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Convegno Terra Nostra. Vicenza 17 marzo 2012.

Villa Lattes Relazione di Oscar Mancini Di fronte alla grande alluvione che ha colpito il Veneto nel novembre del 2010, il governatore Luca Zaia esclam: Quando la natura si ribella indice di grandi cambiamenti climatici. Le prime reazioni, anche in settori del mondo ambientalista, furono di soddisfazione: finalmente un esponente di quella maggioranza di governo, la pi ostinata di tutto loccidente nel negare questa emergenza, prendeva atto che con i cambiamenti climatici bisognava fare drammaticamente i conti. La riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle con 10 milioni di ton./anno di emissioni di CO2 poteva ora essere rimessa in discussione e gli ambientalisti, che a loro dire si trastullano con i mulini a vento, non sarebbero stati pi irrisi. Ma i dati sulle precipitazioni atmosferiche, per quanto intensi, non giustificavano questa interpretazione degli eventi. Comprendemmo subito che mettendo laccento sui cambiamenti climatici, allarmante fenomeno planetario, Zaia allontanava da se e dalla sua maggioranza di governo le responsabilit dellalluvione. Oscurava cio il fatto che lesondazione dei fiumi provocata innanzitutto da quel tanto decantato modello veneto della citt diffusa, da quella crescita urbana senza forma che ha divorato i terreni agricoli con implacabile voracit per formare quella nebulosa insediativa alla quale gli americani hanno dato il nome di sprawl town (la citt s draiata sguaiatamente) che ha accresciuto la vulnerabilit di un territorio gi di per se strutturalmente fragile. Oscurava cio che allorigine dei nostri guai recenti vi anche una legge urbanistica regionale che ha lasciato briglia sciolta alla rendita immobiliare, favorendo cos una dilagante cementificazione del territorio, il disboscamento lungo i fiumi e la mancanza di una manutenzione geologico-idraulica del territorio. Un diluvio di cemento e asfalto che ha impermeabilizzato il territorio rallentando cos il processo di ricarica delle falde e provocando sempre pi frequenti esondazioni dei corsi dacqua. Questo quanto la CGIL Vicentina denunciava inascoltata ancora nel 2003. Negli anni settanta, abitando a Caldogno, mi capitava di percorrere una bella campagna punteggiata da risorgive. Oggi quel territorio in gran parte urbanizzato e si deve ricorrere ai bacini di laminazione per evitare di andare sottacqua anche nel futuro. Eppure noto, come ci ha ricordato di recente il Prof DAlpaos, che un terreno agricolo ha una portata di 10 litri al secondo per ettaro mentre unarea urbanizzata li fa diventare 150/200. Strana coincidenza: esattamente le stesse proporzioni della crescita della rendita immobiliare derivante dalle varianti urbanistiche!!
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Per dare unidea di quanto scellerata sia la politica della Regione Veneto anche in questo campo vi segnalo, tra i tanti esempi possibili, quello che sta scritto a pagina 36 del PTRC: C ancora tanta campagna nel Veneto sicch il consumo di suolo non un problema reale, poich la percentuale di terreno rurale (SAT) di molto superiore alle terre coltivate (SAU). Affermazione aberrante: come se lattivit economica del settore primario fosse lunica ragione del salvaguardia del suolo dallurbanizzazione, se lobiettivo non dovesse essere quello della difesa del territorio rurale nel suo complesso e se non fosse gi gigantesca larea impermeabilizzata e sottratta al ciclo naturale. E da questo scellerato approccio che nel Veneto nascono come i funghi megaoperazioni immobiliari quali: -Veneto City, un colosso che canceller 60 ettari di campagna tra Padova e Mestre, con oltre 2 milioni di mc di cemento e vetro per costruire una citt direzionale/commerciale grande quanto 17 volte la fiera di Padova ,di cui per nessuno ha ancora chiaro a cosa serve; - Citt della moda, denominata Verve a fianco delle ville palladiane che si affacciano placide sul Naviglio Brenta; - Tessera City, la citt del loisir, sulla gronda lagunare, in una zona ad altissimo rischio idralico, essendo la zona centrale a 1,75 m sotto il livello del medio mare. Il progetto del naufragato EXPO 2000 di G.De Michelis prevedeva di costruivi una laguna artificiale. - Motorcity nel veronese, con quattrocento ettari da cementificare e la gi realizzata base americana a Vicenza e potrei continuare con le nuove aree industriali nel Polesine, la centrale di Porto Tolle in mezzo al Parco del Delta alle prese con il cuneo salino, lo scavo dei canali per far entrare le grandi navi in laguna e via dicendo. Naturalmente questi insediamenti dovranno essere serviti da nuove strade, svincoli, rotatorie e soprattutto nuove autostrade costruite in projet financing e quindi a pagamento. Un meccanismo questo, combinato con la legge obiettivo, per cui comandano i privati, pagano i contribuenti e gli utenti, guadagnano le solite imprese e di tanto in tanto si scopre pure che i profitti sono cos elevati da lasciare ampi margini anche per le tangenti e per non farsi mancare nulla sono cos efficienti da approfittarne per smaltire i rifiuti tossici sotto il manto stradale come nel caso della Valdastico Sud. Mentre il SFMF rimane al palo da ventanni si progettano la Pedemontana, la Romea commerciale, la Nogara Mare, il GRAP, la Valsugana e via dicendo. Il pi stupefacente il caso che sto per raccontarvi. Dopo la grande alluvione, il Prof DAlpaos, uno dei pi autorevoli idraulici dItalia, spiega ai padovani , finalmente ricettivi dopo anni di prediche al vento, che se non vogliono correre il rischio di finire nuovamente sottacqua indispensabibile completare lidrovia Padova/Laguna. Essa utile anche a fini trasportistici. Lintero consiglio comunale di Padova finalmente approva.
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Cosa fa la Regione? Insiste nel voler realizzare, ovviamente in projet financing e, spacciando linesistente inserimente dellopera nella legge obiettivo per mettere fuori gioco gli enti locali, una camionabile funzionale a realizzare il polo logistico di Dogaletto che insiste su unarea di 4 milioni e 600 mila mq di gronda lagunare, sito dinteresse comunitario, tutelato dal PALAV e sottoposto a vincoli paesaggistici e ambientali. Ancor pi assurdo appare il progetto sponsorizzato da Paolo Costa se si considera che a soli tre chilometri vi unampia disponibilit di aree dismesse di Porto Marghera. (Eppure lidea ha affascinato anche settori del centro sinistra di Venezia). Per stare a Vicenza, molti sono stati e sono i conflitti ambientali: superfluo in questa sede ricordare il grande movimento contro la base militare Dal Molin oggi impegnato per la realizzazione del Parco della Pace", la lotta vittoriosa contro limpianto Wisco ai Ferrovieri per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti pericolosi anche nocivi, la vittoriosa mobilitazione popolare contro la centrale termoelettrica di Montecchio, leroica mobilitazione dei cittadini contro il grande disastro ambientale di Tezze sul Brenta; le iniziative di Italia Nostra contro la Valdastico Sud e lampliamento delle cave in area berica, la mobilitazione dei cittadini di Monteviale contro il distributore in quellarea di pregio paesaggistico che il Biron, le competenti iniziative dei bassanesi per il contratto di fiume e potrei continuare. E lepoca dei comitati dichiara sconsolato Silvano Vernizzi, il super commissario della Regione. Oggi il tema pi rilevante senza alcun dubbio la Pedemontana: unautostrada a pagamento che dovrebbe collegare Montecchio Maggiore a Spresiano in provincia di Treviso, un sepentone di cemento e asfalto lungo 95 Km di cui 50 in trincea, unopera da 2 MDL e oltre di euro, pi volte bloccata dai ricorsi dei cittadini e di alcuni Comuni (Villaverda capofila) e fortemente voluta da Zaia e dagli imprenditori. Unautostrada, cos come progettata, inutile e dannosa, come ci spiegher lach. Massimo Follesa, il portavove del CoVePa, il coordinamento veneto Pedemontana alternativa. Come scrive Paolo Feltrin, uno degli ideologi del Piano della Regione, i caselli e gli svincoli autostradali saranno loccasione per favorire linsediamento di .grandi mall terziari, strutture sanitarie, auditorium, centri congressi, complessi commerciali e direzionali, aree produttive, centri logistici e simili. Una indicazione che sembra voler nobilitare le new city della speculazione immobiliare che gi si sta vigorosamente manifestando attorno al Passante di Mestre. Ecco la posta in gioco attorno alla Pedemontana. Per la sua realizzazione va rimosso ogni ostacolo. Sino a invocare, come fa il commissario Silvano Vernizzi, la cancellazione del diritto dei comitati a ricorrere. Segretario di unanomala e verticistica struttura amministrativa della Regione egli contemporaneamente Commissario per la Pedemontana Veneta (lo stato per il Passante di Mestre) nonch Amministratore Delegato della disastrata Veneto Strade. Ne deriva un assetto gerarchico regionale che pone al vertice il Segretario che riunisce le funzioni di valutazione tecnica e di verifica di compatibilit, anche di progetti stradali, e si
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avvale pure di due incarichi di Commissario e Amministratore. Ma non basta, perch la medesima persona pure il Presidente delle commissioni regionali in materia di valutazione ambientale (VAS e VIA) oltre che Autorit competente per la valutazione di incidenza ambientale (la V.Inc.A, per la tutela della biodiversit) e coordinatore del Comitato Tecnico per l'attuazione dell'intesa tra Regione e Ministero Beni Culturali in materia di paesaggio. Di fronte agli autorevoli pareri espressi dalla stessa persona, come si permettono questi comitati di intralciare la realizzazione delle opere? Bonaparte dixit! Ma non solo la Regione a sottovalutare il rischio idraulico. I PAT/PATI dei nostri comuni, in cerca di oneri di urbanizzazione per coprire i buchi di bilancio, spesso consentono un pressoch generale via libera allo svillettamento che si traduce in svendita di quel bene comune che il territorio. I PAT, anzich essere piani strutturali, diventano sempre pi piani cornice, a maglie molto larghe, che rinviano ai piani degli interventi (PI), sottratti alla stessa valutazione del Consiglio Comunale perch diventati prerogativa della Giunta. Cosa successo dopo il grido dallarme lanciato allinizio degli anni 2000 dallAccademia Olimpica? Da quando Gian Antonio Stella con mirabile capacit di sintesi denunciava che in Provincia di Vicenza negli anni novanta si era realizzata una crescita edilizia di 56 milioni di metri cubi pari a un capannone largo 10 metri, alto 10 e lungo 560 Km? Si finalmente compreso che il territorio un bene comune scarso e prezioso? I dati ci dicono che successo il contrario: se nel decennio 90/2000 abbiamo consumato nel Veneto 9.752 ettari/anno nel decennio successivo (2000/2010) sono diventati 18.230. Sono cio quasi raddoppiati raggiungendo la cifra record di 182 milioni di mq/anno. In 8 anni si sono realizzati 164 milioni di metri cubi di edifici commerciali, direzionali, industriali pur con una diffusa presenza in tutti i comuni di capannoni abbandonati e da anni inutilmente offerti in vendita o in affitto. In 10 anni si sono ultimate 367.354 nuove abitazioni per una volumetria di 148 milioni di metri cubi per una popolazione di quasi 1 milione di abitanti mentre la crescita demografica stata inferiore alla met. Cosa ci dicono questi dati? Che con la transizione postfordista i capitali prima generano la fabbrica a rete dispersa nel territorio, poi in parte delocalizzano e infine, in gran parte, si dislocano nella finanza e nellimmobiliare. Il territorio diventato cos il cantiere di produzione del valore che deriva dalla rendita fondiaria che un tempo definivamo parassitaria. Ne deriva non solo il saccheggio del territorio ma anche limpoverimento del tessuto produttivo, la compressione dei salari e dei diritti, lerosione del welfare. Dalleconomia delle cose si passa alleconomia della carta. Il Denaro non pi un mezzo per comprare Merci e produrre pi Merci, ma il Denaro in s che diventa il fine: trasformare il Denaro in pi Denaro attraverso la finanza e trasformando Beni comuni in Merci per produrre sempre pi Denaro. una mutazione totale delleconomia capitalistica. Che trascina con s una mutazione profonda della societ. Il capitalismo industriale, che fino a quel momento aveva guardato con aristocratica diffidenza limprenditoria del mattone, dovette fare i conti con le regole della trasformazione per portare a termine il riuso dei grandi impianti produttivi, dal Lingotto alla Bicocca allarea Falck, fino alla trasformazione commerciale degli edifici storici com il caso di Benetton a Venezia che nel frattempo si era gi convertito nella
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rendita autostradale per citare i casi emblematici. Lascio a voi indicare i casi vicentini. La dismissione industriale fece scoprire ai capitalisti i vantaggi immeritati delle plusvalenze immobiliari, un modo pi semplice di arricchirsi, senza dover fare i conti con lorganizzazione del ciclo produttivo. A quel punto terminarono i dibattiti sullimprobabile patto tra i produttori, venne messa in soffitta qualsiasi ipotesi di separazione tra rendita e profitto e non se ne parl pi. Il suo posto stato preso dallattacco allarticolo 18, causa di tutti i mali. E' stata proprio la rendita la vera responsabile della bassa crescita dellItalia, poich ha sottratto risorse importanti agli impieghi produttivi per destinarle a finalit speculative. A forza di creare valore spostando risorse dallindustria al cemento alla fine si ottiene bassa produttivit del sistema. La rendita deprime leconomia mentre si vanta di salvarla. Qui risiede la sua forza ideologica, la sua intrinseca capacit di mistificare la realt . Gli effetti delle nuove lottizzazioni e delle nuove infrastrutture viarie sul territorio, sullagricoltura e sul paesaggio veneto sono stati devastanti, anche perch mancato un disegno coerente di piano a scala vasta e sono mancati indirizzi e regole certe da parte della Regione e degli enti locali. E prevalsa la filosofia dellurbanistica contrattata (tra enti pubblici, proprietari di aree e societ immobiliari), del caso per caso e del giorno per giorno. Ai piani sono state apportate innumerevoli varianti e deroghe. Ogni Comune si sentito in dovere di sovradimensionare il proprio fabbisogno di edilizia residenziale, di centri commerciali e di capannoni industriali. Come scrive il nostro amico e compagno Sergio Lironi la citt tentacolare si sparpagliata nel territorio trasformandosi in una nebulosa urbana, cancellando luoghi identitari, beni ambientali e culturali, banalizzando e omologando il paesaggio, degradando la qualit del vivere quotidiano di ognuno di noi. Sono stati distrutti alcuni fondamentali ecosistemi e la biodiversit, essenziali per la regolazione del clima, per il sostegno di processi vitali quali la formazione del suolo fertile, la fotosintesi ed il ciclo alimentare; si sono compromessi il ciclo delle acque e la loro qualit e si incrementato il rischio idro-geologico; si aumentata la nostra dipendenza da risorse esterne (in particolare alimentari, ma non solo); si sono inquinati i terreni, laria e lacqua; si distrutto un paesaggio celebrato n el passato come uno dei pi significativi e preziosi a livello europeo. Un processo di tale evidente negativit da essere denunciato negli stessi documenti ufficiali della Regione Veneto propedeutici alla nuova Legge urbanistica regionale del 2004 e del nuovo PTRC del 2009, anche se poi nulle sono state le conseguenze sul piano operativo. E giunto il momento di cambiare! Per mettere un freno al consumo di suolo in Italia e nel Veneto occorre probabilmente prendere lo spunto da quanto gi si sta facendo in altri Paesi europei e occorre avere la forza di rivendicare un diverso modello di sviluppo economico e di organizzazione del territorio. A livello di legislazione nazionale si pu seguire lesempio della German ia che nel 1998 si posta lobiettivo di ridurre entro il 2020 il consumo di suolo da 129 a 30 ettari/giorno, anche tassando maggiormente chi consuma suolo rispetto a chi recupera aree dismesse. Una misura che potrebbe rivelarsi utile per recuperare, bonificandole, le aree di Porto Marghera o i grandi stabilimenti dismessi dalla Marzotto.
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La Comunit europea lo scorso anno ha posto agli stati membri lobiettivo di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. In Gran Bretagna dal 1955 si prevista listituzione di ampie cinture verdi (green belts) intorno ai principali centri abitati: spazi verdi e territori agricoli che costituiscono una tutela attiva contro la crescita indiscriminata delledificato e che raggiungono attualmente unestensione di quasi 1,7 milioni di ettari. Sempre in Gran Bretagna si recentemente stabilito lobbligo per i Comuni d i localizzare almeno il 60% dei nuovi interventi di edilizia residenziale in aree di recupero gi urbanizzate, richiedendo a tal fine anche la revisione dei piani e dei programmi gi approvati. In Francia le nuove leggi della fine degli anni Novanta incentivano lassociazione di pi Comuni per lelaborazione di piani darea vasta nei quali sia prevista una gestione unitaria degli spazi urbani e degli spazi rurali, con particolare attenzione per le attivit agricole, la silvicoltura, la tutela degli spazi naturali e del paesaggio. Esempi, quelli delle green belts inglesi e dei piani darea vasta francesi, cui esplicitamente si rif la proposta, sottoscritta a Padova da una ventina di associazioni ambientaliste e di associazioni degli agricoltori, di formazione di un Parco agro-paesaggistico esteso a tutti i 18 Comuni della Comunit metropolitana, dalla Brenta al Bacchiglione. Perch non pensare qualcosa di analogo anche per Vicenza? . Il suolo urbano libero da costruzioni e quello periurbano possono essere valorizzati da un grande progetto di integrazione tra citt e campagna, tra agricoltura e agglomerati residenziali. I Comuni hanno molti strumenti (alcuni a costo zero) per promuovere una riconversione di questo rapporto: orti urbani, disseminazione dei Gas, farmer's markets, mense scolastiche e aziendali, marchi di qualit ecologica per la distribuzione, gestione dei mercati ortofrutticoli: quanto basterebbe per cambiare l'assetto dell'agricoltura periurbana e per ri-orientare l'alimentazione della cittadinanza con filiere corte AltroVe, lassociazione che tiene in rete una serie di comitati e associazioni per un altro Veneto, sta elaborando una serie di proposte (che per ragioni di tempo non illustro) che potrebbero essere oggetto di appositi progetti di legge o proposte referendarie e aderisce alla campagna avviata in questi giorni dal Forum nazionale Salviamo il Paesaggio per un Censimento del patrimonio sfitto e/o sottoutilizzato e delle aree minacciate da nuove espansioni urbane. Lobiettivo quello di coniugare politica della casa e politiche per linclusione sociale. Abitare ha un significato molto pi ampio che non si esaurisce nella mera disponibilit di un alloggio ma comprende la possibilit di fruire di servizi pubblici, di spazi e di occasioni dincontro, diniziative culturali. Lobiettivo quello di avviare la vera grande opera di cui il nostro paese ha bi sogno: la protezione e la cura del territorio. Il sindaco Variati potr dirci se finalmente, a oltre un anno dallalluvione, la Regione ha deliberato le risorse necessarie per il riassetto idrogeologico del territorio vicentino a partire dai bacini di laminazione, alcuni dei quali gi previsti dalla commissione De Marchi, istituita dopo la grande alluvione del 66, ma mai realizzati.
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Di fronte alla drammatica crisi strutturale che investe lintera Europa e particolarmente il nostro paese una proposta di sinistra dovrebbe indirizzarsi verso una prima riforma di quel modello di sviluppo che ha generato la crisi attuale per andare nella direzione di un modello alternativo di economia pi equa, pi ecologica, meno instabile. Serve un piano di manutenzione del territorio, di rinaturalizzazione dei corsi dacqua, di riqualificazione energetica degli edifici, di investimenti sulle energie rinnovabili e distribuite, sulle reti intelligenti (smart gride); sullagricoltura biologica riscoprendo variet antiche e preziose. Altro che gli OGM delle multinazionali di cui parla il Ministro Clini. E poi una pi generale riconversione ecologica dellapparato industriale che punti sullefficienza energetica dei processi produttivi e dei prodotti orientati ai bisogni collettivi. La sfida che si ripropone sul cosa, come, dove e per chi produrre. E il tema della riconversione/conversione ecologica delleconomia. Abbiamo bisogno di nuova crescita economica ma questa non pu che essere una crescita nuova, anche in direzione di uneconomia della conoscenza e di uneconomia sostenibile in termini ambientali, distributivi e sociali. Oggi pi che mai cosa produrre importante almeno quanto come produrre. Ci vuole un nuovo modello in cui lo Stato e le istituzioni sovranazionali orientino i risparmi, gli investimenti e lo sviluppo. necessaria dunque una nuova politica economica, ispirata da una nuova idea di sostenibilit di lungo periodo, economica, sociale, ambientale e intergenerazionale.

Questo potrebbe essere il tema del prossimo convegno.