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II - CARATTERI DELLA FILOSOFIA

PREFAZIONI premesse al I e al II volume degli OPUSCOLI FILOSOFICI (Milano 1827-28)1 nelle quali si espongono i CARATTERI DELLA FILOSOFIA

Indice
Prefazione prima .............................................................249 Prefazione seconda..........................................................258 Note del Curatore............................................................277

Introduzione alla filosofia

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Prefazione prima
Questi opuscoli filosofici sono stati scritti in diversi tempi e in diverse circostanze ne momenti avanzati allAutore dalle altre sue occupazioni. Non si pu dunque esigere fra essi una rigorosa connessione, giacch non furono lavorati sopra alcun disegno generale. Tuttavia sono essi privi al tutto duna relazione che dia loro qualche unit? Non gi; ella v: lAutore non ve lha messa, ma ve lha trovata; crede utile il farla osservare anche a suoi leggitori. Si pu dire che i primi quattro Saggi, i quali formano il primo Volume, riguardano tutti la divina Providenza, sebbene non sia ci indicato dal loro titolo: questa almeno lidea dominante in essi, e quella intorno a cui si raggirano, come intorno a loro centro, tutte le altre. Nel primo Saggio si presenta luomo applicato al meditare, che dal vedere afflitti talora i buoni ed i pravi rallegrati, tituba quasi nella fede della divina Providenza circa la distribuzione de beni e de mali su questa terra: ma diffidando di se stesso, prima di passare ad una vera dubitazione, si fa ad esaminare le forze della propria intelligenza; a riconoscerne i limiti; e a considerare le strade diritte e sicure che il possono condurre alla verit in una ricerca s spinosa e s rilevante. le quali strade egli riconosce esser due; luna pi breve e pi certa della Rivelazione; laltra pi lunga ed incerta della Ragione, la qual per rendesi luminosa e certa anchessa, se dal lume rivelato venga irraggiata. Nel Saggio seguente luomo si mette in cammino per queste vie, non meno per quella della Rivelazione, che della Ragione; e

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discuopre, che la divina Sapienza doveva seguire nella dispensazione de beni e de mali terreni certe Leggi sublimi, che sfuggono al corto vedere della maggior parte degli uomini, ma che, dovelle sono vedute, arrecano la pi gran pace alla mente che prima titubava per la propria ignoranza, e temeva non forse mancasse un ordine degno di Dio nellampio governo del fisico del morale universo. La Providenza comparisce nel terzo Saggio come quella che avendo educato lumanit con un fine costante ed infinitamente sublime, e avendo a questunico fine tutti gli avvenimenti del mondo o sieno piccioli o sieno grandi preordinati e diretti, si fatta esemplare, da cui ricopiar devono i pastori de popoli, i principi delle nazioni, e tutti quelli che influiscono sulleducazione degli uomini, e che Dio chiama a parte della grande sua impresa di realizzare il sistema da lui disegnato ab eterno, e nella creazione cominciato1. Dopo aver considerata la Providenza come lesemplare della educazione umana, trapassa nel quarto2 Saggio2 a contemplare lopera della Providenza, cio luniversit di tutte le cose colle loro leggi e nellimmenso loro corso da quelle regolato, come il subbietto generale delle belle arti, quando queste sieno sollevate da terra mediante geni possenti e cristiani, e sieno chiamate a diffondere la virt e la pace fra gli uomini, e la gloria intorno al trono dellAltissimo. Queste belle arti riformate e battezzate per cos dire anch'esse nelle acque della salute, depongono le ultime loro spoglie idolatre al pi della croce: e mutano la falsit nella verit, le passioni turbolente negli affetti celesti, lipocrisia nella virt, e le favole
1. 2. Saggio sullUnit dellEducazione. Dellldillio e della nuova letteratura italiana 2.

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mitologiche ne grandi misteri della fede, dalla cui profonda oscurit tutte emanano le ragioni delle cose create. Egli rivolto il quinto Saggio3 col quale comincia il secondo Volume, e che sintitola Della Speranza, a dimostrare le agitazioni del cuore umano, quando rifuggendo dalla patente luce del Cristianesimo, ritorna solitario indietro sui passi gi fatti dalluman genere, e si costituisce isolato fra nazioni pagane, sabbandona alle loro illusioni, come alle loro abbominazioni: egli percorre tutta la serie deglinganni; e finalmente cerca orribilmente la requie non mai trovata e nellinganno stesso, che perpetuamente rinasce e perpetuamente svanisce. Infelice! rinunziando alla verit egli avrebbe distrutto se stesso, se non dovesse sopravvivere per iscontare un debito infinito che ha contratto colla medesima! Ma le illusioni che cominciano alluomo quel corso che sempre pi accelerando, lo precipita finalmente nel sistema omicida del rinascente inganno della Speranza, si nutrono collabuso delle cose esterne, ed il seguente Opuscolo si rivolge appunto ad additare i danni del lusso e della moda4: di quel lusso nella proscrizione del quale lEvangelio immutabile, che veniva poco fa contraddetto da una Economia politica poco avanzata, ricevette testimonianza dalla stessa scienza economica tosto che si perfezion: testimonianza dico che conferma il detto di un uomo non parziale della religione che il cristianesimo il quale sembra non pensare che alla felicit degli uomini nellaltra vita, fa ancora la loro felicit nella presente. E giacch i sofismi sul lusso cercano di sostenersi colla falsa definizione della ricchezza, nellOpuscolo che succede lautore

3. 4.

Fu ripubblicato nel volume intitolato: Apologetica, della collezione il XXX. Esame delle opinioni di Mel. Gioja in favore delta moda, e forma parte dell'Apologetica.

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parla dellabuso di questa parola, che pu servir desempio agli infiniti errori ingenerati dai diversi sensi, che gratuitamente si sogliono alle parole attribuire. N meno sono cagione derrore le false definizioni che le inesatte classificazioni, come appare dallultimo Opuscolo rivolto ad additare il modo di distinguere con aggiustatezza i vari sistemi filosofici5 perch si possa parlare di essi con qualche ragione, e non formare perpetuamente di que ragionamenti vaghi, che con un gran rombo di parole nulla significano, e riescono solo a partorire vane dispute e interminabili contrasti. E come vha qualche relazione naturale fra lun Saggio e l'altro, cos pure non sar difficile scorgere in tutti uno stesso spirito, e quella formale unit che ricevono gli scritti dun autore, sebbene dargomenti varissimi, dallunit indivisibile della mente, nella quale, quasi in una vasta regione dello spirito, tutte le idee si ritrovano e sincontrano, e nello incontrarsi o sentono damarsi e suniscono, o di abborrirsi e si ripellono ed escludono scambievolmente. A me pare che i princip che noi abbiamo nello spirito, rassomiglino ad altrettanti centri dattrazione, intorno a quali s'aggirano un poco di tempo tutte le idee presentate innanzi alla nostra mente fino che si precipitano in essi e ad essi si rannodano: quelli dunque danno un moto regolare, per cos dire, alle idee di qualunque maniera elle sieno, e con ci queste idee si mettono da se stesse in qualche ordine nella mente fornita di princip, talora ben anco senza che luomo il voglia o il faccia con deliberazione, se pur esse abbiano il tempo bastevole dessere attratte da que centri e di finire il loro moto vorticoso unendosi ne medesimi.
5. Questo Saggio intitolato: Frammento di lettera sulla classificazione de sistemi filosofici, e sulle disposizioni necessarie a ritrovare il vero, si ripubblica in questo volume.

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Ma se questo avviene in tutti pi o meno gli uomini, senza pure chessi se naccorgano, molto pi necessario che ci accada in chi non iscrive solo quanto a lui suggerisce lanimo allistante in cui scrive, ma segue de principi generali precedentemente esaminati, fermati, e resi famigliari. N egli sar difficile che il leggitore scorga per questi Saggi le membra sparse del corpo di una Filosofia dallautore seguita costantemente. Che se si chiede di che genere ella sia, parmi che si possa descrivere, non gi nelle sue parti singole, ma nel suo spirito, con pochi cenni, dicendo chessa, in sullorme di santAgostino e di san Tommaso, tutte le sue meditazioni rivolge al gran fine di far tornare indietro lo spirito umano da quella falsa strada, nella quale col peccato si mise, e per la quale, allontanandosi da Dio, centro di tutte le cose ed unit fondamentale onde tutto riceve ordine e perfezione, si divag nella moltiplicit delle sostanze disordinate, quasi brani di un universo crollato, privi del glutine che tutti univa in unopera sola maravigliosa. Ma chi volesse avere anche fermato con alcune parole lo stesso spirito e la forma di una simile filosofia, baster chegli ritenga due vocaboli, i quali disegnano i suoi due generali caratteri, atti a farla conoscere e contraddistinguere, e questi sono UNIT e TOTALIT. Nessuna filosofia pu giammai pienamente conseguire luno di questi due caratteri senza laltro; ch la piena unit delle cose non si pu vedere se non da chi risale al loro gran tutto; n si abbraccia giammai il tutto, se non si sono concepiti ancora i pi intimi cio gli spirituali legami delle cose, che dallimmenso loro numero ne fanno riuscire mirabilmente una sola. Ma se pure vavesse una filosofia a cui convenir paresse uno solo di questi due caratteri, non sarebbella ancora tale daffidarsi

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al suo lume interamente; giacch lunit quando non abbraccia in se stessa le cose tutte, non che una limitazione arbitraria, un timido ristringimento, una povert di sapere. Ma dovanco una filosofia aspiri a comprendere in se stessa tutte le cose, ella non sar pi atta per questo a produrre buon frutto, se le considera staccate dalla unit, ma solo varr a stancare inutilmente lumana ragione con un travaglio che la vince senza fortificarla, e che lannoia senza istruirla. Le cose fisiche si raggiungono alle morali, ed dall'osservazione di noi stessi, che siamo scorti alla filosofia professata dall'autore. Luomo non ha che a dare uno sguardo sopra se stesso in un istante di calma dalle passioni, per riconoscere la propria debolezza e la propria naturale dipendenza da un altro essere fuori di lui. Cos locchio se potesse riflettere sopra di se conoscerebbe davere una dipendenza naturale dalla luce, giacch solo colla luce pu fare latto pel quale egli fu ottimamente costruito. Come questa dipendenza, che luomo pu conoscere in s con tanta facilit, lo conduce a conghietturare almeno lesistenza di quellessere da cui essenzialmente dipende; cos la propria debolezza ed insufficienza, senza questessere, lo conduce a riconoscere, che tutto ci che di grande e di felice egli pu desiderare, si riduce appunto al desiderio che questessere esista. Finalmente non saprei meglio accennare la dipendenza dell'uomo da altri esseri, che colle parole duno scrittore recente, che cos si esprime: Tutto ci che nelluomo ha un modo di vita particolare, lo spirito, il cuore, i sensi ovvero il corpo, sottomesso ad una legge universale dunione e di dipendenza. Che avviene dunque quando luomo solo? Lo spirito vuol vivere o conservarsi: vivere per esso conoscere o possedere la verit. Quando la riceve, egli passivo;

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quando la comunica o la trasmette egli attivo; ma in ambedue questi stati gli sempre necessario di trovarsi unito a un altro spirito che agisca sopra di lui, o sul quale egli agisca. Non potendo quandegli solo ricevere n trasmettere, e nondimeno volendo vivere; egli tenta di moltiplicare se stesso, o di creare in s le persone sociali necessarie a conservare e perpetuare la vita: vano travaglio, sterile sforzo duno spirito, che sforzandosi di fecondarsi da se stesso, vuole partorire senzaver concepito! Questo genere di depravazione, questo vizio vergognoso dell'intelligenza, laddebolisce, la sfibra, e la conduce ad una specie particolare didiotismo che si chiama ideologia6. Il medesimo del cuore: egli vuol vivere, e vivere, per esso amare, ovvero unirsi ad un altro essere. Quandegli non ha al di fuori nessun oggetto damore che sia termine della sua azione, egli agisce sopra se stesso; e che produce? vani fantasmi, come lo spirito che solo, produce chimeriche astrazioni. Luno si nutre di sogni, e laltro di larve sognate, od anzi tentano in vano nutrirsene. Nella sua solitudine e ne suoi desideri il cuore si tormenta per godere di se stesso. Tal lamore di s e legoismo al pi alto grado. Questo genere di depravazione, questo vizio vergognoso del cuore, laddebolisce e lo sfibra, e conduce ad una specie peculiare didiotismo che si chiama malinconia. Un disordine simile nelluomo fisico addebolisce e sfibra il corpo, degrada tutte le facolt, e conduce allidiotismo assoluto, che la morte de sensi, del cuore, e dellintelligenza. Come tale filosofia linterprete della natura, cos pure l'in6. Non la parola ideologia o la scienza chessa significa che qui si ferisce; ma quel materialismo che si suol coprire di tal nome. Valga questa spiegazione per certe persone minuziose, che credono daver evitata la forza degli argomenti, quando sono riusciti a trovare qualche cavillo sulla propriet delle parole.

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terprete dei voti del cuore umano. Ella medita da una parte di unire gli uomini al Creatore, e da unaltra di unirli fra loro. Se colla prima sua cura si fa ministra di pace e di felicit ad ogni individuo; la seconda sua cura di spargere lamore fra gli uomini; un amore pieno e profondo; un amore universale e permanente, perch ha per guida la verit, e per fine la virt. Lamore che non nasce dalla verit delle cose non che parziale, e finisce collodio; e quello che non mira di condurre gli uomini alla virt non che momentaneo. Solo dunque quella filosofia che abbia per caratteri lunit e la totalit delle cose la madre di una vera benevolenza, perch que due caratteri sono la virt e la verit! Parve allautore che una tale teoria fosse quella dell'Evangelio, e che la pratica della medesima fosse lopera della divina Provvidenza o tendente a far di tutti gli uomini un cuor solo, ed un'anima sola; e di tutta la terra un solo ovile con un solo pastore. Dopo di ci non sar maraviglia se lautore con quella sincerit e con quella gioia che alluomo cristiano apporta la coscienza dappartenere alla Chiesa universale che diverr sempre pi quest'ovile, e dessere sottomesso al suo capo che diverr vie pi questo pastore, sottoponga quanto ha scritto in questopera ed in tutte quelle che ha precedentemente pubblicate, al giudicio supremo della santa romana Chiesa. Egli gode di ripetere ci che altra volta ha stampato chegli non riconosce altra gloria pi bella che di professarsi a questa gran madre figliuolo ubbidiente e devoto; e che non credendo di potersi a pieno assicurare del proprio giudizio individuale, revoca gi e condanna precedentemente quanto mai fosse per riprovare nella medesima il Sommo Pontefice, il maestro ed il giudice inappellabile costituito da Ges Cristo, acciocch tutti gli uomini sulla terra possano con ogni sicurezza ed in qualunque tempo distinguere nella Fede la verit dallerrore, e nella vita il bene dal male.

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Questa egli crede che sia la tessera della grande fratellanza de battezzati. Guai a coloro che seminando lodio fra gli uomini, raccolgono la discordia e la distruzione! che ricusano di far parte con quelli, che sentendosi nati allamore, fabbricano la casa comune in sulla pietra, e vi si riposano nella pace e nella unit!

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Prefazione seconda
Tantum abest ut scribi contra nos nolimus, ut id etiam maxime optemus; in ipsa enim Graecia, philosophia tanto in honore numquam fuisset, nisi doctissimorum contentionibus, dissensionibusque viguisset. CIC., Tusc. qq. II, 2.

Nel Volume presente si contengono due Opuscoli sopra i promessi. Essi non prendono a trattare direttamente nessun nuovo punto di filosofia, ma sono pi tosto indirizzati a sgombrare la via dagli ostacoli che si frappongono agli avanzamenti della vera filosofia. Uno di questi ostacoli, e non certo il meno dannoso, la disacconcia maniera colla quale gli uomini dedicati allo studio talora comunicano insieme i pensieri e le diverse loro opinioni. Questa maniera vorrebbe pur essere serena e tranquilla, quale necessario di conservare la mente e lanimo, acciocch sieno idonei alla verit; ma in quella vece bene spesso commossa, azzuffata e turbolenta; e in molte scritture che si pubblicano presso di noi di letterarie controversie, egli par di vedere anzi le idee sollevate in tumulto a difesa dello scrittore o a rovina dellavversario, che lo scrittore stesso sorto alla propugnazione delle idee salutari e della verit. E a tor via un vizio cos nocevole ai progressi del vero, a torlo via massimamente dalla italiana letteratura, che dovrebb'essere essenzialmente sincera, e gentile, tende uno dei due Opuscoli aggiunti, intitolato: Galateo de Letterati3. Laltro, che ha per titolo: Breve esposizione della filosofia di Mel-

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chiorre1 Gioja4, procaccia di mostrare in tutta la sua nudit ed abbiezione la filosofia di Elvezio riprodotta sgraziatamente in veste italiana da tale, che se avesse, in vece di copiar servilmente il male dagli stranieri, ricercata liberamente col suo ingegno la verit, non avrebbe giammai prescelto destinguere, quantera da lui, nelluomo lintelligenza riducendola alla sensazione, e la morale rivocandola tutta al piacere. Come tutto ci che pu render nobile la filosofia teoretica, si la distinzione dellidea dalla sensazione; cos non vha nulla nella filosofia morale di elevato e di sublime, che non discenda dalla distinzione fondamentale fra una legge che obbliga, ed una semplice inclinazione che alletta. Se non vha nulla nellumano intelletto che differisca essenzialmente dalla sensazione, non vha n pur nulla che costituisca una differenza essenziale delluomo da bruti; e se non vha altra legge morale che linclinazione a ci che piacevole, tolto via con questo ogni diritto, e non esiste che un fatto. Una tale filosofia distrugge dunque lumanit, e non lascia per oggetto della filosofica investigazione che lanimale: ella dunque falsa, perch manca di uno de due caratteri che distinguono la vera filosofia, cio di quello della TOTALIT. Ma il carattere della TOTALIT, comabbiamo osservato, congiunto essenzialmente collaltro della UNIT; e non pu avervi n pur questo in una dottrina filosofica che si trovi priva di quello. Perci una materiale filosofia non pu congiungere le sue parti ad unit, appunto perch ci che rigetta dello scibile umano, ci che ella non vede, sono i pi intimi, cio, gli spirituali legami delle cose, che dallimmenso loro numero ne fanno riuscire mirabilmente una sola. In fatti, riducendo essa alla sensazione corporea tutto ci che
1. Fu pubblicato nellApologetica 4.

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nello spirito umano, non le resta ad oggetto del suo sapere (bench, a parlare con coerenza, questo stesso sarebbe impossibile), che la materia, o, per meglio dire, i puri accidenti della materia e la materia subbietto di divisione indefinita, e non pu somministrare alla mente alcuna nozione di vera unit: gli accidenti perdono anche quella unit che aver potrebbero, ove vengano divisi dal subbietto nel quale esistono, O, per parlare pi accuratamente, del quale formano il modo desistere2. Solo lo spirito il fonte della unit; e solo le essenze che allo spirito risplendono, sono quei legami intimi e spirituali che unizzano, per cos dire, le cose, le essenze ondaver possiamo un subbietto unico, indivisibile, e onde la materia stessa, che di natura sua indefinitamente si moltiplica e sperde, veste una forma semplice e costante e rendesi idonea a farsi oggetto de nostri intellettuali concetti e de nostri ragionamenti. Quindi nella filosofia della sensazione3 una contraddizione interna ed una pugna continua con se medesima; poich mentre lintelletto non pu veder nulla se non semplificato nella unit, il filosofo della sensazione allincontro fa tutti gli sforzi, col suo intelletto medesimo, a persuadervi che non esiste cosa alcuna che sia veramente semplice ed una, sassottiglia per dimostrarvi di non veder ci chegli vede, e per riuscire a sciogliervi le idee astratte in altrettante collezioni dindividui, e a spezzarvi le idee dindividui in replicate sensazioni. N la parte morale della filosofia che tocchiamo, meno priva de due caratteri che contraddistinguono una dottrina vera e accomodata a bisogni della umanit: perocch essa non pu aver
2. 3. Gli accidenti sostituiti alla sostanza sono il fonte della sofistica, come abbiamo accennato nel libro della Sommaria cagione ecc. c. I, e II. Luso comune attribuisce alla parola sensazione, semplicemente detta, il valore di sensazione corporea.

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quello della TOTALIT cominciando da una esclusione, cio escludendo fino la vera idea della obbligazione, e non pu aver quello della UNIT stabilendo una regola della vita variabile, siccom il piacere, a seconda de tempi, de luoghi, delle abitudini e di accidenti innumerevoli, in una parola de capricci e degli appetiti umani. E pur sembrerebbe che una filosofia, acciocch dovesse essere dichiarata falsa e rigettata, bastasse laverla dimostrata priva di due caratteri essenziali cos patenti; e non rimanesse pi dubbio in sul danno di lei, dopo aver conosciuto chessa da un lato parziale, cio tendente ad escludere una parte dellumano sapere, e conduce allidiotismo, e fino alla distruzione delle cose, se lesistenza di queste fosse allumana ragione abbandonata; e che dallaltro priva essenzialmente di unit, giacch non lascia che il senso e distrugge la mente, ed solo colla mente, come dice S. Agostino, che si percepisce lunit4. Similmente pareva, che io non avessi dovuto trovare contraddizione affermando che una vera filosofia doveva essere imparziale, doveva amar tutto e odiar nulla, doveva abbracciare, quanto era da s, in se medesima tutti gli enti chella potesse conoscere, e tutte le idee che trovasse vere, senza prevenzioni e senza avversioni; e che quando non avesse rifiutato nulla della verit, allora essa sarebbe penetrata fino ne pi intimi e spirituali vincoli delle cose, e mediante questi sarebbe salita ad una sublime unit, per la quale solo le cose sono possibili, giacch, per citar di nuovo uno de due lumi che ho segnato per mia guida, essere non altra cosa che essere uno5. Ma non piacque altrui che io predicassi questa dottrina, che
4. 5. De v. Religione, XXXII. De moribus Manichaeorum, II, VI.

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la dottrina dellamore; e che altamente, quanto io sapevo, gridassi, che il bisogno presente ed urgente in questo miserabile stato della umanit, era quello di cooperare perch si conducesse luomo ad assomigliare il suo spirito allordine delle cose fuori di lui, e non ostinarsi a tentar di conformar le cose fuori di lui alle casuali affezioni dello spirito suo6. Nel che io non trovo davere peccato, se non forse in una cosa, che in vece di dire la filosofia fornita de due caratteri summentovati esser quella che io avea tolto a seguire, avrei potuto dire assai meglio, esser quella a cui tende ed anela tutto il secolo nostro, che sembra affaticato e contendente a tornare indietro dalla falsa strada, per la quale correva abbandonato il secolo precedente, e fuggiva, quasi direi, dalla eccellenza della umana natura per rannicchiarsi e racchiudersi tutto nel senso del corpo che ignora Iddio7. Perocch a quelle sentenze che io scriveva nel primo Volume degli Opuscoli, e che provenivano dal desiderio, sebben fornito di poco potere, duna universale ed immobil sapienza, concordavano i sentimenti di tutti i buoni; tocchi intimamente da tanti mali, e pensosi sui grandi bisogni della umanit. Io predicava TOTALIT ed UNIT nellEducazione: e mentre io affermava trovarsi un'educazione fornita di tali caratteri risalendo al modello che Iddio ci presentava nella sua Providenza, la quale non era altro finalmente che una educazione data allintera umanit8; altrove assumevasi il concetto medesimo per farlo servire di base appunto ad un'opera rivolta alla riforma della educazione, opera che in Francia si coronava, ed in essa scrivevasi: Lopera del perfezionamento

6. 7. 8.

Opuscoli, V. I, fol. 234. S. Agostino, Solil. I, I. Opuscoli, V. I, fol. 229.

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consiste per luomo nellimitare il piano della Providenza nel complesso della creazione, e nel compirlo in se medesimo95. Io riprovavo la dottrina de sofisti, che limitava la coltura umana alle relazioni delluomo colla societ10, e lo aggravava dun fardello di cognizioni positive tanto pi pesante, quant'erano staccate fra loro; n queste si pregiavano nellarmonia che dovea risultare dal lor complesso, ma ciascuna a parte, e per se medesima; e non era io solo che cos pensavo, ma altrove pure si riconosceva il medesimo vero; ch forza a conoscerlo lesperienza di un decadimento precipitoso, sofferto dallumanit sotto l'educazione materiale de sofisti, cio sotto uneducazione parziale e priva di scopo; e cos si diceva: Scoprire il segreto11 di questa grande armonia interiore, tale lo studio che deve preparare il nostro perfezionamento: fondare in appresso questa armonia coltivando ciascuna delle nostre facolt di maniera che ciascuna compia la destinazione che le fissata, tale n lopera. A mano a mano che noi percorreremo la scala graduata ed ascendente che luomo fa per toccare la perfezione, noi vedremo tutte le contraddizioni apparenti nelluomo svanire, introdursi lordine, gli scopi parziali e discordanti sottomettersi a scopi pi elevati, spiegarsi, riconciliarsi: per essi la grande UNIT che deve presedere a tutto il sistema svelarsi finalmente e dimostrarsi via pi perfetta12. Io volevo TOTALIT ed UNIT nella enciclopedia delle scienze; e in vece dun immenso campo sparso di scientifiche ruine, dicevo conforme allo spirito del Cristianesimo il pensiero di Bacone,
9. 10. 11. 12. M. Degerando, Du perfectionnement moral, ou de lducation de soi mme, L. I, c. III 5. Opuscoli, V. I, f. 230, 235, 272. Quando si astrae dalla religione, che cosa non resta ancora a scoprire? che cosa non segreto per luomo? M. Degerando, Du perfectionnement moral etc. L. I, c. III.

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che mirando nellopera della divina Providenza, scrivea dell'unione delle scienze: Noi meditiamo di fondare nellintelletto umano un sacro Tempio, il quale rappresenti ed esprima il Mondo13. Questo che io dicevo, e il lamento che io facevo contro a sofisti de nostri tempi, i quali ostentando una falsa modestia14, af-

13.

N. Organ. I, 120. Un pensiero simile in una delle lettere di Seneca. Utinam, dice, quemadmodum universi mundi facies in conspectum venit, ita philosophia tota posset occurrere, simillimum MUNDO spectaculum! Profecto enim omnes mortales in admirationem sui raperet, relictis his, quae nunc magna, magnorum ignorantia, credimus (Sen. ep. LXXXIX). Luniverso, lopera della divina Providenza, presenta il tipo della vera filosofia, dotata de due caratteri, della TOTALIT e della UNIT perfetta. Un gentile non poteva che farne un desiderio; Bacone ne parla pi animosamente e pi sublimemente, perch cristiano. Il buon senso italiano non si lasci gi sempre imporre da una simil modestia. Egli gran tempo che il Lami 6 osservava, che questa gente piena di contraddizioni, e che si trova intricata nelle proprie idee senza sapere onde uscirne: indi qual maraviglia che sia modesto chi si sta ravviluppato nella rete, e vi sbatte inutilmente? Ecco le parole del Lami in occasione di riferire le cose del Gerdil contro alla Lockiana filosofia: Facendo qui conoscere il P. Gerdil le contraddizioni quasi continue del Locke, cessa la maraviglia di vederlo s propenso a dubitare; e si scuopre chiaramente lorigine di quella modestia, per la quale viene ogni tanto celebrato (Novelle lett., T. XII, n. 29). Questi dubbi perpetui, queste contraddizioni de filosofi devono nascer loro necessariamente, dallistante che si limitano ne mezzi di sciorre i pi importanti quesiti della filosofia, presumendo di sciorli bene spesso col fare astrazione da qualche verit o dottrina fondamentale che quella che ne racchiude lo scioglimento, per aver con essa contratto qualche vecchia antipatia. Non voglio per applicar questo al Locke; io credo che, volendo esser giusti, si possa attribuire la maggior parte delle contraddizioni sue alla limitazione naturale della sua mente,lacume della quale fu tanto pazzamente esagerato dagli scrittori francesi dello scorso secolo: e qualche italiano, prostrato dinnanzi a que sofisti, sottura ancora gli orecchi per non udire queste mie parole profane e sacrileghe.

14.

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fermavano6 che luomo non pu conoscere queglintimi e spirituali vincoli delle cose, da quali solo viene alla scienza una certa TOTALIT ed UNIT, e senza i quali luomo non si appaga della verit, ma cerca di diffondersi nella finzione e fino nella distruzione, il fatto che si riconosce e si deplora; e anche fuori dItalia si descrivono gli sforzi de sofisti per impiccolire la verit. Il partito irreligioso sappiglia a corrompere, a vantaggio dell'incredulit, tutto il complesso delle umane cognizioni. Gli uni falsificano la Storia, per furare alla generazione avvenire le grandi lezioni del passato. Altri raunando la Fisica, lAstronomia, la Fisiologia, la Medicina intorno alla sozza bandiera del materialismo, non aspirano a nulla meno, che a stringere una lega delle scienze fisiche contro le dottrine morali. Le ricerche sulle antichit de popoli, lo studio delle lingue orientali, le relazioni de viaggiatori sono torte contro alla religione da una turba di semidotti, che, impadronendosi delle scoperte fatte da uomini pieni dun vero sapere, le snaturano in favore de loro piccoli sistemi dempiet. Tutti gli scrittori dun simil partito sono in travaglio per forzare le scienze a romperla colla Fede15. Come questo fatto non da me solo veduto, cos veduto parimente quellaltro, che, allopposto de sofisti che cercano impoverire il sapere umano e introdurre la guerra delle scienze fisiche a distruzione delle morali, la religione cristiana nel tempo che tutte promuove le scienze, infonde altres in esse il principio della pace e della UNIT16. Mentre i sistemi e i regolamenti degli uomini turbano ed affaticano i nostri spiriti, ci feriscono nei nostri rapporti i pi intimi, non fanno in una parola che aggiungere i loro disordini ai disordini delle passioni; la Religione ristabilisce larmonia fra i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azio15. 16. Prospectus dassociation pour la dfense de ta religion catholique. Opuscoli, V. I, f. 229 e segg.

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ni. Ella ci largheggia i suoi lumi, veri lumi dellanima, che sono ad un tempo e giustezza nello spirito e giustizia nel cuore. Ella ci rivela i rapporti essenziali che coordinano tutti gli esseri nella UNIT. Fino a che non si risale a Dio, alle leggi chegli ci ha date, alla Chiesa cattolica che sola le insegna infallibilmente e completamente, non si possiede il principio delle scienze, non si comprende il nesso delle conseguenze fra loro e collordine generale: nessuna UNIT, nessuna armonia, nessun cammino certo: pi si corre, e pi si erra; pi si accumula de ragionari, de fatti, delle prove senza fissa base ed immobile, e pi ci sarretra da ogni verace progresso. Se alcuna volta delle faticose compilazioni giovano a far conoscere certi particolari, pi spesso ancora esse intenebrano la vista del TUTTO e, esse estinguono la fiamma celeste, dividono lUNIT dello spirito e dellanima, di cui lamore la vita17. Io chiedevo oltre a ci TOTALIT ed UNIT nelle belle arti, e massimamente nella poesia: a tal fine io richiamavo questa a suoi principi, perch non vagasse pi a caso a intrecciar fiori che le appassiscono in mano, ma si rendesse maestra insieme e sollievo di una vita intelligente e affaticata; e trovavo, i principi di essa essere stati la meditazione nella divina Providenza, della quale questo universo un gioco sublime; e questo mio voto, questo mio sentimento si ritrovava poco fa vero, e si ripeteva presso di noi, cos favellandosi del padre della greca poesia: Quel sommo Italiano che rappresent Omero in atto di fissare lo sguardo nel seno della Providenza, per rivelarne al tempo avvenire le leggi e i prodigi, ebbe un concetto sublime al pari che vero di questo mirabile autore: e noi, qualunque sia lopinione che aver si debbe intorno alla persona, allet, alla patria dellautore dellIliade, non

17.

Il marchese di Beaufort ne suoi articoli sulla Civilizzazione.

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abbiam mai potuto immaginarcelo altrimenti che siccome la voce di tutta lantichit intenta a narrare se stessa18. Il poeta e lartista, che sinnalza alla contemplazione della Providenza nelle opere della natura o ne fatti degli uomini che egli esprime, in pari tempo chegli sublima i suoi concetti, perch raggiunge la parte col TUTTO19 e non7 resta nulla di piccolo o di lieve momento a lui che considera anche ci che piccolo per se stesso in una necessaria relazione con ci che grande; raccoglie ancora ogni moltiplice variet in un ordine, in UNA cosa sola; conciossiach egli ravvisa in checch avvenga ed in checch esista, lopera di un solo autore, un solo disegno, una sola mente immensamente benefica, savia e potente. Lunit trovasi nelluomo della natura: questi non ancora diviso e sparso in infiniti oggetti e relazioni parziali; e lordine delle sue potenze, che conserva in se medesimo, lo rende atto a sentir lordine delle cose esteriori, ed a sollevarsi immediatamente e quasi dun semplice volo alla prima causa: ma questuomo, in uno stato quasi individuale, abbandonato a se stesso, e soggetto alle illusioni sensibili; dietro a quelle poi si spezza, si moltiplica, si disordina: indi il severo senno ne primi artisti, e il progresso duna crescente mollezza ne posteriori20.

18. 19.

BIBLIOTECA ITALIANA, fascicolo di Luglio 1828, f. 28. Girolamo Fed. Borgno avea gi sentito ed espresso il medesimo vero nella Dissertazione sul Carme di Ugo Foscolo 7, nella quale cos scrisse Sono sublimi le sentenze che oltrepassano i confini del volgare intendimento e ci manifestano il costante ordine nelle cose umane, stabilito dalla Divinit: ed appresso: Le muse siano liberali e parlino al cuore delluomo quelle verit eterne, sulle quali fondato ogni pubblico e privato diritto, ed allora la poesia sar unarte divina, e i poeti saranno gente privilegiata a cui la Providenza affid le chiavi dogni umano sapere. Opuscoli, V. I, f. 543 e segg.

20.

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213. Ma intanto che lindividuo si corrompe, e che la poesia e le arti del bello da un grave carattere e da una elevatezza onde abbracciano luniversalit delle cose, discendono ad affezioni pi singolari e arbitrarie, a sensi pi minuti e pi attenuati21; i progressi pi lenti della societ umana22, ma pi costanti, riparano incessantemente alla corruzione individuale, e mentre questa ha percorso forse pi volte il suo intero periodo, quella dun passo uguale procede, senza ritorno, senza che niente valga a metterle intoppo, l dove la guida, sarei per dire, dallalto cielo un infallibile auriga, cio ad una meta chegli le ha fermato seco medesimo, e che non manifesta ai mortali se non collevento23. Si trovano
21. per questa via che si perviene in ultimo anche alla corruzione del gusto: inde minuti, corruptique sensiculi et extra rem petiti, dice Quintiliano Lib. VIII, c. V. Per societ umana intendo il complesso delle relazioni degli uomini fra di loro. Queste relazioni si moltiplicano, si variano, e si stringono via pi in un certo modo stabilito dalla Providenza. Ora io affermo che gli uomini dalla natura di queste relazioni regolate dalla Providenza sono continuamente impegnati e tirati ad un pensare pi elevato, e ad un sentire pi nobile. Se per negli uomini non esistesse che la molla del piacere, ci sarebbe impossibile: in tal caso la societ sarebbe sempre essenzialmente la stessa, come nelle bestie; i vincoli fra gli uomini non si ammigliorerebbero essenzialmente: in somma ella non si potrebbe chiamare n pur col nome di societ: sarebbe un aggregato dindividui mossi da quella stessa forza, che li mena anche non essendo aggregati: sarebbe turba e non popolo, secondo la sottile distinzione di santo Agostino, perch tolto lintelletto e lasciato solo il senso, non si d unit: Da UNUM et populus est, tolle UNUM et turba est. Serm. CIII. Da ci si comprende che io non attribuisco allumanit per se stessa la forza di spingersi ad una perfezione sempre maggiore. Anzi io tengo che non solo lindividuo (dopo il peccato), ma lumanit intera che non per s che una collezione dindividui, tenderebbe a peggiorarsi, s Iddio non avesse a lei provveduto. Quindi si pu ben conoscere, che molto meno ancora io sono disposto ad attribuire al genere umano linfallibilit: e che quando io scrissi nel I Volume, f. 201, che solo luman genere il testimonio degno

22.

23.

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dunque due contrari a andamenti nelle belle arti, rappresentatrici dello stato dellumanit: landamento dellindividuo inclinato a scadere dal totale al parziale, e landamento della societ che continuamente si estende e si ammigliora per opera della Provvidenza, e mira a rialzar glindividui nuovamente dal parziale al totale. Quindi ci che vha di integro e di sapiente in Omero, dovuto allindividuo della natura: e ci che vha di spirituale e di puro in Virgilio, dovuto ai progressi della societ24. La spiritualit di Virgilio lestremo che tocc giammai la societ nel Paganesimo, ma infinitamente lontana da quella a cui tende la societ Cristiana: questa essenzialmente spirituale e perci essenzialmente universale, mentre quella non potea che manifestare una tendenza a questa, un desiderio dellumana natura, un inesplicato bisogno. Perci quando io dicevo, che le arti e la letteratura dovevano anchesse ne nostri tempi vestire quella grandezza e quella spiritualit che rende s magnifica la societ de credenti25; io non pronunziava una sentenza mia particolare, non facevo che dichiarare ci che conviene al mio tempo, che essere linterprete del mio secolo, il quale anche meglio de precedenti pare che senta intimamente come il governo del Cristianesimo una cosa stessa col governo che fa dellUniverso la divina Providenza. E se Virgilio, per esser caro alla maggiore societ che fosse fino a quel tempo nel mondo stata, e anche ad una migliore, si
della verit, ho inteso parlare, come ivi appar manifesto, delluman genere tale quale egli di fatto, fornito della rivelazione divina, guidato dalla Providenza, delluman genere in una parola che ha in s una verit divinamente rivelata e divinamente protetta perch mai non perisca. 24. 25. Nel I Volume degli Opuscoli ho parlato di tutti e due questi progressi, f. 343 e segg., e f. 329 e segg. Opuscoli, V. I, f. 283 e segg., e 335 e segg.

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partiva, quanto poteva il pi, ne suoi versi, da ci che basso e corporeo, e cercava i pi intimi cio gli spirituali legami delle cose; noi vediamo che oggid il sentimento umano via pi sublime procede, e dimanda una purezza ed una estensione maggiore: e gli uomini non si appagano pi tanto del mondo sensibile, ma esso pare che sia raffreddato al loro senso; e per vagheggiare una felicit, devono uscir co pensieri dalla terra e dalle sfere degli astri, e cercarla nellinterminabile, nelleterno, nell'assoluto, in quella UNIT nella quale la TOTALIT si contiene. La felicit pi spirituale che Virgilio pot descrivere sollevandosi su tutte le ignoranze e le cupidigie umane, fu una quiete sicura, unabbondanza di sostanze, una fuga dalla vita cittadina per riposare fra i greggi e in mezzo ai campi, ove egli diceva avere Giustizia impresso i suoi estremi vestigi quando abbandonava la terra: At secura quies, et nescia fallere vita, Dives opum variarum; at latis otia fundis, Speluncae, vivique lacus; at frigida Tempe, Mugitusque boum, mollesque sub arbore somni Non absunt; illic saltus ac lustra ferarum, Et patiens operum, parvoque adsueta iuventus; Sacra deum, sanctique patres: extrema per illos Justitia excedens terris vestigia fecit (26)26. Ma inefficaci a soddisfare lanimo dei presenti uomini sono tali beni, e tali amenit della natura fisica: che dico lanimo? la fantasia medesima di questi non ne saziata: ella stessa aspira a qualche cosa di morale, che la raggiunga ad un mondo invisibile, il quale contenga la spiegazione e il compimento del visibile. La spiritualit della poesia cristiana, dir anche della poesia del se26. Georg. II, 467-474.

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colo nostro, pu sentirsi in questi versi, paragonandoli a quelli soprarrecati di Virgilio: De colline en colline en vain portant ma vue, Du sud laquilon, de laurore au couchant, Je parcours tous les points de limmense tendue, Et je dis: Nulle part le bonheur ne mattend Que le tour du soleil ou commence ou sachve, Dun il indiffrent je le suis dans son cours; En un ciel sombre ou pur quil se couche ou se lve, Quimporte le soleil? je nattends rien des jours. Quand je pourris le suivre en sa vaste carrire, Mes yeux verdoient partout le vide et les dserts: Je ne dsire rien de tout ce quil claire; Je ne demande rien limmense univers. Mais peut-tre au-del des bornes de sa sphre, Lieux o le vrai soleil claire dautres cieux, Si je pourvois laisser ma dpouille la terre, Ce que jai tant rv paratrait mes yeux. L, je menivrerais la source o jaspire; L, je retrouverais et lespoir et lamour, Et ce bien idal que toute me dsire, Et qui na pas de nom au terrestre sjour!27. 8 Egli questalienazione dalla natura materiale, o almeno questo bisogno di avvivar tutto ci che corporeo con legami che lo raggiungano a ci che spirituale; questambizione, direi quasi, di mostrarsi alto da terra, che sembra dover caratterizzare il secolo nel quale gi siamo avviati, e che lo diparte dal prece-

27.

De Lamartine 8.

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dente che ha fatto tutti gli sforzi per rendersi materiale, e non ha potuto. Egli non ha potuto che apparir tale; e perch ogni apparenza breve, bast qualche lustro, acciocch il mondo materiale ed incredulo, si ritrovasse, maravigliando di se medesimo, e spirituale di nuovo e cristiano. Con quale infallibile certezza si adempiono i destini annunziati al Cristianesimo! Direbbesi chegli va a perire sotto gli epigrammi de begli spiriti e le arguzie de sofisti; quando tutto ad un tratto si eleva una scuola ispirata dalle pi belle idee dell'uomo, e favorita dai doni pi preziosi del genio: una scuola che esprime il pensiero pi sublime, che rappresenta il perfezionamento pi compito della societ, in unet ove il circolo intero dell'incivilimento stato percorso: e questa scuola cristiana, e non pu essere che cristiana28. 9 Quando il poeta o lartista mira la natura e la storia come opera della Provvidenza, allora gli si dissipano innanzi tutte le irregolarit e le deformit che a primo scontro presenta la realt delle cose. solamente considerando le parti nel tutto, che quelle ricevono un ordine ed una bellezza: indi come io predicavo il bisogno della VERIT nelle arti cristiane, cos additavo la via di trovare in essa una perfetta BELLEZZA: e affermavo, gli uomini non aver bisogno dinventarne una artificiale e falsa, se non quando non sono ancora atti a vedere la reale e la vera nelle opere del Creatore29. Ma sono io solo, il primo a proclamare la verit nelle arti, o non essa una voce fortissima, universale? non questo il pi manifesto bisogno del tempo cos insaziabile di udire fatti, di leggere storie? e nel quale si vuole sommettere fino il Romanzo,
28. 29. Nodier 9. Opuscoli, V. I, 359 e segg.

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opera essenzialmente menzognera, alla verit? e non si finir forse anche collescluderlo dalla letteratura interamente? Non voglio dire che non vabbia alcuno individuo nel nostro tempo, che a questi veri pur faccia mal viso: tutti quelli che si angustiano nelle cose particolari, senza allargarsi a considerar queste con uno sguardo universale, devono rinvenirle povere, a tale da rendere con esse basso lo stile; non possono che lamentarsi10 della trista e fredda realt dette cose30, e correre a racconsolarsi in vane creature della propria fantasia; ed uno di questi, unanima ardente, che sentiva pure il bisogno di ampiezza, ma non avea trovata la via che il rallargasse nella verit, cercava di associare a questa la finzione, sperando di renderla, con tale giunta, pi ampia e pi bella; e cos, non ha molto, scriveva: I lavori d'immaginazione sembrano opera magica quando la finzione e la verit sono immedesimate s fattamente che non si lasciano pi discernere31; e allora il vero attinto dalla realt delle cose, e il falso della perfezione ideale32. Ma dov tutto ideale, non tocca il cuore, perch non si fa conoscere appartenente allumana natura: dove tutto reale, non move la fantasia, perch non pasce di novit e dillusione la vita nostra noiosa e incontentabile su la terra. Il secreto sta nel sapere sottrarre alla realt quanto ritarda, e aggiungere quanto promove leffetto contemplato dagli artefici33. Dico che questa non voce della presente societ, ma voce di un individuo che abbandona i suoi contemporanei per retrogredire fra gli adoratori deglidoli, senza che abbia per forza di
30. 31. 32. 33. Espressione di Ugo Foscolo nel Discorso sul testo del Poema di Dante, n. XXIII 10. E non egli indubitato che il tempo tutto discerne, o tutto insegna a discernere? La perfezione ideale sar sempre una finzione? Ugo Foscolo, Discorso sul testo del Poema di Dante, n. CIX.

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strascinar seco gli uomini del suo tempo. Questi sono volti indeclinabilmente allunit primitiva: l'analisi non parte che da una sintesi precedente; e mentre sembra da questa allontanarsi fino che non ancora perfetta, a quella si avvicina pi che acquista di perfezione, ed in quella ritorna e termina intieramente quando alla sua piena perfezione pervenuta. Quindi larte delleducazione quanto si far pi adulta, tanto pi agogner di ricondur luomo incivilito a que pochi elementi che pose in esso Iddio con una prima rivelazione, quasi semi di un grande sviluppamento: allora le infinite suddivisioni delle scienze racquisteranno quei vincoli gi spezzati con esse, che le ritornino ad una scienza unica, a quella unit di sapere che tanto era cara ai primi sapienti34: e le arti del bello, queste lingue degli af34. Di questo amore di una scienza universale a cui aspiravano i primi uomini che si sono dedicati con forza agli studi, parla Cicerone nel libro III de Oratore, c. 5 e 6. Quivi induce Crasso a lamentarsi di que poveri letterati che pensavano, anche allora di poter essere eloquenti per istudio di sole parole, dividendo da queste le solide cognizioni, e dopo aver mostrato questa separazione essere impossibile, cos prosegue: Ac mihi quidem VETERES illi maius quiddam animo complexi, multo plus etiam vidisse videntur, quam quantum nostrorum ingeniorium acies intueri potest; qui OMNIA haec, quae supra e subter UNUM esse, et una vi, atque una consensione naturae constricta esse dixerunt. Nullum est enim genus rerum, quod aut avulsum a caeteris per seipsum constare, aut quo caetera si careant, vim suam, atque aeternitatem conservare possint. Sed haec maior esse ratio videtur, quam ut hominum possit sensu, aut cogitatione comprehendi. Est etiam illa Platonis vera et tibi, Catule, certe non inaudita vox, OMNEM doctrinam harum ingenuarum et humanarum artium UNO quodam societatis vinculo contineri: ubi enim perspecta vis est rationis eius, qua causae rerum, atque exitus cognoscuntur, mirus quidam omnium quasi consensus doctrinarum, concentusque reperitur. Se poi vi avesse alcuno, il quale da ci che io ho detto qui ed altrove sul carattere di TOTALIT che dee avere la filosofia, fosse disposto dattribuirmi lopinione, che dunque luomo dee imparare tutte le cose ad una ad una per essere filosofo, questi pu cessare dal legger oltre, perch non ne capir mai nulla.

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fetti, tenderanno via pi ad un amore compiuto, da nessun odio limitato, ad un amore degno delluomo perch figliuolo della verit, e che si sente profondo nei primi poeti35. Finalmente io dicevo che lUNIT delle idee conduce all'UNIONE delle persone, e che la TOTALIT di quelle pu solo congregar queste in una SOCIET UNIVERSALE: che se la formazione di tale societ travalica le forze degli uomini abbandonati a se stessi, essa non superiore alle forze di Dio: che onde vien la sapienza, cio la scienza completa36, indi viene ancora la CATTOLICA UNIT: e che quegli pot comandare lAMORE DEL PROSSIMO, che pot rivelare la VERIT37. Ma tutto questo non fui io solo a dirlo; mentre da mille parti si ripetono i veri compresi nelle seguenti non mie

35.

Indi i benefici allumanit, loro attribuiti: Silvestres homines sacer, INTERPRESQUE DEOUM Caedibus et victu foedo deterruit Orpheus La scienza completa, quella scienza che ha in s perfettamente i due caratteri della UNIT e della TOTALIT, e che sola merita il nome di sapienza, propria del solo Dio, come ho detto nel I Vol. degli Opuscoli (f. 248 e segg., e f. 64 e segg.): e luomo non pu apprenderla che mediante la rivelazione divina, dalla quale egli riceve quelle ultime proposizioni sommamente a lui necessarie, che sono il risultato di tutta la scienza, e la verit delle quali Dio solo pu a lui garantire perch conosce tutte le cose (Opuscoli, V. I, f. 76). I gentili medesimi nel tempo che conoscevano la vera scienza non poter esser che quella fornita de due caratteri della unit e della totalit, sentivano il bisogno duna rivelazione per averla, e dicevano: Sed haec maior esse ratio videtur, quam ut hominum possit sensu, aut cogitatione comprehendi. La filosofia lamore e la ricerca della sapienza, secondo lorigine della parola. Che cosa dunque vorr dire una Filosofia fornita de caratteri dell'unit e della totalit? Nientaltro, se non una filosofia diretta alla vera scienza: un amore, una ricerca, mediante la quale, luomo si studia colla propria ragione di avvicinarlesi pi chegli possa, di avvicinarlesi indefinitamente quasi a limite de suoi voti e de suoi pensieri. Opuscoli, V. I, XII e segg., 70 e segg., 248 e segg.

36.

37.

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parole38: Tutto ci che vi ha di vero, di grande, di benefico nella civilt, dovuto visibilmente alla direzione e allinfluenza onnipotente della sovranit spirituale. I disordini che impediscono la societ di pervenire alla sua perfezione, non hanno altra causa che la ribellione contro il potere paterno stabilito da GES Cristo a supremo difensore del diritto e della giustizia in sulla terra. Come non avr questo grande Iddio compita lopera sua? Egli, lautore di tanta armonia, non avr costituito lUNIT VISIBILE, onde i beneficii della sua autorit discendano in mezzo alle societ umane? Egli ha stabilito il suo rappresentante sulla terra, principio e vita della gerarchia spirituale, e, mediante questa gerarchia, principio dognordine o sociale: la Fede lo proclama, l'esperienza lo conferma, la ragione sola lo indica: la vita di tutte le istituzioni prende origine da questo potere, che noi chiamiamo per eccellenza del nome di Padre, sublime potere che ci abbraccia tutti, padri e figliuoli, nei nodi dello stesso amore. In vano stabiliscono i popoli una sfera di azioni chessi dichiarano puramente temporali: tutte le azioni temporali degli esseri intelligenti hanno un principio intellettuale e morale, e tutti i principi morali hanno la loro UNIT in Dio, verit infinita. Per una seconda creazione pi mirabile della prima, Dio ha riformato il mondo che periva sotto il peso degli errori e de vizi; egli ha stabilito in mezzo a noi una societ tutta penetrata de suoi lumi; egli ha locato alla testa di questa societ un rappresentante visibile della sua infallibile saviezza. Guardiamoci dal diminuire il dono magnifico che ci stato fatto da un Dio s strettamente unito alla nostra umanit: non vha divisione, non vha separazione ove lUNIT stata s fortemente costituita, e come la ragione spartita dal centro della luce non varrebbe a chiarire luomo individuale,

38.

Il march. di Beaufort ne suoi articoli sopra la Civilizzazione.

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cos essa non meglio lanima della societ. Lunione delle nostre facolt in noi medesimi, lunione degli uomini fra loro non nasce punto dai sistemi e dalle passioni che dividono: lUNIONE NASCE DALLUNIT11.

NOTE DEL CURATORE


1. 2. Pubblicati in due grossi tomi presso Pogliani. Il titolo esatto Sullidillio e sulla nuova letteratura italiana; fu pubblicato alle pp. 301-406 del vol. I degli Opuscoli filosofici (Pogliani, Milano 1827), il primo saggio del quale (pp. 1114), intitolato Della Divina Provvidenza. Sui confini dellumana ragione nei giudizi intorno alla Divina Provvidenza, costituir il libro primo della Teodicea, pubblicata nel 1845 (cfr. il vol. 22, a cura di U. Muratore, della presente edizione critica). Il Galateo de Letterati alloccasione di una risposta inurbana dellautore del Nuovo Galateo era stata pubblicata, anonima, nelle Memorie di religione morale e letteratura, Modena 1828, t. XIV, pp. 5-90, 209-297; lautore del Nuovo Galateo il GIOIA. Boniardi-Pogliani, Milano 1840, pp. 113-235. Il barone JOSEPH MARTE DE GERANDO (1772-1842) pubblic lOpera Du Perfectionnement Moral; ou de lducation de soi-mme a Parigi nel 1824, in 2 tomi. GIOVANNI LAMI (1697-1770), toscano, erudito scrittore di teologia e di Storia ecclesiastica; dal 1740 al 1769 cur ledizione del periodico Novelle letterarie. GIROLAMO FEDERIGO BORGNO, Sul Carme dei Sepolcri di Ugo Foscolo e sulla poesia lirica. Dissertazione, nel vol. Sui Sepolcri, Carme di U. Foscolo (ediz. P. Paganini), Firenze 1844, pp. 39-83. I versi del LAMARTINE fanno parte de Lisolement, poesia raccolta nelle Mditations potiques, del 1820 (cfr. ediz. critica de La Pliade, Parigi 1963, p. 4). CHARLES-EMMANUEL NODIER (1783-1844), romantico francese, poeta, romanziere, saggista; raccolse un cenacolo di artisti (1823-1830) facendosi patrono del Romanticismo. Il Foscolo pubblic la prima edizione di tale Opera a Londra nel 1825. Alle pp. XXXI-XLVIII del vol. II degli Opuscoli filosofici Rosmini confuta lautore di un articolo sulla Biblioteca Italiana (f. CXLVI, febbraio, p. 269 e luglio, p. 28), Ove si tentava di negare i due caratteri della vera filosofia totalit ed unit ; la confutazione di Rosmini si vale essenzialmente del confronto testuale, su due colonne, delle proprie parole con la deformata lettura dellautore dellarticolo. Rosmini conclude (ibid., p. XLVIII): Da questo confronto apparisce che lautore dellarticolo della Biblioteca Italiana escludendo la TOTALIT e lUNIT, esclude ancora la VERIT dalle sue parole, e mimput dei sentimenti che non si contengono nella mia Opera, per farsi onore presso chicchessia col dimostrare, mentendo,

3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11.

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la mia dottrina pericolosa ed imprudente (p. 269, Febbraio 1828 della Bibl. Ital.). Quanto a me, io non riconosco nulla di pi pericoloso che lallontanarsi dalla verit, e che quell'imbarazzo e quellira abituale che difforma luomo, ove voglia schermirsi da raggi salutari che quella diffonde dovunque e che vibra incessantemente contro alle tenebre umane senza che queste giammai la comprendano.

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