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26/10/13

Newsletter San Paolo Bari

Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura(Mc 16, 15). Se qualcuno si vergogner di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergogner di lui quando ritorner nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi (Lc 9, 26).

Disegno di Sergio Toppi

Il pubblicano torn a casa giustificato, a differenza del fariseo La parola del Signore che ci invitava, domenica scorsa, a perseverare nella preghiera - Dio ascolter coloro che perseverano nella loro preghiera - risuona ancora alle nostre orecchie mentre il testo evangelico di oggi completa linsegnamento sulla preghiera: bisogna certamente pregare, e pregare con insistenza. Ma questo non basta, bisogna pregare sempre di pi. E il primo ornamento della preghiera la qualit dellumilt: essere convinti della propria povert, della propria imperfezione e indegnit. Dio, come ci ricorda la lettura del Siracide, ascolta la preghiera del povero, soprattutto del povero di spirito, cio di colui che sa e si dichiara senza qualit, come il pubblicano della parabola. La preghiera del pubblicano, che Ges approva, non parte dai suoi meriti, n dalla sua perfezione (di cui nega lesistenza), ma dalla giustizia salvatrice di Dio, che, nel suo amore, pu
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Newsletter San Paolo Bari perfezione (di cui nega lesistenza), ma dalla giustizia salvatrice di Dio, che, nel suo amore, pu compensare la mancanza di meriti personali: ed questa giustizia divina che ottiene al pubblicano, senza meriti allattivo, di rientrare a casa diventato giusto, giustificato.

+ Dal vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14) Il pubblicano torn a casa giustificato, a differenza del fariseo In quel tempo, Ges disse ancora questa parabola per alcuni che avevano lintima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e laltro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava cos tra s: O Dio, ti ringrazio perch non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi piet di me peccatore. Io vi dico: questi, a differenza dellaltro, torn a casa sua giustificato, perch chiunque si esalta sar umiliato, chi invece si umilia sar esaltato.

Dalla Parola del giorno perch chiunque si esalta sar umiliato, chi invece si umilia sar esaltato Dimmi come preghi e ti dir in che Dio credi Il fariseo e il pubblicano. Due uomini che salgono al tempio a pregare. Due storie srotolate per essere afferrate dalle mani di Dio. Due modi diversi di stare davanti a Lui, agl'altri e a se stessi. La parabola che oggi la liturgia ci consegna, ci fa fare un percorso molto importante: i due protagonisti sono presentati con lo stile della loro preghiera, con il loro modo di mettersi davanti a Dio, ma in realt essi sono fotografati anche nel loro stile di vita, nel loro modo di porsi davanti agli altri e a se stessi. La preghiera di questi due uomini ci svela il loro mondo interiore e ci fa scoprire che lo stile con il quale stiamo davanti a Dio, dipende da quale idea di Lui, di noi e degl'altri, abbiamo nel cuore. Ricordo un amico gesuita che amava ripetere: "Dimmi come preghi e ti dir in che Dio credi." Ecco una prima fondamentale provocazione che ci viene da questa parabola: se la tua preghiera stanca, ripetitiva, distratta, forse devi impegnarti un po' di pi e magari cercare un orario o un luogo migliore per viverla in pienezza; oppure - e questo il messaggio della parabola - ti devi chiedere se quel Dio che preghi davvero quello che ha svelato Ges oppure se un puzzle di cristianesimo sbiadito, superstizioni e consuetudini che ti sei costruito al fai-da-te della religione. Penso che sia davvero molto importante farsi onestamente queste domande, perch ho incontrato molte persone che si sono scoraggiate nella loro esperienza di preghiera, perch si rivolgevano ad un Dio che era il frutto delle loro proiezioni e dei loro desideri, ma che nulla aveva a che fare con il Dio di Ges. Ora vediamo pi da vicino i due personaggi. Il fariseo si rivolge a Dio sbandierando i suoi meriti - per altro reali - e si permette, forte della sua giustizia e rettitudine, di giudicare duramente gli altri. La sua preghiera autoreferenziale, non attende nulla da Dio, non si apre alla relazione con Lui. Ha gi i suoi meriti e gli bastano quelli. E' un uomo talmente pieno di s e della sua bravura, che per Dio non c' posto. Il fariseo irreprensibile nel rispetto della legge, forse fa pure di pi di quello che gli chiesto, le sue opere sono buone, non c' dubbio; ma ci che non buono il suo modo di valutarle e di considerarle; ci che non buono la sua presunzione e il giudizio tagliente sfoderato sul pubblicano. Di cristiani cos, purtroppo, ne ho conosciuti parecchi. Pieni della loro giustizia, della loro bravura, delle loro

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cristiani cos, purtroppo, ne ho conosciuti parecchi. Pieni della loro giustizia, della loro bravura, delle loro partecipazioni ai gruppi parrocchiali o agli incontri dei movimenti, da sentirsi in dovere di puntare il dito contro quei fratelli e quelle sorelle che forse - proprio da loro - si sarebbero aspettati una mano tesa, un sorriso, un riflesso del cuore del Rabb di Nazareth. Il pubblicano, invece, cosciente del suo peccato, della sua connivenza traditrice con l'invasore romano, si mette davanti a Dio con tutta la sua miseria e il desiderio del perdono. Sa che qualcosa deve cambiare e ne chiede la forza. Sa che da solo non pu farcela, che ha bisogno del perdono di Dio. Di cristiani cos, per fortuna, ne ho conosciuti parecchi. Uomini e donne che si sono affidati alle mani di Dio; che hanno smesso di contrattare con Lui e si sono abbandonati, consegnati al suo abbraccio affidabile; che hanno smesso di vivere pieni di sensi di colpa e si sono fidati della potenza del perdono di Dio, della sua novit consegnata alle nostre mani; che hanno iniziato ad amare la Chiesa come comunit di peccatori perdonati che si accolgono, smettendo di puntare il dito, di giudicare, di escludere, di sognare la comunit perfetta (che, chiss perch, sempre a propria immagine e somiglianza...). Di cristiani cos ne ho conosciuti tanti. Uomini e donne silenziosi, umili, granitici nella fede, profetici nello sguardo, incandescenti nella preghiera. Coraggio, cari amici! Lasciamoci graffiare da questa Parola, mettiamoci nudi davanti a Lui, riprendiamo il filo della nostra preghiera e con umilt ripetiamo la domanda sincera degli apostoli: "Signore, insegnaci a pregare!" (Luca 11,1) Buona Settimana don Roberto Seregni

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Anche noi ti diciamo grazie perch "tu non fai preferenze di persone e ci dai la certezza che la preghiera dell'umile penetra le nubi". Ti chiediamo: "guarda anche a noi come al pubblicano pentito, e fa' che ci apriamo alla confidenza nella tua misericordia per essere giustificati nel tuo nome. Per il nostro Signore Ges Cristo", nostro fratello e salvatore, volto visibile del Padre buono. Amen.

Ancora una volta, il Signore chiede a ciascuno di noi l'autenticit, la capacit di presentarci di fronte a lui senza ruoli, senza maschere, senza paranoie. Dio non ha bisogno di bravi ragazzi che si presentano da lui per avere una pacca consolatoria sulle spalle, ma di figli che amano stare col padre, nell'assoluta e (a volte) drammatica autenticit. Questa la condizione per ottenere, come il www.sanpaolobari.it/newsletter/27ottobre2013.html

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volte) drammatica autenticit. Questa la condizione per ottenere, come il pubblicano, la conversione del cuore. Succede spesso, invece, di vedere che quando preghiamo, i nostri occhi e le nostre attenzioni, da Dio si spostano facilmente sull'altro che ci accanto o vicino. Guardare come vestito quello, o quella, vedere quello l, guardare cosa fa', pensare che quello seduto l quello che era cos e cos... Spesso le nostre assemblee da eucaristiche, diventano osservatorio dell'altro. Il Vangelo non solo riprende questa situazione, ma fa emergere il paradosso del fariseo, buono e bravo, senza peccati, che prega Dio, ma alla fine prega a scapito dell'altro, prega sull'altro come se fosse un piedistallo per dare forza alla sua preghiera.

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Ges ha dato tante definizioni di s, ma la pi completa certamente questa: Io sono la Via, la Verit e la Vita. La Famiglia Paolina ha Ges completo come modello, perch questa devozione porta tutto l'uomo a Dio: mente, volont e cuore (Prediche alle Suore Pastorelle, I, p. 7).
Disegno di Sergio Toppi

"Dobbiamo essere un lievito di vita e di amore e il lievito una quantit infinitamente pi piccola della massa di frutti, di fiori e di alberi che da quel lievito nascono. Mi pare daver gi detto prima che il nostro obiettivo non il proselitismo ma lascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza. Dobbiamo ridare speranza ai giovani, aiutare i vecchi, aprire verso il futuro, diffondere lamore. Poveri tra i poveri. Dobbiamo includere gli esclusi e predicare la pace." Papa Francesco, intervista di Eugenio Scalfari, marted 1 ottobre 2013

Il Vangelo ci invita ad essere umili. Cos ne parla Paolo VI: "L'uomo, nella concezione e nella realt del cattolicesimo, grande e tale deve sentirsi nella sua coscienza, nel valore del suo operare, nella speranza del suo finale destino. Se non che un'ingiunzione, la quale investe la personalit dell'uomo, i suoi pensieri, il suo stile di vita, il suo rapporto con i suoi simili, gli impone nello stesso tempo di essere umile. Che l'umilt sia una esigenza della moralit del cristiano, nessuno pu negarlo. Un cristiano superbo una contraddizione nei suoi stessi termini. Se vogliamo rinnovare la vita cristiana non possiamo tacere la lezione e la pratica dell'umilt. Come risolvere innanzitutto il contrasto fra la vocazione alla grandezza e il precetto dell'umilt? Noi abbiamo ogni giorno sulle labbra il 'Magnificat', l'inno sublime della Madonna, la quale proclama davanti a Dio, e a quanti ne ascoltano la dolcissima voce, la sua umilt di serva, e nello stesso tempo celebra le grandezze operate da Dio in
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lei e profetizza l'esaltazione che di lei faranno tutte generazioni...Il confronto con gli altri ci fa spesso pietosi verso noi stessi e orgogliosi verso il prossimo: ricordiamo la parabola -del fariseo e del pubblicano, -quando il primo dice di se stesso: "io non sono come gli altri", mentre il pubblicano non osava neppure alzare gli al cielo e si batteva il petto". Paolo VI, Omelia 9 febbraio 1967

Colui che biasima sempre e solo se stesso pu vivere in qualsiasi luogo. Ma se glorifica se stesso, allora non regger in nessun luogo.

C'era una volta un cavaliere che aveva valorosamente combattuto in tutti gli angoli del Regno. Finch un giorno, durante una scaramuccia, un colpo di balestra gli aveva trapassato una gamba e quasi messo fine ai suoi giorni. Mentre giaceva ferito, il cavaliere aveva intravisto il paradiso, ma molto lontano e fuori della sua portata. Mentre l'inferno con la gola spalancata e infuocata era vicino vicino. Aveva da tempo, infatti, calpestato tutte le promesse e le regole della cavalleria e si era trasformato in un soldataccio impenitente, che ammazzava senza rimorsi il suo prossimo, razziava e commetteva ogni sorta di violenze. Pieno di spavento salutare, gett elmo, spada e armatura e si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita. "Padre mio, vorrei ricevere il perdono delle mie colpe, perch nutro una gran paura per la salvezza dell'anima mia. Far qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io!". "Bene, figliolo", rispose l'eremita. "Fa' soltanto una cosa: vammi a riempire d'acqua questo barilotto e poi riportamelo". "Uff! E' una penitenza da bambini o da donnette!", sbrait il cavaliere agitando un pugno minaccioso. Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbid subito. Prese il barilotto sotto braccio e, brontolando, si diresse al fiume. Immerse il barilotto nell'acqua, ma quello rifiut di riempirsi. "E' un sortilegio magico", rugg il penitente. "Ma ora vedremo". Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinatamente vuoto. Furibondo, si precipit al pozzo del villaggio. Fatica sprecata! Un anno dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio. "Padre mio", disse il cavaliere (era proprio lui) con voce bassa e addolorata, "ho girato tutti i fiumi e le fonti del Regno. Non ho potuto riempire il barilotto... Ora so che i miei peccati non saranno perdonati. Sar dannato per l'eternit! Ah, i miei peccati, i miei peccati cos pesanti... Troppo tardi mi sono pentito". Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato. Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba fin nel barilotto. Di colpo il barilotto si riemp fino all'orlo dell'acqua pi pura, fresca e buona che mai si fosse vista. Una sola piccola lacrima di pentimento. Bruno Ferrero

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