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Introduzione: il senso dellEschaton Letteralmente, il termine greco Eschaton, forma neutra del superlativo greco eschatos (estremo), significa

semplicemente ci che sta al termine, qualunque sia il contesto a cui si fa riferimento. Nel corso del tempo e in particolare in periodi relativamente recenti, il sostantivo eschaton ha assunto, per, un significato pi preciso e determinato, venendo a definire la fine di tutto, il destino finale del mondo. Sullanalisi di questo peculiare aspetto del piano cosmico, sorta addirittura una specifica branca della filosofia e della teologia, che prende il nome di escatologia (da eschaton + logos studio), la cui definizione pi generica risulta, conseguentemente, essere: lo studio che riguarda gli eventi finali della storia del mondo e del genere umano 1 Come indicazione preliminare, subito possibile specificare che lescatologia pu essere suddivisa, a seconda delloggetto di studio, nei due sotto-indirizzi dellescatologia personale o individuale e dellescatologia universale. Il primo indirizzo, che di norma scaturisce dalle dottrine relative allimmortalit o alla sopravvivenza dello spirito in qualche forma dopo la morte, cerca di risolvere il problema del destino o della condizione, temporanea o eterna, dellanima umana e di comprendere quale sia il legame di dipendenza tra situazione futura e vita presente. Il secondo, invece, trasferisce la ricerca su un piano pi ampio, indirizzato a capire quale possa essere il destino di tutta lumanit alla fine dei tempi, cio nel momento in cui si avr quella che comunemente viene chiamata fine del mondo, e quali segni precederanno e accompagneranno tale evento. In entrambi i casi, siamo, ovviamente, nel campo della pura speculazione teologica su quelle che, a seconda del nucleo culturale o religioso di riferimento, definiamo profezie o insegnamenti divini. Tali elementi sono variamente presenti in quasi tutte le forme di spiritualit, sia del passato che ancora esistenti, e la ragione di ci facilmente comprensibile. Come affermato dallo storico della cultura Paul Boyer, si tratta di un meccanismo archetipo di regolazione e ordinamento retributivo del caos che risulta particolarmente importante a livello psicologico perch lidea di una mancanza di senso ultimo assolutamente spaventosa per luomo. Per questo le societ umane hanno sempre tentato di creare qualche forma di quadro di riferimento, per dare alla storia e alle nostre vite personali un qualunque significato 2 . E chiara, in questo assunto, linfluenza della psicologia dell inconscio collettivo di stampo junghiano 3 . Daltro canto, risulta certamente valida anche linterpretazione, sempre di matrice junghiana (e, in realt, non cos profondamente differente da quella di Boyer, ma, semplicemente, con una rappresentazione pi dettagliata del processo), data da Drewermann allo stesso fenomeno. Secondo Drewermann, ogni sistema escatologico risulterebbe fondamentalmente come un modello di interpretazione della storia nel suo insieme che si strutturerebbe, dal punto di vista psicologico, come una serie di movimenti regressivi, totalmente animati dalla nostalgia di un paradiso perduto e derivanti da una delusione provocata dalla storia reale. In questo quadro, tali movimenti non sarebbero, allora, che messaggi del profondo, sequenze di immagini e ricordi del tempo iniziale sviluppati per attualizzare il momento finale, liquidazioni radicali del passato in favore dellavvento di unepoca del tutto nuova 4 . Qualora, poi, langoscia del reale toccasse vertici pi estremi, lo sviluppo della visione escatologica non potrebbe, sempre secondo Drewermann, che incanalarsi verso costruzioni apocalittiche, con un passaggio da un livello di nevrosi che, conoscendo la realt storica, vuole rompere con il passato

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Definizione da AA.VV., Merriam-Webster Dictionary, Merriam Webster 2006, p.1207 P.S. Boyer, When Time Shall Be No More: Prophecy Belief in Modern American Culture, Belknap Press 1994, pp.24 ss. 3 Vd. in particolare C.G. Jung, La Vita Simbolica, Bollati Boringhieri 1999, passim 4 Cfr. M. Diana, Angoscia e Libert. Psicologia del Profondo e Religione nellOpera di Eugen Drewermann, Centro Scientifico Editore 2002, pp.158-159

per sostituirlo con un altro ordine del mondo, ad un livello di psicosi, che nega lintera struttura di una realt il cui ordine insopportabile e che si vorrebbe vedere distrutto5 . Dunque, traendo le somme, il pensiero escatologico risulterebbe una sorta di meccanismo archetipo di ordinamento del reale che nega il caos della mancanza radicale di senso creando un sistema fantasmatico di ritorno edenico o, nei casi di culture sviluppatesi in periodi particolarmente conflittuali, tratteggiando visioni di un eschaton apocalittico. Questultima rappresentazione, tra laltro, si inserisce perfettamente nella teorizzazione di Molcher 6 , che afferma: tutto si riduce ad una questione di potere. Quando vivi in periodo di particolare scontento o guerra o carestia, o, in generale, in periodi negativi, risulta naturale lo sviluppo di idee e predicazioni apocalittiche. E un modo, per la gente, di controllare come funziona il loro mondo. Insomma, il nucleo fondante di qualunque sistema apocalittico e, pi genericamente, di qualunque sistema escatologico, potrebbe definirsi, in ultima analisi, solo la necessit di un controllo dello stress psicologico determinato dallentropia che sembra governare il mondo reale. Dal momento che tale entropia risulta, a vari livelli, essere una costante storica pressoch ineludibile, diventa chiara la motivazione dellassunzione di tali meccanismi di difesa da parte di popolazioni presenti a qualunque latitudine e in qualunque momento dellevoluzione umana. Ovviamente, la specificazione delle modalit di attuazione di una simile azione difensiva varia fortemente a seconda del sistema culturale di riferimento ma, in ogni caso, che praticamente tutte le popolazioni, anche quelle meno civilizzate (fatte salve rarissime eccezioni, comunque ad una osservazione pi puntuale riconducibili a particolari sistemi di pensiero para-religiosi), presentino credenze spirituali che includono sistemi escatologici di esistenza dopo la morte un dato comunemente ammesso dalla grande maggioranza dei moderni antropologi7 . Generalmente, allinterno dei popoli pi primitivi la purezza delle credenze escatologiche varia a seconda della chiarezza dellidea di divino e di standard morale prevalente. Cos, dal punto di vista delleschaton personale, per alcune popolazioni, come, ad esempio, i Nicaraguas, una vita dopo la morte concessa solo ai buoni, mentre per i malvagi si prospetta la totale estinzione, per altre, come i Tonga, la possibilit di sopravvivere alla morte dipende dal rango sociale, mentre per determinate trib della Groenlandia o di Papua, si prospetta la possibilit di una seconda morte nellaldil o nel viaggio che conduce allaldil, qualora non si seguano determinate norme rituali codificate. Anche laltro mondo risulta variamente dislocato, sulla Terra, nei cieli, sul sole o sulla luna e, pi comunemente, sottoterra, ma, in ogni caso, il dato che con maggior frequenza emerge, la visione dellaldil come di un luogo in cui tutti gli attributi positivi della vita umana vengono amplificati allennesima potenza, dando luogo a un sistema di esistenza perfetto per gli eletti (che non sempre corrispondono ai meritevoli secondo un sistema retributivo morale) 8 . Se le variazioni riguardanti leschaton personale sono numerosissime, molto maggiore il numero delle varianti nelle visioni delleschaton universale. Ci dovuto, soprattutto, alla strettissima dipendenza di questa dottrina collettiva dai sistemi culturali di riferimento delle diverse popolazioni e dalla loro storia evolutiva. In questo senso si pone la necessit di unanalisi particolareggiata, sia diacronica che sincronica, delle varie specificazioni che lidea escatologica universale assume nei diversi culti religiosi di popoli del passato e del presente: al di l dellindiscutibile interesse e, a tratti, della poesia di alcune immaginifiche soluzioni escatologiche, lo studio, almeno generale, delleschaton nelle sue declinazioni etnico-religiose pu realmente divenire chiave di volta per la comprensione proprio dellassetto culturale di genti diversissime tra loro ma unite da comuni caratteristiche psicologiche e morali che, anche se si esplicano, come vedremo, in direzioni spesso determinate da scenari socio
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M. Diana, Citato, pp. 161-162. M. Molcher, A Very English Apocalypse, in The End Is Nigh, N.2, 2005 7 J. Waardenburg, Classical Approaches to the Study of Religion: Aims, Methods, and Theories of Research, Walter de Gruyter 1999, pp.22-24 8 AA.VV., The Catholic Encyclopedia, New Advent 1917-2006, voce: Eschatology

politici e da contesti storico-ambientali contingenti, partono sempre da una necessit psicologica comune. Se, dunque, la conoscenza delle culture altre pu condurre ad una maggior flessibilit mentale e apertura verso la diversit, la comprensione di quanto, in fin dei conti, tale diversit non sia mai cos radicale si delinea come una funzione non solo meramente conoscitiva ma anche eticamente connotata. E su questa linea e con questa speranza che le pagine che seguono sono state scritte.