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Tre esercizi per una critica delloggettivismo morale

Pierluigi Chiassoni*

todo lo que la objetividad requiere es el reconocimiento de que todos estamos reconstruyendo en alta mar la misma nave J. J. Moreso caddi vicino alla riva opposta, tuffato sino al collo nel fango. Sarei infallibilmente perito, se con la forza del mio braccio, presa in mano la coda della mia capigliatura e sollevatala con forza, non avessi tratto me e il mio cavallo, che strinsi forte tra le mie ginocchia, di mezzo a quel pantano Barone di Mnchhausen

Premessa Loggettivismo morale di moda. Nella filosofia morale pi recente per intima convinzione, per sofferta necessit, per calcolo strategico, perch (irragionevolmente) stanchi del vecchiume neopositivistico, per reazione alla (presunta) crisi del pensiero occidentale, perch disillusi e impauriti sudditi di un basso impero, ecc. il Non possiamo non dirci oggettivisti risuona baldanzoso e suadente. Da empirista ostinato e soggettivista impenitente, ritengo che le etiche oggettiviste siano insostenibili, o, se sostenibili, che non siano genuinamente oggettiviste. Unadeguata perorazione di questa tesi non pu essere tentata nello spazio di un contributo a una tavola rotonda e del resto, mi trovo ancora in alto mare nel mio lavoro di censimento e riflessione sugli argomenti degli oggettivisti. Mi limiter pertanto a sottoporre alla vostra attenzione tre brevi esercizi per una critica delloggettivismo morale. Il primo esercizio concerne la nozione stessa di oggettivismo morale. Di cosa si parla, che cosa si difende, che cosa si sottopone a critica, quando si parla di, si difende, o si sottopone a critica unetica oggettivista? Il secondo esercizio contiene una critica delletica oggettivista di Michael Smith, a partire da una riflessione sulla distinzione tra meta-etica ed etica normativa. Nel terzo esercizio, infine, sosterr che Jos Juan Moreso non riuscito nella (a mio modo di vedere, impossibile) impresa di salvare la sua etica oggettivista dalla morsa del dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau.
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pierluigi.chiassoni@unige.it

1. Oggettivismo e oggettivit in morale Si suole distinguere due tipi fondamentali di oggettivismo morale: loggettivismo ontologico e loggettivismo epistemologico 1. Ritengo, tuttavia, che questo modo di vedere sia indebitamente riduttivo e che, al fine di unaccurata disamina e di una spassionata valutazione delle etiche oggettiviste, sia invece opportuno dotarsi di una tipologia pi articolata che nulla conceda, sia detto per inciso, al (certo bene-intenzionato ma inescusabile) wishful thinking di tanti oggettivisti. In termini affatto generici (e tautologici), la locuzione oggettivismo morale pu essere intesa a designare la tesi secondo cui vi uno spazio per loggettivit nella morale. I filosofi che credono nelloggettivit morale e aderiscono a posizioni di oggettivismo morale sostengono di solito, pi precisamente, una o pi delle seguenti tesi: che vi una realt morale oggettiva; che vi sono valori morali oggettivi; che vi sono propriet morali oggettive di azioni e/o stati di cose; che vi sono norme morali oggettive; che vi sono fatti morali oggettivi; che i giudizi morali sono o possono essere oggettivi; che le proposizioni morali sono o possono essere oggettive; che si d una conoscenza morale oggettiva, ecc. Con tutta evidenza, i filosofi morali oggettivisti predicano loggettivit di cose eterogenee: giudizi, fatti, norme, propriet di azioni o stati di cose, conoscenze, ecc. In considerazione di ci, mi sembra opportuno distinguere cinque nozioni di oggettivit in morale: loggettivit ontologica, loggettivit epistemologica, loggettivit semantica, loggettivit deontologica e, infine, loggettivit metodologica o argomentativa. Queste nozioni identificano posizioni etiche concettualmente distinte, che possono variamente combinarsi tra loro. Sulla base di certe combinazioni, come vedremo tra poco, sar possibile identificare due tipi fondamentali di oggettivismo morale: loggettivismo radicale e loggettivismo temperato. Le etiche contraddistinte da oggettivismo radicale sono genuinamente oggettiviste. Per contro, le etiche contraddistinte da oggettivismo temperato sono etiche, tutto cosiderato, quasi-oggettiviste, essendo caratterizzate dalla presenza e priorit di ingredienti soggettivisti. (1) Oggettivit ontologica (onto-metafisica). La tesi genericamente identificativa delloggettivismo morale Vi uno spazio per loggettivit nella morale pu essere intesa, anzitutto, come una tesi ontologica: o, pi precisamente, come una tesi onto-metafisica. Spesso non si distingue tra ontologia e metafisica. Si possono per intendere come cose diverse, ancorch strettamente correlate tra loro. Lontologo si domanda se vi sia o no, in un qualche senso di esservi, una certa cosa (se vi
Cfr., p.e., B. Leiter, Introduction, in B. Leiter (ed.), Objectivity in Law and Morals , Cambridge, Cambridge University Press, 2001, pp. 1 ss.
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3 siano, ad esempio, spettri, angeli, demoni, valori morali, fatti morali, il bene, i giusto, il male, ecc.). Il metafisico si domanda invece che cosa sia ci che per ipotesi, in un qualche senso, (che cosa sia, ad esempio, uno spettro, un angelo, un demone, un valore morale, un fatto morale, il bene, il giusto, il male, ecc.). Quando ci si domanda come sovente accade nella letteratura metaetica se vi siano valori, norme, e/o propriet morali oggettivi, ci si pone ad un tempo un quesito ontologico e uno metafisico. Ci si domanda infatti se, per ipotesi, vi siano valori, norme, e/o propriet morali che possiedono la propriet delloggettivit: tali cio che la loro esistenza, il loro contenuto, la loro validit (vigenza, forza vincolante, obbligatoriet, efficacia, forza motivazionale, ecc.), ecc., siano indipendenti dalle credenze, opinioni, atteggiamenti e/o azioni dei soggetti (agenti morali). Loggettivit morale, dunque, attiene qui allo statuto, alla condizione esistenziale, dei valori, delle norme, delle propriet morali. Al problema se vi siano valori, norme, e/o propriet morali oggettivi, nel senso appena chiarito loggettivismo ontologico (onto-metafisico) risponde che s. Si contrappone cos al soggettivismo ontologico, per il quale, invece, lesistenza, il contenuto, la validit, lefficacia, ecc. di valori, norme, e/o propriet morali dipendono sempre, ed esclusivamente, dai soggetti, ovverosia dagli agenti morali: non sono, dunque, dei dati di fatto costitutivamente indipendenti da costoro come le catene montuose, i mari, le fiere nella profondit delle selve, i minerali nelle viscere della terra; sono invece fatti, creati, concepiti, scelti, prodotti, costruiti, elaborati, plasmati, proiettati, ecc., dagli agenti morali in relazione alle azioni proprie ed altrui. Loggettivismo morale di tipo onto-metafisico una tesi con molteplici varianti a parte obiecti. Quando si parla genericamente di oggettivit morale ci si pu riferire infatti, alternativamente, (a) alloggettivit nella morale, i.e., nellmbito di esperienza morale, (b) alloggettivit della morale, come insieme di fatti, norme, valori, che stabiliscono il buono, il giusto, il doveroso, ecc., o, ancora, (c) alloggettivit rispetto alla morale, quale atteggiamento o posizione degli agenti morali rispetto ai fatti, alle norme, ai valori della morale. Orbene, loggettivismo morale onto-metafisico la tesi suscettibile di molteplici varianti delloggettivit della morale. (2) Oggettivit epistemologica. La tesi genericamente identificativa delloggettivismo morale Vi uno spazio per loggettivit nella morale pu essere intesa, in secondo luogo, non gi come una tesi ontologica (ontometafisica), bens come una tesi epistemologica: come una tesi di teoria della conoscenza morale, secondo cui i valori, le norme, e/o le propriet morali sono suscettibili di conoscenza oggettiva da parte degli agenti morali. Questa tesi dunque, a differenza della prima, una tesi a parte subiecti: attiene alla posizione dei soggetti di fronte alla morale, concernendo un tipo oggettivit quella epistemologica, perlappunto rispetto alla morale. Vi sono, peraltro, concezioni assai diverse della conoscenza oggettiva in morale. Mi limiter qui a richiamarne quattro, che sono probabilmente le principali. (2.1) Una prima concezione epistemologica che chiamer oggettivismo

4 epistemologico intuizionista sostiene che i valori, le norme, e/o le propriet morali sono suscettibili di una conoscenza spontanea da parte degli agenti morali: sono appresi, afferrati, compresi, riconosciuti da costoro in modo irriflesso, semplicemente per contatto con le loro manifestazioni nella vita quotidiana, tramite lintuizione, il buon senso, il senso morale, quale sesto senso di cui gli umani sarebbero provvisti2. Loggettivismo epistemologico intuizionista rappresenta un (primo) omologo epistemico delloggettivismo ontologico: sono i valori, le norme, le propriet morali oggettivi che simpongono, nelle loro epifanie, alla conoscenza da parte degli agenti, imprimendosi nelle loro coscienze come sigilli su tabulae rasae. Una tale conoscenza oggettiva, secondo la posizione dei c.d. internalisti, trarrebbe inoltre necessariamente con s un atteggiamento di adesione pratica: ovverosia, se ho bene inteso, laccettazione inevitabile della doverosit morale del perseguire i valori oggettivi, osservare le norme della morale oggettiva, tenere le condotte caratterizzate dalle propriet morali oggettive positive, astenendosi da quelle connotate invece da propriet negative. (2.2) Una seconda concezione epistemologica che chiamer oggettivismo epistemologico razionalista sostiene che i valori, le norme, e/o le propriet morali sono suscettibili di conoscenza oggettiva da parte degli agenti, a condizione che costoro adottino procedure euristiche razionali, suggerite loro dalla ragione e accettabili, per ipotesi, da qualunque agente razionale. Thomas Nagel, ad esempio, sostiene che loggettivit nel campo delletica e, mutatis mutandis, in qualunque altro campo altro non sia se non un metodo di comprensione, che comporta la consapevole e iterata presa di distanza (detachment) da s stessi e dalle proprie posizioni morali, sino a raggiungere la prospettiva totalmente distaccata e de-soggettivizzata (la visione da nessun luogo, the view from nowhere), dalla quale si pu finalmente comprendere quali valori, norme, e/o propriet siano moralmente oggettivi (moralmente corretti in s)3. Loggettivismo epistemologico razionalista rappresenta un secondo omologo epistemico delloggettivismo morale ontologico. Nagel, ad esempio, assume espressamente, quale presupposto ontologico della sua concezione delloggettivit epistemologica in morale, che vi sia una realt morale, diversa dalla realt empirica, e che questa si presti, almeno in parte, a essere oggettivamente conosciuta. Oggettivismo epistemologico intuizionista e oggettivismo epistemologico razionalista implicano, a loro volta, una tesi circa lo statuto semantico dei giudizi morali: la tesi dellapofanticit. La conoscenza oggettiva di valori, norme, e/o propriet morali oggettivi ha come risultato la formulazione di giudizi morali
Cfr., p.e., J. Dancy, Intuitionism, in P. Singer (ed.), A Companion to Ethics, Oxford, Blackwell, 1991, pp. 411-420; J. McMahan, Moral Intuition, in H. LaFolette (ed.), The Blackwell Guide to Ethical Theory, Oxford, Blackwell, 2000, pp. 92 ss.; M. R. Depaul, Intuitions in Moral Inquiry, in D. Copp (ed.), The Oxford Handbook of Ethical Theory, Oxford, Oxford University Press, 2006, pp. 594 ss. 3 Cfr. T. Nagel, The Limits of Objectivity, in S.M. McMurrin (ed.), The Tanner Lectures on Human Value, 1980, I, Salt Lake City, University of Utah Press - Cambridge, Cambridge University Press, 1980, pp. 75-139; Id., The View from Nowhere , Oxford, Oxford University Press, 1986, pp. 2 ss., 138 ss.
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5 veri o falsi . Loggettivismo epistemologico nelle due varianti ora considerate implica loggettivismo semantico. (2.3) Una terza concezione epistemologica che chiamer oggettivismo epistemologico costruttivista sostiene la possibilit di una conoscenza oggettiva di princpi e valori morali, nellmbito di una concezione della morale intesa come una pratica sociale argomentativa, alla quale partecipano individui razionali in condizioni ideali di imparzialit e di conoscenza dei fatti rilevanti. Allinterno di una tale pratica, un principio morale vero, oggettivo, o oggettivamente giustificato, se, ma solo se, esso sarebbe accettato dai partecipanti razionali in condizioni ideali. In forza di ci, e a tali condizioni, loggettivismo epistemologico costruttivista aderisce alloggettivismo semantico: gli enunciati che esprimono princpi e giudizi morali sono suscettibili di verit o falsit. Occorre osservare tuttavia che, a differenza degli oggettivismi epistemologici intuizionista e razionalista, loggettivismo epistemologico costruttivista non presuppone loggettivismo ontologico. Tre precisazioni appaiono necessarie, al riguardo: a) i costruttivisti epistemologici rigettano il realismo morale, sia esso naturalistico o non-naturalistico; b) i costruttivisti epistemologici ammettono che la pratica morale ideale informata a valori sostanziali non moralmente giustificabili: frutto, in ultima istanza, di unopzione fondamentale da parte di coloro che, per ipotesi, abbiano deciso di parteciparvi valori sostanziali che includono, anzitutto, lautonomia, la pari dignit e linviolabilit degli agenti morali; c) i costruttivisti epistemologi, peraltro, non escludono che la loro visione delloggettivit epistemologica possa in futuro trovare conferme ontologiche loggettivismo ontologico appare dunque, qui e ora, un presupposto non necessario dellepistemologia costruttivista, che, qui e ora, si presenta legata, sia pure contingentemente, o rebus sic stantibus, a un presupposto ontologico soggettivista4. (2.4) Una quarta concezione epistemologica che chiamer oggettivismo epistemologico empirista sostiene, infine, che i valori, le norme e/o le propriet morali sono suscettibili di conoscenza oggettiva, intesa quale conoscenza empirica e avalutativa (wertfrei). Sostiene, in altre parole, che i valori, le norme e le propriet morali esistenti in una data cultura e/o compagine sociale in un dato tempo possano essere conosciuti dagli agenti, senza che tale processo comporti la compromissione con opzioni assiologiche etico-normative. Questa posizione il cui esponente paradigmatico Max Weber si accompagna al rigetto delloggettivismo ontologico. Per Max Weber infatti, com noto, non vi sono valori, norme, o propriet morali oggettivi, nel senso
Per questa rapida esposizione delloggettivismo epistemologico costruttivista mi sono servito dei seguenti lavori di Carlos S. Nino: El constructivismo tico, Madrid, Centro de Estudios Constitucionales, 1989, capp. III e IV; The Ethics of Human Rights, Oxford, Oxford University Press, 1991, cap. 3; tica analtica en la actualidad, in V. Camps, O. Guariglia, F. Salmern (eds.), Concepciones de la tica, Enciclopedia Iberoamericana de filosofa, Madrid, Trotta, vol. 2, 1992, pp. 136 ss.; La constitucin de la democracia deliberativa, Barcelona, Gedisa, 1997, cap. 5.
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6 delloggettivismo ontologico. Il campo della morale il campo della soggettivit. La soggettivit, nelle societ e culture evolute, si concretizza in un pluralismo irriducibile di valori, di norme, di propriet morali: di modo che losservatore si trova di fronte a una pluralit irriducibile di chiese ed altari alternativi, ai quali individui diversi sacrificano secondo le rispettive preferenze etiche ultime e irrazionali. Questa realt contrariamente a una tradizione che va da Platone a Dworkin e agli ermeneutici contemporanei per suscettibile di conoscenza oggettiva: quando si tratta di conoscere, e non di agire, la soggettivit degli agenti morali non preclude loro di avere una visione spassionata delle concezioni etico-normative proprie e altrui5. Ci che qui si conosce occorre sottolinearlo non sono per, come nelle prospettive degli oggettivismi epistemologici intuizionista e razionalista, valori, norme e/o propriet morali oggettivi. Ci che si conosce, nella prospettiva empirista, sono le norme, le propriet, i valori morali soggettivi che individui e gruppi di individui determinati, in dati mbiti spazio-temporali, di fatto adottano, formulano, modificano, perseguono, propugnano, combattono, ecc. Valori, norme, propriet che, indipendentemente dai soggetti che li hanno concepiti, se ne servono, li invocano, li calpestano, etc., non esisterebbero affatto. Ci che si conosce , infine, il fatto che vi sono stati, e vi sono tuttora, individui e gruppi dindividui disposti a sostenere che certi valori morali di solito, i loro valori morali sono valori oggettivi, vuoi perch insiti nella natura delle cose o perch posti e promulgati da divinit trascendenti. Dal punto di vista delloggettivismo epistemologico empirista, pertanto, occorre distinguere accuratamente i giudizi morali dagli asserti morali. I giudizi morali non sono n veri, n falsi. Il loro statuto semantico di non-apofanticit (rigetto delloggettivismo semantico, tesi della non-oggettivit dei giudizi morali). Gli asserti morali sono, invece, veri o falsi: come qualunque altro asserto descrittivo di aspetti contingenti delle culture e delle societ umane. Una nota terminologica, prima di proseguire in questa rassegna di oggettivismi morali. Non di rado, si utilizza la locuzione cognitivismo etico per designare posizioni che consistono in una combinazione di oggettivismo ontologico e oggettivismo epistemologico intuizionista o razionalista. In tali casi, il contraltare del cognitivismo etico il non-cognitivismo etico, che rinvia, a sua volta, a una combinazione di soggettivismo ontologico e di scetticismo epistemologico, quale tesi che nega si possa dare conoscenza oggettiva della morale, per il semplice fatto che non vi alcuna morale oggettiva da conoscere. Il non-cognitivismo compatibile con loggettivismo epistemologico empirista. Come qualficare, invece, una posizione come loggettivismo epistemologico costruttivista? cognitivista o non-cognitivista? Il dubbio non pu essere risolto che mediante una qualche stipulazione. Stipulando, ad esempio, che occorra
M. Weber, Wissenschaft als Beruf, 1919, tr. it., La scienza come professione , in Id., Il lavoro intellettuale come professione, Torino, Einaudi, 1948, pp. 31 ss.; cfr. inoltre, su posizioni analoghe, H. Kelsen, What is Justice?, Berkeley, University of California Press, 1956; Id., Das Problem der Gerechtigkeit, 1960, tr. it., Il problema della giustizia , Torino, Einaudi, 1968; A. Ross, On Law and Justice, London, Stevens, 1958; N. Bobbio, Giusnaturalismo e positivismo giuridico , Milano, Comunit, 1965; H. L. A. Hart, Postscript, in Id., The Concept of Law, Oxford, Clarendon Press, 2nd ed., 1994.
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7 distinguere da un cognitivismo etico forte, o propriamente detto, un cognitivismo etico debole, coincidente con loggettivismo epistemologico costruttivista. (3) Oggettivit deontologica. La tesi genericamente identificativa delloggettivismo morale Vi uno spazio per loggettivit nella morale pu anche essere intesa non gi come una tesi ontologica, epistemologica, o semantica, bens come una tesi deontologica. Si tratta, in particolare, della tesi secondo cui le norme e i giudizi morali devono essere oggettivi: devono, pi precisamente, essere conformi a una combinazione di valori che include limparzialit, luniversalit, la simpateticit, lonest, lequit, il rispetto per la dignit di tutti i soggetti morali, ed esclude invece la partigianeria, il pregiudizio, la disonest, liniquit, la discriminazione arbitraria, il vantaggio precostituito e immotivato per un insieme di agenti morali a scapito di altri6. Loggettivismo deontologico si colloca sul piano del dover essere: unetica normativa il cui scopo, per riprendere le parole di von Wright, consiste nel dirigere le nostre vite (Come devono essere le norme morali che regolano i nostri comportamenti? Devono essere informate a valori di oggettivit ). In forza di ci, loggettivismo deontologico compatibile sia con loggettivismo ontologico, sia con il soggettivismo ontologico. Nel primo caso, i valori di oggettivit dellimparzialit, universalit, simpateticit, equit, ecc., sono difesi in quanto valori oggettivi: ad esempio, in quanto valori che ineriscono alla natura e/o allidea stessa di morale, e tali da imporsi a qualsiasi agente che mediti seriamente sul proprio dovere morale. Nel secondo caso, quegli stessi valori, senza alcuna pretesa di oggettivit ontologica, sono proposti allapprovazione degli agenti morali facendo appello, di solito, alla loro razionalit e a considerazioni di carattere prudenziale facendo leva, in particolare, sui molteplici profili di debolezza e precariet della condizione umana. La connessione tra oggettivismo deontologico, da una parte, e oggettivismo o soggettivismo ontologici, dallaltra, non dunque necessaria (concettuale, logica), ma contingente. Si pu essere oggettivisti ontologici o soggettivisti ontologici, senza essere, al tempo stesso, degli oggettivisti deontologici: e ci senza incorrere in alcuna incoerenza o incongruenza. (4) Oggettivit metodologica o argomentativa. La tesi genericamente identificativa delloggettivismo morale Vi uno spazio per loggettivit nella morale pu essere intesa, infine, come una tesi non gi ontologica, n epistemologica, n deontologica, ma metodologica o argomentativa. Loggettivit diviene qui una questione di metodo dellargomentazione e giustificazione morale. Si tratta anche in questo caso, come nel caso delloggettivismo deontologico, di una tesi etico-normativa, avente carattere direttivo o prescrittivo. In una
Cfr. E. Lecaldano, Conoscenza etica, in N. Vassallo (ed.), Filosofia delle conoscenze, Torino, Codice edizioni, 2006, p. 88. Lesempio paradigmatico di unetica normativa informata a ci che qui ho chiamato oggettivismo deontologico rappresentato dalla rawlsiana justice as fairness. Cfr. J. Rawls, Kantian Constructivism in Moral Theory , 1980, in Id., Collected Papers, ed. by S. Freeman, Cambridge, Mass., Harvard University Press, 1999, pp. 303 ss.
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8 possibile formulazione, la tesi delloggettivismo metodologico prescrive che le norme, i valori, i giudizi, le conclusioni morali devono essere, per quanto possibile, oggettivamente giustificati. Ci esige, in particolare, che le norme, le pretese, i valori, i giudizi morali devono essere corredati, secondo la rispettiva collocazione allinterno di unetica-normativa, di argomentazioni volte ad accreditarli come ragionevoli, plausibili, non apodittici, non arbitrari, corretti, non puramente conativi o espressivi di preferenze, inclinazioni, desideri, atteggiamenti dei singoli agenti morali. Lidea della giustificazione oggettiva dunque strettamente associata allidea della giustificazione razionale. Questultima idea, per, non rinvia, a sua volta, a un ideale di giustificazione oggettiva assoluta; gli oggettivisti metodologici ritengono infatti che non si possa andare oltre una giustificazione relativa a princpi ultimi, sui quali non si pu che auspicare la convergenza delle passioni, e/o relativa a forme e regole della giustificazione che incorporano i valori della giustificazione oggettiva e razionale. In questa prospettiva, loggettivit della morale non , come per Nagel, un metodo di comprensione e di conoscenza di frammenti di una realt indipendente (la realt morale); , invece, un requisito del discorso morale, inteso come discorso la cui funzione principale una funzione non-euristica (nonconoscitiva), ma prescrittiva e giustificatoria. Come avviene nella prassi della dottrina giuridica e della giurisprudenza, si tratta anche qui, per questa forma di oggettivismo morale, di giustificare norme, valori, conclusioni, giudizi normativi. Si tratta inoltre di fare ci con ragionamenti razionali: che non devono consistere, dunque, in discorsi equivoci e contraddittori, in vuota retorica, o nel ricorso ad argomenti irrazionali quali largomento ad hominem, largomento ad baculum e largomento ad verecundiam. Loggettivismo metodologico come qui delineato si distingue dalloggettivismo epistemologico costruttivista sotto un profilo che pu apparire meramente notazionale, come si usa dire, ma che a me pare sostanziale: non vi in esso alcuna pretesa di configurare il meccanismo dellargomentazione e giustificazione razionale come un procedimento conoscitivo. Presuppone inoltre, da un lato, il rigetto delloggettivismo ontologico ed epistemologico, nelle versioni intuizionista e razionalista; dallaltro, ladesione al soggettivismo ontologico. Valori, norme, giudizi, e propriet morali appartengono al dominio della soggettivit. Ci non comporta, per, che il discorso morale non sia, e non possa essere, altro se non la giustapposizione e contrapposizione di visioni dietro le quali si nascondono conflitti dinteresse la cui composizione deve necessariamente essere affidata alla deferenza e/o alla forza. Al contrario. Se tutto dipende dalle scelte, dagli atteggiamenti, dalle opinioni dei soggetti ed agenti morali, se nulla (ontologicamente) oggettivo, lunica certezza per chi apprezzi questo valore sembra essere costituita dalla (se mi si passa il termine) razionabilit dellmbito di esperienza morale: dalla sua convertibilit, labore hominum, in un mbito discorsivo dominato dalle forme e dai princpi dellargomentazione e giustificazione razionale. Nel cielo senza stelle della metaetica, soltanto la ragione con i suoi princ pi chiari e distinti, anche nelle loro applicazioni allmbito morale, e con le sue esigenze di

9 conoscenza esatta, rigore concettuale, determinatezza semantica, controllabilit pu indicare una via: lunica via percorribile tra le secche convergenti del nichilismo metodologico, della falsa coscienza (ancorch indotta da buone intenzioni), della propaganda (sempre mistificatoria), e della sopraffazione7. Le posizioni etiche che ho messo in luce e distinto nella rapida analisi che precede loggettivismo ontologico; il soggettivismo ontologico; i quattro tipi di oggettivismo epistemologico; loggettivismo semantico e la sua negazione; loggettivismo deontologico; loggettivismo metodologico permettono, come accennavo prima, di identificare e distinguere due tipi fondamentali di oggettivismo (nel campo della) morale: loggettivismo radicale, in due varianti, e loggettivismo temperato, parimenti in due varianti. Oggettivismo radicale intuizionista. Unetica contraddistinta da oggettivismo radicale intuizionista se, ma solo se, si caratterizza per ladesione alle tre posizioni seguenti: (1) oggettivismo ontologico; (2) oggettivismo epistemologico intuizionista; (3) oggettivismo semantico. Oggettivismo radicale razionalista. Unetica contraddistinta da oggettivismo radicale razionalista se, ma solo se, si caratterizza per ladesione alle tre posizioni seguenti: (1) oggettivismo ontologico; (2) oggettivismo epistemologico razionalista; (3) oggettivismo semantico. Le etiche informate a oggettivismo radicale siano esse intuizioniste o razionaliste possono essere considerate etiche genuinamente oggettiviste. Possono contingentemente includere posizioni di oggettivismo deontologico qualora, come dicevo prima, sostengano che i valori di oggettivit siano valori ontologicamente oggettivi. Appaiono invece inconciliabili con loggettivismo metodologico. Oggettivismo temperato costruttivista. Unetica contraddistinta da oggettivismo temperato costruttivista se, ma solo se, si caratterizza per ladesione alle quattro posizioni seguenti: (1) soggettivismo ontologico;
Tra i difensori di forme di oggettivismo metodologico si possono annoverare, oltre a John Rawls, anche Uberto Scarpelli (cfr., p.e., U. Scarpelli, Etica, linguaggio, ragione, 1976, in Id., Letica senza verit, Bologna, Il Mulino, 1982, pp. 68-72; Id., Gli orizzonti della giustificazione, in L. Gianformaggio, E. Lecaldano (eds.), Etica e diritto. Le vie della giustificazione razionale , Roma-Bari, Laterza, 1986, pp. 37-41) e Robert Alexy (di cui cfr., p.e., Theorie der juristischen Argumentation , 1978, tr. it., Teoria dellargomentazione giuridica, Milano, Giuffr, 1998, nonch, da ultimo, la lectio doctoralis: Mi filosofa del derecho, in Solemne Acto de Investidura como Doctor Honoris Causa del Sr. Robert Alexy, del Sr. Eugenio Bulygin, del Sr. Elas Daz Garca, del Sr. Ernesto Garzn Valds , Alicante, Universitat dAlacant/Universidad de Alicante, 2008, pp. 21-23).
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10 (2) oggettivismo epistemologico costruttivista; (3) oggettivismo semantico costruttivista; (4) oggettivismo deontologico. Quattro osservazioni. a) Nelloggettivismo costruttivista, largomentazione tra soggetti razionali in condizioni ideali ha una funzione conoscitiva. Che tipo di conoscenza in gioco, qui, tuttavia? Non la conoscenza di un mondo morale esterno (out there), perch in tal caso ricadremmo nelloggettivismo epistemologico razionalista. Apparentemente, si tratta di questo: ciascun soggetto razionale, partecipando a una discussione morale in condizioni ideali, viene ad acquisire una pi profonda consapevolezza delle proprie posizioni etico-normative, apprende della possibilit che, contro le sue posizioni etico-normative, siano utilizzati argomenti ai quali si tratta di replicare, portato a escogitare argomenti e contro-argomenti, portato eventualmente a modificare le proprie posizioni di partenza, ecc. 8 Si tratta dunque di una conoscenza di stati mentali propri e altrui, del significato attribuibile a enunciati che si assunto esprimano princpi morali, dei possibili modi di concretizzare princpi morali, degli argomenti e contro-argomenti che possono essere addotti in relazione a modi di intendere e concretizzare princ pi morali. Ecco, in sintesi, la conoscenza che la partecipazione allargomentazione morale procura agli agenti razionali. b) Nelloggettivismo costruttivista, loggettivismo semantico , parimenti, costruttivista. La verit infatti intesa non gi come corrispondenza a stati di cose indipendenti dai soggetti, bens come accettabilit di una tesi pratica (norma, principio, giudizio morale) da parte di soggetti razionali in condizioni ideali. La verit dei costruttivisti potremmo dire una verit senza fatti9. c) Le etiche temperate costruttiviste non sono incompatibili rispetto alloggettivismo metodologico. Tendono per a darne una lettura epistemologica: come strumento euristico, a partire da valori ultimi presupposti. d) Loggettivismo costruttivista appare infine caratterizzato da oggettivismo deontologico. Questa posizione sembra essere presupposta, infatti, dalloggettivismo epistemologico costruttivista e dalloggettivismo semantico costruttivista. Oggettivismo temperato empirista. Unetica contraddistinta, infine, da oggettivismo temperato empirista se, ma solo se, si caratterizza per ladesione
Questo modo di vedere appare inequivocabilmente espresso da C. S. Nino, La constitucin de la democracia deliberativa, cit., pp. 160 ss. La tesi epistemologica da lui propugnata (tesi E2) sostiene infatti: La discusin y la decisin intersubjetivas constituyen el procedimiento ms confiable para tener acceso a la verdad moral, pues el intercambio de ideas y la necesidad de ofrecer justificaciones frente a los otros no slo incrementa el conocimiento que uno posee y detecta defectos en el razonamiento, sino que ayuda a satisfacer el requerimiento de atenci n imparcial a los intereses de todos los afectados. 9 Cfr., nuovamente, C. S. Nino, La constitucin de la democracia deliberativa , cit., pp. 160 ss. La tesi ontologica da lui propugnata (tesi O2) sostiene infatti: La verdad moral se constituye por la satisfaccin de presupuestos formales o procesales de una pr ctica discursiva dirigida a lograr cooperacin y evitar conflictos.
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11 alle cinque posizioni seguenti: (1) soggettivismo ontologico; (2) oggettivismo epistemologico empirista; (3) non-oggettivismo semantico; (4) oggettivismo metodologico o argomentativo; (5) oggettivismo deontologico. Loggettivismo deontologico sembra essere presupposto dalloggettivismo metodologico che poi la versione radicalmente non-cognitivista, puramente pratico-argomentativa, delloggettivismo epistemologico costruttivista. A differenza delle etiche radicali, le etiche oggettiviste temperate non si possono considerare genuinamente oggettiviste: lo impedisce ladesione a mio modo di vedere, determinante al soggettivismo ontologico e il conseguente rigetto delloggettivismo epistemologico intuizionista o razionalista. Si tratta pertanto, pi propriamente, di etiche quasi-oggettiviste o soggettiviste temperate: nelle quali il soggettivismo ontologico affiancato temperato, controbilanciato da posizioni deontologiche, epistemologiche e metodologiche oggettiviste, che manifestano ladesione a valori razionalistici, individualistici e liberali. Se si accoglie la distinzione tra etiche genuinamente oggettiviste ed etiche quasi-oggettiviste, o soggettiviste-temperate, cos come lho delineata qui, molte delle etiche che si presentano come oggettiviste si rivelano essere, a ben vedere, delle etiche quasi-oggettiviste, o soggettiviste-temperate (penso, ad esempio, alletica oggettivista difesa da Jos Juan Moreso). Il pensiero morale la culla delle illusioni. Una delle illusioni pi pervicaci lillusione delloggettivismo ontologico, che alimenta, a sua volta, gli oggettivismi epistemologici intuizionisti e razionalisti 10. Lillusione delloggettivismo ontologico pu essere spiegata facendo un poco di psicologia di senso comune come il riflesso di due sentimenti primitivi tuttora diffusi e, temo, inestinguibili: lhorror vacui e il metus libertatis11. Per questa ragione, le etiche oggettiviste radicali sono insostenibili. Favole che si continuano a raccontare, con la pretesa temeraria che non siano tali. Favole che beneficiano inopinatamente di una male intesa idea della tolleranza intellettuale. Favole che sono accomunate dal rifiuto della modernit morale, compendiata dalla triade autonomia-ragione-responsabilit. Il motto kantiano, quale che fosse l intentio auctoris, non lascia spazio a dubbi. Con buona pace degli oggettivisti ontologici, il cielo stellato e la legge morale appartengono a universi distinti ed eterogenei. Con buona pace degli oggettivisti ontologici, leroe della modernit non il chierico revanscista en travesti, n leclettico funambolico, ma il barone di Mnchhausen, che si solleva dalla palude tirandosi su per i suoi stessi capelli.
Includo sotto questa etichetta tutte le etiche contraddistinte da naturalismo oggettivista (diritto naturale ateistico), da non-naturalismo oggettivista (propriet non-naturali), e da nonnaturalismo soggettivista (come le etiche del comando di una divinit trascendente). Il naturalismo soggettivista non mi sembra infatti distinguibile da forme di soggettivismo ontologico. 11 Tralascer gli oggettivismi ontologici sostenuti in mala fede, ad uso del popolo bue, nel compiaciuto godimento della duplex veritas.
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12 Ogni tentativo, per quanto ingegnoso, di adulterare questa verit condannato al fallimento. Come suggerisce una vicenda a mio avviso esemplare, che costituisce loggetto del secondo esercizio.

2. Michael Smith e le trappole della meta-etica La distinzione tra metaetica ed etica normativa tuttora una distinzione centrale nella filosofia morale12. Si tratta per di una distinzione non univoca e, al di l delle apparenze, problematica. Di modo che un po di analisi filosofica sembra tuttaltro che inopportuna non soltanto in vista di una critica delloggettivismo morale ma anche, pi in generale, al fine di dotare la filosofia morale di un apparato concettuale di struttura adeguato. 2.1. La meta-etica secondo von Wright & C. Uno dei primi filosofi a manifestare perplessit al riguardo stato Georg Henrik von Wright. Nelle pagine iniziali di The Varieties of Goodness, von Wright dubita che vi sia una differenza sostanziale dietro alla distinzione, corrente nella filosofia morale del tempo, tra etica normativa e meta-etica13. Vale la pena di ripercorrere i passaggi cruciali del ragionamento di von Wright, sia pure in sintesi e con una terminologia non sempre aderente alloriginale. (1) Si suole distinguere tra etica normativa ed etica non-normativa (normative ethics, ethics which is not normative). Letica del primo tipo si suppone dica ci che bene e ci che male, e quale sia il nostro dovere morale. Letica del secondo tipo, per contro, non valuta n prescrive. (2) Allinterno delletica non-normativa, si suole inoltre distinguere due rami: letica descrittiva e la meta-etica. Letica descrittiva consiste nello studio sociologico o psicologico della storia naturale delle idee, dei codici e dei costumi morali. Si tratta, pertanto, di uno studio empirico della morale. La meta-etica, per contro, consiste nello studio filosofico dei concetti e dei giudizi morali: o, pi precisamente, nello studio logico o concettuale del linguaggio della morale14.
Cfr., p.e., M. Smith, Meta-ethics, in F. Jackson, M. Smith (eds.), The Oxford Handbook of Contemporary Philosophy, Oxford, Oxford University Press, 2005, pp. 3-30; D. Copp, Introduction, in D. Copp (ed.), The Oxford Handbook of Ethical Theory, Oxford, Oxford University Press, 2006. Le origini della distinzione affondano nel neopositivismo logico, quale riflesso, in particolare, dellanalisi e della classificazione degli enunciati dei discorsi dei filosofi morali (enunciati dei c.d. sistemi morali): cfr. A. J. Ayer, Language, Truth and Logic, 1936, New York, Dover, II ed., 1946, pp. 102 ss.; Id., Are There Objective Values?, 1983, in Id., Freedom and Morality and Other Essays , Oxford, Clarendon Press, 1984, p. 17; M. Warnock, Ethics since 1900, 1960, London, Oxford University Press, Second edition, 1966, pp. 92-93. 13 G. H. von Wright, The Varieties of Goodness, New York, The Humanities Press, 1963, cap. I.
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G. H. von Wright, The Varieties of Goodness, cit., p. 3: Meta-ethics this seems to be agreed

13 (3) Sebbene la communis opinio dei filosofi morali non sembri darsene conto, la tesi secondo cui la meta-etica sarebbe un ramo delletica distinto sia dalletica normativa, sia dalletica descrittiva, problematica al punto da dover concludere trattarsi di una distinzione, tutto considerato, artificiale. (4) La problematicit della distinzione dipende, in poche parole, da questo. I filosofi morali fondano la tripartizione delle province delletica sulla distinzione tra tre tipi di indagini rispettivamente: le indagini prescrittive e valutative, le indagini empiriche o descrittive, le indagini concettuali assumendo che si tratti di indagini tra loro indipendenti: attinenti, ciascuna, a una distinta, indipendente, dimensione delletica. Contrariamente a ci che costoro pensano o presuppongono, tuttavia, le indagini concettuali, lungi dal costituire un tertium genus a s di investigazione, sono parte integrante ora di indagini prescrittive e valutative, ora di indagini empiriche. (5) Con riguardo al significato delle parole e delle espressioni del discorso morale, lindagine concettuale pu assumere, infatti, due forme. Da un lato, essa pu consistere in unindagine sulluso effettivo del linguaggio morale e sul significato effettivo delle espressioni morali. In questo caso, tuttavia, lindagine concettuale non altro che unindagine empirica, appartenente al campo delletica descrittiva. E i suoi risultati sono proposizioni apofantiche, vere o false alla luce dellesperienza, come qualsiasi altra proposizione descrittiva di fatti empirici. Dallaltro lato, e per contro, lindagine concettuale pu intervenire per superare le perplessit circa il significato di parole ed espressioni del discorso morale, suscitate da analisi concettuali empiriche. Ad esempio, perplessit circa i criteri (grounds, standards, criteria) in base ai quali si pu affermare che una certa condotta x sia moralmente buona, moralmente cattiva, o moralmente doverosa. In questo caso, lindagine concettuale non pu essere configurata come unindagine volta a scoprire significati, quali entit di fatto esistenti da qualche parte che attendono di essere illuminate dalla visione del filosofo morale a meno di aderire a una qualche, opinabile e screditata, forma di essenzialismo concettuale. Qui infatti le parole e le espressioni indagate sono parole ed espressioni che, per ipotesi, non hanno un significato, sia pure recondito, ma sono, piuttosto, alla ricerca di un significato. Qui lindagine concettuale consiste pertanto nel plasmare (mould) concetti per ipotesi incompiuti, rendendoli determinati, e nello stabilire le connessioni logiche tra essi ed altri concetti. Si tratta cos di unindagine concettuale non empirica, non rilevativa di concetti, bens di unanalisi creativa, o costruttiva, di concetti: di modo che, seguendo von Wright nella metafora, linvestigatore concettuale qui una figura pi simile allo scultore o al ceramista, che allentomologo. (6) I risultati delle indagini concettuali costruttive non sono dunque, per ipotesi, delle proposizioni apofantiche, come invece nel caso delle indagini concettuali empiriche. Si tratta piuttosto di proposte concettuali, concernenti reti di espressioni e di termini attinenti al campo delletica e pertanto, secondo von
does not aim at telling what things are good and bad and what are our moral duties. It aims at a better understanding of what good and bad and duty mean (corsivi nel testo, ndr).

14 Wright, non riducibili a coacervi di definizioni stipulative irrelate. Tali proposte concettuali, inoltre, equivalgono a proposte di criteri di valutazione morale del comportamento: hanno una funzione immediatamente pratica, direttiva 15. Di modo che, lungi dallappartenere a una misteriosa regione del concettuale, contrapposta alle regioni della prescrizione-valutazione e della descrizione, le analisi concettuali costruttive condividono con letica normativa lo scopo di aspirare a dirigere le nostre vite. Sebbene von Wright formuli le proprie conclusioni in modo marcatamente riduttivo, volto ad attenuarne limpatto critico, limpatto c ed , a ben vedere, dirompente per la trimurti filosofico-morale meta-etica, etica normativa, etica descrittiva. Se infatti le indagini concettuali sono le cose descritte da von Wright, allora la meta-etica un ramo ora delletica normativa (quando svolge indagini concettuali costruttive), ora delletica descrittiva (quando svolge indagini concettuali empiriche). Tertium non datur. Ci si potrebbe domandare, tuttavia, se davvero non vi sia spazio per indagini concettuali meta-etiche di tipi diversi, e ulteriori, rispetto ai due tipi distinti da von Wright. Ci si potrebbe domandare, in particolare, se non si possano effettuare, anche nella meta-etica, operazioni di ricostruzione concettuale del significato di bene, giusto o dovere analoghe, ad esempio, alle ricostruzioni concettuali del significato di norma, sistema, ordinamento, lacuna, antinomia, interpretazione, ecc., operate dai teorici analitici del diritto. Presso i filosofi analitici del diritto, questo terzo tipo di indagine concettuale noto come analisi terapeutica (semantica terapeutica, polizia linguistica). Si tratta come suggerisce il nome di unindagine concettuale che, in ogni caso, non scopre nulla, sebbene presupponga finissime analisi empiriche, ma pretende di revisionare pezzi dellapparato concettuale in uso in un certo mbito disciplinare e/o professionale, al fine di permettere ai suoi cultori di pensare e/o operare meglio, rispetto ai loro stessi obiettivi e allinterno del loro gioco linguistico, della loro forma di vita o visione del mondo. Si tratta dunque, e nuovamente, di unimpresa di natura direttiva o prescrittiva. Qui per linvestigatore concettuale non assume direttamente le vesti del moralista (non dice loro che cosa bene, che cosa male, che cos doveroso fare in assoluto), nel quale caso ricadremmo infatti nellindagine concettuale costruttiva di von Wright; svolge, piuttosto, il ruolo potremmo dire: tecnico-normativo del consigliere che assume come dati certi valori, fini o princpi (che potrebbe anche non condividere), e propone apparati concettuali pi adeguati a servirli per chiarezza, semplicit, maneggevolezza, ecc. di quelli correntemente in uso16. La meta-etica, in quanto indagine concettuale ( conceptual investigation,
G. H. von Wright, The Varieties of Goodness, cit., p. 6: In ethics, conceptual investigations of the type which I have been sketching are a quest for grounds or standards whereby to judge of good and bad and duty. To have such standards is important to our orientation in the world as moral agents. As we shape our standards for judging of good and bad and duty differently, we shape the conceptual frame of our moral judgments differently. 16 Sul punto, cfr. p.e. U. Scarpelli, La meta-etica analitica e la sua rilevanza etica , 1980, in Id., Letica senza verit, cit., pp. 73-112.
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15 conceptual analysis), sarebbe dunque unimpresa o empirico-descrittiva, o eticonormativa, o tecnico-normativa, nel caso della ridefinizione e ricostruzione razionale a beneficio di una pratica sociale o di una visione del mondo date17. 2.2. La meta-etica secondo Michael Smith Trentanni dopo The Varieties of Goodness, Michael Smith, esponente prestigioso del (neo)realismo e (neo)cognitivismo morale, dedica buona parte del primo capitolo del libro The Moral Problem alla distinzione tra etica normativa e metaetica18. A differenza di von Wright (dei cui scritti non v traccia in The Moral Problem), tuttavia, Smith non sembra nutrire alcun dubbio circa la fondatezza della distinzione19. Difende, al contrario, due tesi: la tesi della differenza sostanziale e la tesi, correlata alla prima, della priorit logica della meta-etica (le chiamer cos, per comodit). Anche in questo caso, vale la pena di ripercorrere il ragionamento di Smith, sia pure in maniera sintetica. (1) Meta-etica ed etica normativa sono discipline diverse, che svolgono indagini diverse (tesi della differenza sostanziale). Letica normativa fornisce risposte a problemi morali sostanziali, come, ad es.: Devo donare denaro per alleviare la carestia?, Devo restituire il portafoglio che qualcuno ha dimenticato sullautobus?, ecc. o, pi in generale: Chi deve avere il beneficio X?, Chi deve sopportare lonere Y?. La meta-etica, per contro, fornisce risposte a problemi molto pi generali, concernenti i problemi di cui si occupa letica normativa. La meta-etica si presenta cos come (a) un mbito investigativo di secondo livello rispetto alletica normativa, (b) non (innecessariamente) compromesso con soluzioni sostanziali etico-normative, e dunque, in tal senso formale, (c) che si occupa di una gamma di problemi interconnessi, semantici, metafisici, psicologici ed epistemologici, attinenti alla pratica morale. (2) Sono di competenza della meta-etica, in particolare, quattro problemi. Il primo problema concerne loggetto dei giudizi e delle argomentazioni morali: si tratta di stabilire, in particolare, se i giudizi e le argomentazioni morali
Vi ancora spazio, al di l di ci, per indagini che possano propriamente dirsi meta-etiche? Parrebbe, a prima vista, che s. John Mackie, ad esempio, sostiene che vi sono, nel discorso morale, second-order ethical statements, che non consistono in enunciati di etica normativa, attinenti al contenuto delletica, bens in enunciati relativi allo status delletica. Questi enunciati, in particolare, vertono su what is going on when someone makes a first order statement, in particular, whether such a statement expresses a discovery or a decision, o, ancora, may make some point about how we think and reason about moral matters, or put forward a view about the meanings of ethical terms (J. L. Mackie, Ethics. Inventing Right and Wrong, Harmondsworth, Penguin, 1977, p. 9, corsivi redazionali). In una prospettiva analitica, tuttavia, le indagini di secondo ordine di Mackie non sembrano sfuggire allalternativa tra la rilevazione empirica e la proposta tecnico-normativa di polizia linguistica e concettuale. 18 M. Smith, The Moral Problem, Oxford, Blackwell, 1994, cap. I.; cfr. inoltre Id., Meta-ethics, cit., pp. 4 ss. 19 Sostiene una posizione analoga, ad es., anche C. S. Nino, Introduccin al anlisis del derecho, Barcelona, Ariel, pp. 1983, pp. 353 ss.
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16 attengano a problemi fattuali e vertano, dunque, su fatti (fatti morali), oppure no. Il secondo problema concerne la natura dei giudizi e delle argomentazioni morali: si tratta di stabilire, in particolare, se i giudizi e le argomentazioni morali siano razionali, oppure no, e in caso negativo se vi sia ancora spazio per la (una qualche) giustificazione delle decisioni morali. Il terzo problema concerne lo scopo o la funzione immediati dei giudizi e argomentazioni morali: si tratta di stabilire, in particolare, se abbiano una funzione conoscitiva (giustificazione conoscitiva o epistemica), oppure una funzione pratica (giustificazione pratica). Il quarto problema, infine, concerne il criterio di correttezza delle argomentazioni, e conclusioni, morali (Qual si chiede Smith il criterio rispetto al quale si pu valutare un buon argomento?). (3) Alla luce dei problemi di sua competenza e, in particolare, del quarto problema, concernente il criterio di correttezza delle argomentazioni e dei giudizi morali, la meta-etica devessere considerata unindagine logicamente prioritaria rispetto alletica normativa (tesi della priorit logica della meta-etica). Si tratta inoltre, utile sottolinearlo, di unindagine genuinamente conoscitiva, la quale conduce a scoprire i criteri della corretta argomentazione etico-normativa20. (4) Unindagine meta-etica, se propriamente condotta a partire dai caratteri essenziali della pratica morale quotidiana della gente comune, e tendente a dare un senso ad essa, condurr ai seguenti risultati: (a) i giudizi e le argomentazioni morali sono giudizi e argomentazioni fattuali, che vertono, in particolare, su fatti morali; (b) in quanto vertono su fatti, i giudizi e le argomentazioni morali presentano il carattere della razionalit: sono, rispettivamente, veri e oggettivamente corrette in relazione a fatti morali; (c) se non presentassero questo carattere di razionalit-rispetto-a-fatti, sarebbero totalmente irrazionali, e lintera pratica morale ordinaria non sarebbe altro che una finzione, per quanto utile21; (d) i fatti morali che sono, rispettivamente, condizioni di verit dei giudizi morali e condizioni di correttezza oggettiva delle argomentazioni morali sono costituiti da conclusioni morali a proposito delle quali vi una potenziale convergenza da parte di agenti morali razionali, i.e., open-minded (senza pregiudizi o comunque imparziali rispetto ai loro pregiudizi e preconcetti) e thinking-clearly, che si trovino ad argomentare e decidere in condizioni ideali di riflessione (informazioni complete, possibilit di concentrazione, calma e freddezza danimo, etc.). Di modo che un giudizio morale (ad esempio uccidere male) vero se, e solo se, si pu prevedere che su di esso convergerebbero le opinioni morali di tutti gli agenti razionali in condizioni ideali di argomentazione
M. Smith, The Moral Problem, cit., p. 14: we should begin our study of ethics by focusing on meta-ethics, not normative ethics. For we cannot hope to do normative ethics without first knowing what the standards of correct argument in normative ethics are, and it is in meta-ethics that we discover these standards (corsivi redazionali, ndr). 21 M. Smith, Meta-ethics, cit., p. 5.
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17 e decisione; falso, in caso contrario22; (e) i fatti morali esistono, perch la convergenza delle opinioni morali delle creature razionali in condizioni ideali pu di fatto avvenire; il fatto che sinora tale convergenza sia stata scarsa e dubbia devessere imputato, infatti, non gi alla falsit del criterio di correttezza (agenti razionali in condizioni ideali convergeranno sulle stesse conclusioni morali, sugli stessi fatti morali), ma alloperare di false credenze nel campo delletica. Resta da vedere afferma Smith se unintensa attivit di argomentazione morale possa portare alla convergenza nelle nostre credenze morali, e nei corrispondenti desideri, che si richiede per fare apparire plausibile lidea di un fatto morale. Il tipo di realismo morale descritto qui mantiene la speranza che ci accadr. Soltanto il tempo dir [chi abbia ragione]23. Riassumendo: Smith presenta la sua riflessione meta-etica come unindagine genuinamente conoscitiva, che scopre loggetto, la natura, lo scopo e il criterio di correttezza dei giudizi e delle argomentazioni morali. Lindagine scopre, come abbiamo visto, che la sola posizione sostenibile in meta-etica la particolare versione di realismo morale delineata da Smith; scopre, inoltre, il criterio di correttezza morale quale criterio fondato sulla convergenza potenziale delle opinioni degli agenti razionali in condizioni ideali, alla luce del quale largomentazione morale viene configurata come uno strumento di conoscenza oggettiva di fatti morali che rendono veri o falsi i giudizi morali24.
M. Smith, The Moral Problem, cit., pp. 5-6: A careful mustering and assessment of the reasons for and against our particular moral options about such dilemmas and issues is therefore the best way to discover what the moral facts really are. If we are open-minded [non condizionati da blind prejudices and preconceptions, ndr] and thinking clearly then such an argument should result in a convergence in moral opinion, a convergence upon the truth [...] by engaging in moral conversation and argument, we can discover what these objective moral facts determined by the circumstances are. The term objective here simply signifies the possibility of a convergence in moral views of the kind just mentioned (corsivi redazionali). Cfr. inoltre Id., Realism, in P. Singer, A Companion to Ethics, Oxford, Blackwell, 1991, pp. 399-400, 406: Judgements of right and wrong are judgements about what we have reason to do and what we have reason not to do. But what sort of fact is a fact about what we have reason to do? [...] facts about what we have reason to do are not facts about what we do desire, as the standard picture would have it, but are rather facts about what we would desire if we were in certain idealized conditions of reflection: if, say, we were well-informed, cool, calm, and collected, 409: The existence of a moral fact say, the rightness of giving to famine relief in certain circumstances requires that , under idealized conditions of reflection, rational creatures would converge upon a desire to give famine relief in such circumstances; una posizione pi cauta difesa in Id., Moral Realism, 2000, in Id., Ethics and the A Priori. Selected Essays on Moral Psychology and Meta-Ethics , Cambridge, Cambridge University Press, 2004, p. 205: The proper conclusion to draw is thus that even the very best version of moral realism is sub judice, something about which we will convinced only to the extent that we are confident that the arguments we give ourselves for desiring as we do are arguments that should convince the arbitrary rational person to desire likewise. And, of course, experience teaches that that kind of confidence is difficult to maintain. 23 M. Smith, Realism, cit., p. 409. Il criterio di Smith corrisponde a ci che Alchourrn e Bulygin, in un saggio precedente agli scritti di Smith (e da questultimo puntualmente ignorato), chiamano Principio di correlazione. Cfr. C. E. Alchourrn, E. Bulygin, Verdad dentica y valores, 1983, in C. E. Alchourrn, E. Bulygin, Anlisis lgico y derecho, Madrid, Centro de Estudios Constitucionales, 1991, pp. 591 ss.
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18 Il punto centrale della meta-etica di Smith la scoperta di un particolare criterio di correttezza morale. Esaminer ora questo punto, alla luce, successivamente, della meta-metaetica di von Wright e di quella dei fautori dellanalisi concettuale terapeutica. 2.3. Von Wright v. Smith Dal punto di vista di von Wright, il criterio di correttezza/verit morale di Smith potrebbe essere essere inteso, alternativamente, in due modi diversi: (a) come un criterio che il frutto della rilevazione empirica degli usi correnti, da parte dei filosofi morali e/o degli agenti morali, di espressioni come fatto morale, fatto morale oggettivo, correttezza di unargomentazione morale, verit/correttezza oggettiva di un giudizio morale, ecc.; (b) come un criterio che il frutto di una costruzione concettuale, che interviene a porre rimedio a una situazione di perplessit, e svolge unimmediata funzione direttiva: ci dice che dobbiamo considerare oggettivamente corretto, da un punto di vista morale, qualunque giudizio sul quale si pu realizzare una convergenza di opinione delle creature razionali in condizioni ideali. Nel primo caso, la meta-etica concettuale di Smith sarebbe unetica descrittiva, empirica. Nel secondo caso, la meta-etica concettuale di Smith sarebbe unetica normativa, che non scopre alcunch, ma persegue intenti direttivi. Nel primo caso, peraltro, la meta-etica concettuale di Smith sarebbe palesemente falsa. un dato desperienza inoppugnabile, infatti, che il concetto di correttezza morale e gli altri concetti indagati da Smith non abbiano, vuoi presso i filosofi morali, vuoi presso i comuni agenti morali, quellunico significato che Smith ha attribuito loro. Di modo che, per essere genuinamente empirica, lindagine di Smith avrebbe dovuto limitarsi a rilevare la pluralit di significati attribuiti di fatto a tali espressioni, mettendone in luce eventuali indeterminatezze. Di conseguenza, nella prospettiva di von Wright, lunico modo plausibile di considerare la meta-etica di Smith consiste nel ravvisare in essa un esempio di etica normativa (la parte concettuale di unetica normativa). In favore di questa conclusione, che Smith probabilmente rigetterebbe, si pu trarre argomento dalla evidente preoccupazione di Smith di ancorare letica al dominio della ragione: dal suo tentativo di scoprire e mettere in luce le condizioni di effettiva razionalit della nostra pratica morale. Di modo che, seguendo questa ipotesi di lettura (a mio avviso tuttaltro che peregrina), dietro agli sforzi di Smith vi sarebbe ladesione a una concezione razionalistica delletica: una chiara, razionalmente ingiustificabile, presa di posizione assiologica per la razionalit contro lirrazionalismo. 2.4. Analisi terapeutica v. meta-etica smithiana La concezione della meta-etica come analisi terapeutica offre unulteriore chiave di lettura della meta-etica di Smith.

19 Da questo punto di vista, le proposte definitorie avanzate da Smith possono essere intese, non gi come proposte direttamente etico-normative, universali e assolute, su ci che per tutti devessere il criterio della correttezza e della verit morale (perch cos stanno le cose), bens come proposte ridefinitorie indirizzate a un uditorio pi circoscritto: e precisamente, a quellinsieme di filosofi morali e di comuni agenti morali che aderiscono a una assiologia razionalistica delletica. Per costoro, cos va la proposta di Smith, il miglior possibile criterio di correttezza oggettiva/verit dei giudizi morali, quello che d conto del loro senso di correttezza morale sovente inepresso o male espresso, il criterio della convergenza dopinione delle creature razionali in condizioni ideali. In questa prospettiva, la meta-etica di Smith non , nuovamente, configurabile come scoperta di criteri oggettivi, se non metaforicamente. Siamo, piuttosto, sul piano del consiglio ponderato, su quale criterio di correttezza morale debba essere adottato per essere dei buoni razionalisti etici. Vorrei concludere con unosservazione. In quanto proposta sia essa etico-normativa o terapeutica per un fattivo razionalismo etico, la proposta di Smith appare poco competitiva rispetto ad altre proposte circolanti, qui e ora, nel mercato delle idee. Si pensi, ad esempio, a quanto rozza, indeterminata, ed elusiva sia la descrizione che Smith offre delle creature razionali e delle condizioni ideali di argomentazione e decisione morale, se comparata con il codice delle regole e delle forme del discorso pratico razionale di Robert Alexy.

3. Moreso e il dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau Il dilemma di Eutifrone la pietra tombale delle religioni25. Gli dei uni, bini, trini o plurimi ne escono, com noto, assai male: infilzati, a piacere, sul corno dissacratorio del capriccioso arbitrio o, alternativamente, su quello forse anche peggiore dellassoluta inanit. Con comprensibile strepito dei loro sacerdoti, disposti a tutto pur di scongiurare il licenziamento per giustificato motivo (Signori, si chiude!). In una recente difesa del realismo morale, Russ Shafer-Landau converte il dilemma di Eutifrone in un marchingegno argomentativo contro il costruttivismo etico26:
When constructivists defend their favoured constraints on construction full information and flawless instrumental reasoning, universalizability of maxims, principle selection from behind a veil of ignorance, etc. they typically try to establish their appeal by showing that both the initial conditions and the emerging principles match up closely with our deepest ethical convictions. This is an impeccable way to proceed. But it raises the following worry.
Il dilemma di Eutifrone, com noto, un dilemma che Socrate pone al malcapitato sacerdote Eutifrone nellomonimo dialogo platonico. Considera questo: il santo viene amato dagli di in quanto santo, oppure in quanto viene amato santo? (Platone, Eutifrone, in Id., Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Milano, Rusconi, 1991, 10A). 26 R. Shafer-Landau, Moral Realism. A Defence, Oxford, Clarendon Press, 2003, p. 42.
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Either the initial conditions of choice or attitude formation are moralized or they are not . In other words, we are to envision the initial conditions as already incorporating moral constraints, or as operating free of such constraints . The problem with the latter option is that there is no reason to expect that the principles that emerge from such a construction process will capture our deepest ethical convictions, or respect the various platitudes that fix our understanding of ethical concepts. If fairness doesnt characterize the contractors, or we cant attribute benevolence or kindliness to an ideal observer, then we shouldnt expect their responses to align neatly with our views about paradigmatic cases. Worse than that, we may be left with a set of views that are not recognizably moral ones. To justify abandoning our central ethical views for those that would emerge from such a process, we would need to have greater warranted confidence in the process than in the particular views themselves. This is highly unlikely. Alternatively, if constructivists import moralized constraints, and so take the former option, then they effectively abandon constructivism , because this path acknowledges the existence of moral constraints that are conceptually and explanatory prior to the edicts of the agents doing the construction. These constraints are not themselves products of construction, and so there would be moral facts or reasons that obtain independently of constructive functions. This is realism, not constructivism (corsivi redazionali).

Sostiene, in sintesi, Shafer-Landau che: o le procedure costruttiviste incorporano valori (princpi, esigenze) morali, oppure non li incorporano. Se non incorporano valori (princpi, esigenze) morali, tali procedure possono condurre a qualunque risultato: anche molto lontano dalle nostre convinzioni morali profonde, e addirittura tale che potrebbe dubitarsi del suo essere un risultato morale (appartenente alla morale e moralmente corretto). Se non incorporano valori (princpi, esigenze) morali, le procedure costruttiviste sono dunque votate suggerisce Shafer-Landau al pi assoluto relativismo, e alla pi assoluta arbitrariet e casualit: qualunque conclusione, per il solo fatto di essere stata identificata in esito a una certa procedura debitamente osservata, infatti una conclusione morale (corretta). Se, per contro, incorporano valori (princpi, esigenze) morali e segnatamente, valori (princpi, esigenze) in linea con le nostre [presunte] convinzioni morali profonde le procedure costruttiviste sfuggono senzaltro al relativismo, per finire per nelle fauci del realismo morale. I valori (princpi, esigenze) morali incorporati nelle procedure costruttiviste non possono essere altro, infatti, che fatti o ragioni morali oggettivi, che esistono indipendentemente dalle procedure costruttiviste. In alcuni lavori recenti, Jos Juan Moreso ha abbracciato la causa del costruttivismo etico, quale forma di oggettivismo epistemologico funzionale allidea che vi sia, nella morale, uno spazio per loggettivit fondato sullipotesi di una morale ideale comune. Questa morale comune esisterebbe nonostante le notevoli differenze diacroniche e/o sincroniche nelle norme e nei giudizi morali, poich tali differenze sarebbero spiegabili, secondo Moreso, nei termini del relativismo benigno (diversit contingente di condizioni fattuali e minorit morale degli agenti), del relativismo della pluralit dei piani di vita assiologicamente positivi (escludendo il male e i piani di vita malvagi ad esso informati, il bene pu essere perseguito dagli individui in tanti modi diversi), del

21 relativismo dellindeterminatezza dei concetti morali (lindeterminatezza in morale non mai radicale, ma circoscritta e presidiata da casi paradigmatici inossidabili)27. Dimodoch, secondo Moreso, parrebbe ragionevole concludere: (1) che tutti gli individui, in condizioni ideali, convergerebbero sulle stesse norme e giudizi morali (sulla stessa gerarchia) in relazione a ogni insieme qualsivoglia di circostanze (principio di correlazione); (2) che tali norme costituiscono la morale ideale comune a tutti gli agenti razionali; (3) che siamo dunque tutti sulla stessa nave, in alto mare, impegnati in unopera di continua manutenzione e ricostruzione; (4) che, pertanto, faremmo bene a riconoscere di essere sulla stessa nave, in alto mare, impegnati in unopera di continua manutenzione e ricostruzione della morale ideale comune. Mi sembra che per letica oggettivista di Moreso valgano le stesse conclusioni che ho sommessamente suggerito a proposito della meta-etica di Smith. Per avvalorare questa tesi, esaminer ora come anticipato largomentazione che Moreso ha sviluppato al fine di sottrarre il costruttivismo alla minaccia del dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau. Moreso tenta di neutralizzare lattacco di Shafer-Landau impegnandosi in una disputa virtuale con questultimo; e sostiene desservi riuscito28. Apparentemente, la disputa tra Moreso e Shafer-Landau una disputa fratricida: entrambi i filosofi difendono una metaetica oggettivista. Schematicamente, ecco i punti salienti del ragionamento di Moreso in re Shafer-Landau. (1) Il costruttivismo etico promette oggettivit senza realismo:
promete un espacio para el acuerdo racional en materias morales sin comprometerse con la existencia de hechos morales out there29.

(2) Il nucleo comune alle metaetiche costruttiviste costituito da una definizione potremmo dire operativa di comportamento umano moralmente corretto, secondo cui,
los comportamientos moralmente correctos son aquellos que elegiran seres
Cfr. J.J. Moreso, El reino de los derechos y la objetividad de la moral , in E. Diciotti (ed.), Diritti umani ed oggettivit della morale, Siena, Dipartimento di Scienze storiche, giuridiche, politiche e sociali, 2003, pp. 9-40 il volume contiene anche un saggio di B. Celano , Osservazioni a Jos Juan Moreso, El reino de los derechos y la objetividad de la moral , pp. 41-85, e una replica di Moreso : Postscript a El reino de los derechos y la objetividad de la moral , pp. 87-90 (del saggio esiste una versione riveduta pi recente, fornitami cortesemente dallautore); Id., Verdad dentica y principio de correlacin, Homenaje a Eugenio Bulygin, Universitat Pompeu Fabra 16 y 17 de junio de 2006; nonch Id., El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, manoscritto inedito s.d. (ma 2004). Nel suo saggio, Celano smonta uno ad uno, e in modo convincente, gli argomenti offerti da Moreso in favore della sua versione quasi-costruttivistica di oggettivismo morale. Per questa ragione mi occuper qui della disputa virtuale tra Moreso e Shafer-Landau, posteriore allo scritto di Celano. 28 J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit. 29 J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., p. 1.
27

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humanos situados en determinadas condiciones ideales30.

Moreso riformula la definizione costruttivista nella forma del bicondizionale:


Per ogni comportamento x: x [moralmente, ndr] corretto se, e solo se, sarebbe scelto dagli esseri umani in condizioni ideali31,

che equivale alla congiunzione di due giudizi ipotetici:


a) Per ogni comportamento x: se x [moralmente, ndr] corretto, allora x sarebbe scelto dagli esseri umani in condizioni ideali (lato sinistro); b) Per ogni comportamento x: se x sarebbe scelto dagli esseri umani in condizioni ideali, allora x [moralmente, ndr] corretto (lato destro).

(3) Il costruttivismo, cos inteso, si trova per di fronte al dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau. Se, primo corno del dilemma, le procedure costruttiviste incorporano valori (princpi, esigenze) morali, allora prevale il lato sinistro del bicondizionale, e il criterio costruttivistico di correttezza morale assume il seguente contenuto:
Per ogni comportamento x: se x moralmente corretto, allora x sarebbe scelto dagli esseri umani in condizioni ideali.

In questo caso, tuttavia, il costruttivismo non sarebbe distinguibile dal realismo: x sarebbe scelto, infatti, dagli esseri umani in condizioni ideali perch , in s, moralmente corretto. Dimodoch la promessa del costruttivismo oggettivit senza realismo sarebbe violata sul punto senza realismo. Se invece, secondo corno del dilemma, le procedure costruttiviste non incorporano valori (princpi, esigenze) morali, prevale il lato destro del bicondizionale, e il criterio costruttivistico di correttezza morale assume il seguente contenuto:
Per ogni comportamento x: se x sarebbe scelto dagli esseri umani in condizioni ideali, allora x moralmente corretto.

In questo caso, tuttavia, il costruttivismo non sarebbe distinguibile dal relativismo etico: x moralmente corretto, infatti, per il solo fatto che sarebbe scelto dagli esseri umani in condizioni ideali (che per ipotesi non incorporano valori, princpi, esigenze morali). Dimodoch la promessa del costruttivismo oggettivit senza realismo sarebbe violata sul punto oggettivit. (4) Moreso accetta il dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau senza muovere contestazioni. Si propone, piuttosto, di sostenere che il costruttivismo in grado di fornire una risposta a questa poderosa obiezione, presentandosi come una
30 31

J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., p. 2. J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., p. 3.

23 metaetica autonoma, solida e plausibile32. Per fare ci, Moreso sviluppa un ragionamento sofisticato, nel quale si possono distinguere a mio avviso tre passi fondamentali. Nel primo passo della sua argomentazione, sul presupposto che costruire qualcosa comporti necessariamente luso di materiali precostituiti alla costruzione (com indicato peraltro dalletimo latino con-struere), Moreso sostiene che la via duscita al dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau consista nel trovare una risposta a un problema cos formulato:
El problema que nos ocupa afferma Moreso tal vez pueda ser planteado del siguiente modo: cules son los materiales que legtimamente pueden formar parte de la construccin? Para hallar una salida al dilema de Eutifrn, precisamos de unos materiales que, por una parte, estn en condiciones de garantizar unos resultados no arbitrarios, es decir, resultados en los que podamos confiar que se producir convergencia como marca de la objetividad; y por otro lado unos materiales que no hagan del procedimiento una dramatizacin intil y que no introduzcan como previo aquello que debe ser el resultado del procedimiento33.

Nel secondo passo della sua argomentazione, Moreso identifica, sulle orme di Carlos Santiago Nino, i materiali che soddisferebbero le due condizioni poste nel primo passo: i.e., garantire risultati non arbitrari e non ridurre il procedimento costruttivistico a uninutile drammatizzazione. Orbene: tali (prodigiosi) materiali consisterebbero nei presupposti formali della pratica sociale del discorso morale, che Moreso presenta come coincidenti con i presupposti formali della nostra pratica morale quale realmente esiste. Questi presupposti, sulle orme di Michael Smith, Moreso li identifica con (1) lattinenza dei giudizi morali a ci che si deve fare (carattere pratico); (2) lidea che la difformit dei giudizi morali relativi a una stessa questione dia luogo a un genuino conflitto morale (oggettivit o pretesa di correttezza); (3) lidea che a fattispecie simili sotto il profilo delle loro propriet naturali rilevanti corrispondano necessariamente le stesse propriet morali (supervenienza); (4) lidea che i giudizi morali vertano su azioni che incidono sul benessere degli esseri umani (importanza); (5) lidea, infine, che i conflitti morali vadano affrontati cercando punti di accordo con gli altri e modificando se del caso le nostre convinzioni alla luce dei loro argomenti, in un processo argomentativo coerentista e tale da favorire il raggiungimento di situazioni di equilibrio riflessivo (procedimento). Nel terzo, e ultimo, passo della sua argomentazione, Moreso ritiene di poter sostenere la seguente conclusione:
Si los materiales de construccin de la moralidad estn compuestos por los presupuestos de nuestra prctica moral realmente existente [...] y si estos materiales son suficientes para que los resultados no puedan ser tildados de arbitrarios [...] entonces parece que no necesitamos acudir a ningn factor externo. Y esta es, precisamente,
32 33

J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., p. 3. J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., p. 7, corsivi redazionali.

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nuestra respuesta al dilema de Eutifrn: las condiciones ideales no son vacas porque los agentes tienen atribuida de manera ideal, es decir, ptima, la capacidad de dar cuenta de los rasgos ms sobresalientes de la prctica; pero estas condiciones no trascienden la prctica. Lo correcto es aquello que eligen los agentes ideales, pero los agentes ideales no son ciegos a la moralidad ni arbitrarios, puesto que son participantes idealizados de las pr cticas morales reales34.

questa direbbe Humpty-Dumpty, sulle ali di un celebre bardo italico vera gloria? davvero riuscito, Moreso, a parare il colpo del dilemma di Eutifrone-Shafer-Landau? Prover a sostenere che no. Mi pare infatti che largomentazione di Moreso presti il fianco a due obiezioni, le cui idee portanti possono anticiparsi nei seguenti termini: 1) il dilemma di Eutifrone stato (forse) superato in una sua versione, la versione elaborata da Shafer-Landau; tuttavia, non pu essere superato definitivamente; come laraba fenice, esso possiede invero la capacit prodigiosa di risorgere dalle ceneri alle quali si pretende di ridurlo; 2) di fronte al dilemma di Eutifrone, lunica via duscita sensata parrebbe consistere, pertanto, nel prendere atto della sua invincibilit ; ci comporta, a mio avviso, di rinunziare allinane ricerca di una fondazione oggettiva della morale; questa rinunzia non dovrebbe per essere cos gravosa, n gravida di conseguenze rovinose, se si intende il dilemma di Eutifrone in un certo modo, di cui dir tra breve. 1) Moreso, come si visto, ritiene di aver elaborato una difesa del costruttivismo etico che permette di superare il dilemma di Eutifrone-ShaferLandau. Vale la pena di rileggere il passo finale della sua argomentazione:
Y esta es, precisamente, nuestra respuesta al dilema de Eutifr n: las condiciones ideales no son vacas porque los agentes tienen atribuida de manera ideal, es decir, ptima, la capacidad de dar cuenta de los rasgos ms sobresalientes de la prctica; pero estas condiciones no trascienden la prctica. Lo correcto es aquello que eligen los agentes ideales, pero los agentes ideales no son ciegos a la moralidad ni arbitrarios, puesto que son participantes idealizados de las prcticas morales reales (corsivi redazionali).

La conclusione di Moreso richiede, anzitutto, due puntualizzazioni. Prima puntualizzazione. I presupposti formali della nostra pratica morale reale, per ipotesi, non trascendono tale pratica. Essi trascendono per, e necessariamente, la procedura ideale del costruttivismo. La pratica morale reale e la procedura ideale, ancorch accomunate dagli stessi presupposti formali, sono infatti due cose distinte. Luna , appunto, una pratica reale, effettiva: un fenomeno sociale suscettibile di conoscenza empirica, i cui presupposti sono dunque oggetto di rilevazione. Laltra invece una procedura ideale, che si caratterizza, per via di stipulazione, per certi presupposti formali che si stabilito debbano coincidere con i presupposti formali della prima, ed concepita in tal
34

J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., pp. 10-11, corsivo redazionale.

25 modo dai costruttivisti etici per adempiere limpegnativa promessa oggettivit senza realismo. Ci comporta in altri termini che, rispetto alla procedura ideale, i cinque presupposti formali siano non gi interni, ma esterni: sono materiali precostituiti con i quali i costruttivisti hanno ritenuto opportuno costruire quel certo processo euristico-argomentativo, compiendo unevidente scelta di metodo. Seconda puntualizzazione. I presupposti formali della procedura costruttivista sono materiali dotati, con tutta evidenza, di un contenuto morale (moralizzati): presentano in altri termini unindubbia compromissione con valori (princ pi, esigenze) che siamo soliti considerare morali. Il presupposto della supervenienza, in particolare, al di l dessere ancorato allidea di propriet naturali rilevanti, che rinvia a valori sostanziali rinvia direttamente ai valori delluniversalizzazione e della coerenza predicativa, dietro ai quali vi sono i valori morali dellimparzialit, delleguaglianza di trattamento e dellonest. Parimenti, lidea che la morale abbia e debba avere a che fare con il benessere degli esseri umani (o eventualmente come Moreso ha cura di precisare, richiamando la posizione degli animalisti anche con il benessere di animali non umani), parimenti compromessa con valori morali: con una qualche idea di eguaglianza, di altruismo, e di rispetto per gli altri esseri viventi, che costituiscono, nuovamente, valori morali35. Da dove saltano fuori, rispetto alla procedura ideale, questi contenuti moralizzati? Lo si visto: saltano fuori dalla (presunta) pratica morale reale, dalla nostra pratica morale realmente esistente. Lesistenza e leffettiva diffusione della cosa che Moreso chiama la nostra pratica morale reale sono peraltro problematiche: qualcuno potrebbe sostenere, ad esempio, che la pratica del discorso morale, la nostra pratica morale reale, sia un mito, uninvenzione di certi professori di filosofia morale (una Professoren-Pratik), la cui esistenza circoscritta alle pubblicazioni accademiche e a qualche intervento divulgativo, solitamente fuorviante36. Lasciando per da parte questi problemi, mi preme osservare che si ripresenta puntualmente, giunti a questo punto, una nuova versione del dilemma di Eutifrone. I presupposti formali della (nostra) pratica sociale del discorso morale sostiene Moreso sono materiali che fanno parte legittimamente della procedura ideale di giustificazione dei giudizi morali proposta dal costruttivismo. Sorge spontaneo porsi un interrogativo: da dove scaturisce la legittimit dei presupposti formali della procedura ideale? Ed ecco, alla luce dellargomentazione di Moreso, un nuovo dilemma dEutifrone: i presupposti formali della procedura ideale fanno legittimamente parte di essa, perch sono i presupposti formali della pratica reale del discorso morale, e dunque sono legittimi perch sono tacitamente accettati nella pratica del discorso morale; o fanno legittimamente parte della procedura ideale, e sono
Cfr. J. J. Moreso, El constructivismo tico y el dilema de Eutifrn, cit., pp. 10-11. Cfr. B. Celano, Osservazioni a Jos Juan Moreso, El reino de los derechos y la objetividad de la moral, cit., pp. 78-79, che riporta unefficace descrizione, da parte di Jeremy Waldron, della nostra pratica morale come di una Babele meta-etica.
36 35

26 tacitamente accettati nella pratica reale del discorso morale, perch sono, in s, legittimi? Nuovamente, di fronte al costruttivismo etico sembra presentarsi lalternativa tra relativismo (primo corno) e realismo (secondo corno). Che fare? Mi sembra che il costruttivista dovrebbe moderare le sue pretese; dovrebbe riconoscere apertamente le opzioni ultime, irrazionali, che contraddistinguono fatalmente (anche) la sua etica (i presupposti formali della procedura ideale, con i sottesi valori morali di imparzialit, eguaglianza, altruismo, rispetto, ecc.), rinunciando cos alla inane ricerca di fondamenti oggettivi per i princ pi e i giudizi morali. In ci potrebbe forse essere incoraggiato da una diversa lettura del senso del dilemma di Eutifrone, nelle sue applicazioni metaetiche. 2) Se inteso quale dilemma metaetico, il dilemma di Eutifrone pone gli agenti morali di fronte a unalternativa fondamentale forse, alla alternativa fondamentale. Non si tratta per, come suggerito pro domo eorum dai realisti la Shafer-Landau e dagli oggettivisti ontologici in genere, dellalternativa tra (labisso dell) arbitrio (relativismo) e (le salde rocce dell) oggettivit (realismo). Si tratta, invece, dellalternativa tra eteronomia e autonomia morale: tra leterodirezione, da parte di esseri trascendenti e/o di transeunti attori e istituzioni sociali, da un lato, e lautodirezione, sia pure con i limiti imposti dallinterazione sociale, dallaltro. Se Kant sulla falsariga del suo celebre compatriota, il gi menzionato barone di Mnchhausen vi ha, apparentemente rinunciato (il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me) perch argomento ab auctoritate non dovremmo fare lo stesso anche noi? Perch non dovremmo prendere atto del fatto che ci tocca sollevarci dal pantano etico da soli, tirandoci su per la nostra stessa chioma? Perch, venendo al nostro caso, i costruttivisti non dovrebbero ammettere che la preferenza (perch doi preferenza si tratta) da essi accordata alla (nostra) pratica morale reale e ai suoi taciti presupposti formali una preferenza ultima, irrazionale, per il valore della razionalit (imparzialit, universalizzazione, onest, rispetto, dignit di ogni essere umano, ecc.) nel campo delletica? Perch costoro non dovrebbero abbracciare apertamente il soggettivismo ontologico, presentando il costruttivismo come una posizione temperata, non epistemologica, ma informata invece a oggettivismo deontologico e metodologico?