Sei sulla pagina 1di 6

XXIX Negli incontri precedenti abbiamo seguito Foucault delineare gli strumenti teorici tramite i quali avanza una

sorta di coscienza del governare. La governametalit il modo in cui la ragione teorizza sui modi di governare, la ratio del governo. Non si tratta di studiare i modi effettivi con cui si governato, ma di vedere come si formata una sorta di coscienza del governare. Cio di cogliere l'istanza di riflessione intorno e nella pratica di governo. L'oggetto dello studio la riflessione e la razionalizzazione di questa pratica. Proprio per questo motivo Foucault propone di considerare gli universali una finzione, per non dare per scontate nozioni come sovrano, popolo, suddito. Fare, dunque, l'inverso dell'idealismo significa cercare come la pratica governamentale riflette su di s, quale razionalit cerca di darsi, vedere in che modo si costituisce il suo senso. Dunque, non partire dagli universali e dalla loro griglia di lettura per dedurne i fenomeni concreti, ma dalle pratiche risalire ricostruendo quelle griglie per vedere come si sono costituite. Abbiamo gi visto che la ragione di Stato una pratica che serve a calcolare il modo in cui gestire ci che gi c' e che allo stesso tempo sempre da costituire, fondare, ampliare, lo Stato. Perci la modalit di governare deve dare le regole e razionalizzare il dover essere dello Stato. Il dover fare del governo deve allinearsi al dover essere dello Stato. La ratio di governo deve calcolare, sviluppare, riflettere, ragionare sul modo di portare alla massima pienezza e potenza lo Stato cos come esso dato. Che cosa significa governare? Secondo la ragion di Stato fare in modo che esso sia saldo e permanente, ricco e forte di fronte a tutto ci che lo potrebbe distruggere. Ora lo Stato non si preoccupa pi della salvezza dei sudditi e neanche di quella del sovrano, il sovrano non pi un padre di famiglia, non siamo pi nell'impero, o almeno non lo siamo pi in questa nuova ratio governamentale, lo Stato diventato un elemento plurimo, discontinuo, autonomo. Mercantilismo, Stato di polizia, bilancia europea costituiscono il corpo concreto della nuova arte di governare organizzata intorno alla nuova ragion di Stato. Questa era la razionalit di Stato che si andava formando a met del '600. Lo Stato perci non quel mostro freddo che a un certo punto emerge, il Leviatano di Hobbes, a corrompere la storia, , invece, il correlato di un certo modo di governare. Il problema, allora, diventa sapere come questo modo di governare si sviluppa, come si espande o restringe, insomma, quale la sua storia. Non lo Stato un gendarme che si forma e mette fuori gioco i personaggi della storia. Non neanche pi suo obiettivo avere una posizione nell'impero predominante confronto alle teofanie, theos e phainein, cio alla manifestazioni sensibili della divinit, quando alla fine nella natura delle cose religiose giunge l'intervento divino, il giudizio universale. Ora lo Stato giunto a una posizione di equilibrio, insieme ad altri Stati compete sul mercato in un rapporto di forze senza orizzonte finale. Perci ogni Stato avr interessi suoi propri da difendere senza una idea salvifica e unificatrice. Ogni Stato limiter i propri obiettivi assicurandosi l'indipendenza. Questo, lo abbiamo visto, inizia a svilupparsi con il trattato di Westfalia, cio, con la politica diplomatico militare e l'equilibrio nella concorrenza. Allo stesso tempo la polizia si incarica di seguire e farsi carico di tutti i risvolti della vita degli individui. In questo senso l'oggetto della polizia quasi infinito. Ci vuole dire che come potenza indipendente di fronte ad altre potenze chi governa secondo la ragion di Stato deve avere obiettivi limitati. Al contrario, dovendo gestire una res pubblica che regola il comportamento dei sudditi chi governa ha un obiettivo illimitato. In questa condizione si sviluppa la concorrenza con gli altri stati. Il diritto sar il principio che limita l'applicazione di questa governamentalit. Mentre nel medioevo la giurisdizione era stata utilizzata come moltiplicatore della potenza del re contro i principi che scalpitavano per avere pi potere, nel XVI e XVII secolo il diritto assumer il compito di limitare l'estensione indefinita di una ragion di Stato che prende corpo con lo Stato di polizia. Il diritto non moltiplicher pi il potere del re ma lo sottrarr. Cos nel XVI e XVII secolo una serie di battaglie politiche, di problemi e di polemiche investiranno le leggi fondamentali del regno. I giuristi contrapporranno queste leggi alla ragion di Stato. Nessuna ragion di Stato, o pratica di governo, possono rimetterle in discussione. Pertanto queste leggi precedono lo Stato, poich lo costituiscono, dunque, per quanto assoluto sia il potere del re esso non deve intaccare le leggi fondamentali, un poco come la nostra costituzione. Il principio di tali leggi appare dunque esterno alla ragion di Stato, come principio della sua limitazione. Inoltre c' anche la teoria

del diritto o dei diritti naturali ai quali nessuno deve trasgredire. Altra possibilit la teoria del contratto stipulato tra individui per nominare il sovrano. Contratto che prevede una serie di clausole a cui anche il sovrano deve sottostare, pi in Inghilterra che in Francia, si sviluppa una teoria sull'accordo tra il sovrano e i sudditi a costituire lo Stato, su questa base il sovrano si impegna a fare o non fare certe cose, Hobbes e Loke ne saranno attivi sostenitori. Questa la serie teorico giuridica su cui si gioca l'autonomia della ragion di Stato. Insomma, la vivacit di queste discussioni, i problemi e lo sviluppo delle teorie cui dettero seguito impostarono i temi inerenti al diritto pubblico. Diritto che si sempre visto come l'arma dell'opposizione con cui fare resistenza alla sovranit della ragion di stato. Dunque, per quanto la ragion di Stato come Stato di polizia avesse uno spazio di azione illimitato in quel tempo, c'era un mezzo attraverso cui limitarla, questa limitazione era costituita dalla ragione giuridica. Per i giuristi la ragion di Stato ci che eccede la sfera del diritto. Le condizioni che la ragione giuridica pone provengono dal diritto naturale, cio, da dio, e comunque sono posti una volta per tutte fin dall'origine, provengono dalla storia remota, in ogni caso sono estrinseci alla ragion di Stato, perci ne definiscono i limiti e agiscono quando sono varcati, allora possibile dichiarare l'illegittimit della ragion di Stato. Cosa succede dalla met del XVIII secolo? Che la limitazione estrinseca della ragion di Stato diviene intrinseca, questo cambiamento determina la maniera in cui viene concepito il governo fino al nostro tempo, la ragione di governo moderna. Walpole diceva: 'Quieta non muovere', non toccare ci che se ne sta tranquillo. Walpole era lord tesoriere del regno unito, nel 1720 dopo la caduta del banchiere Inglese operativo in Francia, Law, subito dopo le rovine che provoc all'intero Stato francese, e poi durante i deliri finanziari che in Gran Bretagna provocarono le cos dette bolle di sapone, Walpole esplet la sua mansione rimanendo freddamente reattivo. Egli ottenne la direzione generale delle finanze, miglior il credito tramite opportuni accordi, stabil che la grandezza della Gran Bretagna era fondata soprattutto sul commercio, che si dovevano esportare manifatture a partire dalle importazioni di materie gregge dalle colonie americane e perci propose di costruire grandi navi. Il governo accett le sue proposte e esent molti articoli dai dazi doganali. L'opera della sua vita fece accrescere il dominio coloniale dell'Inghilterra e ne fece la prima potenza mondiale. Egli seppell tutte le controversie sotto l'obiettivo di rendere grande e potente il paese a qualsiasi costo. Cos la corruzione divenne il modo operativo normale della politica. l'Irlanda pag il tributo massimo a questo dominio inflessibile che Walpole impose alle colonie, qui pochi inglesi arricchivano alle spalle di una popolazione piegata dalla nuova ragion di Stato. Tuttavia, dietro alla grande attivit che tramite il commercio impose il suo dominio al mondo cosa significa la frase di Walpole? In che modo si determina questa nuova governamentalit che orienta il governo verso la sua autolimitazione? Una limitazione di fatto e non pi di diritto. Una sorta di regola generale di fronte alla quale la governamentalit si deve fermare, deve arretrare. Non perch altrimenti rischi l'illegittimit che la revoca. Questo principio non si deve cercare al suo esterno ma interno alla stessa governamentalit. Tale limitazione uno dei mezzi, anzi il mezzo, per raggiungere gli obiettivi. La ragione di governo, in questo caso, non ha un potere esterno a limitarla, niente affatto, deve solo calcolare per proprio conto e al suo interno il limite dell'azione pi adatti al raggiungimento degli obiettivi che si prefigge. Per questo bene sapere ci che bisogna fare e ci che conviene non fare. Ma questa separazione non sar tracciata nei soggetti subordinati alla azione di governo. Non separa i soggetti come da una parte liberi di fare e dall'altra sottoposti a dei limiti. Non divide i soggetti come se da una parte fossero inattingibili una volta per tutte, e da un altra sottomessi all'azione del governo. Non problema di stabilire dove siano posti i diritti fondamentali, e in che modo essi separino l'ambito della governamentalit possibile dalle libert fondamentali. La divisione sar posta tra due serie di cose. In una lista che Bentham ha stilato si distingue tra agenda e non agenda, cose da fare e cose da non fare. Limitazione che non divide i soggetti ma le cose da fare. Di questa lista non saranno i governanti a poter decidere in piena sovranit e in piena ragione. Non governare una attivit imposta sui governanti ma una pratica che fissa la definizione e la posizione rispettiva dei governati e governanti, gli uni di fronte agli altri, con una regolazione interna che non sar imposta n da una parte n dall'altra. In ogni caso non imposta in maniera definitiva, assoluta e totale, ma una transazione mediante reciproci conflitti,

accordi, discussioni. Peripezie necessarie per definire cosa sia da fare e cosa no. Il principio di diritto metteva il sovrano di fronte a un limite. Ora la questione non pi legata al diritto ma ad un compromesso che ruota intorno al fatto che il governo deve non governare troppo. Sar punito non pi l'abuso di governo ma l'eccesso. Che cosa fondamentalmente alla met del XVIII secolo contribuir a consolidare tale cambiamento nel modo di concepire il governo? L'economia politica. Come lo fa? Il fatto che l'economia politica nasce contrapposta e interna alla ragion di Stato, essa delegata a studiare come lo Stato possa arricchire ponendo in equilibrio la popolazione con i mezzi di sussistenza. Fa questo tenendo d'occhio gli equilibri di quella intelaiatura appena abbozzata che costituisce l'Europa. Riprende quindi gli stessi obiettivi che ragion di Stato, Stato di polizia, mercantilismo e bilancia europea avevano cercato di conseguire. In prima istanza l'economia politica si installer proprio all'interno di quella ragione di governo. Quindi , diciamo cos, embedded al governo, non esterna come la tradizione giuridica. Non agisce esternamente, come avrebbe auspicato il pensiero giuridico, non ha una propria autonomia politica. Se ne concluder la necessit di un dispotismo totale. Infatti i fisiocrati definiscono illimitato il campo di azione del potere politico, privo di contrappesi esterni n confini fissati da altro che dal potere stesso. Foucault in Nascita della Biopolitica, edito da Feltrinelli scrive: 'Il dispotismo non altro che un governo economico, tuttavia non rinchiuso, circoscritto entro i suoi confini da nient'altro se non da una economia che ha esso stesso stabilito e che controlla totalmente.'In questo senso l'economia politica allineata a quella ragion di Stato che conferiva al monarca un potere assoluto. La natura dell'economia politica non sta nell'interrogarsi sulla condizione di diritto dell'azione di governo, se sia legittima o meno, non guarda alla sua origine ma agli effetti. Non si chiede se al sovrano sia legittimo chiedere le imposte ma solo cosa accade quando si chiedono. Non ha rilievo che sia o no legittimo. Insomma, assolutamente pragmatica. La questione economica sempre posta all'interno del campo della pratica di governo e in funzione dei suoi effetti reali, non in funzione di ci che la potrebbe fondare di diritto. Cos l'economia politica piuttosto che scoprire un diritto naturale a circoscrivere l'azione di governo scopre una certa naturalit all'interno della quale tale azione si pone. C' una natura specifica degli oggetti della azione di governo, questa natura specifica l'obbiettivo che l'economia politica studia. La stessa nozione di natura sar rovesciata con l'economia politica. La natura non infatti un ambito riservato e originario sul quale l'azione di governo non si deve esercitare, invece qualcosa che sottende, attraversa e rientra nell'esercizio stesso della governamentalit. Si potrebbe dire che l'ipoderma indispensabile. L'altra faccia di qualcosa di visibile che l'azione di governo stessa, il suo risvolto, il suo elemento soggiacente. Questo l'oggetto di studio dell'economia politica. Non lo sfondo ma il correlato costante dell'azione di governo. Cos, per esempio, gli economisti spiegheranno come una legge naturale il fatto che la popolazione si sposti verso i salari pi alti, e che una tariffa doganale applicata a beni di prima necessit provochi fatalmente una carestia. Scrive Foucault sempre in Nascita della Biopolitica: Infine, l'ultimo punto che spiega come e perch l'economia politica abbia potuto costituire la forma originaria di questa nuova ratio di govemo autolimitativa, costituito dal fatto che, se esiste una natura propria della governamentalit, dei suoi oggetti e delle sue operazioni, ne consegue che la pratica di governo potr fare ci che deve fare solo a condizione di rispettare tale natura. Se rovescia questa natura, se non ne tiene conto o se si oppone elle leggi che sono state fissate dalla naturalit degli oggetti che manipola, subir immediatamente delle conseguenze negative. D'ora in poi, in altri termini, sar il successo o il fallimento. A costituire il criterio dell'azione di governo, non pi la legittimit o lillegittimit. Il successo, dunque, prender il posto della [legittimit]. Incontriamo qui il problema della filosofia utilitarista, che in seguito bisogner affrontare. Vedrete allora come una filosofia utilitarista potr innestarsi direttamente sui nuovi problemi della governamentalit. Ma per ora non ci interessa; torneremo pi avanti sull'argomento. Il successo o il fallimento si sostituisce dunque alla contrapposizione legittimit/illegittimit. Ma c' di pi. Che cosa far s che un governo sconvolga, a dispetto dei suoi stessi obiettivi, la naturalit propria degli oggetti che manipola e delle operazioni che compie? Che cosa far si che esso violi la natura, nonostante aspiri al successo'? La violenza, leccesso e labuso, forse, ma al fondo di questi eccessi, violenze e abusi, in gioco non ci sar soltanto ed

essenzialmente la malvagit del principe. Quello che davvero in questione e che spiega tutto il fatto che il governo, nel momento stesso in cui viola le leggi di natura, molto semplicemente le misconosce. E le misconosce perch ne ignora l'esistenza, i meccanismi e gli effetti. In altri termini, i governi possono ingannarsi. Il male peggiore per un governo, ci che lo rende un governo cattivo, non tanto il fatto che il principe sia malvagio, ma che sia ignorante. In breve, entrano simultaneamente nellarte di governare, e per mezzo dell'economia politica, innanzitutto la possibilit di unautolimitazione, ovvero il fatto che l'azione di governo si limiti da s in funzione della natura di ci che essa fa e di ci su cui verte, [e secondariamente, la questione della verit]. Possibilit di limitazione e questione della verit sono introdotte entrambe nella ragione di governo per mezzo delleconomia politica. Ma direte che non certo la prima volta che si pongono la questione della verit e quella dell'autolimitazione della pratica di governo. In definitiva, che cosa si intendeva tradizionalmente per saggezza del principe? Era qualcosa che gli faceva dire: conosco troppo bene le leggi di Dio, conosco troppo bene la debolezza umana e i miei stessi limiti, per non circoscrivere il mio potere e per non rispettare il diritto dei miei sudditi. Ma si vede bene che il rapporto tra principio di verit e principio di autolimitazione completamente diverso nella saggezza del principe e in ci che ora sta cominciando a emergere, ovvero una pratica di governo che si preoccupa di sapere quali saranno, per gli oggetti che tratta e manipola, le conseguenze naturali di ci che intraprende. I consiglieri che un tempo fissavano prudenti dei limiti di saggezza alla presunzione del principe non hanno pi nulla a che vedere con questi esperti economici che ora cominciano a comparire, e che invece avranno il compito di dire a un governo quali sono i meccanismi naturali delle cose che manipola." Insomma, se prima ci si domanda se si governa in modo appropriato relativamente ai diritti sovrani, ai diritti feudali, alla salvaguardia dei consumi, alle procedure per arricchire il tesoro, alle tecniche intese a impedire le rivolte di alcune categorie di sudditi, ora ci si chiede se si governa in modo sufficiente, n troppo n poco, cio un livello fissato dalla natura delle cose. A questo nuovo regime la risposta viene dall'economia politica che indica la misura studiando quell'aspetto invisibile dell'ipoderma da cui trae le sue verit. La posta in gioco nel concetto di governamentalit, come nella follia, nella delinquenza, nella sessualit, nella malattia non tanto il fatto che non esistono perch sono errori, illusioni, piuttosto il modo in cui un certo regime di verit ha fatto s che qualcosa che non esisteva, se non sotto il profilo ontologico almeno sotto quello espistemologico, sia potuto diventare qualcosa. Non un illusione poich un insieme di pratiche reali ha istituito e inciso imperiosamente nel reale i suoi effetti. Somiglia molto quanto dice Foucault al concetto di performativit di Austin, come fare cose con le parole. Si tratta in tutti questi casi, quindi, soprattutto per la governamentalit, di capire in che modo l'accoppiamento tra le pratiche e i saperi/poteri, il loro regime di verit, imprima nel reale ci che non esiste legittimandolo alla distinzione tra vero e falso. Walpole dice: 'Quieta non muovere'. Le Gendre, un grande commerciante, a Colbert, un grande politico, alla domanda, 'Cosa possiamo fare per voi?', risponde cos: 'Cosa possiamo fare? Lasciarci fare.' Ecco il principio fondamentale che ogni governo deve rispettare in ambito economico. Questo il neoliberismo. Cercheremo di vedere come tutto questo regime di verit che emerge sia applicato alla popolazione. A partire da qui, alla met del XVIII secolo, si inizia a formare il concetto di biopolitica; verit economica, veridizione del mercato e limitazione della governamentalit mediante il calcolo dell'utilit, sono gli elementi su cui si basa. A queste basi si innesta un aspetto del diritto che viene formulato nei termini degli studiosi di economia politica, vedi Beccaria, Smith, ma anche Bentham, che erano tutti giuristi. Il fatto che porre la libert di mercato significa mettere in questione l'autorit dell'esercizio pubblico. Cosa deve fare e non fare il governo? Due saranno le risposte che dividono il da fare dal non fare. La prima risposta quella rivoluzionaria, i giuristi con la rivoluzione francese pongono alcuni diritti inalienabili delle persone che non possono essere lesi, l'altra via, quella inglese, guarda pi all'utilit. Il governo deve fare ci che utile. L'utilitarismo, lungi dall'essere una filosofia o una ideologia, diviene una tecnologia di governo che pone limiti, come faceva il diritto, alla ragion di Stato cercando di sostituirsi al diritto. Cos radicale prima indicava una limitazione dovuta ad un dritto originario, oggi invece in base all'utilit. Quindi abbiamo due vie, quella rivoluzionaria e

quella radicale. In quella rivoluzionaria il diritto percepito come una volont collettiva, si sviluppa un sistema di volont-legge in cui definita la parte di diritto che gli individui hanno deciso di cedere e la parte che invece vogliono conservare. Nell'altra, quella radicale, viene concepita la sfera del diritto come la sfera di intervento decisa di volta in volta con una transazione basata sull'utilit che divide la sfera della potenza pubblica dalla sfera di indipendenza degli individui. Nel primo caso ogni individuo detiene originariamente una determinata libert di cui potr cedere o meno una parte, nel secondo la libert sar vista semplicemente come sfera di indipendenza dei governati dai governanti. Due modalit differenti di concepire la libert, la prima a partire dai diritti dell'uomo, la seconda come indipendenza dai governanti. Due strade per concepire il diritto, due modi per limitare l'azione di governo, due modi di intendere la libert. Questa ambiguit costitutiva del liberalismo europeo del XIX e XX secolo. L'eterogeneit non un principio di divisione, di separazione, ma invece integrabile in fenomeni che hanno incoerente espressione. Questo il motivo per cui per Foucault la logica dialettica non pu esprimere in modo adeguato lo stato delle cose. La dialettica mette in gioco cose differenti all'interno di un ambito omogeneo, ma nel caso suddetto non c' nulla di omogeneo. In realt la loro integrazione avviene non dialetticamente ma strategicamente perch indica le connessioni tra termini disparati che rimangono tali. Vedremo allora in che modo e con quali strategie si riusciti a coniugare l'assiomatica dei diritti dell'uomo al calcolo utilitaristico dell'indipendenza dei governati. Ad esempio, se guardiamo alla propriet vederemo come uno regredito e l'altro avanzato in modo determinante, cio la posizione radicale. Questa tendenza sar la via che caratterizza la storia del liberalismo europeo e la storia della potenza pubblica in Occidente. Il problema dell'utilit, insomma, sempre pi si sovrappone a tutti i problemi tradizionali del diritto diventando l'unico criterio di elaborazione dei limiti del potere pubblico. Sempre in Nascita della Biopolitica troviamo: "A partire da ci, vorrei allora fare unosservazione. Parlando del mercato, abbiamo osservato poco fa che uno dei punti di ancoraggio della nuova ragione di governo era il mercato, in quanto meccanismo degli scambi e luoghi di veridizione per ci che concerne il rapporto tra valore e prezzo. Ora troviamo un secondo punto di ancoraggio della nuova ragione di governo, costituito dal formarsi della potenza pubblica, e dalla misura dei suoi interventi calibrati in base al principio di utilit. Scambio dal lato del mercato, utilit dal lato dellautorit pubblica. Valore di scambio e veridizione spontanea dei processi economici, misure di utilit e giurisdizione interna degli atti della potenza pubblica. Scambio per le ricchezze, utilit per la potenza pubblica: ecco in che modo la ragione di governo sviluppa i principi fondamentali della sua autolimitazione. Scambio da un lato, utilit dall'altro: evidente che per tenere insieme il tutto, volendo cercare una categoria generale per pensare l'insieme tanto lo scambio, che va rispettato nel mercato, poich il mercato veridizione, quanto l'utilit per limitare la potenza pubblica, che non devessere esercitata se non l dove essa risulta utile, per i suoi effetti positivi ed efficaci , ebbene, questa categoria generale sar per forza l'interesse, che sia principio di scambio sia criterio di utilit. La ragione di governo, nella sua forma moderna definita allinizio del XVIII secolo e caratterizzata, fondamentalmente, dalla ricerca del proprio principio di autolimitazione , una ragione che funziona in base allinteresse. Solo che non si tratta pi, ovviamente, dellinteresse di uno Stato interamente riferito a se stesso, che mira esclusivamente alla propria crescita, alla propria ricchezza, alla propria popolazione, alla propria potenza, come avveniva con la vecchia ragion di Stato. L'interesse, al cui principio la ragione di governo deve ora obbedire, costituita da un insieme di interessi, da un gioco complesso fra gli interessi individuali e quelli collettivi, fra utilit sociale e profitto economico, fra equilibrio del mercato e regime della potenza pubblica, una complessa interazione tra diritti fondamentali e indipendenza dei governati. Il governo, per lo meno quello che si esercita all'interno di questa nuova ragione di governo, diventato qualcosa che manipola degli interessi." Questo nuovo modo di concepire la sovranit evidente in relazione alle pene. Se pensiamo a 'Sorvegliare e punire', una delle opere pi note di Foucault, vediamo come la pena era direttamente erogata dal principe il quale era il vero colpito dal fuorilegge nella sua sovranit, con Beccaria le pene diventano dolci non perch sia cambiata la sensibilit collettiva, cambiato il rapporto con la sovranit, si frapposta la pellicola fenomenica degli interessi, la sola cosa su cui il governo pu far

presa. Di colpo la pena va calcolata in funzione degli interessi della parte lesa, della riparazione dei danni, dei costi legati alla punizione, dell'efficacia e del recupero del delinquente. Ci si chiede cosa si deve punire? Che interesse nel farlo? Si deve esercitare il supplizio o la rieducazione? Quanto coster l'uno e l'altro? La pellicola fenomenica dell'interesse diviene l'unica superficie di intervento del governo. Il vero valore delle cose sta per il liberalismo nello scambio. Quale valore e utilit pu avere il governo in queste condizioni? Il problema se tutte le forme di governo che si oppongono al liberalismo possano effettivamente sfuggire alla questione dell'utilit di governo. Altro punto fondamentale che cambia nella governamentalit che stiamo cercando di comprendere il passaggio che dai mercantilisti avviene con i fisiocrati. Il problema che un paese possa diventare preponderante sugli altri al punto da dominarli la questione che viene posta nel trattato di Wesfalia, il mercantilismo in coerenza con quel trattato pensa a un mondo in cui le ricchezze sono fisse, e chi si arricchisce di pi lo fa a scapito di altri, perci necessaria la bilancia europea, a limitare questi squilibri. Ma nella nuova concezione in cui il mercato l'ago di tutto, solo lasciando il prezzo libero di variare si raggiunger l'interesse del venditore, che lucrer al meglio, e dell'acquirente che otterr il prezzo pi basso. Dunque il gioco non pi a somma zero, come nel mercantilismo. Ora tutti si possono arricchire. Allora la ricchezza del mio vicino importante per la mia stessa possibilit di ricchezza. Pi ricco pi prodotti potr acquistare. Non mi conviene pi arricchirmi impoverendo lui. Dunque, o tutta l'Europa e ricca o tutta povera. Non ci sono pi torte da spartire. Entriamo nell'epoca dell'arricchimento indefinito. Si delinea l'idea di un Europa che sia in grado di arricchirsi collettivamente, con un progresso economico illimitato, che sfrutti la concorrenza tra gli stati. Gli equilibri europei come concepiti finora con questa nuova visione spariscono. Non pi a somma zero il gioco della concorrenza dopo Adam Smith. Contemporaneamente avanza l'idea che necessario ampliare il pi possibile il mercato. Il mondo intero chiamato a raccolta intorno all'Europa per scambiare i prodotti e diventare il suo luogo di scambio. La posta in gioco ora non pi finita, i giocatori sono gli stati europei e la posta il mondo. Questa nuova forma di razionalit all'inizio del '900 viene posta al centro delle analisi di Max Weber che sostiene gli uomini non essere pi in grado di agire spontaneamente, il calcolo li guida sempre, in ogni occasione, la nuova ratio, incuneata tra sentire, volont e ragione sottopone al suo dominio ogni decisione. Non si pu dire che cos l'uomo decida e usi veramente la ragione, che significa in fondo lo spazio libero della nostra mente, dell'intelletto. Invece cos ogni decisione delegata al momento matematico, al calcolo, cio come se fosse gi presa. Il calcolo non porta da altre parti che al suo risultato. La ragione, elemento che determina nell'uomo la libert di decidere, viene ridotta ad un unico risultato, quello calcolato, una ragione asfittica e ridottissima si sostituisce alla libert di pensiero. Per questo, forse, da Kant a Adam Smith, ai fisiocrati, fin ai giuristi del XVIII secolo tutti credono che questa visione planetaria dello scambio e del libero mercato porter alla pace eterna, proprio mentre si sta per aprire la stagione pi guerreggiata e violenta della storia umana. La cosa incredibile che a questa ragione che non libera si dia proprio il nome di liberalismo. Franco Insalaco