Sei sulla pagina 1di 22

LA CARTOGRAFIA In base alla scala si possono distinguere: Carte sinottiche o regionali (a scala minore di 1:100.

000) quando forniscono una visione di insieme; Carte di base (a scala minore di 1:100.000 1:25.000) quando contengono i dati fondamentali per lelaborazione dei piani zonali, Carte di dettaglio (a scala superiore a 1:25.000) operative per progetti.

Le carte devono essere: A- analitiche: quando contengono i vari fattori (geologici, geomorfologici, ecc.) raccolte tramite rilevamenti di campagna; B- sintetiche o interpretate (che si deducono da quelle analitiche) quando sono la risultante dellinterpretazione, in chiave di utilizzazione del territorio, dei diversi fattori.

Una carta (geologica, geomorfologica, idrogeologica, botanico-vegetazionale, ecc.) deve rispondere a dei requisiti molto importanti: 1) Omogeneit di interpretazione e di rappresentazione dei vari elementi presi in considerazione (rocce, litologie, forme e depositi, ecc.); 2) Rigorosit scientifica del lavoro svolto; 3) Facilit di lettura anche ai non addetti al lavoro; 4) Possibilit di estrapolare e diagnosticare correttamente altre informazioni. Il contenuto di una cartografia dipende strettamente dalla sua scala di rappresentazione: in base al contenuto richiesto ad una cartografia, cambiano i metodi di analisi e quindi di rappresentazione cartografica. Molti simboli vengono eliminati automaticamente, lasciando spazio a gruppi di forme o a processi e comunque rispettando il criterio della prevalenza di un processo rispetto ad un altro. Una carta a piccola scala (carte con scala minore di 1.25.000) solitamente contiene considerazioni sulla struttura del paesaggio terrestre, sulle differenziazioni dei vari ambienti morfoclimatici, ecc. In una cartografia a grande scala (carte con scala uguale o maggiore di 1:10.000) invece possibile rappresentare forme e depositi minori o di minore estensione areale.

Stralcio cartografico alla scala 1:500.000

Stralcio cartografico alla scala 1:200.000

Stralcio cartografico alla scala 1:100.000

Stralcio cartografico alla scala 1:25.000

LA FOTOINTERPRETAZIONE

La Fotointerpretazione comprende lanalisi delle foto aeree in visione stereoscopica (API = Aerial Photo Interpretation) e lanalisi delle immagini ottenute da dati numerici ricavati da sensori non fotografici (telerilevamento o remote sensing). Comprende lanalisi delle immagini, lidentificazione degli oggetti e linterpretazione del loro significato.

In relazione alla scala opportuno identificare nellanalisi delle immagini alcune fondamentali caratteristiche degli oggetti, la forma, le dimensioni, il colore, le tonalit, il pattern, la tessitura, lombra, lubicazione, lassociazione. Il colore e la tonalit sono influenzate dalle condizioni climatiche stagionali e di illuminazione. Il pattern la disposizione spaziale degli oggetti. La tessitura la combinazione della forma, della disposizione e della tonalit degli oggetti. Lombra pu essere utile per una corretta interpretazione della morfologia. Lubicazione degli oggetti (rispetto ad altri) fornisce indicazioni sulle condizioni ambientali, naturali ed artificiali, in cui un determinato effetto posto. Lassociazione indica la possibilit di esistenza di pi oggetti sulla base della presenza di alcuni di loro.

Fotoaeree di epoca diversa

Lanalisi e linterpretazione delle immagini possono fornire utili indicazioni per quanto riguarda : la geologia e la geomorfologia il suolo le acque la vegetazione il land use. Dallanalisi delle immagini possibile ricavare informazioni sui processi morfogenetici e sul grado di maturit delle forme del terreno. Il tipo di roccia e la struttura geologica associate agli agenti della dinamica di superficie in termini di erosione, trasporto e sedimentazione spiegano il tipo di forma del terreno e la sua evoluzione.

IL RILEVAMENTO GEOLOGICO E LA CARTA GEOLOGICA


La carta geologica di base ha lo scopo di individuare e rappresentare i corpi rocciosi e i loro reciproci rapporti. La scala di rilevamento dei dati geologici deve essere funzionale: 1- alla realizzazione della carta geomorfologica; 2- alle operazioni di utilizzo pratico, cio per la derivazione di carte tematiche (carta litologica, carta idrogeologica, ecc.) e per la compilazione delle carte sovrapposte (carta pedologica e carta botanica); 3- alla evidenziazione e allanalisi dei fenomeni scientifici salienti, nonch alla individuazione delle emergenze.

La carta geologica, realizzata secondo una legenda adeguata, deve fornire informazioni su: a- caratteri litologici (composizione, rapporti tra le varie litologie e la loro variazione verticale e laterale); tessitura; struttura interna degli strati; spessore e geometria degli strati; strutture direzionali; eventuali associazioni di facies; superfici di discontinuit; b- spessore e sue variazioni; forme; c- rapporto con le unit sottostanti, sovrastanti e laterali; d- caratteristiche giaciturali delle varie litologie e assetto tettonico; e- fossili ed et; f-ambiente deposizionale; g-affioramenti tipici e rappresentativi dellarea.

LA GEOMORFOLOGIA ED IL RILEVAMENTO GEOMORFOLOGICO


La Geomorfologia viene comunemente definita come la scienza che studia la natura, la storia, la distribuzione ed i rapporti reciproci delle forme che determinano la morfologia del rilievo terrestre, e dei depositi ad esse associate, in relazione agli agenti ed ai processi che le hanno generate e modificate (processi morfogenetici). Lo studio dei processi e delle forme del rilievo e dei parametri che ne regolano levoluzione consentono non solo di risalire alla genesi del paesaggio, ma anche di evidenziare la dinamica attuale e infine di prevedere il verso e le modalit di evoluzione futura. Vengono definiti agenti morfogenetici tutti quei fenomeni che, attraverso lattivazione di meccanismi particolari (chiamati processi morfodinamici), sono in grado di originare o di modificare forme del paesaggio. I processi morfodinamici principali che agiscono sulla superficie terrestre (e le forme relative) possono essere raggruppati nel seguente modo: 1.processi endogeni: tettonici, sismici e vulcanici;

2.processi esogeni (di erosione e di accumulo): gravitativi (movimenti di massa), per acque correnti superficiali, glaciali, crionivali, carsici, eolici, marini in prossimit della costa, lacustri;
3.processi antropici (di distruzione e di costruzione).

Normalmente le forme debbono la loro origine allazione concomitante di pi processi morfodinamici anche se nella maggior parte dei casi possibile attribuire ad uno solo di essi il ruolo principale. Processi endogeni ed esogeni giocano nel complesso ruoli opposti e rispettivamente di costruzione il primo e di distruzione il secondo, agendo solitamente in continuit anche se con intensit variabile. I criteri usati per la classificazione delle forme, e dei depositi ad esse associate, sono diversi e tengono conto della scala delle osservazioni dei fenomeni superficiali e della finalit dello studio: genesi delle forme e dei depositi ad esse associate (morfogenesi),

alle loro caratteristiche geometriche (morfometria),


al loro stato di attivit (morfodinamica), alla loro collocazione cronologica (morfocronologia). La geomorfologia ed in particolare il rilevamento geomorfologico trovano la massima applicazione nella realizzazione della cartografia geomorfologica che rappresenta lelaborato sul quale ed attraverso il quale possibile successivamente effettuare opportune valutazioni sullevoluzione spazio-temporale dellambiente fisico e dei processi che lo regolano.

LA CARTOGRAFIA GEOMORFOLOGICA
Il riconoscimento, linterpretazione e la successiva rappresentazione cartografica delle condizioni geoambientali e dei processi che possono determinare situazioni di pericolosit per persone, manufatti ed eventuali emergenze scientifiche, costituiscono loggetto principale dellanalisi e della cartografia geomorfologica di base e applicata. Le carte geomorfologiche vengono distinte in: carte di base (scala minore di 1:25.000) prodotte attraverso la semplice trasposizione grafica delle osservazioni sul terreno o tramite aerofotointerpretazione (o telerilevamento). Esse devono illustrare in modo obiettivo, chiaro e sintetico le forme del rilievo terrestre ed i depositi ad esse associati, devono contenere la rappresentazione delle forme connesse con i processi morfodinamici che interessano versanti, fondovalli, pianure e coste (morfografia) e, altres di fornire adeguate informazioni sulle dimensioni delle forme stesse (morfometria), sulla loro origine (morfogenesi), sulla loro et (morfocronologia) e sul loro stato di attivit (morfodinamica) carte derivate (scala di maggior dettaglio, comunque mai inferiori di 1:25.000) implicano successive interpretazioni, rielaborazioni e/o modifiche delle informazioni raccolte con lo scopo di redigere una cartografia che riporta solamente alcuni dati significativi e di non immediata lettura, effettuando oppure zonazione dei fenomeni geomorfologici. Esse prendono in considerazione i fenomeni morfologici connessi con le condizioni climatiche attuali e con le azioni antropiche; lattivit neotettonica viene considerata esclusivamente con riferimento alle sue manifestazioni pi violente, con effetti direttamente generati sul terreno.

Esempio di cartografia geomorfologica

Le carte geomorfologiche, sulla base della riduzione operata nella rappresentazione grafica, vengono attualmente classificate in carte a grande scala (da realizzare a scale non minori di 1:25.000), a media scala (tra 1:50.000 e 1:250.000) e a piccola scala (minore di 1:250.000).
Non possibile definire a priori quale sia la scala di rappresentazione ottimale poich essa dipende dalla tipologia, dalla tematica e dalla finalit della cartografia geomorfologica stessa. Solitamente le cartografie a grande scala vengono elaborate in modo da permettere una rappresentazione fedele della maggior parte delle forme riconoscibili, fornendo informazioni sullaspetto morfografico, morfometrico, morfogenetico, morfocronologico e morfodinamico. In tale prospettiva vengono inoltre riportati dati sufficientemente accurati sulle principali caratteristiche litostrutturali, stratigrafiche e sedimentologiche del substrato e dei depositi superficiali. Inoltre la realizzazione di tali carte richiede anche unattenta analisi e valutazione dello stato di attivit dei processi e delle forme e depositi ad essi associati. Le carte a media scala invece forniscono una buona rappresentazione delle grandi unit morfologiche (rilievi vulcanici, superfici di spianamento, depressioni tettoniche, valli glaciali, ecc.) che possono essere rappresentate per intero o almeno per buona parte della loro estensione, illustrandone cos i rapporti reciproci e le sequenze morfostratigrafiche e morfocronologiche. Le carte a piccola scala infine sottolineano gli aspetti morfotettonici (forme prodotte dallattivit tettonica) e la storia evolutiva del rilievo. Esse solitamente illustrano con sufficiente accuratezza soltanto le forme di ordine superiore (es. scudi, catene montuose, vaste piane alluvionali, ecc.) e generalmente non comprendono informazioni di tipo morfometrico n morfodinamico.

IL CONCETTO DI ATTIVITA

Le indagini di terreno sono indispensabili per la comprensione dei meccanismi genetici, della cronologia, dello stato di attivit delle forme e, pi in generale, della storia evolutiva del paesaggio. Si definisce attiva (s.l.) una forma (e il deposito ad essa eventualmente connesso) che si sta tuttora evolvendo tramite gli stessi processi geomorfologici che lhanno generata. In linea di principio debbono essere considerati attivi solamente le forme ed i depositi che possono tuttora essere modificati dagli stessi agenti che ne hanno determinato la genesi e condizionato levoluzione. Viene detta inattiva una forma (ed il deposito ad essa eventualmente connesso) che non evolve pi sotto lazione di tali processi. Qualora ci si trovasse di fronte ad una forma prodotta da un agente genetico ormai non pi presente e che dovesse richiedere modificazioni sostanziali (quali forti variazioni climatiche o movimenti tettonici o glacio-eustatici di notevole entit) per poter tornare ad intervenire efficacemente nellarea considerata, oppure avesse esaurito la propria evoluzione potenziale, tale forma (o deposito) deve essere classificata inattiva. Fenomeni quiescenti sono quei fenomeni che, pur non essendo inattivi secondo la definizione di cui sopra, non mostrano sintomo di attivit. Essi sono connessi con agenti al momento assenti, o caratterizzati da una efficacia talmente ridotta da non poter pi rimodellare il paesaggio, per i quali sia per possibile ipotizzare un ritorno nellarea o un significativo incremento di efficacia, senza che questo comporti il passaggio ad un sistema morfoclimatico differente dallattuale o lintervento di movimenti tettonici o glacio-eustatici di particolare rilevanza.

Per una descrizione ottimale dellattivit del fenomeno, occorrerebbero i seguenti elementi principali: 1- stato di attivit (attivo s.s., quiescente, inattivo, fossile); 2- tipo di attivit (continua, intermittente, alternata, unica); 3- datazione dellinizio dellattivit; 4- datazione della fine dellattivit (per i fenomeni inattivi) o dellultima attivazione (per i fenomeni quiescenti); 5- tempi di ritorno (per i fenomeni ad attivit intermittente o alternata); 6- variazioni nel tempo dello stato di attivit (passaggio da un tipo di attivit ad un altro, modificazioni di intensit del processo morfogenetico, presenza di eventi eccezionali). I fenomeni giudicati attivi andranno quindi suddivisi in base al loro tempo medio di ritorno: a- continui, fenomeni attivi b- stagionali, c- frequenti (tempi di ritorno compresi tra 1 e 10 anni), d- a medio termine di ricorrenza (tempi di ritorno compresi tra 10 e 100 anni), fenomeni e- a lungo termine di ricorrenza (tempi di ritorno compresi tra 100 e 1000 anni), quiescenti f- a lunghissimo termine di ricorrenza (tempi di ritorno maggiori di 1000 anni). I fenomeni quiescenti possono essere distinti sulla base del tempo trascorso dallultima fase di attivit fino al momento del rilevamento: a- Attuale (minore di 200 anni, b- Recente (200-1000 anni), c- Olocene antico (1000-10.000 anni), d- Pleistocene superiore-medio (10.000-700.000 anni), e- Pleistocene inferiore (700.000-2.000.000 anni), f- Pre-Quaternario (maggiore di 2.000.000 anni).

ANALISI DEI SISTEMI NATURALI Lo studio di un sistema naturale avviene attraverso lindividuazione dei fenomeni principali e dei relativi parametri caratterizzanti, i quali vanno distribuiti in maniera quantitativa nello spazio e nel tempo per la definizione delle funzioni di sviluppo temporale dei processi.

Stretta correlazione tra cartografia ed informazioni alfa-numeriche (GIS).

Un Sistema Informativo Geografico (SIT o GIS) costituito di archivi grafici correlati con archivi alfa-numerici di informazioni georeferenziate : per impostare un GIS necessario ladozione di format con parametri scelti in funzione degli obiettivi di studio attraverso opportuni modelli matematici. Un GIS permette con facilit laggiornamento, laggiunta, la cancellazione, la comparazione di dati dello stesso parametro e/o di parametri diversi. I modelli matematici (in regime permanente e/o transitorio) permettono tramite simulazione lelaborazione di scenari corrispondenti a particolari situazioni imposte al sistema. Taratura in regime permanente significa distribuzione spaziale dei parametri di forme congruenti con il modello naturale. Taratura in regime transitorio, attraverso dati storici, permette di ottenere le funzioni di variazione del trend dei processi naturali.

SISTEMA ESPERTO Per la diagnosi dei processi ambientali uno strumento importante dellintelligenza artificiale il sistema esperto, il quale permette di risalire da indizi, sulla scorta di regole che correlano le informazioni tramite sillogismi, a conclusioni logiche. I sistemi esperti sono costituiti da : base di conoscenze (informazioni), base di regole, che correlano le informazioni, macchina inferenziale (procedura deduttiva automatica). Il sistema agisce in maniera deduttiva operando con procedura if/then, per sistemi ben conosciuti, quindi quasi di tipo meccanico.

Tra i punti favorevoli si possono annoverare: sviluppo delle conoscenze in modo sistematico, estensione della conoscenza in modo veloce e logico, fornitura di decisioni razionali e rapide.
Tra i limiti sono da considerare : i limiti con i quali la conoscenza stata acquisita e rappresentata, le regole non possono essere cambiate una volta stabilite, impossibilit per la logica umana di intervenire in fase di gestione operativa del sistema esperto.