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ADVAITA VEDNTA

L'Advaita Vedanta probabilmente la pi conosciuta fra tutte le scuole Vednta della religione Induista. Letteralmente il termine Advaita significa "non duale", ma viene anche utilizzato per indicare il sistema monistico su cui si fonda il principio dell'indivisibilit del S o tman dall'Unit (Brahman). I testi fondamentali da cui derivano i Vednta sono le Upaniad, o commenti ai Veda, e i Brahma Sutra, anche conosciuti come Vednta Sutra, nei quali si concentra la discussione sulla natura intima delle Upaniad. ADI SHANKARACHARYA: I FONDAMENTI DELL'ADVAITA - Il primo grande codificatore dell'Advaita Vednta fu Adi Shankara (788-820). La filosofia che propose fu potente e capitalizz negli anni il monismo dormiente, e la conoscenza mistica dell'esistenza: proseguendo la linea di pensiero di alcuni rishi espressa nelle Upaniad e in particolare la testimonianza di Gaudapada, esposta nell'opera principale (la karika di commento alla Mandukya Upaniad), Shankara espose la dottrina dell'Advaita, che afferma la Realt assoluta come unica realt e la realt fenomenica come continuo divenire. Quindi l'unica realt possibile quella non duale, mentre il mondo, soggetto al continuo divenire, ha una natura illusoria, in quanto impermanente. Egli defin meglio quanto gi espresso nelle Upaniad: la Realt assoluta o Brahman e la pura Realt tman dell'essere individuato jivatman o anima individuale, sono la stessa ed unica cosa. Questa realt non duale, pertanto realizzabile solo rinunciando ai vincoli del contingente. I tre principali stati di consapevolezza (veglia, sogno e sonno profondo), infatti, sono espressione di un quarto stato trascendentale, conosciuto nelle Upaniad come 'turiya', coincidente con la Realt assoluta o Brahman. La molteplice natura dei fenomeni e la loro ultima essenza simboleggiata dal suono Aum, il pi sacro fra i mantra induisti. Brahman al tempo stesso immanente e trascendente, e non solo un concetto panteistico. Inoltre, oltre ad essere la causa materiale ed efficiente dell'intero universo, Brahman stesso non limitato dalla sua autoproiezione ed effettivamente trascende tutti gli opposti, tutte le dualit, soprattutto aspetti, quali la forma e l'essere; da sempre incomprensibile alla mente umana. Molte testimonianze di queste esperienze sono state esaurientemente descritte in parecchie Upaniad. Tra il 1000 e il 1600 d.C., nella Brihadaranyaka, troviamo un dialogo tra Prajapati e Indra in cui si discute del S e dei diversi stati di consapevolezza; fu tuttavia Adi Shankaracharya che diffuse e sistematizz il concetto di non dualismo come pratica religiosa in un lavoro coerente chiamato Vivekacmai, o Il gran gioiello della discriminazione. L'influsso di Adi Shankaracharya si fece non solo sentire nella meditazione Advaita, ma anche nella pratica e nella conoscenza Induista. I suoi lavori principali sono le Brahma Bhashyas, che rappresentano dei commentari alle Vednta Sutra e alla Bhagavad Gita realizzate nello sforzo continuo di ricerca dello stato non-duale, ed infine il trattato sull'Advaita, il Vivekacmai. Inoltre questo maestro pi conosciuto come l'iniziatore della Bhakti o devozione altruistica, che nel sistema filosofico Advaita si pu realizzare soprattutto mediante i bhajan, o canti devozionali, i pi famosi dei quali sono il Bhaja Govindam, il Soundaryalahari e Sivanandalhari. MAESTRO DI MEDITAZIONE - I trattati sulle Upaniad, la Bhagavad Gita e i Vednta Sutra, sono i testamenti di una mente acuta e intuitiva che non ammetteva dogmi; Adi Shankara affermava che un devoto, solo attraverso l'altruismo disinteressato e l'amore, governati dalla discriminazione (viveka) sia in grado di andare verso la liberazione (moksha) e di realizzare il S interiore, mentre il solo discernimento e l'astratto filosofeggiare non avrebbero portato a nessun risultato. L'accusa secondo la quale questa filosofia sia stata influenzata dal Buddhismo era infondata, dato che Shankara si oppose con veemenza alla negazione dell'essere vara, affermando che il non-manifesto Brahman manifestava s stesso come vara, l'amante, l'essere perfetto, il divino, identificato poi come Vishnu o Shiva o qualunque cosa dettasse il cuore. Shankara inoltre sosteneva di aver viaggiato attraverso l'India, da sud a nord fino al Kashmir, pregando per la popolazione locale, dibattendo di filosofia con monaci e scolari, apparentemente con successo, anche se non esiste documentazione in proposito. La filosofia che proponeva Shankara era potente, in grado di risvegliare il monismo mistico dormiente dell'allievo, attraverso la conoscenza e la consapevolezza intima dell'esistenza. Inoltre affermava che, sia l'universo fenomenico, sia la nostra coscienza, sia il corpo, che le nostre esperienze, sono realt illusoria anche se questo non significava negarle. In realt la Verit Ultima era rappresentata da Brahman, situato al di l del tempo, dello spazio, al di l della causa e dell'effetto. Brahman

immanente e trascendente, non solo come concetto panteistico e pur essendo Brahman la causa materiale del cosmo, esso non limitato dalla sua proiezione, ma trascende la dualit e gli opposti, soprattutto nella forma e nell'essere, essendo la sua natura intima incomprensibile dalla mente umana. Il compito supremo dell'essere umano quello di penetrare il velo illusorio della realt (Maya) per rivelare la vera natura, che non perenne cambiamento tra vita e morte, ma perfezione assoluta e gioia eterna. Se noi conoscessimo i veri motivi che stanno dietro le nostre azioni e i nostri pensieri, diverremmo consapevoli della fondamentale unit dell'essere. Ma come pu una mente limitata comprendere l'illimitatezza del S? In realt non pu, ma tuttavia in grado di trascendere la mente e unirsi all'Assoluto. MACROCOSMO E MICROCOSMO - La filosofia Advaita considera la natura e tutto il fenomeno dell'universo come una sovrapposizione che vela il suo immutevole, trascendente e intelligente Substrato. L'universo in continuo divenire, incostante ed impermanente, mentre l'Assoluto che il substrato che lo sottende, non diviene, costante e permanente. Secondo la sapienza upaniadica, l'errore di considerare reale ci che solo una sovrapposizione al Reale simile allo scambiare la corda per il serpente, l'illusione (Maya) determinata dall'ignoranza metafisica (avidya) da cui deriva il dolore dell'essere umano. Nella Tradizione Vednta, questa illusoria percezione del divenire attribuita all'identificazione con le forme manifeste che rende inconsapevoli e separati dal Reale e dalla sua serena immutabile stabilit. Tale identificazione, producendo l'illusione del mondo relativo, rende l'essere umano come il prigioniero della caverna del mito platonico, lontano dalla luce e immerso nelle ombre mutevoli ed ottenebranti di una pseudo realt, separato dal suo Principio. Obiettivo dell'Advaita Vednta la disidentificazione dal relativo e la realizzazione dell'Assoluto. Questa Realt sottesa ad ogni aspetto del mondo delle forme , a livello microcosmico, l'tman o S individuale. Da un punto di vista macrocosmico, invece, abbiamo una triade:

Virat rappresenta la totalit degli esseri animati oggettivi, compreso il corpo umano. Hiranyagarbha, la totalit delle anime manifestate, comprende il mentale cosmico. vara il Dio personale universale e comprende la manifestazione intera, l'aspetto grossolano come quello causale, l'individuale e l'universale. Da questo punto di vista il jva un momento coscienziale di vara che il Jiva universale.

Di l da queste triplicit esiste il sostrato di tutto chiamato Brahman. SAGUNA BRAHMAN E NIRGUNA BRAHMAN - Un altro argomento di discussione nei Veda se la realt di Brahman sia "saguna" (con attributi) o "nirguna" (senza attributi). La fede nel concetto di Saguna Brahman portava ad una sviluppo delle facolt devozionali e a una diffusa devozione per Vishnu e Shiva. Tuttavia dobbiamo ricordare che l'Advaita Vednta non nega Saguna Brahman. In realt, Shankara consigliava l'adorazione di Dio nella sua forma pi pura e autentica, e lo affermava in diversi lavori nei quali disapprovava l'utilizzo dell'intelletto e della ragione, affermando che solo attraverso l'apertura del cuore si sarebbe trovato l'amore del Signore. Advaita Vednta comunemente scambiata come una filosofia intellettuale, data la sua funzionale praticit, nel quale un insegnamento in grado di "forgiare" il corpo e la mente in puro stato dell'essere. Sia Saguna Brahman che Nirguna Brahman sono comunque forme valide; dalla Coscienza Assoluta deriva sia il principio divino che la creazione. Nirguna Brahman (senza attributi) la radice metafisica del Saguna Brahman (con attributi), cos come lo Zero lo dell'Uno. Quel Supremo Principio inclusivo di tutti gli attributi degli esseri, e persino di quelli di Dio. Dal nucleo della vita indifferenziata originano l'Uno ed il molteplice, il creatore e l'esistenza differenziata. In altre parole, il Principio Divino, i mondi celesti ed umani che comprendono l'universo, esistono sulla base di tale Assoluto onnipervadente che li contiene. Nella gerarchia dell'Esistenza, l'Assoluto precede l'universalit del Divino. Nello Spirito Supremo, Uno ed indivisibile, sono impliciti come propri riflessi il Padre e la Madre dell'Universo, l'energia vitale che alimenta le forme e le forme stesse. Questa la spiegazione filosofica e metafisica del mistero dell'esistenza e d misura della non-dualit della vita e dell'inscindibilit di tutte le sue dimensioni. In questa cosmogonia sacra, lo Spirito Assoluto, Dio, l'universo, il S dell'essere umano appaiono

come un continuum, come parti di un sistema unitario dove ogni aspetto non pu essere scisso o compreso senza l'altro. Pu darsi che l'Advaita sia stato insegnato meglio a partire dal XIX secolo da Shri Ramakrishna. Questo maestro ha paragonato l'infinito senza forma Nirguna Brahman ad un vasto oceano che, attraverso la fresca brezza dell'amore devoto, condensa la forma nella manifestazione. Ma poi, attraverso il calore della conoscenza del sole, il ghiaccio si dovrebbe sciogliere e il devoto realizzare s stesso in una indifferenziata e perfetta beatitudine. La scuola Vishistadvaita e Dvaita credono nel Saguna Brahman, ossia in un Dio con attributi. Entrambe come l'Advaita sono scuole monistiche e panteistiche, ma differiscono nella definizione dell'ultima forma di Dio. bene tenere a mente che quando si parla del Brahman si allude al Nirguna Brahman altrimenti noto come Parabrahman, Sat-Cit-Ananda, Uno senza secondo, Zero senza attributi, etc. Quando invece si parla di Brahma si intende il Saguna Brahman, ovvero vara: l'Uno qualificato, con attributi. ALCUNI INSEGNAMENTI DELL'ADVAITA VEDNTA - Vi sono altri testi, molto conosciuti, che hanno influenzato la scuola Vednta, l'Ashtavakra Gita e l'Avadhuta Gita, scritti inizialmente da Ashtavakra e pi tardi da Dattatreya. Il venticinquesimo verso dell'Avadhuta Gita dice: Da tale sentenza "ci che tu sei", il nostro S si afferma. Di ci che falso e composto di cinque elementi le Sruti, le scritture dicono, "non questo, non quello, ( Neti, Neti )". Questo un potente e coerente riassunto del sentiero dello Jna Yoga, di viveka o discriminazione. Eliminando la prospettiva di maya o dell'illusione, del mondo finito, discriminando tra ci che Brahman e ci che non lo , si giunge alla Verit. Brahman non il corpo, non la mente. Attraverso questo processo, l'aspirante o yogi, "presto" realizza che Brahman il tutto, infinito Satcitananda (Assoluta Verit-Consapevolezza-Perfetta Beatitudine), e ottiene la moksha, la liberazione. L'IMPATTO DELL'ADVAITA - La filosofia dell'Advaita Vednta ha avuto una straordinario impatto sulla dottrina tantrica e ha fornito un valido appoggio alle considerazione del S ultimo sviluppate dagli Yogi, come Brahman, tman, l'essere Uno. L'Advaita ha rinnovato il pensiero Ind stimolando il dibattito sul Vishista Advaita, o non dualismo qualificato, e del Dvaita, o dualismo. Grazie all'Advaita la filosofia ind/Vedica ha avuto un forte impulso, il cui seme pu essere riconosciuto nell'espressione: La Verit Una, tuttavia il saggio la osserva come una moltitudine. L'ADVAITA E LA SCIENZA - Diversi seguaci dell'Advaita ritengono che questa filosofia potrebbe rappresentare un punto di incontro tra la scienza e il mondo spirituale. Per giustificare questa ipotesi, essi fanno riferimento alle relazioni tra la massa, la frequenza e l'energia stabilite dalla fisica del XX secolo. Credono che queste relazioni, formalizzate in equazioni da Planck e Einstein, suggeriscano che tutta la struttura di questo Universo appaia come un'Unit che esibisca s stessa come una moltitudine (energia, massa, onde eccetera) e che questo sia coerente con la visione Advaita in cui ogni cosa esiste ma il risultato della manifestazione dell'"Unit", che onnipresente, onnisciente e onnipotente. Inoltre correlano le onde materiali di De Broglie della meccanica ondulatoria al mantra Aum della dottrina ind.

TMAN
tman un termine sanscrito di genere maschile, che indica l'essenza. Tale termine compare per la prima volta nella letteratura vedica in un testo databile intorno al 1500 a.C. nel Rig Veda (I, 115,1), dove indica che l'essenza di ogni cosa identificabile nel Sole (sans. surya): Il Sole l'essenza (atman) di ogni cosa. Sia essa animata che inanimata. l'essenza di ci che riempie l'aria, la terra e il cielo. Esso trae il significato dalle radici an (respiro) e at (muovere). In questo senso indica che il respiro soffia in ogni dove. Nel Sathapata Brahmana uno dei commentari dei quattro Veda probabilmente composti in un periodo compreso tra l'800 e il 600 a.C., questa descrizione del Rig Veda viene interpretata come una unit, trascendente ed immanente, di tutta la Realt. La successiva riflessione delle Upanisad, intorno al IV secolo a.C., inizia a delineare l'atman come un S individuale distinto eppure inscindibile dal S universale (Brahman). L'identit tra tman e Brahman enunciata nella celebre frase della Chandogya Upanisad (6,8,6-7): Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo costituito di

essa, essa la realt di tutto, essa l'atman. Quello sei tu ("Tat tvam Asi"). Da notare infatti che, a differenza del termina Atman, il termine Brahman di genere neutro il che indica che esso non riferito a qualcosa di particolare. L'atman convive, nella riflessione vedica, con un termine apparentemente simile, jva, il quale indica tuttavia la coscienza empirica ovvero l'insieme unitario delle percezioni sensoriali, mentre all'atman viene attribuito il significato di propriet interente dell'individuo che pur non si discosta da quella universale (Brahman). LA CRITICA DELL'ATMAN NEL BUDDHISMO E L'INSEGNAMENTO DELL'ANATMAN - In questo senso vi sar la critica, nel Buddhismo dei Nikaya (IV secolo a.C.), dell' tman (sans., atta, pli) inteso come anima o S, riportata nell'insegnamento buddhista dell'anatman (sans., anatta, pli). da notare tuttavia che questa possibile assenza, negli insegnamenti buddhisti del sutra pitaka (sans., sutta pitaka, pli) del canone buddhista (detti anche agamanikaya), di una struttura portante nel continuum di consapevolezza e nella retribuizione karmica causer, nello sviluppo del buddhismo, segnatamente nelle scuole Sarvastivada e Vatsiputriya, l'elaborazione di concetti in qualche modo analoghi a quello di atman: svabhava e pudgala[1]. Ci sar comunque oggetto di dibattito e critica tra le scuole buddhiste nel corso del loro sviluppo storico, anche se la scuola Pudgalavada si estinse in India con la scomparsa in quel sub-continente dello stesso Buddhismo. SVILUPPO TARDO-VEDICO DEL TERMINE E INSEGNAMENTI DEL VEDANTA - Nel periodo post-vedico dei Purana (Bhagavata Purana, intorno al V secolo d.C.) l'atman viene incrociato con l'altro termine "tecnico" della riflessione vedica, lo jva, generando il jivatman (anima individuale) che si distingue dal paramatman (anima cosmica). Alcune scuole del tardo Induismo, e in particolare nella filosofia Advaita, sottolineano questa interpretazione dell'tman: un S individuale identico al S universale escludendo quindi qualsiasi dualismo. Come l'aria racchiusa nella brocca non una trasformazione, n una parte dell'aria esterna ad essa, cos il S individuale non n una trasformazione n una parte del S universale. Ma il velo di Maya porta ad una fallace rappresentazione dell'atman nella buddhi (intelletto superiore) immaginandolo quale jva sperimentatore. Nell'esempio precedente della brocca potremmo dire che l'aria esterna il Brahman mentre quella interna l'tman. Quando l'aria interna (tman), per effetto di maya, rivolge l'attenzione al jva-brocca sembrer apparire essa stessa jiva-involucro, ma ci non risponde a realt perch l'autentica sua natura sempre aria. Nell'Advaita Vednta la distinzione tra tman e jva di fondamentale importanza. Il jiva il principio mediante il quale il sonno velante cade sulla natura del puro tman. Lo stesso Ivara-Signore il grande principio della vita, il Jva universale che manifesta con la sua potenza proiettiva (maya) i jva individuali. L'tman al di l dei jva, del grande Jva e della stessa maya. L'tman, come l'Assoluto, non duale, non manifesto, privo di forma, di distinzione, di movimento e desiderio. Anch'Esso della natura della pura Coscienza e Beatitudine e conferisce alle individualit una natura intelligente che anima il mondo della materia piuttosto che esserne un prodotto. L'tman non soggetto alla nascita, alla decrepitezza, alla malattia ed alla morte. Esso Realt della pi intima natura umana e d'ogni altro essere e non nasce n viene distrutto quando il corpo viene ucciso. (Sarva-Vedanta-Siddhanta-Sarasangraha: s. 459) Pur essendo fuori dal moto, l'tman ci che permette il movimento all'essere umano.

BRAHMAN
Brahman, presso la filosofia Vednta e successivamente nella scuola Yoga Induista, rappresenta l'aspetto di immutabilit, di infinito, di immanenza e di realt trascendente, l'Origine Divina di tutti gli esseri. Viene

considerato la sorgente, il substrato, l'autentica coscienza suprema, la somma di tutto l'universo, che, limitato dal tempo, dallo spazio e dalla causalit origina dal puro essere, un'estensione dell'"Anima mundi". Veniva cos considerato come una sorta di super-sostanza dalla quale tutto ebbe inizio; L'Atharva Veda inizia con questi versi: Davvero grandi sono gli dei che sono nati da Brahman Tuttavia, dopo le prime Upaniad, le scritture Vednta, che inizialmente servivano come commentari agli originali testi liturgici dei Veda, affermavano che il concetto di Brahman descriveva perfettamente la crescita della complessit nell'universo. Attorno al I millennio a.C. gli antichi scrittori delle Upaniad, consideravano Brahman, non solo come essere materiale, efficiente, causa di tutte le cose, ma anche una realt immanente che andava oltre la materia, al di l dell'essere e del non-essere, rendendo cos simile anche la parola Dio che il concetto di monismo esprime. Si dice che Brahman non possa essere conosciuto, n che si possa diventare consapevoli "di" lui, in quanto Brahman la nostra autentica consapevolezza. Brahman non limitato dall'ordinario significato di esistenza; in questo senso, attraverso l'illuminazione, la moksha, lo yoga, il samadhi e il nirvana, non solo si arriva a conoscere Brahman, ma si realizza l'unione, e ci si rende cos conto di essere sempre stati Brahman. ETIMOLOGIA E ORIGINE DEL NOME BRAHMAN - In Sanscrito Vedico, la parola brhman (genere neutro) ha diversi significati: "crescita", "sviluppo", "rigonfiamento", "devozione" "adorazione", tutte parole derivanti dalla radice bh, derivante dalla parola "rigonfiamento". La parola brahmn (genere maschile) attualmente viene utilizzata per definire il brahmana, il sacerdote del Brahman, una delle caste presenti in India. Legato ai rituali dell'Induismo pre-vedico, la parola brhman, ha il significato di potere della crescita, della capacit di modificare la realt attraverso il rituale e il sacrificio, spesso visualizzando ci che si desidera nelle scoppiettanti fiamme di un fuoco rituale. I Brahmini sono la casta pi alta in India, e grazie alla virt della purezza e del sacerdozio ottengo tale potere. Nella storia linguistica e nella comunit sanscrita esiste l'opinione minoritaria secondo la quale (come postulava Georges Dumzil) etimologicamente la parola latina flamen (sacerdote) derivi da brahman. BRAHMAN SAGUNA E BRAHMAN NIRGUNA - I filosofi mistici delle Upaniad identificano Brahman come l'anima del mondo, con l'tman, l'essenza interiore dell'essere umano, dell'anima umana. Nel pantheon induista, Brahman non deve essere confuso con la prima divinit della Trimurti induista: Brahma, il creatore, Vishnu, il conservatore e Shiva, il distruttore. Brahma come gli altri dei, vara, o Brahman manifestato, fondamentalmente ego-consapevole, laddove Brahman, privo di ego, privo e al di l dell'esistenza. Ishvara anche conosciuto come Brahman Saguna, o dio con attributi personali. La Verit Ultima si esprime come Brahman Nirguna, o dio senza forma, dio privo di attributi personali. Tutte le forme di dio, come Vishnu o Shiva sono aspetti differenti di dio nella Sua forma personale, o dio con attributi (Brahman Saguna, o vara). L'energia Divina di Ishvara personificata in Devi, la Madre Divina. Per i Vaishnava seguaci di Ramunjacharaya, Devi Lakshmi, la Madre di tutte le cose, di fatto simboleggiando l'aspetto femminile della realt. Per gli Shivaiti, Devi Parvati. Per gli Shakta, adoratori di Devi, la forma personale di dio che consegue l'aspetto impersonale di dio, l'Assoluto, mentre presso gli ivaiti Shiva personificato come dio privo di attributi. Presso la scuola Advaita, l'unica frase mistica per descrivere il solo modo possibile Brahman, (comunque in modo ancora inadeguato), considerare che gli esseri umani, con un'anima e una mente limitate, possano viverlo attraverso uno stato interiore esprimibile con l'espressione Sat-Chit-Ananda. L'etimologia di questa parola sanscrita deriva da sat, chit e ananda, i cui significati sono rispettivamente: "essenza", "consapevolezza" e "beatitudine". Un argomento di discussione nei Veda se la realt di Brahman sia "saguna" (con attributi) o "nirguna" (senza attributi). La fede nel concetto di Saguna Brahaman portava ad uno sviluppo delle facolt devozionali e a una diffusa devozione per deit quali Vishnu e Shiva. Tuttavia dobbiamo ricordare che l'Advaita Vednta non nega Brahman Saguna. In realt, Adi Shankara consigliava l'adorazione di Dio nella sua forma pi pura e autentica, e lo affermava in diversi lavori nei quali disapprovava l'utilizzo dell'intelletto e della ragione, affermando che solo attraverso l'apertura del cuore si sarebbe trovato l'amore del Signore. Sia il Brahman Saguna sia il Brahman Nirguna sono comunque forme valide; dalla Coscienza Assoluta deriva sia il principio divino che la creazione. Brahman Nirguna (senza attributi) la radice metafisica del Brahman Saguna (con attributi), cos come lo Zero lo dell'Uno. Quel Supremo Principio inclusivo di tutti gli attributi degli esseri, e persino di quelli di Dio. Dal

nucleo della vita indifferenziata origina l'Uno ed il molteplice, il creatore e l'esistenza differenziata. In altre parole, il Principio Divino, i mondi celesti ed umani che comprendono l'universo, esistono sulla base di tale Assoluto onnipervadente che li contiene. Nella gerarchia dell'Esistenza, l'Assoluto precede l'universalit del Divino. Nello Spirito Supremo, Uno ed indivisibile, sono impliciti come propri riflessi il Padre e la Madre dell'Universo, l'energia vitale che alimenta le forme e le forme stesse. Questa la spiegazione filosofica e metafisica del mistero dell'esistenza e da misura della non-dualit della vita e dell'inscindibilit di tutte le sue dimensioni. In questa cosmogonia sacra, lo Spirito Assoluto, Dio, l'universo, il S dell'essere umano appaiono come un continuum, come parti di un sistema unitario dove ogni aspetto non pu essere scisso o compreso senza l'altro. Pu darsi che l'Advaita sia stato insegnato meglio a partire dal XIX secolo da Shri Ramakrishna. Questo maestro ha paragonato l'infinito senza forma (Brahman Nirguna) ad un vasto oceano che, attraverso la fresca brezza dell'amore devoto, condensa la forma nella manifestazione. Ma, poi attraverso il calore della conoscenza del sole, il ghiaccio si dovrebbe sciogliere e il devoto realizzare s stesso in una indifferenziata e perfetta beatitudine. La scuola Vishistadvaita e Dvaita crede nel Brahman Saguna, ossia in un dio con attributi. Entrambe come l'Advaita sono scuole monistiche, ma differiscono nella definizione dell'ultima forma di dio. bene tenere a mente che quando si parla del Brahman si allude al Brahman Nirguna altrimenti noto come Parabrahman, Sat-Cit-Ananda, Uno senza secondo, Zero senza attributi, etc. Quando invece si parla di Brahma si intende una forma del Brahman Saguna, ovvero vara: l'Uno qualificato, con attributi. ILLUMINAZIONE E BRAHMAN - Mentre Brahman giace dietro tutta la manifestazione, alcune menti umane indugiano nello spiegarlo solo con gli strumenti forniti dalla ragione. Brahman al di l dei sensi, della mente, dell'intelligenza, e di qualsiasi immaginazione. In realt, l'idea pi elevata che si possa avere di Brahman che esso contemporaneamente esistenza e non-esistenza, colui che trascende e include il tempo, la causalit e lo spazio; di conseguenza non potr mai essere conosciuto attraverso i sensi con i quali tradizionalmente "conosciamo" un dato concetto o oggetto. Gli Ind considerano Brahman come colui che pervade la consapevolezza che sta alla base di tutte le entit animate e inanimate. Credono inoltre che l'universo non esprime solo la coscienza, ma che l'universo consapevolezza, e che questa consapevolezza Brahman. Gli induisti inoltre ritengono che la consapevolezza umana abbia dimenticato e non sia pi in grado di riconoscere la sua vera identit, cio Brahman, come se un goccia d'acqua si fosse per sempre separata dal vasto oceano della Consapevolezza Assoluta, e che l'unico modo per fondersi nuovamente in esso consista in un cammino di devozione, di integrit morale ed etica, e di meditazione, attraverso diversi sistemi spirituali pratici come lo yoga. Nella ricerca di Brahman, l'tman (o anima individuale) cerca la verit, e non ha importanza cosa sia. L'tman, accettando tutta la verit del suo ego in grado di accettare il fatto che non separato da tutto ci che la circonda. Il passo successivo l'tman permanentemente assorbito in Brahman, il modo per evitare la reincarnazione ed interrompere per sempre il ciclo nascita-morte (Sasra).

KOSHA
Secondo la filosofia Vednta, l'essenza spirituale dell'uomo (detta tman) rivestita da cinque involucri o guaine, chiamati Kosha. Essi sono i corpi di cui composto l'"io" fenomenico, che separano la coscienza (il proprio tman, il proprio S) dal Brahman indifferenziato. I cinque Kosha sono presenti in tutti i piani (grossolano, sottile e causale), partendo da quello pi materiale per arrivare a quello pi spirituale. Questo riflette la volont Advaita (non duale) che non distingue fra fisica e metafisica, ma li considera gradazioni di un tutto. ANNAMAYAKOSA - La prima guaina Annamayakosa quella del corpo grossolano ed cos descritta: Questo corpo il prodotto del cibo e costituisce la guaina del cibo. Vive a causa del cibo e muore se ne privo. un miscuglio di pelle, carne, sangue, ossa e altre relativit; cos esso non potr mai essere l'eternamente puro tman che non deve la sua esistenza a nessuno fuorch a s stesso. (Vivekacmai, sloka 154)

La sua esistenza dipende dal prana (energia) assunto sottoforma di cibo, acqua e da prana pi sottile assunto attraverso l'aria che respira. Il prana assunto attraverso la respirazione la forma di energia pi importante al corpo materiale, infatti senza cibo la sua sopravvivenza possibile fino e oltre 6 settimane, senza acqua 3 giorni, senza aria, invece, la vita del corpo materiale cessa dopo soltanto 6 minuti. Il corpo fisico pu essere armonizzato anche attraverso la pratica di posizioni mirate dette asana. PRANAMAYAKOSA - La seconda guaina Pranamayakosa quella dell'energia vitale. Nella filosofia vedanta, con il termine prana si intende il soffio-energia vitale. Il cibo grossolano, come detto, una sorta di prana cristallizzato. Questo corpo simile per dimensione e forma a quello fisico e, come quello fisico ha una sua struttura fisiologica gestita da "centrali energetiche" dette chakra dalle quali scorre l'energia attraverso una sorta di rete sottile di "canali di collegamento", le nadi, la cui funzione quella di distribuire il prana attraverso le varie strutture umane. Non esiste una sola particella dell'essere umano che non funzioni come organo di ricezione, trasformazione e trasmissione dell'energia sottile. Il corpo eterico, pur essendo puramente energetico, pu essere influenzato dalle tecniche yoga di respirazione (pranayama). MANOMAYAKOSA - Il terzo involucro Manomayakosa quello che concerne il mentale ed in proposito scritto: Gli organi di percezione, associati alla mente, formano la guaina fatta di mente. Essa causa di distinzione [falsa rappresentazione del reale] e si esprime con le nozioni del "mio" e dell'"io". Essa, interpenetrando la guaina precedente, ha il potere di creare le differenziazioni. (Vivekacmai, sloka 167) Tutto l'universo di nomi e forme non altro che il frutto di Manomayakosa. In altre parole, quello che noi chiamiamo "mondo reale" frutto della proiezioni della mente esattamente come lo il mondo onirico durante il sonno. Naturalmente entrambi i tipi di proiezione risultano reali fintantoch la conoscenza non sar sufficientemente risvegliata. Un elemento di particolare interesse lega quanto detto al ciclo di morte-rinascita (Sasra). Infatti per la metafisica Vednta la trasmigrazione avviene per l'identificazione della coscienza con il mondo dei nomi e delle forme. L'identificazione con la realt grossolana crea un moto che permette all'individualit di generare una forza che rende schiavi delle cose pur vivendo nell'illusione di possederle. Questa forza tenta disperatamente di sopravvivere, trasmigrando nei vari mondi, subendo il relativo karma di merito-demerito, attenuandosi e spegnendosi solo quando cessa quel moto di identificazione. Fintanto che questo viene alimentato il ciclo morte-rinascita (e con esso la schiavit metafisica) non sar mai spezzato. VIJNANAMAYAKOSA - La quarta guaina Vijnanamayakosa detta guaina dell'intelletto. Quello che rappresenta questo involucro la cosiddetta buddhi. Potremmo intendere questo termine come la pi alta facolt discriminativa che l'individuo possegga, l'intelligenza sintetica capace di contemplare gli archetipi universali. Bench molto vicina all'tman riflettendone il cit, nonostante sia percezione intuitiva e discernimento immediato essa resta pur sempre un veicolo del s ed pertanto soggetta a trasmigrazione. Quindi se questa resta vincolata al complesso mentale e sensoriale favorisce l'espansione dell'ego; se viceversa risulta svincolata dal desiderio egoico essa favorisce l'amore e la comprensione universale. ANANDAMAYAKOSA - L'ultima guaina quella pi interna, Anandamayakosa, relativa alla beatitudine. Di essa si dice essere attiva nel sonno profondo mentre negli altri stati (veglia e sogno) lo solo parzialmente. sede della facolt intuitiva ove si fa esperienza della divinit che vive nel profondo di ogni essere umano. Tale unit di coscienza rifrange senza riflettere la pura beatitudine dell'tman, in assenza di qualsiasi dualit. Questa

guaina composta di beatitudine non generata da alcun eccitamento n da stimoli sensoriali quindi non dipende da alcun condizionamento formale. Anche questo corpo causale va superato; esso non pu essere il supremo s in quanto ne pur sempre rivestimento come lo sono le altre guaine-corpi. Compresi e risolti i cinque involucri ovvero i tre corpi quello che resta solo il testimone, il supremo tman.