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Risvolto di copertina.

Dopo pi di due ore di corsa il traguardo si avvicina, mancano solo pochi metri ma il maratoneta che sta vincendo sfinito, incespica, cade. Due giudici lo incitano, lo sorreggono. Anche se arriva primo, verr squalificato, con un verdetto che suscita l'indignazione generale. Quasi nessuno ricorda chi vinse la medaglia d'oro della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908, ma cent'anni dopo tutti ricordano il nome di quell'eroe sfortunato, premiato con una coppa dalla regina d'Inghilterra, commossa dal suo destino e sollecitata da Conan Doyle, il giornalistascrittore padre di Sherlock Holmes. Ma la vita avventurosa di Dorando Pietri non tutta racchiusa in quell'episodio, anzi. Il piccolo garzone di pasticceria, che faceva le consegne sempre di corsa, infatti il protagonista di una vita ricca di episodi romanzeschi, di glorie e sconfitte, di determinazione e passione, di piccole follie e grande buon senso. Nel Sogno del maratoneta Giuseppe Pederiali racconta in forma di romanzo l'epopea di questo straordinario campione, generoso e ingenuo, ostinato e sentimentale, indimenticabile protagonista di uno sport fin troppo simile a quello attuale, con star mondiali ed enormi guadagni, tentativi di doping e tourne oltreoceano, sfide memorabili e pause di solitudine. Soprattutto, Il sogno del maratoneta l'affettuoso omaggio a un piccolo grande italiano conosciuto in tutto il mondo, celebrato campione dell'atletica che per gli emigrati nelle Americhe divenne il simbolo di un'Italia che sapeva farsi valere. Giuseppe Pederiali nato a Finale Emilia nel 1937. Vive e lavora a Milano. Ha esordito come narratore alla fine degli anni Sessanta e si affermato nel genere storico fantastico con la trilogia Le citt del diluvio (1978), Il tesoro del bigatto (1980), La compagnia della selva bella (1983). autore di romanzi ambientati durante il fascismo e di numerosi racconti per ragazzi. Collabora saltuariamente con il cinema, la radio e la televisione (ha condotto alla RAI la trasmissione I giorni) e dal racconto Venivano dalle stelle stato tratto il film Luci lontane. I suoi gialli con protagonista Camilla Cagliostri hanno riscosso molto successo. I suoi libri sono tradotti in Germania, Inghilterra, Russia, Francia e Giappone. Per Garzanti ha pubblicato, oltre alla trilogia di Camilla Cagliostri (Camilla nella nebbia, 2003; Camilla e i vizi apparenti, 2004; Camilla e il Grande Fratello, 2005), la riproposta di Marinai (2003) e le raccolte di racconti L'osteria della fola (2002) e Il paese delle amanti giocose (2006). In sovracoperta: Dorando Pietri Hulton Archive/ Gettylmages

Amo l'atletica perch poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta... Eugenio Montale IL SOGNO DEL MARATONETA CAPITOLO 1. 1899, da Mandrio a Carpi Allora, Desiderio, vi trovate bene a Carpi? gli domanda il signor Melli. L'uomo si guarda attorno. In una mano tiene il cappello, nell'altra il gomito del ragazzo. Come tutti i contadini venuti ad abitare in citt, ha nostalgia della campagna e non lo nasconde: Preferivo la terra, ma non ce la facevo pi a pagare l'affitto al padrone e a mantenere quattro figli. Oggi, con la bottega di frutta e verdura a Porta Modena, non va molto meglio, ma non mi ammazzo di lavoro dall'alba al tramonto, e i ragazzi possono imparare un mestiere e portare a casa qualche soldo.... Il signor Melli si rivolge al ragazzo: Come ti chiami? Quanti anni hai?. Non risponde. Il padre lo scuote: Ogni tanto gli prende l'incantamento. La pasticceria Melli si trova sotto i portici della piazza, nel cuore storico di Carpi, in vista del Duomo e del castello, piccola cattedralefortezza di cose buone e dolci, custodite in vetrine, credenze, vasi di cristallo, o in bella mostra su tavoli e scaffali. Ma non sono i colori e le forme di torte, pasticcini, canditi, caramelle a incantare Dorando, che si decide a rispondere: L'odore... cos buono che mi fa girare la testa. Ci farai l'abitudine, dice il signor Melli, divertito. Gli porge un bastoncino di liquerizia. Allora, vuoi dirmi il tuo nome? Pietri Dorando, ho quattordici anni... Grazie della liquerizia... L'avevo gi assaggiata una volta. Pu cominciare a lavorare anche da subito, dice Desiderio. Gli farete servire i clienti? A questo ci pensiamo io e la commessa, spiega Melli. Il ragazzo lavorer in laboratorio, al forno, e far le consegne a domicilio. State tranquillo, un bravo ragazzo. Melli domanda a Dorando: Tu quale lavoro vorresti fare da grande?. Non ci ho ancora pensato. Ci pensa ora, e risponde: Un lavoro dove ci sia da correre. Mi piace correre. Sei quasi accontentato: ogni giorno farai almeno una dozzina di consegne. Dorando! Il ragazzo arriva di corsa, pulisce nel grembiule le mani infarinate. sudato. Davanti al forno, la temperatura arriva a quaranta gradi. Melli gli porge la busta. Devo imbucarla? S, ma non nella buca sotto i portici. urgente... Portala nella buca della stazione, dove le prelevano a mezzogiorno. Se tutto va bene, domattina la lettera sar a destinazione, a Reggio. Vai. Corro. Togli il grembiule. La stazione a dieci minuti di strada dalla pasticceria Melli: in fondo alla piazza, a destra del Duomo, dritto fino dove termina il viale. Proprio mentre sta per infilare la busta nella cassetta, un ferroviere gli dice: Partir luned. Al sabato la posta non viene prelevata. La lettera deve arrivare domattina a Reggio Emilia, in vicolo del Clemente numero 8! E io cosa ci posso fare? Potete dirmi quanti chilometri ci sono da qui a Reggio? Venticinque, pi o meno. Allora la porto a mano. Si avvia di corsa. Non sa bene a cosa corrisponde la distanza di venticinque chilometri. Da Mandrio, il paese dove nato, a Carpi, dove abita e lavora, impiega un quarto d'ora. Quanti chilometri saranno? Lascia Carpi alle spalle e si inoltra nella campagna. Supera una carrozza, un carro tirato da quattro buoi, un uomo in bicicletta. All'uomo domanda: Manca molto per Reggio?. Ci vai a piedi? Devo consegnare una lettera. Siccome il ragazzo ha ripreso a correre, il ciclista fa dietrofront e gli va dietro. Intendi portarla a Reggio, a piedi e di corsa? Volete portarla voi in bicicletta? Anche a me piacerebbe viaggiare in bicicletta. Mi prendi in giro o vuoi davvero raggiungere Reggio a piedi? Il ciclista si ferma. Buon viaggio! Non mi avete ancora detto quanto manca per Reggio. Una ventina di chilometri. Allora devo aumentare l'andatura. Il ciclista lo raggiunge di nuovo. Perch ti piace tanto correre? Non lo so. L'uomo sparisce e Dorando si pone la medesima domanda, non nuova, solo inutile. Come chiedere perch ti piace la coppa di testa servita tra due fette di polenta calda, o perch ti piacciono le paste al cioccolato della pasticceria Melli, o perch ti piace incontrare gli sguardi di Teresa durante le passeggiate domenicali sotto i portici della piazza... Correre gli piace perch solo allora gli sembra di sentire la terra: i piedi si posano con maggior peso, quasi volessero sprofondare, o almeno accarezzare con forza il selciato, l'erba, la ghiaia. O la terra nuda, che risponde, alla sua maniera, basta saperla ascoltare. Adesso che ci pensa, corre da sempre. Correva a por tare l'acqua a suo padre e a suo fratello Antonio che lavoravano nei campi, correva al Bottegone a comperare le cose che sua madre gli aveva elencato una dozzina di volte per fargliele imparare a memoria. Andava a scuola e tornava a casa di corsa, e gli era dispiaciuto smettere di studiare solo perch la scuola organizzava gare podistiche tra ragazzi. Passa un uomo in calesse. Manca molto per Reggio? gli domanda, senza fermarsi. Sono passate tre ore e tre quarti dal momento che ti ho consegnato una lettera da imbucare alla stazione... Dove diavolo sei stato tutto questo tempo?

Il signor Melli arrabbiato e deluso: fino a oggi non ha mai dovuto lamentarsi di Dorando. Dei cinque lavoranti sempre il pi puntuale nell'arrivare a bottega. Oltre che il pi veloce nelle consegne: le fa sempre di corsa, e quando i portici sono affollati uno spettacolo vederlo zigzagare tra la gente, con sottobraccio il cesto o in mano il pacco con dentro le paste o le torte. Siccome la posta di sabato non parte, invece di imbucarla ho portato direttamente la lettera in vicolo del Clemente al numero 8. Ma vicolo del Clemente a Reggio! S, non lontano dalla stazione. Ho trovato un frate che mi ha indicato la strada con molta precisione. Il signor Melli rimane a bocca aperta. Da appassionato sportivo ed economo della Societ Ginnastica La Patria, cerca di calcolare quale pu essere stata la velocit media tenuta da Dorando. Avete altre lettere da recapitare? domanda il ragazzo. Ne ho appena scritto una a mia sorella, che sta di casa a Roma... Ma la mander per posta. Peccato. CAPITOLO 2. 1904, la corsa con la cesta La torta va alla signora Vancini di via Genova, le paste al caff di Arturo, e il belsone lo lasci alla portinaia di via San Rocco 15, che poi lo da ai signori Benatti. Capito bene? Benissimo. Non ti distrarre in giro, come la settimana scorsa. Se succede ancora che consegni una torta ammaccata ti trattengo una lira dal salario! Sissignore. E non fermarti in piazza a guardare la corsa. Prima viene il dovere. Quale corsa? Mi prendi in giro? A te piace correre, da un mese a Carpi non si parla d'altro, la piazza gi piena di gente... Non dirmi di non sapere che tra poco partiranno i podisti della tremila metri, e che tra loro ci sar anche il campione Pericle Pagliani! Anche Dorando da un mese non parla d'altro, in casa e con gli amici, e non vede l'ora di guardare da vicino il grande Pericle Pagliani, chiedergli consigli, ammirarlo mentre corre. Finge indifferenza, o il padrone lo terr in bottega per tutta la durata della gara. Tra una consegna e l'altra trover il tempo di fermarsi un minuto a dare un'occhiata alla corsa che partir dalla piazza, davanti al castello dei Pio, a pochi passi dalla pasticceria Melli. Ah gi, la corsa, dice Dorando. Il padrone lo guarda sospettoso. Indica la cesta: Vai, e comincia dalla signora Vancini. una bella giornata di sole, fresca e limpida, adatta a correre. Dorando si mescola alla folla che in piazza Vittorio Emanuele II aspetta l'inizio della corsa. Secondo sua madre, che prima di sposarsi ha visitato molte citt in compagnia del nonno commerciante di fiori, questa di Carpi la piazza pi bella d'Italia, e la pi grande dopo quella di Padova, con il castello da una parte e la lunga infilata di palazzi del rinascimento che sovrastano i portici, passeggiata e punto di ritrovo dei carpigiani. La gente, venuta perfino da Modena, oggi gremisce la piazza per assistere alla corsa organizzata dalla Societ Ginnastica La Patria. Sono presenti i membri di tutte le societ di ginnastica della provincia modenese, le scolaresche con i maestri e le maestre, le bancarelle che vendono semi di zucca, guciar, zucchero filato, torta di castagne. Dorando tenta di guadagnare la prima fila, si aiuta con il braccio sinistro mentre il destro difende il cesto e l'incolumit della torta della signora Vancini. Compermesso!... Scusate... Attenti alla torta! Finalmente arriva davanti a tutti, proprio sotto il muso del cavallo di bronzo del generale Manfredo Fanti. I corridori, una trentina, si scaldano con saltelli, corsette senza muoversi da dove sono, massaggi alle cosce e ai polpacci. Qual Pericle Pagliani? domanda Dorando, senza rivolgersi a nessuno in particolare. Gli risponde una signora elegante, con il cappello ornato di piume che arrivano a sfiorare la faccia di Dorando: Quello con i pantaloncini neri e la maglietta azzurra. Il tono rivela una infinita ammirazione. Lo indica, e il gesto della mano accarezza a distanza il campione. Mi piacerebbe parlargli, dice Dorando. Adesso non si pu, gli risponde un signore che Dorando conosce di vista. I corridori si sistemano su tre file da dieci. Tutti guardano il sindaco di Carpi che impugna una bandierina tricolore con lo stemma sabaudo. Il sindaco abbassa la bandierina e i corridori partono. Vanno adagio, osserva la signora delle piume. Il primo chilometro serve a scaldare i muscoli, il bello viene quando qualcuno tenter di allungare, le spiega Dorando. Tra premiazione e festeggiamenti, dopo la corsa sar impossibile avvicinare il vincitore, di sicuro Pagliani, favorito da tutti i pronostici. Conviene avvicinarlo adesso, prima che i corridori aumentino l'andatura. Dorando si avvia di corsa, cesta sottobraccio, approfitta che il fiume di gente non ha ancora richiuso il corridoio dietro i podisti. Accelera, sempre bene attento che la cesta con torte e paste non subisca dei bruschi sobbalzi, e raggiunge gli ultimi corridori della fila distesa lungo via Rovighi. Pagliani guida la corsa e fa l'andatura. Dopo il primo chilometro, molti restano indietro, superati da Dorando che accelera, con il suo passo che sembra accentuare la stortaggine delle gambe, che un poco storte lo sono davvero. Dove vai, Dorandino? grida una voce femminile tra il pubblico. Gli sembra di riconoscere Teresa, ma non ne sicuro perch sono in molti a chiamarlo Dorandino, a causa della statura. Non vuole fermarsi, deve raggiungere Pagliani. E poi Teresa a quest'ora dovrebbe essere al lavoro, a confezionare cappelli di paglia di truciolo nella fabbrica dei Loria, nella piazzetta dietro il castello dei Pio. Avvista Pagliani mentre passa davanti al tavolo con i giudici sulla linea dei duemila metri. Un giudice scatta in piedi e agita la matita, minaccioso, quasi si trattasse dell'arma di Sandrone Pavirone del Bosco di Sotto, il burattino gran bastonatore. Togliti dalla pista! Ce l'ha proprio con lui. Non gli bada, deciso a parlare con il campione. Deve farlo prima della volata finale, quando sar impossibile raggiungere i corridori di testa. Dorando si affianca a Pagliani. Bella corsa, Pericle. Il corridore cos sudato che i suoi baffi, all'ins alla partenza, ora giacciono spioventi agli angoli della bocca. Si gira a guardare il garzone di pasticceria, quasi fosse un fantasma. Gli occhi esprimono la domanda non fatta a voce per risparmiare il fiato che gli serve per finire la corsa. Volevo chiedervi un consiglio, prosegue Dorando, affiancato a Pericle, ma non troppo vicino per non ostacolarlo e per evitare che qualche giudice di gara venga poi a dire che lui lo ha aiutato. Adesso non bada alla cesta sottobraccio, troppo inclinata. Io corro in bicicletta... ma non ho una bicicletta mia, e tutti gli amici mi dicono che vado meglio a piedi... Secondo voi... Un giudice, riconoscibile perch porta al collo un medaglione di cartoncino con sopra lo stemma di Carpi un albero con appollaiato un uccello -, gli si para davanti a braccia spalancate nel tentativo di bloccarlo. Ma Dorando si sposta a destra con uno scarto cos improvviso che

quello abbraccia l'aria. Intanto Pagliani si allontanato di una decina di metri e Dorando deve faticare per raggiungerlo. I corridori girano intorno alla citt e tornano verso la piazza. Sono in vista del palco delle autorit e del traguardo, uno striscione con scritto ARRIVO. La folla lascia libero per gli atleti appena appena un corridoietto. Volevo sapere se a correre a piedi si guadagna abbastanza da mantenere una famiglia, domanda Dorando a Pericle, proprio mentre attraversano il traguardo. Pericle gli risponde qualcosa, ma la voce, gi strozzata dalla fatica, viene sommersa dagli applausi e da una voce ampliata dal megafono: Vince Pagliani Pericle, della Societ Ginnastica Ardor di Padova... Secondo Scala Ottavio della Post Resurgo Libertas di Milano... Terzo classificato Morini Giuseppe della Societ Ginnastica La Patria di Carpi. Il corridore carpigiano viene portato in trionfo da un gruppo di amici, mentre il sindaco stringe la mano al vincitore. Come Dorando aveva previsto, ora impossibile avvicinare Pagliani. Tutta colpa del giudice di gara che gli ha tagliato la strada e gli ha fatto perdere tempo. Proprio quel giudice gli si para davanti, in mezzo alla gente, e lo afferra per la pettorina del grembiule. Cosa ti salta in mente di disturbare la corsa? Potrei denunciarti ai carabinieri. Volevo soltanto parlare con il Pagliani. Perch non vai a lavorare? Dorando si allontana di poco. Osserva il campione che con in mano la coppa appena vinta passa tra la gente. Nella destra regge un piattino che porge alle persone intorno, specialmente agli uomini ben vestiti. Qualcuno finge di non vedere e si affretta ad allontanarsi, qualcuno gli fa un complimento e mette una moneta nel piattino. Un signore gli porge addirittura una banconota. Pagliani ringrazia, scambia qualche opinione sulla corsa, sorride a tutti. Sarebbe il momento migliore per avvicinare l'atleta e fargli qualche domanda, ma Dorando, come sempre, non ha un soldo in tasca. Comunque ha capito che con questo sport non si guadagna molto. CAPITOLO 3. A piedi stato un incidente, dice Dorando. Un po'"gli scappa da ridere mentre il padrone osserva il contenuto della cesta. Torta, paste e belsone si sono mescolati in un pasticcio a base di crema e cioccolato. Ti avevo detto di fare le consegne senza fermarti a guardare la corsa. E tu addirittura ti sei messo a correre... e sei arrivato primo. A giudicare dalle ultime parole, non poi tanto arrabbiato. Qualcuno deve avergli raccontato tutto, per filo e per segno. Il padrone della pasticceria anche l'economo della Societ Ginnastica La Patria. Compermesso? Il cliente, un signore benvestito, con bombetta e bastone da passeggio, si guarda attorno come per capire di preciso dove si trova, anche se il banco, pieno di torte, biscotti e paste non dovrebbe lasciare dubbi. Desidera? gli domanda il padrone. Voglio parlare con il suo garzone. Il padrone guarda Dorando: Cos'hai combinato ancora?. Riguarda la gara podistica, precisa il signore. Questo bel tomo ha rincorso Pagliani fin dalla partenza in piazza Vittorio Emanuele, lo ha raggiunto dopo un chilometro e accompagnato fino al traguardo dei tremila metri, il tutto con al braccio quella cesta l. E solo perch voleva parlare con il corridore. Comunque non lo ha danneggiato. Per fortuna. Pericle Pagliani ha regolarmente vinto la coppa messa in palio dalla vostra municipalit. Ma allora... Sono qui per sapere dal ragazzo se intende dedicarsi alle corse a piedi. Lei chi ? Francesco Minozzi. Sono qui per offrire al giovane... Durante Petri, vero?... Pietri. Pietri Dorando, risponde l'interessato. C' un san Dorando? No, mi sono informato. E poi all'anagrafe mi chiamo Durando... Un'idea di mio padre: durando l'idea di fare figli... Dunque, Dorando, sono qui per offrirti di correre i tremila a Bologna, la settimana prossima. Hai gi gareggiato? In bicicletta. Mi piace correre a piedi, ma in bicicletta si guadagna di pi. Cos mi dicono. Solo che a prenderne una a noleggio costa cinquanta centesimi l'ora. Il tuo mestiere correre a piedi. Si allena con le consegne, spiega il signor Melli. Le fa sempre di corsa, andata e ritorno. Peccato che la velocit spesso danneggi la merc. Sei iscritto a qualche societ sportiva? Alla Societ Ginnastica La Patria. Ottimo sodalizio. Parler con i soci affinch ti aiutino nella preparazione atletica, nell'assistenza medica... e magari con un piccolo contributo in denaro. Io sono l'economo della societ, interviene il padrone. E so bene di quanto pochi soldi disponiamo. Allora ne parler agli amici della Federazione Podistica Italiana. Potr smettere di lavorare come garzone? domanda il giovane. Vedremo... Devi comunque farti un nome come dilettante, se vuoi passare al professionismo con dei buoni ingaggi. Ne riparleremo dopo che avr incontrato i signori della Federazione... e dopo la corsa di Bologna. Dovrai mettercela tutta, farti onore, arrivare almeno tra i primi dieci. Non vorrei girare tra il pubblico con il piattino... Le cose stanno cambiando... Anch'io soffro nel vedere gli atleti chiedere quella specie di elemosina. Il padrone posa la mano sulla spalla di Dorando e gli dice: Da qui a domenica considerati in vacanza pagata. Il tuo avvenire ce l'hai nei piedi, azzarda Minozzi. CAPITOLO 4. Via Borgofortino Basteranno tre carriole di letame? domanda Amilcare. Io ne metterei una montagna davanti alla porta di quella... dice Francesco. Non finisce la frase. Non ha il coraggio di definire Andreina in malo modo, dopo che ne ha sempre parlato come della ragazza pi virtuosa di tutta Carpi. Dorando se ne sta zitto, Spinge la sua carriola attraverso la campagna. lui a guidare la processione di tre carriole diretta al fondo di Breghiroli, alla cascina che ha il letamaio sistemato in una posizione - dietro la stalla e non in vista della casa dei contadini - dove potranno caricare senza essere visti. Sarebbe il colmo beccarsi una schioppettata per avere rubato tre scarriolate di merda! aggiunge Amilcare che fatica a stare zitto e

serio. Arrivano a notte fonda, salutati dal muggito di una mucca che forse, con la sensibilit degli animali, ha udito i loro passi e il fruscio delle carriole nel fango. Il resto del mondo tace e la cascina ha le luci spente. Lavorano di pala, in silenzio. Non ci vuole molto tempo e fatica per riempire le carriole di letame. Ad Amilcare scappa una sola frase: Quanto puzza!. Lui, che fa il barbiere, ci tiene a mostrarsi delicato. Ripartono, carichi, con le pale di traverso alle carriole. La luna si affaccia a guardarli, divertita. andato tutto bene, non hanno incontrato anima viva, ma appena arrivano in paese, le ruote cominciano a cantare sui giaroni. Passiamo sul marciapiede, suggerisce Dorando. Adesso le carriole fanno meno rumore. Incontrano un uomo intabarrato che capisce da lontano di che merc si tratta, avvisato dal cattivo odore. Domanda: A chi va "sta bulda?. All'Andreina dei Malavasi, risponde il diretto interessato. E perch l'hai piantata? Perch una vacca, riassume Francesco. Preferisce tacere i particolari, non spiegare a un estraneo, e tantomeno agli amici che lo aiutano a preparare la beffa, che ha piantato la morosa perch era stata vista civettare con un altro. Dorando sospetta che il motivo sia ancora pi serio. Francesco deve avere scoperto che la ragazza non pi vergine. Proseguono. Dorando non molto d'accordo, ma per amicizia da una mano a Francesco. Spera che a lui non capiti la medesima avventura, e anche se dovesse rompere un fidanzamento non aggiungerebbe mai il dileggio della bulda al dispiacere della separazione. Adesso sistemeranno il letame davanti alla porta di casa dell'Andreina, ne faranno un muro abbastanza compatto da renderne difficoltosa l'apertura. All'alba tutti sapranno che la ragazza stata abbandonata, lei e la famiglia ne saranno offesi, e la ragazza faticher a trovare un altro moroso. Forse rester zitella. Lavorano in fretta, sotto la direzione di Francesco che di mestiere fa il manovale muratore e sa come si costruisce un muretto. Dorando pensa a Teresa. Le piaciuta dal giorno che l'ha incontrata sotto i portici, dove si va a passeggiare la domenica prima di cena, e dove si intrecciano gli sguardi, si scambiano sorrisi da lontano e anche qualche parola. Le ha spedito una famosa poesia in dialetto che sembra fatta apposta per celebrare il loro incontro: Bli puteini ed Cherp, che tutti el sir quand a suna al s" cifloun, a salt fora "fabrica, e con eia grazia cl'inamora sott'al pordgh and a fer i voster gir, Oh, sa savissi cus a m" fe sintir. che in dal magoun, quand a s'aveseina cl'ora...* Dorando aspetta Teresa davanti alla manifattura Loria, la grande fabbrica al centro della citt, dietro il castello dei Pio e a due passi dalla Sagra. Teresa si ritiene fortunata di avere trovato un lavoro che le consente di portare a casa un salario tutti i mesi, con il sole, la nebbia, la pioggia o la neve, mentre le donne che lavorano il truciolo a domicilio sono pagate a cottimo. In via Borgofortino stanno spesso sedute sotto i portici, pi confortevoli delle case buie e umide, gelate d'inverno, afose d'estate, intente a lavorare all'aperto, su sedie o panche, e mentre maneggiano la paglia ottenuta dalle foglie del salice intrecciano anche chiacchiere a non finire, conoscono tutto di tutti senza dover comprare il giornale, che tanto non sanno leggere. Le molte operaie e i pochi operai usciranno alle sette. Sono entrati alle sette di stamattina e si sono fermati mezz'ora a mezzogiorno per consumare il pasto portato da casa, di solito polenta condita con il rag di fagioli o l'umido della saracca, e della frutta, uva o pom da la casca, che sono mele brutte e piccole, per buone. Una volta Teresa gli aveva detto: Sei come un pom da la casca, e Dorando non aveva capito bene se doveva offendersi per l'allusione alla sua bassa statura o gioire per il complimento alla sua bont. Se complimento era: bn in dialetto fa rima con coin. Siede sul gradino del marciapiede di fronte alla manifattura Loria e aspetta. Non dovrebbero mancare pi di * Belle bambine di Carpi, che tutte le sere / quando suona la sirena, saltate fuori / dalla fabbrica, e con quella grazia che innamora / sotto al portico andate a fare i vostri giri. / O, se sapeste come mi fate sentire / qui nel magone, quando si avvicina quell'ora... dieci minuti alla sirena delle sette, quando le operaie usciranno dall'edificio che somiglia un poco a una prigione, almeno visto da fuori. Ha sentito dire che il signor Aristide Loria l'ha fatto costruire sul modello di alcune fabbriche visitate durante un viaggio a Londra. Dentro perfino riscaldato, cos alle operaie non vengono i geloni alle dita. Teresa dice che lei ci dormirebbe perfino, se soltanto glielo permettessero, perch il freddo e i patimenti cominciano quando torna a casa sua, tanto fredda, umida e fumosa che le viene da tossire solo a pensarci. E poi i Loria, padroni della fabbrica, ebrei venuti da Modena, trattano bene i loro operai, tanto che Teresa guadagna il doppio di quello che prende Dorando a fare il garzone di pasticceria. Ma adesso le cose cambieranno, e lui non vede l'ora di dirlo alla fidanzata. Che non una vera fidanzata, e tantomeno una promessa sposa. Non ne ha parlato al padre di lei, e sa di altri due giovanotti di Carpi che la corteggiano. Uno dei tre arriver primo a fidanzarsi. La vita tutta una corsa. Dorando sa aspettare e dosare le forze, in attesa della volata finale. Sempre che un velocista non riesca a tagliare il traguardo prima di lui. La sirena lo fa sobbalzare. Porta la mano al petto. Il cuore ogni tanto gli fa di questi scherzi: fitte che quasi tolgono il respiro. Passano subito, per fortuna. Si alza. Le operaie, con il grembiule grigio e il fazzoletto in testa, sembrano tutte uguali, per Teresa non pu scappargli: per raggiungere via Borgofortino deve passare per forza l davanti. Saluta una ragazza che conosce di vista, ma non ha il coraggio di domandarle di Teresa. Arriva un giovanotto in bicicletta. Si ferma proprio accanto a Dorando. Ed ecco Teresa. Si ferma anche lei, toglie il fazzoletto, per farsi meglio riconoscere, o per la civettera di mostrare i capelli biondi e ondulati al naturale. Sorride sia a Dorando sia al ragazzo in bicicletta: Che gentili a venirmi a prendere!. A Dorando: Mi hanno raccontato della tua corsa con la cesta. Le trecciaiole non parlavano d'altro... All'altro: Come stai, Francesco?. I due si guardano come se fossero sul punto di prendersi a pugni. Poi Francesco fa una domanda che semplifica di molto la situazione, anche quella futura: Chi vuoi che ti accompagni a casa?. Teresa capisce che non si tratta soltanto di un gioco inventato sul momento. Il non prescelto si offender e rinuncer a corteggiarla. A Dorando tremano le gambe, ci tiene davvero a Teresa e un rifiuto sciuperebbe queste giornate tanto importanti per il suo avvenire. Guarda Francesco, che si vestito da festa proprio per venire a prendere la ragazza: la paglietta, la cravattina nera, i ciappini che servono a impedire che il fondo dei pantaloni svolazzi e si impigli nella catena della bici... Ha pi di vent'anni, figlio del postino fa il postino pure lui, gi con un discreto salario. anche belloccio, per quanto Dorando possa capire della bellezza maschile. Meglio che mi accompagni Dorando, decide Teresa. Ma siccome non si sa mai, non sbatte la porta in faccia a Francesco. Gli dice: Tu mi hai accompagnata ieri sera. Francesco si rassegna, colpa sua se la ragazza ha dovuto scegliere. Gira la bicicletta e saluta. Non un addio per sempre, come aveva sperato Dorando: Arnvederci. Dorando e Teresa sia avviano. Lei con il sorriso sulle labbra, lui un poco immusonito per la vittoria solo parziale. A Carpi tutti parlano di te e della tua corsa... dice Teresa. Vestito da garzone, con le scarpe ferrate, la cesta in mano, sei arrivato primo... Sono arrivato insieme a Pagliani. Volevo solo parlargli.

Gli torna il buonumore e racconta alla ragazza il resto della storia: Il signor Minozzi, un pezzo grosso che organizza corse in ogni citt d'Italia, mi ha invitato a dedicarmi al podismo. Vuole che partecipi alla tremila me tri di Bologna, domenica prossima. Il padrone della pasticceria mi ha dato una settimana di vacanza, e adesso non so neppure se torner a fare il garzone. Voglio diventare un corridore.... Ti pagano? Non le dice di avere visto Pagliani raccogliere offerte con il piattino. Resta sul vago: Ci sono i premi per i vincitori. Ma io devo rimanere un dilettante, o non potr partecipare alle Olimpiadi. E se non vinci? Sono davanti alla chiesa di Santa Maria in Arce, che i carpigiani chiamano la Sagra. Dorando la preferisce al Duomo, che troppo grande e decorato con ricchezza. La Sagra ha un profumo e dei colori che mettono voglia di pregare, e poi ha sentito dire che l'ha fatta costruire mille anni fa il re longobardo Astolfo sopra le rovine di un tempio pagano. Quell'Astolfo deve essere il medesimo delle fole che gli raccontava il nonno, piene di guerrieri coraggiosi, maschi e femmine, buoni e cattivi, sempre occupati in imprese straordinarie: Orlando, Ruggiero, Rodomonte, Brandimarte, Bradamante, Rinaldo, e quell'Astolfo che dopo avere battuto il gigantesco Caligorante e ucciso il mostro Orrilo va addirittura sulla Luna trasportato da un cavallo alato e lass trova delle ampolle con dentro il proprio senno e quello del suo amico Orlando impazzito per una donna. Come si faccia a impazzire per una donna, Dorando se l' sempre domandato. Dorando un nome da paladino, non ti sembra? dice alla ragazza. Senti come suona bene: i quattro audaci cavalieri Orlando, Astolfo, Rinaldo e Dorando... Questo cosa c'entra con la mia domanda? Cio? Se non vinci dove li vai a prendere i soldi per campare... e magari per mantenere una famiglia? I paladini vincono sempre le sfide. O perdono il senno, o vengono uccisi, o devono nascondersi per la vergogna. Dubbi che Dorando tiene per s. Le donne sono romantiche e sentimentali, ma quando si tratta di pensare alla famiglia lo fanno con i piedi bene appoggiati per terra. Le spiega: Se corro per soldi non posso poi partecipare alle gare internazionali riservate ai dilettanti. A cominciare dalle Olimpiadi. Per le societ sportive trovano sempre la maniera per mantenere i loro atleti pi bravi, magari con un impiego adatto, e relativo salario, cos che abbiano il tempo di allenarsi e gareggiare da dilettanti senza morire di fame se non sono ricchi di famiglia. Teresa sembra non capire: Mio padre preferirebbe un genero garzone di pasticceria piuttosto che un morto di fame che corre dietro i pasti... Parole sue. Lo sport una nobile attivit. Buona per i perditempo, sempre secondo il pap. Infatti chi sono gli iscritti alla Societ Ginnastica La Patria? Signori e figli di signori che non sanno come passare il tempo. Oppure impiegati e figli di impiegati che si sentono dei signori solo perch vanno in giro con il cravattino e la giacchetta... e le pezze al culo. Anche il tuo amico Francesco? Anche. Bisogna che operai e figli degli operai, e contadini e figli dei contadini, si mettano a fare ginnastica e gli altri sport. Se non altro per diventare pi belli e robusti. Come te? domanda Teresa con un sorriso ironico accompagnato da una carezza sulla spalla di Dorando, come per saggiarne la robustezza. Anche tuo padre fa dello sport... Lo vedo in giro spesso, la domenica, in bicicletta. Non per sport. Per politica. Va in campagna a fare propaganda socialista insieme con altri due o tre come lui. Per il noleggio della bicicletta spende almeno tre lire ogni volta, che mia madre gli rimprovera tutti i santi giorni. Lui risponde: meglio per la causa che all'osteria... Intanto sono arrivati in via Borgofortino. Casupole di un solo piano, con i muri scrostati, i pavimenti del pianterreno pi in basso del piano della strada, l'odore della miseria che stagna nell'aria, un misto di fogna, grasso rancido, sudore animale. Per strada stazionano frotte di bambini, estate e inverno. Giocano, litigano, guardano chi passa. Qualche bambina tiene in braccio il fratello pi piccolo. Marina, la madre di Teresa, seduta su una panca davanti a casa, sfrutta l'ultima luce del giorno per intrecciare paglia. Saluta Dorando: Sei quello che con una cesta sottobraccio corre pi forte del vento?. Non era una corsa di velocisti, Marina. Non me ne intendo. Teresa siede sulla panca, accanto alla madre e controlla la treccia. A giudicare dall'espressione non la considera un capolavoro, ma se ne sta zitta. Domenica correr a Bologna, senza cesta e in tenuta da podista. Diventer un corridore di mestiere. E cusa as cipa? domanda la donna. Se arrivo primo sono duecento lire tonde tonde. Me le passa la Societ sportiva come rimborso spese. E se non arrivi primo? Le stesse domande di Teresa. Dorando risponde con un Buonasera, e se ne va. Gli arrivano le parole delle due donne: Ho detto qualcosa che l'ha offeso?. Non gli piace essere criticato. Volevo solo capire se un giovanotto che corre guadagna abbastanza da mantenere una famiglia. Che brutto carattere! CAPITOLO 5. La prima gara Chi ti ha passato le braghe? Me le ha cucite mia madre, risponde Dorando. Va a guardarsi nel grande specchio degli spogliatoi. Lo aveva gi fatto a casa, insieme a sua madre e a suo padre, e si era trovato bello, con la camicetta a maniche corte, che era poi la camicia da cravatta alla quale la mamma ha tagliato le maniche e cucito l'orlo, e le braghette da ginnasta confezionate apposta in un giorno di lavoro dopo che era andata a vedere quelle in vendita presso il negozio di tessuti di via Berengario, le aveva prese in mano ed esaminate come se davvero volesse comprarle, saggiandone perfino la tensione dell'elastico. Non potresti usare le mutande di tuo padre? Sono uguali. Non hai guardato bene, aveva risposto Dorando. Le braghette da podista mica hanno la sfessa davanti! Le aveva confezionate con la tela di canapa ed erano venute bene, solo un poco ruvide, ma Dorando c'era abituato perch nato e cresciuto tra lenzuola di quel tessuto, il pi usato dalla gente di campagna. Ma adesso, nel confronto con gli altri corridori nello spogliatoio, nota la differenza. Evangelista Cornia ha i pantaloncini di cotone e la camiciola addirittura di seta. E poi le scarpe: tutti indossano le scarpe da podisti, di cuoio leggero e la suola antiscivolo. Dorando porta le scarpe di sempre, le

medesime che usa per consegnare, sempre di corsa, torte e paste a Carpi e dintorni. Le scar pe, bench brutte a vedersi, sono comode, adattate ai piedi come una seconda pelle. Pi che un corridore sembri un alpino, gli dice Evangelista. Senza cattiveria o alterigia. Gli propone: Io ho un paio di scarpe di riserva. Te le presto. Mi trovo bene con queste, grazie, risponde Dorando. Ci sono nato dentro. Parole che fanno ridere gli altri corridori, tutti in ascolto, incuriositi dal ragazzo arrivato da Carpi, in provincia di Modena, sconosciuto come atleta, ma preceduto dalla fama di avere battuto Pericle Pagliani, seppure in maniera poco ortodossa. Oggi darai la rivincita a Pagliani? gli domanda un altro podista. Questo ha voglia di sfottere, ma Dorando non lo capisce, e si limita a stupirsi, sincero, perch davvero non sapeva della presenza di Pagliani alla corsa dei tremila metri di Bologna. Lui dov'? domanda. Arriver all'ultimo momento, come fanno tutti i campioni. Si veste da qualche parte, con il suo allenatore, e lo portano con un'auto pubblica fino al nastro di partenza. Si da tante arie? Gli risponde Evangelista: Il suo procuratore lo costringe a comportarsi come un artista del cinema o del teatro. Cos aumenta di valore. Se io dovessi vincere anche dieci corse di seguito, non mi lascerei trasformare in un artista del cinema, dichiara Dorando. Tanto pi che per mettere in tasca qualche soldo siamo poi costretti a girare con il piattino tra il pubblico! Stai tranquillo, non sei destinato a vincere, dice un altro. E perch? domanda Evangelista, curioso per conto di Dorando. Non ha la struttura fisica del corridore a piedi. Forse, con molto allenamento, potrebbe riuscire a qualcosa sulla sella di una bicicletta. A guardarsi attorno, e a studiare le facce, le gambe e i toraci dei corridori che si preparano alla Tre chilometri, non sembra che ci siano dei grandi atleti. Ha ragione il signor Minozzi quando dice che quello italiano un popolo che ha fatto troppa fame, e che continua a farla, e perci i suoi giovani, specialmente quelli delle classi pi umili, hanno scritto addosso secoli di patimenti, anche se ormai riescono a mangiare due volte al giorno e non sono rachitici, scrofolosi o pellagrosi. Signori, in pista! Lo stadio pieno, come per una partita di pallone. Dorando non ha mai visto tanta gente insieme, e gli piace sentirsi gli sguardi addosso. Ci sono anche molte ragazze sugli spalti e sembra che salutino soltanto lui, Dorando Pietri da Mandrio, l'uomo che ha battuto Pericle Pagliani. Parsona trista, numineda e vista, dicono a Carpi: proprio in questo momento il Pagliani fa il suo ingresso nello stadio, preceduto da due ginnasti in maglietta a righe che reggono il tricolore e il gagliardetto della sua societ sportiva. Il pubblico applaude e grida in coro: Paglia! Paglia! Paglia!. Pericle si unisce agli altri podisti. Li saluta a uno a uno. Non si da arie da divo, anzi sembra domandare scusa del ritardo e della messinscena voluta dal suo procuratore. Arrivato davanti a Dorando gli fa una carezza sui capelli, da fratello maggiore, e gli dice: Vediamo se vai forte anche senza la cesta del pane. Torte, precisa Dorando. Non ho capito. Nella cesta c'erano delle torte e delle paste. Faccio il garzone di pasticciere. Pericle scoppia a ridere: Chiss in quale stato sono arrivate le povere torte!. Un pasticcio. La conversazione viene interrotta da giudice di gara, armato di megafono: I signori atleti sulla linea di partenza. Obbediscono. Dorando tra Evangelista e Pericle. Pronti? C' chi si prepara alla partenza in piedi, chi piegato in due e con la testa protesa in avanti, come per i cento metri, chi addirittura con un ginocchio appoggiato per terra. Via! Partono, con i soliti irruenti che si portano in testa, se non altro per la soddisfazione di un applauso mentre escono dal campo sportivo. Dorando non perde di vista Pericle, sa bene che il campione corre con le gambe e con la testa, e sa dosare le forze a seconda del percorso. La tre chilometri consente una velocit sostenuta fin dalla partenza, ma senza esagerare come fa il gruppetto battistrada, che sembra considerare i tremila metri la somma di trenta cento metri. Studia il passo di Pericle, composto, costante: i movimenti delle gambe e delle braccia in sintonia. Lo guarda in faccia, di profilo. Tiene la bocca ben chiusa e gli occhi fissi davanti a s, senza mai distrarsi dalle grida di incitamento o di saluto che vengono dal pubblico distribuito lungo il percorso cittadino. L'ultima parte della corsa sar in salita, con il traguardo sul Monte di San Luca, il santuario dove Dorando stato portato da sua madre, quando aveva poco pi di tre mesi, per chiedere alla Madonna la grazia di farlo sopravvivere nonostante la gracilit del fisico e del cuoricino che secondo il dottor Frassoldati ogni tanto si inceppava e perdeva un colpo o due. La Madonna era stata buona, aveva irrobustito il bambino, pur senza esagerare nella statura, sino a farne un atleta che adesso corre insieme a uomini cresciuti grandi e grossi senza che le loro mamme salissero sul Monte di San Luca. Anche il cuoricino batte con regolarit, sebbene ogni tanto, per fortuna di rado, si dimentichi della grazia e per qualche istante esiti, confuso. Sciocchezze che non allarmano Dorando nemmeno quando corre, e non lo frenano di un metro. Adesso gli piacerebbe chiedere alla Madonna di San Luca di fargli vincere la corsa, ma teme che non sia giusto scomodarla per cos poco. Meglio chiederlo alle proprie gambe, ora che comincia la salita e il gruppetto di testa scoppiato da tempo. Guida la corsa Pericle Pagliani, seguito a una decina di metri da Evangelista Cornia. Poi viene Dorando. Al traguardo manca meno di un chilometro. Conviene aumentare l'andatura prima che Pericle ed Evangelista lo lascino troppo indietro. Dorando sente che le gambe hanno ancora voglia di correre, nonostante la salita sempre pi ripida. Supera con facilit Evangelista che sembrava aspettarselo, non tenta di resistergli e lo saluta con la mano. Si avvicina a Pericle. Il traguardo subito oltre la curva: uno striscione che attraversa la strada, con la scritta ARRIVO! in rosso e il punto esclamativo in blu. Dorando scatta. A vederselo al fianco, questa volta senza il cesto delle torte, anche Pericle scatta. Sembrano due centometristi. Dorando, piccolo, con la sua andatura sgraziata, ha messo le ali. I piedi sfiorano appena il selciato. Corre corre, lascia indietro Pagliani, taglia il traguardo e passa oltre, quasi non gli bastassero i tremila metri e non volesse mai pi fermarsi. Stai bene? gli domanda Minozzi. Mai stato meglio in vita mia, risponde Dorando. Riposa in poltrona, nella camera da letto sovrastante il caff San Luca, a pochi passi dal santuario. Preoccupato del pallore di Dorando, Minozzi ha chiesto ospitalit al proprietario del caff, suo buon amico e grande appassionato di podismo. Un medico lo ha visitato. Eri bianco come un cencio e tenevi la mano sul petto, quasi ti facesse male il cuore. Un poco male mi faceva, ma per la contentezza di avere vinto.

Il medico non ha riscontrato anomalie. Quanto ho vinto? Cento lire. Sono ricco. Mi comprer subito una bicicletta. Fa per alzarsi. Non sei ricco, e cerca di riposare ancora. Tra poco la gente l fuori se ne sar andata tutta, e io come mi godr la vittoria? Lascia perdere la gente, Pietri. Pensa: hai battuto Pericle Pagliani in una vera corsa! Senza cesto, corro come il vento. Dovrai allenarti. Anche il tuo pallore dopo la corsa dovuto alla mancanza di allenamento. Le gambe le hai buone, e anche i polmoni. Devi puntare alla diecimila metri e alla venti chilometri. E specialmente alla pi classica e famosa delle corse: la maratona! Tropa fatiga... Preferisco i cento metri, i duecento, gli ottocento... Tanta soddisfazione e gare che durano un lampo. Non hai la struttura del velocista. Forse puoi tentare con il mezzofondo. Dorando ci pensa su. Anche lui ricorda bene i nomi dei vincitori delle Maratone, da Spiridon Louis a Thomas Hicks, mentre ha dimenticato quelli dei velocisti. E tutti conoscono la storia di Fidippide, che ai tempi della Grecia antica percorse quaranta chilometri per portare ad Atene la notizia della vittoria contro i persiani. Il poveretto mor per lo sforzo, per il nonno, nel raccontargliela, lo resuscitava in compagnia di altri personaggi da favola, a cominciare da un serpente con le ali, uguale identico al bisoun da la cresta delle fole carpigiane. La maratona dura, ripet. Adatta al tuo fisico. Ripeto, non hai gambe da velocista. Se accetto, mi manderete alle Olimpiadi? Va bene correre, ma adesso non correre troppo con la fantasia. Devi dimostrare ai dirigenti della tua societ sportiva e ai signori della Sezione Podistica Italiana, a cominciare da me, che la vittoria di oggi non stata un caso. Un'ultima domanda. Se invece cambiassi sport, credete che potrei farcela? Pensi ancora alla bicicletta? La ginnastica e il podismo sono sport da impiegati... Lo dice sempre il padre di una mia amica: la gente che sta tutto il giorno seduta in un ufficio, di sera e di domenica deve sciogliersi i muscoli con i cavalletti, gli anelli, gli esercizi a corpo libero, o correndo con le braghette e la camiciola di seta, come fa Evangelista. Sempre secondo il padre di Teresa, per noi del popolo va bene la bicicletta, specialmente per i socialisti che cos possono raggiungere le campagne e predicare la resurrezione del proletariato. Parole sue. Anche Alfredo Bertesi e Gregorio Agnini battevano le campagne in velocipede. Di questo dubito molto... Torniamo alla tua voglia di vincere. Provaci con la bicicletta, cavati la voglia. Chiss che tu non sia pi bravo di Gerbi, Ganna, Pavesi, Gaietti e Cuniolo... Io ne dubito, e ti aspetto a Bologna per iscriverti alla prossima gara podistica. Il mio indirizzo lo conosci. Escono dal caff. La gente, tanta, rimasta ad aspettare. Ci sono molti carpigiani. Sono loro che sollevano Dorando e lo portano in trionfo fino all'ingresso del santuario. Davvero sembra l'omaggio per una grazia ricevuta. CAPITOLO 6. Uomo contro cavallo Sei innamorato di me o di lei? gli domanda Teresa. Dorando non esita: Di lei!. L'accarezza per tutta la lunghezza, dal manubrio alla gomma posteriore. tanto giovane che sa ancora di fabbrica, un misto di gomma, grasso lubrificante, vernice. Tutta sua. Gli sembra impossibile: l'ha guadagnata con una corsa molto pi breve della distanza tra Mandrio, dov' nato, a Carpi, dove sta di casa. Distanze che di solito percorreva gratis. Perch non la baci? Dorando non si fa ripetere l'invito due volte e schiocca un bel bacio sul sellino della rossa bicicletta da corsa. Sai che molte mie compagne di lavoro si sono innamorate di te, dopo che hai vinto a Bologna? Hanno assistito alla gara? No, ti conoscono per averti visto quando mi vieni a prendere. Alle donne piacciono i campioni. Le orecchie di Dorando diventano cos rosse che sembrano andare a fuoco. Teresa ride, senza spiegare il perch della sua allegria: lui buffo, cos minuto, con i capelli arruffati, i baffi neri e le orecchie paonazze. Perch non andiamo in bicicletta? La balera di Gustavino a tre chilometri! Non vorrai mica che consumi le gomme solo per portarti a ballare? E potrebbe capitare di peggio: una foratura, la catena che si rompe... Teresa non insiste, consapevole di non poter competere con un'Atala nuova fiammante. Lo prende a braccetto e si avviano verso la campagna, in direzione di Correggio. Una bella camminata far bene anche a lei, dopo sei giorni chiusa in fabbrica a lavorare il truciolo. E non intende lasciarlo andare in giro da solo, specialmente in una balera, dove non mancano le tentazioni. Come ha detto la mamma, bene o male Dorando diventato un discreto partito, non come un impiegato a stipendio fisso, ma pur sempre un personaggio destinato a diventare famoso, almeno tra Carpi e Correggio. Anche gli uomini parlano bene di Dorando, dopo la sua vittoria nella corsa di Bologna, dove ha battuto il campione Pericle Pagliani. Per non tutti approvano la sua scelta di cambiare sport e dedicarsi alla bicicletta. Quasi le avesse letto nel pensiero, Dorando precisa: Mi sono iscritto alla corsa in bicicletta di domenica, la ModenaCorreggioCarpi perch ci sono premi per cinquemila lire. Sono sicura che anche con le ruote farai una bella figura. Hanno lasciato alle spalle le ultime case della strada per Correggio. Siccome in questo momento non passa nessuno, Dorando ne approfitta per fermarsi e abbracciarla. Cerca le labbra. Non adesso, non per strada dove potrebbero vederci. Ma se non c' un cane! Gli da una bacio sulle labbra, di sfuggita, senza lasciare a Dorando il tempo di assaporarlo. Riprendono il cammino. Le mie compagne di lavoro dicono che gli atleti, specialmente i corridori che hanno bisogno di molto fiato, dormono lontano dalle loro mogli, per non sprecare energie. Dorando tace. Si riserva di domandare al signor Minozzi come stanno le cose. Comunque ha deciso: far il podista per passione e il ciclista per mestiere. Le due ruo te consentono di fare molti chilometri con poca fatica, e di sicuro lasciano liberi i corridori sposati di dormire con le loro mogli. Non sono pi soli. Li supera una carrozza, incrociano una compagnia di ragazzi e ragazze diretta a Carpi, arriva un calesse. L'uomo sul calesse si gira verso Dorando e gli grida: Non dimenticare l'allenamento, campione!.

Si ferma poco pi avanti ad aspettarli. Senza neppure salutare, dice a Dorando: Ti ho visto correre a Bologna... Sono sicuro che porterai in alto il nome di Carpi. Grazie, signore. Ecco, dice Teresa tra s, sottovoce, ma in maniera che Dorando la senta. Basta che uno lo definisca campione e subito non pensa ad altro... Invece di portarmi a ballare adesso capace di restare qui tutto il pomeriggio a parlare di sport. Hai le gambe del podista... continua l'uomo del calesse. A quando la prossima gara? La settimana prossima. Correr la ModenaCorreggioCarpi: spero verrete ad applaudirmi. Ma la ModenaCorreggioCarpi non una corsa ciclistica? Infatti. Parteciper in sella alla mia Atala, appena comprata con i soldi vinti a Bologna. Chi te lo ha consigliato? Nessuno, risponde Teresa. Lui fa di testa sua. Pensaci. Sei un podista nato. Si avvicinano altre persone, a piedi e in bicicletta, dirette a Mandrio o a Correggio, senza fretta, interessate al discorso dell'uomo del calesse, che a quanto pare tutti conoscono. Uno dei curiosi si rivolge al figlioletto di dieci o undici anni che lo accompagna. Indica Dorando e l'uomo del calesse: Guarda bene quei due... sono i campioni pi illustri della citt di Carpi!. Intanto i curiosi aumentano, come se si fossero dati appuntamento su quella strada. A Dorando spiace di non conoscere il suo interlocutore. Di sicuro non un podista o un ciclista, troppo abbondante la pancia, e non ha neppure il fisico e l'et del pugile o del lottatore: quarant'anni ce li ha tutti, come mostra anche la pelata. Una giovane donna, con ombrellino da sole, appena scesa dal tandem guidato da un signore dai baffi a manubrio, apostrofa l'uomo del calesse: Arturo, perch non sfida il nostro baldo corridore a chi arriva prima da Gustavino?. Non mi sembra giusto, le risponde lui. Indica il cavallo: Cesare un campione. Dai Dorando, facci vedere quanto vai forte! dice il baffuto del tandem. La bella con l'ombrellino gli sorride e gli da del tu: Scommetto che vinci. Teresa si sente trascurata: Riportami a casa, dice a Dorando. Neppure le risponde. La presenza di un pubblico lo eccita, dimentica tutto il resto, anche la morosa. Guarda negli occhi la bella del tandem ed esclama: Accetto la sfida!. Non ha ancora capito la specialit dell'avversario. Conta sulla propria voglia di vincere, e sul fatto che l'uomo molto pi anziano di lui. Dorando Pietri a piedi si batte contro Arturo Marchi in calesse, grida uno degli spettatori. Si raccolgono scommesse. Finalmente Dorando capisce in cosa consiste la gara: uomo contro cavallo. L'animale conta su un guidatore speciale, vincitore di molte corse al trotto. Per questo usa un calesse leggero, simile al sulky dei trottatori. Ci hai ripensato? gli domanda Arturo. No, perch? Io alla balera di Gustavino ero diretto comunque, vorr dire che ci arriver di corsa. Si rivolge a Teresa, senza badare al suo broncio. Le porge giacca, gilet e cravattino. Ci vediamo l. Arturo risale sul calesse. Dorando si affianca al cavallo, gli accarezza la criniera. Il sauro gira la testa a guardare il giovane, consapevole di ci che sta per succedere. Sei pronto? domanda Arturo. Andiamo. Dorando corre senza badare ad altro, contento di essersi liberato di giacca, cravattino e gilet, e si libererebbe volentieri anche degli altri indumenti e delle scarpe, per correre nudo dentro il sole della sua terra, come faceva quando era un ragazzo, in riva al canale o lungo una piantata. Non esiste al mondo cosa pi bella di correre, lo sanno bene i cavalli e le lucertole, e anche gli uccelli, che corrono in cielo. Non lo sanno molti uomini e molte donne che sembrano vergognarsi di questa maniera di esistere in natura... Corre, e gli arrivano le voci di incitamento di qualcuno che lo segue in bicicletta, senza avvicinarsi troppo. Scorge la balera, con la bandierina tricolore piantata in cima al telone a forma di cono. Non vede il calesse e non ricorda il momento in cui uomo e cavallo lo hanno superato e distanziato, forse si trovano dietro la balera, forse il signor Arturo voleva fare uno scherzo e ha preso un'altra strada e adesso se la ride mentre il cavallo trotterella ormai senza fretta. Si ferma davanti alla balera. Con la coda dell'occhio vede il cavallo. Cavallo e Arturo erano rimasti per tutto il tempo dietro di lui, incapaci di superarlo. Bravo, gli dice Arturo. A piedi non ti batte nessuno, neppure un trottatore come Cesare. Lo applaudono, gli danno pacche sulle spalle, una ragazza lo abbraccia. Ma a Dorando viene il dubbio che Arturo lo abbia lasciato arrivare primo per convincerlo a correre a piedi. CAPITOLO 7. La balera di Gustavino Gustavino ha costruito la balera sul campo di sua propriet, troppo piccolo per lavorarlo a frumento o canapa. Semina musica e raccoglie qualche lira ogni d di festa, cos dice lui. L'ingresso lo pagano soltanto gli uomini. Di tutte le balere della campagna reggiana e modenese, questa tra Mandrio e Carpi la pi bella, completa di impianto di illuminazione con lampade ad acetilene che consentono di ballare fino a tardi. E senza dar fastidio a nessuno, perch la casa pi vicina sta a tre chilometri. La moglie di Gustavino passa tutti i giorni la cera sul pavimento di legno di ciliegio, per favorire i ballerini. I pali e le travi di legno di quercia reggono il tetto rotondo, con veri coppi, sistemati da Gustavino che da giovane ha fatto il muratore. All'interno del recinto, tutto intorno, ci sono comode panche per le ragazze e per le loro accompagnatrici, madri, zie o nonne. All'orchestra riservato un palchetto. Gli spettatori non paganti si limitano ad ascoltare la musica e a guardare i ballerini da fuori, sul prato, dove i ragazzi pi giovani imparano a ballare. Dorando, tu entri tutte le volte che vuoi e senza pagare, gli dice Gustavino. Dorando ringrazia e fa il suo ingresso nella balera con Teresa sottobraccio. Si sente importante, un uomo fortunato. La settimana prossima lo sar ancora di pi: la corsa in bicicletta ModenaCorreggioCarpi vale per il campionato italiano di ciclismo, categoria dilettanti. L'orchestrina, di soli archi, viene dal paese di Santa Vittoria, dalle parti di Gualtieri, dove sono in molti a suo nare il violino, tanto che lo chiamano il paese dei cento violini. A Dorando piace il valzer, anche perch gli sembra il ballo pi facile, e invita subito Teresa a entrare in pista dove gi sgambetta una ventina di coppie. Avrai anche dei magnifici piedi... gli dice la ragazza, dopo un poco. Grazie. ...ma solo per correre. Con il ballo sei negato: la terza volta che pesti i miei! CAPITOLO 8. In bicicletta si guadagna di pi A Modena, sulla via Emilia, a pochi passi dalla Ghirlandina, circondati da uomini e donne con i vestiti della domenica, tutti sono in attesa di vedere la partenza. Non manca un gruppo di carpigiani, capitanato da Ottavio, il padre di Teresa, venuto in citt con altri socialisti della

Cooperativa Braccianti per salutare l'onorevole Alfredo Bertesi, seduto sul palco delle autorit. Teresa rimasta a Carpi, con appuntamento al traguardo della ModenaCorreggioCarpi, sotto il monumento a Manfredo Fanti. Le corse in bicicletta sono pi importanti, pensa Dorando. Se oggi arriva primo potr chiedere Teresa in sposa senza rischiare il rifiuto da parte del padre. E poi i ciclisti sono belli da vedere, sopra le loro macchine moderne, lucide, dai colori vivaci, pronte a scattare. I corridori diventano degli eroi da favola, met uomini e met macchina. Anche in bicicletta, Dorando corre con i colori della Societ Ginnastica La Patria, insieme ad altri quattro carpigiani. Ieri sera il direttore sportivo, signor Malaguti, si raccomandato di rispettare il gioco di squadra, nell'interesse di tutti: tirare a turno, tenere d'occhio gli avversari e trasmettersi le informazioni, favorire chi dei quattro risulter pi in forma. Capitano della squadra Francesco Garagnani, di mestiere fabbro ferraio, vincitore di una corsa dalle parti di Mantova. Dorando si sente in grande forma: il fuoco nei muscoli delle gambe, e una gran voglia di lasciare alle spalle gli avversari. La medesi ma sensazione che prova quando corre a piedi, con in pi l'orgoglio di mostrarsi al mondo in sella a un'Atala. Ottavio sale sul palco e si avvicina all'onorevole. Lo conosce, e tutti e due portano la cravatta alla lavallire, quasi un segno di identificazione tra socialisti. Alfredo Ber tesi si alza e lo abbraccia. Teresa ha raccontato a Dorando che suo padre tra i pi attivi diffusori del giornale socialista Il Domani nelle campagne tra Carpi e Correggio. Il deputato molto popolare in Emilia, dove lo chiamano Onorevole Tajadela. Dorando ricorda che durante un comizio a Carpi, parlando di ricchezze, di capitali, di ingiustizie economiche, il Bertesi esclam: I soldi non danno la felicit!, e subito uno del pubblic gli grid: Btan z "na bisacda!. Adesso Ottavio indica a Bertesi i corridori, e in particolare Dorando. Forse gli dice che si tratta del moroso di sua figlia, una promessa del ciclismo italiano, vincitore di un'altra corsa importante, seppure a piedi. Ottavio scende dal palco e sparisce tra la folla. I ciclisti si preparano al via. Davanti a Dorando, Garagnani lavora che un piacere vederlo: il culo sollevato dal sellino, il corpo in avanti, i capelli fradici di sudore, quasi li avesse messi sotto una fontana, i muscoli tesi nello sforzo. Dietro a Dorando pedalano due corridori della Virtus di Ferrara. Il gruppone rimasto indietro, alla periferia sud di Correggio. Il quartetto di testa transita dalle parti di Mandrio, il paese natale di Dorando. Di sicuro tra il pubblico ci sar qualche parente. Garagnani gli fa segno di passare davanti. Non per generosit: tira da cinque chilometri e vuole il cambio. Ha ragione. Dorando lo supera. Per la prima volta in vita sua si trova in testa a una corsa in bicicletta, e per giunta in sella a un'Atala tutta sua. Si sente padrone della strada, e anche le gambe lo sanno perch pedalano sempre pi veloci. Sarebbe una bella soddisfazione per i carpigiani vedere arrivare due loro concittadini davanti a tutti, pronti a disputare la volata finale. E vinca il pi forte. Sempre che i due ferraresi non la pensino diversamente. E infatti uno di loro si porta di lato alla fila indiana e allunga, supera il compagno di squadra, supera Garagnani, si incolla alla ruota di Dorando. Ancora cinquecento metri e il corridore della Virtus supera anche Dorando, che per non lo lascia allontanare. Garagnani e l'altro corridore restano indietro. Adesso il trofeo se lo giocheranno un carpigiano e un ferrarese, e per il pubblico sar ancora pi emozionante assistere al duello. Valicato il ponte sul Cavo Tresinaro che divide il territorio di Correggio da quello di Carpi, gi si staglia all'orizzonte la sagoma familiare del campanile della Sagra. Dorando sente di poter superare l'avversario, ma aspetta, lo lascer tirare fino alle prime case della periferia, poi cercher di distanziarlo per evitare i rischi di un arrivo in volata. Al traguardo vuole avere il tempo di baciare Teresa prima che sopraggiunga il ferrarese. Sorride tra s, si da del presuntuoso. La catena si rompe di colpo, gratta con violenza sugli ingranaggi e sbatte contro il carter, contro il cuore e la testa di Dorando. La bicicletta prima sbanda e poi si inchioda, afferrata dalle mani di un invisibile gigante. Dorando guarda il ferrarese allontanarsi, sparire tra le prime case di Carpi. Qualcuno tra il pubblico grida: Povero Pietri!. Dorando smonta, solleva la bicicletta e se la carica sulle spalle. Pesa da bestia, ma la rabbia per l'incidente gli regala delle energie da sommare a quelle rimaste nelle gambe. Con la bicicletta in groppa corre all'inseguimento del ferrarese. Non sente e non vede altro: la strada da percorrere, se gnata da bandierine e dal pubblico, le voci che lo chiamano per nome, gli gridano Forza!. Sbuca in piazza Vittorio Emanuele, troppo tardi per raggiungere il ferrarese che in questo momento passa sotto le tribune, ma davanti a Garagnani, all'altro ferrarese e al gruppone che intanto ha quasi annullato il distacco. Con la bicicletta in spalla, Dorando taglia il traguardo. Teresa si fa largo tra la folla e lo bacia. Perch la bicicletta in spalla? Si rotta la catena. Lo raggiunge il direttore della corsa: Siete arrivato secondo, ma il regolamento delle corse in bicicletta non ammette che si arrivi... a piedi. Sono costretto a squalificarvi. Dorando bacia la fidanzata. Gli dispiace per la mancata vittoria, e gli dispiace per i soldi. Gli avrebbero fatto comodo per presentarsi a casa di Teresa con qualcosa in tasca. Ho capito una verit... le dice. Non riesce a finire la frase perch arriva il signor Minozzi, che era sul palco. Gli sorride: Destino che tu debba correre a piedi. Stavo per dirlo a Teresa. Tra l'uomo che corre e la strada non deve esserci di mezzo una macchina, o il merito e la colpa vanno a lei. Non so se mi sono spiegato. Ti sei spiegato benissimo. Questa sera fatti trovare alla sede della Societ La Patria. Dobbiamo parlare della tua prossima corsa, corsa a piedi, e della tua carriera. Il direttore invita Dorando sul palco. pur sempre un grande atleta carpigiano. CAPITOLO 9. Soldi buttati via Hai letto cosa scrive il foglio? gli domanda il padre di Teresa, prima ancora di rispondere al saluto di Dorando. Il giornale l"Avanti!, che Ottavio compra una volta alla settimana e che fa durare sette giorni. Si mette accanto alla finestra, per vederci meglio, e legge adagio, subito sudando per la fatica: Il barone de Coubertin ha offerto all'Italia di ospitare le prossime Olimpiadi, che si svolgeranno nell'anno 1908. Cornice migliore di Roma non si potrebbe trovare, dopo Atene che ospit la prima edizione delle Olimpiadi dell'era moderna: due culle della class... classicit... classicit. Fa una pausa, asciuga il sudore. Siccome le cose andranno per le lunghe, Dorando prende una sedia e si sistema di fronte a Ottavio. Non ha fretta, considerato che Teresa non ancora tornata dal lavoro. Ottavio riprende a leggere: L'offerta del barone stata accolta con favore da Sua Maest Vittorio Emauele III, da papa Pio X e dal sindaco di Roma. Ancora non si conosce l'opinione del primo ministro... I membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale e della Federazione Ginnastica hanno gi stilato un programma con 21 sport che includono la colombofilia, la caccia, la pompieristica, il salvataggio

in acqua... Ma non mancano voci contrarie a ospitare l'Olimpiadi nel nostro paese.... E chi sarebbero i contrari? domanda Dorando. Per conto mio, il primo della lista proprio Giolitti, anche se il foglio non lo dice... Fammi finire l'articolo: ...II grande fisiologo Angelo Mosso... Cos' un fisiologo? Non lo so. ...dichiara che i giochi olimpici verrebbero a costare almeno mezzo milione di lire, e che sarebbero soldi buttati via. Gli italiani, sempre secondo il professor Mosso, non sono pronti. Sappiamo gi che resteremo gli ultimi, non siamo ancora in grado di misurarci con gli stranieri in una gara mondiale per l'educazione fsica. Non vero... Possiamo fare una bella figura anche noi, se soltanto ci impegniamo. Per quel mezzo milione di lire lo si potrebbe spendere meglio. Ottavio si guarda attorno. Se la fame fosse uno sport, noi si avrebbe garantita la medaglia d'oro. Entra Teresa, e subito abbraccia Dorando. Finalmente sei tornato. Il giovane preferisce darle subito la notizia, bella per lui, brutta per lei: Riparto domani mattina. Scioglie l'abbraccio. Per dove? Dorando esita, per far pesare di pi la parola. Milano. Milano... in Lombardia? domanda Ottavio. Ce ne sono delle altre? Teresa mette il muso. Poi crede di trovare una soluzione: Perch non mi porti con te?. Le fidanzate non possono accompagnare gli atleti. E la previene: Neppure le mogli. Credo che mi trover un fidanzato pi sedentario. Un postino, per esempio. Da quando Dorando ha cominciato a correre e a vincere, Ottavio dalla sua parte. Anche adesso: Non ha scelta, mettiti nei suoi panni. A Milano diventer famoso. Che corsa ?. MilanoMonza e ritorno. Venticinque chilometri. Ci saranno anche Pericle Pagliani e Antonio Fraschini. CAPITOLO 10. 1905, campione dell'Alta Italia Perch non pianti il lavoro di garzone da Melli e fai il corridore di professione? domanda Teresa. Non ha capito bene dove sta il bello di questa vita. Dorando di mattina presto e di sera si allena, e va anche a bottega, seppure a orario ridotto, a guadagnare un salario che poco pi di una mancia. Anche oggi, domenica, per stare un poco in compagnia del suo quasi moroso ha dovuto aspettare su una strada di campagna che lui finisse di correre, e adesso tornano per mano verso Carpi. Lei un poco si vergogna a farsi vedere in giro con uno che porta soltanto una maglietta e un paio di braghette simili a mutande. E suo padre, pur avendolo in simpatia, non riesce a vederlo come genero, specialmente per quel che riguarda il mantenimento della futura famiglia. Te l'ho gi spiegato. Non posso passare professionista perch non sono ancora abbastanza conosciuto e non mi offrirebbero corse dove ci sono sostanziosi premi in denaro. E poi i professionisti sono esclusi dalla maratona delle Olimpiadi, la pi importante di tutte le corse. Finora cos'hai vinto? Qualche targa, una coppa, un piatto d'argento con inciso il mio nome. Sai che soddisfazione!... Ma non sei tu il campione italiano? In settembre ho vinto il campionato Alta Italia... Gli altri corridori li ho visti soltanto alla partenza. Se sei cos bravo perch non ti invitano alle grandi corse all'estero? Lui aspettava soltanto di toccare questo argomento. Sorride felice. E quando sorride felice, con un lampo negli occhi, significa che pensa a una maratona. Mai alla loro storia d'amore. Sono arrivati in centro Carpi e la gente li guarda curiosa, anche perch ormai conoscono Dorando di nome e di faccia. Risponde a Teresa con una sola parola: Parigi. Lei capisce al volo: Vai a correre a Parigi!. Parteciper, insieme ai centocinquanta pi importanti fondisti d'Europa, alla maratona dilettanti di Parigi. Ci saranno Lesage, Van Der Taelen, Maertens, Lefolle, Rax, Dufeu... E ci sar anche il campione francese Gaston Ragueneau, destinato a vincerla: perch molto forte, e perch si sar ben preparato sul circuito di casa. Se riesco ad arrivare tra i primi venti, probabile che mi mandino quest'altr'anno alle Olimpiadi di Atene, che non sono delle vere Olimpiadi, ma una specie di preolimpiadi. Per meritare la Grecia, devo fare bella figura a Parigi. Teresa capisce soltanto in parte quello che dice Dorando, si perde tra nomi e luoghi, corse che si faranno in futuro, e voglia di mettersi in mostra. Una cosa le chiara: se vuole tenersi questo ragazzo deve lasciarlo correre, con la fantasia, il cuore e le gambe. Si limita alla solita domanda, sicura che la risposta sar negativa: Mi porti con te a Parigi?. La mia societ non ha soldi. E poi le donne al seguito degli atleti sono viste come il fumo negli occhi. Stai tranquillo: figurati se mio padre mi lascerebbe venire a Parigi!... A te chi paga il viaggio e la pensione? Hanno aperto una sottoscrizione tra i nostri concittadini. La gente comincia a volermi bene e a pensare che posso farmi onore anche all'estero. Parigi! sospira Teresa. A me fa venire in mente Rodolfo e Mimi, il Quartiere Latino, la barriera d'Enfer... Sei stata a Parigi? Io non sono stata neanche a Bologna. La bohme di Puccini. Non ricordi? Teresa intona, con una vocetta bene impostata: Mi chiamano Mimi... il perch non so... Sola mi fo il pranzo da me stessa.... Neppure Puccini riesce a distrarre Dorando dalla maratona: Mi ha scritto il dottor Saletti, un carpigiano che vive a Parigi. Dice di prepararmi bene perch il percorso durissimo, tutto in citt, e Parigi una citt con molti su e gi, come Roma. Salite ripide e strade selciate male. Mi ha anche mandato una cartina che ho studiato insieme ai signori della Patria. C'era anche il signor Melli, che a Parigi c' stato tre volte per partecipare a concorsi internazionali di pasticceria, e la conosce quasi a memoria. I nomi delle strade del percorso, lungo trenta chilometri, li ho imparati pure io: avenue de la Reine, pont de SaintCloud, salita di SaintCloud Montretout, boulevard de Versailles... Dove stanno di casa il re e la regina di Francia! ...Champe de la Feuilleux, route National, la Malmaison, Marly, route de l'eglise de Bougival, salita Celle de SaintCloud, porta Jaune,

discesa di SaintCloud, e arrivo al Parco dei Principi. Saperlo a memoria ti aiuter ad arrivare tra i primi? Il circuito dovrebbero impararlo a memoria le mie gambe. Come avranno fatto quelle di Ragueneau... Diciamo che mi accontento di arrivare tra i primi dieci. Su centocinquanta gi un bel successo, non ti sembra? Prima hai detto che eri felice di arrivare tra i primi venti. Se continua cos arrivo secondo... con la fantasia. CAPITOLO 11. La Maratona di Parigi Quello deve essere il palazzo dove abitano il re e la regina di Francia. Adesso gli dispiace che Teresa non sia qui a salutarlo mentre passa sotto le finestre della reggia. Ma in Francia c' ancora il re? Da qualche parte ha letto la storia del re e della regina ghigliottinati a Parigi, molti anni fa. Dunque la Francia una repubblica. O c' l'imperatore? E Napoleone, di preciso, chi era? Appena tornato a Carpi si informer da Luigi Gavioli, il barbiere, lui sa sempre tutto: quando non tosa o fa barbe se ne sta in un angolo della sua bottega a leggere libri di storia. Il viale di Versailles tanto largo che la gente si disperde tra gli alberi, le bancarelle di un mercato, le carrozze pubbliche, le automobili. Se non fosse per i poliziotti seminati lungo il percorso, i giudici di gara e i ciclisti accompagnatori, gli verrebbe il dubbio di avere sbagliato strada. Anche perch da molti chilometri, superato un gruppetto di podisti prima di Rueil, non ha pi incontrato un corridore. Guarda dietro di s, senza rallentare. Nessuno in vista. Sparito anche Ragueneau, numero 18, il favorito della corsa. Si avvicina un ciclista con al braccio la fascia dei giudici di gara. Gli dice una sola parola: Brav!. Questi francesi mettono l'accento su tutto. All'appello della partenza lo hanno chiamato Dorando Pietri. Se stesse sbagliando strada, il giudice lo avrebbe avvertito. Sempre che non lo facciano apposta per favorire il francese. Sciocchezze. in testa. Va pi forte di tutti. Non che non senta la fatica, come in questo momento, con la strada che si arrampica tra due marciapiedi, con numerosi caff da una parte e dall'altra, e uomini e donne che applaudono, eppure la fatica chiama di continuo altra energia. Non dovrebbe mancare molto al traguardo. Peccato che non ci sia un premio in denaro, come succede nelle corse riservate ai professionisti. Il primo arrivato ricever un oggetto d'arte del valore di cinquecento franchi. Pu essere una fregatura perch, come dice Ottavio, il valore dell'arte un punto di vista. E non facile vendere un quadro o una scultura... Neppure le soddisfazioni hanno un prezzo, ma questa di oggi, se davvero riuscir ad arrivare primo, vale un milione, seppure non spendibile: lui che arriva davanti a Lesage, Maertens, Dufeu e al beniamino Ragueneau! I francesi, sempre con la puzza sotto il naso, ci resteranno molto male se a vincere sar uno sconosciuto italiano nato a Mandrio, provincia di Reggio Emilia, e cresciuto a Carpi, provincia di Modena. Considerato che non devono passare vicino ad altri stadi, ammesso che a Parigi ne esista pi di uno, quello laggi deve essere il Pare des Princes, dove si trova il traguardo. Nessuno davanti, nessuno dietro. Il pubblico applaude, una macchina si avvicina. Dorando riconosce la voce del signor Minozzi che gli grida: Forza, li hai staccati di cinque minuti!. Accelera, come se gli avesse detto che Ragueneau sta per raggiungerlo. Entra nello stadio, salutato da un grido che somiglia al tuono. Vincere davvero bello. Sei sicuro di avere tradotto bene dal giornale? domanda Dorando. Ho lavorato per cinque anni a Lione, risponde Boldini, uomo tuttofare che ha accompagnato Dorando a Parigi: massaggiatore, assistente durante la corsa, acquaiolo, interprete. Sono nella sala da pranzo della pensione di rue de la Tour. Cosa facevi a Lione? Il muratore. Un bel progresso... Guadagnavo di pi prima... ma ho la passione per lo sport. E non mi sono simpatici i francesi. Quello che hanno scritto i giornali rispecchia la loro mentalit. Alla maratona per dilettanti di Parigi si sono presentati Gaston Ragueneau, vincitore di una NizzaMonaco, di una VersaillesParigi, primatista francese dei dieci chilometri, della mezz'ora e dell'ora, Emile Bonheure vincitore della Maratona di Parigi dell'anno scorso, Raymond Thomas, che ha corso in un'ora 17,811 chilometri... Ma entra in scena un italiano che nessuno ha mai sentito nominare, si mette in testa un fazzoletto con quattro nodi per tenerlo fermo, parte... e arriva con sei minuti di vantaggio sul secondo, il francese Bonheure. Al traguardo sembrava che dovessero mandare i cani di San Bernardo a cercare gli altri corridori dispersi tra Montmartre e Montparnasse. Un buon motivo per scrivere bene di me! Non ti arrabbiare. In fondo hanno soltanto detto che non hai uno stile di corsa degno degli atleti dell'antichit. Cio una baggianata! Hanno scritto che corro in maniera sgraziata... che ho vinto per caso e che di me non si parler mai pi... che chiss cosa avevo bevuto o mangiato... che Ragueneau ha perduto tempo a cambiare le scarpe... che Bonheure stato infastidito da un cane... Se leggi tra le righe sono tutti complimenti. Io mando una lettera ai giornali francesi. Non puoi imbarcarti in dispute puerili. Cosa gli dici?... non vero che corro in maniera sgraziata!... nessun cane o gatto ha attraversato la strada a Bonheure!... Ci mancherebbe. Scriver a quelli dell""Auto", se non sbaglio il quotidiano sportivo pi letto in Francia, che io sfido tutti i dilettanti francesi sull'ora. Boldini lo guarda come se lo vedesse soltanto adesso. Approva: Bella idea. Anche se non accettano, ricorderanno il tuo nome. Sai una cosa, Dorando? Tu hai il dono di saperti fare rclame, e non da tutti. Spero di avere anche il dono di due buone gambe. Il quotidiano sportivo L'Auto pubblica la risposta di uno dei pi rappresentativi corridori francesi: Signor Redattore, ho letto su L'AUTO di oggi che il signor Dorando Pietri lancia una sfida a tutti i dilettanti francesi sull'ora. La prego di far conoscere al campione di Maratona che io sono a sua disposizione domenica prossima a Gentilly. Mi sono astenuto dal partecipare alla corsa di Maratona in vista dei preparativi per superare i 18 chilometri nell'ora. Bench la mia preparazione non sia completamente ultimata, io sono in grado di rispondere alla sfida del signor Dorando. Le posso assicurare che far tutto il possibile per vendicare i miei compagni Bonheure e Ragueneau. Scrivo nel medesimo tempo ai miei compagni della Socit Athltique Montrouge per avvertirli della mia decisione... Devotamente Louis Bouchard

Raymond Thomas, vincitore della Maratona dell'Est, si limita a mandare ai giornali un telegramma: Rileviamo sfida Dorando, domenica, Gentilly. Ci conviene restare a Parigi, suggerisce Boldini. La citt bella, si mangia bene... Ma si paga tanto, gli ricorda Dorando. E fin che verr premiato con degli oggetti artistici non mi posso permettere lussi. Inoltre mi sono impegnato a partecipare domenica al terzo Giro di Milano. Sono undici chilometri da Rogoredo a porta Romana. Ci sar anche Emilio Lunghi. L'ho visto correre. un mezzofondista di grande valore, gi scelto per le Olimpiadi di Roma. Sono sicuro di batterlo. A Gentilly mi vedranno pi tardi. CAPITOLO 12. Qualche sconfitta PIETRI DORANDO, il glorioso nostro campione trionfatore della classica corsa internazionale di Maratona a Parigi, giunger tra noi luned 30 alle ore 16. La Societ in corpo con bandiere e con la banda municipale si recher alla stazione ferroviaria alle ore 15,30 a incontrare il vincitore. Si invitano i soci e tutti i cittadini a intervenire per tributare il meritato plauso a chi difese cos valorosamente i colori italiani all'estero. Il banchetto preannunciato si terr alle ore 19,30 del giorno stesso nella Palestra Ginnastica. Le iscrizioni al banchetto si chiuderanno irrevocabilmente alle ore 20 di domenica 29 corrente. Il Presidente della Societ Ginnastica La Patria Teresa legge per la terza volta il manifesto affisso proprio davanti alla pasticceria Melli, sulla colonna del portico. Ormai le notizie di Dorando le riceve dai giornali e dai manifesti. Da Parigi le ha spedito una cartolina, con un semplice Vi ricordo tutti con affetto, da Milano niente (sempre che non sia in viaggio un'altra cartolina). Secondo i giornali, Dorando stato molto bravo a lasciare indietro i corridori di mezza Europa. Per a Milano, a cento metri dall'arrivo, stato superato da Emilio Lunghi che andava veloce come un treno. A Carpi lo considerano ormai una loro gloria, da vantare in tutto il mondo, come il truciolo e Ciro Menotti, e anche Ottavio sarebbe ben felice di diventare suo parente. Solo che Dorando non ha ancora chiesto la mano di Teresa. Anche perch hanno poche occasioni di vedersi. L'indomani del banchetto dovr ripartire per la Francia dove ha sfidato i due pi forti corridori di quel paese. Non hai paura che si trovi una francesina? le domanda Mariuccia. Magari, risponde Teresa. Vorrebbe almeno dire che non gli piace soltanto correre! Teresa e Mariuccia sono molto amiche. Hanno frequentato insieme i primi tre anni delle scuole elementari, e ogni domenica si incontrano in piazza per la rituale passeggiata avanti e indietro sotto i portici, come fanno tutti i ragazzi di Carpi: una maniera per mettersi in mostra, scambiare occhiate e sorrisi, intrecciare nuove amicizie, favorire la nascita di simpatie che possono trasformarsi in amori. Hanno anche fatto il medesimo mestiere di trecciale, che poi l'unico disponibile alle ragazze, insieme alla risaia d'estate. Mariuccia continua a fare la trecciala, mentre Teresa, su consiglio di Dorando, ha smesso, e adesso si limita ad andare, quando c' bisogno, a dare una mano al signor Melli in pasticceria, tanto per portare a casa qualche soldo che servir per la dote. A Carpi la considerano tutti la fidanzata di Dorando Pietri, il corridore, ma non sanno che lui non si ancora deciso a fare un discorso serio a Ottavio Dondi. Anche Mariuccia ha un fidanzato. Fa il bracciante agricolo a Fossoli, si chiama Tonino e molti lo considerano una testa matta: nonostante la giovane et stato tra gli organizzatori dello sciopero agrario del 1901, e ha fatto un mese di carcere a Mantova. Dio li fa e poi li accompagna: Mariuccia fa parte della Cooperativa trecciaie di Fossoli, la prima di sole donne. Se mio padre non portasse a casa il giornale e non ascoltasse le chiacchiere della gente all'osteria, io non saprei quasi niente di Dorando, continua Teresa. Indica all'amica il carretto a forma di cigno fermo davanti al castello dei Pio: Vieni, consoliamoci con un gelato. Ottavio legge il giornale ad alta voce, per tutta la famiglia, e specialmente per Teresa: La sfida si svolta il 2 novembre a Gentilly, sulla pista della Socit Athltique de Montrouge. Il nostro campione era purtroppo sofferente per un dolore al tallone che gli aveva impedito una adeguata preparazione. Bouchard e Thomas si sono alternati al comando della corsa in maniera da calibrare le energie, e seguendo passivamente Dorando quando lui prendeva la testa. Come se non bastasse, la ferita al piede si acuiva e l'italiano era costretto a ritirarsi dopo neppure sei chilometri... Bouchard, il vincitore, ha percorso nell'ora 17,530 chilometri, seguito a 300 metri da Thomas. Il campione di Carpi si allena per battere il primato italiano dell'ora.... Teresa lo interrompe: Se far in tempo... Ha ricevuto la cartolina. Speriamo che i suoi superiori gli diano il permesso di allenarsi e di partecipare a qualche gara... o rischia di perdere due anni, commenta Ottavio. CAPITOLO 13. 1906, mal di pancia ad Atene Il colonnello Enter lo convoca nel suo ufficio, al secondo piano della palazzina comando. In piedi, a capo scoperto, sull'attenti, un poco goffo nella divisa d'ordinanza, Dorando aspetta che l'ufficiale gli dica qualcosa. Finalmente si decide: Tu mi hai dato una grande soddisfazione ricevendo le congratulazioni di Sua Maest, ma anche un piccolo dispiacere.... Dorando si domanda quale. tornato in orario dal permesso, e alla Maratona di Roma ha vinto staccando Ettore Ferri di cinque minuti abbondanti. Hai fatto onore al Reggimento. Il colonnello sorride: Per Ferri un mio concittadino, e tu lo hai umiliato. Per fortuna scherza. Dorando osserva: Una volta si vince, una volta si perde.... Sei tra i cinquantanove atleti che la Commissione ha scelto per partecipare alle Olimpiadi di Atene. Di pi non ne possono mandare: non ci sono fondi a sufficienza. Anzi, quindici di questi atleti si recheranno in Grecia a proprie spese. Tu avrai una licenza speciale di un mese per la preparazione atletica e la vittoriosa partecipazione alle Olimpiadi. Io non seguo molto queste faccende dello sport... Ma le Olimpiadi non ci sono gi state due anni fa a Saint Louis e non si rifaranno a Roma tra due anni? Signors. Solo che i greci, dopo il successo delle prime Olimpiadi dell'era moderna, nel 1896, avevano sperato di ospitarle sempre ad Atene. Ma il Comitato Olimpico Internazionale aveva gi deciso che si cambiasse nazione ogni volta, anche perch la Grecia troppo povera di mezzi, e le Olimpiadi costano. Allora i greci hanno proposto di organizzarle ogni otto anni. Ma neanche questa idea piaciuta. Cos sono arrivati al compromesso di fare una serie di piccole olimpiadi, o giochi intermedi, a due anni di distanza dalle Olimpiadi vere e proprie. Considerate le Olimpiadi di Saint Louis del 1904 e quelle che ci saranno a Roma nel 1908, quest'anno cadono i giochi di Atene, non riconosciuti ufficialmente dal Comitato Olimpico, ma neppure boicottati. Piccola o grande maratona, tu cerca di vincere. Ho saputo che l'Italia sar rappresentata anche da una squadra di ventiquattro canottieri che gareggeranno sotto i colori della nostra Marina Militare. Tu rappresenti la Fanteria e dovrai tenere alta la bandiera del 25 Reggimento! Signors. Francesco Verri, il campione ciclista che ha appena vinto tre medaglie d'oro per la Cinque chilometri, il Giro di pista a cronometro e la

Velocit, incaricato di assistere Dorando Pietri durante la maratona, si ferma a parlare con un giornalista italiano sul bordo della strada: U, pais... quali notizie?. Francesco ne approfitta per bere un sorso d'acqua dalla borraccia. Bene... Dorando ha cinque minuti di vantaggio e siamo al ventesimo chilometro, in pratica a met corsa. La vittoria sicura... Tu per quale giornale lavori? "Il Mattino" di Napoli. Comincia a scrivere l'articolo. Titolo: All'Italia l'oro della Maratona di Atene... E abbiamo gi messo in tasca un bel po'"di medaglie con il canottaggio e il ciclismo... Peccato che Braglia abbia dovuto accontentarsi dell'argento... Adesso vado... Salutami il piccolo grande Dorando! Francesco raggiunge il corridore al chilometro 24, su bito oltre la postazione della giuria. Capisce subito che qualcosa non va. Dorando ha rallentato, tiene la testa troppo in avanti e le gambe faticano a reggere il corpo. Impressionante la smorfia di dolore. Cosa ti succede? Dorando lo guarda come se non lo riconoscesse. La pancia... mi fa male la pancia... mormora. Vuoi bere? Vuoi provare a fermarti per un paio di minuti? Gli altri sono ancora indietro. Un diavolo mi morde le budella... Si ferma, resta al centro della strada, piegato in due. Francesco non sa cosa fare. Guarda gli altri corridori sfilare, con in testa il canadese Sherring. CAPITOLO 14. 1908, le Olimpiadi di Londra Milano, 4 giugno 1908 Egregio Signor Pietri Dorando, comunico che Ella avr l'onore di rappresentare l'Italia alla Maratona delle Olimpiadi di Londra, insieme all'atleta Signor Blasi Umberto. Sono certo che Ella sapr ben figurare nella pi prestigiosa delle competizioni, che si terr il giorno 24 luglio, tenendo alto il nome del nostro Paese. Attraverso la Societ Sportiva La Patria di Carpi, ricever la somma di 100 lire quale rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno nella capitale inglese. Buona fortuna Antonio Brunialti, presidente della Sezione Podistica Italiana Con la lettera in mano, felice ed emozionato, ma anche un poco spaventato, Dorando si reca nel castello dei Pio dove, nella sala dell'ex Teatro Vecchio, ha sede la societ La Patria. A Londra da solo? Mio fratello Ulpiano ci abita da due anni, ma non pu mica mollare il lavoro di cameriere per venire a prendermi. Il segretario allarga le braccia. Ti accompagnerei io, ma le cento lire bastano appena per uno. Anzi, stai molto attento a come spendi perch con quei soldi ci devi anche mangiare e comprare il biglietto per tornare a casa. A Londra da solo, ripete Dorando, questa volta senza usare il tono della domanda. Come andare a Modena in treno, solo che pi lunga. Mi presento alla stazione di Carpi e chiedo un biglietto per Londra? Sembri uno che non mai stato in treno. Eppure hai viaggiato, sei stato a Parigi e in Grecia... Eravamo in gruppo, e pagava sempre l'accompagnatore. Non li ho neanche visti i biglietti. Organizzati come per una corsa a tappe. Prima prendi il treno per Modena, poi il ModenaMilano, poi il Milano Parigi, poi il ParigiLe Havre, a Le Havre sali sulla nave e sei a Londra. Semplice, no? Ci sarebbe anche l'Orient Express che ti porta fino a Parigi, con vagone letto e ottimo ristorante, ma credo che costi troppo. Ti conviene partire da Milano, in terza classe. Arriver a maratona finita. Ma no, da qui al 24 luglio manca pi di un mese. Ma, scusa, perch non chiedi a tuo fratello? Lui lo sapr come c' arrivato a Londra! Ulpiano non ha ancora risposto alla mia lettera. Ti conviene andare alla stazione di Modena a informarti degli orari. Loro dovrebbero conoscere quelli di tutta Europa. E compri il biglietto, almeno per arrivare a Parigi. Come te la cavi con il francese? Come con l'inglese. Non conosco una parola. Anzi, una: mers. Baster... almeno capiranno che sei un ragazzo educato... Ah, un'ultima cosa: tieni presente che sui treni si mangia male e si paga molto. Questo non mi preoccupa. Mia madre mi preparer una sporta di roba che baster fino a Londra. Pane a cioppe, perch i crostini durano di pi. Un quarto di prosciutto da affettare. Due salami (uno per Ulpiano). Quattro bottiglie di lambrusco. Una bottiglietta di aceto balsamico. Mele e fichi secchi. Pi un tovagliolo, una forchetta e un coltello a serramanico. Sistemata accanto alla grossa valigia che contiene tutti i suoi effetti personali, compresa la tenuta da corsa e le scarpe, le medesime con le quali ha vinto la Maratona di Parigi, la sporta dei viveri emana un profumo rassicurante, per merito del pane e del salame, e questo lo aiuta a sentirsi a casa perfino adesso che il treno attraversa il cuore della Francia e la campagna non somiglia neppure un poco a quella emiliana, specialmente per le case coloniche che qui sono piccole, con il tetto spiovente e di legno. Anche le vacche che pascolano nei prati sono diverse, nere a macchie bianche o bianche a macchie nere, e pi piccole delle nostre. Forse muggiscono in francese, ma lo sferragliare del treno impedisce di sentire la loro voce. Stranieri anche i passeggeri. L'ultimo compagno di viaggio italiano sceso a Lione. Di fronte siede una bella ragazza bionda. Ha in testa un cappellino di paglia ornato da piume di fagiano. Deve avere molto faticato a sistemarselo tra le onde dei capelli che ai lati confluiscono in due chignon. Al suo fianco ci sono due signori che leggono il giornale. Di fianco a Dorando siedono due donne anziane, vestite di nero, con il fazzoletto in testa e grosse sporte appoggiate sul grembo, ben strette tra le mani, come se avessero paura che qualcuno gliele rubi. Di sicuro due contadine, simili, dialetto a parte, a quelle che potrebbe incontrare sul tratto Carpi Modena. Siccome ha voglia di parlare con qualcuno, Dorando indica il cappello della ragazza e le dice, con un sorriso: Li facciamo noi a Carpi... i cappellini, intendo... Con il truciolo. Anche la mia ragazza ci lavorava.... Je ne comprend pas, dice lei, e con lo sguardo chiede aiuto ai due signori. Loro neppure alzano gli occhi dal giornale. La ragazza guarda fuori dal finestrino e mantiene il viso in questa posizione, per far capire che non intende proseguire la conversazione appena cominciata. Non perch il giovane italiano le sia antipatico, ma solo perch sarebbe un dialogo tra sordi. Dorando non pu che darle ragione, e anche lui guarda fuori. Laggi, in mezzo a un campo di grano c' una piccola chiesa rotonda, un oratorio. Basta l'immagine, che gli ricorda la cappelletta del Duca, sulla strada tra Carpi e Cavezzo, per provocargli un magone tanto forte da chiamare le lacrime. La nostalgia si mescola alla paura di allontanarsi troppo dal suo mondo. Gli viene voglia di scendere alla prima stazione,

ritornare indietro e non muoversi per il resto dei suoi anni dal fazzoletto di terra tra Correggio, Carpi e Modena. A forza di stare seduto gli fa male il culo. Il fastidio caccia via il magone. Le panche di legno sono scomode. Peccato non viaggiare in prima classe, su soffici poltrone di velluto rosso. Tra i preparativi per il viaggio e le lunghe ore trascorse in treno, sono quattro giorni che non si allena. Arriver a Londra con il culo piatto, le gambe gonfie e la testa confusa. Deve correre. Alle Olimpiadi vuole vincere. Spera che il racconto del signor Minozzi non corrisponda alla realt. venuto a trovarlo prima della partenza per annunciargli che quale membro della Sezione Podistica Italiana lo avrebbe raggiunto a Londra. Il discorso era caduto sulle squadre podistiche inglesi e americane. Canadesi, australiani, neozelandesi e sudafricani... Tutti della medesima razza. Superbi atleti, ben nutriti da molte generazioni, allevati cos come noi alleviamo i cavalli da corsa, scelti addirittura da ragazzini, perch nei paesi anglosassoni l'atletica la si pratica fin dalle prime classi elementari, e con criterio, cos da capire subito quali sono gli individui che hanno la stoffa.... Il signor Minozzi, con fare compiaciuto, aveva concluso mettendo una specie di titolo alla sua descrizione: Allevamento e allenamento. Noi italiani non possiamo fare la medesima cosa? La nostra scuola, di ogni livello, non tiene nella giusta considerazione lo sport, nonostante che negli ultimi anni si siano moltiplicate le Societ Sportive e che lo stesso governo abbia capito bene che la razza va migliorata. Ma non ci sono i mezzi... Memore dei fasti dell'antica Roma, il barone Pierre de Coubertin aveva offerto all'Italia la quarta edizione dei moderni giochi olimpici, ma Giolitti, fatti due conti, ha dovuto rifiutare. Per mancanza di fondi, e perch temeva che non avremmo fatto bella figura con i nostri atleti. Gli inglesi sono ben felici di ospitare le Olimpiadi... Torniamo all'allevamento, lo aveva interrotto Dorando. In cosa consiste? Non basta l'allenamento quotidiano, come ho detto. Con il termine allevamento intendo riferirmi alla vita che quegli atleti conducono, anche da dilettanti. Spesso sono gli stessi impresari, i presidenti di societ sportive, o le autorit dello stato, che trovano un mestiere non troppo impegnativo per gli atleti. Li sistemano come uscieri, fattorini, postini... Uno stipendio fisso, molto tempo da dedicare agli allenamenti, il resto della giornata organizzato come se vivessero in caserma: a letto alle dieci, sveglia alla sette, colazione, pranzo e cena a ore fsse. Con una grande attenzione al cibo e alle bevande. Molta carne, di manzo e di pesce, poco pane, poco vino e birra, niente dolci perch ingrassano... Le mogli le vedono solo un paio di volte al mese. Insomma, una vita da preti. I preti che conosco io sono tutti belli grassi, aveva osservato Dorando. Adesso, sul treno che attraversa la Francia, pensa che sar molto dura per uno nato a Mandrio e cresciuto a polenta e saracche battere inglesi e americani, cresciuti a bistecche e pillole di vitamine. A pensare alle cose da mangiare gli viene fame. Tira gi la sporta dal portabagagli e se la sistema tra le gambe, per disturbare il meno possibile la giovane passeggera che gli siede davanti. Adesso Dorando sembra il figlio delle due contadine francesi, a causa della sporta, uguale alla loro. Non ci bada, ha troppa fame per vergognarsi di tirare fuori pane, salame, coltello e tovagliolo. Infila un lembo del tovagliolo nel bavero della camicia, taglia una grossa fetta di salame, e comincia a mangiarla, insieme al pane, duro ma ancora buono. Non toglie la pelle. Non la scarta mai. Il sapore e il profumo lo riconducono a una sera con gli amici all'osteria della Tencia, a Sozzigalli. Finito di mangiare in punta di coltello, mangiarono anche la pelle e quel poco di salame che c'era rimasto attaccato. I due signori, insieme, come se in questo fossero gemelli, alzano gli occhi dai giornali e gli dedicano un'occhiata severa, come se lui stesse mangiando pane accompagnato da qualcosa di puzzolente. La ragazza si limita a una lieve smorfia, per far capire che lei abituata a ben altro cibo. Eppure sono tutti passeggeri di terza classe, seduti come lui sulle panche scomode. Adesso ha sete. Estrae dalla capace sporta una bottiglia di lambrusco, la terza. Le due vuote le ha conservate. Ha imparato da tempo a non buttare via niente che pu essere riutilizzato. Le riporter a casa. Con la mano sinistra regge forte il collo della bottiglia, con la destra tenta di rimuovere il tappo: un movimento rotatorio e uno ondulatorio. Sta per cedere, la ragazza guarda fuori dal finestrino, le due vecchie seguitano a sembrare finte, i due signori leggono. Nel silenzio il rumore del tappo che salta, raggiunge il soffitto e si spegne sul borsone di pezza della ragazza, sembra uno sparo, fa sobbalzare i cinque compagni di viaggio, a uno dei lettori di giornale si mettono di traverso gli occhiali, la ragazza strilla, ma non tanto per il rumore, quanto per lo schizzo di vino che la raggiunge proprio in faccia. l'unica a essere stata battezzata, ma il vino, intelligente, non le ha sporcato gli abiti, solo alcune gocce sul viso. Allegria! grida Dorando. Spera che la ragazza non si sia offesa, aggiunge: lambrusco, non sporca, e poi non le arrivato sui panni. Lei dice qualcosa nella sua lingua. Forse gli ha chiesto il tovagliolo per asciugarsi. Glielo porge, lei lo rifiuta, sdegnosa, cerca dentro la manica del suo vestito ed estrae un moccichino conciato a pallina, se lo passa sul viso. Dalle parti di Mandrio, il paese dove sono nato, i socialisti battezzano i bambini con il lambrusco... racconta Dorando, dopo aver bevuto una sorsata direttamente dalla bottiglia. Sua madre ha dimenticato di mettere un bicchiere nella sporta. Ma poi, di nascosto, le mogli portano i bambini a battezzarli dal prete... Porge la bottiglia alla ragazza: Vuole favorire?. Risponde no con la testa, e riprende a guardare fuori. Adesso nello scompartimento aleggia anche un buon profumo di lambrusco. A chiudere gli occhi sembra davvero di essere all'osteria della Tencia, se non si bada agli scossoni e al rumore del treno. Ripone la sporta. Arriver a Londra grasso e con i muscoli molli. Il corridoio lungo una cinquantina di metri e non ci sono passeggeri in piedi. A percorrerlo cento volte sarebbero cinque chilometri, metro pi, metro meno. Preleva la valigiona, se la mette sulle ginocchia, l'apre, infila la mano e a palpetto trova le scarpe da corsa. Le posa sul pavimento. Rimette a posto la valigia. La ragazza sbuffa, disturbata dai movimenti del compagno di viaggio. Volge lo sguardo verso i due signori, per cercare comprensione. Gliela danno subito: uno scuote la testa, l'altro pronuncia una sola parola, molto sottovoce, ma che ugualmente Dorando capta: Italian. Dorando toglie le scarpe, e anche qui coglie gli sguardi di riprovazione dei due signori. Alla ragazza verr il torcicollo a forza di tenere la faccia rivolta verso il finestrino. La calza del piede destro bucata e l'alluce fuo riesce nudo dall'unghia alla base. Sar un bel problema, da qui a Londra e ritorno, far durare le cinque paia di calze. In giro per il mondo non ci sar sua madre a rammendarle. Infila le scarpe da corsa, toglie la giacca e l'appoggia sulla panca, cos servir anche a tenere occupato il posto, e raggiunge il corridoio dopo aver chiesto permesso ai due signori e alle due contadine che devono scostare le gambe per farlo passare. Comincia a correre avanti e indietro lungo il corridoio della carrozza. Coglie qualche occhiata curiosa dall'interno degli scompartimenti, e un paio di giovani si affacciano a guardare, divertiti. Passando davanti a loro, Dorando spiega: Mi alleno per le Olimpiadi!. I due, svizzeri del Canton Ticino, aspettano il nuovo passaggio per domandargli: Specialit?. Dorando, al passaggio successivo, risponde: maratona. Al nuovo passaggio lo applaudono. CAPITOLO 15. Corri, piccolo italiano, corri!

L'uomo, gigantesco, i baffi a manubrio, lo sguardo cattivo, punta la pistola proprio su Dorando, come se lo avesse scelto tra i cinquantacinque corridori pronti alla partenza davanti al castello di Windsor. Anche se Dorando sa benissimo che la pistola caricata a salve, gli da fastidio il gesto, accompagnato da un sorriso beffardo, di sicuro una provocazione per innervosirlo - come se non fosse gi abbastanza nervoso! - o soltanto per dileggio, come capita spesso all'estero, quasi gli italiani fossero qui apposta per farsi prendere in giro. Gi questo pensiero gli mette voglia di correre, di mostrarsi bravo quanto i biondi slavati che ha attorno. L'unico che non tira al biondo Tom Longboat, un pellerossa con gambe simili a pertiche del salto con l'asta e i piedi che sembrano canoe. Saltella, raggiunge Giuseppe Brocco ed Emilio Lunghi, compagni di stanza e incaricati di assisterlo in bicicletta. Parlano con il signor Minozzi e con un altro responsabile della Sezione Podistica Italiana. Minozzi gli domanda: Tutto bene, Petri?. Pietri. Tutto bene, Pietri? A parte lo starter che mi puntava la pistola con una gran voglia di spararmi un proiettile vero... Lo starter, Lord Desbourough of Taplow, guarda in direzione del castello. Adesso tiene la pistola puntata sul proprio piede destro. Non badarci, dice Minozzi a Dorando. Questi in glesi sono brava gente. A loro interessa soltanto che non vincano gli americani. Dorando torna nel gruppo. Sembra di essere nella piazza di Babele, con tutte queste lingue che ciacolano, o in piazza a Carpi, nel giorno di mercato quando vengono i contadini dagli altri paesi e i dialetti prevalgono sul carpigiano di citt. Tra britannici, americani, canadesi, australiani e neozelandesi, qui prevale la lingua inglese. Dorando, che da due mesi lo studia su un libro trovato alla libreria Vincenzi di Modena, cerca invano di capire qualche parola dentro la sinfonia di miagolii nasali. Per fortuna lo aiuta suo fratello. Ulpiano ora occupato a controllare il circuito, poi lo aspetter al White Stadium, in Shepherd" s Bush. Tutti applaudono e guardano verso il castello. Alla finestra si affaccia una giovane donna. Sulla accollata camicetta bianca spicca una collana di pietre scure, granati o smeraldi. Da questa distanza non si capisce se bella o brutta, di sicuro giovane, perch porta i capelli sciolti. Solleva la mano all'altezza del viso, per rispondere all'applauso o per riparare gli occhi dal sole. Dorando, finalmente, riesce a capire una intera frase in inglese: la principessa Mary. Sparisce subito. Le principesse non devono mostrarsi troppo spesso alla gente comune. Dorando lo sa da quando il nonno paterno gli raccontava le favole. Il vecchio contadino, analfabeta e balbuziente (le sue fole non finivano pi), e che non si era mai mosso da Mandrio, non avrebbe neppure lontanamente immaginato che suo nipote sarebbe stato salutato da una principessa in carne e ossa, figlia del re d'Inghilterra, il pi potente di tutti i sovrani. Salutato da lontano, e con l'obbligo di dividere il saluto con altre trecento persone, tra corridori, giudici, organizzatori e pubblico, ma pur sempre una bella soddisfazione. Anche il castello sembra far parte di una favola del nonno. Mica come quello di Carpi, altrettanto bello, certo!, ma modificato fino a sembrare un palazzo come gli altri, solo pi grande. Colpa dei merli nascosti se il castello di Carpi non appare adatto a ospitare una principessa: questo di Windsor i merli ce li ha bene in evidenza sopra le torri e sopra le mura, come i castelli che disegnano i bambini. A Dorando piacerebbe visitarlo di dentro, ma non sar possibile, considerato che ci abita la figlia del re. Gi che c', in attesa del via che non si decidono a dare, gioca un poco con la fantasia. Immagina che la principessa Meri (nome comune anche nel carpigiano) lo noti mentre corre, e le nasca a prima vista una forte simpatia per il corridore italiano, dai capelli e i baffi neri, bellino, e che lo voglia conoscere di persona. Giunto al cospetto della principessa Meri, in un immenso salone gremito di ufficiali in alta uniforme ed eleganti nobildonne (salone preso di peso dal film Fanfan La Tulip), Dorando la saluta con un inchino, poi alza la testa, i loro sguardi si incontrano, e si capisce che scoppia tra i due un amore a seconda vista, nonostante lui abbia addosso le corte braghe rosse, la maglietta bianca gi bagnata di sudore, il numero 19 appuntato con quattro spille da balia, le scarpette della premiata calzoleria Fratelli Miselli di Carpi, e in testa un fazzoletto da naso con gli angoli annodati sulla misura del cranio. Nella mano sinistra stringe una spugna imbevuta di aceto. La principessa, stanca dei nobili imbalsamati e dei militari impettiti che le ronzano attorno, trova seducente il corridore italiano moro, alto un metro e cinquantanove centimetri... Ti sei incantato a guardare il castello? Dorando sorride a Umberto Blasi, l'altro italiano iscritto alla maratona. Un bravo ragazzo, anche se gli piace prendere in giro, come fanno tutti i toscani: con le sue battute si diverte a esagerare i difetti degli altri, la bassa statura di Dorando o l'andatura dondolante di Emilio Lunghi. Alle volte esagera, come quando fa il verso al ginnasta Alberto Braglia, il pi dotato degli atleti italiani alle Olimpiadi, che balbuziente peggio del nonno di Dorando e ci impiega una vita a pronunciare una frase compiuta. Secondo Umberto, se Braglia dovesse per regolamento pronunciare anche una sola parola durante le specialit della ginnastica, verrebbe di sicuro squalificato! Dorando vorrebbe raccontargli della principessa Meri, ma si ferma in tempo, memore degli sfott dell'altroieri, nel modesto albergo dove alloggia parte degli atleti italiani, quando aveva confidato a Umberto che il suo obiettivo non consiste nel fare una bella figura nella maratona, ma di arrivare primo assoluto, nonostante tutti i giornali puntino sui corridori sudafricani, inglesi e americani, e diano come favorito il pellerossa Tonti Longboat, che corre sotto la bandiera del Canada, e in tutta Londra non ci sia nessuno disposto a scommettere sui due italiani, tranne i pochi connazionali che abitano l, ma solo per onore di bandiera. Cosa aspettano a dare il via? domanda Umberto. Gli passata la voglia di scherzare. Io sono gi stanco e sudato dalla testa ai piedi. Sudati lo sono anche gli altri corridori, colpa del solleone. Dicevano che in Inghilterra piove sempre e l'aria fresca, invece questo sembra un luglio della Bassa emiliana, quando l'afa rende l'aria tanto pesante che per muoverti devi saper nuotare. Allora, andiamo? sollecita Umberto, ad alta voce. Quasi per ubbidirgli, Lord Desbourough grida qualcosa in inglese. Gli adeti si raggruppano sulla strada, in maniera confusa. Questa non una gara di velocit, e i corridori si limitano a voltare le spalle al castello di Windsor. Guardano verso Londra, verso la meta dello stadio di White City, lontano quarantadue chilometri e centonovantacinque metri. Nessuno si gira verso la finestra del castello dove riapparsa la principessa Mary. lei che con un gesto da il via alla corsa. Le risponde lo starter: punta la pistola verso uno stormo di piccioni che si erano alzati in volo pochi istanti prima. Lo sparo li spaventa, lo stormo si apre come un fiore e disperde i petali in ogni direzione. In automobile, in bicicletta o a piedi, dandosi il cambio lungo il percorso, e con l'obbligo di non avvicinarsi mai troppo, gli assistenti seguono i corridori, pronti a soccorrerli in caso di necessit. Nelle squadre che dispongono di pochi mezzi, sono gli atleti di altre specialit ad assumersi l'incarico. Assistenti di Umberto Blasi e di Dorando Pietri sono Emilio Lunghi e Giuseppe Brocco, in bicicletta. Giuseppe un accompagnatore della squadra italiana, Emilio il grande corridore che pochi giorni prima, negli ottocento metri, ha vinto la medaglia d'argento dopo una combattuta gara in cui ha ceduto soltanto a Melvin Sheppard. Sono partiti. gli inglesi Jack, Lord e Price deve essere rimasto impresso il duello tra i velocisti Sheppard e Lunghi perch si portano in testa e mantengono un'andatura elevata. Nessuno se ne preoccupa troppo in quanto Longboat, il favorito, si guarda bene dal forzare il passo. Il gruppo si allunga in fila indiana, un verme spezzato in tanti segmenti. Dorando sente che i muscoli si scaldano e trasmettono fuoco anche all'anima. Sar una giornata buona, la voglia di correre ce l'ha nelle gambe, nei polmoni e nel cuore. Proprio davanti al tavolo di uno dei giudici sparsi lungo l'itinerario supera tre corridori vestiti di bianco, alti e biondi. In testa ci sono gli inglesi Lord e Price. Li seguono Dorando e i sudafricani, inglesi trapiantati in Africa, dotati di gambe da giraffa. Dorando sta bene, nonostante il gran caldo. Gli danno solo fastidio i gas delle auto dei giudici e degli accompa gnatori delle altre squadre. Le gambe gli dicono che pu arrivare sino allo stadio di White City, parola che significa citt bianca, e non si capisce bene il perch: insieme al

signor Minozzi e a Umberto ha percorso in automobile le strade della maratona che conducono allo stadio, nuovo di zecca, costruito apposta per le Olimpiadi, ma gi color grigiofumo, come le case, come l'aria di questa citt dove ci sono tante fabbriche, addirittura centinaia. Se le gambe sono ottimiste, com' giusto, un pochino di meno lo sono i pensieri. Il problema grosso non finire la maratona, ma arrivare primo, secondo o terzo e cos vincere una medaglia d'oro, d'argento o di bronzo, e mostrare a tutti che gli italiani sanno anche correre. stato bravo Emilio Lunghi a lasciarsi indietro i biondi di ogni parte del mondo... Emilio, che sembrava sparito, gli si affianca. Gli inglesi che conducono la gara cominciano a rallentare, lo informa. Tra poco scoppieranno, come scoppier Blasi che ha tentato di stare nella tua scia. Dorando risponde con un cenno della testa. Non deve sprecare fiato. Emilio si allontana, per evitare che un giudice di gara pensi che ha sorretto in qualche maniera il corridore italiano, o che addirittura se lo sia caricato sulla canna della bicicletta per alcuni chilometri. Oggi i giudici sono numerosi e non pu succedere come quattro anni fa alle Olimpiadi di Saint Louis, quando l'americano Fred Lorz, uno dei favoriti della maratona, si fece trasportare in automobile per un terzo del percorso. Ai giudici che gli comunicavano la squalifica Lorz disse, con un sorriso pure lui olimpico: stato uno scherzo. Corri, piccolo italiano, corri! grida una ragazza dall'accento inglese, in prima fila sul bordo della strada. Lo ha riconosciuto come italiano, e gli fa piacere, anche se poteva risparmiargli quel piccolo... Un giovane, garzone di una panetteria o di una pasticceria, con in mano una cesta appoggiata al grembiule nero, infarinato, gli grida qualcosa, in inglese. Non un complimento perch la gente attorno ride. Hefferon, il campione sudafricano, attacca: supera Dorando, supera i connazionali, sparisce, ricompare laggi, dove la strada si allarga e arrancano Lord e Price, esausti. I due inglesi tentano di resistere, ma il loro passo si fa sempre pi pesante. Sembra che Hefferon risucchi le loro ultime energie mentre li supera. Dorando gi immagina Hefferon sul podio, mentre il re d'Inghilterra gli appunta la medaglia d'oro al petto. Ma che fine ha fatto Longboat? Il pellerossa, evocato dai pensieri di Dorando, arriva preceduto da staffette in bicicletta e seguito dalla macchina della sua squadra. Longboat supera con facilit Dorando nel punto che segna il ventesimo chilometro. Sembra che corra in discesa. Di questo passo presto raggiunger Hefferon. Adesso mi accontento della medaglia di bronzo... sussurra Dorando a Brocco. Sempre che i ciclisti al seguito dell'indiano canadese non mi spezzino le gambe... Brocco non gli lascia finire la frase. Pedalando come per una volata finale, raggiunge i due ciclisti che scortano Longboat e li apostrofa a gran voce in un inglese tutto suo: Se vi avvicinate ancora all'italiano vi sbatto gi dalla bicicletta!. Pi dell'inglese funziona l'occhiataccia. Adesso i ciclisti stanno alla larga da Dorando. Uno torna indietro, poi riappare con in mano una bottiglia. Vista da questa parte della strada si direbbe vino bianco, o champagne. Possibile che Longboat abbia deciso di brindare durante la corsa e non dopo per festeggiare la vittoria? Speriamo che si sbronzi! grida Brocco, contento. Dorando guarda incredulo Longboat una cinquantina di passi davanti a lui. Beve a garganella dalla bottiglia di champagne, sordo alle grida degli allenatori: Go on, go on!. Il pellerossa si ferma, rutta, e si distende su un praticello a lato della strada. Quando Dorando lo supera ha gli occhi chiusi e sembra addormentato. Sei secondo, gli dice Brocco. Ma non cercare di raggiungere Hefferon... Bada a difenderti da chi sta alle tue spalle. Va a vedere chi sono. Gli risponde subito Lunghi, appena arrivato dalle retrovie: Il pi vicino l'americano John Hayes, staccato di due miglia. CAPITOLO 16. Fumo nero I sobborghi di Londra non somigliano neanche un poco ai dintorni di Carpi. Dorando, in mezz'ora di corsa, non ha visto campagna oltre le spalle della gente assiepata ai lati della strada, tutta selciata e senza giaroni o polvere, l'ideale per correre. Le case e le fabbriche, tutte di un grigio copiato dal cielo, con qualche dose di nero in pi, sono tenute bene, le abitazioni con tendine e vasi di fiori a ogni finestra, le fabbriche con grandi finestroni e decorate da greche e festoni di cemento: ricordano la manifattura Loria, che a Carpi si trova in centro, a due passi dalla Sagra, dal Duomo e dal castello. Ma le fabbriche di Londra sbuffano di continuo fumo nero dalle ciminiere, e l'aria sa di polvere di carbone. Gli intervalli tra casa e fabbrica sono tanto brevi che Dorando non ancora riuscito a capire cosa si coltiva in Inghilterra. Forse non si coltiva niente, per colpa del clima, e alle spalle degli spettatori, delle case e delle fabbriche esistono soltanto enormi buche dalle quali si estrae il carbone buono per far funzionare le macchine. Forse vanno a carbone anche le gambe del sudafricano Hefferon che lo precede. Gambe senza peli, falcate regolari e robuste come gli stantuffi di una locomotiva, ciuf ciuf, la testa bene eretta, i capelli chiari al vento. Si vede che abituato e non rischia l'insolazione. Dorando, che ricorda bene le parole di sua madre, Il sole fa brutti scherzi, riparati sempre la testa, anche oggi ha provveduto con un fazzoletto. Gli inglesi del pubblico lo trovano ridicolo, ma che ridano pure, meglio gli sberleffi di un colpo di sole. E se dovesse entrare per primo nello stadio di White City, far presto a toglierselo, metterlo in tasca ( un costoso fazzoletto di cotone, regalo di Teresa, che glielo ha dato in cambio di una lira perch porta lacrime regalare fazzoletti) e presentarsi davanti alla regina a testa nuda. Allora le far un bell'inchino e ricever dalle sue mani la medaglia d'oro. O d'argento. O di bronzo. Far sparire anche la spugna che tiene nella mano sinistra, ancora umida di aceto balsamico: il magico concentrato di odori e di sapori della sua terra, capace di dare forza alle gambe, alla volont, alla fantasia. Brocco e Lunghi si affiancano di nuovo a Dorando. Emilio racconta: La strada da Windsor a qui sembra un cimitero. Corridori seduti per terra, altri che piangono tra le braccia degli allenatori... Gli inglesi che erano partiti a tutta velocit sono finiti addirittura all'ospedale. Troppo caldo. Anche Umberto Blasi ha mollato... Ti manda a dire di tenere duro, per l'Italia. Dorando risponde di s con la testa, anche se dubita di riuscire a raggiungere Hefferon. Ha tre miglia di vantaggio, continua Brocco. Il signor Minozzi suggerisce di aumentare l'andatura... Se ce la fai. Io vado a controllare se il distacco diminuito. Dorando accelera. Ce la fa, anche se le gambe pesano sempre di pi. E gli fa male la gola, colpa della fuliggine diluita nell'aria: le ciminiere fumano, indifferenti alla gente che abita da queste parti e agli atleti della maratona. Altri gas arrivano da un'automobile scoperta che occupa il centro della strada. Brocco, protettore della corsa di Dorando, si avvicina e apostrofa l'autista: State avvelenando il mio corridore!. L'autista, che fa parte della squadra americana, ride, senza neppure rispondergli. Brocco resta di fianco all'auto scoperta, seguita a pedalare, ma regge il manubrio soltanto con la mano sinistra. Alza la destra, la stringe a pugno, l'abbassa sul viso dell'autista. L'automobile fa un lieve zigzag, si raddrizza, si allontana. Soddisfatto, Brocco raggiunge Emilio che, di ritorno dalla perlustrazione, grida a Dorando: Mancano cinque chilometri e mezzo allo stadio, ed Hefferon soltanto a cinquecento metri. Tra poco lo vedrai!.

Qualcuno del pubblico riconosce Emilio Lunghi, medaglia d'argento degli ottocento, e lo applaude. Una bella soddisfazione per lui e per l'Italia intera, ma niente al confronto della gloria che deriva da una vittoria nella maratona. Ieri sera il signor Minozzi lo ha spiegato bene a Dorando e a Umberto: Alle Olimpiadi della Grecia antica la maratona costituiva la gara pi importante perch ricordava la mitica impresa di Fidippide. Il vincitore diventava un eroe, un semidio. Nelle Olimpiadi moderne, nonostante Pierre de Coubertin abbia insistito nel suo discorso che i nazionalismi vanno banditi e che lo sport serve a unire le genti, tutti i partecipanti vogliono vincere per orgoglio personale e per la gloria del loro Paese. Avete notato la grande rivalit che esiste tra inglesi e americani? Ci starebbero perfino a esibirsi in giochi gladiatori, e scannarsi nell'arena, come si faceva nella Roma dei Cesari. Aveva aggiunto, rivolto a Pietri e a Blasi: Potreste approfittarne voi per battere entrambi. Sportivamente. Se alle Olimpiadi partecipassero soltanto podisti toscani sarei sicuro di vincere, aveva osservato Umberto Blasi, sempre pronto alle battute di spirito. Ma con tutti quegli atleti allenati da professionisti, sar tanto se arrivo nei primi cinquantacinque. Questi atteggiamenti non mi piacciono. Dovete sempre puntare all'oro, gli aveva detto Minozzi. All'oro matto. Minozzi aveva finto di non udire le ultime parole di Blasi e si era rivolto a Pietri: E tu come intendi piazzarti?. Tra i primi cinque. Se gli altri faranno dietrofront, aveva detto Umberto. Mi sento in gran forma, aveva ribadito Dorando, senza badare al compagno. Era vero. Sperava solo che gli avversari non la pensassero come lui, o rischiava di battere soltanto Blasi. Bravo. E non lasciatevi impressionare dalla statura e dalla possanza atletica degli altri. Si vince anche con questa... Minozzi si era toccato la testa. E con questo. Si era toccato il petto, all'altezza del cuore. CAPITOLO 17. Le inglesi fanno la sfoglia? Che lo abbiano lasciato superare tutti i corridori meno uno per fargli una cortesia? Stupisce il numero degli atleti che ha staccato, inglesi e americani, un tedesco, il francese che ieri sera lo sfotteva per la bassa statura... Anche Umberto Blasi si ritirato. Emilio, in bicicletta, fa la spola tra Hefferon e Dorando. Porta notizie dell'avversario. Il sudafricano ha leggermente rallentato... Allo stadio di White City ti aspettano molti immigrati italiani con la bandiera e uno striscione con scritto in grande VIVA DORANDO... Devi darci dentro... Capito? Dorando avvicina la spugna al naso e aspira l'aroma dell'aceto balsamico. Le gambe e i polmoni rispondono bene. Anche il cuore, seppure a modo suo, come al solito: corre con improvvise accelerate, poi procede con regolarit per alcuni chilometri, e altrettanto a sorpresa rallenta. Quella che funziona meno bene la testa. Colpa del caldo o della polvere di Londra. Sa bene quello che fa, e dove si trova, ma ogni tanto i pensieri si allontanano, e insieme ai pensieri sembra allontanarsi anche il corpo. Tornano nel passato, a quand'era un bambino e andava a pescare rane lungo i fossi delle campagne di Mandrio, e quando ragazzo, d'estate, con gli amici partiva da Carpi per raggiungere il fiume. Andavano a spiare le donne intente a lavare i panni o a fare il bagno con addosso soltanto il vestito di tela di canapa che l'acqua incollava alla pelle. E i pomeriggi di festa a ballare, come quella volta con Teresa quando raggiunse la balera di Gustavino di corsa, davanti ad Arturo Marchi sul calesse tirato da un buon trottatore. Ancora oggi non sa se Marchi e il cavallo lo lasciarono vincere solo per simpatia e per invogliarlo a darsi alla corsa a piedi. Di sicuro il corridore sudafricano oggi non lo lascer vincere per simpatia. Dovr combattere passo dopo passo, metro dopo metro. Adesso, approfittando dell'assenza di giudici di gara, un ragazzo dai capelli rossi si affianca a Dorando e corre con lui, al centro della strada. Deve trattarsi di un irlandese, quasi tutti gli irlandesi hanno i capelli rossi. Per il resto somigliano agli inglesi, ma odiano gli inglesi a cominciare dal re che ha la pretesa di essere anche il loro re. Sono cattolici, rossi di pelo, grandi bevitori e buoni atleti. Le ragazze sono belle: ne ha conosciuta una in un pub, alcune sere fa, quando uscito in compagnia di Emilio e di Umberto, con il permesso del responsabile della squadra di atletica. Gli olimpionici delle altre nazioni vivono invece come dei monaci, chiusi a chiave perch non escano di notte a cercare donne o, per quel che riguarda irlandesi, inglesi e svedesi, a cercare un posto dove ubriacarsi. Gli italiani escono solo per cercare donne, e si accontentano. Il rosso tiene duro, affiancato a Dorando, il passo regolare. A giudicare dall'espressione non vuole mollare. Ogni tanto scrolla la testa per togliere dai capelli il sudore, come fanno i cani per asciugarsi, e le goccioline raggiungono Dorando. A Dorando viene in mente il giorno in cui, garzone di pasticceria, corse al fianco di Pagliani. Ma il circuito di Carpi era molto pi corto della maratona. Viva l'Irlanda libera! grida qualcuno tra il pubblico. Questa gi Londra. File di casette tutte uguali a destra e a sinistra della strada, con davanti a ciascuna un fazzoletto di giardino pieno di fiori, come non se ne vedono in Italia. A Dorando piacerebbe guardare dentro a un villino o a un appartamento dei palazzi del centro. Gli hanno mostrato la Torre del Big Ben, il monumento a Nelson, il palazzo dove abitano il re e la regina. Insieme ai compagni d'avventura entrato nei caff, che qui chiamano pub, nelle botteghe, in un cinematografo. Ma non sa come vive la gente. Hanno il camino con l'angolo degli stecchi? Le donne fanno la sfoglia? Per il bucato usano il mastello di legno? Ammazzano il maiale e tengono in cantina le pertiche con i salami? Il ragazzo irlandese ruggisce. L'urlo, a bocca spalancata, gli trasmette la forza di allungare il passo e superare Dorando. Fa dieci passi, poi inciampa nelle proprie gambe, allunga le braccia al cielo e cade con la faccia in avanti sul selciato. Deve essersi fatto male. Resta immobile, a pancia in gi. Lo soccorrono due degli infermieri incaricati dell'assistenza ai corridori. Dorando passa oltre. Comunque non avrebbe potuto ordinare alle gambe di fermarsi: rifiuterebbero, funzionano come una macchina indipendente dalla volont del guidatore. Spera che continuino cos. Bravo Dorando! grida uno spettatore. Questo nero. Dorando lo riconosce. l'americano John Taylor, uno dei vincitori della medaglia d'argento nella staffetta quattro per quattrocento. Quando salito sul podio per riceve la medaglia insieme ai compagni, si sono sentiti alcuni fischi venire dal pubblico. In molti sostengono che la gente di colore non dovrebbe gareggiare con i bianchi, anche se va forte, specialmente nelle corse a piedi e nel pugilato. Anche i cani levrieri corrono pi veloci degli uomini, e un gorilla potrebbe mettere fuori combattimento un lottatore. Dorando non la pensa cos. I Giochi Olimpici dovrebbero servire proprio a far capire al mondo che gli uomini sono tutti uguali, e che possono diventare migliori soltanto nello sport, e non per i soldi o per la gloria della nazione dove sono nati. Lo ha ripetuto il patron delle Olimpiadi moderne in un bel discorso il giorno dell'inaugurazione dei Giochi. Il barone Pierre de Coubertin ha ricevuto molti applausi, da parte degli atleti, dei loro accompagnatori e del pubblico. Ma neppure un'ora pi tardi, la squadra americana che sfilava davanti alla tribuna dei reali inglesi ha mantenuto le bandiere a stelle e strisce ben sollevate invece di abbassarle in segno di saluto. E i finlandesi hanno rifiutato di sfilare subito dietro le bandiere dell'impero russo, di cui fanno parte. Vincere la maratona, la pi importante e famosa delle competizioni, sarebbe una bella soddisfazione, e non per fare un piacere al re

d'Italia o al signor Giolitti, ma per tappare la bocca a tutti quelli, e sono tanti, che definiscono gli italiani morti di fame. Torna Emilio. Rischia di essere travolto da un giudice di gara in motocicletta. Lo manda al diavolo e si avvicina a Dorando. Come stai? gli domanda. Vado a prendere il sudafricano. Prima incontra un gelataio con il suo carretto. Gli viene voglia di fermarsi a mangiare un enorme cono di crema e cioccolato, i gusti preferiti da lui e da Teresa. Supera il carretto dei gelati e si tiene la voglia. Emilio sparisce di nuovo. Fa tanti chilometri che dopo Londra diventer un campione anche della bicicletta. Dorando accelera. Gli appare un fantasma bianco pochi metri oltre la curva. Gli si affianca. Qualcuno dalla folla grida: Go, Hefferon, don" t let him pass you!. Dorando lo supera e si gira a guardare Hefferon che rallenta ancora. Dorando potrebbe limitarsi a tenere alle spalle Hefferon e Hayes. Invece aumenta l'andatura, non vuole correre rischi ora che primo. Porta alla bocca la spugna ormai asciutta, la butta via. Gli sembra di avere buttato via anche le ultime energie. Non avrebbe dovuto accelerare dopo il sorpasso. Le gambe sono molli e tremano, il petto gli duole, respira a bocca aperta. La benzina sta per finire, ma non pu fermarsi proprio adesso, in vista dello stadio. Barcolla, si guarda attorno. Gli occhi appannati trovano un mondo diverso. Come essere ubriaco. Come essere ubriaco dentro la nebbia, una delle profumate nebbie di casa sua. Capisce che se resta fermo non riuscir poi a rimettere in moto. Benzina e motore. Ma lui non un'automobile, ha un cervello che funziona ancora, e anche un cuore, seppure disperato. Ricomincia a correre. In fondo la cosa pi facile del mondo, basta mettere una gamba davanti all'altra. Barcolla, avanza a zigzag. Hefferon e Hayes ancora non si vedono. Gli arrivano le parole confuse del giudice di gara che gli accanto, ma che non vede. L'ombra di un portico gli fa capire di aver raggiunto l'ingresso dello stadio. Le gambe si piegano, come se dovessero sostenere una tonnellata. Di nuovo al sole, sulla pista dello stadio, accolto dal grido di saluto di settantacinquemila bocche. Gira a destra, d'istinto. Un giudice lo sfiora con la mano e gli dice: A sinistra! Torna indietro!. Le parole gli arrivano dentro il sogno, le capisce come se fossero nel dialetto di Carpi. Fa dietrofront e cade in ginocchio. Coraggio! Devi soltanto percorrere duecento metri... In due lo aiutano a rialzarsi. Un mezzo giro ti separa dalla vittoria! Le gambe non ne vogliono sapere, e neppure i polmoni che rifiutano l'aria del White City Stadium. Vorrebbero aria fresca e pulita, e il silenzio della montagna. Il pensiero si aggrappa a una passeggiata con Teresa sull'argine del Secchia, che non una vera montagna, ma sa di buona terra e di erba. Barcolla, percorre una dozzina di metri. Cade. Si rialza da solo. Altri cento metri, tutti in un colpo, con le gambe piegate e gli occhi traforati da spilli. Cade. Rialzati!... I tuoi avversari non sono neppure in vista dello stadio... gli dice una voce. Supino, gli occhi al cielo. Passa una nuvola, che si ferma a guardare. Un faccione si china su di lui. Lo bacia. Che sia il bacio al vincitore? La bocca maschile gli soffia aria dentro i polmoni, l'aria inglese di un inglese. Sono un medico. Questa davvero brava gente, gli vogliono bene. Lo aiutano a rialzarsi, gli indicano il traguardo. Gli danno perfino una spinta per rimetterlo in moto. Leggera, o rischia di cadere un'altra volta. Venti metri e finisce in ginocchio, procede carponi, lo rialzano, Il filo di lana a pochi passi! grida qualcuno. Una mano robusta lo sorregge. Guarda l'uomo. Ha in testa una paglietta e in mano un megafono. Lasciami, gli dice Dorando. O forse lo pensa soltanto. Con il petto spezza il filo teso sul traguardo. Ancora un passo. Primo nella maratona!, grida Dorando, senza voce. CAPITOLO 18. Conan Doyle e gli altri Dove sono i signori del Comitato Italiano? Ti credevo addormentato... dice Minozzi. Il medico appena uscito. Ti ha trovato in discrete condizioni, a parte il cuore affaticato. Perch nessuno del Comitato venuto a congratularsi con me? Sono qui io. Intendo i pezzi grossi. Credo siano a letto, stanchi dall'avere partecipato a banchetti e ricevimenti... in tuo onore. Tante feste, invece di pensare a proteggerti, come fanno gli americani con i loro atleti. Proteggermi da cosa? Non hai detto che il medico mi ha trovato in buona salute? Con qualche capriccio del cuore... ma il cuore i capricci li faceva anche prima. Minozzi va alla finestra. Non ha il coraggio di guardare in faccia Dorando mentre gli dice: Il giudice, signor Jack Andrew, ha accolto il reclamo degli americani... Sei stato squalificato per l'aiuto ricevuto dagli uomini che ti hanno sorretto negli ultimi trecento metri della corsa. Squalificato... Ma non giusto! Quegli aiuti non li ho chiesti io. Ce l'avrei fatta anche da solo. Minozzi non ha il coraggio di dirgli che Andrew sostiene anche, con la testimonianza di alcuni corridori, che Dorando era drogato, che puzzava di stricnina. Davvero puzzava, lo aveva constatato anche Minozzi, ma era odore di aceto balsamico misto a sudore. I giornali di Londra ti considerano il vincitore morale della maratona. Posa sul letto un pacco di carta. Giornali, messaggi, telegrammi da ogni parte del mondo. A Carpi lo sanno? Della tua vittoria s... anche se il primo telegramma recava il nome Bonardo al posto di Dorando. Ancora non sanno della squalifica. Preferisce tacergli che uno dei primi dispacci dell'Agenzia Stefani lo aveva dato addirittura per morto subito dopo avere tagliato il traguardo, proprio come era successo all'eroe greco di maratona. Mi hanno portato in barella negli spogliatoi... Due signori mi hanno fatto firmare un contratto... Io non avevo neppure la forza di leggerlo. Dovr correre in Inghilterra? Il contratto tra le altre carte... Minozzi esita. Ma non si tratta di un contratto per gare podistiche. Siccome tutto il pubblico inglese con te, e ti considera il vincitore della maratona, quei signori ne hanno approfittato per impegnarti a comparire, dietro compenso, su... su... Sulle piste? Sui palcoscenici del Tivoli e dell'Oxford. Ma io non sono mica un attore del variet... e tanto meno un fenomeno. Purtroppo hai firmato. Gente ignobile! Va bene... Mi mostrer in pubblico, sul palcoscenico... e il compenso andr all'ospedale italiano di Londra.

Bussano. Ecco i miei illustri colleghi del Comitato, finalmente riposati dopo i bagordi della notte. Minozzi va verso la porta. Adesso mi sentiranno. Sulla soglia c' soltanto un fattorino dell'hotel. Allunga a Minozzi una busta e un giornale, e resta in attesa della mancia. Minozzi si fruga in tasca, trova una moneta e la da al giovane. Grazie, dice il fattorino in italiano. E porga i miei complimenti al signor Dorando... Nessun atleta delle Olimpiadi stato grande quanto lui! Minozzi torna presso il letto. Hai sentito? Preferirei non essere considerato il pi grande e appuntarmi al petto la medaglia d'oro che mi spetta. Se conosco bene il mondo, la tua quasi vittoria rester nella memoria della gente molto pi di una medaglia d'oro o d'argento. Alberto Braglia ha vinto l'oro, eppure i giornali non gli dedicano un decimo dello spazio che riservano a te. Abbassa gli occhi sulla busta, ne legge l'intestazione. Santo cielo! Cosa succede ancora? Sai chi ti scrive? Se me lo dici facciamo prima. Sua Altezza la regina d'Inghilterra! Leggi. Entra Ulpiano, senza bussare. Buongiorno fratellino, lo saluta Dorando. Buongiorno mister Pietri, lo saluta Minozzi. Ulpiano si guarda attorno e fa una smorfia: Potevano anche sistemarvi in un albergo con il bagno in camera!. Siamo una squadra povera, gli ricorda Minozzi. Ulpiano indica i due letti vuoti: Che fine hanno fatto Lunghi e Brocco?. Brocco ripartito ieri per l'Italia. Non parteciper alla cerimonia di premiazione... Sua moglie non sta bene. Minozzi apre la lettera della regina. Buone notizie... anche se non scritte di suo pugno dalla regina Alessandra. Sua Maest intende premiarti con una coppa speciale... Gli porge la lettera. E senti quello che scrive Arthur Conan Doyle sul giornale... "Nessun romano antico seppe cingere la corona della vit toria sulla sua fronte meglio di quanto non abbia fatto Dorando"... Io il signor Conan Doyle l'ho gi sentito nominare... dice Dorando. Non quello che scrive romanzi con dentro l'investigatore privato Sherlock Holmes? Interviene Ulpiano: Il giudice di gara che ti ha sorretto sul traguardo negli ultimi metri della maratona era proprio lui: Sir Arthur Conan Doyle... almeno cos dicono. Dorando sorride: Dal mio barbiere, a Carpi, trovo sempre i fascicoli con le avventure di quel poliziotto astuto e coraggioso... Mi fa piacere di essere stato aiutato dal padre di Sherlock Holmes, anche se ha contribuito alla mia squalifica.... La squalifica l'ha voluta il giudice Andrew, su richiesta degli americani. E dire che Hayes mi sembrava una cos brava persona! Lui non ha voce in capitolo in queste cose... dice Ulpiano. Guarda Minozzi. Gli atleti americani e inglesi sono protetti dai responsabili delle loro squadre e da manager professionisti... Gli italiani non hanno neppure fatto ricorso quando si saputo della squalifica! Guarda il fratello: D'ora in avanti nessuno ti metter i piedi sulla testa perch avrai un manager che conosce l'inglese, sa muoversi tra regolamenti e leggi, e far i tuoi interessi, a cominciare da quelli economici. A proposito: la notizia che la regina vuole consegnarti una coppa speciale gi circola per tutta Londra. Si conosce perfino cosa recher inciso: "To Pietri Dorando. In Remembrance of the Marathon Race from Windsor to the Stadium... 24 luglio 1908... firmato regina Alessandra"... Un tizio, un italoamericano, mi ha fermato nella hall dell'albergo, convinto che io fossi te, data la somiglianza. Mi ha offerto dodicimilacinquecento franchi per la coppa. Siccome soltanto d'argento dorato, credo sia il segno che la maratona olimpica ci frutter comunque delle soddisfazioni di carattere economico. Secondo me faremmo bene a.... Dorando lo interrompe. Si mette seduto sul letto: Non la venderei per tutto l'oro del mondo. La coppa della regina il ricordo del pi bel giorno della mia vita. Ulpiano sorride, contento: A proposito di oro... Si sussurra che la coppa sar piena di sterline... E a Carpi raccolgono fondi per festeggiarti nel migliore dei modi. S, credo proprio che insieme alla gloria arriveranno anche i quattrini. CAPITOLO 19. La regina Alessandra Dorando, lavato, profumato, sbarbato e pettinato, con un vestito grigio scuro quasi nuovo prestatogli dal fratello Ulpiano, camicia bianca e cravattina, se ne sta sull'attenti in cima alla scalinata di legno, mezzo metro pi in basso della balaustra che lo separa dal palco d'onore dove si trovano le autorit, sedute dietro la regina. Gli uomini tutti vestiti di scuro, le donne tutte vestite di chiaro e con cappellini ornati di fiori di pizzo, anche la regina (e non con la corona in testa, come aveva creduto Dorando). C' anche la principessa del Galles, che dal castello di Windsor aveva dato il via alla maratona e che per qualche emozionante minuto aveva fatto sognare a Dorando un loro incontro. Mary siede subito dietro la regina Alessandra, e vista da vicino risulta piuttosto bruttina, somiglia un poco all'Adelina Soffritti, la lattaia di Carpi, e di sicuro non ricorda la principessa delle favole. Il pensiero fa sorridere Dorando. Lord Desbourough, che ha accompagnato Dorando sulla scaletta ed rimasto al suo fianco, gli dice, sottovoce, mentre le autorit si alzano e la regina si avvicina con in mano la coppa: Bravo, smile!. La regina gli restituisce il sorriso, gli porge la coppa e ripete la frase incisa sull'argento dorato, suggerita da Sir Arthur Conan Doyle, lo scrittore che ha avuto l'idea di questo omaggio al corridore italiano: To Dorando Pietri, in Remembrance of the Marathon Race from Windsor to the Stadium... Dorando afferra la coppa. Bella, lucida, con il coper chio. Contiene qualcosa, a giudicare dal peso. Adesso deve recitare in inglese la frase di ringraziamento che gli hanno preparato quelli del Comitato Italiano. Si blocca. Non ricorda pi una parola. Peggio del blocco dei pensieri e delle energie di quando ha corso gli ultimi metri della maratona, proprio qui sotto la tribuna reale. Deve essere un luogo stregato per lui. La regina Alessandra aspetta, Lord Desbourough gli sfiora il fianco con la mano. Dorando non pu aspettare che gli ritorni in mente la frase in inglese, allora dice, in italiano: Sono molto contento della coppa. Grazie, signora regina Alessandra. Intorno capiscono soltanto la parola Alessandra, e forse la parola grazie, e tutti battono le mani. Dorando scende dalla scaletta e raggiunge la squadra italiana che ora dovr percorrere l'intero circuito dello stadio, sulla pista pi esterna, quella delle biciclette, vicina al pubblico. Nella squadra italiana che sfila fanno parte soltanto gli atleti vincitori di medaglie, pi Dorando. In testa avanzano Alberto Braglia, medaglia d'oro nella ginnastica individuale, ed Enrico Porro, medaglia d'oro nella lotta grecoromana.

Poi Dorando Pietri, che la medaglia d'oro l'avrebbe meritata. Lo seguono le medaglie d'argento Emilio Lunghi, secondo negli ottocento metri, e Marcello Bertinetti, Sante Ceccherini, Abelardo Oliver, Alessandro PirzioBiroli e Riccardo Nowak, secondi nella sciabola a squadre. Dalla folla arriva soprattutto la parola Dorando, seguita da Bravo che tutti gli inglesi conoscono. Un poco gli dispiace per gli altri, vincitori di meritate medaglie. All'altezza della tribuna coperta, una donna in prima fila lancia qualcosa sulla pista e grida: Per Dorando... Conservalo in mio ricordo!. Dorando raccoglie l'involto, un fazzoletto da donna, ricamato. Contiene un braccialetto d'oro. proprio un vizio fermarti su questa pista... scherza Emilio, alle sue spalle. Muoviti, che arriva la squadra americana con il tuo amico Hayes! Dorando riprende a sfilare insieme alla squadra. Terr per ricordo il braccialetto. O lo regaler a Teresa. Peccato non poter ringraziare la sconosciuta. L'ha vista solo nell'attimo che ha gridato. Una signora bella e giovane. Usciti dallo stadio, le squadre si sciolgono. Ulpiano viene incontro a Dorando, gli prende dalle mani la coppa della regina e ne solleva il coperchio. Contiene una bandiera inglese ben ripiegata. Neppure una sterlina. CAPITOLO 20. Il signor Cougnet, della Gazzetta dello Sport Il signor Cougnet ci aspetta al caff Fanti. venuto a Carpi apposta per conoscerti, annuncia Ulpiano. Un francese? domanda Dorando. Un francese di Reggio Emilia. Adesso sta di casa a Milano, anche se ogni estate viene in vacanza nella sua villa del Zoppello. Tutta la famiglia Pietri radunata in cucina. Padre, madre e figli. Dopo che Dorando tornato da Londra, e dopo i festeggiamenti in piazza e a Correggio, se lo vogliono godere il pi possibile, e lui, considerato che divide la stanza da letto con Antonio e Armando, riesce a stare in pace soltanto quando va al cesso, in cortile. Guardano con adorazione questo ragazzo che diventato famoso in tutto il mondo, quasi gli danno del voi. Non Ulpiano, che continua a trattarlo alla pari: Armando Cougnet l'amministratore della "Gazzetta dello Sport", che dirige insieme a Morgagni e Costamagna... Muoviti, siamo gi in ritardo!. Guarda da vicino la faccia di Dorando. Potevi anche farti la barba. Armando Cougnet si alza, viene incontro a Dorando e lo abbraccia. Bravo! gli dice soltanto. Poi precede i due fratelli verso il tavolino pi appartato. Anche se non dimostra pi di trent'anni, e nonostante l'amichevole accoglienza, intimidisce Dorando. Alto, vestito di nero, sicuro nei gesti. Indica a Dorando la sedia pi vicina alla sua. Cosa bevete? Ulpiano un bianco, Dorando un caff. Questi giorni sono importanti per me. Insieme a Tullio Morgagni sto organizzando il primo Giro d'Italia in bicicletta, ho conosciuto il pi grande corridore podista del mondo, e ho cambiato il colore del mio giornale. Una copia della Gazzetta dello Sport giace sul tavolino. Cougnet la sfila da sotto la zuccheriera e la porge a Dorando. Vi piace? Rosa! Dorando la sfoglia. Perplesso, domanda: Non lo scambieranno per un giornale da femmine?. Gli risponde Ulpiano: Si distinguer da quelli che parlano di politica. Voglio che il mio giornale si interessi di sport dalla prima riga all'ultima, spiega Cougnet. E non soltanto nel raccontarlo. La "Gazzetta" organizzer grandi eventi, come appunto il Giro d'Italia, incoragger i giovani a dedicarsi alle pratiche sportive, solleciter i nostri governanti a riservare risorse allo sport... Sorride a Dorando: Vostro fratello vi ha parlato del viaggio negli Stati Uniti?. Non ancora, dice Ulpiano. Preferivo foste voi a dargli la bella notizia. A New York incontrerete Hayes, l'uomo che ha vinto la medaglia d'oro a Londra. Sulla lunghezza della maratona dimostrerete al mondo chi il pi forte. Io sono sicuro che batterete l'americano. Non aspetto altro, dice Dorando. Beve il suo caff. Asciuga labbra e baffi con il tovagliolo. Indica il giornale rosa e domanda: Avete gi deciso quando partir il Giro d'Italia?. L'anno prossimo, a maggio. Ci saranno premi in denaro? Com' giusto. Premi per un totale di trentamila lire. Peccato non poter correre anche in bicicletta, conclude Dorando. Armando Cougnet ride, convinto che quella di Dorando sia soltanto una battuta. CAPITOLO 21. Sulla Kronprinzessin Cecilie La nave ha appena lasciato il porto di Liverpool e gi Dorando prova nostalgia per l'Europa. Un magone che lo inchioda sul ponte, a poppa del vapore Kronprinzessin Cecilie, con gli occhi puntati sulla terraferma, quasi a imprimersela bene nella memoria. Non senti che puzza? Vieni dentro, l'ora di pranzo. Le parole di Ulpiano non lo smuovono. Si limita a domandare: Quale puzza?. Quella che scende dai fumaioli. Io tornerei indietro. Cosa ci andiamo a fare in America? Nella Merica, come la chiamano a Carpi i poveracci che la sognano. Gente come quella. Dorando indica il ponte pi in basso, affollato di uomini, donne e bambini che preferiscono stare all'aperto, senza badare alla puzza che scende dai fumaioli, sempre meglio dei locali che ospitano centinaia di passeggeri, ammucchiati come bestie. Per la prima volta in vita sua, Dorando si sente un signore, un privilegiato. Lui in America ci va con un bagaglio leggero, e non con quei valigioni enormi, legati con lo spago, che contengono tutti gli averi degli emigranti. Lui torner indietro, tra qualche mese, dopo avere guadagnato un bel po'"di soldi con il lavoro che sa fare meglio, la corsa, che poi non neanche un lavoro, una passione, un divertimento. Quella gente, pi che altro irlandesi, invece rester in America, per lavorare in fabbrica o in miniera, o per aprire un negozietto nelle grandi citt, e passeranno molti anni prima che possano rivedere il luogo dove sono nati, ammesso che riescano a mettere da parte abbastanza soldi per pagarsi il viaggio. Le autorit americane li incoraggiano, e offrono passaggi gratuiti o quasi. Servono le loro braccia nel paese troppo grande e troppo nuovo.

E se rimanessimo in America anche noi? dice Ulpiano. Rassegnato alla puzza del fumo di carbone, siede sulla panca, accanto a Dorando. Gli atleti americani, anche se nati da qualche altra parte del mondo, sono pagati a peso d'oro. E anche i loro manager guadagnano fior di dollari. A Ulpiano piace la parola manager. L'ha stampata sul biglietto da visita: Ulpiano Pietri manager e fratello del campione Dorando Pietri, vincitore morale della Maratona alle Olimpiadi di Londra pi l'indirizzo di Carpi e il numero di telefono della Societ Ginnastica La Patria. Si vive meglio in Italia. Come fai a dirlo se l'America non l'hai ancora provata? Me lo sento. E poi ho letto molte cose sull'America. Nella valigia hai soltanto Sulle frontiere del Far West di Salgari... Ulpiano indica il ponte gremito di emigranti. Se si sta meglio in Europa, perch tanta gente sceglie l'America? Per non morire di fame. Appunto. Laggi tutti possono diventare ricchi, non come da noi che se uno nasce povero di sicuro muore poverissimo. Guarda invece Emilio Lunghi. Vuole davvero convincerlo a fermarsi in America. Questa scelta l'ha fatta il vincitore della medaglia d'argento negli ottocento metri, partito da Londra portandosi appresso tutti i suoi beni, inclusa la fidanzata. Lunghi sostiene che l'I talia e l'Europa intera gli vanno strette, e che la Merica lui la chiama cos per scherzo, ha la licenza della scuola di avviamento e sa benissimo come si scrive e si legge - il paese di domani. Gli piacerebbe stabilirsi nel Far West, comprare una fattoria e allevare cavalli. Emilio diventato matto, osserva Dorando, divertito. Proprio lui che cambia morosa ogni anno, e ama frequentare i teatri di cabaret e le sale da ballo, non si adatter certo a vivere nella prateria, in compagnia di molte bestie e di una sola donna! Non ci creder neanche se lo vedo. Che si fermi o no a vivere nella prateria, Emilio ha comunque il senso dell'America. Cosa significa? Conosce il valore della pubblicit, il potere dei giornali, il peso della fotografia. Lo sai che stato il primo atleta al mondo a farsi fotografare completamente nudo? Grazie anche alla sua prestanza fisica... Il suo ritratto con niente addosso circola in tutti i giornali. Davvero stupito, Dorando si informa: Nudo... con l'affare in mostra?. Quello non si vede. Lo hanno ripreso di mezzo profilo. Sparita la terraferma, sparisce il magone, grazie anche alla buffa notizia di Emilio fotografato nudo. Dorando si sente addirittura euforico, consapevole della fortuna che gli capitata: da garzone di pasticceria a campione della corsa a piedi, premiato dalla regina Alessandra, portato in trionfo dagli italiani di Londra, famoso in tutto il mondo, molto pi di Emilio Lunghi, molto pi dell'americano John Hayes vincitore ufficiale della maratona. Dove vai? gli domanda Ulpiano. Non scendo dalla nave, stai tranquillo, risponde Dorando. Il tempo di passare davanti alla vetrata che da nella sala da pranzo della seconda classe, e specchiarsi. Veste di marrone, un bel completo a quadretti confezionato dal sarto Garlaschelli, quello che serve i signori di Carpi, la camicia comprata al mercato di piazza Vittorio Emanuele, ma di prima scelta, come pure il cravattino nero. Le scarpe sono inglesi, acquistate su suggerimento di Emilio Lunghi, che non a caso era considerato l'uomo pi elegante della squadra olimpica, pi ancora del signor Minozzi, troppo rigido e impomatato. Un uomo elegante deve muoversi con disinvoltura, gli aveva spiegato Emilio. E non camminare o starsene fermo sempre impettito come se la vita fosse una continua cerimonia. Adesso, nella vetrata della sala da pranzo, Dorando si vede elegante e disinvolto, un vero signore. Torna dal fratello. ancora presto per mangiare. Dorando, appoggiato alla battagliola che da sul ponte di coperta, osserva gli emigranti. Ogni nucleo familiare ha occupato un piccolo spazio e lo difende dopo averlo segnato con valigie, sporte, pacchi e ceste. Gli uomini soli, che sono almeno la met dei passeggeri, vagano senza badare ai confini, parlano tra loro, scherzano, e solo ogni tanto guardano verso poppa, verso la scia che la nave lascia alle spalle, come un ricordo che pochi metri pi in l svanisce e si confonde con il resto del mare. Dorando abbassa lo sguardo e proprio sotto di lui scorge una ragazza che si sbraccia e grida qualcosa, ma il vento si porta via le parole. Ce l'ha con te, dice Ulpiano che lo ha raggiunto. Parla italiano. La conosci? Non mi sembra. Sar un'ammiratrice. Ti ha visto correre a Londra e adesso vuole conoscerti di persona. Vado a sentire, decide Dorando. La ragazza carina, e lo aspettano trenta giorni di navigazione, e di noia. Scende le due scalette di ferro, passa tra valigie e pacchi, si fa largo tra uomini che lo guardano male, e lui intuisce perch: l'abito nuovo con anco ra qualche punto di imbastitura qua e l, le scarpe lucide, la barba appena fatta, lo fanno sembrare un signore della prima classe, ben diverso dai giovani che vanno in America a cercare lavoro. Non ti ricordi di me? gli domanda la ragazza in italiano, prima ancora che le sia di fronte. Indica un uomo e una donna, anziani, seduti su una enorme valigia. Neanche di mio padre e di mia madre? Nella donna riconosce subito la venditrice di castagnaccio, caldarroste e semi di zucca che stazionava con il suo baracchino sotto i portici a sinistra del Duomo, a Carpi. Adesso ricorda di avere visto anche suo marito e sua figlia ad aiutarla a servire i clienti, a castrare i marroni, ad alimentare il fuoco. Allora (eppure non passato molto tempo) la figlia era poco pi di una bambina. Cosa fate su una nave tedesca, partita da un porto inglese e diretta in America? Un anno fa ci siamo trasferiti a Liverpool, a casa di uno zio che lavora al porto. Il pap sperava di sistemare me e mio fratello. Ma hanno licenziato anche lo zio. Sei cambiata! le dice Dorando. Come fai a ricordarti di me? Mi sar fermato un paio di volte in tutto a comprare del castagnaccio. Ti vidi correre, a Carpi, il giorno che arrivasti con la bicicletta in spalla. Dissi al pap che saresti diventato un campione, ma a piedi. Ci ho preso in pieno. Il padre e la madre fanno segno di s con la testa. Sembrano staccarsi a fatica dai loro pensieri. La donna ritrova uno dei sorrisi che distribuiva con facilit sotto i portici di Carpi, insieme al castagnaccio. Mi chiamo Luciana. Lo prende a braccetto e lo pilota verso il centro della nave. Io Dorando. Vuoi che non lo sappia? Cosa vai a fare in America? Quello che fanno tutti: a cercare fortuna. Te l'ho detto: i miei sperano che mio fratello Onorato si sistemi bene, e che io trovi un marito decente. Tuo fratello dov'? Con un ampio gesto, Luciana abbraccia l'intera nave: Qua attorno. In America un marito lo troverai di sicuro. Perch? Sei molto bella, risponde Dorando, e arrossisce. Grazie. Questa sera ci sar un ballo nel salone della seconda classe... Vuoi venirci con me?

Io viaggio con gli altri emigranti. Le ragazze possono entrare... Me lo ha detto un ufficiale della nave. Tu sei un emigrante di lusso... ti puoi permettere la classe dei signori. Dei signorini... I signori veri viaggiano in prima. E poi non vado in America per restarci. Il signor Armando Cougnet mi ha organizzato una tourne negli Stati Uniti... toccheremo molte citt. Voi dove andate di preciso? Dove capita... purch ci sia del lavoro. Ma ho una gran paura per mio padre. Lo hai guardato bene? Perch? Soffre di febbri malariche da quando era giovane e andava nelle valli intorno alla Mirandola a raccogliere paviera... il male della palude con l'et peggiora. Teme che lo mandino indietro... Ho sentito dire che l'America vuole soltanto gente sana, giovane e affamata. Vedrai che riuscirete a entrare. Luciana non sembra convinta, preferisce cambiare discorso. Indica un'ombra all'orizzonte: Quella deve essere l'Irlanda. Stiamo attraversando il canale di San Giorgio. Un marinaio, intento a coprire un argano con la tela incerata, li ha ascoltati e dice, in italiano: Faremo una breve sosta a Dublino per raccogliere altri passeggeri. Perch coprite i macchinari all'aperto e legate tutto quello che capita? Dopo la sosta a Dublino entreremo in Atlantico dove previsto mare grosso, anche forza sette... Si baller. Luciana ride. la festa da ballo che dicevi? Questa se la godranno tutti. Le onde sono cos alte che la nave le trapassa invece di cavalcarle: entra da una parte, resta per un poco sott'acqua, e poi sbuca dall'altra. Beccheggia e rolla nel medesimo tempo, come se una gigantesca mano la sbattesse su e gi e a destra e sinistra. Gli emigranti hanno dovuto rifugiarsi sottocoperta con tutte le loro robe. Gli alloggi puzzano di vomito e di urina, e questo peggiora il mal di mare che quasi tutti patiscono. I buglioli forniti dall'equipaggio non sono sufficienti, e il pavimento gi sporco. Dorando e Luciana scoprono di non soffrire il mal di mare, e lui la invita nella piccola cabina che divide con il fratello. Ulpiano li saluta con un grugnito, senza alzarsi dalla cuccetta dove giace tutto vestito. Soffre il mare e a Dorando ha detto: Possibile che tutte le cose cattive vengano a me, e le cose buone a te? A te le gambe adatte a correre la maratona, la faccetta carina che piace alle ragazze, la fortuna di incontrare persone che subito ti vogliono bene, come il signor Francesco Minozzi e il signor Armando Cougnet, per non dire delle donne, e la capacit di sorridere felice sull'oceano in burrasca, quasi tu fossi dentro una casa di Mandrio o di Carpi ben piantata per terra. A me le gambe storte, la faccia da affamato perenne, il mal di mare che non da requie.... Hanno rimandato la festa da ballo, spiega Dorando al fratello. Si distendono sulla cuccetta di Dorando, sopra quella di Ulpiano. Il poco spazio li costringe a giacere molto vicini, ma si adattano volentieri. Il movimento della nave le ha messo addosso una fame anche pi robusta del solito, ma non dice niente a Dorando, non vuole costringerlo ad andarle a prendere qualcosa da mangiare. Gentile com', non ci penserebbe due volte. Ascoltano i gemiti di Ulpiano che nella cuccetta di sotto continua a soffrire. A New York verrai a vedermi correre? Come faccio a promettertelo? Non so neppure se ci lasceranno sbarcare, con mio padre in quelle condizioni. Anche stamattina aveva la febbre... Che corsa ? La maratona. Gli impresari americani e il signor Cougnet mi hanno organizzato la rivincita contro Hayes. E chi sarebbe? L'americano che mi ha portato via la medaglia d'oro alla maratona delle Olimpiadi. Sarebbe arrivato secondo se non mi avessero squalificato. Adesso tutto il mondo vuole sapere chi di noi due merita davvero l'alloro. Correremo sulla distanza di quarantadue chilometri e cento novantacinque metri, la misura esatta del percorso inglese, ma questa volta all'interno dello stadio di Nuova York, il Madison Square Garden. Tanti giri fino a raggiungere la distanza stabilita. Sono sicura che vincerai. Devo. Sono in troppi a pensare che a Londra sono stato aiutato. Ti daranno molti soldi? Spero proprio di s. E se sarai a Nuova York, ti inviter nel pi bel ristorante della citt... Con me non faresti una bella figura, con questo vestito... Te ne faccio fare uno dalla migliore sarta della citt. Quando entreremo insieme nel ristorante, tutti gli uomini ti guarderanno con ammirazione, e tutte le donne con invidia. Ci siederemo al tavolo pi in vista. Gli uomini diranno: "Ma chi quella bellissima ragazza insieme al vincitore della maratona del Madison Square Garden? Che sia un'americana? Che sia un'inglese?". Noi neppure li degneremo di un'occhiata. Ordineremo tortellini in brodo di cappone, zampone, mostarda, zuppa inglese... Non parlate di roba da mangiare! grida Ulpiano dalla cuccetta di sotto. L'ultima delle parole, mangiare, scivola in un violento conato. Luciana si affaccia. Ulpiano ha la testa sopra il bugliolo. Vomita, dice sottovoce a Dorando. La nave rolla e l'inclinazione tale che Dorando comincia a pensare che potrebbero anche cappottare. O andare direttamente a fondo. Non sarebbe la prima nave che fa naufragio nell'Oceano Atlantico, almeno a sentire le chiacchiere dei marinai. Intanto la Kronprnzessin Cecilie si raddrizza, per inclinarsi subito dall'altra parte, e il gioco continua. Dorando approfitta del rollio per avvicinarsi ancora di pi a Luciana. Adesso sono tanto vicini anche di faccia che percepisce l'alito della ragazza, che sa di buono. Siccome lei non ha fatto alcun gesto per allontanarlo, anzi, gli ha posato una mano sulla spalla, forse sarebbe anche il caso di baciarla, ma esita, nel timore che lei si rifiuti. Hai una fidanzata da qualche parte? Conosco una a Carpi. Si chiama Teresa. Non ancora una vera fidanzata. Pi che altro sono diventato amico di suo padre, e per questo ci vado in casa. Qualche volta siamo andati a ballare da Gustavino, ma niente di serio. Luciana ha le labbra a una spanna da quelle di Dorando. Non sorridono pi, ma restano socchiuse. Invogliano a baciarle. Somigliano a quelle di una bambina, rosse, con un disegno morbido e pieno. Tacciono, e il silenzio intimidisce ancora pi delle parole. Unici rumori attorno sono gli scricchiolii delle paratie della nave percossa dalle onde, e il lamento ininterrotto del fratello al piano di sotto, ma appartengono a un altro mondo. A questo mondo appartiene il battito del cuore di Dorando, che sembra al trentesimo chilometro di una maratona. Un'onda pi forte delle altre cancella le esitazioni di Dorando: lui e Luciana rotolano insieme contro la paratia, uno addosso all'altra. Basta serrare le braccia e far combaciare le labbra. CAPITOLO 22. Luciana, Non voglio venirci, ripete Dorando. Ho promesso a Luciana che avrei mangiato con lei. Metter il pranzo dentro un tovagliolo e ci apparteremo a mangiare in un posto che sappiamo noi, dove nessuno ci disturber. Quale sarebbe questo posto tutto per voi se non esiste un angolo della nave libero da emigranti e dove non possono arrivare gli sguardi della gente?

Ho fatto amicizia con un marinaio di macchina. Mi ha dato la chiave del deposito della stoppa... Sei matto! Prima la porti nella nostra cabina, che di seconda classe e quella l non dovrebbe metterci piede. Adesso volete pranzare, e chiss cos'altro, in una cala della stoppa dove ai passeggeri proibito entrare... Hai paura che ci buttino in mare per avere disobbedito alle regole di bordo? Lascia perdere Luciana, almeno per oggi. Andiamo in America a lavorare, mica a divertirci. E se il comandante della nave cos gentile da invitarci alla sua mensa, in prima classe, addirittura al suo tavolo, non possiamo mica offenderlo con un rifiuto campato in aria, o dicendogli che tu avevi promesso a una emigrante di portarla dentro la cala della stoppa a mangiare la roba portata via dal ristorante della seconda classe... Ma ti rendi conto? Non me ne frega niente del comandante. Corri per diventare ricco e famoso, o perch tutti sappiano che Dorando Pietri di Carpi... Di Mandrio. ...sputa nel piatto del comandante? Io non sputo da nessuna parte. Diventare famoso significa che il comandante della nave ti invita a mangiare con lui, insieme ad altri italiani che viaggiano in prima classe, gente importante. Se cominci a rifiutare gli onori, nessuno ti inviter pi da nessuna parte. Ti ricordo che rimangono almeno venti giorni di navigazione... Potrai portare la tua ragazzotta sulla stoppa tutte le volte che vorrai. Rimander il pranzo con Luciana. Preferivo oggi perch nel menu c' la pastasciutta. Come far domani a portare via il minestrone? La signora bionda, truccata con tanta cipria da somigliare a una delle paste sfoglie della pasticceria Melli, accende una sigaretta, la infila nel bocchino di madreperla e si rivolge al comandante: Chi l'avrebbe mai detto: prima una gran burrasca, poi l'oceano cos liscio da sembrare un lago. In questa stagione le tempeste atlantiche sono brevi e violente, spiega il comandante. Peggiori soltanto di quelle che si incontrano doppiando il Capo di Buona Speranza... Ma non siamo ancora a New York e facciamo in tempo a incontrare burrasche a non finire. Io non soffro il mal di mare, dice Dorando. Sono le sue prime parole da quando si sono seduti al tavolo del comandante, a parte il buongiorno di saluto. Il tavolo rotondo ospita il comandante, il direttore di macchina, Dorando, Ulpiano e la signora con suo marito, diretti a Filadelfia. Lui il console italiano di quella citt, ma a sentirla parlare si direbbe che sia lei la consolessa. Anche il comandante e il direttore di macchina parlano italiano, seppure con un buffo accento nasale. Ho fatto un discorso chiaro a mio marito: il consolato, nonostante il nome, non un luogo dove tutti gli scontenti, i disgraziati, i derelitti, i falliti possono trovare consolazione, e aiuto, solo perch italiani. Migliaia di ita liani, troppi, sono emigrati negli Stati Uniti negli ultimi anni, e i nostri consolati sono una dozzina in tutto, pi l'ambasciata di Washington. Fate voi il conto a quante persone dovremmo dare retta... tenendo presente che il personale del consolato di quattro individui in tutto, se non vogliamo contare anche le mie due cameriere. Dorando non sa neppure di preciso cos' un consolato. Il comandante e il direttore di macchina ascoltano senza commentare, con il sorriso stampato sulle labbra, ma si capisce che a loro, tedeschi, del consolato italiano di Filadelfia non interessa niente. E ancora di meno sembra interessare al console che in attesa della prima portata occupato a divorare tutto il pane del cestino, una pagnottella per volta. Quando la signora bionda fa una pausa per bere un bicchiere d'acqua, il comandante ne approfitta per cambiare argomento. Dice a Dorando: A proposito di emigranti italiani... Mi risulta che gli italiani, specialmente quelli che risiedono all'estero, hanno esultato quando lei ha vinto la Maratona di Parigi, e pi ancora dopo la meravigliosa corsa di Londra. Abituato a pranzare ogni giorno con i passeggeri pi illustri, invitati a turno, il comandante ha affinato le doti diplomatiche: cita come un successo di Dorando la maratona delle Olimpiadi, pur senza definirla una vittoria. Un poco imbarazzato, come sempre quando gli fanno dei complimenti in pubblico, Dorando si limita a dire: Se non avessi fatto il corridore, forse anch'io sarei emigrato... Gli italiani all'estero lo sanno, e per questo mi considerano uno di loro. Nella nostra famiglia nessuno mai stato costretto a emigrare, precisa Ulpiano, che ha sempre paura di essere considerato di famiglia povera. Forse davvero riuscito a dimenticare che fino a ieri lavorava in Inghilterra come sguattero e cameriere. Dorando faceva il pasticcere, prima di diventare un famoso corridore. Nostro padre commercia in frutta e verdura. Il comandante lo ignora, e dice a Dorando: Il vostro paese ha bisogno di persone come Dorando Pietri. Vedrete l'accoglienza che vi riserveranno gli italiani d'America!. Servono l'antipasto: pancetta affumicata, salame, acciughe. La bionda assaggia solo un'acciughina. Dorando finisce per primo, e guarda in faccia Ulpiano perch lui gli ha dato un piccolo calcio sotto il tavolo. Non capisce. Gli occhi di Ulpiano puntano sul proprio piatto, dove giacciono le pelli di tre fette di salame, e poi sul piatto di Dorando, pulito, perch ha divorato anche la pelle del salame. Fa sempre cos anche a casa e alle cene con gli amici, considerato che la pelle del salame la fanno con il budello del maiale, bestia tutta commestibile. Ulpiano ha la pretesa di insegnargli le buone maniere, solo perch lui ha lavorato in un ristorante frequentato da signori. In America ci vado specialmente per incontrarmi con Hayes, dice Dorando, rivolto al comandante. Hayes l'americano al quale stata attribuita la medaglia d'oro per la maratona, ricorda il direttore di macchina. Una rivincita. Dorando precisa: Voglio dimostrare al mondo che io sono pi forte di lui. Lo ero a Londra e lo sar anche in America, al Madison Square Garden di Nuova York. Lo vuole dimostrare specialmente a s stesso, ma questo non lo dice a nessuno, neppure a Ulpiano. Bravo, dice il comandante. Se sar a New York, verr anch'io ad applaudirla. La consolessa sbadiglia, l'argomento non la interessa. Arriva il primo piatto. Lasagne condite con il rag all'emiliana, sode, con una profumata crosticina. L'ideale per essere impacchettate. Il capocuoco di bordo italiano, e anche cinque marinai. Siccome sul piatto di portata ne restano pi della met, Dorando tentato di domandare al cameriere di confezionargliene una bella porzione in un pentolino o nella carta oleata. Invece del pranzo, lui e Luciana potrebbero godersi una bella cenetta nell'intimit della cabina, mentre Ulpiano gioca a carte nel salone di seconda classe. Ma non ha il coraggio di chiederlo, e il cameriere, serviti i commensali del comandante, si dedica agli altri tavoli. La signora bionda, che ha chiesto mezza porzione, cincischia con la forchetta e si limita ad assaggiarne un boccone. Ulpiano le divora in quattro forchettate. Dorando in tre. In terza classe mangiano davvero male, dice Dorando, tanto per restare in argomento. Il comandante finisce le lasagne, pulisce le labbra con il tovagliolo, e gli risponde: Non direi. Non sono serviti a tavola, come i passeggeri di seconda e di prima classe. Dovremmo disporre di un locale immenso, considerato il numero dei passeggeri. Per non mangiano male. Minestroni di verdura fresca o pasta e patate, formaggio, carne una volta alla settimana, frutta. Neppure a casa loro mangiavano carne una volta alla settimana, ve lo assicuro. Agli uomini viene anche servito un quarto di birra al giorno, mentre i bambini, alla domenica, ricevono una fetta di torta.

Raccontato cos sembra un men da trattoria o addirittura da albergo. Ma Dorando ha assaggiato il minestrone, acquoso e con dei bacherozzi che galleggiano (forse sono loro la carne citata dal comandante), le patate condite con strutto acidulo, il formaggio ammuffito. Non ha provato la bistecca del gioved, perch Luciana . se ne priva ogni volta per lasciarla a suo padre, con la scusa che la carne non le piace molto, e fare in modo che lui si irrobustisca prima di arrivare in America. Se la sua tourne comprende Filadelfia, ci venga a trovare, gli dice la signora bionda. Il consolato d'Italia sempre aperto ai nostri connazionali, e si trova proprio sull" Historic Mile, il Miglio Storico dove ci sono i pi antichi e rappresentativi edifici della citt e della storia americana. Gli Stati Uniti sono nati a Filadelfia, citt di Franklin, Jefferson e Washington. Lei parla inglese? Dorando risponde con una mezza bugia: Lo sto studiando. Non ha ancora aperto il libro che si portato appresso, deciso a usare i lunghi giorni della traversata per imparare quella lingua. Poi ha conosciuto Luciana... Durante una traversata, l'anno scorso, ho avuto ospite Guglielmo Marconi sulla mia nave, racconta il comandante. Un altro dei vostri grandi personaggi... Mentre il comandante racconta di quattro pasti (due cene e due pranzi) consumati in compagnia dell'inventore della radio, dilungandosi sulle sue preferenze alimentari (non gli piacciono le minestre in brodo), Dorando non pu fare a meno di notare che dicendo un altro il comandante lo ha messo alla pari nientemeno che con il pi famoso degli scienziati. L'onore lo spaventa: cosa succeder se Hayes arriver primo anche a New York? Ulpiano gli molla una gomitata e sussurra, tra i denti: Dormi?. Scusate, stavo pensando a una cosa... Non vuole confidarla a noi? gli domanda la moglie del console. Dorando preferisce inventare, piuttosto che raccontare a tutti che ha paura di affrontare Hayes. E chi non avrebbe paura di un campione? Ha paura, anche se sente di essere il pi forte podista del mondo. Ma a volte basta un colpo di sole, un cibo troppo pesante mal digerito, una sorsata di acqua fredda per andare fuori combattimento. Ulpiano mette la mano nella tasca della giacca e subito Dorando indovina cosa sta per fare. Adesso mostrer agli altri commensali il telegramma ricevuto da Armando Cougnet. A forza di essere maneggiato, il foglietto dimostra diecimila anni. Ulpiano lo estrae dal portafoglio, lo apre, lo stira sulla tovaglia, e infine lo porge al console che legge ad alta voce: Breyr mi telegrafa questa ultima proposta che mi pare accettabile - match sulla distanza della maratona da corrersi contro Hayes ultima settimana di novembre - lire diecimila se riesci vincitore settemilacinquecento se perdente - rimborso tutte spese Milano/ New York seconda classe andata ritorno soggiorno col - se disposto accettare magnifica proposta telegrafami subito avendo urgenza decidere. Cougnet. Chi questo Cougnet? Gli risponde Dorando: Armando Cougnet un giovane signore di Reggio Emilia, appassionato di sport e intenzionato a renderlo popolare per mezzo del suo giornale. Vuole far capire alla gente che il ciclismo o la ginnastica sono discipline adatte anche agli operai che lavorano in fabbrica o alle contadine.... Lo interrompe la signora bionda, divertita: Mi piacerebbe vedere una mondina che si esibisce in bicicletta dopo dodici ore di lavoro!. Potrebbe farlo alla domenica, dice Ulpiano, sempre molto bravo a dar ragione a tutti, anche nelle discussioni pi leggere. Dorando preferisce tornare a Cougnet: Quel signore sta organizzando il primo Giro d'Italia che si svolger il prossimo mese di maggio... Sar la corsa pi bella del mondo. Parteciper anche lei? domanda la bionda. Magari, risponde Dorando, e sospira: Ho davvero cominciato come ciclista. E non potrebbe fare l'uno e l'altro? No, per carit, si affretta a dire Ulpiano. La preparazione atletica diversa... E perch mai Dorando Pietri dovrebbe misurarsi con un centinaio di affamati corridori ciclisti quando gi il pi forte corridore a piedi del mondo? Basti dire che Cougnet offre al vincitore, solo al vincitore, del primo Giro d'Italia la somma di tremila lire, quando noi a Nuova York ne guadagneremo settemilacinquecento anche se verremo battuti. Non verr battuto, precisa Dorando, al singolare. Il suo sguardo vaga per la sala da pranzo e si ferma su un tavolo laggi, dove sta pranzando una giovane in compagnia dei genitori. Un poco somiglia a Luciana, vestiti a parte. Si rivolge al comandante: Pensavo al nostro arrivo in America. Secondo una mia amica, verremo sottoposti a una visita medica, e ci faranno una puntura al petto, tanto grossa e potente da proteggerci da quasi tutte le malattie. E rimanderanno indietro le persone non in perfetta salute. Il comandante ride di gusto: La sua amica deve essere un'emigrante. La conosce? domanda Dorando, stupito. No, ma sono soltanto loro, gli emigranti, a essere sottoposti a esame medico. Lo stabiliscono le leggi americane. L'America ha bisogno di gente sana e con il fisico adatto a lavorare. Insomma, niente parassiti. Ammalati di tisi, di vaiolo, di tifo, di malaria o di colera vengono rispediti al mittente. I pi affamati. Lei non sar un anarchico? gli domanda il console, preoccupato. Altra categoria di persone che gli Stati Uniti non vogliono importare, precisa la bionda. Noi non ci intendiamo di politica, si affretta a dire Ulpiano. CAPITOLO 23. La Merica Adesso a bordo del Kronprinzessin Cecilie lo conoscono tutti e ogni mattina, all'alba, si radunano per guardarlo e applaudirlo mentre corre sul ponte di seconda classe, lungo un itinerario che ha studiato per lui il comandante in seconda, appassionato di podismo. Il quindicesimo giorno di navigazione gli ha detto: Tutta la ginnastica che fai consiste in passeggiatine al braccio di una ragazza, cos mi riferiscono. Mangi bene, bevi bene, trascorri in cuccetta molte ore. Arrivato a New York avrai messo su dieci chili e i tuoi muscoli saranno come la ricotta... Devi provvedere. Potrei correre sul ponte. Nell'andare a Londra, mi sono allenato perfino sul treno. Una nave si presta meglio. Se sommiamo la dritta e la sinistra, la poppa e la prua del ponte di seconda classe otteniamo un anello lungo almeno un chilometro. Baster sistemare in maniera diversa le poltroncine e le sedie sdraio... Ne parler al comandante, ci tiene che tu faccia bella figura in America. I passeggeri non si lamenteranno, anzi: vederti correre ogni giorno sar un diversivo contro la noia della navigazione... Il secondo di bordo ha avuto ragione. Per migliorare la pista, il comandante ha addirittura fatto spostare una lancia di salvataggio. Un circuito perfetto, tutto all'aperto tranne una dozzina di metri a prua con attraversamento del caff della seconda classe. Tutte le mattine alle sei in punto, Dorando indossa maglietta, pantaloncini e scarpe da corsa, lascia la cabina e si mette a correre sul ponte, sfidando il freddo e il buio. La maglietta rossa, la gente vuole vederlo con una maglietta del colore che indossava a Londra. Per migliorare l'effetto, Ulpiano ci ha cucito il numero 19. Due ore di corsa, una maratona ogni mattina. Vengono a vederlo anche dalla prima classe, e i passeggeri d'ella terza lo guardano da sotto, dal loro ponte, o si arrampicano sulle sovrastrutture. Corre, e ogni volta che passa all'altezza del fumaiolo di prua, saluta con la mano Luciana che pure lei si alza prima del sole per venirlo a vedere, e siede sempre nel medesimo posto, sull'enorme rotolo di una cima da ormeggio. A met allenamento arriva anche il sole.

Proprio adesso ti dovevi innamorare? lo rimprovera Ulpiano. Siamo amici, e basta. Dorando e il fratello sono soli nella loro cabina. Ulpiano elenca: Primo: ormai non sono pi padrone neppure del mio letto, guai se resto qui in mutande perch da un momento all'altro pu entrare quella ragazza, e spesso, quando le vostre effusioni esagerano, devo prendere su e andare a passeggiare sul ponte, anche se fuori fa un freddo caino, o rifugiarmi in sala lettura, fredda pure lei. Secondo: devi concentrarti sulle gare che ti aspettano in America, e dimostrare al mondo che sei pi forte di John Hayes, che sei il pi forte di tutti. Anche il signor Minozzi lo diceva: non basta allenare le gambe, si vince specialmente con la testa. Terzo. Terzo: non puoi metterti con una ragazzetta che non ha una casa e una famiglia. I genitori sono anziani e malmessi. Che destino l'aspetta in America, sola, senza un mestiere, senza soldi?... carina, d'accordo, e proprio per questo facile immaginare come andr a finire... Fammi capire... Io dovrei rinunciare alla compagnia di Luciana perch lei, in futuro, potrebbe diventare una donna di strada? Intanto non succeder. Perch la conosco bene, e perch ci sar io a darle una mano. E Teresa? Cosa c'entra? Le parole di Ulpiano lo irritano e lo costringono a interrogare s stesso. Un conto l'amicizia per vincere la noia del lungo viaggio sull'oceano, un conto legarsi a una donna diversa da Teresa, proprio all'inizio della carriera di corridore internazionale. Non mi hai risposto. Ci pensa ancora un momento. Per le voglio bene. L'ami? Dorando si stupisce che Ulpiano usi il verbo amare, assente nella loro lingua madre, il dialetto di Mandrio. A t'am suona ridicolo, sembra il tam tam dei fascicoli di avventure esotiche che Dorando trova dal suo barbiere, con l'eroe bianco che nell'Africa nera si imbatte nei pigmei che hanno inventato quel telegrafo senza fili, piccoli Guglielmi Marconi che non avranno mai l'onore di mangiare al tavolo del comandante. In dialetto si dice Atvoi ben. Aspetto sempre che tu mi risponda, lo sollecita Ulpiano. Non lo so neppure io. Non voglio illudere Luciana. Gi viaggia col magone che le autorit americane respingano suo padre per motivi di salute. Cos'ha? La malaria... presa nelle paludi di Mirandola quando andava a raccogliere paviera. Vorr dire che torneranno in Italia... Deciditi. Se si tratta solo di divertimento, va tutto bene, purch tu non spenda troppe energie, di muscoli e di testa. Se invece vuoi trasformare l'avventura in una seria relazione, pensaci cinquanta volte e poi decidi per il no, se ci tieni alla carriera. Stai tranquillo. Io sposer Teresa, perch ci vogliamo bene. Corre. felice soltanto quando corre, anche se il circuito sul ponte della nave non gli consente di rimanere solo neppure per un istante. Corre, suda, fatica, e a un certo punto i passeggeri distesi sulle sdraio, o in piedi, o sulle sedie nel caff, o che lo guardano da lontano, dal ponte di prima e di terza, spariscono, diventano le quinte di un palcoscenico, solo disegnati, anche se si muovono, parlano e gli dicono qualcosa. Solo e felice, pi si stanca e pi felice, anche se un poco confuso, in maniera gradevole, come quando si beve un bicchiere di troppo, o come quando - e lo ricorda bene quasi fosse ieri, anche perch sono passati soltanto due anni - lavorava con suo padre, sua madre e i suoi fratelli in campagna, alla raccolta della canapa, e di sera, attorno ai maceri, uomini e donne ridevano e si guardavano con desiderio, sollecitati dalle magiche piante. Tra gli spettatori c' sempre Luciana, ma anche lei diventa sempre di pi una figurina tra le tante, colorata non pi delle altre. CAPITOLO 24. 77 Grand Hotel di Ellis Island Vieni a trovarmi. Io e mio fratello alloggiamo all" Hotel Bartholdi, a Broadway... credo sia una strada o un quartiere del centrocitt . Come se non avesse udito le parole di Dorando, Luciana continua a fissare la statua. La nebbiolina bassa che ristagna sulla baia ha privato la Statua della Libert del piedistallo e dell'isoletta sulla quale sorge, cos sembra lei stessa fatta di nebbia, grigia, e lievemente mobile. Non ci sarebbe da meravigliarsi se adesso, stanca di stare in quella scomoda posizione, sempre con il braccio armato di fiaccola puntato verso il cielo, lo abbassasse e si incamminasse con calma verso l'entro terra, come uno dei tanti emigranti arrivati nella Merica. Luciana si decide a rispondere: Se non ci rimandano indietro. Comunque sono sicura che dovremo restare in quarantena per un bel po', considerate le condizioni di mio padre. Anche stamattina aveva la febbre alta.... Adesso Dorando a non ascoltarla, distratto dal lavoro dei marinai che si accingono alle manovre di attracco del Kronprinzessin Cecilie. Sono ormai vicini al molo e Dorando trasale scorgendo uno striscione di stoffa gigantesco, bianco rosso e verde, appeso a due gru e con scritto una sola parola, in nero: dorando. Mi conoscono anche a New York! esclama. Gli italiani d'America ti vogliono gi bene. Arriva Ulpiano, di corsa: Alcuni passeggeri mi hanno chiesto di procurare i biglietti per il Madison Square Garden... Sembra che siano esauriti da tempo, nonostante il prezzo, ben dieci dollari! Li vendono al mercato nero a quaranta... E tutta la citt non parla d'altro che della nostra sfida contro Hayes. Come fai a sapere tutte queste cose se nessuno ancora sceso a terra? Sono venuti a bordo i commissari portuali. Ai due fratelli luccicano gli occhi, per il freddo di novembre e per l'emozione. Luciana capisce che il viaggio insieme davvero finito. Dice a Dorando, mentre Ulpiano la ignora, quasi non esistesse: Buona fortuna. Sono sicura che batterai l'americano. Grazie. Ti verr a trovare, le dice. Ha gi dimenticato di averla invitata nel suo albergo. Dove alloggerai? Al Grand Hotel di Ellis Island, risponde Luciana. Si stringono la mano. Dorando nota che al guanto di Luciana mancano indice e pollice. Ulpiano lo trascina via. Luciana raggiunge la sua famiglia, sottocoperta. CAPITOLO 25. La rivincita con Hayes Dalla camera numero 22 dell" Hotel Bartholdi si vede il muro del palazzo accanto, una parete di mattoni rossi senza intonaco, nuda, priva di finestre. Che bellavista! dice Dorando.

Ulpiano si sporge dalla finestra e guarda sotto: un paesaggio di bidoni della spazzatura e lo scheletro di un'automobile spogliata di tutto. In America le automobili hanno avuto il tempo di invecchiare, osserva. Poi esclama: Splendido! Vieni a vedere... Laggi, il manifesto. Ai piedi della parete, unico ornamento, un grande manifesto, leggibile anche a questa distanza: America vs Italy MARATHON Match Race, 26 Miles, 385 Yards HAYES vs DORANDO MADISON SQUARE GARDEN Thanksgiving ve., Nov. 25 Race Start 9 p. m. Pu Dorando vincere Hayes? Can Dorando beat Hayes? C' anche una frase in italiano, osserva Dorando. Per nel vicolo non passa un cane. La citt sar piena di manifesti. Qui lo sport tenuto in grande considerazione. E con tutti gli italiani che ci sono a New York riempiremmo dieci stadi. Dovevi chiedere pi soldi. Ci ho gi pensato. Di cosa credi che stessi parlando gi nella hall con gli organizzatori? L'inglese imparato nei due anni a Londra, oggi lo metto a frutto, e tu sei fortunato ad avere un manager che anche tuo fratello, uno che bada davvero ai tuoi interessi. Sono riuscito a spuntare, oltre all'ingaggio stabilito con Cougnet, una percentuale sull'incasso. Inoltre ho appuntamento con Frank Grieco, un pezzo grosso che dirige una specie di circolo di italoamericani. Mi sono informato: sembra che abbia le mani in pasta nell'ambiente delle scommesse. Roba legale? Qui in America tutti scommettono su tutto. Allora scommetter cento lire che Dorando batte Hayes. Ulpiano sorride: Questa la racconter ai giornalisti. A loro piacciono le cose curiose. Ho raccontato che, quando avevi tredici anni, una mattina hai perduto il treno che doveva portati a Modena, dove frequentavi la scuola.... Io non sono mai andato a scuola a Modena! E poi cosa c'entra con la corsa? C'entra, perch tu sei andato di corsa da Carpi a Modena e sei riuscito a entrare in aula insieme ai tuoi compagni. Trenta chilometri in un'ora! Pensi che gli americani credano a queste balle? Non lo so. Di sicuro si divertono a leggerle. Qui i giornali dedicano un sacco di spazio allo sport. Peccato che tu non conosca l'inglese... E adesso dove vai? Esco. Nel pomeriggio hai l'allenamento. Voglio fare quattro passi. Ti accompagno. Preferisco restare solo. Ricordati di non bere alcolici, non fermarti con delle donne, non litigare. Evita di allontanarti, non conosci una parola di inglese. Parler in dialetto. Ulpiano scuote la testa. Se insistesse potrebbe convincerlo a restare in albergo, ma preferisce dargliela vinta sulle piccole cose. Buona passeggiata, gli dice. Sembra di camminare in un altro mondo. Ma si sono invertite le parti: chi cammina soltanto lui, gli altri corrono, a piedi, in automobile, sui tram, in carrozza. Neppure lo guardano. Qui sono diverse anche le case. I palazzi, alti e massicci, tutti uguali, non fanno venire voglia di abitare a New York, anche se la strada dell'albergo tra le pi belle e colorate, merito delle insegne pubblicitarie e dei manifesti che annunciano spettacoli di ogni tipo, dall'opera lirica all'operetta, dal cabaret alla commedia, e poi giocolieri, acrobati, prestigiatori, fenomeni da baraccone e perfino numeri da circo equestre rappresentati all'interno di normali teatri. Non mancano i manifesti che annunciano la prossima gara tra lui e Hayes. Broadway sembra non finire mai, tagliata da innumerevoli altre strade che invece del nome hanno un numero: si vede che l'America, nazione giovane, non ha abbastanza personaggi illustri da battezzare tutte le strade di New York. All'altezza della 45a strada, dall'interno di un negozio che vende frutta e verdura si affaccia un omone dai baffi a manubrio e il grembiule di cuoio. Gli sorride: Pais, dove te ne vai tutto solo ed elegante?. Con l'abito buono, le scarpe nuove, e con in testa il berretto acquistato a Liverpool, Dorando era convinto di confondersi tra i tanti giovani americani sulle strade della metropoli. Come avr fatto il fruttivendolo a capire che anche lui italiano? Per scherzo tenta di ingannarlo con una delle poche frasi in inglese che conosce: I do not want anything else. Il fruttivendolo smette di sorridere, aggrotta le sopracciglia che somigliano a siepi nere mai potate. Non vulite altro? dice. Ma se non avere comprato niente! Dorando finge di non capire l'italiano e lo guarda con aria interrogativa. L'altro, ancora in italiano, dice: Vi avevo scambiato per Dorando, il corridore. In effetti siete un po'"troppo mingherlino e piccolo per essere un atleta. Toccato nel vivo, Dorando smette subito di scherzare: Io non sono mingherlino!. Dorando! Come avete fatto a riconoscermi? Sono appena arrivato in America. I giornali non fanno altro che mostrare le vostre foto, specialmente quella della Maratona di Londra, con i due giudici di gara che vi sorreggono negli ultimi metri. Nel mio portafoglio tengo lo scontrino della scommessa: cinquanta dollari che voi arriverete primo. Volevo venire al Madison Square Garden per applaudirvi quando batterete Hayes e mostrerete al mondo che siete il meglio nella maratona, ma il Madison troppo lontano da qui. Spero che non perdiate i vostri soldi. Fate vedere a questi americani che anche noi sappiamo vincere. Voi abitate da molto in America? Sono arrivato a New York con la mia famiglia quando avevo dodici anni. E com' il resto dell'America? Non lo saccio. Indica in direzione di Broadway: Non sono mai andato pi in l di Columbus Circle. Indica la direzione opposta: E di Times Square. Ulpiano lo accoglie con la notizia: Siamo a cena con il signor Frank Grieco. Portatemi in un ristorante italiano. Sogno tortellini, lasagne, polpettone... e l'erbazzone come lo faceva la nostra mamma. Il padrone del ristorante un italiano, visto che lo ha chiamato La Bella Napoli. La pizza non mi attira molto. Pensa ai soldi. Siamo venuti in America per farne tanti, mica per mettere su la pancia. Il signor Grieco c'entra con i soldi? Da quello che ho sentito dire, si tratta di uno degli azionisti della societ che controlla il Madison Square Garden. Inoltre organizza molte

attivit collaterali, anche se spesso non risulta con nome e cognome. Perch? Che ne so? Di sicuro un pezzo grosso, nel campo dello spettacolo come dello sport, che qui in America sono attivit che si somigliano. Se uno sport non rende, non attira un pubblico che paga, nessuno lo prende in considerazione. Tu sei una star dello sport, cos ti ha definito il signor Grieco, e devi puntare a guadagnare il pi possibile, anche perch un corridore di maratona non dura pi di una decina d'anni... A essere ottimisti. Ma, scusa, noi i soldi non li abbiamo gi garantiti per contratto? Il contratto ufficiale una cosa, gli accordi tra gentiluomini che forse stipuleremo questa sera sono un altro paio di maniche. Il totale potrebbe triplicarsi. Addirittura. Purch tu non faccia lo stronzo. Ulpiano indica un giornale americano appoggiato sul letto. Che sia americano lo si capisce dallo spessore. I giornali di New York hanno una trentina di pagine e sono cos pieni di fotografie e di pubblicit che quasi non resta spazio per le cose da leggere. Se vai a pagina dieci trovi un tuo ritratto, dice Ulpiano. Peccato che tu non conosca l'inglese. Avrei dovuto venire a lavorare in Inghilterra quando me lo hai chiesto, osserva Dorando. Cos ora non si sentirebbe un estraneo in questo paese tanto grande che un fruttivendolo di Broadway, per paura della sua immensit, sceglie di trascorrere l'intera vita senza muoversi dalla strada dove abita. la caricatura che mi ha fatto Enrico Caruso al ricevimento di Londra! esclama Dorando. Come hanno fatto ad averla? Il fotografo Bernini di Carpi ne ha riprodotto cinquecento copie che io distribuisco ai giornalisti che incontro. Piace pi di una vera fotografa o del ritratto di un pittore. Ulpiano sorride e si guarda nello specchio dell'armadio. Ripete, soddisfatto: Sei fortunato ad avere un fratello tanto bravo come manager. L'articolo cosa dice? La solita cosa: fa la storia della corsa di Londra, racconta dei tuoi successi nel resto d'Europa, specialmente a Parigi - perch qui a Nuova York la capitale della Francia considerata una specie di capitale del mondo - e pone le solite domande: Chi dei due il pi forte? Vincer Hayes o vincer Dorando? CAPITOLO 26. Mister Grieco Meglio che vinca Hayes, dice il signor Grieco. Dorando non commenta. Se questo signore preferisce Hayes, sono fatti suoi, e non sar certo la sua opinione a demoralizzarlo. Per non capisce perch lo ha invitato a cena, abbracciato e addirittura baciato sulla bocca. Cosa che gli ha fatto un poco schifo, ma sembra che sia un'abitudine diffusa tra gli italiani di Brooklyn, paese dentro il paese, come se Carpi si trovasse dentro Bologna, dalle parti della Montagnola. Gli ha anche fatto un grande complimento, seppure storpiando il nome: Ecco Toranto, il campione degli italiani d'America!.

Si guarda attorno. Il ristorante La Bella Napoli l'hanno raggiunto in un'ora di viaggio su un'automobile pubblica guidata da un nero. Andare da Carpi a Modena si impiega meno tempo. Adesso come essere in Italia: alle pareti vedute di Napoli con il Vesuvio che fuma e il pino di quinta, albero che sembra godere della simpatia di tutti i fotografi, poi la cattedrale di San Pietro a Roma, i templi antichi della Sicilia... Anche molti oggetti provengono dall'Italia: carrettino siciliano, paladino Orlando appeso al soffitto per i fili che gli consentono di fare un gestaccio a chi guarda, statuine sciolte del presepe napoletano, Pulcinella senza fili disteso su un letto di noci... Niente del Nord dell'Italia. Anche gli italoamericani incontrati finora, per quello che ha potuto capire, vengono dal meridione. Sono tutti napoletani o siciliani, aveva detto a Ulpiano, mentre mangiavano nella sala da pranzo dell'hotel, serviti da un cameriere figlio di un immigrato da Caserta. Non farti sentire. Cosa c' di male? Lo sapranno anche loro da dove vengono. Ma che fine hanno fatto tutti i carpigiani, i reggiani e i modenesi di citt e provincia che sono emigrati negli Stati Uniti? Il sindaco di Carpi mi ha detto che negli ultimi dieci anni sono partite dalla nostra provincia cinquemila persone ogni centomila abitanti. Parli dell'America, un posto grande mille volte l'Italia. Valli a trovare i carpigiani tra tutta questa gente! Anche gli odori sono del Sud: pomodoro cotto, vino barlettone, olio. Hanno ordinato spaghetti, impepata di cozze e pastiera napoletana. Il signor Grieco di sangue siciliano, lo ha detto subito, ma cittadino americano perch nato a Brooklyn, quarantanni fa. My father era di Isola delle Femmine... Ci siete mai stati a Isola delle Femmine, a due passi da Palermo? Non siamo mai stati in Sicilia, dice Ulpiano. Allora non avete visto la terra pi bella del mondo. La visiteremo... a cominciare proprio da Isola delle Femmine. Un paese abitato solo da donne, magari tutte belle e giovani, mi riempie di curiosit. Spiritoso. Mio padre, di quel posto ricorda soltanto la fame. Ma voi ci siete stato? domanda Dorando. Non che gli interessi molto saperlo, tanto per dire qualcosa anche lui. Ci andr, prima o poi. E appena arrivato mi far bendare e girer le strade, i vicoli, sfiorer con le dita le case, e riconoscer ogni angolo di Isola delle Femmine, perch a lungo me ne ha parlato mio padre. Le parole del signor Grieco lo rendono pi simpatico a Dorando che gli perdona il cattivo pronostico sulla corsa. Gli fa la domanda che l'altro aspettava: Perch, secondo voi, vincer Hayes?. Arrivano gli spaghetti, con il pomodoro, il basilico e il formaggio gi mescolati. Questo in Italia non sarebbe mai successo. Nessuno dei tre affronta la piccola montagna di pasta, segno che la risposta preme a tutti. Vincer Hayes perch in questo modo noi potremo trasformare il vostro giro americano in un business. Non capisco... Vostro fratello Ulpiano ha invece capito al volo. Lui un bravo manager, potrebbe lavorare anche negli States e fare la sua bella figura... Adesso vi spiego. Invece di spiegare infila il tovagliolo dentro il bavero della camicia, afferra forchetta e cucchiaio e comincia a divorare gli spaghetti senza badare a non sporcarsi intorno alla bocca. In un minuto spariscono gli spaghetti e il sugo in fondo al piatto, raccolto con il pane. Il piatto risulta bianco e lucido, come appena lavato. Col tovagliolo pulisce l'intera faccia e sorride a Dorando. Ulpiano intanto comincia a mangiare i suoi spaghetti, adagio. Dorando non ha fame. Vi spiego, dice Grieco. Noi americani siamo un popolo giovane, orgoglioso, attaccato alla bandiera ancora pi di inglesi, tedeschi, francesi o italiani. Non abbiamo mai fatto guerre in Europa e mai le faremo. Se vi scannate tra di voi sono fatti vostri. A noi basta battervi in altri campi. Nel business, per esempio, o nello sport. Dorando lo interrompe: E io dovrei perdere perch l'America giovane e cerca soddisfazioni?. Lasciami parlare, amico mio, dice Grieco, che passato al tu. Fulmina Dorando con un'occhiata per niente amichevole. Quest'uomo deve essere terribile con i nemici, o con le persone che gli sono antipatiche. Scusate. Dunque, torniamo a noi. Se tu vinci la prima corsa americana, quella del prossimo 25 novembre, ferirai l'orgoglio degli americani. Diranno: allora vero che Toranto avrebbe meritato la medaglia d'oro a Londra! E diserteranno gli altri incontri, delusi da Hayes, e delusi dalle corse a piedi. Soprattutto eviteranno di scommettere e punteranno il loro denaro sui campioni di altri sport. Se tu invece perdi la prima corsa, confermi che Hayes un grande e che la vittoria alla Maratona di Londra era tutta meritata. E io me ne torno in Italia con la coda tra le gambe. Siamo soltanto all'inizio dell'avventura. Hayes, pure lui saputo di come stanno le cose, star al gioco. Faceva il garzone di bottega qui a New York e conosce il valore del money. Deve mettere su casa e non saranno certo i dodicimila franchi oro della corsa del Madison che gli risolveranno la vita. Hayes dir alla stampa che la gara di Londra un episodio dimenticato, e che la maratona okay quella del Madison, dove lui ha vinto senza incidenti e squalifiche dell'avversario. Da campione generoso conceder a Toranto la rivincita. Tra venti giorni a Chicago. A Chicago vincer Toranto, che i bookmaker daranno 1 a 10 - e non 4 a 6 come oggi - e noi metteremo in saccoccia un bel mucchio di dollari. Toranto, a sua volta, offrir la rivincita ad Hayes. Sar la bella. Chi vincer la bella? domanda Ulpiano, che ha appena finito gli spaghetti. Lo stabiliremo sul momento, secondo gli umori della gente e dei giornali. Non vincer il favorito. Tu statte buono. Tornerai in Italia con la soddisfazione di avere comunque battuto Hayes alcune volte, e con le valigie piene di dollari. Okay? Il cameriere si rivolge a Dorando, in tono di rimprovero: Non vi sono piaciuti gli spaghetti?. Non ho fame. Colpa delle parole del signor Grieco e del panino con dentro un salsicciotto divorato a colazione. Il cameriere porta via i piatti. Cosa ne dici? domanda Ulpiano al fratello. Non lo so. confuso. Il signor Grieco distribuisce e dosa vittorie alla maratona come se fosse il Padreterno. Tiene conto dell'orgoglio degli americani, degli umori del pubblico, di quello che dicono i giornalisti, ma senza pensare nemmeno un poco all'orgoglio di chi corre, di chi sputa l'anima, con dolore e con piacere nel medesimo tempo, per arrivare primo al traguardo. Gli dispiace che John Hayes, l'altro garzone di bottega, abbia accettato di correre per finta. Allora? lo sollecita Grieco. Ho promesso ad Alberto Braglia che avrei vinto, risponde Dorando. E chi sarebbe questo Braglia? Interviene Ulpiano: Vi daremo una risposta entro gioved. Grieco sta per dire qualcosa, ma cambia idea e sorride al cameriere riapparso con una enorme terrina piena di cozze, e scortato dal proprietario del locale, un ometto tondo, elegantissimo, con capelli e baffi impomatati. L'ometto si rivolge al signor Grieco: I frutti di mare sono appena arrivati da Long Beach... Gli yankee non apprezzano le cozze, neppure le pescano. I miei boys le trovano appese in giganteschi grappoli alle catene delle boe davanti alla spiaggia. Neppure a Pozzuoli se ne trovano di pi grosse e saporite.

CAPITOLO 27. Central Park Lei parla italiano? Siccome il poliziotto, il quinto che interpella, gli ha risposto con una incomprensibile frase in inglese, Dorando ne deduce che neppure questo ha antenati italiani. Interviene una passante che ha colto al volo la domanda di Dorando: La capisco io. La donna, di una cinquantina d'anni, sembra un'americana purosangue: veste pantaloni, una giacca di pelliccia, ha in testa un cappellino pure di pelliccia (e non di gatto, come se ne vedono molti in circolazione a Carpi), e ha il viso truccato con cipria e belletto nonostante siano appena le dieci del mattino. Cerco l'albergo Park Central, ma temo di essermi perduto. L" Hotel Park Central davanti a Central Park, naturalmente. Dall'altra parte di dove ci troviamo. E dove lo trovo il Central Park? Lo guarda sospettosa. Sembra tentata di chiamare indietro il poliziotto. Mi prende in giro? gli domanda. Perch? La donna decide che non la sta prendendo in giro e indica il mare di alberi oltre la strada. Quello il Central Park. Me l'ero immaginato piccolo, come tutti i giardini pubblici. A New York abbiamo la tendenza a esagerare. Cosa pensava che fosse quella distesa di alberi e prati? L'inizio della campagna. Credevo che New York finisse qui. Manhattan un'isola! Sono arrivato da pochi giorni, mi devo ancora orientare. Se venuto negli States in cerca di lavoro, io posso aiutarla... Mio padre fa l'imprenditore edile e preferisce ingaggiare operai italiani... Dorando ci resta male. Anche oggi elegante, in camicia bianca e cravatta. Pi la bombetta acquistata sulla Quinta strada. Baffi e capelli freschi di parrucchiere, le scarpe cos lucide che ci si pu specchiare. Si vede che la faccia del figlio di un bracciante di Mandrio rimane uguale anche se il padre ha aperto una bottega a Carpi e lui ha messo da parte un po'"di soldi grazie al fuoco nelle gambe. Risponde alla signora: Ho gi un lavoro, grazie. Se lavora, cosa fa a spasso a quest'ora? Gli viene voglia di risponderle che sono fatti suoi, ma preferisce stupirla: Mi alleno, sono un corridore di professione. Mi chiamo Dorando Pietri. Si era aspettato un'espressione di meraviglia, seguita da una sfilza di scuse. Ma la signora non legge i giornali o non le interessano le notizie dello sport. Si limita a domandare: Guadagna abbastanza?. La sera del 25 novembre, al Madison Square Garden, mi daranno ventimila franchi oro. Ha raddoppiato la cifra per stupirla. E finalmente la signora lo cancella dalle liste dei muratori disoccupati. Che bravo! Dir a mio padre di venirla a vedere. Lui segue da vicino le manifestazioni sportive. anche presidente di una squadra di giovanotti che praticano la boxe. Come si dice in italiano? Pugilato. Ecco, bravo. Anche quei ragazzoni sono tutti italiani, oppure oriundi. Lei non ha mai pensato di dedicarsi alla boxe? Ama arruolare gente nelle file di suo padre. Non mi piace prendere pugni. Adesso la saluto, caro signor Petri. Ha capito allora? Attraversa il parco e si trover di fronte l'hotel. Posso approfittare per una seconda informazione? Prego. Conosco abbastanza bene la citt: ci sono nata e cresciuta. Il discorso sugli italiani in cerca di lavoro gli ha fatto venire in mente Luciana. Non aveva pi pensato a lei, come se fossero passati anni dal momento del loro addio. Si tratta di un altro albergo... A New York ci sono centinaia di alberghi. Io conosco soltanto quelli pi importanti. Si chiama Grand Hotel di Ellis Island. La donna ride: Deve trattarsi di uno scherzo. In che senso? Nessun imprenditore al mondo si sognerebbe di costruire un albergo a Ellis Island. Quell'isoletta ospita i ricoveri per gli emigranti in attesa del permesso di entrare negli Stati Uniti, e quelli in quarantena. Conosce qualcuno bloccato a Ellis Island? Luciana lo ha preso in giro. O forse si aspettava che lui capisse al volo il suo sarcasmo. Possono ricevere visite? Credo di no. Sono in quarantena proprio perch non abbiano contatti con la gente, a evitare che trasmettano malattie. E poi, a quanto mi dicono, non facile rintracciare qualcuno in quella Babele di lingue. Indovina: Una ragazza?. Senza importanza, risponde Dorando. Attraversa met strada, si gira: La ringrazio della cortesia, signora. Mi chiamo Mary Cimbro... In bocca al lupo per la corsa. Cimbro. A Carpi c' un oste che si chiama Cimbro, molto apprezzato per il suo lambrusco, il miglior Sorbara di tutta la citt. Chiss se parente della Mary Cimbro americana? Ma non ha voglia di tornare indietro a domandarglielo. Il Central Park talmente vasto che dopo un poco sembra davvero di camminare in mezzo alla campagna, o dentro un bosco. Gli viene in mente quella volta che per allenarsi raggiunse a piedi il bosco della Saliceta, dalle parti di San Felice sul Panaro. Era autunno: stessi colori e stessi profumi, con la differenza che nel bosco di San Felice aveva incontrato soltanto dei ragazzi che andavano a raccogliere rami secchi da usare per il fuoco, mentre su questi sentieri passeggiano balie con la carrozzina, mamme con i figlioletti imbacuccati, signori eleganti con bastone da passeggio (ecco: forse gli manca il bastone per figurare come vero signore!), e perfino poliziotti a cavallo, giganteschi e armati di manganello. C' da perdersi, perch i sentieri non sono diritti: vanno a zigzag, fanno delle curve che quasi finiscono in cerchio, e gli alberi e i cespugli chiudono l'orizzonte. Si da dello stupido: proprio da contadini avere paura di perdersi in un parco. In breve sbuca dall'altra parte, proprio di fronte a un palazzo con l'insegna Hotel Park Central. Attraversa la strada. Davanti al portone a vetri staziona un nero in divisa da generale, o qualcosa del genere. Dal colore non si direbbe uno che parla italiano. Comunque ci prova. Cerco un signore che alloggia qui. Si rivolga alla reception. Dove la trovo?

Appena entrato a sinistra. La porta a vetri panciuta e priva di maniglie. Dorando la sfiora, la palpa, la spinge. Invano. Sente addosso gli occhi del generale nero che lo fissano, e non vuol fare brutta figura. Deve pur esserci il trucco per aprirla, senza aspettare che entri o esca qualcuno. Tutta la citt di New York e tutta l'America sono piene di trucchi, diavolerie moderne e marchingegni inventati apposta per mettere in imbarazzo la gente come lui. A Carpi, che pure grande, non esistono americanate come le porte di vetro panciuto e senza maniglie. Sta per arrendersi e chiedere aiuto al portiere, quando all'interno della porta appare un signore. Marsina, tuba piantata in testa, bastone da passeggio. Preme sulla cornice laterale del vetro. La porta ruota su s stessa. L'uomo entra e guida l'apertura del cilindro trasparente fin davanti a Dorando. Esce, Dorando entra, trascina la porta, balza dentro l'albergo, contento di avere superato anche questa prova. Cerco la signora Reception. Il giovane in tenuta di facchino, pantaloni e camicia nera, gilet rosso, ha capito soltanto la parola reception e indica a Dorando l'ampio banco del ricevimento, oltre il quale, come su un palcoscenico, si agitano due uomini e una giovane donna. La donna deve essere la Reception in questione. Infatti gli domanda: Il signore cerca qualcuno?. Mister John Hayes. Lei mister Dorando, vero? Lo ha riconosciuto. Lei legge i giornali. Sta facendo davvero una bella figura. Rovina tutto con la domanda: E lei la signorina Reception!. Non lo smentisce: Il signor Hayes in sala lettura. L'accompagno. Miss Reception indossa giacca e pantaloni da uomo, della medesima taglia, foggia e colore dell'uniforme dei colleghi maschi. Da quando in America, Dorando ha gi incontrato almeno un centinaio di donne in pantaloni. Segno che qui le femmine sono molto evolute, oltre che carine, come Reception: bionda, con un seno che la camicia da uomo non sacrifica, il sedere a mandolino. Per Dorando non sposerebbe mai un'americana. I pantaloni li vuole portare lui. Riconosce subito Hayes: le gambe storte che neppure i pantaloni lunghi riescono a nascondere, e le orecchie a sventola evidenziate dalla tosatura a zero nella parte bassa del cranio. Se ne sta in piedi, tutto solo in un angolo dell'immensa sala, intento a leggere il giornale. Anche lui sembra un pesce fuori dell'acqua tra tende di velluto, tavoli, consolle e sedie dorate, signori in abito scuro. L'abito di Hayes nocciola, a quadretti, identico a quello di Dorando, quasi il sarto di Modena e quello di New York avessero usato il medesimo taglio di stoffa. Dorando si avvicina e lo saluta: Good morning, mister Hayes. Come va?. L'altro alza gli occhi dal giornale e non lo riconosce. Avrebbe dovuto presentarsi in calzoncini corti, maglietta, fazzoletto allacciato sulla testa e il numero 19 sul petto. Noi ci conosciamo? Sono Dorando. Spalanca gli occhi, Toranto!, e si guarda attorno come per cercare aiuto. Ma i signori e le signore nella sala non badano a loro. Dorando gli porge la mano. John la stringe, con calore. Devo parlarti, dice Dorando, ma non sar facile considerato che io conosco poche frasi di inglese e tu non sai niente di italiano. Un poco poco, lo corregge Hayes. L'ho imparato nella bottega dove lavoravo. Due garzoni erano italiani. Di dove? Non lo so. Ho avuto anche una ragazza italiana. Di Salerno. Dorando indica un tavolo appartato: Mettiamoci comodi. John gli sorride: Se un reporter ci vede insieme, capace di scrivere che ci siamo messi d'accordo per combinare la corsa. Aspettami fuori, dall'altra parte della strada. Ci vediamo tra poco. Dorando riattraversa la sala di lettura senza che nessuno lo degni di uno sguardo. Dalla porta rotante esce con disinvoltura, come un affezionato cliente dei grand'hotel. Raggiunge il lato della strada che confina con il parco e aspetta. Non che Hayes gli ha dato appuntamento qui soltanto per scaricarlo? Subito si pente di avere pensato male del collega. Eccolo sulla porta dell'albergo, risponde al saluto del generale nero che ha portato la mano alla visiera, attraversa la strada. Potrebbero davvero diventare amici. Percorrono un sentiero e dopo pochi passi entrano nel bosco. Quando sono sopra il ponte a cavallo di un canale dove nuotano cigni e anatre, Dorando gli domanda: Tu sei di questa citt e vivi in albergo?. Solo nei giorni prima della corsa. Perch in albergo si sta meglio, e perch paga la mia societ sportiva. Un signore mi ha proposto di lasciarti vincere la corsa al Madison Square Garden. Tu ti impegneresti a perdere quella successiva, in maniera da spiazzare gli scommettitori... John lo interrompe: Quel signore, o un suo compare, ha parlato anche con il mio personal manager. Voi siete d'accordo? Tu sei d'accordo? Neanche un po'. Non ho ancora capito chi di noi due il pi forte nella maratona, e mi piacerebbe scoprirlo. Comunque, se dovessi vincere, ti concederei la rivincita quando e dove vuoi. Neppure io sono d'accordo con il mio manager, che poi anche mio cugino. Lui pensa solo al business. Io sono sicuro di convincere mio fratello che meglio non dar retta a quella gente. La conosci? Sono impresari che organizzano corse. Attraversano un prato. John si ferma a guardarlo in faccia. Impresari di molte iniziative... Sono la Mano Nera. Dorando si ferma. La Mano Nera rapina banche o rapisce giovani ereditiere. Dove lo hai letto? A Carpi vendono dei libretti intitolati proprio La Mano Nera. Strano che tu, italiano, non conosca la Mano Nera, una societ segreta che controlla le prostitute, organizza il gioco d'azzardo e chiede il pizzo ai bottegai... Il mio padrone versava cinque scudi alla settimana a un esattore italiano che passava ogni luned alle dieci. Nella Mano Nera ci sono soltanto oriundi italiani? Invece di rispondergli, John osserva: Adesso capisco le parole di mister Grieco. Siccome mio cugino aveva osservato: "Naturalmente gli italiani sono d'accordo", lui aveva detto: "Spero che siano abbastanza furbi: sono italiani del Nord, con un'altra testa!". Proprio cos, conferma Dorando. E ribadisce: Io correr per vincere. Anch'io. Si stringono la mano, sotto una gigantesca quercia, solenne testimone del patto. Dorando, lo sai che quest'albero era gi nato quando al posto di New York c'era un bosco abitato dagli indiani?

CAPITOLO 28. Luigi Barzini, del Corriere della Sera Non potrei allenarmi al Central Park? domanda Dorando. Troppi curiosi, risponde Ulpiano mentre scendono dall'automobile. In breve la folla dei curiosi ti impedirebbe la necessaria concentrazione. E gli allenatori di Hayes verrebbero a spiarti per scoprire in che condizioni sei e quali sono i tuoi segreti di atleta. Meglio cambiare posto ogni giorno, come fatto finora. Io ho dei segreti? Un po'"di gente si raduna anche qui, e quando Dorando si avvia, scortato dall'automobile con Ulpiano e un giornalista, gli si affiancano alcuni ragazzini. Non sembra di essere in America, con queste strade fangose, i ragazzi vestiti male, le casupole di legno che appaiono provvisorie, in attesa che i palazzoni della citt si decidano ad arrivare fin qui. Finalmente l'odore della campagna, non quello della bella stagione, ma pur sempre un odore che riempie l'anima. Quando avr messo da parte abbastanza soldi mi comprer un sit e far il contadino. Anzi, il proprietario terriero, insomma un contadino che lascia la fatica agli altri e si gode il piacere di stare sulla terra. Non parlare quando corri! Tieni la bocca chiusa e respira con il naso. Dorando indossa calzoni corti, maglioncino di lana perch fa piuttosto freddo e scarpe da corsa nuovissime, appena portate dall'Italia dal giornalista, regalo di Alberto Braglia di Modena. Il giornalista lavora per il Corriere della Sera e si chiama Luigi Barzini. venuto in America apposta per scrivere la cronaca della rivincita con Hayes. Ha attraversato l'oceano per vedere il garzone di Mandrio in gara con il garzone di New York! Una bella soddisfazione, se vince. Una terribile delusione se Hayes lo batter ancora. Meno male che lui e John si sono messi d'accordo per correre la maratona senza trucchi, senza badare ai consigli del signor Grieco. Forza Dorando! grida uno dei ragazzi. Di sicuro il figlio di uno dei tanti italiani che hanno attraversato l'oceano per restarci in America. Valeva la pena lasciare la campagna di Carpi o di Benevento per raggiungere questo paese, tra gente che parla ostrogoto e che ti guarda come se tu venissi dal luogo pi selvatico e incivile del mondo? Colpa della fame, della mancanza di lavoro, lo sa bene. A proposito, che fine avranno fatto Luciana e i suoi? Sono ancora a Ellis Island (Grand Hotel per emigranti) o li hanno lasciati sbarcare a New York? Il pap si buttato in mare, come aveva minacciato? Chiss perch, quando corre anche i ricordi vanno in fretta, con tante immagini in movimento, come le figure nei film di Ridolini, ma non sempre c' da ridere. Rallenta... Non ti affaticare, consiglia Ulpiano. Suo fratello sta diventando un ottimo allenatore, oltre che un oculato manager. Dorando non sempre d'accordo con lui, ma poi si rassegna. Qualche volta si rassegna Ulpiano. Come nella faccenda del signor Grieco. Quando Dorando gli ha detto di avere incontrato di nascosto Hayes e di essersi messo d'accordo per correre cos come giusto correre, per poco non gli veniva un colpo. Il signor Grieco ha gi organizzato le due prossime gare, una a Chicago e una a Filadelfia. E lavora per com binarne altre sulla costa del Pacifico, a San Francisco e a Los Angeles. Tutte le corse che vuole. Purch mi paghino e purch non pretenda di dirmi lui se devo vincere o perdere. E adesso chi glielo dice? Tu. Non sei il mio manager? Con quell'uomo non si pu scherzare. Ci sto, non ci sto... Hai paura della Mano Nera? Chi ti ha messo in testa queste stupidaggini? La Mano Nera non esiste, roba da teatro o da romanzetti. Se hai tanta paura di parlare con il signor Grieco, lo far io. Tocca a me. Perch sono il tuo manager, e perch hai preso la decisione giusta. Bravo fratellino. Al terzo giro dell'isolato, Ulpiano gli dice: Siamo al quinto chilometro, adesso aumenta l'andatura. Obbedisco. Non parlare! Invece di starsene zitto, Dorando si rivolge al giornalista, occupato a prendere appunti su un quadernetto dalla copertina nera: Cosa scrive, signor Barzini?. Lui gli sorride e gli punta la matita: Di lei. Come si allena, la sua fiducia nella vittoria, le parole che dice.... Devo stare attento a come parlo, o trover tutto sul giornale... Ma venuto in America soltanto per me? Non sono l'unico giornalista venuto apposta dall'Europa. Ci sono tre colleghi inglesi, due tedeschi e uno svedese. Tutti sperano che lei vinca, specialmente gli inglesi. Con gli americani sono cugini, ma si guardano come cani e gatti. Peccato che non ci siano dei compaesani a vedermi... Saranno informati subito dei risultati. Nel Madison Square Garden sono stati installati quattro apparecchi te r legrafici collegati direttamente con i pi grandi giornali del mondo. Lei ha visitato lo stadio? Io non posso entrarci prima di mercoled... Tutto pronto, la pista di sabbia fine, umida, ben spianata e compressa, sar come correre sulla battigia. Non vedo l'ora. Gli allibratori danno Hayes vincente. Lei ha scommesso? Tutti gli italiani d'America hanno puntato su Dorando. Conosco un ricco importatore di arance che ha scommesso 10.000 dollari. Ulpiano li interrompe: Risparmia il fiato!. CAPITOLO 29. // presidente del Madison Square Garden II Madison Square Garden pieno di gente, e a giudicare dalle grida, Viva Dorando! Viva l'Italia!, che si levano specialmente dalle tribune economiche, sono moltissimi gli italiani. In America fanno le cose in grande stile, e John e Dorando sono gli unici nei paraggi della linea della partenza a non indossare l'abito da sera con camicia bianca e cravatta o farfallino. Alcuni sono addirittura in frack e cilindro. C' anche un cane, tenuto al guinzaglio dal giovane padrone che ha un vistoso pezzo di carta infilato nel nastro della bombetta. Vuoi dire che si tratta di un giornalista, gli ha spiegato Ulpiano.

Lo starter, armato di due bandierine, una americana e una italiana, aspetta il segnale del presidente. Costui, alto, panciuto, con una bella barba bianca, si presentato cos: Sono il presidente. Dorando ha pensato che fosse il signor Taft, il presidente degli Stati Uniti, venuto a vedere la maratona. Mi sento onorato che lei abbia lasciato la Casa Bianca per me e John, gli ha detto, con un profondo inchino. Il presidente ha accettato l'inchino, senza capire una parola della frase in italiano. John Hayes gli ha spiegato: II signore soltanto il presidente della societ che amministra il Madison Square Garden. Adesso i due corridori pensano solo alla maratona, ai duecentosessantadue giri di pista che corrispondono, secondo la misura americana, a ventisei miglia e trecentottantacinque iarde. Dovranno girare intorno, come cani 148 149 r che tentano di mordersi la coda. Correre al chiuso noioso, neppure lo sguardo pu allontanarsi. Lo starter alza le bandierine, e i signori in abito da sera abbandonano la pista. Anche il cane se ne va, dopo avere abbaiato qualcosa all'indirizzo dei due atleti pronti al via. Dorando in pantaloncini rossi e maglietta bianca con ricamati lo stemma della Societ Ginnastica La Patria e il tricolore, John con le stelle e strisce a forma di scudo. Pronti? Il botto fa trasalire Dorando. Non si era accorto del secondo starter che spara un colpo a salve mentre l'altro abbassa le bandierine. Il rumore spinge in avanti Dorando che passa subito in testa. Poi rallenta. Sarebbe imprudente cominciare con un'andatura troppo sostenuta. Ma torna ad accelerare: come se le gambe rifiutassero di muoversi pi lentamente. Sente i passi di John dietro di s. Devo vincere, devo vincere, devo vincere. La Maratona di Londra spettava a me. Io sono il pi forte corridore del mondo, mormora Dorando, a denti stretti. Nel passare davanti alla tribuna d'onore, vede Ulpiano che si sporge dalla balaustra e con le mani preme nell'aria per dirgli di rallentare. Chiss se davvero ha comunicato al signor Grieco che questa sar una corsa vera, e che vinca il migliore. Ulpiano, furbetto com', potrebbe contare su una vittoria di Hayes per fingere di avere accettato l'accordo e incassare un bel po'"di soldi... John si porta di fianco a Dorando. Respira bene, a bocca chiusa, e i passi sono regolari, ben cadenzati. Davvero un bravo corridore, degno della medaglia d'oro guadagnata alle Olimpiadi. Proprio per questo Dorando non intende lasciarlo passare. Deve restare dietro, a tutti i costi e per tutti i giri, cos nessuno al mondo potr dire che Dorando Pietri non avrebbe meritato di vincere anche a Londra. John prova a superarlo, Dorando resiste. Al terzo giro, John lo supera. Si porta avanti di una dozzina di metri. Dorando lo riprende con facilit e resta in testa. Gli sembra di dominare l'avversario, ma troppo presto per esserne sicuro. Quindici... sedici... diciassette... diciotto... A ogni miglio espongono una lavagna con scritto il numero. Al diciannovesimo miglio, John rallenta, pur senza mostrare il passo incerto e tantomeno l'espressione sofferta di chi si arrende perch gambe o polmoni non reggono. Sembra piuttosto un tentativo di ingannare Dorando sulle sue condizioni. Infatti, dopo mezzo giro, scatta come se fosse in vista del traguardo finale e supera Dorando di una ventina di metri. Non ti lascio scappare a sette miglia dall'arrivo, dice Dorando, o forse lo pensa soltanto. Accelera, si affianca. Procedono appaiati per due giri,. La lavagna segna ventidue. Hayes rallenta di due passi. Lo fa sempre un attimo prima di tentare il sorpasso. La folla, invisibile dietro le lampade elettriche, grida senza interruzione i nomi John e Dorando: americaniamericani e italoamericani in gara a chi strilla di pi, e sono gli italiani i pi forti, anche perch il nome di Hayes sembra soltanto una esclamazione di dolore. Il nome Dorando, con la sua erre al centro, viene scandito meglio e sembra un urr. Hayes passa in testa e si pone davanti a Dorando che corre sull'interno della pista. Ma l'italiano non lo lascia allungare, si sposta dalla parte delle tribune, aumenta l'andatura, resta di un metro dietro Hayes mentre superano la lavagna del ventiquattresimo miglio, torna in testa, riprende la traiettoria interna. Dorando capta il viso di suo fratello nella tribuna d'onore, accanto al presidente e a un tizio che assomiglia al signor Grieco, ma troppo elegante per essere lui. Ulpiano sembra di marmo, pallido e immobile, forse neppure respira. A Dorando viene da ridere, ma non deve distrarsi. Negli ultimi metri si decider la corsa, sembra questo il suo destino. Due colpi di pistola zittiscono per un attimo la folla. Annunciano l'ultimo miglio. Dorando accelera, sente di potercela fare. Londra lontana. John lo sfiora e lo supera mentre la folla acquista un'unica incomprensibile voce. Dorando sente nelle gambe l'energia per altre cento miglia e per battere tutti i corridori del mondo. Riprende John, lo supera, aumenta ancora il passo. Manca meno di mezzo giro e non percepisce pi il respiro di John Hayes alle spalle. Adesso il pubblico grida soltanto il nome di Dorando. Taglia il traguardo con un vantaggio di mezzo giro. Il telegrafo trasmette all'istante due parole: Dorando won. Mentre gli americani che avevano sperato in una vittoria di Hayes lasciano lo stadio, l'italiano riceve le congratulazioni dai signori in frack, a cominciare dal presidente del Madison Square Garden. Gli italoamericani invadono la pista, raggiungono gli spogliatoi dove Dorando si rifugiato insieme all'avversario. Dorando stringe la mano a John. Alla prossima. John ha le lacrime agli occhi. Era sicuro di vincere. Ulpiano non riesce a raggiungere il fratello, ostacolato da un muro di persone. Un uomo porge a Dorando una fascia tricolore: Mi chiamo Frank De Caro. L'ha cucita mia figlia!. Dorando la indossa. Stringe mani, si lascia abbracciare. Lo sollevano di peso e lo trascinano fuori. sudato... Si prender una polmonite, grida Ulpiano. Getta a Dorando un maglione. Lui lo indossa, ringrazia, fa ciao con la mano. Tutto senza mettere piede per terra. Lo portano in trionfo. CAPITOLO 30. Sul New York Times Il "Progresso ItaloAmericano" ti far avere una coppa, dice Ulpiano, intento a leggere i telegrammi, arrivati specialmente dall'Italia, dall'Inghilterra, dall'Argentina e dagli Stati Uniti. Una societ sportiva? domanda Dorando. il giornale degli oriundi italiani che vivono qui... Al giornale arrivano i telegrammi e il cavalier Barsotti, il direttore, li manda a noi. Senti questo: "Pregola far pervenire le felicitazioni mie e dell'Ambasciata al valoroso vincitore della decisiva maratona e ringraziola per avere efficacemente favorito questo trionfo della forte e resistente fibra italiana. Firmato barone Edmondo Mayor, Ambasciatore di Sua Maest il Re d'Italia a Washington". Il trionfo della forte e resistente fibra italiana... Sembra la pubblicit della Lanerossi. Ulpiano non gli bada. Adesso che ha dimostrato a tutti di essere pi veloce di John Hayes, Dorando non prende niente sul serio, felice, tranquillo e appagato. Ulpiano lo vuole invece grintoso, nervoso, pronto a scendere di nuovo in pista per difendere la reputazione. E guadagnare un bel po'"di soldi. Hai corso in due ore, quarantaquattro minuti, venti secondi e due quinti... undici minuti meno del tempo impiegato da Hayes a Londra. Senti cosa dice il "New York Times"...

Leggi. ..."Molto prima che fossero aperti i cancelli, c'erano gi venditori ambulanti forniti di bandiere americane e italiane, pronti per gli affari, e le strade laterali erano intasate. Quando le porte furono aperte, le gallerie si riempirono immediatamente, e ancora molto tempo dopo che gli spettatori avevano occupato la platea e i posti pi costosi, la folla continuava ad affluire, a prezzi che variavano da un dollaro per posti in piedi nelle gallerie, a dieci dollari per posti a sedere nei palchi dell'arena... I concorrenti presero posto sulla linea di partenza, con Hayes, che aveva vinto a testa o croce la sua posizione, all'interno..." Salto dei pezzetti... Salta. "...Dorando aveva un vantaggio di due piedi... poco pi di mezzo metro... ed era alla corda quando compirono le prime trentatr iarde sulla linea di gesso che segnava l'inizio e la fine dei giri regolari. Hayes era subito dopo di lui, correndo pressappoco sulle impronte dell'italiano, quindi le prime fasi della gara rifletterono la monotonia delle corse a lunga distanza... Le bandiere sventolavano e i sostenitori incitavano fino a che il grande anfiteatro trem per il rumore, e in questo bailamme i due rivali continuarono, passo dopo passo, a calpestare la pista, aspirando la polvere e il fumo di tabacco di cui era impregnata l'aria. Alla fine del venticinquesimo miglio, Dorando (come lo chiamano tutti trascurando il cognome) aveva un vantaggio di circa quattro piedi, al giro successivo di dieci, in quello seguente di quindici e a quel ritmo si stacc sempre di pi. Quando Dorando concluse il ventiseiesimo giro, Hayes era appena all'altezza della curva dalla quale erano partiti, trentatr iarde pi indietro... Ci fu il rischio che tutto venisse compromesso quando alcuni spettatori che assistevano dai box nell'arena pensarono erroneamente che la gara fosse finita, si slanciarono verso la pista, mentre i corridori dovevano ancora compiere due giri. Gli ufficiali di gara cercarono di respingere i trasgressori, ma non ci fu tempo per le maniere gentili poich alcuni baldi fan..." Fan? Cosa vuoi dire? Gli americani chiamano cos gli ammiratori pi appassionati... Viene dalla parola fanatic... Fammi finire... "alcuni baldi fan avevano invaso il percorso... Volarono dei pugni e seguirono duri scontri, ma fu liberata una corsia e Dorando, il vincitore, ricevette subito sfide per ogni sorta di gara, ma il fratello..." Qui avrebbero dovuto mettere il mio nome, visto che ne ho uno!... "suo portavoce non volle svelare le intenzioni per l'immediato futuro. Dorando, disse, aveva raggiunto tutto quanto desiderava battendo Hayes, e questo trionfo legittima il suo diritto di pensare che avrebbe vinto la gara dei Giochi Olimpici se non fosse stato per l'interferenza dei giudici..." Giusto. Mai visto tanti telegrammi. Anche il signor Pasquale Melli, il padrone della pasticceria dove lavoravi, ne ha spedito uno. l'economo della Societ La Patria. Senza l'aiuto suo e di altri generosi carpigiani non avrei avuto i soldi per raggiungere Londra e partecipare alle Olimpiadi. Da Roma ho ricevuto cento lire in tutto. Ed ecco il menu del banchetto d'onore che gli italoamericani ci offrono domenica all" Hotel Campidoglio. C'entra il signor Grieco? Credo che il signor Grieco non voglia pi vederci neanche in fotografa. Meno male che ho corso per vincere! O a quest'ora non avrei neppure il coraggio di mettere il naso fuori dall'albergo. S, abbiamo fatto bene a non dargli retta. Dorando cambia discorso: Spero che domenica si mangi all'emiliana. Sono stanco di cibi americani, o degli spaghetti scotti che qui considerano il miglior piatto all'italiana... Sentiamo. Antipasto di acciughe, olive, sedani, salame, ravanelli. Minestra in brodo. Pesce con salsa alla maionese. Ravioli alla genovese. Umido di vitello con piselli. Punch alla romana... Un punch a met pasto?... Arrosto di pollo. Gelato. Formaggio. Frutta. Caff. Da bere: vino Chianti, Moscato spumante Mosca, Vermut Gora e Cognac Gonzales offerti dalla ditta Cesare Conti di New York, Broadway 57... Sigari e sigarette offerti dall'onorevole marchese Paolo De Nobili... La cena comincia alle sette. Una mangiata da giganti. Al banchetto parteciper il tuo prossimo avversario... Ho firmato un accordo di massima in attesa di definire le questioni economiche. Adesso siamo noi che dettiamo le condizioni e che intaschiamo la fetta pi sostanziosa. Mi ascolti? Perch non dovrei ascoltarti? Te ne stai disteso sul letto, con gli occhi chiusi... Mica ascolto con gli occhi... Devo dare la rivincita a Hayes? Per adesso no. Il 15 dicembre, nove giorni dopo il banchetto, affronterai il campione canadese Tom Longboat. Dorando apre gli occhi: Il pellerossa! Era a Londra con me. Lo so. Come lo hai battuto a Londra lo batterai anche in America. Questa volta in cambio di un bel po'"di soldi. Dobbiamo trasferirci in Canada? Verr lui a New York, al Madison Square Garden. Mi fa piacere incontrarlo alla cena. Ne approfitter per fargli qualche domanda. A Londra non parlava con nessuno, e gli altri americani lo chiamavano Cogwagee, e non sembrava un complimento. Anzi, il suo nome indiano. Ne va orgoglioso. Se ne stava l, impassibile, come se fosse sordo o capisse l'inglese meno di me. Lo batterai... Sei il pi forte del mondo. Esci? Ho un appuntamento con l'agente di Albert Corey, l'americano arrivato secondo alla maratona olimpica del 1904. In una intervista su un giornale di Chicago, il corridore ha dichiarato che potrebbe batterti con una gamba sola. La destra o la sinistra? Non scherzare. Qui in America quello che scrivono i giornali diventa importante perch tutti li leggono. La sparata di Corey ha fatto salire di molti punti le sue quotazioni... E io adesso chieder un bel po'"di dollari. Se ne va. Il pi forte. Dorando si alza dal letto, va davanti allo specchio. Si guarda. Il fisico quello di sempre, i muscoli non sono aumentati e tantomeno la statura. Sono il pi forte corridore del mondo, si ripete. Adesso dovr affrontare un pellerossa alto due metri, con gambe tanto lunghe che un suo passo ne vale tre. Poi toccher all'americano che quasi vinse la maratona olimpica di Saint Louis e che nelle successive corse ha battuto i pi famosi campioni degli Stati Uniti. Io sono il pi forte del mondo. Per convincersi non serve guardare nello specchio, rileggere i telegrammi di congratulazioni, o sfogliare i giornali americani che lo osannano. Per misurare il successo deve guardare nell'armadio, il pi grande dei due in dotazione all'ampia stanza dell" Hotel Bertholdi che

divide con Ulpiano. Spalanca le ante e ammira il proprio guardaroba, nuovo di zecca. Tre completi eleganti (manca il frack, ancora dal sarto italiano che passer nel pomeriggio per l'ultima prova), due abiti sportivi con i pantaloni a mezza gamba (alla scagazza, si dice a Carpi), otto camicie, otto cravatte, due bombette, due berretti e un cilindro (che non avr mai il coraggio di mettere: si trova ridicolo con la tuba in testa), un bastone da passeggio con l'impugnatura d'argento a forma di testa di leone (regalo della comunit italiana di Brooklyn), un cassetto pieno di mutande, calze e ma gliette. Scarseggiano le scarpe, solo tre paia: due per tutti i giorni, uno da corsa, sempre dei Fratelli Miselli. Appena a casa ne ordiner cinque paia. Non vuole scarpe da corsa americane. Le fanno a macchina, di diverse misure, senza neppure conoscere i piedi del cliente. Ricorda le parole di Carlo Miselli: Nei piedi ci sta gran parte dell'anima della gente... prima di confezionare un paio di scarpe devi guardare negli occhi il cliente, e poi toccargli i piedi, massaggiarli, capirli. Palpa la stoffa del vestito Principe di Galles. Panno di prima qualit, lana inglese. Con un guardaroba cos sono davvero il corridore pi forte del mondo. Al banchetto in suo onore indosser il frack. Se lo vedessero Teresa, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e gli amici di Carpi e di Mandrio! Dorando in frack, con in mano il bastone dall'impugnatura d'argento. Richiude l'armadio e pensa all'amico Alberto Braglia, medaglia d'oro per la ginnastica alle Olimpiadi di Londra. Anche a lui il mondo dimostra gratitudine? Si mette a tavolino, deciso a scrivere alla fidanzata, considerato che il soggiorno negli Stati Uniti andr per le lunghe e chiss quando si rivedranno. Forse rester in America un anno intero e far in tempo a imbarcarsi sul transatlantico Titanic, in costruzione nei cantieri di Belfast. Dicono che sar la nave pi bella e pi sicura del mondo, dunque degna del pi forte corridore podista. Peccato che attraccher a Liverpool o a Belfast, e non nel porto di Boretto, sul Po, a due passi da Carpi. CAPITOLO 31. Joe petrosino A destra di Dorando siede un ufficiale di polizia in borghese, anche lui italoamericano, a sinistra siede il signor conte Vladimiro Taddei, console italiano a New York. Vengono poi Ulpiano, il presidente del Madison Square Garden, il direttore del Progresso ItaloAmericano e, a sorpresa, il signor Grieco. Quasi di fronte a Dorando, un poco spostato sulla sinistra, siede Tom Longboat, il corridore canadese vincitore della Maratona di Boston del 1907 con il tempo record di due ore, ventiquattro minuti e ventiquattro secondi sui quaranta chilometri. Nella gran confusione delle presentazioni e dei nomi che entravano in un orecchio e uscivano dall'altro, Grieco ha abbracciato Dorando, gli ha detto brav (chiss perch con l'accento sulla o, come fanno i francesi) e gli ha sorriso, per niente arrabbiato per come andata la corsa. Anche lui considerano degno di sedere con gli altri illustri ospiti del banchetto in onore di Dorando Pietri, circa duecento persone che occupano, oltre all'immensa sala da pranzo, il salone delle feste e altre stanze minori al pianterreno dell" Hotel Campidoglio, al 154 di Beecker Street. bello sentire che gli italiani d'America non hanno dimenticato la loro lingua, dice Dorando al suo vicino di destra. L'uomo, grande e grosso, con un bel faccione tondo e gli occhi intelligenti, si era presentato con nome e cognome, e il console aveva precisato che si trattava di un tenente di polizia molto famoso in citt. Ma il nome e il cognome Dorando li ha dimenticati. L'omone racconta: I ragazzi nati in America ormai parlano soltanto inglese. E anche noi stiamo dimenticando la nostra lingua madre. Per essere precisi, stiamo dimenticando il dialetto, perch gli emigranti italiani che arrivano qui non parlano l'italiano, ma il napoletano, il siciliano, il calabrese, il piemontese o il veneto. Vedete la gente che chiacchiera a quei tavoli laggi? Se voi vi avvicinate scoprirete che parlano in dialetto, o nell'inglese che si usa negli States. Voi per parlate bene l'italiano. L'ho studiato per motivi professionali. La mia lingua madre era il dialetto di Padula. Deve trattarsi di una localit della Pianura Padana, come dice la parola. Tipo Padova, Pandino o Paderno. Forse il dialetto del poliziotto somiglia al carpigiano. Dorando continua a parlargli in italiano, anche per educazione verso il console che li ascolta, seppure con aria un poco annoiata. Io non conosco l'inglese, ma in questi giorni ho sfogliato molti giornali americani per capire cosa dicono di me. Sempre con l'aiuto di mio fratello Ulpiano che ha lavorato due anni a Londra e conosce la lingua. Mi ha letto anche altre notizie, specialmente quelle che riguardano gli italiani d'America. Mi sono spaventato nello scoprire come gli altri americani ci considerano, e la sfilza di cose poco simpatiche che dicono. Lo so. Nell'ascoltare da Ulpiano le cronache di furti, rapine, omicidi e compagnia bella, ho notato che i personaggi italoamericani portano sempre cognomi del Meridione d'Italia. Forse perch sono di gran lunga i pi numerosi... I camerieri servono la minestra, una pastina in brodo indegna di figurare in un banchetto d'onore. Roba da ammalati. Dorando l'assaggia e fa una smorfia che l'omone al suo fianco attribuisce al tema della conversazione. Avrete fatto caso che anche i nomi delle vittime appartengono quasi sempre a italiani del Meridione... Vittime e carnefici. La gente onesta la stragrande maggioranza, anche se deve fare i conti con alcuni individui prepotenti che riproducono in America il medesimo tipo di societ che conoscevano in patria. Quello che pi preoccupa le autorit non tanto la delinquenza individuale, quanto la malavita organizzata. La Mano Nera? Il poliziotto si guarda attorno, come per cercare qualcuno della Mano Nera tra i commensali. Non si tratta di uno sguardo spaventato, anzi. I giornali la chiamano cos. Ma non credo che i giornalisti abbiano capito bene come funziona. Voi lo avete capito? Ci provo. Se voi, invece di essere nato a Padala... Padula, lo corregge il poliziotto. A Padula, foste nato nel Meridione d'Italia, forse capireste meglio la Mano Nera... Il poliziotto appare sorpreso, come se Dorando avesse sbagliato di nuovo il nome del paese. Ma non lo corregge. Racconta: Sto per andare in Italia, in Sicilia, per indagare se esistono collegamenti tra la malavita siciliana e quella americana. Me lo ha chiesto il presidente degli Stati Uniti in persona. Ne approfitterete per tornare a Padula? Me lo auguro. Ricordo bene il mio paese. Avevo tredici anni quando, nel 1873, con mio padre Prospero, che di mestiere faceva il sarto, siamo emigrati in America. Ormai considero New York la mia citt. A Padula mi piacerebbe incontrare i ragazzi con i quali giocavo, e il mio primo amore, una ragazzina figlia del vicino di casa. Venitemi a trovare. Credo che Carpi non sia molto lontano dal vostro paese, dice Dorando. Non ha trovato il modo di fargli ripetere nome e cognome, e si decide a domandarglielo: Qual il vostro nome in italiano?. Giuseppe. Qui mi chiamano Joe, Joe Petrosno. Sembra un cognome meridionale. Padula si trova dalle parti di Salerno. Per niente offeso, il poliziotto gli sorride. Cambia discorso, indica con un cenno Tom Longboat

seduto quasi di fronte a loro, e domanda a Dorando: Non vi parlate?. Io non conosco l'inglese e ancora meno la lingua indiana. Non credo che lui parli italiano, e ancora meno il carpigiano. Sembra che Longboat non conosca neppure l'inglese. Si limita a mangiare con appetito tutto quello che gli servono. Non appare annoiato, solo indifferente. Dorando lo osserva senza insistere troppo per non infastidirlo. Gli ricorda i pellerossa dei film con i cowboy. Gente selvatica, occupata ad assalire treni, bruciare fattorie e rubare il bestiame ai bianchi che a fatica vogliono trasformare il Far West in una regione tipo Pianura Padana. Tom non sembra cattivo. Prima di mettersi a tavola gli ha stretto la mano con energia, senza dire una parola. un sioux o un apache? domanda ajoe Petrosino, sottovoce, senza guardare Tom. un indiano canadese della regione dei Grandi Laghi, cresciuto nella riserva Grande Fiume delle Sei Nazioni. Da noi nelle riserve ci stanno gli animali da cacciare, osserva Dorando. In America ci stanno invece gli indiani cacciati dalle loro terre, spiega Joe. E aggiunge: Se volete parlarvi, posso fare da interprete. Non so cosa dirgli. Joe passa al tu: Digli che lo ammiri... se vero. Lo ammiro, eccome. Tra l'altro la sua faccia mi ricorda quella di molti scarriolanti della mia campagna. Gente cotta dal sole, con la fatica scritta in faccia. Chi sono gli scarriolanti? Braccianti agricoli, contadini senza terra che lavorano quando capita. Anche mio padre da giovane ha fatto il bracciante. Allora siete quasi parenti, sorride Joe. Ad alta voce si rivolge a Tom Longboat, in inglese: Mister Longboat, mister Dorando considers you a great champion. Tom guarda Dorando, non cambia espressione, e dice: He is a great champion too. I" m happy to compete with him. Ha detto che anche lui ti considera un campione, ed contento di correre con te. Dorando sorride a Longboat, che ricambia con una lieve modulazione delle labbra. Per lui deve essere il massimo del sorriso. Sai perch lo hanno battezzato Longboat, Lunga Barca? domanda Joe. Un nome indiano, tipo Toro Seduto o Nuvola Rossa. I loro nomi si riferiscono spesso al carattere o all'aspetto. Succede anche in Emilia. Si chiamano scucmai, per non valgono all'anagrafe. Quando muore qualcuno a Mandrio, che il paese dove io sono nato, in provincia di Reggio Emilia, nessuno va al funerale se sul manifesto funebre, sotto il nome e cognome dell'anagrafe, non c' anche lo scucmai. Il prete di Mandrio rifiut di seguire il funerale del nonno di un mio amico perch i parenti volevano sull'avviso funebre lo scucmai del morto, che era Troia, soprannome che si da a un uomo con poca voglia di lavorare. Il prete trovava scandaloso presentarsi davanti al Padreterno con quello scucmai. Com' andata a finire? domanda Joe, incuriosito. Lo hanno scritto molto in piccolo. Gli indiani non amano i nomi yankee, ma si sono dovuti adattare. Longboat stato cos registrato, con l'aggiunta dei nomi Thomas e Charles. Lunga Barca... Di sicuro per via delle barche di legno e di pelle che si vedono nelle avventure dei pellerossa al cinema e disegnate sui libri. Lo hanno chiamato Longboat perch fin da bambino aveva piedi enormi, due barche. Dorando resiste alla tentazione di guardare sotto il tavolo per controllare se i piedi di Tom sono davvero enormi. Li guarder meglio quando correranno insieme. Arriva il pesce, servito al centro di artistici ricami di maionese. Buono... I cuochi devono essere italiani, dice Joe. Dorando indica la tavolata. Mi hanno presentato direttori di giornali, banchieri, padroni di fabbriche, professori... osserva. proprio vero che l'America ci vuole bene! Joe Petrosino si guarda attorno, quasi volesse riconoscere uno per volta, e con nome e cognome, tutti i presenti. Siamo seduti a tavola con gli italiani di successo, quelli che si sono guadagnati un posto importante nella societ di New York. Ma sono ancora troppo pochi. Gli altri, la stragrande maggioranza, stanno ancora cercando di convincere gli americani che anche noi siamo bianchi. E cosa dovremmo essere? domanda Dorando, divertito. Neri. Non soltanto una questione di colore. Molti italiani, appena arrivati, presero a familiarizzare con i neri. Li sentivano vicini, forse perch altrettanto miserabili. Poi c' stata una reazione, e gli italiani hanno cominciato a trattare male gli americani di origine africana: forse per dimostrare agli yankee che siamo bianchi come loro. La nostra nerezza la stiamo perdendo adagio, al prezzo di molti sacrifici, e anche molto sangue. La vittoria di un italiano bruno contro un irlandese biondo ha riempito di gioia la nostra gente, una soddisfazione che va ben oltre il fatto sportivo. Il discorso non scherzoso, come Dorando aveva creduto. Stupito, domanda: Quale sangue?. Sudore e sangue. Per capire la situazione basta scorrere le tariffe salariali delle compagnie ferroviarie. Gli operai cinesi immigrati di recente hanno la tariffa pi bassa. Li precedono i neri. Immediatamente prima ci sono i dagoes, cio gli italiani, detti anche waps. O guinea, che un paese africano. I salari alti, o sarebbe meglio definirli normali, li percepiscono i bianchi... Gli yankee faticano a classificarci. Come succede con i pipistrelli: sono topi, uccelli o cosa? E il sangue? Negli Stati del Sud, gli italiani sono spesso vittime di linciaggi. Pochi anni fa, a Tellulah, dalle parti di New Orleans, una folla di ventimila persone assal il carcere e massacr undici italiani che il tribunale aveva scagionato dall'accusa di avere ucciso un poliziotto. A mio fratello piacerebbe fermarsi negli Stati Uniti... Gli spiegher come stanno le cose. Voi non correte rischi, dice Joe Petrosino. I quattrini imbiancano la pelle. CAPITOLO 32. Tom Longboat, il pellerossa Dorando e Longboat si stringono la mano. Anche le mani dell'indiano sono due barche. Il Madison Square Garden meno affollato dell'altra volta, i giornali non hanno messo in prima pagina la notizia della sfida, e i due corridori non devono dimostrare di essere bravi. Lo sanno tutti. Dorando dato vincitore per sei a quattro. Ulpiano gli ha spiegato che Longboat non molto amato negli Stati Uniti perch corre sotto la bandiera canadese, e il Canada fa parte del Commonwealth. Commo... cosa? Commonwealth. Una societ di nazioni legate all'Inghilterra.

Hanno il medesimo re. Il pellerossa tornato la solita statua di legno, e per questo Dorando conta di batterlo con facilit. Lo ricorda alla Maratona di Londra, quando si ubriac di champagne a met corsa. Prima dell'incidente il suo passo era veloce e deciso, ma legnoso. Faceva venire in mente Pinocchio, un burattino che un ragazzo in carne e ossa pu battere facilmente, nonostante la lunghezza dei piedi. Che non conta: per vincere occorrono fiato e muscoli. Lo starter, il barbuto presidente del Madison, spara in aria e i due corridori partono. La distanza quella della maratona classica: ventisei miglia e trecentottantacinque iarde. Dorando si porta subito in testa. Poi lascia passare l'indiano per saggiarne la tenuta. E torna a superarlo. Si sente un gatto che gioca con il topo. Corri Dorando, fagli vedere che i pellerossa della Bassa emiliana sono pi forti di quelli dei Grandi Laghi! I cartelli con il numero delle miglia si susseguono senza che la corsa regali grandi emozioni al pubblico. Dorando precede l'avversario senza fatica, anche se Longboat non si lascia staccare, resta alla sue spalle, tanto vicino da fargli sentire il rumore del respiro, regolare, costante, un po'"fastidioso. Al tredicesimo miglio, Dorando decide di lasciarlo passare, per farsi un poco tirare, come fanno i ciclisti. L'indiano lo supera e resta al comando per un paio di miglia. Poi l'italiano torna in testa. Longboat aumenta l'andatura e Dorando comincia a risentirne. Al ventesimo miglio l'indiano lo supera di forza. Dorando torna a conquistare il comando e a perderlo a giri alternati, ma questa tattica, voluta da Longboat, lo sfianca. Al venticinquesimo miglio, il penultimo, riesce ancora una volta ad affiancare l'indiano che non ruota il viso verso di lui neppure di un millimetro. Dorando respira a bocca aperta, il cuore impazzito nel petto, mille piccole stelle che ballano davanti agli occhi. Rallenta, si ferma, guarda la confusa sagoma dell'indiano che taglia il traguardo. Un megafonista grida: Due ore, quarantacinque minuti, cinque secondi e due quinti! Bravo!. Il bravo, sebbene in italiano, non per Dorando. Nello spogliatoio, Ulpiano, laconico, gli riferisce numeri: Incasso 75.000. Per noi: 18.750. Voglio la rivincita, dice Dorando. Gi combinata. Incontrerai Longboat a Buffalo, sulla distanza delle venticinque miglia. Ma prima, come sai, devi incontrare due americani in una volta, Floyd Daughty e Samuel Myers, a Fall River, sulle dodici miglia. Dorando non lo ascolta: Questa sera ero sicuro di vincere con facilit. Per questo hai perduto. CAPITOLO 33. Lettera ad Alberto Braglia Scrivi a Teresa? Gi fatto. Questa la mando al mio amico Braglia. Ma se non sa leggere! Non vero. Legge a fatica, ma legge. O qualcuno lo far per lui. Cosa gli dici? Che in America vogliono bene a chi pratica lo sport. Gli racconter che noi, in tre mesi, abbiamo guadagnato abbastanza da comprarci una casa. E che al nostro ritorno in Italia speriamo di avere tanti quattrini da comprare un negozio in centro a Carpi. Meglio non vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso, dice Ulpiano. E poi non va bene parlare di soldi in una lettera che chiss in quali mani pu finire. Perch non ti limiti alle notizie di carattere sportivo, che poi quello che interessa a Braglia? Dorando straccia la lettera, che si era anche sporcata con una goccia di inchiostro, e ricomincia con un foglio nuovo. Ulpiano si stende sul letto e dopo due minuti russa. Caro Alberto, come avrai saputo dai giornali, il 25 novembre ho battuto Johnny Hayes, il corridore che mi aveva rubato la medaglia d'oro alla maratona dell'olimpiade di Londra. Adesso tutto il mondo sa che anche quella corsa avrei dovuto vincerla io. Dopo venti giorni mi hanno fatto correre contro Longboat, l'indiano che era con noi a Londra e che alla maratona si era ritirato. Lo davano per vincente, e avevano ragione. un corridore fortssimo, e al Madison Square Garden mi ha battuto. Devo dirti che non ero molto in forma, a causa anche del cibo che si mangia in America. Minestroni insipidi, carne tritata e fatta a polpette cotte male, salsicciotti affogati nella senape. Facile prendere il mal di pancia. Io, ogni notte, sogno la spalla cotta, lo zampone, i bolliti, per non dire dei nostri primi piatti, a cominciare dai tortellini, e poi la minestra imperiale che prepara la mia mamma, o le tagliatelle al rag con sopra una bella nevicata di parmigiano... Neppure i ristoranti italiani di New York conoscono la nostra cucina. Comunque corro e quasi sempre batto gli atleti americani, tanto che un giornale di New York mi ha definito il pi grande corridore a piedi del momento. Dieci giorni dopo Longboat, ho sfidato a Fall River sulle dodici miglia ben due campioni americani in un colpo: Samuel Myers e Floyd Daughty che si sono dati il cambio al sesto miglio. Corse inventate per fare spettacolo, americanate, come le chiamiamo noi, ma che rendono un bel po'"di dollari. Sabato 2 gennaio, a Buffalo, ho incontrato di nuovo Longboat sulla distanza delle venticinque miglia. Quell'accidente mi ha battuto ancora: rimasto in testa dall'inizio alla fine della gara. Io mi sono ritirato al diciannovesimo miglio. Sentivo nelle gambe una gran voglia di correre, e di fiato ne avevo da vendere. Mi ha tradito il cuore, un poco affaticato da tutte queste corse. Secondo il dottor Joseph Creamer che mi ha visitato dopo il confronto con l'indiano, il mio cuore sarebbe in stato di collasso per il troppo lavoro. Non gli ho dato retta. Se c' uno che conosce il mio cuore, quello sono io, e so bene che qualche volta fa i capricci, ma sono come i capricci dei bambini che passano senza lasciare segni. Infatti, solo tre giorni dopo, il 5 gennaio, ho battuto sulle dieci miglia e con grande facilit Sullivan e Southerland che si erano dati il cambio a met gara, e il giorno dopo a Syracuse ho battuto Sullivan in un regolare testa a testa. Da questo momento non ho pi trovato un corridore capace di battermi. Li ho lasciati tutti indietro: Percy Smallwood, un inglese che detiene il prima to mondiale sulle undici miglia, Albert Corey a Chicago sulla distanza della maratona, e poi Wright, Barclay, Bronson e Miller: loro in staffetta e io da solo. Insomma nessuno, a parte il pellerossa, pu sperare di starmi davanti, e sono convinto di avere fatto bene a ridere in faccia al dottor Creamer che mi raccomandava di non affaticare il cuore. A proposito di cuore: ho deciso di sposare la mia Teresina. Le ho mandato un telegramma chiedendole di diventare la mia sposa. Mi ha risposto con un telegramma di una sola parola: s. Se dovessi accettare tutte le gare che mi offrono, io e Teresa non ci sposiamo pi. Io e il manager, che poi mio fratello Ulpiano, abbiamo firmato contratti fino a met 1909. Far cos: verso la fine di giugno torno in Italia, mi sposo, faccio il viaggio di nozze e riparto per l'America. Cari saluti a tutti i modenesi. Dorando Pietri, corridore di maratona. CAPITOLO 34. Sempre in viaggio Dorando indica il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. Non riesco a vedere la differenza tra gli Stati Uniti e il Canada.

Ulpiano alza le spalle. Spesso non capisce i ragionamenti del fratello. Cerca il perch di tutto, perch il Canada fa parte della corona inglese... perch non si nota nessun cambiamento di paesaggio... Pensa alla corsa. Mi dicono che Fred Meadows il numero uno dei giovani podisti canadesi. Cerca una affermazione che gli consenta di passare al professionismo con dei buoni contratti di partenza. Battere me sarebbe una bella credenziale. Ma non capisco... Cosa? Perch gli americani non valorizzano invece il loro pi grande campione. Alludi a Longboat? Lui. Sembra sparito dal mondo delle corse, mentre Johnny Hayes me lo ripropongono in tutte le salse. L'indiano lo incontrerei volentieri ancora una volta. Possibile che non riesca a batterlo? Gli americani, quelli degli Stati Uniti e quelli del Canada, non lo amano tanto. Preferiscono che sia un bianco a dominare nelle corse, come in tutti gli altri sport. Alle Olimpiadi di Londra stato premiato con una medaglia il nero americano John Taylor... Ricordi? Era nella staffetta quattro per quattrocento. Ne parlarono tutti i giornali. Molti erano scandalizzati. Uno scrisse che nell'antica Grecia non c'erano atleti di pelle nera! Non occupiamoci di Tom Longboat o di John Taylor. Pensiamo a vincere. Tra me e un biondo, gli americani non di origine italiana preferiscono che vinca il biondo... Non crearti delle fissazioni. Siamo pagati in dollari e tutti ci trattano da gran signori... Quanti soldi abbiamo messo da parte? Abbastanza da comprare un negozio in centro a Carpi. E se comprassi il negozio del signor Melli, dove lavoravo? Cos avr anch'io un garzone da comandare. Meglio pensare in grande. Per esempio? Un albergo di lusso. Quello dell'albergatore il lavoro pi bello del mondo: te ne stai tranquillo in casa tua, e la gente ti porta i soldi solo per venire a dormire... Come mosche nella tela del ragno. E a Carpi di ricchi ce ne vengono molti, a cominciare dai commercianti legati al truciolo, italiani e stranieri. Per mettere su un albergo di lusso ci vuole un mare di soldi. Le tue gambe sono una miniera d'oro, a saperle usare come si deve. A proposito d'oro... Sai chi ho incontrato a Saint Paul, prima della gara, negli spogliatoi, mentre tu eri andato a salutare il sindaco nella tribuna d'onore? Qualcuno che conosco? Il signor Frank Grieco. E cosa ci faceva a Saint Paul? Ho avuto l'impressione che fosse venuto per ripetermi l'offerta di organizzare a modo suo le corse, in maniera di favorire certi scommettitori. Deve avere pensato che senza la tua presenza io avrei ceduto pi facilmente... Era anche alla cena in tuo onore all'hotel Campido glio. Ma non fece niente per convincerci, dopo il nostro rifiuto. Quella volta a New York sedevo accanto a Joe Petrosino, il poliziotto. Forse per questo si limit a salutarci. A Saint Paul ti ha minacciato? Si limitato a rinnovare l'offerta. E a dirmi che era sciocco rifiutare tanti bei soldi, quando nella logica delle corse vincere o perdere. Perch non dare una mano alla sorte? Mi ha anche detto che in questo modo avrei realizzato presto il sogno di comprare un albergo. Sei stato tu a parlarne al signor Grieco? Ulpiano arrossisce. Ero convinto che fosse solo un commerciante che aveva fatto fortuna in America, come tanti. Non capisco pi dove sono... dice Dorando. Si guarda attorno, nella sala ristorante dell'hotel London, a un tavolo vicino all'enorme vetrata che spazia sul centro cittadino. New York, Buffalo, Chicago, Boston... le citt americane mi sembrano tutte uguali, con i palazzoni, le strade piene di automobili, e la gente che sui marciapiedi sembra impegnata in una maratona. Tutti miei colleghi! Agli americani piace la velocit: a piedi, in macchina, in treno... cos costruiscono una maniera nuova di stare al mondo. Ulpiano non nasconde la sua simpatia per i nordamericani, statunitensi o canadesi che siano. La loro frenesia gli consente di firmare contratti in serie. Precisa: Siamo a Toronto, Canada. Lo specchio d'acqua che si intravede tra due palazzi il lago Ontario. Lo dicevo per dire. So bene dove sono. Per potrei sbagliarmi: il palazzone grigio con centinaia di finestre io l'ho visto tale e quale a New York. La piazza di Correggio, o il castello di Carpi, o il Duomo di Modena sono invece cos particolari che non potrei trovarli in nessun'altra parte del mondo. Ulpiano si limita a scuotere la testa, mentre mangia il budino. Dorando si imbarcato in uno dei suoi strani discorsi e lui non se la sente di seguirlo. Ascolta stupito, forse addirittura preoccupato, il ragionamento del fratello, che ora tira in ballo i laghi: Prendiamo il lago Ontario, tanto grande da sembrare un mare, e tanto grigio da sembrare un macero in autunno. Io posso dire di avere visto il lago Ontarioo. E allora? Io non ho mai visto il lago di Garda, il lago Maggiore o il lago di Corno. Ma ho visto il lago Ontario. Ti sembra giusto? Ulpiano non sa cosa dirgli, non ha neppure capito bene. Per fortuna arriva il cameriere a salvarlo: gli porge, in un vassoio di legno, i giornali freschi di stampa, cos come aveva chiesto. Parlano della gara? Spero di s. Ulpiano cerca la pagina dedicata allo sport, sempre presente nei giornali americani. Ecco qui: Trionfo di Dorando sulla pista del Riverdale Roller Rink... Ma perch mi chiamano soltanto con il nome? Dovresti essere contento... Significa confidenza, stima, ammirazione... Adagio, cercando di non tradire il significato delle parole, Ulpiano traduce l'articolo, preceduto da una sorta di riassunto: Il nostro concittadino Fred Meadows ha sbagliato tattica sprecando il grosso delle energie alla partenza delle dodici miglia. Il pubblico canadese si entusiasmato quando all'inizio costringeva Dorando a mangiare la polvere e al terzo miglio lo staccava di un giro e mezzo, distanza in apparenza incolmabile. Ma ecco che l'atleta italiano aumentava l'andatura e senza evidente difficolt raggiungeva Meadows al sesto miglio, a met corsa, lo superava, lo staccava e proseguiva vincendo con il tempo eccezionale di un'ora, sette minuti, trentun secondi e mezzo. Maedows, distrutto dallo sforzo iniziale, arrivava dopo quasi quattro minuti. Una grande corsa, commenta Dorando. Ripete per l'ennesima volta: Sono davvero il pi forte del mondo!. Sorride, ormai ne convinto. Ulpiano seguita a sfogliare i giornali. Sai chi morto?

Non dirmi che i giornali americani scrivono perfino di chi muore a Carpi! A Palermo. morto il poliziotto di New York... Ne parlavamo l'altro giorno, a proposito della festa. Il sorriso sparisce dalla faccia di Dorando: Joe Petrosino!. Era andato in Italia per indagare sui collegamenti tra la Mano Nera americana e quella siciliana, lo dice il giornale. Aveva portato a Giolitti il saluto del presidente degli Stati Uniti, e Giolitti gli aveva regalato un orologio d'oro. La sera del... Ulpiano controlla la data riportata nell'articolo ...del 12 marzo, in piazza Marina a Palermo qualcuno sbucato dal buio si avvicinato alle spalle di Petrosino e gli ha sparato quattro colpi di pistola. Abbiamo fatto bene a rifiutare l'offerta del signor Grieco, dice Dorando. Questo cosa c'entra con Joe Petrosino? domanda Ulpiano. Non aspetta la risposta. Sfoglia ancora il giornale e trova qualcosa che lo diverte. Questo sei tu... trasformato in fiasco! La vignetta occupa la parte centrale della pagina dello sport, e rappresenta una pista con due corridori. Il primo, nettamente in testa, un fiasco, completo di gambe e braccia, con l'etichetta Italian Wine, il secondo una bottiglia dalle gambe tremolanti e l'etichetta IrishAmerican Whiskey. Spero che alla maratona sulla pista del Polo Ground di New York ci sia anche Longboat. Ci sarete tutti. Anche Hayes, anche il francese Henry SaintYves che dicono molto bravo. Il favorito resti tu. Dopo torneremo finalmente in Italia... Mi raccomando, non fare scherzi: la Teresina ha comperato i mobili. Ho gi i biglietti. Questa volta sbarcheremo direttamente a Genova. Arrivo previsto per il 18 luglio. CAPITOLO 35. Secondo trionfo a Carpi Oggi, verso le dieci, arriver Dorando in piazza. Il campione della corsa a piedi ha confidato a Luigi Barzini, giornalista del Corriere della Sera, che non ne poteva pi dei cibi e della fretta degli americani, e che non vedeva l'ora di tornare a Carpi, in piazza, la pi bella piazza del mondo, con il castello dei Pio, il Duomo, il teatro e l'infilata dei portici, il passeggio di belle signore, luoghi che gli ricordano quando, solo ieri, lavorava nella pasticceria Melli o passava il tempo libero in centro, reduce dagli allenamenti lungo le strade di campagna, luoghi altrettanto belli e familiari. Io sogno i Portici di piazza Vittorio Emanuele, altro che Broadway! ha esclamato Dorando, appena tornato dall'America del Nord, carico di medaglie, coppe e quattrini. A modenesi, reggiani e carpigiani piace l'idea che uno di loro abbia fatto un mucchio di soldi in America. Dollari che valgono molto di pi delle lire. gente che bada al concreto, che consigli a Dorando di fregarsene quando lo privarono della medaglia alle Olimpiadi di Londra: contava di pi la coppa piena di sterline d'oro che gli aveva regalato, a m di consolazione, la regina Alessandra (lui aveva preferito tacere che la coppa conteneva soltanto una bandiera). Il successo qui si misura in biolche, muri e franchi. O in imprese commerciali e industriali, che sono ancora pochine se confrontate con le fabbriche che Dorando ha visto alla periferia di Londra e delle citt americane. La fabbrica di macchine per cucire Landford di Chicago, per esempio, con duemila tra ope rai e operaie, vasta quanto l'intera Mandrie Carpi, per fortuna, nel suo piccolo, specialmente grazie al truciolo, riesce a non essere soltanto un paese agricolo. Qui prosperano le ditte di Aristide Loria, dove lavorava Teresa, e quella di Angelo Po, che costruisce moderni letti in ferro, oltre a numerosi artigiani che fabbricano carri agricoli, aratri e altri strumenti per l'agricoltura. Prima ancora di tornare in Italia, Ulpiano Pietri ha scritto una serie di lettere ai suoi concittadini pi in vista annunciando l'intenzione di investire i soldi guadagnati cinquanta e cinquanta con Dorando, fiftyfifty come dicono gli americani. Aspetta offerte, idee, eventuali soci. Anticipa che orientato verso un albergo di alto livello, considerato che l'industria dei cappelli e degli altri oggetti di paglia in grande sviluppo e che arrivano compratori da ogni parte del mondo. In molti gli hanno risposto. L'arrivo a Carpi questa volta lo ha organizzato Ulpiano. Gli anni trascorsi in Inghilterra gli hanno inculcato una mentalit moderna, proiettata nel futuro. Ulpiano conosce il peso della pubblicit, delle relazioni con il pubblico, della stampa. Ha capito, prima di tanti, che la fama chiama quattrini. Ha comunicato al sindaco che sarebbero arrivati alle dieci in punto, reduci da un breve tour nell'Italia del Nord. Prima tappa Genova, dove Dorando avrebbe ricevuto un segno di stima da parte di Sua Maest Vittorio Emanuele III. In cosa consista il segno, Ulpiano resta nel vago, considerato che la notizia l'ha inventata lui di sana pianta, ma poi gli scappa scritto che si tratta di un prezioso gioiello con incise parole dettate dal re in persona. Da Genova avrebbero raggiunto Milano in treno per ricevere altri attestati di stima da parte dei presidenti delle societ sportive lombarde, notizia questa non inventata. E il mattino dopo sarebbero ripartiti, ancora in treno, per Modena. Qui avrebbero incontrato le autorit cittadine, salutato l'amico Alberto Braglia, medaglia d'oro per la ginnastica alle Olimpiadi di Londra, partecipato a una cena quali ospiti d'onore. Sarebbero ripartiti la mattina successiva, con la loro autovettura personale, per raggiungere Carpi. Alle dieci in punto l'automobile, una Beta Torpedo, entra nella piazza da via Berengario, ingresso facilitato dai carabinieri che hanno mantenuto libero un varco tra la folla che gremisce la strada. Gente arrivata anche dai paesi e dalle citt vicine, perfino da Mantova e da Ferrara. Sulla macchina scoperta siedono l'autista in livrea e, dietro, Dorando e Ulpiano Pietri, eleganti, il panama ben calcato in testa per non farselo rubare dal vento, il bastone da passeggio tra le gambe. Freschi di parrucchiere e profumati. Anche Ulpiano risponde ai saluti della folla con sorrisi e con gesti lenti della mano destra, come fa il vescovo quando si affaccia alla sua finestra, e si direbbe che le corse le abbia vinte lui, e non Dorando che appare intimidito da tutta quella gente, e i suoi sorrsi e i suoi gesti sembrano voler chiedere scusa per averla fatta venire in piazza un sabato mattina, magari rubando ore al lavoro. L'auto si ferma davanti all'ingresso principale del castello dei Pio dove le autorit sono in attesa. Il sindaco non ha dubbi, valutata la disinvoltura del personaggio, su quale dei due Dorando: corre incontro a Ulpiano, lo abbraccia, gli grida in faccia che Carpi orgogliosa del suo concittadino. Sta per baciarlo sulle guance, quando il vicesindaco, che festeggi Dorando al ritorno dalle Olimpiadi di Londra, gli dice nell'orecchio: Dorando l'altro!. Il sindaco ripete la scena con Dorando, identica, completa di baci sulle guance. CAPITOLO 36. Teresa Ci costa cinquantaduemila lire in tutto, ripete Ulpiano. Sono tanti soldi, dice Dorando. Credevo che tu non sapessi contare... considerata la disinvoltura con cui hai fatto donazioni all'ospedale, agli orfanelli, all'asilo... Ho pensato che si deve essere signori anche in questo. Tra poco un signore lo sarai a tutti gli effetti, comproprietario di un albergo nel cuore di Carpi, di fronte al teatro, con finestre su via Berengario e sulla piazza. Ne faremo il pi bell'albergo dell'Emilia, e forse d'Italia. Tipo gli hotel che abbiamo visto a New York e a Toronto, con le nostre iniziali UDP incise sulle posate e ricamate sulla biancheria, con i camerieri in giacca, farfalla e guanti... Il palazzo vecchio, con la facciata tutta da rifare. Per non dire dell'interno che dovr essere adattato, con i bagni completi di watercloset in ogni stanza. E poi le cucine, la sala ristorante, il salone, il ricevimento... Inutile che mi fai l'elenco dei lavori. L'architetto Prati ha preparato una serie di disegni. Il rotolo che tieni sottobraccio?

Ulpiano toglie da sopra il tavolo la tovaglia incerata e distende le carte. Sono soli in casa di Ulpiano. La luce della finestra centra in pieno i disegni. Belli, dice Dorando. Tieni presente che sono soltanto degli schizzi, e possiamo ancora aggiungere o togliere quello che vogliamo. La facciata si intona bene con la piazza, con gli altri palazzi e con il porticato. Secondo l'architetto Prati si chiama stile Liberty. I lavori ci costeranno anche di pi del prezzo pagato per il palazzo. Non ti preoccupare... Abbiamo una miniera d'oro! Dorando non capisce. Gli viene il dubbio che Ulpiano abbia acquistato anche una miniera, a sua insaputa. Il fratello lo tranquillizza. Si china leggermente, gli afferra le ginocchia e ridendo dice: La solita miniera d'oro... Le tue gambe!. Sicura di voler sposare uno come me, sempre in giro a correre, un giorno qui e un altro giorno in America o chiss dove, anche sulla Luna se mio fratello Ulpiano riesce a firmare un buon contratto con i lunari? I lunatici, lo corregge Teresa. Indica il Barnardoun della Mirandola appeso al muro della cucina: Un lunario questo: segna le lune e da consigli ai contadini. Non mi hai risposto. Sono sicurissima. E non mi preoccupo del tempo che starai lontano da casa. Durer poco. Mi sono informata dal signor Lugli, anche lui socio della Societ Ginnastica La Patria: un corridore a piedi pu gareggiare fino a venticinque ventisei anni, poi deve cambiare mestiere perch non ce la fa pi con il fiato e le gambe. Dorando non discute il traguardo d'et stabilito dal signor Lugli. Lui sicuro di andare avanti anche fino a quarant'anni. Intanto vuole sposare Teresa, perch le vuole bene: lo ha scritto sotto il francobollo, in ogni lettera e cartolina che le ha spedito. Ce le hai ancora le mie lettere e le mie cartoline? Te le faccio vedere. Teresa sparisce nella sua camera da letto. Arrivano i rumori di cassetti richiusi con energia. Forse non ricorda bene dove le ha messe. Torna con un pacchetto di lettere e cartoline tenute insieme da un nastrino azzurro. Le vuoi indietro? gli domanda. Scherza, ma sotto sotto preoccupata. Considera Dorando un poco matto, e glielo ha perfino detto, quella volta che lui voleva sfidare nella corsa, tutti insieme, un cane, un cavallo, il campione francese Cibot e il maratoneta reggiano Gaetano Cagliari. Dorando prende il pacchetto dalle mani di Teresa, guarda la prima busta, con stupore, quasi ci fosse qualcosa di strano oltre all'indirizzo Gent. ma Signorina Donai Teresa, via Borgofortino 18, Carpi, provincia di Modena. Toglie il nastrino, passa in rassegna buste e cartoline. Cosa cerchi? I francobolli sono intatti! Li vuoi? Non sapevo che facessi la collezione. Ce ne sono alcuni bellissimi, specialmente quelli del Canada. Rilegge il testo delle cartoline, pi o meno sempre uguale: Tanti saluti dalle cascate pi grandi del mondo. Tuo affezionatissimo Dorando. Ti ricordo sempre, anche in questa citt di New York, cos grande e cos piena di gente. Ossequi ai Tuoi genitori. Dorando. Anche le lettere non erano troppo diverse, pi lunghe ma prive di frasi sentimentali. Dorando ne sfila una dalla prima busta. Cara Teresina, mi piacerebbe averti qui con me oggi, dopo avere corso e vinto la Maratona contro John Hayes, l'americano che a Londra mi aveva rubato la medaglia d'oro. L'ho conosciuto di persona, ci siamo anche parlati, con quelle poche parole di inglese che io conosco e lui con le molte parole di italiano che ha imparato da un collega di bottega. E un bravo ragazzo, corre per mettere da parte i soldi, sposarsi e aprire un ristorante. Tutti gli americani adesso mi vogliono bene, mi fanno regali e mi offrono buoni contratti per correre. Oggi mi hanno portato a visitare New York su una macchina scoperta, e avrei voluto averti vicina invece di stare insieme a mio fratello Ulpiano. Cosa c' di nuovo a Carpi? In certi momenti sento molta nostalgia, specialmente di sera, e allora mi viene il magone. New York piacerebbe molto anche a tuo padre. Qui, da quello che ho potuto capire, gli operai e gli altri lavoratori sono bene organizzati, ci sono i sindacati, ma i socialisti non sono ben visti, e tantomeno gli anarchici. Me lo diceva un emigrante arrivato da poco, che ho incontrato in un ristorante. Questo giovanotto, di nome Bartolomeo, figlio di contadini piemontesi di un paese che si chiama Villafolletto, o Villafalletto, credeva di trovare in America un mondo davvero nuovo, e non un posto dove ogni giorno devi comportarti come se tu fossi in guerra, o in gara con gli altri uomini. L'ho detto a Ulpiano, lui che vorrebbe restare in America perch lo considera un paese che sa capire la gente che vale, e la paga come si deve. Con rispetto il Tuo Dorando. Prima di partire ti avevo spiegato la storia del francobollo! Teresina scoppia a ridere e si da un gran manata sulla fronte. Hai ragione... ma io me ne sono dimenticata. Ero cos contenta di ricevere le tue lettere dall'estero e perfino dalle Americhe, che la storia del francobollo mi uscita dalla testa. Come si fa a dimenticare una cosa del genere? Cos come ho fatto io... E poi lo avevi detto con una tale allegria, che ho pensato a uno scherzo. Non ci ho dato peso. Io s. davvero arrabbiato, ma non vuole litigare proprio adesso. F vedere. Teresina prende una lettera dalle mani di Dorando, con l'unghia dell'indice tenta di sollevare un angolo del francobollo (americano, con il profilo di un uomo con la parrucca in testa), non ci riesce, ci prova con un coltello da cucina prelevato nel cassetto. L'angolo del francobol lo si solleva, Teresa tira un poco verso l'alto, e subito appare una parola scritta con l'inchiostro: bene. vero, ci sono delle parole sotto il francobollo! Le cose che volevo dirti, senza che i tuoi se ne accorgessero. La frase completa Ti voglio molto bene. Lo abbraccia. Passer il resto del pomeriggio a togliere i francobolli e a leggere le frasi. Adesso non serve, te le dir a voce. Non la stessa cosa. Dorando fatica a capirla. Anzi, fatica a capire tutte le donne, dato che ragionano in un modo speciale. Teresina non si era preoccupata di andare a leggere sotto il francobollo a mano a raano che arrivavano le lettere, e adesso preferisce le parole sotto i francobolli alla voce di Dorando. Non mi hai ancora risposto. Va bene, ti sposer... Considerato che mi hai mandato i soldi per comperare i mobili... Lo dici come se fosse una roba poco importante. Come dire: vengo con te a ballare, o in processione. Allora tu chiedimelo in ginocchio, dopo avermi regalato un mazzo di fiori e un anello.

L'anello ce l'ho in tasca. L'ho scelto nel negozio del signor Urbini, a Modena. Le porge la scatolina. Incastonata al cerchietto d'oro c' la pietra bianca che il signor Urbini ha definito un diamante purissimo. Bisogna avere una bella vista per capire se quella minuscola pietra purissima. Per fortuna a Teresina piace, e questa volta accompagna l'abbraccio a un lungo bacio sulla bocca. Ci sposeremo a maggio? No, il 6 settembre, dice Dorando. Questo che arriva? Abbiamo appena il tempo di fare le carte. Io ho gi cominciato. Perch tanta fretta? La gente penser che sono incinta. Il 26 settembre corro a Bologna, all'ippodromo Zappoli. Ci saranno Cibot e Cagliari. Poi partecipo a una maratona a Roma. Il 17 ottobre, ancora a Bologna, ci sar il confronto con Fortunato Zanti. Ci tengo molto: quello sbruffone ha detto che mi far mangiare la polvere... Insomma, mi sposi di corsa e tra una corsa e l'altra. Ulpiano ha previsto e organizzato tutto. Troveremo anche il tempo per il viaggio di nozze. Dove ti piacerebbe andare? In America, con te. Meglio Venezia. Poi partirai per l'America. Ho sentito che Ulpiano ti parlava di offerte arrivate anche dall'Argentina e dall'Uruguay. Viaggiare faticoso. E per spendere di meno, io divido la cabina con mio fratello. Non vorrai mica vivere in una cabina a tre cuccette? Per carit! Allora, posso comunicare ai giornali che ci sposeremo il 6 settembre? Sarebbe meglio dirlo prima ai parenti. Se ti sposi in chiesa fai un piacere ai cuvun, dice Ottavio, senza badare all'occhiataccia della figlia. Teresa, poco prima che arrivasse Dorando, lo aveva pregato di non buttare in politica anche il suo matrimonio, come fa con tutto il resto. Perch la politica regge ogni cosa al mondo, le aveva risposto Ottavio. Adesso, seduto davanti al promesso sposo di sua figlia e a due bicchieri di vino, non aveva resistito alla tentazione di rimproverare a Dorando la decisione di sposarsi in duomo, con la benedizione dell'arciprete. Che figura ci fa lui? La gente di Carpi lo conosce come il mangiapreti che intende battezzare i futuri nipoti con il lambrusco, come fanno i veri socialisti. Avrebbe battezzato cos anche Teresa, se sua moglie non l'avesse portata in chiesa di nascosto. Solita storia. Uomini: socialisti e mangiapreti; donne: socialiste, ma pronte ad assicurare il Paradiso, o almeno il Purgatorio, al resto della famiglia. Proprio adesso che i cuvun alzano la testa! Ottavio, bertesiano di ferro che gira nelle campagne a vendere o regalare La Luce, Il Domani e l"Avanti!, sarebbe stato deriso dai cuvun che propagandano L'Opera Cattolica di don Malagoli. Mi conoscono dappertutto, mica solo a Carpi, dice Dorando, ben deciso a tenergli testa. La sua famiglia felice della decisione di sposarsi in chiesa, con una di quelle cerimonie che la gente non dimentica. Verranno perfino dei giornalisti e dei fotografi. E allora? Giornalisti e fotografi possono anche venire in municipio. Devono solo fare qualche scalino in pi. Non capisci? Del nostro matrimonio ne parleranno i giornali, e io perderei molti ammiratori se non mi sposassi in chiesa. E poi, scusa, tu non ti sei sposato in chiesa? Sono stato ricattato. Dal prete? Da me mujer... Se no non mi sposava. Dorando sorride e alza il bicchiere ancora pieno. Alle donne. CAPITOLOV 37. Il dolore al petto L'ippodromo Zappoli non mai stato tanto affollato. Sono venuti anche i bolognesi che non amano lo sport, merito di Dorando Pietri, il fenomeno che tutti vogliono vedere. Questa volta perde. Contro Edoardo Cibot, vincitore della maratona professionisti di Parigi? Cibot molto forte, lo ha dimostrato anche in una corsa massacrante come la ParigiReims di ben centosettanta chilometri. Ma io non alludevo all'avversario francese, e neppure all'avversario italiano, il reggiano Gaetano Cagliari, che pure un magnifico corridore... Oggi, 27 settembre 1909, Dorando Pietri perder contro un avversario entrato in scena ventitr giorni fa, e che di sicuro gli ha tagliato gambe e fiato. Ma se non ha pi corso da quando tornato dall'America! Infatti. Alludevo a Teresa, che ha sposato il 6 settembre, e portato in viaggio di nozze a Venezia. Vuoi che oggi nen ne risenta? Io scommetto comunque su Dorando. Spero soltanto di vedere una bella corsa... con quello che abbiamo pagato! Sono diventati americani anche i prezzi: lo ha scritto la "Gazzetta dello Sport". A Dorando, sulla linea di partenza insieme agli altri corridori, non arrivano le chiacchiere degli spettatori in tribuna, in attesa della partenza, allietati dalla banda di Scortichino. Pensa che deve fare bella figura e vincere, perch questa la prima corsa in Italia dopo il viaggio negli Stati Uniti e in Canada, e perch in tribuna d'onore siede Teresina. Speriamo che non diventi un'abitudine, ha detto Ulpiano. Quale managerallenatore, suo fratello vede le donne come il fumo negli occhi. Cagliari viene a stringergli la mano. Si scambiano gli auguri di buona corsa. Cibot neppure li guarda, sta sulle sue, antipatico come tutti i francesi. Peccato non sia presente anche Fortunato Zanti, il maratoneta romano che si vantato di poterlo battere quando vuole. Dovr aspettare il 17 ottobre per incontrarlo in pista. I corridori si allineano. Dorando alza il braccio e saluta il pubblico che risponde con un'ovazione. Lo starter da il via, e subito Cibot prende la testa. Dorando non intende lasciarlo scappare e subito gli si affianca. Insieme, paralleli, senza badare agli altri corridori gi staccati, i due campioni cominciano a macinare giri. Ogni tanto il francese allunga, ma subito Dorando lo riprende, senza apparente sforzo. Al sedicesimo chilometro tocca a Dorando scappare. Cibot tenta di riacciuffarlo, ma Dorando aumenta ancora l'andatura e lo lascia indietro. Scoraggiato, il francese viene raggiunto dagli altri corridori. A poche decine di metri dal traguardo, la folla invade la pista, circonda Dorando, lo porta in trionfo. Spero che non mi squalifichino per non avere tagliato il traguardo, pensa Dorando. Troppe feste lo infastidiscono. E se avesse perduto? Teme di essere costretto a vincere sempre, a costo di ammazzarsi dalla fatica. Pensieri sgradevoli e fuori posto, specie dopo una vittoria. Colpa del peso che gli opprime il petto, per fortuna soltanto adesso, a corsa finita. Cuore o stomaco? Colpa della trota bollita che ha mangiato a mezzogiorno, o della maionese che l'accompagnava. CAPITOLO 38. Dal professor Murri

Il presidente della Societ Ginnastica La Patria gli ha mandato a casa una lettera: Caro Dorando, tante felicitazioni per il tuo matrimonio. E un evviva per il trionfo di Bologna. Ancora una volta hai fatto onore ai colori della nostra Societ, che grazie a te ormai conosciuta in tutto il mondo. Senza dubbio sei il pi illustre e famoso dei cittadini di Carpi, e me lo confermava ieri sera un altro grande italiano, lo scienziato Augusto Murri, mio caro amico, giunto in visita nella nostra citt. Il professore, marchigiano di Fermo, risiede da tempo a Bologna, e ogni anno viene a trovarci per fare rifornimento di lambrusco di Sorbara per la sua cantina. Conversando, gli ho parlato di te. Ha espresso il desiderio di conoscerti, e di... visitarti. Non stupirti: un illustre clinico come Murri non pu che essere incuriosito da un atleta come Dorando Pietri. Naturalmente non sei tenuto ad accettare, hai il tuo medico e sei in buona salute. Io sono soltanto un ambasciatore del desiderio di Murri. Desiderio acceso anche dalla mia indiscrezione. Infatti, parlando delle tue molte gare e del tuo brillante comportamento in corsa, gli ho accennato ai disturbi al petto che talvolta ti infastidiscono. Io, se fossi in te, mi lascerei guardare da Augusto Murri. Ne approfitto per informarti che tutto pronto per la gara con il corridore romano Fortunato Zanti, il giorno 17 ottobre, ancora all'Ippodromo Zappoli di Bologna. Invece di correre sulla distanza, questa volta si correr sul tempo. Vincer colui che si trover in testa allo scadere esatto di un'ora. Porgi i miei saluti al caro Ulpiano, e i miei omaggi alla tua gentile signora. Arturo Vignocchi Presidente della Societ Ginnastica La Patria di Carpi, provincia di Modena. Dorando si guarda attorno, sfiora il cruscotto di radica, la pelle del sedile, accarezza il vetro, un poco appannato, che lo separa dal paesaggio l fuori: pochi metri di campagna e subito la nebbia. Arturo Vignocchi, con lo sguardo fisso sulla strada, gli domanda: Ti piace la mia automobile?. Molto. Vuoi guidare? Non con la nebbia e con la macchina di un altro. Per fortuna di automobili ne circolano poche. Chiamale poche: da quando siamo partiti da Carpi ne abbiamo gi incontrate tre! Dorando ride. Dovresti vedere in America, anche sulle strade fuori citt. Una volta, su un'auto degli organizzatori della Maratona di Buffalo, abbiamo aspettato mezzora a un incrocio per colpa del traffico di automobili. E a New York, dove stavamo in albergo, su Broadway, ne passa una dopo l'altra, giorno e notte. Spero solo che non ci sia nebbia anche stasera, quando torneremo a Carpi. Con il buio diventa un problema. Avremmo dovuto andare a Bologna in treno. Non dirmi che anche tu hai paura di finire nel fosso. La settimana scorsa ho portato il tuo amico Alberto Braglia da Modena a Padova, in macchina. Per tutta la strada stato un tormento: arriva un ciclista, stai troppo a destra, stai troppo al centro, attento a come imbocchi il ponte... Per giunta balbetta... Per valeva la fatica. A Padova, nello stadio affollato come per una partita di pallone, Alberto stato grande, come sempre. Non so perch, ma a vederlo volteggiare sul cavalletto mi commuove! Lo conosci da molto tempo? Abitavo a Modena e conosco Alberto fin da quando era un bambino. Noi giocavamo alla guerra, a poma o agli arn, lui faceva ginnastica, anche se diceva di fare l'acrobata da circo. Siccome era balbuziente, preferiva i giochi nei quali non si parla. Pi tardi sono andato qualche volta a vederlo quando si allenava nella palestra della Societ Panaro, la pi importante di Modena. Uno spettacolo. Piccolo, quand'era vestito sembrava addirittura mingherlino, ma appena si metteva in tuta e cominciava a lavorare si trasformava, diventava un atleta bellissimo, un'armonia di muscoli. Era gi un buon insegnante per quelli come me che frequentavano la Panaro. Poverissimo, aveva una tuta rappezzata, ma nessuno ci badava mentre volteggiava sul cavallo o faceva il Cristo agli anelli. Gli bastava vedere una volta un esercizio eseguito da qualche atleta di passaggio e subito lo imparava, e spesso lo migliorava, dopo averlo ripensato a occhi chiusi, come fa uno scolaro che prova a recitare a memoria una poesia. A Londra ha meritato la medaglia d'oro, dice Dorando. Al suo confronto gli atleti delle altre nazioni sparivano. Peccato che i premi riservati alla ginnastica non siano tanti quante le specialit, o sarebbe tornato a casa con un cesto di medaglie. Quando Braglia lavora si trasfigura. A me piace anche cos. Lo sento un amico. Non intendevo sminuirlo come uomo, per carit! Ma continua a essere troppo modesto, anche nel vestire e nell'esprimersi. Sempre quelle frasi in dialetto... Sostiene che in dialetto si inceppa di meno. Sar per questo. Comunque un grande atleta. Io ero presente alla Panaro quando vennero due ginnasti svedesi, due professionisti. Erano diretti a un raduno europeo a Roma e si fermarono a dormire nella nostra citt. Avevano sentito parlare delle vittorie di Braglia alla Panellenica del 1906 e fecero sosta apposta per conoscerlo. Si presentarono in tuta e mostrarono ad Alberto quello che sapevano fare. Esercizi nuovi, perch le nazioni del Nord Europa sono molto avanti nella ginnastica. Braglia stette a guardarli con attenzione, dopo avere scambiato poche parole. Lui balbetta, parla poco ed timido, loro parlavano solo svedese, puoi immaginare il dialogo! Li osserv senza perdere nessun particolare delle milanesi che i ginnasti stranieri eseguivano... Le milanesi? Dette anche mulinelli. Sono i volteggi consecutivi che si fanno con tutto il corpo intorno al cavallo, mentre le mani sono appoggiate alle maniglie che servono per restare meglio in equilibrio. Quando gli svedesi, uno alla volta, ebbero conclusa la loro dimostrazione, Alberto tolse le maniglie dal cavallo e mont sull'attrezzo. Tenendoci sopra soltanto le dita, con le mani a coppa, si mise a ripetere uno a uno quegli esercizi, da destra e da sinistra, con una eleganza e una perfezione che strapp un applauso agli svedesi, e a tutti coloro che erano presenti nella palestra, incluso il sottoscritto... Io non l'ho mai visto fermo un attimo, sempre intento in esercizi o ad aiutare gli altri a farli. Solo ogni tanto riesce a vincere la timidezza. Sembra che viva dentro un guscio. Proprio il giorno degli svedesi, venne alla Panaro il colonnello Turrino, comandante del distretto, accompagnato da un paio di ufficiali istruttori. Turrino port agli ospiti stranieri il saluto dell'autorit militare e, finita l'esibizione dei ginnasti, si congratul con gli svedesi e ringrazi Braglia per avere dimostrato quanto possono valere gli italiani. Parl con la prosopopea dei militari, citando pi volte la patria e il re. Ricord gli indirizzi educativi dell'Obermann: rendere il fisico prestante e pronto ad affrontare ogni fatica con forza e agilit, significa preparare la giovent ad affrontare il nemico. Sai cosa gli disse Alberto Braglia? "Signor colonnello, la ginnastica deve unire e non dividere i giovani di ogni nazione. Deve prepararli ad affrontare il lavoro e a vivere in un mondo pacifico". Le parole furono pi o meno queste, e balbuziente com'era ci impieg un tempo interminabile a pronunciarle. Il colonnello impallid, gli svedesi non capirono un accidente, e tutto fin l. Il colonnello non gli rispose niente? Fece una smorfia e disse qualcosa, non ad alta voce, all'ufficiale che aveva accanto. Io ero dietro di loro e udii soltanto due parole: contadino e anarchico. Non potevano immaginare che Braglia, dopo le Olimpiadi di Londra, sarebbe stato festeggiato negli ambienti della marina militare, a La Spezia, dove lui faceva il marinaio di leva. E che il re lo avrebbe abbracciato e premiato con una medaglia d'oro.

Per me il re non si mosso, osserva Dorando. E non mi ha mandato neppure una medaglietta di bronzo. Mi sono dovuto accontentare di un telegramma del signor Giolitti. Ho una mia teoria a proposito della simpatia di Vittorio Emanuele III per Braglia. Sentiamo. Vignocchi si guarda attorno, come se temesse di essere ascoltato da una spia del re. A bassa voce dice: Il re aveva visto sui giornali le fotografe di Braglia. E allora? Vestito, il buon Alberto appare un ometto esile, insignificante. Abbassa ancora di pi la voce: Tale e quale a re Vittorio Emanuele. Lo chiamano Sciaboletta perch se non gli fabbricassero delle sciabole su misura, quand' in alta uniforme la sciabola d'ordinanza sarebbe pi alta di lui. Torniamo ad Alberto. Insomma, Vittorio Emanuele volle abbracciare l'ometto non pi alto di lui, ma che aveva dimostrato di possedere grandi doti: la forza, l'intelligenza, la volont di battere avversari giganteschi venuti da ogni parte del mondo. Alberto mescola la forza e la grazia, e inventa una ginnastica moderna, non pi al servizio degli esercizi ginnici d'uso militare, cos come li intendeva il colonnello Turrino. Sai come gli nata, da ragazzino, la passione per la ginnastica? domanda Dorando. Guardando gli altri in palestra, immagino. Credo che allora neppure sapesse cos' una palestra, considerato che a scuola c' andato pochissimo. Credo sappia a malapena leggere. Tutto cominciato guardando la vetrina dell'orologiaio sotto i portici del Collegio, sulla via Emilia a Modena. Tu come lo sai? Me lo ha raccontato lui, a Londra. Quando era un bambino, tutti i santi giorni sua madre lo mandava a comprare il latte in una cascina dalle parti di Fossa Monda, appena fuori Modena. Tutto perch il latte costava un soldo di meno che nelle latterie in citt. Come se non gli bastasse la strada, Alberto faceva un ampio giro in modo da passare apposta sotto i portici del Collegio. Gli piaceva quel pezzo di via Emilia perch si poteva fermare a guardare i pi bei negozi della citt, e camminare sui marciapiedi continuamente lucidati dalle eleganti signore che passeggiano con addosso abiti dall'orlo guarnito da nastri di seta, d'estate, e da strisce di pelliccia, d'inverno. Avrebbe dovuto venirgli la vocazione del sarto da donna, osserva Vignocchi, senza distogliere gli occhi dalla strada. Alberto, quando comincia a raccontare, sembra un libro stampato. Dopo un poco smette perfino di balbettare, almeno quando parla con amici. Comunque erano due i negozi che lo attiravano sulla via Emilia, e non erano negozi di sartoria. Andando verso porta Bologna incontrava, in ordine di menu, prima la salumeria e poi la pasticceria. Davanti alla salumeria, Alberto passava in rassegna antipasti, primi piatti, secondi piatti. A Londra, dopo molti anni, e dopo essere uscito, o quasi, dalla miseria, ricordava ancora le proposte del cuocosalumiere, diverse ogni giorno: zampone con le lenticchie, spalla di maiale arrosto in compagnia di cipolline, cacciagione in umido o allo spiedo... Il bambino si riempiva gli occhi di tutto quel bendidio. Dopo la vetrina della libreria Vincenzi, che Alberto degnava appena di un'occhiata, c'era, e credo che ci sia ancora, una pasticceria che attirava l'attenzione di tutti i passanti, anche quelli meno affamati di Braglia. Il pasticcere considerava la vetrina un luogo dove copiare il resto del mondo. Come un pittore, o una di quelle persone che costruiscono le scene in teatro, copiava i panorami del mondo, mari, monti, laghi, foreste, ghiacciai e compagnia bella: colline di caramelle, laghi di cioccolatini, sentieri di paste, e in cielo, tenute su da una intelaiatura di bamb e mensole di truciolo, brillavano stelle e pianeti di ogni tipo: torte di cioccolata, di panna, di frutta... Tutti questi dolciumi avrebbero fatto venire voglia a Braglia di dedicarsi alla ginnastica? Adesso ci arrivo. Alberto descriveva la vetrina della pasticceria come se fosse la maniera pi dolce per arrivare al negozio dell'orologiaio, che poi era la vera meta delle sue passeggiate con la bottiglia del latte. La pendola esposta dall'orologiaio stava proprio al centro della vetrina. Quando batteva le ore, un omino meccanico, vestito da ginnasta con una tutina a righe orizzontali, appeso a una sbarra sotto l'orologio, prendeva a volteggiare con evoluzioni, improvvisi cambi di velocit, capriole parziali e a trecentosessanta gradi. Alberto lo guardava a bocca aperta. E cominciava a sognare di essere al posto dell'omino. Lo spettacolo durava un intero minuto, come previsto dal piccolo padreterno che aveva messo insieme ingranaggi e molle, e di colpo l'omino si immobilizzava e restava appeso alla sbarra, verticale, in paziente attesa dello scoccare della prossima ora. Da allora Alberto cominci a imitare l'omino meccanico. Quando giocava ai giardini o in campagna, appeso a un ramo, o camminava sulle mani, o faceva le capriole, provava sempre una grande soddisfazione, quasi si sentisse davvero vivo soltanto in quei momenti. E un poco quello che succede a me quando corro. Fu proprio l'orologiaio a convincere Braglia a iscriversi a una palestra. A forza di vederlo con il naso incollato alla vetrina, un giorno usc e gli domand cosa fosse ad attirarlo tanto. La pendola con l'omino che fa l'acrobata, rispose Alberto. Ti piacerebbe comprarla? Guarda che costa un occhio della testa! Ma al ragazzo non interessava la pendola. Lui voleva soltanto diventare come l'omino. L'orologiaio gli spieg che esistevano dei luoghi, chiamati palestre, dove ci si poteva esercitare in giochi che somigliavano un poco a quelli dell'omino. E fu proprio l'orologiaio, socio della Panaro, a offrirgli gratis di frequentare la migliore palestra di Modena. Bella storia, dice Vignocchi. Peccato che nonostante la bravura, i tanti trofei vinti, la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Londra, Alberto Braglia fatichi ancora a sbarcare il lunario. Dovrebbe avere un manager bravo come mio fratello Ulpiano, dice Dorando. Indica fuori: La nebbia si alzata un po'... In quale contrada di Bologna abita il professore?. Sta in una villa fuori citt. Si trasferito lontano dal centro dopo la disgrazia, cos incontra soltanto le persone che vuole lui. Peccato che abbia rimandato l'abituale viaggio a Carpi: da quello che ho capito dal telegramma, la cantina di Sorbara non ha ancora preparato la fornitura. Per ha insistito per vederti. Quale disgrazia? Alludevo alla vicenda del figlio e della figlia, naturalmente. Non ne so niente. Possibile? Ne hanno parlato tutti i giornali, anche all'estero. In America non ci siamo accorti di niente. Eppure mio fratello leggeva i giornali scritti in inglese. Parlo di fatti che risalgono a otto anni fa. Potevi dirlo subito. Io allora avevo diciassette anni... e in casa non entravano giornali... Allora, cosa successe ai figli di Murri? Una storiaccia complicata, tanto che neppure oggi si capisce qual la verit vera. Il conte Francesco Bonmartini fu scoperto cadavere in avanzato stato di decomposizione, nell'anticamera di casa sua, a Bologna. Il conte era il marito di Linda Murri, la figlia del professore, in quel momento in vacanza a Venezia con la servit e i figli, intenta ai bagni. La polizia pens a un delitto per rapina. Dai cassetti mancavano i gioielli della contessa. Alcuni asciugamani insanguinati nella stanza da bagno rivelavano una colluttazione e che l'aggressore era stato ferito con un'arma da taglio. Anche il conte era stato ferito da due coltellate, mortali: una gli aveva penetrato il petto all'altezza dello sterno, l'altra gli aveva reciso la trachea. Povera contessa! Il teatro del delitto rivelava tante altre cose. I poliziotti trovarono lunghi capelli da donna nel vaso da notte, due bicchieri e una bottiglia di champagne sul tavolo, una paio di mutandine tra le lenzuola, e un biglietto nel portafogli del conte, scritto da una donna che si firmava B. e

rimandava un appuntamento. Insomma, il conte aveva un'amante. Notizia non nuova per la portinaia, la medesima che aveva avvisato gli amministratori del palazzo del puzzo che veniva dall'appartamento. In questa storia cittadina, le portinaie hanno una parte importante: la portinaia del conte, quella di Tullio Murri, fratello di Li dia e dunque cognato del Bonmartini, quella dello stesso professor Murri. Il quale, poveretto, si ritrov ben presto al centro dello scandalo. Il conte frequentava donne di malaffare, seppure di alto livello, e una di loro poteva avere organizzato un furto introducendo un complice nella casa. Qualcosa non aveva funzionato e nella colluttazione il padrone di casa ci aveva lasciato le penne. E invece? Invece, dopo i primi giorni durante i quali tutti si schierarono dalla parte della povera signora Linda, tradita dall'infame marito, cominciarono a circolare a Bologna molte voci che non mancarono di arrivare alle orecchie delle autorit che indagavano. Si parlava dei molti screzi tra il Bonmartini e la famiglia Murri. E si parlava del comportamento di Linda, non diverso da quello del marito. Anche lei aveva un amante, e se ne faceva il nome: il dottor Carlo Secchi, medico, discepolo del professor Augusto. Nessuno dei Murri partecip al funerale del conte Bonmartini. Si limitarono a mandare corone di fiori. Anche perch Linda, accompagnata dai familiari, aveva lasciato Bologna per la Svizzera: a Zurigo avrebbe recuperato la salute, compromessa dal drammatico avvenimento. Durante il viaggio, Tullio Murri si fece medicare una profonda ferita al braccio dal professor Dagnini, il medico personale di Linda. Alla domanda del Dagnini, Tullio rispose di essersi ferito durante una lite con il cognato, e di essere stato lui a ucciderlo. Per legittima difesa. E il professor Augusto? Tornato a Bologna, nella sua villa, chiam il giudice istruttore che seguiva il caso Bonmartini e gli rivel che l'assassino era suo figlio. Tullio aveva voluto incontrare Bonmartini per rimproverargli i tradimenti e le umiliazioni cui aveva sottoposto Linda, e per chiedergli di non trasferirsi a Padova, portando Linda lontano dai suoi. La discussione era degenerata in lite, il conte aveva estratto un coltello, ma Tullio, bench ferito, era riuscito a torcergli il polso e a rivolgere l'arma sullo stesso aggressore. Mi sembra poco credibile, considerato che le ferite gravi erano state due. Anche la polizia la pens cos. Tanto pi che la vicenda si complic con la perquisizione dell'appartamentino che Linda usava per i suoi incontri amorosi con il dottor Secchi, con scorte di etere solforico e morfina. E con l'entrata in scena di altri personaggi, sempre dietro indicazione di portinaie curiose e loquaci. Per fortuna io non ho la portinaia. Spero che tu non abbia neppure l'amante! Ci mancherebbe... Ma chi sono gli altri personaggi? Rosa Bonelli, o Bonetti, non ricordo bene. Guardarobiera di Linda e amante di Tullio... Che pasticcio! Poi un certo Pio Naldi, un medico che aveva abbandonato la professione, con il vizio del gioco e pieno di debiti. Sarebbe stato lui il complice di Tullio, presente al momento del delitto. Per dissuadere Murri dall'uccidere, dice il Naldi. Come fai a ricordare i fatti e i nomi dopo tanti anni? Nel 1902 non si parlava d'altro. A quei tempi io sognavo solo di possedere una bicicletta... e corteggiavo le ragazze. Pu anche darsi che in casa o in giro abbia sentito parlare dei Murri, ma i fattacci non mi interessavano, o la storia entr in un orecchio e usc dall'altro. Anche quando andavo ai burattini della compagnia Preti, mi interessava di pi la farsa Sandrone ai fanghi di Salsomaggore piuttosto del dramma Genoveffa di Brabante dove c'erano sempre dei morti ammazzati e delle sofferenze. In molti andavano ai burattini proprio per piangere, e per il resto della settimana continuavano a parlare della Genoveffa o della Pia d Tolomei come se fossero delle vicine di casa. Superano il Panaro, e subito dopo il ponte della Fossalta la nebbia sparisce del tutto. Il sole ci saluta in territorio bolognese, dice Arturo. Allora, come finisce la storia dei Murri? Lo vedi che il fattaccio interessa anche a te? Pochi giorni dopo la denuncia del professor Augusto, anche sua figlia venne arrestata nella casa paterna. L'accusavano di essere la mandante del delitto. L'ordine era di trasferirla in prigione, nonostante giacesse ammalata. Lei, molto freddamente, chiese il tempo di lavarsi, pettinarsi e truccarsi per bene. Poi scelse un abito elegante. Sembr commuoversi solo al momento del congedo dal padre. Fu un lungo abbraccio. L'indomani, suo fratello si dichiar unico responsabile del delitto. Mi meraviglia che una famiglia di gente famosa e potente come i Murri non abbia saputo farsi rispettare dalle autorit. Di solito questi trattamenti sono riservati ai poveracci. Infatti. Se poi aggiungi il processo, che vide imputato di correit nell'omicidio anche l'avvocato Riccardo Murri, fratello di Augusto e dunque zio di Linda e Tullio, si capisce che le autorit non intendevano fare sconti. Anzi, si accanivano contro i Murri, specialmente nel lasciar trapelare tutte le notizie che potevano metterli in cattiva luce. Uno degli ufficiali di Pubblica Sicurezza descrisse Linda come una "cinica ributtante". E non venne tralasciato alcun particolare, specialmente se si trattava di faccende adatte ad accendere le fantasie pi morbose della gente. Figurati che Rosina Bonetti, guardarobiera di Linda e amante di Tullio, fu fatta spogliare e un medico esplor il suo corpo in cerca di eventuali segni lasciati da Linda. Dalle chiacchiere delle portinaie erano emerse notizie di occasionali rapporti lesbici tra Linda e Rosa. Trovarono sul corpo della giovane guardarobiera dei segni che subito furono attribuiti ai denti di Linda Murri. Pazzesco. E il professore intanto cosa faceva? Cosa vuoi che facesse? Era lui il bersaglio della campagna di stampa. Contro un dottore famoso in tutto il mondo? E che colpa ne aveva se i suoi figli si erano messi nei guai? Famoso, socialista, laico. Io ci capisco poco di queste cose. Spiegami alla svelta, siamo quasi a Bologna. C' tempo... La villa del professore in collina. Occupato a sorpassare un carro pieno di legna, tirato da quattro magnifici buoi di razza romagnola, Arturo smette di parlare. Lo fa per concentrarsi meglio ogni volta che deve superare un veicolo, a motore, a trazione animale o anche soltanto un carretto a mano. Se fosse a New York non aprirebbe mai bocca. Riprende il discorso, senza doverne cercare il filo: Murri mi viene a trovare ogni volta che passa da Carpi perch siamo compagni di partito. Lui non ha mai nascosto la sua fede politica, un ideale messo in pratica tutti i giorni. Visita gli ammalati miserabili, finanzia ospedali e ricoveri per anziani, aiuta studenti poveri a conseguire la laurea... Ai giornalisti avversari non parve vero di poterlo attaccare. Qualcuno lasci intendere che Linda andava a letto anche con il padre. La notizia fece un tale clamore che la direzione del carcere dove Linda era reclusa prese a diramare dei bollettini medici con l'andamento dei cicli mestruali della poveretta. Ancora non capisco l'accanimento contro il professor Murri. La tesi dei nemici era semplice: i figli di Murri sono cos perch educati secondo princpi socialisti e laici, ovvero liberi da freni religiosi. Insomma: voi padri senza religione non potete che allevare figli senza morale. Tullio e Linda furono condannati? Il conte Bonmartini era stato davvero ucciso, e davvero i due Murri erano i colpevoli, seppure, forse, non di omicidio premeditato. Al

professor Murri fu risparmiata la pena di dover deporre al processo. I giudici non regalarono niente. Tullio ancora in galera. E Linda? stata graziata quattro anni fa, in considerazione della salute malferma e dei figli che la reclamavano. Mi meraviglia che il professor Murri abbia ancora la forza di lavorare. Lo salv proprio il lavoro. Ben presto riebbe la stima del mondo accademico. Quella della povera gente non l'aveva mai perduta... Quando saremo in sua presenza non tirare in ballo questa storia, per carit! Mi prendi per un deficiente? No, ma potrebbe venirti la tentazione di consolarlo. Lui non ne ha bisogno. Sa tenere dentro i dispiaceri, e ha la forza di preoccuparsi delle altre persone. Come di me. E del mio cuore... Stai tranquillo. Il tuo cuore sano. Glielo facciamo vedere come curiosit. Il cuore del corridore pi forte del mondo. Non sono mica tanto sicuro che il mio cuore sia sano. Ogni tanto fa degli scherzi. Se fosse ammalato non potresti correre una maratona e vincerla. Se tu sei un ammalato di cuore, noi cosa siamo? Dorando non risponde. Guarda dal finestrino. Attraversano la citt, diretti alle colline, dove sorgono le ville dei ricchi bolognesi. Teme il responso del professor Murri, e le parole del presidente della Societ La Patria non l'hanno rassicurato. Sarebbe una catastrofe fermarsi adesso, da professionista, con il nuovo viaggio nelle Americhe gi organizzato, il progetto per l'albergo da ultimare, e tanta gente che si aspetta di vederlo vincere ancora. Ulpiano pronto a rimettere in moto la coppia di fratelli pi bella del mondo (parole dello stesso Ulpiano) : uno che corre, l'altro che fa soldi. Per, a pensarci bene, non succederebbe niente di catastrofico se si fermasse oggi stesso. Il nome Dorando Pietri gi nell'albo d'oro di molte corse, a cominciare da maratone come quella di Parigi. Ed nella storia delle Olimpiadi, una pagina che nessuno dimenticher, come ha scritto Luigi Barzini. Di soldi ne ha guadagnati abbastanza da campare, insieme a Teresina e ai figli che verranno, per almeno cent'anni, anche se dovesse perdere la caparra dell'albergo. Gli spiacerebbe smettere di correre per non dare soddisfazione a quelli che gli vogliono male. Che ci sono, anche a Carpi. Teresina gli ha raccontato di certe voci riferite da ragazze della manifattura Loria rimaste sue amiche anche dopo che lei ha smesso di fare l'operaia. Secondo alcuni, Dorando si da delle arie e crede di essere diventato un signore solo perch va in giro vestito come uno zerbinotto. Secondo altri non quel gran campione che dicono i giornali, e considerano una sconfitta quando lui arriva secondo o terzo su una ventina di corridori. Oppure attribuiscono il merito delle vittorie alla scarsa qualit degli avversali. Suo fratello Armando ha sorpreso in un caff di Carpi un signore che, felice come una Pasqua, leggeva ad alta voce un giornale che riferiva le parole del corridore Fortunato Zanti, considerato l'astro nascente del podismo italiano: Il Pietri diventato famoso per non avere vinto la maratona delle Olimpiadi di Londra... Io preferisco essere conosciuto per le corse che vinco!. Non mancano gli invidiosi del tuo successo, ha detto Teresina. Ma sono molti di pi quelli che ti vogliono bene. CAPITOLO 39. Il cuore in pugno Il professor Augusto Murri si accarezza i baffi bianchi. Guarda con interesse dalla finestra dello studio, quasi che il panorama facesse parte della visita cui ha sottoposto Dorando Pietri. Il grande abete racchiude tra i rami fette di Bologna distesa sulla pianura, irta di torri e campanili. Si rivesta pure. Murri tace. Che sia un buon segno? Solo da vestito, con giacca e cravatta, e dunque abbastanza alla pari con il professore, Dorando si decide a domandargli: Allora, professor Murri, cosa pensa del mio cuore?. Butta l anche un sorriso, con la speranza che l'altro lo ricambi. Magari serio soltanto per carattere, o perch perseguitato dai cattivi pensieri, e deve averne molti, poverino. Il professore mostra a Dorando la mano destra, chiusa a pugno, a una spanna dalla sua faccia. Somiglia a un gesto minaccioso. Il tuo cuore cos, deformato fino a somigliare a un pugno. Eppure non mi fa tanto male, osserva Dorando, un poco stupito di non provare spavento per la diagnosi, quasi se lo fosse aspettato. Cerca di difendere il cuore: Anzi, non mi fa proprio male. Neppure quando corro. Vignocchi mi diceva che qualche disturbo lo hai avuto. Una volta ogni morte di papa. E non per colpa delle corse. Mi venivano anche prima che cominciassi a dedicarmi allo sport, perfino da garzone di pasticceria. Infatti sono convinto che si tratta di una malformazione congenita, peggiorata dall'et e dagli sforzi di uno sport faticoso. Adesso cosa succede? Devo morire? Ma no... puoi campare fino a cent'anni. Devi smettere di correre. Altrimenti? Altrimenti s. S, cosa? S, muori. In macchina verso il centro di Bologna. Dorando dice ad Arturo: Il professore non ha voluto essere pagato. Lo immagino. Neppure da me accetta mai soldi. Tacciono. Poi Arturo non ce la fa pi a trattenere la curiosit, e considerato che Dorando non sembra intenzionato a toccare l'argomento, domanda: Allora, come ha trovato il tuo cuore?. Credevo che il professor Murri te lo avesse detto. Da serio professionista, neppure sotto tortura riferirebbe una diagnosi a estranei. Lascia a te il compito di parlarne, se lo ritieni opportuno. Mi ha tastato, auscultato, mi ha fatto correre in tondo per mezzora, mi ha palpato di nuovo... Responso? Posso continuare a correre. CAPITOLO 40. I pioppi consigliano Seduto sotto un pioppo, nella campagna tra Carpi e Correggio, lungo i filari di viti maritate agli olmi dove veniva a giocare da ragazzo, Dorando si sente ancora un ragazzo, grazie anche alle braghe corte e la camicetta che indossa. Oggi, invece di allenarsi lungo le strade della perifera di Carpi, dove tutti lo vedono e spesso viene gente da fuori per applaudirlo mentre passa, ha preferito prendere un viottolo e inoltrarsi nei campi, lontano dagli occhi dei curiosi e degli ammiratori. Non ha voglia di incontrare nessuno, neanche Teresina, neanche Ulpiano. Seduto sotto il pioppo che svetta solitario all'incrocio di due filari di olmi, la schiena appoggiata alla corteccia, percepisce un brusio, vago, forse provocato dall'alito di vento che muove le fronde, oppure l'albero stesso che tenta di dirgli qualcosa. La storia delle pioppe parladore, alberi che sanno parlare, la raccontava nonno Rolando a lui e ai suoi fratelli, a Mandrio, di sera, d'inverno, quando per scaldarsi si riunivano nella stalla. Non tutte le pioppe sono parladore, e non tutti sanno ascoltare quello che dicono. un privilegio, e qualche rara persona riesce perfino a sentire le pioppe cantadore, capaci di cantare canzoni, e le pioppe cuntadore, capaci di raccontare antiche fole. Dorando quasi non respira nel tentativo di capire la voce dell'albero. Poi si decide a fargli lui una domanda precisa: Secondo te, cosa dovrei fare?

Smettere di correre come mi ha consigliato il dottore pi famoso del mondo, o continuare come se niente fosse?. Non percepisce pi il lieve brusio. Si vede che l'albero pensa. Inutile precisargli meglio la situazione. Di sicuro la pioppa sa molte cose su di lui: vecchia com', l'ha visto giocare in queste campagne e, alta com', dotata di una vista che pu spaziare fino a Mandrio e a Carpi, e ha seguito i momenti pi importanti della sua vita: le volte che accompagnava Teresa a casa dal lavoro, il giorno che batt Pericle Pagliani, i trionfi in piazza, davanti al castello dei Pio, reduce dalle Olimpiadi di Londra e dall'America. Allora saprai che per me correre tutto. Avevo pensato alla bicicletta, ma poi mi sono innamorato del podismo. Solo cos, senza che ci sia di mezzo una macchina, io mi sento in gara con il mondo intero, a cominciare da me stesso. Non perch voglio vincere una medaglia, una coppa o dei soldi, la gara con la vita, e davvero non importa arrivare primo, arriviamo sempre primi noi corridori a piedi, perfino quando non riusciamo a portare a termine la gara... E quando corro soltanto per allenarmi perfino pi bello, specialmente se passo per le strade della mia campagna, dove mi conoscono tutti, perfino le bestie. Allora divento lepre, uccello, ramarro, cavallo... tutti atleti veloci che corrono senza pensare a coppe e medaglie. Cara pioppa, se io sono davvero vivo soltanto durante la corsa, significa che non posso smettere, perch sarebbe davvero come morire, alla mia et, con ancora tanto fuoco nelle gambe e nell'anima, con tante gare che mi aspettano! Una morte peggiore di quella minacciata dal professor Murri, che magari si sbagliato. Succede a tutti i dottori, anche ai pi bravi. Guarda la Francesca Poletti, mia vicina di casa, ammalata di mal sottile, con i professoroni venuti da Modena e da Bologna che le garantiscono "Devi morire", e le danno tre settimane di vita, un mese al massimo. Questo successo cinque anni fa, e la Francesca ancora l, sta bene ed perfino ingrassata. I vecchi, che hanno sempre ragione, dicono: "Dal dutr bisogna andregh perch anca lo l'ha bisogn ed viver, dal speziel bisogna andregh perch an ca lo l'ha da viver, al medsini bisogna butri in dal pozz, perch anch al male l'ha bisogn ed viver". Meglio fidarsi delle Donne dei Segni e delle altre guaritrici. Per il cuore consigliano l'erba chiamata borragine, una piantina pelosa che io conosco bene perch cresce sulle sponde dei fossi, dove batte il sole. Ho sentito dire che la borragine buona anche per cancellare le malinconie e favorire la felicit. Quello che ci vuole per me. Adesso tocca alla pioppa dire la sua, con un fruscio o un brusio trasmesso dalla corteccia. Intorno, per aiutare Dorando ad ascoltare, tacciono perfino gli uccellini e le cicale. La pioppa parla. La frase, sussurrata, semplice, gli arriva nitida: Corri, Dorando, corri. Si alza e riprende l'allenamento. CAPITOLO 41. 1910, il ritorno in America Cosa ti tormenta? gli domanda Ulpiano. Niente. Giri avanti e indietro sui ponti della nave come se cercassi qualcuno o qualcosa. Cammino per tenermi in forma anche fuori dall'ora di allenamento. Dorando sbuffa, infastidito dalle domande del fratello. Si conoscono troppo bene, e Ulpiano deve aver capito che lui cerca Luciana. O meglio: cerca il ricordo di lei in un luogo simile a quello dove si erano conosciuti. Sono sulla nave che dall'Inghilterra li porta in America. Viaggiano in prima classe, con in tasca un bel pacchetto di contratti per gli Stati Uniti e il Sudamerica, e non ci sono a bordo emigranti. Eppure, appena imbarcato, forse per colpa degli odori che ristagnano nei corridoi e nelle cabine, il pensiero corso a Luciana. Per assurdo ha pensato che potesse essere a bordo, magari apposta per incontrare lui, dopo aver letto sui giornali di Londra della sua sfortunata gara contro Gardiner alla Royal Albert Hall, perduta per colpa delle scarpe: aveva tradito la calzoleria dei Fratelli Miselli di Carpi per un nuovo modello che la pubblicit diceva fatto apposta per i corridori di maratona. Con i piedi doloranti per le escoriazioni e le vesciche, Dorando era stato costretto a ritirarsi al ventitreesimo miglio mentre Gardiner, un corridore velocissimo, finiva la gara al tempo di due ore, trentasette minuti, un secondo e due quinti. Se Luciana, in viaggio per l'Italia con tappa in Inghil terra, avesse deciso di tornare indietro, tanto per stargli vicino durante la traversata... La favola costruita dai pensieri non regge molto. A bordo non ci sono italiane. A tavola per la cena, mentre il cameriere in guanti bianchi serve una zuppa di verdure e carne, Ulpiano domanda al fratello: Come stanno i piedi?. Meglio... Per il 30 gennaio, quando incontrer Hayes, sar guarito... Assaggia la zuppa. Il cuoco deve essere inglese, purtroppo. Fa una smorfia e domanda: Il buon John ci riprova... ma io sono sicuro di batterlo per la quarta volta. E a New York ne approfitter per cercare la ragazza che abbiamo conosciuto durante il primo viaggio in America. Ti ricordo che oggi sei un uomo sposato. Vuoi che non lo sappia? Teresina mi manca molto, ma con Luciana ho una specie di debito... Sono sparito dalla sua vita quasi senza salutarla. Non abbiamo tempo. Da New York dobbiamo prendere subito il treno per la California. alla Maratona di San Francisco che gareggerai con Hayes. L'arrivo a New York previsto per il 15 gennaio. La Maratona di San Francisco per il 30 gennaio. Ci sono ben quindici giorni di differenza. Appena sufficienti per raggiungere la California, riposare dalle fatiche del viaggio, scaldare i muscoli. New York sull'Oceano Atlantico, San Francisco sul Pacifico, in mezzo ci sta un continente. Tu ne parli come se dovessi andare da Genova a Venezia. Speriamo... Speriamo cosa? Che il secondo sia migliore della zuppa. Mi sono informato. Sogliole impanate e insalata russa. CAPITOLO 42. California Dorando va sul balcone dell'albergo. Guarda l'oceano laggi, il Pacifico che fa onore al suo nome, tranquillo e pacioso, percorso da vele. Alla luce del sole legge l'incisione sulla coppa che Ulpiano gli ha appena portato dalla sede del giornale L'Italia di San Francisco. Dorando Pietri Vincitore della Maratona di San Francisco California 30 gennaio 1910 nel cui nome divenuto celebre nei Due Mondi l'Italia moderna risuscita le sue Glorie Sportive oooooooooooooooooo Il Touring Club Italiano e l'I.N. per l'E.F. di San Francisco Ammirando Offrono Ulpiano lo raggiunge: Devi ringraziare il giornale con una lettera. Cos la pubblicheranno e ci guadagnerai una nuova pubblicit. Ci avevo pensato anch'io. San Francisco, 31 gennaio 1910 Egregio Signor Direttore del giornale L'Italia San Francisco Ancora pieno di commozione per la vittoria da me ieri ri portata e per le affettuose dimostrazioni fattemi dai buoni connazionali, lasci che senz'altro indugio io rivolga un ringraziamento vivissimo al suo simpatico e patriottico giornale al cui invito telegrafico dello scorso dicembre, mentre ero di passaggio per Londra, debbo ora il piacere di trovarmi a San Francisco con una vittoria in pi al mio attivo.

Giunto in questa citt senza conoscere alcuno, io e mio fratello ci siamo completamente affidati a voi della Italia e voi ci avete trattati come fratelli. Dunque nuovamente vi ringrazio dal profondo del cuore mentre un ringraziamento speciale desidero mandarlo al Signor O. M. Ratto, il quale ha preso a cuore ed ha tutelato abilmente i miei interessi per modo che tutto ha proceduto splendidamente e con grande mia soddisfazione. Con viva gratitudine Dev. mo e Aff. mo Dorando Pietri Chi il signor Topo? domanda Dorando a Ulpiano, tanto per scherzare. Suo fratello si guarda attorno, un poco spaventato, come se temesse la presenza di un topo nascosto dietro una delle pesanti tende di velluto. Il signor Ratto, e per piacere non chiamarlo con un altro nome!, l'impresario che ha organizzato la maratona e le corse che ti aspettano nei prossimi giorni, tra Stati Uniti e Canada: Stockton, Vancouver, Winnipeg... e poi una sorpresa che di sicuro ti far piacere. Sentiamo. Gioved, 31 marzo, all'Exposition Hall di Pittsburgh, su un percorso di venti miglia, correrai con Longboat. Il mio amico pellerossa! Chiss che non riesca a batterlo. Se lo domanda anche la gente. Mancano ancora due mesi e sono gi stati venduti ventimila biglietti. Non vedo l'ora. Sar la penultima corsa nel Nordamerica. Il 13 aprile saremo al Duquesne Garden di Pittsburgh, poi ci imbarcheremo per il Sudamerica. Ho in tasca un'offerta di trentamila lire per tre gare, e di sicuro ne arriveranno altre. Raggiungeremo Buenos Aires dopo una tappa, e una gara, a Santos. Dorando non lo ascolta. Pensa al pellerossa che un giornale americano ha definito l'unico corridore di maratona che Dorando non riuscito a battere. Gli vuole bene, ma questa volta lo sconfigger. A Pittsburgh ci sar anche un certo Tallfeather... Un altro indiano, questa volte delle pianure. Per gli allibratori lo tengono in scarsa considerazione. Si vede che agli indiani piace correre a piedi, come a noi carpigiani, osserva Dorando. Credo che siamo un poco parenti. Ti ricordi quando venne Buffalo Bill a Modena con il suo circo e i suoi cowboy? Sfidarono chiunque volesse cimentarsi con loro nella cattura, nella doma e nella preparazione dei cavalli. Si aspettavano che dalle nostre parti nessuno accettasse, e invece si presentarono i cavallari della Bassa, quelli che allevavano cavalli semiselvaggi per conto dell'esercito, dalle parti di San Martino Spino. I nostri cavallari batterono senza troppa fatica i cowboy di Buffalo Bill, e sai chi li applaud con pi calore? A quei tempi io lavoravo a Londra. Furono i pellerossa. Pellerossa a Modena? Facevano parte del circo. Insieme al gran capo Toro Seduto, erano stati ingaggiati da Buffalo Bill. Indiani vecchi e stanchi, costretti a mostrarsi alla gente come bestie di un giardino zoologico. Di sicuro trattati male dai cowboy, come nei film. Li vidi con i miei occhi applaudire i cavallari della Bassa. Li sentivano parenti: la prateria somiglia un poco alla Bassa e il Po somiglia al Mississippi. Pure le nostre facce si somigliano, anche se loro non portano i baffi. Ulpiano alza le spalle. Segue con poca attenzione le fantasie del fratello. Lo lascia parlare, lo guarda negli occhi, fa qualche domanda, ma i suoi pensieri li dedica a cose serie, per esempio alla lettera appena ricevuta dalla Sociedad Deportiva Argentina che intende organizzare, in un quartiere di Buenos Aires che si chiama Palermo, una maratona internazionale. Per la lettera non parla di soldi, e questo un poco preoccupa Ulpiano. CAPITOLO 43. La canzone di Dorando Si stringono la mano e si sorridono, sempre che sia un sorriso la minuscola piega all'ins delle labbra di Tom Longboat. Sugli spalti dell'Exposition Hall di Pittsburgh ci sono ventimila spettatori, tutti per Dorando, almeno a giudicare dalle grida e dai cartelli scritti in italiano, con tanti punti esclamativi: Dorando fatti onore! L'Italia vince! Evviva l'Italia!, e perfino un Dorando sei bello!, esibito da una splendida ragazza bionda. Mancano tre minuti al via quando dagli spettatori si leva un coro, in inglese. Dorando riconosce la canzone che gli ha dedicato il musicista americano Irving Berlin dopo la maratona olimpica. Parole e musica bruttine: gli italiani di Pittsburgh l'hanno imparata a memoria solo per amore di Dorando. I feel a much a bad, like anything; All the night I nunga canna sleep; It" s a my pizon Pasquale, He say we take da car And see Dorando race a Long - a ship; Just like da sport, I sell da barber shop, And make da bet Dorando h s a win. Then to Madeesa Square, Pasquale and me go there, And just a like a dat, da race begin. Dorando! Dorando! He run - a, run - a, run - a, Run like anything. One - a, two - a hundred times around da ring, I cry, Please - a nunga stop! Just then, Dorando h s a drop! Good - bye, poor old barber shop. It" s no fun to lose da mon, When de sun -- of -- a - gun no run, Dorando, H s good - for not! Dorando, h s a come around next day, Say, Gentlemen, I wanna teli -- a you, It" s a one -- a bigga shame, I forgot da man" s a - name, Who make me eat da Irish beef - a stew; I ask - a him to give me da spagett, I know it make me run a - quick -- a - quick, But I eat da beef - a stew, And now I teli - a you, Just like da pipps it make me very sick. Il colpo di pistola che da il via alla corsa cade sull'ultima parola della canzone, sick. Longboat passa subito in testa e sembra deciso a rimanerci per tutta la corsa. Dorando gli resta vicino, senza preoccuparsi troppo: sente dentro l'energia mescolata alla voglia di vincere. Al quinto miglio prova a saggiare la tenuta dell'avversario. Tom aumenta l'andatura, ma non regge allo scatto di Dorando che lo supera e addirittura lo stacca di un centinaio di metri. Adesso rimani dietro! sussurra Dorando. Non pu deludere i ventimila italiani, la ragazza che fa danzare sopra la testa la scritta Dorando sei bello!, Ulpiano che incasser molti dollari in caso di vittoria. Tom prova ad avvicinarsi, e subito Dorando riprende il distacco, e lo mantiene fino all'ultimo giro. Finalmente ti ho battuto! dice Dorando a Tom. Con simpatia. Solleva il braccio del pellerossa e grida al pubblico: Questo il pi grande corridore americano!. Gli italiani applaudono anche Tom Longboat. C' una chiamata dall'Italia per il signor Dorando Pietri, gli annuncia l'uomo alla reception. Dove devo andare? domanda Dorando, con un po' di panico. Ha gi parlato altre volte al telefono, ma ancora gli sembra di praticare una magia, una roba da starioni, come dicono a Carpi. L'accompagno alla cabina. Quando sente lo squillo alzi il ricevitore...

Ulpiano li segue e si infila pure lui nella cabina. Aspettano in silenzio. Ulpiano non teme telefoni, automobili, motociclette e altre macchine moderne. Non sar successo qualcosa alla Teresina? Il trillo impedisce a Ulpiano di rispondergli. Dorando stacca in fretta il ricevitore, avvicina la bocca il pi possibile alla cornetta e grida: Pronto chi parla?. Sono Armando Cougnet, direttore della "Gazzetta dello Sport". Come stai? Bene, e voi? grida Dorando. Poi si rivolge in tono normale al fratello: Cougnet, credo che chiami da Milano... E sembra qui!. Ho saputo della vittoria contro Longboat e della successiva brillante gara durante la quale hai doppiato SmalIwood e bruciato Bruce... Complimenti. Grazie. Che tempo fa a Milano? Che razza di domande! dice Ulpiano. E non gridare in questa maniera. Un altro po'"e riesce a sentirti anche senza il telefono... So che adesso vi recherete nel Sudamerica... continua Cougnet. Partiamo tra due giorni. Abbiamo un'offerta di trentamila lire per tre gare. Non parlare di soldi! lo rimprovera Ulpiano. Mi auguro che tu abbia l'occasione di incontrare Julio Calles, Caledonio Bilbao, Salvator Grazzano e Luis Marconi... Sono i migliori corridori di quella parte del mondo... Oggi a Milano splende il sole. Anche a San Francisco. Chi ha vinto il Giro d'Italia? Luigi Ganna. Peccato. Peccato cosa? Aver mollato la bicicletta. Mi sarebbe piaciuto vincere un Giro. Lascia perdere i rimpianti. Sei il pi grande campione di maratona del mondo. Pubblicher sulla "Gazzetta dello Sport" un importante resoconto delle tue imprese negli Stati Uniti. Passami Ulpiano. Come fate a sapere che qui con me? Lo conosco. CAPITOLO 44. Non per superbia Come sta il pap? Prima di rispondere a Dorando e Armando, Ulpiano si guarda attorno, come se cercasse chiss cosa nella spoglia stanzetta dell'albergo di Gradisca. Male. Secondo il medico non ne ha per molto... Hai letto la "Gazzetta dello Sport"? Parlano della malattia del pap? Mi riferivo alle polemiche che Fortunato Zanti imbastisce contro di te. Che colpa ne ho se la trasferta negli Stati Uniti di Zanti e Umberto Blasi si risolta in un fallimento? Mi sono limitato a osservare che erano stati battuti perch male allenati e non forniti dei mezzi necessari alla buona forma. Hai anche detto, nell'intervista sulla "Provincia di Modena", che sono corridori di classe non tanto elevata sogghigna Ulpiano. E non hai torto, anche se Zanti si ritiene pi bravo di te. Comunque fai bene a mantenerti sul tuo piedistallo: l'onore di gareggiare con te gli atleti devono guadagnarselo, e gli organizzatori devono pagarlo. Oppure che si accontentino del sottoscritto, interviene Armando. Il fratello minore di Dorando costa molto meno. Ieri sono arrivato terzo! Dorando e Ulpiano non gli badano. I due corridori romani hanno chiesto di tornare nella categoria dilettanti, dice Ulpiano. Dorando apre un cassetto ed estrae la lettera che aveva appena finito di scrivere prima dell'arrivo di Ulpiano. Intendo spedirla alla direzione del Velodromo di Milano e alla "Gazzetta dello Sport". La porge a Ulpiano. Gradisca, 7 ottobre 1910 Onorevole Direzione del Velodromo Milanese - Milano Ricevo soltanto oggi trasmessami da Carpi la vostra gentile offerta di partecipare domenica 16 corrente al Velodromo Milanese, a una gara nazionale di 30 chilometri. Dall'epoca delle Olimpiadi londinesi, da cui trassi la fortuna di una fama mondiale, a oggi, io non ebbi l'onore di presentarmi in gara al pubblico milanese. E vivamente mi piacerebbe di poterlo fare oggi, poich al giudizio e all'applauso del pubblico milanese io tengo in modo particolare. Ma voi mi parlate di una gara nazionale, e io, francamente, senza alcuna baldanza ma anche senza falsa modestia, mi permetto di guardarmi attorno. Quali campioni italiani siete voi intenzionati a oppormi? Mi hanno detto che quei pochi professionisti italiani che potrebbero, diciamo, darmi noia, hanno fatto domanda per ritornare tra i dilettanti, dove potrebbero cogliere pi facili allori. E in tal caso? Potete voi rimproverarmi che io continui a battagliare all'estero, dove trovo almeno degli avversari? E allora? Voi mi volete perch mi faccia vedere o perch lotti con tutte le forze dell'anima mia? Ma avete voi dei degni avversari? Io sono fresco reduce da un giro americano, dove (e voi lo sapete) mi furono opposti i pi forti campioni del mondo, e li dominai. No, mio Dio, intendetemi bene; io non faccio della superbia per professione, ma constato semplicemente la mia buona ventura. Ho vinto: chi pu negarmelo? Ho vinto il bianco, il rosso e il nero; ho battuto anche le pi furibonde e scrinierate cavalcature delle pampas. Il nipote di Buffalo Bill mi voleva con lui. Ero un numero eccellente. Ma io preferisco essere un nome. Contro i cavalli voi avete veduto una gloria ciclistica nazionale: Romolo Buni. Ma egli correva in bicicletta, e io invece ho lottato con i miei soli mezzi fisici, audacemente, temerariamente. Adoro i classici ricordi del ciclismo italiano, e mi inchino ai primi trionfatori. Ma in questo momento mi assale la rimembranza e l'angoscia delle pi terribili lotte combattute e sono un po'"come il galletto combattente: canto anche pi del necessario sulla mia vittoria. Perdonate dunque la mia vanit se vi domando: Ho battuto ieri il bianco inglese, il rosso indiano, il bruno argentino, il giallognolo cileno, il nero di origine incerta. Non potrei tenermi pago di queste spettacolose e consecutive vittorie e stare un po'"tranquillo nella mia Carpi gentile, che mi adora? No, voi mi richiamate alle battaglie; no, voi mi sventolate davanti agli occhi la tentatrice bandiera di un'altra vittoria e dell'applauso

delirante. E va bene: ma chi mi opponerete voi perch questa vittoria sia veramente disputata e degna del nome che io porto? Ed con tutta l'umilt che io metto qui il mio nome pi famoso di quello che io non meriti. Con tutta stima Dorando Pietri Un po'"ripetitiva, ma va bene, commenta Ulpiano. Me lo hai spiegato tu che i concetti vanno detti e scritti molte volte per farli entrare nella testa della gente. Sei stato bravo a non fare i nomi di Zanti o di Blasi, anche se si capisce che parli di loro... Comunque sto prendendo accordi con certi impresari di Genova per un incontro sulla pista del Lido di Albaro tra te e Zanti sulla distanza di cinque chilometri. CAPITOLO 45. Il funerale di Desiderio Pietri Desiderio Pietri lo aveva detto, alcuni anni fa: Cercher di morire il giorno dei morti, in maniera che non dobbiate recarvi al cimitero pi di una volta anche quell'anno, e come sempre ha mantenuto la parola, o sbagliato di poco: morto il 21 novembre, e la famiglia Pietri entra nel cimitero per la prima volta durante questo 1910. A Dorando il cimitero di Carpi sempre piaciuto, sembra un paese dentro il paese, con gli abitanti che per forza se ne stanno tranquilli e forse si raccontano le loro storie durante le ore di chiusura, specialmente di notte, quando sono sicuri di non venire disturbati da vedove, parenti e amici. I parenti hanno copiato il mondo di fuori per distinguere i ricchi dai poveri, i famosi dagli sconosciuti: tombe monumentali e castelli in miniatura o semplici croci di legno e rustiche lapidi. Per loro fortuna, i morti non ci badano. Da ragazzino, Dorando ci veniva a spiare le bisce, che qui erano numerose, grosse, nere e con la pelle lucida, e si era convinto che servissero ai morti per portare messaggi e notizie di tomba in tomba. Oggi, fredda giornata di novembre, le bisce dormono nelle loro tane, dentro le bare, in compagnia dei morti. Ma anche se fosse agosto non oserebbero mettere la testa fuori perch il cimitero invaso da una folla di curiosi che parla ad alta voce, calpesta tumuli, vuole vedere il campione di maratona, uno degli italiani pi famosi del mondo. Sono venuti da fuori, dopo avere letto sul giornale della morte del padre di Dorando, sicuri che l'intera famiglia avrebbe seguito il funerale. Infatti Dorando presente, accanto ai fratelli Ulpiano, Antonio e Armando, alla moglie Teresina, alla cognata Giuseppina, moglie di Antonio. Manca la madre Maria Teresa, rimasta a casa perch inferma. Mentre il prete benedice la bara, Dorando dice a Ulpiano: Sono stanco. Lo siamo tutti. Stanco di correre. Abbiamo firmato dei contratti, lo sai. Non voglio incontrare Zanti. Non avrai paura di lui? Nessuno mi fa paura. Calano la bara nella fossa. Dorando un poco invidia suo padre. Lui riposer. Si fa il segno della croce. Al via si presentano Fortunato Zanti e Umberto Blasi. In principio il pubblico scambia Blasi per Dorando, qualcuno lo saluta con un Forza Dorando!, ma poi la voce si sparge e si levano proteste contro gli organizzatori che non si sono neppure degnati di informare della sostituzione. Al decimo giro, mentre i corridori transitano davanti alle tribune popolari, una cinquantina di persone invade la pista. Un megafonista spiega che l'assenza di Dorando dovuta al grave lutto che lo ha colpito. Ma la gente chiede indietro i soldi del biglietto. Invano: gli organizzatori si sono gi allontanati con la cassa. CAPITOLO 46. Gteborg Al Lido potevi portare anche me, gli dice Teresa mentre lo aiuta a disfare la valigia. Non ho avuto nemmeno il tempo di dare un'occhiata a Venezia. Mi hanno portato in barca sull'isola del Lido, ho partecipato alla corsa, ho battuto Zanti con mezzo giro di distacco sui quindici chilometri... Cos adesso non andr pi in giro a dire che io ho paura di battermi con lui e che il funerale di mio padre era stato un pretesto per non incontrarlo... Subito mi hanno riportato in barca alla stazione di Mestre... Mi avevi promesso di dire chiaro e tondo a tuo fratello che sei stanco di correre... Sempre che sia vero. Per dare pi importanza alle parole gliel'ho detto sulla tomba di mio padre. Intanto passato un anno, un anno di corse. Rispetter i contratti firmati e poi mi ritirer... Gli svedesi mi hanno organizzato a Gteborg un incontro con il loro campione Gosta Ljungstrom, quello che ha dato la paga a Zanti negli Stati Uniti. Sar la mia ultima corsa: voglio chiudere in bellezza e con una manifestazione di carattere internazionale. Da novembre faremo i signori... Ulpiano lavora al progetto dell'albergo. Con il suo fiuto per gli affari, sar di sicuro un successo. Teresa non sembra convinta. Dorando l'abbraccia da dietro, la bacia sulla nuca. Mi piacerebbe anche avere un bambino, dice lei. Perch no? La razza dei Pietri corridori deve continuare. La citt di Gteborg bella, anche se troppo fredda in questo mese di ottobre. Sembra un gennaio di Carpi. Ulpiano e Dorando hanno trascorso un intero pomeriggio nel parco di Liseberg, nel cuore della citt, dove ci sono baracconi di un luna park fisso, teatri, cabaret, giardino zoologico e una marea di belle ragazze bionde. Sei in allenamento e sei sposato, gli ricorda Ulpiano. A guardare non faccio mica peccato. Domani, sui venti chilometri, non dovresti avere problemi a battere Ljungstrom. Ricordati che lui nasce come mezzofondista. Partir a velocit sostenuta e poi rallenter limitandosi a controllare la corsa. Non lasciarti staccare e non attaccare prima del quindicesimo chilometro. Quella bionda mi ha sorriso... Forse ha visto la mia fotografia sui giornali e mi ha riconosciuto. Andiamo a visitare lo zoo, meglio. Hai fatto bene a firmare per due corse, una domani e una il giorno 15. Cos se perdo la prima posso rifarmi con la seconda. Lo sai: voglio chiudere i miei otto anni di attivit agonistica con una vittoria. Peccato... Peccato cosa? Da Berlino mi arrivata l'offerta di partecipare a una maratona riservata ai professionisti. Se accetti ti coprono d'oro... E sar una bella maniera per chiudere: della Maratona di Berlino parleranno i giornali di tutto il mondo. Qui a Gteborg correr per l'ultima volta. L'ho deciso con la testa e con le gambe. E specialmente con il cuore. Ulpiano non insiste. Ha in tasca il contratto da firmare, ma Dorando non cambier idea. Proporr ai tedeschi suo fratello Armando, che davvero bravino. pur sempre un Pietri. Teresa legge la notizia sulla Provincia di Modena e capisce che Dorando manterr la promessa di ritirarsi dalle corse: ...l'8 ottobre a Gteborg l'atleta carpigiano ha dovuto soccombere con Gosta Ljungstrom, il campione di casa che si era lungamente allenato su quella pista ed era incoraggiato dal numeroso pubblico. Intervistato dai giornalisti svedesi, Dorando ha confermato che questa di Gteborg stata la sua

ultima corsa. Alla domanda se rester nel mondo dello sport e delle corse a piedi, come allenatore o dirigente della Societ Ginnastica La Patria, il campione di Maratona ha risposto che intende ritirarsi a vita privata. Vuole scrivere un libro dal titolo Come si corre la Maratona... CAPITOLO 47. 1915, l'albergo Dorando, in completo grigio, camicia bianca, cravatta, scarpe di vernice e bombetta, si ferma al centro della piazza, con alle spalle il teatro e il castello, e di fronte la fila di palazzi che un tempo erano la dimora delle pi ricche e nobili famiglie di Carpi. L'ultimo, quello che fa angolo con via Berengario, adesso appartiene a lui e a Ulpiano, i figli di Desiderio Pietri, ortolano ed ex bracciante arrivato in paese con le pezze al culo. Tutto merito delle gambe e della volont di Dorando. I passanti lo salutano con simpatia, le mamme lo additano ai figli: Quello Dorando, il grande campione di maratona che quasi vinse alle Olimpiadi di Londra. Quel quasi gli resta addosso ovunque vada, a Carpi come a Londra, New York e Buenos Aires, e scivola sempre nella penna dei giornalisti quando scrivono di lui. Ha vinto cento altre gare, ha battuto il record mondiale di velocit nella maratona con due ore, trentotto minuti, quarantotto secondi e un quinto, ha tagliato il traguardo davanti ad Hayes, Longboat, Bruce, Smallwood e Zanti, eppure ancora quello che quasi vinse la maratona delle Olimpiadi di Londra. Guarda il palazzo che gli appartiene. Ogni parete, finestra, comignolo lo ha sudato sulla pista. La presenza di Dorando, secondo le previsioni di Ulpiano, avrebbe dovuto essere una ulteriore attrattiva per i viaggiatori di passaggio da Carpi, uomini d'affari, rappresentanti di commercio, turisti. Ma i turisti arrivano da Modena e da Bologna, dove alloggiano, visitano la piazza, il castello dei Pio e la Sagra, e subito se ne tornano in citt. E i rappresentanti di commercio e gli uomini d'affari sembrano avere dimenticato Carpi e la sua industria del truciolo. Colpa dei giapponesi. Sono venuti qualche anno fa, hanno visitato le fabbriche dove si lavora il truciolo, a cominciare dalla manifattura Loria, e se ne sono tornati nel loro lontano paese. Oggi fabbricano cappelli di paglia, borse e ceste, come fanno i carpigiani, ma a un prezzo pi basso. E Carpi torna a essere il paesone agricolo di una volta, senza pi il viavai di viaggiatori. Come se non bastasse, l'Italia entrata in guerra. Risponde al saluto dell'uomo in giacca bordeaux di servizio alla reception dell'albergo. Punta verso la hall. Gli interni sono di lusso. L'architetto Prati ha fatto le cose in grande: tendaggi di velluto intonati alle fodere di poltrone e divani, mobili in stile, opera dei migliori falegnami di Carpi, cristallerie importate dalla Bavaria, le cifre UDP ricamate su tovaglie, tovaglioli, asciugamani, federe e lenzuola, incise su posate e vassoi, dipinte a fuoco su piatti e bicchieri. Sigla che sta per Ulpiano Dorando Pietri, ma che la gente di Carpi, sempre maliziosa, ha ribattezzato come Utile Dei Piedi. Si affaccia nella sala da pranzo. Neppure quella dell'hotel Baglioni di Bologna cos elegante. L'aria sa ancora di nuovo: vernice, cuoio, legno. Dall'attigua cucina, invece, non arrivano profumi, perch i fuochi sono spenti e i cuochi sono rimasti a casa, per mancanza di clienti. In questo momento l'albergo ospita soltanto un signore venuto a Carpi per incontrare l'onorevole Gregorio Agnini, il deputato che arriver domani da Roma. Sale le scale. Passi smorzati dalla passatoia rossa, poi dai tappeti che ricoprono il lungo corridoio del primo piano. Tappeti fatti venire dalla Turchia, preziosi, degni delle suole del re d'Inghilterra. Anche qui silenzio e odore di nuovo, di non vissuto. Un'ombra apparsa in fondo al corridoio lo fa trasalire. Mi hai fatto paura, ti credevo fuori, dice Teresa. Mi sono spaventato anch'io, dice Dorando. Sembra di stare nella casa dei fantasmi. Meno male che c' un cliente. C'era. Ha lasciato l'albergo un'ora fa, dopo avere ricevuto una telefonata da Agnini. Siccome l'onorevole non pu muoversi, lo raggiunge lui a Roma. Cos siamo davvero soli. Soli con diciotto persone, tra portiere, camerieri e serve, da pagare ogni quindici giorni. Teresa si guarda attorno. Che spreco! A giudicare dalla faccia di Ulpiano e dalle troppe carte che ingombrano il suo tavolo, nell'ufficio alle spalle della reception, le notizie non sono buone. Dorando siede sulla poltroncina e si guarda attorno. L'arredo intonato al resto dell'albergo, abbellito da due quadri che Ulpiano ha comprato a Modena da un antiquario: i ritratti di due signori d'altri tempi, eleganti, con lunghe barbe e lo sguardo severo. Secondo Ulpiano suggeriscono a chi guarda che siano due loro antenati. Ma i veri antenati di Ulpiano e di Dorando non avevano i soldi neppure per una fotografia, ammesso che a quei tempi esistessero le macchine fotografiche. Peggiore del previsto la notizia: Dobbiamo chiudere l'albergo. Serve solo a riempirci di debiti. Impossibile trasformarlo in appartamenti senza buttarci dentro molti altri soldi, osserva Dorando. Non mi sono spiegato. Dobbiamo chiuderlo e venderlo per pagare i debiti che gi abbiamo. Sar un miracolo se avanzer qualcosa. Dorando torna a guardare i due signori barbuti. Non li sente pi come parenti. E non si sente pi a casa. Un poco estraneo qui dentro si sentiva anche prima, come in un hotel di San Francisco o di Buenos Aires. Tutto il tuo lavoro, tutto il mio correre... Siamo ancora giovani. Se tu riuscissi a procurarmi dei contratti. Basta il mio nome per attirare gente... Potresti organizzare un giro nel Sudamerica... Nel Cile e nel Paraguay, per esempio, dove rifiutammo di andare nel '10. Stai mettendo su la pancia. Ricomincio ad allenarmi da domani. Per non parlare del cuore. Cosa vuoi dire? Che se ricominci a correre ci lasci la pelle. Non c' un altro mestiere che vorresti fare? Posso chiedere al signor Melli se mi riprende come garzone nella sua pasticceria. Non scherzare. O scherzo o mi ammazzo. Se riusciamo a salvare qualcosa, potremmo aprire un bar qui in centro. E un lavoro che mi piace. A me no. Visto che non posso correre a piedi, lo far in automobile. Far l'autista, con un parco macchine da noleggio. Mi sembra una buona idea. Teresa la migliore delle compagne. Prima, quando Dorando ancora correva, non aveva mai insistito per accompagnarlo, come fanno molte mogli. Adesso che l'albergo non va bene, evita di fare domande e di rinfacciargli certe scelte. Si limitata a dire: Purch ci resti una casa dove abitare. Dorando si stupisce di trovarla in lacrime, perfino pi sconvolta del giorno in cui il dottor Cavazzana le annunci che non poteva avere figli. Gli mostra un foglietto che tiene nella mano sinistra, mentre la destra stringe il fazzoletto fradicio di lacrime: Lo hanno portato i carabinieri. Mi arrestano? dice Dorando, tanto per sdrammatizzare. Pensa all'ingiunzione di un creditore, o altre cose che riguardano i quattrini. Ti richiamano soldato. A Dorando sparisce la voglia di scherzare. Legge il foglio. Mi spediscono nel Veneto. Al fronte!

C' bisogno di carne da cannone. Siede sulla sedia di paglia, davanti al camino spento. Tutto arriva insieme: la guerra, il fallimento dell'albergo, il dolore al petto... Con il tuo povero cuore non dovresti fare il militare. CAPITOLO 48. 1922, il diario del prete Come stai? gli domanda il prete. Dorando sospira: Ho voglia di correre. Risposta sempre uguale. Oggi aggiunge: Vengo da Modena, dove ho accompagnato due clienti. Fare l'autista mi piace, ma ho molta nostalgia delle piste, delle strade della maratona, della gente che grida il nome degli atleti. Vedete, don Ettore, correre la maratona come vivere un'intera vita in due o tre ore, non so se mi spiego. un concentrato di gioie e dolori. Ci vuole forza di volont per superare i momenti di sconforto, ci vuole resistenza al dolore per andare avanti anche quando i piedi si coprono di piaghe, i polmoni sembrano scoppiare e la vista si appanna. Non vuoi fermarti, perch devi vivere, devi comunque arrivare, devi essere dentro tutto intero alla bellissima fatica. Mi manca quella fatica, quel sudare l'anima. Nonostante la sofferenza, sei convinto di essere in paradiso, non all'inferno.... Vacci piano con il paradiso e l'inferno, raccomanda don Ettore. A proposito: sei venuto per confessarti? A fare due chiacchiere da uomo a uomo. D'accordo. Per io non dimentico mai di essere un prete. Vi capisco... Io non dimentico mai di essere un corridore. Se posso aiutarti... Mi dicono che come uomo e come prete siete un osservatore attento di quello che succede a Carpi e nel resto d'Italia. Sono momenti cos confusi che io non riesco a capire chi ha ragione. Entrano in canonica e siedono in cucina. Non badano alla Clorinda, la perpetua, che continua a lavare i piatti. Tutti sanno che sorda come una campana. Il prete viene subito al sodo. Tu, Dorando, sei socialista? Dorando guarda verso la Clorinda che continua a sgurare una pentola. Ci pensa prima di rispondere: Una certa simpatia ce l'avevo, da ragazzo. La mia famiglia viene da Mandrio, e mio padre aveva fatto il bracciante prima di emigrare a Carpi.... Non mica stata una grande emigrazione. Pensa a quelli che sono andati in America! Comunque stato faticoso cambiare vita. Mio padre ha aperto un negozietto da verduriere, ma di soldi ne abbiamo sempre visti pochi in famiglia... almeno fino a quando io non ho cominciato a correre e a guadagnare. Mio padre era socialista, come tutte le persone che conoscevo da giovane. Basti dire che andavo a morosa in via Borgofortino. Ci abitava Teresa, prima che la sua famiglia si trasferisse in via San Giovanni... Oggi sei fascista? Questa volta la Clorinda lascia scivolare una breve occhiata verso l'ospite. Dorando ci giurerebbe: la perpetua finge di essere sorda per ascoltare meglio i discorsi degli altri, e per obbedire con parsimonia agli ordini del prete. Mi hanno iscritto d'ufficio, risponde Dorando. Quando uno lo conoscono tutti, non riesce a stare in un cantone. Sono ignorante in politica, ma i fascisti ci tenevano a dire che Dorando Pietri dalla loro parte. Cos ho la tessera, ma sto per conto mio, e da quando finita la guerra vado in piazza solo quando devo attraversarla in macchina. Don Ettore lo interrompe: Sei stato al fronte?. Mi hanno richiamato il 24 maggio del '15. L'anno dopo, considerate le condizioni del mio cuore, sono stato inviato in convalescenza per sei mesi. Sono rientrato al Corpo il 6 settembre del '16. Dopo un mese, esaminato dai medici dell'ospedale militare di Bologna, sono stato definitivamente congedato per insufficienza mitralica. La valvola mitralica, che non mi funziona bene da molti anni, fin dai tempi di Londra, l'apparato valvolare dell'orifizio atrioventricolare sinistro del cuore... Cos almeno mi ha spiegato il dottor Tiby, colonnello medico dell'ospedale militare di Bologna. Ma non mica una grande spiegazione, anche se l'ho imparata a memoria... Per eri interventista... Ti sembrava giusto che l'Austria ci restituisse Trento e Trieste. Io in cosa posso aiutarti? Mi successa una cosa brutta, alcune notti fa. Una cosa che non mi fa dormire. Un peccato della carne? Ma no, una cosa seria!... Prima voglio sapere cosa ne pensate voi di questa guerra tra fascisti e socialisti. Siete la persona pi adatta a giudicare. Raccogliete confessioni e confidenze, avete chiesa e canonica nel centro di Carpi, leggete libri e giornali... Aspetta. Don Ettore si alza, esce dalla porta che da sul corridoio, torna dopo un minuto. Posa sul tavolo quattro quaderni dalla copertina nera. Dice a Dorando: Tu sei spesso via con la macchina, per servizio o per tuo piacere. E di sera non esci molto di casa, com' normale di questi tempi. Io invece ascolto, guardo... e scrivo. Questi quaderni, e ce ne sono molti altri, li chiamo Cronaca carpigiana, e forse un giorno, quando gli animi saranno meno infiammabili, ne far un libro. Leggi le giornate con la data scritta con l'inchiostro rosso.... 25 gennaio 1921. Tra i bastonati di ieri si ebbe il consigliere provinciale socialista, certo Alfredo Martinelli; fra i bastonati di oggi il direttore della Cassa di Risparmio e il Segretario del Partito Socialista. Dopo le bastonate, il fuoco. Sono le 19. Un gruppo di fascisti invade la Camera del Lavoro, altri gruppi bloccano le strade circostanti. un batter d'occhio e precipitano fragorosamente sulla strada armadi, tavoli, sedie e registri. Tutta questa montagna di oggetti al comando magico fascistico si riduce in fiamme... e finalmente ci dato vedere il sole dell'avvenire. Carpi corre allo spettacolo e di buon gusto ride. Nella sera fugaci bagliori guizzano dalle incenerite macerie... Cosa ne dici dello stile? Non mi intendo di letteratura, risponde Dorando. Non aveva assistito al rogo di fronte alla Camera del Lavoro. Ne aveva solo sentito parlare, ma senza che ne ridessero. Si stupisce semmai che il prete descriva le fiamme con dei termini poetici, e faccia del sarcasmo a proposito del sole dell'avvenire. Hai girato il mondo, dal Nordeuropa all'America e di sicuro hai affinato il tuo gusto. Non sei come questi buzzurri di paese che, se sanno leggere, leggono solo il giornale. A me sembra scritto molto bene. Leggi la mia cronaca dell'8 febbraio, quella con il funerale di Lenin. tra quelle che mi sono venute meglio. 8 febbraio 1921. Sono le ore 20. Dalla torre maggiore il campanone suona a morto e per la citt i fascisti percorrono le contrade in lungo corteo con stendardi, lumi e un finto morto, Lenin, dentro una cassa. Povero Lenin! Quante imprecazioni, quante maledizioni! Sembriamo un altro mondo poich il trasformismo politico verificatosi in Carpi, pu dirsi in un batter d'occhio, ha dello strabiliante. E chi mai avrebbe sognato, un mese fa, in Carpi, roccafortissima e si diceva inespugnabile del bolscevismo, una parodia del genere? mort Lenin l' una mezz'ora al pussa ancra "sta bruta tria...

Queste strofe si cantavano da un coro, mentre un altro coro a ogni strofa ripeteva: bubana bubana bobom bubon... Girata la citt ebbero poi luogo in piazza le esequie. L'incensazione della finta salma fu fatta con bastonate: e all'asperges, una bottiglia lasciava cadere sulla cassa benzina in quantit. A un tratto una vampata poneva termine allo spettacolo e riduceva in cenere la cassa con il suo disgraziato Lenin. Dov'erano i bolscevichi carpigiani, quelli della rivoluzione? L'ultimo giorno di carnevale fu per loro certamente amaro. 24 marzo 1921. Abbruciata gi la Camera del Lavoro Socialista ne tentano, in questi giorni, la ricostruzione i nostri bolscevichi ciechi seguaci dell'idolo di cartapesta Lenin. Lavoro clandestino, lavoro notturno gi osservato dai fascisti: nuovi armadi, nuovi tavoli, nuove sedie e scaffali riboccanti di numerosi opuscoli sovversivi adornano quella spelonca covo di gente senza patria e senza fede... Dorando si rende conto di avere sbagliato indirizzo. Don Ettore Tirelli non la persona adatta a consigliargli da che parte giusto stare. L'uomo della maratona, famoso in tutto il mondo, vive nel decoro borghese ed naturale che i fascisti lo corteggino e lo iscrivano al partito con il pretesto della tessera onoraria. Ma sono molti quelli che non perdono l'occasione per ricordargli le sue origini e le sue simpatie di ragazzo cresciuto in una famiglia di contadini senza terra. Sperava che il prete fosse un sereno testimone, ma don Ettore considera il fascismo l'unico baluardo contro quelli che lui chiama i senza patria e senza fede. Dorando dovrebbe restare pi a lungo fuori casa, per guardare, giudicare, capire. Nel diario di don Ettore ci sono cose che non ha visto e neppure sentito raccontare, nonostante Carpi sia una piccola citt. Molta gente ha paura e si chiusa in un guscio. Continua a leggere. ...Ora i tempi sono cambiati: chi italiano in Italia, e chi non italiano fuori d'Italia. Cos i fascisti, i dominatori di Carpi in questo incerto dopoguerra, rientrano nei locali della Camera del Lavoro, a forza di legnate danno l'escomio a quei pochi bolscevichi che quivi si ritrovano e il nuovo arredamento lo gettano dalla finestra. un batter d'occhio: tutto in fiamme e la Camera del Lavoro Socialista con questa seconda operazione fascista termina per sempre la sua vituperevole esistenza. 14 aprile 1921. Inaspettato ospite arriva in Carpi l'onorevole Morgari, comunista. La voce si propaga e i fascisti girano in lungo e in largo per rintracciarlo. Trovato in casa del senatore Alfredo Bertesi lo si fa immediatamente partire e in stazione, perch avesse a conoscere e ricordare che in Carpi i tempi sono mutati, sonoramente bastonato. Parte con la testa rotta. Ho letto, dice Dorando al prete. Gli porge i quaderni. Non abbastanza. Vai ali'11 maggio. 11 maggio 1921. L'applauso spontaneo e generale tributato al fascismo nella sua fulminea iniziale reazione si tramuta ora in diffidenza, disapprovazione e in biasimo. Il fascismo ha deviato... Dalla primitiva strada tanto gloriosamente e forse frettolosamente percorsa si sbandato e del suo programma null'altro rimane che botte botte in quantit. Si bastona a destra, si bastona a sinistra; il colpo non si misura, non si pondera la responsabilit. Con inaudita indiffe renza si punta la rivoltella e la si spara, si incendiano le sedi delle organizzazioni proletarie, si distrugge in luogo di ricostruire. Bolscevico! Popolare! Per i fascisti lo stesso. Cos nelle prime ore di stamane alcuni fascisti scavalcano il muro di cinta dell'oratorio di San Bernardino Realino, di questo ne sfondano i portoni e sulla strada portati gli scaffali della sede del Partito Popolare carpigiano vi appiccano il fuoco. L'indignazione in citt grande, la disapprovazione generale. 21 giugno 1921. I fascisti continuano nelle loro disapprovevoli imprese. Il bastone adoperato dall'austriaco quando i popoli insorsero per scuotere il giogo della schiavit ora, che l'Italia ha ottenuto la sua indipendenza, maneggiato inconsciamente da chi si vanta puro italiano nel sangue e nel cuore. Sistema barbaro allora, pi che barbaro adesso: il progresso si trasformato in regresso. Fra i bastonati di oggi si ha il nobiluomo Giuseppe Gandolfi, l'unico, per ora, concittadino che abbia offerto una somma vistosa (50.000 lire) per il nuovo ospedale. Adesso don Ettore disapprova. Prima gli andava bene che bastonassero i socialisti e bruciassero la Camera del Lavoro. Non immaginava che appena un mese pi tardi saccheggiassero anche la sede del Partito Popolare, ospitata nell'oratorio!, e bastonassero il cattolico pi generoso di tutta Carpi. Dorando preferisce tenere per s i pensieri, dispiaciuto soltanto che le cronache non l'aiutino a capire. pi confuso di prima. 28 febbraio 1922. Ultimo di carnevale. Grande corso mascherato in piazza e distribuzione gratuita di frittelle e vino. Vedete, si dice, che cosa sa fare il fascismo? Gi! Per tutto l'anno rompe le teste a forza di legnate e per un giorno ubriaca le genti. Ehi l!, e senza attendere risposta si intimava allo sfortunato di bere un enorme bicchiere di olio di ricino, altrimenti bastonate. Presso la sede del Fascio vi era il deposito dell'olio, era l che la combriccola fascista poteva impunemente dar sfogo ai suoi odi personali, l si studiavano i combinozzi, si formava la squadra punitiva e si designavano le persone da lubrificarsi... CAPITOLO 49. La spedizione punitiva Qualcuno ha tirato tanto forte la maniglia del campanello da strappare il fldiferro. Infatti, dopo il primo violento dindon, il campanello giace immobile. Deve essere mio cugino Ottavio, dice Teresa. Soltanto lui suona in quel modo. Adesso gli apro, e per prima cosa gli faccio riparare il campanello. Dorando neppure alza gli occhi dal giornale. partito il Giro d'Italia in bicicletta, con una nuova formula: un giorno di corsa, un giorno di riposo. Durante la Milano Padova, Giovanni Brunero, il pi forte ciclista italiano del momento, ha rischiato di essere squalificato per avere sostituito una ruota in maniera irregolare sul Pian delle Fugazze. Le Case avversarie avrebbero voluto la sua estromissione, ma la giuria ha deciso di penalizzarlo di soli venticinque minuti. Per protesta la Maino e la Bianchi si sono ritirate. Considerato che nessun corridore rimasto in gara pu eguagliarlo, Brunero della Legnano resta il favorito. Qualcuno per parteggia per Aymo... Vogliono te, gli annuncia Teresa. Chi sono? domanda Dorando. Non ha voglia di vedere nessuno. Fascisti. Hai chiesto la tessera? Sono due, in camicia nera. Non saranno venuti per bastonarlo o per fargli bere un mezzo litro di olio di ricino? Dorando fa un veloce esame di coscienza. Con gli amici, le rare volte che va in piazza, parla soltanto di sport, di corse a piedi o in bicicletta. E dell'idea di un certo nobiluomo bresciano che vorrebbe organizzare una corsa a tappe in automobile, tipo Giro d'Italia, lunga mille miglia. Soltanto con don Ettore si un poco lasciato andare, colpa dei diari del prete che raccontano per filo e per segno le imprese dei fascisti.

In questi giorni basta una parola male interpretata o un sorriso ironico per essere considerati nemici del Fascio e meritare un bicchierone di olio di ricino o una dose di bastonate. Spesso, gi che ci sono, i fascisti ne approfittano per regolare conti personali: un debito in sospeso, una faccenda di donne... Quelli ti aspettano, lo sollecita Teresa. Appare tranquilla, e questo rassicura Dorando. Sua moglie possiede una specie di sesto senso che le fa intuire l'arrivo di guai. Tu resta qui. I due sulla soglia li conosce di vista. Stazionano spesso nel bar di Ulpiano, sotto i portici della piazza. Buonasera. Ciao, camerata Dorando. Ci serve una tua macchina, quella pi grande. Tira un sospiro di sollievo. A disposizione. Siamo in una ventina... Ci vorrebbe una corriera, ma io non ne ho. Abbiamo un'altra automobile. Dieci per macchina, con qualcuno aggrappato fuori, ce la faremo. Anche perch non si va lontano: solo a San Pellegrino di Quartirolo. Adesso, passata la paura, Dorando pensa alla macchina. Trattatemela bene. Ci penserai tu, considerato che ci farai da autista. L'unico del nostro manipolo capace di guidare star al volante dell'altra macchina... Dai, saluta tua moglie e andiamo. San Pellegrino di Quartirolo una frazione sulla strada provinciale per Modena, in mezzo ai campi, destinata, data la vicinanza, a essere prima o poi assorbita da Carpi. Dorando guida a bassa velocit, con i fari sulla macchina che lo precede, carica all'inverosimile di scalmanati in camicia nera, armati di bastoni e con il pugnale o la baionetta alla cintura. Alcuni hanno rivoltelle e bombe a mano. Cantano Allarmi siam fascisti... in culo ai comunisti... e noi che del fascio siam i combattenti... Le poche persone per strada si affrettano a sparire dentro i portoni o ad allontanarsi di corsa. Dove andiamo? domanda Dorando all'uomo seduto accanto a lui, che tra l'altro gli pesa addosso tanto da impedirgli di usare il cambio. A San Pellegrino, te l'ho detto. A fare cosa? Si va a una festa danzante, in casa di certi contadini... La risposta non lo rassicura. Gli squadristi non sono vestiti per una festa. Io non so ballare, dice Dorando. Resterai ad aspettarci in macchina. L'uomo si accende una sigaretta. Tu eri interventista? Naturale. Per la guerra l'hai fatta da imboscato, cos dicono. Mi hanno richiamato alle armi nel maggio del '15... Sono stato riformato per insufficienza mitralica e inviato in congedo. Che roba l'insufficienza mitralica? Mal di cuore. Se avevi il cuore per correre, dovevi avercelo anche per combattere. Dorando non sa cosa rispondere. La prima automobile gira a destra e procede lungo un carradone fangoso. Adesso tutti tacciono. Non toccare il clacson, dovr essere una sorpresa. Si fermano sull'aia di una grande casa colonica. Dalle finestre chiuse filtrano fette di luce e le note di una fisarmonica. La festa da ballo cominciata, e la musica nasconde gli altri rumori. La sorpresa ci sar. Senza perdere tempo, gli squadristi convergono verso la porta. Non sono venuti per ballare. Impugnano bastoni, pugnali e revolver. Si precipitano dentro dopo che uno di loro ha gridato: Allarmi siam fascisti!. Botte ai comunisti! risponde un altro. Dorando li ha seguiti, ma non entra. Spia dentro casa attraverso la fessura delle imposte, deformate dal gelo di molti inverni. La vasta cucina della casa di contadini stata adattata a sala da ballo. Hanno spostato tavolo e sedie contro la parete e appeso al soffitto dei festoni fatti con anelli di carta colorata, simili alle code degli aquiloni. I ballerini sono in piedi, al centro dello stanzone. Contadini e contadine tutti molto giovani, il pi vecchio avr s e no diciassette anni, gli altri ne dimostrano quattordici o quindici. Una ragazzina ne avr dodici, non di pi. Stavano ballando al suono della fisarmonica che l'imberbe suonatore abbraccia preoccupato. I ragazzi circondano le ragazze, per difenderle dagli aggressori che a loro volta li circondano. Dorando aveva pensato che il termine festa da ballo fosse un modo ironico per definire una riunione di socialisti o di comunisti, gente di una certa et, occupata a parlare di politica o a organizzare una qualche opposizione ai fascisti. I ragazzi e le ragazze invece ballavano per davvero, e adesso appaiono pi stupiti che spaventati. Lo spavento subentra dopo pochi istanti, perch gli squadristi cominciano a colpirli a bastonate, mirando specialmente alle facce. Le ragazze scappano dentro il grande camino spento, e si fanno pi piccole di quello che sono. I maschi, una dozzina, tentano di difendersi, a mani nude. La reazione eccita gli aggressori che si scatenano, specialmente contro uno dei ragazzi pi anziani. Alla luce dell'unica lampadina, che oscilla appesa al centro del soffitto, Dorando intravede un lungo pugnale che fende l'aria, come per tagliarne una fetta, assorte tutta la luce, sparisce nel corpo del ragazzo, all'altezza della pancia, riappare, sparisce di nuovo nel petto, e ancora e ancora, dentro e fuori. Colpi di pugnale raggiungono anche un ragazzo tanto giovane da sembrare un bambino nonostante le braghe lunghe e la cravatta, forse le prime braghe lunghe e la prima cravatta della sua vita. Gli altri vengono bastonati anche quando si rifugiano in un angolo dello stanzone, o si rannicchiano sul pavimento. Qualche colpo di bastone raggiunge le ragazze, che formano un solo corpo piangente, dentro il camino. Basta! grida lo squadrista che ha noleggiato l'automobile di Dorando. Lasciano la stanza. Dorando corre alla macchina. Ha paura. Non sa cosa fare o dire. Gli ordinano: A Carpi!. Raggiunta la strada provinciale ricominciano a cantare, tra risate e cancheri indirizzati a San Bertesi. Dorando ha le lacrime agli occhi e fatica a vedere la strada. Pensa a suo fratello Armando, che da tre anni abita in Liguria, dove si trova bene, almeno a giudicare dalle lettere. Potrebbero trasferirsi anche lui e Teresa, continuare in Riviera l'impresa di autonoleggio, magari in un posto turistico, tipo Chiavari o Sanremo. I turisti stranieri, specialmente gli inglesi, ricordano le imprese sportive di Dorando anche meglio degli italiani, e lui potrebbe intrattenerli, mentre viaggiano tra le bellezze della Riviera, con il racconto di quella volta che vinse la maratona delle Olimpiadi di Londra, o quando in America batt il grande Long boat, indiano della riserva dei Grandi Laghi. Arrivano in piazza. Il fascista gli mette in mano delle banconote e gli dice: Subito a casa!. CAPITOLO 50. 1938, sulla Riviera dei Fiori

Cavaliere, sono passate tre persone che vogliono noleggiare la Balilla, con autista, per un giro turistico in riviera, fino a Genova. Una giovane coppia di americani, pi una loro amica. Perch non sei andato tu? Franco, che aiuta Dorando nell'autorimessa con servizio pubblico, allarga le braccia: Al solito: vogliono lei, per sentirla raccontare delle sue imprese sportive. Parlano inglese? Conoscono la nostra lingua meglio di noi due. Sono italoamericani: l'uomo si presentato con nome e cognome: Paul Grassani. Meno male... Con le mie duecento parole di inglese faccio troppa fatica a spiegarmi. Una volta hanno capito che io a Londra avevo portato a cena in un ristorante la regina Vittoria. Invece avevo detto di essere stato al ristorante Queen Vieto ria. Dorando di buonumore. Sparito il disturbo che stamattina appena alzato gli rendeva difficoltosa la respirazione, ha potuto mantenere l'impegno di dare il via alla Maratona di Sanremo. Nel suo discorso, il podest ha ricordato i meriti di Dorando e la sua recente nomina a Cavaliere della Corona d'Italia. Adesso porter a spasso i turisti americani. Gente che paga bene. Succede spesso che i clienti dell'autonoleggio chiedano di lui. Lo vogliono conoscere di persona, sentire delle sue imprese di maratoneta, anche se quasi sempre la curiosit riguarda le Olimpiadi di Londra. Nelle centoventotto gare disputate da dilettante e da professionista, Dorando si classificato primo o secondo ben centoquattro volte, e la gente continua a pensare a lui soltanto per l'unica volta che stato squalificato. Gli americani dove mi aspettano? All'Albergo delle Rose... Ho detto che alle tre sarebbe passato a prenderli con la macchina. Hai fatto bene. La Balilla pulita? Uno specchio. Meglio che vada, manca mezzora. Portami fuori la macchina, io intanto vado in bagno. Nel lavare le mani si guarda allo specchio. Stamattina non si rasato per colpa del disturbo al petto, e si comincia a vedere l'ombra della barba, con troppi peli bianchi. Ma non ha il tempo di passare da casa o dal barbiere. Gli dispiace: i turisti stranieri ci tengono che il personale di servizio appaia in perfetto ordine, anche se lui non un autista qualsiasi, il padrone, e si chiama Dorando, Dorando Pietri, il maratoneta. Soltanto un po'"ingrassato. Mister Dorando, che piacere e che onore conoscerla! L'uomo, in doppiopetto gessato e Borsalino, gli stringe la mano con due mani. Mi chiamo Paul Grassani, e vengo da New York. Quarant'anni o poco pi, baffi e capelli scuri. Indica la giovane donna alla sua sinistra, una brunetta dal naso all'ins e i capelli a caschetto, come usava una decina di anni fa. Nelle mode, gli americani sono sempre qualche anno avanti o qualche anno indietro. Mia moglie Doroty. Pap l'ha vista correre al Madison Square Garden la sera in cui batt Hayes, dice Doroty. Fu una grande soddisfazione per tutti gli italiani d'America. Grazie. Paul indica la donna alla sua destra: Una nostra cara amica. Dorando le stringe la mano e ricambia il sorriso. La donna ha una cinquantina d'anni, veste pantaloni e giacca di foggia maschile, che per non nascondono il corpo ben disegnato, giovanile. I capelli, troppo biondi, sono di sicuro ossigenati. Avete un'idea precisa dei luoghi che volete visitare? domanda Dorando a Paul. Veniamo dalla Costa Azzurra... Sanremo l'abbiamo visitata. Ci piacerebbe vedere qualche bel posto lungo la costa, fino a Genova. E fermarci a mangiare in un buon ristorante. La macchina ci aspetta. Prima di salire sulla Balilla, Doroty esclama: Com' piccola!. Dorando non commenta. Gli americani trovano tutto troppo piccolo. Misurano in centimetri il valore delle cose. E anche delle persone. Ricorda che un giornale lo defin addirittura il nano volante, eppure alto uno e cinquantanove, poco sotto la media dei maschi italiani. Guida adagio lungo la strada costiera per lasciare che i passeggeri si godano il panorama. All'altezza di Punta d'Arma precisa: La nostra Riviera molto pi bella della Costa Azzurra. Sono d'accordo con lei, dice Paul. Strano che non comincino a fargli domande sulla Maratona di Londra. Forse non osano, e allora, per entrare in confidenza, comincia lui a mostrarsi curioso: Siete nati in America?. Io e Doroty s, io da padre toscano e madre siciliana, mia moglie ha entrambi i genitori di Carlino, nel Friuli. L'altra passeggera, seduta dietro accanto a Doroty, non parla. Dorando alza gli occhi sullo specchietto retrovisore e incontra il suo sguardo. Le labbra che gli sorridono. Gli sembra di conoscere occhi e bocca. Lo distrae Paul, seduto alla sua destra. Indica le case: Non si vede pi il mare. Siamo a Porto Maurizio. Dopo Oneglia torneremo a costeggiare il mare. Le due citt adesso si chiamano Imperia. stato il Duce a battezzarla cos. Cosa ne pensa di Mussolini? Non pretenderanno di trascinarlo in una discussione politica? Gli americani non amano il Duce, per gli italoamericani sanno che da quando c' Mussolini gli italiani all'estero sono tenuti pi in considerazione. Non si sbilancia e dice: Sta facendo un grosso lavoro. Contenti voi... Dorando cambia discorso: Di cosa vi occupate in America?. Io lavoro nella tipografia di mio padre. Mia moglie infermiera. Anche lei infermiera? domanda Dorando allo specchietto retrovisore. Lavoravo in una copisteria. Adesso che sono rimasta vedova mi occupo soltanto della casa. Siete parenti? Gli risponde Doroty: Amiche. Superano Albenga e ancora non si decidono a fargli domande sulla sua carriera di maratoneta. Io sono stato in America due volte, e mi sono fermato a lungo. L'ho percorsa da est a ovest, con puntate in Canada. Lo sappiamo. Conosciamo bene le imprese di Dorando, dice Paul. Meglio cos. Non dovr raccontare la storia della corsa di Londra, un copione fisso perfezionato negli anni, con una efficace drammatizzazione dell'ultimo miglio, con il signor Conan Doyle che lo aiuta a sollevarsi e lo sorregge fino al traguardo. Io ho fame, dice Doroty. Possiamo fermarci a Spotorno, alla Taverna del Pescatore. Se vi piace il pesce... Ne vado matta. Il proprietario della Taverna del Pescatore conosce Dorando, li accoglie con grandi inchini e li precede nella saletta che riserva ai clienti di riguardo. Spaghetti all'astice per tutti? Mai assaggiati, dice Paul.

Io s, sono favolosi, dice Dorando. Viva gli spaghetti all'astice! dice Doroty, battendo le mani. Paul si toglie la giacca, imitato da Dorando, che domanda a Doroty: Si mangia ancora cos male negli Stati Uniti?. Noi ci siamo abituati. Mia madre cucina alla friulana non pi di due o tre volte all'anno... colpa delle materie prime che negli States non si trovano. Per comprare l'olio di oliva o il parmigiano bisogna andare in certi negozi di Brooklyn, mentre noi abitiamo a Staten Island. L'altra donna - come ha detto di chiamarsi? Forse non si neppure presentata con nome e cognome - siede di fronte a Dorando, parla poco e lo guarda di continuo. Lui evita i suoi occhi, un poco imbarazzato, e preferisce rivolgersi a Paul e a sua moglie. Doroty mangia di gusto una pagnottella. Anche un pane cos non lo trovate in America. Io preferisco i grissini. Cosa sono? domanda Dorando. Bastoncini di pane, sottili e croccanti. La signora si decide a dirgli qualcosa: Avevo sentito che da maratoneta ti eri trasformato in albergatore. Ci ho provato, in societ con mio fratello, ma andata male. Colpa dei giapponesi: hanno copiato la nostra maniera di lavorare il truciolo e invaso i mercati mondiali di pagliette, borse, ceste e cestini a un prezzo di molto inferiore a quello offerto dai produttori di Carpi. Cos a Carpi non arrivano pi i commercianti, gli intermediari, i rappresentanti delle varie ditte che avevano a che fare con il truciolo. Io e Ulpiano ci siamo trovati con un hotel degno di New York al centro di un paese di campagna... Un vero peccato, dice Paul. Immagino che l'albergo l'avrete venduto a un prezzo fallimentare. Come un normale edificio da abitazione. Questi tre americani hanno curiosit diverse da quelle dei loro connazionali che transitano dalla Riviera e vengono a cercarlo a Sanremo. La donna che gli siede davanti gli da del tu e gli sorride con una eccessiva confidenza. Bella donna, anche se non giovane, ma questo non l'autorizza a essere sfacciata... Arrivano gli spaghetti: un enorme piatto di portata con la montagna fumante scalata dagli astici. Doroty l'accoglie con un gridolino: Evviva!. Vi consiglio di mettere attorno al collo questi tovaglioloni, suggerisce il cameriere, e distribuisce tovaglioli grandi come lenzuola. Nessuno riesce a mangiare gli spaghetti all'astice senza sporcarsi. Sembrano quattro bambini sul seggiolone, con le teste che spuntano dal biancore dei tovaglioli. Si servono dal piatto di portata e subito qualche schizzo di sugo sporca qua e l. I colori e il profumo mettono allegria. Mi servi un poco di vino? domanda la donna di fronte a Dorando. Diversamente da Doroty e Paul, continua a dargli del tu. Forse perch in americano il lei non esiste e tutti danno dello you a tutti. Eppure parla un italiano pi pulito di quello dei compagni di viaggio. Saltano il secondo e passano direttamente al dolce. Paul vorrebbe una cassata, ma la Sicilia lontana e deve accontentarsi della torta di mele. Riprendono il viaggio verso Genova. Il vino, un Pinot bianco, dev'essere finito anche nel serbatoio perch la macchina procede pi veloce. Ora marito e moglie siedono dietro. Dorando li sorprende a baciarsi. L'astice ha anche questa propriet. Incontra lo sguardo della donna seduta alla sua destra. Tutto bene? le domanda, tanto per dire qualcosa. Tutto ok, caro. Addirittura caro! A Sampierdarena, Paul ordina: Torniamo indietro. Non volete visitare Genova? Ci interessava la Riviera. In una grande citt ci viviamo tutto l'anno. Nessun problema, dice Dorando, mentre manovra per invertire la direzione di marcia. Basta che paghino. Si fermano a mangiare il gelato ad Alassio. Seduti a un tavolino all'aperto del caff Roma, guardano la gente che passeggia. Dorando osserva: Io a New York non ho visto nessun caff dove si possa stare seduti all'aperto a guardare il passeggio e a mangiare un gelato. Lo puoi fare nel bar di Central Park, dice la signora americana, che ancora si seduta a portata di sguardo. Ci sei stato? Era inverno. Io e Johnny Hayes ci andammo per metterci d'accordo, lontano da occhi curiosi, prima della corsa. Paul trasale: Avete combinato la gara!. Al contrario. Ci siamo accordati per correrla in maniera pulita. Qualcuno aveva suggerito di organizzare gli incontri in maniera che tra vincite e rivincite rendessero il pi possibile agli scommettitori. Mi sono preso una bella paura! sospira Paul. In un momento ho visto crollare il mito di Dorando. Ero un bambino quando al Madison voi due correste la maratona. E per i successivi trent'anni io ho sognato di conoscere di persona il mio idolo. Perch proprio in Central Park? domanda Doroty. John alloggiava al Central Park Hotel. Mi ci recai da solo, partendo da Broadway, dice Dorando, ancora oggi orgoglioso di quell'impresa. Potevi trovare il tempo e la strada per venire a trovare anche me, interviene l'altra donna. Il tono di rimprovero mitigato dal sorriso. In fondo il Grand Hotel di Ellis Island, dove alloggiavo con la famiglia, era pur sempre New York. Dorando la guarda in faccia, questa volta in maniera diversa. In un lampo spariscono trent'anni. Adesso non capisce come ha fatto a non riconoscerla subito. Luciana! Sono davvero cos cambiata? Sei quasi come prima, e anche pi bella, risponde Dorando. Sincero. Pi grassa, i capelli tinti, il viso truccato, l'abito elegante. Per lei, e lo sempre di pi a ogni istante che passa: la Luciana del ricordo si sovrappone a questa. Paul e Doroty non sembrano stupiti del colpo di scena, conoscevano la storia di Dorando e Luciana, e per questo l'hanno accompagnata in Italia. Restano in silenzio a guardare e ad ascoltare, curiosi di sapere come andr a finire. Dorando si alzato e con molta naturalezza si china a baciare Luciana sulla guancia, mentre le tiene le mani nelle sue. Torna a sedersi. Davvero mi hai aspettato a Ellis Island? Aspettavo che ci autorizzassero a entrare negli Stati Uniti. E speravo che ti facessi vivo. Lessi sui giornali del tuo trionfo contro Hayes. Rimaneste in quarantena per molto tempo? Un mese. Mio padre aveva la malaria. Tutto si risolse con la sua morte, improvvisa, quasi avesse voluto togliersi di mezzo affinch noi potessimo entrare negli States. Trent'anni. Una vita. Io sono ingrassato... e ho perduto molti capelli. Non sei pi il ragazzino piccolo e magro, tutto nervi e voglia di vincere. Mi piacevano la tua ambizione e il tuo carattere. In fondo al

cuore sapevo che non mi avresti raggiunta a Ellis Island e da nessun'altra parte. Oltretutto in Italia ti aspettava una morosa. Hai detto di essere vedova... Da dieci anni. Non ho figli. Neppure io. Per fortuna ho in casa una nipote alla quale voglio bene come a una figlia. Dorando non sa cos'altro raccontare. Anche Luciana se ne sta zitta. Impossibile esprimere in poche parole trent'anni di vita. Quando ripartite? Subito. Domattina? Subito questa sera. Andiamo a Verona. Gli viene la tentazione di chiederle di fermarsi di pi. Sanremo bella, la Riviera bella. Non dice niente. Luciana non sembra aspettarsi di pi. A pensarci bene, neppure Dorando desidera che si fermi, nonostante abbia rivisto volentieri la ragazza della Kronprinzessin Cecilie. L'incontro e la sorpresa gli hanno invece provocato una struggente voglia di tornare indietro nel tempo, fino a quei giorni, alla vigilia dello sbarco in America, lei povera emigrante, lui a cercare trionfi nello sport. Tornare indietro e spendere la vita in un altro modo. Non che abbia da lamentarsi della vita vissuta, a cominciare dalle soddisfazioni dello sport e dall'amore di Teresina, ma gli piacerebbe vedere se tutti i se di questi anni sarebbero stati davvero delle strade felici. Eccolo allora, invece di passeggiare senza meta per le strade di Manhattan, prendere il battello che conduce a Ellis Island, dall'altra parte del fiume Hudson, all'inizio della baia, e incontrare Luciana, riabbracciarla, e pi tardi aiutarla a raggiungere l'America, per lei ancora lontana... E tuo fratello Onorio? le domanda Dorando. Onorato. Ha un allevamento di polli nel New Jersey. Gli argomenti sono finiti. Anche i gelati. Dorando guarda le coppe sul tavolino, sporche. Cos va la vita. Doroty si alza: Su, torniamo in albergo. Dobbiamo ancora fare le valigie. CAPITOLO 51. Questa la vita Teresa apre gli occhi e vede Dorando di spalle, seduto sul letto, i piedi gi, immobile. Non si sente male, considerata la posizione, semmai si riaddormentato. O smarrito nelle sue fantasie. A cosa pensi? Dorando trasale. Non gira la testa e lascia passare molti istanti prima di rispondere: A questa vita. Non sei contento? Hai una moglie che ti vuole bene, una nipotina affettuosa, una casa, un lavoro senza padroni... C' la guerra.

La tua scontentezza non dovuta alla guerra o al lavoro che scarseggia... Si avvicina a Dorando, lo abbraccia da dietro. E neppure alla mancanza di figli nostri... questo un magone che tormenta me. Hai ragione, non mi manca quasi niente. Teresa sa benissimo cosa gli manca, ma non pu aiutarlo. Anzi, ha il dovere di togliergli dalla testa ogni tentazione. Per un uomo con un cuore diverso, rimettersi a correre dopo un periodo di inattivit, se educato da un lento e progressivo allenamento, potrebbe essere la maniera per mantenersi in salute, appiattire la pancia, impedire ai muscoli di infiacchirsi. Non per Dorando. I medici gli hanno ripetuto che il suo cuore va trattato come uno strumento che gli anni di intensa attivit atletica hanno trasformato da carne a fragile vetro. Niente fumo, niente eccessi a tavola, niente sforzi violenti. A Genova, dopo la visita, presente Teresa, con sulle labbra un sorriso forzato, Dorando aveva detto al professor Lanata: Mi accontento di correre per l'ultima volta una maratona. In fondo si tratta soltanto di una quarantina di chilometri. Comincer ad allenarmi sulla spiaggia di Sanremo. Dieci minuti, un quarto d'ora, mezzora... Poi vengo da te a controllare il cuore, mentre la bilancia mi dice che sto tornando in forma... Non pretendo, bada bene, di tornare a vincere, di correre con i professionisti... Alla maratona di Sanremo dello scorso anno c'erano cinque o sei dilettanti ultrasessantenni che sono arrivati al traguardo senza problemi.... Per tutta risposta, il professor Lanata gli aveva consegnato il foglietto con la diagnosi scritta a mano, con grafia ben leggibile, perch Dorando non facesse finta di avere capito male. CAPITOLO 52. 1942, l'ultima corsa Dorando guarda il calendario appeso alla parete del gabbiotto che funziona da ufficio. Ha segnato i noleggi: tre in un mese. Di questo passo chiuder bottega. Colpa della guerra che ha bloccato l'afflusso dei turisti stranieri e non fa venire voglia agli italiani di allontanarsi da casa per divertirsi. Brutte notizie continuano ad arrivare dal fronte. Pochi giorni fa ha portato a spasso Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Si sono fermati a giocare al casin e poi hanno fatto un salto a Dolceacqua perch in quello splendido paese dell'entroterra l'Osvaldo vorrebbe ambientarci un film. Nel parlare con Dorando, celebre quanto loro e dunque meritevole di confidenza, l'attore si dichiarato certissimo della vittoria delle armi fasciste. Un po'"meno ottimista l'attrice. La Ferida e Dorando hanno scoperto di essere quasi compaesani: di Castel San Pietro Terme lei, di Carpi lui. Per ha poco della donna emiliana, troppo sofisticata, truccata alle dieci del mattino come se dovesse recarsi al ballo della regina. Due clienti facoltosi non bastano a coprire le spese di un mese. Per fortuna ha un solo dipendente, Arturo, che gli fa anche da meccanico e da guardia notturna. Oggi a Genova a cercare uno spinterogeno compatibile con la Mercedes 540KW29. Ormai si fa fatica a trovare tutto, a cominciare dal cibo. stanco. Colpa della lunga passeggiata di stamattina sul lungomare. Si appoggia allo schienale e chiude gli occhi. Subito, ancora prima di entrare del tutto nel sonno, comincia a sognare. Corre. Partecipa a una maratona ed in testa, incitato dal pubblico. Non si capisce bene dove si svolga la corsa. Forse dalle parti del castello di Windsor, forse nelle campagne tra Carpi e Correggio. Importa correre, sentire il ritmo dei passi in sintonia con il cuore. Sudare, faticare, respirare pi aria di quel che occorre, una golosit che riempie l'anima insieme ai polmoni. Di colpo il cuore non rispetta pi il ritmo delle gambe. Una fitta al petto costringe Dorando a spalancare gli occhi e a tornare nell'autorimessa. Non riesce a gridare, ed qui da solo, nel gabbiotto che fa da ufficio. Almeno avesse il tempo di finire la corsa, di tagliare il traguardo. Questa voglia, pi forte di tutto, attenua il dolore. Chiude gli occhi e ricomincia a correre. Scorge laggi lo striscione del traguardo, con tanta gente che applaude. ancora primo. FINE CAPITOLO 53. 1948, le Olimpiadi di Londra Mi chiamo Dorando Pietri, vincitore della maratona alle Olimpiadi del 1908. Lord Burghley conosce bene la lingua italiana. Prima della guerra, per cinque anni, ha trascorso le vacanze nella campagna senese. Una volta, nel '29 o nel '30, di passaggio da Carpi, si era ricordato che Dorando Pietri proveniva proprio da questa citt emiliana, e cos aveva fermato la macchina e apostrofato un passante. Il Dorando? Sicuro che era di Carpi! Ma andato a stare via dopo il fallimento dell'albergo... Credo che stia di casa a Sanremo... Oppure in Inghilterra. Si era rassegnato a non incontrarlo. Un peccato, perch avrebbe potuto parlargli della propria impresa nella corsa a ostacoli alle Olimpiadi del 1928, ad Amsterdam, e farsi raccontare da lui della famosa maratona del 1908. Adesso ce l'ha di fronte, quasi uguale alle fotografie che all'epoca fecero il giro di tutti i giornali del mondo: piccolo, asciutto, baffetti neri, occhi spiritati. In quarant'anni solo i capelli sono cambiati: tutti bianchi, in contrasto con i baffi e gli occhi. Dorando malvestito, con pantaloni che gli arrivano quattro dita sopra la caviglia, la giacca troppo stretta e la camicia grigia che in origine doveva essere bianca. Deve cavarsela male. Seguita a rigirare il basco tra le mani. Lord Burghley indignato. Come pu il mondo avere dimenticato il grande maratoneta, al punto di lasciarlo nella pi assoluta indigenza? Forse il Pietri si compromesso con il regime fascista e lo hanno epurato. Per sua fortuna ha chiesto di incontrare l'organizzatore dei primi giochi olimpici dopo la fine della Seconda guerra mondiale, un campione dello sport: Lord Burghley il medesimo David George Brownlow Cecil Burghley che alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 vinse la medaglia d'oro nei quattrocento metri a ostacoli. Mettiamoci qui, staremo pi comodi. Precede Dorando nell'angolo dello studio arredato a salotto, con due divanetti, il tavolino basso, un vassoio di biscotti, il piccolo bar con gin, whisky e rum. Vuole bere qualcosa? No, grazie, eccellenza. E parli pure in inglese. Ho imparato bene la vostra lingua. Non mi chiami eccellenza... Siamo dei... come si dice in italiano?... dei colleghi. Tutti e due saremo ricordati solo per quell'istante in cui abbiamo tagliato il traguardo... Sieda. Accompagna le parole con un gesto amichevole: appoggia la mano sulla spalla di Dorando e ce la lascia fino a quando il piccolo italiano non si ben sistemato sul sof. Poi va a sedergli di fronte. Durante questi anni ho pensato spesso alla sua impresa. E quando portai in trionfo sulle mie spalle il vincitore della maratona alle Olimpiadi del 1928, lo feci pensando a Dorando Pietri e a tutti i campioni della corsa pi faticosa e gloriosa. Ricorda la maratona del '28? Non mi sembra. Io, felice della mia medaglia, me ne stavo tra la folla al traguardo della maratona, quando vidi arrivare il vincitore. L'uomo che stava per tagliare il traguardo non era uno degli americani o australiani favoriti dai pronostici. E neppure un europeo, sebbene corresse sotto la bandiera francese. Si trattava di un uomo dalla pelle scura, il primo africano ad

aggiudicarsi una medaglia d'oro alle Olimpiadi: Mohammed Bouguerra El Ouafi, algerino. Siccome anche Mohammed, come Dorando vent'anni prima, era distrutto dalla fatica, dopo che ebbe tagliato il traguardo me lo caricai sulle spalle e gli feci fare il giro d'onore. Fui criticato non poco per quell'impresa: un lord inglese che porta un africano sulle spalle tutto intorno la pista dello stadio di Amsterdam! Io, per fortuna, non ho mai badato alle convenzioni, o non mi sarei neppure iscritto alle Olimpiadi... Dorando, mentre Lord Burghley parlava, aveva cominciato a sgranocchiare biscotti. Adesso al decimo. Mi racconti un poco di lei. L'italiano deglutisce. Dalla fine della guerra vivo a Birmingham. Quale attivit esercita? Ho un piccolo bar in periferia. Ma non va molto bene. Fa una pausa, posa nel vassoio il mezzo biscotto, e aggiunge: Per questo ho chiesto di incontrare lei... Forse mi pu dare una mano. So che certi atleti, almeno i pi famosi, o che sono stati famosi, vengono pagati per rilasciare interviste e raccontare le loro imprese sportive in occasione delle Olimpiadi. Qui in Inghilterra, e anche in America, sono pi famoso che in Italia, dove da tempo nessuno si ricorda di me... Ci sono state due guerre mondiali. L'Italia, come il resto del mondo, ha avuto ben altro a cui pensare, osserva Lord Burghley. Evita di aggiungere che la memoria degli uomini fa ingiuste scelte: della partecipazione di Dorando alle Olimpiadi ricorda bene la squalifica, della partecipazione sua, vent'anni pi tardi, ricorda bene il giro di pista con l'algerino sulle spalle. La smorfia dell'inglese include anche la sgradevole sensazione provocata dalle parole di Dorando Pietri. Il piccolo italiano vorrebbe essere pagato per rilasciare interviste. Qualche volta i giornali pagano, non sempre. Comunque, far presente le sue attuali difficolt economiche, e credo che ci si possa mettere d'accordo... Il diret tore del "Daily Express", un mio caro amico, lo incontro tutti i gioved al circolo. Gliene parler. Sapevo che lei mi avrebbe aiutato! dice Dorando. Raccoglie il mezzo biscotto. Vuole un t? No, grazie. Il t roba da inglesi. Nel suo bar a Birmingham ha dovuto imparare a farlo e a servirlo, ma continua a considerarlo acqua sporca. Questi inglesi sono dei presuntuosi bevitori di acqua sporca e mangiatori di minestrone. Antipatici: il lord l'ha guardato male solo perch ha suggerito come fargli avere qualche pound. Comodo mostrarsi al di sopra dei soldi quando se ne hanno tanti, si imparentati con il re d'Inghilterra e si trascorre il tempo al circolo dei signori, a giocare a scacchi! Io pensavo a qualcosa di pi onorifico e di pi meritato... dice il lord. L'italiano si mette in guardia. La parola onorifico non gli piace. Per molti significa lavorare gratis. Cosa? La ingaggio come starter della maratona. Sar lei a sparare il colpo di pistola che dar il via alla corsa. Figurer tra il personale tecnico addetto ai giochi, regolarmente pagato. Questa prima Olimpiade del dopoguerra dovr essere memorabile, nonostante l'esclusione della Germania e del Giappone. Anche l'Italia ha rischiato di restare fuori. Per fortuna gli atleti di grido non mancheranno, a cominciare dall'olandese Fanny Blankers Koen, la cosiddetta mammina volante, che si cimenter in molte discipline dell'atletica. Nel mezzofondo ho potuto vedere di persona il cecoslovacco Emil Zatopek, oggi sconosciuto, ma di sicuro destinato a ben figurare nei cinquemila. E ho sentito parlare molto bene dei vostri discoboli Adolfo Consolini e Beppe Tosi. Li conosce? No... io vivo qui da diversi anni. So qualcosa della nazionale di calcio: il portiere Buonocore, il difensore Buigarelli, l'attaccante Arena... Peccato che soltanto oggi lei si sia deciso a farsi vivo... Il mondo sportivo inglese le avrebbe procurato un lavoro decoroso... Non che gestire un bar non sia una attivit onesta. Quando posso cominciare? La convocheremo tra circa un mese. I giochi della quattordicesima Olimpiade saranno aperti il 29 luglio da sua maest re Giorgio VI allo stadio Wembley... Riconosce il giornalista appena entrato nel bar deserto. Non ha la faccia di uno dei suoi clienti, quasi tutti operai, disoccupati o reduci di guerra ancora rintronati dalle bombe. Gli inglesi non si direbbero i vincitori della guerra finita da appena tre anni. Si sentono vincitori solo quando se la prendono con lui, uno dei maccaroni voltabandiera che fino al '43 hanno combattuto insieme ai tedeschi, e in Africa hanno accoppato molti soldati inglesi. Per difendersi, racconta di essere sempre stato un convinto antifascista e di mancare dall'Italia dal '38. E poi lui Dorando Pietri il vincitore morale della maratona alle Olimpiadi del 1908, non se lo ricordano?, quello che fece mangiare la polvere ai presuntuosi americani, tanto maleducati da non abbassare le bandiere a stelle e strisce quando sfilarono di fronte a re Edoardo VII. Dopo questi discorsi, gli inglesi diventano teneri con lui e cominciano a parlare male degli americani. Rifiutano ogni cuginanza con loro, che al massimo sono i figli della serva: una sotterranea ostilit rimasta nonostante gli yankee siano venuti ad aiutarli contro il comune nemico. Il giornalista, elegante, con soprabito di gabardine, berretto con visiera, e pipa in bocca, proprio come uno si immagina un giornalista, si arrampica sullo sgabello, appoggia le due mani al banco (belle mani, unghie curate) e domanda: Lei Dorando?. In persona. Cosa le servo? Una Guinness nera. Forse non si tratta di un giornalista, o si sarebbe presentato. Magari soltanto un funzionario del comitato olimpico inviato da Lord Burghley con un messaggio. O un anticipo del primo stipendio. Sono John Curtis, del "Daily Express". Allora la birra la offre la ditta. Dove possiamo metterci per parlare in tutta tranquillit? Tutti i tavoli vanno bene: a quest'ora del mattino non entra mai nessuno. In pochi anche nel pomeriggio. Il giornalista sceglie il tavolo vicino all'unica finestra. Avr pi luce per scrivere. Non per il panorama: oltre la tendina troppo corta si vede lo scorcio di un vicolo buio e sempre bagnato, anche quando non piove, grigio come i muri delle case, con il selciato sporco di vomito, merde e pisciate degli ubriachi reduci dal pub di Williamson, cento metri pi avanti. Lord Burghley una cara persona, dice l'italiano. Mi aveva detto che il giornale avrebbe pagato l'intervista. Ho con me i soldi, risponde il giornalista, e tocca il gabardine all'altezza del cuore. Venti sterline. Il mio direttore le considera una specie di... beneficienza. Di solito non paghiamo gli intervistati, per loro tutta pubblicit. Ho appena scritto un pezzo su Alfred Ramsey e lui mi ha mandato a casa una scatola di caramelle, per i miei bambini. Io ho sessantacinque anni e non corro pi da un pezzo. Cosa me ne faccio della pubblicit? Lei dovrebbe avere sessantatr anni... dai giornali dell'epoca risulta che aveva ventitr anni quando corse la maratona alle Olimpiadi del 1908. Sessantacinque per fare cifra tonda. Ma arriviamo al dunque. Giusto. Tira fuori dalla tasca taccuino e matita. Quando ha corso per l'ultima volta?

A Gteborg, nel 1911... Ma, scusi, se lei viene da Londra per domandarmi cose che pu trovare sui giornali e sui libri, mi sembra uno spreco di tempo. E di soldi, quelli del suo padrone. Ci sarei arrivato per gradi. Il direttore del "Daily" mi ha espressamente chiesto di tirare fuori l'anima di Dorando. E anche l'uomo, perch i nostri lettori vorranno sapere cosa ha fatto in tutti questi anni, dalla corsa di Gteborg a oggi. Lei ha trascorso il periodo della guerra in Italia? Ha combattuto? Alla mia et? Ero stato riformato dal servizio militare anche in occasione della Prima guerra... I medici scoprirono che avevo il cuore conciato male dagli sforzi fatti in gara. E vuole sapere una cosa? Il governo italiano rifiut di concedermi una pensione di invalidit, dopo tutto quello che avevo fatto per tenere alto il buon nome della patria. Durante questa guerra mi sono dedicato a molti umili mestieri. Nel '45 sono venuto nell'unico paese che mi ha sempre trattato bene. Ho aperto il bar, ma molto dura: lo frequentano i pochi italiani di Birmingham e qualche raro inglese che vuole vedere il vincitore morale della maratona del 1908... S, ho notato la fotografia, sopra il bancone. Il giornalista la indica. la famosa foto con Dorando stravolto dalla fatica che taglia il traguardo sorretto da un megafonista. O da Sir Arthur Conan Doyle, secondo la leggenda. Giorni fa, finalmente, sono stato ricevuto da Lord Burghley, un uomo davvero sensibile. Si ricordava molto bene della mia impresa ed stato contento di aiutarmi. Lord Burghley, altro grande campione della corsa, vincitore dell'oro nei quattrocento a ostacoli, non poteva ignorare Dorando e rifiutarsi di aiutarlo. Anche se non lo merita. Il direttore del Daily Ex press gli ha riferito la delusione di David Burghley: Dorando Pietri non fa altro che parlare di denaro, pietendo ed elemosinando, ricorda in maniera confusa le proprie imprese sportive, parla male di tutti, italiani, americani o inglesi che siano, non conosce giovani che praticano l'atletica e non segue gli avvenimenti sportivi. Ha accettato di fare lo starter della maratona olimpica soltanto dopo aver capito che sarebbe stato pagato... Lei ha moglie e figli? Mia moglie e mio figlio sono rimasti in Italia, in attesa di raggiungermi se le cose andranno per il verso giusto. Suo figlio pratica qualche sport? Gioca al pallone, da dilettante e senza impegno. E di mestiere? Lavora presso un fornaio, a Firenze. Anche lei faceva il fornaio, da ragazzo... Se ricordo bene. Il fornaio? Dorando appare perplesso. John Curtis annota sul taccuino: Noi tutti vorremmo che gli eroi restassero come li abbiamo immaginati. Coraggiosi, forti, giovani. D non pi l'eroe di Maratona, e in certi momenti mi sembra un cretino. Non ricorda, ricorda male, rifiuta di parlare proprio delle sue imprese sportive. Conferma l'impressione ricevuta da Lord Burghley... L'articolo che esce dopo due giorni sul Daily Express lascia Dorando Pietri sull'altarino costruito quarant'anni prima, e rimasto intatto in Inghilterra. Il direttore del giornale e John Curtis hanno scelto di non raccontare troppo del Dorando di oggi, delle sue miserie. Gran parte dell'articolo occupata dalla rievocazione della maratona alle Olimpiadi del 1908, con tutte le polemiche che seguirono. Un box riservato a un estratto dell'articolo che scrisse Arthur Conan Doyle, e al centro della pagina campeggia la solita foto, la medesima che Dorando tiene appesa sopra le bottiglie, nel bar di Birmingham. In basso a destra c' la foto di Dorando oggi, scattata dallo stesso John Curtis alla fine dell'intervista. L'istantanea invecchia Dorando e coglie un'espressione talmente stravolta da farlo sembrare di nuovo al termine di una combattuta maratona. Tutte le domeniche, con pioggia, neve, nebbia o con un sole vagamente simile a quello della loro pianura, Gherardo Gorgo e Augusto Formigoni si incontrano in Hyde Park, sulla riva del lago Serpentine. Passeggiano, scambiano notizie sulle famiglie e sul lavoro, rievocano qualche personaggio o episodio della loro vita a Carpi, citt natale che hanno lasciato da vent'anni per tornarci una sola volta, nel 1936. Verso mezzogiorno si salutano con l'abituale: Ci vediamo domenica. Il resto della settimana lo trascorrono al lavoro, uno in fabbrica, l'altro in un ufficio importexport, ai due estremi di Londra: Kensington e Liverpool Street. Oggi Gherardo arriva con cinque minuti di ritardo. Sventola un giornale. Leggi cosa scrive il "Daily Express" del nostro amico Dorando! Amici di Dorando lo sono per davvero, anche se lo hanno incontrato una sola volta, nel 1936 a Sanremo, quando il campione gestiva un garage con noleggio auto e portava i turisti inglesi e americani in giro per la Riviera. Gherardo e Augusto avevano cenato con lui e gli avevano riferito di quanto fosse ancora popolare a Londra: sarebbe stato bello organizzare un giro di conferenze in tutto il Regno Unito. Ne parlano male? domanda Augusto. Non sarebbe una grande notizia. Ogni tanto qualche giornalista americano scrive che quel giorno del 1908 i giudici fecero bene a squalificare Dorando perch, oltretutto, era pieno di stricnina, sostanza che in ben calibrate dosi attenua la stanchezza. Augusto aveva scritto a un giornale americano precisando che la sostanza usata da Dorando in gara era soltanto aceto balsamico, condimento modenese N male n bene. Lo hanno solo resuscitato. Il giornale di questa mattina, 5 aprile 1948, e riporta l'intervista che John Curtis ha fatto a Dorando Pietri, proprietario di un bar a Birmingham. Sei sicuro che il giornale non sia quello di quattro giorni fa? Agli inglesi piace combinare scherzi in occasione del primo di aprile. Curtis parla sul serio. C' perfino una fotografia di Dorando, cos come si presenta oggi. Augusto legge, e alla fine commenta, in dialetto: Un busird!. Un mistificatore che tenta di spillare quattrini agli inglesi. E loro lo hanno addirittura designato starter d'onore alla maratona dei prossimi Giochi Olimpici! Possibile che presso i giornali e gli organizzatori della Olimpiade nessuno sia al corrente che Dorando Pietri morto? successo nel febbraio del 1942, in piena guerra. Con l'Italia dall'altra parte della barricata. E in questi anni di pace anche gli inglesi hanno avuto ben altro a cui pensare. Adesso dove vai? Augusto si allontana dal laghetto. Senza voltarsi, risponde: A parlare con il direttore del "Daily Express". Non possiamo lasciare che quel tizio di Birmingham continui a spacciarsi per il povero Dorando. Venti giorni pi tardi arriva ad Augusto Formigoni, inviata da Giuseppe Marzi, presidente della Societ Ginnastica La Patria di Carpi, un plico di documenti relativi a Dorando: atto di nascita, di matrimonio e di morte (deceduto all'ospedale di Sanremo il 7 febbraio 1942 a causa di un attacco cardiaco). Pi i ritagli dei giornali italiani e le foto del funerale. Augusto fa il giro dei giornali di Londra. Frank Befferon dell"Evening News il primo a raggiungere il Dorando Pietri di Birmingham. Lo incontra nel bar. In Italia sostengono, documenti alla mano, che lei morto sei anni fa a Sanremo. La notizia sembra non meravigliare l'italiano. Seguita a lavare bicchieri nella bacinella appoggiata al bancone. Io sono il Dorando che vinse la maratona del 1908.

Quell'altro Dorando, morto a Sanremo, era il mio fratellastro. Lo autorizzai a usare il mio nome perch facesse quattrini... appena arrivata in Inghilterra una delegazione formata dal presidente della Societ La Patria, dagli avvocati Tirelli e Zanoli. Si uniranno ai signori Formigoni e Gorgo, residenti a Londra. Intendono incontrarsi con lei per dimostrare che il vero Dorando morto. Sono venuti apposta dalla sua citt. Dalla mia citt? Carpi. Incontrer chi volete. Io sono il vero Dorando, vivo e vegeto. Come potranno dimostrare il contrario? Con i documenti. La carta conta meno della mia parola. Sapr bene chi sono io! L'Inghilterra aspetta solo di conoscere la verit. Quando verranno a Birmingham? Dovrebbero arrivare da un momento all'altro, li ho lasciati alla stazione. Ah, eccoli! Preceduti da John Curtis e da un fotografo, entrano nel bar i tre italiani arrivati da Carpi e i due residenti a Londra. Parla per primo Giuseppe Marzi, presidente della Societ Ginnastica La Patria. Saluta il barista come se fosse un vecchio amico: At salt, Dorando. A sem gnu a truvrat, cuma stat?. Dorando lo guarda come se avesse parlato in ostrogoto. Non capisco... E protesto! Non voglio essere trattato come se fossi sotto processo. Io sono il vero Dorando. Forse voi conoscevate il mio fratellastro... Lui corse tutte le gare che io ho perduto, in America e in Europa. Io sono quello che ha corso le gare vinte. Ci siamo spartiti i compiti, cos anche lui portava a casa un poco di soldi. Mi somigliava molto, anche nel fisico, e nessuno si mai accorto del trucco. A Londra, nella maratona olimpica del 1908 chi dei due arriv al traguardo? Io, ma gareggiava anche il mio fratellastro. Due Dorando Pietri nella medesima corsa? interviene Curtis. Com' possibile? L'altro correva sotto falso nome. Tonross, mi sembra. Arriv tra gli ultimi. Formigoni gli domanda: Dove hai messo la coppa della regina Alessandra?. L'ho regalata a un vecchio zio in miseria. Augusto si rivolge a John Curtis: Ammirevole come costui insista nella recita nonostante la nostra presenza e l'assurdit di quel che dice. Abbiamo raccolto informazioni presso le autorit di Birmingham. Si chiama Pietro Palleschi, nome che tutto un programma.... Perch? In italiano palle sinonimo di bugie... nato a Cala mecca, in provincia di Pistoia nel 1884, dunque un anno prima di Dorando, e risulta sposato a Swansea con Lucy Ewans, la quale gli ha dato tre figli... Il barista non si da per vinto: Questo il nome che uso per non attirare troppe curiosit sulla mia persona. Ho davvero tre figli: la razza del campione non si estinguer. Il 3 agosto tutti i giornali inglesi pubblicano la notizia: Dorando Pietri morto nel 1942 in Italia. Il barista di Birmingham soltanto un impostore. NOTA Ho molti debiti. Con Luciana Nora, Direttore della Sezione Etnografica del Museo Civico di Carpi, memoria insostituibile della storia popolare e delle tradizioni carpigiane. Con Augusto Frasca, illustre storico dello sport. Con Ivano Barbolini, Presidente Maratona d'Italia e anima dello sport emiliano e nazionale. Con Roberto Perrone per il materiale d'archivio del Corriere della Sera. Con Mario Patti e Nani Tedeschi, loro sanno perch. Tra i testi consultati il pi prezioso stato Dorando Pietri corridore di Maratona, di Emanuele Carli (Verona 1973). Scansionato da Giovanni Forasacco il 21 Luglio 2008, corretto da Giovanni e Maureen Forasacco.