Sei sulla pagina 1di 184

ADA NEGRI

^^OEAZIONI
M-~'%F-XE/

MILANO
FRATEI
LI

TREVTCS, EDITOR

I918

SIXONDO MIGLIAIO,

ORAZIONI,

Opere

di

ADA

NEGRI.

'

-"^^'j-y

^9 A^'io

fQ<<0.

'

ADA NEGRI

OEAZIONI

MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI I918
SECONDO MIGLIAIO,

PROPRIET LETTERARIA.
/
dirtii di

riproduMtoNt
i

di iraduMione sotto

riservati per tutti


la

paesi, compresi la Svtzia,


t l'Olanda.

Norvtgia

Tip. FrateUi Treveii.

ALESSANDRINA RAVIZZA
(1846-1915).

Ada

Negri. Orazione

Orazione detta nel Teatro del Po


polo,
il

21

marzo igiS,

in Milano.

Alessandrina Ravizza camminava

un giorno lentamente per le vie di Milano, quando vide passare un carro funebre di terza classe, nudo di fiori,
quasi vergognoso della sua povert,
seguito solo da

un

prete.

Colui che riposava nella cassa greggia pareva

non avesse avuto, nel


:

mondo, nome, famiglia, affetti nulla. Se ne partiva solo solo, forse, aveva
:

vissuto.

Ma

la tristezza di

quell'ab-

bandono anche dopo


il

la

morte gelava
mise

cuore.

La Donna
lora dietro
il

della Piet si

al-

carro, e lo
la

accompagn,

passo passo, fra

gente affrettata e

ORAZIONI

indifferente, sotto la pioggia.

Lo

ac-

compagn a quando
la vide,

al cimitero, vi rest fino

la terra

fu gettata sulla

cassa, a palate brutali e sorde.

Chi

pens che fosse


morto.
era,

la

madre o
di

la sorella del

L'una e

l'altra

s:

quel

morto, e d'ogni vivente.

E quando
nella bara,

ella
lo

rifece,

immobile

stesso

cammino per

andare a conoscere quel che in vita

mai non aveva voluto conoscere: il tutta una popolazione in riposo,

dolore seguiva

il

suo corpo inanir


venivo suesso
la

mato.

Confusa tra
bito

la folla, io

dietro
ai

il

carro:

di

non
parte

appariva

miei occhi che


di

superiore carica
pressa sotto
di fior.
il

ghirlande, op-

peso di enormi masse


il

Ed a me sembrava che

Alessandrina Ravzza

feretro

non

fosse gi condotto al

cam-

posanto dal pesante e misurato passo


dei cavalli
;

ma

che

la folla intera lo

portasse in trionfo

sulle

anonime

spalle, sul proprio dolore offerto co-

me un

ultimo rendimento di grazie.


il

NelFora solenne, sotto

cielo pio-

vorno che toccava


le quali la

tetti, le

vie lungo

Santa di Milano pass fra


vessilli

corone di
in

eran trasfigurate

un

solo viso, d'un pallore e d'una

intensit

non mai
gli

veduti. Grappoli

umani, con

occhi spalancati, senza

parola, senza gesto, senza respiro,

sporgevan dalle

finestre, dai balconi,

dalle cancellate dei giardini, dai vani


delle porte,
dall'alto

delle

soffitte.

Con

ondeggi, con risucchi, con im-

provviso spalancarsi e rinchiudersi


di gorghi,
il

corteo, fiume d'anime,

invadeva

le strade,

allagava

sob-

ORAZIONI

borghi,

inghiottiva

nel

suo lento
cit-

avanzare ogni espressione di vita

tadina che fosse estranea all'immensit di

quel cordoglio, alla magnifirito.

cenza di quel

Rito celebrato in silenzio.

Ma

vi

sono ammirevoli sinfonie


ricche di accordi

di

silenzio,

psichici

profondi
raffiche
:

come

baratri, violenti

come

che dall'insensibile durezza

delle pietre e degli asfalti salgono per


la via delle

anime a commovere l'aria


di

sino alle stelle nascoste dietro le nubi.

La Santa
citt ch'ella

Milano ebbe, nella

tenne tutta nelle mani


le

per virt di amore,

esequie che

si

convengono

agli eroi.
di-

Ma

possiamo noi veramente,

nanzi ad una creatrice qual fu Ales-

sandrina Ravizza, pronunciar


rola

la

pa-

dolore

?...

Alessandrina Ravizza

, questo,
atto

un sostantivo comune,

ad esprimere, da quando viva

l'umanit,

una sensazione o un sen-

timento comune. Dolore, morie, dissolvimento, non esistono per le forze


creatrici.

Quando un segnacolo umacos,

no scompare
di luce,

lasciar dietro di s

scienze,
lito

non parte che per un irradiamento un sommovimento di coun vibrare di fluidi, un aneverso
la

di spiriti

grandezza e

lo

splendore degli orizzonti che esso


rivel.

medesimo

Non
lei,

dolore, dunque. Indegno di


di noi.

indegno

Serenit: la consapevole e stoica


serenit che fu, forse, la pi

ammi:

randa virt

di

Alessandrina Ravizza

per la quale rifulse di stupendo equilibrio

pur nel vario tumulto d'una

esistenza di battaglia.

ORAZIONI

Ed

ecco, io
la

Tho dinanzi, quale mi


la vidi,

apparve

prima volta che


:

or son molti anni quale mi apparve,

immutata, l'ultima volta che


or son pochi mesi,
nella

la vidi

Gasa
di

di

Lavoro.
Il

suo aspetto era quello

un

essere che porti in s stesso

e lo

sappia

l'Assoluto

della regalit.
:

Alta su tutto, la fronte vasta bian-

ca massiccia nell'aureola dei lievi


capelli

d'argento, dura infrangibile

come
di

fosse fatta di materia silicea,


fatta

luminosa lontana come fosse


materia astrale.

Dalla troppo grave pesantezza del

corpo

alla lentezza del gesto ieratico

alle linee belle

ma

affloscite del viso,

ogni particolare della persona straordinaria


si

riassumeva nella maest

di quella fronte.

Alessandrina Ravizza

V'era contenuto un mondo.

Fra lo sguardo di Alessandrina Ravizza e


chi le stava

dinanzi, flut-

tuava sempre una misteriosa immagine scrta da


lei

sola

un sogno,

una

verit, l'ombra d'un sogno, l'om-

bra d'una verit.

Pareva assente, con quegli occhi


astratti la
:

era invece vicinissima, con


la parola.

voce e

Voce pacata e
si

penetrante, parola che subito

intal-

sinuava nel segreto dell'anima,

volta sfiorando con estrema delica-

tezza
fosse

una gelosa

ferita, talvolta

(ove

necessario)

diritta

come un

coltello, tagliando nel

marcio, dando

libero

corso al pus velenoso, troil

vando immediatamente
sibile

nervo seno
la

da far scattare,

la colpa

debolezza nascosta da estirpare, cos

come
Ada

si

estirpa

una

cisti.
2

Negri. Orazioni,

iO

ORAZIONI

Nel magnetismo d quell'energia


consolatrice,

un innumerevole polegge,
d

polo di

miserabili senza

donne senza

focolare, di adolescenti

sperduti, di pregiudicati dal libretto


rosso, di maestri senza cattedra, di

poeti senza fortuna, di cantanti senza


scrittura, di

vagabondi e
trov
il

refrattari

d'ogni
un'ora,

risma,
il

conforto di
giorno,
la

riposo d un

strada della salvezza, la redenzione


della vita.

Nessuna miseria
da singola

le fu

estranea, sia

del corpo, sia dell'animo, sa prodotta


fragilit

o colpa dell'in-

dividuo, sia dallo squilibrio dell'assetto sociale.

Ad ognuna
limiti,
il

ella

oppose,
il

serena,

il

suo insonne cuore,

suo

coraggio senza

suo batta-

gliero ottimismo, la sua vertiginosa

passione di piet e di giustizia, alla

Alessandrina Ravzza

\\

quale ben
crare
((

sarebbe potuto consa:

il

motto della salamandra


piii

Pi ardo

godo

Condensare in poche pagine


storia,

la

sua

visse

non possibile; poich ella non gi una sola vita, ma mille

e pi di mille.

Dire che ella nacque a Gatskina,


in Russia, nel 1846,

da madre slava

e da padre italiano (un Mazzini, che


si

era rifugiato col durante

il

pe-

riodo delle guerre napoleoniche, di-

venendo funzionario dell'impero), non ha importanza, non pu che far


sorridere. L'individuali t di Alessan-

drina Ravizza non tale da restringersi fra le colonne dei registri dello
stato civile, e la sua

ombra

si riflette

sulFumanit,
dei confini.

al di fuori del

tempo e

Fu

slava, e latina. Deirintelligenza

12

ORAZIONI

slava possedette Tintrepda logica e


la furia mistica:

del

temperamento
tatto,
il

latino, la

morbidezza del
l'ala

sen-

so deirequilibrio,

della poesia.

Da

tali

elementi, fusi nel crogiuolo

del pi assoluto ardore d dedizione

che mai avvampasse in creatura femminile, risult


il

capolavoro

umano

ch'ella pot incarnare.

Scesa a diciotto anni in


rest.

Italia, vi
si

Se ad una simile Donna


suo cuore scelse, e fu
si

pu dare una
che
il

patria, fu certo quella


l'Italia.

Come

era svolta la sua adolein-

scenza? In virt di quale causa

tima od influenza esteriore aveva


potuto affermarsi in
lei

un

cos origi-

nale concetto della vita, un'individualit di cos complessa e potente


freschezza?...

Di s ella non parlava mai.

Non

Alessandrina Ravizza

i3

esisteva'^^che

per

gli altri.

Ma, quasi
biz-

senza volerlo, nel bizzarro racconto


cui volle apporre

un ancor pi

zarro ttolo
daia
,

La nota

della lavan-

diede la chiave del proprio

mistero psicologico nella tolstoiana


figura della piccola Vera.

Dipinse

stessa nella

delicata

adolescente russa, che sulla scorza


degli alberi

andava religiosamente in-

cidendo la parola verit. Si chia-

ma, propriamente. Alessandrina, la piccola Vera ribelle al giogo ipocrita di una delle tante istitutrici di
qualit j esperte nell'arte di torturare
la fanciullezza
:

l'acerba creatura sen-

za requie, che vorrebbe ragionare,

impongono : Devi credere : che morrebbe di esaurimento e di schifo del mondo, se, per miracolo,
le

mentre

non^trovasse

la

salute del corpo e

14

ORAZIONI

delFanima nella pace campestre della


fattora di

Yegor Mathewievich.
tutti,

Suoi compagni, laggi, sono Wianka,


il

pastore figliuolo di

sco-

perto in terra, un'alba di Natale, fra


le

gambe sanguinose d*una vagabonalla luce, e allevato


latte
il

da morta nel darlo


nella fattoria con

d'una capra

il

carrettiere Fedor, biondo colosso

innocente, luminoso negli occhi, nei


denti e nell'anima.

Wianka

un

sel-

vaggio, Fedor un mistico. Entrambi

sono analfabeti. Ella insegna loro a


leggere; essi insegnano a
lei

come

non

si

possa esser

felici

e buoni che

al contatto della

Terra Madre.

Ella

ama

le

cose agresti, l'odore

dei fieni,

le

belle
i

mucche pezzate
contadini semplici
il

dagli occhi dolci,

come

le

mucche,

linguaggio del
nei

vento fra

gli alberi, del silenzio

Alessandrina J^avizza

i5

prati, delle

lunghe cantilene cantate


la cercher, fatta

da Fedor. Cerca, avida, in tutto questo, la verit


:

don-

na, fuor d'ogni legge sancita, d'ogni

convenzione chiaramente o

tacita-

mente

accettata, d'ogni

forma sociale
vi

che stabilisca una regola e implichi

una condanna per colui che non


si

assoggetti.

E E

si

porr airinfuori e

al

disopra

di tutto.

sar Alessandrina Ravizza.

Sposetta ventenne, a Milano, ella

divenne

la

figlia

del

cuore

di

Laura Soler Mantegazza. Le due

fiamme arsero insieme. La mirabile organizzatrice che, prima in Italia,


aveva introdotto
cooperazione fra
il

principio della

le operaie, e, vec-

chia ormai e malata,


sato

non aveva

ces-

un giorno

di lavorare in fervida

l6

ORAZIONI

umilt, lasci, morendo, alla discepola,

un legato
s

la

Scuola Professiosulle basi di un un nobile sogno,

nale Femminile, a pena fondata, se


cos

pu

dire,

tavolo, sei sedie,

molta buona Tolont


Il

e, soldi, zero.

legato pesava;
forti.

ma

le

giovani

braccia eran

Non

v*ha di quel

tempo

chi

non

ri-

cordi una straordinaria serata di be-

neficenza

al vecchio teatro di Santa Radegonda, allora frequentatissimo.

Serata che tutte


alle stelle,

le gazzette

portarono

che segn un'epoca, che

fu

il

sigillo dell'influenza

morale e
annuaatti-

della popolarit di Alessandrina Ravizza.


li,

Vennero poi

le fiere

vivacissime,

indiavolate,

ranti tutta Milano, coronate


zi

con pazdi cas-

successi di simpatia

e....

setta.

Alessandrina Ravizza

17

Cos la prma Scuola Professionale


italiana per le fanciulle

povere me-

ravigliosamente

fior.

Ecco, in un anno terribile, Milano


sconvolta da una di quelle crisi industriali

che gettano a mare un'intera

popolazione.

Con

la miseria,

con

la

disoccupazione, la crudelt d'un in-

verno polare. Ed ecco Alessandrina


Ravizza balzar fuori con
le

Cucine
gli

Economiche, e con

le

Cucine per

ammalati poveri. Fondo


tante, consigliera e socia:

di cassa:

venti franchi. Cuoca, sguattera, aiu-

una rude

popolana
in cui le

di

Porta Garibaldi. Casa

Cucine s'installarono: un

bugigattolo di via Anfiteatro, covo


di lcch, rifugio di pregiudicati e di

male femmine.
vizza
delle

Ma

Alessandrina Ra-

non aveva paura dei lcch, n male femmine, n dei budelli


Neori. Orazioni
3

Ada

ORAZIONI

a doppia uscita, che puzzano di detriti


Il

e di delitto.

barabba classico, Togasso o Bi-

scella, dai calzoni a

campana e
si

dal

copricapo a visiera, calato sulla faccia


tagliente

come
lei,

rasoio,

sberrettava

davanti a
lotti nella

svegliando a scappel-

propria animacela bislacca

quanto
piede

vi

poteva ancor dormire di

cavalleresco.
si

La donna da marcialabbra mal dipinte. Le

umiliava, serrando sul motto


le

da trivio

lebbrose pareti, pratiche di vizio co-

me
al

vecchie lenone,

si

sbiancavano

passaggio di colei che non sapeva


il-

che cosa fosse paura. Compariva,

luminava, purificava. Nessuno tocc

mai un capello
brceud ,
alla
fr

alla

*r

contessa del
.

sdora Sandrina

Possedeva l'immunit dell'amore.

Per riscossioni o'invii

di denaro,

Alessandrina Ravzza

19

per missioni delicatissime, esigenti


la

pi scrupolosa onest, pot ser-

virsi (anzi, servirsene fu la

sua gioia)

di certi avanzi di galera,

da pregar

Dio

di

non

farceli incontrare

ad un

crocicchio, di notte.
di galera si

Ma quegli avanzi

sarebbero lasciati amlei.

mazzare, per
di

Molti di loro fecero


:

meglio che morire divennero, per


galantuomini.
del 1898, Tar-

lei,

Dopo Finsurrezione
donne
italiane

dentissimo appello d'una donna alle

apre una sottoscri-

zione di cinque centesimi a testa, per migliorare


il

vitto e le condizioni dei

detenuti politici, chiusi in folla nelle


prigioni.

La

stessa
sforzi,

donna
che

ottiene,

dopo pazienti
prendano
l'officina

gli

operai
ri-

rivoluzionari usciti
il

dal carcere

loro vecchio posto nel-

o nel laboratorio. La stessa.

20

ORAZIONI

pi

tardi,-

non

si

d pace finch non

riesce a far distribuire dal

governo
lire

un'indennit di settantatr mila

ai ferrovieri licenziati in seguito alla

famosa
Lei,

rivolta.
lei,

Chi pu essere?...
Alessandrina Ra-

sempre
la

vizza.

Mentre

sua opera sociale con


si

tanta ampiezza

svolgeva,

il

suo

appartamentino privato in via Andegari, nel centro pi milanese di

Milano, aveva Taria d'un piccolo ministero.

Gente e gente d'ogni

classe,

dalla signora in diamanti e pelliccia


allo studentello in giacchetta logora,

dal deputato all'operaio a spasso, dall'artista in altissima

fama

al

ladro

ri-

lasciato dal carcere, riceveva udienza

a quel dolce confessionale. L ella


rifulse nella
lit.

sua inimitabile origina-

L, ella fu Sacha.

Alessandrina Ravizza

12

Penetr

il

segreto di migliaia d'esi-

stenze, trov

ciascuna, scoperse
Gli instabili,
i

una consolazione per una via per tutte.


i

decaduti,
i

depressi, gli

inconsistenti,

vergognosi del prolei


li

prio dolore, ebbero in


li

quella che

comprese com'erano,

salv nel-

l'unico

modo

possibile,

uno per uno

e ciascheduno secondo la sua natura,


il

suo tormento,

la

sua necessit.
di lei era

La mente sovrana
stulante

un

re-

gistro infallibile, nel quale ogni po-

stava fotografato, accasel-

lato, distinto nelle pi singolari ca-

ratteristiche del suo caso personale.


Il

documento umano

fu la passione

diAlessandrnaRavizza: sempre part

da esso per arrivare

alla sintesi.

A
ella

Parigi,

una sera d'estate del 1900,

assisteva ad

una lezione

della

novissima Universit Popolare, inau-

22

ORAZIONI

E vide un grosso cocchiere di piazza, il quale/


gurata in quegli stessi giorni.

immobile presso la porta, con il mento


appoggiato
al

pomo

della frusta, bela

veva le parole dell'oratore con

me-

desima avida golosit con

la

quale

avrebbe ingollato un bicchier

di vino.
ieri,

La Donna pens
alla bettola.

Ecco. Fino a

Oggi, alla scuola.


del bravo brumista dal

La visione

naso bitorzoluto divenne, da quella


sera, ossessionante nel

suo cervello
Personific,

sempre
per
lei,

in ebullizione.
il

popolo, che non solo neil

cessita di

pane per

corpo,

ma

di fo-

sforo per lo spirito.

L'automedonte

parigino assunse

ai

suoi occhi gigan-

tesche proporzioni: fu, non pi un

uomo, ma una classe. Immediatamente tornata


ella

in Italia,

cominci a darsi dattorno,

Alessandrina Ravzza

23

formare, con la forza deirargomentazione e della fede,


cleo d zelatori, nel

un compatto nu-

nome

del chiaro

avvento
Milano.

1*

Universit Popolare in

Perch in Parigi s, in Milano no ?...

Novembre:

l'idea divenuta

me-

tallo in fusione.

Dicembre Enrico Annibale Butti


:

nobile artista, nobile cuore

tiene,

neiraffollato salone dell'Albergo Mi-

lano, un eloquente discorso sull'argomento che ormai appassiona tutte le anime non vili.

Gennajo:
efficaci

altri oratori, altri

e pi

discorsi:

Luigi Gasparotto,

Innocenzo Cappa.
Il

denaro?...
il

Ma
denaro

quando
c'.

la

Rasa

vizza vuole,

Non
;

si

bene da qual parte sgorghi


pilla,

ma

zamsuo

ma

splende,

ma

e' .

il

24

ORAZIONI

segreto, questo.
pietre.

Lo caverebbe

dalle

Dunque, niente timore, e

avanti!...

Primo
vanti ad

di

marzo

del 1901

data me-

morabile.

Nel teatro Olimpia, da-

un pubblico attento e raccolto come in un tempio, Gabriele d* Annunzio inaugura, con la lettura della Canzone di Garibaldi, l'Universit

Popolare

di Milano.

Nell'opera bella Alessandrina Ravizza

non

fu,

certamente, sola.

mi-

gliori fra coloro

che

io vorrei chiafu-

mare
mento

costruttori intellettuali
lei,

rono con

per innalzare

il

monu-

di coltura popolare del quale

Milano va giustamente superba. Anni

ed anni

di vita intensa, di instanca-

bile attivit,

ne fecero una delle pi


illustri cultori dell'arte,

importanti palestre di pensiero della


patria.
I

pi

Alessandrina' Ravizza

25

della scienza, della filosofa, italiani

e stranieri

professori e maestri pi

modesti di fama, pur non

meno

co-

scienziosi e ferventi, dissero, in quelle aule, la loro

parola al lavoratore

del ferro, del legno, della macchina, del cuoio, del libro.

La pi nobile forma
nit.

della frater-

La reale comunione degli spiriti. Vennero ad ascoltare, a imparare,


con
gli
gli

operai, anche gli studenti,


i

impiegati,

professionisti.

gli

artisti,

anche, vennero.
del
libero sapere,

E, nella gioia
tutte le classi,

l dentro, si

cemen-

tarono.

la

Condottiera, che aveva popietra,

sta la

prima

ne esult; e
si

il

suo elastico spirito


mte.
Ada
Negri. Orazioni,

volse ad altre

26

ORAZIONI

Fondata un'opera,
eccettui la
il

ella (ove se

ne

Casa

di

Lavoro) possedeva
la virt,

genio,

ed anche

di

la-

sciarla vivere di vita propria. Tras-

fuso in essa

il

germe fecondatore,

additatone Tindirzzo ideale, costrui-

tone lo scheletro deirorganismo, non


le

imponeva a lungo
catena.

la

propria pre-

senza, la propria autorit,

dogma o una
l'incitava;

come un La dominava,
la-

ma

dal largo e dall'alto.

Le diceva:

Respira, muoviti, e

vora: non a

me
ti

tu devi obbedire;
trasse dall'ombra,

ma
ed

all'idea

che

alla inevitabile
.

legge dell'evolu-

zione

L'opera, per Alessandrina Ravizza,

apparteneva all'umanit, che aveva

Alessandrina Ravizza

27

il

diritto e l'obbligo di rinsanguarla,


la

con

corrente sempre viva delle

giovani forze.

Per questo
legato ad

il

nome

di lei si trova

una quantit d'istituzioni. La sua versatilit fu sfaccettata al pari di un prisma; ed ogni faccia rifletteva
il

sole..

Al rapidissimo balenar

dell'idea succedeva,

pur rapidissima,

immediata, Fazione: ottenuto T intento,


il

lungimirante spirito
altro.

si

vol-

geva ad

Ma
lei,

quel che sorse per volont di


e conserva
1*

conserv,

con-

vien dirlo

indelebile impronta

della sua originalit spirituale.

Ovunovun-

que pass,
que
la

lasci

una

traccia

fiamma del suo gran cuore splendette, un rogo di passione si


V'era una chiesa in via Lanzone,

accese.

28

ORAZIONI

un'antica chiesa longobarda senza pi


altare,

annessa

al piccolo

ospedale

sifliatrco dai

leggiadrissimi portici,

che ora

il

piccone abbatt.
la

Alessandrina Ravzza
cr,

riconsa-

ma

scuola, per bambini luetici


Io la vidi col sor-

donne perdute.

ridere nell'esercizio d'una piet per

molti inutile

per

lei

tanto pi ne-

cessaria quanto pi vana.


Gli scrostati affreschi della vlta

parevano attendere ritmi di


ghiere
:

pre-

e che altro

non erano,

se

non
un
i

preghiere, le canzoncine dei bimbi?...

Un
alto

Cristo di gesso tendeva da

zoccolo

le braccia:

Lasciate

pargoli venire a me.

Sull'assito

che celava
pittore

l'abside,

il

giovanissimo

Mario Moretti Foggia aveva

dipinti a

tempera inverno con neve,


fiori,

primavera con

estate con mssi,

Alessandrina I^avizza

29

autunno con

frutti.

Dappertutto, rose

in fasci, seggioline e tavolinetti di

candido ferro smaltato. Bianchezza, innocenza. Tutta quella leggiadria


r aveva voluta
lei,

per loro: per

piccoli condannati.

Appunto per questo: perch eran condannati senza aver commesso


nulla di male.

Piet inutile?...
piet inutile?...

Esiste

forse,

la

Si stringevano intorno a
ciulli

lei, i

fan-

convalescenti (ma non guariti)

dell'inguaribile malattia per la quale

padre e madre
si

si

vorrebbero (ma non


la

possono) maledire: per

quale

gli zelatori della selezione

umana imdi

porrebbero, nel
pubblica,

nome

della salute

una mortale iniezione


i

morfina:

frutti d'alberi

marci, de-

stinati alla

piaga purulenta, alla ce-

30

ORAZIONI

cita

tentennante, alla

follia

degenere

a divenire nulFaltro che cenci nel

mondo

il

quale non richiede, non

esige che forza.

A
lati:

lei

guardavano, ed erano consolei

per

imparavano a leggere,
Natale

a scrivere, a conteggiare; e avevan


libri, giocattoli, fiori, alberi di

scintillanti d

lumi e

di doni.
si

can-

tavano

cori in cui

dice che la
gioia.

vita bella.

E ne ebbero

gioia ebbero, con essi, le sven-

turate che dalle corsie dell'ospedale


sifliatrico

entrarono nella

Chiesa-

Scuola, accolte
plice tenerezza:
bri

con chiara e sem-

compitarono sui
:

li-

parole di grazia

si

sentirono,

la

prima volta nella

vita,

circondate di

rispetto: videro forse per la

prima

volta, negli occhi della Purificatrice,

che il cielo era azzurro anche per loro.

Alessandrina Ravtzza

Si

Tolto

l'altare;
il

ma sempre

quello,

nei secoli,

Vangelo: sulle labbra da distrug-

della Ravizza ardente cos

gere

la

carne malata e mettere a

nudo i cuori che l'ascoltavano. La chiesa fu lasciata intatta, a storica memoria ma dell'ospedale non
;

esistono pi, ora,


tre.

nemmeno

le pie-

Sorgono a quel posto un gin-

nasio e

un

liceo,

per l'adolescenza

bella e sana,
la

che dovr rinvigorire


d'Italia.

muscolatura

La via mut nome. Tutto cambia.

Ma
pi

le

tristi

inferme e

gli

ancor

tristi fanciulli dalle

vene guaste
Scuola-

furono,

con

la loro

diletta

Laboratorio, trasportati in luogo pi


arioso e pi

adatto

alla

moderna
cure

igiene, nel Padiglione Dermatologico


di via della

Pace e
;

affidati alle

della pi

degna discepola

di Alessan-

32

ORAZIO^a

drina Ravizza:

che da

lei

cesa, e sa

Bambina Venegoni, lampada acche nelle sue mani non si


ricevette la

spegner.

Alessandrina Ravizza fu

la

prima

donna che,
tani, riusc,

in

tempi ormai gi lonreligioso,

con abito non

a varcar le soglie delle carceri, per

compiere
verso
i

ufficio

di

carit

materna
ancora

giovinetti pei quali


la

non esisteva
nale
;

condanna condizio-

e che, per crimini in cui, certo,

la loro

acerba responsabilit non ave-

va gran parte, venivano ammassati


in luridi cameroni,

dove

pi esperti

in corruzione riuscivano a rovinare


i

pi ingenui.

Una nota

di cronaca,

breve e bru-

Alessandrina l^avizza

33

tale, l'aveva spinta al difficile

passo

un precoce delinquente
dici

di

quattor-

anni s'era suicidato in carcere,


feri-

appiccandosi ad una sbarra della


toia.

Tutta l'adolescenza abbandonata


il

fra

marciapiede,
si

la

bettola e la
lei,

prigione,

concentr, per

in quel

piccolo suicida.

Travide in un lampo

il

bene da
la societ

compiere
compito

si

consider investita del

di riparazione

che

doveva a quei deviati: and, come


sempre, fino in fondo.

Fu

la

pi bella delle sue gesta di

carit.

Pass

le

giornate in compagnia di

adolescenti criminali, nella

penomlapidari

bra piena di brividi delle prigioni:

ebbe con loro


che
il

dialoghi

cuore non scorda pi, ud da

loro le verit corrosive che brucian

Ada

Negri. Orazioni,

34

ORAZIONI

le

labbra di chi

le dice

il

volto di
il

chi le ascolta. Penetr, con

profal-

prio istinto psicologico che

non

lava mai, nell'intimo di quelle ani-

mule, pozzi profondi d'acqua avvelenata. Decifr, con acuta avidit scientifica, la

nevrosi del futuro barabba.

Ricevette, da bocche quasi infantili

e gi decrepite, rivelazioni straordi-

narie sulle speciali leggi, sulla disciplina feroce della societ sotterranea.

Ma non
i

le bast.

Segu fuor del carcere, nella

vita,

suoi piccoli delinquenti. Mostr loro

il

bene,
chi

come

si

apre una finestra


si

asfissia,

come

indica una

sorgente di fresca acqua a chi arso

da troppo calore. Li convinse con


genio della persuasione. Fu

il

ma, solo e divinamente


Li

la

la mammamma.
l

am,

li

cap,

li

difese, se

con-

Alessandrina Ravizza

35

tenne nel cuore,


usciti dal
rile

li

consider

come

suo proprio grembo

ste-

come

quello di quasi tutte le


alla

donne destinate
brale.

maternit cere-

Nel libro dal vero

1 mei ladrun-

coli, nel quale ella riusc a raccogliere,


ziosi
tile,

con sobria

efficacia, molti pre-

documenti
narra
lei

di criminalit infan-

stessa in qual
le

modo

pot scoprire

trame

di

una vera

e propria associazione a delinquere


fra ragazzi,

chiamata la scuola del


senza scappatoie, tene:

furto: con inviolabili articoli di statuto,

leggi

brose lotte intestine, e un re


di lader.

el re

Era costui Pasqualino, detto Lino,


detto anche el Schise,

vagabondo

di

mestiere, alloggiato la notte nel prin-

cipesco Albergo del Verde, quando

36

ORAZIONI

il

verde c'era:

Piazza* Castello, sesinistra del viale


:

conda panca a
secolare,

op-

pure, nel cavo tronco di un albero

presso

il

dazio di Porta

Tenaglia.

Nel raggio d'influenza di colei che,

con subitanea, selvaggia passione,


egli

chiama
si

la

mia

mamma ,

el re

di lader

ravvede, rinuncia

al cat-

tivo potere: senza per questo, s'in-

tende, tradire

suoi compagni, e
di

si-

curo del complice silenzio


sandrina Ravizza.

Ales-

E vorrebbe,
nella

s,

lavorare: entrare
del

Nave-Scuola
tanti discoli

Garaventa,
accolti, e
dell'a-

dove

furono

trovarono

la salute del

corpo e
del

nima

nella

disciplina

Maestro,

nell'alito salso del

mare.
di

Ma
tigna.

si

ammala, orrendamente,

Alessandrina Ravizza

\u2i

casa di cura,

dunque, invece
la cuffia di

della Nave-Scuola.

pece,

e le pinze martirizzanti.
Solo?... Ah, no.

La sua

mamma

con

lui.

Si ,

per restargli ac-

canto, isolata dal

mondo, assogget-

tandosi al rigore di un'assoluta se-

gregazione.

Chi ripeter

le

parole pronunciate

in tante ore d'oscuro e accettato supplizio, fra la


il

madre senza macchia


delinquente e

figlio

d'anima,

ti-

gnoso?...

Aiutami tu.
fioretti.

Santo Frande' tuoi pi

cesco

canta per

me uno

innocenti

Lo Schise, sovrano volontariamente decaduto da un regno di rapina, appoggiava, seduto su di


sgabello, in
liata dal

uno
umi-

grembo

lei la testa

ripugnante male, fasciata di

bende

antisettiche.

Ma

il

male era

38

ORAZIONI

bello,

e le bende

una corona.

Conversavano

essi, sottovoce.

Forse,

dei piccoli complici sparsi pei budelli tentacolari della metropoli, senza di-

mora fissa, senza un solo terrore:


stura. Quanti!...

stato

civile,

con

quello

della que-

Quel dairocchio :
za parenti,

malaticcio, sen-

nato dal rigagnolo per

generazione

spontanea

macchiato

sotto Forbita destra da

una ributtante

piaga, della quale egli approfittava

per vivere di mendicit, riducendosi


a

dormir
per

la

sera all'Osteria

delle

Due
soldi.

Sedie,
i

spia

una per
il

la

testa e

Taltra

piedi,

tutto

due

Gonin,

la

Rico,

il

vicer,

ri-

vale e nemico acerrimo dello Schise:


piccola belva dalla bassa fronte capelluta,

dall'occhio

torbido

feroce^

Alessandrina Ravizza

89

carne da galera, non privo d'una certa diritta lnea nell'innata crudelt.

El

ficeu

de nissun: un

altro

ab-

bandonato, bello ed aristocratico nei


lineamenti e nel tratto,
lo era)
il

come (e forse

figlio

d'un patrizio.

Quel dalle smorfie : borsaiuolo audacissimo, di agilit rocambolesca,

Gavroche del vicolo milanese,

fu-

nambolo

del ladroneccio, ammaestra-

tore di rane e di gamberi con gran-

de spavento delle serve del Verziere,

clown

dalla scarna mobilissima

ma-

schera, atta ad ogni pi buffa e pi


tragica trasformazione.

Eugenio:
rito

il

pallido, floscio, spau-

Eugenio, che non aveva mai

potuto imparare a rubar bene, per-

ch tremava sempre di paura; e


quale
i

al

compagni fischiavan
:

sul viso,

beffardi

40

ORAZIONI

Va

l!...

tu sei fatto per essere

onesto!...
gli altri?...

Oh, andare a

cercarli.

Poterli

ri-

trovare. Poterli portar via, farne

una

colonia di coltivatori della

propria

terra, di contadini liberi e forti....

Sognavano, madre e
con focolari accesi, con
porte aperte,

figlio.

Un

so-

gno mirabile. Una casa immensa,


letti

bianchi,

con gaie tavole apparecchiate, con


nella quale potessero

venire accolti, in libert, senza do-

mande, senza connotati da registrare,


senza rimproveri, senza sermone,
piccoli
nati
i

vagabondi
si

figli

di

nessuno,

non

sa dove, vivi

non

si

sa

perch, costretti a dormire all'Osteria delle

Due
al

Sedie, all'Albergo del

Verde o

Caff dei Piedi Umidi:


a finire,

a rubar per mangiare:

un

Alessandrina Ravzza
giorno, in scatola o

41

bel
dale.

all'ospe-

Anche i grandi, per. Anche vecchi. Anche quelli macchiati di sangue. Tutti, con
pe,
lori
il

fascio delle loro col-

non pi
:

gravi, forse, dei loro do-

con

il

marchio dei propri

delitti,

non pi
prima
bire.

orribile, forse, di quello delle

ingiustzie che, sin dall'infanzia e gi


di nascere,

hanno dovuto
Gi.

su-

E senza sermone.
disprezzava
le

Lo Schise
cia-

incommensurabilmente

prediche moraliste.
^)

Hin tace
la

ld)>f

diceva. Egli l'aveva udita, la

voce del miracolo. Sapeva


cezza.

sua dol-

Madre!...

Nella cella di segregazione d'una

^J

Sono

tutte sciocchezze.
6

Ada Negri. Orazioni.

42

ORAZIONI

clinica,

dal

martirio di un discolo
carit
il

infetto di tigna e dalla

della

Donna senza

riposo, nacque
di Lavoro.

ger-

me

della

Casa

Vi

in ogni vita
il

di

pensiero e

d'azione,

periodo della sintesi. Si

giunge,

nella pi varia e lussureg-

giante sinfonia
nel quale

musicale, al punto
accordi,

idee melodiche,

dissonanze, sapienze d'^ispirazione e


di stile si
fra

raggruppano, aderiscono
fondendosi in un

loro,

unico

pieno d'orchestra,

culmine e co-

ronamento dell'opera canora.


Alessandrina Ravizza, gi avanzata
negli anni,

non stanca, no (poich

non
s

lo fu mai),

ma

avente dietro di

una

foresta spessa e viva d'isti-

Alessandrina ^avizza
tuzioni da

43

lei

create, di

umane

esi-

stenze per

lei

scavate dal terriccio

impuro e deterse dell'indegnit, compose in s la propria sintesi,


tocc
il

culmine della propria


Lavoro.

sin-

fonia vitale, extrando a dirigere la

Casa
Il

di

vecchio sogno s'era fatto realt,

per volere e nella sede della Societ


Umanitaria,
filantropo
di

fondata in Milano dal

Mos Loria, al solo scopo promuovere e aiutare le energie


mai ve ne
fu.

del popolo. Spirito libero se altro

Alessandrina Ravizza non

avrebbe
fat-

potuto incanalare tanto impeto

tivo fra le strettoie d' un' istituzione


di beneficenza

propriamente detta,

fosse pure opera sua:

Casa A, Casa B,
la tal
:

Casa C, disposta ad accogliere


classe di miseria,

ma

non

la tal'altra

44

ORAZIONI

la tal

classe di miseria, dico,

ben

ri-

conosciuta,

provata

vivisezionata,
in pri-

messa a protocollo, chiusa


gione fra
gli articoli

d'uno statuto:

Sulla soglia, sempre aperta di gior-

no e

di notte, della

Casa

di
al

Lavoro,

ella si trov,

per incanto,

suo po-

sto ideale.
forza,

ma

L ella fu, non un simbolo.

solo

una

Il

Picchiate, e vi

sar aperto.

disoccupato picchiava, entrava,


gli

senza che alcuno

chiedesse di quali
il

strade fossero la polvere e

fango
o se in

che

gli

imbrattavan

le scarpe,

tasca avesse le sue carte in regola.


Gli bastavan, per essere accolto,
i

connotati della disperazione.

Nel palazzo
grigio, severo,

di via

Manfredo Fanti,
cortile,
la-

ma

illuminato di ver-

de dai centenari platani del


trovava
letto,

cibo,

assistenza,

Alessandrina Ravizza
voro. S'intende,

45

il

pi semplice,

il

pi adatto ad essere compiuto anche

da mani inesperte, o avvezze ad altra


fatica:

casse d'imballaggio, attrezzi

di legno, mobili rozzi, scatole di car-

tone, sacchetti per droghieri e farmacisti, buste, Pinocchi verniciati,


lavori di copiatura.

Ripartendo tre

settimane dopo, egli andava quasi

sempre verso un piccolo posto


gli

di

guadagno, che Alessandrina Ravizza

aveva potuto scovare, sconvolla citt.

gendo mezza

La valanga
con

della

disoccupazione
di lei

anonima, abbattendosi contro


illimitata diversit di

provenien-

za, di sostanza, d espressione, di sen-

timento, la colp in pieno cuore solo

per saggiarne

la resistenza

bronzea,

e farne meglio vibrare tutte le corde


dell'energia.

46

ORAZIONI

L
seria

ella decifr

T inedito della mi-

umana,

lo

condusse a divenir
patria,

materia degna

di salvazione.

Uomini senza
molto bene e
di

capaci

di

molto male, in perla civilt

petuo pugilato con


li

che non

vuole e ch'essi non sanno com:

prendere giramondo, che non osano


mostrare
la

fedina

criminale

ne-

mici inconciliabili della burocrazia:


rifuti

degli uffici di
dalla

collocamento:

perseguitati

mala sorte, pei


lavoro un soldo

quali la robustezza dei muscoli una


ironia,
l'abilit

al

fuori corso, l'ingegno

un pericolo,

il

diploma uno straccio

inutile,

costi-

tuirono intorno ad Alessandrina Ravizza, nella cittadella di via

Manfredo

Fanti,

una specie

di cenciosa guar-

dia del corpo,

sempre diversa e sem-

pre l'uguale.

Alessandrina Ravtzza
Ella

47

penetr fno

al

midollo,

assapor nella loro infetta sostanza


d

dolore,
li

li

satur della sua dol-

cezza,
solati.

rimand raddrizzati e conlei fra

Chi collabor con


ella

quelle

mura afferma che


compiva miracolo.

giornalmente

Figure d'indimenticabile

pallore,

di sinistra aridit, di significato eter-

no passarono

d l,

bevvero
il

alla sor-

gente, scomparvero:
il

Professore:

Pr etespretato :
Il

il

vecchio Profeta :

la

Rondinella sarda.
libro
di di

memorie Sette anni


Lavoro dalla Ravizza
Umanitaria dopo
sua

nella

Casa

lasciato inedito, e pubblicato per cura

della Societ

la

morte, documenta in quanto possibile,

nella loro crudit, quelle esi-

stenze misteriose,

sporcizie

vaga-

bonde,

deformit morali e fsiche.

48

ORAZIONI

trascinate fra la strada e Tasilo not-

turno: rughe pi taglienti delle

ci-

catrici, confessioni pi taglienti delle

rughe.

Ma

si

possono documentare
fu necessario

le sab.

bie delle spiagge, le acque dei mari ?.

Quando

per dare
di-

immediato soccorso

violare

sposizioni burocratiche, dare


fio

un

graf-

a qualche regolamento

statuta-

rio,

Alessandrina

Ravizza Io fece,

impavida.

Diceva
da.

Questo
non
avanti.

non mi riguardeve aspettare.

Chi

soffre

Chi soffre pu morire.

E andava
Le casse

di risparmio,
lei,

le

banche
for-

non esistevan, per

che sotto

ma

di fulgide cornucopie, pronte

versar piogge d'oro sulla testa dei


nullatenenti.

Alessandrina Ravizza

49

fu gaia, fra tanti spasimi

la

sua

risata sana, gagliarda, omerica, agiva

come un
diana.

tonico, squillava

come una

Ai potenti della terra, associazioni


o individui che fossero, re di corona

o di censo, governi di stato o monopolii di

denaro,

si

rivolse da uguale
richieste, le sue

ad uguale. Le sue

raccomandazioni avevano assai volte


il

tono sicuro ed alto del creditore


il

che reclama

dovuto. Per un lurido

straccione dalle scarpe slabbrate ella

avrebbe forzate
gie.

le

porte delle reg-

Non

ricevette

mai un no. Apcroce di guerra

pariva investita d'un diritto divino:

portava sul petto


della miseria.

la

In fondo, a somiglianza della mas-

sima parte
Ada

de' suoi patrocinati,

an7

Negri. Orazioni,

50

ORAZIONI

ch'essa era

una

fuoruscita.

Aveva

il

loro sangue nelle sue vene.

Nessuno meglio

di lei
i

comprese ed
quattro pa-

am vagabondi
i

per

sentieri dell'u-

topia,
reti

ribelli alle solite


le

con

solite

quattro sedie ini

torno alla tavola,

sognatori per

quali la strada preferibile alla casa,


la

scorciatoia

alla strada,

il

bosco

alla

scorciatoia, le stelle dei cieli ai


tetti: gli
i

comignoli dei
quilibrio

evasi dall'e-

comune,

rappresentanti

del libero istinto, che

non conosce

n accetta catene.

Ma

al

disopra del normale ella

s'in-

nalz, in

un senso elevatissimo

di

moralit e di poesia: per creare, non

per distruggere: per l'ideale d'una

nuova

filosofa della vita,

in

un be:

nessere

umano

senza

coercizioni

per bisogno di pi largo volo, di

Alessandrina Ravzza

5l

pi chiara luce, di pi serena bellezza.

Uomini e donne d'ogni

partito ono-

reranno colei che a nessun partito


appartenne. Vorremo noi chiamarla

nemmeno. Chi oser classificarla?... Fu Alessandrianarchica?...

No:

na Ravizza.

Non
che
le

ebbe, prima di lei,

somigliasse

il mondo una non verr, dopo

di lei, quella

che

la

possa sostituire.

Non conobbe
per
gli
altri.

limiti,

n per s n

Arriv dove volle, otle

tenne quel che

parve giusto, comil

batt e vinse sola per


tanti,

diritto

di

come

se avesse

arcangeli al

un esercito suo comando.


le

di

L'umanit

fu croce

da portar con

sulle spalle: la resse cantando,

serenit splendente, con l'appassio-

nata letzia della vocazione.

52

ORAZIONI

E non

fece

il

processo alla

vita.

Am

lavila.

La

predilesse, l'incorag-

gi, la benedisse in ogni singola

ma-

nifestazione di carattere, di arte, di

volont, di amore.
fece aria per
il

Am

l'amore, ne
Il

proprio respiro.

processo, e senza quartiere, lo


alle

fece

imposture

sociali,

ai

tortuosi

egoismi, alle spinitiche debolezze che


la

deformano, e imbavagliano e gar-

rottano l'essere umano, avvelenandogli la gioia di esistere.

Condann

senza appello

la

simulazione della

vera vita: cos grottesca e miserabile,

quando pur non


Nulla

sia criminale.

d'impossibile:

era

il

suo

motto.

Qualcuno, parlando

di lei

con ac:

corato rimpianto, ebbe a dire


ella diede, nulla chiese

Tutto

per

s.

Io

non

lo credo.

Alessandrina J^avizza

53

Quella Donna gi vecchia, vestita


d'una logora gonnella stinta e d*un

meschino
forse

scialletto
il

nero, povera

come

pi povero de' suoi

disoccupati, possedette, fino al giorno


della sua scomparsa, inesauribili tesori di ricchezza.

Possedette

le

anime.
altro bene.

Ed ella non chiedeva Ne mangi, ne gust, a


milioni,

migliaia, a

novella Santa Caterina da


il

Siena. Trov in esse

preziosissimo

sapore che

la

metteva in perpetuo

stato di ebbrezza spirituale.

Ciascuna

fu per lei

il

tesoro da scoprire con

simpatia e meraviglia sempre fresca,

benedicendo
salsedine

il

Signore. Fetor di sanla fece

gue guasto non

dare indietro,

amara

di

lagrime non la

scoraggi, tenebra di coscienze brute


attir

maggiormente

il

suo coraggio.

ORAZIONI

Piccola

coi

piccoli

grande

coi

grandi, formata d'una sostanza ner-

vosa che pi
si

di se

donava pi

di s

nutriva,

con arte

maneggi con passione e infinita la materia umana,


al

sopra tutto interessandosi


particolare,

caso
i

non trascurandone
la

pi
il

minuti elementi. Era


caso particolare.
cia a goccia,
il

sua delizia,

Ne

estraeva, a gocla

succo intimo,

na-

scosta filosofa, voluttuosamente.

Diede, dunque, tutto

ma tutto volle
miliardaria

ed ottenne

in

cambio,

dell'amore, epicurea delle anime.


Il

carteggio di Alessandrina Ra-

vizza?...

Una

biblioteca

intera.

Le

sue memorie?...

Un

caleidoscopio di

aneddoti pi inverosimili del vero,


fusi

con elementi epici


Diede
la

di

primo
fino

or-

dine.

alla

carit le ali della


alla

poesia,

spinse talvolta

Alessandrina Ravzza

55

sublimit dell'assurdo. Per correnti

senza tregua rinnovate, per bocche


senza tregua aperte, l'umanit
simil a
lei, ella
si

as-

all'umanit.

Ripercossa in un'innumere quantit di

vibrazioni, la sua esistenza,

che

si rifiuta all'analisi, si rifiuta

an-

che

alla

morte, rivive in fluido e in

luce.

L'ultima volta ch'io


nello studio terreno

la

vidi,

fu
di

della

Casa

Lavoro, in un pesante pomeriggio


d'agosto del 1914.
L'aria pareva fu-

ligginosa, ardeva di

vampe

nascoste,

pesava come piombo.


Ella

se

ne stava immobile,

for-

mante un
toio, al

solo blocco con lo scritte-

posto che da tanti anni

neva. Vi sono creature sovrane che

sanno

costruirsi, nella propria

carne

56

ORAZIONI

caduca

il

monumento
il

io vidi in lei,

quel giorno,

suo monumento.

Per
gibile
licea,

l'ultima volta

mi

isolai nella

visione di quella fronte: dura infran-

come

fosse fatta di materia

si-

luminosa lontana come fosse


materia astrale.
Il

fatta di
si

mio cuore

curv, fedelmente, in umilt, da-

vanti alla Portatrice di fiaccola.

Ma
occhi.

un'espressione non mai ve-

duta di severit dolorosa era ne* suoi

Me

le

rannicchiai
sulle

ai piedi, le

misi

la testa

ginocchia perch mi

accarezzasse,

come

soleva,

capelli.

Ella soffriva.

S'era

in

quei giorni scatenata la

guerra delle nazioni. Bagliori d'incendi all'orizzonte, echi delle prime


carneficine, odor di polvere, incubo.

Valanghe

di

emigrati

italiani, cac-

Alessandrina ^avizza

57

ciati

in

fria dai paesi in armi, si

riversavano sulle terre della patria,


in treni merci, in carri bestiame, in

un tormento canicolare di fuga. Bambini morivan per via, donne si sgravavano nei vagoni, mandre umane
arrivavano sudicie, mute, inebetite,
sperse: e
i

mariti
le

non ritrovavano
madri smarrivano

pi le mogli, e
i

figli.

La

guerra!... Vi era

dunque nel
Alessandrina

mondo un male che


guarire?...

Ravizza non poteva n impedire, n

L'unica ragione che ella aveva data


alla

propria esistenza le

si

sbricio-

lava fra le mani, diveniva


chietto di cenere
glianza, piet,
:

un mucuguauomini,

fratellanza,
fra gli

amore

sforzi della scienza, serenit del la-

voro, audacie dell'industria, sacrifici


Ada Negri. Orazion
8

58

ORAZIONI

della bont, le apparivano, in quel

momento, foglie secche rapinate


raffica ciclonica.

dalla

E non si era che al principio. E la sua anima profetica sentiva


che quel cataclisma avrebbe sconvolto la terra.

Desider di morire,

me

lo

disse

sottovoce, con accento di calma disperata. Solo restava in piedi

con un titanico sforzo di volont restava in piedi colpita e malata, per fare
argine alla piena,
aiutare
la
i

per ricevere ed

miserabili che da ogni parte

disoccupazione prodotta dalle pricrisi della

me

guerra conduceva

alla

porta della Casa di Lavoro.

Ancora
il

visse.

A tempo

per vedere

Belgio, violato e crocifisso, ergersi

sulle vette della storia, nella pi su-

blime delle immolazioni

civili

l'Eu-

Alessandrina Ravizza

59

ropa a fuoco e fiamme,


posto delle cattedrali,
i

le

rovine al

cadaveri al

posto delle seminagioni.

A tempo per
rossa,
il
i

ben discernere nella tormenta


e,

malgrado

il

suo orrore per

sanbar-

gue, invocar la guerra contro


bari,

come la sola

via di onore aperta

all'Italia.

Ma
letto

nulla volle vedere pi. In

una
sul

pallida

alba

di

gennajo^

stesa

d'una camera umile come una


con-

cella, volse in silenzio la testa

tro

il

muro

e spir.
neve!...
ali

Nevicava.

Quanta

Fitta
ali.

candida impalpabile. Ali


silenzio.

Per bocca d'una vecchia demente,


protagonista del romanzo scritto da

Alessandrina Ravizza pi per libe-

6o

oRAziom

rarsi

ranima che per vera necessit


d*arte,

di

compiere un'opera
giorno gettato

ella

aveva un

un grido che

tutta la rivela e la riassume, nel suo

tormento e nella sua

fatica:

Acqua, acqua
i

!...

Lavandaia, avete

contato bene

fazzoletti, le camicie,

le tovaglie, le lenzuola?...
la
lista

Facciamo

delle

bugie convenzionali,
dal codice, delle

dei delitti

non puniti

ingiustizie sancite dal costume. Ac-

qua, acqua!...

Gemito
rale,

di disperato desiderio!...

Desiderio di purezza, di pulizia modi

liberazione,

per l'esistenza
gli
i

che l'uomo non chiese e


subire!...

tocc di
fumi del

Basteranno

tutti

mondo?...
Sia pace alla gola arsa.
Tutti
i

fumi del

mondo
s.

si

gonin

fiarono

strariparono,

Ma

Alessandrina J^avizza

61

onde purpuree, bollenti e


manti.

schiu-

Non acqua ma sangue.


;

Il

migliore,

il

pi giovine.

E
sia

noi non possiamo ancora, nella

nostra sofferenza, giudicare se questo

un bene od un male.
la lotta fra
il

Ma, se necessario che


il

bene ed

male continui ad equilavoro com-

librare le forze dell'umanit, noi vo-

gliamo illuderci che


che

il

piuto in cos vasto giro d'anni da


colei
il

genio del bene incarn

in santit di atti,

non

sia stato

vano.

Per miracolo d'amore


ancora
riale,

ella ritta

al

suo posto fra noi, immate-

invisibile,

ma

presente,

ma

nostra.

Con una

scintilla

caduta dal

faro della sua fede, accendiamo nei

cuori le lampade.
nella sua

Nel suo

nome

e
in

immagine glorifichiamo

62

ORAZIONI

noi

il

sacrifizio volontario, la tenacia

combattente,

Tottimismo vincitore,

l'umanit che senza numero,

ma

che in un
tenuta.

sol

cuore pu essere con-

Ed ognuno che
lei,

porti

impresso

il

segno della sua grazia, parler con


per conforto,
nel

segreto del-

l'anima,
ghiera

rivolgendole

questa

pre-

Madre,

fa

che sempre, nella mia

miseria, io possa discernere e soc-

correre chi pi misero di me.

Madre,

fa

che non mi manchi


il

mai

l'energia di vincere
;

mio male,
eil

per atroce che esso sia


vittoria

e che dalla

sopra
il

me

stesso sappia

strarre

farmaco che guarisca

dolore altrui.

Madre, aiutami a dare, e


e

fa

ch'io

non senta

non invochi

altra gioia;

Alessandrn

Ravizza

63

e s'io resti nudo, vestimi del tuo ar-

dore.

Madre,

fa

che ad onta di tutto io

viva in purit di

amore come
il

il

bam-

bino che recita


ch'io

Padre Nostro

muoia senza rimorso.

Con questa preghiera


ognuno che
della

l'invocher
il

porti impresso

segno

sua grazia

ed

ella rispon-

der.

LUIGI

MAJNO

(i852-i9i5).

Ada Negri, Orazioni.

eia

Orazione detta nell'Asilo Mariucil 2S giugno igi6, in Milano,

Il

quattordici

dicembre del 1902,

qui presente Luigi Majno, io stessa,

con parole rese tremanti dal tremante


cuore, salutavo
t e
il

sorgere

per virNe
le

volont di una fanciulla che

aveva dovuto morire perch l'Opera


nascesse

dell'Asilo Mariuccia.
gli scopi,

lumeggiavo

ne additavo

ragioni ideali, dicendo fra l'altro, co-

me
ai

se l'avvenire

si

rivelasse nitido
il

miei occhi, che pure

pianto of-

fuscava:

L'Asilo Mariuccia

non
che

ora
la

cos Mariuccia volle

prima

pietra d'un

immenso

edificio di rige-

nerazione, e non femminile soltanto.

68

ORAZIONI

Appoggiato ad uno
le

stpite,

conserte
il
il

braccia sul petto a comprimere

cuore,

curva

la

testa

granitica,
il

Padre Majno ascoltava: e


per
la

dolore

Creatura morta e
si

la fede nel-

l'Opera viva
viso.
I

scolpivano sul suo

giorni

si

sovrapposero

ai giorni,

nella casa bianca chiusa nel

pudore

del suo giardino.

Ognun

d'essi port

con s

il

proprio lavoro martellato

di fatica,

coronato

di spine,

ma

palil

pitante di germi,

come sempre

la-

voro compiuto per necessit ideale.

Bimbe insidiate dalle pi basse brutalit

della

miseria e del vizio, gi

vecchie prima di aver toccato l'adolescenza, trovarono qui,


a
la

poco a
divina
l'in-

poco,

stesse:

fecero

scoperta della loro anima, quale

nocenza

della natura l'aveva creata.

Luigi Majno

69

Donne

vi

sono ora, rispettate e

se-

rene, che, per aver qualche tempo


sostato nella dolce casa, rientrarono
in dignit di vita,

riamarono

la gioia

del lavoro, riuscirono a edificare in-

torno a s la famiglia nella sua santit.

Maestre

di scuola vi

sono ora, che

quanto

di

bene ricevettero da maaltre creature,


vita.

terni cuori nell'Asilo Mariuccia pro-

fondono in
Gli anni

avviandole

per diritte strade di


si

sovrapposero

agli anni,

e la piccola casa

non bast
spazio.

pi. L'O-

pera

domand
le

Ed

ecco,

il

pronostico fu compiuto,

le pietre si

mossero,
il

muraglie
il

si

scostarono,

tetto s'innalz,
la bellezza

rifugio s'ingrand

per

d'un pi vasto amore.


saldo

Ma
piet

a render

un

edificio di
le pietre:

umana non bastano

70

ORAZIONI

cemento d'anime

necessario.

Ma-

riuccia dal pallido viso appassionato,

Carlottina dalle trecce d'oro vennero

prime, sedettero, velate, alla porta,

con
Il

le

mani

in croce.

Padre, che noi siamo oggi riu-

niti a

commemorare

nel

tempio

ch'esi

gli

aiut a

fondare e nel quale

svolse la parte pi intima, gentile


direi,

e,
il

pudica della sua

attivit,

Padre Majno penetr dopo,

silen-

zioso, felice di riunirsi alle sue


figliuole,
sibili

due
vi

animando

di s le

cose vi-

e le forze invisibili.

rimasto, Lare benedicente.

Assai pi degna parlerebbe di


in

lui,

mia vece, un'autorevole voce

vi-

rile.

Ma

tutti

gli

uomini

validi in

questo tempo sono a combattere; e


gli

occhi e

gli

animi dei rimasti son


verso
le fron-

tutti

rivolti

in ansia

Luigi Majno

71

tiere,

ove giornalmente

si

rinnova

il

miracolo degli eroi.


Luigi Majno, cittadino del

mondo

per natura e per fede, tale miracolo

non

vide,

ma

lo invoc.

Interven-

tista della

prima ora come Alessan-

drina Ravizza,

non pens neppure


la patria

per un

momento che

po-

tesse rimanere spettatrice indifferente

dell'aggressione germanica. Egli, che

sempre era

stato irriducibile avver-

sario del militarismo e della guerra.

Che aveva
ternazionale.

vissuto la pi

candida

delle esistenze nella religione dell'In-

serenOj
Tolsto,

Che come Socrate era e, come Dostojewski, come non per s vivo ma per l'uil

manit.

Ma
invasi
cia
:

gi
i

Belgio era stato tradito,

primi dipartimenti della Fran-

gi la rossa Walkiria impazzita

72

ORAZIONI

calpestava nella corsa furiosa carne


d'innocenti e d'ignari, sotto
coli in
il

gli

zoc-

fiamme del suo cavallo. E Padre Majno era divenuto cieco di

sacra collera. Cieco deirindignazione

che a Ges Cristo aveva fatto brandire


la

frusta nel tempio.

Se

egli

avesse potuto vivere fino al maggio

memorando,
il

l'Italia

avrebbe veduto
figli,
il

pi mite de' suoi

buono
la

apostolo

del disarmo,

malgrado

gi stanca et, partir volontario per


la frontiera

con saccapane, gamella

e fucile, accanto a Guido Donati suo

discepolo diletto, a Bissolati, a Gasparotto, a Mussolini, a Filippo Cor-

ridoni: e

come Guido Donati


combattimento,
per
la

e Fi-

lippo Corridoni,

forse, cadere:

non

uomo
sta

di

ma uomo
riconqui-

di giustizia, cadere:

d'un bene ideale senza prezzo.

Lu^i Majno

73

del quale egli soffriva troppo di es-

sere defraudato.

Ma
di

Luigi Majno non ebbe bisogno

andare a combattere per essere

ucciso dalla guerra.


Egli

mor

di dolore

per aver do-

vuto accettare e proclamare, davanti


alla feroce verit dei fatti, la necessit ineluttabile di passare,

anche

in

questo secolo, attraverso la guerra

per difender

la pace.

Qui non
attivit

v'
il

che una piccola donna


Giusto e
la

a celebrare

complessa

sua

di giurista, di filosofo, di

scienziato,
di fede.

d'uomo

politico,

d'uomo

Ma
be
la

questa piccola donna, che eb-

ventura di vivere alcuni anni

della

prima giovinezza nella

dolcissi-

ma

intimit della famiglia e del cuore

di Luigi

Majno, non vuole, non sa


io

Ada

Negri. Orazioni,

74

ORAZIONI

evocarlo
fetta.

che in luce di gioia per-

In luce di

gioia
il

perfetta

risorga

dunque per noi


pi anni or sono

Majno

di venti e

quando, nella

pie-

nezza della

virilit,

giunto alla pi

intensa espressione del suo pensiero


e alla pi

chiara

vetta del suo la-

voro, circondato dall'affetto dei familiari,

dalla devozione dei

discepoli,

egli

pareva designato a raccogliere


le

intorno a se
partito
;

forze migliori del suo

e sapeva imporre agli avver-

sari la pi schietta

forma del rispetto

quella che confina con l'amore.


Alto, robusto, massiccio,

un poco

tozzo

il

collo sulle spalle quadre, por-

tava fiera la testa dalja gran fronte

bionda, sovrastante a torre sulle pro-

fonde cavit degli occhi.

Ma

gli

oc-

chi azzurri e la fresca bocca erano

Luigi Majno

75

di

un bambino. Di un bambino,

tal-

volta, nella quiete delle ore raccolte,

l'accento e la voce.

Dolce
di

casa!... Vasi di fiori,

tralci
;

edere sorridevano alle finestrelle


artisti,

quadri di giovini
l'alba della

allora al-

fama, sorridevano dalle


saliva per molte scale,

pareti. Vi
le

si

stanze eran basse

come

solai

ma

quanta luce, quanta grazia, quante


cose belle
l

dentro

! . . .

Folate di vento

carico di pllini, squilli di risa simili


a campanellini

d'argento vi

portase-

vano

tre fanciulli. Vi si

beveva

renit,

come

a polla di acqua

sor-

giva. Intorno al placido pater-familias e alla


riosa,

donna dall'anima misteil

che gi recava negli occhi

presenso delle tragedie future, un


flusso e riflusso inesausto d'amici.
I

pi bei

nomi

dell'arte di quel

tempo.

76

ORAZIONI

pi battaglieri campioni del pen-

siero, della politica, della scienza positivista.

L'amicizia

elevata a mis-

sione,

l'amicizia eroica,

quale Ric-

cardo

Wagner

la fissa

per l'eternit

nelle note del dialogo fra

Kurnevaldo

e Tristano, sulla spiaggia dell'isola


deserta.

Giovinezza,

speranza,

di-

scussioni eclettiche, ideologie fiam-

meggianti, dinamismo, sublimazione


delle forze di vita.

Era

l'alba dell'idea socialista.

Gli

operai cominciavano a comprendere


il

significato di

due grandi parole

cooperazione: organizzazione.

Non
gue
si

esistevan pi classi.

Non

pi

confini.

Non

pi razze. Tutte le lin-

rispondevano, fondendosi in
favella di

una sola
pareva

ricchezza favo-

losa. L'utopia era


di toccarla

talmente bella che

con

le

mani,

di

Luigi Majno
stringerla
fratello!...

77

come

realt.

Addio,

Benvenuto, fratello!...
ci fosse estral'u-

Chi era nel mondo che

neo?... Gli spiriti si dilatavano fino

a comprendere nella loro cerchia

manit, e tanta era la gioia che giovinezza


ci

sembr

eterna.

Luigi Majno costituiva la base ed


il

centro del cenacolo.

Lontano pareva se pur presente,


assai volte,

mentre

nervosi discorsi

sfavillavano volteggiando intorno alla

sua placidit sognatrice.


tratto

Ma

ad un

una sua

frase

piombava con
muscolo

taglio netto nel folto della conversa-

zione,

mettendo a nudo

il

d'un argomento, fissandolo in un pa-

radosso o in una definizione tra

il

bonario e

il

corrosivo.

Egli dirigeva gli spiriti, senza che

se ne avvedessero.

78

ORAZIONI

Accarezzando

le

ciocche ricciute di

Manuccia, color della castagna non


ancor matura, o
bionde
sieri
le

seriche trecce

di

Carlottina, volgeva pen-

d'armonia che poi sbocciavano


sue labbra di fanciullo, nella
e
nel

sulle

forma geometrica

gemmeo
di silenzio

splendore dell'espressione defnitva.

Teneva lunghi colloqui


con un gatto che
nocchia.
lo

comprendeva,
ripassava,

perfettamente, russandogli sulle gi-

Passava

di-

stratto, le dita nella tigrata pelliccia


elettrica.

se all'improvviso usciva

a dire una delle sue memorabili frasi,

pareva ne avesse estratta


zione
dalla

l'ispira-

taciturna sapienza del-

l'idolo felino dagli occhi verdi.

Infinite cose
egli

di

bellezza lapidaria
il

disse cosi, sospeso fra

sogno

e la realt.

Lui^i

Majno
Egli fu

79

Chi

le raccolse?...

un

so-

cratico.

Le qualit

essenziali della
all'

sua natura lo portavano

insegnareli-

mento, inteso nella sua purit


giosa.

Nominato professore

di diritto e di di

procedura penale alF Universit


Pavia, dal 1890 al 1894,
l

occup
era do-

veramente, ma, ahim!... per troppo


breve tempo,
vuto dalla
il

posto che

gli

vita.
tal

Giureconsulto di
tali doti,

dottrina e di
gli

che Francesco Carrara

aveva preconizzato un magnifico avvenire, inizi


il

suo corso con una pro-

lusione che fu una


glia,

memoranda battapositivista spe-

combattuta a visiera alzata nel


del

nome

movimento

rimentale, diretto a conquistar nuo-

ve strade

allo studio del diritto

comco-

preso non come arida teoria,

ma

8o

ORAZIONI

me viva materia umana.


Form

L'innovatore

apparve subito, ebbe nemici e satelliti.


poscia, profondendosi in lezioni nelle quali la complessit e la

sicurezza della
tifica,

preparazione scien-

la

vastit delle vedute e l'udi

nit

morale davano valore

convin-

zione alla novit del metodo, valentissimi discepoli.

Diresse menti e cuori,


coscienze,

illumin

tempr
:

caratteri,

form

energie di battaglia

fu ascoltato, se-

guito, venerato, benedetto.

Cre (come sempre


grande
stile)

il

Maestro

di

con s stesso

gli altri.

Meschine ragioni

di parte tolsero

a lui la cattedra che l'autorit della

sua parola onorava e avrebbe resa


glprosa.
Il

probo e mite cuore ne

sanguin, in silenzio;

ma

l'opera del

Maestro continu.

Lui^i Majno

81

Alla sbarra e nelle assemblee. Nella


casa. Nella strada. Fra gli amici, al

tavolino

Ovunque, coaccusato in un munque. Difendendo corte d'assise, un'idea in un comizio.


d'un
caff.

All'unica missione lo portavano or-

ganicamente

l'equilibrio mentale, la

dirittura logica, e la facolt di tutto

assimilare per tutto rendere, con ori-

ginalissima arte comunicativa.


tutto nel senso enciclopedico
:

dico

perch
di

l'opulenta struttura del cervello

Luigi Majno e la sua sconfinata

me-

moria comprendevano (chi


be sa che non esagero)

lo lo

conobscibile

umano.
Per
degli
tal

ragione,

senza

dubbio.

Luigi Majno appartenne alla specie

uomini superiori che, avendo


in vita

esercitato

un'immensa

in-

fluenza spirituale, continuante anche

Ada

Negri. Orazioni.

11

82

ORAZIONI

dopo

la

morte, pochissimo lasciano

dietro a s in quanto ad opera concreta, fssata in caratteri di stampa.

Quel conoscitore, adoratore, insonne inseguitore del


libro,

del libro

per s stesso in ogni lingua, edizione,

materia,

data,

non

affid

il

nome che ad un solo lavoro stampato: il Commento al Codice


proprio
Zanardelliano, composto in parte durante
i

battaglieri anni del suo inse-

gnamento
fama
al

nell'ateneo pavese.

Lavoro, tuttavia, che basta ad una


di giurista.

Ripeter di esso

il

chiaro giudizio d'un avvocato che

Majno
:

fu fratello d'anima, Eliseo

Porro
Il

Commento
il

al

Codice Zanardele
il

liano

risultato

prodotto di

tutta la probit scientifica e

morale

del

Majno:

la

somma

di tutto

un

Luicji

Majno^

83

lavoro lungo, paziente, minuto di elaborazione, del quale lo scrittore presenta soltanto la sintesi
:

e per di pi

con una precisione


zioni, la quale,

di dati e di cita-

mentre rende l'opera

preziosissimo strumento di pi ampie


ricerche,
la

consacra compagna

fi-

data sia del patrono e del giudice, che


vi

troveranno sempre una guida e un

consiglio, sia dello studioso, che vi

trover con sobria

ma

scultoria esat
i

tezza discusse tutte le dottrine.

Del
molti,

Commento
il il

scrisse pure, fra

deputato Arnaldo Agnelli:


giusto

Esso tiene

mezzo

fra

il

lavoro di erudizione e quello di applicazione pratica


.

quale

Non v*ha studio d'avvocato nel il Commento non si trovi.


leggerlo, per

Ogni donna dovrebbe

esserne grata all'autore; poich in

84

ORAZIONI

esso,

ma
il

un codice sapientemente esclusivamente composto da un


ad
per
gli

uomo

uomini,

si

contrappone

moderno

principio di difesa e di

elevazione della donna, considerata

come libero, fattivo, responsabile elemento civile e sociale.


Penalista d'indiscussa autorit, le

sue

arringhe nei tribunali


di
abilit

furono

modelli

professionale, di

chiarezza e rapidit oratoria.

Mai accett

di

difendere una causa,

se della bont e necessit di essa

non

fosse convinto.
Nell'esercizio del suo ufficio di pa-

trono,

sempre

si

rivel,

per

la pro-

fonda sincerit del metodo, discendente diretto del ceppo lombardo


di

Cesare Beccaria e
Fissava
la

di Pietro Verri.

questione sulla tavola

anatomica,

la sviscerava,

ne faceva

Lui^i Majno

85

sgusciare
coi
forti

il

nocciolo,

lo

rompeva
lo
:

quadrati denti,
il

masti-

cava. Voleva

fatto, crudo

pren-

deva
dolo.

il

toro per le corna, atterran-

Indossata la toga,
gelica di Luigi

la

mitezza evanbal-

Majno spariva:

zava fuori
bronzo.

il

lottatore dai

pugni di

Disprezzava
riche e
i

le

disquisizioni

teo-

periodoni altosonanti: di
il-

teoria gli bastava quel tanto che

luminasse

la pratica.

La passione

di

tutto imparare, in lui infrenabile, fa-

ceva
pio,
il

dovendo egli, per esemuna causa commerciale, studiare


s

che,

suo cervello s'impadroniva d'ogni

pi minuta documentazione di quel

ramo

di

commercio. Dovendo difen-

dere un medico in una causa professionale, eccolo ingolfato sino agli oc-

86

ORAZIONI

chi in trattati di medicina e chirurgia:

non solo per maggior compe-

tenza nel processo,


di curiosit.

ma

per fervore

Cos divenne in
volta e

ispirito, volta

per
tec-

sempre su precise basi

niche, industriale, ingegnere, farmacista,

meccanico, armatore

di navi,

matematico, professore

di belle arti.

Fu un
greco,
al

sibarita del conoscimento.


familiari,

Studi ed ebbe

oltre

al

latino ed alle lingue


il

mosan-

derne, Tarabo,
scrito.

giapponese,

il

D'ogni lingua citava e sapeva


i

memoria
li

poeti.

Maggiori e mitutti,

nori,

possedeva

scavandoli

fino all'osso per amarli meglio.

Per

il

proprio piacere di buongu-

staio s'ingolf nei

meandri

dell'alge-

bra superiore, corrispondendo in materia

con

il

professor Pascal e con

Luigi Majtio

87

altri dotti.
il

La sua

casa,

il

suo studio,

suo solaio eran divenuti un empo-

rio di libri.

Ogni sera tornava con


fiori

le

tasche e le mani traboccanti di volumi, e con un mazzolino di


farseli

per

perdonare.

L'edizione rara,

l'esemplare unico: ebbrezze.

Tale orgiastica avidit di sapere


si

sarebbe potuta interpretar

come
di pi

uno splendido egoismo. Nulla


falso.
le

La

dottrina
si

bevuta

tutte

sorgenti

sprigionava poi, pu-

rificata, dal cervello

Majno per

il

cervello di tutti.

Chi, avendolo co-

nosciuto e frequentato, pu negare di

avere imparato qualcosa da lui?...

Anche ogni cosa morta diventava


viva e feconda sulle labbra di quel
socratico.

L'arguzia del Majno

mordeva

e se-

gava; e pure quell'uomo non odi

ORAZIONI

mai nessuno. Sotto


tava,

l'acido corrosivo

di certi suoi giudizi la

carne
;

grillet-

come per

ferro rovente
la
la

e pure

chi

potr dire

delicatezza della

sua bont?... chi


cuore?... Chi
bini, la
il

purezza del suo


affetto

suo

per

bamquali

sua passione quasi morbosa per


i

per
egli

gli uccelli e

fiori, ai

parlava

come ad

amici, nella

certezza che lo comprendessero?...

Quando mai

egli rispose di

no

alla

preghiera di un umile, di un disgraziato?... Filippo Turati lo

chiam, a
.

ragione,

vittima delle vittime

Vittima, se mai, per esserne


ribile difensore.

il

ter-

Ognuno
contro
istituto
il

di

noi che abbia buona


il

memoria ricorda
per
le

triste

processo

cappellano confessore di un

bimbe abbandonate.

Gli avvocati

della parte civile, co-

Lu^ Majno

89

sttuiti

con

il

Majno

in difesa delle
le

piccole

infelici,

dopo

arringhe,
il

per concorde volere, incaricarono

Majno

stesso di parlare in replica.

Egli parl:

per oltre un'ora, con

veemenza
placabile,

gladiatoria, con logica im-

con

tale grandezza,

che

il

colpevole ne fu schiacciato, Tuditorio

ne rimase pallido e vinto. Non

era un avvocato che arringava alla


sbarra;

ma un

giustiziere

che cadelle pi

lava la mannaia.

Fu una
egli
lo

memorabili
no.
fatto

vittorie

forensi del Maj-

Per ottenerla
che ascoltar
:

non aveva
spirito

della

giustizia v*era da stigmatizzare una


vilt, la

pi bassa delle vilt, com-

piuta su creature deboli e indifese:


bastava.

L'oratore politico fu pari


tore giuridico
Ada
:

all'ora-

foggiato a spada e a
12

Negri. Orazioni,

90

ORAZIONI

maglio, preciso, sintetico


plificatore.

un sem-

L'immensit della sua erudizione


gli

avrebbe concesso larghissimo camdi citazioni in ogni lingua e d'o-

po

gni genere.

Ma

egli le

disdegnava.

apparve assai volte quasi schematico


nel complesso de' suoi discorsi.

La

struttura geometrica del suo pensiero

diveniva apparente rozzezza oratoria.

pu ben dire che il suo eloquio era ignudo perch, ricco com'era di
si

Ma

nervi,

di

muscoli,

di

magra ma

salda carne, nella sua bella forza po-

teva fare a

meno

di veste.
il

Caratteristico, in lui,

gesto delle
in

mani che ne accompagnava

pub-

blico la parola. Cos alto, vigoroso,


spalluto, pareva raccogliesse gli ar-

gomenti necessari all'arringa

sulle

punte delle dita chiuse a nodo: quasi

Luigi Majno

91

che ogni dito significasse per


puntello polemico.

lui

un

agitava secondo le fasi del dii

scorso

due

stretti

nodi

dinanzi

agli ascoltatori,

senza

scioglierli.

Ma,
li

giunto all'argomento principe, che

riassumeva
ficacia,

tutti

con

irresistibile ef-

lo

cacciava fuori del fascio

finalmente allargato delle dita, libe-

randolo e liberando s stesso. Gesto


e parola: fusione perfetta, inimitabile plastica oratoria.

Luigi Majno fu l'uomo solidale per


eccellenza.
Il

periodo intensivo della

sua vita non poteva quindi consistere

che in una solenne afi^ermazione di


solidariet;

e fu dopo
i

gli arresti in

massa e durante

processi politici

del Novantotto in Milano.

L'avvocato esperto in ogni


gliezza dell'arte,
il

sotti-

combattente

poli-

92

ORAZIONI

tico,

il

fratello

senza macchia e senza

paura culminarono allora in dedizione sublime. L'atmosfera di purit

morale che
a s,

egli

aveva creata intorno


al

ponendolo

disopra d'ogni par-

tito, lo

aveva reso inviolabile, aveva


che fosse lasciato libero.
si

fatto s

Non
In tal

toccava

il

Majno.

modo

egli pot organizzar le

difese di centinaia e centinaia d'ac-

cusati politici, giacenti nelle prigioni.

Uccise, in quel tempo, stanchezza e

sonno. Si moltiplic.

Dopo
atti,

intere

giornate di strenua fatica, vegli intere notti per stendere


ricorsi,

memoriali, o per copiar documenti di


gravissima importanza.
in

Non potendo
di processi

persona (trattandosi

militari)

comparire

alla sbarra,

un

la

cautela del patrono dietro le quinte


a ricchezze incalcolabili d'abilit, di

Luigi Majno

93

finezza, di penetrazione giuridica, di

volont devota. Illumin e diresse


gli

ufficiali

incaricati

delle

difese,

proiett in loro tutta l'energia del

suo fluido.
Maestro!... Sempre.

Maestro in Dio, poich Dio significa


giustizia.

Dall'asperrima battaglia usc vincitore, ingrandito di mille cubiti nella

sua prodigata umanit: l'eroe vero


del Novantotto fu lui.

Cessato lo stato d'assedio,


tuita la

resti-

calma

al

paese e

la libert

agli imprigionati. Luigi

Majno, primo

cittadino di Milano, rifulse in luce

piena, con l'azione liberatrice definitiva:

non

solo portata sugli uomini,

ma

altres sulle istituzioni.

Fu

allora

che la Societ Umanitaria, stata sciolta


per decreto dal Bava Beccaris, venne

94

ORAZIONI

dal

Majno sostanzialmente

ricosti-

tuita e rinsaldata sulle reali basi,

che

ad essa aveva assegnate


magnifico.
Si giurava

il

fondatore

nel

nome
la

del

Majno,

simbolo d'integrit:
polo saliva a
vie.
lui

fede del po-

per innumerevoli

Fu in quel tempo il regno di Majno il Buono. Primo in lista nelle elezioni amministrative comunali, quando il blocco dei partiti popolari conquist
il

comune
daco
fu

di

Milano: eletto assessore

della pubblica istruzione: quasi sin(e se

realmente non

lo

divenne,

per suo proprio reciso

rifiuto), ri-

san l'ambiente scolastico,

vi

port
:

una

fresca e vivida aereazione


lui la

cos

pura era in

poesia della scuola.

Tenne nobilmente una sola legislatura, come rappresentante in par-

Luigi Majno

95

lamento del secondo Collegio della


sua
citt,

conquistato per lui alla de-

mocrazia socialista: poi volontario


se ne
ritrasse. Alla

sua monolitica
ripu-

individualit

non potevano non


traverse, le

gnare

le vie
i

meschine
di

ambizioni,
citorio.

compromessi

Monte-

amava troppo la sua Milano dove fin da bambino aveva


Egli, del resto,

vissuto, e che gli somigliava. Nativo


di Gallarate,

lombardo puro sangue,


la

troppo amava

vera Milano del

pit-

toresco Naviglio, del grasso e rude


dialetto
ria, della

portiano, della celia bona-

bont senza fondo,


e

dell'at-

tivit febbrile;

non sapeva e non


Sant'Ambrogio era

poteva staccarsene, e fuor dell'ombra


del campanile di

un pesce fuor d'acqua.


Nessuno, ch'io sappia, penetr, gu-

96

ORAZIONI

sto e seppe far gustare la poesia di

Carlo Porta meglio di

lui.

Nessuno
il

fu di lui guida migliore attraverso

dedalo e
di

la storia delle

antiche vie
di

Milano autentica, cos ricche

gioielli

architettonici e di opulenti

giardini.

Fu, nelle piane e larghe linee della

sua fisionomia morale,


figlio della

il

veridico

metropoli lombarda. La
lotta.

muscolosa nella
nel godimento.
care.

La sanguigna

La serena nel giudi-

L'inesauribile nel soccorrere.


che,

L'uomo

avendo potuto guamor quasi povero

dagnare e metter da parte centinaia


di migliaia di lire,

per aver molto dato a chi ne aveva


bisogno, fu schietto sangue e schietta

carne della

citt
le

prodiga nel donare

per aiuto, con


suoi patrizi,

mani finissime

de'

volitive

tenaci intelli-

Luigi Majno

97

genti de* suoi industriali, nervee pensanti sensibili de' suoi professionisti,

grosse carnose cordiali de' suoi esercenti, franche nocchiute

massicce de'

suoi operai.

Uno
che

dei giorni in

cui,

nella sua

qualit di

primo cittadino milanese


riconoscevano e che
gli

tutti gli

risplendeva sul petto

come una croce

d'onore, aveva accolto l'incarico di ricevere solennemente le rappresen-

tanze

dell'

industria e del
fu

commercio
lui gli

francese,

veduto in piedi nella


amici

carrozza che portava con

di Francia. In piedi; e in gloria.

Proteso
radioso
chi
il

il

gran corpo in avanti,

volto, d'un

bimbo
le

gli oc-

il

sorriso

sotto

falde di-

ritte del

cappellaccio nero, mostrava


il

con
il

la destra trionfante

Duomo
i3

suo Duomo.
Ada
Negri. Orazioni,

98

ORAZIONI

Fusi in

lui,

nel
di

momento

felice,

l'ambrosiano

razza e l'apostolo

dell'Internazionale.

Dinanzi

alla

sua bionda figura non

vi fu forse chi

non pens ad Alberto

di

Giussano:
il

Batte
nelle

sol nella chiara onesta faccia,


risfavilla,

chiome e negli occhi

la sua

voce come tuon di maggio.

Sempre tuon,

quella maschia voce


di verit, indi coloro

che martellava parole


chiodandole nel cuore
l'ascoltavano: dove fu

che

una donna o

un bambino da proteggere, una qualsiasi vittima

da difendere, un'ignovilt

minia da smascherare, una


schiaffeggiare,
sociale da bollare con

da

un vizio o un abuso
ferro e con

fuoco.

Eppure sapeva

farsi cos dolce, e.

Luigi Majno

99

forse ignorandosi

la

cos

som-

messa ed implorante:
piccolo
:

voce d*un

quando

si

raccomandava

non
van

fosse pi toccata

una certa

fine-

stra della casa,


fatto
il

dove due tortore ave-

nido, appoggiandolo ad

un'imposta: quando, assopito in una


poltrona,
in
il
il

padre susurrava come

sogno
. . .

nome

dei
. . .

figli:

Mariuc! . .

cia.

Garlottina. Dinetto
le figliuole

Ma

partirono.

Prima

fu quella che nel

fiammeg-

giar dello spinto, nella profonda po-

tenza dello sguardo pi somigliava


alla

madre.
fu quella che al

Seconda

padre pi

somigliava nella florida grazia bionda, e pareva


di sole
:

muoversi

in
il

un raggio
suo nome,

e Garlottina era

ma

gli

amici della casa la chiamava-

no Azzurra.

100

ORAZIONI

E con

loro anche

il

cuore di Luigi

Majno trasmigr.
Ai funebri di Azzurra fu veduto
egli

camminare immediatamente
il

dieil

tro

feretro,

con

la

compagna e
carro
:

figlio superstite ai lati.

S'aggrappava,
sicuro

con
il

le

tese mani, al

passo

ma
il

la testa

curva, curvo fra


simile

le spalle

collo sanguigno:
alla

ad un toro colpito

cervice da

un colpo
farlo

di

mazza, che non basti a


terra.

piombare a

Da

quel dolore non rinvenne pi.


di prostrazione cos pro-

Ebbe ore

fonda da sembrare annientamento.


Si isolava talvolta fra la gente,

come
della

un sonnambulo. Nella quiete


casa,

a intervalli parlava da solo,

sognando
ceva,

ad occhi

aperti.

di-

conversando con
:

l'invisibile,
fili

parole grandi

parole misteriose,

Lui^i Majno

ioi

stellari

congiungenti l'umano

al di-

vino.

Le ud, con tacita riverenza, la compagna fedele e le custodisce nel


;

cuore.

Ma

la

costanza e

l'efifcacia

del-

l'opera sociale di Luigi

Majno non
crisi.

rimasero arenate nella

Conti-

nu
fico,

l'opera a scorrere, fiume bene-

diramantesi per cento canali a


orti.

fecondar campi ed

Presidente della Societ Umanitaria.

Consigliere della Congregazione


Carit.

di

Presidente della Scuola

del

Libro e dell'Associazione degli

Insegnanti. Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Avvocati


blioteca

della Bidi

Popolare

dell' Istituto

Santa Corona. Rettore dell'Universit

Bocconi.

Che cosa non

fu Luigi

Majno?... Quale istituzione di carit

102

ORAZIONI

o di dottrina ebbe Milano, di cui egli

non

fosse capo venerato?...


degli

L'esercito

umili
lui,

si

accalc

sempre pi intorno a
l'aria

bevendogli
il

per

il

respiro, mangiandogli

cuore. Agli umili sacrific tempo,

la-

voro,

facondia,

fortuna, guadagno.
gli

Per un accattone che


tere a

piacesse era

capace di vegliar le notti e di met-

soqquadro
i

il

tribunale.

Nei

rioni popolari

teppisti se
:

l'addital

vano con

rispetto
I

ff

Quel

f el

Majno .
al

monelli

gli si
i

attaccavano
vecchi merle

lembo del pastrano,


ambulanti
gli

ciaioli

raccontavan

loro disgrazie.

Ma
il

tale egli era anil

che davanti

ai prncipi:

pi gran-

de

uomo come
alla

pi piccolo s'inchi-

nava

sua presenza.

Intensific la propria attivit nell'Asilo Mariuccia, e, di

conseguenza.

Lu^i Maj'no

io3

contro

la tratta delle

Schiave Bian-

che: mettendo al servizio della causa


Fautorit del suo

nome

e della sua

perizia e la purezza della sua fede


nella salvazione della

donna consivende e

derata

quale bestia irresponsabile,

che
si

si

marchia a fuoco,
perfezione

si

compra.

tal

morale era as-

sunta

la figura di

Luigi Majno negli

ultimi anni di sua vita, che egli era

ormai divenuto
ogni disputa,
il

l'arbitro

supremo
il

in

consigliere

cui re-

sponso veniva accettato senza ribatter sllaba,


il

giudice dagli stessi av-

versari invocato e obbedito.

La compattezza della sua compagine


psichica entrava nel dominio dell'Assoluto:

l'armonia da

equilibrava le
il

emanante forze contrarie. Majno


lui
tutti, in tutti,

Buono

era di

per

tutti.

104

ORAZIONI

Ma
con
la

si

chiudeva

il

luglio del

1914

sorpresa terribile della guerra.

Poche settimane appresso, il pi vergognoso crmine che insudici la storia d*un

paese era commesso dalla


s'era sentito
il

Germania. Luigi Majno

tradire e martirizzar con

Belgio

e qui comincia

il

poema

della sua

passione.

La

casta coscienza
si

non resse

al

colpo. Si sgretol,

stacc dal pas-

sato, blocco granitico


di

da una parete

montagna. E
con tutto

rotol, rotol inesoil

rabile,

suo peso, a schiac-

ciare

responsabili.
fra le nazioni,

La fede nel vincolo


la

base e l'armonia d'una costruzione

giuridica fondata sulla pi pura con-

cezione del diritto, e quel senso universale di solidariet che rendeva


il

Majno degno

della cittadinanza ono-

Lu^ Majno
raria d'ogni paese del

io5

mondo, tutto in lui fu calpestato e messo alla tortura. Ed egli odi come aveva amato
:

e quell'odio era, tuttavia, amore.

L'Uomo che non aveva


de' suoi

nel corso

anni fatto piangere alcuno,

non seppe mai perdonare all'Austria e alla Germania di non avere egli
potuto additare a s ed agli
altri,

per

difendere l'incolumit delle


altra

patrie,

arma

se

non

la stessa del

ne-

mico:

la guerra.

il

rodimento

di trovarsi costretto

ad accogliere un' idea sorpassata, ad

ammettere
tale,

il

diritto della forza bru-

a predicare spargimento di sangli

gue,

contorse l'animo,

gli

av-

velen

le sorgenti dello

spirito, lo

avvil di fronte a s stesso, lo con-

dann a morte.
Sotto la percossa della stessa intima
Ada Negri. Orazioni.
14

106

ORAZIONI

tragedia moriva, a pochi giorni di di-

stanza da
di

lui,

un'altra sintetica figura

umanit: Alessandrina Ravizza.

Sappiamo noi quanti siano


sero
lero,
gli

gli

oscuri che per l'ugual ragione chiu-

occhi per sempre?...


il

Non volsangue,

non poterono vedere


1

misurar

orrore. Crollarono con la

loro fede, furono raccolti dall'ombra.

Ultimo atto della

vita pubblica di

Luigi Majno fu la presentazione di


Jules Destre, deputato di Charleroi,
all'assemblea degli avvocati e procuratori, nell'aula

magna
sera

del liceo

Beccaria.

Era

la

del ventisei
fra giu-

novembre, nel
risti italiani

1914.

Venuto

a chieder responso

sul

conculcato diritto di neutralit della

sua patria,

il

profugo

illustre,

pre-

sidente della Federazione degli avvocati

belgi,

non poteva trovare au-

Luigi Majno

107

spice migliore
eccellenza.

deirUomo Giusto per

Nel suo discorso Luigi Majno fu


grande.

Discorso che neutrale do;

veva essere, in paese ancor neutrale

ma

Tindignata coscienza vi rosseg-

giava in ferite sgorganti sangue e

spasimo.

Vampe

salivano, ruggendo,
:

dalle sobrie e contenute parole

so-

briet tagliente, costrizione tormen-

tosa che serrava l'assemblea in

una

cerchia di ferro.
In quell'ora, nel cuore di quegli

uomini,

si fiss,

pi che

il

presenti-

mento,

la certezza

che

l'Italia

sareb-

be entrata in guerra accanto


gio; e fu per quella voce.

al Bel-

Ma
veniva

Luigi Majno era gi minato

dall'interno male: gi verso di lui


la

morte, con

la

dolcezza del

suo silenzio.

108

ORAZIONI

La sera del nove gennajo I9i5 mormor, coricandosi, alla compagna fedele: Mi par d'essere un bimbo nella

culla.

Aveva lavorato

l'intero giorno. Sorsi

rideva. L'angoscia

era per miraSi

colo calmata nel suo cuore.

ad-

dorment. Altro non

disse.

Quando

la

prima alba venne a


le

render pallide e come estatiche


vetrate delle finestre,
s'era
il

volto di lui

composto

in tale serenit d'in-

nocenza, che veramente egli pareva

un bambino nel sonnj.

Sta nel Palazzo Marino

il

busto in

marmo

del

Padre Majno, scolpito da

Eugenio

Pellini.

Lui^ Majno

109

il

Padre Majno deirultima


la testa
il

fase,

della fase di passione.

Curva

cos che

il

mento

viene a toccare
fronte a torre

petto

la

poderosa

sembra

crollare. Sulle

palpebre quasi chiuse,

sulla

stan-

chissima bocca suggellata, un silenzio di dolore senza conforto.


Il

dolore di Cristo.

Un'invisibile corona di spine


tirizza la fronte

marli-

veneranda

ogni
di

nea

di sofferenza,

ma

anche

ram-

pogna implacabilmente severa.


Il

confessore della fraternit nella


il

libert,

casto

che non
alla

si

mai

macchiato assiste

negazione di

tutte le proprie verit ideali.

Sa da chi
che scardina

fu provocata la tragedia
il

mondo;

e giudica e

condanna senza indulgenza, senza


perdono;

ma

sa pure che altro or-

110

ORAZIONI

mai non possono fare i popoli se non combattere sino alla fine, per
vita o per morte.

questa
testa

certezza del sangue ver-

sato e da versare,

che

fa della

sua
di

un michelangiolesco blocco
la

dolore.

Chi non ebbe


scere
lo
il

dolcezza di cono-

Padre Majno d'avanti-guerra,


cos.

vedr sempre

Egli
rire

non poteva,

tuttavia,
ai

scompa-

senza lasciare

familiari

un
;

monito

di serenit e di

pazienza

cos avvenne, per

un

fatto

che sem-

bra misterioso ed entra invece nel

campo
Il

delle realt spirituali.


alle
le

giorno susseguente
esequie, durante

meraviquali
si

gliose

ebbe

lo spettacolo di tutta

Milano in

Lu^i Majno

ni
e tutte

cammino
nere di
gnanti
il

dietro
folla

un morto,

apparvero

le vie se-

transito del carro, e le al-

tre deserte, e ciascun cittadino

sem-

br portar sulle spalle

la

salma del

Maestro

di bont,

la vedova, rimaormai inetta

sta nel terrore di essere

a vivere, ricevette dalla posta

un vo-

lume.

Era

la

traduzione delle pa-

gine migliori di
Ella

Tommaso
il

Garlyle.

non ne

lesse che

titolo:

Lavora, non disperarti.

Il

buon Compagno,

nella sua paslo

sione pei libri che

accompagn un editore
le

sino alFultimo respiro, lo aveva egli


stesso ordinato per lei ad
di Napoli; e

volle

il

destino che le

tre parole liberatrici

non

giunges-

sero che

come voce

d'oltre

tomba.

112

ORAZIONI

Laifora,

non

disperarti.

Se pure,

in questo

tempo
i

di stragi

e di maledizioni, tu senta

tuoi piedi

affondare nel sangue, e non raccolga


negli

occhi e nel cuore che

imma-

gini di violenza.

Se pure
ecfore che
e

tu abbia perduto per via


ti

amavano e che

tu amavi,
te stesso,

rimanga solo dinanzi a


dinanzi ad una

come

domanda senza

risposta.

Per
quello

il

bimbo che nacque


della

ieri,

e per

che ancora nascosto nel

grembo
vuoto
siano
si
i

madre

poich ogni

riempie, per quanto

immani

massacri.
spica e per
frutto che deb-

Per

la

il

Luigi

Majno

ii3

bpno maturare
ed
il

fossero pure la sola

solo rimasti intatti nei

campi

e negli orti devastati.

Per

il

fratello

che non conosci e


te,

che ugualmente vive in


vivi in lui.

come

tu

Per

il

dolore, per l'errore che

ti

hanno imprigionato, e per l'amore


attivo che
ti

render libero.

Per

il

fiore effimero e

per

le stelle

eterne.

Finir la guerra.

Finiranno

le

nazioni d'esser ridotte

a caserma, ospedale e
taglia.

campo

di bat-

Le patrie diverranno

inviolai5

Ada Negri, Orazioni.

114

ORAZIONI

bili

entit ideali.

Cannoni, mitragliai

trici,

bombe,

siluri, fucili, tutti

raf-

finati

strumenti di distruzione, insulterra

tanti la santit dell'aria, della

e del mare, andranno fusi in materia


di

metallo per

gli

strumenti e

le

mac-

chine del lavoro, per rotaie, ponti e

moneta.

Grano

e gloria sui morti, sete e


di

fame smisurata
ne del
sacrifizio

amore

nei vivi

gioia e sapienza del vivere, in ragio-

consumato

dai padri.
ri-

Allora soltanto, fra

l'umanit

composta,

il

buono

spirito di

Luigi

Majno

ritorner.

tutto sar

secondo

il

sogno

di

colui che fu innocente.

Non possiamo ora che

attendere,

se non per noi, per coloro che verranno dopo di noi, la ricomparsa

dell'elemento irradiatore di bene, che

Lu^i Majno

ii5

s'incarn neirapparizione mortale di

Luigi Majno.

Non possiamo ora che


difenderci,

raccoglierci,

compiere

il

dovere, ser-

bare

la fede,

pregando quando il cuore


tuo regno.

stanco:

Padre, venga

il

ROBERTO SARFATTI
E
I

DIVINI FANCIULLI.

ROBERTO SAR FATTI:


alpino nato a

Volontario

Venezia il io maggio 1900, morto il 2S gcnnajo igij riconquistando il Col d'Echele.

Appunto perch
ve, conchiusa
in

la

sua vita fu breanello

un

con

la

morte per

gemma

vermiglia, io qui

la racconto.

Se fosse vissuto avrebbe spogliato


tutti
i

rosai,

bevuto a tutte
i

le sor-

genti, affrontato tutti

rischi, esplocieli.

rato nuovi climi

nuovi

Sa-

rebbe riuscito l'uomo delle mille intraprese e delle mille avventure. Vi

era nel suo giardino interno tanta


ricchezza e inquietudine di germi,

da prevederne una fioritura lussureggiante.

Per quella ricchezza


e
di

di possibilit

promesse, che nell'ora giusta

120

ORAZIONI

segnata per

gli

olocausti egli con

si-

curo animo gett nella voragine della


guerra,
la

per quella
le

ricchezza e per

magnificenza della sua morte, egli

degno che
Possono

di lui si parli.

opere

di

una lunga e

grande vita non valere V esempio


dato nel tempo e nel
sario da

modo

neces-

una grande precoce morte.


al fanciullo

Stanno raccolte intorno


Roberto ombre
dati d'Italia,

di altri giovinetti soloffertisi

anch'essi

vo-

lontariamente

al sacrifizio.

Non avevano
d'avere
in
i

chiesto

di

vivere,

loro

felici

diciassette anni
la-

un'epoca nella quale all'uomo

tino

non

fu posto

che un solo dilem-

ma

combattere fino allo stremo delle


o
vi-

forze per vincere o per morire,

essere
gliacco.

uno schiavo supino

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 121

Scelsero di combattere. Consacra-

rono con l'azione Tunico valore ideale


dell'esistenza.

caddero,

come Ro-

berto.

Siano qui ricordati e


suo nome.

glorificati nel

C'era una volta un bambino biondo.

Era nato a Venezia, da genitori


veneziani,
Si
il

dieci di

maggio

del 1900.

pu incominciare questa evocail

zione con

c'era

una volta

delle

leggende, perch la data di nascita di

quel bambino di l dalla guerra, se

ben

di

poco

e,

ormai, tutto ci che

anteriore

alla

guerra

sprofonda

nel lontanissimo mistero delle fiabe.


Il

piccolo aveva

nome Roberto

Sar16

Ada

Negri. Orazioni,

122

ORAZIONI

fatti.

Ma babbo
lo

mamma,

parenti

ed amici

chiamavano Roby.
poi

A
la

Venezia non era rimasto che due


i

soli anni,

primi della sua vita


si

sua famiglia

era trasferita a

Milano.

Quando, lungo

le vie

fiancheggiate
lace-

dagli altissimi cubi

moderni e

rate dalle gialle traiettorie dei tranvai, tra


il

nero formicolo della

folla,

sullo sfondo fuligginoso delle fabbri-

che milanesi, quella giovine madre


passava con
la
il

suo casco d'oro, con

sua bellezza opulenta tutta in pla-

sticit

ed
il

in

colore,
le

tenendo per
rassomigliasi

mano

bambino che

va, nessuno c'era che non

volgesse

a guardare.

Una donna
lano.

del Veronese,

un putto

del Tintoretto

a passeggio per Mi-

J^oberto

Sarfatti e
di

divini fanciulli

23

Felicit

vivere, che splendeva

di luce propria,

come

il

sole.

Roby aveva

trasparenti occhi gri-

gioverdini frangiati di nero, una zaz-

zera di morbida seta color di rame,


nella quale affondar le dita era volutt, gonfie

labbra sinuose sempre

offerte

ai

baci o schiuse a chieder

perch.

Roby era il bambino dei percfi. Roby era anche il bambino delle
innamorate.

Tutte

le

ragazzine

amavano

il

mu-

scoloso torello fulvo, per la sua bellezza e. per la sua prepotenza


egli si
:

di tutte
il

considerava seriamente

fi-

danzato.

Ma

d'una in ispecie

tompi
lui

boletta della sua stessa et,

ma

piccola di

lui,

e prepotente

come

malgrado
nina,

le

sue precoci arie di don-

era preso.

124

ORAZIONI

Con

lei,

giochi furibondi,
lei agli altri

liti

furi-

bonde. Di

diceva, con

quella sua molle parlata rotonda:

una

Ma

quella Rosaspina proprio

itia-gni-fi-cen-za!...
:

Istintivo

violento.

Ai

bagni

di

Lido, incontrato un giorno

un bimra-

betto grassoccio e tranquillone, che

teneva in
strelletto
gli salt

mano un nuovissimo
la

per

rena, repentinamente
ai

addosso, glielo strapp, e

suoi lamentevoli pianti rispose con

tono che non ammetteva repliche:

Adesso mio
impresto!...
i

nemmeno

te lo

Logico. Gli avevano insegnato che


ragazzetti
i

quali

stanno troppo
alle rive

vicini agli orli delle

vasche e
in

dei canali

cadono

acqua e

affo-

gano.

Ad un suo

cuginetto che era

stato ripescato, per fortuna incolume,

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 125

dalla vasca d'un giardino, chiese a

bruciapelo, squadrandolo da capo a


piedi
:

Parche non
cosa non sanno
i

ti

sei

annagato ?.

Conseguente. Aveva udito, non


sa dove (che cosa

si

non odono, che

bambini?...), di san-

guinosi scontri ferroviari e di incendi


di vagoni. Al

padre e

alla

madre,

re-

duci,

d'un incidente di tranvai,

un poco spaventati ma illesi, domand


sete morti?...

con severit:

Parche non
otto anni

s'ammal d'una grave

infezione di scarlattina. Era la prima

primavera tutta venti, nuvole e rovesci d'acqua. Costretto

lui,

che

moto alla pi paziente prigionia in una camera gelosamente chiusa ad altri che non fosse la mamma, durante
era la personificazione del

126

ORAZIONI

la la

lunga convalescenza ascoltava dalcara voce


la

storia dei

Reali di

Francia.
Il

suo piccolo essere

si

tendeva in

ansia verso le mirabili gesta.


L'istinto guerriero, intimo e schiet-

to

fermento vitale del bambino,


ancora inconsapevole

ri-

bolliva a quelle leggendarie evocazioni,


di s,

ma

gi robusto ed inquieto.

Leali combattimenti in

campo

chiu-

so e in

campo

aperto, lizze d'amore

e d'onore, nobilt di paladini erranti

senza macchia e senza paura, scintillar di

grevi

ma

oneste spade, pel:

legrinaggi verso le Terre Sante

nuil

trimento di midolla leonine per


piccolo avventuroso!,..

Sgocciolavano lungo
finestre
i

i,

vetri delle

freddi rivoletti della pioggia


:

marzolina

dietro

quei

cristalli

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli \Tl

quelle grige cortine d'acqua


ciullo

il

fan-

sapeva Timplacabile monoto-

nia delle strade rettilinee, lungo le


quali ogni casa numerata, ogni

tram

segue
calca

la

propria rotaia, ogni

uomo

le

meschine e sempre uguali


volta egli fiss

tracce del proprio dovere quotidiano.

E una

ben

cigliati

occhi grigioverdini in

quelli
la

della

giovine madre, che, dopo


lettura,

lunga
;

deponeva

il

libro in

grembo

e disse, assorto,
stesso
:

come parlando
la

a s

Allora
venire al
battere.

che valeva

pena

di
si

mondo!... Allora non


si

andava a scuola e

andava a com-

Ma

adesso!... Gos* la vita

adesso?... Nient'altro che

una pas-

seggiata noiosa per strade troppo

comode.

Una pausa

di silenzio

segu.

La

128

ORAZIONI

madre non dimentic pi mai quel silenzio. Le parole inconsciamente profetiche vi rimasero infitte, come se un bulino invisibile le avesse incise sulla parete.

Nulla di ci che regola

fissa,

con-

suetudine disciplinare, poteva imprigionar lo strano fanciullo. Per con-

seguenza
le

egli

non am

le scuole, e

scuole non lo amarono. La sua

vivacit senza freno avrebbe saltato

a pie pari tutti


tutte le aule
d'Italia,

banchi

di

legno di

scolastiche

del

regno

pi o

meno

sudici d'in-

chiostro, infiorati di pupazzetti e tagliuzzati

da punte

di temperini.

Egli

apparteneva

all'inquietante

specie degli allievi che in apparenza

non studiano e se ne infischian del maestro e non portano sempre il compito e mettono, se gliene salta
il

ghi-

Roberto Sarfatti e
ribizzo, a

divini fanciulli 129

soqquadro
con

la scolaresca, fa-

cendo scoppiare un petardo dietro


la cattedra,

la stessa disinvoltura

con

la

quale un altro tira gi cifre

e cifre sulla lavagna.

Ma

in sostanza

imparano prima e
per un rapidis-

meglio degli

altri,

simo processo
milazione;
e,

intellettuale di assi-

per un altro processo

ugualmente

istintivo,
il

eliminano dalla

nozione appresa
tico,

ciarpame didat-

per non serbarne, vivo e dureil

vole, che
I

nocciolo essenziale.
gli vol-

maestri che lo capirono

lero bene, nonostante la sua disat-

tenzione,

le

sue disobbedienze,

le

sue bizzarrie. Molti non lo compresero. Usciva troppo

nettamente dalla

linea convenzionale.

Non poteva

tro-

varsi accanto al gregge.

Una
Ada

forza era in lui, che sconfinava


17

Negri. Orazioni.

l30

ORAZIONI

a tratti,

sconquassando con colpi e

colpi disordinati le cose e le

anime

intorno. Ribelle a qualunque forma


di costrizione,
il

anche nella casa era


gentile

terremoto.

Una

amica della

famiglia, che molto lo amava, lo aveva

soprannominato

la raffica .

Di cuore tenerissimo, di pura e


limpida dolcezza interiore, nella sua
irrequietudine fsica non aveva e non

concedeva sosta

ma

sviluppava in-

torno a s una magnetica atmosfera


di

movimento, che dava


gli

il

capogiro

e un senso di vertiginosa stanchezza

anche a chi pi
Il

voleva bene.

leoncello selvaggio metteva gli


gli elastici

unghioni, temprava
scoli,

mu-

allargava le

narici per respi-

rare libera aria di deserto. Fasci di


forze alle quali era impossibile dar

sfogo attendevano, chiusi nel bellis-

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli i3i

simo corpo: toccarlo era ricevere

una scossa

elettrica.

Pareva non studiasse mai nulla:


parlava pochissimo: sapeva tutto.
Il

raffinato

cenacolo intellettuale

costituito dalla propria casa, la quo-

tidiana
terati,

compagnia

di artisti, di let-

d'uomini di pensiero, avevan


alla

certo contribuito

sua singoiar

coltura. Coltura fresca, sdutta, sciolta

dal

gravame

scolastico, ricca di sapor

personale. Dei grandi classici e dei

grandi moderni, nessuno


to.

gli

era igno-

fra antichi e

moderni, quando
alla

gli

accadeva

di

frammettersi

con-

versazione con quella sua voce di duplice timbro,


biliva

un poco

ironica,

sta-

confronti di un'acutezza

che

sorprendeva.

Non eran che


brevi lampi
;

scorci, illuminati

da

ma rivelavano un mondo

l32

ORAZIONI

interiore di solida opulenza. Esiste-

vano

in lui, senza dubbio,

pi ari-

stocratici elementi di

un

critico e di

uno

scrittore di razza. Forse


fatto

non ne
suo se-

avrebbe

nulla;

ma

l'avvenire
il

ormai chiuso serba per s


greto.

Nel 1915, l'indomabile ribelle

gi aveva esulato da varie scuole

che
Come

studiava

al

ginnasio

d'

Imola.

sapeva, e

come

poteva: a sbalzi, ca-

pricciosamente, non scoprendo mai


il
i

proprio gioco, mettendo assai volte


professori

fuor di strada sul pro-

prio conto.
alla guerra.

Ma

sovra tutto pensava

Gi dall'anno prima, gi da quando


il

duello fra Austro-Germania e

il

resto del

mondo

si

era delineato nelle

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli l33

sue gigantesche proporzioni,


ciullo

il

fan-

non viveva che per

viverlo.

Aveva per conto suo afferrata e mesnudo la spina dorsale del conflitto, liberandola (come gi le nosa a
zioni apprese nelle scuole) da ogni

aderenza bastarda. Virilmente aveva


guardata in faccia
tita la necessit

la quest'ione: sen-

per ciascun popolo


il

di

prender ben chiaro e preciso


l'Italia, la

posto nella lotta: per

ne-

cessit d'onore dell' intervento contro


i

germani.

dell'intervento fiutava

l'approssimarsi con voluttuose nari


di felino

pronto a balzare
i

ne difen-

deva contro
senziali,

dissidenti le ragioni esdi stringente


schiaffi,

con argomenti

logica, e

anche con pugni e

ove occorresse.

Ogni giorno segnava


baruffe e pugilati.

discussioni,

l34

ORAZIONI

Nel maggio, prima ancora della


dichiarazione di guerra
l'Austria, subito
dell* Italia al-

dopo

l'ordine di

mo-

bilitazione,

Roberto mandava

al pa-

dre e alla madre una lettera, nella quale implorava d'esser lasciato an-

dare volontario. Compiva allora


quindici anni.

Entrer forse un giorno, questa


lettera,

far parte delle

pagine di

un'antologia della guerra. Chiamandola un capolavoro epistolare mi par-

rebbe di disonorarla.

sangue che

zampilla da generosa vena, nervo,


muscolo
di

che

si

tende in

membro

corpo perfetto. prescienza e vo-

lont.

Cos conclude:

Credilo, pap, io

non andr

in

guerra per uno stupido desiderio di

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli l35

distruzione o di avventure

vi

andr

perch cos vogliono


za, la

la

mia coscien-

mia anima,

le
si

mie convinzioni.
fa

Penso che non

impunemente
il

r interventista per nove mesi, per poi

rimanere a casa giunto


buono.

momento

Perci, pap

mio

caro,

dammi

il
:

tuo permesso e

me

lo dia la

mamma

perch sento che, con mio grande dolore,

ne

farei senza, e andrei a farmi

uccidere senza che mio padre e mia

madre mi abbiano dato


senso e
Io

il

loro con-

la loro

benedizione.

non so

se

morr

ma anche

se

questo accadesse, che sarebbe

ci?...

La morte trovata combattendo per il proprio ideale non morte, ma trapasso


:

il

sangue versato per un' idea


produce.

fruttifica e

poi,

che cosa
si

la morte di tanto terribile, che

l36

ORAZIONI

debba temerla e odiarla come una


nemica?...

Ricordati, ricordati di Socrate;


e rileggi ci ch'egli diceva prima di

morire

Il

padre e

la

madre militavano

al-

lora, da molti anni, nel partito socialista


;

e attraversavano la tormentosa

crisi

morale che

fu tragedia nell'ani-

mo

dei migliori. iMa

avevan visto

il

volto del dovere unico.

Non poterono

che dividere

la

convinzione e appro-

vare, in massima, la risoluzione del


giovinetto.
Il

volontariato non era in

quel tempo permesso dalla legge che

dopo

diciotto anni

inutile e folle in:

trapresa sarebbe stato il tentare avesse pazienza, attendesse con calma.

Che

fa allora

l'avventuroso, capace

ad otto anni

di definire la vita

mo-

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 1^7

derna una passeggiata noiosa per


strade troppo comode?...

Nel luglio, durante

le

vacanze, fug-

ge di casa, s'arruola volontario con


le false carte

d'un certo Alfonso Al-

lasia, false carte a lui

procurate dalla

fraterna complicit di Filippo Gorri-

doni: entra sotto mentito


52.^

nome

nel

reggimento
:

di

fanteria a Bolosi

gna

per un intero mese nessuno


il

avvede dell' inganno, tanto

novello

fante robusto, alto, tarchiato, ligio


alla disciplina, resistente alle fatiche
di

marcia.

Ma un

bel giorno

un

gior-

nalista di Milano lo riconosce, rivela

imprudentemente
sua et
al

il

suo

nome

e la

capitano

il

quale, paterno

ma inflessibile, rimanda in tutta fretta


il

troppo acerbo soldato

alla famiglia.

Giornate nere. Avvilimento, rabbia con^pressa, digrignare di aguzzi

Ada

Negri. Orazioni,

i8

438

ORAZIONI

denti.

Il

leoncello graffia e

morde

le

sbarre del suo gabbione. Sogna, invelenito, chi

sa

quali

altre

fughe,

quali altri pi fortunati travestimenti.

Pur

di combattere!...

Ad un

piccolo
la

ritratto, nel

quale egli appare con

divisa di fante per cos breve


portata,

tempo
di de-

appone queste parole

dica al padre, e

non

sa quale tre-

menda

profezia vi racchiuda:
di

Ricordo

una impresa che


fallir .

la

seconda volta non


Il

buon padre, che

lo

ama
gli

sovra
altri

ogni cosa, fors'anche sovra


figliuoli, lo

blandisce, lo calma con la


di

solenne promessa

consentire al

suo volontariato

di guerra,

non aplegale.
all'Isti-

pena egli avr raggiunta l'et Venuto l'autunno, lo manda


alla

tuto Nautico di Venezia, per aprire

sua esuberante natura, avida del-

/Roberto

Sarfatti e

divini fanciulli 189

l'ignoto e pronta a tutti gli sbaragli,


la carriera

commerciale

di

marina.

Ben
anno

superati gli esami del primo

di corso,

il

buon padre, che


il

legge, con gli occhi inquieti dell'a-

more, nell'animo del sedicenne


nace proposito
di ritentare

te-

con mag-

gior successo la marziale avventura,

ha un'idea

di

genio: risolve d'im-

barcarlo su una nave diretta a Bue-

nos Aires e Rio Janeiro, per un viaggio di circa quattro mesi, in qualit
di allievo capitano di

mare.

Gioia piena. Tensione di tutte le


forze del sogno verso acque terre
bellezze pericoli lontani.

Una

sera

il

giovinetto,

atteso a

Milano dai genitori per essere ac-

compagnato

allo

scalo

di

Genova,

giunge da Venezia senza aver prima


avvertito dell'ora del suo arrivo. Bai-

140

ORAZIONI

za improvviso

nella

casa paterna,

dove son
madre.

raccolti

alcuni
al
il

amici

in-

dolce intimit intorno

padre e

alla
la

Ma nemmeno

padre e

madre, folgorati dallo splendore


Egli cos bello che

del-

l'apparizione, quasi lo riconoscono.

non sembra
di

persona mortale. Odora


e di spazio,

mare, par

materiato di alghe, di sole, di fosforo

come una

deit marina.

Sotto l'abito blu porta una semplice

maglia blu: e
pare

lo strano

che

non

nemmeno
de* suoi

vestito, tanto la
si

ma-

glia e la stoffa

adattano

al

ritmo

arioso
color di
collo.

movimenti. tutto

rame

e di sole, capelli, volto,

tutto volutt di vivere, dall'i-

ride cangiante degli occhi verde-onda


all'elasticit dei garretti.

tutto sa-

lute e bellezza, dalla greca purit dei

lineamenti alle perfette proporzioni

J^oberto Sarfatti e

divini fanciulli 141

delle

membra snelle. La sua presenza


e visioni ver-

ingenera e sviluppa vibratili ondate


di

magnetismo animale,
cieli

dazzurre di

e di acqfue. Egli in

contatto diretto e inconsapevole con


l'infinito.
il

Oh, che

altro

non

se

non

mito della giovinezza immortale

che passa?...

Ognuno che

presente

ne ha
zio.

la

sensazione, e adora in silensente, anche, che quell'ado-

Ma

lescente avvolto

nel suo

umano

divino mistero stato inviato su questa terra

per una testimonianza di

sacro splendore.

Quale, non
rioso

sa.

L'avvenire miste-

come

l'adolescente dagli occhi


sa.

verde-onda. Quale, non


l'ora

Sa che
in lon-

segnata giunge a suo tempo, e


il

che

cannone romba ancora

tananza.

142

ORAZIONI

La ferrea
le

disciplina marinaresca,

fatiche e le

responsabilit

della

vita di

bordo temprarono un corpo


gi pronti.
il

uno spirito Parve che

futuro soldato

ac-

cettasse la difficile

prova semplice-

mente come una preparazione all'offerta che, a tempo opportuno, non


essendogli prima stato concesso, in-

tendeva fare
libert latina.

di s alla

causa della

Godeva
tutti
i

nel

pori

medesimo tempo, con di un organismo fatto


mare
e

per

la

pienezza delle sensazioni, la

gioia di navigar nel pi bel


di toccar le pi belle rive del

mondo.

Le

lettere

che da ogni scalo

egli

man-

dava

ai genitori

ed

agli

amici erano

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 143

canti di felicit, gorghi di luce

una

da Dakar pass di
scritta
sole,

mano

in

mano,
di

invero con la violenza di quel


la

con

densit voluttuosa

quei profumi, con la sensualit di


quelle terre, con sostanza e respiro
d'infinito.

Ma
nimo
era,

in tutte

rintoccava,

grave e
l'a-

soave, la
del

campana
la

della patria:

giovanissimo

navigatore
sul

malgrado

lontananza,

Carso,

dove egli pure avrebbe voil

luto vestirsi di fango e di sangue,

per purificarsi, vincitore, nelle acque


dell'

Isonzo. Volgeva in Italia


di

temuffi-

po della presa
di Figline

Gorizia:

un

ciale-poeta poco pi che ventenne,

Valdarno, Vittorio Locchi, per celebrarla nella


di

viveva

la gesta,

canzone
zia ,

La Sagra
le

Santa Goriri-

che tutte

bocche italiane

144

ORAZIONI

petono ora a memoria


rire,

e poi

mo-

rinnovando

il

miracolo di Gof-

fredo Mameli.

Durante

il

ritorno da Rio Janeiro,


il

essendo venuto a mancare

secondo

commissario

di bordo,

il

comandante
suo
fiuto d
le

che, certo, aveva, con

il

dominatore d'uomini, indovinate


vinetto allievo, gli affid quella
sione,

qualit eccezionali d'energia del gio-

man-

malgrado l'estrema giovinezza.


sorveglianza della
mille e cinquecento emi-

Si trattava dlia

terza classe
granti.

Roberto Sarfatti tenne

il

posto, coaltro
fer-

me

se

non avesse mai


giustizia.

fatto

che comandare e dirigere: con


mezza, con

Egli era della razza di coloro che

per ben fare han bisogno di sentirsi


responsabili. Forse, per capire a fon-

/Roberto

Sarfatti

divini fanciulli 145

do

il

suo

uomo

sedicenne,
di

al

cogli
:

mandante era bastato


fronte d'un Capo.

fissar

occhi su quella fronte di

marmo

la

Scoppi un giorno, nel pandemonio della terza classe,


risse:

una

delle solite

per gelosia d'una donna, fra

due

piccoli siciliani vulcanici. Balei

narono

coltellacci:

gi

il

sangue

stava per zampillare. Ecco Roberto


Sarfatti scagliato fra le
sce, fulmineo, a
nati,

due furie
i

rie-

disarmare

forseni

ristabilisce l'ordine, confisca

coltellacci.

Calmissimo.
di s,

Dominio
Finito
il

dominio sugli

altri.

viaggio, port le due armi

alla casa,

come

trofei.

Ma
la
lit di

aveva anche imparato a lanciar


infallibi-

navaja messicana con


tiro e
il

bellissimo pugnale
tra19

segnava troppo spesso folgoranti


Ada
Negri. Orazioni.

146

ORAZIONI

iettorie nelle stanze dell'appartamen-

to cittadino, che

ahim!... non
americane: config-

erano

le foreste

gendosi nel preciso segno prefisso,

muro, mobile, portiera, cristallo, pre La raffica era torziosa cornice.

nata, investiva turbinosamente l'aria

e le anime.

Scherma,
foot-ball,

tiro di rivoltella, danza,

equitazione,

nuoto:

non
s'a-

v'era esercizio sportivo che

non
a

dattasse in

modo stupendo
Il

quel
te-

corpo stupendo.
mibile,
il

suo pugno era

suo slancio era ferino,


acrobatica,

la

sua elasticit

ogni suo

e d'armonia. In rasa
gliava in alto
il

movimento imprevisto, pieno d'aria campagna scasasso con la sicura

eleganza dell'antico

Discbulo.

La

duttilit dell'intelligenza si equilibra-

va in

lui

con

la duttilit delle

forze

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 147

fisiche,

come

nel tipico

campione

la-

tino.

Il

futuro combattente andava


:

delineandosi combattente che avreb-

be pur potuto divenire un conduttore.

Sensibile nel profondo,


quelli che

come

tutti

loro

affettuosit.

tutti quelli

non sanno dimostrare la Taciturno, come la cui vita non consiste

che nell'azione.
il

Non viveva che per


i

giorno nel quale


gli

suoi diciassette

anni

avrebbero finalmente perguerra


;

messo

di partire per la

poi-

ch una nuova disposizione del go-

verno aveva diminuita


l'et del volontariato.

di

un anno

Della fermissima risoluzione non menava vanto alcuno: chiudeva in


s l'ardore, alimentando in silenzio
la

fiamma.

Ma se, con

laconica frase,

entrava a parlar della situazione p-

148

ORAZIONI

litico-sociale e della guerra, sfionda-

van d'impeto nel discorso


pavida tempra,
ferro,
il

la

sua

salda preparazione morale, la sua imla

sua convinzione di

suo

sacrifizio gi consacrato

nella volont e nel tempo.

Venne
finito
il

il

luglio del 1917

e Roberto,
all' Isti-

secondo anno
pazzo per

di studi

tuto Nautico, fu alpino. Volontario

alpino

la gioia di esserlo.

Aveva
tezza di

scelto quell'aroiia per la cer-

non esser mai imboscato,


contro
6.0
la

nemmeno
stesso,

propria volont.

Entr nel

reggimento. Rise a s

da quel fanciullo che era, quanla divisa

do ebbe

grigio-verde, la pen-

na d'aquila

al feltro

il

saccapane.

Venne

subito

mandato a Caprino
per
l'istrule in-

Veronese, con

le reclute,

zione militare: subito rivel

trinseche qualit del soldato d'elezio-

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 149

ne

rispetto della disciplina, scrupo-

loso senso del dovere, resistenza alla

marcia forzata,

alle veglie,

alla

fa-

me,

alla sete, all'abbrutimento della

fatica.

Per

il

suo genere di studi

avrebbe potuto essere aggregato nei


telemetristi;

ne fu richiesto:

rifiut

energicamente.

Per

lui,

il

trovarsi

cento metri pi indietro della linea


del fuoco significava l'imboscamento.

L'imboscamento significava
chio che
dal

il

mar-

non si cancella, il disonore quale non ci si redime.


Chi sa imbracciare un
fucile,

diceva

deve, ora,

servirsene

al fronte.

di venir inviato al

fronte quat-

tro volte inutilmente


:

domand.
:

Troppo giovine aspettasse sarebbe venuta


la

sua volta.

Era

alla vigilia di entrare in

una

i5o

ORAZIONI

scuola

di

allievi

ufficiali,

quando
volle
ri-

scoppi

la folgore di

Caporetto. Al-

l'istante ritir la richiesta:

manere semplice soldato


del corso sarebbero

tre

mesi

stati

un'imper-

donabile perdita di tempo, ed egli

non aveva tempo da buttar


voleva, doveva battersi.

via

egli

E torn
subito.

a tempestare, per essere

scaraventato al fuoco, subito, subito,

Alcune fotografie istantanee mand


in quel
segli

dai

tempo di s alla famiglia, precompagni nei pittoreschi


In

dintorni di Caprino.
egli

una

d'esse
snellisil

appare in piedi, pensoso,

simo, tenendo con una


cile,

mano

fu-

con

l'altra

il

bastone ferrato da

montagna. Soldato e pastore. Nel suo


contegno, nessuna jattanza.

grave e
mille-

calmo. Fresco fanciullo,

uomo

J^oberto Sarfatti e

divini fanciulli i5l

nano. Sa che cosa vuole, sa dove va.


Incarna un' idea, rappresenta una superiorit, sta alle porte dell* indipen-

denza con

la sicurezza di difenderle

sino alla morte e pi in l della morte.

Un

vasto cielo sopra di

lui.

Dietro

di lui, incorniciandolo nella duplice

fiamma nera, due


fato scritto

cipressi,

alti

can-

delabri. In essi la profezia segnata,


il
;

ma

tale

l'armo-

nia del quadro, che la figura del giovinetto vi canta dentro,


religiosa bellezza di

come

nella

And

la

madre
il

nel

un salmo. novembre ad
Caprino,

abbracciare

figliuolo a

avanti ch'egli partisse per le prime


linee.

Pochissimo

egli

parl,

come
cara,

sempre;

ma

le si

stringeva accanto,

appassionatamente.

Mamma

mamma
lei ! ...

bella.

Oh, tanto pi alto di


! . .

Oh, cos bambino e cos uomo

l52

ORAZIONI

Sole limpidissimo di giorno, stelle

limpidissime di notte. Egli guarda-

va

la

madre

e le stelle;

mormouna

rava, chinando la

testa sopra

spalla con quel suo vezzo ancora infantile


:

Il

Mamma,
sia

credi tu che in certi

momenti
quanto

della storia molti sentano

grande l'onor
di

di morire?...

ventun
Pap,

novembre una sua


il

car-

tolina giunge a Milano:

mamma,

giorno

della

partenza venuto. Viva

l'Italia !....

In
scrive

una
il

lettera

del

dicembre de-

fuoco con un'evidenza, una

spontaneit indiavolata di genuino


scrittore

stato

un

assalto da ridere, per-

ch

tedeschi sono scappati via quasi

Roberto Sarfatti e
subito, e

divini fanciulli i53

non avevano per fortuna

nessuna mitragliatrice.
vendicati
d'

Ma

si

sono

con

un bombardamento

inferno.

Se tu sapessi,

mamma, che

sensazioni desta
di quella specie

un bombardamento
!...

Si era distesi per

terra, senza

nessun riposo. Con un


conosce dal
sibilo

poco
la

di pratica si
il

direzione ed

calibro d'un pro-

iettile.

Questo, che fischia


sssii...,

come un

uccello: Sssii....
iettile

un proscopVviiuv-

da montagna:

oh!...

ma

pia

lontano.

Quest* altro

vuff.,,.

un trecentocinque: corto
:

a destra. Boum!,.. Ecco

scoppia.

Ed

ecco

il
:

settantacinque,

elegante e

preciso

questo ahi
la testa.

!...

mi esplole

de sopra

Sseu! .,. pan! ... Mi

ricopre tutto di terra.

schegge
ra-

sembran mosconi che passino pidi. Una mi ha gi ammaccato


Ada
Negri. Orazioni.

Tel20

l54

ORAZIONI

metto.
glieria

Ho molta

simpatia per

l'arti-

da montagna.

le mitragliatrici?...
si

elegantissima. Sembrano co-

mari che
Dio
ci

raccontino delle maldi-

cenze. Ta-ta-ta-ta-ta... Bella ragazza,


ma....

mene

scampi e

liberi!...
:

poi

sono

le pistole

a mitraglia

ti-fi-ti'ti-ti....

Quelle sembrano colle-

giali

che giochino ed urlino come uc-

cellini spauriti.

Uh,

l'ho presa!...

Mano!... Veh, scappa!... Brava Rosetta!... Corri!... ti-tUi,..

Ed
di

la est

morte che passa. Ah!...

La mori

une gaie maitresse

/.

Prima
vi

in

un plotone

arditi

compie miracoli

di valore;

ma

si

guarda bene dal raccontarli. Scrive


semplicemente che ha sofferto
la fa-

me

e la sete. Ah, la sete!...


:

In data del trentun dicembre 1917

Questa sera l'ultima dell'anno,

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli i55

ed io

la

passer lavorando sotto alla


,

imminente luna

lontano da voi

che amo,
mai.

ma

vicino a voi
vi

come non
tutti

Che Dio

benedica

per

Tanno nuovo, e con voi benedica


l'Italia,

e inspiri gli
si

animi degli

ita-

liani,

affinch

ricordino d'essere

prima
tali .

di tutto e

rimaner sopra tutto

In data del primo gennajo, 1918:

Anno che
il

nasci

nella

strage e

dalla strage, possa tu finire in pace,

e che

sangue versato

sia

fecondo

almeno!...

Ma

pace non pu per noi

significare che vittoria.

sotto la

Un'Europa Germania sarebbe cosa tanto

impossibile e irrazionale, dopo venti


secoli

chele due razze latina e teusi

tonica

trovan di fronte, in tregua

talvolta, in

pace mai, che


.

la

mente

rifugge dal pensarlo!...

l56

ORAZIONI

Alla cuginetta Nucci, dal posto del

pi fiero pericolo:

Ci

si

trova ora tra


il

il

freddo na-

turale e

caldo che cercano di pro-

durre

tedeschi, sotto forma di pil-

lole di varia grossezza.

Mi rammento
la-

qualche volta che un tempo mi


vavo, e mi guardo con
le

malinconia

mani
:

e gli abiti ridotti a brandi

delli

eppure sento

essere mi-

gliore che

non allora . Promosso caporale per merito


premio
(s*era

di

guerra, e proposto per una licenza


di

negli

ultimi

fatti

d'arme reso popolare nel suo plotone


per
atti

di

coraggio temerario), ne

scrive al padre, con stupenda semplicit

Che

gioia,

che

gioia!...

Credo mi
es-

sar data una delle cosidette licenze


di

premio

il

motivo dovrebbe

Roberto Sarfatti e
sere quel che

divini fanciulli 167

mi

successo in Val

Capra

sai,

quella volta,
la

dopo

la

quale mi proposero per

nomina
;

a caporale, che mi ora venuta

ma

in verit io

non
.

feci

che quello

che dovevo fare

Sui primi galloni conquistati scherza in ogni lettera, mattacchione

Non mi
sai:

lascer ubriacare dalla


e penser sempre,
sia

gloria,

pur nella porpora

di caporale, all'u.

mile casetta dove nacqui


Si precipita in casa
il

dieci di genli-

najo, per

la

famosa annunciata
:

cenza di quindici giorni

ai familiari,

che

gli si

buttano addosso ridendo

e piangendo, grida gioiosamente, nel

suo dolce dialetto veneziano:

Fve

indrio,

che son pien de

pecH...

Pidocchioso

, infatti:

sporco, strac-

l58

ORAZIONI

ciato,

con

peli irsuti di Barbaccia sulle

guance fuligginose, con un calzone


ridotto
ali

met e

l'altro

sforacchiato

e bruciacchiato dalle palle.


rino, sa di trincea.

Sa
si

di fe-

Mai non

vide

veterano del fuoco pi giovine, pi


robusto, pi slabbrato, pi lercio e

pi bello.
Presto, presto
:

disinfezioni, bagni,

parrucchiere, sarto. Gli eroi sono gli


eroi,

ma

la vita la vita.
la

Ah, come se

gode, questa breve

parentesi di vita in pace!...


la mastica!...

Come

se

Pare un gattone che

faccia le fusa.

Potrebbe raccontare di s cose mirabili


:

tace, sorride,
i

abbandona

alle

carezze

serici capelli color di

rame,
il

cos fini

ed

elettrici

che danno
si

fremito alle dita che vi

immergono:

e mangia e mangia conserve e dolci.

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 169

V' una

mano nervosa
dell'altre
:

e prensile
lenta

che pi

s'indugia,

lenta, fra le ciocche

lui lascia fare,

socchiude beato

gli

occhi sotto la soa-

vit penetrante di quel gesto, e tace.

Nel rapido tempo del suo servizio


attivo

ha veduto

la

guerra nel suo pi

sinistro orrore, l'ha provata nel pi

acuto patimento e con


pazienza
:

la

pi stoica

scampato
i

alla

morte per

miracolo, ha durato

tormenti dell'in-

sonnia che rende pazzi, del bombar-

damento incessante che rende


ver riposare accanto
ai

idioti

e sordi, della fame, della sete, del do-

morti nel fan-

go acquoso
triti

di trincea, fetente di de-

e di

membra

in putrefazione.

Ha

ucciso, e urlato di gioia nell'uc-

cidere, e pi nemici atterr pi se

ne compiacque

cos la guerra.

Ha

veduto cari compagni procombere e

60

ORAZIONI

boccheggiar nel sangue, e


rimasto impassibile e
di

il

suo volto suo cuore

il

bronzo: cos

la guerra.

Potrebbe dire e dire

tace

senza rimorso e senza orgoglio, per-

ch sa d'aver compiuto nulla pi di


quel che s'era prefisso

come

dovere, e
il

che domani andr a compiere


Riparte
la

resto.

sera del ventisei.

Nebbia
zo,

asfissiante, oscurit di poz:

senso di soffocazione

tutta la

famiglia lo
tradotta.

accompagna

al

treno di

Ognuno cerca di mantenersi calmo; ma vi sono onde di presentimento che a un dato mergono il cuore. Ora e non pi.
La piccola
istante

som-

sorella la sola che


:

noh

riesca a frenare l'angoscia s'aggrappa


alle spalle del

suo maggiore, piange,

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli

61

singhiozza, lo ricopre degli ondeggianti


capelli rossicci, e

non vuole
se con

lasciarlo partire, e grida,


tal

come
:

grido potesse trattenerlo

Roberto
che
si

mio!... Roberto mio!...

Da quel momento
lo

egli sa ci

aspetta.

Ma

resta

impavido,

strappa dalla dolce catena vivente,

depone

la sorellina a terra, bacia, sa-

luta, sorride,

scompare.

Divora spazio per arrivar pi presto,

quasi tema
il

gli

manchi

il

tempo

di

raggiungere

destino. Rientrando

sa che la sua
in
si

compagnia

impegnata

un'importante azione offensiva:


precipita per trovarsi in linea.
Il

giorno ventotto, alle dieci del

mattino, dato principio all'assalto


di

Col

d'

chele
il

sull'Altipiano d'A21

siago fra
del Rosso.

Monte Valbella e il Col

Ada Negri. Orazioni.

1^2

ORAZIONI

Dalle dolcezze della casa,


tario si riscagliato

il

volondi-

d'impeto nel

vampare

della battaglia. Egli respira


:

a pieni polmoni l'odor della polvere


la furia bellica gli
gli

arde negli occhi,

fuma

dalle nari.

Si trova

con

le

truppe del centro


ali,

resistenza, assai pi che alle


e accanita da parte

aspra
;

degli austriaci

necessit, per sgominarli, di quella

travolgente ondata d'entusiasmo che


centuplica
il

valore.

La sorte del com:

battimento ondeggia
ftta

vittoria e scon-

pendono

un

flo.

Ed

ecco che, mentre gli uiTciali


il

compiono
rugghio e

loro

dovere,

Roberto
il

Sarfatti semplice caporale d


il

suo

suo balzo leonino. Ri-

trova nell'attimo incerto e che po-

trebbe esser nefasto,

le qualit
:

d'uo-

mo di guerra

innate in lui

fulminea-

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli l63

mente
con
il

le

spiega

scavalca, o abbatte

calcio del fucile,

con

la

rabbia
reti-

che stronca ogni ostacolo, quei


colati

che non furono prima


:

fatti sal-

tare dalle artiglierie


la trincea

primo a scalare
si

avversaria,

getta in

un

camminamento nemico,

e da solo rie-

sce a catturare trenta prigionieri, e ad

impossessarsi di una mitragliatrice:


e poi, avanti
la
:

trascina

soldati

con

veemenza

irresistibile dell'esempio
li

e del grido,

travolge nel suo vor-

tice eroico,

un ragazzo

e diventa

uno e diventa un Dio

mille,
:

e,

men-

tre, lanciato

all'attacco

d'una delle

ultime gallerie presso la vetta, canta


vittoria

con

la

voce, con

gli

occhi,

con

rossi zampilli delle ferite,

piom-

ba fulminato da una palla in fronte.


Raccolto e seppellito l'indomani,

con religioso raccoglimento,

in terra

164

ORAZIONI

per

lui riconquistata, dai


gli

compagni
ciocca
e gru-

che

sopravvissero;

ma una
grumo

dei capelli fu recisa fra

mo, e portata
ciotto giorni.

alla

madre.

Diciassette anni, otto mesi e di-

Proposto per

la

medaglia d'oro.

adesso?...

iMorti

su morti. Chi

li

conta or-

mai?...

cos facile,

mio Dio,

cos fa-

cile dimenticare!...

L'alba senza sangue sta forse per

sorgere

e nel

mondo

si

va facendo

un grande
tirne
il

silenzio per meglio sen-

brivido.

Ma
che
la

noi

dobbiamo pur ricordare

nostra dolce vita, dolce mal-

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli

65

grado tutto e semplicemente perch


la vita e perch libera,

sono

nostri giovani morti che ce l'hanno


ridata.

Quanti furono
a somiglianza

gli

adolescenti che,
Sarfatti,

di

Roberto

gettarono di proprio impulso nella

immane

fornace della guerra la loro

esistenza, chiusa ancora nel mistero

del boccio e

non

ricca che di pro-

messe?...

Adolescenti che noi

credemmo

nati

a perpetuare in sanit la nostra raz-

za

che, felici

d* intatte

vene, freschi

della freschezza

delle sorgenti, noi

credemmo,
le faticose

s,

destinati a raccogliere
ri-

eredit della scienza

volta a sollevare,

a guarire

mali

dell'umanit

non a
i

lacerarla, a

martirizzarla con

pi raffinati ordi-

gni del ferro e del fuoco.

l66

ORAZIONI

Ma

vissero in
essi la

Non

tempo di vollero non


:

strage.
essi diso-

norarono

la loro

somiglianza con Dio


il

disseminandola per

mondo. Prefe-

rirono affrontarla, piuttosto che subirla.

Difendersi e difendere, piuttoil

sto che accettare


altri.

giogo per s e per

E partirono senza
se avessero
offrire,

indugio,

come

una vera esistenza da


le

con

sue colpe,

le

sue espe-

rienze, le sue responsabilit; e

avevano invece
sacro germoglio.

fra le

non mani che un

padri e

le

madri tacquero; e non


piangere sui morti.

osai!

nemmeno
il

Noi potremmo ora sgranare pia-

mente

rosario

degli

adolescenti

che caddero nella nostra guerra, co-

me

Roberto Sarfatti: ad ogni nome

un'Ave, ad ogni gesta un Gloria.

Roberto Sarfatti e

divini fanciulli 167

Tutte

le sere,

dopo

il

lavoro e pri-

ma

del giusto riposo, ciascun

uomo

e ciascuna

donna

italiana

dovrebbe

recitarlo, in umilt

ed in passione.

Per
per

la coscienza, affinch ricordi:

per la fortezza, affinch perseveri:


la piet, affinch fruttifichi.

E con quale appellativo li chiameremo noi, quei fanciulli che nella


carneficina senza uguali nella storia

portarono in

nome

della giustizia

il

loro armato candore di arcangeli?...

Li

chiameremo

noi, semplicemente,

eroi?,..

Chiunque eroe che soccomba


compiendo
eroi d'ogni
il

proprio dovere; e di
e d'ogni classe sono

arma

ora rosseggianti le patrie. Del cielo,


del mare, della terra: del

puro copura

raggio, del
carit:

puro

sacrifizio, della

noti ed ignoti, e gli

oscuri

l68

ORAZIONI

son forse
accanirsi

pi grandi. Al frenetico
spiriti

degli

del

male

le

razze migliori hanno risposto espri-

mendo
gura,

dalle forze pi vive

cam-

pioni pi perfetti, che la morte trasfi-

ma non

distrugge.

iMa quei fanciulli, quei nostri fanciulli,

vollero testimoniare la neces-

sit della

guerra per

la

pace andando

incontro alla morte prima ancora di


vivere.

Troviamo dunque per


stro religioso fervore,

essi, nel

no-

il

novissimo
per
l'eter-

nome che
nit!...

li

incoroni

Forse ignorarono essi medesimi

il

supremo valore
lontaria.

della loro

morte vopatria,

Credettero di
per
la

offrirsi

alla

sua libert.

Alle patrie, per

un accordo fondato

Roberto Sarfatti e
sulle bas d

divini fanciulli 169

una

giustizia superiore,
la

che renda inutile


armi.

potenza delle

Grande sogno,
il

e grande morte

ma

loro sangue innocente valeva di pi.

Morirono perch

ritorn a vivere,

nel cuore degli uomini, la bont.

Perch dagli uomini non venga


pi tradita la legge della carit.

Perch l'anima umana ridiventi


bambina, come
lia di far di

essi
il

erano

alla vigi-

tremendo e

dolcis-

simo dono.
Verso che cosa non andiamo noi,
fra tanti

simi, se

sommovimenti e tanti spanon verso la nostra liberail

zione dallo spirito del mais?...

E quando mai avvenne che


non abbia prodotto
Pi in
Ada Negri. Orazioni,
il

san-

gue innocente versato in olocausto


miracolo?...
l della patria,

pi in alto
22

170

della

patria,

per un

dovere e un

amore pi vasto, per una umanit che dopo il supplizio spaventoso si


risollevi purificata, ritrovando nella

sua stessa povert, nelle sue stesse


piaghe
le

somiglianze fraterne!...

Morti per questo, Roberto Sarfatti


e
i

divini Fanciulli.
fra noi

S'inganna chi

deplora che

tanta bellezza e tanta forza

non abe

biano avuto

il

tempo

di trasmettersi

in un'altra generazione.
le

Queste

future generazioni essi invece feil

condano, con

loro

seme leonino
sin-

che non pot in vita dar vita a


gola creatura.

La

virilit creativa del loro atto di

morte sar inesauribile nello spazio


e nel tempo.

Non un atomo
di

di quella sostanza

giovinezza andr perduto.

/Roberto

Sarfatti

divini fanciulli 171

Non un
astrali

raggio di quelle essenze

andr disperso.
del passato, che gran-

In

nome

dezza e rimembranza.

Del presente, che grandezza e


dolore.

Del futuro, che sar grandezza ed

amore

in

vasta

pace

vastissimo

amore, che solo ha smarrita


perduta
la via del

ma non

cuore degli uomini.

Ottobre del 1918,

INDICE.

Alessandrina Ravizza.
Luigi

Pa^.

Majno
i

64

Roberto Sarfatt e
ciulli

divini fan

117

Causa

il

forte rincaro

i-O

DFT

PKi-<.F\TF.

voi.umk: LIic

.1

'?0.

delle materie prime

AUMENTO
PROVVISORIO

kl^SSu
^

ui.i

STESSI EDITORI
di

25%
FUiiTEiLi

di Cola di Rienzo,
)

Gabriele d'An
L.

Gabriele d'An f Oi aepnto da una Licenza. 3 tomi. 10 MILANO \lazionc della morte, di Gabriele d'An ntinno 2 Per la pi grande Italia. Orazioni e Messag^ di Gabriele d'Annunzio 3 La beffa di Buccari, di Gabriele d'Annunzio, con agginnti la Canzone del Quarnaro, il Catalogo dei trenta di Buccari, il Cartello manosctittOy e due carte marine. Con freffi di A. De Oarous 8 Gli animali alla guerra, di Giulio Capri n. 8 L'Occhio del fanciullo, di Luciano Zccoli 4
TKVES. EOITOHI

^enza cigno, romanzo

di

Bestie, di Federigo Tozzi


il
.

3 50 taccuino fyerduto, di Mois Cecconl. 3 60 Anteo, racconto di Piero Giacosa Un anmre tragico, di Maria Th. Jonnesco. Con prefazione di Matilde Serao 3 Santif>f>e, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno, <'i Alfredo Fanzini 3 50 // romanzo di Tristano e Isotta, del conte G. L. Passerini 4 Esame di coscienza di un letterato, di Renato 2 Serra, seg^uto da Ultime lettere dal mtnnn

....

Canti deirOra, di Luisa Anzoletti Canti pofyolari serbi e croati, raccolti annotati da PiBTBO Kasandric. Con una incisione in 4 eliotipia e 2 pagine di musica
1

Nostro Purgatorio.
della

Fatti

personali
di

del tempo

guerra italiona (1915-1917), Baldini


e

Antonio
4

Commissioni

vaglia ai Fratelli Treves,

Interessi correlati