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Mercanti, falsari e paladini del duce.

I diari apocrifi di Mussolini a cura di Paolo Ferrari

Il duce vero o presunto


Intervista a Mimmo Franzinelli di Paolo Ferrari

P.F. Autopsia di un falso. I Diari di Mussolini e la manipolazione della storia (Torino, Bollati Boringhieri, 2011, pp. 278, euro 16) di Mimmo Franzinelli si presenta come un lavoro che ha pi motivi di interesse e che aiuta a comprendere dinamiche che vanno al di l della vicenda dei (falsi) diari del duce in senso stretto. Il volume collocato dal mensile Lindice al primo posto dellIndice dei libri dellanno per la storia contemporanea ha suscitato una notevole eco al di fuori dello small world degli studi storici, sia perch chiama in causa il fondatore del fascismo, sia perch nella vicenda sono coinvolti una grande casa editrice1, un giornale e un politico della notoriet di Marcello DellUtri. Non sorprende quindi che i principali quotidiani si siano occupati del libro, per introdurre il quale crediamo sia sufficiente porre alcuni punti fermi. Il primo la dimostrazione, al di l di ogni ragionevole dubbio, della falsit dei diari pubblicati da Bompiani, scritti in realt da Rosetta Panvini Rosati Prelli e Amalia Mim Panvini Rosati, madre e figlia che tra linizio degli anni cinquanta e la met dei sessanta realizzarono a Vercelli, con laiuto di Giulio Panvini Rosati, marito di Rosetta, una serie di agende e altri documenti, cercando di riprodurre la grafia del capo del fascismo e attingendo da fonti varie a stampa per confezionare un plausibile diario del dittatore. Si tratta di un punto fermo in quanto, com noto, gli stessi patrocinatori dei diari, messi in guardia nel corso degli anni da ripetute indicazioni in merito alla loro falsit ma decisi fino a questanno a procedere sulla via della loro presentazione, hanno abbandonato la difesa della loro autenticit. Si tratta di una vicenda lunga (parte appunto dagli anni cinquanta) e complessa, in cui entrano ed escono personaggi molto diversi tra loro, spariscono e riappaiono documenti, mutano nel tempo le valutazioni sullautenticit dei testi (il che non un elemento di per s negativo, come giustamente sottolinea Franzinelli, se intervengono nuove evidenze a suggerirlo). In questo lavoro Franzinelli dimostra ancora una volta, accanto al suo valore di ricercatore, la capacit di raccontare storie complesse, evitando brillantemente il rischio della noia, conducendo per mano il lettore a
1 La casa editrice Bompiani ha pubblicato I diari di Mussolini [veri o presunti] 1939, Milano, 2010. La Bompiani ha poi proseguito il suo programma editoriale pubblicando nel 2011 I diari di Mussolini [veri o presunti] 1935 e I diari di Mussolini [veri o presunti] 1936.

Italia contemporanea, dicembre 2011, n. 265

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seguire percorsi tortuosi con tratti da spy-story. Autopsia di un falso risulta cos un viaggio spesso divertente nel nostro paese, ricco di colpi di scena e di personaggi degni di un film di Monicelli, che fa riflettere su vari aspetti del mondo in cui viviamo. Volendo delineare brevemente la ricerca, si pu dire che Mimmo Franzinelli articola la sua dimostrazione su tre livelli. In primo luogo, la ricostruzione delle vicende delle signore Panvini (che diedero addirittura nel febbraio del 1968 un saggio della propria bravura calligrafica nel corso della registrazione di una puntata di Tv7, realizzata dal giovane Emilio Fede), ben note grazie soprattutto allintervento della magistratura che le condann una prima volta nel 1960 e due anni dopo in appello. I riscontri materiali su grafia, carta e inchiostri condotti in epoche diverse sono gi di per s illuminanti: se quelli calligrafici hanno nel tempo prodotto risultati differenti tanto che lautore finisce per avanzare molte riserve sulla loro utilit in generale quelli sulle componenti chimiche di inchiostri e carta affossano la tesi che le agende possano risalire agli anni del fascismo. Ma lelemento pi forte rappresentato dallanalisi del contenuto dei diari, afflitti in primo luogo da una serie impressionante di strafalcioni, scorrettezze grammaticali, banalit sconcertanti, brani del tutto inutili (per esempio elenchi di ministri, di dominio pubblico e che non si vede con quale logica riportare in un diario) che mai il duce, le cui qualit giornalistiche sono note, avrebbe scritto. In secondo luogo dal completo silenzio su passaggi al contrario decisivi, dallassenza di giudizi originali o almeno non noti su questioni e personaggi, e da errori una lunghissima serie di svarioni, affermazioni superficiali o prive di senso rispetto a quanto altre fonti permettono di conoscere. Franzinelli individua inoltre le fonti spesso maldestramente utilizzate o parafrasate dalle due signore (in primis Il Popolo dItalia, lAgenzia Stefani, il Diario di Ciano e alcuni altri volumi) cos come, soprattutto sulla base del confronto con i dettagliatissimi diari di Claretta Petacci2, gli errori in merito alle vicende private del duce (gli spostamenti e, in generale, tutta la vita privata). Terzo filo conduttore del libro, la storia del percorso seguito dai diari, dal momento che ogni assertore della paternit mussoliniana del lavoro delle signore Panvini ha dovuto in qualche modo cercare di spiegare il tragitto compiuto dal prezioso documento una volta lasciate le mani del duce. Anche in questo caso, Franzinelli smonta le diverse spiegazioni prodotte, sostituendo ad avventurose sottrazioni dei preziosi diari a Dongo o in altre circostanze, pi probabili e documentati passaggi di mano tra Vercelli, la Svizzera e la Gran Bretagna. La mia prima domanda relativa al momento in cui ti sei convinto della falsit dei diari 1935-1939 in corso di pubblicazione presso Bompiani e a come hai impostato questo accuratissimo lavoro, ricerca storica e insieme inchiesta giornalistica. M.F. La convinzione della falsit stata contestuale alla prima lettura: ho infatti ricavato dallinsieme delle annotazioni diaristiche limpressione dellartefazione per linessenzialit e banalit di numerose frasi prive di senso reale (descrizioni meteorologiche, parafrasi di articoli giornalistici, ecc.), in stridente contrasto con la personalit del duce. Risaltava inoltre lenorme dislivello rispetto ai testi autobiografici di sicura autenticit (dal diario di guerra 1915-1917 ai Pensieri pontini e sardi dellestate 1943).
2 Claretta Petacci, Verso il disastro. Mussolini in guerra 1939-1940, a cura di Mimmo Franzinelli, Milano, Rizzoli, 2011.

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Lagenda 1939 stata pubblicata da Bompiani a met novembre 2010, quando avevo appena consegnato a Rizzoli le bozze del diario 1939-1940 di Claretta Petacci; ebbene, la comparazione di numerose giornate dimostrava con assoluta certezza la falsit di uno dei due diari, per linconciliabilit di tante notizie sullattivit di Mussolini; constatata lautenticit dei quaderni della Petacci, sequestrati nei pressi di Sal dai carabinieri alla contessa cui lamante del duce li aveva consegnati il 18 aprile 1945, e da allora custoditi allArchivio centrale dello Stato (dove sono consultabili dal 2009), ne derivava lartefazione del documento attribuito al dittatore. Ho impostato il lavoro su tre livelli: 1. la storia del testo, ovvero lorigine e i passaggi di propriet delle agende oggi edite da Bompiani; 2. lanalisi interna, per vagliarne la congruit o le contraddizioni; 3. il raffronto con le fonti coeve (la vita e gli scritti di Mussolini, la memorialistica e i diari dei suoi collaboratori) e con la produzione storiografica. Accertata linattendibilit del documento, ho comparato impostazione e gestione del Diario Bompiani con il caso Stern, esaminando analogie e diversit esistenti tra loperazione dei falsi diari di Hitler lanciati nel 1983 da un settimanale tedesco e quella impostata dopo un quarto di secolo in Italia dal senatore DellUtri su agende pseudomussoliniane. Poich la pubblicazione del diario 1939 annunciata come prima uscita di una collana di cinque volumi si accompagnava a una campagna promozionale con notevole risonanza mass-mediatica e impatto sullopinione pubblica, ho avvertito limperativo morale di fornire in tempi ragionevolmente brevi un contributo chiarificatore sulla vicenda, per demistificare lo scandaloso raggiro. Di solito, i tempi editoriali sono piuttosto lunghi: tra la proposta di contratto, laccettazione, la lavorazione, la stampa e la diffusione di un libro intercorre un buon annetto. Nel gennaio 2011 ho presentato a Bollati Boringhieri il progetto di ricerca e laccoglimento stato immediato, poich leditore ha compreso senso e urgenza delloperazione. Il sostegno delleditrice torinese mi ha incoraggiato a sviluppare le ipotesi di ricerca, con la certezza di un riscontro di mercato. Infatti, a inizio aprile 2011 il volume apparso nelle librerie, a tempo di record, per di pi con linserimento intertestuale di una cinquantina di fotografie di documenti e di personaggi (il che ha significato andare in prime bozze con le immagini, senza la possibilit di spaginare nei successivi due giri di bozze). P.F. Il quotidiano Libero ha proposto la pubblicazione dei diari come contributo a una migliore conoscenza del ventennio. A parte la questione del rapporto tra stampa quotidiana e storia, sul quale si potrebbe dire molto, e lidea che i diari possano rappresentare la fonte decisiva per la comprensione della storia del fascismo, si potrebbe notare la necessit, per qualsiasi pubblicazione di documenti, ma ancor di pi quando si tratta di un documento autobiografico, di un adeguato apparato critico. Colpisce allora che questultimo di cui per di pi, ulteriore originalit del volume, non dato conoscere lautore o gli autori sia del tutto insufficiente a presentare un documento del genere. Per non dire dellelemento pi macroscopico e mai utilizzato da case editrici affermate, quel veri o presunti nel titolo del volume, o del fatto che, invece di dimostrare lautenticit del documento, si chiede ai critici di dimostrarne la falsit. Qual allora secondo te il senso di questa iniziativa editoriale? Pare che gi al momento della pubblicazione i dubbi sullautenticit superassero le certezze, e alcune affermazioni di Elisabetta Sgarbi e Vittorio Sgarbi sottolineano il senso di unoperazione ben poco legata alla realt storica.

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M.F. Autopsia di un falso stato pubblicato mentre Libero offriva ai suoi lettori le dispense del falso diario: la reazione del quotidiano milanese stata ovviamente di sorpresa e di estrema irritazione, con laccusa di aver scritto quel libro per spirito antiberlusconiano. In sostanza il giornale invece di rispondere alle questioni da me sollevate (incongruit, falsi storici, errori di datazione, sbagli di persone, ecc.) lha buttata in politica: una manovra diversiva, per celare linconsistenza delle ragioni di autenticit del diario. Attendevo reazioni ferme dal patron delloperazione, senatore Marcello DellUtri, che tanto si era speso nel promuovere la pubblicazione dei diari, da lui presentati in mezza Italia, e contavo su di un pubblico dibattito per discutere le opposte tesi: previsioni errate. DellUtri ha infatti escluso qualsiasi confronto, asserendo di non essere uno storico; richiesto di un giudizio su Autopsia di un falso, ecco quanto ha dichiarato: fatto bene, sicuramente bene impostato e quindi diamo onore al merito. Non condivido al 100% le tesi di Franzinelli, perch non dimostra la falsit: porta cio delle tesi, alcune anche serie, ma non sono tutte cos conclusive e determinanti per dimostrare la falsit di questi diari, anche perch mi domando chi aveva interesse a farlo (intervista di Aldo Forbice, in Zapping Rai-Radio1 , 25 maggio 2011). La direttrice editoriale di Bompiani, Elisabetta Sgarbi, ha evitato di difendere unoperazione che Autopsia di un falso definisce mistificatoria in generale e truffaldina nei confronti dei lettori. Nemmeno gli eredi del dittatore, che pure (senatrice Alessandra Mussolini in primis) avevano salutato con entusiasmo la comparsa del Diario Bompiani, si presero la briga di difenderne lautenticit. Sono rimasto deluso dallassenza di interlocuzione sul versante dei volonterosi diaristi di Mussolini, che dopo tante dichiarazioni sulla valenza di quel materiale sprofondavano nellafasia. Allimprovviso i diari veri o presunti sono diventati figli di nessuno, collocati nel limbo dai loro stessi patrocinatori, indisponibili a spiegare alla luce delle pesanti contestazioni da me sollevate il senso delloperazione editoriale. Effettivamente, gi al momento della pubblicazione del materiale 1939 vero o presunto aleggiavano diffusi dubbi sullautenticit del diario, ma il senatore DellUtri aveva una certezza: se lui non poteva dimostrare loriginalit delle sue agende, nessuno ne avrebbe potuto documentare la falsit. Credo che il silenzio in cui si trincerato evidenzi la consapevolezza dellimplausibilit delloriginaria tesi. Loperazione editoriale si basa sostanzialmente su due punti: 1. da parte di Bompiani, la convinzione che Mussolini venda, ovvero eserciti un persistente richiamo su decine di migliaia di potenziali lettori; 2. da parte di DellUtri, la volont di riscattare limmagine di Mussolini dalla vulgata antifascista che gli addebita politiche liberticide, guerrafondaie e razziste. Del primo punto, fa fede il comunicato diramato nel febbraio 2011 dalla direttrice editoriale di Bompiani per troncare le polemiche sul presunto flop del primo dei cinque volumi: I diari di Mussolini [veri o presunti], usciti il 10 novembre, hanno raggiunto le trentamila copie, con tre edizioni. Lanticipo versato per comprare i diritti di pubblicazione, stato abbondantemente recuperato in soli due mesi. Dunque, la pubblicazione di I diari di Mussolini stata una operazione economicamente virtuosa. Evidentemente leditoria gode di uno status privilegiato, poich se un imprenditore di un qualsiasi altro settore immettesse sul mercato prodotti adulterati (stampando sullinvolucro che la merce contiene ingredienti veri o presunti), verrebbe perseguito dal Nucleo antisofisticazione

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Sul secondo punto, rimando alla trascrizione di stralci delle presentazioni effettuate da DellUtri prima delluscita di Autopsia di un falso (dopo, non mi risulta ne abbia pi organizzate). Lassenza di qualsiasi apparato critico nei volumi via via pubblicati da Bompiani credo dipenda sia dal fatto che leditore non ha trovato un solo storico disposto a curare ledizione (a fare le veci dello storico stato con esiti desolanti il segretario del senatore DellUtri, Patrizio Perlini), sia dalla valutazione che allacquirente-tipo dei diari veri o presunti non importi molto dellapparato critico. P.F. Nel corso delle tue ricerche ti sei trovato molte volte a dover valutare lattendibilit di documenti particolarmente delicati da utilizzare: mi riferisco, in rapporto al fascismo, alle carte della Polizia politica, a quelle dellOvra, ma anche a ricerche svolte su periodi successivi, come sugli atti processuali relativi alle indagini sulla strage di Piazza della Loggia, o alle carte prodotte dai servizi segreti americani sul mondo del rock. Senza dimenticare il bel volume sulle immagini censurate del duce3. Tutti i tuoi lavori prendono in considerazione carte inedite, portano alla luce elementi nuovi, ma sono spesso anche viaggi attraverso vicende intricate e testimonianze contraddittorie. Uno dei caratteri dellenorme documentazione disponibile sullet contemporanea pare dunque essere anche il pericolo di incorrere nei tranelli che molti documenti pongono, c una lunga storia del falso nella storia. E uno dei piaceri di questo libro, e credo della ricerca che lo ha prodotto, trovare, alla Sherlock Holmes, il dettaglio rivelatore, la spia della falsit4. Dunque il lavoro dello storico assomiglia sempre pi a quello del detective, specie quando si occupa di vicende di singole personalit o si devono prendere in considerazione particolari tipologie di documenti? M.F. Il lavoro dello storico viene talvolta paragonato a quello del giudice. Nella preparazione di questo libro mi sono sentito piuttosto un investigatore impegnato sulle piste degli autori della falsificazione e dei loro intermediatori, attento a ricostruire le modalit della truffa, il rapporto con il mercato e lintreccio di ragioni finanziarie e ideologiche dietro a una complessa operazione che richiedeva ingenti capitali e influiva sulla percezione pubblica dellimmagine di Mussolini. Una bella sfida, emozionante e motivante. Mi sono dunque immerso in comparazioni e analisi di vario genere, ho seguito i passaggi di mano delle agende, decostruito le versioni di comodo via via propinate dai tanti protagonisti di un tormentone lungo oltre mezzo secolo. Ho persino visionato una sesta agenda mussoliniana appartenente al blocco dellutriano 1935-1939: quella del 1942, di propriet di due collezionisti svizzeri, che il senatore aveva vanamente cercato di acquistare Unimpresa coinvolgente, in presa diretta tra ricerca e scrittura, con limpegno etico di documentare con tanto di nomi e cognomi comportamenti non encomiabili di persone che, per tutelarsi, avreb3 I riferimenti sono ai volumi I tentacoli dellOvra. Agenti, collaboratori e vittime della polizia politica fascista, Torino, Bollati Boringhieri, 1999 (Premio Viareggio 2000); Delatori. Spie e confidenti anonimi: larma segreta del regime fascista, Milano, Feltrinelli, 2012 [1a ed. Mondadori, 2001]; La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, Milano, Rizzoli, 2008; Il duce proibito. Le fotografie di Mussolini che gli italiani non hanno mai visto (scritto con Emanuele Valerio Marino), Milano, Mondadori, 2005. 4 Punto di riferimento del dibattito il noto lavoro di Carlo Ginzburg, Spie. Radici di un paradigma indiziario, in Id., Miti, emblemi, spie. Morfologia e storia, Torino, Einaudi, 1986.

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bero prevedibilmente potuto citarmi in giudizio. In questa eventualit avrei dovuto provare in modo documentato quanto stavo scrivendo; ho dunque accumulato un corposo materiale, solo in parte utilizzato nel libro. Conclusa la complessa ricerca, mi sono reso conto grazie allacuta osservazione dello storico militare Lucio Ceva che in realt bastava un solo documento a smascherare limpostura del diario 1939: il Discorso della Corona, letto il 23 marzo 1939 da Vittorio Emanuele III allinaugurazione della Camera dei fasci e delle corporazioni. Ebbene, lincauto falsario attinse, nella stesura di quella pagina diaristica, ai resoconti giornalistici e fece scrivere a Mussolini un giudizio infastidito sul contenuto del discorso pronunziato dal sovrano. Ignorava, lincolto imbroglione, che in realt quel testo era stato scritto proprio da Mussolini, come accadeva e ancora oggi accade per tutti i discorsi della Corona (per esempio, nel Regno Unito). Per avvalorare lautenticit del Diario Bompiani dovremmo insomma diagnosticare la schizofrenia del duce, che compone un importante discorso ma poi lo definisce nei propri diari come un insieme di banalit, trasmettendo tra laltro ai posteri limmagine di un dittatore incoerente e masochista? Evidentemente la cultura politica del falsario era di bassa lega: manco conosceva meccanismi e funzioni del Discorso della Corona. P.F. Una giornalista, Simonetta Fiori, ha sottolineato (La Repubblica, 6 aprile 2011) lemblematicit della ricerca, in unItalia incline a cancellare ogni confine tra verosimile e reale. Il tentativo di imporre allattenzione generale i diari si inscrive nella lunga storia dei tentativi di riabilitazione del fascismo, negando o mettendo in secondo piano le pagine pi tragiche e privilegiando la chiave delle vicende personali di Mussolini, di alcuni suoi famigliari e di personalit a lui vicine, sottolineando i caratteri moderati e privando il regime della carica di intolleranza e violenza che ne ha connotato la storia. Se non si considera questo aspetto, ben presente nel volume, in riferimento sia alla storia del fascismo sia a quella del nazismo con la vicenda dei falsi diari di Hitler, non si comprendono, mi pare, le ragioni di tanto impegno a valorizzare documenti la cui origine e attendibilit erano quanto meno dubbie e sui quali sono stati fatti, prima della pubblicazione, controlli limitati. Certo esiste anche la motivazione commerciale, ma quella politica e culturale appare di rilievo decisamente maggiore per alcuni dei protagonisti di queste vicende, e di maggiore interesse in rapporto alluso pubblico della storia. Non va dimenticato che Libero aveva progettato una grande distribuzione dei diari in fascicoli allegati al giornale. Cosa pensi del tentativo di riscrittura in chiave moderata del regime, di questa lunga storia che, come hai spiegato nel libro in particolare riferendoti a Montanelli e a Monelli autori di volumi dai significativi titoli Il buonuomo Mussolini (1947)5 e Mussolini piccolo borghese (1950) , inizia subito dopo la fine della guerra? M.F. Chi condiziona e determina limmaginario collettivo sul fascismo e su Mussolini? Prima ancora degli storici, sono i giornalisti, i registi cinematografici e di documentari. Le edicole traboccano di prodotti (spesso di bassa lega) allinsegna della nostalgia: calendari del duce, fascicoli, cd e dvd sul ventennio e sulle guerre italiane, con lutilizzo acritico di materiale propagandistico del ventennio
5 Il primo di questi lavori in chiave di riabilitazione fu Quinto Navarra, Memorie del commesso di Mussolini, Milano, Longanesi, 1946, nella cui stesura, non a caso, Montanelli ebbe un ruolo di primo piano: si veda M. Franzinelli, Autopsia di un falso, cit., p. 89.

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Nella seconda met del Novecento i grandi settimanali popolari da Oggi a Gente proposero ricostruzioni romanzate e allacqua di rose dellItalia in epoca fascista: in quel contesto si colloca, per lappunto, loperazione imbastita dalle falsarie Panvini, che a loro volta riciclarono nei commenti diaristici veri o presunti il senso comune divulgato dai vari Montanelli e Monelli su settimanali e volumi ad alte tirature. Persino due film comunemente ritenuti dispirazione antifascista come Il conformista (Bernardo Bertolucci, 1970) e La villeggiatura (Marco Leto, 1973), centrati sui rapporti intercorsi tra la dittatura e i fratelli Carlo e Nello Rosselli, riverberano la versione edulcorata di un regime moderato e a suo modo rispettoso degli avversari. Per tornare ai Diari Bompiani, emblematica la loro reiterata citazione da parte dellallora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in interviste giornalistiche e addirittura in discorsi dinanzi a importanti consessi nazionali, per sostenere il teorema dellumanit del duce, bonario dittatore che contava meno ai fini pratici di gerarchi e burocrati P.F. Siamo di fronte a un duce amico degli ebrei, antihitleriano, fautore della pace, in sintesi brava persona, come direbbe un benpensante. Lo scopo riabilitarne la figura indipendentemente dalle vicende storiche reali, un obiettivo di lunga durata per i conservatori in Italia. Allora occorre concentrarsi non solo sulle motivazioni di coloro le signore Panvini che hanno confezionato questa immagine attraverso i diari, ma sulle motivazioni di quelli che lhanno valorizzata e fatta propria cercando di diffonderla. Non a caso dal centrodestra sono venute ipotesi di riscrittura da parte del governo dei libri di storia destinati alla scuola. La storia del fascismo e dellantifascismo resta insomma pi di quella risorgimentale credo un fortissimo elemento identitario, uno strumento di trasmissione di valori e comportamenti: in questo senso pensi che chi ha puntato a una rivalutazione del fascismo abbia saputo forse comunicare a un grande pubblico molto meglio (anche avendo a disposizione strumenti pi efficaci) rispetto agli storici che ne hanno studiato i vari aspetti, compresi quelli pi tragici e violenti? M.F. Un difetto della storiografia italiana la tendenza allautoreferenzialit, vale a dire a tenere quale referente la cerchia ristretta degli addetti ai lavori. La divulgazione viene dunque esercitata essenzialmente da soggetti inadeguati sul piano scientifico, in volumi spesso irrispettosi della realt fattuale, che ripropongono versioni gratificanti per la massa dei lettori. Mi spiego: se prendiamo gli ultimi testi composti da un grande divulgatore come Arrigo Petacco, notiamo diverse inverosimiglianze storiche, che tuttavia non penalizzano e forse addirittura favoriscono la diffusione dei volumi. Stesso discorso per altri autori di best-seller quali Antonio Spinosa, che come Petacco aveva esordito con testi documentati e non banali, tranne perdere mordente e innovazione con il trascorrere dei decenni e laccrescersi del successo: alla ricerca storica, con la consultazione del materiale darchivio, si sostituita la produzione di libri a mezzo di libri, ovvero il tendenziale riutilizzo di materiale edito quale alimento di testi che potremmo considerare romanzi pi che volumi di storia. Si prenda per esempio Starace (Rizzoli 1981, Mondadori 2002 e varie edizioni successive): il libro non ha una sola nota di rinvio alle fonti; in calce al testo, figura una folta bibliografia: per lappunto, la produzione di libri a mezzo di libri. La possibilit di coniugare ricerca storica e divulgazione peraltro dimostrata da Gianni Oliva, autore di vari volumi di successo, sulla scia del pionieristico I vinti e i liberati (Mondadori, 1994).

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P.F. Il quarto capitolo del libro analizza il caso dei falsi diari di Hitler. Tra le due situazioni esistono differenze sostanziali, a cominciare dal fatto che in Germania, una volta rivelata la patacca, tutto si fermato, Stern si scusato con i lettori e il giornalista che aveva scoperto i diari finito in prigione. In Italia, invece, continuano a uscire i volumi dei diari veri o presunti M.F. In Germania non consentito spacciare impunemente presunti diari hitleriani. Nel maggio 1983 a un paio di settimane dal lancio diaristico da parte del settimanale Stern Archivio di Stato e polizia scientifica gi avevano effettuato perizie che accertarono la montatura di quel materiale. Da noi, al contrario, dopo la pubblicazione del Diario 1939 sia lArchivio centrale dello Stato sia la polizia scientifica si sono mantenuti totalmente estranei alla vicenda, dimenticando che Mussolini stato per oltre un ventennio capo del governo e pertanto i diari a lui attribuiti rivestono un significativo rilievo e i cittadini si attendono una forma di controllo dalle istituzioni preposte alla conservazione degli autografi dellex dittatore e alla verifica della loro autenticit. Noto di sfuggita che pure la Guardia di finanza si disinteressata a una questione che cela risvolti poco edificanti in tema di esportazione di capitali, visto che lacquisto si effettuato in Svizzera per importi assai elevati (superiori al milione e mezzo di euro), che gli originali si trovano a Milano mentre la societ proprietaria opera nellombra e ha sede in un paradiso fiscale dellEstremo oriente Davvero stupefacente linerzia generalizzata degli organi statali nel 2011-2012: come la possiamo spiegare? Non certo come una caratteristica italiana, considerato che nel 1960-1962 le falsarie Panvini, madri dei Diari Bompiani, furono arrestate e condannate per truffa e falso (in quel caso, intervennero polizia scientifica e Archivio centrale dello Stato). Cosa cambiato, da allora? P.F. Dopo la pubblicazione di Autopsia di un falso, ci sono stati sviluppi legati ai controversi diari? M.F. S, e si tratta di sviluppi assai significativi. Le cinque agende in corso di pubblicazione da Bompiani vennero acquistate in Svizzera dal senatore DellUtri e dallimprenditore Stefano Biagini attraverso la mediazione di un commercialista. Sono finalmente riuscito a stabilire lidentit del venditore, rimasto nellombra per oltre un quarantennio, da quando cio aveva tentato tramite sir Anthony Havelock-Allan di piazzare quel materiale nel Regno Unito. Ebbene, il misterioso proprietario un tal Aldo Pianta, commerciante di Domodossola. Scoperta lidentit di Aldo Pianta, ho passato al setaccio la sua tesi: egli (mantenendo lanonimato, a suo dire per sottrarsi a vendette comuniste o, come altri ipotizzavano, per ragioni fiscali) aveva sostenuto di avere ricevuto quei preziosi incarti da suo padre, che li avrebbe prelevati a Mussolini dopo larresto a Dongo. Dai fogli matricolari conservati presso lIstituto storico della Resistenza e della societ contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola ho scoperto che in effetti Pianta era figlio di un partigiano garibaldino, il quale tuttavia fu internato in Svizzera dallottobre 1944 a fine giugno 1946; la favoletta della valigia con i diari insomma lespediente per rendere verosimili quei diari fasulli. Un altro importante tassello dellintricato puzzle, relativo al giro finanziario sottostante, stato acclarato da due giornalisti del Corriere della sera (Antonio Carioti e Enrico Mannucci): i diari appartengono alla societ Black and Black Limited con sede a Hong Kong, il cui amministratore unico Max Mulupu Gyzebu un

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prestanome (chi lo manovra?). Vicenda squallida e truffaldina, che riverbera una luce sinistra sulla stessa iniziativa editoriale in atto presso Bompiani. Nel frattempo in corso alla Pretura di Mendrisio il processo per truffa intentato da Aldo Pianta allintermediario elvetico cui aveva commissionato la commercializzazione dei diari pseudomussoliniani (e che in effetti li vendette a DellUtri e Biagini), dal quale si sente imbrogliato P.F. Cosa rimarr, alla fine, delledizione Bompiani di questi diari veri o presunti? M.F. Dellintera operazione rimarr il senso di un colossale bluff, che negli anni a venire fornir oggetto di analisi e di riflessione sul rapporto cultura-ideologia, sullo stato delleditoria, su una fase tormentata e confusa della vita pubblica, del rapporto tra passato e presente alla luce dellidentit nazionale in via di ridefinizione Non era mai accaduto, a quanto mi risulta, che in Italia o altrove un qualificato editore insistesse nella pubblicazione di documenti inverosimili, testi che oggi non trovano un solo storico contemporaneista disposto a riconoscerne, se non lautenticit, quanto meno la forte probabilit di originalit. Si tratta di una pagina triste, nella storia delleditoria. come se Bompiani certificasse che lattivit editoriale assolutamente svincolata da criteri etici di responsabilit Mi resta unultima curiosit: cosa pensa, della poco commendevole vicenda, il pi noto autore di Bompiani, Umberto Eco, acuto filologo, il cui ultimo romanzo incentrato sulla storia di un produttore di falsi documenti?