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OBBLIGAZIONE

I diritti relativi diversi dai diritti potestativi consentono al loro titolare di esigere un comportamento altrui; quando tale comportamento suscettibile di valutazione economica, si parla di diritto di credito; il rapporto giuridico fra il titolare del diritto e il soggetto obbligato al comportamento si chiama rapporto obbligatorio, o pi semplicemente obbligazione. Il titolare del diritto di credito si chiama creditore, il soggetto obbligato si chiama debitore. Riassumiamo quanto abbiamo detto: lobbligazione un rapporto giuridico nel quale una parte (il debitore) obbligata a tenere un determinato comportamento (la prestazione) a favore dellaltra parte (il creditore). Gli elementi dellobbligazione sono: a) il creditore, o soggetto attivo, il quale ha il potere di pretendere, nel proprio interesse, che unaltra persona tenga un determinato comportamento; b) il debitore, o soggetto passivo, che ha lobbligo di tenere un determinato comportamento nellinteresse del creditore; c) la prestazione, cio il comportamento che il debitore obbligato a tenere nei confronti del creditore. Lobbligazione sorge quando lordinamento intende tutelare linteresse patrimoniale di un soggetto, ma questi non pu soddisfarlo autonomamente e ha perci bisogno della collaborazione di un altro soggetto; in altri termini, affinch A possa realizzare il proprio interesse occorre che B tenga un determinato comportamento; ebbene, se lordinamento tutela linteresse di A a conseguire lutilit che gli assicurata dal comportamento di B, diciamo che lordinamento attribuisce ad A il diritto (di credito) a esigere da B quel comportamento. Da quanto abbiamo detto, consegue che non concepibile la nascita di unobbligazione laddove un so ggetto sia in grado di realizzare autonomamente un proprio interesse, senza cio dover ricorrere alla modifica dellaltrui sfera giuridica. Lobbligazione presuppone una contrapposizione di interessi, cio almeno due soggetti. Pu poi capitare che pi soggetti abbiano lo stesso interesse: se A e B vendono a C un bene, i soggetti coinvolti nel rapporto obbligatorio sono tre, ma le parti di tale rapporto sono sempre due, perch due sono i centri di interesse (o, se si vuole, gli interessi in conflitto) coinvolti nel rapporto. Fatta questa precisazione, che richiama la distinzione tra parte del rapporto e soggetto del rapporto, torniamo a quanto abbiamo detto. Se il soggetto in grado di realizzare con il proprio comportamento linteresse che lordinamento protegge, siamo di fronte a un diritto assoluto. Se il soggetto pu realizzare il proprio interesse solo attraverso la modifica della sfera giuridica altrui, siamo di fronte a un diritto relativo. Se la modifica della sfera giuridica altrui deve accompagnarsi a un comportamento del soggetto passivo, e tale comportamento suscettibile di valutazione economica, abbiamo un diritto di credito. Linteresse sotteso a un diritto assoluto viene soddisfatto dal comportamento del titolare del diritto; la tutela giuridica di un diritto assoluto consiste dunque, in prima battuta, in ci: i terzi devono astenersi dallinterferire nellesercizio del diritto.

La tutela giuridica di un diritto di credito, per contro, consiste in ci: lordinamento assicura al creditore di ottenere dal debitore la prestazione a cui ha diritto. Linteresse sotteso a un diritto di credito, infatti, viene soddisfatto dal comportamento del debitore. Dunque, la tutela dei diritti assoluti erga omnes, mentre la tutela dei diritti relativi in personam.

LA PRESTAZIONE Le parti del rapporto obbligatorio sono il creditore e il debitore; loggetto del rapporto obbligatorio la prestazione. Mentre i diritti reali sono diritti sulle cose (il loro oggetto sono le res), i diritti di credito sono diritti a una prestazione, ossia a un determinato comportamento di un determinato soggetto. Il comportamento in cui la prestazione consiste pu essere un dare (ad es. la consegna di una cosa nel comodato, mutuo, locazione, vendita; il pagamento del prezzo nella vendita, del canone nella locazione, degli interessi nel mutuo), oppure un fare (la prestazione del lavoro da parte di un dipendente, costruire una casa nel contratto di appalto), oppure in un non fare (non fare concorrenza a un altro imprenditore, non vendere un proprio bene, non edificare sul proprio fondo o non sopraelevare la propria costruzione). Le obbligazioni di dare e di fare sono anche dette obbligazioni positive; daltro canto, le obbligazioni di non fare sono anche dette obbligazioni negative. Ricordiamo la differenza fra obbligazioni negative e dovere generale di astensione.

Patrimonialit della prestazione. Il contenuto della prestazione, abbiamo visto, pu essere il pi vario, anche se possiamo classificarle, in base al loro contenuto, in tre sottoinsiemi. Ma, qualunque sia il suo contenuto, la prestazione deve avere carattere patrimoniale: art.1174 c.c. : la prestazione deve essere suscettibile di valutazione economica, cio deve essere esprimibile in una somma di denaro che ne rappresenti, appunto, il valore economico. Naturalmente, la prestazione pu consistere direttamente nel pagamento di una somma di denaro (ad es. il pagamento del prezzo della compravendita) e, in tal caso, questa somma costituisce il valore economico della prestazione. La prestazione in denaro pu anche mancare. Esempio: un imprenditore A si obbligato a non fare concorrenza allimprenditore B; qui il valore economico della prestazione consiste nel maggiore profitto che limprenditore B pu realizzare per effetto della non concorrenza dellaltro; tanto che se A viola lobbligazione assunta e compie atti di concorrenza, B potr richiedere il risarcimento del danno, ossia una somma di denaro corrispondente al mancato maggior profitto.

Vediamo ora un altro esempio: il vicino di casa, appassionato del violino, si impegna a non suonarlo in determinate ore del giorno in cambio di una certa somma. Anche qui il valore economico della prestazione

facilmente identificabile, ma la particolarit del caso ci suggerisce una riflessione: qualunque comportamento potrebbe essere valutato economicamente, se adottassimo il punto di vista della persona che si impegna a tenerlo. Ma il senso dellart. 1174 c.c. che vi sia un criterio in base al quale determinati comportamenti non devono essere valutati economicamente. In altri termini, lart.1174 il punto finale di un ragionamento del legislatore: fra i numerosi comportamenti a cui un soggetto pu impegnarsi, solo alcuni di essi sono suscettibili, in base allordinamento, di valutazione economica, mentre altri non lo sono. Se tutti i comportamenti lo fossero, la precisazione dellart. 1174 c.c. non avrebbe senso, sarebbe perfettamente inutile; tutti i comportamenti potrebbero infatti essere oggetto di obbligazione. Invece lart.1174 ci dice che lordinamento giuridico considera certi comportamenti come non suscettibili di valutazione economica; non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che la violazione degli obblighi ad essi relativi comporti comunque un risarcimento; esso infatti compensare solo in via equitativa il danno non patrimoniale subto a causa della violazione. A questo punto, il problema diventa quello di individuare un criterio, interno allordinamento, che ci consenta di individuare quando un comportamento abbia oppure no il requisito della patrimonialit (sia cio suscettibile, secondo lordinamento giuridico, di valutazione economica). La risposta si trova in numerose disposizioni del nostro codice, che non riconoscono quali possibili oggetti di obbligazione quei comportamenti che al costume sociale e alla morale corrente ripugna di inscrivere in uno scambio economico: i doveri famigliari, ad esempio, bench molti di essi abbiano un diretto riscontro economico, sono considerati obblighi di natura morale. Quando il diritto li riconosce, conferendo a essi la natura di obblighi giuridici, li sottrae comunque dalla logica dello scambio economico. Inoltre, obblighi giuridici non patrimoniali sono solo quelli imposti in certe situazioni dalla legge; per contro, lautonoma assunzione di un impegno non patrimoniale da parte di un soggetto non ha mai peso giuridico, ma resta affidata alla coscienza: promettere di sposare, di adottare, di riconoscere un figlio naturale, o accordarsi in tal senso, non produce alcun vincolo giuridico. In materia contrattuale, il carattere patrimoniale dellaccordo richiesto dalla stessa definizione normativa di contratto: art. 1321 c.c. Se oggetto del contratto un comportamento non suscettibile di valutazione economica (nel senso che abbiamo appena chiarito), lo stesso contratto invalido in quanto risulta contrario a princpi desumibili da norme imperative. I princpi a cui si fa riferimento, come abbiamo detto, sono quelli del costume sociale e della morale corrente; il codice civile si riferisce a essi qualificandoli con lespressione ordine pubblico e buon costume (art. 1343 c.c.). Dunque, per la legislazione civile lespressione ordine pubblico e lespressione buon costume fanno riferimento ai princpi del costume sociale e della morale corrente. In particolare, lespressione ordine pubblico fa riferimento a quei princpi che attengono, sovrastandole, alle relazioni economiche; lespressione buon costume fa invece riferimento a quei princpi che attengono, sovrastandole, alle relazioni non economiche (ideali, morali, affettive, sessuali). La precisazione necessaria, in quanto nel diritto penale entrambe le espressioni hanno un significato non

poco diverso. Quindi, se si usa lespressione ordine pubblico o lespressione buon costume, e il contesto non permette di chiarire se si intende tale espressione nella sua accezione civilistica o penalistica, buona norma precisare che si sta parlando dellordine pubblico (o del buon costume) in senso civilistico (o in senso penalistico).

Vi sono comportamenti che non possono essere oggetto di obbligazioni, ma possono essere oggetto di obblighi giuridici (non patrimoniali); vi sono anche dei comportamenti che non possono formare in alcun caso oggetto di obblighi giuridici, o perch la legge vuole rispettare in assoluto la libert morale (= libert di tenere o non tenere un determinato comportamento) dellindividuo, o perch la legge resta indifferente allinteresse di un soggetto a ottenere quel comportamento. Un esempio del primo tipo la scelta di sottoporsi ad un espianto di organo (art. 5 c.c.); un esempio del secondo tipo linteresse del cliente a ottenere la prestazione della prostituta. I comportamenti che possono formare oggetto di rapporti giuridici, possono per anche formare oggetto di relazioni non giuridiche: io posso promettere di andare a trovare mia nonna in ospedale, o posso impegnarmi a fare compagnia a un anziano due volte alla settimana; posso invitare a pranzo un amico e poi non farmi trovare a casa, o impegnarmi a fornire il pranzo ai clienti di un albergo e poi non mantenere limpegno. Dunque, lo stesso comportamento pu talora formare oggetto di rapporti giuridici o di cortesia: come fare a distinguere? La distinzione importante; solo nel caso in cui il rapporto sia giuridico, infatti, il non aver tenuto fede allimpegno assunto comporta conseguenze giuridiche. Se il comportamento poteva formare oggetto di valutazione economica (nel senso che abbiamo pi volte precisato) e le parti del rapporto hanno convenuto un corrispettivo per tale comportamento o il pagamento di una penale per il caso di mancato adempimento, la risposta chiaramente nel senso che il rapporto giuridico (ed un rapporto obbligatorio). Ma le parti potrebbero anche non convenire alcun corrispettivo n alcuna sanzione per il caso di mancato rispetto dellimpegno; in tal caso il rapporto che in astratto poteva formare oggetto di un rapporto giuridico o di cortesia stato collocato dalle parti nel primo ambito o nel secondo? Per dare una risposta, bisogna indagare la volont delle parti. Dottrina e giurisprudenza hanno elaborato il criterio dellinteresse giuridicamente rilevante da parte di chi si impegnato al comportamento. Vediamo unapplicazione di questo principio. A si impegna a ospitare B nella sua auto per condurlo da Dolo a Padova. Questa relazione potrebbe restare circoscritta allambito delle relazioni sociali, oppure rientrare nellambito delle relazioni giuridiche; poich tale comportamento suscettibile di valutazione economica, se oggetto di un rapporto giuridico oggetto di un rapporto obbligatorio. Quando A e B si sono accordati nel senso che abbiamo visto, potrebbero aver concluso un contratto di trasporto (art. 1678 c.c.) in cui A il vettore, B il viaggiatore (se il trasporto di cose, B il committente). Il contratto pu prevedere un corrispettivo (contratto a titolo oneroso) oppure no (contratto a titolo gratuito); ma se A trasporta B da Dolo a Padova senza corrispettivo, potrebbe anche trattarsi di un trasporto di cortesia,

cio di un rapporto sociale non assoggettato alle regole giuridiche del contratto di trasporto. Ebbene, si ha trasporto di cortesia e quindi non si ha un rapporto obbligatorio quando non ravvisabile alcun interesse patrimoniale (sia pure mediato) di colui che effettua il trasporto a tenere tale comportamento. In altri termini, il rapporto di cortesia quello del tutto disinteressato a vantaggi economici; limprenditore che trasporta gratuitamente i propri dipendenti sul luogo di lavoro ha assunto unobbligazione (contratto di trasporto gratuito), chi prende a bordo un autostoppista o accompagna lamico allaeroporto n on ha assunto unobbligazione (trasporto di cortesia). Linteresse del creditore. Abbiamo detto che la prestazione del debitore tende a soddisfare un interesse del creditore; quellinteresse che lordinamento ha inteso tutelare attribuendo al suo portatore un diritto di credito. Ma, mentre la prestazione del debitore deve avere carattere patrimoniale, linteresse del creditore pu essere anche di natura morale: ad esempio, chi acquista il biglietto per una rappresentazione teatrale o acquista un romanzo, lo fa per ragioni culturali o di svago.

Le obbligazioni accessorie. La classificazione in obbligazioni di dare, fare e non fare serve a dare unidea di come possa configurarsi un rapporto obbligatorio. A unanalisi pi approfondita, esso rivela una maggiore complessit: accanto allobbligazione che costituisce il nucleo del rapporto giuridico, che chiamiamo principale, vi una serie di obbligazioni accessorie, che in tanto si giustificano in quanto sussiste quella principale. Ad es. dal contratto di compravendita (art. 1470 c.c.) scaturisce lobbligo per il venditore di consegnare la cosa al compratore; ma, accanto a tale obbligo di dare, ve n uno accessorio di fare: sino al momento della consegna il venditore ha lobbligo di custodire la cosa. Altro esempio: nel contratto di locazione (art. 1571 c.c.), lobbligazione del locatore di far godere la cosa al locatario; ma tale obbligazione la somma di unobbligazione di dare (la consegna della cosa) e di obbligazioni di fare (mantenere la casa in stato idoneo a servire alluso convenuto, difendere il pacifico godimento della cosa da parte del locatario); non a caso si parla di unobbligazione complessa, la quale si risolve in una serie di obblighi distinti ma coerenti a un unico scopo. Lobbligazione accessoria di comportamento secondo correttezza. Una generale obbligazione accessoria prevista dallart. 1175 c.c. Essa generale perch accede a qualunque rapporto obbligatorio; inoltre, essa incombe sia sul debitore sia sul creditore (in tal senso essa, si dice, unobbligazione reciproca). Tale obbligazione non ha un contenuto predeterminabile; la correttezza reciproca tra creditore e debitore implica, in via generale, che entrambi debbano comportarsi lealmente nellambito del rapporto obbligatorio. Dottrina e giurisprudenza hanno precisato la portata di tale obbligo a un comportamento reciprocamente leale; il punto di partenza che il creditore e il debitore sono portatori di interessi contrapposti: ebbene, comportarsi lealmente significa, ai sensi dellart. 1175 c.c., perseguire il proprio interesse senza ostacolare

inutilmente linteresse della controparte. Per indicare la correttezza richiesta alle parti di unobbligazione si usa anche lespressione buona fede oggettiva. Il codice richiama in pi occasioni il principio del comportamento secondo correttezza san cito in generale dallart. 1175 nel campo dei rapporti obbligatori. Ma, come abbiamo detto, il contenuto di tale obbligo andr individuato di volta in volta in base al criterio suindicato. Ad esempio, stato riconosciuto in contrasto con lobbligo di correttezza il comportamento del creditore che non abbia comunicato al debitore il cambiamento del domicilio presso il quale eseguire la prestazione dovuta. Ugualmente contrario alla correttezza stato giudicato il comportamento di un creditore che rifiuti il pagamento mediante assegno, se nelle precedenti fasi del rapporto egli aveva sempre accettato pagamenti con assegno. Il principio di correttezza contenuto nellart. 1175 c.c. costituisce un generale criterio di comportamento delle parti di un rapporto obbligatorio. Il principio di buona fede oggettiva, in altri termini, non prescrive determinati comportamenti, ma prescrive un criterio al quale ispirare il proprio comportamento nellambito di un rapporto obbligatorio. La risposta allinterrogativo se, in una concreta situazione, il comportamento concretamente tenuto dal creditore o dal debitore abbia rispettato oppure no il dovere di correttezza sancito dallart. 1175, spetta allinterprete; nelle controversie giudiziarie, al giudice. A questo punto, evidente che di fronte alla regola posta dallart. 1175 linterprete svolge una vera e propria funzione integrativa del sistema normativo, perch la regola di condotta verr enucleata di volta in volta dallinterprete, seppure in base al criterio di cui allart. 1175. Questa circostanza sembra proporci uneccezione al principio della separazione dei poteri. Cerchiamo di capire perch il legislatore, in questo come in altri casi, si limitato consapevolmente a dettare una direttiva di massima, delegando alla giurisprudenza il compito di svilupparla e specificarla. Le clausole generali e lintegrazione dellordinamento La legge, per analitica che sia, non pu prevedere tutte le possibili situazioni, tutti i comportamenti scorretti che un creditore pu tenere a danno del debitore o che un debitore pu tenere a danno del creditore. La legge pu prevedere e vietare in modo espresso solo gli abusi pi frequenti; se pretendesse di considerarli tutti in modo esplicito, dovrebbe dettare una casistica minuziosa e pesante, ma comunque necessariamente incompleta, quindi inutile: molti riprovevoli comportamenti sfuggirebbero alle pur fitte maglie della legge, perch non corrisponderebbero per un verso o per laltro al puntiglio casistico del legislatore: a) la legge non vieta questo specifico comportamento (mentre si preoccupata di vietarne decine di altri), dunque posso tenerlo b) la legge non impone questo specifico comportamento (mentre si preoccupata di imporne decine di altri), dunque non sono obbligato a tenerlo diventerebbero la risposta tipica di tutti coloro che si sono comportati in modo sleale nei confronti della controparte. Dunque, dato che una disciplina minuziosa degli obblighi di correttezza sarebbe impotente a frenare gli

abusi, opportuno che il legislatore si limiti a fissarne il principio, lasciando agli interpreti, ed in particolar modo alla giurisprudenza, di specificarli nei singoli casi concreti. In questo modo il sistema giuridico acquista flessibilit, cio la capacit di disciplinare adeguatamente le infinite possibili evenienze delle fattispecie concrete, e col vantaggio di potersi adattare a esigenze nuove, che emergano nel corso del tempo. Il principio generale della correttezza da mantenere nellambito dei rapporti obbligatori consente perci di identificare altri divieti e altri obblighi, oltre a quelli espressamente previsti dalla legge; esso realizza, come si dice, la chiusura del sistema legislativo, ossia offre allinterprete un criterio per colmare le inevitabili lacune che la disciplina esplicita rivela, a contatto con la molteplicit e la variet delle concrete situazioni della vita economica e sociale. Il legislatore ricorre a clausole di chiusura in vari casi; sono le cosiddette clausole generali: norme giuridiche che fissano un criterio di giustizia senza tuttavia prescrivere o vietare una specifica condotta, affidando allinterprete il compito di elaborare la regola di comportamento sulla scorta di tale principio. Oltre alla correttezza di cui allart. 1175 c.c., si possono citare la giusta causa (art. 2119 c.c.), il giustificato motivo (art. 18 Statuto lavoratori), l interesse meritevole di tutela (art. 1322 c.c.), il buon costume (art. 1343 c.c.), lordine pubblico (art. 1343 c.c.), la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1001 c.c.), il pudore (art. 529 c.p.). Integrazione ed evoluzione dellordinamento Abbiamo chiarito per quale ragione il legislatore fa ricorso alle clausole generali (delle quali la buona fede oggettiva, che stiamo esaminando pi da vicino, un esempio), e abbiamo altres spiegato in che cosa esse consistono: criteri da cui enucleare regole di condotta, alle quali andranno commisurati i comportamenti concretamente tenuti dai cittadini. Tali princpi sono in definitiva propri dei costumi sociali; quando il legislatore rinvia ad essi (il caso pi chiaro probabilmente quello del buon costume) fissa nel medio sentire sociale il criterio al quale commisurare la liceit o illiceit di un concreto comportamento; linterprete del diritto dovr farsi interprete del medio sentire sociale, per valutare a quella stregua la fattispecie concreta sottoposta al suo esame. Cos, per valutare se indossare il top-less configuri oppure no il reato di atti contrari alla pubblica decenza o quello di atti osceni in luogo pubblico, il giudice dovr valutare se la visione del seno femminile su una spiaggia sia in grado di determinare nelluomo medio del tempo di oggi (Cass. n. 10435 \1980), un apprezzabile senso di turbamento o disagio (contrariet alla pubblica decenza) o addirittura di disgusto o di profonda eccitazione (oscenit). Per lungo tempo si era ritenuto che indossare il top-less fosse contrario alla pubblica decenza. Con una storica sentenza del 1980 (sopra citata) la Cassazione ha ritenuto che levoluzione del medio sentire sociale avesse ormai condotto quel comportamento al di fuori del penalmente rilevante: il comune senso del pudore si modificato, la sua soglia si abbassata; di conseguenza, si valutato che un determinato comportamento fino a qualche tempo prima considerato come offensivo del comune senso del pudore, non lo fosse pi. Oggi si assiste a un analogo movimento della giurisprudenza in ordine al nudo

integrale: Considerando il sentimento medio della comunit e i valori della coscienza sociale, il nudo integrale pu assumere diverse valenze. Se praticato in una spiaggia appartata, frequentata da soli nudisti, penalmente irrilevante, in quanto non in grado di turbare il senso di costumatezza delle persone ivi convenute (Cass. Pen. III Sez., n. 8959\1997). Tornando alla clausola generale del comportamento secondo correttezza, che chiude la disciplina legislativa delle obbligazioni, spetta al giudice stabilire, in concreto, se un determinato comportamento sia stato corretto oppure no; se sia stato, come anche si dice, secondo buona fede (oggettiva) oppure contrario alla buona fede. Ma il giudice, in tale operazione, non potr avvalersi di un personale concetto di correttezza o di lealt, non potr fare riferimento alla propria nozione di che cosa sia corretto nei rapporti obbligatori. Dovr invece tenere conto delle regole del costume sociale, che potrebbero anche essere molto pi elastiche o pi rigide del suo personale concetto di correttezza. Non solo: dovr tener conto del livello di correttezza media richiesto dalle regole del costume sociale nello specifico settore economico e sociale a cui si riferisce il particolare rapporto obbligatorio sottoposto al suo giudizio (il settore del credito, del mercato immobiliare, del mercato delle auto usate, ecc ). Nellattribuire un contenuto specifico alla clausola generale, il giudice compie unopera di integrazione dellordinamento, formulando egli stesso la regola di condotta da applicare al caso concreto. Una funzione analoga, a ben vedere, a quella che il giudice svolge non soltanto quando decide di applicare analogicamente una certa norma, ma ogniqualvolta considerazioni sistematiche o teleologiche lo inducono ad attribuire a una disposizione x un significato che si discosti da quello pedissequamente letterale. Ci non significa che lintegrazione vada condotta sulla base di criteri personali; come abbiamo detto, linterpretazione va condotta muovendosi allinterno dellordinamento (criteri legali di interpretazione, presupposti dellanalogia, medio sentire sociale). In questo senso, non si pu dire che il giudice usurpi la funzione del legislatore. Con riferimento alla clausola della buona fede oggettiva, ricordiamo alcune applicazioni che ne ha fatto la giurisprudenza, senza dimenticare che il legislatore estende lobbligo di buona fede anche alle trattative contrattuali, cio alla fase che precede lassunzione dellobbligazione (art.1337 c.c.): a) dovere di informazione; ciascuna parte ha il dovere di informare laltra di circostanze rilevanti. Ad esempio, stato ritenuto contrario alla buona fede il non dire al compratore di unarea edificabile che vi un progetto di modifica al piano regolatore il quale modificherebbe la destinazione di quellarea; b) divieto di ingiustificata rottura delle trattative contrattuali; c) divieto di ostacolare inutilmente il perseguimento degli interessi della controparte (ad es. non comunicando al debitore la modifica della residenza alla quale la prestazione va eseguita, o inopinatamente rifiutare il pagamento tramite assegno di una rata del debito).