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MarioGori

Mario Gori lo pseudonimo di Mario Di Pasquale, nato a Niscemi (CL) il 16/09/1926 da Maria Arca e Salvatore Di Pasquale (falegname).Mario Gori inizia giovanissimo la sua attivit di poeta, scrittore e giornalista. Segue i suoi studi classici presso il liceo-ginnasio Secusio di Caltagirone, si iscrive dapprima alla facolt di Medicina e Chirurgia dell' Universit di Catania per poi passare alla stessa facolt di Pisa. Tuttavia non arriva alla laurea e si dedica sempre pi alle discipline letterarie che egli sente pi congrue e fortemente aderenti al suo spirito. Nell'immediato dopoguerra, Gori promuove a Catania un movimento letterario tipicamente siciliano detto trinacrismo che mira al rinnovamento della poesia dialettale, in realt anticiper le tematiche e l'estetica di quello che sar, di l a poco, il Neorealismo Italiano. La sua attivit letteraria continua poi a Pisa, dove nel 1954 crea, con altri amici, il centro di cultura ed arteLa Soffitta, centro del quale Mario Gori stato il primo Presidente, continua tutt'oggi la sua attivit.Il 1954 segna l'inizio dei suoi successi letterari: vince il Premio Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, cui seguiranno altri riconoscimenti e premi. Tiene molti recitals di poesia, conferenze ed incontri culturali non solo in Sicilia, ma anche in molte altre parti d'Italia, saranno occasioni che gli permetteranno di incontrare personaggi tra i pi illustri del campo letterario italiano. Diventa amico del commediografo Rosso di San Secondo, del critico Giuseppe Ravegnani, dei poeti Leonida Repaci, Quasimodo, Ungaretti, Villaroel e molti altri i quali lo sostengono e lo stimolano a proseguire per la strada prescelta. Collabora attivamente (con saggi, articoli, novelle, racconti e poesie) a settimanali, riviste letterarie e quotidiani. Fonda e dirige La Soffitta , Il Banditore Sud , Sciara. Mario Gori Muore a Catania il 5 dicembre 1970. LE OPERE DI MARIO GORI Mi limiter semplicemente ad elencarne i titoli: 1. Germogli 2. Ogni jornu ca passa 3. I ragazzi di butera 4. Un garofano rosso 5. Nella pena di vivere 6. Taccuini delle ore perdute LE LIRICHE DI MARIO GORI 1. Di raccolte stagioni 2. Voci tra la folla 3. Shake well before using 4. Per i vicoli del cielo 5. Spettacolo all'aperto 6. Custodi del tempo

Nella poesia di Mario Gori, nella sua narrativa, vi una forza di bene, un ideale di vita, un sogno delle cose e quando si leggono le sue liriche come se entrassimo nel nostro cuore e l'ascoltassimo.La ragione umana, troppo spesso degradata, avvilita, trova nel poeta un motivo di riscatto dall'assassinio perpetrato per generazioni, dove odio e sangue sono stati impastati nel nome di falsi ideali ed assurde imprese.Mario Gori non ammetteva differenze di classi sociali, di razze; non ergeva, fra s e gli altri, frontiere; non accettava la guerra in alcun modo; e in tutte le sue liriche sono rintracciabili questi assunti. Il primo volume, Germogli, da considerarsi fondamentale, per l'interesse che potr avere nello studio della sua formazione.In Un garofano rosso si riscontra il tormento dell'esistenza valutata in tutti i suoi aspetti, desideri di evasioni verso altre terre, di incontri con gli altri.Mario Gori parla dei continui sogni per uccidere la solitudine; dei cieli impossibili della sua infanzia; delle stelle da rubare; del mulino delle rondini; delle lunghe attese delle madri, degli uomini, dei vecchi e dei ragazzi rimasti nella morte con gli occhi aperti al cielo; dei paesi con i suoi angoli, con i cigolii delle ruote, con l'urlo dei cani nella notte e il canto dei carrettieri, e un garofano rosso sempre, ovunque, un fiore d'amore per il ricordo che si fa ricordo nell'atto stesso che viene vissuto.La fatica, il sole cocente, i picciotti, le donne vestite di nero, non sono soltanto sangue amaro di Sicilia, ma l'intensa documentazione di una societ visibile ovunque, nel nostro paese ed in ogni angolo del mondo, dove i diseredati scontano le loro lacrime in silenzio, il silenzio cupo della disperazione.Il risultato stilistico di queste liriche l'impronta della natura generosa di Mario Gori che desta nello scoprire il meglio negli altri per sentirsi vivere in una tumultuosa memoria, dove il sentimento dell'infanzia lo aiuta a liberarsi dalle insidie e dai fantasmi della maturit, in uno spazio sempre pi vasto di visioni e di segni, e nel crescendo di una sicura padronanza verbale. Anche nelle sensazioni di stati d'animo si scopre, precisa, la sua attenzione alla vita, decantata attraverso il filtro della poesia. Mario Gori ha un posto di primo piano anche nella poesia in lingua siciliana. Della poesia di Mario Gori si sono occupati, con scritti, recensioni, saggi, uomini di indiscutibile valore letterario ed umanistico, quali: Ravegnani, Titta Rosa, Compagnone, Sciascia, Villaroel, Repaci, Rosso di San Secondo, Salveti, Quasimodo, Ungaretti, Jacobbi e molti altri.Quando Mario Gori, appena adolescente, cominci a scrivere liriche, nel nostro paese prosperavano ancora le tendenze: dagli altri scrittori della Ronda agli ermetici, ai neorealisti fino all'avanguardismo occhieggiante, frutto e conseguenza del futurismo. Possiamo dire che, con la sua poesia, ha fatto scuola a un numero incredibile di prosecutori del suo genere.Mario Gori, se trov una pi intima convergenza, fu certo verso un suo romanticismo, pi rispondente alla sua spiritualit; poco dopo, scatur da questa esperienza un nuovo detto pregno di socialit, che costituisce il nerbo della sua creativit attiva. Uscito giovanissimo alla ribalta letteraria, con il Premio Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, la notoriet fu sua ben presto, scovandolo dal chiuso grembo della provincia. La contestazione in Gori inizi prima ancora che, almeno in Italia, se ne avvertisse il fermento. Scenario di questa inquietudine a volte, ma comunque sensibilmente presente ovunque, il paesaggio della sua terra, denso di avvenimenti, di lutti: gli olivi saraceni contorti nella loro danza, la campagna arsa, le lotte contadine ed operaie, la desolata solitudine delle ragazze, che covano negli occhi rancori e desideri, i tramonti, i papaveri rossi che scoppiano nel verde tenero, un vento malinconico sussurrante voci meste e serenate, e campane a rintocco per quelli che vanno soli al grande viaggio.L'atmosfera soprattutto pregnante di nostalgia e di malinconia, amarezza di un bene che si va perdendo, eppure, a tratti, un richiamo accorato ad arrestare l'inevitabile. Dal punto di vista formativo, queste liriche non si sono servite di simboli, di metafore, ma di realt liricizzata, vissuta con accanimento e patimento fino in fondo, non manomessa ad uso del verso. Le concezioni dello stato di sospensione fra il reale e l'irreale, nelle sue articolazioni umane, e anche tragiche, sono sempre rispettate. Un modo esatto di espressioni, che dicono la molteplicit della personalit di Mario Gori. Ironia della poetica goriana: GIOCATTOLI La mia infanzia pass senza giocattoli, nessuno mi don treni di latta per la festa dei morti. Mio nonno rest povero anche in cielo e non pot mai scendere. Nessuno volle in cambio del cuore vendergli un palloncino colorato.

RACCONTO Avevo un compagno di giochi che tutti chiamavano pazzo perch s'inventava la vita. Mor fulminato alla piana cogliendo spighe cadute e la sua anima nera di fame scappando disperata sopra i monti fece arrabbiare i cani e puntare i moschetti. RITRATTO Io sono un saraceno di Sicilia da secoli scontento, un antico ramingo che ha pace solo se va. Ma il cielo alto, altissimo e la mano dell'uomo non arriva a rubare una stella. Cos vado in cerca d'un fiore da appuntarmi sul cuore.

CAFFE' DELLA PIAZZA Vetri appannati di fumo e di fiati. La Mora in un angolo s'alza la gonna e s'aggiusta la calza. E tu, Gianni, Arcangelo ed io, i quattro poveri scemi, che ragioniamo di Dio.

L'inquietudine della poetica goriana: LETTERA AL PADRE E dove andare, padre, cosa tentare pi per riscoprire il lumicino della fiaba antica se trovo sempre un muro che mi ferma e mi tiene in esilio appena un passo prima d'arrivare? La vita m'ha legato a queste pietre ed una spina m' rimasta in cuore, ma tu forse non sai la triste storia dei miei silenzi, non ne posso pi di consumare i giorni inutilmente, di chiudere le sere in amarezza, di sognare partenze e mai partire. Ho tanti lupi attorno e pi non trovo il talismano per salvarmi. Vedi, non basta pi nemmeno la tua voce a mettermi coraggio e resto solo nell'insidia del tempo e non so come ritrovare la strada che ho perduto nei giorni spensierati mentre tu seminavi speranze. Ma andavo in cerca di qualcosa, un sogno da portarti ridendo nella piccola casa dove mamma non canta pi ne ride. La vita mi ha falciato le speranze e non credo pi a nulla. SUD Il sud ha strade di fango e siepi d'agavi e rovi e case basse tinte di fumo e donne vestite di nero che lavano avanti le porte

e attendono uomini e muli con occhi d'ansia, cupi di tramonto. E uomini ha il sud vestiti di pastrani militari e berretti maffiosi, le barbe lunghe d'una settimana, l'ossa stoccate d'annate di zappa e il sangue fosco di silenzio e amore. Il sud prega e bestemmia i santi neri delle processioni. E vecchi ha ancora il mio sud, accattoni di sole, vecchi che bevono vino e intrecciano fili di giunco e reti rattoppano e narrano antiche sfortune. Si butta l'olio sull'acqua per le ragazze che han seni di noci e attendono morsi di uomini e sull'acqua poi il sale sputando parole saracene contro malocchio e fatture. Ma ci si perde a vent'anni nel sud per un garofano rosso.