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Workshop Internazionale La Produzione in Serra dopo lEra del Bromuro di Metile

Comiso, 1-3 Aprile 2004



Linnesto Erbaceo in Orticoltura

L. Morra
Istituto Sperimentale per lOrticoltura,
Pontecagnano (Sa), Italia.
E-mail: luimorra@katamail.com

Riassunto
Viene analizzata la situazione del settore dellinnesto erbaceo in Italia tracciando
un parallelo con quanto accade in Paesi dellEstremo Oriente come il Giappone e la Corea
del sud. Lanalisi si concentra sulla gamma di portinnesti disponibili, prendendo in
considerazione in particolare la situazione del pomodoro, della melanzana e del peperone.
Inoltre, vengono fatte alcune considerazioni sulle problematiche vivaistiche legate alla
preparazione di piante innestate e sulla necessit di conoscere meglio gli equilibri
fisiologici che si instaurano tra portinnesto e nesto.

Parole chiave: portinnesti, vivaismo, melanzana, peperone, pomodoro.

Abstract

Grafting in Vegetable Crops
The application of grafting in vegetable cultivation in Italy is analysed in
comparison to J apan and South Korea. In those countries the grafting is a very popular
technique and hundred of millions of grafted plants are produced yearly, in particular
melon, watermelon, cucumber, tomato and eggplant. The approach chosen for this paper,
has the aim to point out that grafting could have a role yet largely unexplored in Italy.
The main constraints to the development of grafting is represented by the lack of a good
range of available rootstocks and by the scarcity of knowledge about the physiological
interactions between scions and rootstocks. The acquired experiences in Italy about
tomato, eggplant and pepper are discussed. Another part of the work is devoted to the
perspectives of development of the nurseries where grafted plants are produced. Actually,
in Italy, few nurseries have reached the level of specialisation and organisation needed to
produce over one million of grafts for horticultural crops.

Keywords: eggplant, grafted plants, pepper, tomato, transplant production.

INTRODUZIONE
Dovendo tracciare un quadro delle opportunit offerte dallinnesto erbaceo sia ai
vivaisti che agli agricoltori, ritengo opportuno confrontare brevemente la realt italiana
con quella di alcuni Paesi dellEstremo Oriente dove questa tecnica molto affermata.
Tale confronto fornir lo spunto per una serie di considerazioni atte a mettere in evidenza
i limiti, i vantaggi e le prospettive che linnesto potrebbe avere per gli orticoltori e i
vivaisti italiani.
In Giappone e Corea del Sud linnesto erbaceo ha cominciato a diffondersi nella
pratica colturale sin dagli anni 60. Attualmente interessa un ben definito gruppo di specie
ortive anche se le attivit di ricerca si estendono in diverse direzioni. Cocomero, cetriolo,
meloni orientali e retati tra le Cucurbitacee e pomodoro e melanzana tra le Solanacee

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sono le ortive pi innestate. Dati statistici relativi al 1992 stimavano una produzione
complessiva di piantine innestate pari a circa 650 milioni in Giappone e 336 milioni in
Corea. In Italia, nel 2002, stato stimato che la produzione complessiva di piante
innestate (incluse quelle destinate al settore hobbistico) abbia raggiunto i 18 milioni di
pezzi riguardanti sostanzialmente le stesse specie dei Paesi Orientali. Questo primo
raffronto numerico evidenzia in modo chiaro quanto la tecnica dellinnesto in Italia abbia
unincidenza modesta e sia appena agli inizi nonostante che il melone innestato abbia
avuto sin dalla met degli anni 80 una particolare diffusione in alcune tipiche aree di
produzione del Nord Italia.
Tornando al Giappone e alla Corea del Sud, in Tab. 1 e 2 sono mostrati i dati
statistici aggiornati al 2000 e relativi alla diffusione delle superfici coltivate con piante
innestate rispetto alle superfici coltivate per ciascuna specie. Come si vede, le superfici
interessate dalle diverse ortive elencate sono di tutto rispetto; in linea generale le
Cucurbitacee sono le pi diffuse ed anche le pi innestate in entrambi i Paesi, mentre le
Solanacee, in Corea sono scarsamente interessate dallinnesto e, in Giappone, mostrano
una significativa diffusione per quanto concerne il pomodoro sotto serra e la melanzana in
pieno campo e ancor pi sotto serra. Il peperone, invece, sembra essere interessato da
questa tecnica in modo marginale; questo dato non ben comprensibile per mancanza di
ulteriori informazioni (Lee, 2003). Ad uno sguardo complessivo evidente che, in questi
due Paesi, linnesto rappresenta una tecnica di grande diffusione e affidabilit grazie,
evidentemente, ad un progressivo accumulo di conoscenze empiriche e sperimentali.
In Italia non sono disponibili dati sulle superfici coltivate con piante innestate ma
le indagini condotte in questi ultimi anni presso i vivaisti produttori di piante innestate
hanno permesso di seguire il trend di sviluppo. In base ai dati raccolti nel 2002 e
pubblicati da Morra et al. (2003), risultato che soltanto languria (oltre 8 milioni le
piantine prodotte) ha conosciuto una notevole diffusione finendo col rappresentare la
met del mercato professionale delle piante innestate.
Il melone (di tipologia retata) con circa 3 milioni di piantine in fase stazionaria,
mentre il cetriolo ha una diffusione limitatissima (meno di 50.000 piante). Tra le
Solanacee, invece, il pomodoro da mensa sembrava potesse essere una coltura adatta ad
una forte diffusione dellinnesto ma i dati raccolti parlano di 2,5 milioni di piante, un
numero in regressione rispetto al 2000. La melanzana e il peperone, pur rappresentando
potenzialmente dei bacini di domanda di piante innestate, rappresentano una quota della
produzione molto bassa con meno di 300.000 piantine per il peperone e circa 400000 per
la melanzana. Ci si riferisce a piantine impiegate nellorticoltura professionale senza
considerare quelle vendute per lhobbistica che rispondono ovviamente ad esigenze pi
legate alla curiosit botanica che alla utilit tecnica.
Tutto il settore dellinnesto in Italia riguarda colture effettuate sotto serra fatta
eccezione per languria. Nel complesso appare piuttosto evidente che il ricorso a piante
innestate, superata una prima fase di interesse per la novit tra il 1997 e il 2000, non in
forte crescita; le considerazioni successive cercheranno di mettere a fuoco alcune delle
cause di questo rallentamento.

I PORTINNESTI
Il primo elemento su cui riflettere riguarda la gamma dei portinnesti disponibili
attualmente sul mercato nazionale. Anche in questo caso per comprendere meglio quanto
verr detto, preferibile dare unocchiata alle realt di Giappone e Corea.

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In base a quanto riportato da Lee (1994) e Oda (1995) stato possibile costruire la
Tabella 3 ove vengono mostrate, per alcune colture ortive, le principali specie impiegate
come portinnesti e gli obiettivi che ne motivano luso. In questa tabella non sono state
riportate le variet pi usate per ogni specie di portinnesto poich quello che interessa
porre in evidenza la notevole diversificazione delle specie botaniche impiegate. Se
guardiamo allanguria contiamo sei tipologie di portinnesti atte a conseguire obiettivi
diversificati.
In Italia, il panorama varietale dei portinnesti per languria fa riferimento
fondamentalmente a due tipologie: Lagenaria siceraria e ibridi di Cucurbita maxima x C.
moschata. Melone, cetriolo e pomodoro sono innestate anche su portinnesti appartenenti
alla stessa specie ma, fatta eccezione per il melone in cui le tipologie usate sono simili a
quelle adottate in Italia, per il pomodoro e ancor pi per il cetriolo esiste una gamma
diversificata costituita da specie selvatiche. Il pomodoro in Italia innestato su ibridi di
pomodoro o su ibridi interspecifici di pomodoro x Lycopersicon hirsutum. Questo
secondo gruppo ha progressivamente prevalso sul primo poich si tratta di portinnesti pi
vigorosi e capaci di incrementare le rese.
Dopo uniniziale diffusione delluso di piante innestate, le stime del 2002 non
hanno rilevato incrementi come detto precedentemente. Questa stasi pu essere letta da
diverse angolature ma ritengo che abbia un denominatore comune: la variabilit delle
interazioni possibili tra portinnesto e nesto. Sono noti, ad esempio, i collassi repentini non
parassitari in fase di post-trapianto o di pre-raccolta di variet tipiche come Cuor di Bue,
Marmande, Sorrentino, pomodorini tipo cherry innestate su portinnesti come He Man,
Beaufort, Energy (Colombo et al., 2003; Minuto e Garibaldi, 2001). E stata segnalata
lelevata sensibilit alle tracheomicosi di portinnesti interspecifici resistenti (KNVF,
Beaufort, DRO 100, He Man) quando innestati con variet tipiche di pomodoro San
Marzano (Bilotto et al., 2003). Di segno contrario , invece, il successo registrato in
Sardegna dal Camone innestato su interspecifici come Beaufort e He Man per contrastare
il Fusarium oxysporum f.sp. radicis-lycopersici (Sirigu, 2002). Altre prove effettuate in
Campania e Sicilia con altre tipologie varietali (Rita, Daniela, Arletta, gli stessi cherry
Naomi e Camelia) hanno messo in evidenza che la protezione complessiva delle piante
assicurata dai portinnesti ibridi interspecifici accettabile pur essendo stata verificata una
sensibilit ai danni da nematodi galligeni superiore a quella di Energy (intraspecifico).
Nel complesso le produzioni ottenute con le piante innestate sono state maggiori dei
testimoni non innestati in terreni dove sussisteva uneffettiva incidenza di danni
parassitari (Colombo et al, op.cit.; Assenza et al., 2003; Morra et al., 1997 e 2000).
Concludendo questa disamina appare chiaro che la ricchezza del panorama
varietale coltivato in Italia richiede, nel momento in cui si vuole considerare il ricorso
allinnesto, una preliminare verifica degli equilibri simbiontici delle combinazioni
dinnesto.
La melanzana in Estremo Oriente conta essenzialmente su portinnesti selvatici e
loro ibridi con la stessa melanzana mentre in Italia ci si attardati per anni a proporre
linnesto su pomodoro che presenta notevoli disordini fisiologici di cui si dir pi avanti.
Il caso della melanzana emblematico di come linaffidabilit dei portinnesti
disponibili sul mercato abbia di fatto bloccato la crescita di una domanda di piante
innestate destinate al mercato professionale.
Eppure, nel corso degli anni 90, lattivit sperimentale condotta dallIstituto
Sperimentale per lOrticoltura (Isport), aveva progressivamente messo in evidenza che
linnesto su selvatici come Solanum torvum (uno dei selvatici usati anche in Giappone) e

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S. sysimbriifolium forniva risultati fitosanitari ed agronomici di sicuro interesse
applicativo (Morra et al., 1992; Morra et al., 1995; Morra et al., 2000). Tali evidenze
hanno poi trovato ulteriori conferme dalle attivit sperimentali intraprese in Sicilia a
partire dal 1998 (Serges et al., 2000; Colombo et al., op.cit.).
Finalmente, dal 2002 alcuni vivaisti del Sud Italia hanno cominciato a proporre
melanzane innestate su S. torvum compiendo uno sforzo per superare le difficolt legate
allapprovvigionamento del seme (commercializzato soltanto da una piccola Ditta
sementiera siciliana), al miglioramento della sua germinabilit e allallevamento delle
piantine. Dati recenti (Assenza, 2004) stimano una produzione di circa 1-1,5 milioni di
piantine di melanzana innestate per lannata 2003-2004 in Sicilia. Pertanto, alla luce di
queste considerazioni, lecito attendersi unulteriore diffusione del ricorso allinnesto per
la melanzana.
Per quanto concerne il peperone, pu essere ripetuto lo stesso discorso fatto per la
melanzana. Finora sono stati proposti soltanto portinnesti dotati di tolleraza alla principale
avversit tellurica (cancrena pedale da Phythophtora capsici); tali soggetti in terreni
fortemente infetti non hanno mai dato buona prova di s. LISPORT, a partire dal 1996,
ha sviluppato unattivit di selezione, incrocio e valutazione di portinnesti dotati di
resistenza ad almeno due parassiti chiave come la cancrena pedale e i nematodi galligeni
del gen. Meloidogyne spp. (Nervo et al., 1999; Strazzanti et al., 2000). Attualmente, sono
in fase di avanzata verifica presso diverse aziende capsicole della Campania alcuni
portinnesti come Graffito e Gc 1002, che potrebbero rappresentare strumenti affidabili
nella gestione integrata del peperone (Morra et al., 2003b; Morra et al., 2003c) .
Per chiudere le considerazioni legate alla disponibilit di portinnesti mi sembra
essenziale sottolineare alcuni punti critici:
1. Limportanza di una maggiore attenzione da parte della ricerca alla
selezione di portinnesti, in particolare riconsiderando la possibilit di attingere a
specie selvatiche che rappresentano un interessante serbatoio non solo di
resistenze a parassiti ma anche di maggiore capacit di adattamento ad avverse
condizioni ambientali (salinit, basse temperature, stanchezza del terreno).
2. Il mantenimento di un approccio monoculturale basato sul ricorso ad un
solo portinnesto una strategia perdente nel tempo alla quale andrebbe sempre
preferita unalternanza di portinnesti o variet resistenti botanicamente diversi tra
loro.

LORGANIZZAZIONE VIVAISTICA
Un secondo elemento di riflessione dato dallevoluzione tecnologica dei metodi
di allevamento e innesto in vivaio. Il livello organizzativo dellattivit vivaistica
contribuisce alla determinazione del prezzo delle piantine innestate.
Proprio il costo, in media sempre superiore a 0.60 , uno dei punti critici sui
quali lagricoltore decide la convenienza allimpiego di piante innestate. Il prezzo finale
composto, principalmente, dal costo dei semi dei materiali da impiegare come portinnesti
e come nesti; limpiego di materiali ibridi o di variet standard ha evidentemente un peso
diverso sullentit di questa quota.
Laltra componente principale che determina il prezzo finale la manodopera.
Una delle fasi a pi alta richiesta di manodopera rappresentata dallesecuzione
dellinnesto e dalle successive operazioni di scacchiatura dei ricacci del portinnesto sulla
pianta innestata. Ebbene, in Giappone e Corea come anche nel Nord Italia prevalsa nei

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primi anni di uso delle piante innestate la tendenza allautoproduzione da parte degli
stessi agricoltori.
La programmazione delle semine di portinnesti e nesti (che spesso vanno sfalsate),
lalta richiesta di lavoro ed attenzione in tutte le fasi di allevamento e innesto, hanno
determinato uno spostamento verso i vivai specializzati della produzione di piante
innestate. Non solo, la tendenza che si pu cogliere in Italia di una forte concentrazione
della attuale produzione in pochissimi vivai che si sono dotati di strutture dedicate alle
specifiche esigenze della gestione di cicli di produzione di piante innestate.
In altre parole, il vivaio che produce piantine da orto e, collateralmente, un
modesto numero di piante innestate (non oltre 400.000 unit) ha futuro solo se si
accontenta di produrre principalmente per il settore hobbistico. Chi vuole specializzarsi
deve, prima o poi, invertire le priorit produttive aziendali: piantine da orto o ornamentali
troveranno posto nelle fasi libere dai cicli produttivi di piante innestate. Ovviamente,
queste scelte sarebbero accelerate se la domanda di piante innestate aumentasse
considerevolmente aprendo pi ampi spazi allingresso nel mercato di nuovi vivai
specializzati. Un indice di questo salto di specializzazione dellattivit vivaistica
rappresentato dalla ricerca e dalla adozione di macchine in grado di agevolare o
automatizzare le operazioni dinnesto in modo da aumentare la produttivit oraria della
manodopera, la produttivit aziendale e diminuire il costo delle piantine. Il solo costo di
queste macchine , al momento, tale che solo un vivaio che intende lavorare
principalmente sullinnesto pu pensare di poterlo poi ammortizzare.
A questo punto, di nuovo utile guardare a ci che sta accadendo nei Paesi
dellEstremo Oriente con i quali stiamo facendo una sorta di confronto a distanza. Dal
1986 sono state intraprese ricerche per la messa a punto di sistemi meccanici dinnesto.
Dal 1996 pi di 10 societ hanno sviluppato e brevettato sistemi di innesto
semiautomatici o automatici. La distinzione tra i due sistemi comprensibile tenendo
presente la sequenza delle operazioni effettuate:
1- modalit di fornitura delle piantine (portinnesti e nesti);
2- modalit di movimentazione delle piantine;
3- taglio delle parti vegetali non necessarie;
4- modalit di fornitura dei mezzi di fissaggio (colla, aghetti, mollette, anelli di
lattice);
5- fissaggio di nesto e portinnesto;
6- rimozione delle piante innestate ed eventuale loro ripicchettamento.
Se la fase numero 1 e quella numero 6 richiedono lintervento di operai, il sistema
semiautomatico, in caso contrario completamente automatizzato (Kurata, 1994;
Suzuki et al., 1998). Lee (2003) riporta che la produttivit di un cantiere di innesto varia
dalle 1.000 piantine per operaio al giorno in caso di innesto fatto a mano, a 600 piantine
allora in un cantiere di 2 operai che impiegano una semplice macchina semi-automatica,
a 600-1200 innesti allora con limpiego di macchine completamente automatizzate. In
questultimo caso, per, necessaria la massima uniformit delle piantine da innestare per
ottenere una buona efficienza del processo (riduzione di scarti e mancati attecchimenti).
Queste brevi informazioni evidenziano, ancora una volta, linteresse tecnico-
scientifico ed economico che pu girare attorno allinnesto. In Italia, alcuni grossi vivai
stanno provando delle attrezzature meccaniche allo scopo di aumentare le potenzialit
produttive evidenziando cos il dinamismo del settore che sta cercando di acquisire in
tempi rapidi il know-how necessario per produrre piante innestate in modo efficiente.


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LA FISIOLOGIA DELLE PIANTE INNESTATE
Le ricadute di una migliore comprensione circa le interazioni fisiologiche tra
portinnesti e nesti, a seconda della specie ortiva, hanno una portata estremamente
concreta. Alcuni esempi chiariranno questa affermazione.
Limpiego di combinazioni dinnesto incompatibili stata motivo di forti
delusioni e perdite economiche per quanti ne hanno fatto esperienza. Il caso della
melanzana forse quello per il quale sono state raccolte pi osservazioni fino ad ora ma
anche per il pomodoro sono state fatte numerose segnalazioni in questi ultimi 2-3 anni e
segnalazioni contrastanti , ancora pi recentemente, cominciano ad essere fatte anche per
languria.
Andiamo per ordine. Fino ad oggi lunica teoria che ha cercato di fornire un
quadro interpretativo dei fenomeni fisiologici legati allinnesto di due piante diverse risale
al 1959 ed del francese L. Daniel. Secondo questa teoria una simbiosi equilibrata tra
portinnesto e nesto dipende da variazioni quantitative dei flussi nutritivi provenienti dalle
radici e dallapparato fogliare. Tali flussi sono influenzati da alcuni fattori ambientali
quali temperatura dellaria e del terreno, fertilit chimica e salinit del terreno,
concimazione e irrigazione. Quando la capacit di assorbimento radicale superiore alla
capacit di consumo della parte aerea si creano degli squilibri. In caso contrario, un
difetto nutrizionale determiner scarsa crescita, lindebolimento e la morte della pianta.
La melanzana innestata su pomodoro ha manifestato alterazioni fisiologiche
imputabili sia ad eccessi di alimentazione dalle radici sia a difetti di alimentazione delle
radici da parte dellapparato fogliare (Morra e Bilotto, 2002).
Nel caso del pomodoro da mensa, innestato su portinnesti ibridi di pomodoro o
ibridi di pomodoro x L. hirsutum (gli stessi usati per la melanzana), con laumento della
diffusione dellimpiego di piante innestate, sono aumentate anche le segnalazioni di
collassi improvvisi di piante sviluppate in modo apparentemente normale ed appena
entrate in fase di fruttificazione. In genere queste segnalazioni hanno riguardato piante
innestate con variet tipiche della tipologia Marmande, Cuor di Bue, Sorrentino tutte
caratterizzate da frutti grossi e costoluti e sono state fatte in Sicilia, Liguria, Sardegna,
Campania. Anche in questi casi, purtroppo, molti agricoltori hanno patito danni per la
mancanza o la diffusione intempestiva di queste notizie.
In generale, con laumentare dellimpiego di piante innestate (sta accadendo anche
per languria che finora ha conosciuto un notevole successo) cominciano a comparire
situazioni colturali di difficile interpretazione, che sembrano legate a disordini fisiologici
pi che a fatti parassitari. Ed in presenza di queste situazioni che diventa evidente la
scarsit di conoscenze che dovrebbero essere fornite dal mondo della ricerca.
Al momento, solo in Campania e Sicilia sono condotti con una certa continuit
campi dimostrativi, a cura dei Servizi di assistenza tecnica regionali, con la finalit di
validare le soluzioni dinnesto pi affidabili.

CONCLUSIONI
Le considerazioni che ho voluto discutere in questo articolo hanno avuto
lobiettivo di fondo di far comprendere che le potenzialit di fondo dellinnesto erbaceo
nellorticoltura italiana, specie sotto serra, sono ancora largamente inesplorate. Una pi
consistente attivit di ricerca in campo genetico, agronomico, ecofisiologico potrebbe
supportare meglio la diffusione di una tecnica che non pu semplicisticamente essere
ridotta ad un assemblaggio di parti di piante diverse. Una pianta innestata funziona
secondo modalit nuove e il fatto che la variet innestata produca i frutti che ci aspettiamo

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non significa che lo faccia come se crescesse sulle sue stesse radici. Gli stessi frutti
possono subire delle modificazioni di pezzatura o di sapore a seguito dellinnesto. Pi le
piante innestate vengono usate in ambienti pedoclimatici diversi e secondo tecniche
colturali diverse, pi aumentano le possibilit di trovarsi di fronte a risposte inattese.
Le evidenze raccolte sembrano indicare che linnesto su portinnesti vigorosi pu
produrre un insieme di vantaggi che vanno dallaumento di produzione, al prolungamento
del ciclo colturale, alla resistenza verso i parassiti chiave della coltura. Languria innestat
su ibridi di zucca o su Lagenaria e la melanzana innestata su S. torvum rappresentano
buoni esempi di quanto affermato. Inoltre, da tener presente unaltra ricaduta positiva
dellinnesto quale strumento per ridurre gli input chimici alle colture. Infatti, proprio in
presenza di apparati radicali pi vigorosi diventa opportuno ridurre gli apporti idrici e le
concimazioni per evitare spinte vegetative eccessive.
Nel complesso linnesto pu rappresentare, a seconda dei casi specifici, uno degli
strumenti per costruire unalternativa al bromuro di metile. Ho detto uno degli strumenti
non lunico o il principale poich mi sembra che solo loculata integrazione con altre
tecniche come, elettivamente, la solarizzazione possa permettere di gestire in maniera
nuova la fertilit integrale del terreno.

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Tabelle

Tab. 1. Incidenza percentuale delle superfici coltivate con piante orticole innestate sul
totale ripartito tra pieno campo e serre in Giappone nel 2003 (da Lee, 2003).
Tab. 1. Total area grown with grafting plants and its percentage respect to the total crop
area in Japan, divided for open field and greenhouse. (from Lee, 2003).

Pieno campo Serre
Superficie (ha) Innestato (%) Superficie (ha) Innestato (%)
Cetriolo 10.160 55 5.440 96
Anguria 14.017 92 3.683 98
Meloni 6.142 0 8.258 42
Pomodoro 6.459 8 7.141 48
Melanzana 11.815 43 1.785 94
Peperone
(1)
2.684 -
(2)
1.468 -

(1)
principalmente peperoni dolci;
(2)
dati non disponibili.


Tab. 2: Incidenza percentuale delle superfici coltivate con piante orticole innestate sul
totale ripartito tra pieno campo e serre in Corea del Sud nel 2003 (da Lee, 2003).
Tab. 2. Total area grown with grafting plants and its percentage respect to the total crop
area in South-Korea, divided for open field and greenhouse. (from Lee, 2003).

Pieno campo Serre
Superficie (ha) Innestato (%) Superficie (ha) Innestato (%)
Cetriolo
1.728 42 5.964 95
Anguria
13.200 90 21.299 98
Meloni
1.047 83 9.365 95
Pomodoro
258 0 4.752 5
Melanzana
650 0 413 2
Peperone
(1)
75.574 0 5.085 5

(1)
Principalmente peperoni piccanti


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Workshop Internazionale La Produzione in Serra dopo lEra del Bromuro di Metile
Comiso, 1-3 Aprile 2004

Tab. 3. Principali specie di portinnesti usati in Estremo Oriente e obiettivi per cui sono
impiegati ripartiti per coltura.
Tab. 3. Main rootstocks species used in East Asia and main reasons for their use, divided
for crop.

Coltura Specie di portinnesto Obiettivi
Anguria Lagenaria siceraria
Ibridi interspecifici
Benincasa hispida
Cucurbita pepo
Cucurbita moschata
Sicyos angulatus
Resistenza alla fusariosi,
promozione della crescita,
tolleranza alle basse temperature,
tolleranza alla siccit,
appassimento per disordini
fisiologici
Cetriolo Cucurbita ficifolia
Ibridi interspecifici
F1 di Cucurbita maxima x C. moschata
Cetriolo (Cucumis sativus)
Resistenza alla fusariosi e alla
Phytophthora melonis, tolleranza
alle basse temperature, vigore, fusti
monostelo
Melone Melone (Cucumis melo)
F1 di Cucurbita maxima x C. moschata
Resistenza alla fusariosi, vigore
Pomodoro Pomodoro (Lycopersicon esculentum)
Lycopersicon hirsutum
Lycopersicon pimpinellifolium
Resistenze a fusariosi, verticilliosi,
radice suberosa, nematodi
galligeni, avvizzimento batterico
da Rawlstonia solanacearum
Melanzana Solanum torvum
Solanum integrifolium
Ibridi di melanzana x Solanum
selvatici
Resistenze a fusariosi, verticilliosi,
nematodi galligeni, avvizzimento
batterico da Rawlstonia
solanacearum, vigore, tolleranza
alle basse temperature



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