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DELL ARCHITETTURA

DI

MARCO VITRUVIO POLLIONE


LIBRI DIECI
PUBBLICATI

DA CARLO AMATI
PROFESSORE ARCHITETTO
MEMBRO
DELLA
DI

VARIE ACCADEMIE
E
D'

COMMISSIONE
DI

ORNATO PUBBLICO

MILANO.

TOMO

PRIMO.

MILANO
COI TIPI DI

GIACOMO PIROLA

MDCCCXXIX.

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in

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Research

Library,

The Getty Research

Institute

http://www.archive.org/details/dellarchitettura01vitr

A SVOI CONCITTADINI
.

PROTEGGITORI E CVLTORI
. .

DELLE ARTI BELLE


. .

ED
AGLI STVDIOSI SVOI ALLIEVI
.
.

CARLO AMATI
.

PROFESSORE ARCHITETTO
.

La presente Opera

posta sotto la salvaguardia della

Legge,

avendosi adempito a quanto essa prescrive.

NOTIZIE PRELIMINARI
ALL'OPERA

DI VITRUVIO.

\j~li autori classici Greci e Latini vengono

ci'

ordinario

riguardati con una specie di venerazione , massime


dotato di erudizione e di

da chi
di

buon senso , siccome preziose

reliquie del sapere, della dottrina, dello stile, e del

modo

pensare e di scrivere degli Antichi. Questo generalmente


l'aspetto sotto
il

quale

si

contemplano quegli
l

scrittori:

ma

per quello die concerne Vitruvio ; e


diversi aspetti ; e forse

opera preziosa die

di lui ci rimasta , sembra che riguardare si debba sotto

non avvi alcun classico

il

quale possa
scrit-

con Vitruvio paragonarsi, a riserva del solo Euclide^


tore
,

per noi almeno , creatore della Geometria.


considerarsi Vitruvio

Pu dunque
come uno dei
tura,

come sommo

logico,

Naturalisti pi illustri dell et sua, e

come

insigne matematico ; e , venendo al particolare dell Architet-

pu

considerarsi, se

non come creatore, almeno come

legislatore di questa scienza;

come

istitutore, il

primo ed

il

solo die sia a noi pervenuto , dei precetti di quest'arte; infine,

come l Architetto fondatore di principi


grandi Ardiitetti ed eruditi dopo
invogliatisi tutti di studiarlo
,

seguiti

dappoi da pi

il

risorgimento dell' arte ;

di leggerlo

ed

imitarlo

non

VI

solo

come

trattatista

di Architettura,
,

ma

eziandio
dottissimo

come
,

scrittore latino dell'

aureo secolo

come

e di

moltiplica erudizione fornito (i).

/ Greci erano giunti per vero ad un


fezione
legislatori, e

alto

grado di per-

neW arte edificatoria: essi potevano riguardarsi come


fors anche inventori di quest'arte importanessi eretti ci attestano
,

tissima.

I monumenti da

grandiosi

loro progressi ncll Architettura

e rendono eterna la loro


i

gloria:
scritti

ma

sgraziatamente non sono a noi pervenuti

loro

su questa materia, sebbene dalla Biblioteca Greca

del Fabricio e dal libro stesso di Vitruvio possa raccogliersi

die alcuni Trattati di quest arte presso di essi esistevano ;


e noi non conosceremmo le loro regole
,

i loro

precetti

massime intorno
se queste

le

forme e
state

le

simmetrie delle fabbriche


stesso raccolte,

non fossero

da Vitruvio

esaminate , ed a noi tramandate.

Egli osserv con moltissima diligenza , e misur alcuni


edifzj

de Greci , e dalle osservate proporzioni e misure ne


le

dedusse poi

regole

ed

precelti:

il

die pu riguardarsi
sulla scienza
,

come un primo
estetica
;

sfrzo dell'

umano ingegno

scienza di recente nominata e messa in voga

la
la

quale, ove attentamente si consideri, altro non e che


logica pi sublimer
il

risultamento estremo delle operazioni

della medesima. In codesta guisa alcuni moderni , eruditi

al tempo islesso e filosofi , merc l esame delle opere degli


antichi scultori e pittori sono pervenuti a stabilire alcune
Verso il principio del secolo XVI esisteva ci Roma un'Accademia di nobilissimi Gentiluomini, tra quali M. Cervino da Montepulciano, che quindi fu eletto Papa col nome di Marcello l ; M. Maffei e M. Alessandro Manzuoli ;
(i)
7

quali specialmente attendevano

alla

spiega-

zione del Codice Vitruviano; per la qua! cosa fu da loro designato il Barozzi da \ignola a

misurale tutte le anticaglie di Roma. {Vas. voi. XIII pag. 3o3.)

, ,

VII

leggi dagli antichi artisti osservate , bench a noi non

mai

co loro

scritti

comunicate.
la

Basta esaminare

grand' opera di Vitruvio per vedere


,

con quale nobil metodo

che guanto dire con quale


i

sublime e sana filosofa ordinasse

precetti di

una scienza
,

die egli

il

primo

alla sua nazione insegnava

e per la
tutto il
il

quale , nuova siccome , nuovo ancora doveva essere

linguaggio; e quinci dovette egli , come bene osserva

Barbaro , studiare

la semplicit dei vocaboli e la propriet

delle parole , del che

ha renduto ragione con fina logica

nel proemio del libro



Non

si scrive fdice Vitruvio


si scrivono le istorie

medesimoJ
ovvero
i

dell Architettura ,
i

come

poemi:

vocaboli nati dalla propria necessit

dell arte con inusitato parlare oscurano la intelligenza; e

non essendo questi da se manifesti , e neppure esposti e chiari i nomi nella pratica e nella consuetudine , vaglie
altres riescono le scritture

de precetti , se non
si

si restrin-

gi

gono e con brevi ed aperte sentenze non


rendono
menti dei leggitori

dichiarano

giacche la moltitudine e la frequenza del parlare dubbiose


le

Comprendeva

egli

pure

d'essersi accinto ,a scrivere cose inusitate

ed oscure per
sopra
tutto

molti; massimamente ove parla dell'Armonia, dicendo:


((Essere la dottrina

musica oscura e

difficile

per coloro che non intendono


noi trattare
,

la lingua

greca: e , volendone

))

dovremo anche

servirci di parole

greche

perch molte di queste non hanno V equivalente termine


proprio latino
(1) Seneca,
lib. II,

(i).

Quindi
:

studiossi di accoppiare la
non possumus

est

rerum copia

sine

nomine

de Benef. dice Ingens quas cum propri is ,


,

appellatonibus signare

alienis

accommodatis utmur.

, ,

TI II

chiarezza colla brevit, onde piti facilmente potessero


di lui idee comprendersi

le

da

leggitori;

ed

ordinolle in

modo

che fossero trovate distinte, e formassero insieme un corpo,


nel
e/

u le per

diversi generi fossero separatamente esposti.


il

Sorprendente quindi
i

vedere allogati nel primo Libro

sodi fondamenti dell'Architettura e delle sue parti ,


le

ed

esposte

regole per la scelta della situazione de' luoghi

e tra questi dei luoghi pi salubri. Zelante quindi di accen-

dere nei pelli de'

Romani

amore di codesta nobil


vita degli antichi
,

arte

passa Vitruvio un istante sulla


su
i

uomini
i

principj del vivere

umano

sulle cose

e su

loro

incrementi , e quindi ragiona della calce , dei mattoni e di


altre materie edificatorie ,

non che della maniera del murare,


de' templi

e di altri simili argomenti.

Cominciando poi con ottimo ordine a parlare


e delle simmetrie del corpo
,

piantare

le

fondamenta

in

umano tratta del modo di terra come in acqua e nelle


ragioni, ossia gli Ordini
le

paludi ; entra ad espone


Architettonici ,

le tre
,

la loro origine

avvenute mutazioni;

la

distribuzione delle celle e del vestibolo degli antichi; le

proporzioni delle porte ed

il

modo
de
,

di edificare doricamente.

Passa poscia al

foro, alle basiliche, all' erario, al carcere


teatri colle leggi dell'ar-

ed

alla curia; cdla fondazione


,

monia de bagni ,

delle palestre

e quindi ragiona
l

de porti
delle

e delle fabbriche che si costruiscono dentro

acqua ,
la

facciate de palazzi e delle case private , delle ragioni delle

medesime,
gressione

ec.

Ognuno vede
delle

in questo prospetto
;

pro-

ragionata

idee

vede

la

creazione del
in appresso

metodo

in

una materia

affatto nuova,

metodo che

IX

stato costantemente seguito e mantenuto

vede infine

portata al

sommo grado ed ottimamente

applicata

ad una
si e

grande

variet d' oggetti la scienza che di recente

detta Ideologia.

come Fisico e come Naturalista: merito non bene, come doveasi , da taluni apprezzato. Non trovasi in esso , come
devesi considerare
il

Ora

merito di Vitruvio e

si riscontrarono nel vecchio Plinio in

epoca anco postevolte slegati,


libri

riore ,
incerti

accozzamenti nudi di fatti

il

pi delle

od

oscuri, e riferiti soltanto

perche trovati in

pi antichi o uditi dalla voce di qualche imperito narratore. Vitruvio entra

a dirittura colla pia esatta applica-

zione delle fisiche notizie che egli possedeva, e


trae
i

da queste

pi grandi vantaggi per

lo

insegnamento dell Aregli parla dei

chitettura,

leggasi con quale franchezza


le

luoghi sani, e
osservisi

cose addita che nuocono alla salubrit;


si

con quale avvedimento , che dire

potrebbefisico

e statistico , parla della scelta dei luoghi convenevoli alV

uso comune della

Citt;

veggasi con quale precisione


i filosofi,

egli discorre dei principj delle cose secondo

quindi scende a ragionare dei mattoni, e della loro composizione , dell' arena, della pozzolana, delle cave dove
si tagliano
le pietre,

del taglio dei legnami e di altri

simili oggetti:

su

quali sarebbe desiderabile che mag-

giori ricerche fossero istituite

dai moderni Architetti , e


procurassero , ne quelle

maggiori lumi

scientifici eglino si

materie ponessero in opera senza ben conoscerne la natura


,

le

diverse specie e

variet

non che gii

effetti

che esse producono nelle fbbriche.

qui

si arresta

la scienza o

la perizia

delle

cose

naturali di Vitruvio: parla egli dei varj aspetti del Cielo,

secondo

quali debbonsi disporre gli edifzj , oggetto pure

dai moderni spesse volte trascurato: parla delle relazioni


dei vari aspetti del Cielo colla
delle
utilit

e colla salubrit

case: discorre della macerazione della calce per


le

imbiancare , coprire ed incrostare

muraglie e

le volteil

paria delle puliture nei luoghi umidi: insegna


di dipingere negli edifzj ,
i

modo

come

quello altres di disporre

marmi per gl'integumenti:


altro' antico
,

tratta

con pi dottrina di

qualunque

scrittore

dei diversi colori, dell'

ocra , del minio


artefatti
;

dei colori artifziosi fche ora direbbonsi

o prodotti con chimiche operazionij , delle tempre

del colore ceruleo, della cerussa o biacca, del verde rame,


della sandracca ,
la

non che del modo di preparare

l'ostro o

porpora,

il

pi eccellente dei colori


i

artifziali, e final-

mente di

tutti

colori purpurei. Discorre parimenti della

invenzione o ritrovamento delle acque , della natura delle

acque medesime,

delle

acque calde, e

delle virt ch'esse

traggono dai diversi metalli; di varj fonti, laghi e fiumi,


delle propriet di alcune fontane
,

degli esperimenti delle

acque,

ec.

Polrebbesi dunque asserire con fondamento

che la dottrina di Vitruvio nelle cose naturali non sembri


finora bastantemente apprezzata , bene) ie gli eruditi abbiano
spesse volte fatto uso delle notizie
}

da

esso comunicate.

Non

si

forse

nemmeno

fatta bastante attenzione al

merito di Vitruvio ^meraviglioso in quella et, nelle scienze

matematicite.

Sembra fino

impossibile die

quell'

uomo

vedesse tanto addentro in quelle inaterie, mentre nessuno

XI

per avventura dei suoi coetanei

in

Roma

(del che

si dira

in appressoJ die saggio negli scritti suoi d'avere profondainerite

coltivato quelle altissime discipline.

In

tutta

V opera

si

scorge

V uomo

addottrinato nella geometria , nella mec-

canica, e nelle altre parti delle matematiche: pi ancora


si vede questo nel libro

Vili.

nel quale si tratta espreslivellare


le

samente del modo di condurre e

acque, e

degli stromenti opportuni a tale effetto; e nel IX. in cui


si

ragiona delle invenzioni geodetiche di Platone ? della


oro
inventato

squadra inventata da Pitagora 9 del modo di conoscere

una porzione di argento mescolata

coli'

da Archimede
della
statica

al che non si giunge se non coi principi

e col calcolo; della

ragione dei gnomoni

rinvenuta per l'ombra dei raggi del Sole , del corso del

Sole medesimo pei dodici segni zodiacali, non die di quello


dei Pianeti, e delle Costellazioni poste dall'una e dall' altra

parte dello Zodiaco; della ragione finalmente degli orologi,


e dell'ombre dei

gnomoni

al tempo dell' equinozio in Roma,


tutte

ed

in alcuni altri luoghi, le quali cose

annunziano

quanto profondamente conoscesse Vitruvio anche Y astro-

nomia , per cui ha

egli potuto quindi aggiugnere all' ul-

timo suo Libro una Tavola delle longitudini e grandezze

apparenti delle Stelle.

L' altissimo sapere di lui nella meccanica pu agevol-

mente raccogliersi da
pi risplende nel
libro

tulli i

suoi

scritti:

esso per molto

X., nel quale, coli' usato metodo


insegnare
clic

procedendo

comincia

ad

cosa macchina,
delle

ed

in

che differisca dall' istrumento ; poi ragiona


trattorie,

macchine

come tradusse

il

Barbaro ? o sia fatte

XII

per

tirare pesi, delle

macchine
a

colle quali

pesi medesimi

s 'innalzano , del

modo

di dirizzare, del movimento diritto


levare
i

e circolare che

si richiede

pesi, degli stru-

menti da cavare V acqua, dei timpani e delle ruote per

macinare
elline

il

grano, della
l\

vite idraulica,
,

e di altre

mac-

per innalzare

acqua ed anche per dar

fiato agli

organi pneumatici , e del

modo
in

della loro costruzione.


il

Una
viag-

maniera egli aveva pure proposta per misurare


gio fatto in

un carro o
la

una nave , e

tutta

finalmente

uvea sviluppata

sua scienza meccanica nelV indicare


,

azione delle catapulte e degli scorpioni


,

quella delle
si

baliste

la

proporzione delle pietre

che

trarre

dove-

vano al foro della balista , V apparecchio delle testuggini


delle
,

le

tempre perfino
,

e. le

caricatili e

delle

baliste e

catapulte
,

non die

lutti i

mezzi di oppugnare
dell'ariete.

difendere

Jnanco V invenzione e Vuso

De-

gno

osservazione die molti principe meccanici di Vi-

truvio sono stati fino nei tempi pi recenti applicati all'arte


edificatoria ,

ed

in

ispecie all' innalzamento

dei .pesi

di molt altre macchine da esso proposte si sarebbe an-

che potuto
stati

estenderne

imo

se molti vocaboli fossero

bene intesi o meglio interpretati, e diversi mecca-

nismi non fossero tuttora involti in una profonda oscurit,

per
stilo

effetto

appunto delle voci da esso prese ad impre-

dai Greci, o fors anco alterate da' copisti , mentre


sono
le

ciliare

regole

ed

precetti di lui

siili' Architettura

in generale.

Siamo ora condotti dalla naturale progressione di questo preliminare ragionamento a considerare Vitruvio come

XIII

sommo
il

Architetto, nella guai facolt forza concedere clic

consentimento universale delle nazioni, dei dotti e degli

artisti,

ha renduto ben degno omaggio

alla sua dottrina,


il

avendolo costantemente riguardato come


scienza Architettonica
,

fondatore della
,

se non altro in Italia


il

d' onde
ri-

poscia ebbe a diffondersi


sorgimento delle arti, in

buon gusto

pel fausto

tutto

Occidente.
le

Dopo
le

di avere con molta erudizione indicale

mate-

rie edificatorie e la loro

natura, Vitruvio pel primo espose


o fontratt

leggi intorno al
delle

damenta
addit

modo di piantare le sostruzioni mura delle Citta e delle. Torri


, :

della composizione e dei compartimenti dei


le

Templi, e ne

diverse specie: tratt delle Colonne, del

modo

di piantarle simmetricamente , dei loro ornati e degli Epistdj , e

ne distinse con accuratezza gli ordini: parl della

distribuzione delle Celle, dei

Pronai e dei

Peristili, delle
di-

Porte, degli Scapi cardinali e delle loro partite, e della


sposizione degli Altari.

Quindi passando ad

altri oggetti

parl,

come gi

si disse,

dell'ordinamento del Foro, dell'

Erario, del Carcere, della Curia, e lungamente poi dei


Teatri, dei

Fasi armonici,

delle diverse specie di Scene,

dei Portici dietro le scene medesime e delle Ambulazioni ;


della disposizione e delle parti dei Bagni, delle Palestre

e dei Sisti , e finalmente dei Porti e delle Fabbriche nelle

acque. Fenendo poi alle case, addit

le

misure e

le

pro-

porzioni dei privati edifzj: ragion dei Cavedj delle case,


degli Atrj , delle Ale, de Tablin, de Peristilj
'

',

dei Tri-

clinj , delle Stanze, delle

Esedre, delle Biblioteche e delle


e
disposizioni
;

loro

convenienti dimensioni

delle

Sale

XIV Egizie e di quelle de Greci, dei luoghi proprj degli edifzj privati e

comuni, e discorse finalmente sulle ragioni


distinguendole nelle loro parti
solidit degli edifzj ,

delle fabbriche rus Cicali,

non che sulla fermezza e


razzi, e fino
delle

dei ter-

decorazioni interne ed esterne delle

case medesime.

Chiunque
minare su
starsi
lo

si accinto

a scrivere

dell' Architettura
le

dopo

Vitruvio non ha potuto che seguire


i

sue orme, cam(sco-

medesimi principi\ e ben sovente non


lui

neppure dal di

metodo. Il grande Palladio se

propose, com'egli stesso asserisce, per maestro e per


i

guida; avendo preso a considerare


requisiti

tre

importantissimi

die costituiscono ciascuna fabbrica perfetta sedi lui ammaestramenti ; e parlando della Basilica
edifzio di

condo
di

Fano, riconobbe die quello doveva essere un

bellezza e dignit grandissima, siccome altrove confess

di non essere venuto in chiaro degli aspetti e delle forme


degli edifizj , se non coli' aj uto degl insegnamenti
viani.

P itru;

Si dolse
,

il

Serlio

della

licenza

degli Architetti

romani

die si allontanarono dai precetti di Vitruvio

ed

il

Milizia 7 tra i

moderni, nominando Vitruvio principe


lo

ha riconosciuto unica fnte dei giusti e sodi princpi architettonici , ma un merito


dell'

Ardii lei tura ^ non solo

osservando ancora O dal lato della morale, idi Zia aggiunto * DO die uno dei principali pregi dell'opra sua sta nella qualit

dello

spirito

e del

cuore die Vitruvio esige negli

Ardiiletti.

L' Alberti

si dolse delle

lacune che nei codici

Vitruviani fino allora noti riscontravansi ,


tuttavia die

ma

riconobbe

V opera sua

era

l'

unica pregevolissima che

XV per avventura nel naufragio di tante altre fosse rimasta superstite, e, parlando del moto, e, com'egli dice, elei
miracoli delle acque,
trov che
il

solo Vitruvio ne avea


le

dottamente ed elegantemente raccolte

relative notizie.

Alcuni

difetti,

alcune oscurit, alcuni nei o macchie,

come dice il citato Milizia , sono state in Vitruvio osseivate: ma, come bene quello scrittore riflette guai opera
,

umana
debbono
vio

avvi che scevra ne sia interamente?


inoltre notarsi:
la

Due

cose

prima, che fondatore Vitru-

di una nuova scienza o facolt , non aveva per guida

se

non

il

proprio ingegno

ed apriva

egli stesso

il

primo

una nuova carriera; giacche pochissimo , come


accenna ,
la
scritto

egli stesso

aveasi delle Simmetrie fra

Romani
i

seconda, che molte oscurit sono da noi accusate sol-

tanto
si e

per la dubbia intelligenza di vocaboli, su


si

quali

lungamente disputato , ed ancora


certamente

agitano aids doni.

Non

a credersi die Y antico Fussizio ; die

Terenzio Varrone, che Pubblio Settimio y avessero trattato


di tutta l'arte in generale, n che spiegati si fossero pi

chiaramente; giacche Vitruvio si mostra


bia ridotto in
in questa

il

primo die abutile

un sol corpo quanto sparso trovavasi di


scrittori.
iiifine

materia negli antichi

Ad
il

onta pure

di tali oscurit, o difetti, questo

solo codice

completo di Architettura die degli Antichi sia a noi pervenuto; e gli scrittori

meno favorevoli a Vitruvio conobbero

anch' essi che quest opera poteva dare un idea vantaggiosissima non tanto dell' ingegno del suo Autore , quant' anche
della nobilt del suo carattere e dei suoi sentimenti. Tutte

quindi

le

nazioni accolsero a gain

il

Trattato Vitruviano,

XYI

come V unico fondamento o


tonica; e sebbene
pio.// Barzio
lo
stile,
i critici

il

prototipo dell' arte Architet-

del secolo

XVII, come

lo

Sdop-

ed

altri, si

applicassero talvolta a censurarne

riguardandolo alcuna fiata come plebeo, perch

forse parlava Vitruvio ai

Romani artisti coi termini dell' arte, non impugnarono tuttavia giammai il merito delle sue dottrine, anzi lo riguardarono mai sempre come V unico
legislatore dell arte vastissima di edificare;
fio

ed

il

Morcho-

lo

disse

scrittore

latino

delF et

dell'

oro ? ed

uomo

mathematicis artibus aevo Augusteo clarissimum

Una prova
traduzioni

dell'

onore tributato a Vitruvio da

tutte le

nazioni scorgesi certamente nelle molteplici edizioni, nelle


dell'

Opera sua

in

tutte

le

lingue

nei
si
(i).

numerosi Commentari e fino Lessici Vitruviani ,

che

sono pubblicati nelle pia colle regioni dell' Europa


Gl'Italiani,
stinsero
i

come bene aspettar

si

dovea ,

in ci

si di-

primi; ed una edizione senza data pubblicossi da

Giovanni Sulpizio 5 poco in addietro conosciuta oltremonti, cosicch il Mrchofio- il Funcio ed altri, credettero edizione principe quella dell' anno
i

^g6 pubblicata
soltanto
la

in Fi-

renze da ignoto editore, la quale

prima

con data.
in
la

Fu

quindi impressa pi volle in Venezia


;

ed
per

Firenze colle illustrazioni di Fra Giocondo

prima

volta si pubblic in

Milano

la

traduzione Ita-

liana,

di Cesare Cesariano del

i52i ; con una Orazione

di Aloiso Pirovano ai patrizi


il

ed

al popolo Milanese
si attribuiva

che annunzia V importanza che


,

a quest'

opera
(
i

riveduta altres

da Benedetto Giovio 5
I.

da Mauro

Veggasi Exercit. Vitr. Pri. Joan. Poi. V.

I.

Utini.

XVII

Bono. Comparvero in sguito


rantino
,

le

versioni di Luzio
le

Ducom-

del Caporali di Perugia ,

edizioni di Aurelio
i

Cassiodoro ; del Filandro, non che la versione ed

menti di Daniel Barbaro. Gi


Vitruvio nella

si

era cominciato a stampare

Germania

verso la

meta del secolo


si

XV
le

poco dopo
duzioni
Italia
l

la

meta di esso gi

erano vedute

tra-

Tedesca. Pi volte fu ripetuta in edizione coi commenti del Barbaro ; e colle note

Francese e

del Filandro

e intanto
,

quelV opera ristampavasi nella

Francia

in latino

e nuovamente tradotta in francese

da
in

Giovanni Martino: pubblicavasi pure in Norimberga,


Basilea, e in altre citt della

Germania

tradotta dal Rivio:

ed

il

De

Laet la diede alla luce in fglio in

Amsterdam
la ver-

colle note di varj.

Nel 1649 apparve


rapidamente
,

in

Francia

sione riputatissima del Perrault,

della quale numerosisle

sime

si succedettero si

edizioni; e Trattati
,

di Vitruvio

videro Spaglinoli

Inglesi

Portoghesi

Olandesi, ec. Bernardino Baldi eccitato da Vespasiano ;

Gonzaga principe di Sabionetta, pubblic


Dizionario

in

Augusta

il

suo Libro della significazione delle parole Vi traviane; ed un

P itruviano fi pure,
anche
la

al nascer di questo secolo,


,

pubblicato in Perugia da Baldassare Orsini


in appresso alla luce

il

quale diede

Traduzione di Vitruvio con


fatta e ripetuta in Napoli

alcune note.

Dopo V edizione
,

del Volgarizzamento col testo latino, anche con nuovi commenti, del Marchese Galliani

sembr che

in tutta

V Eu-

ropa

si risvegliasse il

gusto dell Architettura Fitruviana,

giacche fu stampato pia volte in Tedesco coi commenti


d' Augusto Hode: due volte pubblicato in Latino cogli stessi

XVIII

commenti a Berlino negli anni 1800 e 1801: riprodotto


nel

1807 a Lipsia
1

colle note dello

Schneider; e
1

gV In*

glesi, oltre

ai edizione

elegantissima data nel

due volumi

in foglio dall' architetto

791 in Newton, una nuova

traduzione ne pubblicano ora di Guglielmo Wilkins con

numerosissime figure , della quale lussuriante edizione non


si

sono ancora vedute se non due Sezioni. Oltre

il

Baldi

si
il

occuparono

dell' illustrazione di Vitruvio

il

Salmasio
Baldas-

Tolomei,

il

Manclerc,
il

il

Bertano,

il

Salviati,
il

sare Peruzio,

Daret,

il
,

Rusconi, Z'Ortiz,
ec.
ec.
,

Fea,
lo

il

Weidlero

il

Vredeman

quali

tutti

ri-

guardarono siccome fonte della dottrina Architettonica.


Il

grande ministro Colbert, bramando


viste politiche

in

mezzo

alle sue

grandiose
il

ed economiche di far

risorgere

gusto della buona architettura in Francia, altro mezzo


trov se

non

non quello di promuovere una miglior


Perrault.
le

tra-

duzione di Vitruvio, ed allora comparve quella gi poc'anzi ricordata dell' accademico

Tanto grande

infine

fu

la

venerazione di tutte

genti per quel prin-

cipe degli architetti, die mentre g' Inglesi nominavano

Ingo Jones
appellavano

il
il

loro Palladio, gli Spaglinoli loro Vitruvio

celebre Giovanni Caramuel.


scritti

Altri uomini dottissimi co' loro


altres delle dottrine

si

occuparono
alcuni
lettera

Vitruviane; dei quali


noi.

scritti

sgraziatamente non pervennero sino a


diretta

Dalla

dal chiarissimo Conte Lodovico Nogarola a Daniel

Barbaro, citata dal Veronese March. Maffei, rilevasi che

Bernardino Donato tradusse


volgare, e r " h
l

il

Trattato

di Vitruvio

in

lo

corred di eruditi commenti; e Francesco

XIX
Alighieri discendente di

Dante ; e figlio dell'elegantissimo


eli

Dante

III. lo

tradusse ancora, e lo arricch d' annotazioni,


stesso Nogarol

assicurando

lo

egli

non conosceva

al-

cuno pi versato e profondo nelV intelligenza di Vitruvio


quanto quest'uomo dottissimo. Anco M. Antonio Majoragio ; scrivendo contro Gaudenzio Menila y fa menzione dei

commenti Vitruviani di Bernardino Menila; e Celio Calcagnili^ in un epistola diretta a Giacomo Zieglero, d

somme

laudi alle difesa, dichiarazioni, e critica sopra


(i).

Vitruvio del grande Rafaello Urbinate

Vuoisi ora conoscere appieno

le

cagioni efficienti, per

cui molti si ritennero .dal leggere studiosamente Vitruvio,

o non mostrarono di farne quel conto, che pure si doveva^

come di fondatore
quali , die' egli,

e di legislatore dell' arte di edi-

ficare? Il Barbaro nel suo Proemio alcune ne ha additate,

per

le

taluni lettori di Vitruvio erano

spaventati , e ritardati gli studiosi dallo internarsi nella

di lui opera e nelle di lui dottrine.


si

La prima,
i

coni' egli

esprime,

il

poco sapere di

molti,

quali
;

si

vogliono
;

dare a Vitruvio senza cognizioni di lettere


egli

altri

segue

dire,
sofisti

non conoscono
e vantatori
i

il

bisogno di sapere, e sono


dei

come

difetti

quali
(2).

dallo

stesso

Vitruvio sono in pi luoghi scoperti

Altra difficolt

tatis

(1) Raphael Urbinas, iiwenis sumniac boni, sed admirabils ingenti. Hic magnis excel-

omnis

livor absit

ab accusatione. Poleni, Exer.

Vitr. pag.

25.

Ut virtutibus , facile pie forum omnium princeps seu in t/ieoricen seu in praxin inspicias. Archifectus vero fantae industriae. ut in ca inveniat ac perficiat, quae solertissima ingenia fieri

(2) Anco il Filandro, nella chiusa della sua digressione, riferita dai Poleni e Strati co, voi. IL
I. pag. 120, cos si esprime. JEum autem architectum oportet usu esse peritum et solertem c/ui demere, aut ac/jicere praescriptis vclit. ld-

p.

posse aesperaverunt. Praetermitlo Vitruvium , cjuem ille non enarrai solum, sed certissimis rationibus aut defndit , aut accusai; terni lepide, ut

que

demum

si
lib.

non improbe fi et
V. cap. n }
et

Vitruvius

lib.

Vi. cap. 6.

quod admonet Ut

XX
infine
s

poneva

il

Brbaro nel mancamento degli esempli,

delle opere antiche citate

da Vitruvio, come di alcune


;
,

delle figure che egli promette al fine di ciascun Libro


le

quali ci sarebbero riuscite certamente utilissime

molto insegnando , ci avrebbero risparmiata la fatica di

dovere alcuna volta piuttosto conghie tturare anzich ap-

provare in piena luce la verit delle cose.

A questa deficienza si sono


ciotti

studiati di porre riparo molti

editori e commentatori:
,

come

lo

stesso Daniel Baril

baro

e prima di esso
v' inser

il

Giocondo ed

Cesariano,

il

quale ultimo

persino gli antichi disegni icnogra-

fico e sciografico del


altres,
il
,

Duomo
,

di Milano;

il

Durammo
il
il

Caporali
il

il

Filandro
il

e, tra pi moderni,
il

Perrault

De

Laet

Galliani,

Newton,

Wilil

kins, ec. 1 primi editori per

non presentarono die


scorretto
:

nudo lesto ben sovente mutilo e


il

Fra Giocondo

Cesariano
Filandro,

il

Caporali che si serv del Cesariano stesso

il

il il

Barbaro,

il

Perrault,

non che

il

Galliani,

il

Newton,

Wlkins ? pi
si

dell' Architettura in se stessa

generalmente

curarono, che della erudizione; e forse

non erano
filologici,

gran parte fomiti nemmeno di tutti i lumi che air illustrazione dell' Opera si richiedein

vano.

Quindi

che

alcuni

utilissimo

servigio

in

vero

prestarono

all' arte coi loro

commenti,

ma

non abbastanza

perperam et importune faciunt quidam, qui dimensas aliquot coronices et bases, aut capi tuia, panthei, theatrorum, amphitheatrorum porlicimi, fornicum et therrnarum, in pusilla aedi/i,

f'itruvii nunquam lecti,aut non intellect, praecopta damnat, et ab ejus lectionc arcere, cupit.

cia, aut
ritinti

rationis opera, trans/esed multo malignius suborta paucos ante menses maleferiatorum hominum hacresis, quac

non cjusdem

Legarti prius imperiti et audaces homines , et postea judicent praestetne, pr ciqusquc libidine aedi/icari. Veggas pure ci che dice Scb. Serlio, lib. 111. Auticli. Rom. Teat. Marc.

XXI in alcuni luoghi aggiunsero chiarezza ai passi oscuri del


Testo. Il

De

Laet,

il

Rode,

lo

Sclmeider ; erano alt in-

contro profondi eruditi ,


ci
il

ma

non erano Architetti ; e pertre

Conte Cicognara, lodando come laboriosissima e


volumi in
t0

preziosa

V edizione di Lipsia in anni 1807 e i8o8 ; pubblicata

4-

degli

dallo Schneider osserv ;

giudiziosamente che mollo giovare poteva alla erudizione


degli studiosi ,

ma
i

non

altrettanto utile e chiara riusciva

per gli Architetti ,


diritto

quali bramano, die egli, di giugnere

allo

scopo.

E
ed

posciache

V ordine

progressivo di questo Ragiona-

mento ci ha Jn qui condotti, di una cosa, e nel caso attuale di somma importanza, dee farsi ora menzione ;
ella si che, sebbene questo Classico antico autore,
,

per V eccellenza delle sue dottrine

e pi ancora
,

per

essere unico legislatore dell' Architettura

abbia ottenuto
bi~

numerosissime edizioni e traduzioni , e forse pi del

sogno copiosi
egli desso

gV

interpreti
i

ed

commentatori

tuttavia

fra

Classici Latini quello che pi ancora


,

sembra abbisognare di nuove cure


edizione
eruditi e
,

di una perfetta
le

onde paghe
degli studiosi

riuscir
(1).

possano

brame degli

Sarebbe perci desideiwbile

che

si

pensasse a produrre una nuova edizione di queClassico


,

sto insigne

per

la

quale
,

si collegassero

per-

sone versate nelle Latine

lettere

nella

Geometria, nella

Matematica

non die taluni dei pi celebri professori


Conte Martini romano , porteranno certamente nuova luce, e vantaggi incalcolabili
tissinio
all'

(1) La recente splendida ed erudita edizione Vitruviana del Conte Strafico e Poleni,e quella non meno magnifica che sta elaborando il dot-

arte di edificare.

XYII
nell'arte

Architettonica,

ed

altri addottrinati nelle scien-

ze Naturali, dei quali la nostra Citt va orgogliosa di

possederne in ogni facolt: poich senza


Filologi
,

il

concorso dei
si

dei Fisici e dei Naturalisti ,

non

avranno

mai

edizioni perfette , e

per ogni
Sebbene
il

titolo

vantaggiose , di

Plinio^ di Solino, di Eliano, e di altri scrittori che delle

cose Naturali trattarono.

cuno di questi ne diminuirebbe


e delle facolt che nelle

mancanza di alnumero delle scienze


la
s*

scuole

insegnano

e u ci

priverebbe di un tipo di primordiali istituzioni ; laddove


la

mancanza

di

Vitruvio

nelV Architettura
,

riuscirebbe

presso a poco
clide nella

tanto

sensibile

quanto

quella

di

Euche

Geometria. Si potr dunque conchiudere con


9

gran ragione di Vitruvio

per V Architettura

ci

Quintiliano di Cicerone, e del

Bembo

disse

il

Dolce ; per
insegna-

V Eloquenza ;
fatto

cio che:

NelV arte
tutti

Arciitettonica abbiano

considerevole profitto

quelli

cui

gV

menti di Vitruvio sommamente piacquero. Per la qua!


cosa chiunque ha brama di segnalarsi in tale nobil arte

non trascuri di studiare con soda attenzione ed assiduit


questo

sommo Autore:

poici evidentemente
le

appare , die

quanti seguirono con discernimento


sero

di lui pedate col-

immortai gloria e rinomanza ; ed al contrario, chi

volle allontanarsi
inevitabili della

da questa

legittima fonte
follia.

sparse semi

decadenza e della

Nella scarsit quindi delle Vitruviane edizioni

sem-

bra die d' uopo fsse provvederne frattanto una nuova,

non mollo costosa , comoda ed a portata della Giovent


che
si

dedica

all' arte

importantissima di edificare

al

XXIII

quale importante utilissimo oggetto


le

io rivolsi
le

da pi anni
del Giodell'

mie cure, gli studj miei

i ).

Fra

molte edizioni per


,

ci

da me consultate
e
dello

quelle del

Durantino

conde^ del Barbaro ? dello Schneidcr ; del Galiani ;


Orsini
y

Stratico

e Poleni

servirono precipua-

mente di base alla compilazione della presente ; avendovi


aggiunto all'uopo alcune note/elle, o appoggiate a mo-

numenti antichi, o

tratte

da autorevoli commentatori , per

dilucidazione della materia.

Le Figure seguono lordine


Autore ; ed a suo luogo ve

progressivo degli

scritti dell'

ne ho aggiunto alcune interessanti di vetuste opere Ro-

mane
lidare

da me per

la

maggior parte esaminate e misurate


Grecia, per chiarire e conva-

in luogo,
il

ed

altre della

vero senso del testo Vitruviano.


il

Ad

oggetto poi

di rendere
tare,

pi possibile spedita V intelligenza elemen-

ho posto di riscontro a ciascuna Tavola una succinta

spiegazione delle principali simmetrie,


registrate

come

si

trovano

nel

Testo

medesimo.

Queste Figure furono

nella

massima parte compilate


le

sulla lezione originale,

ed

alcune

ho dedotte da pi stimati Illustratori; cosicch

questa edizione di nessun altra cosa del mio sar tanto

abbondante , quanto del buon volere di essere


Giovent studiosa
gi da sei
dell' Architettura
,

utile

alla

alla

cui istruzione

lustri e

pi con dolce compiacenza

trovomi

dedicato. Riconoscente quindi

mi

professer a quei ge-

nerosi intelletti

che fornirmi

vorranno lumi e materia

(i)Il Testo latino colle semplici varianti, preso fedelmente dall'eruditissima e magnifica eili-

soli

cher in volume separato per comodo di quei che. periti della nobil favella del Lazio,

zione Udinese del Poleni e Stratico "si pubbli;

bramassero possederlo.

XXIV
del loro sapere,
fissomi.

ad

oggetto di conseguire
i

V intento pre-

paghi saranno
gioveranno

miei voti, se queste povere

mie

faticlie

a promovere negli studiosi di


i

questa nobil arte la pi assidua e soda applicazione su


precetti

Architettonici

del grande

legislatore

Vitruvio

su cui fondarono la loro pi fulgida rinomanza gii Alberti ;


i

Vignola ;

Serlii

Pallaclii

Scamozzi,

Per-

rault ; e tanti altri


i

non degeneri Jigli di s gran Padre: gloriosi nomi dei quali non die al dente dell' Livi,

dia, air urto resisteranno dei Secoli, ne fa che vengati

meno

UmveUo mia non

mAowe,

DELL' ARCHITETTURA
DI

MARCO VITRUVIO POLLIONE


LIBRO PRIMO.

DIVISIONE GENERALE
DELLE MATERIE CONTENUTE NEI DIECI LIBRI

DI VITRUVIO.
~lr-zX<M^r-~-

Lib,

I.

JLFefinizioni e parti dell'Architettura.


Scelta del luogo per
gli Edifizj

pubblici.

II.

Dei

Materiali.

III.

IV. V. Degli Ordini, e degli Edifizj pubblici.

VI. Degli Edifizj

privati.

VII. Dei Pulimenti d'intonachi e dipinture.


Vili. Delle Acque, e degli Aquedotti.

IX. Della Gnomonica.

X. Delia Meccanica Civile e

Militare.

PREFAZIONE.

Vaiando
acquistava
i

la

tua mente e

il

tuo Genio divino

('),

o Imperatore Cesare
i

),

impero del Mondo,

e, con invitto valore abbattuti tutti

nimici,

cittadini

si

gloriavano del trionfo e della vittoria tua, e le nazioni tutte

soggiogate dipendevano dal tuo cenno, ed


liberato

dal

timore

veniva

governato

Popolo Romano, ed il Senato da tuoi altissimi pensamenti e


il
1
1

consigli; io

non

ardiva presentare a

Te

questi scritti dell' Architettura, da

con gravi considerazioni, sul dubbio che, trovandoti grandemente occupato , venissi fuori di tempo a frastornarti, onde poi incorressi 1 lo sdegno dell animo tuo. Ma poich mi sono accorto che tu non solamente prendi cura della comune salvezza di tutti , e dello stabilimento de 1 pubblici negozj ma eziandio della comodit degli edifzj pubblici, affinch col tuo favore non solo la Citt sia accresciuta collo Stato, ma che ancora la maest dell Impero ottenga il bellissimo ornamento de pubblici edifzj , perci ho pensato non essere pi tempo di differire a presentare a te, alla prima occasione,
spiegati
, 1 1

me

primieramente perch io era gi cognito al tuo padre, della cui virt sono stato ammiratore. Ma avendo il concilio degli Dei celesti decretata 1* apoteosi di lui , per innalzarlo alle sedi dell immortalit ed essendo nel potere tuo trasferito l impero del padre , il mio medesimo studio, che continua ad avere una costante venerazione alla sua memoria,
questi Trattati.
ci
1 , 1

(i) Gl'Imperatori Romani, bench viventi, si onoravano col titolo di divino , ed anco di Nume (come legge il testo). Non di rado si riscontra nelle lapidi imperiali questo bel saluto: devotvs nv.

miri

maiestatiqve
s

ec.

Ma

il

titolo

di

Nume,

fuori di questi esempj, fu dato

peculiare,
fu

che
In

onorato.
.

ad Augusto in modo ancora vivente qual Nume un marmo Gruteriano si legge:


egli
.

ad Caesarern Augustum, avvaArchitectura lib. lora 1' opinione della massima parte de' Commentatori di Vitruvio che questo Imperatore sia stato Cesare Augusto, e non Tito, come erroneamente credette il Perrault. L'essersi poi da Vitruvio. gi vecchio, presentato questo Trattato all'Imperatore alcun tempo dopo che questi ebbe assunto il titolo di Augusto, cio F anno XXVII avanti 1 E. V., lo
comprova la descrizione accurata della basilica Fanense, ove parla Vitruvio del tempio gi innalzato non sunt positae ne ad Augusto. Columnae impediant aspectus pronai aedis Augusti , quae est
,

nvmim

votvm svsceptvm a. plebe narboniensivm in perpetvom. In altra iscrizione presso il Gudio si ha avgvsto excelso ijeo. .Siffatti monumenti furono innalzati ad Augusto
avgi'sti
.

mentre

ri\cva. Il nome di Augusto attribuito a codesto Imperatore, vale lo stesso che /SaoT* (venerabile) in lingua greca. (2) Il vedere costantemente intitolata quest'opera
fino dalla

in

medio
3.

latcre parietis oasilicae


et

collocata
etc. (lib.

spectans
i.

medium forum
Fig.

aedem
e

Jovis

V. cap.

Tav.

XXXV.
I.

seg.).

Veggasi inoltre

le
3

note del March. Poleni


Exercit.
Vitr., voi.

alla p.
1

vita di Vilr. (pag. i4'


).

prima edizione: M. Vitruvii Pollionis de

PREFAZIONE.
1

da te ora ripete la protezione. Quindi io fili mandato insieme con M. 2 e Gn. Cornelio, ali apparecchio Aurelio ('), e con Publio Numidio delle baliste , e degli scorpioni , ed al riattamento delle altre macchine belliche , e ne ricevei egualmente che essi il soldo , il quale cos come
( )

Febbi da principio me l'hai confermato a titolo di gratificazione, a riguardo 3 che a te ini raccomand. Ed essendo io per quel benefizio di tua sorella assai tenuto, poich per il restante di mia vita non avr timore di verun disagio , mi accinsi a scrivere queste cose per te. E perch avvertii che avevi gi innalzati molti edifcj, e molti tuttora ne edificavi, e che saresti per aver sempre cura in avvenire alle fabbriche s pubbliche che private, a proporzione delle tue grandi intraprese, affinch ai posteri ne rimanesse la memoria, ho scritti questi canoni precisi che ho di gi terminati; ed in
(

modo

che, riflettendovi da te medesimo, potessi giudicare sul merito delle opere fatte innanzi, e di quelle che dappoi verranno effettuate; perciocch 1 in questi Libri ho dichiarato apertamente tutte le regole dell arte.

crede che codesto M. Aurelio fosse il quel M. Aurelio Cotta, che fu Console che Cn. con M. Valerio Messala sotto Tiberio Cornelio poi fosse quello che ebbe la dignit di Augure Dell'impero di Augusto: oppure quel Cornelio China, che sotto il medesimo Imperatore fu Consolo insieme con Valerio Messala Voluso (Excr(i)

Si

mente
e dal

dall'

padre

di

Agembuchio De Dyptic. Brix. pag. 207 ) Walchio (Antiq. Herculan. pag. 5?), si ha:
(
. .
.

cit.

Jo. Poleni, pag. 1 44 V- I- P- !) Leggesi comunemente Mundio: altri leggono Mussidio , e di Numidio, che in sguito si riscontra frequentemente Numidico. Si qui scelta la leVilr.
(a)

FlVIR QVIJJQ. BVFVS L. ANNIVS L. F. MAMMIANVS TBEktrum orchestram v. nvmisivs Knchirzctus. Marcello Venuti, che scrisse su di questa, congettur essere codesto Numisio il qui nominato da Vitruvio, leggendosi in alcuna edizione anche Numisio. (3) Augusto ebbe due sorelle di nome Ottavia, l'ima figlia di Ancaria, che fu la maggiore, e T altra minore figlia di Azzia. La maggiore fu quella siccome la pi bene che raccomand Yitruvio
.
.

zione del Fabrizio. In una iscrizione dell Ercolano riferita dal Muratori (pag. 2021), e pi corretta-

affetta del

fratello (Rxcrcit. Viti: Jo. Poleni, pag.


I.

i44 e

s.

V.

P.

L).

CAPO
Cosa
sia

I.

V Architettura ,

e conte

debbano

essere

istilliti

gli Architetti.

Architettura 0)
varie erudizioni
,

una scienza

di' adornata da pi dottrine, e da

col sentimento delle quali giudica di tutte quelle opere


(

che sono perfezionate dalle arti rimanenti 2 Ella nasce dall' esperienza non meno che dal raziocinio. L' esperienza una riflessione continua e consumata sull' uso , la quale si perfeziona coli' operare sulla materia di qualunque genere, e necessaria giusta l'idea del disegno. Il raziocinio poi quello che pu dimostrare le cose fabbricate, e manifestarle con prontezza, e con le ragioni della proporzione. Per lo che quegli Architetti che illetterati hanno tentato di operare sulla materia, non hanno potuto arrecare tanto di credito alle loro fatiche, s che ne acquistassero fama; e quelli poi che nel raziocinio e nelle sole lettere sonosi fidati, l'ombra, non gi la cosa, sembra che abbiano seguitata. Ma quelli che fondatamente appresero l'ima e P altra, come uomini provveduti d'ogni sorta d'armi, sono giunti assai pi presto a conseguire con riputazione il loro intento. Gonciossiach in tutte le cose, e soprattutto nelP Architettura , sonovi due parti: la cosa significata cio, e quella che significante. La cosa
).
1

significata quella

di

cui

si

tratta

quella eh' poi significante


dottrine.

si

la

dimostrazione
ser

svolta colle ragioni

delle

Sicch sembra che


chi
fa

esdi

debba

nell'

una

nell' altra

parte

esercitato

professione

Architetto.

Quindi bisogna che egli sia uomo di talento, e riflessivo nella dottrina: perciocch n talento senza disciplina, n disciplina senza talento non possono rendere perfetto un'artefice. Sia perci egli letterato, esperto nel disegno, erudito nella geometria, e non ignorante d'ottica, istruito nell'aritmetica, siangli note non poche istorie, abbia udito con diligenza i filosofi, sappia di musica , non ignori la medicina , abbia cognizione delle leggi dei giurisprudenti, intenda l'astronomia e i moti del cielo; e perch cos abbisogni , eccone qui le cagioni. Egli necessario che l' Architetto sappia di lettere , perch leggendo e notando in iscritto si faccia la memoria pi ferina. In appresso abbia disegno, perch egli sia capace a potere cogli esemplari dipinti mostrare

I.

(i) La voce Architettura ha triplice significato: prendesi per quella scienza che un composto di molte altre, come V Autore l'ha qui definita. II. per quella che solamente si raggira intorno al fabbricare. III. per un pezzo di fabbrica. Avvertasi

che da Vitruvio viene dichiarala quale do\rebbe

come scienza, e non come un'arte semplice, Cio di quelle arti che dipendono, ed hanno connessione colla fabbrica, la quale il principale
essere,
(5)

oggetto dell'Architettura.

8
ogni qualunque forma voglia fare
1
;

CAPO
1

I.

d alcun* opera. La geometria reca poi e in prima ella insegna f uso della riga molti soccorsi ali Architettura e delle seste , coi quali strumenti soprattutto si formano pi facilmente
le

piante degli edifzj

si

conducono

le

linee rette
si
1

livelli

gli

angoli
i

a squadra. Parimente mediante fonica (0

prendono negli

edifzj
si

lumi

drittamente da determinati aspetti del cielo. Coli aritmetica


spese degli edifzj,
si

calcolano le

dimostrano
(

le
i

ragioni delle misure, e col calcolo e col


difficili

metodo aritmetico

si

sciolgono

gna che egli abbia notizia di disegnano nelle opere molti ornamenti, dei quali suggetti debbono eglino, a chi lor ne domanda render ragione perch ve gli abbiano introdotti. Siccome se alcuno avesse, a luogo delle colonne, allogate statue di marmo, di donne vestite di stola , che Cariatidi vengono chiamate , e sopra esse abbia collocati modiglioni e le cornici; cos, a chi ne domandasse, render
,
i

problemi delle proporzioni. Bisomolte istorie , poich sovente gli Architetti

2)

la

seguente ragione. Caria


la

citt
i

del

Peloponneso fece lega


la

coi Persiani per

invadere
liberati

Grecia. Quindi

Greci, ottenuta

vittoria, e

gloriosamente

connine consiglio la intimarono ai Cariati. Presa dunque la citt , uccisi maschi , spianata la citt medesima , ne 1 condussero schiave le loro matrone; e non permisero eh elleno deponessero le vesti e gli ornamenti da matrone, affinch non fossero per una volta da grave sola condotte in trionfo, ma , con eterno esempio di schiavit scorno oppresse , sembrassero portare la pena per la loro citt. Pertanto gli Architetti che fiorirono in quel tempo rappresentarono nei pubblici
di
i .

da codesta guerra,

edifzj

ritratti

di
ai

quelle matrone collocate a reggere pesi


posteri la
1

acciocch

passasse anche
Cos'i

pure
di

avendo nel
infinito

memoria della nota pena del fallo dei Cariati. Laconi sotto il comando di Pausania figliuolo di Cleombroto (4), fatto d arme di Platea con poca gente superato un numero
cittadini,

Persiani, e con glorioso trionfo e delle spoglie e della preda,

col prodotto dal bottino, fatto con laude e valore dei

eressero

il

Portico persiano

come per
ed
ivi

trofeo e segno della vittoria,


i

memoria

ai

posteri;

collocarono

simulacri degli

onde tramandarne la schiavi colf ornamento

gnifica vedere,
visuali.

(0 Questa parola Ottica viene dal greco elio sied la scienza che tratta dei raggi

ba leggere
sopra,
(3)

E troppo evidente che qui nel testo si debmitfinieticis , e non geometrici*; poiche della geometria ne ha 1" Autore gi parlato pi
(?)

Le
i.

figure qui espresse delle Cariatidi (Tav.


i.

I.

Fig.

sono state dedotte dai disegni dell'antico tempio di Minerva Poliade in Atene, ove
3.)

tuttora esiste in piedi parte del Portico detto delle


Cariati/li.

creduto di emendare il Testo. Vcggasi Cornelio Tucidide , Diodoro ; non clic Pausania , (lib. HI. cap. 9) il quale, descrivendo il Foro dei Lacedemoni a Sparta, ove \i hanno la curia del Senato, le residenze degli Efori, o JN'oinoflaci e de' Bidiei, dice - che la cosa pi. nobile del Foro quel Portico denominato Persiano, fatto gi delle spoglie dei Medi, ina che in progresso di tempo lo condussero all'ampiezza attuale, ed al presente ornamento. Sovra le colonne vi sono Persiani in marmo bianco, e tra gli altri Mardonio di Gobria.
si

iNcpote

Pausania fu figliuolo di Cleombroto, e non di Agesipolide, come si legge dal Giocondo, e da atri. Vero per che gli antichi ebbero pi d'un nome, ed anche pi prenomi} e per questa ragione
(4)

Vi scolpita anche Artemisia figlia di Ligdamide gi Regina d'Alicarnasso. La dicono volontariamente unita con Serse ad invadere la Grecia, e che mostrasse calore nel combattimento navale a Sala-

mina

CAPO

I.

barbaro della loro veste, in atto di sostenere rintavolato, acciocch restasse a codesta foggia punita la loro superbia col meritato oltraggio, e perch cos anche gl'inimici abbattuti, pel timore della loro fortezza, si atterrissero,
animati dalla gloria, fossero pronti a difendere la libert. Per lo che da questo fatto ne avvenne che molti collocarono nelle fabbriche le statue persiane per sostenere gli archi-

ed

cittadini

rimirando codesto esempio

di valore,

travi coi loro

adornamenti

(),

donde nacque che da

tal

suggetto aggiugnessero

decorazioni variati ornamenti di squisito gusto. Vi sono eziandio delle 1 altre storie di simil sorta , delle quali T Architetto debb essere istruito.
alle

non sia arrogante, ma piuttosto manieroso, giusto e fedele, e, ci che magperciocch non pu degnagiormente importa , che egli non sia avaro mente farsi niun opera se non da chi sia sincero ed incorrotto. Non sia ma con gravit egli parziale n abbia V animo dedito a ricevere doni poich questo lo sostenga il proprio decoro col riportarne buon nome
Filosofa poi fornisce
e fa ch'egli
;
1

La

V Architetto d animo grande,

prescrive

la

filosofia.

Tratta

inoltre

questa della natura delle

cose

la

qual parte in greco chiamasi Fisiologia, alla quale di necessit applicarvi

perch ella contiene molte e diverse quistioni naturali, come anche perciocch nei loro corsi e giri , e nelle accade nel condurre le acque salite dal piano orizzontale, si generano dei venti, or in un modo, ed ora
assai,
;

in

un

altro

alP urto de quali ninno sapr rimediare


i

se

non

quegli

che

sapr dalla filosofa


legger
i

principj
2 (
)

delle e
di

cose naturali.

libri

di

Tesibio
precetti
sia
(

hanno

scritto
,

dei

vero senso
poi sapere

ove non

Archimede 1 e in simili materie , non potr entrare nel loro stato di queste cose dai filosofi istruito. Deve
,

parimente chi degli altri autori che

Come

musica 3 ), per intendere le regole della scala armonica, e le ragioni matematiche , ed inoltre per saper dare la giusta carica alle baliste , catapulte e scorpioni (4). Imperocch hanno codeste macchine
la

Veggasi T. I. Fig. 4Di quest autore Vitruvio fa parola nella prefazione del libro VII., e nel capo 12 del libro X. Ella poi erronea la lettura Thesbias d' al(i) li)
1

cuni
(3)

MSS.
Quantunque
a

prima vista possa sembrare grande la differenza che passa tra la potenza e Tobbietto del nervo acustico e l'ottico, pure dnaramente dimostra Vitruvio varie ragioni perch l'Architetto debba sapere di musica. In fatti la musica considera la quantit oggetto universale della scienza matematica , e subordinato all' aritmetica poich ha per oggetto cosa comune ha una differenza fortuita, e fra esse hanno principj presso che comuni. Che ci sia in fatto si osservi che l'aritmetica riguarda il numero semplice, e la musica lo contempla come numero sonoro ed in proporzione. Un antico filosofo lasci scritto che :Musica est quae tribus primariis atque inter se conjunctissimis scicntiis, I/armonica, Rythmica et Metrica t
.

ed altro classico disse che: Musica appelquae Matnematicarum scientiarwn una est. Cosicch la teorica della musica consiste nella speculazione ed investigazione delle proporzioni armoniche dei suoni , e delle consonanze formandone un retto giudizio non per il sensorio ma per la ragione; e cerca coli intelletto 1' essenza delle cose spettanti alla musica, e con ispeculazioni matematiche e filosofiche considera la qualit dei suoni. Se adunque le ragioni matematiche ed aritmetiche sono comuni alla musica, questa lo ben anco necessariamente all' architettura. Il linguaggio della musica si pu applicare a quello del colorito
consistita

latur

ipsa

e del chiar-oscuro, sia dal lato dell'espressione e dell'

armonia, sia dal lato della dimostrazione. Chi non conosce di musica pu mettere per avventura in ridicolo le pi palpabili verit. Di codeste macchine belliche se ne parla a (-j) lungo da Vitruvio nel libro X., dal capo i5. fino al termine del Libro. 5

I0 da destra e da
i

LIBRO
sinistra
i

I.

buchi degli unisoni, e vetti, si tirano le corde di budello, attorno le quali non si fermano, o legano, se non quando rendono all'orecchio dell artefice tuoni unisoni ed eguali ('). Perciocch i bracciuoli, che nel tirare
capitelli,

nei

quali vi sono

quali cogli argani, molinelli

e nel caricare
l'

si

serrano, quando

si

rilasciano cos stirati


diritto
il
i

una

dall'altra

banda, debbono scoccare


diritto
si

saranno unisoni, faranno torcere dal nei teatri i vasi 2 di metallo , che
( )

cammino

egualmente dalcolpo; che se non dardi. Similmente


i
i

situano nelle piccole celle sotto


le

con proporzioni matematiche, chiamano Echea 3 , regolansi con


gradi
(
)

e
i

differenze

dei suoni, che

Greci
,

concerti e consonanze musicali

di-

stribuiti
la

intorno intorno nella quarta e quinta, e nell'ottava, in maniera che


dalla
i

scena giugnendo a percuotere vasi cos disposti, accrescendosi col rimbombo, perviene pi chiara e pi dolce all' orecchio degli spettatori. Anche nessuno potr giammai formare senza

voce del suono che parte

musiche le macchine idrauliche, n altre simigliami a queste (4). La Medicina poi necessaria a conoscersi per sapere quali siano i. declinamenti del Cielo, che i Greci chiamano Climi, quali arie dei luoghi
le

ragioni

siano sane, e quali malsane: e cos per

Fuso

delle

acque; poich senza

queste riflessioni non

si

pu

fare

alcuna abitazione salubre.

Bisogna pur ch'ei non ignori le leggi indispensabili per regolare gli ordinar] muri 5 degli edifizj , per riguardo al giro delle grondaje, alle fogne, ed ai lumi. Gli scoli parimente delle acque , ed altre cose simili esser
( )

debbono
gli

noti agli Architetti, acciocch


s

ne sieno cautelati prima

di piantare

che non rimangano, dopo effettuale le opere, le liti ai padri di famiglia; ed acciocch, nello stabilire i patti con prudenza, resti assicurato tanto chi d, quanto chi prende in affitto: imperciocch se patti saranno con sapere espressi, rimarranno senza frode gli uni e gli altri 6 ). Mediante poi 1' Astrologia si conosce 1" Oriente , 1' Occidente , il Mezzod*, il Settentrione, e la disposizione del Cielo, l'Equinozio, il
edifzj,
i
(

(i)

Bisogna avvertire, che


di eguale

si

possono ottenere

(f\)

Tutto

il

libro X.

impiegato a trattare di

di-

voci unisone, cio del


le

medesimo grado, senza che

verse macchine, belliche, trattorie, idrauliche, e simili.

corde

sione. Ci avviene allorch


delle

lunghezza ahbiano la stessa teni diametri o le grossezze

corde non siano eguali , come spesse fiate esperimento sul clavicembalo , ed in tal caso i dardi non iscoccherehhero dritti. E duopo dunque intendere che Vitruvio, prescrivendo che le corde di budello siano egualmente tirate dall' una e dall'altra parte, voglia eguali diametri ed eguali lunghezze delle corde, perch non abbiano dardi

ho

fatto

Per muri ordinarj reputo quelli die Vitro? con voce latina dice, communibus. Ogni citt ha in questi muri le sue leggi. In Roma al presente chiamatisi muri comuni quelli che non eccedono la grossezza di due palmi romani d" Architetto. Venivano pure cosi denominati quei muri clic cadevano sid luogo del pubblico e cos anche
(5)

vio

altrove
g'

a de\iare dalla via retta. (a) Della collocazione e distribuzione di codesti vasi tratta l' Autore nel libro V. cap. 5.
(3)

VI. cap. Q ) ei questo e non giammai per muro ilivisorio , il quale lo ha distinto poco sopra
(

lib.

II.

cap.

intende in

8 , e senso,

lib.

col

denominarlo paries

vicini.

Echea
,

significa voce ripercossa.


i

Nella

musica

greca codesto vocabolo indica di\ersi suoni, o figure che assembrati generano una grata consonanza all' orecchio degli astanti.

si pu consultare il Tratintorno le servit chili e rustiche, secondo la dottrina pi certa dei Legisti, e specialmente di Bartolomeo Cipolla (in Bergamo, 1786" toni. 2,
(<;)

Su questa materia

talo

in

la.

Pini.

lib.

Vili, pandect.).

CAPO
Solstizio,
il

I.

I I

corso delle Stelle; e chi non sapr queste cose, non potr

neppur sapere come si formino gli orologi. Poich dunque codesta cos degna disciplina viene adornata e ripiena di molte e varie erudizioni , io non penso che taluni possano a ragione
chiamarsi cos di subito Architetti, se non coloro che
fin

dall'et puerile
di

molte scienze ed arti, ghigneranno al pi alto colmo dell Architettura. Recher forse meraviglia agr ignoranti che naturalmente apprendere si possa e ritenere a memoria un cos gran novero di dottrine; ma si creder esser facile a farsi, ove riflettano che tutte le scienze hanno fra loro una corrispondenza e comunicazione: imperciocch la scienza enciclica, ossia universale, . a guisa di un corpo intero, composta da tutti questi membri. Quindi coloro che dalla tenera et apprendono i varj erudimenti di tutte segni di queste e con essi il reciproco rapporto le scienze , imparano e cos poi facilmente sono di tutto eruditi. di tutte le discipline Pizio ('), che fu uno degli antichi Architetti, ed il quale pel primo 2 cos nobilmente architett il tempio di Minerva nella citt di Palazia, disse perci 1 ne suoi scritti, che l Architetto dee poter operare in ogni arte e scienza, pi di quello che fecero coloro i quali colle loro industrie e fatiche hanno condotta alcuna cosa in particolare a somma perfezione. Ma questo per
salendo per questi gradi di dottrine
,

e nutriti della cognizione


1

non riesce. Non pu in fatti l Architetto , e non debb essere grammatico come sar stato Aristarco ina non sia senza lettere non 3 ma non ignorante di musica; non pittore musico quanto Aristosseno come Apelle, ma non imperito del disegno; non gi scultore come Mirone, o Policleto ma non ignaro affatto della scultura u finalmente medico come Ippocrate, ma non digiuno interamente di medicina; non eccellente singolarmente in ogni scienza, ma non insciente in nessuna. Imperciocch in tanta variet di cose non possibile che alcuno possa giugnere alle
in
effetto
1

perch appena in poter nostro arrivare ad insoli Architetti non tendere e sviluppare le loro teorie. E non gi che ma anco qiiei possano giugnere ali ultima perfezione in tutte le cose
pi particolari finezze
1

medesimi che in una sola arte s" incamminano non tutti ne riportano il primo posto , ed il pi sublime grado di lode. Se dunque in ciascuna scienza non tutti i rispettivi professori , ma soltanto uno scarso numero 1 di essi nel corso di un secolo sono giunti ali eccellenza, come mai pu un Architetto , il quale debb 1 essere esperto in molle arti ( cosa per s straordinaria e grande), fare che non solo non ne ignori alcuna, ma che

Questo medesimo Architetto che qui Vichiama Pizio nella prefazione del libro VII. lo denomina Fileo o l'uno, o l'altro luogo errato. Al capo 3 poi del libro IV. nomina
(i)
,

(2)

travio

Poleni, not.
(3)

qui primus Prenae. Cos legge il pag. 26. Aristosseno fu discepolo d'Aristotile: scrisse

Pythius

\/[

anche

tre libri sulla

musica armonica, da' quali ha

Piteo

il

quale,

come

egli

dice altrove (Pref.

lib.

VII.), scrisse anche sul Mausoleo d'Artemisia.

preso Vitruvio quanto ne ha scritto nel capo 4 e seguenti del libro V.

2
i

LIBRO

I.

anzi superi tutti quegli artefici

quali

hanno sopra un

arte sola esercitato

laboriosamente
avvertito

il

loro grandissimo ingegno?

Sembra dunque che


1

Pizio in ci siasi ingannato, e che egli


di
:

non abbia

che ciascun arte


1

mano
si

cio, e del raziocinio.

esercitano in ciascun arte,

due cose si compone delle opere della Di queste la prima propria di coloro che ed essa riguarda l effetto dell opera; l altra
1 1 1

comune con
ed
e del
ai
,

tutti

dotti
la

questo
del

il

raziocinio.

Cos comune
delle

ai

medici

musici
(')

proporzione

movimento
il

battute

delle
,

vene

moto

dei piedi.

Ma
il

se

occorrer medicare

una

ferita

togliere
ufizio
gli

dal pericolo

un infermo, non

interverr

musico,

ma

sar questo

proprio del medico.


,

strumenti pneumatici

musico, non il medico, concerter acciocch T orecchio suo riceva la soavit del
cos

canto.

Con
e

gli

astrologi parimente, e coi musici


2 (
),

comune
i

il

disputare della

simpatia delle Stelle

delle

consonanze

in

quadrati e trini, in quarta

quinta; e coi geometri intorno la visione, che


altre

Greci chiamano discorso

ottico; e cos in tutte le

scienze avvi molte cose, se

non

tutte, cosi

muni a
alla

disputarsi.

Ma

trattandosi dei principi


e

delle opere che

portano
quelli
i

perfezione
si

colle

mani

col

lavoro
1

questo

proprio
1

di

sono particolarmente applicati ali esercizio di un arte sola. Sembra aver fatto dunque assai abbastanza colui che di ciascuna dottrina ne conosce mediocremente le parli, e l ordine di esse , e specialmente quelle che sono necessarie per l Architettura; acciocch non rimanga ingannato, n si smarrisca ove gli occorra darne giudizio , o far prova d alcuna di queste cose ed arti. Quelli per ai quali ha la natura conceduto tanto d'ingegno, penetrazione e memoria, sicch possano fondatamente imparare e la Geometria, e l Astrologia, e la Musica e le altre scienze, sorpassano 1 l obbligo d Architetto , e divengono matematici possono perci facilmente disputare a fronte di queste scienze , perch di molte cognizioni scientifiche sono muniti. Ma siffatti genj si trovano di rado: come furono gi un tempo Aristarco Samio, Filolao, Archita Tarentino, Apollonio
quali
1 1
1

Pergeo

quali Cireneo , Archimede e Scopili a Siracusani . hanno lasciate ai posteri molte cose di meccanica e di gnomonica, inventate e dimostrate con ragioni numeriche e con fondamenti fisici. 1 Poich dunque non a tutti , ma a pochi uomini dato l avere que,

Eratostene

sti

talenti
di

per naturale acutezza


tutte
1

e e

uffizio

dell'

Architetto richiede f edella

sercizio

erudizioni

per

la

vastit

cosa

la

ragione

(i)

Zarlino Gioseffb gi dettava nella sua opera


cap. 2
Islit.

cali

(p.

arni ou.)

se

il

medico non ba

l'era volgare.

cognizione della musica, come sapr egli nei suoi medicamenti proporzionare le cose calide con le frigide, secondo i loro gradi? e come potr avere ottima cognizione dei polsi' i quali il dottissimo E10OI0 dispose secondo l'ordine dei numeri musi-

Codesto Erofilo fu i6o anni in circa avanti Veggasene Plinio (lib. XXIX. cap. 4). i Pittagorici che il Ciclo tosse tutto () Opinarono armonia; e per questo dice qui Vitruvio che questa comune ai musici ed agli astronomi. Vcggasene Plinio (lib. II. cap. 2), e lo stesso Vitruvio altrove (lib. V. cap. 6).
.

CAPO

II.

i3
di

permette che non gi al diocremente si posseggano


te,

sommo, come sarebbe


le

dovere,

ma

scienze e le dottrine di esse 0),

che mechieggo da

o Cesare, e da quelli che leggeranno questi miei scritti, che m'abbiano per iscusato , se alcune cose non saranno spiegate appunto secondo le regole e Parte dello scrivere, perch non da grande filosofo, n da eru1 dito oratore,- u da pratico grammatico dei pi eccellenti fondamenti dell da Architetto alquanto addottrinato in codeste scienze, ho dato opera a scrivere queste cose. Riguardo poi al nerbo delP arte , ed alla teoria sua propria , prometto , come spero , non solo a tutti quelli che fabbriarte,

ma

cheranno,

ma

ai

dotti

ancora, di trattarla in questi Libri, senza dubbio,

con

il

massimo fondamento.

CAPO
Di
J_j Architettura
di
si

IL
V Architettura.

quali cose composta

compone
i

di

Ordinazione, che in greco


la

si
;

dice Taxis;

Euritmia, Simmetria, Decoro-,, e Distribuzione, la quale in greco delta Oeconomia. L/ Ordinazione una regolata e proporzionata comodit , presa separatamente , per determinare i membri dell' opera ed il paragone univerGreci
di
1
1

Disposizione, che anco

chiamano Diatesin

sale

delle

sue proporzioni per istabilirne


,

la

simmetria

questa

si

ordina

colla

quantit

che in greco
(

si

dice Posotlies.
dalla
stessa

La

quantit poi la retta


,

distribuzione dei moduli


effetto
di

ed un conveniente ciascuna parte dei membri che formano tutta V opera.


2)

presi

opera

(1) Il ritratto di un vero Architetto delineato da Vitruvio in questo capitolo potrebbe a prima vista sgomentare chiunque accingasi a coltivare degnamente s nobil arte. Presso le et pi erudite sino ai cadere dell'Impero, e dal restauramento delle arti sino a di nostri , la voce Architetto signific sempre Chi crea con giusti raziocinj, dispone, di-

ficazione

sedevano dell'arte edificatoria se non se la quali* Buon nudi Architetto nel diploma. mero di essi , conoscendosi non solo inesperti

rige,

e sovrasta alla costruzione degli edifizj.

Que-

neh" applicare i precetti dell' arte alle diverse invenzioni e compilazioni dei membri di un edifizio qualunque , ma ben anco stranieri nel maneggio delle seste e delle linee per modulare un semplice stilobate dell'ordine robusto, si appigliarono al savio partito d'intraprendere gli studj regolari dell'

sti diversi

rami dell'arte importantissima


nell'

di edificare
i

rendono indispensabili qui voluti da Vitruvio. Ma, oh quanto a buon


a' nostri

Architetto

requisiti

diritto

sclamerebbe Vi travio

Architettura civile nelle Accademie delle belle arti, onde meritarsi di portar degnamente il gi ad essi attribuito titolo di Architetto. Sarebbe pertanto
desiderabile; che quelli che intendono di essere legittimameute autorizzati ad esercitare la nobil arte edificatoria, dovessero assoggettarsi ad una regolare disamina ( che comprendesse le materie teorico-pratiche riguardanti la bellezza, la comodit e la stabilit degli edifizj), da prescriversi dalle Conimis-

giorni contro

il

sistema -vigente nelle nostre

Universit di attribuire nel senso pi esteso il titolo di Architetto civile per l'esercizio della nobil arte di edificare, che tutt' al pi non dovrebbe estendersi oltre quello di Estimatore perito di edigi eseguiti! In fatti l'esperienza ha fatto couoscere nel corso di pi lustri, che molti giovani addottrinati nelle scienze positive, e perci meritamente graduati col titolo d' Ingegnere, non posfizj

sioni apposite delle


(a)
Il

modulo

Accademie delle belle arti, una parte presa dall'opera me-

desima, ed adattata a misurarne ogni sua parte.

, ,

l^

LlIiUO

I.

La Disposizione
effetto

poi l'aggiustata collocazione delle cose, e

elegante

opera negli accordi, per cagione della Qualit. Le specie della 1 Disposizione, le quali in greco si chiamano Idee, sono la Pianta, l Alzato, e la Prospettiva^). La Pianta contiene in piccolo Fuso delle seste, e della riga, secondo la quale si formano nel piano delle arce le figure delle Piante.
dell
1

Alzato poi

aspetto della facciata

come

va innalzata, ed
ali*

un disegno

in piccolo colorito, colle misure corrispondenti

opera futura.

La Pro-

spettiva

il

disegno

corrispondenza di

ombreggiato della facciata e dei fianchi , che colla tutte le linee concorrono ad un comune punto visuale.
dall invenzione.
1

Queste

parti

nascono dal pensiero e

Il

pensiero una

piena di attenzione, applicazione, e vigilanza, col piacere della 1 1 riuscita felice dell opera proposta. L invenzione poi la soluzione dei problemi oscuri , rendendosene la ragione della cosa nuova scoperta da
riflessione

ima docile

virt
(

2 ).

Godesti sono
1

limiti

della Disposizione.

L
bri

Euritmia
1

3)

elegante
si

comodo

aspetto cagionato dalla disposi1

zione de membri. Questa

ottiene allorquando
,

altezza

di

detti
:

mem-

corrisponde
tutte le

alla

larghezza

e la larghezza alla

lunghezza

insomma

quando

cose corrispondono alla loro giusta proporzione.

Cosi la Simmetria (4) un accordo uniforme fra i membri della me1 desima opera , ed una corrispondenza di ciascuno de medesimi , presi separai aniente a tutta la figura intiera, secondo la proporzione che le
,

compete
piede
,

siccome nel corpo

umano
tutte
le

vi

Simmetria
parti
:

tra

il

braccio

il

il

palmo

il

dito

altre

cos addiviene in ogni

opera perfetta.

primieramente nei templi sacri dalla grossezza delle colonne , ovvero dal triglifo, si prende il modulo; cos anche nelle baliste dal foro , che Greci chiamano Peritreton ; nelle navi dall interscalmio ,
1
i

(i)

Veggansi

le

Figure indicate nella Tav.

II., le

comodo
sala,

quali dimostrano la pianta, l'alzato geometrico, e


la

Simmetria
in

aspetto dell' opera. Il volgo confonde la coli' Euritmia, allorch scorge in una
viale, in

grafia Fig.

che equivalgono ad Icnosezione geometrica i., Ortografia Fig. 2., e Sciografia Fig. 3.
:,

un

una mensa, corrispondenti


i

in

numero
ed
i

e posizione le seggiole, le piante,

cibi,

Si preferita poi la figura della Torre

dei Venti

di Cereste in Atene, perch l'autore ne parla diffusamente nel cap. 6 del lib. I. La Prospettiva

o Scenografia un disegno qualunque,


parti

le

di

cui

questa che la legge prescrive uniformit, corrispondenza e giusta disposizione dei corpi componcnti, siccome che in una facciata vi siano tante fi-

commensali: laddove non


ci

dell'Euritmia. Questa

concorrono al punto visuale. (1) Nel Testo si legge: vigore mollili /cpcrtn,e una simigliante espressione si ha altrove (lib. V.
cap. 7):

nestre da

un

lato

che

dall'altro, e

la

porta nel

mezzo ; da
si

cui deriva l'aspetto dell' opera elegante

non

sit

viduatus ingenio

mobili.

Non ho

creduto dover esprimere codesta voce in italiano per vivacit s persuaso che codesta vivacit non si fosse costantemente incontrata negli uomini eccellenti : ma che piuttosto siasi in essi ravvisata una tale docilit nel loro ingegno: e pai-mi che tale la voglia Vitruvio nell'Architetto, esprimendosi che questo dee ascoltare talora anche il consiglio degli idioti (lib. VI. cap. ult.). L'Euritmia la corrispondente simiglianza (3)
delle parti fra di

loro

onde deriva

1'

elegante

ed eziandio comodo, per la facilit colla quale ci manifestano tutte le sue corrispondenze, (4) La Simmetra stabilisce i rapporti di quantit , che le parti stesse debbono avere con tutta l'opera, e l'Euritmia le corrispondenze di ubicazione. La Simmetria nasce dalle proporzioni parziali e dalle regole del compartimento proporzionato in tutta l'opera. Cosicch Vitruvio fa consistere la Simmetria nella commensurabilit di tutte le parti coniponenti ad una data, siccome nel corpo umano di tutte le membra al capo ^ e negli ordini al diametro della colonna, al triglifo, come si vedr in appresso.

CAPO
il

II.

l5
in

quale

si

chiama Dpechaice
si

(')

cos

tutte

le

altre

opere da qual-

che
Il

membro

trae la ragione della Simmetria.

Decoro un riformato aspetto dell'opera, composta di cose approvate con autorit. Questo si ottiene o dalla collocazione , che in greco si dice Thcmatismos 2 , o dalla consuetudine , o dalla natura. Dalla collocazione , quando a Giove fulminante , al Cielo , al Sole , ed alla Luna
(
)

si

fanno
i^li

templi allo scoperto


di

e senza tetto

(*)
;

perciocch

gli

aspetti

Dei gli reggiamo comparire a cielo scoperto e lucente. A Minerva, a Marte, e ad Ercole si faranno templi dorici ima cagione del loro valore , conviene stabilire perciocch a codesti Dei e per le Ninfe edifzj senza delicatezza. Per Venere , Flora , Proserpina dei fonti, parranno avere qualit propria gli edifzj d'ordine corintio; perch, lavori assai svelti , e adorni di fiori e alla gentilezza di codesti Dei , di frondi e volute , aumenteranno il convenevole decoro. A Giunone , a Diana, a Bacco, ed agli altri Dei di tal simiglianza, si avr riguardo alla se loro si faranno edifzj jonici , saranno proprj , perch via di mezzo
e
effetti

codesti

modificati nella sodezza praticata dai dorici, e nella dilicatezza dei corintii.

consuetudine in questa guisa si manifesta: cio, quando magnifici nell' interno si adatteranno similmente g' ingressi agli edifzj decorosi ed eleganti; che se 1' interno sar leggiadro, e l'entrate al contrario depresse ed improprie , saranno prive di Decoro. Cos parimente
Il

Decoro poi

di

se negl' intavolati e
le

(4)

dorici vi
si

si

scolpiranno dentelli
i

sopra

capitelli
s
si

colonne joniche
la

rappresenteranno

triglifi

trasportando in
diversa specie
,

fatta

guisa le cose proprie d*

un ordine

in

un

altro

di

offender

veduta

avendosi nei tempi


Il

indietro

stabilite

consuetudini

primo, se per ogni fonti d'acqua sufficienti, tempio si in quel sito ove deesi stabilire il luogo inaugurato; ed in questo specialmente si abbia riguardo ad Esculapio, alla Salute, ed agli altri Dei, colla
diverse in ciascun ordine.

Decoro poi di natura sceglieranno luoghi di buon' aria, e con

sar:

medicina dei quali pare che molti infermi abbiano ricuperata la sanit. Imperciocch trasportando i corpi infermi da un luogo infetto in uno

Dpechaice , significa lo spazio eli un cubito. Theniatismos , qui significa Statio , cio il luogo ove si colloca la fabbrica. Il Barbaro traduce Stanza, derivato da Stanziare, Ordinare} il Perrault Stato delle cose, ed il Galiani Statuto. Ih greco Njpetrhae significa allo scoperto. (3) Il tempio Ipetro Decastilo descritto da Vitruvio
(1)

(a)

Allorch egli parla (Vedi lib. IV. cap. i) della compilazione delle cornici dell' ordine corintio , in tende dire per analogia che questa decorazione ha preso dallo scompartimento dei triglifi i modiglioni nel gocciolatore, e nuli" architrave le gocce colle ragioni del Dorico, e dalle regole del Jonico le sculture del fregio, e i dentelli e le cornici} e
cos'i

(lib.
(4)

III.

cap.

-i)

interamente allo scoperto.

da quei due ordini, frappostovi


terza

il

capitello

La voce

intavolato corrisponde qui, ed in al-

fu generata codesta

spezie corintia.

Ora

si

cuui altri luoghi nel Testo, ad Epstyliwn, perch evidente che dentelli sono parti proprie della cornice e non dell'architrave. Vitruvio spiega che i membri di convenzione , o di consuetudine . attribuiti a ciascun ordine, debbono serbarsi inviolabihnente alla specie dell'ordine cui appartengono.
i

trasgredirebbero le leggi del Decoro di Consuetudine se rintavolalo proprio dell'ordine Dorico, O Jonico, si sostituisse al sopra-ornato Corintio; giacche esistono si bei modelli della pi splendida
antichit proprj di quest'ordine gentile (Vedi Tav.
it.

A.).

rumo i. salubre, e dando loro Fuso di acque attinte da fonti salubri, si ristabiliranno pi presto. Cosi dovr seguire che la Divinit abbia maggior credito , magnificato per la natura del luogo. Parimente Decoro naturale sar , se lumi dall Oriente nei nelle stanze e nelle biblioteche si prenderanno
i6
1 i
:

bagni e nelle stanze d inverno dall'Occidente iemale: nelle gallerie e nei


luoghi ove
in tutto
si

richiede

un lume
cresce, ne

costante, dal Settentrione; perch questo

aspetto del Cielo


il

non

scema

di

lume nel corso

del Sole,

ma

giorno costante ed immutabile.


il

La
e
la

Distribuzione poi

comodo uso

del luogo e della sua quantit,

parsimonia della spesa nei lavori , moderata dalla ragione. Questa, si osserver debitamente ove F Architetto non cerchi di quelle cose , le quali non si possano ottenere o mettere in esecuzione senza grave dispendio. Perciocch non in ogni luogo avvi l'arena di cava, n in copia trovasi la pietra , n V abete , n i suoi fusti , e neppure il marmo bens altro nasce in un luogo , ed altro altrove , i trasporti dei quali
:

riescono

difficili

e dispendiosi, bisogna perci servirsi dell arena di fiume,

o
1

di

quella

di

mare ben

lavata

ove manchi quella


il

di

cava.

Si riparer
il

alla
l

scarsezza delP abete, e del suo fusto, usando


,

cipresso,
il

pioppo,

olmo

il
1

pino.

Ed

in smagliante

modo

si

spedir

resto.

che ordina diversamente gli edifizj: secondo cio i diversi usi dei padri di famiglia, e secondo la quantit del denaro , o il decoro delle persone d1 autorit (*). Imperciocch bisogna diversamente distribuire le case di citt da quelle ove si depongono i frutti della villa non alla stessa maniera quelle dei negozianti diversamente pei benestanti , ed agiati. Pe Grandi poi , i quali col loro senno governano la Repubblica, si distribuiranno come lo richiede il bisogno; ed in smma qualunque distribuzione di casa dee farsi adattata a ciascuna persona 2
di Distribuzione,
; ;

Avvi un altra specie

).

gmtalem; ma

qui si legge ad eleganlac diCodici Vaticani leggono ad eloquentiae dignitatem : onde sembra che alle persone di autorit, quali erano gli uomini del Foro, si dovesse fabbricare con tale particolare magnificenza. (2) A rendere chiara Y intelligenza di queste sei parti dell Architettura che ha qui distinte Vitruvio,
(i)
i

Comunemente

ferito, oltre crucilo dell'Orsini

un'Albero^ ed io ho preche riduce l'Architettura a tre riguardi, che sono 1' Onesto, Y Utile, ed il Dilettevole (Vedi pag. seg.), anche l'Albero seguente del March. Galiani, che distingue con chiarezza e precisione i due riguardi che deve avere 1' Architetto: la Sostanza cio, e Y Apparenza.
gl'interpreti
fatto

nehanno

I. n 11.

Colla giusta spesa e collocazione dei materiali j!_!. f>.n. j Colla corrispondenza dei membri al loro uso 1. Colla debita quantit, o sia grandezza: o
2.

a*

propri luoghi r r '

. ,
I

e questo o

Distribuzione

I
I

//.

Ordinazione

Colla debita qualit

sia

situazione

///. Disposizione

I.

Apprekza|
'

II.

III.

Colla reciproca corrispondenza nella situazione Colla reciproca corrispondenza nella quantit Colla propriet di ogni parte di tutta V opera

IV. Euritmia.
V. Simmetria. VI. Decoro.

I
i

CAPO

II.

Onesto
Utile.
Sacro. Pubblico.
Privato.

xDlLETTKVOLE

Bont col

fine

adequato

ali

Edificatore

Oresto

_ .1. Colla saggia deposizione delle leggi


.

in/. .

Rispetto *
Rispetto

all'
.

^^

edificatore

-,

Consuetudine colla debita propriet

,.

ii

.-

<
.
.
.

<

Detcrminata dal comune parere dei Saeei tcrmin i prudente giudizio dell'Architetto.

e dal

Bont

colla necessita materiale


J

Colla sicurezza pubblica. Colla difesa ^ita.

Peso reale , e Forza reale


Stabilit

Colla debita grandezza. Colla mole adequata. Colla figura pi vantaggiosa.


Colla prudente ricerca e collocazione dei
materiali.

Economia

Coli'

adequata invenzione dell'opera. Colla giusta relativa spesa.


Colla debita relativa situazione delle for-

Utile

Comodit

Disposizione

me

vacue e

solide.

Pianta.

Col disegno

Elevazione.
Profilo.

Uso

Dall' elezione del

sito.

Per rispetto

alla debita qualit


J (

Dall' aspetto del Cielo.

Dalla disposizione del lume.


Colla forma relativa.

Per rispetto

alla quantit

11

(
.

Co

la

grandczza relativa

Invenzione

Ideale
. . . .

Fantastica

Per via d'imitazione. Per via d'arte.


Colla convenienza dell'imitazione naturale. Colla convenienza al Soggetto che si riconosca per quello che .

Composizione

Bont

colla necessit formale

Bellezza

Figura
l

Colla corrispondenza al genio del luogo, col carattere sodo, delicato e mezzano.
al

Dilettevole

Colla debita corrispondenza del pieno ~ c Proporzione)


.

vuotQ

Coli ordine

di

continuit
1

Colla relazione delle parti rispetto all'uso.

nel tutto

Unit

Colla continuit relativa fra


,

f
?

Gusto

ia parti

proclucenti e le

n Col
,

, peso apparente, e colla lorza appa-

ve

prodotte
Pregio del materiale.

Finezza del lavoro.

LIBRO

I.

CAPO
1

III.

Delle parti e definizioni dell' Architettura.

JLjc parti dell' Architettura sono tre: Fabbricazione,

Gnomonica
:

('),

Meccanica.
tratta

La Fabbricazione
situazione
gli

2 ( )

divisa in

due
le

parti

una

delle

quali
3 ( )
;

della

delle

mura
la

di

tutte

opere pubbliche

e
le
il

V altra dichiara

edifizj

privati

(4).

distribuzioni: la prima riguarda

quanto ai pubblici tre sono difesa, V altra la religione, la terza

Ma

comodo. Alla

difesa appartengonsi le

mura,

le

torri,

e le porte, ritrovate

per resistere ognora

agli assalti dei nemici.

mento

dei

templi

ossia

sacri

edifizj

Riguarda la religione il colloca1 degl immortali Dei. Il comodo


quei luoghi destinati alla pubi

finalmente abbraccia la disposizione di


blica utilit
i
:

tutti
,

quali sono
altri

porti
,

le

piazze
i

portici

bagni

teatri

passeggi

ed

ancora

luoghi pubblici. In tutte

medesimi motivi si scelgono tra i queste cose che si hanno a fare deesi aver di
che per
e
,

mira

la

fermezza

il

comodo

la

bellezza.

La fermezza
1

si

conseguir

fondamenta fino al sodo, e fare senz avarizia una diligente 1 scelta dei materiali di qualunque sorta. Il comodo dipender dall esatta distribuzione delle parli delT edifizio senza che resti impedito P uso dei luoghi , ed anzi che abbia ciascuno l aspetto suo proprio e conveniente. La bellezza infine si otterr dalla gradevole ed elegante forma dell 1 opera, e se le misure dei membri avranno le giuste ragioni della simmetria 5
dal calare le
, 1
(

).

CAPO
A
rima
di

IV.

Della scelta dei luoghi sani.

dare incominciamento a fabbricare

le

mura

di

una

citt,

si

dovr scegliere un luogo d'ottima aria. Questa si ottiene se il luogo sar eminente, non nebbioso, n brinoso, e riguardante gli aspetti del Cielo, n caldi , n freddi , ma temperati ed oltre a ci se si eviter la vici5

(1)

Non

dee

recai"

meraviglia se la

Gnomonica,

ossia T Arte di formare gli orologi a Sole, sia da

Vitruvio annoverata per una delle parti principali dell' Architettura: poich a que' tempi era codesta

(^) Delle Opere pubbliche discorre Vitruvio nei primi cinque libri. Delle Opere private tratta nel VI. libro, (',) Cio dovrebbe dirsi, che la fermezza dell c(.1)
1

una
(a)

delle ispezioni

degli Architetti.

difizio

dipende dalla distribuzione:

il

comodo

dalla

Della Fabbricazione

se

ne tratta nei primi


nel libro

otto libri: della

Gnomonica

IX

della

ordinazione e dalla disposizione : la bellezza poi dalla euritmia, dalla simmetria e dal decoro j sic-

Meccanica nel X.

come

qui in sguito

si

dichiara.

, ,

CAPO

IV.

IO

Danza
tutina

dei
al

luoghi paludosi. Imperciocch giugnendo alla citt l 1 aria matnascer del Sole , ed uncndovisi le nebbie che sorgono , i fiati

degli animali paludosi, mescolati colla nebbia,

spargeranno

effluvi

velenosi

renderanno pestifero il luogo. Parimente se le mura saranno lungo il mare, e riguarderanno il Meriggio o l1 Occidente , non saranno salubri perch neJT estate V aspetto meridiano al nascere del Sole si riscalda, e al meriggio infuoca. Similmente quello che riguarda il Ponente al nascere del Sole s intiepidisce, al mezzo giorno si riscalda , la sera diviene cocente. Dalla mutazione adunque del caldo e del freddo divengono viziati corpi che abitano quei luoghi. Questo si pu anco osservare nelle cose inanimate: perch nelle cantine coperte (') nessuno vi apre i lumi da Mezzogiorno , o da Ponente , ma bens da Settentrione; non ricevendo questo aspetto in nessun tempo mutazione, ma essendo anzi costantemente fermo ed immutabile. Perci anche granaj che riguardano il corso del Sole vanno subito a cambiare di bont; e le vivande e le frutta , che non si pongono a queir aspetto del Cielo opposto al corso del Sole, non si conservano lungo tempo. Perciocch il calore , se molto cuoce , continuamente sottrae alle cose la consistenza ,
sopra
i

corpi degli abitanti , e

e succhiando con ferventi vapori le virt naturali

effervescenza le rende molli e deboli: siccome


il

corrompe . e versiamo anco nel


,

le

colla
ferro,

pure arroventato nelle fornaci dal fuoco si ammollisce in guisa, che facilmente si piega a formare qualunque specie di figura e questo medesimo gi ammollito , e rovente se scintili g neir acqua fredda si l'indura, e ritorna ali1 antica propriet. Si pu ancora riflettere che sia cos, dal vedere che ncll" estate non solo nei luoghi contagiosi, ma anche nei salubri , tutti i corpi pel calore diventano deboli e d inverno anco luoghi pi pestiferi diventano salubri, perch
,

quale

bench

di

natura sua sia duro

-1

col

freddo
quei

si

fortificano.
ai

luoghi freddi

caldi

Egualmente corpi quali si trasportano dai non si possono mantenere anzi si corrompono
i i ,

ma

che dai luoghi caldi si trasportano sotto le regioni fredde del Settentrione, per la mutazione del luogo non solo non patiscono, ma anzi acquistano robustezza. Per la piai cosa sembra che nel situare le mura
quali possono spargere su da quegli aspetti corpi degli uomini vapori caldi: perciocch tutti corpi sono composti degli elementi che i Greci chiamano Sticliia 2 , e questi sono Fuoco , Acqua Terra, ed Aria} e dalla mescolanza di questi, con un naturale tempera-

bisogni

guardarsi

mento generalmente si formano le Mondo. Quindi in quei corpi nei

diverse qualit di tutti


quali

gli

animali del

sovrabbonda

fra

gli

elementi

il

(1)

Con ragione

di

coperte, perch

Vitruvio d alle cantine l'epiteto gli Antichi le avevano coperte

animati, pei-ch questi convengono al suo ragionamento. DegF inanimati , ed in ispecial modo di
quelli
in

e scoperte.
(1)

Veggasi Plinio (lib. XIV. e. 21). Qui Vitruvio parla soltanto degli elementi

che sono di uso


il

nell'

Architettura, ne parla

tutto

libro II.

30
i

LIBRO

I.

fuoco, questo col suo calore opprime e distrugge tutti gli altri. E questi (filali si cagionano dal Cielo riscaldato da certe parti, sono quei danni

(piando s'insinua nelle vene per i pori aperti pi calore di quello che comporti per le mistioni il naturale temperamento di un corpo. Parimente
se
gli
i

vasi

sanguigni

per

1'

acqua

insinuatavi

siansi
s'

Fenduti

disuguali

altri

elementi,
si

come
gli

corrotti
:

da 11 umido,
s'

(Iella

mistione

disciolgono

quindi anche

innacquano, e le forze infondono i vizj nei corpi

umidi trasportati dai venti e dalle aure. Non meno ancora col crescere e collo scemare che fa in un corpo il naturale temle parti terree peramento d' aria o di terra, patiscono gli altri elementi crescono per la ripienezza dei cibi; le aeree per la corruzione dell' aria. Ma se qualcuno voglia pi accuratamente, e, come suol dirsi, toccar ci
nel raffreddarsi per
:
1

con mano, consideri ed avverta alla natura animali terrestri, e cos ben comprender Imperciocch di tutt altra composizione
1

degli uccelli, dei pesci


la
la

e degli

differenza dei temperamenti.

natura degli uccelli da quella

ed altra di gran lunga da questi quella dei terrestri. Gli uccelli hanno poco di terra, e d'acqua meno, di fuoco mediocremente, e molto d'aria; perci, come composti di elementi leggieri, pi facilmente si sollevano in aria. Ma la natura acquatile dei pesci (perch hanno mediocre fuoco, e sono formati di molt'aria e terra, e pochissim' acqua) fa che tanto pi facilmente si conservino ncir umido , quanto meno hanno nel corpo dell'* elemento dell'acqua; sicch trasportati in terra perdono a un tempo ed acqua e vita. I terrestri parimente, perch fra gli elementi partecipano temperatamente d'aria e di fuoco, poco hanno di terra, molto per d'acqua; e perch abbondano in essi molte parti umide, non possono vivere molto dentro 1' acqua. Che se dunque sta cosi come abbiamo detto, e coi nocorpi degli animali (') esser composti degl' instri sensi ci assicuriamo
dei pesci,
i

dicati

elementi, ed abbiam dimostrato


il

come

quelli patiscono e
;

muojono,

ha dubbio che non sia d' uopo usar tutta la diligenza nello scegliere gli aspetti temperatissimi del Cielo, giacch nel piantar le mura deesi primieramente aver riguardo alla salubrit dell'aria. Pertanto io reputo doversi scrupolosamente nostri maggiori, dovendo aver sempre di mira gli usi antichi: imperocch sacrificar animali che pascevano in que' luoghi ne' quali volevansi erigere loro fegati quali se a o citt o accampamenti 2 , ne osservavano prima giunta apparivano o lividi o viziati, uccidevano tosto altri animali, e dubitando quelli esser infetti o di malattia o per causa de' pascoli quando ne avevan molti sperimentati , ed .accertatisi della sana e soda natura de' fegati , a cagione dell' acqua e del pascolo , ivi fermavano gli
o

per

soverchio

per

la

scarsezza di

questi

non

v'

(i)

Vitruvio seguiva

come
(>)

lo dimostra questo

Ha

qui

dello

sistema di Piltagora. siccapo e il seguente libro. Vitruvio castra stativa, cio


il

Quartieri, o Accampamenti, o Alloggiamenti, ove


la
lib.

truppa solea dimorare per qualche tempo. Vedi Y. e. io e n. I. jB. Albur.

CAPO
alloggiamenti.

IV.

2
,

Se poi
1

gli

rinvenivano
1

difettosi

argomentavano del

pari

che pestifera esser dovesse in qne luoghi anche pe' corpi umani la quae dell' acqua , e perci passavano oltre e mutavan paese lit de" cibi
1

cercando in oni cosa

la

salubrit.

Ma
terre
,

che
si

dai

pascoli

dai

cibi

si

conoscano
dalle

le

propriet sane
dei

delle

, che fiume Potereo , il quale ivi fra le due citt di Gnoso e di Cortina (') perciocch a destra ed a sinistra del fiume si pascolano gli animali ma quelli che si cibano presso Gnoso patiscono di milza e quelli poi dall'* altra parte presso Cortina non mostrano siffatta infermit.

pu argomentare ed intendere
al
:

campagne

Cretesi

sono intorno

Onde
la

investigando

medici
gli
1

tal

cagione, ritrovarono in quei luoghi un'erba,

quale,

mangiandone

animali, assottigliava loro la milza. Per lo che


i

raccogliendo di codest erba sanano con essa


(-').

mali

di

milza

tal

me-

Da ci si pu dedurre, che dicamento dai Cretesi detto Asplenon dal cibo e dall' acqua rendonsi le propriet dei luoghi o pestifere , o
salubri.

Parimente se vi saranno luoghi fabbricati per entro le paludi, ma che queste siano lungo il mare , e riguardino il Settentrione , o fra Settentrione ed Oriente , ed abbiano pi alto il livello che non il lido sommamente ragionevole sembrer la scelta di tal situazione poich collo scavare dei fossi si d all' acqua lo scolo nel mare: anzi il mare gonfiato 1 dalle tempeste rigurgita co suoi moti le soverchie onde nelle paludi, e mescendovisi l acqua amara, fa che non vi nascano animali palustri di nessuna specie, e quei che dai luoghi superiori nuotando giungono vicino al lido, vi muojono per la insolita salsedine. Possono di ci somministrar ini esempio le paludi Galliche, d'intorno ad Aitino, a Ravenna, ad Aquileja, e ad altri Municipi che sono in questi luoghi vicini alle paludi, quali, per le addotte ragioni, sono oltremodo salubri. Ove poi le paludi siano in basso fondo e non abbiano scoli n per fiumi n per fossi , come sono le Pontine , stagnando s" imputridiscono , e vi esalano vapori pesanti e
;
1

Anche nella Puglia l'antica citt di da Diomede reduce da Troja, o, come altri
pestiferi.

Salapia, la quale fu edificata


scrissero,

iu situata in luogo tale,

che

gli

da Elfia di Rodi, abitanti, soffrendo continuamente gravi


Ostilio
,

infermit
blico

ricorsero finalmente a

Marco

da cui

in

nome pub-

gliore
le

domandatolo , ottennero che cercasse , e scegliesse un luogo mionde edificarvi nuova citt. Allora egli senza indugiare, prese in pria opportune misure, comper in un luogo sano lungo il mare un podere, richiese al Senato ed al Popolo Romano, che gli permettessero di tra-

Ora diconsi Ginosa e Goitimi. Turnebo crede Potereo esser il Catarratto di Tolomeo ma no: 1 che questo al Sud, quello corre ali Est.
(1)
il
:

lien, vale Milza.

(2)

Anche presso

Latini splen

del

pari che

Quest'erba poi in lingua raba si e giova ai mali di Milza: vien , detta anco Discolopeiulria , pereb assomiglia un verme che porta questo nome.
eliiama Citracca

22

LIBRO

I.

mura, e distribu le aree assegnandole a ciascun cittadino pel prezzo di un sesterzio. Ci eseguito, apr la comunicazione fra il lago ed il mare, e form del lago un utile porto
sportarvi la citt; della quale dispose le

per

la

citt.

Cos ora
1

Salapini,

miglia (0 dall antica citt,

non essendosi abitano in un luogo

discostati

pi di quattro

sano.

CAPO
JL/appoich dunque con
nella situazione delle

V.
,

Della costruzione delle mura

e delle torri.

queste
e
si

cautele

si

sar

ricercata

la

salubrit

mura,
il

saranno
le

scelti

luoghi abbondanti di frutta

per nudrire
citt;

la

popolazione, ordinate
porto siansi
faranno
le

strade, e trovata la
facili

commodit
i

dei
alla

fiumi, ovvero mediante


allora
si

resi

dal

mare

trasporti
in

fondamenta
al

delle torri e delle


si

mura
1

questa

maniera. Si caver insino

fondo, se pur

potr ritrovare, e sul sodo,

quanto parr necessario a proporzione della grandezza dell' opera, ma di grossezza maggiore 2) di quella dei muri che si dovranno fare sopra terra, e si riempiranno di materia la pi forte. Le torri parimente debbono sporgere in fuori dalla parte esteriore delle mura, acciocch se mai volesse il nemico venire da vicino ad assaltare il muro, venga egli ferito coi dardi a destra e a sinistra dalle aperture la(

terali

delle torri.

E massimamente
il

deesi
il

aver

cura
d'
1

che non
delle

sia

agevole

ravvicinarsi

ad abbattere
;

muro,
in

quale anzi

intorno intorno dovr


porte

aver siano
tura
,

dei

traripamenti

e
a

fare

modo
3 ). (

che

g ingressi

non

diritti,

ma

rivolti
il

sinistra
il

riguarder

muro

Perciocch tale essendo la sua strutlato destro degli aggressori, il quale non sar
essere quadrata,

difeso

dallo scudo.
della citt

La forma

non deve

n con angoli

acuti,

ma

vada circolando (4), acciocch sia il nemico da pi luoghi scoperto; imperciocch in quelle mura, nelle quali sporgono molti angoli acuti, riesce malagevole la difesa, perch l* angolo ripara pi il nemico di quello che il cittadino.
1

(i) Diccsi qui nel Testo quatuor mllibus passibus, per quatuor mllibus passuum ; pu darsi che sia menda degli amanuensi. Lo Schneider legge qua-

sovrasta,

come

al lib.

VII. cap.

2. istruisce:

pr am-

plitiidinecongestionis crassitudo structurae constitiiatw.

tuor millia passus.

Nulla dicesi da Vitruvio n qui, n altrove, il fondamento sotterra debba essere pi largo del muro che sopra devesi fabbricare : n gli Architetti in questo sono d'accordo. Sembra che egli, ove ne parla, lo rimetta al giudizio del(2)

di

quanto

(Tav. III. Fig. 1 ) sono delineate (3) Le strade a sinistra degli aggressori, perch gli obbligavano, se volevano entrarvi, a volgersi col lato destro ai difensori, eh' era il loro lato non ricoperto dallo
scudo.
(.j)

XX

Dice qui Vitruvio:

oppida sunt collocanda,

T Architetto, e lo riferisca all'altezza dell'edilzio ex amplitudine opcris , alla qualit dei materiali ed in ispecial modo alla quantit di terreno che

non quadrata, nec procurrentdnis angulis , sed circuitionbus : cio: non con mura tortuose, e nemmeno in forma quadrata ma sibbene che si aeco,

stiuo alla circolare, ossiauo poligone.

CAPO

V.
si

La

larghezza poi
a

del

muro stimo che

debba

far tale

che

incon-

camminarvi sopra gli uomini armati , possano passar oltre senza che Timo impedisca P altro ('). Indi in tutta la larghezza del muro siano attraversati pali d ulivo abbrustolati 2 ), quanto pi stretti si postrandosi
1
(

sano, acciocch

ambedue
,

le

fronti

del

muro concatenate con


,
;

questi pali,

come con fermgli abbiano eterna durata: perciocch non pu nuocere n intemperie n tarlo n vetust
,

a questo

legname
stia

ma

o che

sepolto sotto terra, o


difetto.

immerso nelP acqua, resiste eternamente servibile senza Sicch. non solo le mura, ma anche le fondamenta, e qualunque
si

sorta di pareti che

dovranno
le

fare di simile grossezza, collegate in questa

maniera non deperiranno cos presto.


che P una non sia lontana dall' altra pi di un tiro di saetta acciocch se alcuna venera nemici da quelle torri che sono a attaccata , possano essere respinti destra ed a sinistra con gli Scorpioni, e con altri saettamenti. Parimente dalla parte opposta , cio dalla parte interna il muro delle torri dee ri3 per quanto la larghezza delle torri e debbono pasmanere aperto saggi, ed il piano di dentro delle torri, essere impalcati con legname, e non gi fssati coi ferri. Imperciocch se P inimico avr occupata qualche
distanze
1

Le

poi

fra

torri

debbono
1

essere
,

tali

parte del

muro,

difensori la taglieranno

-,

e se celere sar

P esecuzione,

impediranno al nemico il penetrare nelle altre parti delle mura e delle torri, se pure non si volessero precipitare. Le torri dunque debbono formarsi o rotonde o poligone , poich le quadrate sono pi presto fracassate dalle macchine, rompendosene gli angoli per le percosse degli arieti ma nelle figure rotonde non possono nuocere, perch le pietre fatte di forma conica vanno spingendo verso il centro (4). E se alle fortificazioni delle mura e delle torri si aggiugneranno terrapieni , saranno oltremodo pi sicure, perch n gli arieti, n le irline, n altre macchine potranno in alcun conto offenderle. Non si dee peraltro in ogni luogo alzare codesto terrapieno , ma bens solo ove di fuori dal muro vi fosse un luogo eminente , dal quale si potesse per terreno piano andare ad oppugnar le mura. In questi luoghi perci si hanno prima
5 i

fare

fossi

larghissimi

profondissimi

indi

calare

le

fondamenta del

(1)

Sembrami che
sopra
le

dovendo

soldati

armati

posti a croce cos detta di

incontrarsi

mura

possano passar oltre

senza impedirsi, e che dinanzi alla parte esteriore verso la campagna debba rimanervi il parapetto a merli. Codesta larghezza del parapetto non deve occupare la grossezza del muro inferiore. E quan-

Sant'Andrea, e chi anche diversamente gli ha intesi. La Figura cjui recata in disegno potr mo(3) strare quanto da Vitruvio viene detto (Tav. III.
Fig. 2), colla
relativa

spiegazione contrassegnata

con
(4)

lettere.
Il

tunque Yitrm io non faccia qui menzione dei merli, pure altrove (lib. X. e. ult.) dice che questi merli, da lui chiamati pinnae , furono dagli Antichi usati. sono d' accordo g' interpreti nel darci >) Non
(

rivestimento delle torri rotonde dee essere

fatto

in

figura la posizione di codesti pali abbrustoliti


,

poich

taluno

gli

ha disegnati

paralelli

talaltro

al di fuori che al di dentro, cio a simiglianza dei conj d'un arco \ perch gran massa della terra controspinge agli urti delle macchine belliche: ci che non succede nelle strutture rettangole (Vedi Fig. 2 e 3 Tav. III.).

con pietre pi larghe

, ,

2.|

I.lllRO

I.

muro

fino

al

fondo dei

fossi

costruirle di grossezza tale

che possano

sicuramente reggere il terrapieno. Parimente dalla parte di dentro di codesta sostruzione dee costruirsi un altro fondamento distante assai da quello esteriore, per modo che possano sopra la larghezza di quel terrapieno stare
a
si

difendersi

soldati

schierati,

come

in ordine
cos'i

di
.

battaglia.

Quando

poi

saranno

fatte

codeste fondamenta
a
quelli

distanti

ve

ne vogliono delle
il

altre

frammezzo
simili
1

a queste, poste a traverso, e situate a guisa di pettine, delle seghe


si
('),

con denti
esteriore

che concatenino
cos

fondamento
il

coli" interiore.

E quando

sar

operato allora

gran

peso del terreno, restando cos diviso


tutto insieme,

in piccole porzioni, e

non premendo

non potr mai


si

cacciar fuori le fondamenta delle mura.

abbiano a fabbricare e condurre a termine le mura non si pu determinare, perch non in ogni luogo si possono avere quei materiali che si desiderano: ma, secondo si ritrovano, bisogna usare, o pietre quadrangolari , o selce , o cemento , o mattone cotto o crudo 2 luoghi possono avere il muro fatto di mattone Imperciocch non tutti

Di che materia poi

).

cotto

n
in

in

abbondanza
:

come
si

Babilonia

ma

bitume 3 liquido invece eh calce possono avere ( e la natura speciale


il
( )

e
di

arena
alcuni

luoghi ne somministra la prova) tanti materiali di consimile qualit, che

possano ottenere mura ottime,

di

perpetua durata, e senza

difetto.

CAPO

VI.
le

Della distribuzione e situazione delle fabbriche dentro

mura.

Innalzate tutto
interna
strade
(4)

ali"
,

intorno
la

le

mura, rimane ad
delle

effettuarsi
,

la distribuzione

del

suolo
gli

direzione
Cielo.

piazze

non che

dei

capi delle

giusta
si

aspetti del

Saranno ben
i

dirette queste parti,


i

ove

sensatamente

penser a riparare

capi delle strade dai Venti:

quali se

sono freddi, offendono; se caldi, viziano; se umidi, nuocono. Per la qual cosa sembra che si debba sfuggire codesto difetto, avvertendo bene che non avvenga quello clic suole avvenire in molte citt; come fra queste Mi-

fi)

Discordano

g'

interpreti nel figurare codesti


(lib.

ed allorch intende parlare del mattone cotto


appella testa, ma qui lo dice coctus Di questo bitume da Vitruvio (?>)
later.

lo

denti

a foggia di sega. Altrove Yitruvio

VI.

cap. 9) usa una simigliane espressione, parlando in generale delle fondamenta degli edifizj (Tav. III. Fig. 3).
(a) Presso gli Antichi fu molto in uso V opera detta laterizia, ossia di mattoni crudi. Vitruvio ne farla al cap. 3 e al cap. 8 del lib. II., e altrove:

se ne parla anche altrove (lib. Vili. cap. 3), dicendo che Semiramide costru con esso le mura di Babilonia. Il testo ha Angiportus , il quale propriamente significa Via stretta e tortuosa , che sia senza uscita. Qui per pu anco significare Capo-strada.
{.',)

CAPO
tilene
nell" isola
,
1

VI.

25

di

Lesbo
situata

la

quale

fabbricata

con magnificenza ed
,

eleganza
soffia

ma non
la
si

Austro,

con discernimento. In questa citt (filando gente s'inferma; quando Maestro, tossono e colla Tra5

montana
resistere

rimettono in salute:
del

ma

nei vicoli e nelle piazze

non
altro

per Y intensit

freddo.

Imperciocch

il

vento

pu non
si

che infonda (T aria che corre con indeterminata sovrabbondanza di motto. Egli si genera quando il calore urta sulf umido , perch la violenza del calore estrae a l'orza il soffio del vento. E che sia cosi, si pu ravvisare dalle Eolipile (') di rame , perch colle artificiose invenzioni delle cose possiamo accertarci della verit delle cause divine , e delle arcane opecon un razioni del Cielo. Fannosi le Eolipile come vasi di rame vuoti buco strettissimo, pel quale si mette dentro Y acqua: indi si pongono al ma subito che e prima di riscaldarsi non spirano vento alcuno fuoco incominciano a bollire formano un soffio violento contro il fuoco. Cos da una piccola e brevissima sperienza si possono conoscere e giudicare del Cielo , e dei grandi ed incomprensibili propriet della Natura le Venti. Se i Venti adunque si sapranno tener lontani , non solo diverr salubre il luogo pei corpi sani , ma anche se per altra cagione per avventura deriveranno delle infermit, le quali anco in altri luoghi parimente sani si hanno a curare con medicina contraria, in questi si saneranno pi presto , a cagione del temperamento procurato nel riparare ai \ enti. Le infermit, che difficilmente si sanano nei luoghi sopraddetti, sono queste:
, ,
;

la

corizza

artriG.de

(*) ,

la

tosse

la

plcuritide
si

la

tisiciezza

lo

sputo

di sangue, e tutte quelle malattie che

guariscono non col sottrarre,


si

ma

colf aggiugnere. Questi mali perci difficilmente

sanano: prima, perch

sono prodotti dal freddo; secondo, perch dopo che sono le forze dei corpi loro indebolite dal male, Y aria agitata dal moto dei Venti sempre pi esinanisce ed estrae il succo dai corpi patiti , e li rende pi deboli. Come ali incontro f aria mite e grossa la quale non esposta a tutti i Venti, ri a spessi flussi e riflussi, e sta in quieto riposo, confacendosi quali sono per queste alle loro membra , li nutrisce , e risana quelli cause avviluppati nelle infermit. Piacque ad alcuni che Venti non fossero che quattro: il Levante, dall' Oriente equinoziale: Y Ostro, dal Mezzo-giorno: il Ponente, dall'Occidente equinoziale: la Tramontana, dal Settentrione. Ma quei che n$ hanno fatta
1 i i
1

ricerca

pi

diligente

ne stabilirono

otto

tra

questi

principalmente

(1)

JEolpylae : voce greca che significa


cos dette

donde spirano i Venti ; Queste sono Vasi sferici


tult" all'
1

le Porte da Eolo loro Re.

giorni la dottrina che qui di passaggio viene inclicata da Vitruvio sulla veemenza del vento che si

di metallo o di ^etro chiusi intorno, fuorch hanno un picciolo foro per infondervi dell acqua. Quindi accostato il vaso al fuoco allorch l' acqua incomincia a bollire , esce

genera dal calore allorch spinge sul fluido! Plinio, al lib. II. cap. 54, enumera molte origini de' Venti,
oltre quella delle Eolipile.
(2)

qui da leggersi la lettera del Morgagni

ri-

con impeto dal foro o cannello il vapore come il vento. Quanti vantaggi non ha prodotto a nostri
1

portata dal Poleni (Exercit. Ftruv. secunrhie } pag. iac). Utini i8?.5).
7

l6
Andronico Cirreste
plare
,

LIBRO
('),
il

I.

quale
di

eziandio

Fabbric
2 (
) ;

in

Atene, per esem(

forma ottagona ed in ciascuna faccia dell'ottagono fece scolpire l'immagine di ciascun Vento 3 ), dirimpetto al suo proprio soffio. Sul vertice poi della torre adatt una tal forma di meta lavorata in marmo, sopra della quale colloc un Tritone W) di bronzo, che stendea colla destra una verga, in modo tale assembrato, acciocch dal Vento fosse rivolto intorno, e fermandosi dirimpetto al soffio, tenesse V indice verga sopra l'immagine di quel Vento che soffiava. I Venti dunque cosi sono situati Scircco , fra Levante ed Ostro dall' Oriente jemale Libeccio-', fra Ostro e Ponente, verso il Ponente iemale: Maestro, fra Ponente e Settentrione: Greco, fra Settentrione e Levante. Cos pare che a questo modo abbiasi da esprimere per bene intendere il numero , nomi e le parti d'onde spirano i regolari Venti (^).

una

torre

di

marmo

Questi, che Vitfuvio rpii chiama Cyrrhestes , Vairone [De re rustica lib. III. cap. 5) detto Cyprestis ; In eodem hemispherio medio circum cardi(i) ila

iem est orbis ventorum otto

ut At/ienis in horolo-

gio , quodfecit Cyprestis. Giovanni Potter [de Arciaeolog. Gracco., lib. I. cap. 18, voi. 2) (e voi. IV. Iib. IV.
1

plum

Gronovii, T/ies. Graec. antia. voi. 12) scrive: Te/octo ventorum a Pausatila omssum Eorwn ritmino grandioribus graecis litici is superscripta erant
.

in seguo di freddo, e tiene un vaso supino. VI. Zefiro, ossia Occidente, rappresentato giovane, nudo nel petto e nelle gambe, e che porta fiori nel mantello, esprimendosi con ci esser egli vento piacevole e soave. NegP Inni che vanno sotto nome d'Orfeo, l'aura di Zefiro detta KCVOonTepoc di penne leggiere; ed i sofij dell'Austro

mantalo

sequenza:
(SIdron),

K.AJKIA2 (Caecias).

EYPO^ (Eurus), AIIHAIfTH2 (Apeliotes), BOPEAZ (Eoreas), ZKIPQN Z$TP02 (Zephrrus), NOTOI (Nols),

\1W (Libs). Stando poi alla lezione Cyrrhestes di Vitruvio, si potrebbe congetturare che quest'Andronico fsse o di Cirro, citt della, Siria:, di

sono delti w.tji rtrs.pyea<ji di ali veloci. Si consulti ancora Ovidio (Met. I. 264. VI. 704, epist. XI.), Silio Italico (IV. 124. VII. 253), e Claudiano (de Rapt. l'roserp. I. 71). VII. Austro un giovane alato che rovescia un vaso d' aequa segno di vento piovoso. Vili. Garbino e un giovane alato che porta in mano un tale ornamento che si appendeva alla
t ,

dira,
(2)

citt

della Focide presso

il
,

Esiste tuttora codesta


[ni

torre

monte Parnaso. ed in disegno

poppa

delle antiche navi (xx.poijTQh.tv (acrostolium) ,

dicevasi in greco)

riportala (Tav. II.) siccome ella nell'opera che ha per titolo: Jlie Antiquities ofAthent, w,.

codesto vento 5 conciossiach favorevole alla navigazione. I nomi latini registrali

da Vitruvio
muniti
dell'
Latin
I.

che corrispondono a quelli scolpili


i

(London 1763
(3)

p.
le

J.

Stuart).
ci

india torre ottagona del Cirreste, sono


le

seguenti,

Monsieur

Roys

ha descritto

figure di

odierna geografica denominazione.


(

codesti otto Venti in quella guisa che dallo scultore

sono state espresse. Ma M. Stuart ne d per una dimostrazione assai pi soddisfacente, da cui lio dedotto la seguente spiegazione. Pu vedersi anche lo Spouio nel suo viaggio (toni. II. '76), ed altri viaggiatori.
I.

Vrcro

Septe/Urio

BOPEA2
KAIKIA2

Lo Scirocco
II

viene effigiato

come un vecchio
la

alato.

IL

Levante resta espresso con

figura di
ripiefrutti.

AIIHAIi'HLSJSrt. Levante. Sud-Est. Scirocco. EXPO! Sud. Ostro. NOT02 Sud-Owest. Garbino. API VI. Africus Owcst. Ponente. VII. Favonius ZE4TP02
Vili.

IL Aquila III. Solanus IV. Eurus V. Austri-

Nord. Tramontana. Nord-Est. Greco.

un giovane alalo, che porta nel suo mantello gato dei pomi granali, ed ogni altra specie di

Camus
vel

per dimostrare che codesto vento rende fertilit. III. Il Greco Levante sialo scolpilo come uu vecchio barbuto, il quale regge colle sue mani una
conchiglia marina.
IV.

Nord-Owest. Maestro. 2KIPGIS un autore moderno di questa idea di Andronico: a Ma, quel Tritone lass sta osi hene come in mare? Oltre poi die codesta
Corus
(1)

Ebbe

a dire

La Tramontana,

(di'

posta a sinistra di

torre serviva per indicare

Venti,

\i

aveva in cia-

Maestro, viene rappresentata come un vecchio barbuto, che porla alle gambe gli stivaletti, in atto di soffiare velocissimamente, ed ha indosso un mantello con cui si cuopre la faccia per difendersi
dal

freddo.
\
.

Maesti'O ha pure

gli

stivaletti

ed am-

scheduna faccia un orologio solare, i quali, l'uno doj dopo L'altro, mostravano le ore. Fig. 4 Tav. Iti. si veggono distinti gli (:>) Nella otto Venti con lettere tonile majuscole. Gli altri Velili secondari co uonii Ialini sono notali con caratteri piccoli tondi, e con cor.' ivi quelli coi nomi italiani.
'

CAPO

VI.

La

qual cosa essendosi a questo

modo

investigata, per trovare gli aspetti

e le direzioni loro dovr oprarsi nella seguente maniera. Si


della citt
si

ponga nel mezzo


si

un piano
sicch

di

marmo
di

a livello:

oppure
,

in

quel sito

spiani, e

livelli
si

mezzo
in

un ponga uno gnomone


facciasi
si

perfetto

esso nel punto di metallo, investigatore dell 1 ombra, il quale


di

piano

sopra

greco chiamasi Sciatheras. Circa un'ora prima


segni

traprenda, e

neU estremit

dell

ombra

dello

mezzo giorno (') s" ingnomone un punto.


1

1 Indi fermata una punta delle seste nel centro, e coli altra distesa al segnato , ossia colf intervallo di quanta la lunghezza dell 1 ombra

punto
dello

un cerchio. Si osservi parimente dopo mezzo giorno l ombra di questo gnomone, che va crescendo e subito che toccher la circonferenza del cerchio , s che sia l ombra isomeridiana eguale a quella della mattina , ivi si segni un punto. Facciasi dappoi centro in ambidue codesti punti , e si descrivano due curve che
,

gnomone

girinsi

le

seste

descrivendo

intersechino

e per

una
sta

linea retta,

punto prolungandola
il

d"

intersezione
1

si

tiri

al

centro

di

mezzo
la

fino ali estremit del cerchio, perch que-

indicher

la

Meridiana e
di

il

Settentrione.
,

Ci
fatto

fatto,

si

prenda
in

de-

cimasesta parte
ov'ella

tutta la circonferenza
si

centro

quel
i

punto
da
di

tocca

la

Meridiana,
:

segnino
dalla

in

essa circonferenza
di

punti

destra e da sinistra

cio tanto

parte

Mezzogiorno
si

quanto
alla

Settentrione

quindi

per

questi quattro
1

punti

tirino

fino

cir-

conferenza
si

le
1

linee, le quali

s
1

avr
altre

un

ottava parte per


ottave parti
,

intersecheranno nel centro di mezzo. Cos Ostro, ed altrettanto per la Tramontana :


,

le

sei

tre

a destra

tre

sinistra

simili

alle

altre

dehbonsi distribuire in tutta la circonferenza, in modo che nella figura siami disegnate otto parti eguali per gli otto Venti. Dappoi come sembra
,

doversi

fare

si

dirigeranno per
,

gli

angoli

fra

due direzioni de Venti

le

delineazioni delle piazze

e de
si

capi

delle strade.

Ed

in

questo
piazze

modo
e
1

con

fatta

distribuzione

verr ad allontanare dalle


le.

abitazioni
si

dalle

strade la penosa violenza dei Venti. Imperciocch se


stabilite

saranno

dirimpetto alla direzione dei Venti

entrando

questi dall aperto

spazio del Cielo, e con violenza soffiando frequentemente, restringendosi nelle imboccature dei capi-strada, si aggireranno con maggiore veemenza.

Per

che debbonsi le strade volgere ali opposto della direzione dei Venti, acciocch sopravvenendo questi alle cantonate delle isole, si frangano, e
lo
ribattuti

ne vengano

dissipati.

Si meraviglieranno forse coloro che

sanno essere molti


:

nomi

dei Venti,

come da

noi siasi detto essere soli otto

ma

se rifletteranno

che

il

giro

horam

Testo ha: Hnjus antemeridianam circiter Per conciliare quest" apparente discordia con la traduzione deve considerarsi il giorno diviso in 12 ore diurne ed altrettante notturne, e tanto le une che le altre composte di 6 ore ante(1)

11

quinterni.

meridiane e G pomeridiane. Pel quale computo sar agevole il comprendere che Fora quinta antemeridiana, anzich cinque ore prima del mezzo "iorno dehba intendersi un' ora prima ; cio cinque ore i
trascorse precedenti
il

mezzo giorno.

a8
della Terra secondo
ziale,
il

LIBRO

I.

corso del Sole e

le

ombre

dello

gnomone equino-

mediante f inclinazione della sfera, in trovato da Eratostene Cireneo, con dimostrazioni matematiche e regole geometriche, essere di duecento-cinquanladue-mila stadj , i quali fanno trentuno-milioni-cinqiiecento-mila
;

passi

e
,

che

V ottava parte

di

codesto giro

eh*

occupata da ciascun

non meno di tre-milioni-novecento-trentasette-mila-cinquecento passi ('), non dovranno meravigliarsi se, scorrendo per grande spazio un medesimo Vento col suo declinare e col fare ritorno variamente egli
Vento
,

si

trasformi.

che a destra ed a sinistra dell' Austro, sogliono spirare Austro terzo sopra Scirocco, ed Austro terzo sopra Lebeccio. Intorno al Lebeccio, Lebeccio terzo sopra Ostro , e Lebeccio terzo sopra Ponente. Intorno a Ponente , Ponente terzo sopra Lebeccio , e nei tempi proprj Ponente e terzo sopra Maestro. A" lati di Maestro , Maestro terzo sopra Ponente Maestro terzo sopra Tramontana. Intorno a Tramontana , Tramontana terza sopra Maestro , e Tramontana terza sopra Greco. A destra ed a

Quindi

Greco, Greco terzo sopra Tramontana, e Greco terzo sopra Levante. Intorno al Levante, Levante terzo sopra Greco, ed in tal tempo determinato Levante terzo sopra Scirocco. Scirocco nel mezzo, fra Scirocco terzo sopra Levante e Scirocco terzo sopra Ostro. Sonovi oltre a questi molti altri nomi, ed altre direzioni di Venti, tratte o dai luoghi oltre o dai fiumi , o dai turbini che derivano dai monti. Come anche
sinistra di
, ,

ci

quelle
egli
i ,

aure mattutine
in

le
le

quali
parti

sorgono

al
,

nascere

del

Sole

,
i

(mando
vapori
,

mettendo
,

moto
dall'*

sotterranee

quali

cacciati

impeto del Sole che

si

ne spinge mora alza , formano

le

dette aure mattutine, le quali, ove durino


;

dopo

il

levare del Sole, fanno

una specie di Scirocco ed il quale, per la cagione che si genera dalle aure, sembra perci che fosse dai Greci detto Euros. Si argomenta eziandio che Greci chiamato il d seper cagione di quelle aure mattutine abbiano quali negano che Eratostene abbia guente Aurioii. Sonovi poi alcuni potuto cogliere la giusta misura della circonferenza del globo terrestre
i

ma,

sia

ella

non

sia

giusta,
dei

non
luoghi

lascia d'essere
1

giusta la nostra dei


:

Venti che se d onde spirano dunque ci vero , sar anco verissimo che non ogni Vento abbia la medesima ma chi maggiore e chi minore violenza. E perch pi facilmente s* intendano queste cose , da noi con molla brevit spiegate, mi sembrato bene porre alla fine di questo Libro due figure, o, come dicono Greci, Schemata : una delle quali sia in guisa delineata, che mostri Venti regolari e l'altra il luoghi ove spirano
scrizione
sul

ripartimento

(1)

antichi Filosofi descritta.


alla

misura della Terra stata dagli Il Filandro ei attribuisee diversit dei passi perch vi furono passi di ;
la

Variamente

due piedi,
di ciucjiu,

di
e

due
di sei.

mezzo,
stadio

di

tre, di quattro,

Lo

era di passi

125,

come

si

ricava da Plinio e Straboue.

CAPO

VI.

29
a*

modo come
trarie

si

ripari

alla

loro violenza, ed

loro soli] dannosi, colle con-

direzioni

delle strade e delle piazze.


il

Abbiasi in un perfetto piano


(

centro contrassegnato colla lettera


di

(')

Mezzo-giorno cada in B, e dal centro A aperte le seste alla distanza B, dove termina Y ombra, si formi un cerchio. Riposto lo gnomone ove fu dapprima, si aspetti che T ombra di esso si scemi, e che di nuovo riesca Y ombra dopo Mezzogiorno , e giunga ad essere eguale a quella della mattina, toccando cio nonendo allora le seste la circonferenza nel punto segnato colla lettera C ne centri B e C si descrivano due curve, che s* intersechino in D. Dappoi nel punto d" intersecazione D , e pel centro , si conduca una linea fino alle estremit contrassegnate colle lettere E ed F. Questa linea sar la Meridiana , che mostra il Mezzogiorno e la Tramontana. Indi si
Tav.
III.

Fig.

T ombra dello gnomone prima

prenda colle seste la decimasesta parte di tutta la circonferenza, e fatto ove la Meridiana tocca la circonferenza , questa si segni centro in E parimente dal ed H alla destra ed alla sinistra , ove sono le lettere punto F si trasporti a destra e a sinistra e siano segnate le lettere I a R, e da H ad I , si tirino linee che passino pel centro. e K. Da ed H sar del vento Austro, e della parte di MezCos lo spazio fra zogiorno; e quello parimente fra I e K sar della Tramontana. Il resto si quelle verso divide ugualmente in tre parti a destra , e tre a sinistra da Oriente, ove sono le lettere L ed M, e da Occidente , N ed O ad O, e da L ad N, tirate le linee in croce, queste divideranno la circonferenza con otto 2 spazj eguali di Venti. Delineata codesta figura, si porr in ciascun angolo dell'ottagono, cominciando da Mezzogiorno, fra Scirocco ed Austro, la lettera G: fra Austro e Lebeccio, H: fra Lebeccio e Ponente, N: fra Ponente e Maestro, O:
,

(1)

Veggansi
).

le

Figure qui recate (Tav.


le

III.

Fig.

4 e 5
11011

Promesso aveva Vitruvio

figure

dimo-

il

strative nella sua opera,

ma

queste per isventura


le

giunsero sino a noi. Oltre

figure qui sopra

citate della direzione dei Venti,


alla fine

mancano pur

quelle

vuole che il Greco Anassimandro fosse primo inventore del Quadrante solare ma altri pretendono che codesta invenzione debbasi al suo poich questi ne present discepolo Anassimeno sino dal 5yo avanti 1' E. V. alla pubblica vista
Plinio
5
,

del libro III. della fusellatura delle colonne, degli scannili impari, non che della \oluta del capitello Jonico alla fine del libro V. la Tavola d' Aristosseno intorno all'Armonia: alla fine del libro Vili. la figura del Corobate per la livellazione alla fine del IX. la duplicazione del Quadrato, e la regola per le Scale: e finalmente alla fine del X. la maniera di formare la Chiocciola per derivare 1" acqua. Queste figure sono state da me
: :

1'

esperienza in Isparta. Sembra per pi probabile che


di

ai

Babilonesi

Fenicii debbasi l'arte


cio
costruire
1

Gnomonica, od Oroscopia,

orologi solari } mentre si conche il caldeo astronomo Bcroso portasse quest arte ai Greci 6^o anni prima dell' E. V. e che circa 5o anni dopo codest' epoca la

ghietlura

perfezionasse Anassimandro, coli' applicare allo Gnomone, o Quadrante solare, l'ago col quale vengono

supplite colla maggiore attenzione che mi fu pos-

(Veggasi Costruz. Geomet. dell orolog. solare di Giov. Astolfi. Milano, i8a3). Si potranno inoltre consultare intorno gli orologi degli Antichi, Pali.
sibile.
Jiutil.

delle cose rustiche:


I.

Suini.

La ere.
i5.8i,

in

Casaub. in At.
stoph. Clcw.
ces lib.

6: Petavio, Disser. varie;


S. J.

Solino: Chri-

Bamberg.

Romae

Gnomoni-

esattamente determinate le ore. leg(a) Eravi (fui menda nel Testo Vitruviano, gendovisi XII. invece di VIII. } su di che avverte il Filandro, che gli Antichi notavano l'otto di quemal inteso dagli amasta guisa 1IX. , il quale nuensi , venne da questi cangiato in XII. (Vedi nota Polen. lib. I. cap. 6. pag. 97).
,

octo.

OO
fra

LIBRO

I.

Maestro e Tramontana, R: fra Tramontana e Greco, I: fra Greco e Levante, L; e fra Levante e Scirocco, M. Ci latto, fra gli angoli dell ottagono e cosi si condurranno otto (') divisioni pongasi la squadra O A H,
1

KAN,

di

piazze e di capi-strade.

CAPO
J_/istribuiti

VII.

Della scelta de' luoghi della Citta per uso pubblico.

capi-strade, e stabilite le piazze, deesi trattare della scelta


della citt, dei
sagri
al

delle aree pel

comodo ed uso pubblico


altri

Foro, e degli
per situarvi
il

luoghi pubblici. Se la citt sar presso

Templi, del mare, il suolo

Foro si sceglier vicino al porto; ma se sar dentro terra , sar nel mezzo della citt. Per gli edifizj sacri, specialmente di quegli Iddi 1 ne quali sembra riposta la tutela della citt, come Giove, Giunone e Minerva, debbonsi eleggere i luoghi pi eminenti, d^onde si scuopra la maggior parte delle mura. A Mercurio nel foro , oppure , come anche a Iside e Serapide , nell emporio 2 Ad Apollo ed a Bacco presso il teatro. Ad Ercole presso il circo , allorch non vi fossero dentro la citt n Ginnasj 3 ), n Anfiteatri (4). A Marte non entro la citt, ma nel campo; e cos a Venere presso il porto. Questo si trova anche stabilito nelle istituzioni 5 dell aruspicina etnisca: che i templi cio di Venere, di Vulcano e di Marte, si abbiano ad innalzare fuori delle mura; e questo perch non
1
(

).

madri di famiglia la Libidine venerea ed allontanata dalle mura la potenza di Vulcano colle preghiere e coi sagrifizj , restino le abitazioni libere dal timore dell incendio. La deit poi di Marte essendo riverita fuori delle mura della citt, non vi saranno tra 1 cittadini discordie civili, ma anzi sar quella difesa dai nemici, e salvata dal pericolo della guerra. Parimente a Cerere si destina un luogo fuori di citt, perch la gente non debba andarvi senza occasi

addimestichi dentro
;

la

citt

coi

giovani

colle

(i) Replica qui Vili-m io ci che ha ditto innanzi: con questo (li pi, clic ora contrassegna con

ri

jiurta fecit amplissima in

Ugno cardinum
/

singiilo-

n
>

rum

versatili

suspensa libramento

in

quibus

uin-

lettere
la

tutta l'operazione della sua figura. Veggasi

trisque antimeridiano
ter sese aversis
,

ludoium spectaculo edito


.

nota del Galiani, pag. /fo, sulla posizione della squadra per la direzione delle strade, onde tenere
riparata
la

Cill dai venti nocivi.

ne nvicem obstreperent seenne: postremo , ut contra starent jam die discedenlibus tabulis, et conubus in se
repente cireumactis

(i) Emporio significa Piazza, o Mercato, ove convengono mercatanti colle merci per esitarle.
i

(3)

Parla Vitruvio del Ginnasio


sia

al lib.

VI. cap. 2.,

ove sembra che


:

(4)

Vitruvio fa

sinonimo di Palestra. solo in questo luogo menzione de*

coeuntibus faciebat yjmp/ut/ieatrum ". (j) Gli Aruspici erano Sacerdoti che esploravano le viscere delle vittime. Catone diceva cW ei non sapeva comprendere, come gli Auguri e gli Aruspici

incontrandosi
larsi

fra
,

loro

non avessero
la

a smasceldelle loro

gli Anfiteatri.

Plinio cos scrive al lib. XXXVI, cap. i5, sulla struttura de' medesimi: u Curio Theatra duo

dalle

risa

conoscendo

vanit

istituzioni.

CAPO
sione
,

vii.

ma

solo

quando occorrer

pei

sagrifizj

(?) ;

5i conciossiach codesto

luogo debbe essere custodito con iscrupolosa castit e purit di costumiAgli altri Iddi debbonsi distribuire le aree adatte ai templi pel comodo
dei
sagrifizj
(

2 ).

Della maniera poi

di

edificare

sacri

Templi,
Libro
,

della loro simmetria,

porger

le

regole

nel

terzo

quarto

sembrato

di

dover prima
gli

trattare

1 perch nel secondo della copia dei materiali che debbonsi

preparare per

edifizj,

esponendo quali siano

le propriet, e

quale

il

loro

uso , e quinci partitamente in ciascun Libro passer a dimostrare della misura degli edifizj , degli ordini , e di ciascuna specie di proporzione.

(i)

Plinio

il

giovane

(lib.

IX.

cp.

3g) fece

ri-

storare da Mustio Architetto un tempio di Cerere, eh' egli aveva nei suoi poderi ilei Tiferno. L' e1 logio, breve ma grande, eh ci fa di codesto Architetto
,

aiti soles

locorum

dijjicultatcs arte su-

tempio di Marte nel Foro di Augusto; e quello di Venere nel Foro di Giulio Cesare. Altri Tempj di Dei malefici si osservarono anche dentro la Citt: come quello di Vulcano, della Mala Fortuna, della Febbre, della Pigrizia, ec. alcuni de' quali in vero
-,

perare.
()

Codeste usanze non furono sempre a rigore


si

osservate dagli Antichi, perch

vide in

Roma

il

furono originariamente innalzati fuori delle mura, ma in sguito, essendosi queste ampliate, vennero ad essere compresi nella Citt.

FINE

DEL LIBKO PRIMO.

DELL' ARCHITETTURA
DI

MARCO VITRUVIO POLLIONE


LIBRO SECONDO.

, ,

PREFAZIONE.

JJiuocrate (') Architetto, confidatosi nei suoi pensamenti e nel suo ingegno , allorch Alessandro impadronivasi degli altrui doniinj , si dipart dalla Macedonia per andare ali esercito , desideroso di ottenere la protezione reale. Nel partirsi della patria port seco lettere commendatizie 1 di congiunti ed amici ai primi Signori ed a porporati di Corte per essere pi facilmente introdotto ed essendo da questi cortesemente accolto
1
:

chiese
Fattagli

loro
di

opportuno.

presentato ad Alessandro. tardavano per molto aspettando il momento ci promessa , Dinocrate allora , sembrandogli essere da quelli schernito ,
d* essere
al

pi

presto

possibile

trov di per s

1"

espediente. Era egli di statura alta fuori dell* ordinario


,

aggradevole nella iisonomia


fidatosi

di

belle fattezze e
,

di

somma
vesti

gravit

onde

in

tai

doni
il

della natura

deposte
il

le

proprie

nelF alloggio

capo con frondi di pioppo, copr la spalla sinistra d'una pelle di leone, e, tenendo una clava nella destra, s'incammin verso il tribunale ove il Re amministrava giustizia. Tal novit, oltrech gli sguardi del popolo, quegli pur gli attir di Alessandro, il quale meravigliandosi diede ordine che se gli facesse largo acciocch si accostasse, e tosto domandogli chi egli fosse. Cui egli rispose Sono t)inocrate Archiuntosi d*% olio

corpo, e coronatosi

Macedone, che ti reco progetti e idee degne del tuo nome. Io ho modellato 2 il monte Ato (^ in figura d' una statua virile nella cui mano sinistra ho espresso una grandissima citt, e nella destra una tazza
tetto
(
)

Variamente viene chiamato dagli Autori queDinocrate. Plinio e Solino s" accordano con Vitruvio: Plutarco nella vita di Alessandro Io chia(i)

pur

sto

ma

Stasicrate : Strattone ed Annidano lo dicono Chnocrate , e Chiromocrate : Giustino (lib. 12) e Trogo Pompeo, Cleomene. Ma ci non dee recar meraviglia, non incontrandosi d'ordinario negli Scrittori maggior discordanza, oltre quella appunto propr) de' person ali geog rafie
i

modelli delle loro fabbriche. I giornalieri provano ad evidenza la necessit del disegno scenografico e dei modelli in rilievo, non solo per le invenzioni complicate, ma ancora onde porsi in grado di mostrare ai committenti d' ordinario poco istrutti nelle geometriche
essi
i

ufficj

dell'Architetto

precisioni,

possibili

andamenti

dell' edifizio.

Na-

(2)

Usarono anche

gli

Antichi

modelli. Plinio

(lib.

\XX\
si
^

lao
altri

cap. 45) dice che i modelli d'Arcesivendevano a pi caro prezzo delle opere digli
.

scono inoltre frequentissime circostanze in cui l'inventore difficilmente sa sviluppare e rettificare la propria fantasia senza il soccorso de modelli medesimi massime allorch trattasi di armature di
1
:

tetti
(3)

e
11

simili.

lo

scultore

Plasmitele
il

alcuna senza far prima

opera modello. Si pu pertanto


lai

non

iva

monte Ato
di

nella

Macedonia chiamasi
vi

al

presente Monte Santo, nel quale


nasterj

sono 24

Mo-

argomentare che

talvolta

gli

Architetti

facessero

Monaci

Greci.

56
che riceve
1

PREFAZIONE.
l
i

fiumi che sono in codesto monte, per quindi acqua di tutti trasfonderla nel mare. Piacque ad Alessandro Pidea di tal modello, e tosto domand se v* erano intorno campagne che potessero provvedere di gli ina avendo riconosciuto clic non vi si potevano traviveri questa citt io considero , o Dinocrate , 1' eccelsportare se non per mare , disse lente composizione di questo modello, e me ne compiaccio; ma rifletto, che se alcuno conducesse in questo luogo una colonia, egli non altro che biasimo riportarne potrebbe. Imperciocch siccome un bambino nato di
:
:

fresco

non pu

alimentarsi senza

il

latte

della nutrice

e
-1

nemmeno

giu-

gnere ad innoltrarsi pei gradi dell'et; cosi avviene ad una citt la quale, senza campagne e senza abbondanza di frutta che vi s introducano , non

mancando al popolo la copia delalimento. Pertanto siccome io stimo buona l'idea, sebbene giudichi riprovevole il sito, cos ti voglio meco per valermi della tua industria. da quel punto in poi stette Dinocrate appresso il Re e lo segu fino in Egitto. Ove Alessandro avendo ben considerato un porto sicuro per natura, una piazza mercantile di grande traffico, le campagne dintorno per tutto V Epu crescere n mantenersi popolata
1

l'

gitto

abbondantissime

di

biade , e

grandi vantaggi del vasto fiume Nilo,

ondinogli che quivi piantasse la citt, che dal suo

nome

si

dovesse chiamare

Alessandria. Dinocrate dunque giunse a tale grandezza, merc V avvenenza e la dignit di sua persona. Ma quanto a me, o Imperatore, la natura non

mi ha concesso grandezza di persona, l'et ini ha deformato il volto, e sicch non essendo accompagnato le infermit mi hanno tolte le forze da alcuno di codesti pregi, non mi rimane che il solo mezzo del sapere e di questi scritti, onde meritarmi, siccome spero, la tua protezione. Or avendo nel primo Libro descritto runici o dell Architetto ed esposte le definizioni dell'arte, non che discorso delle mura, e delle distribuzioni delle aree dentro le mura medesime; vorrebbe or l'ordine che si trattasse e con quali propordei pubblici e dei privati edifzj dei sacri Templi zioni e simmetrie debbansi questi erigere. Ma non ho stimato conveniente lo entrare tosto in materia, se prima non abbia trattato della quantit e
; 1

qualit dei materiali che debbonsi radunare per la costruzione dei detti edi-

che hanno collocati in opera ed oltre a ci se pria non abbia detto alcun che intorno agli clementi dei quali composta la loro natura. Prima per di accignermi a spiegare queste propriet naturali, premetter in qual maniera abbiano avuto prinfizj
,

come anche

delle propriet naturali

cipio
zioni:

le

ragioni

dell' edificare,

come ebbero incremento

le

loro

inven-

seguendo in ci le orme delle cose antiche e della natura, e di quegli autori che hanno lascialo in iscritto f origine del vivere civile, e le ritrovate invenzioni. Eccomi pertanto ad esporre tutto ci in che da essi io sono stato addottrinato.

3y

CAPO
Della
vita de'

I.

primi uomini, e de' prncpj del vivere umano: delle case , e degli accrescimenti delle medesime.

"li

uomini
nei

(')

per aulica usanza nascevano,


,

al

pari

delle fiere, nelle


la

selve

boschi e nelle spelonche

vi

menavano
i

loro
i

vita

nu-

trendosi di cibi selvaggi. Frattanto in


dai venti

un certo luogo,

scossi

folti

alberi

rami, eccitarono fuoco: quindi, atterriti dalla veemenza della fiamma, gli uomini che vi erano intorno si posero in fuga. Ma dappoi cessato il rumore, ed accostandosi pi da presso, conobbero essere questo fuoco di grande utilit per i loro corpi
e dai turbini, e stropicciandosi tra loro

merc il suo temperato calore; e per conservarlo aggiungendovi legna, col vi conducevano degli altri uomini, e, coi cenni additando, mostravano loro qual utile ricavar poteasi dal fuoco. In codesto congresso d'uomini emet1 tendosi da essi, in una od in altra maniera, de suoni orali, colla giornaliera
frequenza, cos

come

avveniva, accadde che formassero dei vocaboli; e che

frequentemente nominando le cose, con esito favorevole, cominciarono a caso a parlare, e cos formarono fra loro il linguaggio. Essendo adunque incominciate col ritrovamento del fuoco a nascere fra gli uomini convitti , e raccogliendosi le adunanze , le congreghe ed molti in uno stesso luogo , perch avea loro la natura conceduto il
in progresso pi
-

dono a boccone,
,

differenza degli altri animali

di

poter

camminare

diritti

non

e riguardar cos la magnificenza del

Mondo

e delle

Stelle, ed

maneggiare agevolmente colle mani e colle articolazioni tutto quello clie volevano cominciarono alcuni di codesta societ a farsi ricoveri di fiondi, altri a scavare spelonche sotto monti, e taluni, imitando 1 la struttura de nidi delle rondini , a fare di fango e di virgulti luoghi sotto cui potessero ricovrarsi. Indi facendo attenzione sulle opere altrui , ed aggiugri endo alle proprie idee altre cose nuove, di giorno in giorno andavano migliorando le abitazioni. E per essere gli uomini per natura imitatori e docili, gloriandosi del continuo per le loro invenzioni, dimoinoltre
il
; i i i

stravano
a

gli
1

uni agli
,

altri

gli utili effetti

delle fabbriche; e cos esercitando


il

gara

g*

ingegni

andavano
alzati
1

di

giorno in giorno migliorando

loro

in-

tendimento.
In
sul

principio
virgulti

de tronchi biforcati
altri
li

interposti

loto

formavano fabbricavano con zolle di


(

2)

muri con

terra dissec-

(i)

Vitruvio espone l'origine


fu dai Pagani creduta
:

dell"

umana
principi

societ

quali

egli

qui

li

descrive, e

come replicatamente

come

peraltro vero

che
rozzi

r Architettura abbia avuto

suoi

u parla nel principio del libro IV. i. (*) Vcggasi la Tav. IV. Fig.

58
cate
,

LIBRO

II.

concatenandole con legnami , e , per ripararsi dalle piogge e dal caldo, facevano il di sopra di canne e frondi: ma perch queste abitazioni in tal guisa coperte non potevano resistere alle intemperie jemali, le fetetti inclinati , davano scolo cero acuminate , e cos , coprendo di loto alle acque (0. Glie codeste cose abbiano avuta origine da quanto or si
i

descritto, lo

possiamo ravvisare dal vedersi anche

in

oggi che presso*

al-

cune straniere nazioni si fabbricano case di queste materie: come nella GalPortogallo e nella Guascogna , ove iabbrieansi lia , nella Spagna , nel con assicelle di rovere e paglia. I Colehi poi nel Ponto , per P abbon1 danza delle selve , abilano in chiuse formate da una catena d alberi piantati in terra, da destra e da sinistra spianati per diritta linea, e con tal distanza Ira essi , quanta ne comporta la loro stessa lunghezza. Sopra alle estremit di detti alberi ne pongono poi a traverso degli altri, quali racchiudono tutto lo spazio di mezzo destinato air abitazione. Indi con de travi alternativi collegando tutte e quattro le cantonate , e formuri d1 alberi, situando questi a piombo sopra mando in questa guisa li portano all' altezza delle torri e gP interstizj che rimang infimi gono frammezzo la grossezza de" legni, "li turano con delle schegge 2 e fango. Allo slesso modo formano i tetti: attraversando i travi gli addossano alle estremit delle cantonate , andandosi quelli a ristringersi di grado in grado verso il vertice. Cos da quattro lati si alzano al mezzo tetti a foggia di mete , le quali, coperte di frondi e di loto , formano 1 3 ali usanza barbara i tetti delle torri testugginati piali Ma Frigii, sono abitatori di luoghi campestri , non avendo legnami per mancanza 1 di selve , scelgono de monticeli! naturali , e votandoli nel mezzo , ed aprendovi delle comunicazioni , vi fanno que^ commodi che permette la natura del luogo al di sopra per, legando insieme le cime de fusti vi compiscono le mete e coperte queste di canne e paglia, ammassano
, i 1
i

).

poi sopra

le

abitazioni grossi

mucchi
,

di

terra

(4).

Con
P

questa specie
estate.

di

copertura sono caldissime P inverno

freschissime

Alcuni

co-

prono

capanne di alga palustre. E cos in altre nazioni ed in alcuni paesi si compiscono le case , a un di presso , con simigliami disposizioni. Anche in Marsiglia possiamo osservare tetti, non di tegole, ma di terra impastata con paglia. Serbasi tuttora in Atene P Areopago coperto di loto , come monumento di antichit. Anco nel Campidoglio possiamo istruirci de costumi dell'antichit, e additare la casa di Romolo nella Rocca Sacra essere coperta di terra e paglia. Sicch , con questi esempj ragionando , possiamo giudicare che tali siano state le prime inle

loro

(1)
(>)

Vedi Tav. IV. Fig.

a.

La voce
di

Sc/iidia
,

crederei
al

poter
di

intenderla

Schegge

legname
i

perch

lih.

VII. cap. 6 egli

pure, essendo a quattro acque, imitavano la testugghie (Tav. IV. Fig. 3). abitazioni de' Frigii alla Tav. IV. (|) Veggansi le
Fig. ^
e 5.

denomina Assulae
(3) I tetti

Frammenti

marmo.

de Colclii, bench barbaramente ideati.

CAPO

I.

venzioni degli

edifizj.

Ma
,

col farsi tutto giorno pi esperta la


e

39 mano, gli
accadde

uomini

li
1

perfezionarono

colla

industria esercitando

il

loro talento e

giunti coli assuefazione alle arti,

ed aggiugnendo anche
altri

lo studio,
,

che taluni
artefici.

quali eransi in ci pi degli


i
-1

applicati

si

professassero

primi principj , e la natura non Essendo dunque stati questi solo avendo adornato gli uomini de sensi, come gli altri animali, ma ben anco dotato le loro menti della facolt di pensare e ragionare , sottoponendo al loro dominio tutti gli altri animali dall' ora in poi, dalla fabbrica
1

degli

edifizj

si

avanzarono

di

grado
si

in grado

alle

altre

arti

dottrine

e dalla vita agreste e selvaggia

ridussero alla docile societ. In sguito

poi incoraggiati dalle acquisite istruzioni, ed antiveggendo che dalla variet delle arti nascono maggiori cognizioni , cominciarono a perfezionare, non

pi capanne,
e coperte di

ma

case, piantate con

mura

di

mattoni, o costrutte di pietre,

legname

e di tegole. Indi per le osservazioni

che cogli studi

fa-

cevansi, e per le dispute continue, dalle incerte ridussero le proporzioni a

regole certe; e dappoich osservarono che co* suoi parti la natura largamente

somministrava e legnami, ed ogni sorta di materiale da fabbrica, perci, fattane provvista, ne fecero uso, e dappoi con Parte affinati giunsero a farne eziandio degli ornamenti di piacere per V eleganza del vivere umano.
Tratter
ornai

pertanto

come mi

fa
,

concesso
1

di

quelle

cose che

ed intrinseco valore. Che se poi volesse alcuno impugnare l ordine di questo Libro, stimando che si dovesse collocare pel primo , perch non pensi che io abbia errato , eccone la ragione. Scrivendo io nel primo Libro dell' Aratte

sono

ad impiegarsi nelle fabbriche

della loro natura

chitettura in generale,
trine ella

ho stimato

quivi esporre di quali erudizioni e dotcolle divisioni le varie


io
vi

debba essere ackmia, definirne


Sicch

specie, e
ci che
trattato

discorrere intorno la sua origine.


si

richiede sapersi da
1

un

Architetto.

Dunque

se

ho compreso tutto nel primo Libro ho


1*

de*'

doveri dell arte, in questo


uso.

del loro

debbo trattenermi a ragionare Imperocch questo Libro non riguarda gi


siimene
i

dei materiali,

origine dell'

Architettura,

ed il modo come sono state le medesime avanzate, migliorate, e gradatamente condotte alla presente perfezione. Egli adunque palese che, secondo l1 ordine, questo era il luogo del presente Libro (0.
principj
delle

ma

fabbriche

(1)

Fuor

di

proposito

adunque viene Vitruvio

da qualche autore d" Oltremonti, tacciato di poco ordine. Abbiane piuttosto colpa, ove mai ci fosse, chi lo ha diviso in Capi con poca avvedutezza per cui a prima vista vi apparisce quel poco ordine che a torto si pretende in tutta l' opera. Per esempio potrebbe ad alcuno sembrare fuor di luogo 1' aver Vitruvio descritto minutamente nel lib. III. le simmetrie dell' ordine Jouico prima di quelle comprese nel successivo lib. IV. dell'ordine Dorico, che elementarmente lo dovrebbe pre:

Ma se riflettasi che i precelti attribuiti alordine Jonico debbono servir di base a fissar le regole anche del Dorico, non che del Corintio, agevolmente si comprender che quell Ordine robusto (il Dorico), essendo vincolato da alcune particolari proporzioni pel compartimento de* triglifi e delle metope nell'intavolato, doveasi trattare dopo del Jonico, il quale, siccome Ordine medio, concedere.
l'

tiene
altri

alcuni

precetti

generalizzabili
lib.

eziandio
3.

agli
dell'

ordini collaterali. Veggasi

IV. cap.

ordine Dorico.

fi

Q
ora sul

LIBRO

II.

Ritorner
atti

proposito

render conto

de materiali che sono

che siano stati generati dalla natura, e con crual mistura di elementi sia temperato il loro sicch io sia chiaramente inteso da chi legge. Imperciocch composto ninna specie di materiali , di corpi , o di cosa alcuna , non si pu gene possono assoggettarsi alP nerare senza la mescolanza degli elementi intelletto, n altrimente le cose naturali possono con efficacia spiegarsi, ove non si dimostrino con sottili ragioni le cause le quali, secondo gP ina

perfezionare le fabbriche, del

modo come sembra

segnamenti decsici, sono nelle cose, come, e perch siano

cos.

CAPO
Degli elementi delle cose, giusta

II.

opinione

d Filosofi.

X alete
di

in

primo luogo fu d1 opinione che


Eraclito
1

Acqua

fosse
1

P elemento
scritti

tutte
1

le

cose.

d"

Efeso,

il

quale per P oscurit de* suoi

fu da Greci

chiamato Scotinos, cio tenebroso, volle fosse il Fuoco. Demonostri chiamano crito, ed appresso a lui Epicuro, tenne per gli Atomi; che 1 Corpi insecabili, o indivisibili. La Dottrina poi de Pittagorici aggiunse ali acqua ed al fuoco, PAria e la Terra (0. Democrito per, bench non abbia specificato con proprio nome queste cose , ma soltanto abbia proposto i corpi indivisibili, pure sembra che abbia detto lo stesso: perch quando quelli sono separati non soffrono n danno a n alterazione, u si divi1 dono in parti, ma ritengono eternamente un infinita solidit. Perch dunque sembra che dalP unione di questi atomi si formino e nascano le cose
i 1 (
)

tutte, e queste

essendo state dalla natura distinte in

infinite specie,

ho

sti-

mato perci necessario trattare della loro variet, delle differenti propriet, acciocch, ese de^li usi non che delle qualit che hanno negli edifizj sendo cosi note non errino quelli che si dispongono ad edificare , ma
;

proveggano materiali

atti

e convenienti per la loro fabbrica.

(i) Yitruvio non decide qual opinione di codesti Filosofi: ma, tutti e quattro gli elementi, si per Pitagorico:, e nel proemio si rende pi manifesto.

fosse

la

migliore

abbracciando egli palesa abbastanza


del libro VII. ci

il Filandro qui hanno legunleggendosi in altri codici laeduntur , parmi che il senso vada meglio traducendo non soffrono danno , d'i quello che non si raccolgono, come

(2)

Il

Giocondo ed

tur:

ma

hanno

inteso

il

Barbaro ed

il

Galiani.

CAPO

III.

41

CAPO
De' mattoni

III.
enidi.

JLratter prima de* Mattoni, e della terra con la quale

si
,

hanno

a for,

mare.

Non debbono

questi

essere

formati
di

di

terra

arenosa

pietrosa

sabbionosa: imperocch se saranno

queste specie di terra, in primo luogo

riesciranno pesanti 5 secondariamente,

quando siano bagnati


si

dalle piogge su

per
si

le

pareti
('*)

si

spolverizzano
vi

(')

stemperano

la

paglia

che

vi

per V asprezza. Si hanno perci a fare di 3 terra bianchiccia cretosa , o rossa , ovvero di sabbione maschio imperciocch con queste specie di terra, per la loro pastosit (4), hanno con-

mescola

non

fa

lega

sistenza, messi in opera

non riescono
:

pesanti, e nell usarne

con facilit. Si debbono poi formare di primavera, o di vadano seccando di grado in grado imperocch quelli che si apprestano nel solstizio sono difettosi, per ragione che, cotta dal Sole con veemenza
la

maneggiano autunno, perch


si

scorza

superficiale
:

li

parere

secchi

ma
si

internamente
,

poi

non

sono
parti

asciutti

onde
i

in

appresso asciugandosi
,
i

ritirano

fendonsi

quelle

mattoni cos screpolati diventano deboli. ed Sopra tutto per pi buoni saranno quelli formati gi da due anni; perciocch non si possono prima di questo tempo seccare interamente. Quindi

che eran gi aride

che quando si adoperano freschi, e non bene stagionati, se vi si sovrappone rintonaco, duramente assodato che questo sia, i mattoni nel ritirarsi non possono conservare la medesima altezza dell* intonaco, e, smossi per codesto ritiramento, si distaccano. L incrostatura dunque restando separata cos dalla fabbrica, e non potendo reggersi di per s per la sottigliezza, si rompe, e forse con questa contrazione va anco a soffrirne lo

stesso
se

muro. Perci

gli

Uticesi
,

nel costruire
1

le

pareti

non adoperano
,

non

mattoni ben secchi


di

formati gi da cinque anni


5 ). (
i

ed allorch

siano riconosciuti con decreto de Magistrati

Tre specie poi

Mattoni

si

fanno: una, che

Greci

dicono Didoroni 6 ),

rono

avveniva perch gli Antichi usamattoni crudi , formati come qui dice Yiti'uvio i quali lasciavansi asciuttare per alcuni
(1)
i
,

Questo

molle, allorch, facendovi delle impressioni, non

avvengono fenditure.
sono i () I mattoni di cui parla qui Vitruvio crudi ; e quando volle indicare i cotti , scrisse laterem coctum. (fi) Non parla qui Vitruvio della grossezza dei mattoni, la quale non sar stata minore della quinta parte d'un piede , non per mai di forma cubica, siccome ce 1" hanno alcuni interpreti delineata. Veg-

anni.
(2) Antichissimo fu l uso presso gli Egiziani mescolar la paglia nel lavorare i mattoni, come ha dalla Scrittura Sacra (Exod. e. 5 v. j). (3)
1

di
si

Plinio cap.

tratta

di

varie

specie

di

creta (lib.
e nera.
Il

XXXV.

17), cio bianca,

rossa,

crede che Sabulo sia il Sabbione maschio, il quale serba in s mescolata una certa pinguedine cretacea trattabile e duttile a guisa
Baldi poi
,

pentadoro

della cera.
(4)

Si

conosce la pastosit

(levita*)

della

creta

della Tav. IV. dinotanti A il mattone di cinque palmi B il suo mezzo mattone C il tetradoro , cio mattone di quattro palmi e D il suo mezzo mattone ossia didoro, cio di due palmi.

gausi

le

figure

cio

/2
i

LIBRO

II.

nostri, lungo un piede e largo mezzo: le ed quello che adoperano Greci, uno il Pentadoron, e l altro altre due colle quali fabbricano Greci il palmo, perch clown in greco Tetradoron. Down poi chiamano il chiamasi il dare in dono, e ci che si d portasi sempre col palmo della mano. Pcntadown perci si chiama il mattone largo per tutti i lati cinque palmi , tetradoron quello di quattro. Le opere pubbliche si costruiscono di pentadori, di tetradori le private. Si fanno oltre questi anche mezzi mattoni ('), e s gli uni che gli altri si adoperano facendo un fdare 2 di mattoni da una parte, ed uno di mezzi mattoni dall1 altra: cos alzandovi da una parte e dall altra a livello le due facce di muro, si collegano
1 i i
i

esse

alternativamente con codesti


3) (

ordini verticali di mattoni


riuscire in

mezzi

mattoni

cos posti,

venendo
vi

mezzo sopra

le

connessioni,

recano da
Pitone, ove

ambe
i

le

parti

sodezza ed eleganza.

Nella Spagna Ulteriore

Calcato, nella Gallia Marsiglia, e nell'Asia

mattoni, quando sono formati e gi secchi, gettati neir acqua galleggiano. Sembra che il potere sostenersi sull'acqua avvenga, per-

ch

la

terra

della quale
1

sono formati

pomiciosa, ed essendo cos leggiera,

punto d umore. Essendo adunque quella terra di propriet leggiera e rada , n concedendo che vi penetri P umido, qualunque ne sia la mole, costretta dalla sua natura, come la pomice, a sostenersi sull acqua. Perci sono questi mattoni di grandissimo uso, s perch non riescono pesanti nelle fabbriche, si perch, latti che sono, non si alterano per le intemperie de* tempi.
rassodata che
dall' aria

non

riceve

attrae

CAPO

IV.

Dell" arena.

iMelle fabbriche di cementi


l'Arena; cio, che ella sia
scolata con terra.

(4)

convien pria
fare
la
1

di tutto aver

cura

di trovare

buona per

calce

Le

specie poi dell arena fossile

che non sono queste:


5 (
),

sia
la

me-

nera,

(1)

Detti da* Latini Semilateres ,


di quelli interi di

quali erano la

met

forma quadrata. Erano perci i Semilateri di forma quadrilunga e non triangolare come hanno immaginato il Barbaro e Leon Batt. Alberti. Dei mattoni tagliati sulla diagonale del quadrato non si trova sinora esempio alcuno
, ,

negli edifzj
(a)

di

tutta l'antichit.

IV. Fig. 6) () La figura qui dimostrala (Tav. dar pieno schiarimento a quanto ha inteso di dire Vitruvio. Nel porre poi in opera i mattoni deesi avere l'avvertenza di collocarli come stavano distesi nell'aja, onde insulti maggiore consistenza. (j) Cemento nome generico, per indicare Ogni sorta di pietre piccole. Vitruvio parla del cemento
.

questo passo Vitruviano si ha la differenza tra ohorion ed orda. Questa seconda voce indica la Fila orizzontale che si fa dei mattoni ; e chorion significa il Complesso delle file che si alzano verticalmente 1" una sopra l'altra. Onde qui si traduce ordo per Filare di mattoni, e choria per Ordini verticali di codesti mattoni.

Da

al

lih.
(.))

I.

cap.

5,

lib.

IL cap. 8, e

lib.

VII. cap.

i.

Sebbene indistintamente

e ne' Dizionarj e pres-

so gli Autori trovisi usala calce e calcina, qui nonostante ho creduto utile il distinguere queste due voci, usando calcina quando senza mescolanza d'arena: e calce quando con questa mescolata:
nel qua! ultimo caso dicesi anche malta.

CAPO
la

V.

4->

Di tutte queste la migliore sar quella che, strofinata fra le mani, scroscia, perch ([nella che contiene qualit terree non ha quest'asprezza; oppure che, se sar gettata in un panno bianco, indi crollata e gettata via, non V imbratter, n vi lascer terra. Ove poi non si trovassero cave d arena, allora si dee raccoglierne dai fiumi, o cernerla dalla gliiaja grossa. Pu anco servire l'arena che si prende questa per nelle costruzioni ha il difetto che diffidal lido del mare cilmente si dissecca; oltre di che non si possono in seguito caricare muri , se non si lasciano di mano in mano riposare , u questi possono reggere le vlte. Ha ancora quest altro diletto F arena del mare, che, intonacandovi muri, caccia fuori della salsedine ('), per cui si discioglie T intonaco. Quella poi di cava fa seccare la muratura assai pi presto, resistono g intonachi, e mantengonsi le vlte, massime se cavata di recente: perciocch se dopo cavata si faccia stare molto allo scoperto, il Sole, la Luna e la brina la stemperano, e la fanno terrosa; ed avviene, cos adoperata, che le pietre, non potendo far presa, sdrucciolando cadano, onde muri cos'i costruiti non possono sostener peso. Quantunque per T arena fossile cavata di recente sia di tanta bont per la fabbrica,
bianca,
la

rossa,

ed

il

carbunculo.

-1

pure
carsi

ella

non

servibile per

Y intonaco, perch, a cagione della sua gras-

sezza, la calcina mescolata colla paglia,

non pu per
1
)

la

sua forza dissec-

senza fare delle crepature. Quella poi di fiume, a cagione della sua
,

magrezza battuta a guisa T intonaco.

di

smalto

co mazzapicchj rende durissimo

CAPO
-tessendo cos spiegate
le qualit dell
(

V.

Della calcina.

arena, deesi anco usare tutta la di1

quale dev" essere formata di pietra bianca, o selce, cotta: e quella che sar di pietra densa, e della pi dura, riescila 1 migliore per la fabbrica , sebbene per l intonaco sia migliore quella di
ligenza riguardo alla Calcina
3

),

la

pietre

spugnose

M).

(1) Giova molto, prima di adoperare l'arena marina, lavarla con l'acqua dolce, facendola pi volte passare per essa, o esporla per qualche tempo a

continue piogge. Tutte queste avvertenze per non sono sufficienti volendosene servire per g' intonachi. quale signinum (7) Il testo ha: itti signiiium ; il era Opera fatta con mattoni pesti e calcina, cio un lastrico, o specie di mosaico. Plinio ne tratta al lih.

XXXVI. cap. 25} e Vite, al lib. Vili. cap. ult., in cui commenda Fuso del Signino per le conserve d" acqua.
(3)

Tutte le pietre su cui agisce 1' acqua-forte e produce effervescenza sono atte a fare calcina. Codeste pietre si denominano calcari. Quanto pi sono le medesime dure e pesanti altrettanto migliore il risultato della calcina. Il metodo proposto da M. De Buffon per cuocere la pietra calcare, col mezzo di forni chiusi, andrebbe promosso per ottenere il duplice scopo dell' economia e della bont della calcina. Plinio asserisce che una
(4)
,

vi

Vedi

la

Nota 5

al

Capo precedente

sulle voci

non

Calce e Calcina.

h'Sge antica vietava l'uso della calcina, se questa era estinta gi da tre anni. Veggansi le Note ai capitoli 1 e 2 del lib. VII. sulla calce degli smalti.

AA

LIBRO

II.
1

Spenta che sar, si far rimpasto della medesima coli arena, in guisa che v abbia una parte di calcina con tre di arena , se sar di cava ma essendo questa la giusta procon due parti se di fiume , o di mare porzione (Iella mistura. Che se nell arena, di fiume o di mare, vi si aggiunger una terza parte di mattone pesto , e passato pel vaglio , diverr la calce di migliore riusci la e forza. Il perch poi faccia stabile muratura la calcina mista d" acqua e di arena, questa sembra che sia la ragione: cio T essere le pietre, come tutti gli altri corpi, composte an1 onde quelle che hanno maggior porzione d aria sono ch' esse di elementi tenere, molli sono per Tumido quelle d'acqua, dure quelle di terra, assai fragili quelle di fuoco. Da ci nasce che se codeste pietre prima di cuocersi minutamente si pestassero, e mescolandole coli" arena si adoperassero nella fabbrica, in niuna maniera la fortificherebbero, n la potrebbero reggere. Ma dappoich queste medesime pietre, gettate nella fornace, avranno
1
; ;

perduto per
estratti

la

veemenza

del fuoco

il

primiero vigore della solidit, restando


evidenti e vuoti pori, essendo
allora

bruciate, e spossatene le forze con


e svaniti e

che conteneansi nel corpo della pietra, e restandovi solo rinchiuso il calore , tuffata che sia quindi nelT acqua, per 1 essa pi che pel fuoco ripiglia vigore ('), e bolle per Tumido che penetra ne vuoti pori; e raffreddandosi scaccia dappoi dal corpo della calcina T ardore.
e

Tumido

aria

OiuT che
conservino
sottratte

le

pietre cavate
di

dalla fornace
,

non conservano pi
si
-1

il
,

peso che

avevano prima
la

esservi

gettate
,

ma

pesandole

trover che

sebbene

stessa

mole
parte
1

della

terza

nondimeno per mancanza d umido vengono in circa di peso. Essendovi adunque questi
vi

vacui e pori aperti,

ivi

intromette T arena, e cosi


si

fa

lega, e seccan-

dosi unitamente colle pietre

consolidano tutte queste materie, e rendono

ferma e solida

la

fabbrica.

CAPO
Avvi

VI.

Della pozzolana.

ancora un'altra specie di polvere 2 che fa naturalmente effetti me1 1 1 3 ravigliosi. Si trova essa ne contorni di Baja, e ne tcrritorj de municipi che sono intorno al Vesuvio; la quale mescolata con calcina e pietre, reca fermezza non solo ad ogni specie di fabbriche, ma particolarmente assoda
( ) ( )

(i)La lezione seguita dall'Orsini prius quarti eaeat \>im recipit, ritintala dal Poleni, che vi , sostituisce priusquam ex igni vini recipit} sulla quale variante si eseguila la traduzione. (a) Ella detta pozzolana da Pozzuoli, citt non molto lungi da Napoli perch la prima cava fu
ignis
.

nelle vicinanze di questo luogo. Plinio fa menzione di codesta arena nel lib. XXXV. cap. i 3; e Seneca

(Quaest. ruttar,

lib.

III.)

cos

si

esprime: Puleola-

nus pulvis
(3)

si

aquam

attigit ,

saxum jh.
intende Vitruvio

Per codesti municipi

Er-

colano e Pompei.

CAPO

VI.

4^

1 quelle moli che si fanno in mare sott acqua ('). Sembra che questo av1 venga perch sotto que monti e quelle terre s* incontrano spesse sorgive d* acque bollenti , le quali non vi sarebbero se non vi fossero sotto oV gran fuochi ardenti di zolfo, di allume, o di bitume. Conciossiach

il

fuoco interno e

la
,

vampa penetrando
ed
il

pei

meati

2 (

bruciando
e

rende

leggiera quella terra

tufo

che

ivi

nasce

arido

senza umido.

Quindi dunque che quando queste tre cose ), le quali sono state nella medesima maniera formate dalla forza del fuoco vengono ad essere mescolate tutte insieme, ricevendo con celerit Tumido, si rassodano tanto che non le pu disciogliere n P onda , n qualunque impeto d1 acqua. Ma che in que luoghi vi siano fuochi si pu anco dimostrare da questo, che ne" monti di Clima e di Baja vi ha delle grotte cavate per uso di stufe nelle quali il grande vapore che esce dal fondo trafora per la veemenza del fuoco quella terra donde poi uscendo sorge in que' luoghi , i quali sono perci di sommo uso per sudare. Si racconta pure essersi anticamente acceso assai fuoco entro il monte Vesuvio , il quale
-1
1

emanando
quella

materie

ignee

die

guasto

alle
,

pietra

che
1

ora

si

chiama Spugna
sorta
di
all'

campagne 3 Onde o Pomice pompeiana , pare


vicine
(

).

che
lit
;

sia

stata un" altra sorta di pietra ridotta poi

dal fuoco a questa qua-

tanto

pi che
i

siffatta

spugna

che

ivi

si

cava

non

si

trova gi in tutti

luoghi,

ma

solo

intorno dell'Etna, e nelle colline

della Misia, detta da' Greci

bianvi simigliami specialit.


sorgive

Catacecaumene (4), ed in altri luoghi ove abSe dunque in questi tali luoghi si rinvengono
,

d acque bollenti,
stati

e nelle grotte vapori caldi


1

e se avvi

memoria

da tempo antico de Vulcani in quelle campagne , sembra che non possa pi dubitarsi aver la violenza di que* fuochi estratto da quel tufo e da quelle terre V umido, siccome avviene alla calcina nelle fornaci. Prese dunque insieme cose dissimili e diseguali , e fattane una massa, ne segue che, essendo asciutte dal fuoco, ed imbevute ad un tratto
essere
1

di

acqua

bollano per cagione del calore

ivi

nascoso

vengano a con-

giugnersi strettamente, ed a concepire in


1

un medesimo

istante forte durezza.

Rimarr forse desiderio di sapere, perch, trovandosi anche nella Toscana frequenti sorgive d acque calde , quivi non si generi altres codesta polvere, per la quale s* induriscano nella medesima maniera le fabbriche fatte 1 sott* acqua? E perci prima d intendere la richiesta, mi semiirato dover dire su di ci come io la penso. Non in ogni luogo, o clima, nascono le medesime specie di terra, o di pietra: ma ove sono terrose, ove sabbioNe pai-la di nuovo Vitruvio al capo 12 del V. Queste tre cose sono: la pozzolana, la cai(>) cina ed il tufo. Vedi Plinio (lib. XXXV. cap. i3). di Vitruvio da altro di (3) Da questo passo Strabone (lib. V. ) e da uno di Tacito (Ist. lib. I. ) sappiamo che il Vesuvio gitt fuoco molto
(1)

libro

tempo innanzi la no 79 dell* E. V.


seppell

terribile

sotto
e

Ercolauo

eruzione avvenuta 1* anl'impero di Tito, la quale Pompei delle quali prece:

denti, pereb lievi,

non

si

forse

dagli

antiebi

scrittori lasciata speciale ricordanza.


(4)

Questa voce

significa

Pomice: Prodotto

di

eruzioni vulcaniche.

AQ
specie
climi.
il

LIBRO

11.

uose, ove ghiajose, ove arenose; ed in ogni luogo


dissimili

insomma
1

diverse, e di
5

disegnali,

come

sono le qualit della terra ne* diversi


1

Meglio poi ci si comprender, osservando clic in que luoghi ne quali monte Apennino passando per l'Italia circonda la Toscana, si trova quasi
tulli
1*

in

arena

di

cava;

ma

dalla parte se

poi dello

stesso

Apennino che

ne trova punto ('). Cosi nell* Vcaja, nell" Asia, e generalmente di l dal mare, se ne ignora perfino il nome. Non luoghi dunque, ove bollono sorgenti d acque calde, che in tutti sibbene tutte le cose si trosgabbiano a trovare le medesime comodit vano dalla natura separatamente prodotte, non secondo il desiderio degli uomini, ma a caso. Ove dunque i monti non sono terrosi, ma hanno le qualit della pietra, ivi la forza del fuoco, passando per i meati di essa, infiamma quella materia , e brucia quella parte che molle e tenera, e lascia quella eh dura. Quindi la terra della Campania bruciata diventa
riguarda
il
1
i :

mare Adriatico, non

cenere, e nella stessa guisa quella della Toscana diventa carbone. Ambedue codeste terre sono ottime per le costruzioni, ma una buona negli edi-

anco nelle fabbriche marittime; poich ivi la qualit della materia pi tenera del tufo, ma pi dura del terreno: onde bruciata dalla violenza del fuoco di sotto , si genera poi in alcuni luoghi
fzj

terreni, V altra

quella specie di arena che chiamasi Carbunculo.

CAPO
H, _o
1

VII.

Delle cave di pietra.


ragionato della calcina e dell arena, e delle loro diverse qualit,

ed ho detto quali forze abbiano. Or V ordine esige trattarsi delle Petraje. dalle quali si cavano gran copia di pietre quadrate , e di sassi per fornirne le fabbriche. Di queste poi se ne trovano di assai diverse qualit: imperocch ve ne ha talune molli, come lo sono intorno a Roma le Rosse, le Palliesi, le Fidenate, le Albano; avvene altre di mezzana qualit, come sono le Tiburtine, le Amiternine, le Soratane 2 ), ed altre di questa specie; alcune altre ve ne sono dure come le selci. Sonovi ancora di molt" altre specie, come il tufo nero e rosso della Campania; e nell Umbria nella Marca d'Ancona, ed in Venezia la pietra bianca, la quale fin
(

(i)

Plinio asserisce lo stesso, copiando forse ci


i

ila

qui dice Vitame: ma elle d' opinione contraria ,


clic

Moderni sono presso


lo

come

sono

lo

Sca-

mozzi ed
{>)

il

Filandro.

Fidena, da Albano, da Tivoli, da Ainiterno , da Fra queste la pi pregiata \a.Tiburtina, pi grandiosi Rodella cpial pietra sono costrutti mani edifcj quali sono il Teatro di Marcello
Soratte.
i
:

Cos denominate da' luoghi, pi o meno prossimi a Roma, ove produceansi. Le fiosso e le Pailiesi

Sepolcro di Bibulo, il Tempio della Fortuna Virile, cinque ponti sul Tel'Anfiteatro Flavio,
vere, ec. ec. ec.
il

sono

di

perduta origine:

le altre poi

derivano

,
,

CAPO

Vii.

47
(0.

anco
molli

si

taglia, colla sega

dentata, a loggia del legno


estratte

Ma

tutte le

specie
si

hanno questo vantaggio, che,


facilit,

che siano dalla petraja,


adoperate in luoghi
al

scal-

pellano colla maggiore

e, se siano

coperto,

(1) Per notizia degli studiosi enumerer qui alcune Pietre, o Marmi, di cui Vitruvio non fa menzione. Lo Scamozzi principalmente ne parla al lib. VII. cap. 4 e se S- della P. II. Vedi Plinio, Strabone Pausania ec.
. ,

Marmi degli

antichi Greci e dell' Egitto

Affricano. E macchiato con bianco pallido, che tende al colore di carne , e talvolta alquanto sanguigno , con vene molto minute scurette e nere serpeggianti. Roma ne abbonda, e due colonne ne esistono nel portico Vaticano. Alabandico, o Milesio. di tinta nera, e piuttosto tendente al purpureo cupo. Viene cos denominato dalla citt di Alabauda nella Caria ove si
estraeva.

Alabastiute.

Marmo

Egiziano, bianco pallido


:

color di miele macchiato

si

chiama anche Onice.

sua denominazione dalla citt di Alabastro nella Tebaide. Codesto marmo era tenuto in gran pregio^ e si adoperava per impellicciature dei pala

Trae

grandezza delle sue macchie sono incerte e Codesto marmo era tenuto in gran pregio e se ne formavano colonne. Plinio Ceeilio (lib. V. ep. 6) rammenta che quattro colonne di marmo Caristio ornavano lo stibadio della sua villa in Toscana:, e si potrebbe credere che questo marmo sia Verde antico tanto da noi stimalo, come lo fu il in Atene, ed in tutta la Grecia ed altrove. Si conghie ttura che l'origine della sua cava rimonti fino a' tempi di Senofonte, il quale fior Tanno III. dell'Olimpiade XCV. , negli anni del Mondo 355o. Chebmite. Era questo marmo d'un bianco come 1' Avorio. Il sarcofago che serv per seppellire Dario Re di Persia era di codesto marmo. Chio. Era macchiato di pi colori con del e la sua nero. Si estraeva nell' isola di Chio cava fu scoperta nell'anno IV. dell' Olimp. XCIV. Conciute. Cos si denominava perch trovavasi i-to di conchiglie coperto chiglie marine, e la sua tinta era di un bianco nobile. Si crede pure che ve ne fosse
e la
varie.
, ,

uno conchiglialo

di colore rosso.
l'

Coralitico. Era bianco quanto

Avorio ^ e

si

vimenti di lusso, e per vasi da conservare unguenti e profumi. L'Alabastro trasparente di Cappadocia era perci detto Pietra si adoperava per finestre
:

speculare.

Vedi Plin. lib. XXXVI. cap. 22. Arabico. Supera in lucidezza il marmo Pario ed in bianchezza somiglia all'Avorio. Egli assai
pesante, e Arabia.
si

crede che possa trarre tale denominazione dal fiume Coralio che ha origine dalla Frigia. Si chiama anco Scingano: e non se ne trovano massi pi grandi di due cubiti.
Cioceate.

Aveva un colore

pallido tra

il

flavo

ed

il

verde. Si estraeva in Crocei luogo di Sparta,

trasportava dalla citt di

Muza

nell'

e se ne facevano statue.

Docimeno
tiformi.

o Sinadico.

Fondo bianco con mac-

Atracio. Misto d' un verde somigliante allo Smeraldo , di bianco ed alquanto di nero. Si cava nei campi e nei monti dell' Atracia.
ossia Cipollino. Cos denominato , rinvenuto e posto in uso a' tempi di Augusto. Egli somiglia all' O/ite, ma ha di singolare che formato a grandi onde bianche, sfumate di verde pallido a colore di cipolla o d" acqua marina. Le colonne del tempio di Antonino e Faustina

chie purpuree, di forme ovali e circolari, e mol-

Augusto

Questa cava somministr de'massi per formare colonne, e la sua denominazione deriva dalla citt di Docimio nella Frigia.
Efesio.
edificalo
il

perch

Con questo marmo bianchissimo

fu

Foro Romano sono vengono dall' Egitto.


nel

di

codesto

marmo

e pro-

famoso tempio di Diana in Efeso. Vitruvio racconta (lib. X. cap. 7) che Pissodoro pastore ne scoperse la petraja, e Scopa ne lavor le colonne tutte di un sol pezzo. Eginetico. Serviva per fare colonne, e si eisola annoverata fra le Cicladi. straeva in Egina
,

Basalte, o Etiopico. difficile il poterlo trattare coli' acciajo per la sua durezza. Codesto marmo
di colore ferreo ; e si estrae dai monti dell'Arabia pi-esso Siene , ed anco in Etiopia. Neil" Egitto avvi una piramide di questo marmo. Chiamasi anco

Elefantino. La cava di questo marmo era presso la citt di Siene, e cos denominavasi perch poteansene tagliare smisurati massi. Eracleo. Si cavava in Eraclea citt in Caria presso Efeso. Vitruvio ne fa menzione al lib. X.
cap. 7.

3Iarmor Luculleum.
BosFOiuco.

Fondo nero con

interpostivi

dei

Fellense.

Marmo

pezzi bianchi a guisa di tasselli. Codesto marmo forse il pi costoso. Ora ignoto in qual parte
della Tracia fosse la cava.

che

si

estrae dal

non molto stimalo, monte Felleo d'Atene.


statuario

...
della

Broccatello.
presso Adrianopoli.
Caristio.

Marmo E misto

greco

che

si

estraeva
gri-

di picciole

macchie

gie, rossiccie, gialle ed

isabelle.

di Caristo nell'

Traeva tale denominazione dalla citt Eubea. E misto di verde oscuro con un verde di erba pi o meno forte. La forma

Fengite. Era di fondo bianco con vene gialle, durissimo, rilucente e diafano. La cava fu scoperta in Cappadocia sotto l'impero di Nerone, e se ne fecero colonne. Giallo antico. Se ne trova di pi specie, cio: tra il bigio e tan, detto Isabella, senza vene. Dorato croceo a colore di zafferano, che si estraeva

dalle cave, ossia

dalle

latomie

Macedonia

48 reono qualunque peso


dal

i.irmo
;

ii.

ma

in

quelli

allo
si

scoperto ed

all'

aria

offese

elo

dalle brine,
le

si

stritolano e

riducono in polvere:
si

come

an-

cora lungo

spiagge marine, corrose dalla salsedine,

disfanno, e

non

colonne della crociera del tempio Vaticano sono Pieinisco, ossia Giallo antico questo marmo. Li-ceciato tendente all'isabella, venato di bianco^ e le colonne principali che decorano l interno del
e le di

pero di Vespasiano fu sculto di codesto marmo il meraviglioso simulacro del Nilo con sedici putti
all'

intorno.

Panteon a Roma sono pure di questo marmo. Granito d'Egitto, o Sienite, sparso di piccole macchie di colore rosso violetto con miche
ed altre anticaglie di Roma sono di siffatto granito. Quello Orientale non differisce dall' Egizio fuorch nel colore, che bianco e nero. Si cava in Siene. Greco. Chiamasi cosi quel marmo che ha il colore di un bianco pallido, con vene bigie serlucenti. Tutti gli smisurati Obelischi
, ,

Pario. Anacreonte Tejo fu il primo scopritore questo marmo, il quale si estrae dall isola di Paros , ed anco da altre isole dell' Arcipelago. Pauda sania rammenta molte statue sculte da Fidia Pressitele , da Alcamene e da altri con questo marmo. Esso della pi vaga bianchezza, suscettibile di un bel pulimento , e di una durezza mediocre , per cui ha le qualit proprie per tutte le opere di
di
,

scultura.

peggianti pel lungo.

Era in s grande riputazione , che d' costruivano tempj, altari, e si scolpivano statue non solo in Atene, ma in tutta la Grecia. Esso era candido, e si estraeva dal monte Inietto d' Atene. Jallense. Si estrae in Jasso isola della Caria, ed di un fondo bianco livido con vene obblique e sanguigne.
Imezio.
si

esso

Pentelico. Marmo bianco che si estrae da" monti Pentelii della regione Attica. Biza ne fece e form con esso le tegole e le cola scoperta lonne del famoso tempio di Giove Olimpio le quali
,
.

cose furono
abbellire
dalla
il

per tempio di Giove Capitolino. PoRFino. o Porfirite. Anticamente si estraeva


poi
levate e

trasportate a

Roma

Numidia, dall'Egitto e dall'Arabia. Avvene una specie di colore rosso cupo come la feccia del vino, con macchie minute di bianco: una seconda
specie assai pi rara avvene di colore grigio con vene e macchie bianche: ed una terza mista di ver-

Jerapolitico. Marmo di varj colori, del quale facevano tavole e colonne. Lacedemonio. Marmo finissimo di color verde. Laconico. Di macchie pi o meno nere, con fondo venie pallido. Lesbio. Si cavava nell'isola di Lesbo, ed era di un bianco livido. La sua grana pi grossa
si

dastro e di nero ancor pi rara. Porino. Esso di colore e densit simile al Pario , ma per ha la particolarit di essere leggiero quanto il Tufo. Se ne fece uso per fabbriche, per statue, e per le colonne del tempio di Giove nell' Elide sull" Alti. Un corpo con piccioli interd' onde stizi come il tufo si dice in greco Poro derivata la denominazione a questo marmo di Porino (Vedi Paus. lib. V. cap. io). Proconnesio. Il fondo candido con vene nere, le quali hanno il loro corso diritto , obbliquo . ed anco ritorto. Chiamavasi pure Cziceno , perch in Cizico le opere pi sontuose si fabbricavano con questo marmo : ed era in tanto pregio , che con esso fu edificata la regia di Mausolo. La cava era nel Proconneso , isola della Propontide. Rosso antico. Era di due specie. Una presentava un rosso generale corallino , della quale esiste una Lupa nella villa Borghese a Roma: l'altra ha il fondo rosso sparso di vene bianche ed
_,

di quella del Pario.

Lirico.

Di questo

marmo

era

adorna

la bi-

blioteca d'Atene edificata dall'Imperatore Adriano,

ed

Ginnasio con cento colonne. Limo. Era questo mischiato di rosso pallido; ed eravi un altro Lidio nero, detto Paragone. Melio. Di colore giallo. Si estraeva dal monte
il

Acinto.

Memfite. Si cava nel monte presso Memfi


.

ed

simile

all' Ofite.

Milassense. Di un bianco vistoso,


in Milassa citt della Caria.

si

cava

Molossio. Era macchiato con variet, e si estraeva nell" Epiro ove dicesi Molosso. Obsiiuano. Cos chiamasi , poich questo marmo fu trovato ila Obsidio nell' Etiopia.

altre picciole scurette.

Ofite. E simile nelle macchie al Serpentino. 'Ne ne avea ti tre sorta. I. Trattabile e candido. II. Nericcio e duro. III. Cenericcio con picciole macchie di puntini. Si estraeva in Egitto, e si
I

Sinadico. Si assomiglia

all'

alabastro.
e

TrovaAsia

sene la petraja

in
al

Minore vicino
Siracusio.
citt di
la

Sinada di Caria, fiume Meandro.


siffatto

nell'

chiamava
.

Ofite dalle

macchie

di

serpenti.

Siracusa
,

Onichite. Si estraeva presso Galizia nella Cap-

petraja

marmo si fabbric la qual epoca ne fu scoperta e ci accadde l'anno IV. dell' OlimCon
,

alla

padocia e fu trovato a' tempi del Re Archelao. Paonazzetto. di fondo bianco macchiato di
violetto.
.Nel

portico Vaticano vi sono delle colonne

piade XI. Sirena , detto da noi anco Porta santa. sparso di grandi macchie bianche con vene grigie,
gialle

di codesto

marmo.

e rossastre.

Serve per confronto dei metalli. Esso durissimo e di un nero morato. Sotto l' im-

Parac.one.

Stellaria.

Ha

il

fondo

gialletto

grigio,

ragdi

giato di vene, e di punti gialli pallidi a guisa

CAPO

vii.

49

reggono neppure alle estive perturbazioni del mare. Le Tiburtine per, e quelle che sono della slessa specie, resistono a tulio , s al peso , s ancora alle ingiurie del tempo, ma non sono sicure dal fuoco: poich

codesta specie di marmo si pu riferire detto Castratane } che di un giallo pallido con alcune picciole brecce giallognole variamente
stelle.
il

alla

cera.

Oltre

il

bianco

se

cos'i

degli alatati, o ghiacciati a

ne trovano anche forma di Agata con


,

vene rosse,
tognini: dei
nati
,

gialle,
fioriti,

che rassomigliano a Ghiocciolette miste con madreperle: quindi viene appellato Lumachvllo. Tasio. Era di un bianco pallido. Si estraeva in Taso una delle isole Cicladi. Ln piramide di Cajo Cestio in Roma di questo marmo. La scoperta di questa cava rimonta a' tempi di Papinio Stazio che fior sotto Domiziano. Tauromenitano. Cos viene denominato da Tauromenio, che situato fra Siracusa e Messene. Tebaico. Sparso di nero, ed anco con alcune
scherzate
,
,

bianche e turchine: dei comacchiati di pi colori, o ve-

quelle

fasce } e dei pecorini rassomiglianti nuvolette rossastre , che al tramontare del Sole rassembrano tante pecorelle. Se questo marmo poi Orientale costa tre quinti di pi dei sopraddetti.

ed

bruno misto di vene serpeggiato a foggia di carte geografiche: il violetto ondato e trasparente: ed il lloquebrue ,

L'Alabastro Montauto

grigie

gocce d'oro. Si estrae in quella parte dell Aifrica addetta ali Egitto. Tenario. Codesto marmo era di colore giallo,
1

che si cava nella Linguadoca, ha il fondo di grigio scuro con grandi macchie di rosso bruno. Bradiglio di Carrara. Colore bigio con vene bianche pallide, pi o meno scure, sfumate. Il Bra,

estraeva nel Tcnaro, promontorio di Sparta. Vi aveva anco di quello tutto nero, ed era tenuto in molto pregio per costruire colonne. Un altra
e
si
1

sorta ancora ve ne avea di color verde, che si estraeva in Isparta nel monte Taigeto. Fu scoperto

udranno

IV. dell'Olimpiade CX1V. Tessalico. Era questo marmo di color verde. Tiberiano. Le macchie bianche di questo marmo

diglio di Torino differisce da quello di Cai-rara nelle vene che sono a strisce, o picciole fasce. A Musso sul lago di Como si trova di consimile marino. Basalte. Fondo bruno chiaro con piccole macchie grigie delicatissime. Il pi vistoso il Verdastro e riceve il metallo come il Paragone. Bianco e nero, differisce dall'antico, perch il suo bianco confuso con minute vene spruzzate
,

nel nero.

erano rivoltate in s stesse, come se fossero tanti peli canuti sopra un fondo nero, o morato, o, come alcuni vogliono, di color verde cupo con puntine bianche e chiare a foggia di carnei. Cavossi nell Egitto per ordine dell'Imperatore Tiberio, da cui ebbe tal nome. Tirio. Bianco marmo , e si cavava nel monte Libano. Si pu credere che questo sia il marmo pi antico che siasi estratto dalle petraje} poich con esso fu- edificato da Salomone il tempio di Gerusalemme negli anni del Mondo 2917. Appellasi poi Zi'nb da Tiro citt della Fenicia, cui domina il monte Libano. Thagurio. Di codesto marmo si fa menzione da Plinio- ( lib. III. 22). Veggasi inoltre Biagio Cariofili De atitiquis marmoribus ( Trajecti ad Je1
:

Broccatello
sai

di

Andalusia, nella Spagna.

as-

macchie sono di giallo, rosso e grigio. Quello di Francia ha macchiegrandi con alcuni fili rossi, ed avvene anco di quello con occhi di pernice. Diverse altre specie di Broccapregevole.
tinte delle sue
tello
si

Le

trovano nell'Italia, nella Sicilia, nella Svizil

zera, ed in altre contrade.

CoTANLLLO. Ila

fondo rosso pallido con

stri-

sce bianche olivastre, e con alcune macchie scure. Si cava in Sabina presso
il paese appellato Cotanello. Diaspro ih Sicilia. Differisce dall" Orientale, il quale appartiene alle pietre dure, e non fa effervescenza cogli acidi. La vivacit dei colori del Dia-

spro antico di Sicilia lo distingue dal moderno. Questo misto di rosso bruno di bianco , e d' isabella con macchie grandi quadrilunghe.
le

num

1743).

Brecce antiche avvene una mista di macchie rotonde di diversa grandezza, e di colore rosso, turchino, bigio, bianco e nero: un'altra breccia d'Italia si trova pur mista di bianco, nero

Tra

le

Giallo di Siena. Varia soltanto dall'antico pelsue macchie verdette. Granito. una mistura minuta di macchiette

e grigio.

Marmi moderni
Alabastro. Se ne trova di diversi colori. E e la sua trasparenza maggiore in , ragione della sua bianchezza. La sua specie si distingue in Orientale e Comune. L' Orientale preferibile per la durezza, per la finezza, per la nettezza , e pei colori pi vividi. 11 Comune si cava in molte parti , principalmente del bianchissimo a Volterra in Toscana. Questo nel ricevere il pulimento appare come untuoso , e rassomigliante

poco duro

nere, cenerine, bianche e verdastre, e vien detto Granito bianco. La sua cava trovasi presso il Lago Maggiore, e da essa si sono estratte le grandi colonne per la riedificazione della stupenda Basilica di S. Paolo fuori di Roma. Il Granito rosso di Baveno, pure sul Lago Maggiore, riceve un bellissimo pulimento e lucido come il bianco. Se 11' estraggono massi di straordinaria grandezza, come sono, fra tant' altre, le due colonne nell' interno della porta maggiore del Duomo di Milani;. Lapislazzolo , o Lapislazzuli. Non trasparente ma molto duro per cui riceve un bellissimo lucido. Il suo colore pi o meno ceruleo, misto di turchino cupo con alcune venette e pun, ,

10

5o

LIBRO

II.

subito che ne sono tocche, scoppiano e si scheggiano, essendo per na1 turale temperamento scarse d umido , ed aventi poco di terra, e moltissimo di

fuoco

aria

ond

che trovandosi in esse poca terra ed

ma

prendono per oro si gialli e lucenti , che che possono essere pirite gialla. Il Lapislazzolo Occidentale clic si cava in Europa , non preferbile all' Orientale che trovasi neh" Asia e ncir Affrica , perch pi unito pi compatto e pi vistoso. Coi frammenti di questa pietra pi o meno azzurri si ottiene una graduazione di tinte
tini

Verde. Pi o meno forte, di color verde, e venato di bianco, se ne trova a Carrara, a Firenze, a Prato , ed a Verallo. L antico il pi abbondante di Verde-cupo, che non tutti i Verdi-misti moderni.
1

Alcuni altri Marmi

azzurre di Oltre-marino. Luzzogno. Bianco, e minuto di grana quanto Carrara statuario. Trovatisene cave nella Valle il di Strona , ed in breve distanza v'ha quella del per Sanbughetto. L' impraticabilit delle strade
,

Che

si

circonvicini,

trovano nella Provincia Milanese e luoghi di grande uso nelle decorazioni di


e simili,

Appartamenti, Altari
Alabastro
di

sono

seguenti:

massi fino al Lago Maggiore, toglie vantaggio di essere posto in commercio , ma il solo pu essere calcinato ad uso locale. Codeste cave ed altre molte furono da me visitate ad oggetto di rintracciar Marmi atti ad alimentare la
trasportarne
i

Bergamo. Di colore di legno di


Busca, nel Piemonte. Di colore

noce

strisciato.

Alabastro

di

di radica colore pallido.

Ardese della Valle Brambana. Fondo rosso


pallido con macchie di rosso forte.

mano d'opera,

pe' grandi
al

lavori eseguiti

sotto

la

mia direzione dal i8o5


del meraviglioso nostro

i8i3 intorno

la fabbrica

Duomo.

Llmachello. Il suo fondo giallo con macchie bianche , nere e grigie a guisa di lumache. L antico per ha le macchie pi distinte che non quello delle cave moderne d Italia. Musso. Il Bianco cenericcio, ed una specie di Bradiglio a strisce scure, come quello di Torino, si estrae intorno al lago di Conio. Si altera facilmente, e si squama esposto all' inclemenza dei tempi. Cosi il marmo di fabbrica alquanto grosso di grana, ebe si estrae dalle cave di Crevola, bianco pallido con vene ferruginee e scure con pirite lucenti. quelli per Se ne estraggono massi straordinarj cavati alle falde del monte, dopo alcuni anni soffrono, e si decompongono allorch sono esposti alle
:

Bardiglio fiorito, detto Volpino di Bergamo. Di tinta un poco pi chiara di quello Carrarese. Bianco della Spluga. Di tinta lattea. Bottacino di Brescia. Bianco sparso di picciolo vene di rosso. Brambana della Valle di questo nome. Mac,

chiato di rosso a diverse gradazioni.

Diaspro di Besazio. Con macchie rosse, giale bianche. Con questo marmo che riceve un bel pulimento si sono formate otto colonne, di circa cinque metri d'altezza, e trasmesse a Londra per decorazione di un tempio d'ordine Corintio. Altri quattro pilastri Corintii striati dello stesso marmo si eseguiscono inoltre dall' iudustre Pirovano per la
lette

medesima destinazione.
Macchia vecchia Svizzera. Mista di rosso, bianco, con strisce scure. Majolica di Saltri. Bianco di latte con sottili

ingiurie delle stagioni.

Nebo-Giai.lo. appellato Porter, perch il fondo nero strisciato di vene e di macchie di un giallo aureo. Carrara, T Elvezia e la Carinola somministrano di siffatto marmo. Ornavasso e Candoglia, detto Marmo di fabbrica 3 bianco venato di un rosso pallido, e cenericcio ferrugineo. Se ne estraggono dei massi stasolido ed eccellente

striscie oscure.

Nero Nero
limento.

di

di

Saltrio. Cenericcio. Varena. Nero, e riceve

un

bel

pu-

nostro tutto costrutto di codesti) marmo. Di quello d' Ornavasso ne usa anco la fabbrica della Cattedrale di Pavia. Occhio ni pavone. E un misto di macchie rosse, rassomiglianti quella specie azzurre e bianche
tuari.
Il
.

Duomo

Occiuadino di Valcamonica. Fondo nero affumicato con macchiette bianche. Occiuadino di Varena. Nericcio spruzzato di
bianco.

Olgivsca, sul Lago di

Como. Di fondo bianco


rossastra

con

strisce nere.

Pietra
pallida
,

d'occhi che vone.


al

si

osservano nella vistosa coda del Pa-

riceve

granita di Viggh'i. Di tinta un bel pulimento.

Porfido Svizzero. Di tinta rossastra macchiettala di bianco pallido.

Persico. Cos detto per la sua rassomiglianza fiore di persico: ed macchiato di rosso cupo,
giallo e di bianco.

Rosso

d'

Arzo Svizzero, presso Viggi. Di

tinta

di

rossa pressoch tutta unita.

Saravezza. E mista di rosso sanguigno, bianco, gialletto . a macchie grandi quadrilateri ed isabelle.

Trovante del Cantone Ticino. Rassomiglia


l'

al-

Agata.

Verde
Codesto

il

Statuario ni Carrara. marmo per la scultura.

migliore

macchie
hianco.

verdi

Varallo. Fondo verde scuro, con chiare sfumate , e strisciato di

CAPO

VII.
1

5i

acqua,
attivit

il

fuoco penetrando pe" vacui nell interno, e scacciatane colla sua Paria, vi prende l'orza, e comunica alle parti la stessa sua ar1

dente qualit.

sono parimente molte petraje ne 1 confini de* Tarqniniesi , dette Aniziane, e di colore simigliarne alle Albane: il luogo ove queste si tavi

Ma

gliano vicino al lago Vulsiniese, cio nella prefettura Statoniese

(').

Queste

hanno moltissime
cere n
e
il

eccellenti

qualit

perciocch loro
del fuoco,
1

non possono nuorestano inalterate,

rigor del gelo, n la


;

vampa

ma

durano lungo tempo conciossiach per naturale temperamento hanno poco qV aria e di fuoco , mezzanamente d acqua e soverchio di terra 1 cos, essendo bene compatte e dure , non le offende l intemperie dell'
:

veemenza del fuoco. Si pu questo specialmente argomentare da que monumenti, che sono presso il municipio di Ferenti 2 ), poich vi hanno delle statue grandi lavorate costrutti di siffatte pietre
aria, e
la
1
(

nemmeno

egregiamente, degli ornati


quali fatture,

di

picciole figure, fiori e fogliami eleganti:


cos recenti,

le

quantunque antiche, sembrano


i

come
le

se fatte da

forme da1 getgetti, ritraendone grandissimo vantaggio; che tatori di metalli, per farne se queste pietre si cavassero vicino a Roma, meriterebbero d essere ado-

poco tempo. Oltre a ci di questa pietra fannosi anco

perate in tutti

lavori

di

getto.
le

Ma
itesi
9

poich

la

vicinanza obbliga ad adoperare

pietre Rosse, e le 'Pat-

od

altre

smaglianti che sono vicine a

Roma,

per servirsene senza

Brecce Moderne.
Bianca.
gio

mista di violetto

di

bruno

e di gri-

con grandi macchie bianche. Corallina ossia Serancolina.


,

R. Accademia Veneta, Zandomeneghi. in Predazzo, valle di Fieme, Titolo Meridionale, nel luogo detto i Cauzoccoli delle coste, le seguenti dodici qualit, Te cave delle quali sono gi in gran parte aperte.
1. Statuario di prima qualit, in grandi masse, candido e compatto, ed eguale in tutto al pi bel marmo Pario. 2. Bardiglio venato , misto di color verde

Ha macchie

di

color di corallo. Dohata. E mista di macchie gialle e bianche.

Grossa.

Sembra formata

di tutti

colori delle

altre brecce: cio rosso,

nero, grigio, giallo, tur-

bigio e bianco.
gia
3. Cipollino , con vena di tinta verde gribianca e rossa. 4- Altro Cipollino di colore bigio. 5. Altro Cipollino con strisce verdi, arancie , rosse e bianche. 6. Calcareo venato di spesse linee dolcemente serpeggianti , bianche e gialle. 7. Calcareo bianco con vene azzurre. 8. Altro calcareo di fondo azzurrino. 9. Altro calcareo bigio stratificato in grandi masse. io. Fiammato d'azzurro e giallo, della specie di quelli detti di paragone. 11. Ceruleo, superiore in bellezza a quello delle cave di Carrara. 12. Simile venato bianco ceruleo. J ulsimum, ora dicesi Bolsena. Per (1) L'antico Statotiia veggasi il Dempslero nella sua Etruria Megale. lib. IV, cap. 43. (2) Ferenti, ora dicesi Ferentino , paese dell' antica Toscana presso Viterbo, come pure Bolsena.
,

chino e bianco.
Isabella.
tello

Ha

grandi macchie di colore di man,

violetto pallido e bianco. di cavallo sauro Nera. mista di macchie nere con alquanti punti bianchi , e di un grigio bruno. Pirenei (re"). di rosso bruno, intersecalo da

diversi colori.

Salvatehra. Sette-basi.

Ha macchie gialle, di fondo bruno,


Oltre
,

grigie

e nere.

misto di mac-

chiette tonde biancastre.

Verona
sce violette.

(di).

il

giallo,

Pamandolato,
di

avvi la Breccia

bruna

macchiata

lunghe

stri-

Una

serie poi assai

tuto osscr\are in alcune officine di

Roma, che
distinte.

si
si

marmi ho poMarmorari in fanno ascendere a pi di 200 specie


maggiore
di

Se

facessero degli scavi nell'Italia, nella

ne tro\ crebbero 1 de moderni assai vistosi, ed in grande copia. In effetto sonosi recentemente scoperte dal R. Consigliere Marzari Pencati, e quindi dal Prof, di Scultura della
Sicilia e nelle altre isole adjacenti, se

5?.

LIBRO
si

II.

pericolo

dovranno preparare
fabbrica
si si

in

questo modo.

Due
1

anni innanzi di co-

minciare

la

cavino codeste pietre nell estate,

ma non mai

nell'inverno, e
clic,

lascino esposte cos stese sul suolo air aria aperta: quelle
si

scorsi

due anni,

troveranno viziate
-1
-,

dall'

intemperie delle stagioni

serviranno per la struttura ne fondamenti e quelle che non saranno guaste, come approvate dalla natura, si potranno adoperare, e resisteranno nelle

fabbriche sopra terra.


ture
a

E
,

questo dovr osservarsi non solamente nelle strut-

pietra di taglio

ma ben

anco

in

quelle di cementi

(').

CAPO
JLie maniere di murare
;

Vili.

Delle diverse maniere di murare.

sono queste la Reticolata, la quale ora comunemente in uso e V Antica, che si chiama Incerta. Di queste la Reticolata la pi elegante, ma anche la pi sottoposta a fendersi 3 ), perch non ha n letti stabili, n legature forti: V Incerta poi, sebbene
( )
:

abbia

sassi

posti

gli

uni sopra

gli

altri

legati

alla

rinfusa

(4)

pur

Amrendono la fabbrica, se non bella, bedue queste fabbriche barinosi ad infarcire di pietre piccolissime , acciocch i muri saziati per V abbondanza della calce abbiano maggiore durata: perciocch le pietre che vi si adoperano essendo tenere e porose,
assai

pi soda

della Reticolata.

seccandosi
dissecchi

il

muro

attraggono V
,

metta in abbondanza
s

far

umido della calce la quale se vi si che il muro avendo maggior umido non
, ,

presto, e resti meglio congiunto. Imperocch se


1

Tumido
far
si

della

calce sar tutto assorbito da' pori delle pietre, allora

si

separa la calcina

onde neppure le pietre possono perci codesti muri debbono invecchiando rovinare. Questo
dalT arena
,

si

scioglie

presa

pu

scor,

gere in alcuni
di

monumenti che sono intorno


,

Roma

fatti

di

marmo

pietre

esternamente quadrate

ove

il

di

dentro in mezzo riempiuto

(i)

Rutilo pubblic
eil

un Trattato mollo circostanmaniera


Ht));
di

(3)

Con

tutte le imperfezioni indicate

ziato

utile

sulla

costruire

edifizj

vio su questa specie di fabbriche


lata

da Vi traad opera retico:

(Vedi Sveton.
taggiosi sono

in sltig-

come pure

assai van-

gli

Editti pubblici emanati dagli Edili,

che comprendono eccellenti regole sulle localit


sulla

que
altri

costruzione dei muri , sullo scolo delle acsu i mattoni, sulla calce, su i cementi, ed materiali (Veggasi Plin. lib. XXXIV. cap. i5,

lib.
(a)

XXXVI.
Fra
le

cap.

a3).

varie
.

maniere
si

di

murare

qui da Vitruvio

non

tralascia quella coi

nominate mat-

toni, e, perch egli gi ne ha trattato innanzi (lib. II. cap. 3). qui ne rinnova il discorso, commen-

pure avvi pi ruderi d' essa che delle altre , essendo fortissima a cagione della piccolezza delle pietre , e delP abbondanza della calce. Essa per sugli angoli veniva fermata con gli ordini dei mattoni orizzontalmente disposti od assettati , come vedesi nella Tav. IV. Fig. y. maniera incerta di murare furono an(4) Con la che fabbricate dagli Antichi, con grandi pietroni messi senza calce, le mura di alcune citta} siccome pu scorgersi in Amelia ed in Alatri. Veggasi la Tav. IV. Fig.
8.

dandone

assai

T uso.

capo
di
1

viri.

53
la

rottami; e ci per essersi dal


1

tempo snervata

calce,

ed

assorbito

umido da' pori delle pietre, s che queste sonosi smosse, e, scioltesene le commessure , vanno in rovina. Che se non vogliasi incorrere in questo difetto riempiasi a guisa di pile, il vuoto rimasto in mezzo fra le due fronti di pietra rossa lavorata
l
, ,

in

quadro, o
('):

gl'ossi

mattone cotto, o due piedi, congiugnendone


di

di
le

selce ordinaria, e
fronti

si

facciano
di

con arpioni
la

ferro

muri con

piombo
letti

nel qual

modo non

verr fatta

fabbrica

alla

rinfusa,
;

ma
i

ordinatamente, e potr durare lunghissimo tempo senza difetto


delle pietre e le
la

perch

legata

commessure combaciano reciprocamente, e, tenendo fabbrica, non {spingeranno le fronti esterne, e non potranno far
pile

rovinare

le

cos legate fra esse.

Per lo che non da disprezzarsi il fabbricare de 1 Greci. Essi non usano cementi fragili in un muro lavorato, ma quando non vogliono fabbricare con pietre quadrate vi adoperano la selce , od altra specie di pietra dura ordinaria e cos fabbricando , come si pratica pe mattoni legano le commessure con filari alternativi , onde fanno opere per T etemila. Queste fabbriche poi sono di due sorta 2 una si chiama Isodoma, e T altra Pseudisodoma. Isodoma si dice quando tutti i filari siano formati di eguale grossezza: Pseiuisodoma quando gli ordini de* filari siano disuguali. Entrambe queste fabbriche sono assai forti, per la ragione che le pietre, essendo per s stesse compatte e dure, non possono succhiarsi Tumido della calce^ che anzi la conservano per lunghissimo tempo umida, e rimanendo i loro letti a livello ed orizzontali, non ne cade la calce, ed
*

il

muro

collegato

cos

per tutta la sua grossezza,

si

conserva sino

alla

pi tarda posterit.

LP altra maniera in uso presso i Greci quella che essi chiamano Emplecton, cio Ripieno, e della quale si servono anche i nostri villici: in
essa
si

puliscono
tali

le
si

fronti

esterne de muri, ed

il

rimanente
I

si

riempie di

pietre

come

trovano, legate a vicenda colla calce.

nostri poi, bra-

due fronti, e nel mezzo gettano alla rinfusa ciottoli e calce, e cos vengono ad alzarsi in codesta fabbrica tre strati, due cio delle fronti ed una di mezzo di riempitura. Non fanno per cos i Greci, ma fabbricano anche il di dentro con pietre spianate, e vanno legando con reciproche morse la grossezza de"* muri
della sollecitudine, alzano

mosi

con

filari verticali le

(i)

Hanno pur

essi gli

piastre di
lib.

piombo lunghe
Queste

Antichi impiegato ne* muri e larghe (Leon-Bau. Alb.


lastre

(?)

(Vedi Tav. IV. Fig. 7, 8, 9 e seg.)


,

G muro
iso-

di pietra cpiadrata

l'

isodomo
i

il

falso

impedivano che gli nou si frangessero: e con esse vestivano anche i perni di ferro perch la ruggine non gli offendesse. Questa utile pratica di guaren9). orli delle pietre
tire
i

Ili, cap.

domo

il

riempiuto,

NN

diatoni, o frontali,

ossiano le morse nel muro riempiuto O. Questa maniera di murare , detta dai Greci Emplectoti , cio Riempiuto , fu, per le incessanti guerre, suggerita
dalla necessit di costruire o riattare le
sollecitudine. Codesta struttura,

l'erri

di ritegno

nelle

costruzioni
calce
,

allorch

devono essere
tivata e

in contatto colla

da cui ne

deriva lenta ossidazione, meriterebbe

d" essere col-

che fosse, continu fino


gare.

al

mura con buona o difettosa secolo XIV. dell'Era vol-

promossa.

unno n. n- riempiono alla rinfusa il muro , ma in tutta la lunghezza ole' filari con quei loro feditati lo fortificano tutto unitamente per quanto esso per quanto ha mai di grossezza. Oltrech vi vanno framsi distende, e mettendo di quando in quando di questi frontali (da essi detti diatoni)^), che prendono tutta la grossezza da una fronte all'altra, ed i quali, servendo di fortissima lega , rassodano la fermezza del muro.
54.
:

Se alcuno pertanto vorr ben


alcuna specie
di

riflettere

su questi miei

scritti, e

scegliere

fabbrica

potr

egli

aver a precipua mira la perpetuit.

Imperocch quelle che sono di pietra tenera, e di gentile e belf aspetnon possono restare lungo tempo senza rovinare. Quindi che to questi quando si prendono gli arbitri ad apprezzare i muri comuni non li valutano gi per quanto costarono allorch furono costrutti, ma,
,
(''),

conosciuto per le scritture il tempo dell appalto, sottraggono dal prezzo primitivo f ottantesimo per ogni anno gi scorso , ed ordinano che si giudicando essi che non paghi per codesti muri la somma che resta
;

possano tali fabbriche durare pi di ottant anni. Invece pe" muri fatti di mattoni, purch questi si reggano a perpendicolo, nulla detraggono, e li apprezzano sempre per quel tanto che valevano allorch furono fatti.
1

Perci

si

possono vedere

in

molte

citt, tanto

le

fabbriche pubbliche,

quanto le case private, e fin anco le reali, costrutte di mattoni. In primo luogo dir quel muro in Atene che riguarda il monte Inietto, ed il Pentelese: cos anche in Patrasso le celle ne templi di Giove e di Ercole sono di mattoni, mentre le colonne e gf intavolati del di fuor? sono di pietra. Tal pure in Italia V antico muro di Arezzo di eccellente struttura. Tale presso Traili la casa eretta da Re Attalici, la quale sempre si concede a colui che amministra il sacerdozio della citt. In Isparta da alcune muraglie mattoni, ed incassate furono segate le pitture che v erano, con tagliarvi dentro custodie di legno furono trasportate nel Comizio per onorare V edilit di Varrone e di Murena. La casa di Creso era pur di mattoni , la
1 1
i

quale

Sardiani

dedicarono
di

a"

Cittadini

bisognosi
il

di

riposare

nelf avan-

zata loro et, stabilendovi la GerusiaQ), ossia

Collegio degli Anziani. Pa-

rimente

la

Reggia

Mausolo

(4)

potentissimo

Re

di Alicarnasso,
i

quantun-

que abbia tutte le parti adorne di marmo Proconnesio, muri non pertanto sono costrutti di mattoni, e mostransi fino a d nostri fortissimi: rintonaco poi cos liscio, che sembra avere un lucido al pari del vetro. N
questo fece quel

Re per

iscarsezza

essendo

egli

ricco

di

entrate

senza

(i)

Diatonos.

Sono mattoni

rosi

chiamati

dalla

loro lunghezza, cio quanto la larghezza del NN. Vedi Tav. IV. Fig. i3.
(>)

muro

pellaio Gerontocomio. , perch e si alimentavano i vecchi.


(/,)

quivi

si

medicavano

Questo Re mor nell'anno 2 dell'Olimpiade


e dalla fondazione di

Veggasi la nota 5. fac. io, del Lib. I. cap. 1, intorno ai muri esteriori. Codesto Collegio nei tempi susseguenti fu ap(*)

C.
in

Roma

3o2.

Da

Vitruvio

erano gi trascorsi

chea cinque

secoli.

capo vm.

55

numero, come Signore


abilit

di

tutta la Caria.

Che

poi fosse

di
si

talento
dir.

di

in materia
egli

di

edifizj,
,

dedurre

si

pu da quanto or

ed avendo ravvisato in Alicarnasso un luogo naturalmente fortificato , opportuno al commercio , e comodo per un porto, ivi edific la sua reggia. Ha quel luogo una curva simigliarne ad un teatro: nel fondo, lungo il porto, situato il Foro (*)*: nel mezzo della precinzione e della curva, verso Palt, avvi una piazza di assai ampia grandezza, alla met della quale il Mausoleo, che per l'eccellenza de lavori viene enumerato fra le sette meraviglie del Mondo. Nel centro della cittadella superiore avvi il tempio di Marte colla sua statua colossale avente 2 ), opera insigne, secondo le estremit di manna, che chiamano acrolithon 3 alcuni, di Telocari ), secondo altri, di Timoteo. Alla estremit del lato destro di sopra sta il tempio di Venere e di Mercurio , vicino al fonte di Salmace (4). Di questo fonte corre falsa presunzione che attacchi il morbo venereo a quelli che ne bevono. Non increscer perci sentire come siasi per il mondo falsamente divulgata codesta voce imperocch non solo non pu essere ci che si dice, che quest'acqua faccia diventare effeminati ed impudichi," che anzi un fonte chiaro e di ottimo sapore. Avvenne pertanto, che quando Melante ed Arevania trasportarono col una colonia da Argo e da Trezene , scacciatine i barbari Cari e 1 Lelegi; questi, fuggiti ai monti ed imitisi, facevano delle scorrerie e de latrocinj, devastando con ogni crudelt que' luoghi. Indi uno di que coloni, conosciuta la bont dell* acqua di quel fonte, e voglioso di trarne guadagno , fabbricowi presso una taverna , la quale provvide d' ogni biquali concorsognevole , e cos esercitandola vi allettava arie" barbari rendovi o ad uno ad uno, od a compagnie, cangiando l'aspro e feroce loro costume , spontaneamente andavano acquistando 1' umanit e la genin

Nacque

Milasi

tilezza

1 de Greci. Queir acqua adunque acquistossi quel nome , non gi per T attacco di quel male impudico, ma per la dolcezza ed umanit

(i)

Vittimo

(lib.

I.

cap. ult.

appunto

istruisce

doversi allogare codesto sito del foro presso al mare. (a) Questa voce acrolithon (cos qui dice 1* Orsini), viene dai commentatori di Vittimo trascurata ^ la quale riferendosi al colosso, non al luogo, a spie-

legno, cou la testa e le estremit di marmo bianco (Paus. lib. VII. e. 8). Fidia lavor cos una statua di Pallade a Platea (Paus. lib. X.)^ ed in Egina eravi pure un'altra Pallade di legno dorato col volto e colle estremit di avorio. Si vede or pure in Roma
nella villa

con termini cbiari. ha bisogno di non poco schiarimento. Trabellio Pollione, parlando di Caipurnia moglie di Tito , scrive cujits statuam , in tempio Generis adhuc vidimus acrolitham ; e semgai-la
:

Pinciana la statua di un

Re barbaro

scolpita in porfido, con la testa e le estremit di

brami che
traviano
,

il Testo Vigenuina che si dee stabilire. Ella voce composta da iv.^v (acron) cio siinimas, e.rtremus , e da i'-Jc; (lithos) cio lapis, inarmor. Crederei dunque che la btatua potesse essere di qualunque materia, ma che la testa e le

cos

ammendare

si

debba

e questa la lezione

candido marmo. Onde ho aggiunto alla traduzione Vitruviana avente le estremit di marmo, ed in tal guisa sembra che sar ben inteso Vittimo. (S) Forse che codesto Scultore sar quello stesso

da Vittimo altrove (lib. VII. praef.) chiamato LeoPlinio parimente (lib. XXXVI. 5 ) nomina un Leocari scultore sotto il Re Mausolo: e poich non
cari.

nomina alcun Telocari,

si

pu questo credere pu

er-

altre

estremit
di

fossero

di

marmo

cano esempi

statue cos

scultore fece due statue di

non manfatte. Demofonte greco Giunone e Venere di


:

rore degli amanuensi, (\) La fa\ola di Salmace

leggersi in Ovidio

(Metani,

lib.

IV.

fav,

).

56
per cui
si

unno
erano ammolliti
,

ii.

gli

animi
la

di

(jae barbari.

Mi rimane
il

ora, giacfonte che


vi

che

vi

sono entrato

compiere
alla
,

descrizione di tutta la
il

citt.

Siccome dunque

avvi

destra

tempio

di

\ enere, ed
parte
uso.

ho qui innanzi
palazzo reale
stra
si
,

descritto
erettovi
il

cosi

nell' estremit

della

sinistra

il

dal

Re Mausolo per
il

proprio

Da

esso

de-

riguarda

loro ed

porto, ed
1

il

ricinto

delle

un

altro porto

segregato e nascoso tra monti, in

mura: a sinistra ha modo che niuuo possa

n sapere u rimirare quello che vi si l'accia: cos il Re solo dalla sua residenza , senza che alcuno lo sappia , comanda quel che fa d* uopo ai marinari ed ai soldati. Quindi dopo la morte di Mausolo, regnando ArRodiotti avendo a sdegno che una donna avesse temisia di lui moglie, 1 a signoreggiare tutte le citt della Caria, partirono con un armata navale per occupare quel regno. Saputosi ci da Artemisia, ordin che la sua
i

squadra ed i marinari restassero nel detto porlo ascosi, e i soldati della marina pronti . ma tutti gli altri cittadini stessero sulle mura. Quando Rodiotti fecero accostare al porto maggiore la loro flotta bene ordinata . comand che facessero lor plauso dalle mura, e che promettessero di coni

segnare
le navi,

la

citt.

Essendo
sua

quelli
l'atto

entrati

cos dentro le

mura,

lasciate vuote

Artemisia allora
la

porto minore

flotta,

ad un tratto il canale, trasse fuori del ed entr nel maggiore, e sbarcati i soldati ed
aprire
i

marinari, fece condur via in alto mare la flotta de Rodiotti rimasta vuota.

Cos questi non


dati
e marinari,

avendo pi luogo a

ritirarsi

presi

in

mezzo
1

furono

nello stesso Foro tagliati a pezzi. Artemisia tosto, imbarcatasi co suoi solportossi a Rodi. I Rodiotti
i

vedendo ritornare
i

le loro navi

laureate, ed immaginandosi di ricevere


i

loro cittadini vittoriosi, accolsero

nemici. Cos Artemisia prese Rodi, ed, uccisine

capi,

innalz
di

nella

citt

un

trofeo della sua vittoria, che simboleggi in

due statue

bronzo:
Rodiotti,

una

delle

quali rappresentava la citt di Rodi, e l'altra la sua

immagine
i

in atto d'imporre

sommissione

alla

medesima. Col tempo poi

essendo dalla loro religione vietato di togliere g" innalzati trofei ('). circondarono questo sito con una muraglia, dentro la quale, erettavi una guardia ali uso greco , li tennero coperti , acciocch non fossero da nessuno ve1

lluti,

comandarono che questo luogo si chiamasse Abatoi Re di tanta grandezza non isdegnavano il fare Se dunque
e
i

2 ).

le pareti di

mattoni, essi che potevano, e per l'entrate e per

le

prede che spesse


o
di pietra
le

fiate si

pennetlevano
fin

di

lare, costruirle

non che
si

di sasso

quadrata,

ma

anche

di

marmo: non

istimo che

possano disapprovare

fabbriche

(i)

aneli" essi

Dione (lib. XXXI.) e Senofonte accennano una simile sacra costumanza. ()Abalon significa propriamente Quella parte dei

palude Memfitica, ove trovavasi


principale divinit Egizia
,

la

tomba d'Osiride
il

atteso che

Limo ed
deno-

tmpj in cui eia vietato 1 accesso a chiunque, fuorche al Sacerdote. Anco un* isola dell'Egitto nella

Papiro ne rendevano minossi perci Abatos,


il

difficile

l'accesso,

57 mattoni, purch siano costrutte ben fatte. Ma perch non sia lecito al popolo Romano il farle , ora lo esporr , adducendo le entro Roma cagioni e le regole che inducono a ci praticare. Le pubbliche leggi non permettono che le grossezze de1 muri comuni (0
di

capo vin.

pure gli altri muri si fanno della medesima grossezza , acciocch non rimangano di soverchio ristretti gli muri di mattoni, se non siano di due o tre teste, ma grossi spazj. Ora solamente un piede e mezzo a , non possono reggere pi che un sol palco. Quindi in tanta magnificenza di citt, ed in numero cos infinito di cittadini , bisognando fare innumerevoli abitazioni e non potendo il farne entro Roma quante bastino a s gran moltitusuolo esser capace di dine, la necessit ha obbligato ricorrere al rimedio dell' altezza delle case. Per lo che innalzandosi pile di pietra, o murature di cocci, o pareti di ciottoli , elevate in altezza , e concatenandosi da frequenti palchi , si ottengono grandissimi commodi pe* Cenacoli 3 Cos , moltiplicali palchi ed muri , il popolo Romano viene colf altezza ad avere comodissime abitazioni senza ingombramento. Ora, poich ho detto la cagione per cui non si permettono dentro Roma , a motivo dell' angustia degli spazj ,
siano
oltre

un piede

mezzo,

e cos

).

muri
fuori

di

di

mattoni , debbo dire Roma, acciocch siano

come
essi
il

questi
forti

si

facciano

volendoli

usare

e di lunga durata.
si

Sulla sommit del


cocci alto

muro
e

sotto

tetto
7

far

un suolo
1

di

fabbrica

di

de gocciolatoi come 1 si pratica nelle cornici, ed in questa guisa si riparer a danni possibili: perciocch se mai verranno infrante o slanciate a terra dal vento le tegole 1 del tetto, donde suol colare l acqua piovana, il recinto de 1 cocci impedir mattoni; oltre a che Paggetto de 1 gocciolato] sbalche penetri a guastare zer in fuori dal vivo del muro le gocce, e con questo riguardo si verranno a conservare salde le fabbriche di mattoni. Il conoscere poi quali cocci siano buoni, e quali no per questa fabbrica, non si pu sapere cos di subito: perch se quelli resisteranno su i tetti nelle intemperie dP inverno e neir estate, allora si giudicheranno buoni; imperocch in quelli che non sono di argilla buona , o non ben cotti , scuopronsi colle brine e colle
in circa, co suoi aggetti
i

un piede

mezzo

Veggasi la nota 5 del cap. I. lib. I. fac. io. Non poteva essere composto codesto muro , che di un Didoro in lungo ed uno in largo ; ed il didoro lungo un piede e largo mezzo. Per Diplinti poi e Tripliitii dee intendere Vitruvio Que' muri capaci di contenere nella loro larghezza due o tre mattoni pel lungo. E poi assai palese che egli parla qui dei mattoni crudi, e non dei cotti. di tenere i salotti da mangiare nei (3) L' uso piani pi alti delle case, scorgesi anche nella Villa Laurentina di Plinio il giovane (lib. II, ep. 17), il auale nella torre del suo giardino aveva una loggia estinata a codesto effetto: cio ad uso di triclinio. Si appellavano anco Cenacoli quelle Taberne
(1) (?)

Camerette situate nel luogo pi eminente del Circo, ove elevavasi il porticato. Svetonio (in Aug. cap. 45) ci dice che Augusto andava frequentemente nei Cecenses

nacoli de' suoi liberti a vedere le corse: ipsc Cirex amicoriun fere libertorunique coenacu/is spectabat.

Dione dice lo stesso di Tiberio. Questo nome fu loro attribuito a simiglianza dei Cenacoli delle case dei privati , che erano i Mezzala nella parte

superiore, o\e per lo pi solca dimorare la gente ordinaria ed i liberti, Varrone (lib. IV, cap. 33)
e' istruisce

che

tabant.

Posteci
,

quwn

ubi coenabant , Coenaculum vociin superiore parte coenitare

coeperunt
dieta.

supcrior

donnis

universa

Coenaculum
1

, ,

58
"date
i

LIBRO
difetti;

II.

che non resistono sopra tetti non potranno nemmeno resistere appeso messi nelle costruzioni de** muri. Periodi le pareti, clic reggono il tetto, eseguite con tegole vecchie riusciranno assai

onde

quelli

robuste.

imperocch quanto giovano per la sollecitudine , e per acquistare ampio spazio nel luogo ove si lamio , altrettanto poi riescono di maggiore e pubblico danno , essendo questi facilissimi, come fascine, ad incendiarsi. Egli dunque meglio colla spesa de mattoni essere in isborso , che 1 per risparmio , fare g intelajati ed essere in pericolo. Oltrech quando 1 questi sono intonacati fanno delle fenditure, per cagione de travicelli dritti quali, venendo bagnati, si gone traversi che dentro vi sono disposti: ed asciugandosi poi si ritirano, e cos fiano per l'umido che ricevono allora si fendono gF intonachi. Ma giacch alcuni sono costretti ad usarli,
Intelaiati poi,

GT

vorrei che

nemmeno

fossero

mai

stati

inventati:

cos
di

per

la

fretta

come, pel bisogno

per rimediare

un luogo

fuori

squadro (0 , allora si far in questo modo. Si costruir al di sotto un acciocch non restino offesi dal calcinaccio ( 2 n dal pavimento sodo 1 ed un poco pi alto da essi: poich se mai quegf Intelajati s internino in questo sodo, col tempo vanno a marcire, e cos abbassandosi si piegano, e fan cader poi rintonaco. Ho trattato de Muri ed in generale dell' apparecchio del loro materiale , e delle propriet buone e cattive di questo per quanto meglio ho
, ) 1
1

potuto. Tratter ora del legname per le travature, delle sue specie, e del

modo come

secondo che ciocch durar possa lungo tempo.


si

prepari

lo

mostra

la

natura medesima

ac-

CAPO
L

IX.

Del Legname.

Legname

si

ha da

tagliare

al
3 ( ):

principio

dell

Autunno

cio prima

di Primavera no,, perch tutti gli alche incominci a soffiare Favonio beri allora sono pregni, e comunicano tutto il loro vigore alle frondi ed

in (1) Ho creduto meglio attenermi alla lezione pendenti loco deceptio (anzich dissepto , o interceptio , come altri leggono), perch Lenissimo pu darsi che in una stanza, ove per ragion del sito si

fosse fabbricato

uno spazio a sghembo,


il

cio irrego-

(a) Ogni pavimento, o che sia su di una vlta o su d'un solajo sempre sopra quella o questo a livello il si sparge del calcinaccio, per mettere pavimento, detto il costruire cui si dee su piano Codesto vento suol cominciare circa agli 8 (?>)
,

lare (in pendenti loco), nasca

bisogno d'ingannare rocchio per codesta irregolarit in modo che non si conosca (deceptio)^ ed a ci si rimedia con un unno intelajato che non pregiudica la solidit bench fatto in istrappiombo.
.

Febbrajo, come dicesi da Plinio (13). XVI., cap. a5 ed altrove) circiter fere sextum idus Februarii, e da Vitruvio (lib. IX. cap. 5).
di

CAPO
alle

IX.

5o
:

della stagione, vuoti ed , spossati diventano e deboli rarit umidi, per le dei pori appunto come 1 che non si stimano sani dal tempo del conavviene a corpi femminili, cepimento fino al parto e nemmeno quegli animali , che si espongono in vendita , si assicurano per sani durante la gravidanza , perciocch il
;

frutta annuali.

Essendo quindi

per effetto

che va crescendo dentro il corpo tira a s il nutrimento della sostanza di tutti i cibi, e quanto pi si accosta il parto alla maturit, tanto meno sano il corpo da cui generato. Quindi die , avvenuto il
feto

parto, quel nutrimento che innanzi

si

distraeva

in

un
e

altra

specie d1 in,

cremento
piglia
il

restando
,

quello libero per la separazione del

feto

se
,

lo
si

ri-

corpo

riempiendosi

di

succo

vuoti

larghi

vasi

for-

tifica, e ritorna nella


i

primiera naturale robustezza. Cos accade negli alberi, quali, nel tempo d'Autunno, maturati gi i frutti, diseccatesi le frondi.
le
:

ed attraendo
in

radici
la

il

succo dalla terra,


poi dell aria
si
1

si

ristabiliscono,
li

ricuperano
li

f antico vigore
tagli
Il
l''

forza

jemale
diceva.

ristringe

fortifica

questa stagione, siccome innanzi


il

legname nel
poi dee

modo
farsi

tempo
maniera

detto di

Per questo dunque se si sopra, sar bene a proposito.


intaccata la grossezza dellasci,

taglio

in

che

resti
si

albero fino alla met del midollo, e cosi

acciocch, gocciolali-

done il succo, si secchi. Cos queir umido inutile che vi , uscendone per la spugna (0, non far rimanere dentro di esso putredine, n si guaster il
legname.
getti

Quando
,

poi sar secco l'albero, senza pi gocciolare, allora


uso.

si

terra

e sar cos di ottimo

Che
a

ci sia,

si

pu anche
il

ravforali

visare

negli
il

arbusti:

quali,

quando siano

tempo conveniente
del midollo

presso
durata.

piede, e quindi
quegli
,

incisi,

mandano

allora fuori

so-

verchio e difettoso

Ma
di

umore che hanno, e seccandosi in tal guisa acquistano alberi che non hanno scolo V umido rappigliandosi
, ,

dentro

essi

s"

imputridiscono

e
si

diventano deboli e

difettosi.

Se per-

tanto finch sono in essere e vivi

lascino seccar invecchiando,


:

dubbio che non abbiano ad imputridire ma se saranno trattati detto potranno essere di grande vantaggio negli edifizj , e pretendere
,

non v'ha come si

alla

vetust.
le
il

Sono poi diversi gli alberi fra loro, e diverse come lo sono la Quercia, V Olmo, il Pioppo,
quegli
altri
il

loro rispettive qualit;

non
n
fizj

fa

Cipresso, V Abete , e molto adoperati che sogliono essere negli edifizj: perciocch medesimo effetto la quercia e l'abete, n il cipresso e l'olmo;
altri

tutti

gli

per loro natura hanno


diverso da

le

stesse propriet
,

ma

ciascuna
edi-

specie, atteso la diversa combinazione degli elementi

prestasi negli

ad uso ed

effetto

un*' altra

specie.

(1) Ogni albero consta di pi parti: prima la Corteecia: poi il Tronco spoglio di essa, clie latinameiite dicesi dolatus, per esser liscio come piai-

lato: lus;

quindi la Spugna, detta pure in latino torufinalmente trovasi la Midolla, che la parte la pi sana del legno.
e

Qo

LIBRO
1

II.

e meno primieramente l Abete , avendo molto di aria e di fuoco assai di acqua e di terra, siccome composto di elementi pi leggieri, non pesante; e per ristessa causa la naturale sua rigidezza tenendolo teso, non cos facilmente si piega sotto il peso , che anzi resta diritto nelle ma perch contiene in se soverchio fuoco , genera quindi e travature nutrisce il tarlo , da cui poscia offeso , e per la medesima ragione facilmente si accende, perch il fuoco penetrando negli aperti pori di questo

legno

abbonda V aria, vi eccita una grande vampa. Di codest' albero per, prima di tagliarlo, la parte eh prossima a terra, ricevendo e liscia per la vicinanza T umido dalle sue radici , risulta senza nodi
,

ne* quali

eh superiore, cacciando fuori da' nodi, per la forza del calore, molti rami, se venga tagliata da venti piedi ali ins, e piallata che sia, a cagione della durezza de* nodi appellasi Justemo,} all'opposto se la parte inferiore sia tagliata e spaccata in quattro ('), gettata via la spugna del medesimo albero, dicesi sapinea, e serbasi allora quel legno pei minuti lavori. La Quercia ali incontro, abbondando soverchiamente di elementi terrei, ed avendo poco d acqua, d'aria e di fuoco, usata sotto terra dura eternae ci perch , avendo scarsezza di pori , ed essendo bene commente patta, ancorch venga bagnata dall acqua non vi pu addentro penetrare
(lucila poi
1

l'umido: che anzi, per ischivarlo e resistergli, si torce, e fa screpolare 1 que 1 lavori ne quali adoperata. L' Ischio poi , perch ha porzioni eguali di tutti gli elementi , di ma se pongasi in luogo umido patisce perch grand uso negli edilizj Tumore, penetrando ben addentro pei pori, caccia fuori e Paria ed il fuoco. 1 Il Cerro ed il Faggio, perch similmente partecipano d acqua, di fuoco e di terra, e mollo pi d'aria, ricevendo facilmente negli aperti pori l'umido, cosi presto pure marciscono. Il Pioppo tanto bianco che nero, il Salice, il Tiglio ed il Vitice, avendo assai di fuoco e d'aria, moderatamente d acqua e poco di terra, ed essendo d' una tempera pi leggiera, pare che riescano ne lavori di meravigliosa finezza; e non potendo essere duri, per mescolanza di terra, sono 1 bianchi per la loro porosit , ed agevoli da lavorarsi per g intagli. L" Alno poi , il quale nasce presso le ripe de* fiumi , e* pare che non 1 pure ha ottime qualit, perch composto di niolt sia legno servibile aria e fuoco, di mediocre terra e di poca acqua. Onde, non avendo in s troppo umido , quando si adopera per le spesse e fitte palizzate sotto le fondamenta delle fabbriche in luoghi paludosi, riceve l'umido in copia per vi dura eternamente maggiore di quello che per natura non ha reggendo ogni qualunque gran peso di fabbrica, e la mantiene senza difetto. Cos quello che non pu durare che per poco tempo fuori della
1
:

(i)

Altri per quadriflmiis intendono

Quattro
il

ili-

lo

interpreta

Tronco

segato, o spaccato, in quat-

\crsi corsi di vene; io

ho

seguito

il

Galiani

quale

tra parti.

CAPO
terra
,

IX.
1

sempre quando resta immerso nell acqua. Si pu ravvisare in Ravenna ('), ove tutte le fabbriche pubbliche e private hanno sotto le fondamenta palafitte di questa sorta. L 1 Olmo poi ed il Frassino hanno moltissimo d* acqua , pochissimo d aria e di fuoco, e temperatamente di terra: si piegano posti in opera, e abbondanza dell 1 umido non hanno forza da reggere al carico, onde per presto si fendono. Ma se sono per la vecehiaja diseccati , oppure che
resiste
1

61 questo

l"

campagna medesima siano giunti F umido eh in loro, e diventano pi


nella
1

alla perfezione

),

si

estingue allora
e

duri; e nelle

commessure

negli

che hanno, assicurano una forte concatenazione. Il Carpino, nella cui tempera entra pochissimo fuoco e terra, ma moltissima aria ed acqua, non fragile, ma facilissimo a lavorarsi. I Greci, perch di codesto legno ne fanno i gioghi per i buoi, e presso loro i gioghi si chiamano Ziga , appellano perci Zigian anche cotesto legno.
incastri,

per

la pulitezza

Non sono meno


danza
di

meravigliosi

il

Cipresso

3)

ed

umido, e discrete porzioni degli altri verchio umido sogliono in opera fendersi, ma si conservano senza difetti sino alla vecchiezza: perch V umido che emana dal loro corpo di sapore amaro , e per la sua amarezza non vi lascia penetrare tarli n altri animaletti che sono nocivi; e per questa cagione lavori che si fanno di tali legni durano eternamente. Il Cedro ed il Ginepro hanno le medesime buone propriet ed usi e siccome dal cipresso e dal pino si ha la ragia cos dal cedro cavasi Folio che si chiama cedrino, col quale ungendosi qualunque cosa, e specialmente libri, non sono offesi dalle tignuole e dai tarli. Le foglie di questi alberi somigliano quelle del cipresso ed il legname ha la vena diritta. Nel tempio d Efeso la statua di Diana ed i lacunari sono di
i ,
i ;

Pino, aventi abbonelementi, pel quale soil

sono ancora in parecchi templi nobili, affinch abbiano lunga durata. Codesti alberi allignano, pi che in altre parti, in Creta, nell Affrica, ed in alcuni luoghi della Soria. 1 Il Larice (4), che non conosciuto se non in que municipj che sono
lo
1

questo legname,

come

intorno alla riva del Po, e a

lidi

del

mare Adriatico, non

solo

non viene

offeso dai tarli e dalle tignuole, per la grande amarezza del suo sugo,

ma

(i) A' tempi di Yitruvio era Ravenna quasi tutta dentro 1 acqua, com' a un di presso Venezia. A ci che poi Yitruvio dice delle palafitte soggiimgo, che si costuma in Venezia di farle con il faggio verde , il quale s' indurisce sotf acqua di tal maniera che giugne perfino a pietrificarsi. (i) Vorrebbe il Filandro leggere perscctac in luogo di perfecto ; e benissimo pu stare perch gli alberi restando lungo tempo cos tagliati in campagna s' induriscono a perfezione. Imperocch dicendo qui Yitruvio: simid autem vetustate sunt aridae factae intende degli alberi che si seccano naturalmente iu
,

piedi senza essere tagliati: lo che

ha poco sopra

espresso:
(3)

si stantes,

et vivac siccescendo.

Plin. (lib.

e lo distingue in

XVI. cap. 33) tratta del cipresso, maschio e femmina, e dice: Cuet

pressus in
in

marem

foeminam
et

separatur.
:

Mas

late
coti-

ramos promittitur
(4)

di(fluidi tur

foemina

trahitur et in conurn surgil.

tempi di Yitruvio dovette per essere Romani ed impiegato nelle loro fabbriche: poich, al riferire di Plinio (lib. XVI. cap. 3g), l'imperatore Tiberio fece edificare il ponte delle .Naumachie con questa sorta di legname.
i

Dopo

noto

il

larice a'

G2

i-ii. :;<>

ii.
1

nemmeno
fuoca
e
la

abbrucia, n pu ardere da s, se non, a guisa che s inpietra da calcina nella fornace, sia abbruciato con altra legna
si
;

neppure allora prende fuoco, n produce carbone, ma solo lentamente e con lungo tempo si brucia, a cagione della sua tempera scarsissima di fuoco e d'aria: la quale essendo poi maggiore di acqua e terra, perci assai compatto, e non ha pori aperti, pe"' quali possa penetrare il fuoco, che anzi lo rispinge, e fa che non lo possa cos di subito offendere. Pel
suo peso non pu essere galleggiato
su
zatte
eli

dall'

acqua,

ma
il

si

trasporta nelle navi,

abete.

pertanto

qui

opportuno

sapere
le Alpi,

come

si

sco-

prisse codesto

Quando
nalo
1

il

legname. Divo Cesare teneva l'esercito attorno

avendo ordi-

municipi di provvedere i viveri , tra questi eravi un castello forticui abitanti fidatisi nella naturale forbeato, che si chiamava Larigno, 1 onde Y Imperatore tezza del luogo ricusarono di ubbidire ali ordine vi fece marciar le schiere. Dinanzi alla porta di questo castello ergevasi
a"
i

una

torre formata

appunto con

travi

di

codesto legname alternativamente

con bastoni e pietre rispingere gli aggressori. Ma quando fu ravvisato che essi non avevano altre armi che bastoni , e che per il peso non potevano lanciarli assai discosto dal muro, venne ordinato che si accostassero a quella barricata, portandovi fascine e fiaccole accese. I soldati senza indugio ve ne ammucchiarono delle cataste. La fiamma che bruciava le fascine intorno
incrocicchiati
a guisa di pira,

dalla cui vetta pot eansi

quella torre, alzandosi


tutta

al

cielo, fece
e

credere di poter vedere gi atterrata


eh* essa

quella

mole

ma
Allora

estinta

cessata

fu

stupefatto

Cesare

nel veder tuttavia intatta () la torre, ordin di fare una circonvallazione fuori
del tiro
de* dardi.
di
i

terrazzani intimoriti
1

si

arrendettero; e richiesti
stati

dappoi

che luogo fossero que* legnami, che non erano

offesi

dal

mostrarono allora codesti alberi, de quali avvi in que* luoghi grandissima abbondanza. Quindi che Larigno chiamasi il castello, e Lanino del pari appellasi l'albero. Questo si trasporta pel Po fino a Ravenna per uso delle colonie di Fano, Pesaro ed Ancona, e degli altri municipi vicini che se vi fosse mezzo di trasportare a Roma il legname di codesto albero e se ne avrebbero grandissimi vantaggi per le fabbriche se non in ogni cosa , almeno facendosi di questo legno le tavole delle grondaie intorno le isole delle case, si renderebbero gli edifizj sicuri dal pericolo della comunicazione degl' incendj 2 , non potendo queste ta:

fuoco,

qui dice Vitrtmo-, e Plinio (lib. XVI. Palladio (lib. XII. in Novcmb. tit. i5), bisogna crederlo esagerato, perch da questo legno,
(1)

Qnanlo
e

selce
,

purificata

jjrima e inondata

d'

cap.

)()).

ria eterogenea, in

una soluzione

d' alcali

ogni matecaustico,

secondo
(->.)

lo

stesso Plinio

si

estrae della ragia.

cio sale che si ricava dal liscivio delle ceneri delle piante abbruciate . quindi, intonacato il legno con

Un Giornale degli Stati Uniti d'America, parlando d una nuova ed interessante invenzione per rendere incombustibile ogni sorta di legname, dice:
t-

questa mistione,
tate a
alla

stesso foglio soggiugne che

bramato effetto . Lo due grosse travi, imbiuquesto modo, vennero esposte in un incendio
si

ottiene

il

basta disciogliere una certa quantit di terra di

viva azioue del fuoco

ne rimasero

illese.

capo vole

x.

65

n ricevere ne produrre
somiglianti a

maneggevole per i lavori riserbati, niente meno dell' abete e tramandano la ragia liquida del colore del miele attico, la quale serve anche di medicamento
le foglie
:

fiamma o carbone. il legname quelle del pino


1

Hanno

codesti
e

alberi

diritto

per

tisici.

Ho

trattato

di

tutte le specie de

natura attribuite,

Legnami, e non che del modo con cui


1

ad esaminarsi perch non sia cos buono chiama superiore, come lo quello che chiamasi inferiore, il quale di grande uso e durata negli edifizj. Spiegher dunque su di ci come dalla loro difetti , o le loro buone qualit de luoghi sembrino derivare o qualit, acciocch queste cose siano palesi a coloro che amino d* esserne
-1

ad essi dalla si producono: rimane ora queir abete che in Roma si


delle propriet

istruiti

(').

CAPO
Dell' abete di

X.
Apennino.

qua

e di l dall'

mare Tirreno, e si proconfini della Toscana dall'altra. Il giogo poi di questo monte, inclinandosi, tocca verso il mezzo della sua curva le spiagge del mare Adriatico, e ghigne serpeggiando fino allo Stretto di Messina. La sua curvatura interiore adunque, la quale guarda la Toscana perciocch ella continuamente esposta e la Campania , amenissima alla forza de raggi del Sole: la parte poi di l, che pende verso il mare

monte Apennino mette le prime lunga verso le Alpi da una parte, ed


J.1

radici nel

di

sopra, soggetta alf aspetto Settentrionale, ed ripiena di luoghi

om-

brosi, e di

che nascono da quella parte, nutriti dal continuo umido, non solo crescono a smisurata altezza , ma le loro vene anche riempiendosi di soverchio umido si gonfiano, e saziansi a" acqua. Onde quando sono tagliati e puliti, perduta la
interrotti

non

opachi boschi. Quindi

gli alberi

vegetazione naturale, e seccati, perdono la consistenza delle fibre, e di-

ventano per

la

porosit

deboli
edifizj.

spossati

non possono perci nemsi1

meno

aver

durata negli

Quelli

invece che nascono in luoghi

tuati in faccia al

corso del Sole,


il

duriscono

poich
alberi.

Sole estrae
quelli

non essendo cos porosi, seccati s* innon solamente f umido dalla terra, ma

anche
sodi

dagli
la

Onde

per

densit

che sono in luoghi aperti, essendo pi delle fibre , non avendo larghi pori , e mancando

(1)

Palladio,

(lib.

XII. Nov.
il

tit.

i3): Scnmozzi

(lib.

VII. cap. a3 e seg.):

Milizia (Princ. d'Arch.)}

stazioni degli edifizj, da' quali potr ognuno appieno istruirsi, qualora non bastasse quanto qui

ed altri Trattatisti d" Architettura, o d' Agricoltura, parlano a lungo de" legnami da usarsi nelle co-

ha detto Vitruvio.

g/j

LIBRO

II.

perci d'umido, ridotti che siano in travi puliti, risultano di grande vantaggio e durata. Egli per tal cagione che gli abeti della parte inferiore,

da luoghi aperti , siano migliori di quelli della parte superiore, che vengono da luoghi ombrosi. Ho trattato di quel tanto che, per mio avviso, ho potuto notare dei

siccome

si

trasportano

Legnami

necessarj

per intraprendere

le

fabbriche

dalla natura abbiano ricevute le

mescolanze degli

come sembra che elementi, non che quali


,

siano in ciascheduna specie

loro difetti e le loro bont, acciocch tutte

queste cose non


coloro

s*

ignorino da chi fabbrica. Mostreranno adunque saggezza

1 che vorranno porre in opera g insegnamenti da me prescritti , e diversi usi, scegliere i convenienti materiali. E che sapranno, secondo 1 posciach si fin qui trattato del loro apparecchio, ne seguenti Libri si ragioner delle fabbriche medesime: e, secondo che richiede V ordine si dir in prima de* Templi sacri degli Dei immortali, e della loro simi

metria e proporzioni.

FEN'E

DEL LIBRO SECONDO-

DELL' ARCHITETTURA
DI

MARCO VITRUVIO POLLIONE


LIBRO TERZO.

PREFAZIONE.

il

Il Delfico Apollo per mezzo della sua Sacerdotessa proclam Socrate pi sapiente fra tutti. Di lui raccontasi aver dottamente e saggiamente
i

detto, che sarebbe stato necessario che


finestre,

petti degli

uomini avessero delle

acciocch
1

sentimenti di
(').

esposti

all'

altrui
di

disamina
gli

ognuno non rimanessero occulti, bens E volesser gli Dei che la madre Natura, giusta
si

V opinione
difetti

Socrate,

avesse davvero creati apparenti e chiari! impe-

rocch, se cos fosse, non solamente


degli animi;

vedrebbero da vicino

le

virt

potendosi cos sottoporre alla contemplazione deirocchio anco gf insegnamenti delle scienze , ne sarebbero quindi meno
incerte le dimostrazioni, ed
e pi
i

ma

dotti

ed
la

sapienti acquisterebbero

maggiore

Natura non ebbe in siffatta guisa ordinate le cose, ma sibbene come ad essa piacque, avviene perci che non possali gli uomini giudicar con fondamento sulla teoria delle scienze arcane delle arti, per rimaner V ingegno ne loro petti ottenebrato. Cos medesimi artefici, bench si ripromettano del loro senno, pure, se essi non siano ricchi, o se non si abbia contezza antica di loro scuola, ed insieme non abbiano il dono e la grazia della facondia forense, col solo patrimoferma autorit.
posciach
1
i

Ma

nio de' loro studj

non avranno giammai tanto


in
ispecialit

di

credito perch

vengano
e

reputati saper ci che sanno.


Si

pu questo da noi
fra quali
1

osservare negli

antichi Scultori

Pittori;

quei soli che conseguirono onori ed encomj, stabilirono


la posterit:

eterna la loro

memoria presso

come,

fra

primi, Mirone, Poli-

ed altri che si rendettero celebri colf arte loro: avendo conseguito la celebrit per le meravigliose opere che fecero o per grandi Citt, o per Re, o per nobili Cittadini. Ma all' incontro quelli quali, sebben dotati di non minore diligenza , ingegno ed accortezza abbian fatto opere niente meno perfette ed egregie, ma per cittadini ignobili e di umil condizione, non hanno perci conseguito alcuna fama, non gi per mancleto, Fidia, Lisippo,
i
,

(i)

Luciano

nell
il

Ermotimo )

attribuisce tal

sen-

la casa di

tenza a

quale dovendo pronunziar gidizio sul maggior pregio delle opere di tre Numi, dopo aver notato di difetti il toro di Nettuno, e

Momo,

lo disse

Minerva, quanto all' uomo di Vulcano di una finestra nel petto, onde scernervi il vero ed il falso,

mancar

, ,

(38

PREFAZIONE
1

canza di sapere e finezza d'arte, ma perch Fortuna fu d essi nemica; siccome tali sono stati Ella di Atene, Gliione di Corinto, Miagro di Focea, Farace di Efeso, Beda di Bizanzio, ed altri molti. E lo stesso dir
si
1 dee de Pittori
,

fra

quali Aristomene di

Taso

Policlete

di

Atramite
1

Nicomaco, ed

altri,

cui
1

non manc ne
alla
stati

industria,

n ingegno; ma fu di ostacolo o la tenue fortuna , o l essere


degli

loro

fama o la 1 posposti ne concorsi per


se

n sapere dell arte, domestica indigenza,


1

g
1

intrighi

avversarj

Non

peraltro

da
le

far le meraviglie

ciami sconosciute
" zione, veeeendo OD

virt:
di

ma

per ignoranza, dell arte giacnon puossi che provar altissima indignail

non

rado essere

favor de conviti che


falso.

deviar faccia
il

da un giudizio retto per pronunziarne uno

Se dunque

senno,

le

siccome piacque a Socrate, chiare ed evidenti, non avrebbe luogo n favore, n ambizione; ma con ispontaneit s 1 affiderebbero le opere a coloro quali fossero giunti merc la pratica nelle vere e sode discipline, al maggior grado di sapere. Ma poich tutto ci non nel suo aspetto n chiaro, n palese alla viavveggo prevasta , come diciamo che avrebbe dovuto essere , e ben dotti , non parendomi lere per effetto del favore , pi g ignoranti che conveniente di garrir d ambizione con g ignoranti , mi appago piuttosto render con questi scritti pubblica l eccellenza dell arte mia. Nel primo Libro adunque , o Imperatore , ti ho dichiarato cosa sia quest'arte, quali perfezioni ella abbia in s, e di quali erudizioni faccia mestieri che sia fornito l Architetto: ho soggiunto ancora le cagioni peropinioni, e le scienze arricchite di dottrine, fossero,
i

debba esser perito nelle medesime e colle definizioni e colle di1 visioni ho determinato e distribuito le parti di tutta l Architettura. Dappoi, siccome prima e pi necessaria cosa, ho con ragioni discorso della
ch
egli
;

costruzione delle

mura

della citt

e
i

come

si
,

scelgano

luoghi salubri
1

ho mostrato con figure quali siano Venti luoghi d onde e quali emanino ed ho anche insegnato a fare la distribuzione esatta delle piazze e delle strade dentro la citt, e cos ho compiuto il primo Libro. Nel della loro essenza e del loro uso Secondo ho trattato de Materiali nelle opere e come abbiano dalla natura ricevuta la loro perfezione. In questo Terzo ora tratter de Templi dedicati agli Dei immortali , ed esporr le regole a medesimi convenienti.
i
;

CAPO

I.

G9
I.

CAPO

Della composizione, e simmetria de' Templi, e delle proporzioni del corpo umano.

J_ja composizione

(')

dei

Templi

fondata nella simmetria,


dice Analoga.
1

le

di

cui

regole debbonsi esattissimamente possedere dagli Architetti. Questa nasce


dalla proporzione, la tmale in greco
si

La proporzione
(

una corrispondenza a parte per parte de membri, e del tutto insieme in qualunque siasi opera , dalla quale corrispondenza emerge la simmetria 2 Quindi non pu alcun Tempio dirsi bene costrutto, se non abbiavi sim).

metria e proporzione; ci che non modo che appunto si dimostra per


formato.

si

pu conseguire

se

non

nello stesso

le

membra d'un corpo umano ben


il

Imperocch ha

la

natura
3 ):

composto
la

corpo

umano
della

in

guisa, che la
1

faccia dalla barba fino a tutta la fronte, cio fino alla radice de capelli, la

decima parte del corpo


cuzzolo
petto
quinta.

similmente

palma
:

mano,
dal

dalla giuntura

air estremit del dito di

mezzo ,

altrettanto

la testa

mento

al

cu-

un'ottava,

alle

ed altrettanto dalla nuca: dalla parte superiore del 1 e fino (4) al cucuzzolo una radici basse de capelli una sesta
;

nella

terzo dalle

ed un terzo ancora da questo termine sino alle radici de'' capelli, dove comincia la fronte. Il piede la sesta parte 5 deir altezza del corpo: il cubito la quarta: il petto anche
delle
ciglia
;
(
)

medesima narici al mezzo

faccia

un

terzo

dai

mento

alle

narici

un

la quarta

6 (

);

e cosi tutte le altre

membra hanno

eziando

le

loro

corri-

(i)

La composizione non
:

sizione

ella

sinonimo della disporiguarda le proporzioni ( essendo un


delle
1

cominciando dalla parte superiore del petto


al

fino

cucuzzolo.
(5)
1

assembramento

medesime).

E
:

in

somma

il

contrappunto dell Architettura , e dagli artefici si suole esprimere con queste parole che le parti siano ben messe insieme colla dovuta proporzione. La disposizione poi riguarda l' utile. Vcggasi 1" Albero dimostrato in fine del cap. 2 lib. I. che Vitruvio volesse fatto codesto (2) Sembra assembramento di proporzioni con numeri facili, acciocch la differenza che vi ha tra parte e parte possa essere dal giudizio compresa ; a quel modo cio come con assai di e\idenza s'intende la maniera con cui 1' 1 sta ali al 2, al 3: il 2 al 3: , il 3 al 4 il 4 & 1 ^ il 5 al 7 il 7 al 9 5 ed altri simigliane numeri. (3) Veggansi le figure del corpo umano, secondo g' insegnamenti di Vitruvio, alla Tav. V. Fig. 1
1 1
'

se

Si avrebbe potuto credere qui errato il Testo, non avesse Vitruvio altrove ( lib. IV. cap. ) ci raffermato con chiaro argomento. Per quanto diligenza nelle statue greche delsi osservi con
l

Apollo, dell'ntinoo, e dell Ercole, la lunghezza 1 del piede non oltrepassa il settimo di tutta l al7 tezza della figura (Vedi Tav. V Fig. 1 ).
1
.

misura si prenda alle ossa delle (6) Se codesta spalle la cosa sta appunto come dice Vitruvio ma se si voglia intendere che sia presa alle aforse potrebbe riuscire proporzionata per scelle un corpo che avesse, secondo egli vuole, il piede lungo per un sesto dell altezza. Come che codeste proporzioni a noi non vadano a grado , forse dai deci si saranno approvate in uomini forti e ro, : ,
1

busti,

non

gi in dilicati

corpi } e solo riuscireb-

2 e 3
(4)

e ricavate dai disegni del Vinci.

bero soddisfacenti in un Ercole, in un Nettuno,


e simili.

pu scorgere codesta misura

Dalla figura delineata alla Tav. V. Fig. 1 si di un quinto circa, in-

rjQ

libro m.
di

spondenze
scultori

proporzioni, alle quali essendosi attenuti


(').

celebri pittori

antichi, acquistarono essi perci infinita lode


i

Debbono medesicorrispondenza

mamente
di

membri
tra

de* sacri

Templi avere un

assai dicevole

ciascheduna parte e tutta la loro ampiezza. Il centro parimente, ossia il mezzo del corpo umano, naturalmente Pumbilico; perciocch, ove T uomo si ponga supino colle mani e co" piedi stesi, e, latto centro colle seste nelP umbilico, si descriva un cerchio, toccher esso

misure

colla sua

circonferenza

gli

estremi delle dita delle mani e de piedi. Nella


si

stessa maniera che in cerchio,

pu

anche in quadrato ritrarre la figurai)

umano. Imperocch se si prenda la misura dalle piante de"* piedi alla sommit della testa, e si confronti con quella delle sue braccia stese, si trover eguale Taltezza alla larghezza, per P appunto come un quadel corpo

drato rettangolo.

corpo dell'uomo in guisa che le proporzioni delle membra corrispondano al suo tutt" insieme, hanno perci con ragione stabilito gli Antichi, che anche nelle opere perfette ciascun membro debba aver esatta corrispondenza di misura col corpo intiero
la

Se dunque ha

natura composto

il

di

qualunque specie esso


gli

sia.

perci

adunque

siccome
1

in

tutte

le

fabbriche introdussero

ordini, ci avvenne sopra tutto ne"

Templi

degli

Dei ,

ne" quali

sogliono rimanere eterne cos le lodi

come
tali

biasimi delle
delle

opere.

Che

anzi pigliarono pure dalle

membra
le

del corpo la regola

misure

sono il dito, il palmo, il piede, il cubito, e distribuirono codeste misure in un numero perfetto, che Greci chiamano Telos. Gli Antichi poi determinarono per
necessarie

ad adoperarsi

in

tutte

opere:

numero
dalla

perfetto

il

dieci; perciocch questo


dita

numero

dieci stato ritrovato


il

quantit

delle

della

mano: quindi

dalle dita

palmo,

e dal

palmo il piede. Cos ancora a Platone piaciuto di fare perfetto il numero dieci, per la ragione che dieci dita aveva la natura formate in ambedue le mani, e perch era composto questo numero di unit, che Greci chiamano Monades, formanti la cifra X; le quali perci se aumentassero divenendo undici o dodici, ec, non potrebbero pi dirsi perfette, se non quando giugnessero 'alla seguente decina imperciocch tutte le unit non sono che particelle di tal numero.
i

alcune micorpo umano, a fine di farei comprendere che, siccome vi prporzione nelle dette membra riguardo ad esse, e riguardo al tutto: cos risulla perfezione in miegli edilzj i eui membri saranno proporzionati rispetto ad essi, e rispetto al tutto. Chi bramasse erudirsi di tutte le pi minute proporzioni della macchina umana, pu, fra gli altri, valersi del famoso Trattalo della simmetria del corpo umano di Alberte Durer.
(i)
~\

itruvio ci somministra soltanto

sure generali delle

membra

del

voce Schema molto emateria che si tratta pu indicare forma, modo, bellezza, abito, ornato, disegno, o rappresentazione di qualche figura^ o problema col
(2)

Il

significato della
la

steso.

Secondo

mezzo

di linee visibili, ossia di corpi celesti nelle

situazioni per qualche momento. In Musica diconsi Schema le variet che risultano nel!' armonia dalle diverse posizioni dei toni e dei se-

loro proprie

miteni.

, ,

CAPO

I.

H
,

ed effettivamente sostenI divisori di questo nugono che il numero perfetto sia il sei, perch ('), raziocinare sommati eguagliano il numero di mero, al loro modo di a V uno , il diente il due, il semisse il tre, il sei: cosi il sestante besse (che i Greci chiamano Dimiron) il quattro, il quintario (ossia in greco Pentamiron) il cinque, ed il numero perfetto il sei. Cos crescendo nel computo sopra il sei, si aggiugne un sesto 3 ), e si forma il sette (detto in
ali

Matematici

incontro sono

in

quistione

con aggiungervi un terzo, che si dice terziario (4) (in greco Epiitos)^ ed il nove si fonila con aggiungervi la met, che si chiama sesquialtero (in greco Hemiolios). Ove poi si aggiungano due parti che fanno dieci, chiamasi besaltero (in greco Epidimiron): 1 il numero undici poi, perch si fa coli aggiunta di cinque, dicesi quintario (in greco Epipentamiron); ed il numero dodici, perch composto di due numeri semplici, dicesi in greco Diplasion. Similmente perch il piede la sesta parte dell altezza dell uomo, dichiararono codesto membro perfetto, siccome derivato dal sei, che il numero de piedi dell altezza del corpo; ed osservarono pure, che il cubito si compone di sei palmi, che corrispondono a ventiquattro dita. Pare ancora che da ci sia avvenuto, che le citt greche abbiano in costume di partire la dramma in sei parti, a somiglianza del cubito che composto di sei palmi. Imperciocch eglino stabilirono nella dramma sei parti eguali formate di sei pezzi di rame coniati, come sono gli assi, i quali chiamano oboli, ed a somiglianza delle ventiquattro dita divisero ogni obolo in quattro quartucci, da alcuni detti Dichalca, Triclialca da altri. I nostri per , siccome fecero gli Antichi , elessero da principio il numero dieci e stabilirono il denario di dieci assi di rame, e perci tale moneta ha fino al d cl^oggi ritenuto il nome di denario: chiamarono poi sesterzio la quarta parte del denario, perch conteneva due assi intieri, e, pel terzo, la met (Trai asse. Ed accorgendosi dappoi essere egualmente perfetto il sei, e il dieci, gli unirono insieme, e ne formarono uno perfettissimo, che il sedici. 1 Essi poi conobbero che l origine di questo trovato era il piede; perciocch se dal cubito si sottraggano due palmi ne rimangono quattro , quali compongono appunto il piede. E siccome il palmo di quattro dita 5 ),
greco Epliecton):
si

forma poi V

otto

(1)

divisori
:

del

6 sono

l'

sei parti

il

2 che lo divide in tre

che lo divide in : ed il 3 che


:

vale tre tetranti. Destante vale

il

dieci,

cio

sot-

lo

sori

Sommati che siano codesti divi2 e 3 , formano 6. (t) L'Asse chiamasi libbra, la quale si divide in 12 once. L'unit di quello dicesi oncia: le due once sestante, perch sono la sesta parte dell'asse:
divide in due.
1

traendo dall'asse il sestante. Deonce l'undici, cio togliendo un'oncia dall"Me. E finalmente V Asse
detto libbra.
alla correzione del Fiquale legge adjecto sextante , invece di adjecto asse, perch con asse s'intende l'intero,
(3)

Qui mi sono attenuto


il

landro,
cio
(4)
1

le

tre once si dicono quadrante, poicli il tre sta quattro volte nel dodici. Trientc quattro once. Quinquonce, vale cinque. Semis, la met dell'asse cio once sei. Setto/ice, dj sette. Bes, di otto once, perch il duplicato del triente, o la sottrazione di un ti'iente dall' asse. Il dodrante il nove, e

2 once.

La voce

terziarium vien replicata da

Vittimo
il

altrove (lih. IV. cap. 7). (5) S'intende del palmo minore, perch
1

palino

maggiore aveva 2 dita. Il Filandro ha qui una erudita nota. Vedi Poi. T. III. pag. 22.

n
cos
il

LQUIO

III.

piede ne

lia

sedici:

ed

altrettanti assi

contiene

il

denario

di

Se dunque accordasi che dalle dita dell' uomo siasi dedotto il mero, e che ognuno de* suoi membri preso di per s abbia giusta relazione a tutta la figura intiera, ed a parte a parte, ne segue che ammirar dob1 disegni de templi degli Dei imquali ci hanno dato biamo coloro
1

rame ('). detto nu-

mortali, perch ordinarono

membri

delle opere in guisa, che le

distri-

buzioni de

membri

tanto di per s, che tutti insieme, risultassero con1

venienti alle proporzioni ed alle leggi della simmetria.

Gli elementi de"

si ha V In antis che i Greci chiamano forme loro Naos en parastati 2 ), quindi il Prostilo, V Anjiprostilo , il Perittero , il Pseudo -dittero , il Dittero, e 'Ipetro. La formazione poi di codesti si dimostra nella maniera che segue. Il Tempio sar In antis, ove abbia nella facciata le ante nell'estremit delle pareti che chiudono la cella 3 ), e nel mezzo fra le ante due colonne, ed al disopra allogatovi il frontespizio con quella simmetria che 1 s insegner in questo medesimo Libro (4). Di questo se ne ha V esempio
,
( (

Templi sono proprie. Pel primo

quelli de" quali

si

compone Y aspetto

delle

ne''

tre

Templi
si

della

Fortuna
delle

),

uno

de" quali

tre

quello

vicino

alla

Porta Collina.

che quello In antis: esso ha poi dirimpetto alle ante delle cantonate due colonne , e sopra avvi rintavolato 6 ed il frontespizio come lo ha quello In antis ; e cos ha pure a destra ed a sinistra nelle voltate il medesimo intavolato. Un esempio avvene ne 1 templi di Giove e di Fauno nell" isola Tiberina. LP Aifprosulo ha le medesime parti del Prostilo; e solo ha di pi le colonne ed il frontespizio anche nel postico (/). Il Perittero quello che ha, cos nella facciata dinanzi come nel poIl

Prostilo

compone

medesime

parti

stico,

sei

colonne, e ne fianchi

8)

undici con quelle de" cantoni, le quali


dalle
1

colonne saranno poste in


alle pareti siavi

modo che

estreme

file

delle

medesime
e cos vi
si

intorno intorno la distanza d

un intercolunnio;

abbia

il

passeggio attorno la cella del tempio, siccome nel portico di

(i)

in sedici assi
1 1

Stante la guerra Punica fu cambiato il denaro obbligata la Ripubblica, per riparare


.

detta Salara, ove era

il

Campo

Scellerato

esiste-

a suoi bisogni, ad alzare la moneta, abbassando il peso ali asse. parola greca parastasis corrisponde alle (2) La voci latine lapides ab utroque latore, che in nostra lingua significano pilastri nelle cantonate. Anco il Baldi opina che le parastatae siano una cosa medesima che le ante , cio pilastri quadrati pel *o.stegno.
(3)

vano anticamente tre Templi della Dea Fortuna, cio Foitunae reducis , liberar., etstatae, i quali per avventura diedero motivo a Vitruvio di denominare
luogo ad tres Fortuna*. la voce epstjlia significa Tutto il cornicione del tempio e bench non faccia menzione Vitruvio del frontespizio, non perci deve credersi che non vi fosse (Veggasi Tav. VI. Fig. 2.). Vitruvio poi, al lib. IV. cap. 3, chiama singula epistylia i Pezzi degli architravi che passano da asse ad asse delle colonne, distinguendoli coli' epiteto singula da un lungo tratto d' architrave, Fig. 3. (7) Veggasi Tav. VI. (s) Veggasi Tav. VII. Fig. 1.

un

tal

(6)

Qui

La

figura di questo

Tempio

trovasi delineata

nella Tav.
(4) (5)

VI. Fig.
alla

1.

Cio

fine del cap. 3.

lib.

scrive JN'arclini (Roma antica IV. cap. 7), presso la Porta Collina, in oggi

Secondo che

CAPO

I.

7O

tale tempio di Giove pur il pronao, senza per la facciata nel postico, nel tempio dell Ol'atto da Muzio (4). nore e della Virt, presso i trofei di Mario 3 Pseudodittcro poi deesi formare in maniera , che nella facciata e Il

Metello

(0

il

Statore, architettato da

Ermodoro

):

ed in ciascun fianco quindici 5 ), compresovi quelle degli angoli. Quindi le pareti della cella corrispondano dionde nanzi alle quattro colonne di mezzo della facciata e del postico dalle pareti alle file estreme delle colonne vi abbia la distanza di due intercolunni, con di pi la grossezza d'una colonna. Non vi ha esempio in Roma d'un s fatto tempio, ma avvi in Magnesia il tempio di Diana fatto da Ermogene di labanda, e quello di Apolline fatto da Mneste Il Dittero (7) ha pure otto colonne in facciata, e otto nel postico, ma ha all' intorno della cella doppie file di colonne tal il tempio Dorico di Quirino, e lo Tonico di Diana d Efeso eretto da Ghersifrone 8 ).
nel postico abbiavi otto colonne
,
(

(j

).

Ulpetro poi ha

dieci

(9)

colonne nella facciata e nel postico: nel rimanente

(1) Tutti i commentatoli di Vitruvio (mirando a corregger Metello in Megellq) dicono qui che: si ha da Tito Livio che Megello ahbia votato (e chi dice anche eretto) il Tempio di Giove Statore . Rettificando quest'errore (tanto facile a prendersi, ne' nomi proprj da Commentatori e Traduttori de Greci e de' Latini , come si osservato nella Nota 1, alla pvef. del lib. IL), si assicura che T. Livio anzi dice, al lib. X. cap. 36, che fu il Console Marco Attilio Regolo che fece il voto di detto tempio, per la guerra contro i Sanniti: nella quale Lucio Postumio Megello, sebbene collega di lui nel Consolato , non ebbe alcuna parte. in (a) Alcuni col Giocondo leggono Hermodi , luogo di Hermodori: del qual Ermodo per non si trova fatta alcuna menzione , ma bens di Ei 1 1
-

credito labanda, citt della Caria,

cui abitanti

erano riputati rozzi e stupidi (Vedi


5
).

lib.

VII.

cap.

Clic infatti

Ermogene

fosse di sottile ingegno.

ed abbia molto meritato dell'Architettura, da Vitruvio in pi luoghi se ne rende testimonianza. i. (,) Vedi Tav. Vili. Fig. Diana si fa di nuovo (S) Di questo tempio di

menzione da Vitruvio
fa

nella

pref.

del

libro

VII.

Plinio, parlando di esso (lib.

XXXVI.

cap.

i4), Io

modoro.'
Chiesa di S. Eusebio fuche ora veggonsi nella piazza del Campidoglio. Si credettero di Mario, ma non v' ha certezza poich la scultura essendo del medesimo stile di quella della Colonna Trajana, gli Artisti e gli Archeologi li credono invece dedicati a Trajano per la attoria Dacia. Vedi lib. VII. pref. in fine, ove parlasi nuovamente di questi Mariani
(i)

In

Roma

presso

la

rono

ritrovati quei trofei,

-,

lungo piedi 4 2 ^ i e lai'g'i 220. Conteneva 127 colonne alte piedi 60'. 36 delle quali erano di un sol pezzo: e forse codeste erano quelle della facciata e dei fianchi. Demetrio Aulisi, sidl' esempio dell'antico tempio dorico di Pesto, pose nella facciata del portico nove colonne per attenersi al numero dispari registrato da Plinio. Sembra per miglior partito seguire il Poleni in una sua erudita Dissertazione (tom. I. part. II. Saggi di Disseti. dell' Accademia Etnisca di Cortona), il quale, a compiere il numero 127, ne compartisce 7 in quella edicola rotonda dietro al sacrario del tempio. Facendosi poi le colonne alte otto diametri e mezzo, esse erano grosse 7 piedi e circa once due , e g' intercolunnj da centro a centro circa piedi 20 onde erano della specie che Vitruvio nominer
:

trofei.
si parla di nuovo da Vi(4) truvio nella delta pref. del libro VII.

qui

in

seguito

sistilo ,

ossia

circa

due diametri.
essere
circa
e

Di questo Muzio

Vero
g'

che,

secondo
dei

le

misure dateci da Plinio,


dovettero
quelli
di

intercoliinnj

fianchi

(5)
(fi)

Alcuni Testi hanno Mnesilie e Maestrie , ed altri Amnestae ed Amncsthe tutti nomi che non s'incontrano altrove. Si potrebbe meglio congetturare che mentre regnava in Atene il Re Mneste (o Menestco, secondo altri) sia stato eretto il tempio d'Apollo. Quanto poi ad Ermogene, sembra che Vitruvio, colf averne indicata la patria , abbia voluto porre in qualche
lezioni.
,

Vedi Tav. VII. Variano qui le

fig.

2.

mezzo piede pi
del portico:

stretti

della

facciata

ma

forse quelli di

mezzo eran

quivi

pi larghi anche fino a piedi 21. Io per son di parere che Plinio ci abbia dato le misure della lunghezza e della larghezza del tempio, prese dal vivo delle colonne d" angolo da fuori a fuori e non altrimenti dalla gradinata ^ perch cos riesce
,

bene
(<>)

il

computo

degl' intercolunnj.
lo

Veggasi Tav. Vili. Fig. 2, e

spaccato Fig.
i3

3.

n^

LIBRO
il

III.

ha due (') ordini di colonne in altezza, discoste dalle pareti in modo che formino un colonrimane scoperto senza tetto, ed ha il mezzo nato in foggia di portico gl'ingressi delle porte da ambe le parti, nella facciata cio enei postico. Jm Roma non ve ne ha esempio; ma avvi bens in Atene il tempio di otto colonne di fronte dedicato a Giove Olimpio 2
Dittero:
nella parte interna della cella
:

come

ma

).

CAPO
J_je
specie
,

II.

Delle varie specie de* Templi.

3)

de Templi

sono cinque, ed

loro

nomi sono

questi.

Pimo stilo

cio di spesse colonne: Sistilo,

un poco pi

distanti: Diastilo,

reo stilo , assai allargato, e con colonne straordianche assai pi distanti: nariamente distanti: ed Bastilo, che distribuito con giusti intercolunnj. Il Picnostilo adunque quello in cui V intercolunnio sia largo quanto una grossezza e mezzo di colonna: tal il tempio del Divo Giulio, e quello di Venere nel Foro di Cesarea), ed altri di s fatta maniera composti.

(i)

Si
si

crede die tra

il

primo
il

secondo
^

ordine

non
si

debba situare che

solo architrave,

come

un

limila in quello di Pesto (ipetro esastilo) edili altro rapportato dal Perrault (lib. VI. 4- ^ es tutles Bordeaux). Gli Architetti dell antichit,
1

proporzioni della si servirono di due ordini di colonne, l'uno sopra l'altro: riputando clic, per giugnere a pareggiare 1 altezza del tempio, non si potesse trovare miglior partilo di questo dei due ordini, onde recare sveltezza in un sito assai ristretto. Per essere il tempio di Pesto esastilo cio di sei colonne in fronte, non ha la cella rinserrata da alcuna muraglia, ma il secondo giro delie colonne Separa le ale della cella scoperta, Ira le quali si osservano in pili luoghi dcgl inlercolunnj le piante dei muriccinoli che avranno serinterno scoperto. A Selinunte vito a separare nella Sicilia si sono rinvenuti molti pezzi di Cariatidi alti circa piedi 32, che servivano di secondo ordine nell' interno de! tempio i/tetro.
assai
alle

acconciamente riflettendo

parte interiore del tempio ipetK),

erano quivi magre, e troppo dilicate. (Vedi Pausalib. V. cap. io Elid.). La societ degli Scienziati e degli Artisti francesi che trovasi in viaggio nella Grecia, e precisamente in Olimpia, per rintracciare vetusti avanzi di codesta classica terra ha scoperto con felice successo, dopo alcuni scavi, un tempio che essi credono di Giove Olimpico. Questo monumento ha di lunghezza piedi a4 5 e le colonne ivi trovate hanno 21 piedi di circonferenza, cio circa metri 2, ceutim. a5 di diamenia,
tro. arti
,

S utile istituzione porter


e

nuovo pascolo

ai

novella luce sulle Dotti ed agli Artisti.

(a) Vitruvio la di DUOVO menzione del tempio di Giove Olimpio nella prefazione del lib. VII. Tito Livio (lib. \A. cap. >.!j) discorre ei pur della sua magnificenza: e le colonne di questo tempio, che erano di marmo Penti lieo, furono trasportale in Roma ed impiegate nella riedificazione del tempio di Giove Capitolino. Ei e non mostravano quella bella proporzione con la (piale apparivano in Atene: clic

Dalla distanza che vi ha tra una ed altra (:;) colonna (detta intercolunnio), e dalla differente misura di codesto spazio derivano le specie e le forme diverse degli edifizj o di grave, o di maestoso o di leggiadro e \ ago aspetto. Egli per vero che le accennate larghezze degl' intercolunnj vogliono essere adattate all'uso che far si dee dell' edifizio, ed alla grandezza delle colonne, perch riescano essi comodi, stabili e convenevoli. Veggasi la Tav. X., ove sono dimostrate le cinque specie d intercolunnj, colle corrispondenti elevazioni prescritte da Vitruvio. (1) Chi volesse conghietlurare essere stato il tempio di Antonino e di Faustina (pici magnifico che Giulio Cesare dedic nel Foro Romano a Venere
,
,

Genitrice non troverebbe ragione versamente.


,

di

opinare

di-

anzi,

coni.-

dice lo Storico (Plutarco in Public.),

capo

ir.

75
farsi

Parimente
di
cIhc.

il

Sislilo

quello

in
i

cui

pu
delle
il

V intercolunnio capace
siano
eguali
a
([nello

rossezze di colonna, e

plinti
('):

basi

spazio

che

resta
il

fra

due

plinti

tal

Tempio

della

Fortuna E(

ed altri fatti a questa medesima maniera. Ambedue queste specie riescono per difettose pel loro uso 2 ): impegradi per recarsi a fare la rocch le madri di famiglia, qualora salgono non possono passare accoppiate per la strettezza degT interpreghiera colunnj, e sono costrette a passarvi in lila. Oltre di che la veduta delle ed simulacri 3 porte rimane nascosa per la spessezza delle colonne non ricevono lume. Finalmente , per Y eccessiva strettezza rimane impequestre presso

Teatro

di pietra,

dito
Il

il

passeggio intorno

al

tempio.
tal

Diastilo sar quello che possa aver V intercolunnio lauto largo, (pian lo

sia

la

grossezza di tre colonne


il

(4);

il

tempio
architravi

di

Apollo e
la

di

Diana.

Codesto ordine ha per


ghezza
Negli
si

difetto

che

gli

per

soverchia lun-

spezzano
Arcostili

5 ( ).

possono usare architravi u di pietra u di marmo; ma solo debbonsi porre lunghe travi di legname. L'aspetto per ed loro frontespizj si di codesti templi riesce pesante , tozzo e largo adornano all' uso toscano con simulacri di creta, o di bronzo dorato: tali sono, presso al Circo Massimo, il tempio di Cerere e quello di Ercole eretto da Pompeo e tal anche quello del Campidoglio 6
poi

non

si

).

Ora
pel

si

dee esporre 'come F Euslilo


la

sia

il

migliore ed

il

pi adatto',
1

Imperocch g intercolunnj di codesta specie si debbono far larghi per due grossezze di colonna ed un quarto ed il solo intercolunnio tanto del mezzo della facciata che

comodo che per


;

bellezza e la fortezza.

del postico

di

tre

grossezze di colonna
bello
il
1

poich lacendolo

in

fatta

guisa

1'

aspetto
,

sar

g*

ingressi

saranno
la

comodi

senza

alcun

ingombramento

ed

passeggio

attorno

cella

apparir

maestoso.

ora dir Vilruvio che Y aggetto delle basi del diametro della colonna, come in fatti in codesto intercolunnio. 11 Teatro di pietra poi qui ricordato, dee intendersi il Teatro
(1)

Or

e per

un quarto

di

Pompeo.
(2)

Perch codesto intercolunnio abbia a ser\irc all'uso, bisogna che le colonne non siano meno grosse, all'imo scapo, di circa braccia 3 di Milano,
ossia metri
(3) I

chiama anche diastilo un intercolunnio dorico di due diametri e tre quarti. i) Giova l'unire codesti architravi col fregio, e ( farli di tre pezzi, cosicch il pezzo di mezzo abe si giaccia coi lati sopra bia la forma di conio due che gli sono ai fianchi. i
c

(fi)

Plinio (lib.
e

XXXV.

cap.

ci

dice, che

Damo-

centim. 78. templi non avevano d'ordinario alcuna sorta ma ricevevano lume dalla porta : e di finestre perch 1' antitempio era impedito da molte e fitte colonne, \i si ravvisava perci una misteriosa oscu1

Gorgaso, celebri pittori e adornarono il tempio di Cerere


filo

scultori in creta,
al

Ino. Altrove (lib.

rit, alta

ad ispirare orrore e timore: nelle quali cose dai vulgari Pagani riponevasi la loro piet.

frase intcr(i) Esprimendosi qui Viti mio colla poncre vossumus . insegna sollanto che possa tale misura avervi luogo, e lascia per conio della di-

Circo Massiracconta del tempio d' Ercole presso il medesimo Circo creilo da Pompeo: ed aggiugne che Mirone vi fece la statua d'Ercole. 11 lavoro in creta poi fu proprio dei Toscani. Taziano che lmi ai tempi di Antonino Pi scrive: La Musica, la Poesia, le cerimonie sacre, ci sono state insegnale da Orfeo, e fare di creta dai Toscani . (V. Piranesi, A/ail gnif. di Bum. pag. 3y ).

XXXIV.

cap.

12)

stanza qualche sorla di libert. Egli

(lib.

IV. cap. 3)

rjQ

LIBRO

III.

proporzioni poi di codesta specie sono queste. Se allo spazio destinato per la facciata del tempio si vorranno porre quattro colonne, si divider esso in undici parti e mezzo, non computandovi n gli orli de" basamenti

Le

vorranno metterne sei, si divider in diciotto se otto , in ventiquattro e mezzo. Di queste parti poi , siano di parti tetrastilo , di esastilo, e di ottastilo, se ne prende una, e questa sar il
n
eli
:

aggetti delle basi.

Se

si

Modulo

('),

e di

un modulo debb

essere la grossezza della colonna. Cia;


1

scun intercolunnio sar di due moduli ed un quarto eccetto i due intercolunnj di mezzo, s della facciata che del postico, ognuno de' quali L 1 altezza di queste colonne sar di otto moduli sar di tre moduli 2 e cos da codesta distribuzione si avr la giusta misura degli e mezzo intercolunnj e dell' altezza delle colonne di questa specie. In Roma non ve ne ha esempio: ma in Asia avvi nella citt di Teo il tempio di Bacco
(

).

con sei colonne di facciata. Queste proporzioni le ha stabilite Ermogene 3 ), il quale fu anche il primo ad inventare l ottastilo ed il p scudo dittero. Imperocch dal tempio dittero tolse le file di dentro delle colonne in numero d XXXIV , e per tal maniera risparmi spesa e fatica: adendo lasciato d'intorno alla cella un largo spazio nel mezzo da passeggiare; non iscemato nulla per riguardo ali aspetto, non apparendovi la mancanza delle colonne superflue e conservata con tal distribuzione la maest in tutto l edificio. La disposizione infatti delle ale colle colonne intorno al tempio stata ritrovata acciocch l aspetto acquistasse maest per g intervalli (4) che incontransi negli intercolunnj; ed inoltre acciocch, se un improvisa pioggia sorprendesse, ed obbligasse a trattenervisi una grande quantit di popolo , potesse liberamente ricoverarsi e nel tempio e nel largo porticato 1 che avvi d intorno. Siffatti comodi si ottengono soprattutto ne templi pseududitleri. Onde sembra che Ermogene abbia operato con somma, fi1 1 nezza, e con grande intendimento per l effetto dell opera, e che abbia
(

egli

additato

fonti

a cui

attigner potessero

posteri le regole dell arte.

(i)

Qui Vitruvio

piglia pel

Modulo

tutto

il

dia-

metro

della colonna,

ma

nell'ordine dorico (lib. IV.

mezzo non
altera la
gasi

cap. 3) prende il semidiametro: egli per non l'ha usato per determinare le proporzioni dei piccoli membri, per i quali \a dividendo e suddividendo le parti. Non saprei indurmi a credere che dall' essersi abbandonato codesto sistema di Vitruvio, per appigliarsi al metodo di usare il modulo diviso in particelle, sia derivato il decadimento dell' Archilettura. Direi piuttosto che
il

l' intercolunnio di pi largo di quelli de' lati, che anzi apporta comodit ed eleganza all' opera; e non

(>)

Questo non impedisce che


sia

denominazione della specie

distila.

(Veg-

difetto

non

gi

per sua natura,


,

sibbene per V abuso che di esso metodo si faccia; essendo chiaro altronde e manifesto che quei che V hanno adoperato sono per le loro opere riputali valenti Architetti.

ma

Tav. IX. Fig. i, i e 3). Ermogene si fatta menzione anche al (3) Di capo i. di questo Libro, nota 6 fac. y3. sparita s , usata, come qui, in senso (j) La voce dell'effetto prodotto da' corpi in rilievo, reali o apparenti, vien ripetuta da Vitruvio anco nel lib. VII. cap. 5, ove dice: Itaauc cimi aspectus ejus

sccnac propter qsperitatem bUiiidirctur

omnium

visus.

CAPO

II.

nrj

per un ottavo Nel diastilo si dee dividere l altezza della colonna in otto parti e mezzo, ed una di queste diasi alla grossezza della colonna. Nel sistilo V altezza dividasi in nove parti e mezzo, ed una di queste sia assegnata alla grossezza della colonna. Nel picnostilo dividasi V altezza in dieci parti, e d^una di esse si faccia la grossezza della colonna. L altezza poi della colonna nel tempio distilo si divide, come nel diastilo, in otto parti e mezzo 2 ): con una di queste parti poi si determini la grossezza dell imo scapo 3 ), e cosi si avr paratamente la regola per ciascuna specie 1 d intercolunnj. Perciocch a proporzione clic crescono gli spazi degl 1 intercolunnj , debbonsi ancora crescere le grossezze delle colonne conciossiach, ove ncW arco stilo si facessero alte le colonne di nove o dieci grossezze , elleno apparirebbero sottili e magre , per ragione che l 1 aria, per la soverchia larghezza degl intercolunnj , consuma e scema in appale

Ne

templi areostili

colonne debbonsi

fare

grosse

(')

della loro altezza.

renza

-1

la

grossezza de fusti:
1

come
1

al

contrario se la grossezza degusti nei


1

picnostili fosse

ottavo dell altezza, risulter una figura pesante e sgarla

bata, atteso
cantoni
a
1

la

frequenza e
alle
il

strettezza degl" intercolunnj. Bisogna


dell opera.
1

dunque
1

adattare le simmetrie

specie

Perci anco

debbono avere
sottili.

diametro maggiore
raziocinio
(

per un
1

colonne de cinquantesimo di
le
(4)

quello delle altre, perch quelle


riguardanti pi

circondate dall aria


si

aperta

sembrano

Perci col

equilibrano le disugua-

glianze cagionate da inganno della vista


(i) Assegnandosi da Vitruvio ad ogni intercolunnio varie altezze di colonne, egli evidente che non ogni ordine buono per ogni specie , e che

5 ).

ognuna

debbe avere diverse altezze cominciando dai quindici piedi fino a sessanta, siccome egli dimostra in sguito. Quindi che 1" areostilo debbe avere le sue colonne alte
di queste specie

di colonne,

lunnio eustilo, non diversificando dal sistilo che di un quarto del diametro, si pu considerare presso che eguale^ laddove il diastilo, essendo della larghezza di tre grossezze della colonna , differisce dall' eustilo di tre quarti del diametro e perci
:

piedi quindici, e
sette,

g'

intercolunnj

non meno

di piedi

riescano comodi nell' edilizio: che 1 g intercolunnj di tre diametri vogliono le colonne alte piedi trenta, e g' intercolunnj che non passino i piedi dieci. Cos quelli di due diametri ri-

perch

sembra doversi attribuire all' eustilo l'altezza di diametri nove e mezzo, come ha il sistilo, piuttosto che V altezza assegnata al diastilo di otto e mezzo. Nel primo caso sarebbe l'ordine Corintio da usarsi, e non lo Jonico. Veggasi Tav. X. Fig. 3. (3) Scapus, significa la Grossezza inferiore della colonna. Questa voce presa per traslato da' fusti
degli alberi, o dagli steli delle erbe. Vitruvio parla
degli

chieggono
1

g intercolunnj

colonne alte piedi quaranta al pi, e corrisponderanno all' incirca a piedi otto e mezzo. Quelli poi che non hanno maggiore intercolunnio di un diametro e mezzo , avranno le colonne alte al pi piedi sessanta, perch gl'intercolunni sieno capaci di nove piedi, che un' ampiezza ben sufficiente per passarvi comodamente. Le figure delle cinque specie d' intercolunnj sono dimostrate nella Tav. X. Fig. i, 2, 3, ^ e 5. (2) Cosi, dietro l'autorit del Galiani, e d'altri Vitruviani testi, i quali leggono: Eustyli autem aedis columnae, ut diastyli, in odo partes dividatur et dimidiam. Lo Schneider peraltro e la recente Vitruviana Udinese edizione del Poleni leggendo invece (Voi. II. fac. 5o): ut systili, innover partes, ec., mi conferma nel mio sentimento , avvalorato cos dalla loro autorit, e senza esitanza propendo a questa pi consentanea proporzione. Poich l'intercole

scapi

delle

porte

al

lib.

IV. cap. 6.
2.

di

quelli delle scale al lib. IX. cap.


(4)

Negli avanzi degli edifizj antichi di

Roma

si

riscontra
diritta,

non

essere stato seguito

il

precetto di Visulla

truvio: eccetto che nel

pronao del Panteon

ove si conservata la colonna antica: la quale, secondo le misure del Desgodets, pi grossa di quello che prescrive Vitruvio. Difatti ha il diametro maggiore di once cinquantasei e mezzo del piede di Parigi, e le altre non sono grosse che once cinquantaquattro e mezzo: e cos pure le colonne interne del portico sono pi sottili di quelle della fronte. Leggo pi volentieri col Galiani e collo Schneider exaequandum , invece di exequendum. Vitruvio anche altrove (lib. IV. cap. 4) hi caso simigliatile scrive et ita exaequabitur dispar ralione columna(.">)
:

rum

crassitudo.

8 Quanto

i.Nir.o

in.

poi al ristringimento delle colonne nel

sommo

scapo, sembra

esso doversi fare colla Seguente regola ('): cio, se la colonna sar da piedi quindici in sotto , si divida la grossezza inferiore in parti sei , e se ne

diano cinque alla parte superiore se la colonna sar fra i quindici piedi venti, Timo scapo si divida in sei parti e mezzo, e si faccia di parti e cinque e mezzo la grossezza supcriore della colonna. Cos in quelle da venti a trenta piedi si divida 1' imo scapo in parti sette , e se ne diano
:

sei
la

al

ristringimento superiore. In quelle poi fra

trenta ai quaranta piedi,

grossezza

mezzo
il

al

da basso dividasi in parti sette e mezzo, e se ne diano sei ristringimento di sopra. In quelle fra i quaranta e i cinsi

quanta piedi,
parti
1

divida

rimo

scapo in otto parti, e

si

ristringer a sette
si

sommo

scapo.

cos nella

medesima maniera

determiner

in

proporzione l assottigliamento delle altre colonne, se ve ne fossero delle pi alte. Quanlo a codeste, perch la loro grande altezza fa che la vista s'inganni, guardandole da terra in alto 2 ), per ci che alle loro occhio quello che grossezze si adatta un temperamento. Imperocch indaga la bellezza: onde se non si soddisfacesse al suo piacimento tanto
(
1*'

con la proporzione, quanto con queste regolate aggiunte (le quali appunto temperatamente ingrandiscono quello che sembrerebbe scarso), T aspetto
apparirebbe
poi
si

alla

vista de* riguardanti

sproporzionato e senza grazia.


(

Come
Greci

faccia

nel

mezzo

della

colonna

3)

-1

quell

aggiunta

che

Yeggasi Tav. XI. Fig. i, a, 3, 4 e 5. Bisogna argomentare che Vitrnvio, dettando Je regole dedotte dall' Ottica per il ristringimento de Insti delle colonne, abbia stabilito per base delle sue speculative osservazioni un punto di vista comune, ed un'eguale distanza tanto per le colonne dell altezza di piedi i5 in sotto, quanto per tutte le altre maggiori che entrano nella gradazione sino oltre i 5o piedi: ed in siffatta ipotesi le proporzioni dal JN. A. prescritte procedono con industre calcolo aritmetico. Poich egli dice: la grande altezza fa che la vista s'inganni, osservandole da terra in alto : hae autem propter altitudinis intervallum
(i) (2)
1

peratitrae

scandentis oculi species adjciwitur crassitudinibus tem?-. Perci prescrvendo egli doversi guar-

colonne siano collocate entro aree spaziose e libere, e da ritenersi sotto un medesimo angolo ottico (per esempiu di gradi 35) le colonne da esso indicate dell'altezza di i5, 20, 3o, 4 e 5o piedi, e queste da situarsi verticalmente al raggio orizzontale dell' asse ottico dello spettatore, in modo che esse colonne alla sommit sieno tangenti all' obbliqua del raggio visuale: egli evidente, che, essendo tutta la serie delle colonne sotto il medesimo angolo, i resultati della diminuzione apparente di ciascuna colonna, dai i5 sino oltre quella di 5o piedi, stanno tutte al diametro inferiore colla stessa proporzione. Poich dimostrato geometricamente , che le corde di tutti gli archi di circolo appariscono
punti delle loro rispettive circonferenze quantunque questi siano pi angoli simili vicini all' oggetto che non lo siano gli altri. Un maggiore sviluppo di questa importante materia ottica mi dilungherebbe dal proponimento
in

tutti

dare dal basso all' alto 3 quanto dica, che la direzione dell'asse ottico dello spettatore obbliqua colla direzione dell' obbietto veduto: ed in tal caso la grandezza apparente di un corpo qualunque sta colla proporzione dell' angolo ottico o visuale , lormato dai raggi trasmessi dalle estremit del corpo stesso ali asse del nostro occhio. E perci cpianto pi diminuisce l'angolo ottico, a misura che 1' oggetto si scosta dal punto visuale, lauto pi piccola appare l'immagine del corpo dipinto sulla retina dell occhio. Dunque quanto maggiore sar l'an.

sotto

dettar brevi note : riserbandbmi in altro lavoro che verte sulla Bellezza dell' Aveliiletlura , a tratdi

tarne pi diffusamente. Non gi che Vitruvio (">)


alle
i

voglia

la

panciata

golo ottico, altrettanto minore saia la distanza del coipo veduto: vale a dire che la distanza sta in ragione inversa dell'angolo visuale. se all'opposto si

Ma

volesse interpretare che abbia Vitruvio inteso che le

moderni Architetti 1 hanno colonne, come usata. Egli vuole che cominci a diminuire dall'imo scapo, e non dal terzo in sopra; e tanto parmi che significhi, dicendo ih mediis columnis: che pressamente ci che avviene fissando all'imo ed al sommo scapo una riga di legno flessibile, che compressa un tantino alle estremit formi una dolce

CAPO

III.

no
e

chiamano Entasi

acciocch riesca dolce

propria, alla fine del

Libro

se ne scorger disegnata la figura colla sua spiegazione.

CAPO

III.

Delle Fondamenta, e delle Colonne e de' loro ornamenti.

sodo , seppure esso si 1 trovi, e sul sodo si fabbrichino di quell ampiezza che parr richiedere l opera, di maniera che V area occupata da codesta fabbrica risulti fortissima. Sopra terra si alzino de" muricciuoli su cui poggiar le colonne , di larghezza per ima volta e mezzo (') di quanto debbono esser grosse le medesime colonne, acciocch le parti inferiori siano pi sode delle superiori. Chiamansi codesti muricciuoli Stereobati , dal sostenere che fanno de pesi f aggetto poi delle basi non deve eccedere il sodo. Similmente la grossezza delle pareti superiori devesi regolare alla stessa maniera 2 G 1 interstizj che rimangono fra i medesimi debbono essere occupati o da vlte, o da terrapieno bene battuto , acciocch cosi si tengano raffrenati. Se poi non si trover il sodo, o perch il luogo fosse fino in fondo di terra smossa, oppure palustre, in tal caso si scavi, e si vti 3 ), e vi si faccia una palafitta con pali d^alno, o d" olivo, o di quercia, abbrustolati, ed a colpi 1 di battipalo si conficchino quanto pi vicini si pu , e rimanendovi de
al
1
1

i^i cavi per le fondamenta delle opere fino

).

curva dal piede sino all'alto: come la concoide jNicomede Y e di Tav. XI. Fig. X. Perci deesi prender regola dal mezzo della colonna onde praticarvi siffatta curva, e che ella sia dolce e propria, acciocch venga con bella grazia scemata: perch, dove essa andasse dall' imo al sommo scapo per linea retta senza alcuna sorta d' interrompimento, che a grado a grado e con garbo 1' allegdi
:

alcune colonne della Basilica di S. Paolo nella Via Ostiense , ora in parte distrutta dall' incendio. (i) Cio per quanto l'aggetto della base jonica, od attica:, ma pel Dorico che non ha base, nulla dice Vitruvio. Egli evidente che facendo T integumento di marmo sopra i pilastrelli che servono di sostruzione alle colonne con base, dove-

vano risultare quelle piccole projezioni a guisa


stereobati nel basamento

di

gerisca

(come

riscontrasi praticato in alcuni

monu-

menti greci,
la

liade in Atene),
vista.

nel tempio di Minerva Ponon produrrebbe all' occhio di clii rimira che un effetto non troppo gradelle alia
fra' ornali

centemente negli scavi

come si del Tempio


(

scoperto redella Piet a

tratto scemata,
vi si

invece, dove la circonferenza ne sia tratto venendo a formare ima linea curva. trova l' interrompimento grazioso che l'alleg-

Ed

S. JMcola in Carceri, ed alle tre colonne del tempio di Giove Statore), clic io riguardo per gli scamilli che indica Vitruvio in questo stesso capitolo.

gerisce. Questa linea curva da Vitruvio chiamata a dj cctio , cio aggiunta 3 oltre ci che era stato usato da alcuni Architetti greci. Pai-miche le colonne dentro il Panteon siano formate come vuole Vitruvio, e non colla pancietta- di cui ve ne ha pochissimi esempli nell'antichit, fra' quali eranvi

Vedi Tav. XII. Fig. 16. '7> 18 la '9: guente Tav. XII. A. fondamenti de' muri siano larghi (>) Cio, che fino all' altezza dei pilastrelli per quanto sono larghi medesimi pilastrelli, e che poi sopra vi s'innalzino le colonne della medesima grossezza. al sodo, ma fino ad una conve(3) Non fino
i

niente profondit.

$0
vani
forte
fra
i

LIBRO
pali,
il

III.

si

riempiano

essi

di

carboni.

Indi

si

riempia
2
)

della

pii Ili

macerie

colonne colle regole dette precedentemente: cio ne' picnostili colla regola de picnostili , e cos nel sistilo , diastilo, ed euslilo , in quella stessa guisa che di sopra si scritto e determinato. Solamente negli arco stili avvi la libert di porle con quella distanza che piace ma ne' templi che hanno i colonnati ali intorno si hanno da porre le colonne in modo, che ne"' fianchi siavi il doppio numero degF interperch cos la lunghezza dell' edifizio colunnj che sono nella facciata 3 Gonciossiach hanno sbagliato coloro sar il doppio della sua larghezza che hanno raddoppiate le colonne , poich egli sembra che vi percorra nella lunghezza del tempio un intercolunnio di pi che non fa d uopo.
i

Costrutte cos medesimi si distribuiscano

fondamento (*). le fondamenta,


le

si

pongano
1

a livello

piedestalli

e sopra

).

gradi nella facciata

debbono sempre

essere disposti di

numero

dispari:

perch cominciando a salire il primo grado col piede destro, questo parimente sia il primo a poggiare sul pavimento del tempio. La grossezza di codesti gradi stimo doversi cos fare: cio che non si debbano porre in opera pi grossi di dieci once n minori di nove perch cos sar meno
;

faticosa la salita.
I

piani

poi

di

essi

gradi

non dcbbonsi
di
si

fare

come sembra
(4).

meno
si

larghi di

un piede
i

mezzo, n pi

due
si

"piedi

Parimente se
il

vor-

ranno

fare
1

gradi intorno al tempio,


al

faranno nella medesima maniera.


vorr fare

Ma

se

d intorno

tempio, cio da

tre lati,

Podio

5
),

questo

si

(1)

La maniera

di far

bene

la palafitta

si

pu

leg-

teso pel colpo d' occhio di addoppiare le cose, e

non

gere nello Scamozzi (lib. Vili, cap. 6). Il medesimo Yitruvio altrove (lib. V. cap. 12), trattando de' porti, ne parla: e, discorrendo dei viali de' giardini 1 (lib. V. cap. 9), dice de carboni ebe attraggono

giammai
quelli

le

misure.

siccome

g'

intercolunnj sono

cos

che fanno maggiormente senso nella veduta, debbono essi addoppiarsi e non le colonne. ci confermano quanto (4) I monumenti antichi
si
il

l'umido. Sopra

la

palizzata egli vuole riempiuta tutta


dell' edilzio.

quanta

la

platea

Reca meraviglia ebe

Yitruvio non abbia mai parlato del castagno, legname die a 1 nostri giorni di grandissimo uso, e specialmente in Roma e col quale rannosi le palafitte.
,

Nessun tempio cbit ebbe stereobati,


()

di tutta la pi

splendida anti-

ossia piedestalli, isolati.

L'uso

ordinario degli Antichi era di fare tutto un piedestallo continuato all'altezza della scalinata, su cui
talora aggettavano in basso-rilievo sotto le colonne
la
1

figura del piedestallo,

il

quale riusciva poi assai


degli
scalini

sporgente
l

allorch

si

facevano

tra

uno

l'

altro piedestallo, per

superiore di esso : siccome Assisi. Negli ardii trionfali , e simili si impiegato il piedestallo con buon successo. (3) Sembrer forse ebe, per essere l" intercolunnio del mezzo della facciata pi largo degli altri,
,

montare fino al piano nel tempio esastilo di

tempio non doppio della poich la \ista prendere un s


il il

abbia giustamente il fianco lungo facciata ma questo nulla importa pel colpo d'occhio non pu compiccolo divario , e Yitruvio ha in:

tutto insieme ritenesse una tal simmetria che imponesse gravit maestosa: ed intanto, per salirvi agiatamente, pensarono di riportare altri gradi minori per la met, occupando coi medesimi lo spazio che portava l' ampiezza dell 1 ingresso medio. (5) Il Podio non parapetto di loggia , o di altra parte da afl'acciarvisi: ma bens il basamento, di un edilzio il zoccolo che circonda il pedale uno o pi lati di tutto il fabbricato, sporgendo in fuori come il piede .al coi'po umano. L' essere noto che sopra il podio, o pedale, s' innalzavano i plutei, o parapetti, di legno, di marmo, di bronzo, ed anco di funi (detti questi reticul da Yulpiano). ha dato luogo a tal confusione: quasi che il parapetto si dicesse podio perch serve di appoggio , come viene volgarmente spiegato. Not gi lo Scaligero (Cotijcct. in J^arr. de Ling. lat. pag. 4)> che pes dai Latini si diceva per indicare fondamento o base Greci didi un edifizio, e d' altre cose: come cevano r.c<;, tt'jc;, da cui venuto r.6$icv ed in
si
. i ,

qui da Yitruvio voleva che

prescrive all'altezza dei gradi. Egli

capo
faccia in

in.
i

81
dadi, le corone, e le cimase, con1

modo
co''

clic

zoccoli, le basi,
(')

vengano
Il

membri

del piedestallo
si

eli"

sotto la base

delle

colonne.

maniera che abbia degli sporti pel sar tirato a filo, parr, podio a guisa di scannili dispari ); poich se guardandosi, incavato. Ma come si abbiano propriamente a lare a tal efpiedestallo poi

ha da eseguire
2 (

in

fetto

codesti scamilli

si

vedr nella figura


le

disegnata,

nella dimostra-

zione posta alla fine del Libro. Compiute queste parti, si collochino
sta

basi ne'proprj
,

luoghi:
il

la

giu-

proporzione

delle

quali

che

la

grossezza

compresovi

plinto

gico, e forse

il Vossio nell EtimoloPodiare ne' tempi pi bassi. Vitru\ io, fra gli altri luoghi ove parla del Podio, cos dice intorno la scena de' Teatri (lib.V. cap. 7): Seenne longitudo ad orchestrae diametron duplex fieri

Latino Podiuni

come nota
e

poich nella specie dei templi picnostili volendosi


ritenere
delle basi delle

Podio

stereobati lauto larghi quanto i plinti colonne, risulterebbero g" interstereobali angusti , cio soltanto di un diametro della colonna. Veggasi Tav. XI. Fig. 7.
gli

debet. Podii ltitudo

rona et deva al
nel

lysi,

ab libramento pulpiti, cum coduodecima orchestrae ; che corrispondel piano praticabile della scena.
1

livello

Capo presente, parlando de Templi, dice: Sin autem circa aedem ex tribus lateribus podium faciendum crit , ad id' constituatur liti quadrile spinte, qui tranci, coronae , Ijsis , ad ipsurn stylobatam
,

E celebre la quistione degli Scamilli agitala (>) dagl'interpreti di Vitruvio. Per maggior chiarezza mi sono determinato ad esporre nelle Tav. XI. e XII. sedici Figure dedotte dai commentar' di Vitruvio. e dai monumenti della pi riverita antichit: fra cui quelle in ispecie marcate Fig. 7, 16, 17, 18, 19 e 20, della Tav. XII., e seg., assoggettate
ta7oni de'

crit

sub columnis

et spiris ,

que era Quel piano che tempio, nella fronte del quale eravi la gradinata, e negli altri tre lati il basamento, o stereobate, su cui s* innalzavano le colonne e l'intavolato. Negli Anfiteatri poi era Quel piano o precinzione al piede delle gradinate ove sedevano gli spettatori e immediatamente intorno l'Arena. Nell'Anfiteatro Fla,

conveniant. Questo duncircondava la cella del

confrontate colle interpretamatura disamina Commentatori, ed esaminate nelle identiche costruzioni antiche, mi hanno fatto convea
,

nire nel giudizio di alcuni chiari interpreti, esser 1 cio, desse l idea de' veri Scamilli impures Vitru-

vio, detto

il

Colosseo,

si

rinvennero

le

imposte dei

plutei che innalzavansi sopra del Podio, per sicu-

rezza de' personaggi distinti che ivi sedevano a goder degli spettacoli. Codesti plutei dovevano essere muniti d' acuti uncini di ferro o di bronzo , per impedire alle bestie feroci che quivi penetrassero, giacch vi si osservano de' fori all' altezza della cimasa, per assicurare g* indicati uncini di metallo. (1) Si considerano nel piedestallo tre parti: l'una delle quali l'inferiore, che si denomina basamento:
l'altra quella di

Ecco la nota che il March. Poleui (rigettando la falsa lezione liti habeat per medium , sola cagione delle controversie, ed attenendosi all'altra uti habeat per podium, suggeritagli dai migliori e pi accreditati codici) dett a fac. 69, voi. IL, per chiarire questa tanto agitata quistione. Lectionem vero per medium immutavimus , atipie per podium
viani.

suffecimus. Scilicet in articulo

difficili atqiie

obscuro

commonstrabant , habitti a me est necessaria. Vox enim medium nimis late patet, ac ambigua esse videtur: vox autem podium clarior est; nani quidpiam indicat , quod ad rem
tot libri

emendano , quam

nostrani peculiarius attinet. Veggasi inoltre

il

detto

mezzo, a cui

si

il

nome

di

Poleni alle
scamillus
gli

tronco, ovvero di specchio; e la terza la superiore , che dicesi cimasa. 11 piedestallo continuato, ossia basamento, del tempio rotondo di Tivoli, e quelli che si ritrovano
in
si

69 e 70, ove (rigettata la latina voce cui egli sostituisce scabellus) cos dice defac.

Scamilli indicati dal Sangallo, e da esso Poleni

rappresentati alla Tav. XVI IL, Fig. 3. =r Questo per i scamillos jmpares , cio disuguagliato. Se que-

Atene nei ruderi del tempio


ritirano
in

di

Giove Olimpio,

dentro dal vivo esterno delle basi. Parmi che in questo gli antichi Architetti abbiano avuto riguardo agi' intercolunnj, ed all'altezza de' medesimi piedestalli, perch non avessero una forma assai grave e pesante, e che da ci dipendesse il dare ad essi la larghezza pi in un modo che

un allro. Infatti ne' due test citati ruderi dei templi di Giove Statore, e della Piet a S. Nicola in Carceri a Roma, la larghezza degli stereobati aggettati pochissimo nel basamento non eccede il dia*metro inferiore delle colonne. Forse in tal guisa
iu fu praticato dagli Antichi per lasciare intervalli, o

poggio rimane dene Faustina: in Roma =. La quale opinione del il tempio suo Sangallo avvalora sempre pi la mia, e concorda cogli esempj de' due citati monumenti di Giove Statore e di S. Nicola in Carceri. Un'altra riflessione mi giova qui aggingnere , ed : che, essendo codesta decorazione ne' basamenti a stilobati, secondo i citati
sti

sgabelli

vengano

iu fuori, e lo

tro, cos sta bene. Cos stava

Antonino

tempj, posta
vio.

in

pratica alle epoche vicine a Vitru-

egli, coli' usata sua diligenza la descrizione e le redimenticare penetrazione, e gole di que'piccoli risalti ne' basamenti, se tutt'altro si volesse intendere che gli Scamilli?

come mai poteva

specchi, proporzionati tra

uno stereobata

e l'altro:

-4

g2
sia

libro

in.
;

e V aggetto , che i Greci diper un mezzo diametro della colonna cono Ecplioraii , ne abbia per un quarto del diametro: onde sar tutta la

base per (ungo e per largo un diametro e mezzo della colonna. La sua altezza, ove sia atticurga ('), si divida in modo che la parte di sopra abbia un terzo del diametro della colonna , ed il rimanente lo abbia il
plinto.

Sottratta

F altezza del plinto,

si

divida

il

resto in quattro parti: di


si

una delle quali si faccia il toro superiore; e le tre che rimangono vidano per met, s che una sia pel toro inferiore, e Y altra per Greci dicono Trochiloii. e la scozia , che
i
i

di-

listelli

Ma

se

la

base

si

vorr fare fonica,

le

proporzioni saranno queste: cio,


1

che la larghezza della base sia per ogni verso quant il diametro della colonna, con un quarto ed un ottavo di pi; e T altezza della medesima, e cos quella del suo plinto, quanto quella della base attica. Quello poi che rimane oltre il plinto, che corrisponde alla terza parte del diametro
della colonna,
si

divida

in

sette parti: tre


si

delle quali
s

serbinsi al toro su-

che d^ma si faccia e listello, e l'altra rimanga pel cail cavetto superiore co'' suoi astragali vetto inferiore, il quale perci apparir maggiore, poich ha il suo aggetto fino ali estremit del plinto. Gli astragali poi si faranno per un otperiore; e le rimanenti quattro

dividano per met,


2 ( )

tavo del

cavetto, e Paggetto

della

base sar per ogni verso

un ottavo

ed un sedicesimo del diametro della colonna.

Compiute cos colonne a piombo


della facciata che

collocate

le

basi, debbonsi

1 sovr esse alzar dappoi le

sul

centro di mezzo, cio quelle isolate,


1

del

mezzo

del postico.

staranno in
a sinistra,

fila

colle

Le colonne per di angolo, e quelle che medesime ne" fianchi del tempio, tanto a destra che
3 ) le

riguardanti

pareti della cella, debbonsi collocare in

modo
listello

(i)

M. Blondel

(Cors. d'Arch.it. fac. 5 cap. ia)

ha

trovalo le corrispondenze de membri di codesta base Attica co' toni della Musica: i numeri de' quali,

prende insieme coli" astragalo (Vedi Tav. XIV. Fig. 2).

il

tondino ed

il

incominciando dal plinto , si stanno come 20 i5, 13, 10. I listelli poi che dividono il cavetto dai tori rendono il medesimo aspetto che farebbero nella musica le note fuse e semifuse , che passaggi, i quali modulandosi servono a formale con maggior dolcezza rendono sensibili all'orecchi
.

note principali degli accordi. 11 plinto dunque corrisponde al tono mi la: e rapportando questo al toro superiore si ha V ottava. 11 toro inferiore corrisponde al tono la re, e rapportando questo due tori al plinto si ha la aliarla: rapportando poi si ha la quinta. Rapportato il toro inferiore al cavetto si ha la terza minore; ed il cavetto al toro superiore dar la terza maggiore. Osserva poi l'Autore che, aggiugnendo sotto al plinto un zoccolo che abbia di altezza il doppio del toro inferiore si arrecano i modi Piagali } Frigii , Lidii , ed Eolii; e tanto sia dello per erudizione degli studiosi. Yeggasi la figura della base Attica (Tav. XIV. Fig. ). Vitruvio qui senza meno intende, e com()
le
i
, 1

(3) Tratta qui Vitruvio della posizione delle colonne in diversi casi, ma specialmente di quelle del pseudoperttero che sono dimezzate ed immerse nella parete: Columnae quae spectant ad paric.tem. Vedi alla Tav. XXI. Fig. 6, la pianta del Tempio della Fortuna Virile. Marquez (Delle Case lom. arii()9 cap. 3o) sensatamente sviluppa siffatta tic. fac. materia, e coglie appunto (come dopo di lui anco l'Orsini) il vero senso dell' Autore forse pi d" ogni altro interprete. Infatti come mai si potr ottenere perpendicolare al centro B della sommit r asse del fusto, allorch le colonne isolate si rastremano

soltanto verso la fronte, e non verso le pareti della cella col centro di mezzo? e come mai, drizzando le colonne isolale a piombo dalla parte interna del

porticato,
di esse gli

si

potrebbero assettare regolarmente su architravi? Osservisi la pianta nella Ta-

vola qui sotto notata, e si scorger che Vitruvio inteso insegnare codesto architet). tonico sconcio (Vedi Tav. XIII. Fig.

non ha giammai

capo

in.

83
e

che
sta

la

parte interiore sia tirata

piombo,

ristringasi

giusta le regole dette di

solamente sopra. Cos saranno compinti con giul

die

esteriore

proporzione i ristringimenti e la figura d* un ben costrutto Tempio. 1 Situati che saranno i fusti delle colonne, riguardo a capitelli, se sacio , che ranno a piumaccio, si formeranno colle seguenti proporzioni
:

lunghezza e di larghezza per quanto il diametro dell imo scapo, con un decimottavo di pi; e \ altezza , compre1 sovi le volute , per la met della larghezza. Dall estremit dell abaco si
il

loro

abaco
1

si

faccia di

dee ritirare in dentro ('), e tagliare una diciottesima parte e mezzo per determinare le fronti delle volute; e da questi tagli dell'abaco, ove il listello

superiore di esse,
le

si

calino le linee perpendicolari (/>./'), dette cateti,

da tutte e quattro

parti

ove sono
quali
si

le

volute. Tutta

1'

altezza

si

divide in

nove
dell
1

parti

mezzo:

delle

abaco, e delle

altre

otto

una e mezzo rimane per la grossezza formano le volute. Indi, da ciascheduna


1
(

che si era calata per gli angoli dell abaco, se ne tirino delle altre 2 ): dappoi ciascheduna di quedistanti per una parte e mezzo in dentro ste si divida in maniera, clic quattro parti e mezzo rimangano sotto l'abaco; ed in questo luogo, che divide le quattro parti e mezzo, si segni il cenilo dell occhio, e con questo centro, con un diametro eguale ad una delle otto parti, si l'ormi un circolo: questa sar la grandezza dellinea
1
1

l'

occhio, in cui

si

tiri

un diametro ad angoli
1

retti

col cateto. Indi,

co-

minciando

abaco , in ogni girata di quarta di cerchio si scemi mezzo diametro di occhio, e cos si faccia lincile si giunga alla medesima quarta che corrisponde sotto l abaco 3
dalla parte

superiore sotto

).

Qui Vitruvio prescrive termini ad ambidue che debbono contenere le volute, ed intende che la ceduta di profilo a, b (Tav. XIV. Fig. 3) sia per un diciottesimo e mezzo della lun(f)
i

calcti

Caramuel, ed il Piacenza che particolarmente ne una sensata ed ingegnosa dimostrazione , raggiungono appuntino la mente dell'Autore, e sodfece

ghezza partem
(>)

dell'
,

abaco perch cio da a in b.


,

egli

dice

in

interiorem

Ora
la

parlasi della fronte del capitello: ed u-

sando
toglie la

medesima frase in interiorem partem , ne Vitrmio ogni dubbio, aggiugnendo dappoi

voce latitudine: cio, che si debba prendere questa parte e mezzo (e, d, Fig. 4) P er diritto della lai-ghezza, ossia della fronte, andando in dentro, vale a dire verso il mezzo del capitello. Se poi questa diciottesima parie e mezzo abbia ad intendersi del

disfanno alle condizioni dal medesimo proposte. Vi1" altezza della voluta sia eguale ad otto diametri dell' occhio : che il centro dell' occhio sia distante dalla sommit del cateto quattro parti e mezzo ; che la voluta debba incominciare dalla parte superiore del cateto sotto l'abaco-, che si debba descrivere per mezzo di quarte di circolo; che ciascheduna quarta di circolo debba scemare mezzo diametro dell'occhio; che la spirale deliba terminare nella medesima litravio prescrive che

nea sotto

diametro della colonna, o della larghezza dell' abaco, o nell'una o nell'altra maniera che si facesse, non vi sarebbe che piccolissima differenza ma sembra che Vitruvio abbia inteso di prendere codeste misure dal diametro della colonna inferiore. (^) Dopo avere attentamente considerati i diversi sistemi praticati per la formazione della voluta Jonel Cesariano, nel Goldman, nel nica, nel Serlio Bertano, nel Perrault, nel Galiani, nel Newton, nell'Ortiz, nello Stratico, e nel Marini (del quale si fatto cenno nella nota dellaprefaz. fac. XXI. )ho ptuto convincermi che il Barozzi da Vignola, il Palladio. lo Scamozzi, il Sahiati, il Dell'Orni. 1' Osio. il
: ,

condizioni,

abaco donde ebbe principio. Queste che mi accingo a brevemente dimostrare, sono osservate nella Tav. XIII. Fig. 2. Calato il cateto dal punto a sotto l'abaco, e
1'

diviso in otto parti eguali,

si

descriva l'occhio nella

quinta parte. Si conduca la linea orizzontale che passi pel centro dell' occhio b. Sopra questo centro b fino ad a risulteranno quattro parti e mezzo delle otto in che fu divisa l'altezza della voluta: quindi dal centro b fino a e quattro delle medesime parti, da b a d tre parti e mezzo, da b ad e tre parti, due parti e mezzo, e finalmente dal centro b ad Si congiungano le rette ac, ed, de,ef, ciascuna

delle quali sia divisa in

due

parti eguali, in

g,h,

8_|

LIBRO

III.
1

La
delle

grossezza poi del capitello cos

nove
il

parti

debb mezzo ne rimangano tre


1

essere
sotto
l

distribuita:
1

cio,

che

astragalo del
1

sommo

rimanente si dia all' ovolo, abaco, e canale. L aggetto dell 1 ovolo 1 1 ecceder quello dell abaco per quanto la grandezza dell occhio g. I cingoli (') del piumazzo hanno da avere tale aggetto fuori dell' abaco , che,
scapo, ed
posta che sia una punta del compasso in quel centro che segna una quarta 1 1 1 parte del capitello, e l altra punta si stenda fino ali estremit dell ovolo, girandosi la curva, ella determini il contorno d'essi cingoli. Gli assi delle
volute
(

2)

non saranno pi
il

larghi della grandezza dell occhio, e le

medesime
altezza.

volute avranno

loro incavo profondo pel


i

duodecimo

della loro

capitelli di quelle colonne che si faranno Queste proporzioni saranno per di venticinque piedi al pi 3 ). Per quelle che ne avranno di soprappi , 1 tutte le proporzioni si regoleranno nell istessa maniera: poich l'abaco sar lungo e largo quanto un diametro di colonna, ed un nono di pi,
(

affinch,

scemandosi

il

ristringimento a proporzione che le colonne

si

avan-

zano in altezza, abbia anche il capitello in ogni sua parte proporzionato accrescimento s di aggetto che di altezza. Come poi si abbiano le volute a descrivere esattamente colle seste, alla line del Libro se ne dar la figura, ed in iscritto la regola di farle. sommi scapi delle colonne non a Compiuti capitelli, e situati sopra filo, ma con uno scompartimento adattato al modo tenuto per le aggiunte
i i

gm

conducano le normali incontrando le diagonali segnate nel quadrato tangente alla periferia dell" occhio ne punti m , n , o, p , determinano i centri de' quadranti ma, ne, od, pe, e cos termina
i, l,
,

da questi punti

si

hn, io, Ip ,

le quali,

in

il

primo giro della voluta. Vitruvio non


il

si

e-

stende pi oltre a dimostrare


il

modo

di descrivere

restante de'

giri

della spirale, dicendoci soltanto:

quarta parte dello spazio che passa tra a, f, sotto 1' si proceda col medesimo ordine tenuto abaco per i centri che servirono a descrivere i segmenti a e, e d, de, ef, ec. E perch la fascia s'ingentilisca ordinatamente andando verso l'occhio, si ritiri verso il centro b , una dodicesima parte da , nel punto che corrisponde alla quarta parte delle , distanze che passano tra m q , q u, u b : cosicch
,

denique in eumdem tetrantem , qui est sub abaco veniate , per adempiere a quest'ultima condizione, e per iscemare con progressiva regolarit e con garbo il secondo e terzo giro della voluta, a' quali propendo, piuttosto che ad un solo giro; per la ragione che deducendo ^ itruvio le sue dottrine dalle descrizioni de' Greci, e da' loro monumenti, sembra pi probabile dovesse egli moltiplicare i giri della voluta almeno a tre (siccome si riscontra nel tempio Ionico a bordo dell' llisso, in quello d'Apollo a Mileto, e di Minerva a Priene non che in (fucilo di Minerva Poliade in Atene, le di cui volute hanno quattro giri), piuttosto che limitarsi ad uno soltanto. Ci posto, dividasi in tre parli equidistanti la linea b m nel quadrato iscritta nell occhio, e cos le altre bri, ho, bp: cosicch tacendo centro nel punto q , e quindi in r , s , t, si descriver il secondo giro} e finalmente co' centri u, x, z,j, si perfezioner il terzo giro della voluta appunto in come vuole Vitruvio. Per descrivere poi la lista della voluta, che la
, 1

notati i centri pel primo giro in 2 secondo in 5, 6, 7, $\ e pel terzo


i

4 P el 9, 10, 11 e 12 (come vedesi espresso nella Tav. XIII. rispettivi segmenti Fig. 3), si descriveranno poi
, ,

in

della fascia nella fronte della voluta.

() Sia
volute.
Si

la

figura del capitello supposta seuza

le

prenda

la

sua altezza hi (Tav.

XIV.

Fig. 5), la quale divisa in due parti eguali dal tondino in su, facendo centro colla punta del compasso

stendendo l'altra sotto l'abaco in h, verr un semicircolo che tocca la punta dell' ovolo in in, e termina sotto il tondino 1. Qui poi Vitruvio per cimatami intende 1 Ovolo del capiin l, e

a descrivere

tello.
(>)

Nel profilo
gli

nella pianta del capitello


assi

sono

contrassegnati
Fig. 3 e 6).
(i)

delle

volute n (Tav.

XIV.
e

del capitello (Tav.

Le proporzioni della trabeazione XIV. Fig. .{) si sono


1

jonica
le

regolate
co-

colle prescrizioni stabilite

da Vitruvio per

lonne dell'altezza da

5 a 20 piedi.

capo
dei piedestalli, dovr corrispondere

in.

85

anche nei membri superiori la simmetria 1 propria degli Architravi (0: la giusta proporzione de quali la seguente. Se le colonne saranno per la minore altezza di piedi XII. in XV.
1

T altezza dell architrave


colonna. Se di

sia

per

la

met

della

grossezza

inferiore

della

d una
piedi
sia
1 ,

di
si

V altezza della colonna in tredici parti, queste sia V altezza dell architrave. Cos se da XX. a XXV. 1 divider l altezza in dodici parti e mezzo , ed una di queste
a
divisa
1

XV.

XX.,

altezza dell architrave.

Se
d

di
1

XXV.

parti,
1

ed una
delle

di

queste
2

si

ali

architrave.

XXX. E cos
,

si

divida

in

dodici

proporzione del.le

l'

altezza

colonne
(

colla

stessa

regola

debbonsi ricavare
in

altezze

degli

architravi

).

Imperocch

quanto

pi

alto

la
1

vista

dee guarsi

dare, tanto pi difficilmente essa penetra la densit dell aria: onde viene
debilitata e
1

spossata di forze per la

distanza

dell

altezza

immagini dubbiose delle misure della 1 (mal cosa occorre sempre aggiugnere alla simmetria de membri un properch , o siano codesti situati in luoghi alti , porzionato supplemento oppure di proporzione gigantesca, debbono comparire della dovuta grandezza 3 La grossezza inferiore dell* architrave , la quale posa sopra il
iiell

occhio

formano proporzione. Per la


,

).

capitello, sar per quanto

la

grossezza del

sommo
(

scapo

(4):

la

gros1

sezza sua superiore poi, per quanto


chitrave dee farsi della settima parte
sia
la

Timo scapo
oltre
la

5 ).

La cimasa
,

dell ar-

della sua altezza

ed altrettanto ne
dividasi
in

projezione.

Quel che rimane,

cimasa,

dodici

D. Pietro Marquez nel suo Trattato delle case secondo la dottrina ili citt degli antichi Romani, f^itrm'iana, imprende ad illustrare il testo che riguarda gli scannili, recando per esemplare il Colosseo ed altri edifizj, e conchiude intorno al presente testo: che nessuna corrispondenza si ricava dall aggiunta de piedestalli cogli architravi: poich non apparisce se non se una corrispondenza di ordine, in quanto che una parte succede all'altra per compiere, assembrate, un intero corpo di architettura. Se si riguardino dunque i relativi punti col testo risalii degli scannili non hanno che presente i fare, secondo Yilruvio, colla simmetria degli architravi, ne degli altri membri superiori: ciascuno ha le sue proprie simmetrie da lui separatamente collocati insegnate. Difatti dopo aver detto che capitelli, segua nei membri superiori la simmetria i
(i)
1 1 , ,

che non dalla densit dell'adelle figure e delle diminuzione provenga la ria forme degli oggetti veduti da lontano; ma l'impiccolimento risulti soltanto dal raggio visuale: poich quanto pi Y angolo minore tanto pi lontano
di Vilruvio, e vuole
,

obbietto veduto. Ed in vero la quantit frapposta e la densit dell'aere possono influire sul cangiamento del colore effettivo dell" oggetto, ma non

1'

liani

forma o figura del corpo medesimo. Il Gariprende qui il Perrault, e dice: Chi non conosce quanto discorra meglio Vitruvio del Perrault? dottrina di Vitruvio conferma ci che (4) Questa si dimostrato nella Tav. XIII. Fig. 1 , sugli sconci
sulla

che

provengono rastremando

le

colonne

isolate

soltanto nelle fronti esteriori del tempio;


dalla penetrazione Yitruviana dettati. (".) S" intenda tal grossezza colla r
alla

non mai
e

non

jropria degli architravi: immediatamente di questi


le
ari

regoli

poich

essi

sono

primi

dei

memre-

superiori

dopo

capitelli.

In

sguiti)

alle

della terza lascia, perch chiaramente egli dice summum ; e codesta regola serve per gli architravi che in altezza non passano il mezzo dia-

sommit

gole degli architravi seguono quelle de' fregi, delle


cornici, dei frontespizj e d'ogni altro membro, perch chiaramente scorgesi che la dottrina di questo intero Capo terzo racchiude lo elevare un

ben si palesa da capitelli Jonici, de quali Vitruvio poco prima ha detto che le loro altezze e gli abachi debbano accremetro della colonna.
1

ci

scersi

qualora

le
si

Tempio
(a)
(3)

dalle pi basse sostruzioni sino al vertice

dici piedi.

colonne si alzino sopra i quinavr poi a dubitare, che crescendo

del frontespizio .
3 e 4. Vedi Tav. XV. Fig. 2 Il Perrault diverge da codesta dottrina ottica
i
,

gli architravi nell'altezza a proporzione delle colonne, non debba supnorsi anco un aggetto magloune, giore alle loro cimase ?

86
parti
:

LIBRO
tre
la

III.

delle

quali

ne abbia
1

la

prima

fascia

quattro

la

seconda

cinque
Il
1

pi
('),

alta.

fregio

eh' sopra

architrave , dee essere

un quarto meno
quelle
dell
1

alto

d esso architrave:
essere

ma

se vi
alto

si

dovessero fare delle piccole figure, dovr

un quarto pi
bella

del

medesimo
poi

acciocch

sculture vi
altezza
di

facciano
niello,

comparsa.

La cimasa

sia

un settimo

suo aggetto sia altrettanto. Sopra il fregio si dee fare il dentello alto quanto la fascia di mezzo dell architrave, e Paggetto sia eguale alla sua altezza. L interstizio, che in Greco dicesi Metoche, si ha da spartire in maniera, che il dentello abbia di larghezza in fronte la met della sua altezza, e che il cavo, ove si fa 1 della larghezza della fronte di esso l intersezione, abbia due delle tre parti dentello: il suo cimazio poi sia la sesta parte della sua altezza. Il Gocciolato] o colla sua cimasa, senza la gola, sar quanto la fascia di mezzo 1 1 dell architrave. L aggetto del gocciolatojo insieme col dentello si far eguale allo spazio che corre da sopra al fregio, fino a tutta la cimasa di essa corona. Ed infatti generalmente tutti gli sporti riescono pi grail
1 1

ed

ziosi

allorch abbiano
altezza del

aggetto eguale
2 (
1

ali

altezza.

eh dentro le cornici del frontespizio, si dee comporre cosi: si divida la lunghezza di tutto il gocciolatojo in faccia, da una estremit ali altra delle sue cimase, in parti nove, ed una 1 di queste parti si ponga nel mezzo di codesta lunghezza per l altezza del timpano, il quale corrisponda a perpendicolo sul vivo degli architravi, e del sommo scapo delle colonne. La corona 3 che gira sopra il timpano dee farsi eguale a quella di sotto, che si fa senza cimasa. Sopra le corone del frontespizio si devono porre le siine, che i Greci chiamano E-

timpano cio, che

),

pitithedas

(4),

alto

un ottavo
quanto

di
la

angoli

5) (

siano

alti

pi del gocciolatojo. Gli acrotcrj poi degli met dell 1 altezza del timpano, e quello di
1

mezzo un ottavo di pi di quelli sugli angoli. I membri tutti, che sono da capitelli in sopra,
e

cio architrave, fregio


si
:

cornice, timpano, cornici del frontespizio, ed acroterj,


innanzi pel
di

hanno

a fare

piegati

ponendoci
alla

duodecimo dell fronte ad un edifizio


dell opera,
tira
1

altezza di ciascheduno
e
1

conciossiach
sar

tirate

dall occhio

due lince , una


,

parte

inferiore
si

altra

alla

parte

superiore

pi

lunga

quella che

alla

parte

superiore.

Cos

avviene

che

quanto

Veggasi Tav. XIV. Fig. 7. Neil altezza del fregio, supposto ornato, comprende Vitruvio anco la cimasa, poich dopo il fregio parla subito del
(i)

dentello.
(1)

Vedi Tav. XV. Fig.

5.

sul

modo

di ornarli

di creta

all'uso toscano, vedi Cap. 2 di questo Libro ove trattasi della specie dei Templi arcostili. (3) Qui corona indica il gocciolatojo. Vedi Tav.

greca Epitithedas , significa Una cosa (j) La voce che sta sopra, siccome qui la gola diritta sta sopia il gocciolatojo del frontespizio, di piccolo piede(5) Acroterium , una Specie stallo innalzato per ornamento sopra il frontespizio, La diversa grandezza dei froiitespizj nei templi esastili, ottastili, e

decastili, ec.

rende inapplicabile la
,

regola indicata dal N. A.: quella cio

clic gli acroterj

XV.

Fig. 5.

d'angolo debbano essere

alti la

met

del timpano.

capo

1 1

ni.

87
superiore,
tanto

pi lunga la linea visuale che tirata alla parte

pi

supina sembri I apparenza dell oggetto. Ma se , come si era detto qui innanzi , si faranno inclinate le parti della facciata , allora appariranno

ed a squadra ('). I canali delle colonne hanno ad esser ventiquattro, ed incavati in modo che, applicata la squadra nel canale, girando si tocchi colle due gambe T estremit del canale da destra e da sinistra e coir angolo ella , possa liberamente girare toccando il canale. La grossezza de 1 pialletti ha da essere eguale ali aggiunta che si fi in mezzo della colonna, come dalla
stare
a
,
('-)

piombo

figura

descritta

si

potr riconoscere.
i

Nelle sime, o gole che sono sopra


si

gocciolatoj ne fianchi de" templi


1

),

hanno a scolpire delle teste di leone (4), distribuite in modo che primieramente venga ciascuna di esse a perpendicolo di ogni colonna, e tulle poi siano situate con eguali distanze fra loro, s che ciascuna corrisponda
alle

tegole di mezzo: quelle per che


di

si

faranno

di

contro alle colonne,

saranno bucate a foggia


piovana. Quelle di

mezzo

canale, cosicch dalle tegole ricevano l 1 acqua poi saranno massicce, acciocch la copia delle

docce non cada a basso tra gfine quelle teste che sono sopra le n bagni chi vi trapassa colonne, parr che vomitino e rullino acqua dalle loro lanci. In questo Libro ho descritto, quanto meglio ho potuto, la disposi1 zione de Templi Jonici nel seguente tratter delle proporzioni Doriche
dalle tegole

acque che tercohumj

defluisce nelle
;

delle

Corintie.

(1)

in

Codesta regola d'ottica pu talvolta servire un'opera non molto grande, e che sia rimirata
:

perci luogo nelle gole dei frontespizj, ma soltanto nei fianchi ove i tetti vi fanno grondaja.
(4)

dal basso ali" alto in un luogo di fronte , stretto non cos in un' opera grande ed in o racchiuso un luogo spazioso, perch quivi certamente essa non servirebbe, potendo l occhio abbracciare i raggi dell intero corpo. Per tale ragione dagli Scultori .si fanno inclinale le teste delle statue , e le maschere che vanno collocate in alto. Questa inclinazione dei membri architettonici , allorch sono
1 1

Le

teste di leone scolpivansi


,

cornicioni

nelle sime dei alcune per getto delle acque pluviali ,

altre soltanto apparenti.

Gl'intervalli tra

una ma-

non producono

massimamente i frontespizj, un effetto gradevole. (>) Cio semicircolari. Vedi Tav. XV. Fig. y. Nel Kb. IV. cap. 6 chiama Vitruvio Ancones le Cartelle o Mensole che nelle porte sostengono la soosservati
di

fianco, e

all'osservatore

schera e l'altra erano eguali. Quelle che servivano di deflusso alle acque pluviali dei tetti corrispondevano di contro all' asse di ciascuna colonna. Riferisce il Cupero (net suo Arpocrate , fac. 4q), come gli Egiziani nei bagni , nelle fontane , ed altri ornamenti, per gli scoli d'acque impiegarono teste leonine. Ci forse per alludere al benefizio lor derivante dall' annua inondazione del Nilo, che avviene mentre il Sole dimora nel segno del Leone. I Greci imitarono codesti ornamenti, e, fra gli
in
edifizj antichissimi se ne osservano tuttora Atene nella trabeazione della Torre dei Venti, architettata da Andronico Cirreste (Vedi Tav. XIV. mim. 35 ).
altri
,

pra-cornice.

hi lateribus aedium. Dice ne' fianchi; perch rappresentando siffatte teste di leone le bocche, da dove defluisce V acqua dai tetti non hanno
(3)
,

FUNE

DEL LIBRO TERZO.

DELL' ARCHITETTURA
DI

MARCO VITRUVIO POLLIONE


LIBRO QUARTO.

PREFAZIONE.

xV vendo
lasciato

considerato, o
e

Imperatore, esservi

stati

molti

quali
tutti

precetti

volumi distruzioni sulf Architettura ,

ma

hanno o non

ordinati, o soltanto principiati, quasi particelle vaganti;

ho stimato degna

ed utilissima cosa ridurre ornai ad una perfetta disposizione tutto il corpo deir Architettonica scienza , e di andare spiegando in ciaschedun Libro paratamente le propriet di ciascheduna sua specie. Pertanto , o Cesare , ti ho dichiarato nel primo Libro qual debba essere V uffizio e quali le scienze che posseder debbansi dall' Architetto nel Secondo ho parlato 1 1 delP apparecchio de materiali, co quali si costruiscono le fabbriche: dappoi nel Terzo ho insegnato come nelle disposizioni de" sacri Templi abbiavi il proprio genere , e quali e quante siano le diverse loro specie non che quali le distribuzioni proprie in ciaschedun genere. Dei tre ordini poi ho trattato soltanto della maniera Jonica, quella siccome che per 1 la proporzione de moduli riesce pi dilicata. Ora in questo Libro tratter delle regole e della maniera Dorica e Corintia, spiegando tutte le loro
1

differenze e propriet.

92

LIBRO

IV.

CAPO
Dei
Ire
te

I.

ordini di Colonne, e delle loro invenzioni.

colonne Corintie, fuorch ne 1 capitelli, hanno tutte le proporzioni come le Joniche('), ma la maggior altezza de capitelli le rende per quella parte pi alte e pi dilicate: perch l altezza del capitello .Ionico la terza parte della grossezza della colonna 2 ), e quella del capitello Corintio tutta (pianta la grossezza del fusto 3 Perloch avviene che quelle due terze parti di diametro, che sonosi aggiunte ai capitelli Corintii, accrescendone l altezza, producano in esse queir effetto di svelta apparenza. Tutti gli altri membri, che si soprappongono alle colonne, sono nelle colonne Corintie trasportati o dalle simmetrie Doriche, o dalla maniera Jonica;' e perch quest'ordine Corintio non ha avuto genere proprio di cornici, n di altri adornamenti, perci ha preso o dallo spartimento de 1 triglifi modiglioni nel gocciolatojo (4), e negli architravi le gocce colle ragioni del Dorico; o dalle regole del Jonico le sculture del fregio, i dentelli e le cornici e cos da que due ordini , frappostovi il capitello , stato prodotto questo terzo. Quindi dalla diversit delle colonne si sono
1
1 (

).

da Vitruvo stalo detto proporzioni delle colonne Ioniche, si scorger che queste Corintie sono alte nove diametri ed un sesto del diametro all'imo scapo della colonna. Ma piacque agli Antichi di dar ad esse anco maggiore sveltezza, alzandole fino ai dicci diametri, come prescrive Vitruvio pei teatri: e talvolta se ne trovano anche di pi siccome di undici sono quelle del tempio rotondo di Vesta a Roma: e
(i)

Osservando
III.

ci clic

nel

lib.

sulle

quelle della Lanterna di


(a)

Demostene sono poco meno.

altezza del capitello jonico s'intende sempre dal collarino della colonna in sopra, escluse le volute.
(3)

Plinio, su

tal

proposito, anch' egli


,

si

esprime

nel

modo
,

seguente

al

lib.

XXXVI.

eap. 33.

Et

differenta
est

quoniam
,

altitudo

Corinthiarum eadem quae colligitur crassi/mime ima, ideocapitulis

appropriate alla naCorintio: perch quest' ordine in origine non ha avuto ( eccetto il capitello) un genere proprio di cornici, e di altri ornamenti. Che poi Vitruvio intenda parlare pei- aualogia de* membri proprj dell' ordine Dorico e Jonico, basti osservare verso la fine del cap. 2 , lib. L, dove egli ragiona del Decoro, che dice: se negl' intavolati dorici si scolpiranno dentelli, sopra i capitelli e le colonne Ioniche si rappresenteranno i triglifi trasportando in s fatta guisa le cose proprie d' un ordine in un altro di diversa specie , si offender la veduta , essendosi ne' tempi indietro stabilite consuetudini diverse in ciascun ordine . Il cornicione che *si conforma alla mente dell'Autore quello del Prodi

un nuovo genere

cornici

tura e specie dell'ordine

que graciliores videntur. Jonici enim altitudo tenia pars est crassitudinis. Ci che perfettamente corrisponde colla dottrina Vitruviana. (4) Qui 1 Autore ci fa palese che, dallo scompartimento o distribuzione proporzionata e conveniente

del Panteon di Roma , che trovo utile qui dimostrare nella Tav. XVI. A. Fig. !.. insieme alla base delle colonne. Fig. 2, a compimento delle parti primarie che costituiscono Y ordine Corintio , e perch non vi ha 1" intaglio dei dentelli sotto i modiglioni, e perch codesto intavolato sembra

nao

debbano corrispondere a piombo di essi modiglioni nel gocciolatojo e questi modiglioni debbano risultare a perpendicolo degli assi delle colonne. Dalle ragioni dunque attribuite ai membri del cornicione Dorico, re., e dalle regole assegnate alle cornici, ai dentelli ed alle sculture del
dei triglifi,
i
.

originario

realizzato

da Agrippa contemporaneo

di

Vitruvio.

Non

cos

in questa parte dei monumenti delle antichit romane, che gli ornamenti non siano in perfetta corrispondenza fra loro, n li modiglioni lo siano colla met delle

recher meraviglia il riscontrare, decorazione , come nella massima

fregio

del

Jonico,

risulta

per analogia delle parli

colonne.

CAPO

I.

f)5

formati tre ordini diversi, chiamati Dorico, Sonico e Corintio: e di questi primo ad essere inventato fu il Dorico. il

Imperocch Doro, figlio di Elleno e della ninfa Orseide, che regn in tutta T Acaja e nel Peloponneso, fabbric in Argo, antica citt, in luogo 1 inaugurato ('), il tempio di Giunone, il quale a caso riusc di quest ordine. Dappoi molti altri templi si fecero nelle altre citt dell Acaja con que1 st ordine medesimo, non conoscendosi per anco le regole delle proporzioni. Ma dopo che gli Ateniesi, per gli oracoli del Delfico Apollo, di comune consenso di tutta la Grecia tradussero nell'Asia tutto ad un tempo
1

tredici
di

colonie, e, stabilito a ciascheduna colonia un conduttore, diedero


il

tutte

supremo comando
stato

Jone,
1

figlio

di

Xnlo

Apollo questi , trasportate cotai colonie nell Asia , ed impadronitosi de confini della Caria, vi fabbric grandissime citt, come furono Efeso, Mileto, e
quale
era
dalle

risposte

dello

stesso

Creusa , il chiamato figlio suo


e
di
1

Minuta (che
dritti

fu gi ingojata dall acqua, e le cui sacre cerimonie ed

politici

assegnaronsi
1

da
,

.Toni i

ai

Milesii),

Priene,

Samo

Teo, Colofone,
deliberazione
e di Arsinoe,

Chio, Elitra, Focea


per
l

Clazomene, Lebedo,
distrutta,
e,

e Melete.

Codesta Melete poi

arroganza de* suoi cittadini, intimatale guerra di

dalle altre citt,

venne
di

pel favore del


la

comune Re Attalo
citt

fu poi
tutte

in

luogo

essa ricevuta fra le Joniche


i

di

Smirne.

Ora

codeste citt, avendo discacciati

Cari ed

Lelegi da quelle contrade,

dal loro capo

Jone dissero Jonia tutto quel tratto di paese. Quivi disegnato avendo i luoghi inaugurati da consecrarsi agli Dei immortali , incominciarono a fabbricarvi de templi, ed il primo tempio fu
1

dedicato ad Apolline Panionio,


1
1

come

quello che avevano veduto nell Acaja,


il

primo che videro praticato con quest ordine fu nelle citt de Dori. In questo tempio avendo voluto situare delle colonne, senz averne le vere proporzioni, e ricercando il modo onde formarle s che fossero atte a reggere il peso, e di approvata e bella apparenza a vedersi misurarono la pianta 3 del piede virile , ed aven1 dolo trovato essere la sesta parte dell altezza d un uomo , attribuirono
e lo denomii] arono Dorico; perch
1 ,
( )

codesta
1

colonna, facendola alta per sei grossezze delimo scapo, compresovi il capitello. In questa guisa incominci la colonna Dorica a mostrare negli edifizj la proporzione del corpo virile, non che la fermezza e la venust. Similmente avendo dappoi voluto innalzare un tempio a Diana, ricercando sulle medesime tracce una nuova forma d* ordine , si adattarono
proporzione
alla
l'

(i) Sensatamente dice il Galiani, che qui si debba leggere Junonis tempio , e non templum , perch

usato la voce tempi uni

cos

per

indicar

Area,

come Tempio.
(2)

cos'i

porta

il

significato di questa voce; cio che: nel-

S'intende

la

lunghezza del piede


tutto
il

virile essere

l'Area, o
li

Luogo gi inaugurato, si dovesse innalzare Tempio di Giunone. Giudiziosamente peraltro av-

la sesta parte dell'altezza di

corpo.

Le

co-

lonne del Partenone in Atene sono dell'altezza di


sei diametri.

verte lo Stratico, aver gli Antichi senza distinzione

q4
alla
1

LIBRO

IV.

delicatezza femminile; e primieramente fecero

la

grossezza
1

delle

co-

lonne per T ottava parte dell altezza, onde conseguire un apparenza pi anco la base ad imitazione della scarpa vi sottoposero ed al svelta capitello aggiunsero le volute, come ricci increspati di capelli pen: ;

denti a destra ed a sinistra


buiti

invece
delle

di

capelli
al

con ovoli ne adornarono


,

e
le

con fiondi
loro
fronti
,

e e

fiori

distri-

tronco calarono
glie

basso

le

per tutto il canalature, cosicch assomigliassero alle pie-

vesti
:

usate dalle matrone.


la
1

Cos ritrovarono

di

colonne
altra

V una che imitasse


avanzatisi
nell
1

figura virile
1

due ordini diversi 1 spogliata d ornamento e


;

colla dilicatezza dell' ornato mostrasse la proporzione femminile. I

posteri

poi

eleganza

nell acutezza

d ingegno
1

com-

piacendosi delle proporzioni pi gentili, stabilirono di dare

ali
:

altezza della

colonna Dorica sette diametri, ed otto e mezzo alla Jonica il qual ultimo genere, perch i Jonii furono primi a praticarlo, venne perci dei

nominato Jonico.
che chiamasi Corintio, imita la dilicatezza delle vergini, perch elleno per la tenera et sono formate di membra gentili, e quest 1 ordine in effetto non ammette se non pi graziosi ornamenti. La priIl

terz ordine,

ma

invenzione del capitello

di

codest ordine

si

racconta che

avvenisse

in questa guisa.

Una

vergine cittadina di Corinto, gi atta al maritaggio,


le

ammalatasi
essa viveva

mor: dopo che

fu data sepoltura, la sua nutrice raccolse

e racchiuse in
si

un

cestello le tazze

ed

altre

galanterie (0, di cui,


e ve lo

mentre
(

ed affinch il allo scoperto , lo ricopr con una tegola. Ora tutto il peso del cestello riposando sopra una radice d acanto (*), sovra cui trovossi per avventura situato, e non potendo questa al tempo della primavera alzare per diritto le sue foglie
1

compiacque; lo port al monumento, tutto si mantenesse pi lungo tempo

pose sopra

2)

vennero respinti ai fianchi del cestello, ove, crescendo ali ins, e compressi dalla resistenza degli angoli della tegola, venivano costretti a ripiegarsi in que 1 canti che sono ora in luogo delle volute. Quindi Cal1 limaco il quale , per l eleganza e l acutezza del suo ingegno nell arte
gli

steli

(i)

Sembra

air Orsini che la voce poculis

debba
,

etila

tantum

in

oblcctamentis ac

deliciis

virgo illa

tradursi tazze

ed alberelli, cio piccoli vasi

cos

richiedendo il significato delle voci collecta et composita, che seguono- e certamente era necessaria
la

diligenza

di

rimanessero anche le tazze e gli alberelli pi lungo tempo allo scoperto, liti ca permanerent diutius sub divo. Ci peraltro non potea dirsi egualmente delle vivande, le quali in breve dovevano marcire, anco a fronte di qualunque diligenza adoperata per conservarle. Sopra tale argomento riporter la nota del Salmnsio, come viene esposta dal Poleni (voi. II. part. I. fac. 1-^3), a proposito della voce poculis. Pessime ibi legitur poculis. Quod est ridiculum : quasi potexit,

acci

conservandosi

coprire il esso

cestello

tegula

Graccis na.iyvax, vcl Virginis illius Corinthiae joKxc/txa.zc/. cula fuere, ut par est, monilia , annuii, et aliac In loco certe Vitruvii supra id genus nugae citato joculis omnino pr poculis reponendum. Cui Poleni soggiugne: Facile vero non miraremw peril iata fuisse ad monumentum poetila, si sciremus omnia spectantia ad J intera Corinlhiorwn. (2) Pertulit ad monumentum. Strafico nella sua nota (voi. II. pag. i3/f) osserva che dee intendersi: Non sepulchrum a structura elevatimi, ut nominili intellehabuerit.

Jocula vocat , ciuae

xerunt
(3)

sed terme cumulimi

ut coemeteriis fieri solct.

acanto,

dicesi in oggi Branca-orsina.

CAPO
di

I.

0,5
(0-,

lavorare in

marmo,

era dagli Ateniesi chiamato Catatkecnos

trovatosi

a
la
1

passare presso quel

monumento, ed avendo
che
vi

tenerezza delle

foglie

crescevano

considerato quel cestello, e intorno , si compiacque del-

l'

idea e della novit di


i

una
,

colonne presso
stabil
le

Corintii

forma, e secondo questo modello fece le ne determin le proporzioni , e di tal modo


tal

vere regole per un perfetto ordine Corintio.

La proporzione
coli*
(

poi del capitello Corintio questa


('-'-),

cio che

quanto

sar la grossezza al basso della colonna


).

tanta sia

altezza del capitello

abaco 3 La larghezza dell" abaco poi sia tale, che la diagonale da an1 golo ad angolo sia pari a due altezze; e cos le quattro fronti dell abaco verranno di giusta ed eguale misura. Codeste fronti debbono essere incurvate addentro da angolo ad angolo per un nono della larghezza (4) La grossezza da basso del capitello sia eguale alla grossezza superiore della colonna, senza per la lista del sommo scapo ed il tondino. La grossezza dell abaco sia il settimo dell altezza del capitello. Quel che rimane al di sotto dell abaco dividasi in tre parti: la prima diasi alle foglie da basso: quella di mezzo alle seconde foglie; e la terza ai gambi, da1 quali nascono le foglie che aggettano, estendendosi verso l abaco: ed uscendo le volute dalle foglie de gambi , si dilatino fin sotto gli angoli di quello. Altre volute minori vi sono, che vengono scolpite sotto a fiori. La grandezza poi de fiori, che sono quattro nel mezzo delle fronti dell 1 abaco , debb 1 essere per quanto grosso l abaco. Con queste proporzioni
; 1 1

dunque avranno

capitelli

Corintii la loro esattezza.

Sonovi anche altre specie di capitelli, che si pongono sopra le medesime colonne, chiamati con diversi nomi: pure non possiamo asserire che sostanzialmente formino proporzioni diverse, ed ordine diverso di colonne; che anzi osserviamo che trasportati sono i loro nomi, con qualche cambiamento, da un ordine ali altro: da Corintii cio, da Jonici e da* Dorici; 1 e che le proporzioni de medesimi sono state con pi dilicatezza traspor1 1 1

tate nelle

moderne

sculture

5 ).

Catathecnos , significa Artefice primario. le figure dimostrate nella Tav. XVI. del capitello Corintio di Vitruvio. di Roma antica si (3) Nelle pi vantate opere riscontra il capitello Corintio di una forma pi svelta, cio di un sesto del diametro, oltre la misura dataci da Vitruvio-, ed anche talvolta fu portato a maggiore altezza, siccome sono in Atene quelli della Lanterna di Demostene (Tav. XXII.). Vitruvio dello scantonamento (j) Nulla ci dice che si fa ai quattro angoli del capitello ; e potrebbe darsi che rimanessero acuti, siccome rimi(i) (2)

del timpano
i

Veggansi

quattro

ne' front espizj. L'avere poi faccettati angoli acuti dell' abaco sar probabil-

mente

stata

una conseguenza

dell avere

osservato

che quelle estremit esposte alle intemperie dei tempi non potevano conservarsi lungamente. Cosi coli' avere dato agli angoli maggiore consistenza, riducendoli a piccole facce, si ammendo cotal difetto. qui voglia parlare di (5) Sembra che Vitruvio quei capitelli che. a luogo delle volute, sono figurati con simboli allusivi ad una qualche Deit.
L" ordine

dopo

il

Composito stato praticato dai Romani tempo d' Augusto. I pi antichi capitelli
che
si

ratisi

Atene nel tempio di Giove Olimpio, ed nel tempio rotondo perittero di Vesta. La proporzione di un nono, assegnata da Vitruvio alla
in
in

di quest'ordine,

osservano in
,

Roma, sono

Roma

quelli dell'
riori
al

Arco di Tito vale a dire assai postetempo in cui visse Vitruvio. Che direbbe

curvatura

delle

sponde

all'

corriquattro fronti dell" abaco angolo da esso assegnato per 1' altezza
.

ora poi Vitruvio. se osservasse le irragionevolezze introdotte nei capitelli , abusivamente detti alla

qC

LIBRO

IV.

CAPO

IL

Degli ornamenti delle Colonne.

tessendosi qui indietro descritte le origini e le invenzioni degli ordini delle colonne, sembrami non essere fuori di proposito il trattare con lo stesso metodo de loro ornamenti, ed in che maniera, e con quali ele1

menti, e da quale origine siano derivati. In ogni edifizio si colloca nella parte di sopra la travatura , la quale ha diversi nomi ; e siccome sono rispettivi loro usi. Travi perdiversi codesti nomi, cos sono anche diversi ci si nominano quelli che si pongono sopra colonne, o pilastri, o ante.
i

Travicelli ed Assi poi diconsi quelli

con

quali formansi
il

palchi. Asinelio
al

chiamasi

il

trave che vi vuole a reggere

tetto in

se lo spazio
il

molto largo,
a*

il

quale, dicendosi in
(

comignolo , latino Columeni ), d poi


1

cima

nome
(

di

Columnae
:

Monachi

a)

e quindi vi

hanno

le

Asticciuole

),

Razze W) ma se lo spazio minore , vi bisogna il solo asinelio. I Puntoni 5 sono quelli clic sporgono fino alle grondaje. I Paradossi 6 venquindi i Panconcelli (') posando sopra i puntoni gono a posare sopra tegoli , sporgendo fuori delle pareti in guisa che le paradossi reggono coprano colla loro projezione. E cos ciascheduna parte serba il proprio luogo, la propria specie ed il proprio ordine. Ora da queste cose e da questi lavori di legname hanno dappoi gli 1 artefici imitata la disposizione nelle fabbriche de sacri Templi colle loro sculture in pietre ed in marini , ed hanno creduto doversi attenere a queste invenzioni. Imperocch gli antichi fabbricatoli edificando in un dato luogo , poich ebbero situali i travi con un capo sulla parete interna e con 1' altro sull esterna, tanto che sporgevano anco un poco in fuori empierono di fabbrica gli spazj tra un trave e V altro , e sopra con pi bella maniera praticarono decorazioni con cornici e frontespizj , segando 1 dappoi tutte le teste de travi che aggettavano a linea ed a piombo delle
e le
)

Bramantesca,
grazie
e

piali

ben lungi
del

dall" imitare

le

ragione che

si

studi

d' allontanarsi dal primitivo

la leggiadria

Corintio, offrono

anzi

mi informe scheletro di ornamenti slegati ed un genere arbitrario e bizzarro?


1

fra loro,

modello suggerito dalla natura, e dagf insegnamenti da Vitruvio in questo capitolo dettati.
(i)

Coltimeli

Asinelio.

Untativi finora

praticati

intorno

al

capitello

(->)

Corintio (dopo quelli che rimiratisi nel Panteon, nel

(3) (\)
()
(f>)

Calumila Transtra
Caprculi Cantileni

Monaco.
Asticciuole, o Catene.

Comizio, nel tempio di Marte Vendicatore a Roma, e simili), per desiderio di novit, e di estendere il numero degli ordini oltre i tre Greci riuscirono sempre inutili. Infatti, scorrendo la storia delle arti e dei monumenti antichi e moderni, si osserva che il capitello Corintio fu costantemente degradato dalla sua grazia, gentilezza, armonia ed originalit in
, ,

Razze.

Puntoni
Paradossi.

1 empia
Asscres Questi sono
li.
i

(7)

Panconcelli.

nomi
1.

latini

ed

italiani

dei

le-

gnami die appartengono


\ edi Tav. \'\
Fig.

alla

costruzione del tetto,

capo
pareti
:

ir.

07
,

e perch

parve

loro quell

aspetto disaggradevole

vi
i

attaccarono
,

delle tavolette formate a

quella foggia
1

che
i

si

l'anno

ora

triglifi

le

dipinsero con cera turchina, acciocch

tagli

de

travi

coperti
si

non
e

offen-

dessero la vista. Dal divisamento de* travi cos coperti

vennero poi nelle


fra

opere Doriche ad introdurre


le

triglifi

(')

e dagli spazj

trave

trave

metopc
Altri
1

2 ).

dappoi incominciarono in altre opere a sporgere in fuori, a piombo contornando 3 la parte che aggettava de* triglifi, le teste de" puntoni 1 triglifi nacquero dal disponimento de travi, cos dalquindi , siccome l' aggetto de" puntoni stata ritrovata la ragione di fare modiglioni sotto il gocciolato] o. Perci quasi in tutte le opere di pietra e di marmo modiglioni inclinati , perch ella un1 imitazione si formano scolpiti de* puntoni imperocch necessariamente si debbono porre declivi per
1

indicare
glioni

le

grondaje. Questa

nelle

dunque Y origine de triglifi opere Doriche. Onde non pu stare siccome


,
i

-1

de"

altri

modihanno

detto,
si

ingannandosi, che

pongono nelle cantonale, e sopra


infatti le

ghi

Parte

mai
negli

finestre vi

perch i triglifi mezzi delle colonne, ne' quali luonon permette di praticarvi le finestre imperocch se si facessero, si slegherebbero le aderenze degli angoli
triglifi
:

rappresentino finestre
i

edifizj.
i

Se

poi

si

giudicasse esservi
la
i

stati

vani

delle

finestre

ove

sono
spazj
tope.

triglifi,

sembrerebbe per
fra
i

stessa

ragione

che
5

nelle opere .Ioniche occupassero

luoghi

delle finestre
fra
i

che sono
I

dentelli,

quanto quelli
i

triglifi

anco i dentelli perch tanto gli si chiamano Me,

Greci denominano Opas

letti

dei

travi

de" panconcelli

nostri

chiamano Columbaria codesti vani. Cos presso loro lo spazio, osdicesi Metopa. Perci , sicsia T intervallo che fra due letti di travi come quinci* innanzi nelle opere Doriche stato ritrovato 1* uso de triglifi
, 1

de modiglioni, cos parimente nelle .Ioniche la disposizione de* dentelli ha il suo ragionevole fondamento; e nell istessa maniera che modiglioni figurano gli aggetti de* puntoni, egualmente i dentelli Ionici sono un' imie
1

-1

tazione degli aggetti de" panconcelli. Per lo che nelle opere de Greci niuno
1

ha posto
concelli

dentelli

sotto

modiglioni, perch ripugna


i

al

vero che

pan-

siano situati sotto


i

puntoni.

Dunque,
1

quelle cose che in realt

debbonsi situare sopra puntoni e i paradossi, se nelP imitazione del vero si collocheranno sotto medesimi, ella sar un* opera difettosa. Parimente gli Antichi non approvarono, e non ordinarono nei frontespizi modiglioni ed dentelli , ma vi fecero le cornici semplici (4) per la ragione che
i i i ; i

Vedi Tav. XVII. Fig. 2, lett. A. (2) Metopa. Aedi Idem. B. B. (3) Il verbo Sinuare, usato qui da Vitmvio, senilira indicar una linea serpeggiante con garbo, a guisa
(1)

Trglifo.

(4)

Le

cornici del

frontespizio
della
1

dell'

elegante ed
,

antico

tempio

esastilo

citt

d' Assisi

sono
:

eseguite nel

modo che
,

qui insegna Vitruvio

non

de' contorni

delle

gole

diritta
il

o rovescia

della

che tutti i frOHtespizj de monumenti Greci (Vedi Tav. XV. Fig. 5 e Tav. seg.).
if

prima delle quali partecipa


glioni Corintii.

contorno de' modi-

q8
puntoni ed
gere verso
inclinati
i

libro

iv.

panconcelli
facciate
le

non possono
i

essere comparliti, e
,

nemmeno
si

spor-

le

dove sono
grondaje.

frontespizj
essi

ove sono

Sicch

nel vero

non pu
fatto

effettuarsi',

nemmeno
(').

che possa con vera ragione sussistere


quello
le
le

sibbene reputarono che

ma

collocano

ancorch

in apparenza

trasportarono tutte stumanze della natura

Imperocch nel perfezionare quelle cose con una tale specialit, giusta
;

opere

vi

vere co-

solo

quelle
,

furono

approvate

le

quali
di

ne

ra-

gionamenti
zioni

dovendosi

sviluppare
,

possono avere principio


cose

verit.
le

cos, stabilite da tai principi

ci

hanno
quali

lasciato le simmetrie e

propor-

per

ciascun

ordine.

Dalle

non discostandomi, siccome


e

ho

gi

parlato innanzi

degli

ordini
le

.Tonico

Corintio

ora brevemente

esporr la specie Dorica, e tutte

regole per la sua formazione.

CAPO

III.

Della maniera Dorica.

x\.lcuni Architetti antichi rifiutarono V ordine Dorico, ove facesse (T


di

uopo

costruire

sacri

Templi, perch
,

vi

riuscivano difettose e discordanti le


,

ed anco Ermogene; poich avendo questi apparecchiata una quantit di marmi per erigere un tempio Dorico al padre Bacco , mut idea e lo lece Jonico. Eppure ci non avveniva perch fosse senza garbo V aspetto, o V ordine, o che non ne fosse maestosa la figura, ma solo perch riesce intricato il compartimento, ed incomoda in opera la distribuzione de" triglifi e delle soffitte 2 ): perciocch debbonsi necessariamente situare triglifi sopra due quarti di mezzo 3 delle colonne triglifi debbono esser che si pongono fra ), e le metope tanto lunghe quanto sono alte. Al contrario triglifi che vanno sopra le due colonne degli angoli si collocano sulle estremit, e non gi sopra
simmetrie. Tali furono Tarchesio

Piteo

(i)

Con questa

sapientissima

dottrina

Vitruvio

cenna
del

stabilisce la sua universale scienza edificatoria. Infa chiaramente comprendere, che ogni parte essenziale dell'Architettura debb' essere consentanea alla ragione e<l alla verit: poich l'arte ha bens il diritto di ripulire originaria rusticit figlia del bisogno e di perfezionare ed abbellire con garbo, grazia e gentilezza, suoi lineamenti: ma inni ha gi quello di distruggere la primitiva
tatti egli ci
1
.

la distribuzione esteriore del fregio Dorico tempio, e con lacunarorum vuol indicare non 1 tanto le soffitte del gocciolatojo, e de modiglioni travi di pietra corrispondenti ove sianvi, quanto
i

ai

triglifi,

co' quali

distribuivasi
i

1'

interna

soffitta

del porticato: siccome sono

templi di Teseo e di

espressione. Nuli saprei persuadermi a deviare (a)

dalla

le-

zione trigljrphorum et lacunarorum per sostituirvi } (come vuole il Galiani) quella di triglyphorum et metopanitn : poich Vitruvio con trigj p/wrum ac-

Minerva nella rocca d'Atene. Essendo il triglifo largo un modulo, e la co(".) perci il triglifo che cade siili' asse lonna due delle colonne occupa un quarto per parte del detto asse, ossia contro medio s tetrantes, e codeste due quarte parti corrispondono appunto alla met del
,

diametro inferiore della colonna.

CAPO

III.

gg
vicine
ai

mezzi della colonna: quindi


goli

le

metope che sono

triglifi

degli an-

non riescono quadrate, ma bislunghe di pi (manto la met della larghezza di un triglifo ('). Quelli inoltre che vogliono fare tutte le metope eguali, ristringono gli ultimi intercolunnj per la larghezza di mezzo triglifo. Ma, o che ristringasi la metopa, o P intercolunnio, egli sempre un difetto. Ond** che gli Antichi hanno evitato P ordine Dorico per sacri Templi. fare insegneremo a come richiede P arte ed in quel modo Noi per T 1 da maestri; acciocch se alcuno considerando queche l abbiamo inteso sto metodo volesse usarlo, abbia per dimostrate le proporzioni colle quali possa compiere con perfetta correzione e senza difetti sacri Templi d ori

dine Dorico.

La
egli

facciata del
,

tempio Dorico, ove


si
il

si

debbono disporre
2 (
);

le

colonne, se
in

sar tetrastilo
di

divida in parti

XXVII
quale

se poi esastilo^

XLII

3 ):

una

chiama Etnbates, dalla cui determinazione si fa il calcolo e la distribuzione di tutta P opera. La grossezza delle colonne sar di moduli due: P altezza, comprequeste
sar
,

modulo

il

in

Greco

si

sovi

il
,

capitello,
e
la

di

quattordici
di

(4).

L" altezza del capitello sar di


5 (
1
).

un mo-

due ed un sesto di modulo L altezza si divida in tre parti una ne abbia P abaco con la sua cimasa , P altra P ovolo cogli anelli , la terza il collo 6 La colonna si ristringa secondo le regole dettate nel terzo Libro per le Joniche. L altezza dell1 architrave, compresa la fascia e le gocce, di un raodulo
larghezza
:
(

).

-1

Per consenso degl' interpreti dee qui leggersi non altitudine , siccome comunemente leggesi nel Testo. E anche da intendersi che ove qui si dice or ora diniidia (od emitriglypho) , non esattamente la met, ma bens tanto di meno quanta la diminuzione del sommo scapo della colonna- e poich ella varia, come si detto (lib. III. cap. 2), a proporzione della grandezza della colonna, perci Vitruvio fa uso d'un numero prossimamente certo per un incerto. Se non che, volen(i)

latitudine , e

le Fig. 3 5 4 (4) Veggansi XVII. per la giusta distribuzione


, >

nella Tav.

degl' intercolunnj

Dorici.
(5)
l'

Il

Perrault

emenda

la

scarsa

larghezza del,

dosi attenere alla larghezza degli architravi


cati
1

prati-

ne templi d' ordine Dorico Greco, come riscontrasi nel Partenone, nel tempio di Teseo e simili, la quale corrisponde al diametro inferiore della Colonna: in tal caso la metopa risulterebbe precisamente pi larga che alta, quanto appunto la nula di un triglifo, come dice Vitruvio, a proposito della maniera usata ne monumenti della Grecia, ove riscontrai ansi gli accennali difetti. ma il conto (2) 11 testo comune ha XXVIII. chiaro, che dee leggersi XXVII. \ poich sono in
1
:

tutto undici

triglifi,

dieci

metope,

due mezze
XLII.
,

metope
(3)

sugli angoli.

Pel giusto

computo dee

leggersi

ove

Ieggevasi

XLIV. Assicura il Perrault, che egli possedeva un manoscritto in cui appunto leggevansi le divisioni pel Tetrastilo in parti XXVII. e per
,

abaco di codesto capitello Dorico facendola di moduli due e mezzo:, e suppone che qualche antico Testo leggendo latitudo duorum } et moduli S partis , dagli amanuensi la 0' siasi interpretata scxlae quando significava scmissis. Cos si accorderebbe prossimamente co' capitelli Dorici del Teatro di Marleti, b.): ma non cello (Veggasi Tav. XVIII. Fig. avendovi alcun codice che porga quella supposta lezione, ho conservato il Testo qual . Forse Vitruvio assegna codesto aggetto ai capitelli di quelle colonne che non passino l altezza di piedi XV. 5 ma per quelle che la sormontino voglia allargato l'abaco del capitello, com'egli insegna nel Jonieo. I capitelli Dorici delle antichit greche non ebbero mai cimasa sopra l'abaco. Facendosi poi gli anelli all' uso greco sotto l' ovolo possono dare garbo e bastante aggetto, senz'alterare la proporzione qui registrala in Testo (Vedi Tav. XVIII. Fig. e 7). cio Collo. Voce che, Hypotrachelion, per me(6) tafora, si trasporta dal corpo dell'uomo alle colonne:, e cos chiamasi la parie inferiore del capitello dell'ordine Dorico, ed anco del Toscano, che in
i

nostra lingua dieesi Fregio del capitello.

V Esastilo in parti XLII.

IOO
dulo
la
(');

LIBRO
la
,

IV.

fascia
le

d un settimo

di

modulo. La lunghezza
1

delle
,
1

fascia

quali
sesto

pendono
-li

romoletto

un

piombo de" triglifi, saranno modulo. La larghezza di sotto dell'


a

gocce sotto compresovi il

architrave cor-

risponda

al
1*

collo superiore

della colonna.
a porre
i

Sopra

architrave

si

hanno

triglifi

colle

metope,

alti

un mo-

dulo e mezzo, larghi in fronte un modulo, e distribuiti in modo che tanto nelle colonne degli angoli, quanto in quelle di mezzo, siano situati sopra 1 1 due quarti di mezzo delle colonne, e n entrino tre negl intercolunnj
i

di

mezzo
g*

del pronao e del postico

due

negli
il

altri.

Cos

tenendo

al-

largati

intercolunnj di
le
1

mezzo
si

rimarr libero
in

passaggio a coloro che

vanno a
stino nel

visitare

immagini degli Dei.


divida
sei

La larghezza

de* triglifi
1*

parti,

cinque

delle

quali

re:

altra sia disposta in due met a desila ed a sinistra mezzo, e nel mezzo rimanga una lista che formi la coscia, la quale in greco si dice Meros: a fianco di questa s'incavino due canali con angolo a squadra: e, per ordine, vicino a questi da destra e da sinistra si formino le altre liste, o cosce, ed alle estremit voltinsi due mezzi canali. triglifi, le metope che sono fra essi dovranno esDisposti in colai guisa ser tanto lunghe quanto alte , e negli angoli rimarranno improntate le larghe mezzo modulo. Oprando in cotal modo, si corregsemimetope non che degl1 intercolunnj e delle diletti delle metope geranno tutti
i
('-'-),

soffitte,

perch riescono eguali


farsi
i

le

distribuzioni.

capitelli

poi de*

triglifi

debbono
Sopra
getto
al
le

alti

un
de

sesto di
1

modulo.
si

capitelli

triglifi

dee

collocare
3 (

il

gocciolatojo,

il

cui

ag-

), con una cimasa Dorica una met ed un sesto di modulo disotto, ed una al disopra. Cosi il gocciolatojo sar alto con ambedue cimase per quanto la met di un modulo (4). Nella soffitta del goc-

sar

(i)

(ili

architravi praticati dai Greci ne" loro mi-

gliori

monumenti

antichi

Dorici

corrispondono

al

metro inferiore della colonna, come fu praticato dai di Greci ne' loro monumenti d'ordine Dorico,
i

carattere energico dell'ordine. La loro altezza era prossimamente di tre quarti del diametro intcriore
della colonna (Yeggasi Tav. XVIII.
Fig.
y
).

L'altezza soltanto di un modulo, assegnala da Vitruvio all'architrave Dorico, si dee intendere pelle

clic

colonne di piedi XV. in sotto: ma per quelle eccedano la detta altezza dovranno in corrispondenza accrescersi le altezze degli archilraxi, come egli e istruisce per 1' ordine Jonico al lib. III. cap. 3. (Vedi fac. 85, e Tav. XV.). i, fac. 99. Pi volte Vitru(>) Veggasi la Dota vio indica doversi fare le mezze metope, agli an1

nel qual larghe mezzo modulo sarebbe conciliabile ci che egli prcscrive, di ritenere cio la larghezza di sotto delarchitrave a piombo del collo superiore della colonna. All'opposto la misura qui stabilita dal N. A. sarebbe conveniente qualora la larghezza di sotto dell' architrave fosse prossimamente eguale al diagoli

del

fregio,

caso

non

aggettavano dal vivo del sommo scapi) de' fusti della colonna quanto era la loro rastremazione (Vedi Tav. XVIII. Fig. 7). Avvi un antichissimo Tempio perittero d" ordine Dorico a Pesto, detto di Cerere, che ha g" incavi pei triglifi sopra i mezzi delle colonne degli angoli, secondo la disposizione qui voluta da Vitruvio; e 1 architrave corrisponde al vivo superiore delle colonne. Quest' forse T unico esempio che riscontrisi ne' monumenti Greci di siffatta distribuzione (Veggasi Delagardettc C. M. Jnt. Paest. Tav. X.). met ed un sesto di (3) Codesto aggetto della modulo preso dall' estremo del capitello del triglifo r, fino a tutta la cimasetta superiore del gocciolatojo u. (Vedi Tav. XVIII. Fig. 4). l'aggiunta di un sesto, (j) Non trovo plausibile
cui
triglifi

fatta dal Galiani all'altezza del

gocciolatojo: poiri-

ch perde quel garbo e quella proporzione che sultano seguendo il qui dettato dal X. A.

IOI ciolatojo, a perpendicolo de triglifi e delle metope, si hanno a scompartire le direzioni delle vie , e farvi la distribuzione delle gocce , in guisa che
III.

CAPO

estendano in lunghezza, e tre in larghezza: residui spazj, per essere le metope pi larghe de triglifi, o si lascino piani, ovvero vi si potranno scolpire de fulmini. All' estremit della soffitta del gocsei

di

dette gocce

si

-1

ciolatojo s'intagli

una
le

linea,
('),

come

il

timpano,
1

sime

che noi diciamo Scozia. Tutte le altre parti, ed gocciolatoj, si compiano siccome si
i

detto dell' ordine Jonico.

si

Queste proporzioni per saranno ordinate nelle opere diastile : ina vorranno picnostile 2 ), e monotiiglife , allora la facciata del tempio
(

se se

sar

tetrastilo
,

si

divida

in

parti
il

XXXII.
innanzi,
vi

e
si

di

queste una sar

XXII modulo

3 (
,

),

se sar esastilo
,

in

parti

col quale

come

si

detto
(4)

scompartir tutta F opera. Cos sopra ciaschedun architrave


5
-1

ha due metope ed un triglifo e negli angoli nulla di pi vi rimane che quanto lo spazio d un mezzo triglifo. Si aggiunga che nelP intercolunnio di mezzo , che s* incontra sotto la cima del frontespizio , debbonsi contenere tre triglifi e quattro metope, affinch esso offra uno spazio pi largo per comodo dei concorrenti al tempio , e riesca pi maestoso T aspetto per riguardo ai simulacri degli Dei. Sopra capitelli de' triglifi va situato il gocciolatojo con un cimazio Dorico di sotto, e V altro di sopra come si detto innanzi. Parimente la grossezza del gocciolatojo co* suoi cimazj per la met di un modulo. Anche nella soffitta del gocciolatojo a perpendicolo de triglifi , e del mezzo delle metope, si
i
1

hanno
delle

a fare le divisioni

dirittamente

guisa

di

vie,

le

distribuzioni

"occe.
1

Bisogna fare ne fusti delle colonne venti scanalature le quali , se saranno piane, avranno venti angoli; se poi saranno scavate, la loro forma si far in questa maniera. Si descriva un quadrato di lati eguali sulla larghezza della scanalatura, e nel punto di mezzo del quadrato si stabilisca una punta delle seste, e coli altra si formi una porzione di cerchio, che
:

tocchi

gli

angoli del quadrato, e

si

faccia la scanalatura eguale a quella


(

parte di cerchio che


cosi la

compresa
le

dalla curva

5)

dal lato

del quadrato;

colonna Dorica avr

scanalature proprie per la sua specie. Per

(>)

Sembra che Vitravio

voglia quivi la gola dicit.),

ritta

(Vedi Tav. XVIII. retro


e

nominandola

Sima, come nel Jonico:

come

v edesi in generale ne'

non il guscio, o l'ovolo, monumenti Greci d'or-

dine Dorico.

Ma

Testo legge qui: Sjstylon et inonotriglyphon. saggiamente riflette il Perrault clic, in luogo di systjlon , debba leggersi pjcnostylun ; perch T intercolunnio che contiene nel mezzo un sol triglifo di un diametro e mezzo della colonna ossia di moduli tre. (3) Qui il Testo ha avuto bisogno di emenda, do(2) Il

vendosi leggere XXII.. e non XXIII.: e poco dopo XXXII., e non XXXV. Il Filandro ed il Barbaro, forse coir autorit di qualche antico monumento, diedero all' intercolunnio di mezzo due triglifi , e non tre: onde corressero il Testo leggendo XIX. S. in luogo di XXIII., e XXIX. S. invece di XXXIII.
(i)

Vitruvio

denomina singula

epistjlia

pezzi

degli architravi che riposano sopra le colonne da 1 1 un asse ali altro , e li distingue coli epiteto singula

da un corso lungo d architrave posto sopra una serie continuala d intercolunnj. Veggasi Tav. XVII. Fig. 8.
1

(.->)

IQ 2
riguardo poi
nel
le
1

LIBRO
ali

IV.

aggiunta che

si

fa nel

mezzo

della colonna

si

eseguisca

che si detto per lo Jonico ('). E poich si sono prescritte simmetrie per gli aspetti esteriori, s Corintii, come Dorici e Jonici

modo

dovere

ancora

di

spiegare

le

distribuzioni

interne

della

Cella

del

Pronao.

CAPO
JLia lunghezza del
la
le

IV.
e del

Della distribuzione interna della Cella

Pronao.

Tempio

si

distribuisca in

modo
( )

che

la

larghezza sia

met

della

porte, sia

lunghezza; e la Cella, compresovi il un quarto pi lunga che non largo


(

muro dove vanno le 2 il tempio. Le rima(4):

nenti tre quarte parti avanzino nel pronao

3)

verso le ante delle pareti

queste ante debbono essere grosse quanto


pi larga di
ante
,

le

colonne. Se poi

la

Cella sar

XX.

piedi,

si
il

le

quali

separino

pongano due colonne frammezzo ambedue le perci anche tre interportico dal Pronao
:

colunnj, che sono tra

le
),

ante
le

le

colonne, abbiano

le

chiusure o

di

marmo Che

o
se

di
la

legno

5 (

con
sar

loro porte per entrare nel Pronao.

maggiore anche di XL. piedi , si pongano delle altre colonne dinanzi a quelle che sono fra le ante , e queste abbiano eguale altezza che quelle della facciata: ma si diminuiscano le grossezze loro con questa proporzione; cio, se quelle della facciata avranno il diametro per un ottavo della loro altezza , queste F abbiano per un
larghezza

(i)
()

Vedi nota i. Vale a dire,

fac. la

78. Cella coi muri ove vanno le


la

ritrovamento praticato ne' secoli


l'

pi

floridi

del-

porte, sia lunga cinque ottavi di tutta


del

lunghezza

architettura romana. Codesta maniera introdotta nelle ante del Panteon a Roma, le quali non si

Tempio.

ristringono dal basso

Prescrivendo Vitruvio che la lunghezza del Tempio sia il doppio della sua larghezza, evidente che, sottratti cinque otla\i assegnali alla lunghezza della Cella coi muri, rimangono a compimento tre otta\i per il Pronao. Ycslibulo. Allorch 1 templi avevano un solo Pronao dinanzi, risaltava isso maggiore di quando ve ne aveva uno dinanzi, e l'altro dietro: ed in conseguenza vi erano anco due porle: poich lo spazio della Cella essendo inalteraBUe, doveansi dividere i tre oliavi Iella lunghezza di tutto il tempio per assegnarne una meta a ciascuno dei due Pronai (Vessasi Tav.
(3)

sommo
,

M.

Fig.

3).

(4) Codeste ante non avevano nelle opere greche le basi ed i capitelli a quella foggia che ponevano alle colonne; esse per venivano terminale da alcuni corniciame nti. 1/ assimilale gli adornamenti delle ante a quelli delle colonne fu un

ma conservano al diametro inferiore delle coavr dato motivo neir ordine Corintio di lonne agghignere un sesto all'altezza del capitello, oltre quella dettala da Vitru\io per le colonne: poich altrimente sarebbe riuscito il capiteli delle ante non rastremate tozzo e disaggradevole alla vista (Vedi Tav. XIX. Fig. 6). (">) Pluteis marmoreis sive ex intestino opere Jactic. Quivi parlando di chiudere g" inlercolunnj tra il portico ed il Pronao con plutei di marmo o di legno s" intendono essere davanzali o parapetti (Veggasi Tav. VII. lei. A). Si facevano anco talvolta di l'uni, e furono perci chiamali reticuli. Negli scavi fatti a Roma se ne trovarono di bronzo. In Aristide rilevasi che propriamente venivano cos appellati i Cancelli dei luoghi dove si rendeva giustizia: poich anco ne' Pronai de' templi alcune volle soleva amministrarsi ( 'Seggasi nota 5. fac. 80).
all'alto,
del pilastro
il
,

. ,

CAPO

IV.

io5
di

nono.

E
;

cos'i

in

proporzione, se quelle lo avranno


1

un nono, o

di

un

decimo

perciocch poste
ravviser.

nell" aria

non
ove

si

Che
,

se

mai

si

racchiusa questo loro assottigliamento conoscessero alquanto magre , allora

le

colonne

esteriori fossero

di

XXIV.
(').

scanalature

queste se ne
si

faranno

XXVIII.

ed anco

XXXII

Sicch quello

che

toglie

dal

corpo del fusto se gli accrescer col maggior numero delle scanalature, in maniera che non sar percettibile la differenza. Ed a questa guisa colla 1 disuguaglianza della proporzione de canali si accompagner la grossezza
delle

colonne. Questo in effetto avviene per


in

la la

ragione che V occhio


vista
si

fer-

mandosi

pi

ed

assai
si

frequenti

termini

diffonde

in

una

prova qualora due colonne di eguale diametro, che r una sia scanalata e V altra no, si circondino con un filo, in modo che il filo vada toccando intorno i canali , e tutti gli angoli de 1 pianctti ancorch le colonne abbiano eguale diametro pure (li coi quali esse
linea pi lunga. Infatti
i

saranno
canali
e

all'

intorno
pialletti
ci

misurate non risulteranno eguali


render una linea
assai

perch

il

giro de

de
1

pi lunga.

Che

se

mai co-

sembrer conveniente, non sar cosa fuor di ragione V or1 dinare ne luoghi angusti e nelf aria racchiusa 2 ), le colonne d una pi dilicata proporzione, mentre abbiamo in ogni caso il rimedio che ci somdesta pratica
,
(

ministrano

le

scanalature.
della

Le
lonne
;

pareti poi

Cella debbono
le

farsi

grosse a proporzione della sua


eguali
ai

grandezza: basta soltanto che


e se saranno fatte
di

ante siano
3 (
)

diametri

delle

co-

struttura

si

costruiscano con pietre pic-

Se poi di pietra lavorata, o di marmo, sembra che codeste pietre abbiano ad essere assai mediocri ed eguali perch il mezzo delle connessioni delle pietre posando sopra ambedue le met delle altre di sotto, collegandosi render pi stabile e perfetta la fabbrica siccome anco rilievi di calce che aggettano attorno le connessioni e letti, renderanno piacere alla vista con un disegno pi energico e perfetto (4).
colissime.
5

se(1) Codesto sistema di scanalare le colonne condo l'effetto che risulta dalla maggiore o minore forza della luce, per dir cos, a prova, non si poteva eseguire se non (piando drizzate fossero in opera ed ben noto, che gli Antichi terminavano molte cose d ornamento dopo poste alla loro sede.
;
y 1

L'assottigliamento qui proposto da Vitruvio a non rimangono esposte all' aria libera, e per conseguenza non rischiarate che da luce debole, o riflessa, non pu egli averlo de1 dotto che dagli scritti de Greci, e dal confronto oculare de loro monumenti , come riscontrasi nel
(a)

quelle colonne che

pronao
in

nel

postico del Partenone d'Atene, ed

quello

perittero

questo Libro, nao hanno 24 scanalature, mentre quelle di fronte, di maggior grossezza delle interne, ne contano soltanto
()
'.'0.

Pesto citalo al Cap. 7 di in cui le colonne interne del prodi

preposta l'espressione si extructi all'altra Sin autem quadralo saxo , ha creduto senz altro che la semplice espressione di extructi volesse significare ogni sorta di fabbrica ordinaria , che opposta a quelle di pietre quadre. (j) Expressiones deriva da exprimere , e sembrano termini prourj di liquidi. Ma qui , trattando Vitruvio delle muraglie, debbono intendersi Que' filetti di cemento, che risultano (bilie connessioni delle pietre, come dice il Testo, cucimi coagmenta , et cubilia intendendosi per coagmenta le connessioni verticali, e per cubilia le orizzontali: per cui Vitruvio dice graphicoteram delectationem perch questi filetti, tirati diligentemente, rendevano vago
?
,

_,

aspetto.

in Cizico era\"i

Plinio rilevasi (Lib. 36, Sez. 11) che un tempio lavorafe) a pietre quain

dre,
letti

le

cui connessioni

dOro:

(pio

erano tutte coperte con fifilimi aiireum commissuri

11

Galiani osserva che, avendo qui Vitruvio

omnibus

politi lapidis subjccit arti/ex.

io4

LIBRO

IV.

CAPO
Del
sito

V.

de Templi

riguardo agli aspetti del Cielo.

sacri

Templi degl

Iddii immortali

debbono
:

situarsi in
,

modo che
non
vi

siano
ra-

rivolli

a quell* aspetto

ad
1

essi

conveniente

cosicch

se

sia

che nella cella riguardi verso Ponente, acciocgione in contrario, V ch quelli che vanno ali altare per farvi immolazioni , o sagrifzj , guardino Oriente e V effigie che nel tempio. E dovranno del pari esser rivolti non solo al tempio, ma ancora all'Oriente quelli che vanno a far voti agli Dei; onde tanto a" supplicanti, quanto a* sagrificanti, parr che laonde tutti gli altari degli Dei debsimulacri stessi sorgano a rimirarli bono necessariamente anch' essi riguardare P Oriente ('). Ma se ci venisse impedito per la natura del luogo , allora debbonsi 1 rivolgere le posizioni de* Templi, in guisa che da medesimi si scopra la sacri Templi si facessero lungo maggior parte della citt. Cos se fiumi , come lo sono in Egitto intorno al Nilo , dovranno essi , come sembra, riguardare le sponde del fiume. Parimente se saranno presso le
effigie
1
1
1

vie
far

pubbliche

si

situino in guisa che


i

passeggieri possano

rimirarli

dinanzi ad essi

dovuti inchini.

CAPO
-Lie regole per le Porte
cio, lo stabilire in
2)

VI.

Delle propoi-zioni delle Porle de' templi.

de*

Templi,

e per

loro stipiti, sono queste:


essere. I

poi
(i)

delle

primo luogo di che ordine hanno ad ed Attico 3 Porte sono: Dorico, Jonico
,
(

generi

).

me

Igino, anlico scrittore agrario, cos si esprinel suo Trattato de limitibus constituendis. :r=

Antiqui Architecti in Occidentali tempia spedare scripserunt : posteci placuit omnem Rcligioncm eo coni'erterc ex qua parte Terra inluininatur. Un antico edilzio Etrusco nel contado perugino a S. Manno,
credulo
ciata
ali"
il

quale disposizione dovette essere portata da un onde negli antichi templi si pratic tutto l'opposto di ci che dice Vitruvio. Veggasi il Calmet nel Dizionario Biblico (Tom. 2), ed anla

rito liturgico:

che

Tempio

della

Luna,

rivolto colla facec. nell'Antic.

Oriente (Congetture ctrusc,


S.

Edif. detto la

questo scritto Lodovico gli Egiziani ed altri antichi popoli fabbricarono i templi colla facciata verso l'Oriente stando rivolti i supplicanti all' Occidente. Quinci reca l'esempio notabilissimo del tempio di Salomone, che avea la facciata volta all'Oriente.
di
, .

Torre di Il chiarissimo Autore Coltellini, mostra che

Manno,

ec.

Perugia

ijt)')-

Inst. Eccles. fabbricae juata Carditi. Carolum Borromeum. (a) Nessun esempio riscontrasi in tutta l'antichit, n memoria alcuna giunta fino a noi che e" istruisca essersi dagli antichi Creci e Romani pra,

1 ticate ne sacri templi, e nelle case private, porte

o finestre arcuate.
capitolo, Attico, (3) Qui, ed alla fine di questo s'intende per Corintio. Plinio (lib. XXIII., ed anche XXXVI; ) dice che \i sono le colonne quadre
.

che appellami Attiche.

io5 1 Le proporzioni di queste, alla maniera Dorica, vanno considerate ne seguenti termini: cio, che la sommila della cornice d esse porte, la quale 1 al livello colla sommit de* capisi pone al disopra dell architrave, stia
CAPO
VI.
1
1

telli
si

di

quelle colonne clic saranno nel vestibolo.


in

La

luce poi della porta

V altezza del tempio dal pavimento sino ai lacunari (') in parti tre e mezzo , ed assegnandone due parti ali* altezza della luce della porta. Codesta altezza suddividasi poi in
trovi

questo

modo

cio

dividendo

non sono concordi determinazione dell' altezza de" lacunari del vestibulo: poich dalla distanza che passa da questi altezza fino al pavimento, divisa in tre parti e mezzo, nasce la radice da cui derivano le dimensioni della luce della porta e del sopra-ornato : e
(i)

G" interpreti di Vitruvio

cimasa Dorica, e
eguale
all'

coli'

astragalo Lcsbio sia puranco

nella

altezza dell" architrave.


il

Ci posto

ri-

mane

tra

fregio

la

sommit

de' capitelli del-

l' ordine un' altezza straordinariamente eccessiva per la cornice che corona la porta. Siffatto stra-

ordinario adornamento
tica

non

fu
,

mai autorizzato da

cio del detto siccome la sua massima altezza sopra-ornato , deve ricorrere a livello della sommit de capitelli cos risulta, al dire del Cesariano del Filandro ed altri, una cornice greve e deforme (Vedi Tav. XIX. Fig. 2). II Barbaro prende la divisione delle parti ( tre e mezzo) dal pavimento alla sommit della trabeazione dell'ordine, per iscemare l altezza della cornice della porta. 11 Poleni. 1' Ortiz ed il Blondel, determinano 1' altezza de' lacunari al disopra de' capitelli de' triglifi. Il Bertano erroneamente spiega dal pavimento sino al vertice del frontespizio cio altitudo aedis per lacunaria. L' Orsini intende u dal pavimento alla sommit della vlta a lacunari della cella j>. Il Perrault ed il Rusconi dal pavimento alla sommit de' triglifi, non compreso 1 il loro capilellon. Codesto il limite de lacunari, a cui mi attenni nella dimostrazione delle Fig. 1 3. e 5. Tav. XIX., sembrandomi la pi consentanea al vero , ed alla mente dell' Autore. A questo limite corrisponde anche il sentimento di Newton, il quale osserva doversi i lacunari del vestibulo
, 1 , , 1 ,

esempj della buona antichit


da" ristoratori
dell" arte
,

n seguito in pran approvato dalla ragione, n da' precetti stessi del N. A. in tutto il resto delle sue decorazioni architettoniche. Poich egli, sempre coerente ne suoi precetti, c'istruisce che generalmente tutti gli aggetti delle cornici
'

riescono graziosi allorch questi hanno lo sporto eguale all' altezza ( lib. III. cap. 3) . Che questa legge debbasi applicare anco alla cornice che decora la trabeazione della porta Dorica, lo dimostrano ad evidenza le superstiti opere della pi riverita antichit greco-romana.

Le proporzioni
fregio
e la

ciproche tra della porta,

1'

architrave

il

recornice
divi-

si

conseguiscono regolarmente,
,

situare a livello della soffitta del gocciolatojo dell'

ordine

come

riscontrasi nei

Templi

di

Teseo

in

dendo l'altezza che passa dal pavimento ai lacunari in parti tre e mezzo ed assegnandone due e mezzo all'altezza della luce della porta. Nel restante si procede colle medesime suddivisioni prescritte da Vitruvio. che convengono anco alla larghezza degl intereolunnj di mezzo de' Tempj dell' ordine Dorico (come vedesi nella Tav. XVII. Fig. y e Tav. XIX. Fig. Riporter a conferma). zione del mio sentimento ci che scrive in proposito il Newton, nella nota registrata a fac. iq5
.
1

Atene, della Sibilla a Tivoli, di Vesta a Roma, ec. Il Galiani sensatamente osserva che, siccome i lacunari possono essere, ed in soffitta piana, ed in vlta (ad circinum delumbata) , cos l'ampiezza della luce della porta, derivando dall' altezza che rimane dal pavimento ai lacunari , pu risultare
diversa in

voi.

II.
'.

part. I.'Vitr.

Poi. e Strat.

JYewtomis eam dcformitalcni , quae ex figuris alorwn interpretimi consequitur , considerans ,

rem

liane

ornnem sequenti modo

illustrava.

Bina

un medesimo

vestibulo.

della proporzione che da dividersi in parti tre e mezzo sia dal pavimento alla sommit de' triglifi, resta a vedere con quali principi s po ssa deviare alquanto dalla regola registrata nel Testo ( forse alterato dagli amanuensi): quella cio di attribuire due parti all' altezza della luce della porta Dorica delle tre
stabilito

Ora,

per base

l'altezza

'

mezzo sopra
S.
,

indicate

jiortando
si

il

Vitruviano

dime, a dune
vio stabilisce
di quelle

come

in seguito

vedr. Vitrude' capi-

che la sommit della cornice della

adducit exempla antiqua ostiorum , in quibus corona kyperthyri aeque, librata est cuni abacis capitulorum. Alterimi est in Dorico Tempio Come , alterimi in r Tempio Sibyllae Tiburlino. f erum in utroque altitudo divisa est in partes tres semis a lacunari ad pavimentimi , earumque duae semis altitudini ostii tributae sunt. Hac recepta mensura ostium prodi t , in quo membra j iurta f itruvianas proportiones disposila, tulliani ab excessu deformitatem inferunt, ac stimma corona acquili/irata prodit cimi abacis capitulorum in pronao. Jfinc in J itruviano textu errorem irrepsisse probabile est, atque loco duae, scilicet partes ex tribus cimi dinndia altitudini ostii tri,

porta debba essere a livello del disopra


telli

buendae. leendum

est

duae

S.

colonne che saranno nel vestibulo; che 1' altezza dell' arebitrave della porta sia eguale alla fronte dello stipite: che il fregio colla

Le

figure infatti

delle porte delineate dal

Ru-

sconi seguono qucsl ultima proporzione.

o6
parti dodici,

LIBRO

IV.

cinque e mezzo delle quali si diano alla larghezza della luce, ma da basso; e sopra vadasi rastremando con la seguente regola. Se T altezza della luce sar da piedi sedici in sotto, stringasi per la terza parte dello stipite: se da sedici piedi a venticinque, il di sopra della luce stringasi per La

quarta parte dello stipite: se da venticinque a trenta,


stipiti

la

som-

mit

si

ristringa per l'ottava parie dello stipite: per le altre che saranno
,

pi alte

sembra doversi tenere


sar largo di

gli

perpendicolo
la

(').

dodicesima parte dell1 altezza della luce , e si ristringa nella parte superiore per la quattordice1 sima della sua larghezza. L altezza dell' architrave sar tanto quanto la cimasa dee farsi per la sesta parte la parte superiore dello stipile dello stipite, e l'aggetto della medesima quanto la sua grossezza: e vi 1 2 s Staglieranno tanto la cimasa Lesbia ), quanto l astragalo. Sopra la ci-

Lo

stipite

fronte

quanto
1

masa

dell architrave va posto


1

il

fregio, eguale

in altezza ali

architrave, ed
,

cimasa Dorica insieme coli' astragalo Lesbia con Sieguc poi il gocciolatojo colla sua cimasa X agrilievo schiacciato 1 1 getto del quale saia quanto l altezza dell architrave posto sopra ambidue da desila e da sinistra si debbono fare siccome gli stipili: gli aggetti margini lo richieggono (4) e le cimase si uniscono ad unghia. Se la porta avr ad essere .Ionica, 1* altezza della luce si trover nella medesima maniera ma la larghezza come si detto della Dorica 5
in esso
s

incider

la

3 ( ).

rastremazione della luce e degli stipiti conseguiva una tal quale apparente sodezza, per cui andavasi di concerto collo scemamento de' fusti delle colonne, come sembra che Vitruvio intenda accennare con quella regola analoga che egli assegna per la rastremazione delle une e degli altri. Le grandissime porte che oltrepassa(i)

Per

la

per cimase che circoud ino


delle porte.
(T)

gli

stipiti

ed architravi

delle porte

si

Io propendo a credere che la cimasa Dorica


astragalo Lesbio a rilie\o schiacciato, sia

coli"

una

vano

i trenta piedi di altezza della luce non si rastremammo come in fatti la gran porta del fan Leon a Roma non ha veruna rastremazione. La pi remota antichit ci somministra esempj di porte
:

e finestre rastremate:, come quelle del tempio di Minerva Poliade in Alene, e la Porta della Torre dei ^ enti di Andronico Cirreste riportata nella Tav. IL. lih. L, e quella nella Camera sotterranea a

Micene: cos la porta e le finestre dell'antico Tempio rotondo di Vesta a Tivoli . non che la porla del Tempio Dorico di Cori sono rastremale. Fra
Architetti moderni che fecero porte e finestre rastremate , si annovera il Sangallo nell' interno del palazzo Farnese a Roma, e nel secondo ordine del palazzo Sacchelli: ed il Palladio specialmente ne us nei palazzi del Chiericato, del Conte Porlo
gli

Barbarono, e del Valmarana: avvi inoltre

la

bella

penta rastremata nel fianco del Duomo di Vicenza: ed altre ancora se ne trovano in Padova,
ed
ih
(a)

Verona nel palazzo Torre verso il Corso. La cimasa Lesbia debb" essere la gola rove-

scia, perch codesto membro si riscontra costantemente praticato nelle migliori opere dell'antichit

tondino superiore. Questa cimasa del fregio si ridurrebbe ad un' imitazione modificata della cimasa Dorica de' triglifi, come ho dimostrato nella cimasa del triglifo della Tav. XVTLL Kg. 7. let. A. (f) Crepidines. Cio i margini, le estremit, gli orli. Il Galiani ravvisa, in questa parola di \ iQuelle zanelle da destra e da sinistra detruvio gli stipili, che col loro aggetto si distendono poco pili del piede degli stipili medesimi: e perci, fondato egli sopra esempj di porte e finestre antiche coli" ugnatura , crede che Vitruvio abbia voluto esprimere colla frase in inique la vera forma di codesti incastri. Ma se la luce della porta non devesi rastremare allorch superi l' altezza di 3o piedi, ne addiverr che le ugnature degli stipiti rimarranno sensibilmente fuori del (crepidines) loro vivo inferiore. Perci io sarei d' awiso col folcili che siano Que risvolti della cornice sopra il fregio che vanno a terminare nella parete, congiunti ad unghia. (5) Vedi la nota precedente, che riguarda l'altezza della luce della porta Dorica . a cui mi attenni anco per la proporzione dell' altezza della luce di quella Joniea, rendendosi in tal guisa regolare il sopra-ornato della porla, e consentanea
aggetto
col
. 1

gola rovescia di poco

capo
si

vr.

IO"

determiner dividendo codesta altezza in parti due e mezzo, una parte e mezzo delle quali sar la larghezza da basso; il ristringimento poi si far
larghezza dello stipite sia in fronte la decimaquarta parte dell altezza della luce: la cimasa, il sesto della
al di
si

sopra,

come

detto della
1

Dorica.

La

cimasa, dividasi in dodici parti: di tre di queste si formi la prima fascia col tondino , quattro siano per la seconda, e cinque per la terza, e codeste fasce insieme coi tondini vi girino attorno. I soprapporti si faranno simili a quelli Dorici. Le cartelle, ossia le mensole, vengano intagliate, e pendenti a destra ed a sinistra , termila

sua larghezza: e quello che resta, dedotta

nando

livello

di

sotto

dell architrave

non compresevi

le

foglie.
('),

Sa-

ranno esse

di

fronte grosse per

una

delle tre parti dello stipite

e nella

parte inferiore saranno pi

sottili

commetteranno in grossi la duodecima parte di tutta T altezza scapi abbiano ognuno tre di queste dodici
partite
si

Le

per un quarto della parte superiore. modo che gli scapi cardinali 2 siano
( )

della luce.
parti.

riquadri fra

li

La

distribuzione

colle

traverse dee farsi in guisa che, dividendo le altezze delle partite in parti cinque, due parti siano assegnate pel di sopra, e tre pel di sotto. Sulla

met
altre

di
si

codesta divisione cada

il
,

mezzo
ed

delle traverse che vi


in

si

porranno:
parte della

congiugneranno

in

cima

altre
il

fondo.

La
la

larghezza della

traversa la terza parte del riquadro, ed

cimazio

sesta

traversa: la fascia parimente (che copre la divisione delle partite) la

met

pi
si

sesto di detta traversa. Gli scapi che sono davanti, ove le partite chiudono insieme , si facciano aneli 1 essi per la met della traversa.
se
si

un

Che
e

le

porte saranno valiate

3
)

le

altezze

restano

le

medesime
di

solo

aggiugne maggiore larghezza


allora
si

alla partita.
(4).

Se poi saranno

quat-

tro partite,

cresce in altezza

esempi delle pi stimate opere dell' antichit. porta di bronzo della chiesa di S. Cosmo e Damiano a Roma , formata colle regole qui dettate da Vitruvio, resta nell'altezza al disotto di due larghezze: e sono\i pure altri esempj di porte antiche anco pi tozze, come quella Jonica del vetusto tempio della Concordia , ora Chiesa del Crocefisso in Spoleto, con cartelle strettissime di fronte ; e di altra perfino quadrata giusta la lapide riferita dal Filandro nelle note a Vitruvio , che doveva servire al recinto del tempio di Giove Serapide a Pozzuoli. Anche le tre porte esterne del Santuario della B. V. presso S. Celso in questa Citt sono prossimamente della proporzione qui voluta da Vitruvio.
agli

(..)

Veggausi nelle Figure

3 gli scapi cardi-

L' antica

XIX. let. n. ce), e le altre Figure che compongono le partite delle porte, cio: Tympanali (Tav.
il Riquadro; Impages , le Traverse; Scapi, gli Scapi; Repluni, la Fascia che copre la divisione delle

nuni,

partite:
:

Pagmentum ,

la

le

partite. Il Poleni

ed

Grossezza ove si chiudono il Galiani sostengono, con

buone ragioni, che

gli scapi cardinali debbono essere la dodicesima parte della larghezza della luce della porta, e non dell'altezza.

Porta commessa in fores : cio (3) Valvatae un solo corpo e che ha un solo scapo cardinale. Le porte valvate si aprivano verso l'esteriore del.
. .

(i)

Io

delle

cartelle di

propendo a ritenere una delle

la

larghezza della fronte


stipite,

tre parti dello

il costume presso i Greci. era vietato codesto uso, poich noto che L. Publicola fu il primo ad ottenere il privilegio di aprire la porta ali infuori (Vedi Tav.
l'

edifizio
i

e tale era

Ma

presso

Romani

secondo prescrive Vitruvio, piuttosto che attenermi all' emenda introdotta dal Poleni nel testo, di due terzi poich risulterebbero esse soverchiamente
,

XIX.
(4)

Fig. 5).

pesanti.

La met

della larghezza dello

stipite

sa-

Quadrifurcs : cio, Porte di quattro partite, ovvero che ciascuna partita abbia le tavole conduplicabili (Vedi Fig. 3. Tav. citata).

rebbe pi conveniente.

compiono colle medesime proporzioni colle quali si formano le Doriche: se non che negli stipiti si fanno girare attorno le fasce sotto la cimasa, e queste si debbono compartire in modo, che delle sette parli che ha lo stipite senza la cimasa, la prima fascia ne abbia due. Gli ornamenti poi delle partite non si fanno cerostrati ('), ne di due parsi

o8 Le porte Attiche
T

LIBRO

IV.

aprono soltanto al di fuori. Ho esposto per quanto ho potuto le proporzioni che fa dViopo osser1 vare nella costruzione de sacri Templi, giusta le costumanze delle leggi, cos nelle opere Doriche e .Toniche , come nelle Corintie. Ora dir in qual maniera convenga stabilirle nelle distribuzioni dell" ordine Toscano.
tite,
valvati.
3

ma

cio

si

CAPO
I
sei
.1

VII.

Delle propoi^zioni de' Templi toscani.

luogo
in

in

cui

si

stabilir
,

di

fabbricare
,

il

Tempio

qualora
si

abbia
alla

parti

lunghezza

toltane

una

le

rimanenti cinque

diano
la

larghezza.

La lunghezza
(

poi dividasi per met: la parte pi interna


),

sar

destinata per le celle

e la pi vicina alla facciata resti


la

per

distri-

buzione delle colonne. Cosi anche


tre

larghezza sia divisa in

parti

dicci

delle quali

a destra, e tre a sinistra siano destinate per le celle minori,

ossia

per

le

ale A. A.

che

vi si

vorranno costruire; e

le altre

quattro che

Commentatori di Vitruvio sono diinterpretazione di questa voce. Il Filandro, coli autorit di Plinio (lib. XXI. cap. 3j), dice che cerostratum opus sia un Lavoro di commesso
(1)

Cerostrata. I
1

scordi

siili
1

eseguito d'ossi di corna a diversi colori, alla quale opinione aderisce pure il Barbaro. Adduce egli in
sguito T autorit di alcuni codici (ai quali
si

xd, et transversa ornamenta g h il. suprema portio ab, e f clathris instructa atipie munita, sunt iminobiles ac firmae. ncque volvi possunt aut ulto modo aperiri. Ulne, dici debebant fores clathratae: quamobrem Vitruvius de forium orastatae * e
et
,
,

pcribus proposito

in

loco

verba

is ,

illiusmodi

at-

forium opera dixit


studiosi,

clathrata.

tenuto

il

Poleni), che leggono clathrata invece di

Ilo creduto poi di far cosa grata ed utile agli

cerostrata, e cos tradusse


sini dalla

non fatte a

gelosia.

Or-

parola greca cemstratos traduce nella nostra lingua, cornuto, e quinci vuole che intendansi

Quelle porli: usate talvolta nell 1 antichit che si alzano a chiudere fino alla met la luce della porta, lasciando il rimanente di sopra aperto per procurare la ventilazione alla cella del Tempio : ed inoltre che il termine superiore delle porte fosse munito di punte metalliche curvale a guisa di corna, ad oggetto d' impedire alle persone che potessero sormontare. Il Poleni opina che la porta del Panteon di Roma (Tav. XIX. Fig. 6) sia quella che rischiari codesto difficil passo di Vitruvio. Ecco come egli si esprime alla i'ac. 220. Alibi quidem visus uni in ostio templi Panthei videre fjuod quaerebam ad explicandum lume difficilem F'itruvi locum. Eo ut ostio hypothyi'on , seti vacuimi ostii est. a 1) e d, suis antepagmentis terminatimi. In co duae. fores quae mobiles et concurrenles in medio junsuntur sunt mo, n p. Rcliijuac vero partes , nimirum pa,

aggiugnendo la Tav. XX. che presenta la porta del Panteon in iscala grande , siccome la pi bella e magnifica che ci rimanga della piii splendida antichit romana. I capitelli de pilastri Dolici, e la cornice superiore li l, sono per opere innovate da" moderni. (>) La necessit di dover compartire pi celle in un tempio solo non fu per altro motivo, se non perch vi si venerassero pi Deit. Dionigi scriveva del tempio di Giove Capitolino in questa guisa:
1

Sono in esso tre celle egualmente distanti e comprese dai lati comuni. La mezzana quella di Giove; le laterali sono, una di Giunone, e l'altra di Minerva, coperte tutte da un medesimo tetto Il magnifico Tempio recentemente disotterralo in Brescia ha tre celle dietro il pronao certamente coperte da un sol tetto. Veggasi la pianta del Tempio Toscano secondo la descrive Vitruvio
, ,

(Tav. XXI. Fig.

).

CAPO

VII.

IO9
,

rimangono, pel mezzo del tempio. Lo spazio che resta dinanzi alle celle di maniera nel pronao si compartisca per la posizione delle colonne che quelle degli angoli a, a, corrispondano dinanzi alle ante delle pareti b, b, e quivi si stabilisca il loro limite. Le due colonne e, e, di mezzo, di contro alla parete d (che tra le ante b, e passa a traverso pel mezzo del tempio ) siano distribuite in modo che vi abbia sito capace tra le ante e le prime colonne , a, da porvi in fila per lo mezzo altre colonne 1 e, in dirittura de medesimi limiti ('). La loro grossezza da basso sar la settima parte dell' altezza, e Y altezza La grossezza della parte superiore il terzo della larghezza del tempio 2 della colonna si ristringa per un quarto del diametro inferiore. Le loro basi siano alte la met del diametro , ed abbiano il plinto circolare 3 alto la met dell' altezza delle medesime , ed il toro colla lista supe, riore siano (4) di grossezza quanto il plinto. L altezza del capitello sia la met del diametro: la larghezza dell' abaco corrisponda alla grossezza da 1 basso della colonna e l altezza del capitello si divida in tre parti , una delle quali sia pel plinto che fa le veci dell' abaco Y altra per Y ovolo 5 Sopra le colonne si soe la terza pel collo , compresovi il listello quali abbiano Y altezza proporzionata vrappongano travi accoppiati, a que* moduli che saranno richiesti dalla grandezza dell' opera, e codesti travi accoppiati si pongano in maniera, che la loro grossezza sia tanta quanta quella del collo della colonna , ed ambidue essi travi siano uniti con biette e traversi a coda di rondine , in modo che nella commessura vi resti lo spazio di due dita. Imperocch ove si tocchino in1 sieme, non giocandovi l aria per lo mezzo, si riscaldano, e presto s" inIracidiscono. Sopra codesti travi , e sopra le pareti , aggettano i modiglioni pel quarto dell" altezza fi) della colonna alle loro teste poi si
1

).

).

predetta Tav. XXI. Fis. XXXVI. cap. 23) scrive, ch'era costume pi-esso gli Antichi di fare le colonne alte un terzo della larghezza della fronte del tempio, come qui prescrive Vitruvio (Vedi Tav. XXI. Fig. 2). (}) Vi ha qualche esempio delle basi formate in somigliante maniera col plinto circolare. Una ne fu trovata in Alba, negli Equi, fra le rovine d'un tempio toscano (PiranesL della Magri i/c. dell' Archit.). Un'altra si rinvenne nell'agro Perugino (Diss. dell' Accad. di Cort. tom. IX. Tav. VI. pag. 109) dentro un sotterraneo etrusco scoperto Dell'anno 1787, e medesimamente fatto rovinare: desso era compar(')
(2)

v. aS rt

la

Plinio (lib.

scapo nell' altezza assegnata alla base, per l' imo rendere il toro meno massiccio rispetto al plinto che alto la met della base ( Vedi Tav. XXI.
Fi s- 4)-

tito nella

maniera

del

Tempio Toscano

di Vitruvio.

Anco neh'
riltero
le

interno del pronao di un Tempio peDorico-greco a Pesto, trovatisi alcune fra dieci basi, che tuttora occupano la loro primi-

tiva sede, col plinto circolare, toro, e lista, e colle proporzioni dettate da Vitruvio (Veggansi le Antichit di Pesto della Magna Grecia presso il golfo di Salerno, di C, M. Delagardette Tav. X.). listello del(i) Vuole qui Vitruvio includere il

Ne codici si legge liypotrachelio curii apophyPiacque al Filandro di sotituirvi cum astragalo et apophygi , alludendo al collarino della colonna, che ha il listello ed il tondino ^ ma non voglio credere che Vitruvio qui parlasse del sommo scapo della colonna, da lui chiamato (al cap. di questo Lib.) apotliesis , non apophygis (e nemmeno, come legge il Poleni , apophysis): perch apophjed apotliegis dinota 1' imo scapo della colonna sis significa ripetizione, per rispetto all'imo scapo. Crederei perci che qui si volesse da Vitruvio significare il listello, che posto sopra al fregio del capitello si unisce all'ovolo: ed allora sta bene che sia denominato apnjgi , ossia sfuggi mei ito . o termine (Vedi la Figura della base e del capitello. Tav. XXI. Fig. 3 e 4). La voce trajecturae usala qui da Vitruvio (6) spiega assai bene il suo significato cio d' essere
("i)

gi.

IO

LIBRO
gli

IV. si

affinone
zio
,

ornamenti, e
ovvero
i

al

di

sopra

di

fabbrica
,

di

legno,

e
;

timpano del frontespisopra codesto timpano si ha da


il

pone

in modo che lo scolo delle ale puntoni , e le assi del tetto, compiuto che sia, corrisponda al terziario ('). Ma oltre a ci si fanno anche de" Templi rotondi: di questi alcuni detti ed altri poi monotteri si fabbricano senza la cella col solo colonnato diconsi pertteri , cio, col colonnato intorno la cella. Quelli che si fanno senza la cella hanno la sede della Deit, e la montata ad essi, alta quanto un terzo (2 del loro diametro. Sopra gli stilobati si stabiliscono le colonne tanto alte , quanto il diametro da fuori a fuori degli ultimi aggetti 3

posare V asinelio

de*

basamenti
il

grosse per la decima parte della loro

altezza

(4),

com-

presovi

capitello, e la base. 1/ architrave alto per la


riportato
1

met
(

della grossezza
dell' Archit.

hanno assai aggetto, siccome sono codesti modiglioni sporgenti pel quarto deldella colonna. Questo ingrandimento delle l' altezza
applicala a parti che

dal

Piranesi

Magni/,

) ,

altro esiste in

Roma

nel palazzo della Villa

Mon-

talto a

grondaje recava quel carattere proprio, e quel fare esagerato della maniera Toscana, che, secondo altrove diceva Vitruvio (lib. III. cap. 2), conveniva a' Templi toscani; et ipsarum aedium species swit varicae , ec. Lo Schneider poi, ed anche lo Stieglilz rifiutano sensatamente la lezione sostituita dal Galiani di latitudinis (adottata anche dal Poleni ) ali antica di alttudinis columnae. Mi sono
, 1

anche determinato ad

aggettare nel fregio le teste de' travi lacunari del portico a gola rovescia, per la ragione che, servendo di sostegno ai mutoli della cornice non dissentono dal carattere dell or1

Termini, somigliantissimi fra loro. In eng' intercolunnj sono serrati con graticci di marmo onde non si rimira quivi la sede della Deit, che da Vitruvio chiamasi tribunal. Codeste sedi per avventura erano formate in quella guisa che si veggono ne' rov esci d' alcune medaglie siccome ve n una della Giunone di Samo nell' Arcipelago. Anche questo tempio di Samo era roed aperto tondo con doppia ala di colonne come ancora era aperto quello di Serapide a Pozzuoli, rimanendo tutt ora il basamento, sopra del quale girava intorno una fila di colonne, ed aveva
trambi,
: , , :
?

dine Toscano, e perch dicendo Vitruvio : Supra projiciantur trabes et supra parietes trajecturae Ito interpretato, che i modiglioni aggettino tanto sopra l'architrave di legname, quanto sopra i muri
. . .

del

fregio

(Vedi Tav. XXI. Fig. 3).

quattro ascese fra gli stilobati sporgeuti dalle basi delle sedici colonne. (3) Qui stylobatas s'intende Basamento (Vedi la nota 2 , fac. 8 ). codeste colonne dovette (4) La proporzione di essere Corintia, poich Vitruvio ne rimette al suo
1

La significazione di codesto terziario, ossia Compimento dello stillicidio, secondo una determi(1)

nata misura denominala terziario, ha dato luogo a


diverse interpretazioni. Ardisco perci anch' io ag-

giugner messe nel campo colla presente considerazione: cio che, determinata la misura della lunghezza delle due ale del tetto, si divida la base di ciascuna ala (stillicidium) in tre parti ed una di queste si attribuisca alla maggiore altezza, o vertice, del letto: cosicch 1 inclinazione delle ale di esso corrisponda ad un terzo. E siccome Vitruvio dopo aver detto, che sopra il timpano (fastigium) si puntoni, e le asse, che ha da posare l'asinelio,
, i

Libro III. per riguardo alle cornici, che si deducono dal Jonico : lo che ci fa palesemente intendere, che non sempre nelle maniere Toscane usaronsi de' rozzi e sodi adornamenti , ma che furono ad esse comuni anche le opere de Greci. Non poi nuovo che Vitruvio desse alle colonne dieci dia1

metri,
guilo

come

nella basilica di
si

fece nel pienostilo (lib. III. cap. 2), e Fano (lib. V. cap. 1), come in se-

vedr.

Quanto

alle basi delle

colonne,

egli

da avvertire che ne' Templi rotondi di Roma e di Tivoli, ed in quello di Demostene in Atene si osserva sottratto il plinto: forse perch gli Architetti trovassero in esso deforme la figura non quadrata
i
,

pareggiano V altezza delle cornici del frontespizio, cosi passa quinci a stabilire la proporzione dell'altezza dillo stesso frontespizio perfezionato in ogni parte dicendo , ut stllicidium tetti absuluti tei tiario respondeat (a) La salila che nasce a livello della base degli stilobati e giugne fino al piano del tribunale corrisponde nell" altezza alla terza parte del diametro del tempio. La larghezza del tribunale similmente un terzo di esso diametro (Vedi Tav. XXII.
,

atteso
de' plinti

1'

lati

obbligo di far tendere al centro che riguardano g' intercolunnj ; o

perch essendo questi ristretti, e rimanendo quelli sollevali dal piano di terra, non v' inciampassero i concorrenti. Aon ci resta esempio del coperto
del

fuor quello test citalo Templi rotondi di Demostene in Atene ( ^ edi Tav. XXIII.), al (piale mi sono anco attenuto per F interpretazione delle voci Flos e Pyramis, che or
di
lai
,

monumento

Fig.

a).

Due

bassi

rilievi

antichi mostrano

ora Vitruvio prescrive doversi pone (Vedi Tav. XXII. fig. 4).

sulla

cupola

chiaramente l'idea di codesto Tempio: l'uno viene

CAPO
della colonna (0; ed
il

VII.

fregio, e le altre parti

che

vi si

sovrappongono, deble

bono

essere

di

quella

grandezza

di

cui

sonosi

date

proporzioni

nel

terzo Libro.

Se poi il Tempio dovr essere perittero, si alzino dal piano due gradi, indi si situi la parete della cella ed il basamento discosta dal basamento una quinta parte alP incirca di tutta la larghezza del tempio , e nel mezzo si lasci il vano per V ingresso. Il diametro della cella , non comprese le pareti che girano attorno , sia quanto alta la colonna da sopra il basamento. Le colonne intorno intorno alla cella si distribuiscano colle solite proporzioni e simmetrie. Nel mezzo si deve porre il cio che la cupola s* innalzi tanto coperto con questa proporzione
:

quanto
ramidc.

Il

il

semidiametro

di

tutta

V opera, eccetto

il

Jrore
la

ossia la pi'

fiore

poi abbia tale altezza,

non compresa
le

piramide, quanto
altre

quella del capitello che sopra la

colonna. Tutte

le

parti

come
sic-

sembra che

si

debbano
si

fare

abbiano

proporzioni

simmetrie

come

di

sopra

detto.

Templi, che, scimene ordinati colle medesime simmetrie, partecipano cionnondimeno delle distribuzioni di qualche altra specie siccome il Tempio di Castore nel Circo Flaminio 2 ), due boschi. Cosi anche pi grazioso quello e quello di Ve-Giove fra di Diana Dea de boschi, per queir aggiunta che avvi di alcune colonne 1 a destra ed a sinistra ne fianchi del pronao. I primi templi che s inSi fanno parimente altre specie di
; (

-1

nalzarono
di

di

codesta specie furono, quello

di

Castore nel Circo


di

quello
nel,

Minerva nella
(4).

rocca

d Atene
di
;

),

quello

Pallade

in

Sunio

T Attica

Le proporzioni
altre

rodesti templi sono per le

medesime

non ve ne ha
;

lunghezze delle celle sono il doppio delle larghezze , e nelle loro dimensioni vi ha egualmente armonia e quelle simmetrie che sogliono esservi nelle facciate , sono trasportate a proporzione anco nei fianchi.
diverse
le

imperocch

Alcuni, prendendo
V adattano

la

distribuzione delle colonne delle specie Toscane,


-1

anche alle opere d ordine Corintio e Jonico imperocch ove nel pronao sporgono in Inori le ante, in luogo di esse collocano due colonne , che per un tratto di sito rimangono lungi dalla parete della cella, e cosi risultano le opere Toscane mescolate colla maniera Greca.
;

(i) Si gi osservato che Vitrvrvio prescrive l'altezza di uu semidiametro a quegli architravi che sono sostenuti da colonne non pi alte di piedi quindici (Vedi lib. III. cap. 3).

rocca Tarpeja ed

il

Campidoglio

e la

sua statua

era armata di fulmini. Gli Antichi poi denominarono Vejovem qualunque Iddio cui fosse tolta ogni facolt di giovare: e perci veneravano alcuni

Il Circo Flaminio a Roma si estendeva da Caterina de' Funari verso la Piazza Mattei. 11 Cesariano, appoggiato all'autorit di Plinio (lib. XXXVI. cap. i5), ritiene che codesto sia appunto quel Circo che fu innalzato da Cesare, mentre era Dittatore. 11 vocabolo poi Vejovis secondo il detto Cesariano, vale lo stesso che parvi Jovis , o moli Jovis. Questo tempio era presso 1" /sito , fra la
()

perch giovassero; placavano


cessero.

altri

perch non nuo-

S.

("!) Veggasi codesto Tempio nelle pregevolissime opere che riguardano le Antichit della Grecia di Stuart, e Le Roy. Alcuni di codesti Templi furono dal Serbo ('i) e crai Palladio dedotti <la antichi ruderi, non che

effigia!

e descritti ne' loro Trattati di

Architettura.

2
in

LIBRO

IV.

Altri

vero, volendo rendere assai ampia e slargata


le

la cella del
:

addossano agi intercoltmnj levate le pareti, acquistano il sito che si occupava dalle ale del portico e conservando perci le medesime proporzioni e simmetrie, sembra che 1 abbiano inventata un altra specie di figura, che si denominerebbe pseudoperittera ('). Ma queste mutazioni di specie derivano dalle diverse costumanze de sagri fizj imperocch non sono da farsi tutti alla medesima Templi degli Dei , poich cV ognuno diverso il culto ed il maniera
pio,

rimuovono

mura

della cella, e le

temonde,

-,

modo

de"* sagrifizj.

Ho
trie
1

esposto
stati

tutte

le
:

maniere

de" sacri

Templi con que1


gli

principi
e le

che

mi sono

insegnati

ho

distinto

con divisioni

ordini,

simme-

de medesimi , e con questi miei scritti ho al .possibile procurato di dimostrare quali Templi abbiano figure dissimili, e quali siano le differenze che li rendono tali. Ora ragioner delle Are degli Dei immortali .
acciocch abbiano ad essere situate in

modo

conveniente

a"

sagrifizj.

CAPO
Del
JLie
silo

vili.
degli Dei.

delle

Are

Are hanno
1

pi basse de"
i

dovranno sempre collocarsi supplicanti ed simulacri che saranno nel tempio, affinch
a guardare verso

f Oriente,
si

sagrificanli,

nel riguardare la Divinit,


il

niellano a diversa altezza, sele altezze delle


gli

condo che richiede


si

decoro

di

ciascun Iddio. Quindi

Are

Dei del Cielo, si e per la Madre 2 Terra ), si collocheranno basse. Cos con queste istruzioni saranno giustificale le idee per le Are da porsi in mezzo a" Templi 3 1 Dimostrate in questo Libro le composizioni de sacri Templi, nel seguente daremo le regole per le distribuzioni delle Opere pubbliche.
; (
1

regoleranno in questo modo: per Giove, e per tutti disporranno alte il pi possibile per Vesta poi ,

).

(1)

Iella

Tale il Tempio psetitopcrittcro Fortuna Vivile (Tav. XXI. Fig. 6

in

Roma
Veg-

e 7).

gasi la nota 3, fac.

82, ove Vitruvio parla delle colonne compenetrate nel muro, cio quae spectant

ad

parielem.
(a) II

Barbaro, il Galiani e l'Orsini, in luogo di Madre Terra, hanno la Terra ed il Marc , dietro l erronea lezione di alcuni testi che leggono 'Terme Marique. Ma siccome fra' nomi delle antiche Deit non si legge mai il Mare, bens sempre Nettuno, e d'altronde lo Schneider ed il Poleni, dietro 1' autorit di migliori codici, leggono
1

Matrique Terrae , e cosi anche tradussero il Caporali ed il Durantino (alla Madre Terra) ^ perci a questi mi sono pi volentieri attenuto. Io credo che Vitruvio qui voglia intendere (3) perch v' ha diffedelle Are, e non degli Al lari renza tra le une e gli altri. Diversi autori infatti distinsero l Ara dall'Altare: poich l'Ara era umile ella e secondo 1" opinione di Festo e depressa serviva ai voti, ed alle mere libazioni; mentre
:
1

l'Altare serviva alle offerte delle vittime, e questo veniva collocato in luogo eminente.

FINE

DEI.

LIBRO QUARTO.

DELL' ARCHITETTURA
DI

MARCO VITRUVIO POLLIOIVE


LIBRO QUINTO.

PREFAZIONE.

copiosi volumi loro precetti , hanno invero procacciato ai loro scritti pensamenti , non che credito grandissimo e singolare. E volesse pur la sorte che eziandio con queste nostre fatiche potessimo Noi diffonderci tant' oltre da poter accrescere riputazione a questi insegnamenti: ma non agevol cosa il riuscirvi, siccome si crede. Perciocch non si scrive d'Architettura nella stessa guisa che scrivonsi le Istorie ed i Poemi. Le Istorie per s medesime allettano
i
i i
i

Vincili

quali hanno, o Imperatore, dettato in

leggitori

coli

aspettativa d' intendere


i

nuove
li

e variate cose
li

Poemi

in-

noltre lusingando

sensi di coloro che

leggono,

tirano senza verun


il

disgusto alla conclusione fino all'ultimo del libro, merc

prestigio del

metro, e

de' versi,

non che
i

della disposizione di eleganti parole e di sen-

tenze fra distinti personaggi,

come pure

dell'aggiustatezza di corpo e

di

voce nel pronunziare


dall'arte per

versi.

Questo per non pu avvenire nel comporre

Trattali d'Architettura: conciossiach le voci proprie, o tecniche, generate

mera necessit, rendono oscura la loro significazione pel giugner esse nuove ed inusitate. Non essendo perci tai vocaboli n per s sufficienti e chiari, n universalmente conosciuti, se non si ristringano cotesti ampollosi scritti di regole, e se a brevi e ben chiari discorsi non
si

riducano

intricate

dalla moltitudine

delle parole e

dalle soverchie

di-

gressioni, perplesse e

dubbiose rimarran sempre pi le menti de' leggitori. Neil' esporre pertanto termini pi arcani, e le simmetrie de' membri delle opere, ci far con brevit, affinch abbiano senza pena a ritenersi a memoria, e perch anco pi facilmente si possano comprendere. Aggiungasi che, avendo io considerato essere continuamente la Citt occupata in pubblici e privati affari, ho viemeglio giudicato dovermi attenere alla
i

brevit dello scrivere; acciocch, ne' ristretti intervalli

di

riposo,

spedita-

mente leggitori potessero erudirsi. Anche a Pittagora , ed a coloro che hanno seguilo
i

la

setta

di

lui

piaciuto affidare
il

a" libri

le

loro dottrine con distribuzioni cubiche, stabilito


('),

cubo

di

CCXVI.

versi

vollero

che ciascun componimento non

(i)
il

Platone e
:

suoi seguaci giudicarono perfetto


Pittagorici stimarono invece per-

fctto

il

mini. VI., e per conseguenza anco

il

il

mini,
niol-

num. X.

ma

CCXVI.. che

cubo

di VI. Infatti se

si

(5

PREFAZIONE
Il
il

dovesse occuparne pi di tre. drale, eguali fra esse e piane;


su quel lato su cui cora
le

cubo poi

un
sia

solido di sei facce qua-

quale gittato, rimane stabilmente fermo

poggiasi
i

finch

non ne

mosso
(').

rome sono

an-

tessere che

giuocatori gittano sul tavoliere

Egli pgi

sembra

che con codesta similitudine del cubo abbiasi voluto intendere che siffatto numero di versi , in qualunque maniera si appresemi , possa con pi sicurezza e stabilit ritenersi a memoria. Anche comici Poeti della Grecia hanno diviso in parti le loro l'avole, Cori de' cantanti, ed in questa guisa facendo le parti con frapponendovi
i
i

proporzione cubica, procacciano merce codesti intermezzi riposo agli attori. Essendo adunque tali cose da' nostri maggiori osservate, dedotte siccome da naturali principi , e veggendo che quelle che io debbo scrivere riusci-

ranno per molti nuove ed oscure, ho stimato perci doverle esporre entro 1 brevi Libri, s che pi facilmente possano essere intese da leggitori. E perch appunto siano pronte a comprendersi le ho in siffatto ordine disposte, s che non abbia chi le cerca ad andarle separatamente raccogliendo , ma bens le possa avere in un sol corpo diviso in pi Libri; ed in ogni Libro trovare le spiegazioni di ciascheduna specie. Per la guai cosa, o Cesare, avendo esposto nel terzo e quarto Libro 1 le regole de sacri Templi, tratter in questo le disposizioni dei Luoghi pubblici; e primieramente dir come si abbia a formare il Foro, poich
quivi
da' Magistrali
si

amministrano

g interessi

pubblici e privati.

tiplichi

il

VI. in s
e questo

medesimo
mini.

risulta

il

quadrato

di

sul tavoliere, colla

mano oppur

col frttilo

eh' era
,

XXXVI.,
VI. d
il

XXXVI.

moltiplicato per

una specie

di bussolo

quadrato o cilindrico

come

cubo CCXVI.
Slralico

appare dalla figura recatacene dal Boldctti (Gimit.


su tutto

questo paragrafo di Vitruvio ha potuto coglier nel segno. Ed anch' egli, dopo aver recato alcune inette ragioni del Cesariano ed altre pi sensate, s, ma poco soddisfacenti del Perraull conchiude dicendo: Fortasse Vitruvius non penetrava vera Pytliagorae in hoc praecepta: am
poi
,

Lo

dice clic nessuno de'

Commentatori

44j) c dal Lambecio (Bibl. Caes. Veggasi la dissertazione del Morcelli Sulle. Tessere degli Spettacoli Romani (Milano. Pogliani 1827), ed hi le copiose annotazioni del
de" Martiri, fac. IV.).
toni.

eh.

dille

Dott. Labus , il quale paratamente trattando Tessere Lusorie, Ospitali, Convivali, Frumentarie, Nummarie, Militari, Comiziali, ce. allega fra
inolf altri anche questo

edam
(i)

cu

doctrna

ad

a/ii/uod

refertur

praeceptum

pr memoria

artificiosa.

Ubi >iint elioni, icsscrac quas in alveo ludentes jaciunt. Le Tessere introdotte qui da Vitruvio per nostri dadi, fare pi chiara l'idea del cubo sono la forma de" quali cubica, e l'uso antiebissi Si giuocava da' Greci e da' Romani, come da noi. s con tre s con due, gettandoli sull alveo, cio
i

detto \ilru\iano:, e mostrando d" ogni Tessera F uso e la specifica differenza, evidentemente chiarisce, per rispetto in ispecie alle Tessere Gladiatorie , clr esse, contro il parere dei pi sentiti Antiquarj erano date come segni, o testimonianze a chi avea, puniceter , gnando, riportato vittoria in que' sanguinosi ferocissimi combattimenti.
.

II

CAPO
Del Foro

I.

e delle Basiliche.

I
i

Greci ordinano

il

Foro quadrato con doppj ed

assai

vasti porticati,

quali adornano di spesse colonne, e intavolali di

pietra

di

marmo,

formandovi al di sopra de'' passeggi su i palchi ('). Ma nelle citt d*' Italia non da seguirsi la medesima pratica; poich, per costumanza antica in1 trodottavi da nostri maggiori , sogliono darsi nel Foro gli spettacoli dei Gladiatori 2 Per questo motivo fa cT uopo distribuirvi intorno intercolunnj assai larghi per comodo degli spettatori, e tutt ali intorno sotto i portici situare gli uffizj de banchieri: negli assiti poi di sopra debbonsi collocare 1 le logge, le quali utilmente serviranno pe varj bisogni e per le pubbliche prestanze. La grandezza poi del Foro si dee fare proporzionata alla popolazione 3 , acciocch non ne sia ristretta la capacit per riguardo al bisogno; oppure che per la mancanza della gente non sembri esso deserto. La larghezza poi si determina in modo che , divisa la sua lunghezza in parti tre , ella ne abbia due e cos riuscir bislunga la forma , e comoda la disposizione per la qualit degli spettacoli. Le colonne del piano superiore debbonsi scemare per un quarto (4) delle inferiori, per la ragione che le parti inferiori che devono reggere il peso, hanno ad essere pi robuste delle superiori. Oltre di che bisogna imitare
(

).

come ella fa negli alberi diritti quali sono F abete , il cipresso , il pino ni uno de quali avvi che non sia pi grosso presso le radici e che crescendo non si avanzi neir altezza con naturale e pareggiato ristrio gimento dal piede fino alla cima. Che se la
la

natura dei vegetabili, ed operare


:

(1)

Veggasi Tav.

XXIV.

Fig.

2 del

Foro

rie

desime, e noa

nel]' altezza.

Devesi per

sempre

Greci.
(>)

Trattano de" Giuochi gladiatori


ij
e

Plin. lib.

XIX.

collocare l'ordine pi sodo al di sotto del pi gentile. Si ha da Pausania, clic nel tempio di Minerva

cap.
(3)

Svct.

in C. Cesare.

Nelle grandi citt vi dovevano essere pi Fori (o Piazze), ciascuno de' quali destinato alla vendita di uua specie di mercanzia, o di traffico. Roma in
fatti contava, fra tant' altri, il Boarum,Y Argervtarum, 1" Olitorium, il Piscarium, il Piscatorium, il Ptorium, il Suariuni, ec. Le citt piccole poi avranno avuto uno, od al pi due Fori, in cui alla rinfusa si sar venduto il bisognevole, e si saranno fatti gli occorrenti traffici (Veggasi Tav. XXV. e

erano disposti due ordini l' uno sopra l' alche sopra al Dorico vi era situato 1' ordine Corintio. Varj sistemi furono posti in pratica nella sovrapposizione degli ordini: e, volendo ben anco

Elea
tro
,

vi

seguire la sapientissima dottrina di Vitruvio, quella cio d'imitare la natura degli alberi che dal piede
si

un albero
il

ristringono sino alla cima, si suppose da alcuni solo diviso in pi tronchi, ritenendo che diametro superiore del tronco del primo ordine

sia

XXVI.
(j)

Foro Romano). Siccome Vitruvio dice qui appresso


del
la
al

scemare delle colonne imita


i

che lo , natura negli alberi,

condo ordine, sovrapponendo


questo
il

eguale al diametro inferiore del fusto del sce similmente del terzo. In tal guisa ed a all' ordine Dorico lo Ionico ,
Corintio, verrebbe ad essere consentanea e scalare temperamento la dilidelle

quali dalle radici fino

vertice

vanno

ristrin-

ad un pareggialo
delle colonne.

gendosi , cos la diminuzione reciproca delle colonne debbesi intendere nella grossezza delle me-

nuzione reciproca delle altezze e

grossezze

, ,

LIBRO V. 8 natura de* vegetabili cos richiede, ella giusta


I

la

regola stabilitagliele

altezze e le grossezze delle parti superiori siano pi. ristrette delle inferiori.

luogo per le Basiliche ( r), le quali vanno annesse ai Fori, conviene sceglierlo nclT aspetto pi caldo , acciocch i negozianti possano nell* inIl
1

verno radunarvisi senza

soffrire

il

rigore della stagione.

La

loro larghezza

2)

non si far minore del terzo, n maggiore della met della se non nel caso che la natura del luogo lo impedisse
a
(

loro lunghezza,
,

ed

obbligasse

mutare simmetria. Che se il sito della lunghezza sar pi ampio , si porranno nelle estremit le Caldiche 3 ), siccome le ha la basilica Giulia
A. emiliana.

Le colonne
larghi
i

delle Basiliche
5

sembra doversi

fare

tanto alte, quanto sono

portici

mezzo condo

(4).

ed ogni portico sar largo la terza parte dello spazio di Le colonne superiori si faranno pi piccole delle inferiori, seIl

la

regola data poco sopra.


5

pluteo, o chiusura che va fra


farsi

le

co-

lonne superiori e le inferiori,


(

parimente un quarto meno di quelle superiori ); cosicch le persone che passeggiano sopra palchi della Basilica non possano esser vedute dai negozianti. Gli archilravi poi, i fregi e le comici, si regoleranno giusta le simmetrie dettate nel Libro terzo G \ Avranno eziandio maest e bellezza le Basiliche , qualora siano assimii
(

sembra che debba

late

a quella specie colla quale


5

una

io

ne

architettai

diressi

nella co-

lonia Giulia di

modo

eseguite.

Fano le cui proporzioni e simmetrie sono nel seguente La testuggine (7) di mezzo, da colonne a colonne, lunga

(1)

La voce
Casa

Basilica

deriva

dal

Greco,

si-

gnifica

Basiliche poterono servire ai primi Cristiani per loro Cinese, le quali


reale.

Le antiche

in sguito

costruirono a foggia delle stesse Basiliche con una o pi cappelle, ad imitazione delle Caldaiche indicate qui appresso da Vitruvio. larghezza deve intendersi quella della (2) Per na\e di mezzo solamente, senza comprendervi i portici laterali, e cos prescrive Vitruvio nelle proporzioni degli Atrj. Veggasi la Figura della pianta e della sezione alla Tav. XXX. Fig. i e 2 , e t antecedente Tav. XXIX. che arriva al limite
si

maggiore di
(3)

tre larghezze.

il Filandro la Caldica era il Tribunale ove si amministravano gli affari della moneta o della Zecca. Altri pretendono clic nelle Calcidiche si battesse la moneta; e ne avvalorano la loro opi-

Secondo

Risulta da queste proporzioni che la lar(4) ghezza da muro a muro della Basilica resta divisa in cinque parti e pi due grossezze di colonna , per le file di esse colonne che dividono le navate. (Vedi Tav. XXX). (5) Esprimendosi qui Vitruvio colla voce item non si dee perci desumere che le colonne del seeond' ordine debbano scemarsi la quarta parte in altezza: questo non potrebbe avvenire che nel caso che fossero d" un medesimo ordine , poich allora solo sarebbe vero che elleno si scemerebbero, s in grossezza clic in altezza, il quarto} e poi chiaramente egli si spiega, dicendo che si debba usare le regole assegnate per la sovrapposizione dell' ordine nella costruzione del Foro.
,

nione per la derivazione della voce greca Chalcos Rame, ed Oecos , Casa. Io ritengo che i due luoghi
ai

Qui Vitruvio non sembra voglia escludere (<>) alcuna parte delle trabeazioni che ricorrono sopra i due ordini anzi avvalora il suo genio col richiamare P osservanza delle regole da lui prescritte
,

fianchi del tribunale dell' antica Basilica di Pompei sieno le Calcidiche accennate qui da Vitruvio.

nel

lib.

III.

Queste doveano comunicale immediatamente col tribunale perch ivi negozianti adempiessero le decisioni ('manale dai giudici. Vedi la pianta della Basilica di Pompei da me pubblicata nelle .Vnticli. di Milano (Tav. VII.), che qui si unisce anco per
i

la singolarit del tribunale

(Tav.

XXVII. e XXV

III).

Testuggine significa il Tetto a quattro ale, che copre il corpo principale della Basilica. Verso la fine del Lib. X. parla Vitruvio di un istrumento bellico portato da ruote, che appellatasi anche Testuggine. Esso era largo per ogni verso piedi a5, e superiormente le quattro ale si ristringevano fino al vertice a guisa di piramide.
(7)

capo
piedi

i.

CXX.
e
le

e larga

LX.

Il

portico che intorno alla testuggine, fra

il

muro
di

cio
tutta

colonne,
l'altezza,

largo piedi

XX. Le colonne,
i

le

quali

occupano
e V.
(')

intiera

compresovi

capitelli,

hanno

piedi
i

L.,

grossezza.

queste, nella parte di dietro, sono annessi

pilastri

che

due e mezzo, e grossi un piede e mezzo, palchi del portico. Sopra questi quali reggono i travi che sostengono i si alzano altri piccioli pilastri, che sono alti piedi XVIII., larghi piedi travi , che sostendue e grossi un piede e questi parimente reggono 1 quali rimangono perci pi bassi gono i puntoni ed il tetto de portici, della testuggine. Gli spazj degr intercolunnj , da sopra pilastri fin sotto gli architravi delle colonne, vi si sono lasciati per introdurvi la luce. Nella larghezza della testuggine vi sono quattro colonne tanto a destra che a sinistra, comprese quelle degli angoli nella lunghezza, sul lato immediato al Foro, con quelle delle cantonate, ve ne sono otto 2 ): nel lato opposto poi, con quelle delle cantonate, ve ne sono sei; poich le due colonne di mezzo in questo lato non vi sono state poste , per non im1 pedire l aspetto del pronao del tempio di Augusto, il quale situato nella mezzana parte del lato ( ossia parete della Basilica ) che riguarda a mezzo il Foro , e verso il Tempio di Giove. Dentro poi quel Tempio di Augusto vi ha il Tribunale in forma di semicircolo scemo 3 ), che largo
sono
alti

piedi

XX.,

larghi piedi

in

facciata piedi
i

XL\I.

e la di

cui

curvit

s*

interna per

XV.

piedi

perch negozianti che sono nella Basilica non abbiano a disturbare coloro che stessero in colloquio co' magistrati. Sopra le colonne vi sono i travi concatenati fra loro, composti di quattro legni grossi due piedi V uno (4). Questi travi, giunti che sono alle terze
ci
1

gnifica Stare appresso in piedi

dal greco e siPrestare ajuto , e Fai- sostegno da qualche lato. Secondo il Baldi le Pai-astate sono la medesima cosa che le Ante cio Pilastri quadrati , ed anche Piedritti a fianco di
(1)
,
,

Parastatae.

Voce che deriva

anche
lo

il

Galiani. Io per col Pcrrault,


1

il

Poleni

Stratieo e

colonne per sostegno degli archi. ri(2) Tutti g' intercolunnj di codesta Basilica sultano eguali , toltone i due di mezzo de lati minori , che sono pi spaziosi ; e perci Vitruvio prescrive gli architravi di legno composti di quattro travi, sulle basi da esso indicate per g intercolunnj areostili (Veggasi Tav. XXVI. Fig. 2). In questa Figura ho dimostrato in grande le parti sode indicate da Vitruvio per la struttura della sua Basilica di Fano , all' oggetto di far comprendere che queste parti predispongono ad una decorazione delle pi sfarzose e regolari. (3) Codesto Tribunale era un segmento di circolo, come rimirasi nelT antica Basilica di S. Paolo fuori delle mura di Roma. Era anche costume d' ammi1 nistrare la giustizia ne templi per cui quivi an, cora trovasi il tribunale. f Alcuni codici, in luogo di quatuor tignis, leg( \) gono tribus tignis, alla qual lezione si attenuto
1
1

F altezza geva quattro travi e non tre, sia per la regolarit della costruzione , sia per legge di solidit. Codesti travi erano accoppiati insieme, e corrispondevano alla larghezza del diametro superiore della colonna. I pilastretti poi occupavano 1' altezza del fregio, il quale era meno alto dell architrave per la quarta parte, e quindi reggevano i travi everganei accoppiati, su i quali riposavano le aslicciuole, 1 o catene, e tutta l armatura della testuggine. La descrizione poi che Vitruvio porge di codesta sua Basilica fa chiaramente comprendere che egli si prefisse di mostrare tutto ci che riguarda
vero
1

Orsini, tengo per quatuor. Ed in e la larghezza dell architrave esi1

e disposizione de corpi sodi, tralasciando ogni notizia sopra le parti ornamentali , e perfino sopra la specie dell ordine impiegato nelT interno dell edilizio. Ma se si vorranno raffrontare i metodi praticati nelle opere dell' antichit cogl' insegnamenti di Vitruvio, per decorare
la distribuzione
1 1

convenientemente lo scheletro da esso descritto, si scorger ad evidenza che le colonne alte dieci
diametri richieeeono l'ordine Corintio; e
la dis p-

2O

LIBRO

V.

colonne, che sono nella parte intema, rivolgono verso le ante, le quali dal pronao vanno innanzi da destra e da sinistra col muro fino a toccare
il

semicircolo.

Sopra codesti
lastri

travi,
alti

di

sostegno,

sonovi disposti de pipiedi tre, e larghi per ciascun lato piedi quattro;
capitelli,

a perpendicolo

de

-1

sopra de' quali sonovi intorno intorno posti insieme due travi, grossi ciascuno due piedi ('); ed oltre a ci su di questi sono collocate le asticciuole colle razze
pareli
(

2 ) alla

dirittura

delle

colonne

),

sopra

le

ante e le

che sostengono un tetto pel lungo della Basilica , ed un altro dal mezzo di questa fin sopra il pronao del Tempio. Cos da 1 questa , a loggia di pettine (4) , duplice disposizione de frontespizj nelP alta testuggine 5 ), che apparisce s nel di fuori che nel di dentro della Basilica, si ottiene un grazioso aspetto. Oltre di che V avere risparmiati la distribuzione de plutei , non che le gli ornamenti de' cornicioni , e
del pronao
,
(
-1

1 colonne del second ordine, scema la molestia in un" opera che costerebbe molta fatica, e sottrae una gran parte del capitale per la spesa: siccome travi della teal contrario ridotte le colonne a tutta altezza fin sotto stuggine, sembrano accrescer magnificenza al dispendio, e maest all' opera.
1

si/ione delle travature del

tetto

indicano

esclusi-

testuggine

cio sul

piombo

delle colonne

la sti-

vamente lo scomparto de' lacunari in piano, e uon mai la volta curva. (Vedi Tav. XXVI. Fig. 1,2, 3. 4 e 5, per maggior dilucidazione della materia). (1) Il Testo qui legge: Supra eas ex duobus ti-

mai

preferibile a quella contra zophoros:


1'
1

massime

che in questo caso verrebbe sconvolto


gressivo de muricciuoli
,

ordine pro-

de' superiori travi ever-

gna
lo

bipedalibus trabes everganeae circa sunt collo-

catae. Sul qual

ewrganeae

vocabolo (come dice

ganei, ossia radice del tetto , sopra i quali a dirittura delle colonne debbono giacere le asticciuole o catene de' cavalietti (Veggasi Tav. XXVI. Fig. 2,
lett.
(4)

Latini dal solo Vilrmio usato, merita qui riferirsi il parere di alcuni Commentatori. Il Filandro (seguito dalla maggior parte deStralico)
fra'
gl'

e,

e.)

Interpreli) dice esser

Que

travi die

poco sopra
in-

Vilrmio ha

detti compactiles } cio tignis trabibusve

junctis compatti: seppure

non piacesse meglio

tenderli affabre fadi , dal greco che vale accurate Jibricatum. Il

vocabolo everges Marquez (Case di cilt degli antichi Romair , cap. 3j) molto si dilunga sulla spiegazione di questo vocabolo, e concliiude dicendo essere trabes transversae quae supra parietali exteiidimtur , coronis nsistunt, et contignationem sustiiient , projecturamque ex muro liabent. E quanto ali" etimologia, non dal Greco ma dal Latino ci la deriva, cio dal lat. verbo evermeglio che evergere . quasi evergentes , per cui ganeae. dirsi dovrebbe aergeneac. Anche Leon Bat'
,

Alcuni testi , in vece di pedinata dispositio , leggono nata dispositio , per cui l' Orsini traduce creata. Anche il Galiani nel suo testo ha nata, ma ne ha dimenticata la versione. Io ho seguito il quale, oltre a migliori codici da cui il Poleni ha tratto pcctinata, adduce a confermazione il seguente passo di Festo Pedinatimi tedimi dicitur a similitudine pcctinis in duas partes daexum , ut
1 , :

tista Alberti

ricorda nel

lib.

III.

cap. 12 le cautele

testudinatum in quatuor. Anche in Plinio (lib. XXVIII. digitis pectinatim inter se implecap. 6) leggesi xis. E lo stesso Yitruvio (lib. I. cap. 5) ha detto: Fundanicnta .... pectinatim disposita, quemadmodum seirae dentes solent esse , colloccntur. Per le quali parole pedinata e pectinatim sembra che cjui per similitudine , comparare i doppj lronvoglia tispizj incrocicchiati al mezzo della testuggine, alle mura della citt costruite a foggia de' denti di una
: ,

degli Antichi nel porre in opera codesti tra\i.

sega.
(.">)

Usasi qui da Yitruvio la voce capreoli, per cantileni y ossiano i puntoni. Le asticciuole occupammo parte dell' altezza della cornice, e cosi serenano alla regolare struttura de lacunari. (3) Alcuni codici leggono cantra zophoros , invece di contra corpora cohunnaruni. Quest'ultima lezione sembrandomi quella che identifica la precisa situazione de' sostegni destinali a reggere il carico della
(>)
1

Chiamasi Testuggine
f tta,

il

tetto a quattro

ale, e

non giammai una

come

fu ideata dal Perinfatti

rault e seguila dal Galiani.

Ed

come mai

potrebbe reggersi una vlta sostenuta da colonne, senza avere la dovuta resistenza a' fianchi, e come affidarla sopra travi? Della ingegnosa costruzione di codesto tetto veggasi la pianta e 1' alzata della basilica di Fano (Tav. XXV. e XXVI.).

121

CAPO
Dell' Erario
,

IL

elei

Carcere e della Curia.

Carcere e la Curia, si hanno a congiugnere al Foro('), in maniera per che la grandezza e la proporzione di quelli corrispondano a quelle di questo. Ed invero deesi sopra tutto, e principalmente la Curia, edificare come si conviene al decoro del municipio, o citt che siasi. Se
J_j Erario,
il

forma quadrata , a quanto avr di larghezza si aggiunga la met, e con questa misura si determini la sua altezza 2 Che se invece sar bislunga, si uniscano insieme la lunghezza e la larghezza, e la met
ella

sar

di

).

di

codesta

somma

si

dia

all'

altezza fin sotto ai lacunari.

Oltre a questo,
cornici
,

a
di

mezz

-1

altezza delle pareti


:

si

hanno

a tirare

intorno
vi
si
,

intorno

o
di

ovvero di stucco coloro che quivi disputano


legno

le
,

quali ove

non
in

facessero, la voce

dissipandosi

mente essere intesa con cornici, la voce


tesa

dagli

ascoltatori;

non potrebbe chiarama qualora le mura siano attorniate


alto dall
1

allora,

trattenuta da queste, verr


aria.

orecchio in-

prima che possa disperdersi per V

al

11 costume di congiugnere questi tre edifcj Foro venne scrupolosamente osservalo dagli antichi Romani. E noto che l Erario esisteva nel
fi)
1

di Saturno presso al Foro. 11 Carcere (secondo Vairone cosi detto a coerecndo) sappiamo da T. Livio (lib. I. cap. 33) che venne da Anco Marzio ad terrorem increscentis audaciae eretto nel bel mezzo della citt, imminente anch'esso al Foro: il quale per un sotterraneo aggiuntovi da Servio Tullio si disse dappoi Tulliano (Veggasi la terribile descrizione lasciataci del medesimo da Calpurnio Fiacco e da Sallustio). Finalmente che la Curia Ostilia fosse pur essa contigua al Foro si ha dalla
, ,

Tempio

Miloniana orazione di Asconio. La ragione poi per cui 1' Erario teneasi entro qualche tempio , cos viene indicata dal Frankestemio ( Syntagiu. de Aerar. Pop. Rom. Obs. I.): quod tutissimus erat templi mons et conspicuus , adversus iuiurias hostium visidiasque provida naturae marni situane munitus. Non per noto qual fosse presso i Romani la struttura dell'Erario. Quanto al Carcere, dice Aulo Gellio (Noct. Att. lib. VI. cap. \<$) che a tre usi venn esso destinato: i. ad infliger pena puramente correzionale per colpe non gravi: a. acciocch si rispettassero e temessero i Magistrati, onde non ne avesse a seguire o il disprezzo inverso i medesimi o 1' avvilimento della loro dignit ; e 3. per infliger esemplari punizioni affinch spa1 , ,

malvagi dall' aspetto della pena, si tratcolpe che aveanla meritata. Ma si dell" Erario che del Carcere nulla pi ne dice Vitruvio fuorch fossero contigui al Foro. Della Curia poi non porge che alcuni precetti : e perci non sar discaro aggiugner qui alcun che sull' oligine e l uso della medesima. Per Curia s intese 1 da principio Quel luogo ove d ordine di Romolo solca il popolo adunarsi, onde consultare sugi' interessi dello Stato: riguardata bentosto qual Luogo sacro , avendo lo stesso Romolo ad ogni Curia o Trib assegnato gli Dei che aveansi a venerare, i 1 luoghi ne quali venerarli, e le spese con che venerarli. Finalmente si disse Curia anche un edificio, o Tempio, dove solca il Senato adunarsi pe' del qual genere fu appunto la pubblici negozj Curia Ostilia edificata da Tulio Ostilio. (>) Codesta altezza altrove da Vitruvio (lib. VI. cap. 5) si rende comune ad ogni stanza quadrata. In oggi sarchile dessa una proporzione esagerata. L Erario introdotto da Newton nel suo piano
ventati
i

tencsser dalle

del

scrizioni volute

seguendo le preda Vitruvio riguardo ali altezza , sorpasserebbe di molto quella della basilica: ed in

Foro

di tanta vastit, che,

uno sbilancio nelle parti corrispondenti del fabbricato, ed una patente trasgrestal guisa risulterebbe

sione delle leggi dell euritmia. '9

22

LIBRO

V.

CAPO
Del Teatro,
e

III.

della sua situazione.

Foro, si ha dappoi a scegliere il luogo pi salubre 1 che fia possibile pel Teatro ('), ove ne giorni delle leste degli Dei immortali pubblici spettacoli e ci si eseguila giusta le regole soglionsi godere descritte nel primo Libro intorno la salubrit dell aria che si ricerca nel situare una citt. Perciocch coloro che vi siedono a goder gli spettacoli insieme colle loro mogli e figliuoli, sonovi trattenuti dal diletto ed loro corpi stando perci immobili, pel piacere che ne provano, hanno 1 pori dilatati, ne quali penetrando le aure che soffiano, ove mai queste derivassero da luoghi o palustri o contagiosi, infonderebbero aliti nocivi ne corpi perci se con ogni diligenza si far la scelta del luogo pel Teatro, si eviteranno codesti difetti. Deesi ancora provvedere che sia diperciocch ove il Sole dominasse tutta la rofeso da Venti Meridionali tondit della cavea , F aria rinchiusa entro il suo giro non avendo forza onde agitarsi e posta lentamente in moto , riscaldasi perfino a divenire 1 infuocata; onde brucia, concuoce, e menoma Tumido da corpi 2 ). Per

Situato

clic

sar

il

(i) La voce Thcatrwn viene dal greco Ss.doiJ.ax teaomai ) , cio , rimirare , contemplare. Codesto luogo, destinato dagli Antichi ai pubblici spettacoli, avea la forma di Circolo, o di Semicircolo. La parte pi bassa del teatro era l'Orchestra, cosi delta in greca lingua da pyic\j.y.i [orcheomai). cio sahare, perch ivi danzavano i Cori. L'orchestra era di figura semicircolare , a cui d1 intorno s' innalzava una Scalinata (gradatio)^ ove stavano a sedere gli spettatori. A questa gradinala s interponevano uua o pi precauzioni, dette Strade o Corridori, in ragione della vastit del teatro. Un porticato a colonne coronava tutto in giro l' interno del teatro. Non vi avea perci di coperto a tetto in questi edifizj che portici e la scena: oude gli Antichi erano obbligati a sviluppare sopra la cavea del teatro alcune tende o vele (vclarium)^ sostenute da alberi o da corde, per difendere gli spettatori dall' ardore del Sole. Ma siccome codesti velar] non impedivano il calore cagionato dalla respirazione di di persone : cosi asi numeroso assembramento veauo anche la cura di temperarlo con una spe.

ricadeva in forma di rugiada nella cavea. siccome quest acqua si eleggeva odorosa e grata, cos essa serviva non solo a produrre una piacevole frescura , ma a diffondervi pure un soave odore. Forse per siffatta ragione fu introdotto nei
dificio
,

teatri

marmo

romani un numero prodigioso di statue di e di bronzo, che divenivano non solo un oggetto di lusso e di ornamento ma aucora una
,

sorgente

di

delizie

per coloro che intervenivano

allo spettacolo. Plinio testifica (hb.

XXXVI.
,

cap. i5),

che, mentre
Siila
,

era

Edile
tre

vi

avevano

Mai-co Scauro genero di mila statue di bronzo nel

teatro che fu innalzato pei Giuochi pubblici.

cie di leggiera pioggia: e

dico Pompeo

fu

il

pri-

mo

ad introdurre nel suo teatro siffatta irrorazione, (.mie scemare il calore. Per lo che ottenere, faeeano salir sopra portici una gran copia d acqua col sussidio di macchine in allora usitate, la quale poi,
1 i

col

mezzo

di

una moltitudine

di

piccoli

canali
1'

De' Teatri coperti si hanno pochi esempi nell" Fra questi avvene uno a Pompei, ove leggesi un'iscrizione che dice, che i Duumviri Cajo Quinzio della trib Valeria e Marco Porzio, con Decreto dei Decurioni assegnarono la mercede per edificare il teatro coperto . Codesto teatro era illuminato dalla luce del giorno fra una colonna e 1" altra del portico sopra le gradinale , poich gli Antichi non usavano illuminare le rappresentazioni teatrali con lumi artificiali. Filostrato parla d' un teatro coperto, che esisteva in Corinto; e Plinio ricorda che 1' Architetto Valerio fu il primo a coprire un teatro in Roma. Veggasi 1' Esercitazione VI. Vitruviana del C. Sim. Stratico voi. III. p. I., Ove trattasi diffusamente sul Velario che usavano
(')

antichit.

spilli

occultati nelle statue che

coronavano

e-

gli

Antichi per coprire

Teatri e

gli

Anfiteatri.

capo
la

in,

19.3

qual

cosa

volendosi
1
i

evitare

principalmente
,

codesti
i

incomodi

deb('):

bonsi sfuggire

luoghi d aria malsana

scegliere

salubri.

La

struttura poi delle

fondamenta sar
farli

assai facile in luoghi

montuosi

ma
gli

se la necessit obbligasse a

in

luoghi piani, o

paludosi, allora

assodamenti e le sostruzioni si faranno colle regole che abbiamo esposte nel Libro terzo sul proposito delle fondamenta de 1 sacri Templi. Sopra le fondamenta incominciansi dalla sostruzione le gradinate, o di pietra

ovvero

di
ali

marmo. Le
1

precauzioni
teatro,
e

proporzionato

altezza del

numero ciascheduna precinzione non debbe


(

3)

sembra doversi
:

fare in

essere pi alta di quanto porti la propria larghezza

imperocch
(4)

facessero pi alte, allontanerebbero e disperderebbero

in alto la

ove voce,
1

si

di

modo
chio

che non potrebbe


di

il

suono
gli

delle parole

giugner distinto
5) (

ali

orecdette
1

quei che stessero su

ultimi

sedili

al

di

sopra
dal

delle

precinzioni.

Insomma

la

gradazione deesi regolare in maniera, che tirando


gli

una timo
che

linea diritta, ella tocchi tulli

angoli de gradi

primo

ali

ul-

e per tal guisa non rimarr impedita la voce. , Bisogna eziandio distribuirvi molti ed ampj ingressi
i

disposti in

modo
dove

superiori
diritti,

non
senza

si

congiungano con

g"

inferiori
il

ma
si

in

ogni

siano

rivolte ( G ), affinch

quando

popolo

licenzii dagli

(i)

Alcuni

avanzi

che

tuttora

rimangono
,

del
disul

scale che
l'

conducono

al
il

diruto teatro al di l dell' Adige in Verona mostrano che i gradi erano fondali in parte

idea che ne porge

portico superiore secondo Perrault.

monte}
in
egli

e cos era l'antico teatro di Pola, riportato

disegno dal Serlio (Arcliit. lib. III.) dove, dice, l'ingegnoso Architetto si accomod del monte per una parte de' gradi } e fece nel piano la piazza del teatro, la scena, e gli altri edificj pertinenti a tal bisogno . I Greci ben anco si giovavano dei delivj sinuosi de' monti per costruirvi i gradi de teatri come si rileva dagli avanzi eli quello di Esculapio in Epidauro, di quello a Siracusa ed a Giannina neh' Albania. (a) Lapideis et marmoreis. Intendasi qui et per aut. Gli scaglioni o gradi da me misurali nell'An1
:

Il Galiani e 1' Orsini (4) Repellent et rejicient. interpretano repellere per riflettere o ripercuotere. Io ho creduto servir meglio al concetto dell' Autore , dicendo allontanare anche giusta il Durantino che legge scacceranno : poich la riflessione o
,

ripercussione

producendo V

e fletto

vasi armonici, pare anzi che

dell'Eco, o de' dovrebbe contribuire

a render la voce pi sensibile, contro 1' idea qui espressa da Vitruvio. adottata (5) Preferisco alla lezione in sedibus suis dal Poleni, quella di in sedibus sunimis , che hanno
,

il

Galiani e lo Schneider,

come pi adatta ed
che, se
le

e-

spressiva ad indicare quanto qui insegna Vitruvio.


(6)

fiteatro di

Pompei

somministrano un esempio
nella

di

Qui

fa

d'uopo

riflettere

gradinate

de' sedili, non rinvenibile in alcun altro teatro dell antichit


1

comodo

e di ricchezza

struttura

de' teatri erano in tutto sul declivio

(Vedi Tav. XXXI. Fig. i). cunei, (3) Le precinzioni che si lasciavano fra o gradi del Teatro, erano Corridori, o Strade che seguivano 1' andamento della curva del teatro medesimo. Codeste precinzioni agevolavano 1' ingresso e l uscita da' vomitorj e servivano di demarcazione
i 1 ,

monte (Vedi la comunicazione era bastantemente provveduta senza


o
il

un colle Nota precedente), una comoda


di

sussidio delle scale e de' corridori interni: se poi

pe' diversi

ordini degli spettatori. Le precinzioni appellavansi in greco diazomata , ed in latino balthei.


i

Leon

B. Alberti

dottamente ragiona intorno


j
).

teatri

degli Antichi (lib. VIII. cap.

altezza poi del fianco della precinzione nasce da s, cio, come dice Vitruvio , dalla corda
tesa che deve toccare tutti
sedili
gli

angoli

de' gradi o
salita

(Vedi Tav. XXXI. Fig. a)/La

delle

gradinata sorpassava per la met o per un terzo piano intorno al teatro, in quesf ipotesi le scale per salire ai gradi ed al portico potevano concertarsi senza rivolte, come qui ordina Vitruvio. Infatti il fondo della cavea del vasto Anfiteatro di Pompei essendo assai pi basso del piano esterno che circonda il teatro , non vi abbisognavano perci se non che salile o scale diritte e senza rivolte: la qual cosa non sarebbe stata eseguibile neh' Anfiteatro Flavio , e nel Teatro di Marcello a Roma neh" Arena di Verona, e simili, che sorgono da pianure presso che orizzontali.
la
il
,

1^4
spettacoli
le al
1

LIBRO

V.

non rimanga per


la

uscite divise e

compresso , ma trovi per ogni dove senza impedimento. Si dee anche aver diligente riguardo
la

folla

luogo, acciocch
intorno:
lo

voce non
avvenire
1

vi

si

perda,
si

ma

l'

che
il

potr

se

avr

che anzi vi risuoni alscelto un luogo ove non


scorrevole, che
il

resti

impedito

rimbombo. La voce
coir urto
:

la

un

fiato

si

rende

suo moto circoappunto come quando gettato un sasso nelP acqua lando con infiniti giri tranquilla , si veggono ivi nascere innumerabili circoli delle nde , che slargandosi, quanto pi dal centro si dilungano, tanto oltre si diffondono, purch non vengano rattenute da qualche intoppo, o dalla strettezza del luogo , che lor non lasci terminare V ondeggiamento e perci le prime
sensibile air udito
dell' aria,

quale riceve

rimanendo rattenute dagl intoppi, ripercuotendosi interrompono gli ordini 1 circolari delle altre che seguono. Non altrimenti la voce muovesi anch essa circolarmente , con questa differenza che nell" acqua circoli muovonsi orizzontalmente in un piano , ma la voce si propaga tanto in lunghezza che in altezza gradatamente. Laonde, siccome accade nelle gradazioni delle nde, cosi ancora nella voce, se non vi abbia alcun intoppo che ne trattenga la prima , questa non disturba la seconda , u le altre successive ma tutte senza rimbombo (') giungono egualmente ali orec1

chio de" vicini e de lontani.

Perci
fezione

gli

Architetti antichi

seguendo
la

le

orme

della natura

consi-

derando con accurate indagini


le

propriet della voce, regolarono con per-

gradinate dei teatri, e ricercarono colle proporzioni musicali e

colle regole

matematiche

il

modo

di

far

giugnere pi chiara e pi soave


g"

qualunque voce air orecchio degli astanti. Perlocn , siccome menti da fiato, siano essi costrutti di lamine di metallo, ovvero
si

istru-

di
1

corno,
per

perfezionano
1

al

paro
1

di

quelli
stati

da corda nella trasmissione


dagli

a ( )

de" suoni,

cos

coli"

Armonica sono
la

ritrovati

Antichi

mezzi

sicuri

accrescere

voce ne

teatri.

ed il Galiani nella lezione (\) Segno il folcili ne resonantia } anzich sua resonaiitia , come legge il Barbaro, seminandomi clie meglio si esprima dicendo senza rimbombo (cio di confusione), che non colla propria risonanza. (i) La voce Diesi, usata' qui da Vitruvio , deriva
dal greco

l'oggetto primario che riguarda la diesi, cio. Ir trasmissione armonica della voce all' orecchio degli

suoni;

Vitruvio

duerni che significa trasmettere. Perci paragona il perfezionamento degl istrumenti da fiato a quelli da corda, per conseguire
1

Galiani l' Orsini traducono nettezza de' questa frase non raggiugne la mente dell' Autore . quella cio di ridurre chiare ed armoniche le voci che si diffondono. Ad ogni modo per , a detta anche del Poleni e dello Stratico questo uno de' pi difficili passi di Vitruvio.
astanti,
ti

ma

, , ,

ia5

CAPO
Armonia
discorso
,

IV.

Dell' Armonia,

()

la

Scienza della musica:


la.
1

ella

oscura e

difficile,

spe-

cialmente per chi ignori


molti di

lingua greca; per lo che, volendo noi tenerne


servirci
de* termini

mente

io

Greci , non avendovi per cotai vocaboli la latina pronunzia. Pure, quanto mai pi chiarapossa, ne trarr materia dagli scritti di Aristosseno ( 2 ), riportando

dovremo anche

(i) La voce Armonia deriva dal greco Harinos che significa Unione. Dagli antichi scritti che ci restano si deduce che 1' Armonia Quella parte che ha per oggetto la successione conveniente de' suoni, la quale essendo ora grave , ora acuta , attesa 1' opposizione di queste due parti , si chiama ritmica e metrica , ed ha corrispondenza col ritmo e colla misura. Il celebre P. Martini guidato da esperienza dilieata e certa pi degli altri scrittori che lo precedettero dimostra convincentemente nascere 1 Armonia dalla Melodia. Alla quale sentenza accede altres M. Rameau nella sua Teorica. celebre (2) Aristosseno di Taranto in Calabria
, , .

Tolomeo
scritti
tri

al

dire

di

Porfirio,
1

raccolse

ne' suoi

massima parte degl insegnamenti di alGreci, e, giusta il parere di Burney, fu il pi


la
il

pi filosofico scrittore in varj punti si renda inintelligibile ed in altri ( eh' peggio) passi da ragionamenti e dissertazioni a sogni e follie. L' idea che i Greci aveano dell' arte musica presa nel senso pi esteso , comprendeva le tre pro-

dotto,

pi preciso, ed
;

il

in siffatta materia

quantunque

priet della Melodia, della


ci

Danza,

e del

Canto:
,

ben chiaro appare

dall'

Alcibiade di Platone

fior circa tre secoli prima dell" Era volMeursio diede alla luce con note alcuni Elementi Armonici rimasti soltanto fra le molte opere composte da Aristosseno. Onde non riuscir discaro ai leggitori trovare qui alcun che sulla Musica antica de' Greci. Generalmente si crede che Pitagora

Filosofo

dal distinto ragguaglio che porge Ateneo dell antica musica degli Arcadi. Or se i Greci portarono a s allo grado tutte le arti e le scienze, a qual

gare.

perfezione non avranno ancora condotta la Musica ? Dicansi pure mancanti e ristretti i loro istrumenti , e credasi semplice e piana la loro melopea ma la fina, energica ( dice il chiarissimo Audres), animata e perfetta esecuzione e quella che d valore
,

le teorie

Egitto portasse in Grecia le ragioni musicali e del suono. Aristosseno , Euclide, Nicomaco, Aristide, Democrito, Tolomeo. Plutarco, Gaudall'
,

al

denzio, Alipio
assai

Bacchio Seniore, Porfirio, Teone


finora

e gli altri Scrittori

conservati formano un'

canto, ed al suono, che compensa qualunque ed pregio degf istrumenti e della composizione quella in fine che costituisce la perfezione dell' arte musica. I Greci risguardavano la Musica qual fondamento e parte essenziale secondo Quintiliano
, ,

voluminosa biblioteca della musica greca. Aristosseno ed Euclide per non molto pi insegnarono che nomi e definizioni musiche. Nicomaco il solo fra i molti scrittori della musica Pitagorica che siasi conservato } ma egli altro non
, ,

reca tranne vani confronti delle voci e degli astri, ed insignificanti calcoli delle ragioni de' suoni. Leggesi in Quintiliano

mio

che Aristide , al dire di Meiboraccolse ne' suoi tre libri sulla musica quanto gli Aristossenici insegnarono sulla teoria risguardante quest'arte, e quanto tutta l'antichit fantastic
,

morale, sulla fisica, desima } e pu dirsi aver


sulla
ristide
difatti di
ci

e la
egli

cosmologia della mesolo in s riunita la antichi Musici. A-

un'educazione virtuosa, perch era annessa alla Filosofia, alla Morale ed all' Eroismo. Con ottima ragione pertanto, allettati dal magico potere della medesima e dall' impegno d" ingentilire i costumi non isdeguarono e renderli pi puri ed amabili Filosofi Lein ogni tempo di apprenderla Eroi gislatori e Monarchi. Infatti Pericle, Epaminonda, Socrate, il grande Alessandro, Sotero , Lisia, il magno Alcide e Tolomeo Aulete sapevano la Musica. Platone dalle leggi de' suoni deriv quelle che nella sua Idea di un' Ottima Repubblica , temperando ogni ordine di cittadini, formavano come
di
,

un semplice

concento:, e prescrisse doversi

mode-

dottrina e la gloria di tutti

gli

rare la facolt dell'

d qualche idea pi distinta del musica greca, che altri scrittori Greci non fanno ; ma gran p arte della sua opera si perde in vane dottrine dell' armonia dell' anima, dei paragoni dei polsi coi ritmi e di altre simili superfluit, che poco o nulla interitmo,
e

altre parti della

animo colla stessa proporzione colla quale l'ima, la media e la somma corda, rispondevansi nella cetra. Radamanto prima, e quinci Minos ingentilirono i selvaggi Irrocchesi, e
regolarono
i

loro costumi e
a

la

loro

musica

sul

modello
gizia.

della invariabile e severa legislazione

ETi-

Oro cant
col

suono

di lira le sue leggi.

ressano la vera ed essenzial pratica di quest'

arte-

moteo

modo

Frigio mise in orgasmo lo spili Lo

9,6

LIBRO* V.

sua Tavola (.0 , e descrver le perfezioni alle quali possono giusuoni, acciocch quegli che con maggior diligenza vi applicher. gnere la possa anche pi agevolmente apprendere.
qui
la
i

plac sostituendo il sedizione nata in finch, Magistrato, dal non sedarsi pot [sparta al dire di Plutarco e Suida il poeta, non giunse
di

Alessandro

tosto

lo

seguenti
si

nomi
il
:

ai

quali per maggiore intelligenza

modo

Dorico.

La tumultuosa

cantare nel luogo pubblico del loro congresso. E Tirteo il poeta, avendo cangiato a tempo il modo Lidio nel Frigio, ser\

Terpandro a suonare

Proslambanomcnos , Prossimo al Supremo Lichanos , Distante, o Indice Mese, Mezzana: Paramcsc , Prossima alla Mezzana Trite, Terza: Parartele, Penultima ; e Note, Ultima. La Musica moderna ha indicato questi suoni
unisce
significato italiano.
, :

Aggiunto

Hjpatc Supremo
:

Parhypate

di tromba guerriera per eccitarli spontaneo del sangue e della loro vita per l onore e pel bene della patria, mentre stavano sul momento di perdere mia battaglia conMa per tornare a Pitagora di tro i Messeni. cui si fatto cenno sul principio di questa Nota, da essolui porse le ragioni e Le teorie musicali

Lacedemoni
sacrificio
1

colle lettere

dell"
:

Alfabeto

distinguendoli
;

coi se:

al

guenti

nomi
:

A la mi
;
:

re

Y>

fa ut

D De
;

la sol re

E E la
si

Be mi ; C mi ; F Fa
: :

Ce sol
;

ut

sol re ut

e quindi

ritorna da capo,

-^zz

La

qual nomenclatura, giusta il sistema Francese, adottato anche in molte scuole d'Italia, viene pi bre-

vemente con

sole sillabe solfeggiali cosi espressa

riducessero mai a quel notissimo racconto dei tre martelli di vario peso che egli incontrossi ad udir percuotenti sopra un incudine
tate in Grecia,
si
1 ,

Do
Re.

corrispondente a Ccsolfaut Delasolr

da" quali trasse

1'

accordo

di

3.

;l

5. a

ed

8.-'

om,

cnettendo l' indagare se tal teoria sia propriamente o gratuitamente ad esso attribuita di Pitagora giovi per dimostrarne la falsit e F insussistenza con la semplice e naturale considerazione, che la diversit del suono deriva dal corpo percosso, s,
.
:

Mi Fa
Sol

Elami Faut
Gesolreut

La
Si

Alamir
Bem
:

ma non mai

dal pcrcolente. Infatti percotasi

pure

una campana con quanti mai pi o meno grossi battagli, ne proverranno, si, varj suoni pi o meno
di un sol tono. Come al contrario pi campane di varia dimensione con un sol battaglio, che, quante son campane, tanti pur ne proverranno toni diversi. Ma. nella natura delle cose umane che siano pi facilmente e
forti
,

ma

tutti

percotansi

ciecamente quelle credute che pi hanno dello stravagante e dell' impossibile. (i) La Tavola di Aiistosseno, smarrita ne' libri di Vitruvio, variamente viene supplita da suoi Commentatori. 1 principali Trattatisti della Musica an1

sono stati, fra gli antichi, Zarlino Giuseppe Armonie., Venezia i5(io), Andrea Angelini Contempi (lslit. di Musica, Perugia i5c)5), Lemme Piossi (Sistema Musico, Perugia 1660 in /\.)^ e, fra" moderni. Martini Gio. Battista (Stinta della Musica, Bologna 1754). Siccome per trovo che, sovra ogni altro, ha l'Angelini pi chiaramente esposto il suo sistema de Tetracordi , mi sembrato perci doverlo qui riportare, nelle seguenti tre Tavole, nelle quali si comprendono tre generi, Diatonico , Cromatico , ed Enarmonico. Per quella poi di Aristosseno, secondo fu sistemata con chiarezza e precisione nell'opera Yitruviana dal Perrault, Vedi Tav. XXXII. Gli antichi Greci diedero ai diversi suoni
tica
(lslit.
1

avvertendo che la prima di dette sillabe vien dai Francesi detta Ut, cangiata dagl" Italiani , per miglior facilit di pronunzia, in Do; siccome per evitare il doppio Mi, hau cangiato V ultima in Si. Il segno dicesi Diesis cromatico, e dinota intervallo crescente di mezza voce, ossia Semitono. Il segno X dicesi Diesis enarmonico , e dinota Intervallo crescente di quarta di tono . cio la met I quali due segni peraldi pii del precedente. tro giovi sapere che, sebbene cos ora dai Molo sono per a rovescio adatto derni adoperati dell'originaria loro istituzione: essendo essi invece loro stati ideati , come chiaramente dimostra la figura, il a dinotare il Semitono, cio il 'fono diviso in due intervalli : ed il $$<. a dinotare la Quarta di tono, cio il Tono diviso in quattro intervalli.

&

tre

I numeri apposti a ciascun nome antico nelle Tavole seguenti indicano le corrispondenze de' suoni. Le lettere majuscole dimostrano gli anla mi re, , Be mi , ec. zidetti nomi moderni, cio Le lettere minori indicano i suoni situali nei di, ,

versi

spazj
ella

e
i,

righe.

La

diversit poi dei tre

b. &,

che B significa B mi quadro; ed il b in carattere tondo, e l'altro h in corsivo, indicano, il primo, il b mi posto in diverso spazio, e l'altro, il b molle parimente collocato in ispazio
diverso.

CAPO

IV.

2'

TAVOLA.

I.

DEL GENERE DIATONICO

().

Mese
tono

Lichanos
Tetracordo Diatonico
tono

Parhypate

Hcmiton
Hypate

Col procedimento del Tetracordo si compone questo sistema compreso dalla consonanza Disdiapason ; ed d quale si chiama Immutabile , Pitagorico , Diatonico , e Massimo.
,

23o4 Nete-hyperbolaeon
tono

aa

2592 Paranete-byperbol.
Tetracordo liyperb.
tono

g
f

2976 Tritc-hyperbolaeon
semit.

3072 Nete-diezeugnemon
tono

3456 Paranete-diezeug.
tono

d
e

3456 Nete-synemmenon d
tono

3838 Trite-diezeug.
Tetracordo diezeug.
semit.

3888 Paranete-synemm.
tono

e
)

Tetracordo synemm.

4096 Paramese
tono

b
a

4^4

Trite-synemm.
semit.

b
a

4608 Mese

4 6 8 Mese

5 184 Licbanos-meson tono

G
F

Tetracordo meson

5832

Parli ypate-meson
semit.

6i44 Hypate-meson
tono

6912 Licbanos-hypaton
tono

D
C
B

7776 Parbypate-bypaton
Tetracordo bypaton
<

semit.

8192 Hypate-hypatoii
tono

9216 Proslambanomenos

(1)

Si
,

toni

denomina Diatonico , perch procede per perch n copioso. Gli Antichi ammet1

tevano queste sole consonanze , cio Diapason Diapente e Diatesscron. Dividevano essi il Diapason in quinta e quarta : la quinta era inferiore , e la quarta superiore. Ma allorch facevano la divisione armonica, o ritmica, la quarta avea la posizione inferiore. Per tal guisa tutta la loro musica era

compresa nei numeri 12, 9, 8, 6: quindi dal 12 ali 8 avevano la quinta, dall 8 al 6 la quarta, dal 2 al 9 ancora la quarta, e dal 9 al 6 la quinta. Conoscevano pure il tono maggiore dal g all' 8
1 1

e colla ripetizione di esso supplivano agli altri intervalli,

dal che derivavano le altre parti, e le al-

tre divisioni

che sono a nostra notizia.

128

LIBRO

V.

TAVOLA

II.

DEL GENERE CROMATICO

(i).

Mese

etracordo Cromatico

CAPO

IV.

129
(.).

TAVOLA

III.

DEL GENERE ENARMONICO

Mese
ditono

Lichanos

Tetracordo Enarmonico

,1,

tesi

Parhypate

X E
diesi

Hypate

Col procedimento del Tetracordo

si

compone questo sistema compreso

dalla

consonanza Disdiapason.

a3o4 Nete-hypei-bolaeon
ditono

aa
f
e

2996 Paranete-hyperb.
diesi

Tetracordo hyperb.

2994 Trite-hyperbolaeon
diesi

3o72 Nete-diezeugmenon
dilono

3.jjf>

Nete-svnemm.

3888 Parancte-diezeug.
diesi

di tono

Tetracordo diezeug.

3992 Trite-diezeug.

X
diesi

B
b
4^7.4 Paranete-diezeug.
diesi

4096 Paramese
tono

Tetracordo synemm.

4608 Mese
di tono

449' Tritc-synenim.
diesi

5832 Lichanos-meson
diesi

^6uS Mese

Tetracordo meson

5988 Parypate-meson

E E

diesi

6i44 Hypate-meson
dilono

7776 Lichanos-liypaton
diesi

7984 Parypate-hypaton
Tetracordo liypaton

diesi

8192 Hypate-hypaton
tono

qii6 Proslambanomenos

Enarmonico, o dall'essere abbon(1) E detto dante di minimi intervalli:, ovvero dall'aumento ebe prende il suo ditono , separandosi da brevi ed angusti spazj oppure per essere congiunto, e quasi inseparabile per le due diesi. Macrobio (Somn. Scip.) dis.se che questo genere di musica antica fu tralasciato propter nimiam suam dijjicidtatcm. Plutarco attribuisce l' invenzione del genere Enarmonico ad Olimpio Frigio: il qual genere risulta da una divisione particolare del Tetracordo ( ossia quattro cor:

secondo la quale l' intervallo che si trova tra Lichanos o terza corda, e la Mese ossia la quarta, ella di un ditono cio di una terza maggiore , non rimanendo per terminare il tetracordo al grave die un semitono da dividersi in due intervalli^ vale a dire dalla Hypate alla Parhjpate e dalla Parhypate alla Lichanos. Aristide e Quintiliano sostengono che , fra Ire generi della musica. 1' Enarmonico sia il pi dolce.
r/e),

la

20

5o
si

LIBRO

V.
si

La voce, allorquando
grave; e
si

piega con mutazioni, ora

fa

acuta,

ed ora
1 1

due modi: uno quando ha effetti continuati, l altro quando gli ha discreti, o distanti ('). La voce continuata non si ferma ne che anzi forma le cadenze insensibili , ma n in luogo alcuno liliali
agita
in
. ,

dislingue le parole per

mezzo

di

si distingue n rendo diciamo: sol, lux, Jlos. dove comincia n dove finisce la voce, n all' orecchio apparisce che siasi 1 dessa mutala da acuta in grave, n da grave in acuta. Tutt al contrario avviene quando la voce si muove per distanza; perciocch, piegandosi allora con le mutazioni, si ferma nel finale di qualche suono, e quinci in
1

come vox; imperocch qui non


larghi intervalli
;

allorch

discor-

quello di un altro; e col far ci in alto e basso, spesse fiate appare incostante
1

ali

udito, siccome avviene nel canto, ove col piegar della voce for-

miamo
ella
i

varie modulazioni. Sicch

quando
de"*

si

conosce dai

distinti

finali

voce viene girata con intervalli, suoni donde comincia e dove finisce;
la
si

oscurano dagl1 intervalli. Greci generi 3 delle modulazioni: il primo quello che Tre sono chiamano Armonia, il secondo Croma, il terzo Diatono. La modulazione Armonica stala immaginata dall' arte, e per questo il suo canto ha maggior gravit, e sommo pregio. La Cromatica, per la gentilezza e frequenza de toni reca pi soave diletto. La Diatonica poi , per esser naturale
suoni di mezzo poi, quantunque chiarii 2 ),
i
( )

resta pi facile nelle

distanze degl' intervalli.


tre

Questi tre generi formano

dissomigliami disposizioni di Tetracordi


di

(4);

perch
diesi.

il

tetracordo
diesi -
diesi.

Armonico viene composto


in

La

la

quarta parte di un tono, e


di

un ditono , e di due cos'i in un semitono vi


semitoni,
vi

entrano due

Nel Cromatico sono posti


intervallo
tre

ordine due

per terzo avvi

un

semitoni. Nel Diatonico

sono due

considerata nella Mula scienza matematica, e la quale consiste nella continuazione, grandezza ed estensione delle sue parli. La quantit naie consiste nella disgiunzione discreta poi, la delle sue parti, ha il proprio suo essere dalla mol(i)

La quantit continua

in

sica

Quella parie che riguarda

acumcn, contrario modo, per hemitonium, et hemitonium, et trihemiloniuni. I/armonia in gravem sonimi descendit per ditonum, et diesili, et diesin; in acumcn vero 'con tra ascenda per diesin. et diesili ,

et
1

<

titudine delle

incommedesime posti analmente sono quelli che, riguardo al suono cio fondamentale noi diciamo andare per salti di quarta, quinta, ed ottava. (>) 11 Galiani in luogo di valentia inteivallis legge uremia inteivallis. Nessun codice offre questa leparti. G' intervalli
, ,

zione.
(">)

Ci che

gli

Moderni dicesi Armonica dice che


cio: Diatonico
,

Antichi appellavano Generi, dai Scale. Euclide n eli Introduzione


1

tre sono i Generi nella Musica Cromatico ed Enarmonico , le di cui progressioni sono varie fra loro, perch (cosi egli prosegue) Ex bis Diatonum modulamur , ab acuto versus grave per tonimi et hemitonium : ci tonimi tcuiin n gravi acutum versus per hemitonium } et tolium , et tonimi. Cliroma in gravem sonimi lujcrtur per ti-{hemitonium , et hemitonium3 et hemitonium.'
.

che posizioni di \oce, e variano al variare di quesla. La distanza Ira una posizione e un'altea, ossia fra suono e suono, dicesi intervallo. L' intervallo principale che da regola agli altri, dicesi tono. Questo ne ha de' minori , che sono il semitono, cio mezzo tono, la diesi, che una quantit di tono, ed il Ircmitono. il ditono poi consta che un tono e mezzo 7 di due toni. La progressione de suoni successivi che fra noi dieesi Scala musicate, presso i Greci chiamavasi Tetracordo , il quale era una progressione di quattro suoni successivi e determinati sopra quattro corde di uno strumento musicale. Secondo poi i diversi intervalli che assumevausi per quattro suoni, ne' quali la quarta era formare divisa, risultavano ben anco diversi i generi dei Tetracordi. Questi generi nell'armonia sono fra loro
(i)
:

ditonum. suoni non sono

come

suoni che

compongono

le

quarte.

CAPO
toni

IV.

i3.

che un semitono, compisce V intervallo del suo tetracordo. E cos ogni tetracordo in ciascheduno dei tre generi viene ad essere pareggiato con due toni ed un semitono. Ma quando tetracordi si considerano separatamente ne'' termini di ciascun genere, alcontinuati,

ed

il

terzo,

lora

vi

ha dissomiglianza nella disposizione degl


1
-1

intervalli.
1

Ha dunque
e
1

la

natura distinto nella voce g intervalli


cordi, e ne

de toni,

de semitoni

de" tetra;

ha

definite

le

quali teorie conosciute e

con certe modificazioni di distanae praticate dagli artefici che fabbricano gli organi
qualit
dalla natura,
si

le

(0,

siccome cose
I

gi

stabilite

avviene perci che diano

a"

me-

desimi quella perfezione che lor

conviene.

Suoni, che in greco diconsi Phthongi (ital. Ftongi), in ciascuno de' tre otto de"* quali sono in tutti e tre generi perpetui generi sono diciotto 2
(
)
:

{>.)

11

Orzatici nel

Galian e l'Orsini, pigliando il lat. vocabolo significato generico di Strumenti] non

i<,

C. Lichanos-hyp. cromatico

pare che facessero distinzione tra quelli che dall'artefice ripetono l'armonia e 1* intonazione, da quelli che l una e l'altra ricevono dalla mano del suonatore. Bench gli Antichi chiamassero Organa
1

E. Hypate-meson F. Parhypate-meson
$$$.

F.
a.

Lichanos-ineson crom.

Mese
Trite-syneinmenon Paranete-synemm. crom.

b.

tanto
tili
,

gli

str omenti inflatili,

come

tensili e pulsa-

b.

tuttavia chiaro che Vitruvio qui parla


,

dei

A.
B.
e.

Nete-synemmenon
Paramese Trite-diezeugmenon
Par;
-di ez.

primi, come sarebbe il Calamo Pastorale la Tibia semplice, doppia e utiicolare, la Siringa, V Organo Idraulico, e simili. Di quest'ultimo dice S\ ctonio che Nerone soleva gran parte del giorno per Organa hjdraulica novi et ignoti generis circumducere (In Ner. e. 4 ) Veggasi Meibomio , Antquae Mued il Bianchini, De Tribus generisicete Scriptorcs bus lnstrumcntorum. (i) I Phthongi , cio i Suoni della Musica armonica sono inuumerabili ma codesti loro infiniti modi sono stati determinali a diciotto in ciascun genere, come >i dimostra nella seguente Tavola.
'
,

*
e.
f.

crom.

Nete-diezeugmenon

*
X

Trite-hyperbolaeon Paranete-hyperb. crom. aa. Nete-hyperbolaeon


f.

suoni dell' enarmonico

A. Proslambanomenos
B. Hypate-hypaton
b.

SUONI DEL DIATONICO

G
X
X

Parhypate-hypaton Lichanos-hypat. enarmonico

A. Proslambanomenos
b.

E. Hypate-meson E. Parbypate-meson
F. Lichanos-meson enarm.
a. a.

Hypate-hypaton

C. Paihypate-hypaton

Mese

D. Lichanos-hypaton diatonico
E. Hypate-meson
F. Parhypate-meson

G. Lichanos-meson a. Mese.
b.

diat.

X
diat.

Trite-synemmenon e. Paranete-syncmm. d. Nete-synemmeuon B. Paramese


e.

Trite-synemmenon Paranete-synemm. enarm. . Nete-syneinmenon B. Paramese b. Trite-diezeugmenon e. Paranete-diez. enarm. e. Nete-diezeugmenon e. Trite-hyperb. enarm. f. Paranete-hyperb. enarm.
b.

Trite-diezeugmenon
Paranete-diezeug. diat.

d.
e.
f.

Nete-diezeugmenon
Trite-hyperbolaeon. Paranete-hyperbolaeon
1'

aa. Nete-hyperbolaeon. (Veggasi Tav. XXXII). Avvertasi per, che naturalmente soltanto nelEnarmonico i suoni sono diciollo ma negli al:,

g.

diat.

tri

aa.

Nete-byperbolaeon
SUONI DEL CROMATICO

enumerazione artificiosa poich nel Diatonico sono sedici, essendo una sola e la stessa corda tanto la Parancte-sjnemmenon , e la
la
:

due generi

Trite-diezeugmenon ,

come pure

la Nete-sj

nemmenon

A. Proslambanomenos b. Hypate-hypaton C. Parhypate-hypaton

Cromatico poi sono diciassette, poich la Puranele-synemmenon , e la Paramele sono anch' esse una sola e la stessa corda.

e la Parancle-diezcugmcnon. Nel

. .

5o,
i

BRO

V.

c stabili;

^manenti
o

dieci,

solendo
Stabili

comunemente modularsi, sono


i

per-

sono quelli che, posti fra mobili, 1 conciuneono un tetracordo coli' altro, e, con tutta la differenza de generirimangono sempre ne* medesimi luoghi e vengono cos denominati: Proslambanomenos , Hypate-hypaton , Hypate-meson , Mese, Nete-synemmenon Paramese, Nete-diezeugmenon, Nete-hyperbolaeon (').
ci

mobili,

vaganti.

Gli

Mobili poi sono quelli che. distribuiti in ogni tetracordo fra gF immo1 loro bili, mutano luoco secondo la diversit de ceneri e de* luoghi: ed nomi sono questi: Parhypat&hypaton, Lichanos-hypaton, Parhypate-meson
I
1

Lichanos-meson , Trite-synemmenon , Paranete-synemmenon Trite-diezeugmenon, Parancte-diezeugmenon , Trite-liyperbolaeon , Paranete-hypcrbolaeon 2 perch son mobili , ricevono in ogni genere diverso Questi dunque
.
(

).

valore, avendo gF intervalli e le distanze crescenti. Cos \\ Paritypat nel genere armonico distante d\Y Hypate una diesi: nel cromatico , cambian3 Il Liclianos dosi, distante un semitono; nel diatonico poi un tono 1 che chiamasi armonico, distante dall Hypate mezzo tono; nel cromae nel diatonico perfino a tre. Cos avanzasi a due mezzi toni tico stante le traslazioni che soffrono in ogni genere , formano dieci suoni
(

).

Ire

varie modulazioni.

Tetracordi sono cinque: il primo, eh il pi grave, dicesi dai Greci HypatonUi)'. il secondo, eh*' quello di mezzo, chiamasi Meson : il terzo eh*
i
1

Ma

il

congiunto, nominasi

Synemmenon

il

quarto, perch disgiunto, viene chia-

malo Diezeugmenon ; ed il quinto perch acutissimo, dicesi Hyperbolaeon. Le Consonanze che naturalmente V uomo pu modulare, e che da* Greci diconsi Sinfonie, sono sei 5 ): Dialessaroii , Diapente, Diapason, Diapason
(

(1)

In italiano
,

si

chiamano in-quest' altro modo:


dei primi
,

Aggiunto

Primo

Plinio

dei mezzi

zano
Fig.

Ultimo dei congiunti , Presso al mez, Ultimo dei disgiunti, Ultimo degli eccellenti. Veggasi per maggiore intelligenza (Tav. XX\II.

Mezzano
,

Perrault ed il Galiani, in il diatono vero tonimi, leggono in diatono quoque hemitoniuni. Il Poleni peraltro ed il Newton provano con \ alide ragioni doversi attenere alla
(3)
Il
,

Meihomio
in

luogo

di

prima lezione.
(1) L'epiteto d hypaton, cio supremo, sembrerebbe non convenne a questo tetracordo che in posizione li voce e 11 Antichi i bs de' MoFormavano la scala de' suoni al conica derni , segnando i pi gravi sopra , invece che sotto : bench qui si veggano segnati nella prima Tavola con quell' ordine che gli ha posti 1' autore Angelini Bontempi quivi citato. La Scala degli Antichi non arrivava che a due ottave ; e perci dice Vitruvio che le consonanze sono sei, perch di tante e non pi erano capaci quelle due ottave. Le suddette voci greche poi corrispondono nella nostra lingua alle seguenti. DiaDiapente, Quinta: Diapason, tessaron , Quarta Oliava: Diapason con diatessaron , Quarta sopra l'ottava: Diapason con diapente, Quinta sopra l'ottava: Disdiapason, Ottava dell" ottava. Se per ben si considerino, anzich sei, sono soltanto tre consonanze: non essendo le tre ultime che una ri,

sistema di Avistosseno, esposto dal Perraull, nella Tavola che racchiude la massima parte di quelle cose che nel testo di Vitruvio riguardano la Musica antica. Codesta Tavola chiamavasi dagli Antichi Diagramma. Essa presentava all' occhio l'estensione generale di tutti i suoni di un sistema
1)
il
,

o ci che presso noi si dice Scala gamma , Tastiera. Nella bihliotcca de Cisterciensi di S. Michele di Murano presso Venezia trovasi un codice originale del secolo XII. o XIII.. nel quale si osserva aggiunto un Trattato o Commentario di Arislosseno inedito, e diverso da quello che corre
1

(:">)

sotto
dirsi

il

nome

di questo autore.

Chi bramasse eru1

materia vegga l Appendice del toni. V. Traduz. de' Viag. d' Anac. in Crcc. (a) Codesti si esprimono in italiano come segue: / icino al pi imo de' primi Indice dei primi, nino id pi imo dei mezzi. Indice dei mezzi, Terzo dei congiunti. Presso l'ultimo dei congiunti, Terzo dei disgiunti, Presso all' ultimo dei disgiunti, Terzo digli eccellenti , Presso all' ultimo degli eccellenti.
su

questa

petizione delle Ire prime

all'

oliava sopra.

capo

v.
,

55

Desse perci poich hanno avuto il nome dal loro numero essendo la voce situala in quella perfezione a cui pu arrivare un suono se nel cangiamento che fa modulando ghigne al quarto suono, chiamasi Diatessaron; 1 se gi gne al quinto , Diapente ; se ali ottavo , Diapason ; se ali ottavo e mezzo Diapason e diatessaron ; se al nono e mezzo Diapason e diapente; se al decimo quinto , Disdiapason. Imperocch fra due intervalli tanto di suoni di corde che di posizioni di voce, non possono darsi consonanze sia nella terza , che nella sesta e nella settima : bens soltanto , come si detto innanzi, il Diatessaron ed il Diapente (cio la quarta e la quinta), e queste ripetute fino al Disdiapason (cio sAV ottava dell* ottava) formano le giuste consonanze naturali della voce: le quali consonanze 1 nascono dall1 unione de suoni , che accennammo dirsi in greco Phthongi.
con diatessaron
,

Diapason con diapente

Disdiapason.
,

CAPO
De* Vasi del

V.
teatro.

Ljon
tiche,
si si

le

anzidette investigazioni pertanto


i

dedotte

da

regole

matemae
i

formeranno dovranno costruire


,

Vasi di rame, adatti alla


tale

capacit

del Teatro;

del Diatessaron

maniera, che ad un tocco (') rendano suoni del Diapente, e cos di sguito fino al Disdiapason. Fordi
fra
i

mate poscia
parete, e
si

le

Celle

sedili

del teatro

vi

si

debbono disporre
in

tenore delle redole musiche, ed in maniera che


vi

non tocchino

alcuna

rimanga intorno intorno, e per di sopra, dello spazio vuoto: pongano anche riversali, ed abbiano, dalla parte che riguarda la scena,
i

sottoposti cunei
celle
vi
si

non meno
aperti
e

alti

di
,

mezzo piede;
sopra
di
i

nella
1

fronte di queste
inferiori
,

lascino
di

de
-1

fori
1

letti

de gradi
2 ). (

della

lunghezza
si

due piedi
ai

dell altezza
si
;

mezzo piede
in
:

Quanto poi

luoghi ne quali
3) (

dovranno porre
cio
se
il

osserver la seguente regola

opera codeste celle, teatro non sar di grande


XXXI.
De
1

che codesti, vasi si suonassero con martelli come alcuni supposero , ma bens sperimentavansi co' martelli se rendevano il tono che si bramava. Dessi erano in forma di campana, e di grandezza diversa. Io lio pi volte sperimentato sul clavicembalo, clic le corde per diapason oscillano, e tramandano la loro voce senza essere tocche da corpo alcuno, o dai martelli della tastiera, allorch con un altro istrumento si vibra una voce qualunque , che sia perfettamente consonante colle rispettive ottave del cla\ icembalo. Cosi atra risultato la riverberazione della voce di que1 vasi, o campane, ne' teatri, qualora per toni musicali fossero portali a tale perfezione di consonanza da produrre F oscillazione, e recar con essa, per cos dire, dolci vibrazioni all'orecchio
(i)

Non
,

gi

degli uditori. Veggasi Tav.

Fig. 3.

vasi

sonori de teatri.
(>)

Yeggansi

le

dimostrazioni
3 e 4.

delle

Celle

alla

Tav.
(3)

XXXI.
Le
se

Fig.

Celle delle

campane non potevano


giro
si

essere
delle

situate

non nel

dei

muri

verticali

precinzioni: poich se

o sedili, come ha seguenti difetti , gure 2 3 e 4-i deriverebbero cio: che la voce originale del cantante, o di un istrumento, non potrebbe gnagnere liberamente ai fori delle celle alvasi sonori, per essere impediti lorch siedono gli spettatori che i vasi corrispondenti all' Hypaton gravissimo, ed al Mese medio, che devono essere di grande ampiezza per corrispondere al tono, non capirebbero nelle celle , ed in fine che
, i
i : -

fossero collocate nei gradi espresso il Galiani nelle sue Fi-

/.

LIBRO
si

V.

ampiezza,
nata
loro
le

destini

il

giro

delle
di
,

celle

alla

met dell'altezza
e
l'alte
,

della

gradifra
si

quali

saranno tredici
intervalli

numero,

vlta,
di

distanti

per dodici

eguali

affinch quei toni


1

cui
i

innanzi

primi nelle suonano il Nete-hyperbolaeon, si situino per secondi celle che sono alle due estremit del giro d ambe le parti terzi. presso ai due ultimi suonino il Diatessaron al Nete-diezeugmenon: Diatessaron al Paramese: i quarti, il Diapente al Nete-sjnemmenon : il sesti, il Diatessaron air Hypate-meson. In quinti, il Diatessaron al Mese; ed mezzo awene uno, che il Diatessaron ali Hjpate-liypaton. Cosi con tal espediente la voce partendo dalla scena, come dal suo centro, si spande intorno , e percuotendo la cavit di ciaschedun vaso , produrr un suono crescente in chiarezza , ed una conveniente armonica consonanza.
parlato, e che
:

Ma
si

se la vastit del teatro sar grande, allora l altezza della gradinata divida in quattro parti, affinch possali praticarvisi tre registri di Celle

collocate a traverso:
il

uno de
Il
si

-1

quali per
,

terzo pel diatonico.


,

primo
detto

V armonico, V altro pel cromatico, ed cominciando abbasso , servir per i toni


innanzi
1*

armonici
di

siccome
, i

qui

pel

teatro

piccolo. In

quello

mezzo

primi vasi in

ambe

estremit del giro saranno quelli che

avranno il suono Hjperbolaeon cromatico ('): i secondi appresso quelli, il Diatessaron al Diezeugmenon cromatico: i terzi, il Diapente al Sjnemmenon quarti il Diatessaron al Mese cromatico: i quinti, il Diacromatico 3 ): 1 tessaron ali Hypaton cromatico; ed i sesti, il Paramese, il quale accorda con
(

la

Fig. i) che

direzione de' raggi della voce A B (Tav. XXXI. parte dalla scena, non potrebbe giugnere direttamente al labbro de' vasi, onde ottenerne il rimbombo , se non si collocassero nel muro espresso nella succitata Figura.
(i) Con queste voci Hjperbolaeon, Diezeugmenon, ec, Vitruvio nomina Tetracordi, e non gi forse gli ha per brevit tralasciati, e cos i Suoni pu credersi , poich rimette qui appresso i leggitori alla Tavola di Aristosseno. Seguono pertanto toni che formano il registro in codeste Tavole , ed Armonico, per le posiCromatico Diatonico,
i
:

Registro "

HHt ~
*~. *~.

3 4 5

Cromatico

S- x.

zioni de

vasi.

Registro

^7^^?^?^^^
SU

9.

<j

5 6

5 | 3

su

DialOUlCO o;oJsJ="C"(r";cr5-Er-a>tt: su su 3 X X X - = ?? re re re te rt (-. t-+ < < r- C C 3 B o re re re re re .

-----
su
i

t/i

t/i

er

f
n
re

e 3 er ero
,

re

re
)

su ! 2 3 3 O

i "3 3
B

a. =r

5 2
a

O 3

3 2

* I S " a

J il I S

CAPO

V.

35

V Hyperbolaeon cromatico
In

in

Diapente, e col Mese cromatico

in Dintessaron. di

mezzo nulla devesi


1

collocare, poich

non

avvi

alcun suono
di

cromatico,
celle

il

quale co* summentovati faccia accordo

genere consonanza.

Nella pi alta divisione poi del registro de" fori, cominciando dalle primo

due estremit del giro, si pongano per primi crue'vasi del suono Hyperbolaeon diatonico nei secondi il Diatessaron al Dezeugmenon diatonico: nei terzi il Diapente al Synemmenon diatonico: nei quarti il Diadelle
i
:

Hypaton diatonico; e nei sesti il Dyalessaron al Proslambanomenos. In mezzo il Mese, il quale accorda in consonanza di Diapason col Pro stai nb anomeno s , e di Diapente coir Hyperbolaeon diatonico. Che se alcuno volesse con ispeditezza ridurre
tessaron al

Mese diatonico:

nei quinti

il

Diatessaron

ali

perfezione codeste cose, osservi alla fine del Libro la Tavola disegnata
della Musica,

formata con gran sapere e fatica colle divisioni generali de" toni. Quindi chi porr attenzione a queste regole, s riguardo alla natura della voce, che al diletto
colle regole
ci
(')
1

quale

ha

lasciata Aristosseno

degli

ascoltanti,

potr ridurre agevolmente

teatri alla

miglior perfezione.

Per avventura potrebbe dirsi da taluno, che in Roma si sono eretti in ogni anno molti teatri, eppure in nessuno di essi venne osservata alcuna di Ma in questo avrebbe errato , poich tutti siffatte pratiche. teatri pubblici sono costrutti di legname onde vi sono molti intavolati che necessariamente rimbombano. Ci si pu anche ravvisare quando cii
:

taredi

vogliono cantare su

toni

acuti delle
teatri
,

quali rivolgonsi verso le porte


la

della
della
solidi

scena
loro
,

cosicch
di
,

coir aiuto
*i

voce.

Ma quando
cementi
,

medesime assicurano hanno a costruire si


di

risonanza
materiali

di

cio

mai risuonare

che non possono allora necessario usare quelle regole che si sono qui
di

pietre

marmo

2 (

innanzi dichiarate.

Che

se

poi

si

ricercasse
1

in

qual teatro

siansi

eseguite

siffatte

cose

da poter mostrare, ma sibbene in alcune contrade; d Italia, ed in molte citt della Grecia: in prova di che troviamo scritto che L. Mimmi io avendo smantellato il teatro di Corinto, trasport a Roma vasi che vi erano di bronzo, il qual bottino
certo clie

non ne abbiamo
,

qui in

Roma
,

ei

consacr al tempio della Luna. Vi furono ancora molli ingegnosi Architetti

quali, fabbricando teatri

(i)

Veggasi Tav. XXXII.,


Gli
antichi
di

noia

fac.

3-j.

di

pietra, e sapendosi che

il

pi antico

sia

stato

(a)

Romani coltrassero
le

tempo Teatri
tacoli.

legno, tutte

per molto volte clic presenta1

quello di
si

Pompeo, evidentemente dimostra che di questo non d'altri egli parla. Da Dione lib. XIII.
raccoglie che codesto teatro fu dedicato
l'

vansi occasioni di dare al popolo imponenti spet-

anno

Si costruirono quindi de
di Vitruvio

teatri

versatili.

A'

66t) dalla fondazione di

tempi
altro

sembra non

esistesse

in

Roma

teatro di pietra, fuor quello di

Pompeo, po-

Augusto^

lendosi ci, bench indirettamente, ricavare dall'an-

che Ottaviano Cesare e siccome dopo dic a questo Imperatore

cio 27 anni prima fosse salutato col nome di

Roma,
tal
il

tecedente

dum
Ora

est
coli'

lib. III. cap. 2, ove leggesi, quemadmoFortuiiae equestris ad theatrum lapideum.

chitettura, cos avr egli mirare co'proprj occhi il detto teatro di pietra.

epoca Vitruvio desuo Trattalo di Arpotuto esaminare ed am-

accennare come cosa singolare un teatro

56
citt,
vi

LIBRO

V.

in

piccole
i

praticarono
;

sopraddetti suoni vano guirono utilissimi effetti.

che rendee, dispostili colle medesime regole, ne consedi

per economia vasi

creta,

CAPO
J_ja forma poi del

VI.

Della maniera di formare la pianta del Teatro.

Teatro si dee fare in questo modo. Determinata che sia la grandezza della cavea , e stabilito il centro nel mezzo , vi si descriva intorno la circonferenza, dentro la quale si delineeranno quattro quali tocchino triangoli equilateri (') ed equidistanti coi loro vertici 2 ), la circonferenza del circolo descritto; al modo appunto che gli Astrologi dodici Segni celesti atteso la convesogliono praticare nel descrivere nienza che la Musica ha co Pianeti ( Di uno di codesti triangoli si prenda quel lato che sar pi prossimo alla Scena , in quel luogo ove taglia la circonferenza del circolo , ed ivi
(

).

appunto si stabilisca la fronte della detta scena. E dal centro di esso circolo si conduca una linea paralella a codesta fronte , la quale separi il palco
del proscenio

dalT area

dell'
1

orchestra. In cotal guisa


:

il

palco riescila pi
presso
i

poich lutti gli che non quello de" Greci mani agiscono sulla scena (4); e nell" orchestra sono
vasto
1

attori
i

Ro-

luoghi destinati pei

(i)

Egli evidente che codesti triangoli abbiansi

descrivere nel fondo della cavea del teatro


in

poi,

ch Vitruvio ha detto

ima

circinatione ,

altrimenti nel circolo esteriore della fabbrica,

non come

(Veggasi inoltre Dom. Aulisj De. Hartnonia Timaica. JVapoli t)C)4 ) ^'' Antichi ragguagliarono un istrumento ettacordo , cio di sette corde , ai
1

interpretarono il Cesariano, il Caporali, il Barbaro, ed altri: conciossiach Vitruvio determina il diametro minore, ossia il raggio della cavea, come il

modulo della fabbrica buon ordine: cio, che

perch cosi richiede il dal diametro dell orchestra debbansi anche stabilire le grandezze reali del teatro. Bisogna qui perci distinguere due sorta di diametri nell orchestra cio il maggiore, che il diametro del circolo; ed il minore, che il semidiametro ossia la lunghezza dell' orchestra. Il teatro di Marcello in Roma, il ([naie dovette essere dilla massima grandezza, aveva il diametro maggiore di piedi CXC1Y. Vedi Serlio Kb. III. fac. 43, ove parla del teatro di Marcello. (2) Vale a dire, che la circonferenza sia di\isa
,

nomi: La Uypate rifeLuna: la Parhjpatc a Mercurio: V Hypcrparliypatc a Venere, e cos il Lichanos : la Mescili Sole: la Paramesc a Marte: la Parane-te a Giove; ed il Nete a Saturno. Anco l Architettura concorre coli* Astrologia e la Musica nel determinare le proporzioni degli edifizj. usando le figure geometriche, siccome ha fatto Vitruvio ne' teatri; e ci, a detto di lui (lib. I. cap. 1), avviene perch omnibus doctrinis multac ics, vel omnes commuiics sunt. Anche colla Fisica e la Matematica pu l Architettura aver relazione, usando la Parabola e l'Iperbole.
sette Pianeti, coi seguenti
rivasi alla
1

(j)

Dicendoci Vitruvio che

tutti gli

Attori del teai

tro Latino agivano sulla Scena, anche

Suonatori avranno dunque avuto un luogo appartato sul Proscenio; non avendo lposcenio , il Latini usato
i
1

dai

ertici

dei triangoli

equilateri
1

in

dodici

parli

quale

presso

Greci

ira

il

Luogo
la

destinato

alle

equidistanti.
(3) Questo confronto dell Astrologia (o modernamente astronomia) colla Musica, si gi accennato da Vitruvio (lib. I. cap. Fu creduto da ). Pitagora che Cieli procedessero nei loro movimenti con 1* armonia della Musica.il/unc/ui7i ipsuni
i

sinfonie.

Isa qui poi Vitruvio

voce Scena in

ratione esse compositum

quam

postea
lib.

sii. 1.

lyva imicap. io):

tata, dice Quintiliano (Instit. Orat.

luogo di Proscenium. I teatri antichi di Pompei e d Ercolano hanno l'altezza del piano del proscenio, verso l'orchestra, decorata di alternate edicoletle rettilinee e cur\e a guisa di nicchie. Codesti monumenti sono per avventura i soli che possano apprestar lumi importanti sulla materia che riguarda la Scena degli antichi teatri.

capo
sedili

vi.

de' Senatori

1"

altezza poi

di

questo

palco
nell
1

non

sia

piedi
visare

cinque
i

acciocch quelli
di
tulli
gli

che
I

siedono

orchestra

idn maggiore di possano ravgli

^esti

allori.

Cunei

(') ,

ove

siedono
gli

spettatori

nel
goli,

teatro,
i

siano in questa guisa compartiti, cio: clic


linea

angoli

oV

trian-

toccano la circonferenza , servano a dirigere le 1 scalinate clic s innalzano frammezzo cunei, fino alla prima precinzione: al disopra poi le scalinate, poste in modo alternativo, {man s che il mezzo de* cunei superiori corrisponda alle scalinate inferiori. Queste scalinate saranno al basso in numero di sette, ed rimanenti cinque punti
(riiali

della

della

periferia
in
il

distribuiranno
faccia
la

1*

ordine della scena:


i

debbe avere
additeranno

porla reale:

luogo

alle

porte delle

punto di mezzo due punti da destra e da sinistra foresterie e gli ultimi due riguaril

cui

deranno
gli

passaggi

clic

sono sulle cantonate


di

(').

gradi poi

ove siedono

la di

non siano alti meno larghezza de" medesimi non sia due 3
spettatori
(

venti digiti,
i

ne pi
e

di

ventidue; e
.

oltre

due

piedi

mezzo

n meno

).

(i)

Cunei
gli

si

chiamavano
I

gli

Scaglioni ove sede-

che conteneva quattro palmi minori, ciascuno dei


quattro digiti. Gli eruditi tropiede romano sia il dodrante, cio tre quarti del piede greco; cos il dodrante del piede romano antico corrisponde al moderno palmo di passetto d'architetto, cio ad once dodici: sembra adunque che la sua derivazione limoliti ad una data
quali era diviso in
il

vano
divisi

spettatoli.

diversi ordini dei cunei erano

dalle precauzioni, e dalle scale di ascesa, le

vano che

quali, essendo regolate dai raggi die partivano dal

centro dell' orchestra, formavano appunto la figura coni. Codesti ordini di sedili, in siffatta guisa ripartiti, servivano a distinguere quella parte che occupavasi dai Magistrati, e perci detta Bidcutco.t , da quella dei Giovani detta Ephebeos , e da quella destinata ai Cavalieri ed al Popolo. Discuneato perci dicevasi Colui che era espulso dal
di

assai antica.

M.

Petit stabilisce che

il

piede antico

teatro.
(>)

La

figura della pianta (Tav.


esibisco
,

XXXIII.

Fig.

appoggiata agli studj da me sugli avanzi del Teatro di Marcello , dispofatti stevi le parti in modo che corrispondano ai precetti di Vilruvio. Ilo creduto pur conveniente, per la migliore intelligenza della materia, di recare nella Fig. 4 i vestigi della Scena, del Proscenio, del Postscenio, e delle Cantonate del surriferito Teatro di Marcello come riscontransi intagliati ne' marmi antichi della pianta di Roma, da me osservati nella parete dello scalone del Museo Capitolino , ed illustrati dal Bellori. Codesti frammenti formavano parte del pavimento del Tempio di Romolo, ora Chiesa di S. Cosmo e Damiano al Foro romano. Nella Tav. XXXIV. poi, Fig. , 2 e 3 sono dimostrali: i. lo spaccato per il lungo, coi porticati dietro la scena ; 2. il prospetto della scena j 3. il fianco esterno che corrisponde anco alla met

che qui

ad undici pollici del piede reale di Parigi. Questa misura di undici pollici eguaglia once sedici di passetto, come effettivamente quello dei Campidoglio. Nel profilo qui delineato per esempio (Tav. XXXI. Fig. '2) ciascun ordine di sedili rimane diviso in dicci parli, ed ogni parte, essendo la larghezza d'un grado, si stabilita larga due piedi e quattro digiti. L altezza del fianco
di sedici digiti sia eguale
1

della precinzione, o strada, debb' essere analoga all' altezza de' gradi. Avendo dunque determinata la

larghezza di un grado di piedi due e quattro digiti, e l'altezza di piedi uno ed un quarto, codesta ragione sar come 36" a 20. Vitruvio (lib. V. cap. 4) la vuole regolata da una linea retta che toc-

non resti impedita la voce (Vedi Tav. XXXI. Fig. 2): ma egli non prescrive alcuna misura per la larghezza
chi tutti gli angoli de' gradi, perch
di codesto ripiano o
(Arcb.it.
lib.

strada. Leon-Battista

Alberti

che il ripiano sia il il quale perci nell" esempio della suddetta Fig. 2 sarebbe di piedi quattro ed otto digiti. Adunque facendosi 1' ana-

7) vuole doppio pi largo del grado,

VJII.

cap.

della

facciata del teatro.

logia 36:

20:

72: ^o

sar
digiti.

alto

il

fianco

del

piede antico, adoperalo qui da Vilruvio, era partito in sedici digiti, ossia once, ed era quello
(1) Il

ripiano piedi due ed otto

21

38

LIBRO

V.

CAPO
Del Portico
,

VII.
Teatro.

delle altre parti del

Il tetto del Portico,


facciasi

il

quale poggia

al

sommo

termine della scalinata


la,

a livello

dell'altezza della Scena; perciocch


ai

dendosi- iiiuancr con cimai forza sino


se
1

voce, vieppi spanpi ahi gradi, ed al tetto. Che

edifzio

non

sar egualmente allo, la voce rimarr indebolita a quel1

altezza cui

ghigner pi presto.
(')

Si prenda poscia la sesia parie del diametro


feriori

dell* orchestra,
si

dagl ina
1

gradi

per

diritto

alla

scena
,

con
1

questa misura

taglino
g

piombo T
gressi
;

estremit

della
il

Scalinata
ivi

d"

ogni intorno
i

ove

vanno
(

in-

dovran collocarsi sopralimitari de*' me2 ). (piali avranno per tal guisa convenevole altezza desimi ingressi , La lunghezza della Scena dee l'arsi il doppio del diametro dell' orcheL 1 altezza del piedestallo da sopra il livello del palco (4), insieme stra 3 eolla sua cimasa e base , sia la duodecima parte del diametro dell' orSopra del piedestallo vanno poste le colonne , alte , con le chestra 5
e

dove cade
i

taglio

).

).

basi

ed

i
1

capitelli

la

quarta

parte
il

del

medesimo diametro. L*
dell
.

intaIl

volato co" suoi adornamenti sar pluteo superiore


inferiore.
,

quinto

altezza
la

delle

colonne.
alte

colla sua base e

cimasa

sia

met

del

piedestallo
\

Le colonne sopra codesto pluteo

siano

un quarto meno

'

Per diametro dell orchestra qui dee intendersi il diametro minore, eio la distanza che dal centro passa alla circonferenza. Vitruvio da codesto diametro regola le sezioni da farsi nella gradinata, per praticarvi gl'ingressi e le porte che introducono nell orchestra ma per regolare gli ordini della scena debbesi usare il diametro mag(i)
1
:

che le colonne del. se(6) Dicendoci Vitruvio cond" ordine sono alte un quarto meno di (fucile di sotto, e cos pure quelle del terzo; egli evidente che debbano esse regolarvi come si detto del Foro,

perch siano un (piarlo meno grosse delle (Veggasj la noia fac. 117, e la noia 5
j

inferiori.
faq.

118

del cap.

I.

di questo
1

medesimo Libro),

[lo

intro-

1 giore dell orchestra

come qui

prescrive Vitruvio.

(>) Codesti sono alti piedi io. eh* la sesta parte del minore diametro dell'orchestra. Dessi vengono regolati dagli angoli de triangoli iscritti nel cerchio dell' orchestra, 2. come dimostrasi nella Tav. XXXIII. Fig. sar lunga piedi 120, l'orchestra dunque Se (3) come nella qui delineata Tav. XXX1U., la scena

tagli,

nella figura data per esempio,

risulta della

(o. lunghezza di piedi ci nolo se il palco degli antichi stesse Non (4) in pendenza, come sono i palchi de" moderni teatri. Non facendosene parola da Vitruvio, da sup<

le Cariatidi, non tempio greco di Selinunte in Sicilia, del Panteon a Roma, ed altri: e pi ancora mi sono indotto a silfatta decorazione per le testimonianze che si hanno da Plinio circa il ninner straordinario di statue di bronzo o di marmo, che s" impiegavano per ornamento de teatri (Vedi nota fac. 122). Volendo stabilire regolarmente la pianta e le elevazioni dei teatri antichi, importa per primo elemento il descrivere l'orchestra: e attribuire al suo intero diametro la

dotto

al

terz

ordine della scena


antichi nel

mancando esempj

7nisura leale di piedi divisi in sedici once, o digiti.

porsi che fosse in piano. ('.) 11 piedestallo in questo luogo viene denominato

Da

codesto

diametro

poi

si

deducono

le

altezze

Potlium , forse perch non \i ha piedestallo isolato, fuorch dove hanno luogo le e perch continua porle della scena. Desso alto piedi dieci, che corrisponde al terzo dell'altezza della colonna, che di ledi trenta, ed ha la figura di un basamento.
,

o due o tre che si vogliano: e questi ordini indicano il numero, e la dimensione de" gradi e de sedili, e l'altezza del portico superiore, che risultano appunto entro que'
degli ordini della scena,
1

limili

superiormente suggeriti da Vitruvio.

CAPO
di

VII.
1

co suoi adornamenti un quinto della medesima colonna. Cos parimente ove occorresse porvi il terz 1 ordine, il piedestallo corrispondente sar allo la met di quello del second 1 ordine, e le colonne ancora il quarto meno alte di quelle dell1 ordine di mezzo; e
di

quelle

sotto

1"

intavolato

parimente Y intavolato di esse colonne avr un quinto della loro Non possono per le medesime simmetrie corrispondere in tutti
alle

altezza.
i

teatri

dee l'Architetto avvertire a quelle proporzioni che sono da seguirsi per ottenere la simmetria, ed attenersi a quelle regole colle (piali conviene modificare le misure per conformarsi alla natura del luogo, ed alla grandezza dell 1 opera. Imperocch sonovi alcune parti le quali indispensabile tenerle sempre della mede-

medesime

regole, e produrre lo stesso effetto:

ma

sima grandezza, vogliasi


per
le
elici lo
i

in

un

teatro piccolo ovvero in


i

uno grande,
plutei,
i

e ci

del loro uso: (piali sono


pulpiti,
la
i

gradi,

ripiani,
vi

passaggi.
di

scale,

tribunali

('),

ed

altre

cose che
dalla

occorrono

lare.

nelle

quali

necessit costringe

allontanarsi

solila

simmetria

per

ed altre cose necessarie per la fabbrica , il togliere e f aggiugnere alcun poco, purch ci non si faccia capricciosamente, ma bens con giudizio, non sar giammai fuor di proposilo: ma perch ci avvenga dovr V Architetto esser esperto , n privo d' imma,
,

non impedirne cassero marmi

l'uso. Parimente ove, per la scarsezza dei materiali,

man-

legname

ginativa

e
la

sollighezza d' ingegno.

Anco
sia
(

Scena avr

le

sue parli ragionale, cosicch

la

porta di mezzo

ornata a guisa di Aula reale: a destra ed a sinistra saranno le Foresterie 2 ), ed appresso a queste luoghi destinati per le Decorazioni; quali
i

dai

Greci chiamansi Pcriacli, perch in essi stanno le macchine triangolari che si girano 3 , aventi ciascuna tre specie di decorazioni diverse , le quali, o cambiandosi il soggetto dell opera, o giugnendo gli Dei accom( )

pagnati da tuoni repentini,


della

si

girano, e cambia col loro volgersi

aspetto

decorazione. Appresso questi luoghi seguono poi gli angoli delle cantonate che sporgono innanzi ove sono gP ingressi di fianco pe 1 quali si
,

entra nella Scena, fingendo venirsi per l'uno dal foro . e per

1'

altro dalla

campagna

(4).

(i) Pel Tribunale dovrebbe intendersi il Tintele, parte del teatro greco, siccome lo chiama Polluce, pjjfjuxri evaa, aut trillimeli quoddam est. i Latini non

ebbero alcun bisogno di questa parte, poich facevano tutte le azioni sul palco, il quale era assai ampio poteva piuttosto presso di loro essere un pulpito, ove stesse l'Annunziatore degli spettacoli. (>) Le porte Ospitali erano quelle che succedevano immediatamente presso la porta regia di mezzo. Esse erano ornate per di dentro a guisa di case destinate per alloggio de 1 forestieri. Allorch si recila\a la Tragedia, la porla destra soltanto spet:

per essere rimirati da tutto il teatro, dovettero essere posti in facciata, e lungo la fronte della scena e saranno anebe stati assicurati al piede ed alla sommit pereb non impedissero gV ingressi alle cantonate. Ancbe addentro g ingressi medesimi delle cantonate dovevano aver luogo distinte decorazioni siccome accenna Polluce. Codeste macelline triangolari portavano in ogni faccia una dipintura diversa, per mutare la scena, a norma delle
1

tava ai forastieri.
(3)

circostanze della rappresentazione. Pare die codesti ingressi delle cantonate (i) servissero agli attori per entrare in iscena come , Vidimo e Polluce si esprimono: il primo dicen-

Codesti prismi versatili di figura triangolare,

do

ha a foro

altera

a pcregre mlitus in sce-

i4o

LIBRO

V.

CAPO
Delle
Ire

Vili.

specie di Scene, e de' Teatri Greci.

una , che si dice Tragica , V altra _Lje specie delle Scene sono Ire Comica, e la terza Satirica. Gli ornamenti di esse sono fra loro diversi,
:

e formati
di

con

differente

compartimento

perch

le

tragiche

sono adorne
:

le comicolonne, frontespizj e statue, ed altri simili ornamenti regj che poi rappresentano edifizj di persone private , con logge sporgenti , e 1 le satriche fifacciate disposte con finestre ali uso de comuni edifizj
1
:

nalmente sono adorne d


1

alberi,

spelonche, monti, ed altre

cose campe-

stri,

ad imitazione de paesi dipinti. Ne" teatri Greci 1 ) non debbono farsi tutte le cose con le medesime redole e primieramente, ove i Latini nella pianta della cavea descrivono 1 quattro triangoli equilateri , i Greci vi descrivono tre quadrati , che co
1

loro

angoli

toccano

la

periferia

dalla

banda

ove

si

vuole

stabilire

la

scena, prendesi il lato d' un quadrato che seghi la circonferenza del circolo, e da questo lato in fuori si stabilisce il termine del proscenio, e di

qua grugnendo

all'

estremit del

circolo tirasi

una linea tangente

paralella

a questa del quadrato, nella quale vien determinata la fronte della scena. 1 Pel centro dell orchestra , di prospetto al proscenio, tirasi una linea paralella
alla
,

tangente del circolo


destra
1

Ja

(piale

prolungata
del

sino

alla
,

circon-

ferenza

ed a
destra

sinistra

nelle
centri.

estremit

sernicircolo
1

forma
a
si-

due punti d intersecazione, ossia


ste

Indi posta una


lino
ali

punta delle secentro

nel

centro

3
)

colf intervallo

altro

ex agro ,

Ingressuum porro dexter quieter ex urbe ducit : qui vero aliunde pedites veniwvt , juxta alternai ingrediuntur. Si vegga la spiegazione delle parli del teatro nella Tav. XXXIII.: cio il palco, la scena ed il proscenio, i luoghi delle macelline versatili (detti Pele foresterie, gl'ingressi alle cantonate, il riacti) postscenio, l'orchestra, i ripiani della gradinata,
zza;
,

1'

altro

e porta , aut

ma grandezza quello degli Arcadi a Megalopoli pel merito delle proporzioni e della hellezza, ehi degli architetti potr gareggiare degnamente con Policleto? ed appunto Policleto fu l'artefice tanto di questo teatro che dell'edilizio rotondo)'. Quepoi era 1' Odeo fatto innalzare da Test edifizio mistocle presso del teatro, anco per dare ricovero
:

a chi usciva dal


nistra,
tibus e

il

portico superiore
(1)

e quelli dietro della scena.

di

Per esempio de" Teatri greci ho preferito quello Epidauro (Tav. XXXV. Fig. 2), come il meglio

teatro medesimo dalla parte sicome qui appresso dice Vitruvio: et exeuntlieatro sinistra parte Odcum.

conservato, per chiarire gli usi e le proporzioni descritte qui da Vitruvio. E per maggior erudizione degli studiosi ho creduto hene aggiuguere in fine di questo Lihro alcuni cenni di Polluce su i Teatri greci, con le note dell' Orsini. Oltracci ecco quanto ne dice Pausania ( cap. 27. La Corinzia): Gli Epidauri hanno nel sacrato 1111 teatro degnissimo di essere ammiralo. Certo che i a parer mio teatri de' Romani superano neh' ornamento di gran lunga mie1 d ogni altra parte del Mondo ed in
, .

(->) Per intendere questo passo di Vitruvio, bisogna supporre clic la parte destra ove si pone (Tav. XXXV. Fig. ) sia la parte il compasso in quale viene a dilatare destra dello spettatore il in 2 nella il compasso al punto opposto che sta di lui parte sinistra. Ma quando dice Vitruvio che
1

si

indelibano girare le seste alla destra pai-te tende allora la destra della scena, e del suo proscenio; cio da 2 in 3, che per lo spettatore re,

sta

alla

sinistra

di

lui.

In

somma

1'

orchestra del

teatro greco formata cou tre centri,

e.

1.2, prendo

capo vm.
nistra, formasi
la

una curva

alla

parte destra del proscenio: parimente posta


1 1

punta delle seste nel centro a sinistra, coli intervallo fino ali altro cen1 si conduce un altra curva alla parte sinistra del proscenio. tro a destra Cos da questa descrizione, fatta con tre centri, risulta che Greci hanno V Orchestra assai ampia, la Scena pi lontana, e pi ristretto il Pulpito, da essi denominato Logeion. Pertanto presso di loro gli attori tragici ed comici recitano sulla Scena , ma tutti gli altri attori agiscono nell Orchestra. Sicch in greca
, i
i

favella
ni elici.

hanno

essi

diverso

nome

gli

uni

diconsi Scenici, e

gli

altri

Ti-

altezza del palco


(').

dodici
1

La
fino

scalinata
1

non debh frammezzo

essere
i

meno
2 (
)

di

piedi

dieci

n pi

di
sia

cunei

della

prima precinzione

diretta agli

angoli dei quadrati; sopra la quale dirigansi le altre dal


ali

mezzo
,
i

de cunei

ultimo ripiano.

Che
e

se vi fossero altre precinzioni


3 ( ).

cunei saranno ampliati sempre alla stessa maniera

Qualora
rose
,

siansi

colla

maggior cura

diligenza

sviluppate tutte

queste

anche pi diligentemente si deve considerare che il luogo sia favorevole perch soavemente vi posi la voce , e perch ripercossa non abbia a riportare ali orecchio significati vaghi ed incerti. Sonovi inquali impediscono fatti naturalmente alcuni luoghi moti della voce: tali Dissonanti, che in greco chiamansi Cateciuntes : sono Circonsonanti, Risonanti, che appellansi Antechuntes; ed che diconsi Perichunles (4): Consonanti , che nomansi Sinechuntes.
allora
, 1
i

a ferro di cavallo. contrassegnate con lettere nella pianta del teatro greco, sono ( Tav. XXXV. Fig. i): a, l' Orchestra: h } P Iposcenio: e, ilTimele da Vitruvio detto Lo g um , ossia Altare di Bacco, ove stavano mimi ed i suonatori: d, i Gradi detti da Polluce Caronj : e , il Proscenio ossia Pulpito:/', la Scena
la

figura che suol denominarsi

parola greca
gnificare
i

xeoxt'^a.;

nel

Le

parti

Cunei del teatro, fabbrica (culmina) siccome


,

numero del pi vuol sie non le Cime della


egli

ha

interpretato.

(Monie.nari } Teatr. Olimpie, fac. 5t). (;s) Codesto sistema di alternare le salite delle scale da una precinzione all'altra, fu da Vitruvio
gi prescritto nel teatro

propriamente delta Luoghi delle Macchine g, versatili per le tre specie di scene, detti dai Greci Periacti: h, il Postscenio: i, le Scale per introdurre le Furie sotto al palco: ni, g Ingressi alle n , le Amhulazioni coperte dietro la cantonate
:

studj

fatti

dal diligentissimo

romano. Col mezzo degli architetto Donaldson


1

(Ant. d'Atene, Lond. [826) sopra i ruderi de teatri Greci, ho potuto scegliere per esempio di codeste
vaste opere la figura di

quello

d'

Epidauro

non

scena.
(i)

Il
,

pulpito Greco poteva innalzarsi lino a piedi

dodici

alto di

laddove il Romano non poteva essere pi cinque piedi. La ragione evidente: poich nell'orchestra del teatro Romano \i erano i sedili distinti per i Senatori, e perci la visuale per gli spettatori dettava quell'altezza di piedi chial contrario nell'orchestra Greca, o\e non que entravano spettatori, ma bens attori appartenenti alla rappresentazione, potevano il Pulpito ed il Proscenio essere portali all' altezza da dieci fino
:

che quello dal suddetto compilato sugli avanzi anlichi. In questi, come negli altri, osservasi che le scale intermedie ai cunei, o sedili, della prima alla seconda precinzione , continuavano col medesimo raggio fino al portico superiore ai sedili ^ ed i clinei fra le superiori precinzioni erano divisi da altre scale, che egualmente ascendevano fino alla sommit de 1 sedili col raggio comune alle altre. Risulla da ci, che le scale fra i sedili ne' teatri Greci abbondavano assai pi che in quelli all' uso Romano (Vedi Tav. XXXV. Fig. i^ e l'alzata, Tav.

XXXVI.).
(4) 11 Galiani ed il Durantino traducono circonsonanti la voce pericliuntes , perch deriva dal greco peri, che significa intorno, e da chc , che vale

dodici piedi.
di)

d conto dei Cunei del teatro gl'eco, che pure sono parli essenzialissime: egli per ha preso abbaglio, perch la
L' interprete di Polluce
ci

non

risuonare.

LIBRO V. il 14 Dissonanti sono quelli in cui la voce antecedente elevatasi in allo rimanendo impedita da' superiori corpi resistenti , rispinta nel retrocedere 1 a basso, impedisce l elevazione alla voce conseguente. Circonsonanti sono
.
1

quelli

voce costretta a girare attorno si dissipa in mezzo, ed ivi ultime cadenze, restando cosi dubbio il sisi estingue senz articolare le gnificato delle parole. Risonanti sono poi quelli allorch percuotendo la voce in un corpo sodo, ella retrocede colle ultime sillabe, cosicch odansi dall orecchio le parole duplicate. Consona/iti infine sono quelli
ove
la
1

1 ne quali

la

voce ajutata

da basso

saliscc

con aumento
nella

ghigne
dei

al-

l'

orecchio con distinta chiarezza delle parole. Cosi dunque facendosi matura considerazione
sar

scelta

luoghi

si

prudentemente riparato

ali

effetto della

voce pel vantaggio de*


.

teatri.

Le

saranno si che incontransi nel disegnare codeste ligure Greci per loro uso le formano gi fin qui osservate: vale a dire, che Latini co triangoli equilateri. Chi adunque sapr valersi eoi quadrati, ed
diversit poi
i 1 i

di

codesti precetti, recher

ai

Teatri tutta la possibile perfezione.

CAPO
De'
Porticati,
JL

IX.
la

e de' Passeggi dietro

Scena.

Porticati

hanno
1

a farsi

dietro

della
gli

Scena

acciocch
,

se

improvvisa pioggia
fuori

interrompessero
\

spettacoli

abbia
cY

il

mai per popolo ove

del
vi
si

teatro

ricoverarsi

ed oltracci saranno

che
i

possano apprestare
di

Portici

Pompeo,
,

e tali
e

macchine e le pure in Atene quelli


le

ampia larghezza . s decorazioni (0. Tali sono


di

Eumene

2 ).

il

Tem-

pio del

T Odeo (^ che incontrasi a sinistra nell* uscire dal teatro; il quale fu in Atene ordinato da Temistocle (4) con marmoree spoglie de* Persiani colonne , e coperto di alberi e di antenne di navi
padre Bacco
,
:

(1)

Generalmente
il

le

edizioni ed

codici leggono
lo se-

essendo
edifizj
.

noto che
tra

Eumene
saranno

abbell
stati

laxamcnlum haheant ad chorum parandum.


guo

quali

Alene di molli compresi anche


i

Polcni, il quale, dietro migliori testi, legge queste ultime parole ad comparandum. E qui vuole Vitruvio che spaziosi portici servano non solo pel ricovero degli spettatori, ma ben anco perch vi sia la capacit necessaria per le macchine teatrali. In fatti, considerando la moltiplicali e la grandezza di esse macchine, come vengono descritte dal ricordato Polluce, era d'uopo comprendervi tutti quanti gli apparati scenici, i quali, secondo l'orarne dei Cori e delle Scene, si andavano a cambiare. (1) 11 testo qui ha portcus Eumenicae: ma non riscontrandosi presso alcun Autore codesto Eumenii.0 , potrebbesi leggere Eumcniac , ossia Eunicnis;

portici che qui


(3)

rammenta

Vitruvio.

Odeo deriva
carilo, o

fica

dalla voce greca ode che signicanzone. Era desso un Luogo, o picsul teatro,

da cantarsi poi

le prove della musica ed alle disfule musiche. Ollie quello di Temistocle in Atene, erauvene quattro ambe in Roma: uno fatto da Domiziano, di cui parla Svetonio: il secondo neh" Aventino: il terzo ira il Palatino ed il Celio alla Meta .sudante ; ed

colo teatro destinalo a fare

il

quarto non lungi dal Teatro di Pompeo. per consenso di tutti gli antichi codici. (4) Cosi, Ed infatti fu Temistocle quegli che in navale conPersiani. Il Galiani a Salamoia hanno Pericle. testi, altri secondo l'Orsini,
flitto

vinse

CAPO

IX.

i/p

ma

essendo stato questo incendiato nella guerra Mitridatica, fu dappoi riedificato dal Re Ariobarzane. In Smirne avvi lo Stratonicco ('); e presso
i

Traili
a

aggiravansi

porticati

dall'

una
i

altra

banda sopra
dintorno
ai

lo

stadio,

foggia di quelli della scena; del pari clic in ogni altra citt, ove stani

ed ai passeggi, quali, come sembra, debbonsi collocare in maniera clic ab2 corsi doppj le colonne esteriori biano poi saranno Doriche , in un cogli architravi ed altri adornamenti , perfezionati giusta le proporzioni
ziarono
porticati
teatri
i i
:

pi sagaci Architetti, sonri

dell'

ordine Dorico.
larghezza del porticato sembra che abbia ad essere tale, cio, che
1'

La

quanta sar
di

altezza delle
di

colonne

esteriori,
di

tanta

distanza

sia

dall''

imo

scapo delle colonne

fuori

a quelle
1

mezzo, ed
i

altrettanto

da quelle

passeggi di codesti portimezzo alle pareti che serrano all' intorno cati. Le colonne di mezzo si pongano un quinto pi alte delle esteriori 3 ma saranno d'ordine Jonico o Corintio. Le proporzioni poi di codeste colonne non saranno le medesime che ho date, trattando de' sacri Templi; perciocch altra debb essere la sodezza de' templi degli Dei immor(
)

tali,

ed

altra

la

delicatezza de' porticati, e di altre simiglianti


1

opere.

Quindi che, se le colonne saranno d" ordine Dorico, la loro altezza, compresovi il capitello, sar divisa in parti quindici, una delle quali servir per formare il modulo, che sar quindi il regolatore di tutta V opera; facendo la grossezza (4) della colonna all' imo scapo di moduli due, 1* intercolunnio di cinque moduli e mezzo. L" altezza della colonna e sar di quattordici moduli senza il capitello e di un modulo V altezza di esso capitello e la sua larghezza di moduli due ed un sesto. Le modanature del rimanente dell' opera si faranno siccome su Templi
1 1

stato

scrino nel quarto Libro.


le

Se poi
base ed
il

colonne

si

faranno Joniche,

si

divida
di

il

loro fusto, senza la


di

capitello, in otto parti e

mezzo:

una

queste facciasi

la

rilo^ e

Stratoniceum 3 deriva dal greco Stratos, eserda nice, vittoria, Era questo un luogo ove si radunavano i soldati, ovvero dove si riponevano le spoglie tolte a' nemici. Seguo il Poi eni. il quale allietisi a Stratoniceum , di cui nemmeno garantisce
(1)

la

legittimit, a fronte di otto altre differenti


de' codici,
fra le

le-

/.ioni

quali Strategcum

seguila

XXXVII. ), ben dimocolonne vanno innalzate sopra stilobati a guisa di scamilli i per sostenere le travature del lacunare ed il colmo del tetto dei porticati: per la qual cosa codeste colonne medie in certo qual modo si assomigliano a quelle clic rimiransi nel Propileo di Atene, clic poggiano pure
elevazione, qui recate (Tav.
.strano clic codeste
,

dal Galiani e dajl' Orsini.


(>)

Columnas

exterores.

colonne esteriori dei


de'

Qui Vitruvio porticati e non al


,

indica le
di
,

fuori

muri del recinto de' passeggi scoperti come taluno ba interpretalo: poieb pi avanti \uole ebe gli spa/.j scoperti nel mezzo de" porticati siano adomi di \crzure, die giovano alla vista anco di
passeggia ne" portici. (s)Parmi che la lezione vada bene dicendosi quinta parte, e non mai decima quinta, come ojiina il Perrault. Le figure della pianta in grande e della
cili

sopra dadi o plinti a guisa di piedestalli. La pianta generale dei porticati dietro la scena trovasi nella Tav. XXXIII. congiunta a quella del teatro Latino, Vitruvio fin a que(i) Egli da avvertirsi, che sto punto ha sempre denominala la misura dell' imo scapo della colonna colla voce crassitudo , e non 1" ba mai detta latitudo; onde manifesto essere erronea la correzione fatta dal Galiani alPaggetto dei modiglioni del tempio Toscano (lib. IV. cap. 7) di latitudini* in Luogo di altitudini*.

I.IRRO

V.

col plinto si far di mezzo diametro: mossezz a della colonna, e la base o 1 si faccia nell istessa maniera che si descritta [a forma per del capitello si sar Corintia far il fusto e la nel Libro terzo. Se poi la colonna
.

base

come

nella

Ionica

il

capitello

giusta

le

regole prescritte nel

Li-

bro quarto; e quanto all'aggiunta nel piedestallo (la quale si fa con gli Scannili impari (0 ), reggasi la descrizione dettata superiormente nel Libro
1

tei/o.
,

Gli
si

architravi

infine,

le

cornici,

tutte

le

altre
,

parti

del-

l'

ordine

determinino colla proporzione

delle

colonne

secondo che
i

si

ne passati Libri dimostrato. 1 porticati, Gli spazi poi che rimangono ali aria, scoperti nel mezzo fra debberai adornare con delle verzure, per esser queste assai salubri in simili passeggi scoperti. E primieramente perch giovano agli occhi; concios1 siach T aria sottile vieppi rarefatta dalle verzure , e che s insinua nel
si

corpo che
ristretta,

esercita nel

moto,

toglie

Tumore

grossolano, lascia

la

pupilla

perci rende la vista pi sottile ed acuta. Oltre di che col riscaldarsi che fa il corpo nel passeggio, l'aria, succhiando gli umori dalle membra , ne scema la pienezza, e ne assottiglia la grossezza, dissipando
e

soverchio di quanto pu reggere il corpo. Che questo cos avvenga si 1 pu dedurre dall osservare che, ove siano fonti d'acqua al coperto, od altre acque sotterra anco in abbondanza, non vi si ravvisano sorgere vail

ne 1 luoghi scoperti . al 1 levarsi del Sole , tosto cb egli tocca co' suoi raggi la Terra , attrae dai ed anche queste condensate le solluoghi umidi e paludosi le nebbie leva in alto. Se dunque con tutte queste ragioni si dimostra che P aria 1 ne 1 luoghi aperti succhia da corpi gli umori i pi cattivi, in quella fogcredo che gia che dalla Terra si vedono dal Sole attrarre le nebbie
pori nebulosi
,

ma

ali

incontro nelle

pianure

da porre in dubbio esser necessario seggi a cielo scoperto di ampia grandezza , e ha di pi dilettevole.

non

sia

lo

stabilire
di

nelle citt
tutto
ci

pasvi

forniti

che

si
il

Perch poi questi passeggi si mantengano sempre asciutti, e senza fango. votandone far in questo modo. Si cavino quanto pi si pu sotto
,

terreno

e vi

si

facciano da destra

da

sinistra

cloache

di

fabbrica

muri delle medesime, che riguarderanno il passeggio, vi si vadano murando de 1 tubi inclinati dal colmo in modo che sbocchino nelle cloache. Compite che siano quest opere si riempiano gli spazj con carbone, e sopra vi si spiani egualmente il passeggiato con sabbione: onde, avendo
e ne"
1

per loro natura i carboni delle porosit, e stante Y apparecchio fatto de tubi verso le cloache, desse riceveranno le acque per quanto abbondanti mai siano , ed in codesta guisa compiuti i passeggi rimarranno bene asciutti

senza umidit.
fac.
e.

() Vedi Tav. XT. XII., e parla digli .Scannili impari;

ove Vitrmio 81 veggasi pure il Ha,

ner*ain Assisi, Milano i8o3.

illustrato dall' Archit. Gio. Antoliui.

jamento

cogli stilobati dell

antico tempio di Mi-

\i
fatti

z 45 ha inoltre di pi. che, siccome nostri maggiori edificarono sifluoghi anche nelle citt, onde servissero di deposito per le cose le
i

CAPO

x.

pi necessarie: quindi , che, in caso di assedio., tutte le cose riescono facili a provvedersi, tranne la legna: imperocch il sale con facilit poco tempo prima vi si pu portar dentro le biade , o dal pubblico o da'
:

radunano, ed ove manchino vi si ripara con l'erbe, con la carne , ovvero coi legumi le acque si hanno o collo scavare nuovi pozzi, o con raccogliere quelle che colano da tetti per le improvvise piogge. Ma le legne, che sono altres necessarie per cuocere cibi, riescono di difficile e molesto apparecchio; poich vi vuol tempo a condurle, e se ne consumano ad abbondanza in siffatti tempi. Allora appunto si aprono codesti passeggi, e se ne assegnano le rate per trib a tanto per testa. Cos da queste ambulazioni scoperte ci derivano due cose ottime: f una la sanit in tempo di pace, P altra la salvezza in tempo
privati,

assai

presto

si

bisognerebbe erigere le fabbriche di questi passeggi non solo presso la scena del Teatro, ma eziandio presso tutti Templi degli Dei, imperocch sarebbero di sommo vantaggio alle citt. Sembrando che queste cose siano state da noi cos abbastanza dichiarate, passeremo ora a dimostrare la disposizione de1 Bagni.
di
,
i

guerra.

Atteso

dunque

tutte

queste ragioni

CAPO
X
rimieramente
si

X.

Delle disposizioni e delle parti de' Bagni.

luogo pi caldo che si pu , riparato cio dal Settentrione, e dalP Aquilone; e le stanze de 1 Bagni caldi
il

ha da scegliere
il

Ponente jemale. Che se poi la natura del luogo vi ostasse in ogni modo, P abbiano da Mezzogiorno giacch il tempo di lavarsi viene specialmente stabilito dal mezzod (') alla
e

tepidi

debbono aver

lume

in

faccia al

(i)

Tempiis lavandi a meridiano


i

ad vesperum
1

est

ognun sa eh era quasi comune presso Romani 1" uso del bagno pria di mettersi a tavola, e che il tempo del bagnarsi era sempre dopo il mezzod circa la nona ora. Cicerone descrivendo un desinare fatto da Cesare verso la met di Dicembre, nota che post horam Vili, in halneum unctus est, accubuit et edit et bibit d&e&s et
constitutuin , dice Vilruvio: e
,

DISCVBVERVJVT Tav. XLI. a


).

ET
di

EPVLATI

SVNT

curioso
dagli

o Programma, conservato nel

come Museo
IN

un Avviso marmoreo Antichi si nominava,

Bologna. Esso dice:

PRAEDIS
VER/

'

LEGIANNI

jucunde (ad Attic. lib. .3 ep. 5a); Plinio il giovane racconta che n suo Spunnna soieva entrare nel bagno Meme bora nona, aestate bora octava , lotus accubat et paulisper cibum diffrt (Epist. lib. 3, num. i): Marziale: Lotus nobiscum estbilaris, cocnavit et idem (Epigr. lib. 6, num. 53 ) ; e negli atti Arvalici presso il Marini si legge, che POST
.
:

baLWEYM
omNIA

MORE

VRBICO

COMMODA

LAVAT PRAESTANTVR

L' usanza urbana qui accennata la Romana sicuramente , ed probabile che riferiscasi all'ora del bagnarsi; sapendosi da Tertulliano che in alcune
colonie

MERIDIEM A BALAEO CATHEDRIS CONSEDERVNT DEIADE CENATORIA ALBA SVMPSERVNT ET IN TRICLINIARIBVS


chiudevano i bagni in quell'ora in cui aprivano. Vedi il Marini 1. e. fac. 53a^ Schiassi, Guida al Mus. di Bologna, fac. 45.
si

Roma

si

j/fb

LIBRO

V.

parimente aver di mira che siano uniti e rivolti verso i meBagni caldi, tanto quelli delle donne, che quelli degli uodesimi aspetti mini; perch cosi potr loro essere comune 1" uso delle acque riscaldate
sera;
e

deesi

dalla
I"

medesima
1"

stufa.

Sopra
1'

la

stufa

(')

vanno poi

situati

tre vasi di

rame:

altro per la tepida, il terzo per la fredda; e acqua calda, debbonsi situare in maniera ch'entri in quello dell'acqua calda tant* acqua e della fredda nella tepida pariquanta ne uscir della calda tepida mente altrettanta ('); mentre il medesimo fuoco riscalder le vlte delle

uno per

fornacette.

pavimenti delle stanze calde, ancorch siano fabbricali sopra vlte, pure si hanno a lare nel seguente modo. Prima vi si ammattoni il suolo
I

con tegole
della

d"

un piede
contro
la

mezzo
detta

ed

il

tutto

pendente verso

la

bocca

stufa; sicch

gettandovi dentro una palla

bensi

discenda
si

non possa fermarvisi, ma bocca; perch cos la fiamma con magSopra


1

giore attivit

diffonder
1

sotto al piano sospeso.

il

suolo poi cosi

ammattonato si alzino de pilastretli con mattoni di ott once, ed in modo contigui T uno ali* altro, che sopra di essi vi si possano collocare tegole di due piedi. L* altezza dei medesimi sar di due piedi, e dovranno mudetti mate sopra vi si posino rarsi con creta impastata con capelli 3 quali reggeranno il pavimento toni di due piedi,
;

).

Di

tali
si

coperture fatte a vlta,

le

migliori
si

saranno quelle

di

fabbrica:

ma

se

vorranno
;

lare

di
si

tavole, queste
far
in

copriranno per di sotto con


delle
fasce

creta

de* vasai

lo

che

questa maniera. Facciansi

pocaustum ed Hjpocausis

vocaboli leggonsi qui in Vitruvio ffy, su i quali discordano alcuni interpreti. Il Filandro ed il Poleni gli hanno ?hj per sinonimi (Vedi ediz. Udin. lac. 1^9. e
(i)
:

Due

ma
anco

ed
le

il

boccile di alcuni

calore andassero gi diretti a riscaldare canali usati dagli Anti-

chi intorno le muraglie di

codeste
,

camere.
or

E
ora

da
si

notarsi
fa

poi che
,

pilastretti
.

de' quali
la

Quindi secondo il Poleni l'Ipocausto (v Y Itre pocausi) una Fornace su cui sono disposti vasi: frigidario, tepidario, e calidario} e secondo il Filandro anche una Fornace fatta a vlta con fuoco per isealdar 1" acqua. Lo Strafico ei pur lo dice un t'orno per lo stesso Oggetto. Lo Sehneider al contrario distingue i detti vocaboli , dicendo mi Tom. II. a lac ,'t-jG: Hjpocaustum est ipsum Sudatoriuni } auod vaporatur ex Ih pacami ; ed a Hypocausis est Lotus ubi ignis succendifac. 38!5
i43).
i
:

debbono stante menzione pavimento, alzarsi gradatamente


fuoco
si

faceva perci

nella

pendenza del e non eguali. Il ma non fornacetta


,
,

tur. proprie Sucensio:


ir/

HjpQcaustum cantra, Solimi,

succenso vaporata et calefacta. Io non propendo a lai distinzione: ed inclino a credere che I' Ipocausto l'osse un Luogo sotterraneo
Cella
igne

con fornello o stufi per riscaldare i bagni: ossia una Fornace sotto il pavimento della stanza fatta a vlta pei' la sudazioiie, il iuoco della qual Fornace giovar dovea col Laconico a riscaldare la stanza medi sima. Tuli" al pi terr clic Y IpoCdUSl indielu la fiocca od il principio della fornace: in servigio della quale aveanvi altres dei Semi delii Fornacarii. 11 pavimento poi della detta
Fornace dovette essere

immediatamente sotto questo pavimento. (>) La comunicazione dell'acqua ne" vasi, secondo l'idea del Giocondo, del Durautino, e di altri (Tav. XXXVIII. Fig. ), non raggiugne lo scopo proposto da Vitruvio: quello cio di somministrare alla bameno calda in ragione delle gnarola T acqua pi occorrenze. Poich te atipie dei due vasi superiori, dovendo passare in quello dell' acqua calda non pu a meno che non ricevano un grado eguale di calore come se fosse un solo recipiente. Sembra dunque che Y acqua si sar somministrata ali alveo, o bagnarola, con tubi divisi dai primi A. B. C. (Fig. 1): cio uno per l'acqua freddai)., l'altro per
1 .

la tepida E., ed il terzo per la calda F. . i quali tubi saranno stati muniti di chiavi, o valvole, alle

loro bocche

onde regolare

il

bagno

norma

de'

bisogni (Fig. 1).


strico a

pendio, affinch

la

fiam-

Sopra codesto pavimento vi voleva un lagrosso alquanti pollici perch mosaico fosse moderato il calore assai soverchio.
(3)
,
.

CAPO
di

X.

l47
al

ferro

e queste
:

piegate in arco

si

affidino

tavolato
si

ferro

spessissimi
di
1

codeste fasce poi, ossia archi,


di

con uncini di dispongano in guisa,


e
situarvisi

che

sopra in mezzo a due


senz
orli
;

esse possano giacere

delle
i

ed in tal maniera compiasi tutta la vlta affidata su Le commessioni di essa si appianeranno con creta impastata con ferri. la parte di sotto poi che riguarda il pavimento capelli (0 prima va intonacata con mattone pesto e calcina; indi si tiri a pulimento, o con gesso , oppure con intonaco di calcina ed arena. Le camere di codesti Bagni caldi saranno altres di miglior uso. ove le loro vlte si facciano vapori innalzati dal calore non potranno allora pedoppie; perciocch netrare nel tavolato e farlo tarlare, ma si dissiperanno fra le due vlte. I Bagni, per quanto sembra, debbono farsi grandi proporzionatamente al numero delle persone; e la loro l'orma sar questa. Dalla lunghezza, sottragga il terzo ed il rimanente si dia alla larquanto ella sia si 1 ghezza, senza contarvi la Sco la (2 d intorno al labbro ed all' alveo. In ogni modo il vaso dee avere il lume dall' alto acciocch V ombra delle persone che vi stanno dentro non impedisca la luce. Le Scole de" labbri hanno da farsi ampie, affinch quando primi avranno preso il loro posto, gli altri che rimangono intorno ad osservare possano starvi in piedi comodamente. La larghezza poi dell 1 alveo 3 tra il muro ed il parapetto non ha d essere meno di piedi sei , sottratti due piedi che vanno octegole
:

cupati dallo scalino inferiore


II

dal cuscino.
il

Laconico

(4)

ed

il

Calidario vanno uniti appresso al Tepidario:


1

primo
;

avr tanto di larghezza, quanto sar alto fino alla base dell emisferio
nel

mezzo

dell emisferio vi

si

lasci

un pertugio

dal

quale penda uno

o meglio con peli di bestie, resiste all'ardore del fuoco assai pi che colla paglia. Io ho praticato in alcune circostanze di far impastare la creta con paglia per fare mattoni ad uso delle vlte; perch nel cuocere, abbruciandosi la paglia, lascia il mattone spongoso, e riesce in opera non solo concatenato per lo cemento che s' insinua reciprocamente ne' mattoni, ma risulla ancora leggiero ed ottimo per la costruzione delle vlte di grandi dimensioni. (>) Bench la voce Scbola (in greco -xcAr; ) significhi otium , vacato, mora, ec, pure avverte Festo che appo i Latini Scholae dictae sunt non ab olio et vacatione orimi , sed quod, ceteris rebus omissis , vacare libcralibus studiis pueri debent, e parla di mie1 Luoghi ove scienze ed arti si apparano. Ma questa voce fu usata anche con altri significati, e la Scola nei bagni fu dal Filandro creduta un Edificio ampio intorno al vaso del bagno, ove trattenevansi a vedere quelli che aspettavano le persone che prime avean ivi occupato il loro posto: il Baldi lo vorrebbe un Luogo con portici. Pi e pi volte nelle antiche iscrizioni trovatisi menzionate le Sebolae , e per esse dobbiamo intendere (pie" Luoghi
(1)

La

creta

impastala

con capelli,

dove i Collegi ed i Corpi dell Arti si radunavano, Veggasi il Reinesio, CI. I. num. 273: Doni, CI. II. num. 71- Muratori, fac. 565: Morcelli, de Stilo
,

fac. 84. Alveus. Il Galiani conghiettura che l'Alveo fosse il Luogo ove sedeva la gente gi nuda e baguata, o per farsi stregghiare, o per farsi versare
J/iscr.
(3)

addosso
accpie

dell"

acqua: per cui codesto luogo doveva

essere accanalato a guisa di alveo, per dare scolo alle

che

\i

cadevano (Veggasi Tav. XXXVIII.


la

Fig. 3).
(4)

Laconicum. Vitruvio descrive


al lib. VII. cap. io,

forma del La-

ove c'istruisce del modo di costruire una piccola fornace, o torricella, che termina in emisferio, per formare il nero di fumo. Egli cos detto perch forse gli Spartani, o Laconi, ne fecero uso. Era perci nel Calidario, o Sudatorio, parte pi alta della stufa, cio superiore all'Ipocausto. Veggasi nel capo seguente spiegata la Tav. XXXV1I1. della dipintura antica delle Terme di Tito, che serve in parte ad illustrare quanto Vitravio dice su i Bagni. Veggasi anche quanto dice G. Batt. Zannoni su Bagni degli Antichi. conico
i

,.

1^,S

LIBRO
di

V.

scudo

rame''),

il

quale, per mezzo delle sue catene alzandosi


il
,

ed abbas-

sandosi, determiner

grado

di calore

atto a far sudare.

Sembra per che

allineile le fiamme si diffondano egualmente dal debba l'arsi rolondo suo mezzo, e cos la forza del calore possa spandersi all'intorno della sua

curvit.

CAPO
\.

XI.

Della fonila delle Palestre, e de' Xisti.


armi ora
di

bench non siano

di

moda
2 (
),

Italiana
e

opportuno

di

trat1

tare

quegli edifizj che diconsi Palestre


si

dimostrare

come

esse

da'

Greci

costruiscano.
si

Nelle Palestre pertanto

fanno

porticati in

quadro, ovvero bislunghi,

ed in maniera che abbiano il passeggio tu tf intorno pel tratto di due stadj il quale dai Greci appellasi Dmlonfi). Tre di questi porticati si dispongono
semplici
;

ma

il

quarto che guarda

ali

aspetto del Mezzogiorno

debb

esar-

sere doppio, acciocch lo


rivare

spruzzo delle piogge

con vento non possa

lino alla parte intenta.

bronzo, mobile ed appeso

Chpcus aeneus. Era uno Scinto di rame, o di alla sommit della vlta emisferica del Laconico, il quale alzato od abbassato col mezzo di catene, o fermgli, regolava il grado del calore nel Sudatorio. Sembra quindi naturale che si saranno usali tutti i mezzi onde in(i)

pio dello stadio } cio dalle carceri alla meta , e quindi da questa a quelle. Pausania nel lib. V. paragona il Diaulo alla maniera antica di scrivere,
delta Bustrophedon , presa dai solchi che fanno i buoi arando. Il Galiani dice che lo stadio un nome che denota una lunghezza di iao passi; e 1 interprete di Aristofane dice: iivhs nomine , locwn intelligit duo stadia continentem, aut ducentorum cubitarum

tercettare la comunicazione

immediata

dell'

interno

della fornace con la stanza del sudare


i

per esclu, der il fumo. In tale ipotesi opinerei clie F apertura alla sommit del Laconico dovesse ali* intorno esser ermeticamente chiusa da una cassa cilindrica di metallo a a (Tav. XXXVJII. Fig. () ) pendente verso la base dell1 emisferici l>b: cos che, dovendo pendere lo scudo mobile di rame e , secondo prescrive Vitruvio, dall'apertura nel mezzo dell" emislerio del Laconico mediante 1" abbassamento o l'elevazione dello scudo nella lunghezza della cassa dovea derivarne perci la maggiore o minore intensit di calore nella stanza del sudare, rimanendo cos esclusa la molestia del fumo. (a) (ili esrcizj che si praticavano dai Greci, e quindi da Romani nelle Palestre, eiano: Corse a
,

mensuram.

M. le Roy (Antich. della Grecia) con molto ingegno ed erudizione deduce dai passi d Omero, di Snida Pindaro e Pausania , che lo stadio semplice di (ioo piedi (Vedi Tav. XXXIX. Fig. era disposto in maniera, che correndone 1 atleta 3oo arrivava alla meta a; ed ivi voltando correva gli altri 3oo per ritornare oud" era parti!;), cio alla linea b ,c. Clic siccome i 6oo piedi dello stadio Olimpico si correvano col girare dalla linea alla meta
.
i )

viceversa
si

cos

6i5
e

piedi
altri

dello

stadio
dalla

Italico

(Fig. a)

correvano con un giro di 3ia i/ piedi

sino alla
alla

meta a,
l>

di

3ia

\f%

mela
si

piedi:
di

Pugne

di

lotta,

di salto, del disco, di forze,

linea

della partenza.

Allo stesso

modo

suono, di canto, di ballo, e di sapienza. Grandi apparecchi si faceano dagli Atleti per riuscire vincitori. Svetonio riferisce che augusto visitando l' isola di Capri, fu mollo soddisfatto di trovarvi la Palestra , e si dipugni e
di palla: e

Dispute

di

correvano i ooo piedi dello stadio Pitico (Fig. 3), percorrendone 5oo lino alla met, ed altrettanti dalla met alla linea della partenza. \ eggasi anco il Marquez, Eserc. sopra gli spett. degli antichi,
fac.

lett

di

esercitarvi, fra gli altri giuochi, quegli

E-

delle misure de" passi, delle miglia


,

3 e seg. Chi bramasse poi erudirsi de' rapporti Romane e Gre-

febei,

cui

dispens e toghe, e
.

pallj

corone in

copia grai
deriva da dis, due volte, ed aylos, (3) Diaulon lungo passeggio. Significa questa voce il Corso dop-

che con quella de' piedi e delle tese di Parigi , potr ricorrere all'opera delle Misure itinerarie di
JNl.

d'

Anville

fac.

70.

CAPO

XI.

i4.9

Ne'

tre

(')

porticati
gli

ove

Filosofi,
,

semplici dbbonsi situare Esedre, ampie con sedili, Oratori, e tutti gli altri che si dilettano degli studi,

sedendo , disputare. possano Nel porticato doppio poi dbbonsi situare le seguenti parti: cio nel mezzo T Efebeo, che consiste in un1 esedra molto ampia con sedili la quale sia lunga un terzo di pi della sua larghezza: a destra il Coriceo 3 del bagno, e quivi accanto il Conisterio (0: nell'angolo del porticato, il Bagno freddo, da Greci denominato Lutron 5 ): a sinistra poi della gran sala P Eleotesio 6 ); ed immediatamente appresso il Frigidario, dal quale si passa al Propnigeo (7), eh appunto nella voltata del porticato. Qui appresso dovr situarsi, ma nella parte pi addentro dirimpetto alla stanza del Frigidario, la Stanza a vlta per la sudazione , lunga il doppio della sua larghezza; la quale abbia ne cantoni da una parte il Laconico, formato nella maniera detta innanzi e dirimpetto al Laconico il Bagno caldo 8 I porticati poi dentro la Palestra debbono essere distribuiti esattamente, secondo la re('-'),
(
)

-1

-1

).

gola precedentemente dimostrata.

Al
lestra

di
,

fuori

si

disporranno

altres

tre

porticati

uno

ali

ed

altri

due

destra

ed

a sinistra,

guisa di

esche della pade quali stadj


1 5

Alcuni leggono intus, e non in trbus. A me perch Vitravio qui parla assai chiaramente, distinguendo le parti che vanno collocate ne porticati semplici, e quelle che dbbonsi disporre nel doppio. Fra questi porticati semplici colloca le Esedre. Queste Esedre erano Luoghi da sedervisi per ragionare e per me(1)
.

non piace codesta emenda


1

I filosofi antichi, i sofisti ed i retori, solcano tenervi le loro conferenze e dispute. Vitruvio (lib. VII. cap. 9) parlando del cinabro, dice che nelle stanze mantiene il suo colore senza difetto ma ne luoghi aperti, come sono i peristilj, le esedre , e simili, ove giungono il Sole e la Luna a far penetrare i loro raggi quel luogo percosso da questi annerisce. Cicerone {De nat. Deor. i ) dice che Y esedra un Luogo dove faceasi crocchio al mezzogiorno. Per la figura della Palestra mi sono attenuto in parte alla disposizione fattane dal Newton, sembratami quella che raggiugne meglio la

ditare.

mente
(1)

di

Vitruvio (Tav.

XXXIX.).

Efebeo. Luogo nella Palestra, od Esedra asgrande con sedili ove i giovanetti apprendevano i primi rudimenti della ginnastica. detto anche (3) Coriceo. Spogliatoio del bagno Apodyterion. si conservai a la pol(\) Conisterio. Luogo ove vere, della (piale facevano uso lottatori. (5) Frigidario , denominato da Greci Lutron , cio
sai
, ,

acqua. Ilypocausis o di Praefurnium cos'i il Galiani. Invece il Marquez crede che Propnigeum sia la Stanza presso il bagno caldo per riporvi gli abiti. Il Filandri ed il Grapaldo dicono: Propnigeum suffcatorium hoc est Locus ubi ignis praeclusus acstuat, et praefurnium significai (Vedi nota 1 fac. \'\G). ritro(8) Veggasi nella gi citata antica pittura vata nelle Terme di Tito (Tav. XXXVIII. Fig. .5) 1. la fabbrica della fornace; 2. il vaso di ramideli' acqua fredda ; 3. quello dell acqua tepida 4. quello della calda ; 5. le fornaci ; Ci. il bagno caldo; 7. la stanza del sudare; 8. il laconico; la stanza delle g. il tepidario; 10. il frigidario; 1 unzioni; dopo le quali cose probabilmente avr dovuto seguile donne. Il Mer2. il bagno per le curiali (lib. I. io de Gymn.) distingue il labbro, (tav. XXXVIII. Fig. 5 ), reossia la bagnarola putatala il bagno mobile, dallo stabile di fabbrica, nel quale eravi 1' alveo b , intorno a cui stava il parapetto a. a (Fig. 3), la scola e, e presso la
1'

fuoco per riscaldare la stanza del bagno e In questo senso poteva essere sinonimo
:

d'

fossa lo scalino

Bagno freddo.
(fi) Eleotesio. Luogo, o Stanza delle unzioni , o per ungersi prima d intraprendere la lotta 5 ed anco per medicinali prima di andare nel bagno. Plinio Gel. (lib. 2 ep. 17) lo chiama Unctuarium. Propnigeo. Stufa o Forno ove si faceva (:)
1 ,

nel e. Se tutto ci non apparisce disegno della pittura delle Terme di Tito, sar stato probabilmente figurato nella parte che manca dell'altra mela del medesimo dipinto. Ho creduto anche bene aggingnerc il profilo in iscala grande della sponda, sedile e gradino con canaletto (Fig. 4), come esiste assai ben conservato in una stanza d' angolo ( Fig. 3 ) del fabbricato che circonda il tempio di Giove Serapide a Pozzuoli. In questa stanza del bagno non esistendo la bagnarola stabile, si sar praticato il labbro come in iV(Fig. 5). Le due sponde esistono in a fianco della porla z.

XX

5o
:

i.nmo

v.

doppio, e d'una larghezza molto ma in guisa che tanto dalla banda della ampia parete, quanto da quella delle colonne vi abbia mi marcia-piedi a fog(inolio

esposto a Settentrione 1' altro sar semplice

si

far

non meno largo di piedi dieci; e lo spazio di mezzo sia nel quale discendasi dal marcia-piedi per profondato un piede e mezzo due scalini. La superficie poi del detto sfondato non sar larga meno
gia
di

viottolo,

Cos le persone , che vestite passeggino intorno per margini, non verranno molestate dagli Atleti che ivi si esercitano. Code1 sto portico ci li amasi da Greci Xistos , perch quivi gli Atleti esercitano al
di

piedi

dodici.

coperto

la

ginnastica nella stagione d* inverno.

Panni poi che codesto Sisto deliba formarsi a questo modo ('): cio, boschi, ed i platani, due porticati vi debbano essere piantati che fra e che in questi boschi tra gli alberi sianvi de" passeggi , ed in essi de" luoghi di riposo costrutti ad opera detta signina 2 Vicino poi al Sisto, ed al Greci chiamano doppio porticato, vanno ordinati passeggi scoperti, che nostri li dicono pure Sisti ; ne" quali nella stagione Peridrornidas , ed loro ginnajemale, quando il cielo sereno, gli Atleti portansi a fare
i
i
1

).

stici
vi

esercizj

Dietro codesto Sisto

vi

sar lo Stadio, formato in

modo che

possa stare agiatamente un buon numero di spettatori a vedere le pugne dei detti Atleti. Ed ecco esposte cos le regole necessarie, onde distribuire con comodo tutte quelle parti che sembrano occorrere dentro la citt.

CAPO
De
Porti, e del

XII.

modo

di fabbricare sott' acqua.

N,on

si

debbe qui ommetter

di

ragionare intorno al

comodo

de" Porti,

mostrando come in essi abbiansi a render sicure le navi dalle procelle. Se questi saranno in luogo disposto dalla natura, e che abbiano massi elevati, e gomiti projetti, e che nel loro mezzo abbiano seni, e piegature,

come
taggi.

porta

la

natura del luogo, essi offriranno


vi
si

al
i

certo grandissimi vanPorticati, ossiano Ar-

Imperocch attorno
il

potranno costruire
1

senali; e da questi

passaggio
3 ).

a"

pubblici Mercati. Dall'una e F altra parte


dalle

poi

si

debbono
le

erigere le Torri,

quali

si

possano col mezzo

di

mac-

chino tirare

catene

(i)

Qui Yilrmio
scoperto.

parla de' Xisti ipetrij cio pos


fatta

allo
(a)

Signinum opus. Era questa un'Opera

con mattoni pesti e calcina. Plinio. lib XXXYI. a5 5 la denomina un Lastrico: e Vittimo, trattando de pozzi nel seg. lib. Vili. cap. 7, commenda
cap.
1

uso del Sigiano. Egli ne ha parlato anche al lib. cap. l\. (Ycggasi fac. 4^, not 2 )(3) Sembra che Vitruvio, quando scrisse quest'Opera, non avesse altra cognizione del Porto d'Ostia oltre il progetto meditato da Cesare, come abbiam da Plutarco nella \ita di lui. Claudio, pi ostinato
1"

II.

CAPO

XII.

un luogo dalle burrasche, questo sembra di un fiume in tai luoghi non


se
si

Ma

non

avr

di
il

sua natura idoneo

riparare

le

navi

modo

di

supplirvi.

lo

impedisca,
('),

ma
in

Semprech il corso da una parte siavi una


tal

stazione o spiaggia adatta, allora dall' altra o con fabbriche, o con forti

mura

si

compieranno
1

bracci in fuora

ed

modo
,

si

former

il

rinchiudimento a

porti.
si

Le fabbriche
farle di
1

poi che

hanno
si

piantare

in

mare

egli

spediente

questa maniera: cio

faccia condurre di quella polvere che trovasi

in tutti e
si

quo" luoghi che sono Ira

Clima ed

che vi una di questa. Indi nel luogo che si era determinato si caleranno nelT acqua casse assicurate fortemente con grossi pali di quercia conficcativi d'intorno, e ben bene concatenate. Va dipoi spianato, e ben purgato per via di zatte e nettato] 3 il fondo che sott acqua e vi si gettino dentro, a quella maniera che precedentemente si detto, materiali finch si riempia di fabbrica tutto il vuoto che di pietre e di calce
mescoli colla calcina, in
1
(
)

modo

promontorio di Minerva 2 ), abbiano due parti di essa con


il
(

vi

ha

nelle

dette casse.
1

Questo vantaggio per


ricordali.

lo

hanno

dalla natura so-

lamente que luoghi gi innanzi

non venisse l'atto di tenere ferme le congiunte casse in luogo troppo esposto all' aperto mare ed all' impeto delle onde, allora sulla terra ferma, ossia sulla spiaggia si formi un letto il pi forte che fia possibile ma
se
1

Ma

rimanente che dalla parte del lido sia in pendenza. Indi nella parte appresso air ac1 qua, ed a fianchi di codesto letto si formino all' intorno ripari grossi un piede e mezzo all' incirca , alzati fino al livello del piano gi descritto.
livello
il
1

dovr esser piano, ed a

meno
,

della sua met, ed

suo impegno di vincere qualunque ostacolo presa occasione da una terribile mancanza di grano in Roma, e perch le barche in inverno non polenel

Senatus -Consulto, feggesi medaglia quello di Ostia di cui T antico Scoliaste di Giovenale: Trajanus portimi Ane

PORTVM TRAIANI
sulla

appunto

\ano imboccare facilmente nel fiume,


eseguire

si

anim ad

gusti (Claudii) restaaravit in nielius ; et interius tu-

quest'idea colossale e l'ottenne (Dione lih. LX. 3 11. Svet. in Claud. e. 20). Tanto , vero che spesso le difficolt sono immaginarie non reali:, prevenzioni non difficolt. Ei fece un pollo. cui non potrebbero fare il simile tutte le potenze Cristiane, come diceva Lazaro Bonamici, presso T Eichovio dopo averne esaminate le mine (Piti.sc. Lex. Antiq. V. Portus Host.). Nerone, succedutogli nell' impero, se ne appropri il merito, forse per avervi egli data l ultima mano. Opus istmi itnmensis sumptibus stetit , Claudii tumcn honorem sibi vindicavil Nero , qui forte, si quid residui operis crai , perfecit, dice l'Eckhel (D. N. tom. VI. fac. 277): e medaglie ci sono agli ntiquarj notissime col nome e l effgie di Nerone nel diritto e il porto d" Ostia nel riverso. Medaglie per vi sono eziandio di Trajano che d" un porto da lui costrutto favellano e ne recano il disegno. Tre sono i porti che a questo imperatore si possono attribuire quello di Chitavecchia, di cui scrive Plinio il gio\ane: habebit hit portus etiam tiomen auctoris (lib. VI. ep. 3i):
1 1 .
:

tiorem sui nominis ferit (ad Satyr. XII. v. 76, 77): finalmente quello d'Ancona, attestato da quest1 iscrizione
in

Grutero

(fac.

2,^7,

ti)

PROVIDEN

TISSIMO

PRINCIPI

QVOD

ACCESSVM ITALIAE HOC- ETIAM- ADDITO EX PECVNIA SVA PORTV TVTIOREM


NAVIGANTIBVS
Tutte queste concluderemo che cose attentamente considerate ClauVitruvio non ebbe idea del Porlo d" Ostia dio lo edific Nerone se ne arrog il merito , e Trajano lo accrebbe nella parte pi interna, ed forse per questo che Porto Trajano e Trajanello

REDDIDERIT.
,

dicesi ancora.

Codesti bracci sono quelli che si chiamano Moli. Di questa pozzolana si parlato nel lib. II. cap. ti. Fa meraviglia che Vitruvio non abbia mai detto parola della pozzolana che cavasi nella cam(i) (2)

pagna
(3)

di

Roma.

translillis , quasi come diminutivo di transtra; cio che, stando gli uomini sopra travicelli, o zatte. cavino l'acqua dalla chiusa.

Dice qui Vitruvio

. ,

-.,

riempiasi di arena, e si eguagli limane in ripari. Dipoi sopra codesta spianata si alzi una al piano del letto, ed a" che si sar stabilita: il che fatto, si pila (') cosi rulla di quella grandezza e dopo si tagli quel lasci ben seccare pel corso almeno di due mesi riparo che sostiene l arena. Cos dissipata che questa sia dai flutti cadr bracci e con codesto modo si potranno prolungare in mare la pila dcnlro mare, per quanto sar opportuno.
e

quella

parie

che

unno pendio

v.

In que* luoghi poi ove

non

si

rinviene la detta polvere,

si

far

come

seme. Si conficcheranno nel luogo stabilito doppie casse ben congiunte con tavole, e ben incatenate, e fra le dette due casse si calchi della creta 3 Quando si sar ben calcata dentro corbe 2 fatte di Sala palustre (
(

).

(.)

Pila.

Questa voce ha
significa

diversi significali.

Sedi

condo Virgilio
zio

Molo o Pignone. In OraIn


Plinio Mortajo

vale

Pilone

Pilastro.

Pozzuoli ho potuto ammirare gli avanzi del pi superbo porto d" Italia, che da taluno si crede opera de" Greci. Questo porto era di tale vastit che giugneva fino a Tripergole. Il suo superbo molo era formato di venticinque vasti archi, surre Iti da tante pile a guisa di ponte. Questa leggiera ed ardita costruzione ad archi ha molti vantaggi sopra i moli continuali senza vacui: poich impedisce 1' ingombro o riempimento del porto,
qualsiasi materia.

bastimenti spezzando l' impeto dell" onde minora d assai la sjiesa. Due iscrizioni rinvenute in quell' acque ci fanno sapere che 1' Imperatore Adriano avea promesso a quella Colonia di far ristaurare codesta magnifica opera (della quale non rimangono ora che tredici archi), e che il figlio adottivo di lui, Antonino Pio, fece eseguire il ristauro. Riferir quella che leggesi ali" ingresso di Pozzuoli, e che mostra la gratitudine dei Puteolani
salva
e
i

verso

il

magnanimo

principe per quest* opera ve-

ramente magnifica.

IMP
DIVI

CAESAR

DIVI

IIADRIANI

FIL

DIVI

TRAIANI

PARTICI

NERVAE PRONEPOTI HADRIANO ANTONINO AVG PIO PONT MAX TRIB POTEST COS P COLONIA FLAVIA AVGVSTA PVTEOLANOR QVOT SVPER CAETERA BENEFICIA AD HVIVS ETIAM TVTELAM PORTVS OPVS

NEPOTI T AELIO

PILARVM

VIGINTI

NOVEM
:

SVMPTV FORNICVM RELIQVO EX AERARIO SVO

CVM

LARGITVS
l

EST

(a)

Varia
1

qui la lezione de' codici


.

alcuni leg-

Plinio diconsi parietes intergerini que" muri che inter gerunt, cio

gono mervnibus ed altri peronibus , vocaboli indicanti que Sacchi volgarmente detti J'olparc o Volparoni , con cui formatisi le arginature de' fiumi, (jiu. Battista Pio. critico di non piccolo pregio (Adnot. post Sylog. IH. cap. 53), cos legge questo
.

nent.

che fenati onera, od onera sustiParimente con Plinio corregge beronibus, inid consequutus est Ctesiphon vece di meronibus: beronibus arena plen, molli pulcino, super capita columnarum exaggerato paulatim exinaniens ab imo,

luogo

di A itruvio:

:=

et catenis collisatae (aicac) in

ut sensn totum in

colle

sederei

(lib.

XXX"\

I.

eo loco qui fnitus erit conslituanlur , et in terger inis e creta beronibusque ex uh a palustri factis calccntur cz ; poich cos egli dice d" aver trovato in un antico codice Manto>ano. Osserva egli poi che da

cap.
(3)

).

Ulva. una sorta d' erba detta Sala, dell. quale disseccata s' intesse il sedere della seggiola e si vestono i fiaschi di vetro.

CAPO
anzi assai
si

XII.

55
('),

densamente ammassata,
e
si

allora

con trombe, ruote

e timpani

luogo circoscritto dalle dette casse , ed ivi si cavino le fondamenta. Se il fondo terroso si cavino fino al sodo , e siano pi larghe del muro che vi si dovr costruir sopra , e si lascino bene asciugare: indi si riempiano di fabbrica con piccole pietre, calcina
vuoti
,

dissecchi

il

ed arena.
palafitta
di

Ma
con
i
i

se
pali

il

fondo sar

di
1

terreno fangoso
1

allora vi

si

faccia

la

abbrustolati
1

d"

alno, o
1

ci

olivo o di quercia, riempiendo

carboni

vuoti che rimangono, siccome

stato insegnato per

fonda-

muri de" Teatri. Dipoi s" innalzi il muro con pietre riquadrate, e collegate quanto pi al lungo si pu , affinch specialmente le pietre di mezzo con codeste connessioni restino ben salde. La parte interiore
menti ed
di

questo
questo

muro

si

potr riempiere o di calcinaccio o di fabbrica


si

e cos

modo

vi

potr innalzar sopra anche una torre.


gli

Compiuto

tutto questo, la regola per


1

Arsenali sar questa: cio,


1

si

dispongano soprattutto ali aspetto di Settentrione , perch l aspetto di Mezzogiorno genera pel caldo putrefazione, tarli, vermi, ed altre specie d 1 animaletti nocivi , che vi si nutriscono e mantengono. In queste fabbriche non dee adoperarsi legname pel pericolo degP incendj. Le loro grandezze non si possono con precisione determinare , ma debbono farsi a misura delle maggiori navi per modo che se occorresse tirar queste a terra abbiavi luogo capace per contenerle. In questo Libro ho trattato della maniera di situare, e rendere perfette quelle cose che ho potuto sovvenirmi essere necessarie nelle citt pel vantaggio de'' luoghi pubblici. Nel seguente ragioner de* comodi, e delle simmetrie degli Edifizj Privati.
:
1

(1)

Di codeste Macchine

si

parler nel Libro X. al cap. 9,

11

ia.

FINE

DEL LIBRO QUINTO.

APPENDICE
ESTRATTA DAL LIBRO
IV.

CAPO

XIX.

DI GIULIO
Vedi nota

POLLUCE
i
,

INTORNO LE PARTI DEL TEATRO GRECO


Jac. \\o.

>

Fornice ('), il Taglio ), ), la Scena, P Orchestra, il Palco, il Proscenio, il Parascenio (4), e P Iposcenio 5 La scena ella certamente il luogo proprio degP Istrioni, ma nelP orchestra sta il Coro , ove il Timele 6 , il quale ha figura di altare , o di tribunale. Dentro la scena poi , in l'accia alle sue porte avvi situata
le

Ara

parti

clic
(

compongono il Teatro le Cime della fabbrica

si

numerano
(

la

Porta,

il

3 (

).

(i)

Questa voce Fornice potendo avere pi


,

signi-

ficali

direi e

che

egli

intendesse

le

Vlte

degli

fonie,

siccome col nome di Porta possono intendersi Quelle porte suntuose , delle cjuali veniva adorna la scena. (i) Mi parrebbe che con questa voce Taglio si volesse da Polluce alludere a quanto diceva Viinferiorcs sedes praccidantur , et quac praetruvio
anditi
delle scale:

Iposcenio era il Luogo destinato per le non menzionato da Vitruvio. Ateneo (lib. scrisse: cs Quamobreni Asopodorus Pldiasius
(.'i)

Li"

sini/f)
tibi-

ciric ,

magno plausu
Si vegga
il

tus
il

=.

Casaubono

laudato , in hyposcenio admoraa questo luogo , ed

il

cisio

fuerit
si

ibi

constituantur

itinerum

supercilia.

Si

potrebbe credere che ne'


taglio

dinata

Greci la graelevasse assai dal piano dell' orchestra,


teatri de'

citato Boiudin, il quale alloga 1' Iposcenio tra palco e 1' orchestra , luogo comodo per servire con gli strumenti musicali, tanto per gli attori, che per ballerini. (<>) Il Boiudin vuole che il Timele sia un Sito quadrato, a guisa di altare, appoggiato al proscenio: era
i

onde cotesto
caso
si

non

vi

avesse

luogo.

In

tal

questo
scrisse:

il

potrebbe supporre voglia intendere la Cinta, detta da Vilruvio praecintio , per cui si taglia in un cerio modo 1" ordine de' gradini. del capo VIII. Si avvertito nella nota (?) dir. i4i))Chc l'interprete di Polluce ha qui preso abbaglio, e che doveva tradurre Cunei, e non Cul?.

= T/iimele
=. Ne

luogo del coro,


parla
1'

est locus in

bistriones

si ballava. Esichio proscenio, ubi dicunt Tbimele. Etimologico


:

dove

mina.

qua stantes in agris canebant, cum in ordine ipso, in quo nunc est, Tragoedia nondiim digesta cssct. Ab ea mensa Tbimele tbeatri dieta est, quod in ea sacrijica dividcrentur =. Le Are poi, eh' erano in questo luogo furono di Bacco e di

mensa

est, in

menzione del Parascenio. Arpocrazione nel Lessico dice =: Parascenum loctis ina scenam preparando certamini aestinatus ==:. Esichio lo chiama =: aditus ad scenam. =. Il Boindin (Diss. del teat. Meni, di Trcvoux , toni. III. fac. 85.) lo pone dietro la scena pel vestiario de(;)

Vilruvio

non

fa

gli

attori, per conservarvi le decorazioni,

parte

delle

macchine per l'uso del teatro. Vitruvio lo comaccenna con quelle parole (lib. 5 cap. f)): binane laxamentum kabeant ad comparandum.

Apollo, numi tutelari del teatro. Si vegga il Bulcngero nel suo Trattato [de Theatr. lib. I. cap. 26). Il Boiudin lo vuole alto piedi cinque dal piano dell'orchestra, citando Vitruvio: ma io non so trovare ove questi lo dica. Leggo bens che Lodovico Vives, nelle note che ei fa al Libro VI. di S. Agostino, della Citt di Dio, scrive: =z Erat et orchestra senatorum Incus , in qua pulpitum quinque pedibus altum, quod Graeci Thymelem aicebant, et Logeum, in quo chorus tragaediarum saltabat =.

APPENDICE

55

(quando il soggetto lo richiegga) Fara, e la mensa detta sacra, sulla quale pongonsi le ghirlande ('), di cui suole ornarsi alcun Sacerdote che debba vaticinare , ed intonar g" Inni al Coro. Bisognava poi inoltre che l iposcenio fosse adorno d immagini 2 e che stesse posto di contro al palco, ed alquanto pi basso di colonne del medesimo. Neil estensione della scena vi sono compartite tre porte ma quella 3 ed a tenore delle opere di mezzo ha sembiante di regia abitazione , da recitarvisi vi si figura al di dentro od uno speco , od un dignitoso dico , si continua per fino che siasi palazzo. Con tali rappresentazioni compiuto il primo Atto. Riguardo poi alla porta eh" sulla destra della serve essa per fare una digressione all' Atto secondo scena rappresen1 nella porta eh dalla banda sinistra della tando un qualche viottolo: ma scena, non vi si rimira che od una tal maschera di pochissimo riguardo, od un tempio abbandonato , oppure rimane vuota affatto. Parlando poi del rappresentare una Tragedia, avvi nella porta a dritta un albergo, e nella porta a sinistra il carcere. Ma recitandosi la Commedia, vi si rimira una trabacca, una casa addobbata con tappeti, ed avvi anco la stalla de" giumenti, le cui porte sembrano cos spaziose, che capaci siano air ingresso ed alla pompa delle carrette. Del rimanente quando si rapla trabacca fu trasmutata in una presentavano le Acestre di Antifane
1

taverna, la quale fu posta nel luogo della stalla de* buoi


1

de 1 giumenti.

che occupano la parte di mezzo della cio una per banda , nelle quali sono scena , avvene due altre ancora ordinate quelle macchine versatili, che fanno le mutazioni della scena (4). In quella a mano diritta si rappresentano fabbriche , ed altro che sia fuori di citt: ma in quella a mano sinistra apparisce che ella conduca fuori della citt, e specialmente verso il porto, da dove appajono gli Dei del mare, e tutte quelle decorazioni che non si potrebbono per via di macchine in vermi modo reggere. Girandosi poi codeste macchine versatili per farne mutazione di scena, si scorge un aspetto e mutazione di luogo alternativo. Quanto agr ingressi, in quello della parte destra sembra vedersi la via che conduce dalla campagna, dal porto, ovvero dalla citt; e da quello dell opposta parte che vengano da fuori, ed entrino le genti a piedi.
Oltre alle due anzidette porte
:

(i) Fu costume degli Antichi 1" offerire corone sopra gli altari. Plauto (Asili, act. 4- se. Timi ) si coronas .... iusserit ancillam ferve Veneri =.. Lo
i

vansi nel tablino. o nell'atrio della casa): oltre i 1 ritratti de Cesari , di marmo e di metallo ed ali,

stesso (Aul. oct. 2. se. 5) Ilasce coronas floreas haec imponantur in foco riostro lari =^. Ed Ovidio

(Eleg.

/.

3.

Trist.)

(2)

Fumida cingatur florenlibus ara coronis. Le immagini qui rammentate da Polluce po1

de famosi sonatori di strumenti musicali. Gli Antichi ebbero varie sorta di ritratti: cio degli Dei, degli antenati (detti irnagines rnajontru , eh erano fatti di cera , e ripouei

terono essere

ritratti

adorni di loje. (3) Polluce qui va d' accordo con Vitruvio. (j) Vitruvio parimente ha parlato di codesti prismi triangolari, adatti a fare le mutazioni di scena. \ eggasi il Danti alla fine del commento alla prima regola del Yignola. leggasi altres l'opera interessante su i Teatri antichi e moderni del eh. Dott. Giulio Ferrarlo , con eruditissime note dell' Architetto e Pittore scenico Paolo Landriani. Milano i83o. fedi anche nota Uh. VII. cap. 5 verso la fine =.
ci e

56
per
tra

APPENDICE
altro
ricini
eli

Sonori

alF orchestra alcuni

aditi

a*

quali

da essa

si

monta
cio

al

palco per ria


le

scale, e codeste scale sono


si

Quindi

parti

clic

annoverano del teatro arri


essostro
la
(

denominate gradi. anche il pegma ('),


il

([nella
la

macchina che rien detta


(?),

),

e di pi la specula,
la
(4),

muro,

torre

la

specula direttrice,
la

casa a due palcii,

torre fulle

minante col fragore del tuono,


chine pensili
e
gli
,

sede
,

degli

Dei,
,

la
le
1

gioite

mac-

tappeti,

il il
il

semicircolo

lo strojo

sca/e dette canonie


alta

anapeismi.
a
la

Sopra
adatta
e

pegma
trono
;

poi
egli

erri

come un
a

scala

in dritta
si

linea

cui

si
,

serre

coprire

ci

che

opera
;

quanto nelle abitazioni si maneggia con segretezza e la roce medesima colla quale viene nominata codesta macchina e indica cosa che girasi intorno ad un bilico; poich la macchina sulla quale si fa girare il pegma chiamasi in greco EavxXipa: ed il farne uso interessa che si adoperi in ciascuna porta e casa che abbia luogo nelle decorazioni. E questa quella macchina su di cui appariscono gli Dei, e querale a dire i Bellerofonti , ed Persei. gli eroi che rolano per V aria Godesti rengono introdotti, come dicesi, da alto sulla scena, e rerso il lato sinistro. Questo quanto rienc ordinato nel rappresentare la Tradentro

scena

Commedia, questa tal macchina porta il nome di crude , conciossiach ella abbia la figura d un Jico ; perciocch dagli dir altro dell' essostro, poiAteniesi il Jico nomasi KpcuJ?/. Dunque non ch rien considerato per una macchina, come gi dissi, simigliali te al pegma. La specula poi stata apparecchiata, affinch, come da vedetta, si facgedia
:

ma

trattandosi della

ciano delle scoperte dagli esploratori, o da qualunque del

guarda-corpo.
per poter os-

Nel rimanente, quanto


1

al

muro

la

torre,

dessi

sono

fatti

parimente la specula direttrice abbastanza ne palesa per s medesima qnal sia per essere la sua funzione. Non rade rolle le ordinazioni dispongono che in un palazzo regio 5 siccome , a modo di esempio , siavi la sala de" conriti a due ordini rappresentandosi V Antigono in Cartagine, acciocch questi dal secondo
servare
dall'

alto

cos

ordine osservi

il

suo esercito. Altre rolte poi arriene


La Grue vien

di far

vedere messo in

(1)

sto Castelli di

ed
u.%

Pernii erano certe Macelline alte, o piuttolegname, usati dagli Antichi ne" teatri anfiteatri e tal voce viene dal greco r.r,yvvtu
I
:

(4)

cos

denominata dalla somi1

glianza del rostro di codest uccello,

il

quale resta

fuori prolungato ove sono attaccate le girelle. Ella


si

cio figo, compiuto; e nelle vecchie glosse xrr/s" interpreta per confi.vum. Questa voce stata

adoperata in senso diverso, come credo che diverso ne sia stato 1' uso. Marziale nel principio del suo libro (Epigr. a) ci dice, die nella Via Sacra ne' (piali, secondo g" inesistevano codesti pegmi terpreti, i gladiatori vi facevano de' giuochi.
,

chiama anche Geranio. Questa macchina viene mediante un gran timpano mosso da un nonio che lo va co suoi passi premendo mentre
girata
, 1 ,

Et crescunt media paginata celsa via. L' Essostro fu detto anche Enei duina , ed era un Luogo costruito con alcuni legni, dove si fermavi il trono. (3) La Specula , il Muro, la Torre, chiaro che
()

fune che tira il peso si avvolge intorno l'asse. Cosi rappresentasi in un aulico basso rilievo ch'esiste in Capua. 11 Mazzocchi lo pubblic e 1" illustr diffusamente nel suo Anfiteatro di Capua (fac. i58). Winkelmann ne riporta la figura (Del Dseg. tom. 32. III. Tav. XIII. ) , ed il Rusconi a fac. due ordini viene (5) Codesta maniera di Sale a descritta anche da Vitruvio (lib. VI. cap. 4): ed ella
la
1

era di

moda

egiziana (Vedi Tav.

XLVI.

Fig.

e 2).

fossero
al

Luoghi

in alto per osservare,

come sembra

Bulengero.

APPENDICE

l57
tegolo. Peraltro nella

isccna

un

doglio, dal quale sia tirato


le

un

Commedia,

ordinando

introducono alcuni mezzadi per avere V oc1 chio alle occorenze , o ad osservare ali ingi una vecchiccia femmina. In quanto poi alla inacciaila fulminante col fragore del tuono , anch' ella macchina versatile, e di maestosa altezza ; e pel suo effetto bisovi
s*

macchine,

gna che nella parte di dietro al di sotto della scena vi siano allogati vasi di rame con delle pietruzze dentro, quali, scossi che siano, dirocciando pe vasi le pietruzze , imitino il fragore del tuono. Ma dalla sede degli Dei, la quale sormonta la scena, appariscono gli Dei, come sarebbono per appunto Giove con tutti quelli che lo corteggiano. Inoltre la grue una tal macchina clic opera in alto, ed assai asiccome fu messa in uso rapdatta pel ratto di un qualunque corpo presentandosi T Aurora che rapi il corpo di Meninone. Le macelline poi pensili non sono che funicelle raccomandate in alto sopra la scena , e contrappesi , sostengono in aria gli Eroi e gli Dei , in che , mediante guisa che pajano volarsene all' aria. I tappeti erano tele, o tavole dipinte per V uso delle rappresentazioni, le quali venivano raccomandate alle macchine versatili , per cambiare la rappresentando monte , marina , fiume , od altro che occorresse scena per le mutazioni di quella. Il semicircolo (') poi cos venne denominato egli per ha luogo pi da vicino all' orchestra, dalla figura sua medesima e serve per le decorazioni , rappresentando co suoi varj pezzi una lontananza di qualche luogo della citt , ovvero la marina colle persone che 2 vi vanno a nuoto. Cos anche lo strojio il quale contiene gli Eroi ), annoverati tra gli Dei , i quali perirono in mare od in guerra. ncora sonovi i gradi, denominati caronti, allogati lungo sedili del teatro e da questi escono le ombre degli estinti. Ma gli anapeisini 3 rii
-1

-1

manevano mine od
,

nella scena, e servivano a rappresentare o


altro

il

trapasso

del

ful-

le

che con pari velocit dovesse riguardarsi. Infine presso scale da sotto la scena avvi la Buca, per dove s' introducono le Furie.
La
posero sotto una specie
piedi certe linee
di
di

ragione per cui questa decorazione doSemicircolo , seuihrami desunta dalla prospettiva ottica } per cui ci viene dimostrato che il vedere nostro sia in figura di cono, il cui vertice nell'occhio di chi rimira e la sua hase neir oggetto rimirato. Questi pezzi di decorazione certamente dovettero porsi in que" luoghi accennatici da Vitruvio, detti in greco tiepixu(1)

pulvinari, aventi sotto

vesse ritenere la forma di

perch questi, com'egli dice, erano destinati decorazioni ad orrmtus comparata z=z. Dicendoci Polluce che lo Strufio conteneva (>.) come il pieno coro di Eroi deificati, sembra che
tevz
,

per

le

fosse

una
si

tal

sorta di

Macchina,
le

come

a'

nostri
:

Deit sulle nuvole ma altres certo dalle antiche pitture de' vasi che gli Antichi, come ha notalo il Passeri {della Pittura degli Etruschi), per porre in alto g' Iddii non ebbero mai ricorso ai massi delle nuvole 5 ma li
giorni

rappresentano

che servono loro di usata in siguificato di Corona, e di Fascia: ond' da pensare che si rappresentassero gli strof'j in una tal qua] maniera come ne' vasi etruschi si veggono immaginati , e che il Scmistrofio si usasse quando uno solo, o non molti degli Dei dovessero entrare in funzione. il Boindin , che gli Anapeismi erano (3) Scrive Corde Ruote Contrappesi , ed altri ordigni che usavansi nelle macchine. Ma faceva d' uopo che per rappresentare ci che accennasi da Polluce avessero codeste mai (bine l'accelerazione di moto: lo che pu succedere quando la potenza si pone nel luogo dove dee sospendersi il peso, cio al braccio pi corto della leva 5 onde in tali casi bisogna raddoppiare e triplicare la forza movente.
globetti

piano.

La voce

Strofio

viene

INDICE
De
Capi di questo Tomo Primo.

JLJedica del Traduttore


Notizie preliminari all' Opera di Vitruvio

Fac.
n

ni

Divisione generale delle materie contenute nei dieci Libri di Vitruvio

Libro Primo Prefazione


Gap.
I.

>?

5
n
1

Cosa

sia

V Architettura,

come debbano

essere istruiti gli


>->

Architetti
-<>

IL
III.

Di

quali cose composta

Architettura Architettura

>>

Delle parti e definizioni

dell'

>>

18
id.

I\. Della scelta dei luoghi sani

.
.

V. Della costruzione delle mura, e delle toni VI. Della distribuzione e situazione delle fabbriche, dentro
.

le
>>

22

mura

VII. Della scelta de' luoghi della


Citt per uso pubblico
.

>>

i\ 5o

Libro Secondo
Prefazione
Gap.
I.

>>

35
-j

Della

vita
:

de* primi uomini,


,

de* principi

del

vivere

li>>

mano
>>

delle case

e degli accrescimenti delle

medesime

>>

IL Degli elementi delle cose, giusta III. De' mattoni crudi


IV. Dell' arena

opinione de" Filosofi


>>

4o
4
1

>-

>>

V. Della calcina
VI. Della pozzolana

42 45

>>

>>

44
\G
5?.

"
>>

MI. Delle cave

di pietra

Vili. Delle diverse maniere di

murare
dell'

"

>>

IX. Del legname

X. Dell abete di qua e di l

Ap cimino

58 63

Libro Terzo
Prefazione
Cap.
n
I.

Fac.
,

6n

Della composizione, e simmetria de* Templi poiz,ioni del corpo umano

e delle

pro>>

6g
n/

IL Delle varie specie de* Templi

IH. Delle Fondamenta, e delle Colonne e de' loro ornamenti

79

Libro Quarto
Prefazione
Cap.
I.

Dei

tre

ordini di Colonne, e delle loro invenzioni

IL Degli ornamenti delle Colonne III. Della maniera Dorica


IV. Della distribuzione interna della Cella e del

Pronao
.

V. Del

sito

de' Templi riguardo agli aspetti del Cielo

VI. Delle proporzioni delle Porte de' templi


VII. Delle propoizioni de' Templi toscani
Vili.

....

Del

sito

delle

Are

degli

Dei

T.

TAVOLA
DESCRIZIONE

I.

DELLE
Cap.
I.

CARIATIDI

Lib.

I.

fac. 8.

Fig.
Fig.

i.

Prospetto del Portico delle Cariatidi in Atene.

2.

Fianco del Portico.


Pianta del Portico.
Portico Persiano
fac. 8 e 9.
4-

Fig.

3.

Fig. 4-

Veggasi

la descrizione,

secondo Pausania, del portico Persiano, alla fac. 8, nota

TI

*1

non

Booa

TAVOLA
Lib.
I.

II.

Cap. Il.fac.

14.

Fig. Fig.

1.

Pianta, ossia Icnografia.


Alzato
ossia Ortografa.

2.

Fig.
Fig.

3.

Sezione, ossia Sciografia.


Profilo in grande della trabeazione.

4-

leggasi
c/te

la

descrizione

della
lib.

Torre dei Venti di Andronico Cirrate, in Atene,


I.

porge Vitruvio al

cap. 6. Jac.

26.

T.i

P-4.

Metri fHWJ

1
fe

dieci
,

TAVOLA
Fig.
I.

III.

MET DELLA PIANTA


Lib.
I.

DI

UNA CITT MURATA

Cap. V. fac. 22.

AA.
BB.

Muro

semplice.
terrapieno.

Muro con

XX.

Strade e porte a

mano manca.

Fig.

" e

\
\

PIANTA ED ALZATO DI UNA PARTE DI

MURO

Lib.

I.

Cap. V.fac. 2 3.

A.
BB.
CC.

Muro

semplice.

Larghezza del muro semplice.


Terrapieno.
Torri.

DD. EE.
FF.

Muro

interiore tagliato.

Ponti levatoj.

GG.

Mura, che,
le

a guisa di denti di seghe, concatenano

muraglie A. H.
interne.
e

HH.
leggasi al
roni
,

Mura

lib.

VI

cap. g. altra descrizione de fondamenti a denti di sega

spe-

a cui sovrasti terrapieno.

4-

SFERA DE VENTI CON LA SITUAZIONE ED


Veggascne
la descrizione al lib.

NOMI ANTICHI E MODERNI

I.

cap.

6 fac. 26

27.

Fig-

5.

PIANTA

DI

UNA CITT RIPARATA DAI VENI


descrizione al
cap.

Veggasene

la

lib.

I.

(>.

fac. 29.

Tin

"E

tc

PONENTE

/7 )!f

o^j-(9

ttaxsnr

>

in

TAVOLA
1

IV.

ABITAZIONI DE PRIMI UOMINI SELVAGGI

Lib.

IL

Cap. I.fac.

Z-j

38.

Fig.

i.

Casa di travi, paglia,

fango.

Fig.
Fig.

2.

Casa con coperto acuminato.


Casa de' Colchi.

3.

Fig.

e
5.

>

Abitazione de'Frigii.

DIVERSE MANIERE ANTICHE DI MURARE


Lib. II. Cap. III. e

VIILfac. 4i, 42, 02

se. 5-

A. Pentadoro, o mattone di cinque palmi.


B.
C.

Suo mezzo mattone.


Tetradoro, o mattone di quattro palmi.
,

D. Suo mezzo mattone


Fig.
6.

ossia Didoro, cio di


di

due palmi.
mezzi mattoni.

Muro combinato
E. Corsi di mattoni.
F.

di mattoni intieri e

Fig.
Fig. Fig. Fig. Fig.
Fig.

7.

8.

Opera Incerta.
Quadrata.

9.

G
H
I

10.

Isodoma.

11.

Pseudoisodoma.
Reticolata.

7.

L
AI

Fig.
Fig.

12.

Riempiuta.

i3.

N. Diatoni nel

muro riempiuto O.

TIV

Fi.

F.4

F. a.

7.

TAVOLA

Y.

PROPORZIONI DEL CORPO UMANO


Lib. III.

Cap. I.fac. 69.

Fiq.

1.

Corpo umano
del Vinci.

in profilo, dell'altezza di cubiti quattro,

secondo un disegno

a
h.

a.

Altezza, dal

mento

alla

radice de" capelli sopra la fronte,

'fio-

b.

Palma

della

mano,

dalla giuntura all'estremit del dito di


al

mezzo,

'/lo.

e.

e.

Testa, dal mento

cocuzzolo,

'fio.

il.

d.

Nuca

dalla

parte pi bassa fino al cocuzzolo

'fs.

e.

e.

Altezza, dalla parte superiore del petto alle radici basse de' capelli,
dalla

'/>.

f.

f.

parte superiore

del petto

fino alla

sommit

della

testa,

fi

o poco pi.
j

g.
li.

h
i

dal

mento

alle

narici,

fi

dell'altezza della faccia.


ciglia,

dalle narici al

mezzo

delle
alla

'fi

della faccia.

i.

egualmente dalle
l

ciglia

radice de' capelli,

'fio.

m.m. Piede, lungo fi


i.
ri

dell'altezza del corpo,

secondo

il

Testo.

lungo
'Ji.

'fi

secondo Leonardo da Vinci.

o.

p. Cubito,
r.

ij.

Altezza, dal capezzolo delle


tanto
la

mammelle

al

cocuzzolo,

t ; 'fi

ed

altret-

larghezza del petto di fronte.

s.

Umbilico

partendo dalla met del corpo


clic
si

lo fi

>

Fig.

2.

Corpo umano,

adatta al circolo ed al quadrato j dedotto da

un disegno del Vinci.


Fig.
3.

H
gambe
distese, le cui estremit toc-

Corpo supino
cano
gli

colle braccia e

angoli d'un perfetto quadrato iscritto nel circolo ; de-

dotto dal Rusconi.

z <

PIEDE
Sicilr
',.

R O
Semipe.i
6.

SexlBTae 6.

Scropula 24.

Inda,

i.

Sextans,

2.

Quadrans ,

3.

Trens , 4-

Quincunx,

5.

T.

-V.

TAVOLA
Lib. III.

VI.
fac. ns.

Gip.

I.

Fig.

I.

MET DILLA PIANTA E CORRISPONDENTE ALZATA


i

DEL TEMPIO

I.\

ANTIS.

Fig.

2.

MET DELLA PIANTA

E CORRISPONDENTE

ALZATA

DEL TEMPIO PROSTILO EUSTILO


A. Cella.
B. Porla.
C. Pronao.

D. Ante 7 o Pilastri nelle estremit delle pareti che chiudono

la

Cella.

E. Frontespizio.
F.

Due colonne

fra

pilastri

del

Tempio

in Antis.
alle

G. Colonne nel Tempio prostilo di contro

ante.

Fig-

3.

TEMPIO ANFIPROSTILO EUSTILO


Lib. III.

Cap. I.fac. 72.

H. Postico, ossia

il

dietro del

Tempio.
d'indicazione anco

Le

lettere dimostrative di questi tre

Tcmpj serviranno
non
se ci

p seguenti

Tempj

>

cosicch non

si

tioter se

che sar di particolare.

IVI

Fi.

F.2.
%%%%#%%%%%%
;

F.3.

IH

.
m
j

A
li

m IH
:

Hi

TAVOLA
Fig.
1.

VII.

TEMPIO PERITTERO EUSTILO


Lib.

HI. Cap.

I.

e II. fac. 72.

G. G. Due colonne
li

alla

maniera Toscana, in vece delle


lib.

teste

muro (Vedi

IV. cap. 7).


t'ac.

A. Plutei di

marmo,

o di legno,

72, e nota 5

fac.

102.

Fig.

2.

TEMPIO PSEUDODITTERO EUSTILO


Lib. III. Cap. I.fac. 7 3.

Fi.i.

F.

-t-H

i-r-t-H

ut

TAVOLA
Fig.
I.

Vili.

TEMPIO DITTERO EUSTILO


Lib.

IH. Cap. I.fac.

7 3.

Fig. 2.

TEMPIO 1PETRO S1STILO


Lib. III. Cap. I. fac. 7 3.

I.

I.

Peristilio interno a

due ordini

nell' altezza

della Cella.
tetto.

M. M. Spazio di mezzo che rimane scoperto senza

Fig. 3.

SEZIONE SU LA LINEA LI.

T.VUI

l'I.!.

F. 2

"

!__J

o
l

lm

-J

TAVOLA

IX.

INTERCOLUNNJ EUSTILI
1

PER LA SPECIE DE TEMPLI

TETRASTIU , ESASTILI ED OTTAST1U

Lib. III. Cap. II. fac. 76.

Fig. Fig.
Fig.

I.

Fronte per un Tempio

tetrastilo

divisa in parti

'/_,

2.

Fronte esastila, divisa in parti

18.

3.

Fronte ottastila, divisa in parti 24 '/L

altezza delle colonne

per questa specie distila


:

di diametri

'/,

secondo leggesi comunemente nel Testo


del Poleni (voi.
fac.
II.

ma secondo
9
'/,.

la

lezione

fac.

5o)

di diametri

(Veggasi nota 2

77).

TIX.

Fjgi.
-i

{"i

F.2
J J

1 t

iS (fnmti'/rr

F.3.

,ui

. .

. .

TAVOLA
DELLE CINQUE SPECIE
Lib. III.
D*'

X.
LNTERCOLUN.NJ

Gap. Il.fac. ; 4 e 77.

Fu

1.

Intercolunnio picnostilo, cio d un diametro e mezzo.


sstilo
,

Fu
Fi,

?J

di

due diametri. due diametri


tre

3 4

;J

distilo, di
diastilo,
di

un quarto.

j7

diametri.
spaziosi,

Fi

j.

areostilo

cio intercolunni assai


la

che ec-

cedono

larghezza di tre diametri.

Le

elevazioni de medesimi

corrispondono
,

alle

proporzioni

asse-

gnate da Vitruvio a ciascuna specie


Intercolunnj
Largii.

cio

Diam.

Elevaz. o Alt. Diam.

Picnostilo
Sistilo

1.

>/*.

io.

/a.

2.

/..

9-

Eiistilo

2.

98.

A
l

Diastilo

3.

nota
2.

-/a.

.Ir cosi ilo

8.

eggasi

fac

77

TX
"
:>i

M-

-y

rt

Li
Fig.i.
Dumi. i j

F.2.

F.3.

+^H

F.5.

Dtm. 3

TAVOLA

XI.
1

VARIE REGOLE PER LA DIMINUZIONE DE* FUSTI DELLE


Lib.

COLONNE

IH.

cap.

H.fac.

78.

Altezza delle colonne

Diam. inferiore
diviso in

Rastremazione

Fig.

1.

da piedi i5 in sotto
i5
a a
a

12

Fig. Fig. Fig.

2.

20 3o 40 5o
delle

i3
,,

y
3

3.

20

i4

45.

3o
4
Entasi de
1

i5

colonne
fac. 78. 16

Fig.
Fig.

X.

fusti

DEGLI

SCAMILLI

Lib. III.

Cap. 3 fac. 81.

Fig.
Fig.

6.

Stilobate che
Stilobati
liani

si

osserva in Atene.
di

7.

guisa

Scamilli ; secondo
1

il

Filandro ed

il

Gadella

come

esistono ne ruderi del sepolcro antico

famiglia Plauzia presso Tivoli.


Fig. Fig.
8.

Stilobate o Scamillo

giusta l'interpretazione del Berlaiio.


;

9.

Prima idea
timpani
}

del Baldi per la forma

degli

Scannili a

guisa

di

aggiunti sopra

il

vivo o dado degli Stilobati.


la

Fig.

io.

Seconda idea approvata dal Baldi per


milli

formazione degli Sca-

sopra

la

cimasa degli

Stilobati.

Fig.

1.

Aggiunta degli Scannili

ai capitelli, giusta

l'opinione del Baldi.

(Vedi Poi.
nnili

e Slrat.

voi.

I.

part.

I.

fac.

33y. Ejcplic. Baldi, Sca-

Impares Vitrw.').

T.XI

"i

Fig.X

Fi-i

F.3

F.4

F. 5.

^#_

F.6.

F.8.

~r

TAVOLA
Fig.
12.

XII.

Scamilli, secondo la spiegazione del Barbaro.

Il

Durantino e Fra Giocondo

non

differiscono dall' indicata figura

12

se

non nell'aggiunta de tim1

pani nelle fronti degli Stilobati, e nell'omissione de' mezzi balaustri ne'
fianchi de'

medesimi

Stilobati.

Fig.

i3.

Pianta di un angolo, o cantonata, del


Fig. 12.

Tempio

ottastilo,

corrispondente alla

(Vedi Dan. Barb.

fac.

87. ediz. in fogl). L' opinione dell' Orsini


i

non diverge da

quella del Barbaro, ed interpreta che

mezzi balaustri

innestati ne' fianchi degli Stilobati siano gli Scamilli impares Vitruviai,
e

che codesti Scamilli convengano soltanto


il

agi'

intercolunnj
e le

diastili.

Fig.

i/f.

Sezione che dimostra


de'

Modo
le

d'innalzare le fondamenta

sostruzioni
fac.

Tempi

secondo

Fig. Vitruv. del Rusconi. (V. Rusc.

60).

Fi".

i5.

Fianco del Basamento del tempio, colf aggiunta degli


fac.

Stilobati.

(V. Rusc.

61).

La forma

del

basamento del tempio

coli'

aggiunta degli Stilo-

bati

nella Fig.

i5. del

Rusconi, conforme a quella esposta dal Ca}

porali colla corrispondenza dell' epistilio


dell'

come

si

osserva

negli

avanzi

Anfiteatro Castrense a

Roma.

Fig.

16.

Elevazione del basamento delle tre colonne del Comizio nel Foro Romano,
collo scavo pocanzi eseguito sino alla profondit de' zoccoli degli Stilobati,

che

io

riguardo per
la

gli

Scamilli impares di Vitruvio: de' quali aggiungo

eziandio

Tavola seguente, per chiarire codesta importante struttura,


la singolarit dell'
,

ed anco per
Fig.
17.

invenzione.

Pianta delle dette tre colonne scavo


,

e del rivestimento di

marmo

rinvenuto nello

di cui Stilobati o Scamilli

aggettano dal

vivo del basamento

millim. 23.
Fig. 18.

Elevazione del basamento del Tempio della Piet a


a

S.

Nicola

in

Carceri

Roma,

cogli Stilobati, o Scamilli,

che aggettano millim. 34 dal vivo del

basamento.
Fig.
19.

Pianta corrispondente
Profilo del

all'

elevazione della Fig.

18.
,

Fig. Fig.

20.
21.

basamento
dell antico
1

coli'

aggetto degli Stilobati

o Scamilli.
a

Basamento

Tempio pseudoperittcro d'Apollo


le

Terracina, con

due scaglioni A. B. continuati sotto

basi dell'ordine,

come

si

osser-

vano

praticati nel

Tempio
,

della

Fortuna Virile a
Lanterna
di

Roma (Vedi
in

Tav.

XXI.

Fig.

7 )

nelT antica

Demostene

Atene

(Vedi Tav. XXIII. Fig. 3).

r.xa.

TAVOLA

XII. A.

TEMPIO DI GIOVE STATORE, O COMIZIO, NEL FORO ROMANO

fac
Fig.
i
.

79-

Fianco del Comizio restaurato, su


Pianta restaurata del Comizio,

dati degli avanzi esistenti nel

Foro Romano.
alcuni anni
la S. S.

Fig.

2.

coli'

indicazione degli scavi

fattisi

sono da

S.

E.

il

sig.

Conte Blacas, Ambasciatore di Francia presso


le

ne quali
reggevano
cui
si

si

scopersero

sostruzioni del
e

muro
ali"

della Cella, e

murielle
;

le

colonne del Pronao


,

quello

angolo

del

postico

per

pot conghietturare

che

il

Tempio

era peritlero diastilo pienolaterali

stilo.

La gradinata

di fronte

ha 27 gradi, e quelle
a.
,

ne

contano

ciascuna
dello
1'

14? compresi
avente

ripiani a.
gli

quali corrispondono
e.

all'altezza

stereobate

Scamilli impari

e, da me

misurati nel-

anno

1819;

nell'anno

182S,
a

il

valoroso mio allievo, l'Architetto

sig.

Gaspare Fossati, che trovavasi

Roma, mi somministr

tali

tanti

elementi dedotti dai ruderi rinvenuti negli scavi, che poterono servirmi
alla

compilazione delle parti che in particolar


de"li Scamilli.

modo

interessano la
le

ma-

teria

Le

lettere
1'

b. b.

indicano nello scavo

celle, o edi-

cole, tra
transi

uno

stilobate e

altro a

piombo
e

degli intercolunnj , ove riscon-

gli

avanzi de' pavimenti

de muri laterali
a

non che

indizj
lettere

dell'esistenza delle piccole porte colle imposte


infine e.
e.

rasa pietra.

Le

indicano

le

basi

degli stilobati esistenti tuttora

nella

primi-

tiva loro sede.

Fig
Fig.

3.

Parto della fronte del

Tempio

coi

basamenti che contengono

le

gradinate.

4-

Sezione del basamento, e delle edicole nel subbasamento.


Profilo in grande de' basamenti, delle loro cimase, e basi
.

Fig.

5.

dedotte da fram-

menti di cornici

di

marmo

rinvenuti negli scavi

alcuni de' quali conser-

vano tuttora

1'

originaria locazione.

La

scala

de' alle

metri segnata

serve per

le

Fig.

la

scala

corri-

sponde

Fig

3 e 4; e la scala

serve alla Fig.

a
Jl
io,

3Sa

i30

3
F.2.

CI

'ZJ

m
++llf'/l

"
/<

,.,,

J f s

F. 5

JI/.J20
<

J6
1

xe.so

qwiut
i5

Metri

Jfi/

2.5i>

/JO

1O0O

TAVOLA
Fig.
I.

XIII.

DIMOSTRAZIONE DEI DIFETTI CHE RISULTANO


l

ESTREMANDO
E

FUSTI DELLE COLONNE ISOLATE DAI LATI ESTERIORI DEL TEMPIO

NON DA QUELLI CHE RIGUARDANO LE MURA DELLA CELLA


Lib. III. Cap.

IlI.Jac

82.

A.
B.

Centro delle colonne


Centro
tondi
terzo
lesse
;

all'

imo-scapo.

alla

sommit
tale

de' fusti delle

colonne

perch riescano ro,

ed in

ipotesi

la

rastremazione esteriore
inferiore
,

risulta

il

in vece del sesto del

diametro
di

se

non

si

voil

cadere

nell' altro

difetto
la

fare

dittico

il

fusto

verso

sommo-scapo C. leggasi
Kitruvio.

Tav. XXI. Fig. 6, come l'intende

Fi g-

2.

VOLUTA JONICA
Lib. III.

Cap. III. fac. 83.

f>g-

3.

OCCHIO DELLA VOLUTA

IN

ISCALA MAGGIORE.

XV.

F. 5.

TAVOLA
Lib.

XIV.

HI

Cap. III. fac. 82 e seguenti

Fig.

1.

BASE ATTICA
N.
.,

Fig.

5.

sezioni:

DEL CAPITELLO IONICO NUDO


io.

Plinto.

DELLE VOLUTE
77

11.

Toro

inferiore.

CON LA DIMOSTRAZIONE
DEL CINGOLO
//.

^
..

12.

Scozia, o Cavetto.

1)1.

p.

i3.

Toro superiore.
Fig.
6.

PIANTA DEL CAPITELLO IONICO

Fig.

2.

BASE IONICA
Fig.
7.

TRABEAZIONE IONICA

i4-

Astragali.

SECONDO LE PROPORZIONI
DI

UNA COLONNA

DELL* ALTEZZA
PIEDI

DA XV. A XX.
Fig.
3.

FIANCO DEL CAPITELLO


fac.

85

86.

i5.
16.

Cingolo.

Piumazzo.
Assi delle volute.

N.

26.

Fascia

inferiore

dell"

archi-

trave.

17.

18.

Cimasa del

capitello.

,,

27. Fascia di mezzo.

..

28
20.

superiore.

..

Cimasa

dell"

architrave.

Fig.

4.

FRONTE DEL CAPITELLO


,,

3o. Fregio supposto ornato.

19.

Astragalo.

.,

3i.

Cimasa del

fregio.

20. Ovolo.
Canale 21. Incavo,
della voluta.

.,

32. Dentello con sua cimasetla.

.,

33. Interstizio tra

dentelli.

22. Lista della voluta.

.,

34- Gocciolatojo con sua cimasa. 35.

23. Gola rovescia. 24.


Listello della cimasa.

;,

Sima

Gola
le

diritta

che

corona

cornici in pen-

delle volute. 25. Occhi

dio del frontespizio.

TAVOLA
1

XV.

DELL ALTEZZA DEGLI ARCHITRAVI


IN

RAGIONE DELL'ALTEZZA DELLE COLONNE


Lib. III. Cap.

HI. fac.

85.

Altezza delle colonne

Altezza degli architravi

Fig.

i.

Da

piedi

XLI.

XV

f
2

Del diam. della colonna all'imo scapo-

Fig.
Fig.

XV.

XX
XXV
XXX.

/,6
Dell'alt, della colonn

XX.

?fs)
. .

Fig.

xxv.

*f

Fig. 5.

DELLA PROPORZIONE DE FRONTESPIZJ


fac. 86.

a.

Timpano

alto la

nona parte

della lunghezza del gocciolatojo

in fronte colle sue cimase.


b. b.

Corone del frontespizio.

e.

e.

Sime

del frontespizio.

d.

d.

Acroterj sugli angoli.

e.

Acroterio di mezzo.

Fig

6.

DELL'*

INCLINAZIONE DE MEMBRI ARCHITETTONICI

fac. 87.

Fi g-

REGOLA PER LE CANALATURE DELLE COLONNE


fac. 87.

T-^Y

E 4

F. 3.

Kg.

TAVOLA. XV.
DE FRONTESPIZJ
Lib. III.
1

A.

Cap. Ili fac. 86.

Fi^.
Fig.

i.

Frontespizio del

Tempio

di

Minerva in Assisi,

coli intavolato.

2.

Sezione del detto Frontespizio.


a.

Profilo della cornice orizzontale.


Profilo delle cornici del Frontespizio.

b.

Fig.

3.

Sezione del Frontespizio del Partenone in Atene.


e.

Cornice orizzontale delF intavolato.


Profilo delle cornici del Frontespizio.

d.

T. j

Afg

F. 2

F.

.3

TAVOLA

XVI.

CAPITELLO CORINTIO

PER LA COLONNA DELL'ALTEZZA DA XV. A XX.


Lib.

PIEDI,

COLLA RASTREMAZIONE

LI Vi3-

IV. Cap. I.fac.

<j5.

Fig. Fig.

i.

Alzato del Capitello Corintio.

2.

Pianta del Capitello.


Profilo sulla diagonale del Capitello.

Fig.
Fig.

3.

4-

Sezione

alla

met

della fronte del Capitello, col profilo

degli steli e delle volute minori.

Fig.

5.

Diametro inferiore della Colonna Corintia.


a.

Primo ordine

delle foglie.
delle
foglie.

b.

Secondo ordine

e.

Gambi,

o Steli.
1

d.

Foglie de caulicoli.

e.

Volute maggiori sotto

gli

angoli dell Abaco.

f. Abaco.
g.
h.

Volute minori nelle quattro fronti del Capitello.


Fiori sopra le volute minori.

i.

Corbello

ora detto

Campana

del Capitello.

/ superbi
il

Capitelli d' ordine Corintio

che serviranno a decorare

magnifico Arco della Pace in questa inclita Capitale dell' In,

subria

ideato e diretto dall' esimio nostro Architetto

Marchese
pregele

Luigi Cagnola

attesteranno alla posterit


il

fra

le

altre

volissime sculture,
belle tra noi.

grado distinto a cui sono giunte

Arti

T.

KM

'ig

K 5

4-

TAVOLA

XVI. A.

ORDINE CORLNTIO
Lib.

IV. Cap.

I.

fac. 92.

Pig.

1.

CORNICIONE D'ORDINE CORINTIO DEL PRONAO

NEL PANTEON DI ROMA.

Fig.

j.

BASE

CORINTIA DEL DETTO PRONAO.

T./rt'A.

T^r^7~

^^^A^

'

F.

C=

Pu 3
+

TAVOLA

XVII.
IL

LEGNAMI COMPONENTI
Lib.

TETTO
e 97.

IV. Cap. Il.fac. 96

Fig.

N.

Columcn.
Collimila.

Asinelio.

>}

2.

Monaco.
Asticciuole
,

3.

Transtra.
Capreoli.
Cantheri.

o Catene.

45.

Razze.

Puntoni.
Paradossi.

6.

Tempia.
Asscres.

7.

Panconcelli.

Fig.

2.

A.
B.

Trygliphus.

Triglifo.

Opa.

MetopE

Fig.

X\1l

Fa

F.3
l'I

i
I

__!_

Vi
r-l
!

I 1
I I

I I

4^+

:.

'<

,
j
| |

|,,

TAVOLA

XVIII.

ORDINE DORICO
IV. Gap. IH. fac. 99
il

Lih.

e seguenti.

a. a.

Profilo del capitello Dorico, secondo

Testo.

b.

Profilo, giusta l'opinione del Perrault di sostituire

Moduli 2

et scmissis

alsextae.

Fig.

1.

TAVOLA
1

XIX.

PORTE DE TEMPLI
Lib.

IV. Cap. VI. fac. io5,

Nota

e seguenti.

Fie.

i.

Porta Dorica,

coli' altezza

della luce di parti 5 delle 7


x

fin sotto

lacunari

della larghezza di parti 5

fx delle

12 assegnate all'altezza della luce me-

desima.
a.

Cornice a

livello

1 de capitelli del vestibulo.

b.

Fregio dell'altezza dell'architrave.


Architrave.
Stipiti.

e.

d.

e.

Scapi cardinali,

f
\/

dell'altezza della luce della porta a

due

partile.

f.

Traverse larghe

del riquadro.

g.

Fascia che copre


Riquadri.
Scapi.

la

divisione delle due partite.

h.

i.

Fig. 2.

Porta Dorica colla proporzione della luce secondo


parti 2 l'altezza della luce, delle 3

il

Testo Vitruviano
ai

cio

* dal pavimento

lacunari.

Fig.

3.

Porta Ionica colla luce alta quanto

la

Dorica, cio di parti 5 delle 7, e della

della luce: Vedi/ac. 10G larghezza di parti 3 delle 5 attribuite all'altezza e

107.

/.

Cartelle di fronte e di piotilo.

ni.

Porta a quattro partite: ossia con Pianta degli scapi cardinali,

le tavole

delle partite conduplicabih.

n.
o.

Pianta della porta a quattro partite.

Fig. 4Fig. 5.

Porta Jonica secondo

il

Testo.
1.

Vedi Fig. Porta Attica, o Corintia, colla proporzione della porta Dorica.
p.

cardinale. Porta valvata, cio formata di un pezzo, e con un solo scapo

Fig.

6.

Porta del Panteon di Roma. Veda fac.

108, Nota

1.

TAVOLA

XX.
DI

PORTA DEL PANTEON


Fac. 108, Nota

ROMA

i.

Fig.
Fig.

i.

Pianta delle valve di bronzo.


Alzata della porta.

2.

Fig.

3.

Sezione della porta e delle valve.

capitelli

de' pilastri Dorici,

e la

cornice che essi sostengono, sono innova-

zioni moderne.

Le

stabili

gelosie superiori sono antiche e di


di

bronzo, e di-

consi clathri. Si sono scoperti varj modelli

codeste inferriate negli scavi

d Ercolano

Pompei.
,

(leggasi Winckelmann

Osserv. suXXArch.it. degli Antichi, fac. 64)-

TAVOLA

XXI.

TEMPIO TOSCANO
Lib.

IV. Cap. VII. fac. 108

e.

seguenti.

Fig.

Pianta del

Tempio Toscano.

A A.
B.
Fig. 2. Fig.

Celle minori. Cella maggiore.

Facciata del

Tempio Toscano.

Capitello, e Cornicione dell'Ordine Toscano.

Alzata della base toscana.

Pianta della base col plinto circolare.

Pianta del

Tempio pseudoperittero
e

della

Fortuna Virile in

Roma. Fac. 82
Fig.
7.

112.
e base delle colonne.

Profilo del

basamento del suddetto Tempio,

TAVOLA

XXII.

TEMPLI ROTONDI

Lib.

IV. Cap. VII. fac. no,

m.

Yig.

i.

Pianta del

Tempio rotondo Monoltero.

Fig.

2.

Alzata del suddetto Tempio.


a
a.

Tribunale, o Sede della Deit.


Deit.
Salita dal piano al Tribunale.

b.

e d.
e.

Fiore.

f. Piramide.
g.

Tolo,

ossia Cupola.

Fig.

3.

Pianta del

Tempio rotondo

Perittero.

Fig. 4-

Alzata del suddetto Tempio.

T.

XXI [

V.

TAVOLA

XXIII.
IN

MONUMENTO ROTONDO
DETTO LA LANTERNA
nota 4; fac.
DI

ATENE,

DEMOSTENE

io.

Fig.

i.

Pianta inferiore del Monumento.


Pianta della Cupola.
Facciata.

Fig. 2.
Fig.
3.

Fig. 4-

Spaccato.

TAVOLA

XXIV.
,1

FORO, ALLA MANIERA USATA DA GRECI


Lib.

V. Cap.

I.

jac.

a-,

Fig.

i.

Pianta del Foro.


a.

Scale per ascendere al di sopra de palchi


servirsene pei passeggi.

formati

in

modo

da

b.

Doppj ed

assai

ampj

porticati.

Fig.

2.

Elevazione interna del Foro

con

la

sezione de' porticati.

TAVOLA XXV.
FORO, CON TUTTI
Lib.
I

LUOGHI AD ESSO PERTINENTI


e

V. Cap

I.

IL

fac.

117 e seguenti.

Fig.

1.

Foro Romano.
a.

Ingressi al Foro.

b.

Botteghe de Banchieri o Prestatori.


Scale per ascendere al piano superiore.
Basilica di

e.

Fig.

2.

Fano, lunga da colonna

a colonna piedi

120 e larga 60: con


colonne piedi 20.

portico intorno la testuggine, largo dal


d.

muro

alle

Scale per ascendere alle logge intorno la Basilica.

e.

Ingresso principale della Basilica.

Fig.

3.

Tempio
/.
g.

di Augusto.

Vestihulo del detto tempio.

Tribunale largo piedi 46, profondo i5.

Fig. Fig.

4
5.

Tempio

di

Giove.
si

Erario: ossia Luogo ove


oggetto prezioso.
h.

depositava

la

pubblica moneta ed ogni altro

Luoghi
Carceri.

attinenti

all'

Erario.

Fig.

(5.

i.

Scale per ascendere sopra

porticati delle Carceri.

Fi.

7.

Curia

ossia

Luogo ove
pubblici

si

radunavano

Senatori ed

Magistrati per

trattare

affari.

/.

Luoghi appartenenti

alla

Curia.

1TTTTTT T TTTTT1

TVT .lllllli
.

HTUT1 1.1. li il.


1
I ,

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j,

TAVOLA
SPACCATO DELLA BASILICA
E
DI
,

XXVI.
.1 DEL TEMPIO D AUGUSTO
,

PARTE DEL FORO


I.

Lib.

V. Cap.

fac.

1
1

e seg.

Fig.
Fi",

1.

Spaccato del Tempio di Augusto, della Basilica, e del Foro.

2.

Dimostrazione in
Testuggine.
a b e

iscala

grande delle parli componenti l'armatura della

Vani, o Finestre, per introdurre

la

luce nella Basilica.


2.

Architrave di quattro pezzi, grossi ciascuno piedi


Pilastretti di sostegno, alti piedi

3, larghi per ogni verso piedi

42.

d
e

Travi everganee, dette Radici del tetto, grosse ciascuna piedi


Asticciuole
,

o Catene.
1

f
g
h
Fig.
3.

Puntoni, sopra de quali devono riposare, a compimento del tetto,


Paradossi
,

ed

Panconcelli.

Parastate, o Pilastri attaccali alle colonne,


4
l

alti

piedi 20, larghi piedi

/2

grossi
j

piedi
alti

Ji.

Fig.

4-

Pilastri

superiori,

piedi

18, larghi piedi

2, grossi piedi

1.

Fig.

i>.

Dimostrazione della l'orma esteriore del Tetto.


i

Ale della Testuggine.

Fig. 6.

Pianta dimostrativa dell Armatura de'


Veslibulo,
il

tolti

che servono a coprire


il

il

Portico inturno

la

Basilica, ed

Tempio

di Augusto.

XX VII

Basilica
<u

Foro rompe
al

Utill.llf
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'2.

otte

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I

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St&tratuMiz.

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'

M\4

f
.1

TAVOLA
BASILICA
,

XXIX.

CON LA PROPORZIONE DELLA MAGGIORE LUNGHEZZA


PRESCRITTA DA VITRUVIO
Lib.

V. Cap. I.fac. 118.

Fig.

i.

Pianta della Basilica, secondo


sedici colonne presso S.

il

ristauro concertato sopra le esistenti

Lorenzo {Vedi Amati: Antichit di Mi1821).

lano,

Tav. II. P.

2.

Pirotta,

a
b e

Peristilj.

Apside

o Tribunale ove sedevano

giudici.
1

Scale per ascendere al piano superiore de

peristilj.

Ingresso alla Basilica

che avr comunicato coi portici intorno

al

Foro.
Fig. 2.

Spaccato della Basilica restaurata.

T.

XXIX

?-.

[::3f-"3k

!
!

V;

:
i

TAVOLA XXX.
BASILICA

Lb.

V. Gap. I.fac. 118.

Fig.

i.

Pianta della Basilica, colla proporzione di uno in larghezza e due in

lunghezza, come quella antica in Otricoli nell'Umbria, della quale


si

osservano tuttora ragguardevoli avanzi.


di

a
b e

Corpo

mezzo

della Basilica.

Portico della Basilica

largo l Jh della navata

di

mezzo.

Tribunale.
Calcidiche.

d
e

Scale che

conducono

ai

palchi o logge superiori.

f
Fig.
2.

Lacunari.

Spaccato trasversale della Basilica di contro


1'

il

Tribunale, ossia verso

Apside.

T XXX

'2

TAVOLA

XXXI.

GRADINATA E PUECINZIONE DEL TEATRO ROMANO


Lib.

V. Cap.

III. fac.

i23

e seg.

Fig.

i.

Gradinate dell Anfiteatro di Pompei. Dalla pi bassa preeinzione

alla

seconda

vi

sono cinque gradi, o sedili: dalla seconda

alla terza,

tredici; e da questa alla quarta, sedici.


Fig.
2.

Gradinata,

di cui angoli
all'altezza

sono tangenti

alla

retta

D.

ab Piecinzione

della

met
,

della Gradinata.
e raggi

b e Parete a fianco della piecinzione

A. B. che partono dalla

Scena.
Fig. 3.

Spaccato della Cella de vasi di bronzo {Vedi fac.

33

).

d Cuneo,
e

alto

almeno mezzo piede,


,

Vaso rovescio

col labbro diretto verso la Scena.

Fori delle Celle

nel fianco

verticale

della precinzione

alti

mezzo

piede, ossia otto digiti, e larghi due piedi.


1

Gradi, o Sedili, del teatro sono


ghi piedi 2 ed once quattro

alti

digiti, ossia

once, 20,

e lar-

{Vedi fac.

3^

).

Fig.

4-

Vaso riversato,

e sostenuto

da tre cunei non

meno

alti di

mezzo

piede.

TAVOLA

XXXII.
IL

REGOLE GENERALI DELLA MUSICA, GIUSTA


Vedi fac. 126,
1

SISTEMA DI ARISTOSSENO

1 ;

e seg.

Le note bianche esprimono

Suoni, o Ftongi, che

si

chiamano immobili; poich non


in
tutti
i

sono soggetti ad alcun cambiamento, e serbano stabilmente

generi

il

medesimo

luogo.
i

Le note nere sono


la

Suoni che
1

si

dicono mobili

perch cangiano posizione secondo

diversit de' generi e de luoghi.


coli
1

numeri arabici indicano dieciotto Suoni,


e

ordine medesimo stabilito da Euclide


,

da Aristosseno.

numeri romani dimostrano quindici Suoni


la

quali

non

si

estendono oltre due ottave, secondo

disposizione che conviene nel canto.

T XXXII

TAVOLA
Vi

DI
l.llv

ARISTOSSENO
V.
<;\|>.

>.

En armonico

T l\V.

GENERI.

Cromatico

Diate

R>

i<f

XV
Xl\

.Vele

iperbole*

/^

Partvtete [perofeo

i"

XIII

Tre Iperbole*,

o
Jvfe

V'

rj

XII

Ncte Di&sMtuimerw

Smttimene

XI

\V:

D
t-

//

Paraneve- Die-xeu^meno

Para/lete

fm&nmerw

X
JX

io

A?

/'///-

Diex&iameno

/^v/V-

Swmmeno

,y

^
<>-

7i

Para/netta

Mese
l.trwio Me<FO

ik
vii

A
e.u'/reii/

Partpaie Meso

VI

.3
fpae

,/w

Metto

V
IV

J.

D
_

Lwojio

//>tit<>

/_
3 _

/.A,-,,//-,-

Paripate [pafo

m
n
I

e.n,/fl

pate /palo

n
-V

,,

Pr&slamianomeno

o
m
IV
Ipato

lamire

CINQUE

Meso

Sinemeno
t-t'itt/ii/nti

Diezeug: Ipcrboleo

TETRACORDI

meno
Di-tgiun to

ircutr--

TAVOLA

XXXIII.

TEATRO LATINO
Lib.

V. Cap. VI. fac. i36,

e seg.

Fig.

i.

Sostruzioni delle gradinale del Teatro

a
b e

Vie che conducono


Corridori.
Ingressi
tagliali
1

all'

Orchestra.

ne primi gradi per


al

'/(,

del semidiametro dell orchestra.


il

d
e
/'

Portico esterno, che

basso circonda

teatro.

Prime

salite

delle scale
1

che conducono

ai

Vomitorj, ed

alle

precinzioni

Orchestra, da Latini destinata per l'ordine Senatorio.

Fig.

2.

Pianta supcriore del Teatro.


/

Orchestra del maggior diametro di piedi


Precinzioni che dividono
digiti 8, colla
1

120.

g
h

gli

ordini de cunei, della larghezza di piedi 4

indicazione

de' luoghi per le


digiti

3g Celle de
digiti

vasi armonici.
alti

Cunei, o Sedili, larghi piedi 2


tra
i

4 j ossia

40

ed

digiti

20.

quali eranvi le scale di ascesa disposte alternativamente.


,

i /

Ingressi alle precinzioni

detti Vomitoli.

Portico

tutt'

intorno alla sommit del Teatro.


la

m
11

Proscenio, o Palco avanti

scena, lungo piedi 2/(0, ove

gli

attori rap-

presentavano

dell'altezza di piedi 5.
le

Porta regia, ove fra gl'intercolunni trovatisi allogate


tili

Macchine versa-

per
il

le

decorazioni. Entro questi cinque intercolunni poteva avervi

luogo
su
i

Sipario, per abbassarlo nel

tempo

delle mutazioni delle scene


retti.

triangoli versatili,

od anche sopra

telaj

Porte delle Foresterie, con triangoli versatili per


jj
(j

le

scene.

Postscenio.
Scale
di

comunicazione
all'alto

co' piani

superiori

della

Scena

col Portico

che circonda
r

l'interno del Teatro.


si

Ingressi alle cantonate, da' quali


lato
le
ili

entra nella Scena, mostrando da un

giugnere dal Foro, e dall'altro di venire dalla campagna. Qui

scene, o macchine versatili, bisogna che siano nell'interno, altrimenti


si

non

otterrebbe

Foro, o dalla

(come ha idealo il Galiani) mostrar campagna se dietro le scene versatili


,

di
vi

venire dal
sia
il

gran

fabbricato della scena stabile del Teatro.


v

Macchine

versatili di
.

forma triangolare per


e

le

tre specie

di

Scene

cio

Comica
t

Tragica

Satirica

dette da Greci Periatti.

Vestiboli di comunicazione col Porticato del teatro, col Proscenio, e con


il

Portico dietro

la

scena.

Fig.

3.

11

Portici a doppj corsi dietro la Scena, per ricoverare gli spettatori del teatro
in caso d'

improvvisa pioggia. Questi portici servivano ancora


la

all'

appa-

recchio delle macchine e delle decorazioni, pel coro o per


zione che
di
le

rappresenta-

addimandasse. Oltre quelli di


Vitruvio
,

Eumene

in Atene, ed in
i

Roma

Pompeo rammentati da
nella

esistono tuttora

portici a

Pompei

dietro ed a fianco del teatro tragico.

Vedi

Tav.

XXX VII.

le

parti in grande del Portico dietro la Scena.

T.

XXXIII

TAVOLA XXXIV.
ALZATE DEL TEATRO ROMANO
Lib.

V. Cap. VII. fac.

3j

e seg.

Fig.

Spaccato pel lungo del Teatro

della

Scena

e del Porticato dietro la

Scena

medesima.
Nelle Celle della precinzione pi bassa
si

collocheranno
del Cromatico
;

vasi del registro

Armonico:

nella precinzione di

mezzo ;

e nella pi alta,

del Diatonico.
Fig.
2.

Prospetto della Scena

e Sezioni laterali delle Gradinate.

Vcggasi
terz

la

nota Qfac.

38

riguardante V introduzione delle Cariatidi al

ordine della Scena; non che

illustrazione di

un prezioso marmo
Cariatidi
,

greco nel R.
eh. Prof.
Fi<r.

Museo Borbonico

rappresentante
:

due

del

Giuseppe M. Parascandolo

Napoli 1817.

3.

Fianco esterno del Teatro.


Disegno del frammento di
senta
la

Fig.

4-

marmo
,

dell'

antica pianta di
e
il

Roma, che

rappre-

Scena
in

il

Proscenio

le

Cantonate

Postscenio del Teatro

di Marcello

Roma.

n^s'

TAVOLA XXXV.
TEATRO
Lib. V. Cap.

GRECO
e se 5'

Vili. fac. 140,

Fig.

i.

Pianta del Teatro Greco, supplito coi monumenti e colle descrizioni.

a
b
e

Orchestra.

Iposcenio, ove stavano

mimi ed

suonatori,

quali

chiama vansi

Tanelici.

Timele

ossia Altare di Bacco.

d
e

Gradi Caronti, cos detti da Polluce.


Proscenio
,

o Pulpito.

f
g
i

Scena

propriamente detta.
versatili

Macchine
Postscenio

per

le

decorazioni, dette dai Greci Periatti.


gli

ove

si

riponevano

strumenti de' giuochi

e le decorazioni.

Scale, per introdurre le Furie da sotto al palco.


Scale

che conducono

al

portico intorno ai sedili della cavea.

vi

Ingressi alle Cantonate.

n
o

Amhulazioni, o Portici dietro


Precinzioni.

la

scena.

p
q
Fig.
a.

Gradi, Sedili, o Cunei intorno


Portico
alla

la

cavea del teatro.

sommit

delle gradinate.

Pianta del Teatro in Epidauro, nella Corinzia, dedotto da' ruderi


tuttora sussistono.

che

TAVOLA XXXVI
PARTI
IN

GRANDE DEL TEATRO GRECO


Llb.

IN

EPIDAURO

V. Cap. Vili. fac.

4o

e seg.

Fig.

i.

Parte della pianta del Teatro in Epidauro

a b e

Precinzione.

Cunei

o Sedili.
tra
i

Gradini delle scale


all'

cunei.

d Sponde
Fig. Fig.
Fig.
2.

estremit del sedile avanti la precinzione.

Profilo delle gradinate o sedili, e della precinzione.

3.

Fronte de'

sedili, e delle scale.


si

4-

Altare di Bacco, o Timele, che

collocava

sull'

Iposcenio.

T.

-\XXYI

uu

TAVOLA

XXXVII.

PORTICATI DIETRO LA SCENA


Lib.

V. Cap. lX.fac. if.

leggasi Tav. XXXIII. pianta generale ).

Fig.

i.

Parte della pianta de' portici dietro

la

Scena.
alte

a
b
C

Peristilio

d'ordine Dorico
,

colle

colonne
alte

moduli
io.
l

i5.

Peristilio Corintio

colle

colonne
,

diametri
di

Stilobati a

guisa

di

Scannili

dell' altezza

/s delle colonne

esteriori d' ordine Dorico.

d
Fig.
2.

Postscenio del Teatro.


Alzato dei portici dietro
la

Scena.

Piano a

livello del

Palco scenico del teatro.

Colonne Corintie
ordine Dorico.

di

mezzo

poste lfi pi alte delle esteriori di

..A i 't=LtLS=[

^
41

TAVOLA
DISPOSIZIONI
E

XXXVIII.
PARTI DE BAGNI
1

Lib.

V. Gap. X. fac. 1^6

e seg.

Y'g.

i.

Vasi dell'acqua, fredda


il

A,

tepida

B,

e calda

C, secondo

il

Giocondo,

Durantino

ec.
coli'

pjfr.

Vasi,

come

sopra,

aggiunta de' tubi

E, F, per regolare
,

il

grado di

calore dell'acqua nella bagnarola, leggasi nota 2


Fi.
3.

fac.

if.
il

Pianta della Stanza del bagno, dedotta da quella esistente presso


pio di Giove Serapide a Pozzuoli, in cui

tem-

non

vi

ha

la

bagnarola.

a a

Parapetto intorno
Alveo.
Scalino.

al

labbro stabile.

bb
e e

d
e

Bagno,
Scola.

Labbro

stabile.

Vedi

le

note di codeste voci a fac.


presso
le

147 e seg.

f
e

Sedile di

marmo

pareti,

come

trovasi a Pozzuoli.

Gradino con canaletto incavato nel marmo.


Pianta delle sponde di
Profilo della

XX
]0j,r.

marmo
marmo

ai lati

della porta Z.
;

sponda
il

di

rappresentante un Delfino

del

sedile e

del gradino con


Fig.
5.
1

canale, esistenti a Pozzuoli nel citato Bagno.

Antica dipintura de' bagni nelle

Terme

di Tito a

Roma.

Fabbrica della fornace.

Vaso

di

rame dell'acqua fredda;

3 quello dell' acqua tepida: 4 della calda.

Hjpocaustum
Bagno caldo
,

ossia le Fornaci.
colla

6
n

Bagnarola mobile N.
;

Concamerata sudatio

cio la Stanza del sudare.


la

Laconicum;
Tcpidarium ;
Frigidarinm
Eleothesium
Clipcus:

Il

Laconico; cio
Tepidario,
Frigidario.

Vlta della stufa superiore

all'

Ipocausto.

g
io
1
1

Il
;

11

La Stanza

delle unzioni.
di

12

Lo Scudo mobile
Vedi nota
1

rame, onde regolare


148.

il

grado di calore per

far sudare.

fac.

i3
Fi".
6.

Stregghia ricurva, che usavasi dagli Antichi per pulirsi nel bagno.

Laconico

colla

cassa di
citata
1
,

rame
fac.

o di bronzo a, a, e lo scudo mobile


e
t 1

e.

(Vedi nota

\'\"

48J

TXXXVD3

TAVOLA XXXIX.
PALESTRA E
Lib.

SISTI

ALLA MANIERA GRECA


j'ac.

V. Cap. XI.

148

e seg.

pj
Fig.
Fi,,.

Stadio Olimpico, che constava di

600 piedi
3

Erculei.

Vedi nota 2,

ivi.

2.
3.

Stadio Italico, di piedi 625 Italici Stadio Pitico


Palestra.
1
,

eguali a
eguali a

600 Olimpici.
5oo Olimpici.

di piedi

600

Pitici

Fig.

4.

Cortile

o Chiostro quadrato.

Portici semplici di

due

stadj
1'

di giro.

Porticato doppio

che ha
,

aspetto verso Mezzod.


i

Esedre con
renze e

sedili

ove

Filosofi

Retori ed
,

Sofisti

tenevano

le

confe-

le

dispute.

Fedi nota

fac.

49.
giovanetti che apprendevano

Efeheo
gli

od Esedra vasta con

sedili,

pei

elementi ginnastici (veniva illuminato da grandi finestre dall'alto).

6
7

Coriceo, o Spogliatojo pel hagno freddo.


Conisterio
5

cio

Luogo per conservare

la

polvere ad uso de' lottatori.

Bagno freddo, detto Lutron.


Eleotesio
,

9
10
1

o Stanza per le unzioni.

Frigidario, ossia Stanza fredda di dimora, prima di esporsi all'aria libera.

Coriceo

o Spogliatojo ad uso de' bagni caldi.

12

Propnigeo, o Prefurnio.
Stanza
fatta

i3 i4
i5
iti

vlta per la sudazione

lunga quanto due larghezze.

Laconico, o Stufa.

Bagno

caldo.

Portico all'uscita della palestra.


Sisto,

i"

ove

gli

Atleti al coperto esercitavano la ginnastica

neh" inverno

Viottoli, o Margini in giro/", g, con due scalini h, h.

18
19

Portico doppio, esposto a Settentrione.

Boschi di Platani con interposti passeggi.


Sisti
il

20

allo

scoperto, per

gli esercizj

ginnastici nella stagione

emale, quando

cielo era sereno.


le

21

Stadio per
gli

pugne

degli Atleti,

con gradinata intorno per comodo de-

spettatori.

T XXXIX
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I

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