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N.

3 anno LXVIII Luglio - Settembre 2013

LA PATRONA DITALIA E DEUROPA S. CATERINA DA SIENA


ANNO LXVIII - N. 3 LUGLIO-SETTEMBRE 2013 CONVENTO DI SAN DOMENICO - SIENA Tel. 0577 280893 Fax 0577 219676 SPED. IN A. P. COMMA 20/C - ART. 2 LEGGE 662 - FILIALE DI SIENA

Direttore responsabile: P. Ottavio Sassu o.p. Direttore esecutivo: P. Lorenzo Fatichi o.p. Capo redattore: Franca Piccini Redazione: P. Michele Corvelli, o. p. P. Giuseppe Di Ciaccia, o. p. P. Reinaldo Sanchez, o.p. P. Alfredo Scarciglia, o.p. P. Gianmatteo Serra, o.p. P. Alfred White, o.p. Prof.ssa Nara Coradossi

Impaginazione: Paolo Pepi Stampa: Edizioni Cantagalli Copertina:


Giacomo Franci

II e III di copertina:
Veduta di Siena, foto di F. Muzzi

Abbonamento annuo 15,50 C.C.P. 11247533


Registrazione Tribunale di Firenze n. 4719 del 20/8/97

Sommario
Ampiezza mondiale del ministero e del cuore di Santa Caterina Percettibilit antropologica della libert e del talento in Caterina da Siena Temi evangelici negli scritti di S. Caterina da Siena (3) Cattedra Cateriniana di Genova 2013 Con Santa Caterina nel cuore dEuropa Insieme per lEuropa Ritiro nazionale giovani Azione Cattolica Capitolo provinciale dei Domenicani Caterina da Siena e la dottrina sociale della Chiesa Donne Madonne Mercanti e Cavalieri - Recensione Festa grande nel Gruppo Romano S. Caterina tra i terremotati dellEmilia Caterina da Siena su TV 2000 A proposito del paventato attacco alla Siria e la veglia di preghiera e digiuno di Papa Francesco Perch Patrona dItalia pag. 4 6 9 12 13 15 15 16 17 18 19 19 20 21 22 0

Sposalizio mistico di Santa Caterina Siena, Santuario Casa - Oratorio della Cucina Il Riccio (1567-1571) A. Salimbeni (1571-1578) Caterina cresceva sempre pi nella grazia del suo Creatore e, pi che camminare, volava nella via della virt. Si svilupp cos nel suo animo il desiderio santo di raggiungere e possedere un perfetto grado di fede, per mezzo del quale, assoggettandosi al suo Sposo con fedelt intera, gli potesse riuscire pi grata. (R. da Capua, Legenda Maior - Cap XII 114 pag 116)

Editoriale
AMPIEZZA MONDIALE DEL MINISTERO E DEL CUORE DI SANTA CATERINA

ari lettori e affezionati a Santa Caterina da Siena, Madre e Maestra di vita cristiana. Dopo il mirabile sposalizio mistico che Ges stabil con Caterina nella fede nel 1367 c., ella avvert che Lui la destinava ad essere sua missionaria senza limiti della mente e del cuore, infatti le fu ordinato: Dora in poi andrai dovunque ti mander (cfr. Vita , n.122). La mente della santa fu pertanto pervasa duna luce divina che la rendeva capace, ogni volta, di compiere le sue diverse missioni perch lunione mistica col Signore la indirizzava al ministero che Lui voleva per il mondo intero. Si trattava di operare per un orizzonte illimitato simile a quello che Ges aveva indicato agli Apostoli prima della sua Ascensione al Padre (Mc.,16,15). Caterina era spinta ad aprirsi col suo animo pacificatore a tutti i figli di Dio, quali che fossero, buoni e cattivi, vicini e lontani, in ogni dove nellambito geografico del 1300. Certo, Caterina pot diventare una coraggiosa pescatrice di uomini nel mare aperto della vita perch vi era stata interiormente preparata con speciali doni, comprese le stimmate, che lavevano

unita a Cristo al punto di paragonarla allApostolo Paolo quando afferma Cristo vive in me (2Cor. II,10) e appartengono a Ges le cicatrici che porto nel mio corpo (Gal.6,17). Questa totale adesione a Cristo rendeva talmente ardita Caterina dallarrogarsi io voglio, certa dessere esaudita anche da Dio nelle sue richieste di grazie per coloro che soccorreva. nellambito di questo anelito del bene universale che nella Lettera 209, inviata al Papa Gregorio XI, sprona anche lui ad impegnarsi per il bene di tutto il mondo. Gli dice: Santissimo e carissimo e dolcissimo Padre in Cristo dolce Ges, con desiderio ho desiderato di vedere in Voi la pienezza della divina grazia, in modo tale che possiate essere strumento e causa, mediante la divina grazia della pacificazione di tutto luniverso mondo. Proseguendo nella sua perorazione al Pontefice, aggiunge: Stringendomi a Dio con grande fame della nostra salvezza e per il bene di tutto questo mondo, altro rimedio non ho visto che quello della pace. Nella Lettera 219 al proprio confessore, Padre Raimondo da Capua, nellaprile 1376, ritorna impellente il suo accoramento per il bene universale simboleggiato nella croce e nellulivo come annuncio di pace religiosa e civile per

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tutti e per sempre. Gli riferisce: Crescendo in me lamore di Dio come un fuoco, guardando, vedevo nel costato di Ges crocifisso entrare il popolo cristiano e quello infedele e Dio mi metteva allora la croce al collo ed un ramoscello dulivo in mano e mi diceva di portarlo ad entrambi i popoli, d loro, vi annuncio una grande gioia, cio la pace senza confini. Il desiderio ardente di diffondere la verit e la pace di Cristo, aumentava in lei a dismisura s da non poterlo contenere tanta era la forza interiore di comunicare la luce di Cristo agli uomini. Questo sviluppo spirituale e intellettuale incontro al mondo il risultato di una preghiera unitiva continua, ragionata e contemplata nella luce della fede, che le ispira il mistico desiderio di bene per tutto il mondo. Il genio di Caterina sta nel saper vedere gli orizzonti di sterminata estensione che sono davanti a tutti ma che non tutti guardano, sta nel concepire la sua azione in termini mondiali. (G. DUrso, Il genio di S. Caterina, p. 65). La preghiera personale e comunitaria e il silenzio interiore di apprendimento praticato nei suoi anni giovanili da Mantellata domenicana (accolta in quella Comunit penitenziale, non monastica, come eccezione per i suoi sedici anni), fu la scuola della sua crescita spirituale che si apriva, via via, alla missione apostolica illimitata alla quale Cristo Signore landava destinando. Dio stesso le comunicher: Io che sono infinito, voglio essere servito da voi con qualcosa di infinito e voi di infinito avete soltanto laffetto e il desiderio dellanima (Dialogo, 92). Da qui sorge lanelito spirituale di Caterina caratterizzato da grandi aspirazioni per il bene individuale e universale. Caterina ha praticato lungo la sua breve ma intensa vita, la donazione di tutto il bene del quale era capace e che Dio le consentiva per essersi svuotata di se stessa al cospetto della sconfinata grandezza divina. risaputo che sul letto di morte a Roma il 29 aprile 1380, ai suoi discepoli confess: Io ho dato la vita per la Santa Chiesa per una grazia eccezionale concessami dal Signore (Vita, n. 363). Allora il patronato conferitole dalla Chiesa per lItalia e per lEuropa possiamo ritenerlo fruttuoso anche per il mondo intero oggetto del suo infinito anelito di bene. P. Lorenzo Fatichi O.P.

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PERCETTIBILIT ANTROPOLOGICA DELLA LIBERT E DEL TALENTO IN CATERINA DA SIENA

el pensiero della cultura moderna si , in qualche modo, ignorata la dimensione essenziale della persona umana: la sua trascendenza, il suo rapporto con lAssoluto. Scriveva Paolo VI nella Populorum progressio: lumanesimo esclusivo un umanesimo inumano. Un aspetto importante dellantropologia lefficacia tra lessere della persona e il suo agire: agere sequitur esse, principio fondamentale delletica tomista. Giovanni Paolo II, in Persona e atto, non esita a ricordare il rilievo delletica nella vita umana: lesperienza della morale deve interessarci particolarmente, in quanto i valori morali non solo determinano la propriet intrinseca degli atti umani, ma fanno anche in modo che luomo come persona, attraverso questi suoi atti moralmente buoni o cattivi, diventi egli stesso buono o cattivo. Perci la scienza etica ha bisogno di una profonda conoscenza della persona e del suo atto. Lessere persone etiche, cio capaci di fare uso del pensiero critico nellimpegno su cosa sia buono per la vita delluomo, implica contemplazione e interiorizzazione, richiede dessere uomini liberi. Un contributo di cocente attualit, allinterno del mondo contemporaneo, accogliendone le sfide radicali, si rinviene in Caterina da Siena, che nellet in cui altro non si era che sottomesse, osa alzare lo sguardo e far sentire la sua voce. Solo la forza della sua parola e la testimonianza della vita, unite a una palese ispirazione dallAlto, hanno avuto la

meglio sul pregiudizio e il sospetto, legittimo allepoca, di essere dinanzi ad una ambiziosa protagonista visionaria. La sua fu arsura di dedizione viva, travolgente che desider compartire con gli altri, in Lei fermezza e autorevolezza volitiva, costituiscono esempio di congruit della vita. Eraclito scriveva in uno dei suoi frammenti: tutte le leggi umane sono nutrite da una sola legge, quella divina: essa prevale, difatti, quanto vuole e basta a tutto. La legge divina fondamento e radice delle leggi umane, queste saranno leggi autentiche, secondo verit, se sono conformi alle leggi divine, e tale conformit le rende giuste e morali. Effettivamente la legge regola i rapporti tra gli uomini, deve farlo per in conformit con lessere delluomo, proprio per non essere contro luomo: soltanto un ordinamento che sia in accordo con la verit sulluomo un ordinamento vero e giusto; il contrario corruzione della legge, ci perch ingiusto riguardo allessere della persona. Una legge ingiusta pi violenza che legge, mentre una legge giusta, obbliga in coscienza (S. Th., I-II, 95, 2; I-II, 96). Allelemento trascendente della persona, si associa, parimenti, dunque unaltra sua importante dimensione: la libert. La vita morale autentica unicamente se accompagnata dalla libert: luomo pu volgersi al bene soltanto nella libert. Tuttavia la libert pienamente attuata soltanto nella comprensione della verit. Inoltre, i rapporti tra gli uomini integrano le relazioni di

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gratuit. Come scrive s. Paolo: pieno compimento della legge lamore (Rm 13,10). Al di sopra, dunque, dellordine della giustizia si trova la Carit. Loriginalit cristiana introduce, insieme alla morale della giustizia, la morale della Carit, costituendo un ordine etico pi ricco e completo. In una societ alienata dalle verit e dai valori trascendenti, le persone rischiano gli abusi, la prepotenza dellignoranza e dei condizionamenti occulti, e la libert soffoca. Giunge, pertanto, confortante e incoraggiante lesortazione di Caterina da Siena: levatevi dal timore servile (L. 247). Per Caterina ci che consente alluomo la scelta, luso consapevole della libert la ragione unita alla fede. In sintonia con il pensiero dellAquinate, la nostra Patrona dItalia, non mortifica ma esalta il valore della ragione. Tale sollecitazione indica come luomo sia libero ed perci protagonista della sua storia e, comesecutore libero e responsabile del fine sostanziale della sua natura, continuamente chiamato a impegnarsi nel perfezionamento umano e morale di s. Inoltre e, di conseguenza, Caterina diviene strenua sostenitrice del talento, ed esemplare il suo incitamento a non sotterrarlo (L. 121), il che implica anche il desiderio della conoscenza di s e della conoscenza di s nellaltro (LL. 69, 60, 226, 295, 333); come luomo non nulla di per s e non possiede nulla, cos tutto ci che lo in quanto lo pu diventare, e lo pu diventare realizzando se stesso (LL. 68, 116, 123, 171). Vola Alto Caterina! totalmente presa dalla sua profonda convinzione circa il libero arbitrio delluomo, al punto da diventare estremamente rigorosa sul piano del giudizio morale, perch non accettando altro che un uomo totalmente libero, poich cos voluto da Dio Creatore, la conseguenza non pu che essere quella di addossargli le colpe per tutte le possibili sue deviazioni morali. Per questo Caterina pu sembrare integralista, autoritaria, in qualche caso boriosa; in realt pervasa da profondissima umilt e da un grande senso della realt della condizione umana che vuole a tutti i costi nobilitare. La sua voce insiste fortemente sullimpegno: ciascuno deve fare secondo le sue forze; impegno della creatura umana giovarsi dei propri talenti. Ecco laspirazione della volont: non gi la mera intenzione, ma lintenzione, seguita da un concreto impegno comportamentale, determinato dallatteggiamento interiore profondo, della mente e del cuore. Non si pu non riconoscerle, come peculiarit, la virt della fortezza che, come dice lAquinate, consiste nelloperare fermamente, nel rimuovere ostacoli e nel coraggio con cui affrontare le difficolt, poich , innanzi tutto, una virt improntata a verit. Caterina capace di innestare il seme fecondo della profondit dei concetti e favorirne comprensione intellettuale e umana, non temendo confronti, proponendo e mai imponendo, lasciando ciascuno libero, nella propria crescita e formazione, di volere o meno scegliere e discernere il bene dal male, persuasa che il nostro meglio sempre nellesercizio della volont che segue lintelligenza e mai viceversa. Parla, pertanto, di libert come tesoro che Dio ha dato nellanima, anima

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che libera nelle sue scelte. convinta dellassoluta libert personale e morale delluomo; innamorata del tema della responsabilit, del suo rendiconto esistenziale, dei suoi meriti come dei suoi demeriti e, pi volte nelle sue Lettere, emerge in qual misura la dignit personale delluomo sia il fondamento, laffidabilit e la qualit della sua abilit sociale e politica. Un primario compito, che di solito attribuito alla coscienza, quello di formarsi in quanto funzione intellettiva. Educare la propria coscienza, in questo caso, equivale ovviamente a educare la propria intelligenza alla riflessione morale, a saper far uso delle capacit argomentative di cui si dispone al fine di individuare il moralmente buono del proprio atteggiamento e il moralmente retto del proprio comportamento e, quindi, giungere al passo secondario che consiste nel generare, attuata la scelta, la funzione volitiva. Ora, chi forma la coscienza, in ogni caso, sempre il maestro interiore di cui parla s. Agostino, che suscita e trasfonde nella persona il desiderio del bene. Chi raggiunge le alte vette della bont interiore chi consapevole, pertanto, che: per crescere in sapienza si deve ascoltare volentieri, cercare con diligenza, rispondere con prudenza e meditare attentamente, cos Tommaso dAquino nel suo sermone Puer Iesus proficiebat. Nella funzione intellettiva la coscienza va alla ricerca del giudizio su ci che moralmente buono e retto in s, che dovrebbe logicamente sfociare sulla bont dei propri atteggiamenti e la rettitudine dei propri comportamenti. Nella funzione volitiva la coscienza sidentifica, invece, con la scelta morale fondamentale e tutta una serie di altre scelte morali particolari che costituiscono il tessuto della nostra vita: conservati nella semplicit, nellinnocenza, e sarai come i bambini, i quali non conoscono il male che devasta la vita degli uomini (CCC 1849). Il cuore sede della carit, principio delle opere buone che ogni inadempienza, che non nobilita la persona, piuttosto la ferisce. La pi trascurata, tra le opere buone, la funzione esortativa, purtroppo dormiente e, direbbe s. Caterina propria del sonno negligente: si parla della coscienza come di una voce che sprona e incita al bene, alla comprensione della Verit Alta, a compiere sempre di pi e meglio quel bene di cui siamo portatori sani e umanamente capaci, sia sul piano della comunicazione sia del comportamento e di cui Caterina da Siena stata ferma testimone. affascinante, seppure ardua, la sfida che si prospetta allumanit, al nostro oggi, lattenzione deve potersi riaccendere sul dato che non siamo detentori di verit, semmai custodi perfettibili di un Tesoro Verit che siamo chiamati, sempre mendichi, a ricercare, ponendoci la questione non solo di cosa sia buono, ancor pi di cosa buono sia per la conoscenza della verit e, come dallinsegnamento di Caterina, riportare la Persona al centro del rispetto umano, discernendone il valore virtuoso, rispettandone libert e talento. Innamorasi di tale Tesoro Verit sia alimento del nostro cammino umano, capace di suscitare il vivere buono, sia nutrimento primo della carit, della giustizia, dellamor amicitiae, attraverso cui il talento trova espressione libera e precipua. Maria Francesca Carnea

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TEMI EVANGELICI NEGLI SCRITTI DI S. CATERINA DA SIENA (3)

aterina da Siena, pur utilizzando un linguaggio molto fiorito di metafore tratte dalla S. Scrittura, dalla vita, dalla natura o dalla sua esperienza personale, non si sofferma mai in lunghe descrizioni, ma quasi sempre d solo rapidi cenni. Soltanto qualche volta fa eccezione, dilungandosi un po nel racconto o nella descrizione della scena. Uno dei brani pi significativi a questo proposito quello che presenta la Maddalena nei tre momenti pi salienti della sua vita: la conversione, la sosta ai piedi della croce, la ricerca del Maestro rapito dal sepolcro. Ad una meretrice scrive: Impara da quella dolce e innamorata Maddalena la quale, non appena ebbe visto il male e il suo difetto non bada n a onore, n a vituperio, ma umilmente gli si getta ai piedi. Qui merita di udire quella dolce parola: Maria va in pace, e non peccare pi. Or cos tu guarda quellatto umile di Maddalena che si pone ai piedi, mentre il suo affetto manifesta che si muoveva con la contrizione del cuore, e non si reputa degna di andare davanti al volto del suo Maestro (Lett.276). In un altro passo la Santa dice con delicatezza che ella si umili perci con tanto amore si ripos ai piedi del nostro dolce Salvatore (Lett.61). Quanto alla sua partecipazione alla passione e morte di Ges Caterina cos la descrive: Ella non vedeva s non si volge pi n a condizioni sociali, n a grandezze, n a vanit: perduto ogni diletto e piacere dl mondo ella si convince di essere la pi vile creatura che esista. Costei, come ebra, non si considera pi sola

che accompagnata; infatti se lo avesse considerato non sarebbe rimasta tra soldati di Pilato, e neppure sarebbe andata e rimasta alla tomba. Lamore non la faceva pensare: che impressione far questo? Si dir male di me perch sono bella e di alto rango? Non pensa a questo, ma soltanto al modo in cui possa trovare e seguire il suo Maestro (Lett.165). Caterina introduce nel suo discorso un possibile soliloquio della Maddalena, provocato dal bisbiglio del popolo, che commenta la sua presenza e le sue azioni. Esso forse il frutto di una predica ascoltata sullargomento, ci induce a pensare questo, labbandono del consueto metodo di riflessione e della consueta sobriet della narrazione cateriniana, che qui, invece, sembra assumere piuttosto quello della narrazione popolare. Presso la croce la ritrae in questo modo: Che quella innamorata discepola Maddalena dimostrasse amore, lo vediamo bene presso quella croce santa, perch ella non teme i Giudei e non teme se stessa, ma come spasimata di amore corre e abbraccia la croce. Non vi dubbio che per vedere il suo Maestro ella in un lago di sangue. Maddalena sinebria damore a dimostrazione che inebriata del suo Maestro ella ebbe la virt della perseveranza; e tu dimostrasti questo dolcissima Maddalena, quando, cercando il tuo dolcissimo Maestro, e non trovandolo nel luogo dove lavevi posto, o Maddalena amore, tu ti senti impazzire, perch tu non avevi il cuore, perch era posto nel tuo dolcissimo Maestro e nostro dolce Salvatore. Ma tu prendesti una buona decisione per trovare il tuo dolce

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Ges, perch perseveri, e non poni termine al tuo grandissimo dolore. O quanto fai bene! Perch vedi che la perseveranza quella che ti fa ritrovare il tuo Maestro (Lett. 61). Molto significativo il passaggio, operato da Caterina, tra il discorso indiretto e quello diretto, che sottolinea il passaggio dalla considerazione della Maddalena come esempio di perseveranza a quello della sua realt di donna innamorata di Cristo, cos vicina al cuore di Caterina, in cui emergono sottolineature liriche quali. in un lago di sangue e impazzisce di dolore. Ne emerge una figura cos viva quale solo il vangelo era stato capace di darci e insieme cos specifica di Caterina da fare quasi da specchio della sua anima spiritualmente coinvolta nella passione del Cristo allo stesso livello. Caterina nella Lettera 164 afferma addirittura che presso lAgnello immolato si trovano entrambe: lei e la Maddalena. Pietro Un altro personaggio molto presente nellEpistolario lapostolo Pietro. Egli per Caterina innanzitutto il primo pontefice, colui al quale il Signore ha commesso le chiavi del regno e lautorit di legare e sciogliere, perci, quasi a potenziare la propria esortazione, la Santa riporta spesso le parole del Vangelo (cfr. Mt.16,19) sia quando si rivolge al Papa (cfr.218, 255, 305), sia quando si rivolge ai fedeli (cfr. Lett.171,218). Pietro anche il prototipo di colui che passa dallamore imperfetto, prima della passione di Cristo, a quello perfetto dopo la discesa dello Spirito Santo (94). Egli esempio di umilt, tanto che lanima umile grida spesse volte nel cospetto suo (di Cristo) la parola di Pietro: allontanati da me, perch io sono peccatore. (Lett.342) Egli colui al quale Ges ha manifestato con chiarezza che lamore verso Dio si manifesta nel fare utilit al prossimo (cfr. Lett. 254). Questi tre momenti della vita di Pietro, hanno colpito la Santa, essi infatti corrispondono a punti fondamentali della sua dottrina, la figura di Pietro vista per lo pi come esempio di essi. Zaccheo Caterina lo indica come esempio di santa scaltrezza, perch, essendo piccolo, sal sullalbero per vedere Dio (Lett. 254) e Dio non si mostr insensibile a quel suo desiderio, fermandosi da lui, allo steso modo lanima dal cuore stretto potr salire sullalbero della croce per poter vedere e toccare Dio La Cananea Con pi simpatia, potremmo dire per empatia, la Santa senese si accosta alla figura della Cananea: ella scrive Caterina ammirata - ebbe una fede tanto forte che merit che il demonio fosse cacciato dalla sua figliuola. E ancor pi, volendo Dio manifestare quanto le piacesse la sua fede, volle rimetterne lautorit a lei, dicendo: Sia fatto alla tua figliola come tu vuoi - allora, prosegue la Santa esortando linterlocutore faremo come questa Cananea, che vedendo passare Cristo per lanima nostra, per vero e santo desiderio ci volgeremo a lui con vera contrizione e dispiacere del peccato e diremo: Signore, libera la mia figliola, cio la mia anima, perch il demonio la molesta con molte tentazioni e disordinati pensieri (Lett. 69).

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Bench anche la Cananea venga assunta da Caterina come figura simbolo sembra come la avvolga di tenerezza e ammirazione a motivo della sua fede ed umilt, che la Santa sembra volere far proprie allorch si rivolge a papa Urbano VI per chiedergli che faccia pace con i Fiorentini: Padre mio, non mi negate le briciole, che vi domando per i vostri figli (Lett. 291). Forse ella pensa che anche il Papa, come il Signore Ges non potr resistere ad una richiesta cos umile e confidente. Che Caterina non sia ripetitrice passiva della lezione dei vangeli lo dimostra non solo il fatto di averne scelti alcuni a preferenza di altri, e neppure soltanto dalla profonda meditazione e riflessione che li accompagna, ma anche dalla trasformazione e rielaborazione che trovano nei suoi scritti, come ad esempio possiamo notare allorch la Santa paragona lanima che abbandona il corpo al pargolo, a cui il Signore dice: Lasciate che i piccoli vengano a me (Lett. 66) o quando, riecheggiando in modo personale una frase evangelica, dice di coloro che non vogliono correggere i loro sudditi per non essere poi costretti a correggere se stessi: il morto non pu sotterrare il morto (Lett. 121), oppure quando si serve dellepisodio della Maddalena al sepolcro, allorch si chiede chi le rotoler la pietra, per spiegare ad un frate come liberarsi da una grave colpa, di modo che tutta la narrazione del fatto subisce una trasformazione profonda e impensata, infatti i due angeli, che le annunciano la resurrezione, per Caterina sono luno langelo del timore e dellamore i Dio, laltro langelo dellodio del peccato, mentre il sepolcro il conoscimento di s (Lett. 173). Ma forse ci che maggiormente d lesatta comprensione della rielaborazione personale del vangelo da parte di Caterina il fatto che varie volte ella esprime i sentimenti del proprio animo con frasi evangeliche, giacch ella vive ogni avvenimento con i sentimenti del divino Protagonista. Per esempio, per manifestare il desiderio che ella ha di trovarsi in comunione spirituale con qualcuno, particolarmente amato, scrive: con desiderio ho desiderato di fare la pasqua con voi prima che io muoia (Lett. 52). Quando descrive il tumulto di Firenze e colui che voleva ucciderla Caterina si rivolge a lui con le medesime parole che Ges rivolse nellorto del Ulivi a coloro che erano andati per catturarlo: Sono io, prendi e lascia stare costoro (lett. 295). Ad alcune donne che si lamentano della sua assenza, cos scrive: era necessario che io partissi da voi per voi sar meglio ora che prima, perch comprendiate le parole e la dottrina che vi fu data (Lett. 164). Per manifestare la gioia di ritrovarsi con alcune vergini consacrate, scrive loro: Sappiate che ci viene voglia di dire: Facciamo qui tre tabernacoli, perch veramente lo stare con queste santissime vergini ci pare il paradiso (Lett.61) Queste osservazioni non esauriscono certo largomento trattato, ma danno una traccia per continuare lesplorazione evangelica degli scritti cateriniani Gabriella Anodal

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Caterinati di Genova CATTEDRA CATERINIANA DI GENOVA 2013


ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI CATERINATI SIENA Gruppo di Genova, via Santa Maria di Castello, 15 - 16123 GENOVA www.caterinati.org

CATTEDREA CATERINIANA GENOVA via XII Ottobre, 14 OTTOBRE 2013 Anno XXXVI Non commettere atti impuri Impara da quella dolcissima Maddalena che non appena ebbe veduto il male e lo stato di dannazione in cui si trovava, subito si leva con grandissimo odio delloffesa di Dio e amore della virt Mercoled 2 ottobre ore 17,30 P. Angelo Bellon, O.P. Professore di teologia morale e spirituale, Assistente dei Caterinati genovesi Cos luomo guster il profumo della purezza prover il desiderio di custodirla con lorazione e la vigilanza (Lettera 197 a Matteo di Tonuccio) Mercoled 9 ottobre ore 17,30 P. Riccardo Barile O.P. Professore di teologia alla facolt teologica dellEmilia Romagna Lanima che non saccosta a Dio e non si unisce a Lui per affetto damore, necessariamente si unisce con le creature fuori di Dio (Lettera 44 a ser Antonio di Ciolo)

Mercoled 16 ottobre ore 17,30 Mons. Enrico Nuti Preside dello Studio teologico di Camaiore e docente di teologia morale a La Spezia Sei divenuta serva e schiava del peccato; hai preso per padrone il demonio e a lui servi d e notte (Lettera 276 a una meretrice di Perugia) Mercoled 23 ottobre 17,30 Prof. Pier Paolo Ottonello Professore di filosofia allUniversit di Genova Nessun peccato tanto abominevole e toglie il lume dallintelletto quanto questo. Anche i filosofi lo riconobbero (Dialogo 32)

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Caterinati di Trieste CON SANTA CATERINA NEL CUORE DEUROPA

bbiamo percorso le antiche vie di Europa nel nome di santa Caterina. quanto mai urgente, vedendo i tumulti e le guerre di questi ultimi tempi, ribadire il pensiero della Patrona dEuropa. Quando, viaggiando per lItalia, vedeva morte e distruzione a causa di guerre fratricide implorava la pace da Dio e nelle sue infocate lettere scriveva: io v gridando pace, pace e mai pi guerre. Questo non stato un altro viaggio, ma un viaggio altro attraverso le tre virt teologali: fede, speranza e carit. Per questo viaggio ci siamo preparati per tutto lanno riflettendo sulle tre virt e sulle radici cristiane dEuropa. In nostro viaggio iniziato in Germania ad Augsburg (Augusta) dove abbiamo individuato un luogo di carit un luogo cio, dove i nostri antenati hanno esercitato la carit verso i bisognosi: si tratta del Fuggerei, un complesso di edilizia popolare per indigenti, il pi antico del mondo. Costituito da otto viuzze lungo le quali si allineano delle graziose case, possiede una chiesa e servizi autonomi. destinata a cittadini e abitanti augustani di fede cattolica caduti in povert senza propria colpa. Ancora oggi il costo dellaffitto annuale pari al controvalore di un fiorino renano cio circa 88 centesimi di euro. Il regolamento impone che gli abitanti recitino quotidianamente tre preghiere per il fondatore Ja-

con Fugger. Chi ci abita deve rientrare entro le 22 e i cancelli vengono riaperti alle 5 del mattino. Chi deve rientrare dopo deve pagare un modesto pedaggio al guardiano, Una casa adibita a museo ci mostra unabitazione tipica del tempo. La seconda tappa stata Koeln (Colonia) che noi abbiamo individuato come il luogo della fede, quella fede che ha guidato i Magi verso la grotta di Betlemme. Nel Duomo di Colonia il nostro Assistente don Mario che ci ha accompagnato in questo pellegrinaggio, ha potuto concelebrare nellaltare a fianco della Tomba dei Magi in una atmosfera estremamente suggestiva. La terza giornata iniziata con la visita ad Aachen (Aquisgrana) dove abbiamo visitato la Chiesa carolingia, la Cappella Palatina di Carlo Magno, quale immagine della Gerusalemme celeste. Subito dopo finalmente ci siamo diretti alla meta del nostro viaggio: l incontro con i caterinati di Astenet-Eupen. stato un momento di grande emozione: qui abbiamo partecipato insieme allEucaristia nel Santuario Cateriniano in onore della Patrona dEuropa per chiedere il dono della pace! Bruxelles e Strasburgo sono i luoghi sede degli organismi europei e costituiscono luoghi di speranza affinch gli uomini che l operano ribadiscano lurgenza e limportanza che lEuropa riscopra le proprie radici cristiane. Ricorderemo co-

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me i Santi Patroni dItalia Francesco e Caterina hanno sempre preferito dialogare per giungere alla pace e come hanno sempre aborrito la guerra e la violenza. Al quarto giorno abbiamo incontrato a Bruxelles Chantal van der Plancke! Assieme abbiamo pregato nella chiesa dei Carmelitani e poi insieme a visitare la Cattedrale prima e altri luoghi famosi del centro citt. La sera abbiamo raggiunto Strasburgo. Al quinto giorno visita alla Cattedrale di Strasburgo stupenda con le sue guglie e visita della Petite France in battello che con un bellissimo giro ha compreso anche i palazzi in cui si svolgono i lavori dei parlamentari europei. Poi trasferimento ad Ulm dove si trova la cattedrale con la guglia pi alta del mondo. Lultimo giorno stato dedicato alla memoria e alla misericordia. Dachau luogo di memoria perch se non c memoria non c storia e se c memoria non si pu dimenticare. Tutto ci nel nome di Santa Caterina Patrona dEuropa e ambasciatrice di pace. Qui, durante la s. Messa celebrata nella cappella delle suore Carmelitane che si trova nel loro convento posto in fondo al Campo, abbiamo riflettuto sulla misericordia e pregato per la pace. Molto significativi i luoghi di preghiera che l sono stati eretti: la cappella dellagonia, la chiesa protestante della riconciliazione, il memoriale ebraico e la cappella russo-ortodossa. Un viaggio di sei giorni di quasi 3000km che ha lasciato in tutti noi un accresciuto amore per Caterina e un indelebile ricordo dei momenti vissuti cos intensamente, dopo aver incontrato in altre contrade a noi cos distanti, altri amici che dedicano il loro impegno e la loro preghiera per far conoscere la spiritualit di s. Caterina. Questo viaggio altro ci ha fatto crescere in fede speranza carit e misericordia e ci ha fatto pensare alla pace considerata urgenza gi dai nostri patroni Caterina e Francesco il cui 75 anniversario di proclamazione a Patroni dItalia ricorre il prossimo anno. Anno in cui ci dedicheremo a riflettere sulla spiritualit di questi due santi. Gianna Fumo

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Cronaca
INSIEME PER LEUROPA

al 7 al 9 novembre 2013 si terr a Parigi lincontro annuale degli Amici di Insieme per lEuropa. Lincontro si terr a Htellerie Ephrem-Centre daccueil de la Basilique de Montmatre 33/35 rue du Chaevalier de la Barre 75018n Paris-France Tel. 0033-(0)1.53.41.98.09 fax 0033-(0)1.53.41.89.19 ephrem@sacre-coeur-montmatre.com nelloccasione sar approfondito il tema della solidariet con i poveri e gli emarginati vicini e lontani.

RITIRO NAZIONALE GIOVANI AZIONE CATTOLICA

l 7 agosto scorso si tenuto a Siena il ritiro nazionale dei giovani di azione Cattolica. Dopo aver visitato i principali monumenti della citt, si sono fermati nella basilica cateriniana di San Domenico, dove Franca Piccini, segretaria dellAssociazione Interna-

zionale dei Caterinati, li ha intrattenuti parlando di Santa Caterina. I giovani, erano accompagnati dal presidente diocesano di Azione Cattolica, ingegner Claudio Cerretani, ed hanno assistito ai Vespri con la comunit dei Padri Domenicani.

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Capitolo dei Padri Domenicani


CAPITOLO PROVINCIALE DEI PADRI DOMENICANI
elebrazione del Capitolo Provinciale dei Frati Predicatori appartenenti alla Provincia Romana di Santa Caterina da Siena Nel pomeriggio di domenica 15 settembre 2013, nel convento di San Domenico di Pistoia, ha avuto inizio il Capitolo Provinciale Elettivo. Il corpo elettorale era cos composto: p. Daniel Ols, priore di Santa Maria sopra Minerva, Roma; p. Francesco DAmore, priore S. Domenico di Perugia; p. Daniele Aucone, priore di San Domenico di Pistoia; p. Alfredo Scarciglia, priore di San Domenico di Siena; p. Maurizio Carosi, priore di San Domenico di Cagliari; p. Vincenzo Caprara, priore di San Domenico di Fiesole; p. Emanuele Mezzina, socio del priore di Santa Maria sopra Minerva, Roma; p. Christian Steiner, delegato I collegio; p. Aldo Tarquini, delegato II collegio; p. Bruno Esposito, delegato III collegio; p. Antonio Coco-

licchio, delegato IV collegio; p. Gian Matteo Serra, 1 delegato a suffragio universale; p. Giuseppe Serrotti, 2 delegato a suffragio universale; p. Luciano Cinelli, 3 delegato a suffragio universale; p. Daniele Cara, priore provinciale uscente. Si proceduto alla presentazione delle lettere testimoniali per quanti avevano diritto alla partecipazione; quindi sono stati eletti: lAttuario, fr. Gian Matteo Serra, e il coadiutore, fr. Luciano Cinelli e gli scrutatori, fr. Emanuele Mezzina e fr. Maurizio Carosi. Luned 16 settembre 2013, in preparazione alla elezione del nuovo provinciale, stata celebrata la santa messa dello Spirito Santo, presieduta dal priore locale fr. Daniele Aucone. Nella mattinata stata tenuta una discussione (tractatus), riguardante la situazione della provincia e possibili candidati alla carica di priore provinciale. Nel pomeriggio si proceduto alla elezione, secondo le Costituzioni dei Frati Predicatori, ed risultato eletto fra Aldo Tarquini. Marted 17 settembre 2013, il Maestro generale dellOrdine, fra Bruno Cador, ha confermato lelezione avvenuta.

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Capitolo dei Padri Domenicani


Padre Aldo Tarquini nato a Roma nel 1941. Dopo lanno di noviziato, il 4 ottobre 1960 ha emesso la prima professione. Compiuti gli studi istituzionali, il 6 agosto 1967, stato ordinato sacerdote. Padre Tarquini ha conseguito la licenza in teologia presso luniversit San Tommaso DAquino (Angelicum) in Roma. responsabile di Giustizia e Pace per la provincia domenicana

Centro Internazionale di Studi Cateriniani


CATERINA DA SIENA E LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

l Centro Internazionale di Studi Cateriniani di Roma, presieduto dalla professoressa Diega Giunta, ha dedicato il Quaderno n. 5 al quarantesimo anniversario della proclamazione di Santa Caterina da Siena a Dottore della Chiesa universale, avvenuta il 4 ottobre 1970 per volont di Papa Paolo VI. La pubblicazione, uscita per i tipi delleditore Nerbini di Firenze nel 2013, ospita i testi delle conferenze dei Mercoled Cateriniani che si sono tenuti nel 2011. Nella presentazione, la professoressa Giunta evidenzia come Caterina si faccia interprete delle problematiche sociali del suo tempo, rivelando una straordinaria attualit. infatti da rilevare come il dottorato cateriniano sia frutto della dottrina cristiana interpretata da Caterina che cos ci lascia un grande esempio di vita vissuta assumendosi responsabilit nella vita terrena alla luce dellinsegnamento spirituale. Il volume ospita i seguenti saggi: Francesco DAgostino, Verit delluomo e coe-

renza nella vita; Fabio Macioce, Letica sociale cristiana e S. Caterina da Siena; Paolo Nardi, La giustizia come virt universale; Giuseppe Dalla Torre, La famiglia prima responsabilit dellamore; Stefania Cosci, Economia solidale; Renzo Pezzimenti, Cittadinanza e bene comune: per una politica non settaria; Francesco Sisinni, Caterina da Siena Dottore della Chiesa universale. (F.P.)

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Recensione DONNE MADONNE MERCANTI E CAVALIERI


il titolo del volume scritto da Alessandro Barbero e pubblicato dalleditore Laterza. Esso raccoglie i testi delle lezioni tenute al Festival della Mente di Sarzana nelle edizioni 2011 e 2012. Barbero docente di Storia medievale presso lUniversit del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Il volume offre uno spaccato di vita medievale attraverso sei personaggi tre uomini e tre donne e tra le donne troviamo Caterina da Siena. Le storie di questi sei personaggi sono ricostruite tramite i loro scritti*, soltanto quello riguardante Giovanna DAr-

co tratto dai documenti del processo. Il saggio ci racconta Caterina come una giovane ragazzina che molto presto, allet di circa sette anni, si mette in contrasto con i canoni della vita del suo tempo che vedeva le donne relegate al ruolo di mogli e madri. Il suo voler perseguire un destino diverso la porter ad affrontare una sfida pi grande di lei: riportare il Papa da Avignone a Roma. Dopo un periodo della sua vita vissuto in preghiera e contemplazione, affronta la grande avventura che la porter ad Avignone a pronunciare quell io voglio, davanti al Papa Gregorio XI, che far s che il seggio papale ritorni a Roma dopo settanta anni trascorsi in esilio in Francia. Lautore del saggio fa un ritratto di Caterina in diciotto pagine, inserendo larco della vita della Mantellata senese nel contesto del suo tempo, sia a Siena, che in Italia, che in Europa. Ne esce il ritratto di una donna tenace, determinata; la sua condizione di donna del medioevo, non le impedisce di perseguire ed ottenere ci che vuole, anche perch ci che lei vuole coincide con la volont di Dio e lei lo sa bene perch con lEterno Padre ha un dialogo aperto che durer tutta la sua breve vita. La sua esperienza mistica, raccontata puntualmente al suo confessore fra Raimondo da Capua, un domenicano importante molto considerato nelle corti dellEuropa del tempo, la porter a vivere la sua vita lontano dagli schemi consoni ad una donna del popolo del suo tempo,

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Recensione
rendendola una protagonista di eventi che hanno fatto la storia del XIV secolo e cambiato quella dei secoli successivi. Gli altri personaggi del libro descritti dallautore sono: il frate francescano Salimbene da Parma, che conosce aneddoti e pettegolezzi di papi, imperatori e vescovi; Dino Compagni, mercante di Firenze; Jean de Joinville, cavaliere che ha partecipato alle crociate al fianco di San Luigi; Caterina da Siena; Christine de Pizan, scrittrice e Giovanna Darco. Franca Piccini
*Nota bibliografica Salimbene de Adam da Parma, Cronica, a cura di G. Scalia, trad. it. Di B. Rossi, Parma 2007 Dino Compagni, Cronica delle cose occorrenti ne tempi suoi, a cura di G. Bezzola, Milano 2008 Jean de Joinville, Storia di san Luigi, a cura di A. Lippiello, Roma 2000. Caterina da Siena, Le lettere, a cura di U. Meiattini, Milano 1993 Christine de Pizan, La citt delle dame, a cura di P. Caraffi, Roma 2007 Il processo di condanna di Giovanna dArco, a cura di P. Cremisi, Milano 2000 Il processo di Giovanna dArco: verbali del processo di riabilitazione 1450-1456, a cura di R. Pernoud, Roma 1973.

Cronaca
FESTA GRANDE NEL GRUPPO ROMANO
FRANCESCO PANIZZOLI, membro del consiglio direttivo del Gruppo Romano dellAssociazione Internazionale dei Caterinati, sar ordinato sacerdote dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario di sua Santit Francesco per la Diocesi di Roma. La cerimonia si svolger gioved 31 ottobre alle ore 17.30, nella Basilica di S. Giovanni in Laterano. Francesco Panizzoli celebrer la sua prima messa venerd 1 novembre, alle ore 11.30 nella Parrocchia di S. Caterina da Siena, via Latina 28.

SANTA CATERINA TRA I TERREMOTATI DELLEMILIA


Il 6 ottobre scorso, il presidente dei caterinati di Bologna, dottor Alberto Becca, stato invitato dal Parroco di Pieve di Cento (Ferrara) don Paolo Rossi, a tenere una conferenza su Santa Caterina. Levento stato accolto con grande entusiasmo dai numerosi partecipanti alla Celebrazione Eucaristica. Nell'occasione stata donata un'immagine della Santa che rester esposta in chiesa per il culto dei fedeli. La citt di Pieve di Cento dista circa 35 chilometri da Bologna e sub gravi danni nel corso del terremoto del maggio del 2012.

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Cronaca CATERINA DA SIENA SU TV 2000


L'ultima settimana di maggio, precisamente dal 27 al 31, su TV 2000 andato in onda il documentario Volti e storie dal Santuario di Santa Caterina da Siena, per la conoscenza e la diffusione della devozione popolare della Santa. In tutto ci sono state coinvolte molte persone che hanno volentieri collaborato per la buona riuscita del programma. Le trasmissioni sono ancora oggi visibili su You Tube.

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Cronaca
A PROPOSITO DEL PAVENTATO ATTACCO ALLA SIRIA E LA VEGLIA DI PREGHIERA E DIGIUNO DI PAPA FRANCESCO
davvero interessante vedere come di estrema attualit il pensiero di Santa Caterina, su quanto stiamo vivendo nel mondo in questi ultimi tempi. Per esempio intorno alla questione della guerra in Siria e intorno allinvito che il Papa Francesco ha rivolto a tutti gli uomini di buona volont. Santa Caterina, cos si rivolge al Papa: Con desiderio ho desiderato di vedere in voi la pienezza della divina grazia, in modo tale che possiate essere strumento e causa, mediante la divina grazia, della pacificazione. Perci vi prego, padre mio dolce, che con sollecitudine e affamato desiderio della pace e dellamore di Dio e della salute delle anime usiate lo strumento della vostra

virt e potenza. Potendo infatti avere la pace in quei debiti modi meglio che cercare di ottenerla con la guerra. Stringendosi lanima mia intimamente a Dio, con grande fame del bene di tutto il mondo, mi apparso che Dio non indichi altro rimedio, n io ho visto altro in Lui, che quello della pace. Pace, pace dunque per lamore di Cristo crocifisso. Perch con queste guerre e disavventure che ne derivano, non vedo possiate avere unora di bene. Per pagare i soldati: i quali sono mangiatori della carne e degli uomini si distrugge quello che dovrebbe andare ai poveri. E allora Pace, Pace, Pace e non pi guerra a qualunque costo! C infatti cosa pi dolce della pace?

Sabato 27 luglio u.s. P. Matteo, responsabile del Gruppo delle Terziarie di Charlotte, North Carolina, ha organizzato un incontro con il Priore di S. Domenico di Siena, P. A. Scarciglia. Lincontro ha avuto come argomento la spritualit cateriniana

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Cultura PERCH PATRONA DITALIA


75 (1939-2014) Patroni dItalia
atrona dItalia. Il fatto che ogni persona, ogni famiglia, ogni comunit abbia un Patrono legato alla tradizione giuridica romana. Esistevano allora i patroni e i clienti. Costoro potevano essere liberti, schiavi cio resi liberi i quali restavano legati alla famiglia e a colui che li aveva liberati. Oppure si trattava di gente che in qualche modo era collegata con la famiglia. Il patronato era unistituzione prevista nelle 12 tavole. I romani avevano cos una legge che regolava i doveri del Patrono e i doveri del cliente. Costui doveva fare dei dona in maniera abituale o dei munera in maniera sporadica. Listituto giuridico romano come tanti altri diventato anche cristiano. Quello che poteva rappresentare il patronus nei confronti dei bisogni della vita materiale, era giusto che si allargasse ai bisogni spirituali dellesistenza. Si stabilito cos un richiamo e una riflessione al riguardo. Nel secolo II questo tipo di rapporto, questo invocare i santi, i santi martiri soprattutto, come patroni gi in uso in tutta la cristianit. Il Patronus per eccellenza Cristo Ges, ma poi ci sono gli amici di Dio, i santi che diventano i nostri patroni. Accanto al

termine di patronus c quello di defensor, orator e invece di cliente la terminologia ecclesiastica cristiana parla volentieri di alumnus. Alunni, nei confronti dellavvocato e del patrono. S. Ambrogio scopre per rivelazione divina i corpi dei santi martiri Gervasio e Protasio. Pronuncia allora una bella omelia e dice che la Chiesa di Milano trova in questi due Santi i propri Patroni. S. Leone Mitgno dir che a Roma i Patroni non possono essere che s. Pietro e s. Paolo. Nel secolo VI in tutta la cristianit, anche orientale, si sviluppata questa idea e questo concetto: Cristo lunico Mediatore; quelli pi vicini a Dio, i Santi, possono essere i nostri Patroni. Questa concezione e tradizione del patrono si applicata man mano ai diversi campi della vita. Ci sono i patroni per certe esigenze o per certe virt particolari. Prudenzio diceva che s. Agnese era la santa patrona della castit e chi voleva vivere in castit doveva guardare a s. Agnese. Tutte le professioni, dal medioevo in su, hanno cercato il loro Santo Patrono e lo hanno trovato molto facilmente perch i Santi non sono venuti tutti da una categoria: santo patrono in campo morale, santo patrono di categorie sociali, santo patrono delle comunit, delle diverse Chiese. Molti paesi ancora in Italia sono chiamati con il nome del Santo, perch era il Patrono che diventava il prototipo. Proprio questa idea di santo patrono

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Cultura
come protettore spirituale e come modello ha dato anche allItalia 50 anni fa con Papa Pio XII due Santi Patroni tipicamente italiani: S. Caterina da Siena e S. Francesco dAssisi. Potremmo chiederci che coscienza di italianit potevano avere nel 200 e nel 300 santi come Francesco e Caterina. Si tratta forse di patroni di una dimensione da loro sconosciuta? Ottaviano per la prima volta unifica limpero e lo organizza in province. Non mai esistita una provincia italiana in senso stretto e corrispondente al territorio attuale del Paese, ma qualcosa si muove. Il primo uomo che si dice re dItalia un barbaro, Odoacre (476). La prima unit nazionale si realizza con i Bizantini che mettono la capitale a Ravenna. Ma sono solo tentativi. Nel secolo XIV sul piano politico non si poteva parlare di unit italiana. S. Caterina vive in un momento in cui lera dei Comuni stava gi perdendo il mordente che aveva caratterizzato quella bella stagione della storia. I Comuni, come simbolo di libert e come espressione di comunit, stavano diminuendo e stavano subentrando i vari principati o le repubbliche. Unit politica ai tempi di S. Caterina non cera. I centri pi importanti dItalia dal punto di vista politico erano Napoli, Roma, Firenze, Venezia, Milano. Cerano anche molte province indipendenti, piccole citt che avevano una loro autonomia: Lucca e Pisa, ad esempio che ritroviamo nel corso della storia italiana. Come poteva S. Caterina avere unideale unitario; come possiamo chiamarla Patrona dItalia se non ha sperimentato questa unit dItalia? Quello che non esisteva ancora sul piano politico e sociale, si affermava sul piano morale. Ununit italiana si era fatta attraverso la cultura. Nella seconda met del sec. XIII Dante aveva ben vivo il senso di essere fiorentino, prima ancora che toscano, ma dellessere anche italiano. Perci cera questa penetrazione. Prima di Dante ricordiamo S. Francesco; il suo Cantico delle Creature reputato come uno dei documenti tra i pi antichi dal punto di vista letterario. Come mai lui, umbro, utilizza un linguaggio che non era tipicamente quello della sua zona? Aveva avvertito che la lingua toscana aveva pi capacit di esprimersi a livello culturale. Le Laudi del 200 fanno sentire i primi aspetti di questa visione unitaria del livello culturale. S. Caterina vive in questo contesto. Papa Pio XII lha nominata Patrona dItalia perch era convinto che S. Caterina ha veramente interpretato quegli aspetti unitari che nel costume, nella storia, nelle lingue, nella religione esistevano in Italia. S. Caterina si sentiva italiana; quindi non eccessivo considerarla Patrona dItalia. Alla fine della sua vita, nel 1378, prov lo smacco sicuramente pi grosso della sua vita. Dopo aver lavorato per il ritorno del Papa in Italia, per la pacificazione della Chiesa e della societ, si trova di fronte allo scisma. Cerca tutti i mezzi, scrive a re, a regine, a condottieri, ai cardinali per

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pregarli di restare fedeli a Urbano VI. Erano pochi i cardinali italiani, quattro in tutto; uno mor subito dopo il Conclave che aveva eletto Urbano VI. I tre cardinali rimasti erano: Corsini di Firenze; Borzano di Milano; Orsini di Roma. S. Caterina scrive loro per esortarli ad essere fedeli al Papa che avevano eletto, al quale avevano giurato fedelt, davanti al quale si erano inginocchiati il giorno dellincoronazione. Come facevano a dire poi che non era Papa e favorire lantipapa? Dove era finita la loro lealt, la loro virt? Ma oltre tutti gli altri motivi che dovevano spingerli a essere fedeli al Papa come unico Vicario di Ges Cristo, non potevano ignorare di essere tutti italiani. Pur naturalmente parlando (ch, secondo virt, tutti dobbiamo essere uguali), ma parlando umanamente, Cristo in terra italiano, e voi italiani, che non vi poteva muovere la passione della Patria, come gli oltramontani... (Lettera 310). Da qui si capisce benissimo il suo sentire italiano. Sotto questa visione morale lItalia di oggi era anche lItalia di allora a caratterizzare una unit che S. Caterina aveva ben presente. Agiva da cittadina di Siena, da donna toscana, ma si sentiva anche italiana, come si vede in unaltra lettera mandata a uno dei suoi seguaci, i caterinati figli spirituali, che avevano con lei una convivenza spirituale e anche culturale. Dovete essere italiani, forti, perch se sarete quelli che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia (cf. Lett. 368). Frase stupenda dove si vede che Caterina aveva una prospettiva molto pi larga del terreno che era la frontiera abituale della sua esistenza. Ci chiediamo per, perch tra i tanti santi italiani stata scelta S. Caterina? La risposta la troviamo in chi ha dichiarato S. Caterina Patrona dItalia. Nel motu proprio in cui il 18 giugno 1939, a pochi mesi della sua elezione, Pio XII ha solennemente proclamato s. Francesco e s. Caterina Patroni dItalia, troviamo la spiegazione. Dice Pio XII, dopo di aver parlato di S. Francesco dAssisi: N altrimenti si adoper S. Caterina da Siena, la fortissima e piissima vergine che valse efficacemente a ridurre e a stabilire la concordia degli animi nelle citt e contrade della sua patria e che, mossa da continuo amore, con suggerimenti e preghiere fece tornare alla sede di Pietro in Roma i romani Pontefici che, quasi in esilio, vivevano lontani in Francia, tanto da essere considerata a buon diritto il decoro e la difesa della patria e della religione. Questi sono dunque i due motivi che la raccomandano come Patrona dItalia: la sua opera strenua di pacificatrice nel caos della situazione italiana del suo tempo, e il suo servizio di ancella fedele della Chiesa in quelle congiunture particolari per riportare il Papa in Italia. LItalia entra in giuoco non per uno spirito campanilistico, ma per ritrovare il disegno di Dio che ha voluto che Pietro ponesse a Roma la sua sede. S. Caterina vive per la pace, diventa una costruttrice di pace. Lei che aveva fatto una scelta di contemplazione pura,

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poteva sembrare completamente tagliata fuori dalle vicende agitate del suo tempo. Motivo di pi per apprezzare questa svolta della sua vita. Lambito in cui agisce si potrebbe distinguere in due momenti: quello di essere una pacificatrice nella sua citt, nella famiglia e parentado; dallinizio della sua vita fino alla fine. Poi c la sua opera di pacificazione allinterno delle comunit italiane di quel tempo. Erano gli anni in cui lideale comunale stava diminuendo. Le incertezze e le passioni diventavano grandi. Qui si inserisce lazione di s. Caterina. La prima attenzione per la sua citt e la sua gente. Stefano Maconi, prima di essere discepolo di s. Caterina era stato il rampollo di una famiglia di quelle che pretendevano molto in Siena e che si trovava cos in lotta coi Tolomei, famiglia distinta per nobilt e per soldi. Caterina prende liniziativa di mandare a chiamare Stefano Maconi e riesce pazientemente a portarlo al punto di accettare un tentativo di pacificazione con la famiglia Tolomei. I Tolomei diedero una chiesa come punto di riferimento per trovarsi insieme per la Messa. Quel giorno avrebbe dovuto rappresentare un nuovo modo di vivere per queste due famiglie. I Maconi ci sono; ma i Tolomei non arrivano. S. Caterina si concentra in preghiera in modo tale da non avvertire il brusio e le prime parole indignate che significavano il rifiuto della pace e potevano diventare preludio di qualche cosa di tragico. Quando s. Caterina si ridesta, qualcuno cerca gi di uscire e di partire. Ma proprio allora si aprono le porte e la famiglia Tolomei entra. Si celebra la Messa; la pace stabilita tra le due famiglie. La preghiera e lazione diuturna di S. Caterina tendeva attraverso la sua presenza e i suoi sforzi a saper ricondurre alla pace vera. La conversione di Nanni di Ser Vanni ne la prova. Un giorno Caterina lo manda a chiamare; era forte e molto astuto. Alla luce dello Spirito Santo Caterina gli rimprovera tutta la sua condotta. Quando gli pone il problema di dover rinunciare a certe sue posizioni e di dover far pace, egli risponde che anche lui vuole la pace, ma solo dopo aver fatto fuori quelli che sono i suoi nemici. S. Caterina insiste. Nanni vuoi accondiscendere e dice: Ho quattro nemici che devo annientare; uno lo cedo a te, scegli. Come prova di buona volont garantisco che su questo non interverr pi. S. Caterina sta al gioco e accetta. A questo punto egli si alza e si sente inondato da una gioia talmente grande da domandarsi da dove provenga questo sentimento che non aveva mai provato in vita sua. Mentre sta per uscire si accorge di non poter camminare e capisce che non pu fare pace solo parzialmente. Cosa fare? S. Caterina non perde tempo e gli impone di cominciare a confessare i suoi peccati perch le cose dopo sarebbero andate meglio. Cos colla confessione matura la rinuncia totale al suo progetto di vendetta e diventer uno dei Caterinati, sostenitore convinto di S. Caterina. Il primo monastero che la Santa far costruire sar dono di Nanni che per-

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severer nella sua conversione e nella pacificazione. Caterina cominci lopera di pacificazione nella sua citt. Non si accontentava di invitare a fare la pace; la voleva fondata nel mistero della Croce. Sangue e fuoco erano le parole che ricorrevano di pi sotto la sua penna e sulla sua bocca, e che provenivano dal suo cuore. Parte da una visione spirituale, soprannaturale; ma quello che meraviglia ancora oggi che aveva anche una perfetta conoscenza delle situazioni dal punto di vista di organizzazione sociale e possedeva un enorme buon senso, lei che non era mai uscita da casa e da Siena. Lo Spirito Santo le aveva dato un dono particolare per cui legittimamen te possiamo invocarla Patrona dItalia, soprattutto in questa ottica della pacificazione. La sua opera conosciuta. Le polemiche in quel tempo non erano solo tra famiglie, tra contrade e contrade, ma tra repubbliche e repubbliche, tra citt e citt. Il Papa stava ad Avignone; mancava un reggitore dello Stato Pontificio che portasse avanti la vita secondo uno schema di diritto, ma anche di carit. Gli Stati Pontifici, retti da un Cardinale Legato, molte volte erano alla stregua di tutti gli altri con tutte le interferenze e qualche volta con la cattiva organizzazione che si poteva denunciare in altri Stati. Firenze, che in quel momento emerge, crede di potersi mettere in contrasto con lo Stato Pontificio. Forma la famosa lega toscana, che man mano cerca di accaparrarsi tutte le varie citt autonome per poter far fronte allo Stato della Chiesa, e cos sopraffare gli altri. Di fronte alla lega di Firenze ci sono altre leghe che assoldano uomini per non soccombere. Avviene cos il contatto di Caterina con uno dei fenomeni tristi del suo tempo e della storia italiana: le Compagnie di ventura. Nella seconda met del 300 le Compagnie di ventura imperversavano. I vari signorotti le invitavano volentieri per evitare di mobilitare la gente del paese o della citt. Pagandole bene, venivano; ma una volta venute, era molto difficile che se ne andassero, perch per loro la guerra era un mestiere. Non amavano sentir parlare di pace e se non potevano aver soldi per combattere non mancava loro la forza per ricattare. La compagnia pi temuta era quella di Giovanni Acuto, un conte inglese, il quale viene in Toscana, impone delle taglie, cominciando da Firenze. Chiede un riscatto di 135.000 fiorini doro. Lasciata Firenze va a Pisa, poi a Siena. S. Caterina non ha il minimo ritegno e scrive direttamente a Giovanni Acuto, a Messer Giovanni Condottiero. E una delle quattro lettere che scrive agli uomini darme. Dice pressa poco: voi venite da lontano; capiamo benissimo che vi affidate a chi paga meglio, ma ricordate che avete una coscienza anche voi; un giorno dovrete rendere conto al Signore. Volete proprio guerreggiare? Andate l dove veramente potrete rendervi utili a tutta la Cristianit (cf. Lett. 140). Cera il problema della Crociata. S. Caterina si era fatto un punto donore di favorire la Crociata. A questo

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condottiero propone dunque non tanto di lasciare la sua carriera, quanto di saperla orientare per il vantaggio di tutta lItalia e di tutta la Cristianit. Intanto Caterina cerca di convincere alcune citt di non allearsi con Firenze contro il Papa. Si spiega in tal modo la sua permanenza a Pisa e la sua andata a Lucca. Ma non ci riusc. Intanto il Papa, sconfitto dalla lega di Firenze, aveva lanciato linterdetto contro la citt, lasciando che ciascuno potesse praticare la sua fede a titolo privato. Le Chiese per erano chiuse e non vi si poteva celebrare. Non permettere al popolo di manifestare la sua fede, voleva dire indebolire il punto pi alto dellespressione comunitaria della vita di una citt. Subito si present unaltra conseguenza. Se i fiorentini sono stati interdetti dal Papa, non sono pi cattolici; se non sono pi cattolici tutti i patti stipulati con loro non valgono pi. Hanno tradito la loro fede tradendo il Papa, se ho un debito con Firenze sono libero dal pagarlo. Linterdetto era sentito come un peso sulla coscienza per chi credeva; chi non credeva lo sentiva come un danno irreparabile per la citt. E allora che S. Caterina viene chiamata a Firenze dai reggitori della citt ed incaricata di fare lambasciatore di pace. In effetti nel 1376 S. Caterina va ad Avignone a trattare con il Papa la pace per Firenze. Ci sono tante lettere ai reggitori prima del viaggio e durante il viaggio, al Papa, ai diversi responsabili della vita fiorentina. Il governo era basato su due fazioni che si annullavano tra di loro e praticamente non governavano: Caterina si rivolge agli uni e agli altri per cercare di fare la pace, dando suggerimenti concreti e preziosi. Ad Avignone poi la sua posizione molto netta; non la nasconde n al Papa n ai fiorentini. A questi dir: Chi tocca il Papa tocca Cristo. I fiorentini avevano toccato lo Stato del Papa ma dicevano: Noi con il Papa non abbiamo niente; siamo contro il modo di governare lo Stato della Chiesa che rende difficile a noi i rapporti. S. Caterina non accetta queste distinzioni. Chi tocca il Papa tocca Ges Cristo, perci si deve andare daccordo con il Papa. Nella lettera, poi, che fa precedere al suo incontro con il Papa Gregorio XI in Avignone, non manca di sottolineare: Caro dolcissimo S. Padre, tu devi trattare da padre e non da padrone e da sovrano. Il Papa ha il diritto, ha il dovere di essere rispettato; perci quello che tu puoi fare nei confronti di Firenze e degli altri giusto che lo faccia, ma una volta che vedi un minimo di ravvedimento devi essere il primo a sapere cedere proprio perch sei padre (cf. Lett. 196). Il Papa si mostr talmente convinto che le disse: Benissimo, quello che fai tu va bene anche per me; solo abbi rispetto per la sede di Pietro; cerca di non compromettere listituzione come tale (cf. Lett. 230). A questo punto per le vicende di Firenze erano cambiate. Quando gli ambasciatori, che dovevano stilare la pace, arrivano ad Avignone, mandati da nuovi reggitori, dicono che il mandato dato a

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Caterina non vale pi: Adesso siamo noi a trattare. Quella che era una pace quasi raggiunta sfuma cos con gravissime ripercussioni. Il Papa torner a Roma, ma il problema della pace rester aperto e sanguinante. Ancora una volta n Firenze n Roma riescono a concordare qualche cosa, ancora una volta sar Caterina che andr a Firenze, questa volta a nome del Papa. Erano passati solo due anni, ma lesasperazione era tale che le si attribuiva la responsabilit di non aver raggiunto la pace, mentre era esattamente il contrario. Si ha quel famoso tumulto in cui la vita di S. Caterina viene messa in pericolo. Una masnada a spade sguainate la ricerca, ma invece di avere paura lei, avevano paura tutti i suoi amici. Come Ges nellorto degli ulivi, dice Caterina: Caterina sono io; prendetevela con me e tagliatemi a pezzi, se volete, ma questi li dovete lasciare (cf. Lett. 295). Un gesto di questo genere in una giovane di 30 anni port al capovolgimento della situazione e non solo a una rapida stabilizzazione della situazione di Firenze, ma finalmente alla sospirata pace con il Papa Urbano VI, che ormai stava a Roma. Non stata solo lispirazione di un momento nella vita di s. Caterina, ma la sua passione, la sua vocazione, soprattutto negli ultimi anni. La sua dedizione alla patria ha ben giustificato la scelta di Pio XII quando lha dichiarata Patrona dItalia. Patrona di una nazione che, come tutte le altre, non pu sussistere, prosperare, se allinterno e allesterno non capace di portare avanti i rapporti di pace. Quando fallisce la sua missione, mentre si trova in Avignone, Caterina dice: Non mi dispiace quello che ha voluto il Signore. Vuol dire che riserva a me qualche altra missione particolare. E la missione particolare stata proprio quella di essere sicuramente, se non lunico, uno dei motivi determinanti per il ritorno del Papa, dopo circa 70 anni, a Roma. Come mai il Papa si trovasse in Avignone tutti lo ricordano. Bisogna rifarsi a Celestino V, che da agosto a dicembre 1294 Papa. Quando rinuncia viene eletto Bonifacio VIII cui succede Benedetto XI. La situazione non chiara. Il Conclave si tiene a Perugia. I cardinali sono pochi, meno di 20; c il partito italiano con 10 cardinali che hanno lintenzione, nominando un Papa, di riabilitare Bonifacio VIII, e il partito francese che temeva che si nominasse un cardinale italiano. Il Conclave and per le lunghe. Un cardinale romano cerc di mediare, e convinse ad eleggere uno non italiano. Nel 1305 venne eletto larcivescovo di Bordeaux, Bertrando di Got, non cardinale. Era debole, malato e succube del re di Francia. Si fece incoronare a Lione e non parl assolutamente di venire a Roma, stabilendosi poi in Avignone. E stato un momento di regressione notevole nella storia della Chiesa il periodo della cattivit di Avignone con i Papi Clemente V, Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI e Innocenzo VI. Urbano V, eletto nel 1362, decise di tornare a Roma; ma la situazione era tal-

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mente scompaginata per le risse, che fece ritorno ad Avignone. A lui succede Gregorio XI, sempre francese. S. Caterina va ad Avignone nel 1376, come abbiamo visto, in legazione per Firenze, dopo aver fatto arrivare al Papa alcune lettere di una chiarezza sconcertante Caro dolcissimo S. Padre in Cristo dolce Ges, tu sei Vicario di Ges Cristo; devi fare quello che vuole Ges Cristo; i tempi sono cattivi, ma io ti dico di fare tre cose: guardati un po attorno e cerca di fare pulizia; fai la pace; deciditi di tornare a Roma. Se lo farai vedrai che il tuo Pontificato andr bene (cf. Lett. 206). Il Papa un bravuomo ed deciso, ma gli dicono che, appena arrivato a Roma, lo avveleneranno. La voce si era diffusa in Avignone e s. Caterina in una lettera scrive: Santissimo Padre, devi essere un uomo, devi agire con virile coraggio, perch il veleno lo puoi trovare ad Avignone, come a Roma, come ovunque. Buon senso e coraggio (cf. Lett. 239). Il Papa decide di partire e S. Caterina parte dopo di lui raggiungendolo a Genova. Le notizie che arrivavano da Roma non erano molto entusiasmanti ed egli era esitante a proseguire. Ma finalmente arriva a Roma nel gennaio del 1377. Trova uno sfacio. Nel 1378 muore, un anno dopo che aveva raggiunto Roma. Aveva solo 46 anni. Viene eletto allora Urbano VI, che non era cardinale ma arcivescovo di Bari. Era difficile fare il papa: la sua fede, la sua dirittura morale erano fuori discussione, ma il suo temperamento estremamente forte. Urbano VI chiama a Roma Caterina, che vi trascorre i suoi due ultimi anni: vuole averla vicina in tutte le molestie dello scisma. Siamo al Natale del 1378 e il Papa diventato impopolare per il suo modo di fare molto duro con se stesso, con i cardinali, con i vescovi, con la gente; quindi sgradito a tutti. S. Caterina gli manda gli auguri e come regalo cinque melarance immerse in un vaso di miele. Era un richiamo trasparente, ma forse era gi troppo tardi e la lezione non servita. Gli stessi cardinali che lo avevano eletto, luno dopo laltro, lo abbandonarono con la scusa che lo avevano eletto a furor di popolo. I romani, s, volevano un papa romano; ma Urbano non era romano; era arcivescovo di Bari. Qualcuno sostenne che lelezione era invalida perch fatta sotto la pressione del popolo. Si apre cos il grande scisma dOccidente. I cardinali doltralpe erano tutti concordi e man mano anche gli altri cardinali passarono al partito dellantipapa Clemente VII, arcivescovo di Ginevra. Di fronte allo scisma Caterina dice al Signore che la colpa tutta sua; sono i miei peccati, le mie indegnit che hanno meritato alla Chiesa questo strazio. Ma interpella anche tutti i responsabili per far capire: questo Papa stato eletto validamente; non vero che il tumulto abbia condizionato i cardinali, tanto vero che non romano. E stato eletto, ne stata fatta lincoronazione. Tutti i cardinali gli hanno giurato fedelt; come si fa a tornare indietro? Il Papa voleva mandarla a Napoli ma Karin di Svezia si oppone; Caterina accetta che il suo confessore Raimondo da

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Capua sia inviato dal Papa come ambasciatore presso il re di Francia per fare rientrare lo scisma. Arrivato a Genova, le voci che venivano doltralpe eran tali che egli scrive al Papa dicendo: Credo che sia inutile andare. S. Caterina, che pure aveva una stima unica per il suo confessore e padre spirituale, animatore del suo discepolato, gli scrive che si aspettava che avesse un po pi di coraggio; anche a costo della vita doveva servire il suo Papa; in fondo servire il Papa vuol dire servire Ges Cristo. Poich Urbano VI non voleva partire da Roma ci fu il tentativo di deporlo, tentativi di insurrezione, di leghe militari. In questo quadro si iscrive la famosa battaglia di Marino, dove per la capacit di un altro capitano di ventura, litaliano Alberigo da Barbiano, viene, almeno per lItalia, scongiurato lo scisma. Il tramonto di Caterina rapido, ma le si deve riconoscere il merito di essere riuscita a salvare la Chiesa almeno in Italia. Probabilmente, in quei mesi tormentati, ella sar riandata col pensiero a Siena e alla sua esperienza unica. Caterina, che si era votata al Signore fin da ragazza, a venti anni aveva imparato a lavorare nel mondo per una rivelazione del Signore. Viveva abitualmente il matrimonio spirituale nellintimit della sua cella. Un giorno in famiglia c festa e il Signore le dice: E lora del pranzo; vai gi con gli altri. Cosa ho fatto io di cos grave che Tu mi mandi in mezzo al frastuono del mondo? Dunque Tu mi lasci. Ma Ges risponde: Desidero stringerti pi forte a me mediante la carit del prossimo. Per S. Caterina questa stata la scoperta radicale che le ha fatto accettare un nuovo genere di vita: il suo impegno per la pace e per la Chiesa. Il Papa nella omelia tenuta alla Minerva cinquantanni fa, disse: Sar bene guardare a questa Santa che precorre i nostri tempi con una azione che amplifica lanima cattolica e pone i laici a fianco dei ministri della fede, suddita della fede e cooperatrice della diffusione e della difesa del vero, della restaurazione morale. S. Caterina ha agito con un totale amore di Dio e della Chiesa e con una totale libert di fronte alla situazione del mondo. La pace, che per s. Caterina era diventata una bandiera, una delle parole pi belle che noi sentiamo molto pi che ai tempi di s. Caterina. Bisognerebbe che i giovani, che si schierano per la pace, non coltivassero semplici illusioni. Costruire la pace per S. Caterina non solo dire delle parole. Ha veramente faticato, vigilato, penato; non ha avuto paura a parlare della guerra e di chi faceva la guerra per far camminare lideale della pace. Il suo amore per il Papa, il dolce Cristo in terra, si basato non tanto sulla sua personalit, quanto sulla convinzione della fede che vede in quella componente uno dei punti pi sicuri per condurre e sostenere la nostra vita cristiana come la vuole il Signore. +Mons. Gaetano Bonicelli Arcivescovo emerito di Siena Colle di Val dElsa - Montalcino Estratto dal Quaderno n. 5 - 1991 pagg. 17-29 del Centro Int. Studi Cateriniani di Roma

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