauvesqai levgonta", o{tan h] ta; pravgmata lavbh/ tevlo" kai; mhkevti devh/ bouleuvesqai peri; aujtw'n, h] to;n lovgon i[dh/ ti" e[conta pevra" w{ste mhdemivan lelei'fqai toi'" a[lloi" uJperbolhvn. Non per questo mi sono scoraggiato e non ne ho fatto nulla, ma, convinto che la fama che mi sarebbe venuta dal discorso sarebbe stata per me premio adeguato, vengo a consigliare sulla guerra contro i barbari e la concordia tra di noi, non ignorando che molti che pretendono di essere sofisti hanno affrontato questo soggetto, ma al tempo stesso confidando di superarli, tanto da far credere che gli altri non abbiano mai detto nulla al riguardo; e insieme valutando che i discorsi pi belli sono quelli che riguardano i temi pi importanti e rivelano in massimo grado le qualit degli oratori e arrecano grandissima utilit a chi li ascolta: e questo uno di quei discorsi. Inoltre le circostanze non sono ancora cos mutate da rendere inutile che siano ripresi questi temi. Infatti si deve smettere di parlare o quando una questione sia conclusa e non si debba pi decidere su di essa o quando si veda che il discorso ha raggiunto una forma cos compiuta che non sia lasciata agli altri alcuna possibilit di perfezionamento. Isocr. pan. 8-10 ejpeidh; d oiJ lovgoi toiauvthn e[cousi th;n fuvsin w{sq oi|ovn t ei\nai peri; tw'n aujtw'n pollacw'" ejxhghvsasqai kai; tav te megavla tapeina; poih'sai kai; toi'" mikroi'" mevgeqo" periqei'nai, kai; tav te palaia; kainw'" dielqei'n kai; peri; tw'n newsti; gegenhmevnwn ajrcaivw" eijpei'n, oujkevti feuktevon tau't ejsti; peri; w|n e{teroi provteron eijrhvkasin, ajll a[meinon ejkeivnwn eijpei'n peiratevon. AiJ me;n ga;r pravxei" aiJ progegenhmevnai koinai; pa'sin hJmi'n kateleivfqhsan, to; d ejn kairw'/ tauvtai" katacrhvsasqai kai; ta; proshvkonta peri; eJkavsth" ejnqumhqh'nai kai; toi'" ojnovmasin eu\ diaqevsqai tw'n eu\ fronouvntwn i[diovn ejstin. Hgou'mai d ou{tw" a]n megivsthn ejpivdosin lambavnein kai; ta;" a[lla" tevcna" kai; th;n peri; tou;" lovgou" filosofivan, ei[ ti" qaumavzoi kai; timwv/h mh; tou;" prwvtou" tw'n e[rgwn ajrcomevnou", ajlla; tou;" a[risq e{kaston aujtw'n ejxergazomevnou", mhde; tou;" peri; touvtwn zhtou'nta" levgein, peri; w|n mhdei;" provteron ei[rhken, ajlla; tou;" ou{tw" ejpistamevnou" eijpei'n wJ" oujdei;" a]n a[llo" duvnaito. Poich i discorsi hanno tale natura che possibile fare molte esposizioni sugli stessi argomenti e rendere piccole le cose grandi e dare grandezza alle piccole, ed esporre in modo nuovo le cose antiche e parlare come se fossero antiche di quelle avvenute di recente, non si devono evitare quei temi su cui altri in precedenza hanno parlato, ma si deve cercare di parlare meglio di loro. Infatti le imprese passate ci sono state lasciate come eredit comune, ma servirsene al momento opportuno e argomentare in modo appropriato su ciascuna e dare la giusta collocazione alle parole proprio delle menti superiori. Credo che in questo modo

potrebbero fare i pi grandi progressi sia le altre arti sia la cultura delleloquenza, se si ammirassero e onorassero non i primi iniziatori, ma quelli che hanno esercitato ciascuna attivit nel modo migliore e nemmeno quelli che cercano di parlare su temi sui quali nessuno ha parlato in precedenza, ma quelli che sanno parlare in un modo in cui nessun altro potrebbe. Come Gorgia, anche Isocrate espone una teoria del discorso allinterno di un discorso e anche in funzione di quel discorso e coniuga argomentazioni e precetti per gli allievi. evidente che non loriginalit a essere apprezzata come valore, ma la capacit di dare forma perfetta a contenuti tradizionali e noti. Ma il proemio del Panegirico contiene anche un importante riferimento a una formulazione che nel Fedro di Platone attribuita a Tisia e a Gorgia10. Non stupisce che in Isocrate manchino i nomi di Tisia e Gorgia: la formulazione doveva essere ben nota e, daltra parte, le citazioni nominali nellantichit non erano certo la norma. Nel passo platonico (267a 6 b 2) la preferenza accordata all eijkov" rispetto all ajlhqev", la capacit di far apparire grandi le cose piccole e piccole le grandi, di trattare i fatti recenti ajrcaivw" e quelli antichi kainw'", e inoltre la definizione della brevit e della lunghezza sono oggetto della sorridente ironia di Socrate (ejavsomen eu{dein), mentre in Isocrate largomentazione sulla natura dei discorsi molto valorizzata. Si pu sospettare che Isocrate pieghi le teorie alle sue esigenze dimostrative, ma, in questo caso, manca la controprova: se troviamo, in opere diverse affermazioni contraddittorie, questo non avviene sul tema della natura del discorso. Una formulazione in parte affine a quella attribuita a Gorgia e a Tisia e ripresa da Isocrate si ritrova in Aristofane che nelle Nuvole fa dire al Discorso Peggiore che il suo nome deriva proprio dalla capacit di far prevalere la causa pi debole (1038-1042): ejgw; ga;r h{ttwn me;n lovgo" di aujto; tou't ejklhvqhn ejn toi'si frontistai'sin, o{ti prwvtisto" ejpenovhsa toi'sin novmoi" kai; tai'" divkai" tajnantiv ajntilevxai. kai; tou'to plei'n h] murivwn e[st a[xion stathvrwn, aiJrouvmenon tou;" h{ttona" lovgou" e[peita nika'n. Proprio per questo i pensatori mi hanno chiamato Discorso Peggiore: perch fui il primo in assoluto a pensare di esprimere argomenti contrari alla legge e alla giustizia. E scegliersi le cause pi deboli e, nondimeno, vincere, vale pi di diecimila stateri (trad. Mastromarco). Questa lestrema distorsione comica dellinsegnamento retorico di alcuni sofisti, che agli occhi del popolo di Atene apparivano come manipolatori della parola in grado di far vincere i processi a chi aveva torto. In realt, come si visto, la retorica di Gorgia strettamente legata alla problematica epistemologica, di cui Aristofane, da poeta comico, non fa cenno. Ma i rapporti tra Aristofane e Gorgia non finiscono qui. Allinizio dellagone tra i due discorsi il Discorso Migliore dichiara che prevarr dicendo il giusto (900) e il Discorso Peggiore replica (901 s.): ajll ajnatrevyw g au[t ajntilevgwn: oujde; ga;r ei\nai pavnu fhmi; divkhn. Ma io prender il sopravvento confutandoti: affermo che Giustizia non esiste (trad. Mastromarco).
10

Sulla ripresa isocratea vd. Nestle 1911 = 1958, p. 455 s.

Il Discorso Peggiore utilizza lo stesso tipo di argomentazione del Palamede, fondando la confutazione sulla non esistenza, in questo caso addirittura della Giustizia. Aristofane non si limita a critiche generiche, ma scende in profondit sia sul piano della teoria (far prevalere la causa pi debole sulla pi forte) sia su quello della pratica oratoria e dei procedimenti argomentativi. 4. La definizione del proprio genere Nel corso del IV secolo, pur continuando a mancare un termine per indicare la letteratura nel suo complesso, si sviluppa la riflessione sulla letteratura, soprattutto nella forma di spunti metaletterari allinterno di opere in prosa. Il dibattito verte principalmente sui generi letterari, sulla loro definizione e sui loro confini da un lato, e sullutilit o sulla pericolosit della letteratura (e di particolari generi, specialmente poetici) dallaltro. In questo processo Isocrate gioca un ruolo fondamentale. Nella sua ultima grande opera, il Panatenaico, Isocrate prende le mosse proprio dalla definizione del proprio genere (1 s.)11: Newvtero" me;n w]n proh/rouvmhn gravfein tw'n lovgwn ouj tou;" muqwvdei" oujde; tou;" terateiva" kai; yeudologiva" mestou;", oi|" oiJ polloi; ma'llon caivrousin h] toi'" peri; th'" auJtw'n swthriva" legomevnoi", oujde; tou;" ta;" palaia;" pravxei" kai; tou;" polevmou" tou;" Ellhnikou;" ejxhgoumevnou", kaivper eijdw;" dikaivw" aujtou;" ejpainoumevnou", oujd au\ tou;" aJplw'" dokou'nta" eijrh'sqai kai; mhdemia'" komyovthto" metevconta", ou}" oiJ deinoi; peri; tou;" ajgw'na" parainou'si toi'" newtevroi" meleta'n, ei[per bouvlontai plevon e[cein tw'n ajntidivkwn, ajlla; pavnta" touvtou" ejavsa" peri; ejkeivnou" ejpragmateuovmhn tou;" peri; tw'n sumferovntwn th'/ te povlei kai; toi'" a[lloi" Ellhsi sumbouleuvonta", kai; pollw'n me;n ejnqumhmavtwn gevmonta", oujk ojlivgwn d ajntiqevsewn kai; pariswvsewn kai; tw'n a[llwn ijdew'n tw'n ejn tai'" rJhtoreivai" dialampousw'n kai; tou;" ajkouvonta" ejpishmaivnesqai kai; qorubei'n ajnagkazousw'n: nu'n d oujd oJpwsou'n tou;" toiouvtou". Quando ero pi giovane tra i vari discorsi scelsi di scrivere non quelli leggendari e neppure quelli pieni di imposture e di falsit, che piacciono alle masse pi di quelli pronunciati per la loro salvezza, e neppure quelli che raccontano le antiche imprese e le guerre combattute dai Greci, pur sapendo che sono giustamente lodati, e neppure quelli che appaiono semplici nello stile e privi di ogni eleganza, nei quali gli esperti di processi esortano i pi giovani ad esercitarsi, se vogliono prevalere sui loro avversari; ho escluso tutti questi e mi sono dedicato a quei discorsi che consigliano su quello che utile per la citt e per gli altri Greci, traboccanti di entimemi, e di non poche antitesi e di parisosi e delle altre figure che spiccano nelle opere di oratoria e costringono gli ascoltatori ad approvare con rumoroso entusiasmo; ma ora non assolutamente il caso di dedicarsi a discorsi di tal genere. I quattro generi che Isocrate elenca sono: le teogonie e le genealogie; i discorsi paradossali dei sofisti; la storiografia; le orazioni giudiziarie fittizie. Il genere che Isocrate dichiara di aver praticato invece chiaramente un genere innovativo, che unisce un contenuto politico e paideutico con una forma epidittica. Pu essere significativo che anche il genere che Isocrate delinea, come la letteratura, non ha un nome che lo definisca sinteticamente: la perifrasi che usa potrebbe essere riferita non solo alle sue opere precedenti, ma, estensivamente, a quello che la letteratura dovrebbe essere. Alla fine del Panatenaico, Isocrate richiama alcuni dei concetti con cui aveva aperto lopera. In particolare riprende il tema della definizione del genere delle proprie opere e delle funzioni che attribuisce ad esse (271):
11

Vd. Nicolai 2004, pp. 40-45.

Tivno" ou\n e{neka tau'ta dih'lqon Ouj suggnwvmh" tucei'n ajxiw'n uJpe;r tw'n eijrhmevnwn, <ouj ga;r ou{tw" oi\mai dieilevcqai peri; aujtw'n, <ajlla; dhlw'sai boulovmeno" tav te peri; ejme; gegenhmevna, kai; tw'n ajkroatw'n ejpainevsai me;n tou;" tovn te lovgon ajpodecomevnou" tou'ton kai; tw'n a[llwn spoudaiotevrou" kai; filosofwtevrou" ei\nai nomivzonta" tou;" didaskalikou;" kai; tecnikou;" tw'n pro;" ta;" ejpideivxei" kai; tou;" ajgw'na" gegrammevnwn, kai; tou;" th'" ajlhqeiva" stocazomevnou" tw'n ta;" dovxa" tw'n ajkrowmevnwn parakrouvesqai zhtouvntwn, kai; tou;" ejpiplhvttonta" toi'" aJmartanomevnoi" kai; nouqetou'nta" tw'n pro;" hJdonh;n kai; cavrin legomevnwn, ktl. Perch ho raccontato queste cose? Non certo credendo di ottenere comprensione per quello che ho detto non penso che se ne sia parlato in questi termini ma allo scopo di chiarire quello che mi accaduto e per elogiare quelli fra gli ascoltatori che hanno accolto questo mio discorso e che considerano pi seri sotto il profilo culturale i discorsi che intendono insegnare larte oratoria di quelli scritti per le esibizioni e per i processi, e quelli che aspirano alla verit di quelli che cercano di manipolare le opinioni di chi ascolta, e quelli che bacchettano e ammoniscono chi sbaglia di quelli pronunciati per ottenere il favore del pubblico attraverso il piacere (dellascolto) etc. I discorsi con funzione paideutica sono considerati superiori rispetto a quelli scritti per le esibizioni e per i processi, cio ai discorsi epidittici e giudiziari. Laspirazione alla verit contrapposta alla manipolazione delle opinioni richiama da un lato le polemiche antisofistiche12, dallaltro la formulazione tucididea sulla ricerca della verit (1. 21. 1), inserita in un contesto di contrapposizione a poeti e logografi , i primi colpevoli di amplificare i fatti, i secondi di essere pi attenti a ci che attrae gli ascoltatori che non alla verit. Questultima argomentazione si ritrova in parte anche nella terza e ultima coppia oppositiva, dove Isocrate insiste sul favore del pubblico ottenuto attraverso il piacere dellascolto. Al di l della topica opposizione tra delectatio e utilitas, Isocrate delinea le funzioni delle proprie opere, che sono paideutiche ed etiche, e il loro contenuto, connesso con laspirazione alla verit. Di quale verit si sta parlando? Certamente non di una verit fattuale, come quella a cui faceva riferimento Tucidide; molto pi probabilmente di una verit etica e politica, coincidente con la corretta opinione che consente di ben operare nella comunit (panath. 30-32; cfr. Hel. 4 s., dove si trova il concetto del perseguire la verit)13. Anche in questo passo, incentrato sulle funzioni e sulle finalit delle opere di letteratura, appare chiara la volont di identificare il proprio genere con quello che meglio unisce lutilit etica e civile e limpegno paideutico. Gi nellAntidosi, Isocrate aveva definito le caratteristiche del proprio genere in rapporto agli altri generi di prosa (45 s.)14: Prw'ton me;n ou\n ejkei'no dei' maqei'n uJma'", o{ti trovpoi tw'n lovgwn eijsi;n oujk ejlavttou" h] tw'n meta; mevtrou poihmavtwn. OiJ me;n ga;r ta; gevnh ta; tw'n hJmiqevwn ajnazhtou'nte" to;n bivon to;n auJtw'n katevtriyan, oiJ de; peri; tou;" poihta;" ejfilosovfhsan, e{teroi de; ta;" pravxei" ta;" ejn toi'" polevmoi" sunagagei'n ejboulhvqhsan, a[lloi dev tine" peri; ta;" ejrwthvsei" kai; ta;" ajpokrivsei" gegovnasin, ou}" ajntilogikou;" kalou'sin. 46. Ei[h d a]n ouj mikro;n e[rgon eij pavsa" ti" ta;" ijdeva" ta;" tw'n lovgwn ejxariqmei'n ejpiceirhvseien: h|" d ou\n ejmoi; proshvkei, tauvth" mnhsqei;" ejavsw ta;" a[lla". Eijsi;n gavr tine" oi} tw'n me;n proeirhmevnwn oujk ajpeivrw" e[cousin, gravfein de; proh/vrhntai lovgou", ouj peri; tw'n uJmetevrwn sumbolaivwn, ajll Ellhnikou;" kai; politikou;" kai;
12 13

Vd. Nicolai 2004, p. 49. Vd. Nicolai 2004, p. 70 s. 14 Vd. Nicolai 2004, p. 50 s.

panhgurikou;", ou}" a{pante" a]n fhvseian oJmoiotevrou" ei\nai toi'" meta; mousikh'" kai; rJuqmw'n pepoihmevnoi" h] toi'" ejn dikasthrivw/ legomevnoi". In primo luogo bisogna che voi impariate che le forme dei discorsi sono non meno numerose delle forme delle opere in versi. Alcuni infatti hanno passato la loro vita a ricercare le genealogie dei semidei, altri hanno discettato sui poeti, altri hanno voluto raccogliere le imprese compiute nel corso delle guerre, e altri ancora si sono dedicati alle domande e alle risposte (li chiamano dialettici). Sarebbe un lavoro non da poco se si cercasse di enumerare tutte le forme dei discorsi: dunque parler di quella che mi riguarda e lascer perdere le altre. Infatti c chi, pur non essendo inesperto delle forme che ho menzionato, ha scelto di scrivere discorsi non sui vostri affari privati, ma riguardanti la Grecia e la citt e adatti alle adunanze solenni, che tutti potrebbero riconoscere come pi simili alle opere composte con musica e ritmi che non ai discorsi pronunciati in tribunale. La classificazione, dichiaratamente incompleta, comprende la letteratura genealogica, quella relativa ai poeti, la storiografia, le opere dei dialettici (gli eristici, ma anche, con ogni probabilit, i sofisti e i socratici, Platone incluso)15. A questi generi si aggiunge, attraverso il confronto sulla forma, loratoria giudiziaria. Il tassello che si aggiunge qui la vicinanza rispetto alla poesia, quasi a segnare il distacco nei confronti di generi privi dellutilit generale e del valore paideutico della poesia. La prosa si scopre in questo modo portatrice di contenuti etici e politici universali. Sempre nellAntidosi, allinizio dellopera, Isocrate descrive il particolare genere del lovgo" che sta proponendo, definito miktov" (12), e offre unanalisi delle sue diverse componenti (10 s.)16: Estin ga;r tw'n gegrammevnwn e[nia me;n ejn dikasthrivw/ prevponta rJhqh'nai , ta; de; pro;" me;n tou;" toiouvtou" ajgw'na" oujc aJrmovttonta, peri; de; filosofiva" peparrhsiasmevna kai; dedhlwkovta th;n duvnamin aujth'": e[stin dev ti kai; toiou'ton, o} tw'n newtevrwn toi'" ejpi; ta; maqhvmata kai; th;n paideivan oJrmw'sin ajkouvsasin a]n sunenevgkoi, polla; de; kai; tw'n uJp ejmou' pavlai gegrammevnwn ejgkatamemigmevna toi'" nu'n legomevnoi", oujk ajlovgw" oujd ajkaivrw", ajlla; proshkovntw" toi'" uJpokeimevnoi". Delle cose qui scritte alcune sono adatte a essere pronunciate in tribunale, altre non si addicono a competizione di questo genere, ma parlano con franchezza della cultura e spiegano la sua importanza; e c anche qualcosa di un genere che potrebbe giovare a quei giovani ascoltatori che aspirano alla conoscenza e alleducazione, e sono inserite nel discorso anche molte cose di opere da me scritte in passato, in modo non illogico e nemmeno inopportuno, ma adeguato ai soggetti. Isocrate sottolinea che, accanto alla cornice giudiziaria, menzionata per prima, il discorso affronta il tema della cultura, pu svolgere funzione paideutica e contiene passi di sue opere precedenti. LAntidosi una summa del pensiero e dellattivit di Isocrate e pretende di rifletterla come un quadro e di glorificarla come un monumento (7). I passi incastonati nellopera sono al tempo stessa exempla e testimoni, in un meccanismo di rispecchiamenti che maschera lautoelogio sotto il velame dellapologia. Isocrate ha definito in opere diverse e composte nellarco di quasi mezzo secolo i caratteri del proprio genere, anzitutto differenziandolo dagli altri generi di prosa, in secondo luogo
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Vd. Eucken 1983 e Nicolai 2004, pp. 110-112. Nicolai 2004, pp. 54-57.

descrivendolo come paideutico e civile. Il nuovo spazio letterario che Isocrate crea per s non legato con precise occasioni di esecuzione e si avvale della scrittura come canale di comunicazione. Non diversamente da Tucidide e da Platone, Isocrate pretende di aver composto opere in grado di educare i cittadini: i paradigmi che propone non sono storici o dialettici, ma sono paradigmi di discorso, sono discorsi esemplari che trattano temi tradizionali e importanti e li rivestono di una forma perfetta. Attraverso la sua opera Isocrate definisce forme e contenuti di una letteratura che vuole essere utile alla citt attraverso la formazione dei cittadini. Contemporaneamente Isocrate esclude gli altri generi letterari o, comunque, afferma la superiorit del genere da lui praticato. Lo stesso avviene, in forme diverse, in Tucidide, che dapprima si contrappone a poeti e logografi (1. 21. 1), poi estende la propria critica a tutti i generi volti a ottenere un facile ma effimero successo andando incontro ai gusti del pubblico (1. 22. 4), e in Platone, che sottopone la poesia a una serrata critica etica e ontologica (Repubblica, II e X). Tutti e tre questi autori affermano che il loro genere il pi istruttivo o addirittura lunico ammissibile, ma, a differenza di Tucidide e di Platone, Isocrate definisce la propria opera in termini di letteratura. 5. Conclusioni: letteratura e paideia La scoperta dello specifico letterario, alla quale hanno contribuito grandemente le riflessioni dei sofisti sul piano teorico e laffermazione della prosa sul versante della prassi letteraria, non fenomeno limitato alla sfera della letteratura, ma si lega strettamente con la teoria e con la pratica delleducazione. Questo quello che emerge sia dalle Nuvole di Aristofane, dove loggetto del contendere appunto leducazione dei giovani, sia dalle formulazioni teoriche e dalla prassi di Isocrate. Il presupposto della scoperta della letteratura da parte di Isocrate sono le formulazioni gorgiane sulla potenza e sullautonomia della parola, che per la prima volta ritagliano alla parola poetica e a quella persuasiva spazi propri con regole proprie. Ecco allora che linganno diventa presupposto necessario perch il teatro tragico eserciti la sua funzione. Il tema dellinganno e non sarebbe potuto accadere diversamente non trova continuazione in Isocrate; semmai la trova in Platone, ma di segno opposto, come strumento di una critica radicale della poesia. Si pu dire che Gorgia alla base sia della definizione di ci che proprio della letteratura sia delle critiche pi radicali che ad essa sono state mosse. Se la parola autonoma rispetto alla realt si pongono due problemi: che cosa sia il mondo delle parole e quali rapporti abbia con il mondo reale. Il primo problema connesso con quello della natura del linguaggio, il secondo con lepistemologia. Su questi due grandi problemi non posso soffermarmi: sono oggetto privilegiato delle riflessioni degli storici della filosofia. Isocrate, vero allievo di Gorgia, non ne continua la riflessione teorica, specialmente sul versante epistemologico, ma piuttosto la piega ai suoi fini: in lui il discorso diventa un potente strumento educativo per trasmettere contenuti etici e civili. La parola, comunicata ormai attraverso la scrittura, non vuole stupire e commuovere le folle, ma formare le menti della classe dirigente attraverso leducazione alla perfezione formale. Viene in questo modo a definirsi lo spazio, ancora senza nome, della letteratura. Ma, quel che pi conta, non una letteratura orgogliosamente arroccata in uno spazio riservato a chi ha la sensibilit per recepirla; una letteratura che pretende di essere efficace nella citt. In questo modo nasce leducazione umanistica che vuole insegnare contenuti tradizionali, talvolta anacronistici, in una forma esemplare e che uneducazione eminentemente letteraria17. Una concezione

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Su questo vd. Nicolai 2007.

questa delleducazione, e della letteratura, che ha resistito fino alla poetica romantica (sul versante della teoria e della prassi letteraria) e al moderno rifiuto della retorica. Universit di Roma La Sapienza Bibliografia G. Bona, Lovgo" e ajlhvqeia nellEncomio di Elena di Gorgia, RFIC 102, 1974, pp. 5-33 = Scritti di letteratura greca e di storia della filologia, a c. di V. Citti e G. Gianotti, Amsterdam 2005 (Supplementi di "Lexis" 25), pp. 73-92 F. Donadi, Gorgia. Encomio di Elena, Roma 1982 (Universit di Padova, Bollettino dellIstituto di Filologia Greca, Supplemento 7) Chr. Eucken, Isokrates: seine Positionen in der Auseinandersetzung mit den zeitgenssischen Philosophen, Berlin New York 1983 R. Ioli (a cura di), Gorgia di Leontini. Su ci che non , Testo greco, traduzione e commento, Hildesheim Zrich New York 2010 (Spudasmata 130) D. M. MacDowell, Gorgias. Encomium of Helen, Bristol 1982 W. Nestle, Spuren der Sophistik bei Isokrates, Philologus 70, 1911, pp. 1-51 = Griechische Studien. Untersuchungen zur Religion, Dichtung und Philosophie der Griechen, Stuttgart 1958, pp. 451-501 R. Nicolai, Lemozione che insegna: parola persuasiva e paradigmi mitici in tragedia , Sandalion, 26-28, 2003-2005, pp. 61-103 R. Nicolai, Studi su Isocrate. La comunicazione letteraria nel IV secolo a.C. e i nuovi generi della prosa, Roma 2004 R. Nicolai, Lanacronismo necessario: paideia greca e romana ed educazione umanistica moderna, in Insegnamento umanistico e ricerca. Storia e cronaca dei 25 anni della Facolt di Lettere e Filosofia a Tor Vergata, Roma 2007, pp. 19-27 O. Taplin, Greek Tragedy in Action, London 1978 M. Untersteiner, Sofisti. Testimonianze e frammenti, fasc. II, Gorgia, Licofrone e Prodico, Intr., trad. e comm. di M. U., Firenze 1949 R. Velardi, Parola poetica e canto magico nella teoria gorgiana del discorso, in Lirica greca e latina. Atti del Convegno di studi polacco-italiano, Poznan 2-5 maggio 1990, AION(filol) 12, 1990, pp. 151-165