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Graecul11 est, ..

Il titolo di questo incontro : Alto Medio Evo. Fi-


'>Ionomia e con,i'>lenza di un'epoca". E l'intervento di
chI studIa testimolllanze critte, direttamente conservatesi
o IIldlrettamente note, soprattutto libri e testi, non pu
vertere che sulla fisionomia/consistenza culturale di
quell'epoca; o meglio sulle fisionomie, consistenze, va-
lenze culturali, giacch pi d'una, ma tutte - dato
getto di IIldagine - gravitanti nelle fere alte della oCle-
ta (e qUI, SI dIca per inciso, ci si trova gi di fronte ad
una delle pOSSibilit di distinzione del periodo in discus-
sIone dalla tarda antichit da una parte e dal basso Medio
Evo dall'altra, epoche nel corso delle quali alla produzio-
ne di cultura scritta partecipano direttamente strati sociali
medi e medio-ba si).
tra le fisionomie o consistenze o valenze culturali
offerte dalle testimonianze scritte, si vuole seguire - in
questa sede non pi che fugacemente - l'alto Medio Evo
in relazione alla sua cono cenza (o ignoranza) del greco;
detto pi e plicitamente, si vuole osservare quali conte-
nuti si rivelino (o non, O in che misura) nella consistenza
- padronanza, comprensione, lettura, scrittura - della
lingua greca nell'Occidente altomedievale, e quali signifi-
cati essi rivestano nella problematica che qui interessa.
UGLIEMO
V LLO
La formazione tardoromana era fondata su un sy-
stme d'ducation bilingue ", per usare un'espressione di
Henry-Iren Marrou, e, v' da aggiungere, su un univer-
so di libri/testi non a senso unico: vale a dire che non ,i
pu pI accettare l'affermazione dello stesso Marrou, se-
condo Il quale la culture grecque. la difference de la
latine, se sait et se sent originale et autonome ,,'. A par-
tire, infatti, dal momento in cui il centro di gravitazione
politica diventa Costantinopoli, non v' solo una - assai
indagata - circolazione di cultura e libri greci in Occi-
dente, ma anche una - meno indagata - circolazione di
cultura e di libri latini in Oriente. Lo stesso punto di vista
di Arnaldo Momigliano - il quale limita quest'ultimo fe-
nomeno al V-VI secolo ed alla sola Costantinopoli come
portato di una societ colta che dall'Africa vandalica e
dall'Italia gota si sposta nella capitale - va
modificato nel senso che tali fatti possono aver solo in-
crementato un fenomeno pi antico e generalizzato. A
tal proposito, un solo esempio: il misterioso alliopio
revisore ed editore delle commedie di Terenzio
mi sembra possa identificar i, con scarso dubbio. nel Cal-
liopio grammatico, noto dall'epistolario di Libani0
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, che
risulta attivo ad Antiochia intorno al 361 e che giunse a
diventare, grazie evidentemente alla sua conoscenza della
lingua latina, magisler episILIlarlim'.
Tutto questo vuoi dire che ci si trova di fronte ad
una tarda antichit comunque greco-latina, nella quale la
formazione non pu prescindere da alcuna delle due
I H.l. MARROU. Hi,roire de l'ducation dalls /'anliquil, Paris
1964', pp. 346 e 350. .
2 A. MOMIGLIANO. Gh Anicii e lo stor/ografia latma del VI secolo
d. C.. in A. MOMIGLIANO. Secondo contributo alla storia degli studi
classici. Roma 1960. pp. 240 s.
, LIB. Episl. 575, 576, 625, 678, 696.
P. PETlT. Les hudiallIs de LibaniLL<' Paris 1957, pp. 85 s.
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componenti e che, al '.Ivello .di cultura scritta,. induce
quella produzione di libri grecI In Occidente e di Itbrl lall-
01 in Oriente di cui s' detto. (Quando parlo di cultura
greco-latina, critta e non, voglio indicare o una cultura
latina fortemente sostanziata dalla greca, o una cultura
greca fortemente so tanziata dalla latina). otto il profilo
ulturale, dunque, lo specifico dell'alto Medio Evo, il suo
distacco dal pas ato o i suoi segni di continuit con il pas-
sato, Il uo diventare bizantino o occidentale, si propon-
gon proprio nel termini della perdita di una identit cul-
turale greco-latina, la quale, se si vuole, pu essere intesa
In senso altrimenti largo rispetto alle te timonianze scritte
che qUi Intere sano. Lasciando da parte l'Oriente (ma
almeno da os ervare che la perdita di quella identit per
Bisanzio fu traumatica e signific il uo rinchiudersi nel
conformismo non solo degli studi, ma anche delle creden-
ze e delle azioni), si pu finalmente passare all'osserva-
zione dell'Occidente.
Nell' uropa continentale - e eludendo momenta-
neamente dal discorso l'Italia, la quale mostra un quadro
pi articolato e complesso - la fondazione dei regni bar-
barici egn lo strappo con la conoscenza del greco; e
quanto all'Irlanda e alla Gran Bretagna, i materiali, pur
quantitativamente non irrilevanti raccolti da Walter Ber-
schin nel suo Griechischlateinisches Millelalter, consistono
sostanzialmente in alfabeti, espre sioni d'origine liturgica
o patri tica, raccolte glossografiche assai scarne ed ele-
mentari, citazioni disorganiche di seconda manos. Si trat-
\ W BERS IIIN Gri(ChtSch-laleinisches Millelaller. Von Hierony-
mus tU N,kolaus von Kues, Bern-Miinchen 1980, pp. 121-126. Vedi
anche W J AERTS. The Knowledge o[ Greek In Weslern Europe allhe
lime o[ Theophano and Ihe Greek Grammar Fragmenl in Ms. Vindob.
J14, IO Byzanllum and Ihe Low Countries in Ihe Tenth Cenlury.
AspeclS o[ Art and HtSlory In Ihe Ollonian Era, Hemen 1985, pp. 78-
103, e J FRA KES. The Knowledge o[ Greek in Ihe Early Middle
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ta di conoscenze frammentarie, occasionali, dissociate,
relitti talora di presenze precarie di individui di lingua
greca o che almeno ne avevano acquisito una certa pa-
dronanza (si pensi a Teodoro di Tarso e Adriano del mo-
nastero di Hiridanum sbarcati nell'Inghilterra del VII se-
colo). N, proprio per questo, va sopravvalutato "appor-
to insulare alla rinascita carolingia per quanto concerne
la cultura greca: al tempo di Carlo il Calvo - nonostante
la corte di quest'ultimo sia celebrata per certe cono cenze
di greco, sulle quali tuttavia conviene rimanere scettici -
una figura come quella di Giovanni coto Eriugena re ta
i olata (peraltro, anche di recente le " dficiences delle
sue traduzioni sono state largamente rilevate da douard
Jeauneau, nonostante questi ne abbia voluto sottolineare
l'" originalit e l'" interet 6); n documentata alcuna
attivit di copia di manoscritti greci che non siano ele-
mentari testi scritturali bilingui ( alteri soprattutto), ver-
gati anche nelle parti greche in forme grafiche occidentali
da mani impacciate e totalmente digiune delle nuove
esperienze scrittorie maturate e man mano predominanti
a Bisanzio. In ultima analisi, dal punto di vista dal quale
ci si posti, il confine tra VI e VII secolo segna l'inizio
del Medio Evo latino; nel quale una conoscenza autenti-
ca del greco s' persa, e quest'ultimo, a livello grafico pi
che linguistico, svolge nient'altro che funzione di messag-
gio simbolico, prestigio, distinzione, coquellerie , se si
vuole.
Resta da esaminare la complessa fisionomia culturale
offerta dall'Italia. Qui, se per l'area longobarda e franca
ci si pu sostanzialmente rifare a quanto s' detto per
Ages: lire Commentaries on Boethius' Consolatio AI, in tudi me-
dievali ., 3' ser., 27 (1986), pp. 23-43.
. JEAUNEAU. lea" SCOI rig"e el le grec. in Alma., 41
(1979), pp. 5-50.
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" uropa continentale e insulare (la trascrizione del Salte
no HamtllOn 552 di Berlino prodotto a Milano nel ecolo
I ,mostra non pt che un certo interesse per il greco: un
Interesse comunque destituito di ogni reale padronanza
della lingua), pi articolato si presenta il discorso per
l'Italia della riconquista bizantina. A quanto stato crit-
lO da yril Mango, pas de correspondance entre con-
quete byzantine et hellni alion. Il serail intressant de
rechercher les causes de ce phnomne 7. In verit l'Ita-
lia gola ancora un'Italia di cultura greca e latina e di
produzione scritta greca e latina; l'Italia bizantina non
PIU, perche vengono a mancare le ba i sociali su cui i
reggevano quella cultura e quella produzione scritta. I
funzionari venuti da Bi anzio si limitano a gestire l'ammi-
nistrazione, enza alcuna incidenza sotto il profilo cultu-
rale. Ravenna profondamente latina assai prima di es-
sere investita dai Longobardi nel 751. V' una sola ecce-
zione: Roma, e, dopo Roma, l'Italia meridionale. Ma v'
da fare una premessa. Il fenomeno che si pu osservare a
Roma prima e nell'Italia meridionale pi tardi non fu ef-
fetto della riconquista bizantina per le motivazioni che si
son dette; anzi, anche qui, come altrove in Occidente, la
cono cenza del greco si andava perdendo. Ed a tal pro-
posito Gregorio Magno costitui ce un segno dei tempi.
La vexata quaestio, ripresa ultimamente da Joan M. Pe-
lersen, e il ponlefice conoscesse o no il greco
S
, non mi
pare abbia finora centrato i termini del problema: frasi
dello stesso Gregorio quali quamvis Graecae linguae ne-
seius o nam IIOS nee Graece novimus nee aliquod 0pus ali-
M NGO La wltu,. grecque et l'Occidente au VIII sicle, in
Selllma1le dI studio del Centro ilalia1lo di studi sull'alla Medio Evo,
XX, Spoleto 1973. p 684.
J M PETER EN Old Gregory Ihe Greal k1low Greek?, in Sludies
'" Church HUlorv. ed by D Baker. 13. Oxford 1976. pp. 121-134.
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quando scripsimus
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sono interpretate dalla Petersen come
cOllfessio humilitatis di fronte alla constatazione che lo
stesso Gregorio scrive termini greci in caratteri greci, tra-
slittera parole greche in caratteri latini, chiarisce espres-
sioni greche; in realt non di cOllfessio humilitatis si tratta
da parte di Gregorio, ma della piena consapevolezza
ch'egli ha conoscenze frammentarie, occasionali, disso-
ciale di greco, non quella cultura latina fortemente so-
stanziata di libri e testi greci (o viceversa) che s'era ormai
perduta. A ristabilire la conoscenza del greco e di una
cultura scritta greca a Roma e nell'Italia meridionale
(sono molte le testimonianze che si possono citare come
ivi prodotte: libri, epigrafi, scritte dipinte o graffite) furo-
no, invece, le ondate di immigrazione di greco-orientali a
partire dal VII secolo. E fu grazie a queste colonie gre-
che, di origine bizantino-provinciale pi che metropolita-
na, se, attraverso un gioco di acculturazioni interne, si
mantenne viva una continuit, sia pure rarefatta, di quel-
la cultura greca e latina insieme, insistita u trascrizioni di
testi, traduzioni, riprese grafiche.
Due esempi di interazione, l'una di carattere grafico,
l'altra testuale, ambedue da Roma. La mano che scrive
tra VIII e IX secolo i fogli di restauro 55-62 del Val. lal.
3836, prodotto a Roma qualche decennio prima per la
Basilica dei SS. Filippo e Giacomo, pu e sere una mano
grecalO: in tal senso orientano, infatti, le tringenti simili-
tudini grafiche ch'essa presenta con la scrittura del Val.
gr. 1666 dell'anno 800, i Dialoghi di Gregorio Magno nel-
la traduzione di papa Zaccaria; si tratta di una proieziElne
di quella koin grafica greco-latina che la tarda antichit
, GREG . Reg. epist., I, risp. 7,29 (p. 330) e Il,55 (p. 746).
IO G. CAVALLO. In/erazione ,ra seril/ura greca e scrittura latina a
Roma Ira VIII e IX secolo, in Miscella1lea codicologica F. Mosai dica-
ta. t, Gand 1979. 23-29.
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aveva conosciuto. Sia pure limitatamente a mamfestazionl
specIfiche. sia al livello documentario ia al livello libra-
no Il "rolllCOII Pa/(J{II/III1l, dato dal Val. Palal. lal. 277.
una trascrlZlonc-nelaborazlOne da Giovanni Malala fatta
a Roma all'lnl7lo del secolo Vili. da ntenere opera di
una per onalIt (greca o latina?) non soltanto esperta
nelle due lingue. ma che. nel leggere Malala da una parte
e nel mostrare una conoscenza sicura di Virgilio e del
centone di Proba dall'altra". rivela una formazione arti-
colata sui due piani e perci ancora tutta di estrazione
tardoantica. A Roma (e poi nell'Italia meridionale), in-
somma, SI assiste - per usare un'espressione di Santo
Mazzarino - ad una continuazione della vita mediter-
ranea 1"
dunque: quale fisionomia, o consistenza. o valenza
ha 11 MediO vo latino dall'angolo visuale dal quale ci si
e voluti porre? Un alto Medio vo che i caratterizza ri-
spetto alla tarda antichit per il suo stacco dalla produ-
zione e circolazione di cultura scritta (e non) greca, ma
che per que to stesso carattere si connota anche rispetto
al secoli dal tardo Xl in basso, quando l'Europa vorr
colmare le sue lacune, soprattutto scientifiche e filosofi-
che, riprendendo in mano libri e testi greci. Unica ecce-
zione alcune i ole di continuit; e sar proprio il filo ivi
conservato i che sostanzier la rinascita degli studi di gre-
co in Occidente.
Il J. M ANSTE:.RRE Le moines grecs et orientaux Rome aux
tpoques bVlant,ne et carolingrenne (milreu du VI s. fin du IX s.), Bru-
xelles 1981, l, P 194, e Il, p 214, nota 196.
L M llARINO Sull'epIgrafia occidentale degli Erac/iadi'
Coslall/e 11 (641-668) e CostamlllO IV Pogonalo (668-685), in S. MA?
ZARINO. Anllco, tardoantlco ed era costall/iniana, Il, Bari 1980, p. 386.
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HRIS J. WICKHAM
(Unil'erslt di B"mlllgham)
Le strutture delf' economia e del potere
Questo contributo avr un indirizzo meno cultura-
le di altri presentati in questa stessa tornata del semina-
rio dedicata all'alto Medio Evo. Non mi sembra che
un'epoca possa costituirsi tramite una identit culturale:
quando mai hanno avuto la stessa consapevolezza cultu-
rale anche solo i diversi strati sociali abitanti una singola
localit, per non parlare di un intero paese o continente?
Parler piuttosto dei cambiamenti delle strutture ocioe-
c.onomiche e dei loro riflessi sulle realt poli-
tiche. MI limIter ali Europa occidentale: non mi pare
che il concetto alto Medio Evo abbia molto senso ri-
ferito a Bisanzio o ai paesi islamici, ed ancor meno all'In-
dia e alla Cina.
Per me l'inizio dell'alto Medio Evo definito da una
chiara soluzione di continuit; una ce ura nello sviluppo
di quasi tutti i fattori costitutivi della societ; soprattutto
quelli socioeconomici, anche se, naturalmente, rima ero
vari legami col pa sato. La fine del periodo invece se-
gnata da una trasformazione meno netta. che riguarda
soprattutto i rapporti sociali e politici che costituiscono lo
stato altomedievale (carolingio o anglosassone). Que-
sto stato si trova davanti all'emergere dei rapporti privati
che costituiranno l'essenza del mondo feudale , ma
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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA
Seminari dell'Istituto di Storia Medievale
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Periodi e contenuti del Medio Evo
a cura di Paolo Delogu

ILVENTAGLIO
Roma 1988