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Eutidemo (dialogo) - Wikipedia

Eutidemo (dialogo)
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LEutidemo (in greco ) un dialogo di Platone in cui viene messa in scena una parodia delleristica, l'arte sofistica di battagliare a parole allo scopo di confutare le tesi avversarie, qui rappresentata dai due fratelli Eutidemo e Dionisodoro. Platone, sempre caustico nei confronti dei sofisti, mette alla berlina questarte, per mezzo della quale impossibile cogliere la verit e quindi poter insegnare o apprendere qualcosa: leristica infatti si fonda sulla convinzione che tutte le affermazioni abbiano il medesimo valore di verit, e che quindi le parole possano essere usate non per raggiungere la conoscenza, ma pi semplicemente per competere con gli altri e indurli al silenzio, sostenendo o confutando una tesi a seconda dellutilit del momento.[1] Lo scopo di Platone nellEutidemo ancora una volta difendere Socrate dalle calunnie che gli erano state mosse, mostrando come il maestro si differenziasse nel pensiero e nelle azioni dai sofisti a cui veniva equiparato. Egli costruisce dunque il dialogo come fosse una commedia (un prologo, 5 atti e un epilogo), attribuendole per un compito serio, quello di mettere in guardia i ceti elevati dalla capziosit dei sofisti e di chi, come Isocrate, dice di poter formare cittadini virtuosi attraverso linsegnamento della retorica. A ci inoltre si aggiunge lintento polemico che Platone sembra avere nei confronti delle altre scuole socratiche, e in particolare quella di Euclide di Megara, il quale veniva accusato di essere a sua volta eristico e quindi lontano dallinsegnamento socratico, di cui Platone si presentava come lunico erede legittimo.[2]
Indice 1 Personaggi 2 Socrate contro gli eristi 2.1 Parte I: la lezione di Eutidemo e Dionisodoro 2.2 Parte II: primo intervento dialettico di Socrate 2.3 Parte III: Eutidemo e Dionisodoro su falsit e non essere 2.4 Parte IV: secondo intervento dialettico di Socrate 2.5 Parte V: il trionfo dei sofisti 3 Epilogo: lutilit della filosofia 4 Note 5 Bibliografia 6 Voci correlate 7 Collegamenti esterni 8 Altri progetti

Eutidemo
Titolo originale E

Ritratto di Platone

Autore 1 ed. originale Genere Sottogenere Lingua originale Personaggi

Platone IV secolo a.C. dialogo filosofico greco antico Socrate, Critone, Eutidemo, Dionisodoro, Clinia, Ctesippo, un anonimo Serie Dialoghi platonici, VI tetralogia

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Personaggi
Socrate , maestro di Platone, protagonista e voce narrante del dialogo Critone , facoltoso cittadino ateniese, coetaneo nonch amico e allievo di Socrate, suo interlocutore nel dialogo diretto. Compare come personaggio anche nel Critone e nel Fedone Eutidemo e Dionisodoro, i due fratelli originari di Chio, entrambi sofisti ed esperti dellarte eristica, girano per la Grecia dopo essere stati esiliati da Turi Clinia, giovane aristocratico ateniese, figlio si Assioco e cugino di Alcibiade, partecipa alla discussione rispondendo alle domande dei due sofisti e di Socrate Ctesippo, altro giovane ateniese amante di Clinia e allievo di Socrate, partecipa anchegli alla discussione, mostrando un temperamento arrogante. Compare come personaggio anche nel Liside e viene citato nel Fedone Un anonimo esperto di retorica che assiste alla discussione e si lamenta con Critone dellinutilit della filosofia (forse identificabile con Antifonte di Ramnunte o Isocrate)

Socrate contro gli eristi


Il dialogo ha inizio da una richiesta di Critone, il quale, rimasto in disparte durante la discussione tenutasi il giorno prima al Liceo, chiede a Socrate di riassumergli gli argomenti di cui ha parlato in quella sede con due stranieri a lui sconosciuti, i sofisti Eutidemo e Dionisodoro. Socrate, con evidente ironia, afferma di ammirare enormemente la sapienza dei due fratelli, tanto da voler diventare loro allievo. Essi sono infatti due grandi lottatori che, formatisi da giovani come pancraziasti, hanno in seguito abbandonato la lotta con il corpo per dedicarsi a quella con i lgoi. E anche Critone, aggiunge, si render ben presto conto della loro sapienza, non appena sapr i loro discorsi (271a-272d). Socrate racconta di essersi trovato da solo nel Liceo e di aver pensato di andarsene, se non che, mentre stava per alzarsi, un segno demonico lo aveva invitato a restare.[3] E infatti, pochi attimi dopo, fanno il loro ingresso dapprima Statuetta in bronzo Eutidemo e Dionisodoro, attorniati da discepoli, e in seguito altri ragazzi, tra cui raffigurante due Clinia e il suo innamorato Ctesippo. Socrate approfitta della situazione e tesse di pancratiasti in lotta: a essi fronte a Clinia un elogio dei due ospiti, celebri sapienti e maestri di retorica in Socrate paragona gli eristi grado di insegnare a chiunque a trionfare in una contesa in tribunale. I due sofisti per si dimostrano sprezzanti alle parole del filosofo, e precisano di occuparsi di retorica solo in via accessoria, poich il loro principale interesse linsegnamento della virt, che essi dicono di poter trasmettere nel modo migliore e pi rapido possibile. Socrate si dice scettico e stupito, e chiede loro di dar prova della loro sapienza (epistme), persuadendo Clinia e Ctesippo (questultimo balzato in piedi da sedere, per far colpo sul suo amato) a seguire la strada della virt ed evitare quella del vizio. Eutidemo acconsente alla richiesta con tono spavaldo, e ha cos inizio la discussione (272e-275d).

Parte I: la lezione di Eutidemo e Dionisodoro


Eutidemo inizia a interrogare Clinia, domandandogli se ad apprendere sono i sapienti o gli ignoranti. Il ragazzo esita qualche istante, e poi risponde che ad apprendere sono i sapienti. Eutidemo allora gli fa notare che quando i giovani vanno a scuola, i maestri insegnano loro cose che non sanno, e non cose sanno gi: chi apprende dunque ignorante, non sapiente. Il pubblico astante (composto per la maggior parte da allievi dei due sofisti) applaude alla trappola messa in atto da Eutidemo, e gli applausi aumentano ancora di pi quando Dionisodoro,

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giocando sullambiguit del verbo manthnein, che significa apprendere ma anche comprendere, chiede a Clinia se a comprendere le lezioni del maestro sono gli allievi sapienti o quelli ignoranti: Clinia risponde i sapienti, e Dionisodoro lo schernisce per aver affermato il contrario di quanto appena detto a Eutidemo (275d-276d). Eutidemo per insiste: chi apprende, apprende ci che conosce o ci che non conosce? Clinia risponde che si apprende ci che non si conosce, ma Eutidemo, attraverso lesempio delle lettere, afferma che invece si apprende ci che si conosce: Clinia infatti pu comprendere chi parla solo perch conosce le lettere, e quindi conosce gi ci di cui si sta parlando. E anche questa volta interviene Dionisodoro, che, basandosi sul fatto che apprendere prendere conoscenza di qualcosa, costringe Clinia a concludere che si apprende ci che non si conosce, poich si pu prendere solo ci che non si possiede gi - in questo caso: la conoscenza (276d-277c). Eutidemo muove quindi per un terzo attacco, ma a fermarlo interviene Socrate, che rincuora Clinia dicendo che i due sofisti lo stanno tartassando con i loro sofismi non per schernirlo, ma semplicemente per iniziarlo alla sofistica - un po come i coribanti o gli adepti di altri culti misterici iniziano i neofiti con cerimonie particolari. Inoltre, richiamandosi alla sinonimica di Prodico, Socrate afferma che i due sofisti gli hanno appena insegnato che bisogna stare attenti nelluso delle parole, poich esse possono avere significati ambigui e quindi in ogni discussione bene discernere il significato esatto di ciascun termine. Tutti questi scherzi, dunque, sono finalizzati a preparare il giovane, che una volta diventato loro allievo avr accesso a nozioni pi utili e serie (277d-278e). Con queste parole di elogio, Socrate mira a far continuare lesibizione dei sofisti, che altrimenti si esaurirebbe in breve tempo in uno sfoggio di sofismi.[4]

Parte II: primo intervento dialettico di Socrate


Lintervento di Socrate nella seconda parte del dialogo mira a mostrare la sostanziale differenza tra il metodo eristico e quello filosofico socratico. Prendendo in mano la discussione, Socrate chiede a Clinia se vero che tutti gli uomini desiderano stare bene, e, ottenuto lassenso del giovane, insieme iniziano ad elencare una serie di beni che concorrono a questo risultato, tra i quali hanno un ruolo di primo piano la sapienza e il successo (278e-279d). Tuttavia, Socrate fa subito notare a Clinia che sapienza e successo coincidono: in tutte le technai, infatti, chi ottiene maggior successo sono sempre i pi sapienti, ed quindi la sapienza a far s che gli uomini abbiano successo (279d-280a). Inoltre, la felicit che deriva dal possesso dei beni dovuta al fatto che essi giovano a chi li usa, a patto, beninteso, che vengano usati correttamente: Socrate ne deduce quindi che necessaria una conoscenza, la quale rende gli uomini in grado di adoperare al Socrate meglio i beni che hanno. Non importa dunque quali siano i beni, limportante che li si usi con sapienza e intelligenza, poich grandi sono i rischi di chi agisce mosso da ignoranza (280b-281e). Clinia conclude da tutto ci che il primo dovere di un educatore deve essere quello di rendere i giovani partecipi della sapienza, e Socrate non pu far altro che rallegrarsi del risultato della discussione e invitare i due ospiti stranieri a fare lo stesso, dimostrando tutta la loro bravura.

Parte III: Eutidemo e Dionisodoro su falsit e non essere


Dionisodoro non si fa certo pregare e, presa la parola, interroga Socrate. Tutti i presenti, dice, sono d'accordo nel volere che Clinia diventi sapiente, tuttavia perch ci avvenga Clinia deve smettere di essere ignorante, e quindi deve cessare di essere ci che per diventare ci che non . Ma se le cose stanno cos, conclude Dionisodoro, tutti i presenti vogliono che Clinia perisca, poich vogliono che egli non sia pi (283b-d). A questo punto per Ctesippo, amante di Clinia, perde la pazienza, e si adira contro il sofista, accusandolo di dire falsit: nessuno infatti vuole che Clinia muoia.

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La replica di Eutidemo istantanea: Ctesippo proprio sicuro che si possa dire il falso? Il giovane afferma che dire il falso significa dire ci che non , ma, sostiene Eutidemo, per dire qualcosa bisogna per forza dire qualcosa che , mentre impossibile dire qualcosa che non , e quindi, se il falso ci che non , allora si pu dire solo la verit (283e-284a). Ctesippo prova a precisare che Dionisodoro dice il falso perch dice cose che non sono, ma anche cos Eutidemo ha gioco facile: le cose che non sono non possono mai essere, n possono essere fatte in nessun modo, e poich Ctesippo ammette che il dire un agire e un fare, Eutidemo torna alla conclusione che non si pu dire ci che non , e quindi non si pu dire il falso (284b-c). Ctesippo per si dimostra combattivo, e continua dicendo che chi mente dice s le cose in un certo modo, ma non come stanno. A questo punto la discussione degenera, e Dionisodoro accusa Ctesippo di lanciargli ingiurie ingiustificate. Solo lintervento di Socrate riesce a sedare gli animi, e Ctesippo viene invitato a lasciar fare i due ospiti, poich essi sono in grado di rendere Clinia pi saggio e sapiente; essi sono come la maga Medea, che era in grado di ringiovanire le persone: si lasci dunque che applichino le loro tecniche su Clinia, e lo facciano pure a pezzi e lo mettano a bollire, se tutto ci pu essergli utile (285a-c). Ctesippo, ripreso il controllo, chiede scusa a Dionisodoro, e si giustifica dicendo di volerlo solo contraddire perch non daccordo con lui; ma Dionisodoro lo incalza: mai possibile contraddire? Richiamandosi al discorso precedente, egli conclude che, se entrambi parlano dello stesso argomento, entrambi dicono la cosa per come , e quindi o entrambi sono daccordo oppure non dicono nulla (285e-286b). Ctesippo tace, e Socrate prende la parola, dicendo di aver udito pi volte un simile ragionamento, soprattutto dai seguaci di Protagora; tuttavia, se davvero non si pu dire il falso perch lalternativa tra dire ci che (la verit) e non dire nulla, ne risulter che oltre al falso non esisteranno nemmeno lignoranza e lerrore, e quindi anche le lezioni dei due sofisti, che dovrebbero insegnare la virt a chi ignorante, non avranno alcun senso (286b-287b). Socrate dunque ritorce il sofisma contro i suoi stessi inventori, e la situazione rischia nuovamente di degenerare quando Ctesippo accusa i due sofisti di parlare a vanvera. Il filosofo, per, calma nuovamente gli animi, apprezzando la sapienza di Eutidemo e Dionisorodo, questa volta paragonandoli a Proteo, il dio dalle capacit divinatorie che si rifiutava di rivelare la verit assumendo forme sempre differenti: bisogner allora imitare Menelao, e insistere con loro finch non avranno svelato la verit (288b-d).

Parte IV: secondo intervento dialettico di Socrate


Socrate riprende la discussione con Clinia da dove era stata abbandonata. Si era infatti giunti alla conclusione che bisogna acquisire la conoscenza, la quale utile perch insegna il modo corretto di esercitare le technai; inoltre, la sua caratteristica peculiare quella di essere una techne in cui la parte relativa alla produzione e quella relativa allutilizzo coincidono - diversamente da quanto accade, invece, per arti come quella del costruttore di flauti, la quale non insegna come suonare gli strumenti che produce. Per questo motivo, se ci si deve rivolgere a unarte siffatta, essa non pu esse larte di comporre i discorsi, poich, come nota Clinia, non sempre chi compone i discorsi poi in grado di farne uso, n quella di ammaliare o cacciare gli uomini, e nemmeno quella dello stratega, tutte arti che catturano gli uomini per poi consegnarli ai politici, affinch li governino (288d290d). A questo punto, per, la relazione di Socrate si interrompe e Critone esprime il proprio stupore per considerazioni fatte dal giovane Clinia. In questo breve interludio (290e-293a), Socrate riassume per sommi capi lo sviluppo della discussione: giunti allanalisi dellarte regale e di quella politica, ci si rende conto che esse coincidono, ma che allo stesso modo non rispondono ai requisiti richiesti; si tentano pertanto nuove strade, ma Socrate costretto a desistere, affermando la propria incapacit di proseguire nellindagine. Viene cos implorato laiuto di Eutidemo e Dionisodoro, affinch, come i Dioscuri, traggano tutti dimpiccio.

Parte V: il trionfo dei sofisti


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Si torna cos al dialogo narrato, nel quale Eutidemo e Dionisodoro si esibiscono con nuovi sofismi. Alla richiesta di aiuto, Eutidemo risponde che Socrate gi possiede la conoscenza di cui va in cerca: poich infatti conosce qualcosa, anche se di poca importanza, egli conoscitore, e visto che un persona non pu essere al tempo stesso una cosa e il suo contrario, in questo caso conoscitore e ignorante, se ne conclude che egli conosce, e conosce tutto (293b-295a). In questo senso, continua Eutidemo, tutti conoscono tutto da sempre, fin dalla nascita. Il sofista per irritato da Socrate, che risponde alle domande precisando sempre il significato delle sue affermazioni ed evitando le ambiguit su cui gioca Eutidemo. Alla fine, comunque, rimproverato pi volte dal suo interlocutore, Socrate acconsente a dire che, poich si apprende sempre con la stessa cosa - lanima -, allora si conosce da sempre (295b-297b). Il filosofo, quindi, esprime nuovamente la propria ammirazione verso i due sapienti, e paragona se stesso ad Eracle, il quale non fu in grado di sconfiggere da solo lIdra e dovette chiamare in aiuto il nipote Iolao. E infatti, poco dopo, Ctesippo, proprio come Iolao, tenta di soccorrere l'idra Socrate, per senza risultati. Il nuovo sofisma dedicato ai rapporti parentali: Socrate dice di avere un fratellastro di nome Patrocle, con il quale ha in comune la madre ma non il padre; ora, poich i due padri sono differenti, il sofista conclude che se uno padre, laltro, in quanto diverso dal padre, non sar padre, e quindi Socrate non ha padre. Il sofisma per non si conclude qui, perch ricollegandosi a quanto detto poc'anzi, che cio chi conoscitore conosce tutto, Eutidemo afferma che anche chi padre padre di tutti - e a Ctesippo, che si rivolge ai due sofisti non tono arrogante, viene detto che, poich il cane che egli possiede sia suo sia padre, bisogna concludere che quel cane suo padre (297d-299a). Inoltre, ancora con altri simili sofismi, Eutidemo afferma che nessuno ha bisogno di molti beni n di molto oro, e che gli oggetti visibili, in quanto suscettibili di vista, vedono (299b300e). Dionisodoro conduce poi Socrate in un sofisma sulla bellezza: se le cose belle partecipano un poco della bellezza in s, che sta loro vicino, bisogna dedurne che quando Socrate si trova vicino a un bue, sar anchegli un bue (300e-c). E ancora: se al fabbro conviene forgiare il bronzo e al macellaio squartare, allora sar conveniente forgiare il fabbro e squartare il macellaio; e poich, infine, gli di sono dotati di anima, essi sono animali, e visto che Socrate pu disporre come meglio crede degli animali che gli appartengono, e anche venderli, allora egli potr vendere i propri di (301c-303a). A questo punto Ctesippo e Socrate si dichiarano sconfitti dinanzi allinvincibile sapienza dei due fratelli, che pu essere apprezzata e appresa da ben poche persone. Il pubblico presente sancisce con un applauso il trionfo dei sofisti, e Socrate non pu far altro che chiedere loro di accettarlo come allievo (303b-304b).
Antonio del Pollaiolo, Ercole e

Epilogo: lutilit della filosofia


Terminato il resoconto della discussione, Critone rivela a Socrate la ragione della sua curiosit. Uscendo dal ginnasio, egli ha infatti un breve scambio di battute con un anonimo ateniese, il quale si lamenta della vacuit dei discorsi che ha dovuto ascoltare, e quando Critone gli dice che la filosofia cosa graziosa, questi risponde:
Ma che graziosa - disse - beatuomo! Non vale proprio a nulla. Anzi, se oggi avessi assistito, penso che ti saresti molto vergognato del tuo amico [Socrate]: era fuori luogo nella sua intenzione di affidarsi a uomini ai quali non importa di ci che dicono e che si attaccano a ogni parola. E questi,
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Il retore Isocrate teorizz una paideia alternativa a quella socratico-platonica


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come dicevo poco fa, oggi vanno per la maggiore. Ma il fatto , Critone, che la cosa stessa e gli uomini che se ne occupano sono da poco e ridicoli (Eutidemo 304e-305a; trad.: F. Decleva Caizzi)

Platone non dice esplicitamente il nome di questo personaggio, che quindi rimane anonimo; tuttavia, interrogato da Socrate, Critone rivela che si tratta di una persona esperta nellarte di comporre discorsi, anche se non si esibito in pubblico (305c). Partendo da queste poche informazioni, alcuni interpreti hanno avanzato per lanonimo i nomi di Antifonte[5] e Isocrate, entrambi celebri e rispettati cittadini ateniesi, a cui il riserbo personale ha impedito di tenere discorsi pubblici.[6] Isocrate in particolare, fondatore nel 390 a.C. di una scuola di filosofia concorrente allAccademia platonica, in orazioni come la Contro i sofisti, lEncomio di Elena o lAntidosi mosse contro i filosofi - e i socratici in particolar modo - delle critiche molto simili a quelle dellanonimo, accusandoli di perdere tempo con vuote chiacchiere prive di interesse e utilit. Platone, quindi, potrebbe aver voluto rispondere cos alle accuse dellavversario, il quale, essendo un retore e trovandosi in una situazione mediana tra il filosofo e il politico, pur illudendosi di essere sapiente, invece inferiore ad entrambi, e quindi incapace di raggiungere la verit (305e-306d). E cos, a Critone che gli chiede quale tipo di educazione deve scegliere per i figli, Socrate consiglia di prendere in esame personalmente la filosofia, al di l della bont di chi la insegna, e valutare se essa una disciplina utile oppure no.

Note
1. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997, p. 74. 2. ^ Platone, Eutidemo, a cura di F. Decleva Caizzi, Milano 1996, p. 11-12. 3. ^ Il segno demonico indice che il tono comico del dialogo nasconde un significato serio, che il lettore deve cogliere. Cfr. Platone, Eutidemo, a cura di F. Decleva Caizzi, Milano 1996, p. 39. 4. ^ Platone, Eutidemo, a cura di F. Decleva Caizzi, Milano 1996, p. 46-47. 5. ^ Antifonte di Ramnunte, retore (e forse sofista), fu uno degli ideatori del colpo di Stato oligarchico del 411 a.C., che port allinstaurazione della Boul dei Quattrocento. Tucidide ne elogia il rigore morale e soprattutto la verve oratoria, di cui fece sfoggio solo una volta, per difendersi davanti allassemblea pubblica del rinato regime democratico, che lo avrebbe condannato a morte. Cfr. Tucidide, Guerra del Peloponneso VIII.68. 6. ^ Platone, Tutte le opere, a cura di E.V. Maltese, Roma 2009, p. 1312.

Bibliografia
Platone, Eutidemo, trad. e cura di F. Decleva Caizzi, Milano 1996 Platone, Eutidemo, a cura di R. Falcetto, in Tutte le opere, a cura di E. V. Maltese, Roma 2009 F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997 W.K.C. Guthrie, The Sophists, Cambridge 1971

Voci correlate
Dialoghi di Platone: Gorgia (dialogo) Protagora (dialogo) Sofista (dialogo) Sofistica Eristica Retorica Socrate
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Eutidemo (sofista) Dionisodoro Isocrate

Collegamenti esterni
Testo dellEutidemo (http://www.readme.it/libri/Filosofia/Eutidemo.shtml) (EN) Euthydemus (ftp://sailor.gutenberg.org/pub/gutenberg/etext99/uthyd10.txt) - Gutenberg Project

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Categorie: Opere letterarie in greco antico Dialoghi platonici Opere letterarie del IV secolo a.C. Questa pagina stata modificata per l'ultima volta il 18 set 2013 alle 22:29. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le Condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc.

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