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Demenzialit

Io non so nulla di psicologia e male mi destreggio con quel sapere e con quel gergo specifico. Per parlare della mia esperienza con la psicosi sar meglio rifarmi alle origini: alle origini dellumanit, le origini del pensiero; e vedremo se ne verr fuori qualcosa di decoroso. In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Come vedete almeno non sono partito da Adamo ed Eva. Ci accosteremo ora ai primi filosofi, ai cos detti presocratici. Siamo qui e nessuno di noi sa di filosofia, eppure tutti sappiamo di vivere nel mondo; e siamo immersi nella filosofia proprio perch siamo in rapporto con gli altri. Mettiamo subito in chiaro che parlare dei primi filosofi o degli albori della filosofia non significa parlare di un pensiero primitivo o infantile. Andiamo quinti per ordine. Un mito un racconto intriso di elementi divini, tramandato oralmente; esso racconta com nato luniverso e luomo, o fornisce risposte alle domande di fondo sulla vita e sui fenomeni della natura. Ad esempio: il fuoco, secondo alcuni miti, fu dato agli uomini da una divinit buona, secondo altri, invece, fu rubato agli dei. I primi pensatori, non accontentandosi delle risposte fornite dai miti, cercavano soluzioni che potessero soddisfare la ragione. Qual la vera origine delle cose? Qual la sostanza di tutte le cose e come ci spieghiamo la molteplicit? La necessit di un pensiero concreto e razionale fu il motore che mise in discussione il sapere che allumanit derivava dai miti e dalle credenze religiose. Partiamo dalla parola verit, una parola che pronunciamo tutti i giorni, forse con un po di leggerezza (soprattutto se pensiamo che i Greci, che pur avevano una divinit per tutto, non ne avessero una per la verit). Ma da dove nasce questa parola? Diciamo che la ricerca della verit allorigine della filosofia. I primi filosofi si posero, infatti, alla ricerca di un modo nuovo per osservare il mondo; in altre parole per conoscere la verit e spiegare le cose. Conoscere la verit per spiegare gli eventi della natura e dare risposte sullorigine delle cose. Noi parliamo di verit in molti sensi e addirittura diciamo questo pi vero di quello e cio misuriamo la verit. Il modo in cui oggi la scienza parla di verit, m a anche la religione e larte, ereditato dalla filosofia. Non crediamo, come dicevo prima, che i presocratici siano un preambolo alla filosofia. La filosofia nasce grande. Aristotele dice: La filosofia nasce da zauma, che viene tradotto con meraviglia, ma una traduzione banale; nella traduzione del Prof. Severino zauma vuol dire terrore, paura; paura del dolore, della morte, dellinfelicit. Siamo di fronte a giganti teutonici, ai Titani, ai demoni o dei della Terra. La filosofia nasce dalla paura, paura e stupore di fronte ai fenomeni della natura, quelli che gi i miti del fuoco, del giorno e della notte spiegavano. Attenzione sono storie che ancora oggi sopravvivono nella vita, nella letteratura, nelle arti.

Nel mito vi sono quelle prospettive che guidano sin dallinizio la vita delluomo, ma non che gli consentano di costruire strumenti e tecniche per difendersi; certo aiutano luomo a sopravvivere, ma allinterno di uninvenzione, di un senso divino del mondo entro cui luomo si sente protetto, difeso dalla minaccia del dolore e della morte. Questa la questione centrale della vita delluomo: la morte, il dolore; il rimedio contro il dolore e la morte. ovvio che luomo non possa accontentarsi della risposta mitologica per affrontare la propria questione centrale. Mito significa racconto, come stanno le cose; luomo mitico non vive il mito come una favola ma come una realt, eppure il mito resta uninvenzione delluomo: voglio che il mondo abbia questo senso; produce, quindi, il senso del mondo, il significato del mondo. Il significato della protezione divina, cos espresso, poetico. Poesia ci che produce, produzione, invenzione, volont che le cose stiano in un certo modo. Questo latteggiamento di chi, non guardando la realt, sogna la realt. Sognare la realt significa quindi sognare il rimedio contro la morte, sognare il rimedio contro il dolore. Poi, arrivato a un certo punto, desidera di uscire dal sogno e che il rimedio esca dal sogno con lui, che non sia solo un sogno; luomo ha bisogno che questo rimedio sia una verit incontrovertibile. Questa volont di uscire dal sogno la filosofia. Ora, bisogna andare alla radice di questa parola. Molti traducono filosofia come amore per la sapienza, ma la parola amore ben lontana dal significato dolciastro comunemente inteso; non s'addice alla forza con cui luomo deve contrastare il dolore e la morte. Filei in greco vuol dire amare, aver cura, attenzione, ma significativo il sostantivo sofia (safes). Safes vuol dire chiaro, che sta in luce, che non si nasconde. Si mostra, si mostra in carne e ossa e, poich si mostra, non sogno, sta l davanti, non si pu negare. La filosofia quindi la volont di portare alla luce ci che di per se stesso chiaro ed incontrovertibile. Unaltra parola chiave del discorso filosofico teoria, parola usata ancora oggi, come ben sappiamo. Teoria in greco vuol dire festa. la contemplazione della cerimonia salvifica. Luomo con la filosofia celebra la festa che lo salva dal dolore. Quando luomo non vuole pi sognare, ecco che la teoria la contemplazione di ci che sta in luce in modo incontrovertibile. La filosofia non teoria astratta, ma quello sguardo che scruta le cose e, mettendole in luce, consente di approntare veri rimedi. Nella filosofia non ci sono primi passi incerti. Ripetiamolo: la filosofia nasce grande. Tutti i primi filosofi si sforzarono nellargomentare le proprie deduzioni in modo logico, distaccandosi dai favoleggiamenti delle superstizioni. Per allora questo era semplicemente rivoluzionario. I Greci quando parlano di verit usano la parola aleteia che vuol dire non nascosto, in luce, quindi quel sapere che non pu essere smentito ci che viene in luce, il non nascosto (nel secolo scorso Heidegger centr tutto il suo filosofare su questa parola). Abbiamo gi gli strumenti per cogliere come, con la nascita della filosofia, si venga a creare qualcosa di estremamente critico nei confronti del mito, delle religioni, delle fedi. 2

Ad aleteia bisogna aggiungere la parola episteme. Se vogliamo cogliere pi pienamente cosa fosse la verit per i Greci, dobbiamo necessariamente guardare in modo bioculare questi due termini. Episteme composto da epi e da steme. Epi vuol dire sopra e steme lo stare sopra, cio la capacit di imporsi sulle forze pratiche, mentali, istintive che vorrebbero scuotere e abbattere ci che sta. Episteme come un albero che sta su un terreno irrequieto e pregno di forze che vorrebbero abbattere lalbero stesso. Ma lalbero stando in luce, cio aleteia, capace di respingerle e contenerle, al di l delle variazioni dei tempi, degli uomini e persino a dispetto di un dio onnipotente. Nessun Dio riesce a smentire il sapere che i Greci chiamano aleteia episteme. Si possono ricondurre tutte le cose a un unico principio? Nel libro I della filosofia Aristotele dice che i primi che filosofarono ritenevano che il principio di tutte le cose fosse soltanto di specie materiale. Per Talete era lacqua. Ma come, si parla di dolore e di morte e ce ne usciamo con un bicchier dacqua? La questione va contestualizzata (sembra di parlare con un paziente). (sic). La nostra attenzione subito catturata dalla parola acqua e dimentichiamo le parole principio e tutte le cose. Non consideriamo che prima di allora concetti come principio o totalit delle cose non fossero conosciuti. Si comincia adesso a parlare del tutto. Principio implica che c qualcosa che non viene dal nulla e non va nel nulla. Talete, ad esempio, sostenne che esiste una fiusis, un essere, da cui le cose provengono e a cui ritornano, che appunto la matrice di tutte le cose. Quando chiama questessenza acqua non si pensa allacqua sensibilmente presente, ad esempio, in una bottiglia; questa, infatti, una di tutte le cose; il mito guarda alla parte, la filosofia guarda al tutto. Per il filosofo c qualcosa di identico in ogni cosa e che lega tutte le cose tra loro e che non ha nulla a che fare con lacqua materialmente intesa. Vedremo poi che Anassimandro ci dir che il principio di tutte le cose lapeiron (lindeterminato). Vi ho fatto sto pippozzo non solo perch, come dice Antonello, il mio nome darte Pippo, ma perch per la prima volta nella storia del pensiero umano vediamo affacciarsi parole come tutte le cose contrapposte a parole come nulla. Il nulla quindi come ci che contrapposto a tutte le cose, la distanza infinita che c tra ci che e lassolutamente nulla. Quando noi, ad esempio, siamo tristi senza motivo alcuno e allamico che ci chiede che hai? rispondiamo niente, diciamo proprio la verit, perch proprio questa mancanza di ente, questo no ente il vuoto che ci ingoia e ci fa stare in quello stato danimo cos particolare. Questesempio naturalmente banale, rispetto alla dicotomia essere / nulla. Siete legittimati a pensare: ma che ce ne facciamo di queste fesserie?. Vi ringrazio per la vostra educazione e vediamo se riesco a dire qualcosa di interessante e forse di utile. Chiediamoci: crediamo forse che sia la stessa cosa morire senza sapere alcunch del nulla e invece morire sapendo, o credendo, che la morte sia un andare nel nulla? In ci da cui non c ritorno? Nei miti i morti fanno un viaggio e poi vanno da qualche parte (ovvero si torna in qualche posto, uguale o altro). Va da s che langoscia della morte abbia un grado infinitamente maggiore se si pensa che morire sia andare verso un luogo da cui non c ritorno perch si appartiene al nulla. Alla filosofia non basta trovare un rimedio, come bastava al mito, di fronte a questangoscia. Ci serve un sommo rimedio, ovvero quello che ci garantisca l'essere sempre salvi dal nulla. Eschilo, che non viene considerato un filosofo ma un poeta (come se un poeta non potesse essere un filosofo e viceversa), diceva: se si vuole cacciare dalla mente con verit il dolore che rende folli, allora necessario rivolgersi a Zeus. Non il divino del mito, ma quel divino che non sottost alla vicenda delluscire dal nulla tornare nel nulla che la vicenda propria delle cose. Qui, a mio 3

avviso, c la psicosi nella sua essenza. Qui sentiamo i vari ges, regina dInghilterra, curcio, napoleone, essere la donna che copula col dio di schreberiana memoria. I primi filosofi, e Anassimandro in particolare, pensavano che il principio di tutte le cose fosse un che di indeterminato e non una cosa in particolare. quindi inevitabile che ci sinterroghi su questo qualcosa, che non un ente particolare ed diverso dal nulla. Eraclito si propose di guardare in faccia questo essere e not che luna cosa non laltra, ovvero, io sono io se non mi lascio invadere, il mio corpo questo perch tengo lontano tutto il resto (quanto assomiglia questo dire lamore nasce dallodio di freudiana memoria e quanto nella psicosi questo confine non assolutamente definito). Ogni cosa , pertanto, quello che solo se si oppone alle altre cose. Lopposizione, plemos, ci che genera tutte le cose, generazione attraverso i contrari: sappiamo che A c perch lo distinguiamo non-A, e viceversa. Ma questopposizione non pu essere, come nella psicosi, un annullamento totale, bens un'individuazione dei propri confini (a mio avviso si trova qui in nuce la strutturazione edipica che toglie luomo dalluniverso psicotico). Questo spinge Eraclito a dire: plemos (la guerra) il padre di tutte le cose e la giustizia (intesa come regolazione dei confini) guerra. Ci che comune a tutte le cose lo stare in s tenendo lontane le altre cose. La via della verit, guidata dalla ragione, conduce alla sapienza e allessere, mentre la via dellopinione, guidata dai sensi, conduce allapparenza e allinganno. La ragione, e non locchio, vede il vero. Per questo, a mio avviso, ci sembra che tutto sia vicino, a portata di mano: cos vicino che non riusciamo a distinguerlo.