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30 riessioni essioni sulla sullaterra terra

Riflessioni sulla terra

Un legame indissolubile, ma disturbato


di Luca Mercalli
Produzione alimentare responsabile verso lambiente Lagricoltura e la pesca sono strettamente legate allambiente. Non possono essere trattate come settori delleconomia, soggetti alle leggi della domanda e dellofferta. Dobbiamo far s che la produzione alimentare elimini o riduca luso di sostanze chimiche, protegga la fertilit della terra e i nostri ecosistemi idrografici, elimini o riduca gli sprechi, promuova le fonti energetiche sostenibili.

Il 12 settembre 2009 morto Norman Ernest Borlaug, lagronomo americano premio Nobel per la pace (1970), definito il padre della rivoluzione verde . Non c dubbio che oltre 50 anni di agricoltura industrializzata abbiano contribuito a migliorare il tenore di vita di una gran parte della popolazione mondiale, ma al tempo stesso laumento delle rese agrarie stato anche tra le cause scatenanti del decollo esponenziale del numero di abitanti del pianeta: da 2,5 miliardi nel 1950 agli attuali 6,8 miliardi.

Correggere gli eccessi, rispettare i limiti Gli ecologi americani David e Marcia Pimentel nella terza edizione di Food, Energy and Society (2008) mettono in guardia dal considerare tutto ci un miracolo. La rivoluzione verde stata attuata al prezzo di un massiccio uso di fertilizzanti di sintesi, fitofarmaci, erbicidi, meccanizzazione e irrigazione spinte, miglioramento genetico e riduzione esasperata delle variet vegetali impiegate (solo quelle maggiormente produttive, per tacere degli ogm), trasporto a lunga gittata dei Lagricoltura del XXI secolo deve salvare prodotti, preparazioni agroalimentari complesse gestite ci che di buono ha introdotto la rivoluzione su scala industriale. Ci ha determinato inquinamento verde, in particolare lenorme mole dei suoli, dellaria e delle acque, erosione dello strato di conoscenza maturata in tutti i rami utile di terreno, perdita di sostanza organica, riduzione della biologia vegetale, della microbiologia, degli ambienti umidi e forestali con conseguente perdidelle pratiche agronomiche e della chimica ta di biodiversit, massiccia dipendenza dellagricoltura agraria, introducendo tuttavia sostanziali dai combustibili fossili, con aberrazioni che nei paesi incorrettivi per tutti gli eccessi che hanno dustrializzati portano alluso di 10 calorie fossili per lotportato a livelli insostenibili lo stress tenimento di una alimentare, e ancora, un forte impatto degli ecosistemi sociale sulle culture rurali. Daltra parte, il continuo incremento di popolazione non fa che spingere questi problemi verso il parossismo, in quanto preme per la conquista di sempre nuove superfici agrarie a scapito degli ecosistemi quali la foresta tropicale o distrugge porzioni rilevanti di eccellenti suoli agrari attraverso lurbanizzazione incontrollata. A fine settembre 2009, sulla rivista Nature si aperto un dibattito sul tema Un prudente spazio di manovra per lumanit

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(A safe operating space for humanity, www.nature.com/news/specials/planetaryboundaries/index.html), derivante da un lavoro di 28 esperti mondiali di varie discipline ambientali, tra i quali il Nobel per la chimica Paul Crutzen, ideatore della definizione di Antropocene attribuita alla nostra era. La ricerca sui limiti planetari di utilizzo delle risorse, disponibile integralmente sul sito del Centro per la resilienza dellUniversit di Stoccolma (www.stockholmresilience.org/planetaryboundaries) evidenzia quali sono i confini allinterno dei quali i cicli biogeochimici terrestri sono in grado di autosostenersi e rinnovarsi senza collassare, e assegna allumanit gli spazi di manovra entro i quali muoversi in modo sicuro, mantenendo la stabilit ambientale di cui abbiamo bisogno per vivere. Sono stati identificati nove settori critici: cambiamenti climatici, ozono stratosferico, cambiamenti di destinazione duso del suolo, uso dellacqua dolce, biodiversit, acidificazione degli oceani, apporto di azoto e fosforo alla biosfera e agli oceani, carico di aerosol e inquinamento chimico. Per tre di questi cambiamenti climatici, biodiversit e perturbazione del ciclo dellazoto si ritiene che le soglie di sicurezza siano gi state ampiamente superate, inducendo rilevanti cambiamenti per il futuro, con i quali saremo costretti a fare i conti. Linterconnessione di tutti i sistemi rende inoltre fragili e variabili le soglie di sicurezza anche laddove esse non sono state ancora apparentemente superate. Come si vede, lagricoltura fortemente chiamata in causa: essa in parte responsabile dei cambiamenti climatici, per via sia della deforestazione sia delluso di combustibili fossili, la causa primaria di cambiamento di destinazione duso dei suoli, di alterazione dei cicli dellazoto e del fosforo (ormai le attivit umane convertono pi azoto atmosferico in forme reattive di quanto facciano tutti i processi naturali messi insieme), nonch del carico inquinante, del massiccio impiego di acqua dolce irrigua e della perdita di biodiversit. Johan Rockstrm, direttore dello Stockholm Resilience Centre ha pertanto dichiarato che oltrepassare i limiti planetari pu essere devastante per lumanit mentre se al contrario li rispettiamo, avremo un brillante futuro per centinaia di secoli. Con queste premesse ovvio che lagricoltura del XXI secolo deve salvare ci che di buono ha introdotto la rivoluzione verde, in particolare lenorme mole di conoscenza maturata in tutti i rami della biologia vegetale, della microbiologia, delle pratiche agronomiche e della chimica agraria, introducendo tuttavia sostanziali correttivi per tutti gli eccessi che hanno portato a livelli insostenibili lo stress degli ecosistemi. Minore impatto, maggior resilienza Lagricoltura lavora a stretto contatto con i servizi prodotti dalla biosfera. Mentre unattivit industriale una trasformatrice secondaria di risorse naturali e pu anche trascurare il suo legame sempre presente, ma spesso nascosto e indiretto con lambiente, lagricoltura ne dipende in modo diretto e immediato. La complessit dei fenomeni di retroazione che legano vegetali, microrganismi, insetti, vermi, processi chimici dei suoli, cambiamenti climatici, disponibilit di acqua e di nutrienti, rendono difficili da prevedere le evoluzioni future allorch ci si allontana dalle soglie di sicurezza: i cambiamenti potrebbero essere drastici, improvvisi, soggetti a una dinamica non lineare. Per questo motivo, lagricoltura del futuro deve assolutamente riprogettarsi al fine di ridurre gli interventi che perturbano i cicli biogeochimici (dedicando una maggior cura per la sostanza organica e applicando le rotazioni al fine di diminuire luso di fertilizzanti di sintesi): minimizzare limpiego di energia fossile, anche alla luce dellimminente picco di estrazione petrolifera tramite una riduzione delle lavorazioni meccaniche e dei trasporti; ottimizzare la produzione per riuscire ad alimentare dignitosamente la sterminata popolazione mondiale durante la prevedibile fase di declino delle risorse (ad esempio limitando le colture destinate alla nutrizione animale per la produzione di carne e privilegiando i vegetali a elevato tenore nutrizionale che, termodinamicamente parlando, hanno un rendimento pi elevato); ridurre luso di fitofarmaci; mantenere una maggiore biodiversit attraverso la differenziazione degli ambienti. Dovr inoltre prepararsi agli inevitabili cambiamenti del clima, che in qualche raro caso favoriranno la produzione alle latitudini elevate, ma nella maggioranza la penalizzeranno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, come mostra il recente studio Climate Change, Impact on Agriculture and Costs of Adaptation, coordinato da Gerald C. Nelson dellInternational Food Policy Research Institute di Washington DC (www.ifpri.org). In conclusione, lagricoltura dovr diminuire il proprio impatto e aumentare la propria resilienza, anche a scapito di una parziale perdita di produttivit a breve termine, mentre una seria politica demografica deve decidere se nel 2050 ci sar un mondo con nove miliardi di umani malnutriti e in perenne conflitto per accaparrasi le risorse restanti di un ecosistema degradato, o una popolazione stazionaria che riesce a ottenere ci di cui necessita attraverso una raffinata gestione dei flussi di materia e di energia, del tutto ispirata a quanto la biosfera compie meravigliosamente ed efficientemente da almeno mezzo miliardo di anni. .

Lagricoltura dovr diminuire il proprio impatto e aumentare la propria resilienza, mentre una seria politica demograca deve decidere se nel 2050 ci sar un mondo con nove miliardi di umani malnutriti e in perenne conitto per accaparrasi le risorse restanti di un ecosistema degradato, o una popolazione stazionaria che riesce a ottenere ci di cui necessita attraverso una rafnata gestione dei ussi di materia e di energia
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