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Sara Centili Stefano Asperti

Fondamenti di Filologia e Linguistica romanza

testi romanzi commentati 1

corsi di laurea in
Letteratura musica spettacolo Lettere Moderne-Studi italiani Lettere classiche Lingue e culture del mondo moderno

anno accademico 2010-2011

Edizioni Lettere e Filosofia - La Sapienza

INDICE

Presentazione : le lingue romanze 1. Lingue romanze ufficiali dellEuropa moderna. 1. Vangelo di Giovanni 3, 16 1.1 Lessico 1.2 Morfosintassi 1.3 Fonetica 2. Lingue romanze ufficiali dellEuropa moderna. 2 Trattato di Roma 25 marzo 1957 2.1 Morfosintassi 2.2 Lessico 2.3 Fonetica

3 11 13 14 16 18 20 21 23

3. Lingue romanze ufficiali e variet romanze formalizzate nel mondo moderno: la Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo (10 dicembre 1948) 26 4. Variet linguistiche nella Romnia, nello spazio e nel tempo. Il Padre Nostro Commento 3.1 Grafia 3.2 Fonetica 5. L Appendix Probi 37 44 45 46 48

Le sezioni 1-4 sono state curate da Sara Centili, la Premessa e la sezione 5 da Stefano Asperti.

CONSONANTS (PULMONIC)
Plosive Nasal Trill Tap or Flap Fricative Lateral fricative Approximant Lateral approximant

THE INTERNATIONAL PHONETIC ALPHABET (revised to 1993)


Dental Alveolar Postalveolar Retroflex Palatal Velar Uvular Pharyngeal Glottal

Bilabial Labiodental

p b m f v

t d n r s z l

Where symbols appear in pairs, the one to the right represents a voiced consonant. Shaded areas denote articulations judged impossible.

CONSONANTS (NON-PULMONIC)
Clicks

Dental (Post)alveolar Palatoalveolar Alveolar lateral


Bilabial

Voiced implosives Bilabial Dental/alveolar Palatal Velar Uvular

p t k s

Ejectives as in: Bilabial Dental/alveolar Velar Alveolar fricative

SUPRASEGMENTALS
Primary stress Long Half-long Extra-short Syllable break Secondary stress

fontn

i.kt

e e e

Minor (foot) group Major (intonation) group Linking (absence of a break)

VOWELS
Close

e e e e

TONES & WORD ACCENTS LEVEL CONTOUR Extra or Rising high High Mid Low Extra low Downstep Upstep

e e e e

Falling High rising Low rising Rising-falling etc. Global rise Global fall

i y

Front

Central

Close-mid

u o

Back

DIACRITICS Diacritics may be placed above a symbol with a descender, e.g.

Open-mid

Open

Where symbols appear in pairs, the one to the right represents a rounded vowel

Voiceless labial-velar fricative Alveolo-palatal fricatives wVoiced labial-velar approximant Alveolar lateral flap Voiced labial-palatal approximant Simulataneous and x Voiceless epiglottal fricative Affricates and double articulacan be represented by two Voiced epiglottal fricative tions symbols joined by a tie bar if necessary Epiglottal plosive kp ts

OTHER SYMBOLS

n d Voiced s t Aspirated t d More rounded Less rounded Advanced u Retracted i Centralized e Mid-centralized e Syllabic Non-syllabic e Rhoticity
Voiceless

Breathy voiced Creaky voiced Linguolabial Labialized Palatalized Velarized

b a Dental t d b a Apical t d t d Laminal t d t d Nasalized e n t d Nasal release dn t d Lateral release d Pharyngealized t d No audible release d ~ Velarized or pharyngealized Raised e ( = voiced alveolar fricative) Lowered e ( = voiced bilabial approximant) Advanced Tongue Root e e Retracted Tongue Root

Presentazione : le lingue romanze


Si definiscono lingue romanze, o neolatine, le lingue che si sono storicamente sviluppate dal latino. In Europa, senza entrare nei dettagli e trascurando molte minoranze linguistiche, spesso localizzate nelle regioni di confine (per lo pi parlate germaniche e slave), sono romanze le variet (lingue nazionali e dialetti) che si parlano nella penisola iberica e in Francia (fatta eccezione per larea basca e larea bretone), in Italia (fatta eccezione per lAlto Adige), nella met francofona (vallone) del Belgio, in alcuni cantoni svizzeri (francese o meglio in buona parte francoprovenzale, italiano e romancio), in Romania e in Moldavia (rumeno). Ci che definisce la famiglia delle lingue romanze dunque un criterio genetico, verificabile grazie alla comparazione diacronica delle lingue tra loro: attraverso fasi linguistiche antiche in parte attestate ed in parte ricostruite, possibile risalire dalle differenti lingue moderne fino ad uno stato di lingua comune, che il latino. Il latino alla base delle lingue romanze non per quello attestato dalla letteratura classica, altamente stilizzata e improntata a modelli retorici di estrema raffinatezza, bens una variet di latino diastraticamente pi bassa, quella che si suppone venisse parlata nellimpero romano dalle persone comuni, fuori da intenti retorici e da costrizioni normative scolastiche. Questa variet linguistica del latino parlato che si ipotizza come base comune da cui in seguito si svilupp individualmente ciascuna lingua romanza viene chiamata latino volgare o proto-romanzo. E da intendersi che, cos considerata, quella di proto-romanzo (o latino volgare) non una realt oggettiva, bens piuttosto una categoria funzionale che raggruppa variet e parlate probabilmente anche molto differenziate tra loro (in diatopia, diacronica e diastratia); difficilmente infatti il latino parlato nella Dacia del III secolo (da cui si probabilmente sviluppato il rumeno: la Dacia cess di essere provincia romana nel 275 d.C.) e quello parlato nella penisola iberica del V secolo, alla caduta dellimpero romano, potevano essere uguali. Ciononostante accanto a tratti particolari o areali (sicuramente numericamente preponderanti) possibile riconoscere alcuni tratti di fondo comuni a tutte le lingue romanze, cosicch - pur nelle diversit - pienamente riconoscibile una famiglia romanza. I materiali raccolti in questo fascicolo intendono proporsi come documentazione ad un tempo dellunit ora descritta e delle diversificazioni prodottesi nello spazio e nel corso del tempo, sulle quali verificare in concreto le nozioni generali illustrate nel manuale adottato.

Avvertenze circa la simbologia utilizzata e le grafie nazionali


Quale premessa allesame di testi che documentano le variet romanze attraverso lo scritto, opportuno presentare una serie di avvertenze circa simboli e convenzioni correntemente in uso, richiamare gli aspetti essenziali del sistema fonologico, attraverso una schematizzazione sintetica che ricorre alle convenzioni IPA, e introdurre alcune indicazioni esplicative e cautelative circa lalfabeto e sulle convenzioni ortografiche, precisatesi come vere e proprie norme nelle lingue moderne ufficiali.

Convenzioni e simboli utilizzati


= indica che la parola che segue non quella normalmente attestata, ma una forma ricostruita per via induttiva. Si applica soprattutto al latino (per le forme cosiddette latino-volgari), ma anche alle lingue romanze (per forme non attestate ma foneticamente plausibili) > = si traduce con passa a < = si traduce con deriva da /z/ = indica un fonema secondo lo standard dellAlfabeto Fonetico Internazionale, nella fattispecie una sibilante sonora. <z> = indica un grafema, nella fattispecie la lettera Z. Un grafema pu anche essere composto da due lettere ed essere dunque un digramma, come in italiano <ch>. [pja:no] = indica la trascrizione fonetica di una parola. Inoltre mentre le parole latine sono scritte dabitudine in MAIUSCOLETTO (lat. PATREM), quelle in lingua volgare sono scritte in corsivo, precedute dalla sigla della lingua di riferimento (it. padre, fr. pre); la sigla a. sta per antico (per cui a.fr. = antico francese). *

Alfabeto fonetico e sistemi romanzi


A seguito si inserisce una schematizzazione sintetica e semplificata dei sistemi fonologici romanzi, che insiste prevalentemente sui tratti comuni a pi lingue. Per indicazioni pi complete, oltre alla tabella IPA ufficiale (versione 2005) acclusa nelle pagine precedenti, vedi anche le informazioni presenti in buoni manuali universitari (come quello di F. Albano Leoni F. Maturi, Manuale di fonetica, Roma, Carocci ed., 20023) e la documentazione acquisibile in linea e di buona qualit quale quelle di alcune voci di Wikipedia; innanzitutto: http://en.wikipedia.org/wiki/International_Phonetic_Alphabet e quindi, in italiano e con specifica attenzione allarea linguistica italiana, utile di per s e come base di confronto per le altre lingue; http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_fonetico_internazionale http://it.wikipedia.org/wiki/Italiano_in_IPA

le consonanti romanze (sistema semplificato)


luogo
ARTICOLAZIONE

bilabiali

labiodentali

(dentali) alveolari

dentali o interdentali

palatali

velari

uvulari

tipo plosive o occlusive fricative


it. pane, pap

+
it. babbo

it. tavolo, sete

+
it. dado

it. cane

+
it. gatto

sp. caballo it. fame

it. vento, it. sale, chiuso deve

it. rosa

j
sp. ciento ing. thing

sp. amado it. scena fr. jardin ing. that it. ieri, Vajont

x j

sp. rojo sp. lago

approssimanti affricate nasali laterali vibranti


i segni - e + indicano il grado di sonorit e rispettivamente la sorda e la sonora j semivocale anteriore / approssimante palatale w semivocale posteriore / approssimante velare labiale sonora kw gruppo labiovelare sordo gw gruppo labiovelare sonoro

it. danza, zio, pezzo it. mese, lume

ts

it. pranzo

dz n l

it. luce

it. gente

it. segno

it. naso, pane it. lupo, mela

[
it. meglio

r
it. rosso

R
fr. rouge

le vocali romanze (sistema semplificato) i e a y o u

i e a

it. filo it. nero, cane it. sette it. casa Q it. cosa, orto

fr. le, nap. buone (e centrale) y fr. lune, mur, ted. fr

o it. coda, lupo u it. pugno

Questione tuttaltro che semplice quella della rappresentazione nello scritto delle realizzazioni foniche, orali, e quindi della rappresentazione del sistema fonologico e fonetico di ciascuna lingua o parlata attraverso un opportuno insieme di grafemi (o simboli grafici), eventualmente complessi, formati cio attraverso lunione di pi segni o lalterazione di un segno-base attraverso linserimento di diacritici: oltre agli accenti grave e acuto, in uso anche in italiano, occorre menzionare quantomeno la dieresi e laccento circonflesso e segni quale la tilde dello spagnolo e la cediglia dello spagnolo e del francese. Le lingue romanze si scrivono correntemente in alfabeto latino, bench siano state usate in passato convenzioni diverse, in particolare attraverso ladozione dellalfabeto greco (italia meridionale), di quello cirillico (Romania), di quello ebraico (varie comunit ebraiche sparse in Occidente, con presenza significative soprattutto nella Penisola Iberica e in Italia: cfr. Varvaro cap. 21, da cui non si pu prescindere per un pi corretto inquadramento di tutto ci che qui segue). Fatte salve queste eccezioni, significative ma nel complesso isolate, la rappresentazione scritta delle lingue romanze si confrontata con la tradizione ortografica latina e quindi con lalfabeto latino; non diversamente accaduto nel resto dellEuropa occidentale, con leccezione della tradizione runica nordica. E stato cio adottato un sistema convenzionale di segni scritti che riprende quello sviluppato nellantichit, adattandolo in molti casi a fronte a speciali esigenze, proprie per ciascuna lingua, ossia, fondamentalmente, adattandolo. Questo sistema di segni, cos come oggi in uso, conta un minimo di 21 caratteri in italiano, cui se ne aggiungono altri nelle lingue romanze e in quelle germaniche e slave; per esempio, tra i pi noti e correnti, j, k, y, w, ma anche la dello spagnolo o la esse doppia alta del tedesco, . Si sta sempre parlando di segni, ossia di entit grafiche, non di suoni; la corrispondenza pu variare nel tempo. Inoltre, se oggi i sistemi di ciascuna lingua sono consolidati ed hanno valore di norma, pu senzaltro capitare di incontrare in epoche entro una tradizione ortografica segni poi abbandonati e invece altrove vitali; per esempio, i due segni e cui ora si fatto cenno, erano di uso corrente nellarte tipografica italiana del Cinquecento per indicare rispettivamente la doppia n e la doppia s, in legatura . Ritorniamo al problema dei segni in rapporto alle realt fonetiche e fonologiche. Gli adattamenti introdotti rispetto al sistema latino concernono in particolare, ma non solo, ovviamente, la necessit di rappresentare suone e fonemi inesistenti nella norma classica. Il risultato stato conseguito specializzando e/o adattando, con nuove convenzioni, singoli segni dellalfabeto latino, ma anche introducendo segni (o grafemi) doppi o tripli (cos avviene ad esempio in italiano con i gruppi grafici ch o gli), o complessi (simboli oggi avvertiti come unit che per evolvono da antichi gruppi grafici), come in francese w o ovvero in spagnolo . Va ricordato che tali gruppi grafici doppi o complessi non esistono in latino classico, dal momento che lalfabeto latino antico ha carattere tipicamente fonetico; esso prevede cio la corrispondenza univoca, o pressoch univoca (una minima eccezione quella del segno V) tra suono e segno. In particolare in latino: non esistono fonemi palatali (nasali, laterali, fricative) e non esistono le affricate (gruppi consonantici anchessi con componente palatale); di conseguenza, tra laltro,

ci che nello scritto si rappresenta con i segni C e G ha sempre valore di consonante velare, rispettivamente sorda e sonora, quindi /k/ e /g/, anche nei gruppi GN e GL; per esempio, MAGNUM si pronunciava /'magnum/. Levoluzione fonetica e fonologica ha portato allaffermazione di nuovi suoni e quindi di nuovi fonemi, in particolare precisamente le palatali (nasali, laterali, fricative) e le affricate (dentali / alveolari e palatali / prepalatali). Il processo ha comportato il manifestarsi di uno squilibrio tra un sistema innovativo (la lingua parlata con i suoi suoni e fonemi) e uno conservativo (lalfabeto, con tutto quanto lo legava alla cultura scritta), ossia tra fonia e grafia; ci ha richiesto la definizione di nuovi assetti e la ricostruzione di un nuovo sistema di equivalenze, o meglio di nuovi sistemi, considerate le divegenti soluzioni adottate nei vari ambiti linguistico-culturali nazionali. Di fatto a una stabilizzazione, differenziata regione per regione, non si giunse che nellet moderna, tra laltro in conseguenza dellaffermazione della stampa; il processo di assestamento progressivo ha come risultati i moderni alfabeti delle varie lingue ufficiali nazionali e gli insiemi di convenzioni speciali proprie a ciascuna di esse. Come anticipato, nellevoluzione verso i moderni sistemi romanzi si sono in particolare introdotti nuovi segni ovvero si sono modificate le valenze di alcuni gi esistenti come conseguenza dello sviluppo di nuovi suoni, inesistenti in latino e per i quali pertanto lalfabeto latino e la tradizione ortografica latino-classica non prevedevano nulla: ripeto ci concerne soprattutto i nuovi suoni (le consonanti palatali, le affricate) e le conseguenze di queste evoluzioni, come lindicazione del valore di velare, sorda e sonora, davanti alle vocali anteriori. I nuovi segni sono stati costruiti combinando o modificando segni preesistenti. Ecco una minima casistica, centrata sulle lingue moderne e ristretta a italiano, francese e spagnolo (supponendo siano quelle pi facilmente conosciute, magari anche solo superficialmente), valida appunto come esemplificazione, tuttaltro che esausitiva:
simb. fonet. laterale palatale nasale palatale affricata alveolare sorda affricata alveolare sonora fricativa (inter)dentale sorda fricativa (inter)dentale sonora (intervocalica) fricativa postalveolare (o pre-palatale) sorda fricativa postalveolare (o pre-palatale) sonora [ ts dz j l it. gli gn z z sc (+/e/, /i/) sci (+ /a/, /o/, /u/) fr. ill gn [ant.: ign] [ant.: c] ch g (+/e/, /i/) j (+ /a/, /o/, /u/) sp. [ant.: ll] [ant.: c, ] c/z d -

affricata postalveolare (o pre-palatale) sorda affricata postalveolare (o pre-palatale) sonora occlusiva velare sorda + e / i occlusiva velare sonora + e / i gruppo labiovelare sordo -+a/o -+e/i gruppo labiovelare sonoro -+a/o -+e/i

q k g k
w

c (+/e/, /i/) ci (+ /a/, /o/, /u/) g (+/e/, /i/) gi (+ /a/, /o/, /u/) ch gh qu qu

tch dj qu qu -

ch qu qu qu cu gu g

gw gu gu -

NOTE In spagnolo leffettiva pronuncia associata alla grafia ll varia in maniera considerevole tra i gradi di laterale palatale [[], simile a quella italiana (varie regioni entro la penisola iberica), di fricativa palatale sonora [] (Andalusia, America latina) e di semiconsonante ieizzante [j], ancora in altre regioni dellAmerica latina, come il Messico. Sempre in spagnolo il gruppo labiovelare sordo pu anche corrispondere alla grafia cu in cultismi come ecuacin (ma non solo: Segretario generale dellONU negli anni 90 era il peruviano Prez de Cullar, pron. ['Kwe.ar]). In francese le grafie tch e dj per le affricate postalveolari rispettivamente sorde e sonora sono tipicamente utilizzate per la resa di nomi stranieri (la coppia di fonemi manca in francese standard). E inoltre rimasta incerta o meglio non provvista di strumenti specifici distinti la notazione della fricativa dentale, che solo sorda in latino e che presente anche come sonora in molte aree romanze. Questa fricativa stata infatti soggetta a lenizione in posizione intervocalica nelle regioni che presentano il fenomeno, salvo poi riassordarsi in castigliano moderno (che manca difatti oggi dellopposizione sorda / sonora per questa consonante). In generale stato mantenuto il segno ereditario s, ma non sono mancate eccezioni: in provenzale antico, ad esempio, ben diffusa la grafia z per la sonora (/z/). Nelle fasi antiche, ossia prima dellaffermazione delle norme moderne, lecito attendersi tradizioni ortografiche differenziate nelle varie aree linguistiche e spesso in singole regioni di queste. Unannotazione ulteriore circa i segni diacritici, che concerne alla fine soprattutto le vocali e i simboli che le accompagnano, in special modo gli accenti. In latino antico e di conseguenza nel latino classico le vocali si opponevano in lunghe e brevi, ma la grafia non le disngueva mai: i diacritici che le contraddistinguono (trattino soprascitto per le lunghe, arco di cerchio soprascitto per le brevi) sono del resto presenti nelluso moderno solo nella trattatistica linguistica, grammaticale e metrica, mentre non sono mai utilizzati nella pubblicazione normale di testi latini. Va ricordato che scorretto designare tali segni come accenti, dal momento che la lunghezza della vocale non ha una corrispondenza n precisa e n univoca con la posizione tonica.

Per quanto riguarda le vocali romanze e i segni distintivi che talora le accompagnano, che sono invece spesso veri e propri accenti grafici, occorre avere ben chiara la distinzione basilare tra accentuazione della parola, cos come pronunciata, e modalit di trascrizione secondo le convenzioni ortografiche di volta in volta vigenti. In generale, occorre distinguere tra laccento fonico, realt fonetica legata alle caratteristiche ritmico-prosodiche della lingua, e la notazione grafica di accenti nello scritto, comunque dipendente dagli assetti delloralit. In questo ordine didee, da un lato innanzitutto scontata in quanto obbligatoria la presenza di un accento (o se vogliamo di almeno un accento principale) in ogni parola, con lovvia eccezione di monosillabi deboli, quali clitici, congiunzioni e preposizioni, ecc.; ogni parola ha dunque una vocale (e sillaba) tonica (o accentuata o portatrice daccento che dir si voglia). La presenza di un accento grafico deve essere messa in relazione con le convenzioni di ciascuna lingua. Vendendo ad esempi pratici: - litaliano indica laccento solo sulle parole ossitone (o tronche: perch, libert, virt, ecc.) ovvero l dove sia necessario disambiguare scrizioni che risulterebbero invece incerte (la art. vs l avv., da prep. vs d pred. verb.), ma la presenza di accento grafico non affatto obbligatoria in monosillabi forti, ed anzi vietata dalla norma in parole come va, fa, mentre tollerata in d (forma per la quale si registra unapprezzabile presenza della soluzione accentuata nelluso oggi corrente); in tutti gli altri casi di possibile impiego, sempre legati a soluzioni di incertezze e omografie, lutilizzazione lasciata di fatto a discrezione dello scrivente: cos, per esempio, non obbligatorio distinguere mbito da ambto, prncipi da principi (che potrebbe tuttal pi essere scritto princip), ecc. - in spagnolo laccento sempre usato obbligatoriamente, in tre casi: - nelle parole ossitone (o tronche, dette in sp. agudas) che terminano in vocali o con le consonanti n e s, ad es. marc (pass. rem.), quiz, ocasin, tambin, Corts; - nelle parole piane che terminano per consonante diversa da n o s oppure con iato (freuqnete quello ia); es. Almodvar, Cortzar, Daz, poesa; - nelle parole proparossitone (sdrucciole): es. fillogo, lingstica, romnica - occasionalmente con valore distintivo: es. avverbi slo, ms. - in francese moderno la grafia condizionata da una regola prosodica profonda della lingua attuale, ossia lobbligo di accentuazione dellultima vocale pronunciata, che convive per con il residuo storico costituito dalla presenza della cosiddetta e muta finale, scritta ma non pi pronunciata correntemente; dunque inutile in francese la notazione grafica del luogo ove cade laccento intensivo della parola, se non nel caso, che potrebbe generare confusione, di parola terminante nella scrittura in -e / -es (per es. libert). Laccento risulta cos disponibile per altre utilizzazioni, prima fra tutte, accanto a pi rari casi di disambiguamento tra omografi (l avv. vs la art. e pron., a avv. vs a pron.), lindicazione della qualit di determinate vocali e in particolare della e, anche in posizioni atone o tuttal pi portatrici di accento secondario; cos per es. nella parola bire viene marcata con accento grave la pronuncia aperta, in rpertoire (e posie, extrmit, mdivale, ecc.) si distingue

graficamente con laccento acuto la pronuncia della prima vocale, una e chiusa ([e]), da quella della seconda, una vocale neutra ([]). Ma nellagg. mdivale, per restare agli esempi ora indiati, la vocale tonica la [a], in posie la [i], cio, ripetiamo, sempre lultima pronunciata, seguita o meno da una consonante. In estrema sintesi, una conseguenza importante di tutto ci la seguente: a differenza di quanto accade in spagnolo e in italiano, dove gli accenti grafici individuano, effettivamente la vocale tonica della parola, contrassegnandola, in francese accade sovente che siano posti accenti, in particolare laccento acuto sulla e (), che non identificano una reale accentuazione intensiva per la posizione interessata.

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1. Lingue romanze ufficiali dellEuropa moderna Vangelo di Giovanni 3, 16


Affiancando il breve passo latino tratto dal Vangelo di Giovanni alle sue traduzioni nelle diverse lingue romanze moderne, si nota immediatamente che la fisionomia linguistica di tutti i testi presenta fortissime affinit. Il brano latino tratto dalla Vulgata di San Girolamo (circa 400 d.C.), esempio illustre di quello che si suole definifre latino cristiano, ancora ampiamente fedele, soprattutto in questo caso, alla norma grammaticale, ma programmaticamente pi vicino al linguaggio quotidiano che alla tradizione retorica classica, dunque certamente pi prossimo al cosiddetto latino volgare, che costituisce la base dellevoluzione fonetica e linguistica delle diverse lingue romanze. Le traduzioni moderne, proposte in ordine geografico da Occidente ad Oriente, sono quelle delle cinque lingue nazionali ufficiali appartenenti al gruppo neolatino (portoghese, spagnolo, francese, italiano, rumeno) e del catalano, che ha oggi uno statuto relativamente stabile come lingua ufficiale dello Stato spagnolo e possiede, tra le lingue cosiddette minori, la tradizione come lingua di cultura di gran lunga pi consolidata nel tempo e oggi vivissima. Latino [16] Sic enim dilexit Deus mundum ut Filium suum unigenitum daret ut omnis qui credit in eum non pereat sed habeat vitam aeternam. [17] Non enim misit Deus Filium suum in mundum ut iudicet mundum, sed ut salvetur mundus per ipsum. [18] Qui credit in eum non iudicatur, qui autem non credit iam iudicatus est , qui non credidit in nomine unigeniti Filii Dei. [19] Hoc est autem iudicium, quia lux venit in mundum et dilexerunt homines magis tenebras quam lucem: erant enim eorum mala opera. [20] Omnis enim qui mala agit odit lucem et non venit ad lucem, ut non arguantur opera eius; [21] qui autem facit veritatem venit ad lucem, ut manifestentur eius opera quia in Deo sunt facta. Portoghese [16] Porque Deus amou o mundo de tal maneira, que deu o seu Filho unignito, para que todo aquele que le cr no perea, mas tenha a vida eterna. [17] Porque Deus enviou o seu Filho ao mundo, no para que julgasse o mundo, mas para que o mundo fosse salvo por ele. [18] Quem cr nele no julgado; mas quem no cr, j est julgado; porquanto no cr no nome do unignito Filho de Deus. [19] E o julgamento este: A luz veio ao mundo, e os homens amaram antes as trevas que a luz, porque as suas obras eram ms. [20] Porque todo aquele que faz o mal aborrece a luz, e no vem para a luz, para que as suas obras no sejam reprovadas. [21] Mas quem pratica a verdade vem para a luz, a fim de que seja manifesto que as suas obras so feitas em Deus. Spagnolo [16] Porque de tal manera am Dios al mundo, que ha dado a su Hijo unignito, para que todo aquel que en l cree, no se pierda, mas tenga vida eterna. [17] Porque no envi Dios a su Hijo al mundo para condenar al mundo, sino para que el mundo sea salvo por l. [18] El que en l cree, no es condenado; pero el que no cree, ya ha sido condenado, porque no ha credo en el nombre del unignito Hijo de Dios. [19] Y esta es la condenacin: que la luz vino al mundo, y los hombres amaron ms las tinieblas que la luz, porque sus obras eran malas. [20] Porque todo aquel que hace lo malo, aborrece la luz y no viene a la luz, para que sus obras no sean reprendidas. [21] Mas el que practica la verdad viene a la luz, para que sea manifiesto que sus obras son hechas en Dios.

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Catalano [16] Perqu tant va estimar Du el mn, que va donar el seu Fill unignit, perqu tot el qui creu en ell no es perdi, sin que tingui la vida eterna. [17] Que Du no va enviar pas el seu Fill al mn perqu condemni el mn, sin perqu el mn sigui salvat per mitj dell. [18] Qui creu en ell no s condemnat. Qui no hi creu, ja s condemnat, perqu no ha cregut en el nom de lunignit Fill de Du. [19] La condemna consisteix en aix: que la llum va venir al mn, i els homes es van estimar ms les tenebres que la llum, perqu les seves obres eren dolentes. [20] Tot el qui fa el mal avorreix la llum, i no va a la llum, perqu no siguin reprovades les seves obres; [21] per qui practica la veritat va a la llum, perqu es manifestin les seves obres, ja que sn fetes segons Du. Francese [16] Car Dieu a tant aim le monde quil a donn son Fils unique, afin que quiconque croit en lui ne prisse point, mais quil ait la vie ternelle. [17] Dieu, en effet, n'a pas envoy son Fils dans le monde pour qu'il juge le monde, mais pour que le monde soit sauv par lui. [18] Celui qui croit en lui n'est point jug; mais celui qui ne croit pas est dj jug, parce qu'il n'a pas cru au nom du Fils unique de Dieu. [19] Et ce jugement c'est que, la lumire tant venue dans le monde, les hommes ont prfr les tnbres la lumire, parce que leurs oeuvres taient mauvaises. [20] Car quiconque fait le mal hait la lumire, et ne vient point la lumire, de peur que ses oeuvres ne soient dvoiles; [21] mais celui qui agit selon la vrit vient la lumire, afin que ses oeuvres soient manifestes, parce qu'elles sont faites en Dieu. Italiano 1 [16] Perch Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinch chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. [17] Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinch il mondo sia salvato per mezzo di lui. [18] Chi crede in lui non condannato ma chi non crede gi condannato, perch non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. [19] Ora il giudizio questo: la luce venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre pi che la luce, perch le loro opere erano malvagie. [20] Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinch le sue opere non siano riprovate; [21] ma chi pratica la verit viene alla luce, affinch le sue opere siano manifestate, perch sono fatte in Dio. Italiano 2 [16] Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma abbia vita eterna. [17] Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perch il mondo si salvi per mezzo di lui. [18] Chi crede in lui non condannato; ma chi non crede gia stato condannato, perch non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. [19] E il giudizio questo: la luce venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perch le loro opere erano malvagie. [20] Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perch non siano svelate le sue opere. [21] Ma chi opera la verit viene alla luce, perch appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

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Rumeno [16] Att de mult a iubit Dumnezeu lumea, nct i-a dat singurul Fiu, pentru ca oricine crede n El s nu piar, ci s aib via venic. [17] Dumnezeu La trimis pe Fiul Su n lume nu ca s condamne lumea, ci ca s salveze lumea prin El. [18] Cine crede n El nu este condamnat, ns cine nu crede a i fost deja condamnat, pentru c nu a crezut n Numele singurului Fiu al lui Dumnezeu, [19] iar baza pentru condamnarea lor este aceasta: lumina a venit n lume, ns oamenii au iubit mai mult ntunericul dect lumina, pentru c faptele lor erau rele - [20] i oricine face ru urte lumina i nu vine la lumin, pentru ca faptele lui s nu fie aduse la lumin; [21] ns cine face ceea ce este adevrat vine la lumin, pentru ca faptele lui s fie vzute clar, fiindc sunt fcute cu Dumnezeu.

1.1 LESSICO Il lessico lambito linguistico di evoluzione pi rapida, il pi facilmente variabile nel tempo e nello spazio, il pi aperto alle innovazioni e dunque il pi permeabile agli influssi linguistici esterni. Gi nella nostra esperienza quotidiana possiamo notare la facilit con cui neologismi, tecnicismi, barbarismi (ossia parole provenienti da altre lingue) entrano nelluso. Ciononostante lomogeneit lessicale il carattere pi evidente che accomuna latino e lingue romanze, come si pu vedere gi nellesempio del Vangelo di Giovanni. In effetti le lingue romanze si sono sviluppate nei secoli allinterno di una fortissima solidariet tra paesi dellEuropa occidentale, in un contesto culturale dominato dal latino, cosicch la massima parte dei neologismi via via accolti in ciascuna lingua ha comunque unorigine pi o meno remotamente latina. Questo spiega anche come mai il rumeno gi a prima vista appaia ben pi distante dalle altre lingue della famiglia. Larea rumena infatti rimasta esclusa da questo fenomeno di convergenza culturale, sviluppandosi isolatamente dalle altre lingue romanze in un contesto geografico e culturale orientato verso lEuropa balcanica di lingua slava e di religione greco-ortodossa. Molte parole di origine latina, per lo pi di significato generale, si sono conservate cos in rumeno attraverso i secoli, come nel nostro esempio mult, Dumnezeu, a dat, Fiu, crede n El, via, ecc., ma le innovazioni lessicali sono per o pi di origine alloglotta; linfluenza dello slavo stata cos profonda che ha perfino toccato parole di uso molto comune come il verbo amare, qui attestato in forme del passato prossimo, a / au iubit. I cambiamenti nella composizione del vocabolario di una lingua sono, per il loro carattere poco sistematico, difficili da ridurre a norma; per possibile notare alcune tendenze generali gi a partire dal nostro esempio: Le forme romanze rimaste vive senza soluzione di continuit nelluso dei parlanti (o: forme patrimoniali) spesso non proseguono forme classiche di esiguo corpo fonico o di flessione irregolare, preferendo loro riformazioni pi lunghe e regolari, oppure sinonimi. Per questo probabilmente il verbo latino DARE (paradigma : do, das, dedi, datum, dare) stato sostituito in francese e catalano dal pi regolare DONARE > cat. donar, fr. donner. Analogamente il verbo difettivo ODI, ODISSE (di cui esiste soltanto il perfetto) stato sostituito in italiano dalla riformazione regolare odiare, in francese da un prestito germanico (har < germ. hatjan), nelle lingue iberiche dai continuatori del sinonimo latino ABHORRERE.

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La distribuzione diatopica del lessico uno dei campi in cui pi facile osservare i principi della geografia linguistica, secondo cui le innovazioni partono da un centro di irradiazione e si diffondono per cerchi concentrici, non sempre raggiungendo lintero territorio. La solidariet linguistica allinterno dellarea iberica cos particolarmente notevole, come si nota dalluso comune dei continuatori del verbo (SE) PERDERE, il gi notato ABHORRERE e luso particolare del verbo tenere (port. tenha, sp. tenga, cat. tingui) al posto di avere. Pi interessante il caso della formulazione del comparativo di maggioranza, che mostra la conservativit delle aree periferiche: il latino MAGIS continuato ad occidente e ad oriente: qui sp. ms, cat. ms, rum. mai, mentre nelle aree centrali sostituito dai continuatori di PLUS: it. pi, fr. plus (anche se lesempio francese adotta una diversa formulazione). I prestiti seriori dal latino sfuggono alle norme sopra descritte e mostrano spesso una caratterizzazione diafasica diversa dalle parole derivate dal latino per trafila popolare; per questo possibile notare nei testi romanzi del Vangelo di Giovanni una certa oscillazione lessicale legata a due differenti scelte di traduzione: la fedelt alla lettera delloriginale (che d spesso al risultato un gusto leggermente arcaizzante), o la fedelt allo spirito delloriginale (che porta alladozione di una lingua quotidiana); le due tendenze sono facilmente visibili nei due esempi italiani, il primo di registro pi sostenuto e pi aderente al latino, il secondo pi colloquiale (si veda per esempio perisca rispetto a muoia, siano manifestate rispetto ad appaia chiaramente, ecc.); anche la traduzione francese conserva spesso le parole delloriginale allinterno di un testo di registro piuttosto alto (ne prisse point, soient manifestes), al contrario di quella catalana e di quella spagnola.

1.2 MORFOSINTASSI Il testo della Vulgata presenta gi degli aspetti di non convenzionalit rispetto alla sintassi e allo stile retorico tradizionale: si notino lordine delle parole (con i verbi, per esempio, al principio o al centro della frase piuttosto che alla fine), la costruzione della finale negatica con ut... non piuttosto che con ne, luso molto moderno di omnis. Ciononostante la distanza del latino dallinsieme delle lingue romanze moderne evidente; se infatti il lessico costituisce sicuramente un fattore di continuit, le strutture morfosintattiche distinguono in maniera abbastanza netta le lingue romanze moderne dal loro comune antenato: la compattezza dei comportamenti linguistici romanzi in opposizione alla norma latina classica indica che questi derivano da una differenziazione gi presente (per lo meno in nuce) nel proto-romanzo. In generale si pu notare, gi dal nostro esempio, che il latino pi sintetico: dalle sette righe e mezzo del testo latino si passa alle otto e mezzo o nove dei testi romanzi. Le lingue romanze sono infatti pi analitiche e tendono ad esprimere con formazioni perifrastiche alcune determinazioni espresse in latino da morfemi desinenziali specifici. Nella morfologia nominale soprattutto notevole in questo senso labbandono del sistema casuale della declinazione latina, di cui oggi non rimangono che relitti nel sistema pronominale delle lingue romanze occidentali (si pensi allitaliano io,

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me), mente il solo rumeno conserva parzialmente una declinazione tricasuale. Una prima conseguenza dellabbandono del sistema declinazionale latino la tendenza ad una certa fissit nellordine delle parole rispetto alla grande libert del latino; nella fattispecie le lingue romanze moderne tendono a porre il soggetto prima del verbo per distinguerlo dal complemento oggetto, che normalmente segue il verbo: si confronti lat. filium suum unigenitum daret (complemento oggetto + verbo) con it. ha dato il suo figlio unigenito, fr. a donn son fils unique, port. deu o seu filho unignito, ecc. (verbo + complemento oggetto), rum. i-a dat singurul fiu. Una seconda conseguenza laumento delle preposizioni, come evidente osservando le traduzioni di sintagmi come in nomine unigeniti filii; normalmente le preposizioni servono ad esprimere i casi obliqui (genitivo, dativo, ablativo), ma lo spagnolo conosce anche luso della preposizione a per introdurre il complemento oggetto, specialmente laddove questo sia animato (e rischia dunque a maggior ragione di essere confuso col soggetto della frase): am Dios al mundo, ha dado a su Hijo unignito. Correlato alla decadenza del sistema declinazionale anche linsorgere in tutte le lingue romanze dellarticolo determinativo, che non esiste in latino; larticolo nasce dallindebolimento semantico del pronome dimostrativo ILLU(M), ILLA(M), o IPSU(M), IPSA(M) come in sardo o in variet dialettali catalane. Al contrario che nelle lingue occidentali, in rumeno larticolo determinativo posposto ed agglutinato al sostantivo, cosicch collabora alla costruzione del sistema casuale (in singurul Fiu, per esempio, la consonante laterale finale dellaggettivo rappresenta larticolo). Una certa resistenza allintroduzione degli articoli in alcune delle traduzioni (it abbia vita eterna) dovuta probabilmente alla volont di rispettare quanto possibile il dettato del testo originale. La struttura desinenziale della morfologia verbale, che distingue sei persone nella coniugazione, invece rimasto immutata in quasi tutte le lingue romanze; la sola eccezione costituita dal francese moderno, in cui lidentica pronuncia nella maggior parte dei modi e dei tempi delle tre persone singolari (bench la grafia mostri invece uno stato della lingua pi antico, con distinzione di tutte le persone) ha comportato lobbligatoriet dellesplicitazione del soggetto: si confrontino il lat. ut filium suum unigenitum daret, sp. que ha dado a su hijo unignito, it. che ha dato il suo unigenito figlio, ecc. col fr. quil a donn son fils unique. Anche nel sistema verbale per le lingue romanze mostrano maggiore analiticit del latino, per esempio nellespressione della diatesi passiva. A forme come lat. salvetur, arguantur si oppongono infatti in tutte le lingue romanze formulazioni perifrastiche con luso dellausiliare essere: port. fosse salvo, sejan reprovadas, cat. sigui salvat, siguin reprovades, fr. soit salv, soient devoiles, rum. fie vzute clar (con ausiliario derivato da FIT latino, mentre salveze corrisponde alla forma riflessiva italiana si salvi). Anche il latino conosce forme passive perifrastiche, come qui IUDICATUS EST, ma si tratta di perfetti e non di presenti; gi in questo esempio si pu capire per come i perfetti passivi latini siano diventati dei presenti osservando il verbo FACTA SUNT, in cui gi molto debole la valenza temporale di passato: quasi tutti i testi romanzi lo traducono infatti con un presente. Nella direzione della semplificazione e non dellanaliticit va la scomparsa di alcune categorie nominali e verbali gi non pi produttive nel latino tardo. Nella morfologia nominale va segnalata in primo luogo la decadenza del neutro; i neutri della seconda declinazione sono generalmente diventati maschili, come qui IUDICIUM > it. giudizio (mentre le altre lingue preferiscono forme suffissali), mentre quelli della terza declinazione hanno subito sorti diverse. Un esito possibile per alcuni neutri a significato collettivo quello visibile nel nostro esempio per il

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neutro plurale OPERA (singolare: OPUS), che diventato in tutte le lingue romanze occidentali un femminile singolare, di cui il port. e sp. obras, il cat. obres, lit. opere, il fr. oeuvres sono i regolari plurali. Relitti del neutro si trovano per nelle lingue romanze orientali, italiano e rumeno, per una serie di sostantivi ambigeneri, maschili al singolare e femminili al plurale, come uovo / uova o braccio / braccia; poco numerosi in italiano (bench vivissimi invece in alcuni dialetti dellItalia centro-meridionale), questi neutri sono invece pi frequenti in rumeno. Nel sistema verbale sono analogamente scomparsi i verbi deponenti: il verbo muoia dellitaliano, per sempio, non deriva direttamente dal deponenente classico MORIATUR, ma da una forma attiva MORIAT. Il sistema di modi e tempi verbali ha poi subito nelle lingue romanze una riorganizzazione globale, con linsorgere di nuovi modi (come il condizionale) e tempi. Nellindicativo si sono sviluppate cos diverse forme di passato: alcune (come il passato remoto italiano) direttamente derivate dal perfetto latino (qui port. amou e deu, sp. am), altre perifrastiche (qui sp. ha dado, cat. va estimar e va donar, fr. a aim e a donn, it. ha amato e ha dato, rum. a iubit e a dat); la valenza delle forme perifrastiche varia secondo il particolare sistema verbale di ogni lingua: il cat. a donat per esempio corrisponde piuttosto al fr. vient de donner, ossia ha (appena) dato, mentre la distinzione tra il passato remoto organico don e quello perifrastico va donar risiede pi che altro nel registro, colloquiale o letterario. 1.3 FONETICA La fonetica ci che maggiormente distingue ciascuna lingua romanza: si tratta infatti dellaspetto linguistico pi variabile e meno soggetto ad influenze esterne o a processi di omogeneizzazione e standardizzazione, come evidente pensando alle forti diversit di pronuncia tra persone provenienti da regioni diverse, non solo quando si esprimono in dialetto, ma anche in italiano. Solo alcuni fenomeni fonetici sono cos comuni allintero territorio romanzo, legati evidentemente ad evoluzioni intervenute nella pronuncia gi in data molto alta (per esempio la caduta delle -M finali latine, o la riduzione a -S- dei nessi intervocalici -NS-, fenomeni di pronuncia collocabili gi in epoca classica), mentre numerosissimi sono i tratti locali, anche su scala molto ridotta. E comunque possibile identificare un buon numero di fenomeni fonetici di ampia portata, anche solo nel breve passaggio esemplificato. - Perdita delle vocali finali diverse da -A, da cui un andamento tendenzialmente ossitono, tipica del francese e del catalano, ma anche del provenzale e dei dialetti dellItalia del Nord (i cosiddetti dialetti gallo-italici): si veda il fr. tant, fils; cat. tant, fill, tot. Le uscite latine in - U(M) hanno dato luogo invece ad uscite in -o in port. sp. e it. (port. sp. mundo, it. mondo); nel fr. monde la

vocale finale invece inattesa, dal momento che il nesso consonantico di nasale + dentale non richiedeva neppure anticamente la presenza di una vocale finale di appoggio. E solo del francese invece il passaggio ad -e delle

-A finali latine (port. sp. cat. vida, it. vita, di contro al fr. vie), ma il francese moderno ha esteso lossitonia anche a queste parole, poich la -e finale diventata muta (anche se nelle variet regionali del Mezzogiorno questa stessa e resta pronunciata come vocale indistinta). In francese il fenomeno di erosione della sezione finale della parola latina evidente in participi passati come fr. aim < AMATUM e donn < DONATUM (it. dato, sp. dado).

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- Tendenza alla caduta delle vocali postoniche interne, deboli per natura, soprattutto in posizione ulteriormente critica, fra unocclusiva e una liquida, in questo caso una vibrante: OPERA > port. sp. cat. obra, fr. oeuvre, ma it. opera (bench nellitaliano antico, e di conseguenza nella tradizione letteraria sino al XIX secolo, sia comune anche lallotropo opra). - Tendenza alla lenizione (indebolimento) delle consonanti occlusive intervocaliche nelle lingue romanze occidentali: VITA > it. vita (con conservazione), di contro a VITA > sp. cat. port. vida (con sonorizzazione), > fr. vie (con dileguo, attraverso un passaggio intermedio di spirantizzazione: []); il fenomeno della sonorizzazione delle occlusive intervocaliche non del tutto sconosciuto nemmeno allitaliano (si trova per esempio in STRATAM > strada), ma al contrario che nelle lingue romanze occidentali solo sporadico. - Tendenza al dileguo delle occlusive sonore intervocaliche nelle lingue romanze occidentali: CREDET > port. cr, sp. cree, fr. croit, di contro a it. crede; il cat. creu deriva dalla vocalizzazione della dentale sonora in seguito alla caduta della vocale finale. - Palatalizzazione dei nessi latini di consonante laterale + semivocale: FILIUM > it. figlio, sp. hijo (con successiva spirantizzazione), port. filho, cat. fill, mentre nel fr. fils [fis] la continuazione di un caso soggetto dal nominativo lat. FILIUS, con s finale conservata, ha provocato lassorbimento della palatale (ma la palatalizzazione altrimenti regolare: FILIAM > fille, MELIOREM > meilleur). Si possono notare poi alcuni fenomeni specifici di ciascuna lingua : - tra gli aspetti tipici del portoghese si segnalano la presenza di una vocale nasalizzata, no (< NON), e levoluzione in senso palatale di TENEAT > tenha (di contro a it. tenga, cat. tingui); inoltre il dittongamento di -E- in ei-, condizionato dalla presenza di un elemento palatale adiacente, in questo caso il gruppo -RI- con -I- semivolcale: MANERIA > maneira; - in castigliano il dittongamento di -E- breve in posizione tonica, bench in posizione impedita (sillaba chiusa), condizione che impedirebbe il dittongamento in francese e in italiano: pierda < PERDAT (di contro al cat. perdi, it. perda, fr. pert); inoltre laspirazione di F- iniziale latina: FILIUM > hijo; - in francese levoluzione di -A- tonica in sillaba libera a --: donn < DONATUM e quella sempre di -A- seguita da consonante nasale: AMATUM > aim; il dileguo delle occlusive sonore intervocaliche, attraverso una fase di spirantizzazione [], interessa anche le consonanti risultate dalla sonorizzazione delle occlusive intervocaliche sorde: non solo CREDET > croit, ma anche VITA(M) > *vida > vie; dittongamento di -E- lunga latina, passata ad -e- chiusa [e], in dvoiles < DE + VELATAS e croit < CREDET, dove conservata la grafia -oi- che rispecchia la pronuncia del tardo sec. XII [o:i], e non ne riflette lo sviluppo odierno, giunto attraverso vari passaggi sino a [ua:] (solo dal XVIII-XIX secolo e non in tutti i patois).

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2 . Lingue romanze ufficiali dellEuropa moderna Trattato di Roma 25 marzo 1957


Documento costitutivo dellUnione Europea Versione oggi vigente (ottobre 2002)
Si pongono a confronto i primi due articoli del documento costitutivo dellUnione Europea del 25 marzo 1957 (Trattato di Roma), cos come visibili sul sito multilingue della UE stessa e nella versione oggi corrente (consolidata, secondo la terminologia ufficiale, ossia con lintegrazione di variazioni introdotte nel corso degli anni in occasioni di revisioni del trattato stesso, anche a seguito del progressivo aumento dei Paesi aderenti), nelle versioni delle lingue ufficiali romanze dellUE spagnolo, portoghese, francese, italiano nonch in due lingue non romanze assunte a termini di confronto, inglese e tedesco: la prima per individuare la sua partecipazione al sistema linguistico romanzo sul versante del lessico, la seconda per determinare in maniera tangibile a livello testaule il confine linguistico (isoglossa) con un sistema decisamente non-romanzo (analogamente avrebbe potuto essere prescelta una lingua slava, ad esempio lo sloveno o il croato che confinano con litaliano). Tra le lingue romanze manca in questo caso il rumeno, per il quale questo documento, per altro fondamentale, non (ancora) disponibile (si cercato di ovviare allassenza proponendo un testo in parte simile presente, sempre come preambolo, in un successivo documento dellUE). Come nel frammento del Vangelo di Giovanni, anche in questo caso sono evidenti nei quattro testi romanzi i forti tratti comuni entro lassetto piuttosto rigido e formale della prosa burocratico-amministrativo di tono e livello elevato, che anzi accentua luniformit entro un assetto dispirazione latamente latina, proprio della tradizione giuridica. E parimenti evidente che lalta stabilit del dettato tra le redazioni delle diverse lingue dipende dalla volont di mantenere chiara limpronta comune e di garantire la confrontabilit delle formulazioni, esigenza basilare in un trattato internazionale.

OS PRINCPIOS (port.) Artigo 1.o (ex-artigo 1.o) Pelo presente Tratado, as ALTAS PARTES CONTRATANTES instituem entre si uma COMUNIDADE EUROPEIA. Artigo 2.o (ex-artigo 2.o) A Comunidade tem como misso, atravs da criao de um mercado comum e de uma unio econmica e monetria e da aplicao das polticas ou aces comuns a que se referem os artigos 3.o e 4.o, promover, em toda a Comunidade, o desenvolvimento harmonioso, equilibrado e sustentvel das actividades econmicas, um elevado nvel de emprego e de proteco social, a igualdade entre homens e mulheres, um crescimento sustentvel e no inflacionista, um alto grau de competitividade e de convergncia dos comportamentos das economias, um elevado nvel de proteco e de melhoria da qualidade do ambiente, o aumento do nvel e da qualidade de vida, a coeso econmica e social e a solidariedade entre os Estados-Membros.

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PRINCIPIOS (sp.) Artculo 1 (antiguo artculo 1) Por el presente Tratado, las ALTAS PARTES CONTRATANTES constituyen entre s una COMUNIDAD EUROPEA. Artculo 2 (antiguo artculo 2) La Comunidad tendr por misin promover, mediante el establecimiento de un mercado comn y de una unin econmica y monetaria y mediante la realizacin de las polticas o acciones comunes contempladas en los artculos 3 y 4, un desarrollo armonioso, equilibrado y sostenible de las actividades econmicas en el conjunto de la Comunidad, un alto nivel de empleo y de proteccin social, la igualdad entre el hombre y la mujer, un crecimiento sostenible y no inflacionista, un alto grado de competitividad y de convergencia de los resultados econmicos, un alto nivel de proteccin y de mejora de la calidad del medio ambiente, la elevacin del nivel y de la calidad de vida, la cohesin econmica y social y la solidaridad entre los Estados miembros. LES PRINCIPES (fr.) Article premier (ex-article premier) Par le prsent trait, les HAUTES PARTIES CONTRACTANTES instituent entre Elles une COMMUNAUT EUROPENNE. Article 2 (ex-article 2) La Communaut a pour mission, par ltablissement dun march commun, dune Union conomique et montaire et par la mise en uvre des politiques ou des actions communes vises aux articles 3 et 4, de promouvoir dans lensemble de la Communaut un dveloppement harmonieux, quilibr et durable des activits conomiques, un niveau demploi et de protection sociale lev, lgalit entre les hommes et les femmes, une croissance durable et non inflationniste, un haut degr de comptitivit et de convergence des performances conomiques, un niveau lev de protection et damlioration de la qualit de lenvironnement, le relvement du niveau et de la qualit de vie, la cohsion conomique et sociale et la solidarit entre les tats membres. PRINCIPI (it.) Articolo 1 (ex articolo 1) Con il presente trattato, le ALTE PARTI CONTRAENTI istituiscono tra loro una COMUNIT EUROPEA. Articolo 2 (ex articolo 2) La Comunit ha il compito di promuovere nellinsieme della Comunit, mediante linstaurazione di un mercato comune e di ununione economica e monetaria e mediante lattuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli articoli 3 e 4, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attivit economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la parit tra uomini e donne, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitivit e di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di protezione dellambiente ed il miglioramento della qualit di questultimo, il miglioramento del tenore e della qualit della vita, la coesione economica e sociale e la solidariet tra Stati membri.

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[TESTO IN RUMENO Uniunea i propune urmtoarele obiective: promovarea unui progres economic i social echilibrat i durabil, n special prin crearea unui spaiu fr frontiere interne, prin ntrirea coeziunii economice i sociale i prin stabilirea unei uniuni economice i monetare incluznd, n perspectiv, o moned unic, n conformitate cu dispoziiile prezentului tratat; afirmarea identitii sale pe scena internaional, n special prin punerea n aplicare a unei politici externe i de securitate comune, inclusiv prin stabilirea, n perspectiv, a unei politici de aprare comune, care ar putea conduce, la momentul potrivit, la o aprare comun; ntrirea proteciei drepturilor i intereselor resortisanilor statelor membre prin instituirea unei cetenii a Uniunii; dezvoltarea unei cooperri strnse n domeniul justiiei i afacerilor interne; meninerea integral a acquis-ului comunitar i dezvoltarea acestuia cu scopul de a examina, n conformitate cu procedura stabilit n articolul N alineatul (2), n ce msur politicile i formele de cooperare instituite prin prezentul tratat ar trebui revizuite, n vederea asigurrii eficacitii mecanismelor i instituiilor comunitare.] PRINCIPLES (ingl.) Article 1 (ex Article 1) By this Treaty, the HIGH CONTRACTING PARTIES establish among themselves a EUROPEAN COMMUNITY. Article 2 (ex Article 2) The Community shall have as its task, by establishing a common market and an economic and monetary union and by implementing common policies or activities referred to in Articles 3 and 4, to promote throughout the Community a harmonious, balanced and sustainable development of economic activities, a high level of employment and of social protection, equality between men and women, sustainable and non-inflationary growth, a high degree of competitiveness and convergence of economic performance, a high level of protection and improvement of the quality of the among environment, the raising of the standard of living and quality of life, and economic and social cohesion and solidarity among Member States. GRUNDSTZE (ted.) Artikel 1 (ex-Artikel 1) Durch diesen Vertrag grnden die HOHEN VERTRAGSPARTEIEN untereinander eine EUROPISCHE GEMEINSCHAFT. Artikel 2 (ex-Artikel 2) Aufgabe der Gemeinschaft ist es, durch die Errichtung eines Gemeinsamen Marktes und einer Wirtschafts- und Whrungsunion sowie durch die Durchfhrung der in den Artikeln 3 und 4 genannten gemeinsamen Politiken und Manahmen in der ganzen Gemeinschaft eine harmonische, ausgewogene und nachhaltige Entwicklung des Wirtschaftslebens, ein hohes Beschftigungsniveau und ein hohes Ma an sozialem Schutz, die Gleichstellung von Mnnern und Frauen, ein bestndiges, nichtinflationres Wachstum, einen hohen Grad von

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Wettbewerbsfhigkeit und Konvergenz der Wirtschaftsleistungen, ein hohes Ma an Umweltschutz und Verbesserung der Umweltqualitt, die Hebung der Lebenshaltung und der Lebensqualitt, den wirtschaftlichen und sozialen Zusammenhalt und die Solidaritt zwischen den Mitgliedstaaten zu frdern. 2.1 MORFOSINTASSI Se si possono individuare affinit strutturali tra tedesco e lingue romanze, queste sono dovute essenzialmente al comune ceppo indoeuropeo, da cui derivarono tanto il latino quanto il germanico. In effetti tanto il germanico quanto il latino conoscevano tre generi, maschile, femminile e neutro, conservati in tedesco, ma ridotti a due soli nelle lingue romanze occidentali (il rumeno infatti conserva anche il neutro); essi possedevano una declinazione nominale, conservata in tedesco, ma non nelle lingue romanze occidentali (se non, come abbiamo visto, nei pronomi personali); avevano infine una coniugazione verbale su sei persone, mantenuta tanto in tedesco quanto nelle lingue romanze. Anche linglese una lingua germanica, ma al suo stato attuale la sua grammatica si tanto semplificata che gli elementi appena citati sono andati del tutto perduti: non esiste pi alcuna distinzione di generi (se non nei pronomi personali he, she, it) e la declinazione nominale (come per altro nelle lingue romanze occidentali) ridotta ad alcune opposizioni tra caso retto e caso obliquo nei pronomi personali (I / me, he / him ecc.), nonch al cosiddetto genitivo sassone (avvertito come diastraticamente basso, quindi evitato in questo testo ufficiale); la coniugazione infine, ridotta a cinque persone per la fusione della seconda persona singolare e plurale, presenta marche desinenziali specifiche soltanto nella prima e nella terza persona del verbo essere (I am, he is di contro a you, we, they are; I, he was di contro a you, we, they were) e nella sola terza persona del presente indicativo negli altri verbi. Mentre per in latino, come in tutte le lingue romanze ad eccezione del francese, il soggetto della frase pu essere implicito, in inglese e in tedesco - dove il soggetto gi definito dalla desinenza verbale - il soggetto deve essere espresso. Un punto di contatto, per sviluppi del tutto indipendenti delle due famiglie di lingue, nella formazione di origine perifrastica del futuro; il cosiddetto latino volgare aveva infatti abbandonato il futuro organico classico a favore di forme composte dallinfinito + HABEO, allorigine di tutte le forme di futuro delle lingue romanze occidentali (negli esempi del Trattato di Roma si incontra lo sp. tendr < TENERE *AT), o, per il solo rumeno, da VOLO + infinito; analogamente il futuro germanico si compone di un verbo modale seguito dallinfinito (will o shall in inglese, come qui shall have, werden in tedesco). Allinterno dei testi romanzi, oltre ad unaltissima omogeneit di dettato e di soluzioni linguistiche e lessicali, dovuta sicuramente in parte al carattere ufficiale del documento, si possono notare alcune affinit strutturali macroscopiche. Bench nel passaggio dal latino alle lingue volgari molti sostantivi abbiano cambiato genere, quelli presenti nel testo appartengono al medesimo genere in tutte le lingue romanze, anche in opposizione col latino classico: dal sost. masch. UNIONE(M) si ha cos port. (uma) unio, sp. (una) unin, fr. (une) union, it. (una) unione. Lunica differenza qui riscontrabile, dovuta al variare della composizione suffissale da lingua a lingua, risiede nella serie port. melhoria (f.), sp. mejoria (f.), fr. amlioration (f.), it. miglioramento (m.). Sempre a livello morfologico

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interessante notare che le lingue occidentali, al contrario dellitaliano, individuano il plurale attraverso una marca desinenziale in -s: port. aces comuns, sp. acciones comunes, fr. actions communes, di contro allit. azioni comuni; la ragione di questa differenza di trattamento del plurale risiede in ragioni di ordine di fonetica storica: litaliano infatti lunica lingua romanza che ha perduto nella sua evoluzione tutte le consonanti finali del latino. In italiano la -s finale originaria ha per prodotto sulla vocale precedente unazione palatalizzante (DOMINAS > donne, ACTIONES > azioni), cosicch fra singolare e plurale rimasta comunque unopposizione funzionale. 2.2 LESSICO Il latino ha continuato a svolgere il ruolo di lingua di superstrato culturale sulle lingue europee fino a tutta let moderna; la prosa scientifica, filosofica, giuridica, oltre a quella teologica ed ecclesiastica, ha infatti continuato ad adottare il latino come lingua sovranazionale ben oltre lepoca in cui i diversi volgari assursero a lingue nazionali. Tutte le lingue europee hanno subito questo influsso, sia quelle romanze che quelle di altri ceppi, soprattutto determinante nellambito del lessico. In tedesco esistono cos latinismi come Solidaritt e Qualitt (qui Umwelt- e Lebensqualitt e lo stesso suffisso femminile -itt < -ITATEM per i sostantivi astratti di origine latina), ma anche Artikel, Markt, (Whrungs)union, Politik, harmonisch, Ma, sozial, (nicht)inflationr (come tutte le formazioni suffissali in ation e in -r < -ARIUM), Konvergenz, (Mitglied)staat. Per quanto non esigui di numero, questi appartengono quasi escusivamente alla categoria dei tecnicismi giuridico-amministrativi: per il resto facile osservare che il lessico tedesco, tanto quello comune quanto quello specifico, qui quasi completamente di origine germanica. Al contrario, la ben diversa collocazione dellinglese e la caratteristica del suo lessico dichiarata sin dallintolazione della sezione, Principles: in realt tutto il lessico specifico, di tradizione colta giuridico-politico-filosofica romanzo, ma numerosi sono anche i termini di natura pi generica; la lista complessiva particolarmente lunga: article, Community, common, market, economic, union, policies, activities, promote, balanced ecc., cui vanno aggiunti i suffissi in -tion (protection), in -ment (improvement), in -ity (quality), in -ary (monetary), in -ous (harmonious). Per lo pi le parole di origine latina di uso pi comune accolte in inglese non sono veri e propri latinismi, poich esse sono state mutuate dal francese, come chiaro osservando coppie di termini come ling. establishing, environment, degree, development in rapporto al fr. tablissement (e sp. establecimiento), environnement, degr, dveloppement, cui va aggiunto performance, accolto oggi come anglismo in italiano, ma in realt entrato in inglese come prestito dal francese. Al contrario nel testo tedesco possibile individuare un solo gallicismo, nel composto (Beschftigungs)niveau. La composizione lessicale odierna dellinglese potrebbe essere in qualche modo paragonata a quella del rumeno: entrambe si sono sviluppate in un contesto geografico e culturale completamente alloglotto ed hanno cos mutuato da lingue radicalmente differenti una quantit ingente di parole. Il paragone non per del tutto calzante, perch si considera che il territorio balcanico di lingua latina sia rimasto isolato dal resto della Romnia gi nel II-III secolo d.C., cosicch gli elementi slavi sono potuti penetrare profondamente nel tessuto lessicale del rumeno; al contrario la Gran Bretagna entrata nellorbita neolatina soltanto

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nellXI secolo, a seguito della conquista normanna, e la penetrazione di elementi romanzi in inglese cos limitata per lo pi ad un certo tipo di lessico specifico, o di elementi suffissali per la composizione di astratti; si noti per esempio che restano germanici i connettivi grammaticali (come le prep. by, throughout, of, between, among, le cong. and e or) e termini di uso generale come task compito, missione, growth crescita, sviluppo, lagg. high alto, il verbo (in ing form) raising innalzare. Il latino ha svolto il ruolo di lingua di superstrato anche sulle lingue romanze, che hanno gi dal Medio Evo attinto al ricco vocabolario latino per ricavare non solo tecnicismi, ma anche un gran numero di sostantivi astratti di cui le lingue romanze, sviluppatesi oralmente nellalto medioevo, erano piuttosto povere. Sono cultismi (o voci dotte) per esempio in italiano instaurazione, attuazione, sostenibile come tutti i sostantivi in -azione / -izione e gli aggettivi in -abile / -ibile. I vocaboli latini accolti per recupero dotto si riconoscono perch al contrario di quelli rimasti vivi nelluso dei parlanti senza soluzione di continuit, non hanno subito levoluzione fonetica naturale di ciascuna lingua; inoltre mentre le parole passate in volgare per trafila popolare subiscono spesso una sensibile variazione di significato, i cultismi hanno in genere un significato pi esattamente corrispondente a quello latino; particolarmente significativo a questo proposito il confonto degli allotropi, ossia delle forme di identica origine che presentano per diverso esito fonetico, spesso riflesso di due diversi modi di accesso alla lingua, per trafila popolare o per recupero dotto: due esempi - bench non dei migliori - si incontrano nel testo italiano: compito (< COMPUTO), che conosce gli allotropi conto e computo, e impiego deverbale di impiegare < (IN+PLECARE < IMPLICARE), col suo allotropo colto implicare. Oggi linglese ricopre per molti versi il ruolo che stato per secoli del latino, con forte influenza soprattutto nel lessico delle nuove tecnologie, delleconomia, della gestione imprenditoriale (vale a dire del management). Bench un numero sempre pi alto di anglismi sia ammesso in tutte le lingue, con maggiore o minor resistenza, interessante notare che in questi articoli del Trattato di Roma sono stati accuratamente evitati prestiti alloglotti recenti: linglese, che verosimilmente la lingua in cui stato dapprima redatto il Trattato, utilizza per lo meno due termini ormai entrati nelluso internazionale: il sostantivo standard e il verbo to implement (adattato nel tecnicismo amministrativo implementare). In entrambi i casi i redattori dei testi in lingua neolatina hanno preferito sostituirvi parole pi schiettamente romanze: port. nvel, sp. nivel, fr. niveau, it. tenore e port. aplicao, sp. realizacin, fr. mise en uvre, it. attuazione. A proposito dei processi di slittamento e specializzazione di significato delle parole, pu essere forse interessante notare la contrapposizione fra port. mulher e sp. mujer (< MULIER donna), col doppio significato di donna (quello adottato qui) e di moglie, fr. femme (< FOEMINA femmina, creatura di sesso femminile), ancora nel duplice significato di donna e di moglie, it. donna (< DOMINA signora).

2.3 FONETICA Numerosi sono i fenomeni fonetici riscontrabili nei primi articoli del Trattato di Roma, soprattutto interessanti in questo tipo di testo, ricco di vocaboli di registro

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specifico e tono elevato, per quanto riguarda le opposizioni tra esiti popolari e trafile dotte o semidotte (ossia con adattamenti pi o meno marcati alla fonetica di ciascuna lingua). - Tendenza alla caduta delle postoniche in posizione debole fra unocclusiva (specialmente dentale o velare) e una laterale. Questo fenomeno comune a tutte le lingue romanze ed gi ampiamente attestato nellAppendix Probi; tra i primi dettami dellAppendix (nn. 3-11 e poi nn. 53-54, 111, 130, 142, 167, 200, 201: cf. oltre) si trova proprio una serie di parole proparossitone (o sdrucciole) rese parossitone (o piane) dalla sincope della vocale postonica isolata tra unocclusiva e una laterale. Il n. 8 recita in particolare: articulus non articlus; nei testi del Trattato di Roma si trovano cos il port. artigo e il fr. article; al contrario la conservazione della postonica nello sp. artculo e nellit. articolo, tradisce lorigine dotta di queste parole. La tendenza alla caduta delle postoniche in differente contesto consonantico meno marcata e soprattutto litaliano si distingue per una pi alta conservativit: si veda HOMINES > sp. hombres (con sviluppo, caratteristico dello spagnolo, di un gruppo consonantico intermedio costituito da labiale + vibrante come evoluzione di un nesso secondario MN; ma il testo mostra il singolare hombre), fr. hommes (con assimilazione progressiva) di contro al port. homens e allit. uomini (ma anche qui il testo porta il singolare uomo). E interessante per notare che il fenomeno non del tutto assente neanche in italiano: se il corradicale del fr. femme (< FOEMINAM) lit. femmina (e non *fenna), il suo equivalente semantico donna (< DOMINAM) e non *dommina. - Tendenza alla caduta delle vocali atone di sillaba interna immediatamente precedenti alla sillaba tonica (o controfinali), soprattutto in posizione debole tra unocclusiva e una laterale. Anche questo fenomeno di riduzione sillabica pi sporadico in italiano che nelle lingue romanze occidentali, anche se i testi non permettono raffronti precisi; si veda comunque il port. igualdade, sp. igualdad < EQUALITATE(M), rispetto allesito del fr. galit che si configura come cultismo: la caduta della controfinale infatti regolare in francese come si desume da COMMUNALITATE(M) > communaut (con successiva vocalizzazione della laterale seguita da occlusiva). - Inserimento di una e- prostetica di fronte a sibilante complicata (o s impura). Questo fenomeno differenzia le lingue romanze occidentali dallitaliano, che conosce linserimento di una vocale prostetica i- soltanto per evitare, nella fonetica sintattica, nessi consonantici complessi, uso per altro quasi del tutto decaduto nella lingua odierna (es. per iscritto). Si confrontino port. e sp. estados, fr. tats (con successiva caduta della sibilante seguita da consonante), di contro allit. stati. - Palatalizzazione della laterale seguita da jod. Anche questo un fenomeno comune a tutte le lingue romanze. I gruppi vocalici il cui primo elemento una vocale palatale (ossia i o e), che in latino classico sono sempre iati, diventano abbastanza presto dittonghi ascendenti, ossia gruppi composti da una semivocale ed una vocale (si vedano gli articoli dellAppendix Probi n. 63, 6568, 72: cavea non cavia, ecc.). La semivocale palatale jod svolge unazione palatalizzante sulla consonante precedente; i derivati del lat. MELIUS, MELIORE(M) sono cos port. melhoria, sp. mejora (con successiva

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spirantizzazione della laterale palatale), it. miglioramento; la mancata palatalizzazione del fr. amlioration denota ancora una volta lorigine dotta della parola. Si notino poi alcune diversit nellesito dei nessi consonantici: - TRACTATUM > port. e sp. tratado (con riduzione semidotta del nesso di occlusiva velare + occlusiva dentale al solo elemento dentale; lesito popolare del nesso consonantico -CT- invece il suono palatalizzato [t1], ossia unaffricata alveolare sorda), fr. trait (con palatalizzazione dellocclusiva velare fino alla vocalizzazione in jod, che costituendo insieme alla vocale precedente un dittongo, ha portato alla pronuncia moderna [trete:]), it. trattato (con passaggio della velare a dentale per assimilazione regressiva); - *IMPLECO > port. empreo (con evoluzione a vibrante della laterale preceduta da occlusiva labiale), sp. empleo e fr. emploi (con conservazione del nesso originario), it. impiego (con passaggio a jod della laterale).

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3. Lingue romanze ufficiali e variet romanze formalizzate nel mondo moderno: la Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo (10 dicembre 1948)
FONTE : ONU (http://www.unhchr.ch/udhr/navigate/alpha.htm : pagina web con le traduzioni del testo nelle lingue del mondo riconosciute o accreditate presso lorganizzazione) Il testo destinato alla pi larga circolazione. Pertanto alle versioni in lingue ufficiali di Stati, redatte per lo pi da enti o istituzioni ufficiali, emanazione pi o meno diretta delle amministrazioni, si affiancano anche versioni in lingue non uffiiciali o schiettamente in dialetti, allestite da altri soggetti, principalmente dallorganizzazione non-governativa Diffusion Multilingue des Droits de l'Homme, ma anche da singoli cittadini (lelenco delle fonti indicato e ciascuna lingua corredata di una scheda descrittiva sintetica). Possono essere presenti pi versioni del testo in una stessa modalit linguistica, in particolare laddove la standardizzazione meno sicura (cos nel caso della lingua degli zingari e, tra la documentazione qui acclusa, il creolo di Haiti : intressante il confronto con il Pidgin delle Salomone, a base inglese). La maggior parte delle versioni datata 1998. LATINO 1 PUBLICUS NATIONUM COETUS HANC DECLARATIONEM HOMINIS IURIUM UNIVERSAM PROMULGANT Omnibus civibus et gentibus speciem perfectam et communem adipiscendam, ut omnes homines et omnes societatis partes, memoriam Declarationis tenentes, et docendo et instituendo, eorundem iurium et libertatum observantiam reverentiamque augeri conentur, atque, patriis consiliis et externis in dies progredientibus, communem omnium et certam probationem rationemque esse tuta, cum Sociarum Civitatum civium tum civium, quorum fines in iurisdictionis earundem potestate sint et dicione. I Omnes homines dignitate et iure liberi et pares nascuntur, rationis et conscientiae participes sunt, quibus inter se concordiae studio est agendum. II Omnium hominum propria sunt quae iura et libertates in hac DECLARATIONE enuntiantur: generis,vultus, sexus, linguae, religionis, opinionis civilis, nullo discrimine atque sine natione divitiis loco discretis. Praeterea nullum discrimen statuetur civitatis forma et iuris aut gentium, regionis aut territorii cuius quidam est, sive ea regio aut territorium sui iuris est vel in administrationis fiduciariae dicione vel non liberum vel in cuiuslibet imperii modi potestate.

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LATINO 2 Communis Conventus jurum hominis praesentem universalem Declarationem pronuntiat ut communis perfectus qui petatur ab omnibus populis et omnibus nationibus, ut societatis singuli homines et omnes partes, habentes hanc declarationem constanter in mente, institutione et educatione conantur ut horum jurum libertatumque respectus evolvatur, et firmentur ordinis nationalis et internationalis consiliorum incessu gratia et universalis veraque admotio tam in ipsarum sociarum civitatum populationibus quam in finium populationibus quae eorum jurisdictioni subactae sunt. Universalis de hominis juribus declaratio I Omnes homines liberi aequique dignitate atque juribus nascuntur. Ratione conscientiaque praediti sunt et alii erga alios cum fraternitate se gerere debent. II Quisque potest sibi assumere libertates omnes omnesque jures in hac declaratione pronuntiatos, sine ulla distinctione gentis, coloris, sexus, linguae, religionis, politicae sententiae aut omnis generis sententiae, nationis originis aut civitatis, divitiarum aut ortus aut omnis generis situs. Praeterea fietur nulla distinctio condita in civili decreto, juridico aut internationali gentis aut finium cujus est aliquis, sive gens aut fines liberi sunt, sive sub tutella, sive non suae potestatis sive subacti termino aliquo sui imperii. FRANCESE L'Assemble gnrale Proclame la prsente Dclaration universelle des droits de l'homme comme l'idal commun atteindre par tous les peuples et toutes les nations afin que tous les individus et tous les organes de la socit, ayant cette Dclaration constamment l'esprit, s'efforcent, par l'enseignement et l'ducation, de dvelopper le respect de ces droits et liberts et d'en assurer, par des mesures progressives d'ordre national et international, la reconnaissance et l'application universelles et effectives, tant parmi les populations des Etats Membres eux-mmes que parmi celles des territoires placs sous leur juridiction. Article premier Tous les tres humains naissent libres et gaux en dignit et en droits. Ils sont dous de raison et de conscience et doivent agir les uns envers les autres dans un esprit de fraternit. Article 2 Chacun peut se prvaloir de tous les droits et de toutes les liberts proclams dans la prsente Dclaration, sans distinction aucune, notamment de race, de couleur, de sexe, de langue, de religion, d'opinion politique ou de toute autre opinion, d'origine nationale ou sociale, de fortune, de naissance ou de toute autre situation.

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De plus, il ne sera fait aucune distinction fonde sur le statut politique, juridique ou international du pays ou du territoire dont une personne est ressortissante, que ce pays ou territoire soit indpendant, sous tutelle, non autonome ou soumis une limitation quelconque de souverainet. CREOLO HAITIANO (FORMALE) Asamble Jeneral Nasyon Zini pwoclame Deklarasyon Inivsel Dwa de Lom sa-a Se anbisyon pou la vi miy demen, pou tout pp ak tout nasyon mete nan tt yo, pou yon jou tout moun, ansanm avek tout vwa la sosyete, ak Deklarasyon sa-a nan lespri yo toutan, yo f yon jf, avek kom baz anseyman ak edikasyon, pou yo devlope resp dwa ak libte sa a yo epi pou yo f de kwa, avek aksyon nasyonal ak entnasyonal, yap pran ofi amzi, pou yo rekont dwa sa yo epi pou yo aplike yo nan le mond antye, tout bon, nan mitan popilasyon peyi ki manm Nasyon Zini-yo, ak nan mitan tout teritwa ki anba jiridiksyon yo. ArtikAtik 1 Tout moun ft lib, egal ego pou diyite kou w dwa. Nou gen la rezon ak la konsyans epi nou ft pou nou aji youn ak lot ak yon lespri fwatnite. ArtikAtik 2 Chak moun kapab itilize dwa ak tout libte pki pwoklame nan Deklarasyon sa-a, san yo pa f okenn diferans ant you moun ak you lot, kelt ki lan swa ras li, koul li, sex li, lang li pale-a, relijyon li, opinyon politik o swa nen pot ki lot opinyon li ka genyen, kit li soti nan orijin nasyonal o gen reap ak la sosyete, lajan, kotel soti o swa nenpot ki lot sitiasyon. Epi, yo pap f oken diferans kel ke swa lL wa sou politik, jistis o swa Lwa entnasyonal peyi ou byen tenritwa kote moun nan sti, ke pyi o swa tenritwa sa-a li endepandan, ou byen sou lobedians yon lot, kel pa sa anji pou kol o enke kel gen kek rgleman ki limite libte peyi-a. PICCARDO li jnrale Assimbleye prclame cisse Dclarcion ds drets d' l'ome come riprzintant ls comeuns valers di l'mnit qui tos ls pepes t totes ls ncions d'vront say d' tote le fwce d mte n-ove afs' qui totes les djins t totes ls scits, tot-z-avant tofr cisse Dclarcion l tisse si fwrcihesse, avou ls mwyins d' l'ansgnemint t d' l'duccion, d f crhe li rspt d' cs drets t lbrts t d'nn' assrer, grce a ds-adjincendjes todi pus nts lve nacionl t internacionl, li rik'nohance t l'apliccion monde tr t d'ine ryle manre, ot'tant -m ls populcions ds-Etats mambes qu' m ls cisses ds tres qui sont d'zos le k'dhance. prum rtike Tos ls-omes vint monde lbes t gls po ou qu'st d' le dignit t d' les drets. Le rezon t le consyince elz fet on d'vwr di s'kidre inte di zle come ds frs rt II.. Chaskeun' pout prtinde a tos ls drets t a totes ls lbrts qui sont chal prclams, sins qu'on prinse astme, par gzimpe, a s' race, a s' coler, a s'

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natere d'ome ou d'feume, a s' lingadje, a ss crwyinces, a ss-dyes so l' politique ou so tot l'minme cw, al contreye ou al famile di wice qu' i provint, a s' frtune, a s' ligndje, brf a cw qui ' seye. E d' pus', nouk ni det pti d' ou qu'on pout pinser d gouvrnmint di s' patrye, di siadministrcion, di s' condicion raprt as-tes payis, qu'le seye souvrinne ou soumse d'ine manre ou d' l'te. VALLONE L'ASSIMBLYE GNRLE proclame li przinte DCLARCION UNIVERSLE DS DRETS D'L'OME come stant ls valers qui tos ls pepes t totes ls ntions divrt mte n-ouve. Qui ls cis qui t'nt l'virna ds scits tot comme chaskeun' rs, avou djormay cisse Dclarcion l'tiesse, saysse d mte n-avant li rspt d'cs drets t lberts-chal, divins ls scoles t l'duccion po nn'ariver, pitchote a midjote, grce a ds mzeres nacionles t internacionles, a 'ne rik'nohance di cs drets t d'cs lberts-la, po qu'i sysse mtous naldje po d'bon tot av l'monde, ot'tant po ls populcions ds-Etats Mambes zls minmes qui po ls cisses ds tres qui sont d'zos le k'dhance. Artike prum (1) Tos ls-omes vint-st- monde lbes, t so-l'minme pd po ou qu'nn'st d'leu dignit t d'leus drets. I n'sont nin fo rzon t-z-ont-i le consyince po zls, ou qu'lzs det miner a s'kidre onk' po l'te tot come ds frs. Artike dezinme (2) Chaskeun', sey-t-i ome ou feume, pout f valer tos ls drets t totes ls lbrts qui nous sont rachou d'vins l'przinte Dclarcion, t n'prt-on prinde nouk' po mons qu'i n'st a cse di s'race, d-l'coler di s'p, di s'lingadje, di ou qu'i cret, di ss-dyes so-l'politique ou so tot te tchws, di qu payis qu'i provint, di s'condicion d'ritche ou d'pve, dl'contrye wice qu'il a vyou l'djou ou bin d'tot minme qw qui 'seye. Di pus' nolu n'det pti d-l'condicion di s'patrye raprt s-tes payis, qui l'contrye ou l'payis di d'wice qu'i provint seysse indpandants, nin msses di zls po d'bon ou bin rastrindou d'vins les drets, t mgr tot ou qu'on pret tzer di le gouvrnumint.

OCCITANICO ALVERNIATE e Nonsiamen prizent de dret de z-omei p l tar tenteir eideiad de quemun dez p t le publei mo ta la nasie; p que t le parttler mo ta le z-alachou de l seusieto, en v queu Nonsiamen tejou dn l'eime, se fanon d'ensenh, d'endc, de deivourp le rasp de que dret; de nen feurt l'arcouneissens mo l'aplecazou ente que sio mai p de vrei, p le bia de dsizie segada nasiunera mo entrenasiunera, to entreme le publei de z-Eit parsouner mo entreme que de la z-eirada rejentada p ilh. Artclhe vun (1) Ta la proussouna neisson lieura mo parira p dness mai dret. Son charjada de razou mo de cousiens mai lhu fau arj entreme lha bei n'eime de freiress.

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Artclhe dou (2) Chatn se puod privale de t le dret mo lbiart feurtda dn sai, sen pavun deiparsiamen, nieu be de rass, coulou, teir, lng, arlejieu, d'eiv peuletque v-ou eutremai, d'eurejin p nasieu v-ou clhass, de rechess, de neissens v-ou sitiazou de ta sorta. De mai, soularon pavun deparsiamen bei l sitiazou peuletc, juredeir, entrenasiuneir deu pa v-ou de l countrad partenenser, siache queu pa v-ou countrad sio endeipendent, sio tteld, sen dreit sieu v-ou seumetd bei cau que sio devza de soubraness. OCCITANICO LINGUADOCIANO l'Assemblada Generala proclama la presenta Declaracion Universala dels Dreches de l'me coma l'ideal comun que totes los pbles e las Nacions devon cercar a atnher, per tal que totes los individs e totas las institucions, en gardant de contunh aicesta Declaracion presenta a l'esperit s'efrcen, per l'ensenhament e l'educacion, de desvolopar lo respcte d'aqueles dreches e libertats e d'assegurar, per de mesuras progressivas d'rdre nacional e internacional, la reconeissena e l'aplicacion universalas e efectivas, tant demest los pbles dels Estats Membres coma demest los dels territris plaats jos lor jurisdiccion. Article 1 Totes los ssers umans naisson liures e egals en dignitat e en dreches. Son dotats de rason e de conscincia e se devon comportar los unes amb los autres dins un esperit de fraternitat. Article 2 Tota persona se pt prevaler de totes los dreches e de totas las libertats proclamada dins la presenta Declaracion, sense cap de distincion de raa, de color, de sxe, de lenga, de religion, d'opinion politica o d'autra mena, d'origina nacionala o sociala, de fortuna, de naissena o de quina autra situacion que si. Se far pas tanpauc cap de distincion fondada sus l'estatut politic, administratiu e internacional de pas o territri que la persona ne depend juridicament, qu'aquel pas o territri si independent, jos tutla, nonautonme o soms a quina limitacion de sobeiranetat que si. CATALANO L'Assemblea General Proclama aquesta Declaraci Universal de Drets Humans com l'ideal com a assolir per a tots els pobles i nacions amb el fi que cada persona i cada instituci, inspirant-se constantment en aquesta Declaraci, promoguin, mitjanant I'ensenyament i l'educaci, el respecte a aquests drets i llibertats i assegurin, amb mesures progressives nacionals i internacionals, el seu reconeixement i aplicaci universals i efectius, tant entre els pobles dels Estats membres com entre els dels territoris sota llur jurisdicci. Article 1 Tots els ssers humans neixen lliures i iguals en dignitat i en drets. Sn dotats de ra i de conscincia, i han de comportar-se fraternalment els uns amb els altres.

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Article 2 Tothom t tots els drets i llibertats proclamats en aquesta Declaraci, sense cap distinci de raa, color, sexe, llengua, religi, opini poltica o de qualsevol altra mena, origen nacional o social, fortuna, naixement o altra condici. A ms, no es far cap distinci basada en l'estatut poltic, jurdic o internacional del pas o del territori al qual pertanyi una persona, tant si s independent com si est sota administraci fiduciria, si no s autnom, o est sota qualsevol altra limitaci de sobirania. SPAGNOLO La Asamblea General Proclama la presente Declaracin Universal de Derechos Humanos como ideal comn por el que todos los pueblos y naciones deben esforzarse, a fin de que tanto los individuos como las instituciones, inspirndose constantemente en ella, promuevan, mediante la enseanza y la educacin, el respeto a estos derechos y libertades, y aseguren, por medidas progresivas de carcter nacional e internacional, su reconocimiento y aplicacin universales y efectivos, tanto entre los pueblos de los Estados Miembros como entre los de los territorios colocados bajo su jurisdiccin. Artculo 1 Todos los seres humanos nacen libres e iguales en dignidad y derechos y, dotados como estn de razn y conciencia, deben comportarse fraternalmente los unos con los otros. Artculo 2 Toda persona tiene los derechos y libertades proclamados en esta Declaracin, sin distincin alguna de raza, color, sexo, idioma, religin, opinin poltica o de cualquier otra ndole, origen nacional o social, posicin econmica, nacimiento o cualquier otra condicin. Adems, no se har distincin alguna fundada en la condicin poltica, jurdica o internacional del pas o territorio de cuya jurisdiccin dependa una persona, tanto si se trata de un pas independiente, como de un territorio bajo administracin fiduciaria, no autnomo o sometido a cualquier otra limitacin de soberana.

ASTURIANO EL CONCEYU XENERAL Proclama ESTA DECLARACIN UNIVERSAL DE LOS DRECHOS HUMANOS comu ideal comn pol qu'han puxar tolos pueblos y naciones, al envs de que, lo mesmo los individuos que les instituciones, inspirndose de contino nella, promueva, por aciu de la enseanza y la educacin, el respetu a estos drechos y llibertaes, y afite, con mides progresives de calter nacional y internacional, la so reconocencia y aplicacin universales y efeutives, tanto ente los pueblos de los Estaos Miembros comu ente los de los territorios allugaos baxo la so xurisdiccin.

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Artculu 1 Tolos seres humanos nacen llibres y iguales en dignid y drechos y, pola mor de la razn y la conciencia de so, han comportase hermaniblemente los unos colos otros. Artculu 2 Toa persona goza de tolos drechos y llibertaes afitaes nesta Declaracin, ensin estremamientu nengn de raza, de color, de sexu, de llingua, de relixn, d'opinin poltica o de cualesquier otra mena, d'orixe nacional o social, de posicin econmica, de nacencia o de cualesquier otra condicin. D'otra miente, tampocu nun se fadr estremamientu nengn basu na condicin poltica, xurdica o internacional del pas o territoriu de la xurisdiccin de la que dependa una persona, lo mesmo seya pas independiente o territoriu baxo tutela alministrativa, non autnomu o sometu a cualesquier llende na so soberana. GALEGO A Asemblea Xeral proclama a presente Declaracin Universal dos Dereitos da Persoa como ideal comn polo que tdolos pobos e nacins se deben esforzar, para que tanto os individuos coma as institucins, inspirndose constantemente nela, promovan, mediante o ensino e a educacin, o respecto a estes dereitos e liberdades, e aseguren, por medidas progresivas de carcter nacional e internacional, o seu recoecemento e aplicacin universais e efectivos, tanto entre os pobos dos estados membros coma entre os dos territorios colocados baixo a sa xurisdiccin. Artigo 1. Tdolos seres humanos nacen libres e iguais en dignidade e dereitos e, dotados como estn de razn e conciencia, dbense comportar fraternalmente uns cos outros. Artigo 2. Toda persoa ten os dereitos e liberdades proclamados nesta Declaracin, sen distincin ningunha de raza, cor, sexo, idioma, relixin, opinin poltica ou de calquera outra ndole, orixe nacional ou social, posicin econmica, nacemento ou calquera outra condicin. Ademais, non se far ningunha distincin baseado na condicin poltica, xurdica ou internacional do pas ou territoiro da xurisdiccin do cal dependa unha persoa, tanto se se trata dun pas independente coma dun territorio baixo administracin fiduciaria, non autnomo ou sometido a calquera outra limitacin de soberana. PORTOGHESE A Assemblia Geral proclama a presente Declarao Universal dos Direitos Humanos como ideal comum a atingir por todos os povos e todas as naes, a fim de que todos os indivduos e todos os orgos da sociedade, tendo-a constantemente no esprito, se esforcem, pelo ensino e pela educao, por desenvolver o respeito desses direitos e liberdades e por promover, por medidas progressivas de ordem nacional e internacional, o seu reconhecimento e a sua aplicao universais e efectivos tanto entre as

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populaes dos prprios Estados membros como entre as dos territrios colocados sob a sua jurisdio. Artigo 1 Todos os seres humanos nascem livres e iguais em dignidade e em direitos. Dotados de razo e de conscincia, devem agir uns para com os outros em esprito de fraternidade. Artigo 2 Todos os seres humanos podem invocar os direitos e as liberdades proclamados na presente Declarao, sem distino alguma, nomeadamente de raa, de cor, de sexo, de lngua, de religio, de opinio poltica ou outra, de origem nacional ou social, de fortuna, de nascimento ou de qualquer outra situao. Alm disso, no ser feita nenhuma distino fundada no estatuto poltico, jurdico ou internacional do pas ou do territrio da naturalidade da pessoa, seja esse pas ou territrio independente, sob tutela, autnomo ou sujeito a alguma limitao de soberania. ROMANCIO proclama l'Assemblea Generala la preschainta Decleranza universala dals drets da l'uman sco l'ideal cumnaivel dad obtgnair per tuot ils pvels e tuot las naziuns, per cha mincha singul e tuot ils organs da la vita publica hajan adna adimmaint quista Decleranza ed as sfadajan da promouver il respet da quists drets e da quistas libertats tras l'instrucziun e l'educaziun e dad asgrar tras masras progressivas i'l ram naziunal ed internaziunal lur arcugnuschentscha ed applicaziun effectiva ed universala, tant pro la populaziun da lur stadis sco eir pro quella da territoris chi suottastan a lur giurisdicziun. Artichel n. (1) Tuots umans naschan libers ed eguals in dignit e drets. Els sun dotats cun intellet e conscienza e dessan agir tanter per in uin spiert da fraternit. Artichel duos. (2) Mincha uman no far valair ils drets e las libertats proclamats in quista Decleranza, sainza ingna differenza, ne da razza, da culur, da sex, da lingua, da religiun, d'opiniun politica o d'na otra opiniun, d'origin naziunal o social, da propriet, da naschentscha ne da qualunque otra circunstanza. Plnavant nu poja gnir fat ingna differenza in basa a la situaziun politica, giuridica o internaziunala dal pajais o dal territori, al qual na persuna appartegna, cha quist pajais o territori saja independent, suot tutela, na autonom ch'el saja suottamiss a qualunque otra limitaziun da sia libert. FRIULANO la Samblee Gjenerl des Nazions Unidis e proclame cheste Declarazion Universl dai Derits dal Om come idel comugnl cha an di riv a vlu ducj i popui e dutis lis Nazions par che ogni individui e ogni strument de societt, tignint cont simpri di cheste Declarazion, a cirin di promovi, cu la instruzion e la educazion, il rispiet di chescj derits e di chestis libertts e di garantur, midiant proviodiments progressfs di stamp nazionl e internazionl, il ricognossiment universl e

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efetf e il rispiet tant de bande dai popui dai Stts membris, che de bande dai popui dai teritoris cha son sot de lr jurisdizion. Articul 1 Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitt e derits. A an sintiment e cussience e bisugne che si tratin un culaltri come fradis. Articul 2 A ogni individui i spietin ducj i derits e dutis lis libertts proclamts in cheste Declarazion, cence nissune distinzion par vie di gjernazie, colr, mascjo o femine, lenghe, religjon, di impinion politiche o alcaltri, di zoc nazionl o socil, di ricjece, di nassite o altre condizion. E no sar fate nissune distinzion nancje par vie dal Statt politic, juridic o internazionl dal pas o de tiare che une persone i parten, tant se ch tiare e je indipendent che se je sot ministrazion fiduciarie o no autonime o sot cualchi altri limit di sovranitt. SANMARINESE L'ASEMBLEA GENERELA la proclama la presnta dichiarazioun universla di dirt umn cum idel comun da cunquist da tot i popli e da tot al Nazioun,s'u scop che ogni individui e ogni urganismi dla societ, tnnd sempra presnta st Dichiarazioun, u s'impgna a lavur, s'l'insegnamnt e s'l'educazioun, pr u rispt at st dirt e at stl libert e ad garantin, mitnd in t iniziativi sempri pi numerousi at caratri naziunl e internaziunl, l'universl e concrt riconoscimnt e rispt, tent tra i popli di sts Std mmbri, quant tra qui di teritri che i sotopost mla su giurisdizioun. ARTICOLO 1 (Artcli 1) Tot j essri umn i ns lbri e cumpagn in dignit e dirt. Lou i dutid ad rasoun e ad cuscinza e i da oper, ognun ti cunfrunt at ch'j ilt, sa sentimint ad fratelnza. ARTICOLO 2 Ogni persouna la da benefici at tot i dirt e at toti al libert proclamid tla presnta Dichiarazioun, snza alcuna distinzioun pr rasoun ad raza, ad culour, ad sesso, ad lngua, ad religioun, ad idea pultica e upinioun divrsi, ad nazionalit o sucila, ad richza, ad nascita o ad qualsiasi lta cundizioun. Nisuna distinzioun la sar stabilida tnnd count du std pultich, giurdich o internaziunl de paiois o del teritorii me quale una persouna l'aapartn, c'u sia quest indipendnt, o c'l'pa una aministrazioun fiducria, o c'un sia autonomo, o c'u sia sugt ma qualsiasi tip ad limitazioun ad sovranit. ITALIANO L'ASSEMBLEA GENERALE proclama la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della societ, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libert e di garantirne,

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mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione. Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libert enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sar inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranit. CORSO Sta Dichjarazioni Univirsali di i Diritti di l'Omu cum' fini cumunu da ricirc da tutti i populi tutti i nazioni, par ch'elli provinu tutti l'individui tutti l'urganisazioni di a sucit, c u insignamentu l'educazioni, svilupp u rispettu d'issi diritti, , pigliendu pocu pocu i misuri naziunali internaziunali, impona ni ignalocu a ricunniscenza a prattica vera, sia ind' i populi di i Stati membri stesi, sia ind' quilli di i tarritorii ad elli cunfidati. Articulu Prima Nascinu tutti l'omi libari pari di dignit di diritti. Pussedinu a raghjoni a cuscenza li tocca ad agiscia tr elli di modu fraternu. Articulu 2 Di tutti i diritti i libert scritti in issa dichjarazioni, si ni p ghjuv ugnunu, senza sfarenza varuna di razza, di culori, di sessu, di lingua, di rilighjoni, d'upinioni, pulitica o altra ch'ella sia, d'urighjini naziunali o suciali, di ricchezza, di nascita o di qualunqua altra situazioni. Mancu si far nisuna sfarenza partendu da u statutu puliticu, ghjuridicu o internaziunali di u paesi o u tarritoriu duva ella campa a parsona, ch'ellu sia indipindenti issu paesi o tarritoriu, o puri cunfidatu ad una antra nazioni, privu d'autunumia o c un puteri limitatu in calch modu. SARDO s'Assemblea Zenerale proclamat custa decraratzione universale de sos deretos de s'mine comente s'ideale comunu chi totu sos ppulos e totu sas natziones depent sighire pro fagher a manera chi totu sos indivduos e totu sos rganos de sa sotziedade, tenende semper in coro custa Decraratzione, s'isfortzent, cun s'amaestramentu e s'educatzione, pro isvilupare su respetu de custos deretos e libertades e pro nd'assegurare, cun mesuras progressivas de rdine natzionale e internatzionale, su reconnoschimentu e s'aplicatzione universales e efetivas, siat in mesu de sas populatziones de sos Istados

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Membros etotu, siat in mesu de cussas de sos territrios postos suta de sa zurisditzione issoro. Artculu 1 Totu sos sseres umanos naschint lberos e eguales in dinnidade e in deretos. Issos tenent sa resone e sa cussntzia e depent operare s'unu cun s'teru cun ispritu de fraternidade. Artculu 2 Onzi unu podet fagher baler totu sos deretos e totu sas libertades proclamadas in sa Decraratzione presente, sena distintzione peruna, mescamente de ratza, de colore, de sessu, de limba, de relizione, de opinione poltica o de onzi tera opinione, de orzine natzionale o sotziale, de cunditzione, de nschida o de onzi tera cunditzione. In prus, no at a esser fata peruna distintzione fundada supra s'istatutu polticu, zurdicu o internatzionale de su pasu o de su territoriu dae ue una pessone podet benner, chi custu pasu o territoriu siat indipendente, suta tutela, no autnomu o assuzetadu a una limitatzione cale si siat de soveranidade. ROMENO ADUNEAREA GENERALA proclam prezenta DECLARAIE UNIVERSAL A DREPTURILOR OMULUI, ca ideal comun spre care trebuie s tind toate popoarele i toate naiunile, pentru ca toate persoanele i toate organele societii s se strduiasc, avnd aceast Declaraie permanent n minte, ca prin nvtur i educaie s dezvolte respectul pentru aceste drepturi i liberi i s asigure prin msuri progresive, de ordin naional i internaional, recunoaterea i aplicarea lor universal i efectiv, att n snul popoarelor statelor membre, ct i al celor din teritoriile aflate sub jurisdicia lor. Articolul 1 Toate fiinele umane se nasc libere i egale n demnitate i n drepturi. Ele nzestrae cu raiune i contiin i trebuie s se comporte unii fa de altele n spiritul fraternitii. Articolul 2 Fiecare om se poate prevala de toate drepturile i libertile proclamate n prezenta Declaraie fr nici un fel de deosebire ca, de pild, deosebirea de ras, culoare, sex, limb, religie, opinie politic sau orice alt opinie, de origine naional sau social, avere, natere sau orice alte mprejurri. n afar de aceasta, nu se va face nici o deosebire dup statutul politic, juridic sau internaional al rii sau al teritoriului de care ine o persoan, fie c aceast ar sau teritoriu snt independente, sub tutel, neautonome sau supuse vreunei alte limitri a suveranitte.

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4. Variet linguistiche nella Romnia, nello spazio e nel tempo. Il Padre Nostro
Il Padre Nostro una delle preghiere fondanti della fede cristiana, stabilita a partire dal testo evangelico di Matteo 6, 9-13, cui corrisponde da presso Luca 11, 2-4. La variante sostanziale al vers. 11 tra supersubstantialem e cotidianum (o cottidianum) della tradizione gi antica del testo sacro: nella traduzione di San Gerolamo, nota come Vulgata, sincontra supersubstantialem nella versione di Matteo, cottidianum invece in Luca, mentre la redazione precedente nota come Vetus latina reca cottidianum in entrambi i luoghi. La dossologia Quia tuum est regnum et potentia et gloria in secula seculorum, presente gi in versioni antiche (cfr. ess. 2 e 3), ma assente dalla Vulgata, venne reintrodotta nel testo di Matteo da Erasmo gi dalla sua prima edizione bilingue del Nuovo Testamento greco e latino (Basilea 1515). Questa formula finale fu poi caratteristica delle traduzioni cinquecentesche di orientamento riformato, a partire da quella di Lutero; cfr. qui le versioni spagnola di Juan de Valds, francese dellOlivetano (la prima ad adottare da Erasmo linnovazione), romancia di Jachian Bifrun, sarda nel testo di Sebastian Munster (37) e occitanica moderna, nonch quella rumena moderna che deriva peraltro direttamente dal testo greco. La presentazione segue un andamento tendenzialmente da Occidente verso Oriente: gli esempi delle lingue ufficiali o normative moderne precedono quelle dellarea geo-linguistica cui appartengono e si trovano ai nn. 5 (spagnolo), 12 (portoghese), 14 (francese), 24 (catalano), 31 (italiano), 41 (rumeno). Le trascrizioni dei testi antichi seguono le convenzioni ortografiche stabilite nelleditoria scientifica per le diverse aree; si noter in particolare il ridottissimo numero di diacritici, specialmente di accenti, in uso nelle trascrizioni di testi antico-francesi e antico-occitanici. Il punto in alto indica un fenomeno di appoggio sintattico o fonosintattico di un elemento a ci che precede; esso cos utilizzato nelledizione di testi francesi, provenzali e catalani per segnalare lenclisi asillabica, cio con perdita della componente vocalica, di pronomi e aggettivi (qui nons nel testo catalano 24) e nelledizione di testi italiani antichi e moderni per indicare il raddoppiamento fonosintattico (qui per es. che sse nel testo 31 e a nnoi nel 32). Opere di riferimento: S. Heinimann, Oratio dominica romanice. Das Vaterunser in der romanischen Sprachen von den Anfngen bis ins 16. Jahrhundert, Tbingen, Niemeyer, 1988 (Beihefte ZrPh, Band 219) e Il paternostro in volgare francese. Tradizione scritta e tradizione orale, in Miscellanea di studi in onore di Aurelio Roncaglia a cinquantanni dalla sua laurea, Modena, Mucchi, 1989, 2: 663-672. (Heinimann 1988 e 1989); K. Heger, Die Bibel in der Romania : Matthus 6,5-13, Tbingen, Niemeyer, 1967. Un precedente antico quello di Hieronymus Megiser, Specimen quadraginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum, Frankfurt, Johann Spiess (con documentazione allargata poi in una successiva edizione del 1603 a cinquanta ma in realt poi solo 47 - esempi: Specimen quinquaginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum).

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1) Latino: Vetus latina (Itala) Pater noster qui es in caelis, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua in caelo et in terra. Panem nostrum cottidianum da nobis hodie. Et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. Et ne nos inducas in temptationem, sed libera nos a malo [quoniam tuum est regnum et virtus et gloria in saecula. Amen. var. mss. f(g1)q]. [Heinimann 1988: 75, integrato con Jlicher 1938: 31] 2) Latino: Afra Pater noster qui [hic er.] in caelis, sanctificetur nomen tuum. Veniad regnum tuum. Fiat voluntas tua in caelo et in terra. Panem nostrum cottidianum da nobis hodie. Et remitte nobis debita nostra, sicut et nos remittimus debitoribus nostris. Et ne passus fueris induci nos in temptationem, set libera nos a malo, quoniam est tibi virtus in saecula saeculorum. [Jlicher 1938: 31] 3) Latino: Vulgata Pater noster qui es in caelis, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra. Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie. Et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. Et ne inducas nos in temtationem, sed libera nos a malo. [Heinimann 1988: 78] Come pure ausilio didattico, si fa seguire unipotesi di riformulazione del testo della Vulgata in latino parlato corrente di et (tardo) imperiale, in due varianti, la seconda delle quale prevede la conservazione della declinazione bicasuale, cos come avviene in area gallo-romanza. Per evidenziare la differenza con larea sarda (e col siciliano) si supposta avvenuta levoluzione di finale in /o/. Sono segnalate con la sottolineatura le principali divergenze morfosintattiche rispetto allassetto grammaticale tradizionale; tra parentesi tonde sono indicate delle alternative possibili, tra parentesi quadre possibili integrazioni. Considerata la natura del testo (e le versioni volgari anche antiche), lordine dele parole nella frase stato lasciato in sostanza inalterato (v. sopr.: Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie, con lanteposizione del complemento oggetto). *Patre nostro qui es in illos (/ ipsos) celos (/ celum), sanctificato sit [illo / ipso] nomine (nome) tuo. Adveniat [illo / ipso] regno tuo. Facta sit [illa] tua voluntate, [acco / en acco] sic in [illo / ipso] celo et in [illa / ipsa] terra. [Illo / ipso] pane nostro cottidiano donat ad nos hodie. Et dimitte ad nos [illos / ipsos] debitos nostros (/ debitas nostras), sic quomodo [tanto bene] nos dimittimos ad [illos / ipsos] nostros debitores. Et non (nonne) [passum / mica] inducere nos in tentatione, magis libera nos de ab [illo / ipso] male.* *Pater noster qui es in illos (ipsos) celos (celum), sanctificatos sit [ille / ipse] nomine (nome) tuos. Adveniat [ille / ipse] regnos tuos. Facta sit [illa] voluntates tua, [acco / en acco] sic in [illo / ipso] celo et in [illa / ipsa] terra. [Illo / ipso] pane nostro cottidiano donat ad nos hodie. Et dimitte ad nos [illos / ipsos] debitos nostros (debitas nostras), sic quomodo nos dimittimos ad [illos / ipsos] nostros debitores. Et non (nonne) [passum / mica] inducere nos in tentatione, magis libera nos de ab [illo / ipso] male.*

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4) Latino: Erasmo (1522) Pater noster qui es in coelis, sanctificetur nomen tuum. Veniat regnum tuum. Fiat voluntas tua quemadmodum in coelo sic etiam in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie. Et remitte nobis debita nostra, sicut et nos remittimus debitoribus nostris. Et ne inducas nos in tentationem, sed libera nos a malo. Quia tuum est regnum et potentia et gloria in secula seculorum. Amen. [Heinimann 1988: 87] 5) Spagnolo mod. (Castigliano) Padre nuestro que ests en los cielos, santificado sea tu nombre. Venga tu Reino. Sea hecha tu voluntad, como en el cielo as tambin en la tierra. Danos hoy nuestro pan de cada da, y perdnanos nuestras deudas, como tambin nosotros perdonamos a nuestros deudores. Y no nos metas en tentacin, ms lbranos del mal. Amen. 6) Spagnolo 13 s. Nuestro Padre que eres en los cielos, santiguado sea el to nombre. Venga el to regno. Sea tu voluntat ass en tierra cuemo es en el cielo. Nuestro pan cutidiano nos da oy. E perdona a nos nuestros debdos, ass cuemo nos perdonamos a nuestros debdores. E no nos trayas a temptacin, mas libra nos de mal. [Heinimann 1988: 212 ms. Escorial I-j-6: Bibblia en romance] 7) Spagnolo 16 s. Padre nuestro que ests en los cielos, santificado sea el tu nombre. Venga el tu reyno. Cmplase tu voluntad en la tierra ass como se cumple en el cielo. Nuestro pan el de cada da dnosle oy. Y perdnanos nuestros pecados, ass como tambin nosotros perdonamos a los que nos ofenden. Y no permitas que seamos derribados y vencidos en la tentacin, pero lbranos del mal. Porque tuyo es el reyno y el podero y la gloria en los siglos de los siglos. Amn. [Heinimann 1988: 217 Juan de Valds, Dilogo de doctrina cristiana, Alcal 1529] 8) Asturiano Padre nuestru, qests en os cielos, santificu sia l to nome. Vnia l to reinu. Fgase to volunt, como nel cielu ansina tamien en a tierra. El pan nuestro de ca da, dmoslu hoy, y perdnanos nuestras deudas, ansina como nosotros perdonamos nuestros deudores. Y no mos dexes cayer na tientacion, mas llbranos de mal. Amen. [Heger 1967: versione della met del sec. XIX] 9) Portoghese mod. Pai nosso que ests no cu, santificado seja o Vosso nome, venha a nos o Vosso Reino, seja feita a Vossa vontade, assim na terra, como no cu. O po nosso de cada dia nos d hoje. Perdoa-nos as nossas ofensas, assim como ns perdoamos a quem nos tem ofendidos, e no nos dexais cair em tentao, mas livra-nos do Mal. Amm. (e in standard brasiliano: Pai Nosso que estais no cu, santificado seja o vosso nome, vem a ns o vosso reino, seja feita a vossa vontade assim na terra como no cu. O po nosso de cada dia nos da hoje, perdoai-nos as nossas ofensas, assim como ns perdoamos a quem nos tem ofendido, no nos deixei cair em tentao mas livrai-nos do mal. Amm.) 10) Portoghese 15 s. Padre nosso que es nos ceeos, ... sanctificado seja o teu nome ... demandamos que venha o sseu reino ... Seja feita a tua voontade assy na terra como nos ceeos ... Pam nosso de cada dia nos da oje ... Quytanos nossas divydas, como nos quytamos a nos devedores ... Que nom sejamos derribados na

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temptaom, mas que nos livres de mal. [Heinimann 1988: 170 Don Duarte, Leal Conselheiro (1437-38), 364,22-347,25, estratti] 11) Francese mod. Notre Pre, qui es aux cieux, que ton nom soit sanctifi, que ton rgne vienne, que ta volont soit faite sur la terre comme au ciel. Donne-nous aujourdhui notre pain de ce jour. Pardonne-nous nos offenses comme nous pardonnons aussi ceux qui nous ont offenss. Et ne nous soumets pas la tentation, mais dlivre-nous du mal, car cest toi quappartiennent le rgne, la puissance et la gloire, aux sicles des sicles. Amen. 12) Francese ant. s. 13 Nostre Pere qui es el ciel, ton non soit saintefis. Ton regne viegne. Ta volents soit fete en terre come ele est el ciel. Sire, done nos hui nostre vivre de chascun jor. Et nos pardone noz pechiez, comme nos pardonons a cels qui nos meffont. Et ne nos maine mie en temptacion, ce est a dire Ne sueffre mie que nos soions men en temptacion, mes delivre nos de mal. Amen. Amen vaut autant ci endroit come Ce soit fet. [Heinimann 1988: 97, da un ms. della Bible franaise du XIIIe sicle, Paris, BNF, fr. 899 unaltra red., con varianti minime e senza la glossa esplicativa, qui indicata in corsivo, in Heinimann 1989: 667] 13) Anglonormanno s.12 met Li nostre Perre, ki ies es ciels, seit seintefiez li tuns nuns. Avienget le tuens regnes. Seit feite la tue volentez si cum en ciel e en la terra. Nostre pein chaskejurnel dune nus hoi. E pardune a nus les noz detes, si cume nus pardununs a noz deturs. E ne nus meines en tenteisun, meis delivre nus de mal. Issi seit. [Heinimann 1988: 91 e 1989: 665 ms. 987 (R 17.1) del Trinity College di Cambridge, prob. originario del monastero di Christ-Church a Canterbury] 14) Anglonormanno s.12 met Li nostre Pere, qui ies es ciels, saintefiez seit li tuens nums; avienget li tuns regnes. Seit faite la tue voluntet, sicum en ciel e en la terre. Nostre pain cotidian dun a nus oi. E pardune a nus les noz detes, eissi cume nus pardunums a noz deturs. E ne nus mener en temtatiun, mais delivre nus de mal. Amen. [Heinimann 1989 ms. British Library, Cotton Nero C IV]. 15) Piccardo 14 s. Peres nostres qui es es chiuls, tes nons soit saintefis. Tes regnes aviegne. Ta volents soit faite si comme en ciel et en terre. Done nous hui no pain soursustantial. Et laisse a nous nos detes, ensement si comme nous laissons a nos deteurs. Et ne nous maines en temptation, mais delivre nous de mal. [Heinimann 1988: 107 ms. Venezia, Bib. Marciana, 1745, sec. 14, prima met] 16) Francese s.16 (1535) Nostre Pere qui es s cieulx, ton nom soit sanctifi. Ton royaume advienne. Ta volunt soit faicte ainsi en la terre comme au ciel. Donne nous aujourdhuy nostre pain quotidien. Et nous quicte noz debtes, comme aussi nous quictons ceulx qui nous doibvent. Et ne nous induitz point en tentation, mais delivre nous du mauvais. Car toy est le royaume et la puissance et la gloire tousjours mais. Amen. [Heinimann 1988: 118 Pierre Robert Olivetan, Bible, Neuchtel 1535] 17) Provenzale ant. s.13 Le nostre Paire qui es els cels, sanctificatz sia lo teus noms. Avenga lo teus regnes. E sia faita la tua volontatz, si co el cel e ela terra. E dona a nos oi lo nostre pa qui es sobre tota cauza. E perdona a nos les nostres deutes, aisi co nos perdonam als nostres deutors. E no nos amenes en tantatio, mais

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deliura nos de mal. [ms. Lyon, Bib. Municipale, ms. 36, f.5ra Heinimann 1988: 1781] 18) Provenzale alpino, s.16 O tu, lo nostre Payre lo cal sies en li cel, lo tio nom sia sanctifica. Lo tio regne vegna. La toa volonta sia fayta, enaysi coma ilh es fayta al cel sia fayta en la terra. Dona nos encoy lo notre pan cotidian. E perdona a nos li nostre peca, enaysi coma nos perdonen a quilh que an peca de nos. E non nos menar en temptacion, mas deyliora nos de mal. Amen. [Heinimann 1988: 180 redazione valdese del Padre Nostro, conservata in un gruppo di mss. del sec. 16, ma probabilmente anteriore] 19) Catalano mod. Pare nostre del cel, sigui santificat el teu nom; vingui el teu Regne; facis la teva voluntat, com al cel, aix tamb a la terra. Dnans avui el nostre pa de cada dia; i perdonans les nostres ofenses, com tamb nosaltres hem perdonat els qui ens ofenen; i no deixis que caiguem en la temptaci, ans deslliurans del Maligne. Amn. 20) Catalano s.14 Pare nostro celestial, lo teu nom sia beneyt e loat qui s sant. Vengam al teu regna. La tua voluntat sia feta al cel e en la terra. Dna a ns huy lo pa del sostanimn de la nostra vida. E perdona a ns, ax com nos perdonam. E nons amens a temptacion, ans nos guarda de mal. [Heinimann 1988: 158 ms. Paris, BNF, esp.486]. 21) Piemontese s.12-13 O tu, car ser Pare, qui es in cel ... Per nos est sanctific, per bones ovres e per bona vita ... Veigna lo to governament e lo to regement a color qui te sanctifient per bona volunt e per bones ovres. Ais sea la tua volunt en noi, qui sem terra, cum ela est en cel, zo est en li angeli, qui te aoren e serven continuament. Aquel pan te demandem dun la nostra vita carnal se susten en quest terren sevol ... E si nos perdona nostre devie, zo son li pecai que noi avem fait envers ti, ais cum nos perdonem a nostres debitor, zo est a cels qui nos an offend e pecc envers nos ... Or preiem Deu quel ne nos lais cair en temptaciun ... zo est a dir Mas delivra nos de tot mal ... [Heinimann 1988: 124 Torino, BN, D.VI.10, collezione dei Sermoni subalpini] 22) Lombardo occ. (Milan.) Pader noster che te see in ciel, che sia santificaa el t nmm, che vegna el t regno, che sia pur faa quell che te voeut t, tant in ciel, come in tera. Dann incoeu el noster pan tant de st in pee. E perdonem i nster debit, istess come nun ghe perdonem a quij tai, che ne dev quajcoss. E metten minga in brusa de f peccaa. Ma tegnen a la larga del maa. Amen. [Heger 1967: versione della met del sec. XIX] 23) Veneziano 14 s. O Pare nostro de cielo, lo to nome sia santifichado, a o che io vegna en lo to regno. La toa volontade sia fata en terra s como ella fata in cielo. Misier, dona a nuy da viver de die in dy. Et a noy perdona ly nostri pechadi, s como noy perdonemo a coloro che n offeso. E no menar nuy in tentacion, o a dir che Dio ne debia conportar che nuy siamo menadi in temptacione, ma

1 Questa traduzione del Nuovo testamento, di proveninenza linguadociana e del sec. XIII, certamente da ricondurre ad un ambiente eretico cataro (albigese) ed seguita nel manoscritto che la conserva da un Rituale cataro.

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delivrane del male. Amen. [Heinemann 1988: 140 Venezia, Bib. Marciana, Marc. 4889 (gi It.3), dat. 1369] 24) Veneziano Pare Nostro, che ti xe in cielo, sia el to nome santific, vegna el to Regno, la to volont se fazza come in cielo, cuss anca in tera. Dane anca ancuo el pan de ogni zorno per nostro sustentamento. E perdonine i nostri debiti, che anca nualtri ghe li perdonemo. E no lasser che caschemo in pericoli, ma scampine dal mal. Amen. [Heger 1967: versione della met del sec. XIX] 25) Italiano mod. stand. (Toscano) Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno, sia fatta la tua volont, come in cielo cos in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 26) Toscano s.13 Padre nostro che sse in cielo, lo tuo nome sia santificato. Avegna il tuo regno. Sia fatta la tua volontade, s come ella in cielo cos in terra. D a noi oggi nostro pane cotidiano. E perdon a noi i nostri peccati, s come noi perdoniamo a coloro che nno peccato in noi. Et non inducere noi in tentatione, ma libera noi del male. Amen. [Heinimann 1988: 127, con una minima correzione (perdona) Firenze, BN, Magl. XL.41, 121 v.] 27) Toscano s.14 Padre nostro lo quale se in celo. Santificato sia il nome tuo. Vegnano noi nel regno tuo. Sia facta la volontade tua s come in celo et in terra. Lo pane nostro cotidiano d a nnoi oggi. E perdona a nnoi li peccati nostri, siccome noi perdoniamo ad ogni huomo il quale sia nostro debitore. Et non ci lasciare cadere nella tentatione, ma libera noi dal male. [Heinimann 1988: 130 ms. Firenze, Bib. Riccardiana, Ricc. 1252] ulteriore versione toscana del s.14 Padre nostro lo quale se in cielo, sia santificato il nome tuo. Pervenga il regno tuo. Sia fatta la volont tua s come in cielo e in terra. Pane nostro cotidiano d a noi oggi. Et perdona a nnoi i debiti nostri, s come noi lasciamo a nostri debitori. E no llasciare cadere noi nelle tentationi, ma libera noi dal male. [Heinimann 1988: 131 ms. Firenze, Bib. Riccardiana, Ricc. 1250] 28) Toscano s. 15 Patre nostro el qual sei in cielo, sia sanctificato el nome tuo. Fa chio venga al tuo regno. Sia facta la volont tua come in cielo et in terra. A noi d hogi el pane nostro soprasubstantiale. Et perdonaci li nostri debiti, come etiam noi perdoniamo a debitori nostri. Et non ce inducere ne la tentatione, ma liberace dal male. Amen. [Heinimann 1988:147 Niccol Malermi, Biblia, Venezia 1 agosto 1471]. 29) Napoletano Patre nuosto che staje ncielo, sia beneditto lo nomme tujo. Venga lo regno tujo. Sia fatta la volont ttoja, comme ncielo, accossi nterra. Dance ogge lo ppane nuosto ch dde gran sustanzia. E pperdona a nnuje li diebbete nuoste, comme nuje perdonammo a li debbeture nuoste. E nnon ce f pigli de la tentazzione. Ma sarvance da lo mmale. Amen. [Heger 1967: versione della met del sec. XIX, con concessioni evidenti allitaliano letterario]

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30) Siciliano Patri nostru chi stai in celu, sia santificatu lu to nomu; vegna a nui lo to regnu, sia fatta la to volont, comu n celu accuss n terra. Danni oggi lu nostru pani quotidianu, e rimetti a nui li nostri debiti, comu nui li rimettemu a li nostri debituri, e nun nni fari cadiri in tentazioni ma liberanni dogni mali. Amen. [Heger 1967: versione della met del sec. XIX, anche qui con influssi di italiano letterario] 31) Sardo s.16 Babu nostru su ghale ses in sos chelus, santu siada su nomine tuo. Bengiad su rennu tuo. Faciadsi sa voluntade tua comenti in chelo et in sa terra. Su pane nostru dognie die dona a nosateros hoae. Et lassa a nosateros is debitus nostrus, comente e nosateros lassaos a is debitores nostrus. E no nos portis in sa tentatione, impero libera nos da su male. Poiteo tuo esti su rennu, sa gloria e su imperiu in sos seculos de sos seculos. Amen. [Heinimann 1988: 203 Sebastian Mnster, Cosmographia universalis, Basel 1550 dialetto sardo meridionale] 32) Sardo s.16 Babu nostru qui istas in su quelu, santificadu siat su nomen tou. Benzat a nois su rennu tou. Fata siat sa voluntade tua gasi in sa terra comente a in su quelu. Su pane nostru de donni die da nos lu hoe. E perdonanos sos depidos nostros, gasi comente noisateros perdonamus a sos depidores nostros. E no nos lesses ruer in sa tentacione, sin liberanos de donni male. Amen. [Heinimann 1988: 205 Antonio Cordeses, Catechismo o Summa de la religin christiana, Cagliari 1566 dialetto logudorese] 33) Sardo (Logudorese) Babbu nostru qui ses in sos Chelos, santificadu siat su nomen tou, benzat a nois su regnu tou, facta siat sa voluntade tua, comente in su Chelu, et in sa terra. Su pane nostru de ogni die danoslu hoe, et perdonanos sos peccados nostros, comente et nois perdonamus ad sos inimigos nostros. Et non nos lexaes a ruere in tentatione, ma lberanos dai male. Amen. [Heger 1967: versione della met del sec. XIX] 34) Retoromanzo 16 s. Bab nos quel chi ist in schil, santifichio saia lg tes num. Lg tieu ariginam vigna tiers nus. La tia voeglia dvainta in terra sco ella fo in schil. D nus nos paun huotz en in mnchia di. Parduna nus nos dbits, sco er nus pardunain nos debitaduors. Et nuns mnr in appruvamaint, dimpersemaing spendra nus dalg ml. Per che tieu es lg ariginam et la pusaunza et la gloergia saimper et saimper m. Amen [Heinimann 1988: 191 Jachian Bifrun, Lg Nuof Sainct Testamaint, s.l. 1560] 35) Rumeno mod. Tatl nostru, Care eti n ceruri, sfineasc-se numele Tu; Vie mpria Ta; fac-se voia Ta, precum n cer asa i pe pmnt. Pinea noastr cea spre fiin d-ne-o nou astzi; i ne iart nou greelile noastre, precum i noi iertm greiilor notri; i nu ne duce pe noi n ispit, ci ne izbvete de cel ru. C a Ta este mpria i slava n veci. Amin! [Biblia, cur. Justinian, Patriarhul Bisericii Ortodoxe Romne, Bucareti, 1968] 36) Rumeno 16 s. Parintele nostru ce iesti in ceriu, swinaskese numele teu. Se vie inpereia ta. Se fie voia ta komu ie in ceru assa ssi pre pemintu. Penia noastre seioase de noai astedei. Ssi iarte noae detoriile noastre, cum ssi noi lesem detorniczilor nostri. Ssi nu aducze pre noi in ispite, ce ne mentuiaste de fitlanul. Ke ie a ta inpereia ssi putara ssi cinstia in veczij vecilor. Amen. [Heinimann 1988: 199 stampa di Varsavia, 1594]

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Commento Dalla lettura di questi testi molto diversi per epoca e localizzazione emerge in primo luogo una forte omogeneit di fondo per quanto riguarda lessico e assetto della frase, almeno per quanto riguarda le lingue romanze occidentali. Ci ovviamente non stupisce, trattandosi di una preghiera fondamentetale nella tradizione cristiana, insegnata secondo le Scritture da Cristo stesso ai suoi discepoli. Il punto di riferimento comune in questo caso ancor pi saldo che in quello del Vangelo di Giovanni. A livello morfosintattico si possono notare delle oscillazioni, per esempio nellespressione dellimperativo negativo, che ammette nelle diverse lingue le tre forme negazione + congiuntivo (come nellarea iberica o in sardo), negazione + imperativo (come in francese o in rumeno), negazione + infinito (come in italiano o in retoromanzo). Queste forme sono state spesso concorrenti nelle fasi linguistiche pi antiche, come si nota negli esempi medievali di area francese, in cui a fronte dellimperativo sempre identico delivre si possono incontrare le forme negative ne meines / ne maines (costruzione col congiuntivo, ess. 13 e 15), ne mener (con linfinito, es. 14), ne maine (con limperativo, es. 12). Ugualmente variabile, soprattutto negli esempi antichi, la posizione dei pronomi rispetto allinfinito, che possono precedere o seguire il verbo come si nota nelle diverse soluzioni per tradurre il latino DA NOBIS. Ancora le lingue romanze possono ammettere larticolo di fronte a aggettivo possessivo (come nella maggior parte degli esempi) o non ammetterlo (come in francese e in spagnolo moderno). Fatta eccezione per questi elementi e per le inevitabili variazioni legate a singole scelte di traduzione, la struttura morfosintattica dei vari esempi fortemente stabile. Ci che invece varia grandemente la loro veste fonetica e grafica. 3.1 GRAFIA Tutte le lingue romanze adottano oggi un alfabeto basato su quello latino, con la sola eccezione del giudeo-spagnolo, la variet romanza usata dai discendenti delle comunit ebraiche espulse dalla Spagna nel 1492, scritto ancora ai giorni nostri con lalfabeto ebraico. Le differenze tra gli alfabeti romanzi sono minime, ridotte sostanzialmente ad una manciata di segni diacritici, eppure ciascuna lingua ha un suo proprio sistema fonematico e la corrispondenza tra grafemi e fonemi variabile da lingua a lingua. Per esempio il pronome relativo pu essere scritto que (in spagnolo, portoghese, catalano, ecc.), qui (in francese), oppure che (italiano e variet dialettali italiane), ma bench le grafie siano differenti (ed una ulteriore, ki, nel testo anglonormanno n. 13) la consonante iniziale si realizza sempre come occlusiva velare. Inversamente la consonante iniziale dei corrispondenti dellitaliano cielo sempre la lettera C, ma essa pronunciata come fricativa dentale // in spagnolo, come fricativa alveolare (o sibilante) /s/ in portoghese e francese moderno, come affricata palatale /tl/ in italiano e in rumeno, in ogni caso sempre una sorda, in accordo con la qualit della consonante latina cui la lettera corrisponde. Lortografia odierna , almeno per le lingue nazionali, standardizzata dai vocabolari, ma questa standardizzazione un fatto recente, legato alle politiche

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nazionali di normalizzazione linguistica: la maggior parte delle variet dialettali (ma anche il retoromanzo e il sardo) e tutte le lingue antiche sono al contrario altamente oscillanti nella scrittura; ci vuol dire che gli esempi qui presentati hanno valori diversi: quelli delle lingue nazionali hanno ortograficamente valore assoluto (ciascuna parola non pu essere scritta in altro modo), mentre quelli delle lingue antiche e dei dialetti hanno valore relativo (altre soluzioni grafiche potrebbero essere comunque accettabili); la disomogeneit dei sistemi grafici in uso allalba delle tradizioni scrittorie volgari pu essere verificata osservando due testi di simile origine geografica e cronologica, quelli anglonormanni del XII secolo (ess. 13 e 14), con doppioni - sicuramente corrispondenti ad identica pronuncia - quali qui / ki, nuns / nums, feite / faite, pein / pain. In generale due sono i fattori che influenzano la grafia: la tradizione storica, per cui una parola si continua a scrivere nello stesso modo anche se ne cambia la pronuncia, e il criterio fonologico, per cui si cerca di adeguare la scrittura alle diverse realizzazioni fonetiche; lortografia corrente di tutte le lingue romanze strutturata - in misura variabile da lingua a lingua - su entrambi i criteri: in nessuna esiste corrispondenza biunivoca tra fonemi e grafemi. La tradizione ortografica pu conservare grafie di uno stato pi antico della lingua - come per esempio nel francese soumets, in cui le consonanti finali non sono pi pronunciate mentre lo erano in francese antico -, oppure grafie di unaltra lingua con tradizione scrittoria pi affermata ed autorevole. In gran parte della sua storia lortografia delle lingue romanze occidentali (perch il rumeno stato scritto fino alla fine del XVIII secolo in cirillico) si confrontata col latino, avvicinandosi ed allontanandosi a fasi alterne dal suo modello ortografico fino alla definitiva fissazione di ciascuna lingua nazionale in una norma. Si pu osservare ad esempio la diversa grafia utilizzata per oggi, dal latino HODIE. La lettera H era diventata muta gi in epoca romana e non mai stata pronunciata in alcuna lingua romanza (con leccezione forse di alcune parole di origine germanica in francese), per cui la sua conservazione nellortografia romanza pu essere soltanto dovuta allinfluenza del modello latino. Lo spagnolo moderno conosce la forma etimologica hoy < HODIE, mentre i testi antichi preferiscono nei nostri esempi la forma fonologica oy; anche lasturiano impiega tra laltro hoy. Lo stesso discorso vale per il portoghese (forma antica oje di contro alla moderna hoje) e per il francese, nei cui esempi antichi alternano grafie etimologiche (hui), ma anche fonologiche (anglonormanno oi), mentre il francese moderno ha adottato stabilmente quella del primo tipo nel composto aujourdhui. Al contrario il catalano e litaliano moderno hanno adottato forme grafiche non etimologiche, pur avendole conosciute in passato: cat. mod. avui di contro a cat. ant. huy, it. mod. oggi di contro a it. ant. oggi (ess. 26 e 27) o hogi (es. 28). Analogamente si possono analizzare le realizzazioni grafiche dei continuatori del latino TEMPTATIONE(M), anchesse oscillanti tra forme pi vicine alla pronuncia (p. es. langlonormanno tenteisun) e forme pi legate alla tradizione grafica latina (it. ant. temptatione). In generale i testi pi antichi sono quelli che presentano un numero minore di latinismi grafici: si veda per esempio il testo italiano del XIII secolo (n. 26), che nota il raddoppiamento fonosintattico, oppure il testo anglonormanno del XII secolo (n. 13), che utilizza la lettera K quasi sconosciuta al latino. Ma in effetti alcuni latinismi grafici si trovano anche a questa altezza cronologica, basti osservare nellesempio anglonormanno una grafia come la terra (mentre in tutto il dominio francese la -A finale si affievolisce in -E) o in quello italiano la

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congiunzione et. Bisogna infatti considerare che fino alla fine del Medio Evo listruzione avveniva per lo pi in latino, su testi latini, cosicch le abitudini grafiche latine potevano influenzare, in certa misura anche inconsapevolmente, la pratica scrittoria volgare. Al contrario del tutto consapevoli e in qualche modo programmatici sono i latinismi grafici di testi di epoca umanistica e rinascimentale, come quello toscano del XV secolo (n. 28) e quello francese del XV (n. 16): in italiano sincontra patre, sanctificato, facta, hogi; in francese cieulx, quicte, debtes, doibvent (con inserimento di una B per altro anetimologica, visto che loriginale occlusiva labiale di DEBENT si spirantizzata in -v-). Le stesse dinamiche di adesione (pi o meno inconsapevole) o di rifiuto (per affermazione di specificit linguistica) rispetto al modello ortografico costituito dalla tradizione scrittoria pi consolidata e normalizzata si ritrovano nel rapporto tra scrittura dialettale e sistema grafico della lingua standard. Inevitabilmente alcune caratteristiche grafematiche delle lingue nazionali penetrano nelle scritture dialettali (per esempio luso del digramma <ch> per esprimere locclusiva velare nei dialetti italiani), ma sono frequenti anche altre concessioni allo standard. Tra gli esempi italiani si pu per lo meno notare la presenza di consonanti geminate in milanese (n. 22) in metten e peccaa, mentre le variet al Nord della linea Rimini-La Spezia conoscono come noto solo consonanti scempie; il testo napoletano nota la stessa vocale indistinta finale come E quando corrisponde ad una I italiana, ma altrimenti come O in ossequio alla grafia italiana. Per altri versi per lalterit linguistica si esprime anche attraverso unalterit grafica, come - sempre rimanendo sugli stessi esempi - nelluso della doppia A per notare una vocale lunga in milanese, o in quello della doppia consonante iniziale in napoletano (entrambe le grafie non esistono in italiano). 3.2 FONETICA Come si gi accennato la fonetica il campo linguistico in cui soprattutto sono numerose le differenze tra variet linguistiche. Soprattutto mostrano caratteri molto peculiari le lingue che si sono sviluppate in aree isolate e periferiche, come evidente osservando gli esempi del rumeno, del retoromanzo e del sardo. Per il resto facile notare che gli esempi dialettali mostrano caratteri intermedi tra le lingue, delineando un continuum linguistico che si estende su tutto il territorio della Romnia. Si possono comunque anche qui indicare alcune isoglosse. - Caduta delle vocali finali: interessa in massima parte il francese (che conosce allo stato odierno solo parole ossitone), in secondo luogo occitanico, catalano, retoromanzo e dialetti dellItalia settentrionale (per le vocali diverse da A), ma non il veneziano. La massima conservazione delle vocali finali si incontra invece nelle variet italiane e nel sardo. - Caduta delle vocali postoniche interne, nei continuatori di LIBERA e DEBITA: interessa lo spagnolo (libra, deudas) e lasturiano (llibra, deudas), il francese (dlivre, dettes), loccitanico (deliura, deutes)+, mentre il portoghese ant. mantiene divydas e devedores, prob. come cultismo; la sincope della vocale postonica in posizione particolarmente, fra occlusiva e vibrante, interessa unarea pi ampia, che comprende oltre che il portoghese (livra, ant. livres),

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anche i dialetti dellItalia settentrionale (delivra). Le parlate dellItalia centromeridionale e il sardo tendono al contrario ad evitare la sincope. - Le variet linguistiche italiane (ma non il sardo) e il rumeno si distinguono per la caduta delle sibilanti finali, cosicch il morfema desinenziale del plurale non costituito, come nelle altre lingue romanze, da una <-s>. Di contro alla tendenza allo scempiamento delle consonanti geminate, piuttosto generalizzata ancorch a volte mascherata da grafie storiche (come nel francese, che non contempla alcuna consonante intensa), le variet dialettali dellItalia centro meridionale tendono invece ad aumentare le doppie, allinterno delle parole o al principio per fonetica sintattica (questi utlimi casi non sempre notati dalla grafia): si vedano per esempio il port. ofensas, sp. metas, cat. ofenses, lombardo tera, rispetto allitaliano dacci, napoletano diebbete, siciliano liberanni. fenomeni speciali di singole lingue: CT TR in provenzale che passa a ir

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5. L Appendix Probi
I filologi classici indicano col nome di Appendix Probi (Appendice a Probo [o alla lettera: di Probo]) un complesso di cinque o sette, perch sono possibili delle sotto-partizioni scritti grammaticali latini, conservato da un solo ms. oggi a Napoli (Biblioteca Nazionale, lat. 1, ex Vindobonensis 17) e proveniente dallabbazia di Bobbio, una fondazione monastica di origine irlandese nella valle del Trebbia, nellAppennino piacentino (il solo capitolo sulle Differentiae verborum si legge anche in un ms. del sec. IX, ora a Montpellier, Bib. Fac. Md. 306). I cinque scritti grammaticali sono disposti a seguito di un trattato assai pi ampio, gli Instituta grammaticae, attribuiti al grammatico Valerio Probo, vissuto nel I sec. d.C., e dal quale traggono appunto il nome di Appendix. Gli Instituta sono per da assegnare non a questo conosciuto Valerio Probo ma ad un altro grammatico posteriore, un anonimo ovvero un secondo Probo talora denominato come Pseudo-Probo o Probo II sensibilmente pi tardo e probabilmente operante nel sec. V: unipotesi recente suggerisce di riconoscere nellestensore del trattato il grammatico Palladio. LAppendix a sua volta non ha nessuna relazione diretta n con Valerio Probo n con lautore degli Instituta e anzi la sua origine stata e probabilmente sar ancora oggetto di discussione. Lunico dato certo il termine ante quem, stabilito dalla trascrizione. Allinizio del sec. VIII, a Bobbio, delle pergamene contenenti una redazione antica e non pi corrente della Bibbia, la Vetus latina pregeronimiana, vergata in scrittura onciale di grande formato, vennero erase e riutilizzate per copiarvi gli Instituta dello Pseudo-Probo, evidentemente in uso nella scuola monastica, con le cinque appendici grammaticali. Lunica mano che copia i trattati grammaticali tipicamente bobbiese e dellinizio del sec. VIII, con la caratteristica intrusione nella corsiva precarolina di elementi grafici derivati dalle scritture insulari, importate dai monaci cui si dovette la fondazione dellabbazia. Il terzo di questi complementi agli Instituta grammaticae quello che qui interessa e che viene spesso direttamente designato da romanisti e studiosi di latino tardo o volgare come la Appendix Probi, indicazione con la quale si conferisce al documento unautonomia o indipendenza dagli altri trattatelli che invece ingannevole: se non detto che lorigine sia la stessa per tutti, essi sono per stati trascritti in un medesimo momento e presentano una loro coerenza. Comunque sia, la sezione dellAppendix Probi qui esaminata si presenta come un elenco di 227 parole seguite dalla forma erronea (in realt 226 perch almeno una coppia sembra replicata per svista). La trascrizione presenta diversi errori di copia e questo garantisce che lelenco non ci pervenuto in originale e che, di conseguenza, questo deve essere anteriore a tale data. Ma la sua collocazione nello spazio e nel tempo stata stabilita in maniera assai diversa dagli studiosi che hanno affrontato il problema, variando tra lAfrica, lItalia - e Roma stessa - e larea insulare cui Bobbio fortemente legata in un arco cronologico che va dal secolo III sino al tardo VII secolo, ossia ad unepoca posteriore alla venuta in Italia dei Longobardi e immediatamente precedente alla trascrizione. Le valutazioni pi recente, formulate da P. Flobert sullAppendix stessa (La date de l Appendix Probi, in Filologia e forme letterarie. Studi offerti a Francesco della Corte, IV, Urbino 1987: 299-320) e indirettamente da Schmidt attraverso lattribuzione dellInstitutio al grammatico Palladio, della fine del V secolo e confermate dallanalisi ora in corso del gruppo di materiali grammaticali, induce a ritenere che lAppendix Probi sia stata compilata in Italia e quasi certamente a Roma tra la fine

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del sec. V e linzio del VI e molto probabilmente da o per africani, anche sulla base di qualche materiale preesistente. Ecco a titolo desempio linizio dellAppendix: ledizione, in buona parte coincidente con quella di Foerster 1897, si basa su un nuovo esame diretto del manoscritto (Passalacqua e Asperti, Napoli novembre 2003 giugno 2007: il simbolo replica uno speciale segno di commento e revisione apposto dal copista accanto a forme che richiedevano un controllo o una riflessione; i corsivi equivalgono ad abbreviazioni sciolte). [f. 50rd] Porphireticum marmur tolonium speculum masculus 5 uetulus uitulus uernaculus articulus baculus 10 angulus iugulus calcostegis septizonium uacua 15 uacui cultellum marsias cannelam hercules [f. 50re] 20 columna pecten aquaeductus cithara crista 25 formica musiuum exequae Gyrus non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non non purpureticum marmur toloneum speclum masclus ueclus uiclus uernaclus articlus uaclus anglus iuglus calcosteis septidonium2 uaqua uaqui 3 cuntellum marsuas canianus herculens colomna pectinis aquiductus citera crysta furmica museum execiae gyrus

Rinunciando a distinzioni pi sottili e al momento anche problematiche, si pu dire con sicurezza che le forme erronee elencate in questa sezione dellAppendix probi sono molto spesso coerenti con fenomeni caratteristici dellevoluzione dal latino verso le lingue romanze. Si elencano qui i principali e pi evidenti:

13 su: sespizonium non sespidonium; entrambe le forme sono state corrette con espunzione delle s e inserzione rispettivamente di t e di ti. 3 15 uaqui con a aperta con lungo tratto conclusivo verso dx; nellelaborazione dellimmagine appare una traccia che non che un affioramento di scrittura.

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1. sincope di vocali postoniche: 3 4 7 8 53 111 130 201 speculum masculus uernaculus articulus calida oculus tabula uiridis non non non non non non non non speclum masclus uernaclus articlus calda oclus tabla uirdis modificazione ueclus uiclus nel gruppo consonantico

eventualmente con conseguente secondario (v. poi 14.3): 5 6 uetulus uitulus non non

Rispetto alla voce 8 (articulus non articlus), va rilevato che lit. articolo, sp. artcolo, che conservano la vocale postonica, si palesano come cultismi (e identicamente i vari derivati romanzi di VERNACULUM; cfr. invece qui 7 vernaclus); diversamente il fr. article, che pure certamente anchessa forma di tradizione erudita, presenta la sincope in obbedienza allandamento prosodico complessivo della lingua, che non pu ammettere dei proparossitoni. 2. evoluzione delle vocali anteriori anticamente brevi a semiconsonanti quando precedono unaltra vocale; il fenomeno attestato in particolare per E breve () ed confermato in alcuni casi dalla correzione di grafie ipercorrette e per i, prodotto di reazione allevoluzione in atto: 55 63 uinea cauea non non uinia cauia

in un caso con sovrapposizione allevoluzione della velare /k/ davanti a vocale anteriore: 72 lancea non lancia

e allinverso 61 ostium non osteum

3. evoluzione di in /o/, ovvero confusione tra e 20 177 columna coluber non non colomna colober

e allinverso (casi che denotano appunto confusione tra le due articolazioni vocaliche, ossia lindifferenza nella notazione, ovvero che possono essere ritenuti in alternativa degli ipercorrettismi): 25 formica non furmica

50

187

robigo

non

rubigo

4. perdita di M finale 143 219 223 224 226 triclinium numquam pridem olim idem non non non non non triclinu numqua pride oli ide

5. riduzione del nesso -NS- a semplice sibilante 76 152 ansa [t]ensa non non asa tesa

e allinverso presenza di ipercorrettismi: 19 75 123 hercules formosus occasio non non non herculens formunsus occansio

6. assimilazione nel gruppo -ND214 grundio non grunnio

7. tendenza allindebolimento dellocclusiva bilabiale sonora dichiarato attraverso una serie di grafie ipercorrette, che presentano consonanti rafforzate: 44 179 181 brauium sibilus plebs non non non brabium sifilus pleps

8. perdita della U consonantica davanti a vocale posteriore, per assimilazione 29 62 174 auus flauus riuus non non non aus flaus rius

9. incertezza tra consonanti semplici e geminate 110 112 124 182 199 draco aqua caligo garrulus basilica non non non non non dracco acqua calligo garulus bassilica

10. metatesi di declinazione 41 56 138 acre tristis teter non non non acrum tristus tetrus

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169 170

nurus non nura socrus non socra femminili della 4a declinazione con uscita in us (identica a quella che diveniva caratteristica del maschile) regolarizzati con uscita in a e immessi nella 1a declinazione

e, allinverso 31 36 213 sobrius barbarus adon non non non suber barbar adonius

11. tendenza a regolarizzazioni analogiche 21 pecten non pectinis

si tratta di un sostantivo della terza declinazione, del gruppo degli imparisillabi, i quali hanno al nominativo una forma pi corta e spesso, non in questo caso, con accento ritratto rispetto alle altre; queste forme vengono regolarizzate come parisillabi: pertanto non (marco gli accenti della pronuncia) pcten, pctinis, pectinem, ma pctinis, pctinis, pectinem. In tale maniera la desinenza del nominativo, che finisce con lessere identica a quella del genitivo, acquisisce anche una s normalmente assente. 139 aper non aprus

maschile della 2a declinazione con uscita irregolare in er (parte di un gruppo minoritario ma relativamente consistente), regolarizzato con uscita in -us 12. livellamento in is della desinenza della terza declianazione 90 91 92 93 108 cautes pleues uates tabes sedes non non non non non cautis pleuis uatis tauis sedis

caso simile al precedente, ma con livellamento operato entro sostantivi parisillabi della terza declinazione 13. estensione nelluso di suffissi 194 mergus non mergulus

e allinverso 32 33 figulus masculus non non figel mascel

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14. presento infine alcune forme nelle quali rileviamo la compresenza di pi fenomeni In questi casi, i vari fenomeni vanno, per chiarezza, individuati separatamente, osservando per le interrelazioni reciproche. Ad esempio: 14.1 54 frigida non fricda

sincope della vocale postonica e uso del segno c per evidenziare forse un incipiente raddoppiamento della consonante, paraltro rappresentato anche graficamente in 140 amycdala non amiddola

Questultimo esito corrisponde nella sostanza a quello poi italiano, mentre il mantenimento in <fricda>del gruppo grafico <cd>, che potrebbe mantenere ancora almeno in parte il valore di velare + dentale lascia aperte le evoluzioni nelle lingue romanze occidentali, che presentano lo sviluppo di un elemento palatale. 14.2 167 capitulum non capiclum

sincope della vocale postonica e uso del segno c per un nesso di nuova formazione, poi rivelatosi per lo pi instabile; capitulum gi in origine una forma derivata, in quanto diminutivo costruito su caput con laggiunta del suffisso diminutivo ICULUM, di larghissimo uso. Fenomeni simili, avvengono nelle forme seguenti, che attestano limpiego sempre della medesima costruzione suffissale suffisso, con la duplice funzione di elemento di espansione del corpo fonico e di elemento morfologicamente regolarizzante quanto al genere: 14.3 83 171 172 auris neptis anus non non non oricla nepticla anucla

dove si presenta sempre la sincope gi avvenuta della vocale postonica del suffisso proparossitono originario. Il risultato rappresentato dal nesso secondario <cl> (si ricorda che viene definito secondario un prodotto dellevoluzione, primario invece un dato gi costitutivo del latino); in questo caso, a differenza del nesso primario /kl/ = <CL>, destinato ad evolversi nella maggioranza delle variet romanze, ma stabile in area gallo-romanza, il nesso secondario /kl/, prodotto da una sincope, instabile ovunque.

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Lesistenza di varianti alternative nel lessico pu essere simboleggiata da: 165 hirundo non harundo

a fronte di esiti romanzi come it. rondine (< HIRUNDINEM) e, per es., a.prov. arondeta (che presenta un suffisso diminutivo, non diversamente dal fr. hirondelle). Ci vale anche per i casi elencati sub 1, del tipo VETULUS.

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