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AFORISMI E DISCORSI DEL BUDDHA PREFAZIONE E SCELTA A CURA DI MARIO PIANTELLI TRADUZIONI DI EUGENIO FROLA E PIO FILIPPANI-RONCONI

PREFAZIONE La scelta di testi buddhistici che il lettore si trova fra le mani un po' divers a da quelle correnti, in cui all'esigenza di presentazione dottrinale si sovrapp ongono variamente preoccupazioni apologetiche, tentativi di ricostruzione "biogr afica" della vicenda terrena del Buddha, pregiudizi in sintonia con la "de-mitiz zazione" caratteristica dell'orizzonte culturale d'Occidente negli ultimi due se coli. In s rispettabilissime e non prive d'interesse, siffatte antologie tendono tuttavia ad ingenerare nei non "addetti ai lavori" un duplice equivoco. Da un la to, infatti, i passi - pervenutici attraverso un secolare lavoro di correzioni e messe a punto pi o meno standardizzate secondo l'ottica dell'una o dell'altra sc uola - sono suscettibili d'esser recepiti dal lettore non avvertito come veridic a testimonianza del pensiero stesso dell'antico asceta sulle cui labbra son post i gli insegnamenti ch'essi trasmettono, che - tutti - saranno cos ritenuti in sos tanza esenti da alterazioni ed elaborazioni. Dall'altro lato, il contenuto di ta li insegnamenti, ridotto all'osso e spogliato di tutta la variopinta ricchezza d ella visione del mondo indiana che fa da sfondo alla predicazione buddhistica, a ppare, nella sua stringatezza e nella sua tecnicit, al tempo stesso singolarmente "moderno" e insopportabilmente arido ci che in realt non . Ci siamo sforzati, atti ngendo alle versioni gi portate a termine da Eugenio Frola e Pio Filippani-Roncon i, di mettere a disposizione di chi nutra qualche interesse per il Buddhismo ant ico una immagine di esso abbastanza fedele da evitare letture ingenuamente "fond amentaliste" e da mostrarne insieme la complessit e l'articolazione mitica. La no stra cura di rispettare l'integrit dei materiali, forniti senza tagli n adattament i (al di fuori delle ripetizioni espunte gi nei testi dell'edizione in lingua pal i, in base ad ovvie esigenze editoriali!), ha in qualche misura limitato la vast it della selezione di "aforismi e discorsi del Buddha" che proponiamo in questo v olume, ma restano sufficienti elementi al quadro per alimentare questa ambizione . Colui che sarebbe stato in futuro oggetto come Buddha, del culto di milioni di u omini, Gautama l'asceta (muni, "silenzioso", o sramana, "sforzantesi" in vista d ella purificazione e del conseguimento della liberazione dal ciclo delle rinasci te) trascorse la sua esistenza, elemosinando il vitto quotidiano e predicando i suoi precetti, nella piana gangetica orientale qualche tempo prima dell'invasion e da parte d'Alessandro il Macedone della provincia del Sindh (327-325 a.C.) La sua datazione oggetto di controversie e dipende dalla correlazione che s'intende stabilire con la consacrazione dell'imperatore Asoka della dinastia dei Maurya, la quale sembra aver avuto luogo verso il 270 a. Cristo. Fonti indiane, a noi p ervenute anche in versione tibetana e cinese, pongono la morte del fondatore del Buddhismo un secolo innanzi tale data mentre la tradizione singalese la spinge a duecentodiciott'anni prima di essa. Altre testimonianze, che parlano di centos edici anni tra i due eventi, o pongono Gautama verso la met del VI secolo a.C., g odono di minor considerazione. I fatti di cui possiamo esser sicuri - o quasi qu anto a lui e al suo entourage sono relativamente esigui: nei decenni della sua v ita itinerante (si sarebbe spento verso l'ottantina), egli ottenne un certo pres tigio presso la "borghesia" urbana ed esponenti dell'aristocrazia dei regni loca li, tra cui primeggiavano quello dei Magadha, allora retto da Bimbisara della di nastia Haryanka, deposto e fatto uccidere dal figlio Ajatasatru, e quello dei Ko sala governato da Prasenajit, a sua volta detronizzato dal figlio Virudhaka. La politica espansionistica di quest'ultimo fin per assoggettare, ancor vivo Gautama , la piccola repubblica aristocratica degli Sakya, nella terra dei Kosala setten trionali (Uttarakosala), oggi a cavallo del confine indonepalese. Gautama stesso era probabilmente originario di quella zona, come attesta il suo epiteto di Sak yamuni ("Asceta degli Sakya"). Il nome simbolico di Siddhartha ("Che ha raggiunt o il suo scopo"), la nascita in una famiglia principesca o addirittura regale, i

nomi dei genitori (Suddhodana e Mayadevi), la conquista della bellissima sposa Yasodhara, l'abbandono del palazzo paterno a seguito del turbamento insorto dall 'incontro traumatizzante con la realt del male nel mondo, esemplificato in un veg liardo, un infermo e un morto, sono tratti d'una leggenda atemporale che si sovr appone ad una biografia certo meno nota nei suoi inizi che nel suo esito, esatta mente come avverr per Ges nei racconti evangelici. Invero la qualit del meraviglios o che circonda il Buddha ricorda sotto alcuni rispetti, quella che in tali racco nti ci familiare. Lo vediamo misurarsi con il Maligno (Mara, "l'uccisore", divin o e demoniaco principe del mondo dominato dal desiderio) in una serie di tentazi oni simboleggianti le possibili deviazioni dalla sua vocazione di maestro spirit uale - la sfida a tramutare una montagna in oro l'offerta della regalit e del dom inio sul mondo... e, pi insinuante di tutte, la tentazione ad abbandonare subito la vita e le sue pene, senza giungere ai fastigi dell'insegnamento e ai suoi mil le scacchi e delusioni. Lo vediamo camminare sulle acque, discendere dal cielo s u una scala d'oro e di gemme con ai fianchi gli dei Brahma ed Indra, dichiarare solennemente "chi vede me, vede il Dharma", la legge universale che, nella visio ne buddhista, prende in qualche modo il posto di Dio... Insomma, si direbbe che una sorta di archetipo comune sia sotteso alle narrazioni indiane e a quelle fio rite sulle rive del Mediterraneo. Le prime sono probabilmente pi antiche, e megli o inquadrate - nei loro elementi straordinari - di quelle che circondano il Cris to. Cos la nascita del Buddha dal fianco materno, senza passare per la via umilia nte dei comuni mortali, riprende il mito della nascita del dio Indra, gi noto fin dall'epoca dei Veda, mentre il docetismo occidentale riproduce con minor convin zione - e minor successo - il discorso sul corpo ultraterreno (lokottara) del Bu ddha, destinato a divenire, con i maestri del "Grande Veicolo" (Mahayana), un co rpo fantasmatico (Nirmanakaya) proiettato dall'eterna Realt che fa tutt'uno con i l Dharma (Dharmakaya) e destituito d'ogni funzione al di l dell'impartir la dottr ina agli esseri umani prigionieri dell'illusione cosmica. Ben pi concreti sono i tratti relativi alla morte, avvenuta (dopo aver consumato un indigesto piatto di "delizie porcine", offerto a Gautama dal fabbro Cunda) nel parco presso Kuginag ara, a qualche distanza dall'attuale Patna. Altrettanto attendibili sembrano i d ati relativi ai parenti di cui Gautama si circondava (la zia Gautami, che lo avr ebbe allevato, posta, non senza resistenze e perplessit, a capo d'una comunit di a scete; i cugini di Ananda e Devadatta, il quale ultimo avrebbe tentato di aliena rgli una parte dei discepoli e addirittura d'assassinarlo; il figlio Rahula), co s come ad altri personaggi di varie condizioni sociali che gli erano specialmente vicini, dal barbiere Vaisalin ai due brahmani rispettivamente designati col mat ronimico Sariputra e con l'appellativo del gotra o clan brahmanico d'appartenenz a, Kasyapa. Il caso di quest'ultimo, succeduto al fondatore come capo della comu nit (sangha), identico a quello dello stesso Gautama, il cui nome quello d'un got ra originato dal saggio Gotama, veggente di alcuni inni del Rgveda. Ci sembrerebb e indicare che il Buddha fosse in realt anch'egli un brahmano, i tentativi di con ciliare la tradizione, che lo fa invece appartenere alla stirpe guerriera degli ksatriya, con questo fatto sono poco convincenti. Che i nobili Sakya si fregiass ero di un epiteto derivato dal loro guru familiare Kapila, il quale era un Gauta ma, una notizia che non pare trovare conferme al di l del testo del poema Saundar ananda di Agvaghosa (che - a corroborare la sua asserzione - ascrive erroneament e all'eroe divino Krsna l'appartenenza a un gotra diverso da quello del fratello Balarama!). Siamo intorno al I secolo d.C.: in quest'epoca i tratti biografici leggendari sono gi definitivamente consolidati. La ricerca dell'appoggio delle di nastie regnanti nel subcontinente indiano, molto spesso d'origine ksatriya, e la polemica sempre pi accesa con i brahmani - e la loro eredit culturale - possono a ver giocato nella confezione di tali tratti. Il primo testo che si propone qui al lettore, il Mahapadanasuttanta, registra pu ntualmente la versione in discorso; ma il suo interesse sta piuttosto nella gran diosa cornice che fornisce alla vicenda, ormai fissata canonicamente del princip e Siddhartha. Questa vi viene toccata, in effetti, soltanto per sommi capi, ment re si narra il suo archetipo eternamente ripetentesi, esemplificato dalla biogra fia d'un Buddha del remoto passato, chiamato Vipascit (in pali Vipassi "L'intell

igente"). In un mondo destinato a ripresentare periodicamente le stesse situazioni, salvo dettagli accidentali di minore importanza, Gautama perde la sua unicit: la trama del suo destino si scopre costituire semplicemente un momento dell'avvicendarsi delle et cosmiche, ciascuna con il suo uomo-Dio (questo il senso abituale dell'ep iteto Bhagavat, "Possessore di maest divina", piuttosto che "Beato", come tradizi onalmente si traduce nelle lingue occidentali). Vengono sottolineate discrepanze e concordanze fra i vari Buddha, ma le seconde contano, evidentemente, ben pi de lle prime: esse obbediscono ad una legge eterna che il pio buddhista invitato a contemplare con rapita meraviglia. Sempre gli stessi sono i momenti della nascita, gl'incontri che scatenano l'ango scia del futuro Buddha, "Colui la cui mente naturata di comprensione" (Bodhisatt va, in pali Bodhisatta), sempre gli stessi sono i trentadue segni prodigiosi che contraddistinguono il suo corpo impareggiabile, soprattutto sempre la stessa la verit ch'egli giunge ad esperire al culmine della sua meditazione, nel "risvegli o" che ne fa, a pieno titolo, il "Desto" (Buddha) della sua epoca. Tutto ci, nell a storia di Vipascit, si svolge su uno sfondo che ripete, ingigantendoli, i cara tteri del mondo indiano contemporaneo ai redattori del testo: in questa preistor ia - in cui il fatale declino delle cose ancora non incide nel tessuto stesso de ll'esistere umano - si vive ottantamila anni, i discepoli sono contati a milioni , le regge hanno la bellezza e il fasto d'una fiaba. Occorre tenere presente com e una siffatta visione sia solidale con i dati della biografia di Siddharta, ed anzi tragga, alla stessa stregua, la sua legittimazione da un discorso posto sul le labbra del Buddha in persona, come uniformemente il caso dei diversi sutra (" fili" onde si dipana l'insegnamento) contenuti nei Canoni delle varie scuole bud dhistiche. Quello da cui i nostri testi son tratti, unico a sopravvivere nella s ua intera estensione e in redazione "popolare" (nella lingua pali, basata sulla parlata stessa dei tempi del Buddha, anzich nel sanscrito - pi o meno artificialme nte regolarizzato - adottato per tempo dagli altri indirizzi dottrinali), appart iene alla "setta" affermatasi come ortodossia di stato nell'isola di Ceylon a me t del XII secolo d.C., quella che faceva capo al "Gran cenobio" (Mahavihara), aff ermatasi in un definitivo trionfo contro le rivali grazie al favore del re Parak kama Bahu I. Essa, che reclama per s l'antico titolo di "Dottrina degli Anziani" (Theravada) - gi portato dal partito conservatore nato con lo scisma della comuni t buddhista consumatosi in occasione del Concilio di Pataliputra, tenutosi sotto Agoka -, fornisce oggi una guida spirituale ai popoli di tutta l'Indocina, l dove la repressione non ne ha indebolito la presa, ed la sola sopravvissuta tra le n umerose consorelle della pi antica stagione del Buddhismo indiano. Nella loro str uttura attuale, i diversi testi che compongono il Canone in lingua pali furono m essi per iscritto all'epoca di Ges, in occasione d'un Concilio tenutosi nella cap itale di Ceylon, Anuradhapura, dominato dalla figura del re Vattagamam, poi pi vo lte rimaneggiati nei secoli successivi, fino alla revisione in concomitanza con il Concilio tenutosi in Birmania tra il 1868 e il 1871, sotto il re Mindonmin. D ove il confronto con le corrispondenti parti dei Canoni d'altre "sette", come i Mahisasaka e i Sarvastivadin, possibile, questo lavoro di alterazione emerge lim pidamente, come hanno dimostrato in particolare le ricerche di Andr Bareau. Il fo ndo comune ai diversi Canoni comprendeva sia testi orali direttamente risalenti alla comunit attorno a Gautama, sia pie leggende, talora adattate da altra fonte, che dovevano specialmente esser diffuse nei centri, meta di pellegrinaggio, ric ollegati all'una o all'altra tappa importante della carriera del Buddha: l'illum inazione, a Gaya, la prima predicazione, a Varanasi (Benares), la morte, a Kugin agara... In origine dovette trattarsi di passi brevi o brevissimi, concatenati s oltanto in seguito dalla paziente fatica dei diascheuasti. Il secondo testo che figura nella nostra scelta appunto un saggio di quella che pot essere tale primitiva consistenza delle testimonianze confluite poi nei grand i sutra. Si tratta delle parole "profferite" dal Buddha (Udana), in forma poetic a e spesso oscura, in occasione di determinate circostanze. L'asceta Gautama, ne gli altri testi solitamente impassibile e impersonale, privo di qualsiasi profil o individuale plausibile (a differenza della sua cerchia, in cui il carattere de

i vari discepoli spesso lumeggiato in modo verisimile - e coerente - dal punto d i vista delle loro diverse reazioni agli incidenti narrati), qui invece effonde, trasportato dall'emozione, l'animo suo e ci appare molto pi umano e vicino alla "storicit" dei personaggi dell'agiografia occidentale. Non mancano, invero, nelle ottantadue brevissime porzioni del testo, strutturate come altrettanti sutra, e lementi mirabili e apparizioni ultraterrene, che danno ai "fioretti" del Buddha un profumo affine a quello dei racconti francescani che c'incantano nelle nostre pagine trecentesche. La sistemazione semicronologica dei passi, cos come l'uso d i epiteti invalsi relativamente tardi, quali quello di Tathagata ("Colui ch' in t al guisa pervenuto"), mostrano, beninteso, che anche qui intervenuto un certo la voro d'adattamento, ma la natura stessa dei materiali depone a favore della loro sostanziale antichit. Il terzo testo, che con le sue parti in versi sembra riecheggiare le strutture e spositive del precedente, un compendio di norme per l'uomo che vive nel mondo, dettate al giovane Sirigalaka, da cui il suo titolo (Singalovadasuttanta). Esso apre una serie d'insegnamenti che segnaliamo qui in quanto si presentano come no n strettamente indirizzati agli asceti. Tali materiali costituiscono un aspetto del Buddhismo antico generalmente poco valutato: accade persino di leggere che l e scuole del cosiddetto "Grande Veicolo" (Mahayana) avrebbero esse sole volto ai "laici" un interesse che era prima interamente concentrato sulla prassi dei "mo naci". La rivalutazione della figura del Bodhisattva rispetto a quella dell'Arha t (Il "rispettabile" asceta che ha raggiunto la perfetta comprensione della dott rina ed certo di aver messo fine al meccanismo delle rinascite), centrale nel Bu ddhismo antico, starebbe a testimoniare tale evoluzione. In realt non soltanto ri troviamo nei testi canonici tutta una precettistica indirizzata ai "laici" in qu anto privati, ma anche una teoria della regalit e dei suoi compiti specifici. Le sottesa una visione della storia del mondo, dell'umanit e del viver sociale che a ppare saldamente radicata nella visione indiana del tempo ciclico, con il suo pr ogressivo degenerare, da epoche auree di rispetto del Dharma e di paradisiaca pa ce universale, fino alla dura realt quotidiana del matsyanyaya, la sinistra legge del pesce grande che divora il pesce piccolo, fondamento della politica e legit timazione del contratto sociale che affida al monarca la gestione esclusiva dell a violenza (danda, "il bastone") che accompagna il potere. Il quarto testo, l'Agannasuttanta, si occupa appunto di tale tematica, con un'es posizione di notevole interesse diretta a due brahmani, del gotra Vasistha e del gotra Bharadvaja rispettivamente. Le caratteristiche dei quattro grandi gruppi sociali indiani, ksatriya (che, significativamente, sono posti innanzi a tutti g li altri!), brahmani, vaisya ("quelli del popolo", produttori di ricchezze) e su dra ("servitori") sono passate in rivista, in quanto suscettibili di biasimo o d i lode, senza far distinzione tra le tradizionali incombenze e i corrispondenti profili deontologici, che tanta parte prendono nella letteratura non buddhistica , mentre si censura espressamente la dottrina del primato dei brahmani, fondamen to della prospettiva ortodossa dell'ordinamento castale. L'origine di quest'ulti mo poi rintracciata, assieme a quella della societ nel suo complesso, in una cate na d'eventi che inizia con un vero e proprio mito del peccato originale, posto c ome causa di ogni tipo di differenziazione, a cominciare dall'apparire del tempo segnato dalle evoluzioni dei corpi celesti. Nutrizione, rapporti sessuali e pro priet compaiono via via, progressivamente inquinando l'originaria purezza di esse ri tutti eguali tra loro, fino a render necessaria l'espropriazione della libert individuale con la scelta di un detentore della regalit. Quasi a far da contralta re a questo culmine negativo, ecco sorgere la prassi ascetica, fondata su un'esi genza di recupero della primitiva condizione beata, superando ogni differenziazi one in una sorta di "regressione all'utero" pre-sociale. L'alternarsi dei cicli cosmici provvede, ovviamente, una alternativa a questa fuga all'indietro individ uale, garantendo la fine dei mali del mondo attuale, allorch esso avr toccato l'es tremo della sua parabola d'abbiezione e di sofferenza, con il ritorno automatico all'et dell'oro.

quanto si discute nel quinto testo della nostra scelta, il Cakkavattisihanadasut tanta, che prende nome dal "ruggito leonino dell'Imperatore". La figura di quest i designata con l'epiteto di a Colui che fa girare la ruota" (Cakravartin), ma a nche il Buddha (che - potenzialmente - era destinato al ruolo di monarca univers ale, ove non avesse perseguito la via della conoscenza liberatrice) "Quegli che mette in moto la ruota" del Dharma! In effetti, l'ideologia del dominio imperial e propria della dinastia dei Maurya, in cui il simbolismo della ruota centraliss imo, pervade ancora la prima parte di questa analisi del declino della societ e d ella qualit della vita, in concomitanza con l'eclissarsi via via della funzione r egale. Si direbbe quasi che il disagio conseguente al crollo dei Maurya e alla f rammentazione del quadro politico indiano nei secoli immediatamente precedenti l 'era cristiana pesi sulla visione espressa nella narrazione, qui diretta ad un'a ssemblea di discepoli. Invece di assistere ad un brusco rivolgimento, come avvie ne nella dottrina non buddhistica delle et cosmiche, il lettore si trova innanzi, una volta giunto al punto di assoluta negativit sociale, ad un lento ritorno ai valori gi abbandonati e al conseguente miglioramento della qualit della vita, che ripercorre, con una sorta di moto pendolare, l'arco del declino dianzi tratteggi ato. Ci che l'asceta, con il suo deciso e coerente invertire la tendenza negativa , compie nello spazio d'una sola esistenza, la societ attinge con una lenta e fat icosa riforma dei costumi fino al ritorno all'assoluta positivit delle origini. A lla figura messianica di Kalkin, il futuro avatara del dio Visnu, che con il suo bianco destriero e la sua spada invincibile riporter, per l'ortodossia brahmanic a, il secolo aureo, subentra qui la promessa del Buddha futuro, Maitreya ("Il co mpassionevole"), destinato a venire quando i tempi saranno maturi, piuttosto che a provocarne egli stesso, drammaticamente, la fine. Scomparso il ruolo divino d i direzione della vicenda del mondo, il suo dipanarsi resta affidato alle leggi impersonali del divenire. Ad esse non sfuggono gli stessi di, a cominciare da Bra hma, che la tradizione non buddhista vuole manifestatore delle cose tutte. Costu i, che ha larga parte nei miti accentrati nella carriera del Buddha, viene spogl iato della sua funzione cosmogonica e ricondotto nel novero degli esseri soggett i al ciclo delle rinascite. Il sesto testo documenta, tra l'altro, gli esiti di questo processo. Brahma, ven uto in esistenza per un processo spontaneo e legato soltanto al consumarsi del d eposito di meriti accumulati in un precedente ciclo cosmico, ignora la propria o rigine ed identit, convinto, in buona fede, d'essere il Signore e l'Origine degli esseri. La sua posizione ci rammenta irresistibilmente quella dello Yhwh vetero testamentario nella rilettura operata dagli gnostici: demiurgo all'oscuro delle pi profonde realt che, atemporalmente, lo precedono, costui dichiara con le parole di Isaia (XLV, 5): "Io sono il Signore e non c' alcun altro; fuori di me non c' d io", esattamente come qui, nel Patikasuttanta, Brahma proclama: "Io sono Brahma, il Gran Brahma, l'onnipotente, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo , l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e sar!" Si tratta di un passo abbas tanza rilevante, da venir riprodotto in pi versioni: la pi nota nel lunghissimo Br ahmajalasutta (II, 3, 5). Invero il Buddhismo antico ha molti tratti in comune con le scuole della gnosi m editerranea: ci vale specialmente per la valutazione sostanzialmente negativa del l'esistenza mondana in s, dominata da forze ciecamente protese al suo perpetuarsi (ipostatizzate nel sinistro Mara), contrapposta ad una Realt assolutamente altra , trascendente e ineffabile (che qui , naturalmente, rappresentata dal concetto-l imite del Nirvana). Non sappiamo se vi sia stata una effettiva connessione tra l e due gnosi, ma molto porta a supporlo: cos apprendiamo da un'iscrizione di Asoka ch'egli aveva spedito missionari a diversi sovrani ellenistici, mentre Clemente Alessandrino mostra di conoscere l'esistenza del Buddha e il nome di sua madre, Maya, sembra figurare nelle aretalogie isiache. In ogni caso, la nozione dell'i gnoranza del presunto manifestatore del mondo s'inserisce chiaramente nel disegn o della vicenda spirituale indiana: vi si allude in forma enigmatica gi nella chi usa del famoso Nasavyasukta del Rgveda (X, 129, 6-7): "Chi davvero sa, chi qui p otrebbe enunciare dond' stata generata, dond' questa manifestazione?... Se invero la stabil o se invero no, Colui ch' di questo mondo l'eccelso Supervisore, nel sub

lime spazio celeste, Costui soltanto lo sa, se pure non l'ignora!", mentre nella Brhadaranyakopanisad (I, 4) troviamo uno sviluppo del tema come fondamento del timore, oscuro e ingiustificato, provato dal S (Atman) venuto in esistenza al pri ncipio dei tempi. Al contrario, nelle cosmogonie mediterranee degli antecedenti significativi alla dottrina in discorso non sono facilmente reperibili! Il Patik asuttanta ha anche altri motivi d'interesse: le rivalit fra gli antichi asceti, a colpi di prodigi e di straordinarie operazione di potenza, vi appare vividament e, e porta con s un meraviglioso tutto indiano. Non manca neppure la favola con a nimali per protagonisti, un genere accolto largamente nei racconti delle vite an teriori del Buddha (Jataka), e diffusosi nei secoli in tutto l'antico Oriente, d ove se ne constata l'impiego per ammaestramento e per diletto come nei racconti d'Esopo e Fedro che ci sono familiari. Il settimo testo apre il discorso sugl'insegnamenti centrali del Buddhismo antic o, orientati a guidare la prassi ascetica e a fornire ad essa le basi teoretiche indispensabili all'attingimento dei suoi frutti pi elevati. Appunto da tali frut ti prende nome il Samannaphalasutta, che introduce quale interlocutore del Buddh a il possente e sinistro monarca dei Maghada, Ajatasatru (" Colui il cui nemico scilicet capace di vincerlo - non ancora nato"), designato col matronimico Vaide hiputra ("Figlio di [Cellana, principessa] dei Videha"). Ancorch la narrazione no n vi faccia esplicitamente riferimento, gravano sullo sfondo del dialogo cupe vi cende, che ne coinvolgono entrambi i protagonisti. Su consiglio del malvagio cug ino di Gautama, Devadatta, Ajatasatru avrebbe organizzato una congiura contro l' anziano genitore e, una volta ottenutane l'abdicazione, l'avrebbe messo a morte - otto anni prima della estinzione del Nirvana di Gautama stesso. Quando si cons ideri che il defunto re, Bimbisara, era ritenuto assai favorevole al Buddha, e c he, sempre per istigazione di Devadatta, Ajatasatru avrebbe consentito a un atte ntato contro il maestro (lasciando libero sulla sua strada il feroce elefante da battaglia Dhanapala), l'impeccabile cortesia con cui questi gi si rivolge permet ter d'apprezzarne vieppi il distacco dal mondo e l'equanimit. L'autocrate ci appare - secondo un modello ideale di regalit attenta alle speculazioni pi sottili dei maitres--penser contemporanei testimoniato da numerosi testi dell'India antica, a cominciare dalle famose a Domande di re Menandro" (Milindapanha) - curioso degl 'insegnamenti eterodossi rispetto alla tradizione brahmanica e ne riassume conci samente i principali. Si tratta di un prezioso repertorio di notizie sulla predi cazione di guide spirituali contemporanee a Gautama, che consente di cogliere lo sfondo su cui egli viene a situarsi, sebbene la presentazione delle dottrine ri vali sia - qua e l - deformata quasi ai limiti della caricatura. Cos, se ancora po ssibile riconoscere i tratti del severo fatalismo di Gopala "il Bardo" (Maskarin ), fondatore della "setta" degli Allvika, la complessa etica del Tainismo, fonda ta quanto quella buddhistica - e pi di essa! - sulla non-violenza (ahimsa), non e merge affatto dalle parole riportate del suo iniziatore, Vardhamana "il Vincitor e" (Jina, epiteto dello stesso Gautama), a il Grande Eroe" (Mahavira), "il Faci tore del guado" dell'oceano delle rinascite (Tirthamkara). Designato con l'epite to di a Libero da nodi" (Nirgrantha) e col patronimico Nayaputra ("Figlio del [p rincipe Siddhartha della schiatta dei] Naya"), questi presentato da Ajatasatru c he era suo parente! - discettante sulla figura dell'asceta in oscuri rapporti co n le "acque" (vari), forse metafora del flusso di materia entro la coscienza - i n concomitanza con la condotta egoisticamente motivata - (asrava), o allusione a lla rappresentazione mentale dell'alluvione destinata a spazzar via le contamina zioni mentali (varunidharana), importante momento dello yoga jainistico. In cont rasto con l'inconcludente caos delle esposizioni a suo tempo ascoltate da Ajatas atru, il Buddha gli spiega con persuasiva eloquenza l'ascesi e i suoi frutti. Da pprima egli lo conduce ad ammettere - in un linguaggio sorprendentemente "democr atico"! - la promozione di status goduta nella societ indiana da ogni asceta, pre scindendo dalla sua prassi e dalle dottrine ad essa soggiacenti, poi traccia, su llo sfondo quasi picaresco dei costumi poco dignitosi o troppo liberi della mass a degli yogin itineranti dei suoi tempi, un quadro delle regole di vita per i pr opri seguaci, in termini prevalentemente negativi. Segue la precettistica positi va, che vien dipanando, in termini standardizzati costantemente ripresi nel Cano

ne pali, il percorso meditativo seguito dall'asceta buddhista, gradino per gradi no. Gli stati di consapevolezza via via attinti sono descritti e illustrati con attraenti similitudini, ma Ajatasatru, pur favorevolmente impressionato dalla lu nga serie d'istruzioni, si limita ad una professione di rifugio nel Buddha ed al la confessione del proprio parricidio, senza deporre le insegne regali per la ve ste ocra del rinunciatario. Gautama commenta che la macchia contratta col parric idio stesso gli ha precluso la comprensione ultima del Dharma cos pazientemente i nsegnatogli. Ancora una volta si respira il meraviglioso nell'ottavo testo, il Kevaddhasutta, dove una classificazione delle varie capacit paranormali attingibili mediante l' ascesi seguita dalla narrazione dei viaggi celesti di un praticante, che riprend e un tema caro alla letteratura apocalittica in Occidente. La ricerca d'un subst rato unitario dei quattro elementi che formano il mondo, mentre spinge alla sua ascesa in reami paradisiaci l'asceta, animato da un astratto spirito d'indagine intellettualistica, offre il destro al redattore della narrazione per porre in r ilievo al solito la nescienza di Brahma. Essa sbocca in ultimo nella scoperta de l fine, ben pi esistenzialmente significativo, del Nirvana. Su questo sfondo s'in serisce nuovamente la presentazione standardizzata dell'iter ascetico del perfet to discepolo del Buddha. La pratica meditativa, fondata sull'esercizio continuato dell'attenzione non coi nvolta portata sui diversi momenti della vita psicofisiologica, , anzitutto, resa attraente, nell'esposizione diretta ai "laici", attraverso l'elenco dei suoi so ttoprodotti, appartenenti alla sfera del folklore yogico, mentre agli "addetti a i lavori" essa interessa come via di superamento delle false identificazioni del l'"io" con l'uno o l'altro settore dell'esistenza esteriore Si tratta di utilizz are la consapevolezza (vyjana, lett. "conoscenza comprensiva"), momento culminan te del processo di percezione dell'universo oggettuale e ubi consistam del senso d'identit personale, come strumento di indebolimento e poi di negazione di quest a stessa identit, identificata dal pensiero buddistico (ma non sappiamo se dallo stesso Gautama!) con l'Atman del lessico brahmanico, il S imperituro ed atemporal e che funge, appunto, da testimone della vita dei sensi e della mente. "Questo n on sono io, questo non il mio Atman", ripete il meditante buddhista, prendendo i n considerazione i vari strati della propria struttura corporea e dei propri flu ssi e riflussi sensoriali e psichici, sistemati in cinque skandha ("complessi", "aggregati") via via pi intimi. La conclusione che non vi da nessuna parte un Atm an suscettibile d'essere scoperto. Fino a qui l'indagine buddhistica riproduce, mutatis mutandis, quella vedantica, fondata negli antichi insegnamenti delle Upa nisad. Ma mentre quest'ultima sbocca nella presa di coscienza di un Atman ch' il puro soggetto immanente nell'indagatore, irriducibile al mondo oggettuale su cui la ricerca s'era esercitata fino a quel momento, il procedere buddhistico s'arr esta alla disidentificazione e proclama che l'Atman stesso uno pseudo-concetto. Questa comprensione liberatrice possibile soltanto quando gl'"ingorghi" impuri d ella vita mentale (asrava) sono stati vinti dalla paziente fatica di riorientame nto di essa, cui la prassi ascetica in primissimo luogo mira. Il nono testo, fondamentale per la comprensione di tale prassi, chiamato Mahasat ipatthanasuttanta, dai quattro "pilastri dell'attenzione/memoria" (smrtyupasthan a) su cui esso particolarmente indugia. Di notevole rilievo vi la presentazione delle quattro Nobili Verit (Aryasatya) legate alla predicazione buddhistica fin d alle origini, che ripropongono la scoperta del disagio esistenziale (duhkha; il termine non designa soltanto il dolore e la sofferenza, ma pi in generale ogni fo rma di esperienza negativa e traumatizzante) seguendo il formalismo dell'antica medicina indiana: a) individuazione della presenza del morbo in base alla consta tata presenza dei sintomi di esso; b) ricerca dell'eziologia del morbo; c) accer tamento dell'efficacia della rimozione delle cause del morbo, in quanto producen te la scomparsa dei sintomi; d) prescrizione della cura vera e propria. Questa c onsiste nell'Ottuplice Sentiero (Astangamarga), probabilmente la pi antica sistem atizzazione dell'iter ascetico buddhistico, le cui tappe sono qui chiaramente de

scritte. Il nesso tra disagio esistenziale e coinvolgimento involontario nel rap porto con l'oggetto, sentito come sete (trsna) nei confronti dell'oggetto medesi mo, il punto forte della struttura delle Nobili Verit, e la sua scoperta tutt'uno con il "risveglio" che fa di Gautama il Buddha della sua epoca. Tale nesso vien e esplicitato per tempo - in stretta associazione con una teoria del ciclo delle rinascite che si sforza di fare a meno della nozione di un Atman trasmigrante d i corpo in corpo - attraverso l'analisi del processo del pratityasamutpada ("sor gere in concomitanza con il verificarsi di condizioni date"). Si tratta del mome nto teoretico sentito come di maggiore importanza nel Buddhismo antico, rivaluta to poi anche dalle scuole del "Grande Veicolo", in ispecie da quella che fa capo al maestro Nagarjuna (II secolo d.C.), che fonda in esso la sua dottrina della vacuit (sunyata) di tutti i momenti del divenire, in quanto destituiti di autonom ia ontologica. Ad esso dedicato il decimo testo, che prende il nome di Mahanidanasuttanta dalle tappe del processo in discorso, presentate come altrettante cause/condizioni (n idana) nei confronti delle tappe immediatamente successive. Vi si trova anche un a critica articolata delle teorie relative all'Atman (reso con "anima" dal Frola ) che mostra ancora una volta l'attenzione degli ambienti buddhistici alle compo nenti del pensiero indiano diverse dal loro indirizzo. Giova ricordarlo, il Budd hismo anche una "filosofia"! Segnaliamo altres la corrispondenza stabilita tra i diversi stati di meditazione ed una serie di condizioni paradisiache sempre pi el evate. Si tratta di una nota caratteristica della riflessione indiana sullo yoga fin dall'epoca pre-classica, che ritroviamo tanto in testi tecnici come il comm ento agli Yogasutra ascritto a Vyasa, quanto nelle dominanti sillogi puraniche e d agamiche che ispirano la pi matura visione induistica. Del resto, la tradizione assegna una visione siffatta gi ai maestri di Gautama, che l'avrebbero guidato r ispettivamente all'attingimento del settimo ed ottavo stato sopracosciente: Arad a Kalama di Vaisall, nel territorio della repubblica aristocratica di Vrjji, e i l meno caratterizzato Udraka Ramaputra di Rajagrha, l'antica capitale dei Magadh a. Di fatto, la capacit di accedere via via a queste stazioni sempre pi rarefatte di esercizio dell'attenzione, fino ai gradi di attenzione vuota in cui la pratic a culmina, sono condizione necessaria, ma non sufficiente alla esperienza termin ale del Nirvana. Allorch il Buddha stesso si spegne, tale esperienza detta compor tare dapprima l'ascesa fino alla condizione pi elevata, quella in cui non v' pi pre senza n assenza d'attenzione (naivasamjnanasamjnayatana), indi la ridiscesa gradu ale allo stato di consapevolezza empirico. Come un pendolo che abbia descritta i n tal modo interamente la propria curva, acquistando movimento ed energia, la co scienza del movente riparte poi verso gli stati pi elevati fino a raggiungere la quarta esperienza. Qui, a met tra il mondo delle forme (rupadhatu) e quello dell' informe (arupyadhatu), quasi aprendosi uno spazio interstiziale per uscire defin itivamente dal cosmo, il Buddha si estingue (Mahaparinibbanasuttanta, VI, 8-9). A parte il ricorso al motivo "pendolare", che gi avevamo notato a proposito delle et cosmiche, questo passo (in cui concordano sostanzialmente le varianti della n arrazione appartenenti ai diversi Canoni in lingua diversa dalla pali sopravviss uti fino a noi, mostrandone l'antichit!) rivela l'importanza tutta particolare de lla "via di mezzo" fra affermazione e negazione, tanto spesso reperibile nelle f onti buddhistiche. Val la pena di segnalare che, appunto in corrispondenza della divisione fra i due mondi accennati, i maestri del "Grande Veicolo" pongono il "corpo fruitivo" del Buddha (Sambhogakaya), sempre risplendente innanzi alla vis ione trascendente dei bodhisattva. L'estinzione dell'asceta Gautama viene cos a c onfigurarsi come una sorta di riassorbimento nella sua realt archetipale... L'undicesimo testo ci trasporta ancora una volta nei mondi divini, con maggior v ividezza del consueto e una certa rivalutazione del ruolo di Brahma (o almeno di un Brahma!). La narrazione della entit celestiale dalla quale trae nome il Janav asabhasuttanta, ancorch destinata, ancora una volta, a servir da quadro ad un'esp osizione di temi dottrinali, folgora di luci trascendenti e anticipa le vivaci v isioni dei sutra mahayanici.

Terminata la visitazione di questi materiali, si spera che il lettore, ormai edo tto dei contenuti e del tono degl'insegnamenti buddhistici, sia in grado di appr ezzare e gustare la gemma dell'apoftegmatica in lingua pali, che chiude la scelt a propostagli: Il dodicesimo testo , infatti il famoso Dhammapada ("Impronta del Dharma"), raccolta di 423 strofe, molte delle quali reperibili, con le circostan ze in cui furono pronunciate, in altre porzioni del Canone. L'elevatezza dei pre cetti, la sobria dignit dell'espressione, l'uso sapiente delle similitudini, la v igorosa impostazione stilistica, l dove le ripetizioni veicolano l'appassionata c onvinzione del poeta-maestro, fanno di questa breve eppur grande opera un classi co degno di figurare nella biblioteca spirituale dell'umanit. MARIO PIANTELLI NOTA BIBLIOGRAFICA

Nella presente edizione, si sono conservate le annotazioni dei curatori, P. Fili ppani-Ronconi ed E. Frola, contenute nella pi vasta edizione del Canone Buddhista (2 Voll., UTET, Torino 1967-68) cui il lettore rimandato per approfondimenti e per una sommaria bibliografia ragionata. Pi vasta la bibliografia che correda il bel saggio di 0. BOTTO, Buddha, Esperienz e, Fossano 1974, PP. 209-221 (ristampato per i tipi di Mondadori nella collana " Uomini e religioni", 1984) e quella in appendice alla Storia del Buddhismo, di A . PEZZALI (EMI, Bologna 1983, PP.391-433). Vale la pena di ricordare, comparsi p i di recente, Der buddhistische Kanon: eine Bibliographie, di G. GRONBOLD (Harass owitz, Wiesbaden, 1984), di speciale interesse per rendersi conto dell'imponente letteratura che fa da sfondo ai testi qui presentati, e En suivant Bouddha, di A. BAREAU (Lebaud, Paris 1985), con una vasta scelta dai Canoni delle diverse "s ette" del Buddhismo antico, ordinata biograficamente e colma di preziose annotaz ioni. Degna di nota anche la bibliografia sparsa nelle note del Buddhismo e Cris tianesimo in dialogo, di M. ZAGO (Citt nuova, Roma 1985), che contiene pi di quant o non prometta il titolo. Recente la traduzione italiana del saggio di H.W. SCHU MANN, Der Histortsche Buddha, Diederichs, Koln 1982 (trad. it., Il Buddha storic o, Salerno, Roma 1986), con una bibliografia circostanziata, cosa come La spirit ualit buddhista, ancora di M. ZAGO (Studium, Roma 1986), con piccola bibliografia alle pp. 7579 e scelta di testi in appendice. Da ultimo, si possono segnalare l e traduzioni italiane dei classici The Central Philosophy of Buddhismo, di T.V.R . MURTI (Allen & Unwin, London 1955; it., La filosofia centrale del Buddhismo, U baldini, Roma 1983), Buddhism Thought in India, di E. CONZE (Allen 8, Unwin, Lon don 1962; trad. it., il pensiero del Buddhismo indiano, Ed. Mediterranee, Roma 1 988) e Buddhist Philosophy in Theory and Practice, di H. GUEETHER (Shambala, Ber keley 1971; trad. it., La filosofia buddhista nella teoria e nella pratica, Ubal dini, Roma 1975), che aiuteranno il lettore ad orientarsi nei labirinti delle di verse scuole di pensiero buddhistiche. M.P. Aforismi e discorsi del Buddha

MAHAPADANASUTTANTA

(LA GRANDE LEGGENDA)

PRIMA PARTE Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel Jetavana, il parco di Anathapindi ka, in una piccola capanna di Rosa Muschiata. Allora a molti monaci, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di Rosa Muschiata, ins ieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui tempi passati: "Cos era no i tempi passati, cos erano i tempi passati". 2. Ud il Sublime col divino orecchio purificato, sorpassante la condizione umana, la conversazione di quei monaci. Allora il Sublime, sorto da sedere, si diresse al rotondo padiglione di Rosa Muschiata ed entratovi si sed su di un apprestato sedile. Sedutosi il Sublime si rivolse ai monaci: "Ajatasatru Per quale conversazione, o monaci, siete ora insieme seduti, quale e ra il mutuo discorso ora interrotto? ". Cos essendo stato detto, un monaco disse al Sublime cos: "Ecco, o signore, a noi, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di Rosa Mus chiah, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui tempi passat i: " cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati". Questa la mutua conver sazione interrotta allorquando comparve il Sublime ". 3. "Non desiderereste voi, o monaci, udire un discorso sui tempi passati ? ". "Di ci tempo , o sublime, di ci tempo, o Benvenuto, ci che il sublime vorr dire sui tempi passati i monaci, udendo dal Sublime, lo ricorderanno". "Pertanto udite , o monaco, o ponete ben mente: io parler" "S, o signore", assentirono i monaci al Sublime. Il Sublime cos disse: 4. "Fu nel 9l evo, o monaci, che Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettament e Svegliato, sorse nel mondo; fu nel 31 evo, o monaci, che Sikhi il Sublime Santo , Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel medesimo 31 evo che Vessabhu il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. F u nel nostro felice evo, o monaci, che Kakusandha il Sublime Santo, Perfetto, pe rfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo che Konagamana il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel n ostro felice evo che Kassapa il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato , sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo, o monaci, che io attuale Santo, P erfetto, perfettamente Svegliato, son sorto nel mondo. 5. Vipassi, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu d i nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Sikhi, o monaci, il Sublime, Sa nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vessabhu, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Sveg liato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Kakusandha, o monaci , il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Konagamana, o monaci, il Sublime, Santo, Perfet to, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brah mani. Kassapa, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, f u di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Io, o monaci, attuale Sa nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di nascita nobile, sorsi nella clas se dei nobili. 6. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente S

vegliato, fu di famiglia Kondanfia. Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfet to, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Kakusandha, o monaci, il S ublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Konagam ana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famigl ia Kassapa. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sveglia to, fu di famiglia Kassapa. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di famiglia Gotama. 7. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Di Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 70.000 anni. Di Vessab hu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata del la vita fu di 60.000 anni. Di Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 40.000 anni. Di Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della v ita fu di 30.000 anni. Di Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfett amente Svegliato, la durata della vita fu di 20.000 anni. A me, o monaci, attual e Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, un breve insignificante tempo di vit a, facilmente danneggiabile, colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. 8. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggi unse l'illuminazione al tronco di una bignonia. Sikhi, o monaci, il Sublime Sant o, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un loto bianco. Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto. perfettamente Svegl iato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un albero di sala. Kakusandha, o mo naci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminaz ione al tronco di una acacia. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus glomer ulata. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, r aggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus indica. Io, o monaci, attuale Sa nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunsi l'illuminazione al tronco di u na ficus religiosa. 9. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Kanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di d iscepoli di nome Abhibhu e Sambhava, eccelsa nobile coppia. A Vessabha, o monaci , il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepol i di nome Son e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kakusandha, o monaci, il Sublim e Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome V idhura e Sarijiva, eccelsa nobile coppia. A Konagamana, o monaci, il Sublime San to, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Bhiyyo s e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfet to, perfettamente Svegliato fu una coppia di discepoli di nome Tissa e Bharadvaj a, eccelsa nobile coppia. A me, o monaci, ora una coppia di discepoli di nome Sa riputta e Moggallana, eccelsa nobile coppia. 10. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu rono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una d i queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono t re classi di discepoli. Una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di 70.000 monaci. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi fur ono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furon o tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di ques te classi fu di 70.000 monaci, una di queste classi fu di 60.000 monaci. A Vessa bha o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli, di 40.000 monaci. A Kakusandha, o monaci, il Subli

me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava. A Konagamana, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola c lasse di discepoli di 30.000 monaci. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, P erfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dag li asava. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di 20.000 monaci. A Kassapa, o monaci, il Sublime Sant o, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava. A me, o monaci, attualmente una sola classe di discepoli di 1350 monaci. A me, o monaci, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava. I l. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, f u personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu persona le attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Khemankara. A Vess abhu o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Upasannaka A Kakusan dha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Buddhija. A Konagama na, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Sotthija. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attend ente, nobile personale attendente, un monaco di nome Sabbamitta. A me, o monaci, ora personale attendente, nobile personale attendente, il monaco Ananda. 12. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La cit t di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Aruna, la divina Pabhavati fu madre e genitrice. La citt di nome A runavati fu capitale del re Aruna. A Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu pa dre il re di nome Suppatita, la divina Yasavati fu madre e genitrice. La citt di nome Anopama fu capitale del re Suppatita. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano di nome Aggidatta, la brahmana Visakha fu madre e genitrice. I n quel tempo, o monaci, era re Khema. La citt Khemavati era la capitale del re Kh ema. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano Yannadatta, la brahmana Uttara fu madre e genitrice. In quel t empo, o monaci, era re Sobha. La citt di nome Sobhavati era la capitale del re So bha. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu pad re il brahmano Brahmadata, la brahmana Dhanavati fu madre e genitrice. In quel t empo, o monaci, fu re Kiki. La citt di nome Baranasi (1) fu la capitale del re Ki ki. A me, o monaci, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Cap itale la citt di Kapilavatthu". Cos parl il Sublime. Cos avendo parlato, il Benvenuto sorse da sedere e rientr nella dimora. 13. Allora, ai monaci, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione : " meraviglioso, o amici, straordinario, o amici, la grande potenza, la grande mae st del Compiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, total mente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, l i ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei pri ncipali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: "cos furono durante la v ita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, que ste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Propr

io cos furono questi Sublimi". E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una suprema forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Com piuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli imp edimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricor da nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nell a durata della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei princi pali discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi"". Questa era la mutua conversazione dei monaci. 14. Allora il Sublime, fattasi sera, uscito dalla meditazione, si diresse al rot ondo padiglione di Rosa Muschiata. Entrato sed sull'apprestato sedile, sedutosi c os il Sublime si rivolse ai monaci: "Per quale conversazione, o monaci, siete assieme seduti, quale era la mutua con versazione ora interrotta?". Cos essendo stato detto, i monaci dissero al Sublime cos: " Ecco, o signore, a noi, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazi one: " meravigliosa, o amici, straordinaria, o amici, la grande potenza, la gran de maest del Compiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, es austo il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel n ome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda n ei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono duran te la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamen ti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni . Proprio cos furono questi Sublimi'. E che, o amici? Al Compiuto non forse prese nte una suprema forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; l i ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricor da nella durata della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi '. Fo rse che gli di diedero al Sublime questa possibilit con cui il Compiuto ricorda gl i antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interr otto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione, li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della v ita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, que sti i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, ques te le liberazioni Proprio cos furono questi Sublimi'?". Questa era la mutua conve rsazione interrotta allorquando comparve il Sublime". 15. o Proprio, o monaci, cos dal Compiuto ben conosciuta una regola universale pe r la conoscenza della quale il Compiuto, ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il cir colo, spinta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li rico rda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principal i discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita q uei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste l e dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni". Proprio c os furono questi Sublimi. Gli di (2) diedero questa possibilit al Sublime, colla qu ale il Sublime ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncat o gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ric orda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda ne lle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi , queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saper i, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi". N

on desidereste voi, o monaci, udire un altro discorso sui tempi passati? ". "Di ci tempo, o Sublime, di ci tempo, o Benvenuto. Quell'ulteriore discorso sui te mpi passati, che il Sublime ci far, i monaci avendolo udito lo ricorderanno ". "Pertanto udite, o monaci, e ponete ben mente: io parler ". "S, o signore", assentirono i monaci al Sublime. Il Sublime cos disse: 16. "Fu proprio, o monaci, il 91 evo quello in cui Vipassi il Sublime Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. Vipassi, o monaci, il Sublime Sa nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, o mona ci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazio ne, al tronco di una bignonia. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli, di nome Khanda e Tissa, ecc elsa nobile coppia. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamen te Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.0 00 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente S vegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale att endente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, o mona ci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice, la citt di nome Bandhumati f u capitale del re Bandhuma. 17. Ecco o monaci, il Bodhisatta (3) Vipassi, trapassando dal coro degli di Tubis ta (4) entr consapevole, cosciente nel grembo della madre. E questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta, trapassando dalla class e degli di Tubista, entra nel grembo della madre, allora nel mondo, coi suoi di, c olle sue schiere di Mara, colle sue schiere di Brahma, coi suoi asceti e brahman i, colle sue generazioni di di e di uomini, un immenso eccelso splendore si manif esta, sorpassante il divino splendore degli di. Ed anche nei mondi intermedi, inf elici, disordinati, bui, oscuri, nei quali questo sole e questa luna, cos potenti , cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l si manifesta un immenso, e ccelso splendore sorpassante la divina magnificenza degli di. E gli esseri, col so rti, per quello splendore mutuamente si riconoscono: " Vi sono certo altri esser i qui sorti ". E questo universo di 10.000 mondi freme, trema, si muove. Un imme nso, eccelso splendore si manifesta nel mondo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhi satta entrato nel grembo della madre, allora quattro figli di di sopravvengono da lle quattro regioni per protezione: " Non il Bodhisatta, non la madre del Bodhis atta, o uomo, o non uomo, o chicchessia offenda". Questa una regola. 18. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo de lla madre, la madre rimane naturalmente (5) osservante le regole di comportament o: si astiene dall'uccidere, si astiene dal non dato, si astiene da [cattivo sta to per] brama, si astiene da menzogna, si astiene da vino, liquore, bevande ecci tanti. Questa una regola. 19. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta scese nel grembo de lla madre, nella madre del Bodhisatta non sorge pi pensiero di desiderio vincolan te nei riguardi di uomini e, senza pensiero pungente, la madre del Bodhisatta no n con mente passionale verso alcun uomo (6). Questa una regola. 20. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo de lla madre, la madre del Bodhisatta, pur nel possesso dei cinque tronchi del desi derio, pur dotata e provvista dei cinque tronchi del desiderio, li domina. Quest a una regola. 21. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo de lla madre, alla madre del Bodhisatta non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La madre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero, con ogni, anche pur minimo, organo. Come, o monaci, v i fosse un gioiello prezioso, puro, eccellente, a otto facce, ben tagliato, tras

parente, chiaro, provvisto di ogni qualit, ed in questo vi fosse infilato un filo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco, e vi fosse un uomo di buona vista che ave ndolo preso in mano lo guardasse: "questo un gioiello prezioso, puro, eccellente , a otto facce, ben tagliato, chiaro, trasparente, provvisto di ogni qualit, in c ui infilato un filo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco (7)". Proprio cos, o mon aci, quando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre del Bodhisatt a non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La m adre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero con ogni pur minimo organo. Questa una regola. 22. E vi , o monaci, questa regola: sette giorni dopo la nascita del Bodhisatta, la madre del Bodhisatta compie il suo tempo, e risorge nel coro degli di Tubista. Questa una regola. 23. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono dopo aver portato nel loro ventre nove o dieci mesi, non cos la madre del Bodhisatta partor isce il Bodhisatta; infatti la madre del Bodhisatta porta nel suo ventre il Bodh isatta dieci mesi. Questa una regola (8). 24. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono sedute o g iacenti, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; in piedi la ma dre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta. Questa una regola. 25. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo del la madre per primi lo accolgono gli di, posai gli uomini. E questa una regola. 26. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo del la madre non tocca la terra e quattro figli di di si pongono, sorreggendolo, di f ronte alla madre: " Sii felice, o divina, un figlio molto potente ti nato ". Que sta una regola. 27. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo del la madre, esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di san gue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Come, o monaci, ponendo una gemma preziosa su una stoffa di Casi la gemma preziosa non macchia la stoffa di Casi, n la stoffa di Casi macchia la gemma preziosa, perch l'una e l'altra sono pure, p roprio cos, o monaci, allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di sangue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Questa una regola. 28. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo del la madre, due sorgenti d'acqua, sgorganti dal cielo, una di fredda, l'altra di c alda acqua, sono lavacri al Bodhisatta ed alla madre. Questa una regola. 29. E vi , o monaci, questa regola: appena nato il Bodhisatta, rizzandosi su entr ambi i piedi, girandosi verso settentrione, compie sette passi, riparato da un b ianco ombrello, scruta tutti i punti cardinali e con voce di toro dice: " Il pri mo io sono del mondo, il supremo io sono del mondo, l'eccelso io sono del mondo, questa l'ultima nascita, non vi sar pi per me ripetersi di vita ". Questa una reg ola. 30. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo del la madre, allora nel mondo coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schi ere di Brahma, coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomin i, un immenso, eccelso splendore si manifesta sorpassante il divino splendore de gli di. Ed anche nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei qua li questo sole e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l s manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina mag nificenza degli di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si ri conoscono: " Vi sono certo altri esseri qui sorti ". E questo universo di 10.000 mondi freme, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta nel mo ndo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola. 31. Essendo, o monaci, nato il fanciullo Vipassi, fu annunciato al re Bandhuma: "Un fanciullo, o divino, ti nato, guardalo, o divino". Il re Bandhuma, o monaci, visto il fanciullo Vipassi, fatti chiamare i brahmani astrologi, disse: " Guard ino, o signori, i brahmani astrologi questo fanciullo ". E guardarono, o monaci, i brahmani astrologi il fanciullo Vipassi, indi dissero cos al re Bandhuma: " Fe lice tu sei, o divino, un molto potente figlio ti nato. Un gran tesoro tu hai, o gran re, una buona fortuna tu hai, o gran re, se nella tua famiglia un tale fig

lio nato. Questo fanciullo, o divino, provvisto dei trentadue segni di grande uo mo, ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono possibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re , conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della r uota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Q uesti sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori de i nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada c onquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero d a ogni velame. 32. E di quali, o divino, trentadue segni (9) questo fanciullo provvisto, ed a c hi cos provvisto, due destini sono possibili, se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabiliz zatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori ? I sette re ali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del c avallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valor osi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell' oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abb andona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Sve gliato e per lui il mondo libero da ogni velame. Questo giovane, o divino, ha piedi ben fatti, e che il fanciullo, o divino, abbi a i piedi ben fatti ci ad un grande uomo e proprio segno di grande uomo. A questo fanciullo, o divino, sono tracciate sotto le piante dei piedi delle ruo te con mille raggi, col loro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni particola re, e che al fanciullo, o divino, siano tracciate sotto le piante dei piedi dell e ruote, con mille raggi, col loro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni par ticolare ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha snello il calcagno e che il fanciullo, o divino, abbia snello il calcagno ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha lunghe dita e che il fanciullo, o divino, abbia l unghe dita ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha morbidi e snelli mani e piedi e che il fanciullo, o divino, abbia morbidi e snelli mani e piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha netti e proporzionati mani e piedi e che il fanci ullo, o divino, abbia netti e proporzionati mani e piedi ci ad un grande uomo pro prio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha le caviglie centrate sui piedi e che il fanciullo , o divino, abbia le caviglie centrate sui piedi ci ad un grande uomo proprio seg no di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, muscoloso come un'antilope e che il fanciullo, o div ino, sia muscoloso come una antilope ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocca e ricopre con ambo le mani le ginocchia e che il fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocchi e ricopra con ambo le mani le ginocchia ci ad un grande uomo proprio segno di gran de uomo. Questo fanciullo, o divino, ha il pene interamente coperto dalla sua guaina e ch e il fanciullo, o divino, abbia il pene interamente coperto dalla sua guaina ci a d un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha la pelle coloro dell'oro che il fanciullo, o divi no, abbia la pelle coloro dell'oro ci ad un grande uomo proprio segno di grande u omo. Questo fanciullo, o divino, ha la pelle liscia, e per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli attaccano e che il fanciullo, o divino, abbia l a pelle liscia, per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli s i attacchino ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.

Questo fanciullo, o divino, ha peli solitari, ciascun pelo nasce da ciascun poro e che il fanciullo, o divini, abbia peli solitari, ciascun pelo nasca da ciascu n poro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i peli ricci, un pelo ricci nasce da ogni poro e che il fanciullo, o divino, abbia i peli ricci, un pelo riccio nasca da ogni por o ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha peli neri, di colora scuro, avvolti su s stessi, r ivolti verso destra e che il fanciullo, o divino, abbia peli neri, di colora scu ro, avvolti su s stessi, rivolti verso destra ci ad un grande uomo proprio segno d i grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha nelle membra la schiettezza di Brahma e che il fa nciullo, o divino, abbia nelle membra la schiettezza di Brahma ci ad un grande uo mo proprio segni di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha sette bozze e che il fanciullo, o divino, abbia s ette bozze ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha il corpo simile a quello di vecchio leone e che i l fanciullo, o divino, abbia il corpo simile a quello di vecchio leone ci ad un g rande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha ampie le spalle e che il fanciullo, o divino, abb ia ampie le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'a ltezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle braccia tale l'altezza e che il fanciullo, o divino, abbia le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'altezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura de lle braccia tale l'altezza ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha rotonde le spalle e che il fanciullo, o divino, a bbia rotonde le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha sensi assai acuti e che il fanciullo, o divino, a bbia sensi assai acuti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha la mascella leonina e che il fanciullo, o divino, abbia la mascella leonina ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha 40 denti e che il fanciullo, o divino, abbia 40 d enti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i denti piani e che il fanciullo, o divino, abbia i denti piani ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i denti intatti e che il fanciullo, o divino, abb ia i denti intatti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i denti bianchi e che il fanciullo, o divino, abb ia i denti bianchi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha lunga la lingua e che il fanciullo, o divino, abb ia lunga la lingua ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha la voce di Brahma e che il fanciullo, o divino, a bbia la voce di Brahma ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha soave la voce quale di cucolo e che il fanciullo, o divino, abbia soave la voce quale di cucolo ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha nerissimi gli occhi e che il fanciullo, o divino, abbia nerissimi gli occhi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha gli occhi bovini e che il fanciullo, o divino, ab bia gli occhi bovini ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha tra le vellose sopraciglia un bianco ciuffo di mo rbidi peli, e che al fanciullo, o divino, sia tra le vellose sopraciglie un bian co ciuffo di morbidi peli ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha il capo pari ad un turbante, e che al fanciullo, o divino, il capo sia pari ad un turbante ci ad un grande uomo proprio segno di g rande uomo. 33. Proprio di questi trentadue segni di grande uomo provvisto, o divino, questo fanciullo, ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due dest ini sono possibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto, leg ittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza d

el regno, possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesor o della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gio iello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vin citori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senz a spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anac oretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame". Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatti rivestire i brahmani astrologi di nuove vesti li soddisf di tutti i loro desideri. 34. Allora o monaci, il re Bandhuma al fanciullo Vipassi procur una nutrice. Alcu ni lo dissetavano, alcuni lo lavavano, altri lo portavano, altri ancora lo curav ano nelle sue membra. Dalla nascita, o monaci, sul fanciullo Vipassi fu steso gi orno e notte un candido ombrello. " Non il freddo, n il caldo, n la polvere, n l'im purit, n la rugiada gli siano di noia'. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipass i fu caro e gradito a molte persone. Come, o monaci, il loto azzurro, od il loto rosso, od il loto bianco sono cari e graditi a molte persone, proprio cos, o mon aci, il fanciullo Vipassi fu caro e gradito a molte persone. Cos egli era portato di grembo in grembo. 35. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi, era piacevolissimo, amabilissim o, dolcissimo, bellissimo. Come, o monaci, sul monte Himavant vi l'uccello di no me Kararika il cui canto piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo, p roprio cos, o monaci, il fanciullo Vipassi appena nato era piacevolissimo, amabil issimo, dolcissimo, bellissimo. Cos egli era portato di grembo in grembo. 36. Appena nato, o monaci, al fanciullo Vipassi, in conseguenza delle sue [prece denti] azioni si rese manifesto l'occhio divino col quale vedeva giorno e notte per un intero yojana. 37. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi attento vedeva come vedono i tre ntatr di. " Desto il fanciullo vede ", o monaci," Vipassi, Vipassi, Vipassi (10), cos sorse questo nome al fanciullo. Allora, o monaci, il re Bandhuma quando sedev a in giudizio, preso sulle ginocchia il fanciullo Vipassi lo istruiva nel diritt o. Dunque, o monaci, il fanciullo Vipassi, seduto sulle ginocchia del padre, oss ervando, riosservando, progred con metodo nel diritto: " osservando, riosservando il fanciullo progredisce con metodo nel diritto ". E dunque, o monaci, al fanci ullo Vipassi, essendo stato molte volte detto " Vipassi, Vipassi ", cos sorse il nome. 38. Allora, o monaci, il re Bandhuma al fanciullo Vipassi fece costruire tre pal azzi. Uno per la stagione delle piogge, uno per l'inverno, uno per l'estate, e l o soddisf nei cinque tronchi del desiderio. Allora proprio, o monaci, il fanciull o Vipassi, nel palazzo per la stagione delle piogge, rimaneva i quattro mesi del la pioggia, circondato da donne e da strumenti musicali, n mai scendeva a terra d al suo palazzo. SEZIONE DELLA NASCITA FINE SECONDA PARTE l. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia: " Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ". " S, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi , fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo ". Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato at

traverso il territorio del parco. 2. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, u n uomo decrepito, chino come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, tremul o, che andava malfermo per la tarda et; allora si rivolse al maestro di scuderia: "Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non come quello degli altri?". " Quest'uomo, o divino, vecchio ". " E perch, caro maestro di scuderia, costui vecchio". " Egli, o divino, vecchio perch ormai non gli resta pi lunga vita ". " E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'invecchiare , incontrer io stesso la vecchiaia?". " Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia". " Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale". " S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipas si, lo ricondusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientr ato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: "Ecco ora ben nota la nascita: c ertamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia". 3. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos d isse: " Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, s tato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco?". " Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di c erto, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco". " E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? ". "Vide, o divino, il giovane, mentre era portato-attraverso il territorio del par co, un uomo decrepito, curvo come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, t remulo, che andava malfermo per la tarda et; allora cos mi disse: ' com', caro maes tro di scuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, vecchio '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui vecchio?'. 'Egli, o divino, vecchio pe rch ormai non gli resta pi lunga vita'. ' E che forse, caro maestro di scuderia, s ono io stesso soggetto ad invecchiare, incontrer io stesso la vecchiaia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecc hiaia '. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino'. Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vip assi lo ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rient rato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia ' ". 4. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo n on abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, ch e non si avveri la parola dei brahmani astrologi ! ". Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi s oddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacor etismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o mona ci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desi derio, si dilett. 5. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia: " Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ". " S, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi , fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo". Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato at traverso il territorio del parco. 6. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, u

n uomo afflitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi escrementi, in c ondizioni di dover esser mosso da altri, portato da altri; allora si rivolse al maestro di scuderia: " Come , caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altri, il suo aspetto non come quello degli altri ? ". " Quest'uomo, o divino, ammalato ". "E perch, caro maestro di scuderia, costui ammalato ? ". " Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato ". " E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'ammalarmi, incontrer io stesso la malattia?". " Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la m alattia". " Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale". " S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipas si, lo ricondusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientr ato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: "Ecco ora ben nota la nascita: c ertamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia ". 7. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos d isse: " Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, s tato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco? ". " Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di c erto, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco". " E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco?". " Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attraverso il parco, un uomo af flitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi escrementi, in condizioni di dover essere mosso da altri, portato da altri; allora cos mi disse: ' Com', ca ro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altr i, il suo aspetto non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, ammal ato '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui ammalato? '. ' Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato '. ' E che forse, caro maestro di scude ria, sono io stesso soggetto ad ammalarmi, incontrer io stesso la malattia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la mal attia'. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '. Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vipassi lo ricondussi al palazzo reale. Allor a, o divino, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita s i sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia ' ". 8. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo n on abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, ch e non si avveri la parola dei brahmani astrologi!". Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi s oddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacor etismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o mona ci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desi derio, si dilett. 9. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia: " Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ". "Si, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipass i, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo". Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato at traverso il territorio del parco.

10. Vide o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, u na moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, che portava un uomo di pell e oscura, flaccido; allora si rivolse al maestro di scuderia: "Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? ". " Costui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo ". " Verso costui, che ha compiuto il suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi i l cocchio ". " S, o divino ". E, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipass i, diresse il cocchio verso colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o mo naci, il giovane Vipassi il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora disse al maestro di scuderia: " E come, caro maestro di scuderia, costui ha compiuto il suo tempo? ". " Egli ha compiuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti". " E che forse, caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla morte, inco ntrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti? ". " Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la mort e, te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedrai i l divino, la divina, n gli altri parenti". " Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale". " S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipas si, lo condusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrat o nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: " Ecco ora ben nota la nascita: c ertamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte". I l. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, co s disse: " Si , o caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco? ". " Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di c erto, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco". " E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? ". " Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attraverso il parco, una moltit udine di uomini, riuniti, dai molti aspetti, che portavano un uomo di pelle oscu ra, flaccido; allora mi disse: ' Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flacc ido? '. ' Costui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo '. ' Verso costui, che ha compiuto il suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio '. ' S, o divino' ed io, o divino, obbedendo al giovane Vipassi, diressi il cocchio ver so colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o divino, il giovane il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora mi disse: ' E come, caro maestro di scu deria, costui ha compiuto il suo tempo? '. ' Egli ha compiuto il suo tempo, n pi l o vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti '. ' E che forse, o caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla morte, incontrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti, n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti ? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la morte te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedra i il divino, la divina, n gli altri parenti '. ' Pertanto, caro maestro di scuder ia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '. Cos, o divino, obbedendo al giovane Vipassi lo condussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita, s i sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte'". 12. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, c

he non si ; avveri la parola dei brahmani astrologi!". Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi s oddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacor etismo, affinch non si verificasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o mo naci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del de siderio, si dilett. 13. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia: " Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ". " S, o divino ", ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipass i, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo". Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato at traverso il territorio del parco. 14. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo raso il capo, errante, vestito di giallo; allora si rivolse al maestro d i scuderia: "Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: la sua testa non come quella degli a ltri, le sue vesti non sono come quelle degli altri?". " Quest'uomo, o divino, uno che ha abbandonato ". " E perch, caro maestro di scuderia, costui uno che ha abbandonato ? ". " Egli, o divino, uno che ha abbandonato, virtuoso per aver realizzata la dottri na, virtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gli elem enti salutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per m ancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri ". " Virtuoso certo colui che ha abbandonato, caro maestro di scuderia, virtuoso pe r avere realizzata la dottrina, virtuoso per avere realizzata la calma, virtuoso per avere realizzati gli elementi salutari, virtuoso per avere realizzate azion i propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione ver so gli esseri. Pertanto verso questo anacoreta, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio". " S, o divino ", cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipas si, diresse il cocchio verso l'anacoreta. Allora, o monaci, il giovane Vipassi d isse all'anacoreta: " Tu, o caro, chi sei, il tuo capo non come quello degli altri, le tue vesti non sono come quelle degli altri? ". " Io, o divino, sono un anacoreta ". " E come, o caro, tu sei un anacoreta? ". " Io sono, o divino, un anacoreta, virtuoso per aver realizzata una dottrina, vi rtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gli elementi s alutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanz a di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri ". 15. Allora, o monaci, il giovane Vipassi disse al maestro di scuderia: " Pertanto, caro maestro di scuderia, ritorna con il cocchio al palazzo reale, i o invece rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandoner la casa per l 'anacoretismo". " S, o divino ". E cos il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, ritorn col cocchio al palazzo reale. Invece il giovane Vipassi, proprio, rasi capelli e barba, indossa to l'abito giallo, abbandon la casa per l'anacoretismo. 16. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande moltitudine, 84.000 u omini, ud: " certo il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito gi allo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo" ed a coloro che udivano cos fu: "o certo allora la dottrina e la regola non sono l'ultima cosa, l'abbandonare la ca sa non l'ultima cosa, se il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'a bito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo. E se il giovane Vipassi, ra si capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciato la casa per l'anacoret ismo, perch non lo faremo anche noi ? ".

Allora, o monaci, quella grande moltitudine, 84.000 uomini, rasi capelli e barba , indossato l'abito giallo, seguirono il Bodhisatta Vipassi, che aveva lasciato la casa per l'anacoretismo. Allora circondato da quella schiera, il Bodhisatta V ipassi percorse elemosinando i villaggi, la campagna e la capitale del regno. 17. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, mentre rimaneva appartato in solitu dine, sorse nella mente questa considerazione: "proprio cos, in questo mondo io v ivo in un ambiente troppo affollato, forse io dovrei vivere da solo, separato da lla schiera". Allora, o monaci, il Bodhisatta Vipassi dopo qualche tempo visse solo, separato dalla schiera. E da una parte andarono gli 84.000 pellegrini, dall'altra il Bodh isatta Vipassi. 18. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che si era ritirato in una casa, ap partato in solitudine, sorse nella mente questo pensiero: " Miseramente, certo, costruito questo mondo: sorge, declina, muore, trapassa e risorge. N invero si co nosce uno scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte. Ma non potr essere trov ato lo scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte? ". Ed, o monaci, al Bodhi satta Vipassi cos fu: " dove risiede il perdurare della vecchiaia e della morte, dove il fondamento della vecchiaia e della morte?". Allora, o monaci, al Bodhisa tta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante c ertezza: " nella nascita il perdurare della vecchiaia e della morte, la nascita il fondamento della vecchiaia e della morte". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della nascita , quale il fondamento della nascita ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nell'esistenza il perdurare della nascita , l'esistenza il fondamento della nascita". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare dell'esistenz a, quale il fondamento dell'esistenza ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nell'attaccamento il perdurare dell'esist enza, attaccamento, fondamento dell'esistenza". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare dell'attaccam ento, quale il fondamento dell'attaccamento? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella sete il perdurare dell'attaccamento , la sete il fondamento dell'attaccamento". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della sete, q uale il fondamento della sete ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella sensazione il perdurare della sete, la sensazione il fondamento della sete". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della sensazi one, quale il fondamento della sensazione? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante, certezza: " nel contatto il perdurare della sensazio ne, il contatto il fondamento della sensazione". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il perdurare del contatto, quale il fondamento del contatto ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centrava la sua attenzione , sorse chiara, realizzante certezza: " nei sei organi del senso il perdurare de l contatto, i sei organi del senso sono il fondamento del contatto". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il perdurare dei sei organi del senso, quale il fondamento dei sei organi del senso?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in nome e forma il perdurare dei sei orga ni del senso, nome e forma sono il fondamento dei sei organi del senso ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos su: " dove il perdurare di nome e for ma, quale il fondamento di nome e forma?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centrava la sua attenzione , sorse chiara, realizzante certezza: " in vinnana il perdurare di nome e forma,

vinnana il fondamento di nome e forma". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare di vinnana qu ale il fondamento di vinnana ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in nome e forma il perdurare di vinnana, nome e forma il fondamento di vinnana''. 19. Allora al Bodhisatta Vipassi cos fu: "da nome e forma si ritorna a vinnana e avanti non si va. Proprio per questo si sorge, si declina, si muore, si trapassa , si risorge: nome e forma fondamento a vinnana, vinnana fondamento a nome e for ma: nome e forma fondamento ai sei organi del senso, i sei organi del senso sono fondamento a contatto, contatto fondamento a sensazione, sensazione fondamento a sete, sete fondamento ad attaccamento, attaccamento fondamento ad esistenza, e sistenza fondamento a nascita, nascita fondamento a vecchiaia e morte, vecchiaia , morte, angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione si perpetuano, cos l'o rigine dell'intero complesso del dolore ". " Origine, origine", o monaci, al Bodhisatta Vipassi, in questi non prima uditi elementi, sorse l'occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere , sorse la visione. 20. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di ve cchiaia e morte, con la fine di che la fine di vecchiaia e morte? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la nascita non vi il non perdurare di vecchiaia e morte. Colla fine della nascita la fine di vecchiaia e morte". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di nascit a, con la fine di che la fine di nascita?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipa ssi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per l'esistenza non vi il non perdurare della nascita, colla fine dell'esiste nza vi la fine della nascita ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di esiste nza, con la fine di che la fine di esistenza?". Allora o monaci, al Bodhisatta V ipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certez za " per attaccamento non vi il non perdurare di esistenza, con la fine di attac camento vi la fine di esistenza ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu " dove il non perdurare di attacca mento, con la fine di che la fine di attaccamento ? ". Allora, o monaci, al Bodh isatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzant e certezza: " per la sete non vi il non perdurare di attaccamento, con la fine d ella sete vi la fine dell'attaccamento ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "do il non perdurare di sete, con la fine di che la fine di sete?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la sensazione non vi il non perdurare di sete, con la fine di sensazione vi la fin e di sete". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il non perdurare di sensazi one, con la fine di che la fine di sensazione?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: i' per il contatto non vi il perdurare di s ensazione, con la fine del contatto vi la fine di sensazione ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dov' il non perdurare di contatto , con la fine di che la fin di contatto? ". Allora o monaci, al Bodhisatta Vipas si, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per i sei organi del senso non vi il non perdurare di contatto, con la fine de i sei organi del senso vi la fine del contatto". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare dei sei o rgani del senso, con la fine di che la fine dei sei organi del senso?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse c hiara, realizzante certezza: " per nome e forma non vi il non perdurare dei sei organi del senso, con la fine di nome e forma vi la fine dei sei organi del sens o". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, cos fu: " dove il non perdurare di nome

e forma, con la fine di che la fine di nome e forma?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per vinnana non vi il non perdurare di no me e forma, con la fine di vinnana vi la fine di nome e forma". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il non perdurare di vinnana , con la fine di che la fine di vinnana?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per nome e forma non vi il non perdurare di vinnana, colla fine di nome e forma vi la fine di vinnana". 21. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " raggiunta da me una interio re via per l'illuminazione; per essa dalla fine di nome e forma fine a vinnana, dalla fine di vinnana fine a nome e forma, dalla fine di nome e forma fine ai se i organi del senso, dalla fine dei sei organi del senso fine al contatto, dalla fine del contatto fine a sensazione, dalla fine della sensazione fine a sete, da lla fine della sete fine ad attaccamento, dalla fine dell'attaccamento fine ad e sistenza, dalla fine dell'esistenza fine a nascita, dalla fine della nascita son o finiti vecchiaia, morte, angoscia, lamento, sofferenza, agitazione, e proprio cos la fine dell'intero complesso del dolore". " Fine, fine ", o monaci, al Bodhisatta Vipassi in questi non prima uditi elemen ti, sorse l'occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sors e la visione. 22. Allora, o monaci, il Bodhisatta Vipassi dimor sperimentando (12) il sorgere e lo sparire del quintuplo complesso dell'attaccamento " questa la forma, questo il sorgere della forma, questo lo sparire della forma; questa la sensazione, que sto il sorgere della sensazione, questo lo sparire della sensazione, questa la c oscienza, questo il sorgere della coscienza, questo lo sparire della coscienza; questi i sankhara, questo il sorgere dei sankhara, questo lo sparire dei sankhar a; questo vinnana, questo il sorgere di vinnana, questo lo sparire di vinnana. E dimorando nell'osservazione del quintuplo complesso dell'attaccamento, dopo no n molto con la liberazione da ogni asava emancip la mente. SECONDA PARTE FINE TERZA PARTE

1. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, cos fu: " e se io ora esponessi la Dottrina? ". Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato , cos fu: " raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi di piacere, ardua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco d a ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estin zione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia". 2. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti: Con difficolt certo esporrei ci che raggiunsi. Gli immersi nella passione e nella ripulsione da questa dottrina non sono ben il luminabili. Ci che va contro corrente (13), sottile, profondo, nascosto,

Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della [tenebra, non vedono. Cos, o monaci, la mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sve gliato, propendeva alla inazione, non all'esposizione della Dottrina. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mente di Vi. passi, i l Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: " perir certo il mondo, perir certo il mondo se la mente; di Vipassi propende all'inazione, non all'esposizion e della Dottrina ". 3. Allora, o monaci, il Maha Brahma, come un uomo forte distende un braccio pieg ato, o piega un braccio disteso,: proprio cos scomparendo dal mondo di Brahma, ap parve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Al lora, o monaci, il Maha Brahma, toccando il mantello sulla spalla destra, umilia ndo a terra le ginocchia innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfetta mente Svegliato, giunte le mani cos parl a Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, per fettamente Svegliato: " Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga i Benvenuto la Dottrina: v i sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ". 4. Cos essendo stato detto, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sv egliato, disse al Maha Brahma cos: " A me o Brahma cos fu: ' e se io esponessi la Dottrina ' e allora, o Brahma, a m e cos fu: ' Raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi al piacere, ardua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco d a ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estin zione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia'. Allora, o Brahma, mi vennero naturalmen te in mente questi versi mai prima sentiti: Con difficolt certo esporrei ci che raggiunsi. Gli immersi nella passione e nella ripulsione da questa dottrina non sono ben il luminabili. Ci che va contro corrente, sottile, profondo, nascosto, Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della tenebra, non vedono . Cos, o Brahma, la mia mente propende all'inazione, non all'esposizione della Dott rina". 5. Per la seconda volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: "Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; v i sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ". 6. Per la terza volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime S anto, Perfetto, perfettamente Svegliato: "Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; v i sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ". Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sentita la richiesta del Brahma, mosso da compassione per gli esseri, osserv con l'occhio rischiarato il mondo. E vide, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato, osservando il mondo con occhio rischiarato, esser i poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienz a, e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo. Come in un lago con loti azzurri, o rossi, o bianchi, alcuni loti azzurri, o ro ssi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua, sono immersi nell'acqua

e dentro immersi si nutrono; altri loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'a cqua, sviluppati nell'acqua stanno a fior d'acqua; ed altri loti azzurri, o ross i, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua emergono dall'acqua, non ba gnati dall'acqua, proprio cos, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, per fettamente Svegliato, osservando il mondo con l'occhio rischiarato, vide esseri poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con b uoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienza e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo. 7. Allora, o monaci, il Maha Brahma, osservati questi pensieri nella mente di Vi passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse a Vipassi , il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, coi versi: Come chi dall'asceso picco, dalla cima del monte le genti intorno guarda, cos, o saggio, dall'ascesa vetta della Dottrina, occhio onniveggente, tu che non ardi, le infocate genti, soggette al nascere e all'invecchiare, osser va, e nel mondo, eroe vittorioso, opera, e, guida immacolata, conduci. Esponga il Sublime la Dottrina, vi sar chi ben la impara. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rispose al Maha Brahma con i versi: Aperta a costoro la porta del non pi morire. La varchino coloro che vogliono rettamente sapere. Conscio della repulsione dell e umane genti prima non volli enunciare la verace, profonda Dottrina, o Brahma. Allora, o monaci, il Maha Brahma disse: " mi diede la promessa Vipassi, il Subli me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, di esporre la Dottrina ". E salutat o Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, girato sulla des tra di l disparve. 8. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, cos fu: "a chi io dunque per primo esporr la Dottrina, chi facilmente imparer la Dottrina ? ". Allora, monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " Khanda, figlio di re, Tissa, figlio del brahmano di corte, abitano a Ba ndhumati; la capitale, colti, pieni d'esperienza, intelligenti, maturi, di natur a poco passionale. E se io esponessi la Dottrina per primi a Khanda figlio di re e a Tissa figlio del brahmano di corte, questi rapidamente imparerebbero la Dot trina". Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, come un uomo forte distende un braccio piegato o piega un braccio disteso, propr io cos, sparendo dal tronco dell'albero dell'illuminazione, apparve presso la cap itale Bandhumati, in Khema, nel parco delle Antilopi. 9. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliat o, si rivolse al guardiano del parco: "Ehi tu caro guardiano del parco, va nella capitale Bandhumati e a Khanda, figli o di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos parla: Vipassi, il Sublime Sa nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, o signori, venuto nella capitale Bandhum ati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi". " S, o signore " e, o monaci, il guardiano del parco, obbedendo a Vipassi, il Sub lime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rec nella capitale Bandhumati, ed a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos disse: "Vipassi, o signori, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, venuto nella capitale Bandhumati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desi dera vedervi ". 10. Allora, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di cort e, fatto apprestare un ben domo equipaggio, saliti sul ben domo equipaggio, si m ossero dalla capitale Bandhumati e andarono per il parco delle Antilopi, col ben domo equipaggio, sin dove il terreno era carrozzabile, indi, scesi dal cocchio,

proseguendo a piedi, si diressero l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto , perfettamente Svegliato, salutatolo si sedettero accanto. 11. Ad essi Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sull'elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunz ia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed il Sublime fece loro nota la me nte chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origi ne, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto co lore riceve, proprio cos a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: "qu esta proprio la Dottrina dell'origine, questa la Dottrina della totale estinzion e ". 12. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la D ottrina, imparata la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta l'autosufficienza, liberi da ogni dipendenza, cos dissero a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizza sse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito di mos trasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le f orme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o sign ore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere pres so il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ". I3. E, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, ot tennero presso Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'or dinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfet tamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente l oro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, istruiti, incitati, rallegrati e rassere nati, dopo non molto fu libera la mente. 14. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande folla di circa 84.000 uomini ud: "Vipassi, certo, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nella capitale Bandhumati e dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sguito di Vipassi , il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba indo ssato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo". A coloro c he udivano cos fu: " questa non una inferiore dottrina e regola, non un'inferiore ordinazione, se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, ra si capelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'a nacoretismo. E se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, a l sguito di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi ca pelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacor etismo, perch non sar anche per noi cos ? ". Allora, o monaci, una grande folla di circa 84.000 uomini uscita dalla capitale Bandhumati si diresse a Khema, al parco delle Antilopi, la dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, ed avvicinatasi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si sedette accanto. 15. A costoro Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenn e un regolare discorso, cio un discorso sull'elemosina, un discorso sulla condott a, un discorso sulla trascendenza, e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rin unzia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la ment e chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente s erena, ed illustr in breve la Dottrina segnata dai Buddha; il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos a questi 84.000 uomini, mentre l s'erano seduti, sorse limpid o e chiaro l'occhio della Dottrina : " questa proprio la Dottrina dell'origine, questa; la Dottrina della totale estinzione". l6. E costoro, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la

Dottrina, imparata la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza , superato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato dissero: " meravig lioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci ch e era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse l a strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; co s con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, pre ndiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Su blime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ". 17. E, o monaci, gli 84.000 uomini ottenne." presso Vipassi, il Sublime Santo, P erfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipas si, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dott rina, li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la r inunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, i struiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la mente . 18. Udirono i primi 84.000 pellegrini 14: " certo Vipassi, il Sublime Santo, Per fetto, perfettamente Svegliato, apparso nella capitale Bandhumati, dimora in Khe ma nel parco delle Antilopi ed espone la Dottrina ". Allora, o monaci, gli 84.00 0 pellegrini si diressero alla capitale Bandhumati, in Khema, nel parco delle An tilopi, l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si sedettero accanto. 19. Ad essi Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sulla elemosina, un discorso sulla condotta , un discorso sulla trascendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinun zia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente ser ena, ed illustr in breve la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos agli 84.000 pellegrini, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: " questa proprio la Dottrina dell'origine, que sta la Dottrina della totale estinzione ". 20. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la D ottrina, impara la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, su perato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vi passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, dissero: " meraviglio so, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che e ra rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la s trada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos co n pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendi amo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Subli me l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ". 21. E, o monaci, questi 84.000 pellegrini, ottennero presso Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi su lla Dottrina istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla dottrin a, istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la m ente. 22. Dunque cos in quel tempo, o monaci, nella capitale Bandhumati venne a trovars i una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci. Allora, o monaci, a Vipassi, i l Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, ritirato in solitudine, sors e questo pensiero: "ora nella capitale Bandhumati si trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai monaci: ' aggiratevi, o monac i, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in du e andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo , letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente

perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il pa timokkha (15)'". 23. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mente d i Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. E come un uomo f orte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos, scompa rendo dal mondo di Brahma, apparve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto , perfettamente Svegliato. Allora, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mante llo la spalla destra, umiliando a terra le ginocchia, giunte le mani, cos parl a V ipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: " Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o sign ore, il Sublime ai monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gio ia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, peri rebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo ogni sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha. Cos disse il Maha Buddha. E cos avendo detto, salutato Vipassi il Sublime Santo, P erfetto, perfettamente Svegliato, girando sulla destra di l spar. 24. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sveglia to, sul far della sera, uscito dal ritiro, si muove ai monaci: " Proprio a me, ritirato in solitudine, sorse questo pensiero: 'ora nella capita le Bandhumati si trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io p rescrivessi ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degl i di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letific ante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero , essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate ne lla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha". 25. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mia men te. E come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso , proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, mi apparve innanzi. Allora, o mon aci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla destra, umiliando a terra le ginocchia innanzi a me, giunte le mani cos mi parl: ' Proprio cos, o Sublime, pr oprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera di monaci si trova nella c apitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o signore, il Sublime ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti per l a compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete` la Dottrina, letificante nel principio, let ificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la co mpleta totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natur a poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buon i discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'. Cos disse il Maha Brahma. E cos avendo detto, salutat omi, girando sulla destra di l spar. 26. Ed io annuncio, o monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrin a letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, ,li natura poco passionale, che, privi della Dottrina, per irebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni rito rnate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'". Cos, o monaci, i monaci proprio da quel giorno andarono in giro per il paese.

27. In quel tempo, o monaci, vi erano 84.000 dimore (per i monaci) nel Jambudipa (16). E come fin la prima stagione delle piogge gli di fecero udire una voce: fin ita, o venerabili, la prima stagione delle piogge. Ora rimangono cinque stagioni delle piogge, dopo la quinta stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capit ale Bandhumati per esporre il patimokkha". Ed essendo finita la seconda stagione delle piogge, gli di fecero udire u na voce: " finita, o venerabili, la seconda stagione delle piogge. Ora rimangono quattro stagioni delle piogge, dopo la quarta stagione delle piogge dovrete diri gervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha". Ed essendo finita la terza stagione delle piogge, gli di fecero udire u na voce: " finita, o venerabili, la terza stagione delle piogge. Ora rimangono tr e stagioni delle piogge, dopo la terza stagione delle piogge dovrete dirigervi a lla capitale Bandhumah per scoprire il patimokkha"` Ed essendo finita la quarta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la quarta stagione delle piogge. Ora rimangono due stagioni delle piogge, dopo la seconda stagione delle piogge dovrete diriger vi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha" Ed essendo finita la quinta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la quinta stagione delle piogge. Ora rimane una sola stag ione delle piogge. Dopo la prima stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati p er esporre il patimokkha Ed essendo finita la sesta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la sesta stagione delle piogge. Ora tempo che ritorniate, dirigendovi alla capitale Bandhumati, per esporre il patimokkha". Allora, o monaci, i monaci e per i poteri soprannaturali di ciascuno, e per i po teri soprannaturali degli di, dirigendosi alla capitale Bandhumati, in un solo gi orno quivi convennero. 28. Dunque, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sveglia to, espose innanzi alla schiera dei monaci il patimokkha": Sopportazione, autocontrollo e perseveranza, estinzione supremamente insegnano i Buddha; colui che uscito nessuno ingiurii; l'asceta non sia ad alcuno ostile. Non esser causa di alcun male, ma origine di cose salutari, purificare la mente, questo il messaggio dei Buddha. Non essere insolenti, non ingiurianti, ma dal patimokkha essere moderati e soli nel cibo e nel riposo, frenati, frenati alla concentrazione della mente, questo il messaggio dei Buddha. 29. Io stesso, o monaci, un tempo dimoravo ad Ukkatthaya, nel bosco di Subhaga, al tronco di un albero di sala. Allora, o monaci, mentre ero ritirato in meditaz ione sorse questo pensiero nella mia mente: " la dimora degli di Suddhavasa (17) non fu da me precedentemente abitata e da lungo tempo lo solo dagli di Suddhavasa e se io ora mi dirigessi verso gli di Suddhavasa?". Allora, o monaci, come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un bra ccio disteso, proprio cos da Ukkatthaya, dal bosco di Subhaga, dal tronco di un a lbero di sala sparito comparvi agli di Aviha. Qui un'assemblea di di, alcune migli aia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata, salutatomi si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero: "Fu nel 91 evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettame nte Svegliato, sorse nel mondo Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettament e Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu d i famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegl iato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illuminazion e al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettament e Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, ec celsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.

800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vi passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu pad re il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos l a concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota d ella dottrina E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed e ssendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Sub lime qui siamo risorti". 30. E qui, o monaci, un'assemblea di di, di alcune migliaia di di, di alcune centi naia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata, ed avendomi salutato, si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero: "In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime Santo, Perfetto, perfetta mente Svegliato apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita nobile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente danneg giabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime, o Vener abile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggallana, eccelsa nob ile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monac i. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava . Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale attendent e, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabile, fu l a rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illumin azione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di atta ccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti". 3l. Allora, o monaci, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Atappa, poi cogli di A tappa e cogli di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassa, cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassi, co gli di Sudassa, cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi dagli di Akanittha. Quivi , o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di si diressero verso di me, ed essendosi avvicinata, e salutatomi si sedettero accanto. Accanto seduti, o mona ci, gli di mi dissero: " Fu nel 9l evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettam ente Svegliato, sorse nel mondo. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu d i nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu d i famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegl iato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illuminazion e al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettament e Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, ec celsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli ato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, P erfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, le tre classi furono di discepol i tutti liberi dagli asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sv egliato, o Venerabile, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente

Svegliato, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos l a messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sen soriali, presso Vipassi il Sublime qui siamo risorti". 32. Quivi, o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di, alcune centinaia d i di si diressero verso di me ed avendomi avvicinato, ed avendomi salutato si sed ettero accanto. Accanto seduti gli di cos mi dissero: " In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime, Sublime Santo, Perfetto , perfettamente Svegliato, apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nasci ta nobile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilm ente danneggiabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Subli me, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggalana, e ccelsa nobile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monaci. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi d agli asava. Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale attendente, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venera bile, fu la rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la supre ma illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signo re, avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai deside ri di attaccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti ". 33. Cos, o monaci, questa regola universale ben nota al Sublime. Il Compiuto per la conoscenza di questa regola universale ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il ci rcolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ric orda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principa li discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio c os furono questi Sublimi "". Cos disse il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Sublime. MAHAPADANA SUTTANTA FINE NOTE 1) Benares 2) Il Sublime non pu penetrare la mente degli antichi Svegliati perch totalmente e stinti; solo attraverso agli dei del mondo di Brahma, che, nella loro lunghissim a esistenza, furono contemporanei degli antichi Svegliati, che il Sublime viene a sapere ogni cosa su costoro. 3) Colui che possiede l'elemento Bodhi od illuminazione. Nome che compete coloro che stanno per diventare Buddha. 4) Una classe di di inferiori al mondo di Brahma. 5) Diviene cio consustanziale al retto comportamento che necessariamente ti reali zza in lei. 6) Anche qui la castit necessaria ed assoluta conseguenza del portare nel ventre il Bodhisatta. 7) La madre del Bodhisatta raggiunge nei riguardi del proprio corpo e di quello del Bodhisatta la lucida chiarezza che si realizza colla pratica dei quattro jha na. 8) Anche le dee della Grecia avevano le loro gravidanza di 10 mesi. 9) Sulle mani, sui piedi, sulle spalle, e sulla schiena. 10) Vipassi = Vi + passi = buon veggente. 11) Intesa come possibilit quasi necessit di esistere.

12) Sperimentando, realizzando su piano ontologico. Cio non solo riconoscendo la logicit, veridicit dell'asserzione, ma vivendola in tutti i piani che tanti mano g li si andavano schiudendo. 13) La corrente del Samsara. 14) I primi che avevano seguto Vipassi, prima della sua illuminazione. 15) Pubblico esame cui ciascun monaco sottopone il suo comportamento. 16) L'Isola del Melograno, l'India propriamente detta. 17) Una classe di di del mondo di Brahma comprendenti pi cori. UDANA(1) (DETTI ISPIRATI O VERSI DI ESALTAZIONE) CAPITOLO I BODHI (IL RISVEGLIO) Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava, sulla riva del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della Bodhi, avendo proprio allora conseg uito la perfetta illuminazione. Ora, in quella occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni (2) in una particolare posizione (3) sperimentando la beatitud ine della Liberazione. Quindi il Beato, trascorsi quei sette giorni, durante la prima vigilia della notte, riprendendosi da quell'estasi meditativa (samadhi), v olse attentamente il pensiero alla nascita delle cause l'un l'altra condizionate (paticca-samuppdda), secondo l'ordine diretto, cos: "in questa [condizione di] e ssere, ci si verifica; per il fatto che ci nasce, quest'altro nasce, cio: condizion ati dall'ignoranza (avijja), gli elementi dell'esistenza (sankhara); condizionat o dagli elementi dell'esistenza, [lo stato di] coscienza (vinnana); condizionati dallo stato di coscienza, nome-e-forma (nama-rupa); condizionate da nome-e-form a, le sei sfere d'azione sensoria (salayatana = i cinque sensi pi il mentale), co ndizionata dalle sei sfere di azione sensoria la percezione (phassa); condiziona ta dalla percezione, la sensazione (vedana); condizionata dalla sensazione, la s ete [di esistenza] (tanha); condizionato dalla sete [di esistenza] il legame [ve rso una particolare vita] (upadana); condizionata dal legame, l'esistenza (bhava ); condizionata dall'esistenza, la nascita (jati); condizionati dalla nascita, v engono ad esistere vecchiaia-e-morte (jara-marana), dolore, lamento, sofferenza, tormento e disperazione. Cos avviene la nascita di tutto questo insieme di Male" . Quindi il Beato, avendo intuito il significato di ci, profer in quel momento quest o verso ispirato: "Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt (dhamma) al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora svaniscono i suoi dubbi, dacch e gli gi conosce la contingente realt e le sue cause". 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione..... (ecc., come sopra) Quindi il Beato, sorgendo da quell'estasi medita tiva, durante la vigilia di mezzo della notte, volse attentamente il pensiero al la nascita condizionata delle cause in senso inverso, cos: "non essendovi questa [condizione di] essere, ci non si verifica: per il fatto che ci cessa, [quest'altr o] cessa di essere, e cio: cessando l'ignoranza, si ha la cessazione degli elemen ti dell'esistenza: cessando gli elementi dell'esistenza, cessa [lo stato di] cos cienza: cessando lo stato di coscienza, cessano nome-e-forma: cessando nome-e fo rma, cessano le sei sfere di azione sensoria: cessando le sei sfere di azione se nsoria, cessa la percezione: cessando la percezione, cessa la sensazione: cessan do la sensazione, cessa la sete: cessando la sete, cessa il legame: cessando il legame, cessa l'esistenza: cessando l'esistenza, cessa la nascita; cessando la n ascita, cessano vecchiaia-e-morte, dolore, lamento, sofferenza, tormento e dispe razione. Cos avviene la cessazione di tutto questo insieme di Male". Quindi il Be ato, avendo intuto il significato di ci proffer in quel momento questo verso ispira

to: "Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt al brahmana che, ardente di ascesi, medita, allora svaniscono tutti i suoi dubbi, dacch egli ha conosciuto i l dileguarsi delle cause". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato (ecc., come sopra) ... .Quindi il Beato, riprendendosi da quell'estasi meditativa, durante l'ultima vig ilia della notte, consider attentamente la nascita condizionata delle concause in entrambo i sensi, quello diretto e quello indiretto, cos: "Quando c' quest o, si verifica questo. Quando questo non c', questo altro non c'; quando questo ce ssa, quest'altro cessa, e cio: condizionato dalla Ignoranza (ecc., come nel precedente paragrafo)...Cos viene ad esistere tutto questo insieme di Male. Quand o, invece, si dilegua e cessa senza residui l'Ignoranza, si ha la cessazione deg li elementi dell'esistenza (ecc., come nel precedente paragrafo) In tale modo si ha la cessazione di tutto questo complesso di Male". Perci il Beato, avendo intuito il significato di tutto ci, in quel momento profer q uesto verso ispirato: "Allorch, invero, si rivelano gli elementi della realt al brahmana ardente di asce si, meditante, allora egli si erge, avendo messo in rotta l'esercito di Mara, co me il sole quando irraggia nel cielo". 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato dimorava ad Uruvela, s ulla sponda del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della bodhi, avendo propri o allora conseguito l'Illuminazione. Ora, in quell'occasione, il Beato rimase as siso per sette giorni in quella particolare posizione, sperimentando la beatitud ine della Liberazione. Indi il Beato, trascorso il periodo di sette giorni, si r iprese da quell'estasi meditativa. Avvenne che un certo brahmana della Huhumka-jajati venne dove si trovava il Beat o e, avvicinandosi a lui, lo salut amichevolmente, e, dopo che i due si furono sc ambiati saluti e convenevoli, si pose accanto a lui. Stando in piedi [in segno d i rispetto] presso di lui, quel brahmana interpell il Beato, dicendo: " Ti prego, caro (5) Gotama, in che misura [si pu dire che] uno brahmana e, inoltre, quali s ono gli elementi che costituiscono un brahmana?". Allora il Beato, avendo intuit o il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Quel brahmana che ha fugato da s i cattivi elementi non dice " huhum"(4 a), [ma] privo di impurit e si controlla, versato nei Veda (6) e vive una vita da brahmana (casta), un siffatto brahmana pu parlare del Brahman giustamente, proprio lui, nel quale non vi sono escrescenze (7) verso questo mondo!". 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, nel boschetto Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza i ven erabili Sariputta, 1 Mogallana il Grande, Kassapa il Grande, Kaccayana il Grande ed inoltre i venerabili Anuruddha, Revata, Devadatta ed Ananda vennero l dove si trovava il Beato. E quando il Beato vide quei venerabili da lontano, mentre si avvicinavano, alla loro vista disse a i monaci: "Monaci, costoro sono dei brahmana che vengono, sono brahmana, costoro che vengono!" A queste parole un certo monaco, brahmana di nascita, disse al Beato: "O Signore , in che misura [si pu dire che] uno sia brahmana, e, inoltre, quali sono gli ele menti che costituiscono un brahmana?". Allora il Beato, intendendo il significat o di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Avendo fugato da s i cattivi elementi, coloro che procedono sempre consapevolmen te, i Risvegliati che hanno distrutto i legami, costoro sono certamente nel mondo i brahmana!".

6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato dimorava presso Rajagah a nel Bosco dei Bamb (Veluvana), nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli (Kala ndakanivapa). Ora, in quell'occasione, il venerabile Maha-Kassapa stava nella Gr otta del Fico (Pipphala-guha), malato, afflitto e colpito da dura sofferenza. Pi tardi, essendosi sollevato da quella malattia, il venerabile Maha-Kassapa disse: " Che sarebbe se io andassi a Rajagaha per elemosinare?". In quello stesso mome nto pi di cinquecento di si occuparono intensamente per provvedere al cibo che Mah a-Kassapa voleva questuare. Ma il venerabile Maha-Kassapa rifiut i servizi di que i cinquecento di e, apprestandosi all'uscita mattutina, indossata la veste e pres a la ciotola, entr in Rajagaha per la questua, attraverso le strade ove abitavano i poveri ed i bisognosi, nel quartiere dei tessitori. Allora il Beato, intenden do il senso di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Chi non deve nutrire altri, che ignorato, domo, ben stabilito nell'essenza [del le cose], la cui adesione [al mondo] distrutta, i cui difetti sono espulsi, costui io chia mo un brahmana" 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava a Patali, presso il tempio di Ajakatapa, dimora dello yakkha (8 ) Ajakalapa. Ora, in quella occasione, il Beato se ne stava seduto all'aria aper ta in una notte scurissima e il dio del cielo gli faceva piovere addosso goccia a goccia. Allora lo yakkha Ajakalapa, volendo ispirare al Beato paura, costernaz ione ed orrore, avvicinatosi al Beato per ben tre volte gli url vicino il suo ulu lato, dicendo: "Vi un lemure per te, monaco!". Per il Beato, avendo intuito il si gnificato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "quando ha superato tutti gli elementi della realt che in lui stesso, il brahmana di l da questo lemure, con tutto il suo frastuono!". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerab ile Sangamaji (9) era venuto a Savatthi per vedere il Beato. Ora, colei che prec edentemente era stata la moglie di Sangamaji, senti che si diceva: "Il nobile Sa ngamaji venuto a Savatthi". Allora prese il suo bambino e se ne and al bosco Jeta . Ora, in quella occasione, il venerabile Sahgamaji se ne stava assiso sulla rad ice di un certo albero per il riposo meridiano. Allora colei che era stata in pr ecedenza la moglie del venerabile Sahgamaji gli and incontro, gli si avvicin e gli disse questo: "O monaco, nutri questo piccolo bimbo e me del pari". A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzioso. Cos, ancora una second a volta colei che era stata in precedenza la moglie del venerabile Sahgamaji rip et: "O monaco. nutri questo piccolo bimbo e me del pari !". A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzioso ed essa ripet una terza volta la stessa domanda ed il venerabile Sangamaji rimas e silenzioso. Allora lei pose il bimbo di fronte al venerabile Sangamaji e se ne and dicendo: "Questo tuo figlio, o monaco, nutrilo!", ma il venerabile Sangamaji n lo guard n gli disse verbo. E lei, che si era di poco allontanata, voltatasi, vi de che il venerabile Sangamaji n guardava il bambino n gli parlava. Vedendo ci essa pens: "Questo monaco non ha neppure bisogno del suo bambino". Allora torn indietr o, prese il bambino e se ne and via. Ora il Beato, col suo occhio divino, purificato tanto pi di quello che proprio ag li esseri umani, contemplando una tale impropriet, come quella compiuta da colei che era stata in precedenza la moglie di Sangamaji (10), ed intuendo il signific ato di ci, in quel momento proffer questo verso ispirato: "Non si rallegra quando essa arriva n soffre quando se ne va via. Sangamaji lo svincolato, questi io chiamo un brahmana" . 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Gaya, al Capo di Gaya. In quella circostanza un gran numero di asceti con la crocchia

(11), nelle fredde notti d'inverno fra gli ottavi [giorni prima e dopo il plenil unio] (12) all'epoca in cui cade la neve, s'immergevano ed emergevano dalle acqu e del Gaya, aspergendosi reciprocamente, e versavano l'oblazione sul fuoco sacri ficale, [intendendo:] "per questo mezzo si ottiene la purit". Ora il Beato, veden do un tale numero di asceti che agiva cos e, allo stesso tempo, intuendo il signi ficato di ci, proffer questo verso ispirato: "Non per l'acqua si diventa puri, anche se tanta gente ivi si bagna. Colui nel quale Verit e Buona Legge, costui puro, costui un brahmana" . l0. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Sava tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In questa stessa epoca Bahiya, dalla Veste di Scorza (? - Daruclriyo), risiedeva a Supparaka (13) in riva al ma re, dove era stimato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, p er cui aveva ricevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti per malattie. Ora, nella mente di Bahiya dalla Veste di Scorza, sor se questa considerazione: "Chiss che io sia uno di coloro che in questo mondo son o Arhat, oppure che abbia conseguito la via degli Arhat?". Allora una devota(14) , che in una sua esistenza precedente era stata un consanguineo di Bahiya dalla Veste di Scorza, presa da compassione e dal desiderio di beneficarlo, venne ove egli si trovava e disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: "Bahiya, tu non sei un A rhat, n hai raggiunto la via degli Arhat. Questa non la strada per la quale puoi divenire Arhat oppure raggiungere la via degli Arhat". "Ma allora - disse Baniya - a chi sono coloro che, nel mondo con i suoi deva, so no Arhat oppure hanno raggiunto la via degli Arhat?". ("Vi una citt, Bahiya, nelle regioni settentrionali, detta Savatthi. Ivi risiede quel Beato che un Arhat, un vero Risvegliato (samma-sambuddha). Egli davvero, o Bahiya, un Arhat e insegna la Legge che permette di raggiungere la condizione di Arhat". Allora Bahiya dalla Veste di Scorza, incitato da quella devata, lasci Supparaka e , fermandosi una sola notte [in ogni posto - ?] durante il viaggio (15), giunse dove il Beato si trovava, presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapin dika. Ora, in quella occasione, un gran numero di monaci passeggiava all'aria ap erta. Quando Bahiya dalla Veste di Scorza fu giunto presso quei monaci, chiese l oro: "Di grazia, Signori, dove si trova ora il Beato, che un Arhat, che il vero Risvegliato ? Noi desideriamo vedere questo Arhat che un Vero Risvegliato!". "Il Beato, o Bahiya, andato per le case a fare la questua di cibo". Allora Bahiya d alla Veste di Scorza si volt in fretta, lasci il bosco Jeta ed entr in Savatthi, do ve vide il Beato che questuava: egli era pieno di grazia, piacevole a guardarsi, con i sensi calmati, tranquillo di spirito, pieno di compostezza per il control lo su se medesimo, simile ad un elefante domo, attento e perfettamente addestrat o. Appena vide il Beato gli si avvicin, cadde [toccandogli] i piedi con la testa e gli disse: "O Signore, possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa Colui c he Bene Andato (Sugata) insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne abbia benefici o e felicit per lungo tempo!". A queste parole il Beato disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: "Sei venuto fuori tempo, Bahiya. Io sono ora entrato [in questa citt] per la questua". Indi una se conda volta Bahiya dalla Veste di Scorza [si rivolse] al Beato [e] gli disse: "Q uesta cosa (= il Phamma) difficile a conoscersi e pericolo di vita (= morte) sov rasta il Beato e me Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne riceva beneficio e felicit per l ungo tempo!". Allora, per la seconda volta, il Beato disse: "Sei venuto fuori te mpo, Bahiya. Io sono entrato ora per la questua". Ancora una terza volta Bahiya dalla Veste di Scorza disse al Beato: "Questa cosa , o Signore, difficile a conoscersi, e pericolo di vita sovrasta il Beato e me. Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buo na Legge, di modo che riceva beneficio e felicit per lungo tempo!". "Allora, Bahi ya, tu devi esercitarti: in ci che vedi ci deve essere solo ci che [da te] stato v isto, in ci che odi solo Ci che stato udito, in ci che pensi solo ci che stato pensa to in ci che conosci solo ci che stato conosciuto (16). Cos invero Bahiya, tu ti de

vi esercitare. Quando, Bahiya, in ci che hai visto ci sar soltanto ci che stato visto, in ci che ha i udito ci sar soltanto ci che hai udito, in ci che hai pensato ci sar soltanto ci ch e hai pensato in ci che hai conosciuto ci sar soltanto ci che hai conosciuto allora , o Bahiya, poich non esister per te un quindi" non ci sar neppure un "perci". E qua ndo O Bahiya, tu non avrai pi un "perci", ne deriva che per te non ci sar n un " qui " n un " di l " e neppure un" di mezzo ad entrambo ". Questa sar la fine del Male" . Quindi Bahiya dalla Veste di Scorza in seguito a questo insegnamento conciso del la Buona Legge del Beato, mediante l'atto di non aderire (16a) sciolse la mente dai vincoli. Cos il Beato, dopo aver ammonito Bahiya con il suo insegnamento conc iso, se ne and via. Ora avvenne che, non molto tempo dopo la partenza del Beato, un vitello assal Bah iya dalla Veste di Scorza, privandolo della vita. Il Beato dopo aver girato per Savatthi in cerca di cibo, ritornato dalla sua questua ed avendo mangiato mentre lasciava la citt con un grande seguito di monaci, vide che Bahiya dalla Veste di Scorza era giunto al termine della sua vita. Vedendolo, disse ai monaci: "Monac i, raccogliete il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza. Portate una barella, po rtatelo via, bruciatelo e innalzate [sulle sue ceneri] un thupa (17), poich uno c he ha Compiuto la brahmanica disciplina assieme a voi giunto al termine dei suoi d". "S Signore", risposero i monaci al Beato. Raccolsero il corpo, chiamarono per una barella, ve lo caricarono sopra e lo bruciarono e, quando ebbero innalzato un j thupa, vennero dal Beato, lo salutarono e si sedettero da una parte. Seduti che furono quei monaci da parte dissero al Beato: "Signore il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza stato arso ed un thupa stato innalzato. Quale la sua sorte, qual e il suo destino?". "Un saggio o monaci fu Bahiya dalla Veste di Scorza; egli praticava il Dhamma inferiore in vista del Dhamma e non mi ha assillato per quanto intimamente riguarda l'insegnamento del Dhamma. Ha raggiunto il Nibbana, O monaci Bahiya dalla Veste di Scorza". Allora il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel particolare momento quest o verso ispirato: "Laddove acqua, terra, fuoco ed aria non hanno fondamenti dove non risplendono l e stelle n rifulge il sole, ivi non brilla la luna ivi non si conosce tenebra. Allorch l'asceta, il brahmana, mediante [La scienza di] se stesso e mediante il silenzio ha saputo, allora si libera da forma e non-forma da piac ere e dolore!". CAPITOLO II MUCALINDA (18) Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Uruvela, sulla riva del fiume Nerarijara, assiso sulla radice di un [albero] mucalinda ( 18), avendo proprio allora col seguito il Perfetto Risveglio. Ora, in quell'occa sione, il Beato rimase assiso per sette giorni in una particolare posizione, spe rimentando la beatitudine conseguentemente alla Liberazione. Ora, in quella circ ostanza, scoppi una tempesta di pioggia fuori stagione, sicch per sette giorni vi fu pioggia, venti freddi e cattivo tempo. Allora Mucalinda, re dei Naga, uscendo dalla sua tana, si ravvolse sette volte attorno al corpo del Beato con le sue s pire e rimase a coprire col suo grande cappuccio il capo del Beato, [ pensando]: "Non disturbino il Beato calore, freddo, contatto di mosche, zanzare ed esseri striscianti!". Quindi, trascorsi sette giorni, il Beato si riprese da quell'esta si meditativa e Mucalinda, re dei Naga, vedendo che il cielo era terso e libero da nuvole, sciolse le sue spire dal corpo del Beato, [indi,] ritirando la sua pr opria forma, assunse la forma di un giovane, che si pose dinanzi al Beato renden dogli omaggio con le mani giunte (19). Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento questo vers

o ispirato: a Felice la solitudine di colui che si rallegra, avendo appreso la Buona Legge e d avendo acquistato la Visione! Felice la libert dalla sofferenza nel mondo ed il ritegno [dal danneggiare] le cr eature! Felice la libert dalle passioni in questo mondo, ed il superamento dei desideri! Che ci si sciolga dalla vanit dell"' ego ", questa la suprema felicit". 2. Cos da me stato udito. In una certa occasiona, il Beato se ne stava presso Sav atthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, fr a un gran numero di monaci che, dopo il pasto, erano tornati dalla questua e si erano riuniti e seduti assieme nella sala di servizio, si venne casualmente a pa rlare [di questo argomento]: "Quale, o fratelli, di questi due re, il re di Maga dha Seniya Bimbisar e Pasenadi di Kosala (20), il pi ricco, ha le pi grandi proprie t, ha i maggiori tesori, ha le maggiori province, ha maggior numero di carri, il pi forte, il pi potente, il pi autorevole?". Questo discorso casuale non era ancora finito quando il Beato, alzandosi dal suo ritiro, verso sera se ne venne a quel la sala di servizio e, entrato, sedette su un sedile che gli era stato apprestat o. Una volta seduto il Beato domand ai monaci: "Ditemi, o monaci, in quale conver sazione vi stavate intrattenendo, qui seduti e radunati, e quale il vostro disco rso casualmente incompiuto?". "Qui, o Signore, dopo il pasto, ritornati dalla qu estua Si venuti casualmente a parlare quale dei due re fosse il pi ricco, il pi potente, eccetera Questo il discorso casuale restato incompiuto allorch giunse il Beato". "O monaci, non degno, per voi, o figli di famiglia (21), che con fede avete lasciato la casa pe r una vita senza casa, di impegnarvi in simili chiacchiere. Allorch sediamo qui tutti assieme, bisogna compiere una delle due az ioni, o parlare riguardo la Buona Legge, o praticare il Silenzio Ario (22). Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo ver so ispirato: "La beatitudine [del soddisfacimento] dei piaceri e la beatitudine del mondo celeste non valgon la sedicesima parte (23) della beatitudine consegue nte alla distruzione della brama!". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato risiedeva a Savatthi, a l bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un gran nu mero di giovani stavano tormentando un serpente con un bastone, fra Savatthi ed il bosco Jeta. Il Beato, di buon mattino, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua, quando vide fra Savatthi ed il bosco Jeta quell a turba di giovani che stavano tormentando il serpente col bastone. Allora il Be ato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato: "Chi col bastone tormenta [creature] che cercano felicit, costui non trova la felicit, una volta che sia morto. Chi non tormenta col bastone creature che bramano felicit, mentre cerca la propri a felicit, costui la conquista una volta che sia morto!". 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quell'epoca il Beato era stim ato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per cui aveva rice vuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti per malattie. Cos pure l'Ordine dei monaci era stimato mentre asceti Erranti (2 4) di vedute diverse non erano stimati n avevano ricevuto grande quantit di vesti, cibo

In tal modo [avvenne che] gli asceti Erranti di diverse vedute, incapaci di sopp ortare la considerazione tributata al Beato ed all'Ordine dei monaci, quando sco rgevano i monaci nel villaggio o nella foresta, li coprivano di improperi, sarca smi ed ingiurie, li provocavano e li tormentavano. Allora un gran numero di mona ci venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sedette in un canto. Una volta sedut isi, questi monaci dissero al Beato: "Signore, proprio ora che il Beato stimato, onorato, considerato e venerato mentre quegli Asceti Erranti di altre vedute non sono stimati [avviene che essi,] incapaci di sopportare le attenzioni tributate al Beato, sia nel villaggio che nella foresta, appena scorgono i monaci... li provocano e li tormentano". A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il v erso ispirato: Nel villaggio e nella foresta, se siete toccati dalla buona o dall'avversa sorte , non attribuite [ci] a voi stessi o agli altri: i contatti si verificano perch es iste un substrato corporeo all'esistenza (25): come potrebbe avvenire con chi privo di substrato esistenziale?". 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, presso il parco di Anathapindika. In quella circostanza un d evoto laico (upasaka) di Icchanangala era venuto a Savatthi per qualche affare.. . Indi il devoto, avendo finito il suo affare a Savatthi, venne a visitare il Be ato. Venuto che fu da lui, lo salut e sedette in un canto. Quando si fu seduto, i l Beato gli disse: " lungo tempo, upasaka, che non hai colto l'occasione di venir e da queste parti". "Per lungo tempo, o Signore, ho desiderato venire a visitare il Beato, ma, attratto da questo o da quell'affare, che dovevo compiere, non so no potuto venire". Allora il Beato, intuendo il significato di questo, proffer in quel momento seguente verso ispirato: "Per chi ha ben soppesato la Buona Legge, per chi ha molto appreso, non v' [alcun pensiero del genere:] "ah, come sarebbe bene [per me] ! . Guarda come tormentato colui che ha qualche cosa! Gli uomini sono l'un l'altro ben stretti da legami!". Cos stato da me udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi , al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che in quel tempo la gi ovane moglie brahmana di un Errante era incinta e sul punto di partorire. La don na quindi disse al marito asceta: "Vai, brahmana, procurami olio di tila che mi serva per il parto". Al che l'Errante rispose: "Ma dove potr trovare olio per Vos signoria? ". Una seconda volta lei fece la medesima richiesta e ne ebbe la stess a risposta. Ed ancora una terza volta rivolse al marito la stessa domanda..... Ora avvenne che in quel tempo, nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, si distr ibuiva ad ogni monaco o brahmana altrettanto burro fuso (sarpis) ed olio quanto ne poteva bere e non portare via con s. Allora quell'Errante disse [ a se stesso] : "Nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala si distribuisce Ora io andr al ma gazzino del Re Pasenadi di Kosala e berr tanto olio quanto possa, indi ritorner a casa, e lo vomiter in modo che possa averlo costei per il parto". [Con questa intenzione] l'Errante and nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, be vve quanto olio pot e, ritornato a casa, non gli riusc n di vomitarlo in su n di dig erirlo in gi. Assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, si rotolava qua e l. In quel tempo il Beato, apprestatosi per l'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr a Savatthi per la questua. Ivi vide l'Errante assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, che si rotolava qua e l. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso is pirato: "Beati coloro che nulla hanno; conoscitori dei Veda (26) sono invero coloro che non posseggon nulla.

Guarda come torturato colui che ha qualcosa (27)! Gli uomini sono l'un l'altro stretti da legami!". 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo l'unico figlio , caro e grazioso, di un devoto laico, era venuto a morire. Ed un gran numero d i devoti laici con le vesti ed i capelli ancora bagnati [per il lavacro rituale] and a visitare il Beato. Venuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in un canto. Quando essi si furono seduti il Beato disse a quegli upasaka: "come mai, o upasada, siete venuti qui in un momento cos impo rtuno (28)?". Quand'ebbe detto cos, il devoto gli rispose "Mi morto, o Signore, l 'unico figlio mio, caro e grazioso. Questa la ragione per la quale noi veniamo da te con i capelli e le vesti bagnati, in un'ora inopportuna". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento quest o verso di Esaltazione: "Aderendo a ci che caro e grazioso, molti di, molti uomini , peccatori e dominati dalla decadenza, vanno in dominio al Re della Morte. Ma coloro che giorno e notte, pieni di vigile attenzione, pongono in disparte ci che caro e grazioso, costoro svellono la radice stessa del peccat o, la tentazione della Morte cos difficile da superare!". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kundiya (2 9), nel bosco Kundadhana. Ora, a quel tempo, Suppavasa, figlia del re dei Koliya , [che] per ben sette anni era stata incinta, si trovava in travaglio di parto da sette giorni. Essa, nonostante che fosse assalita da dolori acuti, aspri e pungenti, mantenne il suo spirito fisso su tre pensieri: "Rettam ente Risvegliato il Beato che insegna la Buona Legge per l'abbandono del dolore, come questo [mio]; Rettamente Procedente sulla Via invero l'Ordine dei discepoli del Beato, che avanza per l'abbandono del dolore, come questo [mio]; Retta Beatitudine que lla del Nibbana, ove estinto il dolore, come questo [mio]. Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, cos disse al suo signore: "Va', o nob ile signore, presso il Beato e, venerandolo in nome mio, col tuo capo ai piedi d el Beato, chiedigli come sta di salute e benessere, vigore fisico, forza e comod it nel vivere, indi digli: " Signore, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, presen ta i suoi omaggi ponendo la testa ai piedi del Beato e gli domanda come stia di salute e benessere, vigore fisico, forza e comodit nel vivere ", indi aggiungi: " Signore, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, stata incinta per sette anni ed o ggi si trova nel settimo giorno del travaglio del parto. Essa, nonostante che si a assalita da dolori acuti, aspri e pungenti, mantiene il suo spirito fisso su t re pensieri"". " Molto bene ", rispose quell'uomo dei Koliya a Suppavasa, e se ne and a visitare il Beato. Entrato dal Beato lo salut e sedette in un canto. Cos sedutosi, ripet l e parole di sua moglie... E il Beato disse: "che stia bene Suppavasa, figlia del re dei Koliya. Possa in buona salute partorire un robusto figliolo!" Appena il Beato ebbe detto ci Suppavasa, figlia del re dei Koliya, si sent bene e, in buona salute, partor un figlio robusto. "Cos sia! ", disse il Koliya, tutto contento alle parole del Beato, e, ringrazian dolo, si alz in piedi, salut il Beato girandogli attorno verso destra (30) e se ne ripart per la sua casa. Ivi il Koliya vide Suppavasa, figlia del re dei Koliya, bene ed in buona salute, avendo partorito un figlio robusto. Vedendo ci egli pens :u Questo proprio meraviglioso! Questo proprio un miracolo! Grande il potere mag ico, grande la potenza del Tathagata, dacch Suppavasa, alle solo parole del Beato , ritornata in buona salute ed ha partorito un figlio robusto". Perci egli era co ntento e felice, pieno di gioia e di letizia. Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, disse al suo signore: "Vieni tu, o m io signore, vai da quel Beato e, dopo avergli espresso venerazione in nome mio, ponendogli il capo sui piedi, digli: "Signore, Suppavasa, la figlia del re dei K oliya, stata incinta per sette anni ed ha avuto un travaglio durato sette giorni

. Ma ora essa sta bene, e, in buona salute, ha partorito un figlio robusto, Lei ora invita l'Ordine dei monaci a mangiare da noi per sette giorni. O Signore, po ssa il Beato accettare il cibo per sette giorni da Suppavasa, figlia del re dei Koliya, assieme all'Ordine dei monaci! "". "Molto bene", rispose l'uomo Koliya a Suppavasa, e si rec dal Beato (al quale rip et il messaggio dalla moglie)..... Ora in quel periodo l'Ordine dei monaci, con a capo il Buddha, era stato invitat o per il pranzo di quel giorno da un certo devoto laico e quel devoto era al ser vizio del venerabile Maha-Mogallana. Pertanto il Beato chiam a s Maha-Mogallana [e gli disse]: "Vieni qui, Mogallana! Recati da quel tale devoto e digli: " Mio ca ro Signore, Suppavasa, la figlia del re dei Koliya stata incinta per sette anni e per sette giorni stata in travaglio di parto (ripete tutta la storia). Ora ess a ha invitato l'Ordine dei monaci, con a capo il Buddha, a prendere cibo da lei per sette giorni. Permetti a Suppavasa di donare cibo per sette giorni all'Ordine e successivamente tu offrirai il tuo"". "Signore, se il nobile Maha-Mogallana pu garantirmi tre cose: ricchezza, vita e f ede, allora Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, conviti pure per sette giorn i i monaci e poi io dar loro il mio cibo. "Amico, per due delle tre cose posso esserti garante, ma, per quanto riguarda la fede, tu soltanto puoi essere garante a te stesso". "Bene, Signore, se per due cose, cio per la ricchezza e per la vita, il mio signo re Maha-Mogallana si fa garante a me, allora inviti pure Suppavasa per sette gio rni i monaci, e poi io dar loro il mio cibo". Quindi il venerabile Maha-Mogallana convinse quel suo devoto laico ed and dal Bea to. Giunto che fu, gli disse: "Signore, quel devoto stato convinto da me. Dia pu re Suppavasa, figlia del re dei Koliya, il suo cibo per sette giorni. Egli dar il suo dopo". Perci Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, per sette giorni serv l'Ordine dei m onaci, con a capo il Buddha, di cibo scelto, vitale, sia solido che tenero, con le proprie mani soddisfacendoli fino a quando dissero: "Grazie, basta!". E fece anche riverire dal bambino il Beato e turno l'Ordine dei monaci. Allora il vener abile Sariputta disse a quel bambino: "Ti trovi forse a tuo agio? Hai abbastanza da mangiare? Soffri di qualche dolore ?". Al che il bimbo rispose: " Come potre i, Sariputta, stare a mio agio? Come potrei avere abbastanza cibo? Io, che ho tr ascorso ben sette anni in una giara di sangue! (31). A questo punto Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, [pens]: " Mio figlio sta c onversando con il duce dell'esercito della Buona Legge (32)". A questo [pensiero ] essa si sent compiaciuta, contenta, piena di gioia e di soddisfazione. A questo punto il Beato disse a Suppavasa, la figlia del re dei Koliya: " Ti pia cerebbe, o Suppavasa, avere un altro simile figlio?". [Lei rispose:] "O Beato, m i piacerebbe aver sette altri simili figli! ". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quella circostanza quest o verso ispirato: L'inessenziale sotto forma di essenziale, ci che spiacevole sotto forma di ci che piacevole, il dolore sotto forma di gioia travolgono colui che non attento" (3333 a) 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava nei pressi d i Savatthi, al parco orientale, nel palazzo a molti piani della Madre di Migara (34). In quello stesso tempo Visakha, la Madre di Migara, aveva a che fare con P asenadi, il re del Kosala. Il re Pasenadi del Kosala, per, non condusse a conclus ione quel tale affare secondo le intenzioni [di Visakha], cos costei se ne venne ad un'ora importuna a fare visita al Beato, e, venendo da lui, lo salut e si sede tte in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato le disse: "Ebbene, Visakha , come mai sei venuta ad un'ora fuori di tempo?". "Signore, avevo un affare con Pasenadi, il re del Kosala, ma il re non ha condotto questo affare ad una conclu sione". A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento qu esto verso ispirato:

"Doloroso essere soggetto all'altrui volont, piacevole ogni dominio [su se stesso ]. Nell'aver [affari] in comune gli uomini si tormentano: difficile sfuggire ai leg ami!". 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava ad Anupiya , nella foresta degli alberi amba (mango). In quello stesso tempo il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas (35), usava rifugiarsi nella foresta, sedendosi su radici di alberi in luoghi solitari, ove di tanto in tanto profferiva questa esclamazione: "Oh, la felicit! Oh, la felicit!". Ora un gran numero di monaci aveva udito i versi di esaltazione frequentemente r ipetuti dal venerabile Bhaddiya, che usava rifugiarsi nelle foreste Udendo c i, a loro venne di pensare: "Non v' dubbio che Bhaddiya, il figlio dei Kali god has, pratica l'ascesi malcontento, ricordando come precedentemente godeva della beatitudine della regalit, vivendo nel suo palazzo. Quando gli capita di pensare a ci, usando [ora] raccogliersi nei selvosi eremi, proferisce l'esclamazione: " Oh, la felicit, oh, la felicit ! "". Cos un gran numero di monaci and dal Beato e, giunti che essi furono, lo salutarono e sedettero in un canto. Una volta che furono seduti dissero: "O Beato, il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas..... (eccetera) ". Allora il Beato chiam un certo monaco: " Vieni qui, monaco, convoca in nome mio B haddiya, il monaco, dicendogli: " Signore, il Maestro desidera parlarti " ". " C os far, Signore", rispose il monaco al Beato, e si rec l dove si trovava il venerabi le Bhaddiya, e, come fu giunto, gli disse: "Signore, il Maestro desidera parlart i ". "Molto bene, Signore", disse Bhaddiya in risposta a quel monaco: and dal Bea to e, avvicinandoglisi, lo salut, indi sedette in un canto. Quando si fu seduto, il Beato gli disse vero che tu, o Bhaddiya, usando raccoglierti nella foresta esclami di tanto in tanto " Oh, la felicit, oh, la felicit! " ?". " vero, o Signore !". "Ma, Bhaddiya, per quale motivo, tu, che hai l'abitudine di rifugiarti in selvoso eremo esclami cos ? ". "Una volta, o Signore, quando godevo del benessere della regalit, nella condizione di padre di famiglia (36) erano poste guardie entro il mio palazzo, ed erano poste guardie fuori del mio palazzo. Cos, o Signore, nonostante che fossi sorvegliato e protetto, io vi dimoravo timoroso, ansioso, tremante e pieno di paura. Ma ora, o Signore, quando mi rifugio nella foresta, [siedo] sulle radici degli a lberi in luoghi deserti, nonostante che io sia solo, sono senza paura, sicuro, f iducioso e non spaventato. Vivo a mio agio, senza soprassalti, di quello che gli altri mi danno, con lo spirito allo stato [naturale] come quello di qualche ani male selvaggio. Questo , o Signore, il motivo che mi induceva ad esclamare: " Oh, la felicit, Oh, la felicit! " ". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, questo [ verso di] Esaltazione: Colui nel quale non albergano moti di collera, che ha superato il divenire cos e il non-divenire-cos, costui, che ha sormontato ogni paura, felice, senza dolore, neppure gli di riesco no a scorgerlo (= ad averlo in loro potere)!

CAPITOLO III NANDA l. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato se ne stava presso Sav atthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella particolare circosta

nza un monaco se ne stava seduto a breve distanza dal Beato, con le gambe incroc iate (37) col corpo eretto, sopportando un dolore che era il frutto di una sua p recedente esistenza, un dolore lacerante, tagliente ed amaro: ma egli se ne stav a tutto raccolto in se stesso, composto e senza lamentarsi. Ed il Beato vide que l monaco cos seduto e cos intento sopportando il dolore, raccolto in s, composto, senza lamentarsi. Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Per il monaco che ha lasciato dietro di s ogni specie di karma, che ha scosso da s la polvere precedentemente accumulata, che sta saldo senza [ricoprire] " io ' e " mio", per costui non v' alcun senso a parlare della gente (= chiedere aiuto agli altri) ! ". 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il bea to Nanda, germano del Beato, figlio dalla zia del Beato, si rivolse ad un gran n umero di monaci, dicendo loro: "Cari Signori, senza alcun piacere io pratico la castit. Io non posso sopportare la vita di asceta. Abbandonando la disciplina io ritorno in basso (= nel mondo) ". Allora un certo monaco and dal Beato e, quando gli fu seduto al fianco, gli ripet le parole del venerabile Nanda. Allora il Beato chiam un monaco e gli disse: "Vieni, monaco ! Convoca in nome mio il monaco Nanda, dicendogli: "Nanda, caro amico, il Maestro ti convoca" ". "S, S ignore ", rispose il monaco al Beato, ed and (a ripetere il messaggio del Maestro a Nanda). " Molto bene, caro amico ", rispose Nanda, e venne dal Beato Quando si fu seduto in un canto, il Beato gli disse: " vero, come mi hanno narrato, che tu, o Nand a, ti sei rivolto ad un gran numero di monaci, dicendo loro: "Senza alcun piacere io pratico la castit, eccetera " ? ". "vero, Signore ". " Ma come avviene, o Nanda, che tu non provi alcun piacere per la vita di asceta, che non la puoi sopportare e vuoi ritornare in basso? ". " Signore, quando lasciai la casa, una ragazza dei Sakya, la pi bella della regione, con i capelli mezzo pettinati, si volt guardandomi in tralice e mi disse: " Possa tu tornare presto, Giovane Signore!". Signore, poich sto sempre pensando a questo, non provo alcun diletto per la castit, n posso pi sopportare la vita di asceta, [perci] lascer la disciplina e torner in basso". Allora il Beato, prendendo il venerabile Nanda per il braccio, proprio [nello stesso tempo in cui] un uomo forte pu stendere il suo braccio piegato o piegarlo se lo ha disteso, proprio cos il Beato spar dal bosco Jeta e comparve in mezzo ai tre ntatr di (38). Ora, in quel momento apparve un numero di circa cinquecento Apsaras (39) dette " Pi di colomba" per servire il Sakya, signore degli di. Allora il Beato disse al ve nerabile Nanda: "Nanda, vedi queste cinquecento ninfe, dette " Pi di colomba"?". " S, Signore ". " [Dimmi] ora, Nanda, che pensi ? Chi pi bello, pi degno di essere guardato, pi affascinante, la ragazza dei Sakya, la pi bella della regione, o ques te cinquecento Apsaras dette "Pi di colomba"?". "O Signore, proprio come se lei f osse una scimmia mutilata, con le orecchie ed il naso mozzi, proprio cos, o Signo re, la ragazza dei Sakya, vicino a queste cinquecento Apsaras dette " Pi di colom ba ", non vale una frazione di loro, non pu essere comparata con loro. Poich quest e cinquecento Apsaras sono di gran lunga pi belle, molto pi degne a vedersi, molto pi affascinanti!". Fatto ci il Beato, prendendo per il braccio il venerabile Nanda, proprio [nel tem po in cui] un uomo forte pu stendere un braccio piegato o piegare un braccio dist eso, proprio cos si dilegu dal paradiso dei trentatr Deva e riapparve nel bosco Jet a. E corse la voce fra i monaci: " Si dice che il venerabile Nanda, germano del

Beato, il figlio della zia del Beato, conduca vita di austera ascesi per via del le Apsaras. Si dice che il Beato gli ha assicurato che potr provvedersi di cinque cento Apsaras dette " Pi di colomba " ". Al]ora i monaci che erano compagni di Na nda presero a chiamarlo " mercenario" e "domestico", dicendo: "un mercenario cer tamente il venerabile Nanda. Un domestico certamente il venerabile Nanda Egli pr atica la castit in vista delle Apsaras. Si dice che il Beato sia garante al vener abile Nanda per la conquista di cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba "". Qui ndi il venerabile Nanda, sentendosi cos infastidito, umiliato e di! sprezzato, da quando era stato chiamato "mercenario" e "domestico" dai suoi compagni, essendo andato a vivere solitario, remoto, attento, energico, distaccato, avendo raffor zato, e stesso, in breve tempo, pur stando in questo mondo realizz lui stesso, co n piena comprensione, il motivo per cui il figlio di nobile famiglia giustamente abbandona la casa per la vita errante, ed anche quell'insuperabile mta della vit a di ascesi, cos intuendo: "Distrutta la nascitas, vissuta la vita, compiuto ci ch e si doveva fare, non vi pi da essere qui". Cos il venerabile Nanda divenne uno de gli Arhat. Allora una certa devata, quando la notte si stava dileguando, illuminando tutto il bosco Jeta con splendore abbagliante, venne a vedere il Beato e, venendo da l ui, lo salut e rest ritta in un canto. Cos stando, quella devata disse al Beato: "S ignore, il venerabile Nanda, il germano del Beato e figlio di sua zia, col porre fine all'attaccamento, egli, Beato, pur [stando] in questo mondo, ma comprenden dolo pienamente cos la visione interiore, ha inverato ed ha conquistato il non-at taccamento, la liberazione dello spirito, la liberazione che propria alla Gnosi, e cos si dimora". Allora nel Beato apparve la conoscenza [che cos era] e quando, alla fine della no tte, il venerabile Nanda-venne al Beato e gli disse questo: "Signore, per quanto riguarda la garanzia datami dal Beato circa la conquista delle cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba ", io lascio libero il Beato da tale promessa". o Io pure, Nanda, afferrando il tuo pensiero col mio proprio, ho visto [che cos]. In ogni caso, una devata mi ha informato, dicendo: "Signore, il venerabile Nanda Avendo posto fine all'attaccamento ha conquistato la liberazione de llo spirito e cos si dimora". Ma da quando, o Nanda, il tuo spirito libero per il fatto che non pi si afferra ai vincoli, anche io sono libero dalla promessa". Al che il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: a Colui dal quale stata attraversato la palude, dal quale stata distrutta la spi na della brama, che giunto all'annientamento dell'illusione, questo monaco non pi scosso da felic it e dolore!". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un n umero di quasi cinquecento monaci, guidati da Yasaja (40), era giunto a Savatthi per vedere il Beato. I monaci che stavano arrivando, per il fatto che salutavan o i monaci l residenti, si informavano di dove potevano alloggiare, consegnavano le scodelle e le vesti, provocavano un grande rumore e frastuono. Fu cos che il B eato chiam il venerabile Ananda e gli disse: "Che cosa , o Ananda, tutto questo fr astuono e rumore, si direbbe che vi siano pescatori intenti ad acchiappare pesce !". "Signore, sono questi cinquecento monaci, guidati da Yasoja, proprio ora arr ivati a Savatthi per vedere il Beato. Sono costoro che, una volta arrivati hanno cagionato tanto rumore e frastuono". "Allora, Ananda, vai tu a nome mio e di' a quei monaci: " Il Maestro chiama i Reverendi "". "Molto bene, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato (and e fece cos come gli era stato ordinato). " Molto bene, Signore", dissero quei mon aci al venerabile Ananda, andarono dal Beato e, ivi giunti, lo salutarono e sedettero da un lato. Quando si furono seduti, il Beato indirizz le seguenti parole ai monaci: "Monaci, che cosa significa tutto questo gran rumore e frastuono? Si

direbbe che vi siano pescatori intenti ad acchiappare pesce !". A queste parole il venerabile Yasoja rispose al Beato: "Signore, questi cinquecento monaci sono giunti proprio ora a Savatthi per veder e il Beato. Questi nuovi arrivati, nel salutare i monaci residenti, chiedere dov e fosse il loro alloggio e consegnare scodelle e vesti, hanno provocato tale rum ore e frastuono". "Andate, monaci, io vi congedo, voi non meritate di abitare co n me! " o Cos sia, Signore! o, risposero quei monaci al Beato; si alzarono, lo sa lutarono girandogli attorno verso destra, misero in ordine i loro alloggiamenti, presero ciotole e vesti e se ne andarono via per la questua presso i Vajji (41) . Finita la loro questua sul posto, se ne andarono al fiume Vaggumuda. Sulla spo nda di questo fiume costruirono capanne di foglie e si disposero a trascorrere l a stagione delle piogge. Or'ecco che il venerabile Yasoja, iniziata la stagione delle piogge, si rivolse ai monaci in questi termini: "Venerabili amici, noi sia mo stati congedati dal Beato per il nostro stesso bene, per compassione di noi, perch egli prov compassione di noi. Venite dunque, venerabili amici, dimoriamo qui in modo tale che il Beato si rallegri della maniera in cui ci comportiamo ". "C os sar, venerabile! ", risposero i monaci al venerabile Yasoja. Di conseguenza que i monaci, vivendo remoti dalla societ, ardenti di ascesi, interiormente saldi, ne llo spazio della stagione delle piogge inverarono tutta la triplice conoscenza ( 42). Nel frattempo il Beato, dopo essere restato quanto gli piacque in Savatthi, iniz i il suo giro per Vesali e, pi tardi, durante i propri giri, raggiunse Vesali Quin di il Beato prese dimora a Vesali, nel Grande Bosco, presso la Sala dal Tetto a Pinnacolo. Allora il Beato, afferrando col suo pensiero i pensieri di quei monac i che vivevano sui banchi in riva al fiume Vaggumuda, prestando attenzione a que sto, chiam il venerabile Ananda. a Ananda ", disse, "quel quadrante del cielo mi sembra sia come illuminato. Tutto irraggiante mi sembra, Ananda, quel quadrante del cielo. Mi gradito andare e pensare a quella zona ove, in riva al fiume Vaggu muda, quei monaci risiedono. Ananda, manda un messaggero a quei monaci, dicendo: " Il Maestro chiama i reverendi. Il Maestro desideroso di vedere le Vostre Sign orie" ". "Cos sia, signore", rispose il venerabile Ananda al Beato: and da un cert o monaco e, giunto che fu presso di lui, gli disse: "Vieni, caro amico! Va' dove quei monaci risiedono, sulla riva del fiume Vaggumuda e, giunto che vi sarai, d i' loro: " Il Maestro chiama le Vostre Signorie. Il Maestro desideroso di vedere le Vostre Signorie " ". "Cos sia, Signore", rispose il monaco al venerabile Anan da, e, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo forte per stendere un bracc io piegato o per piegare un braccio disteso, proprio cos egli spar dalla Sala del Tetto a Pinnacolo per riapparire di fronte a quei monaci sulla riva del fiume Va ggumuda ( ai quali trasmise il messaggio ). "Molto bene, caro amico ", risposero quei monaci, e, dopo aver rassettato i loro alloggiamenti, prese la ciotola e le vesti, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo forte per stendere un braccio piegato...... proprio cos essi sparirono dalla riva del fiume Vaggumuda per riapparire al Gran Bosco nella Sala dal Tetto a Pinnacolo, faccia a faccia di fronte al Beato. In quel momento il Beato era seduto, sprofondato in uno stato di estatica meditazione, di l [dal mondo delle forme]. Allora quei monaci considerarono: " In che condizio ne si trova ora a risiedere il Beato ? ". Quindi quei monaci conclusero che il Beato era sprofondato in estatica meditazione ed essi anche, tutti assieme, sederono rapiti in estatica meditazione. Il venerabile Ananda, quando la notte era gi scesa e la prima vigilia stava trasc orrendo, rialzata la tunica su una spalla (43), congiunse le mani in gesto di ve nerazione e disse al Beato: "Signore, la notte ormai discesa, la prima vigilia s ta trascorrendo. I monaci nuovamente arrivati sono seduti da lungo tempo. Signor e, pu il Beato scambiare i saluti con i monaci nuovamente arrivati?". A queste pa role il Beato rimase in silenzio. Indi, quando la notte era calata ancora di pi e la seconda vigilia stava trascorr

endo, il venerabile Ananda si alz dal suo sedile e (ripet le stesse parole, aggiungendo): " Signore, la notte trascorre, la seconda vigilia sta per finire". E, per la seconda volta, il Beato rimase in silenzio. Indi ancora, quando la notte era tutta trascorsa e la terza vigilia stava finend o, mentre appariva gi l'aurora e la notte rivestiva il volto di gioia (= dell'alb a), il venerabile Ananda, alzandosi dal suo sedile disse al Beato: " Signore, la notte trascorsa, l'ultima vigilia sta finendo, l'aurora si annuncia, la notte riveste il volto di gioia, i monaci nuovamente arrivati sono restati seduti da lungo tempo; voglia il Beato scambiare i saluti con loro ". Allora il Beato si riprese da quella meditazione estatica e disse al venerabile Ananda: " Se tu in verit sapessi o Ananda, non ti sarebbe occorso di chiedere tante volte (44). 0 Ananda, sia io che questi cinquecento monaci siamo tutti restati seduti in estatica meditazione ". Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, questo verso ispir ato: "Colui nel quale la spina della brama stata vinta, come anche ingiuria, ferita e prigionia, che come una montagna sta, imperturbabile, questo monaco non scosso da felicit e sventura. 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Sava tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Sariputta stava seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, tenend o il corpo diritto, avendo fissa dinanzi a s la consapevolezza [di se stesso] (45 ). Il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva e, in quel momento, intu endo il significato di ci, proffer il verso ispirato: "Come una rupe montana si erge, incommovibile, ben fondata, cos il monaco, in cui l'illusione e stata annientata: come una montagna non si scuote". 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa circostanz a il venerabile Maha-Mogallana era assiso, non lungi dal Beato, Con le gambe inc rociate, tenendo il Corpo eretto. Con la consapevolezza riguardante il proprio C orpo 46 ben stabilita in. se medesimo. Il Beato vide il venerabile Maha-Mogallan a assiso non lungi da s ed allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo Verso ispirato: "Allorch la consapevolezza riguardante il proprio corpo ben stabilita, ben controllate sono le sei sfere dei sensi (47), sempre ben composto , il monaco [avr potuto] conoscere il proprio nibbana". 6. In Una Certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, proprio in quel tempo il vener abile Pilindavaccha aveva preso l'abitudine di rivolgere ai monaci l'appellativo di "servi" (48). Allora un gran numero di monaci..... venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sed e gli disse: " Signore, il venerabile Pilindavaccha si avvicina ai monaci, chiamandoli " servi "". Al che il Beato chiam un certo monaco, dicendogli: "Vieni, monaco! Di' a nome mio al monaco Pilindavaccha: " Ca ro Signore, il Maestro vi chiama "". " Cos sia, Signore", rispose il monaco al Beato, se ne and e cos fece. " Molto bene, signore ", rispose il venerabile Pilindavaccha

a quel monaco, e si rec dal Beato. Una volta giunto, dopo aver salutato il Beato, sedette in un canto e, avendolo salutato, il Beato cos gli disse: " vero, Vaccha (49), come raccontano , che tu ti avvicini ai monaci, chiamandoli "servi " ? ". "Cos , Signore ". Allora il Beato, avendo rivolto la sua attenzione alle precedenti esistenze di Pilindavaccha, disse ai monaci: " Non siate irritati col monaco Vaccha. Non per un senso interiore di disprezzo che Vaccha chiama i monaci " servi ". Monaci, lungo la successione di cinquecento es istenze, Vaccha rinacque in una famiglia di casta brahmana. L'uso del termine " servi " gli si radicato per lunga abitudine. Questa la ragione per cui Vaccha dirige ai monaci il termine " servo" ". Allora il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel momento questo verso ispi rato: "Colui nel quale non risiedono n illusione n orgoglio, che ha distrutto la cupidigia ed ha superato il senso di s, in cui la collera setta rige ttata, questi un asceta, questi un brahmana, questi un monaco!". 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajag aha, nel Bosco di Bamb, nella Radura in cui si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in qu ella circostanza, il venerabile Maha-Kassapa si era ritirato nella Grotta del Fi co, ove, per sette giorni, era rimasto assiso in una particolare postura. Ivi, r aggiunto un determinato grado di meditazione, gli occorse di pensare: "Se io ade sso entrassi in Rajagaha per la questua, in tale occasione qualcosa come cinquec ento deit sarebbero intente a raccogliere cibo elemosinato per il venerabile Maha -Kassapa ". Quindi il venerabile Maha-Kassapa, apprestatosi per la sua uscita ma ttutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Rajagaha per la questua. Ora in quel tempo Sakka (50), signore degli di, desiderava procurare cibo elemosi nato al venerabile Maha-Kassapa. Quindi prese l'aspetto di un tessitore che volg eva il filo [sulla rocca], mentre Suja, la figlia degli Asura (51), riempiva la spola. Ora il venerabile Maha-Kassapa, mentre andava girando di casa in casa, ve nne all'abitazione di Sakka, il signore degli di. E Sakka, il signore degli di, sc orse da lontano Maha-Kassapa, mentre si avvicinava. Alla sua vista venne fuori d i casa per incontrarlo, gli tolse di mano la ciotola, entr in casa, prese dalla p entola riso con cui riemp la ciotola, che restitu a Maha-Kassapa. Questo cibo era condito con diversi sughi, varie salse, misto di diversi intingoli, profumi e co ndimenti. Allora a Maha-Kassapa occorse di pensare: "Mi immagino chi sia questa persona, che ha un simile potere magico ". Indi pens: "Deve essere Sakka, il sign ore degli di ". Sicuro di ci disse a Sakka, il signore degli di: Questa una tua azione, Kosiyas (52) ! Non la fare pi!". Ma, venerabile Kassapa, anche noi abbiamo bisogno di [compiere] azioni meritevol i, anche noi dobbiamo operare meritevolmente! ". Indi Sakka, il signore degli di, salutando Maha-Kassapa gli gir attorno verso destra e, salendo in cielo, fece ri suonare tre volte l'atmosfera con questo verso ispirato: " Oh, il sublime dei do ni, il dono stato ben conferito a Kassapa! ". A questo punto il Beato, mediante il suo udito divino, purificato, e che oltrepassa [le possibilit di] quello degli uomini, ud le parole di Sakka, signore degli di, e quindi, intuendo i l significato di ci, profer, in quel momento, il verso ispirato: "Il monaco che questua il cibo, che sostiene se stesso, che altri non nutre, un siffatto uomo, interiormente pacificato e consapevole, anche gli di lo invidiano! ". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, ai m onaci, seduti assieme nell'mbito dell'albero kereri, essendo ritornati dalla ques tua ed avendo consumato il pasto, capit di fare questo discorso: "Cari Signori, i l monaco che gira per la questua, di tanto in tanto, ha l'occasione di vedere fo

rme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevoli all'orecchio, di fiutare odor i gradevoli al naso, di gustare sapori gradevoli alla lingua, di toccare oggetti gradevoli al tatto. Cari Signori, il monaco questuante riverito, onorato, consi derato, venerato e rispettato, allorch va in giro questuando cibo. Or dunque, Sig nori, anche noi andremo a questuare cibo, sicch di tempo in tempo ci capiter l'occ asione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire , di fiutare , di gustare , di toccare , allorc h percepiremo oggetti gradevoli all'occhio, all'orecchio, al naso, alla lingua ed al tatto. Anche noi saremo riveriti, onorati, considerati , allorch andremo in giro questuando cibo". Questa chiacchiera non era ancora finita, quando il Beato, al tramonto, lasciando il suo ritiro, venne verso il padiglione dell'albero kareri e, giuntovi, sedette su un sedile apprestatogli. Nel sedersi chiese ai suoi monaci: "Ditemi, monaci, in quale discorso vi stavate intrattenendo mentre eravate seduti assieme, e qual e la conversazione che non avete ancora finito?". "Quando ci siamo seduti assieme, o Signore, ci capit di fare questo discorso: "Il monaco questuante, di tanto in tanto, ha l'occasione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire su oni gradevoli all'orecchio egli riverito, Onorato, considerato, venerato e rispettato, allorch va in giro questuando cibo Anche noi saremo riveriti .allorch andremo attorno questuan do cibo ". Tale era, o Signore, la conversazione che non avevamo finito, allorch arrivato il Beato ". " Monaci, non mi sembra degno di voi, che siete Figli di Famiglia, che per fede avete abbandonato la vita di casa per andare errando, di chiacchierare su di un argomento simile. Monaci, quando sedete qua radunati, una delle due si deve fare: "conversare riguardo alla Buona Legge o praticare il Silenzio Ariol". A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento quest o verso ispirato: "Il monaco che questua Cibo, che sostiene se stesso, che altri non nutre, un siffatto uomo gli di invidiano, non se questi agisce per lode o per fama!". 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gran num ero di monaci si erano seduti assieme .(come nella narrazione precedente) e capit loro di f are il seguente discorso: "Signore, chi conosce un'arte? Chi stato addestrato in un'arte? Quale la migliore fra le arti?". Qualcuno disse: " L'arte di [addestrare] elefanti la migliore delle arti". Altri disse: "L'arte di [addestrare] cavalli ". Altri disse: "L'arte di [guidare] carri la migliore d elle arti". Altri disse: "L'arte di tirar d'arco la migliore delle arti". Altri disse: ." La scherma...". Altri: "L'arte delle muasra (53) ". Altri disse: "L'arte del computo ". Altri: "L'arte del calcolo (54)...". Altri: "L'arte dell'incisione.... Altri: " L'arte della poesia. Altri: "L'arte d i interpretare le cause (= filosofia naturale) ". Altri invece dissero che la massima fra le arti quella dello statista. Tale era la discussione che casualmente era sorta fra i monaci, che non era giunta a conclusione. Ora il Beato, abbandonato il suo ritiro, verso sera, giunse col e sedette su un sedile che gli era stato preparato. Una volta seduto, chiese a quei monaci: "Vi prego, monaci, su quale argomento eravate impegnati a discorrere, qui seduti in radunanza, e quale era la conversazione casuale lasciata in sospeso?". (Ed essi

gli narrarono l'oggetto della loro conversazione). Allora disse il Beato: " Mona ci, disdicevole per voi impegnarvi in simile conversazione. Monaci, quando sedete qui raduna, una de lle due cose deve essere compiuta, o conversare su argomenti riguardanti la Buona Legge, o praticare il Silenzio Ario ". A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quella circos tanza le parole ispirate: "Colui che vive non per la sua arte, celato, intento all'oggetto, coi sensi domi, in ogni senso liberato, senza casa, senza egoismo, libero da speranz a, avendo ucciso Mara, quel monaco procede solo". 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava ad Uruvela, sulle sponde del fiume Neranjara, avendo da poco consecutio l'illuminazione Sup rema ai piedi dell'albero della Bodhi. Ora in quella circostanza il Beato rimase assiso per sette giorni nella medesima posizione, sperimentando la Beatitudine conseguente alla Liberazione. Allora il Beato, alla fine di quei sette giorni, u scendo da quello stato di meditazione estatica, contempl il mondo con l'occhio de l Risvegliato e scorse quanti esseri erano torturati da differenti tormenti e di versamente ardevano per brama, avversione ed ottundimento mentale. Allora il Bea to, intuendo il significato di tutto ci, profer in quel momento le parole ispirate : "Questo mondo, avvampato, mandato in perdizione dal contatto (= dal sentire), in nalza il suo lamento. Ci per cui uno si considera, proprio per questo diventa un altro (55). Diventare altro iniziare ad esistere e la gente e caduta nel [ciclo dell'esisten za pur si compiace di esistere! Per il fatto stesso che vi si compiace, [ivi nasce] timore: e ci per cui teme, qu esto Dolore. Mediante il totale abbandono del Divenire (= esistere, bhava) 50, si vive nella condizione del Brahman (Brahmacariya). Quei monaci, o brahmona, i quali hanno detto che mediante il divenire si giunge alla liberazione del divenire, tutti costoro io dichiarosono non-liberati dal dive nire. Ma tutti quei monaci, o brahmana, i quali hanno detto che, interrompendo [il flu sso del] divenire, si consegue un rifugio dal divenire, costoroio dichiaronon sono liberi dal divenire. No! in seguito al substrato (57) che il Male viene ad essere; mediante la distru zione di tutti gli attaccamenti (upadana) non vi pi produzione di Dolore. Contempla questo mondo cos vario: rovinati dalla Nescienza gli esseri, che si ral legrano di esistere, non raggiungono la Liberazione. Poich, invero, tutte le esistenze, quali che siano e comunque siano, tutte le con dizioni di esistenza sono impermanenti, dolorose e costituite da incessante muta mento. Colui che ha visto le cose come sono in realt, mediante la retta conoscenza, abbandona la sete di esistere: egli si rallegra del fatto che la sete sia stata uccisa. L'Estinzione, per, la distruzione di tutte le seti ed la cessazione senza residui di ogni passione. Per quell'asceta che si sia "estinto" non vi pi attaccamento, non esiste pi rinascita. Sopraffatto Mara. Egli (= l'asceta) ha vinto il combattimento. Cos egli , avendo abbandonato ogni forma di esistere!".

CAPITOLO IV

MEGHIYA 1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Calika, su lla collina di Calika. Ora, in quella occasione, il venerabile Meghiya (58) si t rovava al servizio del Beato. Quindi il venerabile Meghiya venne dal Beato e, ve nuto da Lui, lo salut e rimase in piedi in un canto. Mentre cos stava chiese al Be ato: "Signore, io desidero andare al villaggio Jantu per la questua ". "Fa' quel lo che ti sembra il tempo adatto di fare, o Meghiya! " Pertanto il venerabile Me ghiya, apprestatosi alla sua uscita mattutina, indossato l'abito e presa la ciot ola, entr nel villaggio Jantu per la questua del cibo. Finita la questua e consum ato il cibo se ne venne verso la riva del fiume Kimikala e, mentre si sgranchiva le gambe camminando avanti e indietro, vide un piacevole e delizioso boschetto di manghi. Quella vista lo indusse a pensare: "Veramente piacevole e delizioso questo bosch etto di manghi! Per un Figlio di Famiglia che voglia esercitarsi, questo proprio adatto ad allenarsi alla concentrazione. Se il Beato mi d licenza verr in questo boschetto di manghi per esercitarmi ". Quindi il venerabile Meghiya and dal Beato e, sedutosi in un canto, gli narr [del luogo che aveva trovato] e gli disse: "Se il Beato me lo permette, andrei a quel boschetto di manghi per esercitarmi". A queste parole, il Beato disse al venerabile Meghiya: "Attendi un poco, Meghiya, io sono solo fintanto che non arrivi un altro monaco " (59). Pi tardi il venerabile Meghiya disse per la seconda volta al Beato: " Signore, il Beato non ha da compiere pi nulla che debba essere compiuto, non ha pi nulla da a ggiungere a ci che ha gi fatto. Ma per me, o Signore, vi ancora di pi da compiere d i ci che deve essere compiuto, vi ancora da aggiungere a ci che ho gi fatto. Se il Beato mi d licenza, andrei a quel bosco di manghi per esercitarmi [alla concentra zione]". Ancora, per seconda volta, il Beato rispose al venerabile Meghiya: " As petta un po', Meghiya. Io sono solo, intanto che non arrivi un altro monaco ". Pi tardi, per terza volta, il venerabile Meghiya present la sua richiesta ed il Be ato gli rispose: " Bene, Meghiya, che possiamo noi dire ad un Meghiya che ci par la di esercitarsi nella concentrazione. Fa' ci che ti sembra opportuno compiere i n questo tempo! ". A queste parole il venerabile Meghiya si alz dal luogo ove era assiso, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se ne and al bosco di ma nghi; giuntovi, vi penetr e sedette per il riposo meridiano ai piedi di un certo albero. Ora, mentre il venerabile Meghiya se ne stava in quel boschetto di mangh i, soverchiarono [la sua mente] tre formo di pensiero cattive e malefiche, cio pe nsieri concupiscenti, pensieri di odio, pensieri di uccisione. Allora il venerab ile Meghiya cos riflett: " strano davvero, stupefacente davvero che proprio io, che pieno di fede lasciai la casa per la vita errante, venga cos assalito da tre for me di pensiero, cattive e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pensieri di odio , pensieri di uccisione!". Cos, venuta la sera, si alz dal suo eremo ed and dal Bea to. Giunto che fu dal Beato lo salut e, avendolo salutato, si sedette in un canto e gli disse: "Signore, mentre me ne stavo nel boschetto di manghi sono stato as salito da tre forme di pensiero, cattive e malefiche Allora, o Signore, ho ri flettuto: strano davvero, stupefacente davvero, che io venga cos assalito !". "O Meghiya, cinque sono gli elementi che ostacolano la maturazione di un cuo re (= dello spirito), allorch questo non ancora maturo! 1) Qui, o Meghiya, il monaco [circondato da] buona amicizia, buona dimestichezza , buona confidenza. Questo il primo elemento che conduce un cuore non ancora mat uro alla maturazione. 2) Oltre a ci, Meghiya, il monaco pratica le virt (sila), di mora raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti (60), perfetto nella pratica d ella giusta condotta, considera temibili le mancanze pi lievi, e intraprende ad a llenarsi nelle diverse forme di ascesi. Quando il cuore non ancora maturo, o Meg hiya, questo il secondo elemento che conduce alla sua maturazione. 3) Inoltre, o Meghiya, il monaco pratica la conversazione con piacere, senza pena e senza lim ite, soltanto in quanto purifica ed adatta ad aprire il cuore [all'autoanalisi] e conduce alla revulsione [degli ostacoli], al distacco, alla calma, alla quiete

, alla perfetta intuizione, all'estinzione, cio, la conversazione riguardante l'a ver necessit di poco, l'essere contento del proprio stato, lo stato solitario, l' essere schivi della societ, il porre in atto virile energia. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il terzo elemento che conduce alla sua maturaz ione. 4) Inoltre ancora, o Meghiya, il monaco permane risoluto nell'operare, nel l'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquistarsi quelle benefiche; forte e costante nello sforzo e non scarica il fardello quando si tratta [di intraprend ere] azioni meritorie. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il quarto elemento che conduce alla sua maturazione. 5) Oltre a ci, o Meghiya, il mo naco possiede la gnosi (61), quella gnosi che gli permette di intuire lo svilupp o e la decadenza [degli elementi della realt], con la penetrazione arya, che fa d iscernere la fine del Male. Quando il cuore non ancora maturo, o Meghiya, questo il quinto elemento che conduce alla sua maturazione. Ora, Meghiya, questo deve essere atteso da un monaco che ha buona amicizia, buon a dimestichezza, buona confidenza - cio, che egli praticher virt, dimorer raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti, sar perfetto nella pratica della giusta condo tta, considerer temibili le mancanze pi lievi, si allener nelle diverse forme di as cesi. Questo, o Meghiya, deve essere atteso da un monaco che pratica virt...... cio, che egli praticher con piacere la conversazione soltanto in quanto purif ica ed adatta ad aprire il cuore, a condurre alla revulsione, al distacco, alla calma, alla perfetta gnosi, all'estinzione Questo, o Meghiya, deve essere atteso dal monaco che pratica con piacere la conversazione soltanto in quanto purifica , cio che permarr risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquistarsi quelle benefiche, che sar forte e costante nello sforzo e non scaricher il fardello quando si tratter di intraprendere azioni meritorie (62). Questo, o Meghiya, sar atteso dal monaco che permarr risoluto nell'operare , cio, che possieder la gnosi, quella gnosi che gli permetter di intuire lo sviluppo e la decadenza [degli elementi della realt], con la penetrazione arya che fa discernere la fine del Dolore. Inoltre, o Meghiya, il monaco che ha ben stabilito se stesso, in queste cinque c ondizioni, da costui altri quattro elementi devono essere sviluppati: il senso d i disgusto deve venir sviluppato per giungere all'abbandono della concupiscenza; l'amorevolezza deve venir sviluppata per giungere all'abbandono dell'avversione [per il prossimo]; la consapevolezza nell'inspirare e nell'espirare (anapana-sa ti) deve venir sviluppata per giungere alla soppressione del pensiero discorsivo (viitakka); la coscienza dell'impermanenza deve venire sviluppata per giungere allo sradicamento dell'egoismo. In chi e cosciente dell'impermanenza, o Meghiya, si stabilisce la coscienza di ci che non il S. Chi cosciente di ci che non il S co quista l'annientamento della vanit dell'egoismo (63) in questa stessa vita, cio co nquista l'Estinzione (nibbana)", A questo punto il Beato, intuendo questo signif icato, proffer in quel momento queste parole ispirate: "Piccoli, sottili pensieri, prendendo forma, rendono il mentale elato (54); colo ro che ci non sanno, con lo spirito vagante, errano mentalmente qua e l; coloro ch e ci sanno, ardenti di ascesi e consapevoli, domano il mentale nel pensiero; supe rata l'elazione della mente, il Risvegliato abbandona questi pensieri e nulla pi rimane! ". 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Kusin ara, ad Upavattana, nel bosco di alberi sala. In quella circostanza una turba di monaci abitava in capanne nella foresta, non lontano dal Beato, superbi, insole nti, incostanti, maldicenti, ciarloni, privi di controllo, scomposti, dalla ment e non raccolta, dai sensi non raffrenati. Ora il Beato, vedendo quei monaci che erano di tale specie, viventi non lungi da lui, ed intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, le parole ispirate:

"Col corpo (= mente) non custodito, dedito a false teorie, dominato da indolenza e torpore, si soccombe al potere di Mara. Perci il monaco che agisce seguendo gi uste vedute, che ha conosciuto crescita e decadenza, superati indolenza e torpor e, abbandona tutte le cattive vie!". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro in mezzo alle genti del Kosala, seguito da gran numero di monaci. In quella occasio ne il Beato, uscito dalla via maestra, and verso la radice di un certo albero, ov e sedette su un sedile che gli era stato preparato. Poco dopo un certo vaccaro giunse presso il Beato, lo salut e sedette [presso di lui] ad un lato. Una volta che fu seduto, il Beato istru, incit, infiamm e rallegr q uel vaccaro con conversazione attinente alla Buona Legge. Ed il vaccaro, cos istr uito, incitato, infiammato e rallegrato dal Beato, gli disse: "Signore, voglia i l Beato accettare da me il pasto di domani assieme all'Ordine dei monaci o. Ed i l Beato accett tacendo. Quindi il vaccaro, vedendo l'assenso del Beato, si alz, lo salut girandogli attorno verso destra e se ne and. Poi, quando fu trascorsa la no tte, quel vaccaro prepar nella sua casa una buona quantit di latte-e-riso con poca acqua (= sostanzioso) e burro fresco fuso: indi annunci il tempo al Beato, dicen dogli: " Signore, il riso cotto ". Cos il Beato, apprestatosi ad uscire nel matti no, presa la ciotola ed indossata la veste, and con tutto l'Ordine dei monaci all a casa di quel vaccaro, ove, giunto, si sed in un posto preparatogli. Allora quel vaccaro, con le sue stesse mani, soddisfece e nutr fino alla saziet l'Ordine dei monaci, a cominciare dal Beato, con latte e riso ben sostanzioso e burro fresco fuso. E quel vaccaro, vedendo che il Beato aveva mangiato a saziet ed aveva lavat o sia la ciotola che le mani, prendendo un basso sedile gli si sedette accanto. Quando si fu seduto cos il Beato lo istru, lo incit, lo infiamm e lo rallegr con la s ua conversazione attinente alla Buona Legge. Indi si alz ed and via. Non molto tem po dopo che il Beato se ne fu andato un certo uomo uccise il vaccaro nelle vicin anze del villaggio "(65). Ed i monaci, in gran numero accorsi presso il Beato.... e gli dissero: "Signore, dicono che il vaccaro dal quale l'Ordine dei monaci, con a capo il Beato, stato proprio oggi soddisfatto e totalmente nutrito con le sue stesse mani stato ucciso da un certo uomo nelle vicinanze del villaggio". Allora il Beato, intuend o il significato di ci, proffer in quel momento le parole ispirate: "Qualunque male possa fare un nemico ad un nemico o l'odio a chi odia, male molto maggiore viene compiuto dalla mente mal diretta". 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quella circ ostanza i venerabili Sariputta e Maha-Mogallana vivevano nella Grotta dei Piccio ni, ed il venerabile Sariputta, in una notte illuminata dalla luna, proprio quan do si era rasato i capelli, sedeva [in raccoglimento], avendo conquistato l'acce sso ad un certo grado di meditazione estatica. Proprio allora si trovavano a passare per quelle parti due yakkha (66) amici, i quali viaggiavano dal nord verso il sud per qualche cosa che avevano da fare. Al la vista del venerabile Sariputta cos assiso, l'uno disse all'altro: "Mi viene in mente di dare a quel monaco un colpo in testa". A queste parole l'altro yakkha rispose: "Guardatene, amico, un asceta un essere elevato, di grande potere [magi co] e di grande maest! 1). Indi il primo yakkha ripet le medesime parole e l'amic o di nuovo lo dissuase Cos pure una terza volta allora quello yakkha, non tenendo conto del consiglio dell'altro, diede un colpo in testa al venerabile Sariputta. Cos forte fu il colpo, che avrebbe potuto abbattere un elefante alto da sette a otto cubiti, e spaccato la cima di una montagna. Istantaneamente lo yakkha, gridando: "Brucio, brucio!", cadde entro il grande inferno. Ora il venerabile Maha-Mogallana, con purificato occhio divino, che di molto sup era quello umano, vide il colpo che era stato assestato dallo yakkha alla testa di Sariputta. A quella vista, avvicinatosi a Sariputta, gli chiese: " Caro mio S

ignore, spero che lo abbiate sopportato, spero che lo possiate reggere, spero ch e non ne abbiate avuto male ! ". " S, Mogallana, lo sto sopportando; s, mio Signor e, lo reggo, per sento soltanto un piccolo dolore alla testa". " meraviglioso, Sar iputta, mio caro Signore! veramente una meraviglia il grande potere magico e la grande maest del venerabile Sariputta! Perch proprio ora un certo yakkha vi ha dat o un colpo sulla testa: tanto potente era il colpo che avrebbe potuto abbattere un elefante o spaccare la cima di un monte: ed il venerabile Sariputta dice: " Lo sopporto, Mogallana, caro amico per sento un leggero dolore al capo " ". [E Sariputta soggiunse:] " Ma questo meraviglioso! il miracoloso, Mogallana, car o amico, il gran potere e la grande maest del venerabile Mogallana, che egli possa addirittura vedere uno Yakkha, addirittura! Quanto a me, non riuscirei a vedere in questo posto neppure uno spirito folletto (67)! " Allora il Beato, con purificato orecchio divino, che di molto supera quello uman o, ud i due saggi che in tal modo conversavano e, intuendo il significato di ci, p rofer in quel momento il verso ispirato: Colui il cui spirito, simile ad una roccia, sta fermo e non vacilla, Libero dalle passioni non si agita per ci che dovrebbe turbarlo, a questi, il cui spirito cos [concentrato], donde potrebbe venirgli male ? " . 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, n el parco Ghosita. Ora, in quel]a circostanza il Beato era infastidito da monaci e monache, devoti laici e devote laiche, re e ministri reali, settari e loro seg uaci, e viveva In mezzo alla confusione, non a suo agio. Allora il Beato pens: "I o sto qui vivendo infastidito da monaci e monache da settari e da loro seguaci. Io vivo scomodo, non a mio agio. Vivessi romito e solo, lontano dalla folla". Quindi il Beato, rassettatosi di buon mattino, indossa la veste, prese la scodella ed entr in Kosambi per la questua del cibo: compiuto il suo giro per la questua del cibo ritorn e se ne nutr, pose in ordine il suo alloggio ed il suo giaciglio, prese la scodella e la veste senza informare il monaco che lo serviva o darne notizia all'Ordine dei monaci, solo e senza seguaci inizi il suo giro diretto al villaggio Parileya, che raggiunse successivamente. Ivi il Beato si ferm a risiedere nella radura della Fitta Foresta Custodita, presso la radice di un bell'albero sala. Ora, un certo elefante maschio viveva infastidito dagli elefan ti e dalle elefantesse, dagli elefantini e dagli elefanti lattanti, e doveva nutrirsi ove l'erba era stata gi raccolta per loro. E ssi mangiavano i fasci di rami che egli aveva spezzato. Egli doveva bere l'acqua infangata e, quando attraversava un guado, le elefantesse lo seguivano spingendo il suo corpo. Cos il grande elefante maschio viveva scomodo, non a suo agio. Quindi il grande elefante maschio pens: " Qui io vivo infastidito da elefanti e da elefantesse, da elefantini e da elefanti lattanti, debbo nutrirmi laddove l'erba gi stata raccolta. Gli altri mangiano i fasci di rami che io spezzo, io devo bere acqua infangata e, quando attraverso un guado, le elefantesse mi spingono premendo il mio corpo: cos vivo scomodo, non a mio agio ". Quindi il grande elefante maschio abbandon il branco e part per il villaggio di Parileya, verso la radura della Fitta Foresta Custodita, e verso quell'albero alla cui radice stava assiso il Beato. Quando vi fu giunto, tenne il luogo, ove il Beato dimorava, pulito da erba, e, con la sua proboscide, portava acqua per uso del Beato. Cos al Beato, che viveva in ritiro e meditazione, sorse il pensiero: "Io vivevo prima infastidito da monaci e monache vivevo scomodo, non a mio agio. Ma ora vivo non infastidito da monaci e monache settari e loro seguaci. Non infastidito, vivo

tranquillo e a mio agio ". Egualmente il grande elefante maschio pensava: " Prima io vivevo infastidito da elefanti ed elefantesse ora, invece, dimoro tranquillo ed a mio agio ". Quindi il Beato, considerando il suo ritiro e con la sua mente penetrando nel pensiero di quel grande elefante maschio, profer in quell'oc casione il verso ispirato: "Su questo concordano, mente con mente, il Naga (68) col naga dalle zanne a vomere: poich entrambi si rallegrano della solitudine della foresta ! ". 6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Sava tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Pindolabharadhvaja sedeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociat e, tenendo il corpo eretto, essendo egli un abitatore delle foreste, un questuan te, uno vestito di panni rappezzati, uno che porta addosso le tre robe (69), che aveva bisogno di poco, contento del suo stato, eremita, schivante la societ, di ardente energia, che seguiva le pratiche ascetiche, dedito alle pi alte meditazio ni. Ora il Beato, vedendo il venerabile Pindolabharadhvaja cos assiso in quel momento profer il verso ispirato: Non ingiuriare, non danneggiare, vivi contenuto dalla disciplina, prendi poco cibo, dormi e giaci solo. Mantieni la mente dedita alla meditazione suprema: questo l'insegnamento dei Risvegliati!". 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quella stessa circostanza il venerabile Sariputta sedeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, te nendo il corpo eretto. Egli era uno di quelli che hanno bisogno di poco, content o del suo stato, un monaco, che schiva la societ, di ardente energia, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedendo Sariputta cos assiso in quel momento proffer il verso ispirato: " Di alti pensieri, gravemente attento, silente ed allenato nelle discipline ascetiche, i dolori non sopravvengono ad uno tale, calmo e sempre att ento ". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, nel bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo il Beato era molto stimato, onorato, considerato e venerato. Lo trattavano con deferenza e no n gli facevano mancare vesti, cibo elemosinato, giaciglio e alloggio, comodit e m edicine per le malattie, e cos pure l'Ordine dei monaci. Ma gli Erranti (70), che sostenevano altre dottrine, non erano stimati ed onorati non ottenevano viveri, eccetera Allora quegli Erranti, che sostenevano altre dottrine, incapaci di sopportare l'onore che veniva reso al Beato ed all'Ordine dei monaci, andarono da Sundan, donna degli Erranti, e le dissero: " Sorella, tu puoi fare una buona azione ai tuoi confratelli ". " Che cosa posso io fare, fratelli ? Che cosa mi p ossibile fare ? La mia stessa vita offerta in sacrificio per i miei parenti [spirituali] !". " Allora, sorella, va' frequentemente al bosco Jeta ". "Bene, fratelli ", rispose Sundar; a quegli Erranti di altra dottrina, e prese ad andare ogni momento al bosco Jeta. Allora, quando quegli Erranti di altra dottrina furono sicuri che correva voce c he "Sundari, la donna-asceta, era stata chiaramente veduta da molta gente andare ogni momento al bosco Jeta ", allora l'uccisero e la seppellirono nel cavo di u n fosso, indi si recarono da Pasenadi, dal re del Kosala, e gli dissero:"Maharaj a, quella Sundari, donna-asceta, non si vede pi in nessun luogo ". "E dove sospet

tate che possa trovarsi? ". " Nel bosco Jeta, Maharaja ". "Allora setacciate il bosco Jeta per trovarla ". Cos quegli Erranti di altra dottrina, dopo aver frugat o il bosco Jeta, trassero il corpo dell'uccisa dal fosso dove l'avevano sepolta, lo misero su un palanchino e lo portarono a Savatthi, dove lo fecero girare [pe r tutta la citt] di strada in strada, di crocicchio in crocicchio e, quando incon travano gente, ne accendevano l'indignazione dicendo: "Guardate, fratelli, ci che hanno fatto i figli del Sakya! Svergognati sono quei monaci! I figli del Sakya sono perversi, malvagi, mentitori, non viventi secondo castit ! Essi pretenderann o di vivere secondo la Buona Legge, di vivere in pace, di vivere secondo castit, veritieri, virtuosi, uomini di vita commendevole. Ma, presso di loro, non vi mon achesimo, non brahmanica condotta. Il loro monachesimo perduto, la loro condotta brahmanica perduta. Come potrebbero praticare il monachesimo? Come potrebbero p raticare la brahmanica condotta? Essi hanno abbandonato il monachesimo, essi han no abbandonato la brahmanica condotta. Dico, come pu un uomo, dopo aver fatto la parte dell'uomo (= giacendosi con donna), privare di vita la donna? ". In quel tempo, pertanto, allorch la gente di Savatthi scorgeva i monaci, li assal iva, li insultava, li vilipendeva ed angariava con ingiurie ed improperi, dicend o: "Svergognati sono questi monaci dico, come potrebbe un uomo, dopo aver fatto la parte dell'uomo, privare di vita la donna? ". Allora un gran numero di monaci, preparatisi per l'uscita mattutina, presa la ci otola ed indossata la veste, entr in Savatthi per la questua e, dopo aver girato per Savatthi ed aver mangiato il cibo questuato, and dal Beato. Quei monaci, pres entatisi al Beato, dopo averlo salutato si sedettero in un canto e dissero "Ora, a Savatthi, o Signore, quando la gente vede i monaci, li assale con ingiurie ed improperi, dicendo: " Svergognati sono i monaci (eccetera) " ". "O monaci, questo rumore non durer a lungo: durer solo sette giorni; alla fine dei sette giorni dileguer. Pertanto, o monaci, quando incontrate quelle persone che, alla vista dei monaci, li assale con ingiurie ed improperi, riprendetele con questo verso: " Chi dice menzogna va all'inferno, cos pure chi nega di aver fatto ci che egli comp. Tutti e due, trapassando, diventano uguali, gente d'a zione spregevole, nell'altro mondo! " ". Quindi quei monaci appresero a memoria quella strofa e, allorch incontravano la gente che li assaliva con ingiurie ed improperi, le rispondevano con quella strofa. Allora la gente pens: " Questi monaci, i figli del Sakya, sono consacrati da giuramento". C os il rumore non dur a lungo: dur esattamente sette giorni. Alla fine dei sette giorni esso svan. Allora molti monaci si recarono dal Beato e dissero: "Straordinario , o Signore, meraviglioso , o Signore, come sono state veraci le parole dette dal Beato, e cio: " Questo rumore, o monaci, non durer molto. Durer soltanto sette giorni. Alla fine dei sette giorni dileguer!"". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "La gente priva di controllo colpisce gli altri (71) con parole, come elefanti i n combattimento. Udendo proferire crudeli parole. resti il monaco imperturbabile". 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajag aha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile Upasena (72), figlio di Vanganta, "a andato in rit iro spirituale e raccoglimento, per cui gli era occorso di pensare: "Un acquisto questo mio" un buon guadagno per me che il mio maestro sia il Beato, l'Arhat, i l Pienamente Risvegliato (samma-sam-buddha)! Che io abbia abbandonato la casa pe r la vita errante nella ben proclamata disciplina della Buona Legge! un acquisto per me, che i miei compagni nella vita brahmanica siano virtuosi e di amabile n

atura; che io sia uno che ha soddisfatto ai precetti di virt (sila), che io sia c omposto, che sia uno con la mente concentrata in un punto solo (73), un Arhat ch e ha distrutto ogni attaccamento; che io sia uno di grandi poteri e di grande po tenza! Felice stata la mia vita e felice sar la mia morte!". Ora il Beato, afferrando con la sua mente il pensiero del venerabile Upasena, fi glio di Vahganta, intuendo il senso di tutto ci proffer in quel momento questo ver so ispirato: Colui che la vita non arde, lui non cruccia la fine [allorch giunge] la morte. Se questo Costante ha visto il sentiero, non s'addolora in mezzo al dolore. Per il monaco che ha troncato la sete di vivere, il cui spirito placato, in cui annientato l'errare di nascita in nascita, per costui non esiste pi altro divenire! ". 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Sava tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venera bile Sariputta era assiso non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, col corp o eretto, contemplando il proprio stato di conquistata calma interiore (upasama) . Ed il Beato, vedendo il venerabile Sariputta cos meditante, intuendo il signifi cato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Per il monaco la cui mente calma, che ha spezzato la serie delle vite, annichilito il flusso delle nascite: egli libero dal vincolo di Mara!". CAPITOLO V L'ANZIANO (74) SONA 1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa occasione, il re Pasenadi dei Kosala era andato con la regina Mallika al piano rialzato de l suo palazzo. Allora il re Pasenadi dei Kosala disse a Mallika, la regina: "Dim mi, o Mallika, esiste qualcuno che ti sia pi caro che il S (75)?". "Per me, mahara ja, non vi alcuno pi caro del S. Ma per te, o maharaja, vi alcuno che ti sia pi car o del S? ". "Anche per me, Mallika, non vi alcuno che mi sia pi caro del S". Quindi il re Pasenadi dei Kosala scese dal palazzo e se ne and presso il Beato. Giunto che fu al suo cospetto lo salut e, avendolo salutato, sedette in un canto. Cos sed uto, il re Pasenadi dei Kosala disse al Beato: " Signore, sono andato con la reg ina Mallika al piano rialzato del palazzo ed ho detto a Mallika, la regina, quan to segue (e narr della conversazione avuta con la moglie) ". Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel tempo questo verso ispirato: Si attraversino con la mente tutte le direzioni dello spazio, nulla si trover di pi caro [a s] che il S; poich anche per gli altri ad ognuno il s caro, non danneggi altri, chi il s ha caro ! ". 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora il venerabile Ananda, alzand osi verso sera dal suo eremo, and dal Beato: essendo giunto presso di lui lo salu t e si pose a sedere in un canto. Sedutosi, cos il venerabile Ananda interpell il B eato: " meraviglioso, o Signore, straordinario, o Signore, come vissuta poco la madre del Beato! Quando il Beato era nato da appena sette giorni, sua madre pose termine [alla sua vita], rinascendo presso gli di del Tubista (76) " proprio cos, Ananda, breve la vita delle madri dei Boddisattva (77). Quando i Bodhisattva so

no nati da sette giorni, le loro madri pongono fine all'esistenza e rinascono pr esso gli di del Tubista ". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quell'occasione questo v erso ispirato: "Che tutte le creature verranno ad essere e che tutte, abbandonando il corpo, se ne dipartiranno, il Bennato, vedendo tutto questo, proceder ardente nella brahmanica ascesi! ". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajag aha, nel Bosco dei Bamb. presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quel tempo vi era a Rajahaga un lebbroso di nome Suppabuddha, un pover'uomo, una creatura misera e disgraziata; ed avvenne che, in quell'occasione, il Beato sed esse in mezzo ad una grande moltitudine, insegnando la Buona Legge. E Suppabuddh a, il lebbroso, avendo visto da lontano tutta quella turba riunita assieme, pens a tale vista: " Certamente laggi vi sar da ricevere cibo, vuoi duro vuoi morbido. Che sia il caso che io vada vicino a quella folla? Potrei ottenere qualcosa da m angiare, sia duro sia morbido! ". Fu cos che Suppabuddha, il lebbroso, si avvicin alla moltitudine e contempl il Beato che sedeva in mezzo alla grande folla, inseg nando la Buona Legge e, vedendolo, pens: " No! Qui non si ottiene nulla da mangia re, n di duro n di morbido. Questi Gotama, l'asceta, che insegna la Buona Legge al l'assemblea. Che sia il caso che anche io ascolti la Buona Legge? " Cos sedette a nche lui in un canto, pensando: "Voglio anche io ascoltare la Buona Legge ". Ora il Beato, afferrando in ispirito i pensieri di tutta quella assemblea, conce p il pensiero: "Chi dei presenti perfettibile s da conoscere la Buona Legge ? ". E il Beato vide Suppabuddha, il lebbroso, seduto in mezzo alla folla e, a tale vi sta, pens: " Questi uno evoluto s da comprendere la Buona Legge " Cos, proprio tene ndo presente Suppabuddha, il lebbroso, inizi una conversazione riguardante, nell' ordine dovuto, i seguenti argomenti: il dono, la virt morale, il mondo celeste, g li svantaggi, la bassezza e la corruzione della sfera dei desideri ed il vantagg io che si consegue rendendosene libero. E, allorch il Beato riconobbe che lo spir ito di Suppabuddha, il lebbroso, era pronto, docile, privo di inciampi, elevato ed in istato di grazia, allora Egli svilupp quegli insegnamenti sul Dhemma che so ltanto i Risvegliati hanno scoperto da soli, cio: il Dolore, il Sorgere, l'Estinz ione, la Vita (78). Proprio come una veste bianca, senza macchie, pronta ad assorbire la tintura, co s pure in Suppabuddha, il lebbroso, proprio allorch sedette in quel luogo, sorse i n lui la pura, immacolata intuizione del Dhamma, la conoscenza del fatto che, in tutto ci che soggetto al nascere, implicita la natura dell'estinguersi. E [cos pu re] Suppabuddha, il lebbroso, vide la Buona Legge, comprese la Buona Legge, si i mmerse nella Buona Legge, pass di l da ogni dubbio, fu libero da ogni [necessit di] chiedere, conquist fiducia e, non avendo pi bisogno di altro [che della Buona Leg ge], si alz dal luogo ove sedeva, avanz verso il Beato e, essendoglisi avvicinato, lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto Suppabuddha, il lebbroso, d isse al Beato: " Benissimo, Signore! Benissimo, Signore! Proprio come si dovrebb e sollevare ci che caduto, scoprire ci che nascosto, indicare la via a chi stordit o, mostrare una luce nelle tenebre, dicendo: " Ora coloro che hanno occhi per ve dere possono vedere le forme", cos pure il Beato ha spiegato in diverse maniere l a Buona Legge. Cos proprio io, o Signore, prendo rifugio nel Beato, nella Buona L egge e nell'Ordine (79). Possa il Beato accettarmi come suo seguace (80), come u no che da quest'ora in avanti, fino alla fine della sua vita, prende rifugio in lui ". Dopo di ci Suppabuddha, il lebbroso, istruito nella Buona Legge dall'espos izione del Beato, [da Lui] accolto, e reso felice da quanto aveva ascoltato, ral legrato e contentato, ringrazi, si sollev da dove era seduto e salut il Beato giran dogli attorno verso destra, e se ne and via. [Pi tardi] un giovane vitello, assalito Suppabuddha, gli tolse la vita. Allora un gran numero di monaci venne dal Beato, essendo venuto lo salut, e disse : "Signore, quel lebbroso chiamato Suppabuddha, dopo essere stato istruito, accolto, sollevato e reso felice dall'esposizione della Buona

Legge fatta dal Beato, giunto al termine della sua vita. Quale sorte gli toccata [dopo questa vita] ? Quale la sua vita successiva? " " Monaci, Suppabuddha, il lebbroso, era un saggio (pandita). Egli vissuto second o la Buona Legge. Egli non mi ha infastidito domandandomi [tante cose] circa la Buona Legge. Suppabuddha, il lebbroso, o monaci, avendo spezzato tre vincoli, or mai uno-che--entrato nella corrente (sotapanno), uno che oramai non pi destinato a ricadere in basso: egli ormai destinato a conquistare la Suprema Illuminazione (abhisambodhi) ". A queste parole un certo monaco disse al Beato: "Dimmi, o Sign ore, quale la ragione, quale la causa per la quale Suppabuddha, il lebbroso, fu un povero, miserabile e disgraziato essere ? ". "Una volta, o monaco, il lebbros o Suppabuddha era [, in una sua vita trascorsa,] il figlio di un ricco, in quest o stesso Rajagaha. Un giorno, attraversando un giardino, vide Tagara-sikkhi, un Pacceka-buddha (81) che entrava in citt per la questua. Vedendolo, egli pens: " Ch i quel lebbroso che va in giro?". E, sputando e volgendoglisi a sinistra (82), s e ne and. In seguito alla maturazione di tale fatto egli soffr tormento nel purgat orio per molti secoli, per molti millenni, per molte centinaia di millenni (83). Ma, per l'ulteriore maturazione di quell'atto, egli venne a nascere in questo s tesso Rajagaha come una povera, miserabile, inferma creatura. Ma, incontratosi c on la disciplina della Buona Legge resa nota dal Cos-Venuto (Tathagata), egli acc olse in s la fede, accolse in s la virt, accolse in s l'insegnamento udito, accolse in s il distacco, accolse in s la suprema saggezza (panna). Cos agendo quando il suo corpo fu disfatto, dopo la morte, egli ha conquistato un buon destino, rinascendo nel mondo celeste, in compagnia dei Trentatr Deva. Egli supera in isplendore, col, gli altri Deva, in bellezza e gloria". Indi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Come chi ha occhi, con forza e conoscenza, evita di cadere nei fossi, cos, in questo mondo, scansi il saggio le cattive azioni! ". 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, gran numero di ragazzi, fra Savatthi ed il bosco Jeta, [si divertiva] a tormentare i pesci. Il Beato, [in quella occasione,] apprestatosi per la sua uscita mattutina, indos sata la veste e presa la ciotola, stava entrando in Savatthi per la questua. All ora il Beato vide tutti quei ragazzi che tormentavano i pesci, fra il bosco Jeta e Savatthi. A quella vista Egli and da loro e disse: "avete paura, ragazzi, del male ? Vi gradito il dolore ? ". " Proprio cos, abbiamo paura del male, il dolor e ci sgradito ". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso i spirato: "[Se temete il male,] (84) se il dolore vi sgradito, non compite una mala azione palesemente o nascostamente: se farete il male, o gi lo fate, non sfuggirete al male, comunque andiate o tenti ate di sfuggirlo! ". 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, nel parco orientale, presso la casa a piani della madre di Migara. Ora, in quel tempo, il Beato se ne stava seduto, circondato dall'assemblea dei monaci, i n un giorno che era uposatha (85). Il venerabile Ananda, entrata la notte, quand o la prima vigilia stava trascorrendo, si alz da dove sedeva e, buttandosi la ves te sulla spalla destra, congiunse le palme [salutando] il Beato, e gli disse: "s ignore, la notte bene entrata, la prima veglia trascorsa. L'assemblea dei monaci stata gi seduta a lungo. Signore, voglia il Beato pronunci are i voti (86) per i monaci ! ". A queste parole il Beato rest silenzioso. Una seconda volta il venerabile Ananda, alla veglia mediana, (ripet la

richiesta) Indi, una terza volta, quando la notte era ormai alla fine e la terza veglia stava trascorrendo, mentre l'alba sbiancava la notte rallegrandone il volto, il venerabile Ananda si alz da dove era seduto e, buttandosi la veste sulla spalla, congiunse le palme di fronte al Beato, dicendogli: "Signore, la notte trascorsa. L'ultima veglia sta finendo. giunta l'alba e la notte mostra il volto dell'allegrezza. L'ordine dei monaci restato seduto per lungo tempo. Signore, voglia il Beato pronunciare i voti per i monaci ! ". "Ananda, L'assemblea non totalmente p ura! ". Allora al venerabile Maha-Mogallana occorse di pensare: "Riguardo quale persona il Beato ha detto: " Ananda, l'assemblea non totalmente pura ! " ? " . Perci il v enerabile Maha-Mogallana, afferrando questo [detto] con la mente, rivolse la sua attenzione a tutta quell'assemblea di monaci. Ed il venerabile Maha-Mogallana s i accorse di una persona che era immorale, di perversa natura, che era un impuro , di condotta sospetta, di azioni nascoste, che non era un vero monaco, pur pret endendo di esserlo, n viveva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcio di dentro, pieno di brame, sporco mucchio di immondizia, ivi sedente in mezzo all'O rdine dei monaci. Dopo averlo scorto, si alz dal suo seggio ed and incontro a tale persona, e, essendo giunto, le disse: " Alzatevi, caro signore! Siete stato vis to dal Beato! Non vi societ per voi, qui, fra i monaci! ". Ma quella persona se n e ristette silenziosa. Allora una seconda volta ed una terza il venerabile MahaMogallana ripet le stesse parole, ed [ancora] quella persona rimase zitta. Allora il venerabile MahaMogallana prese quella persona per il braccio, la cacci fuori dal portone, attraverso il quale pose la sbarra, venne dal Beato e disse: "Signo re, quella persona stata cacciata da me. La compagnia totalmente pura. Signore, si degni il Beato di pronunciare i voti per i monaci!". " strano, Mogallana, mer aviglioso, Mogallana, come quell'imbecille abbia dovuto aspettare finch non venne afferrato per il braccio! ". Allora il Beato ammon i monaci, dicendo: " Da quest o giorno in poi, o monaci, io non osserver pi l'uposatha, n pronuncer i voti [per i monaci]. Pronunciateli voi, i voti [ai quali siete astretti]. fuor di luogo, o m onaci, inopportuno che il Tathagata debba osservare l'uposatha, debba pronunciar e i voti, quando l'assemblea non totalmente pura. Monaci, vi sono le seguenti ot to cose nel grande Oceano, meravigliose e strane, contemplando le quali gli Asur a (87) di volta in volta, si deliziano nel vasto Oceano: I) Monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il basso gradualment e. Non vi un improvviso precipitare. Questa , o monaci, la prima circostanza mera vigliosa e strana, contemplando la quale, di tempo in tempo, gli Asura si ralleg rano. II) Monaci, il grande Oceano , inoltre, di natura stabile, esso non sorpassa la s piaggia. Questa , o monaci, la seconda circostanza meravigliosa e strana contempl ando la quale, di tempo in tempo, gli Asura si rallegrano. III) Monaci, il grande Oceano, inoltre, non coabita con un corpo morto; poich, qu ando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto lo sospinge verso la sponda e lo butta sulla spiaggia. Questa La terza circostanza meravigliosa e strana IV) Monaci, quali che siano i grandi fiumi - cio la Gariga, Aciravati, Sarabhu e Mahi - tutti costoro, allorch raggiungono il grande Oceano, abbandonano gli antic hi nomi, le famiglie, ma procedono avanti col solo nome di " grande Oceano ". Questa , o monaci La quarta circostanza meravigliosa e strana V) Monaci, quanti che siano i fiumi che scorrono verso il grande Oceano, e quant a sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Oceano n ritira rsi n trabordare. Questa , o monaci La quinta circostanza meravigliosa e strana VI) Monaci, il grande Oceano di un solo sapore, il sapore salato. Questa , monaci .La sesta circostanza meravigliosa e strana VII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali se ne trovano di queste specie perle, cristalli, berillo, madreperl

a, quarzo, corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate Questa , o monaci La settima circostanza meravigliosa e strana..... VIII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, sede di grandi creature, fra le quali s i annoverano balene (?), pescicani (?" orche (?) (88) asvra, naga (89) gandharva (90). Vi sono, nel grande Oceano, animali lunghi uno yojana (91) due, tre quatt ro, cinque yojena. Questa , o monaci L'ottava circostanza meravigliosa e strana Cos pure, o monaci, in questa disciplina della Buona Legge vi sono anche otto cir costanze meravigliose e strane, contemplando le quali, di volta in volta, i mona ci si deliziano in questa disciplina della Buona Legge. I) Proprio come, o monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il b asso gradualmente, e non vi un improvviso precipitare, cos pure, o monaci, in que sta disciplina della Buona Legge l'allenamento graduale, L'azione graduale, il p rocedimento graduale. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e stra na, vedendo la quale i monaci, di volta in volta, si rallegrano(92), II) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di natura stabile e non sorpassa ma i la spiaggia, cos pure, o monaci, i miei discepoli non trasgrediscono mai, doves se loro costare la vita, L'allenamento a cui io li astringo. Questa la seconda c ircostanza meravigliosa e strana..... III) Proprio come, o monaci, il grande Oceano non coabita con un corpo morto, po ich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto esso lo sospinge verso l a sponda e lo butta sulla spiaggia, cos pure, o monaci, qualunque persona che sia immorale, di perversa natura, impura, di condotta sospetta, di azioni nascoste, che non sia un vero monaco, pur pretendendo di esserlo, che non viva castamente , pur pretendendo di vivere cos, marcia di dentro, piena di brame, sporco mucchio di immondizia - con una tale persona l'Ordine non convive, ma, allorch si raccog lie, ben presto la butta fuori. Nonostante che essa sia assisa in mezzo all'Ordi ne, essa ben lontana dall'Ordine. Questa la terza circostanza meravigliosa e str ana..... IV) Proprio come, o monaci, quali che siano i fiumi - cio la Gariga, Aciravati, S arabhu e Mahl - tutti costoro, allorch raggiungono il grande Oceano, abbandonano gli antichi nomi e le famiglie, e procedono avanti col solo nome di "grande Ocea no", cos pure, o monaci, [gli appartenenti al]le quattro caste: khattiya (khasatr iya), brahmana, vessa (vais'ya) e sudda (sudra) (93), procedendo dalla vita in c asa alla vita errante nella disciplina della Buona Legge insegnata dal Tathagata , abbandonano i loro nomi e le loro famiglie e vanno solo col nome di "monaci fi gli del Sakya". Questa la quarta circostanza meravigliosa e strana..... V) Proprio come, o monaci, quanti siano i fiumi che scorrono verso il grande Oce ano, quanta sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Ocea no n ritirarsi n trabordare, cos pure, o monaci, nonostante che molti siamo i monac i che alla fine passano nella condizione del nibbana che non lascia residui, non vi n ritirarsi n trabordare nella condizione di nibbana ivi sperimentata. Questa la quinta circostanza meravigliosa e strana..... VI) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di un sapore, di sapore salato, cos pure, o monaci, questa Buona Legge di un solo sapore, del sapore della Liberazio ne. Questa la sesta circostanza meravigliosa e strana..... VII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano contiene molte gemme, differenti g emme, fra le quali se ne trovano di queste specie: perle, cristalli, berillo, ma dreperla, quarzo, corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate, cos pure, in que sta Buona Legge, vi sono molte gemme, diverse gemme: in essa vi sono le quattro sorgenti di Rammemoramento (satipatthana), i quattro Retti Sforzi (sammappadhana ), la quadruplice Base per i Poteri [psichici] (iddhipada), le cinque Facolt (ind riyani), le cinque Forze (balani), le sette membra dell'Illuminazione (bojjhanga nt), il Nobile Ottuplice Sentiero (ariyo attangiko, maggo). Questa la settima ci rcostanza meravigliosa e strana..... VIII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano la sede di grandi creature, fra l e quali si annoverano balene, pescicani ed orche, asura, naga e gandhana cos pure, o monaci, questa disciplina della Buona Legge la sede di grandi creature. In lei sono ques te creature: Colui che Entrato nella Corrente (sotapanno), che procede realizzan

do i frutti nascenti dal vincere la Corrente; Quello che ritorna una sola volta (sakadagamin), il quale procede realizzando i frutti del fatto che deve ritornar e [ancora] una volta [sola sulla terra]; il Non-ritornante, il quale procede rea lizzando i frutti del fatto che non ritorna [pi sulla terra]; il Degno (Arha), ch e procede in virt [della sua condizione di Arhat. Questa l'ottava circostanza mer avigliosa e strana, o monaci, di questa disciplina della Buona Legge, contemplan do la quale, di volta in volta, i monaci si rallegrano di questa disciplina dell a Buona Legge. Tutte queste, o monaci, sono le otto meravigliose e strane circostanze in questa disciplina della Buona Legge, contemplando le quali, ancora ed ancora, i monaci si deliziano [di praticare] questa disciplina della Buona Legge ". A questo punto il Beato intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Piove attraverso il coperto, non piove laddove aperto (94): quindi aprite il co perto: non vi piover pi attraverso! ". 6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile MahaKaccana stava fra la gente di Avanti presso Kururaghara, nel mont e [detto] " Precipite " (Pavatta), mentre il devoto laico (upasaka) Sona, "dalle orecchie appuntite (kofi-kanna)", era al suo servizio. Mentre il devoto Sona ko ti-kanna si trovava in ritiro e meditazione, gli capit di pensare: "Secondo quant o spiega il signore Maha-Kaccana non facile per chi vive in famiglia seguire la disciplina brahmanica (brahmacariya = castit, meditazione e studio) in un modo to talmente puro e totalmente levigato. Non sarebbe il caso che mi facessi radere i peli della barba, rivestissi l'abito colora zafferano e mutassi la vita casalin ga per la vita errante?". Di conseguenza il devoto laico Sona, detto "dalle orec chie appuntite ", and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto da lui lo salut e sedett e in un canto. Sedutosi, gli disse: "Signore, quando mi trovavo in ritiro e medi tazione, mi capit di pensare (gli narra la sua riflessione) e, quindi, voglia il venerabile Maha-Kaccana conferirmi gli ordini di monaco! ". A queste parole il venerabile Maha-Kaccana rispose: "Non cosa facile praticare l a brahmanica disciplina per tutto il resto della vita, con la sua unica refezion e quotidiana ed il solitario giaciglio. Ors, o Sona, continua a praticare, assolv endo egualmente i tuoi doveri domestici, cos ed oltre, gli insegnamenti del Buddh a, mangiando un pasto una volta sola [al giorno] e giacendo solo ". Cos si plac in Sona, detto " dalle orecchie appuntite ", il desiderio di adottare la vita erra nte. Ma, in una seconda occasione, mentre Sona si trovava in ritiro e meditazione, gli venne la medesima idea ed anche una terza volta fece la medesima richiesta al venerabile Maha-Kaccana Quindi, allora, il venerabile Maha-Kaccana confer gli ordini [provvisori] al devoto laico Sona, detto a dalle orecchie appuntite ". In quel tempo, nel distretto di Avanti, vi era scarsezza di monaci, di modo che il venerabile Maha-Kaccana, alla fine di tre stagioni delle piogge, riusc a radunare, con difficolt e fatica, i dieci monaci [necessari] per il capito lo e diede la ordinazione completa a Sona (95). Indi, dopo aver trascorso una stagione delle piogge in solitudine e raccogliment o, al venerabile Sona venne di pensare: " Il Beato non mai stato visto faccia a faccia da me, nonostante che io abbia sentito che il Beato una persona cos e cos. Se il mio maestro (uspajjhaya) me lo permettesse, andrei a vedere il Beato, che un Arhat rettamente Risvegliato ,). Pertanto il venerabile Sona, alzandosi, al tramonto, dalla sua solitaria meditaz ione, and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto che fu da lui lo salut e si sedette in un canto. Una volta seduto, gli rifer circa il suo desiderio di vedere il Beat o ed aggiunse: " Se Vostra Beatitudine lo consente vorrei, o signore, andare a v edere il Beato, che un Arhat ed uno rettamente Risvegliato ". " Molto bene, molt o bene! Vai,

Sona! Tu vedrai quel Beato, che sereno e rasserenante, calmo nelle sue facolt e calmo nella sua mente: che ha raggiunto la massima pace e controllo su se stesso: quell'elefante (naga) domo, custodito e controllato nei suoi sensi. Quando Lo vedrai, venera in nome mio, col tuo capo, i piedi (96) del Beato, interrogalo circa la Sua salute e benessere, circa la Sua leggerezza [d'umore], il Suo vigore e le Sue buone condizioni di vita. Ed aggiun gi: "Signore, il mio maestro, il venerabile Maha-Kaccana, venera col suo capo i piedi del Beato e chiede notizie circa la Sua salute e benessere " ". o Molto bene, Signore ", rispose il venerabile Sona, rallegrandosi alle parole d el venerabile Maha-Kaccana, e, ringraziandolo, si alz da dove era seduto, lo salu t girandogli attorno verso destra, pose in ordine il suo giaciglio ed il suo alloggio, prese la ciotola e la veste, indi inizi il suo cammino verso Savatthi. Dopo aver compiuto il viaggio nell'ordine dovuto, raggiunse il bosco Jeta, nel parco di Anathapindika, a Savatthi. Indi venne dove si trovava il Beato, lo salut... e gli rifer il messaggio del venerabile Maha-Kaccana... Il Beato allora gli chiese: "Dimmi, o monaco, sopporti [la vita ascetica] ? Hai da mangiare? Ti ha un po' affaticato il viaggio? Sei stanco della questua per il cibo?". "S, Signore, sopporto [la vita a scetica]. Ho da mangiare. Sono un po' affaticato del viaggio. Non sono stanco di questuare il cibo". Allora il Beato chiam il venerabile Ananda, dicendo: "Ananda, fai preparare letto ed alloggio per questo monaco giunto or ora!". Ed il venerabile Ananda pens: "Pe r quanto riguarda l'ordine del Beato, che io debba far preparare letto ed allogg io per questo monaco arrivato or ora, il Beato desidera certamente avere lo stes so alloggio col venerabile Sona". Quindi egli prepar letto ed alloggio per il venerabile Sona nello stesso luogo ov e dimorava il Beato. Ora il Beato, dopo aver trascorso gran parte della notte as siso all'aria aperta, si lav i piedi e rientr nel suo alloggio. Cos pure fece il ve nerabile Sona. Quindi, alzandosi ancora di notte, verso l'alba, il Beato disse a l venerabile Sona: "Ti piaccia, o monaco, di recitarmi la dottrina!". "Molto ben e, Signore", disse il venerabile Sona, e, obbedendo al Beato, recit a memoria tut te le sedici sezioni delle Ottave (atthakavaggikani), da capo a fondo. Quando il venerabile Sona ebbe finito di recitare il Beato lo ringrazi, dicendo: "Bene, be ne, o monaco! Ben apprese a mente, ben considerate e riflettute, o monaco, sono queste sedici sezioni delle Ottave. Tu sei benedetto da una buona favella distin tamente e chiaramente profferita, s da rendere chiaro ci che intendi dire. Quante stagioni di pioggia hai tu trascorso, monaco, [a studiare] ?". "Una soltanto, Si gnore". "Come mai hai rimandato tanto [il pronunciare i voti], o monaco?" "Da l ungo tempo, Signore, avevo scorto il pericolo insito nelle passioni, ma la vita domestica, con tutti i suoi vincoli e le sue necessit, mi aveva trattenuto". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso is pirato: "Vedendo la sofferenza nel mondo, avendo riconosciuto la Buona Legge come priva di substrato, L'Ario non gode del male, nel male non si rallegra il Puro". 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che, in quella medes ima circostanza, il venerabile Revata il Dubbioso (Kankha-Revata) stesse seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, il corpo eretto, contemplando la propria purificazione nel passare di l da dubbio. E d il Beato, vedendo lui che cos operava e, allo stesso tempo, intuendo il signifi cato di ci, proffer questo verso ispirato: "Qualunque siano i dubbi su questo mondo o sull'altro, o siano

dubbi propri o altrui, i meditanti li abbandonano tutti, ardendo d'ascesi e conducendo brahmanica esistenza!". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajag aha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora avvenne che, in quella medesima circostanza, il venerabile Ananda, [pur] essendo quello il giorno uposatha (97) (quindi festivo), apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la quest ua. E Devadatta (98), vedendo il venerabile Ananda che cos faceva, gli venne inco ntro e gli disse: "Da questo giorno in avanti, Ananda, mio caro, indipendentemente dal Beato e indipendentemente dal l'Ordine dei Monaci, osserver [la prescrizione di ogni attivit nel]l'uposatha e la Disciplina dell'Ordine". Il venerabile Ananda, finito il giro della questua e ritornatone, dopo aver consumato la sua refezione, and dal Beato e gli disse: a Ecco, Signore, apprestatomi questa mattina ad uscire, presa la ciotola e indossata la veste, entrai in Rajagaha. Devadatta, che mi aveva visto questuare il cibo in Rajagaha, venuto da me dicendomi: " Da questo giorno in avanti, Ananda, mio caro, indipendentemente dal Beato e indipendentemente dall'Ordine dei monaci, os server l'uposatha e la disciplina dell'Ordine ". Oggi, o Signore, Devadatta cagio ner lo scisma nell'Ordine ed osserver [il proprio] uposatha e la disciplina dell'Ordine". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il seguente verso ispirato: a Facile per il buono la buona azione, difficile per il cattivo la buona azione. Facile per il cattivo la mala azione, difficile per gli Arii la mala azione" (99 ). 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro pre sso le genti di Kosala, accompagnato da una grande turba di monaci. Ora avvenne che, in tale circostanza, molti ragazzi, non lungi dal Beato, si facessero beffe [di loro]. Ed il Beato, vedendoli agire cos, ed intuendo il significato di ci, pr offer in quel momento questo verso ispirato: "Gli scimuniti, sapienti a chiacchiere, spaziano nel campo delle parole, si sgolano quanto vogliono: non conoscono, per, chi li conduce!"(100). 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, accadde che il venerabile Culapanthak a stesse seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, mantenendo il corpo eret to e con la consapevolezza ben stabilita di fronte a s (101). E il Beato, vedendo lui che cos operava e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer a llora questo verso ispirato: "Col corpo ben stabilito, con la mente ben stabilita, in piedi, seduto o giacent e, quando un monaco risieda nella consapevolezza, ha gi conquistato la prima e L'ult ima eccellenza. Conquistata la prima e l'ultima eccellenza, proceda invisibilmente per il Re del la Morte".

CAPITOLO VI

JACCANDHA (102) 1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Vesal i, nel Grande Bosco, al Palazzo dal Tetto Appuntito. Ora avvenne che il Beato, a pprestatosi ad uscire nel mattino, presa la ciotola e indossata la veste, entr in Vesali per la questua del cibo. Ritornato dal suo giro in Vesali e consumata la refezione, chiam il venerabile Ananda, dicendo "Ananda, prendimi una stuoia; and r al santuario (cetsya) Capala per il riposo del pomeriggio". "Benissimo, Signore ", rispose il venerabile Ananda, e, presa una stuoia, segu passo a passo il Beato . Quando ebbe raggiunto il santuario Capala, il Beato si sedette sulla stuoia prep aratagli. (E il venerabile Ananda, salutato il Beato, gli sedette accanto). Una volta sedutosi [anche] il venerabile Ananda, il Beato gli disse questo: "Delizio sa, o Anelnda, Vesali! Piacevoli sono i santuari di Udena, ed il santuario Gotamaka! Gradevole il santuario dei Sette Manghi (Sattamba), il santuario dei Molti Figl i (Bahuputta), piacevole quello di Sarandada! Gradevole il santuario Capala! Chi unque, o Ananda, si sia allenato [nella meditazione], si sia [interiormente] dil atato, si sia fatto un veicolo [della meditazione], si sia fatto una base, si si a applicato strenuamente, abbia accresciuto e pienamente intrapreso i quattro fo ndamenti dei poteri miracolosi (103), una tale persona, se lo desiderasse, potre bbe rimanere [sulla terra] tutto un eone (104) o quanto ne rimane! Ora, Ananda, il Tathagata si allenato e cos, se scegliesse [di rimanere], potrebbe restare [sulla terra] un eone, o quanto ne rimane o. Per, nonostante che un'allusione cos fosse stata avanz ata dal Beato, nonostante che il suo significato fosse cos chiaro e ovvio, Ananda non pot penetrarne il significato. Cos egli non preg il Beato, dicendo: " Signore, possa il Beato restare per tutto un eone. Possa il Beato restare per il resto di un eone, per il vantaggio di molta gente, per la felicit di molta gente, per compassione verso il mondo, per il benessere, il profitto e la felicit degli di e dell'umanit", tanto la sua mente era sviata da Mara. Indi una seconda volta il Beato disse al venerabile Ananda: o Deliziosa, o Ananda, Vesal; (eccetera); chiunque, o Ananda, si sia allenato una siffatta persona, se lo desiderasse, potrebbe rimane re [sulla terra] un eone, o quanto ne rimane! Ora il Tathagata si allenato .e cos, se scegliesse, potrebbe restare [ sulla terra] un eone o quanto ne rimane! l). Ed una seconda volta il venerabile Ananda non pot penetrare il significato dell'allusione Ancora una terza volta il Beato ripet le medesime parole ed una terza volta Ananda non riusc a penetrare il significato dell'allusione..... tanto era stato sviato da Mara. Allora il Beato disse al venerabile Ananda: "Vai pure, Ananda, e fai quello che adesso ti sembri opportuno". "Cos far, Signore", rispose il venerabile Ananda al B eato; si alz da dove stava seduto e salut il Beato girandogli attorno verso destra , e se ne and via, per sedersi ai piedi di un albero non molto distante. Poco dopo che Ananda se ne fu andato, Mara, il Malefico, venne dal Beato e, venu to che fu, Gli disse: "Si estingue, ora, il Beato! Si estingue ora Colui che Ben e Andato (sugata)! gi tempo, per il trapasso del Beato! Cos era stato detto, Signo re, dal Beato: " Non mi estinguer, o Malefico, fintanto che i miei monaci non sia no discepoli bene esercitati, disciplinati e pieni di fede, che abbiano conquist ato la sicurezza (yogakkhema), che abbiano udito molto, che conoscano la Buona L egge a memoria, che procedano secondo la Buona Legge, che procedano secondo il d overe, che vivano secondo la Buona Legge, accogliendo ci che abbiano appreso dal loro proprio maestro, finch non saranno in condizione di proclamare, insegnare, d

imostrare ulteriormente, stabilire, rivelare, analizzare e rendere facile [la Bu ona Legge]: fino a che non saranno capaci di confutare ogni errata dottrina che sorga e che possa essere ben confutata con giusto ragionamento, finch non insegne ranno la Buona Legge, che porta con s la Liberazione". Ora, Signore, i monaci del Beato sono [ormai tali] discepoli bene esercitati, disciplinati, pieni di fede. .... capaci di proclamare ed insegnare la Buona Legge, che porta con s la Liberaz ione. Quindi ora, o Signore, si estingua il Beato! Si estingua Colui che Bene An dato! Questo il tempo, Signore, per l'estinzione del Beato! Perch fu detto, con l a parola stessa del Beato: " Non mi estinguer, o Malefico, fintanto che i miei mo naci, devoti laici, sia maschi che femmine (eccetera) ". Inoltre, questo fu detto dal Beato: " Io non mi estinguer totalmente, o Maligno (105), fintanto che questa mia brahmanica disciplina non sia potente e prospera, diffusa ed ampiamente nota, r esa popolare e proclamata lontano da di e da uomini". Ed ora, Signore, questa bra hmanica disciplina del Beato potente e prospera, diffusa ed ampiamente nota, res a popolare e proclamata lontano da di e da uomini. Pertanto, voglia il Beato esti nguersi totalmente! Voglia Colui che Bene Andato estinguersi totalmente! tempo, ormai, per la totale estinzione del Beato!". A queste parole cos replic il Beato a Mara, il Maligno: "Non ti contristare troppo , tu, o Maligno! Fra non molto tempo avverr la totale estinzione del Tathagata. A lla fine di tre mesi, a partire da oggi, il Tathagata si estinguer totalmente". Di conseguenza il Beato, nel santuario di Capala, pieno di consapevolezza e di d ominio su se stesso, rigett l'insieme delle strutture vitali (107). E, quando il Beato ebbe rigettato le strutture vitali, avvenne un grande terremoto, e si sent dal cielo un formidabile tuono, tale da far rizzare i capelli. Ed il Beato, intu endo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Quanto era venuto ad essere, di misurabile e di non misurabile, rigett l'asceta; raccolto in se stesso, composto, egli spezz, come una cotta a maglia, ci che si era connaturato in lui" (107). 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, nel parco orientale, nel palazzo a molti piani della madre di Migara. In qu el tempo, verso sera, il Beato, essendosi alzato dal suo raccoglimento, sedeva fuori di casa, sotto il portico. Allora giunse il re Pasenadi, il kosales e, per visitare il Beato, che lo salut e gli si sedette accanto. In quella stessa occasione passarono non lungi dal Beato sette asceti dai lunghi capelli, sette Nigantha (Nirgrantha), sette nudi asceti, sette di quelli che portano addosso so lo uno straccio e sette Erranti (paribbajaka), con le unghie lunghe, le ascelle pelose, portando il fardello in cima ad un palo, sulla spalla(105). Ora quando il kosalese, il re Pasenadi, vide tutti quei gruppi di sette, si alz d a dove era seduto e, gettando il lembo della veste sulla spalla, piegando il gin occhio destro a terra, alz le palme congiunte verso quei gruppi di sette e pronun ci tre volte il suo nome, dicendo cos: " Signori, io sono il re Pasenadi, il kosal ese! ". Quindi, non molto tempo dopo che erano passati quei sette asceti dai lun ghi capelli, i sette Nigantha, i sette asceti nudi, i sette asceti vestiti di un cencio solo ed i sette erranti il re Pasenadi, il kosalese, torn dal Beato e, avendolo nuovamente salutato, gli sedette accanto e gli disse: "Signore, vi forse qualcuno, fra coloro, che possa essere annoverato fra quelli che nel mondo sono Arhat o hanno raggiunto la via degli Arha?. "Questa cosa, maharaja, ben difficile che ve nga conosciuta da uno come te, che vive la vita delle passioni, che vive una vita assillata da moglie e figlio, che gode nell'uso del legno di sandalo di Benares, coperto di ghirlande ed unguenti, maneggiando oro e argento - difficile per te il dire: " Costoro sono Arhat", o " quegli altri hanno raggiunto il sentiero degli Arhat". E trattando da vicino un uomo, o maharaja, che se ne conosce la virt, e questo anche dopo molto tempo! Non certo da

parte di qualcuno che ci pensi di sfuggita, o non ci pensi affatto; da parte di un uomo saggio, non da parte di uno stupido. vivendoci assi eme, maharaja, che si conosce l'integrit morale di un uomo in tempo di sven ture, maharajah, che la sua forza pu essere conosciuta, conversando con lui, maharaja, che si conosce la sua saggezza, e anche questo dopo lungo tempo, ma non da chi vi dedichi un pensiero fuggitivo, o non c i pensi affatto: da un saggio, non da uno stupido!" . meraviglioso, Signore!: meraviglioso come questo stato detto bene dal Beato: " Questo, maharaja, difficile che venga conosciuto da te [pu venir conosciuto] da un saggio, non da uno stupido " (109). Tutte queste persone sono miei informatori. Essi percorrono ed investigano una provincia, indi vengono da me. Ci che essi hanno prima investigato, giudico io dopo (?). Per ora, o signore, quando si saranno mondati dalla polvere e dal sudiciume, quando avranno fatto un bagno, si saranno unti ed avranno raso la barba, rivestiti di bianchi indumenti, forniti e dotati [come sono] dei cinque sensi, si daranno al piacere". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso i spirato: "Ci si rafforzi in tutti i sensi, non si sia uomo appartenente ad un altro. Non si viva dipendendo da un altro, non si faccia mercato della Buona Legge!". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il Bea to se ne stava assiso contemplando tutte le proprie condizioni non giovevoli, ch e egli aveva abbandonato, e tutte le varie condizioni giovevoli, che egli aveva portato a compimento, coltivandole pienamente. Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso i spirato: "Vi era all'inizio, poi non vi fu; non vi era all'inizio, poi vi fu. Non Vi era, non vi sar e nemmeno ora appare! ". 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brahmana, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua di cibo. Essi sostenevano differenti ve dute; erano tolleranti in alcune cose [ad in altre no], favorivano differenti id ee ed erano inclini a credere a questa o a quella teoria. Alcuni, fra i monaci e d i brahmana, parlavano a favore di una particolare teoria o affermavano un altr o punto di vista, [dicevano, ad esempio,] che il mondo eterno, che questa la ver it, e che ogni altra teoria vana. Altri monaci ed altri brahmana sostenevano invece che il mondo non eterno, che questa la verit, e che ogni altra teoria vana. Altri che il mondo limitato altri che illimitato altri affermavano che il principio vivente (jiva) il cor po, altri che il principio vivente una cosa, e che il corpo un'altra cosa Alcuni sostenevano che il Tathagata di l dalla morte altri che questo non di l dalla morte altri che non n non di l dalla morte: che questa la verit ed ogni altra teoria vana. Cos tutti costoro, gi per natura litigiosi, rissosi e disputanti, si ferivano l'un l'altro con le armi della lingua, affermando: "il Dhamma cos e cos, non cos e cos; esso , esso non ....". Ora avvenne che un gran numero di monaci, apprestatosi ad uscire di mattina, presa la ciotola ed indossata la veste, entr a

Savatthi per la questua del cibo e, dopo aver compiuto il suo giro e mangiato il cibo mendicato, and dal Beato e Gli disse: "Signore, si trova attualmente a Savatthi una turba di monaci e di brahmana, che sono degli Erranti, ognuno dei quali sostiene teorie differenti, cos congegnate (si enun ciano le teorie di quegli asceti)......". Allora disse il Beato: "Monaci, gli Er ranti che sostengono altre teorie sono ciechi, non veggenti. Essi non conoscono ci che profittevole, essi non conoscono ci che non profittevole. Essi non conoscon o affatto il Dhamma, essi non conoscono nemmeno ci che non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose [permangono nella] loro natura litigiosa, rissosa e dis putante, sostenendo [tutte queste teorie e punti di vista]. ..... Anticamente, o monaci, vi fu in questa stessa Savatthi; un certo re. Dunque, o monaci, il re chiam un uomo dicendogli: " Vieni, brav'uomo, v a' e raduna assieme in un solo luogo tutti i nati ciechi che vi sono in Savatthi ! ". " Cos far, Sire", rispose l'uomo, che, obbedendo al re, radun assieme tutti i nati ciechi di Savatthi. Fatto ci, and dal re e gli disse: " Sire, tutti i nati ciechi presenti in Savatthi; sono stati riuniti ". " Allora, brav'uomo, mostra ai ciechi un elefante ". " Cos far, Sire ", disse l'uomo. Fece come gli era stato detto, indi disse ai ciechi: " O ciechi, questo un elefante! ", e ad uno di loro present la testa dell'elefante, ad un altro l'orecchia, ad un altro l a zanna, ad un altro la proboscide, ad un altro la zampa, ad un altro la schiena, ad un altro la coda e ad un altro il ciuffo terminale della coda, dicendo ad ognuno che quello era l'elefante. Ora, o monaci, quell'uomo, dopo aver presentato l'elefante ai ciechi in tale maniera, venne dal re e gli disse: " Sire, L'elefante stato presentato ai ciechi. Fa' ora quello che ti pare". Allora, o monaci, quel re and dai ciechi e disse ad ognuno di loro separatamente " Bene, cieco, hai ' visto ' L'elefante ? ". " S, Maest ". " Allora dimmi, o cieco, che specie di cosa l'elefante ? ". Allora quello a cui era stata presentata la testa disse: "Sire, l'elefante simile ad un orcio". Quelli che avevano percepito solamente l'orecchio risposero: " Sire, l'elefante simile ad un crivello". Quelli che avev ano toccato la zanna dissero che l'elefante un vomere. Quelli che avevano toccato solo la proboscide dissero che l'elefante un aratro; quelli che I avevano toccato solo il tronco dissero che l'elefante un granaio; quelli che ave vano toccato la zampa dissero che una colonna; quelli che avevano toccato la schiena, che un mortaio; quelli che aveva no toccato la coda, che un pestello; quelli che avevano toccato il ciuffo termin ale della coda, che una scopa. Indi [i ciechi] cominciarono a disputare, gridand o: " S, questo!", " No, non lo ! ", " L'elefante non quello! ", " Ma s, proprio que sto! ", e cos continuarono, finch giunsero a picchiarsi per tale ragione. Allora, o monaci, il re si divert alla scena. Proprio cos sono quegli Erranti asceti che s ostengono altre teorie, ciechi, non vedenti, ignoranti di ci che vantaggioso, ign oranti di ci che svantaggioso. Essi non conoscono affatto il Dhamme. Essi non con oscono che cosa non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di natura litigiosi, rissosi e disputanti, ognuno sostenendo che le cose stanno cos e cos" (111) Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso i spirato: "Come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e brahmana! Cos, immersi [nel loro particolare], litigano gli uomini che vedono un solo lato [della realt] !". 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Sava

tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brehmene, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua del cibo..... (eccetera, come nel sutta precedente) Essi sostenevano differenti vedute ad esempio, che il mondo eterno e che questa la verit e che ogni diversa teoria vana. Altri, invece, affermavano che il mondo non eterno e che ogni diversa teoria vana (eccetera, come nel precedente sutta). Allora un gran numero di monaci, recatosi dal Beato rifer questi discordanti punti di vista al Beato, il quale rispose: "Monaci, quegli asceti Erranti, che sostengono altri punti di vista, sono ciechi, non vedenti: essi non conoscono ci che vantaggioso, n conoscono ci che non arreca vantaggio: essi non conoscono il Dhamma n conoscono ci che non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di natura litigiosi, rissosi e disputanti, perch affermano in contrasto queste e que ste teorie (eccetera)....". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato: Oh, come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e brahmana! mezzo [al guado] sprofondano, senza avere il piede fermo sulla sponda!" 6. Come il precedente sutta, eccetto il verso ispirato finale) Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispir ato: "Gli uomini, dediti all'idea di essere agenti (112), vincolati all'idea che anche gli altri uomini sono agenti, non afferrano il senso di questo, non vedono la spina. Per colui che attentamente consideri questo come una spina non esiste pi l'idea " io sono quello che agisce ", " l'altro quello che agisce! " (113). "Questa gente, guidata dalla vanit, dalla vanit legata, dalla vanit vincolata. Prot esa ad affermare le sue teorie non sorpassa il flusso del samsara!" 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerab ile Subhuti stava seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo i l corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa (samadhi) c he privo di concezioni mentali. Ora il Beato, vedendo il venerabile Subhuti cos a ssiso non lungi da lui, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa che privo di concezioni mentali ( 114), avendo il Beato intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Colui il cui intimo s ha disperso i pensieri, ben enucleati [da s], senza residui, superato questo attaccamento diventa conscio dell'informale: t rasceso il quadruplice vincolo egli non pi rinasce!". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava presso Raja gaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quel tempo due bande, in Rajagaha, erano innamorate, infatuate di una certa prostitut a. Per causa sua si abbassavano a litigi, chiassate ed ingiurie: si prendevano r eciprocamente a pugni, si attaccavano gettandosi zolle di terra, battendosi con bastoni ed armi, sicch, per tale ragione [alcuni] incontrarono la morte, o dolore come la morte. Ora un gran numero di monaci, apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciotol a ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua del cibo. Fatti i loro g iri in Rajagaha, consumato il cibo mendicato, i monaci vennero dal Beato, lo sal utarono e, avendolo salutato, sedettero in un canto. Una volta seduti, dissero a

l Beato: "Signore, in Rajagaha vi sono due bande (eccetera)", e spiegarono tutto ci che accadeva. Allora il Beato, intuendo il significato di ci, in quel momento proffer il verso i spirato: "Ci che stato ottenuto, ci che si vuole ottenere - entrambe le direzioni sono infe tte di passione (115) per quel malato che intento a loro, che per loro si affann a. Coloro che attribuiscono valore al vivere secondo virt, al seguire la castit - que sta una direzione. Coloro che, invece, dicono: " non c' danno nei desideri sensuali " - questa una seconda direzione. Tutte e due le direzioni fanno crescere i carnai: i carnai, a loro volta, accres cono le teorie. Non riconoscendo queste due direzioni alcuni soggiacciono, altri oltrepassano i limiti. . Quanto a coloro, per, che, pienamente riconoscendo entrambe ` . le direzioni, non hanno seguito tale modo di pensare, n se ; ne sono vantati, per costoro non vi bisogno di insegnare il . giro [della ruota delle esistenze] " (116). 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il Beato s e ne stava seduto all'aria aperta, in una notte assolutamente buia, per cui eran o state accese lampade ad olio. E proprio per questo sciami di insetti alati cad evano continuamente in quelle lampade ad olio, e perci trovavano la loro fine, si distruggevano e continuavano a distruggersi. E il Beato vide quegli sciami di i nsetti alati che cos facevano e, in quel momento, intuendo il significato di ci, p roffer questo verso ispirato: Si affrettano e passano oltre, ma falliscono a cogliere l'essenza: un vincolo se mpre nuovo essi crescere fanno, e cadono come moscerini nella lampada. Cos sono intenti alcuni a ci che odono e ve dono! ". 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Sava tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che il venerabile Anand a and dal Beato e gli disse questo: " Signore, fintanto che i Tathagata non sorgono nel mondo, essi che sono Arhat rettamente e pienamente risvegliati, gli asceti Erranti che sostengono differenti dottrine sono stimati, considerati, venerati, rispettati e tenuti in grande onore, ricevendo provviste di vesti, cibo questuato, giacigli e seggi, conforti e medicine in caso di malattia. Ma, Signore, allorch i Tathagata appaiono nel mondo, essi che sono Arhat, rettamente e pienamente risvegliati, allora codesti Erranti, che sostengono altre dottrine, non sono pi stimati, non pi considerati, non pi venerati, non pi rispettati e tenuti in considerazione (eccetera). Cos ora, o Signore, il Beato stimato, considerato e cos pure l'Ordine dei monaci ". " proprio cos, Ananda! Fintanto che i Tathagata non so rgono, nel mondo [avvengono i fatti che hai detto] ma, allorch un Tathagata viene ad essere quei fatti cessano. Cos ora il Beato stimato, considerato e venerato (eccetera) e cos pure l'Ordine dei monaci". A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: " Brilla l'insetto finch non sorge il Portatore di Luce. Quando lo Splendente sorto, uccisa la sua luce, esso pi non

brilla. Tale la luce dei settari: fintanto che non appaiono nel mondo Coloro che sono rettamente e pienamente Risvegliati, i meri speculatori non dann o luce e neppure i loro seguaci, n quelli dalle false teorie possono liberarsi da l Dolore!".

CAPITOLO VII CULA-VAGGA (IL CAPITOLO BREVE) l. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che, in quella circostan za, il venerabile Sariputta stesse, in modo crescente ed in diverse maniere, eru dendo, incitando, rallegrando e deliziando il venerabile Bhaddiya-il-nano (Lakun thaka-Bhaddiya), con un discorso riguardante il Dhamma. Allora lo spirito di Lak unthaka-Bhaddiya, essendo stato cos istruito, incitato, rallegrato e deliziato, e bbe lo spirito liberato da [ogni] attaccamento senza il minimo sforzo (an-upaday a). E il Beato vide il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya che era stato cos istruito ..... dal venerabile Sariputta con lo spirito liberato da ogni attaccamento senza il minimo sforzo: pertanto, in quel momento, intuendo il sign ificato di ci, proffer questo verso ispirato: "In alto, in basso (117), ovunque liberato, non pi si riguarda come: " io sono qu esti "; cos liberato attravers la fiumana mai traghettata, per non tornare mai pi a rinasce re!". 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora proprio in quella circostanz a, il venerabile Sariputta stava, in modo crescente ed in diverse maniere, istru endo, incitando, rallegrando e deliziando il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya, con un discorso riguardante il Dhamma, tutto ci nel modo pi serio, perch lo considerav a un allievo. E il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva ed in qu el momento, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato: "Spezzato ha il vortice, conquistato il non-desiderio; prosciugata, non pi fluisc e la fiumana; infranta, non gira pi la ruota (118) Questa la fine del Dolore!". 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi uomini in gran parte disordinatamente attaccati ai desideri, che viveva no gaudenti, bramosi, desiderosi, infatuati, impacciati ed avvelenati dai deside ri. Ed un gran numero di monaci dopo aver compiuti i giri per la questua, in Sav atthi, venne dal Beato e gli descrisse tali condizioni. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso spirato: "Vivendo [immersi] nel desiderio, aderendo alle brame, senza percepire errore in questo legame, cos vincolati ed attaccati, non potranno mai attraversare l'onda cos grande e possente! " 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat

thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi molti uomini disordinatamente attaccati ai desideri, ..(come nel sutta precedente) avvelenati ed acciecati dai desideri. Allora il Beato, apprestatosi ad uscire il mattino, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua del cibo. Ed in Savatthi il Beato contempl quegli uomini che vivevano disordinatamente, attaccati ai desideri avvelenati ed acciecati dai desideri. Allora, intuendo il significato di ci, Egli proffer in quel momento questo verso ispirato: I ciechi di desiderio sono come presi in una rete, coperti dalla cappa della bra ma; quelli legati col vincolo della distrazione sono come pesci nella rete ad imbuto; vanno verso la vecchiaia-e-morte come un vitello da latte verso la madre ". 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il v enerabile Bhaddiya-il-nano se ne veniva camminando dietro ad un gran numero di m onaci, per visitare il Beato. Ed il Beato vide il venerabile Bhaddiya-il-nano ve nire seguendo un gran numero di monaci, ancorch da lontano - brutto, sgradevole a vedersi, gobbo e generalmente disprezzato dai monaci - . Guardando lui, il Beat o si rivolse ai monaci, dicendo: "Monaci, vedete voi venire da laggi quel monaco che generalmente disprezzato dai monaci? ". "S, Signore" "Ebbene, monaci, quel monaco dotato di grande potere, di grande energia. Non certamente facile da conquistare ci che egli non aveva precedentemente conquistato, anche ci per cui i figli di famiglia giustamente lasciano la casa per la vita errante, anche quel s upremo fine della vita brahmanica che egli ha conquistato, nel quale egli dimora sicuro, essendo giunto a conoscerlo pienamente per se stesso e ad inverarlo!" Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo ver so ispirato: " Dalle membra pure, immacolato, procede il carro con una ruota (119), Guardalo, com'egli viene! Senza macchia, avendo tagliato la corrente, svincolato ! ". 6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che, in quella circostanza, il venerabile Anna[ta] Kondar iria (120) stesse seduto a breve distanza dal Beato, con le gambe incrociate e c ol tronco eretto, contemplando il proprio svincolamento conseguente alla distruz ione della brama. E il Beato contempl il venerabile Arina Kondarir-La che cos oper ava e, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il seguente verso is pirato: "Colui la cui radice non in terra, non ha foglie: quindi dove le liane? Quel forte, svincolato da ogni legame, chi degno di lodarlo? Non son soli gli dei a lodarlo: anche da Brahma egli fondato! ". 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il B eato se ne stava seduto contemplando il proprio abbandono delle concezioni e del le idee [concomitanti] allo sviluppo [degli ostacoli] (121), Allora il Beato, ri conoscendo come egli avesse abbandonato le proprie idee e concezioni concomitant i allo sviluppo [degli ostacoli], proffer in quel momento il verso spirato:

"Colui nel quale sviluppo e permanenza [dell'ostacolo] non esistono, che ha supe rato vincolo ed ostruzione, questo silenzioso che, privo di brama, procede, lui non conosce il mondo con tut ti gli di! ". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika Ora, in quella circostanza, non l ungi dal Beato stava seduto il venerabile Maha-Kaccana, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, con la consapevolezza della sua entit corporea (121) ben stabilita di fronte a se stesso. E il Beato contempl il venerabile Kaccana cos operante e, quindi, intuendo il significato di ci, proff er in quel momento questo verso ispirato: " Colui la cui consapevolezza in ogni senso e perennemente ben stabilita riguard o al corpo [mentre pensa]: " ci non sia e per me non sarebbe ", " ci non sar e per me non avverr" (123), cos dim orando di stato in istato, a suo tempo sar di l da ogni attaccamento!" 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato, compiendo i suoi giri fra i Malla, assieme ad una grande comitiva di monaci, giunse a Thuna, un villag gio brahmana della gente Malla. Ed i brahmana capifamiglia udirono la novella: " Si dice, amici, che Gotama il monaco, uscito dalla stirpe dei Sakya, stia compi endo i suoi giri in mezzo ai Malla con una grande comitiva di monaci, ed abbia r aggiunto Thuna ". [Di conseguenza] colmarono il pozzo fino all'orlo con ogni sor ta di erbacce e paglia [, pensando]: " Non attingano acqua quei monaci dal capo raso ". Ora il Beato, uscendo dalla strada principale, and verso la radice di un certo albero: giunto col sedette in un luogo apprestatogli e, una volta assiso, s i rivolse al venerabile Ananda, dicendogli: "vieni, Ananda, fammi avere un sorso da questo pozzo ),. A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: " Pr oprio adesso, signore, quel pozzo stato ostruito fino all'orlo da erbacce di ogn i sorta e paglia da quei brahmana capifamiglia [, col pensiero]: " non attingano acqua quei monaci dal capo raso " ". Pi tardi il Beato ripet la richiesta una sec onda volta ed il venerabile Ananda diede la medesima risposta. Una terra volta ancora il Beato ripet la richiesta e, allora, il venerabile Ananda rispose: "Cos sia, Signore", prese la ciotola e si diresse v erso il pozzo. Ora, appena il venerabile Ananda si fu avvicinato a quel pozzo, e sso vomit tutta quell'erbaccia e paglia, rimanendo pieno fino all'orlo di acqua t rasparente, limpida e tranquilla, che persino trabordava. A questo fatto il vene rabile Ananda pens: "Meraviglioso questo ! Un vero miracolo stato operato dal gra nde potere e dalle grandi facolt sovrannaturali del Beato! Perch mai questo pozzo, appena mi sono avvicinato, ha vomitato tutte quelle erbacce e paglia, ed ora ri mane pieno fino all'orlo di acqua trasparente, limpida e tranquilla, che persino traborda.....? ". Cos, empita d'acqua la ciotola, se ne torn al Beato e, giunto che fu da lui, gli disse: " Che meraviglia! Un miracolo invero stato operato dal grande potere e dalle grandi facolt sovrannaturali del Beato ! Voglia il Beato bere l'acqua! Voglia il Beato bere l'acqua ! " Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo ver so ispirato: " Perch si dovrebbe costruire un pozzo, se le acque sono ovunque? Una volta tronc ata la "sete" alla radice, cosa si dovrebbe andare a cercare? ". 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, nel parco Ghosita. Ora, in quella occasione, il gineceo del re Udena, che era an dato al [padiglione] del parco, prese fuoco, e cinquecento donne vi incontrarono la morte, prima fra di loro Samavati. Quindi un gran numero di monaci, che, al mattino, indossata la veste e presa la ciotola, erano entrati a Kosambi per la q

uestua e, dopo, avevano consumato la loro refezione vennero dal Beato e, venuti che furono, lo salutarono, sedettero in un canto e gli chiesero " Qui il gineceo del re Udena ha preso fuoco Dicci, Signore, quale il destino, a quale forma di esistenza andranno incontro quelle devote laiche? ". " Monaci, fra quelle devote alcune sono entrate-in-corrente, altre dovranno rito rnare sulla terra una volta sola, altre ancora non avranno bisogno di ritornare pi. Non senza frutto, monaci, che quelle devote laiche abbiano incontrato la loro fine! " Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo ver so ispirato: " Legato all'illusione il mondo, il suo essere appare un [continuo] divenire; lo stolto, condizionato al " substrato" (125) dalle tenebre ravvolto; [il mondo gl i] appare come eterno: per chi veramente guarda esso nulla! " CAPITOLO VIII PATALIGAMA (125) 1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il B eato istruiva, incitava, illuminava e rallegrava i monaci con un discorso d'acco rdo col Dhamma che riguardava il Nibbana. E quei monaci, prestando intensa atten zione, tutto afferrando nel loro spirito, stavano ad ascoltare la Buona Legge co n orecchie attente. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo ver so ispirato: " Vi , o monaci, quella condizione ove non ne terra, n acqua, n fuoco, n aria, ove non n la sede dello spazio infinito n quella dell'infinita coscienza, n quella della nullit, n quella propria a " n-coscienza-n-non-coscienza", ove non n questo mondo n un mondo di l da questo, n entrambo assieme, n luna, n sole. Da l, o monaci, io dichiaro, non si viene a nascere: ivi non si va [In quella condizione] non v' permanenza, non v' decadenza, non v' nascita. Non fis sa, non si muove, non fondata su cosa alcuna. Quella , invero, la fine del Dolore ". 2 (Ripetizione del precedente sutta, cui segue :) Quindi il Beato, intuendo il significato di ci (= di questa conversazione), proffer questo verso ispirato: "Difficile da vedere il non-s: non facile certamente da vedere il Vero; trafitta la " sete " per chi conosce: per chi vede, nulla v'! ". 3 (Ripetizione del sutta precedente, cui segue :) Quindi il Beato proffer questo verso ispirato: "Vi , o monaci, il non-nato, il non-divenuto, il non-fatto, il non-composto. Mona ci, se questo non-nato, non-divenuto, non-fatto, non-composto non fossero, non s i conoscerebbe modo di sfuggire a questo nato, divenuto, fatto, composto. Perci, o monaci - dato che vi un non-nato - si conosce rifugio da questo nato, divenuto, fatto, composto " 4 (Ripetizione dei primi tre sutta, cui si aggiunge :)

Quindi il Beato proffer questo verso ispirato:

"Per chi dipende [da altro] che s vi il vacillare, per chi non dipende non vi vac illare. Non esistendo vacillare vi calma; essendovi calma non vi piacere [in cos a diversa da s]: non essendovi piacere, non v' andare-e-venire; non essendovi anda re-e-venire, non v' decesso e-rinascita; non essendovi decesso-e-rinascita non vi n " qui" n " [al di] l ", n alcunch di mezzo ai due. Questa , invero, la fine del Do ore " 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato stava compiendo i suoi giri fra i Malla, assieme ad una grande comitiva di monaci, quando giunse a Pava . Ed avvenne che il Beato si allogasse nel bosco di manghi di Cunda, il (figlio del) fabbro (kammdra-putta) (126), in Pava. Ora, a Cunda, al fabbro capit di sentire: " Si dice che il Beato, nel compiere i suoi giri con una grande comitiva di monaci, sia giunto a Pava ", [e, aggiunse lui,] a si sia trattenuto nel mio bosco di manghi ". Quindi Cunda, il fabbro, and a visitare il Beato e, giunto che fu, lo salut e sedette in un canto. Come egli si fu cos seduto , il Beato lo istru, incit, illumin e lo rese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge. Allora Cunda il fabbro, in tale maniera istruito, incitato, illuminato e reso fe lice, disse questo al Beato: " O Signore, consenta il Beato ad accettare il mio cibo, domani, assieme all'Ordine dei monaci! " Il Beato accett, rimanendo silenzi oso. Allora Cunda, il fabbro, vedendo che il Beato accettava, si alz da dove stav a seduto, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se ne and. Indi Cunda, il fabbro, passata che fu la notte, prepar in casa sua del cibo scelto, sia duro che morbido, assieme ad un abbondante piatto di funghi porcini (127): indi annun ci al Beato che era giunto il tempo [di mangiare], dicendo: " Signore, preparato il desinare ". Allora il Beato, apprestatosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, usc assieme all'Ordine dei monaci, diretto alla casa di Cunda, il fabbro, e, giuntovi, sedette in un posto apprestatogli. Al momento di sedersi il Beato disse a Cunda il fabbro: " Cunda, quel piatto di porcini servi lo a me. Quanto all'altro cibo, sia duro sia morbido, che tu hai preparato, serv ilo all'Ordine dei monaci ". " Cos sar, signore ", rispose Cunda, il fabbro, al Be ato, e fece come gli era stato detto..... Pi tardi il Beato disse a Cunda, il fabbro: "Cunda, quanto ai resti del piatto di porcini, seppelliscili in un fosso. Poich io non vedo alcuno, o Cunda, in tutto questo mondo con i suoi deva, i suoi Brahma, con tutta la schiera degli asceti e dei brahmana, io non vedo alcuno che, una volta mangiato questo cibo, possa dig erirlo, altro che il Tethagete ". " Cos sia o, rispose Cunda, il fabbro, prestand o orecchio a quanto gli diceva il Beato; quindi, dopo aver seppellito in un foss o i resti del piatto di boleti porcini, torn dal Beato e, avendolo salutato, sede tte in un canto. Quando si fu seduto il Beato lo istru, lo incit, lo illumin e lo r ese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge, indi si alz da dove era seduto e se ne and. Avvenne che, dopo che il Beato ebbe mangiato il pranzo offert ogli da Cunda, il fabbro, gli venne una violenta malattia, con dolorose sofferen ze accompagnate da flusso di sangue, s da condurre a morte. Tali dolori, invero, il Beato sostenne, sempre concentrato e composto, senza venirne angustiato. Indi il Beato chiam Ananda, [dicendo]: "Ananda, andiamo ! Voglio giungere a Kusin ara ". a Va bene, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato. ("Quand'ebbe uro malanno, Poi che ebbe crebbe al "Finito il ingerito il cibo di Cunda - cos io ho udito - quel Costante pat un d che a morte lo condusse. mangiato "la delizia porcina ", atroce malanno Maestro ". flusso ", disse il Beato, "io vado, dunque, a Kusinara ").

Quindi il Beato, uscendo dalla via maestra, si diresse verso la radice di un cer to albero, giunto al quale chiam a s il venerabile Ananda, dicendogli: " Vieni, An

anda. Piegami in quattro la roba (= veste). Sono stanco, sieder". "S, Signore ", r ispose il venerabile Ananda. E il Beato sedette sul posto preparatogli. Dopo ess ersi seduto, si rivolse al venerabile Ananda, e gli disse " Vieni, Ananda, vammi a prendere dell'acqua; sono assetato, vorrei bere"! A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: " Proprio ora, Signore, c irca cinquecento carri sono passati per qua. L'acqua agitata dalle ruote, essend o poco fonda, scorre torbida e fangosa. Ma non molto lontano, Signore, vi il lum e Kukuttha, con acqua spumeggiante e gradevole, fresca e chiara, di facile acces so, deliziosa. Ivi il Beato pu bere e rinfrescare le Sue membra ". Una seconda vo lta il Beato fece la medesima richiesta e ricevette la stessa risposta Una terz a volta, ancora, il Beato fece la medesima richiesta. Quindi il venerabile Ananda, dicendo: "Cos sia, Signore", in obbedienza al Beato, prese la ciotola e and verso quel ruscello [vicino]. Il ruscello, agitato dalle ruote ed essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso. Ma, appena si fu avvicinato i l venerabile Ananda, esso prese a scorrere chiaro e puro, fresco e trasparente. E il venerabile Ananda pens: " Che meraviglia! Un miracolo, invero, stato compiuto dal Tathagata! Perch q uesto ruscello che, agitato dalle ruote dei carri, essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso, quando mi sono avvicinato si messo a scorrere chiaro e puro, fresco e trasparente ? ". Cos, presa l'acqua con la ciotola, and dal Beato e, avvicinandosi a Lui, disse: " Signore, meraviglioso, un miracolo compiuto dal grande potere e dalle grandi facolt del Tathagata! questo ruscello scorre ora fresco e puro! Ne beva il Beato l'acqua!". Ed il Beato bevve quell'acqua. Indi il Beato, con una gran comitiva di monaci, venne al fiume Kukuttha, giunto che fu vi si immerse e, dopo essersi lav ato, aver bevuto ed essere uscito dall'acqua, and al boschetto di manghi e si riv olse al venerabile Cundaka: " Vieni, Cundaka! Preparami la mia roba piegata in quattro! Sono stanco, mi sieder". " S, Signore", rispose il venerabile Cundaka, e, obbedendo al Beato, prepar la roba piegata in quattro. Indi il Beato giacque sul lato destro, nella posizione del leone (128), posando un piede sul[la pianta della altro, consapevole, conoscente, volgendo la mente alla coscienza di energi a (? - utthana-sannam) (129). Tuttavia il venerabile Cundaka sedette allora di f ronte al Beato. "Giunto che fu il Beato al lume Kukuttha, dall'acqua tersa, fresca, trasparente, vi si immerse, ben stanco, il Maestro, quaggi nel mondo impareggiabile Tathagata. Lavato e dissetato [che fu], ne venne fuori, il Maestro, in mezzo alla scorta de i monaci. Il Maestro, Istruttor della Legge, Beato - il Possente Signore and al bosco di manghi. Un monaco chiam, detto Cundaka: " Piegami in quattro la veste per giaciglio ". Da Quegli-che-ha-se-stesso-conseguito (bhavitattena) cos comandato, Cunda presto [obbed], stendendo la veste piegata in quattro come giaciglio, sul quale si stese il Maes tro affaticato. E Cunda (130) di fronte a lui si pose a sedere o). Indi il Beato si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: "Pu darsi, Ananda, che qu alcuno faccia sorgere rimorso in Cunda, il fabbro, dicendo: " una pecca per te, caro Cunda, una disgrazia per te, caro Cunda, che il Tathagata sia trapassato definitivament e dopo aver mangiato il suo ultimo cibo, offerto dalle tue mani! ". Tale rimorso per Cunda deve venire impedito, o Ananda, [col dire]: " un prodotto per te, caro Cunda. una grazia per te, caro Cunda, che il Beato sia definitivamente trapassato dopo aver mangiato il suo ultimo cibo offerto dalle tue mani. Faccia a faccia con Lui,

caro Cunda, io ho udito questo: faccia a faccia con Lui, caro Cunda, ho accolto questo detto: ' Questi due doni di cibo sono esattamente di eg uale merito, di eguale risultato, e sono ben pi fruttuosi e profittevoli di quals ivoglia altro dono di cibo. Quali due? Quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata si risvegliato alla Suprema Illuminazione (anutaram sambodhi m ) e quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata trapass a finalmente in quella sfera di Estinzione (nibbana-dhatu) che senza residuo. Questi due doni di cibo sono di merito esattamente eguale, di eguale risultato, e sono ben pi profittevoli di qualsiasi altro dono di cibo'. Per il venerabile Cunda il fabbro il kamma stato accumulato s da condurlo a vivere una lunga vita .a godere della bellezza ad essere felice al mondo celeste ed alla fama. stato messo in moto il kamma che porta alla supremazia". Cos , o Ananda, come si deve impedire il rimorso di Cunda il fabbro ". Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer il verso ispirato: Per colui che d li merito cresce: per chi si raffrena non si accumula l'ira. L'uomo retto abbandona le cattive azioni; avendo distrutto brama, avversione ed ottundimento, egli trapassa nell'Estinzione!". 6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a compiere i suoi giri fra i Magadhi e, con una grande comitiva di monaci, arriv a Pataligama . Ed i devoti laici di Pataligama udirono novella: "Il Beato, invero, assieme ad una grande comitiva di monaci giunto a Pataligama ". Cos quei devoti laici andarono a visitare il Beato. Venuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in disparte. Cos seduti, dissero al Beato: " Prenda alloggio il Beato nella nostra sala comunale! ". E il Beato accett mediante il suo silenzio. Quindi quei devoti laici, vedendo che il Beato acconsentiva, si alzarono dai posti ove erano seduti, lo salutarono girandogli attorno verso destra e se ne andarono alla sala comunal e. Giunti che furono alla sala comunale la apprestarono in ogni modo e in ogni lato, prepararono seggi, collocarono un b acile d'acqua ed appesero una lampada ad olio. Indi ritornarono dal Beato, lo sa lutarono [di nuovo] ..... e, stando in piedi, gli dissero: " Signore, la sala del consiglio pronta in ogni particolare. I seggi sono stati preparati, un bacile d'acqua stato coll ocato, una lampada a olio stata appesa. Voglia il Beato fare ora ci che Gli sembri pi opportuno ". Quindi il Beato, apprestatosi ad uscire di mattina, indossata la veste e presa l a ciotola, and con una grande comitiva di monaci alla sala comunale: giunto che v i fu ebbe i piedi lavati, entr nella sala e si assise addossato al pilastro centr ale, volto ad oriente. L'Ordine dei monaci si lav pure i piedi, entr nella sala co munale e sedette addossato alla parete occidentale, guardando quindi ad oriente, col Beato di fronte a tutti. I seguaci laici di Pataligama si lavarono pure i p iedi, entrarono nella sala del consiglio e sedettero col dorso appoggiato alla p arete orientale, volti quindi ad occidente, ed avendo il Beato di fronte. Allora il Beato si diresse ai devoti laici di Pataligama, dicendo: " Capifamigli a, cinque sono le cattive conseguenze (adinava) alle quali va incontro l'uomo im morale, in conseguenza del suo essere caduto fuori dalla virt. Quali sono queste cinque conseguenze? 1) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo immorale, caduto fuori della virt, in conseguenza del suo essere dedito alla distrazione (131) patisce una grande perd ita di ricchezza. Questa la prima delle cattive conseguenze che patisce l'uomo i mmorale in seguito all'essere caduto fuori del cammino della virt.

2) Inoltre, o capifamiglia, per l'uomo immorale, caduto fuori della via della virt, nasce una cattiva fama. Questa la seconda cattiva con seguenza..... 3) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immobile, che caduto fuori della via della vi rt, qualunque sia la societ nella quale si introduce, sia di guerrieri, di brahman a, di capifamiglia o di asceti, vi si appressa timido e vergognoso. Questa la te rza cattiva conseguenza..... 4) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della vi rt, finisce la sua vita stralunato, paralizzato (sammulha). Questa la quarta catt iva conseguenza..... 5) Infine, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della vir t, alla distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un cattivo destino, cadendo in basso, nel Purgatorio. Questa la quinta cattiva conseguenza e tutte queste sono le cinque cattive conseguenze che colpiscono l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt. Queste sono le cinque buone conseguenze, o capifamiglia, che toccano agli uomini virtuosi, poich hanno praticato virt (132). Quali sono? I ) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, dotato di virt, in consegue nza del suo essere dedito al l'attenzione consapevole, consegue una grande porzi one di ricchezze. E questa la prima buona conseguenza a cui va incontro l'uomo v irtuoso, per il fatto che segue la via della virt. 2) Inoltre, o capifamiglia, attorno all'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt, si diffonde una buona fama. Questa la seconda buona conseguenza. .... 3) Ed ancora, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, in qu alunque compagnia egli entri, sia di guerrieri che di brahmana, o di capifamigli a o di asceti, vi entra fiducioso in se stesso e non confuso. Questa la terza buona conseguenza... .. 4) Oltre a ci, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, finis ce la propria vita in piena coscienza. Questa la quarta buona conseguenza. 5) Infine, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, alla dis truzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un buon destino, rin ascendo nel mondo celeste. Questa la quinta buona conseguenza..... e tutte quest e sono le cinque buone conseguenze che toccano all'uomo virtuoso, a cagione dell a sua pratica della virt Cos il Beato, dopo aver istruito, incitato, illuminato e rallegrato i devoti laic i di Pataligama con un discorso consono alla Buona Legge fino a tarda notte, li licenzi dicendo: "Ora, capifamiglia, la notte bene avanzata, fate adesso ci che vi sembri bene ". Quindi i devoti laici di Pataligama, rallegrati dalle parole del Beato, lo ringraziarono, si alzarono da dove erano seduti, salutarono il Beato girandogli attorno verso destra e se ne andarono. Avvenne che il Beato, non molt o tempo dopo la partenza dei devoti laici di Pataligama, entr nel suo alloggio (s unnagaram). Circa in quello stesso tempo Sumdha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, costruivano una citt sul sito di Pataligama, allo scopo di contenere i Vajji (133). E, nello stesso tempo, un gran numero di devatas (134), in gruppi d i un migliaio, si era stabilito nei luoghi delle costruzioni in Pataligama. Ora, accade che, quando devatas di grande potere occupano un luogo, esse rendono inc lini le menti dei re e dei grandi ministri dei re a costruire abitazioni. Quando , invece, devatas di minore potere occupano un luogo, esse rendono inclini le me nti dei minori governanti e dei loro ministri a costruire abitazioni. Il Beato, allora, contempl con la sua vista divina e sovrumana quelle devatas schierate per migliaia che occupavano siti in Pataligama. Egli vide che, ovunque le devatas o ccupino un sito, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri ad e dificare abitazioni Ed alzandosi, alla fine di quella notte, quando l'alba rischiarava il cielo, si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: "Dimmi, A nanda, chi sta costruendo una citt in Pataligama?". "Signore, sono Sunidha e Vassakara, grandi

ministri di Magadha, che stanno costruendo una citt a Pataligama per tenere lonta ni i Vajji". "Certamente, dopo essersi consultati coi deva dei Trentatr (135) Ananda, si saran no messi a fabbricare la citt sul sito di Pataligama per tener lontani i Vajji. I o ho visto, Ananda, con lo sguardo celeste, purificato, sovrumano, un gran numer o di devatas, in schiere di mille, che occupavano luoghi in Pataligama. In qualu nque luogo devatas di grande potere occupano un sito, esse rendono inclini le me nti dei re e dei grandi ministri dei re a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas, di minore potere, occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei loro ministri a costruire edifici (ripetuto tre volte). O Ananda, per quanto si stende la sede degli Arii, per quanto lungi i mercanti v iaggino, questa sar la capitale delle citt, il luogo ove gli uomini apriranno le b alle di mercanzia. Per, Ananda, tre sventure colpiranno Pataligama - cio - a caus a di fuoco, a causa di acqua e a causa di discordia (136). Ora Sunidha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, vennero a visitare il Beat o. Venuti che furono lo salutarono cortesemente e, dopo lo scambio di saluti e c onvenevoli, restarono in piedi in un canto. Standosene cos in piedi, in un canto, i grandi ministri del Magadha, Sumdha e Vassakara, dissero questo al Beato: "Vo glia il venerando signore Gotama accettare oggi il nostro invito a pranzo assiem e all'Ordine dei monaci ". Ed il Beato acconsent con il silenzio. Quindi Sunidha e Vassakara, vedendo che il Beato acconsentiva, se ne tornaro no a casa e, giuntivi, fecero preparare nella loro magione cibo scelto, sia duro che morbido, indi annunciarono il tempo [di mangiare] al Beato, dicendo: " il tempo, Signore Gotama, il cibo stato preparato! ". Allora il Beato, apprest andosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, si rec in casa di Sumdha e Vassakara, i grandi ministri del Magadha. Giunto che vi fu si assise in un seggio preparatogli. Indi Sumdha e Vassakara servirono e soddisfecero l'Ordine dei monaci, diretto dal Buddha, con cibo scelto, vuoi tenero vuoi duro. Poi Sumdha e Vassakara vedendo che il Beato ave va mangiato quanto gli soddisfaceva ed aveva ritirato la mano [destra] dalla ciotola [e lavato entrambe], presero un o sgabello e sedettero in un canto. Come si furono seduti, il Beato espresse loro il suo ringraziamento con questi versi: " In qualunque regione l'uomo saggio ponga la [sua] dimora, nutra i virtuosi con trollati, praticanti il brahmacariya, propizii con l'offerta tutti gli di ivi viventi: cos venerati, lo venereranno, cos onorati, lo onoreranno. Come la madre ha compassione del figlio che essa ha portato, chi delle deit ha co mpassione vedr sempre la buona fortuna ". Cos il Beato, dopo aver ringraziato con questi versi Sunidha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, si alz dal suo seggio e se ne and. Ora, in quel tempo, Sunidha e Vassakara seguivano i passi del Beato, passo a passo, con questa idea: "Quale sar la porta di citt per la quale uscir Gotama l'asceta, quella diverr la porta di Gotama. Quale sar il guado per il quale Gotama l'asceta attraverser il Gange, quello sar il [Sacro] Guado (137) di Gotama o. Per questa ragione la porta per la quale il Beato usc di citt prese il nome di Porta di Gotama. Indi il Beato giunse al fiume Gange. In quel tempo il Gange era in piena, giungendo all'altezza dei b anchi rivieraschi, in modo tale che perfino un corvo vi avrebbe potuto bere. E a lcune persone andavano alla ricerca di un'imbarcazione, altre erano intente a ce rcare una zattera, altre ancora legavano assieme fasci di canne, desiderose di g iungere all'opposta sponda. Ma il Beato, proprio come un uomo forte potrebbe dis tendere il suo braccio piegato o piegare il suo braccio disteso - allo stesso m

odo spar da questa sponda del fiume per ritrovarsi, assieme a tutto l'Ordine dei monaci, sulla sponda opposta. E il Beato vide alcune persone che andavano alla ricerca di un'imbarcazione, alt re intente a cercare una zattera, altre ancora che legavano assieme fasci di can ne, desiderose di giungere alla sponda opposta. Quindi il Beato, intuendo il sig nificato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Hanno L'atto un ponte per attraversare l'oceano e la corrente per passare la palude: la gente intreccia una cesta, perfino. I saggi hanno gi gu adato!" (138). 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato viaggiava sulla strada maestra nel territorio dei Kosali, assieme al venerabile Nagasamala come suo att endente personale. Mentre essi procedevano, il venerabile Nagasamala vide una bi forcazione e, avendola scorta, disse al Beato: " O Beato, vi un'altra] strada: a ndiamo per quella! ". A questo detto il Beato rispose al venerabile Nagasamala: " Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada! ". Una seconda volta il venerabile Nagasamala disse al Beato e ancora una terza volta, ed il Beato rispose: "Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada ! ". A questo punto il venerabile Nagasamala lasci proprio l per terra la ciotola e la veste del Beato, e se ne and dicendo: "Eccovi, Beato, la vostra veste e la vos tra ciotola ". Ora capit che, mentre il venerabile Nagasamala se ne andata per quella via second aria, dei ladroni lo sorprendessero: lo picchiarono, lo presero a calci, gli rup pero la ciotola e gli stracciarono la veste. Allora il venerabile Nagasamala, co n la ciotola spezzata e le vesti stracciate, se ne ritorn dal Beato e, giunto che fu presso di Lui, Lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto il venera bile Nagasamala disse al Beato: "Signore, mentre andavo per quella strada i ladr i mi hanno assalito, picchiato e preso a calci, mi hanno rotto la ciotola e stra cciato le vesti ". A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento qu esto verso ispirato: "Camminando adagio con lo sciocco il saggio perde soltanto tempo (?). Quando scopre che un mariuolo, subito lo abbandona, come un airone nutrito con latte abbandona l'acqua (139)". 8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savat thi, nel parco orientale, nella casa a pi piani della Madre di Migara. In quel te mpo avvenne che l'amata e graziosa nipote di Visakha, madre di Migara, venne a m orire. Cos Visakha, la madre di Migara, con le vesti ed i capelli ancora umidi (1 40) venne a visitare il Beato ad un'ora impropria. Venuta che fu lo salut e sedet te in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato disse a Visakha, la madre d i Migara: " Orbene, Visakha, come mai sei venuta qui, con gli abiti ed i capelli ancora umidi, in un'ora impropria? ". " O Signore, la mia cara e graziosa nipote morta! Questa la ragione per la quale sono venuta qui coi capelli e le vesti ancora umidi in un'ora impropria ". " Ti piacerebbe, Visakha, aver tanti figli e tanti nipoti quanti uomini ci sono a Sa vatthi? ". " Desidererei davvero, Signore, aver tanti figli e nipoti quanti uomi ni ci sono a Savatthi! ". " [Dimmi, allora,] Visakha, quante persone pensi che m uoiano quotidianamente a Savatthi? ". " Dieci, Signore, saranno le persone che m uoiono quotidianamente a Savatthi, o forse nove, o otto Forse, invece, sette sei, cinque, o quattro o tre, o due. Forse una sola persona quella che muore giornalmente in Savatthi, Signore . Savatthi non mai priva di gente che muore, Signore ". " E allora, Visakha, che pensi ? In tal caso potresti tu stare qualche volta senza i capelli e le vesti bagnate? ". " No di certo: basta, Signore, con tanti figli e

tanti nipoti! ". " Visakha, coloro i quali hanno cento cose care, hanno altrettanti cento dolori. Coloro che hanno novanta cose care hanno a ltrettanti novanta dolori. Coloro che hanno ottanta trenta ..venti dieci cose care, hanno altrettanti ottanta trenta venti dieci dolori. Chi, per, ha una so la cosa cara, ha un solo dolore. E chi nulla ha di caro (141), costui non patisce alcun dolore. Costoro sono senza dolore e senza passione: essi sono sereni, io dichiaro! ". " Quanti sono i dolori, i lamenti ed i malanni in questo mondo, innumerevoli, per quello che vi di caro, questi divengono [tali]: se non vi ci che caro, essi n on sono. Perci felici, liberi da dolore sono tutti coloro per i quali nulla caro al mondo. Se, quindi, ricerchi il non-dolore e il non-soffrire, non renderti caro nulla in questo mondo!". 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajag aha, nel Bosco di Bamb, alla Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quella circostanza, il venerabile Dabba (142), della stirpe dei Malla, venne a visitar e il Beato. Venuto che fu lo salut e, salutatolo, sedette in un canto. Quando si fu cos seduto, il venerabile Dabba disse al Beato: "O Bene-Andato (Su-gattl), giu nto il tempo della mia Finale Estinzione (parinibbana) ". " Fa' pure ci che ti se mbri tempo di fare, Dabba! ?). Allora il venerabile Dabba, alzandosi dal suo seg gio, salut il Beato girandogli attorno verso destra, indi si sollev in aria e, sed uto a gambe incrociate nell'atmosfera, raggiunse la sfera del calore, superando la quale si estinse totalmente (143). Quindi, allorch il venerabile Dabba della g ente Malla, sollevatosi nell'aria si fu totalmente estinto, il suo corpo fu consumato, arso fino in fondo, sicch di lui non rimase visibile n un atomo di cenere n uno di fuliggine. Proprio come quando burro fuso o olio consunto ed arso totalmente e non ne rimane visibile n un atomo di cenere n uno di fuliggine, cos pure, allorch il venerabile Dabba fu sollevato in aria..... non un atomo di cenere n di fuliggine ne rimase visibile. Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: "Spezzato il corpo, estinto l'ideare, arso ogni sentire, disciolti i componenti, giunta la coscienza al suo fine!". 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Sava tthi, al bosco Jeta, nei parco di Anathapindika. Ivi il Beato chiam i monaci, dic endo: "Monaci! " "S, Signore, [eccoci] ", risposero i monaci al Beato. Il Beato disse questo: " Monaci, allorch Dabba della gente Malla si sollev nell'aria (come nel sutta precedente) non un atomo di cenere o di fuliggine rimase visibile. Proprio come, per esempio , quando burro fuso o olio viene consumato, arso totalmente cos avvenuto con Dabba dei Malla " A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Come un'ardente favilla di fuoco - sprigionata da incudine battuta, di essa non si conosce il destino, mentre si va estinguendo, cos per quelli retta mente Liberati, che ha.... della brama che lega [alla vita], che sono giunti alla feliciti incommovibile rintracciare la via!" (Traduzione di Pio Filippani Ronconi) NOTE

1) Udana significa propriamente "elevazione", "esaltazione". Nella teoria fisio-psicologica delle Upanisad si denota la principale fo rma dello spirito vitale (prana), quella che esso assume "ascendendo" (udana) da l plesso laringeo alla sutura sagittale, o "foro del Brahman" (brahma-randhra), ove si ricongiunge con lo Spirito Universale . 2. La permanenza di sette giorni nel luogo dell'illuminazione un elemento ritual e caratteristico, nell'antica India, dei sovrani consacrati dal battesimo regale (abhisaka). Il Buddha, infatti, venne considerato alla stregua di un Sovrano Un iversale (cakra-vartin, "volgitore di ruota") e, come tale, vennero tributati on ori funebri regali alla sua salma. 3) Il testo denota unicamente tale posizione e posa a palanchino (-pallanka, san scrito - poryanka), che probabilmente la posizione yoghica di "fiore di loto", p admasana cio con le palme dei piedi volte in su, piede sinistro su coscia destra, piede destro - al di sopra del malleolo sinistro, posato sulla coscia opposta, posizione nella quale si rappresenta il Buddha meditante. 4-4a) Huhumka-jati, o humhumka-iati, "della gente che dice hum- hum" Hum una gia culatoria mistica (mantra), la cui ripetizione meditata ritenuta aprire il varco verso esperienze superiori. A parte questo significato pi evidente, il termine h jtiko pu significare "individuo che borbotta , "che si d arie"' ecc., come appare n el verso seguente.. 5) F. L. WOODWARD, Cfr. bibl., pag. 4, traduce "Master Gotama, cio l'espressione bho Gotama, ci che non sembra preciso, poich bho un termine familiare adoperato da i bradhmana per parlare con quelli di casta inferiore, tanto vero che nel Canone essi vengono spesso designati come bho-vadin, gente che dice [agli altri] " bh o "". 6) Il verso dimostra, contro coloro che ritengono il Buddha una specie di rivolu zionario anticastrale, come egli considerasse naturale e giusta la funzione dei brahmana nella societ indiana, purch il loro rango corrispondesse ad una qualifica zione interiore (v. i versi 363-423 del Dhammapada). 7) Ci: brama, avversione, torpidit mentale orgoglio e false teorie (raga, dosa, mo ha, mana, ditthi). 8) Creatura sovrannaturale (sanscrito yaksa) di carattere demoniaco, ritenuta ab itare nei boschi, generalmente nemica degli uomini, talvolta invece benevola. Bu ddha ritenuto aver convertito alla Buona Legge alcuni di questi fauni. 9) Figlio di un setthi, o capo di una corporazione di banchieri, che aveva otten uto dal Buddha, il permesso di farsi monaco sebbene gi ammogliato e padre, a cond izione che i suoi genitori avessero acconsentito, il che era avvenuto. Insistere, per il ritorno allo stato di padre di famiglia presso uno che aveva l asciato il mondo costituiva, per gli Indiani, addirittura una ingiuria. Jatila, segno distintivo degli asceti ortodossi indiani. 12) Dei mesi Magha e Phalguna, che corrispondono circa ai nostri Gennaio e Febbr aio. 13) Sanscrito Surparak, attualmente Sopara, a nord di Bombay; citt successivament e nota ai mercanti greci e romani. 14) Secondo lo scol. deit del Brahma-loka, che in epoca precedente era stata e fa mosi monaci, cinque dei quali si reincarnarono all'epoca dei, come preminenti su oi discepoli. Uno di essi lo stesso Bahiya. 15) Il testo anche interpretabile nel senso che Bahiya comp il viaggio - di circa , un migliaio di chilometri - nello spazio di un. sola notte. 16-16 a) Il punto di un'importanza capitali, perch il Buddha vi impartisce l'esse nza del suo insegnamento. che, nel caso esposto, consiste nell'isolare le percez ioni - puramente obbiettive - dalla risonanza soggettiva delle sensazioni, il ch e libera l'uomo dal complesso delle tendenze innata, sankhdra, e dalle abitudini contratte, vasana, restituendogli la coscienza della sua primordiale trasparenz a. 17) Sanscrito steppa (o cetiva), classico edificio buddhista destinato a raccogl iere le reliquie di qualche santo neppure oggetti e libri sacri, consistente - n ella su forma pi elaborata - di un cubo arrotondato e svasato in alto, posato su una base e sormontato da un cono a sei o dieci gradini (quante sono le Perfezion

a, paramitah). Per, in questo caso, si intende, naturalmente, un semplice tumulo di sassi sovrapposti. 18) Nome di un albero della specie Asoka (Barringtonia actutangula) e nome del r e di quei genii serpiformi conosciuti dalla tradizione indiana come Naga (cfr. l at. Anguis). 19) Si tratta del gesto classico (mudr) delle preghiera o della venerazione, simi le a quello della preghiera cristiana occidentale. Consiste nel portare davanti al viso, o, meglio, davanti all'intercilio, le due mani con le palme unite (anja li), inchinando (namas) contemporaneamente il tronco in segno di devozione. 30) I due re contemporanei di Buddha. 21) Kuluputta (sanscrito kula-putra), figlio di famiglia, cio nobile per antonoma sia. 22) Ariyo tunihibhavo, il nobile silenzio, cio la meditazione: cos lo scoliaste. 23) Solesim kalam, per antonomasia la "sedicesima parte o, indica il giorno di l una nuova, in cui gli asceti brahmanici compiono il digiuno completo, raggiungen do quindi lo stato di massima purit sacrale. Il termine, pertanto, significa "la quiescenza", o la parte migliore". 24) Paribbajaka (sanscrito parivrajaka), qui non indica i monaci dell'Ordine, al trove anch'essi denotati con lo stesso nome, bens gli asceti loro avversari, prob abilmente jaina e saiva seguaci delle varie discipline yoghiche. 25) Upalhi, substrato e base per l'aggregazione dei cinque khandha (sanscrito sk handha) che costituiscono - secondo il Buddhismo - la base della transeunte pers onalit umana. 26) Vada-gu, "conoscitore dei Veda", intendendo per "Veda", la sapienza in gener ale. Nell'espressione pali implicita l'armonia verso coloro che conoscevano un s apere puramente rituale e letterale, ignorando la sorgente donde questo etername nte sgorga, secondo forme sempre diverse. 27) A-kincand, "che non hanno "qualcosa", intendendo per " qualcosa ci che resta irrimediabilmente confinato nella sfera dell'esteriorit, non essendo posseduto re almente dallo spirito. 28) Di regola l'ora della visita ad monaco immediatamente dopo il patto di mezzo giorno. 29) Citt nella regione abitata dai Koliya. 30) Padakkhina (sanscrito pradaksina), circumambulazione a destra che gli Indian i seguono ritualmente attorno ad altri templi, luoghi consacrati o personaggi di vini. 31) Lohita-kumbhi: vi un'allusione ironica all'inferno della "caldaia di rame" l olla-kumbha, Ove vengono bolliti i dannati Il fatto di dover [ri]nascere implicitamente concepito come una maledizione. 32) Il termine militaresco dhamma-sena-pati richiama all'espressione medioironic a di "generale", "duce di esercito" ispdhbad, attribuita ai capi religiosi ed ag li Arcangeli 33-33 a) cio l'invocazione alla suona Legge da parte di Suppavasa ha avuto come s copo la creazione di un nuovo anello nella catena delle nascite-morti-rinascite, cio di qualcosa che in contrasto col Dhamma. Tanto pi lo il desiderio di altri se tte figli e l'attaccamento ad una tale previsione. Secondo i jadaka (1, 407), Su ppavasa sarebbe invece stata regina di senares da dove, assieme a suo figlio, Sa rebbe stata cacciata da "quelli del Kosala". Per riprendere la citt essa consigli al figlio di bloccarne i viveri per sette giorni, affamando la popolazione come punizione, s., in una vita successiva dove sopportare sette anni ed un travaglio di sette giorni 34) La madre di Migara " era, in realt, la nuora di questo potente signore Madre" o "Piccola Madre" (matrkd) si dice, ancor oggi, in India a qualunque donna prop ria parente, anche se non sposata con un sottinteso riferimento religioso alla f unzione femminile nel mondo divino. 35) Monaco di nobile stirpe, la cui madre era una principessa (raja-devi) degli Saltya, contribale, quindi, del Buddha. 36) Il secondo stadio della vita dell'Indiano ario, dopo il discepolato (brahmacarya), consiste nel "vivere in casa" (graha-stha), cio formarsi una famiglia e f

ar parte della societ attiva. 37) V. nota 3. 38) Gli di (deva) del paradiso vedico, che i Buddhisti considerano come uno dei t anti stadi transitori di esistenza. 39) Pali ucchara (sanscr. Apsaras). Ninfa celeste, dispensatrice di piaceri, che la mitologia indiana considera generalmente come una tentatrice inviata dagli di per distogliere dalla meditazione quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la supremazia degli dei stessi. Le a. sono le compagne dei Gandharva (v. Dhammapud a, nota 34). 40) Il padre di Yasoja era il capo di "cinquecento famiglie di pescatori" (cos lo scol.). L'illusione successiva ai pescatori non , quindi, casuale. 41) Sanscrito Vrjji, potente ed irrequieta drya del Magdha, che ebbe notevole pe so nelle vicende politiche contemporanee. 42) Tisso vijja. La conoscenza della nascita precedenti, la chiaroveggenza e la conoscenza del fatto che i legami erano finiti. Per avere le braccia libere per salutarlo. 44) Ananda, essendosi occupato per tutta la vita delle minute necessit del Beato, non aveva mai potuto sviluppare in s quelle facolt di chiaroveggenza e di intuito proprie agli Arhae Cosa che gli fu rimproverata dopo la morte del Maestro e lo indusse a percorrere immediatamente il cammino interiore trascurato prima. 45) Quasi certamente allude ad una fase della meditazione sul respiro (anapenasa ti), durante la quale l'asceta assiste "dal di fuori" all'alterno flusso del pro prio respiro, s da concepire che non lui a respirare, bens "in lui il respiro vien e respirato", e cos pure "in lui viene pensato), ecc. Questa operazione, che cond uce a pi alte forme di chiaroveggenza, sembra chiaramente espressa dal contesto p arimukham satim upatthapetva, test.: avendo stabilito la consapevolezza davanti alla propria faccia". 46) Kaya-geta-sati (sanscrito keya-gate-smrti), consapevolezza riguardante l'ass enza o, meglio, la non-essenza del corpo. Uno dei sedici "rammemoramenti" di Sa sipatthana (V. Dhammapadia, note 6 e 79). 47) I cinque sensi pi il mentale. 48) Vasala (sanscrito vrsala), appartenente alla casta dei servi, gli sudra. 49) Sanscrito vatsa, "vitulus", termine affettivo o nome tribale del monaco. Sanscrito Sakra, "il Potente ", sinonimo di Indra, re dei Trentatr Di. Di di una classe opposta ai Deva, che nei Veda rivestono frequentemente caratter e magico e malvagio. I Buddhisti. Per, li accomunano ai Deva al servizio della Bu ona Legge. 52) Sanscrito Kausika, "civetta", nome totemico o tribale di Indra. 53) Mudra significa gesto magico, "sphrags", la cui corretta esecuzione evoca sup eriori potenze dello spirito e dota l'operatore di magici poteri. A meno che qui si intenda il linguaggio a gesti praticato ancor oggi da alcuni mercanti singha lesi di gioielli per non fare ascoltare le contrattazioni (v. "Journal Asiatique ", avril-septembre 1937). 54) Sankhana l'arte di calcolare a colpo d'occhio un numero sconosciuto di ogget ti radunati in un luogo il numero delle foglie di un albero ecc. 55) L'entrata nel ciclo delle esistenze concepita come un alterarsi di una primo rdiale identit, per il fatto che ci si identifica a questa o a quella "persona" c on il suo carico di possibilit, di limitazioni e di difetti frutto di una sua ade sione" (assava, asrava) passionale all'azione. 56) In questo e nei passi seguenti vi un costante gioco di parole, imperniato sui vari significati del vocabolo bhava: divenire, esistenza, vivere essere. 57) Upadhi, il quadruplice substrato all'esistere i cinque Khandha, kama, kilesa e kamma. 58) Monaco della stirpe regale dei Sakya. Evidentemente, essendo il Buddha diventato vecchio i monaci lo servano a turno n elle sue necessit quotidiane, eccetto la questua, che comp da solo fino alla fine dei suoi giorni.

Pattimokka. l'insieme delle regole disciplinari e morali di stretta osservanza; per estensione del concetto, p. venuto a significare il codice dei peccati e del le pene relative e la "confessione dei peccati". Panna (sanscrito prajna) non soltanto la conoscenza trascendentale, ma la percez ione dell'operare del vero S entro la compagine umana. 62) Allusione evidente al rifiuto di Meghiya di servire il Buddha, quando gli to ccava tale incombenza. 63) Asmi-mena-samugghata, lett. "l'annientamento delle idee io sono "" riferita, naturalmente, alla compagine umana. Nella "non-condizione" di nirvana non pi que stione di "io sono" o "io non sono". 64) Allude all'impercettibile depositarsi nelle zone oscure della coscienza dei sottili impulsi prodotti dal pensiero discorsivo (vitekka, sanscrito vitarka), i quali, loro volta risorgono come abitudini aquisite, "complessi" (vasana) sfera istintiva. A queste abitudini l'uomo, inconsciamente, si identifica. 65) Secondo il commento, il vaccaro era un certo Nanda, ricco proprietario, e la sua uccisione, avvenuta per mano di un cacciatore era stata motivata, da una di sputa circa i diritti di abbeverata in una certa fonte. 66) V. nota 5. Pamsu-pisaca, lett. "lemure del fango" spirito elementare della terra, alla cui visione si accade nei primi gradi della chiaroveggenza. 68) Naga, in pali e sanscrito significa contemporaneamente serpente cobra elefan te e Saggio nonch una particolare specie di esseri sovrannaturali anguiformi che, nelle viscere della Terra, custodiscono una Sapienza primordiale (v. nota 18). La veste di panni rappezzati civara, avuta in dono raccolta in un cimitero o nel la spazzatura, in tre pezze, l'indumento classico del monaco buddhista. Si noti per incidenza come in ambiente mussulmano il vestito rappezzato (hirga sia carat teristico degli appartenerti agli ordini mistici o gnostici, sufi di Persia e l' abito formato di tre strisce di tela sia prescritto durante le cerimonie del pel legrinaggio alla Mecca come simbolo dell'entrata in "istato sacro " (haram). Puhhajaka (sanscrito parivrajaka) asceti erranti dediti a varie forme di Yoga, n on appartenenti all'ordine del Buddha, n qui meglio identificati. Sono comuni anc he all'India attuale. 71) Il Chieders (cfr bibl.) preferisce la lettura sarehi/sayakehi = "con i dardi "; lo STEINIHAL (cfr. bibl.) la lettura parehi = "[con] gli altri". 72) Fratello di Sariputta. 73) Ekaggacitta (sanscrito ekagracitta) il requisito fondamentale nella meditazi one estatica raccogliere la mente su "un punto solo" (sanscrito eka-agra), fino a raggiungere l'identificazione psichica con l'oggetto meditato. 74) Thera (sanscrito sthavira) l'appellativo corrente per gli anziani ed i capi di comunit nel Buddhismo meridionale. Thera-vada, o "Dottrina degli Anziani, la d enominazione della Scuola pi importante del Buddhismo Hinayana. 75) La teoria del "S" (atman) che sperimentando se stesso attraverso gli oggetti della conoscenza ama questi perch in loro si riconosce, stata sintetizzata del ce lebre passo upanisadico ("... Non e certo per amore del marito che il marito car o: per amore di s [dello atmaa] che caro il marito. Non certamente per l'amore de lla sposa che la sposa cara; per l'amore del s che la sposa cara. Non certamente per l'amore dei figli che i figli sono cari: per l'amore del s che i figli sono c ari. Non certamente per l'amore delle ricchezze che le ricchezze sono care: per l'amore del s che le ricchezze sono care. Non per l'amore del Brahman che si ama Brahman: per l'amore del s che si ama il Brahman... " Brh.-up., II, 4 5. nostra t raduzione in upanisad Antiche e Medie, vol. Il Torino 1961 pag. 63). importante osservare come il Buddhismo pur affermando l'inessenzialit (anatta) del S traspong a proprio in questa inessenzialit il significato autocosciente dell'esperienza um ana. 76) (Sanscr. Tubista, o Tusitah, [degli di] "Deliziati" paradiso ove dimorano i B uddha, prima di discendere sulla Terra. 77) "Coloro la cui essenza (sattva) illuminazione (bodhi)". Esseri allo stadio a nteriore a quello della Buddheit vera e propria.

78) Cio le Quattro Nobili Verit. E la formula classica mediante la quale si entra nella Chiesa buddhista. La leggenda narra che Suppabuddha chiese di entrare come semplice devoto laico (upasaka) e non come monaco, probabilmente per giustificare la proibizione succe ssiva che vietava di accogliere nell'Ordine - quali monaci - i malati di malatti e inguaribili i minorenni ecc. 81) Sanscrito Pratyeka-buddha, "Buddha di per s", un essere illuminatosi per la p ropria salvezza non un Maestro Universale. 82) In segno di disprezzo. La circumambulazione a destra intendendo imitare il c orso del sole attorno alla terra , come si visto in altri passi, l'espressione di omaggio verso luoghi immagini e personaggi sacri. 83) Si tratta naturalmente di un tempo interiormente, concepito, non di quello c ronologicamente misurato sulla terra. 84) Variante generalmente espunta metri causa. 85) Sanscrito upavasarha; giorno di digiuno astinenza e confessione patimokkha, oltre che di festa, Della comunit buddhista. Si celebra nei quattro giorni cardin ali del mese lunare: luna piena, quarto, ottavo e luna nuova. 86) Si tratta del patimokhha (sanscrito pratimoksa), gi citato nel quale vengono elencati e rammentati i voti ai quali i monaci debbono sottostare trasgredendo i quali soggiacciono a varie pene, fino all'espulsione dall'Ordine. In tale occas ione i monaci compiono collettivamente una specie di " confessione dei peccati". 87) Gli Asura sono di primordiali di carattere piuttosto magico che la religione, vedico-brahmanica considera generalmente nemici dei Deva, gli di propriamente de tti luminosi e giusti. 88) Interpretazione incerta di termini favolosi (timi timngalo, timirapingilo), appartenenti oltre tutto ad una civilt "non marinara". 89)V. nota 68. 90) Geni di sostanza iperfisica, che sovraintendono al mondo degli impulsi passi onali specialmente amorosi. Ritenuti ora musici celesti, ora medici miracolosi o ra custode della bevanda dell'immortalit, i gandharva sono i compagni delle ninfe apsaras, seduttrici di quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la sovranit de gli di. Son detti anche Kinnara (cfr. i " Centauri " della mitologia greco-latina ). 91) Misura di circa 8-9 miglia. 92) Il Buddha precisa qui polemicamente la differenza fra la sua disciplina che si fonda su un graduale allenamento, commisurato alle possibilit di un uomo norma le e gli esercizi dello Yoga "violento" (hatha-yoga ecc.), gi si suoi tempi segui ti dai vari asceti degli ordini settari. 93) Le quattro caste dell'India tradizionale: guerrieri. sacerdoti agricoltori a llevatori-mercanti e servi (indigeni non Arii). Come in alcune upanisad antiche, il Buddha pone in primo luogo i guerrieri, anzich i sacerdoti forse perch gli ste sso come anche Jina ed altri innovatori appartengono a quella casta. 94) Cio l dove si inverato il nibbana, scompaiono le limitazioni e le reciproche o pposizioni (dolore-piacere male-bene vincolo-liberazione): non vi quindi pi bisog no di "coprire" di un solido tetto la casa della mente (v. Dhammapada, 13), onde non vi penetri la pioggia dei pensieri distraenti, ecc. 95) Pabbajjd (sanscrito pravrajya = dipartita). una semplice cerimonia per la qu ale il devoto presentandosi all'abate di un monastero assistito dal capitolo di almeno cinque (o dieci) monaci con la veste di monaco chiede di venire ordinato. Egli recita quindi il Credo (Saranattaya) ed i Dieci Comandamenti (Dassasila), viene raso, rivestito dalla veste, e diventa membro attivo del Sangha, come novi zio (samanera) o diacono. Il grado superiore quello di "anziano " (thera) (V. no ta 74). 96) In tutte le sette indiane il discepolo usa onorare i piedi del Maestro. Le s tesse prime raffigurazioni del Buddha, puramente simboliche, lo rappresentavano con due piante dei piedi entro le quali era tracciata lo svastika, simbolo della Buona Legge. 97) L'uposatha essendo giorno festivo era implicitamente dedicato alle attivit re ligiose come il sabbath ebraico. La questua ed il lavoro ne erano esclusi.

98) Il celebre cugino discepolo e poi rivale del Buddha, iniziatore di una setta rigorista . 99) Cio: per il simile facile il simile o meglio comunque agisce - anche violando la legge esteriore - il Buono resta sulla retta via mentre il cattivo, anche se segue apparentemente la Legge (v. il caso dell'uposatha), agisce implicitamente seguendo la propria malvagia natura. 100) Cio Mara. V. nota 46. Sanscrito Jaty-andha, cieco di nascita ". Vedi la storia 4. 103) Iddhi-pada (sanscrito rddhi-pddah): sono generalmente dieci, delle quali qu attro principali; attraversare l'aria in volo, prendere la forma che si vuole, c reare e fare apparire ci che si vuole (nimmalla). 104) Kappa (sanscrito kalpa), evo, nel quale, secondo le tradizioni indiana budd hista, un cosmo viene creato, mantenuto e distrutto, attraverso un certo numero di periodi (generalmente quattro) detti yuga, o arankheyyahappa. Cio effettua il cosiddetto parinibbano (sanscrito parinirvana), che consiste nel supplemento anche dell'insieme delle azioni che hanno condotto al nibbana. Per il rigetto delle strutture vitali (oyulonkhoro-osojjano) Atta sam-bhavar., "ci che era divenuto [di] lui ", cio la stessa personalit psico-f isica, come si era venuta formando in quella particolare esistenza. 108) In questo brano raffigurato pi o meno il campionario degli asceti fachiri mi stici e lunatici dell'india di tutti i tempi. L'asceta dal lungo ciuffo (jatila) probabilmente un sadhu di una scena dedita alle liturgie della a "mano sinistra " il Nirgrantha, "svincolato", un Jaino, l'asceta nudo forse anch'esso un Jaino ortodosso o, piuttosto, un adepto di qualche culto proto-scivaita. Dei porivraja ka o "Erranti", si gi accennato. 109) Si osservi la franchezza, da pari a pari con la quale il Buddha tratta Pase nadi dandogli dello sciocco. Franchezza dovuta non solo alla superiorit spiritual e ma anche al rango regale che il Gotamide aveva per nascita. 110) detto contro gli asceti a met i quali, per vivere fanno mercato della fiduci a loro tributata dal popolo. 111) L'apologo molto importante perch illustra una delle caratteristiche fondamen tali del Buddhismo: l'atteggiamento apofatico di fronte a qualunque questione, r itenendosi che solo L'esperienza diretta, totale, ineffabile, di tutta la realt che in s inessenziale - possa illuminare circa i suoi particolari aspetti, non g i il pensiero discorsivo che coi suoi risultati si sovrappone alla serie degli ev enti, senza peraltro risolverli. 112) Ahan-kara, qui non ha il Senso Sankhya di "organo di individuazione", bens quello di idea per la quale lo "io" (aham) si ritiene "agente" (hara). Cio la insostanzialit di tutti gli elementi dell'esistenza conduce a concepire i " fatti" di cui l'uomo protagonista, come meri "accadimenti", nei quali egli tesse il karma universale. uno non e pi "agente o, ma "occasionale" per il verificarsi di un avvenimento, che egli stesso, con una sua precedente azione si meritato. Avitakka samaddhi lo stato cio nel quale si realizza l'insostanzialit di tutte le cose, in seguito allo svanire delle concezioni mentali per mezzo delle quali ess e si presentano alla coscienza. 115) Rajanukinna pu anche significare "offuscato dalla polvere", cos il WOODWARD, op. cit., pag. 85, rajas, rajo significando passione, polvere, agitazione, eccet era. 116) Con ci il Buddha allude alla funzione "mediana" del suo insegnamento, detto appunto madhyama-pratipad, "via di mezzo", non perch stia a met strada tra ascesi e godimento, bens perch rifugge la "mortificazione della carne come fine a s, e la ricerca del godimento come soluzione al problema del dolore. 117) Nel mondo informale (in alto), e in quello delle forme (in basso). 118) Delle nascite e delle morti. 119) Il simbolo del carro, a significare il complesso psico-fisico umano, il pro prio anche alle Upanisad antiche e medie (v. Katha-up., I, 3, 3, tradotta nelle nostre Upanisad antiche e medie, op. cit., vol. 2, pag. 195).

La "ruota sola" indica lo stato di equilibrio di chi si fonda non sulla natura c ostituzionale, bens sull'energia che lo spinge verso a mta. Sanscrito Ajnata-Kaundinya, il primo dei cinque discepoli del Buddha. Papanca-sanna-sankhd-pahanam (sanscrito prepanca-samjna-sankhya-apahdnam). Secon do lo scol., papanca, "sviluppo ", indica i sei "ostacoli": ragadosa-moha-ditthi -tanha-mana (passione-avversione-ottundimento dottrina-"sete" orgoglio) 122) Ajjhattam (sanscrito adhyatmam) corrisponde chiaramente alla kaya-gata-sati , la consapevolezza meditativa del proprio corpo e della sua alterit rispetto all a coscienza che lo pone come oggetto. la prima delle quattro consapevolezze (V. note 45 e 46). 123) Il verso allude alla disidentificazione rispetto ai processi psico-fisici, ottenuta mediante la consapevolezza a cui si accenner nella nota precedente. 124) Upadhi, il "substrato" all'essere apparente dell'esperienza del mondo. Gli upadi sono, oltre ai cinque khanda, kama, kilesa e kamma. 125) Nome originario (sanscrito Pataligranna) della citt nel Magadha, pi tardi not a come Pataliputta (sanscrito Pataigranna). V. anche nota 136. 126) Pi che di un fabbro pare che si truccasse di un ricco orefice. 127) Sukara-maddavam, "tenerume da cinghiale". Ritengo da respingersi l'interpre tazione di "carne di maiale", data anche la dieta vegetariana seguita dagli asce ti indiani (v. RHYS DAVIDS, Budda. Sut., 71). I sintomi del malore che colse il Buddha sembrano, invece, quelli classici di un avvelenamento o indigestione di b oletus satanas o boletus felleus, che producono una sindrome acre-resinoide, la quale induce ad emolisi e altri disturbi gastro-enterici (v. CAVARA F., Funghi e Tartufi, pagg. 30-39, Milano, 1934; MACCANI A., Avvelenamento da funghi, Trento , 1915). I fenomeni colerici (visucika) ai quali, secondo l'Anguttara-nikaya, an d soggetto il Buddha, farebbero pensare anche a funghi di diversa natura, che pro ducono una sindrome tossica, come l'Amanita Phalloides e l'Amanita Verna (vomito , sete, ecc.). 128) Simha-asana, consistente nello star sdraiato e disteso sul fianco destro br accio destro piegato si che la mano regga la testa, gamba sinistra, distese sull a destra in modo che il piede superiore posi sulla pianta di quello inferiore a posizione generalmente adottata dai monaci buddhisti durante il riposo. La locuzione sembra alludere all'evocazione dell'energia spirituale. Qui il monaco Cundaka si identifica a Cunda il fabbro come a far risaltare la pr ovvidenzialit del cibo avvelenato da lui offerto al Buddha per dischiudergli inco nsapevolmente la Suprema Estinzione. I due responsabili della morte del R,, Anan da - che non cap l'allusione contenuta nella narrazione (Cap. VI, I) - e Cunda, sono qui prescritti negli ultimi momenti del Buddha. 131) Pamada. contrario all'appamoda (v. Dhammapado, nota 6), distrazione, o, meg lio, mancanza di consapevolezza e di cosciente attenzione per tutto ci che si pen sa, si dice e si compie, il che, per la disciplina buddhista, e il peccato capit ale, sorgente di tutti gli altri. 132) Si tratta dei dassasjan, le dieci virt, che fanno la pratica dell'Ottuplice Se ntiero. 133) Sanscrito Vrjji, stirpe drya del Magadha, dominata dal clan dei Licchavi (v . nota 41). 134) Deit non meglio identificate, del rango dei genii loci, ecc. 135) I Trentatr deva dell'Olimpo vedico. 136) La profezia stata, naturalmente, interpretata come una profezia a posterior i dagli studiosi occidentali, inserita nel Canone al tempo dell'imperatore Asoka , allorch Pataliputra (greco oggi Patna) primeggiava fra le citt indiane. 137) Titthe (sanscrito tirtha), "guado". Considerato sacro in India, come nell'a ntica Roma, il ponte , pertanto, sinonimo di "tempio". 138) Il senso del verso e che, mentre chi non illuminato si adopera a traversare il flusso del samsara, colui che, invece, illuminato, si trova implicitamente a d avere di gi attraversato tale condizione. Condizione la quale, nella conoscenza esteriore, corrisponde all'esperienza dello spazio, nascente da un moto interio

re del quale non si afferrato, comunemente, le dimensioni ideali. 139) La credenza popolare indiana affermava che se un airone, o una gru (kraunca ), veniva nutrito con latte misto ad acqua, il volatile avrebbe separato i due c omponenti, bevendo solo il latte. 140) Cio, il lavacro illustratorio dopo il funerale. 141) L'aver qualcosa di caro (piyam, sanscrito priyam) significa qui l'identific azione "dolorosa" all'oggetto o alla persona amata. Il distacco (vairagya) predi cato dal Buddha non contrasta, quindi, col precetto dell'Amorevolezza Universale (metta, maitri). 142) Discepolo del Buddha famoso per la sua affinit meditativa con l'elemento fuo co Si diceva, infatti, che nelle notti senza luna illuminasse la strada col suo pollice risplendente (Vin., III, pagg. 76-80, 124). 143) Si tratta invero di un processo yoghico che avviene sul piano del forze cau santi spirituali. La realizzazione esteriore, fisica, il simbolo della realt che interiormente si invera. SINGALOVADASUTTANTA (ISTRUZIONE A SINGALAKA) Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava a Rajagaha nel bosco . bamb, nel pascolo degli sc oiattoli. In quel tempo Singalaka, figlio di famiglia, che dimorava a Rajagaha p er la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli 1, giunte le m ani, onorava tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regio ne dello zenit. 2. Allora il Sublime, levatosi di buon mattino, presi scodella e mantello, entr i n Rajagaha per l'elemosina. Vide allora il Sublime Singalaka, figlio di famiglia , che dimorava a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onorare tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la re gione del nadir, la regione dello zenit. Allora disse a Singalaka, figlio di famiglia, cos: " Perch tu, o figlio di famiglia, mentre dimori a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onori tutte le reg ioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la r egione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello Zenit? ". " Mio padre, o signore, mentre compiva il suo tempo cos mi disse: " Possa tu, o c aro, onorare le regioni ". Ed io, o signore, onorando, venerando, stimando, osse quiando la parola del padre, mentre dimoro a Rajagaha per la stagione delle piog ge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onoro tutte le regioni : la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regio ne del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit". a Non cos, o figlio di famiglia, nelle regole del nobile si onorano le sei region i ". " E come, o signore, nella regola del nobile si onorano le sei regioni? Il Subli me, o signore, mi esponga quella dottrina per la quale, nella regola del nobile, si onorano le sei regioni ". " Pertanto, o figlio di famiglia, odi e poni ben mente, io parler ". " S, o signore " assent Singalaka, il figlio di famiglia, al Sublime. Il Sublime c os disse: 3. " Pertanto, o figlio di famiglia, un nobile discepolo deve eliminare quattro cattivi elementi, in quattro modi non compie azioni dannose, non pratica sei cat tive fonti di piacere. Egli cos quattordici cose cattive rimuove e nelle sei regi oni protetto, ottiene la vittoria in entrambi i mondi, per lui e questo e l'altr o mondo sono senza pericoli. Colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felice

mente risorge in mondo beato. Quali sono, o figlio di famiglia, i quattro cattivi elementi da eliminare ? La d istruzione della vita, o figlio di famiglia, cattivo elemento, il prendere il no n dato cattivo elemento, il non retto comportamento per brame cattivo elemento, il dire menzogna cattivo elemento. Questi sono i quattro cattivi elementi da eli minare ". Cos disse il Sublime. 4. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: " Distruggere la vita, prendere il non dato, mentire, si dice, l'andar coll'altr ui donna, ci i saggi non approvano. 5. In quali quattro modi non si compie azione dannosa? Chi cammina sulla via del la passione compie azione dannosa, chi cammina sulla via dell'ira compie azione dannosa, chi cammina sulla via del torpore compie azione dannosa, chi cammina su lla via della paura compie azione dannosa. In conseguenza, o figlio di famiglia, un nobile discepolo non cammina sulla via della passione, non cammina sulla via del l'ira, non cammina sulla via del torpore, non cammina sulla via della paura , ed in questi quattro modi non compie azione dannosa ". Cos disse il Sublime. 6. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: "Per passione, per ira, per torpore e paura colui che trascura la legge la sua libert distrugge, faccia nera della luna. Per passione, per ira, per torpore e paura colui che non trascura la legge aumenta la sua gloria, faccia lucente della luna. 7. Quali sei cattive fonti di piacere non pratica? Essere abitualmente e supinam ente dedito a bevande spiritose, eccitanti , o figlio di famiglia, una cattiva fo nte di piacere; l'essere dedito a frequentare le strade in tempo non opportuno u na cattiva fonte di piacere; l'essere dedito a frequentare le feste una cattiva fonte di piacere; l'essere abitualmente e supinamente dedito ai giochi una catti va fonte di piacere; essere dedito a cattive compagnie una cattiva fonte di piac ere; essere dedito alla pigrizia una cattiva fonte di piacere. 8. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamen te dedito a bevande spiritose, eccitanti: immediata perdita di denaro, increment o di dispute, occasione di malattie, perdita di stima, scostumatezza, indebolime nto dell'intelligenza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'esser e abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti. 9. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a frequentare le strade in un tempo non opportuno: non si n sicuri n protetti, non sono n sicuri n pr otetti la moglie ed i figli, non sicura n protetta la propriet, ci si trova in spi acevoli situazioni, si provocano non buone dicerie, e si soggetti a molti cattiv i elementi. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti a frequentare le strade in tempo non opportuno. 10. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono ad essere dediti a frequentare le f este: dove la danza? Dove il canto? Dove la musica? Dove la rappresentazione? Do ve il suono delle mani ? Dove il tamburo? Questi sono i sei danni, o figlio di f amiglia, nell'essere dediti a frequentare le feste. 11. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supiname nte dediti al gioco: la vittoria implica la rivincita, il vincitore non si accon tenta della sua vittoria, vi manifesta perdita di denaro, [del giocatore] non si ascolta la voce ove intervenga in assemblea, disprezzato da compagni ed amici, non ricercato tra i possibili sposi, chi ha il vizio del gioco marito mal gradit o alla moglie. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitua lmente e supinamente dediti al gioco. 12. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a cattive compag nie: giocatori, libertini, bevitori, fraudolenti, falsi, violenti, tra costoro s ono i suoi amici e compagni. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell

'essere dedito a cattive compagnie. 13. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dedito alla pigrizia: " troppo freddo", e non fa ci che deve fare. " " troppo caldo", e non fa ci che deve fare. ' " troppo tardi ", e non fa ci che deve fare. " troppo presto ", e non fa ci che deve fare. " Ho troppo appetito ", e non fa ci che deve fare. " Sono troppo sazio ", e non fa ci che deve fare. Cos a costui, che cos dimora colmo di ragioni di debito, mai non giunge la ricchezza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti alla pigrizia". Cos disse il Sublime. 14. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: "vi il compagno del b icchiere, e costui tutta gentilezza, ma colui che, al momento del bisogno compag no, costui amico. Sin dopo l'alba con l'altrui donna, pronto al litigio, cattivi affari, cattive amicizie, durezza di cuore, questi sei rovinano l'uomo. Cattivo amico, cattivo compagno, non retto comportamento in questo mondo e nell'altro e ntrambi rovinano l'uomo. Gioco, donne, liquori, danza e canto, il giorno dormire , uscire di notte, cattivi compagni, durezza di cuore, questi sei rovinano l'uom o. Chi beve liquori povero e miserabile, assetato frequenta le osterie. Come in acqua, cos affonda nei debiti, rovina la famiglia, e presto mal finisce. Per l'ab itudine di dormire il giorno, di veder, la notte, sorgere l'alba, per perpetua i ntossicante ebriet non possibile rimanere in casa. Troppo freddo, troppo caldo, t roppo tardi, cos dice, e vivendo rilassato fugge dal suo vantaggio. Chi il freddo ed il caldo non valuta pi d'un filo d'erba, adempie al suo umano do vere e pi la gioia non lo abbandona. 15. Quattro, o figlio di famiglia, sono i falsi amici, da riconoscere come nemic i. Chi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere come nemico. Chi ecced e nelle chiacchiere un falso amico, da riconoscere come nemico. L'adulatore un f also amico, da riconoscere come nemico. Il compagno in dissolutezze un falso ami co, da riconoscere come nemico. 16. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi solamente accetta un falso amico, da riconoscere come nemico: solamente accetta, per poco chiede molto, solo per paura compie ci che deve, fa solo ci che gli di vantaggio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, chi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere co me nemico. 17. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi eccede nelle chiacchiere falso am ico, da riconoscere come nemico: si professa amico nel passato, si professa amic o nel futuro, vano il suo aiuto, nelle necessit presenti di completo danno. In qu esti quattro modi, o figlio di famiglia, chi eccede nelle chiacchiere falso amic o, da ben riconoscere come nemico. 18. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da ricono scere come nemico: egli favorisce le cose cattive, non favorisce le buone, di fr onte dice cose piacevoli, in assenza dice cose spiacevoli. In questi quattro mod i, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da ben riconoscere come nem ico. 19. In quattro modi, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da riconoscere come nemico: abitualmente e supinamente dedito a bevande s piritose, eccitanti, dedito a frequentare le strade fuori tempo, dedito a freque ntare le feste, abitualmente e supinamente dedito al gioco. In questi quattro mo di, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da ben ric onoscere come nemico ". Cos disse il Sublime. 20. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro ff L'amico che solo accetta, quello che nelle chiacchiere eccelle, quello che co n lusinga parla, ed il compagno di dissolutezza, questi quattro sono nemici. Cos chi dotto nella regola, da lungi li fugge come una strada di spavento. 21. Quattro, o figlio di famiglia, sono gli amici da riconoscere come amici: l'a mico servizievole da riconoscere come amico, l'amico sempre uguale nella gioia e

nel dolore da riconoscere come amico, l'amico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico, l'amico compassionevole da riconoscere come amico. 22. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico servizievole da riconoscere c ome amico: ti difende quando sei in pericolo, difende la tua propriet quando in p ericolo, rifugio nel timore, in forti obblighi d'affari ti appresta doppio aiuto . In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico servizievole da riconosc ere come amico. 23. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore, da riconoscere come amico: ti manifesta i suoi segreti, tiene nascos ti i tuoi segreti, nella disgrazia non ti abbandona, sacrifica la vita al tuo va ntaggio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale ne lla gioia e nel dolore, da riconoscere come amico. 24. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, che indica ci che profittevol e, da riconoscere come vero amico indica ci che profittevole, ti impedisce il mal e, ti favorisce il bene, ti fa udire ci che non odi, ti indica la via della felicit. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico che indica ci che profittev ole da riconoscere come amico. 25. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico compassionevole da riconoscer e come vero amico: non si diletto, in ci che a te non di diletto, si diletta in c i che a te di diletto, confuta chi parla male di te, incoraggia chi parla bene di te. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico compassionevole da riconoscere come amico". Cos disse il Sublime. 26. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestre cos: "L'amico servizievole, chi amico nella gioia e nel dolore, l'amico che indica il profittevole, ehi amico compassionevole, proprio questi quattro amici il dotto nella regola ac cudisce con amore, come madre il proprio figlio. Il dotto che segue la regola splende come fuoco sull'acqua. A ehi ammassa ricchezze, come sempre volante ape, le ricchezze vanno al cumulo, come alle schiere gli armati. Cos, riunendo ricchezze, il laico di molto vantaggio alla famiglia. Se in quattro parti divide il suo ave re a s gli amici lega: con una parte vive, con due prosegue i suoi affari, la quarta risparmia per eventuali sciagure. 27. E come, o figlio di famiglia, un nobile discepolo onora le sei regioni ? Que ste sei regioni, o figlio di famiglia, sono cos da individuare: la regione del le vante da individuare in madre e padre, la regione del mezzod da individuare nel M aestro, la regione di ponente da individuare nei figli e nella moglie, la region e di mezzanotte da individuare negli amici e compagni, la regione del nadir da i ndividuare nei seni ed operai, la regione dello zenit da individuare negli ascet i e brahmani. 28. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del levante un figlio de ve onorare madre e padre: da loro fui nutrito, ora li nutrir; li sostituir nelle l oro incombenze; manterr la tradizione di famiglia; accudir l'eredit; infine offrir o fferte espiatorie agli spiriti dei defunti. Madre e padre, o figlio di famiglia, onorati nella regione del levante in questi cinque modi dal figlio, dimostrano la loro gratitudine al figlio a in cinque modi: lo difendono dal male, ne favori scono il bene, lo istruiscono, lo sposano opportunamente, e a suo tempo gli lasc iano l'eredit. Cos madre e padre, onorati nella regione del levante in cinque modi dal figlio, dimostrano al figlio gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del levante sicura tranquillit, mancanza di timore. 29. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di mezzod un discepolo de ve onorare il Maestro: col levarsi in piedi, col servirlo, coll'obbedirlo, con l 'onorarlo, con accoglierne rispettosamente l'insegnamento. Un maestro, o figlio di famiglia, onorato nella regione di mezzod in questi cinque modi dal discepolo, dimostra la sua gratitudine al discepolo in cinque modi: lo educa con buona edu cazione, gli procura un buon sapere, gli comunica tutto ci che sa, lo mette in bu

ona luce tra gli amici ed i compagni, provvede a difenderlo da ogni pericolo. Co s un maestro, onorato nella regione di mezzod in cinque modi dal discepolo, dimost ra al discepolo gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di mezzod sicura tranquillit, mancanza di timore. 30. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di ponente un marito dev e onorare la moglie: colla stima, colla mancanza di sospetto, col non tradirla, col non concederle autorit, col provvedere al suo ornamento. Una moglie, o figlio di famiglia, onorata nella regione di ponente in questi cinque modi dal marito, dimostra la sua gratitudine al marito in cinque modi: ben adempie al suo debito , ben dirige la servit, non lo tradisce, ben conserva le provviste, diligente e s ollecita nei suoi doveri. Cos una moglie, onorata nella regione del ponente in ci nque modi dal marito, ! dimostra al marito gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di ponente sicura tranquillit, mancanza di timore. 31. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione` di settentrione un figl io di nobile famiglia deve onorare gli amici: con doni, con cortesi parole, coll 'agire a loro vantaggio, con imparzialit, con onest. I compagni e gli amici, o fig lio di famiglia, onorati nella regione di settentrione in questi cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figlio di nobile famiglia in cinque modi: lo difendono se in pericolo, ne difendono la propriet s e in pericolo, gli sono di rifugio nel timore, non lo abbandonano nella sventura , e ne onorano la famiglia. Cos compagni ed amici, onorati nella regione del sett entrione in cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di settentrione sicura tranquillit, mancanza di timore". 32. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del nadir un nobile sign ore deve onorare i servi e gli operai: col distribuire il lavoro secondo la forz a, col distribuire cibo e stipendio, col curarli se ammalati, col concedere piac eri straordinari, con lasciare loro, a tempo debito, libert. Servi ed operai, o f iglio di famiglia, onorati nella regione del nadir in questi cinque modi da un n obile signore, dimostrano la loro gratitudine al nobile signore in cinque modi: si alzano presto, si coricano tardi, prendono solo quanto loro dato, fanno bene il lavoro, e diffondono intorno a lui buona fama. Cos servi ed operai, onorati ne lla regione del nadir in cinque modi da un nobile signore, dimostrano al nobile signore gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del nadir si cura tranquillit, mancanza di timore. 33. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione dello zenit un figlio di nobile famiglia deve onorare asceti e brahmani: con amichevole comportamento ne lle opere, con amichevole comportamento nelle parole, con amichevole comportamen to nei pensieri, col tener loro aperta la porta [della propria casa], col provve dere alla loro vita. Asceti e brahmani, o figlio di famiglia, onorati nella regi one dello zenit in questi cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostran o la loro gratitudine al figlio di famiglia in cinque modi: gli tengono lontano il male, gli propiziano il bene, gli fanno udire ci che non ha udito, gli rendono chiaro ci che ode, gli indicano la via della beatitudine. Cos asceti e brahmani, onorati nella regione dello zenit in cinque modi da un figlio di nobile famiglia , dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E c os a lui nella regione dello zenit sicura tranquillit, mancanza di timore". Cos disse il Sublime. 34. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: "Madre e padre, la regione del levante, il maestro, la regione del mezzod, figli e moglie, la regione del ponente, compagni ed amici, la regione del settentrione , servi ed operai, la regione del nadir, e lo zenit, asceti e brahmani. Queste regioni onorando, il laico ha molto profitto nella famiglia, dotto, seguace di retta condotta, gentile ed intelligente, senza passione, non ostinato sicuramente diviene cos. Alacre, sano,

senza timore di sciagura, integro e comprensivo, sicuramente diviene cos. Cortese, amichevole generoso, non invidioso, guida, istruttore, maestro, sicuramente diviene cos. Munifico e di cortesi parole, di profittevole comportamento, equanime nelle vicende, proprio cos merita lode. Per il mondo la cortesia come l'asse per il giro della ruota. Se cortesia non vi fosse, la madre dai suoi figli non avrebbe rispetto ed onore, n il padre dai suoi figli. Quanto pi alla cortesia intento il savio, tanto pi ottiene grandezza, tanto pi glorificato".

35. Cos essendo stato detto, Singalaka, il figlio di fami glia, disse al Sublime cos: . " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore. Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, come si scoprisse ci che e ra coperto, come ad uno smarrito si mostrasse la strada, come nell'oscurit si por tasse una lampada: " Chi ha gli occhi vedr le forme ", proprio cos dal Sublime con pi di un argomento fu esposta la Dottrina. Ed io, o signore, prendo rifugio nel Sublime, nella Dottrina, nell'ordine dei monaci. Devoto seguace il Sublime vogli a accogliermi quale prendente rifugio da oggi per la vita " SINGALO VADA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel parco di levante sulla terrazza d ella madre di Migara. In quel tempo Vasettha e Bharadvaja abitavano tra i monaci , ponendo quesiti ai monaci. Allora il Sublime, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'ombra del terrazzo. 2. Vide allora Vasettha il Sublime che, sul far della sera, uscito dalla meditaz ione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'ombra del terrazzo. Allora si rivolse a Bharadvaja: "Quegli, o amico Bharadvaja, il Sublime, sul far della sera, uscito dalla medita zione, disceso dal terrazzo, cammina all'aperto all'ombra del terrazzo. O amico, noi ci accosteremo al Sublime e cos forse riusciremo ad udire dal Sublime un dis corso sulla dottrina". " S, o amico" assent Bharadvaja a Vasettha. Allora Vasettha e Bharadvaja si accost arono al Sublime, ed avendolo salutato, camminarono accanto al Sublime che cammi nava 3. Allora il Sublime si rivolse a Vasettha. "Voi, o Vasettha, siete di nascita brahmani, figli di brahmani, di stirpe brahma na, ed avete lasciata la casa per l'anacoretismo. E, o Vasettha, i brahmani non vi rimproverano, non vi criticano?". " Certo, o signore, i brahmani ci rimproverano, ci criticano, con una riprovazio ne completa, senza mezzi termini ".

" E per qual ragione, o Vasettha, i brahmani vi rimproverano, vi criticano con u na riprovazione completa, senza mezzi termini ?". " I brahmani, o signore, cos dicono: " Eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano , non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahm a. Voi avete lasciato una casta eccelsa e siete entrati in casta bassa: infatti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma. Cos non bene , non bello che voi, abbandonando una casta eccelsa, siate entrati in una casta bassa: infatti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brah ma". Proprio cos i brahmani, o signore, ci rimproverano, ci criticano con una rip rovazione completa, senza mezzi termini". 4. "Ordunque, o Vasettha, i brahmani pur ignorando le origini, cos dicono: "eccel sa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altr e caste I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahma ni sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, crea ti da Brahma, consustanziali a Brahma ". Ma si vedono, o Vasettha, brahmane gest anti e partorienti, fecondate e gravide di brahmani, e questi brahmani, pur nati da ventre di donna, cos dicono: " eccelsa la casta brahmana, basse le altre cast e; pura la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, no n coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma". Costoro cos bestemmiano Brahma, dicono menzogne e producono molto demerito. 5. Quattro, o Vasettha sono le caste: i nobili, i brahmani, i borghesi, i servi. Ecco, o Vasettha, un nobile un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui s ono gli elementi non salutari sono chiamati (1) non salutari, ci che biasimevole, chiamato biasimevole, ci che da non seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal mo do. Ecco, o Vasettha, un brahmano un uccisore, uno che prende il non dato, che mal s i comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chi amato biasimevole, ci che non da seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nob ile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da bias imarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni brahmani vivono in tal modo . Ecco, o Vasettha, un borghese un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costu i sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole c hiamato biasimevole, ci che non da seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non n obile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da bi asimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni borghesi vivono in tal mo do. Ecco, o Vasettha, un servo un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, d i mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole ch iamato biasimevole, ci che da non seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non no bile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da bia simarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono in tal modo. 6. Un nobile, o Vasettha si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il no n dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna , si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa , di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da segu irsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi pr oducono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha,

alcuni nobili vivono in tal modo. Un brahmano, o Vasettha, si astiene dall'uccid ere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento pe r le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenze.., si astiene da cia rla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, que lli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodev ole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chi mato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Un borghes e, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astie ne da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari s ono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiam ato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono fr utti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni bor ghesi vivono in tal modo. Un servo, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si ast iene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avid o, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in co stui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza . Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono in tal modo. 7. Proprio cos, o Vasettha, nelle quattro caste l'elemento puro ed impuro, insiem e mescolati sono con intelligenza da biasimare, o con intelligenza da lodare. Ma che i brahmani dicano: " eccelsa la casta bramana, basse le altre caste, pura l a casta bramana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro c he non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma"; ci non si d eve loro concedere. E quale di ci la ragione? Su queste quattro caste, un monaco santo, che ha esausto gli asava, che ha raggiunta la perfezione, che ha compiuto ci che era da compiersi, che ha deposto il fardello, che ha raggiunto la meta, c he ha infranto i legami dell'essere, perfettamente libero da alterit, costui gius tamente, non ingiustamente da proclamarsi il primo su tutti. La dottrina, o Vase ttha, eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro. 8. Ed , o Vasettha, per il seguente argomento che si pu affermare: la dottrina ecc elsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro. Ben sa, o Vasettha, il re Pasenadi del Kosala: " l'asceta Gotama a nessuno secon do ha lasciato la stirpe dei Sakya". I Sakya, o Vasettha, sono vassalli del re P asenadi del Kosala. I Sakya, o Vasettha, prestano aiuto, rispetto, riverenza, os sequio, omaggio al re Pasenadi del Kosala. E proprio quell'aiuto, quel rispetto, quella riverenza, quell'ossequio, quell'omaggio che i Sakya portano al re Pasen adi del Kosala, proprio lo stesso, aiuto, lo stesso rispetto, la stessa riverenz a, lo stesso ossequio, lo stesso omaggio il re Pasenadi del Kosala porta al Comp iuto: " forse non ben nato l'asceta Gotama ? Allora anch'io sono mal nato, non forte l'asceta Gotama? Allora debole io sono, non amabile l'asceta Gotama? Spiacevole io sono, non molto potente l'asceta Gota ma? Poco potente io sono ". E siccome onora la dottrina, venera la dottrina, ris petta la dottrina, stima la dottrina, il re Pasenadi del Kosala porta al Compiut o aiuto, rispetto, riverenza, ossequio, omaggio. per questo argomento, o Vasetth a, che si pu affermare: la dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile m ondo e nel mondo del futuro. 9. Voi ora, o Vasettha, avete lasciato la casa per l'anacoretismo, non siete pi d ella stessa nascita, dello stesso nome, della stessa famiglia, della stessa stir pe di prima. " Chi siete voi?". Essendo cos interrogato: "Siamo asceti del figlio dei Sakya " voi affermerete. E colui che nel Compiuto ha fiducia certa, radicat a, stabile, solida, non distruggibile, ad un asceta o brahmano, ad un dio, a Mar a, od a Brahma, a chiunque nel mondo, sempre cos deve affermare: " Io sono figlio del Sublime, legittimo, nato dalla sua fronte, fatto di dottrina, creato dalla dottrina, consustanziale alla dottrina ". E perch ci ? Il Compiuto, o Vasettha, co

s afferma, un corpo accordato colla dottrina un corpo accordato con Brahma, chi d iviene dottrina, diviene Brahma. 10. Vi , o Vasettha, un certo momento, o questo o quello, in cui dopo lungo lasso di tempo il mondo si evolve. Evolvendosi il mondo praticamente gli esseri si ev olvono come di raggianti (2). Essi allora sono fatti di pensiero, nutriti di beat itudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono. Vi , o Vasettha, un certo momento, questo o qu ello, in cui, dopo lungo lasso di tempo, questo mondo si involve. Nel mondo invo lutosi gli esseri, trapassando dal coro degli di raggianti, sorgono. Costoro sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttur a aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono. 11. Una natura acquea, o Vasettha, fu a quel tempo, circondata dal buio, dal bui o delle tenebre. Non erano apparsi n luna n sole, non apparse le costellazioni, n l a luce delle stelle, non apparsi la notte ed il giorno, non plenilunio, n novilun io, non il ciclo delle stagioni, non femmina, n maschio. Gli esseri solo come ess eri erano conosciuti. Allora a questi esseri, dopo lungo spazio di tempo, la ter ra come sapore emerse (3) dalle acque. Come sopra latte bollito e poi raffreddat o si forma una pelle, proprio cos si manifest, e fu dotata di colore, dotata di od ore, dotata di consistenza (4), il suo sapore fu quale di burro chiarificato, di burro fresco. Quale il chiaro miele di api tale fu la sua dolce consistenza. 12. Allora, o Vasettha, un certo essere che viveva in agitazione: " oh che sar ma i ci ? " saggi col dito la terra come sapore. Ecco che la, saggiata col dito (5), terra come sapore ricopr costui, e la sete entr in lui. Allora altri esseri, o Vas ettha, vollero imitare quell'essere e saggiarono col dito la terra come sapore. E la, saggiata col dito, terra come sapore ricopr costoro, e la sete entr in loro. Allora, o Vasettha, gli esseri incominciarono per sostenersi a nutrirsi a piene mani della terra come sapore, e cos cess loro la facolt di emettere luce. Cessata agli esseri la facolt di emettere luce, ecco apparire il sole e la luna (6). Appa rsi sole e luna, apparvero le costellazioni e la luce delle stelle. Apparse le c ostellazioni e la luce delle stelle, si conobbero il giorno e la notte, noti gio rno e notte, si conobbero il plenilunio ed il novilunio, noti plenilunio e novil unio si conobbe il ciclo delle stagioni (7). 13. Allora, o Vasettha, gli esseri che si erano nutriti della prima terra, in ta le nutrimento, in tale cibo, rimasero per lungo lasso di tempo. E man mano che q uegli si nutrivano di tale nutrimento, di tale cibo, entrava nel loro corpo la: grossolanit e cos furono noti il bello ed il brutto. Alcuni esseri, o Vasettha, er ano belli, ed alcuni esseri erano brutti: gli esseri belli disprezzano gli esser i brutti. " Noi siamo pi, belli di costoro, costoro sono pi brutti di noi". Allora , o Vasettha, agli esseri, a causa di coloro che erano sprezzanti per alta opini one della loro bellezza, venne a mancare la terra come sapore. E per la mancanza della terra come sapore si riunirono, si lamentarono: "oh il sapore! oh il sapo re!" E cos, o Vasettha, anche ora gli uomini, quando hanno gustato un buon sapore a loro : " oh il sapore ! oh il sapore ! ". E cos pronunciano un'antica primordia le frase senza conoscerne il significato. 14. Allora, o Vasettha, agli esseri, cui era venuta a man care la terra come sap ore, si manifest sulla terra la capacit di germogliare. E come i funghi si manifes tano, proprio cos si manifest. E ci che germogliava fu dotato di colore, fu dotato di odore, fu dotato di consistenza. Il suo sapore fu quale di burro chiarificato , di burro fresco. Quale il chiaro miele di api tale fu la sua dolce consistenza . Allora gli esseri si avvicinavano a ci che germogliava dalla terra per nutrirse ne. E costoro, o Vasettha, in tale nutrimento, in tale cibo rimasero per lungo l asso di tempo. E man mano che quegli esseri si nutrivano di tale nutrimento, di tale cibo, entrava nel loro corpo la grossolanit: e cos furono noti il bello ed il brutto. Alcuni esseri, o Vasettha, erano belli, ed alcuni esseri erano brutti: gli esseri belli disprezzarono gli esseri brutti " Noi siamo pi belli di costoro, costoro sono pi brutti di. noi". Allora, o Vasettha, agli esseri, a causa di col oro che erano sprezzanti per l'alta opinione della loro bellezza, venne a mancar e ci che germogliava dalla terra. Venuto a mancare ci che germogliava dalla terra apparvero le piante rampi canti. E come il bamb, proprio cos apparvero. E furono d otate di colore, di odore, di consistenza. Ed il loro sapore fu quale di burro c

hiarificato, fu quale di burro fresco. Quale il chiaro miele di api, tale fu la loro dolce consistenza. 15. Allora, o Vasettha, gli esseri si avvicinarono alle piante rampicanti per nu trirsi. E costoro, o Vasettha, in tale nutrimento, in tale cibo, rimasero per lu ngo lasso di tempo. E man mano che quegli esseri si nutrivano di tale nutrimento , di tale cibo, entrava nel loro corpo la grossolanit: e cos furono noti il bello ed il brutto. Alcuni esseri, o Vasettha, erano belli ed alcuni esseri erano brut ti: gli esseri belli disprezzarono gli esseri brutti. " Noi siamo pi belli di cos toro, costoro sono pi brutti di noi ". Allora, o Vasettha, agli esseri, a causa d i coloro che erano sprezzanti per l'alta opinione della loro bellezza, vennero a mancare le piante rampicanti. Essendo venute a mancare le piante rampicanti, gl i esseri si radunarono e si lamentarono: "a noi prima erano, ma ora sparirono le piante ". E cos, o Vasettha, anche ora gli uomini quando a loro vien a mancare q ualcosa a loro cos : " a noi prima era, ma ora spar ci ". E cos pronunciano un'antica primordiale frase senza conoscerne il significato. 16. Allora, o Vasettha, agli esseri, cui erano venute a mancare le piante rampic anti si manifest il riso che non richiedeva aratura e cottura, libero da polvere, libero da loppa, ben odorante, in grani. E quanto alla sera consumavano per il loro pasto serale, altrettanto al mattino rigermogliava pronto. E quanto al matt ino consumavano per il pasto mattutino altrettanto alla sera rigermogliava pront o. E cos non era noto il pilare. E, o Vasettha, allora quegli esseri che si cibav ano di quel riso che non richiedeva aratura e cottura, in tale nutrimento, in ta le cibo rimasero per lungo lasso di tempo. E man mano che gli esseri si cibavano di tale nutrimento di tale cibo entrava nel loro corpo la grossolanit, e cos furo no noti il bello ed il brutto. E nelle donne apparve la matrice, e negli uomini la verga. E la donna troppo a lungo ammir l'uomo, l'uomo troppo a lungo ammir la d onna. Ed in costoro, che troppo a lungo l'un l'altra si ammiravano, sorse affatt o ed entr nei corpi la passione. Costoro a causa della passione indulsero all'ele mento sessuale. Ed in quel tempo si videro gli esseri che avevano indulto all'el emento sessuale, alcuni cospargersi di polvere, altri cospargersi di cenere, alt ri cospargersi di sterco vaccino: " scompaia l'impuro, scompaia l'impuro. E che un essere cos pu fare ad un altro essere? ". Ed ora, in certe province, allorquand o gli uomini conducono in sposa una fanciulla, alcuni si cospargono di polvere, altri si cospargono di cenere, altri si cospargono di sterco vaccino. Ed essi co s ripetono un antico primordiale gesto, ma non ne conoscono il significato. 17. In quei tempi, o Vasettha, erano considerate non giuste cose che ora sono co nsiderate giuste. Gli esseri, che in quel tempo avevano indulto all'elemento ses suale, per un mese, o per due mesi, non potevano abitare il villaggio o la citt. E siccome gli esseri in quel tempo compivano molti falli nei rapporti sessuali, presero cos a costruire delle citt, in cui si potessero nascondere i rapporti sess uali. Allora, o Vasetthai, ad un certo essere particolarmente debole cos fu: " ce rto io sono oppresso dal cibarmi di riso ed alla sera nel pasto serale, ed alla mattina nel pasto mattutino. E se io ora mangiassi il riso solo una volta, al ma ttino, nel pasto mattutino?". Allora, o Vasettha, quell'essere mangi il riso solo una volta (8), al mattino, nel pasto mattutino. Allora, o Vasettha, un altro es sere si accost a quell'essere ed essendosi accostato cos gli disse: "Caro essere, andiamo a mangiare il riso ". " Ors, o caro essere, io mangio il riso una sola vo lta, al mattino, al pasto mattutino ". Allora, o Vasettha, quest'essere per emul are quello si cib di riso una sola volta ogni due giorni: " cos certo bene ". Allo ra, o Vasettha, un altro essere si accost a quest'ultimo, ed essendosi accostato, cos gli disse: " Caro essere, andiamo a mangiare il riso ". " Ors, o caro essere, io mangio il riso una sola volta ogni due giorni ". Allora, o Vas ettha, quest'altro essere per emulare quell'altro si cib di riso una sola volta o gni quattro giorni: " cos certo bene ". Allora, o Vasettha, un altro essere ancor a si accost a quell'altro, essendosi accostato, cos gli disse: " Caro essere, andi amo a mangiare il riso ". " Ors, o caro essere, io mangio il riso una sola volta ogni quattro giorni ". Allora, o Vasettha, l'ultimo essere per emulare l'altro s i cib di riso una sola volta ogni o"o giorni. " Cos certo bene ". Pertanto, o Vase ttha, gli esseri poco alla volta cominciarono a mangiare del riso i cui grani er ano coperti di polvere, erano coperti di loppe, del riso che, colto, pi non riger

mogliava. Ed ecco che si rese noto il pilare, e rimasero le stoppie. 18. Allora, o Vasettha, gli esseri si radunarono e cos si lamentarono: " Certo de gli elementi non salutari sono comparsi tra gli esseri. Una volta eravamo fatti di pensiero, ci nutrivamo di beatitudine, irradiavamo luce, eravamo di struttura aerea, costantemente gloriosi, e cos restammo per lungo lasso di tempo. Indi, do po un lungo lasso di tempo la terra come sapore apparve sulle acque, ed era dota ta di colore, di odore, di consistenza. Allora noi cominciammo a prendere a pien e mani la terra come sapore per nutrirci. Ed a noi, che avevamo cominciato a pre ndere a piene mani la terra come sapore per nutrirci, sparve la luminosit. Collo sparire della nostra luminosit apparvero la luna ed il sole, apparsi la luna ed i l sole, apparvero le costellazioni e la luce delle stelle. Apparse le costellazi oni e la luce delle stelle conoscemmo il giorno e la notte. Noti il giorno e la notte, conoscemmo i pleniluni ed i noviluni, noti pleniluni e noviluni, conoscem mo il corso delle stagioni. Cos ci nutrimmo della terra come sapore e con tal cib o, tal nutrimento, rimanemmo per lungo lasso di tempo. Ma comparvero elementi os curi e non salutari, ed a noi venne a mancare la terra come sapore. Venuta a man care la terra come sapore si manifest ci che germogliava sul suolo. E ci fu dotato di colore, di odore e consistenza. E noi cominciammo a nutrirsi di ci che germogl iava sul suolo. Noi dunque ci cibammo di ci che germogliava sul suolo e con tale cibo, con tale nutrimento, dimorammo per lungo lasso di tempo. Ma comparvero elementi oscuri e non salutari, ed a noi venne a mancare ci che germogliava sul suolo. Ve nuto a mancare ci che germogliava nel suolo si manifestarono a noi le piante ramp icanti. Ed erano dotate di colore, di odore, e di consistenza. E noi incominciam mo a nutrirci delle piante rampicanti. Noi dunque ci cibammo delle piante rampic anti e con tal cibo, con tal nutrimento, dimorammo per lungo lasso di tempo. Ma comparvero elementi oscuri e non salutari, ed a noi vennero a mancare le piante rampicanti. Venute a mancare le piante rampicanti si manifest il riso che non ric hiedeva aratura n cottura, libero da polvere, libero da loppa, ben odorante, in g rani. E quanto alla sera consumavamo per il pasto serale, altrettanto era pronto al mattino. E quanto al mattino consumavamo per il pasto mattutino, altrettanto era pronto alla sera. Cos noi ci cibammo di quel riso che non richiedeva aratura n cottura, e con tal cibo, con tal nutrimento, dimorammo per lungo lasso di temp o. Ma comparvero elementi oscuri e non salubri, e si manifestarono a noi i grani di riso coperti di polvere, coperti di loppa, che colti pi non rigermogliano. Ed ecco che si rende noto il pilare e rimangono le stoppie di riso. E se noi ora d ividessimo il riso, stabilendo i confini ? ". Allora, o Vasettha, gli esseri si divisero il riso stabilendo i confini. 19. Allora, o Vasettha, un essere per conservare la sua parte mangi, prendendola, la non data parte altrui. E sorpresero costui, e avendolo sorpreso, cos gli diss ero: " tu, o caro essere, hai compiuta una cattiva azione: infatti per conservar e la tua parte hai mangiata, prendendola, la non data parte altrui. Che ci pi non accada ". "S" assent, o Vasettha, costui agli altri esseri. Una seconda volta, o Vasettha, u n essere per conservare la sua parte mangi, prendendola, la non data parte altrui . E sorpresero costui, e avendolo sorpreso, cos gli dissero: " tu, o caro essere, hai compiuta una cattiva azione: infatti per conservare la tua parte hai mangiata, prendendola, la non data parte altrui. Che ci pi non accada". Una terza volta, o Vasettha, un essere per conservare la sua parte mangi, prendendola, la non data parte altrui. E sorpresero costui, e avendolo sorpreso, cos gli dissero: " tu, o caro essere, hai compiuta una cattiva azione: infatti per conservare la tua parte hai mangiata, prendendola, la non data parte altrui. Che ci pi non acca da ". Alcuni colpirono esseri viventi, alcuni colpirono con ciotoli, alcuni con bastoni. Infine, o Vasettha, si conobbe il furto, si conobbe la rampogna, si con obbe la menzogna, si conobbe la percossa. 20. Allora, o Vasettha, gli esseri si riunirono e si lamentarono: " cattivi deme nti sono apparsi tra gli esseri, se si potuto conoscere il furto, se si potuta c onoscere la rampogna, se si potuta conoscere la menzogna, se si potuta conoscere la percossa. Se noi ora delegassimo un essere, che possa colpire chi giustament e da colpire, rimproverare chi giustamente da rimproverare, cacciare chi giustam

ente da cacciare. Noi gli potremmo cedere una parte del riso ". Allora, o Vasettha, gli esseri si accostarono a quello che tra loro era il pi bel lo, il pi mirabile, il pi piacevole, il pi forte, ed accostatisi cos gli dissero: " oh, o essere, colpisci chi giustamente da colpire, rimprovera chi giustamente da rimproverare, caccia chi giustamente da cacciare ". " Proprio cos ", e, o Vasett ha, quell'essere assentendo agli altri esseri, colp chi giustamente era da colpir e, rimprover chi giustamente era da rimproverare, cacci chi giustamente era da cac ciare. E gli esseri diedero a costui una parte di riso. 21. Da molta gente onorato, molto onorato, o Vasettha, maha-sammata, questo prim o vocabolo venne usato. Signore delle terre (khetta), o Vasettha, nobile (khatti ya) questo secondo vocabolo venne usato. Inoltre per la sua abitudine a dilettar si (ranjati), o Vasettha, re (raja) questo terzo vocabolo venne usato. E cos, o V asettha, queste le antiche origini dei nomi del cerchio dei nobili. E tra gli es seri alcuni furono di questo cerchio, proprio cos, non diversamente. Ma la dottrina, o Vasettha, eccels a per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro. 22. Ad alcuni tra gli esseri, o Vasettha, cos fu: " cattivi elementi sono certo c omparsi tra gli esseri: sono noti il furto, la rampogna, la menzogna, la percoss a, l'esilio. E se noi ora tenessimo lontani gli elementi cattivi, non salutari ? ". E costoro tennero lontani gli elementi cattivi, non salutari. " Tengono lont ani (bahenti) gli elementi cattivi, non salutari ". Quindi, o Vasettha, brahmani , questo primo vocabolo venne usato. E costoro abitarono nelle foreste e avendo costruito delle capanne di fronde meditarono arsero '. Ed erano senza focolare, senza fumo, senza foglie o legno. Visitarono paesi, citt e capitali in cerca di c ibo, al mattino per il pasto mattutino, alla sera per il pasto serale. Costoro a vendo ricevuto il cibo meditavano ardevano nella foresta, nelle capanne di frond e. E di essi gli uomini cos dicevano: " costoro abitano nella foresta, avendo cos truite capanne di fronde, nelle capanne di fronde meditano ardono, e sono senza focolare, senza fumo, senza foglie e legna; visitano i paesi, le citt e le capita li in cerca di cibo, al mattino per il pasto mattutino, alla sera per il pasto s erale. E dopo aver ricevuto il cibo, nella foresta, nelle capanne di fronde, med itano ardono ". " Meditano ardono" (jhayanti). Cos, o Vasettha, meditanti ardenti (jhayaka) e questo il secondo vocabolo che venne usato. 23. Ma, o Vasettha, alcuni tra quelli esseri viventi nella solitudine delle selv e, nelle capanne di fronde pur non erano abili a raggiungere la meditazione, ma ugualmente, visitarono le vicine citt, i vicini paesi, stettero scrivendo dei lib ri. Costoro non meditano ardono: " costoro ora non meditano ardono " cos, o Vaset tha, non meditano ardono (ajjhayaka gli studiosi dei Veda e cos ajjhayaka questo terzo vocabolo fu usato. E quella, o Vasettha, allora era una bassa qualifica, ora invece un'eccelsa qualifica. Questa, o Vasettha, dunque l'antica origine dei nomi del cerchio dei brahmani. E tra gli esseri alcuni furono di questo tipo, p roprio cos, non diversamente. Ma la dottrina, o Vasettha, eccelsa per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro. 24. Tra gli esseri, o Vasettha, alcuni assunsero l'elemento sessuale e crearono diverse (vissu) occupazioni. E allora, o Vasettha, " borghesi " (vessa) questo v ocabolo sorse. Questa dunque l'antica origine del nome del cerchio dei borghesi. E degli esseri alcuni furono di questo tipo, proprio cos, non diversamente. Ma l a dottrina, o Vasettha, eccelsa, per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro. 25. E, o Vasettha, tra gli esseri, gli altri vissero di caccia. " Vivono di cacc ia " (luddacara). " Conducono bassa esistenza " (khuddacara). " Servi " (sudda) cos questo vocabolo venne usato. E questo dunque l'antica origine del nome del ce rchio dei servi. Cos fu per gli esseri di questo tipo, proprio cos, non diversamen te. Ma la dottrina, o Vasettha, eccelsa per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro. 26. Ma venne, o Vasettha, il tempo, in cui un nobile non contento della sua sort e abbandon la casa per l'anacoretismo: " sar un asceta ". Ed anche un brahmano non contento della sua sorte abbandon la casa per l'anacoretismo: " sar un asceta". E d un borghese non contento della sua sorte abbandon la casa per l'anacoretismo: " sar un asceta". Ed un servo non contento della sua sorte abbandon la casa per l'an

acoretismo: " sar un asceta ". E cos sorse accanto agli altri quattro cerchi il ce rchio degli asceti. Ma la dottrina, o Vasettha, eccelsa per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro. 27. Il nobile, o Vasettha, che mal si comporta nelle opere, mal si comporta nell e parole, mal si comporta nei pensieri, di non retta opinione, a causa della cat tiva opinione e del cattivo comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge malamente, su cattivo sentiero, in rovina, in mondo infernale. Il brahmano, o Vasettha, che mal si comporta nelle opere, mal s i comporta nelle parole, mal si comporta nei pensieri, di non retta opinione, a causa della cattiva, opinione e del cattivo comportamento, colla dissoluzione de l corpo, dopo la morte risorge malamente, su cattivo sentiero, in rovina, in mon do infernale. Il borghese, o Vasettha, che mal si comporta nelle opere, mal si c omporta nelle parole, mal si comporta nei pensieri, di non retta opinione, a cau sa della cattiva opinione e del cattivo comportamento, colla dissoluzione del co rpo, dopo la morte risorge malamente, su cattivo sentiero, in rovina, in mondo i nfernale. Il servo, o Vasettha, che mal si comporta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si comporta nei pensieri, di non retta opinione, a causa dell a cattiva opinione e del cattivo comportamento, colla dissoluzione del corpo, do po la morte risorge malamente, su cattivo sentiero, in rovina, in mondo infernal e. L'asceta, o Vasettha, che mal si comporta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si comporta nei pensieri, di non retta opinione a causa della cattiv a opinione e del cattivo comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la mo rte, risorge malamente, su cattivo sentiero, in rovina, in mondo infernale. 28. Il nobile, o Vasettha, che ben si comporta nelle opere, che ben si comporta nelle parole, che ben si comporta nei pensieri, di retta opinione a causa della retta opinione e del retto comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge beatamente in mondo beato. Il brahmano, o Vasettha, che ben si com porta nelle opere, che ben si comporta nelle parole, che ben si comporta nei pen sieri, di retta opinione a causa della retta opinione e del retto comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge beatamente in mondo beato. Il borghese, o Vasettha, che ben si comporta nelle opere, che ben si comporta ne lle parole, che ben si comporta nei pensieri, di retta opinione a causa della re tta opinione e del retto comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la mo rte risorge beatamente in mondo beato. Il servo, o Vasettha, che ben si comporta nelle opere, che ben si comporta nelle parole, che ben si comporta nei pensieri , di retta opinione a causa della retta opinione e del retto comportamento, coll a dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge beatamente in mondo beato. L'asc eta, o Vasettha, che ben si comporta nelle opere, che ben si comporta nelle paro le, che ben si comporta nei pensieri, di retta opinione, a causa della retta opi nione e del retto comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, ri sorge felicemente, in mondo beato. 29. Il nobile, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comp orti nei due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del duplice co mportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dol ore. Il brahmano, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si c omporti nei due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, re tta e non retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del duplice comportamento colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e d olore. Il borghese, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comporti nei due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del dupli ce comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dolore. Il servo, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comporti nei due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del dupli ce comportamento colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dolore. L'asceta, o Vasettha, che si comporta in due modi nelle opere, che si c omporta in due modi nelle parole, che si comporta in due modi nei pensieri, di r

etta e non retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del duplic e comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dolore. 30. Il nobile, o Vasettha, controllato nelle azioni, controllato nelle parole, c ontrollato nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti del risveglio gi in questo visibile mondo . | completamente si estingue. Il brahmano, o Vasetth a, controllato nelle azioni, controllato nelle parole, controllato nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti del risveglio ` gi in questo visibile m ondo completamente si estingue. Il borghese, o Vasettha, controllato nelle azion i, controllato nelle: parole, controllato nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti del risveglio gi in questo visibile mondo completamente si estin gue. Il servo, o Vasettha, controllato nelle azioni, controllato nelle parole, c ontrollato nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti del risveglio gi in questo visibile mondo completamente si estingue. L'asceta, o Vasettha, cont rollato nelle azioni, controllato nelle parole, controllato nei pensieri, che at tua e realizza le sette componenti del risveglio gi in questo visibile mondo si e stingue. 31. Da qualunque, o Vasettha, di queste quattro caste uscito, un monaco santo, c he ha esausto gli asava, che ha raggiunta la perfezione, che ha compiuto ci che e ra da compiersi, che ha deposto il fardello, che ha raggiunta la meta, che ha in franto i legami dell'essere, perfettamente libero da alterit, costui giustamente, non ingiustamente, proclamato il primo su tutti. La dottrina, o Vasettha, eccel sa per ogni essere, sia in questo visibile mondo, sia nel futuro. 32. A Brahma Sanamkumara si cantano questi versi: " Il nobile alto su ogni essere che si attacchi ad una stirpe, il possessore del cibo della sapienza alto sugli di e sugli [uomini ". Questi versi, o Vasettha, sono ben cantati a Brahma Sanamkumara, non mal cantati , ben detti, non mal detti, profittevoli, non mal profittevoli. Io stesso, o Vasettha, dico: " Il nobile alto su ogni essere che si attacchi ad una stirpe, il possessore del cibo della sapienza eccelso sugli di e sugli [uomini"". Cos disse il Sublime. Contenti Vasettha e Bharadvaja si rallegrarono alle parole del Sublime. AGGANNA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola)

CAKKAVATTISIHANADASUTTANTA (IL GIRATORE DELLA RUOTA) Cos ho sentito: l. Un tempo il Sublime dimorava nel Magadha in Matula. Allora il Sublime si rivo lse ai monaci: " O monaci ". " Signore " i monaci assentirono al Sublime cos disse: " In voi isolati, o monaci, dimorate, null'altro rifugiati, in null'altro rifug iati , nella dottrina isolati, nella dottrina rifugiati, in null'altro rifugiati (1). E come, o monaci, un monaco dimora in s isolato, in s rifugiato, in null'altro rif ugiato, nella dottrina isolato, nella dottrina rifugiato, in null'altro rifugiat

o? Ecco, o monaci, un monaco nel corpo, osservando il corpo, dimora strenuo, attent o, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza, nella sensazione isolato, nella sensazione rifugiato, nella mente isolato, nella mente rifugiato ; tra gli elementi osservando gli elementi dimora strenuo, attento, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Cos, o monaci, un monaco in s iso lato dimora, in s rifugiato, in null'altro rifugiato, nella dottrina isolato, nel la dottrina rifugiato, in null'altro rifugiato? Secondo le vostre consuetudini, o monaci, vivete. E su voi che vivete, o monaci, secondo le vostre consuetudini, Mara non ha presa, Mara non ha aderenza. E cos, o monaci, vi origine di acquisto di elementi salutari, accrescimento di cose favorevoli. 2. Una volta, o monaci, vi era un re di nome Dalhanemi, giratore della ruota, le gittimo, giusto re, che nelle quattro direzioni il paese aveva sicuramente conqu istato, possessore dei sette tesori. A lui erano i sette tesori, cio: il tesoro d ella ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiel lo, il tesoro della donna, il tesoro del ministro, il tesoro della guida, questi sette. A lui poi erano pi di mille figli valorosi, di virile aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra sino ai confini dell'oceano senza mazza, senza spada, con la legge conquistata, governava. 3. Allora, o monaci, il re Dalhanemi dopo molti anni, molte centinaia di anni, m olte migliaia di anni si rivolse ad un certo uomo: " Allorch tu, o caro uomo, vedrai il divino tesoro della ruota tramontare, offusc arsi, allora avvertimi" (2). " S, o divino " cos quell'uomo, o monaci, assent al re Dalhanemi. E quell'uomo, o monaci, vide dopo molti anni, dopo molte centinaia di anni, dopo molte migliaia di anni tramontare, I offuscarsi il divino tesoro della ruota. A llora si rec dal re Dalhanemi, ed accostatolo, cos disse al re Dalhanemi: " Ors, o divino, sappi che il divino tesoro della ruota tramonta, si offusca ". I Allora, o monaci, il re Dalhanemi, fatto chiamare il giovane suo figlio primogen ito, cos disse: " Ecco, o caro giovane, il divino tesoro della ruota per me tramonta, si offusca . Invero io cos udii: ' A quel re, giratore della ruota, cui tramonta, si offusca il divino tesoro della ruota, non pi lungo tempo di vita '. Mi nutrii dei piacer i umani, tempo ora di cercare piaceri divini. Ors tu, o caro giovane, governa la terra sino ai confini dell'oceano, io invece rasi i capelli e barba, indossato i l giallo mantello, lascer la casa per l'anacoretismo". Allora, o monaci, il re Dalhanemi dopo aver ben istruito il giovane figlio primo genito nell'arte del regno, rasi capelli e barba, indossato il giallo mantello, lasci la casa per l'anacoretismo. E dopo sette giorni, o monaci, il divino tesoro della ruota spar dal vecchio re. 4. Allora, o monaci, un certo uomo si accost al re guerriero, unto nel capo, ed a vendolo accostato cos disse al re guerriero unto nel capo: " Sai tu, o divino, che il divino tesoro della ruota sparito ? " (3). Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo per la dipartita del divino teso ro della ruota si dispiacque, prov dispiacere. E si diresse dal vecchio re, il ve cchio re, avvicinato cos gli disse: "Tu, o caro, non essere spiacente per la dipartita del divino tesoro della ruota , non provarne dispiacere. Il divino tesoro della ruota non , o caro, eredit pater na. Ors, o caro, procedi nella nobile virt del giratore della ruota: si conosce la possibilit che, a chi procede nella nobile virt di un giratore della ruota, un d f estivo, il quindicesimo, compiute le abluzioni, celebrata la festa, salito sull' alta nobile terrazza, si manifesti sul capo il divino tesoro della ruota, coi su oi mille raggi, col suo mozzo, perfetta in ogni sua parte ". 5. " E quale , o divino, la nobile virt di un giratore della ruota ? ". " Pertanto, o caro, vivi secondo la legge, onorando la legge, stimando la legge, venerando la legge, riverendo la legge, rispettando la legge, sii il simbolo de lla legge, lo splendore della legge, il supremo regolatore della legge, il legit

timo vigile custode e difensore della legge, tutore del singolo e della colletti vit, dei nobili vassalli, dei brahmani, dei padri di famiglia, nelle citt e nelle province, degli asceti e brahmani, dei quadrupedi e degli uccelli. E mai nel ter ritorio del tuo regno, o caro, non ti voler comportare secondo illegittimi desid eri. Ed a coloro che nel regno sono privi di beni, tu distribuisci beni. E color o, o caro, che nel regno sono asceti o brahmani, che vigili si astengono dagli e ccessi, nella pazienza e tolleranza sicuri, che da loro si correggono, che da lo ro si conoscono, che da loro si emancipano, di tempo in tempo costoro avvicina, e cos interrogali: ' Questo, o signore, salutare, questo non salutare, questo bia simevole, non biasimevole, da seguire, da non seguire, da questa azione me ne ve rr per lungo tempo danno e dolore, od invece da quest'azione me ne verr per lungo tempo vantaggio e gioia?'. E avendo da costoro apprese le cose non salutari, da queste astienti, e avendo da costoro apprese le cose salutari, queste sempre pra tica ed esercita. Ecco, o caro, la nobile virt di un giratore della ruota ". " S, o divino " ed il re guerriero, unto nel capo, obbedendo al vecchio re pratic la nobile virt di un giratore della ruota. Ed a lui che praticava la nobile virt d i un giratore della ruota, un d di festa, il quindicesimo, dopo aver compiute le abluzioni e dopo aver celebrata la festa, salito sulla nobile alta terrazza gli si manifest sul capo il divino tesoro della ruota, coi suoi mille raggi, col suo mozzo, perfetta in ogni sua parte: " Ora io sono un re giratore della ruota ". 6. Allora, o monaci, il re guerriero, unto nel capo, sorse da sedere, aggiustato si il manto, presa con la mano sinistra una coppa, con la mano destra asperse il tesoro della ruota: " Gira, o tesoro della ruota, conquista, o tesoro della ruo ta ". Allora, o monaci, il tesoro della ruota gir verso la regione di levante ed il re giratore della ruota lo segu con un quadruplice esercito. E quelli, che nel la regione del levante erano gli avversari del re, si accostarono al re giratore della ruota e cos gli dissero: " Vieni, o gran re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran re". Il re giratore della ruota cos disse: " il vivo non si uccida, il non dato non si prenda, con desiderii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande inebri anti non si bevano, si mangi secondo il bisogno". E coloro, che nella regione del levante erano stati avversari del re, divennero vassalli del re giratore della ruota. 7. Allora, o monaci, il tesoro della ruota dalla regione del levante, dopo esser e giunti sino all'oceano, ritorn indietro, e gir verso la regione di mezzod ed il r e giratore della ruota lo segu con un quadruplice esercito. E quelli, che nella r egione del mezzod erano gli avversari del re, si accostarono al re giratore della ruota e cos gli dissero: " Vieni, o gran re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran re". Il re giratore della ruota cos disse: " Il vivo non si uccida, il non dato non si prenda, con desiderii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande inebri anti non si bevano, si mangi secondo il bisogno". E coloro, che nella regione de l mezzod erano stati gli avversari del re, divennero vassalli del re giratore del la ruota. Allora, o monaci, il tesoro della ruota dalla regione di mezzod, dopo e ssere giunto sino all'oceano, ritorn indietro e gir verso la regione di ponente ed il re giratore della ruota lo segu con un quadruplice esercito. E quelli, che ne lla regione di ponente erano gli avversari del re, si accostarono al re giratore della ruota e cos gli dissero: " Vieni, o gran re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran re". Il re giratore della ruota cos disse: " Il vivo non si uccida, il non dato non si prenda, con desiderii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande inebri anti non si bevano, si mangi secondo il bisogno ". E coloro, che nella regione d i ponente erano stati gli avversari del re, divennero vassalli del re giratore d ella ruota. Allora, o monaci, il tesoro della ruota dalla regione di ponente, do po essere giunto sino all'oceano, ritorn indietro e gir verso la regione di mezzanotte ed il re giratore della ruota lo segu con un quadruplice esercito. E quelli, che nella regione di

mezzanotte erano gli avversari del re, si accostarono al re giratore della ruota e cos gli dissero: " Vieni, o gran re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran re". Il re giratore della ruota cos disse: " Il vivo non si uccida, il non dato non si prenda, con desiderii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande inebri anti non si bevano, si mangi secondo il bisogno". E coloro, che nella regione di mezzanotte erano stati gli avversari del re, divennero vassalli del re giratore della ruota. Allora, o monaci, il tesoro della ruota, avendo conquistato la ter ra sino ai confini dell'oceano, ritorn nella capitale e sulla porta del reale pal azzo, nella corte dei giudizi, si ferm splendendo bellissima. 8. Il secondo, o monaci, re giratore della ruota...* Il terzo, o monaci, re gira tore della ruota...* Il quarto, o monaci, re giratore della ruota...* Il quinto, o monaci, re giratore della ruota...* Il settimo, o monaci, re giratore della r uota dopo molti anni, molte centinaia d'anni, molte migliaia d'anni si rivolse a d un certo uomo: " Allorch tu, o caro uomo, vedrai il divino tesoro della ruota tramontare, offusc arsi, allora avvertimi". " S, o divino " cos quell'uomo, o monaci, assent al settimo re giratore della ruota . E quell'uomo, o monaci, vide, dopo molti anni, dopo molte centinaia di anni, dop o molte migliaia di anni, tramontare, offuscarsi il divino tesoro della ruota. A llora si rec dal re giratore della ruota, ed accostatolo cos disse al re giratore della ruota: " Ors, o divino, sappi che il divino tesoro della ruota tramonta, si offusca". Allora, o monaci, il re giratore della ruota fatto chiamare il giovane suo figli o primogenito cos disse: " Ecco, o caro giovane, il divino tesoro della ruota per me tramonta, si offusca . Invero io cos udii: ' A quel re giratore della ruota, cui tramonta, si offusca il divino tesoro della ruota, non pi lungo tempo di vita '. Mi nutrii di piaceri umani, tempo ora di cercare piaceri divini. Ors tu, o caro giovane, governa la te rra sino ai confini dell'oceano, io invece, rasi capelli e barba, indossato il g iallo mantello, lascer la casa per l'anacoretismo ". Allora, o monaci, il re giratore della ruota, dopo aver ben istruito il giovane figlio primogenito nell'arte del regno, rasi capelli e barba, indossato il giall o mantello, lasci la casa per l'anacoretismo. E dopo sette giorni, o monaci, il d ivino tesoro della ruota spar dal vecchio re. 9. Allora, o monaci, un certo uomo si accost al re guerriero unto nel capo, ed av endolo accostato cos disse al re guerriero unto nel capo: "Sai tu, o divino, che il divino tesoro della ruota sparito ? ". Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo per la dipartita del divino teso ro della ruota si dispiacque, prov dispiacere, ma non si diresse dal vecchio re, n lo interrog sulla virt di un re giratore della ruota. Ed egli, di testa propria, govern il paese; e le citt e le province, da lui cos governate di testa propria, di versamente da quanto accadeva prima, pi non prosperarono, non essendo pi esercitat e le nobili virt degli antichi re giratori della ruota. Allora, o monaci, gli amici, i consiglieri, i ministri, le guardie reali, che vi vevano secondo le tradizioni, essendosi riuniti si accostarono al re guerriero u nto nel capo, e cos gli dissero: "Ora tu, o divino, governi il paese di tua testa, e le province pi non prosperano , non essendo pi esercitate le nobili virt dei re giratori della ruota. Nel regno gli amici, i consiglieri, i ministri, le guardie reali, che vivono secondo le tradizioni so no turbati; ma tutti noi e molti altri ancora conserviamo memoria delle nobili v irt dei re giratori della ruota, ors interrogaci, o divino, sulle nobili virt dei r e, giratori della ruota e noi, interrogati, ti esporremo le nobili virt dei re gi ratori della ruota ". I 10. Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo interrog gli amici, i consigl ieri, i ministri, le guardie reali, che vivevano secondo le tradizioni, che si e rano riuniti, sulle nobili virt dei re giratori della ruota. E a costoro, dopo av

erli uditi, apprest giusta protezione e difesa, ma non distribu ai ricchezze ai po veri, e, non avendo distribuito ricchezze ai poveri, la miseria ovunque dilag. Di lagando ovunque la miseria, un certo uomo di soppiatto prese ad altri il non dat o. E costui fu preso; ed avendolo preso lo mostrarono al re guerriero unto nel c apo: "Quest'uomo, o divino, di soppiatto prese ad altri il non dato". Cos essendogli stato detto, o monaci, il re guerriero unto nel capo disse a quell 'uomo cos: " vero, o caro uomo, che tu di soppiatto prendesti ad altri il non dato?". " vero, o divino ". "E perch facesti ci? ". " Io, o divino, non ho di che vivere ". 11. Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo diede a quell'uomo del denar o: " Con questo denaro, o caro uomo, vivi, sostieni padre e madre, sostieni figl i e moglie, prosegui i tuoi affari ed offri ad asceti e brahmani propiziatorie e lemosine che ti fruttino celesti gioie". " S, o divino " e quell'uomo, o monaci, ubbid al re guerriero unto nel capo. Un altro uomo, o monaci, di soppiatto prese ad altri il non dato. E costui fu pr eso; ed avendolo preso, lo mostrarono al re guerriero unto nel capo: "Quest'uomo , o divino, di soppiatto prese ad altri il non dato ". Cos essendogli stato detto, o monaci, il re guerriero unto nel capo disse a quell 'uomo cos: " vero, o caro uomo, che tu di soppiatto prendesti ad altri il non dato?". " vero, o divino ". " E perch facesti ci? ". " Io, o divino, non ho di che vivere" Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo diede a quell'uomo del denaro: " Con questo denaro, o caro uomo, vivi, sostieni padre e madre, sostieni figli e moglie, prosegui i tuoi affari ed offri ad asceti e brahmani propiziatorie elemo sine che ti fruttino celesti gioie". " S, o divino " e quell'uomo, o monaci, ubbid al re guerriero unto nel capo. 12. Allora, o monaci, gli uomini udirono: "A coloro, che di soppiatto prendono a d altri il non dato, il re guerriero unto nel capo offre denaro ". Avendo ci udit o a costoro cos fu: " E se noi ora prendessimo di soppiatto ad altri il non dato ? ". Allora, o monaci, un altro uomo di soppiatto prese ad altri il non dato. E costu i fu preso, ed avendolo preso, lo mostrarono al re guerriero unto nel capo: " qu est'uomo, o divino, di soppiatto prese ad altri il non dato". Cos essendogli stato detto, o monaci, il re guerriero unto nel capo disse a quell 'uomo cos: " vero, o caro uomo, che tu di soppiatto prendesti ad altri il non dato?". " vero, o divino ". " E perch facesti ci ? ". " Io, o divino, non ho di che vivere ". Allora, o monaci, al re guerriero unto nel capo cos fu: " Se io all'uno ed all'al tro, che di soppiatto ad altri prendono il non dato, d denaro, proprio cos aumenta no i furti; e se ora invece con un castigo esemplare, punissi quest'uomo, lo togliessi di mezzo, gli facessi tagliare la testa?". Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo ordin ai suoi uomini: " Pertanto quest'uomo, da robuste corde le mani avvinte dietro la schiena, con forti catene legato, completamente rasato, con aspro suono di tamburi, strada per strada, pi azza per piazza sia condotto, e fatto uscire dalla porta di mezzogiorno (4), a m ezzogiorno della citt con castigo esemplare sia punito, sia tolto di mezzo, gli s i tagli la testa". " S, o divino ", ed, o monaci, gli uomini ubbidendo al re guerriero unto nel capo , avvinte con robuste corde le mani dietro la schiena a quest'uomo, con forti ca tene legato, completamente rasato, con aspro suono di tamburo, strada per strada , piazza per piazza lo condussero, e fattolo uscire per la porta di mezzogiorno, a mezzogiorno della citt con un esemplare castigo lo punirono, lo tolsero di mez zo, gli tagliarono la testa.

13. Udirono allora, o monaci, gli uomini: " Coloro, che di soppiatto prendono ad altri il non dato, il re guerriero unto nel capo con un esemplare castigo punis ce, toglie radicalmente di mezzo, taglia loro la testa". Cos avendo udito, a loro cos fu: " e se ora noi, fatte fare acute spade, coloro cui prendiamo furtivament e il non dato con un buon colpo colpissimo, togliessimo radicalmente di mezzo, t agliassimo loro la testa? ". E costoro fecero fare acute spade, e fatte fare acute spade, coloro cui prendeva no furtivamente il non dato con un buon colpo colpivano, li toglievano radicalme nte di mezzo, tagliavano loro la testa, si accostavano ai villaggi per porli a s acco, si accostavano alle citt per porle a sacco, si accostavano per rapinare. 14. Proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse un a grande miseria, essendosi diffusa la miseria, si diffusero i latrocinii, essen dosi diffusi i latrocinii, si diffusero le spade, essendosi diffuse le spade, si diffusero gli assassinii, essendosi diffusi gli assassinii si diffuse la menzogn a, essendosi diffusa la menzogna decadde la durata della vita, decadde la bellez za degli esseri, ed i figli di coloro cui decadde la durata della vita, che prim a era di 80.000 (5) anni, cui decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 40.000 anni. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita era di 40.000 anni un certo uomo prese altrui furtivamente il non dato, e lo presero, ed avendolo preso, lo portarono dal re guerriero unto nel capo: " Quest'uomo, o divino, prese altrui furtivamente il non dato". Cos essendo stato detto, o monaci, il re guerriero unto nel capo cos disse a quell 'uomo: " vero, o caro uomo, che tu prendesti altrui furtivamente il non dato? ". " No, o signore " disse e fu deliberata menzogna. 15. Proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse un a grande miseria, essendosi diffusa la miseria si diffusero i latrocinii, essend osi diffusi i latrocinii si diffusero le spade, essendosi diffuse le spade si di ffusero gli assassinii, essendosi diffusi gli assassinii si diffuse la menzogna, essendosi diffusa la menzogna decadde la durata della vita, decadde la bellezza degli esseri, ed i figli di coloro cui decadde la durata della vita, che prima era di 40.000 anni, cui decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 20. 000 anni. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita era di 20.000 anni un certo uomo prese altrui furtivamente il non dato. E quell'uomo denunci al re guerriero unto nel capo: " L'uomo di tal nome, o divino, prese altrui furtivamente il non dato ". E fu una calunnia. 16. E proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri si diffuse u na grande miseria, essendosi diffusa la miseria si diffusero i latrocinii, essendosi diffusi i latrocinii si diffuser o le spade, essendosi diffuse le spade si diffusero gli assassinii, essendosi di ffusi gli assassinii si diffuse la calunnia, essendosi diffusa la calunnia decad de la durata della vita, decadde la bellezza degli esseri, ed i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che prima era di 20.000 anni, cui decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 10.000 anni. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita era di 10.000 anni alcuni e rano di bello, altri di brutto aspetto. Allora gli esseri di brutto aspetto desi derando ardentemente gli esseri di bello aspetto, si ebbero contatti colle mogli altrui. 17. E proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse una grande miseria, essendosi diffusa la miseria si diffusero i latrocinii, esse ndosi diffusi i latrocinii si diffusero le spade, essendosi diffuse le spade si diffusero gli assassinii, essendosi diffusi gli assassinii dilagarono i cattivi costumi, ed essendo dilagati i cattivi costumi, decadde la durata della vita, de cadde la bellezza degli esseri, ed i figli di coloro cui decadde la durata della vita, che prima era di 10.000 anni, cui decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 5.000 anni. E, o monaci, tra gli uomini, la cui durata della vita era di 5.000 anni dilagaro no due elementi: le parole aspre ed i discorsi frivoli, e per la diffusione di q

uesti due elementi a quegli esseri decadde la durata della vita, decadde la bell ezza. Ed i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che era di 5.000 a nni, cui decadde la bellezza, alcuni ebbero la durata della vita di 2.500 anni, altri ebbero la durata della vita di 2.000 anni. E, o monaci, tra gli uomini, la cui durata della vita era di 2.500 anni, si diff usero la brama e l'astio, ed essendosi diffusi brama ed astio, decadde la durata della vita, decadde la bellezza degli esseri. E i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che prima era di 2.500 anni, cui decadde la bellezza, ebbe ro la durata della vita di 1.000 anni e, o monaci, tra gli uomini la cui durata della vita era di 1.000 anni si diffuse la falsa opinione, ed essendosi diffusa la falsa opinione decadde la dur ata della vita, decadde la bellezza di quegli esseri. Ed i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che prima era di l.000 anni, cui decadde la bellez za, ebbero la durata della vita di 500 anni. E, o monaci, tra gli uomini, la cui durata della vita era di 500 anni, si diffus ero tre elementi: non giusta passione 6, disordinata ingordigia, falsit; ed essen dosi diffusi questi tre elementi, decadde la durata della vita, decadde la belle zza di quegli esseri. Ed i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, ch e prima era di 500 anni, cui decadde la bellezza, alcuni ebbero la durata della vita di 250 anni, altri ebbero la durata della vita di 200 anni. E, o monaci, tra gli uomini, la cui durata della vita era di 250 anni, si diffus ero questi elementi: la mancanza di rispetto per la madre, la mancanza di rispet to per il padre, la mancanza di rispetto per gli asceti, la mancanza di rispetto per i brahmani, la mancanza di rispetto per i capi famiglia (7). 18. Proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse la miseria, essendosi diffusa la miseria si diffuse il latrocinio, essendosi diffu so il latrocinio si diffusero le spade, essendosi diffuse le spade si diffuse l' assassinio, essendosi diffuso l'assassinio si diffuse la menzogna, essendosi dif fusa ]a menzogna si diffuse la calunnia, essendosi diffusa la calunnia si diffus e il cattivo comportamento per brame, essendosi diffuso il cattivo comportamento per brame si diffusero due elementi: parole aspre e discorsi frivoli, essendosi diffusi questi due elementi si diffusero brama ed astio, essendosi diffusi bram a ed astio, si diffusero tre elementi: non giusta passione, disordinata ingordig ia e falsit, essendosi diffusa questi tre elementi si diffusero la mancanza di ri spetto per la madre, la mancanza di rispetto per il padre, la mancanza di rispet to per gli asceti, la mancanza di rispetto per i brahmani, la mancanza di rispetto per i capi famiglia, per la diffusione di ques ti elementi la durata della vita decadde, decadde la bellezza degli esseri, ed i figli di quegli uomini, cui decadde la durata della vita, che prima era di 250 anni, cui decadde la bellezza, ebbero la durata della vita di 100 anni. 19. E vi sar, o monaci, un tempo in cui i figli degli uomini avranno la durata de lla vita di 10 anni, e tra gli uomini la cui durata della vita sar di 10 anni, le fanciulle a 5 anni saranno da marito. E, o monaci, agli uomini, la cui durata d ella vita sar di 10 anni, spariranno questi cibi: il burro chiarificato, il burro fresco, l'olio di sesamo, lo zucchero di canna ed il sale (8). E, o monaci, agl i uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, il principale alimento sar il k udrusaka (9). Come oggi riso e curry il principale alimento, cos, o monaci, agli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, il kudrusaka sar il principale al imento. E agli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, completamente, to talmente avranno fine i dieci salutari modi di agire, e dieci non salutari modi di agire saranno celebrati. E tra gli uomini la cui durata della vita sar di 10 a nni la parola salutare pi non vi sar. E chi invero sar ancora seguace delle cose sa lutari? Tra gli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, coloro che non o norano la madre, che non onorano il padre, che non onorano gli asceti, che non o norano i brahmani, che non onorano i capi famiglia saranno stimati e rispettati. E come oggi coloro che onorano la madre, che onorano il padre, che onorano gli asceti, che onorano i brahmani, che onorano i capi di famiglia sono stimati e ri spettati, proprio cos tra gli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, col oro che non onorano la madre, che non onorano il padre, che non onorano gli asce ti, che non onorano i brahmani, che non onorano i capi di famiglia saranno stima

ti e rispettati. 20. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 10 anni non varr m adre, n zia materna, n zio materno, non moglie del maestro, n moglie del guru 10 E il mondo cadr in una promiscuit come quella delle capre, dei polli, dei maiali, de i cani, e degli sciacalli. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 10 anni, sar presente un confuso reciproco astio tra gli esseri, una confus a malevolenza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassinio: alla mad re verso i figli, ai figli verso la madre, al padre verso i figli, ai figli vers o il padre, al fratello verso il fratello, al fratello verso la sorella, alla so rella verso il fratello sar presente confuso reciproco astio, una confusa malevol enza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassinio. E come, o monaci, al cacciatore verso la preda presente un confuso reciproco astio, una confusa m alevolenza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassinio, proprio cos alla madre verso i figli, ai figli verso la madre, al padre verso i figli, ai fi gli verso il padre, al fratello verso il fratello, al fratello verso la sorella, alla sorella verso il fratello, tra quegli esseri la cui durata della vita sar d i 10 anni, sar presente un confuso reciproco astio, una confusa malevolenza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassinio. 21 . Agli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 10 anni, verr l'ra dell a spada, di sette giorni 11, e costoro riceveranno coscienza l'un contro l'altro belluina, e sul capo di costoro appariranno pungenti spade, e costoro: " Costui una belva; costui una belva " l'un l'altro toglieranno la vita Allora, o monaci , ad alcuni tra questi esseri cos sar: " Noi non dobbiamo essere in tali condizion i, tale condizione non deve essere di noi; e se noi ora, ritirati nella giungla, nella selva, nel bosco, tra inguadabili fiumi, su impervi monti ci nutrissimo di radici e frutti selvaggi? ". E costoro rifugiati nella giungla, ne lla selva, nel bosco, tra inguadabili fiumi, su impervi monti si nutriranno di r adici e frutti selvaggi. E costoro, per quell'ra di sette giorni, dimorando nella giungla, nella foresta, nel bosco, tra inguadabili fiumi, su impervi monti l'un l'altro abbracciandosi ove si troveranno, si ripeteranno confortandosi: "Finalm ente, o amico, vivi in pace. Finalmente, o amico, vivi in pace". Allora a questi esseri cos sar: " Noi a causa dell'attaccamento a cose non salutari abbiamo percorso una lunga v ia, e se noi ora compissimo cose salutari? E che di salutare potremmo compiere? Noi potremo astenerci dall'uccidere, e procedere con questo elemento salutare". E costoro si asterranno dall'uccidere, e cos con questo elemento salutare procede ranno. E costoro, a causa della compagnia di questo elemento salutare, aumentera nno in durata di vita, aumenteranno in bellezza. Ed i figli di coloro la cui dur ata della vita sar stata di 10 anni e che saranno stati aumentati in durata di vi ta, aumentati in bellezza, avranno una durata di vita di 20 anni. 22. Allora, o monaci, a questi esseri cos sar: " Noi a causa della compagnia di el ementi salutari aumentammo in durata della vita, aumentammo in bellezza. E se no i ora compissimo delle cose ancor pi salutari? E se noi ora vivessimo astenendosi dal non dato, vivessimo astenendoci da cattivi desideri, vivessimo astenendoci da menzogne, vivessimo astenendoci da calunnia, vivessimo astenendoci da parole aspre, vivessimo astenendoci da parole frivole, vivessimo astenendoci da astio, vivessimo astenendoci da ira, vivessimo astenendoci da falsa opinione, vivessimo astenendoci da questi tre elementi: non giusta passione, disordinata ingordigia e falsit, se noi ora fossimo rispettosi verso la madre, fossimo rispettosi verso il padre, fossimo rispettosi verso gli asceti, fossimo rispettosi verso i brahm ani, fossimo rispettosi verso i capi famiglia, e procedessimo in compagnia di qu esti elementi salutari ? ". "E costoro saranno rispettosi della madre, del padre, degli asceti, dei brahmani , dei capi famiglia e procederanno in compagnia di elementi salutari, e aumenter anno in durata della vita, aumenteranno in bellezza. Ed i figli di coloro che au menteranno in durata della vita che allora sar stata di 20 anni, che aumenteranno in bellezza, avranno la durata della vita di 40 anni. I figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 40 anni, avranno la durata della vita di 80 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar di 80 anni avranno la durata d ella vita di 160 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di

160 anni, avranno la durata della vita di 320 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 320 anni, avranno la durata della vita di 640 ann i. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar di 640 anni, avranno la dura ta della vita di 2.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar di 2.000 anni, avranno la durata della vita di 4.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 4.000 anni, avranno la durata della vita di 8 .000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 8.000 anni, avranno la durata della vita di 20.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar Stata di 20.000 anni, avranno la durata della vita di 40.000 anni E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 40.000 anni, avranno la durata della vita di 80.000 anni. 23. Coloro, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, potranno sposarsi al 500 anno. Coloro, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, saranno afflitti da tr e afflizioni: l'appetito, il desiderio e la vecchiaia. Agli uomini, la cui durat a della vita sar di 80.000 anni, l'isola del melograno sar prospera e ricca: i pae si, le citt, e la capitale vicini l'un l'altro ad un volo di gallo. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, l'isola del melograno sar piena di ge nte come Avici (12), come una macchia di canne, come una macchia di canne da zucchero. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, sar capitale l'attuale Baranasi, il cui nome sar Ketumati, prosperosa e ric ca, densamente popolata, ben provvista di cibo. Agli uomini, la cui durata i del la vita sar di 80.000 anni, nell'isola del melograno saranno 40.000 citt, oltre la capitale Ketumati. 24. Agli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, nella cap itale Ketumati sorger un re di nome Sankha, giratore della ruota, giusto legittim o re, che nelle quattro direzioni il paese avr sicuramente conquistato, possessor e dei sette tesori. A lui saranno i sette tesori, cio: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro d ella donna, il tesoro del ministro, il tesoro della guida, questi sette. A lui p oi saranno pi di mille figli valorosi, di virile aspetto, vincitori dei nemici. E gli la terra sino ai confini dell'oceano senza mazza, senza spada, con la legge conquistata, governer. 25. Tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 80.000 anni sorger n el mondo il Sublime di nome Metteyya Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, p ossessore del cibo di sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, incomparabile guida delle genti umane, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime, com e oggi io son sorto nel mondo Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, possesso re di cibo di sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, incomparabile guida al le genti umane, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime. Costui quest o mondo coi suoi di, con ci che appartiene a Mara, con ci che appartiene a Brahma, con quanti in lui sorgeranno asceti o brahmani, cogli di e cogli uomini, avendolo da se stesso appreso, realizzato, render noto, proprio come io oggi questo mondo , con suoi di, con quanto appartiene a Mara, con quanto appartiene a Brahma, con quanti in lui sorgono asceti o brahmani, cogli di e cogli uomini, avendolo da me stesso appreso, realizzato, rendo noto. Egli esporr una Dottrina letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nello spirito e nella lettera, soddisfacente nella sua completezza, e far nota un a perfetta condizione di purezza, proprio come io ora espongo una dottrina, leti ficante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nello spirit o e nella lettera, soddisfacente nella sua completezza, e faccio nota una perfet ta condizione di purezza. Egli sar circondato da una schiera di alcune migliaia d i monaci, come io oggi sono circondato da una schiera di alcune centinaia di mon aci. 26. Allora il re di nome Sankha, l dove il re Maha Panada fece costruire un palaz zo, far costruire un palazzo, avendolo abitato, ed essendo stato generoso e munif ico in elemosine con asceti, brahmani, poveri, mendicanti, bisognosi, alla prese nza del Sublime Metteyya Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, lascer la casa per l'anacoretismo. Ed egli, di morando solo, isolato, di poco soddisfatto, zelante, risoluto, non molto tempo d opo la sua uscita, come i figli di nobile famiglia che per il loro profitto lasc

iano la casa per l'anacoretismo, gi tra gli elementi visibili l'incomparabile fin e della condizione di purezza, da s realizzato, posseduto, raggiunto dimorer. 27. In voi isolati, o monaci, dimorate, in voi rifugiati, in null'altro rifugiat i, nella dottrina isolati, nella dottrina rifugiati, in null'altro rifugiati. E come, o monaci, un monaco dimora in s isolato, in s rifugiato, in null'altro rifug iato, nella dottrina isolato, nella dottrina rifugiato, in null'altro rifugiato? Ecco, o monaci, un monaco nel corpo, osservando il corpo, dimora strenuo, atten to, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza, nella sensazion e... nella mente... tra gli elementi, osservando gli elementi, dimora strenuo, a ttento, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Cos, o monac i, un monaco in s isolato dimora, in s rifugiato, in null'altro rifugiato, nella d ottrina isolato, nella dottrina rifugiato, in null'altro rifugiato. 28. Secondo le vostre consuetudini, o monaci, vivete. Coloro, o monaci, che vivo no secondo le loro consuetudini progrediscono in durata della vita, progrediscon o in bellezza, progrediscono in gioia, progrediscono in ricchezza, progrediscono in forza. Che , o monaci, ad un monaco lunga vita? Ecco, o monaci, un monaco possessore del la base del potere, del sankhara di ben diretto sforzo di concentrazione, di pot ente concentrazione... di mentale concentrazione, del sankhara di esaminante sfo rzo di concentrazione. Ed egli, equilibrato, esercitato in queste quattro basi d el potere, pu, se richiesto, rimanere un kalpa o sino alla fine del kalpa. Ecco, o monaci, cos' ad un monaco la lunga vita. E che , o monaci, ad un monaco la bellezza? Ecco, o monaci, ad un monaco retto co mportamento, egli dimora controllato da interiore controllo, possessore di retto controllo di vita, di ogni sia pur piccolo fallo realizza il danno, I seguendo le regole di esercizio, si esercita. Ecco, o monaci, cosa ad un monaco la bellezza. E cosa , o monaci, ad un monaco la gioia? Ecco, o monaci, un monaco, lungi da bra me, lungi da elementi non salutari, raggiunta la riflettente ed osservante, nata da distacco, beata gioia, la prima esperienza dimora. Riflessione ed osservazio ne quietate, l'interna tranquillit della mente, l'unit dell'essere, la non riflett ente, non osservante, beata gioia, la seconda esperienza raggiunta dimora. Ecco, o monaci, cos' ad un monaco la gioia. E cosa , o monaci, ad un monaco la ricchezza? Ecco, o monaci, un monaco, con ment e intonata ad amicizia una regione irradiando dimora, cos una seconda, cos una ter za, cos la quarta, cos in alto, in basso, di traverso, totalmente ovunque, interam ente il mondo con mente intonata ad amicizia, ampia, espansa, non limitata, tran quilla, libera di astio irradiando dimora. Con mente intonata a compassione... c on mente intonata a distacco... con mente intonata ad equanimit, ampia, espansa, non limitata, tranquilla, libera da astio, irraggiando dimora. Ecco cosa , o mona ci, ad un monaco la ricchezza. E come, o monaci, ad un monaco forza? Ecco, o monaci, un monaco colla rimozione degli asava, privo di ajava, la libert della mente, la libert del sapere, gi tra qu esti visibili elementi sperimentando, avendola da s realizzata, dimora. Ecco, o m onaci, cosa ad un monaco la forza. Io non vedo, o monaci, che esista anche una sola altra forza capace di soverchia re la forza di Mara, e capace, in compagnia di cose salutari, di raggiungere il sapere ". Cos disse il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Sublime, CAKKAVATTI SIHANADA .SUTTANTA (Traduzione di Eugenio Frolla)

PATIKASUTTANTA (PATIKAPUTTA L'ASCETA D'ALTRA DOTTRINA)

l PRIMA PARTE Cos ho sentito l. Un tempo il Sublime dimorava tra i Malla, in una citt di nome Anupya. Allora i l Sublime, levatosi di buon mattino, presi mantello e scodella, and ad Anupya per l'elemosina. Ma al Sublime cos fu: " troppo presto per girare per Anupya per l'el emosina, e se io mi dirigessi al parco di Bhaggava-gotta il pellegrino, mi accos tassi a Bhaggava-gotta il pellegrino, mi accostassi a Bhaggava-gotta il pellegri no? . Allora il Sublime si diresse al parco di Bhaggava-gotta il pellegrino, si accost a Bhaggava-gotta il pellegrino. 2. Allora Bhaggava-gotta il pellegrino disse al Sublime cos: "Venga, o signore, il Sublime; benvenuto, o signore, il Sublime. Da lungo tempo io desidero, o signore, l'occasione della venuta del Sublime. Si segga, o signor e, il Sublime, questo sedile pronto". Sed il Sublime sull'apprestato sedile, Bhaggava-gotta il pellegrino poi, preso un pi basso sedile, gli sed accanto. Accanto seduto Bhaggava-gotta il pellegrino dis se al Sublime cos: "Alcuni giorni or sono, o signore, proprio alcuni giorni or sono, Sunakkhatta, i l figlio dei Licchavi (1), mi si accost, ed essendosi accostato cos mi disse: stato ora, o Bhaggava-gotta, da me abbandona to il Sublime, pi ora io non dimoro presso il Sublime". Cosa vi , di vero, o signo re, in - in ci che disse Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi? ". a Proprio quello che, o Bhaggava-gotta, disse Sunakkhatta, il figlio dei Licchav i. 3. Alcuni giorni or sono, proprio alcuni giorni or sono, o Bhaggava-gotta, Sunak khatta, il figlio dei Licchavi, mi si avvicin. Avvicinatosi, avendomi salutato, s i sed accanto; accanto seduto, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta il figlio dei Liccha vi cos mi disse: "Ora io abbandono, o signore, il Sublime, non pi d'ora innanzi io dimorer presso il Sublime". Cos avendo detto, o Bhaggava-gotta, io dissi a Sunakkhatta, figlio dei Licchavi, cos: "Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora p resso di me?'". " No di certo, o signore ". " O forse tu mi dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime?'". " No di certo, o signore ". " Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora pres so di me', n tu certo a me dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime '. E cos essendo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, che abbandoni ? Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore ". 4. " Il Sublime, o signore, con me non us elementi sovrumani, straordinari poteri ". "Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: 'Ehi tu, ' o Sunakkhatta, dimora pres so di me ed io con te user elementi sovrumani, straordinari poteri? '". " No di certo, o signore ". "Forse che tu, o Sunakkhatta cos mi dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Su blime, ed il Sublime con me user elementi sovrumani, straordinari poteri?'". " No di certo, o signore ". "Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: 'Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso di me ed io con te user elementi sovrumani, straordinari poteri ', n tu mi dicest i: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime con me user elementi sovrumani, straordinari poteri '. E cos essendo le cose, o uomo stolto, proprio c os essendo, che abbandoni? Che pensi, o Sunakkhatta? Che siano usati elementi sov rumani, straordinari poteri, o che non siano usati elementi sovrumani, straordin

ari poteri, non da me forse esposta una dottrina, menante chi la segue, alla tot ale distruzione del dolore ? ". " Che siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, che non siano usati e lementi sovrumani, straordinari poteri, dal Sublime esposta una dottrina, menant e chi la segue, alla totale distruzione del dolore". " Cos certo, o Sunakkhatta, che siano usati elementi sovrumani, straordinari pote ri, o che non siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, da me esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore. Allora, o Sunakkhatta, che importa l'uso di elementi sovrumani, straordinari poteri? Ve di, o uomo stolto, quale il tuo errore ". 5. " Il Sublime, o signore, non mi annunci le verit fondamentali ". " Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: 'Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora press o di me ed io ti annuncer le verit fondamentali? '". " No di certo, o signore ". " Forse che, o Sunakkhatta, cos mi dicesti: ' Io, signore, dimorer presso il Subli me, ed il Sublime mi annuncer le verit fondamentali?'". " No di certo, o signore ". " Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora pres so di me ed io ti annuncer le verit fondamentali ', n tu mi dicesti: ' Io, o signor e, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime mi annuncer le verit fondamentali '. E cos essendo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, che abbandoni ? Che pensi , o Sunakkhatta ? Che siano annunciate le verit fondamentali, o che non siano ann unciate le verit fondamentali, non da me forse esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore ? ". " Che siano annunciate le verit fondamentali, o che non siano annunciate le verit fondamentali, dal Sublime esposta una dottrina, menante chi la segue, alla total e distruzione del dolore ". . " Cos certo, o Sunakkhatta, che siano ann unciate le ' verit fondamentali, o che non siano annunciate le verit fondamentali, da me esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del d olore. Allora, o Sunakkhatta, che importa l'annuncio di verit fondamentali ? Vedi , o uomo stolto, quale il tuo errore". 6. " Con pi di un argomento, o Sunakkhatta, ti furono dette nel paese dei Vajji l e mie qualit: Costui il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, posses sore del cibo di sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, incomparabile guida delle umane genti, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime. Proprio cos, o Sunakkhatta, con pi di un argomento ti furono dette nel paese dei Vajji le mie qualit. Con pi di un argomento, o Sunakkhatta, ti furono dette nel paese dei Vajji le qua lit della dottrina: Ben esposta fu dal Sublime una dottrina, attuale, immediata, invitante all'introspezione, conducente all'estinzione, direttamente realizzabil e dagli intelligenti. Proprio cos, o Sunakkhatta, con pi di un argomento ti furono dette nel paese dei Vajji le qualit della dottrina. Con pi di un argomento, o Sunakkhatta, ti furono dette nel paese dei Vajji le qua lit dell'ordine: Ben regolato fu dal Sublime l'ordine dei discepoli, sapientement e regolato fu dal Sublime l'ordine dei discepoli, propriamente regolato fu dal S ublime l'ordine dei discepoli, cio: quattro assemblee di uomini ed otto assemblee di spiriti. L'ordine dei discepoli del Sublime degno di venerazione, degno di onore, degno di omaggio, ed nel mondo incomparabile sorge nte di merito. Proprio cos, o Sunakkhatta, con pi di un argomento ti furono dette nel paese dei Vajji le qualit dell'ordine. Allora, o Sunakkhatta, io cos affermo, o Sunakkhatta, io cos concludo: di te si di r, o Sunakkhatta, cos: ' Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, non fu capace di dim orare in purezza presso l'asceta Gotama, non essendo capace di esercitarsi, evid entemente, ricadde in basso '. Cos, o Sunakkhatta, di te si dir". Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da me riconosci uto immaturo per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno. 7. Un tempo, o Bhaggava-gotta, io dimoravo tra i Bumu, in una citt dei Bumu di no me Uttaraka. Allora, levatomi di buon mattino, o Bhaggava-gotta, presi scodella e mantello, mi recai a Uttaraka per elemosina con Sunakkhatta figlio dei Licchav

i, aspirante asceta. In quel tempo vi era il penitente Korakkhattiya, che imitav a il cane (2), rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mang iare colla bocca per terra il cibo. Vide, o Bhaggavagotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, il penitente Korakkh attiya, che imitava il cane, rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo. Allora a lui cos fu " E degno di rispetto, un santo asceta chi imita il cane; rimanendo su quattro g ambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo". Allora io, o Bhaggava-gotta, assunta con la mente la mente di Sunakkhatta figlio dei Licchavi, cos gli dissi: "Tu, o stolto uomo, stimi il figlio dei Sakya?". " Perch, o signore, ora il Sublime mi dice: ' Tu, o stolto uomo, stimi il figlio dei Sakya?'". " Non forse a te, o Sunakkhatta, nei riguardi del penitente Korakkhattiya, che i mita il cane rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangia re colla bocca per terra il cibo, ora cos fu: degno di rispetto, un santo asceta chi imita il cane, rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo ? ' ". " S, o signore, forse che il Sublime disprezzerebbe un 3 santo ? ". " Non certo io, o uomo stolto, disprezzo un santo. Ors a questa cattiva opinione sorga in te rinuncia, affinch a te non sia per lungo tempo di danno e di dolore. E costui di cui, o Sunakkhatta, pensi: ' Degno di rispetto, certo, e santo ascet a il penitente Korakkhattiya ', costui, fra sette giorni, . per languore compir i l suo tempo e risorger quale asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico (3) , ed il suo corpo sar abbandonato in un mucchio d'erbacce in un cimitero. Se i, I tu lo vuoi, va da Korakkhattiya e cos interrogalo: ' Conosci, o amico Korakkhatt iya, la tua sorte?'. Pu darsi il caso, o Sunakkhatta, che il penitente Korakkhatt iya risponda: ' Conosco, o amico Sunakkhatta, la mia sorte: io risorger quale .b; asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico ' ". 8. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi and dal penitente Ko rakkhattiya ed essendoglisi accostato, disse a costui cos: " Fu detto dall'asceta Gotama, amico Korakkhattiya: ' Il penitente Korakkhattiya tra sette giorni, per languore compir il suo tempo e sorger quale asura di nome Kalakanja nel pi basso c oro asurico, ed il suo corpo sar abbandonato in un mucchio d'erbacce al cimitero ' pertanto, o amico Korakkhattiya, nutriti di cibo in quantit sufficiente, bevi i n quantit sufficiente delle bevande, a che risultino false le parole dell'asceta Gotama". Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta cont uno per uno i giorni di una s ettimana sperando che fosse smentito il Compiuto. Ma, o Bhaggava-gotta, il penit ente Korakkhattiya, al settimo giorno, per languore comp il suo tempo e risorse q uale asura di nome Kalakanja, nel pi basso coro asurico, ed il suo corpo fu abban donato in un mucchio d'erbacce in un cimitero. 9. Ud, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta: " Il penitente Korakkhattiya per languore c omp il suo tempo ed il suo corpo fu abbandonato in un mucchio d'erbacce in un cim itero". Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, si rec, pr esso il mucchio di erbacce nel cimitero, accanto al penitente Korakkhattiya, ed essendoglisi accostato per tre volte batt con la mano Korakkhattiya: "Conosci, am ico Korakkhattiya, la tua sorte?". Allora, o Bhaggava-gotta, il penitente Korakkhattiya appoggiandosi sulle mani so llev il dorso: " Conosco, amico Sunakkhatta, la mia sorte: io sono sorto quale as ura Kalakanja nel pi basso coro asurico ". E cos avendo parlato ricadde supino. 10. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, mi si avvicin, essendosi avvicinato mi salut e si sedette accanto. A lui, che mi era accanto se duto, dissi cos: "Che tu pensi, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi del penitente Korakkha ttiya si verificato cos, oppure diversamente? ". " Ci, o signore, che il Sublime mi disse nei riguardi del penitente Korakkhattiya , cos si verificato, non diversamente ". "E che tu pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, un o straordinario potere, oppure non stato usato?". " Cos essendo, o signore, stato usato un elemento sovrumano, uno straordinario po

tere". " E cos tu, o uomo stolto, pur essendo stato usato un elemento sovrumano, straord inario potere, cos dici: ' Il Sublime, o signore, non usa con me l'elemento sovru mano, straordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il tuo i errore ". Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da me riconosci uto immaturo per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno. 11. Un tempo, o Bhoggava-gotta, io dimoravo a Vesali nella grande foresta, nella casa dall'acuto tetto. In quel tempo, l'asceta d'altra dottrina Kandaramasuka a bitava a Vesali e per. conseguire alto profitto, alta fama praticava e coltivava nella citt dei Vajji queste sette virt: "Sinch a me sar vita,: sar asceta non copert o da veste; sinch a me sar vita, sar puro, non indulger all'elemento sessuale; sin c he a me sar vita, mi nutrir di eccitante carne (4) e non manger riso e giuncata; no n oltrepasser a mezzod di Vesali il tumulo di Udena; non oltrepasser a settentrione di Vesali il tumulo di Gotama; non oltrepasser a levante di Vesali il tumulo di Sattamba; non oltrepasser a ponente di Vesali il tumulo di Bahuputta (5). E propr io, per ottenere alto profitto, alta fama, praticava e coltivava nella citt dei V ajji queste sette virt. 12. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi si accost all'ascet a Kandaramasuka, ed essendosi accostato, pose all'asceta Kandaramasuka un proble ma. A lui l'asceta Kandaramasuka, interrogato su quel problema, non fu capace di rispondere. Non essendo capace di rispondere, manifest dispiacere, disgusto, sco ntento. Allora a Sunakkhatta figlio dei Licchavi, o Bhaggavagotta, cos fu: " Che io non offenda un santo asceta cos degno di onore, che ci non mi sia per lungo tem po di danno e dolore". 13. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi mi si accost, a ccostatosi, dopo avermi salutato si sed accanto. A lui, o Bhaggava-gotta, che mi era accanto seduto, cos dissi: " Tu, o uomo stolto stimi il figlio dei Sakya ? ". " Perch, o signore, ora il Sublime mi dice: ' Tu, o uomo stolto, stimi il figlio dei Sakya? '". " Non forse tu, o Sunakkhatta, avendo accostato l'asceta Kandaramasuka, gli pone sti un problema? A te l'asceta Kandaramasuka, interrogato su quel problema, non fu capace di rispondere. Non essendo capace di rispondere, manifest dispiacere, d isgusto, scontento. Allora a te, cos fu: ' Che io non offenda un santo asceta cos degno di onore, che ci non mi sia per lungo tempo di danno e di dolore'". " S, o signore, forse che il Sublime disprezzerebbe un santo ? ". " Non certo io, o uomo stolto, disprezzo un santo. Ors a questa cattiva opinione sorga in te rinuncia, affinch a te non sia per lungo tempo di danno e di dolore. E costui di cui, o Sunakkhatta, pensi: ' Degno di rispetto certo, e santo asceta l'asceta Kandaramasuka ', costui, fra non molto, vestito ed in compagnia, mangi ando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, intento alla sua gl oria, compir il suo tempo ". Allora, o Bhaggava-gotta, l'asceta Kandaramasuka, dopo non molto, vestito, in co mpagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, inten to alla sua gloria, comp il suo tempo. 14. Ud allora Sunakkhatta figlio dei Licchavi: " Certo l'asceta Kandaramasuka riv estito, in compagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, intento alla sua gloria, comp il suo tempo" (6). Allora, o Bhaggavagotta, Sunakkhatta mi si accost, ed essendosi accostato, avendomi salutato, sedette acc anto. A lui, che mi era accanto seduto, o Bhaggava-gotta, cos dissi: "Che tu pensi, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi dell'asceta Kandaramas uka si verificato cos, oppure diversamente ? ". " Ci, o signore, che il Sublime disse nei riguardi dell'asceta Kandaramasuka cos s i verificato, non diversamente ". "E che tu pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, st raordinario potere, oppure non stato usato? ". " Cos essendo, o signore, stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere ". " E cos, o uomo stolto, pur essendo stato usato un elemento sovrumano, straordina rio potere, cos dici: ' il Sublime, o signore, non usa con me l'elemento sovruman

o, straordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore". Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da me riconosci uto immaturo per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno. 15. Un tempo, o Bhaggava-gotta, io dimoravo a Vesali, nella grande foresta, nell a casa dall'acuto tetto. In quel tempo l'asceta di altra dottrina Patikaputta si era stabilito a Vesali; per conseguire alto profitto, alta fama nella citt dei V ajji. E costui, in Vesali, diceva cos: " L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui c he ha raggiunta la sapienza atto, per la raggiunta sapienza, ad insegnare l'elem ento sovrumano, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, an ch'io percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, str aordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordin ario potere, io ne far uso di due. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovr umani, straordinari poteri, io ne far uso di quattro. Se l'asceta Gotama far uso d i quattro elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di otto. Ogni qu alvolta l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, i o ne far uso di due". 16. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, si avvicin a m e, essendosi avvicinato ed avendomi salutato si sed accanto. Accanto seduto, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, cos mi dis se: " L'asceta, o signore, Patikaputta dimora a Vesali per conseguire alto profitto, alta fama nella citt dei Vajji. Egli in Vesali cos dice: ' L'asceta Gotama ha rag giunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunto la sapie nza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovrumano straordinar io potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammi no. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'as ceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovrumani, straordinari poteri , io ne far uso di quattro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elementi sovruma ni, straordinari poteri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asceta Gotama fa r uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due ' ". Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, dissi a Sunakkhatta figlio dei Licchav i cos: " Non capace, o Sunakkhatta, l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola , a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se v iene a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io conferme r il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi ". 17. "Controlli, o signore, il Sublime la parola, controlli, o signore, il Benven uto la parola ". " Perch, o Sunakkhatta, tu dici: ' Controlli, o signore, il Sublime la parola, co ntrolli, o signore, il Benvenuto la parola ? ' ". " Dal Sublime, o signore, queste parole furono pronunciate come una sentenza: ' Non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola a confermare questo suo pensiero, a non rinunciar e a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: io confer mer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa : opinione, allor quando verr a confronto coll'asceta Gotama', la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi. L'asceta Patikaputta, o signore, in un modo o nell'altro pu venire a conf ronto col Sublime e allora ci sarebbe menzogna al Sublime" 18. " Forse che, o Sunakkhatta, allorquando il Compiuto parla dice parole non vere?". . "E che forse, o signore, il Sublime, avendo colla sua mente assunta la mente del l'asceta Patikaputta, sa: non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa su a parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinio ne, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io co nfermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confront o coll'asceta Gotama ' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi. Oppure gli di, o signore, cos annunciarono al Compiuto: ' Non capace l'asceta Patikaputta a con

fermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io conferme r la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquan do verr (5) a confronto coll'asceta Gotama' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi ? ' ". "Avendo, o Sunakkhatta, proprio colla mia mente assunta la mente dell'asceta Pat ikaputta, cos di lui io so: 'non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opin ione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confro nto coll'asceta Gotama ' la sua testa sar fatta in pezzi. E proprio gli di mi annu nciarono: ' Non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a co nfermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a c onfronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pens iero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama, la sua testa sar fatta in pezzi'. Infatti Ajita, il condottiero dei Licch avi, or non molto, compiuto il suo tempo, sorse nel coro dei trentatr di. Costui, essendosi accostato, cos mi annunci: 'non prudente l'asceta Patikaputta, bugiardo l'asceta Patikaputta: su di me l'asceta Patikaputta spieg nei paesi dei Vajji: Ajita, il condottiero dei Licchavi, sorger in un grande inferno - . Io non sono s orto in un grande inferno, ma sono sorto nel coro dei trentatr di. Non prudente l' asceta Patikaputta, bugiardo l'asceta Patikaputta, non capace l'asceta Patikaput ta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinun ciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, a llorquando verr a confronto coll'asceta Gotama ' la sua testa sarebbe allora fate in pezzi. Proprio cos, o Sunakkhatta, avendo colla mia mente assunta la mente de ll'asceta Patikaputta, io so: ' non capace l'asceta Patikaputta a confermare que sta sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: - Io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a co nfronto coll'asceta Gotama - la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi'. E prop rio gli di mi annunciarono: ' non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opi nione, se verr a confronto col Sublime. Se a lui cos fosse: - io confermer la parol a, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama - . La sua testa allora sarebbe fatta in pezzi'. Io, o Sunakkhatta, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dal l'elemosina, dopo il pasto, mi recher nel parco l dove si trova l'asceta Patikaput ta. O Sunakkhath, annuncia pure ci a chi tu desideri". 19. Allora, o Bhaggava-gotta, di prima mattina, presi mantello e scodella, andai in Vesali per l'elemosina, dopo aver girato per elemosina in Vesali, ritornato dall'elemosina, dopo il pasto, mi recai nel parco dove l'asceta Patikaputta si t rovava per passare il giorno. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhath, il figlio de i Licchavi, di furia entr in Vesali si accost ai pi noti Licchavi, e a tutti i pi no ti Licchavi disse: " O amico, il Sublime, dopo aver girato per elemosina in Vesa li, essendo tornato dall'elemosina, dopo il pasto, si recher nel parco dove l'asc eta Patikaputta si trova per passare il giorno. Vengano gli onorevoli, vengano g li onorevoli, useranno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi as ceti". Allora, o Bhaggava-goth, a tutti i pi noti Licchavi cos fu: " Certo userann o gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti. Or noi andremo" . Ed ai pi noti ricchi brahmani, ai pi facoltosi padri di famiglia, ad asceti e brah mani di varie scuole costui si accost, ed essendosi accostato a costoro, cos disse : " O amico, il Sublime, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo torna to dall'elemosina, dopo il pasto, si recher nel parco dove l'asceta Patikaputh si trova per passare il giorno. Vengano gli onorevoli, vengano gli onorevoli, user anno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti". Allora, o B haggava-gotta, agli asceti e brahmani di varie scuole cos fu: "Certo useranno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti. Or noi andremo ". Al

lora, o Bhaggava-goth, i pi noti Licchavi, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti o brahmani di varie scuole si recarono al parco do ve si trovava l'asceta Patikaputta. E cos, o Bhaggava-gotta, si radun una grande a ssemblea di pi di un centinaio di persone, di pi di un migliaio di persone. 20. Allora ud, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputta: " Certo ora vengono i pi no ti Licchavi, vengono i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti e brahmani di varie s cuole, e viene l'asceta Gotama nel parco dove io dimoro durante il giorno". Aven do ci udito, in lui sorse terrore, costernazione, e gli si rizzarono i capelli. A llora, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputha terrorizzato, costernato, coi cape lli ritti, se ne and nel parco dei pellegrini Tindukkhanu. Ud, o Bhaggava-goth, l'assemblea: " Certo l'asceta Patikaputta, terrorizzato, cos ternato, coi capelli ritti, se ne andato nel parco dei pellegrini Tindukkhanu ". Allora, o Bhaggava-goth, l'assemblea si rivolse ad un uomo: "Ehi tu, o uomo, va al parco dei pellegrini Tindukkhanu, l dov' l'asceta Patikaput ta, col giunto di' all'asceta Patikaputta cos: ' vieni, o amico Patikaputta, nel p arco dove l'onorevole solito passare il giorno, sono ora giunti i pi noti Licchav i, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti o brahman i di varie scuole e l'asceta Gotama ' O amico Patikaputh, tu pronunciasti innanz i a tutta Vesali queste parole: ' l'asceta Gotama ha raggiunge la sapienza, io h o raggiunta la sapienza, e colui che ha raggiunta la sapienza atto, per la raggi unta sapienza, ad insegnare l'elemento sovrumano straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potre mo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Sc l'asceta Gotama far uso d i un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di qu attro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elementi sovrumani, straordinari pot eri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due '. Vieni, o amico Patikaput h, per mezzo cammino, l'intero cammino ha gi percorso l'asceta Gotama, che ora si ede nel parco dove l'onorevole suole passare il giorno". 21. Allora, o Bhaggava-gotta, quell'uomo ubbidendo all'assemblea, si rec al parco dei pellegrini Tindukkhanu dove si trovava l'asceta Patikaputta, accostatosi all'asceta Patikaputta, cos gli diss e: " Vieni, o amico Patikaputta, nel parco dove l'onorevole suole passare il gio rno, sono ora giunti i pi noti Licchavi, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi pa dri di famiglia, gli asceti o brahmani di varie scuole e l'asceta Gotama. O, ami co Patikaputta, tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste parole: 'l'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunto la sapienza, colui che ha raggi unto la sapienza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovruman o, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percor rer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario p otere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere io ne far uso di due '. Vieni, o amico Patikaputta, per mezzo cammino, l'intero c ammino ha gi percorso l'asceta Gotama, che ora siede nel parco dove l'onorevole s uole passare il giorno". Cos essendo stato detto l'asceta Patikaputta: "Vengo, o amico; vengo, o amico" pu r cos dicendo si agitava e non poteva levarsi da sedere. Allora, o Bhaggava-gotta , quell'uomo cos disse all'asceta Patikaputta: "che , di grazia, o amico Patikaput ta? Forse che i peli ti si sono attaccati alla sedia, o che la sedia ti si attac cata ai peli ? Tu dici: ' Vengo, o amico, vengo, o amico ', e tuttavia ti agiti e non puoi levarti da sedere". Cos essendogli stato detto, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputta: "Vengo, o ami co; vengo, o amico", pur cos dicendo si agitava ma non poteva levarsi da sedere. 22. Allora, o Bhaggava-gotta, quell'uomo riconobbe una cosa straordinaria: l'asc eta Patikaputta, ' Vengo, o amico, vengo, o amico' pur cos dicendo si agita ma no n riesce a levarsi da sedere". E ritornato all'assemblea cos rifer: " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta ' Vengor o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere". Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, io dissi all'assemblea cos: " Non capac

e, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' Io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi". PRIMA PARTE FINE

SECONDA PARTE 1. Allora, o Bhaggava-gotta, un tale, gran ministro dei Licchavi, sorse da seder e e disse all'assemblea: "Pertanto attendete qui un istante ed io sicuramente condurr qui, all'assemblea, l'asceta Patikaputta ". Allora, o Bhaggava-gotta, il gran ministro Licchava and nel parco dei pellegrini Tindukkhanu, l dove era l'asceta Patikaputta, ed essendosi avvicinato all'asceta Patikaputta, disse cos: "Vieni, o amico Patikaputta, meglio che tu venga: ! nel parco dove l'onorevole s uole passare il giorno sono ora giunti i pi noti Licchavi, sono ora giunti i pi no ti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti ed i brahmani di v arie scuole e l'asceta Gotama. Tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste par ole: 'L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunto la sapienza, col ui che ha raggiunto la sapienza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'el emento sovrumano, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straor dinario potere, io ne far uso di due '. Venga l'amico Patikaputta per mezzo cammi no, l'asceta Gotama ha percorso l'intero cammino ed ora siede nel parco dove l'o norevole suole passare il giorno. L'asceta Gotama pronunzi innanzi all'assemblea queste parole: ' Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua p arola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me '. Se a lui cos fosse: ' Io confermer la parola, io confermer i l pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l' asceta Gotama ' la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi. Vieni, o amico Patik aputta, e colla tua venuta vi sar il confronto con l'asceta Gotama". 2. Cos essendo stato, l'asceta Patikaputta: "Vengo, o amico; vengo, o amico " pur cos dicendo si agitava ma non poteva levarsi da sedere. Allora, o Bhaggava-gotta , il gran ministro dei Licchavi cos disse all'asceta Patikaputta: " Che , di grazi a, o amico Patikaputta? Forse che i peli ti si sono attaccati alla sedia, o che la sedia ti si attaccata ai peli ? Tu dici: 'Vengo, o amico; vengo, o amico', e tuttavia ti agiti e non puoi levarti da sedere ". Cos essendogli stato detto, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputta: "Vengo, o ami co; vengo, o amico", pur cos dicendo si agitava ma non poteva levarsi da sedere. 3. Allora, o Bhaggava-gotta, il gran ministro dei Licchavi riconobbe: " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere". E ritornato all'assemblea c os rifer: " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Vengo, o amico; vengo, o amico ', pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere". Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, io dissi all'assemblea cos: "Non capace , o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a l ui cos fosse: 'io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a q

uesta opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama, la sua testa sa rebbe fatta a pezzi'. Se agli onorevoli Licchavi cos fosse: 'Legato l'asceta Pati kaputta con una corda ad una coppia di buoi, lo trascineremo qui' si spezzerebbe la corda o l'asceta Patikaputta. Non capace l'asceta Patikaputta a confermare l a sua parola! a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione s e viene a confronto con me. Se a lui cos fosse ' io confermer la parola, io confer mer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto co n l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe fatta in pezzi ". 4. Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya discepolo portatore di scodella, sorto da se dere, cos disse all'assemblea: " Pertanto attendete qui un istante ed io certamente potr condurre qui, all'assem blea, l'asceta Patikaputta". Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya (7), discepolo portatore di scodella, si rec al parco dei pellegrini Tindukkanu l dove era l'asceta Patikaputta, ed essendosi avv icinato all'asceta Patikaputta: "Vieni, o amico Patikaputta, meglio che tu venga: nel parco dove l'onorevole suo le passare il giorno sono ora giunti i pi noti Licchavi, sono ora giunti i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti ed i brahmani di var ie scuole e l'asceta Gotama. Tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste parol e: ' L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colu i che ha raggiunta la sapienza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'ele mento sovrumano, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, i o anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, s traordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straord inario potere, io ne far uso di due ' Vieni, o amico Patikaputta per mezzo cammin o; l'asceta Gotama ha percorso l'intero cammino ed ora siede nel parco dove l'on orevole suole passare il giorno. L'asceta Gotama pronunci innanzi all'assemblea q ueste parole: ' Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua pa rola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse - Io confermer la parola, io confermer il pe nsiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asce ta Gotama - se a lui cos fosse: - io confermer la parola, allora la sua testa sar ebbe fatta in pezzi - . Se agli onorevoli Licchavi cos fosse: - Legato asceta Pat ikaputta con una corda ad una coppia di buoi, lo trascineremo qui - si spezzere bbe la corda o l'asceta Patikaputta. Non capace l'asceta Patikaputta a confermar e la sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinion e se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse. - Io confermer la parola, io co nfermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confront o con l'asceta Gotama - la sua testa sarebbe fatta in pezzi '. Vieni, o amico P atikaputta, e colla tua venuta vi sar il confronto con l'asceta Gotama ". 5. Cos essendo stato detto, l'asceta Patikaputta: " Vengo, o amico; vengo, o amic o " pur cos dicendo si agitava ma non poteva levarsi da sedere. Allora, o Bhaggav a-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, cos disse all'asceta Patikaputt a: " Che , di grazia, o amico Patikaputta? Forse che i peli ti si sono attaccati alla sedia o che la sedia ti si attaccata ai peli ? Tu dici: ' Vengo, o amico; v engo, o amico ' e tuttavia ti agiti e non puoi levarti da sedere ". Cos essendogli stato detto, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputta: "Vengo, o ami co; vengo, o amico", pur cos dicendo si agitava ma non poteva levarsi da sedere. 6. Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya discepolo portatore di scodella riconobbe: " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta: ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita, ma non riesce a levarsi da sedere ". Allora a costui cos disse: " Un tempo, o amico Patikaputta, ad un leone, re degli animali, cos fu: ' Se io ora mi preparassi un rifugio nella foresta e se, dopo averlo preparato, vi entrassi al mattino, e dopo esservi entrato, mi svegliassi, e dopo essermi s vegliato, girassi nelle quattro direzioni lo sguardo, e dopo aver girato nelle q uattro direzioni lo sguardo, per tre volte ruggissi col ruggito del leone, e dop o aver per tre volte ruggito col ruggito del leone, mi recassi al pascolo, e qui uccidessi tra il gregge degli animali quelli di migliore e pi tenera carne, e do po averne mangiata la tenera carne, raggiungessi cos il rifugio? '. Allora, o amico, il leone, re degli animali, si prepar un rifugio nella folta for

esta, e dopo esserselo preparato, vi entr al mattino, e dopo esservi entrato, si svegli, dopo essersi svegliato, gir nelle quattro direzioni lo sguardo, e dopo ave r girato nelle quattro direzioni lo sguardo, per tre volte rugg col ruggito del l eone, e dopo aver per tre volte ruggito col ruggito del leone, si rec al pascolo e uccise tra il gregge degli animali quelli di migliore e pi tenera carne, e aven done mangiate le teneri carni, raggiunse cos il rifugio?'. 7. Dunque, amico Patikaputta, a Jara, lo sciacallo arrogante e sciocco, che si n utriva degli avanzi del leone, proprio a Jara lo sciacallo Cos fu: ' Che sono io, che il leone, re degli animali? Se io ora mi preparassi un rifugio nella forest a e se, dopo averlo preparato, vi entrassi al mattino, e, dopo esservi entrato, mi svegliassi, e dopo essermi svegliato, girassi nelle quattro direzioni lo sgua rdo, e dopo aver girato nelle quattro direzioni lo sguardo, per tre volte ruggis si col ruggito del leone e dopo aver per tre volte ruggito col ruggito del leone , mi recassi al pascolo e qui uccidessi tra il gregge quelli di migliore e pi ten era carne, e dopo averne mangiata la tenera carne, raggiungessi cos il rifugio ? '. Allora, o amico, Jara lo sciacallo si prepar un rifugio nella folta foresta, e do po esserselo preparato, vi entr al mattino, e dopo esservi entrato, si svegli, e d opo essersi svegliato, gir nelle quattro direzioni lo sguardo, e dopo aver girato nelle quattro direzioni lo sguardo: ' Per tre volte ruggir col ruggito del leone ', ma lo sciacallo non rugg ed emise invece il suo urlo. E che il vile urlo dell o sciacallo, e che il ruggito del leone ? Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cogli attributi del Benv enuto, nutrendoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter competere col Compiuto, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili Patikaputta al confro nto dei Compiuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati? ". 8. Ma con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, con ques to paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile, allo ra cos gli disse: "Uno sciacallo pensa di poter essere scambiato da chi lo [guarda per un leone: m a ecco lo sciacallo ruggisce: ' che il vile urlo dello scia [callo, e che il ruggito del leone? '. Proprio cos tu, amico Patikaputta, vivendo con gli attributi del Benvenuto, nutre ndoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter competere col Compiuto, Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili Patikaputta al confronto dei Comp iuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati? ". 9. Con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, il discepolo portatore di scodella, con ques to paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile, e al lora cos gli disse: " Colui che si aggir cercando per s gli avanzi dell'altrui cibo non vede se stesso e si crede simile ad una tigre, ma ecco lo sciacallo ruggisce: ' e che il vile urlo dello scia[callo, e che il r uggito del leone?'. Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cogli attributi del Benvenuto, nutre ndoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter competere col Compiuto, Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili Patikaputta al confronto dei Comp iuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati? ". 10. Ma con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, con que sto paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile, all ora cos gli disse: " Chi si nutr di rane, di topi da grano, di crani, di ossa e [di rifiuti nella grande foresta, nell'inospitale foresta si crede stimabile: [' io sono il re degli animali ' ma ecco lo sciacallo ruggisce: ' che il vile ruggito dello scia[callo, e che il ruggito del leone? '.

Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cogli attributi del Benvenuto, nutre ndoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter competere col Compiuto, Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili Patikaputta al confronto dei Comp iuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati?". I l. Con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, con quest o paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile. Allor a tornato all'assemblea cos rifer: " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levar si da sedere". Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, cos dissi all'assemblea: "Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a conferm are il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione, se viene a confronto co n me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io no n rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi. Se agli onorevoli Licchavi cos fosse: ' Legato l'asceta Patikaputta con una corda ad una coppia di buoi lo trascineremo qui' si spezzerebbe la corda o l'asceta Patikaputta. Non capace l'asceta Patika putta a confermare la sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione, se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse ' Io conferme r la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquan do verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe fatta in pezzi". 12. Allora io, o Bhaggava-gotta, istruii, incitai, rallegrai, rasserenai l'assem blea con un discorso sulla dottrina ed avendo istruita, incitata, rallegrata, ra sserenata l'assemblea con un discorso sulla dottrina e avendo cos liberato dai gr andi legami, avendo rimosse le maggiori difficolt a 84.000 esseri, raggiunto l'el emento fuoco, feci apparire sette palme nel cielo e avendo costruite di fuoco e di fumo altre sette palme, riapparvi nella grande selva, nel padiglione dall'acu to tetto. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi, mi si avvic in, avvicinatomi ed avendomi salutato, sedette accanto. A lui che si era accanto seduto, o Bhaggava-gotta, cos dissi: "Che tu pensi, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi dell'asceta Patikaputt a si verificato cos oppure diversamente ? ". " Ci, o signore, che il Sublime mi disse nei riguardi dell'asceta Patikaputta cos si verificato, non diversamente ". " E che tu pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, s traordinario potere, oppure non stato usato ? ". " Cos essendo, o signore, stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere ". " E cos tu, o uomo stolto, pur essendo stato usato un elemento sovrumano, straord inario potere, cos dici: ' Il Sublime, o signore, non usa con me l'elemento sovru mano, straordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore ' . Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta fu da me riconosciuto immaturo per que sta dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno. 13. Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho re alizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non so no vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo saper e, il Compiuto consegue la liberazione dal destino. Vi sono, o Bhaggava gotta, a lcuni asceti o brahmani che espongono un insegnamento sulle origini: il mondo di Issara, il mondo di Brahma. Essendomi loro avvicinato, cos dissi: " vero che, on orevoli, esponete un insegnamento intorno alle origini, al mondo di Issara, al m ondo di Brahma?". Costoro, cos da me interrogati: " S " risposero. E di conseguenz a dissi loro: " In che modo, onorevoli, voi avete stabilito il vostro sapere sul le origini, sul mondo di Issara, sul mondo di Brahma che insegnate, che esponete ? ". Costoro da me cos interrogati, non risposero, ma a loro volta mi interrogaro no. Interrogato, a loro risposi cos: l 4. " Vi , o amici, un certo momento, questo o quello, in cui dopo lungo lasso d i tempo questo mondo si evolve. Evolvendosi il mondo, gli esseri praticamente si evolvono come di raggianti. Essi allora sono fatti di pensiero, nutriti di beati

tudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, e c os a lungo, per lungo tempo rimangono. Vi , o amici, un certo momento, questo o qu ello, in cui, dopo lungo lasso di tempo, questo mondo si involve, nel mondo che si involuto, una vuota regione di Brahma si rende manifesta. Allora un certo ess ere, o per l'esaurirsi del tempo, o per l'esaurirsi del merito, trapassando dal coro degli di raggianti, sorge nella vuota regione di Brahma. Costui allora fatto di pensiero, nutrito di beatitudine, da s irradia luce, di struttura aerea, cost antemente glorioso, ed a lungo, per lungo tempo rimane. A costui allora, da lung o tempo solitario, nella non soddisfatta mente, un'insoddisfazione, un desiderio sorge: Oh, certo, altri esseri possono venire in questo mondo! Allora altri ess eri, per esaurirsi del tempo, o per esaurirsi del merito, trapassati dal coro de gli di raggianti sorgono nella regione di Brahma in compagnia di quell'essere. Co storo allora sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo riman gono. l S. Allora, o amici, a quell'essere per primo sorto cos : Io sono Brahma, il Gran Brahma, il Signore, il mai vinto, l'onniveggente, l'onnipotente, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e sar. Da me questi esseri furono creati. E quale ne la ragione? Al principio a m e cos fu: Oh certo altri esseri possono venire in questo mondo! A quegli esseri, dopo sorti, invece cos : costui il signore Brahma, il Gran Brahma, il signore, il mai vinto, l'onniveggente, l'onnipossente, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e ci che sar. Da costui, dal signor Brahma, noi fummo creati. E quale di ci la ragione? Costui noi vedemmo qui primo sorto: noi qui sorgemmo dopo! 16. Allora, o amici, l'essere prima sorto dotato di pi lunga vita, di maggior spl endore, di pi grande potenza, mentre gli altri esseri, sorti dopo, sono dotati di men lunga vita, di scarsa bellezza, di minore potenza? Si conosce questa possib ilit, o amici, che un certo essere, trapassando da quel coro, appaia in questo mo ndo. In questo mondo venuto, fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, reali zzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, in modo da raggiungere la concentrazione d ella mente, nella sua mente raccolta sorge consapevolezza di una anteriore forma di esistenza, ma non sorge consapevolezza di altro. Ed egli cos dice: ' Quegli c erto il signor Brahma, il gran Brahma, il signore, il mai vinto, l'onniveggente, l'onnipotente, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e ci che sar. Da costui, dal signor Brahma noi fummo creati. Egli permanente, perdurante, eterno, elemento immobile, cos per sempre u guale sar. Noi invece fummo creati dal Brahma, impermanenti, non perduranti, di c orta vita, elementi mutabili venuti a questo mondo '. Cos l'origine, o amici, del mondo di Issara, del mondo di Brahma, del sapere delle origini, che voi esponet e ". Costoro cos dissero: "Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onore vole Gotama ". Ed io, o Bhaggava-goth, ho realizzato il sapere delle origini; qu esto ho realizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizz ato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il sup remo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino. 1 7. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani che espongono un insegn amento sul sapere delle origini per corruzione del piacere. Essendomi loro avvic inato, cos dissi: " vero che, onorevoli, voi esponete un insegnamento sulle origi ni per corruzione del piacere?". Costoro cos da me interrogati: "S", risposero. Ed in conseguenza, dissi loro: " In che modo, voi onorevoli, avete stabilito il sa pere delle origini per corruzione del piacere, che esponete? ". Costoro da me co s interrogati non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato, a lor o risposi cos: " Vi sono invero, o amici, gli di corrotti dal piacere. Essi avendo raggiunto l'e lemento gioia-piacere a lungo attaccati dimorano, avendo a lungo dimorato attacc ati al raggiunto elemento gioia-piacere, la loro consapevolezza si attenua, atte nuata la consapevolezza, essi trapassano dal loro coro divino. Si conosce, o ami

ci, questa possibilit, che un essere trapassato da quel coro, giunga in questo mo ndo. E, giunto in questo mondo, fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretis mo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, re alizzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigilanza, realizz ata la giusta applicazione del pensiero, in modo da raggiungere la concentrazion e della mente, s che colla mente raccolta sorge in lui la consapevolezza di una p recedente esistenza, ma non sorge consapevolezza di altro. Egli cos dice: ' Vi so no i signori di non corrotti dal piacere. Essi non attaccati al raggiunto element o gioia-piacere a lungo dimorano, e avendo dimorato a lungo non attaccati al rag giunto elemento gioia-piacere, la loro consapevolezza non si attenua e non trapa ssano dal loro coro, permanenti, perduranti, eterni, elementi immutabili, cos per sempre uguali staranno. Invece noi fummo corrotti dal piacere: a lungo dimorammo attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, e, avendo noi a lungo dimorato attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, la n ostra consapevolezza si attenu, attenuata la consapevolezza, trapassati da quel c oro, impermanenti, imperduranti, di corta vita, elementi mutabili siamo venuti a questo mondo'. Cos, o amici, si stabilito il sapere delle origini per corruzione del piacere, che voi esponete ". Costoro cos dissero: "Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onore vole Gotama". Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini; qu esto ho realizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizz ato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il sup remo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino. 18. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani che espongono un insegna mento sul sapere delle origini per corruzione della mente. Essendomi loro avvici nato cos dissi: " vero che voi onorevoli esponete un insegnamento sulle origini p er corruzione della mente? ". Costoro cos da me interrogati: " S ", risposero. Ed in conseguenza dissi loro: " In che modo voi onorevoli avete stabilito il sapere delle origini per corruzione della mente, che esponete ? ". Costoro da me cos in terrogati non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato, a loro r isposi cos: " Vi sono, o amici, gli di corrotti dal pensiero. Essi a lungo si pensano l'un l' altro, ed essendosi a lungo l'un l'altro pensati, si corrompono la mente. Essi c orrotta l'un l'altro la mente, esauriscono la mente, esauriscono il corpo, trapa ssano dal loro coro divino. Si conosce, o amici, questa possibilit: che un essere trapassato da quel coro giunga in questo mondo. E giunto in questo mondo, fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacore tismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensie ro, in modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente racco lta sorge in ` lui consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge consa pevolezza di altro. Egli cos dice: ' Vi sono, o signori, gli di non corrotti dal p ensiero. Essi, non essendosi a lungo l'un l'altro pensati, non hanno corrotta la mente. Essi, non essendosi l'un l'altro corrotta la mente, non hanno esaurita l a mente, non hanno esaurito il corpo. Questi di non trapassano dal loro coro, per manenti, perduranti, eterni, elementi immutabili, cos per sempre eguali staranno. Noi invece fummo corrotti dal pensiero, a lungo l'un l'altro ci pensammo, ed es sendoci a lungo l'un l'altro pensati, indebolimmo l'un l'altro la mente, corrott a l'un l'altro la mente esaurimmo la mente, esauriscono il corpo, e trapassati d a quel coro, impermanenti,; imperduranti, di corta vita, elementi mutabili, siam o venuti a questo mondo'. Cos, o amici, si stabilito il sapere delle origini per corruzione della mente, che voi esponete ". Costoro, cos dissero: " Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'ono revole Gotama". Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sap ere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino. 19. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani che espongono un insegna mento sul sapere dell'origine casuale. Essendomi loro avvicinato cos dissi: " vero che voi onorevoli, esponete un insegnamento sull'origine casuale? ". Costoro co

s da me interrogati: " S ", risposero. E di conseguenza dissi loro: "In che modo v oi, onorevoli, avete stabilito il sapere dell'origine casuale, che esponete?". C ostoro da me cos interrogati, non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. In terrogato risposi cos: " Vi sono, o amici, gli di esseri inconsci, questi di raggiunta una coscienza trap assano dal loro coro. Si conosce questa possibilit, o amici, che un certo essere, trapassato da quel coro, appaia in questo mondo. Giunto in questo mondo, fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'an acoretismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzat o il controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del p ensiero, in modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente raccolta sorge in lui consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge c onsapevolezza di altro. Egli cos dice: ' Origine casuale hanno l'anima ed il mond o. E quale di ci la ragione? Io non esistevo prima che quest'io fosse maturato in esistenza'. Cos, o amici, si stabilito il sapere dell'origine casuale che voi es ponete". Costoro cos dissero: "Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onore vole Gotama". Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini, qu esto ho realizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizz ato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il sup remo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino. 20. Cos, o Bhaggava-gotta, avendo io detto, alcuni asceti o brahmani, vani, bugia rdi, calunniano non secondo realt: "Non chiaro l'asceta Gotama coi suoi monaci. L 'asceta Gotama cos dice: 'Nel tempo in cui un asceta ha raggiunta la splendente l iberazione, in quel tempo egli percepisce solo oscurit ' ". Non io, o Bhaggava-go tta, cos dico: " Nel tempo in cui un asceta ha raggiunta la splendente liberazion e, in quel tempo percepisce solo oscurit ". Ma cos io dico: " Nel tempo in cui un asceta, raggiunta la splendente liberazione, dimora, in quel tempo percepisce lo splendore"". "Pertanto, o signore, oscuri sono coloro che accusano il Sublime ed i monaci di oscurit, che io possa essere rischiarato dal Sublime, possa il Sublime insegnarmi la dottrina per mezzo della quale, raggiunta la splendente liberazione, si dimo ra". "Difficile, o Bhaggava-gotta, a chi di altra opinione, di altra credenza, a chi sotto un altro influsso, ad altro aggiogato ad un altro insegnamento intento, po ter dimorare nella raggiunta splendente liberazione; ma a te, o Bhaggavagotta, quella certezz a che hai in me ti serve di buona protezione ". "Se difficile, o signore, a chi di altra opinione, di altra credenza, a chi sott o un altro influsso, ad altro aggiogato, ad un altro insegnamento intento, dimor are nella raggiunta splendente liberazione, certo la certezza che io ho nel Subl ime mi sar di buona protezione". Cos disse il Sublime, contento Bhaggava-gotta il pellegrino si rallegr alla parola del Sublime. PATIKA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) SAMANNAPHALASUTTA (SUL FRUTTO DELL'ASCESI)

Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava a Rajagaha (1) nel boschetto di manghi di Jivaka il pediatra, con una schiera di monaci, milletrecentocinquanta monaci. quel tem po il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta (2) nei giorni della vigilia, al qui ndicesimo, alla festa della fine delle piogge, nelle notti di plenilunio (3), ci rcondato dai suoi reali amici, era uso sedere sul terrazzo dell'eccelsa casa. E dunque il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, una notte di vigilia cos esclam: "bellissima, o amici, questa notte di plenilunio; meravigliosa, o amici, questa notte di plenilunio; splendida, o amici, questa notte di plenilunio; mirabile, o amici, e questa notte di plenilunio; propizia, o amici questa notte di plenilunio. Quale asceta o brahmano potremmo onorare, che onorat o possa di pace colmarci la mente ?" . 2. Cos essendo stato detto, uno tra gli amici del re, al re del Magadha Ajatasatt u Vedehiputta. cos disse: "tale, o divino, Purana Kassapa', capo di una scuola, con molti seguaci, celebre, famos o, fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta gente onorato, gra nde anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si onori Purana Kassa pa ed allora certamente, onorando Purana Kassapa, colma di pace verr a noi la men te ". Ma, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rimas e in silenzio. 3. Un altro tra gli amici del re, al re dei Magadha Ajatasattu Vedehiputta, cos d isse: " tale, o divino, Makkhali - Gosala, capo di una scuola, con molti seguaci , celebre, famoso, fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta ge nte onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si on ori Makkhali-Gosala ed allora certamente, onorando Makkhali-Gosala, colma di pac e verr a noi la mente". Ma, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rimase in silenzio. 4. Un altro tra gli amici del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, cos d isse: "tale, o divino, Ajita Kesakambala, capo di una scuola, con molti seguaci, celebre, famoso, fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da. molta ge nte onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si on ori Ajita Kesa-kambala ed allora certamente, onorando Ajita Kesa-kambala, colma di pace verr a noi la mente ". Ma, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajat asattu Vedehiputta rimase in silenzio. 5. Un altro degli amici del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, cos dis se: "tale, o divino, Pakudha Kaccayana, capo di una scuola, con molti seguaci, f amoso, fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta gente onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si onori Pakudha Kaccayana ed allora certamente, onorando Pakudha Kaccayana, colma di pace verr a noi la mente ". Ma, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajatasattu Vedeh iputta rimase in silenzio. 6. Un altro tra gli amici del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta cos di sse: "tale, o divino, Sarijaya Belatthiputta, capo di una scuola, con molti segu aci, celebre, famoso, fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta gente onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si onori Sanjaya Belatthiputta ed allora certamente, onorando Sanjaya Belatthiputt a, colma di pace verr a noi la mente ". Ma, essendo stato cos detto, il del Magadh a Ajatasattu Vedehiputta rimase in silenzio. 7. Un altro tra gli amici del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, cos d isse:"tale, o divino, Nigantha Nataputta, capo di una scuola, con molti seguaci, celebre, famoso, fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta gen te onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si ono ri Nigantha Nataputta ed allora certamente, onorando Nigantha Nataputta, colma d i pace verr a noi la mente ". Ma, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajata sattu Vedehiputta rimase in silenzio. 8. Durante questo tempo Jivaka il pediatra era rimasto seduto in silenzio accant o al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta. Allora il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta cos disse a Jivaka il pediatra: "Ma tu, o caro Jivaka, perch resti in silenzio? ".

" Il Sublime, o divino, il Santo Perfetto perfettamente Svegliato dimora nel mio boschetto di manghi con una grande schiera di monaci, con milletrecentocinquant a monaci, ed intorno a lui, al Sublime Gotama meravigliosa una voce di fama cos s i espande: " Ecco, quegli il Sublime Santo Perfetto perfettamente Svegliato, pos sessore del cibo della sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, insuperabile guida delle umane genti, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime Il S ublime, o divino, si onori ed allora certamente onorando il Sublime, colma di pa ce verr a noi la mente ". " Pertanto, caro Jivaka, fa preparare gli elefanti". 9. "S, o divino". E cos Jivaka il pediatra, ubbidendo al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, fece preparare cinquecento elefanti, ed il reale elefante da sella , ed al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta annunci: "Pronti, o divino, sono gl i elefanti, ora il tempo cui tu pensi ". Ed il re del Magadha Ajatasattu Vedehip utta sulle cinquecento elefantesse fatte salire a parte le dame, salito egli ste sso sul reale elefante da sella, al lume delle torce, entr in Rajagaha con magnif ico reale splendore e si inoltr nel boschetto di manghi di jivaka il pediatra. 10. Ma al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta nel boschetto di manghi sorse me raviglia, sorse stupore, sorse spavento. E allora il re del Magadha Ajatasattu V edehiputta agitato, stupito, spaventato a Jivaka il pediatra cos disse: "Mi hai t u forse, caro Jivaka, ingannato? Mi hai tu forse, caro jivaka, mentito? Mi hai t u forse, caro Jivaka, tradito? Per il tuo onore, dove la grande schiera di monac i, i milletrecentocinquanta monaci? Ch qui non s'ode respiro, non sospiro, non vo ce" (5). "Non spaventarti o gran re. Non ti ho, o divino, ingannato, non ti ho, o divino, mentito, non ti ho, o divino, tradito. Avvicinati, gran re. Avvicinati, gran re . Essi nel rotondo padiglione, in s isolati, meditano ". 11. E cos il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, fatto chinare a terra l'elefa nte, ne scese, lo leg, e a piedi raggiunse l'entrata del padiglione; raggiunta ch e ebbe l'entrata del padiglione cos parl a Jivaka il pediatra: "Quale dunque, caro Jivaka, il Sublime?". " Quello, o gran re, il Sublime, o gran re, il Sublime, che di fronte, nel mezzo , al posto d'onore siede tra la schiera dei monaci ". 12. E dunque il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta si avvicin al Sublime, ed a vvicinatosi, si ferm presso un sedile, fermo presso il sedile il re, circondato d alla silenziosa e, come l'acqua di un lago, immobile schiera dei monaci, cos escl am: "Di questa calma possa essere ricolmo il mio giovane Udayi-bhadda (6), della quale ora ricolma la schiera dei monaci ". Mosso da affetto forse, o gran re, tu qui ti accostasti ? ". " Mi caro il giovane Udayi-bhadda. Di questa calma, o signore, possa essere rico lmo il giovane Udayi-bhadda della quale ora ricolma la schiera dei monaci ". 13. E cos il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, reso omaggio al Sublime, inch inatosi con giunte le mani alla schiera dei monaci, si sed sul sedile, seduto sul sedile il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta cos disse al Sublime: posso, o s ignore, interrogare il Sublime su una piccola questione, se il Sublime permette richieste di spiegazione? ". Interroga, o gran re, su ci che desideri o. 14. "Per ciascuno che esercita delle attivit, o signore, cio per coloro che: caval cano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, son o aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui gr andi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sgua tteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contab ili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manife stano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occu pa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gl i asceti e brahmani le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espia torie dolcemente fruttificano, in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o signore, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti del l'ascesi ? ". 15. "Non ricordi tu, o gran re, di aver gi posta questa domanda ad altri asceti o brahmani? " (7).

" S, ricordo, o signore, di aver gi posta questa domanda ad altri asceti o brahman i". " Quanto, o gran re, ti risposero al riguardo, se a te non spiace, ripeti ". " Nulla mi , o signore, sgradito, allorquando presente il Sublime, la forma del S ublime ". "Allora, o gran re, parla ". 16. "Un tempo, o signore, avvicinai di persona Parana Kassapa, e, avendo avvicin ato Purana-Kassapa, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Pura na-Kassapa: "Per ciascuno che esercita una attivit, o Kassapa, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendard i, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini , sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che s i occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le oper e espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Kassapa, proprio qui in questo mondo riconoscere i frut ti dell'ascesi?". 17. Avendo io cos detto, o signore, Purana-Kassapa cos mi rispose: "Agire, o gran re, provocare azione, distruggere, provocare distruzione, incendiare, provocare incendi, far piangere, far stare in agitazione, palpitare, far palpitare, causar e morte ad essere vivente, prendere il non dato, separare ci che unito, abitare s empre nella propria casa, rimanere nei villaggi, correre ai piaceri, mentire: ne ssuna azione produce male. Se con una affilata arma tagliente tu riducessi il mo ndo in una poltiglia di carne, non ne verrebbe male n origine di male. Se sulle r ive settentrionali del Gange tu fossi andato uccidendo, incendiando, torturando, oh non per questo ne verrebbe male, n origine di male. Se su questa riva tu anda ssi beneficando, regalando, facendo sacrifici, compiendo olocausti, non ne verre bbe bene, n origine di bene. Dalla generosit, dalla moderazione, dall'astinenza, d alla sincerit non nasce bene n origine di bene ". 18. Cos letteralmente, o signore, Purana-Kassapa, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla non causalit. Come interrogato sul mango mi parlas se dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Purana-Kassapa interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a proposito mi rispos e. Allora, o signore, a me cos fu: "E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? ". Cos io, o si gnore, dissi a Purana-Kassapa, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazio ne, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da seder e me ne andai. 19. Un tempo, o signore, avvicinai di persona MakkhaliGosala, e, avendo avvicina to Makkhali-Gosala, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Makk hali-Gosala: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Gosala, cio per coloro che : cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendar di, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi barbieri, bagnini , sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmen te in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddi sfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahma ni, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Gosala, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi?". 20. Avendo io cos detto, o signore, Makkhali-Gosala cos mi rispose: " Non vi causa , o signore, non motivo per le impurit degli esseri, senza causa, senza motivo gl

i esseri diventano impuri, non vi causa, non motivo della beatitudine degli esse ri, senza causa, senza motivo gli esseri diventano beati. Non vi un io personale , non vi un'alterit, non vi una condizione umana, non potenza, non virilit, non vi potere umano, non energia umana. Tutti gli esseri, tutti i viventi, tutte le cr eature, tutti gli spiriti sono impotenti, non virili, piegati sotto la vincolant e necessit dell'essere e sperimentano gioia e dolore. Un milionequattrocentoseimi la e seicento modi fondamentali di esistere, cinquecento karma, cinque karma, tr e karma, un solo Karma, mezzo karma, sessantadue linee di condotta, sessantadue stati intermedi, sei razze, od otto cori di spiriti, una conoscenza unica in cen to modi di vivere, una conoscenza unica in cento modi di mendicare, una conoscen za unica in cento stati di perfezione, due pienezze della mente, tre fermezze de lla mente, i quattro elementi della terra, le sette generazioni animali, le sett e generazioni inanimate, le sette generazioni svincolate, i sette di, i sette sta ti umani, i sette demoni, i sette colori, i sette nodi, i settecento nodi, i set te abissi, i settecento abissi, le sette visioni, le settecento visioni, gli ott antaquattro grandi kalpa, i centomila modi principali di esistere (8): gli ignor anti ed i dotti, trasmigrando e turbinando, porranno fine al dolore. Perci non pu dirsi: ' Costui con la condotta, con l'osservanza, con la castit, porter a maturaz ione un immaturo karma, o realizzando porr termine ad un maturo karma'. Non vi po ssibilit di colmare la misura della gioia o del dolore, non di limitare il samsar a, non di diminuzione, n di accrescimento, non di innalzamento n di abbassamento; come un gomitolo di filo gettato, dipanandosi si distende, cos ignoranti e dotti, trasmigrando e turbinando, porranno fine al dolore". 21. Cos letteralmente, o signore, Makkhali-Gosala, interrogato sul visibile frutt o dell'ascesi, mi rispose sulla non esistenza di alcunch al di fuori del samsara. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocar po mi parlasse del mango, proprio cos Makkhali-Gosala interrogato sul visibile fr utto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E com e, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitor e a causa della rinuncia ? ". Cos io, o signore, dissi a Makkhali-Gosala, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e non avendo costui n accettato n respinto, scontento , senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discor so, per nulla convinto, levatomi da sedere, me ne andai. 22. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Ajita Kesakambala, e, avendo avvic inato Ajita Kesa-kambala, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi ad Ajita Kesa-kambala: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Ajita, cio per c oloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portan o stendardi, Sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, principi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbi eri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di cest e, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagn i ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale beness ere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono pro pensione ai cieli. Ora si possono, o Ajita, proprio qui in questo mondo riconosc ere i frutti dell'ascesi? ". 23. Avendo io cos detto, o signore, Ajita Kesa-kambala cos mi rispose: " Non vi , o gran re, elemosina, non vi sacrificio, non vi olocausto, non vi frutto delle az ioni piacevoli o dolorose, non vi questo mondo, non vi l'altro mondo, non vi mad re n padre, non vi spontaneo rinascere degli esseri, non vi sono al mondo asceti e brahmani perfetti che, con retta conoscenza, da s coi propri occhi conoscono qu esto mondo e l'altro mondo; allorquando l'uomo, composto dei quattro grandi elem enti, raggiunge la morte, ci che nel suo corpo terra si dirige, va verso la terra , ci che nel suo corpo acqua si dirige, va verso l'acqua, ci che nel suo corpo fuo co si dirige, va verso il fuoco, ci che nel suo corpo aria si dirige, va verso l' aria, ci che causa di coscienza si dissolve nello spazio. Composti di cinque elem enti gli uomini vanno verso la morte che li afferra. Allora essi sperimentano le caratteristiche dei cimiteri, diventano grige ossa, abbandonano la religione. D

ottrine da stolti sono quelle sulla religiosit, sull'empiet e quelle che bugiardam ente proclamano inesistenti profitti. Ignoranti e sapienti, colla distruzione de l corpo, sono distrutti, annientati, non esistono dopo la morte". 24. Cos letteralmente, o signore, Ajita Kesa-kambala, interrogato sul visibile fr utto dell'ascesi, mi rispose colla teoria dell'annientamento. Come interrogato s ul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Ajita Kesa-kambala interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, pu oi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi ad Ajita Kesa-kambala, ma non vi fu accetta zione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza prof erire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per null a convinto, levatomi da sedere me ne andai. 25. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Pakudha Kaccayana, e, avendo avvic inato Pakudha Kaccayana, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Pakudha Kaccayana: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Kaccayana, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, porta no stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, c he saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbie ri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste , di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benesse re, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono prop ensione ai cieli. Ora si possono, o Kaccayana, proprio qui in questo mondo ricon oscere i frutti dell'ascesi?". 26. Avendo io cos detto, o signore, Pakudha Kaccayana cos mi rispose: " I sette el ementi, o gran re, sono originarii, assolutamente originarii, non creati, non ge nerati, sterili, permanenti, immobili come pilastri. Essi non muovono, non mutan o, non si urtano l'un contro l'altro, non causano l'un all'altro n gioia n dolore, n gioia e dolore. Quali sette? La Sostanza terra, la sostanza acqua, la sostanza fuoco, la sostanza aria, la gioia, il dolore, e settima la vita. Proprio questi sette elementi sono originarii assolutamente originarii, non creati, non generat i, sterili, permanenti immobili come pilastri, essi non muovono, non mutano, non si urtano uno con l'altro, non causano l'un all'altro n gioia n dolore, n gioia e dolore. Pertanto non vi un separare, non un unire, non vi sensazione n causa di s ensazione, non vi percezione n causa di percezione. Se con un'arma tagliente si t roncasse ad alcuno la testa non per questo alcuno verrebbe privato della vita, m a il taglio della spada si introdurrebbe tra i setti elementi ". 27. Cos letteralmente, o signore, Pakudha Kaccayana, interrogato sul visibile fru tto dell'ascesi, mi rispose sulla distinzione per la distinzione. Come interroga to sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Pakudha Kaccayana interrogato sul visibile frutto dell'asc esi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa del la rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi a Pakudha Kaccayana, ma non vi fu accett azione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza pro ferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nul la convinto, levatomi da sedere me ne andai. 28. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Nigantha Nataputta (9), e, avendo avvicinato Nigantha Nataputta, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto io, o signore, cos di ssi a Nigantha Nataputta: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Aggi-Vessana , cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'ar co, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuoch i, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o eserc

itano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatt i madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, l e opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente frut tificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Agg i-Vessana, proprio qui, in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? ". 29. Avendo io cos detto, o signore, Nigantha Nataputta cos mi rispose: " Ecco, o g ran re, il Nigantha quadruplice freno, controllo, limitazione. E come o gran re, il Nigantha quadruplice freno, controllo, limitazione? Ecco, o gran re, il Niga ntha di ogni acqua limitazione, di ogni acqua controllo, di ogni acqua scrupolo, di ogni acqua saziet. Cos, o gran re, un quadruplice freno, controllo, limitazion e; e siccome, o gran re, il Nigantha questo quadruplice freno, controllo, limita zione, cos svincolato viene chiamato colui che da s giunto, che da s controllato, d a s calmato ". 30. Cos letteralmente, o signore, Nigantha Nataputta, interrogato sul visibile fr utto dell'ascesi, mi rispose sul quadruplice freno, controllo, limitazione. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Nigantha Nataputta interrogato sul visibile frut to dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o brahmano dimorante vincitore a c ausa della rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi a Nigantha Nataputta, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso , per nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai. 31. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Sanjaya Belatthiputta, e, avendo a vvicinato Sanjaya Belatthiputta, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole , presi posto su di un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Sanjaya Belatthiputta: " Per ciascuno che esercita un'attivit, o Sanj aya, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d 'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobil i, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cu ochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbrica nte di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo fanno lieto e s oddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figli e, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spiritu ale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, pro ducono propensione ai cieli. Ora si possono, o Sanjaya, proprio qui in questo mo ndo riconoscere i frutti dell'ascesi ? ". 32. Avendo io cos detto, o signore, Sanjaya Belatthiputta cos mi rispose: " C' l'al tro mondo? - Che tu cos possa chiedere, - c' l'altro mondo, - che ci per me abbia s enso, - c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia insegnato: il primo non pu ess ere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. N pu non essere, n non pu non e ssere. - Non c' l'altro mondo? - che tu cos possa chiedere, - non c' l'altro mondo, - che ci per me abbia senso, - non c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia ins egnato: il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. C' e non c' l'altro mondo? Non c', n non c' l'altro mondo? - Che tu cos possa chieder e, - c' e non c' l'altro mondo non c' n, - che ci per me abbia senso, - c' e non c' l altro mondo, non c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia insegnato: il primo n on pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. - Vi possibilit di r isorgere per gli esseri? Non vi possibilit di risorgere per gli esseri ? Vi e non vi possibilit di risorgere per gli esseri? Non vi n non vi possibilit di risorgere per gli esseri? - Che tu cos possa chiedere, - c' l'altro mondo, - che ci per me a bbia senso, - c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia insegnato: il primo non pu essere, il secondo non pu ess ere, il terzo non pu essere. - Vi frutto e conseguenza delle azioni piacevoli e d olorose ? Non vi frutto e conseguenza delle azioni piacevoli e dolorose ? Vi e n on vi frutto e conseguenza delle azioni piacevoli e dolorose? Non vi n non vi fru tto e conseguenza delle azioni piacevoli e dolorose? - Che tu cos possa chiedere, - c' l'altro mondo, - che ci per me abbia senso, - c' l'altro mondo, - che cos da q

ualcuno sia insegnato: il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. - Esiste il Compiuto dopo la morte ? Non esiste il Compiuto dopo l a morte ? Esiste e non esiste il Compiuto dopo la morte? Non esiste n non esiste il Compiuto dopo la morte? - Che tu cos possa chiedere, - non esiste n non esiste il Compiuto dopo la morte? - che ci per me abbia senso, - non esiste, n non esis te il Compiuto dopo la morte ? - che cos da qualcuno sia insegnato, il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere, n pu non essere, n non pu non essere 10. Cos letteralmente, o signore, Sanjaya Belatthiputta, interrogato sul visibile fru tto dell'ascesi, mi rispose sull'ambivalenza. Come interrogato sul mango mi parl asse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio c os Sanjaya Belatthiputta interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " Costui il pi stolto, il pi fatuo di questi asceti o brahmani. E come, di grazia potr spiegare, essendo cos confuso, la domanda sul visibile frutto dell'ascesi?". Allora, o signore, a me cos fu: " E c ome, di grazia, costui pu pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vi ncitore a causa della rinuncia?". E queste parole, o signore, dissi a Sanjaya Be latthiputta, ma non vi fu n accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettat o n respinto, scontento, senza proferire parola d'insoddisfazione, preso da disgu sto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere, me ne andai. 34. Su questo, o signore, io interrogo il Sublime: "Per ciascuno che esercita de lle attivit, o signore, cio per coloro che cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, f igli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, l avandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mond o, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e pa dre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani le opere che p romuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in m ondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o signore, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? " (11)". " possibile, o gran re, ma ora io ti porr una domanda, se vuoi tu mi risponderai " . 35. "Che pensi tu, o gran re, se ci fosse un uomo, un plebeo, molto operoso, che presto si leva, che tardi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole" E cos a lui fosse: " meraviglioso, straordinario certamente l'andare verso il bene, l'operare bene. Quegli, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta un essere umano, ed anch'io sono un essere umano. Quegli, il re del Magadha Ajat asattu Vedehiputta nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, gode nel posse sso dell'esistenza, certamente, invece io sono un plebeo, molto operoso, presto mi levo, tardi giaccio, ubbidiente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole . E cos facendo io ne trarr bene. Ma se ora io, rasi capelli e barba, indossato l' abito giallo, uscissi dalla casa verso l'anacoretismo ? (12). Allora costui, ras i capelli e barba, indossato l'abito giallo, esce dalla casa verso l'anacoretism o. Cos uscito col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimora, colla ment e vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s lieto isolato. S e a te alcuni, in riferimento a quest'uomo, dicessero: " Di grazia, o divino, vo rresti conoscere forse tu un uomo, un plebeo, operoso, che presto si leva, che t ardi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole: costui, o divino, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscito dalla casa verso l'anacoretismo, cos uscito, col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimo ra, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s li eto ed isolato". Forse cos tu risponderesti: "Se ne vada questo mio caro uomo, eg li tuttora rimane un plebeo, un plebeo molto operoso, che presto si leva, che ta rdi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole "". 36. "No di certo, o signore, ma lui io saluterei, mi alzerei da sedere, lo invit erei, gli offrirei manto, scodella, medicine e, secondo la consuetudine, gli app resterei riparo, protezione, difesa ". " Che pensi, o gran re ? Proprio cos essendo, vi un visibile frutto dell'ascesi,

o non vi ? ". "Certamente, o signore, cos essendo, vi e un visibile frutto dell'ascesi ". "Cos, o gran re, ti ho indicato un primo, composto di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi ". 37. " Si pu dunque, o signore, indicare ancora un altro, composto di visibili ele menti, visibile frutto dell'ascesi? ". " possibile, o gran re; ma ora io ti porr una domanda, se vuoi tu mi risponderai. Che pensi tu, o gran re ? Se ci fosse un uomo, un proprietario terriero, capo di casa, religioso, buon amministratore, e cos a lui fosse: " meraviglioso, straord inario certamente l'andare verso il bene, l'operare bene. Quegli, il re del Maga dha Ajatasattu Vedehiputta un essere umano, ed anch'io sono un essere umano. Que gli il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, gode nel possesso dell'esistenza, certamente; invece io sono un prop rietario di terre, capo di casa, religioso, buon amministratore. E cos facendo io ne trarr bene. Ma se ora io, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, usc issi dalla casa verso l'anacoretismo ? ". Allora costui abbandonata una piccola od una grande propriet, una piccola od una grande cerchia di amici, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, esce dalla casa verso l'anacoretismo. Cos usci to col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s lieto ed isolato. Se a te alcuni in riferimento a quest'uomo dicessero: "di grazia, o divino, vorresti con oscere forse tu un uomo, proprietario di terra, capo di casa, religioso, buon am ministratore: costui, o divino, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscito dalla casa verso l'anacoretismo, cos uscito col corpo vigilato dimora, col la parola vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s lieto isolato". Forse cos tu risponderesti: " se ne vada que sto mio caro uomo, egli tuttora rimane un proprietario terriero, capo di casa, r eligioso, buon amministratore ? " " 38. " No di certo, o signore, ma lui io saluterei, mi alzerei da sedere, lo invi terei, gli offrirei manto, scodella, medicine e, secondo la consuetudine, gli ap presterei riparo, protezione, difesa ". " Che pensi o gran re? Proprio cos essendo vi un visibile frutto dell'ascesi, o n on vi ? " "Certamente, o signore, cos essendo vi un visibile frutto dell'ascesi ". "Cos, o gran re, ti ho indicato un secondo, composto di visibili elementi, visibi le frutto dell'ascesi " (13) 39. a Si pu dunque, o signore, indicare ancora un altro, composto di visibili ele menti, visibile frutto dell'ascesi, di questi visibili frutti pi eccelso, pi alto? ". o Si pu o gran re; pertanto, ascolta attentamente e poni mente, io ti risponder ". "S, o signore ", cos al Sublime assent il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta. Il Sublime cos disse: 40. "In questo mondo, o gran re, sorge il Compiuto, Santo, Perfetto, Perfettamen te Svegliato, possessore del cibo della sapienza, benvenuto, conoscitore del mon do, incomparabile guida delle umane genti, maestro degli di e degli uomini, svegl iato Sublime. Questo mondo, con ci che vi di divino, con ci che appartiene a Mara, con ci che appartiene a Brahma, con quanti in lui sorgono asceti e brahmani, con quanti in lui sono di e uomini, egli descrive, avendolo da s stesso sperimentato, visto coi propri occhi. Egli insegna una dottrina letificante nel principio, le tificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e nello spirito, palesa la condizione di isolata pienezza, di limpida purezza. 41 . E questa dottrina ode un padre di famiglia, o il figlio di un padre di fami glia, o chi sia nato in altro stato. Egli, udendo questa dottrina, si empie di f iducia nel Compiuto. Possessore della fiducia ottenuta in Lui, cos riflette: "opp ressione la vita comune, via regale, libero cielo l'andare errando. Non possibil e, abitando la casa, arrivare all'isolata pienezza, alla condizione di limpida, quasi lucida madreperla, purezza. E se io, rasi i capelli e barba, indossato l'a bito giallo, uscissi di casa verso l'anacoretismo?". Ed egli in sguito, una picco

la propriet, od una grande propriet abbandonata, una piccola cerchia di amici, od una grande cerchia di amici abbandonata, rasi capelli e barba, esce di casa vers o l'anacoretismo. 42. Cos uscito, controllandosi da s, secondo il controllo del patimokkha, dimora n utrendosi di retto comportamento, e di ogni pur minimo errore vede il danno, ass umendoli si rende atto a realizzare una serie di precetti nel corpo, nell'azione , nella parola; in possesso di rettitudine, limpido di vita, perfetto nella cond otta, vigilante alle porte dei sensi, in possesso della facolt di autorealizzarsi nella propria consapevolezza, soddisfatto. 43. E come, o gran re, un monaco perfetto nella condotta? Ecco, o gran re, un mo naco ha rinunciato ad uccidere, si astiene dall'uccidere, senza mazza, senza spa da, riguardoso, pieno di simpatia, amico, compassionevole con tutti gli esseri v iventi, dimora. Cos essendo egli nella regola. Ha rinunciato al non dato, si astiene dal non dato, [solo] il dato ricevendo, [s olo] il dato accogliendo, con puro animo non furtivo, in s dimora. Cos essendo egl i nella regola. Ha rinunciato alla condizione di impurit, in condizione di purezza, in condizione di solitudine, si astiene dalla comune legge sessuale. Cos essendo egli nella re gola. 44. Ha rinunciato alla menzogna, si astiene dalla menzogna, veritiero, tutt'uno col vero, fermo, conseguente, non adulatore del mondo. Cos essendo egli nella reg ola. Ha rinunciato a parole maligne, si astiene da parole maligne, quanto qua ode non riferisce l per la disunione di quelli, quanto l ode non riferisce qua per la dis unione di questi, cos dei discordi conciliatore, dei concordi rafforzatore, nell' armonia lieto, nell'armonia giocondo, nell'armonia felice, parole che generano armonia egli parla. Cos essendo egli nella regola. Ha rinunciato a parole aspre, si astiene da parole aspre, parole non pungenti, d olci all'orecchio, amorevoli, che scendono al cuore, corrette, che molti allegra no, che molti sollevano, parole siffatte egli dice. Cos essendo egli nella regola . Ha rinunciato alle chiacchiere, si astiene da chiacchiere, interlocutore tempest ivo, parla di cose reali, parla di cose profittevoli, secondo la Dottrina, secon do la Norma, dice parole ricche di contenuto, opportunamente adorne di paragoni, adeguate al soggetto, parole siffatte egli dice. Cos essendo egli nella regola. 45. Si astiene dal danneggiare gli esseri che nascono da semi; una sola volta [a l giorno] si nutre. Di notte digiuna, si astiene da cibo fuori tempo, si astiene da danze, canti, giochi, spettacoli, si astiene da corone, profumi, unguenti, o rnamenti, acconciature, addobbi. Si astiene da alti e grandi letti. Si astiene d all'accettare oro ed argento. Si astiene dall'accettare cereali crudi. Si astien e dall'accettare carne cruda. Si astiene dall'accettare donne e fanciulle. Si as tiene dall'accettare servi e serve. Si astiene dall'accettare pecore e capre. Si astiene dall'accettare polli e maiali. Si astiene dall'accettare elefanti, buoi e cavalli. Si astiene dall'accettare propriet terriere. Si astiene dall'assumere messaggi, commissioni, incarichi. Si astiene da compra-vendita. Si tiene lontan o da falsa bilancia, falsa moneta, falsa misura. Si tiene lontano dalle tortuose vie dell'inganno, della frode, della bassezza. Si tiene lontano dai ferimenti, dalle risse, dalle baruffe, dai furti, dalle rapine, dalle violenze. Cos essendo egli nella regola. 46. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano intenti a danneggiare semi e piante, quali: [le piante] che si propagano per rizomi, che si propagano per radici aeree, che si propagano per innesti, che si propagano per talee, che si propagano per semi; questi cinque, siffatti semi e piante si astiene dal danneggiare. Cos essendo egli nella regola. 47. Mentre vi sono asceti o brahmani, che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, d imorano intenti ad accumulare siffatte provviste, quali: provviste di cibo, prov viste di bevande, provviste di abiti, provviste di carrozze, provviste di letti, provviste di profumi, provviste di denaro; siffatte provviste si astiene dall'a ccumulare. Cos essendo egli nella regola. 48. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di

morano applicati ad assistere a siffatti spettacoli, quali: la danza, il canto, la musica, la rappresentazione, la recitazione di leggende, i ritmi colle mani, il canto dei bardi, il tamburo, il suono dei bicchieri, la scena incantata, il g iuoco acrobatico dei fuori casta, lotte di elefanti, lotte di cavalli, lotte di bufali, lotte di tori, lotte di caproni, lotte di galli, lotte di quaglie, scher ma coi bastoni, pugilato, tiro alla fune, finte battaglie, riviste, sfilate di t ruppe, ispezioni a truppe; da questi e siffatti generi di spettacolo si astiene. Cos essendo egli nella regola. 49. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano applicati all'[uso di] siffatti giacigli ricchi e comodi, quali, la sedia lunga, il divano, la coperta di lunga lana, la coperta a pi colori, il lenzuolo, le varie specie di lenzuolo, il materasso, il copriletto con ricamo, il coprile tto con frangia, con la frangia ad un orlo, il copriletto ricamato con gemme, [i l tappeto di] seta, il tappeto di lana, la coperta da elefante, la coperta da ca vallo, la coperta da carrozza, il lenzuolo di strisce intrecciate di pelle di an tilope nera, la coperta di pelle di cervo; da questi e da simili giacigli biechi e comodi si astiene. Cos essendo egli nella regola. 50. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano applicati a siffatti divertimenti sedentari, quali: le otto pedine, le di eci pedine, in aria, la strada rotonda, santika, i dadi, i bastoni, la spazzola, l'occhio, i tubi, l'amo, la giostra, il mulino a vento, il bicchiere di foglia di palma, il piccolo carro, il piccolo arco, le lettere, indovinare il pensiero, imitare i difetti; da questi e siffatti divertimenti sedentari si astiene. Cos e ssendo egli nella regola. 51. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano applicati a siffatti acconciature e cosmetici, quali: il profumo, la lozi one, il massaggio, il bagno, la frizione, lo specchio, il collirio, la ghirlanda , il cosmetico, la cipria per il volto, la crema per il volto, i nastri ai polsi , i nastri in capo, il bastone, la canna, la spada, il parasole, i sandali, il v ariopinto turbante, i gioielli, lo scacciamosche, l'abito bianco con lunghe fran ge; da questi e simili acconciature e cosmetici si astiene. Cos essendo egli nell a regola. 52. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano applicati a siffatte chiacchiere, quali: chiacchiere su re, chiacchiere s u ladri, chiacchiere su primi ministri, chiacchiere su eserciti, chiacchiere su cose spaventevoli, chiacchiere su guerre, chiacchiere su cibo, chiacchiere su be vande, chiacchiere sull'abito, chiacchiere sulle ghirlande, chiacchiere sui prof umi, chiacchiere su parenti, chiacchiere su carrozze, chiacchiere su villaggi, c hiacchiere su citt, chiacchiere su piazzeforti, chiacchiere su province, chiacchi ere su donne, chiacchiere su uomini, chiacchiere su eroi, chiacchiere da strada, chiacchiere da pozzo, chiacchiere su spiriti, chiacchiere vane sull'origine del mondo, sull'origine dell'acqua, sull'essere o non essere; da queste e simili ch iacchiere si astiene. Cos essendo egli nella regola. 53. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano applicati a siffatte dispute, quali: " Tu non conosci questa dottrina e r egola: conosceresti forse tu questa dottrina e regola? Io conosco questa dottrin a e regola ". " Su cattiva strada tu sei, su buona strada io sono". " Conseguent e sono io, non conseguente sei tu ". " Quanto dovevi dire prima tu dici dopo, qu anto dovevi dire dopo tu dici prima". "Tu sei oscuro ed involuto ". "Ti stata mo ssa una confutazione, tu sei disapprovato". " Tu divaghi, esci dal discorso, neg alo se sei capace "; da queste e simili dispute si astiene. Cos essendo egli nella regola. 54. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, di morano applicati ad assumere siffatti messaggi, commissioni, incarichi, quali: [ messaggi] di re, di reali ministri, di nobili, di brahmani, di padri di famiglia , di fanciulli: " va in questo luogo, va in quel luogo, prendi questo, prendi qu ello"; da questi e simili messaggi si astiene. Cos essendo egli nella regola. 55. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, so no ingannatori, mormorati, astrologi, prestigiatori, ardenti di desiderio per il guadagno; da questi e simili inganni e mormorazioni si astiene. Cos essendo egli

nella regola. 56. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: la chi romanzia, la profezia, il miracolo, l'interpretazione dei sogni e delle erosioni dei topi nella stoffa, il rito del fuoco, il rito del cucchiaio, il rito della crusca, il rito della farina di riso, il rito del grano di riso, il rito del bur ro, il rito dell'olio, il rito della saliva, il rito del sangue, L'arte di [prop iziare] i luoghi, L'arte della costruzione, l'arte del governo, la scienza auspi cale, la demonologia, la geomanzia, la scienza dei serpenti, dei veleni, degli s corpioni, dei topi, degli uccelli, dei corvi, la previsione della morte, gli sco ngiuri, lo zodiaco; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo eg li nella regola. 57. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: la sig natura della gemma, la signatura del bastone, la signatura del manto, la signatu ra della spada, la signatura della freccia, la signatura dell'arco, la signatura dello scudo, la signatura dell'uomo, la signatura della donna, la signatura del fanciullo, la signatura della fanciulla, la signatura del servo, la signatura d ella serva, a signatura dell'elefante, la signatura del cavallo, la signatura del bufalo, la signatura del toro, la signatura del bue, la signatura della capra, la signatur a del cervo, la signatura del gallo, la signatura della quaglia, la signatura de ll'iguana, la signatura dell'orecchione, la signatura della tartaruga, la signat ura dell'antilope; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egl i nella regola. 58. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: " vi s ar una successione di re ", " non vi sar una successione di re ", " vi sar la venut a di vicini re ", " vi sar la dipartita di lontani re ", " vi sar la venuta di lon tani re ", " vi sar la dipartita di vicini re ", " vi sar la vittoria di vicini re ", " vi sar la sconfitta di lontani re ", " vi sar la vittoria di lontani re ", " vi sar la sconfitta di vicini re ", " vi sar vittoria di questo ", "vi sar sconfit ta di quello"; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli ne lla regola. 59. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: " vi s ar una eclissi di luna ", " vi sar una eclissi di sole ", " vi sar una eclissi di s telle ", " vi sar l'ordinario corso della luna e del sole ", " vi sar uno straordi nario corso della luna e del sole ", " vi sar l'ordinario corso delle stelle ", " vi sar uno straordinario corso delle stelle ", " vi sar un globo di fuoco ", " vi sar una luce zodiacale", "vi sar un terremoto", "vi sar il tamburo degli di (tuono) ", " vi sar il sorgere, il tramontare, L'offuscarsi della luna, del sole e delle stelle ", " cos sar la conseguenza dell'eclissi di luna ", " cos sar la conseguenza dell'eclissi di sole ", " cos sar la conseguenza dell'eclissi di stelle ", " cos s ar la conseguenza dell'ordinario corso della luna e del sole ", " cos sar la conseg uenza dello straordinario corso della luna e del sole", " cos sar la conseguenza d ell'ordinario corso delle stelle ", " cos sar la conseguenza dello straordinario c orso delle stelle ", " cos sar la conseguenza di un globo di fuoco ", " cos sar la c onseguenza di una luce zodiacale ", " cos sar la conseguenza di un terremoto ", " cos sar la conseguenza del tamburo degli di ", " cos sar la conseguenza del sorgere, tramontare, offuscarsi, schiarirsi della luna, del sole e delle stelle"; da ques te e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola. 60. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: " vi s ar abbondante pioggia ", " vi sar scarsa pioggia ", " vi sar abbondante raccolto ", " vi sar scarso raccolto ", " vi sar pace ", " vi sar agitazione", "vi sar malattia ", "non vi sar malattia", talismani, calcoli magici, matematica, poetare, filosof are; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola . 61. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co

n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: lo spo sare, dar marito alle fanciulle, causare simpatia, causare antipatia, causare un ione, causare disunione, causare la buona sorte, causare la mala sorte, procurar e aborto, paralizzare la lingua, paralizzare la mascella, paralizzare le mani, m ormorare negli orecchi, divinare collo specchio, colla fanciulla, con gli di, L'a dorazione del sole, L'adorazione della terra, il soffiare nel fuoco, L'invocare il nome; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella re gola. 62. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, co n basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze: il placare [g li di], L'adempiere ai voti, le opere coi demoni della terra, procurare la virili t, procurare l'impotenza, la determinazione e la propiziazione dei riti, le abluz ioni, le purificazioni, i sacrifici, L'emetico, la purga, L'acqua purgante, la p urga inferiore, la purga superiore, L'unzione dell'orecchio, la medicazione del naso, il collirio, il lavaggio dell'occhio, la cura dell'occhio, L'estrazione de i dardi, la cura dei fanciulli, la cura colle radici, il somministrare [medicine ], il confortare, i rimedi; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos es sendo egli nella regola. 63. E quel monaco, o gran re, perfetto nella condotta, non conosce pi timore perc h controllatore della condotta Come, o gran re, un re guerriero unto nel capo, vi ncitore del nemico non conosce pi timore perch ha vinto il nemico, proprio cos, o g ran re, il monaco perfetto nella condotta non conosce pi timore perch controllator e della condotta. Cos costui possessore delle nobili parti della condotta, sperim enta una interna giustamente ricercata gioia. Cos, o gran re, un monaco perfetto nella condotta. 64. E come, o gran re, un monaco vigila alle porte dei sensi? Ecco, o gran re, i l monaco, se con l'occhio vede una forma, lascia cadere i riflessi mentali, lasc ia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt visiva, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elem enti si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt visiva, es egue il controllo della facolt visiva. Se egli coll'orecchio ode un suono, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt uditiva, desiderio e soff erenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo cont rollo, vigila la facolt uditiva, esegue il controllo della facolt uditiva; se col naso odora un odore, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne co nsegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della faco lt olfattiva, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducon o, egli procede a questo controllo, vigila la facolt olfattiva, esegue il control lo della facolt olfattiva; se colla lingua gusta un sapore, lascia cadere i rifle ssi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt gustativa, desiderio e sofferenza, catti vi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt gustativa, esegue il controllo della facolt gustativa; se col corpo per cepisce un contatto, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne co nsegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della faco lt tattile, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt tattile, esegue il controllo d ella facolt tattile; se colla mente conscio di un pensiero lascia cadere i rifles si mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non p ossedendo questo controllo della facolt mentale, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt mentale, esegue il controllo della facolt mentale. 65. E come, o gran re, un monaco possessore di vigile consapevolezza? Ecco, o gr an re, un monaco chiaro e vigilante nell'andare e nel venire, chiaro e vigilante nel guardare e nel riguardare, chiaro e vigilante nell'alzarsi e nel muoversi, chiaro e vigilante nel portare il manto dell'ordine e la ciotola dell'elemosina, chiaro e vigilante nel cibarsi e nel bere, nel masticare e nel gustare, chiaro e vigilante nello svuotarsi di sterco e d'urina, chiaro e vigilante nell'andare e nello stare, nel sedersi, nell'addormentarsi, nel destarsi, nel parlare e nel

rimanere in silenzio. Cos, o gran re, un monaco possessore di vigile consapevolez za. 66. E come, o gran re, un monaco soddisfatto? Ecco, o gran re, un monaco soddisf atto del manto che protegge il suo corpo, del cibo elemosinato che sostenta il s uo ventre, e dovunque egli vada solo con s stesso egli va. Come, o gran re, un al ato uccello, ovunque egli voli, solo col peso delle sue penne egli vola, cos prop rio, o gran re, un monaco soddisfatto del manto che protegge il suo corpo, del c ibo elemosinato che sostenta il suo ventre, e ovunque egli vada solo con s stesso egli va. Cos, o gran re, un monaco soddisfatto. 67. Cos egli, possessore del nobile comportamento, possessore del nobile controll o dei sensi, possessore della nobile vigile consapevolezza, possessore della nob ile soddisfazione, cerca una dimora appartata, una foresta, un piede di un alber o, una grotta tra le rupi, una caverna di montagna, un cimitero, il mezzo della foresta, un giaciglio di strame nell'aperta pianura. Egli dopo aver mangiato, ri tornato dalla elemosina, siede, piegando le incrociate gambe, drizzando l'eretto corpo, dispone di fronte a s la sua consapevolezza. 68. Egli, rigettati i desideri del mondo, dimora colla mente priva di desideri, purifica di desideri la mente. Egli, rigettato l'astio, dimora con un animo priv o di malevolenza, verso tutti gli esseri viventi amico e compassionevole, purifi ca la mente da astiosit. Egli, rigettati ignavia e torpore, dimora con coscienza chiara, consapevole e attenta, purifica la mente da ignavo torpore. Egli, rigett ato il turbine dell'ira, dimora con non orgogliosa calma, colla mente interiorme nte calmata, purifica la mente dal turbine dell'ira. Egli, rigettato il dubbio, dimora libero dal dubbio, non incerto sulle cose salutari, purifica la mente dal dubbio. 69. Proprio come, o gran re, un uomo gi carico di debiti, i suoi affari continuan do, i suoi affari prosperando e le vecchie radici dei debiti e questi estinguess e, sicch a lui restasse pi di quanto gli occorre, a lui cos sarebbe: " io dunque pr ima ero oppresso dai debiti, continuando i miei affari, gli affari prosperano e le vecchie radici dei debiti e questi ho abolito, s che a me resta pi di quanto mi occorra". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere. 70. Proprio come, o gran re, un uomo colpito da malattia fosse dolente, affranto , non provasse piacere al cibo, il suo corpo non avesse pi forza; egli poi, guari to dalla malattia, avesse di nuovo piacere di prendere cibo ed il corpo incominc iasse a riacquistare in forza. A lui cos sarebbe: " io prima ero ammalato, dolent e, affranto, non provavo piacere al cibo, il mio corpo non aveva pi forza; ora so no guarito dal male, riprovo piacere al cibo, il corpo si rinforza". Egli in con seguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere. 71. Proprio come, o gran re, un uomo fosse imprigionato, legato, ed in sguito ven utosi a liberare dai ceppi, sicuramente libero, non potesse pi perdere questo van taggio. A lui cos sarebbe: " io prima ero imprigionato, legato, ora sono libero dai ceppi , sicuramente libero, e pi da me non pu essere perso questo vantaggio". Egli in co nseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere. 72. Proprio come, o gran re, un uomo fosse schiavo, non da s dipendendo, da altri dipendendo, non libero di andare dove vuole, ed in sguito, libero dalla schiavit, da s dipendendo, non da altri dipendendo, fosse libero di andare dove vuole. A l ui cos sarebbe: " io prima ero schiavo, non dipendevo da me, dipendevo da altri, non andavo dove volevo, ora invece non sono pi schiavo, ma libero, da me dipendo, non da altri dipendo, sono padrone di andare dove voglio". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere. 73. Proprio come, o gran re, vi fosse un uomo che, recando seco un tesoro, perco rresse una pericolosa strada piena di insidie e di terrori, ma poi, fuori di per icolo, raggiungesse i dintorni di un villaggio tranquillo senza terrore. A lui c os sarebbe: " io prima, recando meco un tesoro, percorrevo una strada pericolosa, piena di insidie, di terrori; ora io sono uscito dal pericolo, sicuramente ho r aggiunto i dintorni di un villaggio tranquillo, privo di terrore". Egli in conse guenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere. 74. Proprio cos, o gran re, il monaco quasi un debito, quasi una malattia, quasi il carcere, quasi la schiavit, quasi una strada pericolosa, questi cinque impedim

enti non ancora superati in s riconosce dapprima. Poi, o gran re, come liberazion e dai debiti, come guarigione da malattia, come liberazione dal carcere, come li bert da servit, come superamento del pericolo, questi impedimenti superati, in s ri conosce. 75. In lui, che riconosce di avere in s superati i cinque impedimenti, nasce leti zia, dalla letizia nasce beatitudine, con la mente beata il corpo si calma, il c orpo calmato sperimenta gioia, la mente gioiosa si concentra. Egli cos lungi da b rame, lungi da elementi non salutari, raggiunta con vitakka e con vicara, la nat a da distacco beata gioia, prima esperienza, dimora. Ed egli questo corpo di nat a da distacco beata gioia empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rima nga imbevuta di nata da distacco beata gioia. 76. E come, o gran re, un abile bagnino, o garzone di bagnino, in una conca di b ronzo intridesse polvere da bagno spruzzandola d'acqua profumata, la mescolasse s che la saponata profumata, intrisa di profumo entro e fuori, fosse pervasa di p rofumo e non gocciolasse, cos, o gran re, un monaco questo corpo empie, colma, pe rmea ed intride di nata di distacco beata gioia, s che la non pur minima parte de l corpo non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioia. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo ed altissimo. 77. Ed inoltre ancora, o gran re, un monaco, superando vitakka e vicara, raggiun ta l'interna tranquillit della mente, l'unit dell'essere, la priva di vitakka, pri va di vicara, nata di concentrazione beata gioia, seconda esperienza, dimora. Ed egli questo corpo di nata da concentrazione beata gioia empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di concentrazione beata gioia. 78. E come, o gran re, vi fosse un lago di acqua sorgiva in cui n dalla regione d i levante, n dalla regione di ponente, n dalla regione di mezzanotte, n dalla regio ne di mezzod sfociasse dell'acqua, n mai dal cielo cadesse scroscio di pioggia, ma in quel lago fresca acqua sgorgasse da una sorgente, s che il lago di fresca acq ua sorgente fosse pieno, colmo, pervaso, intriso, s che la non pur minima parte d el lago non rimanesse imbevuta di fresca acqua, cos, o gran re, un monaco questo corpo, empie, colma, permea ed intride di nata di concentrazione beata gioia, s c he la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata da concentrazi one beata di gioia. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo ed altissimo. 79. Ed inoltre ancora, o gran re, un monaco superata la beatitudine, in assenza di ogni eccitamento, equanime, chiaro, consapevole dimora e sperimenta col corpo quella gioia di cui i nobili dicono: "l'equanime consapevole dimora gioioso", t erza esperienza raggiunta, dimora. Ed egli questo corpo di sbeatificata gioia, e mpie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non riman ga imbevuta di beatificata gioia. 80. E come, o gran re, vi fossero dei fiori di loto celesti, rossi, bianchi, ed alcuni di questi fiori di loto celesti, rossi, bianchi, nati dall'acqua, cresciu ti nell'acqua, sbocciati nell'acqua, in questa vivono e le loro radici, le loro sommit di fresca acqua sono ripiene, colme, permeate ed intrise, s che la non pur minima parte dei fiori di loto celesti, rossi, bianchi non rimane imbevuta di fr esca acqua, cos, o gran re, un monaco questo corpo di sbeatificata gioia empie, c olma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbe vuta di sbeatificata gioia. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo. I 81. Ed inoltre ancora, o gran re, un monaco superando la gioia, superando il dol ore, purificandosi da precedente piacere e sofferenza, raggiunta la priva di dol ore, priva di gioia, equanime, consapevole, perfetta quarta esperienza, dimora. Ed egli posa ricoprendo questo corpo con la mente perfetta, trasparente, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga ricoperta dalla mente perfetta, tras parente. 82. E come, o gran re, un uomo seduto si copre di una chiara veste, s che nessuna

parte del suo corpo non rimanga ricoperta dalla chiara veste, cos, o gran re, un monaco posa ricoprendo questo corpo con la mente perfetta, trasparente, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga ricoperta dalla mente perfetta, tras parente. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo ed altissimo. 83. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge al chiaro sapere. Egli cos realizza : " questo il mio corpo, formato dai quattro grandi elementi, nato da padre e ma dre, nutrito di cibo, soggetto alla legge di impermanenza, decadimento, dissoluz ione, distruzione, annientamento. Questo vinnana qui in me localizzato, in me li mitato ". E come, o gran re, vi fosse un gioiello, una pietra preziosa, bellissima, eccell ente, a otto facce, ben lavorata, chiara, trasparente, senza macchie, dotata di piena perfezione, e in lei un filo che l'attraversa o azzurro, o giallo, o rosso , o bianco, o verde, ed un uomo vi fosse di chiara vista che, presala in mano, l a contemplasse: " questo un gioiello, una pietra preziosa, bellissima, eccellent e, a otto facce, ben lavorata, chiara, trasparente, senza macchie, dotata di pie na perfezione ed in lei vi un filo che l'attraversa o azzurro, o giallo, o rosso , o bianco, o verde", cos, o gran re, un monaco, essendo nella mente raccolta, pe rfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabi le, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolg e al chiaro sapere. Egli cos realizza: " questo il mio corpo, formato dai quattro grandi elementi, nato da padre e madre, nutrito di cibo, soggetto alla legge di impermanenza, decadimento, dissoluzione, distruzione, annientamento. Questo vin nana qui in me localizzato, in me limitato ". Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo ed altissimo. 85. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge a costruire un corpo costituito di pensiero: egli cio dal corpo ne costruisce un altro formale, costituito di pensi ero, con ogni singolo membro, con facolt sensorie supernormali. 86. E come, o gran re, un uomo da una canna di sakkara munja traesse il midollo. A lui cos sarebbe: "questo il munja, questo il midollo, altro il munja, altro il midollo, dalla munja ho tratto il midollo". Ed inoltre come, o gran re, un uomo traesse dal fodero una spada. Cos a lui sarebbe: " questa la spada, questo il fo dero, altra la spada, altro il fodero, dal fodero ho tratta la spada". Ed inoltr e come, o gran re, un uomo da un cesto traesse un serpente. Cos a lui sarebbe: " questo il serpente, questo il cesto, altro il serpente, altro il cesto, dal cest o ho tratto il serpente ". Cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta , perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, mall eabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e rivo lge a costruire un corpo costituito di pensiero; egli cio da questo corpo ne cost ruisce un altro formale, costituito di pensiero, con ogni singolo membro, con facolt sensorie supernormali. 87. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge alla variet dei poteri. Egli realiz za quel potere di apparire diverso: uno essendo egli [appare] molteplice, moltep lice essendo egli [appare] uno; di essere trasferibile su altri piani di esisten za, o attraverso muri, ostacoli, montagne: spedito passa attraverso la terra com e attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua, spedito cam mina sull'acqua come sulla terra, nel cielo colle sue gambe passeggia come un vo lante uccello, e la luna ed il sole, pur cos potenti e cos eccellenti egli accarez za e tocca colla palma della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del su o corpo. 88. E come, o grande, un abile vasaio, o garzone di vasaio, avendo ben preparata l'argilla, proprio quel particolare vaso che progetta, cos quello fa e crea; ino

ltre come, o gran re, un abile scultore in avorio, o garzone di scultore in avor io, avendo ben preparato l'avorio, quella particolare scultura che progetta, pro prio quella fa e crea; inoltre come, o gran re, un abile orefice, o garzone d'or efice, avendo ben preparato l'oro, quel particolare gioiello progettato proprio quello fa e crea, cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfett a, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, f orgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all a variet dei poteri. Egli realizza quel potere di apparire diverso: uno secondo e gli [appare] molteplice, molteplice essendo egli [appare] uno; di essere trasfer ibile in altri piani di esistenza, o attraverso muri, ostacoli e montagne: spedi to passa attraverso la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella te rra come nell'acqua, spedito cammina sull'acqua come sulla terra, nel cielo coll e sue gambe passeggia come un volante uccello, e la luna ed il sole, pur cos pote nti e cos eccellenti, egli accarezza e tocca colla palma della sua mano, e sino n el mondo di Brahma dispone del suo corpo. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo, altissimo. 89. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'organo dell'udito divino. Egl i coll'organo dell'udito divino, eccelso, sovrumano, entrambe le voci ascolta, d ivine ed umane, remote e vicine. 90. Come, o gran re, un uomo percorrendo una grande strada udisse suoni di tambu ri, suoni di crotali, suoni di trombe, suoni di cimbali, suoni di timpani, a lui cos sarebbe: "questo il suono del tamburo", " questo il suono del crotalo", " qu esto il suono della tromba", " questo il suono del cimbalo ", " questo il suono del timpano ", cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forg iabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'o rgano dell'udito divino. Egli coll'organo dell'udito divino, eccelso, sovrumano, entrambe le voci ascolta, divine ed umane, remote e viene. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo, altissimo. 91. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'interiore conoscenza delle me nti. Egli realizza ci che nella mente di altre persone, di altri esseri: la mente bramosa come mente bramosa realizza, la mente non bramosa come mente non bramosa realizza, la mente astiosa come mente astiosa realizza, la mente non astiosa come mente non astiosa realizza, la mente fatua come mente fatua realizza, la mente non fatua come mente non fatua realizza, la mente casta come mente casta realizza, la mente non casta come mente non casta realizza, la mente magnanima come mente magnanima realizza, la mente non magnanima come mente non magnanima realmente superiore come mente s uperiore realizza, [lizza, la mente non superiore come mente non superiore realizza, la mente attenta come mente attenta realizza, la mente non attenta come mente non attenta realizza, la mente libera come mente libera realizza, la mente non libera come mente non libera realizza. 92. E come, o gran re, una donna, od un uomo, od un fanciullo, od un giovane, am anti della propria bellezza in uno specchio purissimo, chiarissimo, trasparente, o in un vaso d'acqua il volto riflesso considerando, con un neo sa di avere un neo, senza neo sa di essere senza neo; cos, o gran re, un monaco essendo nella me nte raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combu stioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la d rizza e la rivolge all'interiore conoscenza delle menti. Egli realizza ci che nel

la mente di altre persone, di altri esseri: la mente bramosa come mente bramosa realizza, la mente non bramosa come mente non bramosa realizza, la mente astiosa come ment e astiosa realizza, la mente non astiosa come mente non astiosa realizza, la mente fatua come mente fatua realizza, la mente non fatua come mente non fatua realizza, la mente casta come mente cast a realizza, la mente non casta come mente non casta realizza, la mente magnanima come mente magnanima realizza, la mente non magnanima come mente non magnanima realmente su periore come mente superiore realizza, [lizza, la mente non superiore come mente non superiore realizza, la mente attenta come mente attenta realizza, la mente non attenta come mente non attenta realizza, la mente libera come mente libera realizza, la mente non libera come mente non libera realizza. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo, altissimo. 93. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza di sorgente consa pevolezza di anteriori forme di esistenza. A lui sorge consapevolezza di molte a nteriori esistenze, come di un'esistenza, come di delle esistenze, di tre, di qu attro, di cinque, di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta, di c ento esistenze, di mille esistenze, di centomila esistenze, delle esistenze dura nte epoche di molte formazioni di mondi, epoche di molte trasformazioni di mondi , epoche di molte formazioni e trasformazioni di mondi: " in questo luogo, quest o nome questa famiglia, questo stato, questa gioia e dolore sperimentati questa la fine della vita, e quanto qui sorse di qui trapass. In quel luogo, quel nome, quella famiglia, quello Stato, quella gioia e dolore sperimentati, quella la fin e della vita, e quanto l sorse di l trapass". Cos a lui sorge consapevolezza di molt e precedenti esistenze nelle loro caratteristiche, nelle loro circostanze. 94. E come, o gran re, un uomo andasse dal suo ad un altro villaggio, e da quest o ad un altro ancora, e da quest'ultimo ritornasse al suo. Allora a lui cos sareb be: " io andai dal mio villaggio ad un altro villaggio, l cos sono stato, cos mi so no seduto, cos ho parlato, cos ho taciuto, da quello poi sono andato in un altro v illaggio, in quell'altro cos sono stato, cos mi son seduto, cos ho parlato, cos ho t aciuto, e da quest'ultimo villaggio cos sono tornato nel mio "; cos, o gran re, un monaco, essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da sco rie, senza resti di combustioni, malleabile, non oscillante, raggiungente l'impo ssibilit, la drizza, la rivolge a riconoscere la sorgente consapevolezza di anter iori forme di esistenza. A lui sorge consapevolezza di molte precedenti esistenz e, come di un'esistenza, come di due esistenze, di tre, di quattro, di cinque, d i dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta esistenze, di cento esis tenze, di mille esistenze, di centomila esistenze, delle esistenze durante epoch e di molte formazioni di mondi, epoche di molte trasformazioni di mondi, epoche di molte formazioni e trasformazioni di mondi: " in questo luogo, questo nome, q uesta famiglia, questo stato, questa gioia e dolore sperimentati, questa la fine della vita, e quanto qui sorse di qui trapass, In quel luogo, quel nome, quella famiglia, quello stato, quella gioia e dolore sperimentati, quella la fine della vita, e quanto l sorse di l trapass". Cos a lui sorge consapevolezza di molte prece denti esistenze nelle loro caratteristiche, nelle loro circostanze. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo, altissimo. 95. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, ! malleabile, forgiabile, non oscillante, ra ggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza del trapassare e del risorgere degli esseri. Egli, col divino occhio rischiarato, vede gli esse ri divini ed umani trapassanti e sorgenti in basso, in alto, belli, brutti, feli ci, infelici, e come secondo le opere gli esseri riappaiono, realizza: " Questi

cari esseri sono seguaci di un non retto comportamento nelle opere, sono seguaci di un non retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un non retto compor tamento nei pensieri, disprezzano le cose nobili, stimano il cattivo, ed il catt ivo stimato attuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la mor te, vanno cos su cattiva strada, in cattive condizioni, in rovina. Questi cari es seri invece sono seguaci di un retto comportamento nelle opere, sono seguaci di un retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un retto comportamento nei pensieri, non disprezzano ci che nobile, stimano il buono, ed il buono stimato at tuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicement e risorgono in mondo beato". Cos col divino occhio rischiarato vede gli esseri di vini ed umani trapassanti e risorgenti in alto, in basso, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere sempre gli esseri riappaiono realizza. 96. E come, o gran re, in mezzo ad una piazza vi fosse un terrazzo e quivi un uo mo di buona vista vedesse gli uomini che nelle case entrano ed escono, per la vi a carreggiabile si avviano, o sostano in mezzo alla piazza, a lui cos sarebbe: " Questi uomini entrano ed escono di casa, per la via carreggiabile si avviano, o sostano in mezzo alla piazza"; cos, o gran re, un monaco nella mente raccolta, pe rfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabi le, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolg e all'intelligenza del trapassare e del risorgere degli esseri. Egli, col divino occhio rischiarato, vede gli esseri divini ed umani trapassanti e sorgenti in b asso, in alto, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere gli esse ri riappaiono realizza: " Questi cari esseri sono seguaci di un non retto compor tamento nelle opere, sono seguaci di un non retto comportamento nelle parole, so no seguaci di un non retto comportamento nei pensieri, disprezzano le cose nobili, stimano il cattivo, ed il cattivo stimato attuano con le opere. Essi, colla dissoluzione de l corpo, dopo la morte, vanno cos su cattiva strada, in cattive condizioni, in ro vina. Questi cari esseri invece sono seguaci di un retto comportamento nelle ope re, sono seguaci di un retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un rett o comportamento nei pensieri, non disprezzano ci che nobile, stimano il buono, ed il buono stimato attuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente risorgono in mondo beato ". Cos, col divino occhio rischiar ato vede gli esseri divini ed umani trapassanti e risorgenti in alto, in basso, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere sempre gli esseri riapp aiono realizza. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo, altissimo. 97. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza distruggitrice de gli asava. Egli: " Ecco il dolore " cos secondo realt realizza. " Questa l'origine del dolore " secondo realt realizza. " Questa la fine del dolore" secondo realt r ealizza. "Questa la via che mena alla fine del dolore" secondo realt realizza. " Questi gli asava " secondo realt realizza. "Questa l'origine degli asava" secondo realt realizza. "Questa la, fine degli asava " secondo realt realizza. " Questa l a via che mena alla fine degli asava " secondo realt realizza. Ed a lui, I che co s sa, cos vede, la mente si libera dall'asava del desiderio, si libera dall'asava dell'essere, si libera dall'asava del l'ignoranza. " Nel redento la redenzione " in lui sorge questa intelligenza. " Esausta la vita, estinta la condizione di p urezza, fatto ci che era da fare, non esiste altro stato condizionato" realizza a llora. 98. E come, o gran re, vi fosse un lago tra i monti trasparente, limpido, chiaro ed un uomo di buona vista fermo sulla sponda vedesse ostriche e conchiglie, cri stalli e ghiaia, frotte di pesci che vanno e che stanno, a lui cos sarebbe: " Que sto un lago tra i monti trasparente, limpido, chiaro e quivi sono ostriche e con chiglie, cristalli e ghiaia e frotte di pesci che vanno e che stanno"; cos, o gra n re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza distruttrice

degli asava. Egli: " Ecco il dolore " cos secondo realt realizza. " Questa l'origi ne del dolore " secondo realt realizza. " Questa la fine del dolore " secondo rea lt realizza. " Questa la via che mena alla fine del dolore " secondo realt realizz a. " Questi gli asava " secondo realt realizza. " Questa l'origine degli asava " secondo realt realizza. " Questa la fine degli asava secondo realt realizza. " Que sta la via che mena alla fine degli asava " secondo realt realizza. Ed a lui che cos sa, che cos vede la mente libera dall'asava del desiderio, si libera dall'asav a dell'essere, si libera dall'asava dell'ignoranza. " Nel redento la redenzione " in lui sorge questa intelligenza. " Esausta la vita, estinta la condizione di purezza, fatto ci che era da fare, non esiste altro stato condizionato " realizza allora. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell' ascesi eccellentissimo, altissimo. Di questi, o gran re, visibili frutti dell'ascesi, un altro visibile frutto dell 'ascesi pi alto, pi eccelso non vi ". 99. Cos essendo stato detto il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta disse al Sub lime cos: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore, come si raddrizzass e ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostr asse la strada, si portasse nel buio una lampada, chi ha gli occhi vedr le forme, cos dal Sublime con pi di un argomento stata esposta la Dottrina. Ed ecco, o sign ore, io prendo rifugio presso il Sublime, prendo rifugio presso la dottrina e l' Ordine dei monaci. Me fedele seguace voglia il Sublime accogliere prendente da o ggi rifugio per la vita. Un errore mi vinse, o signore, come uno stolto, come un folle, come un insensato. Per desiderio di potere privai della vita il padre, g iusto, legittimo re. Questo mio errore, o signore, accetti il Sublime in vista d i futuro controllo ". 100. "Ors, o gran re, un errore ti vinse come uno stolto, come un folle, come un insensato: tu per desiderio di potere I privasti della vita il padre, giusto, le gittimo re. E perci tu, o gran re, compisti un errore, un duplice errore secondo la, dottrina e questo io accetto. Vi miglioramento, o gran re, nella norma dei n obili a chi, pur avendo errato di un duplice errore, secondo la Dottrina, nel fu turo si controller ". 101. Cos essendo stato detto il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta disse al Sublime cos: " Ora tempo, o signore, che io vada. Molti affa ri, molte incombenze ci attendono ". " Questo il tempo, o gran re, a cui tu pensi ". Allora il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rallegrato, rasserenato dalle pa role del Sublime sorse da sedere, avendo salutato il Sublime, girando sulla dest ra se ne and. 102. Allora il Sublime, dopo la partenza del re del Majgadha Ajatasattu Vedehipu tta, si rivolse ai monaci: " Stroncato, o monaci, il re, contaminato, o monaci, il re. Se il re, o monaci, non avesse privato della vita il padre, giusto, legit timo re, libero da passione, senza macchia, su questo stesso sedile gli si sareb be dischiuso l'occhio della Dottrina " . Cos disse il Sublime, contenti i monaci si rallegrarono I alla parola del Sublime . SAMANNA PHALA SUTTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) KEVADDHASUTTA (KEVADDI LA IL FIGLIO DI FAMIGLIA)

Cos ho sentito 1. Un tempo il Sublime dimorava a Nalanda nel bosco di manghi del mercante di vesti. Allora Kevaddha figlio di famiglia, si diresse l dove era il Sublime; acc ostatosi, salutato il Sublime, gli sedette accanto. Accanto seduto Kevaddha figl io di famiglia cos disse al Sublime: " Nalanda, o signore, prosperosa, opulenta, molto popolata, densa di abitanti de vota al Sublime. Voglia il Sublime, o signore, ben ammaestrare un monaco che pos sa compiere cose sovrumane, meravigliosi miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime". Cos essendo stato detto il Sublime disse a Kevaddha figlio di famiglia cos: "Non c os, o Kevaddha, io espongo la Dottrina: " andate voi, o monaci, presso il laico b ianco vestito e compite cose sovrumane, meravigliosi miracoli " ". 2. Per la seconda volta Kevaddha figlio di famiglia disse al Sublime cos: " Io no n vorrei molestare il Sublime, per cos dico: Nalanda, o signore, prosperosa, opule nta, molto popolata, densa di abitanti devota al Sublime. Voglia il Sublime, o s ignore, ben ammaestrare un monaco che possa compiere cose sovrumane, meraviglios i miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime o. Per la seconda volta il Sublime disse a Kevaddha figlio di famiglia cos: " Non cos, o Kevaddha, io espongo la Dottrina: " andate voi, o monaci, presso il laico bianco vestito e compite cose sovrumane, meravigliosi miracoli " 3. Per la terza volta Kevaddha figlio di famiglia disse al Sublime cos: " Io non vorrei molestare il Sublime, per cos dico: Nalanda, o signore, prosperosa, opulent a, molto popolata, densa di abitanti devota al Sublime. Voglia il Sublime, o sig nore, ben ammaestrare un monaco che possa compiere cose sovrumane, meravigliosi miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime ". " Questi tre elementi straordinari sono stati da me stesso realizzati, posseduti , resi noti: i poteri sovranormali, la penetrazione sovranormale dell'altrui men te e l'insegnamento sovranormale. 4. Qual , o Kevaddha, il potere sovranormale? Ecco, o Kevaddha, un monaco realizz a quel potere di apparire diverso: uno essendo egli appare molteplice, molteplic e essendo egli appare uno; trasferibile su altri piani di esistenza, attraverso muri, ostacoli, montagne; non impedito cammina, attraverso la terra come attrave rso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua; spedito cammina sull 'acqua come sulla terra; nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante ucc ello, e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezza e tocca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo. E se un tale a ssiste fiducioso e vede quel monaco che realizza il potere di apparire diverso: che uno essendo egli appaia molteplice, molteplice essendo appaia uno; di essere trasferibile su altri piani di esistenza, attraverso muri, ostacoli, montagne; che non impedito cammini attraverso la terra come attraverso l'aria, ascenda e d iscenda nella terra come nell'acqua; che spedito cammini sull'acqua come sulla t erra; che nel cielo colle sue gambe passeggi come un volante uccello, e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezzi e tocchi col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma disponga del suo corpo. 5. E se quel tale che assistette fiducioso dice ad un altro che non assistette e non fiducioso: " meraviglioso, o signore, straordinario, o signore, il grande p otere, la grande eccellenza di un asceta. Io stesso vidi un monaco che realizza il potere di apparire diverso: uno essendo egli appare molteplice, molteplice es sendo egli appare uno; che trasferibile su altri piani di esistenza, attraverso muri, ostacoli, montagne; che non impedito cammina attraverso la terra come attr averso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua; che spedito cammi na sull'acqua come sulla terra; che nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante uccello, e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezza e tocca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo". Al lora colui che non ha assistito e non fiducioso cos potrebbe dire a colui che ha assistito fiducioso: "Questo certamente un incanto di Gandhari, per questo quel monaco realizza quel potere di apparire diverso: uno essendo egli appare moltepl ice, molteplice essendo egli appare uno; trasferibile su altri piani di esistenz a, attraverso muri, ostacoli, montagne; non impedito cammina, attraverso la terr a come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua; spedit

o cammina sull'acqua come sulla terra; nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante uccello e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezza e toc ca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo ". Che tu pensi, o Kevaddha ? Forse che colui che non ha assistito e non fiducioso non direbbe cos a colui che fiducioso ha assistito?". "Cos direbbe, o signore ". "E vedendo questo pericolo, o Kevaddha, del potere supernormale io non sono prop enso, non sono disposto, non sono favorevole al potere sovranormale. 6. Qual , o Kevaddha, la penetrazione sovranormale dell'altrui mente? Ecco, o Kev addha, un monaco penetra la mente di altri esseri, di altre persone, penetra qua nto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: " cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella mente". Ed ecco un tale a ssiste fiducioso e vede quel monaco che realizza il potere di penetrare le menti di altri esseri, di altre persone, che penetra quanto appartiene alla mente, pe netra il ragionamento, penetra le considerazioni: " cos quel pensiero, cos quel pe nsiero, proprio in quella mente ". 7. E se quel tale che assistette fiducioso dice ad un altro, che non assistette e non fiducioso: " meraviglioso, o signore, straordinario, o signore, il grande p otere, la grande eccellenza di un asceta. Io stesso vidi un monaco che penetra l a mente di altri esseri, di altre persone, penetra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: ' cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella mente'". Allora colui che non ha assistito e non fi ducioso cos potrebbe dire a colui che ha assistito fiducioso: " Questo certamente un incanto Manika, per questo quel monaco penetra la mente di altri esseri, di altre persone, penetra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, pe netra le considerazioni: ' cos quel pensiero, cos quel pensiero in quella mente ' ". Che tu pensi, o Kevaddha? Forse che colui che non ha assistito e non fiducioso n on direbbe cos a colui che fiducioso ha assistito ?". "Cos direbbe, o signore " "E vedendo questo pericolo, o Kevaddha, nella penetrazione della mente io non so no propenso, non sono disposto, non sono favorevole alla penetrazione della ment e. 8. E quale , o Kevaddha, l'insegnamento supernormale? Ecco, o Kevaddha, un monaco cos insegna: " Cos devi considerare, cos non devi considerare, a questo devi por m ente, a questo non devi por mente, questo raggiungi, questo raggiunto, dimora". Questo si chiama, Kevaddha, l'insegnamento sovranormale. 9. Ed inoltre ancora, o Kevaddha, ecco in questo mondo sorge il Compiuto, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato *... 44. In lui che ha riconosciuto di aver da s superato i cinque impedimenti, nasce letizia, dalla letizia nasce beatitudine, colla mente beata il corpo si calma, c ol corpo calmato sperimenta gioia, la mente gioiosa si concentra ed egli cos, lun gi da brame, lungi da elementi non salutari, raggiunta, con vitakka e vicara, la nata da distacco beata gioia, prima esperienza, dimora. Ed egli questo corpo em pie, colma, permea ed intride di nata di distacco beata gioia, s che la non pur m inima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioia. 45. Come, o Kevaddha, un abile bagnino o garzone di bagnino, in una conca di bro nzo intridesse polvere da bagno spruzzandola d'acqua profumata, la mescolasse s c he la saponata profumata, intrisa di profumo, entro e fuori fosse pervasa di pro fumo e non gocciolasse, cos o Kevaddha, un monaco questo corpo empie, colma, perm ea ed intride di nata di distacco beata gioia, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioia. 50. *... La quarta esperienza raggiunta dimora *... Questo Si chiama, o Kevaddha , l'insegnamento sovranormale. 52. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ragg iungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge al chiaro sapere *... Ci si chiama, o Kevaddha, l'insegnamento sovranormale. 53. *... non esiste alcun altro stato condizionato cos realizza allora". E ci si c hiama, o Kevaddha, l'insegnamento sovranormale.

67. Questi, o Kevaddha, tre elementi sovranormali sono stati da me stesso, reali zzati, posseduti, resi noti. Una volta, o Kevaddha, in una certa schiera di monaci, ad un monaco sorse in mente una rifl essione: " in qual luogo i quattro elementi scompaiono senza residuo, cio la terr a, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Allora, o Kevaddha, quel monaco concentr la mente sicch nella sua mente raccolta fu visibile la via che mena agli di '. 68. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di dei quattro grandi re , e avendoli raggiunti cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di dei quattro grandi re dissero al monac o cos: " Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono se nza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o, monaco, i qu attro grandi re, di noi pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quatt ro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'a ria ". 69. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso i: quattro grandi re, e ave ndoli raggiunti cos disse loro: "Dove, . o amici, i quattro grandi elementi scomp aiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, i quattro grandi re dissero al monaco cos: " Noi, o monaco, no n sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il: fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, i trentatr di, di noi pi eccelsi , pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono sen za residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". 70. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso i Trentatr di, e avendoli rag giunti cos disse loro: "Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, i trentatr di dissero al monaco cos: " Noi, o m onaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuo co, l'aria. Ma vi , o monaco, Sakka, re degli di, di noi pi eccelso, pi alto. Egli c ertamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la ter ra, l'acqua, il fuoco, l'aria". 71. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Sakka, re degli di, e avendo lo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Sakka re degli di disse al monaco cos: "Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la te rra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono gli di dei Yama di me pi eccelsi, pi alt i. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza resi duo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria". 72. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di dei Yama, e avendoli raggiunti cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono s enza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di dei Yama dissero al monaco cos: " Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Suyama-Devaputta di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaion o senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". 73. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Suyama Devaputta, e avendol o raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Suyama-Devaputta disse al monaco cos: " Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la t erra, I acqua, il fuoco, l'aria. Ma, vi sono, o monaco, gli di Tubista, di me pi e ccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaio no senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". 74. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di Tubista, e avendoli r aggiunti cos disse loro: "Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono sen za residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Tubista dissero al monaco cos: " Noi, o

monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, c io la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Santusita-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompa iono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". 75. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Santusita-Devaputta, e aven dolo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaio no senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Santusita-Devaputta disse al monaco cos: " Io , o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio l a terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di Nimmanarati, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi sc ompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria". 76. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di Nimmanarati, ed avend oli raggiunti, cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompai ono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Nimmanarati dissero al monaco cos: " No i, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residu o, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Sunimitta-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi sc ompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria". 77. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Sunimitta-Devaputta, e aven dolo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaio no senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Sunimitta-Devaputta disse al monaco cos: " Io , o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio l a terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di Paranimmita-Vasa vatti, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi e lementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". 78. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di Paranimmita-Vasavatti , e avendoli raggiunti cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Paranimmita-Vasavatti dissero al monac o cos: " Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono se nza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, VasavattiDevaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi e lementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". 79. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Vasavatti Devaputta e avend olo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaion o senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Vasavatti-Devaputta disse al monaco cos: " Io , o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio l a terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di della schiera di Brahma, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria". 80. Allora, o Kevaddha, quel monaco entr in concentrazione s che nella sua mente r accolta fu visibile la strada che conduce a Brahma (2). E allora, o Kevaddha, qu el monaco si diresse verso gli di della schiera di Brahma, e avendoli raggiunti c os disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residu o, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di della schiera di Brahma dissero al mon aco cos: "Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono s enza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi Brahma, il gran Brah ma, signore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fattore, creatore, e ccelso reggitore, potente padre di ci che fu e di ci che sar, di noi pi eccelso, pi a lto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo , cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ". "Dove al presente, o amici, il gran Brahma?". " Noi non sappiamo, o monaco, donde viene Brahma, ` dove Brahma, dove va Brahma. Ma, o monaco, dove appaiono dei segni, si produce una luce, si manifesta uno spl endore, la sar visibile Brahma. Quello il segnale della manifestazione di Brahma:

dove si produce una luce, si manifesta uno splendore". 81. Allora, o Kevaddha, dopo non molto si manifest il gran Brahma. Allora, o Keva ddha, quel monaco si diresse verso il gran Brahma, e avendolo raggiunto cos gli d isse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Brahma disse al monaco cos: " Io sono, o mona co, il gran Brahma, signore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fatt ore, creatore, eccelso reggitore, potente padre di ci che fu e di ci che sar". 82. Per la seconda volta, o Kevaddha, quel monaco disse al gran Brahma cos: " Io, o amico, non ti ho chiesto se tu sei il gran Brahma, signore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fatt ore, creatore, eccelso reggitore, potente padre di ci che fu e di ci che sar, ma co s io ti ho chiesto: dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza res iduo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?". E per la seconda volta, o Kevaddha, il gran Brahma rispose a quel monaco cos: " I o sono Brahma, il gran Brahma, signore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fattore, creatore, eccelso reggitore, potente padre di ci che fu e di ci ch e sar". 83. Per la terza volta, o Kevaddha, quel monaco disse al gran Brahma cos: " Io, o amico, non ti ho chiesto se tu sei il gran Brahma, signore, non divenuto, onnip resente, onnipotente, sommo fattore, creatore, eccelso reggitore, potente padre di ci che fu e di ci che sar, ma cos ti ho chiesto: dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ". Allora, o Kevaddha, il gran Brahma prendendo per il braccio il monaco, ed accost andoglisi cos disse: " Certo, o monaco, gli di della schiera di Brahma credono che non vi sia alcunch non visto da Brahma, non vi sia alcunch non saputo da Brahma, non vi sia alcunch di impossibile a Brahma, e per questa ragione io non risposi d i fronte a loro: io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. E pertanto qui, o monaco, tu hai commesso un errore, tu hai commesso una colpa e, trasgredendo al Sublime , hai ricercato non rettamente la risposta a questa domanda. Va tu, o monaco, ac costati al Sublime, e fagli questa domanda, quanto il Sublime risponder, questo t u devi ricordare". 84. Allora, o Kevaddha, il monaco, proprio come un uomo forte distende un bracci o piegato o piega un braccio disteso, scomparso dal mondo di Brahma comparve din nanzi a me. Allora, o Kevaddha, il monaco dopo avermi salutato mi si sed accanto. Accanto, seduto, o Kevaddha, il monaco cos mi disse: " Dove, o signore, i quattr o grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'ar ia? ". 85. Cos essendo stato detto, o Kevaddha, cos io al monaco risposi: " Da tempo, o m onaco, i mercanti che viaggiano per mare si imbarcano, prendendo sulla nave un u ccello ci indichi la terra. Essi dalla nave, non in vista della spiaggia, libera no l'uccello indicatore della terra. Quegli va verso il levante, va verso il mez zod, va verso il ponente, va verso la mezzanotte, va sull'oceano, va in ogni dire zione. Se di qualche parte vede la terra, verso quella parte e guida, se da ness una parte vede la terra, egli ritorna alla nave. Proprio cos tu, o monaco, deside rando una risposta a quella domanda non l'hai ottenuta neppure nel mondo di Brah ma e sei ritornato presso di me. Tu desideri che questa domanda sia posta: ' dov e i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il f uoco, l'aria'. Cos invece, o monaco, da porsi la domanda". " Dove la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria non hanno pi luogo ove posare il piede ? ". " Dove il lungo ed il corto, il sottile, lo spesso, il buono ed il cattivo?". " Dove nome e forma totalmente sono distrutti? ". Allora cos la risposta: " L, senza attributi, l'infinito vinnena abbandonato; Allora acqua e terra, fuoco e aria, non han luogo ove posare il piede; Allora il lungo, il corto, il sottile, lo spesso, il buono, il cattivo; Allora nome e forma totalmente sono distrutti;

Colla distruzione di vinnena queste cose sono distrutte " Cos disse il Sublime. Contento Kevaddha, figlio di famiglia, si rallegr alle parol e del Sublime. KEVADDHA SUTTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola)

MAHASATIPATTHANASUTTANTA (LA BASE DELLA CONSAPEVOLEZZA)

Cos ho sentito: l. Un tempo il Sublime dimorava tra i Kuru in una citt dei Kuru di nome Kammassad hamma. Allora il Sublime si rivolse ai monaci: "O monaci ", "Signore ", i monaci risposero al Sublime. Il Sublime cos disse: " La strada, o monaci, ad una unica meta, alla purificazione degli esseri, al su peramento del pianto e del lamento, all'allontanamento del dolore e della soffer enza, al comparire del giusto metodo per la realizzazione dell'estinzione quella dei quattro pilastri della consapevolezza. Quali quattro? Ecco, o monaci, un monaco nel corpo osservando il corpo, dimora s trenuo, attento, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Ne lla sensazione, osservando la sensazione, dimora strenuo, attento, consapevole l ontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Nella mente osservando la mente, dimora strenuo, attento, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la soffer enza. Negli elementi osservando gli elementi, dimora strenuo, attento, consapevo le lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. 2. E come, o monaci, un monaco nel corpo, osservando il corpo, dimora? Ecco, o monaci, un monaco andato nella foresta, al piede di un albero, in un vuo to eremo, si siede, le gambe incrociate, diritto, erigendo il corpo presente, pr esente la consapevolezza. Consapevole egli inspira, consapevole egli espira. Se lungamente egli inspira realizza: "Io inspiro lungamente", se lungamente egli es pira realizza: "Io espiro lungamente", se brevemente egli inspira realizza: " Io inspiro brevemente ", se brevemente egli espira realizza: " Io espiro brevement e ", "Inspirer sperimentando tutto il corpo", egli si esercita, " Espirer sperimen tando tutto il corpo ", egli si esercita " Inspirer calmando questo sankkare del corpo", egli esercita. " Espirer calmando questo sankhare del corpo egli si eserc ita (1). Come, o monaci, un abile tornitore od allievo tornitor allorquando lungamente gi ra il tornio realizza: " Io lungamente giro il tornio", ed allorquando brevement e gira tornio realizza: " Io brevemente giro il tornio ", proprio come un monaco se inspira lungamente realizza: " Io inspiro lungamente", se egli espira lungam ente realizza: "Io espira lungamente", se brevemente egli inspira realizza: "Io in spiro brevemente ", se brevemente egli espira, realizza: " Io espiro brevemen te ". " Inspirer sperimentando tutto il corpo ", egli si esercita, "Espirer sperim entando tutto corpo ", egli si esercita, " Inspirer calmando questo sankhar del c orpo ", egli si esercita, " Espirer calmando questo saikhera del corpo", egli si esercita. Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimo ra osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorge

re ed il trapassare degli elementi del corpo. "Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui basso di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un mo naco, nel corpo dimora osservando il corpo. 3. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco allorquando va egli realizza " Io vo " , allorquando egli sta egli realizza: ' Io sto "; allorquando egli siede egli re alizza: " Io siedo"; allorquando egli giace egli realizza: " Io giaccio ". E se a questo od a quello egli applicato, col suo corpo, proprio quello egli realizza . Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimo ra osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorge re ed il trapassare degli elementi nel corpo. " Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un mo naco nel corpo dimora osservando il corpo. 4. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco che vada o che venga, egli realizza ci che fa; che guardi o distolga lo sguardo, egli realizza ci che fa; che si chini o si alzi, egli realizza ci che fa; che porti il mantello o la scodella, egli real izza ci che fa; che mangi o che beva, che mastichi o che gusti, egli realizza ci c he fa; che si vuoti di feci o di urina, egli realizza ci che fa; che vada, stia, sieda, si addormenti o si svegli, egli realizza ci che fa. Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimor a osservando il trapassare degli elementi nel corpo. "Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lu i base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla bra ma nel mondo. Cos o monaci, un monaco, nel corpo dimora osservando il corpo. 5. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco considera questo corpo dal capo sino a l basso della palma dei piedi: " Ricoperto di peli, limitato esteriormente dalla pelle, composto di varie sostanze: vi sono in questo corpo capelli, peli, unghi e, denti, pelle, carne, tendini, ossa, midollo osseo, reni, cuore, fegato, diafr amma, milza, polmoni, intestini, pacco intestinale, stomaco, feci, bile, secrezi oni, umori, sangue, sudori, linfa, lacrime, siero, saliva, muco, sinovia, urina" . Come, o monaci, vi fosse un sacco legato da ambo le parti, ripieno di molte spec ie di grani, come di riso, riso di monte, fagioli, fave, sesamo, riso non brilla to, ed un uomo di buona vista, slegatolo considerasse: " Questo riso, riso di mo nte, fagioli, fave, sesamo, riso non brillato", proprio cos, o monaci, un monaco questo corpo dal capo sino al basso della palma dei piedi, ricoperto di peli, li mitato esteriormente dalla pelle, composto di varie sostanze considera: "Vi sono in I questo corpo capelli, peli, unghie, denti, pelle, carne, tendini, ossa, mi dollo osseo, reni, cuore, fegato, diaframma, milza, ! polmoni, intestini, pacco intestinale, stomaco, feci, bile, secrezioni, umori, sangue, sudori, linfa, lacr ime, siero, muco, ! sinovia, urina ". Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimo ra osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorge re ed il trapassare degli elementi nel corpo. " Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un mo naco nel corpo dimora osservando il corpo. 6. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco esamina e considera questo corpo, sia che stia, sia che vada, in rapporto agli elementi: " Vi in questo corpo l'elemen to terra, l'elemento acqua, l'elemento fuoco, l'elemento aria". Cos come, o monaci, un'abile macellaio od allievo macellaio uccisa una mucca, por tatala al [mercato del] quadrivio, avendola sezionata pezzo per pezzo, si siede,

proprio cos, o monaci, un monaco questo corpo, sia che stia, sia che vada, esami na e considera in rapporto agli elementi: "Vi in questo corpo l'elemento terra, l'elemento acqua, l'elemento fuoco, l'elemento aria ". Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimo ra osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorge re ed il trapassare degli elementi nel corpo. " Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un mo naco nel corpo dimora osservando il corpo. 7. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato i n un cimitero un giorno, o due giorni, o tre giorni, dopo la morte, privo di col ore, generante putrefazione, cos focalizza questo corpo: " Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo [destino]" (2). Cos egli dall'interno dimora osservando il corpo, dal di fuori del corpo dimora o sservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osservando il c orpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimora osserva ndo il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorgere ed il t rapassare degli elementi nel corpo. " Cos il corpo ", e pertanto in lui questa co nsapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevol ezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nel c orpo dimora osservando il corpo. 8. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato i n un cimitero, preda di corvi, poiane, ed avvoltoi, lamie, sciacalli, di diversi generi di esseri viventi, cos focalizza questo corpo: " Questo corpo soggetto al la stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo ". Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel; corpo, dim ora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorg ere ed il trapassare degli elementi nel corpo. "Cos il corpo", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta c onsapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mando. Cos, o monaci, un mon aco nel corpo dimora osservando il corpo. 9. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato i n un cimitero: un insieme di ossa con sangue e carne legate dai tendini, cos foca lizza questo corpo: " Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natu ra, non pu evitare questo" un insieme di ossa prive di sangue e carne legate dai tendini, cos focalizza questo corpo: " Questo corpo soggetto alla stessa legge, d ella stessa natura, non pu evitare questo" un insieme di ossa prive di legamenti qua e l sparse, qua un osso della mano, qua un osso del piede, l un osso della gam ba, l un osso della coscia, l un osso dell'anca, qua una vertebra, l il cranio, cos focalizza questo corpo: "Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa n atura, non pu evitare questo ". Cos egli dall'interno dimora osservando il corpo, dal di fuori del corpo dimora o sservando il corpo, dall'interno ! e dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo. Egli dimora osservando il s orgere degli elementi nel corpo, dimora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi nel corp o. " Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nel corpo dimora osservando il corpo. 10. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato in un cimitero: le ossa candide come bianche conchiglie, cos focalizza questo cor po: " Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitar e questo" le ossa ammucchiate, trascorso un anno, cos focalizza questo corpo: "Qu esto corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo " le ossa putride, cos focalizza questo corpo: " Questo corpo soggetto alla stess a legge, della stessa natura, non pu evitare questo" le ossa ridotte in polvere,

cos focalizza questo corpo: " Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stes sa natura, non pu evitare questo ". Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corp o dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osser vando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimo ra osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorge re ed il trapassare degli elementi nel corpo. " Cos il corpo " e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta c onsapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama del mondo. Cos, o monaci, un mon aco nel corpo dimora osservando il corpo. 11. E come, o monaci, un monaco, nelle sensazioni, osservando le sensazioni, dim ora? Ecco, o monaci, un monaco sperimentando una sensazione piacevole realizza: " Spe rimento una sensazione piacevole ". Sperimentando una sensazione dolorosa realizza: " Speri. mento una sensazione do lorosa". Sperimentando una sensazione n piacevole n dolorosa realizza: " Speriment o una sensazione n piacevole n dolorosa". Sperimentando una sensazione grossolana e piacevole realizza - " Sperimento una sensazione grossolana e piacevole". Sper imentando una sensazione sottile e piacevole realizza: " Sperimento una sensazio ne sottile e piacevole". Sperimentando una sensazione grossolana e dolorosa real izza: " Sperimento una sensazione: grossolana e dolorosa ". Sperimentando una se nsazione sottile e dolorosa realizza: " Sperimento una sensazione sottile e dolo rosa". Sperimentando una sensazione grossolana n piacevole n dolorosa realizza: " Sperimento una sensazione grossolana n piacevole n dolorosa". Sperimentando una se nsazione sottile n piacevole n dolorosa realizza: " Sperimento una sensazione sott ile n piacevole n dolorosa ". Cos egli dall'interno della sensazione dimora osservando la sensazione, dal di fu ori della sensazione dimora osservando la sensazione, dall'interno e dal di fuor i della sensazione dimora osservando la sensazione. Egli dimora osservando il so rgere degli elementi nella sensazione, dimora osservando il trapassare degli ele menti nella sensazione, dimora osservando: il sorgere ed il trapassare degli ele menti nella sensazione. " Cos la sensazione ", e pertanto in lui questa consapevo lezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. E d egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nella sensaz ione dimora osservando la sensazione. 12. E come, o monaci, un monaco nella mente, osservando la mente, dimora ? Ecco, o monaci, un monaco Con mente passionale realizza: " La mente passionale". Con mente non passionale realizza: " La mente non passionale ". Con mente ostile realizza: " La mente ost ile ". Con mente non ostile realizza: "La mente non ostile". Con mente torpida realizza: " La mente torpida ". Con mente non torpida realizza: " La mente non torpida ". Con mente agitata real izza: " La mente agitata ". Con mente non agitata realizza: " La mente non agitata ". Con mente espansa real izza: " La mente espansa ". Con mente non espansa realizza: " La mente non espansa ". Con mente devota reali zza: " La mente devota ". Con mente non devota realizza: " La mente non devota ". Con mente raccolta reali zza: " La mente raccolta ". Con mente non raccolta realizza: " La mente non raccolta ". Con mente emancipata realizza: " La mente emancipata". Con mente non emancipata realizza: " La mente non emancipata " . Cos egli dall'interno della mente dimora osservando la mente, dal di fuori della mente dimora osservando la mente, dall'interno e dal di fuori della mente dimora osservando la mente. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nella men te, dimora osservando il trapassare degli elementi nella mente, dimora osservand o il sorgere ed il trapassare degli elementi nella mente. " Cos la mente ", e per

tanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, bas e di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o m onaci, un monaco nella mente dimora osservando la mente. 13. E come, o monaci, un monaco negli elementi osservando gli elementi, dimora? (3). Ecco, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei cinq ue impedimenti. E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei ci nque impedimenti? Ecco, o monaci, un monaco essendogli interiormente desiderio di brame realizza: " Non a me interiormente desiderio di brame ". Non essendogli interiormente desiderio di brame realizza: " Non a me interiormente desiderio di brame ". E se a lui che dimora osservando, sorgere d i desiderio di brame egli ci realizza; e se a lui che dimora osservando, trapassa re di desiderio di brame egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando, non pi sorgere di trapassati desiderii di brame egli ci realizza. Essendogli interiormente astio realizza: " a me interiormente astio ". Non essend ogli interiormente astio realizza: " Non a me interiormente astio ". E se a lui che dimora osservando sorgere di astio egli ci realizza. E se a lui che dimora os servando trapassare di astio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando n on pi sorgere di trapassato astio egli ci realizza. Essendogli interiormente inerte accidia realizza: ". a me interiormente inerte ac cidia ". Non essendogli interiormente inerte accidia realizza: " Non a me interi ormente inerte accidia". E se a lui che dimora osservando sorgere di inerte acci dia egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di tramontat a inerte accidia egli ci realizza. Essendogli interiormente turbante rimorso realizza: " Vi a me interiormente turb ante rimorso". Non essendogli interiormente turbante rimorso realizza: " Non a m e interiormente turbante rimorso". E se a lui che dimora osservando non pi sorger e di tramontata inerte accidia egli ci a lui che dimora osservando trapassare di turbante rimorso egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di tramontato turbante rimorso egli ci realizza. Essendogli interiormente dubbio egli realizza: " a me interiormente dubbio". Non essendogli interiormente dubbio realizza: " Non a me interiormente dubbio ". E se a lui che dimora osservando sorgere di dubbio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando trapassare di dubbio egli ci realizza. E se a lui che dimora o sservando non pi sorgere di trapassati dubbi egli ci realizza. Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degl i elementi dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere deg li elementi tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il sorgere e il trapassare degli elementi tra g li elementi. " Cos sono gli elementi ", e pertanto in lui questa consapevolezza d i fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimo ra osservando gli elementi nei cinque impedimenti. 14. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco negli elementi osservando gli element i dimora nel quintuplo complesso dell'attaccamento. E come, o monaci, un monaco negli elementi osservando gli elementi dimora nel qu intuplo complesso dell'attaccamento ? Ecco, o monaci, un monaco [cos realizza]: Questa la forma, questo il sorgere dell a forma, questo il trapassare della forma; questa la sensazione, questo il sorge re della sensazione, questo il trapassare della sensazione, questa la coscienza, questo il sorgere della coscienza, questo il trapassare della coscienza; questo il sankhara, questo il sorgere del sankhara, questo il trapassare del sankhara; questo vinnana, questo il sorgere di vinnana, questo il trapassare di vinnana. Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degl i elementi, dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere de gli elementi tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tr

a gli elementi, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tre , gli elementi. " Cos sono gli elementi ", e pertanto in lui questa consapevolezz a di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed eg li vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi d imora osservando gli elementi nel quintuplo complesso dell'attaccamento. l5. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco, negli elementi dimora osservando gli elementi nei sei dominii dell'interno-esterno. E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei se i dominii dell'interno-esterno? Ecco, o monaci, un monaco realizza l'occhio, realizza le forme, e la combinazion e che da entrambi sorge anche questa realizza. E realizza allorquando il sorgere di non ancor sorta combinazione, e realizza allorquando il trapassare della sor ta combinazione, e realizza allorquando non pi il sorgere della trapassata combin azione; realizza l'orecchio, realizza i suoni, realizza il naso, realizza gli od ori, realizza la lingua, realizza i sapori, realizza il corpo, realizza le cose tangibili, realizza l'intelletto, realizza gli elementi e la combinazione che da entrambi sorge, anche questa realizza. E realizza allorquando il sorgere della non ancor sorta combinazione, e realizza allorquando il trapassare della sorta c ombinazione, e realizza allorquando non pi il sorgere della trapassata combinazio ne. Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degl i elementi dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere deg li elementi tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tra gli elementi. " Cos sono gli elementi ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dim ora osservando gli elementi nei sei dominii dell'interno-esterno. 16. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sette fattori del risveglio. E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei se tte fattori del risveglio? Ecco, o monaci, un monaco essendogli interiormente consapevolezza, fattore del r isveglio realizza: " In me interiormente vi la consapevolezza, fattore del risve glio ". Non essendogli interiormente la consapevolezza, fattore del risveglio re alizza: " In me interiormente non vi la consapevolezza, fattore del risveglio". Sorgendogli interiormente non sorta consapevolezza, fattore del risveglio ci real izza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta consapevolezza, fat tore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente in lui l'esame della Dottrina, fattore del risveglio, r ealizza: "In me interiormente vi l'esame della Dottrina, fattore del risveglio". Non essendogli interiormente l'esame della Dottrina, fattore del risveglio real izza: " In me interiormente non vi l'esame della Dottrina, fattore del risveglio ". Sorgendogli interiormente non sorto esame della Dottrina, fattore del risvegl io ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo del sorto esame della Dottrina, fattore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente la forza, f attore del risveglio realizza: "In me interiormente vi la forza, fattore del ris veglio ". Non essendogli interiormente la forza, fattore del risveglio, realizza : " In me interiormente non vi la forza, fattore del risveglio ". Sorgendogli in teriormente non sorta forza, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interi ormente completo sviluppo della sorta forza, fattore del risveglio ci realizza, e ssendogli interiormente la beatitudine, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente vi la beatitudine, fattore del risveglio". Non essendogli interior mente la beatitudine, fattore del risveglio realizza: "In me interiormente non v i la beatitudine, fattore del risveglio ". Sorgendogli interiormente non sorta b eatitudine, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta beatitudine, fattore del risveglio ci realizza, essendogli i nteriormente la calma, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente vi

la calma, fattore del risveglio". Non essendogli interiormente la calma, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente non vi la calma, fattore del risv eglio". Sorgendogli interiormente non sorta calma, fattore del risveglio ci reali zza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta calma, fattore del r isveglio ci realizza, essendogli interiormente la concentrazione, fattore del ris veglio realizza: " In me interiormente vi la concentrazione, fattore del risvegl io ". Non essendogli interiormente la concentrazione, fattore del risveglio real izza: " In me interiormente non vi la concentrazione, fattore del risveglio". So rgendogli interiormente non sorta concentrazione, fattore del risveglio ci realiz za. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta concentrazione, fatto re del risveglio ci realizza, essendogli interiormente l'equanimit, fattore del ri sveglio realizza: "In me interiormente vi l'equanimit, fattore di risveglio ". No n essendogli interiormente l'equanimit, fattore del risveglio realizza: " In me i nteriormente non vi l'equanimit, fattore del risveglio". Sorgendogli non interior mente sorta equanimit, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli completo svil uppo della sorta equanimit, fattore del risveglio ci realizza. Cos egli dall'interno degli elementi osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degli eleme nti dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere degli elem enti tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli el ementi, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tra gli ele menti. " Cos sono gli elementi", e pertanto in lui questa consapevolezza di fonda mento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive li bero e nulla brama nel mondo Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sette fattori del risveglio. 17. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nelle quattro nobili verit. E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nelle quattro nobili verit? Ecco, o monaci, " Questo il dolore", secondo realt realizza. " Questa l'origine d el dolore ", secondo realt realizza. " Questa la fine del dolore ", secondo realt realizza. " Questa la via che mena alla fine del dolore ", secondo realt realizza . 18. E cosa , o monaci, la nobile verit sul dolore ? Nascita dolore, vecchiaia dolore, morte dolore, angoscia, lamento, dolore, soffe renza, agitazione, sono dolore, non soddisfare un desiderio anche questo dolore. In breve il quintuplo complesso dell'attaccamento dolore. Cosa , o monaci, la nascita? A questi od a quegli esseri, in questa od in quella classe di esseri, nascere, sorgere, apparire, divenire, manifestarsi di indicazi oni, acquistare sfere, questo si dice, o monaci, nascita. Cosa , o monaci, la vecchiaia ? A questi od a quegli esseri vecchiaia, decadenza, usura, incanutire, raggrinzirsi, diminuire di vitalit, decadere di sensibilit, qu esto si dice, o monaci, vecchiaia. Cosa , o monaci, la morte? A questi od a quegli esseri, in questa o in quella cla sse di esseri, quanto cessare, essere rimosso, dissolversi, svanire, sparire nel la morte, compiere il tempo, dissolversi dei composti, distruzione del cadavere, questo, si dice, o monaci, morte. Cosa , o monaci, angoscia? A chi, o monaci, afflitto da una o da un'altra miseria , a chi afflitto da uno o da un altro elemento doloroso, angoscia, tristezza, me lanconia, angoscia della fine, tormento della fine, questo si dice, o monaci, an goscia. Cosa , o monaci, lamento? A chi, o monaci, afflitto da una o da un'altra miseria, a chi afflitto da uno o da un altro elemento doloroso, pianto e lamento, lacrim a e grido, singhiozzo ed urlo, questo si dice, o monaci, lamento. Cosa , o monaci, dolore? Ci che, o monaci, corporale dolore, corporale scontento, corporale contatto ed esperienza con dolore e scontento, questo si dice, o monac i, dolore. Cosa , o monaci, sofferenza? Ci che, o monaci, intellettuale dolore, intellettuale scontento, intellettuale contatto ed esperienza con dolore e scontento, questo

si dice, o monaci, sofferenza. Cosa , o monaci, agitazione? A chi, o monaci, afflitto da una o da un'altra miser ia, a chi afflitto da uno o da un altro elemento doloroso, turbamento, agitazion e, spavento, terrore, questo si dice, o monaci, agitazione. E come, o monaci, il non soddisfare al desiderio dolore ? Agli esseri, o monaci, soggetti all'elemento della nascita il desiderio cos sorge: " Oh, a noi non foss e pi l'elemento della nascita, a noi non spettasse pi nascita". Ed invece questo d esiderio non soddisfatto, e cos il non soddisfare questo desiderio dolore. Agli e sseri, o monaci, soggetti all'elemento malattia il desiderio cos sorge: "Oh, a no i non fosse pi l'elemento della malattia, a noi non spettasse pi malattia". Ed inv ece questo desiderio non soddisfatto, e cos il non soddisfare questo desiderio do lore. Agli esseri, o monaci, soggetti all'elemento vecchiaia il desiderio Cos sor ge: " Oh, a noi non fosse pi l'elemento della vecchiaia, a noi non spettasse pi ve cchiaia". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e cos il non soddisfare que sto desiderio dolore. Agli esseri, o monaci, soggetti all'elemento morte il desi derio cos sorge: " Oh, a noi non fosse pi l'elemento della morte, a noi non spetta sse pi morte ". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e Cos il non soddisfar e questo desiderio dolore. Agli esseri, o monaci, soggetti agli elementi angosci a, lamento, dolore, sofferenza, agitazione, cos il desiderio sorge: " Oh, a noi n on fossero pi gli elementi angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e cos il non soddisfare questo desideri o dolore. E come, o monaci, in breve, il quintuplo complesso dell'attaccamento dolore ? Ci o la componente dell'attaccamento alla forma, la componente dell'attaccamento all a sensazione, la componente dell'attaccamento alla percezione, la componente del l'attaccamento all'indicazione, la componente dell'attaccamento alla coscienza, queste, in breve, il quintuplo complesso dell'attaccamento al dolore, s dicono do lore. Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sul dolore. l9. Cosa , o monaci, la nobile verit sull'origine del dolore ? Vi la sete, legante alla nascita, accompagnata da passione per i diletti, qua e l molto dilettevole, come sete di brama, sete di esistere, sete di riesistere. E col sorgere di che, o monaci, sorge la sete? E con lo stabilirsi di che si sta bilisce la sete? Vi sono nel mondo le forme piacevoli, le forme gradevoli, e col sorgere di queste sorge la sete, collo stabilirsi di queste si stabilisce la se te. Cosa nel mondo forma piacevole, forma gradevole? Nel mondo l'occhio forma piacev ole, forma gradevole, col suo sorgere sorge la sete, col suo stabilirsi si stabi lisce la sete; nel mondo l'orecchio, il naso, la lingua, il corpo (4), la mente sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo le forme (5), i suoni, gli odori, i gusti, le cose tangibili, i pensie ri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col lo ro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo vinnana (5) visivo, vinnana uditivo, vinnana olfattivo, vinnana gustat ivo, vinnana tattile, vinnana mentale, sono forme piacevoli, forme gradevoli, co l sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo il contatto visivo, il contatto uditivo, il contatto olfattivo, il con tatto gustativo, il contatto tattile, il contatto mentale sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilis ce la sete. ! Nel mondo la sensazione per contatto visivo, la sensazione per contatto uditivo, la sensazione per contatto olfattivo, la sensazione per contatto gustativo, la sensazione per contatto tattile, la sensazione per contatto mentale sono forme p iacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi s i stabilisce la sete. Nel mondo la coscienza delle forme, la coscienza dei suoni, la coscienza degli o dori, la coscienza dei gusti, la coscienza dei contatti, la coscienza dei pensie ri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo il giudizio sulla forma, il giudizio sul suono, il giudizio sull'odore

, il giudizio sul gusto, il giudizio su cose tangibili, il giudizio sul pensiero sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo la sete di forme, la sete di suoni, la sete di odori, la sete di gusti , la sete di cose tangibili, la sete di pensieri sono forme piacevoli, forme gra devoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la set e. Nel mondo la riflessione sulle forme, la riflessione sui suoni, la riflessione s ugli odori, la riflessione sui gusti, la riflessione sui contatti, la riflession e sui pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo l'osservazione (7) delle forme, l'osservazione dei suoni, l'osservazio ne degli odori, l'osservazione dei gusti, l'osservazione dei contatti, l'osserva zione dei pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sull'origine del dolore. 20. Cosa , o monaci, la nobile verit sulla fine del dolore ? Quando vi fine della sete per completa indifferenza, rinuncia, abbandono, libera zione, disabitudine [vi la fine del dolore] . E dunque, o monaci, con lo svanire di che la sete svanisce, col cessare di che l a sete cessa ? Vi sono nel mondo forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svan ire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. E cosa nel mondo forma piacevole, forma gradevole? Nel mondo l'occhio, l'orecchi o, il naso, la lingua, il corpo, la mente sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo le forme, i suoni, gli odori, i gusti, le cose tangibili, i pensieri s ono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col lor o cessare cessa la sete. Nel mondo vinnana visivo, vinnana uditivo, vinnana olfattivo, vinnana gustativo, vinnana tattile, vinnana mentale sono forme piacevoli, forme gradevoli, col lor o svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo il contatto visivo, il contatto uditivo, il contatto olfattivo, il con tatto gustativo, il contatto tattile, il contatto mentale sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la se te. Nel mondo la sensazione per contatto visivo, la sensazione per contatto uditivo, la sensazione per contatto olfattivo, la sensazione per contatto gustativo, la sensazione per contatto tattile, la sensazione per contatto mentale sono forme p iacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare c essa la sete. Nel mondo la coscienza delle forme, la coscienza dei Suoni, la coscienza degli o dori, la coscienza dei gusti, la coscienza delle cose tangibili, la coscienza de i pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo il giudizio sulla forma, il giudizio sul suono, il giudizio sull'odore, il giudizio sul gusto, il giudizio sulle cose tangibili, il giudizio sul pensiero sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo la sete di forme, la sete di suoni, la sete di odori, la sete di gusti, la sete di cose tangibili, la sete di pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la set e, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo la riflessione sulle forme, la riflessione sui suoni, la riflessione sugli odori, la riflessione sui gusti, la riflessione sui contatti, la riflessione sui pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo l'osservazione delle forme, l'osservazione dei

suoni, l'osservazione degli odori, l'osservazione dei gusti, l'osservazione dei contatti, l'osservazione dei pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sulla fine del dolore. 21. Cosa , o monaci, la nobile verit sulla via che mena alla fine del dolore? Il nobile ottuplice sentiero, o monaci, cio: retta opinione, retta intenzione, retta vita, retto esercizio, retta consapevolezza, retta conce ntrazione. Cosa , o monaci, retta opinione? Quella che , o monaci, conoscenza del dolore, conoscenza dell'origine del dolor e, conoscenza della fine del dolore, conoscenza della via che mena alla fine del dolore. Questa, o monaci, vien detta retta opinione. Cosa , o monaci, retta intenzione? Quella che intenzione di astenersi da bramare, che intenzione di astenersi da astio, che intenzione di astenersi da crudelt. Questa, o monaci, vien detta retta intenzione. Cosa , o monaci, retta parola? l'astenersi da parola falsa, l'astenersi da parola calunniosa, l'astenersi da pa rola aspra, l'astenersi da parola frivola. Questa, o monaci, vien detta retta pa rola. Cosa , o monaci, retta azione? l'astenersi dall'uccidere, l'astenersi dal non dato, l'astenersi da cattivo comp ortamento per brame. Questo, o monaci, vien detta retta azione. Cosa , o monaci, retta vita? Ecco, o monaci, un nobile discepolo, abbandonata una vita opposta, intraprende u n modo di vivere secondo retta vita. Questa, o monaci, vien detta retta vita. Cosa , o monaci, retto esercizio? Ecco, o monaci, un monaco dirige ed esercita la volont a che non sorgano non sort i cattivi non salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed esercita la ment e. Dirige ed esercita la volont ad abbandonare sorti cattivi non salutari element i, raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Dirige ed esercita la volon t a far sorgere non sorti salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed eserc ita la mente. Dirige ed esercita la volont a far permanere, a non confondere, ad incrementare, a sviluppare, a coltivare, a perfezionare, sorti salutari elementi , raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Questa, o monaci, vien detta retto sforzo. Cosa , o monaci, retta consapevolezza ? Ecco, o monaci, un monaco dimora nel corpo osservando il corpo, strenuo, present e, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza; dimora nella sen sazione osservando la sensazione, strenua, presente, consapevole, lontane nel mo ndo la cupidigia e la sofferenza; dimora nella mente osservando la mente, strenu a, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza; dimora tra gli elementi osservando gli elementi, strenuo, presente, consapevole, lonta ne nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Questa, o monaci, vien detta retta co nsapevolezza. Cosa , o monaci, retta concentrazione? Ecco, o monaci, un monaco lungi da elementi non salutari raggiunta la riflettent e, osservante, nata da distacco beata serenit, prima esperienza raggiunta dimora. Riflessione ed osservazione quietate, l'interna tranquillit della mente, l'unit d ell'essere, la non riflettente non osservante, nata di concentrazione, beata ser enit, seconda esperienza raggiunta dimora. Superata la beatitudine, in assenza di ogni alterit, equanime dimora, e prova nel corpo quella serenit per cui i nobili dicono: "l'equanime savio dimora sereno", e terza esperienza raggiunta dimora. E d ancora superando la gioia, superando il dolore, purificandosi da precedenti eu forie o sofferenze, raggiunta la priva di dolore, la priva di gioia, equanime, c onsapevole, perfetta, quarta esperienza raggiunta dimora. Questa, o monaci, vien detta retta concentrazione.

Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sulla via che mena alla fine del dol ore. Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degl i elementi dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere deg li elementi tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tra gli elementi. " Cos sono gli elementi ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama al mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimo ra osservando gli elementi nelle quattro nobili verit. 22. E colui, o monaci, che questi quattro pilastri della consapevolezza cos prati ca per sette anni, di questi due frutti un frutto consegue: "la sapienza negli e lementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, sei anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sei anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli eleme nti visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o mo naci, cinque anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica p er cinque anni, di questi due frutti un frutto ne consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, quattro anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pra tica per quattro anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza ne gli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimang ano, o monaci, tre anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pra tica per tre anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, due anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per due anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elem enti visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimanga, o mon aci, un anno. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per un anno, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi vis ibili o la consapevolezza in una esistenza senza ritorno. Rimanga, o monaci, un anno, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sette mesi , di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, sei me si, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sei mesi, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o l a consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, cinque mes i, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per cinque mesi, di questi due frutti un frutto consegue o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, quattro m esi, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per quattro mes i, di questi due frutti un frutto consegue o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, tre me si, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per tre mesi, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o l a consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, due mesi, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per un mese, di ques ti due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la con sapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimanga, o monaci, un mese, chi ques ti quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per mezzo mese, di questi du e frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapev olezza di una esistenza senza ritorno. Rimanga, o monaci, mezzo mese, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sette giorni, di questi du e frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapev olezza di una esistenza senza ritorno. La via, o monaci, ad una unica meta, alla purificazione degli esseri, al superam ento del pianto e del lamento, all'allontanamento del dolore e della sofferenza, al comparire del giusto metodo per la realizzazione dell'estinzione quella dei quattro pilastri della consapevolezza. Questo detto e questo il motivo per cui d

etto ". Cos parl il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Sublime. MAHA SATIPATTHANA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) MAHANIDANASUTTANTA (GRANDE DIALOGO DELLE CAUSE)

Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava tra i Kuru, in un villaggio dei Kuru di nome Kam massadhamma. Allora il venerabile Ananda si diresse l dove era il Sublime e avvic inatolo, dopo averlo salutato, gli sed accanto. Accanto seduto, il venerabile Ananda cos disse al Sublime: " meraviglioso, o signore, straordinario, o signore, come generalmente sia, o si gnore, difficile l'origine da precedenti, difficile a capire. Invece a me appare assai facile ". " Non dire, cos, o Ananda, non dire cos, o Ananda. Difficile, o Ananda, l'origine da precedenti, difficile a capire. Senza la comprensione, senza l'approfondiment o di questa dottrina, non si supera il ciclo delle generazioni, aggrovigliato co me una matassa, immerso nelle tenebre, simile a cespugli di erba pungente e tagl iente (1), sfuggente, doloroso, ruinoso samsara. 2. " Esiste un presupposto a vecchiaia e morte? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: "Esiste". "Quale il presupposto a vecchiaia ed a morte?". Cos pu essere chiesto. "Nascita presupposto a vecchiaia e morte ". Cos da rispondere. " Esiste un presupposto a nascita? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consap evolezza da rispondere: " Esiste". " Quale il presupposto a nascita ? ". Cos pu essere chiesto. " Esistenza il presup posto a nascita ". Cos da rispondere. " Esiste un presupposto ad esistenza? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena con sapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto ad esistenza ? ". Cos pu essere chiesto. " Attaccamento il presupposto ad esistenza ". Cos da rispond ere. " Esiste un presupposto ad attaccamento ? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto ad attaccament o?". Cos pu essere chiesto. " La sete il presupposto ad attaccamento". Cos da rispo ndere. "Esiste un presupposto a sete?". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevole zza da rispondere: " Esiste ". "Quale il presupposto a sete?". Cos pu essere chies to. " Sensazione il presupposto a sete ". Cos da rispondere. " Esiste un presupposto a sensazione ? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena co nsapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a sensazione? ". Cos pu essere chiesto. " Contatto presupposto alla sensazione ". Cos da rispondere. "Esiste un presupposto a contatto?". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consape volezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a contatto ? ". Cos pu e ssere chiesto. " Nome e forma il presupposto a contatto ". Cos da rispondere. " Esiste un presupposto a nome e forma ? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a nome e forma ? ". Cos pu essere chiesto. " Vinnana il presupposto a nome e forma ". Cos da rispondere. "Esiste un presupposto a Vinnana?". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapev

olezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a vinnana? ". Cos pu ess ere chiesto. " Nome e forma il presupposto a vinnana ". Cos da rispondere. 3. Cos, o Ananda, nome e forma il presupposto a vinnana, vinnana presupposto a no me e forma, nome e forma presupposto a contatto, contatto presupposto a sensazio ne, sensazione presupposto a sete, sete presupposto ad attaccamento, attaccament o presupposto ad esistenza, esistenza presupposto a nascita, nascita presupposto a vecchiaia e morte, vecchiaia, morte, angoscia, lamento, dolore, sofferenza, a gitazione, si perpetuano. Cos l'origine dell'intero complesso del dolore. 4. Nascita presupposto a vecchiaia e morte. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: " nascita presupposto a vecchiaia e morte ". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi nasc ita, cio: agli di nei cieli, ai Gandhabba (2) nel loro regno, agli Yakka (3) nel l oro regno, agli spiriti nel loro regno, agli uomini nel loro regno, ai quadruped i nel loro regno, agli uccelli nel loro regno, ai serpenti nel loro regno e a qu esti ed a quegli esseri, o Ananda, ovunque, pi non fosse nascita, se completament e vi fosse il cessare della nascita, colla distruzione della nascita forse che s i sperimenterebbe ancora vecchiaia e morte?". "No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto della vecchiaia e della morte: la nascita. 5. Esistenza il presupposto di nascita. Cos invero ci si dice, ma in forza del seg uente argomento che si pu dire cos: " Esistenza presupposto di nascita ". Se, o An anda totalmente completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi esistenza; cio: l' esistenza passionale, l'esistenza formale, l'esistenza priva di forma (4), se co mpletamente vi fosse il cessare dell'esistenza, colla distruzione dell'esistenza forse che si sperimenterebbe ancora nascita? ". No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto della nascita: l'esistenza. 6. Attaccamento presupposto ad esistenza. Cos invero ci si dice, ma in forza del s eguente argomento che si pu dire cos: " Attaccamento presupposto ad esistenza". Se , o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque, non fosse pi attaccam ento; cio: l'attaccamento alla passione, l'attaccamento ai rituali, l'attaccament o all'opinione, l'attaccamento all'affermazione dell'io, se completamente vi fos se il cessare dell'attaccamento, colla distruzione dell'attaccamento forse che s i sperimenterebbe ancora l'esistenza? ". "No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto dell'esistenza: l'attaccamento. 7. Sete il presupposto ad attaccamento. Cos invero ci si dice, ma in forza del seg uente argomento che si pu dire cos: " sete il presupposto ad attaccamento ". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi sete; cio: la sete di forme, la sete di suoni, la sete di odori, la sete di sapori, la sete d i cose tangibili, la sete di pensieri, se completamente vi fosse il cessare dell a sete, colla distruzione della sete forse che si sperimenterebbe ancora l'attac camento? " "No di certo, o signore ". "Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radic e, questo il presupposto ad attaccamento: la sete. 8. Sensazione il presupposto a sete. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: " sensazione il presu pposto a sete ". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque no n fosse pi sensazione: cio la sensazione attraverso il contatto dell'occhio, la se nsazione attraverso il contatto dell'orecchio, la sensazione attraverso il conta tto del naso, la sensazione attraverso il contatto della lingua, la sensazione a ttraverso il contatto del corpo, la sensazione attraverso il contatto della ment e, se completamente, vi fosse il cessare della sensazione, colla distruzione del la sensazione forse che si sperimenterebbe ancora la sete ? ". "No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi

ce, questo il presupposto della sete: la sensazione. 9. Cos, o Ananda', la sensazione origine della sete, la sete origine della ricerc a, la ricerca origine dell'assunzione, l'assunzione origine del gradimento, il g radimento origine del desiderio turbante, il desiderio turbante origine del poss esso, il possesso origine della propriet, la propriet origine dell'avarizia, l'ava rizia origine della tesaurizzazione, a scopo di tesaurizzare l'armarsi di mazza, l'armarsi di spada, guerra, conquista, litigio, discussione, calunnia, menzogna e pi di un elemento torbido, non salutare si manifesta. 10 A scopo di tesaurizzare l'armarsi di mazza, l'armarsi di spada, la guerra, la conquista, il litigio, la discussione, la calunnia, la menzogna e pi di un eleme nto torbido, non salutare si manifesta. Cos invero ci si dice, ma in forza del seg uente argomento che si pu dire cos: " a scopo di tesaurizzare l'armarsi di mazza, l'armarsi di spada, la guerra, la conquista, il litigio, la discussione, la calu nnia, la menzogna e pi di un elemento torbido, non salutare si manifesta". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi tesaurizzare forse che si manifesterebbe ancora l' armarsi di spada, l'armarsi di mazza, la guerra, la conquista, il litigio, la di scussione, la calunnia, la menzogna e pi di un elemento torbido, non salutare?". " No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto dell'armarsi di mazza, dell'armarsi di spada, della gu erra, della conquista, del litigio, della discussione, della calunnia, della men zogna e del manifestarsi di pi di un elemento torbido, non salutare: la tesaurizz azione: 11. Avarizia origine di tesaurizzazione. Cos invero ci si dice, ma in forza del se guente argomento che si pu dire cos: " avarizia origine di tesaurizzazione ". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi avarizia, s e completamente vi fosse il cessare dell'avarizia, colla distruzione dell'avariz ia forse che si sperimenterebbe ancora tesaurizzazione ? ". "No di certo, o signore ". "Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questo l'origine, questa la radic e, questo il presupposto di tesaurizzazione: avarizia. 12. Propriet origine dell'avarizia. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: " propriet origine di avarizia "; Se, o Ananda, tota le mente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi propriet, se completamen te vi fosse il cessare di propriet, colla distruzione di propriet forse che si spe rimenterebbe ancora avarizia? ". " No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di avarizia: propriet. 13. Possesso origine di propriet. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente a rgomento che si pu dire cos: " possesso origine di propriet ". Se, o Ananda, totalm ente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi possesso, se completamente vi fosse il cessare del possesso, colla distruzione del possesso forse che si sp erimenterebbe ancora propriet ? ". " No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di propriet: possesso. 14. Desiderio turbante ' origine di possesso. Cos invero ci si dice, ma in forza d el seguente argomento che si pu dire cos: " desiderio turbante origine di possesso ". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi des iderio turbante, se completamente vi fosse il cessare di desiderio turbante, col la distruzione del desiderio turbante forse che si sperimenterebbe ancora posses so? ". No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di possesso: desiderio turbante. 15. Compiacimento origine di desiderio turbante. Cos invero ci si dice. Ma in forz a del seguente argomento che si pu dire cos: " compiacimento origine di desiderio turbante". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non foss

e pi compiacimento, se completamente vi fosse il cessare di compiacimento, colla distruzione di compiacimento forse che si sperimenterebbe ancora desiderio turba nte ? " . "No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto di desiderio turbante: compia cimento. 10. Assunzione " origine di compiacimento. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: " assunzione origine di compiacimento ". Se , o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi assunzion e, se completamente vi fosse il cessare di assunzione, colla distruzione di assu nzione forse che si sperimenterebbe ancora compiacimento? ". No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di compiacimento: assunzione. 17. Ricerca (9) origine di assunzione. Cos invero ci si dice, ma in forza del segu ente argomento che si pu dire cos: " ricerca origine di assunzione ". Se, o Ananda , totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi? ricerca, se compl etamente vi fosse il cessare di ricerca, colla distruzione di ricerca forse che si sperimenterebbe ancora assunzione ? ". "No di certo, o signore ". "Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questo l'origine, questa la radice, questo il presupposto di assunzione ricerca. 18. Sete origine di ricerca. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argom ento che si pu dire cos: " sette origine di ricerca". Se, o Ananda, totalmente, co mpleto mente, a ciascuno, ovunque non fosse pi sete, se completamente vi fosse il cessare della sete, colla distruzione della sete forse che si sperimenterebbe a ncora ricerca? ". "No di certo, o signore ". "Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radic e, questo il presupposto di ricerca: la sete. Cos, o Ananda, queste due dottrine, sono ricondotte tutte e due alla sensazione. 19. Contatto (10) presupposto di sensazione. Cos invero ci si dice, ma in forza de l seguente argomento che si pu dire cos: contatto presupposto di sensazione. Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi contatto, ci o: il contatto dell'occhio, il contatto dell'orecchio, il contatto del naso, il c ontatto della lingua, il contatto del corpo, il contatto della mente, se complet amente vi fosse il cessare di contatto, colla distruzione di contatto forse che si sperimenterebbe ancora sensazione? ". "No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di sensazione: contatto. 20. Nome e forma presupposto di contatto. Cos invero ci si dice, ma in forza del s eguente argomento che si pu dire cos: "nome e forma presupposto di contatto". O An anda, da certi attributi, da certi organi, da certi fenomeni, da certe espressio ni viene la facolt conoscitiva dell'aggregato nominale (11). Ma se in questi attr ibuti, in questi organi, in questi fenomeni, in queste espressioni fosse cessazi one, forse che nell'aggregato formale si sperimenterebbe il contatto indicante? ". " No di certo, o signore ". "O Ananda, da certi attributi, da certi organi, da certi fenomeni, da certe espr essioni viene la facolt conoscitiva dell'aggregato formale: ma se in questi attri buti, in questi organi in questi fenomeni, in queste espressioni, fosse cessazio ne forse che nell'aggregato nominale si sperimenterebbe il contatto reattivo ? " . "No di certo, o signore ". " O Ananda, da certi attributi, da certi organi, da certi fenomeni, da certe esp ressioni viene la facolt conoscitiva dell'aggregato nominale e dell'aggregato for male: ma se in questi attributi, in questi organi, in questi fenomeni, in queste espressioni fosse cessazione, forse che si sperimenterebbe il contatto indicant e ed il contatto reattivo?".

No di certo, o signore ". " O Ananda, da certi attributi, da certi organi, da certi fenomeni, da certe esp ressioni, viene la facolt conoscitiva di nome e forma: ma se in questi attributi, in questi organi, in questi fenomeni, in queste espressioni fosse cessazione, f orse che si sperimenterebbe il contatto? ". "No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di contatto: nome e forma. 21. Vinnana presupposto di nome e forma. Cos invero ci si dice, ma in forza del se guente argomento che si pu dire cos: " vinnana il presupposto di nome e forma ". S e, o Ananda, vinnana (12) non si introducesse nell'utero della madre, forse che nell'utero della madre, si determinerebbe nome e forma? ". No di certo, o signore ". " Se, o Ananda, vinnana, introdottosi nell'utero della madre, deviasse, forse ch e nome e forma si manifesterebbe alla stato normale? ". . "No di certo, o signore". " Se, o Ananda, vinnana di un infante fosse strappato all bimbo od alla bimba, f orse che nome e forma prosperamente, felicemente, favorevolmente si svilupperebb e? ". "No di certo, o signore ". Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radice , questo il presupposto di nome e forma: vinnana. 22. Nome e forma presupposto a vinnana. Cos invero ci si dice, ma in forza del seg uente argomento che si pu dire cos: "nome e forma presupposto di vinnana". Se, o A nanda, vinnana non trovasse il suo supporto in nome e forma, forse che si sperim enterebbe il futuro, la nascita, la vecchiaia, la morte, il dolore, l'angoscia, l'esistenza? ". No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radi ce, questo il presupposto di vinnana: nome e forma. Proprio cos, o Ananda, si sorge, si declina, si muore, si trapassa, si risorge; p roprio in conseguenza di ci si sviluppa il processo semantico, il processo logico , il processo delle idee, il processo della conoscenza, proprio cos turbina il ci clo del samsara nel normale stato del conoscere, cos si unisce nome e forma a vin nana. 23. E come, o Ananda, coloro che definiscono l'anima la definiscono? Colui che d efinisce l'anima formale e finita proprio cos definisce: "formale e finita second o me l'anima" Colui che definisce l'anima formale e infinita proprio cos definisc e: "formale ed infinita secondo me l'anima" Colui che definisce l'anima priva di forma e finita proprio cos definisce: " priva di forma e finita secondo me l'ani ma" Colui che definisce l'anima priva di forma ed infinita proprio cos definisce: "priva di forma ed infinita secondo me l'anima". 24. Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima formale e finita proprio la de finisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro dedu zione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di v erit ". E cos essendo, costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione su ll'anima formale e finita. Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima formale ed infinita proprio la def inisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro deduz ione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di ve rit". E cos essendo, costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull 'anima formale ed infinita. Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima priva di forma e finita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro d eduzione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come d i verit". E cos essendo costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione s ull'anima priva di forma e finita. Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima priva di forma ed infinita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietr o deduzione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso com

e di verit". E cos essendo costui ripete continuamente nel discorso la sua opinion e sull'anima priva di forma ed (1) infinita. Proprio cos, o Ananda, definiscono c oloro che definiscono l'anima. 25. E come, o Ananda, coloro che non definiscono l'anima non la definiscono? Col ui che non definisce l'anima formale e finita non cos definisce: " formale e fini ta secondo me l'anima ". Colui che non definisce l'anima formale ed infinita non cos definisce: " formale ed infinita secondo me l'anima". Colui che non definisc e l'anima priva di forma e finita non cos definisce: " priva di forma e finita se condo me l'anima". Colui che non definisce l'anima priva di forma ed infinita no n cos definisce: " priva di forma ed infinita i secondo me l'anima ". 26. Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima formale e finita proprio n on la definisce, e sia che non la definisca immediatamente, sia che non la defin isca dietro deduzione, mai in lui cos non : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit". E cos essendo costui non ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima formale e finita. Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima formale ed infinita proprio no n la definisce, e sia che non la definisca immediatamente, sia che non la defini sca dietro deduzione, mai in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stes so come di verit ". E cos essendo costui non ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima formale ed infinita. Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima priva di forma e finita propri o non la definisce, e sia che non la definisca immediatamente, sia che non la de finisca dietro deduzione, mai in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit". E cos essendo costui non ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima priva di forma e finita. Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima priva di forma ed infinita pro prio non la definisce, e sia che non la definisca immediatamente, sia che non la definisca dietro deduzione, mai in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit ". E cos essendo costui non ripete continuamente nel disco rso la sua opinione sull'anima priva di forma ed infinita. Proprio cos, o Ananda, non definiscono coloro che non definiscono l'anima. 27 . E come, o Ananda, coloro che introspezionano l'anima, la introspezionano? V i , o Ananda, chi introspezionando l'anima, introspeziona la sensazione: "la sens azione secondo me l'anima ". Oppure: " non la sensazione secondo me l'anima, la cessazione della sensazione secondo me l'anima ". Oppure: " non la sensazione se condo me l'anima, non la cessazione della sensazione secondo me l'anima, l'anima da me sentita come la capacit di sentire, questo secondo me l'anima". Cos, o Anan da, coloro che introspezionano l'anima introspezionano. 28. Dunque, o Ananda, a colui che cos afferma: " sensazione l'anima ", da rispond ere: " vi sono, o amico, queste tre sensazioni: la sensazione piacevole, la sens azione dolorosa, la sensazione indifferente. Quali di queste tre sensazioni tu i ntrospezioni come anima'". Nel momento, o Ananda, in cui ottenendola, percepisci sensazione piacevole, in quel momento non percepisci sensazione dolorosa, n perc episci sensazione indifferente. In quel momento in cui ottenendola percepisci se nsazione dolorosa, in quel momento non percepisci sensazione piacevole, n percepi sci sensazione indifferente. In quel momento in cui ottenendola percepisci sensa zione indifferente, in quel momento non percepisci sensazione piacevole, n percep isci sensazione dolorosa. 29. La sensazione piacevole, o Ananda, impermanente, condizionata, originata da precedenti, soggetta al decadere, soggetta al trapassare, soggetta allo svanire, soggetta alla distruzione. La sensazione dolorosa, o Ananda, impermanente, cond izionata, originata da precedenti, soggetta al decadere, soggetta al trapassare, soggetta allo svanire, soggetta alla distruzione. La sensazione indifferente, o Ananda, impermanente, condizionata, originata da precedenti, soggetta al decade re, soggetta al trapassare, soggetta allo svanire, soggetta alla distruzione. Al lora a colui che sperimenta sensazione piacevole dovrebbe essere: " questa l'ani ma ", ma collo sparire della sensazione piacevole cos dovrebbe essere: " a me spa r l'anima". A colui che sperimenta sensazione dolorosa dovrebbe essere: " questa l'anima ", ma collo sparire della sensazione dolorosa cos dovrebbe essere: "a me spari l'anima". A colui che sperimenta sensazione indifferente dovrebbe essere:

" questa l'anima ", ma collo sparire della sensazione indifferente cos dovrebbe e ssere: "a me spar l'anima ". Cos coloro che affermano: " sensazione per me l'anima ", introspezionando nel campo della sensazione, introspezionano l'impermanenza, il dolore mescolato al piacere, la legge del sorgere e del trapassare. Pertanto, o Ananda, non si pu introspezionando affermare: " la sensazione per me l'anima " . 30. Ecco, o Ananda, a colui che cos afferma: "non la sensazione secondo me l'anim a, la cessazione della sensazione secondo me l'anima ", cos da rispondere: " quan do, o amico, totalmente manca il sentire, allora forse sussiste: ' io sono? ' " ". "No di certo, o signore ". " Pertanto, o Ananda, non si pu introspezionando affermare: " non la sensazione s econdo me l'anima, la cessazione della sensazione secondo me l'anima ". 31. Ecco, o Ananda, a colui che cos afferma: " non la sensazione secondo me l'ani ma, n la cessazione della sensazione, l'anima da me intesa come la facolt di senti re", cos da rispondere: " se, o amico, la sensazione totalmente, completamente fo sse distrutta, colla cessazione di ogni sensazione, colla distruzione della sens azione forse che sussisterebbe: ' io sono questo ? ' " ". "No di certo, o signore". " Pertanto, o Ananda, non si pu introspezionando affermare: " non la sensazione s econdo me l'anima, non la cessazione della sensazione, l'anima da me intesa come la facolt senziente ". 32. Ma, o Ananda, un monaco non cos introspeziona l'anima nella sensazione, non i ntrospeziona l'anima nella cessazione della sensazione, non cos introspeziona: " da me cos intesa l'anima: l'anima la facolt senziente". Egli cos non introspezionan do, non attaccato, libero da attaccamento, non si agita, calmo, isolato, totalme nte si estingue: " Esausta la vita, estinta la condizione di purezza, fatto ci ch e si doveva fare, non esiste pi alcuno stato condizionato ", cos comprende. E se qualcuno interroga cos un monaco dalla mente emancipata: "esiste il Compiuto dopo la morte?", ci per lui l'opinione da scartare. " Non esiste il Compiuto dop o la morte?", ci per lui opinione da scartare. "Esiste e non esiste il Compiuto d opo la morte? ", ci per lui opinione da scartare. " Non esiste e non non esiste i l Compiuto dopo la morte? ", ci per lui opinione da scartare. E quale il motivo d i ci? Quanto , o Ananda, nei confronti della semantizzazione e del processo semant ico, nei confronti della logica, e del processo logico, nei confronti delle idee e del processo delle idee, nei confronti della conoscenza e del processo della conoscenza, nei confronti del ciclo del samsara e di ci che gira il ciclo del sam sara, ci un monaco emancipato, possessore del sapere, non considera, non se ne oc cupa, per lui opinione, cosa da scartare. 33. Vi sono, o Ananda, sette stazioni di vinnana e due dyatana, Quali sette? Vi sono degli esseri aventi corpo non semplice e coscienza non semplice. Cio alcuni uomini cd alcuni di, ed i soggetti alla rovina. Questa la prima stazione di vinna na. Vi sono, o Ananda, degli esseri aventi corpo non semplice e coscienza semplice, cio gli di del coro di Brahma che sono alla loro prima esistenza. Questa la second a stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno corpo semplice e coscienza non semplic e: gli di Abhassara. Questa la terza stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno corpo semplice e coscienza semplice: g li di Subhakinna. Questa la quarta stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno totalmente sorpassate le coscienze for mali, che col tramontare delle coscienze dovute a reazioni sensorie, distolta la mente dalle coscienze non semplici, "infinito lo spazio", vivono nel dominio de llo spazio infinito. Questa la quinta stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che, superato il dominio dello spazio infinito, " infinito vinnana ", vivono nel dominio del vinnana infinito. Questa la sesta s tazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che, superato il dominio del vinnana infinito, " non vi alcunch ", vivono nel dominio del non vi alcunch. Questa la settima stazio

ne di vinnana. Vi l'ayatana degli esseri inconsci, e l'ayatana degli esseri non consci n inconsci: questi due. 34. Dunque, o Ananda, forse colui che intento a giocare nella prima stazione d i vinnana, con corpo non semplice, coscienza non semplice, cio qualche uomo e qua lche dio, forse che questa situazione realizza, forse che di questa realizza il sorgere, di questa realizza il tramontare, di questa realizza la saziet, di questa realizza il disgusto, da questa realizza la salvezza? ". "No di certo, o signore ". o Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri aventi corpo non semplice e coscienza semplice, cio gli di del coro di Brahma che sono alla loro prima esistenza. Questa la seconda stazione di vinnana . Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri che hanno corpo semplice e coscienza non semplice: gli di Abhassara. Questa la terza stazione di vinnana. Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri che hanno corpo semplice e coscienza semplice: gli di Subhakinna. Questa la quarta stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno totalmente sorpassate le coscienze formali, che col tramontare delle coscienze dovute a rea zioni sensorie, distolta la mente dalle coscienze non semplici, "infinito lo spazio", vivono nel dominio dello spazio infinito. Questa la quinta stazione di vinnana. Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri che, superato il dominio dello spazio infinito, " infinito vinnana ", vivono nel dominio del vinnana infinito. Questa la sesta stazione di vinnana. Dunque, o Ananda, forse colui che intento a giocare nella settima stazione di vinnana " non vi alcunch ", forse che questa situazione realizza; forse che di questa realizza ` il sorgere, di questa realizza il tramontare, di questa realizza la saziet, di questa realizza il disgusto, da questa realizza la salvezza? ". "No di certo, o signore ". " Dunque, o Ananda, forse colui che nell'ayatana degli esseri inconsci, forse ch e questa situazione realizza, forse che di questa realizza il sorgere, di questa realizza il tramontare, di questa realizza la saziet, di questa realizza il disg usto, da questa realizza la salvezza? ". "No di certo, o signore ". " Dunque, o Ananda, forse colui che nell'ayatana degli esseri non consci, n incon sci, forse che questa situazione realizza, forse che di questa realizza il sorge re, di questa realizza il tramontare, di questa realizza la saziet, di questa rea lizza il disgusto, da questa realizza la salvezza? ". "No di certo, o signore ". Invece, o Ananda, un monaco riconoscendo secondo realt delle sette stazioni di vi nnana, e dei due ayatana il sorgere, il tramontare, la saziet, il disgusto e la s alvezza, libero da ogni attaccamento. 35. Otto, o Ananda, sono le liberazioni. Quali otto? Formale vede le forme. Ques ta la prima liberazione. Internamente una coscienza non formale, vede esteriormente le forme. Questa la s econda liberazione. intento alla bellezza. Questa la terza liberazione. Col superamento totale delle coscienze formali, col tra montare delle coscienze dovute a reazioni sensorie, distolta la mente dalle coscienze non semplici, " in finito lo spazio", il dominio dello spazio infinito raggiunto, dimora. Questa la quarta liberazione.

Col superamento totale dello spazio infinito, " infinito vinnana ", il dominio d ell'infinito vinnana raggiunto, dimora. Questa la quinta liberazione. Col totale superamento del dominio dell'infinito vinnana "non vi alcunch", il dom inio del "non vi alcunch" raggiunto, dimora. Questa la sesta liberazione. Col totale superamento del dominio del " non vi alcunch" il dominio della non cos cienza n incoscienza raggiunto, dimora. Questa la settima liberazione. Col totale superamento del dominio della non coscienza n incoscienza, la distruzi one di coscienza ed esperienza raggiunta, dimora. Questa l'ottava liberazione. Q ueste, o Ananda le otto liberazioni. 30. Dunque, o Ananda, un monaco, queste otto liberazioni, ordinatamente raggiung e, inversamente raggiunge, e l'una voluta e l'altra voluta raggiunge e ne esce. E coll'estinzione degli asava, privo di asava, colla mente libera, libero da sen sazioni, da opinioni, da s raggiunta nella Dottrina la sapienza e la potenza, dim ora. Costui, o Ananda, si chiama un monaco d'ambo le parti libero, e di questa l iberazione d'ambo le parti, o Ananda, non vi altra liberazione d'ambo le parti p i alta e pi perfetta ". Cos disse il Sublime. Contento il venerabile Ananda si rallegr alla parola del Sub lime. MAHA NIDANA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola)

JANAVASBHAASUTTANTA (LO SPIRITO JANAVASABHA) Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava a Nadika, nella casa di mattoni. Proprio in quel tempo il Sublime, in giro per le province, indicava nella rinascita i discepoli morti trapassati: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Ku ru nel Pancala, i Maecha nel Surasena: "Costui costui risorto, colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque vinelli mondani e sausti, risorto senza causa apparente, in attesa della totale estinzione, elemen to non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta tra i discepoli di Nadika, mor ti trapassati, tre vinelli esausti: brama, astio, dubbio spariti, con un solo ri torno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, esausti tre vincoli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in attesa della finale illuminaz ione ". 2. Dissero i discepoli di Nadika: "Certo il Sublime in giro per le province indi ca nella rinascita i discepoli morti trapassati i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Paricala, i Maccha nel Surasena: " Costui Co st risorto, colui col risorto. Pi d'uno tra i discepoli di Nadika, morti trapassati , i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza causa apparente, in attesa del la totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta tr a i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vincoli esausti: brama, astio, du bbio spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porran no fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, e sausti tre vincoli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in a ttesa della finale illuminazione ". E pertanto i discepoli di Nadika erano conte nti, molto compiaciuti, pieni di gioia e soddisfazione, avendo udito l'esposizio ne, l'indicazione del Sublime. Disse il venerabile Ananda: " Il Sublime certo, in giro per le province, indica i discepoli morti trapassati nella rinascita: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Ma

lla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Paricala, i Maccha nel Surasena: " Costui cost risorto, colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza causa apparente, in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta, tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vinelli esausti: brama, astio, dub bio spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porrann o fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, es austi tre vinelli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in at tesa della finale illuminazione "". E pertanto i discepoli di Nadika erano conte nti, molto compiaciuti, pieni di gioia e soddisfazione, avendo udito l'esposizio ne, l'indicazione del Sublime. 4. Allora cos fu al venerabile Ananda: " Vi sono molti discepoli del Magadha che, come noto, sono morti trapassati, certamente una parte del Magadha spopolata de i discepoli morti trapassati. Essi furono devoti al Buddha, devoti alla Dottrina , devoti all'ordine, perfetti nel comportamento. I morti trapassati furono indic ati dal Sublime, e per essi fu buona l'indicazione, ed il popolo si rallegr perch essi giunsero a buona meta. Colui invece che fu il re Seniya Bimbisara (1), gius to legittimo sovrano, benefico ai brahmani ed ai padri di famiglia, agli abitant i della citt ed a quelli del contado, certo gli uomini cos l'onorano: " Ecco a noi morto il giusto legittimo re che ci rendeva felici, noi che lietamente dimoramm o nel regno di questo giusto legittimo re. Egli fu certo devoto al Buddha, devot o alla Dottrina, devoto all'ordine, perfetto nel comportamento. E gli uomini cos dicono: ' Sino alla morte fu dal Sublime lodato il morto re del Magadha, Seniya Bimbisara '. Se egli morto e trapassato fosse dal Sublime indicato con buona ind icazione, il popolo si rallegrerebbe per lui, che giunse a buona meta. Poi la pe rfetta illuminazione del Sublime si comp nel Magadha". E se la perfetta illuminaz ione del Sublime si comp nel Magadha, perch allora il Sublime non indica nella lor o rinascita i discepoli del Magadha morti trapassati? Invece il Sublime non indi ca nella loro rinascita i discepoli del Magadha morti trapassati, pertanto i dis cepoli del Magadha restano umiliati, e se i discepoli del Magadha sono umiliati, perch il Sublime non indica ci? ". 5. Allora il venerabile Ananda, dopo aver da solo interiormente meditato sui dis cepoli del Magadha, sul calare della notte si lev e si diresse l dove era il Subli me, avvicinatosi al Sublime salutatolo, si sedette accanto. Accanto seduto il ve nerabile Ananda cos disse al Sublime: a Ho udito questo, o signore: " Certo il Sublime, in giro per le province, indic a nella rinascita i discepoli morti trapassati: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Pancala, i Maccha nel Surasena: ' Costui cos t risorto, colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza causa apparente in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, tre vincoli esausti: brama, astio, dubb io spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika morti trapassati, tre vincoli esausti, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in atte sa della finale illuminazione'. E pertanto i discepoli di Nadika sono contenti, molto compiaciuti, piedi di gioia e soddisfazione, avendo udito, l'indicazione d el Sublime. 6. Vi sono molti discepoli del Magadha che, come noto, sono morti trapassati: ce rtamente una parte del Magadha spopolata dei discepoli morti trapassati. Essi fu rono devoti al Buddha, devoti alla Dottrina, devoti all'ordine, perfetti nel com portamento. I morti trapassati furono indicati dal Sublime e per essi fu buona l 'indicazione, ed il popolo si rallegr perch essi giunsero a buona meta. Colui inve ce che fu il re Seniya Bimbisara, giusto legittimo sovrano, benefico ai brahmani e ai padri di famiglia, agli abitanti della citt ed a quelli del contado, certo gli uomini cos l'onorano: ' Ecco a noi morto il giusto legittimo re che ci rendev a felici, noi che lietamente dimorammo nel regno di questo giusto legittimo re. Egli fu certo devoto al Buddha, devoto alla Dottrina, devoto all'ordine, perfett o nel comportamento'. E gli uomini cos dicono: ' Sino alla morte fu dal Sublime l odato il morto re del Magadha, Seniya Bimbisara'. Se egli morto e trapassato fos

se dal Sublime indicato con buona indicazione, il popolo si rallegrerebbe per lu i che giunse a buona meta Poi la perfetta illuminazione del Sublime si comp nel M igadha. E se la perfetta illuminazione del Sublime si comp nel Magadha, perch allo ra il Sublime non indica i discepoli del Magadha morti trapassati nella loro rin ascita? Invece il Sublime non indica i discepoli del Magadha morti trapassati ne lla loro rinascita, pertanto i discepoli del Magadha restano umiliati, e se i di scepoli del Magadha sono umiliati, perch i] Sublime non indica ci? " ". Cos il venerabile Ananda esposte al cospetto del Sublime le sue osservazioni into rno ai discepoli del Magadha, sorto da sedere salutato il Sublime, girando sulla destra se ne and 7. Allora il Sublime, non molto dopo che il venerabile Ananda se ne era andato, di buon mattino, presi mantello e scodella, verso Nadika si avvi per il cibo. Ed avendo in cerca di cibo girato per Nadika, ed essendo tornato dal giro di elemos ina, dopo il pasto, lavata la scodella, entrato nella casa di mattoni, concentra ta l'unita mente alla conoscenza ed alla realizzazione dei discepoli del Magadha , sull'apprestato sedile sed: " la sorte conoscer di costoro, lo stato dopo la mor te, questa essendo la loro sorte questo il loro stato dopo la morte ". E vide il Sublime quale fosse dei discepoli del Magadha la sorte, quale lo stato dopo la morte. Allora il Sublime, sorto dalla meditazione serale, uscito dalla casa di mattoni e rientrato nella dimora, sull'apprestato sedile sed. 8. Allora il venerabile Ananda si diresse l dove era il Sublime, ed avvicinatosi, salutato il Sublime si sed accanto. Accanto seduto il venerabile Ananda cos disse al Sublime: "Calmo d'aspetto, o signore, appare il Sublime, radioso, l'aspetto del Sublime piacevole a vedersi. Forse che il Sublime in pace oggi dimor nel viha ra? ". 9. " Siccome tu, o Ananda, hai al mio cospetto esposte le tue osservazioni intor no ai discepoli del Magadha, e sorto da sedere ti sei allontanato, io, dopo aver girato per cibo in Nadika, ed essere ritornato dal giro di elemosina, dopo il p asto, lavata la scodella, entrato nella casa di mattoni, concentrata l'unita men te alla conoscenza ed alla realizzazione dei discepoli del Magadha, sedei sull'a pprestato sedile: " La sorte conoscer di costoro, lo stato dopo la morte, questa essendo la loro sorte questo il loro stato dopo la morte ". Ed io vidi, o .Anand a, proprio la sorte, proprio lo stato dopo la morte dei discepoli del Magadha. E d ecco, o Ananda, che uno spirito evanescente esclam: " Io, o Sublime, sono Janav asabha Io, o Benvenuto, sono Janavasabha ". Ti ricordi forse, o Ananda, di aver gi udito un tale nome? ". " No, o signore, io non ricordo di aver di gi udito un tal nome come questo di Ja navasabha. Ma, o signore, mi si drizzano i capelli udendo il nome di Janavasabha . O signore, io penso: " ahi forse sar uno spirito infernale quello il cui nome J anavasabha"". 10. "Immediatamente si manifest di nuovo quello spirito, e con superbo splendore apparve al mio cospetto e per la seconda volta esclam: " lo sono, o Sublime, Bimb isara, io sono, o Benvenuto, Bimbisara. Questa la settima volta che risorgo in c ompagnia del gran re Vessavana. Io che prima fui re uomo ora sono re non uomo: Qui sette, l sette: quattordici nascite ben conosco l'esistenza, presto sar esaust o. Da lungo tempo senza rovina, ho realizzate il senza rovina, ed ora attendo l' ultimo ritorno". " meraviglioso ci al venerabile spirito Janavasabha, straordinario ci al venerabil e spirito Janavasabha: ' da lungo tempo senza rovina, ho realizzato il senza rov ina ed ora attendo l'ultimo ritorno'. Per qual motivo il venerabile spirito Jana vasabha ha realizzato tale splendido personale guadagno? " ". 11. " Non per altro insegnamento se non per i] tuo, o Sublime, non per altro ins egnamento, se non per il tuo, o Benvenuto. Siccome estremamente, o signore, io f ui devoto al Sublime, ecco che io, gi da lungo tempo senza rovina, ho realizzato il senza rovina, ed ora attendo l'ultimo ritorno. Proprio io, o signore, inviato per certi affari dal gran re Vessavana alla presenza del gran re Virulhaka, vid

i il Sublime che, entrato dalla strada nella casa di mattoni, i discepoli del Ma gadha oggettivando, osservando, rivolta la concentrata mente, sedeva: " La sorte conoscer di costoro, lo stato dopo la morte, questa essendo la loro sorte questo il loro stato dopo la morte ". E dopo non molto, o signore, mentre nell'assembl ea del gran re Vessavana parlavo, proprio questo ho udito, proprio questo ho app reso: "questa essendo la loro; sorte, questo il loro stato dopo la morte ". Ed a llora, o signore, cos fu in me: " vedr il Sublime, e gli riferir ci". Questi dunque, o signore, i due motivi per cui venni a vedere il Sublime. 12. I giorni precedenti, o signore, gli antiprecedenti, al tempo della vigilia, al quindicesimo, alla festa della fine delle piogge, nelle notti di plenilunio, per un intero kalpa, i trentatr di nella sala fatta d'ambrosia sono insieme seduti , e insieme riuniti; e sono tutti quanti seduti nella grande divina assemblea, e d i quattro grandi re sono seduti ai quattro punti cardinali. Nella regione del levante Dhatarattha, grande re, seduto rivolto a ponente in onore degli di. Nella regione del mezzod Virulhaka, grande re, seduto rivolto a settentrione in onore degli di. Nella regione del ponente Virupakkha, grande re, seduto rivolto verso l evante in onore degli di. Nella regione del settentrione Vessavana, grande re, se duto rivolto verso mezzod in onore degli di. E proprio cos, o signore, per un inter o kalpa, i trentatr di nella sala fatta d'ambrosia sono insieme seduti, insieme ri uniti; e sono tutti quanti seduti nella grande divina assemblea, ed i quattro gr andi re sono seduti ai quattro punti cardinali ed ognuno di essi l sul trono ed a nche a noi un pi basso sedile. E quegli di, o signore, che sono vissuti secondo la purezza del Sublime e sono risorti nel coro dei trentatr di, gli altri di superano e per aspetto e per qualit. Pertanto proprio o signore, i trentatr di erano lieti, contenti, fatti felici e beati: i cori divini, certamente, aumentano, i cori de gli Asura (2) diminuiscono. 13. Allora, o signore, Sakka re degli di, vedendo la gioia dei trentatr di, si comp iacque con questi canti: " Si rallegrano certo, o cari, i trentatr di col loro re. . Essi onorano il Compiuto e la buona realizzazione della Dottrina vedendo nuovi di, splendidi e gloriosi,: qui sorgere per aver praticato purezza nel Benvenuto. Costoro gli altri superano per aspetto e qualit, discepoli dell'Ampiveggente, eccellentemente qui sorti. giustamente si allietano i trentatr di col loro re. Essi onorano il Compiuto e la buona realizzazione della Dottrina " . Pertanto proprio, o signore, i trentatr di erano lieti, contenti, fatti felici e b eati: " i cori divini certamente aumentano, i cori asurici diminuiscono". 14. Allora, o signore, i trentatr di gioiosamente nella sala d'ambrosia erano insi eme seduti, insieme riuniti e risplendendo di questa gioia, considerando questa gioia essi pronunciavano le parole nelle quali si rallegravano i quattro grandi re. Erano enunciate parole nelle quali si rallegravano i quattro grandi re: quattro grandi re seduti immobili sui loro troni. Le sentenze pronunciate, i re eseguiscono gli ordini. Pura la mente, calmi siedono sui troni. 15. Allora, o signore, dalla regione del settentrione sorse una luce abbagliante e si manifest uno splendore superante la divina magnificenza degli di. Allora, o signore, Sakka re degli di cos disse ai trentatr di: " L dove, o venerabili, si vedono prodigi, sorge una luce, si manifesta uno splen dore, l apparir Brahma (3). Tale il segno preannunciatore dell'apparire di Brahma: proprio l dove sorge una luce si rende manifesto uno splendore. Se si vedranno prodigi: Brahma sar manifesto, di Brahma questo il segno: un grand e esteso splendore". 16. Allora, o signore, i trentatr di si sedettero sui loro seggi: " Se conosceremo questa meraviglia vi sar un effetto, sperimentando il quale progrediremo".

I quattro grandi re sedettero sui loro seggi: " Se conosceremo questa meraviglia vi sar un effetto, sperimentando il quale progrediremo". Ci avendo udito i trentatr di raggiunsero la calma: " Se conosceremo questa meravig lia vi sar un effetto, sperimentando il quale progrediremo". 17. E come, o signore, Brahma Sanamkumara si rese manifesto ai trentatr di, si res e manifesto creando una splendente immagine ma non assumendo, o signore, quello che l'abituale aspetto di Brahma, fu agli occhi dei trentatr di. Ed essendosi, o s ignori, Brahma Sanamkumara manifestato ai trentatr di, li superava tutti in aspett o e qualit; e come la materia dell'oro supera la materia dell'uomo, cos, o signore , Brahma Sanamkumara, manifestatosi ai trentatr di, li superava tutti in aspetto e qualit. Come, o signore, Brahma Sanamkumara si rese manifesto ai trentatr di, ness un dio dell'assemblea lo salut, n sorto lo invit a sedere: tutti rimasero in silenz io e giunte le mani si sedettero sui garretti: " ora Brahma Sanamkumara si siede r sul trono di quel dio che vorr ". Proprio, o signore, il dio sul cui trono siede Brahma Sanamkumara ottiene un'eccelsa consacrazione, ottiene un'eccelsa spiritu ale gioia. Come, o signore, un re guerriero, essendo stato unto nel capo, giusta mente consacrato re, ottiene un'eccelsa consacrazione, una eccelsa spirituale gi oia, proprio cos quel dio, sul cui seggio siede Brahma Sanamkumara ottiene un'ecc elsa consacrazione, ottiene una eccelsa spirituale gioia. 18. Allora, o signore, Brahma Sanamkumara si manifest ai trentatr di assumendo la s ua naturale forma, che la forma del fanciullo Pancasikha. E, rimanendo in aria, sospeso tra cielo e terra, si sed sui garretti. Come, o signore, un uomo robusto, aperte ed incrociate le gambe, in terra pu sedersi sui garretti, proprio Cos Brah ma Sanamkumara, rimanendo in aria, sospeso tra cielo e terra, si sed sui garretti e, conoscendo la gioia dei trentatr di, disse questo canto: " Si rallegrano certo, o cari, i trentatr di col loro re. Essi onorano il Compiuto e la buona realizzazione della Dottrina vedendo nuovi di , splendidi e gloriosi, qui sorgere per aver praticato purezza nel Benvenuto. Costoro gli altri superano per aspetto e qualit, discepoli dell'Ampiveggente, eccellentemente qui sorti. Gi ustamente si allietano i trentatr di col loro re. Essi onorano il Compiuto e la bu ona realizzazione della Dottrina ". 19. Cos felicemente parl, o signore, Brahma Sanamkumara e proprio la voce con cui Brahma Sanamkumara parl era dotata di otto qualit: chiara, ben udibile, piacevole, armoniosa, piena, raccolta, profonda, risonante. E mentre l'assemblea risonava per la voce di Brahma Sanamkumara nessun suono usc dall'assemblea. Cos, o signore, la voce era dotata di otto qualit, cos parl la voce di Brahma. 20. Allora, o signore, Brahma Sanamkumara, create trentatr forme si sed su ciascun o dei seggi dei trentatr di, e cos parl ai trentatr di: " Che pensano, o signori, i trentatr di? Che il Sublime insegna a beneficio di mol ti, a letizia di molti, per compassione del mondo, a beneficio, a letizia di uom ini e di. Che coloro che prendono rifugio nel Buddha, rifugio nella Dottrina, rif ugio nell'ordine, e sono perfetti nel comportamento, colla dissoluzione del corp o, dopo la morte risorgono alcuni per una sola volta compagni degli di Paranimmit a Vasavatti, altri degli di Nimmanarati, altri degli di Tubista, degli di Yama, dei trentatr di, dei quattro grandi re risorgono in compagnia. E quelli che conseguon o il pi basso conseguono il coro dei Gandhabba". 21. Cos felicemente parl, o signore, Brahma Sanamkumara. Cos felicemente avendo par lato, o signore, della voce di Brahma Sanamkumara ciascun dio allora credette: " quegli che sul mio sedile quegli solo ha parlato". Per un solo che parla tutte parlano le immagini, per un solo che tace tutte tacc iono le immagini. Ora ben pensano i trentatr di col loro capo quegli che sul mio s eggio quegli solo parla. 22. Allora, o signore. Brahma Sanamkumara si riun in una sola entit, riunitosi in una sola entit, sedutosi sul seggio di Sakka (4), re degli di, cos parl: " Che pensano, o signori, i trentatr di? Che ben sistemate furono dal Sublime, Sap iente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le quattro basi dei p oteri, del potere comune, del potere diffuso, del potere miracoloso. Quali quatt ro? Ecco un monaco dotato di volont fortemente concentrata, di sforzo fortemente

concentrato, di mente fortemente concentrata, di investigazione fortemente conce ntrata: queste sono le basi del potere. Queste sono le discipline ben sistemate del Sublime Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sulle quattro basi del potere, del potere comune, del potere diffuso, del potere mirac oloso. E tutti quei molteplici insiemi di poteri, che nel passato asceti o brahm ani realizzarono, furono conseguenza e pratica delle quattro basi del potere. E tutti quei molteplici insiemi di poteri, che nel futuro asceti o brahmani realiz zeranno, saranno conseguenza e pratica delle quattro basi del potere. Non vedono forse, o signori, i trentatr di che proprio di siffatta origine il mio grande pot ere?". " S, o Brahma ". " Io proprio in conseguenza, per pratica delle quattro basi del potere sono molt o potente, molto eminente". 23. Cos felicemente parl Brahma Sanamkumara. Cos felicemente Brahma Sanamkumara ave ndo parlato si rivolse ai trentatr di: "Che pensano, o signori, i trentatr di? I tre precetti opportuni costituiti di lun ga gioia, scoperti dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamen te Svegliato. Quali tre? Ecco, o signori, un tale dimora in mezzo alle brame, dimora in mezzo ad elementi non salutari. Egli ode quindi | la nobile Dottrina, ed attento vi pone mente e procede nella comprensione della Dottrina. Egli attento, posta mente alla udita nobile Dottrina, procedendo nella comprensione della Dottrina, dimora lungi da b rame, lungi da elementi non salutari, ed a lui, che lungi da brame, lungi da ele menti non salutari dimora, sorge gioia e dalla gioia una pi alta serenit. Questo i l primo precetto opportuno scoperto dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perf etto, perfettamente Svegliato, costituito di lunga gioia. 24. Inoltre, o signori, ecco un tale cui non son quietati i grossolani sankhara del corpo, non son quietati i grossolani sankhara della parola, non son quietati i grossolani sankhara della mente. Egli ode quindi la nobile Dottrina, attento vi pone mente e procede nella comprensione della Dottrina. Posta mente alla udit a nobile Dottrina, procedendo egli attento nella comprensione della Dottrina, i sankhara grossolani del corpo si acquietano, i sankhara grossolani della parola si acquietano, i sankhara grossolani della mente si acquietano. E dall'acquietar si dei sankhara grossolani del corpo, della parola, della mente, sorge in lui gi oia e dalla gioia una pi alta serenit. Come dal piacere generata la soddisfazione proprio cos i grossolani sankhara del corpo, i grossolani sankhara della parola, i grossolani sankhara della mente acquietati, sorge la gioia e dalla gioia una p i alta serenit. Questo il secondo precetto opportuno scoperto dal Sublime, Sapient e, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, costituito di lunga gioia. 25. Inoltre, o signori, ecco un tale ' questo salutare' I secondo realt non conos ce, ' questo non salutare ' secondo realt non conosce, ' questo biasimevole, ques to non biasimevole, questo da praticarsi, questo da non praticarsi, questo basso , questo alto, questo composto di tenebra e di gioia', secondo realt non conosce. Egli ode quindi la nobile Dottrina, attento vi pone mente e procede nella compr ensione della Dottrina. Egli attento, posta mente alla udita _ nobile Dottrina, procedendo, nella comprensione della Dottrina, ' questo salutar e ' secondo realt conosce, ' questo non salutare ' secondo realt conosce, ' questo biasimevole, questo non biasimevole, q uesto da praticarsi, questo da non praticarsi, questo basso, questo alto, questo composto di tenebra e di gioia', secondo realt conosce. In lui che cos conosce, cos vede, scompare l'ignoranza sorge la sapienza. In lui, colla distruzione dell'ignoranza, col sorgere della sapienza, sorge gioi a e dalla gioia una pi alta serenit. Come dal piacere generata la soddisfazione proprio cos colla distruzione dell'ignoranz a, col sorgere della sapienza, sorge la gioia e dalla gioia una pi alta serenit. Questo il terzo precetto opportuno scoper to dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, costituito di lunga gioia.

Questi dunque o signori, sono i tre precetti opportuni costituiti di lunga gioia , scoperti dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegl iato ". 26. Cos felicemente, o signore, Brahma Sanamkumara parl. Cos avendo, o signore, fel icemente parlato, Brahma Sanamkumara si rivolse ai trentatr di: " Che pensano, o signori, i trentatr di? Le quattro basi della consapevolezza cost ituite di lunga salute, ben insegnate dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Pe rfetto, perfettamente Svegliato. Quali quattro? Ecco, un monaco, lungi nel mondo cupidigia e sofferenza, nell'interno del corpo attento , al corpo, dimora strenuo chiaro consapevole. E dimorando all'interno del corpo attento al corpo, qui completamente si unifica, completamente si rasserena. E quegli, qui completamente unificato, comp letamente rasserenato, al di fuori, al di l del corpo si procura intelligenza e v isione attento alla sensazione. All'interno della sensazione, della mente, lungi nel mondo cupidigia e sofferenza, all'interno degli elementi dimora attento agli elementi, dimora strenuo chiaro consapevole. E dimorando nel l'interno degli elementi, attento agli elementi, qui completamente si unifica, c ompletamente si rasserena. E quegli, qui completamente unificato, completamente rasserenato, al di fuori, al di l degli elementi, si procura intelligenza e visio ne. Queste sono le quattro meditazioni costituite di lunga salute, ben insegnate dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato". 27. Cos felicemente, o signore, parl Brahma Sanamkumara. Cos avendo, o signore, fel icemente parlato Brahma Sanamkumara si rivolse ai trentatr di: " Che pensano, o signori, i trentatr di? I sette fattori della concentrazione, per lo sviluppo della retta concentrazione, per il completamento della retta concen trazione, insegnati dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfettame nte Svegliato. Quali sette ? Retta opinione, retta intenzione, retta parola, ret ta azione, retta vita, retto esercizio, retta consapevolezza. E quella, cos appre stata, unificazione della mente in questi sette componenti, viene detta la nobil e retta concentrazione nelle sue cause e conseguenze. Da retta opinione procede retta intenzione, da retta intenzione procede retta parola, da retta parola proc ede retta azione, da rettazione procede retta vita, da retta vita procede retto esercizio, da retto esercizio procede retta consapevolezza, da retta consapevole zza procede retta sapienza, da retta sapienza procede retta liberazione. E cos pa rla chi rettamente parla: 'ben insegnata dal Sublime la Dottrina, chiara non osc ura, invitante all'introspezione, di guida a ciascuno, apprendibile dai saggi, p orta aperta sul non pi morire '. Proprio cos parla chi rettamente parla ' Ben inse gnata dal Sublime la Dottrina chiara non oscura, invitante all'introspezione, di guida a ciascuno, apprendibile dai saggi, porta aperta sul non pi morire '. E i due milioni quattrocentomila seguaci del Magadha per definitivo riposo segua ci del Buddha, per definitivo riposo seguaci della Dottrina, per definitivo riposo seguaci dell'ordine, seguaci del n obile lieto comportamento, educati eccelsamente alla Dottrina, morti trapassati, sono risorti senza visibile causa, ed estinti tre vincoli, entrati nella corren te, hanno raggiunto l'elemento privo di rovina, sicuri della banale totale illum inazione, e vi colui che ritorna solo pi una volta. Questa la seconda classe meritoria (5) che posso conoscere scrupoloso di menzogn a". 28. Cos felicemente, o signore, parl Brahma Sanamkumara e cos al gran re Vessavana sorse nella mente questo pensiero meraviglioso, straordinario, certo un siffatto maestro sar eccellentissimo, una siffatta esposizione della Dottrina, udita, sar un eccellentissimo guadagno". Allora, o signore, Brahma Sanamkumara avendo conosciuto il pensiero della mente del gran re Vessavana: " Che pensa, o signore, il gran re Vessavana? Vi stato un eccelso maestro, si ud ita un'eccelsa esposizione della Dottrina, vi stato un eccelso guadagno. E ancor

a vi sar un eccelso maestro, sar udita un'eccelsa esposizione della Dottrina, vi s ar un eccelso guadagno". 29. Cos felicemente disse Brahma Sanamkumara ai trentatr di. Cos felicemente il gran re Vessavana, udite le parole di Brahma Sanamkumara alla presenza dei trentatr di , avendole ritenute, le rifer alla sua assemblea. Cos felicemente lo spirito Janav asabha udite le parole del re Vessavana nella Sua assemblea, e avendole ritenute le rifer al Sublime. Cos felicemente il Sublime, udite le parole dello spirito Ja navasabha in sua presenza e avendole verificate da s stesso per diretta osservazi one le rifer al venerabile Ananda. Cos felicemente il venerabile Ananda, udite le parole del Sublime e avendole ritenute, le rifer ai monaci, alle monache, ai segu aci, ed alle seguaci. E la condizione di purezza fu la spiegata, esposta per qua nto si riferisce agli uomini, largamente a citt popolose e grandi moltitudini di genti". JANAVASASBHA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) DHAMMAPADA (I VERSI DELLA LEGGE) CAPITOLO I YAMAKA-VAGGA (STROFE A COPPIA 1. Gli elementi della realt (dhamma) (1) hanno la mente come principio hanno la mente come elemento essenziale e sono costituiti di mente. Chi parli oppure oper i con mente corrotta, lui segue la sventura come la ruota segue il piede [dell'a nimale che traina il veicolo]. 2. Gli clementi della realt hanno la mente come principio, hanno la mente come el emento essenziale e sono costituiti di mente. Chi parli oppure operi con mente s erena, lui segue la felicit come l'ombra che non si diparte. 3. " Egli mi ha ingiuriato, egli mi ha battuto, egli mi ha vinto, egli mi ha der ubato": coloro che accolgono tali pensieri, in costoro l'odio non si placa. 4. "Egli mi ha ingiuriato, egli mi ha battuto, egli mi ha vinto, egli mi ha deru bato ": coloro che non accolgono tali pensieri, in costoro si placa l'odio. 5. Mai, invero, si placano quaggi gli odii con l'odiare: col non-odiare si placan o. Questa legge eterna. 6. Gli altri non sanno: " noi qui dobbiamo domarci". Cessano le contese per colo ro che in tal modo conoscono. 7. Chi trascorre la vita badando solo al piacere, non controllato nei sensi, sen za conoscere misura nel cibo, pigro e fiacco, lui trascina via Mara 2 come il ve nto [svelle] l'albero debole. 8. Chi trascorre la vita senza badare al piacere, ben controllato nei sensi, che conosce misura nel cibo, che fedele ed energico, lui non trascina Mara, come il vento [non scuote] una montagna di roccia. 9. Chi, non essendo spoglio di impurit, rivesta l'abito giallo 3, sprovvisto di d ominio su se stesso e di sincerit, costui non degno dell'abito giallo. 10. Chi si sia spogliato delle impurit, ben fondato nell'esercizio delle virt, ed abbia conquistato dominio su se stesso e sincerit, costui , invero, degno dell'abi to giallo. 11. Coloro che si immaginano il reale nell'irreale e vedono l'irreale nel reale, costoro non pervengono al reale, ma restano campo d'azione di false immaginazio ni. 12. Coloro che, invece, riconoscono l'essenziale nell'essenziale ed il non-essen ziale nel non-essenziale, costoro invero conseguono l'essenziale, divenuti campo d'azione di giuste immaginazioni. 13. Come la pioggia penetra in una casa mal coperta,, cos pure la passione (4) pe

netra in una mente non usa alla meditazione (5). 14. Come la pioggia non penetra in una casa ben coperta, cos pure la pass ione non penetra nella mente esperta alla meditazione 15. Il peccatore in questo mondo si affligge, una volta trapassato si affligge, in entrambo i mondi si affligge: costui si tormenta, vedendo il cattivo risultato di ci che egli stesso ha compiuto. 16. Chi ha fatto il bene in questo mondo si rallegra, una volta trapassato si rallegra, in entrambo i mondi si rallegra: costui si rallegra, costui gioisce, contemplando la purit di ci che egli stesso ha compiuto. 17. Il peccatore in questo mondo si tormenta, una volta trapassato si tormenta, in entrambo i mondi si tormenta. Egli si tormenta [pensando]: " ho compiuto il male"; tanto pi si tormenta quanto pi procede sulla mala strada. 18. Chi ha fatto il bene in questo mondo contento, una volta trapassato contento, in entrambo i mondi contento. Pensando: "io ho fatto il bene " di nuovo contento, e tanto pi contento quanto pi procede sulla buona strada. 19. Anche se uno reciti un lungo tratto di versi sacri, ma non operi conforme a loro, costui uomo negligente (6): come un pastore che conti le vacche altrui, egli non partecipa alla condizione di asceta. 20. Anche se reciti un breve tratto di versi sacri, ma operi conforme a loro secondo la Legge, avendo abbandonato passione, odio ed ottundimento mentale, e possedendo retta conoscenza ed animo sereno, ormai distaccato in questo e nell'altro mondo, costui partecipa alla condizione di asceta. CAPITOLO II APPAMADA-VAGGA (L'ATTENZIONE) 21. L'attenzione il sentiero conducente all'immortalit, la disattenzione il senti ero della morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono gi come morti. 22. Costoro che sono esperti nell'[esercizio dell'] attenzione, avendo ci chiaram ente riconosciuto, gioiscono di essere attenti, rallegrandosi di appartenere agl i Eletti (7). 23. Questi uomini, forti, meditanti, costanti, sempre pieni di energia, sperimen tano l'Estinzione (Nibbana), la Suprema Beatitudine. 24. Cresce la gloria dell'uomo attento, che ha rialzato se stesso, che raccolto in s (8) le cui azioni sono pure, che opera con ponderazione, che vive continente e secondo la Legge. Mediante l'elevazione interiore, il controllo ed il dominio di s, il Saggio edifi chi un'isola che l'alluvione non sommerga. 26. Gli sciocchi sono dediti alla distrazione, gente di poco intendimento! Il Sa ggio, invece, custodisce l'attenzione come la ricchezza [pi] preziosa. 27. Non abbandonatevi alla distrazione, non abbiate dimestichezza coi piaceri ed i diletti (9). Il diligente che medita acquista felicit completa. 28. L'uomo accorto, allorch con l'attenzione scaccia la disattenzione, salito sul l'alta terrazza della saggezza (10), sereno, contempla gli stolti, gente turbata dal dolore, come chi salito in cima ad una montagna guarda la gente che sta in pianura. 29. Attento fra i disattenti, ben sveglio fra gli addormentati, egli, giudizioso , procede distanziando gli altri come un corriere [distanzia] il ronzino. 30. Fu mediante l'[esercizio dell'] attenzione che Maghavan " giunse alla suprem azia sugli di. L'attenzione pregiata, la disattenzione sempre disprezzata. 31. L'asceta, che si diletta nell'essere attento ed alla disattenzione guarda co

n paura, procede come il fuoco, bruciando tutti i legami, grandi e piccoli. 32. L'asceta, che si diletta nell'attenzione ed alla disattenzione guarda con pa ura, non fatto per perdersi, anzi al vicino al Nibbana.

CAPITOLO III CITTA-VAGGA (IL PENSIERO) (12) 33. Il pensiero tremulo, labile, difficile a custodire, difficile a contenere, e sso raddrizza l'uomo accorto, come un fabbricatore di frecce il dardo. 34. Come un pesce tolto dalla sua acquatica dimora e gettato sul pavimento, trem a questo [nostro] pensiero, allorch deve rinunciare ad essere dominato da Mara. 35. bene che si domini il pensiero, inafferrabile, leggero, che si getta su ci ch e gli piace: il pensiero domato portatore di felicit. 36. Custodisca l'uomo accorto il pensiero, difficile da percepire, guizzante, ch e si getta su ci che gli piace: il pensiero ben guardato porta felicit. 37. Coloro che controllano il pensiero, che viaggia lontano, che cammina solo, i ncorporeo, che alloggia nella caverna [del cuore] (13) costoro si liberano dai v incoli di Mara. 38. Per colui il cui pensiero instabile, che non conosce la Buona Legge, la cui calma mentale turbata, per costui la conoscenza (14) non completa. 39. Per colui il cui pensiero non divaga, la cui mente non trascinata, che ha ab bandonato bene e male (15), per colui che vigilante, per costui non esiste paura . 40. Avendo riconosciuto questo corpo come simile ad una giara, avendo consolidat o il pensiero come una fortezza, si assalga Mara con l'arma della conoscenza, vi ntolo lo si custodisca, e non si abbia mai luogo di riposo. 41. Fra non molto, ahim, giacer a terra questo corpo caduto, spregiato, senza cono scenza, come un pezzo di legno buttato via! 42. Di ci che potrebbe fare un odiatore ad un odiatore, un nemico ad un nemico, m olto pi male fa [all'uomo stesso] il [suo] pensiero falsamente diretto. 43. Di ci che potrebbero fare un padre ed una madre, i parenti stretti e le paren ti, molto pi bene fa [all'uomo] la mente ben diretta.

CAPITOLO IV PUPPHA-VAGGA (I FIORI) 44. Chi vincer questa terra ed il mondo di Yama assieme a [quello degli] di? Chi c oglier il Dhammapada bene spiegato, come l'esperto [coglie] il [giusto] fiore? 45. Il discepolo vincer la terra, il mondo di Yama, assieme a [quello de]gli di. I l discepolo coglier il Dhammapada ben spiegato, come l'esperto [coglie] il [giust o] fiore. 46. Avendo conosciuto questo corpo come simile alla spuma, avendo compreso la su a natura di miraggio, spezzate le fiorite frecce di Mara (16), proceda egli invi sibile al Re della Morte 47. La morte si porta via, invero, l'uomo che raccoglie fiori (17) e colui la cu i mente distratta, come un'alluvione [spazza via] il villaggio addormentato. 48. Mentre l'uomo raccoglie fiori, la sua mente distratta, e non sazio di piacer i, il Finitore lo prende in suo potere.

49. Come, invece, l'ape raccoglie il succo dei fiori, senza danneggiarne colore e profumo, cos dimori l'asceta (18) nel villaggio. 50. Non badi ai torti altrui, non a ci che altri avrebbe dovuto fare o non fare: osservi, piuttosto, ci che egli ha fatto o non ha fatto. 51. Come un bel fiore smagliante [ma] privo di profumo, altrettanto belle ma pri ve di frutto sono le parole di colui che non agisca conforme a loro. 52. Come un bel fiore smagliante e profumato, altrettanto belle e fruttuose sono le parole di colui che agisca conforme a loro. 53. Come si possono intrecciare molte collane da un mucchio di fiori, cos pure mo lte buone cose possono essere compiute da un mortale, una volta che sia nato. 54. Il profumo dei fiori non va controvento, non [quello di] sandalo, tagara, o gelsomino; il profumo dei buoni va controvento, in tutti i sensi lo effonde il v irtuoso. 55. Sandalo, tagara, loto e vassikl: di tutte queste specie di profumo quello de lla virt maggiore. 56. Di poco valore il profumo che viene dal fagara e dal sandalo: il profumo dei virtuosi sale, invece, altissimo fra gli di. 57. Di coloro che sono dotati di virt, che risiedono nel l'attenzione e che si so no liberati mediante la perfetta conoscenza, di costoro Mara non trova la via. 58. Come in un mucchio di spazzatura gettata sulla strada maestra pu nascere un l oto profumato e delizioso, cos pure nel mucchio spregevole, nel volgo cieco, fra la gente bassa, risplende p er conoscenza il discepolo del Buddha totalmente illuminato. CAPITOLO V BALA-VAGGA (LO STOLTO) 60. Lunga la notte per chi veglia, lungo un miglio per chi stanco, lungo il vive re-e-morire (19) per quegli sciocchi che ignorano la Buona Legge. 61. Il viaggiatore, se non incontra a tenergli compagnia uno migliore di lui o s imile a lui, proceda decisamente da solo: con lo stolto non vi compagnia. 62. " Questi figli sono miei, questa ricchezza mia!", cos [pensando] lo stolto tr avagliato. Ma se egli stesso non appartiene a se stesso, quanto meno i figli, qu anto meno la ricchezza ! 63. Lo stolto che conosce la propria stoltezza saggio almeno per quest o: lo sciocco che si ritiene un saggio, quegli veramente [ ci che] si chiama uno s cemo! 64. Se anche per tutta la vita uno stolto si accompagnasse ad un saggio non arriverebbe a conoscere la Buona Legge (20), come il cucchiaio non conosce il sapore della zuppa. 65. Se anche un solo minuto l'intelligente si accompagna al saggio, ben presto viene a conoscere la Buona Legge, come la lingua il sapore della zuppa. 66. Gli sciocchi, privi di intendimento, vanno con se stessi come un nemico, compiendo azioni cattive che portano [loro]. frutti amari. 67. Non un'azione ben fatta quella che una volta compiuta, cagiona pentimento, il cui compenso (21) si riceve con volto lacrimoso e pianto. 68. Ben fatta quell'azione una volta compiuta la quale non ci si pente, il cui c ompenso si riceve contenti e di buon animo. 69 Fintanto che il male compiuto non giunge a maturazione (= non d frutto) lo sci occo lo considera come se fosse miele, ma, quando esso matura, allora lo sciocco soggiace al dolore. 70. Lascia pur che lo sciocco mangi il cibo mese per mese con la punta di un fil o di erba kusa (22) non vale egli sicuramente la sedicesima parte di quelli che si sono perfezionati nella Buona Legge. 71. Non di certo la cattiva azione commessa si rapprende tutta d'un tratto, come

latte gi fresco: bens segue lo stolto, come fuoco che cova sotto le ceneri. 72. E se [un giorno] la coscienza dello stolto si risveglia, gli manda in rovina la sua buona fortuna, rompendogli il capo. 73. Continui pure [lo stolto] a desiderare una vana reputazione e la precedenza fra i monaci, la padronanza sui monasteri e la venerazione fra l'altra gente! 74. " Pensino che questo l'ho fatto io, sia i padri di famiglia che coloro che h anno lasciato il mondo: mi siano pure soggetti in ogni cosa, abbiano a fare ed a non fare! " Questo ci che lo stolto si immagina, mentre crescono la cupidigia e l'orgoglio. 75. " Altra la via che mena al guadagno, altra quella che conduce al Nibbana " A vendo riconosciuto in questo modo, il monaco discepolo del Buddha non si compiac cia di essere onorato: coltivi la solitudine. CAPITOLO VI PANDITA-VAGGA (IL SAGGIO) 76. Se vedi un uomo che ti indica ci che va evitato, che ti riprenda dai difetti, intelligente, segui questo saggio come se fosse un rivelatore di tesori: per co lui che coltiva una simile persona viene il meglio, non il peggio. 77. Ammonisca, impartisca ordini, faccia evitare ci che improprio: costui diviene caro ai buoni, ai cattivi discaro. 78. Non si frequentino come amici i cattivi: non si frequenti la gente vile. Si abbia dimestichezza coi buoni amici 3, si frequentino i migliori fra gli uomini! 79. Chi si disseta con la Buona Legge vive a suo agio, con la mente completament e calma. Il Saggio sempre gioisce nella Legge resa nota dagli Eletti. 80. L'acqua incanalano i fontanieri, gli armaioli piegano i dardi, piegano il le gno i falegnami, piegano se stessi i Saggi. 81. Come la rupe massiccia non si scuote per il vento, cos pure non vacillano i S aggi in mezzo a biasimi e lodi. 82. Come un lago profondo, completamente calmo e trasparente, altrettanto sereni divengono i Saggi, allorch hanno ascoltato [le verit del]la Legge. 83. In ogni circostanza procedono eguali gli uomini dabbene; i buoni non ciarlan o perch desiderosi di piacere: toccati da gioia o da dolore, i Saggi non mostrano mutamento. 84. Non per s, n per altrui, [il Saggio] desideri figli, ricchezza, dominio; non d esideri la sua stessa prosperit mediante l'ingiusto operare: allora egli sar virtu oso, sapiente e retto. 85. Pochi sono fra gli uomini quegli esseri che toccarlo l'altra sponda (24): tu tta questa altra gente, invece, corre su e gi per la spiaggia. 86. Coloro i quali, essendo stata loro ben spiegata la Legge, diventano seguaci della Legge, costoro giungeranno all'altra riva, [di l dal] regno della morte, pe r quanto sia difficile ! da attraversare. 87. Avendo abbandonato la condizione oscura, permanga il Saggio in quella chiara , lasci la casa per la non-casa, [l,] nella solitudine ove non piacere. 88. Ivi desideri il saggio la gioia eccelsa, avendo abbandonato il piacere, null a considerando come suo, purificando se stesso dai turbamenti del pensiero. 89. Coloro il cui pensiero ben concentrato sui [sette] elementi della perfetta i lluminazione (25) che gioiscono del non ricevere nulla, nella libert dall'attacca mento, che hanno domato gli appetiti, pieni di luce, costoro hanno raggiunto la Liberazione [pur vivendo] in questo mondo. CAPITOLO VII ARAHANTA-VAGGA (GLI ARHAT) (26) 90. Per colui che ha percorso la via, che privo di dolore, I che in ogni senso s

i liberato, per costui, che si sciolto da ogni nodo, non esiste pi febbre (27). Con la mente ben raccolta (28) [gli Arhat] si accingono alla via (29), n si allie tano di starsene in casa: come cigni che hanno abbandonato lo stagno essi lascia no casa e dimora. 92. Coloro che nulla hanno accumulato, che conoscono quale sia il cibo [lecito], la sfera d'azione dei quali Liberazione essenziata di Vuoto, priva di attributi , la via di costoro difficile da seguire come quella degli uccelli nell'aria. 93. Coloro che hanno distrutto ogni attaccamento, che sono svincolati nel fruire (30), la sfera d'azione dei quali Liberazione essenziata di Vuoto, priva di att ributi, la via di costoro difficile da seguire, come quella degli uccelli nell'a ria. 94. Colui i cui sensi sono soggiogati, come cavalli ben domi dall'auriga, che ha abbandonato orgoglio e adesione al mondo, perfino gli di invidiano un siffatto [ uomo]. 95. Simile alla terra, non si turba (31); simile ad una soglia un tale devoto; e gli come un lago privo di fango; nascere-morire non esistono per costui. 96. Calma la mente, calme sono le parole, calma l'azione (32) di colui che, medi ante il retto conoscere, ha conseguito la Liberazione e si interiormente pacific ato. 97. Quell'uomo che libero dalla credulit, che conosce l'Increato 33, che ha tagli ato tutti i legami, che ha cancellato tutte le tentazioni, che ha rinunciato ad ogni speranza, costui davvero il supremo fra gli uomini. 98. Nel villaggio o nella foresta, sul mare profondo o sulla terraferma, ovunque dimorino gli Arhat, quello e un luogo ameno. 99. Piacevoli sono le foreste, ove l'uomo volgare non si diletta: ivi si rallegr eranno i privi di passione, non certo coloro che vanno in cerca di piaceri.

CAPITOLO VIII SAHASSA VAGGA (LE MIGLIAIA) 100. Di un discorso anche di mille [detti], composto & frasi prive di senso, meg lio una frase sola sensata, udita la quale l'uomo si calma. 101. Di un poema anche di mille [strofe], composto di frasi prive di senso, megl io un verso solo, udito il quale l'uomo si calma. 102. [Per] chi reciti cento poemi composti di frasi prive di senso, meglio un so lo verso udito il quale egli si calma. 103. [Fra] chi vince in battaglia mille volte mille nemici e chi soltanto vince se stesso, costui il migliore dei vincitori di ogni battaglia. 104. Chi vince se stesso certamente migliore delle altre creature. Dell'uomo che ha domato se stesso, che vive sempre controllandosi, 105. La vittoria di un essere siffatto non potrebbero mutarla in sconfitta n un d io, n un gandharva (34) e neppure Mara assieme a Brahma (35). 106. Se anche uno sacrifica mese per mese durante cento anni, [quando invece] pe r un solo momento rende omaggio a chi abbia lo spirito concentrato (36), questa sola onoranza migliore di un'oblazione durata cent'anni. 107. Se un uomo per un secolo presta culto ad Agni (37) nella foresta (38), ma, per un solo momento, rende omaggio a chi ha lo spirito concentrato, questa sola onoranza migliore di un'oblazione durata cent'anni. 108. Qualunque cosa si sacrifichi in questo mondo, come sacrificio od oblazione per un anno allo scopo di ottenere un beneficio, tutto questo non vale un quattr ino: meglio render onore a coloro che vivono rettamente. 109. Per colui che costantemente onora e riverisce gli Anziani, quattro cose pro

sperano: vita, bellezza, felicit, forza. 110. Viva un uomo cent'anni vizioso e distratto; vale pi un giorno di vita di que gli che vive saggio e meditante. 111. Viva un uomo cent'anni ignorante e sbadato; vale pi un giorno di vita di que gli che vive saggio e meditante. 112. Viva un uomo cent'anni indolente e fiacco; vale pi un giorno di vita di queg li che opera con virile energia. 113. Viva un uomo cent'anni senza considerare il nascere e il perire [delle cose ]; vale pi un giorno di vita di quegli che li osserva. 114. Viva un uomo cent'anni senza mirare al Luogo Immortale (39); vale pi un gior no di vita di quegli che lo considera. 115. Viva un uomo cent'anni senza considerare la Suprema Legge; vale pi un giorno di vita di colui che la osserva.

CAPITOLO IX PAPA-VAGGA (IL PECCATO) 116. Si affretti l'uomo verso il bene, custodisca la mente dal male. Di chi fa i l bene fiaccamente, la mente si delizia nel male. 117. Se qualcuno commette un male, non lo faccia di nuovo e di nuovo, non consen ta interiormente al male. Il Dolore cumulo di peccato. 118. Se qualcuno compie il bene, lo faccia di nuovo e di nuovo ed in esso si dil etti. La Felicit cumulo di bene. 119. Anche il peccatore se la passa bene, finch il male commesso non [gli] matura : allorch matura il peccatore sperimenta [ogni sorta di] mali. 120. Il Buono se la passa male, finch il bene commesso non [gli] matura: allorch m atura, il virtuoso sperimenta [ogni sorta di] beni. 121. Non stimi da poco il peccato, pensando: " non verr sopra di me!". L'acqua, c adendo goccia a goccia, riempie anche una giara. Lo stolto si colma di peccato, anche se lo accumula poco a poco. 122. Non stimi da poco il bene compiuto, dicendo: " non verr sopra di me!". L'acq ua, cadendo goccia a goccia, riempie anche una giara. L'uomo saldo si colma di b ene, anche se lo accumula poco a poco. 123. Come di un mercante che, avendo molte ricchezze e poca scorta, evita la str ada pericolosa, e come chi ama la vita evita il veleno, cos si deve evitare il pe ccato. 124. Colui nella cui mano non sia ferita pu prendere con la mano il veleno: il ve leno non penetra ove non c' ferita, n vi peccato per chi non lo commetta. 125. Chi reca offesa ad un uomo innocente, puro e senza peccato, il male di ci ri cade su lui stolto, come sottile polvere gettata contro vento. 126. Alcuni [tornano] a nascere in un utero; vanno all'inferno coloro che fanno il male; vanno al cielo coloro che seguono la buona via; si sciolgono nel nibban a i privi di attaccamento. 127. Non nell'atmosfera, non in mezzo al mare e nemmeno se si penetra in un antr o montano si potr trovare un luogo terreno, stando nel quale il peccatore si libe ri. 128. Non nell'atmosfera, non in mezzo al mare e nemmeno se si penetra in un antr o montano si potr trovare un luogo terreno, stando nel quale non sovrasti la mort e.

CAPITOLO X DANDA-VAGGA

IL BASTONE (= IL CASTIGO) (41) 129. Tutti tremano al castigo, tutti temono la morte: mettendoti al posto degli altri non uccidere, n fa' uccidere. 130. Tutti tremano al castigo, tutti hanno cara la vita: mettendoti al posto deg li altri non uccidere, n fa' uccidere. 131. Chi, volendo la propria felicit, colpisce (col castigo) esseri che bramano l a felicit, una volta morto non consegue la felicit. 132. Chi, volendo la propria felicit, non colpisce (col castigo) esseri che brama no la felicit, costui, una volta morto, consegue la felicit. 133. Non parlare aspramente ad alcuno: coloro ai quali tu parli ti potrebbero ri spondere: le contumelie sono sgradevoli: potrebbero coglierti, in cambio, baston ate su bastonate! 134. Se rendi te stesso silenzioso come un gong spezzato, allora hai raggiunto l 'Estinzione, in te non si trova violenza. 135. Come il pastore sospinge le vacche col bastone verso il loro recinto, cos Ve cchiaia e Morte sospingono la vita di coloro che respirano. 136. pur [vero che il malvagio] non cosciente allorch commette cattive azioni: po i, [per,] bruciato dalle proprie azioni, come se fosse arso da fuoco. 137. Chi col castigo colpisce coloro che sono immeritevoli di castigo, ben prest o cade in una delle seguenti dieci condizioni. 138. Crudele sofferenza lo raggiunge, perdita di beni, o danno nel corpo, oppure grave malattia, o perdita di senno. 139. Persecuzione da parte di un re, una terribile accusa, perdita di parenti, r ovina delle sostanze. 140. Oppure il fulmine gli incendier la casa e, quando il suo corpo sar distrutto, quel dissennato se ne andr all'inferno. 141. Non il fatto di aggirarsi ignudo, o di portare i capelli attorti, non la sp orcizia, non il digiuno o il giacersi per terra, non il sedere immobile, accosci ato, o lo strofinarsi con polvere (42), possono purificare il mortale che non ab bia superato il desiderio. 142. Colui che, pur essendo ben ornato (= ben vestito), sia equanime, calmo, dom o, controllato, casto, deposto il bastone verso tutte le creature, costui verame nte un brahmana, un samana, un bhikkhu! 143. [Non] si trova al mondo un uomo cos trattenuto nella vergogna, da [non voler ] provocare il rimprovero, come un nobile cavallo la frusta? 144. Come nobile cavallo spronato dalla frusta siate strenui e zelanti; mediante fede, virt, energia, meditazione e discernimento dovuto alla Legge, divenuti per fetti in conoscenza e condotta e raccolti nella memoria supererete questo male n on piccolo. 145. Costringono le acque [nei tubi] i fontanieri, curvano i dardi i frecciaioli , piegano il legno i falegnami, domano se stessi i devoti.

CAPITOLO XI JARA-VAGGA (LA VECCHIAIA) 146. Che ragione vi di ridere, di essere contenti, quando tutto in fiamme? Ravvo lti dalle tenebre, non cercate una luce ? 147. Guarda questa variopinta figura, questo corpo piagato da ferite, tenuto su, malaticcio, pieno di fantasie, nel quale non v' fermezza, non stabilit! 148. Questa forma frusta, piena di malattie, fragile: questo assieme putrescente si disfa; la vita, infatti, confina con la morte. 149. Che piacere vi pu essere, dopo aver guardato queste ossa grigiastre, simili a zucche che si buttano via in autunno ? 150. Di ossa fatta la cittadella, rivestita di carne e sangue; in essa trovano r

icetto vecchiaia, morte, orgoglio ed ipocrisia. 151. Si disfano anche gli splendenti cocchi regali e cos pure il corpo si avvicin a alla vecchiaia. La virt dei buoni non diventa mai vecchia. Cos i buoni riferisco no ai buoni. 152. L'uomo di poco sapere invecchia come un bove. Crescono le sue carni, ma non cresce la saggezza. 153. Lungo innumerevoli esistenze ho corso, cercando il costruttore della casa, n lo ho trovato: eppure doloroso tornare a nascere di volta in volta. 154. O costruttore, Sei stato scoperto, non farai di nuovo la casa. Tutte le tra vi sono spezzate, la capriata crollata; lo spirito, cancellata ogni concezione, ha estinto la sete. 155. Coloro che non esercitarono la disciplina, che in giovent non fecero tesoro, periscono come vecchi aironi in un lago privo di pesci. 156. Coloro che non esercitarono la disciplina, che in giovent non fecero tesoro, giacciono come archi spezzati, rimpiangendo il passato.

CAPITOLO XII ATTA-VAGGA (SE STESSO) (43)

157. Chi riconosca il s come cosa cara, con buona cura lo custodisca. Delle tre v igilie della notte, durante una vegli il Saggio. 158. In primo luogo indirizzi se stesso verso ci che proprio, indi ammaestri qual cun altro: cos non avr danno chi saggio. 159. Renda se stesso in modo da poter insegnare ad altri: I domato [se stesso, g li altri] potr domare. Il se stesso ben difficile da domare. 160. Ognuno padrone di se stesso (T. "il S padrone del S ") quale altro padrone ci dovrebbe essere? Avendo domato se stesso si acquista un padrone difficile da conquistare. 161. Dal proprio s compiuto il male, [dal proprio s] si nati, [dal proprio s] si fa tti crescere: esso sbriciola lo stolto, come un diamante stritola anche una piet ra preziosa. 162. Colui che ha pessimi costumi, come un albero sala soffocato da rampicanti, rende se stesso come desidera il suo nemico. 163. Facili sono a farsi le cose non buone, dannose per noi stessi: ci che, invec e, benefico, ci che buono, questo davvero estremamente difficile a compiersi. 164. Quello sciocco che deride i precetti degli Arhat, degli Eletti, dei Virtuos i, seguendo false dottrine, porta frutti per la propria distruzione, come i frut ti dalla canna katthaka. 165. Dal proprio s compiuto il male, mediante il proprio s si giunge alla sofferen za, dal proprio s il male non viene compiuto, mediante il proprio s ci si purifica . Purit ed impurit [si generano] di per s, nessuno pu purificare un altro. 166. Non si scordi il proprio bene per quello altrui, per quanto grande esso sia : riconosciuto il proprio bene, si sia tutto intento a questo.

CAPITOLO XIII LOKA-VAGGA (IL MONDO) 167. Non praticate un basso modo di vivere, non permanete nella distrazione, non seguite false dottrine, non incrementate il vivere mondano!

168. Alzati, non essere negligente! Applicati alla Legge di virt! Chi si applica alla Buona Legge, la felicit lo segue in questo e nell'altro mondo. 169. Pratica la Legge di virt, non seguire quella della mala condotta! Chi si app lica alla Buona Legge, la felicit lo segue in questo e nell'altro mondo. 170. Contempla [questo mondo] come una bolla d'acqua, guardalo come un miraggio: colui che in tal mondo contempli il mondo, lui non vede il Re della Morte. 171. Venite, contemplate questo mondo splendente come un carro regale, nel quale si accomodano gli sciocchi; coloro che sono saggi non si attaccano a lui! 172. Chi prima viveva immerso nella distrazione e poi si fa attento, costui illu mina questo mondo, come luna liberata dalle nubi. 173. Chi ricopre la cattiva azione commessa mediante una buona, costui illumina questo mondo come luna liberata da nubi. 174. Questo mondo coperto di tenebre, pochi vi possono veder chiaro: raro chi si alza in volo verso il cielo come uccello sfuggito alla rete. 175. Vanno i cigni per la Via del Sole (44), vanno miracolosamente attraverso l' etereo spazio (45): procedono i costanti fuori dal mondo, avendo vinto Mara con tutta l'oste sua. 176. Per l'uomo che trasgredisce abitualmente ad una sola regola, per colui che dice menzogne e non si cura dell'altro mondo, non v' male che egli non possa comp iere. 177. Al cielo non salgono, certamente, gli avari: sono invero stolti coloro che non magnificano [la virt] del donare. Chi saldo si rallegra a donare e, per ci, co nsegue felicit nel mondo di l. 178. Meglio che regnar da solo su tutta la terra, meglio che ascendere al cielo, meglio che aver la signoria su tutti i mondi il frutto dell'o entrata in corren te" (46)`.

CAPITOLO XIV BUDDHA-VAGGA IL BUDDHA (= IL RISVEGLIATO) 179. Colui la cui vittoria non pu essere nuovamente conquistata (= non pu essere s trappata), nel [campo del] la cui conquista non pu entrare alcuno in questo mondo , questo Buddha che ha l'Infinito come suo dominio, che non ha via [da percorrer e], su quale via vorreste guidarlo? 180. Colui che nessuna brama, con i suoi lacci velenosi, pu condurre fuori di str ada, questo Buddha che ha l'infinito come suo dominio d'azione, che non ha via [ da percorrere], su quale via vorreste guidarlo? 181. Quei costanti, dediti alla meditazione, che godono nella pace dell'emancipa zione! Perfino gli di hanno invidia di costoro, che sono risvegliati al Vero e ch e sono coscienti [di quel che fanno]. 182. Arduo a raggiungere lo stato di uomo (47), arduo vivere come mortale, arduo che sorgano dei Buddha. 183. Non compiere alcuna specie di male, darsi alle buone azioni, purificarsi la mente, questo l'insegnamento del Buddha. 184. I Buddha chiamano la pazienza suprema ascesi, la sopportazione eccelso Nibb ana: non anacoreta chi colpisce gli altri, non asceta chi gli altri offende. 185. Non biasimare, non colpire, vivere astretti alla regola, essere moderati ne l cibo, dimorare e giacersi soli, essere intenti ad alti pensieri, questo l'inse gnamento dei Buddha. 186. Nemmeno con una pioggia di monete d'oro si consegue la saziet dei desideri c hi conosce che la soddisfazione dei desideri ha breve sapore e porta dolore, cos tui un Saggio. 187. Nemmeno nei piaceri celesti trova soddisfazione il discepolo pienamente ris vegliato: egli si diletta a distruggere la o sete " [di esistenza]. 188. Uomini spinti da paura vanno a cercare asilo in montagne e foreste, alberi

sacri e santuari; 189. ma questi non sono asilo sicuro, non sono il Supremo Rifugio; non accorrend o a questi rifugi che ci si libera da tutti i dolori. 190. Colui che, invece, cerca rifugio nel Buddha, nella Legge e nella Comunit, sc orge con retta cognizione le quattro Nobili Verit: 191. il dolore, l'origine del dolore, la cessazione del dolore ed il nobile ottu plice sentiero che conduce all'acquietamento del dolore. 192. Questo l'asilo sicuro, questo il supremo rifugio, questo il rifugio giungen do al quale si placano tutti i dolori. 193. Raro l'Uomo Superiore, esso non nasce dovunque: dove nasce un simile saldo individuo, felice la sua gente. 194. Felice il sorgere dei Buddha, felice la predicazione della Buona Legge, fel ice la concordia della Comunit, felice l'ascesi di coloro che sono concordi. 195. Chi venera i Buddha degni di venerazione, oppure i loro discepoli, che hann o trasceso la schiera delle illusioni ed hanno superato dolore e pianto, 196. chi onora costoro, che hanno estinto [le passioni], che nulla hanno da teme re, di costui nessuno potrebbe calcolare il merito [che cos acquista]. CAPITOLO XV SUKHA-VAGGA (LA FELICITA) 197. Viviamo dunque felici, senza inimicizia fra coloro che sono malevoli: fra g li uomini ostili, stiamocene senza inimicizia ! 198. Viviamo dunque ben felici, senza malanni fra gli ammalati: fra gli uomini a mmalati, stiamocene senza malanni ! 199. Viviamo, dunque, ben felici liberi da brama fra i bramosi: fra gli uomini c upidi stiamocene senza cupidigia! 200. Viviamo, dunque, ben felici noi, che non possediamo nulla: nutrendoci della gioia [altrui] come gli di risplendenti ! 201. La vittoria alimenta inimicizia, perch chi vinto giace dolente. Chi ha abban donato vittoria e sconfitta, costui rist tranquillo e felice. 202. Non esiste fuoco simile alla passione, non v' perdita comparabile all'odio, non v' dolore simile a quello di essere composto di aggregati (49), non v' felicit pari alla calma interiore. 203. La fame la peggiore delle malattie, le predisposizioni psichiche (50) sono le peggiori sventure; avendo riconosciuto le cose come realmente sono, l'Estinzi one (= Nibbana) appare come la suprema felicit. 204. La salute il migliore guadagno, la contentezza la migliore ricchezza, la fi ducia il miglior parente, l'Estinzione la suprema felicit. 205. Chi ha assaporato la dolcezza della solitudine, ed il succo della calma int eriore, costui senza dolori, senza peccato, avendo bevuto l'essenza gioiosa dell a Legge. 206. Buona la vista degli Eletti, sempre benefico lo stare assieme a loro; quand o non si vedono stolti si sta sempre bene. 207. Chi viaggia in compagnia degli stupidi si affligge lungamente sul cammino: la compagnia degli stupidi cagiona sempre dolore, come lo stare con un nemico: l o stare con un saggio cagiona felicit, come l'incontrarsi con un parente. Quindi, per ci: 208. chi saldo, intelligente, di molta dottrina, capace di molto sopportare, che compie il suo dovere, eletto, un siffatto uomo virtuoso e saggio seguite, come la luna segue il cammino delle stelle.

CAPITOLO XVI PIYA-VAGGA (IL PIACERE)

209. Chi si applica alla distrazione e non si soggioga nella meditazione, avendo abbandonato l'utile per il diletto, invidier coloro che si concentrano in se ste ssi. 210. Non ti attaccare a ci che piacevole e neppure mai a ci che sgradevole. Il non vedere ci che piacevole causa dolore, come pure il vedere ci che spiacevole. 211. Di conseguenza, non cercare diletto [in alcuna cosa]: dolorosa la perdita d i ci che piace: non esistono legami per coloro che non hanno alcuna cosa piacevol e e spiacevole. 212. Dal piacere nasce il dolore, dal piacere nasce il timore: per chi libero da l piacere non esiste dolore: di che cosa [dovrebbe aver] timore ? 51 213. Dall'affetto nasce il dolore, dall'affetto nasce il timore: chi libero da a ffetto non conosce dolore: di che cosa [dovrebbe aver] timore? 214. Dalla volutt nasce il dolore, dalla volutt nasce il timore. Per chi libero da volutt non v' dolore: di che cosa [dovrebbe avere] paura? 215. Dal desiderio nasce il dolore: dal desiderio nasce il timore: chi libero da desiderio non conosce dolore: di che cosa [avrebbe, allora,] timore? 216. Dalla sete (52) [di vivere] nasce il dolore, dalla sete nasce il timore; ch i libero da sete non conosce dolore: di che cosa [dovrebbe avere] timore? 217. Chi ha conseguito virt ed intelligenza, che giusto e veridico, che compie ci che suo dovere, costui la gente ha caro. 218. Colui il cui desiderio rivolto all'Ineffabile, che in ispirito sia esultant e, la cui mente non sia vincolata a desideri, costui chiamato o quello che risal e la corrente " (53). 219. Parenti, amici e compagni si rallegrano nell'accogliere un uomo che, da lun go tempo assente, ritorni da lontano sano e salvo. 220. Cos pure chi ha fatto del bene in questo mondo, allorch va all'altro, le azio ni meritorie lo accolgono come parenti il loro caro quando ritorna. CAPITOLO XVII KODHA-VAGGA (L 'IRA) 221. Abbandona l'ira, trascura l'orgoglio, passa oltre ogni vincolo: nessun dolo re tocca l'uomo distaccato da nome e forma, e che non possiede nulla. 222. Colui che riesce a trattenere la collera come un cocchio precipitante, cost ui io chiamo " auriga ", l'altra gente o tienibrglie ". 223. Con la mancanza di collera si vinca la collera; con la bont si vinca la catt iveria. Con la generosit si vinca l'avarizia, con la verit si vinca il menzognero. 224. Di' la verit; non ti incollerire; d, anche se poco, quando sei richiesto. Med iante queste tre condizioni salirai ben presto vicino agli di. 225. Quegli asceti che non fanno male ad alcuno, che sono sempre controllati nel corpo, costoro vanno alla sede imperitura, giunti alla quale non avranno pi da s offrire. 226. Per coloro che sempre vegliano, che giorno e notte si educano intenti al Ni bbana, per costoro tramontano gli attaccamenti. 227. un vecchio detto, questo, o Atula, non come uno dei nostri giorni: " Biasim ano chi se ne sta zitto, biasimano chi parla molto, biasimano anche chi parla po co: non v' al mondo chi sia senza biasimo ". 228. Non c' mai stato, non ci sar, n c' adesso un uomo che sia sempre biasimato o un uomo che sia sempre lodato. 229. Ma colui che, esaminandolo giorno per giorno, lodato da quelli che discrimi nano, che di intemerata condotta, che intelligente, che dotato di sapienza e di buoni costumi, 230. pari ad una moneta d'oro, chi oserebbe dirne male ? Anche gli di lo lodano, perfino da Brahma egli lodato. 231. Guardati da un atto di collera compiuto col corpo, sii controllato nel corp o. Avendo abbandonato la mala condotta del corpo, comportati bene col corpo.

232. Guardati da un atto di collera verbale, sii controllato nella parola. Abban donata l'intemperanza di parola, comportati bene con la parola. 233. Guardati da un atto di collera mentale, sii controllato nella mente. Abband onata la mala condotta verbale, comportati bene con la mente. 234. Controllati nel corpo sono i saldi, ed anche controllati nella parola; cont rollati nella mente sono i forti, essi che sono controllati in ogni senso (54)

CAPITOLO XVIII MALA-VAGGA (LE IMPURIT) (55) 235. Ora sei come una foglia ingiallita, ormai; i messaggeri di Yama 55 sono gi v icino a te: la tua partenza prossima, non si trova, per, ancora il viatico. 236. Fa' [quindi] un'isola di te stesso, opera celermente, sii saggio. Soffiate via le impurit, libero da macchia, andrai alla celeste terra degli Eletti. 237. La tua vita giunta al termine. Sei giunto ben vicino a Yama, non v' sosta su lla via e non si trova ancora il viatico. 238. Fa' [quindi] un'isola di te stesso, opera celermente, sii saggio. Soffiate via le impurit, non tornerai pi a vivere e ad invecchiare. 239. L'intelligente soffi via da s le impurit poco a poco, un momento dopo l'altro , come l'argentiere dall'argento. 240. Come ruggine affiorata dal ferro, [che, una volta apparsa, lo corrode,] cos pure sono le proprie azioni a con. durre il trasgressore sulla via della perdizi one. 241. Il non ripetere meditando la ruggine delle giaculatorie, la mancanza di ene rgia la ruggine delle famiglie, pigrizia la ruggine della bellezza, la distrazio ne la ruggine del guardiano. 242. Ruggine della donna la cattiva condotta, ruggine del donatore l'egoismo, ru ggine sono i cattivi modi di essere (= dottrine), in questo e nell'altro mondo. 243. Ma vi una macchia che la maggiore delle macchie: la Nescienza (57), somma s ozzura! Una volta che avrete distrutto questa macchia, restate puri da macchia, o monaci! 244. Facile la vita per uno svergognato, eroe come una cornacchia, distruttore, prepotente, superbo e che viva una vita corrotta. 245. Difficile invece la vita di una persona modesta, che sempre ricerca la pure zza, disinteressata, quieta, che vive onestamente e che penetrante. 246. Colui che distrugge la vita, come mente parlando, che nel mondo prende ci ch e non gli stato dato, che va con la moglie altrui, 247. e quell'uomo che dedito al bere liquori fermenta i o spiritosi, costui, gi i n questo mondo, svelle la propria radice. 248. Pertanto, o uomo, sappi! Cattiva la condizione di coloro che non si control lano! Non ti costringano lungamente al dolore la mancanza di legge e la cupidigi a. 249. La gente d [l'elemosina] secondo la sua fede e secondo ci che le piace: perta nto chi si preoccupa troppo circa il cibo o la bevanda che altri gli danno, cost ui non giunger n di giorno n di notte all'estasi meditativa (samadhi). 250. Colui, invece, nel quale una tale preoccupazione stroncata e divelta sin da lla radice, costui di notte e di giorno perviene sempre all'estasi meditativa. 251. Non vi fuoco come la passione, non vi artiglio simile all'odio, non vi rete pari all'illusione, non vi corrente [che trascini] come la cupidigia. 252. Facile a scorgere l'errore altrui, difficile , invece, il proprio. Gli error i altrui si vagliano come [si avventano] le spighe di grano: il proprio errore l o si nasconde come il baro nasconde il cattivo punto ai dadi al[l'altro] giocato re. 253. Chi scorge le mancanze altrui ed sempre pronto ad irritarsi, di costui cres cono le passioni ed egli ben lungi dalla loro distruzione. 254. Non v' strada attraverso l'aria, non v' monaco fuori [dell'Ordine], la gente

comune gode al dispiegarsi dei fenomeni, i Tathagata (58) sono di l dai fenomeni. 255. Non v' strada attraverso l'aria, non v' monaco fuori [dell'Ordine]: gli eleme nti dell'esistenza (sankhara) non sono eterni, per i Buddha non v' agitazione. CAPITOLO XIX DHAMMATTHA-VAGGA (L'UOMO GIUSTO) 256. Un uomo non giusto perch si occupa di una questione con violenza, ma quel sa ggio che discrimina fra le due cose: ci che reale e ci che irreale. 257. Colui che guida gli altri spassionatamente, secondo 1 la stessa legge, che custode del diritto, intelligente, costa si dice un uomo giusto. 258. Non saggio un uomo perch parla molto, quando paziente, pacifico, intrepido, allora lo si chiama saggio. 259. Uno non versato nella dottrina in quanto molto [ne] parla; anche se poco ha appreso, ma vede la legge come un corpo concreto, questi uno che conosce la dot trina e giammai la trascura. 260. Non Anziano un tale perch il capo gli divenuto canuto: la sua et pu [anche] es sere matura, ma egli chiamato o vecchio invano"; 261. ma colui nel quale sono verit, giustizia, rispetto della vita, temperanza e dominio su se stesso, che ha scosso da s ogni macchia, costui si chiama forte e A nziano. 262. Un uomo invidioso, egoista, imbroglione non diventa bello solo per i discor si che intesse o per la venust del suo aspetto, 263. ma colui nel quale tali difetti siano stati stroncati e divelti sin dalla r adice, che abbia rigettato ogni odio e che sia intelligente, costui si chiama gi ustamente a bello ". 264. Mediante la tonsura non diventa asceta un uomo indisciplinato e bugiardo: c ome potr essere asceta chi do minato da desiderio e brama? 265. Colui il quale placa i mali grandi o piccoli, proprio per il fatto che acqu ieta (samittata) i malanni chiamato asceta (samana). 266. Non per questo uno monaco (bhikkhu), perch degli altri va mendicando (bhikkh ate); avendo accolto in s tutta quanta la Legge, egli diventa monaco, non per que ll'[altro] solo. 267. Chi, avendo da s rigettato il bene ed il male (59) praticando la castit operi cautamente nel mondo, questi in verit si chiama un mona co. 268. Non per il voto del silenzio (monam) diventa asceta (muni) lo scemo o l'ign orante, ma colui che, presa la bilancia e scelto il meglio, 269. evita i peccati, costui un asceta ed un asceta proprio per questo. Colui ch e nel mondo soppesa (munam) ambo i lati, proprio per questo detto asceta (muni). 270. Un uomo non un Eletto (ariya) perch uccide gli esseri viventi; perch si astie ne dal far male a tutti gli esseri, perci egli chiamato Eletto. 271. Non per la sola disciplina e per i voti, e neppure per la molta erudizione, o per aver conseguito l'estasi meditativa, o per la solitaria dimora, 272. raggiunge la beatitudine nascente dalla rinuncia, insecchita dagli uomini n on comuni. O Bhikkhu,[non fidarti!,] solo chi ha conseguito la distruzione dei v incoli, costui ha raggiunto la fiducia [in se stesso].

CAPITOLO XX MAGGA-VAGGA (LA VIA)

273. Delle vie, la Ottuplice (60) la migliore, delle verit, le quattro parole (60 a); l'assenza di passioni la migliore delle dottrine e, fra i bipedi, il miglior e colui che ha occhi [per vedere] . 274. Questa la Via, non ve ne altra per purificare la visione. Voi, entrate in q uesta! Questa la liberazione da Mara. 275. Una volta che sarete entrati in questa, avrete posto fine alla sventura. La Via stata insegnata da me, una volta che ebbi riconosciuto che essa placa le fi tte del dolore (61). 276. Lo sforzo dovete farlo voi: i Tathagata sono soltanto predicatori! meditato ri che entrano [nella Via] si liberano dai lacci di Mara. 277. " Tutti gli elementi dell'esistenza sono impermanenti ". Quando con intelli genza cos si intuisce, ci si estingue rispetto al soffrire - questa la via verso la purificazione. 278. "Tutti gli elementi dell'esistenza sono dolorosi". Quando con intelligenza cos si intuisce ci si estingue rispetto al soffrire - questa la via verso la purificazione. I 279. " Tutti gli elementi della realt (dhamma) sono privi di essenza ". Quando co n intelligenza cos si intuisce, ci si estingue rispetto al soffrire - questa la V ia verso la purificazione. 280. Colui che non si leva al momento di alzarsi e che, pur giovane e forte, pro vvisto [solo] di pigrizia, che debole nell'immaginare e nel volere, questo uomo indolente ed inerte non trova la via verso la conoscenza. 281. Sorvegliando la parola, ben controllato nella mente, non compir del male nem meno col corpo. Purifichi questi tre sentieri per l'azione: percorra la via inse gnata dai Veggenti (62). 282. Dall'Ascesi (Yoga) nasce la Saggezza: mediante la non-ascesi si perde la Sa ggezza. Avendo conosciuto questa duplice via, per l'acquisto e per la perdita, o gnuno si disponga in modo tale da accrescere la Saggezza. 283. Abbattete l'intera foresta (63), non un albero solo! Dalla foresta nasce il timore (64). Quando avrete tagliato la foresta ed il sottobosco (= i diversi desideri), allora, o monaci, avrete conseg uito l'estinzione. 284. Fintanto che non sar reciso il desiderio, per quanto piccolo, dell'uomo vers o la donna, altrettanto sar vincolato il pensiero, come il vitello lattante verso la madre. 285. Recidi l'amore verso te stesso, come un loto di autunno, con la mano! Volgi ti alla via della calma interiore! Il Nibbana stato insegnato dal Sugata (65). 286. " Qui trascorrer la stagione delle piogge, cost l'inverno e col l'estate", cos va almanaccando lo sciocco, senza riflettere alla fine della vita. 287. Questo uomo tutto indaffarato coi figli e col bestiame, e dalla mente dispe rsa, lui afferra la Morte passando, come un'alluvione porta via un villaggio add ormentato. 288. Non gli sono d'aiuto i figli, non il padre, e neppure i parenti; per colui che afferrato dal dio della Morte non v' aiuto [che possano recargli i suoi] affi ni. 289. Avendo riconosciuto il senso di questo, il saggio e virtuoso ben presto pur ifichi il cammino che conduce al Nibbana. CAPITOLO XXI PAKINNAKA-VAGGA (MISCELLANEA) 290. Se, abbandonando un piccolo piacere, si pu esperimentare una felicit completa , tralasci il Forte il piccolo piacere contemplando la felicit completa. 291. Chi cerca la propria felicit cagionando dolore ad altri, afferrato nel legam e dell'inimicizia non si libera dall'inimicizia. 292. Quando si respinge ci che si deve fare e si compie ci che non si deve fare, c rescono i legami per gli insolenti e per i distratti.

293. Coloro, invece, che, bene intenti, volgono la consapevolezza a frenare il c orpo, che non compiono ci che non si deve fare e che sempre fanno ci che lecito, p er costoro, che sono coscienti e saggi, tramontano i legami. 294. Avendo ucciso madre e padre e due re di casta guerriera, avendo distrutto i l regno coi suoi soggetti, il brahmana se ne va senza colpa. 295. Avendo ucciso madre e padre e due re di casta sacerdotale ed una tigre come quinto, il brahmana se ne va senza colpa. 296. Vegliano sempre ben consci i discepoli di Gotama, I la consapevolezza dei q uali giorno e notte rivolta al Risvegliato (7) (Buddha). 297. Vegliano sempre ben consci i discepoli di Gotama, la consapevolezza dei qua li giorno e notte rivolta alla Legge (Dhamma). 298. Vegliano sempre ben consci i discepoli di Gotama, la consapevolezza dei qua li giorno e notte rivolta alla Comunit (Sangha). 299. Vegliano sempre ben consci i discepoli di Gotama, la consapevolezza dei qua li giorno e notte rivolta al corpo (69). 300. Vegliano sempre ben consci i discepoli di Gotama, la mente dei quali giorno e notte gode nel non danneggiare alcuno (ahimsa). 301. Vegliano sempre ben consci i discepoli di Gotama, la mente dei quali giorno e notte gode nella meditazione (bhavane) (69). 302. ben spiacevole abbandonare il mondo, ma la vita domestica noiosa e dolorosa (70), doloroso convivere con disuguali, l'itinerante [monaco] preda di malanni, perci non metterti in cammino e non sarai colpito da malanni (71). 303. Il credente, dotato di virt, che ha conseguito gloria e ricchezza, in qualun que luogo si trovi, ivi tutti gli recano omaggio. 304. Da lungi risplendono i buoni come le nevose montagne (= lo Himalaya); non s i vedono, invece, i malvagi, come frecce scagliate nella notte. 305. Sedendo solo, giacendo solo, solitario, aggirandosi infaticabile, domando s e stesso, goda [l'asceta] a starsene sul bordo della foresta.

CAPITOLO XXII NIRAYA-VAGGA IL PRECIPIZIO (= L'INFERNO) 306. Chi dice il falso precipita nell'inferno, come colui che, avendo fatto qual cosa, disse: "non feci o. Ambedue, una volta trapassati, sono uguali: nell'oltre mondo sono uomini dalle azioni perdute. 307. Molti che indossano la veste gialla rappezzata [del monaco] sono di indole malvagia e non controllati. Essi, cattivi, conseguono l'inferno per le loro catt ive azioni. 308. Meglio sarebbe inghiottire una palla di ferro arroventata, come fuoco avvam pante, piuttosto che vivere, licenzioso e sfrenato, sull'elemosina del paese. 309. L'uomo incauto che si giace con la moglie altrui ottiene quattro condizioni : compie un male, non si giace a suo piacimento, in terzo luogo viene punito ed in quarto va all'inferno. 310. Conseguimento di peccato, una mala via, breve piacere per lui timoroso fra [le braccia di] una timorosa, il re lo punisce gravemente: perci l'uomo non desid eri la moglie altrui. 311. Come una foglia [affilata] di erba kusa, che, male afferrata, taglia la man o, l'ascesi male praticata mena all'inferno. 312. Azione compiuta fiaccamente, voto inficiato, castit incerta non conducono a grandi frutti. 313. Ci che deve essere fatto venga fatto, con decisione ed energia. Il monaco fi acco solleva soltanto polvere [dalle sue passioni] (72). 314. meglio che un'azione da non compiersi non venga compiuta: in seguito egli s i pente del male fatto. Ci che si deve fare meglio che sia fatto per bene; una vo lta che stato fatto non ci si pente. 315. Come una fortezza sorvegliata da tutte le parti, dentro e fuori, cos si cust

odisca se stessi, non egli si distragga nemmeno un momento. Coloro che hanno las ciato trascorrere [quel tale] momento soffriranno poi, quando saranno scesi nell 'inferno. 316. Le creature che si vergognano di ci di cui non egli si deve vergognare e che non si vergognano, invece, di ci di cui ci si deve vergognare, poich hanno accolt o false teorie, vanno per la mala via. 317. Le creature che temono ci che non temibile e che non temono ci che, invece, b isogna temere, poich hanno accolto false teorie, vanno per la mala via. 318. Le creature che ritengono di dover evitare ci che non si deve evitare e non riguardano come evitando ci che, invece, si deve evitare, avendo accolto false te orie, vanno per la mala via. 319. Le creature che riconoscono da evitarsi ci che si deve evitare e da non evit arsi ci che non si deve evitare, avendo adottato la retta visione, vanno per la v ia che mena al bene. CAPITOLO XXIII NAGA-VAGGA (L 'ELEFANTE) 320. Io, come elefante colpito in battaglia dalla freccia scagliata da un acro, sopporter silenziosamente. Il volgo , invece, senza virt. 321. Si conduce alla battaglia [l'elefante] domato, il re sale sull'elefante dom ato. Colui che domo il migliore fra gli uomini [ed ] colui che sopporta senza far parole. 322. Buoni sono i muli domati, o i purosangue di razza Sindhu e gli elefanti mae stosi. Colui che ha domato se stesso ancor meglio di loro. 323. Non si potrebbe, per, andare con quei quadrupedi nella regione " non-calpest ata " (= il Nibbana), ove, invece, chi ha domato se stesso va, per mezzo del se stesso ben domato. 324. L'elefante detto Dhanapalaka, dalle tempie colanti umore acido, difficile d a trattenere, quando legato non mangia un boccone: il maestoso elefante ben si r ammenta della selva degli elefanti! 325. Se [l'uomo] diventa pigro e gran mangiatore e, quando sonnecchia, si rivolt a nel giaciglio, questo stupido, [invece,] simile ad un grasso maiale nutrito di avanzi, di nuovo e di nuovo rinasce in [nuova] matrice. 326. Una volta questo [mio] pensiero se ne andava errando, come desiderava, come gli piaceva, come gli accomodava. Ora io lo tratterr con saggezza, come il guida tore [frena con l'uncino] l'elefante furioso. 327. Compiacetevi nell'essere attenti, controllate i pensieri ! Tirate fuori voi stessi dalla cattiva strada, come elefante affondato in un pantano! 328. Se uno trova un compagno prudente, che proceda insieme a lui [sulla Via], c he sia virtuoso, sobrio e forte, sormontando tutti gli ostacoli vada con lui con tento, [ma] consapevole. 329. Se uno non trova un compagno prudente, che proceda insieme [sulla Via], che sia virtuoso, sobrio e forte, vada pure solo, come un re che ha lasciato dietro di s il regno conquistato, come un elefante nella foresta. 330. meglio procedere da solo, non esiste compagnia con lo stupido: si vada da s olo senza compiere peccati, con pochi desideri, come l'elefante nella foresta. 331. Quando capita l'occasione piacevole la compagnia, piacevole la contentezza, qualunque ne sia la causa. La buona azione [compiuta] piacevole quando si dice addio alla vita: piacevole abbandonare ogni dolore. 332. Nel mondo piacevole lo stato di madre, piacevole lo stato di padre, piacevo le lo stato di monaco, piacevole lo stato di brahmana (73). 333. piacevole la virt che dura sino alla vecchiaia, piacevole la fede ben radica ta, piacevole l'acquisto di superiore conoscenza, piacevole non aver commesso ma lanni.

CAPITOLO XXIV TANHA-VAGGA (LA SETE) (74) 334. Nell'uomo che vive con la mente distratta la sete cresce come una liana: eg li guizza di vita in vita, come la scimmia che desidera un frutto [salta di albe ro in albero]. 335. Colui che tale sete velenosa, difficile a superare in questo mondo, torment a, le sofferenze di costui crescono come la folta erba birana. 336. Per colui che sopporta tale sete velenosa, difficile a superare in questo mondo, da lui scivolano via tutti i dolori, come goccia d'acqua dal [la foglia di] loto. I 337. Io vi dico questa buona parola, giacch siete qui riuniti: "Svellete la radic e della sete, come chi cerca l'usira [odorosa] strappa l'erba birana. Non possa schiantarvi Mara di nuovo e di nuovo, come la corrente del fiume [fa] con le can ne !". 338. Come un albero, anche quando stato tagliato, cresce di nuovo finch non stata divelta la salda radice, cos pure, finch i vincoli della sete non siano troncati, questo dolore ricresce di nuovo e di nuovo. 339. Quando le trentasei correnti (75) scorrono impetuose verso il piacere, le o nde trascineranno quell'uomo mal guidato, cio i desideri diretti dalla passione. 340. Le correnti fluiscono ovunque lussureggiante si espande la liana. Se vedete che la liana nata, tagliatene la radice con la conoscenza superiore. 341. Impetuosi ed inebrianti sono gli appetiti dell'uomo. Dediti ai piaceri ed a lle gioie che ne derivano gli uomini soggiacciono [continuamente] a nascita e ve cchiaia. 342. Dominati dalla sete, gli uomini balzano qua e 1 come lepri incappate nella r ete. Soggetti a vincoli e legami continuamente ed a lungo vanno verso il dolore. 343. Dominati dalla sete, gli uomini balzano qua e l come lepri incappate nella r ete. Di conseguenza cacci lontano da s il monaco la sete, col volere il distacco interiore. 344. Chi, libero da desiderio, intento al desiderio, liberatosi dalla foresta [d ei desideri (76)] corre di nuovo verso la foresta, quell'uomo, deh, guardate: un a volta liberato si getta nuovamente nei lacci. 345. I Saggi non chiamano saldo legame quello che fatto di ferro, di legno o di canapa: appassionatamente pi forte l'affetto per le gemme e gli anelli, per i fig li e per la moglie. 340. Questo i Saggi chiamano saldo legame, che trascina in basso, che molle, epp ure difficile a sciogliere. Una volta che hanno tagliato anche questo, [i Saggi] se ne vanno, libri da pensieri, avendo abbandonato tutti i dolori. 347. Coloro che sono attaccati alle passioni scivolano gi nella corrente da loro stessi provocata, come il ragno nella rete. Una volta che hanno interrotta anche questa, [i Saggi] se ne vanno, liberi da pensieri, avendo abbandonato tutti i d olori. 348. Abbandona le cose passate, abbandona le cose avvenire, abbandona ci che sta in mezzo (= il presente), quando tendi verso l'altra sponda dell'essere. Se la t ua mente libera in ogni senso, non ritornerai pi nel [ciclo di] nascita e vecchia ia. 349. In quell'uomo che agitato da dubbi, fortemente appassionato, che bada solo al piacere, cresce la sete: egli rende, invero, pi forti i legami. 350. Colui che, invece, gode nel sedare i dubbi e, sempre memore, si rende consa pevole di ci che impuro, costui allontaner da s, anzi troncher, il legame di Mara. 351. Chi ha raggiunto la consumazione [dell'esistenza], che non trema pi, la cui sete scomparsa, che senza macchia, che ha troncato i pungoli dell'esistenza [di costui questo qui l'ultimo corpo [di cui si riveste]. 352. Colui la cui sete scomparsa, che privo di attaccamento, che conosce la comp osizione delle lettere e la loro collocazione (= che intende l'insegnamento e lo interpreta rettamente), costui, che ha ricevuto il suo ultimo corpo, lo si chia

ma Gran Saggio e Grande Uomo (77). 353. Io sono il Conquistatore Universale, il Conoscitore Universale, incontamina to in ogni condizione di vita; tutto ho abbandonato con la distruzione della set e: ora che ho conosciuto me stesso, chi potrei indicare [come mio maestro (78)] ? 354. Il dono della Buona Legge supera ogni dono; il sapore della Buona Legge vin ce ogni sapore; la gioia della Buona Legge sorpassa ogni gioia; l'estinzione del la sete sormonta ogni dolore. 355. I godimenti uccidono lo stolto, non certo quelli che cercano l'altra sponda ; per sete di godimento lo stolto uccide gli altri e se stesso. 356. I campi sono danneggiati dalle erbacce, le creature [sono guaste] da passio ne. Perci il dono fatto a chi privo di attaccamento reca gran frutto [al donatore ]. 357. I campi sono danneggiati dalle erbacce, le creature [sono guaste] da avversione. Perci il dono fatto a chi privo 1 di avversione reca [al donatore] gran frutto. 358. I campi sono danneggiati dalle erbacce, le creature [sono guaste] da torpid it mentale. Perci il dono fatto a chi privo di torpidit mentale reca gran frutto [a l donatore]. 359. I campi sono danneggiati dalle erbacce, le creature [sono guaste] dal desid erio. Perci il dono fatto a chi privo di desiderio reca gran frutto [al donatore] .

CAPITOLO XXV BHIKKHU-VAGGA IL MONACO (BHIKKHU) 360. buona la continenza (79) nella vista, buona la continenza nell'udito, buona la continenza nell'olfatto, buona la continenza nel gusto. 301. : buona la continenza nel corpo, buona la continenza nella parola, buona la continenza nel pensiero, buona la continenza in ogni cosa. Un bhikkhu contenuto in ogni cosa si libera da ogni dolore. 362. Colui che controlla la sua mano, che controlla il suo piede, che controlla la sua parola, che il migliore dei controllati, che felice di ripiegarsi in se s tesso, che intento, solitario, contento, costui chiamano bhikkhu. 363. Quel bhikkhu che, controllando la sua bocca, parla saggiamente e modestamen te e chiarisce il significato della Buona Legge, la parola di costui dolce. 364. Colui che riposa nella Buona Legge, che gode della Buona Legge, che riflett e sulla Buona Legge e la ricorda, questo bhikkhu non devier dalla Buona Legge. 365. Non disprezzi ci che ha ricevuto [in elemosina], non invidii gli altri. Il b hikkhu che invidia gli altri non raggiunge di certo l'estasi meditativa. 366. Il bhikkhu che, anche se riceve poco, non invidia gli altri, costui anche g li di lodano, [se] la sua vita pura ed egli non pigro. 367. Colui il quale non si identifica col proprio nome-e-forma (80), che non si affligge per ci che non pi, costui chiamato bhikkhu. 368. Il bhikkhu che si comporta con amorevolezza (81), che appagato dell'insegna mento del Buddha, raggiunger la sede della pace (62), la felicit nascente dal diss iparsi degli elementi dell'esistenza. 369. O bhikkhu, vuota questa barca! Una volta vuotata correr veloce; sradica pass ione ed avversione: andrai, quindi, al Nibbana. 370. Taglia i cinque [legami], abbandona i cinque [sensi]. D'un bhikkhu che ha s ormontato i cinque legami si dice che ha attraversato l'oceano. 371. Medita, o bhikkhu, non essere disattento! Non lasciar vagare il pensi"o ver so ci che arreca piacere: che tu non debba, perch [qui sei] disattento, inghiottir e la palla di ferro [nell'inferno], n tu debba gridare, mentre brucerai: questo d olore!".

372. Non esiste meditazione ove non sia conoscenza, n vi conoscenza ove non sia m editazione. Colui che possiede meditazione e conoscenza, costui ben vicino al Ni bbana. 373. Il bhikkhu, una volta che entrato nella casa vuota ed il cui spirito totalm ente calmo, prova una gioia non umana contemplando rettamente la Buona Legge. 374. Una volta che ha interiormente realizzato il senso dell'origine e della dis truzione degli elementi costituenti la personalit (i khandha), egli raggiunge la gioia e la felicit che appartiene a coloro che conoscono l'immortale (il Nibbana) . 375. E questo l'inizio per un saggio bhikkhu, proprio qui: controllo sui sensi, contentezza, continenza secondo la regola; frequentazione di nobili amici, di vi ta pura, che non siano pigri. 376. Viva egli amichevole, sia di intemerata condotta: indi, nella pienezza di g ioia, porr fine alle sofferenze. 377. Come la pianta vassiki lascia cadere i fiori appassiti, i bhikkhu devono eg ualmente liberarsi di brama ed avversione. 378. Il bhikkhu il cui corpo quieto, la cui parola pacata, la cui mente calma, c he in s raccolto, che ha repudiato l'esca del mondo, costui chiamano "un Essere A cquietato ". 379. Levati in piedi da te stesso, esamina te stesso da te stesso, e cos, custodi to da te stesso e rammemorante, vivrai felicemente, o bhikkhu! 380. Poich il S il padrone del s (= ciascuno padrone di se stesso), il s rifugio pe se stesso, perci piega te stesso, come il mercante fa col buon cavallo. 3B1. Il bhikkhu che, pieno di gioia, felice dell'insegnamento del Buddha, proced e verso la sede della pace, verso la felicit dovuta allo svanire degli elementi d ell'esistenza. 382. Quel bhikkhu che, pur essendo giovane, si esercita nell'insegnamento del Bu ddha, costui illumina questo mondo come la luna libera da nuvole.

CAPITOLO XXVI BRAHMANA-VAGGA IL BRAHMANA (= LO ARHAT) 383. Interrompi la corrente del fiume con energia, o brahmana, disperdi le brame ! Quando avrai compreso la distruzione degli elementi dell'esistenza riconoscera i Ci che Non stato Creato (= il Nibbana). 384. Allorch un brahmana ha raggiunto l'altra sponda mediante le due leggi (continenza e meditazione), tutti i legami svaniscono per lui che ha conosciuto. 385. Colui che non conosce [come esistenti di per s] questa riva e l'altra riva ed entrambe, sciolto da timore e da ogni legame, lui chiamo brahmana. 386. Colui che meditatore, incontaminato, raccolto, che compie ci che si deve, spassionato, distaccato, che ha raggiunto il fine supremo, costui io chiamo brahmana. 387. Di giorno splende il sole, di notte splende la luna, splende il guerriero nell'armatura, splende il brahmane allorch medita. P er il Buddha rifulge di splendore sempre, di giorno e di notte. " 388. Poich si liberato dal male (bahitapapo), perci chiamato brahmana; poich procede calmo (sama), perci chiamato asceta (samana): avendo fatto dileguare (pabbajayam) da s le soz zure, perci chiamato pellegrino (pabbajayam). 389. Nessuno faccia violenza ad un brahmana, ma non fugga all'aggressore il brahmana! Guai a chi colpisce un brahmana, e, ancora di pi, guai a chi sfugge all'aggressore! 390. Non di poco vantaggio, per il brahmana, che trattenga la mente dall

e cose gradite: a mano a mano che svanisce il pensiero di offendere, contemporaneamente si placa [in lui] ogni dolore (83). 391. Quegli il cui corpo, la cui parola e la cui mente non albergano cattiva azione, che permane ben contenuto in questi tre punti, costui io chiamo brahmana! 392. Colui dal quale si sia appresa la Buona Legge insegnata dal Ben Ris vegliato (= Buddha), costui si veneri con zelo, come il brahmana [si inchina al] fuoco sacrificale. 393. Non si diventa brahmana a cagione della crocchia , della stirpe o della nasc ita: colui nel quale vi verit e rettitudine, questo benedetto, costui davvero un brahmana! 394. Che te ne fai della crocchia, o sciocco? A che ti serve la pelle di capra ( 84 a) ? Dentro di te vi la giungla, e tu ti ravvii di fuori! 395. L'uomo coperto di vesti polverose, emaciato, di cui si contano le vene, che se ne sta solitario a meditare nella foresta, costui io chiamo brahmana. 396. Non chiamo certamente brahmana un uomo a cagione della sua stirpe o della m adre. Egli, invero, parla con arroganza ed pure ricco. Ma quegli che non ha nien te ed privo di attaccamento, costui io chiamo brahmana. 397. Colui che, avendo tagliato ogni legame, non trema pi ed sciolto da ogni vinc olo, costui io chiamo brahmana. 398. Colui che, avendo tagliato la cinghia, la fascia e la corda con tutti gli a nnessi, ha da s rimosso ogni ostacolo, costui io chiamo brahmana. 399. Colui che, innocente, sopporta insulti, percosse e vincoli, avendo la pazie nza come sua fortezza, forte come un esercito in campo, costui io chiamo brahman a. 400. Colui che ha deposto la collera, che fedele ai voti, che virtuoso, privo di attaccamenti, che domo, che ha ricevuto il suo ultimo corpo, costui io chiamo b rahmana. 401. Colui che, come l'acqua su un fiore di loto o come un seme di senape sulla punta di un ago, non aderisce ai desideri, costui io chiamo un brahmana. 402. Colui che, pur vivendo in questo mondo, conosce di gi la fine del dolore, ch e ha deposto il carico, libero da ceppi, costui io chiamo un brahmana. 403. Colui che dotato di profonda sapienza, che saggio, che conosce la giusta vi a e quella errata, che ha conseguito la sublime meta, costui io chiamo brahmana. 404. Colui che si tiene in disparte sia dai laici che dai religiosi, che frequen ta poche case, che ha pochi desideri, costui io chiamo un brahmana. 405. Colui che, avendo deposto ogni atteggiamento ostile verso le creature, sia forti che deboli, che non uccide n fa uccidere, costui io chiamo brahmana. 406. Colui il quale tollerante con gli intolleranti, che raffrenato verso coloro che usano il bastone, che privo di brame fra coloro che ne sono pieni, costui i o chiamo brahmana. 407. Colui dal quale passione, avversione, orgoglio, ipocrisia sono caduti, come un seme di senape dalla punta di un ago, costui io chiamo brahmana. 408. Colui il quale pronuncia parole veraci, prive di asprezza ed istruttive, co n le quali non si offende alcuno, costui io chiamo brahmana. 409. Colui il quale nel mondo nulla prende che non gli sia stato dato, sia esso grande o piccolo, sottile o grosso, buono o cattivo, costui io chiamo brahmana. 410. Colui che non nutre speranze n per questo mondo n per quell'altro, privo di d esideri e di legami, costui io chiamo brahmana. 411. Colui del quale non si conoscono pi interessi e, poich sa, non dice "come?" , che ha toccato il fondo di ci che immortale, costui io chiamo brahmana. 412. Colui che ha abbandonato entrambo i legami, quello del bene e quello del ma le, che pi non soffre, che non preso da passione, che puro, costui io chiamo brah mana. 413. Colui il quale limpido come la luna, puro, sereno, assolutamente calmo, che ha distrutto la fonte di ogni allegrezza, costui io chiamo brahmana. 414. Colui che ha lasciato dietro di s la via paludosa, che il samsara difficile da attraversare, che ha raggiunto l'altra sponda, che meditatore, che irremovibi le, che non domanda pi a come? ", che svincolato, che Estinto, costui io chiamo b

rahmana. 415. Colui che, in questo mondo, avendo abbandonato i desideri, erra senza casa, estinta la fonte di tutti i desideri, costui io chiamo brahmana. 416. Colui che, in questo mondo, avendo abbandonato la sete [di vivere], erra se nza casa, estinta la fonte di tutti desideri, costui io chiamo brahmana. 417. Colui il quale, avendo abbandonato ogni vincolo umano, ha anche superato og ni legame proprio agli di, scioltosi da tutti i legami, costui io chiamo brahmana . 418. Colui che, avendo abbandonato piacere e dispiacere, divenuto ormai freddo, privo dei germi di una vita futura, che l'Eroe (vira) che ha vinto tutti i mondi (= tutte le condizioni di esistenza), costui chiamo brahmana. 419. Colui che conosce lo svanire ed il riformarsi degli esseri ovunque, che dis taccato, che il Ben Procedente (Sugata), che il Risvegliato (Buddha), costui io chiamo brahmana. 420. Colui il cui sentiero non conoscono n gli di, n i Gandharva, n gli esseri umani , che il Venerabile (Arhat), che ha annientato ogni adesione, costui io chiamo b rahmana. 421. Colui che non possiede n passato, n avvenire, ne' presente, che non possiede nulla e nulla prende, costui io chiamo brahmana. 422. Il virile, il nobile, l'eroe, il Grande Saggio, il vincitore, l'imperturbab ile, il compiuto, il Risvegliato, costui io chiamo brahmana. 423. Colui che conosce le vie precedenti dimore (= esistenze), che contempla cie lo ed inferno, che pervenuto alla estinzione delle nascite, che ha conseguito su periore conoscenza, che ha interamente compiuto ogni compimento, costui io chiam o brahmana. (Traduzione di Pio Filippani-Ronconi)

GLOSSARIO (1) A-bhava: "[condizione di] assenza" di qualunque elemento oggettivo, propria al n irvana (v.) o allo spazio etereo (akasa, v.). Abhidharma, Abhidhamma: " Riferimento al Dharma " o " Metafisica ": nome del ter zo pitaka (v.). Abhisambodhi: " supremo totale risveglio ": l'esperienza dell'illuminazione o de l Risveglio (bodhi, v.), conseguita da Gautama Sakyamuni (v. nirvana). Abhiseka, abhiseka: battesimo, consacrazione. Rito mediante il quale venivano co nsacrati ritualmente gli antichi re indiani. Nel vajrayana (v.) l'iniziazione de nominata a. Acarya, Acarya: il maestro che, assieme al precettore (upadhyaya, upajjhdya" gui da per almeno dieci anni il novizio (sramanera, sumanera) nella Comunit (Sangha, v.). Acyuta sthana accuta thana: " condizione immutabile ", sinonimo di nirvana (v.). adhisthana, adhitthana: I) "risoluzione" di dedicarsi all'ascesi: una delle Perf ezioni (paramita, v.); 2) " grazia ". Nelle scuole del Mahayana denota la libert

che ha il Buddha o, meglio, l'elemento buddhico presente in ognuno di risolvere il karman (v.), indipendentemente dal merito (punya-karmanta) accumulato. A-himsa " innocenza ", il non uccidere, precetto fondamentale nel Buddhismo e ne l Jainismo (v. sila). Akasa: " etere ", " spazio", " aria ", " luce ". Lo a., tradotto ordinariamente come "spazio ", concepito sotto le specie di " ambito ideale ", in cui il nirvan a si invera e, come tale, una realt " non confezionata" (a-samskrta, v.). Talvolt a, invece, assume il significato di " aria", " cielo". Alaya-vijnana: " coscienza-ricettacolo " (v. vijnana). Secondo la scuola Yogacar a lo a. la coscienza cosmica contenente, allo stato di seme (bija), tutti gli el ementi possibili della realt (v. dharma): tale coscienza di l dalle forme empirich e di coscienza proprie ai cinque sensi, al mentale ed alla continuit di coscienza relativa all'entit egoica. Essa il fondo su cui si depositano i risultati di tut te le azioni passate e dal quale scaturiscono tutti gli accadimenti presenti e f uturi determinati da quelle. A-mrta, a-mata: " immortale", " ambrosia ": sinonimo di nirvana. Anapana-smrti, anapana-sati: v. smrti. An-atmaka, anatta: "privo di essere-in-s", definizione di tutte le cose (dharma, v.). Anitya, anicca: " impermanenti", carattere dei samskara(v.). An-upadi-sesa [- nibbana]: v. Nirupadhi-sesa-nirvana. Apsaras, atthara: ninfe celesti, compagne dei Gandharva, i musici divini. Second o la tradizione indiana vengono inviate dagli dei sulla terra onde sviare gli as ceti dalla meditazione, che pone in pericolo il loro dominio. Arhat, arhant: "il Degno", cio il santo buddhista, "colui che ha compiuto ci che e ra da farsi", (krta-karaniya kata-karaniya); ideale delle scuole hinayaniche; 4 s tadio sulla via del Risveglio (v. srotapanna). Arya, ariya: " nobile" "persona rispettabile". Denominazione etnica propria agli Indiani portatori della cultura religiosa vedica, suddivisi nelle caste dei sac erdoti (brahmana" guerrieri (ksatriya, khattia) ed agricoltori-allevatori (vaisy a vesiyana). Nel Buddhismo a. ha il senso morale di "seguace delle Nobili Verit" (arya-satyani, v.). [Catudri] Aryasatyani, [Cattari] Ariyasaecani: le [Quattro] Nobili Verit, cio: l'e sistenza del dolore (duhkha, dukkha), la nascita del dolore (d.-samudaya), l'est inzione del dolore (d.-nirodha), la Via che mena all'estinzione (marga, magga). A-samskrta: " non-confezionato ", attributo di akasa (v.) e nirvana (v.); v. sam skrta. Astanga-marga, Attharigika-magga: l'"Ottuplice Sentiero" in cui si riassume il m etodo soteriologico buddhista. Consiste in - retta visione (samyag-drsti, samma ditthi), retta rappresentazione (o volizione) (s.-sankaipa, s. sarikappa), retta parola (s.-vac., s. vaca), retta attivit (s.-karmanta, s. kammanta), retto modo di vivere (s.-apva), retta applicazione di energia (s.-vyavama, s. vayama), rett a presenza di spirito (s.-smrti, s. sati, retto atteggiamento psichico o retta m editazione (s.-samadhi). Atman, atuma (atta): il " se stesso", l'"essere-in-s ", nucleo fondamentale della personalit umana, la cui sussistenza negata dal Buddhismo (v. an.-atmana, skandh a, samana, dharma).

Avadana: "gesta": pie leggende relative ad azioni meritorie compiute dai passati Buddha o dal Buddha presente in esistenze trascorse. Avastha: "condizione", "modo di essere" (proprio ai dharma, v.), nel loro appari re nella tritemporalit di presente-passato-futuro. A-vidya a-vijja: ignoranza, nescienza. Causa efficiente e formale dell'esistenza esteriorizzata (bahyartha) del mondo, in s illusorio ed insostanziale (an-atmaka , v.), che, a causa di essa, viene sussunto come reale dall'individuo. Il Buddhi smo posteriore, come il Vedanta ed i movimenti settari indiani concepir l'a. come forza cosmica di " Illusione" (maya), per cui la sfera del Dharma (Dharmadhathu ), simboleggiata dal Buddha Primordiale (Adi-Buddha), vela s a se stessa per dare origine al mondo delle forme (rupadhatu), immaginario (parikalpita)e sottoposto al reciproco condizionamento (para-rantra) dei suoi dharma (v.). Ayatana: "ricettacolo" dominio di una facolt sensibile. Gli a. sono sei interni, o soggettivi (adhyatmika, ajjhatika), relativi ai cinque sensi pi il mentale, ma nas, e sei esterni (behira, bahya), relativi agli oggetti dei sensi ed alle cose in quanto ideabili (dharma, dhamma). Ayuhsamskara, ayusarikhara:"strutture vitali", quelle che il Buddha rigetta alla vigilia dell'Estinzione totale (v. parinirvana). Bhava: " esistenza" (v. pratityasamutpada). Bhava: " condizione di esistenza ", " propriet innata" dei dharma (v .). Bhavana: " meditazione", " conseguimento": etimologicamente significa realizzare interiormente l'essenza dell'oggetto proposto alla contemplazione. Le b. sono t re (kaya-b., citta-b., prajna-b ), o cinque (quelle rivolte alle quattro virt car dinali, maitri, mudita karuna, upeksa, pi a-subha, le " impurit"). Bhiksu, bhikkhu: " mendico", "asceta", sinonimo di sramana; femm. bhiksuni, bhik khuni. Bhumi: " terra", "terreno", " grado di perfezione". Le b. comprendono le sei par amita (v.), alle quali si aggiungono le quattro virt; upaya-kausalya, "abilit ne[l la scelta de]i mezzi"; pranidhana, " risoluzione" [nell'intraprendere la Via]; b ala, " forza" jnana, "conoscenza". Le dieci b. indicano altrettante tappe della carriera di un Bodhisattva (v.), caratterizzate dal progressivo inverarsi del bo dhicitta (v.). Bija: " seme" (v. alaya-vijnana). Bodhi: "Risveglio", "Illuminazione". Condizione di chiaroveggenza, in seguito al la quale si scorge, avendo sradicato " sete" di vivere (trsna, v.) ed " ignoranz a" (avidya, v.), la concatenazione causale (pratityasamutpada, v.), per cui il s amsara (v.) sussiste, e ci si scioglie dalla soggezione a questo, in attesa che con la morte fisica avvenga la Totale Estinzione ([pari] nirvana, v.) degli elem enti aggregati dell'esistenza (samskara, v.). Bodhi-citta: "Consapevolezza, Pensiero dell'illuminazione". Secondo il mahayana la coscienza innata per cui ogni essere sa, pi a meno oscuramente, di essere sost anziato di Bodhi ed a questa destinato per propria vocazione irresistibile. Il b . , quindi, la causa teleologica e contemporaneamente l'effetto del Risveglio (Bo dhi, v.). Bodhi-paksika, bodhipakkhika: "le Ali dell'Illuminazione": i 37 elementi psicolo gici o disposizioni che preparano l'avvento del Risveglio (Bodhi, v.). Bodhi-sattva, bodhisattva: "colui la cui essenza Bodhi" (Buddha in potenza). Nel Buddhismo primitivo si indica con tale nome l'essere predestinato a divenire Bu ddha in una successiva esistenza. Nel posteriore Buddhismo per B. si intende un essere che, avendo percorso le 10 bhumi (v.), ed essendo ormai un Risvegliato, r imanda indefinitamente l'Estinzione per seguitare ad aiutare gli uomini Nel Maha yana i B. divengono figure teologali emanate dai Tathagata (v.), le quali, risie dendo nel sambhoga-kaya (v. kaya), cooperano spiritualmente alla missione del Bu ddha incarnato (Manusi Buddha) di ogni particolare epoca cosmica (kalpa, yuga). Bodhi-vrksa, bodhi-rukkha: "albero della Bodhi". Un pipal ai piedi del quale, me

ditando, il Buddha divenne un Risvegliato. sin dagli inizi a tale albero stata a ttribuita una funzione cosmica, di asse del mondo e, simbolicamente, di polo di luce interiore. Bodhy-anga, bojjhanga: "membro della bodhi". I 7 requisiti che preparano l'avven to della bodhi (consapevolezza, investigazione, energia, gioia, calma, contempla zione ed equanimit). Brahmana: "bramino", appartenente alla prima casta degli arya (V.), sacerdote. N el Buddhismo il termine riacquista frequentemente il suo primitivo senso spiritu ale di " Illuminato ", "possessore della conoscenza", arhat (v.). Buddha: " il Risvegliato " (dalla rad. budh, svegliarsi, conoscere), Colui che h a conseguito la Bodhi (v.) e ne la perenne attuazione. Si dicono Buddha quegli e sseri che, in ogni diversa epoca (yuga, kalpa), conquistano e talvolta rivelano all'Umanit una nuova formulazione del Dharma (v.), adatta alle mutate esigenze e facolt spirituali degli uomini di quel tempo. L'ultimo Manusi-Buddha, o B. pienam ente umano, fu Gautama Sakyamuni (Gotama Sakyamuni); il prossimo B. sar Maitreya (Metteyya), attualmente bodhisattva nel cielo Tusita, Tusita. Vi sono anche i co siddetti Pratyeka-B., " i B. di per se stessi", che, realizzato il Dharma, non l o rivelano con la predicazione (v. anche Tathagata). Ruddhi: la psiche, in quanto principio di riflessione e giudizio; talvolta "inte lletto" (V. vijnana). Caitya, cetiya: "ricettacolo"; reliquiario (v. stupa). Cakravartin, cakkhavattin: " volgitore di Ruota", nome attribuito ai Sovrani Universali della tradizione indiana antica, la funzione dei quali, sulla terra, approssimativamente parallela a quella spirituale dei Buddha umani (Manusi-Buddha) Citta: "coscienza", nel senso di principio universale di intelligenza attiva. Ne lle scuole del Buddhismo settentrionale, il c., o vijnana, considerato il fondam ento del reale (sarvam hi cittam, " tutto coscienza"). Civara: la veste del monaco, costituita da tre pezze, abitualmente color zaffera no. Deva: "essere celeste ", "dio ", propriamente della mitologia indiana antica. An che nel Buddhismo i d. mantengono la loro condizione, fintanto che perdura il fr utto (phala) dell'azione meritoria (punyaskandha, v.) che li ha condotti a tale stato. Dharma, Dhamma: 1 ) la Legge, in particolare quella rivelata dal Buddha, consist ente nelle Quattro Nobili Verit (v, Arya-satyani); 2) la Realt delle cose; 3) i mi nimi elementi della realt fisica, psichica e noetica - di per s vuoti (v. sunya) l'aggregazione dei quali (samskara, v.), assunta soggettivamente, costituisce i l tessuto dell'esistenza di ognuno, " frutto" (phala) determinato dalle azioni ( karman, v.) compiute in precedenza. Dharma-cakra-pravartana dhamma-cakka-pavattana: omessa in moto della Ruota della Legge n: la rivelazione del Dharma (v.) compiuta dal Buddha col discorso di Ben ares. Dharmadhimukti "vocazione [a seguire il] Dharma" (v. bodhicitta). Dharma-kaya: v. kaya. Dharma-sunyata: " vacuit dei dharma". Il fatto che i d. non siano dotati di " ess ere proprio" (svatmika), ma sussistano solo in base alla reciproca relazione (v. sanya). Dhatu: "base". Le 18 "sfere di azione", tre per ogni facolt (i cinque sensi pi il mentale), cio l'organo di percezione, l'oggetto relativo e la disposizione cognit iva (es.: occhio, forma, visione). V. anche ayatana; per d. si intendono anche l e successive sfere in cui si ripartiscono gli esseri e le loro disposizioni psic hiche secondo una crescente purificazione (kama-a., sfera della brama, rapa-d., sfera della forma, a-rapa-d., sfera informale), trascese dall'assoluto nirvana-d ., nibbana-d. (v. nirvana). Dhyana, jhana: "meditazione" o estasi mistica (v. samadhi), divisa in quattro gr adi di progressivo approfondimento. Il d. la parte essenziale della meditazione

buddhica, avente lo scopo di restituire il proprio essere alla sfera di inaltera ta coscienzialit (v. citta, v. alaya-vijnana" che il fondo di tutte le cose. Divyacaksus, dibba-cakkhu: l'occhio divino che si apre nel Buddha durante la sec onda veglia nella notte della Bodhi (v.). Con il d. egli contempla la concatenaz ione dei dodici nidana (v.) e le relazioni fra tutti gli esseri, presenti passat i e futuri. Duhkha, dukkha: "dolore, infelicit", la realt oggettiva del samsara (v.); la prima delle Quattro Nobili Verit (drya-satyani, v.). Dukkha-nirodha-ga-minipat-ipeda: "la Via conducente all'Estinzione del Dolore", la terza Nobile Verit (v. arya-satyani). Dvesa, dosa: "odio", avversione, una delle infezioni morali (klesa, v.). Garbhavakranti, gabbhavakkanti: "discesa del germe", atto di incarnazione fisica del Buddha presente (Gautama Sakyamuni) in Maya (v.), sposa del re Suddhodana. Gatha: canto, parte in versi dei sutra (v.). Guru: "maestro", iniziatore ai sacri misteri delle sette indiane. Hina-yana: " Veicolo Inferiore", denominazione corrente del Buddhismo meridional e, pi intento all'ammaestramento morale ed alla disciplina monastica (vinaya) che alle speculazioni metafisicoreligiose ed alle realizzazioni mistiche, proprie a l Maha-yana (v.). Jataka: " nascimento " Pia narrazione delle vite anteriori del Buddha ad edificazione dei fedeli. Jati: V. pratityasamutpada. Jnana nana: "conoscenza". Cos detta la suprema delle dieci bhumi (v.). Nel senso di "conoscenza superiore" si adopera preferibilmente il termine prajna (v.). Kalpa kappa grande evo cosmico, suddiviso a sua volta in 4 o 8 cicli (yuga, v.). Kama [- raga]: la brama, in particolare l'amore sensuale (v. anche raga" espress ione massima della "sete" (v. trsna). Karman, kamma: orig. "azione". La legge per la quale ogni azione meritoria (puny a-k.) o, al contrario, peccaminosa (papa-k.), ha come frutto, in questa e nelle prossime vite, effetti di eguale qualit, rivolti verso il soggetto che comp l'azio ne. L'estinzione del k., sia buono che cattivo, conseguente al nirvana (v.). Karuna: "compassione", una delle quattro virt cardinali del Buddhismo (v. maitri, mudita, upeksa). Nel Maha-yana la k. , per antonomasia, il " mezzo " (upaya, v.) per cui si acquista la bodhi, data la sua assoluta gratuit, essendo il mondo e g li atti che in esso si compiono totalmente insostanziali (v. sunya). Kaya: corpo, realt concreta percepibile. Lo Hinayana conosce il nama-k. (corpo-no me) ed il rupa-k. (corpo-forma), l'unione dei quali costituisce l'essere umano s enziente. Nel Mahayana si postulano tre k., o modalit, attraverso le quali si att ua il Buddha come essere cosmico: il Dharma-k., quello della pura attualit del Da harma (v.), la Realt Assoluta, priva di essere (sunya, v.); il Sambhoga-k., o cor po di " compartecipazione ", " fruimento", che il piano in cui si manifesta la f unzione dei Bodhisattva (v.); il Nirmana-k., o corpo di "manifestazione)" che il piano concreto sensibile ove si ha l'apparizione fisica dei Buddha e lo svolger si del dramma esistenziale, di per s illusorio ed apparente (maya, v.). Kaya-vak-citta: corpo-parola-mente: nel Mahayana ci costituisce i tre livelli del la manifestazione: quello della modalit corporea, quello della condizione psichic a o fonematica e quello della pura ideazione (cit-ta), o archetipo. Essi corrisp ondono alle tre gerarchie esemplificate dal [tri-] kaya (v.) del Mahayana. Klesa kilesa: " infezione morale". I k. sono cinque o dieci (desiderio, odio, ot tusit, inquietudine, eresia, dubbio, pigrizia, arroganza, impudicizia, insensibil

it di cuore). Causa continua delle azioni peccaminose, mantengono l'uomo nel sams ara. La condizione di Arhat (v.) risiede specialmente nello sradicarli. Klista-mano-vijnana:" coscienza di volont intellettuale contaminata". Oscuramento che la Nescienza (avidya, v.) attua attraverso le coscienze individuali, per cu i nascono le coscienze sensorie e si perde la connessione universale data dall'a laya-vijnana (v.). Krta-karaniya katakaraniya: " [Colui che ha] compiuto ci che si doveva compiere " , sinonimo di arhat (v ). Ksana, khana: "istante"; infinitesima misura di tempo in cui sussistono i dharma (v.). Ksanti, khanti: " sopportazione", o pazienza", una delle Perfezioni (paramita, v .). Ksatriya, khattiya: casta dei guerrieri e dei re (v. drya). Laksana, lakkhana (lancana) 1) "caratteristica" propria ai dharma che si muta ne lla tritemporalit; 2) " segni " fisici primari che contraddistinguono i Buddha, i Bodhisattva, i Cakra-vartin ed i Maha-purusa dalla comune umanit. (I segni secon dari sono detti anuvyanjana). Laukika: le cose di questo mondo (loka), alle quali propria la verit empirica (sa mvrtti-satya). Lokottara, lokuttara: l'insieme delle realt trascendenti (uttura) il mondo (loka) , che appartengono alla sfera (dhatu, v.) della verit assoluta (paramartha-satya) . Madhyamaka: "mediano": nome dato al sistema mahayanico conciliante gli estremi d ella verit empirica (samvrtti-satya), per cui il mondo deve essere assunto pratic amente come reale, e la verit assoluta (paramartha-satya), per cui esso , invece, insostanziale (sunya, v.). Madhyama pratipad, majjhama patipada: "Via di mezzo", nome dato dal Buddha al pr oprio sistema, perch alieno dagli estremi dell'ascesi o della vita mondana. Madhyamika: scuola di coloro che sostengono la posizione madhyamaka (v.). Maha-purusa, Mahapurisa: " Grande Uomo ": modello cosmico per gli esseri umani: detto dei Buddha (Y.), Bodhisattva (v.) e Cakravartin (v ). Maha-vira: "Grande Eroe", sinonimo di Buddha. Maha-yana: "il Grande Veicolo", denominazione attribuita al Buddhismo Settentrio nale, nelle cui diverse scuole prevale l'aspetto mistico-religioso e metafisico, rispetto a quello etico e disciplinare. Le principali branche del M. sono rappr esentate dalle scuole Madhyamika, o Sunyavada (v.), Vijnanavada, o Yogacara, da quelle tantriche del Vairayana e da quelle estremo-orientali del T'ien-t'ai Ch'i ng t'u, Shingon e Zen. L'epicentro del M., dopo l'estinzione del Buddhismo in In dia, divenne il Tibet, ove si sviluppato nella forma nota come Lamaismo (dal tib . bLa-ma, "Superiore" [monaco]). Maitreya, Metteyya: "l'Amichevole", nome del Buddha umano che dovr comparire sull a terra circa 5000 anni dopo il B. Gautama Sakyamuni . Maitri, metta: " benevolenza universale o, " amicizia": una delle quattro virt ca rdinali del Buddhismo, la fondamentale assieme alla karuna (v.). Manas, mano: il " mentale ", o " intelletto ": organo coordinante le funzioni se nsorie. Diverso dalla " coscienza " (vijnana, citta, v.) che il Buddhismo identi fica alla Realt fondamentale delle cose. Mandala: raffigurazione simbolica del contenuto di un particolare insegnamento i niziatico (Tantra, v ), oggetto di contemplazione e meditazione estatica, onde r ealizzare intuitivamente lo speciale piano di coscienza che esso rappresenta. Co nsta generalmente di un quadrato inscritto in un cerchio (simbolo della sfera de lla libert magica) contenente varie figure di Tathagata (v.), Bodhisattva (v.), e cc., ordinate simmetricamente attorno al centro. Manta, manta: nel Buddhismo indicava " testo sacro" (in vedico " deliberazione "

, " inno "). Indi prevalse il significato di " mistica giaculatoria ", che, nell a letteratura dei Tantra (v.), simboleggia foneticamente un piano particolare di coscienza. La ripetizione (japa) del m. induce all'intuizione estatica delle ve rit esoteriche esposte da un particolare Tantra rappresentate dal m. e raffigurat e nel mandala (v.) relativo. Manusi-Buddha: Buddha umano, pienamente incarnato sul piano terrestre, ove reali zza la sua missione. Mara: " [Dio] Morte ": deit (deva,) avversaria del Buddha che regge il mondo dell e brame (kamadoka" massimo ostacolo alla Liberazione (moksa, v.). Maya: 1) originariamente (gioco di prestigio), indi "illusione cosmica". La m. , nel Vajrayana, concepita come la potenza (sakti) cosmica che vela l'autotraspare nte vacuit (sunyata, v.) dell'Assoluto (paramartha" mediante la manifestazione de l mondo delle forme; 2) nome della madre del Buddha. Moha: " infatuazione ", " ottundimento ": una delle tre principali infezioni mor ali (le altre due sono raga, v., e dvesa, v ). Moksa (mukti), mokkha: " liberazione " dall'esistenza condizionata: (samsara, v. ), sinonimo di nirvana (v.). Mudita: la " gioia " per le gioie altrui: una delle quattro virt cardinali del Bu ddhismo. Mudra, mudda: 1) " sigillo", gesto compiuto con le dita per indicare una cifra ( hattha-mudda-ganana); 2) gesto esoterico simboleggiante un particolare momento d ella vita del Buddha, la verit con questo espressa ed il Tathagata (v.) che ne ra ppresenta l'archetipo spirituale; 3) nel Vajrayana la m. la " sposa-potenza " (s akti, v.) del Tathagata o del Bodhisattva (v.). Nama-rupa: "nome-forma": il terzo nirvana (v.) del pratityasamutpada (v.), indic ante la particolare determinazione di un'individualit in seguito al karma " accum ulato" (upacita) nell'esistenza precedente (v. rupa) Nidana: " corda ", " causa prima": nome di ognuno dei dodici nessi causali del p ratityasamutpada (v.) Nikaya: " collezione", " mucchio ": nome di ciascuno dei cinque grandi gruppi ch e formano il Suttapitaka (V. sutra, sutta). Nirmana-kaya: v. kaya Nirodha: "arresto", sinonimo di nirvana (v.). Nir-upadhi-s'esa-nirvana: sinonimo di pari-nirvana (v.): indica la condizione, c he si avvera alla morte fisica di un Illuminato, per cui si estinguono " senza r imanenza " (a-sesa) anche i substrati (upadhi) di azioni meritorie che hanno con dotto al Risveglio (bodhi) in vita. La locuzione denota il passaggio all'Assolut o incondizionato. Nirvana, nibbana: " estinzione " della serie dei nessi causali (pratityasamutpad a, v.) che determinano la esistenza condizionata (samsara, v ); esperienza della " vacuit " che trascende la contingenza dei dharma (v.). Liberazione dall'univer sale necessit del Dolore. Paramartha-satya, paramatthasacca: "Verit (satya) dell'Assoluto (paraminha"), tra scendente la o verit empirica" (samvrti-sarya). Paramita: "perfezione". Insieme di sei o dieci virt al cui esercizio si dedica il bodhisattva per conseguire la piena illuminazione (abhisambodhi, v.). Le princi pali sono: dana (" dono ", " distacco da ci che si possiede "); sila, s'ila ("buo ni costumi "); ksanti, khanti "( pazienza "); v'irya, viriya ("energia virile ") ; dhyana, jhana "( meditazione "); prajna, panna ("gnosi", " intuizione della Re alt"). Paratantra: "eteronomo ": condizione per la quale i dharma (v.) sono reciprocame nte determinati, e intuizione relativa a tale verit. Parikalpita: "assunzione immaginaria" dei dharma (v.) come reali di per s (v. par

atantra, V. parinispanna). Parinama: "trasferimento a favore di altri" della maturazione del proprio karman da parte di un bodhisattva (v.), in virt di una grazia (v. adhisthana). Pari-nirvana, parinibbana: " Totale Estinzione" (v. nirvana) dopo la morte del B uddha, per cui si estingue anche il frutto delle azioni meritorie che hanno cond otto al nirvana. Parinispanna: condizione " trascendente" le reciproche determinazioni dei dharma (v. paratantra), per cui si invera la loro assoluta " vacuit " (V. sunyata). Pra-vrajaka, paribbajaka: "Errante": monaco mendicante, generalmente buddhista. Patra, patta: ciotola per le elemosine. Phala: " frutto" delle azioni (V. karman). Pitaka: "Cesta ": le tre raccolte canoniche del Buddhismo primitivo (Sutta-p., " Cesta" delle Parole del Buddha, vinaya-p., "Cesta" della Regola Ascetica, abhid hamma-p, "Cesta" della Metafisica). Pra-daksina, padakkhina: "girare attorno a destra": circumambulazione rituale at torno ad un personaggio sacro o ad un altare. Prajna, panna: "gnosi", "saggezza", "mistica intuizione": la massima delle "perf ezioni" (paramita, v.). Nel Mahayana la p. diviene uno dei due poli cardinali pe r la bodhi, l'altro essendo il "mezzo" (upaya, V., karuna, V.); come tale viene simboleggiata da numerose figure divine nelle scuole Vajrayana (v.). Prajnaparamita: "Perfezione della Gnosi"- nome di testi costituenti la letteratu ra fondamentale della scuola Madhyamika. In essi prende forma la teoria della il lusoriet e della "vacuit di propria essenza" (svabhava-sunyata) di tutti i dharma, iniziando da quelli che costituiscono i cinque skandha (v.) ed i dodici nirvana del pratityasamutpada (v.). Prana: "respiro", "Spirito Vitale", identificato dai sistemi ortodossi indiani a lla funzione cosmica del Brahman. Il controllo del p., percepito nel suo aspetto sottile (saksma) fondamentale nello yoga (v.). Tale disciplina stata accolta da l Buddhismo fra le sue tecniche estatiche (cfr. anapanasmrti). Pranidhana: " risoluzione " o voto formale del bodhisattva ad operare affinch il massimo numero di creature vengano strappate dai vincoli del dolore. Prapanca, papanca: "estroversione" "espansione": le illusorie apparenze fenomeni che del mondo, dovute all'avidya (v.). Pratimoksa, patimokkha: "[Litanie della] Professione di Fede ": elenco dei 227 p eccati e delle altrettante sanzioni che - a guisa di confessione - vengono recit ate quattro volte al mese in occasione dell'Uposotha (sanscr. Upavasatha) dall'a ssemblea dei monaci e delle monache. Pratitya-samutpada, paticca-samuppada: insieme dei 12 nessi causali che determin ano il samsara (V.), finch la bodhi ed il nirvana non vi pongono fine. Essi sono: avidya, avijja (v.), samskara, sankhara (v.), vijnana, vinnana (V.), nama-rupa (v.), sad-ayatana, salayatana (v.), sparsa, phassa (v.), vedana (v.), trsna, tan ha (v.), upadana (v.), bhava (v.), jati, jara-marana. cio: la "nescienza" determi na gli "aggregati" accidentali, i quali causano la "coscienza ", in cui s'indivi duano " nome e forma", da cui derivano i " sei ricettacoli" (i cinque sensi pi il mentale che li coordina), donde si ha il "contatto ", o percezione di una realt

esteriorizzata, da cui deriva la " sensazione ", che determina la "sete" verso l 'oggetto, indi nasce il "legame" col mondo, per cui si ha "esistenza", "nascita" , o vecchiaia e morte". Pravrajya, pabbajja: " partenza" dal mondo, che segna la rinuncia ad esso da par te del novizio (sramanera, samanera). Pudgala: " individuo ", per i Thera o realt solo per designazione verbale" sussis tente per quanto permane l'associazione dei 5 skandha (v.); per altre sette, com e a.e. la Vaibhasika, realt sussistente di fatto. Puja: atto esteriore di venerazione religiosa, diverso dal culto interiore consi stente in meditazione e realizzazione estatica (v. dhyana, v. bhavana). Punya-skandha, punna-khandha: " porzione meritoria", cio l'insieme delle azioni m eritorie (punya-karmanta) che facilitano l'evento della bodhi (v.). Raga: "passione" (v. anche kama), la principale delle infezioni morali (v. klesa ), poich estrinsecazione immediata della " sete o di vivere (trsna, v.). Ratna-traya, ratanattaya (anche Triratna, tiratana): "Triade delle Gemme", cio il Buddha, il Sangha (v.) e il dharma (v.), presso i quali il laico o il professo novizio "prende rifugio " (sarana). Rddhi, iddhi: "poteri " magici, generalmente dieci, che vengono conseguiti nel c orso dell'ascesi. Il Buddha ne sconsigliava energicamente l'impiego. Rupa: "forma": il mondo della sostanzialit " formale ", in particolare fisica, in quanto percepibile attraverso "forma " (v., in dhatu, r.-dhatu, in skandha, r.skandha). Sad-ayatana, salayatana: " sei ricettacoli " (ayatana, v.), cio le cinque facolt p i il mentale, correlate alle rispettive sfere d'azione (dhatu, v.); quarto nidana del pratityasamutpada (v.). Sakrd-agamin, sakadagdmin: "colui che deve tornare [ancora] una volta [ad incarn arsi]". Sakti: "potenza", "sposa". Magica potenza (radhi, v.) di cui sono dotati i Buddh a e i Bodhisattva. Nel Vajrayana, figure femminili divine, spose dei Tathagata e dei Bodhisattva, che simboleggiano l'aspetto dinamico della loro funzione teolo gale e l'"efficienza " dei diversi aspetti del Dharma (v.). Sakya-muni, Sakya-m. (Sakiya-m.): "L'Asceta degli Sakya", soprannome del Buddha dell'attuale ciclo, Siddhartha Gautama (Siddhartha Gotama). Samadhi: " meditazione estatica o, "enstasi". Condizione di profonda calma inter iore, di adaequatio alla Realt essenziale, che si accompagna all'acquisto della p rajna, o jnana (v.); esercizio relativo all'acquisto di tale condizione. Sambhoga-kaya: " corpo di comunione " o " partecipazione " (v. kaya). Condizione relativa all'esistenza preterfisica dei bodhisattva (v.); piano di coscienza su cui si svolge tale esistenza. Samgha, o Sangha: "Comunit", "Ordine" buddhista, formato da laici (upasaka) e rel igiosi (bhiksu, sramana ecc.). Il terzo dei Tre Gioielli (Ratna-traya, v.). Samjna, sanna: " ideazione", "appercezione": uno dei cinque skandha (v.). In gen erale il rendersi conto di un fenomeno. Samsara: il "flusso " la trasmigrazione attraverso ripetute e differenti esisten

ze, alla quale pone fine (nirodha, v.) il nirvana (v.). Samskara, sankhara: "confezionato", carattere di ogni elemento dell'esistenza in quanto la sua presente aggregazione il risultato "confezionato" da atti (karman , V.) precedenti; il secondo dei 12 nidana (v. pratityasamutpada). I principali s. sono: sensazione (vedana, v.), [ap]percezione (samjna, v.), volizione (cetana ), attenzione esclusiva (ckagrata, ckaggata, o samadhi, v.), mentalizzazione del dato obiettivo (manasi-kdra), riflessione (viedra), decisione (adhimoksa, adhim okkha), energia (virya, viriya, v.), ragionamento (vitarka, vitakka), intenzione (chanda), presenza di spirito (smrti, sati, v.), intelligenza (prajna, panna) e le "costruzioni psichiche " opposte. Samskrta: l'essere "combinato ", " aggregato", condizione propria ai dharma (v.) . V. samskara. Samtana (santana) o santati: "nesso continuo" fra i dharma, che proprio al loro riflettersi nel vijnana (v.) ed al vijnana stesso. Samvrtti-satya: "verit relativa"; secondo la scuola Madhyamika la verit propria al livello empirico dell'esistenza, trascesa dalla verit assoluta (paramartha-satya , v.). Santa, santo: colui in cui si inverata la condizione di santi (v.); definizione del nirvana (v.). Santi, santi: calma, pace suprema: nirvana (v.). Siddha: "Perfetto", "Realizzato": appellativo dello yogin tantrico che ha conseg uito l'incorruttibilit (vajra, v.) suprema e si liberato in vita (I-ivan-mukta). Siddhi: poteri magici propri ai siddha (v.); Y. anche radhi. Sila, sila: "costume ", "uso", "pratica morale )" in particolare i "precetti mor ali " (cinque per i laici, dieci per i religiosi). Simha-nada, sihanada: " ruggito del leone": la predicazione del Buddha, in parti colare il Discorso di Benares. Skandha, khandha: " aggregato". Cos si dicono le cinque categorie, l'associazione delle quali forma la transeunte personalit umana: rapa, forma, vedana, sensazion e, samjna, sanna, ideazione o appercezione, samskarah, sankhara (pl.), costruzio ni psichiche, vijdana, vinnana (vinnana), coscienza. Smrti, sati: " memoria", " consapevolezza", attenzione volitiva rivolta a quanto si osserva o si compie. In particolare: anapana-s., attenzione profonda rivolta all'ispirazione (ana) ed espirazione (apana), connessa ad una serie di 16 conte mplazioni; una delle principali pratiche meditative buddhiste (v. prana). Smrty-upasthana, satipatthana: pratica della smrti, sati (V.), fondata sulla con templazione assidua delle quattro realt: kaya (v.), vedana (v.), citta (V.), dhar ma (v.). Una delle discipline principali del Buddhismo. Sopadhi-sesa-nirvana savupadisesa-nibbana: la prima fase del nirvana, consistent e nell'estinzione dei klesa e nell'acquisto della bodhi, senza per cancellare la "rimanenza dei substrati " (upadhi-sesa, upadisesa) karmici, che vengono invece sradicati nella seconda fase (v. nir-upadhisesa-n.). Sparsa, phassa: "contatto", "percezione": forma primaria del rapporto col mondo divenuto esteriore all'individuo; sesto nidana del pratityasamutpada (v .). Sramana, samana (femm. sramani, samani): asceta o monaco buddhista (sinonimo di bhiksu). Sramanera, samanera: novizio buddhista. Srotapanna, socapanna: "entrato in corrente ", convertito, primo grado della via verso il nirvana. Sthavira, Thera: " Anziano o, nome degli immediati discepoli del Buddha e della scuola (Thera-vada, v.), originata dal loro insegna mento (v. Hinayana). Stupa, thapa: "tumulo", sacello generalmente di forma conica contenente sacre re liquie o ceneri di un Santo, oppure libri canonici buddhisti. Sukhavati: "la Felice [Dimora] ": paradiso di Occidente ove soggiorna il Tathaga

ta Amitabha, Sanya, sunna: "vuoto". In particolare, la "mancanza di essere-in s", propria a tu tti i dharma (v.) sussistenti per un istante solo (ksana) ed esistenti in base a lla loro reciproca relazione (v. paratantra). Sunyata: "vacuit": condizione di sunya (V.). L'ineffabile realt che trascende tutt e le condizioni proprie ai dharma (v. anche tathata, vajra). Sunya-vada: "Professione del Vuoto", "Teoria della Sunya": denominazione della s cuola Madhyamika. Srtra (sutranta), sutta originariamente "verso sintetico", "aforisma"; nel Buddh ismo significa "parola del Buddha"; seconda parte del Canone (Sutta-pitaka). Svabhava-sunya: "Vuota di una propria essenza"; definizione della realt assoluta (v. maya). Tantra: opere esoteriche proprie al Vajrayana (V.), basate su presunte rivelazio ni extracanoniche del Buddha storico, o di altri Buddha e Bodhisattva, oppure de l Buddha primordiale e archetipo (AdiBuddha). I T. sono permeati di gnosi indian a e seguono una metodologia basata sullo Yoga (v.): alcuni sono anche influenzat i da concezioni magiche dell'area culturale tibetana ed affini. Tathagata: "il Cos Venuto [ad essere]", sinonimo di Buddha. Nel Buddhismo settent rionale i T. sono archetipi cosmici, da cinque a otto, manifestatisi sul piano d el dharma-kaya (v. kaya) a guisa di colorazioni assunte dalla Luce Primordiale i ncolore, pura Coscienza autotrasparente (prabhasvaram cittam V. citta). Da loro sono stati emanati i Bodhisattva (v.) e i Manusi-Buddha (v.). Tathata: la " quiddit ", " l'esser-cos" "tatha" cio l'inconcepibile (a-cintya) vuot o (sanya) che la Realt di l dalla contingenza del mondo. Thera: v. Sthavira. Thera-vada: la "Dottrina degli Anziani ", cio la formulazione del Buddhismo secon do la tradizione antica, come conservata presso lo Hinayana (v.) di Ceylon, Birm ania, Siam e Indocina. Tipitaka: v. Pitaka. Tri-kaya: "Tre Corpi "; v. kaya. Trsna, tanha: " la Sete", la brama quale forza fondamentale del samsara (v.), ch e si esplica nell'attaccamento all'esistenza (bhava, v.), al godimento (kama, v. ) e all'inesistenza (vibhava). Upadana: " vincolo" verso l'esistenza, nascente dalla o sete " di vivere (v. tr. na), per cui si crea un nuovo karman, che fruttifica (v. phala) nella "nascita ", jata; il nono nidana del pratityasamutpada . Upadana-skandha, upadanakkhanda: "gli Insiemi di Acquisizione ", cio nascita, mal attia, morte, unione con ci che non si ama, separazione da ci che si ama, non-otte nimento di ci che si desidera. Upadhi: " substrato" all'esistenza. I quattro u. sono: i 5 skandha (v.), kama (v " klesa (v.) e il karman (v.). Upadi: sinonimo pali per khandha (skandha, v.), frequentemente confuso col prece dente upadhi. U. significa propriamente " causa materiale", "atto di ricevere" ( cfr. an-upadisesa, sotto la voce anupadhisesa).

Upadhyaya, upajjhdya: " tutore" del novizio (framanera, v.). Upanisad: " Sessioni" o "Insegnamenti Esoterici"; nome dei testi di esegesi filo sofica ai riti vedici e di meditazione, sui quali si fonda il sistema speculativ o indiano del Vedanta, UpaSaka: "devoto" laico, astretto all'obbedienza agli fila (v.) fondamentali fem m. upasika. Upavasatha, uposatha: il giorno di digiuno, astinenza e confessione pratimoksa, v.) dei Buddhisti, che si celebra nel giorno iniziale della settimana lunare. Upaya: il " mezzo" per il conseguimento della bodhi (v.); nel Buddhismo Settentr ionale assurto a figura teologale e identificato alla karuna (v.) oppure alla sa kti (v.) di ogni particolare Tathagata (v.) o Bodhisattva (v.); ivi esso costitu isce metafisicamente il polo opposto alla prajna (v.). Upaya-kausalya [ta]: "abilit nell'uso dei mezzi ": la capacit di adattare l'insegn amento del Dharma alle condizioni ambientali ed all'attitudine psichica ed intel lettuale degli ascoltatori. Upeksa, upekkha: " equanimit"; la quarta virt cardinale buddhista. Vaisya, vessa e vesiyana: terza casta degli Arya (v.), quella dei (I produttori di ricchezza", formata da agricoltori ed allevatori. Vajra: " folgore", "diamante", simbolo della quiddit. (tathata incorruttibile del lo sunya (v.). Vaira-dhatu: " sfera del vajra" (v.): il livello incondizionato sul quale si inv era l'esperienza dello sunya (v.). Vajra-sattva: "Essenza-vajra". Figura teologale del Mahayana, simbolo della inco rruttibile ed assoluta condizione che immanente in ogni essere umano. Vajra-yana: "via fulgurea" o "adamantina" Insieme di sistemi gnostici derivati d al Mahayana e fondati sugli insegnamenti esoterici dei Tantra (v.), che tendono alla realizzazione dell'essenza-vaj-a (vajra-sattva, v.) in ogni essere umano. Vasana: " habitus": impressione subconscia permanente in conseguenza delle azion i passate; complesso psicologico. Veda: "Scienza": i sacri testi della tradizione indiana, la validit dei quali, ai fini della liberazione (v. moksa) negata dal Buddhismo. Vedana: "sensazione", cio l'insieme dei 6 fenomeni psichici (afferenti ai cinque sensi pi il mentale) che corrispondono alle percezioni (samjna, v.); uno dei cinq ue skandha (v.). Vesakha (scrt. vaisakha): mese di aprile-maggio, alla cui luna piena si celebra la Nascita, l'illuminazione e l'Estinzione del Buddha. Vadya, vijja: "conoscenza", "gnosi", sinonimo di jnana (v.). Vihara: "residenza"; convento buddhista. Vijnana, vinnana (vinnana): coscienza riflessa: la base psichica sulla quale si fonda la continuit cosciente (santana, santati) dell'individuo, l'elemento sul qu ale principalmente opera l'Ottuplice Sentiero (astanga-marga, V.): il principale dei 5 skandha (v.). sinonimo di mente (manas), intelletto (buddhi) o coscienza

in senso lato (citta); v. anche alaya-vijnana. Vikalpa: "concezioni" o "immagini" che danno luogo alle impressioni latenti (vas ana, v.) vinaya: " Regola "; nome di disciplina monastica, il primo dei tre Pitaka (v.). Vipassana (pali): trasparenza cosciente, chiaroveggenza conseguente all'esperien za interiore dell'impermanenza (acyuta) dei dharma (v.) ed all'assenza (sunya, v .) di egoit (an-atmaka, v.). Virya, viriya: " virile energia" " forza "; la quinta delle paramita (v.). Yoga: "soggiogamento": nome di un insieme di discipline psicofisiche, tradiziona lmente volte alla realizzazione piena e cosciente dell'Essere Totale (atman, bra hman, purusa, ecc.) celato dai moti psichici della comune individualit Lo y. fond ato soprattutto sulla meditazione intensa (bhavana, dhyana, samadhi, ecc.) e su pratiche esoteriche poggianti sul respiro (prana) colto nell'aspetto " sottile " (suksma). I metodi dello y. sono stati accolti sin dal principio dal Buddhismo. Yogacara: " [Scuola della] Pratica dello Yoga": nome della scuola professante la teoria secondo la quale la coscienza (citta, vijnana), il fondo assoluto della realt (vijnana-vada, cfr. alaya-vijnana). Yogin: praticante lo yoga (v.). Yuga: una delle 4 o 8 epoche nelle quali si suddivide un kalpa (v.); et di un mon do particolare.