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Presentazione

Quando mi è stato proposto dal collega Francesco Occhibianco


“Grottagliesi - XX secolo” non ho avuto esitazioni, in quan-
to un’opera, seppur istantanea, di raccolta dati su personaggi
che negli ultimi cento anni hanno lasciato un segno più o
meno tangibile, non poteva andare persa. Scorrendo le pagi-
ne di questo piccolo instant book molti avranno da ridire,
altri andranno in brodo di giuggiole e i detrattori
diranno:“l’abbiamo già visto”. Gli assenti viventi divente-
ranno di colore verde, i presenti viventi e non forse avranno,
dal momento della pubblicazione, un valore aggiunto. Tutto
questo aprirà un dibattito sulla validità di “Grottagliesi - XX
secolo”. Ben venga!
Noi volevamo proprio questo, e cioè aprire un confronto su
chi c’è e chi non c’è. Quindi questa può essere considerata
una pubblicazione “aperta”, ovvero suscettibile di ristampa
con ulteriori aggiornamenti.
Se abbiamo dimenticato qualcuno, non ce ne vogliate, siamo
a disposizione per realizzare “Grottagliesi - XX secolo”
seconda edizione, purché ne valga la pena.
lilli d’amicis

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Abatematteo Salvatore
È nato a Grottaglie il 21 novembre del 1935. Da piccolo cantava dall’organo a canne della Chiesa Madre e dopo il
servizio militare ha iniziato gli studi musicali al Conservatorio di Musica di Bari, dove si è diplomato in canto (ramo
cantanti, didattico) in “Musica Corale e direzione di coro” e in “Composizione” avendo come maestri Rosa Pazienza,
Armando Renzi, Roberto Gervasio, Aladino di Martino e Nino Rota. Ha frequentato corsi di aggiornamento con i
celebri maestri Franco Donatoni, Katy Berberian, Domenico Guaccero, Rachele Maragliano, Mino Bordignon. Dal
1972 al 1999 è stato titolare della cattedra di Musica e Canto corale nell’Istituto Magistrale “Vittorino da Feltre” di
Taranto. Dal 1974 dirige il coro dell’Istituto Magistrale “Vittorino da Feltre” con il quale si è esibito a Brest in Francia
e nel 1986 su invito del Ministro della Pubblica Istruzione dirige a Roma. Nel 1978 dirige il coro al Festival della Valle
D’Itria per l’opera “Nina pazza per amore” di Giovanni Paisiello e nel 1985 la “Petite Messe solennelle” di
Gioacchino Rossini nel Santuario di San Francesco De Geronimo. Nel 1987 su invito dell’Unicef tiene un concerto
presso l’Auditorium “Nino Rota” del Conservatorio di Bari in occasione di un Convegno Internazionale. Nel 1972 da Emanuele Esposito riceve in
consegna il materiale dei canti popolari grottagliesi e li riordina apportando la trascrizione musicale. Nasce il Canzoniere Popolare Grottagliese che si esi-
bisce al XV Convegno della Magna Grecia (1975), al Festival della Valle D’Itria (1977-1978), al “Settembre culturale” di Sesto Fiorentino (1977). Tra il
1990 e il 1992 il Canzoniere pubblica “Penzu, Ricordu, Cantu”. Nel 1996 il Canzoniere di Abatematteo partecipa alla trasmissione di Canale 5 “Paese
che vai” condotto da Luana Colussi. Nel 1998 partecipa alla Prima edizione di “Musica Mundi”. Nel gennaio del 2000 viene presentata al pubblico
l’antologia “Penzu, Ricordu, Cantu” alla presenza di Roberto De Simone. Il 17 settembre del 2000Abatemmateo ha partecipato al programma televisi-
vo “Trenta ore per la vita” esibendosi a Bari in piazza Ferraresi.

Alapide Francesco Paolo


È nato l’8 ottobre del 1924. È giornalista pubblicista dal 1 gennaio del 1948. Inizia a
scrivere per “La Stella d’Italia” il 24 ottobre del 1946. (“La diana della guerra ed il
conseguente suo rullo di compressione, attraversando le nostre belle contrade, ha ridot-
to l’Italia un cumulo di fumanti rovine”). È stato redattore responsabile de “La Frusta”,
settimanale di critica politico-economica e sociale il cui primo numero fu edito il 30
aprile del 1949. Alapide firma un redazionale dalla prosa carnosa e muscolosa ma anche
pepata: “Il piatto firmato dal conte senza palle”(“Patto quindi o piatto atlantico?”)
Alapide è stato inoltre direttore responsabile di “Oggi Città”, quindicinale di attualità,
cultura e sport grottagliese uscito dal 1991 al 1993 e di “Appunti cittadini” (dal 28
ottobre 1995 una serie di numeri unici). Un grande peones, Alapide è stato per lustri
dirigente scolastico della scuola elementare “Edmondo De Amicis”.

Annicchiarico Cosimo
È nato a Grottaglie il 10 marzo del 1949, coniugato con tre figli. È stato militante e dirigente giovani-
le di Azione Cattolica. Ha conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo “Lilla” di
Francavilla Fontana e la laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce discutendo una
tesi su “Filosofia e scienza nella Scuola di Francoforte” con il massimo dei voti e la lode. È docente
di Filosofia e Storia al Liceo Scientifico-Classico “Giuseppe Moscati” di Grottaglie ed è docente
formatore nei corsi abilitanti di storia, filosofia e scienze dell’educazione. Iscritto al Psi dal 1976 al
1992, quando ha fondato “Progetto Città”, movimento politico-culturale locale che lo ha eletto nel
consiglio comunale di Grottaglie nel 1993 con altri tre consiglieri e nel 1997 con altri due consiglieri.
Nel manifesto programmatico di questo partito Annicchiarico punta ad uno svecchiamento del vec-
chio sistema partitico e punta ad “un progetto nuovo” con “energie nuove”, tramite “un’aggregazio-
ne dal basso come solo antidoto al verticismo di carriera e di famiglia”. È stato consigliere comunale di Grottaglie dal 1982 al 1993
con incarico assessorile nel periodi 1982-1985 (pubblica istruzione e cultura) e nel 1990-1991 (urbanistica e cultura), assessore alla
pubblica istruzione e cultura dal 1993 al 1994 e all’urbanistica e bilancio dal 1995; nuovamente consigliere comunale dal giugno del
1997 al gennaio del 2000, per essere poi assessore all’urbanistica e vicesindaco della Giunta Vinci. Nel 1992 è stato candidato al
Parlamento per il Psi e alle provinciali per il Psi nel 1990, nonché come indipendente e rappresentante di Progetto Città nelle liste del
Pds nel 1995 e alle provinciali per lo Sdi del 1999.È giornalista pubblicista dal 1982 dopo aver collaborato al “Quotidiano” di Taranto
dal 1972 al 1982. In campo giornalistico è stato impegnato come collaboratore, redattore e fondatore di varie testate: “Il Fullonese”
(numero unico del 1968), “Proposta alternativa”(Fatti e opinioni-lettura di una comunità cristiana) dal gennaio del 1975 al luglio del
1976. Dal 1986 al 1992 (103 numeri unici) Annicchiarico ha pubblicato “Argomenti socialisti” deplorando “l’incuria, l’indifferen-
za e il cinismo e una politica di taverna”. Il nostro attualmente è direttore della testata giornalistica radiofonica Delta Uno Stereo.

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Arces Annibale
Figlio di Domenico Vincenzo e di Maria Concetta Urselli è nato a Grottaglie l’8 aprile del
1912, in via Coccioli 3. Da giovanissimo si dedica alla pittura e nel 1935 si iscrive al Liceo
artistico di Roma dove si diploma nel 1939 sotto la guida del prof. Agesilao Flora. Si sposa il
16 giugno del 1940 con Rina Neri. È allievo del pittore Fausto Vagnetti. Dal 1947 al 1956
svolge l’attività di scenografo a Buenos Aires nel famoso Teatro Astral della celebre attrice
Emma Gramatica, per la quale disegna le scene de “La casa sin alma”. Nello stesso arco di
tempo vive con successo un’esperienza con Aldo Fabrizi presso la "Casa del Teatro" e la
“Scalera Fims”. Si trasferisce a Roma con la famiglia, legandosi ai pittori romani ed espri-
mendosi nella pittura in senso accademico e disegnativo in una serie di ritratti e paesaggi
romani. I quadri dipinti in quel periodo furono acquistati da uomini politici e dalla nobiltà
romana e dipinge il suo unico acquarello "Donne romanesche con l'acqua del Tevere” (1957). Ritorna a Grottaglie accan-
to alle nature morte, facendo entrare nei suoi temi i contadini martinesi e nelle tele paesaggio grottagliese. Tutti i suoi
quadri hanno conferito fama e fortuna al pittore. Il 10 maggio del 1989 ha vinto il 1° Premio Internazionale “Giorgio
Vasari-I grandi dell’arte. Da Cimabue al ‘900” e l’Istituto d’Arte Contemporanea di Milano scrive di lui: “I paesaggi di
Arces hanno distanze misurabili ad occhio nudo, come visioni di finestre reali. I ritratti nascondono il carattere nello
sguardo degli occhi...Le nature morte si pongono alle soglie dell’impressionismo vero e proprio. I soggetti trattati con toni
naturali...hanno colori brillanti, ricchi di sfumature luministiche. La luce vibra ed è resa corporea tra pennellate e pen-
nellate, vista da due occhi che si riducono durante la composizione a fessure. Nelle sue nature morte compare la cultura
di base, quella popolare ed arguta del provinciale che non rinnega il passato ponendo delle cretaglie di alcun valore a
memoria dell’artigianato locale”. Scrive di lui il suo allievo prediletto Eupremio Occhibianco: “Nell’albero di ulivo
antropizzato Annibale Arces vide la natura femminile della donna; soleva dire che farsi l’autoritratto porta sfortuna,
perché è come firmarsi la propria stessa morte; leggeva il destino nelle mani e commentava che nei solchi sparsi inco-
mincia e finisce la nostra vita. Arces ha strizzato sulla tavolozza migliaia di tubetti di colore ad olio dai quali hanno preso
forma i suoi fagiani, il fazzoletto rosso dei contadini, le ceste di vimini e le ceramiche”. Muore il 29 marzo del 1994.

Arces Antonio
È nato a Grottaglie il 13 agosto 1941. Si è laureato a Lecce in Lettere Moderne discuten-
do la tesi “Il Problema della sovranità” nell’ambito della Storia delle Dottrine Politiche.
Dal 16 gennaio del 1979 fino al 31 agosto del 1986 ha svolto l’incarico di preside
dell’Istituto Statale d’Arte. Ha poi diretto in qualità di preside titolare l’Istituto statale di
L’Aquila negli anni 1990-1992, poi è stato preside a Galatina nel 1993 ed infine dopo la
parentesi di nuovo a Grottaglie nel 1998 attualmente è dirigente presso il Provveditorato
agli Studi di Taranto, presso l’Ufficio Studi e Programmazione. Ha vissuto un’esperienza
pluriennale nella Congregazione Mariana dei padri Gesuiti.

Arces Aurelio
“A Grottaglie e nella provincia Aurelio Arces è ben conosciuto per il commercio, per il cinema
e soprattutto per i servizi delle sue autolinee. Dal niente egli, con la sua capacità e con il suo
instancabile lavoro, si è fatto un nome e ha creato un’attività che ha dato movimento alla vita
del paese”. (Padre Campagna, in “Tornate a Cristo”, Anno XVIII, novembre-dicembre
1963). Aurelio è nato a Grottaglie il 21 maggio del 1899 ed è stato un grande imprendito-
re. Molti ricordano la sua maniacale compulsione a lucidare in continuazione la carrozzeria
dei suoi pulmann, in assoluto i primi che circolarono a Grottaglie. Durante la sua vita tenne
particolarmente alla gestione del cinema “Vittoria” e dell’arena “ Aida” . Ha creato un impe-
ro di terre e di possedimenti. Una predilezione particolare Aurelio ha avuto per il figliastro
Claudietto Maglie, figlio della signora Aida Margiotta, sua moglie. Quando Claudio morì a
soli 19 anni Aurelio intitolò un grande albergo in costruzione “Motel Claudio” e alla Congregazione Mariana di Grottaglie
donò venti inginocchiatoi di ferro e noce, un tavolo di ferro e fòrmica e dieci sedie di ferro. Arces è morto il 18 gennaio
del 1982. Ancora ricordo la sua figura quando mio padre mi accompagnava a “Villa Claudio” (oggi trasformata in un
ristorante) per incontrare il maestro Annibale, fratello di Aurelio.

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Arlotta Marcello
È nato a Napoli il 9 gennaio del 1886, dopo aver frequentato il Collegio militare della
"Nunziatella" si trasferì a Livorno per frequentare l'Accademia Navale. Nel 1906 conse-
guì il grado di Guardiamarina. Tra il 1911 e il 1912 fu promosso a Tenente di Vascello
e passò al servizio aeronautico della Regia Marina dove conseguì il brevetto di pilota di
aeronave. È stato uno dei primi comandanti dell'aeroscalo di Grottaglie e il 25 aprile del
1918 gli fu conferita una Medaglia di Bronzo al Valor militare con la seguente motiva-
zione: "...Tenne con molta perizia militare e tecnica il comando di una stazione aero-
nautica, partecipando personalmente ed attivamente alle azioni di offesa e di difesa aerea". Tra il 6 e il 7 agosto
il dirigibile al comando di Arlotta sganciava 960 Kg di bombe sull'arsenale di Cattaro. Il successo dell'impresa fu
totale. Ma nella notte tra il 16 e il 17 agosto il dirigibile A.I. venne abbattutto nel cielo di Cattaro dalla contraerea
nemica. L'11 settembre del 1918 il corpo senza vita del Comandante Tenente di Vascello Marcello Arlotta era stato
ritrovato presso Capo Rodoni, impigliato tra i cordami del dirigibile. In seguito al T. di V. Marcello Arlotta, eroico
e coraggioso pilota di aeronavi della Regia Marina, fu intitolato l'aeroporto di Grottaglie.

Bagnardi Giuseppe
È nato a Grottaglie il 15 agosto del 1926. Nel 1994 entrò nel movimento democratico-
cristiano. È stato eletto sindaco nel 1960 ed è restato in carica per otto anni promuovendo
lo sviluppo economico e sociale di Grottaglie. Tra i suoi interventi ricordiamo l’adozione
del primo strumento urbanistico che diventerà poi piano regolatore, il recupero dei quar-
tieri periferici della città mediante vasti interventi di sistemazione viarie e di costruzione
della rete fognante; la costruzione dell’illuminazione pubblica; l’impegno diretto per la
costruzione della nuova chiesa Madonna delle Grazie. La costruzione e l’entrata in fun-
zione dell’Ospedale San Marco; la realizzazione della prima tratta della superstrada
“Grottaglie-Taranto”. Un grande merito ha anche suo figlio Antonio attuale vicedirettore della testata giornalistica
del Tg2.

Bentivoglio Rocco
"Fra i capasoni spunta un baffuto" (Rocco Viola in "Quotidiano" 30 agosto 1991). È
nato a Grottaglie il 18 febbraio 1946. Sposato con tre figli. È stato proclamato campione
del mondo di baffi nella Rassegna Nazionale Baffi e Barbe in Germania, ad Hofen il 17
settembre 1990. Dal 1991 organizza a Grottaglie il Campionato di Barbe e Baffi. La
prima edizione si è svolta nel Quartiere delle Ceramiche ed è stata presentata da
Alessandro Greco (Giuseppe Mele in "Corriere del Giorno", 6 settembre 1991). Ha
partecipato a diverse trasmissioni televisive tra le quali "Tappeto Volante", "Uno
Mattina","Paese che vai" ed "Ok il prezzo è giusto". Il taglio del suo baffo è quello alla
"Umberto I". È iscritto al "Club Internazionale di Viareggio" e dal ’91 è coordinatore regionale della manifesta-
zione. Ha ottenuto lusinghieri successi insieme all’amico grottagliese Paolo Scialpi (pluridecorato per la sua barba
alla Garibaldi) e con il tarantino Antonio Bruno ha furoreggiato in lungo e in largo in Italia, in tante manifestazio-
ni che si sono svolte a Pordenone, Fontanafredda, Maranello, Ghedi. In "La Gazzetta" Patrizia Tamarozzi (30
settembre 1986) scrive: "Sono davvero i baffi i pennacchi d’amor? Questa l’esperienza di Rocco Bentivoglio primo
classificato". Ciro Petrarulo in "La Gazzetta del Mezzogiorno" (25 agosto 1987) così scrive "Operaio Italsider il
grottagliese Rocco Bentivoglio si è laureato il più bel baffo d’Italia, lisciandosi i baffoni neri quasi con non curan-
za regale". Su "Il Corriere del Giorno" del 26 agosto 1987 viene fatto un ritratto di Bentivoglio:“C’è da dire che
guardando la statura del Bentivoglio e i tratti somatici del suo viso, la somiglianza con l’ex sovrano Umberto I è
davvero impressionante". Di lui ha parlato la stampa tedesca "Kleine Zeitung" e anche il "Corriere della Sera" (11
luglio 1998) con un intervento di Federica Cavadini che scrive "Rocco Bentivoglio la mattina prima di andare in
fabbrica dedica almeno un quarto d’ora ai suoi baffi".

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Cafforio Ciro
Ha scritto don Cosimo De Siati in "Grottaglie…(1993): "Per quanti vogliono stu-
diare le vicende, la storia, gli uomini e le pietre di Grottaglie, Ciro Cafforio è cer-
tamente il pozzo di san Patrizio, la biblioteca più completa". Ciro Cafforio è nato a
Grottaglie il 20 maggio 1887 da Francesco e Anna Zito. Dopo aver compiuto i primi
studi a Grottaglie, si trasferisce prima a Taranto, poi a Lecce, nel 1914, dove con-
segue l'abilitazione magistrale. Intraprende l'attività di insegnante elementare e per
vari decenni sarà titolare della scuola elementare "Amati" di Taranto. Fino al 1930
continua a risiedere a Grottaglie, quindi si traferisce a Taranto con tutta la famiglia per dar modo ai figli di
frequentare le scuole superiori. Stringe amicizia con lo storico tarantino Egidio Baffi. Assiduo frequentatore
della biblioteca, degli archivi, del museo, stringe un rapporto di amicizia, che diviene anche di collaborazio-
ne, con l'allora soprintendente archeologo Ciro Drago. Se alla storia locale mostra grande propensione e
interesse, la sua grande passione è, infatti, l'archeologia; passione alimentata dalle testimonianze con le quali
ha avuto consuetudine nel territorio della sua Grottaglie, mista, però, alla consapevolezza dell'impossibiltà
di preservare quel patrimonio. A Grottaglie Cafforio ritorna con la sua famiglia nel 1958. Nel 1961, anno del
suo pensionamento, il 15 giugno, nel corso delle Celebrazioni per il Centenario dell'Unità d'Italia, viene
insignito di medaglia d'oro. Si spegne a Grottaglie il 12 luglio 1963. I suoi preziosi studi sono contenuti nei
volumi: “Cenni storici della ceramica di Grottaglie” (1938), "Santa Maria Mutata nell'ex feudo di San
Vittore" (1954), "L'ostensorio della Collegiata di Grottaglie" (1957), "Preistoria di Rudia Tarantina" (1957),
“Riggio casale disabitato nel territorio di Grottaglie” (1961), "Il Fullonese sobborgo medievale di
Grottaglie" (1961). Saggi storici sono contenuti in vari articoli pubblicati tra il 1932 e il 1946, prevalente-
mente sulla Voce del Popolo. Egli è uno strenuo sostenitore della teoria, per anni comunemente accreditata,
che sia proprio la Rudia grottagliese la patria di Quinto Ennio.

Calò Cosimo
Figlio di Vincenzo Calò, Cosimo nacque a Grottaglie il 5 giugno 1899. Conseguito
il diploma di ragioniere ereditò dal padre la conduzione della grande fabbrica cera-
mica fondata nel 1910. Diresse la scuola di Disegno Applicato alla ceramica di Nove
(Bassano Veneto). Nel febbraio 1949 riceve l’incarico della direzione della scuola
ceramica di Grottaglie. Ha scritto in particolare due opere che riguardano la storia
della ceramica: “I figuli di Grottaglie”, (1937), e “La scuola d'arte G. De Fabbris
di Nove”, (1942). Ha ricoperto per 48 ore, nel settembre del 1936, la carica di Commissario Prefettizio, men-
tre nel 1956 è stato suffragato nelle liste della Democrazia Cristiana, entrando a far parte della Giunta
Municipale. Morì la notte tra il 13 e il 14 gennaio 1958. Così ne parla il “Tornate a Cristo” (n. XVIII, genna-
io-febbraio): "La Congregazione Mariana dei professionisti ha perduto uno dei suoi membri migliori. Sul
petto dell’estinto spiccava la medaglia della Congregazione, che è stata la sua più nobile decorazione da
vivente. I Congregati con la propria bandiera lo hanno accompagnato nel funebre corteo. La Banca Popolare
di cui era membro del Consiglio ha voluto onorare la sua memoria elargendo la somma di lire 10.000 alla
"Sezione Carità" della Congregazione Mariana". Il Ragioniere Cosimo Calò è stato presidente del Comitato
permanente Opera Degeronimiana.

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Calò Vincenzo
La stampa dell’epoca definì "inattesa ed irreparabile" la perdita dell’illustre benefattore
Vincenzo Calò, nato a Grottaglie il 17 novembre 1861. Calò si laureò all'Università di
Napoli a soli 22 anni. Si specializzò a Roma in Igiene e per molti anni fu medico con-
dotto e poi Ufficiale sanitario. Fra i numerosi incarichi ricoprì la carica di Consigliere
Provinciale a Lecce e poi, quando anche Taranto fu elevata a provincia, quella di com-
ponente dell'Amministrazione straordinaria della nuova provincia dello Ionio. Con l'av-
vento del Fascismo divenne componente della Federazione Provinciale Fascista e fu
responsabile, inoltre, dell'Ente autonomo Acquedotto pugliese. Nei primi anni del ‘900
Calò si è impegnato affinché i Gesuiti, ritornati a Grottaglie nel 1897, potessero prendere possesso della loro anti-
ca casa, quella appartenuta a San Francesco De Geronimo. Dal 1910 fu Presidente della Scuola d'Arte di Grottaglie;
fondò nell'area della sua villa una fabbrica ceramica, "ergastèrion"(laboratorio) che per un trentennio è stato un
punto di riferimento per la storia figulina di Grottaglie e potè avvalersi di alcuni tra i massimi artisti e maiolicari
del tempo. La fabbrica ottenne unanimi consensi anche a livello internazionale e venne premiata in vari concorsi,
ma chiuderà con lo scoppio della 2^ Guerra Mondiale. Ebbe "ad honorem" la tessera del Partito nazionale Fascista.
Insignito da sua Maestà Vittorio Emanuele III dell'Onorificenza "Collare della Santissima Annunziata"; presidente
del Consiglio di Amministrazione della scuola ceramica, membro dell’Acquedotto Pugliese, Calò morì il 28 agosto
1933. In "Grottaglie…" don Cosimo De Siati annota: "Nella medicina era considerato un taumaturgo, a lui ricor-
revano malati anche dai paesi vicini". Ancora oggi il suo mezzobusto di bronzo collocato su un cippo di pietra
sotto l’ombra dei pini è un’erma che ci guarda in continuazione nella villetta di via Matteotti. I suoi occhi "abitua-
ti a scoprire nel labirinto dell’organismo umano i germi patogeni più dissimulatori", per dirla con don Giuseppe
Petraroli, sprizzano un paterno e pietoso ammiccamento. Il monumento di Calò fu inaugurato il 7 luglio del 1957
alla presenza di S.E. il Prefetto di Taranto e di tutte le autorità religiose , civili e militari. L’opera è dello scultore
Sergio Sportelli. L’epigrafe "Vincenzo Calò, la mente alla scienza il cuore al popolo che qui lo volle vicino come
in vita" è stata composta dall’onorevole Gaspare Pignatelli. Il 5 febbraio 1934, per Decreto Legislativo, gli è stata
intitolata la Scuola d’Arte di via Ennio.

Campagna Vincenzo
Sue frasi memorabili sono “Ricordatevi che si muore. Tutti dovete morire”, e “Il tempo
vola, soprattutto per me”. Chi lo conosce sa che Padre Campagna è concreto, spiritoso,
acuto, schietto sempre con quel ghigno tra lo scanzonato e il mordace, ma anche con un
sorriso che è un invito aperto ad affrontare la vita cristiana con semplicità, senza bigot-
teria e carità pelose. Egli è la memoria storica di Grottaglie e sa la vita, la morte e i
miracoli di più di 50 anni della città, proprio lui che è un grottagliese d’adozione. È nato
a Roggiano Gravina (in provincia di Cosenza) il 7 febbraio 1916 da Luigi e Maria
Carmela Caravetta. Primo di otto figli Vincenzo viene reclutato dal gesuita padre Angelo
Ziccardi su segnalazione di don Peppino Miele e a soli 13 anni, nel 1929 entra nella Scuola Apostolica dei gesuiti
di Vico Equense (Napoli). Il 4 ottobre del 1931 viene accolto nella Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis (Napoli)
e si forma sotto la guida spirituale e pedagogica di padre Giuseppe Peluso. Dopo gli studi classici Vincenzo dal
1937 al 1939 studia Filosofia a Gallarate (Varese). Dal 1939 al 1941 studia magistero al Collegio “Argento” di
Lecce e poi teologia a Posillipo negli anni della guerra, sotto i bombardamenti. È stato ordinato sacerdote il 9 luglio
1945. È giunto a Grottaglie nel 1951 accolto dal superiore padre Umberto Napoleone. Ha diretto la Congregazione
Mariana maschile e femminile di Grottaglie con le sue specifiche attività: culturale, caritativa, missionaria, liturgi-
ca. Ha fondato la "Biblioteteca Popolare di San Francesco" raccogliendo volumi un po’ dappertutto ed ha educato
intere generazioni. È stato anche il direttore del bollettino "Tornate a Cristo". Il 9 settembre 1995 ha festeggiato i
cinquant'anni di sacerdozio. Ha scritto Eligio Miccoli in "Tornate a Cristo" (Anno XLVI, N.3, settembre-dicembre
1995) “Padre Campagna è stato protagonista nel Santuario del quale è un cultore e devoto". In “Tornate a Cristo”
(Anno XXVIII, N.5, novembre-dicembre, 1973). “Col tempo anche a Grottaglie, quasi tutti si sono motorizzati. Io
invece, no. No perché non ne avessi il desiderio: mi sono infatti patentato, ma per dare esempio di povertà religio-
sa. Ora che anche le vie di Grottaglie brulicano di macchine e di motorette, quante volte ho sentito: “Padre,
quando vi motorizzate?”

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Cardone Giuseppe
Originario di Nardò, si diplomò brillantemente in composizione armonica e strumentazio-
ne per banda. Con il suo complesso bandistico effettuò una lunga tournée in Turchia e in
Grecia. Nel 1920 a Grottaglie dirige la banda locale in occasione della celebrazione della
Festa del Santo Patrono, nonostante le iniziali perplessità. Tra i cantanti più apprezzati
che si esibivano con il maestro Cardone, la figlia Vally, soprano. La fama del maestro si diffuse nelle regioni
dell'Italia meridionale. Amilcare Vernich, in un articolo giornalistico, scrisse che Cardone, con la sua orchestra,
suscitava "l'interesse in tutte le piazza del Meridione". Si ritirò all'età di 85 anni, anche se non abbandonò mai
completamente la musica fino alla sua morte, avvenuta il 4 settembre 1974, all'età di 93 anni. Alcune delle sue
marce funebri vengono, ancora oggi, eseguite nella liturgia del Venerdì Santo come il celebre "Cristo è morto".

Carrieri Ignazio
Nato il 3 giugno 1862 da una famiglia agiata (figlio di Francesco ed Elisabetta Maranò)
si laureò a Napoli nel 1886. Nel 1892 conseguì il diploma della scuola di perfeziona-
mento nell'igiene pubblica di Roma e nel 1914 ottenne il Diploma di Ispettore medico
scolastico. A Grottaglie svolse l'attività di medico condotto e fu vice presidente dell'Ordine dei medici della
Provincia di Lecce. Tra l'altro, svolse l'incarico di Membro della Commissione Conservatrice dei Monumenti e fu
ricevuto in udienza privata da Vittorio Emanuele III. Nel 1893 pubblicò una interessante monografia sul fenomeno
del “Tarantolismo pugliese”, nel 1894 fu insignito del titolo di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. Nel 1899
pubblicò pure un saggio storico dal titolo "Il brigantaggio in Terra d'Otranto, Ciro Annicchiarico". Fu presidente
della "Dante Alighieri" e fondò il Circolo "Quinto Ennio" con sede in Piazza Regina Margherita. Carrieri collabo-
rò, inoltre, per “La Voce del Popolo” e il “Mattino” di Napoli. Morì a Grottaglie il 2 gennaio 1926. L'anno suc-
cessivo, nel corso di una memorabile cerimonia, fu scoperta una lapide collocata, in suo onore, sulla facciata del
palazzo Carrieri nell'attuale Via XXV Luglio. L’opera è di Raffaele Giurgola e l’epigrafe è stata dettata da Michele
Lentini. In quella occasione il discorso commemorativo fu tenuto da Don Giuseppe Petraroli. Nel 1957 su inizia-
tiva dell’onorevole Gaspare Pignatelli (Delibera Consigliare n.124, 30 novembre 1957) gli è stata dedicata una
via.

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Cavallo Antonio
È nato a Grottaglie l'8 aprile del 1936. Nei primi anni della giovinezza, dal 1946 al 1954,
studia a Lecce nel Collegio "Argento" dei Padri Gesuiti. Si laurea a Bari, in
Giurisprudenza, con una tesi sul Diritto penale con il Chiarissimo Professor Renato
Dell'Andro. Titolo della tesi: "Il reato di diffamazione a mezzo stampa". Nel 1955 entra
tra le fila giovanili della Democrazia Cristiana. Nel 1964 viene eletto consigliere comu-
nale prima, ed assessore all'urbanistica poi, fino al 1968. Dal 1964 al 1977 è sub-com-
missario prefettizio presso l'Opera Pia "Ospedale San Marco" di Grottaglie. Nel 1969
entra a far parte del Comitato Provinciale della DC; nel 1972 diventa Segretario Provinciale Amministrativo del
Partito; nel 1980 è eletto Consigliere Provinciale. Nel frattempo è Presidente della Cantina Sociale Pruvas. Dal
settembre del 1982 viene nominato sindaco , carica che manterrà fino al 1985, quando è eletto Consigliere
Regionale fino al 1990. Alla Regione assume l'incarico di Presidente della 2^ Commissione "Affari Generali,
Patrimonio, Personale". Grazie al suo interessamento ottiene a favore della città di Grottaglie tutta una serie di
provvedimenti: lo stanziamento di 14 miliardi per interventi di edilizia sanitaria, la delibera istitutiva del pronto
soccorso autonomo presso l'Ospedale San Marco, il provvedimento di acquisizione al patrimonio del Comune di
Grottaglie dell'ex-sanatorio, ora sede di una comunità di recupero dei tossicodipendenti, la realizzazione della
scheda FIO per la depurazione delle acque fognanti nei comuni di Grottaglie e Monteiasi. Dal novembre del 1991
al giugno del 1993 torna a ricoprire la carica di primo cittadino, risultando l'ultimo Sindaco della città espresso dal
Partito della Democrazia Cristiana. Durante il suo mandato viene realizzato il nuovo Palasport presso il Campus
Campitelli e vengono avviate delle trattative con la Curia Arcivescovile per l'acquisizione in uso venticinquennale
del Castello Episcopio. Attualmente è impegnato in qualità di Dirigente Provinciale e Coordinatore di Collegio 17
per Forza Italia. Oltre alla passione politica l'Avvocato Tonino Cavallo ha seguito le vicende sportive della città,
prima come Presidente della squadra di calcio Ars et Labor, conseguendo la promozione nella Serie D, poi come
Presidente della squadra di basket. È anche dirigente onorario della F.I.G.C. in qualità di Presidente della
Commissione vertenze economiche Lega Nazionale Dilettanti.

Cavallo Attilio
È nato a San Marzano di San Giuseppe il 28 ottobre 1905 da Antonio e Antonia Cavallo.
Diplomatosi alla scuola enologica di Avellino si arruola come allievo carabiniere. Alla
fine degli anni venti intraprende, a Grottaglie, la sua attività di perito agrario. Nel 1945,
si rende promotore della realizzazione della prima Cantina sociale, che utilizza i locali
della cantina Lazzaro presi in fitto. Più tardi, nel 1957, fonda la Pruvas. Nel 1946 fu tra
i soci fondatori della Banca Popolare Jonica di Grottaglie, sorta con lo scopo di svilup-
pare l’economia cittadina. Sotto la sua presidenza, dal 1958 al 1981 la B.P.J. conobbe
una prima fase di espansione, con l'apertura di sedi decentrate in numerosi Comuni
dell'interland. Aderendo, assieme al Sen. Gaspare Pignatelli, all'iniziativa del barone
Picella di Castellana Grotte, fu tra i promotori della Distilleria Vinacce di Puglia, che associava 19 cantine sociali
delle province di Bari, Brindisi, Lecce, all'inizio degli anni settanta. Muore il 12 aprile 1981.

10
Cerbino Antonio
Generale e medaglia d'oro al valor militare. È nato a Grottaglie il 15 aprile 1849 dal
muratore Emanuele e da Chiara Maria D'Amuri, casalinga. Completati gli studi nella
Scuola d'Arte, a 19 anni, intraprese la carriera militare come ufficiale dell'Esercito. Il 24
maggio 1915 al fronte, prima con il 35^ Reggimento Artiglieria da campo, poi col 47^
ottiene una promozione per merito di guerra , due medaglie al valor militare e vari enco-
mi. Nel 1939 venne destinato in Africa settentrionale con il 204^ Reggimento Artiglieria
motorizzato. Prese parte a varie azioni di guerra in Cirenaica, a seguito delle quali, nel
luglio del 1940, fu decorato sul campo per un'azione da guerra. La valorosa azione gli valse prima la promozione
a Colonnello, poi la medaglia d'argento (1950), successivamente commutata nella medaglia d'oro al valor militare
(“Gazzetta Ufficiale”, Dicembre 1955), si svolse nei tre giorni terribili ( 9-10-11 dicembre 1940 ) di Sidi el
Barrani. Questa la motivazione del conferimento della medaglia d’oro al valor militare: "Comandante di artiglieria
di difficile ampio settore, con rara perizia e sereno ardimento, per tre giornate di sanguinosa lotta dirigeva, instan-
cabilmente, il fuoco delle agguerrite sue batterie in violenta reazione contro preponderanti forze e le conduceva
personalmente alla lotta ravvicinata, per meglio sostenere la resistenza ad oltranza delle Fanterie. Impegnato
direttamente da schiaccianti forze corazzate sostenute da potenti artiglierie e imponenti formazioni aeree, benché
ferito, rimaneva al suo posto di comando, persistendo con maggior vigore nella impari lotta, che con le batterie
ormai decimate ed in parte smontate, prive di viveri e di acqua, protraeva imperterrito fino al completo esauri-
mento delle munizioni. Ormai sopraffatto, in un disperato ultimo tentativo, alla testa dei superstiti, si lanciava
contro l'irruente avversario a colpi di bombe a mano". Ferito, fu fatto prigioniero e liberato alla fine delle ostilità
belliche. Tornato in Patria fu promosso Colonnello e designato Comandante di Presidio e Direttore della Direzione
di Artiglieria di Taranto. Lasciò il servizio con i gradi di Generale e nel 1950, venne nominato Presidente dell'Isti-
tuto Autonomo Case Popolari di Taranto. Ha fatto parte del Consiglio Nazionale e del gruppo democristiano del
Consiglio comunale di Taranto. Ha ricoperto la carica di presidente Provinciale e anche Nazionale dell'
“Associazione Combattenti e Reduci”. Nel 1952 ha donato al Santuario di Grottaglie una lampada in fine cesello
veneziano. Il "Tornate a Cristo" (Anno IX,n.7-8, luglio-agosto 1954) scrive: "Grottaglie ha tributato gli onori
dovuti al suo concittadino, che per il grande attaccamento al dovere ha portato alto il nome della sua città natale".
Il sindaco avvocato Franco Di Palma, insieme al Sottosegretario di Stato all’Industria e al Commercio Gaspare
Pignatelli e al Prefetto di Taranto dott. Aurelio Gaipa, festeggia l’avvenimento. "La medaglia d’oro Cerbino" dice
il "Tornate a Cristo", "nella medesima serata, accompagnato dalla sua gentile consorte, ha voluto prostrarsi ai
piedi dell’urna benedetta che custodisce le ossa di San Francesco De Geronimo". Il bollettino "Tornate a Cristo"
(Anno XIII, n.6, novembre-dicembre) gli dedica la copertina nella quale Cerbino è ritratto mentre tiene un discor-
so ufficiale presso il Monumento ai Caduti, in piazza IV novembre. È il momento dell’inaugurazione del
Monumento scolpito dal prof. Sergio Sportelli su progetto dell’architetto Marcello Piacentini. Sindaco era Angelo
Peluso. È presente il Ministro della Marina Mercantile on. Spataro insieme alle alte autorità militari, civili e reli-
giose della provincia. Nei primi anni sessanta Cerbino si trasferì a Roma. Per i suoi meriti in varie attività sociali
è stato insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, con decreto del
Cardinale Tisserant.

11
Cofano Giuseppe Vincenzo
Figlio di don Vito Cofano è nato a Grottaglie il 26 marzo del 1921. Appassionato di tutto
ciò che riguarda il suo paese natale, Cofano incominciò sin da giovane a scrivere in
vernacolo grottagliese. Nel 1987 ha pubblicato "Cientu puisii” (vol. I) e nel 1991
"Cientu puisii” (vol. II). Tra il 1990 e il 1993 ha scritto una serie di opere teatrali :"La
camisedda rossa", 1990; "L'ufficiu di Statu civili", 1990; "Papa Giru" (dramma in 4 atti
), 1990;"L'ultimo giorno di scuola" , 1993. Inoltre ha scritto “Lu giurnu di carniali”, “Lu
miraculu di Santu Giru”, “La malommra”, “La taranta”, “M’agghia ffa mounica”, “Lu
spiziu”, “Ti viennritia”, “La morte di Pulcinella”, “La bonanima di maritima”, “Li femmini e lu diavulu”, “Le
calunnie di Cleofe”. Tra le sue trasmissioni radiofoniche ( è stato fondatore della emittente radiofonica locale "Tele-
radio Civica" negli anni settanta) ricordiamo "Parla comu t'à fattu mammita" e "Parapournu vurtagghiesi".
Vincenzo Cofano muore il 5 novembre 1996: “Sapiti picc'è fosa la giustizia? .../Ca teni nna vilanza no bollata,/pir
cui no veni mai controllata/e ppèinni ti quà e dà pi la sporcizia..." (da " La giustizia" ). "Tegnu nna coupia fatta
tlu pittori/ch'è tali e quali all'originali./- "Vuè dici ch'è pittatu nnu rinali/a forma esatta, cu tutti li culuri?- "Eti
ritrattu di ... sientim'alla recchia:/L'à fattu cu la mazza e cu la secchia./- Agghiù capitu? No m'agghiù sbagliatu,/
sempri ti nnu cantru s'è trattatu?/Mi dispiaci ti l'artista solamenti, /c'ha spricatu lu culori, tanta pi nienti./- " È
rascioni cumpà! Ma, porcu Giuda!/No era pututu fa nna femmina alla nuta?”(da “Lu ritrattu”). “Quanna la Luna
è chiara e rilucenti/ s’illumina d’argientu lu Creatu/ facennu suspirar l’innamoratu/ cu mila sintimienti”( da “La
Luna”). “ Bellu comu sinti/ Tu mi spavienti/ Lu sguardu Tua è doci e furminanti/ cu ll’uecchi spalancati/ fissi tutti
quanti. Se’ Martiri, se’ Miedicu e Remita,/ l’esempiu illuminatu ti la vita./ T’offenno e t’ammiru/ Pi quistu ti chie-
du pirdonu, Santu Giru”. Cofano ha raccontato con il modo di parlare dei grottagliesi le storie di tutti i giorni, le
fisime quotidiane e i personaggi che anche oggi s’incontrano per la strada. “Addiu, mi ni vò, vi lassu a tutti/ Scusati
t’lu fastidiu c’agghiu datu/ da lu giurnu, dicea Mama, ca sò natu,/ no agghiù cacciatu mai bueni frutti”.

Cofano Vito
“Al valor di quel metallo/ così forte e onnipossente/ un vulcano la mia mente/ già comin-
cia a diventar”. È stato il più grande imprenditore di Grottaglie. È nato il 27 marzo del
1887. Con la sua fabbrica di tomaie di pelle don Vito ha conquistato i mercati di tutta
Italia dal 1920 fino al 1970, con una breve parentesi durante la seconda guerra mondiale.
Unico rivenditore per il sud Italia della Superga egli ha esportato in Svizzera, Francia e
Germania. Con l’innato bernoccolo degli affari don Vito Cofano soprannominato
“Niccili niccili” nella sua immensa fabbrica ubicata presso la Madonna del Lume ha dato
lavoro a circa cento operai. In possesso della terza elementare conseguita dal maestro
don Ciro Peluso, Cofano amava leggere “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, tesoriz-
zando la massima “il fine giustifica i mezzi” e conosceva a memoria tutti i passi della Divina Commedia. Era
religiossissimo, devoto alla Madonna di Pompei. Ma era anche attirato dal guadagno, dall’affare, dal denaro. Avaro
sì, ma onesto e puntuale nei pagamenti, preciso, e soprattutto memore che agli inizi era un semplice ciabattino e
che mangiava a pranzo e la sera con la moglie Giuseppina Zinzanella, pane, pomodoro ed acciughe. Si racconta
che comprava a quintali le scarpe ed una volta acquistò a basso costo uno stock di scarponi militari del piede
sinistro e li trasformò in paia di scarpponi per entrambi i piedi. Amante dell’opera lirica andava spesso alla Scala
di Milano e al Teatro San Carlo di Napoli. E proprio Napoli era la sua meta preferita e sono rimaste famose le sue
“63 notti” trascorse nei vagoni di un treno invece di pagare l’albergo. Quando comprò i mobili di casa, al negozio
li timbrò tutti con il proprio nome per evitare che poi venissero sostituiti durante il trasporto. In un solo giorno
comprò il Teatro San Carlo di Napoli e lo vendette guadagnando il doppio. Stava per realizzare presso l’area del
monumento ai caduti, in piazza IV novembre, un grande cinema avveniristico con tetto apribile e più di 1500 posti
a sedere In contrasto con Aurelio Arces, riuscì a farsi dare il permesso direttamente dal Duce Benito Mussolini del
quale era amico. Ma i gesuiti, al quale era attaccatissimo, gli suggerirono di rinunciare al progetto perché il cine-
ma avrebbe “traviato” con immagini sconce “la moralità dei grottagliesi”. È stato proprietario di Lido Gandoli. Ai
nipoti raccontava la storia di Guglielmo Marconi che fu cacciato dall’Italia. Si è spento all’età di 92 anni il 18
settembre del 1979.

12
Conserva Vincenzo
È nato a Grottaglie da Vito Santo e Maria Carmela Aversa il 16 febbraio 1947. Ha fre-
quentato il ginnasio presso il Seminario Diocesano di Taranto e gli studi filosofici e
teologici presso il Monastero dell’Abbazia Benedettina di Noci (Ba) ed ha ricevuto
l’ordinazione sacerdotale il 30 giugno 1973 presso la concattedrale Gran Madre di Dio
di Taranto da Mons. Guglielmo Motolese. Il 28 ottobre 1976 ha conseguito il titolo di
Accademico di Licenza in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica della Pontificia
Università Lateranense in Roma. Ha incominciato il ministero pastorale come vicario
cooperatore presso la Parrocchia San Carlo Borromeo di San Marzano di San Giuseppe dal 1973 al 1977 per poi
collaborare come vicario cooperatore prima a Pulsano presso la parrocchia Santa Maria La Nova , poi a Taranto
presso la Parrocchia San Pio X ed infine alla Santa Famiglia di Martina Franca e al Seminario Interdiocesano. Il
1 luglio 1985 è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia del Carmine per la zona di Campitelli (parroc-
chia già esistente in virtù del decreto di sua eccellenza Mons. Guglielmo Motolese del 7 ottobre 1980), mentre il 1
aprile del 1986 è stato nominato primo parroco della costruenda parrocchia di Santa Maria in Campitelli. Una
parrocchia riconosciuta con Decreto del Ministro dell’Interno in data 28 giugno 1986 (N.71, Gazzetta Ufficiale
dell’11 luglio 1986) ed inoltre iscritta nel registro delle personalità giuridiche del Tribunale di Taranto in data 13
agosto 1987 (N.4435 del registro d’ordine). In data 2 marzo 1999 è stato eletto presidente dell’Associazione
Privata di Vescovi e Presbiteri “La vite e i tralci”, con sede in Grottaglie. In data 14 aprile 2000, alla presenza di
Mons. Benigno Luigi Papa è stata inaugurata e benedetta la nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria in
Campitelli.

Corallo Francesca
È nata a Grottaglie il 13 febbraio del 1946. Si è laureata in Lettere a pieni voti pres-
so l’Università degli Studi di Bari nel giugno del 1969. Nel 1974 dopo aver supera-
to diversi concorsi per l’insegnamento diviene nel 1974 titolare di materie letterarie
nelle scuole secondarie di secondo grado. Ha insegnato al liceo classico “Quinto
Ennio” e all’Istituto magistrale “Livio Andronico” di Taranto. Si è impegnata per il
rinnovamento delle metodologie di insegnamento con un’innovativa sperimentazio-
ne interdisciplinare, i cui risultati sono stati pubblicati nella rivista mensile “Ricerche
didattiche” (dicembre 1975). Nel 1987 è nominata Ispettrice scolastica ministeriale
presso la Sovrintendenza Interregionale del Trentino e Friuli Venezia Giulia e successivamente presso quella
dell’Emilia e Romagna e della Puglia. In qualità di Ispettrice ha partecipato agli incontri preparatori per la
stesura dei programmi “Brocca”. Dinamica organizzatrice di convegni culturali ha curato l’incontro con lo
scrittore Carlo Cassola nel 1975. Muore prematuramente il 30 maggio 1998.

Corrente Leonardo Vincenzo


È uno dei ceramisti di Grottaglie che ha ottenuto il maggiore successo con la propria attività. Nato a Grottaglie il
23 luglio 1887, dopo aver frequentato la Scuola elementare si trasferì con il padre Cosimo, anch'egli ceramista, a
Corfù, per impiantarvi un'industria ceramica. Per affinarsi nell'arte si iscrisse all'Istituto di Calitecnica ottenendo
ottimi risultati. Dopo la morte del padre ritornò a Grottaglie dove frequentò presso la Scuola d'Arte un triennio di
studi sotto la guida del Prof. Anselmo De Simone. Poi si recò a Cosenza, a Firenze, a Sesto Fiorentino, dove nella
Società Ceramica di Colonnata sperimentò la creazione di prodotti ceramici di ogni genere. Nel 1914 vinse il
concorso per la direzione della Manifattura Maiolica Italiana di Firenze. Il 30 gennaio 1915 si sposò a Prato con
Clelia Cesari. Alla fine della guerra riprese la propria attività e nel 1925 costruì a Sesto Fiorentino la più grande
fabbrica di maiolica dopo quella di Ginori. Nel 1923 fu premiato dal giurì d'onore all'Esposizione Internazionale
di Parigi e l'anno seguente ebbe lo stesso riconoscimento alla Esposizione Internazionale di Bruxelles. Vittorio
Emanuele III lo ricevette in udienza privata per congratularsi con lui. È morto in America.

13
D'Addario Raffaele
Nasce a Grottaglie da una modesta famiglia il 17 dicembre 1899, da Luigi Bartolomeo e Maria Mutata Corrente.
Conseguita la laurea in materie economiche, ottenne la cattedra di Statistica all'Università di Roma e nel 1929 fu
chiamato a dirigire l’Ufficio dell’Istituto Centrale di Statistica (ISTAT). Nel 1936 assume la carica di professore
ordinario presso l’Università di Bari. Nel 1960 ricevette il premio dell'Accademia dei Lincei. È stato un valente
economista ed è morto a Roma il 1 settembre 1974. Ha scritto numerosissimi testi sull’economia. Tra questi: “Il
calcolo della riserva sinistri nelle assicurazioni elementari”, “Curve di frequenza nelle assicurazioni di infortuni
e di responsdabilità civili”, “Considerazioni intorno alla riserva sinistri”, “Intorno alla validità di due teoremi
paretiani sulla dinamica distributiva”, “Sulla misura della concentrazione dei redditi”, “Fluttuazioni monetarie
ed assicurazioni di responsabilità civili, “Possibili meccanismi di riequilibrazione”. “La distribuzione dei redditi
mobiliari in terra di Bari, Un'indagine sulla dinamica retributiva”, “L'aggiornamento della popolazione nei com-
partimenti italiani”, “Relazione tra frazionamento delle proprietà terriere ed alcuni fenomeni demografici in
Italia”, “Le denunce ritardate di nascita per i nati alla fine dell'anno nei compartimenti ed in alcune province più
caratteristiche in Italia”, “L'agglomerato della popolazione nei compartimenti italiani”. Il 4 dicembre del 1994,
nel 20° anniversario della morte il Consiglio comunale ha commemorato la sua memoria in una seduta straordina-
ria. Un profilo biografico è stato tracciato dal prof. Luigi Pinto in “Kryptaliae” (Annuario del Liceo Scientifico-
Classico “G.Moscati”, Grottaglie).

D’Addario Vincenzo Bartolomeo


È nato a Grottaglie il 14 aprile del 1896 da Raffaele e da Maria Maddalena
Camassa. È stato tra i fondatori del partito popolare italiano e segretario del partito
a Taranto. La sua palestra di vita è stata la Congregazione Mariana diretta dal gesu-
ita padre Guglielmo Celebrano. Ebbe rapporti epistolari con padre Agostino Gemelli.
È stato un grande politico ed ha profuso un impegno straordinario a favore di ini-
ziative sociali. È stato sindaco di Grottaglie dal 23 febbraio del 1945 al 18 settembre
del 1945 ed insieme ai gesuiti promosse i festeggiamenti in occasione dell’arrivo del
corpo di San Francesco De Geronimo a Grottaglie. È morto a Taranto il 22 maggio
del 1987.

D’Alò Alfieri
Le gesta eroiche di Alfieri D'Alò sono state rese immortali da Gabriele D'Annunzio nella "Canzone dei Dardanelli"
(Le Laudi, libro IV), nei versi rivolti a Grottaglie (...) "Alfieri/D'Alò, quel tuo figlio che ti fu spento/sulla duna a
Bengasi, ove tu eri/mista al suo sangue, allor che cadde eletto/dalla gloria ...". Il poeta gesuita grottagliese Michele
Ignazio D'Amuri in "La Canzone ti D'Alò Alfieri" scrive “Ma int'alla furia paccia t'lla battaglia/catiu feritu a
mmorte/D'Alò Alfieri nuesciu, ca pi primu/chjantò lu cori sua comu 'nnu fiore/sobb'la la sponna africana:/ lu primu
fiore ca la Matre Italia/ pietosa ‘ccarezzannulu ccugghju/ e amorosa strincu sobb’allu cori”. Nacque a Grottaglie
il 20 marzo 1890in via Castello (oggi largo Maria Immacolata) da Michele e Maria Addolorata Carovigno. Si
arruolò nella Regia Marina come cannoniere e prese parte alla campagna di Libia, sulla nave "Regina Elena". Fu
tra i primi a cadere sotto i colpi delle truppe turche in occasione dello sbarco sui lidi nemici di Bengasi. Così
annota il suo certificato di morte: " Alle dieci del 19 ottobre 1911 a terra della spiaggia di Bengasi, combattendo
contro le truppe turche, a causa di una ferita di arma da fuoco alla regione frontale sinistra con fuoriuscita del
proiettile nella regione occipitale temporale sinistra ... è morto il cannoniere della Regia Marina D'Alò Alfieri ...
il cadavere fu sepolto a terra a Bengasi in apposito recinto".

14
D’Alò Gaetano
È l’artefice della ristrutturazione della rete tramviaria di Milano. È nato a Grottaglie il
31 maggio 1877 in una famiglia della piccola borghesia, dall’insegnante Ciro Pasquale,
e da Domenica Francesca Pirchio. Nel 1899 conseguì a Roma la laurea di ingegneria
civile ed elettrotecnica. L'anno dopo fu assunto, per concorso, nell'Ispettorato generale
delle Ferrovie, che dipendeva, allora, dal Ministero dei Lavori Pubblici. Bruciò le tappe
della carriera e percorse uno strabiliante cursus honorum diventando Ispettore superiore
e Membro del consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Ricoprì numerosi e prestigiosi
incarichi come quello di Segretario della commissione parlamentare d'inchiesta sulle Ferrovie dello Stato presie-
duta dal Senatore Pichierri. Inoltre fu membro della Reale Commissione per le funicolari aeree e terrestre e ricoprì
il ruolo di commissario straordinario per la navigazione sul Lago Maggiore. Fu anche Presidente delle conferenze
internazionali per gli orari delle comunicazioni dell'Alta Italia. Nel 1926 lascia la carriera governativa per assume-
re l'incarico di Direttore generale dell'Azienda tramviaria municipale propostogli dal Sindaco di Milano senatore
Mangiagalli. Ha dato lustro alla città di Milano e di lui si parla su “La voce del Popolo” il 25 maggio 1952. Gaetano
D'Alò si spense a Sanremo il 23 settembre 1969.

D’Amicis Francesco Paolo


Soprannominato "Cicciu piccinnu" perché era alquanto basso e detto "spina ti fichitigna"
da Ciro Fanigliulo è tra i maggiori rappresentanti di quella che viene definita la scuola
pittorica grottagliese. Nasce a Grottaglie il 4 giugno 1889, frequenta i corsi della Scuola
d'Arte di Grottaglie, nei primissimi anni della riapertura. D'Amicis, che da giovanissimo
ha manifestato doti artistiche eccellenti, soprattutto nel disegno dal vero, può avvalersi
della guida di straordinari maestri quali il napoletano Anselmo De Simone e il salentino
Agesilao Flora, entrambi punto di riferimento per i giovani pittori grottagliesi. D'Amicis
ebbe un carattere frenetico ed irruente, pittore istintivo nel 1912 frequenta a Roma la libera scuola di nudo dell'Ac-
cademia del Prof. Spinetti. Nel 1914 ottiene il diploma dall'Istituto di belle arti di Urbino, nel 1916 la cattedra di
disegno al "Pitagora" di Taranto.Numerose sue opere sono gelosamente custodite in vari uffici pubblici della città,
Taranto, dove egli porta il gusto pittorico di matrice grottagliese. Si fa apprezzare per le sue capacità espressive e
per lo straordinario uso dei mezzi tecnici. Muore a Talsano l'11 dicembre 1965. Una pittura introspettiva e sceno-
grafica, D’Amicis usava il bianco latte dei fichi per la sua pittura. Domenico Pignatelli, ex direttore della Banca
Popolare Jonica gli ha dedicato, insieme a Ciro Fanigliulo e Gennaro Lupo uno splendido calendario. Suo figlio
Benedetto (31 agosto1918) ha seguito le orme del padre raccogliendo successi in tutta Italia.

15
D’Amicis Lilli
Nata a Grottaglie 10 luglio 1955. Nel 1984 comincia la carriera giornalistica al
"Corriere del Giorno" di Taranto come corrispondente da Grottaglie. La collaborazione
dura quasi tre anni al termine dei quali consegue, nel 1986 l’iscrizione all’ordine dei
giornalisti di Puglia, nell’elenco dei pubblicisti. Dal 1987 al 1990 collabora per
"Videolevante" dove è corrispondente da Brindisi per il "TG Jonico". Nel frattempo fa
parte di una redazione giornalistica di "Rete Puglia" (Brindisi), mentre su "Puglia TV"
realizza con i bambini di alcune scuole elementari di Brindisi un tg, per l’epoca una
novità assoluta. Infatti parteciperà per questa esperienza ad un convegno sui bambini e la scuola, a Sanremo, a
Villa Nobel, dove fu chiamata a parlare della sua iniziativa di avanguardia per quell’epoca. Dal 1991 al 1992 a La
Spezia realizza una serie di trasmissioni per "Astro tv" passando poi a ricoprire l’incarico di codirettore per la
testata giornalistica "Spezia news". Dal 1993 al 1995 collabora a "Il Tempo" di Roma prima alle pagine della cro-
naca e poi alla pagine degli spettacoli seguendo le conferenze stampa in viale Mazzini 14. Tra gli altri ha intervi-
stato Giancarlo Magalli, Vittorio Sgarbi, Raffaella Carrà, Gianfranco Fini, Pippo Baudo, Mara Venier, Orso Maria
Guerrini, Monica Vitti, Giuliano Gemma, Gigi Proietti, l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, Luciano Rispoli,
Andrea Giordana, Marco Presta ed Antonello Dose, Aureliano Pacciolla, etc. In “Addio, vecchio cinema
Petraroli”(“Corriere del Giorno”, 19 luglio 1996) la D’Amicis scrive “Quando sono passata da via Diaz ho
avuto una fitta al cuore nel vedere il vecchio cinema Petraroli in macerie. Nella mia Grottaglie si continua a
depauperare la cultura”. In “Corriere del Giorno” (8 novembre 1995) scrive “La credibilità si sta estinguendo
come i panda. La spettacolarizzazione dell’informazione giornalistica sta svilendo il senso e lo scopo di questo
mestiere difficile e affascinante al tempo stesso”. Ha tenuto corrispondenze con il quotidiano di Roma "L’Opinione"
di Arturo Diaconale. Dal 1996 firma la testata giornalistica di Cicco Riccio mentre ha tenuto sul “Corriere del
Giorno” una rubrica settimanale dal titolo "Televisionando"e "Radioascoltando". Nel dicembre del 1997 fonda il
mensile di attualità locale "Zoom" di cui è l’editore e il direttore. Senza peli sulla lingua, Lilli è schietta e profon-
damente attaccata alla sua professione che svolge con molta professionalità. “È tutto vero e documentabile. Non
ho mai scritto niente senza verificare” (“Il Tempo”, 15 maggio 1994) In “Grottaglie Città Futura” (Atti del
Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episcopio) la D’Amicis racconta la sua avventura editoriale con Zoom:
“Quando iniziai l’avventura Zoom ero animata e lo sono ancora, da un amore spassionato per la mia città, la mia
terra, il mio sud. Sono sempre stata lontana e questa lontananza mi ha fatto coltivare e tenere in vita l’idea che
appena possibile avrei fatto qualcosa per la mia città:Grottaglie(...)Un mensile come Zoom non può limitarsi oggi
né a fare informazione, né a dare servizi, ma deve anche essere un centro trainante di attività, pensieri ed opinio-
ni”.

D’Amicis Pietro
È nato a Grottaglie il 5 ottobre del 1910. Esemplare sacerdote dal 26 maggio 1940. Ha
dato inizio, a Grottaglie, alla quinta parrocchia "Maria SS del Rosario" istituita da S.E.
Mons Guglielmo Motolese il 7 ottobre 1972. Mite, colto, educatore e poeta. Ha scritto
in vernacolo grottagliese (con traduzione in italiano a fronte) un volume dal titolo "Osci
e Jeri". In quest'opera D’Amicis ricorda i vari giochi d'infanzia, "... alla scasata...sciu-
cavunu a scunnicoa, allu curruculu, cu 'lu ticti...a frammeddi, a nuzz'li ti pricuecu e ti
pirneddi...", la montagna di "capasoni" sui terrazzi che sembrano, con le loro bocche
puntate verso il cielo "vocchi ti cannuni...Ti zecca ‘na coccia quanna viti/tanta vagnuncieddi cu li lambretti”.
Scrive don Cosimo De Siati in “Melodie del tempo”: “Spirito nobile e puro; accettava le facezie e le battute spi-
ritose, purché intelligenti. Detestava le parole scurrili, quelle a doppio senso”. Don Pietro D’ Amicis muore il 29
maggio del 1990.

16
D’Amicis Pietro Maria
Straordinario liturgista realizzò il famoso “Cerimoniale” ( in tre volumi, usciti postumi).
Queste le altre sue opere edite da Sarzana-Costa: "Coerimoniale parochorum", vol.2,
"Consuetudines in functionibus liturgicis"; "Novum Coerimoniale pro Missa privata";
"Normae theoretico-praticae quod expositionem et benedictionem S.S.Sacramenti"; "Il
Nuovissimo Baldeschi”. Inoltre ha scritto "L'alunno del Santuario guidato nelle sacre
ordinazioni", (Torino - Artigianelli 1921); "Il Parroco del Villaggio provveduto", (Roma
1894); "La Madonna della Sardegna e la Musa Cattolica", (Savona 1894). Tra le sue
opere anche un dramma sacro in tre atti: "Eleazzaro" Sarzana 1914. Il "Tornate a Cristo" (Anno IX, N.5, maggio
1954) ricorda una lirica composta da D’Amicis per il 2° centenario della morte di San Francesco De Geronimo:
"Francesco, ascolta i fervidi/ prieghi dei tuoi devoti/seconda i nostri voti/Noi ricorriamo a te…Qual gioconda
melodia/da Grottaglie al cielo ascese? O Francesco il tuo paese esulta sol per te". Nacque a Grottaglie il 28 marzo
1857 da Vincenzo e Rosa Maranò. Studiò nel Collegio, fondato a Grottaglie, da Don Antonio Pignatelli, religioso
della Congregazione dei Missionari di San Vincenzo de Paoli. In questa Congregazione entrò nel 1878. Nel 1885
fu ordinato sacerdote e a Cagliari fu direttore dei giovani teologi. A Roma si occupò della stampa cristiana e
litrugica e fu incaricato di dirigere la famosa rivista liturgica "Ephemerides Liturgicae" . Inoltre D’Amicis fu tra i
Consultori della Congregazione dei Riti presso la Santa Sede e godette la benevolenza dei Pontefici Pio X e
Benedetto XV (quest'ultimo gli conferì una medaglia d'oro di benemerenza). Morì a Roma il 12 dicembre 1921.

D’Amuri Michele Ignazio


Nato a Grottaglie da Giuseppe e Maria Carmela Falsanisi il 24 luglio 1910, compì le
prime classi ginnasiali presso i padri gesuiti e nel 1923 entrò nella scuola apostolica di
Lecce. Nel 1925 partì per Napoli dove venne ammesso al noviziato in "Villa Melecrinis"
al Vomero. Fu ordinato sacerdote il 28 luglio 1938 presso il Gesù Nuovo di Napoli dal
Vescovo di Foggia Mons. Fortunato Farina. Nel 1940 venne inviato come padre ministro
al Seminario pontificio teologico di Catanzaro. Da lì, ben presto, fu chiamato a Trieste
come cappellano militare, per poi ritornare a Catanzaro. Nel 1943 a Taranto, fu docente
di lettere all'Istituto San Luigi. Nel 1960 insegna a Lecce; quindi nel 1963 è all'Istituto Di Cagno Abbrescia di Bari
fino al 1978. Intensa e feconda fu la sua attività poetica, costituita da una ventina di sillogi non solo in vernacolo
grottagliese. Nel 1973 è stato accolto nell’Accademia Tiberina. Tra le raccolte più importanti ricordiamo: “Onde”
(1941), “Vento” (1958), “Le cene solitarie” (1959), “Enimmi” (1972) “Padre nostro” (1973), poesie illustrate da
Josef Muller, “Pi strate e tiempi antici” (1973), “Ellàs” (1975) “Quanna la sera scenni” 1975, “Pò la notti è
vvinuta” 1978, “I brevi giorni”, (1972,1973,1975,1979,19847. Tra l'altro ha scritto l'inno a San Francesco De
Geronimo, musicato nel 1939 dal Maestro Lopalco. Molte sue poesie trovano un posto di primo piano nelle miglio-
ri antologie italiane, di lui si è occupato il critico Vincenzo Romano, autore di un saggio dal titolo, "Poeta del
Silenzio" (1977). Nel 1978 con “Soliloquio nel crepuscolo” vince per la sezione “Saggistica morale” il Premio
alla Letteratura “Ignazio Ciaia”. Ignazio D'Amuri è morto a Bari il 21 gennaio 1986 all’Ospedale Di Venere. Il
suo corpo riposa nella cappella dei gesuiti nel cimitero di Grottaglie. “C'è qualcosa più labile dell'onda?/o che sia
più impalpabile del vento?/o più cangiante, forse, delle nubi?o ancor più evanescente delle nebbie?/Han tutte cose
inconsistenza d'ombra./E l'uom con esse passa velut umbra/ (da "I brevi Giorni" , vol. V). Ha scritto Silvano
Trevisani sul “Corriere del Giorno” (24 gennaio 1986): “È andato via in silenzio, così come aveva vissuto, consa-
crando al silenzio l’esplosiva, profonda sensibilità poetica. D’Amuri come ogni vero poeta è anche un osservatore
attento ed arguto, tanto da rasentare spesso la malizia. Ha fatto suoi gli aneliti e gli interrogativi di Leopardi”.

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D’Amuri Vincenzo
Nato a Grottaglie il 10 novembre del 1908, da Oronzo Vito e da Anna Teresa Perrino.
Arruolatosi in Aviazione con la specializzazione di motorista si segnalò per la sue spic-
cate capacità tanto da venire scelto per la crociera aerea voluta dal Regime per celebrare
il primo decennale. L'impresa, che nelle cronache propagandistiche assunse toni di vera
apoteosi, fu voluta dallo stesso Benito Mussolini e venne condotta dal Generale Italo
Balbo Ministro dell'Aeronautica. La trasvolata atlantica, passata alla storia come la Crociera del Decennale fu
compiuta nel luglio del 1933 da 24 idrovolanti " Savoia - Marchetti ". L'eroica impresa rese popolare il giovane
Vincenzo D'Amuri che, tuttavia, solo tre anni dopo perse la vita in un tragico incidente aereo in località Novello
d'Alba, sull'Appennino Ligure, il 27 maggio del 1936. Il tragico episodio fu raccontato dal “Corriere della Sera”
il 4 giugno 1936. All'intrepido eroe grottagliese, decorato con medaglia d'oro, i concittadini dedicarono lo stadio
comunale. Così il poeta Michele Ignazio D'Amuri, cugino dell'Atlantico, scrive in "Pò la notte è vvinuta","Tu
recasti/laggiù, nel Mondo Nuovo,insieme con l'amor, cugino mio, il nome caro di Grottaglie tua".

De Filippis Vincenzo
È nato a Grottaglie il 10 febbraio 1935, si diploma maestro d'arte, sezione scultura,
presso l'Istituto Statale di Napoli nel 1954 e consegue il diploma di magistero artistico
nel 1956. Dopo aver insegnato disegno e discipline plastiche in vari istituti, nel 1975 è
Preside incaricato presso l'Istituto Statale d'Arte di Potenza. Superato il concorso "riser-
vato" per preside, bandito nel 1985, è nominato Preside di ruolo presso l'Istituto Statale
d'arte di Grottaglie nel 1986. È stato tra i fondatori della Mostra della ceramica di
Grottaglie nei primi anni sessanta. Nel 1957 realizza il grande "Calvario" che attual-
mente trova sistemazione in un arcata esterna del Castello Episcopio. Nel 1961 vince il primo premio per la scul-
tura alla Mostra dell'Arte e dell'Artigianato di Grottaglie. Anche negli anni successivi partecipa a innumerevoli
manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, ottenendo riconoscimenti e successo di pubblico e di critica.
Negli anni in cui è Preside presso l'Istituto d'Arte di Grottaglie sono istituite nuove sezioni e vengono promosse
numerosissime iniziative e manifestazioni artistiche e culturali nazionali ed internazionali. Tra queste giova ricor-
dare la partecipazione al "Gemellaggio con la città di Brest-Francia" promosso dal Provveditorato agli Studi di
Taranto nel 1988. Dal 27 novembre al 16 dicembre 1990 è invitato dal Comune di Brest (Francia) alla Mostra di
serigrafia, disegni e sculture presso il Museo della Marina, Castello di Brest, per tenere una conferenza con diapo-
sitive. Nel 1992 il libro di Mario Trufelli "Lo specchio sul comò" è stato esposto alla mostra tenutasi a New York,
“ Archivi del XX Secolo - I libri d'artisti italiani del Novecento" di Ralph Jentsch (presso il Museum of Modern
Art), da cui è stato realizzato un grande catalogo. Alla pagina 133 è stata pubblicata l'acquaforte del volume dedi-
cato a M. Trufelli.

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De Giorgio Emanuele
Nasce a Grottaglie il 16 marzo 1916. Giovanissimo segue i corsi della Scuola d'Arte. È
allievo tra i più cari di Ciro Fanigliulo, che gli attribuisce il nomignolo di " Porpettino",
in segno di paterno e protettivo affetto. Grazie alle sue doti artistiche e al suo talento,
riesce a vincere una borsa di studio per accedere all'Istituto di Belle Arti di Urbino, dove
segue i corsi di incisione del prof. Luigi Servolini, avendo per compagni di studi , tra gli
altri, Salvatore Fiume e Remo Brindisi. Con quest'ultimo, in particolare, conserverà un
profondo rapporto di amicizia. Il diploma riesce ad ottenerlo nel 1932, quando è ancora
sedicenne, ma si è gia distinto per le sue doti di grafico, nelle esercitazioni scolastiche. Ottiene l'insegnamento
prima a Grottaglie, poi a Taranto. Gia a partire dagli anni trenta partecipa attivamente alla vita artistica nazionale,
inserendosi in numerose collettive e manifestazioni. Nel 1946, per incarico del maestro Gennaro Lupo, affresca la
cappella del Preziosissimo Sangue, nella Collegiata. Ma i due grandi affreschi vengono poi ricoperti da uno spesso
strato di vernice ad olio. Questo episodio increscioso sancì una frattura tra De Giorgio e Grottaglie. In “Storia degli
affreschi di una cappella” trascritta dalla moglie Maria Giovanna Petrone e pubblicata postuma in 600 esemplari
in occasione dell’Omaggio a De Giorgio tributato dall’Amministrazione comunale dal 12 al 28 gennaio 1985 il
pittore ricorda che “in mancanza di un imbianchino disposto ad eseguire gli ordini, pare che Milota(Arcangelo
Spagnulo) si sia offerto volontario per coprire le due grandi pareti, con sadismo”. Emanuele De Giorgio si distin-
se anche come critico d'arte, scrittore, giornalista, scrivendo nel 1980 “Domenica in Albis” (Racconti di Puglia).
Nella prefazione De Giorgio scrive che questi racconti “potrebbero anche recare il titolo Le mie memorie”. Il 7
maggio del 1972 ha ricevuto in visita a Bari l’onorevole Aldo Moro. Muore il 19 agosto del 1983. Numerose e
significative le testimonianze e i giudizi critici su De Giorgio come quelli di Domenico Purificato e di Remo
Brindisi. Silvano Trevisani ha curato il volume “Oltre il margine: con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico nelle
esperienze figurative del Novecento”, 1996. Ha scritto di lui Gianni Iacovelli: “Fu Emanuele un intellettuale di
provincia, forse, con le implicazioni negative e positive che il termine comporta, ma con l’ampiezza di visione e di
intendimenti che l’intellettuale vero, autentico come animo e come operatività deve possedere”. Riportiamo un
brano tratto da “Domenica in Albis” dal titolo “La Torretta dell’Orologio”: “Nel silente e suggestivo scenario
della piazza l’occhio poteva abbracciare scorci disarticolati di logge ed archi; ma su tutto s’imponeva la severa
struttura della cattedrale romanica, con la caratteristica cupola del Cappellone ricoperta di piastrelle in ceramica
gialle e verdi, quasi a bilanciare il rapporto di pieni e di vuoti; ed anche perché sulla destra si sviluppava l’arco-
ne del palazzo del principe, buio come una spelonca, a testimonianza del potere feudale di un passato non molto
remoto. Al confronto la torretta dell’orologio sovrastante ad un loggiato cieco, sembrava un’opera di cesello,
tanto era fine nelle modanature architettoniche e nelle linee rococò, unite alla balaustra in ferro battuto che cor-
reva sul corpo centrale della fabbrica(...) Una voce dominava incontrastata dall’alto della torre sulle vicende
dell’uomo:era l’orologio che scandiva i rintocchi a due toni e ad intervalli regolari, per dare la misura del tempo
(...) Chi aveva la ventura di trovarsi a tarda ora fuori le mura del paese, nel profondo silenzio della sera, sentiva
le note argentine propagarsi per l’aria a fargli compagnia. L’orologio assumeva allora le funzioni del nume tute-
lare di una natura abbandonata a se stessa”.

De Gregorio Vitantonio
È nato a Grottaglie l’11 marzo del 1911. Arruolatosi volontario nel Deposito CREM di
Taranto in qualità di Allievo Fuochista divenne 2° Capo Meccanico con matricola
22218/V. Ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale ed in seguito al siluramento
nemico avvenuto nel basso fondale del Golfo di Bomba (Cireaica) e all’affondamento
del sommergibile “Iride”, l’intrepido eroe morì all’età di 29 anni, il 23 agosto del 1940
per asfissia, dopo aver affrontato il nemico con le mitragliere. Il suo corpo riposa a
Tobruk (Libia) nella fossa numero 43, così come risulta dalla successiva identificazione
della salma. A Vitantonio De Gregorio è intitolata il locale gruppo dell’ANMI, l’Associazione Nazionale Marinai
d’Italia, fondato nel novembre del 1997.

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Dello Iacovo Nunzio
Pianista e docente è nato a Grottaglie nel 1966. Ha intrapreso fin da piccola età gli studi
musicali studiando pianoforte nella sua città, da privatista con la professoressa Luisa Del
Monaco, compiendo con la sua guida il lungo percorso formativo previsto per il conseguimento del diploma che
ottiene, con lode all’età di venti anni, al Conservatorio “S.Cecilia” di Roma, un anno dopo aver ottenuto la matu-
rità classica. Nel 1987 si trasferisce a Saluzzo, in provincia di Torino, sede di una scuola di perfezionamento
musicale a partecipazione CEE, dove, ammesso con borsa di studio, frequenta il corso biennale di pianoforte nella
classe del pianista e direttore francese J.B.Badura-Skoda, eminente esponente della “Scuola viennese”, da cui
riceve lezioni sugli autori classici. Infine, ammesso con borsa di studio presso l’Accademia Nazionale “Santa
Cecilia” di Roma si è perfezionato con il Maestro Sergio Perticaroli, conseguendo il Diploma con il massimo dei
voti. Parallelamente allo studio svolge, a partire dal 1980 un’attività più specificamente artistica, fatta di Concorsi
musicali, gradualmente sempre più impegnativi ed importanti e di concerti a livello nazionale ed internazionale.
Tra i suoi numerosi premi pianistici segnaliamo il1° Concorso Nazionale “Schumann” di Macugnaga-Monte Rosa,
nel 1983 in cui è proclamato vincitore assoluto. Ha vinto il 2° Concorso Nazionale “Mozzati” di Milano, nel 1985
in cui è 2° Premio assoluto, il 1° Concorso Internazionale “Porrino” di Cagliari, nel 1992 in cui risulta 3° premio,
poi vincitore della selezione nazionale “Aram” di Roma nel 1987. Ha debuttato ventunenne al Teatro Musikhalle
di Amburgo, uno dei più importanti in Europa. Dello Iacovo ha frequentato i teatri di mezza Europa, dalla Galleria
Hlavného Slovenska Filharmonia di Bratislava, all’Ateneul Roman di Bucarest, alla Sala conferenze dell’Istituto
Americano di Cultura di Heidelberg, a Gubbio, a Longiano, a Roma, a Venezia. Tra i festivals di cui è stato ospite
da citare il festival “Verano musical” di Zumaya nei Paesi Baschi; la Klavierwoche di Heidelberg (Germania) e in
Italia il Festival “Ravasi” di Verbania, “Sonopolis” de “La Fenice” di Venezia, Gubbio Festival. Ha preso parte a
registrazioni realizzate dal vivo dal canale televisivo digitale di musica classica D+. Ha collaborato con il poeta
italiano Mario Luzi e con il filosofo Emanuele Severino. Attualmente insegna al Conservatorio “Piccinni” di
Monopoli. Per il “Giornale “ (edizione di Genova, 7 ottobre 1987) “il pianista si è imposto all’ascolto oltre che
per le pregevoli doti musicali e il controllo di buon livello delle asperità tecniche, anche per una tenuta coscien-
temente controllata delle capacità di concentrazione e di dosaggio delle forze”. Per il “Die Welt” (Hamburgher
Kultur, 23 marzo 1988) “Nunzio Dello Iacovo siede concentrato al pianoforte, ascolta la propria voce interiore e
suona anche così. Egli è un musicista consapevole della forma”. “Il gesto del giovane pianista pugliese è affasci-
nante quando si rannicchia sullo strumento per comunicare al pubblico il proprio trasporto emotivo; la sua inter-
pretazione è risultata sempre convincente”(La Nuova Ferrara”, 24 febbraio 1994); In “Lubecker Lachrichten”
(25 marzo 1988) si dice che Dello Iacovo “mirabilmente, con elevata misura musicale ha illuminato ogni singola
composizione nella sua peculiarità”. Per il “Rhein -Neckar Zeitung” Dello Iacovo ha “un istinto musicale ed una
pilotata emozione intellettuale” .

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Del Monaco Orazio
È nato l’1 aprile del 1939. Nel 1986, in occasione della Edizione del Concorso interna-
zionale Ceramica Mediterranea si distinse con l'intervento "Dove va la ceramica?" È un
maestro, un vero artista di caratura internazionale. Nel 1992 scrive un saggio "Aspetti
della ceramica moderna. Tradizione e storia nella produzione ceramica grottagliese" apparso in AA.VV.,
"Archeologia, Civiltà e Cultura". Per diversi anni membro del Comitato organizzatore della mostra della ceramica,
ha promosso e collaborato fattivamente nell'allestimento di numerosi e significativi interventi artistico-culturali nel
Quartiere delle Ceramiche. Da segnalare l'interessante rassegna dei Centri Italiani di antica ed affermata tradizione
svoltasi nel 1992 all'interno del suggestivo Giardino Ettorre. Presidente dell'Associazione dei Ceramisti, Del
Monaco per anni si è impegnato, in qualità di Componente del Consiglio Nazionale Ceramico, istituito presso il
Ministero dell'Industria e dell'Artigianato in Roma, per il conseguimento del disciplinare di produzione (in base
alla legge 188/90) che inserisce Grottaglie tra i centri italiani che perpetuano una storica tradizione ceramica.
Promuove da anni il Convegno sulla Ceramica. Il professor Orazio Del Monaco continua ad operare nella "Bottega
Del Monaco", che risale al 1640 circa ed ha partecipato a diverse esposizioni sia a carattere locale che internazio-
nale. Opere e lavori firmati da Del Monaco sono conservati in Vaticano ed in alcune delle più importanti famiglie
italiane. Nel 1980 ha realizzato un immenso pannello per il Duomo di Reggio Calabria. Recentemente ha visitato
il "Laboratorio" di Del Monaco il Presidente dell'Unione Europea Romano Prodi, che nel passato ha ospitato
Giulio Andreotti e la moglie del presidente della Repubblica Ciampi Nel 1992 Del Monaco ha realizzato per la
"Cappella della Carità" della Chiesa Madre di Grottaglie un piccolo monumento, espressione del suo estro artisti-
co. Il prof. del Monaco nel 1997 ha creato per la fabbrica ceramica "Pentik", a Posio, a pochi chilometri di distan-
za dalla capitale Helsinki, due sculture: il "Sol invictus" che unisce tutte le civiltà e le culture più lontane ed una
"Renna", equivalente simbolico del cavallo. Del Monaco ha realizzato le pissidi usate per la distribuzione della
comunione in occasione della visita a Taranto di sua Santità Giovanni Paolo II il 28-29 ottobre 1989 (vedi "Tornate
a Cristo", Anno XLI,N.1, gennaio-aprile, 1990). Inoltre ha recentemente modellato il mezzobusto di Archita nel
Liceo omonimo di Taranto. Nel catalogo "Il Carabiniere nella ceramica grottagliese" il Colonnello Raffaele Vacca,
comandante provinciale dei Carabinieri di Taranto scrive: "…il prof. Orazio Del Monaco, uomo di raro sapere e
di forte carattere". Del Monaco ha scritto un testo sugli aspetti della ceramica insieme al prof. Biagio Fedele,
docente all’Università di Bari di “Storia delle civiltà preclassiche”. Così scrive in “Appunti per un Museo. Catalogo
della mostra ceramica” (1998): “Ecco il futuro: la conseguenza di atti importanti che noi ceramisti grottagliesi,
in questo momento storico, abbiamo il dovere di concretizzare. Il futuro della ceramica, quindi alle soglie del 3°
millennio è il museo”. In “Museo didattico delle maioliche” Del Monaco scrive: “ Proprio la posizione geografica
di Grottaglie, di fondamentale importanza nel sistema viario e le cave argillose site nelle immediate vicinanze della
cittadina delle ceramiche, consentirono l’insediamento di una comunità di figuli”. In “Grottaglie Città Futura”
(Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episcopio) Del Monaco dichiara: “La produzione delle cera-
miche a Grottaglie si realizza in un quartiere da molti definito unico al mondo per le sue peculiarità morfologiche.
Proprio perché unico al mondo il quartiere dei figuli attualmente si presenta anonimo e squallido, privo di quelle
strutture e di servizi idonei a renderlo ospitale e gradevole (...)Occorre quindi creare un centro di studi permanen-
te in grado di organizzare incontri con qualificate personalità nel settore delle produzioni per mettere costante-
mente in discussione quanto si produce e come si commercializza”.

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Del Monaco Vincenzo
È stato tra i più grandi ceramisti del secolo. Nato a Grottaglie l'8 dicembre 1910 frequen-
tò la Scuola d'arte di Grottaglie nella quale si licenziò nel 1929. Ha svolto il servizio
militare nel Comando-Divisione militare territoriale 16°Rgt Bologna. In questa occasio-
ne ha avuto una cospicua corrispondenza epistolare con padre Agostino Liguori che più
volte lo elogia per il suo zelo e lo invita a continuare nella sue pratiche di pietà e di
carità nei confronti dei compagni. Vincenzino ebbe modo di mostrare il valore e la peri-
zia nel campo ceramico operando prima a Roma presso Ferruccio Palazzi e poi presso
Nicola Iurlaro a Mesagne. Forte di una notevole esperienza tecnica e guidato da una geniale intuizione artistica,
tornato a Grottaglie, negli anni della guerra, impiantò una sua fabbrica nella quale mise in pratica le proprie teorie,
consentendole di compiere un vero e proprio salto di qualità, trovando, in questo, numerosi emuli. Vincenzo Del
Monaco è stato, per un decennio, dal 1946 al 1956, consigliere comunale della Democrazia Cristiana. Si è spento
il 14 settembre 1978. Nel 1957 vince la medaglia d’oro di migliore ceramista grottagliese a Francavilla Fontana.
Di Del Monaco è noto un grande pannello di ceramica eseguito su disegno del pittore Arcangelo Spagnulo, che si
trova sotto l’altare della cappella di San Francesco De Geronimo e che è stato inaugurato il 17 dicembre del 1958
con madrine le piccole Maria e Giulia Bonfrate. Così scrive padre Michele Ignazio D’Amuri in "Tornate a Cristo”
(Anno XVIII, n.1 gannaio –febbraio 1958): "Esso quasi prezioso paliotto, abbellisce la parte inferiore dell’altare
su cui il Corpo del Santo riposa. Ai due lati arretrati sfavillano altre due formelle recanti a rilievo il monogramma
gesuitico e un simbolico giglio. Il pannello è intero, a pezzo unico, delle dimensioni di metri 1,27x70cm. Raffigura
in bassorilievo la nascita del santo…Vincenzo Del Monaco, studioso appassionato, cultore e ricercatore di cose
attinenti all’arte ceramica, nell’eseguire il lavoro si è ispirato alla tecnica del bronzo con applicazione di lustri
antichi, secondo studi fatti dallo Zsigmondy, per le colorazioni metallizzate e gli effetti cromatici del metallo.
Insomma è un esemplare forse unico al mondo”. È autore delle 40 mattonelle dell’edicola Mariana commissiona-
ta dalla signora Lucia Carissimo ed ubicata “fuori porta”. L’iscrizione reca la data dell’Anno Santo 1954.

De Siati Angelo Pio


È un artista che trae dalla sua famiglia e dalla tradizione ceramica del paese natale la
forza e l’amore per realizzare opere pregevoli e di potente suggestione. È nato il 30
giugno del 1951 e si è formato fin da piccolo in "Casa Peluso", avendo come maestro il
prof. Angelo Peluso. Inoltre è stato allievo del prof. Antonio Linoci. I primi rudimenti
dell’arte del presepe li ha appresi dal nonno "Mestu Piccinnu". Dunque ha alle spalle una
lunga e provata tradizione nell’arte figulina. Dopo aver completato gli studi nell’Istituto
d’Arte di Grottaglie Angelo Pio De Siati ha manifestato ampiamente la spiccata propen-
sione artistica realizzando opere in modalità e tipologie diverse: dalla pittura, alla grafica e alla scultura. Ha inse-
gnato a lungo discipline artistiche nell’Istituto Statale d’Arte di Mazara del Vallo (Trapani) e a San Stefano di
Camastra (Messina), senza mai abbandonare l’attività e la creazione artistica. Privilegia temi e soggetti ispirati
all’iconografia religiosa e alla tradizione popolare grottagliese ed ha conquistato un posto di primo piano nell’arte
di modellare i presepi, partecipando a mostre e concorsi nazionali ed internazionali, raccogliendo successi dalla
critica specialistica e vincendo premi e riconoscimenti. L’artista che vive ed opera a Grottaglie è presente in molti
musei e collezioni private di tutto il mondo. S’ispira alla cultura napoletana del Settecento ed alcune sue opere sono
presenti nei Musei Vaticani. Infatti nel dicembre del 1985 ha donato a sua Santità Giovanni Paolo II un presepe in
una scarabattola che oggi è esposto nella sala della Prefettura Pontificia. Sempre al Papa ha donato un’opera dal
tema "L’Immacolata, San Basilio e San Benedetto" che si conserva nelle stanze private del Pontefice. Ha curato
graficamente diverse pubblicazioni e l’allestimento di varie mostre e manifestazioni artistiche, in particolare ha
curato varie edizioni della Mostra del presepe di Grottaglie che ha vinto nel 1982, nel 1985 e nel 1995. Con la sua
arte contribuisce al rilancio e alla valorizzazione di Grottaglie in campo nazionale. Nel maggio del 1994 ha restau-
rato per i gesuiti la maschera di cera che riproduce le fattezze di San Francesco De Geronimo. "Un’impresa non
facile" scrive il "Tornate a Cristo" (Anno XLV, N.2, maggio-agosto 1994), "quella di ripulire il tutto dall’infesta-
zione dei tarli".

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De Siati Cosimo
È nato a Grottaglie il 20 agosto 1922 da Raffaele Vincenzo e Maria Salvatora D’Amicis.
Figlio di "via San Nicola", nel Centro Storico, ha frequentato, durante la fanciullezza, la
scuola apostolica dei gesuiti di Grottaglie, una mirabile palestra di formazione spirituale
e culturale. L'angelo della sua vocazione sacerdotale, fu, come egli stesso ammise, il
venerabile Padre Agostino Liguori. È entrato in seminario il 29 ottobre del 1933 a Vico
Equense (Napoli) ed è stato ordinato sacerdote il 15 agosto del 1945. Ha insegnato prima
matematica e poi religione nelle scuole medie e nei licei. È stato vice parroco a San
Cataldo e parroco a Carosino. Dal 1 ottobre 1967 è stato parroco della Chiesa del Carmine di Grottaglie. Ne "La
Gazzetta del Mezzogiorno" del 4 gennaio 1992, a firma di Ciro Petrarulo, si dice: "Da appassionati della tradizio-
ne locale, ci limitiamo nel consigliare di leggere "La pietra nella bisaccia". Complice lo stile schietto dell’autore,
in un attimo vi tufferete nella realtà grottagliese di questo scorcio di secolo. E senza accorgervene, finirete poi per
aver "orecchiato" anche parte della storia". Lo stesso De Siati scrive: "Non ho paura di essere smentito se, a
distanza di parecchi lustri, affermo che non c’è grottagliese, contadino, operaio, artigiano, figulo o professionista
che non sia passato da San Francesco". . Don Cosimo "dal fido/segreto cassetto/muto e discreto" un giorno deci-
de di pubblicare "tanti ricordi raccolti negli anni". Sono nati così: "Sulle ali della speranza", 1990; "Melodie del
Tempo" 1991; "La pietra nella bisaccia", 1991; "Dio all’Italia e l’Italia a Dio", 1991, "Grottaglie. Chi cerca trova,
risposte in pillole", 1993; "Ringhiera su tre mari", 1993; "I Cicinelli, il monastero di Santa Chiara e il Carmine",
1993. Per il “Tornate a Cristo” (Anno XLIV, N.3, settembre-dicembre 1993) ha scritto “La madonna del Buon
Consiglio a Grottaglie tra devozione e storia”. In “Piazzetta del mio paese” (da “Melodie del tempo”) De Siati
canta i lampioni simili a “braccia nerborute che abbracciano in un caldo amplesso la piazzetta che fa da sagrato
alla Chiesa Madre”, “muti testimoni di lingue ciarliere” e che con la luce fosforescente illuminano le cose circo-
stanti. Ha collaborato per “Oggi Città” e “Appunti cittadini” . In “Appunti cittadini” (22 luglio 1995) scrive, in
occasione del 50° della sua ordinazione sacerdotale: “A quanti hanno augurato ad multos annos, cento di questi
giorni, ho risposto con la frase che usava dire il Papa Leone XIII a chi, del suo novantesimo genetliaco gli augu-
rava cento di questi giorni: non poniamo limiti alla Divina Provvidenza.” È morto il 2 aprile del 1996. Il 2 giugno
1996 presso il Santuario di San Francesco De Geronimo si è tenuto un concerto spirituale in sua memoria. "Il coro
polifonico Tarentum diretto dal M°Riccardo Saracino", ricorda il "Tornate a Cristo" (Anno XLVII,N.3, settembre-
dicembre 1996) “con la partecipazione del baritono Vittorio De Siati (suo fratello) a conto dell’Associazione
Nazionale Antitumori, ha eseguito musiche dell’oratorio "Passione di Cristo" e "Responsori" di Lorenzo
Perosi”.

De Siati Vittorio
Il baritono della città della ceramica è nato il 16 aprile del 1941. Si è diplomato presso
l’Istituto musicale “Giovanni Paisiello” di Taranto ed ha studiato canto con la prof.ssa
Ida Spartera. Ha vinto vari concorsi tra i quali il “XXV Concorso Nazionale di Canto
Lirico ENAL” di Perugia nel 1966. Nel 1967 ha vinto il “XXI Concorso di Canto Lirico
A.Belli” presso lo “Sperimentale” di Spoleto, dove ha debuttato ne “La Traviata” di
Giuseppe Verdi al “Teatro Nuovo” sotto la direzione del M° A.Paoletti. Sempre nel 1967
è stato vincitore di borsa di studio presso il “Teatro dell’Opera” di Roma ed ha seguito
il corso di perfezionamento della tecnica vocale e dizione sotto la guida della prof.ssa Alba Zurlo Anzellotti e il
M°Franco Capuana, per lo spartito presso l’Accademia di “Santa Cecilia” in Roma. Raffinato e sensibile interpre-
te è stato definito un “baritono verdiano”. Ha cantato in molti teatri italiani e stranieri da Roma a Perugia da
Spoleto a Chieti, da Belfast a Dublino, a Francoforte,a Nizza. Si è esibito sotto la direzione di famosi maestri quali
A.Paoletti, L.Ricci, M.Rinaldi, N.Segurini, G.Ruisi, N.Annovazzi, G.Borelli. È amico del baritono Leo Nucci.
Autori come R.Rossellini, Segurini, Petrassi, Corsi gli hanno dedicato le proprie composizioni in prima assoluta
mondiale. Attualmente De Siati svolge attività didattica presso l’Istituto Musicale di Alta Cultura “G.Paisiello” di
Taranto e dal 1996 è direttore artistico dell’Accademia “Cultores Musicae” di Manduria.

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De Vincentis Ciro
È stato il più grande fotografo di Grottaglie. Nato nell'isola di Lussino (Istria) il 12 mag-
gio del 1923. Allievo di noti artisti come Emanuele De Giorgio e Gennaro Lupo, Ciro
De Vincentis ha frequentato l'Istituto d'Arte di Grottaglie ed è stato allievo di Vincenzo
Del Monaco. Nel 1939 vince a 16 anni il suo primo premio in un concorso di fotografia
organizzato dalla Provincia ma non può ritirare la targa "per carenza d’età", in quanto
ancora minorenne. Nel 1946 vince la 1^ medaglia d’oro e una d’argento a Milano per la
Foto del Club Italiano. Nel 1947 ha vinto a Milano il concorso "Fotografie prese al
momento giusto" organizzato dalla rivista "Illustrazione del Popolo". Quando andò a
ritirare il premio il direttore della redazione giornalistica Tullio Giordana si meravigliò per la giovanissima età di
Ciro. "Il mago dell'obiettivo", così Giuseppe Ungaretti definì Ciro De Vincentis nel 1952. In questa occasione,
infatti, De Vincentis ha partecipato alle "Olimpiadi della cultura e dell’arte della gioventù" in quel di Livorno
Sempre nel 1952 riceve il 1° Premio "Anno Santo" e viene accolto in Campidoglio dal Ministero della Pubblica
Istruzione. Inoltre si reca in udienza speciale dal pontefice Pio XII ed è ospite per tre giorni della "Domus Pacis".
Nel 1953 a Roma egli partecipa con successo alla "Mostra fotografica universale dell’agricoltura"; vince il Premio
d’Ischia nel 1956. Nel 1957 realizza per i gesuiti di Grottaglie la testatina giornalistica. Il 16 marzo 1958 ("Tornate
a Cristo", Anno XIII, n.2, marzo-aprile 1958) in occasione del Centenario della Madonna di Lourdes Ciro proietta
delle diapositive a colori sul "Paesaggio Meridionale". Con la foto del piccolo Ciro De Vincentis il nostro vince
nel 1959 ("Tornate a Cristo", Anno XIV, N.2, marzo-aprile 1959) lire 100 mila in gettoni d’oro, nel concorso
nazionale "Bimbi d’Italia" della Società Carlo Erba di Milano. Al concorso avevano partecipato 20.953 fotografie
provenienti da tutta l’Italia. Sempre nel 1959 sono festeggiate le sue nozze dal bollettino "Tornate a Cristo" (Anno
XIV, n.5, settembre, ottobre, 1959): "Vivissimi auguri al congregato Commendatore Ciro De Vincentis che il 29
agosto scorso, nella chiesetta parrocchiale della Selva di Fasano ha celebrato le sue nozze con la gentile signori-
na Maria Lupoli". Autore di innumerevoli servizi fotografici aventi per tema gli aspetti umani, etnici, storici ed
artistici del territorio del Mezzogiorno d'Italia, ha realizzato, inoltre, l'iconografia per diverse pubblicazioni, tra
queste "Civiltà Rupestre" (testo di C. Fonseca), "Cattedrali di Puglia" (testo di A.Petrucci, edizione Bestetti), "Arte
popolare italiana"(testo di C.Toschi), "Martina Franca"(testo di Cesare Brandi), “Gli ori di Taranto” (testo di
A. Bevilacqua), “Il museo archeologico di Taranto” (testo De Juliis-Loiacono). Fra le numerose mostre si ricorda-
no, "Expo-Arte" a Bari nel 1981, "Foto ceramiche. Il Borgo dalla nascita ad oggi nelle terrecotte", (1988); "La
provincia di Matera"; "Il barocco civile a Lecce", (1987). Ha partecipato a diverse edizioni di Expo-Arte e a quat-
tro Biennali nazionali di fotografia tenutesi nella città di Bari. Durante il corso della sua lunga milizia artistica ha
ottenuto numerosi riconoscimenti e premi nazionali; tra i più importanti "Medaglia d’oro alla 4^ mostra dell’Arti-
gianato Ionico" (1954), diversi premi pubblicitari per la Società Motta-Ferrania a Milano; "Premio Salento" per la
fotografia a carattere giornalistico sulla "Terra d’Otranto" (1954), "Premio Pirelli-Ferrania" per la fotografia a
colori, "Premio Targa d'Oro RAI TV" (Roma 1968) al concorso sul tema "Lo spettacolo della radio e della televi-
sione", premio alla rassegna "Radici di Taranto" Museo etnografico Majorano 1989, vittoria al "Festival dei Due
Mondi" di Spoleto. De Vincentis è stato fotografo ufficiale per la Mostra Universale del Ministero dell’Agricoltu-
ra nel 1953. Ha collaborato dal 1960 con “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Muore il 27 novembre 1991. In "Sport
e Città" del 10 novembre 1984 scrive Ciro Petrarulo: "Il nostro concittadino si fa onore oltre Oceano, addirittura
a Melbourne, in Australia…Sono state un vero successone le sue fotopietre, cioè una sua autentica invenzione. Egli
infatti ha sensibilizzato chimicamente le nostre pietre vive raccolte nel Fuddanese, a Risciu e nella Lama ti
Penzieru". Così lo "Spectator" in un articolo riportato integralmente dal "Tornate a Cristo" (Anno X, n.3, Marzo
1955): "Semplice, gioviale, senz’arie di grandezze è la snella ed elegante linea dell’artista Ciro De Vincentis,
brillante ed incomparabile artista e poeta della foto. Il suo petto di poesia ed arte fotografica è ricoperto di meda-
glie d’oro e di premi di prim’ordine in campo nazionale. Trenta soli primavere brillano sulla sua tersissima fronte
e già ha vinto diciotto premi nazionali”. Ha scritto Carlo Giulio Argan “Quella di Ciro De Vincentis è una foto-
grafia interpretativa, lucida, perfettamente sostitutiva dell’immagine reale”. “All’interno della civiltà delle imma-
gini”, osserva Franco Sossi, “De Vincentis offre la riprova di come dovrebbe ormai essere caduta ogni riserva
relativa all’esteticità della fotografia, da considerare, invece, un mezzo espressivo capace di reinventare la realtà”.
Per Cesare Brandi “Le sue fotografie erano così fascinose che il difficile era sceglierle, e ancora più difficile
sostituire le parole alle immagini che presentavano”. Per il prof. Mimmo Manigrasso (“Progetto Città 1992”) “La
pietra è una spalla per portare il tempo: questo verso di Lorca sembra scritto per le sue foto-pietre, quelle auten-
tiche sculture modellate dal tempo e dall’azione di agenti atmosferici”. Il 28 marzo del 1994 il Ministro per i Beni
Culturali e Ambientali Alberto Ronchey ha conferito a De Vincentis un premio post -mortem per la sua opera di
incentivazione culturale.

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De Vincentis Daniela
È nata a Grottaglie nel 1970. Ha conseguito la laurea in Lettere e, successivamente, in
Conservazione de Beni Culturali all’università degli Studi di Lecce col massimo dei voti
e lode. Si è perfezionata sui temi storici della città e del territorio nel Mezzogiorno tra
medioevo ed età contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici di Lecce frequen-
tando due corsi annuali post-laurea sul tema: “Storia del Mezzogioirno nel Medioevo e
nall’età contemporanea” e “Città e territorio in Europa dal Medioevo all’età contempo-
ranea”, i quali le hanno dato modo di approfondire tematiche inerenti il territorio e
l’ambiente sotto il profilo storico, sociale ed economico. Attualmente, sta conseguendo la specializzazione in
Archeologia Medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata ed ha svolto attività di scavo nei siti arche-
ologici di “Torre di Mare” (Metaponto) e “Masseria Vicentino” (Grottaglie). Ha insegnato nei cicli di seminari di
“Storia generale dell’Europa nei secoli XIX -XX” all’interno degli insegnamenti di Storia contemporanea e Storia
della questione meridionale dell’Università di Lecce. Ha conseguito varie abilitazioni per la scuola media e per le
scuole superiori. Ha curato alcune pubblicazioni d’arte tra cui “”Gennaro Lupo 1887-1946”, Manduria 1996, e
diverse mostre pittoriche curate dagli assessori alla cultura di Grottaglie, Taranto e Martina Franca. È socia degli
Amici dei Musei dal 1993. Ha ottenuto varie borse di studio e relazionato in diversi convegni privilegiando le
tematiche museologiche. Fra questi vanno ricordati i più recenti studi sui temi: “Le origini della ceramica di
Grottaglie e il problmema bibliografico” e “Il museo: origini e prospettive future”. Nel settembre 1999, le è stato
conferito dall’Amministrazione Comunale di Grottaglie l’incarico di organizzare ed allestire il nascente Museo
della Ceramica, (inaugurato il 22 dicembre della stesso anno) per il quale ha svolto e, svolge tuttora, un’opera
intensa di reperimento, catalogazione e sistemazione dei materiali ceramici. È profondamente convinta che l’odier-
na concezione museale vada rinnovata radicalmente; per questo, il Museo della Ceramica si fonda sulla tempora-
neità dell’esposizione, per cui l’allestimento viene modificato periodicamente con collezioni provenienti da altri
enti pubblici e privati, consentendo letture iconografiche, tipologiche e formali via via diverse.

De Vincentis Nino
È nato a Grottaglie il 6 settembre del 1928 in via “Edmondo De Amicis” numero 5, dove
il padre Francesco Paolo con la collaborazione della moglie Mary esercitava l’attività
fotografica. Figlio d’arte (il padre fu premiato con una medaglia d’oro dal Ministero
dell’Industria e dell’Artigianato) e fratello di Ciro, Giovanni De Vincentis ha frequentato
il liceo classico “Archita” di Taranto conseguendovi la maturità per continuare gli studi
universitari. Da giovanissimo ha intrapreso la carriera di fotografo. Nel 1950 ha fondato
l’Associazione Turistica “Pro Loco”(detta “pro Grottaglie”), tracciando le linee princi-
pali per una politica turistica tipica a favore della “città della ceramica” uno slogan che lui stesso ha coniato. De
Vincentis ha puntato alla valorizzazione e alla diffusione della ceramica, alla creazione di un Museo, alla difesa e
salvaguardia del quartiere della ceramica, alla realizzazione di un “circumforanese”, una strada panoramica sulle
grotte e le gravine per poter gustare dall’altro spettacoli del teatro classico mediterraneo. Nel 1955 ha vinto il con-
corso nazionale di mototurismo ed è stato premiato in Campidoglio dal cardinale Siri e negli anni successivi è stato
ricevuto in udienza privata dai papi Pio XII e Giovanni XXIII. Il suo occhio fotografico si è orientato sull’affasci-
nante mondo dell’architettura spontanea dei centri storici e sulla loro condizione dei costumi. Ha tenuto molte mostre
personali ed ha ottenuto molti premi e di riconoscimenti a livello nazionale. In particolare si è distinto per le sue
“nature morte”, composizioni con il tipico cesto di vimini, i fichi e l’uva. Ha illustrato molti libri, tra i quali “Il
Chiostro di San Francesco da Paola” di padre Francesco Stea, “La città di San Francesco De Geronimo” di padre
Michele Corcione, “Ceramica rustica e tradizionale in Puglia” di Nina Cuomo, “L’anima poetica di Giuseppe
Battista” e “Bianca dolcezza di ricordi” di Girolamo Mariella, “Pi strate e tiempi antici” di padre Michele Ignazio
D’Amuri. Ha collaborato con ilfratello Ciro per oltre 30 anni in servizi fotografici d’attualità, ritraendo tra gli altri
Paolo VI, i presidenti della Repubblica Einaudi, Gronchi, Saragat, Pertini, Gino Bartali, Aldo Palazzeschi, Giuseppe
Ungaretti, Carlo Bo ed Amedeo Maiuri, Podgorni. Per anni si è distinto alla Fiera del Levante con pannelli fotogra-
fici che ritraggono Grottaglie e la ceramica.

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Di Palma Carlo
È nato il 4 novembre 1927 ad Avellino, dove il padre Emanuele, di origine grottagliese era stato mandato a fondare e poi
a dirigere la locale scuola d'arte per la ceramica. Si è laureato in giurisprudenza nell'Università di Bari nell'anno accade-
mico 1951/52 con una tesi sul "Procedimento monitorio". Iscritto dal 1956 all'albo dei procuratori dell'ordine degli avvo-
cati e procuratori di Taranto, dal 1962 all'albo degli avvocati e, dal 1977, nell'albo speciale degli avvocati ammessi al
patrocinio dinnanzi alla Corte di Cassazione ed alle Giurisdizioni superiori. Dal 1979 iscritto all'albo dei revisori contabi-
li. È stato Consigliere Comunale di Grottaglie dal 1960 al 1978 e Assessore dello stesso Comune negli anni 1972/1978. È
stato consigliere provinciale di Taranto e capogruppo per il PSI negli anni dal 1964 al 1969. Vice presidente della com-
missione nazionale di garanzia del PSI dal 1976 al 1990. È stato commissario straordinario dell'ospedale regionale spe-
cializzato istituto chirurgico ortopedico "Testa" di Taranto negli anni 1971-1972. È stato amministratore unico della
Edisalento, editrice del “Quotidiano” di Lecce, Brindisi e Taranto fin dalla sua costituzione e per vari anni. Ha svolto le
funzioni di capo dell'ufficio legislativo per il Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno dal dicembre 1981
all'agosto del 1983 e di capo dell'ufficio legislativo del ministero dei trasporti dal 1983 al 1986. Dal 1985 al 1991 reviso-
re dei conti nell'ente ferrovie dello stato. È stato il promotore della Mostra della Ceramica di Grottaglie e, per 20 anni fino
al 1992, Presidente del suo Comitato Organizzatore.

Di Palma Federico
“La sua via” scrive don Cosimo De Siati in “Grottaglie”, “è quel budello che porta dalla
piazzetta della Maddalena e termina all’incrocio con via Mastropaolo. Non è un gran-
ché”. Ma Di Palma è stato uno dei protagonisti della vita nazionale e per mesi accompagnò
Gabriele D’Annunzio nella campagna elettorale in Abruzzo. Nato a Grottaglie il 17 gennaio
1869, da Antonio e Carolina Calò, studiò prima nel ginnasio del Seminario arcivescovile di Taranto, poi a Napoli e quindi
a Bari. Fu giornalista al “Mattino” di Napoli, amico intimo di Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. Ben voluto dalla
classe borghese di Taranto e dai notabili di Grottaglie, la sua candidatura fu promossa ed appoggiata soprattutto da
Vincenzo Calò il quale organizzò in suo onore, nella sua villa, un sontuoso banchetto elettorale. Erano le elezioni del 1902
e il partito al quale Di Palma aderiva si chiamava "Pro Taranto" di cui il primo Presidente fu l'Avv. Luigi Gargiulo. Di
Palma che nel suo programma elettorale aveva previsto l'ampliamento dell'Arsenale Militare e il potenziamento della
Marina della città bimare, riportò un insuccesso. L'episodio fu caratterizzato da atti di violenza ed intolleranza, ma inva-
lidate le elezioni, fu ripetuta la votazione e Di palma riportò un pieno successo, entrando in Parlamento. In seguito,
sconfitto nelle elezioni del 1905 (anche questa volta ci saranno annullamenti e ricorsi) verrà rieletto nel 1909 e nel 1913.
Nella Guerra Mondiale del 1915-1918, Di Palma si arruolò volontario con il grado di Tenente del Genio dirigibilisti. In
seno al Parlamento ricoprì autorevoli incarichi: fu membro della giunta generale di bilancio, relatore del bilancio della
Marina e vice presidente del Consiglio superiore della Marina mercantile. Nel 1910 pronunciò alla Camera il discorso "
Per il porto mercantile di Taranto" e nell'ottobre del 1915 riuscì a far venire nella città bimare il Ministro della Marina
On.le Leonardi- Cattolia, per verificare l'ipotesi di fattibilità della costruzione di un secondo canale navigabile fra il Mar
Grande e il Mar Piccolo. Morì il 13 aprile del 1916 in seguito a polmonite.Il Presidente del Consiglio dei Ministri On.le
Salandra dichiarò: "Ci tenevo a rendere l'estremo tributo di amicizia a Federico Di Palma e un omaggio alla Città di
Taranto". Nel capoluogo di provincia fu proclamato il lutto cittadino e le scuole vennero chiuse. Taranto, al contrario di
Grottaglie, ha dedicato al parlamentare grottagliese la centralissima via che congiunge Piazza Immacolata con l'ingresso
monumentale dell'Arsenale militare.

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Di Palma Emanuele
Fondatore della Scuola d'Arte di Avellino nacque a Grottaglie il 23 dicembre 1877. Si formò alla Scuola d'Arte e
nel 1903 fu chiamato dal nuovo Direttore Anselmo De Simone, dove insegnò per 20 anni. Nel 1923 impiantò la
Scuola d'Arte di Avellino, dove restò come Direttore fino al 1929. Nel 1933 tornò a Grottaglie dove riprese l'inse-
gnamento di pittura, ceramica e plastica decorativa.

Esposito Emanuele
“Solamente qui a Grottaglie con Emanuele ho trovato il perché del presepe come rap-
presentazione sacra”. Così il maestro Roberto De Simone il 29 gennaio del 2000 ha
detto di Esposito che è nato a Grottaglie il 23 marzo 1942. Viticoltore di professione
Esposito vanta origini in quel di Portici. Suo nonno Ciro Giuseppe Esposito gli ha tra-
smesso l’amore per il presepe e la passione di modellare la massa, il blocco di argilla.
Suo zio Michele Esposito è stato libero docente a Palermo e a Santo Stefano di
Camastra ha fondato l’Istituto Statale d’Arte. Inoltre è stato amico di Gaetano Ballardini, fondatore dell’Istituto
d’Arte di Faenza. In questo clima culturale si è formato Emanuele che a 13 anni ha modellato una testina della sua
vicina di casa. A 18 anni ha studiato presso la scuola Valdese di Roma insieme con Caterina Trani, Salvatore
Terranova, Davide Cielo. Nel 1977 ha vinto un premio internazionale ad Indianapolis. Poi ha vinto a Trento,
all’Antoniano di Bologna, ad Appiano Gentile, al Manzoni di Milano, a Castel dell’Ovo. Emanuele Esposito è
protagonista del libro di Roberto De Simone: “Il presepe popolare napoletano” (Einaudi, 1998). Ha ospitato nel
proprio studio tra gli altri il grande Massimo Troisi. Ha dettato allo scrittore Raffaele Nigro alcune pagine del
“canto dell’Angelo” contenute nel best seller “Fuochi sul Basento”. Esposito ha vinto due edizioni della Mostra
del Presepe di Grottaglie negli anni 1983 e nel 1998. Sue opere sono esposte nel Museo di Storia Naturale di
Parigi.

Ettorre Cosimo
Nacque a Grottaglie il 2 marzo 1896, da Francesco, noto col saprannome di "Farina" e da Francesca Montanaro.
Nel 1910 si iscrisse nella Regia Scuola d'Arte. Nel 1915 abbandonò la scuola per impiegarsi, come decoratore
presso l'impresa di costruzioni a Reggio Calabria. Nel 1919, si impiegò nella fabbrica di Vincenzo Calò, poi fu
assunto a Deruta nella Società ceramica, per alcuni mesi del 1920 si trasferì a Roma nell'azienda "La Nuova
Ceramica". Nell'ottobre del 1920 a Grottaglie sostenne gli esami di licenza. In seguito fu chiamato dal prof. Visani
a ricoprire il posto di capo officina nella Regia Scuola di Civita Castellana. Restò fino al 1925, anno in cui fu
chiamato a Roma dove prestò servizio presso il Museo artistico industriale. Nella capitale intraprese anche attività
di direttore tecnico in uno stabilimento per la produzione. Tra le sue opere letterarie ricordiamo: "Come si dipinge
sulla ceramica", 1936, "La ceramica nei sistemi pratici di lavorazione", "Il Gres ceramico", "La regia Scuola
d'Arte di Civita Castellana". Nel 1924 compose una commedia in un atto dal titolo "Razza nostra" elogiato dal
"Messaggero" del 20 settembre 1942. Morì a Roma intorno agli anni settanta. Da don Giuseppe Petraroli sappiamo
che Ettorre vinse numerosi premi sia in campo nazionale che internazionale.

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Ettorre Giuseppe
Laureato in Lettere presso l'Università di Milano nel 1927. Ordinario di Lettere Italiane
e Latine nel Liceo Classico Statale " Archita" di Taranto dal 1930 al 1967 e nel Liceo
Classico "Quinto Ennio" di Taranto dal 1967 al 1975. Si dedicò alla politica nella
Democrazia Cristiana dal 1946 al 1964. È stato Consigliere Comunale di Grottaglie dal
1946 al 1951 e dal 1956 al 1960 Consigliere Provinciale ed Assessore dal 1951 al 1964.
Inoltre ha svolto il ruolo di vice Presidente della Giunta Provinciale dal 1960 al 1964.
Per anni è stato prefetto della Congregazione Mariana di Grottaglie. Il "Tornate a Cristo"
(Anno XLIII, n. 2, maggio-agosto 1992) gli dedica una pagina. Così scrive Padre
Salvatore Mario Trani: "Non solo Taranto e la città di Grottaglie, per l’elevata cultura e la sua forte tempra di
educatore e di cristiano; ma anche Tornate a Cristo gli deve un debito di riconoscente affetto per i suoi tanti
valorosi interventi e scritti negli anni passati. Dunque tra coloro che lo hanno conosciuto, la sua figura di uomo,
di cristiano e prestigioso professore di liceo rimane un luminoso ricordo e un punto di riferimento. Ha vissuto gli
ultimi tra anni in un silenzioso calvario nella sua dimora di via Colombo, dove il Signore lo ha chiamato al premio
dei giusti sabato 29 febbraio 1992, nell’età di circa 87 anni". Nel 1954 apre l’Anno mariano tenendo una confe-
renza dal tema "La Vergine nella poesia italiana" quando il 10 febbraio viene inaugurata un’edicola votiva della
Madonna, opera di Vincenzo Del Monaco. Nel 1959 il prof. Ettore circa l’abolizione del latino nelle scuole sostie-
ne che "non si può abolire una lingua classica che ci conserva le nostre più belle e grandi tradizioni". A conclu-
sione il prof. Ettorre "con alata parola ha commemorato i trionfi della Madonna di Mutata nei secoli" ("Tornate
a Cristo", Anno IX,N.11, Novembre-Dicembre, 1954) Nel 1970 ha tenuto inoltre una serie di incontri culturali su
"Pirandello: espressione dell’ansia umana alla ricerca del vero".In "Tornate a Cristo" (Anno II, N.1-2, gennaio-
febbraio 1947) egli scrive: "La nostra piccola patria, Grottaglie, questo piccolo pungo di case posate sul monte
ha generato, dalla sua remota origine sino ai nostri tempi, dal suo grembo fecondo, uomini che ne hanno diffuso
il nome fin nei più lontani paesi, uomini di arte e di lettere, di armi e di toga: in questi la nostra piccola patria si
guarda e di essi si compiace". In “Oggi Città” (21 marzo 1992) Rosetta Romano Carriero scrive una poesia su
Ettorre “uomo di preclare virtù, limpido esempio di educatore, preparatissimo, esigente ma comprensivo o come
si dice, umano”.

Fago Angelo
Nasce da una famiglia della medio borghesia tarantina il 12 luglio 1921. Terminato il
servizio militare, come Ufficiale di Complemento dell'Esercito, si iscrive al PCI del
quale diventa noto e stimato dirigente. È consigliere comunale a Grottaglie per diverse
legislature, per essere eletto Sindaco della città, per la prima volta, nel 1969, a capo di
una Giunta minoritaria di sinistra. È rieletto Sindaco nel 1970, a seguito delle elezioni
amministrative del 7 giugno, per restare alla guida della città fino al 1975. Sono anni in
cui vengono realizzate importanti opere pubbliche quali le scuole materne comunali,
l'asilo nido comunale, le opere di urbanizzazione primaria, la costituzione del Consultorio familiare. È presente
all’inaugurazione ufficiale del Centro giovanile di San Francesco De Geronimo in zona "Monticello" (sabato 24
ottobre 1970) e fa gli onori di casa al senatore Giulio Orlando. Nella circostanza egli apprezza la struttura del
Centro Monticello che, a suo dire, "è un’opera veramente valida per la comunità di Grottaglie" ("Tornate a
Cristo", Anno XXV, N.5-6 ottobre-dicembre, 1970). Nelle elezioni politiche del 1972 è candidato al Senato della
Repubblica nel Collegio di Martina Franca e, pur ottenendo un lusinghiero consenso, non è eletto. Torna a ricopri-
re la carica di Sindaco nel 1977, dopo due anni di Gestione Commissariale, quando i partiti della sinistra (PCI-PSI-
PDUP) vincono le elezioni amministrative del 9 - 10 gennaio. Tra le realizzazioni più importanti, la localizzazione
e la realizzazione del primo piano di zona per edilizia economica e popolare. Resta in carica fino al 26 gennaio del
1981, per assumere, poi, l'incarico di Presidente del Comitato di Gestione della USL di Grottaglie. Muore a
Grottaglie il 16 maggio 1983.

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Fanigliulo Ciro
Figura di primo piano della scuola pittorica grottagliese. Nato a Grottaglie da Cosimo e
Francesca Cavallo il 10 giugno del 1881 prese lezioni nella vicina Francavilla dal mae-
stro Nicola Sardiello. Da piccolo, mentre lavorava ai campi, gettò nel pozzo la zappa e
dichiarò al padre di voler seguire la vocazione artistica. A Torino, durante il servizio
militare, frequentò l'Accademia e conobbe il maestro Lorenzo Delleani, una personalità
di rilievo nel mondo dell'arte italiana. Tornato a Grottaglie, si mise in luce con la realiz-
zazione di numerose decorazioni per chiese, cappelle, ville, case patrizie, collaborando
con il maestro leccese Agesilao Flora. Il 7 maggio 1908 sposa Giovanna D’Abramo. Lo
stesso anno vince una borsa di studio di lire 700 dopo aver vinto nei confronti di Vincenzo Portaluri una contro-
versia legale. Nel 1914 venne eletto consigliere comunale per il partito socialista e durante la guerra del 1915-1918
ebbe modo di conoscere artisti del calibro di Cesare Maccari, Aristide Sartorio, Michele Cascella. Appartengono
a quest'epoca alcune delle sue opere più suggestive come le scene dolomitiche e l'inquietante autoritratto in guerra
sul Pasubio. Così Emanuele De Giorgio scrisse sul “Corriere del Giorno" (13 luglio 1978): "Il dramma della
grande guerra era rimasto inciso nella sua memoria come una sorta di esaltazione mistica per cui tra una veduta
di Grottaglie e una natura morta veniva fuori un quadro di battaglia". Nel 1922 partecipa alla III^ Mostra d’Arte
a Bari e Romilda Mayer su "Il Corriere delle Puglie" scrive di lui che è un pittore "di sorprendente precisione".
Nel 1923 partecipa a Roma alla Biennale romana e nel 1926 le sue opere furono esposte all'importante rassegna di
Schio inaugurata dal Re Vittorio Emanuele III. Una rassegna organizzata dal mercante Ciro Ragusa ed artista
ceramico esaltata da "Il gazzettino" del 2 febbraio 1926. Nel 1938 espone a Manila (Filippine), l’anno dopo è a
Tirana (Albania). Uomo di forte personalità, dal temperamento austero, piuttosto incline alla ironia severa,
Fanigliulo, oltre la pittura, ebbe anche un'altra passione: quella politica, che gli costerà nel 1943 la denuncia per
attività antifascista. A Gallipoli decora il Salone del Palazzo Fedele, a Grottaglie affresca tra l'altro palazzo
Motolese, palazzo Pignatelli, palazzo Carrieri, palazzo Volpe. Sue opere si trovano nel Santuario di San Francesco
de Geronimo; in particolare Fanigliulo ha decorato la cappella nella quale riposano le spoglie del Santo. Per la
Collegiata ha dipinto "I profanatori del tempio" e "Il battesimo di Gesù". In "La voce del Popolo" (22 febbraio
1942) don Giuseppe Petraroli scrisse: "La religiosa elaborazione dei quadri di Fanigliulo diventa religiosa ammi-
razione di chi li guarda. Genio di provincia, aveva un carattere sferzante, un’enorme passione per la caccia, per
le chiassose compagnie, i buoni pranzi; molte ragazze si prestavano ad essere ritratte nude dal maestro; il suo
studio era intasato di mucchi di quadri. La sua pittura è irruente, con una fisica vitalità". Per anni punto di riferi-
mento per le giovani generazioni muore il 19 maggio 1969. Nella zona 167-bis è stata intitolata una via cittadina.
Emanuele De Giorgio nel suo "Domenica in Albis" (Racconti Pugliesi, Mario Adda editore, Bari, 1980) nel capi-
tolo intitolato "Battuta di caccia" ricorda "lo studio del maestro a pianta quadrata con volta a crociera, con unica
fonte di luce una lunetta sulla porta d’ingresso, la predilezione del maestro per i soggetti di caccia, per il fatto che
aveva una enorme passione, per lo svago venatorio e quando poteva concedersi una vacanza, alle prime luci
dell’alba, si recava nelle campagne col fucile a tracolla e il suo fedele cane Omero…Cosa c’entrasse il cantore
ellenico col cane non saprei proprio dirlo." Così scrive Giuseppe Petrera in "Primo Centenario della Santificazione
di S.Francesco De Geronimo sotto il pontificato di Gregorio XVI (26 maggio 1839/26 maggio 1939) e "Guida al
Santuario-in Grottaglie, (tip. Pettograsso, 1939) :"Il valente Ciro Fanigliulo pittore pregiato che con grande natu-
ralezza e spontaneità ravviva i suoi lavori artistici, nel febbraio coll’aprile 1930 dipingeva la volta della santa
camera dove nacque il concittadino Santo. Questo dipinto nel mezzo rappresenta in un chiarore abbagliante molte
schiere di angeli che suonano e cantano l’inno della gloria e salendo gradatamente verso il cielo quasi scompa-
iono allo sguardo, quale visione celeste. (…) Nell’osservare questo affresco armonico nelle linee lo spirito si eleva
in dolce contemplazione". Don Giuseppe Petraroli in "La voce del Popolo" (22 febbraio 1942) "A Ciro Fanigliulo
la natura andò incontro con un paesaggio come al Goldoni con una bambola…Egli è attaccato al suo studiolo
come la chiocciola alla conchiglia: là è sempre reperibile di fronte al cavalletto, con l’inseparabile pipetta…Ciò
che sembra balzar dalla tela improvvisamente è frutto di intimo lavoro". Nel 1981 la Cooperativa grottagliese
grazie ad Antonio Bagnardi e Francesco Coviello ha pubblicato il testo "Il dono naturale della pittura". In questo
volume si registrano gli interventi critici di Guerricchio, D’Amicis, Mandrillo e Scotti.

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Fasano Nicola
È nato a Grottaglie il 16 aprile del 1923 da Francesco e Giuseppa Vincenza Quaranta.
Dopo aver lavorato per due anni all’Arsenale come motorista navale ha svolto il servizio
militare a Taranto nel 1943 , con il numero di matricola 130674. Durante la Seconda
Guerra Mondiale è stato a Zante, in Grecia (dal 1 luglio 1943 al 25 settembre del 1943)
e ad Amburgo, in Germania(dal 26 settembre al 1943 all’8 maggio 1945). Ripreso il
lavoro all’Arsenale lo abbandona subito dopo ed entra nella Bottega ceramica del padre
che allora, nel 1948 contava appena 8 operai. Ma proprio il 1948 fu un anno terribile per
la ceramica di Grottaglie, tanto che tutte le botteghe chiusero e la stessa sorte toccò a quella Fasano il 15 gennaio
del 1949. Il 20 agosto del 1951 si sposa con Vincenza Cavallo. Superato il periodo di difficoltà Nicola porta una
ventata di vitalità nell’azienda ed occupandosi della parte commerciale comincia ad esportare nella Puglia, in
Calabria, Sicilia e Campania. Nel 1964 si reca per la prima volta a Milano dove espone alla “Fiera” con uno stand
di 4x4 metri. L’anno successivo, il 1965 costituisce il trampolino di lancio per Nicola che con le sue ceramiche di
uso quotidiano sbanca Milano riempiendo 9 vagoni di manufatti inviati in Olanda, Danimarca, Svizzera, Medio
Oriente, Tokio, New York. Nel 1966 viene insignito da parte del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’ar-
tigianato di Roma di un Diploma d’onore con relativa medaglia d’oro. Lo stesso diploma gli viene conferito nel
1969. Il prof. Sandulli, presidente della Corte Istituzionale si reca in visita nella Bottega Fasano. Da allora non si
contano i riconoscimenti avuti da Fasano che tra l’altro ha vinto premi alla Fiera del Levante a Bari, a Firenze a
Brindisi, ricevendo anche il titolo di “Pioniere d’onore all’Export” il 25 maggio del 1975. Negli anni Settanta si
è verificata la cosiddetta “rivoluzione” nell’attività figulina grottagliese: Fasano impianta a Grottaglie le prime
apparecchiature che sostituiscono il pestaggio dell’argilla, macchine che lavorano la creta, la frantumano, la man-
tecano, la impastano. Inoltre fa realizzare per la propria azienda un forno della capienza di 100 metri cubi. Oggi
l’attività della ceramica Fasano continua a raccogliere successi in tutto il mondo, dalla Cina al Venezuala, da
Beirut, ad Atene alla Russia. Attualmente Nicola è il supervisore generale dell’azienda.

Fornaro Arcangelo
È nato a Grottaglie nel 1943. Ha conseguito la maturità classica presso il liceo di
Francavilla Fontana ed ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università
di Bari laureandosi in Lettere Classiche con una tesi in “Topografia dell’Italia Antica
sulla Carta Archeologica dell’agro orientale di Taranto”. Ha frequentato la Scuola nazio-
nale di Archeologia presso la Sapienza di Roma. A sei mesi dalla laurea conseguita nel
novembre del 1967 ha ottenuto una borsa di studio quadriennale di addestramento didat-
tico e scientifico presso l’Istituto di Archeologia dell’Università di Bari, poi trasformata
in contratto quadriennale di ricerca, conseguendo nel 1980 il ruolo di ricercatore univer-
sitario. Dal 1991 è responsabile dell’insegnamento di Topografia dell’Italia Antica presso il corso di laurea in Lettere
(Scuola di Specializzazione in Archeologia). Inoltre è docente a Martina Franca nelle sale del Palazzo Ducale in
“Operatore dei beni culturali”. Per incarico di varie Soprintendenze ha diretto campagne di scavo a Monte Salete
(1967), Riggio (1968), Torretta di Pietragalla (1971), Masseria Vicentino (1972), Civita di Tricarico (1973), Bari
Vecchia (Convento di San Francesco della Scarpa, Convento di Santa Scolastica, Castello Normanno-Svevo,
Cattedrale) tra il 1975 e il 1980, Isola di san Nicola delle Tremiti (1976), Castello di Sannicandro di Bari (1980),
Castiglione di Conversano (campo scuola 1981-1985). Dal 1995 dirige insieme con il dott. Arcangelo Alessio della
Soprintendenza Archeologica della Puglia, le ricerche e gli scavi archeologici sistematici nel centro abitato messa-
pico di Masseria Vicentino, in agro di Grottaglie. Tra il 1972 e il 1973 ha pubblicato le ricerche sull’insediamento
messapico di Masseria Vicentino. Nel 1981 ha pubblicato insieme a C.D.Fonseca e agli architetti F.Blandino, M.
Carobbi, G.Trovato la “Carta Archeologica della Provincia di Taranto”. Tra il 1979 e il 1989 ha dato alle stampe
diverse monografie sugli scavi effettuati. Nel 1995 ha curato la pubblicazione postuma su “Riggio” del compianto
prof. Pietro Parenzan. Le varie campagne di scavo nell’insediamento di Masseria Vicentino sono oggetto di notizie
preliminari pubblicate sulla rivista “Taras”. Le ricerche a Vicentino sono oggetto di una mostra in 15 pannelli che
vengono esposti saltuariamente presso il castello episcopio “Giacomo D’Atri” e sta per uscire il catalogo a stampa
ad opera dell’editore Schena di Fasano.

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Fornaro Cosimo
È nato a Grottaglie il 24 febbraio del 1933. Salesiano per quindici anni, ad un passo
dall’ordinazione sacerdotale possiede due lauree, una in Lettere all’Università di Bari con
la tesi di laurea “La patria di Quinto Ennio” discussa con la professoressa rumena Meluta
Marin ed una in Teologia conseguita presso l’Università pontificia dell’Ateneo Salesiano
di San Casciano. Ha insegnato storia dell’arte per cinquan’anni. Ha scritto una monogra-
fia su Gaspare Pignalelli (“Un uomo e il suo territorio”) e tantissime opere ancora inedi-
te tra le quali “Storia dell’Istituto d’arte”, “Storia delle forme ceramiche”, Cosimo di
Nunzio detto “Baccasciscia”, “La vera storia di Papa Giru”, “L’arte dell’argilla a
Grottaglie” con introduzione di Nicola Vacca. È una memoria vivente ed una fonte inesauribile di notizie. Al tempo
del sindaco Angelo Fago ha ricoperto l’incarico di assessore alla Cultura. Ha scritto anche “I tre maestri d’arte
dell’Istituto d’Arte di Grottaglie” e “Antonio Caramia. Il tempo passa” (1998) Fornaro è anche un poeta. (“Come
un gatto sornione/ la lama del Fullonese si stende sinuosa/ Un giorno tana di volpi e serpenti/ oggi invasa di case
e di cemento”; “...La terra si sposa lu uerdolo, quasi fallo amoroso, si conficca nel terreno).

Galletto Luigi
È nato a Grottaglie il 1 settembre del 1939. Conseguita nel 1965 a Pisa la laurea in Lingue
e Letterature Straniere ha completato la sua formazione culturale in Francia a Parigi. Qui,
durante la seconda parte degli anni ‘60 ha seguito i corsi superiori di Letteratura,
Linguistica applicata e Storia dell’Arte, presso la Facoltà di Lettere e Scienze Umane
dell’Università “La Sorbonne”. È stato docente di ruolo di lingua francese presso le
scuole di Grottaglie e Taranto sino all’agosto Duemila. Negli anni Settanta, visto il degrado in cui versavano i beni
artistici e storici locali, conscio, insieme a pochi altri amici, dell’importanza del rilancio culturale e anche turistico
della nostra cittadina, ha partecipato alle formazioni del Gruppo Grotte e il Centro Ricerche Storiche che si prefig-
gevano la tutela e la valorizzazione dei Beni culturali grottagliesi. Come Ispettore onorario ai Beni ambientali,
architettonici, artistici e storici del Comune di Grottaglie sin dal 1968, è stato sempre pubblicamente critico nei
confronti delle decisioni prese dalle varie Amministrazioni locali in tema di tutela e degrado ambientale. Notevoli
i suoi interventi per il restauro del cappellone di san Ciro nella Chiesa Matrice; poi si è interessato al restauro delle
due grandi tele del XVII secolo, il “Martirio di San Marino” e il “Sogno di San Cataldo” ricollocandoli nella sede
originaria Nel 1993 si è opposto nettamente e decisamente alla realizzazione del “Piano Insediamenti produttivi”
sulla via XXV Luglio che avrebbe causato un ulteriore scempio di beni archeologici e paesaggistico- ambientali,
come la gravina del Fullonese con le sue chiese rupestri, e la necropoli ellenistica con oltre 25 tombe risalenti al
III-II secolo a.C. Appassionato studioso di storia locale ha contribuito alla pubblicazione di “Un monumento
barocco a Grottaglie” di padre Francesco Stea, 1973. Poi ha redatto, sempre con Francesco Stea, “Amministrazioni
e Amministratori postunitari grottagliesi dal 1861 al 1961”. Insieme con la figlia Monica Galletto ha scritto “La
vera chiesa cripta dei SS. Pietro e Paolo, nella lama del Fullonese a Grottaglie”, 1994. Tra gli hobby preferiti la
fotografia, con alcune testimonianze inedite di Grottaglie di una volta.

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Imperatrice Pasquale
Sul "Quotidiano" del 1 novembre 1945 egli scrive un "pezzo" straordinario su Grottaglie
e il suo Santo, san Francesco De Geronimo. "Più che per la posizione incantevole…più
che per le sue industrie che dall’arte rustica e domestica dei figulini va a quella moder-
na e nobilmente evoluta della ceramica…più che per il suo tempio gotico (la Chiesa
Madre)…più che per il suo Castello baronale…più che per i suoi sette cappelli pastora-
li che si ammiravano nella Collegiata (perché non rimetterli) più che per i suoi uomini
illustri che quivi ebbero nascimento…più di tutte queste glorie e meraviglie, Grottaglie,
cittadina sorridente ed accogliente, è fiera e superba e orgogliosa del suo santo, Francesco De Geronimo".
Pasquale Tommaso Maria Imperatrice è nato a Grottaglie il 27/8/1881. All’inizio del 1900 a Taranto svolge la sua
professione di avvocato, ma subito si distingue come effervescente giornalista e tuttologo. Dal 1913 al 1920 diri-
ge "La Libera Parola", organo del partito "Pro Taranto". Sempre nella città bimare ricopre importanti incarichi
nelle pubbliche amministrazioni. Assumerà la guida del Fascio, trasformandolo in uno strumento al servizio del
potere. La mutilazione riportata nella Grande Guerra gli conferisce carisma ed autorevolezza, nonché un prestigio
morale. Organizzatore dell'Ufficio stampa assieme a Raffaele Morgione e Nicola De Benedectis nell'agosto del
1921, al Terzo Congresso Fascista, a Roma, Imperatrice viene nominato con grande entusiasmo all'Ufficio di
Presidenza, mentre il Duce Benito Mussolini riconosce in lui la vitalità e la incisività del Fascismo ionico. Tuttavia
Imperatrice si dimette dal partito il 4 giugno del 1922, pur essendo stato eletto dalla Direzione Segretario del
Direttorio. "In conclusione”, scrive di lui Piero Mandrillo, in un altro saggio "In Taranto da una guerra all'altra",
"l'Imperatrice è un buon ricercatore, ma è assolutamente privo (da incallito borghese autoritario) dell'ottica che
permetteva agli storici liberali di cogliere, sia pure in controluce, il dinamismo delle forze sociali (...). Poi il mas-
sone, il fascista, il maneggione, il monopolizzatore della stampa cittadina, si converte, torna alla fede dei padri,
cura gli atti del Congresso Eucaristico, fa un viaggio in Palestina (...) È una vera e propria regressione a senti-
menti infantili, commossi, che riteniamo sinceri…È comunque una figura che si stacca da troppi mediocri giorna-
listi, eulogisti ad oltranza, storici da strapazzo" Imperatrice ha pubblicato numerosi saggi monografici storici, ha
diretto diverse testate giornalistiche, ha collaborato con “Rassegna pugliese” del Comune di Taranto ed ha realiz-
zato un’imponente raccolta in otto volumi (non pubblicata) sulla "Storia del Fascismo". Imperatrice muore il
16/1/1962.

Laino Giuseppe
È nato a Grottaglie il giorno di San Ciro, il 31 gennaio 1944. Si è laureato in Filosofia
presso l’Università degli Studi di Lecce nel 1968, con una tesi su "L’utopia del Morelly".
Insegna materie letterarie alla Scuola Media annessa all’Istituto Statale d’Arte. Ha pubbli-
cato "A Riggio"(1987), una raccolta di novelle popolare ambientate nell’antica "Rudiae", la
patria di Ennio. Inoltre ha pubblicato anche "Da una generazione all’altra"(1991) "Sogno
in Santa Maria Regina" (1997). Nel 1998 ha vinto il premio "Ori di Taranto". In "Sport e
Città" (sabato 8 dicembre 1984) scrive: "Come è il grottagliese verace. Qual è la sua iden-
tità? Direi che è un tipo un po’ particolare. Ama l’arte, ma dimentica i suoi artisti, vivi o
defunti e lascia andare in malora il patrimonio artistico e culturale o si fa rubare, addirit-
tura le opere d’arte. Ama la natura, ma resta indifferente, se non ne è causa alla distruzione dell’ambiente nel quale
vive e che lo circonda. È conservatore ed ama la famiglia, ma se può diventa libertino…È lavoratore, e mira in alto,
ma raramente è organizzatore. Non è sciovinista e non è disposto ad esporsi in prima persona. Ama il quieto vivere, è
comodo, non dà fastidio, ma non sopporta che gliene diano. Generoso, altruista, è portato ad aiutare quasi sempre i
forestieri. Profondamente ed intimamente onesto era rispettoso delle leggi, ora non so. Indifferente ed apatico è capa-
ce di accendersi e di fare una rivoluzione anche per un motivo banale. Religioso, soffre di simpatie e di antipatie. Tra
due negozi preferisce quello gestito dal forestiero. Non è intraprendente, lascia fare, tranne poi stupirsi e mormorare
di fronte al successo altrui. Vanta tradizioni storiche che si perdono lontano nel tempo, ma nulla fa per rivendicarle e
rafforzarle con nuovi studi e nuove pubblicazioni…Di conseguenza dimentica facilmente chi gli ha dato lustro in pas-
sato e se ne frega di chi cerca di darglielo al presente. Per questo va perdendo la sua identità…Spende con facilità i
milioni, ma non tira fuori una lira per comprare un libro: preferisce una coltellata. Non sono pochi i grottagliesi che
per affermarsi, per avere la giusta fama, hanno dovuto emigrare. Lodati altrove, a Grottaglie si era disposti solo a
parlarne male, a stroncarli. Non c’è possibilità di gloria per il grottagliese a Grottaglie".

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La Sorte Maria
Nasce a Grottaglie il 15 novembre del 1880. Il bollettino " Tornate a Cristo " del marzo-
aprile 1968 annunziava ai suoi lettori la scomparsa della N.D. Maria La Sorte, vedova
Battaglia, avvenuta a Napoli il 12 marzo. " Quanti l'hanno conosciuta serbano di lei il
ricordo di una donna che ha saputo valorizzare ed impreziosire la sua lunga vita nel
fedele adempimento dei suoi doveri di figlia, di sposa e di sorella. La fede e l'amore di
Cristo le hanno aperto il cuore alla generosità per le opere caritative e sociali. Per ciò
che ci riguarda, i lettori ricorderanno la donazione dei suoi locali del Palazzo del
Principe fatta per le opere sociali del Santuario. Il P. Pasquale De Luca, per diversi anni, riuscì a valorizzare
quei locali per una colonia e per un cinema per i figli del popolo! La Signora Maria La Sorte, nel suo testa-
mento, ha voluto coronare la sua beneficenza donando i suoi beni all'Ospedale San Marco, all'Istituto delle
Stimmatine e alle opere sociali di San Francesco De Geronimo. Nell'immagine-ricordo per il trigesimo della sua
morte sta scritto: “Quando si vive per gli altri, più che per se, il ricordo vince la morte".

Laviosa Filomeno
Fu autore drammatico e fu premiato, nel 1893, dall’Unione Umberto I. Fu anche poeta,
satirico. Da "Quanti Mussolini", poesia tratta dal quaderno manoscritto, i versi introdut-
tivi: "L'atteggiarsi a grand'uomo, oggi è di moda; e qualcun voi vedrete che, per
caso,posto alla testa d'un modesto ufficio,erger sa il capo ed arricciar il naso ...,a guisa
di novel Napoleone, specie se nel suo ufficio sia presente/qualche estraneo che poco lo
conosce,/o peggio, un timoroso dipendente”.Nacque a Grottaglie il 21 gennaio 1859, da Angelo, avvocato, e
Vincenza Perrucci. Dotato di grandi capacità e di una buona cultura, fu anche insegnante. Altre erano, infatti, le
sue vocazioni: la poesia, la letteratura, e soprattutto il giornalismo. Fondò i giornali il “Faro”, il “Risveglio
Salentino” e “La Sfida”. Filomeno Laviosa si spense il 3 febbraio 1927.

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Laviosa Vincenzo
Il 18 dicembre 1922 realizzò un ritratto fotografico per il Duce Benito Mussolini, il quale
pienamente soddisfatto scrisse sotto la foto: "Al Grand'Ufficiale Laviosa che mi ha
finalmente riprodotto quale sono". Eseguì i ritratti fotografici del maresciallo d’Italia il
generale Armando Diaz, di Francesco Saverio Nitti, di Giovanni Giolitti, di Filippo
Turati, di Samuele Cantore, di Trilussa, di Aristide Sartorio, di Sem Benelli. Trilussa lo
definì “mago delle luci”È certamente stato uno dei personaggi grottagliesi di maggior
successo di questo secolo. Fotografo di fama internazionale, pittore, scenografo. Figlio
del giornalista e scrittore Filomeno e dell'insegnante Francesca Marseglia, nacque a
Grottaglie il 9 maggio 1887. Nel 1901 iniziò il suo apprendistato nei laboratori fotografici Iozzi, Desiati, Albano,
Cimpincio. Il suo talento e la sua attitudine gli permisero di diventare quasi ventenne direttore di studio nello sta-
bilimento fotografico Broia a Taranto. Nel 1908 giunse il primo importante riconoscimento: la giuria dell'Esposi-
zione Internazionale di Roma gli conferì il Gran Premio con medaglia d'oro per gli alti meriti nella produzione
fotografica. Il suo grande amico, il tenore Beniamino Gigli, lo incoraggiò a varcare l'Oceano e nel 1923 impiantò
un suo studio fotografico a New York, al n.15 della East strada. Il Commendatore Vincenzo Laviosa, che nel 1921
era stato insignito dell'onorificenza di Grand'Ufficiale della Corona d'Italia e poi del Cavalierato dell'Ordine
Mauriziano. Vincenzo Laviosa trasferì il suo studio nella centralissima Quinta strada, divenendo punto di riferi-
mento di fotografi e studiosi della fotografia. Si spense il 10 dicembre 1915.

Ligorio Salvatore
Il 19 dicembre 1997 è stato nominato Vescovo. È un uomo di chiesa particolarmente caro
ai grottagliesi. Un sacerdote che ha un carisma eccezionale. Il 22 dicembre 1997 ha
prestato solenne giuramento a Roma presso il Prefetto della Congregazione dei Vescovi
. Una gioia per tutta la città. Attualmente svolge le funzioni pastorali di Vescovo nella
diocesi lucana di Tricarico. È nato a Grottaglie il 13 ottobre 1948 da Giuseppe e Donata
Preite. Ha frequentato la scuola elementare alla "De Amicis". Gli anni della seconda,
terza e quarta elementare furono determinanti per la sua vocazione. Infatti, molta
influenza ebbe su di lui il maestro Giuseppe Piccinini, ordinato poi sacerdote nel 1967. Nella Parrocchia del
Carmine Don Salvatore ha ricevuto tutti i sacramenti, dal Battesimo il 1 novembre 1948 alla Comunione e alla
Cresima il 16 giugno 1957. Ha frequentato i tre anni della scuola media alla Pignatelli. Don Dario Palmisano e Don
Ciro Tripiedi sono stati i suoi insegnanti di religione. Nel 1962 si è iscritto al Liceo Classico di Martina Franca e
contemporaneamente ha iniziato il suo cammino di studi ecclesiali presso il Seminario diocesano di Taranto e
presso il Seminario Teologico di Molfetta. È stato ordinato sacerdote il 13 luglio 1972. Nel corso degli anni ha
svolto vari incarichi: è stato vicario parrocchiale presso la Parrocchia Sacra Famiglia di Martina Franca e rettore
del Seminario diocesano. Dal 1 luglio 1984 al 1997 è stato Parroco della Madonna delle Grazie di Grottaglie.

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Liguori Agostino
Nacque a Meta di Sorrento (Napoli) il 5 giugno 1860 da Giosuè e Rosa di Gennaro, fu
ordinato sacerdote il 26 settembre 1884 e gesuita il 18 febbraio 1889. Nel 1885 si laureò
a Napoli in fisica e in matematica con il massimo dei voti. Così scrive Padre Armando
Guidetti in "Le missioni popolari- I grandi gesuiti italiani" (Rusconi, Milano 1988): "A
Grottaglie Padre Agostino Liguori per trentasette anni è stato apostolo indefesso in ogni
opera di zelo della città. Lo chiamavano "il padre santo”; le madri chiedevano la sua
benedizione". Alla sua morte "Tutta Grottaglie è profondamente commossa e tutto il
popolo e la moltitudine dei poveri beneficati gli tributano tali esequie che apparvero non
un funerale ma una pubblica apoteosi". Nel 1945 il Padre Giovanni Barella scrisse una monografia su Padre
Agostino Liguori dal titolo "Le rivincite dell’umiltà". Il "Tornate a Cristo" ( Anno XXXVIII, N.3, settembre
–dicembre 1987) gli ha dedicato un numero "speciale" riportando minuziosamente ampie testimonianze sulla sua
vita. Sempre il "Tornate a Cristo" ( Anno XLI, N.1, gennaio –aprile 1990) scrive: "Il suo corpo giace ancora in un
loculo della piccola cappella cimiteriale dei Gesuiti a Grottaglie… la sua figura esile, umile, ascetica ancora
sembra aleggiare tra i confessionali e le navate del santuario". Così ha scritto il prof. Ettorre in "Tornate a Cristo"
(Anno XV, n.2, marzo-aprile 1960): "Il ricordo di Padre Liguori è sempre vivo e presente nell’animo dei più anzia-
ni e di quella generazione che ora è nel pieno della battaglia quotidiana…Il luogo ove con zelo instancabile operò
Padre Liquori è il Santuario di San Francesco: questo costituisce per i grottagliesi il sacro punto di convergenza
di tutti i ceti sociali…che s’incontrano per deporre i propri crucci, le ansie, i rimorsi, inginocchiandosi alla vista
di tutti o in qualche angolo appartato. Il nostro Liguori diceva che a Grottaglie la prima volta si viene per ubbi-
dienza, si riparte con le lacrime nel cuore, vi si ritorna con gioia…Il suo aspetto era invero caratteristico e fami-
liare a tutti. Egli procedeva sempre raccolto in se stesso, nell’atto di recitare il Rosario anche quando passava per
le vie di Grottaglie: la gente sostava scoprendosi il capo con profondo rispetto, senza peraltro aspettare risposta
al saluto, poiché il padre spesso non vedeva, immerso in altri pensieri. Dopo circa quattro decenni di vita così
umile e virtuosa, Padre Liguori era un po’ come di casa. Tutti egli conosceva e da tutti era conosciuto. La sua cara
immagine ci segue per indicarci la via della virtù che se difficile non è tuttavia impraticabile". Nel 1985 Padre
Domenico Mondrone in "I Santi ci sono ancora" (Edizioni Pro Sanctitate, Roma) ha abbozzato in 18 pagine uno
splendido ritratto di Padre Liguori. Ne riportiamo alcuni punti significativi: "Padre Liguori bastava vederlo anche
la prima volta e subito ispirava rispetto e venerazione. Il suo aspetto non era bello e il volto era tutto solcato da
rughe profonde. I suoi occhi parevano quasi sempre socchiusi e a stento tenuti aperti, ma nella conversazione si
facevano vivi e ne traspariva il fascino della bontà e dell’innocenza che si portava dentro…Di statura era piutto-
sto basso, alquanto curvo sul lato sinistro, ma il passo era sicuro e quando occorreva anche svelto. Quando era
solo il suo comportamento era assorto in se stesso e con Dio… Non era e non fu mai un parlatore; non era fatto
per trattenere le folle. La sua parola era povera, semplice, talvolta impacciata sempre però piena di fede senti-
ta".

Linoci Antonio
È nato nel 1908. A diciotto anni dal 1926 al 1930 dirige la "Signa" di Firenze, una impor-
tante fabbrica di maioliche e di statue di proprietà dei fratelli Biondi. È stato insegnante
nella Scuola d’Arte dal 1949 al 1975. Scrive Cosimo Fornaro in "Tre maestri dell’Istitu-
to d’Arte di Grottaglie" "era un vero maestro serio ed austero, forze troppo, ma amabile
ed amato dagli scolari…robusto e obeso era seduto al suo posto e con le dita modellava
oggettini di grande perizia…Linoci è l’ultimo di una gloriosa schiera di artisti dell’ar-
gilla come Lista e Spagnulo. L’ambiente sociale dei figuli grottagliesi è quanto mai
contraddittorio. I figuli spesso si criticano a vicenda e spesso per gelosia di mestiere dimostrano acredine gli uni
contro gli altri. Si spiano e si copiano non dichiarando mai i segreti dell’arte figulina. Così era e così è ancora".
Muore nel 1997.

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Lista Biagio
È nato il 27 novembre 1908, nel 1932 ha insegnato Arte applicata per la decorazione
ceramica. Dopo aver svolto il militare presso il 47° Rgt. Fanteria di Lecce ha insegnato
per i primi tempi a Civita Castellana. Nel 1935 prende servizio nell'Istituto d'Arte fino
al 1 ottobre del 1975. In quarant'anni di servizio ha contribuito a formare intere genera-
zioni di giovani, trasferendo loro la passione per la ceramica e le conoscenze tecnico-
pratiche dell'arte figulina. È il celebre autore del "Giovedì Santo" che si conserva
nell’Istituto D’Arte di via Ennio. Nel 1936 ha ricevuto un diploma e una medaglia d’oro
dal duce Benito Mussolini. Le sue opere si trovano sparse per tutta l’Italia.

Lupo Gennaro
Soprannominato "Cataruezzulu" che in vernacolo significa "rigatone", per via del fatto
che era una buona forchetta. Con Ciro Fanigliulo e Francesco Paolo D'Amicis è tra i
maggiori esponenti della Scuola pittorica grottagliese. Nato a Grottaglie il 30 marzo
1877 da Carlo e Maria Filomena Corrente, anch'egli è allievo di Agesilao Flora, dal quale
apprende soprattutto i segreti dell'affresco. È tra i primi a frequentare la regia Scuola
d'Arte di Grottaglie dove, nel 1894, ottiene il diploma. Insegna negli anni della giovinez-
za a Maglie, Galatinae poi a Grottaglie. A 23 anni, nel 1900, vince il concorso indetto dal Museo Artistico
Industriale di Roma, per la decorazione del soffitto della Chiesa Madre. Egli propose e realizzò tre medaglioni nei
quali venivano effigiati l'apoteosi di San Francesco De Geronimo, la Madonna di Mutata e al centro la SS.
Eucarestia. Nel 1924 si sposa con Giuseppina Piergianni dalla quale ha due figlie Anna Maria Vittoria detta Ninì e
Maria Filomena. Sempre nel 1924, per necessità s’iscrive al Fascismo. Presepista doc, tra gli altri numerosi inca-
richi che Gennaro Lupo ricevette, negli anni successivi, ricordiamo quelli di decorare la chiesa di Santa Chiara. La
sua attività di insegnante si conclude a Penne ( Pescara ). Durante la guerra molti americani hanno acquistato le
sue tele. Muore il 3 agosto 1946. In un articolo tratto dalla "Gazzetta delle Puglie" del 18 giugno 1930, in riferi-
mento ad una mostra tenuta a Taranto insieme a Francesco D’Amicis e Ciro Fanigliulo tra l’altro si dice che
"Gennaro Lupo nelle sue opere sfoggia una tecnica piena di garbo e di equilibrio e una attentissima varietà di
tonalità. Delizioso in alcuni paesaggi resi con tocchi sobri, vividi, spigliati, riesce anche piacevole nella rappre-
sentazione dei vari aspetti, delle molteplici tinte, dei vaghi riflessi delle nostre marine". Nel 1996, in occasione del
50° anniversario della morte è stata pubblicata una monografia a cura del prof. Giovangualberto Carducci e Daniela
De Vincentis. In questo catalogo delle opere di Lupo scrive la figlia Ninì: "Le sue mani erano fatte per l’arte. Iniziò
il suo meraviglioso lavoro di pittore copiando la natura, rubando i vividi colori al prato, al cielo, agli alberi, ai
monti e alle colline…Quanti bravi pittori grottagliesi sono nati dai suoi consigli…gioviale e allegro, amava la
famiglia, la natura, gli animali, soprattutto i gatti, sì i gatti:in casa ce n’era sempre uno che era coccolato con
tanto amore e con tante leccornie…Amava le passeggiate con l’immancabile amico pennello…egli era un creden-
te, un cattolico osservante, fermamente convinto nell’esistenza di Dio". Sue opere si trovano in case gentilizie,
presso la Provincia di Taranto, la Camera di Commercio di Taranto, il Comune di Grottaglie e in Prefettura.
All’interno della tomba del cimitero di Grottaglie che presenta all’ingresso due meravigliosi elefantini stilobati si
legge un’epigrafe scritta da sua cognata Virginia Piergianni. In essa si ricorda l’ "artista del pennello" che arricchì
con la sua arte straordinaria la città di Grottaglie

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Maggi Rocco
È nato a Crispiano il 4 novembre del 1948 e risiede a Grottaglie dove esercita la profes-
sione di avvocato in diritto penale. È socio del Rotary club di Taranto e cura gli interes-
si di numerose S.p.a. nazionali. Avvocato patrocinante in Cassazione è stato eletto nella
primavera del 1996 deputato della Repubblica nel Collegio 17 di Martina Franca per lo
schieramento de “L’Ulivo” ed attualmente ricopre presso la Camera, gli incarichi di
Segretario della Giunta delle elezioni e di componente della Commissione Giustizia e
della Commissione contro la corruzione. È membro del Comitato per la legislazione che
conta 8 deputati in tutto. È iscritto al Gruppo de “I Democratici”, del cui Comitato diret-
tivo fa parte, ed è Capogruppo nei seguenti organismi: Commissione giustizia, Commissione speciale contro la
corruzione, Comitato bicamerale per l’attuazione ed il controllo del Trattato di Schengen ed Europol. Il 16 settem-
bre del 1999 è stato eletto Presidente della Commissione speciale per l’esame della relazione del Governo per il
programma di riordino delle norme legislative e regolamentari. Il 22 dicembre del 1999 è stato nominato
Sottosegretario di Stato alla Giustizia nel secondo governo D’Alema. Il 27 aprile del Duemila è stato confermato,
nel secondo Governo Amato, nella stessa carica di Sottosegretario di Stato alla Giustizia. L’attività legislativa lo
ha visto primo firmatario delle seguenti proposte di legge: “Modifica della Costituzione per la separazione delle
carriere fra Magistratura inquirente e giudicante”; “Abrogazione dell’abuso d’ufficio”; “Regolamentazione delle
discoteche e dei locali pubblici assimilati”, “Finanziamento del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca”.
Nel contempo è stato relatore della “Nuova disciplina e funzioni della polizia penitenziaria e finanziamento per le
carceri speciali e le aule bunker”, per la “Istituzione dell’amministrazione di sostegno per i minorati fisici e psi-
chici” e per “le nuove misure per la violenza nelle manifestazioni sportive”. Nella sua attività parlamentare sul
territorio ionico si è impegnato nel seguire la riorganizzazione del Tribunale di Taranto, attraverso il potenziamen-
to dell’organico e del parco macchine, l’istituzione di quattro nuove sedi di sezioni distaccate (Martina Franca,
Grottaglie, Ginosa, Manduria), la richiesta di apertura della procura distrettuale antimafia e quella relativa all’Uf-
ficio del registro presso il Tribunale. Inoltre si è impegnato per la riapertura dell’aeroporto civile, culminato nel
finanziamento del servizio antincendio e si è battuto per l’utilizzazione dello stabilimento Alenia di Grottaglie,
realizzatosi nell’intesa tra Alitalia e Atitech per l’attivazione di un centro di manutenzione dei Boeing 737.

Maggio Ciro
Nasce a Grottaglie nel 1940. Laureatosi in Economia e Commercio presso l'Università
degli studi di Roma nel 1968, esercita la professione di commercialista. Ha insegnato per
oltre 30 anni Materie tecniche commerciali negli istituti tecnici e professionali della
provincia. Iscritto alla Democrazia Cristiana è stato eletto consigliere comunale dal 1968
ininterrottamente fino al 1993. Ha ricoperto vari incarichi pubblici in qualità di assesso-
re. Nel 1968 viene nominato dal Prefetto di Taranto sub-commissario prefettizio dell'
Ospedale San Marco, collaborando con il Sen. Gaspare Pignatelli, commissario dello
stesso Ente. Dal 1984 fa parte del Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale San
Marco e successivamente assume la carica di Presidente. È sindaco dall'ottobre 1988
fino al 1990. Durante tale periodo vengono realizzate opere pubbliche tra le quali giova
ricordare la sistemazione fognaria in diverse zone di Grottaglie, la piantagione di numerosi alberi nelle principali
vie cittadine, soprattutto sulle strade d'accesso alla città. In quegli anni viene approvata dal Ministero degli Interni
la richiesta d'istituzione del Commissariato di P.S. a Grottaglie. Viene concluso l'accordo con don Pierino Gelmini
(il 4 novembre 1989) per l'istituzione in Grottaglie della Comunità "Incontro" per tossicodipendenti. Nello stesso
periodo vengono avviati i rapporti con la Società Alenia. Momento esaltante di tutta la gestione amministrativa fu
l'incontro con il Papa Giovanni Paolo II all'aeroporto "Marcello Arlotta" di Grottaglie il 28 ottobre 1989.
Nell’occasione sua santità è accompagnato da Mons. Salvatore De Giorgi, oggi cardinale. Nel 1989 Maggio ha
ricevuto presso il Santuario di San Francesco De Geronimo "il papa nero" Peter Hans Kolvenbach. In questa
occasione il primo cittadino rivolge a nome di tutta la cittadinanza un saluto al generale dei gesuiti: "È un avveni-
mento unico quanto eccezionale per Grottaglie che ci riempie di gioia e che certamente sarà ricordato per moltis-
simi anni da tutta la popolazione Grottaglie. La comunità dei gesuiti è per Grottaglie molto di più di una normale
comunità religiosa: essa rappresenta il fulcro intorno al quale si sono avvicendati e tuttora si avvicendano le
generazioni giovanili grottagliesi".
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Malvaso Cosimo
È nato a Grottaglie il 14 novembre del 1929. Fin da piccolo ha cominciato a lavorare
presso la sartoria del padre Carmelo. Nella nostra città ha portato l’Alta Moda, quando
ancora il paese pensava solo a riprendersi dalla miseria postbellica.. Quindi il suo fu un
atto di grande intuito imprenditoriale in un contesto territoriale caratterrizzato prevalen-
temente da una civiltà contadina e rurale. Nel 1962 nasce nella centrale via Armando
Diaz la “Windsor”, confezioni di abbigliamento (la famosa linea Genny). Nel 1976
cogliendo un’esigenza di mercato dà vita ad un secondo punto vendita a carattere
“casual” in via Parini.Ha dato lo sviluppo al paese, aprendo un varco nel mercato della moda e sprovincializzando
la città. Conosciuto a Milano, a Roma, a Firenze, gli è stata conferita una Onorificenza di “Maestro del commer-
cio” dalla Fenacom (Federazione nazionale commercianti) nel 1999 . Malvaso è stato sempre animato dalla volon-
tà di fare, dalla ricercatezza, dalla serietà e dalla qualità. Grande appassionato di tennis, sempre sulla breccia,
Malvaso attualmente è coadiuvato nella sua attività dai figli. Un profilo biografico di Malvaso è stato tracciato in
“Puglia 2000” (allegato al “Sole 24 Ore”-13 dicembre 1999).

Maranò Giuseppe
È nato a Grottaglie il 7 giugno del 1913 da una famiglia di possidenti agricoli. Peppino
fin da piccolo ama andare in bicicletta. Corre perché la scuola non gli piace poi tanto e
preferisce ai noiosi libri le sfrenate e vertiginose picchiate in discesa che gli danno un
"senso aggressivo e guerresco di ebbrezza”. Siamo in pieno clima futurista nel quale
primeggia il culto della "religione della velocità" che celebra la marinettiana "santità
della ruota" e depreca "la lentezza occhialuta e sporca". Nel 1928 si mette in luce nel
Campionato Regionale dell'Avanguardia che fu organizzato a Grottaglie. Il suo maestro fu Pasquale Antonazzo, un
vecchio corridore che aveva corso al Giro d'Italia e al Tour di France. Maranò vinse con una "Jenes" la sua prima
gara, battendo il campione Vezzosi. A quindici anni vive l'esaltante esperienza di Pistoia, dove è inserito nel viva-
io dei futuri ciclisti di professione dell'Unione velocipedistica italiana. Qui conosce Bartali. Segue l'ingaggio a
Sesto San Giovanni, nell'hinterland milanese dove, a partire dal 1931, con le Acciaierie e Ferrerie Lombarde Falch
inizia la sua meravigliosa avventura sulla moto. Conosce Monticelli, Pagani, Ascari, Aldigretti e Tazio Nuvolari,
il "Volante" per antonomasia. Maranò vanta un invidiabile palmares. Ha corso più volte con la Bianchi 500 la
"Rosa d'Inverno", una corsa organizzata dal Moto Club Milano e con il Conte Boselli, titolare della fabbrica
Motocarri e Motocicli Mondial è stato uno dei fautori dell'allungamento della storica Milano-Taranto. Nel 1937
prende parte alla prima edizione con una Maserati 350. Una delle sue più belle vittorie è quella nella "Coppa del
Duce", che si svolse in Emilia. Al Giro di Romagna del 2 maggio 1935 si arrampica con Boscarini sulle travol-
genti ed infernali "Scale del Ghisallo", nella mitica Corsa del Lario. Ha disputato gare in Olanda, ad Assen con
l'Ariel Inglese di Birmingham, con la Norton e la Rudge. Lo chiamavano Eolo, il dio dei venti. Oggi, alla sua
veneranda età, sfoggia una tempra davvero invidiabile e continua a dedicarsi anima e corpo alla propria azienda
agricola import-export di olio e vino e allo sport.

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Mariella Girolamo
"Quando venni alla luce, mi raccontò mia madre, ero affetto da incresciosa dermatite
orticariforme. Inoltre, durante la notte non riuscivo a dormire, neppure quando mi veni-
va somministrato abbondante sonnifero". Semplice, schietto, preciso e particolarmente
legato ai ricordi. Così è Girolamo Mariella che è nato a Grottaglie nel 1926. Ha operato
nella scuola dal 1945 al 1991 sia alle elementari che nelle medie. Laureato in Pedagogia
possiede due abilitazioni: quella in lingua e letteratura italiana, storia e geografia e quel-
la in scienze umane. Ha concluso la sua carriera scolastica nel ruolo di preside. Nel 1957
ha pronunciato un discorso per il proprio maestro Pompeo Carriere insignito dal Ministero della Pubblica Istruzione
con la Medaglia d’Oro. Ha pubblicato "L’anima poetica del grottagliese Giuseppe Battista" (1995) con la quale ha
vinto un premio della Regione Puglia e la prima edizione del "Premio Battista" (1996) organizzato dal dott. Ciro
Marseglia. È stato per alcuni anni collaboratore del "Tornate a Cristo". Queste le sue pubblicazioni: "Florilegio
poetico del grottagliese Michele Ignazio D’Amuri" (1996), "Bianca dolcezza di ricordi" (1997), "Vita di San
Francesco De Geronimo" e "Manzoni, maestro di vita" (2000). In "Bianca dolcezza di ricordi" scrive: "Cara
Grottaglie, nobile città mia, tutta religione, tutt’arte e poesia". In "Odore dell’infanzia" ripercorre con velata
nostalgia "le serate dell’infanzia", quando attorno al braciere ascoltava le "favole" della propria madre, coltivando
i sogni e mangiando "fichi secchi". Ed oggi il poeta sente ancora nell’aria il profumo della presenza della mamma.
Suo nonno materno, Giuseppe De Vincentis, (1873-1963) fu grande maestro torniante e nel 1925 fino al 1929
svolse la propria attività presso le ceramiche Cappelluti.Ha scritto “I cenni storici sul Santuario di Santa Maria di
Cotrino a Latiano”

Marinaro Giuseppe fu Pietro


Con una folla, a stento trattenuta, Giuseppe Marinaro porgeva il suo "compiacente
saluto agli eletti". È il 12 giugno del 1922 quando viene eletto nuovo Sindaco di
Grottaglie. Marinaro rimarrà in carica fino al 21 ottobre del 1926. Durante il suo
quadriennio promosse tutta una serie di provvedimenti tra i quali ricordiamo: l’as-
sestamento delle strade per la Mutata e per la Stazione Ferroviaria, il concorso per
la progettazione di un monumento ai caduti in guerra, l'approvazione del progetto
dei restauri alla Chiesa Madre. Il 27 febbraio del 1923 il Sindacò tributò omaggio,
ammirazione e riconoscenza al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sua Ecc.
Benito Mussolini, mentre il 28 giugno del 1924 fu proposto e realizzato un telegramma di condoglianze per
l'On.le Giacomo Matteotti. Con il Sindaco Marinaro venne approvata in data 23 gennaio 1927 la delibera
per la proroga al signor Vincenzo Fusco della consegna dell’immobile in via
Pignatelli, a pianterreno del Convento del Carmine, ad uso teatro, denominato
Giuseppe Battista.

Marinelli Francesco
È nato a Grottaglie il 1 gennaio 1945. Entra nell'Ordine dei Minimi come aspirante
nella Scuola Apostolica di Grottaglie nell'ottobre del 1957. Conclusi gli studi gin-
nasiali, al termine dell'anno di noviziato, emette la professioni dei voti religiosi.
Dal 1965 al 1971 compie gli studi teologici presso la Pontificia Università letera-
nense in Roma, conseguendo la licenza in Sacra Teologia. In seguito, approfondisce
gli studi in sociologia, presso l'Università La Sapienza di Roma. Diventa sacerdote
il 24 ottobre 1971 in Roma. Dopo i primi anni di ministero sacerdotale con i giovani della Parrocchia di San
Francesco di Paolo in Taranto, è nominato assistente provinciale a Paola, svolgendo compiti formativi con i
giovani aspiranti liceali. Nel 1983 è Superiore e Parroco della Comunità di Grottaglie, dove rimane fino al
1989. Dal 1992, per tre mandati consecutivi, Padre Francesco Marinelli, è eletto dai suoi confratelli
Provinciale della Provincia Monastica San Francesco di Paola dei Frati Minimi. Nel gennaio del 1998 la
Sacra Congregazione dei Religiosi lo nomina Delegato Pontificio presso la Congregazione delle Suore del
Volto Santo.

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Marseglia Martino
Nacque il 27 agosto 1885, da Ciro Raffaele e Dorotea Smaltino. Dopo gli anni dell'in-
fanzia a Napoli, dove venne educato nel convitto dei Padri Gesuiti "Pontano alla
Canocchia", si trasferì fino al conseguimento della maturità classica nel 1903 a Capua.
Rimase ad insegnare per dieci anni nello stesso istituto, nel 1913 decise di iscriversi alla
Facoltà di Lettere Classiche all'Università di Firenze. Non ha potuto terminare gli studi
per lo scoppio della guerra: nel 1915 fu nominato tenente di fanteria presso il 138° Rgt Fanteria , poi presso il 728°
e il 18° Comando mitraglieri ed infine presso il 108° Battaglione di Marcia. Sul campo di battaglia si meritò anche
la medaglia di bronzo al valor militare. Nel novembre del 1917 fu ferito in combattimento. Congedato il 22 mag-
gio 1919 riprese gli studi e si laureò il 18 luglio del 1922 discutendo la tesi su :"Le poesie latine di Pietro Bembo"
con il Prof. Rayna. Ottenne il massimo dei voti e la pubblicazione della tesi. Nel 1923 conseguì il diploma di
magistero per la sezione letteraria presso il Regio Istituto di studi superiori, pratici e di perfezionamento di Firenze
e successivamente la laurea in Lingua francese. Insegnò per un breve periodo a Prato. Nel 1924 vinse il concorso
per la cattedra al Regio Liceo Ginnasio Arnaldo Da Brescia in Brescia, dove si distinse come docente e come uomo
di cultura e conferenziere. Nel 1928 vinse il Concorso per il Regio Liceo ginnasio "Galileo Ferrarsi" di Torino
dove insegnò latino e greco fino al 1935. A soli 39 anni diventò Preside del Liceo Ginnasio di Treviso. Nel 1939
fu nominato ispettore centrale di ruolo tecnico del Ministero dell'Educazione nazionale e in seguito ispettore capo
dell'ispettorato per l'istruzione media non governativa. Insegnò nel Liceo "Torquato Tasso" di Roma. Vinse la
medaglia d’oro per i suoi "Studi danteschi". Nell'autunno del 1943 lavorò alla Radio di Firenze conducendo rubri-
che culturali. Ripreso il posto di lavoro fu nominato commissario per il riordino dell’Enims (Ente nazionale
istruzione Media Superiore) ammesso in servizio. Nell'anno della sua riabilitazione, il 1945 a Grottaglie prospettò
all'allora sindaco Salvatore Perduno, la necessità di una scuola agraria Martino Marseglia morì improvvisamente
a Roma, il 13 febbraio 1946, sul suo posto di lavoro. A Grottaglie venne proclamato una giornata di lutto cittadino.
Una via a suo nome fu intestata dieci anni dopo la sua morte. In una lettera pubblicata da "Sport e Città"(16 feb-
braio 1985) la lettrice Cira Petraroli offre un’interesante scheda biografica di Marseglia. Per Mariano Alinei, capo
di Divisione al Ministero delle Finanze Marseglia fu "apostolo dell’alta cultura".

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Mastropaolo Corrado
Nato a Grottaglie il 27 gennaio 1889 dall'avvocato Giovanni e da Maria Maddalena
Cantore. Nel 1907 interruppe gli studi per arruolarsi nell'Esercito. A Genova contrasse la
pleurite, dopo una gara di maratona e dovette tornare al paese per curarsi. Nel 1913,
quando fu bandito il concorso per la formazione di truppe coloniali si arruolò nelle trup-
pe libiche. Partì per Bengasi nel settembre 1913. Si distinse per il valore militare: "Fu
fatto segno a menzioni onorevoli -ricorda la sorella Lina in un volumetto dedicato al
fratello Corrado - ebbe promozioni per meriti di guerra, fu proposto per medaglia al
valore". Il 2 marzo scrisse l'ultima lettera al padre gravemente ammalato che non vedeva da due anni. Pochi gior-
ni dopo fu fatto prigioniero dagli arabi: l'11 marzo. E prigioniero restò fino al 1917 quando perse la vita in un'ope-
razione militare tentata dai soldati italiani per conquistare la fortezza beduina nella quale era tenuto prigioniero.
Un episodio quello della prigionia e della morte di Corrado Mastropaolo, avvenuta in Libia nel 1917, che attirò
l'attenzione di giornali come “La Domenica del Corriere”, “La Lettura”, “Il Mattino”. La lunga giornata di fuoco
si spegne nel freddo tepore lunare della notte. In lontananza una gonfia nuvola di polvere si alza e scompare
all’orizzonte, mentre un puntino nero avanza con una certa lentezza. È un cavallo che procede ora al trotto ed ora
al galoppo. È solo. Privo del suo cavaliere. Corrado Mastropaolo ha emesso il suo ultimo respiro a Giarabub. L’oasi
beduina della Libia consacra all’eroe grottagliese un monumento al suo coraggio e alla sua fulgida virtù. Di lui
resta l’immagine (tratta da "Un eroe d’Italia. Corrado Mastropaolo. Ricordi della signorina Lina Mastropaolo,
sorella dell’eroe". Grafica Cressati, Taranto, 1956) di un combattente impavido "ritto sul pronao di un povero
tempietto cattolico, guardare con una certa sfida ora una vicina pagoda ora le guglie di una lontana moschea; e
nella loro enfatica ammirazione lo dissero "figlio del sole". Il cavallo di Corrado è rimasto solo nella sperduta
radura, senza più frontale, con il pettorale divelto dalle fucilate, con la groppiera ridotta ad un ammasso informe.

Mastropaolo Raffaella
È nata il 20 dicembre del 1877. Zelantissima e ricca di valori spirituali, sorella dell’eroe,
è stata per 40 anni Presidente dell’Associazione Nazionale "Famiglie Caduti e Dispersi
in guerra" della sezione di Grottaglie. Ha fondato nel 1916 il Laboratorio Missionario e
l’Opera "Pia Carcerati". "A riconoscimento delle sue doti elettissime di mente e di
cuore", scrive il "Tornate a Cristo" (Anno XIII,n.4 del luglio-agosto 1958), "Papa Pio
XII si degnò di farle pervenire nel 1953, tramite il vescovo Mons. Motolese, una meda-
glia d’oro". Sempre in "Tornate a Cristo" (Anno VII, n.9-10, 1953) si dice:
"L’appartamento di via Di Palma 30 in Grottaglie, abitato dalla signorina Mastropaolo,
è più che la dimora di un’anima gentile, infiammata d’amore per Dio e per il prossimo: quell’appartamento è per
Grottaglie un complesso Ministero della Carità, gente che va, gente che viene…Alla buona donna Lina, nella sua
indefessa azione di bontà, non è dato un sol attimo di riposo. Pratiche d’ogni genere vengono sottoposte alla sua
intelligente opinione, vengono affidati alla sua efficace azione. Piccoli orfani continuamente la visitano, assistiti
dall’Associazione Internazionale del Foster Parents e con materna pazienza....Giovani vedove a lei si rivolgono
per un’assistenza morale e materiale…E a tutti fa del bene, sorridente, la signorina Mastropaolo, rimettendoci,
magari, e il più delle volte, del suo. Corrispondente di vari periodici di apostolato…Già avemmo il piacere di
pubblicare su questo bollettino alcuni suoi scritti. Ella scrive: "Nella vita non ho aspirato all’imponenza di una
cascata, ma essere per tutti una piccola fonte, senza nome, magari nascosta fra due pietre, ma nota agli uccellini
e ai viandanti che vi si dissetano e per essa lodano il buon Dio". In "Tornate a Cristo" ella scrive di suo pugno:
"Quando un dolore ci opprime, quando una gioia ci allieta, ricordiamoci dei poveri…Non aspettiamo date fisse,
ogni occasione è propizia per attuare la solidarietà umana. Questo giornalino modesto e discreto che entra spes-
so inosservato nelle famiglie sia questa volta come una diana che susciti vampe di carità". È morta a Taranto il 26
luglio 1963. È stata tumulata nella tomba di famiglia del cimitero di Grottaglie. "Dotata di un non ordinario equi-
librio di mente e di cuore", scrive Padre Campagna in "Tornate a Cristo" (Anno XVIII, n.5, settembre-ottobre
1963), "comprese fin da giovinetta la nobile vocazione all’apostolato laico…donna colta ma umile, ha svolto
un’efficace e molteplice attività apostolica nelle Associazioni femminili della nostra città…La sua parola elevata
e dolce penetrava soavemente nell’animo di chi l’ascoltava".

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Mastropaolo Domenico
Ubaldo
Nato a Grottaglie il 26 aprile 1891 dall'Avv. Giovanni e Maria Maddalena Cantore, fre-
quentò con ottimi risultati la Scuola d'Arte dove mostrò grandi doti soprattutto nel dise-
gno. Fu prima docente di disegno a Gallipoli, poi fu chiamato nelle Ferrovie dello Stato;
infine vinse una borsa di studio in Germania, della quale però non potè usufruire per lo
scoppio della prima guerra mondiale. Partì per il fronte nel 137^ Fanteria, 6° Compagnia, come aspirante ufficiale.
Morì valorosamente a Castrovizza il 26 marzo 1917 e fu decorato con medaglia d'argento.

Motolese Francesco
È nato a Grottaglie l’11 novembre del 1969 ed ha conseguito il diploma di licenza
media. Ha iniziato a lavorare a 15 anni presso le botteghe economiche del paese. Ha
partecipato a varie edizioni del “Mondial Tornianti” che si svolge a Faenza, vincen-
do nel 1993 sia il “Premio Principe esteta” sia il “Premio Principe tecnico”. Inoltre
ha vinto nelle edizioni 1995, 1996,1999,2000. Nel 1995 ha partecipato alla trasmis-
sione televisiva “Numero uno” (Rai 1) condotta da Pippo Baudo e a due puntate del programma “Uno mattina”
(Rai 1). Nel giugno del 1999 ha aperto un laboratorio personale dove realizza manufatti di vario genere, ma in
particolare è specializzato nel forgiare anfore e giare (capasoni) di grandi dimensioni. Nell’edizione del Duemila
ha forgiato in appena 20 minuti con 6 kg di argilla il cilindro più alto e con 8 kg di argilla la ciotola più larga,
ottenendo complessivamente 182 punti. Sono tante le componenti del perfetto torniante: innanzitutto l’abilità e la
destrezza manuale, lo stringersi delle dita, il ritmo sinuoso dei gomiti che si alzano e si abbassano, poi la preci-
sione e la saldezza di riflessi ed infine una lunga preparazione frutto del mestiere. Un rito, dunque, quello del
torniante, che con le sue mani bagnate accarezza dolcemente sulle pareti del vaso. Il piede del vasaio spinge il
volano e il tornio si mette in movimento di rotazione ad alta velocità che costituisce l’elemento essenziale per
realizzare manufatti molto grandi e il ceramista lascia sfogo alla fantasia, stringe il collo del vaso, piega l’orlo,
ottiene la forma voluta o immaginata.

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Motolese Telesio Nicola e
Bernardino
Nicola nacque il 18 giugno 1886, Bernardino il 5 settembre 1887. Si diplomarono in
agraria ed enologia. L'On. Nicola fu Presidente della Camera di Commercio di Taranto.
Grazie all'uso di moderne tecnologie produttive, l'azienda dei fratelli Motolese-Telesio,
con le tenute del Rosario, Angiulli e Carmine, si aggiudicò la medaglia d'oro e diploma
di benemerenza provinciale per la celebre Battaglia del grano il 17 giungo 1928 e la medaglia d'oro e il diploma
di benemerenza provinciale per la Mostra zootecnica vacche lattifere il 9 maggio 1932. I Fratelli Nicola e
Bernardino Motolese -Telesio possono considerarsi due antesignani della moderna imprenditorialità agricola,
distinguendosi durante il ventennio fascista per il forte impulso produttivo dato alle aziende ereditate dal padre Ciro
Pasquale, che meritò loro ambiti riconoscimenti a livello nazionale. Per i loro meriti Nicola e Bernardino Motolese
ricevettero rispettivamente l'onorificenza di Commendatore e Cavaliere. Nicola, tra l'altro, fu esponente di rilievo
del Fascismo, designato per tre consecutive legislature, Consigliere Nazionale. I fratelli Motolese Telesio si
aggiudicarono il Primo premio per le grandi aziende all'VIII Concorso Nazionale per la “Vittoria del grano”,
bandito da Mussolini, per la produzione granaria. Un’ onorificenza particolarmente ambita ed importante per il
regime fascista. L'azienda dei fratelli Motolese-Telesio divenne un esempio da imitare, costantemente oggetto di
visite e apprezzamenti a livello nazionale. Dotata di modernissime tecnologie, non solo in campo agricolo, ma
anche in quello zootecnico, l'azienda curò particolarmente il settore lattiero, dotandosi dei più moderni sistemi di
mungitura meccanica, di celle frigorifere e, primo nell'Italia Meridionale, di un grande stabilimento per la pasto-
rizzazione e per l'imbottigliamento di latte in vetro sterilizzato. Nicola si spense il 13 dicembre 1955, Bernardino
il 4 febbraio 1952.

Occhibianco Cosimo
È nato a Grottaglie il 29 ottobre 1927 da una famiglia di contadini Carmine Giocondo e
Maria Addolorata Blasi. Entrato in Seminario ha seguito il corso ginnasiale a Taranto, il
corso liceale a Molfetta e quello teologico presso la facoltà Teologica di Posillipo. Si è
laureato in Filosofia a Lecce, discutendo la tesi su "L'apporto di Teylard de Chardin alla
Paleontologia dei vertebrati all'uomo" conseguendo il massimo dei voti. Ordinato sacer-
dote ha sempre insegnato religione nelle scuole superiori della provincia e a Grottaglie
presso il Liceo Scientifico Statale "Giuseppe Moscati" fino al 1993. È stato vicario nelle parrocchie Madonna del
Carmine, Madonna delle Grazie, attualmente presso la Parrocchia Madonna del Rosario. Nel 1988 ha pubblicato
"Cussi ticevunu li nanni nuesci"; nel 1992 "Ccussi parlavunu li nanni nuesci" (Dizionario grottagliese in tre volu-
mi); nel 1994 "Ccussi ritevunu li nanni nuesci, cu nduvinieddi e cculacchji ti storii"; nel 1995 "Storia di Santu
Ggiru, mietucu, rimitu e mmartru"; "Grottaglie che ora è: vita illustrata di San Francesco de Geronimo". Ha
inoltre dato alle stampe "Lu calannariu vurtagghjesi" 1994-1995-1996-1997-1998-1999 e ha pubblicato "Cussi
priavunu li nanni nuesci", 1999. Infine, ha pubblicato cinque quaderni sugli antichi mestieri: "Tessitura e tessitri-
ci", "Li falegnami", "Li scarpari", “Li furnari”, “Li cusituri”. Riportiamo un brano tratto dall’introduzione al libro
“Ccussi ticevuni li nanni nuesci”: “A tutti i cittadini, scarpi cruessi e cirvieddu finu, e a tutti i grottagliesi aman-
ti delle cose di casa propria, affinché possano prendere più coscienza e scoprire nella propria lingua il grande
tesoro e patrimonio culturale, e scoprire ancora in essa l’ultimo cordone ombelicale, da non recidere mai, che li
lega al passato e alla propria storia...Il popolo grottagliese, ieri come oggi, coacervo di tanti immigrati di paesi
circonvicini, venuti con la speranza di cambiare fortuna, è costituito prevalentemente da contadini, laboriosi,
religiosi, buoni e per lo più analfabeti. Questi proverbi manifestano, sotto diverse angolazioni , la poliedricità di
questo popolo, religioso, satirico, sociale, triste, allegro, serio, spensierato, rassegnato, fiducioso. Essi ci traspor-
tano in quella civiltà contadina semplice, buona, schietta, immediata, ormai in via di estinzione, per una civiltà
industriale in cui l’uomo è ridotto, sotto la scusa del benessere, ad un vile bullone di un mastodontico ingranag-
gio”.

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Orlando Gaetano
Sindaco di Grottaglie dal 30 luglio 1914 al 28 febbraio 1920, Gaetano Orlando ricoprì
pure la carica podestarile dal 21 aprile 1927 all'8 novembre 1934. All'atto del suo inse-
diamento alla carica di Sindaco lesse un discorso in nome del Re e del Popolo, suscitan-
do viva approvazione da parte del numeroso pubblico presente: " Alla mia poca espe-
rienza, alla mia giovane età, supplirà la mia volonta e la cooperazione di voi tutti ... al
restauro economico e principalmente morale di Grottaglie". Il primo grave provvedi-
mento promosso dal Sindaco Orlando, per economizzare, riguardò la soppressione del
corpo delle guardie campestri.Tra i provvedimenti adottati ricordiamo la delibera n° 169 del 6 maggio 1915 con
la quale veniva chesto al Governo e alla Direzione Generale delle FF.SS. di "disporre con benevola sollecitudine"
una opportuna sovrastruttura che ovviasse al grave disagio sulla provinciale per San Giorgio, nei pressi del casello
n° 18, provocato dalla frequente chiusura del passaggio a livello, con conseguenti lunghe code di carri e carretti
trainati e tirati anche a mano. Questi erano gli anni in cui, inoltre, il Comune ottenne il servizio della fornitura al
pubblico dell'acqua del fiume Sele da parte dell'Acquedotto Pugliese. In particolare, furono installate nella città
dieci fontanine a getto continuo, capaci di erogare ciascuna 25 mc. di acqua potabile al giorno. Di tali fontanine fu
consentito l'uso soltanto per attingere l'acqua corrente e per riempire recipienti puliti, mentre fu proibito il lavaggio
dei panni ed altri oggetti, nonchè quello di frutta, ortaggi, verdure. Durante gli anni in cui fu podestà, infine, ebbe-
ro luogo a Grottaglie le Celebrazioni fasciste con la presenza alla locale stazione del Duce Benito Mussolini.

Peluso Angelo
Artista ed incisore di grande talento, Direttore dell'Istituto d'Arte e Sindaco di Grottaglie.
Nasce il 5 aprile 1917 da una notissima famiglia di ceramisti, che vanta una gloriosa
tradizione soprattutto nel settore dell'arte presepiaria. Nipote di Angelo, figlio di
Vitantonio, famosi presepiari che esportarono i loro prodotti in tutta l’Italia meridionale,
Angelo Peluso, vive, sin da bambino, il fascino della creazione artistico-artigianale,
mostrando ben presto di possedere egli stesso eccelse doti e singolare sensibilità. Dal
1929 al 1931 frequenta la Scuola d'Arte di Grottaglie, per trasferirsi, poi, all'Istituto
d'Arte di Urbino dove segue i nuovi corsi di grafica tenuti dal maestro Carnevali, così come il cugino Emanuele
De Giorgio. Già negli anni del corso dà dimostrazione di talentuose doti. Egli, però, come altri conterranei, decide
di tornare al suo paese. Qui diviene prima docente, poi direttore della Scuola, che si trasforma, poi, in Istituto
Statale d'Arte per la Ceramica. Angelo Peluso viene eletto per la prima volta consigliere comunale il 27 maggio
1956 nelle liste della Democrazia Cristiana e fu subito designato tra i componenti della giunta guidata da Gaspare
Pignatelli, in qualità di assessore ai Lavori Pubblici. Quando, nel 1958, Gaspare Pignatelli, eletto senatore, si
dimette da Sindaco,viene chiamato a succedergli proprio il non ancora quarantenne Angelo Peluso, che reggerà le
sorti dell'Amministrazione Comunale dal 4 giugno 1958 al 18 settembre 1960. Furono anni contrassegnati dalla
realizzazione e dalla programmazione (indotta, in gran parte proprio dal Sen. Pignatelli) di numerose opere pub-
bliche: scuola elementare S. Elia, Scuola media Pignatelli, Scuola media Don Sturzo, mattatoio comunale, ufficio
postale, monumento ai caduti, torre dell'orologio, campo sportivo. Si spegne, ancora giovane, nel 1975. Così Padre
Francesco Stea a Luigi Galletto in "Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi", "la mitezza e la
signorilità del tratto gli valsero l’amicizia e la simpatia di non pochi". Peluso ha realizzato la fontana monumen-
tale di pietra collocata in via Martiri d’Ungheria a pochi metri da Palazzo di città. Inoltre ha realizzato in maiolica
i pannelli posti sul cornicione della Piazza mercato di via "Delle Torri" e la Madonna dell’Orologio, che sottoposta
a restauro è stata sostituita da quella realizzata dal prof. Attilio Lenti. Nel 1986 il Comune ha organizzato in sua
memoria una Mostra documento dal titolo "Omaggio a Peluso".

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Peluso Ciro
Nipote del teologo Giuseppe Peluso, nacque a Grottaglie il 29 luglio 1851. Nel suo lunghissimo curriculum di
insegnante, ma anche di direttore della scuola di Grottaglie, ebbe, tra l'altro, il merito di far affermare l'educazione
fisica maschile e poi l'educazione manuale. A tale scopo realizzò, nel 1892, un istituto, che fu ospitato in alcuni
locali del Castello Episcopio, concessogli dal Consiglio Comunale. Si segnalò sempre come insegnante modello,
tanto che fu decorato dal Governo con medaglia d'oro e diploma di benemerenza di prima classe. Quando, nel 1922,
fu messo a riposo, dopo 45 anni di servizio, il Consiglio Comunale decise di esprimere un voto di plauso (che fu
deliberato il 6 agosto 1923). Ma egli fu anche animatore teatrale e organizzatore di feste civili. Gestì, per alcuni
decenni, il teatro "Battista", ospitato in un ampio locale ricavato nel complesso conventuale del Carmine, accanto
alla Scuola elementare d'allora. Si spense il 15 dicembre 1926. Così la stampa del tempo descrisse il personaggio:
" Con Lui scompare una delle più fulgide glorie cittadine, educatore geniale di tre generazioni, imparziale giudice
conciliatore, il patriota sincero, l'ideatore ed organizzatore di feste civili ". Così lo ricorda Don Cosimo De Siati
in “Grottaglie”, 1993: “ Fu un animatore originale, pieno d’inventiva, curò le attività teatrali e promosse quasi
un pioniere, i carri allegorici, in occasione del Carnevale, che avevano sempre come tema argomenti letterari o
episodi patriottici”.

Peluso Giuseppe
Nato il 14 marzo 1813 da Angelo e da Maria Teresa Motolese, fece parte del capitolo grottagliese nella dignità del
canonico Cantore. Fu amante della storia patria e raccolse le sue conoscenze in un volume rimasto manoscritto,
citato più volte dall'Arditi, e intitolato “Cenno Storico della Città di Grottaglie”. Si dilettava pure di letteratura
italiana e latina componendo in varie circostanze versi e iscrizioni di occasione. Morì alla veneranda età di 91 anni
nel 1904.

Peluso Giuseppe
Esimio pedagogo. Figlio del direttore didattico Ciro, nipote di Bartolo Longo, il fondatore
della Nuova Pompei, Giuseppe Peluso nasce a Grottaglie il 10 maggio 1890. Dopo la scuola
elementare e la formazione religiosa nel santuario di San Francesco De Geronimo, passò a
Lecce al Collegio Argento. Entrò in noviziato a Villa Melecrinis a Napoli il 6 novembre 1905.
A Firenze svolse il terzo anno di pronazione. Nel 1910 fu mandato a Jersey (Inghilterra) per
gli studi filosofici. Qui fu colto da un male ad una gamba che gli restò anchilosata per il resto
della vita. Nel 1918 iniziò gli studi di teologia a Villa S. Luigi a Posillipo. Venne ordinato
sacerdote il 7 marzo 1920. Nel 1923 cominciò a svolgere il suo apostolato presso l’Istituto Pontano di Napoli. Il 25 agosto
1929 venne nominato Maestro dei Novizi della Casa di Melecrinis. Singolare educatore, fu per anni maestro dei novizi,
professore di italiano, latino e greco. Nel 1944 fu nominato rettore della Pontificia facoltà teologica di Villa S. Luigi. Dal
1953 al 1958 fu a Reggio Calabria, poi a Vico Equense (Napoli). Morì a Napoli il 5 settembre 1974 in seguito ad un
attacco cardiaco. Fu sempre ammirato per la rettitudine, e per il suo intenso amore verso Gesù. Così scrive Padre Vincenzo
Campagna in "Tornate a Cristo" (Anno XXIX, N.3 luglio-ottobre 1974): "Anche noi di Grottaglie avremmo voluto essere
presenti nella chiesa del Gesù Nuovo per dare l’ultimo saluto al nostro illustre concittadino, il grande apostolo degli
Esercizi Spirituali…Egli ebbe una sicura guida nella persona del superiore Padre Felice Tanzarella, al quale rimase
sempre grato…La sorella Marianna per decenni ha suonato e ha diretto la "schola cantorum" del Santuario. Seguiva con
vivo interesse l’attività dei padri a Grottaglie, che certo non era la sua Grottaglie di una volta! Egli era convinto che ormai
l’attività dei padri si dovesse svolgere al Centro di San Francesco a Monticello. Anzi (cosa strana in un grottagliese)
diceva che anche il corpo del Santo si doveva trasferire a Monticello dove San Francesco sarebbe stato conosciuto e
onorato di più che nel Santuario".

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Perduno Salvatore
Nato a Grottaglie il 13 dicembre 1892 da Pasquale Vincenzo e Cira Francesca De Felice,
ha trascorso la giovinezza nei campi svolgendo il mestiere di contadino. È ancora giova-
ne allorchè, pur potendosi considerare culturalmente autodidatta, abbraccia le idee
socialiste. È l'unico ad astenersi, eletto a 30 anni consigliere comunale, quando il 12
giugno 1922 viene eletto sindaco Giuseppe Marinaro. È certo tra i più grintosi e combat-
tivi in seno all'opposizione. Dotato di grande fascino comunicativo Perduno diventa, ben
presto, un personaggio carismatico nella sinistra. Istituisce la Lega Rossa insieme a Ciro
Masella, Antonio Grottoli "Pappaculummi" del quale si racconta che nelle carceri di Trani raccogliesse i messaggi
inviati da Antonio Gramsci. È proprio nel periodo della Liberazione Perduno conosce l'oltraggio di un arresto
ingiustificato, in relazione al tumulto popolare scoppiato il 21 dicembre 1943. Salvatore Perduno fu nominato,
dopo il commissariato di Guido Tamburo iniziato il 23 febbraio del 1945, sindaco del CLN (Comitato di
Liberazione Nazionale) il 28 novembre 1945 e restò in carica fino al 27 settembre 1946. Nelle prime elezioni
comunali del 1946 egli fu il più suffragato nella lista del "Blocco popolare", che raccoglieva tutte le forze laiche e
di sinistra. Fu sempre presente e attivo nell'aula consiliare , finché la morte non lo colse il 15 febbraio 1964. Il prof.
Cosimo Fornaro, in "Sport e Città" dell’8 giugno 1985 lo ha definito il "Cincinnato grottagliese". In particolare
Fornaro scrive: "Salvatore Perduno fu una stupenda figura di uomo:serio, equilibrato, amico di tutti. Lo avresti
visto in chiesa tutte le mattine alla comunione. Fu spinto ad abbracciare l’ideologia comunista solo per amore alla
sua gente di campagna. Non conosceva affatto Marx e Lenin né la Rivoluzione Russa. Era analfabeta e ciò torna
a vanto di questo uomo stimato dal clero ed anche dagli avversari politici. Nel PCI di Grottaglie Perduno ha
creato il sindacato. Fu chiamato il pacificatore e credeva nella bontà della politica".

Petraroli Ciro Gerardo


È nato il 4 settembre del 1959. Musicista, compositore, direttore d’orchestra. Ha studia-
to in diversi conservatori internazionali. Ha composto sinfonie per orchestra, concerti
per pianoforte, musiche da camera, commenti musicali e la colonna sonora “Le boule-
vard de Saint Michel” del regista Anton Dumas e con l’attore protagonista Gérard
Depardieu. Si occupa anche di musiche per danza classica e musica sperimentale Afro-
rock Zulu, con interpretazioni musicali esoteriche. È amico dei grandi musicisti
Dumhisham Damlini e Msomi Welcome. Nel 1989 ha vinto il Primo Premio Internazionale a Metz (Francia) ed ha
diretto a Johannesburg con l’orchestra “The Civic Theatre” con Mister Tish Hughes. Inoltre ha diretto a Cape
Town, Sun City, Pretoria, Durban, Pechino, Los Angeles, Oslo, Dusseldorf. Si è esibito a Roma come organista nel
Messia di Haendel nella chiesa Regina Pacis dinanzi al papa Giovanni Paolo II. Tra le sue composizioni molto
suggestive e mistiche, ricordiamo “L’immenso è in noi” e “To mega therion”. Ha curato la parte musicale di varie
trasmissioni televisive Rai quali “L’estate è un’avventura” di Sandro Spina, “Tandem”, con Fabrizio Frizzi. Infine
ha accompagnato il baritono Avon Stuart di New York ed ha eseguito concerti con Dhimitri Elvin.

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Petraroli Giuseppe
Oratore brillante, studioso per eccellenza al quale hanno attinto e continuano ad attinge-
re scrittori e ricercatori come una fonte inesauribile di notizie storiche che riguardano la
città. È nato a Grottaglie il 27 agosto 1874 dal figulo Francesco e dalla filatrice Mutata
D'Abramo. Musicista e compositore, a soli 15 anni scrisse due opere teatrali: “Adala e
Renato” (“I Briganti di Puglia”) e “Assalone”. Compì gli studi ginnasiali e liceali nel
seminario diocesano. All'età di 23 anni si trasferì a Roma, per effettuare gli studi teolo-
gici. Il 13 marzo 1897, venne ordinato sacerdote, nella Basilica di San Giovanni in
Laterano, dal Cardinale Vicario Lucido Maria Parrochi. Proseguì gli studi all'Università Gregoriana e all'Univer-
sità di S. Apollinare. Durante i numerosi viaggi compiuti in quasi tutta Europa ebbe contatti con personaggi di
spicco nella cultura dell'epoca. Grazie alla sua enorme conoscenza geografica i grottagliesi lo chiameranno "l’uo-
mo che conosceva sette lingue". Tornato a Grottaglie Don Giuseppe Petraroli fu eletto consigliere comunale
nell'ottobre del 1902 e restò in carica fino al 1906. Nel dicembre del 1905 partecipò al concorso per la parrocchia
di Grottaglie e il 4 giugno del 1906, a soli 32 anni, fu nominato arciprete della Insigne Collegiata. Uomo di cultu-
ra enciclopedica è una delle figure più significative di questo secolo. Scrive il prof. Giuseppe Laino in "Sport e
Città" (9 febbraio 1985): "Su per la ripida scala di una scala ubicata nel tratto iniziale di via Umberto I guarda-
vo il corpo senza vita di un sacerdote tra le sue mani un calice. Successivamente ho saputo che quel prete era stato
per molti anni un protagonista della vita di Grottaglie…Don Giuseppe Petraroli è un grottagliese verace che giace
nell’oblio ansi si ha l’impressione che quasi una congiura del silenzio sia stata ordita attorno a questo grande .
Per farlo sprofondare nel dimenticatoio, come se la traccia che i grandi lasciano dietro di loro possa essere can-
cellata. Il Petraroli fu un uomo dell’ingegno acuto e versatile , poderoso e fecondo dalla parola calda, affascinan-
te, che trascinava, scuoteva e convertiva. Fu studioso profondo, assiduo, instancabile, un tenace lavoratore, uno
scrittore vigoroso, ma dal linguaggio semplice e chiaro." Sacerdote, predicatore e conferenziere, giornalista, stu-
dioso, saggista, rinunciò all'arcipretura il 29 novembre 1921 e in seguito a sommovimenti popolari fu arrestato
l'11 aprile 1924. Egli rimase un giorno in carcere per cedere poi alla sottomissione. Superata la crisi, grazie alla
collaborazione con padre Giovanni Semeria nell’ opera di carità rivolta soprattutto agli orfani, si traferì a
Monterosso a Mare, successivamente a La Spezia, dove fu insegnante di Religione all'istituto nautico. Durante la
seconda Guerra Mondiale fu cappellano all'Ospedale Militare di Taranto. Dal 1945 al 1950 è direttore spirituale
all'Ospedale sanatoriale di Taranto. Ha ricevuto una medaglia d'oro di benemerenza insieme con un busto, opera
dell’artista Ciro Rosati. Si spense il 25 gennaio 1953 in seguito a un attacco cardiaco. Vastissima la produzione
letteraria. Tra i volumi editi : “In memoria di don Pietro Spagnulo”, “Discorso per la presa di possesso della
Parrocchia di Grottaglie”, “Origine e vicende della cappella del Santissimo Sacramento in Grottaglie”, “Contro
una proposta di trasformazione delle confraternite di Grottaglie”, “In memoria di Carmelina Calò”, “In memoria
del dott. Ignazio Carrieri”, “Grottaglie e le sue ceramiche”, “In memoria del dott. Vincenzo Calò”, “Vita di san
Ciro”, “In morte di Francesco Di Palma”, “Scuola d’Arte statale Vincenzo D’Alò”. Tra gli inediti citiamo: “Cenere
e faville”, “Le mie memorie”,“Condizioni delle parrocchie di Grottaglie”, “Antonio Marinaro, discorsi pronun-
ciati al Concilio di Trento, tradotti e annotati”, “La Madonna della Mutata”, “San Francesco De Geronimo, San
Ciro, San Francesco Di Paola”, “La serva di Dio Rosanna Battista da Grottaglie”, “Vita ed opere degli illustri
scrittori grottagliesi”, “Biografie dei ceramisti grottagliesi”, “Della patria di Quinto Ennio poeta”, “Guida all’in-
signe Chiesa Collegiata di Grottaglie”, “Evoluzione storica di Grottaglie sotto l’impulso del pensiero religio-
so”. Per il prof. Laino: “Dimenticare Petraroli è una cosa assurda, incredibile, che può accadere solo a
Grottaglie. È strano che nesuno, in tanti anni abbia pensato alla pubblicazione delle opere del Petraroli che tanta
luce gettano su Grottaglie, sulla sua storia, sui suoi figli migliori”. Per il prof. Rosario Quaranta (“Sport e Città”,
23 febbraio 1985): “Una biografia del Petraroli, data la complessità della persona, degli interessi, delle vicende,
delle frizioni in seno al clero è impresa molto ardua e impegnativa al punto che, almeno per ora, non credo che
ci sia qualcuno che voglia metterci le mani”.

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Petraroli Leonardo
È nato a Grottaglie il 9 luglio 1938. Nell’anno 1956 ha conseguito il diploma di Maestro
D’Arte e nel 1958 quello di Magistero-Sezione Ceramica presso l’Istituto D’Arte di
Napoli. È stato titolare della cattedra di decorazione ceramica e progettazione presso
l’Istituto Statale d’Arte per la ceramica di Grottaglie. Ha vinto il primo Premio alla
Mostra d’Arte di Grottaglie nel 1961; è entrato in finale nel Concorso nazionale per "il
miglior figulino dell’anno" indetto dalla "Rosier" di Milano; ha vinto il primo premio
alla 25° Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte "Faenza 1967" e il primo
Premio per l’impiego della pietra ollare nell’arredamento della casa bandito dalla Camera di Commercio di Sondrio
nel 1967. Ha vinto la Mostra del Presepe di Grottaglie in tre edizioni: nel 1984, nel 1986 e nel 1989. Ha creato
per la “Dreher” di Massafra un pannello in acciaio porcellanato di 65 metri quadrati. Ha arredato la cappella del
S.Sacramento di Santa Maria del Galeso (Quartiere Paolo VI di Taranto) in acciaio e ceramica. Nel 1988 ha rea-
lizzato una "Via Crucis" alla parrocchia del Carmine su formelle di ceramica disegnate a color seppia. Ha realiz-
zato insieme al torniante Pasquale Aversa un monumentale presepe che si trova nel giardino del Castello episco-
pio. Un presepe che nel dicembre del 1998 è stato in Mostra al Palazzo Ducale di Martina Franca. Le varie fasi
della realizzazione sono state fotografate da Ciro Quaranta. Ha plasmato il busto di San Ciro a Piazza san Ciro e
la statua del santo eremita alessandrino in zona Capone.

Petrarulo Ciro
È il decano dei giornalisti di Grottaglie. Da oltre 23 anni sulla breccia, alle prese
con la cronaca cittadina, Petrarulo racconta per filo e per segno ai grottagliesi i fatti
e i misfatti della vita quodidiana della città della ceramica, le sue vicissitudini, le
sue vittorie e le sue sconfitte. Il leit motiv della sua ispirazione giornalistica è quel-
lo di denudare e fustigare i difetti della “grottagliesità”, ma anche di osannare i suoi
meriti. Con la sua straordinaria penna caustica e mordace, e con le mille frasi interrogative che costituiscono
la peculiarità del suo stile e della suo carattere, Petrarulo è alla ricerca costante del “perché” delle cose e dei
fatti. Così, da giornalista di razza, la sua “curiositas” opera costantemente un laborioso lavoro di scavo che
raschia il fondo del barile per scoprire la verità. È nato a Grottaglie il 26 agosto 1947. Nel 1975 conduce un
programma radiofonico a Radio Grottaglie International. Dal 1976 collabora per “Tribuna Sport”, una rivi-
sta diretta da Franco Lisi e diffusa su tutto il territorio regionale. Dal 1976 al 1978 collabora per il “Corriere
del Giorno”. Dal gennaio del 1978 è corrispondente de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. L’iscrizione all’al-
bo dei giornalisti pubblicisti è del 29 maggio del 1981.Dal 1984 al 1985 è stato direttore responsabile di
“Sport e Città” un settimanale di Grottaglie stampato a Mottola ed edito dal prof.. Oronzo D’Amuri, che è
stato assessore alla Cultura ed è stato uno dei promotori del “Marchio doc” per la ceramica artistica e tradi-
zionale di Grottaglie. Tra il 1984 e il 1988 Petrarulo collabora a “Espresso Sud”, mensile di Lecce diretto
da Nicola Apollonio. Dal 1990 al 1995 scrive per “Notizie Laminati Piani” poi “Ilp” e “Ore 14 notizie”,
nonché collabora a “R riservato ai capi”. Ogni giorno Ciro Petrarulo è in edicola nelle pagine de “La
Gazzetta del Mezzogiorno”. Decisamente agli antipodi del cosiddetto giornalismo da pennivendolo Petrarulo
è libero, non assoggettato a nessun potere politico. Il suo stile non agghindato e cesallato, ma efficace, senza
fronzoli, trae linfa spesso attraverso una pletora di interrogativi che se a volte sembrano stucchevoli sono
pure tremendamente pieni di trabocchetti.

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Piergianni Cosimo
“Non nni faci nienti/ca nni chiamunu terruni/ma sempre ti quabbasciu/sò ssuti li megghiu
capacchiuni”(da “Lu taccu d’Italia”, 1989). Poeta ed attore il prof. Piergianni è nato a Grottaglie
il 22 gennaio 1943 e per 35 anni ha insegnato alle scuole elementari. Suo maestro di liceo è stato
don Pietro D’Amicis. Alla fine degli anni Sessanta fonda la compagnia teatrale “I Simpatici”
che svolge la sua attività nell’ambito dell’Azione Cattolica. Poi fonda il “Piccolo Teatro
Grottagliese” . Si susseguono via via le diverse rappresentazioni teatrali: “Scinnu patrunu ca ma
fa li cunti”, “Retu la porta di zi Tunatu”, “Lu capelloni scucculatu”, “Mi rricordu nu giurnu
cantavi”, “La cundannata”, “La natività ti Porzia”, “Papa Giru. Storia di un brigante” e le pièces di Molière tradotte dal
prof. Piero Pierri come “Lu carucchjaru” e “Malatu a forza”. Quest’ultima commedia ha riscosso uno straordinario succes-
so di pubblico presso la “Masseria Monti del Duca” dei fratelli Cassese alla presenza delle autorità di Grottaglie e di
Crispiano. L’ultima fatica teatrale è la commedia Nel 1989 Piergianni ha raccolto in volume le sue poesie in vernacolo con
il titolo “Lu Paisu mia”. Con le sue poesie il poeta è presente nell’antologia italiana “Cento e passa poeti dialettali” ( a cura
di Teodoro Giuttari e Luigi Grande, Todariana editrice, Milano, 1973). “La sua ispirazione” si dice nel testo, “ruota attorno
al tocco descrittivo, all’elogio campanilistico, all’apologia delle terre meridionali”. In “Lu Fuddanese” Piergianni descrive
la nascita di Grottaglie “bbasciu alli Cunzaturi” e deplora lo stato di abbandono e di degrado della gravina (“Mo culla scusa
t’la civiltà/ e t’lu progressu/ si ston’a rruvinunu le antichità/ ca no sacciu po pi quale / processu/ no si ponu cchiù salvà”),
osservando che, in sostanza, “l’autorità si nni freca/ li proprietari sò incoscienti/ a ci mùcita e a ci spreca/ e nisciunu nni sapi
nienti”. Dunque per Piergianni “ è sparita quera pace/ no ste cchiù dolcezza/ la storia nòscia/ ste int’la munnezza”. Nel
Quartiere delle ceramiche “quanta minzani, quanta capasi ston’ assùcunu allu soli”(da“Basciu li camenniri”) mentre “nna
rozzla/ ti soli/ nfucatu” riempie il cuore di nostalgia in quanto “si ve corca/ dopu nna sciurnata/ ti fatia”(da “Tramontu
pugliese”) “Lu Paisu mia”, ha scritto Piero Mandrillo “costituisce un accettabile recupero della memoria storica, una revivi-
scenza delle radici antropologiche del microcosmo; ma soprattutto, in una stagione in cui il dialetto sembra diventato alibi
per coprire il vuoto spirituale ed il nullismo dei versi, Piergianni esprime efficacemente immagini e sentimenti che nascono
dalla sua terra e dalla sua gente, di cui egli si fa voce corale, pur restasndo poeta autenticamente personale ed originale”.

Pierri Michele
È nato a Grottaglie il 5 maggio 1951 ultimo di cinque figli. Dopo aver frequentato un
corso di chitarra presso la Chiesa Madre, attraverso varie esperienze fonda i gruppi
“Music show”, “Musica Italiana”, “New Beat” e “Poker 73”. Nel 1989 insieme con
Antonio Grippa, Ciro Stefani, Giuseppe Scialpi, Biagio Biscosi, Pasquale Angelini e le
coriste Belinda Stefanelli e Anna Abatemmattei fonda il gruppo “Revival Gruppo 2000”
con il quale, con uno spettacolo di musica leggera con repertorio che va dagli anni ‘60
agli anni ‘90 è presente in tutte le piazze del Mezzogiorno d’Italia, dalla Puglia alla Campania, dalla Basilicata,
alla Calabria. Michele, che indossa sul palco la mitica giacca rossa ha cantato insieme ad artisti di fama nazionale
tra i quali i Cugini di Campagna, Don Backi, Wess, Lighea, Fiordaliso, Edoardo Vianello, Dik Dik, Tiziana Rivale,
Lena Biolcati, Los Locos e Nilla Pizzi. Dopo tanti anni di attività nel 2000 Michele ha inciso un CD dal titolo
“Sarabanda Tour”, un cover di 65 minuti che ha raccolto un notevole successo di vendite.

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Pignatelli Gaspare
Parlamentare della Repubblica e sindaco di Grottaglie, amico personale ed uomo di
fiducia di Don Luigi Sturzo (che gli affiderà il suo archivio personale) sottosegretario di
Stato all'Industria e al Commercio, senatore. Nato a Grottaglie il 18 ottobre 1900 da
Giovanni, figulo, e da Maria Teresa Mastro, Gaspare Pignatelli, dopo gli studi, prese
parte alla Prima guerra mondiale. Nel 1919 è a Padova dove conosce Don Sturzo ed
aderì ad un ideale democratico. Si laurea nel 1924 in Scienze economiche e commercia-
li discutendo la tesi "L'industria ceramica nel Mezzogiorno d'Italia". Finita la guerra, riprese l'attività politica,
dando il suo contributo alla nascita della Democrazia Cristiana. Nel 1945 venne nominato commissario dell'Ente
nazionale Casse rurali e liquidatore della Federazione Nazionale Banche Popolari. L'anno successivo torna nella
sua terra d'origine, è commissario della Democrazia Cristiana, fonda La Banca Popolare di Grottaglie, della quale
rimarrà a lungo presidente onorario. Negli anni successivi ottiene numerosi incarichi; sarà Consigliere d'ammini-
strazione della Banca nazionale dell'Agricoltura, vice presidente del Consiglio d'Amministrazione de "Il Giornale
d'Italia", Consigliere nazionale della Democrazia Cristiana, Presidente dell'istituto autonomo case popolari di
Taranto, Presidente della Cantina Sociale cooperativa “Pruvas”. Fu amico di Mons. Montini, di Giorgio La Pira,
Scelba, Sturzo, Gonella, Frassati, Gronchi. Nel 1948 è eletto con 31.558 preferenze alla Camera dei deputati. Tra
l’altro pronuncia un discorso "Per un nuovo ponte sul canale navigabile di Taranto". Nel 1953 viene rieletto con
32.666 voti di preferenza. Nel 1955 viene chiamato da Scelba a far parte del suo governo con l'incarico di sottose-
gretario all'Industria. Nel 1956 viene eletto Sindaco di Grottaglie, carica che mantiene fino al marzo 1958 quando
decide di candidarsi al Senato. È eletto Senatore il 25 maggio nel Collegio di Martina Franca con 56.486 voti. Resta
tuttavia amministratore del suo paese in qualità di assessore ai Lavori Pubblici. Il Bollettino "Tornate a Cristo"
(Anno XIII n.2 marzo –aprile 1958) dedica la copertina all’illustre visita presso la scuola d’arte ceramica del
Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi accompagnato dall’onorevole Pignatelli. È la sera del 9 marzo 1958
"nonostante la forte pioggia la breve visita alla sala di esposizione di arte ceramica ha lasciato un gradito ed
indelebile ricordo, nell’animo dei grottagliesi". Così il "Tornate a Cristo" (Anno XIII n.3 del maggio-giugno 1958)
commenta la sua elezione a Senatore : "L’on.dott. Gaspare Pignatelli ha tutti i caratteri distintivi e sinceri del buon
cristiano. Fin da bambino visse all’ombra del nostro Santuario. Aspirante e poi congregato mariano ( ndr.
Pignatelli ha ricevuto la medaglia di congregato mariano dalle mani di Sua Eccellenza Monsignor Motolese il 12
maggio 1957) durante gli anni dell’università fu nella FUCI e più tardi con Igino Rigetti e Piergiorgio Trassati
fece parte dei "Gruppi laureati cattolici" e divenne terziario domenicano…Con instancabile attività si è prodigato
per il paese e per la sua città, distinguendosi sempre per la sua solita preparazione professionale, tecnica, cultu-
rale e per il suo schietto spirito di fervente cattolico". Il 20 maggio 1958 alla presenza del Prefetto, del sindaco di
Grottaglie Angelo Peluso e di diverse autorità militari e civile, viene posta la prima pietra dell’ospedale San Marco.
Sempre il "Tornate a Cristo” (Anno XIII n.3, maggio-giugno 1958) scrive "Dopo la benedizione impartita
dall’Amministratore Apostolico Monsignor Motolese l’on. Pignatelli al quale si deve l’iniziativa di quest’opera,
dopo aver accennato al lavoro da lui svolto, ha sottolineato gli sforzi compiuti dal governo per risolvere il proble-
ma ospedaliero nell’Italia meridionale. L’ospedale "San Marco" è il primo dei cento dello stesso tipo programma-
ti dal Governo ed avrà cento posti letto. L’opera progettata con i più moderni criteri dell’edilizia ospedaliera
dall’architetto prof. Pasquale Carbonara dell’Università di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità,
sorgerà nel rione Sant’Elia accanto al Poliambulatorio". Nel 1963, sarà rieletto al Senato con 42.600 voti di pre-
ferenza. "Pignatelli fu indubbiamente un politico pragmatico, dotato di una caparbia volontà, contribuì innegabil-
mente in modo sostanziale alla crescita della sua città che conobbe, sotto la sua guida, e sotto il suo impulso, uno
sviluppo sociale, economico, urbanistico". Così scrive Silvano Trevisani in "Uomini illustri", 1990. Il Sen. Gaspare
Pignatelli è morto il 3 novembre 1980. Le esequie si sono svolte nella Chiesa Madre. La sua tomba monumentale
campeggia all’ingresso del cimitero di Grottaglie.

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Pignatelli Alfonso
Il suo nome è scritto tra quello di quanti, nelle nostre terre, si batterono, nel corso del
secolo XIX secolo, per l'Unità d'Italia e per la lotta al brigantaggio. Nacque a Grottaglie
il 27 giugno 1825 da Giuseppe e Maria Michela Calò. Dopo gli studi nel Seminario di
Taranto, si trasferì a Napoli, dove si laureò in Medicina al Collegio medico-chirurgico,
e dove cominciò a maturare idee libertarie ed antiborboniche. Fu con i liberali a propu-
gnare l'intervento delle truppe delle Due Sicilie al fianco di quelle piemontesi nella
Prima Guerra d'Indipendenza; ma fu tra quelli che dovettero pagare la repressione instau-
rata da Ferdinando II, all'indomani del fallimento della guerra federalista. Per oltre un ventennio componente del
Consiglio Comunale (Decurionato), dal 1867 al 1897 fu consigliere provinciale, fu sindaco tra il 1860 e il 1861, fu
deputato dal 1887 per quattro legislature, fu presidente del Consiglio provinciale nel 1894. Processato e prosciolto
in Corte d'Appello nel 1864 per l'omicidio del reazionario Francesco Monaco, fautore di un’incursione banditesca
in paese capitanata dal brigante Pizzichicchio. Radicale e alquanto anticlericale, Alfonso Pignatelli nel 1868 fu
fautore dell'abbattimento dell'antica e monumentale Porta Sant'Angelo. Da deputato fu convinto assertore del pro-
tezionismo commerciale. Nel nome dello spirito patriottico si batteva contro le sovvenzioni alle scuole private
(cioè quelle cattoliche). Nel 1891 Umberto I lo insignì dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine della Corona
d'Italia. Alfonso Pignatelli si spense in Grottaglie il 21 aprile 1907.

Pignatelli Michele
Durante il suo mandato (18 novembre 1946-1950) "di passaggio da Grottaglie" scrive il
"Tornate a Cristo" (Anno 2,N.1-2, gennaio-febbraio 1947) riceve in visita il Ministro
della Pubblica Istruzione Sua Eccellenza Guido Gonella. Inoltre, sempre nel 1947 rice-
vette la visita di Mario Scelba, Ministro dell’Interno. Il 12 dicembre 1946 la Giunta
Municipale ratificò la delibera adottata d'urgenza concernente i lavori di sistemazione
delle strade interne della città e presso il rione S. Elia furono costruite le prime palazzine
popolari I.N.A. Due le sollecitazioni che in quegli anni sono sulla bocca dei grottagliesi:
la casa e il lavoro. Tra il 1948-1949 la crisi del cantiere navale di Taranto, per la man-
canza di piattaforme e di commesse nazionali ed estere ed anche per la conclusione delle operazioni belliche pro-
vocò un largo licenziamento del personale operaio. Per effetto del provvedimento ben 74 metalmeccanici grotta-
gliesi restarono senza lavoro. Si procedette, inoltre, al completamento di Via Crispi e di Via Leonardo da Vinci,
strada di accesso alla stazione ferroviaria. Questo è il contenuto della delibera n° 69 del 5 novembre 1949: "Tali
strade, nella zona industriale della cittadina, perchè ivi ubicate tutte le fabbriche di ceramica e stoviglie, arterie
di allacciamento allo scalo ferroviario, essendo in pessime condizioni, necessitano di rimedio ...".

Pinto Luigi
Nasce a Grottaglie il 7 settembre 1922. Laureato in Scienze economiche e commerciali nel 1946 presso l'Università degli
studi di Bari. Nel marzo 1951, vincitore di un concorso della carriera direttiva, fu assunto presso l'Istituto Centrale di Statistica
(ISTAT). Nel 1970 diventa Direttore Generale dei Servizi Tecnici. Come Direttore Generale è stato dal 1970 membro: della
Conferenza degli statistici europei (della quale è stato anche vice presidente), organo della commissione economica per
l'Europa delle nazioni unite, che riunisce ogni anno a Ginevra i Direttori Generali degli Istituti Nazionali di statistica di tutti i
paesi europei, nonchè degli Stati Uniti d'America e del Canada; della Conferenza dei direttori generali degli istituti nazionali
di statistica dei paesi CEE; del comitato direttivo dell'Istituto nazionale di economia agraria (INEA); del Consiglio Superiore
di Sanità; del Comitato Nazionale della popolazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Autore di numerosi
scritti; ha pubblicato con il prof. Franco Giusti, il libro di testo universitario "La statistica nella vita della nazione" ( Cacucci
Editore, Bari 1987). È insignito dal 1973 della onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine "al merito della Repubblica
Italiana". Dal 1993 è membro del Consiglio di Amministrazione della B.P.J. È stato discepolo del prof. Raffaele
D’Addario.

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Quaranta Teresa
Addolorata (questo il nome di battesimo) Quaranta nasce a Grottaglie il 10 marzo 1884
da Michele e Maddalena Carrieri. La sua casa natale è in via De Laurentis, nel centro
storico. Fin dalla fanciullezza, è presa da grande venerazione per il Santo Gesuita grot-
tagliese Francesco De Geronimo. Padre Gennaro Maria Bracale S.J. conosciuto nel
1902, e padre Alfonso Liguori la sostengono nella fede. Fondamentale fu l'incontro con
Don Eustachio Montemurro, futuro fondatore dell'Ordine delle Missionarie del Sacro
Costato. Il 25 agosto 1909 Maria Addolorata, assunse il nome di Teresa. È la prima ad
indossare l'abito nella prima cerimonia di vestizione delle Figlie del Sacro Costato, il 29 aprile 1910 a Minervino
Murge. Ella diviene la superiora della prima comunità. In "Tornate a Cristo" (Anno IX, N.3, marzo 1954) viene
data la notizia della costruzione della scuola materna in zona Campitelli. "Oggi col nome di suor Maria Teresa
Quaranta, è qui tra noi…È tornata nella sua città natale, trasformata tutta, abbellita, progredita. È tornata…e
vede il piccolo granello di senapa divenuto grande albero". Il foglio notiziario del Santuario di Grottaglie il
"Tornate a Cristo" (Anno XI, n.11, novembre 1956) dedica la copertina a Madre Teresa, ritratta con il papa Pio
XII. Il 9 giugno del 1956 viene dato alle stampe un opuscolo, scritto da Madre Teresa in occasione del "Decretum
Laudis" accordato dalla Santa Sede. Il suo titolo è "Un granello di senapa". Nel 1956 l’Istituto delle Suore del
Sacro Costato hanno sparse per l’Italia 64 Case. La sede generalizia è a Castel Gandolfo, quella provinciale è a
Gravina di Puglia. Madre Teresa è ritratta con sua Santità. Divenuta Superiora Generale, si spense il 7 gennaio
1968, alle ore 7,40. Si conservano suoi scritti, testimonianze di singolare spiritualità. Alla morte sul "Tornate a
Cristo" (Anno XXIII, n.1, gennaio-febbraio 1968) il padre Vincenzo Campagna scrive un articolo sulla figura della
"grande gloria di Grottaglie". "La triste notizia", scrive padre Campagna, "ha profondamente addolorato non solo
la sua città natale e quanti hanno conosciuto la nostra illustre concittadina, ma principalmente le suore del Sacro
Costato, le quali nelle ultime ore di agonia, le sono state spiritualmente tutte vicine e moltissime anche di persona.
Personalmente devo confessare di aver avuto sempre una grande venerazione per questa suora, appunto per la sua
fortezza d’animo e lo spirito soprannaturale, che traspirava dai suoi pensieri e dalle sue opere.". La sera del tri-
gesimo, il 7 febbraio 1968, fu celebrata una Santa messa di suffragio nel Santuario di San Francesco, da sua
Eccellenza Mons. Motolese, arcivescovo di Taranto e dal superiore dei gesuiti Padre Salvatore Manzo.

Quaranta Rosario
Nato a Grottaglie nel 1948 ha completato la sua formazione culturale a Roma dove si è
laureato in Lettere e in Filosofia, si è specializzato in Biblioteconomia ed Archivistica.
È preside della Scuola Media "Dante Alighieri" di Villa Castelli. Scrittore prolifico e
giornalista. È socio ordinario della Società di Storia Patria e si interessa di argomenti
storico-letterari. Ha dato alle stampe: "Grottaglie. Vicende- Arte - Attività della città
della ceramica", 1986; "Tolti dall'oblio”, 1986; "Grottaglie: Uomini illustri", 1989; "
San Ciro a Grottaglie. Storia-culto-tradizione popolare", 1988; "Un prete brigante. Don
Ciro Annicchiarico” (1775-1818), 1991; "Grottaglie nel tempo", 1995; "Il Tarantolismo pugliese di Ignazio
Carrieri", 1998; "Il Carmine a Grottaglie. Testimonianza storiche, religiose e artistiche", 1998; “La ceramica di
Grottaglie. Lineamenti storici” in “Appunti per un museo”, 1998; "Il viaggio di Minimo Chierico. Padre
Francesco Stea dei Minimi", 1999, “La Confraternita del Purgatorio”, 2000, “Tra giacobini e reamisti a Grottaglie
e nel tarantino occidentale” (1999). In “Tornate a Cristo” (Anno XLI, N.1, gennaio-aprile 1990) è definito “illu-
stre ante tempus” e sempre il “Tornate a Cristo” (Anno XLVI, N.3 settembre-dicembre 1995) lo definisce “studio-
so attento della sua terra”. Nel 1999 ha vinto il Premio nazionale alla Cultura “Giuseppe Battista”. In “Appunti
per un museo” scrive: “L’attività figulina grottagliese gode di larga e meritata fama. La spiegazione di tale suc-
cesso risiede nella suggestione che tradizionalmente questa nobilissima ed antichissima arte esprime, nella stra-
ordinaria bravura dei ceramisti ereditata per innumerevoli generazioni, nella varietà delle tipologie ceramiche e
nella particolarissima ubicazione delle numerose botteghe in un quartiere davvero unico”.

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Serio Ciro Francesco
Nasce a Grottaglie il 3 aprile 1910 da Domenico e Anna Rosa Adamo. Aderisce al Fascismo e realizza una serie
di drammi in tre atti, che nel suo paese vengono anche rappresentati, che risentono di un sapore propagandistico.
Scrive “Fuochi di bivacco”, rappresentato al Cineteatro Vittoria nel 1935, “Italia ed Etiopia”, messo in scena nel
1936, la satira “Secolo XX” rappresentato nel 1937. Collabora con “L'Ideale” e “L'Avvenire d'America”. Nel 1953
si trasferisce nel Venezuela, a Caracas, dove acquisisce la naturalizzazione. È stato amico del pittore Emanuele De
Giorgio che in “Domenica in Albis” ricorda che Serio “aveva già fatto rappresentare un suo lavoro teatrale
nell’unico teatro allora esistente in paese. Ammiratore ed entusiasta di Sem Benelli, era rimasto profondamente
commosso dall’abdicazione di Edoardo VIII per motivi sentimentali”. Muore il 19 giugno 1959.

Spagnulo Arcangelo
Nasce a Grottaglie il 20 agosto 1913 da Leonardo e Luisa Petrosino. Frequenta la Scuola
d'Arte dove si diploma sotto la guida di Gennaro Lupo. "Pittore istintivo, dotato di una
grande carica umana che lo rese molto popolare tra la gente, che gli affibbiò il nomi-
gnolo di "Milota", con il quale era universalmente conosciuto; pur penalizzato da una
forte miopia, che lo costringeva a inforcare lenti molto spesse, aveva un senso della
sontuosità e della solennità, che gli permetteva con certa facilità di stupire." Così
Silvano Trevisani in "Uomini illustri". Ad appena 20 anni ottiene l'incarico dal Generale
Gastaldi, di realizzare due immensi ritratti, rispettivamente di 6 e di 7 metri, di Re Vittorio Emanuele III e di Benito
Mussolini per la Scuola d'Aviazione inaugurata nel 1936. Silvano Trevisani in "Una bottega d’arte. La scuola di
Grottaglie" (Circolo Nuova Italsider, 1985) scrive che Spagnulo "Fu un ottimo artigiano che predilesse la celebra-
zione solenne, magniloquente, aulica e sontuosa". "Un giovane artista scapigliato e pensoso" lo descrive padre
Michele Ignazio D’Amuri in "Tornate a Cristo" (Anno II, n.1-2, gennaio.febbraio 1947). Nel 1939 realizzò i lavo-
ri di decorazione della Chiesa del Carmine di Grottaglie. Nel 1942, collaborò nel restauro della cripta basiliana di
"Santa Maria Mater Domini" di Laterza. Nel 1949 decorò la cappella degli studenti di teologia nel Pontificio
Seminario di Reggio Calabria ("L’Avvenire della Calabria", 24 maggio 1950). Sul "Giornale d’Italia" (12 novem-
bre 1942) l’arciprete don Giuseppe Petraroli così lo descrive: "Testa vigorosa e riccioluta, sopra saldo corpo di
piccola statura, occhi biricchini e lucenti che vibrano attraverso gli occhiali; per il suo carattere bonario egli può
dire tutto quello che vuole senza suscitare mai risentimenti e proteste". La sua apprezzata opera gli valse, nel 1953,
la croce dell'Ordine di San Silvestro da Papa Pio XII, per aver eseguito una serie di bellissimi lavori, proprio in
Calabria. Nel 1954 realizza per la chiesa Madre un artistico quadro per la cappella del Battistero. Perse la vita, dopo
aver dipinto numerosissime tele, in un tragico incidente stradale, mentre si recava a San Marzano di San Giuseppe
per terminare l’incarico di decorazione ed affresco nella chiesa parrocchiale, il 23 settembre 1968.

Spagnulo Giampaolo
È nato a Grottaglie il 26 settembre 1964. È cresciuto calcisticamente nel
Brindisi dove ha giocato quattro campionati (uno di C2 e tre di C1) collezio-
nando 55 presenze. Il numero uno ha vissuto con lusinghieri risultati, diversi
scenari professionistici debuttando nel 1987 nel Taranto, nel match contro il
Bologna terminato 1-1. Con la maglia rossoblu ha disputato tre tornei di serie
B ed uno di C1 (1989/90). Nell’estate del 1991 è stato ceduto al Pisa, in serie
B, e nel 1992 è passato al Genoa in serie A fino al 1993. Ha giocato anche con
Padova, Pescara, Perugia, Casarano. Dall’agosto del ‘98 è di nuovo al Taranto. Ha vinto il premio “La
Torretta” con Rud Gullit. L’estremo difensore grottagliese ha giocato, tra gli altri anche contro Diego
Armando Maradona.

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Spagnulo Giuseppe
Insieme a Arnaldo e Giò Pomodoro, Francesco Somaini, Giuseppe Uncini, Mauro
Staccioli, Eliseo Mattiacci, Giuseppe Maraniello, Paolo Icaro, Hidetoshi Nagasawa il
nostro Pino Spagnulo è uno dei più grandi interpreti della scultura mondiale. È nato a
Grottaglie nel 1936. Dal 1953 al 1958 ha frequentato l’istituto d’Arte di Faenza. Nel
1959 è a Milano dove si iscrive all’Accademia di Brera. Esegue le sue prime sculture in
pietra, in argilla e in gres. Adopera il legno qualche tempo dopo, verso il 1964. Quindi
passa a realizzare grandi sculture in acciaio, alluminio e ferro trasferendo il suo studio
in un ampio capannone ad Arcore, nella campagna a nord di Milano. Nel 1964 Spagnulo, come ha scritto Tommaso
Trini in una monografia dedicata allo scultore (Mazzotta, 1997) “ha ormai posto le basi concettuali, oltre che
formali, per competere con quella che proprio in quel torno di tempo viene definita la ‘tradizione del nuovo’. Nel
1965 espone nel “Salone Annunciata” di Milano. Nel catalogo “La forma non nella sua immobilità” (XV Premio
Lissone) a cura di Luciano Caramel Spagnulo egli sostiene che la sua fede “non è in una forma più perfetta di
un’altra, ma solo nella quantità di spazio che una forma riesce a mettere in movimento, quindi una forma vale
l’altra(...)Vorrei fare delle forme che servissero a un musicista per usarle come strumenti musicali, a un regista
per usarle come rottura di uno spazio teatrale”. Non si tratta di lacerazioni materiche, di ferite metaforiche di
stampo informale, ma di fratture nettamente incise, che disegnano geometricamente anche il volume cavo.
Spagnulo in tutte le sue opere ribadisce l’interesse per una monumentalità insieme minimalista e aggressiva. Ha
realizzato la scultura monumentale “Black Power” (1968) che si trova a Roma. Nel 1976 concettualizza i temi dei
Cartoni, dei Paesaggi, dell’Archeologia. Nel 1977 al Newport Harbor Art Museum, in California, esegue un gran-
de lavoro sui Paesaggi. Nel 1980 soggiornando a Berlino, invitato dal DAAD crea “Antigone”, “Morta natura”,
“Le armi di Achille”. Nel 1982 a Milano con un tornio di due metri di diametro realizza la grande Torre. Nel 1987
lavora nella Villa Celle di Giuliano Gori a Sontomato di Pistoia. Scrive sempre Trini: “In seguito Spagnulo realiz-
za i Ferri spezzati e le Grandi curve. Intaglia un piano di metallo lungo la diagonale e ottiene due piani sfalsati
diversi, poi ha preso dei cerchi ed ha spezzato anche loro. I ferri spezzati costituiscono la sigla più ferma e più
nota del suo lavoro; un gesto molto diverso dai tagli spaziali di Fontana, che non voleva spezzare alcunché. Da
dove parte lo spezzare di Spagnulo? Da peso della geometria. Lui ha cominciato a spezzare tutte le geometrie,
spostando i piani, portando il disordine. I Ferri spezzati hanno inaugurato l’estetica della catastrofe. Rompono
l’orizzonte costruttivo”. “Da tanto tempo lavoro sul concetto di archeologia della memoria”, ha scritto Spagnulo,
“perché la memoria e l’archeologia ti costringono a pensare a ciò che è stato, a ciò che l’uomo è in rapporto a
ciò che era. Così questo è il tema del mio conio. Questo secolo è stato magnifico, ma anche orribile, e accanto
alle innovazioni straordinarie non va dimenticato il lato oscuro, senza pessimismi, in maniera riflessiva”. Questa
la premessa alla medaglia di ferro (diametro mm.59,5 e peso 117 grammi) per “Il Secolo della Scultura Italiana”.
Nel “Periplo della scultura italiana” Spagnulo svolge un ruolo di primo piano e le sue opere sono presenti in tutta
Europa, da Milano a Dortumund da Monaco a New York. Ha tenuto personali oltre che a Milano nel celeberrimo
“Salone Annunciata” (1965,1968, 1971, 1975, 1977) a Verona (“Galleria Ferrari”, 1969), a Torino (Galleria
Martano Due, 1969), a Zurico, Bolzano, Bologna, Napoli, Firenze,Venezia, Colonia, Vienna, Perugia, Amsterdam.
Dal 1987 insegna scultura all’Accademia d’Arte di Stoccarda. Vive e lavora tra Milano e Stoccarda. Le costruzio-
ni metalliche di Spagnulo ripetono il processo dello “sculpere” modellare dello spazio e fondono natura e cultura,
memoria e storia, tecnologia e tradizione. Egli ha conquistato poteri soprannaturali, “La sua scultura”, ha scritto
Fabrizio D’Amico in “Periplo della scultura italiana”(Biennale Internazionale di Scultura Contemporanea,
Matera) “è data dalla mano che appoggia sulla materia, senza timidezza e senza cautele. Gigantesche quantità di
materia s’impennano nello spazio, squarciando il panorama quieto della città supina ai suoi mali, alzando alte
nell’aria le proprie geometrie negate, i cerchi spezzati, gli slanci interrotti, le dolci curve piegate; gesti candenti
carichi di una simbologia volutamente elementare, pietre pesanti lasciate cadere nella predominante nozione
scultorea”. Ricchissima la bibliografia, Spagnulo è presente in tutti i libri di storia dell’arte contemporanea e Carlo
Giulio Argan lo ha definito “il solo erede degno di Michelangelo”. Tra gli altri citiamo Aurelio Natali in “L’Unità”
(11 novembre 1965) Marco Valsecchi “Il Giorno” (25 aprile 1968), Oreste Del Buono, “Panorama” (n.106 del 25
aprile 1968), Giorgio Brizio, “La Gazzetta del Popolo”, (Torino, 17 maggio 1969); Dorfles Gillo, “Corriere della
sera”, (10 maggio 1970); Von Klaus Morgenstern (Westfalische Rundschau, Montag, 1 marzo 1971); F.Gualdoni
in “La scultura italiana”, (Flash Art, n.111, gennaio 1983); O.Calabrese, L.Corraini, “L’autoritratto non ritratto
nell’arte contemporanea italiana”, Ravenna, 1988; M.Bertoni, “Giuseppe Spagnulo”, catalogo mostra della
Galleria Martano, 1989. “A Grottaglie Spagnulo non ha mai esposto”, ha scritto Ubaldo Fraccalvieri in
“Partecipare” (n.194 giugno 1992) “ed è un’ulteriore conferma che nemo propheta in patria”.

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Spagnulo Luigi
È uno dei pionieri che ha fatto dell’ attività figulina, fino ad allora artigianale e gestita
con metodologia di tipo familiare, un’attività di tipo industriale. È nato il 6 dicembre
1886 da Pietro e Cosima De Lorenzo. Rimasto orfano di padre dovette ben presto darsi
da fare e nel 1901 a soli 15 anni, prese in fitto una bottega ancora oggi esisente di fron-
te all’attuale stazione Carabinieri. Successivamente si trasferì in via Santa Sofia dove il
giovane fortunato imprenditore incrementò la produzione dei capasoni, limmi, vasi,
vasetti e stoviglie. Nel periodo di massimo splendore la fabbrica di Luigi Spagnulo ebbe
oltre una sessantina di operai e i suoi manufatti vennero esposti e premiati in numerose
e qualificate mostre, da Udine a Tripoli. In occasione della visita a Grottaglie di alte autorità del governo fascista
a Luigi Spagnulo fu chiesto di allestire un’esposizione di prodotti figulini. Infatti il ceramista grottagliese arredò i
margini stradali dall’aeroporto fino all’inizio della città con capasoni di grossa capienza. E sembra che il duce
Benito Mussolini apprezzò la pregevolezza dei “pezzi” ceramici di Spagnulo tanto che volle portare con sé a Roma
molti oggetti firmati appunto da Spagnulo. Morto l’11 febbraio del 1956, la fabbrica passò nelle mani del figlio
Pietro che cessò l’attività nel 1975.

Spagnulo Osvaldo
È il pittore del fuoco. Nato a Grottaglie nel 1930 si è diplomato presso l’Istituto d’Arte
di Napoli. La sua notorietà si deve all’originale ed inconfondibile arte delle carte bru-
ciate. Per lui il fuoco è l’arché, il principio primo dell’universo, come andava filosofeg-
giando Eraclito. Ha scritto di lui Emanuele De Giorgio in “Il Corriere”(dicembre 1963)
: “Spagnulo è il pittore della materia rappressa come una colata lavica per creare imma-
gini drammatiche”. Luigi Pignatelli in “Il Tempo”(Taranto, 1963) sottolinea che
“Spagnulo adopera il fuoco in luogo del segno, e la violenza del fuoco crea il fascino imprevedibile che la materia
svela il proprio intimo”. Attualmente insegna a Milano presso la scuola media statale “G.Rinaldi”. Hanno scritto
di lui Mario Monteverdi, Michele Perfetti, Franco Solmi. Per Monteverdi “Il bisogno di cauterizzare una così
profonda ferita di compiere, cioè un atto di dolorosa purificazione non come esorcismo ma nella concretezza di un
preciso gesto espressivo viene a costituire il dato d’avvio della sua pittura. Come una fenice che risorge dalle sue
ceneri, così la pittura di Spagnulo rinasce dal fuoco: ritrova tutto il calore dell’immaginazione, l’estro della fan-
tasia, lo splendore dell’iride”. Per Ubaldo Pizzolla (“Presenza educativa”, Milano, agosto, 1975): “La speranza
viene dal fuoco. L’opera di Osvaldo Spagnulo oltre a costruire un validissimo e originale apporto nell’arco delle
ricerche artistiche contemporanee va anche considerato un documento di primo piano per gli storici di domani”.
Ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali. Ha esposto in Argentina, in Australia, in Austria,
in Belgio, in Brasile, in Canada, in Francia, in Germania, in Giappone, in Inghilterra, in U.S.A. e in Spagna. Nel
catalogo dal titolo “Procedimento”, Alberto Veca scrive che Spagnulo “realizza le proprie opere agendo con un
materiale comune, la carta, di diversa consistenza e cromia, utilizzata come figura di base...Il fuoco che brucia in
parte, in parte trasforma non tende all’effetto distruttivo, di accelerato deterioramento della materia, quanto a
quello della sua trasformazione e metamorfosi”.

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Spagnulo Vincenzo
Diplomatosi alla Scuola d’Arte ceramica di Faenza Spagnulo è stato direttore presso l’Istituto
di Corato (Bari), lasciando sparse per l’Italia tante opere. Alcune sue ceramiche si trovano
addirittura ad Israele ed ha avuto committenza anche da parte del re di Persia. Grande maestro
del tornio, Spagnulo soprannominato "lu iadduzzo" per via della sua predilezione nei confron-
ti del tipico galletto ruspante, ha contribuito, per usare le parole del prof. Elio Francescone in
"Tornate a Cristo" (Anno, XLIII, N.2, maggio-agosto 1992) "a stendere sull’artigianato grot-
tagliese delle ceramiche un velo di virtuosismo legato alla concezione greca del bello ideale
e della classicità a cui si mantenne fondamentalmente fedele, nonostante qualche tentativo futuristico e naturalistico".
Spagnulo è l’autore della lampada che pende dall’arcata della cappella di San Francesco De Geronimo. Così la descrisse
padre Michele Ignazio D’Amuri: "Lampada originale, un globo, un anello specie di fascia zodiacale, recante la scritta
dedicatoria, la recinge in senso orizzontale, ripartendolo in due calotte; sul margine dell’armilla, a precisi intervalli,
risiedono quattro catenelle che convergono verso l’alto…il globo, laccato in delicato verde pisello, non è né opaco né
cieco, ché la verde convessità della calotta superiore è trapunta di margherite d’oro…alla sommità arde perenne una
fiaccola di cristallo vermiglio: il cuore di Grottaglie…Al visitatore che la guarda, quando il globo s’illumina all’interno
che è tutta luccicante patina d’oro, la vaga e varia opera di traforo si evviva e si staglia, per biondissime e brillanti
incandescenze, onde l’occhio è piacevolmente attratto ed incantato". Nel 1939 Spagnulo fu nominato maestro della
Scuola d’Arte. Scrive il prof. Cosimo Fornaro in "Tre maestri dell’Istituto d’Arte di Grottaglie", (1 agosto- 6 settembre
1998): "Uomo curioso, estroso, caparbio e pieno di sé ma ricco di tanta umanità…bizzarro e meticoloso…fu anche
costruttore di forni a fiamma diretta, a fiamma rovesciata e a muffola".

Stea Francesco
Con delibera N° 4955 del 26 febbraio 1998 del Consiglio Comunale, viene dichiarato
"Cittadino Onorario di Grottaglie". Così il “Tornate a Cristo” (Anno XXVII, N.2-3, aprile-
giugno 1972): “Solo uno che vive da lustri nel remoto ed appartato Chiostro di San Francesco
di Paola della nostra ridente cittadina poteva illustrare in maniera così viva e palpitante un
monumento che se non era del tutto sconosciuto, per molti, dobbiamo confessarlo, resta anco-
ra nell’oblio. Grazie a questo studio Grottaglie viene ad inserirsi non solo tra le città più
interessanti della nostra regione sotto l’aspetto caratteristico ed artigianale, ma anche nel
mondo culturale ed artistico”. Nel 1972 padre Francesco Stea pubblica “Il chiostro di San
Francesco di Paola” ed entra nella storia di Grottaglie. Nato a Sannicandro di Bari il 1 aprile 1915 da una modesta fami-
glia operaia entrò giovanissimo nel Collegio dell'Ordine dei Minimi a Paola, dove emise la prima professione di totale
dedizione alla vita religiosa il 26 luglio 1931. A Palermo terminò gli studi liceali, filosofici e teologici e venne ordinato
sacerdote il 24 luglio 1938. Dopo una breve permanenza a Bari fece parte, tra il 1941 e il 1944, della Comunità dei Minimi
di Taranto. In quegli anni, insieme ad altri religiosi, riaprì il Convento dei Paolotti di Grottaglie. Dal 1944 al 1945 risiede
a Grottaglie per circa un anno. Dal 1945 al 1951 è a Milazzo, in qualità di rettore del Santuario di San Francesco di Paola.
Dal 1951 al 1952 è a Bari, dal 1952 al 1958 risiede a Taranto. Dopo un altro breve soggiorno a Bari dal 1959 al 1961,
viene assegnato definitivamente ai Paolotti di Grottaglie. Il 17 marzo 1963, a quarantotto anni, si laurea a Bari discutendo
col prof. Giovanni Masi una tesi sulle soppressioni religiose e l'evoluzione agraria del secolo XIX in Puglia. A Grottaglie
Padrea Stea ha educato intere generazioni, sia come docente nel Collegio dei Minimi, sia nella Scuola Media "Pignatelli".
In questa scuola egli insegna fino al 10 settembre 1983, quando viene collocato in quiescienza per raggiunti limiti di età.
Il 1 dicembre 1974 viene nominato parroco del Convento (fino al 1986). Fu superiore del Paolotti dal 1961 al 1964 Tra
le sue opere più significative ricordiamo: "Un monumento barocco a Grottaglie", 1979; "Amministrazioni e Amministratori
postunitari grottagliesi” (3 volumi realizzati tra il 1980 e il 1985 in collaborazione con il prof. Luigi Galletto); "Tolti
dall'oblio, letterati del Seicento italiano", 1986; "Alla scuola di G.B. Vico, Gherardo degli Angioli poeta ed oratore", 1988;
"Il quadrante nel chiostro" (autobiografia con lo pseudonimo di Minimo Chierico) 1989. Nel 1992 scrive un contributo
riguardante la storia ecclesiastica di Grottaglie "La primogenita dell'Arcidiocesi tarantina" apparsa nell'opera "La chiesa,
le chiese" a cura di Cosimo Damiano Fonseca. Sempre nel 1992 pubblica "Orazio. Odi ed epodi, Le satire, le epistole"
(con traduzione e commento). Nel 1995, nonostante le precarie condizioni di salute accentuate da una progressiva artrosi
deformante, scrive "Francesco da Paola. Prospettive letterarie". Sempre nel 1995 scrive “Il solco sotto traccia”.
Nell'estate del 1997 riceve il "Premio Battista" per la ricerca storica. Muore il 9 dicembre del 1997.

56
Trani Michele
Nasce a Grottaglie, da una famiglia di contadini, il 22 aprile 1930. Consegue la licenza
elementare e giovanissimo si iscrive al Partito Comunista Italiano. Diviene ben presto
dirigente sindacale della Camera del lavoro di Grottaglie e animatore, insieme ad altri
suoi compagni del sindacato, delle lotte contadine sviluppatesi a Grottaglie negli anni
‘50, ‘60, ‘70. È consigliere comunale per diverse legislature ed assume la carica di
Segretario della Federbraccianti fino al 1975. Candidato nelle elezioni politiche del 1977
per la Camera dei Deputati, ma non è eletto. Diventa Sindaco di Grottaglie il 26 genna-
io del 1981, in sostituzione del dimissionario Avv. Angelo Fago, per rimanere in carica fino al settembre del 1982.
Nel corso di questa breve esperienza da Sindaco egli prosegue e porta a compimento il lavoro avviato dalle prece-
denti amministrazioni di sinistra, in particolare, attua l'accordo con la Camuzzi-Gazometri per la realizzazione della
rete di distribuzione del gas cittadino. È stato anche Consigliere Provinciale e Presidente del Comitato di Gestione
della USL TA6. Muore il 26 giugno 1994.

Trani Mario Salvatore


Primo di otto figli il poeta e narratore gesuita Salvatore Mario Trani è nato nell’isola
d’Ischia (Napoli), "l’isola verde" il 31 luglio del 1918 da Aniello e Lucia. Ha trascorso
i suoi primi sedici anni nella sua isola dove nel 1932 entrò in seminario per essere sacer-
dote. Dopo i due anni del ginnasio chiese e fu accolto nel noviziato della Compagnia di
Gesù , passando al triennio filosofico dello studentato di Gallarate (Varese), conseguen-
do la licenza in filosofia scolastica e teologica. Si è laureato in Filosofia con una tesi su
"Il problema dell’analogia dell’ente nella metafisica di Francesco Suarez", discussa con
il relatore prof. Ludovico De Simone. Ha vissuto tre anni nel convitto Pontano di Napoli (1942/1945) la prepara-
zione al sacerdozio nella facoltà teologica di Villa San Luigi di Posillipo. Ha trascorso un anno a Firenze, dal 1950
al 1951 per completare la formazione dei Gesuiti. Negli anni successivi ha svolto diverse mansioni come educato-
re dei giovani, tra cui sei anni come vicerettore al Seminario Pontificio di Reggio Calabria e tre anni nell’Istituto
Argento di Lecce, finché non è stato assegnato all’insegnamento di Lettere presso la Scuola media dell’Aquila, nel
Collegio d’Abruzzo. Dopo sei anni è passato all’Istituto Di Cagno Abbrescia di Bari con l’incarico di preside della
Scuola Media, rimanendovi per 16 anni. Dal 1983 è a Grottaglie presso la "Comunità di San Francesco De
Geronimo" dove ha ripreso la pubblicazione del Bollettino del "Tornate a Cristo", dirigendolo dal 1984 fino al
1996. Nei 45 numeri della rivista sono apparsi 75 suoi componimenti poetici, la silloge "Sorella Luna", il
"Poemetto Leopardesco" e "Messaggi azzurri". Il poeta è presente in circa una settantina di antologie e dizionari
nazionali e tra i riconoscimenti più importanti ha avuto quello della "Conca d’Oro", "Grand Prix mediterranée
étoiles d’Europe", il "Pantheon d’oro", "Europa Cultura", "Villa Alessandra", "Trofeo Parnaso", "Premio Pagina".
Nel 1988 l’Europa University gli conferisce il titolo di Consigliere permanente e Docente del libero Ateneo
Internazionale di Bologna. È accademico dei Micenei. Ha pubblicato dieci volumi di poesie ("Ciottoli", 1976;
"Pulviscolo", 1976; "Sottovoce", 1977; "Ultrasuoni", 1978; "Ali tese", 1979; "Dimensione- U(omo)", 1979;
"Racimoli", 1980; "Vento folle", 1982; "Riflessioni", 1984; "Tra le pieghe del tempo", 1992.), sette raccolte anto-
logiche ("Preghiera- Voce della Poesia", 1988; "Accordi in versi", 1989; "Verso la Luce", 1989; "Sorella Luna",
1989; "Cielo", 1990; "È verde il prato", 1991; "Il peso della parola", 1991.) ed infine quattro romanzi per ragazzi
("I randagi", 1979; "Lo studente", 1980; "Coi ragazzi non si scherza", 1980; "Eroi senza medaglia", 1987). Nel
1994 ha pubblicato "L’Agenda". Ha scritto il prof. Vincenzo Romano in "dal Di Cagno" (Anno XXVIII, N.1,
gennaio-marzo 1996): "Il Trani non si affida a novità esteriori né tenta di far colpo con chiassosi e scandalistici
neosperimentalismi di vari generi …La novità e la forza del Trani sono tutte in quel suo inconfondibile piglio con
cui si volge dagli affetti alle cose, dalla realtà dei sensi alla realtà dello spirito, in un tono schietto e mordente teso
a fissare nella parola un moto profondo dell’essere".

57
Trevisani Silvano
Nato a Grottaglie il 15 luglio del 1955. Nel 1979 si è laureato in filosofia con il massimo dei voti
all'Università di Lecce con una tesi su " Niccolò Copernico tra pitagorismo e crisi della scolasti-
ca", pubblicata poi sul "Bollettino di Storia della filosofia" dell'Università di Lecce. Dopo una
breve esperienza di insegnamento ha intrapreso la carriera di giornalista collaborando con il setti-
manale “Nuovo Dialogo” e divenendo professionista nel 1985. Al quotidiano locale “Corriere del
Giorno” ha rivestito gli incarichi di capocronista e responsabile dei servizi culturali e caporedat-
tore. Ha curato il volume “La Cultura a Taranto” (1992) e la “Guida di Taranto” (1995) . Inoltre
ha collaborato al volume “La Provincia di Taranto” a cura di Cosimo Damiano Fonseca. Ha scritto su riviste nazionali sui
problemi delle comunicazioni sociali, ma cnhe sulla storia economica del territorio. tra l'altro: "Una bottega d'arte: la scuola
grottagliese", nel 1985; "Grottaglie: vicende, arte, attualità della città della ceramica", 1986; “Michele Ignazio D’Amuri,
Grottagliese, poeta”, 1988; "Storie di terre di sole" (racconti), 1987; "Grottaglie: uomini illustri", 1989; “Grottaglie &
Ceramica” 1994;“I sogni muoiono a Roma”, 1995 (con il quale ha ottenuto il “Premio Troccoli”); “Oltre il margine:con
Emanuele De Giorgio, pittore e grafico, nelle esperienze figurative del Novecento”, 1996 (con cofanetto contenente 30 carto-
line che ritraggono le opere di De Giorgio). Con la silloge “Poesie” con prefazione di Giacinto Spagnoletti (edizione Amadeus)
ha ottenuto il Premio Vanvitelli nel 1995 e nello stesso anno il “Saturo d’argento”, mentre il romanzo satirico “Lo onorevole”
con prefazione di Vincenzo Mollica (edizione Manni) è stato finalista al “Premio Orient Express” nel 1998. “Alla promozione
dello sviluppo economico e culturale del territorio” sostiene Trevisani, “ho dedicato anni di lavoro e vere e proprie battaglie
giornalistiche, promuovendo, tra l’altro, la realizzazione del parco di via Marche a Taranto e l’istituzione della Pinacoteca
provinciale, della quale ho realizzato il piano di fattibilità”. Trevisani è un autentico protagonista della cultura ionica. Critico
d’arte ha promosso e curato tra l’altro mostre di interesse nazionale. Collabora con varie riviste d’arte, tra le quali “Risk” e
“Juliet”. Nel 1983 ha collaborato alla Mostra omaggio itinerante a Virgilio Guidi realizzata dal settimanale “Nuovo Dialogo”e
nel 1993 alla mostra “Carlo Belli e il Mediterraneo” al Castello aragonese, rassegna curata da Giuseppe Appella. Nel 1996-
1997 ha curato la Mostra “Omaggio alla Magna Grecia”, promossa dai Comuni di Carosino, Crispiano e dalla provincia di
Taranto. Nel 1997 su incarico della famiglia e licenza del Museo di Trento ha curato la pubblicazione dei “Diari” di Carlo Belli
(edizione Altamarea). È stato il coordinatore organizzativo delle celebrazioni ufficiali del ventennale della morte di Giorgio de
Chirico sul quale ha curato un saggio per il catalogo Rizzoli. Scrive anche per “Repubblica” di Bari. Ha tenuto corsi di aggior-
namento per i docenti sui problemi delle comunicazioni sociali.

Traversa Alfredo
È nato a Grottaglie il 30 ottobre del 1962. Ha frequentato l’Accademia nazionale d’Arte dram-
matica “Silvio D’Amico”. Nel 1987 ha fondato la Coop. “Quarta Espressione” con Arfini,
Guzzanti e Buy con l’obiettivo di “portare il Teatro in luoghi altri”. Da qui l’uso di un ex
Ospizio di Genova in “Sala Teatro”, di un’ala dell’ospedale “Santo Spirito” di Roma. A
Grottaglie, come assessore alla Cultura nella Giunta Vinci, ha portato alla luce “L’Acchiatura”,
“Il passo della memoria”, “La Fabbrica della Fantasia”, “La Bottega Dormiente”. L’attività
di Traversa si alterna alla routine professionale con le scritture delle sedi Rai (Gastone Moschin,
Arnoldo Foà, Leopoldo Mastelloni, Giustino Durano). Ha scritto con Tito Schipa junior un
“originale” in 10 puntate ed acquistato dalla Rai. L’attività teatrale di “giro” si concretizza con
esperienze particolari in Italia (Raf Vallone, Fiorenza Marchegiani, Edoardo Siravo, Elena
Croce) e all’estero con spettacoli per le Comunità Italiane. Con “Tarantola” partecipa al Festival Internazionale di
Salonicco. “L’incontro con Raffaele Nigro”, dice Traversa “è un punto di non ritorno”, un’esperienza che segna la sua
attività professionale. Di particolare rilievo l’assistenza al regista polacco Kristof Zanussi. A Siena sperimenta il “Teatro
Multietnico”. Oggi Traversa ha fondato il “Teatro della fede”, recuperando lo spazio di una cava abbandonata. Dopo i
successi de “Il cavallo di Troia ” e “Giovanni”, di rilievo l’opera “Giovanna D’Arco”, un lavoro condotto sul testo della
poetessa Maria Luisa Spaziani, musa di Eugenio Montale. Grande successo ha ottenuto con “Il Millennio. A riveder le
stelle”, nell’hangar della base elicotteristica “Maristaer” . Un teatro di anime e corpi, secondo l’insegnamento di Jean
Barrault. Fondamentale l’amicizia con Egidio Pani: “Traversa è l’esempio di un teatro non politicizzato per convenienza,
non sociale per interesse, non culturale per etichetta. È di un teatro simile c’è veramente bisogno per dare un senso al
forsennato rincorrersi di teatralità inutili”. In “Grottaglie Città Sociale” (Atti del Convegno, 29,30,31 ottobre 1999,
Castello episcopio) Traversa scrive: “Vorrei vivere in una città molto diversa da come è oggi Grottaglie, in un a città dove
le nuove generazioni non siano le fotocopie delle precedenti; una città che per essere tale deve avere il coraggio e la forza
di fare autocritica”.
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Ursoleo Emiddio Ciro Francesco
Nacque a Grottaglie il 17 aprile 1871 da Enrico, farmacista, e Assunta Rolli. Studioso di solida formazione, fu inse-
gnante e poi preside per molti anni all'Istituto Tecnico di Taranto, città nella quale risiedette fino alla morte, avvenu-
ta il 23 marzo 1955. Uomo di profonda cultura e di spitito libertario, manifestò apertamente le prorie idee in occa-
sione delle dimostrazioni in Piazza verificatesi in conseguenza dell'uccisione del pedagogista anarchico Francesco
Ferrè, a opera del Regime spagnolo nell'ottobre del 1909. Egli infatti mobilitò gli studenti a scendere in piazza per
unirsi alla pubblica protesta.La sua nomina a Preside dell'Istituto Tecnico "Pitagora" fu deliberata il 2 novembre
1916. Queste le sue pubblicazioni: “La Theodicea di S. Boezio”, Napoli 1910; “Note critiche su O.M. S. Boezio”,
Taranto 1914; “Giuseppe Battista”, Pescara 1922; “L'Istituto Tecnico pareggiato di Taranto alla Mostra Didattica
nazionale di Firenze”, Taranto 1925.

Vestita Antonio
Noto con il soprannome “Il Biondo” per via dei suoi radi capelli del colore dell’oro
Antonio è nato a Grottaglie il 14 giugno del 1918, da Pasquale e Francesca
Annicchiarico. Iniziata l’attività lavorativa presso “Li Camenniri” ha fondato nel 1944,
dopo aver dato vita al “Bar Nina”, al celebre “Bar Sole”, la prima pasticceria di
Grottaglie con annesso un laboratorio. La specialità del “Biondo” è stata la famosa
colombina, un dolce di pasta sfoglia ripiena di mandorle e canditi e ricorperta da un velo
di glassa come le meringhe. Tra l’altro Antonio ha organizzato nel 1948 per la prima volta
nella città della ceramica una “maratona di ballo” nei locali di via Madonna di Pompei e
nel 1959 ha fondato il bar “La Torretta”, la prima tavola calda e sala da thé della città, nota in tutta la provincia di
Taranto per il suo servizio efficiente e per la ricercatezza dell’arredamento. Ne “La Torretta” furono impiegate
addirittura otto commesse, quattro per la mattina e quattro per la sera.

Vinci Giuseppe
È nato a Crispiano il 31 gennaio 1953. A 25 anni milita nel PCI e poi del PDS. Psicologo e psicote-
rapeuta guida la città dal 1993, quando nel turno di ballottaggio che lo ha visto di fronte al candidato
Giovanni Coviello ha ottenuto 10 mila e 282 voti su 16 mila 610 votanti. Nelle amministrative del
1997 è stato riconfermato sulla poltrona di primo cittadino ottenendo 9 mila 640 voti contro i 6 mila
810 voti di Francesco D’Addario, candidato per il centro destra. Nel 1999 si è candidato alle
Regionali ottendendo 2791 voti. Durante i suoi due mandati ha animato con sagacia e scaltrezza la
città, vivacizzando dal punto di vista soprattutto culturale Grottaglie, istituendo il Museo della
Ceramica, caldeggiando il Marchio doc che attribuisce a Grottaglie la tutela delle antiche forme
figuline. Inoltre Vinci si è impegnato per il recupero e il piano di risanamento del Centro Storico
affidnado la stesura del piano all’urbanista di fama mondiale Pier Luigi Cervellati Inoltre ha promos-
so il recupero delle gravine con l’intervento dell’architetto Pietro Laureano, consulente dell’Unesco e i progetti “Grottaglie Città
Futura” e “Grottaglie Città Sociale”. In “Grottaglie Città Futura” (Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episco-
pio) Vinci scrive: “Grottaglie:un territorio solare, dove i segni della storia naturale (le gravine) si intrecciano a segni antichissimi
(i villaggi neolitici) e recenti (il Quartiere delle ceramiche, le cave di tufo) della presenza dell’uomo; un’economia agricola forte
di sapienti interventi e di produzioni specializzate; una prestigiosa tradizione ceramica che rappresenta l’anima particolare e
segreta del luogo; un patrimonio architettonico e storico che appare sempre più importante ed ancora da scoprire sino in fondo;
una significativa ed antica presenza religiosa, a partire dalla Comunità dei Gesuiti nata intorno al Santo di Grottaglie Francesco
De Geronimo, una presenza, l’Istituto Statale d’Arte che ha contribuito a generare iniziative ed artisti anche di livello internazio-
nale; una popolazione civile orgogliosa ed intraprendente, che già dal dopoguerra pratica l’alternanza delle forze di governo della
città; una piccola e media impresa che finalmente si consorzia eraccoglie frutti importanti; un insediamento aeroportuale in fase
di decollo; un tessuto di associazioni di ogni tipo in continuo e positivo fermento. Ma il lavoro non basta, ragazzi che uccidono un
ragazzo (l’assassinio del povero Aldo Vestita,ndr), “povertà materiali ed immateriali, servizi a volte poco efficienti ci ricordano
seccamente che Grottaglie è nel mondo e porta in sé contraddizioni generali e specifiche. Questo e molte altre cose ancora è
Grottaglie. Da tutto questo insieme nascerà la futura Grottaglie”.

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Zingaropoli Giuseppe
Singolare figura di eroe, pluridecorato, morto in guerra l'11 febbraio 1943. Nato a
Grottaglie il 15 dicembre 1915, da Ciro Pasquale e da Anna Annicchiarico, si arruola in
aeronautica militare, dove ha modo di far apprezzare le sue doti. La prima clamorosa
azione che gli vale la medaglia d'argento al valor militare sul campo ( sarà poi lo stesso
capo del governo, Benito Mussolini, a congratularsi con lui ) si svolse nei cieli del
Mediterraneo occidentale il 3 aprile 1941. Per un'altra azione compiuta il 15 giugno 1942
nella battaglia aereo-navale di Pantelleria, quando "partecipava alla luminosa vittoria
dell'ala d'Italia ( ... ) compiendo un volo di esplorazione e mantenendo il contatto per tre ore con notevoli forze
navali nemiche comprendenti due navi portaerei", fu decorato con croce di guerra sul campo. L'ultimo atto di
eroismo gli costò la vita e gli valse la medaglia d'argento al valor militare alla memoria nel cielo dello Jonio l'11
febbraio 1943.

Zinzanella Antonio
Nato a Grottaglie l'11 luglio 1942. Ha conseguito l'abilitazione magistrale ed insegna
presso il 1° Circolo di Grottaglie. Formatosi presso la Parrocchia del Carmine di
Grottaglie sin dalla piccola età, si è iscritto, giovanissimo, alla Democrazia Cristiana.
Delegato giovanile della stessa, dirigente e segretario politico della sezione di Grottaglie.
Consigliere Comunale e capo-gruppo consiliare, viene eletto Sindaco il 30 luglio 1985.
Rimane in carica fino al termine del mandato (12 settembre 1988). Gli impegni ammini-
strativi attuati in quegli anni sono stati: la costruzione dei cavalcavia sulla superstrada
Taranto-Brindisi; il completamento e l'attivazione del Palasport Campus Campitelli, della piscina comunale,
dell'Istituto d'Arte; gli interventi per la ristrutturazione di vari edifici scolastici; l'approvazione e l'avvio dei lavori
per le nuove scuole materne di Via dalla Chiesa, Zona 167, Via Bacone; l'adozione del PRG in attuazione della
L.R. 56/80; il risanamento sottosuolo nel Centro Storico; gli interventi per il deflusso delle acque pluviali in Via
Crispi, Via Ennio, Via de Gasperi ed altre; l'approvazione della convenzione per il Castello Episcopio; provvedi-
menti di varia natura a favore dei dipendenti comunali; la partecipazione alla manifestazione nazionale " 100
Comuni della piccola grande Italia", promossa nel 1987 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; l'organizza-
zione del primo convegno nazionale sulla devianza minorile (dicembre 1985) in Grottaglie e a Taranto, con l'alto
patrocinio della Presidenza della Repubblica; il trasferimento della Mostra della Ceramica dal plesso S.Elia nel
Quartiere delle ceramiche.

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Anonimo
Chi non ricorda quel sabato del 6 febbraio 1999? Di certo il personaggio più ricco di
Grottaglie del XX secolo è il grottagliese vincitore del Superenalotto, sempre che sia stato
un grottagliese a vincere gli 86 miliardi. Una sorta di personaggio “non personaggio”.
L’anonimo, sbancando le casse della Sisal, ha lanciato Grottaglie nell’etere. Di certo
sappiamo che il grottagliese più illustre della storia di Grottaglie è stato San Francesco
De Geronimo, il più insigne taumaturgo del Seicento. La storica vittoria di Grottaglie è
stata un avvenimento che ha portato alla ribalta europea la nostra città . Il Paperon de
Paperoni ha depositato il malloppo nel caveau della Banca Popolare di Modena.
Riportiamo alcuni titoli della cronaca nazionale e locale.

Il “Corriere della Sera” (lunedì 8 febbraio) “È un pensionato mister 86 miliardi”, scritto da Carlo Vulpio. Sempre
sul “Corriere della Sera” scrive Roberto Buonavoglia. “Altri quattro o cinque jackpot così e magari si potrà stabi-
lire per legge che sia il Superenalotto a risolvere la questione meridionale”.

“La Puglia ha rifatto 6. A Grottaglie vinti 86 miliardi con una schedina da 12 mila lire” titola “Il Tempo” ( dome-
nica 7 febbraio 1999) con Simona Biraghi. Scrive “Il grande sogno degli italiani si è avverato. Un sogno che ha
unito mezzo paese”.

In “La Repubblica” dell’8 febbraio 1999 parla di Grottaglie Domenico Castellaneta.

Per “Il Messaggero” (domenica 7 febbraio 1999)Sandro Ianni scrive “A Grottaglie la vincita più grande di tutti i
tempi. La schedina miliardaria, un sistemino è stata giocata nella tabaccheria Radicchio”. Sempre “Il Messaggero”
con Sara Ippolito scrive: “Tutto il paese fa festa, davanti alla tabaccheria si è creata subito molta confusione, appe-
na si è saputa la notizia in televisione, il negozio è stato invaso dalla gente”.

Titola il “Quotidiano”di Taranto “Hanno vinto due fratelli. Via Madonna di Pompei presa d’assalto. È qui la festa?,
scrive Lino Campicelli. “Speriamo che abbia vinto qualcuno che ne ha bisogno”, il coro dei grottagliesi è unanime”.
Pierangelo Putzolu, direttore del “Quotidiano”, intervista il primo cittadino Giuseppe Vinci: “Sindaco che emozioni
prova dopo questa notizia?. Un’emozione fortissima. Stavo vedendo il film Slidind doors (“Porte scorrevoli”) ero a
cena. È un’emozione forte legata a due elementi. Il primo:intanto quella di poter fare gli auguri al vincitore, anche
se non ne conosciamo l’identità. Poi spero che un piccolo aiuto e un contributo a una città come la nostra, che sta
facendo grandi sforzi e grandi passi in avanti, possa arrivare”. Scrive Fabio Venere sempre su “Quotidiano”:
“Mille grottagliesi hanno assediato felicemente la tabaccheria Radicchio. Tutti i presenti rivolgono lo sguardo verso
Biagio D’Alò e l’entusiasmo sale alle stelle. Il buon Biagio, infatti, da bravo figlio ha ideato in settimana il mini
sistema vincente. Biagio è una mago, un cervellone, tutta Italia parlerà di lui”.

Titola “La Gazzetta del Mezzogiorno” (lunedì 8 febbraio 1999) “È un militare il super miliardario?”. Ciro Petrarulo
scrive: “Tutti Sherlock Holmes. È scattata la caccia al supermiliardario. Le ipotesi che circolano in città sono
tante. Riflettori di tutta Europa puntati su questa città”. Domenico Palmiotti de “La Gazzetta del Mezzogiorno”(lunedì
8 febbraio 1999) scrive “Il magico 6 meglio delle ceramiche. Grottaglie sulla bocca di tutti:è il miracolo di San
Ciro”.

Per il “Roma” scrive Marco Collina (7 febbraio 1999)

Il “Corriere del Giorno” a firma di Rocco Viola scrive “Bum! Un Bum grande 85 miliardi e 689 milioni, più spic-
cioli, per l’esattezza oltre seicento milioni”.
Il mensile “Zoom” con Lilli D’Amicis fa un’intervista in esclusiva, anche se immaginaria, al vincitore , mentre
Francesco Occhibianco scrive “l’aleatoria combinazione vincente 9, 10, 26, 30, 44, 54 è entrata nella nostra memo-
ria. La fortuna raminga, bizzarra, capricciosa, ancipite è passata da qui, un impertinente ed irrisolvibile . Grottaglie
felix, impazzita, clonata sull’inchiostro delle pagine dei giornali, inebetita in un onanismo totale, epidemi-
co. Comunque evviva Grottaglie venerata ed idolatrata come un santuario di pagana devozione che ci ha regalato
un momento di felicità”.

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Francesco Occhibianco
È nato a Grottaglie l’11 ottobre del 1972. Ha conseguito
la laurea in Lettere Classiche con il massimo dei voti
presso l’Università degli Studi di Bari il 19 dicembre
1996, discutendo la tesi in Letteratura italiana dal titolo
“Il Fuggilozio di Tommaso Costo” con il preside prof. Francesco Tateo. Ha inziato a
scrivere per il periodico “Tornate a Cristo”, rivista del Santuario di San Francesco De
Geronimo di Grottaglie, diretta dal gesuita Salvatore Mario Trani. Nel 1997 ha pub-
blicato il volume “La masseria Monti del Duca”. Nel novembre del 1998 ha iniziato
la sua collaborazione con “Zoom”, mensile di attualità locale diretto da Lilli
D’Amicis. Dal giugno del 1999 è corrispondente del “Quotidiano” di Taranto diretto
da Pierangelo Putzolu. Ha scritto per il “Roma” e collabora inoltre per i mensili
“Puglia Turismo” e “Ribalta”, periodico diretto da Salvatore Catapano, per il foglio
“Forza Biancazzurri”, ( a cura dell’A.C. Ars et Labor Grottaglie) e per la rivista spor-
tiva “Taranto Alé” diretta da Michele Pennetti. Ha curato le mostre “Artisti e Poeti a
Corte” (1999) e “Mezzogiorno sul mare” (2000) ed ha tenuto l’Ufficio stampa della
manifestazione“Gran Galà Estate” (V edizione). Suoi interventi sono contenuti in
“Grottaglie-Città Futura”(Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello epi-
scopio) e “Puglia Rurale - Il territorio a Nord e ad Est di Taranto tra Peucezia, Magna
Grecia e Messapia” (C.R.S.E.C. Regione Puglia, 1999).

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Grottagliesi XX secolo
Edizioni Zoom di
Lilli D'Amicis
aut. Trib. di TA n°520/97 del 3 - XII - 97
dicembre 2000

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ideazione grafica della copertina Massimo Germinario


un grazie a Tiziana Cassese per la fattiva e paziente collaborazione
edizioni