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Capitolo 2 Ora iniziamo a pensare Sui requisiti di precalcolo sono passato veloce, perch si tratta giusto di quelle cose

che bene sapere per essere sicuri di non inchiodarsi su uno studio di funzione o un integrale che a una trasformazione trigonometrica dalla soluzione. Per ora il caso di fermarsi a pensare sul significato vero di quello che si fa in matematica definizioni, teoremi, dimostrazioni, applicazioni. !no dei miei problemi principali con la matematica dell"universit# stato l"accettare le definizioni. $on capivo da dove saltassero fuori, e mi sembrava di essere stupido a non riuscire a capire perch fossero in quel modo. %uello che nessuno mi aveva detto era che le definizioni sono come sono perch non hanno valore di verit. &e definizioni sono dei nomi che attacchiamo alle cose. ' simboli ( e ), in matematica, stanno per *vero per definizione+. ,a se una definizione pu essere qualunque cosa, perch sceglierne una piuttosto che un"altra- &e definizioni hanno un ruolo speciale in matematica, perch una volta che ne crei una, la puoi usare per dedurre i teoremi in un processo chiamato dimostrazione. !na tipica dimostrazione del tipo . / 0 1. implica 02, cio se . si verifica, 0 segue necessariamente3 l"implicazione ha un valore di verit# associato, tale che un teorema pu essere dimostrato vero o falso 1non entriamo in altri casi2. Storicamente, la matematica ha avuto origine per risolvere necessit# pratiche3 e cos4 la matematica moderna studia problemi mutuati dalle scienze naturali e sociali e dall"ingegneria, ed proprio in base alle necessit# pratiche di ieri e di oggi che le definizioni vengono create. &"analisi matematica un ramo antico della materia, tuttavia stato con i lavori di 'saac $e5ton e 6ottfried &eibniz che questa scienza fiorita a cavallo tra "788 e "988. $e5ton, in particolare, era interessato ai problemi di fisica e in particolare, gli serviva uno strumento matematico per descrivere il tasso di cambiamento di una variabile rispetto ad un"altra. %uello che si fa in analisi ripercorrere la storia dell"introduzione dell"operatore derivata non tanto questione di *capire+ o *non capire+ la matematica, perch tutto quello che viene fornito una misura arbitraria di tasso di cambiamento, tuttavia questa misura assai ragionevole per molti scopi pratici, ed alla base dello straordinario successo di gran parte della fisica. Pu essere di molto aiuto, ora che si inquadrato il problema, pensare assieme a $e5ton al da farsi per introdurre una definizione consistente con quanto cercato, magari anche cercare una soluzione differente da quella proposta dal grande matematico inglese. 'ntanto, cominciamo a pensare alle rette...

Fig 2.2: :ariazione della funzione di ; 1in questo caso, la retta passante per i punti . e 02 rispetto alle ascisse 1asse ;2.

Siamo interessati a una buona definizione per il cambiamento di <(f1;2 rispetto ad x. 'l modo pi= naturale per definire il cambiamento in < pare essere prendere il punto finale 102 e sottrarre alla coordinata < di questo 1<>2 quella del punto di partenza 1<82. Per sbrigarci con la notazione, appiccichiamo ad <> ? <8 un nome, <> ? <8 )@<. :isto che per questo cambiamento pu avvenire entro una distanza apprezzabile nel caso di una retta con coefficiente angolare elevato, ma pu essere notato invece solo per cambiamenti in ; molto grandi se il coefficiente angolare pi= vicino a zero, @<, che misura la variazione in <, non una buona misura della variazione in < rispetto ad x. .nalogamente a quanto abbiamo fatto prima, possiamo per definire ;> ? ;8 )@;, la distanza lungo ; che necessario percorrere per osservare il cambiamento @< nella <1;2 1questa scrittura significa *< funzione di ;+23 a questo punto @<A@;, che per la cronaca si dice rapporto incrementale, sar# una variazione grande se @< grande, ma solo se @; non troppo grande anch"essoB Per rendere meglio l"idea, prendiamo un esempio mutuato dalla fisica. %ui, anzich f o < che una funzione di ;, abbiamo ; 1la posizione2 che una funzione di t 1il tempo2. Se abbiamo una legge ;1t2(vCt D ;8, dove v una costante reale, possiamo misurare la variazione di posizione nel tempo tra gli istanti t8 e t> in questo modo 1ricordiamoci che ora il @; la variazione nella funzione, cio la componente al numeratore2 1>2 @; ( ;1t>2 ? ;1t82(vC t> D ;8 ? 1vC t8 D ;82 ( vC t> ? vC t8 che la variazione nella posizione3 al denominatore 122 @t ( t> ? t8 che la variazione di tempo tra l"istante finale e quello iniziale. @;A@t quindi il rapporto tra il cambiamento della posizione e il cambiamento nel tempo, ovvero il cambiamento di posizione nel tempo. Eaccogliendo v nella 1>2 e dividendo ambo i membri per @t, troviamo 1F2 v(@;A@t e diamo alla costante v il nome di *velocit# media+. &a legge ;1t2(vCt D ;8 ci ricorda <1;2(,; D %, ed infatti possiamo identificare la posizione iniziale 1;82 con l"intercetta %, e v con il coefficiente angolare ,. :alendo in egual modo le considerazioni fatte per @;A@t anche per @<A@;, per una retta il coefficiente angolare quindi da considerarsi una misura della variazione della funzione di ; rispetto alle ascisse. &a grande intuizione di $e5ton costitu4 nell"estendere la definizione ad una funzione arbitraria, non pi= solo una retta prima di tutto, si pu notare che una funzione qualsiasi 1linea rossa, nell"esempio in figura 2.22, purch non abbia qualche irregolarit# patologica di cui ci occuperemo in seguito, pu essere approssimata ad una retta, se si considera un intervallo sufficientemente piccolo

Fig 2.2: !na funzione generica pu essere approssimata alla sua retta tangente in un punto. &e due funzioni sono indistinguibili in un intervallo centrato nel punto individuato dalle coordinate 1a,f1a22.

Gato quindi un intervallino @; sufficientemente piccolo, al limite tendente a 8, il tasso di cambiamento della f1;2 1f, per brevit#2 rispetto ad ; deve essere dato da 1H2 @fA@; Ga cui la definizione di derivata, l"operazione che misura il tasso di cambiamento di una funzione qualsiasi rispetto alle ascisse (5) limx !"x &"operazione di limite definita in maniera precisa dal punto di vista matematico, ma a me basta la comprensione intuitiva qui. 'l fatto che a questo punto i corsi standard di matematica incominciano a presentare le derivate delle funzioni elementari, applicando in maniera rigorosa la definizione 1I2. %uesto non il modo di procedere che mi sono prefissato per questo testo. 'l fatto che nessuno usa, nella pratica, la definizione di limite per valutare le derivate3 al contrario, i limiti sono una delle parti pi= toste del corso di analisi, e risultano di pi= facile comprensione una volta che si presa dimestichezza con le derivate. $on vi circolarit# nell"argomento, sono io che scelgo di posticipare la trattazione dei limiti, che logicamente precedono le derivate3 a tempo debito parleremo di limiti. #a notazione di derivata &a derivata di una funzione f definita, come dalla 1I2, come limite del rapporto incrementale. 'n analogia con il @, che sta ad indicare una variazione finita, per denotare la derivata di una funzione si utilizza la lettere d minuscola, che sta ad indicare una variazione infinitesima cos4 la notazione dfAd; indica da ora la derivata di f rispetto ad x, perci, ad esempio, la variazione di posizione rispetto ad un cambiamento infinitesimo nel tempo viene indicata con d;Adt, e rappresenta il tasso di cambiamento della posizione nel tempo 1velocit# istantanea2. Se nota la posizione in funzione del tempo, ;1t2, applicando l"operazione di derivata possibile ricavare la velocit# istantanea. %uesta notazione ha il vantaggio di ricordarci del limite del rapporto incrementale, infinitamente pi= utile delle altre notazioni per svolgere gli integrali ed in una tecnica chiamata di separazione delle variabili, e mette subito in chiaro la variabile rispetto alla quale si sta derivando3 per esempio, il volume : di un corpo potrebbe dipendere, oltre che dalla temperatura J, anche dalla pressione p, e le espressioni d:AdJ e d:Adp ci mettono subito al corrente del fatto che stiamo indagando come il volume cambia rispetto all"una o rispetto all"altra. !na notazione pi= sintetica per la derivata della generica funzione f rispetto alla variabile ; f"1;2 l"apice sta ad indicare esattamente la stessa cosa. %uesta notazione pi= sintetica e quindi utile per non appesantire eccessivamente la notazione. Geve essere chiaro che df1;2Ad; e f"1;2, o anche dfAd; ed f", significano esattamente la stessa cosa. !n"altra notazione per la derivata consiste nell"utilizzare una lettera G maiuscola a fronte della funzione che si intende derivare Gf1;2 o Gf. Se la variabile rispetto alla quale si deriva non la ;, vi la possibilit# di specificarlo aggiungendo un pedice alla G Gtf,per esempio, la derivata di f rispetto a t, ovvero dfAdt. $erivate delle !%nzioni elementari Gata una potenza che ha per equazione generica f1;2(;n 1l"esponente, n, pu essere qualsiasi numero reale frazionario 1radice2, intero 1potenza propriamente detta2, negativo 1inverso di una potenza2, reale2, dfAd;(G;n( nC;n?>. $ota che, in base a questa regola, la derivata di una costante, c 1che pu sempre essere vista come cC;82, 83 questo non fa altro che esprimere il fatto che una costante rispetto a una certa variabile non cambia al variare di quella variabile, giustificando il proprio nome di *costante+. &'&()*O G1;IA72(1IA72;IA7?>(1IA72;?>A7

Gata la funzione esponenziale f(ea;, con a numero reale, dfAd;( aCea;. Gata la funzione logaritmo f(log1a;2, dfAd;( >A;. Gata la funzione seno, f(sin1a;2, dfAd;( aCcos1a;2. Gato il coseno, f(cos1a;2, dfAd;( ?aCsin1a;2, +ttenzione al segno, Gata la tangente, f(tan1a;2, dfAd;( aCsec21a;2, dove sec1;2 ) >Acos1;2.

!(x)
;n ea; log1a;2 sin1a;2 cos1a;2 tan1a;2 &'&./*0* Geterminare f", data f. >. f(e>K 2. f(e>K; F. f(log1>>;2 H. f(;LL I. f(cos1H;2 7. f(tan17;2 9. f(; K. f(HI L. f(;2 >8. f(;8

!-(x)
nC;n?> aCea; >A; aCcos1a;2 ?aCsin1a;2 aCsec21a;2

.egole per la derivata della !%nzione composta &e regole di derivazione qui presentate permettono di svolgere tutte le derivate a partire dalle derivate delle funzioni elementari. .ncora una volta, queste regole possono essere derivate dalla definizione di limite. Juttavia, raccomandato memorizzarle anzich ricavarle di volta in volta. &a derivata di c volte una funzione f, con c costante, 1cf2"(cf". &a derivata della somma delle funzioni f e g 1fDg2"(f"Dg". &a derivata del prodotto delle funzioni f e g 1fg2"( f"g D fg". &a derivata del rapporto delle funzioni f e g 1fAg2"(Mf"g N fg"OAg2. &a derivata della funzione composta f1g1;22 1dfAdg2C1dgAd;2.

'omma e moltiplicazione per %na costante &e prime due regole di derivazione esprimono la linearit della derivata. &a prima relazione significa che, se moltiplico la funzione f di partenza per un numero, la derivata della funzione sar# esattamente uguale ad f", la derivata di f, moltiplicata per quel numero. &'&()*O f(;F ha per derivata f"(F;F?>(F;2. g)Hf(H;F ha per derivata g"(Hf"(HC1F;22(>2;2.

&a seconda regola determina il comportamento della derivata della sommaPche diviene semplicemente la somma delle derivate. &'&()*O f(;, g(log1;2. h)f D g( ; D log1;2. h"(1f D g2" ( ;" D log"1;2 ( > D >A;. &'&./*0* Calcola le derivate f" delle seguenti funzioni. >. f( ;H ? F;F D F; D 2. 2. f( e9; N 22sin1F;2 D log122. F. f( Isin1I;2 ? Hcos1H;2 D Fsin1F;2 N 2cos12;2 D sin1;2 ?> $erivata del prodotto e del rapporto &a derivata del prodotto tra due funzioni segue la curiosa regola per cui devi applicare la derivata alla prima e moltiplicarla per la seconda non derivata3 e sommare questo prodotto a quello della prima funzione non derivata per la derivata della seconda. &'&()*O f(log1;2, g(;3 h)1fg2"(log"1;2C; D log1;2C;"(1>A;2; D log1;2C>( > D log1;2 &a derivata del rapporto una regola che pu essere derivata da quella del prodotto, semplicemente assumendo 1fAg2"(MfC1>Ag2O"3 >Ag)u, 1fu2"(f"u D fu" ( f"Ag D fC1>Ag2"(f"Ag ?fg"Ag2 ( 1f"g ?fg"2Ag2. &'&()*O f(log1;2, g(;3 h)1fAg2"(Mlog"1;2; N log1;2C>OA;2(1>?log1;22A;2 &'&./*0* Calcola le derivate f" delle seguenti funzioni. >. f( I;CeH; 2. f(acos21;2AIb; D ;Flog1b;2, a e b numeri reali, bQ8. F. f(cos1;2Asin1;2 .egola della catena Pensiamo di mettere una palla di acciaio in un forno che viene scaldato gradualmente. Gesideriamo conoscere come cambia il volume : della palla nel tempo, ma non conosciamo espressioni che leghino il volume del solido ed il tempo. Conosciamo per una relazione che lega : e la temperatura J del forno, e conosciamo la legge secondo cui il forno si riscalda al passare del tempo, t. %uindi il volume funzione della temperatura :1J2, e la temperatura funzione del tempo J1t2. Per sapere come : cambia nel tempo, si ricorre allora alla regola della catena il tasso di cambiamento di : con la temperatura moltiplicato per il tasso di cambiamento della temperatura nel tempo restituir# il tasso di cambiamento del volume nel tempo 172 1d:AdJ21dJAdt2(d:Adt. %uesto importantissimo risultato conosciuto come regola della catena, e quella riportata sopra una delle forme in cui pi= facile ricordarsela. !sando la notazione con f e g, con f funzione di g e g funzione di ;, si ha 192 1dfAdg21dgAd;2(dfAd; che pu essere anche scritta, con un"altra notazione, come 1K2 Mf1g2O"(f"1g2Cg" ma questa notazione sconveniente da ricordare. &'&()* f(sin1;2, g(;2. f1g2(sin1;22, Mf1g2O"(sin"1;22C1;22"(2;cos1;22

*mportante, Spesso si incappa in funzioni che richiedono un notevole numero di passaggi per applicare correttamente la regola della catena e le altre regole di derivazione. 'n caso di funzioni complicate, come 1R.82 e;p17cos1; D ;K22, utile ridefinire la funzione introducendo una nuova variabile, ad esempio u ) 7cos1; D ;K2. 'n questo modo, la funzione precedente si semplifica in 1R.>2 e;p1u2, u ) 7cos1; D ;K2 Cos4, se ci viene chiesta la derivata 1rispetto ad ;2 di 1R.>2, possiamo applicare la regola della catena e ottenere 1R.22 1dMe;p1u2OAdu2C1duAd;2, u ) 7cos1; D ;K2 &a derivata di un esponenziale rispetto alla variabile in esponente di nuovo l"esponenziale, quindi 1R.F2 e;p1u2C1duAd;2, u ) 7cos1; D ;K2 Ponendo ; D ;K)5, si ottiene 1R.H2 e;p1u2C1duAd52C1d5Ad;2, u ) 7cos152, 5); D ;K Che, a questo punto, molto facile da risolvere 1R.I2 d1u2Ad5( 7d1cos1522Ad5( ?7sin1523 1R.72 d5Ad;( > D K;9. K Sostituendo u ) 7cos1; D ; 2 in 1R.H2, 5); D ;K in 1R.I2, ed 1R.I2 e 1R.72 in 1R.H2, otteniamo d1R.82Ad; ( e;p17cos1; D ;K22C1?7sin1; D ;K22C1> D K;92 &'&./*0* >. !na palla di acciaio viene inserita in un forno. 'l volume della sfera legato alla temperatura dalla relazione :(! D hJ, con ! e h costanti. &a temperatura del forno cambia nel tempo secondo la legge J1t2(.D0tDCt2, con ., 0 e C costanti. Geterminare la variazione di volume nel tempo. 2. Geterminare la derivata di f(e;p1;Csin1;22. F. Geterminare la derivata di f(sin1>A;22. H. Geterminare la derivata di f(cos21log12;2A1;HD>22. I. Geterminare la derivata di f(e;p112;9sinF1;22>A22 7. Prova a costruire una definizione dei concetti di limite e derivata che sia in accordo con le propriet# che pensi che tali operazioni matematiche dovrebbero possedere. $erivate seconde Si definiscono derivate seconde le derivate della derivata prima di una funzione3 per trovare la derivata seconda, si applicano le regole di derivazione alla derivata prima. &a derivata seconda rispetto ad ; della funzione f pu essere indicata tramite la notazione 1dAd;22 f, d2 fAd;2 , G2f, f"". &'&./*0* >. Geterminare la derivata seconda di f(e;p1;Csin1;22. 2. Geterminare la derivata seconda di f(sin1>A;22.