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18/10/13

Mitologia greca e latina, Marte, Mater Matuta

MITOLOGIA CLASSICA

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Mitologia greca e latina : lettera M

Marte, Mater Matuta.

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MARTE: antica divinit italica. Egli con Giove la divinit pi schiettamente italica, al cui nome sono legati i miti e le leggende pi care della tradizione romana. Marte il dio della vegetazione primaverile, a cui sacro il primo mese dell'anno secondo l'antico calendario romano (marzo), a lui erano votati i giovani della primavera sacra (ver sacrum), che in una data primavera si allontanavano per sempre dalla patria e andavano a fondare una nuova colonia, per esempio, gli Irpini, i Picenti, i Marsi, guidati sempre da un animale sacro al dio: il picchio, il lupo, il toro. I fratelli Arvali (un antico collegio di dodici sacerdoti), durante le Ambarvalia , eseguivano un antico canto in cui veniva invocata la sua protezione sulle genti e sui campi. Ogni anno il 14 di marzo si compiva nel Campo di Marte la cerimonia della cacciata, a colpi di bastone, di un vecchio, Mamurio Veturio (Marte vecchio), che, come tanti altri riti simili, vuole significare la fine dell'anno vecchio. Marte tuttavia, come protegge i campi dalla lue insidiatrice del raccolto, cos deve guardarli dalle devastazioni del nemico in tempo di guerra: e qui sta il punto di passaggio dal Marte naturistico a quello guerriero. E poich la guerra fu per i Romani una necessit imprescindibile per conquistarsi una salda posizione politica, si capisce come il secondo aspetto di Marte abbia finito con oscurare l'antico. All'inizio di ogni spedizione il duce entrava nel tempio e dinanzi ai sacri scudi (ancili) e alla lancia lo avvertiva di vigilare: "Mars, vigila!". All'aprirsi e al chiudersi del periodo utile per le operazioni militari (marzo e ottobre) si facevano in suo onore varie feste destinate alla consacrazione e purificazione di vari oggetti guerreschi: cavalli (Equiria , 27 febbraio e 14 marzo); trombe (Tubilustrium, 23 marzo e 23 maggio); armi (Armilustrium, 19 ottobre). L'identificazione con Ares tarda, quando la cultura greca incominci a penetrare in Roma. Secondo i Romani, Giunone diede alla luce Marte che, secondo una tradizione riferita da Ovidio, era stato concepito senza il soccorso di Giove, ma grazie a un fiore magico che Flora le aveva procurato. I Greci invece attribuiscono la paternit di Ares a Zeus. Marte era sposato a una dea minore a nome Nerio (parola che significa "forza"). Il suo culto romano aveva un'immensa importanza per lo Stato, si riteneva che egli fosse il padre di Romolo, nato dalla vestale Rea Silvia. Aveva visitato Rea Silvia, si diceva, mentre dormiva e insieme avevano concepito due gemelli, Romolo e Remo. Lo zio Amulio cerc di ucciderli gettandoli nel Tevere, ma una lupa li salv, e quando divenne adulto Romolo fond la citt di Roma. La lupa e il picchio, che avevano contribuito a salvare i due bambini, erano sacri a Marte. Vi sono altre due vicende del mito: una narra del sacro Ancile, lo scudo bronzeo che sarebbe caduto dal cielo ai tempi del regno di Numa Pompilio. Poich il destino di Roma, secondo questa leggenda, anzi il destino di tutto l'impero, era legato a quello scudo, Numa ne fece costruire altri undici, e confuse quello originale tra di essi, e poi li nascose nel tempio di Marte. Il collegio dei Salii era preposto particolarmente alla custodia dei dodici ancili. Nell'altra leggenda, Marte si innamor di Minerva e chiese all'anziana dea Anna Perenna di fargli da pronuba; Anna disse a Marte che Minerva voleva sposarlo e quando il dio and a prendere la sua sposa alz il velo e vide che al posto della dea Minerva c'era la vecchia Anna Perenna. Gli altri di si divertirono allo scherzo. Marte diede il nome al territorio sulla sinistra del Tevere destinato agli esercizi militari e ginnici e chiamato appunto Campo di Marte. Ai tempi di Augusto gli venne dato il nome di Ultor ("vendicatore") in memoria della parte sostenuta dall'imperatore nella vittoria sugli assassini di Giulio Cesare.

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Mitologia greca e latina, Marte, Mater Matuta

MATER MATUTA: antichissima divinit latinoitalica che aveva culto in Roma e in tutta l'Italia centrale, a Satrico, a Cora, a Preneste, a Pesaro. In origine fu una divinit della luce mattutina, una dea dell'aurora. Da alcune testimonianze epigrafiche si pu desumere che accanto a Mater Matuta vi fosse stato originariamente un Pater Matutinus, identificato poi con Giano. Dal significato primitivo era facile il passaggio a quello di divinit protettrice dei Parti (una specie di sdoppiamento di Giunone Lucina), perch i Romani vedevano un parallelismo tra la nascita degli uomini e il sorgere della luce dalle tenebre. Il tempio pi famoso di Mater Matuta era quello della volsca Satrico. A Roma aveva un solo tempio che la tradizione attribuiva a Servio Tullio, rinnovato da Marco Furio Camillo nel 395 avanti Cristo. Il tempio sorgeva sul Forum Boarium entro la porta Carmentale. Il culto di Mater Matuta in Roma doveva essere molto antico, perch la sua festa delle Matralia era notata nell'antico calendario numano e perch vigevano in queste feste usi arcaici. Fra l'altro le matrone nelle loro preghiere a Mater Matuta nominavano i figli dei fratelli e delle sorelle prima dei figli propri, e ci pu venire spiegato come un residuo del matriarcato di qualche antichissima trib preitalica. Le Matralia erano celebrate l'11 giugno e adesse intervenivano soltanto vergini o donne univire, cio non risposate. Dal culto erano escluse le schiave, e questa esclusione si rinnovava ogni anno, introducendo nelle cerimonie una schiava che veniva scacciata a frustate dal tempio. Le matrone facevano alla dea l'offerta rituale che consisteva in focacce cotte sul focolare in vasi di terra.

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