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ASSESSORATO CULTURA

E POLITICHE GIOVANILI

Il Cambiamento nel Mondo


del Lavoro Minorile e Femminile
nellItalia Risorgimentale
e in particolare nel Lazio
di Pietro Neglie

con il Patrocinio

Assessorato alla Cultura

Progetto finanziato dalla Regione Lazio


Assessorato Cultura e Politiche Giovanili.
Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili.
Area valorizzazione del patrimonio culturale.
L.R. 12/2011

I Edizione: ottobre 2013


copyright 2013
Fondazione Bruno Buozzi
via Sistina, 57 - 00187 Roma
tel. 066798547 fax 066798845
www.fondazionebrunobuozzi.it
e-mail: fbb@fondazionebrunobuozzi.it

editing e impaginazione: Marco Zeppieri


finito nel settembre 2013

Archivio fotografico Vittorio Rufo

Il 1848 e lInizio del Risorgimento

Al momento della sua costituzione in Stato unitario, lItalia si presenta come un paese economicamente e socialmente assai arretrato.
Al compimento della completa unificazione mancano ancora le
Venezie e lo Stato Pontificio, dunque gli anni che intercorrono fra
il 1861 e il 1870 (presa di Roma) sono caratterizzati pi che altro
dalle vicende relative al compimento dellUnit.
Il 1848 fu un anno di tumulti, rivolte, sommosse e tentate rivoluzioni
cos diffuse e radicali che da allora, per indicare una situazione di
grave instabilit, un detto popolare recita: qui succede un quarantotto.
La maggior parte di quelle rivolte avevano una matrice di carattere
nazionale a sfondo indipendentista; infatti il 48 porta alla ribalta
la questione nazionale in tutti quei paesi che si sentivano una Nazione, ma questa loro identit con tutto quello che ne consegue
in termini di libert, autonomia, sovranit non gli era riconosciuta
dal potere centrale a cui erano soggette. Non dobbiamo dimenticare
che il territorio europeo, con i suoi lembi estremi verso oriente, era
configurato come linsieme di quattro grandi imperi: asburgico (dal
1867 diventer austro-ungarico), russo, ottomano, tedesco, i cui territori occupavano quelle che erano vere e proprie nazioni o ambivano ad esserlo. Solo dopo la fine della prima Guerra mondiale
queste nazioni realizzeranno la loro unificazione e la realizzazione
di uno stato nazionale: Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Finlandia, Turchia ecc. ecc.

DONNE E MINORI

In Italia il 1848 lanno della Prima guerra di Indipendenza, che


rappresenta il vero inizio del Risorgimento e dunque lavvio del processo che porter prima allo stato unitario, quindi allunit nazionale. E opportuno tener ben distinte le due cose e rammentare che
nel 2011 abbiamo celebrato i 150 anni dello Stato unitario, sorto
nel marzo 1861 quando ancora non esisteva lItalia unita. Infatti,
cinque anni dopo quella data fondamentale, lItalia combatt la
Terza guerra di indipendenza che consent alle Venezie di unirsi
allItalia fatta eccezione per Trento con il sud tirolo, Trieste con
la Venezia Giulia - che diventeranno italiane nel 1918, dopo la
Grande Guerra.
La cosiddetta Primavera dei popoli, che inizia con i moti del 48
fu la stagione delle rivoluzioni nazionali e borghesi, perch la borghesia fu la classe sociale che port avanti quelle richieste e cerc,
dopo la rivoluzione francese del 1789, di ascendere anche nel resto
dellEuropa a classe sociale egemone, che si identificava con la nazione alla ricerca di libert e indipendenza.
Lindustrializzazione aveva fatto la sua comparsa in tutta Europa
dove pi, dove meno e aveva determinato profonde trasformazioni
non solo in ambito economico, ma anche sociale e culturale. Il valore dellindipendenza nazionale divent la bandiera non solo delle
borghesie nazionali, ma anche delle altre classi sociali perch ad essa
era legato un differente modello di sviluppo e di relazioni che promettevano maggior benessere per tutti, grazie allo sviluppo economico e al libero mercato, e pi libert, a cominciare da quelle
classiche, alla base del liberalismo che si stava rafforzando come
ideologia, cultura, modello di produzione e relazioni sociali, e cio:
libert di parola e di espressione, libert di associazione, libert di

IL 1848 E LINIZIO DEL RISORGIMENTO

impresa, libert di commerciare. La comparsa dellindustria si accompagna fin dalle origini allapparizione di un nuovo soggetto economico e sociale: loperaio di fabbrica, che con il suo lavoro
sottopagato rappresenta la base della ricchezza del capitalista. Fin
dal suo sorgere, la fabbrica fu un luogo in cui non cera alcuno spazio per le libert richieste nellambito della societ e gli operai sentivano di essere oggetto su cui si esercitava la libert per
limprenditore di sfruttare, mentre presto essi cercarono di diventare
il soggetto che rompeva le catene del lavoro salariato per raggiungere
la libert dal bisogno. Il 1848 quindi non solo linizio della questione nazionale ma anche di quella sociale, strettamente legata allindustrializzazione ed alla nascita di un proletariato di fabbrica che
ben presto divent il pi acerrimo rivale della borghesia, alla quale
voleva togliere il potere per mezzo di una rivoluzione. Infatti in quellanno usc il famoso volumetto di Marx ed Engels, i massimi ideologi della rivoluzione proletaria: Il manifesto del partito comunista,
che iniziava con un incipit divenuto presto famoso: uno spettro si
aggira per lEuropa, lo spettro del comunismo.
Laspetto che a noi maggiormente interessa in questo contesto proprio la questione sociale, dunque i rapporti di lavoro, quali funzioni
svolgevano i lavoratori ed in quale modo, le condizioni in cui essi
vivevano, in particolare le donne ed i bambini, e poi come vivevano
una volta finito il turno di lavoro, che tipo di assistenza era loro
concessa, quali diversivi, forme di svago o intrattenimento. I temi
che affronteremo in questo paragrafo sono quelli a cui dedicheremo
la nostra attenzione anche in seguito, per cercare di costruire un
percorso ragionato e omogeneo con cui descrivere levoluzione delle
forme di tutela del lavoro dipendente, dalla nascita dello Stato uni-

DONNE E MINORI

tario in poi. E si vedr che il cammino non fu affatto lineare, semplice, n scontato; ogni piccola conquista fu il frutto di lotte anche
molto aspre iniziate dopo una lunga e non pi sopportabile serie
di angherie, di sfruttamento e maltrattamenti.
Il 1848 e la questione sociale
In Italia lavvio dellindustrializzazione fu caratterizzato da un notevole ritardo rispetto alle grandi potenze europee, da una considerevole disorganizzazione e differenziazione fra nord e sud, nonch da
un avvio stentato e limitato ad alcuni settori (il tessile, principalmente) strettamente collegati allagricoltura, al mondo rurale.
Il panorama andava mutando con i primi insediamenti industriali
e, con essi, dei primi proletari, cio lavoratori che non possedevano
nulla, se non la propria prole. Questi lasciavano le terre povere e
improduttive per sfuggire alla morte per fame, oppure abbandonavano quelle fertili e rigogliose di grandi proprietari che si arricchivano senza concedere ai contadini il necessario per sfamare le
famiglie. Cos i braccianti, i piccoli fittavoli, i mezzadri, lasciavano
il vomere, la falce, per andare in officine, manifatture, grandi fabbriche in cui nulla di pi o di meglio li aspettava. Non esisteva alcuna legislazione sociale, gli imprenditori disponevano della
manodopera come volevano, quasi si trattasse di schiavi, perch il
ciclo produttivo necessitava di un impiego massiccio e continuo
di mano dopera ma non prevedeva alcuna forma di prevenzione
degli infortuni - allora frequentissimi n di previdenza o di diritti.
La democrazia non era ancora una realt politica, non era una
forma di governo n un valore praticato e tanto meno era una prassi
allinterno della fabbrica, dove il padrone era tale in maniera asso-

IL 1848 E LINIZIO DEL RISORGIMENTO

luta, sotto tutti i punti di vista. Non esistevano organizzazioni di tutela e difesa dei lavoratori che potessero opporsi a licenziamenti arbitrari, a intensificazione ingiustificata del lavoro, alle multe per
ogni motivo ritenuto valido dal padrone: dal ritardo allinceppamento di un macchinario, dalla indisciplina alla realizzazione di un
prodotto considerato non perfetto. Lindustrializzazione aveva trasformato il lavoro in unattivit che poteva essere svolta in serie,
meccanicamente, con scarso apporto delluomo in termini di capacit decisionale, di scelta, di intervento, di correzione. Faceva tutto
la macchina che doveva essere guidata con operazioni elementari
che tuttavia richiedevano unattenzione vigile, costante, pena gravi
incidenti sul lavoro, anche mortali. Il mestiere dunque era talmente
semplice che poteva essere eseguito da persone senza alcuna specializzazione, cultura, professionalit; per questo venivano usate spesso
le donne e insieme a loro i fanciulli in tenera et. Questi non solo
svolgevano le stesse mansioni di un uomo, ma costavano assai
meno, pertanto il ricorso a tale manodopera divent una prassi sempre pi frequentemente seguita dai proprietari. In questo modo, le
donne e i bambini sostituivano gli uomini, che venivano lasciati a
casa senza lavoro n ruolo sociale, cosicch nella condizione di disoccupati essi accumulavano frustrazione, avvilimento; spesso si rifugiavano nellalcol, inaugurando una piaga sociale che accompagn
lindustrializzazione, cos come avvenne per la prostituzione, praticata come unica forma di sostentamento da parte di povere disperate espulse per vari motivi dal circuito produttivo o mai entrate in
esso.
Donne e bambini formano cos quella che viene definita mano
dopera di riserva la cui esistenza consente ai proprietari di dettare

DONNE E MINORI

legge e imporre agli uomini salari pi bassi, con la minaccia del licenziamento per assumere donne o bambini, senza che la produzione subisca alcun danno. Inizia cos per le donne-operaie e per i
bambini-operai una fase segnata da uno sfruttamento oggi inimmaginabile, da orari di lavoro impossibili in condizioni al limite della
sopportazione. Le donne svolgevano turni di 14-16 ore di lavoro, in
ambienti malsani, svolgendo funzioni usuranti e pericolose che producevano un elevato numero di incidenti con danni spesso permanenti, se non addirittura con esiti mortali. In quel periodo non era
possibile parlare di diritto al lavoro, diritto ad un giusto salario, ad
un orario umano; le ragioni dei proprietari erano leggi non scritte
ma altrettanto severe e solo la carit delle associazioni religiose, assistenziali, caritatevoli, poteva in parte temperare quelle condizioni
inumane.
Vedremo come dalle associazioni di impronta assistenziale e caritatevole presto si pass a vere e proprie organizzazioni di tutela e difesa, di impronta sindacale; le prime operavano per lenire le
sofferenze prodotte dalla povert, ma furono le organizzazioni operaie che stavano nascendo anche in Italia ad assumersi il compito
di lottare per un salario migliore, per la parit salariale fra uomo e
donna, per introdurre regole restrittive sulluso di bambini nelle
fabbriche, per laccesso delle donne alle diverse professioni.
Il lavoro in fabbrica, come aveva pronosticato Marx, faceva condividere agli operai la stessa condizione di vita e di lavoro e se lo sfruttamento e il lavoro in fabbrica erano causa di abbrutimento, di
piaghe sociali come lalcol, la prostituzione e la microcriminalit,
anche vero che la realt della fabbrica creava perfino nuove solidariet. Si faceva largo la coscienza di appartenere tutti ad una stessa

IL 1848 E LINIZIO DEL RISORGIMENTO

classe con uguali interessi e bisogni, la convinzione che sarebbe stato


possibile guadagnare e conquistare migliori condizioni solo attraverso organizzazioni unitarie politiche (i partiti) e sociali (i sindacati), in grado di trasformare in battaglia politica le legittime
richieste dei lavoratori della terra e della fabbrica.
Per le donne vale lo stesso ragionamento: la vita in fabbrica metteva
la donna che prima di tutto era madre, moglie, casalinga, lavoratrice a domicilio di fronte a nuovi problemi, differenti realt che
pian piano la conducevano alla consapevolezza della propria importanza, della sua funzione nella societ, dei suoi diritti. Acquistava
consapevolezza di essere pari alluomo, o quanto meno non quellessere inferiore cos come riteneva la stragrande maggioranza della
popolazione. Uno dei padri del Risorgimento, Giuseppe Mazzini,
diceva che la superiorit delluomo solo il frutto del pregiudizio,
perch non esiste alcuna superiorit di un essere sullaltro. Dove c
la pur minima presenza di natura umana, ebbene l sosteneva Mazzini c uguaglianza dei diritti e dei doveri.
Anche Gioberti notava con favore il ruolo attivo della donna nella
societ e nella politica; egli rilevava che la partecipazione della
donna alla causa nazionale era segno della raggiunta maturit civile
e della coscienza nazionale. A partire da quegli anni, sino alla conclusione del Risorgimento, la presenza delle donne fu cospicua e
apport un contributo concreto ed efficace sia in termini di partecipazione diretta, sia sotto forma di attivit volta a sensibilizzare le
classi dirigenti, promuovere e diffondere gli ideali patriottici.
I nomi di donne eroine del Risorgimento rammentate e ricordate
dai libri di storia sono pochissimi. Il grande pubblico conosce
anche se solo di nome o per grandi linee - Anita Garibaldi, ma

DONNE E MINORI

anche in questo caso come la moglie delleroe dei due mondi.


Poco o nulla delle altre, anche quelle che furono protagoniste,
molto famose allora; per non dire di quelle donne che hanno svolto
ruoli secondari. Come se non fossero esistite affatto. Un esempio
per tutte: Antonietta De Pace, figlia di una nobile e un borghese,
per partecipare ai moti del 1848 si travest da uomo; poi venne arrestata e condannata a due anni di duro carcere che non la piegarono, tanto che non rivel nulla dei suoi compatrioti e dellattivit
cospirativa a cui aveva partecipato.
Lunificazione del paese era il punto darrivo del movimento indipendentista, ma allo stesso tempo era il punto di partenza per coloro
che volevano costruire unItalia nuova, libera non solo dalloppressione dello straniero, ma libera anche dalla miseria e dallignoranza.
Un paese unito culturalmente, socialmente, economicamente.
Dopo lesito infelice dei moti del 1848, durante i quali perfino il
Papa aveva concesso una Costituzione che poi era stata ritirata, la
questione sociale offre qualche spiraglio solo in Piemonte, perch
solo qui dopo la guerra di indipendenza la Costituzione (lo Statuto
Albertino) non venne ritirata e non si attu la repressione che invece vide protagonisti i regnanti degli altri stati allinterno dei confini italiani. Lo Statuto prevedeva anche la libert di associazione;
infatti larticolo 32 cos recitava: (si contempla) il diritto ad adunarsi pacificamente e senza armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne lesercizio nellinteresse della cosa pubblica. Lo
Statuto, inoltre, considerava inviolabile il domicilio e il diritto di
propriet; sullonda di queste aperture, di significative innovazioni
e delle trasformazioni economiche, in Piemonte vennero adottate
in seguito le leggi Siccardi (ministro di Grazia e Giustizia, nel 1850)

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IL 1848 E LINIZIO DEL RISORGIMENTO

che prevedevano labolizione dei privilegi ecclesiastici, labolizione


del tribunale ecclesiastico, del diritto di asilo per i ricercati nelle
chiese e nei conventi, la riduzione delle festivit religiose, il divieto
per le corporazioni ecclesiastiche di ricevere beni, donazioni, eredit
senza lautorizzazione del governo. In questo clima, i lavoratori rispolverarono lantica tradizione delle corporazioni darte e mestieri
e diedero vita alle societ operaie di mutuo soccorso.
La classe dirigente piemontese, quella che aveva un vero disegno
strategico di ampliamento dei confini e creazione di uno stato in
grado di entrare nel consesso delle grandi nazioni, non riteneva tuttavia che la questione sociale avesse la precedenza. In agenda essa
aveva messo questioni di natura prettamente politica; puntava a fare
del Piemonte lo stato guida, o quanto meno quello pi importante,
nel contesto di quella che era ancora una Nazione solo dal punto
di vista culturale, letterario, geografico. Il suo disegno espansivo a
sfondo egemonico richiedeva per il consenso ed il sostegno delle
grandi potenze, in primis la Francia che aveva un notevole interesse
in Italia e nellarea geografica limitrofa. Essa puntava in primo luogo
a sostituirsi allAustria, consentendo cos al Piemonte di realizzare
il suo obiettivo. In questo senso, la Francia, sostenuta da Cavour,
prospett lipotesi di suddividere lo stivale in tre diverse compagini
statuali, legate in senso federale: uno stato settentrionale sotto le
insegne del Piemonte, uno centrale ed uno meridionale governati
da sovrani di diretta emanazione francese (parenti dellImperatore
Napoleone III). A capo della confederazione italiana ci sarebbe stato
il Papa, che avrebbe cos conservato importanti prerogative che il
processo indipendentistico aveva seriamente messo in dubbio. Questo disegno fall anche perch le forze che si erano oramai messe in

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DONNE E MINORI

moto per fare dellItalia un paese indipendente, in primo luogo i


democratici, i mazziniani ed i garibaldini, puntavano apertamente
ad azioni di forza che presto o tardi avrebbero posto il problema di
Roma, ancora sotto il controllo diretto del Papa. Cos quello che
nemmeno Cavour, un protagonista indiscusso del Risorgimento e
per certi aspetti la pi lucida mente politica di quella complessa
fase, aveva previsto, ossia lunificazione del Paese, nel 1861 divent
realt.

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Il 1861 e la sua Eredit

Lo stato unitario diventa una realt concreta nel marzo del 1861,
anche se lunificazione deve essere ancora completata. Leroe dei
due mondi, il generale Giuseppe Garibaldi, fra i pi intransigenti
nel perseguire la totale unificazione, compresa Roma e lo Stato Pontificio, considerato lo stato pi retrogrado ma, anche metaforicamente, il pi importante. Qui non ci soffermeremo sulle questioni
politiche e militari che portarono sia alla terza guerra di indipendenza, nel 1866, che alla conquista di Roma dopo quattro anni. Il
nostro interesse resta quello gi evidenziato: affrontare il tema delle
condizioni di vita e di lavoro, la nascita delle prime associazioni di
tutela, disegnare un quadro dal quale si ricavino dati ma anche gli
elementi di base per conoscere e capire come si viveva allepoca.
Dato questo contesto, lo studio tradizionale sui libri di testo in
seguito potr perfino risultare gradevole, perch sarete in grado di
collocare le notizie di carattere politico in un quadro molto pi vicino alla realt quotidiana, che vi far sembrare il Risorgimento e i
problemi di quegli anni che ora affronteremo, come qualcosa di pi
vicino a voi di quanto non abbiate pensato prima.
Iniziamo col dire che la vita quotidiana nel 1861 era durissima per
la stragrande maggioranza della popolazione. Basti pensare che let
media di vita era di circa 33 anni e che il 44 per cento dei nati morivano entro il quarto anno di et. Lalimentazione era insufficiente,
le condizioni igienico-sanitarie precarie e al di sotto di standard mi-

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DONNE E MINORI

nimi necessari per non contrarre malattie, che erano numerose mentre le cure rimanevano allora del tutto inadatte. Laspirina arriva nel
1899 e lantibiotico fa la sua comparsa nel 1909; ci significa che
anche lestrazione di un dente poteva diventare letale. Nel 1861 non
cera ancora traccia della luce elettrica, dei trasporti a motore, del telefono, del grammofono, del pneumatico, del motore a combustione
interna, ecc. La fatica era ancora causa di deperimento che poteva
portare alla morte, visto lo scarso apporto di vitamine e proteine.
LItalia era povera e analfabeta, con circa l80 per cento delle persone che non sapevano leggere e scrivere e solo il 2 per cento che
parlava litaliano. Poco prima della nascita dello Stato unitario, nel
1859, il ministro Casati aveva fatto approvare nel regno Sabaudo
una legge che stabiliva lobbligatoriet e la gratuit dellistruzione
primaria per due anni. Il funzionamento e i relativi costi erano per
lasciati ai comuni, i quali non avendo risorse sufficienti, in realt
non fecero nulla per rendere operativa questa legge, considerata gi
allora carente visto che regolava listruzione solo per due anni. La
scarsa volont dei comuni si sposava con laltrettanto manchevole
disponibilit delle famiglie, le quali preferivano mandare i piccoli a
lavorare piuttosto che sui banchi di scuola.
Mentre in Italia nasceva lo Stato unitario, negli Stati Uniti scoppiava la guerra di Secessione, una brutale e sanguinosa guerra civile
che convinse ancor di pi i nostri patrioti di quanto importante
fosse avere una idea di Patria condivisa. Questa la prima eredit
del Risorgimento, lidea di Patria in cui si rispecchiano tutti, cio
lidea che la Nazione sia sinonimo di libert rispetto alle potenze
straniere, che per secoli avevano tenuto sotto il loro tallone il popolo
italiano, ma anche per gli italiani allinterno dei confini. Tuttavia

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IL 1861 E LA SUA EREDITA

il Risorgimento rest a lungo un fatto elitario e lidea di Patria fu


appannaggio delle classi elevate; esse commisero il grave errore di
emarginare le classi meno abbienti, i contadini e i primi nuclei operai, di non lasciarli identificare con la Nazione, che invece in larghi
strati fu sentita, fu avvertita come ostile, nemica. E quanto avvenne
al centro e al sud, dove il brigantaggio fu una reazione alla mancata
integrazione nelle strutture del nuovo stato, nella societ civile, nel
processo di sviluppo sociale ed economico.
Lerrore, detto in altre parole, fu quello di creare uno Stato nel quale
non si identificasse nel suo insieme la Nazione, cio la cittadinanza
la quale non era partecipe dei processi politici, subiva liniziativa
economica dei ceti proprietari senza potersi difendere, non beneficiava di alcun provvedimento di carattere sociale.
Lidea di Patria forgiata e diffusa dal Risorgimento resta cos patrimonio di settori limitati della societ, almeno fino a quando non
interverranno organizzazioni sociali e politiche a creare loccasione
per far aderire la Nazione (gli esclusi) allo Stato (lapparato politicoistituzionale). Prima di allora, gli italiani chiamati alle urne, che con
il loro voto potevano determinare il futuro del Paese, erano pochissimi, quasi il due per cento della popolazione. E anche questa esigua
minoranza vedeva al suo interno unaltra discriminazione: le donne
erano escluse dalla vita politica del Paese, non avevano diritto di
voto.
LItalia era stata a lungo divisa in tanti staterelli sotto il dominio
straniero e certamente sarebbe stato illusorio pensare che secoli di
differenze, di ostilit, sarebbero state superate semplicemente con
la creazione dello Stato unitario. Con il tempo si erano consolidate
differenze di ogni genere, da quelle linguistiche a quelle politiche,

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DONNE E MINORI

dai sistemi di misura alla moneta, al diverso sistema di scartamento


delle ferrovie, cosicch passare il confine fra uno stato e laltro, per
esempio lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie significava
dover cambiare treno, moneta..immaginiamo cosa significasse
questo per i commerci. Le economie dei differenti stati erano molto
arretrate e diversificate, anche se avevano in comune la centralit
dellagricoltura, che se era fonte di una certa ricchezza al nord ovest,
versava in condizioni di grave ritardo al centro e di netta arretratezza
al meridione. Dopo il 1866 le Venezie entrano a far parte dello
Stato italiano e con esse arrivano territori poverissimi, con agricolture arretrate. Il Veneto non a caso il paese che insieme alla Sicilia
registra il maggior numero di emigranti; il Friuli segue a ruota se
non in termini assoluti almeno in termini percentuali.
Adesso vediamo quindi il panorama economico lasciato in eredit
alle diverse regioni dellItalia, considerando che la modernizzazione
del paese doveva passare necessariamente attraverso lo sviluppo economico. Questo significava per lItalia essere in grado di sviluppare
un sistema industriale in grado di metterci al passo con le altre potenze europee e non perdere lappuntamento con il progresso.
LItalia era un paese agricolo, con un ineguale livello di sviluppo,
retaggio dei vecchi sistemi di dominazione e delle caratteristiche
delle classi dirigenti che si erano accresciute e radicate allombra di
quegli stessi dominatori. Basti pensare alle differenze fra il sud a
lungo dominato dagli spagnoli e il nord per molto tempo sotto il
controllo austriaco
Nel nostro paese lindustrializzazione si afferma a partire dal settore
agricolo, come conseguenza della richiesta di nuovi attrezzi da lavoro
e di macchine arrivate con il progresso tecnico e le grandi invenzioni

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IL 1861 E LA SUA EREDITA

di met Ottocento. Queste contribuirono a creare una vera e propria rivoluzione nelle campagne, data dal fatto che con quei nuovi
strumenti lavoravano meno persone producendo di pi. Ma anche
larrivo di un nuovo sistema di produzione e di organizzazione del
lavoro, di tipo capitalistico, si era affermato nelle campagne, sulle
quali ora si investivano notevoli capitali. Tutti i lavoratori diventati
superflui a causa del progresso tecnico, erano diventati potenziali
addetti per le officine e le manifatture che stavano sorgendo con
grande rapidit. Le fabbriche producevano macchinari per lagricoltura, i contadini restavano senza lavoro, si traferivano nelle citt
dove cerano gli impianti industriali e diventavano operai. In parole
povere era questo il meccanismo che si mise in moto trasformando
i braccianti e i contadini di un tempo in operai salariati.
Uno dei settori che da tempo andava trasformandosi, era quello tessile; si trattava di unindustria domestica in cui erano impegnate le
famiglie contadine soprattutto per la produzione di beni per uso
proprio: maglie di lana per linverno o di cotone per lestate, coperte, cappelli, vestiti da donna. Su questa tradizione ebbe gioco facile a sovrapporsi un diverso modo di produrre beni tessili; le
contadine che prima lo facevano per i membri della famiglia, alternando il lavoro di tessitura e cucitura a quello in campagna, diventarono manodopera a cottimo per le imprese tessili che venivano
aperte. Queste donne lavoravano a domicilio ed in questo modo
non socializzavano mai i problemi di quel tipo di attivit, non potevano contrattare nulla, non potevano accampare alcuna richiesta.
Si trattava di lavoranti che vivevano in un ambiente agrario estremamente frammentato; piccoli borghi o case isolate che formavano
la dimensione pi comune dellItalia di allora, dove lo sviluppo ur-

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DONNE E MINORI

bano era molto modesto. In questo contesto era estremamente difficile acquisire la forza necessaria per contrattare al fine di migliorare
le proprie condizioni; parliamo di famiglie contadine che nonostante il lavoro nelle campagne e quello a domicilio per le manifatture tessili, erano a rischio fame, dunque erano deboli e ricattabili.
Come pensare di avanzare in quella situazione richieste per allargare
la sfera dei diritti delle donne? Esse non erano riconosciute come
cittadine a pieno titolo, non partecipavano alla vita politica e tanto
meno potevano immaginare di esercitare una forma di pressione
utile per conquistare un salario migliore o condizioni di lavoro pi
umane.
In mancanza di forze sociali o politiche che assumessero il compito
di avanzare rivendicazioni per le donne, il tema di un progresso
delle condizioni delle donne restava appannaggio di qualche illuminato. Il Parlamento italiano si pose il problema ancora prima
della presa di Roma, discutendo una legge che puntava ad allargare
il suffragio includendo le donne, anche se non si puntava allo stesso
tempo alluguaglianza giuridica uomo-donna. Un disegno di legge
dellOn. Morelli us una definizione generica che avrebbe aperto
le porte ad una serie di conquiste, se fosse stato approvato: La
donna italiana pu esercitare tutti i diritti che le leggi riconoscono
ai cittadini del Regno. Ma il testo fin dentro qualche cassetto e il
problema venne accantonato, lasciando cos intatta sia la norma,
sia il sentire comune che riteneva la donna subordinata, inferiore
allUomo. Cos recitavano sia il Codice civile, sia quello penale, infatti tale differenza non era solo di principio, bens di contenuto.
La donna adultera era punita con il carcere, da tre mesi a due anni,
mentre luomo per essere condannato doveva veder dimostrata la

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IL 1861 E LA SUA EREDITA

sua condizione di concubinaggio. Doveva cio convivere con


lamante perch il solo tradimento non era motivo di punizione.
Il suffragio femminile fu cos motivo di rare discussioni e frequenti
accantonamenti; nel 1871 fu proposto di concedere il voto alle
donne per le elezioni comunali e provinciali: un primo progetto
venne presentato dallOn. Lanza; poi nel 1876-77 ci prov il deputato Nicotera, nel 1880 il presidente del Consiglio Depretis che lo
ripresent nel 1882 ed ebbe modo di illustrarlo nel 1884! La discussione and avanti fino al 1888 per cadere definitivamente a causa
dellopposizione del nuovo capo del governo, Francesco Crispi.
Se questo il quadro poco confortante degli anni seguenti la nascita
dello Stato unitario, vediamo uno spaccato del Lazio, per renderci
conto di quanto radicati e diffusi fossero i problemi sociali, economici, culturali della penisola. Facciamo per prima un breve cenno
alle vicende storiche che portarono alla presa di Roma e al suo inglobamento nello Stato italiano.
Dopo la terza guerra di indipendenza, Garibaldi, Mazzini, avevano
posto con forza la questione di Roma, che doveva diventare la capitale del Regno. Tuttavia lo Stato pontificio poteva ritenersi al sicuro,
vista la protezione della Francia di cui godeva da anni. Guarnigioni
di soldati francesi garantivano il Papa nei suoi possedimenti e davano a Napoleone III la possibilit esercitare un controllo discreto
su unarea di notevole importanza. Per la Prussia di Bismarck da
tempo voleva regolare i conti con la Francia e diventare larbitro
della politica europea; a tal fine voleva isolarla nel contesto internazionale, indebolirla, toglierle lAlsazia-Lorena. Quando la Spagna
rimase senza Re, sembrava che sul trono finisse un membro della
casa regnate tedesca; questa ipotesi era estremamente avversata dalla

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DONNE E MINORI

Francia che temeva di restare accerchiata dalla Prussia: da una parte


infatti la Francia confina con la Germania, che Bismarck stava riunificando sotto la guida della Prussia; dallaltra con la Spagna, che
stava per incoronare un Re tedesco. Bismarck fece in modo di
creare risentimento nellImperatore francese, il quale dichiar
guerra alla Prussia, facendo esattamente ci che Bismarck desiderava. Cos per necessit militari, Napoleone III richiam le truppe
poste a protezione del Papa e lItalia ne approfitt per risolvere il
problema di Roma. Il 20 settembre del 1870 i bersaglieri del generale Cadorna presero la citt passando attraverso la celebre breccia
aperta dai cannoni dei bersaglieri attraverso le mura di cinta, a ridosso di Porta Pia.
Quando le delegazioni pontificie di Frosinone, Velletri, Viterbo,
Civitavecchia furono annesse al Regno dItalia, il Papa e laristocrazia cattolica non ne riconobbero la validit e lavversarono, pur non
potendo far altro che chiudersi nel loro isolamento. Al contrario, i
piccoli nuclei di borghesia agraria che erano nati allombra del cupolone, accolsero con favore lannessione ed il trasferimento della
capitale da Firenze a Roma. Essi intravedevano in quel processo oramai messosi in moto, linizio di uno sviluppo che sotto il controllo
del Papa non si era potuto avviare. Inizi cos una certa trasformazione sia nelle campagne, sia nel settore edilizio che a lungo caratterizz leconomia ed il tipo di sviluppo della capitale. Lagro
romano ricevette i primi provvedimenti per la bonifica di vasti territori paludosi, fonte di malaria, avviata effettivamente solo nel 1883
senza cambiare in modo sostanziale, nel suo insieme, lagricoltura
laziale, che rimase arretrata e debole. Diversamente, il processo di
inurbamento, di emigrazione verso la citt dove si pensava ci fossero

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IL 1861 E LA SUA EREDITA

maggiori possibilit di lavoro, favor lo sviluppo delledilizia che rappresentava un ponte fra agricoltura e industria classicamente intesa.
Il Lazio scontava il problema di un grave squilibrio fra le sue campagne, le sue province e la capitale; da una parte piccoli borghi, cittadine poco popolose e poco sviluppate, dallaltra la capitale, una
delle pi grandi citt italiane, da sempre punto di convergenza per
turisti e pellegrini da tutto il mondo perch culla del cristianesimo,
citt del Papa. Nel 1870 Roma contava circa 212 mila abitanti, dopo
trenta anni aveva addirittura raddoppiato!
Nel Lazio migliorarono in parte anche le condizioni generali di vita;
sotto il Papa era uno dei paesi pi arretrati: qui le speranze di vita
erano bassissime, appena 29 anni! Dal 1891 invece si alline con il
resto dItalia, dove let media di vita era di poco superiore, solo 35
anni circa.
Ma questo tema sar ripreso fra poco, quando parleremo delle particolari condizioni dello Stato Pontificio e del Lazio per conoscere
e comprendere le origini del movimento di difesa dei lavoratori e
lavvio di una timida legislazione sociale a favore delle donne e dei
fanciulli.

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Archivio fotografico Vittorio Rufo

Le Origini del Movimento dei Lavoratori

Al momento della creazione dello Stato unitario, lItalia era un


paese prevalentemente agricolo, dunque la stragrande maggioranza
delle maestranze era formata da contadini. Caratteristica tipica del
contadino lattaccamento alla terra, lambizione di diventare proprietario e, se sottoposto a grave sfruttamento, ricorrere a proteste
violente ma spesso prive di coordinamento e brevi in quanto a durata. Nel corso della storia, i tumulti contadini sono innumerevoli,
ma raramente da essi sono derivate conseguenze positive e durature
per il mondo contadino preso nel suo insieme. Lo stesso modello
di vita e di lavoro non favorisce lorganizzazione, il coordinamento,
la strutturazione di un movimento unitario che porta avanti richieste
omogenee valide per tutto il settore; inoltre si tratta di plebi ignoranti
sotto il ricatto del padrone, ma anche in stato di soggezione psicologica e di adattamento a quelle condizioni ritenute naturali e persino giuste. Raramente il contadino mette in discussione il principio
di propriet, il diritto a possedere la terra perch egli stesso a questo
mira, alla propriet per s e per la famiglia di un appezzamento in
grado di fornire il necessario. Si deve arrivare alla nascita del movimento socialista per vedere applicate anche nellagricoltura le teorie
della socializzazione, dellabbattimento della propriet privata. Nel
1861 queste esigenze non erano affatto avvertite e il mondo contadino sebbene in condizioni di disagio e difficolt, non rappresentava
un vero pericolo per le classi dominanti e per la pace sociale.

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DONNE E MINORI

Non a caso, le prime forme di organizzazione non prevedono il ricorso alla lotta di classe, o lantagonismo radicale contro il padrone; almeno fino agli anni Settanta prevale un modello
collaborativo, solidaristico, non conflittuale. Dove il conflitto si affaccia, preoccupazione dei proprietari fare in modo che esso venga
neutralizzato concedendo qualche minimo riconoscimento ai contadini, in genere qualche palliativo concesso dallalto, come gesto di
bont, nella pi spiccata tradizione paternalista. Questo periodo che
precede la formazione delle moderne forme di rappresentanza, caratterizzato dallazione delle societ di mutuo soccorso, che vissero
il loro periodo doro nel ventennio che va dal 1860 al 1880; tuttavia
come testimonianza di quelle forme originarie di tutela fondata sulla
collaborazione, esse rimasero in vita a lungo ed ancora oggi sono
presenti in alcune realt, per tenere in vita quella tradizione.
Le Societ Operaie di Mutuo Soccorso (SOMS)
Queste societ erano organizzazioni interclassiste a carattere filantropico e caritatevole che cercavano di lenire i danni dello sfruttamento, ma non di cambiare la situazione, n tanto meno limitare
o eliminare lo sfruttamento del lavoro. Attraverso piccoli aiuti materiali, le societ di mutuo soccorso ammortizzavano il potenziale
antagonismo dei lavoratori verso la propriet e verso lo Stato, impedendo che la rabbia si trasformasse in precise rivendicazioni politiche e assumesse forme organizzative che sarebbero sfuggite al
controllo delle classi dirigenti, presenti nelle SOMS spesso a livello
di dirigenza.
Le Societ concedevano prestiti sullonore, elargivano sussidi di
malattia, aprivano circoli operai e magazzini cooperativi, costrui-

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

vano case per i lavoratori; tutto ci per alleviare molto parzialmente


le condizioni di vita delle maestranze e per impedire di far nascere
una vera coscienza di classe, cio un sentimento comune di appartenenza alla stessa classe sociale, con uguali interessi e bisogni che
sarebbero stati soddisfatti attraverso la lotta politica e, in ultima
istanza, addirittura con una rivoluzione.
Nobili e borghesi liberali erano frequentemente i dirigenti delle
SOMS, figuravano come benefattori ma controllavano lattivit
delle associazioni. Essi vigilavano sulle finalit sociali, che non dovevano esorbitare dai compiti di assistenza ed educazione in forma
solidaristica, senza alcuna impronta n coinvolgimento politico, e
dovevano garantire la fedelt alle istituzioni. La finalit delle SOMS
era il soccorso ai soci, da effettuarsi tramite il risparmio, che era il
mezzo con cui perseguire quegli scopi. Tutto ci era tenuto assieme
dal vincolo della mutualit, della reciprocit.
Tutti gli affiliati dovevano versare una quota-parte del loro salario,
cosa che educava al risparmio e alla parsimonia e allo stesso modo
dovevano provvedere a ripartirsi gli oneri per sostenere i bisognosi.
Siccome non esisteva alcuna forma di tutela sociale o sanitaria, i
fondi realizzati con i risparmi di tutti servivano in primo luogo a
dare sollievo economico a coloro che colpiti da malattie o che avevano subito infortunio sul lavoro, rischiavano lindigenza, la fame.
Per questo motivo, le dirigenze delle SOMS avevano stilato delle tabelle con le malattie pi frequenti, i problemi pi consueti come
malattia, infortunio, disoccupazione, invalidit. Chiunque ne avesse
i requisiti godeva dellaiuto e riceveva delle somme elargite in base
alla disponibilit del fondo ed alla suddivisione per area (infortuni,
disoccupazione ecc.). Le SOMS provvedevano anche allautoge-

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DONNE E MINORI

stione dei fondi sociali ed alla tutela della moralit; infatti non veniva concesso alcun aiuto a chi aveva contratto malattie per abuso
di alcol, a chi giocava al lotto o dazzardo. Per le stesse finalit morali, al contrario erano previsti incentivi per quelle famiglie che facevano frequentare le scuole ai figli, anche se solo serali o
domenicali, in modo da non dover rinunciare al lavoro. Con landar del tempo, le attivit di aiuto e solidariet delle SOMS si articolarono meglio, aumentarono; cos arriv anche la fornitura di
materie prime, la vendita ai soci di beni di prima necessit al prezzo
di costo, la costituzione di magazzini sociali che permettevano la distribuzioni di merci senza alcun profitto, il sostegno creditizio.
Come si vede, nelle SOMS possibile rintracciare anche le origini
del sistema cooperativo, che per si svilupp parallelamente, in maniera autonoma e molto pi in sintonia con il movimento socialista
dal quale le SOMS si tenevano lontane.
Nel 1864 le SOMS esistenti ed attive erano 443 con poco pi di 110
mila soci; da allora fu un continuo fiorire che andava di pari passo
con lo sviluppo economico del paese e la riorganizzazione di tutto lapparato produttivo. Nel 1878 erano diventate 2.091 con 331 mila soci
e alla fine del secolo, nel 1897 erano salite alla bellezza di 6.700 superando il milione di aderenti. Le SOMS tuttavia non erano omogenee,
con una impostazione unica e orientamenti simili. Le pi importanti
e pi sviluppate erano, non a caso, quelle liguri (la Liguria era la terra
di Mazzini e infatti la regione aveva le SOMS pi radicali e politicizzate)
e quelle piemontesi, pi paternaliste e moderate. Le liguri erano molto
pi attente al collegamento fra questioni sociali e politiche e vedevano
nelliniziativa popolare propria della impostazione rivoluzionaria
mazziniana la soluzione del problema nazionale.

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

Il mutuo soccorso mazziniano non era cos neutro nelle questioni


sociali, non era a prevalenza aristocratica o padronale; anzi fungeva
da raccordo fra i gruppi rivoluzionari mazziniani e la base operaia
che per avere un ruolo nella costruzione dello stato unitario e repubblicano perseguita da Mazzini, doveva uscire dalla condizione
di indigenza, superare liniquit sociale a cui lo stato liberale laveva
relegata. Ma siccome Mazzini rifiutava la lotta di classe, questi obiettivi, che per quei tempi erano apertamente rivoluzionari, non potevano essere perseguiti con la semplice collaborazione. Questa,
infatti, nel momento che diventava la forma praticata di rapporto
fra la borghesia e il proletariato nascente, fra laristocrazia e i ceti
popolari, era funzionale agli interessi delle classi dirigenti.
A causa di queste differenze sostanziali fra le SOMS liguri e piemontesi, tutto il movimento sorto su quelle basi assimil anche diverse
impostazioni, cos da una parte vediamo svilupparsi Societ operaie
che si ispirano sempre pi a principi solidaristici e democratici, ed
altre che si rifanno ai segmenti moderati del Risorgimento, assimilando una linea paternalista che escludeva rivendicazioni che dessero liniziativa ai lavoratori, facendogli acquisire dimensione
politica e sociale come ceto.
Basta vedere i provvedimenti legislativi relativi alle SOMS per comprendere come la classe dirigente e di governo ritenesse importante
alleviare in piccola parte i gravi disagi dei lavoratori, senza intervenire sulle cause, n favorire la crescita autonoma del movimento.
La legge che riconosce le SOMS (n.3818 del 15 aprile 1886) attribuisce loro la possibilit di acquisire personalit giuridica e detta le
condizioni a cui devono attenersi nei rapporti con lo Stato. Larticolo 1 della legge, infatti, chiarisce le finalit perch si vuole evitare

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DONNE E MINORI

che la classe operaia diventi, grazie alle SOMS, uno strumento di


sedizione sociale, di scontro, fuori da ogni controllo. Per cui larticolo recita testualmente: .assicurare ai soci un sussidio, nei casi
di malattia, dimpotenza al lavoro o di vecchiaia; venire in aiuto alle
famiglie dei soci defunti.
Quasi fosse unanticipazione del movimento sindacale vero e proprio, anche le SOMS erano divise in laiche e cattoliche; diciamo
che in qualche modo esse sono le antenate del sindacato e come
tali si strutturarono differentemente, a seconda dellimportanza attribuita alla prospettiva di un cambiamento sociale ed economico.
Le SOMS laiche perseguivano il progresso fondato su valori e cultura di stampo democratico e cercavano di intervenire non solo
sugli effetti dello sfruttamento capitalistico, bens anche sulle cause.
E il caso delle societ liguri, come abbiamo gi detto. Diversamente,
le societ di ispirazione cattolica non fancevano cenno al progresso
sociale ed economico, ma si preoccupavano di lenire i guasti di uno
sviluppo economico fondato sullo sfruttamento, sui bassi salari,
sullassenza di qualsiasi forma di tutela.
E importante segnalare che anche le SOMS erano molto arretrate
sul tema delluguaglianza fra uomo e donna. Dal 1852 troviamo delle
societ operaie femminili che inviavano proprie rappresentanti ai
Congressi; questo rappresentava un momento importante di emancipazione, che oggi fa sorridere ma allora era una conquista difficile
da ottenere perch linferiorit della donna era sancita negli statuti
delle societ operaie! La donna riceveva unassistenza minore rispetto
alluomo, non le era concesso di partecipare alle adunanze e di fronte
alla Societ doveva essere rappresentata da un uomo di famiglia: marito, padre, fratello. Diversamente, nelle campagne, che solitamente

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

vivono una realt pi arretrata rispetto alla citt, la condizione della


donna era avvertita come uguale a quella delluomo con cui lavorava
e con il quale condivideva fatica e miseria.
Si era lontani dalluguaglianza giuridica uomo-donna, figuriamoci
da quella di fatto, che paradossalmente ancora oggi stenta a realizzarsi compiutamente, proprio in campo lavorativo. Le donne, infatti,
a parit di lavoro percepiscono generalmente retribuzioni inferiori.
Dopo dieci anni, il movimento mutualistico femminile era molto
cresciuto ma spesso le associazioni erano di impronta cattolica, perfino nel nome in modo da non creare equivoci e rivolgersi per larruolamento a coloro che accettavano il carattere cristiano della
Societ. Ad esempio a Torino cera la Pia unione lavoranti tessili.
In tutte, per, la donna viveva in una posizione subordinata.
Il fatto che le SOMS avessero fra i loro compiti listruzione dei lavoratori e che esistevano anche le societ operaie femminili, significa
che i lavoratori e le lavoratrici, sia della terra cos come delle manifatture, erano formati non solo con lalfabetizzazione, ma venivano
educati in modo da assimilare i fondamenti del mutualismo e della
solidariet. A tutti si insegnava e si faceva capire che lassistenza medico-sanitaria, la previdenza non erano concessioni dallalto, decise
arbitrariamente dai padroni, ma un diritto di tutti i lavoratori. Tuttavia, anche se esistevano associazioni tutte al femminile, luguaglianza, anche allinterno delle associazioni operaie, era molto
lontana, cos come era lontana una differente forma di organizzazione, pi efficace per tutelare gli interessi dei lavoratori.
Il perfezionamento del sistema di produzione capitalistico si perfezionava sempre di pi e riusciva a produrre maggiori profitti per i
proprietari e pi lavoro con meno salario per gli operai. Negli anni

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DONNE E MINORI

Ottanta si andava perfezionando per anche il movimento socialista; dal punto di vista teorico si avvaleva del contributo di importanti pensatori, mentre dal punto di vista pratico poteva contare
sulla progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori, su un insieme di associazioni, societ, organizzazioni che presto diedero vita
al partito operaio prima, e in seguito su quella base, al partito socialista. Sono questi gli anni in cui le societ di mutuo soccorso risultano insufficienti per affrontare i problemi posti dallo sviluppo
industriale; da allora gli esponenti pi democratici, pi sensibili e
pi coscienti ipotizzano di passare dalle Societ di mutuo soccorso
a delle nuove organizzazioni che abbiano come scopo lopposizione
al dominio dei padroni esercitata nelle SOMS attraverso alcuni loro
esponenti messi a capo delle societ. Le SOMS che aderiscono al
Partito operaio per portare avanti lotte economiche decidono cos
di avviare la trasformazione delle Societ in Leghe di Resistenza.
Oltre le SOMS, verso il moderno sindacalismo
Come abbiamo accennato altrove, let doro delle SOMS quella
compresa nel ventennio 1860-1880. Dopo di allora, il movimento
mutualistico assunse le sembianze di un vero movimento di difesa,
conflittuale, teso a conquistare migliori condizioni e non pi accettare gli aiuti di borghesi filantropi, che con i loro aiuti alleviavano
in parte la miseria che loro stessi avevano contribuito a creare. Ma
gi prima del 1880 ci furono scioperi ed agitazioni, in special modo
da parte dei lavoratori della terra, colpiti direttamente dalla gravissima crisi agraria che flagell lItalia e gran parte dellEuropa di allora. A causa della crisi, le condizioni gi precarie dei contadini
peggiorarono ulteriormente e aggravandosi crearono lo stato

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

danimo giusto per dare vita a proteste, talvolta violente come lo


possono essere quelle a cui si arriva a causa della fame.
Le agitazioni, prima spontanee, diventarono sempre pi organizzate,
in particolare dai socialisti che disegnano vere strategie di lotta per
cui chiamavano a raccolta i lavoratori. Si trattava di azioni, sia quelle
spontanee che quelle organizzate, represse con la violenza dalla forza
pubblica che rappresentava lo Stato; di conseguenza questo, agli
occhi dei lavoratori assumeva le sembianze di un potere esterno,
duro, nemico, da combattere e rovesciare.
Se questa attivit di organizzazione e di tutela era praticabile nelle
campagne e ancor pi e meglio in fabbrica, nelle citt con scarsi insediamenti industriali risultava alquanto difficile, come ad esempio
a Roma. La citt contava un fitto sottobosco di manodopera non
specializzata e favoriva perci il passaggio da un settore artigiano non
specializzato ad un altro, relegando quei lavoratori ad una condizione
di perenne povert, alleviata dalle associazioni caritatevoli, da quelle
di beneficienza, dalle istituzioni assistenziali. La vita di quelle persone
si svolgeva allinsegna dellimprovvisazione, allombra di espedienti,
e la maggior parte delle volte essi si salvavano con linventiva popolare, la fantasia e le possibilit offerte dalla Roma papalina. A differenza del nord, nella Citt Eterna, allinterno dei confini dello Stato
Pontificio ridotto in pratica dopo il 1861 solo al Lazio, e in tutto il
meridione le SOMS erano quasi assenti, le forme di organizzazione
sociale o politica fortemente limitate e di fatto impedite.
Un primo momento di svolta fu la presa di Roma, nel 1870, che
determin la fine del potere temporale sulla citt di Pietro. Il Papa
si ritir senza accettare le condizioni vantaggiose offerte dallItalia
con la Legge delle Guarentigie e non riconobbe n legittim in

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DONNE E MINORI

alcun modo lo Stato italiano, che estese la sua sovranit e dunque


le sue leggi su quel territorio. Il venir meno dei ferrei controlli papalini, del controllo accentratore della Chiesa su tutto il territorio,
della politica repressiva e della grave arretratezza che aveva caratterizzato lo Stato della Chiesa, favor la comparsa dellassociazionismo
di marca operaia anche a Roma e nelle altre province. Laltro significativo momento di svolta si ebbe con la nascita del partito socialista, nel 1892, dopo vicissitudini tormentate allinterno del Partito
operaio. Erano anni, quelli, in cui i problemi sociali e politici fervevano nella societ, sicch segmenti sempre pi ampi di popolazione
si organizzavano e partecipavano in prima persona allattivit di quei
movimenti. Era un pullulare di iniziative, organizzazioni, associazioni, spesso in profondo disaccordo fra loro, ma uniti da un obiettivo generale condiviso: cambiare la situazione, non pi tollerabile.
Gli albori del movimento operaio sono segnati da profonde differenze, che non saranno mai superate del tutto e la pratica della scissione sar una lunga consuetudine. Gi nel 1861, nel corso del IX
Congresso delle Societ Operaie si registra la frattura fra i settori
moderati, che rifiutano ogni caratterizzazione di tipo politico dei
problemi pratici dei lavoratori e i settori mazziniani e democratici
che chiedono a gran voce il suffragio universale e pur dichiarando
che lo sciopero funesto, invocano aumenti salariali e riduzione
dellorario da ottenere grazie allarbitrato fra le parti interessate.
Larbitrato per richiede come condizione la disponibilit di tutti;
se manca da parte dei lavoratori o dei proprietari resta solo una dichiarazione di principio senza alcuna conseguenza. E siccome i rapporti di forza erano ancora a favore della propriet, questa tendeva
a non cedere nulla e accoglieva con insofferenza i richiami alla col-

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

laborazione.
I padroni disponevano di una grande quantit di manodopera di
riserva, bisognosa di lavoro, affamata, e dunque disposta ad accettare condizioni insostenibili sia per quanto riguarda ritmi e orari,
sia per ci che concerne la paga e le forme di assistenza. Cos, nonostante la presa che i mazziniani esercitavano sul mondo del lavoro, gli scioperi diventarono lunica forma per esercitare pressioni
e costringere i proprietari a cedere alle richieste dei lavoratori. Si
tratta di un processo molto lungo e difficile che richiese un notevole
contributo in termini di impegno e sacrificio da parte degli organizzatori e delle maestranze che li seguivano. Gli aumenti non arrivavano, e ci risulta abbastanza comprensibile; se giocavano da una
posizione di forza, perch mai i padroni avrebbero dovuto cedere?
Cos le posizioni dei mazziniani pian piano lasciarono il passo a
quelle dei settori democratici e operaisti pi radicali. Nel 1863 si
ebbe cos una grande manifestazione operaia a Torino ed in conseguenza di ci, molti richiesero che le Societ di mutuo soccorso si
accorpassero per essere pi forti, costituissero una banca per ogni
problema di finanziamento, aiuto, sostegno, e fondassero un giornale operaio per informare ed educare le masse tenendole unite.
Anche a livello internazionale si produssero le stesse differenze di
cui daremo solo un brevissimo cenno. Nel 1864 si fonda a Londra
la Prima Internazionale, nella quale troviamo, fra gli altri, Marx e
Mazzini; inizialmente prevale limpostazione mazziniana e si approva
un Patto di fratellanza universale. Ma gi nel 1871, quando a Parigi nasce la Comune e appare chiaro che per sconfiggere la minaccia socialista le nazioni nemiche si alleano fra di loro, portandosi
aiuto, nellInternazionale prevale la linea classista,, internazionalista

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DONNE E MINORI

e rivoluzionaria di Carlo Marx. Questa linea pi radicale sembra


portare maggior risultati; a fronte della indisponibilit dei proprietari a trovare un accordo arbitrale, nel 1872 gli operai di Torino organizzano un altro sciopero e dopo tre giorni ottengono la riduzione
di unora di lavoro (da 11 ore al giorno a 10) e aumenti salariali dal
10 al 30 per cento! Una settimana dopo viene proclamato lo sciopero generale cittadino a Milano... Possiamo parlare di effetto-domino, di emulazione; di fatto queste posizioni cominciano ad essere
dominanti allinterno del nascente movimento operaio, cos anche
a Roma, per certi versi un po intorpidita dai lunghi secoli di dominazione della Chiesa e dalla sua economia piuttosto informale
rispetto ai classici settori (agricoltura e industria), si celebra un importante congresso delle societ operaie che pongono come obiettivo la partecipazione dei lavoratori agli utili realizzati dallazienda,
nonch il loro diritto a stabilire la lunghezza dellorario di lavoro.
In contrapposizione a queste, le SOMS di ispirazione mazziniana si
riuniscono a Genova, nel 1876, e fissano lobiettivo del suffragio
universale e della cooperazione quale sistema migliore per raggiungere lemancipazione delloperaio. Tuttavia nelle realt industriali
prevale limpostazione classista, anche perch lesempio di Torino
mostra come la lotta porti a risultati pi consistenti e rapidi. Cos
anche Biella, citt con notevoli insediamenti tessili, registra uno sciopero che dopo tre mesi e mezzo di lotte porta i lavoratori alla vittoria.
Il sud non resta del tutto estraneo a questi movimenti e a Napoli nel
1886 inizia uno sciopero dei tipografi per miglioramenti economici.
Al fine di attutire la pressione delle forze sociali e attenuare le tensioni sociali, il governo sancisce con una legge la libert di emigrare
e riconosce ufficialmente la funzione degli agenti di emigrazione.

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

Inizia il grande esodo che porter milioni di italiani a cercare lavoro,


sopravvivenza, dignit e perfino fortuna in paesi lontani. Sono in
molti a partire ma quelli che restano tengono accesa la speranza, per
tutti, di profondi cambiamenti e a tal fine forniscono linfa vitale alle
associazioni e ai partiti. Nel 1889 dopo il saccheggio dei forni a Faenza e in altre citt italiane al grido di pane e lavoro!, Filippo Turati
fonda la Lega Socialista milanese, unione fra i socialisti ed il partito
operaio. Lanno successivo, il Primo maggio diventa la festa del lavoro, un appuntamento a cui tutti gli operai dEuropa partecipano
in ricordo di 5 anarchici condannati per attentato dinamitardo e
condannati a morte negli Usa. Si manifesta per la riduzione dellorario, laumento delle paghe, la legislazione sociale.
In questo clima lItalia assiste, nel maggio nel 1890, allapprovazione
da parte delle associazioni democratiche del programma di Felice
Cavallotti, che prende il nome di Patto di Roma, lo stesso utilizzato
dalle correnti sindacali comunista, socialista e cattolica nel 1944,
allatto della rifondazione del sindacato libero. Quello del deputato
radicale Cavallotti era un vero e proprio manifesto democratico contro il governo Crispi, caratterizzatosi per la sua azione repressiva e
antidemocratica. Quel programma chiedeva un netto rafforzamento
del potere legislativo a scapito dellesecutivo, la riduzione delle spese
militari che Crispi aveva fatto sostenere a tutto il paese per finanziare i suoi programmi di espansione imperialista, un maggior decentramento per favorire la riduzione del potere nelle mani
dellesecutivo, luscita dallalleanza con Germania e Austria per rafforzare invece la politica di amicizia con la Francia.
Le richieste di ordine sociale contenute nel programma erano altrettanto precise ed importanti, a partire dalla richiesta di abolire il

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DONNE E MINORI

dazio sul grano e ridurre le imposte di consumo che rendevano pi


cara la spesa anche per i generi di prima necessit. Ma non tutto;
a testimoniare lambizione di essere un vero programma di governo
su cui far confluire tutte le forze democratiche, Cavallotti (lo ricordiamo, letterato oltre che politico, uomo passionale al punto che
sfid a duello alcuni suoi oppositori politici. Proprio in duello lonorevole perse la vita, nel 1898), chiedeva listruzione obbligatoria,
lindennit per i deputati in modo che la politica a livello professionale non restasse appannaggio solo dei ricchi, una imposta progressiva sul reddito. Sensibile al richiamo dei temi sociali, egli
propose le otto ore di lavoro da ottenere per mezzo di un accordo
fra propriet e lavoratori, listituzione delle Camere del Lavoro come
uffici di collocamento sussidiati dai Comuni. Quindi chiese con
forza di tutelare il lavoro delle donne e dei minori e di considerare
i proprietari responsabili degli infortuni sul lavoro, i cui effetti dovevano essere attenuati da una Cassa Nazionale per le Pensioni e
lInvalidit da costituire al pi presto. Per finire, di fronte allo sconfortante paesaggio agricolo, alle migliaia di ettari incolti, paludosi e
malarici, chiese lespropriazione e la bonifica. Nel settore agricolo,
ancora predominante nel nostro sistema economico, si svilupparono inizialmente le lotte dei lavoratori: se nel 1886 si registrarono
96 scioperi, due anni dopo questi salivano a 126 e nel 1890 a 139,
testimoniando lenorme sofferenza del settore e il disagio smisurato
dei contadini, che di fronte a tanta povert e alla prospettiva tragica,
ma allora non cos remota, di morire per fame, iniziarono ad affollare le navi per cercare fortuna nel continente americano.
Dal 1890 assistiamo alla nascita delle Camere del Lavoro, sorte sul
modello delle borse del lavoro francesi; esse raccoglievano tutti i

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

lavoratori di una determinata area geografica in genere a livello


di Comune ma al momento non erano ancora organismi sindacali
quali diventeranno presto, bens strutture che rappresentavano le
societ operaie di ciascuna citt e le mettevano in collegamento fra
di loro. Ci allo scopo di facilitare il collocamento della manodopera
e sottrarre i lavoratori al ricatto, ed ai costi esagerati, dei mediatori
privati che reclutavano lavoratori per latifondisti o imprenditori, percependo un compenso sia dai datori di lavoro che dai lavoratori. Sebbene agli inizi avesse principalmente questa funzione, la Camera del
Lavoro siccome intercettava un bisogno realmente sentito dai lavoratori, venne intesa fin dal suo sorgere come un istituto di rappresentanza del mondo del lavoro. La prima CdL sorge a Milano, nel
1891, ma dopo soli due anni esse erano diventate dodici, e Roma
era fra queste. La loro comparsa segn una maggiore articolazione
della sua attivit, che dunque non si limit a collocare la manodopera ma si propose e ag in modo da tutelare gli apprendisti, promuovere leggi sul lavoro delle donne e dei minori, controllare la
corretta applicazione delle tariffe per la manodopera visto che molto
spesso i padroni contavano sulla grande disponibilit di manovalanza
e offrivano in modo ricattatorio paghe pi basse.
Il compito di proporre leggi ci fa capire come le CdL da subito si
proiettassero sulla sfera politica, contando sulla collaborazione con
i partiti politici di riferimento, che nella fattispecie era quello socialista. In questo modo le Camere del Lavoro diventano il punto di
congiunzione fra esigenze di carattere sociale, solidaristiche e politiche. Esse al fine di realizzare una tutela pi ampia possibile di chi lavora, iniziarono a creare un vero e proprio sistema oggi diremmo
una rete che prevedeva la creazione di cooperative sia di lavoro

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DONNE E MINORI

sia di consumo, lorganizzazione della formazione professionale e la


diffusione della cultura quale primo fondamentale passaggio per
lemancipazione del mondo del lavoro. Per il momento le Camere
del Lavoro operano in maniera leale allinterno di un sistema di leggi
riconosciuto, ricorrendo alla conciliazione; presto per diventeranno
organismi di lotta che adotteranno una impostazione classista, radicale contro il sistema capitalista e contro i governi borghesi. Il passaggio sul terreno della lotta di classe avvenne grazie allazione dei
socialisti, al peggioramento delle condizioni di lavoro e alla stretta
repressiva. Il Presidente del Consiglio Crispi, infatti, aveva sciolto
importanti CdL (Roma, Genova) in seguito ai moti del 1898 ma
quando furono ricostituite rinacquero ancor pi combattive.
Per evitare che le organizzazioni socialiste conquistassero il monopolio della rappresentanza del mondo del lavoro, anche la Chiesa
cattolica almeno la parte pi sensibile al richiamo dei temi sociali
- favor la nascita di strutture culturalmente e politicamente affini.
Dopo lisolamento della Chiesa seguito alla presa di Roma, verso
la fine del secolo, in coincidenza con il pontificato di Leone XIII le
questioni sociali riscossero linteresse a attirarono lattenzione della
Chiesa cattolica. Questa intendeva offrire un modello vero e proprio di organizzazione sociale valido per tutti, che raccogliesse e rappresentasse gli ideali ed i valori del cattolicesimo. Questo era
avvertito come compito fondamentale nel momento in cui si andava
affermando sempre di pi lideologia socialista, considerata antitetica al cristianesimo anche in virt della allora prevalente impostazione anticlericale della dottrina e della politica socialista.
Papa Leone XIII eman unenciclica molto importante e famosa,
la Rerum Novarum, con la quale confutava teoricamente il sociali-

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

smo e poneva la necessit di difendere la propriet privata (negata


dal socialismo) come un diritto naturale. Essa inoltre tendeva a tranquillizzare gli ambienti borghesi e cattolici, i quali di fronte a questo
inedito attivismo della Chiesa erano intimoriti e preoccupati. Temevano che la Chiesa abbracciasse la causa dei poveri in modo da
non riconoscere pi i diritti dei ricchi, che offrisse in questo modo
una sponda culturale al movimento socialista, il quale invocava la
fine della propriet privata. Invece la Chiesa non proponeva una
soluzione definitiva e universalmente valida della questione sociale ma dava semplicemente delle indicazioni, faceva delle considerazioni che in quel contesto rappresentano per un importante
passo avanti. La Chiesa prende in considerazione le associazioni
operaie e offre il suo punto di vista su quali debbano essere i suoi
compiti; a tal fine esclude recisamente qualsiasi forma di lotta di
classe, di ricorso alla violenza ma postula la necessit che esse tutelino i lavoratori senza ledere i diritti della propriet. Cos la Chiesa
prende posizione in maniera esplicita e pur non volendo portare
acqua al mulino socialista, riconoscendo lesistenza di una questione sociale, di diritti naturali non solo dei proprietari ma anche
dei lavoratori essa d forza a coloro che sviluppano unazione di rappresentanza e di tutela del mondo del lavoro.
Il Papa scrive nella sua enciclica che lo Stato deve garantire lordine
quando la lotta di classe si manifesta in modo violento; e con ci
rassicura i ceti dominanti. Ma allo stesso modo, sempre lo Stato
deve garantire il rispetto di principi come il riposo festivo e la limitazione dellorario di lavoro, specie delle donne e dei bambini; lavoro che deve essere meglio retribuito e comunque con una somma
non inferiore al necessario sostentamento frugale delloperaio. In

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DONNE E MINORI

conseguenza di ci, la Chiesa ritiene necessario che vengano create


organizzazioni cattoliche di tutela del lavoro e che operai e contadini
non entrino a far parte di quelle socialiste. Secondo le intenzioni
del Papa, i cattolici eviteranno cos, attraverso le loro organizzazioni
e lattivit svolta tramite esse, di essere assimilati ai difensori della
borghesia bens riconosciuti come paladini dei lavoratori, pur riconoscendo prerogative e diritti dei ceti dominanti. In sostanza esce
rafforzata la missione universale della Chiesa, che fa della questione
sociale un terreno di incontro e non di scontro fra le parti sociali.
Lultimo decennio del secolo fu assolutamente determinante per le
sorti future del movimento operaio e del nascente sindacalismo. La
nascita delle Camere del Lavoro e del sindacalismo di matrice cattolica anticipano il processo di modernizzazione sociale e pur trovandosi spesso su sponde opposte, queste due forme di
rappresentanza e di tutela del mondo del lavoro portano un importante, simile contributo alla causa dei lavoratori. Ma gli ultimi anni
che precedono il passaggio del secolo, larrivo del tanto atteso Novecento, sono anche costellati da provvedimenti repressivi, scontri
aspri, ad esempio: nel 1893 a Caltavuturo, in provincia di Palermo,
durante moti di protesta dei fasci siciliani furono uccise 11 persone e 40 ferite. A ci si associano ripensamenti radicali sulle forme
di organizzazione da far assumere alle lotte operaie e contadine perch si avverte un importante cambiamento nel clima sociale e la radicalizzazione del processo di svvilippo industriale.
Fissare al Primo maggio la Festa del lavoro fu una scelta simbolicamente molto importante, un momento di incontro virtuale che superava gli steccati ideologici perch tutti combattevano in nome dei
diritti dei lavoratori. Laltro passaggio fondamentale fu la nascita

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LE ORIGINI DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

del Partito socialista, nel 1892, prima con il nome di Partito dei lavoratori poi, dal 1893 partito socialista dei lavoratori italiani quindi,
dal 1895, Partito socialista italiano. Nel 1894 Crispi aveva sciolto
dautorit il partito socialista dei lavoratori che continuava ad operare in clandestinit. Sulla stessa scia nel 1897 vengono sciolti i circoli di ispirazione socialista e la Camera del Lavoro di Roma; lanno
dopo abbiamo la terribile strage a Milano, dove lesercito spar cannonate sulla folla che per disperazione aveva assaltato i forni, provocando ben 300 vittime. Proprio questo evento produsse
importanti contraccolpi anche nella classe dirigente; i pi illuminati
compresero che non si trattava di sedizione sociale, di aspirazioni
rivoluzionarie e se si voleva evitare che diventassero proprio questo,
bisognava prevenire il pericolo soddisfacendo i bisogni elementari
della popolazione, riconoscere alcuni diritti, dare modo di migliorare la propria condizione a patto che fosse messa da parte ogni tentazione eversiva. Cos dopo aver sciolto anche la Camera del Lavoro
di Genova, il governo ritir il provvedimento e diede cos il segnale
di una svolta, che coincide con lavvento di Giolitti e del suo esperimento liberale che caratterizza lItalia fino allo scoppio della
Grande Guerra.
Sponda politica e sindacale del liberalismo giolittiano fu rappresentata dalle correnti riformiste del socialismo italiano che gi nel 1899
tentarono un innovativo esperimento, presentando alle elezioni comunali di Milano una lista unitaria con democratici, radicali, socialisti riformisti. Ci rappresentava la manifestazione di una
volont collaborativa ma ferma nella richiesta di diritti inalienabili
ed irrinunciabili. Questo esperimento locale era la prova che una
crescita civile e culturale delle masse allinterno di uno Stato non

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DONNE E MINORI

percepito pi come nemico era possibile. Era questa la strada maestra per costituzionalizzare le masse, portarle allinterno della cornice istituzionale dello Stato, dare loro un ruolo attivo attraverso la
partecipazione alla vita politica allargando il suffragio - e sociale,
rendendo possibile lorganizzazione sindacale. Nella realt le cose
furono poi pi complicate perch in ogni caso abbiamo a che fare
con ceti sociali diversi e opposti in quanto ad interessi, con gruppi
dirigenti abituati a imporre la loro volont, a un mondo industriale
e agricolo (parliamo di imprenditori e proprietari) poco disponibile
a cedere spontaneamente alle richieste economiche e concedere diritti ritenuti lesivi dei propri interessi.

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La situazione nello Stato Pontificio

Dopo i plebisciti del 1860 e la nascita dello Stato unitario, lo Stato


Pontificio era ridotto al Lazio, regione caratterizzata da un notevole
sottosviluppo che la relegava in coda alle classifiche nazionali, sia
per quanto riguarda il tasso di mortalit, di istruzione, di disoccupazione, di arretratezza complessiva del sistema produttivo. Prima
di allora, nellarea bolognese parte dello Stato della Chiesa cera
unagricoltura ricca, di tipo capitalistico, mentre la manifattura della
seta, che aveva fatto la fortuna di quelle zone fino a tutto il Settecento, si era praticamente dissolta. Nel resto dello Stato Pontificio
lagricoltura vedeva la consistente presenza della mezzadria (il contadino lavora la terra del padrone e tiene per s una percentuale
della produzione, mentre laltra va al proprietario), in particolare
nellUmbria settentrionale e nelle Marche mentre nellUmbria meridionale e nel Lazio prevale il latifondo, in gran parte di propriet
della Chiesa. A Roma cera invece una situazione particolare in
quanto met della sua popolazione viveva di elemosina, sotto lombrello delle organizzazioni caritatevoli cattoliche; laltra met vedeva una porzione consistente impegnata nei servizi legati al
turismo e alle esigenze dei ricchi, che possedevano grandi appezzamenti di terra e quasi tutti gli immobili della citt. Cos troviamo
una pletora di affittacamere, commercianti, osti, albergatori, mentre
a fianco di un artigianato spesso non specializzato non troviamo la
manifattura. Limpronta del potere ecclesiastico era molto forte e

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DONNE E MINORI

lo Stato nel suo insieme risentiva negativamente sia dellaccentramento del potere nella mani del clero, che del clientelismo assurto
a vero e proprio sistema.
Dopo la presa di Roma, nel Lazio prevaleva la coltura mista e persisteva il contratto di mezzadria che garantiva una certa stabilit sociale, anzi, una vera e propria conservazione delle tradizionali forme
di lavoro e di assoggettamento delle plebi contadine. La propriet
era quasi tutta in mano ai nobili e ai borghesi della citt e generalmente era suddivisa in poderi coltivati da famiglie di mezzadri, aiutate nei momenti critici da qualche bracciante giornaliero. Si
produceva poco mais, a differenza del Veneto, ma cerano molte
pi colture arboree (viti, olivi, alberi da frutto), cosa che garantiva
ai contadini laziali una migliore alimentazione rispetto ai veneti,
ma il prezzo non era certo da poco: massiccio sfruttamento delle famiglie mezzadrili, la maggior parte delle quali si indebitava con il
padrone finendo con il diventare quasi schiavi. Furono queste condizioni a spingere come vedremo pi avanti consistenti nuclei
verso la capitale, lasciando le campagne nel loro antico sottosviluppo dato dalla mancanza di investimenti.
Esisteva anche la piccola propriet, ma essa dava redditi bassissimi
a causa della scarsa fertilit della terra, dei mezzi da lavoro ancora
rudimentali ed antiquati, della povert dei coltivatori che non potevano permettersi di fare alcun investimento migliorativo. La povert era tale che era sufficiente un problema naturale come un
periodo di siccit o di inondazioni, o di diffusione di parassiti, da
causare un vero esodo dalle campagne per non rischiare la morte
per fame. Dopo la crisi del 1873, fu aumentata la pressione fiscale
e molti piccoli proprietari non furono in grado di onorare i debiti

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LA SITUAZIONE NELLO STATO PONTIFICIO

con il fisco. Questo port ad espropri per insolvenza, aggiungendo


problema a problema. Negli anni dal 1873 al 1878, nel Lazio furono
effettuati ben 205 espropri nei confronti di piccoli proprietari che
dovevano cifre talvolta minime, persino irrisorie che per non possedevano. (Cfr. Rassegna Nazionale del 1880).
La grave crisi agraria convinse una parte del Parlamento della necessit di conoscere bene e a fondo la situazione del paese; era questa la precondizione per avviare un piano di riforme che in realt
manc a lungo. Cos il Parlamento nel 1877 deliber di avviare
uninchiesta agraria, per la quale fu costituita unapposita Giunta
presieduta dallonorevole Jacini. La premessa dellinchiesta venne
redatta nel 1881 e la relazione finale nel 1884..! Questa proponeva
di sviluppare lagricoltura aumentando la superficie coltivabile grazie alle bonifiche, al maggior uso di concime, alla rotazione delle
colture per aumentare la produzione.
LAgro romano (circa 208 mila ettari) e lAgro pontino (circa 20
mila) erano molto irregolari, contavano diverse sorgenti e corsi dacqua il cui flusso era disordinato e periodicamente sommergevano i
vasti territori che finivano col diventare delle paludi. La produttivit
ne risentiva enormemente cos come le popolazioni; alla fine del
Settecento Papa Pio VI aveva avviato un processo di riforme, ma
alla sua morte si blocc tutto. Invece, fra il 1850 e il 1870 erano
state bonificate le zone paludose vicino Ostia, ma subito dopo i
braccianti erano stati esclusi dagli usi civici, cio dalla possibilit
che risaliva molto indietro nei tempi di godere gratuitamente di
diritti di pascolo, di semina e di raccolta della legna da ardere.
Quella che poteva essere una misura per migliorare le condizioni
dellagricoltura, con queste restrizioni ebbe leffetto di rendere i po-

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DONNE E MINORI

veri ancor pi poveri. La Giunta per lInchiesta Agraria dava anche


indicazione di estendere lirrigazione e aumentare la coltivazione di
piante arboree e di ortaggi. A tale scopo erano necessari capitali privati e una maggiore attenzione da parte dei poteri pubblici. Quelle
indicazioni non furono seguite, se non molto parzialmente, perch
i capitali privati erano attirati a Roma da attivit molto pi lucrative
come la speculazione edilizia - che creer una vera bolla immobiliare
con gravissima crisi finanziaria e politica ed il commercio.
Per migliorare la produzione, vista la latitanza dei privati e lo scarso
interesse dello Stato, si diede vita al credito agrario, al fine di migliorare ed aumentare la produzione. Il Parlamento se ne interessa
varando una legge (21 giugno 1869) che non produce effetti; per vederne qualcuno si deve aspettare il 1887, nel pieno della crisi agraria
e della speculazione edilizia su Roma. In questa fase si incentivano
le Casse di Risparmio, gi molto impegnate in agricoltura, ad operare con maggior intensit, ad aprire sezioni dedicate solo al credito
agrario. Anche in questo caso le intenzioni non sono equiparate
dalle decisioni pratiche, visto che allora entrarono in funzione solo
sei sezioni di credito agrario. Larrivo delle Banche popolari e delle
Casse Rurali, a partire dal 1883 port nuova linfa (finanziaria) e
nuove speranze nel settore.
Lo Stato Pontificio presentava poi unaltra anomalia: teneva insieme
piccole cittadine prive di insediamenti industriali, povere di una
propria identit forte in campo economico, commerciale, professionale e Roma, la citt cuore della cristianit, famosa e decantata in
tutto il mondo. Tuttavia questa grave contraddizione si presenta
anche allinterno della stessa citt eterna , dove convivono e si
condizionano a vicenda le testimonianze di un livello di civilt, svi-

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LA SITUAZIONE NELLO STATO PONTIFICIO

luppo, creativit, tecnica senza uguali e forme di sottosviluppo endemico e miseria umana.
Tanto per rendere pi immediata e diretta questa differenza, basterebbe portare alla memoria o visionare alcune foto scattate a Roma
a fine Ottocento, dove si vedono ad esempio greggi pascolare alla
base della scalinata di Trinit dei Monti e piazza di Spagna sembra
quasi un prato di periferia. Oppure quartieri rinomati per la loro
bellezza, strade che ospitavano fra i pi celebri artisti, costellate di
misere botteghe o che pullulavano di straccioni e vagabondi.
Nel Lazio e nel centro Italia non cera una vera imprenditorialit
su larga scala; quella che possiamo osservare prevalentemente su
scala familiare, e consiste in ampi appezzamenti di terra con bassa
produttivit, una rete di servizi (trasporti, credito, commercio)
molto arretrata, un mercato interno povero. Per ovviare questa situazione erano necessari interventi che lo Stato della Chiesa prima,
quello italiano poi, non assunsero: bonifiche su larga scala, organizzazione dellirrigazione, lavori pubblici per le infrastrutture, organizzazione del credito e formazione del capitale umano attraverso
listruzione.
Il tessile presente sul territorio tradizionale anche a Roma, basti
pensare ai suoi famosi lanifici ecc. non aveva la struttura, i mezzi,
le risorse per fungere da forza propulsiva dello sviluppo industriale.
Stessa osservazione vale per le industrie alimentari o le altre legate
allagricoltura, ancora a livello di imprese artigiane gestite con tecniche tradizionali. Per questo motivo, il contributo del Lazio allo
sviluppo industriale del paese fu minimo, quasi del tutto assente.
Infatti quel ruolo propulsivo per lindustrializzazione poteva essere
svolto dalle costruzioni navali (si era passati dalla navigazione a vela

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DONNE E MINORI

a quella a motore), dallindustria mineraria, metallurgica, meccanica, del tutto assenti nel Lazio.
Il nostro paese, dal punto di vista industriale, era nettamente diviso
fra nord e sud, dove erano presenti solo due industrie di tipo moderno:
le industrie cotoniere di Salerno e quelle metalmeccaniche di Napoli.
A Roma mancano lindustria e la manifattura, in compenso un po
di tessile e molta edilizia costituiscono un nerbo importante delleconomia cittadina. Il generale processo di urbanizzazione aveva
toccato anche la citt di Roma; dalle campagne limitrofe e da altre
province arrivavano flussi di migranti alla ricerca di sistemazione,
per sfuggire alla miseria delle campagne.
Questo processo era iniziato nel 1870, quando subito dopo la presa
di Roma da parte dei bersaglieri arrivarono in migliaia, fra esuli politici, affaristi di ogni risma, giornalisti, burocrati e funzionari pronti
per gli apparati dello Stato non pi clericale, politici. Si pensi proprio allindotto della politica, una volta che Roma diventa capitale.
Questi nuovi arrivi fanno lievitare la popolazione cittadina e perci
pongono le basi per la costruzione di nuove case, adatte ad ospitarli.
Accade anche che i nuovi arrivati trovano sistemazione nei borghi
periferici, nelle case lasciate da coloro che sono riusciti a fare un
passo avanti nella scala sociale. Ma ci sono anche motivi di ordine
pi strettamente economico, a cui abbiamo accennato: risultava
molto pi remunerativo linvestimento nelledilizia che non nellagricoltura o nella manifattura. Larrivo di tanti immigrati rappresent un buon pretesto e avvi un circolo virtuoso, almeno per i
costruttori: i nuovi arrivati necessitavano di case ma anche di lavoro;
in citt le possibili occupazioni erano nel commercio, nellamministrazione, nei servizi turistici, cio in quelle attivit a cui gli immi-

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LA SITUAZIONE NELLO STATO PONTIFICIO

grati dalle campagne non potevano accedere per molti differenti


motivi. Cos finivano a fare i manovali, muratori, imbianchini, carpentieri, cio a lavorare nelledilizia percependo bassi salari. E cos
il cerchio si chiudeva; grazie a loro si costruiva e per di pi lo si faceva a basso costo. Sono legate alledilizia due leggi speciali per
Roma: la prima (14.5.1881) finanzia per 50 milioni di allora la costruzione di edifici pubblici; tale somma deve essere restituita in
venticinque anni. La seconda legge facilita ulteriormente il compito
per i costruttori; mette infatti a disposizione bel 150 milioni da restituire in settantacinque anni, al 4 per cento di interesse, da utilizzare per opere edilizie. A Roma inizia cos una vera e propria gara
per costruire, una febbre che porter al grave scandalo della Banca
Romana. Giardini storici con ville patrizie diventano aree edificabili
e poi nuovi quartieri, aree periferiche crescono a dismisura, rioni cittadini cambiano aspetto. Le costruzioni sono talmente numerose che
si arriv ad avere in cantiere pi vani di quanti non fossero tutti i romani. Inevitabile che il differenziale fra domanda ed offerta, nonch
le manovre speculative portassero alla crisi, che una volta presentatasi
si tradusse nel fallimento di molte imprese, quindi nella chiusura di
numerosi cantieri con conseguente disoccupazione. Proprio i disoccupati del settore edile furono i protagonisti di violenti tumulti a
Roma, nel marzo 1888, che sfociarono nellassalto ai forni e ai negozi
per appropriarsi di generi alimentari e di prima necessit.
Si trattava con tutta evidenza di azioni motivate dalla fame, dalla disperazione, dalle tensioni politiche o morali. I romani erano abituati lo avevano imparato per autodifesa a non lasciarsi
coinvolgere nelle dispute politico-ideologiche e a delegare ad altri le
scelte per risolvere i problemi. Come abbiamo gi detto, basti pensare

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DONNE E MINORI

che una fetta consistente della popolazione viveva passivamente, di


elemosina, riponendo in proprio futuro nella mani del Signore.
In questo caso lantica tradizione radicata nella citt di Roma, di
fornire assistenza da parte delle organizzazioni cattoliche, trov il
terreno adatto per ripresentarsi sotto forma di aiuto caritatevole, fornito da associazioni legate alla Chiesa. Infatti dopo la presa di Roma,
dopo lo sfregio di Porta Pia, nessuna associazione aveva cessato di
operare, anzi, molti di questi erano cresciuti per numero di adesioni
e di interventi caritatevoli, segno che le condizioni di vita della popolazione non erano migliorate con il cambiamento degli assetti istituzionali e politici. Anzi, dal punto di vista delle abitazioni le
nuova case non erano destinate ai ceti popolari che non potevano
permettersele - dellalimentazione, dellassistenza, dellistruzione,
erano peggiorate. La complessa e antica rete fondata sulle associazioni cattoliche era stata smantellata senza che al suo posto fossero
state sostituite delle valide alternative. In campo scolastico, ad esempio, il sistema educativo, fondato essenzialmente sul volontariato
che al massimo poteva essere regolamentato dallo Stato ma non sostituito da questo, registr la chiusura delle scuole religiose e, tanto
per fare un esempio, Marino rest senza scuola fino al 1876.
Nel 1881 si fece il censimento generale del Regno, che fornisce dati
di grande interesse, utilissimi per fare una fotografia dellItalia di
allora e comprendere meglio quanto detto finora. Larretratezza, i
ritardi, le difficolt di cui abbiamo parlato sono come certificate
dai dati emersi dal censimento: lItalia un paese poco popoloso
(28 milioni e mezzo circa di persone) ancora caratterizzata dalla prevalenza dellagricoltura. Lalimentazione scarsa, ligiene assolutamente inadeguato, la sanit inadatta o manchevole del tutto, la

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LA SITUAZIONE NELLO STATO PONTIFICIO

mortalit elevata, e molto alta quella infantile. Epidemie e carestie


flagellano periodicamente il paese, il colera miete vittime con una
certa frequenza, la malaria una piaga, basta una stagione fredda o
piovosa per far piombare nella disperazione interi segmenti di popolazione. Grazie alle scoperte scientifiche ed ai progressi della tecnica, dal1885 diminuiscono le morti per cause igienico-sanitarie,
migliora un pochino lalimentazione e le condizioni generali di vita.
Cresce lemigrazione e lentamente diminuisce lanalfabetismo: allo
scoccare della fine del secolo nel Lazio si recuperato terreno e
solo il 50 per cento ancora analfabeta.

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Archivio fotografico Vittorio Rufo

Il lavoro delle donne

In termini molto generali potremmo suddividere il lavoro delle


donne in due tipologie principali, riferendoci naturalmente al periodo preso in considerazione e per quanto riguarda larea geografica, guardando Roma e il Lazio.
La prima composta dalle donne dei ceti inferiori, costrette ai lavori
pi pesanti e meno retribuiti, privi di ogni tutela. La seconda invece
raccoglie le donne dei ceti medi o alti, mogli o sorelle di imprenditori, uomini daffari, commercianti che rimaste vedove devono prendere in mano lattivit di famiglia. Anche queste non erano tutelate
dalla legge, pertanto pur trovandosi in una situazione finanziariamente florida, spesso non potevano assumere la gestione ed il controllo in virt di una supposta inferiorit della donna che la rendeva
inadatta a tale attivit. In conseguenza di ci, spesso le neo vedove
erano preda degli appetiti di parenti senza scrupoli o cacciatori di
dote.
Nella citt di Roma laspetto economico prevalente, sia per la prima
tipologia di donne lavoratrici, sia per la seconda, era il commercio;
le troviamo infatti, con posizione e ruoli differenti, in negozi, botteghe, banchi di vendita ai mercati rionali, dove operano in posizione subordinata.
Le altre donne, quelle dei ceti bassi che cercano lavoro, in genere
non riescono, se non con molta difficolt, ad inserirsi nel mondo
del commercio senza laiuto esterno, una raccomandazione. Per-

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DONNE E MINORI

tanto sono destinate al lavoro a domicilio o in fabbrica, in particolare nel settore tessile, nellabbigliamento, dove esse arrivano a coprire il 21 per cento della manodopera impiegata. Come si vede, la
mobilit sociale era praticamente assente e il solo modo per accedere a posizioni pi elevate, per passare da subordinate a proprietarie si doveva ereditare. Il che equivale a dire che un buon
matrimonio era ancora una strumento utilissimo di ascesa che garantiva un certo benessere se si aveva la fortuna di farsi sposare da
un buon partito. Se poi questo, in genere pi anziano, per motivi
di salute, guerre, epidemie lasciava sola e sconsolata la povera
donna, questa ereditava ma come abbiamo accennato, anche se
avesse desiderato prendere il controllo diretto dellattivit e gestirla
in prima persona, trovava di fronte a s consistenti ostacoli che le
rendevano lobiettivo praticamente irraggiungibile. Tutto ci non
era conseguenza solo di un retaggio culturale, ma anche di precise
norme o regolamenti. I commercianti erano in molti casi raggruppati per corporazioni, ma se la donna veniva a trovarsi a capo di
unattivit e riusciva ad accedere alla corporazione, per regolamento
essa non poteva accedere alle cariche direttive n partecipare alle
assemblee periodiche. Gli uomini infatti per tutelare le proprie posizioni di dominio predisponevano norme e regole che rendevano
rigida la struttura dellassociazione, chiudevano ogni possibilit di
accesso alle cariche pi importanti per le donne, riservavano a loro
stessi la facolt di decidere su ogni cosa e gestire lassociazione.
Oltre alla doppia tipologia su elencata, credo si possa ora dare spazio
ad unaltra figura di donna lavoratrice; e ci riferiamo a funzioni di
un certo rilievo, anche per dare conto di quante difficolt ci fossero
anche per le donne di un certo livello sociale, economico e cultu-

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IL LAVORO DELLE DONNE

rale. Questa figura quella della donna imprenditrice, una rarit,


certamente, ma pi diffusa di quanto si immagini. Certo, parliamo
di impresa in modo generale, quindi anche aprire una piccola attivit artigiana consente di qualificare in questo modo le donne che
tentavano realmente di seguire questa strada. Lavvio di unattivit
artigianale o commerciale era legata alla dote ricevuta dai genitori
per il matrimonio. Era unusanza antica, che datava dal Cinquecento, per mezzo della quale le donne contribuivano con la loro
dote a formare una nuova famiglia che traeva il proprio benessere
da attivit artigianali o commerciali. Spesso il lavoro della donna,
il suo contributo per avviare lattivit non era solo di integrazione
rispetto a quello delluomo, ma rivestiva unimportanza fondamentale, la vera base del benessere famigliare o, in momenti di grave
difficolt, lo strumento per garantire la sopravvivenza.
Saperne di pi sul lavoro femminile opera ardua a causa dei criteri
di compilazione ed archiviazione della documentazione, come ad
esempio registri civili, registri parrocchiali nei quali compaiono i
dati relativi alle donne ma in modo molto incompleto, improvvisato, incoerente, mescolati a statistiche a loro volta incomplete, Sicch un quadro chiaro e completo del lavoro delle donne risulta
quasi impossibile.
Si sa per certo che nella Roma papalina di fine Ottocento molte
donne erano occupate in una vasta rete di attivit commerciali, e
queste erano in qualche modo censite, ma la stragrande maggioranza delle donne impegnate nel lavoro a domicilio, nelle manifatture tessili, come domestiche oppure occupate nelle campagne come
contadine o braccianti stagionali, sfuggivano ad ogni classificazione
che oggi sarebbe stata di grande utilit. Sappiamo che in questi

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DONNE E MINORI

anni fra le attivit pi svariate, al femminile, troviamo le infilzaperle


e le merlettaie pagate a cottimo e senza alcuna registrazione, per cui
non compaiono nelle statistiche ufficiali.
Il commercio assorbiva con difficolt e malvolentieri le donne, il
cui diritto al lavoro e alla propriet era riconosciuto raramente e
con difficolt. Fu Papa Pio VI ad incoraggiare lo sviluppo del settore
tessile, per questo esso era cos importante nella capitale e rappresentava una delle occupazioni principali delle donne laziali. Tutta
lItalia, in realt, aveva nel tessile una fonte di reddito essendo una
delle pochissime industrie del paese. Le donne operaie del settore
rappresentavano una porzione ingente sia della classe operaia, sia
delle donne lavoratrici; infatti negli opifici tessili esse ammontavano
al 49 per cento della forza lavoro e nel 1870 circa 300 mila contadine erano impiegate nel settore della filatura del lino e della canapa. Non a caso il tessile che vede affermarsi le prime forme di
autotutela al femminile. Nel 1889 nasce a Varese la Societ delle sorelle del lavoro; fra il 1890 e il 96 si sviluppano molte lotte a difesa
del salario e per la riduzione dellorario a 10 ore giornaliere. Lindustria tessile ebbe la funzione di creare una sorta di ponte fra lagricoltura e lindustria, di favorire la comparsa di veri impianti
industriali, favorire la ricerca di nuove fonti di energia e permettere
laccumulazione di capitali necessari per il decollo industriale. Si
tratta di un settore che forma la base di una delle migliori tradizioni
industriali del nostro paese, legato allabbigliamento oltre che alla
lavorazione dei filati i quali venivano esportati in grande quantit
sostenendo cos la bilancia dei pagamenti (cio maggiori esportazioni rispetto alle importazioni che un paese deve effettuare). Sviluppandosi quel settore, infatti, si importavano meno lana e cotone

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IL LAVORO DELLE DONNE

che venivano al contrario esportati, insieme ad un prodotto pregiato come la seta.


Per il resto, tornando a Roma, possiamo dire che il mercato del lavoro era molto angusto e si limitava a professioni e mestieri spesso
improvvisati, variabili, legati alla stagione o agli umori della citt.
Si vendevano castagne vicino alle osterie, si vendevano fiori, si offrivano servizi disparati, anche solo giornalieri, allinsegna di una
grave precariet. Questi passaggi da una professione allaltra si verificano mentre si creano quasi spontaneamente tre diversi microsistemi che forniscono lunica sponda stabile esistente in citt e nei
dintorni: il lavoro domestico, il subaffitto e la prostituzione occasionale.
I lavori domestici (allora si usava comunemente il termine servit)
erano e restavano unattivit esclusivamente femminile per la quale
non occorreva alcuna formazione o periodo di apprendistato. Per
diventare serva non era necessario entrare allinterno di un sistema di relazioni come per le lavandaie, che per svolgere le loro
mansioni dovevano accordarsi sulluso delle fontane, fissare dei
turni e rispettarli. In genere le lavandaie erano donne sposate perch andare a servizio implicava un allontanamento fisico dalla propria abitazione e la convivenza con il padrone, non raramente un
uomo solo che pagando si sentiva in diritto di fare delle avances o
di arrivare addirittura allabuso sessuale, come vedremo meglio nel
prossimo paragrafo. Per fare la serva bastava spargere la voce, chiedere ai parroci di trovare famiglie che ne avevano bisogno, esser disposte a turni quasi senza fine e paghe irrisorie, compensate
dallalloggio e dal vitto. Magari talvolta anche da qualche regalino
dal padrone o dalla padrona, in genere capi di abbigliamento di-

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DONNE E MINORI

smessi, scarpe quasi inservibili, razioni alimentari migliori.


Il subaffitto era diventata unattivit comunemente praticata, grazie
al florido mercato prodotto dalla grande immigrazione. Persone
con scarse, talvolta quasi nulle possibilit, arrivava nella capitale per
trovare un modo con cui sbarcare il lunario e, naturalmente, aveva
bisogno di una dimora qualsiasi che consentisse di evitare il vagabondaggio. Questa situazione aveva reso possibile un vero commercio di alloggi, stanze e perfino solo posti letto, tutto al limite della
decenza, vista la promiscuit e le gravi carenze igieniche.
La prostituzione occasionale era invece praticata come modo per
arrotondare le magrissime paghe, che non permettevano nemmeno
il sostentamento fino alla fine del mese. Spesso era lunico modo
per scampare la fame o pagare i creditori e grazie alla presenza di
un surplus di uomini: militi pontifici e soldati francesi, questa antichissima forma di scambio piacere-denaro, era diventata una risorsa importante, talvolta praticata da madre e figlie dello stesso
nucleo familiare.
Ebbene, queste attivit erano una prerogativa femminile e costituivano quel microsistema a loro necessario per contrastare la precariet, che allora spesso equivaleva a malattie, denutrizione, morte
per fame o stenti.
Per avere unidea meno approssimativa di quanto fossero tenute ai
margini le donne, allora, diamo uno sguardo a questi due dati: per
avere la prima donna laureata lItalia deve aspettare il 1877; Ernesta
Paper consegue la laurea in medicina e chirurgia a Firenze. La
prima laureata in diritto invece arriva nel 1881, ed Linda Poet.
Nessun dubbio, la conquista delle professioni un terreno ripido,
irto di ostacoli giuridici, materiali, culturali, di mentalit che ancora

58

IL LAVORO DELLE DONNE

oggi tengono le donne in una posizione di fatto subordinata, pur


in presenza di amplissime tutele giuridiche ed una parit a lungo
perseguita.
Un caso particolare: le domestiche a Roma
Quella che riportiamo una situazione tipica, emblematica, diffusissima in quegli anni, che illustra la condizione della donna che
decide di andare a servizio. Usiamo un nome di fantasia, ben sapendo che nella realt certamente questa circostanza si verificata:
Margherita lavora nei campi con la sua famiglia, nella provincia romana. Il suo contributo, tuttavia, non riesce a fornire laiuto di cui
essa avrebbe bisogno, cos di concerto con i genitori decide di andare a Roma a servizio. Margherita giovane, nubile, e la famiglia
sa che con quel lavoro, in una citt sconosciuta e difficile, la sua
moralit a rischio; ma il bisogno pi forte, cos Margherita prepara il suo fagottino e parte per la citt.
Questa situazione tipica illustra una importante fase di transizione
che si produce nellItalia di quegli anni: il passaggio da uneconomia
domestica-familiare in un ambito, la campagna, che luogo di lavoro da generazioni, ma anche spazio di vita e universo di socializzazione, ad uneconomia di mercato, cio unarena segnata dalla
dinamica domanda-offerta mediata dal denaro. Per i motivi prima
esposti (difficolt a catalogare ed archiviare), non abbiamo un fotografia precisa di questi passaggi; tuttavia esistono delle statistiche
che per devono essere considerate come un mero ausilio alla ricostruzione di queste evoluzioni sociali e non come lesatta rappresentazione delle stesse. Infatti le statistiche esistenti ripeto, pur
utili ed interessanti contengono un limite che descrivo ricorrendo

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DONNE E MINORI

ad una metafora molto pi utile per voi giovani di tante accurate


descrizioni scientificamente valide: il limite, a mio modo di vedere,
consiste nel fare una foto a quella societ e non un video. Esse cio
riportano una rappresentazione statica, cristallizzata della societ
che invece per essere meglio rappresentata avrebbe bisogno di un
video perch in corso un poderoso processo di trasformazione,
tutto in movimento, i mestieri cambiano e ne nascono di nuovi,
arrivano nuove scoperte tecniche, ci sono processi di emigrazione
permanente e temporanea difficilissima da seguire. Persone che lasciano la campagna per andare in citt, poi tornano sui campi e
adottano una vita errabonda che insegue il lavoro e li trasforma di
volta in volta in contadini, manovali, operai, facchini, ambulanti
(gli uomini) e contadine, serve, affittacamere, prostitute, venditrici
ambulanti, poi di nuovo in campagna come braccianti temporanee
(le donne)
Non solo il quadro economico risulta radicalmente modificato,
anche quello socio-familiare risulta sconvolto dopo secoli di sostanziale immobilit; le famiglie si scompongono e ricompongono incessantemente, si coabita, si sviluppano e sperimentano per
necessit forme di convivenza, promiscuit, separazioni che lasciano
unimpronta indelebile nella societ e nella coscienza individuale.
Le serve sono in prevalenza giovani, nubili, di recente immigrazione; svolgono quel lavoro perch nelle loro condizioni uno dei
pochissimi, se non lunico alla loro portata, ma ambiscono a farlo
per meno tempo possibile. Per tante fin dallinizio unattivit temporanea durante la quale guardarsi attorno e puntare al matrimonio. I padroni sono in genere membri della classe media, hanno
uno spazio a disposizione da usare come alloggio per ospitarle e ca-

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IL LAVORO DELLE DONNE

pita che non abbiano famiglia, cosa che li rende un buon partito
per la serva che talvolta riesce a farsi sposare e cos sistemarsi. Il lavoro le consente di avere un alloggio e il vitto, nonch una minima
protezione sociale. Per capita anche, e non di rado, che anche persone con scarse risorse assumano una serva; sufficiente avere una
stanza e offrirle pasti e paga appena sufficienti; magari la possibilit
di servire in pi famiglie per arrotondare. Ma in questo caso la
donna di servizio cerca soluzioni alternative prima possibile, cosa
che rende difficile oggi ricostruire i tortuosi percorsi effettuati, con
i quali ricomporre il quadro delloccupazione femminile a Roma e
nel Lazio.
Questa estrema variabilit delle occupazioni lavorative una caratteristica prevalentemente femminile e pre-industriale, perci legata
molto alla mobilit dovuta a eventi naturali che espellono dalla campagna: siccit, inondazioni, parassiti che distruggono i raccolti. O
dovuta al desiderio di migliorare la propria condizione ovvero
come abbiamo potuto verificare per portare un aiuto alla famiglia
bisognosa che resta sul podere. Il lavoro di domestica rende possibile
proseguire questa erraticit, addirittura lo svolgimento di pi
mansioni insieme: serva e lavandaia o prostituta o cucitrice; il che
rende quasi impossibile inquadrare le domestiche in una categoria
a s stante, omogenea per estrazione sociale, ambizioni, trattamento
economico, tutela sociale. Al contrario si possono abbozzare i contorni di una macro differenza allinterno del lavoro domestico, cio
fra le donne di campagna e quelle di citt.
La donna di campagna si dirige verso la citt esclusivamente alla ricerca di occasioni di lavoro; ha un bisogno disperato e una formazione pressoch nulla. Molto spesso analfabeta, giovane, ingenua,

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DONNE E MINORI

abituata a sopportare fatiche enormi, attenta ai pericoli per la propria verginit in agguato ma incapace di distinguere la seduzione
genuina, che prelude ad una relazione, e quella interessata alla toccata e fuga. In citt arrivano sprovvedute e timorose, ma imparano
presto larte della sopravvivenza; non si fidano perch non conoscono. La campagna formava una rete di sicurezza perch tutti si conoscevano e ci fungeva da deterrente per azioni malsane; la citt
invece anonima e violenta, trasforma in prede e predatori per cui
interesse prioritario della giovane contadina arrivata in citt sar
quello di sistemarsi o mettere insieme qualche soldo e tornare in
campagna o in provincia.
Riportiamo ora un caso reale che rappresenta - in scala - uno spaccato della vita cittadina di allora, in relazione al tema trattato: la signora Marchionni vedova, ha tre figlie e niente lavoro; arriva a
Roma priva di tutto. Dopo quattro mesi lei a servizio, due figlie
fanno calzette che vendono poi ai carrettieri, laltra figlia fa la sarta.
I guadagni sono pochi cos le due figlie maggiori si prostituiscono
saltuariamente in cambio di denaro o di beni, come la stoffa per
fare un abito, un capo dabbigliamento o dal lavoro.
La donna di citt vive una situazione ugualmente alienata, ma con
modalit e per motivi molto diversi. Le occasioni di lavoro sono
poche, dalle campagne arriva molta concorrenza che le mette in condizioni di sopravvivere attraverso quei tre microcosmi di cui abbiamo
parlato. Quindi se rimasta vedova, o comunque sola, sperimenta
la prostituzione occasionale; se ha una casa subaffitta una o pi
stanze o solo i posti letto, trovandosi a vivere in condizioni di promiscuit che le fanno perdere il senso dei propri spazi, della propria
autonomia. Espropriata del suo spazio e del suo tempo, questa

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IL LAVORO DELLE DONNE

donna preferisce trovare lavoro fuori casa e sar ancora pi incentivata a trovarlo, magari accontentandosi di paghe misere pur di uscire
da quell ingorgo che si crea dentro casa con i clienti o gli affittuari.
Andare a servizio allora una via di fuga salvifica; talvolta serve alla
donna sposata che cos intende mettersi al riparo da un marito manesco, talaltra solo per guadagnare il necessario per pagare un debito o soddisfare un bisogno individuale o familiare. Sebbene sia
un mestiere a rischio per la propria illibatezza o per la propria moralit, quello della serva tutto sommato rappresentava la garanzia
che la donna almeno non avrebbe fatto la prostituta. Una serva in
primo luogo non aveva tempo e spazio a disposizione per esercitare e nel caso fosse stata arrestata, non avrebbe certo potuto dire
che faceva la serva perch avrebbe messo nei guai la famiglia presso
la quale lavorava. Una copertura migliore, per esercitare lantica
professione era data dal lavoro a domicilio, come la calzettaia, la
cucitrice, la lavandaia, perch rendeva insospettabile il restare a casa,
dove giornalmente si notava un via vai di estranei.
Siccome era un lavoro saltuario e precario spesso considerato un
riempitivo per arrotondare, il lavoro di serva non era vissuto come
degradante. Citiamo anche qui un caso reale come esempio: Maddalena Leopardi ha qualche propriet a Montefiascone, uneredit
piuttosto consistente lasciatale dal marito negoziante a Ronciglione,
e a Roma dove abita fa la cucitrice, ma accetta lo stesso di fare la
serva in casa di un negoziante scapolo, in attesa che lui ne assuma
unaltra, sperando in qualche regalo. (Archivio di Stato di Roma
Tribunale criminale di Roma, b. 1357, f.34.502. V. Margherita Pelaja, bibliografia).
Occorre specificare per che la servit non sempre unattivit

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DONNE E MINORI

temporanea e saltuaria ma il primo passo per unattivit che offre


anche possibilit di carriera: si pu diventare cameriera, poi governante ed avere sotto di s del personale, realizzando in questo modo
un salto non da poco nella scala sociale. Basti pensare allimportanza dellistituto della servit in Inghilterra o a come contribuisca
questo lavoro allevoluzione della giovane contadina se essa viene a
trovarsi allinterno di una casa borghese o aristocratica, comunque
ricca e signorile. A contatto con quellambiente assimiler piano
piano le buone maniere, una maggiore capacit di comunicare ed
usare il linguaggio, labilit a gestire spazi domestici ampi e una rigida etichetta; tutto ci la porter ad aumentare le pretese in caso
di matrimonio e risolvere individualmente il problema del lavoro,
della collocazione sociale, del ruolo allinterno della famiglia di provenienza, dove linsperato benessere porter le sue ricadute.
La legislazione sociale in favore delle donne
LItalia ottocentesca ha una rete di protezione sociale scarna e poco
efficiente, compensata dallassociazionismo di marca religiosa che
crea un sistema di tutela abbastanza capillare, dallassistenza ai malati, al ricovero degli orfanelli o delle vergini minacciate. Gli ospedali, gli ospizi, gli orfanotrofi, le confraternite e le mense per i poveri
e i disagiati di ogni genere erano garantiti dalle istituzioni religiose,
in particolare nello Stato Pontificio; si tratta di risorse molto importanti in una citt dove la povert, le malattie, la mendicit erano
cos diffuse e trovavano sollievo in quelle istituzioni che rimasero
in vita anche dopo la presa di Roma e lo smantellamento dello Stato
della Chiesa.
Il problema sanitario era particolarmente grave, sia per le condizioni

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IL LAVORO DELLE DONNE

di generale arretratezza della medicina, sia per la mancanza di un


sistema sanitario. Lo Stato unitario si pose il problema, ma lo affront con scarsa risolutezza, principalmente per problemi di bilancio ma anche di cultura; tutto ci che oggi si configura come un
diritto acquisito, dato per scontato, allora non era affatto cos concepito ed arrivare ad un vero sistema sanitario nazionale ha richiesto
circa un secolo!
Tuttavia, nel 1865 fu varata una legge sugli Enti Locali che istituiva
le condotte mediche obbligatorie, affidando al ministero dellInterno la tutela della sanit pubblica. Ci significa che dei funzionari
come i prefetti o figure politiche come i sindaci diventano responsabili di questa delicatissima ed importante funzione, senza che si
provvedesse a creare degli organi competenti, istituiti in base alla
specializzazione. Per se vale il detto meglio poco che niente, occorre dire che nel 1861 solo un terzo della popolazione usufruisce
delle condotte mediche, nel 1881, invece, le condotte coprono il 93
per cento dei Comuni italiani ed occupano circa 9 mila medici, che
diversamente da ci che si pu immaginare, percepiscono retribuzioni molto basse. Qualche anno dopo, nel 1888 una legge sanitaria
fa passare il principio della garanzia delle cure per tutti i poveri, sicch tali cambiamenti direi di tipo culturale uniti ai progressi della
scienza di questi ultimi anni, determinano notevoli miglioramenti
della condizione sanitaria del Paese. Alla legge del 1888 venne affiancata due anni dopo la legge sulle Opere Pie; insieme esse istituirono un Consiglio Superiore di Sanit, la figura del medico
provinciale, lufficio sanitario comunale e il riordino degli ospedali.
Verso la fine del secolo si realizzano infatti importanti scoperte: il
bacillo della tubercolosi, quello della malaria, del colera, del tifo,

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DONNE E MINORI

della difterite, a cui si accompagnano i primi prodotti curativi come


il chinino per la malaria o laspirina. Si registrano quindi cambiamenti significativi ed importanti per tutti: ad esempio la vita media
passa dai 30 anni effettivamente pochissimi - ai 47, mentre il tasso
di mortalit passa dal 31 per mille al 18,7 per mille e quello che riguardava i bambini, un vero flagello, si riduce dal 223 al 138 per
mille. In questa cornice il ruolo delle istituzioni religiose resta ugualmente di rilievo per la qualit e soprattutto la quantit di prestazioni
effettuate. Le leggi a cui abbiamo fatto cenno, come sempre accade
nel nostro paese, non producono effetti immediati e generalizzati;
se ci fosse accaduto, le istituzioni religiose avrebbero perso il loro
peso e ridotto sensibilmente la loro attivit, invece questo non accade. Daltra parte, il fatto che anche le organizzazioni proletarie organizzino un sistema che protegge gli iscritti dalla culla alla bara
sta a significare che da parte dello Stato le tutele erano praticamente
assenti o del tutto insufficienti.
Per arrivare ad una parvenza di politiche sociali si deve scavalcare il
secolo e seguirne levoluzione a partire dallItalia giolittiana. Prima
di allora, le norme adottate in direzione di unassistenza ai lavoratori
sono pochissime, per le donne poi ancora di meno. Le stesse interessate, a causa dei condizionamenti culturali imperanti, non avvertono come diritto laiuto e lassistenza per ci che appare solo un
evento naturale, come il parto o il puerperio. Le stesse donne pensavano di richiedere una certa tutela solo nel caso in cui fossero necessari interventi di tipo medico-chirurgico, altrimenti quello era
vissuto con le modalit conosciute dai tempi antichi, come un
evento comune, intrinseco allesser donna. Dunque riepilogare i
provvedimenti di tipo previdenziale a favore delle donne e delle

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IL LAVORO DELLE DONNE

donne lavoratrici compito piuttosto sbrigativo. Nel 1866 viene


emanata una legge per normalizzare il lavoro nelle risaie, attivit fra
le pi comuni per le donne delle zone dedite alla risicoltura, faticosa, malsana a causa della lunga permanenza in acqua e della presenza della zanzara anofele, portatrice della malaria.
Nel 1873 viene sanata una grave ingiustizia che vietava alle donne
lammissione negli uffici telegrafici; grazie a questa invenzione le
comunicazioni diventarono pi veloci ed essendo largamente utilizzato, cera bisogno di manodopera. Le donne costavano meno e
per quel tipo di lavoro erano pi affidabili; tuttavia lammissione
fu adottata come provvedimento eccezionale, in deroga al divieto
di accesso per le donne negli uffici pubblici, che rimase in vigore.
Il raffronto con gli altri paesi per risulta meno penalizzante per
lItalia di quanto si immagini; vero che la Germania nel 1881 aveva
gi un sistema di sicurezza sociale completo. Bismarck aveva adottato un sistema molto intelligente per neutralizzare o indebolire i
socialdemocratici, la forza rivoluzionaria pi compatta e forte dEuropa: alle leggi-bastone come il divieto di sciopero, di manifestazione, aveva associato le leggi-carota, assicurazione obbligatoria,
ferie pagate, assistenza medica, per indurre i lavoratori a pensare di
poter ottener pi cose, e senza rischio, collaborando con lo Stato e
non cercando di rovesciarlo. Ma fatta eccezione per la Germania,
la sicurezza sociale poco presente anche in Francia e perfino in
Inghilterra, dove lassicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro arriva solo nel 1880. In Italia viene istituita una Cassa Nazionale di assicurazione contro gli infortuni, su base volontaria, nel
1883, che per molte categorie di lavoratori pi a rischio diventa obbligatoria nel 1898.

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DONNE E MINORI

La tutela dei lavoratori nel loro insieme per il compito prioritario


delle organizzazioni politiche democratiche ma soprattutto socialiste; nessuna di esse si aspetta lazione spontanea da parte dello
Stato, che ancora il tutore degli interessi delle classi elevate.
Il partito socialista fin dal suo sorgere assume come priorit la riduzione dellorario di lavoro e fissa lobiettivo delle otto ore per tutti
e ulteriori limitazioni che tutelino donne e minori, fra cui labolizione del lavoro notturno. Ma nel 1900 la deputata Anna Kuliscioff
propone al congresso del Psi una legge per la protezione del lavoro
della donna e del fanciullo; questo significa che pur avendo fissato
come prioritaria la tutela di questi soggetti, il partito non ancora
riuscito a cogliere alcun risultato.
Le donne impegnate in politica, non moltissime ma certamente
molto determinate, decisero di formare delle specifiche organizzazioni al femminile, consapevoli che per quanto illuminati gli uomini non potevano ben comprendere le reali esigenze, i problemi,
le difficolt di una donna. Cos le donne socialiste danno vita alla
Lega femminile, nel 1896 a Milano. In essa confluiscono la sezione
femminile della Camera del Lavoro e la Lega per gli interessi femminili, che nellinsieme formano una buona base per organizzare
pressioni in Parlamento e sul governo e mobilitazione nella societ
civile. Una delle pi attive, Carlotta Clerici, si occupa molto di legislazione del lavoro, in particolare riguardo la sfera pi specifica
ed importante per una donna: la maternit. La dirigente propone
listituzione di una Cassa maternit che intervenga per dare un sostegno economico alla puerpera, assistenza durante il parto e dopo;
ma oltre a questa predispone anche quanto necessario per far discutere ed approvare una legge a tutela della invalidit e della vec-

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IL LAVORO DELLE DONNE

chiaia, nonch una scuola per il popolo. Il Psi aveva assunto anche
listruzione come compito di base della propria iniziativa politica e
reclamava scuole pubbliche, laiche, obbligatorie fino alla quinta
classe. Alla vigilia di fine secolo, nel maggio del 1899, si tiene a
Roma la prima assemblea delle Opere di attivit femminile, organizzata dal Consiglio Nazionale delle Donne Italiane.
Lattivit che queste organizzazioni sviluppano, come si vede, tutta
interna alla normale dialettica democratica; punta a risolvere il problema in ambito legislativo nellillusione che il Parlamento approvi
quei provvedimenti solo in virt della loro intrinseca giustezza. Presto il partito nel suo insieme si render conto invece che la soluzione
di quello, come degli altri problemi che riguardano i lavoratori agricoli e industriali, dipende dai rapporti di forza e non necessariamente si risolve pacificamente, senza lotta e senza pressioni anche
della piazza.
Infatti scioperi e manifestazioni inducono lo Stato liberale ad adottare qualche forma di tutela per i lavoratori. Arriva cos lassicurazione obbligatoria contro gli infortuni, che rappresentavano una
vera piaga. Si pensi a quanto grave ancora oggi il problema, nonostante le conquiste realizzate dai sindacati, le leggi approvate dal Parlamento, una cultura della sicurezza abbastanza diffusa, nonch i
progressi della tecnica sui sistemi antinfortunistici, e si cerchi di immaginare come fosse la situazione nelle fabbriche di fine Ottocento Per questo lassicurazione obbligatoria salutata come una
grande conquista che apre una fase di successi e miglioramenti, i
quali procedono di pari passo con lo sviluppo del movimento operaio e lallargamento della compagine di governo verso il liberalismo
pi dialogante, democratico, di Giovanni Giolitti.

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DONNE E MINORI

Uno di questi listituzione della Cassa Nazionale di previdenza


per linvalidit (conseguenza frequente degli infortuni sul lavoro) e
la vecchiaia; in tal modo il problema della pensione per i lavoratori
riceve nuovo impulso ed una diversa attenzione.

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Il lavoro dei fanciulli

Nella societ agro-pastorale le famiglie son sempre state numerose


non solo perch i sistemi contraccettivi almeno quelli conosciuti
erano largamente elusi, ma anche e forse soprattutto perch un
bambino significava due braccia da impegnare molto presto nel lavoro. Per guardare un gregge era sufficiente avere cinque, sei anni;
poco di pi per essere impegnato nei lavori da contadino. Il lavoro
era un appuntamento a cui si giungeva prestissimo e contribuiva a
minare il fisico con la fatica e linsufficiente alimentazione. Ma era
vissuto e considerato come un fatto normale, inevitabile e nulla lasciava pensare che le cose sarebbero cambiate perch senza lavoro
non si mangiava e il lavoro allora era quello dei campi per tre quarti
della popolazione. Una donna che conduceva quella vita, a trenta
anni sembrava e per allora era vecchia; un uomo aveva gi sulle
spalle 25 anni di lavoro. Ma una societ che si accingeva a diventare
industriale, lasciandosi alle spalle lagricoltura almeno come unica
fonte di reddito e di sviluppo, aveva bisogno di masse come minimo
un po alfabetizzate; lo richiedeva lo stesso sviluppo delle societ, la
loro evoluzione. Questo significa che la scuola, la cultura assumono
un ruolo diverso ed unimportanza maggiore; anche le classi pi
umili comprendono che senza cultura non c emancipazione e grazie per un verso allazione delle associazioni operaie, dallaltro alle
strutture religiose, la scolarit diventa un obiettivo da raggiungere
per far crescere sia le persone sia il paese nellinsieme.

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DONNE E MINORI

La Legge Casati del 1859, che abbiamo gi visto, cerca di dare vita
al circolo virtuoso scuola e lavoro, ma viene calata in una realt che
non stata preparata a questo, in un contesto in cui il minore ancora, prima di tutto, due braccia per lavorare. E in questi anni lavorare non significa pi soltanto guardare le greggi, pascolare le
mandrie, dissodare, arare, seminare, raccogliere; lavorare vuol dire
scendere nelle viscere della terra, nelle miniere, a scavare zolfo, carbone o altri minerali; vuol dire entrare negli opifici, nelle officine
meccaniche, nelle piccole e grandi fabbriche che hanno trasformato
il panorama delle citt. Il ricorso alla manodopera infantile contestuale allavvio dellindustrializzazione perch di questo processo
incarna la sua filosofia essenziale, quella che fa apparire il mercato
come un mare in cui il pesce grande mangia quello piccolo e ogni
giorno una lotta per la sopravvivenza. Il minore lavora come un
adulto, perch ora in fabbrica non serve tanto la forza muscolare
quanto la precisione e lattenzione nel governare una macchina, ma
guadagna molto di meno. Cos quello del lavoro minorile diventa
presto un vero problema, una piaga sociale che prima dei trattati
sociologici o delle analisi politiche d sostanza a buona parte della
letteratura dellepoca. Basti citare Charles Dickens ed il suo Oliver
Twist, oppure Malot di Senza Famiglia, Dostoevskij, il panorama
urbano che essi descrivono, fatto di miseria, abiezione morale, criminalit, disperazione. Non a caso la prima legge che regola il lavoro
minorile la troviamo in Inghilterra, nel 1833, quando si fissa a nove
anni il limite minimo per assumere un fanciullo; in Prussia ne abbiamo tracce dal 1840, e qui il limite 10 anni; in Francia nel 1841
con un limite fissato a 8 anni!
Questa legge avrebbe dovuto fare da sponda ai provvedimenti rela-

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IL LAVORO DEI FANCIULLI

tivi alla scolarizzazione, ma in realt scuola e lavoro entrano subito


in rotta di collisione, anche per colpa delle famiglie contadine che
non capiscono limportanza dellistruzione. Obbligo scolastico per
le famiglie significava perdere il contributo del bambino , quello
che riusciva a guadagnare con il suo lavoro. Parliamo di un contesto
in cui il minore era trattato alla stregua di uno schiavo perch non
poteva esprimere la sua volont e farla valere ma doveva vendere la
sua forza lavoro e basta. Talvolta, addirittura, la famiglia lo dava in
affitto in cambio di un contributo costante o di un versamento una
tantum; ma di questo parleremo pi diffusamente fra poco. Il bambino ancor pi del lavoratore adulto era privato della sua volont,
doveva solo obbedire, cio lavorare e portare i guadagni a casa; un
cespite di cui non si poteva fare a meno e per di pi sicuro.
Cosa lo rendeva sicuro? Il basso costo della manodopera minorile,
che come quella femminile era molto ricercata perch grazie ai bassi
salari si potevano tenere bassi i costi e cos battere la concorrenza.
Se questa non cera in quel determinato settore, i bassi salari servivano allora a garantire invece alti profitti, ma sia in un caso sia nellaltro, nessuno avrebbe rinunciato a questa fonte di guadagno.
Come si vede, in questo modo la scuola entrava in conflitto con il
lavoro e ne usciva perdente. Solo nel Novecento i bambini minori
di 12 anni scompaiono dalle officine e dalle miniere per finire sui
banchi di scuola; prima di allora sono protagonisti, loro malgrado,
di un fenomeno sociale in espansione che non si riesce a debellare:
lo sfruttamento minorile. Li troviamo nelle miniere (rammentiamo
il piccolo zolfataro Ciaula di Pirandello, che rappresenta tutti i suoi
simili) nei cantieri edili, vittime dei numerosi incidenti sul lavoro,
nelle fornaci ad alimentare il fuoco per dieci ore e passa, nelle oste-

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DONNE E MINORI

rie e nelle botteghe di barbiere, nelle vetrerie, nei laboratori artigiani, dove spesso inserito dal genitore che fa da garante e acconsente a farlo lavorare gratis, come apprendista, senza alcuna garanzia
di assunzione futura, per periodi da sei mesi a tre anni. In quella
posizione il bambino non guadagna, pertanto il padre lo stimola e
lo pressa affinch lavori di pi per imparare meglio e prima, perch
in famiglia c bisogno anche di quel salario. Troviamo sempre pi
minori nelle fabbriche in cui non pi richiesta forza fisica, ma precisione per controllare i movimenti delle macchine; si tratta di luoghi di lavoro privi di qualsiasi forma di protezione, di tutela, in cui
ligiene un concetto astratto e il padrone ricorre anche alle percosse fisiche, sostituendosi al padre che accetta perch non si pu
correre il rischio di perdere un salario.
I minori che finiscono nelle fabbriche sono sia di origine cittadina,
sia contadina; ma di solito i primi finiscono nelle botteghe mentre
gli altri arrivano spesso con tutta la famiglia, disperata e povera, e
finiscono subito negli stabilimenti dove, tutti lo sanno, il lavoro
durissimo, la paga infima, le condizioni di lavoro pesanti e i rischi
altissimi. Non raro che quando arrivano in citt, solo i fanciulli e
le donne trovano occupazione, proprio perch costano poco e sono
pi remissivi; ci produce gravi piaghe sociali, come ad esempio lalcolismo, praticato da uomini che si sentono sviliti nel loro ruolo di
capifamiglia vedendo che figli e moglie gli sono preferiti per il lavoro solo perch costano meno. La condizione sociale e lavorativa che portava allalcol, alla prostituzione, al vagabondaggio, alla
criminalit diffusa sebbene di piccolo cabotaggio (da ladri di polli)
non veniva considerata come il frutto dei rapporti di produzione
legati al sistema capitalistico, non la conseguenza di rapporti sociali

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IL LAVORO DEI FANCIULLI

centrati su quellorganizzazione del lavoro, quella distribuzione del


reddito. No, essa veniva considerata la prova che quelle persone
non a caso appartenenti ai ceti bassi - erano deboli, senza carattere
n forza danimo; oziosi che rifiutavano il lavoro e con esso il suo
valore e la sua importanza educativa.
Siccome la manodopera minorile e femminile era economica e abbondante (lalta domanda di lavoro contribuiva a tenere bassi i salari
perch ogni richiesta di miglioramento era seguita dal licenziamento, nella certezza di trovare chi era disposto non solo a lavorare
a quelle condizioni, ma anche a meno..) lindustria se ne giov enormemente e senza esagerare possiamo dire che si potuta sviluppare
grazie al lavoro femminile e minorile. Nel 1881 i fanciulli di et compresa fra i 9 ed i 15 anni sono l8,6 per cento dei lavoratori dellindustria; alla fine del secolo salgono al 18 per cento mentre per
quello che concerne le donne, queste passano nello stesso periodo
dall8,8 per cento al 27 per cento! Gli industriali si opponevano in
ogni modo allintroduzione di norme restrittive volte a tutelare quei
soggetti pi deboli; le richieste di riduzione dorario venivano rigettate con argomentazioni ipocrite al limite del paradossale. Essi sostenevano che le ore tolte al lavoro sarebbero state spese in attivit
oziose o nel vagabondaggio, con evidente danno economico e morale per la societ e per le famiglie, che in questo modo avrebbero
perso un importante entrata. Il proprietario ricorreva ad immagini
poetiche per contrabbandare una realt fatta di sfruttamento, cos
arrivava a sostenere che accogliere i fanciulli in fabbrica era
unazione umanitaria, fatta per togliere i minori dalla strada con le
sue tentazioni. In conseguenza di ci, non raramente si parlava di
salario meramente figurativo vista limportanza pedagogica del-

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DONNE E MINORI

lassunzione in fabbrica.
Paradossalmente, il padrone si trovava spalleggiato dalle famiglie
dei minori, che dallattivit del piccolo traevano sostentamento indispensabile per la sussistenza. Perci essi non avanzavano alcuna
richiesta n tanto meno alcuna lamentela, anche di fronte al ricorso
alle pene corporali o ad uno sfruttamento intensivo: la minaccia
del licenziamento era un deterrente troppo forte.
Lingresso in fabbrica fa lievitare di molto i casi di tisi, oftalmie, cecit, malattie delle vie respiratorie, usate per farsi concorrenza fra
imprenditori di settori diversi: ad esempio gli imprenditori del cotone alimentano campagne contro le malattie derivanti dalla pettinatura della lana, mostrando di prendere a cuore le sorti dei piccoli
operai lanieri, in realt per boicottare dei rivali. I piccoli lavoratori
e le lavoratrici, sia piccole che adulte, non sono in realt oggetto di
reale attenzione, se non da parte delle associazioni di tutela, sia di
marca religiosa che sindacale. Ma c un momento in cui lopinione
pubblica, attraverso la stampa quotidiana che si molto diffusa,
prende a cuore la sorte di costoro: non a ridosso di qualche manifestazione importante, bens quando emerse in tutta la sua crudezza lesistenza di una vera e propria tratta dei fanciulli, maschi
e femmine. Questa venne sollevata quando il fenomeno dei piccoli
suonatori ambulanti, dei questuanti emerse con forza, data lalta
concentrazione nelle citt di questi giovanissimi. La prima immagine che viene in mente citando il problema penso possa essere
quella del romanzo di Malot, Senza famiglia; si tratta di una scena
comune a molti paesi, quella raccontata dal letterato francese. Un
bambino rimasto orfano che vive con un adulto sfruttatore suonando
lorganetto per le strade, attirando lattenzione dei passanti con un

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IL LAVORO DEI FANCIULLI

animale addestrato: una scimmia, un pappagallo, un cagnolino.


Nel 1868 il Parlamento italiano nomin una Commissione apposita
per indagare sulla tratta dei fanciulli, cio quella pratica che consisteva nel dare in affitto i minori sia per attivit lavorative in Italia
sia allestero, emigrando, in cambio di una piccola quota mensile.
I deputati Guerzoni e Oliva presentarono uninterrogazione al ministro dopo che la Societ italiana di beneficenza aveva pubblicato
un rapporto che evidenziava il problema. Le attivit a cui erano destinati questi giovani erano le cosiddette professioni girovaghe,
cio saltimbanchi, suonatori, cantastorie, saltatori di corda, indovini, espositori di animali, questuanti. Li definiva cos una legge apposita (L.1733 del 1873) che puntualizzava la distinzione fra la
professione girovaga, che era illecita, e quella ambulante, che al contrario era lecita. La legge stabiliva anche limpossibilit di impiegare
giovani minori di 18 anni nelle attivit girovaghe. Nel corso del dibattito parlamentare fu avanzata la proposta di allargare quelle tutele anche agli spazzacamini. Il tema del lavoro minorile, cos come
emergeva dallo scandalo sulla tratta dei fanciulli, fu inserito nella
cornice del Codice Sanitario che si voleva introdurre in Italia. Tuttavia il progetto non venne discusso, fu accantonato e per avere la
prima legge che tutelava il lavoro minorile si deve aspettare il 1886.
Questa vietava il lavoro dei minori di nove anni, proibiva il ricorso
a minori di anni dieci per il lavoro in miniera e poneva il divieto al
lavoro notturno per i bambini con meno di dodici anni.
Se ad essere affittate per le professioni girovaghe allestero erano
invece delle fanciulle, alla consuetudine delle percosse riservate ai
maschietti si aggiungeva la violenza sessuale, la schiavit della prostituzione, cos come si ricava dai rapporti inviati dagli uffici conso-

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DONNE E MINORI

lari italiani allestero. Tuttavia si fa menzione di questo problema


solo di rado e malvolentieri, parlando di orribili mescolanze e promiscuit in alloggi indecenti. Il sentimento di ripugnanza che producevano queste notizie facevano indulgere nel silenzio,
nascondendo il problema ma con esso anche le possibilit di porvi
rimedio e salvare tanti giovani.
Dunque abbiamo visto come donne e bambini vivessero una condizione lavorativa durissima, come daltra parte anche gli adulti,
tutti privi di tutele e protezione. La fine del secolo, per, assiste ad
un esperimento politico di notevole interesse, con lavvento al governo di Giovanni Giolitti, il quale consent alle organizzazioni di
rappresentanza sociale di strutturarsi e organizzarsi in virt di principi liberali a cui egli credeva senza tentennamenti. In nome di
quella idea di libert egli pensava che sia i datori sia i lavoratori potessero organizzarsi e dialogare fra di loro per regolare al meglio lattivit dei propri rappresentati e tutelare i loro interessi. Lo Stato
avrebbe dovuto tenersi fuori, anche rinunciando allazione repressiva che avrebbe leso quel principio di libert.
Certamente la fine dellera autoritaria, marcata in questo senso da
Crispi port il suo fondamentale contributo, ma la maturazione del
movimento di tutela e rappresentanza dei lavoratori, le conquiste in
campo economico e sociale non arrivarono presto n in modo semplice. Quella che abbiamo qui scandagliato sommariamente solo
lorigine di quello straordinario per importanza oggettiva fenomeno che ha enormemente contribuito alla modernizzazione del
paese, alla sua crescita anche civile e culturale, oltre che economica e
sociale. Esso ha contribuito a creare un sentimento comune di appartenenza ad una sola comunit, e sebbene abbia visto e vissuto

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IL LAVORO DEI FANCIULLI

al suo interno gravi lacerazioni, che si sono sempre prodotte e accompagnate a cambiamenti significativi nel nostro Paese, esso pu a giusto
titolo essere considerato un protagonista del progresso sociale che ci
consente oggi di guardare a quelle esperienze, a quel modo di vivere
e di lavorare con un profondo sentimento di pietas, di solidariet,
che non pu lasciarci inerti spettatori ma partecipi e riconoscenti.
Per questo avvertiamo come un dovere quello di tenere viva la memoria perch senza di essa saremmo ancora l, nelle officine meccaniche a lavorare 12 ore al giorno per un salario di fame; nei tuguri
malsani a vivere in promiscuit; nelle campagne malariche.
E a questa preistoria appena raccontata che dobbiamo tutti qualcosa, se oggi possiamo godere di diritti che i nostri antenati hanno
cominciato ad inseguire un secolo e mezzo fa, sognano un mondo
migliore.

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DONNE E MINORI

INDICE

Presentazione...................................................................................
Il 1848 e linizio del risorgimento...................................................3
Il 1861 e la sua eredit...................................................................13
Le origini del movimento dei lavoratori.......................................23
La situazione nello Stato Pontificio...............................................43
Il Lavoro delle donne.....................................................................53
Il lavoro dei fanciulli.......................................................................71
Bibliografia.....................................................................................81

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CAPITOLO

Bibliografia utilizzata
Ballestrero M.V., Dalla tutela alla parit. La legislazione italiana sul lavoro delle donne, il Mulino, 1979
Bertoni Jovine D., a cura di, Enciclopedia della donna, Editori Riuniti,
1965
Bianchi B., Lotto A., a cura di, Lavoro ed emigrazione minorile dallUnit alla grande guerra, AteneoVeneto, 2000
Bianciardi S., a cura di, Argentina Altobelli, Piero Lacaida Editore,
2002
Candeloro G., Storia dellItalia moderna, volume quinto, Feltrinelli,
1994
Candeloro G., Storia dellItalia moderna, volume sesto, Feltrinelli, 1994
Cassiani G., I visitatori dei poveri. Storia della Societ, di S. Vincenzo
de Paoli a Roma, 1. Lepoca pontificia (1836-1870), il Mulino, 2003
Castronovo V., Storia dItalia, volume 4, tomo 1, La storia economica,
Einaudi, 1975
Castronovo V., Storia dItalia, volume 4, tomo 3, La storia economica,
Einaudi, 1975

81

DONNE E MINORI

(a cura di) Fondazione Argentina Altobelli, Argentina Altobelli:


uneroina socialista, Uila, 2008
Groppi A., a cura di, Il lavoro delle donne, Laterza, 1996
Limiti G., a cura di, Mazzini e gli operai, Uil, 1991
Luciani A., Cristianesimo e movimento socialista in Europa, volume I,
tomo II, 1848-1890, Marsilio Editori
Nava P., a cura di, Operaie, serve, maestre, impiegate, Rosenberg & Sellier, 1992
Pelaja M., Relazioni personali e vincoli di gruppo. Il lavoro delle donne
nella Roma dellOttocento, Memoria. Rivista di storia delle donne ,
n. 3, 1990
Pelaja M., Mestieri femminili e luoghi comuni. Le domestiche a Roma a
met Ottocento, Quaderni Storici, n. 68, 8/1988
Pinna A. G., Anna Kuliscioff: la politica e il mito, M&B Publishing,
2001
Pugliese O., a cura di, Il riformismo socialista italiano Anna Kuliscioff,
Marsilio Editore, 1981
Saba M.A., Anna Kuliscioff: la politica e il mito, M&B Publishing,
2001

82

CAPITOLO

Turati F. (Il compilatore), Anna Kuliscioff: vita privata e passione politica, A. Mondadori Editore, 1993
(a cura di) Uila, Riformisti ieri e oggi. Argentina Altobelli: una storia dimenticata, Uila, 2002
Zamagni V., Dalla periferia al centro. La seconda rinascita economica
dellItalia (1861-1990), il Mulino, 1993
RDSS, a. VIII, n. 2, 2008
Journal of modern Italian studies, 7:1
La voce della SOMS di Majano (Ud)
Critica Sociale
LOsservatore Romano
Il Messaggero

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DONNE E MINORI

Pietro Neglie nato a Roma il 12.5.1958.


Attualmente docente universitario presso lUniversit di Trieste, facolt di
Scienze Politiche, corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche con
sede a Gorizia.
Attivit didattica
Titolare dellinsegnamento di Storia contemporanea e di Storia dellEuropa.
Ha svolto attivit didattica e di ricerca presso i seguenti atenei:
Universit La Sapienza (Roma); LUSPIO (Roma); Universit di Teramo; Luiss
Guido Carli (Roma), Universit di Trieste (attuale sede di appartenenza).
Visiting professor a Mosca, Universit di Relazioni Internazionali (Mgimo
emanazione del Ministero degli esteri) marzo-maggio 2005.
Nello stesso periodo ha tenuto un ciclo di lezioni anche presso lUniversit
Statale di Mosca (MGU) Lomonosov.
Attivit scientifica
Laureato con il professor Renzo De Felice, ha fatto parte del suo gruppo di
collaboratori dal 1990 al 1996. In qualit di relatore ha partecipato a numerosi
convegni, tavole rotonde, seminari, corsi di formazione e aggiornamento. Ha tenuto conferenze in Norvegia (Oslo, Bergen), Russia (Mosca, Ekaterinburg, San
Pietroburgo), Scozia (Edimburgo, St. Andrews). Studioso del movimento sindacale, del fascismo e del comunismo, autore di 5 monografie: Fratelli in camicia
nera. Comunisti e fascisti dal corporativismo alla Cgil (1928-1948), il Mulino,
1996; La via dellesilio. La CGdL dallautoscioglimento alla rinascita unitaria
(1927-1944), Ediesse, 1999; Le stagioni del sindacato, Rubbettino, 2001; Un secolo di anti Europa. Classe, nazione e razza: la sfida totalitaria, Rubbettino, 2003;
La stagione del disgelo. Il Vaticano, lUnione sovietica e la politica di centro sinistra in Italia (1958-1963), Cantagalli, 2009; nonch di numerosi saggi e studi.
Nel 2002 ha avviato una collaborazione con la rivista Rossija y sovremennij
mir ( Russia e mondo moderno) dellAccademia delle Scienze di Russia.
Agosto 2002, Ekaterinburg (Russia) ha partecipato con un proprio contributo

84

CAPITOLO

ad un Convegno organizzato dallUniversit degli Urali, facolt di Relazioni Internazionali.


Agosto-settembre 2002 ha tenuto a Mosca un seminario (tre incontri) presso
lIstituto italiano di cultura, dal titolo Come eravamo. LItalia di Guareschi.
Dal 2004 membro del Comitato scientifico della Fondazione Bruno Buozzi.
Maggio 2005, ha partecipato in rappresentanza dellItalia ad un convegno internazionale organizzato dalla facolt di Relazioni Internazionali dellUniversit
degli Urali di Ekaterinburg, e dalla Fondazione Konrad Adenauer. In questa occasione ha tenuto un ciclo di tre lezioni sulla storia dItalia.
Dicembre 2005 ha partecipato ad un Convegno Italo-russo a Mosca.
Marzo 2006, responsabile delle Relazioni internazionali con i paesi dellex Urss
per conto del Corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche.
Novembre 2006, ciclo di lezioni allUniversit Mgimo di Mosca e lUniversit
Statale di S. Pietroburgo.
Collaboratore della Provincia di Trieste, del Comune di Trieste dal 2000, ha
curato nel 2009, in qualit di responsabile scientifico, un mese di eventi dedicati
al ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.
Altro
Dal 1992 al 2002 direttore della fondazione Giuseppe Di Vittorio, ha svolto
attivit di ricerca, formazione, direzione degli Annali della Fondazione, organizzazione di eventi culturali.
Docente nei corsi di aggiornamento per professori di scuole medie superiori
organizzati dalla Regione Puglia.
Ideazione e realizzazione Cd rom sui genocidi nel XX secolo.
Dal 1990 attivit di formatore per enti senza scopi di lucro.
Ideazione e realizzazione enciclopedia multimediale sul sindacato.
Settembre 2010-maggio 2011 autore dei testi ed esposizione in video di una rubrica su Le donne e il Risorgimento, Rai 1 (Mattina in famiglia).
Ottobre 2011, conferenze a Edimburgo e St. Andrews su Le donne e il Risorgimento, organizzate dallIstituto Italiano di Cultura.

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