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IL PRIMO STADIO DELLA FONDAZIONE.

GLI ELEMENTI ESSENZIALI DELLA CONOSCENZA PURA


Pavel Rebernik. Kant e il problema della metafisica di M. Heidegger: FS2380. Meury Carrasquero: 158959.

Quello che si sta cercando la possibilit essenziale della sintesi ontologica. In altre parole, ci si chiede: possibile per lEsserci trascendere quellente che lui stesso non ? possibile pensare in una conoscenza distinta alla sola conoscenza ontica? Come pu lEsserci trascendere quellente che non ha creato? Con queste domande ci si sta parlando sulla possibilit di apertura dellEsserci. Per, come deve essere la pi intima essenza di queste ente, che inoltre ha la possibilit di aprirsi a quellente che essenzialmente distinto, cio che non uomo, e che di solito si mostra da s stesso? Il problema della possibilit dellontologia verte, quindi, sulla essenza e sul fondamento essenziale della trascendenza della comprensione preliminare dellessere1. La sintesi ontica diversa dalla sintesi ontologica. In quanto conoscenza a priori, la sintesi ontologica ha unintuizione pura propria della finitezza delluomo, ed determinata necessariamente da un pensiero puro appartenente anche a questo ente che siamo noi. Heidegger ci dice: per porre in luce lessenza di una conoscenza sintetica a priori, occorre anzitutto chiarire in che consistono suoi elementi necessari2 (gli elementi essenziali della conoscenza pura). LINTUIZIONE PURA Gli elementi essenziali della conoscenza pura sono due: intuizione pura e pensiero puro. Lintuizione pura una rappresentazione ricettiva, ma quello che riceve non certamente un ente che si d e manifesta da s stesso. Non stiamo parlando della conoscenza ontica, parliamo invece della conoscenza ontologica. Lintuizione pura in certo modo creatrice: deve darsi, essa medesima qualcosa da rappresentare. Intuizione pura sono due: lo spazio e il tempo (forme pure della sensibilit). Per svelare lessenza dello spazio e del tempo, Heidegger procede
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M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 46. Ibid., p. 47.
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cos come ha fatto Kant: svelando le caratteristiche negative del fenomeno, per rilevare poi le caratteristiche positive. Lo spazio non una cosa semplicemente-presente. Lo spazio non una rappresentazione empirica. Quei rapporti che costituiscono lo spazio accanto, sopra, dietro non si trovano in qualche luogo qui o l. Lo spazio invece la sfera entro la quale possibile incontrare ci che presente3, e ci che presente lente semplicemente presente. Ma questo singolare dato indipendentemente dellesperienza (lo spazio), e che senzaltro vale per ogni singola relazione spaziale, non la rappresentazione che caratterizza lunit del concetto e che quindi vale per molti. Lo spazio non una rappresentazione discorsiva4 n comparativa delle molti relazioni spaziali. Lo spazio che lintuizione pura deve darsi essa medesima, un tutto in s uno ed unico. Questa rapraesentatio singularis intuito dallintuizione pura, lo spazio. Questo rappresentato, questintuito dato dallintuizione pura possibile solo mediate latto intuitivo (un rappresentare originario). Lo spazio viene rappresentato come una grandezza infinita data e indeterminata che rende possibile qualunque grandezza determinata, cio, le varie quantit. Daltra parte, lo spazio ordina tutte le modificazioni del senso esterno, ma, ci sono anche dati che non presentano una figura spaziale, e che sono invece i dati del senso interno. Questi dati si rivelano come successione di stati del nostro animo (rappresentazioni, tendenze, sentimenti)5, che non sono oggettivi e nemmeno tematizzabili, invece, di quello che si fa esperienza non altro che della successione temporale pura. Il tempo (la forma del senso interno) si dice pi importante dello spazio, nel senso che, ogni rappresentazione del senso esterno che si d nello spazio esige anche il tempo, mentre il contrario impossibile: il tempo non presenta figura spaziale. Il tempo la condizione formale a priori di tutti i fenomeni in generale6, e cio, fonda la possibilit di tutte le intuizioni, sia interne sia, mediatamente, esterne7. Rendiamoci conto che qui si sta presentando il problema della conoscenza ontologica in termini universali, e il tempo come lavente della primazia sullo spazio, il tempo come intuizione pura universale
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M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 48. Ibid., p. 48. 5 Ibid., p. 50. 6 E. KANT, Critica della ragion pura, Bompiani, Milano, 2007, A34, B50. 7 P. REBERNIK, Heidegger interprete di Kant, ETS, Pisa, 2006, p. 68.
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(in quanto intuizione pura soggettiva, il tempo ontologicamente pi universale solo qualora la soggettivit del soggetto consista in uno stato di apertura verso lente8). Questo vuol dire: impossibile concedere ai fenomeni esterni la determinazione del tempo; lessenza del tempo non si trova nemmeno nel divenire della natura (nascere perire). Ma come si spiega che, a sottocchio, nellesperienza degli oggetti del mondo, noi esperimentiamo il tempo? Solo perche il tempo in quanto intuizione pura (a priori) fonda la possibilit di tutte le intuizioni, si dice dunque che ogni rappresentazione ha una intratemporalit mediata, che determinata dallimmediatezza del senso interno (il tempo), di questo modo possiamo dire che la determinazione temporale in certo modo appartiene e in certo modo non appartiene ad essi9 (le diverse rappresentazioni). IL PENSIERO PURO Il pensiero determina mediante il concetto il contenuto dellintuizione. Siccome parliamo della conoscenza finita, in questo consiste lintuizione pensante: conoscere per mezzo dei concetti. Ma, e ancora una volta, dobbiamo essere attenti che trattiamo il tema della conoscenza pura (ontologica), e non quella ontica. In questo caso diciamo che sia lintuizione, sia il concetto, devono essere pure, senza alcuna relazione con lesperienza. Dunque, il contenuto del concetto deve essere dedotto a priori10. il conoscere puro intuizione pura mediante concetti puri11. Per sapere che cosa un concetto puro (ci che Kant chiama categoria), Heidegger comincia definendo che cosa sia il concetto in generale. Nel concetto sempre rappresentato quelluno, nel quale convengono pi oggetti12; questo vuol dire: il concetto rappresenta quellunit, in cui, di forma sintetizzata, ci sta il molteplice (le varie rappresentazione): un uno che vale per molti (rappresentazione concettuale: rappresentazione contenuta in diversi). Ma quellatto attraverso cui se sintetizzano la pluralit degli enti, chiamato atto riflessivo, quindi, il concetto il risultato dellatto riflessivo.

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M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 52. Ibid., p. 51. 10 P. REBERNIK, Heidegger interprete di Kant, ETS, Pisa, 2006, p. 69. 11 M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 53. 12 Ibid., p. 53.
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Ma quanto riguarda al concetto puro, diciamo similmente da quanto abbiamo detto dellintuizione pura, lintelletto deve essere in certo modo creatrice: il concetto puro deve essere prodotto a priori dallintelletto. Ma, In che modo possibile per lintelletto produrre il concetto puro? Abbiamo detto che latto sintetizzante e generante dellunit che caratterizza il concetto in generale era latto riflessivo. Quello che invece stiamo cercando lessenza dellintelletto, la struttura che opera implicitamente in ogni atto di riflessione e che fa anche possibile lunificazione, cio i concetti riflessi (ossia nascenti dalla riflessione). I concetti che, anche quanto al loro contenuto, sono dati a priori, vengono chiamati da Kant nozioni, conceptus dati a priori13. Latto unificante della riflessione possibile, perche gi da sempre stata guidata preliminarmente su ununit che, appartiene essenzialmente allatto riflessivo come tale. Per essere pi chiaro, Heidegger stesso scrive che la stessa attivit riflettente dunque gi, prescindendo totalmente da ci che il suo esplicarsi produce sul piano concettuale, la rappresentazione preliminare di ununit come tale, unit che fa da guida allunificazione14. In altre parole, lattivit della riflessione loriginaria rappresentazione dellunit stessa: la struttura essenziale dellatto fondamentale dellintelletto. Il contenuto essenziale dei concetti puri, quindi, lunit che, di volta in volta, rende possibile lunificazione15. Questo implica che la forma dei concetti puri sia gi data a priori, sia originaria. molto importante su questo chiarire che, i concetti puri non sono concetti riflessi, invece operano nella, con la e per la riflessione: sono concetti riflettenti16. pure importante ricordare che siccome la riflessione si d nel giudizio (la facolt di giudicare dellintelletto), i concetti puri si presentano come il fondamento della capacit di giudicare, e questo vuol dire, lessenza stessa dellintelletto, la pura attivit. Alla fine di questo primo stadio Heidegger conclude dicendo che, anche se lintelletto presenta vari modi possibili per lunificazione (cio i vari concetti o nozioni dati a priori), ogni modo considerato in s ununit, ma considerandoli tutti insieme (molteplicit), formano la natura stessa dellintelletto, un tutto conchiuso. Il dato importante che, questo tutto sar allora il sistema dei predicati, che entrano in funzione nella conoscenza
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M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 54. Ibid., p. 54. 15 Ibid., p. 55. 16 Ibid., p. 55.
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pura che, cio, asseriscono qualcosa circa lessere dellente17. Questi concetti puri (che daltra parte hanno il carattere di predicati ontologici) sono chiamati fin dallantichit: categorie. Da dove si originano queste categorie? Che significa dire che la chiamata tavola dei giudizi la fonte della tavola delle categorie? (che daltra parte, lo stesso Heidegger dice che Kant fa dedurre le categorie dalla tavola dei giudizi), ma se cos, qual la fonte di questa tavola dei giudizi? Questi dubbi sorgono dal fatto che, e sempre secondo Heidegger, Kant presenta una tavola dei giudizi gi compiuta (quantit, qualit, relazione, modalit), ma quello che Kant non mostra la fonte propria di questa tavola nellessenza dellintelletto. Per finire, presentiamo ancora una domanda: possibile dedurre le categorie dalla tavola dei giudizi? (secondo Heidegger in questo stadio ancora non possibile determinarlo). Resta negli stadi susseguenti analizzare il problema dellorigine delle categorie.

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M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 55.


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